DAVANTI AL TABERNACOLO

CON I PERSONAGGI DEL VANGELO

P. GIUSEPPE FERMO VOLPI Cappuccino

31 visite al Tabernacolo

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Fratello e Sorella in Gesù Cristo, eccoti una guida perla tua Visita quotidiana a Ge­sù Sacramentato.

Ti immaginerai di avere davanti a te Gesù e quel personaggio indicato in ogni visita, che si incontra con Gesù.

Il brano evangelico lo devi leggere adagio e con attenzione, anche se lo conosci già. L'Evangelo ha riempito di volumi le biblioteche, perché dalle sue pa­role sgorgano sempre nuovi significati e nuove appli­cazioni.

Le poche parole, che metto dopo ogni episodio evangelico, sono solamente dei brevi suggerimenti per quello che il tuo cuore svilupperà adattandolo alla tua situazione.

Non ti curare affatto di chi abbia scritto queste brevi riflessioni e preghiere.

Sappi solo che anch'io desidero tanto, tanto di amare Gesù Eucaristico e che, non sapendolo fare, bramo che lo faccia tu.

Vorrei poter radunare in uno solo tutti i cuori de­gli uomini e porli davanti all'Ostia consacrata, per dire un grazie universale a tanto Benefattore dell'umanità. E sento che, se ciò avvenisse, in quel giorno Dio scenderebbe ancora a conversare con gli uomini, co­me faceva nel Paradiso terrestre.

Sappi infine che queste righe le ho scritte davanti al Santissimo Sacramento e che, perciò, ti infiamme­ranno il cuore, se le leggerai in ginocchio, davanti allo stesso Gesù Sacramentato.

Con questo ti saluto coi migliori auguri di santità e ti prego del grande favore di chiedere a Gesù, anche per me, una scintilla di quell'amore eucaristico che infiammerà il tuo cuore. fr. Giuseppe Fermo, Capp.

 

AD OGNI VISITA

Entrando in chiesa darai subito uno sguardo al Santo Tabernacolo; poi, presa l'acqua santa, farai de­votamente la genuflessione, dicendo queste parole:

«Ti adoro, mio Signore Gesù Cristo, qui e in tutti i luoghi dove sei presente sotto le specie eucaristiche. Au­menta in me la fede nella santa Eucaristia».

Inginocchiandoti in un banco piuttosto appartato, ma dal quale possa vedere il Sacro Tabernacolo, dirai lentamente e devotamente questa preghiera:

«O mio Dio Gesù Sacramentato, ti adoro profonda­mente, con tutto il cuore, in compagnia di tutti i cittadi­ni celesti e terrestri, che in questo momento ti adorano.

Non badare alla mia grande miseria ed aprimi il cuore alla più grande confidenza. Fa' che da questo mio cuore, freddo e arido, sbocci finalmente quell'amore che tu attendi da me.

Sia in eterno benedetto, o Gesù, quel giorno nel qua­le ti donasti a noi, sotto le specie eucaristiche, in corpo, sangue, anima e divinità.

Benedetto quel giorno nel quale decidesti di lasciare all'umanità, per la quale ti preparavi a morire, un dono tanto prezioso e sublime, che neppure le intelligenze più elette arrivano a comprendere.

Benedetto quel mattino nel quale, per la prima volta, aprii la bocca per riceverti nel mio cuore.

Sia in eterno benedetta la Santa Eucaristia, la quale quotidianamente dà all'umanità forza, vita, grazia, amore puro.

O Vergine Immacolata, o Angeli e Santi del Cielo, o Anime sante del Purgatorio che attendete la corona, o anime di questa terra, innamorate della Santa Eucari­stia, o creature tutte dell'universo, venite e con me pie­gate il capo per adorare l'Onnipotente nostro Creatore, legato dal suo amore in quest'Ostia Consacrata. Così sia.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Visita I

LA SAMARITANA (Gv. 4, 5-14)

Se tu conoscessi il dono di Dio!

Giunse (Gesù) ad una città della Samaria, detta Si­char, vicino al podere che Giacobbe aveva donato a suo figlio Giuseppe, e dove era pure il pozzo di Giacobbe.

Or dunque Gesù, stanco dal viaggio, stava così a se­dere sull'orlo del pozzo. Era circa mezzogiorno.

Venne ad attingere acqua una donna samaritana. Gesù le disse: - Dammi da bere.

I suoi discepoli intanto erano andati in città a com­prare da mangiare.

Ma la samaritana gli rispose: - Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me che sono samaritana? I Giudei non van d'accordo con i Samaritani.

Gesù le rispose: - Se tu conoscessi il dono di Dio, e chi è Colui che dice a te: dammi da bere, tu stessa ne avrèsti chiesto a lui, e ti avrebbe dato dell'acqua viva.

La donna gli disse: - Signore, non hai con che at­tingere, e il pozzo è profondo: da dove prendi quest'ac­qua viva? Sei tu forse più grande di Giacobbe, nostro padre, che diede a noi questo pozzo, da cui attinse da bere lui, i suoi figli e il suo bestiame?

Gesù le rispose: - Chi beve di quest'acqua tornerà ad aver sete; chi invece beve dell'acqua che io gli darò, non avrà sete in eterno; ma l'acqua che gli darò divente­rà in lui sorgente di acqua zampillante fino alla vita eterna.

 

A GESU’

Mio amabile Redentore, io ti vedo realmente da­vanti a me, nel santo Tabernacolo, come sorgente di acqua viva, cioè di grazia, per le anime... ti vedo stan­co di attendere... ti sento dire: - Oh, se tu conoscessi il dono di Dio!...

Mio adorato Signore, perché sono, dunque, così stolto da morire di sete, in un mondo tanto arido e pur tanto vicino ad una fonte così abbondante di gra­zia e di verità?...

Quando sarà che la mia mente comprenda l'ineffa­bile bontà di Dio nell'avermi dato questo immenso dono eucaristico?...

Potessi, Gesù, avere la fede della tua e mia Madre Maria!... beata perché credette..., o l'ardore serafico di Francesco di Assisi che qui, in terra, nulla voleva ve­dere se non il Corpo e il Sangue tuo!... o la sete di Gemma Galgani e di molti altri santi che non pote­vano chiudere occhio per la brama della S. Comu­nione!...

Mio Dio, mio Dio... che pozzo di miseria è questo mio cuore!... Ho perfino vergogna di alzare lo sguardo verso quell'Ostia consacrata, trono di bontà... d'amo­re... e insieme di rimprovero severo all'ingratitudine dell'anima mia!...

Signore, pietà di me...

Ricordati della dolcezza usata a quella peccatrice di Samaria... e con la stessa paziente carità, guarda al­l'anima mia... dammi un po' di quell'acqua viva che hai promesso... e fa' che diventi fonte di virtù e di opere sante per la vita eterna!...

Cor Jesu, fons vitae et sanctitatis, miserere mei.. Cuor di Gesù, fonte di vita e di santità, abbi pietà di me.

 

A MARIA

O Madre mia dolcissima, a Lourdes comandasti a Bernardette di scavare la terra... Essa lo fece... e ne sgorgò acqua benefica per ogni male spirituale e cor­porale...

O Mamma, se l'acqua naturale da te benedetta produce tanti prodigi, che non dovrà essere di quella fonte misteriosa che è il sacro Tabernacolo!... Aiutami tu a crescere e a perseverare nel desiderio di Gesù Eucaristico, a meditarlo, a scavare nei suoi ricchi te­sori...

So bene che tu desideri ardentemente che sia amato. Lo comandasti ai piccoli di Fatima...

Fa' dunque che trovi anch'io la sorgente prodigio­sa che sia sicura medicina ai miei mali spirituali e cor­porali...

Maria, Mater divinae gratiae, ora pro me!... Maria, Madre della divina grazia, prega per me.

 

PROPOSITO

Proporrò di stare davanti al Santissimo Sacramento col più grande raccoglimento. Non dirò parola con nes­suno, non guarderò che al Tabernacolo o, se è esposto, all'Ostensorio. Vedrò Gesù come al pozzo di Sichar... Lo sentirò chiamarmi e dirmi: - Figlio, dammi da bere, ho tanta sete, sete di anime!

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Visita II

GUARIGIONE DEL FIGLIO DELL'UFFICIALE (Gv. 4, 46-53)

Ritorniamo ai piedi del Tabernacolo!

C'era un dignitario di corte il cui figlio si trovava ammalato a Cafarnao.

Avendo egli sentito dire che Gesù era tornato in Ga­lilea, andò a trovarlo e lo pregò di recarsi a guarire suo figlio che era moribondo.

Ma Gesù gli disse: - Se non vedete segni e prodigi non credete. - E il dignitario di corte insisté: - Signore, vieni prima che muoia il mio bambino.

Gesù gli disse: Va, tuo figlio vive.

Quell'uomo prestò fede alle parole dettegli da Gesù e partì.

E mentre già era di ritorno, gli corsero incontro i suoi servi a dirgli: - Il tuo bambino vive.

Domandò loro a che ora si era sentito meglio.

E quelli risposero: - Ieri alle tredici lo lasciò la feb­bre.

Allora il padre riconobbe che era quella l'ora in cui Gesù gli aveva detto: - Tuo figlio vìve; - e - credette lui e tutta la sua famiglia.

 

A GESÙ

Quanti benéfici effetti ottiene l'amore paterno e la fede di quel dignitario e come tu, Gesù mio, hai sa­puto, di credente, farne un apostolo! Tutta la sua fa­miglia si converte e si unisce alla nascente Chiesa!

E non è forse quello che tu vuoi fare anche ades­so nel santo Tabernacolo? Forse non sappiamo che tu desideri dai tuoi credenti un vivo spirito di apostolato per la tua Chiesa... per la tua presenza eucaristica?

Quante persone, genitori, educatori, educatrici, hanno figli, figlie, fratelli lontani da te, con la fede languida come la fiammella di un lucignolo che sta per spegnersi!...

Mio Gesù, io vengo a te con la fiducia e il deside­rio di quell'ufficiale... Ti prego tanto, con le lacrime agli occhi, per i miei fratelli cristiani, vicini e lontani; perché tornino ai tuoi piedi, credenti e pentiti, guariti e risuscitati...

Fammi sentire la tua parola consolatrice: «I tuoi fratelli vivono!».

Aumenta in me lo spirito di apostolato eucaristi­co. Prima ti conosca e ti ami io, o Gesù, poi ti faccia conoscere ed amare dagli altri!

 

A MARIA

O Vergine Santa, prima apostola della Chiesa di Gesù e della santa Eucaristia, privilegiata martire d'amore, guidami nel bene che voglio fare alle anime dei miei fratelli. Ispirami le parole adatte per fare amare il nostro caro Gesù, immolato nel Santissimo Sacramento dell'Altare.

Tu desideri che le anime si rivolgano a lui, rac­chiuso in quella prigione d'amore, che gli tengano compagnia, che lo ringrazino, che lo adorino, che lo amino tanto:

O Madre, compatisci la freddezza di questa povera umanità, gelida davanti all'incendio d'amore che di­vampa dall'Ostia Santa.

Portaci a Gesù. Digli che compatisca la nostra de­bolezza ed insieme aiutaci perché possiamo stare sempre vicini a Voi, almeno col pensiero, in quel Mi­stero ineffabile.

 

PROPOSITO

Come la fiamma non si può nascondere, così il mio amore eucaristico, se è vero, non potrà, anzi non dovrà stare racchiuso, ma farà tutto il possibile per attirare al­tre anime ai piedi di Gesù. Questa è la più grande aspi­razione di un'anima eucaristica.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Visita III

L'INDEMONIATO GUARITO - (Mt. 8, 14-17; Mc. 1, 23-24; Lc. 4, 31-41)

Gesù, purifica il mio cuore!

Or ecco c'era nella loro sinagoga un uomo posseduto dallo spirito di un demonio impuro, il quale comin­ciò a gridare a gran voce: - Ah! che cosa abbiamo a fa­re noi con te, o Gesù Nazareno? Sei tu venuto per rovi­narci? Io so chi tu sei: il Santo di Dio.

Ma Gesù lo minacciò intimandogli: - Taci ed esci da costui.

Allora lo spirito immondo, dopo aver agitato convul­samente quell'uomo in mezzo alla sinagoga, se ne uscì da lui, gettando un forte urlo, senza avergli fatto alcun male.

Sicché tutti rimasero tanto stupiti, che si domanda­vano a vicenda: - Che potere è mai questo? Un inse­gnamento nuovo dato con autorità, poiché egli comanda agli spiriti impuri con autorità e potenza, e gli obbedi­scono e se ne vanno!

Sicché si divulgò subito la sua fama ovunque per tutte le contrade della Galilea.

 

A GESÙ

O adorato Maestro Gesù, quanto è ancor necessa­ria nel mondo la tua parola onnipotente che imponga ai demoni dell'impurità di lasciare questa terra e tor­nare al loro inferno!

Quanto male fanno questi demoni impuri!... quan­te vittime!... Di tutto si servono per raggiungere il lo­ro intento... Dei teatri, dei cinema, della televisione, della parola, della stampa, dei monti e delle spiagge... Povera carne umana rovinata dall'impurità!...

E pensare che tu col battesimo, con la Comu­nione, hai fatto di ogni cristiano un tabernacolo vi­vente!...

O Gesù, puro e vergine, figlio di una Madre Ver­gine, come puoi sopportare tanto male in questo mondo... anche dopo la tua redenzione?...

Quale contrasto tra la tua Ostia bianca e il cuore dell'uomo immerso nell'impurità!...

O Dio nascosto, che ti pasci tra i gigli, vieni in aiuto di tutti noi.

Purifica i nostri cuori... allontana da noi ogni pen­siero, ogni occasione che disonori la nostra purezza e il tuo candore... Se una pietruzza rovente poté mondare le labbra del tuo profeta Isaia, quanto più potrà mondare i nostri cuori la tua Ostia bruciante d'amore per l'umanità.

Fa' che il tuo sguardo possa posarsi sui nostri cuo­ri senza sentire il ribrezzo di ciò che è immondo.

 

A MARIA

Candore di luce eterna e specchio senza macchia sei tu, o Maria.

Ma la tua luce verginale, anziché spaventarmi, mi attira ai tuoi piedi, o Madre tutta pietà e misericordia. Come ad una mamma che pazientemente ripulisce il suo bambino che è inciampato ed è caduto nel fan­go, così io confuso ed umiliato vengo a te, infangato da tanti peccati.

O Mamma, mondami, purificami, sgridami e casti­gami, se vuoi, ma accoglimi e dammi nuova forza e perseveranza.

 

PROPOSITO

Quando qualche pensiero men che onesto si affaccia alla mia mente, ricorrerò subito a Maria dicendo: «O Madre purissima, aiutami».

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Se ricevi questo pane ogni giorno, per te ogni giorno è l'oggi della tua salvezza.

Lui è medicina ad ogni tua ferita...

Quindi se oggi Cristo è tuo, egli risorge in te e per te ogni giorno. (S. Ambrogio)

 

Visita IV

GUARIGIONE DELLA SUOCERA DI PIETRO (Mt. 8,14-16; Mc. 1, 29-31; Lc. 4, 38-39)

Gesù, liberami dalla febbre delle cose terrene!

Gesù, appena uscito dalla sinagoga, si recò insieme a Giacomo e Giovanni, nella casa di Simone e di An­drea.

Or la suocera di Simone era a letto colpita da una grande febbre, e subito lo pregarono per lei.

Egli la vide a letto e, avvicinatosi, si chinò verso di lei e la sollevò, prendendola per la mano; poi comandò alla febbre e la febbre sparì, sicché, alzatasi all'istante, si mise a servirli.

 

A GESÙ

O mio Gesù, quando penso che tu in quell'Ostia consacrata sei lo stesso onnipotente Signore, che co­mandò alla febbre di quella donna di lasciarla al­l'istante e all'istante la lasciò, mi sento pieno di confi­denza nel tuo potere e, come un povero febbricitante, ti prego di guarirmi!.

