DIO
ESISTE E CI AMA
Tratto dal mensile “Papa Giovanni” dei Sacerdoti del s. Cuore – collegio missionario di Andria. Anno 1992
Si
ammirano le splendide riviere, le armonie e le varietà delle montagne e delle
colline. Ma purtroppo tanti guardano il tutto con occhio vago e stanco. Ci
sentiamo estranei al creato e viviamo con la mentalità degli atei e dei
materialisti. Questo scritto è un
suggerimento per riuscire a penetrare nel Creato con la vitalità dei figli di Dio, risentendo
forte che egli esiste e ha creato tutto per noi perché l’amore verso di noi,
sue creature, è dall’eternità. Dobbiamo amare
Dio perché Lui ci ha amati per primi, ci ha amato da sempre e per noi ha creato
cielo e terra. La lettura di queste pagine possa
incitare ciascuno di voi a cercare Dio con sincerità. Il Signore Vi illumini e
fortifichi mente e cuore.
Vi
sono alcune persone che dicono: io non credo che Dio esiste perché non l’ho
mai visto, né ho mai parlato con Lui.
Ebbene
ci sono stati alcuni uomini, che hanno visto Dio ed hanno parlato con Lui, perché
Dio in vari modi si è loro rivelato. Tali notizie si sono tramandate di padre
in figlio, e sono giunte fino a noi.
Altri
poi hanno scritto sui libri quello che sapevano di Dio, ed anche con quegli
scritti la notizia di Dio si è propagata in mezzo agli uomini ed è pervenuta
fino a noi.
Ma
chi sono questi uomini che hanno visto Dio ed hanno parlato con Lui? Adamo ed
Eva, nel primo istante della loro esistenza si trovarono al cospetto di Dio che
li aveva creati: lo videro e parlarono con lui; ascoltarono i suoi comandi, e
dopo il loro peccato, udirono la voce di Dio, che pronunziò contro di essi la
triste condanna e li cacciò dal paradiso terrestre.
Noè
ascoltò la voce di Dio, che gli comandò di costruire l’arca per salvarsi dal
diluvio universale, e gli diede ordini precisi riguardo al modo di fabbricare
l’arca, riguardo agli animali che doveva introdurvi e, finito il diluvio, gli
comandò di uscire dall’arca e gli disse che l’arcobaleno era il segnale
della pace fra Dio e gli uomini.
Abramo
fu chiamato da Dio e ricevette da Lui il comando di immolare il suo figlio
Isacco sulla cima del monte. In premio della sua fede Iddio gli promise una
discendenza numerosa come le stelle del cielo e come i granelli di sabbia del
mare, gli promise anche che da quella discendenza sarebbe nato il Salvatore del
mondo.
A
Mosè parlò il Signore dal roveto ardente, e gli comandò di presentarsi al re
Faraone, per ottenere la liberazione del suo popolo dalla schiavitù d’Egitto.
E al passaggio del Mar Rosso, e durante il lunghissimo viaggio attraverso il
deserto, molte volte parlò Iddio a Mosè per insegnargli il modo di guidare il
popolo suo, e specialmente sulla vetta del monte Sinai, per ben quaranta giorni,
gli spiegò in qual modo dovesse costruire il grande tabernacolo e l’arca
santa, e gli diede i dieci Comandamenti scritti su due tavole di pietra.
I
profeti poi udirono la voce di Dio nell’intimo della loro anima, e scrissero
quello che Iddio loro ispirava, predicendo avvenimenti, che dovevano avverarsi
dopo centinaia di anni. L’avveramento
esatto di quelle profezie è la prova più evidente che quanto essi avevano
scritto era veramente ispirazione di Dio, perché soltanto Iddio può prevedere
il futuro. Finalmente, nella pienezza dei tempi, Iddio ha parlato agli uomini
per mezzo del suo stesso Figliolo, il quale venendo sulla terra, si è
intrattenuto con gli uomini ed ha parlato nel modo più preciso, di un Dio in
tre Persone, Creatore e Signore di tutte le cose.
E
il Figlio di Dio ha lasciato sulla terra il suo rappresentante, il Papa, perché
annunziasse a tutto il mondo l’esistenza di questo Essere Supremo.
