CUORE A
CUORE CON L’ADDOLORATA

Ispirata da Te, o cara Madre, ho tracciato sulla
carta queste povere espressioni, dettate da un cuore fortemente di Te amate, sin
dall'alba della sua vita... Benedici e sorridi a questo
piccolo fiore che T'offro, e fa sì, che in tutte le anime buone, possa
accendere qualche scintilla d'amore per Te, e di tenera compassione per i Tuoi
acuti dolori, che sostenesti per la nostra salvezza ai piedi della Croce... O
dolce Maria, sì poco amata e dimenticata nell'immenso Tuo patire, deh! fa
conoscere a tutti i Tuoi figli, com'è dolce l'amarti e il patire in silenzio
con Te... I tuoi dolori, o Maria, sono come la vite, che getta fiori di odor
soave, ed i suoi fiori sono frutti di gloria e di ricchezza.
UN'AMANTE DELL'ADDOLORATA
Contenuto
del libro (senza
immagini)
Saluto mattinale ed offerta alla Regina dei Martiri
L'addio della sera alla Regina dei Martiri
Preghiera per ottenere una santa morte
Preghiere per ogni giorno della settimana composte da S.
Bonaventura
Corona dei Sette Dolori della SS. Vergine
Stabat Mater Traduzione dello Stabat Mater fatta dal
Tommaseo
Apparecchio alla S. Comunione
Ringraziamento
Supplica per ottenere grazie
Ringraziamento per grazie ricevute
A Gesù per Maria
Visita al SS. Sacramento
Visita a Maria SS. Addolorata
Un'ora di amore alla Desolata
Ora
di Adorazione a Gesù (…) fatta assieme alla SS. Vergine Addolorata
La
preghiera a Gesù
Impetrazione
con Maria SS. Addolorata
Sacro
Settenario a Maria SS. Addolorata
Per
la festa dell'Addolorata (15 Settembre)
Schema
della Settina dell'Addolorata
Vespri
della vigilia della festa della B. M. Addolorata
Salmo
109 - Salmo 112 - Salmo 121 - Salmo 126 - Salmo 147
Magnificat
Benedizione
Eucaristica - Mottetto
Tantum
Ergo
Salmo
116
Salve
Regina
Pianto
della B. M. V.
I
misteri dolorosi di Maria Santissima.
Buon giorno, o dolce Madre mia Maria! a Te offro con
affetto filiale il mio primo palpito d'amore, e con l'alba di questo nuovo dì,
che il Tuo Gesù mi concede nella Sua infinita bontà, io Ti saluto, venero e
consacro con tutto l'ardore il mio povero cuore... O vaga aurora di Cielo, io Ti
amo!... dolce Stella del mattino brilla lucente nell'arduo cammino della mia
vita, che intieramente consacro a Te, ed alla memoria dei Tuoi acerbi dolori.
Sotto i Tuoi materni sguardi voglio santamente trascorrere questo giorno.
Grazie Ti rendo dell'affettuosa veglia, che quale tenera Madre hai fatto
vicina al mio letto, durante le gravi ore notturne... e mi hai così liberata
da ogni fantasma... In sogno mi hai favellato d'amore e di speranza... e mi sei
apparsa leggiadra, e più bella della luna nella sua pienezza. Mi hai cosparsa
di profumi inestimabili, e fiori olezzanti hai gettato intorno a me. Salve, o
Madre, tutto per Gesù e per Te voglio operare; e Tu, o cara Mamma, sorridimi e
benedicimi in ogn'istante, e non permettere che io contristi minimamente il
Tuo Cuore. Conducimi all'altare, e dalle Tue mani verginali voglio ricevere la
S. Comunione. Conservami pura qual giglio, fragrante come una rosa, e
inebriami d'amor santo. Con Te voglio lavorare nell'officina benedetta, e ad
ogni istante, intendo ripetere: Gesù e Maria, Vi amo, fate che io muoia d'amor
per Voi... A Gesù ed a Te offro tutti i respiri ed i battiti del mio cuore...
tutti i miei passi... le parole... e le azioni tutte... Se mi vorrai partecipe
di qualche stilla dei Tuoi dolori... accetto tutto; ma donami la forza e il
sorriso nelle pene... Tutto T'offro, o Regina dei Martiri, il mio operare... il
mio penare... i miei voti ardenti, che come nubi d'incenso mistico voglio
elevare verso di Te... e Tu, o cara Madre, salva le anime e donale tutte a Gesù,
onde appagare le brame del suo Cuore. Angelo mio Custode, sii mio fratello in
amare gli amori miei, Gesù e Maria Addolorata. Così sia.
Durante il giorno, ripetere spesso la bella
aspirazione di S. Alfonso Rodriguez.
Amori miei dolcissimi, Gesù e Maria, per Voi
patisca, per Voi io muoia, sia tutta Vostra, sia niente più mia.
Maria, Madre di dolore, Madre d'amore, pregate per
noi.
Ritorno a Te, o cara Madre, al declinare del giorno,
lassa e pur stanca di lavoro e di penare. Oh! come sono belli, questi taciti
momenti trascorsi ai Tuoi piedi, al chiaror della lampada amica. Tutto nel Tuo
seno materno, e nel Cuore Eucaristico di Gesù io riverso, e gioie e dolori,
fatiche e tormenti... tutte le mie fralezze ancor, onde le distrugga, e mi
renda più bella, più degna del Tuo amore e degli sguardi del Figlio Tuo divino...
Spero, o dolce Madre, che m'ami ancor, che al mio
dolor, e dalle cocenti lagrime, che sgorgami dal cuore... Tu mi risponda: T'amo,
t'amo ognor. Ascolta una figlia sitibonda d'amarti e morir fra i Tuoi
amplessi... Ti dò l'ultimo bacio e l'addio della sera, ma nel mio cuore Ti
porto sempre. Al sonno dolcemente m'abbandono, custodiscimi come la pupilla
del Tuo occhio; e sotto l'ombra delle Tue ali materne io riposo, ma il mio cuore
però non dorme. Esso palpita ancora, e T'innalza il cantico d'amore.
O Angeli, inneggiate per me, sulle vostre arpi
dorate, armonie d'amor, alla Regina dei Martiri. Stelle che i cieli adornate,
coronate per me la Madre mia... Fiori dei prati, profumatela per me... Onde
del mare, che simboleggiate l'immensità dei suoi dolori, beneditela per
me... Cedro del Libano, cipresso del monte Sion, palma di Cades, rosa di Gerico,
ulivo specioso dei campi... tutti, che raffigurate la sua bellezza, adornatela
per me. E tu, o margherita, piccolo fiore, senza profumi, parla, parla per me,
piccolissima, or che le mie labbra saranno mute. Santi tutti del Paradiso,
lodatela e glorificatela per me. O Madre cara, imploro la Tua materna benedizione
con quella di Gesù. Ti bacio forte, forte e mestamente Ti sussurro, addio,
addio...
Nos cum prole pia, Benedicat, Virgo Maria. Amen.
PREGHIERA
A MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA PER OTTENERE UNA SANTA MORTE
O Maria, Regina dei Martiri, dolce rifugio dei miseri
peccatori, allorquando l'anima mia dovrà partirsi da questo mondo, Madre mia
dolcissima, per quel dolore che soffriste alla morte del Vostro Figlio in Croce,
assistetemi allora, con la Vostra misericordia.
Allontanate da me i miei nemici infernali, e venite
Voi a prendervi l'anima mia, ed a presentarla all'Eterno Giudice. Voi, dopo Gesù,
dovete essere il mio conforto in quel terribile momento, e pregate il Vostro
Figliuolo che mi conceda per Sua bontà di poter morire abbracciata ai Suoi
santissimi piedi, e di spirar l'anima mia dentro le sue sacrosante piaghe,
dicendo: Gesù e Maria, Vi dono il cuore e l'anima mia. Così sia.
PREGHIERE PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA
COMPOSTE DAL SERAFICO DOTTORE S. BONAVENTURA PER L'ADDOLORATA
Per quella terribile commozione, che agitò il cuor
Vostro, o Vergine Beatissima, quando udiste che il dilettissimo vostro Figliuolo
fu preso dagli empi, legato, trascinato e dato in preda ai tormenti,
soccorreteci, ve ne preghiamo, affinchè il nostro cuore venga ora colpito da
un salutare spavento, per i peccati commessi, e si muova così a sincero pentimento;
affinchè nell'ora della morte non abbia a temere a fronte dell'avversario, che
lo assalirà, e non si atterrisca accusato dalla propria coscienza al cospetto
del tremendo Giudice Divino; ma piuttosto, scorgendone sereno e propizio il
volto, si ricrei, e ne provi inespicabile contento. Per grazia dello stesso
Signor Nostro Gesù Cristo, Vostro Figliuolo, il quale Padre e con lo Spirito
Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Così sia. GIACULATORIA: Deh!
sia per noi la morte, o Madre pia, dolce riposo e pace. Così sia.