La mia febbre, lo sai, è l'attaccamento a questa terra ed a tutto ciò che è terreno. La mia febbre, per usare le parole del tuo servo Ambrogio, è l'egoismo, la lussuria, l'ambizione, l'iracondia.

Le cose materiali mi attraggono e mi distraggono. Vorrei pensare solo a te, ed ecco che esse mi di­sturbano; vorrei amare solo te, ma ecco che esse mi entrano nel cuore e ti rubano il posto.

È una febbre perniciosa che ho in gran parte ere­ditato da questa mia natura umana: «Peccatore mi ha concepito mia madre» (Salmo 50).

Ma tu puoi guarire la mia febbre come la guaristi in migliaia di Santi, innamorati in tal modo della tua santa Eucarestia che, instancabili, si trattenevano da­vanti a te giorno e notte, dimentichi del mondo, delle sue attrattive e fin di se stessi, pervasi dalla febbre eu­caristica.

Suvvia, Gesù; un po' anche a me di questa febbre: questa desidero, questa solo voglio.

Toglimi quell'altra febbre che è .conseguenza del peccato e guariscimi, come guaristi la suocera di Pie­tro, cosicché anch'io possa all'istante servirti, tra la gioia dei fedeli, l'utilità della tua Chiesa e il sorriso degli angeli.

 

A MARIA

O Vergine Madre, salute degli infermi, ho visto molte mamme vegliare pazientemente giorno e notte presso i loro figli febbricitanti.

È quello che chiedo oggi a te, Madre mia, piena di bontà.

lo sono un tuo figlio ammalato di una febbre che è diventata quasi cronica. Sono anni che la sento e cerco di curarla, ma senza profitto.

Questa terra, con le sue attrattive ingannatrici, le sue gioie caduche mi attira, mi infiamma fino al deli­rio, tanto che, pur vedendo ciò che è bene, ciò che devo fare, finisco per seguire il male, rendendomi schiavo della terra.

O Maria, ti prenda pietà del mio stato. Siimi ma­dre paziente e premurosa. Assistimi, guariscimi... Dammi ali d'amore per volare, come angelica far­falla, verso il mio unico e vero bene, Gesù nel santis­simo Sacramento dell'Altare.

 

PROPOSITO

Ascolterò le buone ispirazioni di Gesù che sono le medicine con le quali egli cerca di distaccarmi dalle mie malattie spiriturali.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Come gli apostoli con lo sguardo fisico vedevano solo la carne di Cristo ma credevano che egli era Dio, così anche noi vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, ferma­mente crediamo che il suo SS. Corpo e Sangue sono veri. (S. Francesco d'Assisi)

 

Visita V

GUARIGIONE DEL PARALITICO (Lc. 5,17-26)

Gesù, guarisci la mia paralisi spirituale!

Ed avvenne un giorno che Gesù stava insegnando e c'erano a sedere dei farisei e dottori della legge, venuti da ogni paese della Galilea e della Giudea e da Gerusa­lemme; e la potenza del Signore era lì a sanarli.

Ed ecco degli uomini, portare sopra un lettuccio un paralitico, e cercavano di introdurlo, per posarglielo da­vanti.

E, non trovando da qual parte farlo passare, a moti­vo della gran calca, salirono sul tetto, e, di fra i tegoli, lo calarono giù col lettuccio, in mezzo, davanti a Gesù.

Egli, veduta la loro fede, disse: - Uomo, ti sono ri­messi i tuoi peccati.

Allora gli scribi e i farisei cominciarono a pensare e dire: - Chi è costui che pronuncia bestemmie? Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?

Ma Gesù, conosciuti i loro pensieri, prese a dir loro: - Che andate pensando nei vostri cuori? Cos'è più faci­le dire: - Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire levati su e cammina?

Ora, affinché sappiate che il Figlio dell'uomo ha sul­la terra il potere di rimettere i peccati, dico a te (parlan­do al paralitico), levati su, piglia il tuo lettuccio e vatte­ne a casa tua.

E quello, rizzatosi sull'atto, in presenza loro, prese il suo giaciglio e se ne andò a casa, glorificando Dio.

E tutti, colmi di meraviglia, glorificavano, Dio e, pie­ni di stupore, dicevano: - Oggi abbiamo visto cose me­ravigliose.

 

A GESÙ

È certamente degno della più grande compassio­ne, o Gesù, chi è colpito da paralisi fisica.

Ma è assai più degno di compassione quella para­lisi spirituale che arresta ogni progresso nella virtù e fa perdere ogni gusto delle cose celesti.

Giustamente il tuo apostolo Paolo ci ammonisce: «Cercate le cose di lassù, dove Cristo siede alla destra di Dio, pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Colossesi 3, 1-2).

Quando penso ai miei primi anni nel tuo servizio ed ai miei numerosi proponimenti di fedeltà e di san­tità, mi sento coprire il volto di rossore...

Quante volte ti ho tradito!... ti ho ripreso quello che ti avevo dato: volontà, cuore, anima... per darli al demonio col peccato... quanto tempo ed energie spre­cate!

La mia condizione attuale è quella di quel povero paralitico, portato su di una barella, perché son diven­tato insensibile ai tuoi inviti e non so più camminare.

Mi trovo in uno stato di abbattimento spirituale per il quale temo anche della mia salvezza eterna. Se tu non mi vieni in aiuto, il mio caso è da con­siderarsi disperato.

Attorno al tuo Tabernacolo io vedo molte anime belle, innamorate del tuo dono eucaristico..., immola­te al tuo annientamento... O anime eucaristiche della terra, del purgatorio, del cielo; o angeli e santi, curvi in adorazione profonda, interessatevi a me; prendete questo povero paralitico spirituale... mettetelo sotto lo sguardo di Gesù...

Se mi presenterete voi, il celeste Medico pronun­cerà su di me quelle parole miracolose: «Alzati e cam­mina».

 

A MARIA

O Maria, rifugio dei peccatori, tu che da sola hai guarito ogni forma di malattia spirituale per le eresie sorte nella Chiesa, fondata dal tuo Figlio Gesù, vieni in aiuto oggi anche di questo tuo figlio ammalato.

Può mai essere che una madre resti indifferente davanti alla malattia del suo figlio? Potrai dunque non curarti di questa mia paralisi spirituale?...

No, o Madre mia, non lo posso credere. Ti prego dunque che tu venga subito in mio aiuto. Il tuo inter­vento sarà certamente efficace, infallibile.

 

PROPOSITO

Dimostrerò a Gesù la mia buona volontà di guarire dalla mia infermità spirituale, visitandolo ogni giorno nel santissimo Sacramento. Che se, qualche volta, non mi sarà proprio possibile recarmi in una chiesa, lo visiterò dalla mia casa, portandomi col pensiero davanti al santo Tabernacolo.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Visita VI

LA MANO PARALIZZATA (Mt. 12, 9-14; Mc. 3,1-6; Lc. 6, 6-11)

Gesù, donami un cuore semplice!

Gesù, un altro sabato, entrò di nuovo nella sinagoga ed insegnava.

Ed ecco vi era un uomo che aveva la mano destra paralizzata.

Gli scribi e i farisei intanto spiavano Gesù per vede­re se lo guariva di sabato, per denunciarlo. E per avere un pretesto di poterlo accusare, gli domandarono: - È lecito curare in giorno di sabato? - Allora egli, che co­nosceva i loro pensieri, disse all'uomo che aveva la ma­no paralizzata: - Alzati e mettiti in mezzo -. Egli si al­zò e si mise là in piedi.

Poi Gesù disse loro: - Domando anch'io a voi: - In giorno di sabato sarà permesso far del bene o del male, salvare la vita (ad uno) o toglierla? - Ma essi tacevano.

Allora egli aggiunse: - Chi sarà tra di voi che aven­do una sola pecora, se questa gli cade nel pozzo in gior­no di sabato, non la prenda e tiri fuori? Or quanto vale un uomo più di una pecora! È dunque permesso in gior­no di sabato di fare del bene.

Ma quelli tacevano.

Allora, guardandoli indignato e rattristato per la ce­cità del loro cuore, disse a quell'uomo: - Stendi la tua mano.

Questi la stese e la mano fu guarita.

Ma quelli, pieni di perfidia, si ritirarono e combina­rono con gli erodiani in che modo farlo morire.

 

A GESÙ

Quale contrasto tra la bontà di Gesù che guarisce quel povero paralitico e la cattiveria dei farisei nel condannare Gesù, proprio perché vuol giovare a quel­l'infermo! E quale impressione fanno quelle parole: «Guardandoli indignato e rattristato!».

O Gesù, sempre paziente e mansueto, sempre pronto a perdonare, a soccorrere, a beneficare, quanto dovesti soffrire davanti a cuori tanto pieni di malvagi­tà, di avversione al tuo Vangelo tutto amore verso il prossimo!...

Voglio sperare, o mio Signore, che questo peccato contro lo Spirito Santo, che non sarà perdonato né in questa, né nell'altra vita, non abbia mai trovato luogo nel mio cuore, che pure è terreno infruttifero, pieno di sterpi e di rovi.

Ma se qualche malignità, di qualsiasi specie, alli­gnasse in me, eccomi, o Gesù, ai tuoi piedi, contrito e risoluto di voler sempre seguire il tuo esempio.

Non guardarmi con occhio indignato per le mie cattiverie passate, ma con occhio di bontà, come guar­dasti quel paralitico. Che se, col mio contegno, ti avessi qualche volta rattristato, eccomi ora deciso a volerti consolare con la mia fede, in quel tuo trono d'amore e di perdono.

Sì, o Signore, sia sempre lodato il tuo Corpo Sa­cramentato, pegno di eterna misericordia.

 

A MARIA

O Maria, Virgo fidelis, mille volte beata, perché hai creduto: rendi semplice e docile questo mio cuore alla parola evangelica.

Non è ai superuomini che è promessa la vita eter­na, ma ai piccoli, a quelli che ricevono la Buona No­vella come i fanciulli.

Quanto bene seppe vivere e praticare questa verità S. Teresa del Bambino Gesù!

Fa', o Madre mia, che ti sia veramente figlio, non solo di nome, ma anche di fatto.

Guardami con occhio di bontà, prendi per mano questa pecorella caduta nel pozzo del vizio, levami fuori pazientemente e accompagnami al nostro Gesù Sacramentato. Pregalo che mi guardi con occhio beni­gno, tolga la cecità dalla mia mente e mi dia coraggio per progredire nella virtù.

 

PROPOSITO

Ad ogni ombra di dubbio nella fede, che si affaccerà alla mia mente, specialmente sul mistero eucaristico, reagirò immediatamente dicendo: «Credo, Domine, àdiuva incredulitatem meam: credo, Signore, ma tu aiuta la mia debolezza».

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Il Vangelo di oggi ci grida che è da stolti poggiare la vita sui beni materiali. «Cercate il cibo che non perisce» dirà Gesù nel discorso eucaristico. S. Agostino aggiungeva: «Oggi ricchezza che non sei Tu, è miseria per me». (Mariano Magrassi, vescovo)

 

Visita VII

IL SERVO DEL CENTURIONE GUARITO (Mt. 8, 5-13; Lc. 7, 2-10)

Gesù, perdona la nostra ingratitudine!

Ora un centurione aveva un servo a lui tanto caro, che era assai malato, e stava per morire.

Avendo sentito parlare di Gesù, mandò da lui alcuni anziani giudei che gli dicessero: - Signore, il mio servo giace a casa immobilizzato e soffre terribilmente.

Essi andarono e giunti da Gesù lo pregarono con in­sistenda dicendogli: - Egli merita che tu lo favorisca, perché ama il nostro popolo e ci ha perfino costruito la sinagoga.

E Gesù rispose: - Va bene, verrò e guarirò il suo servo.

E s'incamminò con loro.

Ma quando fu poco lontano dalla casa, ecco il cen­turìone gli manda incontro alcuni amici che dicessero a Gesù queste parole: - Signore, perché ti disturbi? io non sono affatto degno che tu entri nella mia casa. Anzi ap­punto per questo io (che sono pagano) non mi sono rite­nuto degno di presentarmi a te. Ma se tu dirai una sola parola, il mio servo guarirà all'istante. Infatti anch'io, pur essendo soggetto ad altri, ho dei militari miei dipen­denti e se dico a uno: - va'- egli va, - vieni - egli vie­ne, - fa' la tal cosa - egli la fa.

Sentendo queste cose, Gesù ne rimase meravigliato e volgendosi a quelli che lo seguivano disse: - In verità vi dico, che neanche in Israele e tra il popolo ebraico ho trovato tanta fede.

Essendo poi ritornati a casa gli ambasciatori, trova­rono quel servo, che era moribondo, perfettamente risa­nato.

 

A GESÙ

O Signore, tu lodi e vuoi che si ammiri la fede e l'umiltà di quel centurione pagano.

lo ammiro la tua smisurata umiltà, pronto ad en­trare nella casa di un infedele per compiacere lui e i suoi inviati.

Ma cosa avrebbe detto quel centurione, se ti aves­se visto giungere all'estremo della degnazione con l'entrare in un Tabernacolo e rimanertene giorno e notte sotto le specie eucaristiche, sempre pronto ad ascoltarci, a sanarci e ad intercedere per noi?... Questa è umiltà al massimo grado, che dovrebbe fare esclamare a tutti gli uomini: «Non s'è mai pensa­ta, né vista simile cosa!».

E invece gli uomini ti passano vicino e, non solo non ti lodano, ma neppure ti guardano, neppure si cu­rano di salutare il Signore che s'è degnato di venire a stare in mezzo a noi, doppiamente miserabili.

O Gesù, perdonaci! Quante volte, anch'io ho di-menticato la tua presenza! Quante volte sono stato davanti a te distratto... freddo... apatico!

Ingrato che sono! Non è ora che mi svegli da que­sto sonno di indifferenza, tanto dannoso per l'anima mia?...

O S. Pasquale Baylon, o S. Veronica Giuliani, o S. Teresa d'Avila, o voi tutte anime eucaristiche, scuote­temi da questa inerzia spirituale, infondetemi profon­da stima e grande amore per il mio Signore Sacra­mentato, fate che almeno sappia dire con intima con­vinzione quel «Domine, non sum dignus», che destò la meraviglia di Gesù.

 

A MARIA

O Maria, ancella del Signore, umile ed alta più che creatura, fu nella tua casa che Gesù incominciò a praticare quell'umiltà, che doveva farlo giungere al­l'estremo della degnazione nell'immolazione eucari­stica!

Fosti tu la prima che l'adorasti con la profonda percezione del Dono immenso che il tuo figlio faceva all'umanità, mentre gli apostoli ancora non compren­devano la grandezza del mistero.

O Maria, so bene che, nella fede eucaristica, non sono ammesse le mezze misure. O non si crede e si è eretici, o si crede e ci si deve annientare col cuore, con la mente, con la volontà, davanti all'annienta­mento del Figlio di Dio, Gesù.

Ripara tu per me, o Maria, la mia incapacità, affin­ché Gesù abbia da me un'adorazione piena, umile e gradita.

 

PROPOSITO

Ogni volta che sarò umiliato, offrirò a Dio la mia umiliazione assieme a quella di Gesù nel santissimo Sa­cramento dell'Altare.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Partecipiamo con gioia all'Eucarestia oggi, memori delle parole: «Chi mangia la mia carne ha la vita eterna e io lo risusciterò». In Maria si è realizzata questa promessa che è per tutti noi. Rallegriamoci tutti nel Signore. (Giovanni Paolo 11)

 

Visita VIII

IL FIGLIO DELLA VEDOVA DI NAIM (Lc. 7,11-17)

Gesù, convertimi!

Avvenne in seguito che Gesù si recò in una città chiamata Naim, e se ne andavano con lui i suoi disce­poli e una gran folla.

Quando fu vicino alla porta della città, ecco si por­tava a seppellire un morto, figlio unico di sua madre, che era vedova, e molta gente della città era con lei.