Così
noi sappiamo di certo che Dio esiste: lo sappiamo di certo anche senza averlo
visto, perché crediamo alle parole dei patriarchi e dei profeti ai quali Dio in
vari modi si è rivelato: lo sappiamo di certo perché crediamo alle parole di
Gesù Cristo, il quale ne ha parlato in modo chiaro ed esplicito: lo sappiamo di
certo perché crediamo alla parola del Maestro Infallibile della Chiesa
Cattolica, il quale insegna questa verità a tutto il mondo.
Tre
arabi viaggiavano nel deserto sconfinato, sotto i raggi ardenti del sole,
quand’ecco, sull’arida sabbia scorgono qualche cosa che brilla vivamente. Si
fermano, osservano attentamente, e notano un bellissimo orologio d’oro! Uno di
essi si china, lo raccoglie e lo mostra ai compagni. Nessuno dei tre aveva mai
visto un orologio: sinchè meravigliatissimi non sapevano che cosa pensare di
quel grazioso oggetto l’osservarono a lungo con grande curiosità, lo girarono
per ogni verso, e, quando udirono
il tic tic del movimento interno e si accorsero che le sfere si muovevano ebbero
una gran voglia di vedere che cosa vi fosse nell’interno di quella misteriosa
scatolina. Dopo aver frugato per un bel pezzo, finalmente riuscirono ad aprirlo.
Al vedere quell’insieme di rotelline, di spirali, di pezzetti di metallo
disposti con tanto ordine e precisione, fecero mille esclamazioni di meraviglia.
Come mai un oggetto costruito con tanta perfezione si trova qui abbandonato
sull’arida sabbia del deserto; certamente qualche viaggiatore, che ha
attraversato il deserto prima di noi, a perduto questo tesoro. Ma non potrebbe
essere stato prodotto dalla sabbia del deserto? No, no! Impossibile! Un
meccanismo così perfetto non può essere prodotto dalla sabbia arida ed inerte,
questo oggetto certamente è stato fabbricato da una persona molto intelligente.
Ma noi abbiamo visto il bravo artista che ha fabbricato questo meccanismo, e che
ha messo insieme queste rotelline. E che importa se non l’abbiamo visto noi?
Sarà in paesi lontani, lontanissimi, ma certamente egli deve esistere: e i tre
arabi continuarono il loro viaggio, portando con sé il piccolo tesoro, che
avevano trovato. e più osservavano quell’orologio e più si persuadevano che
doveva essere opera di una persona molto intelligente infine uno di essi esclamò:
“ varrebbe la pensa di fare un lungo viaggio per andare in traccia di colui
che ha fabbricato questo oggetto, in modo da rendere a sì grande artista
l’onore che merita…..”
Quei
tre arabi ragionavano molto rettamente: ma se noi, in una notte serena,
solleviamo gli occhi verso il cielo stellato, dobbiamo restare colpiti da
meraviglia infinitamente più grande di quella che ebbero i tre arabi nel
trovare l’orologio. Migliaia e milioni di astri formano nello spazio infinito
un meccanismo mille volte più perfetto di quello di un orologio; e noi, noi,
contemplando questo meccanismo celeste, dobbiamo concludere, con più ragione
dei tre arabi. Certamente questo meraviglioso meccanismo è stato creato da un
essere sapientissimo. – Certamente questo essere sapientissimo deve esistere,
e anche se non l’avesse visto mai nessuno, sarebbe ugualmente certa la sua
esistenza. – vale ben la pena di fare lunghi studi per cercare, per conoscere
questo essere supremo e per rendergli l’onore che merita.
Mettiamo
ora a confronto il meccanismo di un piccolo orologio con il grandioso meccanismo
di migliaia e milioni di astri che si muovono nel firmamento con perfettissimo
ordine.
Osserviamo
le diverse parti di un orologio: ecco qui una rotellina piccola, poi una più
grande, e un’altra ancora più grande, ecco il bilanciere, la molla, la
spirale, le sfere, le viti…
Osserviamo
con quanta precisione e con quanta esattezza quelle diverse parti sono state
messe insieme, una vicino all’altra, per formare l’orologio. Certamente è
stata necessaria l’opera intelligente di un bravo orologiaio per mettere
insieme tutte quelle rotelline, ciascuna al posto suo e fissarle
opportunatamente con perni e con piccole viti. Ma lasciamo l’orologio e
mettiamoci a considerare le meraviglie del meccanismo degli astri. Incominciamo
dalla nostra terra, che pure è un astro. Questo globo, su cui abitiamo, ha una
superficie quasi certamente milioni di chilometrii quadrati, è popolato da
quasi cinque miliardi di abitanti, e pesa circa sei sestilioni di chilogrammi!
