GIOACCHINO MARIA ROSSETTO

"DIARIO SPIRITUALE" degli anni 1914-1920

A Graziano M. Casarotto, da oltre mezzo secolo tenace custode delle memorie di un padre e maestro.

Appena avuto tra mano il quaderno del Diario spirituale, che padre Gioachino Maria Ros­setto scrisse, al suo rientro dall'Africa, a piccoli tratti dall'estate del 1914 alla primavera del 1920, ho deciso di stamparlo nella sua interezza e di metterlo così, al più presto, a disposizione di fra­telli e sorelle, eredi in qualsiasi forma della sua spiritualità e della sua testimonianza.

Il Diario spirituale - completivo, quasi in pudi­co controcanto, della Cronaca privata (1912­-1919), che veniamo dal rendere pubblica sulla rivista storica dei Servi nell'annata del 1988 - è qui offerto in un'edizione sobriamente annotata, e potrà adesso divenire oggetto di ulteriori ricer­che. Intanto, colpirà subito la qualità di questi appunti, registrati, sotto un motto emblematico del Cantico dei cantici («Dilectus meus mihi et ego illi»), in un quaderno dove il Rossetto intese annotare: «Doni, lumi, grazie, moti [spirituali], ispirazioni, ecc.». Un minuscolo 'taccuino' dell'anima, dalla scrittura sorprendente: rapida e asciutta, quanto - a volte - teneramente allusiva. Gli appunti sono echi, pur occasionali, di una vita interiore esigentissima, carica di tensione verso la "perfezione" morale, ma anche di un fre­quente abbandono 'estatico'. La spiritualità del Rossetto fu certamente quella di un mistico, ab­beverato ed alimentato di continuo alle sacre Scritture ed all'Eucaristia, che la seppe trasfon­dere senza riserve, quasi per osmosi vitale, nelle persone amiche incontrate lungo il percorso di un sofferto ministero presbiterale, zelantissimo quanto affettuoso. Egli riuscì a ricuperare, infat­ti, le profonde risorse di 'femminilità' presenti nel suo intimo, entrando così in vera simpatia esi­stenziale con tantissime sorelle. Il Diario spiri­tuale lascia intravvedere velatamente, ma a suf­ficienza, il suo 'eros' segnato dalla Croce, riscat­tato e posto liberamente a servizio della crescita inesausta dell'amore agapico.

Le poche righe segrete, ora dissepolte, sono silla­bate in un alfabeto solo in minima parte perdu­to. Esse ci richiamano - comunque e irresistibil­mente - verso il Padre, «che è nei Cieli»: «al massimo amore» (maggio 1920).

Vicenza, triduo pasquale 1989

 

DIARIO SPIRITUALE

Il manoscritto del Diario spirituale [1914-1920] è conservato nel fondo Gioachino Maria Rossetto dell'Archivio della Casa "Pa­ter" di Vittorio Veneto (Treviso). Il curatore dell'edizione ringra­zia qui i responsabili per la possibilità di accedere all'originale, in vista della pubblicazione. II testo del Diario spirituale - contenuto in un piccolo quaderno dallo stesso titolo (pagine numerate 3-10) - è qui pubblicato integralmente. Ogni inserzione esplicativa redazionale è indica­ta con le parentesi quadre. Tutta la punteggiatura è stata sta­bilita dal curatore. Sono state corrette, senza indicarle, delle piccole sviste di ortografia.

(…) Per la biografia dell'autore, si rinvia al volume: G. M. CASAROTTO e D. M. MONTAGNA, Gioachino Maria Rossetto (1880-1935): vita e scritti, Vicenza 1989 (in corso di stampa).

 

«DILECTUS MEUS MIRI ET EGO ILLI»

Doni, lumi, grazie, moti, ispirazioni, ecc.

 

Parole della Sposa in Cantico dei cantici 1, 16 (cfr. 6, 2; 7, 10).

Il tema spirituale della Sposa, letto in chiave ecclesia­stica/antropologica, ritorna lungo molte annotazioni - specie liturgiche - del Diario, in forme sia dirette che allusive. Esso guida quasi tutto l'orientamento 'femminile' della pietà dell'autore (verginità; amore, fecondità).