Il Signore, avendola veduta, mosso a compassione verso di lei, le disse: - Non piangere -. Quindi si avvi­cinò e toccò la bara. Quelli che la portavano si fermaro­no, ed egli disse: - Giovanetto, io ti dico, sorgi!

Il morto si levò a sedere e si mise a parlare; ed egli lo restituì a sua madre.

Tutti furono presi da timore e glorificarono Dio, di­cendo: - Un gran profeta è apparso in mezzo a noi. Dio ha visitato il suo popolo.

E questo suo prodigio si divulgò in tutta la Giudea e in tutto il paese d'intorno.

 

A GESÙ

Anima mia, non ti pare di rappresentare assai be­ne quel fanciullo morto che era portato alla sepoltura? Non vedi dietro di te la tua Madre, Maria Santissima, che piange dirottamente per il dolore che le hai pro­curato dandoti la morte col peccato?

Ma buon per te che sul tuo cammino hai incontra­to Gesù, che, compassionando la tua Madre, più an­cora di quella. madre di Naim, le dice: «Non piange­re», e toccandoti col suo Pane Eucaristico, ti dice: «Alzati, te lo comando».

Grazie, Gesù. Io non merito certamente la tua compassione, ma ben la merita la tua Madre, la quale, fin dalla mia infanzia, mi ha preso sotto la sua prote­zione. Ma io, purtroppo, come un figlio disobbedien­te, ogni tanto le sfuggo e la faccio piangere.

Una Madre così santa meriterebbe decisamente un figlio migliore. Questo sarà còmpito tuo, o Gesù, di migliorarmi ogni volta che vieni in me con la santa Comunione. Quale gioia daresti alla tua e mia carissi­ma Madre Maria!

 

A MARIA

O Vergine Santa, offri al tuo Figlio Sacramentato le lacrime che ti ho fatto spargere con la mia condotta. S. Monica, con le sue lacrime, ottenne la conver­sione del suo figlio Agostino.

E le tue non riusciranno ad ottenere la mia risur­rezione dal peccato?... La mia santificazione?...

Vuoi proprio che finisca la mia vita così come so­no, nei peccati, nei vizi, nella più nera ingratitudine verso di te verso il nostro Redentore Sacramentato?...

No, non è possibile. Anzi io ho tanta fiducia che tu mi aiuterai a farmi santo, in modo che possa un giorno venirti a dire il mio grazie davanti a tutta la Corte celeste ed a cantare in eterno le tue misericor­die.

 

PROPOSITO

Ben sapendo che solo l'anima umile strappa le gra­zie a Gesù, imparerò a stare davanti al Santissimo con grande umiltà, cercando di fare altrettanto anche davanti al mio prossimo.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Visita IX

IL FARISEO E LA PECCATRICE (Lc. 7, 36-50)

Gesù, vengo a Te pentito!

Un fariseo invitò Gesù a mangiare da lui ed essendo entrato nella casa del fariseo, prese posto su un divano a tavola.

Ed ecco una donna che era conosciuta nella città co­me peccatrice, avendo saputo che egli era a tavola nella casa del fariseo, venne portando un vaso di alabastro pieno di profumo e, postasi dietro, vicino ai suoi piedi, piangendo, incominciò a bagnarglieli di lacrime, e li asciugava coi capelli del suo capo, poi li baciava e li ungeva di profumo.

R fariseo che lo aveva invitato, vedendo questo, pen­sava dentro di sé: - Se costui fosse profeta, saprebbe chi è, e che razza di donna è costei che lo tocca.

Ma Gesù gli rivolse subito la parola dicendogli: - Simone, ho qualcosa da dirti. - Ed egli: - Dì pure, maestro.

- Un creditore aveva due debitori, uno gli doveva re­stituire cinquecento denari e l'altro cinquanta, ma non avendo essi con che pagare, condonò a tutti e due il loro debito. Chi dei due gli sarà più obbligato?

Simone rispose: - Quello, io credo, a cui ha condo­nato di più. - E Gesù soggiunse: - Hai giudicato bene. Poi, accennando alla donna, disse a Simone: - Vedi tu questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato acqua per i miei piedi; questa donna invece ha bagnato di lacrime i miei piedi e li ha asciugati coi suoi capelli; tu non mi hai dato il bacio (dell'ospite) e lei, da quando sono entrato, non ha cessato di baciare i miei piedi; tu non hai unto di olio il mio capo, e lei ha unto di profumo i miei piedi. Per questo ti dico: i suoi nume­rosi peccati sono perdonati, perché essa ha amato mol­to; colui invece al quale poco è perdonato, poco ama.

Disse poi a lei: - Son perdonati i tuoi peccati. Allora i convitati cominciarono a dire tra loro. - Chi è costui che rimette anche i peccati?

Ma egli disse alla donna: - La tua fede ti ha salva­ta; va' in pace.

 

A GESÙ

Nella sua intima convinzione di essere peccatrice, questa donna trovò lacrime, balsamo, perdono.

Sono tre cose, o Gesù, che occorrono anche a me. Lacrime per lavare i miei peccati più numerosi dei capelli del mio capo; balsamo per guarire le ferite pro­fonde, prodotte nella mia anima dagli stessi peccati; perdono perché il mio cuore si riapra alla fiducia d'es­sere da te bene accolto.

Vengo dunque a te pentito come la donna pecca­trice.

Mi prostro ai tuoi piedi, li bacio e li bagno con le mie lacrime.

So, o Gesù, che i tuoi piedi mi rappresentano an­che i miei fratelli bisognosi di aiuto.

Dammi amore e comprensione verso di loro. Fammi vittorioso sull'ambizione e sull'egoismo. Molti santi, come S. Giovanni di Dio, S. Camillo de Lellis, S. Francesco d'Assisi, S. Elisabetta d'Un­gheria, meritarono, nella persona dei bisognosi, di servire Te in persona, come fece la donna in casa di Simone... Anime fortunate!...

Infondi anche a me la virtù di queste anime elette e il loro amore soprannaturale verso i miei fratelli, affinché possa sentire nell'intimo della mia coscienza la tua parola di vita: «Va' in pace, la tua fede ti ha sal­vato».

 

A MARIA

O Maria, se tanta fortuna toccò alla donna pecca­trice per un atto di amorevolezza fatto a Gesù, quale non sarà la tua che hai nutrito e allevato il piccolo Gesù!

E questa donna aveva tanti peccati da farsi perdo­nare, ma tu, bella e immacolata, non avevi colpe da farti perdonare. Perciò io ti prego di far valere i tuoi diritti in mio favore, in modo che Gesù mi perdoni i miei peccati, che forse gli arrecarono più dispiacere di quelli della donna.

Mi consola il pensiero che Gesù è venuto su que-sta terra non per i giusti, ma per i peccatori.

Il mio titolo dunque alla sua misericordia è pro­prio quello di essere un peccatore da lui ricercato con tanta premura, come la pecorella smarrita, come la dramma perduta... Oh! Si faccia festa per me oggi in Cielo!

O Maria, fa' che diventi sempre più degno di stare alla presenza del Santissimo Sacramento dell'Altare!

 

PROPOSITO

Durante la visita a Gesù Sacramentato, ogni giorno, non mancherò di chiedere perdono a Gesù dei miei pec­cati e di quelli dei miei fratelli.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Visita X

I DUE INDEMONIATI DI GERASA (Mt. 8, 28-33; Mc. 5, 1-14; Lc. 8, 26-34)

Gesù, salvami dall'inferno!

E giunsero all'altra riva del lago, nel paese dei Ge­raseni, nella regione dei Gadareni, che sta di fronte alla Galilea.

Or appena Gesù fu sceso a terra, subito gli vennero incontro due indemoniati, usciti dai sepolcreti.

Erano tanto furiosi che nessuno poteva passare da quella via.

Uno di essi, nativo di quella città, era posseduto dallo spirito impuro; e da lungo tempo non portava più vesti e dimorava, non in casa, ma fra le tombe.

Nessuno lo poteva più legare, neppure con catene, perché l'uomo posseduto dallo spirito immondo, anche legato con catene e messo ai ceppi e sorvegliato, rompe­va ogni legame e fuggiva in luoghi deserti, sicché nessu­no poteva più domarlo. Ma giorno e notte stava fra i se­polcri, girando per le montagne, urlando e lacerandosi con pietre.

Or vedendo Gesù da lontano, corse, si prostrò da­vanti a lui e gridando a gran voce, disse: - Che cosa c'è fra noi e te, figlio dell'Altissmo Iddio? Sei venuto a tor­mentarci prima del tempo? Ti supplico e ti scongiuro per Iddio non tormentarmi.

Gesù infatti stava comandando allo spirito immon­do: - Esci da quest'uomo, spirito impuro.

Poi gli domandò: - Come ti chiami? - Mi chiamo Legione perché siamo in molti.

Infatti i demoni entrati in quell'uomo erano molti e supplicavano insistentemente Gesù a non mandarli fuori di quella regione, obbligandoli a rientrare negli abissi infernali.

Or vi era là, alle falde del monte, un branco di porci che stava pascolando.

E i demoni lo pregavano dicendo: - Se ci cacci da costui, concedici almeno che entriamo in quei porci. Gesù lo permise dicendo: - Andate.

Allora gli spiriti usciti da quell'uomo entrarono nei porci.

E immediatamente quel branco di porci si diede a correre precipitosamente dalle falde del monte fino al lago e vi si precipitarono tutti in numero di circa due­mila.

Allora i porcari, visto quanto era successo, fuggirono spaventati.

 

A GESÙ

O mio Gesù Sacramentato, in questo fatto evan­gelico non so se ammirare di più la tua potenza o la tua pazienza.

Al solo tuo comando: «Esci da quest'uomo, o spi­rito immondo», una legione di demoni trema e sup­plica di non ricacciarli nell'inferno!...

Quale potenza!... E insieme quanta pazienza nel sopportare la perfidia, aderendo per di più alla loro preghiera di entrare nei porci!...

Dev'essere ben terribile l'inferno, se i demoni che lo governano, preferiscono entrare nei porci, piuttosto che nel loro regno!...

Ed io vi penso così poco!... E molte volte mi sono messo sull'orlo di quel baratro eterno, sotto lo sguar­do della tua paterna bontà, che mi guardava da quel Tabernacolo!... O Gesù, quale dolore ti ho dato!...

Ma ora, non avendo la tua misericordia permesso che fossi cacciato ad ardere nell'inferno, bruciami con le fiamme del tuo amore... Questo tu vuoi e questo

voglio anch'io: amarti, amarti tanto, fino ad ardere, come S. Filippo Neri, d'amore per te.

Come posso temere che la mia preghiera non ven­go ascoltata, vedendo come ascoltasti anche quella dei demoni?

 

A MARIA

O Serafina d'amore, alle tue premure io devo la mia salvezza.

Ai tre piccoli veggenti di Fatima tu mostrasti un lembo d'inferno e le anime che, come una grandine impetuosa, vi precipitano continuamente.

Non avesti compassione della loro età e dello spa­vento che avrebbero provato, ma li invitasti, come piccole vittime, ad immolarsi alla giustizia divina per salvare le anime dall'inferno.

Imprimi anche in me un vivo desiderio di sacrifi­cio e una ferma volontà di strappare con tutti i mezzi a me possibili, le anime, che il demonio vuol precipi­tare nell'inferno.

Dammi virtù, parola, opera, e ogni altro mezzo necessario, per coadiuvarti nella salvezza delle ani­me!...

 

PROPOSITO

Consolerò efficacemente Gesù e Maria che, nono­stante la Redenzione, vedono tante anime precipitare ogni giorno nell'inferno, tra il ghigno beffardo di Satana e l'indifferenza dei cristiani.

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Visita XI

LA FIGLIA DI GIAIRO (Mt. 9, 18-26; Lc. 8, 41-56)

Gesù, insegnami ad amare!

Ed ecco presentarsi un uomo di nome Giairo, capo della sinagoga, il quale, appena visto Gesù, gli si gettò ai piedi, supplicandolo di andare a casa sua perché la sua unica figlia di dodici anni era sul punto di morire. E lo pregava con insistenza, dicendo: - Mia figlia è agli estremi, vieni ad imporle le tue mani perché guari­sca e viva.

E (Gesù) alzatosi andò con lui, seguito dai suoi di­scepoli.

Ed ecco che uno della casa del capo della sinagoga venne a dirgli: - Tua figlia è morta, non disturbare oltre il Maestro.

Ma Gesù, avendo udito quelle parole, disse al capo della sinagoga: - Non temere, solo abbi fede ed ella sarà salva.

E non permise a nessuno d'andare con lui, se non a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.

Giunti vicino alla casa del capo della sinagoga, egli sentì strepito e gente che piangeva e urlava forte, poiché il pianto e il lamento sulla morta era generale.

Entrato vide i pifferi e tutta la plebe che faceva i piagnistei e disse: - Perché mai questi urli e gemiti? La fanciulla non è morta ma dorme, non piangete e ritira­tevi.

Ma quelli si beffavano di lui, ben sapendo che la fanciulla era morta veramente.

Allora Gesù, fattili uscire tutti, chiamò il padre e la madre della giovinetta ed assieme ai tre apostoli che erano con lui entrò nella stanza dove era sdraiata la fanciulla morta.

E, presala per la mano, le disse: - Fanciulla, alzati. - E, sull'istante, l'anima tornò in lei, e si alzò! e cam­minava, poiché aveva già dodici anni.

E Gesù comandò che le fosse dato da mangiare.

I genitori rimasero strabiliati e Gesù comandò loro di non dir nulla di quanto era avvenuto. Ma la fama si divulgò velocemente per tutto il paese.

 

A GESÙ

La tua condiscendenza nel sacro Tabernacolo, o Gesù, è sempre quella che avesti con quel padre ad­dolorato. Perciò io mi sento incoraggiato a ritornare più fiducioso ai tuoi piedi, nonostante la mia condot­ta, purtroppo assai diversa dalla tua.

Osserva, anima mia, come Gesù, appena ode la necessità di Giairo, si alza e va con lui. Come lo rin­cuora quando riceve la notizia della morte della sua cara bambina!

Dovresti anche tu imparare ad essere compiacente col tuo prossimo, chiunque sia colui che ti chiede un favore, esponendoti una sua necessità spirituale, mo­rale o materiale.

Ogni piccolo favore fatto anche all'ultimo dei fra­telli, Gesù lo considera fatto a sé.

Quante occasioni hai per essere compiacente con Gesù!

Quanto si sbagliano coloro che credono di amare Gesù perché pregano lungamente e perché fanno la Comunione, mentre poi non amano i loro fratelli e, quando temono di essere richiesti di qualche favore, si allontanano, si nascondono, non ricevono, dicono di non avere tempo, di non potere o trattano mala­mente senza neppure una parola di conforto.

Medita la gentilezza di Gesù ed osserva come, do­po tanta premura usata a Giairo, vuole che tutto resti nascosto e neppur si dia importanza alla sua genero­sità.

Che vergona per me, o Gesù, che appena faccio qualcosa di buono, se pure è buono agli occhi tuoi, vorrei che lo sapesse tutto il mondo, che tutti lo co­noscessero e tutti ne dessero lode!...

Almeno sapessi imparare dal tuo nascondimento nell'Eucarestia!

«Vere tu es Deus absconditus», dice di te il salmi­sta: tu sei un Dio del tutto nascosto.

Insegnami, o Gesù, la pratica di questo nascondi­mento, onorifico per te, utile all'anima mia, fruttuoso anche per il mio prossimo.

 

A MARIA

O Maria, Madre mia dolcissima, Regina e modello perfetto di umiltà, tu che all'angelo Gabriele rispon­desti come umile ancella e accettasti il mistero del­l'Incarnazione, al quale era legata la Redenzione per me peccatore, infondi in me uno spirito obbediente verso Dio nel seguirne i desideri, e premuroso verso il mio prossimo per aiutarlo in tutte le sue necessità, secondo le ispirazioni di Dio.