Oppure questo globo, quasi fosse più leggero di una pagliuzza, si muove nello
spazio con la velocità di 29 km al minuto secondo!! E con questa velocità
compie il suo giro intorno al sole, percorrendo circa 900 milioni di km in 365
gg. e sei ore. E dopo i 365 gg. e le sei ore, si trova al suo punto
preciso da cui era partito l’anno prima, senza spostarsi neppure di un
millimetro!…. E’ questa corsa spaventosa senza alcuna macchina, che lo
trascini, senza alcun binario su cui camminare, e senza alcun apparecchio che ne
regoli la velocità…
Questa
nostra terra si può dire la più piccola ruota del grandioso meccanismo.
Osserviamo il sole: un globo immenso di fuoco, che ha un volume di un milione e
mezzo di volte quello della nostra terra! Quale il suo peso sbalorditivo? Quale
l’ardore del misterioso fuoco che, a milioni di km di distanza, si fa sentire
con tale potenza da rendere infuocate le aride sabbie dei deserti; il sole è al
centro di una piccola famiglia di astri, che sono altrettanti mondi, quasi tutti
più grandi della terra. Tutti questi astri, insieme con la terra, girano
intorno al sole con velocità incredibile, e percorrere vie lunghissime
nell’immensità dello spazio, milioni di miliardi di km senza fermarsi mai
un’ istante! Poi ci sono le stelle: sono milioni e milioni…. Tutte più
grandi del sole, benché a noi sembrino piccole per la loro immensa distanza.
Anche le stelle si muovono, anzi volano, nello spazio con velocità incredibile,
sebbene a noi sembrino ferme e la distanza i cui si trovano. E ciascuno di
questi astri percorre la sua orbita immensa, viaggi di miliardi di km, con la
massima precisione, senza mai scontrarsi con un altro, senza un perno su cui
appoggiarsi, senza un motore che lo spinga!…..questo meraviglioso meccanismo
non è formato di rotelline poche e leggere, come quelle di un orologio, ma è
formato da milioni e miliardi di pesantissimi astri, che pur si muovono con
incredibile velocità. Se dunque è
assolutamente impossibile che un piccolo orologio si formi da sé. Deve
necessariamente esistere un dio potentissimo e sapientissimo che ha creato ed ha
ordinato gli astri.
E
come per essere sicuri dell’esistenza dell’orologiaio, non è necessario
veder lui, ma basta vedere l’orologio, che egli ha fabbricato, così per
essere sicuri che Dio esiste, non è necessario vedere Dio, ma basta contemplare
il meraviglioso meccanismo che egli ha creato
Un
filosofo tedesco, SINTENNIS, che visse nella seconda metà del secolo scorso era
assolutamente incredulo: scrisse molti pessimi libri pieni di gravissimi errori:
e fra le altre cose insegnava che nessun uomo al mondo dovrebbe credere
all’esistenza di Dio. Se gli uomini credono in Dio, diveda egli, ciò avviene
perché, fin da quando sono bambini, la mamma, il maestro, il sacerdote
incominciano a parlar loro di dio, e un fanciullo crescendo sempre in mezzo a
tali insegnamenti, e ascoltando continuamente tali discorsi,finisce col
persuadersi di Dio esiste veramente.
Se
un fanciullo fosse tenuto sempre lontano da quelli che parlano di Dio, egli non
solo non crederebbe all’esistenza di Dio, ma non avrebbe neppure il concetto
della divinità.
Queste
cose affermava l’incredulo filosofo in mezzo ai suoi amici e ai suoi
discepoli: e poiché non tutti accettavano questo ragionamento, anzi molti erano
a lui contrari, egli volle tentare un esperimento,. Per dimostrare la verità di
quanto affermava.
Prese
con sé un bambino di tre anni e lo fece crescere in casa sua, segregato dal
contatto di qualsiasi persona, che potesse parlargli in qualunque modo di Dio e
di religione.
Lo
sorvegliava continuamente, perché neppure l’aria gli parlassi
di Dio; e quando il bambino si fece grandicello e gli si dovette dare la
conveniente istruzione, l’incredulo non volle affidare ad altri il fanciullo,
per timore che al maestro non sfuggisse qualche parola intorno all’esistenza
di Dio. Egli stesso dunque si prese la cura d’istruirlo nelle lettere e nelle
scienza, come si conveniva.
