DIARIO DI
CONCHITA DI GARABANDAL
Questo
diario che presentiamo al lettore, è nato dalla penna di una ragazzina. Non è
un racconto e neppure l'esposizione di fatti «sensazionali». In realtà ciò
che qui presentiamo, non può essere racchiuso nei limiti di un determinato
genere letterario. Tuttavia, dovendo presentare in qualche modo questo «Diario
di Conchita», lo possiamo definire come la descrizione di un'esperienza intima
e unica, esperienza di una giovanissima spagnola montanara, la quale assicura di
aver ricevuto messaggi celesti destinati a tutta l'umanità.
La
storia inizia in San Sebastian de Garabandal, nel Nord della Spagna. Sospeso
sulla montagna, senza treno, senza strada, senza telefono, San Sehastiàn
visse giorni di pace sino al 18 giugno 1961. Da questa data in poi, tutto
sarebbe cambiato in quell'angolo sperduto sui monti cantabrici: migliaia di
persone, spinte dalla curiosità, dalla devozione o dalla speranza, iniziarono
ad affluire, ininterrottamente, verso il povero villaggio, il quale è già
stato denominato il «Lourdes spagnolo» da un giornalista. San Michele
Arcangelo vi è apparso più volte a quattro ragazzine fra il 18 giugno e gli
inizi di luglio del 1961. Egli annunciava la venuta di Maria il 2 luglio. Ma
non anticipiamo i fatti... Maria Cruz Gonzalez ha 11 anni quando iniziano le
apparizioni; è la minore delle quattro giovani. Le altre tre sono: Jacinta Gonzàlez,
Conchita Gonzàlez e Maria Dolores Mazon, chiamata affettuosamente Loli, tutte e
tre di 12 anni. Sebbene tre di esse portino lo stesso cognome, non sono né
sorelle né cugine fra loro, per lo meno in primo grado. Conchita, la maggiore,
aveva dunque 12 anni nel 1961. Luis Saleron, in un articolo pubblicato nel 1965
con il titolo «Viaggio in Spagna», la descrive meglio di quanto potremmo farlo
noi: «Ci impressionò il suo portamento. E, come si suol dire, "una
ragazza carina", "con un fisico robusto". In realtà non è solo
carina, è veramente bella e non soltanto per il suo viso, quanto per il suo
stile. Una "castigliana" della montagna. Alta, solida, stupenda».
Ha uno sguardo nobile, franco, pulito, talvolta assorto, uno sguardo che penetra
e arriva fino in fondo all'anima. Nel parlare Conchita è piuttosto parca, ma le
sue parole sono piene di dolcezza e di semplicità; ciò non le impedisce di
avere un senso acuto dell'umorismo e le risposte pronte. Sa essere vivace,
agile, gioviale. Sebbene parli poco, ascolta molto, si interessa di tutti:
preferisce parlare con i semplici, ma ascolta anche le persone che emergono per
il loro talento, la loro nobiltà, la posizione sociale. Tutti si sentono uguali
dinanzi a lei. Conchita riceve numerosa corrispondenza, e non riesce quindi a
rispondere a tutti. In queste montagne di lettere, in tutte le lingue, ve ne
sono talune scritte con mano maldestra, denotando un'origine umile. Ma vi sono
anche lettere inviate da persone influenti, nonché da mogli di capi di Stato.
Qualsiasi ragazzina sentirebbe lusingata la propria vanità. Tuttavia Conchita
è la semplicità personificata. Quando si trova nella cucina della sua umile
casa, seduta su un panchetto, le spalle appoggiate contro la parete nera di
fumo, chiacchierando in semplicità con alcuni amici, dalla sua persona e dalla
sua conversazione emana, una delicatezza che incanta e attrae. In lei tutto
denota nobiltà, l'autentica nobiltà: quella dell'anima. Chi ha avuto a che
fare con Conchita, sa bene che ha il dono di comunicare la pace. Bastano pochi
minuti al suo fianco, anche se lei non parla, per sentirsi pervasi da una
soave impressione di benessere e di pace. Le parole precipitose, le
preoccupazioni più disparate, gli oggetti stessi sembrano situarsi in una
prospettiva nuova; l'importanza di tutto ciò che è materiale diminuisce sino
al punto di sembrare fragile. Invece tutto ciò che riguarda lo spirito,
l'anima, i sentimenti, acquisisce una importanza insolita. La grande ricchezza
del mondo interiore di Conchita si comunica a coloro che la circondano. E’
come un tesoro sempre aperto per chi ne ha bisogno. Nulla vi è di ostentato né
di teatrale in questa umile montanara. Al contrario: tutto sembra semplice,
accessibile, facile: la sua pace interiore si percepisce costantemente intorno
a lei, tanto nelle azioni più comuni come nelle più nobili della sua vita, sia
quando sorride facendo vedere la sua bambola, come quando scrive a tergo di
una immagine una frase breve invitando alla penitenza o alla preghiera per i
sacerdoti.
Ma
occupiamoci del Diario.
Se è
possibile parlare di fonti, trattandosi del quaderno di una ragazzina, ne
troveremmo di diversi tipi: prima di tutto gli avvenimenti stessi e le
ripercussioni sulla psicologia e sulla vita spirituale di Conchita e delle
sue compagne; le apparizioni, le parole della Visione, i suoi consigli, le
raccomandazioni, i messaggi, ecc cioè
i fatti nella loro realtà oggettiva. Conchita lascia inoltre un ampio margine
all'opinione degli altri, dei «forestieri». Infine, la descrizione è
intercalata da frequenti commenti personali. Nessuno di questi elementi è
trascurato a vantaggio di uno degli altri: tutti e tre fanno parte della
composizione del testo in proporzione armoniosa. Questo è un aspetto che si
deve evidenziare. Lo stile di Conchita è concreto e a tratti acquisisce
un'autentica sfumatura poetica, come nella descrizione di San Michele
Arcangelo, assolutamente originale nella sua concezione, o nella descrizione
della Madonna con il Bambino. Il modo in cui lei si esprime è incantevole.
Inoltre, dinanzi allo stile che usa per le locuzioni, il lettore rimane
sbalordito e colmo di rispettosa ammirazione. L’ortografia è «deliziosamente»
scandalosa e la sintassi anarchica. La punteggiatura è praticamente inesistente;
i dialoghi si collegano senza separare gli interventi degli interlocutori, in
modo tale che la lettura sul manoscritto originale si rende talvolta difficile.
Quando Conchita incominciò a scrivere il suo Diario, aveva 13 anni. Ciò
avvenne nel 1962. All'inizio delle apparizioni, lo sviluppo intellettuale
delle quattro ragazzine corrispondeva all'età di 7-8 anni. Per averne un'idea
più precisa, riferiremo un particolare: nei primi mesi dell'estate 1961,
tutte e quattro si rivolgevano a qualsiasi persona, anche ai sacerdoti, usando
il «tu», proprio come farebbe una bimba di pochi anni. Non avevano la capacità
di distinguere i casi in cui sarebbe stato necessario usare il «lei» dinanzi
a persone adulte o alle autorità. Per poter capire nel modo giusto questi
particolari, i cui esempi potremmo moltiplicare, non dobbiamo perdere di vista
l'isolamento estremo e l'austerità della vita di queste ragazzine sino a quel
momento. Quando iniziarono le apparizioni, esse non erano mai andate oltre i
confini delle loro montagne. Il loro comportamento sociale era fortemente
segnato da quel tipo di vita. Come abbiamo già detto, il Diario è stato
iniziato nel 1962 e deve considerarsi terminato nell'anno 1963. Per questo
motivo, alla fine di esso, abbiamo aggiunto diversi testi che ci permetteranno
di seguire il corso delle apparizioni oltre il 1963; i principali testi
allegati saranno: il secondo messaggio, l'apparizione del 13 novembre del 1963
e alcune locuzioni avute da Conchita. Nella terza parte del libro, con il
titolo di «Documenti», il lettore avrà l'opportunità di completare la sua
visione circa punti particolarmente importanti; questa parte contiene Note del
Vescovo, una lettera del Santo Uffizio, approvazioni ecclesiastiche, testimoni
complementari. Ci siamo presi la libertà di porre una punteggiatura corretta
al testo del diario di Conchita per facilitarne la lettura. Tuttavia, abbiamo
rispettato i suoi modi di dire, le sue parole regionali, la sintassi anarchica.
Sebbene il nostro desiderio sarebbe stato quello di lasciar parlare soltanto
Conchita lungo tutto il Diario, abbiamo ritenuto necessario aggiungere diverse
note per spiegare e chiarire il testo, allo scopo di orientare il lettore
attraverso la storia di Garabandal. Tuttavia tali note comportano la nostra
umile e sincera sottomissione a qualsiasi ulteriore dichiarazione della Chiesa
in merito, qualora avessimo in qualche momento usato parole che possano in qualche
modo precedere la decisione della Chiesa. Vogliamo esprimere la nostra
gratitudine agli abitanti di Garabandal e soprattutto alle quattro ragazzine.
Li conosciamo bene, poiché siamo stati testimoni della loro vita fatta di
lavoro e di preghiera; per questo li amiamo e li ammiriamo. Sono stati con noi
particolarmente gentili e accoglienti. Vorremmo che vedessero in quest'opera la
nostra riconoscenza.
Vogliano Dio e la sua Santa Madre che la lettura e
la meditazione di queste pagine ci spronino efficacemente verso una vita di
preghiera e di penitenza, verso il culto della Santa Eucarestia e verso
l'adesione, sempre più stretta, alle decisioni della Chiesa, di cui Maria è
Madre. Per questo apriamo il Diario di Conchita con l'invocazione: «Maria,
Madre della Chiesa, prega per noi».
VESCOVATO DI GUADALAJARA Apartado 331 - Liceo, 17
GUADALAJARA, JAL. MEXICO. 14 gennaio 1967.
Reverendo Padre Gustavo Morelos Messico, D.E Reverendo Padre,
ho ricevuto la sua cortese comunicazione del 18 dicembre, mediante la quale sono
venuto a conoscenza della diffusione che lei sta facendo circa le notizie
degli avvenimenti di Garabandal. Mi compiaccio di questo suo impegno, poiché
tutto ciò che contribuisce ad aumentare la fede e la devozione del popolo,
sarà di grande aiuto nell'opera di evangelizzare con maggior profondità questa
porzione della Chiesa. Dio benedica e faccia fruttificare abbondantemente il
vostro apostolato. Colgo l'occasione per rinnovarle il mio affetto in Cristo e
La benedico di cuore.
Firmato: + José Card. Garibi R. Arcivescovo di Guadalajara
Reverendo
Padre Gustavo Morelos considerando le direttive della Santa Sede e dell'Ecc.mo
Ordinario di Santander (Spagna), nonché quanto prescritto dal Codice di
Diritto Canonico, approviamo e benediciamo la pubblicazione del Messaggio
della Santissima Vergine in San Sebastiàn Garabandal della nostra Arcidiocesi,
consapevoli del fatto che, alla luce della rivelazione divina, vi è una urgente
necessità di preghiera e di sacrificio, di culto della Sacra Eucarestia e della
Santissima Vergine Maria, così come di obbedienza, amore e adesione filiale
al Vicario di Cristo e alla Santa Chiesa. Di conseguenza non troviamo in questo
Messaggio, attribuito alla Santissima Vergine, nulla che sia contrario alla
fede e ai costumi, essendovi nel suo contenuto opportune, utili e salutari
ammonizioni per ottenere la salvezza eterna. L'obbedienza nell'adempimento
sollecito e filiale delle disposizioni della Chiesa ha caratterizzato le persone
che hanno avuto il privilegio di tali apparizioni e questo dà a tutti la
certezza che Dio è qui. La prudenza della Santa Chiesa circa tale importante
questione, si è manifestata nello studio accurato e nella vigilanza pastorale;
in modo alcuno, in proibizione e ripudio di essa. Uno degli Ufficiali della
Sacra Congregazione della Difesa della Fede, Mons. Philippi, ha dichiarato al
Rev.mo Elias, Superiore del Carmelo nella città di Puebla, il quale lo aveva
interpellato a Roma a riguardo delle apparizioni della Santissima Vergine in
Garabandal, che il fatto che Padre Pio, noto per virtù, scienza e adesione
alla Santa Sede, approvi queste apparizioni e incoraggi le quattro bambine
veggenti a diffondere il Messaggio della Santissima Vergine, è una grande prova
della veracità delle medesime. Dato
in Jalapa de la
Inmaculada, 8
luglio 1966
Firmato:
Manuel Pio Lopez, Arcivescovo di Jalapa.
PARTE
PRIMA
IL
DIARIO DI CONCHITA 1961-1963
SAN
SEBASTIAN DE GARABANDAL
1°
Novembre 1962. Maria
Concepcion Gonzalez, 13 anni. In questo libro racconterò le apparizioni e la
mia vita di tutti i giorni. L'avvenimento più importante della mia vita è
accaduto il 18 giugno 1961 a San Sebastian. Ecco come si sono svolti i fatti:
Era una domenica pomeriggio, quando tutte noi ragazzine ci trovavamo sulla
piazza a giocare. Di punto in bianco Mari Cruz e io abbiamo pensato di andare
a raccogliere le mele e ci siamo avviate direttamente lì, senza dire a nessuno che andavamo a raccogliere mele. Le ragazzine,
vedendo che ci allontanavamo noi due sole, ci hanno domandato: - Dove andate?
Noi abbiamo risposto loro: - In giro! E abbiamo proseguito per la nostra strada,
pensando a come ce la saremmo cavata per raccoglierle. Una volta lì, ci siamo
messe a raccogliere mele e, proprio nel momento in cui eravamo più entusiaste,
abbiamo visto arrivare Loli, Jacinta e un'altra ragazzina che venivano a
cercarci. Vedendoci raccogliere le mele, Jacinta ha esclamato: -
Ah, Conchita,
stai raccogliendo mele! - Taci, le ho risposto, che ti sente la moglie del
maestro e lo dice alla mia mamma. Io mi sono nascosta fra le piante di patata e
Mari Cruz si è messa a correre per i campi. Allora Loli ha esclamato: - Non
correre, Mari Cruz, che ti abbiamo visto e lo diremo al padrone! Allora Mari
Cruz è tornata da me e siamo uscite dal nostro nascondiglio per riunirci tutte.
Mentre stavamo chiacchierando, sono venuti a chiamare la ragazzina che era
arrivata con Jacinta e Loli, e questa se ne è andata. Siamo rimaste soltanto
noi quattro e, dopo averci pensato su, siamo tornate tutte e quattro a
raccogliere le mele. Proprio quando ci stavamo divertendo di più, abbiamo
sentito la voce del maestro che, vedendo i rami muoversi tanto, ha pensato che
fossero le api e ha detto a sua moglie Concesa: - Va' nell'orto, che ci sono le
api attorno al melo! Noi, udendolo, siamo scoppiate a ridere. Dopo esserci
riempite le tasche di mele, ci siamo messe e correre per poterle mangiare più
tranquillamente lungo la strada, cioè nel viottolo. Mentre ci intrattenevamo a
mangiarle, abbiamo sentito un forte rumore, come se fosse un tuono. E tutte
assieme abbiamo esclamato: - Sembra che tuoni! Questo è successo alle otto e
mezzo di sera. Una volta finite le mele, io dico: - L'abbiamo fatta grossa!
Adesso che abbiamo raccolto le mele che non sono nostre, il demonio sarà
contento e il povero Angelo Custode sarà triste. Allora abbiamo incominciato a
raccogliere pietre e a tirarle con tutte le nostre forze verso il lato sinistro.
Dicevamo che lì si trovava il demonio. Stanche di tirare pietre e ormai
abbastanza soddisfatte, abbiamo incominciato a giocare alle biglie con le
pietre. Improvvisamente mi è apparsa una figura bellissima avvolta di luci
abbaglianti che però non ferivano gli occhi. Le altre ragazzine, Jacinta, Loli
e Mari Cruz, vedendomi in quello stato, credevano che mi stesse per venire un
colpo, perché io dicevo con le mani giunte: «Ahi!.. Ahi!…». Stavano per
andare a chiamare la mamma, quando si sono ritrovate nel mio stesso stato e
tutte assieme abbiamo esclamato: «Ah!, l'Angelo!». Poi c'è stato un silenzio
fra noi quattro... e all'improvviso l'Angelo è scomparso. Tornate alla normalità,
siamo corse molto spaventatissime verso la chiesa, e cammin facendo siamo
passate dal posto in cui c'era la festa da ballo del paese. Allora una bimba del
paese, che si chiama Pili Gonzales, ci ha detto: Come siete pallide e
spaventate! Da dove venite? Noi, vergognandoci di dire la verità, le abbiamo
detto: - Siamo state a raccogliere le mele ! E lei: - Per questo avete una
faccia così? Le abbiamo risposto a una voce: - E' che abbiamo visto l'Angelo!
Lei ha detto: - Davvero?... E noi: sì, sì... e abbiamo continuato la nostra
strada verso la chiesa, e quella ragazzina si è soffermata a raccontarlo ad
altre persone. Una volta sulla porta della chiesa ci abbiamo pensato su; poi
siamo andate a piangere nella parte posteriore di essa. Alcune bambine che
stavano giocando ci vennero incontro e, vedendoci piangere, ci domandarono: -
Perché piangete? Noi dicemmo: - Abbiamo visto l'Angelo! Loro andarono di corsa
a comunicarlo alla signora maestra. Smettemmo di piangere sulla porta della
chiesa e poi entrammo. Proprio in quel momento, ecco arrivare la maestra molto
spaventata, che subito ci disse: - Figliole, è vero che avete visto l'Angelo? -
Sì, signora! -
Non sarà per caso una vostra fantasia? -
No, signora, no!