Come la moglie di Giairo gioì alla guarigione della sua figlia, fa' in modo che la guarigione dell'anima mia rechi anche a te, Madre mia, la gioia che tu desi­deri per la conversione di ogni anima redenta dal san­gue di Gesù.

 

PROPOSITO

Quando il demonio mi tenterà di disperazione per la salvezza dell'anima mia, dirò a me stesso quelle parole di Gesù: «Non temere, solo abbi fede e la tua anima sa­rà salva».

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Visita XII

I DUE CIECHI DI CAFARNAO (Mt. 9, 27-31)

Gesù, aprimi gli occhi dell'anima!

Mentre Gesù partiva da Cafarnao, lo seguirono due ciechi che gridavano dicendo: - Figlio di David, abbi pietà di noi.

Giunto alla casa, i due ciechi gli si avvicinarono e Gesù chiese loro: - Credete voi che io possa far ciò che domandate?

Gli risposero: - Sì, Signore.

Allora toccò loro gli occhi dicendo: - Vi sia fatto se­condo la vostra fede.

E i loro occhi si aprirono.

Allora Gesù li ammonì in tono severo: - Badate che nessuno lo sappia!

Ma essi, appena usciti, diffusero la sua fama per tutto il paese.

 

A GESÙ

Signore, ogni qualvolta che su questa terra mi so­no incontrato con un cieco, ho sentito tanta pena! Ma che cosa è mai la cecità materiale, alla quale, con la morte, presto o tardi tutti siamo destinati, di fronte alla cecità spirituale?

Quanta pena devi sentire, o Gesù, osservando gli innumerevoli ciechi volontari di questo mondo!

Chi sa se anch'io sono, o sono stato, nel numero di questi ciechi spirituali che, non vedendo nulla di bene, vogliono tutto e tutti giudicare: uomini, cose, Chiesa, avvenimenti, Provvidenza, Dio...

Io temo che un giorno si faccia severo giudizio di me, che sono stato giudice ingiusto e stolto verso gli altri.

Aprimi gli occhi, o Signore; fammi vedere le vie mirabili della Divina Provvidenza e toglimi dal cuore ogni umana velleità.

Allora anch'io mi sentirò spinto a commettere la santa disobbedienza di propagare ovunque la fama della tua bontà.

 

A MARIA

O Maria, mistica Veggente, prendi per mano e guida al tuo Figlio Gesù questo povero cieco, che da anni va brancolando per le vie di questo mondo, sen­za mai trovare l'oggetto delle sue brame.

Tu sai, per esperienza, che il nostro cuore è fatto solo per Dio, e che sarà sempre inquieto fin che non lo trovi (S. Agostino).

A te, guida sicura delle anime, affido l'anima mia. Fa' che veda la strada da percorrere, o meglio, guida­mi tu dove sai che è meglio per me, anche se non ve­do, anche se non voglio.

 

PROPOSITO

Incontrando qualche cieco, penserò che più penosa della sua è la mia cecità spirituale, a causa della quale, dopo tanti anni di vita cristiana, non sono ancora santo.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Visita XIII

GUARIGIONE DEL MUTO INDEMONIATO (Mt. 9, 32-34)

Gesù, fammi dono della tua Sapienza!

Ed ecco gli presentarono un muto indemoniato. E, cacciato il demonio, il muto parlò; sicché la folla, mera­vigliata, esclamò: - Non s'è mai visto cose simili in Israele.

Ma i farisei dicevano: - Caccia i demoni per mezzo del principe dei demoni.

 

A GESÙ

È certamente un dono incalcolabile quello della parola, ma quante volte invece di servire alla gloria di Dio, diventa strumento di male!

Il demonio, con la sua esperienza, molte volte trionfa, o inducendo a un silenzio colpevole genitori, superiori e sudditi, o suggerendo una loquacità smo­data e peccaminosa.

Guai a me, o Gesù, se nel mio cuore lascerò al­bergare il demonio muto, che mi impedisca di dire la verità come l'hai predicata tu: «est est, non non», in qualunque momento o circostanza della mia giornata. Che se, per disgrazia, fossi posseduto dallo spirito muto o menzognero anche solo in minima parte, te ne prego, Gesù, scaccia da me questo demonio male­fico e fa' che quando io parlo, parli per lodare Te, per giovare alle anime dei miei fratelli, per diffondere la tua verità evangelica; parli soprattutto per far cono­scere a tutti il tuo grande dono eucaristico, fonte di vita, di verità e di amore puro.

Dammi, o Signore, il dono della parola, prudente nel silenzio, sapiente nel dire.

 

A MARIA

O Maria, se devo giudicare il tuo parlare dal Van­gelo, devo concludere che in quelle sole cinque volte che hai parlato, lo hai fatto unicamente o per necessi­tà, o per carità, o per magnificare le glorie di Dio, di­ventando così a noi maestra insuperabile tanto nel ta­cere, che nel parlare.

Eccomi, o Madre della divina Sapienza, eccomi ai tuoi piedi, scolaretto inesperto.

Ti presento la mia lingua e ti prego, per il silenzio ininterrotto di Gesù Sacramentato, di insegnarmi a ta­cere o a parlare a tempo e luogo e solamente per la gloria di Dio.

 

PROPOSITO

Il mezzo più sicuro per non offendere Dio con la lin­gua, è quello di, imitare Gesù nel suo silenzio del Taber­nacolo. Lo pregherò che mi insegni l'arte difficile del ben tacere e del ben parlare.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

La Chiesa ha ricevuto un potere che completa l'opera compiuta in Maria nel giorno dell'Incarnazione; essa estende al mondo intero la presenza reale di Gesù Cristo e applica a tutte le anime i frutti della Redenzione. (S. Pier Giuliano Eymard)

 

Visita XIV

GUARIGIONE DEL PARALITICO DI GERUSALEMME (Gv. 5,1-1-16)

Gesù, voglio guarire dai miei vizi!

Ricorrendo la festa dei Giudei, Gesù salì a Gerusa­lemme.

V'è in Gerusalemme, presso la porta delle pecore, una vasca, in ebraico detta Betsaida, la quale ha cinque portici.

Sotto questi portici giaceva una gran quantità d'in­fermi, ciechi, zoppi e paralitici, che aspettavano il moto dell'acqua.

Un angelo del Signore infatti scendeva, di tempo in tempo, nella vasca e ne agitava l'acqua. E chi, dopo mossa l'acqua, vi si gettava per primo, guariva, qualun­que fosse la sua infermità.

Si trovava là anche un uomo che da trentotto anni era infermo.

Gesù, vistolo giacere, e sapendo che da lungo tempo era in quelle condizioni, gli disse: - Vuoi essere guari­to? - Signore - gli risponde l'infermo - non ho nessuno che mi metta nella vasca appena l'acqua è agitata; e mentre io m'avvicino, un altro scende prima di me. Gesù gli disse: - Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina.

E sull'istante l'uomo guarì e, preso il suo lettuccio, incominciò a camminare.

Ma quel giorno era sabato e i giudei dicevano al guarito: - È sabato, non ti è lecito portare il lettuccio. Ma egli rispose: - Quegli stesso che mi ha guarito, mi ha detto: - Prendi il tuo lettuccio e cammina.

Gli domandarono: - E chi è quegli che ti ha detto - prendi e cammina?

Ma il guarito non sapeva chi fosse perché Gesù si era allontanato dalla folla che era sul posto.

Gesù lo ritrovò poi nel tempio e gli disse: - Ora che sei guarito, non peccare più, affinché non ti capiti qual­cosa di peggio.

Allora quegli andò a riferire ai Giudei che chi l'ave­va guarito era Gesù.

Quindi i Giudei perseguitavano Gesù perché guariva in giorno di sabato.

 

A GESÙ

Senza farti conoscere, o Gesù, hai beneficato quel povero infermo.

Gli hai dato la salute del corpo e dell'anima, gli hai rimesso i peccati e, prima ancora che potesse chie­derti chi eri, o dirti un grazie, tu già ti eri allontanato. Che meravigliosa umiltà e santità la tua!

E in quel santo Tabernacolo che esempio non dài di modestia e di nascondimento!... Dimenticato, tra­scurato, non ti vendichi mai, anzi basta che venga un povero infermo nell'anima, il quale forse per anni non s'è mai curato della tua presenza, perché tu subi­to riceva, dimentichi, perdoni, aiuti e salvi.

Questa sì che è una meravigliosa piscina proba­tica!...

Voglio anch'io approfittare della tua generosità, voglio avvicinarmi a quel tesoro nascosto, voglio gua­rire, Gesù, voglio guarire. Son troppi anni che giaccio ammalato sopra il letto dei miei vizi, della mia pigri­zia, dei miei peccati.

Fa' che oggi entri, finalmente, la gioia del giorno festivo in questa tua povera creatura, doppiamente tua: per creazione, per redenzione.

Fa' che possa dire a tutti i viventi che chi mi ha guarito è Gesù di Nazareth, nascosto nella santa Eu­caristia.

 

A MARIA

Oggi, o Maria, voglio metterti io sulle labbra la domanda che devi fare proprio a me, ed è questa: «Vuoi essere guarito?». Ed io ti rispondo: «Mamma, non ho nessuno che si curi di me e da solo non posso far nulla». A questa mia risposta ti vedo col sorriso sulle labbra e ti sento dirmi quelle parole: «Alzati, prendi la mia mano e cammina».

Quale fortuna per un'anima camminare con te nella via del Signore, del suo vangelo! Stare vicino a te significa stare con tuo Figlio, con Dio; significa non peccare più, significa camminare speditamente nella via della santità!...

O Maria, ottienimi questa grazia dal mio Gesù Sa­cramentato; te ne sarò riconoscente per la vita e per l'eternità.

 

PROPOSITO

Guardando il sacro Tabernacolo, vi vedrò vicino Ma­ria. Dov'è il Figlio, ivi è la Madre.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Visita XV

LA MADRE CANANEA (Mt. 15, 22-28; Mc. 7, 25-30)

Gesù, dammi fame e sete di Te!

Ed ecco che una donna oriunda sirofenicia, di reli­gione pagana, avendo una figlia posseduta dal demonio impuro, sentito parlare di Gesù, venne dalla sua regione e dietro Gesù gridava: - Signore, figlio di David, abbi pietà di me! Mia figlia è crudelmente tormentata dal de­monio! - Ma egli non le rivolgeva nemmeno una parola.

Allora i suoi discepoli, accostatisi a lui, lo pregaro­no, dicendo: - Dille che se ne vada in pace, perché è qui dietro noi che ci stordisce.

Ma egli rispose: - Non sono stato mandato che alle pecorelle sperdute della casa di Israele.

Intanto quella donna venne avanti, gli si gettò ai piedi supplicandolo di cacciare il demonio dalla sua fi­glia, dicendo: - Signore, aiutami.

Ma egli rispose: - Lascia che si sazino prima i figli, perché non è bene togliere il pane ai figli e gettarlo ai cani.

Ma essa rispose dicendo: - È vero, Signore, tuttavia anche i cani mangiano, sotto la mensa, le briciole che cadono dai figliuoli.

Disse allora Gesù: - Donna, è grande la tua fede. Va" e per questa parola ti sia fatto come desideri; il de­monio è uscito da tua figlia.

Infatti, ritornata subito a casa, trovò la fanciulla guarita.

Il demonio l'aveva già lasciata.

 

A GESÙ

O Gesù, non come un cagnolino che sta sotto la mensa tu mi hai trattato, ma come un figlio tuo mi hai preso per mano e cortesemente mi hai fatto sede­re alla mensa imbandita dal tuo gran Cuore per il be­ne delle anime. E questo non una volta, ma migliaia di volte.

Tuttavia, come mi sono io avvicinato alla tua mensa eucaristica? Come ho io apprezzato il tuo ge­neroso invito?

Quante volte sono venuto da te con freddezza, impreparato, con la mente chiusa ad ogni santa eleva­zione, piena di pensieri mondani!

Dovrei provare un desiderio incontenibile, una gioia ineffabile al pensiero di venire a nutrirmi del tuo Corpo immacolato, e invece certi giorni mi diven­ta quasi un peso.. Oh! come invidio la fame e la sete eucaristica di quelle anime che vengono a te, divino Prigioniero eucaristico, come cerve sitibonde e veloci!...

Povero figlio snaturato ch'io sono! Veramente me­riterei che mi togliessi questo Pane di vita per darlo a quelle anime che, pur non conoscendoti, sono incon­sciamente sitibonde di verità, di Te, della tua giu­stizia.

Quale fortuna è la mia d'essere nato nella tua ca­sa, nella tua Chiesa, commensale fortunato della Ce­na dell'Agnello Immacolato!

Chi mi darà d'esserti grato per tanti benefici fatti a questo peccatore?

Ancora una volta, ti chiedo perdono della mia in­differenza. Spero che un giorno mi sia concesso di dirti il mio grazie più completo, con slancio filiale che si prolunghi nell'eternità.

 

A MARIA

A te, Maria, il compito di ricevere subito nelle tue mani questo grazie di doverosa gratitudine e di pre­sentarlo al tuo diletto Figlio Gesù.

Un dono acquista molto valore se chi lo presenta è persona gradita.

lo a Dio non posso dar nulla per i benefici che mi ha fatto e che continuamente mi fa. Posso solo dirgli un grazie con tutto il cuore e questo lo faccio per mezzo tuo. Accetta questo incarico.

Chi sa quante volte l'hai fatto coi beneficati da lui, quando lo accompagnavi nella sua vita terrena di apo­stolato!

Digli dunque che accetti il mio ringraziamento e insieme che abbia pietà di me, come l'ebbe per quella povera Cananea, e dia vita a questa piccola anima mia.

 

PROPOSITO

Nelle mani di Maria metterò sempre i miei ringra­ziamenti, dopo la Comunione e la Visita. Anche se var­ranno poco, ella penserà a valorizzarli.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

L'Eucarestia è presenza viva e reale di Gesù, del suo mi­nistero, del suo sacrificio, della sua Pasqua. Tutta la vi­cenda di Gesù si ripropone a noi nell'Eucarestia, in forza dell'interiore efficacia del sacrificio pasquale. (Carlo M. Martini)

 

Visita XVI

GUARIGIONE DI UN SORDOMUTO (Mc. 7,31-37)

Gesù, fa' che io ascolti la tua voce!

E gli condussero un sordomuto supplicandolo che gli imponesse le mani.

Ed egli, trattolo in disparte dalla folla, gli mise le mani nelle orecchie e, con la saliva, gli toccò la lingua, e poi, guardando il cielo, sospirò e disse: - Effeta, cioè: apriti.

E subito gli si aprirono gli orecchi e gli si sciolse il nodo della lingua e parlava speditamente.

E Gesù ordinò loro di non parlarne ad alcuno; ma quanto più loro lo vietata, tanto più lo spargevano, e ne stupivano oltre modo esclamando: - Egli ha fatto bene ogni cosa, ha fatto sì che sentano i sordi e parlino i muti.

 

A GESÙ

Adorabile mio Signore, con quella operazione umano-divina hai voluto dimostrare che dalla tua sali­va e dalle tue dita usciva una virtù divina capace di sanare ogni malore.

Ti presento anch'io le mie orecchie perché vi in­troduca le tue dita, e la mia lingua perché la tocchi con la tua saliva miracolosa.

Dice il tuo apostolo Paolo che la fede viene dal­l'udito: « fides ex auditu» (Rom. 10,17). Ed io ho pro­prio bisogno di sentire la tua parola infallibile con ve­ro spirito di fede. Ho tanto bisogno di sentire la tua voce nelle buone ispirazioni, nella mia coscienza e nella parola dei miei superiori.

Dammi udito docile a queste voci e lingua spedita nel cantare le tue lodi.

Leggo di S. Felice di Valois che, per il suo amore e la sua puntualità nell'intervenire al canto dell'Uffi­cio divino, meritò di cantare le divine lodi in coro con la Vergine Santissima e gli angeli. Oh! paradiso antici­pato!

E di S. Gemma Galgani si legge che una volta il demonio la schernì, perché aveva pronunciato male una parola dell'Ufficiatura.