Per quei gemiti e lagrime che
nell'afflizione del vostro cuore spargevate, o Vergine dolcissima, quando
vedeste l'amabilissimo vostro Figliuolo presentato al Giudice, aspramente
flagellato, in varie guise schernito ed avvilito, impetrate a noi il dolore dei
nostri peccati e lagrime di sincera e salutare contrizione, e soccorreteci, onde
non possa prenderci a scherno il nemico, nè a suo talento con le sue varie
tentazioni flagellarci, e così vinti, presentarci al terribile divin
giudizio; ma piuttosto che noi accusiamo al presente, e giudichiamo noi stessi
sopra i nostri eccessi, e li puniamo cogli atti di una sincera penitenza, onde
abbiamo la sorte di ritrovar perdono e grazia nel tempo della necessità, della
tribolazione e dell'angustia. Per la misericordia dello stesso Signor Nostro Gesù
Cristo, Vostro Figliuolo, il quale Padre e con lo Spirito Santo vive e regna per
tutti i secoli dei secoli. Così sia. GIACULATORIA:
Deh!
sia per noi la morte, o Madre pia, dolce riposo e pace. Così sia.
Per quelle angustie e spasimi, che sostenne il vostro
cuore, o Vergine beatissima, quando udiste essere stato condannato alla morte
e al supplizio della Croce il dilettissimo vostro Figliuolo, soccorreteci, ve
ne preghiamo, nel tempo della nostra infermità, quando il nostro corpo sarà
afflitto dai dolori del male, e il nostro spirito, da una parte per le insidie
dei demoni e dall'altra pel timore dell'imminente rigoroso giudizio si troverà
in angustie, soccorreteci, dico, o Signora, onde non abbia a pronunziarsi allora
contro di noi la sentenza di eterna dannazione, nè siamo gettati ad ardere
eternamente fra le fiammme infernali. Per grazia dello stesso Signor nostro Gesù
Cristo, Vostro Figliuolo, il quale Padre e con lo Spirito Santo vive e regna per
tutti i secoli dei secoli. Così sia. GIACULATORIA: Deh! sia per noi la
morte, o Madre pia, dolce riposo e pace. Così sia.
Per quella spada dolorosissima che trapassò
l'anima vostra, o dolcissima Vergine, al vedere il dilettissimo vostro Figlio
nudo, sospeso in aria sulla Croce, con le mani e i piedi forati dai chiodi, e
per tutto il corpo da capo a piè squarciato e lacero dai flagelli, e ricoperto
da profonde ferite; soccorreteci, ve ne supplichiamo, affinchè anche il cuor
nostro sia ora trafitto dalla spada di una tenera compassione e di una
compunizione sincera, e sia inoltre ferito come da una lancia del santo divino
amore, cosicchè esca fuori dall'anima nostra la radice di ogni peccato, e
restiamo affatto purgati dalla corruttela dei vizi, siamo adorni e vestiti
degli abiti delle sante virtù, e possiamo sempre con la mente e coi nostri
sensi sollevarci al cielo da quasta misera terra, donde come sarà per noi
giunto il promesso felice giorno, possiamo colassù arrivare col nostro spirito,
e quindi ancora col corpo. Per grazia dello stesso Signor nostro Gesù Cristo,
Vostro Figliuolo, il quale Padre e con lo Spirito Santo vive e regna per tutti i
secoli dei secoli. Così sia. GIACULATORIA: Deh! sia per noi la morte, o
Madre pia, dolce riposo e pace. Così sia.
Per la grave angustia e tormento, che
afflisse il vostro spirito, o Vergine Santissima, quando presso la croce,
contemplavate il benedetto vostro Figliuolo, che in mezzo agli acerbissimi suoi
dolori emetteva quell'alto e prodigioso suo grido, voi raccomandava diletta
sua Madre al discepolo Giovanni, e consegnava nelle mani del Padre il suo
santissimo Spirito; soccorreteci, ve ne preghiamo, nell'ora estrema del viver
nostro, e specialmente allora, quando la nostra lingua divenuta ormai stupida e
priva di moto, impotente sarà ad invocarvi; quando i nostri occhi offuscati
più non vedranno la luce del giorno e le orecchie divenute sorde saranno chiuse
per sempre ai discorsi del mondo, e quando infine mancherà del tutto il vigore
die nostri sensi, ricordatevi allora, o pietosissima Signora nostra, delle umili
suppliche, che alle orecchie di vostra pietà e clemenza noi indirizziamo, e
accorrete in nostro aiuto, in quell'ora orribile di estrema nostra necessità.
Voi raccomandate al dilettissimo vostro Figliuolo il nostro spirito; affinchè
per la vostra potente mediazione possiamo essere da Lui sottratti ai tormenti, e
sgombri da ogni spavento giungiamo sicuri al bramato riposo della Patria
Celeste. Per grazia dello stesso Signor nostro Gesù Cristo, Vostro Figliuolo,
il quale Padre e con lo Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei
secoli. Così sia. GIACULATORIA:
Deh! sia per noi la morte, o Madre pia, dolce riposo e
pace. Così sia.
Per quelle lagrime amare ed acerbi sospiri, che
dall'intimo del vostro petto, sgorgando come da fonte, non potevate comprimere,
o Vergine illibatissima, quando vi spiegavate a stringere con affettuosi
amplessi il corpo esamine del divin vostro Figlio, già deposto dalla croce,
le di cui guance candide un tempo e vermiglie scorgevate asperse di pallor
mortale, ed il corpo istesso tutto da capo a piè malconcio, pesto, illividito e
lacero con orribili piaghe sopra piaghe; soccorreteci, ve ne preghiamo, e fate
che così amaramente piangiamo al presente le nostre iniquità, e alle piaghe
aperte delle nostre anime applichiamo in guisa il rimedio salutare della
penitenza che, quando il nostro corpo sarà già guasto e deforme in preda della
morte, risplenda allora l'anima nostra fregiata della bianca stola di una verace
santità, onde siamo fatti degni di godere i dolci baci e di amorosi amplessi,
principalmente del dolcissimo vostro Figliuolo, Signor nostro Gesù Cristo,
che col Padre e con lo Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli.
Così sia. GIACULATORIA: Deh! sia per noi la morte, o Madre pia, dolce riposo
e pace. Così sia.
SABATO
Per quei singulti e sospiri e indicibili lamenti,
indizi dell'afflizione in cui era il vostro interno, o Vergine gloriosissima,
quando vedeste tolto dal vostro seno e chiuso nel sepolcro il Vostro
Unigenito, delizia del vostro cuore, rivolgente, ve ne preghiamo, quei vostri
occhi pietosissimi a noi miseri figli di Eva, che nel nostro esilio, e in questo
misera valle di pianto a Voi innalziamo calde suppliche e sospiri. Voi dopo
questo lagrimevole esilio fateci vedere Gesù, frutto benedetto delle vostre
caste viscere. Voi con gli eccelsi vostri meriti impetrateci di potere in punto
di nostra morte esser muniti dei santi sacramenti della Chiesa, per terminare
i nostri giorni con una morte felice, ed essere finalmente presentati al divin
Giudice, sicuri di essere misericordiosamente assoluti. Per grazia dello
stesso Signor nostro Gesù Cristo, Vostro Figliuolo, il quale Padre e con lo
Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Così sia.
GIACULATORIA: Deh! sia per noi la morte, o Madre pia, dolce riposo e pace.
Così sia.
Gloria al Padre
PRIMO DOLORE
Compatisco, o Santa Madre Addolorata, quel gran
cordoglio che Vi trafisse il cuore in udire dal santo Simeone che il Vostro
dilettissimo Figlio, unico Amore dell'anima vostr, dovea essere conficcato in
Croce; e che il Vostro innocentissimo petto doveva essere trapassato dalla
spada acutissima del dolore. Vi prego per questo lungo spasimo, che vi
accompagnò per tanti anni, ad impetrarmi grazia, ch'io da oggi avanti sappia
come compatire, a Vostra imitazione, la passione e morte del Vostro Figlio e mio
Signore e possa fare una buona e santa morte. Un Pater e sette Ave,
recitando ad ogni Ave: Santa Madre deh! Voi fate Che le Piaghe del Signore Ed
i Vostri Gran Dolori Siano impressi nei nostri cuori.
Compatisco, o Santa Madre, Addolorata, quel gran
dolore che soffriste nella persecuzione di Erode per la morte degl'Innocenti e
fuga in Egitto, dove patiste timore, povertà e incomodi in terra forestiera e
barbara. Vi prego, per sì alta pazienza, ad impetrarmi grazia di soffrire
pazientemente, a Vostra imitazione, i travagli di questa misera vita, lume per
conoscere Dio tra le tenebre dell'Egitto di questo mondo e di fare una buona e
santa morte. Un Pater e sette Ave, recitando ad ogni Ave: Santa
Madre deh! Voi fate Che le Piaghe del Signore Ed i Vostri Gran Dolori Siano
impressi nei nostri cuori.
TERZO
DOLORE
Compatisco, o
Santa Madre, Addolorata, quel gran dolore che Vi trafisse nella perdita del
Vostro bellissimo e amatissimo Figlio Gesù in Gerusalemme, spargendo per tre
giorni fiumi di pianto da' Vostri occhi purissimi. Vi prego per quelle lagrime
e sospiri di quei tre giorni per Voi amarissimi, ad impetrarmi tanto lume, che
io non perda mai il mio Dio, ma che lo trovi una volta per sempre, e
soprattutto nel punto della mia morte. Un
Pater e sette Ave,
recitando ad ogni Ave: Santa
Madre deh! Voi fate Che le Piaghe del Signore Ed i Vostri Gran Dolori Siano
impressi nei nostri cuori.