Il
fanciullo, giunto all’età di 10 anni, era già avanti negli studi, e non
aveva udito pronunziare il nome di dio neppure una volta sola; nessuno gliene
aveva mai parlato….ma un giorno, mentre il filosofo faceva al suo fanciulletto
una lezione di astronomia, e gli parlava delle meraviglie del sole, della luna,
delle stelle, dei loro movimenti ordinate e grandioso, il fanciullo saltò su
con un domanda, che gli venne proprio spontanea: “Signor Maestro, chi ha fatto
tutti questi astri meravigliosi? Chi li ha messi lassù con ordine sì perfetto?
Chi li guida adesso in quei grandiosi movimenti, che voi mi avete spiegato? Chi
li sostiene nello spazio infinito, e chi li spinge, perché possano percorrere
le loro orbite con tanta velocità? Il povero uomo rimase vivamente sorpreso a
tali domande, ma si affrettò a rispondere: “tutto questo è opera delle forze
misteriose della natura”. Il fanciullo tacque, ma non rimase soddisfatto di
quella risposta. E quando, nel progresso dei suoi studi, ebbe la spiegazione
delle meraviglie, che si trovano nelle piante, nei fiori, negli animali, e fin
nei più piccoli insetti: quando poté considerare con quanta sapienza tutto è
ordinato meravigliosamente per la vegetazione, la nutrizione, la riproduzione…
sempre le stesse domande gli si affacciavano alla mente: “chi ha fatto tutte
queste cose? Chi le ha ordinate con tanta sapienza?” La risposta del maestro
incredulo, che era sempre la stessa, non soddisfaceva né la sua intelligenza, né
il suo cuore. Una sera il fanciullo si trovava in giardino tutto solo: l’ora
era tarda, e nel cielo azzurro, limpidissimo, scintillavano le stelle a mille a
mille, e la luna rischiarava il mare immenso…. Il fanciullo, e sopra un sasso,
contemplava, estatico, la scena incantevole… e ripensava alle spiegazioni
avute. Io credevo fossero piccoli lumi misteriosi… invece no, sono globi
immensi di fuoco, che si muovono nello spazio, con velocità incredibile….sono
milioni e milioni.. non si urtano mai… certamente un Essere sapientissimo e
potentissimo deve aver fatto tutti quegli astri, e deve adesso reggerli e
guidarli nei loro ordinatissimi e velocissimi viaggi.. Ah! Se potessi conoscere
e vedere Colui che ha fatto e che governa tutti questi astri!
Siamo
abituati a vedere Dio sotto forme umane: l’Eterno Padre come vecchio venerando
con lunga barba, il figlio come uomo giovane, e lo Spirito Santo come una
colomba.
Queste
immagini non rappresentano certamente Dio quale Egli è. Siamo costretti
rappresentarlo così perché è impossibile rappresentare uno spirito. Iddio non
ha corpo. Mani e piedi, come abbiamo noi: è purissimo spirito, e perciò non
possiamo rappresentarlo sensibilmente quale egli è.
E’
molto difficile comprendere che cosa sia uno spirito: e alla nostra debole
immaginazione sembra impossibile che un Essere, che non si vede e non si tocca,
che non ha corpo mani e piedi possa creare e governare l’universo, possa dar
vita e moto a tutte le creature.
Serviamoci
di una similitudine per comprendere qualche cosa.
In
una sala si è radunata tutta una famiglia per ascoltare un programma alla
radio. Da mille chilometri di distanza arrivano le onde misteriose, e
l’armonia di musicali strumenti è ascoltata da tutti, con ammirazione e
gioia.
Quale
via ha percorso la musica per arrivare dentro quella casa? Forse valicò
altissime montagne ricoperte di ghiacci, e viaggiò sulle acque dell’oceano?
Forse ha cercato una porta o una finestra per entrare in quella sala? Nulla di
tutto questo. La bella armonia, appena sprigionatasi dai bulicali strumenti, a
mille chilometri di distanza, in un istante pervade tutti
i punti dello spazio concesso alla sua potenzialità, penetra le
durissime rocce delle montagne, scende nelle profondità dei mari e vola nelle
altezze dell’aria….E se nelle viscere delle montagne, nelle profondità dei
mari, nelle altezze dell’aria ci fossero miglioria di apparecchi, tutti nello
stesso istante, ripeterebbero le belle armonie musicali, che in quel momento
vengono suonate a mille chilometri di distanza. E se quella stanza ove si trova
l’apparecchio fosse priva di porte e di finestre, la musica non avrebbe
nessuna difficoltà ad attraversare le mura, anche di grande spessore, e, con la
massima facilità e rapidità, penetrerebbe nella stanza a far vibrare
l’apparecchio.