Dammi dunque, o Signore, udito finissimo per in­tendere la tua voce e loquela perfetta per saperti loda­re come meriti.

 

A MARIA

A te, Vergine Santa, affido l'incarico pietoso di coloro che condussero a Gesù quel povero sordomu­to, supplicandolo che gli imponesse le mani.

Può mai darsi che Gesù non ti ascolti, se tu lo supplicherai di santificarmi l'udito e la parola?

Qual'è quella preghiera, da te fatta, che Gesù non abbia esaudito?

Suvvia, Maria, fa' che riceva la parola di Dio con quella fede e con quel raccoglimento che avesti tu, quando ricevesti il Messaggero celeste che ti annun­ciava il volere di Dio.

Fa' che ascolti la voce di Dio, non con la diffiden­za di Zaccaria, ma con l'abbandono, la docilità e l'ac­cettazione della tua profonda umiltà.

 

PROPOSITO

Quando qualche sacerdote annunzierà la parola di Dio, l'ascolterò come se parlasse Gesù stesso dal Taber­nacolo e farò in modo di ricordare almeno qualche pen­siero da suggerire, poi, ai miei fratelli.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Visita XVII

IL CIECO DI BETSAIDA (Mc. 8, 22-26)

Gesù, fammi luce!

Intanto giungono a Betsaida Giulia, ove gli presen­tarono un cieco e lo pregarono di toccarlo.

Egli, preso il cieco per la mano, lo condusse fuori del villaggio e, dopo avergli messo della saliva negli oc­chi e avergli imposte le mani, gli domandò: - Vedi forse qualche cosa?

Quello, levati gli occhi per guardare, disse: - Vedo gli uomini, perché scorgo come degli alberi che cammi­nano.

Quindi gli pose di nuovo le mani agli occhi e vide con precisione, sicché fu guarito, tanto che distingueva chiaramente tutto da lontano.

Allora lo rimandò a casa sua, dicendogli: - Non en­trare neppure nel villaggio.

 

A GESÙ

Quale onore e fortuna per quel cieco l'essere stato preso per mano da te, o Gesù, e accompagnato fuori del villaggio, lontano dalla gente curiosa!

Se per villaggio e gente curiosa s'intende il mon­do, per il quale tu non hai pregato nell'ultima Cena prima della tua agonia, devo ben riconoscere che prendesti anche me per mano e mi conducesti lonta­no dal mondo col, sigillo del cristiano, al tuo seguito, al tuo santuario... e, finalmente, alla Santa Comunio­ne... ai piedi di questo Tabernacolo...

Purtroppo però, o Guida divina, devo riconoscere che la mia vista è ancora assai difettosa.

Confondo le esigenze della fede con quelle della ragione, i beni spirituali con quelli materiali, come quel povero cieco confondeva gli uomini con gli alberi.

Avessi la vista limpida di S. Lorenzo da Brindisi, di S. Antonio di Padova, di Santa Caterina da Siena, di S. Margherita Maria Alacoque e di tanti altri tuoi

santi, che meritarono di vederti in sembianze umane in quell'Ostia consacrata!

Metti, o Gesù, le tue mani sui miei occhi... Fa' che veda chiaramente...

 

A MARIA

O Maria Santissima, che conosci profondamente i misteri di Dio, tu sai come nella mia vita mi sono di­portato da cieco.

E, anche con te, fui molte volte ingrato e dimenti­co della bontà con la quale mi prendesti fin da piccino sotto la tua celeste protezione.

Ti ho disgustato soprattutto col peccato. Non me­rito proprio che ti occupi ancora di me, perché ho ri­messo in croce il tuo diletto Figlio Gesù. Sono stato veramente cieco ed insensato davanti alla tua premura materna.

Tuttavia non mi voglio perdere di coraggio e mi presento a te con quella fiducia sapiente che ebbe la donna di Tecua, quando si presentò a David per otte­nere il perdono di Absalon, assassino di Amnon (2 Re, 14).

Prego te di perorare per me davanti a Dio il per­dono del mio grande peccato verso Gesù. Digli che mi apra gli occhi alle cose celesti in modo che non lo offenda più. Ricordagli che nella storia della Chiesa

ha sempre manifestato la sua onnipotenza soprattutto nel perdonare e usare misericordia, appunto per la no­stra grande miseria e debolezza.

 

PROPOSITO

Guardando il Crocifisso che sormonta il Tabernaco­lo, appresserò le mie labbra ai suoi piedi, e come la Maddalena, piangerò i miei peccati.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Dobbiamo lasciare che la vittoria già realizzata nella Pasqua e offerta a noi nell'Eucarestia, pervada anche i momenti più oscuri e dolorosi dell'esistenza e, attraverso la nostra speranza, raggiunga la forza del male che è nel mondo. (Vescovi Italiani)

 

Visita XVIII

L'ADULTERA (Gv. 8, 2-11)

Gesù, donami il tuo perdono!

Sul far del giorno Gesù tornò di nuovo al tempio e tutto il popolo si stringeva intorno a lui che, seduto, am­maestrava.

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio e, postala in mezzo, gli dissero: - Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Or Mosé nella legge ci ha comandato che tali donne siano lapidate, e tu che ne dici?

Naturalmente essi parlavano così per metterlo alla prova e trovar materia d'accusarlo.

Ma Gesù, chinatosi per terra, si mise a scrivere, col dito, sulla sabbia.

Quando però vide che quelli non la finivano di inter­rogarlo, si alzò e disse loro: - Chi di voi è senza pecca­to, scagli la prima pietra contro di lei.

E di nuovo seduto, chinatosi, si rimise a scrivere per terra.

Ma quelli, udito ciò, uno dietro l'altro, se ne anda­rono, incominciando dai più vecchi, fino agli ultimi, sic­ché Gesù restò solo con la donna, là in mezzo.

Allora Gesù alzatosi le chiese: - Dove sono, donna, quelli che ti accusavano? Nessuno ti ha condannata? Ed ella: - Nessuno, o Signore.

E Gesù: - Nemmeno io ti condannerò; va' e d'ora in avanti non peccare più.

 

A GESÙ

O mio Signore Sacramentato, in questo episodio io vedo in pratica la tua dottrina: «Non son venuto per condannare, ma per salvare; non son venuto per i sani, ma per i malati; non sono venuto per i giusti, ma per i peccatori...». (Mc. 2, 17).

Questo tuo contegno mi apre il cuore alla confi­denza. Il ricordo dei miei peccati non mi spaventa più, ché anzi mi incoraggia a gettarmi ai tuoi piedi, come quell'adultera bisognosa di misericordia e di perdono.

Mi sembra di vedere i miei nemici, i demoni, che per mettere alla prova la tua pazienza, segnandomi a dito, davanti a questo tuo Tabernacolo d'amore, gri­dano: «Lo abbiamo trovato infedele alle sue promesse battesimali, a tutte le grazie e alle buone ispirazioni che gli hai dato... Vediamo ora se lo scuserai, o non prenderai piuttosto la difesa del tuo onore conculcato, del tuo celeste Padre, della sua giustizia infinita...».

Ed io cosa risponderò, dal momento che tutto questo è vero?...

Coperto di rossore, pienamente convinto del diso­nore che ti ho recato davanti ai tuoi stessi nemici, mi getto a terra, riconoscendo di essere degno del tuo di­sprezzo, perché ho dato occasione al demonio di van­tarsi delle mie infedeltà.

Attendo, o Gesù, la tua sentenza, ma quella sen­tenza che pronunciasti sull'adultera: «Non ti condan­nerò, va' e d'ora in avanti non peccare più».

 

A MARIA

O Maria, Mater misericordiae, Madre della miseri­cordia, oggi voglio dal tuo cuore una prova di bontà

materna; vorrei cioè che tu dicessi al tuo Figlio, pre­sente nell'Eucarestia, di chiudere gli occhi alle infe­deltà mie e di tutti gli uomini, e di aprirli alla fedeltà del tuo cuore.

Tu sei la grande riparatrice e, per la tua interces­sione, anch'io spero non solo il perdono, ma la stessa salvezza eterna, promessa ai peccatori pentiti. PROPOSITO

Nelle mie visite a Gesù sacramentato, non dimenti­cherò di pregare per coloro che non si curano del dono eucaristico.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Non ritenerli come semplici e naturali quel pane e quel vino; sono, invece, secondo le dichiarazioni del Signore, il corpo e il sangue. Anche se i sensi ti inducono a que­sto, la fede però ti sia salda. Fortifica il tuo cuore, pren­dendo il Pane come spirituale e si rallegri il volto della tua anima. Il tuo volto riscoperto in una coscienza pura possa riflettere come in uno specchio la gloria del Si­gnore. (S. Cirillo di Gerusalemme)

 

Visita XIX

IL CIECO NATO (Gv. 9,1-41)

Gesù, accresci il mio fervore eucaristico!

Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita.

E i suoi discepoli gli domandarono: - Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori per essere nato così? Rispose Gesù: - Né lui, né i suoi genitori hanno peccato, ma perché si manifestino per lui le opere di Dio...

Ciò detto sputò in terra, con la saliva fece del fango e ne spalmò gli occhi al cieco, dicendogli: - Va', lavati nella vasca di Siloe, che significa «Mandato».

Costui andò a lavarsi e tornò che ci vedeva...

Era sabato quando Gesù fece quel fango e gli aprì gli occhi...

Perciò alcuni dei farisei dicevano: - Non è da Dio questo uomo che non osserva il sabato...

Domandarono pertanto a colui che era cieco: - Che ti fece? Come t'aprì gli occhi?

Rispose loro: - Ve l'ho detto e l'avete sentito; che volete sapere di più? Volete forse anche voi farvi suoi di­scepoli?

Ma essi l'ingiuriarono... e lo cacciarono fuori. Seppe Gesù che l'avevano cacciato fuori e incontra­tolo gli disse: - Credi tu nel Figlio dell'uomo?

Quello rispose: - E chi è, o Signore, perché io creda in lui?

Gli disse Gesù: - Tu lo vedi; è quegli stesso che par­la con te.

Allora egli esclamò: - Signore, io credo. E l'adorò.

 

A GESÙ

Ammiro in questo prodigio, o mio Gesù, la tua potenza, non solo nel guarire fisicamente quel cieco, ma anche nell'infondergli tanto coraggio da renderlo impavido davanti ai tuoi giurati nemici.

Simile coraggio ebbero anche molti santi nell'af­frontare la morte per la difesa della tua presenza eu­caristica.

È quanto ti chiedo anch'io, mio adorato Signore. Il poter dare la vita per la presenza reale del tuo divinissimo Corpo, sarebbe per me un onore troppo grande. Capisco di non meritarlo: ma dammi almeno tanta convinzione che mi porti all'immolazione totale della mia esistenza terrena, rinunciando ad ogni idea­le che non ridondi a tua gloria, avverando così in me quelle tue parole: «Chi mangia di me, vivrà per me» (Gv. 6, 58); e quelle altre: «Chi odia la sua vita in questo mondo, la salverà per la vita eterna». (Gv. 12, 22).

 

A MARIA

O mia cara Madre Maria, Regina di tutte le virtù, oggi desidero, per mezzo tuo, offrire a Gesù un'ado­razione profonda, sentita, generosa, come quella che offrì quel povero cieco a Gesù, quando sentì dirsi che il figlio di Dio era proprio quegli che parlava con lui. Aiutami a dare un'adorazione conveniente a Dio, al Verbo incarnato, al Redentore.

Quando, nato nel presepio, lo mettesti sulla pa­glia, lo adorasti con amore, beata di precedere, in questo atto dovuto a Dio solo, gli stessi pastori, chia­mati dall'Angelo e i magi chiamati da una stella.

Quando lo trafugasti in Egitto, quando lo ritrova­sti nel tempio, quando lo vedesti al lavoro nell'umile casetta di Nazaret, tu lo adorasti sempre, ben sapendo che egli era Dio-Uomo.

Quando lo vedesti pendere dalla croce, in mezzo agli insulti dei suoi nemici, tra le proteste spaventose del creato, sfigurato, dissanguato, morente, tu lo ado­rasti nel tuo atroce dolore.

Fa' parte anche a me, o Maria, della tua rassegna­zione, di quel tuo amore, di quel tuo dolore, perché simile omaggio offra al mio Signore Eucaristico, sia quando è portato in trionfo, come quando è trafugato, profanato, sacrilegamente trattato.

 

PROPOSITO

Per quanto mi è possibile cercherò di fare sempre le mie preghiere in chiesa davanti alla Santissima Eucare­stia, pur potendole recitare altrove.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Le comunità cristiane non sono credibili se non danno l'esempio della comunione nella carità, che ha la sua fonte e il suo culmine nell'Eucarestia. (Il catechismo degli adulti)

 

Visita XX

MARTA E MARIA (Lc. 10, 38-42)

Gesù, voglio amarti di più!

Mentre Gesù si trovava in cammino, entrò in un vil­laggio e una donna di nome Marta lo accolse in casa sua.

Essa aveva una sorella chiamata Maria che era se­duta ai piedi del Signore e ascoltava la sua parola. Marta, occupata nelle faccende domestiche, si fece avanti e disse: - Signore, non t'importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti.

Ma il Signore le rispose: - Marta, Marta, tu t'in­quieti e ti affanni per molte cose; una cosa sola è neces­saria; Maria infatti ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta.

 

A GESÙ

Potessi, mio adorato Gesù, avere l'amore di Maria verso di te e l'amore di Marta verso il prossimo!

Ma purtroppo non ho né l'uno, né l'altro; eppure ho qui davanti a me la più grande manifestazione del­la carità verso Dio e verso gli uomini.

Nel santo Tabernacolo infatti tu, o Gesù, non fai che pregare il tuo celeste Padre perché abbia pietà di noi; semper vivens ad interpellandum pro nobis (Ebr. 7,

25), mentre a noi uomini ripeti il tuo instancabile in­vito: «Venite a me voi tutti che soffrite e siete affati­cati, ed io vi ristorerò. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me che sono mansueto ed umile di cuore, e troverete riposo alle anime vostre, perché il mio giogo è soave e leggero il mio carico» (Mt. 11, 28­30). Ci ricordi, inoltre, le consolanti parole del profeta Isaia: «Con gaudio attingerete acqua alle fonti del Sal­vatore» (Is. 12, 3).

Solo da te, dunque, io posso imparare come si ama, si ringrazia, si prega Dio, e insieme come si deve amare, rispettare e compassionare il prossimo.

Fa' dunque che, imitando Maria nell'amore con­templativo verso di te, vivo e vero nell'Ostia consacra­ta, apprenda da Marta la sollecitudine, specialmente spirituale, verso i miei fratelli.

 

A MARIA

O Maria, dalla bocca infallibile del tuo Figlio uscì questa categorica espressione: «Una sola cosa è ne­cessaria»: amare Dio e, in lui, il prossimo.

Ma prima ancora che Gesù la dicesse, tu già l'ave­vi praticata.

Maestra a tutti e in tutto, vivesti solo d'amorem, come d'amore moristi.

Prestami, o Maria, il tuo cuore, come facesti con S. Veronica Giuliani, perché possa come te, come lei, amare il nostro Gesù e, in lui, tutti i miei fratelli.

 

PROPOSITO

Davanti a Gesù mi rimprovererò di non amare vera­mente Dio, dal momento che non amo sinceramente il mio prossimo: ricordando quelle decisive parole di Ge­sù: «Da questo capiranno se siete miei, se vi amerete gli uni gli altri» (Giov. 13, 35).

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Visita XXI

LA DONNA CURVA GUARITA DI SABATO (Lc. 13,10-13)

Gesù, insegnami a gustare le cose del Cielo!

Gesù stava insegnando in una sinagoga in un giorno di sabato.

Ed ecco che si trovava là una donna posseduta da uno spirito, che da diciotto anni la rendeva inferma; es­sa era ricurva e non poteva in alcun modo sollevare la sua testa.