Compatisco, o Santa Madre, Addolorata, quel gran
dolore che soffriste in vedere il Vostro benedetto Figliuolo inviato al Calvario
con la pesantissima Croce sopra le spalle e cadere sfinito sotto di quella.
S'incontrarono allora, o mia dolente Regina, occhi con occhi e cuore con cuore.
Vi prego per quella tormentosa compassione che ne aveste, ad impetrarmi grazia
di portar la mia croce con pazienza in compagnia del vostro e mio Gésu fin che
vivo, e di fare una buona e santa morte. Un Pater e sette Ave,
recitando ad ogni Ave: Santa Madre deh! Voi fate Che le Piaghe del Signore Ed
i Vostri Gran Dolori Siano impressi nei nostri cuori.
Compatisco, o Santa madre Addolorata quell'eccessivo
dolore che soffriste in vedere il vostro amatissimo unigenito morire in croce
con tante pene e disonori; e senza niuno di quei consuli e refrigerii che si
concedono anche ai piu rei. Vi prego per la dolorosa tenerezza del Vostro
crocifisso Figliuolo, che nella sua croce siano crocifisse le mie passioni e di
fare una buona e santa morte. Un Pater e sette Ave, recitando ad
ogni Ave: Santa Madre deh! Voi fate Che le Piaghe del Signore Ed i Vostri
Gran Dolori Siano impressi nei nostri cuori.
Compatisco, o Santa Madre Addolorata, quello spasimo
che soffriste in veder ferito da una lancia il Cuore di Cristo morto. Quella
ferita sì, o mia dolente Madre, fu tutta Vostra, e in ricevere il suo
santissimo cadavere tutto svenato nel Vostro seno materno, il Vostro Cuore fu
trafitto crudelmente. Vi prego per quelle angosce inesplicabili dell'anima
Vostra ad impetrarmi il vero amore del mio Gesù, che mi ferisca il cuore, acciò
non trovi più luogo il peccato e l'amor profano del mondo facendomi fare una
buona e santa morte. Così sia. Un Pater e sette Ave, recitando ad
ogni Ave: Santa Madre deh! Voi fate Che le Piaghe del Signore Ed i Vostri
Gran Dolori Siano impressi nei nostri cuori.
Compatisco, o Santa Madre Addolorata, quella
incosolabile amarezza che provaste nel riporre il Vostro morto Figlio Gesù
nella sepoltura, fino ad accomodarvelo con le Vostre mani. Rimaneste allora, o
mia piangente signora, sepolta con tutta l'anima, ove giaceva sepolto il corpo
del Vostro Figliuolo. Vi prego, per tanti martirii del Vostro Cuore, ad
impetrarmi, per meriti dei Vostri sette dolori, in vita il perdono della Vostra
presenza, e dopo morte la gloria del Paradiso. Così sia. Un Pater e sette
Ave, recitando ad ogni Ave: Santa Madre deh! Voi fate Che le Piaghe
del Signore Ed i Vostri Gran Dolori Siano impressi nei nostri cuori.
La spada del dolore trapasserà l'anima tua. Prega
per noi, Vergine Dolorosissima. Acciò siam fatti degni delle promesse di
Cristo.
Intervenga per noi, te ne preghiamo, Signore Gesù
Cristo, adesso e nell'ora della nostra morte, presso la tua clemenza la beata
Vergine Maria tua Madre, la cui santissima anima nel tempo delle tua passione
fu trafitta dalla spada del dolore e nella tua gloriosa resurrezione fu ripiena
di immensa gioia: Tu che vivi e regni con Dio Padre, nell'unità dello Spirito
Santo, per tutti i secoli dei secoli. R. Così sia.
Sta la Madre dolorosa Presso il legno lacrimosa Da
cui pende il Figlio. Alla tacita gemente Una spada acutamente Trapassava
l'anima.
Di che duolo il cuore stretta Eri, o Madre benedetta,
Per quell'Unigenito! S'accorava: si struggea, Chè gli spasimi vedea di cotanto
Figlio.
qual'è 1'uom che non piangesse, Madre pia, se ti
vedesse In sì gran supplizio? Chi pietà non sentiria Contemplandoti, o Maria,
A penar col Figlio?
Per le amate umane genti Ella il vide nei tormenti,
Da flagelli lacero.
Essa vide il dolce Nato Negli estremi desolato Esalar
lo spirito.
Madre pia, fonte d'amore, Fa ch'io provi il tuo
dolore, Fammi teco piangere.
Fa che tutto arda il cuor mio in amando Cristo Dio.
Ch'al suo cuore io piaccia. Io ti prego, o Madre amante, Di Gesù le piaghe
sante Nel mio cuor si stampino. Abbia anch'io con lui ferito, Che per me tanto
ha patito, Parte al gran martirio.
Fin che la vita in me rimanga, Fa che teco, Madre, io
pianga, Sento il tuo cordoglio.
Alla croce a te d'accanto Starmi, o Madre, e del tuo
pianto La virtù desidero.
Alma vergine pietosa, Deh, mi sii Madre amorosa,
Fammi teco piangere.
Fa ch'io porti in me la morte Che m'è vita, e sia
consorte Di quel santo anelito.
Che mi senta anch'io piagato Di sue piaghe e del beato Sangue suo m'inebrii Dai voraci eterni incendi Tu mi salva e mi difendi Nel final giudizio.
O Gesù, la morte mia Tu consola, e per Maria Dammi
Tu vittoria. Quando il corpo andrà disciolto, Sia lo spirito raccolto
Nell'eterna gloria. Così sia.
Indulgenza di 300 giorni (Pio IX, 1876) a chi
devotamente recita sette Ave Maria, e dopo ciascuna i seguenti
versetti. Santa Madre, questo fate, Che le piaghe del Signore Siano impresse
nel mio cuore.
APPARECCHIO
ALLA SS. COMUNIONE IN ONORE DELLA SS. VERGINE ADDOLORATA
Dove abita il Tuo Diletto, o bellissima donna, dove
declina il Tuo Diletto, onde cercarlo assieme a Te? (Off.
Septem Dolorum B. M. V.)
O Regina dei Martiri, queste patetiche parole io Ti
rivoglio assieme alla Chiesa santa, in questi preziosi momenti, che precedono
la santa Comunione, che voglio fare, a gloria Tua, assieme a Te, e glorificare
così gli acerbi dolori, che sostenesti per me nella Tua vita mortale: e che
oggi si sono trasfusi nella gloria più bella che Ti circonda... nel più
fulgido serto che t'incorona lassù, qual Regina dei Martiri.
Io mi associo a Te, o cara Mamma, onde cercare,
unitamente a Te, il Tuo Diletto... Ahi! Tu lo rinvenisti sul monte della mirra,
sul Calvario cioè, ma tutto sanguinante e lacero, coperto di piaghe e profonde
lividure... agonizzante sulla Croce, e vicino a morire...
Col suo sguardo divino e languente, Ti rimirò per
l'ultima volta, e Ti assegnò, donandoti una nuova figliolanza, nella persona
di Giovanni, tutto intero il genere umano; e con espressione pietosa e divina,
Ti rivolse, quelle sovrumane parole: “Donna, ecco il Tuo figlio...” e
rivolto a Giovanni, disse: - “ecco la Madre Tua...”
Oh! quale dono, veramente prezioso ed inestimabile
del dolce Gesù, nel lasciarci, come suggello del Suo amore purissimo, la Madre
sua... ecce Mater tua...
O cara Mamma, quegli accenti divini del morente Gesù
sono profondamente scolpiti nell'intimo del mio cuore...
Tu sei la Madre mia, lasciami come testamento
d'amore di Gesù sulla Croce... o Madre, o Madre, io sono la tua povera
figlia... parte viva e cocente del Tuo Cuore straziato... dalla spada acuta del
dolore... io ho vita per Te... appiè della Croce.
Il mio cuore arde e si consuma di affetto per Te...
che dopo Gesù sei tutta tutta per me ... ed i Tuoi dolori sono il mio paradiso
in terra...
Nell'estasi del Tuo martirio sovvengati di me, Tua
figlia, che geme dinnanzi a Te... che implora il Tuo aiuto possente ed il Tuo
sorriso materno... che solo desidera amar Te ed il Tuo Gesù, e poi morir...
Ed ora, o Vergine addolorata, io cerco sitibonda
assieme a Te il dolce Gesù, e lo ritrovo sul colle dell'incenso, nei forami
della pietra, nascosto nel Ciborio adorato; nella bianca Ostia, vivo e vero,
palpitante d'amore per me...
Cado genuflessa ai tuoi piedi, o cara Madre, e
trepidante Ti prego a darmi Gesù, con le Tue mani verginali e purissime... a
deporlo nel mio petto..., mentre io che dono Gesù, come testimonianza delle mie
disposizioni, il bacio dell'affetto, il profumo della divozione... le lagrime
della compunzione...veni, Domine Iesu, veni etiam cito... Sì, vieni, o caro
Gesù vieni presto... e questa santa Comunione, che Ti offro in onore della
Regina dei Martiri, sarà il nodo dolcissimo d'amore, che mi terrà stretta a Te
ed alla Madonna, e mi custodirà pura e santa, onde vivere una vita d'amore e di
dolore per Te, e per l'Addolorata Mamma Maria Santissima Addolorata... Così
sia.