Che
cosa è dunque questa forza misteriosa e invisibile, che attraversa lo spazio
immenso, e lo pervade con una rapidità incredibile, con una potenza che non
conosce ostacoli, e penetra le sostanze più dure, e fa vibrare un piccolo
meccanismo, per farci gustare le belle armonie, per farci dire dei discorsi, che
si fanno alla distanza di migliaia di chilometri? Ecco una forza che non si vede
e non si tocca, che non ha corpo, mani e piedi come noi, e che pure produce
opere meravigliose. Dio dunque, pur essendo Purissimo Spirito, che non si può
vedere, né toccare, pur non avendo corpo, mani e piedi come noi, non potrà
produrre opere più meraviglioso di quelle della radio, dei televisori, dei
computer in tutto l’universo?
Dio
in un modo infinitamente più perfetto di queste invenzioni, pervade
l’universo ed è presente dappertutto, e vede tutto, fin nelle viscere delle
montagne, nelle profondità dei mari, nelle altezze dell’aria. Egli dà vita e
moto a tutte le creature, e fa gustare alle nostre intelligenze le meravigliose
armonie della sua sapienza, che nel creato si rivela.
E
come l’armonia della radio si produce a mille chilometri lontano da noi, e pur
è qui presente vicino a noi ed è presente in mille punti dello spazio immenso,
così Iddio, in un modo assai più perfetto vive e si manifesta nel suo bel
Paradiso, e nello stesso tempo è vicino a noi ed è presente in tutti i punti
dell’universo.
DIO
E’ SEMPRE ESISTITO:
Non
si può domandare da quanti anni esiste Dio, perché Dio è da sempre. Centomila
anni fa già esisteva, cento milioni di anni fa esisteva e cento miliardi di
anni fa esisteva…Insomma Dio è sempre esistito, da tutto l’eternità. A
questo pensiero la nostra mente si smarrisce, e non arriva a
comprendere come, tornando indietro, tanti milioni e miliardi di anni,
non si debba finalmente trovare il principio, l’origine, la nascita di questo
Dio onnipotente. Eppure il ragionamento è molto semplice. Ammettiamo che Iddio
abbia avuto un principio: ciò potrebbe essere avvenuto in due modi: o Egli si
è creato da sé, o è stato creato da un altro.
Crearsi
da sé? Ma come? Per darsi l’esistenza bisognava che potesse pensare: voglio
esistere… Ma se pensava così, già esisteva.
Essere
fatto da un altro? Ma da chi, se non esisteva nessuno? E se anche fosse esistito
un altro prima di Dio, quell’altro sarebbe stato il vero Dio e la questione
ritornerebbe da capo: da dove è venuto quell’altro? Ora sappiamo con tutta
certezza che Dio esiste. Ma da sé non poté farsi, un altro non può averlo
fatto: che cosa ci rimane? Poiché certamente egli esiste, non ci rimane altro
da pensare che: è esistito sempre; non ha avuto mai principio. A questa
conclusione arriviamo necessariamente, non possiamo mettere in dubbio questa
verità: pur tuttavia dobbiamo confessare che, al pensiero della eternità la
nostra intelligenza si smarrisce e ci troviamo di fronte ad un mistero, cioè di
fronte ad una verità che supera la forza della nostra mente.
Alla
stessa conclusione si giunge, se si pensa al futuro, e cioè se si pensa che
anche quando saranno passati milioni e miliardi di secoli, Dio esisterà ancora.
Esisterà sempre, non avrà mai fine. Infatti in che modo potrebbe cessare di
esistere? Non con la morte perché Dio ha in sé
sapienza della vita ed è la fonte della vita. Non con la distruzione,
perché questa dovrebbe essere operata da un altro più potente di lui, ed
allora quell’altro sarebbe il vero Dio, e la questione tornerebbe da capo.
Ora
non potendo noi comprendere il mistero della eternità di Dio vediamo almeno di
presentare alla nostra immaginazione qualche figura, che ci dia una pallida idea
di questa eternità.