Abbiamo visto bene l'Angelo. Allora la maestra soggiunse:
- Bene, recitiamo
una «Estacién» a Gesù Sacramentato in rendimento di grazie. Quando finimmo
di pregare la «Estaciòn», ci avviammo alle nostre case. Erano già le nove
di sera; la mamma mi aveva detto di tornare a casa di giorno, invece io stavo
rientrando che era già sera. Quando arrivai a casa, la mamma mi disse: - Non ti
ho detto che a casa si torna quando e ancora giorno? Io, tutta spaventata per
due motivi: per aver visto quella figura così bella e per essere tornata a casa
tardi, non osavo entrare in cucina; molto triste, sono rimasta appoggiata a
una parete e ho detto alla mia mamma: - Ho
visto l'Angelo. Lei mi ha risposto: - Oltre a tornare tardi a casa, mi vieni a
dire cose simili! Io le risposi di nuovo: - Ho proprio visto l'Angelo. Lei mi
rispose le medesime cose, ma già meno incredula sul fatto che io avessi visto
l'Angelo. Questo accadde alle nove e mezzo di sera. Quella sera, non ne
parlammo; fu una serata normale, uguale alle altre, trascorsa in silenzio. È
arrivato il
giorno 19. Quando ci siamo alzate, la gente incominciava già a dire: - Quelle
quattro ragazzine devono proprio aver visto qualcosa, perché scendevano con una
certa faccia...! Altre persone rispondevano: - Si sarà trattato di un volatile di quelli grossi, visto che era quasi sera... Altre ancora
dicevano: - O sarà stato qualche ragazzino che si è avvicinato a loro,
oppure avranno sognato... Insomma, ognuno la pensava a modo suo. Quel giorno non
si è parlato d'altro. Ci domandavano come fosse l'apparizione e noi, tutte
contente di poter descrivere la bella figura che avevamo visto, rispondevamo
con molta sicurezza, perché alcune persone dubitavano che fosse vero. E noi
dicevamo loro com’era l'Angelo, com'era vestito... come splendeva... La
maggior parte della gente rideva di noi, ma per noi era indifferente perché
sapevamo che era vero. Queste conversazioni si tenevano alle dieci del
mattino, quando già uscivamo per andare a scuola. Arrivate a scuola la maestra
ci domandò: - Figliole, siete sicure di ciò che mi avete detto ieri? Noi
abbiamo risposto a una voce: - Sì, signora, abbiamo visto l'Angelo! Le bambine
della scuola ci circondavano meravigliate da quello che dicevamo. Tuttavia noi
continuavamo come sempre, senza nessuna preoccupazione. Quando uscimmo da
scuola, ciascuna di noi si avviò verso la propria casa, ma quel giorno
Jacinta e Mari Cruz uscirono insieme e incontrarono il Parroco del paese, don
Valentin Marichalar, il quale, molto spaventato, disse loro: - Vediamo un po',
vediamo un po'! È vero che avete visto l'Angelo? Loro, gli risposero insieme: -
Sì, signore! - Non so, non so se ci state imbrogliando... - ribatté
lui. Le bambine soggiunsero sorridenti: - Non abbia paura per il fatto che noi
abbiamo visto l'Angelo! E proseguirono la loro strada verso casa. Il Parroco
venne a cercarmi e mi trovò ormai vicino a casa mia; era arrivato molto
nervoso dicendomi: - Conchita, sii sincera, che cosa avete visto ieri sera? Io
gli spiegai tutto... Lui mi ascoltava con molta attenzione e alla fine mi disse:
- Ebbene, se lo vedete questo pomeriggio, domantategli chi è e che cosa
vuole; vedremo cosa vi risponde. Gli dissi che così avrei fatto e il Parroco
se ne andò a casa di Loli per verificare se tutte noi dicevamo le stesse
cose. Io proseguii
la mia strada verso casa. Loli diede la nostra stessa risposta. Così lui era
sempre più impressionato, perché coincidevamo tutte e quattro in tutto.
Infine il Parroco disse: - Bene! Aspetteremo due o tre giorni per sapere che
cosa vi dice e se continuate a vedere quella figura che diceva di essere un
Angelo. E poi soggiunse: - Allora andrò dal Vescovo. Noi, come sempre, siamo
arrivate a casa, abbiamo mangiato e dopo siamo andate di nuovo a scuola, dato
che ci si ritorna alle due del pomeriggio. Nella mia casa stavano facendo dei
piccoli lavori. Io sono andata a casa della signora dalla quale compravamo il
latte e lei mi ha detto: - E’ vero che avete visto l'Angelo, o sono soltanto
chiacchiere della gente? Io le ho risposto: - E’ vero che abbiamo visto
l'Angelo! Lei mi domanda ancora: - E come l'avete visto? Io glielo spiegai,
mentre lei mi ascoltava con molta attenzione; sorridendo mi disse: - Io ti
conosco bene, so che non menti e credo che tu veda l'Angelo, ma non frequento
molto le altre ragazzine e non so cosa pensare. Allora io le dissi: - Ebbene,
lo abbiamo visto tutte e quattro: Loli, Jacinta, Mari Cruz e io. Tutte dicevamo
la stessa cosa. Lei non replicò e io me ne andai a casa portando il latte.
Quando sono arrivata a casa, ho detto alla mamma: - Mamma, vado a pregare nel
Viottolo! Queste parole le ha sentite il muratore che si chiama Pepe Diez il
quale, come ho detto prima, stava facendo dei lavori in casa nostra, e anche mio
fratello Aniceto Gonzàlez che lo aiutava. Pepe disse ridendo a mio fratello: -
Permetterete a Conchita di andare a pregare? Per tutta risposta, mio fratello mi
disse: - Conchita, che non ti salti in mente di andare a pregare! La gente riderà
di te e di noi, continueranno a ripetere che tu dici di vedere l'Angelo, ma che
questa è una bugia! Che non ti venga in mente di andare!... Ma io insistevo con la mamma e nel frattempo erano
arrivate le altre tre ragazzine e mi chiamavano. La mia mamma si innervosì e
disse: - Ah, Dio mio, in che pasticcio vi siete cacciate! Noi le replicavamo: -
In nessun pasticcio! Quindi la mia mamma, dubitando se fosse verità o no, e per
essere lasciata in pace, mi diede il permesso di andare. Molto contente siamo
andate nel luogo chiamato «Viottolo» (un pezzettino di cielo). Vedendoci passare, la gente ci domandava: - Dove
andate? E noi rispondevamo: - Andiamo a pregare nel Viottolo! Ma la gente rideva
di noi e ci diceva: - Perché non andate invece a pregare in chiesa? E noi
rispondevamo tutte insieme: - Perché ieri lì ci è apparso l'Angelo, e magari
ci appare un'altra volta. Io ho dato a quel posto il nome di «Il Viottolo».
Arrivate al Viottolo, ci siamo messe a pregare e la gente e i ragazzini ci
guardavano, nascosti dietro il muricciolo o tra il granoturco e ci tiravano le
pietre. Noi dicevamo loro di non tirarci le pietre, ma quelli ridevano e
continuavano a tirarcele. Abbiamo recitato il rosario e siamo rimaste un momento
ad aspettare per vedere se veniva l'Angelo. Il cielo era molto nuvoloso e c'era
una forte tramontana. Era già tardi quando siamo scese verso la chiesa; via
facendo abbiamo incontrato la maestra che ci ha domandato: - Siete state oggi
nel Viottolo? - Sì, le abbiamo risposto, ma siamo molto tristi perché non
abbiamo visto l'Angelo. Lei ha soggiunto: - Non vi preoccupate. Sapete perché
non l'avete visto? Perché era molto nuvoloso e per questo non è venuto. Erano
le Otto e
mezzo di sera. Andammo a fare una visita al Santissimo e ciascuna di noi si avviò
verso casa. Quando arrivai, la mamma mi domandò: - Hai visto l'Angelo? Io le
dissi che non l'avevamo visto. Poi mi misi a fare come sempre le mie faccende;
cenai e andai a dormire alle dieci meno un quarto, ma non potendo dormire, mi
misi a pregare. Allora udii una voce che mi diceva: -
Non vi
preoccupate: mi vedrete di nuovo. Il giorno seguente le altre tre ragazzine mi raccontarono di aver
sentito anche loro quella voce. Io rimasi preoccupata dopo aver udito la voce e
continuai a pregare a lungo, finché non mi addormentai. Tutto questo accadde
il 19 giugno del 1961. È arrivato
il 20 dello stesso mese. Noi abbiamo continuato a fare la nostra vita di tutti i
giorni, come prima. Intanto la gente continuava a commentare l'accaduto, ma i
commenti erano un po' diversi. Dicevano che forse era stata la nostra
immaginazione; non avendo visto l'Angelo il 19, credevano che non ci sarebbe
più apparso: non sapevano quello che ci era successo durante la notte, perché
non l'avevamo detto a nessuno. Il pomeriggio del giorno 20, le altre tre
ragazzine e io abbiamo fatto i nostri lavori, siamo andate a scuola e,
tornando a casa, abbiamo detto alle nostre mamme che saremmo andate a recitare
il rosario nel Viottolo. A me la mamma disse di no, che non voleva che andassi
a pregare nel Viottolo, bensì in chiesa. Tanto la mia mamma come i genitori e i
fratelli delle altre ragazze, erano preoccupati; dentro di loro sostenevano una
lotta: erano inclini a pensare che fosse vero ciò che avevamo raccontato, ma al
tempo stesso pensavano il contrario. Mentre parlavo di questo con la mamma,
arrivarono a casa mia le tre ragazzine: Loli, Jacinta e Mari Cruz, ed
esclamarono: - Signora, lasci che Conchita venga, la lasci venire! - Ma perché
volete fare la figura delle sciocche? Noi all'unisono le abbiamo risposto: - Ma
non andiamo a fare le sciocche; andiamo a pregare per vedere se viene l'Angelo!
- No, io non lascio andare Conchita, andateci voi! esclamò la mia mamma. Loro
se ne andarono mogie mogie, finché le perdetti di vista perché una parete mi
impediva di vederle. Io rimasi molto triste. All'improvviso la mia mamma uscì e
a gran voce chiamò Loli e le disse: - Loli, dì alle altre di venire qua! In un
baleno arrivarono e la mia mamma disse loro: - Se fate ciò che vi dico, lascerò
andare Conchita. Molto contente risposero: - Sì, lo faremo! - Ebbene, voi tre
ve ne andate adesso da sole come se andaste a giocare, senza dir nulla a
nessuno, e quando arriverete nel Viottolo, verrà Conchita di nascosto, perché
nessuno se ne accorga. Le ragazzine se ne andarono, però con un po' di timore
perché pensavano che la mamma avesse parlato per scherzo; camminavano
lentamente. Io dissi loro: - Andate, io vi raggiungerò. Poco dopo, quando la
mia mamma me lo permise, me ne andai e le trovai dispiaciute del mio ritardo. Ma
poi, insieme tutte e quattro, ci siamo rallegrate e, arrivate nel Viottolo, ci
siamo messe a recitare il rosario. La preghiera del rosario finì, ma l'Angelo
non veniva. Decidemmo di andare in chiesa ma, quando ci stavamo alzando, dato
che eravamo inginocchiate, abbiamo visto una luce molto intensa che ci circondava
tutte, e non vedendo altro che quella luce, abbiamo gridato come se avessimo
paura. Allora quello splendore così intenso scomparve e noi ci avviammo alle
nostre case; erano già le nove e mezzo e non andammo in chiesa perché era già
molto tardi. A casa non abbiamo detto niente a nessuno. Il sacerdote del paese
ci disse che, se avessimo visto un'altra volta qualcosa, glielo comunicassimo
subito, ma questo sacerdote abita in un altro paese chiamato Cosio che si
trova a sette chilometri dal nostro. I nostri genitori non ci permettono di
andare sole fino
a Cosio, per cui abbiamo deciso di
dirlo loro e così si incaricarono di andare a raccontare l'accaduto al
sacerdote; in quei due giorni non c'era gente nel Viottolo, all'infuori di noi
cinque: l'Angelo, Loli, Mari Cruz, Jacinta e io. È arrivato il giorno 21. È stato
un giorno come un altro. La gente crede un po' di più. Il pomeriggio, dopo aver
fatto ciò che dovevamo, abbiamo chiesto permesso ai nostri genitori per andare
sullo stesso luogo in cui appariva l'Angelo. Ma, mentre ci avviavamo verso il
Viottolo, vedendo che la gente non ci credeva, abbiamo detto a una signora che
si chiama Clementina Gonzàlez se voleva accompagnarci perché vedesse che era
vero, però lei non ha voluto venire da sola ed è andata a chiamare un'altra
signora di nome Concesa. Così altre persone accorgendosi che eravamo accompagnate
da quelle signore, si sono unite a noi. Ar- rivate nel Viottolo ci siamo messe a
recitare il rosario. Terminammo il rosario, ma l'Angelo non venne. La gente
rideva tanto e ci diceva: - Pregate una «Estaciòn». Così abbiamo fatto e
alla fine ci è apparso l'Angelo... Era un venerdì. Gli domandammo chi fosse e perché veniva, ma Lui nulla
rispose. La gente era molto nervosa ed esclamava: - Ah, figliole, quando vedrete
di nuovo l'Angelo ditegli che ci perdoni per non aver creduto! Alcune persone si
misero a piangere. Una signora di nome Clementina volle chiamare tutta la gente
del paese, ma proprio quando si accingeva a farlo, l'Angelo scomparve. Fra
quelle persone si trovava una mia zia, alla quale un'altra signora diceva: - Hai
visto tu l'Angelo? Mia zia le rispose: - Io non l'ho visto, ma se voi non
credete a questo, non credete a Dio. Quella e altre signore le facevano una
tale domanda perché non si impressionasse tanto, ma lei continuava a
sentirsi molto emozionata. Tutti quelli che ci avevano visto, si avviavano verso
il paese per raccontare l'accaduto; chi li ascoltava, rimaneva molto
impressionato poiché nel paese non si erano mai viste né udite cose simili. È
arrivato il
giorno 22. Noi ci comportavamo sempre allo stesso modo. Il Curato di
Cosio, dopo che aveva saputo ciò che la gente aveva visto e udito, disse che
lui avrebbe raccontato tutto al Vescovo, ma la gente gli diceva di andare
prima a vedere lui stesso. Che rimanesse in paese. Quello stesso giorno, alle
otto e mezzo di sera, ci avviammo a pregare nel medesimo luogo. Tutta la gente
si unì a noi, anche il Parroco. Ci mettemmo a recitare il rosario e alla fine
ci apparve l'Angelo. Vedendoci in «estasi», la gente incominciò a gridare e
a dire che era proprio vero. C'era anche il professor Marin. Alcune persone
del paese dicevano che lui ci preparava e lo volevano chiudere in carcere; ripetevano
questo alle guardie che erano arrivate all'inizio, perché al termine
dell'apparizione ci portava in casa di un signore del paese per domandarci come
avevamo visto l'Angelo. Ecco il giorno 23. Ci avviammo al medesimo posto a
pregare il rosario, ma la gente era già molta perché quelli del paese
avevano raccontato tutto agli abitanti di Cosio, Puentenansa, Rozadio, ecc.
Alle nove meno un quarto venne l'Angelo; la gente era sempre molto
impressionata, sia quelli del paese come quelli che erano venuti dai paesi
vicini. Quando terminò l'apparizione la gente ci baciava. Quel giorno le
guardie non vollero che il professore ci accompagnasse e andammo con il
Parroco in sacrestia, dove questi ci interrogò, chiamandoci una per una per
vedere se le nostre parole coincidevano. Noi gli dicevamo come avevamo visto
l'Angelo. Quando finì di interrogarci, uscimmo con il Parroco che disse alla
gente: - Fino a questo momento tutto sembra essere opera di Dio, poiché tutte e
quattro dicono le stesse cose. Nell'ascoltare queste parole, la gente si rallegrò
molto perché si trattava di un'opera di Dio. È
arrivato il giorno 24.
Era sabato e in
paese era venuta gente da molte parti. Noi abbiamo fatto come gli altri giorni,
cioè siamo andate a recitare il rosario nel Viottolo. Tutta la gente del paese
ci accompagnava. Quando arrivammo sul posto, c'erano già le persone venute da
fuori che erano andate in anticipo per trovare un posto da cui vederci meglio.
Quel giorno non ci fu il tempo di iniziare il rosario. Appena arrivate sul
posto delle apparizioni, vedemmo l'Angelo. Non lo avevamo mai sentito parlare.
Quel giorno, sotto di lui, c'cra un cartello che diceva: È
NECESSARIO
CHE... e
nella seconda linea c'erano dei numeri romani. Noi gli chiedemmo che cosa
significasse. Lui sorrideva senza rispondere. Quando finì l'apparizione, i
ragazzi del paese ci portarono in un carro affinché la gente non ci investisse
e così non ci baciarono. Ci portarono in chiesa e lì don Valentin, il Parroco,
ci fece entrare una per una affinché gli raccontassimo come era stata l'apparizione.
Noi gli abbiamo detto di aver visto il cartello e lui ci domandava cosa vi fosse
scritto, o quali lettere portasse, ma gli abbiamo risposto che non lo avevamo
osservato attentamente. Il Curato era impaziente di andare dal Vescovo a
raccontargli tutto. Allora ci mandò dal professore a dirgli che scrivesse ciò
che era accaduto e le poche lettere del cartello che ci fossero tornate alla
memoria. Domenica 25.
Ogni giorno
viene più gente perché la voce si era estesa e la gente ci seguiva entusiasta.
Fra tanta gente c'erano cinque sacerdoti, però questi non credevano alle
apparizioni. Venne anche il maestro di Cosio. Arrivati nel luogo del Viottolo
dove ci mettevamo a recitare il rosario, abbiamo visto che alcune persone del
paese vi avevano fatto un recinto quadrato con pali e corde affinché la gente
non si avvicinasse a noi, tranne i sacerdoti, i nostri genitori, i fratelli e i
medici. Quella domenica vennero molti medici e, come ho già detto, cinque
sacerdoti. Quando l'Angelo apparve, era presente il maestro di Cosio, ma quel
giorno non ci credeva e diceva che era tutta una commedia. Aveva detto a mio
fratello: «Come recita bene la sua parte tua sorella». Mio fratello non
rispose niente. Quel giorno il nostro medico di famiglia, mentre io stavo
vedendo l'Angelo, mi prese, mi sollevò e mi lasciò cadere da un'altezza di un
metro all'incirca, e nel cadere le mie ginocchia fecero un rumore come le ossa
di un teschio; mio fratello cercò di allontanarlo, ma una forza interiore lo
respingeva. Io non me ne accorgevo, ma in seguito me lo raccontarono. Finita
l'apparizione, tutte le persone erano molto emozionate e tutti volevano vedere
le mie ginocchia e io non sapevo per quale motivo. Saranno state circa le 8 e
mezzo di sera. Andammo in chiesa a pregare Gesù Sacramentato; quindi ci
portarono in sacrestia dove si trovavano molti medici e sacerdoti. Ci fecero
molte domande; alcuni sacerdoti non credevano alle apparizioni, altri si. Dopo
un bel po' di tempo, ci guardammo le gambe che erano coperte di punture, segni
di pizzicotti o di unghiate, ma non sentivamo male, sebbene le gambe fossero
segnate. Arrivò il lunedì 26. Quel giorno non abbiamo avuto l'apparizione, invece
martedì e mercoledì abbiamo visto l'Angelo. Giovedì e venerdì non venne
nemmeno, sebbene fosse accorsa molta gente. Anche sabato i luglio vi fu molta
gente e molti medici; salivano verso il paese in macchina. Quel giorno abbiamo
avuto l'apparizione molto presto, alle 7 e mezzo; era ancora chiaro, quasi di
giorno, e la gente poteva vedere molto bene. Quel giorno l'Angelo ci disse che
domenica sarebbe venuta la Vergine Maria con il titolo di Madonna del Carmelo e
l'Angelo continuava a portare il cartello, ma noi non sapevamo che cosa
volesse dire. Quel giorno trascorse come gli altri. Ci fecero andare in
sacrestia per interrogarci, accompagnate dai giovani del paese, nello stesso
posto degli altri giorni. Arrivò il giorno 28.