 

[ROMA]

Agosto 1914

20. È morto il papa Pio X, il papa santo, dopo una vita di immolazione.

 

21. «Non dicam vos servos, [...] vos autem dixi amicos». È Gesù che parla a me.

 

22. Ho gustata la gioia della immolazione, l'aiuto di Dio e la mia insufficienza nelle ritro­sie della natura, col padre reverendissimo L[ucchesi?] e ai vespri cantati.

 

Settembre 1914

1. Quel raccoglimento e presenza di spirito che fa i santi!

Vita eucaristica.

 

2. «Resta con me, affinché io possa fruire la mia felicità», Gesù l'ha detto ad una diletta. «Deliciae meae esse cum filiis hominum», dice a te.

 

11. Custodire con virginale attenzione i doni dell'amore di Gesù. Gesù è il suo dono (cioè, di Lui). Devo custodire l'unione con Lui. Vive­re di Lui, con Lui.

 

12. «Qui manet in me, et ego in eo, hic fert fruc­tum multum»; non altrimenti.

 

13. In Coro [nella liturgia] io tratto colla Divi­nità. E allo Sposo dico le parole della Sposa; colla Chiesa militante, per la trionfante e per la purgante. Eccellenza! Dalle tue labbra Gesù attende le parole della Diletta; tu parli per tut­ti!

Ho taciuto in un risentimento dell'amor pro­prio. Gesù, grazie!

 

14. «Christus meus factus est oboediens pro me usque ad mortem».

 

24. Considerati come una veste, sotto cui io vivo, adoro, riparo, amo, ecc..

 

27. Quando si chiude la chiesa, i fedeli ne escono; io rimango, come di casa, con il mio Dio!

 

28. «Si fidelis fueris usque ad mortem, dabo tibi coronam vitae».

 

Ottobre 1914

1. Alla Messa e in Coro, sta' unito alla Corte celeste.

 

4. Oh, è breve il tempo che mi resta; eppur devo e voglio farmi santo... Dipende da poco.

 

5. «Pater noster, qui es in coelis, sanctificetur nomen tuum... ».

 

6. Il I° notturno [del Mattutino] consacrato al Padre, il II° al Figlio, il III° allo Spirito santo. Le Lodi alla Corte celeste.

 

25. «Sine, modo». Lascia fare, abbandonati." In un momento di pena, udii leggere in Coro: «Dominus dabit virtutem et fortitudinem plebi suae». Mi colpì, e potei verificarl[o] poi.

Nel ritorno dalle missioni di Africa [gennaio 1914], mi ripeteva a conforto: «renovabitur ut aguilae juventus tua», im[m]aginandomi qual­che altra lontana missione; ora sembrami do­ver assomigliare all'aquila nell'aver mio nido «in foramine petrae Cordis Jesu» e nel fissare solo e sempre l'eterno Sole.

 

 

27. Oh, Dio mi parla! Oggi mi disse: «in fide vivo Filii Dei, qui dilexit me et tradidit semetip­" sum pro me».

 

28. I miei affetti sono sacri al Padre di Gesù e Padre mio, l'Onnipotente!

 

[VICENZA]

Giugno 1915

 

2. «Quemadmodum desiderat cervus ad fontes aquarum... ».

 

3. «Dominus pars haereditatis meae et calicis mei, tu es qui etc.».

 

4. Regina sublimissima, non isdegnate ch'io vi serva.

O Gesù, venite in me, acciò io possa ringraziar­vi degnamente.

 

6. «Pater, omnia tibi possibilia sunt».

Mi consacro vittima del divino Amore. Vivo ed attuato il senso della presenza di Gesù sull'al­tare.

 

Agosto 1915

21. «Etenin Deus noster ignis consumens est» (san Paolo). Primo: distacca; dispone, investe, penetra, infiamma, consuma, immedesima. Avuto oggi prova di amore in una contraddi­zione.