Appena la vide Gesù la chiamò e le disse: - Donna, sei guarita dalla tua infermità, - e le impose le mani. Sull'istante quella si raddrizzò e dava gloria a Dio.

 

A GESÙ

Mio Gesù Sacramentato, in quella povera donna curva all'ingiù, fino al punto di non poter mirare il cielo (e questo a causa di uno spirito perverso), io ve­do assai bene raffigurato me stesso.

Se non fosse per la pazienza che da te ricevo per sopportare la mia abiezione, io cadrei nella disperazio­ne, tanto mi sento umiliato nell'attaccamento alla ter­ra, verso la quale sono curvo come un essere irrazio­nale.

Il mio tatto vuole piaceri, il mio occhio guarda al mondo, il mio palato gusta cibi materiali, il mio udito e il mio odorato si dilettano di cose mondane e tran­sitorie.

Che cosa mi manca per essere, nello spirito, come quella donna curva che non poteva guardare all'insù? E tu, che da quest'Ostia tutto vedi e osservi, non hai compassione di me?

Pur riconoscendo che della santità non ho nean­che il minimo grado, ti prego di far sì che almeno non perda la speranza nella salvezza eterna.

Fammi vivere l'invito del tuo grande Apostolo: «Cercate le cose celesti... gustate le cose celesti, non quelle terrestri». (Col. 3, 1-2).

 

A MARIA

O Mamma celeste, la Sacra Scrittura ti paragona ad una nuvoletta di fumo che, dritta e snella, vola verso il cielo.

Oh, Te benedetta! E benedetti tutti coloro che ti hanno seguito in questa dirittura spirituale!

E perché non sarà possibile anche a me liberarmi da tanta zavorra terrena che mi tira in basso e m'im­pedisce di raddrizzarmi, di alzarmi in alto come te e con te?

Madre mia, stendi la tua mano benefica e solleva­mi fino a te.

Te lo chiedo per la brama che ha il tuo diletto Ge­sù d'avere anime innamorate di lui.

Te lo chiedo per il grande desiderio che hai di portare ai suoi piedi anime sempre più distaccate dalla materia e desiderose di vivere lo spirito di Dio.

 

PROPOSITO

Persuaso di essere un povero curvo spiritualmente, pregherò Gesù che mi guarisca da questa malattia tanto penosa, che fa compassione anche agli angeli. COMUNIONE

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Visita XXII

I DIECI LEBBROSI (Lc. 17,11-19)

Gesù, suscita tante anime eucaristiche!

Gesù, nell'andare a Gerusalemme, passò tra i confi­ni della Samaria e della Galilea. Mentre entrava in un villaggio, gli si fecero incontro dieci lebbrosi, si fermaro­no a distanza e alzarono la voce, gridando: - Gesù Maestro, abbi pietà di noi.

Appena li ebbe veduti, disse loro: - Andate e mo­stratevi ai sacerdoti.

Or, mentre se ne andavano, avvenne che si trovarono guariti.

Uno di essi, vedendosi guarito, tornò indietro, glori­ficando Dio ad alta voce, e si gettò bocconi per terra ai suoi piedi, per ringraziarlo.

E questi era un Samaritano.

Ma Gesù osservò: - Non erano forse dieci i guariti? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio se non questo straniero!

E gli disse: - Alzati e va ', la tua fede ti ha salvato.

 

A GESÙ

Purtroppo gli uomini si diportano come se Gesù fosse insensibile alla loro indifferenza per l'augusto Sacramento dell'Altare! Pensano, tutt'al più, che se l'andranno a visitare, ne sarà contento, ma che non ne senta la loro assenza se non andranno.

Quanto sono in errore!

Se ricordassero l'episodio evangelico dei dieci leb­brosi e meditassero le parole accorate che tu, o Gesù, rivolgesti a quel lebbroso straniero guarito: «E gli altri

nove dove sono?», capirebbero come tu segui, vigile e premuroso, il bene di ogni anima. Capirebbero come si macchiano di nera ingratitudine quelli che riman­gono indifferenti al tuo dono eucaristico, e quanto ti fanno soffrire!

Ci sarà almeno un decimo dei cattolici che senta veramente la tua presenza e ti ami, ti riceva, ti ringra­zi, come meriti, o almeno come può, come sa?

Sono tanto deserte le chiese... e sono tanto affol­lati i luoghi di divertimento!...

O Signore, fa' che, mancando la quantità, suppli­sca almeno la qualità.

Attira a te i sacerdoti, i religiosi, le religiose, le anime buone del mondo... «Trahe me post te» (Cant. 1, 3), tutto, totalmente e per sempre.

lo voglio vivere e voglio morire solo per te, per onorarti nel tuo Santissimo Sacramento dell'altare; per dirti un grazie per me, per tutti, con voce piena, potente, come quella di un canto.

Accetta dunque il mio grazie per avermi mondato dalla lebbra del peccato, per avermi nutrito del tuo stesso Corpo.

Non sono un tuo connazionale, sono un alienige­na, cioè un forestiero, che però tu hai chiamato alla tua sequela. Ma tu accetterai ugualmente il mio gra­zie. A te ora il farmi sentire quelle consolanti parole: «Va', la tua fede ti ha salvato!».

 

A MARIA

Ave, o Maria Immacolata, piena di grazia. Mille volte benedetta tu che non fosti mai tocca dalla leb­bra del peccato originale e attuale.

Quanta bellezza risplende dal tuo essere! Tota pulchra es Maria, tota pulchra es!... Tu sei la nostra gloria, tu sei la nostra gioia, tu sei il nostro onore!

Nell'umiltà e nella generosità del tuo cuore, tu esclamasti: «Magnificat anima mea Dominum».

Oggi voglio far mie le tue parole e cantare a Dio il mio «Magnificat» per avermi guarito tante volte dalla lebbra del peccato, prima al fonte battesimale e poi nel sacramento della penitenza; non solo, ma per avermi reso forte nello spirito con l'Eucarestia. Vadano a Dio, per mezzo tuo, o Maria, tutti i miei più vivi ringraziamenti.

Ad ogni battito del mio cuore intendo ripetere a lui il mio grazie pieno e riconoscente nell'esultanza dell'anima mia: «Et exultavit spiritus meus in Deo salu­tari meo». (Lc. 1, 47).

 

PROPOSITO

Davanti a Gesù Sacramentato concepirò un grande rispetto per il sacerdote, che consacra l'Eucarestia e rende presente Gesù in mezzo a noi.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

All'annuncio di tutta la grandezza che l'angelo le rivela, Maria non pensa che ad esprimere la sua umiltà: «Ecco l'ancella del Signore». Anche noi diciamo umilmente: che mi sia fatto secondo le parole di Gesù che promette il Pa­ne di vita. (S. Pier Giuliano Eymard)

 

Visita XXIII

IL GIOVANE RICCO (Mc. 10, 17-27)

Gesù, aiutami a seguirti!

Or, come fu nella via, un tale accorse e inginocchia­tosi, domandò: - Buon Maestro, che debbo fare per ot­tenere la vita eterna?

Ma Gesù gli disse: - Perché mi chiami buono? non è buono che Dio solo.

Tu sai i comandamenti: «non fare adulterio, non ammazzare, non rubare, non attestare il falso, non fro­dare alcuno, onora tuo padre e tua madre».

E colui rispose: - Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza.

Gesù guardatolo con amore, gli disse: - Ti manca una cosa: Va', vendi quanto hai e dallo ai poveri, e ne avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi.

Contristato da queste parole, quello se ne andò af­flitto, perché aveva molte ricchezze.

E Gesù, dato intorno uno sguardo, disse ai suoi di­scepoli: - Quanto difficilmente entreranno nel regno dei cieli i ricchi!

E i discepoli rimasero sbigottiti di queste sue parole. Ma Gesù di nuovo replicò: - Figliuoli, quanto è dif­ficile, per chi confida nelle sue ricchezze, entrare nel re­gno di Dio! E più facile che un cammello passi per una cruna d'ago, che un ricco entri nel regno di Dio.

Ed essi vieppiù stupivano e dicevano dentro di loro: - Allora chi mai potrà salvarsi?

E Gesù, riguardatili, disse: - Agli uomini questo è impossibile, ma non a Dio, ché tutto a lui è possibile.

 

A GESÙ

L'estrema povertà nella tua vita mortale, o Gesù, e più ancora in questa vita sacramentale, insegna a noi come non con le parole, ma coi fatti si metta in pratica la tua dottrina evangelica.

S. Francesco d'Assisi, S. Francesco da Paola e molti altri santi, meditando le parole che dicesti a quel giovane ricco, abbandonarono ogni cosa e ti se­guirono fedelmente per tutta la loro vita.

Infatti S. Francesco era solito dire che l'uomo non deve fare più stima del denaro di quello che farebbe dello sterco della strada.

Quale confusione per gli uomini di questo mondo, tanto avidi di denaro e di tutti i beni caduchi di que­sta terra!

Quale umiliazione per te l'essere posposto ad essi, dopo aver riscattato l'umanità a prezzo di sangue ed averla arricchita del dono della tua presenza eucari­stica!

Che non avvenga mai di me, o Signore, che inve­ce di seguirti, mi allontani triste come quel giovane ricco...

Abbi compatimento per la mia debolezza, tu che compatisti gli apostoli stupiti per le tue parole in me­rito ai beni temporali e a coloro che li posseggono... e dammi vigore per vincere le passioni, che sono in me.

 

A MARIA

A te, o Maria, che amasti d'essere povera di cose terrene per abbondare di ricchezze celesti, io mi rivol­go con fiducia perché m'insegni a camminare per la via stretta che porta alla salvezza.

Fa' che distacchi il mio cuore da tutte le cose e comodità di questo mondo; aiutami a calpestare i pia­ceri e le attrazioni della carne, a disprezzare tutto ciò che mi allontana da Gesù e possa così volare con tra­sporto e dedizione nell'amore puro verso il mio Si­gnore Gesù Sacramentato, vittima di dedizione totale per me.

 

PROPOSITO

Ricorderò e mediterò frequentemente le ben chiare parole di Gesù: «Una cosa sola ti manca, rinuncia a tut­to quello che hai, vieni, seguimi... e troverai un grande tesoro in cielo».

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

La «carità» di Dio per l'uomo contenuta nel sacrificio della croce, offerto nel memoriale e nella comunione eu­caristica, non è separabile da quella «verità» sull'uomo che la parola di Dio annuncia e la Chiesa spiega in tutte le forme di predicazione e di catechesi. (20° Congresso Eucaristico Nazionale)

 

Visita XXIV

I FIGLI DI ZEBEDEO (Mt. 20, 20-28)

Gesù, aumenta la mia fede eucaristica!

Allora gli si accostò la madre dei figli di Zebedeo con i propri figli, adorando e in atto ci chiedergli qual­che cosa.

- Che vuoi? - le disse Gesù.

Quella rispose: - Dì che seggano questi miei due fi­gli uno alla tua destra e l'altro alla tua sinistra nel tuo regno.

E Gesù rispose: - Non sapete quello che domanda­te. Potete voi bere il calice che berrò io?

Gli rispondono: - Lo possiamo.

Dice loro: - Il mio calice voi certo lo berrete: sedere però alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concedervelo, ma è per quelli cui è stato preparato dal Padre mio.

Udito ciò, gli altri dieci si indignarono contro i due fratelli.

Ma Gesù, chiamatili a sé, disse: - Voi sapete che i principi delle nazioni le signoreggiano e i grandi eserci­tano il potere sopra di esse. Ma tra voi non sarà così; anzi chi vorrà tra di voi diventare grande, sia vostro ser­vo. E chi vorrà tra voi essere il primo, sia vostro schia­vo. Come il Figlio dell'Uomo che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in redenzione di molti.

 

A GESU’

O Gesù, ti stanno più vicino in cielo coloro che maggiormente ti amarono qui in terra.

E qui in terra maggiormente ti stanno vicino quel­li che maggiormente aumentano la loro fede eucari­stica.

È quello che voglio fare io, o Signore: starti vicino qui in terra per poterti onorare più da vicino in cielo. Quando quei due apostoli e la loro compiacente madre ti domandarono di sedere alla tua destra e alla tua sinistra nel tuo regno, non avevano ancora vista la porta del tuo Cuore, spalancata sul Calvario.

In questa porta voglio entrare io, come in un asilo sicuro, temporale ed eterno.

Molte volte le mie preghiere sono come quelle della madre di Giacomo e Giovanni e, se tu potessi parlare, diresti anche a me: «Non sai quello che do­mandi; dovresti chiedermi la grazia di bere il calice che ho bevuto io, cioè di portare giornalmente la tua croce, di seguirmi, di servirmi nei miei fratelli, di umiliarti, come ho fatto io sulla terra, come hanno fatto i miei apostoli e come fanno ancora tutti i santi che la abitano e quelli che l'hanno abitata; invece non chiedi che grazie materiali, grazie che io non ho mai chiesto al mio celestre Padre, al quale invece ho sem­pre detto: «fiat voluntas tua».

Veramente hai ragione, o Gesù, di parlarmi così. Via dunque da me desideri di grazie interessate. Concedimi, Signore, la grazia che concedesti ai Santi e cioè di entrare nel tuo Cuore ferito e di non uscirne mai più.

Non dunque a destra o a sinistra, ma nel centro del tuo adorabile Cuore voglio stare ora e sempre.

 

A MARIA

O Maria, mi dice la fede che tu sei sempre vicina al tuo Figlio.

Anche qui, dunque, io Ti immagino, vicino al no­stro Gesù Sacramentato.

Così ti vide Francesco d'Assisi nella chiesetta del­la Porziuncola.

Lascia allora che m'appressi al tuo Cuore materno e senta come batte il tuo cuore per Gesù ed impari ad amarlo come te.

Tu cantasti che, se l'Onnipotente ha fatto per te cose grandi, assegnandoti il trono più vicino a Gesù, fu perché guardò alla tua umiltà: «respexit humilitatem ancillae suae».

Insegna anche a me la pratica di questa umiltà, tanto gradita a Dio, affinché si avverino anche in me le tue parole: «et exaltavit humiles».

 

PROPOSITO

Le umiliazioni eucaristiche di Gesù e il cantico di Maria mi devono ricordare che il grado della mia gloria sarà proporzionato al grado della mia umiltà.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Accanto ad ogni nostro sacrificio che celebriamo sull'al­tare e nella vita, come accanto alla Croce del Figlio, Ma­ria esercita il suo ruolo di Madre di misericordia e di grazia, cooperando alla nostra salvezza.

 

Visita XXV

ZACCHEO (Lc. 19, 1-10)

Gesù, fammi più umile!

Gesù entrò poi in Gerico e stava attraversando la città, quand'ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, desideroso di vedere chi fosse Gesù, e non potendo a causa della folla, perché era basso di statura, corse avanti e salì sopra un sicomòro, per ve­derlo, dovendo proprio passare di lì.

Gesù, arrivato in quel punto, alzò gli occhi e gli dis­se: - Zaccheo, presto, scendi, perché oggi devo fermarmi in casa tua.

Ed egli, svelto, scese e lo accolse con gioia.

Nel veder questo, tutti incominciarono a mormorare, dicendo: - Si è fermato in casa di un peccatore.

Ma Zaccheo, stando davanti al Signore, disse: - Ec­co, Signore, io do ai poveri la metà dei miei beni, e se in qualcosa ho frodato qualcuno, gli rendo il quadruplo.

Gesù gli disse: - Oggi è venuta la salvezza a questa casa, perché anche lui è un figlio di Abramo.

Invero il Figlio dell'Uomo è venuto a cercare e a sal­vare ciò che era perduto.

 

A GESÙ

O Gesù Sacramentato, grande gioia al cuore e pie­na conversione all'anima produsse il tuo invito a Zac­cheo.

Pensando però alla mia sorte, devo dire che nulla io ho da invidiare a Zaccheo, perché ogni giorno tu dici all'anima mia: «Figlio mio, presto... oggi devo fer­marmi in casa tua. Scendi- dalle tue ambizioni e superbie, togliti da quel fogliame di distrazioni giorna­liere, fatti piccolo come i fanciulli e mi troverò bene in casa tua. A me piacciono tanto i piccoli. Non so che farmene dei superuomini».