Continuavamo ad
essere entusiaste di ciò che avevamo visto: l'Angelo molto sorridente, con il
suo cartello. Noi facevamo le nostre solite cose, come sempre. La gente che ci
aveva visto in estasi, raccontava l'accaduto a chi non era stato presente e così,
naturalmente, accorrevano altre persone. Martedì 27 non abbiamo avuto
l'apparizione. C'era molta gente. Il pomeriggio siamo andate come gli altri a
recitare il rosario nel Viottolo e lo abbiamo recitato insieme a tutta la gente.
Quando finimmo di pregare, non avendo visto nulla, rimanemmo tristi perché
pensavamo che non ci sarebbe più stata nessuna apparizione. La gente se ne
andava assai delusa, «ma quando Dio vuole che sia così, così dev'essere».
Dopo aver recitato il rosario siamo andate in chiesa a pregare una «Estacion»
al Santissimo e poi siamo tornate a casa. Gli abitanti del paese erano molto
tristi perché essi sì credevano; invece la gente venuta da fuori se n'era
andata senza vedere niente, ridendo e dicendo: certo, siccome c’è molta
gente e le ragazzine non vi sono abituate, non osano farlo davanti a tutti! È
arrivato il
giorno 28. Eravamo un po' tristi per non aver visto l'Angelo. Come sempre
andammo a scuola; all'uscita, la gente del paese vedendoci così tristi,
piangeva e ci baciava dicendo: - Pregate molto affinché ritorni! Il pomeriggio
siamo andate nel Viottolo e abbiamo fatto le solite cose. La gente recitava il
rosario con più fede che mai affinché apparisse l'Angelo. Alla fine delle
litanie, apparve e venne più sorridente che mai. Noi gli domandammo perché
veniva. Ed Egli sorrise senza risponderci. Abbiamo iniziato a vederlo verso le
nove e l'apparizione è durata fino alle dieci; ci sembrò che fosse durata
soltanto un minuto o meno ancora, tanto eravamo felici con Lui. È
giovedì 29. Lo abbiamo visto come sempre e ci siamo comportate allo
stesso modo. Venerdì 30, ugualmente.. E se ne andò. Che pena ci fece il fatto
che ci lasciasse! La gente, molto contenta, ci domandava: - Che cosa vi ha
detto? E noi raccontammo ciò che ci era stato detto da Lui. È
arrivato il primo
sabato. C'era molta gente, essendo il giorno dedicato alla Vergine e forse ci
sarebbe apparso. Andammo nel Viottolo come sempre a recitare il rosario e la
gente ci accompagnava; alla fine del santo rosario ci apparve l'Angelo con un
gran sorriso e ci disse: - Vengo ad annunciarvi la visita della Madonna con
l'appellativo di Beata Vergine del Monte Carmelo. Ella vi apparirà domani,
domenica. Noi, molto contente, gli abbiamo detto: - Che venga presto! E l'Angelo
sorrideva; allora gli abbiamo chiesto: - Che cosa significa quel cartello che
porti? - Ve lo spiegherà la Vergine a suo tempo. Quel giorno l'Angelo ci parlò
di molte cose. Ricordava a Jacinta, a Loli e a Mari Cruz come il primo giorno
delle apparizioni esse stessero per andare a chiamare la mamma di Conchita,
temendo che a questa venisse un malore. A questo ricordo, le ragazzine
ridevano... - Conchita era davvero molto strana quel giorno... L'Angelo stette
due ore con noi, e ci sembrarono due secondi.
Dopo ci disse: - Tornerò domani con la Vergine. E se ne andò. Che pena
ci fece il fatto che ci lasciasse! La gente, molto contenta, ci domandava: Che
cosa vi ha detto? E noi raccontammo ciò che ci era stato detto da Lui. La gente
che veniva da fuori se ne andò assai convinta e molto contenta, con tanta
voglia di raccontarlo a chi non era stato presente. LAngelo aveva un abito
lungo, ampio e senza cintura, le ali di color rosa chiaro, abbastanza grandi,
molto belle, il visetto né lungo né tondo, il naso molto bello, gli occhi
neri e il colorito bruno chiaro, le mani molto fini, le unghie corte; i piedi
non gli si vedevano.
LUGLIO 1961
Domenica,
2 luglio. Siamo andate a Messa e al rosario. La recita del rosario è stata alle
3 del pomeriggio. Dopo il rosario siamo andate lungo la strada a valle perché
quel giorno sarebbero arrivati alcuni dei miei fratelli e volevamo vedere se
spuntavano. Ci sono cinque chilometri da San Sebastian a Cosio e noi ne
avevamo percorso quattro. La gente ci riconosceva perché camminavamo tutte e
quattro insieme e ci avevano visto in alcune fotografie. Ci fermavano e ci
facevano regali, scatole di confetti, caramelle, ecc. ... molte cose. Quel
giorno c'erano dieci o undici sacerdoti, medici, un Abate e molte macchine.
Trovandoci ormai molto lontane dal paese, decidemmo di ritornare. Alcune
persone del paese smontarono da cavallo per venire a cercarci. Un conoscente
ci vide e ci disse se volevamo tornare; ci avrebbero portate fino al paese. Noi
accettammo poiché i miei fratelli non erano venuti. Arrivati al paese, ci
aspettava molta gente e diversi sacerdoti. Erano le 6 del pomeriggio. Ci
dirigemmo verso il Viottolo per recitare il rosario come di consueto. Non
eravamo ancora arrivate, quando ci apparve la Vergine con due Angeli ai lati.
Uno era San Michele; l'altro non lo conoscevamo. Era vestito come San Michele.
Si sarebbero detti due gemelli. Al fianco destro dell'Angelo, all'altezza della
Vergine, vedevamo un occhio molto grande. Sembrava l'occhio di Dio. Quel
giorno abbiamo parlato molto con la Madonna e Lei con noi: le raccontavamo
tutto. Le dicevamo, per esempio, che andavamo tutti i giorni nei campi, che
eravamo abbronzate, che avevamo ammucchiato il fieno. E Lei rideva… Quante
cose le dicevamo... Guardandola, avevamo sgranato il nostro rosario; Lei lo
recitava con noi per insegnarci a recitarlo bene. Alla fine del rosario, ci
disse che se ne sarebbe andata. Le chiedemmo di restare ancora un po', perché
era rimasta troppo poco. Lei rideva e ci disse che sarebbe tornata lunedì.
Quando la Madonna se ne andò, provammo una grande tristezza. Allora alcune
persone ci circondarono per baciarci e per domandarci quello che Lei ci aveva
detto... Altri non ci credevano perché, dicevano, com'è possibile che la
Vergine dica e ascolti così tante cose? Eppure la maggior parte della gente
credeva. Dicevano che era un po' come una madre che non abbia visto la figlia da
tanto tempo: quando la rivede, sua figlia le racconta tutto. A maggior ragione
noi che non l'avevamo mai vista. E inoltre Lei era la Nostra Madre del Cielo! Ci
condussero in sacrestia e un sacerdote che si chiama Francisco Odriozola ci
interrogava una per una e in seguito comunicava alla gente ciò che noi gli
avevamo detto. Così terminò la domenica 2 luglio, giorno molto felice poiché
abbiamo visto per la prima volta la Vergine! Sebbene con Lei tutti possiamo
stare, purché lo desideriamo! La Madonna viene con un abito bianco, un manto
azzurro e una corona di piccole stelle dorate; non si vedono i suoi
piedi. Le mani tese, con uno scapolare nella destra; lo scapolare è di colore
marrone. Ha i capelli lunghi e ondulati, di colore castano scuro, con la riga
in mezzo. Il viso ovale, il naso allungato, fine, la bocca molto bella con le
labbra un po' turgide. La carnagione è bruna, più chiara di quella
dell'Angelo, diversa e al tempo stesso molto bella. La voce è molto strana, una
voce che non so descrivere. Nessuna donna assomiglia alla Vergine, né nella
voce, né in niente altro! Alcune volte porta il Bambino in braccio, piccolissimo, come un bebé
appena nato, con il visetto tondo, dalla carnagione simile a quella della
Madonna, la boccuccia piccola, i capelli un po' lunghi, biondi, le mani piccole,
l'abito come una tunica azzurra. Lunedì, 3 luglio. Noi siamo felici di aver
visto la nostra Madre del Cielo. Il mattino di questo lunedì 3, la prima cosa
che abbiamo fatto è stata di andare a pregare. Siamo andate a casa per fare
ciò che ci ordinavano i nostri genitori. Poi siamo andate a scuola dove ci
aspettava la nostra maestra, la signora Serafina Gomez. Quando arrivammo, lei ci
baciò piangendo e ci disse: - Come siete fortunate... Quando siamo uscite da
scuola, la gente ci diceva le stesse parole della maestra; tutti erano molto impressionati
e assai contenti, credendo con fermezza alla apparizioni. Anche i nostri
genitori, specialmente quelli di Loli. Suo papà Ceferino diceva: -
Non c'è un'altra cosa grandiosa come questa! E così pure sua madre Julia. La
mamma di Jacinta, Maria, e suo padre Simon, erano ancora più convinti. Se
facevamo qualche birichinata, il papà di Jacinta diceva che anche gli
apostoli facevano cose simili, e cominciava a darci delle spiegazioni. Tutto ciò
che facevamo, gli sembrava ben fatto. Il papà di Mari Cruz, Escolàstico, il
quale non va a Messa con frequenza, sembrava che non si pronunciasse; la sua
mamma Pilar certi giorni diceva di credere, altri no, secondo... La mia mamma
Aniceta credeva alle apparizioni, sebbene un pochino dubitasse per il fatto che
avevamo parlato troppo a lungo con la Madonna quella domenica 2 luglio. I miei
fratelli avevano creduto dal momento che erano stati presenti, ma non soltanto
credettero, bensì ne avevano ricevuto un grande beneficio spirituale, e così
era accaduto a molti. Alcune persone erano compiaciute di ciò che era avvenuto
domenica; altre non erano neppure emozionate... Noi continuavamo a fare la
nostra solita vita e facevamo quello che ci ordinavano i nostri genitori. Il
pomeriggio del giorno seguente ci avviammo verso il luogo delle apparizioni
appena uscite dalla scuola, perché eravamo impazienti di vedere la Vergine.
Eravamo uscite alle cinque da scuola ed nel ricordo della felicità di quella
domenica 2 luglio, avevamo il desiderio di vedere di nuovo la Madonna; così,
non appena uscite, ci avviammo verso il luogo delle apparizioni e ci mettemmo
a recitare il rosario. Eravamo sole; alla fine del rosario, non ci stupimmo di
non vedere la Madonna e neppure ci rattristammo, poiché di solito le
apparizioni avvenivano più tardi. Poi, non essendo venuta la Vergine, ce ne
siamo andate a casa e ci siamo messe a fare ciò che ci ordinavano i nostri
genitori. In seguito, quando i nostri genitori erano maggiormente convinti e
avvicinandosi l'ora in cui la domenica, cioè il primo giorno dell'apparizione
della Madonna, Essa era apparsa, ci dissero: - Dovete andare a recitare il
rosario al "Cuadro". Noi rispondemmo: - La Madonna non ci chiama
ancora. Allora spiegammo loro che era come una voce interiore che non udivamo
con le orecchie, e nemmeno la sentivamo chiamarci per nome: è come una gioia...
Ci sono tre chiamate: la prima è una gioia più piccola, la seconda è un po'
più grande, ma alla terza ci sentiamo molto nervose e colme di gioia. Allora la
Vergine viene. Noi andavamo alla seconda chiamata, perché, se andavamo alla
prima, dovevamo aspettare là sino a molto tardi: fra la prima e la seconda chiamata
passa molto tempo. Così avevamo descritto ai nostri genitori come avvenivano le
chiamate; essi erano rimasti molto stupiti, perché non avevano mai visto né
udito una cosa simile. Alla fine della nostra conversazione, percepimmo una
chiamata e lo riferimmo loro. Eravamo lì tutte e quattro insieme, e molta gente
si accalcava intorno a noi. Alcuni di quelli che non credevano alle apparizioni
perché non erano mai venuti, dicevano a don Valentin, il Parroco del paese: -
Perché non mettere due delle ragazze in casa di Loli e due in casa di Conchita
(cioè, la mia casa)? Don Valentin disse: - Ben pensato. Mettiamo Loli e Jacinta
in casa di Loli e Conchita con Mari Cruz in casa di Conchita. Comunicò questo
ai nostri genitori e fratelli. I nostri genitori accettarono e quindi ci
separarono in questo modo, per vedere se ci saremmo ritrovate tutte e
quattro nello stesso momento. Una mezz'ora più tardi abbiamo avuto la seconda
chiamata e abbiamo coinciso tutte e quattro, poiché ci siamo trovate insieme
nel «Cuadro» nel medesimo momento. La gente era stupefatta e si domandava: -
Com'è possibile questa coincidenza? Mentre arrivavamo al «Cuadro», la Vergine
ci apparve con il Bambino Gesù; gli Angeli però non l'acscompagnavano.
Veniva molto sorridente, come pure il Bambino Gesù. La nostra prima domanda
fu dove si trovassero San Michele e l'altro Angelo: e Lei sorrideva ancora di
più. La gente e i sacerdoti che si trovavano sul posto, ci davano degli oggetti
perché Glieli facessimo baciare, e Lei li baciava tutti. Poiché a noi
piaceva far festa al Bambino Gesù, prendevamo alcune pietre; io le mettevo fra
le trecce, Loli nelle maniche e Jacinta Gliele dava, ma il Bambino non le
prendeva e sorrideva. Mari Cruz Gli diceva: - Se vuoi, io ti dò le caramelle
che mi hanno portato; se vieni con me, te le dò. Ma Lui taceva. La Vergine ci
parlava molto, ma non ci permetteva di fare tutto ciò che volevamo. Iniziò
l'apparizione alle sette e mezzo e terminò alle otto. Ci rattristammo molto
quando la Madonna ci disse: - Rimanete con Dio e anche con me. Le dicemmo: -
Addio! Alla fine ci rassicurò: - Domani anche mi vedrete. È
arrivato il
martedì 4 luglio. Noi, come di consueto. La gente del villaggio e i nostri
genitori e fratelli credevano ogni giorno di più alle apparizioni. Le persone
venute da fuori erano entusiaste di comunicare la notizia agli altri, affinché
venissero in paese. Noi continuavamo a vivere come sempre e a fare ciò che ci
ordinavano i nostri genitori. Il pomeriggio di quel martedì 4 luglio, terzo
giorno delle apparizioni della Vergine, erano salite molte persone e molti
sacerdoti. C'era il rosario alle sei di sera nella chiesa parrocchiale ed ecco
che noi sentimmo una chiamata. La chiesa era piena di gente. L'Altare maggiore
era affollato da una dozzina di sacerdoti e da fotografi che scattavano delle
foto. Alla fine del rosario, avevamo avuto due chiamate. Partimmo di corsa verso
il «Cuadro» e la gente correva dietro di noi. Alcuni non arrivarono in tempo.
Mari Cruz e io restammo in estasi un po' più in alto rispetto a Loli e Jacinta:
noi due proprio nel «Cuadro», le altre due al di fuori. La gente diceva allora
che, nonostante avessimo corso, non eravamo per niente affaticate e sudate.
Cosa strana per loro, che sudavano ed erano arrivati stanchi; ma per noi era
come se la Vergine ci portasse!... La Madonna, sempre sorridente, ci disse: -
Sapete cosa voleva dire la scritta ai piedi dell'Angelo? Esclamammo all'unisono:
- No, non lo sappiamo! - Portava un messaggio che io vi darò perché voi, il 18
ottobre, lo comunichiate a tutti. Ce lo disse ed è il seguente:
«È NECESSARIO FARE MOLTI SACRIFICI, MOLTE PENITENZE,
VISITARE IL SANTISSIMO, MA PRIMA DI TUTTO QUESTO DOBBIAMO ESSERE MOLTO BUONI E
SE NON LO FACCIAMO RICEVEREMO UN CASTIGO. IL CALICE È
QUASI RICOLMO
E SE NON CAMBIAMO, ARRIVERA’ UN CASTIGO MOLTO GRANDE».
Ecco
ciò che significava quel cartello dell'Angelo e il messaggio del 18 ottobre.
Dopo avercelo comunicato, se ne andò. L'apparizione iniziò alle sei e venticinque
minuti e terminò alle sette. La Vergine ci disse tutto questo il primo giorno
ma io non compresi nulla. Il giorno seguente ci disse che Lei stessa ce lo
avrebbe spiegato in seguito. Infatti ci spiegò che cosa voleva dire il
Messaggio e come avremmo dovuto comunicarlo. Ci spiegò che dovevamo dirlo
nell'androne della chiesa e che il 18 ottobre dovevamo comunicarlo a don
Valentin affinché lo ripetesse lui stesso, ai Pini, alle dieci e mezzo di sera.