Fa che il mio cuore s'accenda d'amor per Cristo Dio,
onde possa piacergli. Così sia.
O Madre addolorata, ecco il Tuo Figliuolo Divino
nell'intimo del mio cuore... io palpito assieme a Lui, io brucio del Suo
amore... sento, che il mio vivere è Gesù... mihi vivere Christus est...
come dice l'Apostolo... - Gesù è tutto, intieramente mio, ed io son tutta,
tutta sua. Oh! quale gioia profonda... quale gaudio io provo, per questo dono
preziosissimo, inestimabile, che mi hai fatto, o dolce Madre mia Maria.
Io già gusto un preludio di Cielo... un soave
balsamo lenisce i miei dolori... un conforto inesplicabile corrobora il mio
spirito abbattuto da tante pene, affranto dalle agonie, e dal Quotidie
morior, ond'è avvolta la mia povera vita...
Io sento il profumo di Gesù, fiore olezzante dei
prati... giglio candidissimo delle convalli... Un olezzo celestiale mi penetra
delicatamente, e mi fa respirare un'atmosfera sublime, sovrumana... e tutta
inebriata e sitibonda, io chino riverente, poggiando il mio capo, stanco da
tante lotte, sul petto adorato del mio Gesù ... e, palpitando d'amore, rispetto
alla mia volta i dolcissimi versi di San Giovanni della Croce: Mio soave Gesù,
dolce Signore, se farmi deve amor morir tra le Sue fiamme, orsa e consunta, o
dolce mio Signor, è questo il punto.
O Regina dei Martiri, rendimi una fragranza di Cielo,
onde io possa diffondere intorno a me il buon odore di Gesù; un profumo di pietà
immacolata..., un altare vivo di olocausto perenne; un fiore delizioso... un
tesoro di virtù austere e soavi insieme... un ciborio animato per deporvi
sempre il Tuo dolce Figlio... Rendimi, o cara Mamma, una sorella degli Angeli...
un angelo che si nutre di Eucarestia, che vive di amore e di adorazione, che
geme guardando il Cielo... ed anela al bacio di Dio... ed ai Tuoi materni
amplessi...Accogli ancora il mio voto ardente... Fammi ardere d'amore per Cristo
Dio... Amore donami, forze, generoso, che si nutre del sacrificio e
d'immolazione, poichè la santità è il frutto necessario di un amore sublime,
e l'amore non vive che di sangue... O Madre, fa che io sotto i Tuoi candidi
sguardi mi avanzi sempre nell'arduo cammino della virtù, e che la fiamma di
Cristo mi avvinca fortemente, onde come ha fatto cantare i martiri sotto i ferri
dei carnefici, faccia esultare anche me sotto i ferri del proprio dovere, e
dell'abnegazione quotidiana... quale martirio; ed in tal modo così, mi sia dato
di stare con Te presso la Croce di Gesù.
Fammi una conquista felice dei Tuoi dolori... O
preclara Vergine delle vergini, sii la mia dolce Mamma fammi piangere con Te...
Accogli, o Rosa benedetta del martirio, i miei
cocenti aneliti... le mie lagrime, che come perle di rugiada, depongo silenziosa
nel Tuo seno...
Sfiori dolcemente la tua bianca mano, e benedici la
Tua povera figlia, che trepidante di amore, anela fortemente a Te, alla Tua
visione eterna, e vieni, o dolce Mamma, ad accogliere per sempre nel Tuo Cuore
immacolato, il mio supremo anelito...
Vengo a Te, o cara Madre, con l'animo straziato e
con le lagrime agli occhi, espressione viva del mio dolore...
Ricolma di fiducia e di speranza depongo devotamente
il mio affanno nel Tuo seno materno... - Ti adoro in silenzio, e nel mesto mio
petto voglio ergerti un'aria di dolore e di amore...
Sii Tu la mia dolce Mamma in questi trepidi momenti
che trascorro affannosa... Perdono Ti chiedo di tutte le amarezze che Ti ho arrecato,
e della dimenticanza del Tuo amore sublime che hai nutrito per me, e prima che
il fango mi possa macchiare dammi, te ne prego, l'oblio di una modesta tomba...
Immergimi ognora più nella profondità del Tuo
martirio, che sostenesti per me, appiè della Croce.
O Madre mia! rendimi bella nel pianto, ed uniscimi
fortemente a Dio... Fa che io ritrovi nei Tuoi casti amplessi l'ideale d'un
desio sovrumano e dammi la gloria di morirti appresso... e sacrarti, morendo, il
genio mio. immantinenti mi soccorri. Oh! quanto sei cara ed amorevole... Oh!
Angelo mio Custode... Oh! schiere tutte dei celesti cori, benedite e ringraziate
per me, la Madre mia... che, pietosa ha terso le lagrime dei miei occhi... mi
ha esudita, appagando le brame ed i voti ardenti del mio povero cuore. Oh! come
mi sento felice, e nell'effusione di un'amore forte e cocente, Ti ripeto mille
volte: Salve, Regina dei Martiri... i Tuoi dolori sono il balsamo soave che
mitigano le mie pene; e mi fortificano attraverso il percorso della mia vita,
cosparso di pene... Salve, Regina dei Cieli, o Madre del Re degli Angeli, o
Maria, fiore eletto delle Vergini, rosa e giglio di celestiale fragranza, porgi
al Tuo Gesù le Tue preghiere per la salvezza e salute dei devoti dei Tuoi
dolori, onde in eterno Ti benedicano lassù in Paradiso. Così sia.
Visita al Santissimo Sacramento fatta in compagnia di
Maria Santissima Addolorata.
Eccolo dietro la nostra parete, guardando attraverso
finestre e osservando attraverso le gelosie. (cant. 2)
O Cuore Eucaristico di Gesù, che dentro il Sacro Ciborio, come in una mistica tomba, riposi dolcemente, celato per mio amore... in tutti gli istanti del giorno, nelle patetiche penombre della notte, allorquando tutta la natura è muta e il creato tutto tace e riposa... Tu solo prigioniero d'amore vegli e palpiti sempre d'amore per me. - O Gesù, assieme alla mia dolce Mamma, Maria SS. Addolorata, che fu la Tua prima adoratrice, sotto i bianchi veli Eucaristici, ove passò la sua vita, immolata al Tuo amore divino, e nell'esuberanza di una carità appassionata che trafiggeva la sua anima per la Tua passione e morte. Essa, quale mistica tortorella, gemeva notte e giorno d'amore e di dolore ai piedi dei Tuoi Altari.
O Gesù, dolce Prigioniero, con l'Addolorata mi
prostro dinnanzi alla Tua Maestà, e Ti adoro profondamente... Ti riconosco per
vero mio Dio, Signore e Creatore di tutte le cose, e spero e confido nella Tua
infinita carità, nella quale voglio sempre rimanere... Ti amo, o mio dolce
Amore, e voglio sempre amarti infinitamente in tutti gl'istanti della mia
vita... Voglio bruciare e consumarmi d'intenso amore per Te, e per la Tua Ostia
divina, e morir d'amore ai piedi dei Tuoi altari...
O Gesù, Ti offro il Cuore dolcissimo della Madonna,
trapassato crudelmente dalla spada del dolore; o Gesù, guarda questo giardino
di Paradiso, quest'orto delizioso, da cui emanano profumi ineffabili di virtù...
Te l'offre o Gesù, onde supplire alla mia deficienza nell'amarti; alla mia
estrema pochezza nel Tuo servizio... Te l'offro per consolarti... e raddolcire
le Tue agonie d'amore attraverso questi cancelli.
O Gesù, com'è dolce lo stare vicino a Te, ed in una
effusione dolcissima voglio ripetere anch'io col Profeta... «Per me buona cosa
è lo stare con Dio, porre la mia speranza nel Signore Iddio, la carne mia ed il
mio cuore vengon meno; o Dio del mio cuore e mia eredità, o Dio in eterno...
Questa è la mia requie pei secoli, vicino ai Tuoi
altari, qui io abiterò perchè l'ho scelta. Beato l'uomo, la cui forza è in
Te; egli nella valle di lagrime ha disposto il cuor suo le ascensioni fino al
luogo che Dio gli ha determinato.
La misericordia e la verità si sono incontrate
insieme, la giustizia e la pace si son dato il bacio.
Custodisci l'anima mia, perchè io sono a Te
consacrato; salva, o mio Dio, il Tuo servo che spera in Te.
Abbi pietà di me, Signore, perchè a Te io grido
tutto dì: consola l'anima del Tuo servo, perchè a Te, o Signore, ho elevato
l'anima mia.
O Gesù, ascolta la mia preghiera ... trafiggi con la
medesima spada, che trapassò il petto Verginale della Madonna, l'anima mia, ed
aprimi così una ferita d'amore, onde io arda continuamente di carità, onde io
viva languendo di amore, e muoia consunta dalla veemenza d'amore per Te e per
l'Addolorata Madre mia, Maria Santissima.
O Gesù assieme alla Madonna Ti prego a rendere il
mio cuore e il mio corpo immacolato, onde io non resti mai confuso.
O Gesù, per le mani della Vergine intendo rinnovarti
in ogni istante il mio eterno sposalizio con Te... i miei santi voti
Religiosi, che come catene d'amore m'avvincono insolubilmente a Te.