Immaginiamoci
di poter salite in alto in alto, nello spazio immenso, fino a raggiungere
l’ultima stella, la più lontana di tutte dopo la quale non vi sono altre
stelle. Dovremo percorrere distanze inconcepibili, ma pur possiamo immaginare di
arrivarci….
Al
di sopra di quella stella quanto spazio vi sarà? Altri milioni di chilometri?
Percorriamoli con la nostra immaginazione…e andiamo in su, sempre più
su…Fin dove arriveremo noi? Quale ostacolo potrebbe arrestare il nostro
viaggio? Forse un’’altra stella? Ma no, perché abbiamo sorpassato già
l’ultima: e poi nulla ci vieterebbe di sorpassare anche questa.
Ma dunque dove andremo a finire? Potremo trovare un confine del quale si possa dire: questo è il confine dello spazio, di cui lo spazio incomincia, oltre questo confine non c’è più spazio?
L’immaginazione,
volando su, non trova mai il principio, non trova mai la fine dello spazio. E
l’intelligenza, pur comprendendo che non si può trovare né il principio, né
la fine dello spazio, tenta di abbracciare tutta l’immensità, ma non le è
possibile: deve riconoscere la sua impotenza, deve persuadersi che si trova di
fronte al mistero. Ora, come abbiamo spinto l’immaginazione nell’immensità
dello spazio, proviamo a spingerla nell’immensità del tempo, o meglio nella
eternità. Possiamo immaginarci una serie lunghissima di secoli, come una via
lunghissima, della quale non vediamo né il principio, né la fine, e che si
perde fra le nubi del mistero. Su questa via immaginiamo di vedere Dio, e
spingiamo lo sguardo lontano lontano…. Troveremo Dio, sempre,
sempre, tanto nel passato, quanto nel futuro; ma non troveremo mai né
principio, né fine di quella via….. l’immaginazione si smarrisce,
l’intelligenza riconosce la sua impotenza e si persuade che si trova di fronte
al mistero della immensità di Dio; ma ciò non toglie la certezza di questa
verità; Dio è sempre esistito e sempre esisterà.
DIO
E’ UNO IN TRE PERSONE.
Eccoci
dinanzi al più adorabile mistero della nostra santa religione. Dobbiamo
inchinarci con somma riverenza e credere fermamente alla verità di questo
mistero, perché Dio stesso si è degnato di rivelarlo, e Gesù tante volte ne
ha parlato durante la sua predicazione, esperimentandolo poi in un modo preciso
quando disse agli Apostoli: Battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo.
Ma
mentre dobbiamo credere con fermissima fede, dobbiamo pur conoscere esattamente
che cosa dobbiamo credere riguardo a questo mistero.
Innanzitutto,
quando diciamo tre Persone non dobbiamo pensare a tre uomini, un corpo, mani e
piedi come noi, le quali essendo
tre, siano nello stesso tempo una sola persona. Iddio è purissimo spirito, e
perciò nel pensare alla SS. Trinità non dobbiamo rappresentarci nessuna
immagine sensibile di corpo umano. Le immagini con le quali ordinariamente si
presenta la SS. Trinità sotto
forme umane, non rispondono a realtà: non potendo mai rappresentare in nessun
modo un essere spirituale, siamo costretti ad operare queste immagini
imperfette.
Dobbiamo
poi pensare e credere che le tre Persone della SS. Trinità sono distinte una
dall’altra, in modo che il Padre non è né Figlio, né Spirito Santo, il
Figlio non è né Padre, né Spirito Santo, e lo Spirito Santo non è ne Padre,
né Figlio. Ma sebbene le tre Persone Divine siano perfettamente distinte,
tuttavia non sono separate una dall’altra. Il Padre è Dio, Il Figlio è Dio,
lo Spirito Santo è Dio: e poiché hanno tutte e tre la stessa essenza o natura
divina, perciò non sono tre ma un Dio solo.
Il
punto più profondo del mistero è la relazione che passa tra le tre Divine
Persone: il Padre non è generato da nessuna persona, il Figlio è generato dal
Padre, lo Spirito Santo non è generato, ma procede dal Padre e dal Figlio.
Ma
quando diciamo che il Figlio è generato dal Padre, non dobbiamo neppur
lontanamente pensare ad una generazione che abbia qualche cosa di somigliante
con le generazioni umane. In Dio la parola generare ha un altro significato.