Questo ci disse la Vergine affinché così facessimo. Ma poiché la Commissione
aveva detto che, siccome c'era tanta gente, pioveva molto e le persone non si potevano
riparare in luogo alcuno, sarebbe stato meglio comunicare il Messaggio alle 9 o
alle 8 e mezzo. Tutto questo lo disse la Commissione e così abbiamo fatto. Mese
di ottobre. Salimmo ai Pini noi quattro con le persone che erano con noi alle 10
meno 5. Quando
siamo arrivati ai Pini, vi si trovava già don Valentin. Lesse il messaggio
soltanto per sé e in seguito lo diede a noi affinché lo leggessimo per tutti.
Lo abbiamo letto tutte e quattro insieme. Ma poiché non ci ascoltavano bene,
lo lesse un signore. Dopo averlo letto, scendemmo verso il paese, quando,
proprio nel luogo chiamato il «Cuadro», ci apparve la Vergine. Lei mi disse: -
Adesso sta dubitando don Ramon Maria Andreu. Poiché io mostrai di essere molto
meravigliata, la Vergine mi disse in quale momento don Ramon aveva iniziato a
dubitare, e tutto quello che il sacerdote aveva pensato. Agosto. Due mesi
prima del Messaggio, un sacerdote di nome don Luis mi condusse a Santander. La
vigilia del giorno in cui dovevo andare a Santander c'erano molte persone e
fra queste un sacerdote con un abito bianco e io ero molto stupita del fatto
che venisse con un abito di quel colore, perché non ne avevo mai visti. Quel
giorno la mia mamma mi aveva detto di domandare alla Madonna se mi lasciava
andare a Santander e io le dissi che Glielo avrei chiesto. Alle sei di sera
tutte e quattro avevamo già sentito due chiamate. In quel momento un sacerdote
ci diede un pacchetto di caramelle che aveva portato per noi. Si chiama don
Alfonso Cobiàn; le aveva proprio portate per noi quattro, ma quando ce le
stavamo dividendo, sentimmo la terza chiamata. Abbiamo lasciato le caramelle
sulla strada (con la voglia che avevamo di mangiarle!) perché vogliamo molto,
ma molto di più vedere la Vergine! Inoltre la terza chiamata è qualcosa che ci
conduce e non sappiamo neppure in che modo andiamo al luogo chiamato il «Cuadro».
La Vergine non ci diede il tempo di arrivare, poiché ci apparve un po' prima.
Siccome avevamo tanto desiderio di sapere chi fosse quel sacerdote con l'abito
bianco, lo chiedemmo alla Madonna, ma Lei non ci diceva niente, si limitava
a sorridere. Noi abbiamo insistito nuovamente e dopo un po' ci disse: - E’
un Domenicano. Allora io dissi: - Un Domenicano? E Lei mi rispose: - Sì. Quello
stesso giorno chiesi alla Vergine se mi lasciava andare a Santander e Lei non
mi disse di no. L'apparizione quel giorno è durata esattamente un ora, ma a noi
parve un minutino. La stessa Vergine ci disse
che era stata con noi un ora. Volevano
portarmi a Santander perché dicevano che ero io a influenzare le altre ragazze.
Allora mi portarono via per mettermi alla prova. Il primo giorno che andai, ebbi
un'apparizione vicino alla chiesa chiamata della Consolazione. C'era molta
gente e dovette intervenire la polizia armata a motivo della grande quantità di
persone che si trovavano lì quel giorno. Mi sottoposero a diverse prove. Alla
fine dell'apparizione, mi condussero in un ufficio con un sacerdote e un medico
per domandarmi tante cose. Il sacerdote si chiama don Francisco de Odriozola
e il dottore, Pinal. Mi dicevano: - Come mai fai cose come queste? Sei forse pazza?
Come puoi ingannare il mondo in questo modo? Poi il dottore mi disse: - Stai
diritta e guarda il mio naso, perché sto per ipnotizzarti. Quando lui mi diceva
di guardargli il naso, mi mettevo a ridere e allora lui soggiungeva: - Non
ridere, che non è cosa da ridere! Questo è stato tutto per quel giorno; non mi
fecero altre domande. Il giorno seguente mi portarono da alcuni medici per
vedere se fossi malata; siamo andati da un dottore che si chiama Morales e da
altri ancora. Tutti dicevano lo stesso: che io stavo bene e che il fatto delle
apparizioni era un sogno. Che mi lasciassero a Santander affinché mi
distraessi e dimenticassi tutte le cose che mi erano successe, e in questo modo
non avrei più visto apparizioni. Allora, poiché la mia mamma era convinta che
ciò che mi succedeva non fosse niente, fece quanto le avevano detto, cioè mi
lasciò e se ne andò a Garabandal. Alcune nipoti e una sorella di don Odriozola
venivano a prendermi a casa tutti i giorni, per andare insieme al mare e alle
fiere che io, sino a quel momento, non avevo mai visto. Siccome io andavo
tutti i giorni al mare, la Vergine non mi appariva. Otto giorni dopo
intervenne un signore affinché mi venissero a prendere. La mamma venne a cercarmi.
Il nome di questo signore è Emilio del Valle Egocheaga. Questo nome lo ricorderò
per tutta la vita! Il giorno che mi portarono qui, andai dal dottor Pinal per
dirgli che me ne sarei andata, ma lui si arrabbiò molto e mi disse molte cose
affinché io non me ne andassi. Allora io gli dissi che non avevo visto la
Madonna, ma che mi sembrava che le altre ragazze sì l'avessero vista e che il
fatto del Messaggio era vero. A questo punto mi chiese di firmare quanto gli avevo
detto. Io firmai. Poi mi disse che andassi a raccontarlo a Mons. Vescovo Doroteo. E così feci. In
fondo, tutti si erano comportati molto bene con me. Quando arrivai in paese, di
ritorno da Santander, diversi sacerdoti e molta gente mi vennero incontro, perché
dicevano che Loli e Jacinta nella loro visione avevano detto che io stavo
tornando e che mi trovavo lungo la strada, come era in effetti. Le ragazze erano
in chiesa e lì la Vergine lo aveva detto loro. Mari Cruz, quella stessa sera,
stava aspettando la Vergine dalla sua finestra e con lei c'era molta gente.
Il giorno seguente, quando scendevo dal prato, la mamma e io incontrammo la mia
madrina Maximina Gonzàlez la quale, agitatissima, ci disse: - Sapete che si é
sentita la voce della Madonna attraverso il magnetofono? E io le domandai: -
Che cosa diceva? La mia madrina rispose: - Loli e Jacinta le dicevano: «Parla!
Su, parla! » Allora, registrate sul nastro, si udirono queste parole: «No,
non parlo». La gente - raccontava la mia madrina - iniziò a piangere
emozionata per aver udito la voce della Vergine. Improvvisamente
caddero di nuovo in estasi; una di esse rimase con il microfono in mano.
Rivolgendosi alla Visione in un momento di questa estasi, diceva: «E’ venuto
un uomo con una cosa che registra tutto. Perché non parli tu affinché ti
ascoltino?... Non per noi, ma per loro, affinché credano. Parla, dì qualcosa
perché credano...». Finita l'estasi accesero di nuovo il registratore per far
sì che le ragazze ascoltassero ciò che avevano detto alla Visione. Giunto il
momento in cui esse dicevano le parole poco anzi citate, cioé: parla, dì
qualcosa perché credano...» il nastro magnetico finì. Durante i giorni che io trascorsi a Santander, si trovavano
nel paese due sacerdoti gesuiti: Ramon Maria Andreu e Luis Maria Andreu, i quali
venivano come molti, senza credere minimamente alle apparizioni. Un giorno in
cui erano presenti questi sacerdoti, Loli e Jacinta ebbero un'apparizione ai
Pini. Questo avvenne durante il giorno. I due sacerdoti si trovavano lì e,
vedendo le ragazzine in estasi, credettero. Dopo un momento, ed essendo
entrambe in estasi, don Ramon Maria pensò: «Se tutto questo è vero, che ritorni
in sé soltanto una delle ragazzine». Immediatamente Loli smise di avere la
visione. Pochi minuti dopo la Vergine le apparve di nuovo. I sacerdoti
considerarono questo fatto come una prova. Un giorno in cui tutte e quattro
abbiamo avuto una visione, Loli, Jacinta, Mari Cruz e io, erano presenti molte
persone, fra le quali don Luis Maria Andreu, un seminarista, Andrés Pardo e
il domenicano Royo Marin. Era di sera quando ci apparve la Vergine. Alla fine
della recita del rosario, entrammo tutte e quattro in estasi e iniziammo a
camminare verso i Pini. Arrivando a questo luogo, don Luis Marfa esclamò: «Miracolo,
miracolo!» e rimase a guardare il cielo. Noi lo vedevamo bene, invece durante
le nostre estasi non vedevamo mai nessuno all'infuori della Santissima
Vergine. In quell'occasione abbiamo visto don Luis e la Madonna ci disse che
anche lui La vedeva, e che inoltre vedeva il miracolo che sarebbe avvenuto. La
gente ci disse che ai Pini avevamo recitato un Credo
(quella fu la prima volta che la Madonna ci insegnò a pregare) e che in
seguito eravamo discese verso il paese nel medesimo stato. Quando arrivammo
alla chiesa, la Vergine se ne andò per tre di noi, ma Mari Cruz, alla quale da
diversi giorni la Vergine non appariva, continuò nello stato di estasi. Entrò
in chiesa e si mise vicino all'altare della Madonna del Rosario e di San
Michele, iniziando a recitare il Credo, molto lentamente, con la Santissima
Vergine. La stessa Mari Cruz raccontò che la Madonna pregava per prima, per
insegnarle a pregare lentamente, molto bene. Dopo il Credo, Mari Cruz recitò
la Salve e fece il Segno della Croce lentamente e molto bene. Parlando con la
Santissima Vergine esclamava: - Che bello che sia venuto Gesù Bambino! Da
quanto tempo non veniva! Perché hai tardato tanto a venire da me, e invece
dalle altre tre vieni con maggior frequenza? Queste parole le abbiamo
ascoltate tutte le persone che eravamo vicine a lei, fra le quali don Luis
Maria Andreu, un seminarista e don Royo Marin. Il giorno seguente siamo andate
tutte e quattro a pulire la chiesa; mentre stavamo scopando, arrivò la mamma di
Jacinta molto spaventata e ci disse: - E’ morto don Luis Maria Andreu! Noi non
riuscivamo a credere alle sue parole, poiché lo avevamo visto il giorno
prima. Allora, senza finire ciò che stavamo facendo in chiesa, ce ne andammo
per sapere come fosse successo. Ci dissero che, poco prima di morire, le sue
ultime parole furono: - Oggi è il giorno più felice della mia vita! Quanto
è buona la Madre che abbiamo in cielo! Pronunciate queste parole, morì. Tutto
questo era successo lungo la strada che conduce a Reinosa67. Mentre
il sacerdote lasciava San Sebastian de Garabandai, nella stessa macchina in cui
egli viaggiava, c'erano Carmen Fontaneda e suo marito Faito Fontaneda, così
come alcune altre persone. La mamma di don Luis Maria Andreu entrò nel
convento di clausura per farsi suora, 48 ore dopo la morte di suo figlio. Erano
passati alcuni giorni dalla morte del reverendo Luis Maria, quando la
Santissima Vergine ci disse che avremmo parlato con 1ui. Il 15 agosto, festa di
Nostra Signora, vi furono molte gite e la gente veniva per divertirsi e faceva
chiasso. Era il giorno in cui la Madonna ci aveva detto che avremmo parlato
con don Luis Maria Andreu, tuttavia, essendoci tanto chiasso, la Vergine non si
presentò sino alle 4 del mattino del giorno successivo, alla medesima ora della
morte del sacerdote. In quel momento mi apparve la Madonna mentre mi trovavo
nella cucina di casa mia e mi disse: - Il sacerdote non verrà oggi, bensì
domani. Il giorno seguente, fra le 8 e le 9 di sera, la Vergine ci apparve con
un bel sorriso, come di consueto, e disse a noi quattro: - «Ora don Luis verrà
a parlarvi». Poco dopo il sacerdote venne e ci chiamò una per una. Noi non lo
vedevamo, sentivamo soltanto la sua voce, esattamente la stessa di quand'era
sulla terra e ci dava dei consigli. Ci diede alcuni messaggi per suo fratello,
don Ramon Maria Andreu. Ci insegnò parole francesi e persino a pregare in
greco. Ci insegnò anche parole inglesi e tedesche. Poco dopo non udivamo più
la sua voce. Allora ci apparve la Vergine, la quale stette con noi ancora un
momento e poi se ne andò. Quel giorno la Madonna ci disse: - Domani sentirete
una voce; non vi spaventate e seguitela. Alla stessa ora del giorno prima, la
Vergine apparve a noi quattro e ci sorrise per qualche istante, in silenzio.
Dopo pochi minuti ci trovammo nel buio e udimmo una voce che ci chiamava. Allora
Mari Cruz esclamò: - Dicci chi sei... altrimenti ce ne torniamo a casa! La voce
si fece udire ancora; e finché la udivamo, eravamo nel buio e non vedevamo la
Vergine; non appena la voce cessò, la Madonna tornò e tutto ridivenne
luminoso. Ella ci disse: -
Non abbiate paura. E ci parlò per qualche istante. Fu proprio quella la
sera in cui ci baciò per la prima volta, l'una dopo l'altra, poi partì. Il
giorno seguente, quasi alla medesima ora, ci apparve nuovamente la Santissima
Vergine e per prima cosa ci disse di recitare il rosario. Noi non avevamo mai
diretto la recita del rosario; allora la Madonna ci disse: -
Io lo dirigerò e voi lo seguirete. Lei pregava assai lentamente,
dicendo: - Santa Maria. E noi ripetevamo: - Santa Maria
Poi pregavamo: - Ave Maria, come si fa normalmente quando si recita il
rosario, ma tutto con molta lentezza. Quando siamo arrivati alla Salve Regina,
ci ordinò di cantarla e noi la cantammo. Quando finimmo di recitare il
rosario, Lei ci baciò e prima di andarsene ci disse: - Tornerò domani. Il
giorno dopo, come aveva annunciato venne e giorno ci ordinò come il giorno
precedente: - Recitate il rosario. E così lo recitammo quella sera. Andammo nei
luoghi in cui all'inizio ci era apparsa la Santissima Vergine. La gente ci
disse in seguito che durante l'estasi eravamo salite sino ai Pini e che
andavamo da un pino all'altro pregando in ginocchio. Fino a quel momento,
nelle estasi eravamo state sempre insieme tutte e quattro: Jacinta, Loli, Mari
Cruz e io. In seguito abbiamo iniziato ad avere le estasi separatamente nelle
nostre case. La Santissima Vergine ci chiamava anche quando non eravamo insieme.
Sempre in estasi, La vedevamo. Avendo già avuto Mari Cruz l'apparizione prima
di noi, se n'era andata a dormire; allora noi abbiamo chiesto alla Madonna che
ci insegnasse alcune canzoni per cantarle a Mari Cruz. Noi mettevamo qualche
parola e Lei ci aiutava con le altre parole, così: Alzati Mari Cruz, ché viene
la Vergine buona con un cestino di fiori per la bambina piccina. Mari Cruz, Mari
Cruz che pena abbiamo per te Prega molto la Vergine affinché guardi verso di
te. Mari Cruz, Mari Cruz Non senti un profumo di gigli? Te li porta la Madonna
perché tu sia buona. Quella sera
la Santissima Vergine è stata con noi dalle 9 sino alle 7 del mattino. Abbiamo
giocato agli zii con Lei. Due di noi ci nascondevamo e le altre due ci
trovavano. In una delle apparizioni scendemmo Loli e io dai Pini insieme con
molta gente e vedemmo qualcosa come di fuoco nelle nuvole; questo fenomeno lo
vide anche la gente che era con noi e tutti quelli che si trovavano lì.
Quando questo fatto accadde, ci apparve la Madonna e noi le domandammo che
fenomeno fosse quello. Lei ci rispose: - In quel fuoco sono venuta. Un altro
giorno (proprio il giorno della Vergine della Colonna), quando Loli e io stavamo
guardando la Vergine, si vide una stella e una scia molto grande sotto i piedi
della Madonna. Questa stella fu vista da diverse persone. Domandammo alla
Vergine cosa significasse, ma Lei non ci rispose. Talvolta volevamo stare
tutte e tre insieme, ma i nostri genitori non ci lasciavano stare di notte fuori
di casa; così, finito il rosario e avendo sentito già le due chiamate, qualche
volta facevamo finta di vedere la Vergine e guardavamo verso il cielo per poter
rimanere insieme. Allora ci seguivano i nostri genitori e la gente. Poi arrivava
la Vergine. Ma non abbiamo mai finto estasi complete. Quando camminavamo insieme
e una di noi perdeva le scarpe, la Madonna diceva all'altra: - Mettiti le
scarpe! E ce le mettevamo a vicenda. Quando camminavamo da sole, se ci levavamo
le scarpe e seguivamo l'apparizione scalze, alla fine la Vergine ci domandava
dove fossero le nostre scarpe. In queste apparizioni chiedevamo alla Vergine di
fare un miracolo. Lei non ci diceva niente; ci sorrideva. Ma noi la
supplicavamo: - Fallo affinché la gente creda, perché non ci vogliono
credere... Ma Lei continuava a sorridere. San Michele Arcangelo, all'inizio
delle apparizioni, ci dava ostie non consacrate. Noi avevamo già mangiato,
tuttavia Lui ce le dava lo stesso poiché non erano consacrate e voleva
insegnarci a fare bene la Comunione. Un giorno ci ordinò che andassimo presto
ai Pini, a digiuno, e che ci accompagnasse una bambina. Noi la portammo e
obbedimmo l'Angelo in tutto quello che ci aveva detto di fare. Arrivate ai Pini,
ci apparve l'Angelo con una coppa che sembrava d'oro e ci disse: - Vi darò la
Comunione: questa volta le ostie sono consacrate. Recitate il Confiteor. Noi
lo recitammo. In seguito ci diede la Comunione, dicendo di ringraziare Dio.
Dopo aver reso grazie, ci disse di pregare con Lui «Anima di Cristo». Noi
pregammo. Terminata questa preghiera, ci disse: - Verrò domani a darvi la
Comunione. E se ne andò. Quando raccontavamo queste cose, alcune persone non
ci credevano, specialmente i sacerdoti perché dicevano che l'Angelo non può
consacrare. Quando vedemmo nuovamente l'Angelo, gli comunicammo ciò che
diceva la gente ed egli ci rispose che le ostie consacrate le prendeva dai
Tabernacoli della terra. Questo ripetemmo alla gente, ma alcuni continuavano a
dubitare. Lui ci diede la Comunione per molto tempo. La Santissima Vergine ordinò
a tutte e quattro, Loli, Jacinta, Mari Cruz e io, che andassimo a recitare il
rosario al «Cuadro». Alcuni giorni andavamo al-le 6 e altri più tardi.