O Gesù, Ti raccomando le anime. Salvale, salvale
tutte... Deh! che il Tuo Sangue prezioso non sia sparso invano per esse... Ti
raccomando i moribondi, accoglili nel Tuo Cuore squarciato dalla lancia, e
spirino nel Tuo bacio d'amore... Ti raccomando ancora le anime del Purgatorio,
specilmente quelle più amanti del Tuo Cuore Eucaristico e dell'Addolorata,
schiudi loro le porte del Cielo.
Ti prego, o Gesù, per la Chiesa Tua santa,
benedicila, e sorreggila sempre... Ti prego per l'Italia nostra, la nostra cara
Patria e per i suoi reggitori... Fa che la Tua santa Religione, il Tuo Santo
Vangelo siano sempre difesi e custoditi... O Gesù, per tutti io Ti prego ed
imploro, con quella della Madonna la Tua Paterna Benedizione...
Gesù mio, credo che voi siate nel SS.mo Sacramento
dell'Altare Vi amo sopra ogni cosa e vi desidero nell'anima mia, e giacchè ora
non posso ricevervi Sacramentalmente, venite almeno spiritualmente nel mio
cuore... e, come già venuto, io V'abbraccio, e tutto mi unisco a Voi. Non
permettete, Gesù mio, che m'abbia a separare da Voi.
Gesù, mio bene, dolce mio amore, ferisci ed infiamma
questo mio cuore, sicchè arda sempre e solo per Te... Fiamma del divino amore,
infiammate quest'anima mia (si ripete tre volte).
O Dio, abbiate pietà di me, ricevetemi nelle braccia della Vostra divina
misericordia. Gesù mio, non desidero altro che Voi, confido in Voi, mi
abbandono in Voi, fate di me, e disponete di me, secondo il Vostro divin
benplacito.
Afflittissima Madre Maria, Regina dei Martiri, Voi
tanto piangeste il vostro Figlio diletto, morto per la mia eterna salute; ma che
gioveranno le lagrime Vostre, se io mi danno? Pei meriti adunque de' vostri
acerbi dolori, impetratemi dal Vostro Figlio Gesù un vero dolore dei miei
peccati, una vera emandazione di vita, una tenera e perenne memoria della di
Lui Passione e dei Vostri dolori.
E siccome Voi tanto soffriste per me, fate con la
vostra intercessione validissima, che io tutto patisca per amor Vostro e per Gesù.
Come potrò vedere il mio Signore Gesù Cristo impiagato, Voi con Lui nell'anima
ferita, ed io senza alcun dolore? Deh! o Madre dei dolori, fonte di lagrime,
gaudio degli afflitti, rifugio degli abbandonati, scudo degli oppressi, fortezza
dei deboli, porto dei naufraghi, rendetemi partecipe dei dolori che provaste
nella passione e morte del Vostro Gesù. Fate che gli occhi miei diventino due
sorgenti di lagrime, onde lavar possano le macchie dell'anima mia. Voi
consolatemi nelle afflizioni: voi sostenetemi nelle desolazioni: Voi proteggetemi
nelle tentazioni: difendetemi dagli assalti infernali, incoraggiatemi nella
strada del Cielo: e dal mar procelloso di questo misero esiglio guidatemi al
porto sicuro del regno beato. Così sia.
O voi tutti che passate per questa via, vedete se
vi è dolore simile al mio dolore.
O Vergine desolata, informata ai sentimenti della Tua
eroica fortezza vengo a Te che ritta e costante, per tre lunghe ore continue hai
assisitito il Tuo Figlio Divino pendente dalla Croce ed agonizzante, immerso nel
più crudele strazio... Hai visto l'Angelo della morte, appressarsi pian piano
a Gesù morente, e con la spada ha separato la Sua anima dolcissima dal Suo
corpo purissimo, quasi giglio candido divelto dal Suo stelo; piegarsi dolcemente
e languire nel sonno mortale... mentre il soldato con la sua lancia crudele ne
squarciava profondamente il petto adorato e ne distillava dal Suo cuore le
ultime stille del Suo preziosissimo Sangue, miste ad acqua.
O dolore incomprensibile della mia dolce Madre! Ben a
ragione ripeti ancora le meste espressioni del Profeta, dalle pendici sanguinanti
del Golgota: “O Voi tutti che passate per le vie del dolore, vedete se vi è
dolore simile al mio dolore”.
O Divina Desolata, salgo animosa e fidente assieme ai
discepoli del Tuo Gesù, Giuseppe e Nicodemo, che compirono il pietoso ufficio
di assistere ed onorare coi loro ossequi il Tuo Figlio morto, e raddolcire
alquanto l'immenso Tuo dolore. Mi unisco ancora al Pio Giovanni, che ormai è
divenuto Tuo figlio adottivo, come lo sono anch'io per disposizione testamentaria
d'amore del Tuo Gesù, pendente dalla Croce... Mi associo ancora alla fervente
Maddalena testè bagnata e purificata dal sangue di Gesù; alle sante donne
che Ti recarono sollievo e conforto, nella Tua estrema desolazione.
O dolce Madre, accogli amorevolmente le mie lagrime
d'amore che effondono assieme alle Tue amarissime: fac me tecum pie fiere.
Sì voglio piangere devotamente con Te, la morte crudele del Tuo Gesù. Accogli
pure i miei cocenti affetti... le mie povere espressioni... voglio consolarti,
o cara Mamma... raddolcire il Tuo pietoso affanno... e pronunziare con Te, nel
mesto silenzio del cuore, il rassegnato Fiat.
O Vergine tutta santa, che fosti la più fortunata
e la più martirizzata di tutte le madri, permetti che mi associ col cuore a
tutte le tristezze, ai tuoi materni dolori... Prendano parte tutti gli altri
alle tue gioie, ma per me, tenera Madre mia, preferisco di essere la beniamina
Tua, negli acerbi dolori che straziano il Tuo nobile cuore, ed il privilegio
di partecipare alle Tue pene, di tergerti le lagrime, di soffrire con Te e con
Gesù, e dietro le Tue orme, ascendere il santo monte Calvario.
Ah! seguitiamo, anime pie, circondiamo la nostra
Madre, e non lasciamola sola salire l'erta nel monte della mirra! Ella va a
soffrire per noi, oh! andiamo a sofrrire anche noi per Lei! Venite, o figli
benedetti dei dolori di Maria, là, ove trovasi la Madre, trovar si debbono i
figli. - Deh! non permettete, o cara Madre, che le lagrime di Gesù e le Tue
vadano perdute pei redenti del Calvario, nè che resti infruttuoso al Tuo
sacrificio per noi; ma ottienici che, con la Tua costanza, col Tuo amore, noi
sappiamo applicarcene i meriti... e tutti i cuori che Ti benedicono e piangono
con Te sulla terra, siano fatti degni per la virtù dei Tuoi dolori; goderti con
Gesù, e benedirti per sempre nel Cielo. Così sia.
STAZIONE
I
I pii discepoli di Gesù, dopo aver salito animosi il Calvario, si accinsero a deporre dalla Croce il Corpo Santissimo del Maestro... scendendo piano dal patibolo quella Salma divina... Maria assiste a quel pietoso ufficio, e, nel silenzio della sua anima addolorata, contempla quelle Mani divine, sempre alzate a benedire le turbe che lo seguivano affollate nella sua vita, testè trascorsa, quelle Mani che tergevano lagrime, rimarginavano ferite, sanavano infermi, operavano prodigi ineffabili, e all'estremo della vita, operarono il massimo prodigio: benedicendo il pane ed il vino, li transustanziò nel Suo Corpo e Sangue purissimo, creava l'Eucarestia. Ed ora, la pietosa Madre le vede immote e gelide... Vede quei piedi sacrosanti, traforati dai chiodi, che portavano dovunque quella divina Persona... spargendo pace e conforto, ed ora li contempla inermi e senza vita...
Deposto Gesù dalla Croce i pii discepoli adagiano
sul seno della Madre l'esanime Corpo del Maestro... ed oh! scena commovente e
straziante, che solo gli Angeli possono descrivere. O divina Desolata! quale
fu il tuo dolore nel vederti tra le braccia il caro Gesù, che Bambino, su di
esse faceva i suoi sonni d'amore... ed ora, coperto dal pallore mortale, è
freddo cadavere! tutto una piaga, squarciato nel petto, bagnato di sangue. La
sua bionda chioma e la barba strappate. Non si riconosce più!...
Quale spettacolo di dolore!... mentre ricordi gli
obbrobri e gli strazi del Tuo diletto Figlio. O dolce Madre, la Chiesa nel
vederti in tanta mestizia Ti rivolge quelle ineffabili espressioni: «a chi Ti
paragonerò? o a chi ti assomiglierò, o Figlia di Sion? Grande come il mare è
il Tuo dolore».
O Santa Madre, ora conviene dar sepoltura al Tuo Gesù,
giacchè le tenebre incominciano a ricoprire la terra, ed avvolgere nel suo seno
l'orrore di quel giorno. - I discepoli si accingono ad imbalsamare la divina
Salma e condurla al sepolcro. Gli Angeli a schiere a schiere, con le ali
dimesse, col volto velato, fanno corteggio al Re del Cielo, che passa, esanime e
senza vita... Seguono il mesto convoglio le pie donne, la Maddalena, ed in
ultimo la Madre di Gesù, desolata e trafitta nella sua anima.