Quotidianamente il Signore mi dice queste parole e pazientemente scende in me ogni volta che lo rice­vo, sempre desideroso di un palpito d'amore.

Quante volte però non trova né la generosità né l'entusiasmo di Zaccheo!

Penso che la causa di tanto male, in me, sia la mancanza di conoscerti sempre più, o Gesù, per po­terti servire ed amare con maggior generosità.

Nella mia stoltezza non rifletto seriamente a ciò che è vero bene per questa mia esistenza umana, che vivo come se fosse eterna su questa terra.

Mi getto ai tuoi piedi, o Gesù... «Da quod iubes, et Tube quod vis» ti dirò con S. Agostino. Vieni nel cuore di queso povero peccatore, ma portagli quello che tu desideri di trovare. Allora sentirò con convinzione le tue belle parole: «Oggi è entrata la salvezza in questa casa, perché anche lui è figlio mio».

 

A MARIA

O umile ed alta più che creatura, Vergine Santa, eri tu presente alla scena attraente e gioiosa della chiamata di Zaccheo?

Se c'eri, tra i testimoni, avrai sorriso di compia­cenza, vedendo quel piccolo uomo peccatore, che per la bontà del tuo caro Figlio diventò penitente e seguì il Figlio dell'Uomo, felice della sua chiamata.

Fortunate le anime che comprendono quanto sia necessaria la persuasione della propria piccolezza per avere le grazie da Dio!

Quante volte il Signore guarda con occhio più be­nigno il peccatore umiliato, che il giusto senza umiltà! O Vergine Immacolata, nel cui cuore germogliò e fiorì la più profonda umiltà, aiutami ad essere piccolo, perché entri in me la grandezza della grazia.

 

PROPOSITO

Meditando come Zaccheo, per il solo desiderio di vedere Gesù, ebbe in compenso la fortuna d'averlo a mensa, concepirò un gran desiderio di amarlo, per acco­glierlo più di frequente e con vantaggio spirituale nella santa Comunione.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Visita XXVI

IL CIECO DI GERICO (Lc. 18, 35-43)

Gesù, fa' che io veda!

Gesù intanto si avvicinava a Gerico, quand'ecco un cieco che se ne stava seduto sul ciglio della strada a chieder l'elemosina, sentendo passare la folla, domandò che cosa ci fosse.

Glì fu risposto: - Sta passando Gesù di Nazaret. Allora egli gridò: - Gesù, figlio dì David, abbi pietà di me.

Quelli che camminavano innanzi gli dicevano di ta­cere, ma egli gridava ancor più forte: - Figlio di David, abbi pietà di me.

Gesù si fermò e comandò che gli fosse condotto da­vanti e quando il cieco fu vicino gli domandò: - Che vuoi che ti faccia?

Egli rispose: - Signore, ch'io veda.

E Gesù gli disse: - Vedìcì, la tua fede ti ha salvato. E subito ricuperò la vista, sicché seguiva Gesù, glori­ficando Dio.

E tutto il popolo, vedendo questo, diede lode a Dio.

 

A GESÙ

Da quanti anni faccio mia, o Gesù, la preghiera di questo cieco: «Domìne, ut videam, Signore che io ve­da», ma finora, purtroppo, i miei occhi sono ancora ottenebrati, la mia mente è ancora offuscata, la mia fede inoperosa, inefficace.

Eppure-fu proprio la fede che guarì quel povero cieco nell'anima e nel corpo, incurante di quelli che gli gridavano di tacere.

Quante volte anche a me il demonio dice di tace­re, di non pregare più perché tu non mi ascolti, di non sprecare il tempo perché la mia preghiera non è efficace, non è degna.

Quante anime si lasciano abbindolare da questi suggerimenti diabolici e cessano di pregare, o perché non ottengono subito quello che vogliono, o perché si stancano, o perché dimenticano la tua infinita bontà. Così il demonio ottiene lo scopo di chiudere la bocca a coloro che invece dovrebbero gridare a te più forte, perché possano vedere sempre più e sempre meglio nella via dello spirito.

Mio Gesù, non voglio che questo avvenga di me. Fin che vivo, fin che avrò un po' di fiato, griderò a te: - Domine, ut videam; Domine, ut videam!

 

A MARIA

O Regina degli angeli, se vuoi che anch'io segua Gesù, glorificando Dio, come il cieco di Gerico, ottie­nimi la grazia di una santa vista spirituale.

Fa' che il mio occhio passi oltre le pareti di quel­l'Ostia consacrata e veda in Essa il Santo dei Santi, Sua Maestà, come lo chiamava S. Teresa d'Avila, l'Amore non amato, come lo piangeva S. Margherita Alacoque.

 

PROPOSITO

Eviterò ogni irriverenza davanti al Santissimo Sacra­mento, tenendo un contegno devoto e raccolto:

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Visita XXVII

ISTITUZIONE DELLA SS. EUCARISTIA (Mt. 26, 26-29; Mc. 14, 22-25; Lc. 22, 19-20)

Gesù, grazie del dono dell'Eucarestia!

Or mentre mangiavano prese del.pane, poi rese gra­zìe, e dopo averlo benedetto, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: -Prendete e mangiate, questo è il mio Corpo che è sacrificato per voi. Fate questo in memoria dì me.

Poi, dopo aver cenato, prese un calice, rese le grazie e lo presentò loro, dicendo: - Bevetene tutti, perché que­sto è il calice del Sangue mio, del Nuovo Testamento, che sarà sparso per voi e per molti in remissione dei peccati.

In verità vi dico: non berrò più del frutto della vìte, fino al giorno in cui ne berrò del nuovo insieme con voi, nel regno dì Dio, mio Padre.

 

A GESÙ

Sia in eterno benedetto, o Gesù, quel tramonto d'oro, nel quale per la prima volta ti incontrasti sotto la specie eucaristiche con i tuoi apostolì, con la tua Madre, con le pie donne, con tutta l'umanità.

Da quel giorno quanti altri apostoli e martiri e madri e verginì ti vennero ad incontrare!

Quale abbondanza e potenza di grazia è rídondata sempre nel cuore di quelle tue creature che sono ve­nute a bussare al Tabernacolo,- tesoro inestimabile di grazie!

A quanti hai detto: «Vieni a dissetarti a questa fonte di acqua viva»!

Ecco oggi un altro incontro, o Gesù. Non ti ricor­di di me? Sono un povero assetato della tua grazia. Fui già mondato dal tuo battesimo, rinforzato col tuo crisma, nutrito fin da piccolo con il tuo Corpo, ma poi purtroppo decaddi dal primo fervore, ed eccomi qui freddo e dimentico di quegli incontri fervorosi... Ep­pure ancora molte volte mi sono nutrito e mi nutro di te... Come mai questa mia apatia e freddezza? Non hai tu detto: «Chi mangia di me, vivrà per me»? (Gv. 6, 58).

Quale vergogna, per un discepolo, non imparare nulla dopo tanti anni di scuola!

Purtroppo devo riconoscere di non saper ancora fare un atto di amore puro, di non saper dire un grazie con vera riconoscenza. Ti prego, perciò, di venirmi in aiuto anche questa volta, mostrando, come sempre, la tua bontà verso di me.

 

A MARIA

È con gemiti di dolore, o Mamma santa, che oggi mi rivolgo a te. Dunque dovrò proprio morire senza aver amato il tuo Figlio Gesù?

Quante volte ho protestato di volerlo amare con una scintilla di quell'amore che avesti tu per lui! Quante volte ho promesso di volerlo ricevere e ringra­ziare con quella finezza di amore che tu avesti con lui! E invece mi sento ancora ben lontano dall'osser­vare i miei proponimenti.

Certamente ciò è dovuto alla mia negligenza. Ancora una volta vienimi in aiuto e fa' che non si avverino in me le parole severe di S. Paolo: «Chi mangia il pane o beve il calice del Signore indegna­mente, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore... mangia e beve la propria condanna» (1 Cor. 1, 27-29).

Fa' dunque in modo che non sia per me dannoso, ciò che dev'essere medicina efficace per la mia salvez­za eterna.

 

PROPOSITO

Quale segno di gratitudine al Signore per l'istituzio­ne della santa Eucarestia, ogni volta che passo davanti ad una chiesa, farò una visita, o almeno una Comunione spirituale.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Se Cristo, dall'alto della croce ci ha lasciato Maria come madre, quale momento più alto per esercitare quesa sua missione materna se non quello nel quale ci accostiamo all'Eucarestia?

 

Visita XXVIII

INCONTRO DI GESÙ CON PILATO (Gv. 18, 33-37)

Gesù, voglio amare tutti!

Pilato pertanto rientrò nel pretorio e, fatto chiamare Gesù, gli domandò: - Sei tu il re dei Giudei?

Gesù rispose: - Questo lo dici da te stesso o altri - te l'han detto di me?

Disse Pilato: - Sono forse Giudeo io? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno messo nelle mie mani; che hai fatto?

Rispose Gesù: - Il mio regno non è di questo mon­do; se fosse di questo mondo il mio regno, i miei mini­stri certo lotterebbero perché non fossi dato in mano ai Giudei, ma il mio regno non è di quaggiù.

- Dunque sei re? - gli disse Pilato.

- Gesù rispose: - Tu stesso lo dici. Io sono re. Sono nato per questo e per questo sono venuto nel mondo, per rendere testimonianza alla verità. Chi ascolta la verità, ascolta la mia voce.

 

A GESÙ

O Sapienza eterna, incarnata, immolata sugli alta­ri, quale uomo per santo che sia potrà mai pronuncia­re un giudizio adeguato sulla tua persona?

Eppure ecco che ad un giudice pagano è data fa­coltà di chiamarti, interrogarti e giudicarti.

Quale umiliazione trovarti a tu per tu con quel giudice straniero, pavido e superbo, che vanta di aver su di te il potere di liberarti o di condannarti!

Poche parole, poi silenzio... un silenzio per il qua­le il giudice si meraviglia e teme...

In quel momento tu pensavi al tuo battesimo di sangue, pensavi all'albero della vita, la croce, pensavi alla tua Chiesa, il cui Capo visibile, il Papa, avresti proprio collocato nella patria di quel pagano romano... Pensavi al dono eucaristico che già avevi conse­gnato a quell'umanità che in quel momento, pazza di odio, gridava «crucifige, crucifige».

E qui, con la potenza del tuo esempio, che sotto­scrivi la dottrina che hai predicato: «Amate quelli che vi odiano, fate del bene a chi vi perseguita» (Lc. 6, 27).

Quanto bene ti imitarono poi i tuoi apostoli, di­scepoli, martiri e santi che abbracciarono i loro stessi nemici e persecutori, fino al punto di volerli vicino in Paradiso!

O mio Signore, un po' anche a me di questa carità eroica!...

Amare chi mi odia... far del bene a chi mi fa del male... Signore, è difficile... troppe volte ti ho dato prova di non saperlo fare... a stento arrivo ad accettare tutto dalle tue mani e pregar per loro...

O Gesù, amore immolato per noi, accresci in me l'amore verso tutti i miei fratelli, amici e nemici.

 

A MARIA

O Maria, gloriosa Regina del cielo e della terra, Madre del Re dell'universo, il tuo Figlio, vero Re per nascita e per redenzione, ci ha comperato, con le sue umiliazioni, un regno eterno.

Felici noi, se sapremo corrispondere all'invito di questo eterno Re, il quale ci ha assicurato che nel suo regno ci sono tanti posti da occupare.

Purtroppo però, molte volte ci dimentichiamo che Gesù ha detto che il suo regno non è di questo mon­do, il quale ha per principe satana, ma è un regno ben più grande, dove tutta l'immensa moltitudine dei figli di Dio sarà affratellata sotto il vessillo della croce di Gesù.

Voglio a tutti i costi essere suddito di questo re­gno nel quale tu, o Vergine santa, sarai Regina per tutta l'eternità.

 

PROPOSITO

Pensando come Gesù è stato giudicato con tanta perfidia, offrirò a lui la sofferenza che provo quando so­no malignamente giudicato, e pregherò per i colpevoli.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Nell'Eucarestia ci è donata la viva e reale presenza del Signore e del suo sacrificio pasquale. Con la sua morte e risurrezione egli ha già vinto non solo il male e il peccato del mondo, ma anche la nostra debolezza e insufficienza. (Vescovi italiani)

 

Visita XXIX

INCONTRO CON IL CIRENEO (Mt. 27, 27-32)

Gesù, dammi amore alla Croce!

Allora i soldati del governatore, tratto Gesù dentro al Pretorio, radunarono intorno a lui tutta la coorte e spogliatolo, gli misero addosso un manto rosso, e intrec­ciata una corona di spine, gliela misero in capo, e gli posero una canna nella destra. E, piegando il ginocchio davanti a lui, lo schernivano dicendo: - Salve, o Re dei Giudei.

Gli sputavano addosso, prendevano la canna e gli percuotevano il capo.

E, dopo averlo schernito, spogliato del manto, lo ri­vestirono delle sue vesti e lo condussero a crocifiggere. Or, nell'uscire, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la croce di Gesù.

 

A GESÙ

Grande quanto mai, inaspettata e indesiderata for­tuna, toccò a quel Simone Cireneo che ti aiutò, o Si­gnore, a portare la croce e, prima restio, si sentì poi mutato...

Si può mai, o Gesù, toccare la tua croce e non re­starne elettrizzati? E non operò essa uno strepitoso miracolo, quando S. Elena, madre di Costantino, la trovò sul Golgota? E ancora non si rivelò prodigiosa ad Eràclio quando, riccamente vestito, voleva portarla sul Calvario?

Se tanta forza ebbe ed ha la tua Croce, quanto più dovrà essere efficace la tua Persona che santificò

quella Croce... quella stessa Persona che è ancora pre­sente in corpo, sangue, anima e divinità, sotto le Spe­cie eucaristiche!

È proprio a questo corpo, di cui mi nutro frequen­temente, che oggi chiedo la grazia di una vera guari­gione, non materiale, ma spirituale.

Tu hai detto: «Chi vuol venire dietro a me, pren­da la sua croce e mi segua»... E ancora: «Chi segue me non cammina nelle tenebre».

Per questo io ti chiedo di seguirti portando la cro­ce nella luce della verità evangelica.

Voglio, come il Cireneo, starti vicino o per amore o per forza.

Voglio imitarti, vincendo la pigrizia, stando vicino al tuo santo Tabernacolo più che posso, come tu co­stantemente te ne stai vicino a noi sempre pronto a farci del bene.

 

A MARIA

O Madre Addolorata, quale tristezza provò il tuo cuore nel vedere quel robusto uomo di Cirene tanto ritroso a sottoporsi al carico della croce al posto del tuo caro Figlio, sfinito e martoriato dalla perfidia degli uomini!...

Oh! con quale trasporto l'avresti abbracciata tu, se ti fosse stato concesso!...

Invece dovesti assistere impotente alle ingratitudi­ni, ai più vili insulti, senza poter alleviare il tuo infini­to Amore! Quale tortura fu pel tuo cuore quella via dolorosa!

Chi sa quante altre volte, nel restante della tua vi­ta, avrai percorso quella via e quante lacrime avrai sparso rievocando le scene strazianti della prima Via Crucis!...

Per questi tuoi tormenti, o Madre nostra, oggi ti chiedo la grazia di farmi diventare un'anima riparatri­ce delle offese che si fanno al Corpo sacramentato del tuo diletto Gesù.

 

PROPOSITO

Amerò di fare la Via Crucis sempre in compagnia di Maria cercando di capire, col suo aiuto, il nesso profon­do che lega il Calvario all'Altare.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

L'anno liturgico è il tempo e il luogo in cui Cristo assu­me nel rito la nostra vita per salvarla alla sua vita, la nostra morte per immergerla nella sua morte, e farci così partecipi della sua risurrezione. (Il catechismo degli adulti)

 

Visita XXX

APPARIZIONE DI GESÙ (Mc. 16, 9-16)

Gesù, perdona chi non crede al tuo amore!