 

Dicembre 1915

1. Santi Esercizi [spirituali]. Giudizio univer­sale: «Rapiemur [...] obviam Christo in agra»! Allora dirò: 'O beata penitenza!'. La vita e le pene d'ora saranno un sogno.

 

4-5. Il Cuore di Gesù, palpitante di amore per me, è a pochi metri dal mio!

 

6. Proposito principale [degli Esercizi spirituali]: fare bene la meditazione. Due: ogni mat­tina ed ogni sera, adorare Dio colla fronte a terra, indegno verme del fango. Tre: non per­dere un minuto di tempo. Ogni minuto è una grazia.

 

Gennaio 1916

6. Anniversario [della mia] vestizione [religio­sa]. Nuovo anno di grazia.

 

30. Lunedì: espiazione. Martedì: riparazione. Mercordì: ringraziamento. Giovedì: preghiera. Venerdì: immolazione. Sabato: amore. Domeni­ca: adorazione.

 

Febbraio 1916

10. Gesù è il padre dell'anima mia. Questa figlia vergine ama tanto il padre suo. Il padre la ama immensamente: l'ha creata («sine ipso etc.»); l'ha redenta, morendo sulla Croce, per darle la vita e la sua vita; la nutre del suo san­gue e delle sue carni; la scalda del suo amore; la illumina e la ammaestra colle sue celesti dottrine. O Gesù, padre dell'anima mia, vi amo; che io vi ami sempre più.

 

15. Sarei disposto di [am]malarmi e morire. In Cielo amerei tanto Gesù, il padre mio.

 

[FOLLINA]

Novembre 1916

 

8. Partito da Vicenza per Follina. 'Vorresti venire con me solo?' Dunque, non sono con Gesù solo ancora? Non vorrei; ma: voglio, vo­glio!

Ho lasciate anime care fra molto pene. Dio le sforza a salire a sé e sole.

 

9. Sono operaio di Dio. Devo lavorare senza cercar sollievo.

La vita è breve.

 

11. O Gesù, bellezza inesauribile e sempre nuova!.

 

12. I Santi vollero.

 

13. Cristo si fece per me «maledictum». I pec­catori: «Christum denuo sibimetipsis crucifigen­tes...» (san Paolo).

Mi sono vinto in qualche ripugnanza e ne ho provato il gusto.

 

14. «Incerta et occulta sapientiae tuae manife­stasti mihi»; eppure: «Peccavi nimis». «Miserere mei, Deus».

 

15. Non attesi alla perfezione. Come amareg­gia anche un po' di tempo perso!

 

16. Prima nevicata notturna. Ricorda il candi­do tappeto, che Dio stese davanti ai tuoi piedi anche quando partivi da casa tua per darti tut­to a lui. Furono sempre candore i tuoi pas­si?...

 

17. Gesù è la mia tenerezza 44 Stassera l'ho

portato stretto sul mio petto e non vi ho pen­sato!...

 

23. «Viriliter agite et confortetur cor vestrum, omnes qui speratis in Domino»,

 

24. «Quam bonus Israel Deus, his qui recto sunt corde! »

 

25. Ho sentito vivo il bisogno e il piacere di benedire a Dio tre volte santo.

 

27. Devo fare tutto con perfezione.

 

28. San Pietro e sant'Andrea, invitati, passarono una notte con Gesù. Che notte beata!

 

Dicembre 1916

1. Gesù nella Eucaristia ha voluto attendere le anime di tutti i tempi, per porsi a contatto con tutti personalmente!...

 

4. È troppo poco non scandalizzarsi della pas­sione di Gesù Cristo: devo gloriarmene. «Mihi absit gloriari, visi in cruce Domini nostri Jesu Christi». Sua corona, corona mia; sangue [suo], porpora [mia].

 

5. Gesù, mio nel presepio e nella Eucaristia, sarà il mio giudice.

 

31. «Quaerite faciem eius semper» (ps.).

Ho applicato [la celebrazione eucaristica] per me. "Grazie!".

 

Gennaio 1917

1. Riacquistata la pace dell'anima; la perderò io di nuovo?

 

2. Sarai più attento e più esatto.

Ieri ho applicato per me. "Amore!".