Giunti colà, chiudono Gesù nel Sepolcro, e Maria,
lo benedice ancora, e lo ricopre di caldi baci, espressione infinita d'amore, e,
depone con Lui il suo Cuore trapassato.
Riposi, riposi, o bianco fiore, sì presto mietuto.
L'Eterno Padre cogliendoti,Ti ha coronato Re dei Martiri... Oh! quanto è
grande attraverso la tomba, la Tua gloria...
O Madre desolata, la parola mi muore sul labbro, e
cado ai Tuoi piedi, ed effondo con Te, i gemiti del mio cuore... e ripeto Fiat!
Fiat!
Quanta tristezza riempie l'anima mia, o Vergine tutta
santa, pensando all'immensa afflizione che amareggiò il Tuo Cuore nella
deposizione fra le Tue braccia del Corpo divino di Gesù! Deh! permettimi, o
cara Madre, che io mi prostri ai tuoi piedi: lasciami numerare e baciare
amorosamente le piaghe che gli fecero i miei peccati. Io mi unisco a Te per
seguirlo alla tomba, e, sebbene io sia l'infausta cagione di tutte le Tue
pene, o desolatissima Madre, non rigettare un figlio colpevole, è vero, ma che
viene a deporre nel Tuo Cuore materno il suo pentimento e dolore... Aprimi, o
tenera Madre, le Tue braccia, ottienimi il perdono, di cui mi riconosco indegno,
ma che spero di ottenere dalla Tua intercessione e dalla misericordia del Tuo
divin Figlio. Così sia.
O Divina Desolata, il momento supremo che mette ora
al colmo il Tuo dolore ormai è giunto; bisogna che lasci quella Tomba benedetta
che rinserra le spoglie adorate del Figlio Tuo, che con le Tue materne e
purissime mani hai, in uno al Tuo Cuore straziato, in essa deposte.
Il monumento già è stato chiuso con la grande
lapide ed il Re dell'Universo giace estinto nella tomba, per la malvagità delle
sue creature; e Maria, la dolce Madre, che lo amava immensamente, come suo Dio e
suo Figlio, che viveva solo di Lui e per Lui, sempre sotto l'influsso dei suoi
sguardi divini è loto, lo ha assistito con eroismo sovrumano nella strage
sanguinosa del Calvario, ne ha raccolto con amore le sue disposizioni supreme,
di essere la Madre del genere umano, allorchè pendente dalla Croce, le rivolge
accenti divini: Mulier, ecce Filius tuusu. - Ha benedetto il suo supremo
anelito, e lo ha visto lentamente declinare il capo, e spirare. Quale invitta
Sacerdotessa per la prima, ha offerto all'eterno divin Padre l'olocausto della
grande Vittima, come Ostia di pace, amore e sacrifizio, pura e santa. Ha
raccolto la pietosa Madre, sul suo seno materno, la Salma benedetta del suo
Gesù, e l'ha deposta in pace, nella tomba. Ora un'onda amarissima di dolore
l'investe tutta e l'immerge in un'oceano di pene intensissime, ripetendo: Replevit
meamaritudinem.
Nello strazio della sua Anima, benedice ancora una
volta, quella Salma adorata e la ricopre di teneri baci. Vede inserrare in
quella gelida tomba il suo Gesù e ripensa alla freddezza dei peccatori verso
di Lui, e, bagnandola di lacrime, con espressione ineffabile di dolore,
esclama: Addio, addio, o Figlio mio diletto... addio, amor mio!...
O Divina Desolata, Tu sei l'inclita Martire... Ai Tuoi piedi gli eroi del dolore deporranno attingeranno forza e coraggio per sostenere con pace ed amore i dolori più cocenti, che rattristano profondamente i cuori dei redenti del Calvario. Da Te sorretti, gusteranno i Tuoi figli gli effetti preziosi del dolore e saranno immersi in un pelago d'amore, che scaturirà dal Tuo petto materno, perforato dalla spada...
O Madre mia, l'unico strumento del Tuo martirio ormai
è celato alle Tue pupille. Ricevi, ricevi la palma del martirio; e per i secoli
futuri Tu sarai la Regina di tutti i Martiri; e tutti quelli che percorreranno
la via del Calvario e del dolore si prosteranno dinnanzi a Te, e saranno da Te
benedetti e confortati.
Regina dei dolori, deh! tiraci dietro a Te. Correremo
ai profumi della mirra eletta, che emana dal Tuo petto straziato. Soffriremo con
Te nel silenzio... e così diverremo grandi nel dolore... ci santificheremo
mediante la sofferenza, da meritar la palma della vittoria... per essere
sempre, conquiste benedette dei Tuoi dolori.
O Vergine santa, oh quanta compassione io provo al
ricordare quell'immensa desolazione, che attristò la tua anima, vedendoti
senza il Tuo Figlio! lasciasti però sepolto il Tuo Cuore con Lui, perchè Gesù
era l'unico Tuo tesoro... Deh! o Madre, tirami fortemente a Gesù, onde il mio
cuore sia una tomba d'amore da farlo sempre riposare in esso... Dammi, te ne
prego, un amore ardentissimo al Cuore Eucaristico, affinchè visitandolo sempre
nella tomba del Tabernacolo, e adorandolo, e ricevendolo con fede nella S.
Comunione, possa io venire un giorno, disciolta dal corporeo velo, ad amralo per
sempre nel bel Paradiso, assieme a Te, per tutti i secoli dei secoli. Così
sia.
STAZIONE
III
La dolce Desolata, uscita che fu, assieme alla santa
comitiva dei discepoli e delle pie donne, sorretta dal suo figlio adottivo, il
pio Giovanni, passa pel Calvario, onde rientrare in Gerusalemme... Ormai
l'orizzonte è rasserenato e limpido, giacchè le tenebre che ricoprirono la
terra nella morte di Gesù si sono diradate...; la luna risplende tacita e
maestosa, e con argenteo chiarore e bellezza, par che voglia coprire gli orrori
di quel giorno funesto... é le stelle col loro vivido raggio brillano nel
cielo, e col loro tremolio par che vogliano gemere ancora sul decesso del loro
Creatore, che giace estinto nella Tomba... Sembra una visione purissima di
bellezze celestiali...
Gli aranceti dei giardini vicini emanano il loro
grato e gentile profumo, mentre le acque del Giordano ripetono incessantemente:
E' tregua, è tregua... Ma la dolce Figlia di Sion, avvolta nel suo manto
azzurro, passa lentamente pel Calvario, ed ivi al chiaror degli astri, rivede
la Croce, tutta bagnata di sangue... s'inginocchia, l'abbraccia con affetto...
l'adora devotamente, e la bacia con più profondo sentimento d'amore. Le sue
labbra verginali si bagnano del sangue del suo Gesù, e addivengono così «come
gigli goccianti dolce mirra», e mestamente ripete: ,«O Croce benedetta,
santificata dal mio Figlio morente, io Ti venero. La mia vita e quella dei miei
figliuoli adottivi sarà sempre segnata dal Tuo sigillo. Tu sarai il segnale di
predestinazione degli eletti, la bandiera gloriosa della vittoria, il trofeo
degli eroi e l'ancora della speranza e la stella luminosa per quei che camminano
per la via del dolore».
O anime sorelle, amiamo la Croce, ed attacchiamoci
fortemente ad essa; con amore portiamola in compagnia di Gesù; e allorquando
la tempesta erompe intorno a noi e par che la piccola navicella dell'anima
nostra voglia sommergere... forte stringiamoci a questo vessillo salutare, e
sotto le sue ali, dolcemente riposiamo, come il divino Maestro sulla barca di
Pietro, ed in pace aspettiamo il sedar della tempesta.
E quando il nostro fragile involucro sarà per
dissolversi, onde essere poi con Cristo, oh! allora, o Croce santa, tu ci
apparirai bella e raggiante di splendori e di allori... e nella tua dolce
visione, benediremo tutti i dolori e le tue pene sofferte per l'alto ideale di
Cristo, e della Chiesa sua santa, e fra i tuoi amplessi, renderemo a Dio l'anima
nostra.
O Maria! che in mezzo alle più amare afflizioni ed
ai più crudeli terrori conservasti un'esemplare pazienza, un'inalterabile
dolcezza, una perfetta rassegnazione, che non conoscesti altra felicità che
quella del sacrifizio: che non avresti altra ambizione, se non soffrire con Gesù
e per Gesù: o Madre del divin Crocifisso, e dei figli della Croce! ottienimi la
grazia di desiderarla; di amarla come Te, di portarla coraggiosamente, e passo
passo seguire Gesù nella via della rinunzia e del sacrifizio. Ottienimi
eziandio la grazia di ben persuadermi, che il vero amore non sia robusto se
non nutrito delle spine, degli strazii, degli obbrobri del Calvario. Ah! poichè
la croce, le contraddizioni, la povertà, le umiliazioni furono le delizie di
Gesù, impetrami, che tutte queste cose, così penose alla debolezza della
nostra natura, si cangino per me, in delizie. E fa ancora, o tenera Madre mia,
che se Gesù mi dà la croce, a sua volta la croce mi doni Gesù, nel tempo
dell'etrnità. Così sia.