Jacinta e Mari Cruz andavano alle 7 del mattino e Loli non aveva un'ora fissa.
Siccome Mari Cruz aveva qualche difficoltà ad alzarsi così presto, decise di
andarvi alle 8. Jacinta andava alle 6 accompagnata da sua madre e da altre
persone del paese che solevano venire con noi. In occasione della Settimana
Santa la Vergine mi ordinò che andassi alle 5 del mattino, come feci in
effetti (poiché Lei voleva che sempre facessimo penitenza). Vedendo che
insistevamo tanto affinché la Santissima Vergine e l'Angelo facessero un
miracolo, il 22 giugno, quando stavo per ricevere la Santa Comunione dalle
mani dell'Angelo, egli mi disse: - Farò un miracolo, ma non io, bensì Dio per
intercessione mia e tua. E io domandai: - In che cosa consisterà? Lui mi
rispose: - Quando io ti darò la Santa Comunione, sulla tua lingua si vedrà la
Sacra Forma. Io
rimasi un momento pensierosa, poi
gli chiesi: - Ma
come, quando riceviamo la Comunione non si vede la Sacra Forma sulla lingua? Lui
mi disse che «la gente non vedeva la Sacra Forma, ma che il giorno del
miracolo, allora sì l'avrebbero vista». Allora replicai: - Ma allora il
miracolo sarà piccolo! Lui sorrise. Dopo avermi detto quelle parole, se ne andò.
Il giorno seguente, poiché non si celebrava la Messa, andai al «Cuadro» a
recitare il rosario. Più tardi andai a pregare una «Estacion» in chiesa, ma
prima di arrivarvi, mi apparve l'Angelo e, come sempre, mi disse molto
sorridente: - Recita il «Confiteor» e pensa che stai per ricevere Dio. Poi
mi diede la Comunione e mi disse di pregare "Anima di Cristo" con Lui.
E così feci. Resi grazie al Signore e poi domandai all'Angelo: - Quando avverrà
il miracolo? Lui mi rispose: - Te lo dirà la Vergine, a suo tempo. E se ne andò.
Questa apparizione avvenne il 19 giugno. Avendomi detto l'Angelo che sarebbe
avvenuto un miracolo, io lo raccontai alle altre tre ragazzine: Loli,
Jacinta e Mari Cruz, spiegando loro che quel miracolo l'avrebbe fatto l'Angelo
per noi. La sera di quello stesso giorno, venne la Vergine sorridente, come
sempre. Io le dissi: - Mi ha detto l'Angelo San Michele che per sua e mia
intercessione, Dio Nostro Signore farà per noi un miracolo. Poiché Lei non mi
diceva niente, le domandai: - Quando avverrà il miracolo? - Venerdì 22 udrai
una voce che te lo dirà. Allora le chiesi: - E di chi sarà quella voce? Ma la
Vergine non mi rispose. La prima persona alla quale raccontai ciò che l'Angelo
mi aveva annunciato circa il miracolo che sarebbe avvenuto, fu don José Ramon
Garcia de la Riva. Quello stesso giorno comunicai la notizia anche a Loli, Mari
Cruz e Jacinta. Arrivò il venerdì e proprio come mi aveva annunciato la
Santissima Vergine, mentre mi trovavo ai Pini, udii la voce che mi diceva: -
Il miracolo, o «miracoletto» come tu dici, avverrà il 18 luglio. Dopo aver
saputo la data, andai a comunicarla alla mamma e a mia zia Maximina. Dissi
loro che l'Angelo avrebbe fatto un «miracoletto» e in che cosa sarebbe
consistito. Loro replicarono: - Se realmente avviene il miracolo, allora tutti
crederanno... Premetto che fino a quel momento non avevo comunicato il fatto a
nessun altro, oltre alle persone cui ho già accennato. Un
giorno in cui
l'Angelo mi portò la Comunione, approfittai per chiedergli: - Quando potrò
comunicare alla gente l'avvenimento del miracolo e in che cosa consisterà? -
Quindici giorni prima - mi rispose. Terminata questa apparizione, la gente del
paese mi domandava se l'Angelo mi aveva dato qualche informazione circa il
miracolo (poiché avevo già detto a tutti nel villaggio che l'Angelo avrebbe
fatto un miracolo), ma non lo credevano. Giunto il giorno in cui dovevo
annunciare la data del miracolo, lo dissi alla gente del paese e scrissi delle
lettere. Don Valentin, che dubitava al riguardo del miracolo, mi ordinò di non
scrivere altre lettere: - Forse non avviene... - mi disse. Nel paese c'era un
signore chiamato Eustaquio Cuenca che mi diceva le stesse cose di Don Valentin:
che non scrivessi altre lettere. Io risposi loro che la Vergine e l'Angelo mi
avevano ordinato di annunciare il miracolo ma che, ciò nonostante, la gente
del paese non credeva. Giunto il 18 luglio, il villaggio si riempì di gente.
Tutti volevano vedere il miracolo. Era la festa del paese. Vicino a casa mia si
svolgeva il ballo. Tuttavia in due case delle vicinanze si notava che gruppi di
persone stavano recitando il rosario. Intanto altre persone tentavano di far
smettere il ballo poiché commentavano che se continuavano a ballare non ci
sarebbe stato miracolo alcuno. Allora un signore fra quelli che volevano far
cessare il ballo, Ignacio Rubio, mi chiese se io volevo che il ballo venisse
soppresso. E io risposi: -
Con il ballo o senza di esso, il miracolo avverrà... Non si discusse più su questo punto. Arrivata la sera di
quello stesso giorno, la gente era nervosa perché si stava facendo tardi. Io,
invece, poiché la Madonna e l'Angelo mi avevano detto che il miracolo sarebbe
avvenuto, non avevo timore, perché non mi avevano mai detto una cosa che non
venisse compiuta puntualmente. Alle 22 io aveva già sentito una chiamata.
Alle 24, l'altra. In seguito, alle 2 del mattino mi apparve l'Angelo a casa
mia, quando si trovavano con me la mia mamma Aniceta, mio fratello Aniceto, mio
zio Elias e mia cugina Luciuca e inoltre una giovane di Aguilar del Campo, Maria
del Carmen Fontaneda. L'Angelo s'intrattenne poco tempo con me. E come in altre
occasioni mi disse: - Recita il «Confiteor» e pensa Chi stai per ricevere.
Così feci. Poi mi diede la Comunione, raccomandandomi che recitassi «Anima
di Cristo» e che rendessi grazie tenendo la lingua fuori dalla bocca con la
Sacra Forma fino al momento in cui Lui si fosse ritirato e fosse arrivata la
Madonna. Così feci. la Vergine arrivò, mi disse: - Ancora non credono tutti!
Dopo mi ordinò di recitare il rosario e io obbedii. Ebbene, questo miracolo che
Dio, Nostro Signore, fece per intercessione dell'Angelo San Michele, fu visto
da alcune persone, mentre altre videro soltanto la Forma sulla lingua. In quel
momento credettero fermamente sia coloro che lo avevano visto come coloro che,
senza vederlo, avevano creduto attraverso le informazioni ricevute dalle persone
che lo videro. Trascorso qualche giorno, la gente iniziò a dubitare, poiché
tutti dicevano che ero stata io a porre la Forma sulla mia lingua, e si facevano
molti commenti - al riguardo. Un francescano, Padre Justo, vide il miracolo ma
non credette e diceva alla gente di non averlo visto e che si trattava di una
bugia. Che ero io ad aver fatto tutto. Due o tre giorni dopo, mi arrivò una
lettera del medesimo Padre chiedendomi perdono per aver pensato così male. Mi
diceva di essere stato tentato a farlo dal demonio. Qualche giorno dopo
l'arrivo di quella lettera, giunsero tre Padri inviati dal Padre Justo, il quale
aveva spiegato loro i fatti accaduti qui riguardanti la Santissima Vergine.
Questi sacerdoti mi raccontarono che il suddetto Padre francescano aveva trascorso
molti giorni e molte notti senza dormire, pensando alla Sacra Forma, ma alla
fine aveva reagito bene e aveva accettato i fatti, credendo a quanto era
avvenuto. La Vergine Santissima mi ha annunciato un miracolo che Dio, Nostro
Signore, farà per sua intercessione. Essendo il castigo molto, molto grande,
come noi meritiamo, il miracolo è anche immensamente grande, così come il
mondo ha bisogno. La Vergine mi ha detto la data del miracolo e in che cosa
consisterà. Devo comunicarlo otto giorni prima alla gente, affinché vengano in
molti. Il Papa lo vedrà dal luogo in cui si trova, e lo vedrà anche Padre Pio.
Gli ammalati che assistono a questo avvenimento, guariranno e i peccatori si
convertiranno. Coloro che vedranno questo grande miracolo che farà Dio, Nostro
Signore, per intercessione della Santissima Vergine, non dubiteranno. E adesso
tutti aspettano il grande giorno del miracolo, nella speranza che il mondo
cambi e che il castigo non venga. A noi quattro: Loli, Jacinta, Mari Cruz e io,
sin dall'inizio la Santissima Vergine aveva detto che ci saremmo contraddette
a vicenda, che i nostri genitori non avrebbero reagito bene e che saremmo
arrivate persino a negare di aver visto la Vergine e l'Angelo. Tutto questo ci
sorprendeva molto. Certamente! Che ci dicesse tutte queste cose... Tuttavia nel
mese di gennaio del 1963, tutto ciò che la Santissima Vergine ci aveva detto
sin dall'inizio, si avverò. In effetti, siamo arrivate a contraddirci
vicendevolmente e abbiamo persino negato di aver visto la Vergine. Un giorno
siamo andate a confessarci. Ma nel nostro cuore eravamo certe che l'Angelo e
la Santissima Vergine ci erano apparsi e che Lei aveva portato alle nostre anime
una pace e una gioia molto profonde e un desiderio immenso di amarla di più. Il
suo modo di parlare e il suo sorriso hanno fatto sì che noi vogliamo bene e
amiamo di più la Vergine e che vogliamo donarci per intero a Lei. Dunque, noi
andammo a confessarci, tuttavia senza pensare né credere che ciò fosse
peccato. Se siamo andate a confessarci, è stato perché il Parroco ci ha
suggerito di farlo. Noi abbiamo dubitato un po', ma si tratta di un tipo di
dubbio in cui sembra piuttosto che fosse il demonio a volere che negassimo di
aver visto la Vergine. Lo stesso abbiamo fatto dinanzi ai nostri genitori, ai
quali abbiamo detto che non avevamo visto la Madonna, ma che le chiamate e il
miracolo della Sacra Forma sì erano fatti veri. Io mi meravigliavo
interiormente di dire tali cose, quando in realtà la mia coscienza era
completamente certa del fatto che io avevo visto la Santissima Vergine. Il
Parroco, don Valentin Marichalar, ci diede come penitenza dieci rosari e
cinque Padre Nostro. Giorni dopo ci apparve nuovamente la Vergine. È
stato allora che
il papà di Loli, Ceferino, fece venire una commissione di medici i cui nomi
sono: Alejandro Gasca, Félix Gallego e Celestino Ortiz. La sera stessa in cui
arrivarono, questa commissione interrogò Mari Cruz, Jacinta, Loli e i loro
genitori, circa il motivo per il quale esse dicevano di non aver visto la
Vergine. Non so che cosa avranno creduto quei medici, ma so che dicevano che
tutto ciò che si riferiva al miracolo dell'Ostia lo avevo fatto io, e lo
spiegavano a modo loro. Certamente: sono quei momenti in cui non si sa quello
che si dice ed essi si lasciarono dominare un po' dal demonio. Le mie
compagne, da quel giorno, non videro più le apparizioni; io sì, ne vidi una
quella stessa sera e continuai a vederle sino al 20 gennaio, data dopo la quale
non ne vidi più. Adesso Loli e anche Jacinta sono ritornate alla realtà e
credono di aver visto la Santissima Vergine: certamente, perché non lo
dovrebbero credere? Mari Cruz, tuttavia, continua a dire di no, che lei non ha
visto la Santissima Vergine. Io ho dubitato un po' che il ryiiracolo avvenga. Un
giorno, mentre mi trovavo nella mia stanza, udii una voce che mi diceva: -
Conchita, non dubitare che mio Figlio faccia il miracolo. Questa voce la sentii
interiormente, ma con tanta chiarezza come se la stessi ascoltando, ancor meglio
che se si esprimesse con parole. Mi lasciò una pace e una gioia molto profonde,
maggiori di quando vedevo la Vergine. La persona alla quale ho raccontato per
prima tutto questo è Placido. In seguito lui l'ha comunicato ad altri. Le
chiamano «locuzioni». Questo fatto si può anche chiamare voce di gioia, voce
di felicità, voce di pace. Da quel momento non ho più dubitato. Trascorsero
i giorni senza che io udissi più quella voce; questo mi rattristò molto,
tuttavia capivo che Dio non mi poteva dare tanta felicità e con tanta frequenza,
senza meritarla. Le locuzioni mi hanno fatto molto bene. È
come se la
Santissima Vergine fosse dentro di me. Che felicità! Un mese dopo, udii
nuovamente quella voce di felicità interiore, senza parole, in chiesa.
Preferisco quelle locuzioni alle apparizioni, perché nelle locuzioni ho la
Vergine dentro di me. Ah, che felicità avere la Vergine Santissima dentro di
me e che vergogna essere così cattiva in questo mondo! Mi piace sentire Gesù con maggior intensità dentro di me. Gesù
vuole darmi la Croce per purificarmi. Speriamo che con più croci, io possa
fare qualcosa per il mondo. Con l'aiuto di Dio, perché io sola sono un nulla. Una preghiera che
rivolgo a Gesù è questa: «Ah, Gesù mio!».
LUIS
GUIZAR BARRAGAN Vescovo di Saltillo Bravo Sur 812 Saltillo, Coam. Egregio Padre,
dopo aver ascoltato le sue spiegazioni riguardanti i fenomeni avvenuti in
Garabandal, Spagna, ho il piacere di comunicarle, secondo suo desiderio, i
seguenti apprezzamenti: nell'esposizione dei fatti, lei si è posta nell'indispensabile
posizione di non precedere il giudizio dell'Autorità competente circa il
carattere soprannaturale di tali eventi. La dottrina che lei espone o che si
deduce dagli avvenimenti che presenta, è completamente concorde con gli
insegnamenti della Chiesa: promuove la pratica della preghiera, della penitenza,
la venerazione alla Santissima Eucarestia, la filiale devozione alla
Santissima Vergine e, in genere, è uno stimolo per la vita cristiana. Considero
quindi assai lodevole e benefico il suo lavoro e mi sarà cosa gradita che lei
continui a svolgerlo nel territorio di questa Diocesi. Saltillo, addì 3
setttembre 1966. Rev.mo Padre Gustavo Morales + Luis Guszar B. Vescovo di
Saltillo Messico.
PARTE SECONDA
PUNTI PRINCIPALI DELLA STORIA DI GARABANDAL DAL 1963
AL 1966
LOCUZIONE
DEL 20 LUGLIO 1963. Il
20 luglio 1963 Conchita ebbe una impresstonante locuzione di Nostro Signore.
Riportiamo il testo esatto dal libro del signor Francisco Sànchez Ventura y
Pascual: Garabandai (pag. 226). Quando Conchita uscì dalla chiesa
dicendo di avere avuto una locuzione interiore, un sacerdote le chiese che, per
cortesia, gli narrasse le circostanze per iscritto. La bambina prese allora
carta e matita e scrisse spontaneamente e con molta «Io ringraziavo il Signore, gli chiedevo alcune cose ed
Egli mi rispondeva. Gli chiedevo che mi desse una Croce, poiché io sto vivendo senz'altra sofferenza
se non quella di
non aver nessuna Croce; e Gesù, mentre io gli facevo questa petizione, mi
rispose: - Sì, ti darò la Croce. E io, molto emozionata, gli domandavo altre
cose e gli dicevo: - Per quale motivo avverrà il miracolo? Per convertire
molte persone? Ed Egli mi rispose: - Per convertire il mondo intero. - La Russia
si convertirà? - Anche la Russia si convertirà e così tutti ameranno i
Nostri Cuori. - E dopo verrà il castigo? Ma Gesù non mi rispose. - Perché
vieni nel mio povero cuore senza che io lo meriti? - Ma Io non vengo per te, bensì per tutti. -
Il miracolo avverrà in modo che soltanto io vedrò la Madonna? Ed
Egli mi rispose: -
Per i tuoi sacrifici, la tua sopportazione, ti permetto di essere colei che
intercede affinché il miracolo avvenga. E io gli dissi: - Non sarebbe meglio
che ci fossimo tutte o, altrimenti, che Tu non dia questo incarico a nessuna
di noi? Ed Egli mi rispose: -No. - Io
andrò in Paradiso? E Lui mi rispose: - Amerai molto e pregherai i Nostri Cuori.