Or Gesù, risuscitato la mattina del primo giorno del­la settimana, apparve prima a Maria Maddalena, dalla quale aveva cacciato sette demoni, ed essa andò ad an­nunciarlo a coloro che erano stati con lui, afflitti e pian­genti.

Ma essi, udendo che Gesù era vivo e che si era mo­strato a lei, non vi credettero.

E dopo apparve per via, sotto altra forma, a due di loro, che andavano in campagna.

E questi lo andarono ad annunciare agli altri, che però non credettero nemmeno a loro.

Finalmente apparve agli undici, mentre erano a ta­vola e li rimproverò della loro incredulità e durezza di cuore, per non aver creduto a quelli che l'avevano visto risuscitato.

E disse loro: - Andate per tutto il mondo e predica­te il Vangelo ad ogni creatura.

Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non avrà creduto, sarà condannato.

 

A GESÙ

Amabilissimo Maestro, nonostante la tua vita in­tegerrima e le tue profezie, comprovate da prodigi strepitosi, i tuoi apostoli non credettero e dovesti con cuore appassionato, rimproverare la loro incredulità e durezza di cuore.

Nessuna meraviglia dunque che anche oggi, tra i cristiani, ci siano di quelli che non credono né a te,

né al tuo Vangelo, né al Sommo Pontefice, né al grande Mistero Eucaristico!

Ti chiedo perdono e pietà per loro, che pure furo­no riscattati con l'acqua battesimale.

Tu conosci che il cuore umano è piccolo, gretto, egoista e non comprende la vastità e la generosità del tuo. Ecco perché trovi ben poco entusiasmo per il tuo immenso dono eucaristico.

È un dono così grande che sorpassa ogni pensa­mento umano. È come una perla preziosissima in ma­no ad un bambino... che non ne comprende il valo­re... e a quella preferirà un giocattolo...

Ci devi compatire, Gesù, come si compatiscono i bambini. Tu che hai rimproverato sì, ma anche perdo­nato e consolato i tuoi apostoli, fa' altrettanto con noi ed aumenta in noi la fede.

 

A MARIA

O Vergine misericordiosa, mi sembra di non sba­gliare se penso che la Maddalena, il mattino della Re­surrezione, andò al sepolcro dietro una mozione se­greta della grazia, che tu le avevi impetrato...

Forse quand'ella partiva, tu avevi già visto il tuo Figlio risorto e tutto, come al solito, tenevi nascosto nel tuo cuore. Non corresti da nessuno, non parlasti con nessuno, lasciando alla potenza di Dio il compito della manifestazione.

O Vergine fedele, o Signora e Madre della santa Eucarestia, in attesa del giorno nel quale anch'io ve­drò Gesù nella gloria, ottienimi che ora lo veda con piena convinzione nella presenza eucaristica.

Fa' che non meriti il rimprovero che Gesù rivolse ai due discepoli di Emmaus e agli undici, ma che rice­va piuttosto il dolce incarico dato alla Maddalena di

annunciare ai miei fratelli la sua presenza reale e la gloria eterna, che Egli darà a coloro che l'onoreranno sui suoi altari.

 

PROPÒSITO

Quando mi accosto alla santa Eucarestia, mi ricor­derò che solo le cose da poco si trattano in fretta e di­strattamente. Maria e Giuseppe non trattarono mai con indifferenza il loro Bambino Gesù.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

Il cristiano non può essere libero dalle tentazioni se lo stesso Signore le ha assunte sopra di sè insieme con il di­giuno dei 40 giorni. Questa consapevolezza è la prima condizione della penitenza e per ritornare all'Eucarestia. (Giovanni Paolo II)

 

Visita XXXI

ASCENSIONE DI GESÙ (Mt. 16,19; Lc. 24, 50-53; Atti 1, 6-11)

Gesù, ho bisogno del tuo aiuto!

Gesù li condusse fuori di Gerusalemme, sul monte Oliveto verso Betania.

Ma i convenuti lo interrogavano e domandarono: - Signore, lo ricostruisci ora il regno di Israele?

Egli rispose loro: - Non sta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre s'è riservato in suo potere; ma riceverete la virtù dello Spirito Santo, che verrà sopra di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea, nella Samaria, e fino agli estremi confini della terra.

Detto questo, Gesù, alzate le mani, li benedì.

E mentre li benediceva, si partì da loro, levandosi in alto, a vista di essi, finché una nuvola lo tolse ai loro occhi, e ascese in cielo ove siede alla destra di Dio.

E mentre i discepoli, con occhi intenti, miravano il cielo e Gesù che ascendeva, ecco si presentarono a loro due personaggi in bianche vesti e dissero: - Uomini di Galilea, perché continuate a mirare verso il cielo? Que­sto Gesù che è stato tolto di mezzo a voi ed è asceso in cielo, così ritornerà, nello stesso modo con cui l'avete veduto salire al cielo.

Essi allora, dopo averlo adorato, dal monte detto Oliveto, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso di sabato, cioè circa un chilometro, pieni di gioia, ritornarono a Gerusalemme.

 

A GESÙ

O mio Gesù, quel libro d'oro, che è il catechismo di S. Pio X, riporta queste belle parole: «Ora Gesù non è solamente in cielo, ma come Dio è in ogni luo­go, e come Dio e uomo è in cielo e nel Santissimo Sacramento dell'Altare». Oh! Le ricordassero gli uo­mini queste consolanti verità!...

Tu sai che le ultime parole furono sempre la mia consolazione spirituale e vorrei che lo fossero per tut­ti i cristiani del mondo.

Infatti mentre siedi glorioso e trionfante, con infi­nita maestà, alla destra del tuo celeste Padre, stai an­che presente qui in terra, in umili Tabernacoli, sem­pre a disposizione di chi vuole riceverti o parlarti.

S. Teresa c'insegna che noi dobbiamo fare con te, qui in terra, quello che i Beati fanno in cielo, cioè lo­darti e amarti sempre.

Il santo Giovanni Maria Vianney diceva ai suoi parrocchiani che, nel giorno del nostro passaggio da qui all'eternità, subiremo il giudizio particolare davan­ti al Tabernacolo della nostra Chiesa, dove ora ti tro­viamo sempre padre paziente e longanime, ma dove alla nostra morte sarai giudice imparziale.

L'anima eucaristica in quel momento non avrà nulla da temere, anzi sarà quello il momento, tanto atteso, di vederti svelato, di contemplare il tuo volto, di sentire dalle tue labbra divine quel dolce invito: «Veni, sponsa mea, veni, coronaberis: vieni, o mia spo­sa, vieni per esser coronata»... E traendola da questa valle di lacrime tu stesso, stendendo la mano l'accom­pagnerai alla gloria...

Ho ferma fiducia, o Gesù, che venga anche per me quel giorno radioso dell'ascesa al Cielo... ma ora ho bisogno urgente che tu m'infonda quella forza dello Spirito Santo che promettesti e donasti ai tuoi apo­stoli. Ho bisogno dei suoi doni, della sua forza... Vedi come il nemico delle nostre anime ci tende continue insidie nella mente, nel cuore, in chiesa, in casa, ovunque.

Mane nobiscum, Domine... mane nobiscum, quo­niam advesperascit... Stai sempre con noi, o Signore, non ti allontanare... vedi come a grandi passi s'appres­sa il giorno del nostro tramonto... Aiutaci, Gesù, aiu­taci.

 

A MARIA

Dall'alto della Croce, o Vergine Madre, il tuo fi­glio Gesù ti affidò tutta l'umanità nella persona del­l'apostolo S. Giovanni.

Da quel giorno si può ben dire che incominciasti la tua materna missione presso gli apostoli e tutti i fratelli della Chiesa nascente.

Fu un'attesa di molti anni in questa valle d'esilio, attesa voluta da Dio per la preziosità della tua presen­za e premura materna, che fu di grande conforto agli smarriti discepoli.

Anche adesso però che ti trovi nella gloria del cie­lo, in anima e corpo, non è terminata la tua maternità verso di noi... fin che ci sarà un'anima da salvare tu l'assisterai per darle l'eterna salvezza.

Abbi dunque cura anche dell'anima mia, la quale ti chiede oggi una grande grazia, una grazia che tu stessa desideri di darmi, cioè di amare tanto, tanto, il tuo Figlio Gesù, presente nella santa Eucarestia.

Ho ferma fiducia che mi concederai questa grazia, prima che chiuda la mie pupille alla luce di questo mondo, perciò fin d'ora te ne ringrazio infinitamente.

 

PROPOSITO

Come una madre nutre il suo bambino così immagi­nerò che Maria mi presenti il suo bambino Gesù nella santa Comunione, per nutrimento salutare dell'anima mia.

 

COMUNIONE SPIRITUALE Vieni, vieni, Gesù mio, Nel possesso del mio cuore, Tutto infiammalo d'amore, onde viva sol per te. (pausa) Come giunto al cuor ti stringo, o celeste e amato sposo, in te sol trovo riposo, nell'amarti sta il mio ben.

 

 

PREPARAZIONE ALLA SANTA CONFESSIONE

O Gesù, ecco davanti a te un povero peccatore, che, pentito dei suoi peccati, ti chiede misericordia e perdono.

Riconosco la mia stoltezza e colpa nell'averti offe­so, trasgredendo la tua Legge, per accontentare le mie insaziabili passioni.

Così ho ferito il tuo Cuore ed ho meritato le pene eterne dell'inferno.

Ci può essere stoltezza maggiore della mia?

Non voglio disperarmi, ma con la confidenza del figliuol prodigo, mi getto nelle tue braccia paterne e ti prego di perdonare le mie mancanze, mentre anch'io ti prometto di perdonare a chi mi ha offeso e di non tornar più al peccato, con l'aiuto della tua grazia.

O Maria, ó Angelo mio custode, aiutatemi a fare una buona Confessione.

Dopo questa preghiera, ti presenterai al Confessore e dirai, facendo il segno della Croce: - Padre, benedite­mi perché ho peccato.

Dopo aver indicato da quanto tempo non ti confessi, esporrai con umiltà e sincerità i peccati commessi, come l'esame di coscienza ti ha evidenziato senza nè diminui­re nè aumentare numero e specie.

Confrontati con i comandamenti di Dio.

 

DOVERI VERSO DIO: preghiera; partecipazione alla S. Messa e alla S. Comunione; rispetto del suo Santo Nome; adempimento della sua volontà nel compiere fedelmente i doveri specifici della tua vocazione.

 

DOVERI VERSO IL PROSSIMO: amore verso tutti; perdono delle offese; carità verso i più bisognosi, sin­cerità nel parlare e nel comportamento; buon esem-

pio; rispetto della roba degli altri e del loro buon no­me, rifuggendo da mormorazioni e calunnie.

 

DOVERI VERSO TE STESSO: castità della mente e del corpo; controllo dei pensieri e dei sentimenti interni; adempimento dei tuoi doveri di cittadino, partecipan­do alla vita pubblica, non defraudando la Comunità con sotterfugi e falsificazioni, dando il tuo voto a chi rispetta e difende i principi cristiani, leggendo la stampa cattolica per crescere nella fede e rifuggendo da letture contrarie alla fede e alla morale; così anche per gli spettacoli; compiendo con spirito di servizio il tuo dovere di lavoro e di professione. Questa è solo una breve traccia, che dovrai completare secondo la tua personale situazione, facendo attenzione anche ai «peccati di omissione», cioè al bene che potevi fare e non hai fatto per pigrizia, per egoismo, per noncu­ranza.

Poi dirai:

«Di questi peccati e di tutti quelli che non ricor­do, anche della vita passata, intendo di accusarmi da­vanti a Dio e alla Chiesa e chiedo la penitenza e l'as­soluzione».

 

ATTO DI DOLORE: - Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi e molto più perché ho offe­so te infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col tuo santo aiuto, di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime del peccato. Signore, misericordia, perdonami.

Oppure potrai, più brevemente, dire il seguente atto di dolore:

O Gesù, d'amore acceso, non ti avessi mai offeso; o mio caro e buon Gesù, con la tua santa grazia non ti voglio offender più perché ti amo sopra ogni cosa.

Dopo la confessione farai quanto prima la penitenza imposta dal Confessore.

Per ringraziamento dirai:

O Gesù, quale gioia hanno infuso nel mio cuore le parole del tuo Ministro: «Io ti assolvo»!

Sento che là pace è entrata in me, assieme alla grazia santificante.

Grazie, Gesù, grazie infinite per la bontà che mi usi col tuo perdono. Ti chiedo aiuto speciale perché non ricada più nei peccati.

O Maria, o Angelo mio custode, o Santi miei Pa­troni, ringraziate per me il Signore ed aiutatemi ad es­sergli fedele fino alla morte.

 

PREPARAZIONE ALLA SANTA COMUNIONE

ATTO DI FEDE

Mio Signore e mio Dio, credo fermamente che tu sei presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità, sot­to le Specie Eucaristiche. Perciò ti adoro profonda­mente e ti riconosco per mio Creatore, Signore, Re­dentore e mia eterna ricompensa.

 

ATTO DI SPERANZA

Signore, la tua generosa bontà nel donarti tutto a me, in questo divin Sacramento, mi assicura della tua misericordia, dalla quale spero tutte le grazie che mi sono necessarie per raggiunger la vita eterna.

 

ATTO DI CARITA’

Signore, a chi mai darò il mio cuore se non a te che tanta premura dimostri per me? Mi hai dato la vi­ta, mi hai riscattato col tuo Sangue dalla schiavitù di satana, mi hai accolto nella tua Chiesa ed ai sacra­menti, mi hai invitato a questa santa Comunione. A te dunque dono tutto il cuore, la mia anima, la mia volontà, ed in te e per te prometto che amerò il mio prossimo come me stesso.

 

ATTO DI CONTRIZIONE

Mio Signore Gesù Cristo, con quale coraggio mi appresserò io a quella mensa tutta candore con un cuore tanto profanato dal peccato?

Chiedo alla nostra Madre Maria Santissima e al mio Angelo custode che ti domandino perdono per me, mentre io ti assicuro che starò più attento per l'avvenire nel fuggire il peccato e le occasioni del pec­cato e che ne farò penitenza.

Ti appresserai poi alla Sacra Mensa col massimo raccoglimento. Ricevuta la Comunione, torna al tuo po­sto, china la testa fra le mani e parla con Gesù, tuo grande ospite e non metterti subito a leggere delle for­mule.

Dopo alcuni minuti, potrai recitare le seguenti pre­ghiere:

 

RINGRAZIAMENTO DOPO LA SANTA COMUNIONE

ATTO DI FEDE

O mio Dio, io credo che in questo momento tu sei in me con il tuo Corpo e Sangue, con la tua Ani­ma e Divinità. Ti adoro profondamente e ti offro co­me mie tutte le adorazioni delle creature. Accresci in me la fede.

 

ATTO DI SPERANZA

Signore, la tua generosità mi apre il cuore alla speranza. Tu sai che tante volte sono tornato al pec­cato, ma ora spero da te un potente aiuto per conser­varmi sempre in grazia ed assicurarmi l'ingresso nel Cielo.

 

ATTO DI CARITÀ

Mio Dio, ti voglio amare quanto so e posso e desi­dero ardentemente che questo amore non venga più rubato dalle creature che mi circondano.

Anzi fa' che aumenti sempre più il mio attacca­mento a te, fino a perpetuarsi nella vita eterna.

 

ATTO DI DOMANDA

O Signore, io sono un povero che ha bisogno di tutto. Dammi dunque quelle grazie spirituali e tempo­rali che vedi utili all'anima mia e alla mia esistenza, mentre io ti offro tutto me stesso, quello che ho e quello che sono.

Benedicimi con i miei famigliari, superiori e amici e con tutti gli uomini, specialmente i più poveri e bi­sognosi, dona al mondo la pace e libera le anime san­te del purgatorio.