 

3. Gesù ti ama con finezza. Cappellano [a] Follina: vacanze.

 

4. 'Pregherò per lei, perché Gesù possa trovare in lei le sue compiacenze'.

[A] Miane: trottoletta.

 

5. Lo sai, Gesù, che voglio amarti tanto? Oh, quanto ti voglio amare! Ti amo, o Gesù; sì, ti amo... Ti ricordi, o Gesù, 19 anni fa come mi struggeva il petto, gridandoti: 'Voglio amarti, voglio amarti'? Anche ora ho sete di amore. Oh, ma se ti avessi amato sempre, e sempre più!...; invece, ti ho offeso!... O Gesù, ma ades­so ti amerò? Perché non ti amo?

 

7. Giorno di cresima. Riconfermai la cresima [da me] ricevuta...

 

8. Stringendo i piedi al mio Redentore, prima della Comunione, chiesi di non essere mai se­parato da Lui; e, con Lui e per Lui, [chiesi] al Padre la grazia di dargli figlie, che curino la sua gloria nel mondo.

 

9. «Beneplacitum est Domino super timentes eum et in eis qui sperant in eo».

 

10. La beata Margarita Maria Alacoque, prima di spirare, disse: 'Non ho bisogno che di Dio e di inabissarmi nel Cuore santissimo di Gesù'.

Gesù mio, calpestami senza pietà, ma fammi tutto tuo.

 

11. La beata Margherita diceva, sul morir suo: I momenti di vita mi sono così preziosi che non devo perderne uno solo.

 

12. In un momento di sfiducia amara dovetti leggere: «Ipsi in nobismetipsis responsum mor­tis habuimus, ut non simus fidentes in nobis, sed in Deo, qui suscitat mortuos» (san Paolo ad Corinthios IIa).

 

13. Ho bisogno di Dio!...

 

14. Ho fame, ho sete, ho freddo; ho bisogno di dare. Dio è il mio pane e la mia bevanda e il mio ardore.

 

16. O mio dolce Dio!... Credete voi che quelle povere anime non vi amerebbero?

Andando a Farrò, passai vicino alle B. "More".

 

18. Miane. Pregherò perché Gesù possa trova­re in lei le sue compiacenze.

 

22. Papà! papà, papà! papà, papà!

 

25. Oh! Dio!, Dio... Dio!...

 

26. Padre, per Gesù, per Maria addolorata, ti chiedo la chiesa a Roma dedicata all'onore del­la Madre vostra addolorata.

 

30. Quella che mi otterrà un vero amore di Dio sarà a parte dei miei meriti.

Ho preso l'impegno di ottenere la conversione di due sorelle e di altre sorelle (Lisa), con pro­messa di avere parte dei beni spirituali.

 

Febbraio 1917

l. In diligenza ho goduto della compagnia dei poveri.

 

2. Cara santa Messa! Ho offerto a Dio altis­simo me e tanti cuori cari.

 

3. O Dio immenso, santo, rivolgete uno sguar­do vostro su di me.

Dio mi riguarda!

Purificatemi, santificatemi, compiacetevi!...

 

4. «Potens est Deus omnem gratiam abundare facere in vobis»; perché "dove abbondò il pec­cato, ivi sovrabbondi la grazia". «Peccavi ni­mis in vita mea». «Miserere mei, Deus».

 

5 Ottenuta da san Giuseppe la grazia di al­quanto di pace interna.

Védete, o Dio, se siano monde le mie mani e il mio cuore. «Innocens manibus et mundo cor­de ascendet in montem Domini».

 

6. Io offro Gesù al Padre nella santa Messa; il Padre lo ridona a me nella santa Comunione. Come [avvenne a] Maria nella sua purificazio­ne.

Oh, se io fossi fedele in corrispondervi, o mio Dio! Farò davvero stavolta? O vi lascierò anco­ra? Quanto devo temere!

 

7. Non ho mai pensato e meno inteso che Dio mi amasse come mi ama. Ma se così è... dav­vero, che faccio io? Che aspetto, o mio Dio, o Amor mio?