-Quando mi darai la Croce? Ma
Lui non mi rispose. -
Cosa diverrò nel futuro? Gesù
non mi diede risposta. Mi disse soltanto che in qualunque luogo e in qualsiasi
condizione dovrò soffrire molto. Io gli domandai: - Morirò presto? E la sua
risposta fu: - Dovrai permanere sulla terra per aiutare il mondo. Io replicai:
- Io valgo poco. Non potrò essere di aiuto. E Gesù mi assicurò: - Con le tue
preghiere e le tue sofferenze, aiuterai il mondo. - Quando si va in Paradiso, si
va da morti? E Lui mi disse: - Non si muore mai. (Io credevo che non
si andasse in Paradiso prima di
risorgere). Gli domandai se S. Pietro si trovava sulla porta per riceverci. Gesù
mi disse di no. Nel momento in cui mi trovavo in preghiera o in dialogo con Dio,
mi sentivo fuori da questa terra. Gesù mi ha anche detto che adesso un maggior
numero di persone amano il Suo Cuore. Circa i sacerdoti mi ha detto che devo
pregare molto per loro, affinché siano santi, adempiano bene i loro doveri e
facciano sì che altre persone siano migliori. "Che mi facciano conoscere
da chi non mi conosce, e facciano sì che mi amino coloro che mi conoscono e non
mi amano». Firmato: Conchita Gonzàlez
MESSAGGIO
DEL 18 GIUGNO 1965. Sei
mesi prima, cioè alla fine del 1964, Conchita aveva annunciato, da parte della
Visione, che il 18 giugno 1965 avrebbe visto un'apparizione di San Michele
Arcangelo. Questa lunga attesa rese possibile che numerosi stranieri venissero a
conoscenza dell'annuncio profetico e potessero accorrere all'appuntamento di
Garabandal. In effetti, vi assistettero francesi, belgi, tedeschi, molti
nordamericani e, naturalmente, numerosi spagnoli. Verso
le 23,30 Conchita, protetta da alcuni giovani del paese e da un
imponente gruppo della Guardia Civile, si diresse verso il Viottolo. Passando
attraverso la folla, giunse al «Cuadro» e cadde in ginocchio. Questa estasi
durò una ventina di minuti: la televisione italiana e il N.O.D.O. (Notiziario
Spagnolo) poterono riprenderla. Conchita ricevette un messaggio da trasmettere
al mondo intero, il cui testo esatto è il seguente: «Ecco il messaggio che la
Santissima Vergine ha dato al mondo per intercessione dell'Angelo San Michele,
l'Angelo ha detto: - Siccome non si è compiuto e non si è diffuso
sufficientemente il mio messaggio del 18 ottobre, voglio dirvi che questo è
l'ultimo. Prima la coppa si stava colmando, ora trabocca. Molti Sacerdoti
camminano sulla via della perdizione e trascinano con loro moltissime anime.
All'Eucarestia si dà sempre minore importanza. Dobbiamo evitare, con i nostri
sforzi, la collera del buon Dio che pesa su di noi. Se Gli chiederete perdono
con animo contrito, Egli vi perdonerà.
Io, vostra Madre,
per mediazione di San Michele, voglio esortarvi alla conversione. Questi sono
gli ultimi avvertimenti. Vi amo molto e non voglio la vostra condanna. Pregate
sinceramente e Noi vi esaudiremo. Dovete fare sacrifici maggiori. Meditate sulla
Passione di Gesù». Firmato: Conchita Gonza'lez 18 giugno 1965.
APPARIZIONE
DEL 13 NOVEMBRE 1965 Come
introduzione riproduciamo innanzitutto testualmente una lettera di Conchita
diretta al Padre Mba, s.j., di Barcellona, corredata da talune note esplicative:
AVE MARIA! Cari tutti, da questi due ragazzi, che sono arrivati nel nostro
gruppo, ho saputo che non siete potuti venire sin qui, pur essendo vostro
desiderio. Io vi mando il mio saluto più affettuoso, promettendovi le mie
piccole preghiere dinanzi al tabernacolo e alla Vergine. Sia il vostro
desiderio, ogni giorno di più, amare Dio e sua Madre (che è anche la nostra),
e vincere i difetti. Io chiedo per me e per le mie amiche le vostre
preghiere, poiché ne abbiamo tanto bisogno per essere molto umili e per saper
dare a Gesù ciò vuole da noi, e perché un giorno arriviamo a farci suore, per
essere soltanto
al servizio di Dio e per aiutare gli uomini che ne hanno bisogno: è questo il
nostro desiderio; tuttavia siamo molto deboli e abbiamo bisogno di essere
aiutate. Il 1 gennaio 1965,
la Madonna
mi ha detto che noi Cristiani Cattolici non pensiamo all'aldilà, al cielo e all'inferno, e
che invece dobbiamo pensarci e in questo modo la nostra vita sarà più unita a
Cristo, e dobbiamo meditare maggiormente sulla Passione di Gesù. Dobbiamo
farlo, ma non soltanto noi, bensì invitare altri a farlo. Allora ci sentiremo
più prossimi alle porte della felicità di Dio, e accetteremo le nostre Croci
con gioia e con amore di Dio. Con molto affetto per tutti. E in unione di preghiera. Firmato:
Conchita Gonzàlez.
PS.
(Questo lo dico io)3: a nulla serve credere alle apparizioni se non
adempiamo il messaggio, ossia se non adempiamo ciò che ci comanda la Santa
Madre Chiesa. Come tutti sappiamo, la Madonna ha detto qui le stesse cose da Lei
comunicate a Lourdes e a Fatima; non ha fatto nulla di nuovo. E il miracolo avverrà
affinché noi adempiamo il messaggio, non importa credere (alle apparizioni);
è una grazia che Dio ci fa. E’ una grazia che ci dà Lui stesso (Dio Nostro
Signore). Dobbiamo pregare molto per i fratelli che ancora non conoscono Dio:
credo che questo sia un desiderio della Madonna. E anche per coloro che ricevono
grazie da Dio e dalla Madonna, e non Li ringraziano. Firmato: Conchita Gonzàlez.
Qui
appresso riproduciamo una lettera di Conchita al rev. Gustavo Morelos
(Messico), in cui gli annuncia di aver avuto una locuzione (8 novembre 65); gli comunicherà che vi sarà un'apparizione ai Pini
(il sabato 13) e che darà alla Santissima Vergine un oggetto affinché lo
baci, dicendole che è destinato a don Morelos.
+ AVE MARIA! S.S. Garabandal,
8 novembre 1965.
Rev.do e caro
don Morelos, Come Lei vede, senza ricevere una sua risposta, le scrivo
nuovamente per dirle che ho avuto una locuzione della Madonna, la quale mi ha
detto: "Sabato vieni ai Pini e là mi vedrai. Portami molti oggetti
religiosi e io li bacerò tutti perché tu li distribuisca e mio Figlio,
attraverso di essi, realizzi prodigi". Io Le darò uno di questi oggetti
baciati dalla Madonna. Quando consegnerò alla Madonna quello che è destinato
a Lei, Le dirò che è per don Morelos. Ho già finito il mio diario, ma in
seguito ne inizierò un altro. Preghi tanto per me, affinché possa entrare
presto in convento e sia buona. IN
UNIONE DI PREGHIERA. Firmato:
Conchita Gonzàlez.
Riproduciamo
la lettera di Conchita al Rev.do Morelos in cui gli racconta come si svolse
l'apparizione: "La Vergine mi aveva annunciato in una locuzione, che
ricevetti in chiesa, che il giorno sabato 13 novembre l'avrei vista ai Pini,
in un'apparizione speciale nella quale avrebbe baciato oggetti religiosi per
essere distribuiti in seguito, perché sono molto importanti. Io desideravo
tanto che quel giorno arrivasse, per vedere nuovamente Colei che ha seminato in
me la felicità di Dio: la Vergine con Gesù Bambino fra le braccia. Pioveva, ma
a me non importava. Salii ai Pini portando con me molti rosari che mi avevano
regalato, poco tempo prima, per distribuirli; come mi aveva detto la
Madonna, io li portavo affinché Lei li baciasse. Mentre salivo tutta sola ai
Pini, pentita dei miei difetti, mi ripromettevo di non cadere più in essi,
poiché ero imbarazzata a presentarmi così davanti alla Madre di Dio senza
vincerli. Giunta ai Pini, tirai fuori gli oggetti religiosi che portavo con me.
Sentii allora una voce molto dolce, quella della Vergine (si distingue molto
bene da tutte le altre!) che mi chiamava per nome. Io le risposi: «Eccomi...».
In quel momento vidi la Madonna con Gesù Bambino in braccio. Veniva vestita
come sempre e con un gran sorriso. Le dissi: «Sono venuta a portarti i rosari
perché Tu li baci.» Lei rispose: Lo vedo. Avevo
un chewinggum in bocca e lo stavo masticando, ma quando La vidi, smisi di
masticarlo e lo lasciai appiccicato a un dente. La Madonna, che lo aveva notato,
mi disse: Conchita, perché non sputi quel chewing-gum e non offri questo
come sacrjficio alla gloria di mio Figlio? Io, piena di vergogna, lo tolsi
dalla bocca e lo buttai per terra. E continuò: Ricordi quello che ti ho
detto il giorno del tuo compleanno, che tu soffrirai molto sulla terra?. .
Ebbene te lo confermo nuovamente. Tu abbi fiducia in Noi e offri le tue
sofferenze ai nostri Cuori, per il bene dei tuoi fratelli, così Ci sentirai
sempre accanto a te. Io le dissi: «Come sono indegna, oh Madre, di tante
grazie che mi accordate! E venite ancora verso di me oggi, per alleviare la pena
della piccola croce che sto portando in questo momento». E lei mi disse: Conchita,
io non vengo solo per te bensì
per tutti i miei frgli, con il desiderio di attrarli tutti verso i nostri Cuori.
E poi
soggiunse: E
ora dammi da
baciare tutto quello che hai portato. Così feci. Io avevo una croce; la Madonna la
baciò e poi mi disse: Passala sulle mani di Gesù Bambino. Obbedii e
Lui non parlò. Dissi: «Porterò con me questa croce in convento». La Vergine
taceva. Dopo aver baciato gli oggetti, mi disse: Mio Figlio, attraverso
tutti i baci che ho dato a questi oggetti, si servirà di essi per fare prodigi.
Distribuiscili agli altri... «Certamente, così farò». In seguito mi ha
detto di presentarle le petizioni delle persone che me le avevano confidate, e
io gliele presentai. Mi disse allora: Parlami, Conchita, parlami dei miei
figli! Li proteggo tutti sotto il mio manto. Io replicai: «Ma questo manto
è troppo piccolo; non ci stiamo tutti sotto». Lei sorrise. Sai, Conchita,
perché non sono venuta il 18 giugno a recarti il messaggio da rivelare al mondo...? Perché
mi addolorava dirvi quelle cose io stessa. Tuttavia voi dovevate saperle per il
vostro bene e se osserverete il contenuto del messaggio, sarà a gloria di Dio.
Io vi amo molto e desidero vivamente la vostra salvezza, per riunirvi qui in
Cielo, attorno al Padre al Figlio e allo Spirito Santo! E’ vero, Conchita, che
posso contare su di te? Io le risposi: «Se Ti vedessi sempre, allora sì, ma altrimenti... non
so, perché sono molto cattiva...». Fa' da parte tua tutto quello che puoi e
Noi ti aiuteremo,
come aiuteremo anche le mie frglie Loli, Jacinta e Mari Cruz. È
stata poco tempo con me. Mi disse inoltre: Questa è l'ultima volta
che mi vedi qui, ma io sarò sempre con te e con tutti i miei frgli. Poi
soggiunse: Conchita,
perché non vai a
visitare più spesso mio Figlio nel Tabernacolo! Perché non gli fai visita, e
ti lasci prendere dalla pigrizia, mentre Lui vi aspetta giorno e notte?
Come ho detto
precedentemente, pioveva molto, ma la Madonna e il Bambino non si bagnavano
affatto, e neanch'io finché restai in loro presenza; non mi accorgevo neppure
che piovesse, ma non appena furono scomparsi, sentii le gocce che mi
bagnavano. Io le dissi: «Ah, come sono felice quando Ti vedo! Perché non mi
porti con Te adesso?» E Lei mi rispose: Ricorda
ciò che ti dissi il giorno del
tuo onomastico... presentandoti davanti a Dio, dovrai
mostrarGli le tue mani piene delle tue opere fatte in favore dei tuoi fratelli e
per la gloria di Dio... Ora sono
ancora vuote. E
null'altro. Così è passato quel momento felice in cui sono stata con la mia
Mamma del Cielo, la mia migliore Amica, e con Gesù Bambino. Non li ho più
visti, ma non ho smesso di sentirli. Hanno seminato nella mia anima pace e gioia
e grandi desideri di vincere i miei difetti per poter amare, con tutte le mie
forze, i Cuori di Gesù e di Maria, che tanto ci amano. Precedentemente la
Madonna mi aveva detto che Gesù non inviava il castigo per mortificarci, bensì
per redarguirci perché non gli facciamo caso, e per aiutarci. E ci manda
l'avvertimento per purificarci, per farci vedere il miracolo con il quale ci
dimostra il Suo amore per noi e, quindi, il Suo desiderio che noi compiamo il
messaggio. L' "avvertimento", che giungerà dovunque e sarà ascoltato
da ogni persona, è come un castigo. Si vedrà ciò che abbiamo causato con i
nostri peccati. Io credo che ci gioverà assai; lo dico affinché nessuno si
disperi, poiché sarà per la nostra santificazione. Per don Morelos. Ho
ricevuto la sua lettera e le rispondo oggi. Non le ho inviato prima questo
scritto perché non mi è stato possibile. Spero che Lei preghi per
me, perché ne ho veramente bisogno. Tanti saluti dalla mia mamma e da Serafin. In
unione di preghiera. Firmato: Conchita Gonzàlez.
Don
Gustavo Morelos, nel mese di settembre del 1965,
si era
trasferito in Spagna al fine di fare degli Esercizi Spirituali e in seguito
dedicarsi a studiare le «Apparizioni» della Santissima Vergine a San Sebastiàn
de Garabandal (Santander), Spagna. Questa notizia era appena arrivata in
Messico. Egli ritornò il 7 novembre al proprio paese e con sua grande sorpresa
trovò una lettera di Conchita del giorno 8 dello stesso mese, in cui gli
annunciava che vi sarebbe stata una visita della Madonna ai Pini (vedere il
documento riprodotto nelle pagine precedenti). Ciò che di quella lettera
interessò maggiormente il sacerdote, fu la promessa che gli faceva Conchita,
cioè che quando avrebbe visto la Madonna, le avrebbe dato da baciare un
oggetto, dicendoLe «che quell'oggetto sarebbe stato per don Morelos». Il
sacerdote attese con ansia il racconto dell'incontro di Conchita con la nostra
dolce Madre. Finalmente, in un giorno molto significativo, il 25
dicembre, don
Morelos ebbe nelle sue mani la seguente lettera che riproduciamo testualmente:
+
AVE MARIA S.S. de Garabandal, 29 dicembre 1965. Rev.do
Gustavo Morelos, ho ricevuto la sua lettera e anche la mia mamma. Mi dispiace
tanto non poterla compiacere in ciò che Lei mi chiede, perché si tratta di un
ricordo molto bello per me: pensi che un cieco guarirà il giorno del miracolo,
lo ha dato a P. Pio affinché lo benedica per me, e la Madonna lo ha baciato e
Gesù Bambino l'ha toccato con le sue mani. E’ veramente una reliquia molto
importante e la porterò con me in convento, poiché ne avrò molto bisogno.
Quando morirò, lo lascerò a Lei. D'accordo? Però le darò un rosario di
quelli che ho dato da baciare alla Vergine, dicendoLe che era per lei, e la
Vergine ha sorriso! Per ora, nient'altro. Credo che andrò a Pamplona verso la
metà di gennaio. Preghi molto per me; ne ho proprio tanto bisogno. La mia
mamma e i miei fratelli La ricordano. (...) Prego molto per quanto mi ha detto.
In che modo credono al messaggio e come lo adempiono? Ho già finito il
diario. (...) Bene, nient'altro. Mi piace tanto leggere le sue lettere. Saluti
ai messicani. (...) In unione di preghiera. Conchita Gonzàlez.
Spero
che Lei trascorra felici feste natalizie.
Il
4 luglio 1966, Conchita scrive un'altra lettera a don Morelos per dargli due
notizie: la prima, che ritornava al suo paese; la seconda, che il Crocefisso
che gli aveva promesso, (essendo stato lui il primo a chiederglielo), per
distrazione lo aveva dato a don Andreu. + AVE MARIA S.S. de
Garabandal 4 luglio 1966. Rev.do Gustavo Morelos da qualche giorno sono
ritornata in paese. I miei desideri non erano quindi molto grandi, sebbene
alcuni si lo fossero. Ho ricevuto le sue lettere, ma in collegio non posso
scrivere. La voglia non mi mancava. Per questo le scrivo ora. Non so se le darò
un piccolo dispiacere, ma l'ho fatto senza volere. Quando arrivai al collegio,
mi accompagnò don Andreu e mi chiese di regalargli qualche oggetto baciato
dalla Madonna. Io non avevo altro che il Cristo e senza pensarci su
due volte, lo tirai fuori dalla valigia e glielo diedi. Non mi sono ricordata
di Lei, né di nessuno... Ero così emozionata
di entrare in convento che l'unica cosa che mi importava era
servire Dio, tuttavia... Non si dimentichi di pregare per me; io non mi
dimentico di Lei e della sua grande opera. Tanti saluti dalla mia famiglia. La
ricordo sempre e in unione di preghiera. Conchita. P.S. Pochi giorni fa è morto
mio nonno.
LOCUZIONE
DI CONCHITA CON NOSTRO SIGNORE A PAMPLONA IL 13 FEBBRAIO 1966 E VIAGGIO A ROMA. Riproduzione
di un brano della lettera di Conchita al Rev.do Gustavo Morelos, in cui narra
questo avvenimento:
+
AVE MARIA! Pamplona, 15 aprile 1966. Rev.do Gustavo Morelos. Stimato don
Morelos, Le scrivo due righe dal collegio affinché sappia che la ricordo,
specialmente nelle mie preghiere per le sue intenzioni. Mia madre mi ha detto che lei è carmelitano: non può immaginare quanta
gioia ho provato per questo! Non ho nessuna novità da comunicarle, ma voglio dirle che mi piace molto la vita in collegio. Reverendo, le comunico la
triste notizia che ho ricevuto pochi giorni dopo essere arrivata in collegio
(...) LCfr. in seguito la locuzione del 13 febbraio. NdT.]
COPIA
DELLA LOCUZIONE DI CONCHITA DEL 13 FEBBRAIO 1966. La domenica 19 del mese di febbraio, nel momento di
ringraziare Dio dopo la Comunione, ho ricevuto al tempo stesso una grande
gioia e una tristezza ancora più grande: una delusione. Ho sentito la voce di
Cristo che mi diceva così: «Conchita, tu sei venuta qui in collegio per
prepararti a essere mia sposa, e dici di seguirmi. Tuttavia non mi dici di voler
adempiere la mia volontà, perché tu adesso vuoi compiere la tua e vuoi
continuare così per tutta la vita! Ti ho scelta nel mondo perché tu stia nel
mondo, affrontando le numerose contrarietà che troverai a causa Mia. Io
desidero tutto questo per la tua santificazione e affinché tu lo offra per la
salvezza del mondo. Devi parlare al mondo di Maria. Ricorda che nel mese di
giugno mi domandasti se ti saresti fatta suora. Io ti dissi: in qualsiasi
parte troverai la Croce, la sofferenza; te lo ripeto adesso. Conchita: hai forse
sentito la Mia chiamata a essere Mia sposa? No, perché io non ti ho chiamato».