Quando un pittore dipinge una tela, uno scultore scolpisce una statua, un
musicista compone una melodia, l’opera dell’artista si chiama frutto della
sua intelligenza; come se l’artista fosse nello stesso tempo padre e madre
dell’opera, che egli ha generato nella sua intelligenza. E’ così che
l’opera che egli ha compiuto si potrebbe chiamare figlia dell’intelligenza
dell’artista.
In
questo senso si deve intendere, nella SS. Trinità, la misteriosa generazione,
per la quale il Figlio è generato dal Padre; il Figlio si potrebbe dire, in
qualche modo, il frutto della intelligenza infinita del Padre. E’ perciò che
il Figlio si chiama anche la Sapienza del Padre o l’Eterna Sapienza.
Lo
Spirito Santo poi non è generato, ma procede dal Padre e dal Figlio. Anche qui
non si può pensare alla più lontana rassomiglianza con le umane generazioni,
quasi che il Padre e il Figlio siano genitori dello Spirito Santo. Lo Spirito
Santo procede dal Padre e dal Figlio come l’amore procede dalla contemplazione
del bello. La mente eterna (il Padre) contempla il suo unico pensiero
d’infinita bellezza (il Figlio) e dalla contemplazione di questa bellezza
infinita proviene l’amore (lo Spirito Santo). Perciò lo Spirito Santo viene
chiamato anche l’Eterno Amore.
Gesù
Cristo, Figlio di Dio.
Il
secondo mistero principale della nostra fede è l’incarnazione, passione e
morte di Gesù Cristo.
Le
tre Persone divine sono inseparabili l’una dall’altra, perché sono un solo
Dio; come ha potuto dunque il Figlio di Dio venir sulla terra e incarnarsi,
senza separarsi dal Padre e dallo Spirito Santo? E poi come ha potuto soffrire e
morire, mentre Iddio non può né soffrire, né morire? E, facendosi uomo, ha
egli cessato di essere Dio?
La
fede c’insegna che cosa dobbiamo rispondere a queste domande, ma la nostra
mente non può scrutare la profondità di questo mistero; non ci rimane altro
che credere alla parola di Dio, e adorare l’infinita sua potenza e sapienza,
con cui ha saputo effettuare in modo meraviglioso, la nostra redenzione.
E’
certo che il Figlio di Dio, venendo sulla terra, non si è separato dal Padre e
dallo Spirito Santo; e facendosi uomo per salvarci, non cessò di essere Dio, ma
rimanendo vero Dio, incominciò ad essere anche vero uomo; e quando ha sofferto
ed è morto in croce, soltanto come uomo egli ha sofferto ed è morto, perché
come Dio non poteva né soffrire, né morire.
S.
Agostino era dottissimo: aveva studiato i libri degli uomini più dotti dei
tempi antichi.
Un
giorno, mentre stava passeggiando sulla riva del mare, pensava a certi argomenti
di cui doveva trattare sui suoi libri. E, fra l’altro, pensava alla SS: Trinità;
si sforzava di comprendere un poco questo mistero difficilissimo, per poterne
dare delle spiegazioni. Quand’ecco fu distratto da un graziosissimo bambino,
che sembrava assai affaccendato nell’attingere acqua dal mare con una
conchiglia, e nel versare ripetutamente quell’acqua entro un buca che aveva
scavato nella sabbia.
Il
santo si fermò e domandò al bambino: Che fai? Perché ti affanni tanto a
versar acqua in questa buca? E il bambino rispose: Voglio svuotare il mare e
versarne tutta l’acqua in questa buca.
Impossibile,
esclamò S. Agostino sorridendo, non vedi quanto è grande il mare? Come potrai
tu far entrare quella immensa quantità di acqua in una buca così piccola?
Il
bambino guardò lungamente S. Agostino, fissandolo con uno sguardo significativo
e penetrante, e poi aggiunse: Io non posso svuotare il mare e farlo entrare in
questa buca? E tu vuoi comprendere come è fatto Iddio, che è infinitamente più
grande del mare? La tua intelligenza, in confronto alle infinite perfezioni di
Dio, è più piccola del fosso, che io ho fatto sulla sabbia. Detto questo il
bambino s’illuminò di una luce celeste… e disparve. Era un angelo del
Paradiso, che Dio aveva mandato al santo, per dargli un insegnamento tanto
importante, e ciò che la nostra intelligenza è troppo limitata e non può
comprendere la natura di Dio e le sue infinite perfezioni.