STAZIONE
IV
Il sacrifizio ormai è compiuto. L'augusta Desolata
Madre di Gesù, ha pronunziato i suoi generosi Fiat...: Ella ha percorso col
Salvatore le lunghe e crudeli tappe della via dolorosa... e con Lui è salita al
Calvario, e lo ha visto questo Figlio amatissimo soffrire e morire sulla croce,
immolandolo generosamente per la nostra salvezza... dando, in que d'eroismo
e rassegnazione che mai sia stato dato al mondo.
Il cuore di Maria è affranto da dolori. Gesù non è
più là, non sarà mai più con Lei. Il suo volto di Paradiso, che gli Angeli
adorano, non lo vedrà più. Nelle ore d'angoscie del suo lungo e penoso
martirio, succede il dolore dell'assenza. Ora, la desolata Madre ritorna al
Calvario, che, pei secoli avvenire, sarà la vetta gloriosa, tetimone del suo
sovrumano eroismo.
O strade di Sion, piangete, piangete pure, poichè
passa in mezzo a voi la divina Desolata, priva del suo Unigenito, e sulle vostre
zolle, essa rintraccia a stille a stille il sangue prezioso del suo Gesù.
Stringe al suo seno, come un fascetto di mirra, la
corona di spine ed i chiodi ferali, che ha raccolti sul Golgota, e che terrà
sempre con Sè, nella sua solitudine. Nel doloroso cammino essa ricorda ad una
ad una le scene più pietose del suo Gesù, l'incontro con Lei, sulla strada del
Calvario, quando fu aiutato dal Cireneo a portare la croce. Rivede la colonna,
ove fu flagellato e coronato di spine, la loggia di Pilato, ove fu mostrato al
popolo, il luogo della condanna, tutto, tutto ricorda, ed oh! quali spasimi,
quali rimembranze dolorose. quella città decida, oh! quale non fu il suo
rammarico al riflesso, che solo pochi giorni prima fu acclamato Gesù, al suo
trionfale ingresso in quella città, con i più clamorosi osanna; ed ora lo
hanno crocifisso e fatto morire sì crudelmente. O Gerusalemme, Gerusalemme,
convertiti al Signore Iddio tuo, che ha versato lagrime sulla tua rovina.
O Maria, Tu santamente ti addolorasti all'aspetto
di Sion, che un tempo ti era sì cara. L'anima mia, vestita di grazia per un
tempo era bella ai Tuoi occhi, ma caduta in peccato, addivenne più rea, più
esecrabile di Gerusalemme. Se però fui sconoscente, non voglio essere stimato
come quella città. Me ne sto piangendo ai Tuoi piedi confuso, addolorato.
O Madre pietosissima, per quella desolazione che
soffriste nello scendere dal Calvario, e rientrare in Gerusalemme, deh! scendi
con le tue grazie nell'anima mia, rientra con la tua benedizione, vieni,
assiditi in essa con la tua predilezione. Così sia.
STAZIONE
V
Dio ha pietà di questa Madre desolata, e le dà un
sostegno nel suo doloroso abbandono: S. Giovanni, il discepolo amatissimo, che
il Salvatore ha designato sul Calvario, e la sostiene in quest'ora suprema, è
la sua guida fedele. L'accompagna nel ritorno a Gerusalemme, e la conduce alla
sua casa; e più tardi verrà a darle la forza di sopportare il suo esilio,
portandole ogni giorno il Corpo Eucaristico del suo divin Figlio. A sua volta la
dolce Madre amava questo figlio di predilezione, il pio Giovanni, e in lui
tutti i suoi figli adottivi, lasciati a Lei da Gesù sulle vette del Golgota, e
soffriva, e pregava sempre per la nostra eterna salvezza. Ma oh! quale angoscia
inesprimibile recava alla Desolata questa mutazione la casetta di Giovanni non
era il dolce nido di Nazaret, ove a miradi gli Angeli con le loro arpe dorate
facevano echeggiare i loro celesti concerti, le loro melodie di Paradiso; e ove
tutta la sua vita si effondeva in quella di Gesù, che era per Lei il suo sorriso,
la sua gioia, la sua beatitudine, il suo lo, la sua gloria, la sua corona. Anche
nei suoi leggeri sonni il suo cuore palpitava sempre d'intensissimo amore, per
il suo Gesù; e lo vedeva questo Figlio divino crescere in bellezza ed in
grazia appresso Dio e gli uomini, e Lei si beava e si struggeva di amore.
Ed ora, al dire di S. Bernardo, la Vergine rifletteva
la grande differenza tra S. Giovanni ed il suo Gesù, il servo per il Signore,
il discepolo per il Maestro, il figlio di Zebedeo per il Figlio di Dio, l'uomo
puro per il Dio vero; di modo che la sua pena intensissima per questa mutazione
durò per tutta la sua vita, fino a che non si congiunse per sempre al suo Gesù
nel cielo, nel giorno della sua gloriosa Assunzione in Paradiso.
O Giovanni, figlio benedetto di Maria, ora non
riposerai più sul petto di Gesù, come alla sera della gran Cena. Il tuo talamo
è il seno di Maria. Lì farai i tuoi sonni d'amore, qui, nelle ore meste della
vita, allorquando il cielo è grigio ed oscuro, troverai conforto e sollievo.
- In quest'orto di delizie, ove a mille a mille i gruppi di rose e di gigli
emanano profumi deliziosi, assieme al balsamo odoroso, che spira d'intorno soave
fragranza, troverai la tua requie; e dopo di te, tutti correranno a questo Cuore
materno, e tutti, in questo benedetto, troveranno pace e salvezza.
Afflittissima Madre, ahi! che nel vederti piangere
nella casa dell'amato Discepolo, il morto Figliuolo, anch'io mi sento venir meno
pel dolore! Vorrei tenerti compagnia; ma oh Dio! i miei peccati, le mie malvagità,
l'esser reo della morte del tuo Figlio, mi sgomentano assai. Il saper però che
Gesù ti ha lasciata per mia Madre, oh! questo mi rende sicuro che tu non mi
abbandonerai. Regina dei Martiri, Madre di misericordia, Rifugio dei peccatori,
ti accompagno con la più tenera compassione; col più vivo dei miei affetti.
E giacchè vuoi che ami chi mi ha offeso, ecco che, per amor tuo, perdono a
tutti quelli che mi hanno recato pene e noia; ma intanto impetrami da Gesù il
perdono delle mie colpe, e l'amor suo purissimo. Così sia.
STAZIONE
VI
Il Signore mi ha posto desolata, così ripete
l'augusta Madre nella sua dolorosa solitudine. Dopo la morte del suo Gesù,
notte e giorno essa è immersa in un'estasi profonda di amarezze, che la fa
gemere quale mistica tortorella di dolore e di amore, nel ricordare ad una ad
una tutte le pene, gli strapazzi del suo Gesù, che ha dovuto lasciare nella
fredda tomba. La sua penosa agonia nell'Orto degli ulivi ed il suo sudor di
sangue; il perfido tradimento di Giuda, la sua cattura, allor quando fu
trascinato come un reo per i tribunali di Gerosolima.
Ripensa la pietosa Madre alla crudele flagellazione,
alla coronazione di spine, e come vien fatto segno a re di burla, ed insultato
in modo inaudito; come viene proposto a Barabba, e chiesto crocefisso da un
popolo insolente, a cui Gesù ha fatto sempre del bene; ed ingiustamente viene
condannato alla crudelissima morte in croce.
Con lagrime di dolore inesprimibile Essa ricorda
ancora il suo doloroso incontro per la via del Calvario. Quando Gesù, carico
della pesante croce, cadeva sfinito sotto di quella, e da quei crudeli manigoldi
veniva rialzato a furia di calci e urtoni; e con rabbia infernale da essi
trascinato al luogo designato; e, mentre il mansueto Signore soffriva tutto in
silenzio, con calma e pazienza invitta. Giunti che furono sul Golgota, vede
quei barbari tirargli addosso con infiniti stragi quella veste benedetta che
Lei aveva lavorata con tanto amore, e che cresceva con Lui; ed ora vien divisa e
tirata a sorte, privando Lei di quel prezioso indumento, che omai le sarebbe
stato un soave ricordo. Vede il suo Gesù mettersi sulla Croce, come un mansueto
Agnello, per essere immolato e che viene crudelmente crocifisso con grossi
chiodi, che gli trapassano le mani ed i piedi sacrosanti! che fan cadere la
croce violentemente nella buca preparata. L'Augusta Madre osserva come quello
scuotimento gli riapre tutte le piaghe sanguinanti, e dopo che Gesù è stato
elevato in alto, ne ascolta la dolente voce... che prega pei suoi crocefissori:
- “Padre, perdona loro, poichè non sanno quelo che fanno”. - Nella sua
mente ricorda tutte le parole pronunziate da Gesù sulla croce, allorquando
gemeva dell'abbandono del Padre... il dolore sitio... ed avrebbe voluto almeno
offrirgli le sue lagrime per dissetarlo... ed in ultimo lo sente gridare:
“Nelle Tue mani, o Padre, raccomando lo spirito mio...” e poi, lentamente
declinare il capo, e spirare...
O dolce Desolata, sempre immersa in quel mare di pene
e di infinito dolore, che il tempo non valse a lenire, accendi nei nostri cuori
una fiamma inestinguibile di amore e di compassione per l'amarezza del Tuo
pianto di Passione del Tuo e nostro Signore Crocifisso.