Io Gli domandai: «E come si sente la Tua chiamata a farsi suore? E Lui mi
disse: "Non ti preoccupare di questo: tu non la sentirai. Replicai:
"Allora non mi vuoi bene, Gesù?"». Mi rispose: «Conchita, e tu mi
domandi questo? Chi ti ha redento? Compi la mia volontà e troverai il mio
amore. Esaminati bene. Pensa di più agli altri; non temere le tentazioni: se
sarai fedele, vincerai le molte tentazioni. Sii accorta a riguardo di quanto
ti ho detto, spiritualmente accorta. Non chiudere gli occhi dell'anima; non
lasciarti ingannare da nessuno. Ama l'umiltà, la semplicità; non pensare mai
che sia troppo ciò che hai fatto. Pensa a ciò che hai ancora da fare e a ciò
che devi fare, non per guadagnare il Paradiso, bensì per il mondo, affinché
il mondo compia la mia volontà. Che ciascun'anima si prepari. Chi avrà la
propria anima disposta ad ascoltarmi, saprà qual è la mia volontà. Conchita,
voglio dirti che prima del Miracolo soffrirai molto, poiché saranno in pochi
a crederti; anche i tuoi famigliari penseranno che tu li abbia ingannati.
Tutto questo Io lo voglio per la tua santificazione (come ti ho già detto) e
affinché il mondo adempia il Messaggio. Voglio avvertirti che il resto della
tua vita sarà una sofferenza continua; non intimorirti, ché nella sofferenza
ci sono Io e c'è Maria, tanto amata da te». Io gli domandai se a Roma non mi
avrebbero più creduta e Gesù mi disse: «Non preoccuparti del fatto
che ti credano o no. Farò tutto io, tuttavia ti darò anche la sofferenza: Io
sono con chi soffre per me».
+ AVE MARIA S.S. de Garabandal 5 febbraio 1966. Rev.do Gustavo
Morelos ho ricevuto le sue lettere e anche la propaganda che si deve fare per il
messaggio. Questa mi è piaciuta molto. Penso che Lei avrà ricevuto una
cartolina che le ho inviato da Pamplona (dal mio collegio) e un'altra da Ro.
Lunedì 7 febbraio me ne andrò al collegio di Pamplona, tuttavia la Madre
Superiora mi ha detto che devo andarci nelle vacanze estive per provare la mia
vocazione, e mi raccomanda di dire che vado in collegio e non in convento. Cosa
mi racconta dei messicani? Ricevo molte lettere in cui mi si parla di lei. La
Madonna la aiuti e la ricompensi per tutto ciò che fa per promuovere la
devozione mariana e per la salvezza del mondo. Non ho altro da dirle al
riguardo. Il mio viaggio a Roma è stato molto felice e tutto è andato
molto bene. Mi hanno ordinato di mantenere il segreto. Il mio nuovo indirizzo è
il seguente: Conchita Gonzàlez - Collegio delle Carmelitane C. Missionarie,
Avenida Pio XII, n 22 - Pamplona. Saluti dalla mia mamma e dai miei fratelli. In
unione di preghiera. Conchita Gonzàlez Mi scriva presto a Pamplona.
CONTRADDIZIONI
E RITRATTAZIONI. Sin dall'inizio delle apparizioni, la Visione aveva annunciato alle
ragazzine che sarebbe giunto il tempo in cui si sarebbero contraddette e che
avrebbero persino negato di averla vista. Le ragazzine lo ripetevano
frequentemente. Per essere più precisi, trascriviamo in seguito taluni testi
in cui gli annunci delle ritrattazioni future sono perfettamente espliciti: a
pagina 60 del manoscritto del Diario di Conchita, si legge il seguente passo
scritto nel 1963: «A noi quattro: Loli, Jacinta, Mari Cruz e io, sin
dall'inizio la Santissima Vergine ci aveva detto che ci saremmo contraddette a
vicenda, che i nostri genitori non avrebbero reagito bene e che saremmo arrivate
persino a NEGARE di aver visto la Vergine e l'Angelo. E nel mese di gennaio si è
avverato tutto questo... Ciò ci sorprendeva molto. Certamente! Che ci dicesse
tutte queste cose...». In una lettera diretta a William A. Nolan (degli U.S.A.)
in data 22 marzo 1965, Conchita aveva scritto: «Oltre al Messaggio, Lei (la
Madonna) ci ha detto molte altre cose. Ci ha detto anche che vi sarebbero state
molte contraddizioni tra di noi». Secondo una locuzione che ebbe Loli nel mese
di novembre del 1965, la Vergine le aveva annunciato un periodo di dubbi, nei
seguenti termini: «La Madonna mi ha detto che avrei dovuto soffrire molto in
questo mondo, che avrei avuto molte prove, che avrei dubitato di tutto ciò che
ho visto, e che questo mi avrebbe fatto soffrire più di ogni altra cosa».
Nella locuzione del 13 febbraio 1966, di cui abbiamo parlato in precedenza e
riportato il testo completo, Nostro Signore avverte Conchita come segue: «Conchita,
voglio dirti che prima del Miracolo soffrirai molto, poiché saranno in pochi
a crederti; anche i tuoi famigliari penseranno che tu li abbia ingannati. Tutto
questo Io lo voglio per la tua santificazione (come ti ho già detto) e affinché
il mondo adempia il Messaggio. Voglio avvertirti che il resto della tua vita sarà
una sofferenza continua». Che cosa si è realizzato sino al momento presente di
quanto dicono questi annunci? A riguardo di Mari Cruz, Conchita dice nel suo
diario: «Mari Cruz continua a dire che lei non ha visto la Madonna». Questa
ritrattazione risale al 1963. Di Conchita si dice che lei si ritrattò una prima
volta all'età di dodici anni, quando la portarono a Santander alla fine di
luglio del 1961. In quell'occasione si disse che Conchita arrivò persino a
firmare uno scritto in cui diceva di non aver visto la Madonna. Non abbiamo
documento alcuno o altri particolare riguardanti questa prima ritrattazione.
Si potrà pensare anticipatamente che l'importanza di questa ritrattazione sia
relativa, se si pensa a quanto avvenne in seguito. Simultaneamente a Conchita,
anche Loli e Jacinta dovettero affrontare due periodi di dubbi e di contraddizioni:
il primo a gennaio del 1963 e il secondo durante il 1966. Ecco ciò che dice il
Diario di Conchita circa il primo periodo: «...nel mese di gennaio del 1963,
tutto ciò che la Santissima Vergine ci aveva detto sin dall'inizio, si avverò.
In effetti, siamo arrivate a contraddirci vicendevolmente e abbiamo persino
negato di aver visto la Vergine. Un giorno siamo andate a confessarci. Ma nel
nostro cuore eravamo certe che l'Angelo e la Santissima Vergine ci erano apparsi».
Le religiose che si occupavano dell'educazione della ragazzina in collegio, la
aiutarono a superare quelle tentazioni e a riprendere la pratica della Comunione;
riuscirono a persuaderla spiegandole che la tentazione non è per se stessa un
peccato. Allora Conchita acconsentì a proseguire la pratica della Comunione
quotidiana, ma allora incominciò a sentire come una forza che le impediva di
avvicinarsi all'Eucarestia e dovette farsi violenza per perseverare. Esprimeva con queste parole ciò che provava: «Mi
sembrava che mi dessero semplicemente un pezzettino di pane». Queste
tentazioni contro la fede furono seguite da dubbi sulla realtà oggettiva delle
sue Visioni. Conchita si domandava se il tutto non fosse stato un gioco della
sua immaginazioneo se fosse stata vittima di qualche turba psichica o mentale.
Nella medesima epoca, Loli e Jacinta, in luoghi diversi e a chilometri di
distanza da Conchita, sperimentavano la mesesima sofferenza interiore a motivo
di quei dubbi angosciosi sulla realtà delle apparizioni. Tali dubbi aumentarono
nei mesi successivi. In seguito le tre ragazzine si incontrarono a Garabandal.
Alla metà del mese di agosto decisero di comunicare i loro dubbi e timori al
sacerdote. Ecco una lettera scritta da Conchita al Reverendo Morelos, il 13 ottobre
1966, in cui gli racconta per quale dura prova stesse passando: + AVE MARIA! S.S. de Garabandal 13 ottobre 1966. Rev.do Gustavo Morelos ho sempre avuto il desiderio di scriverle, ma i
giorni sono trascorsi e appena oggi, che il buon signor Vfctor Manuel mi ha
chiesto se volevo scriverle, mi accingo a farlo. Ho ricevuto tutte le sue
lettere. Tramite Victor Manuel sono a conoscenza di ciò che fate oggi e mi
sembra bene, poiché tutto quello che si fa per la Madonna, per Dio o per le
anime, è cosa molto buona. Sempre tramite questo signore, so che Lei è più o
meno al corrente di quanto accade. Io le racconterò qualcosa, anzi, le dirò
tutto. A partire dal 15 agosto ho iniziato a provare rimorsi per aver
ingannato il mondo dicendo di aver visto la Madonna, e invece era una bugia. Ho
sentito il desiderio di confidarmi con il parroco; gli ho chiesto di
comunicarlo al Vescovo, dicendogli che avrei voluto parlare anche con Lui.
Qualche giorno dopo sono partita per andare in collegio. Trascorsi due o tre
giorni, vennero il Signor Vescovo, il Vicario, il segretario e il mio parroco. A
tutti, meglio detto al Signor Vescovo in presenza di altri tre sacerdoti, dissi
che tutto era una bugia e inoltre firmai questa dichiarazione. Tutto questo è
avvenuto perché io ero convinta di doverlo dire, e lo sono ancora! Cosa ne
pensa? Saluti dalla mia famiglia; tutti le siamo molto grati. Non mi dimentichi
nelle sue preghiere: ne ho tanto bisogno! Conchita Gonzalez. PS:. Credo che in
questi giorni me ne andrò a un collegio di suore; forse le scriverò; tuttavia
non le assicuro che ci andrò perché i miei famigliari non sono molto
d'accordo. Addio.
L'incontro
fra la ragazzina e il Vescovo di Santander (Vicente Puchol) cui Conchita
accenna in questa lettera si prolungò molto: durò sette ore, due la mattina
e cinque il pomeriggio. Conchita rimase molto contenta del modo in cui la
trattò il Vescovo. Dichiarò che tutto ciò che aveva scritto sul diario era
vero «tranne il fatto di aver visto la Madonna e l'Angelo». Conchita spiegava
tutto ciò che aveva fatto durante gli anni delle apparizioni come se si
trattasse di una serie di coincidenze sorprendenti. Inoltre diceva che le
"chiamate" erano vere, poiché ricordava chiaramente le sensazioni
che le accompagnavano. Questa visita del Vescovo di Santander a Pamplona
avvenne i primi di settembre del 1966. Conchita ebbe un altro incontro con il
Vescovo, ma questa volta a Santander. Racconta che in quell'opportunità ebbe
l'intenzione di dire al Prelato la data del miracolo annunciato, ma nel momento
in cui gliela voleva comunicare, l'aveva completamente dimenticata. Appena uscì
dal Palazzo Vescovile, improvvisamente quella data affiorò di nuovo con chiarezza
nella sua mente. Alla fine degli incontri di Conchita con il Vescovo di
Santander, questi chiese a Conchita di firmare le sue dichiarazioni. I genitori
delle ragazzine non lo fecero, poiché dissero che non potevano firmare tali
dichiarazioni finché non venisse spiegato loro che cosa fossero stati quei
fenomeni che durante tre anni essi avevano osservato nelle proprie figlie.
Questo atteggiamento dei genitori delle ragazzine è comprensibile, se si
considera che si tratta di rozzi montanari, abituati a vedere le cose con
chiarezza. Dopo questi fatti, molte persone hanno avuto l'opportunità di
parlare con la giovane. Il Reverendo Gustavo Morelos si presentò da Conchita a
gennaio del 1967, mostrandole l'immagine fatta nel Messico dal pittore Octavio
per diffondere i messaggi dati dalla Madonna a Garabandal. Vedendola,
Conchita fece un gesto di compiacimento e, prendendola in mano, iniziò in modo
particolareggiato a fare al sacerdote alcune osservazioni circa l'immagine:
che (la Madonna vista da lei) non portava la corona, che le stelle che
circondavano la testa della Madonna si intrecciavano formando ciò che le ragazze
chiamavano corona, che non portava il cingolo, che il viso non era chino, che
portava lo scapolare sulla destra e a guisa di manipolo... Il giorno seguente
don Morelos doveva accompagnare Loli e Jacinta ai loro rispettivi collegi e,
trovandosi quella stessa immagine sulla sua scrivania, Loli si avvicinò per
parlare con il sacerdote, la prese in mano e disse: «Reverendo, la Madonna
che noi abbiamo visto non portava la corona, non aveva la testa china da un
lato, non portava cingolo e aveva lo scapolare sulla destra a guisa di manipolo».
Queste osservazioni fatte da un'altra ragazzina e a chilometri di distanza, è
prova eloquente del fatto che le ragazzine, proprio nel periodo dei dubbi e
delle negazioni, portavano interiormente chiaramente impressa l'immagine
della Santissima Vergine che i loro sensi avevano percepito e specialmente la
loro coscienza. A Conchita vennero fatte, inoltre, molte domande su ciò che lei
chiama le sue «negazioni». Riproduciamo un dialogo particolarmente
interessante: Domanda:
Quando tu
dicevi di aver visto la Madonna, mentivi? Conchita: No, dicevo la verità. Domanda: E adesso che tu dici di non averla visto, menti? Conchita:
No, dico la
verità. Domanda:
Attualmente,
hai la coscienza tranquilla a questo riguardo? Conchita: Sì. Domanda: Anche quando dicevi di vedere la Madonna avevi la
coscienza tranquilla? Conchita:Sì, certamente. Domanda: In quale di questi due momenti hai avuto la coscienza più tranquilla? Conchita:
Quando dicevo che vedevo la Madonna. Allora io avevo la coscienza
completamente in pace. Adesso, certamente, ce l'ho in pace, ma al tempo stesso
provo qualcosa nel profondo della mia coscienza. Domanda: Perché
adesso dici di non aver visto la Madonna? Conchita: Soltanto la Vergine
Santissima sa il perché. Lei fa le cose cosi... In una lettera scritta da
Conchita nel mese di novembre del 1966, si legge questo brano: «Continuo a
pensare lo stesso circa le mie ritrattazioni e accetto tutto questo come una
Croce che mi invia Nostro Signore. Talvolta penso: se tutto ciò non è stato
vero, allora non si tratta né di una Croce né di niente».
Per
concludere, riporteremo per intero uno scritto di un teologo spagnolo, il
Reverendo Lucio Rodrigo circa le ritrattazioni e i dubbi delle bambine. Questa
nota porta la data del 10 agosto 1966. Fu scritta quando Loli e Jacinta avevano
raggiunto il momento maggiormente acuto dei loro dubbi. Quindi, l'autore di
questo scritto non poteva conoscere il momento culminante vissuto da Conchita,
poiché si produsse un po' più avanti, verso il 15 agosto: «Tutti coloro che
credono alla realtà soprannaturale e divina dei fatti di Garabandal, non
devono permettere che la loro fede venga intaccata dal fatto che attualmente
l'una o l'altra delle ragazzine dichiarino che tutti questi fenomeni non sono
stati altro che una meravigliosa commedia, abilmente inscenata e provata,
oppure che esse sono state soltanto un giocattolo, preda di una dolce illusione
causata dalla malattia del demonio. Il motivo è il seguente: se noi siamo
arrivati alla conclusione che tali fenomeni hanno un carattere divino e ci
abbiamo creduto, non è stato perché ci siamo basati su ciò che le ragazzine
dicevano sulle loro Visioni in quei momenti, cioè nei momenti di estasi o in
quelli successivi, bensì considerando l'insieme dei fenomeni ai quali abbiamo
assistito noi stessi o che altre persone, pienamente degne di fiducia, affermano
di aver visto. Noi abbiamo sottoposto questo insieme difatti a una severa
analisi critica e siamo arrivati alla conclusione che tali fenomeni non erano
e non potevano essere inventati dalle ragazzine e neppure potevano essere il
risultato di immaginazioni di origine patologica o demoniaca. Questo non esclude
che qualche fatto occasionale o isolato sia stato frutto della loro
immaginazione o di una illusione, oppure di entrambe al tempo stesso.
Aggiungiamo che questo ragionamento sarà sempre valido, anche nel caso in cui
Conchita arrivasse ad affermare, come fanno le altre tre bambine, che tutto ciò
che è successo non è stato altro che una abile simulazione da parte loro,
oppure che sono state vittime di una illusione. Quindi se le nostre conclusioni
e la nostra credenza nel carattere soprannaturale dei fenomeni di Garabandal
non si fondano su ciò che le giovani hanno detto all'epoca delle apparizioni,
bensì su fatti concreti e reali verificati da me e da molti altri testimoni,
nessuno ha una ragione per distruggere queste apparizioni o per attenuare la
loro importanza, semplicemente in vista di ciò che le ragazzine dicono oggi
o che potranno dire nel futuro. Le giovani potranno credere di aver vissuto una
illusione, ma noi no. Comillas, 10 agosto 1966 Padre Lucio Rodrigo s.j.
TERZA PARTE - DOCUMENTI
TESTIMONIANZA
DI PADRE RAMON MARIA ANDREU CIRCA LA SUA VISITA A GARABANDAL IL 18 OTTOBRE 1961
Domanda:
Il 18
ottobre 1961 lei è stato a Garabandai.
Ci potrebbe raccontare come si è svolta questa visita e le circostanze che
l'anno accompagnata? R.M.