 

8. Dopo l'Eucaristia mi resta altro da chieder­vi, o mio Dio: la grazia di amarvi finalmente, ma tanto.

 

9. Vado formulando il mio proposito [degli Esercizi spirituali]: sarà sul modo di attendere alla meditazione, con tutto il cuore?? Sarà questa la chiave del mio Cielo.

 

10. Sabato, nel Cuore di Maria. Come si sta bene! Che giorno bello!

 

11. Domenica, ai piedi del Padre celeste. I Santi vi "gettano le loro corone"; io vi de­pongo l'atto di accettazione della mia crescen­te miseria e indegnità. E voglio goderne: «Li­benter gloriabor in infirmitatibus meis, etc.».

 

25. Padre mio, ponete le vostre parole sulle mie labbra.

Essere la bocca di Dio. Far suonare sulla mia bocca le parole di Dio!

 

Marzo 1917

1. Voi, o mio Dio, davvero mi amate così; ed io non vi amo, io non vi amo!

 

10. Quante anime Gesù mi ha date, che vuole siano sue!

Amaro e dolce contrasto! A Vicenza, ho soffer­to! ..

 

Ottobre 1918

24. Fui a Miane. Ho goduto le anime.85

Ho parlato sulla meditazione. Oh, allora è Dio che parla a noi. Il Dio che mi ama! Comincio la meditazione sulla «prova della umiltà». Leg­gendo i Fioretti di san Francesco, intesi che solo si può incontrare Gesù Cristo sulla via che E(gl)i ha scelto per venire a noi. Oh, che tesoro è questo lume! Ma quale gelosia e fedeltà in porla a pratica!

Nella fedeltà ad un orario, nella attenzione a pormi alla presenza di Dio, specie nelle pre­ghiere, trovo meglio me stesso e Dio in me. Dio mi ama! È Dio che ama me. Mi ha dato del suo essere, ha pensato a me, mi ha voluto, mi ha fatto, ha coagulato del sangue per dare vita a me e ha spirato l'anima mia, colla sua bocca, dal suo cuore. Non l'amerò io?

 

[VICENZA]

Agosto 1919

 

15. Per oggi ho permesso ad un'anima, a 15 anni, il voto di verginità assoluto e perpetuo.

 

26. Oggi ho consacrato e fui consacrato. Ma ho promesso e voglio. Dio, mio aiuto.

 

27. Come le foglie, così cadono gli uomini. Dio mio, nei giorni miei ch'io esali almeno un pro­fumo verso di voi, mio Creatore.

 

Maggio 1920

[1]. Ricorda il 25 dicembre [dell'] anno scorso. Il Natale: la famigliuola vostra [, o Padre].

2. Prima accolta della famigliuola [delle figlie di Dio] nella Casa di carità [ai Proti].

Era un mazzetto di margarite di prato. Oh, le stolte! Sapranno amare la stoltezza di Gesù?

5. La vita dell'anima amante è il sacrificio; nè questo con l'amore può darsi, se non v'è umiltà. Per cui, ecco la via: umiltà per l'amore, dall'amore al sacrificio, dal sacrificio la vita. Come il granello di frumento deve nascondersi sotto terra e darsi, abbandonarsi, lasciarsi di­sfare e sacrificare, per nascere e portar vita e frutto di vita. Sapessimo noi impazzire della pazzia di Gesù! Sapessimo essere capaci di buttarci là con fede viva e forte!

Ritornai amareggiato dalla città, per le bruttu­re e bestemmie. Gesù mi dice: 'Io sono ancora l'Onnipotente, voglio però essere il Salvatore; tu ripara, amami: più mi puoi consolare tu che non mi offendano cento altri'. A Gesù bastano poche anime, ma le vuole tutte sue. Col voto di amore si intende tutto, tutto; non vi è più nulla. Immolazione, perfezione, abbandono, ge­nerosità, donazione: tutta la santità fino all'estremo, ecco!. Tutto, tutto!

«Al massimo amore» è il nostro grido.