Andreu: Con
molto piacere. Arrivai a Garabandai il 17 ottobre. Quel giorno e specialmente
il 18, vidi arrivare in paese una folla immensa. Ciò significava molto,
considerando le difficoltà di accesso e il fatto che quel giorno era in atto un
vero e proprio diluvio. La distanza da Cosio, che bisognava percorrere a
piedi, è di circa sei chilometri. Quel giorno io ero contento e tranquillo. Non
avevo motivi per sentirmi altrimenti. Durante i mesi di agosto e settembre, e
anche durante i giorni di ottobre già trascorsi, ero stato testimone di molti
avvenimenti in quel paesino di montagna. Serbavo di questo periodo molti
ricordi felici. Tutto mi sembrava buono. Domanda: Come erano i suoi
rapporti con il Vescovo di Santander? R.M.
Andreu: I
miei rapporti con l'autorità diocesana erano eccellenti. Don Doroteo Fernàndez,
Amministratore Apostolico della Diocesi, mi aveva autorizzato a salire a
Garabandal, a celebrarvi la S. Messa, a predicare e confessare. Ebbi
l'opportunità di far visita al Vescovo diverse volte. In queste visite mi fu
possibile esporre le mie opinioni personali. Lo stesso rapporto c'era con D.
Eugenio Beitia Mdazabal, sia per quanto riguarda me, come i miei fratelli, i
sacerdoti Mejandro e Marcelino. Domanda: Quale fu il motivo immediato
della sua visita a Garabandal il 18 ottobre 1961? R.M. Andreu: E’ risaputo che le bambine avevano annunciato per
quel giorno la proclamazione del Messaggio. Io supponevo che questo potesse
essere importante. Lo stesso dovettero pensare in molti, perché le difficoltà
di quel giorno in cui pioveva tanto, si riunirono nel paese circa cinquemila
persone. Domanda: Conchita nel suo diario dice che che questa folla
immensa salì ai Pini verso le 22 per ascoltare il Messaggio. Anche lei sali? R.
M. Andreu: Sì,
io salii fra gli ultimi, seguendo la gente in quella difficile ascesa. Era
necessario percorrere 500 metri in salita, in quella giornata di acqua e
fango. A momenti vi era tanta oscurità come nella bocca di un lupo. Alcune pile
tascabili si vedevano brillare lungo tutto il fianco del monte. L'acqua scorreva
dal monte in tutte le direzioni. Durante questa salita, scivolavo continuamente.
Sono anche caduto diverse volte. Questo succedeva a quasi tutti. Avevo percorso
la metà della strada, quando all'improvviso, e in modo brutale, sentii una
intensa amarezza interiore. Era un insieme di sentimenti tristi, difficile da
definire. In quel momento mi sembrava che per me tutto stesse crollando.
Provai una profonda sensazione di intensa solitudine. Le quattro ragazzine erano
soltanto delle ammalate. Io mi chiedevo: perché mi trovo qui? Mio fratello
era morto: questo era tutto ciò che potevo concludere. Il mio doloroso stato
interiore diveniva sempre più intenso. Posso dire, in verità, che mai nella
vita ho provato una desolazione così intensa. Pensai di abbandonare ciò che
non era altro che un triste spettacolo di paese. Stetti quieto un momento. A volte guardavo il cielo. So che in quel
momento mi
sarebbe piaciuto che
si realizzasse un miracolo, un miracolo che le ragazzine
non avevano annunciato. La mia delusione fu assoluta. Mi spostai e rimasi nuovamente per un po', non so
dire per quanto tempo, in solitudine, sentendo passare nell'oscurità le persone
che erano salite ai Pini. Regnavano la notte e il silenzio. Non mi ero mai
sentito così solo. All'improvviso una lanterna diresse la sua luce verso di me.
Un amico che discendeva dai Pini, mi riconobbe e mi si avvicinò. «Tutto
questo è meraviglioso ! » mi disse. Io glielo lasciai dire mentre dentro di me
pensavo: «Domani capirai l'assurdità di tutto questo». Discesi con lui sino
al paese senza lasciar trapelare nulla di quanto succedeva dentro di me.
Entrammo in una casa in cui ci stavano aspettando. Poco dopo arrivò
Ameliuca, la sorella di Loli. Rivolgendosi a me e ad altre due persone, disse:
«Loli dice che andiate tu, tu e tu». Io la udii, tuttavia non pensavo di
andare. Infine dissi a me stesso: «Farò un'opera di misericordia: visitare
gli ammalati». E così decisi di dare un addio definitivo a tutto questo. Domanda:
E lei andò a casa di Loli? R.M
Andreu: Sì.
Salii sino alla soffitta della casa di Ceferino. Vi era un numero di persone che
potrebbero essere state dodici o quattordici, e fra queste si trovava Loli. La ragazza sembrava contenta, direi che
era proprio felice. Io stavo pensando all'incoscienza di quella ragazzina e
delle altre, quando Loli mi disse sorridendo: «Si sieda». Non c'era nessuna sedia, bensì una specie di
branda posta in un angolo. Automaticamente mi sedetti sul bordo di essa e Loli
vicino a me. Lei aveva 12 anni, tuttavia avrebbe diretto la conversazione, il
cui ricordo sarebbe durato in me per sempre. «Fra voi tre, ce n'è uno che non
crede, mi disse. Lei sa chi è?» «Sì», le risposi. «E tu?» «Io sì, lo so, mi
rispose. La Madonna me lo ha detto.» «Quando? » «Adesso, nel discendere dai Pini.» «Dimmi chi
è», insistetti. «Non oso», fu la sua risposta. «Se si trattasse di uno
degli altri due...» «Sì,
sono io. Non ci credo affatto». Nello sguardo infantile di Loli apparve un sorriso
complice e soggiunse: «La Madonna ci ha detto: il Reverendo sta dubitando
di tutto e soffre molto. Chiamatelo e ditegli di non dubitare, che è proprio vero: sono Io, la Madonna che vi
appare. E affinché vi credano, direte: quando salivi, salivi contento; quando scendevi, scendevi triste».
Io rimasi stupito, guardando Loli, senza sapere che cosa dire. Lei soggiunse: «La
Madonna ha parlato molto di lei a Conchita». Allora mi alzai e compresi, sebbene in modo
confuso, che il momento dell'addio definitivo non era arrivato. Presi con me
due amici, i quali, guardandomi fissamente, mi domandarono: «Che
cosa le ha detto? Cosa le succede?» Senza rispondere, li sospinsi dicendo: «Andiamo
a casa di Conchita». Aniceta aprì la porta. Il mio saluto fu questa domanda:
«Posso vedere Conchita?» «E
già a letto», mi rispose, «Ma Lei può salire». Non c'erano porte da aprire.
Feci pochi scalini e arrivai alla camera, chiamiamola così, dove Conchita si
trovava a letto con sua cugina Luciuca. Conchita aveva 12 anni e sua cugina 11.
Appena mi vide, disse sorridente, prima che io aprissi bocca: «Reverendo, Lei
è contento o è ancora triste?» «Non lo so», le risposi. «Loli mi ha detto
che la Madonna ti
ha parlato molto di me» «Per
lo meno per un quarto d'ora», fu la sua risposta. «In questo modo, so tanto quanto prima», commentai
ad alta voce. Conchita mi disse sorridendo: «C'è una cosa che le posso dire:
"Quando saliva, saliva contento; quando scendeva, scendeva triste",
e, così via, la Madonna mi ha detto tutto ciò che lei stava pensando, e dove
si trovava mentre aveva tali pensieri. Lei, padre, pensava: "Adesso me ne
vado in America. Oppure da un'altra parte"; "Non voglio più saper
niente di questa o di quell'altra persona". E mi disse che lei stava
soffrendo molto. Inoltre mi ha chiesto di dirglielo e che lo avverta che tutto
questo è successo affinché, d'ora in poi, ricordandolo, lei non abbia più a
dubitare». Rimasi senza parola. Il giorno seguente Conchita mi indicò, con il
dito su una fotografia, esattamente il posto sul monte in cui io avevo avuto
ognuno di quei pensieri. C'era una cosa importante per me. Tutto ciò che
Conchita mi aveva detto era vero. Da parte della Madonna mi aveva comunicato:
"Tutto questo le è successo, affinché d'ora in poi, ricordandolo, non
abbia più a dubitare". Io passai attraverso altri momenti di dubbio, sebbene
mai così angosciosi come quel 18 ottobre. Con frequenza ricevevo la notizia,
anche con le apparenze di una conclusione ufficiale, che tutto era finito. Ma ho
visto che ogni volta rimaneva aperto il medesimo interrogativo. L'esperienza di
quel 18 ottobre 1961 mi è servita in molti casi per chiedere a me stesso come
avessero potuto sapere le ragazzine, specialmente Conchita, con tanti
particolari, una mia esperienza interiore e come abbiano potuto ripetermela con
tanta chiarezza e sicurezza.
BOLLETTINO UFFICIALE DEL VESCOVATO DI SANTANDER
NOTA UFFICIALE DEL VESCOVATO DI SANTANDER CIRCA GLI
AVVENIMENTI DI SAN SEBASTIAN DI GARABANDAL.
Scriviamo
questa NOTA obbligati
dal nostro dovere pastorale. Il nome di GARABANDAL e gli avvenimenti di questo piccolo paese di montagna della nostra Diocesi,
accaduti durante questi anni, hanno oltrepassato, attraverso i mezzi di
comunicazione sociale, le frontiere della nostra Patria e del continente
europeo. Agenzie internazionali hanno diffuso informazioni grafiche e servizi
speciali. Si parla di apparizioni di Nostra Signora la Vergine Maria, di
messaggi spirituali, di desideri della Santissima Vergine. Al tempo stesso ci
viene chiesta una opinione autorizzata su questi avvenimenti che si vogliono
collegare ad altre venerande invocazioni mariane note universalmente. Il
Vescovato di Santander ha riunito una vastissima documentazione durante questi
anni, circa tutto ciò che è successo a Garabandal. Non ha chiuso il suo
dossier al riguardo. Prenderà sempre nota, con gratitudine, di questi elementi
di giudizio che le vengano inviati. Sono TRE
le NOTE
ufficiali che
sino a questo momento sono state diffuse, nell'intento di orientare il giudizio
dei fedeli. Questa sarà la quarta NOTA. La
sua conclusione circa gli avvenimenti, sino ad oggi, non ha trovato ragione
alcuna per modificare il giudizio emesso in precedenza: si ritiene che NON
VI SIANO PROVE sul
carattere soprannaturale dei fenomeni esaminati accuratamente. Di conseguenza
è necessario che questa autorità diocesana rinnovi i provvedimenti opportuni
affinché non venga propiziato artificialmente un ambiente di confusione,
mediante una propaganda di massa al margine della lettera e dello spirito dei
sacri canoni, attraverso notizie, articoli giornalistici su riviste,
informazioni grafiche, rassegne di itinerari o altri mezzi simili. Ricordiamo
che secondo il canone 1.309 N 5 «sono proibiti dal Diritto stesso, i libri e
gli opuscoli che si riferiscano a nuove apparizioni, rivelazioni, visioni,
profezie, miracoli che introducano nuove devozioni, qualora essi vengano
pubblicati senza l'osservanza delle prescrizioni dei canoni». Rendiamo noto
che sino a questo momento non abbiamo concesso l'«Imprimatur» a nessun libro,
opuscolo, articolo o rassegna in materia. Estendiamo, sin dove giunga la nostra
autorità diocesana, la medesima proibizione del canone a qualsivoglia
pubblicazione di articoli o informazioni che non siano stati sottoposti alla censura
della Diocesi di Santander. la loro
presenza in San Sebatiàn de Garabandal l'ambiente creato intorno a queste apparizioni
e comunicazioni spirituali, dichiarando tuttavia che non abbiamo trovato
materia alcuna di condanna da parte della censura ecclesiastica né in quanto
alla dottrina né in quanto ai consigli spirituali dati ai fedeli cristiani, che sono stati diffusi in questa occasione, poiché
essi contengono un'esortazione alla preghiera e al sacrificio, alla devozione
eucaristica, al culto di Nostra Signora in modalità tradizionalmente lodevoli,
nonché al santo timore di Dio, offeso dai nostri peccati. Essi si limitano a
ripetere semplicemente
la dottrina comune della Chiesa in materia. Riconosciamo la buona fede e il fervore religioso delle persone che
accorrono a San Sebastiàn de Garabandal, le quali meritano il maggior
rispetto, e vogliamo far leva precisamente su questo fervore religioso, affinché,
confidando pienamente nella Chiesa gerarchica e nel suo Magistero, adempiano
con la maggior precisione
le nostre raccomandazioni pubblicate più volte. In
quanto ai sacerdoti, data la speciale importanza che il
loro intervento può avere, tanto nel senso della
loro attiva partecipazione e collaborazione nello svolgersi
degli eventi, quanto come semplici spettatori, PROIBIAMO in modo esplicito e formale la loro assistenza senza
permesso espresso, speciale e per ogni caso, dell'autorità ecclesiastica,
dichiarando che vengono sospese «ipso facto» le autorizzazioni in questa
Diocesi di Santander per tutti coloro che contravvenissero a questo nostro
avvertimento formale. La Suprema Sacra Congregazione del Santo Uffizio si è
messa in contatto con la Diocesi di Santander, al fine di ottenere la debita
informazione circa questa grave questione Santander, 8 luglio 1965 EUGENIO,
Vescovo A.A. di Santander.
LETTERA DEL SANTO UFFIZIO DEL
28 LUGLIO 1965
Il
Signor Vescovo Amministratore Apostolico ordina di pubblicare la seguente
comunicazione della Sacra Congregazione del Santo Uffizio circa le apparizioni
di San Sebastiàn de Garabandal: «Dalla
sede del Santo Uffizio, addì 28 luglio 1965. All'Ecc.mo e Rev.mo don Eugenio Beitia Aldazabal,
Vescovo Amministratore Apostolico di Santander. Ecc.mo e Rev.mo Signore, Questa
Suprema Sacra Congregazione ha ricevuto regolarmente la vostra lettera in data
7 del mese in corso, in cui S.E. Rev.ma pone a conoscenza del Santo
Uffizio le apparizioni della Beata Vergine Maria che, secondo quanto si dice, sono avvenute nel paese di
San Sebastian de Garabandal. Attraverso
la documentazione inviata, appare con sufficiente chiarezza con quanta prudenza
abbia agito S.E.
a riguardo di tale questione. Prego VE. di seguirla anche in futuro, con sguardo vigile. Se dovesse
sorgere qualche elemento nuovo, la prego di comunicarlo al Santo Uffizio. Colgo
l'occasione per renderle testimonianza della mia profonda venerazione e mi
riaffermo devotissimo di SE. no. Firmato: Padre Raimundo Verardo o.p., Comissario. Si
pubblichi. 9 agosto 1965. EUGENIO, Vescov o A.A.
BRANI DEL TESTO ORIGINALE DI ALCUNI SCRITTI DI
CONCRITA.
«Ti
parlerei per tutto il giorno... ma forse Ti annoio. Nell'oscurità di questa notte così silenziosa, guardando il
cielo azzurro vedo la creazione Tua, le stelle, la luna... tutte le cose che Tu
hai fatto per il nostro bene. Guardando il cielo, mi sento molto unita a Te...
Vorrei che tutti coloro che non Ti ricordano e che sono separati da Te,
accettino le mie preghiere e che Tu accettassi le mie preghiere di questa sera e
i miei assai
miseri e timidi sacrifici... per il bene di quelle anime, affinché si avvicinino a Te, Gesù, a Maria Madre della
Chiesa, e specialmente per coloro che ancora non vi conoscono». «Perché hai
scelto me, sapendo ciò che sono, per comunicare messaggi tristi. E’ una
grazia molto grande, ma credimi, Gesù mio, mi sto accorgendo della
responsabilità che questo comporta. Come adempio ai tuoi ordini, Gesù? Non posso mettere dentro di loro il messaggio e
far sì che lo adempiano; inoltre, alcuni credono che siano invenzioni mie! Perché lo
permetti? Lo sai bene, Gesù: in questo modo, dubitando del messaggio, non
possono adempierlo. O Gesù mio, aiutaci a meditare sulle tue cinque piaghe
affinché possiamo offrire volentieri i nostri sacrifici. Perdonaci, Signore,
perché per causa nostra oggi Tu sei inchiodato sulla Croce...». «Vorrei
visitarti con maggior frequenza. Vorrei essere la tua piccola lampada e che la
mia piccola fiamma Ti illuminasse con una luce sempre crescente e che
illuminasse le anime che vogliono avvicinarsi a Te. Vorrei anche essere la parte
interna della porta del Tabernacolo per esserti più vicina. Vorrei essere
tanto, eppure sono un nulla, niente di niente. Tuttavia siccome sono figlia di
Maria, la Madre di Dio, e sono stata redenta con il Sangue di Cristo Crocefisso,
per questo sono qualcosa».
UNA PREGHIERA DI CONCHITA 1° GENNAIO 1967
Madre,
io ti prego per questo nuovo anno: di non avere vanità. Ti chiedo inoltre la
sincerità, il saper essere grata e l'Amore per Te. Signore, ecco ciò che ti
chiedo per tutto l'anno: dammi spirito di sacrificio e di preghiera. Concedimi
di ricevere la Comunione con maggior fervore, di visitare con maggior frequenza
il Santissimo. Perdonami, Signore. Grazie per tutti i benefici che ci hai dato.
Grazie per tutti i benefici che hai dato alla mia famiglia e perdonaci per non
averti corrisposto. Grazie, Signore, per questo nuovo anno e perdonami per
l'anno trascorso. Signore, ti prego per tutti coloro che si sono affidati alla
mia preghiera, specialmente per quelli che ne hanno più bisogno. Signore, ti
prego anche per le anime del Purgatorio. Ti prego per tutti gli ammalati, per
quelli che diffondono il messaggio e per coloro che non ne vogliono sapere. Ti
prego per tutti. Ti prego inoltre per coloro che mi adesso e per tutti quelli
che mi scrivono confidano le loro necessità. Signore, io le racconto a Te,
sebbene non possa dirtele tutte; Signore, Tu le conosci. Madre, ascolta tutti,
parla di tutti a tuo Figlio, soccorrili e concedi loro ciò che Vi chiedono, se
questo contribuisce alla Vostra maggior gloria e al bene delle nostre anime.
Signore, ti chiedo perdono per coloro che si affidano alle mie preghiere. Ti
chiedo, Signore, che il Tuo messaggio si diffonda sempre di più e che tutti
quelli che diffondano il messaggio lo facciano per Te. Signore, grazie per essi.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Ave, Maria Purissima,
concepita senza peccato. Amen.