O Regina inconsolabile, Tu tenesti sì visivamente
impressa la passione di Gesù nella tua bell'anima, perchè Gesù era l'unico
Tuo amore. Deh! fa parte anche a me, poverello, del Tuo amore sì grande per Gesù.
Tu che sei la Madre mia, scolpisci anche nel mio cuore la divina Passione,
affinchè io viva sempre innamorato adoratore delle Piaghe di Gesù, dalle quali
spero ogni bene. Ti compatisco con tutto il cuore per l'estrema desolazione che
sentisti nel contemplare notte e giorno la Passione e Morte dell'unigenito Tuo
Figliuolo. Ti ringrazio, o buona Madre, d'aver tanto dolorato per me, deh! fa
che tanto dolore non sia vano per me.
STAZIONE
VII
MARIA
SS. DEPLORA L'INGRATITUDINE DEGLI UOMINI ALLA PASSIONE DI GESÙ
A questi riflessi la cara Madre era sommamente
afflitta e dolente; poichè con il dolcissimo vincolo d'amore, col quale Gesù
dall'alto della Croce l'aveva fortemente legata agli uomini. Essa li amava
teneramente, e li voleva tutti salvi, poichè tutti indiscutibilmente erano
parte viva del suo seno paterno; e tutti partecipi della sua amorosa maternità.
Ella vedeva questi ingrati figliuoli avventarsi furibondi per la durata dei
secoli contro il suo Gesù: bestemmiarlo, oltraggiarlo, calpestarlo e profanarlo
in tutti i modi nel suo Sacramento d'amore, col quale Gesù perpetuava la sua
dimora in terra, onde essere il nutrimento ed il tenero amico delle anime.
O Signore, perdona ed usa misericordia a tutti; e a
Te grido con il pubblicano ravvedu-
to: «Signore, siate propizio a me peccatore...»; e
Ti prego ancora con la S. Chiesa: «Ricordati, o dolce Gesù che io son la causa
della Tua dolorosa via, non mi perdere nel dì finale». In cerca di me Ti
sedesti stanco, mi riscattasti, soffrendo la croce, fa che tanto travaglio non
mi sia vano.
O Madre Desolata, io mi unisco a Te, e deploro con
dolore sì enorme ingratitudine delle Tue creature verso Gesù ed alla sua
Passione atrocissima. Mutaci in sante, o cara Madre; ispiraci sentimenti di
tenero amore e gratitudine verso Gesù, e fa che possiamo tergere le Tue
lacrime dal Tuo volto soffuso a mestizia, e che la nostra vita sia pura e santa,
e che viviamo solo di amore per Te e per Gesù aspirando sempre al Paradiso,
onde unirci per sempre a Te ed al Tuo dolce Figlio.
O Gerusalemme celeste, a Te sono rivolti i nostri
pensieri, perchè ivi sono i nostri Tesori: Gesù e Maria. I nostri occhi sono
velati di mestizia, allorchè li eleviamo verso il cielo, dove sono gli amori
nostri, e con flebili note cantiamo col Salmista il cantico del dolore e
dell'esilio.
«Sulle rive dei fiumi di Babilonia, ivi sedemmo, e
piangemmo, ricordandoci di te, o Sionne. Ai mesti salici, piantati in mezzo ad
essa, appendemmo i nostri strumenti musicali... I nostri vincitori, che ci
avevano menato schiavi, ci domanderanno le parole dei nostri cantici. E coloro
che ci avevano rapiti, dissero: «Cantate a noi un inno di quelli, che si cantano
in Sionne. - E come mai canteremo un cantico del Signore in una terra straniera?
- Se io mi dimenticherò di te, o Gerusalemme, sia messa in oblio la mia destra.
Si attacchi la mia lingua alle mie fauci, se io non avrò memoria di te; se io
non metterò Gerusalemme al di sopra di qualunque mia allegrezza...»».
Buona Madre, tenera consolatrice degli afflitti, o Tu
che hai conosciuto l'abbattimento del dolore, abbi pietà di quelli che
pregano... di quelli che soffrono... di quelli che piangono e ancora di quelli
che sospirano a Te.
Insegnaci, o Madre, a pregare e a soffrire con Te;
insegnaci che la via che ci conduce al Cielo è un viaggio difficile e seminato
di pericoli. Ma è immensa la felicità che ci è riservata, se non abbiamo
saputo accettarne le pene con la rassegnazione nel cuore, a Tuo esempio, o
Madre amorevole, e guardando il Tuo divin Figlio sulla Croce.
O Madre mia Desolata, come è trascorsa rapida quest'ora
di Paradiso, passata vicina vicina a Te, in una effusione dolcissima d'amore compassionevole
per Te, o cara Mamma mia. Ora sento di gustare la felicità nel patire unita a
Te; ma, o Madre bella, il mio povero cuore è ripieno d'amore tenero e forte per
Te. Fo mie le parole dell'Ecclesiastico: «I gemiti della Tua Madre non li
dimenticare giammai. Sì, o Maria, te lo prometto sinceramente... La mia vita
scorrerà sempre immersa nell'amore compassionevole per Te...
I tuoi dolori saranno per me, una fonte di
benedizioni, di grazie, e carismi sovrumani... Ed io vivrò per sempre con Te,
in una poesia dolcissima di carità, ed unita a Te, gusterò melodie di
Paradiso, poichè la mia vita sei Tu stessa.
A Te consacro tutti gli affetti miei, i miei respiri,
i palpiti del mio cuore. Alla memoria dei Tuoi dolori tutti i miei pensieri. Te
sempre invocherò in tutti gli istanti della mia vita. Tu sarai sempre per me la
Stella luminosa che mi guiderà al Cielo, seguendo le ispirate parole di S.
Bernardo:
«In tutte le tribolazioni, guarda la stella, invoca
Maria... nelle tentazioni, nei pericoli, guarda la stella, invoca Maria». Nei
dubbi, nelle tristezze, nelle infermità, alzerò sempre gli occhi lassù a
mirare questa lucente Stella del Cielo, l'invocherò sempre, sempre. Il Tuo
nome, o Maria (che significa mare amaro) lo metterò sul mio cuore, come un
sigillo d'amore... starà sempre sul mio labbro... e l'ultimo respiro della
mia povera vita (che si estingue di dolore e di amore) sarà per Te... T'amo, o
Maria, spero di morir d'amor per Te.
Ed ora, o Mamma cara, imploro la tua materna
benedizione. Io Ti amo assai, e Tu sorridimi sempre. Fa brillare su di me i
Tuoi riflessi di Paradiso; acciò io viva e muoia d'amor per Te e per Gesù.
Vieni, o dolce Madre, io Ti aspetto nell'estremo della mia vita, ed accogli per
sempre nel Tuo seno materno il mio ultimo anelito, la mia povera anima, e
rendila beata in Te, per tutta l'eternità. Così sia.
Il Sommo
Pontefice Pio VII concesse Indulgenza Plenaria a chiunque pratica l'ORA DELLA
DESOLATA, sia una volta all'anno (al Venerdì Santo), sia a chi la esercita in
tutti i Venerdì o Sabati dell'anno, meditando, almeno per mezz'ora, la
Desolazione di Maria Santissima.
nell'atto
di istituire la SS. Eucarestia fatta assieme alla SS. Vergine Addolorata
O Gesù, vengo a Te, con trepide ansie, in quest'ora
tacita e solenne, mentre l'aura del vespro accarezza leggermente i fiori; ed
essi inneggiano a Te, o Fiore eletto dei prati, col loro olezzante profumo. Il
sole è declinato, attraverso gli ubertosi monti ed il mare, i suoi ultimi
raggi, scintillanti di luce. Gli uccelli cantano a Te, o sovrano Creatore, la
canzone della sera; e le prime stelle amiche, col loro pio raggio, appaiono
sull'orizzonte, ed il meriggio e la notte si baciano insieme.
Vengo a Te, o Cuore Eucaristico di Gesù,
trepidamente d'amore in questi momenti di Paradiso, che mi parlano di Te, e mi
rivelano tutta l'intensità del Tuo amore divino, onde è traboccante il Tuo
Cuore di Padre, in questi supremi istanti per me, Tua povera creatura.
Ne fremono deliziosamente i cuori vergini, come
bionde spighe, in attesa di un avvenimento sublime; e cielo e terra ripetono
come un soave mormorio; amore, amore...
Mentre che i cattivi Ti odiano, e Ti preparano la
più straziante morte; in qua nocte tradebatur, come afferma
l'Evangelista, Tu, Gesù caro, senti il bisogno di donarti tutto a me per
sempre, e dimostrarmi così tutta la veemenza della Tua infinita carità.
O Gesù buono, col cuore profondamente commosso,
unita agli Angeli e alla Madonna Santissima, che fu la Tua prima Adoratrice nel
momento prezioso della Tua gran Cena e dell'istituzione della divina
Eucarestia, io Ti offro per le Sue verginali mani quest'ora di amore e di
adorazione riparatrice. - Entro silenziosa e devota nel Cenacolo santo, per
trattenermi con Te, e raddolcire così, col mio intenso amore per Te, le pene
atrocissime che Ti recano i cattivi, e ricordare fra lagrime pietose i palpiti
più ardenti del Tuo Cuore, che vibrano fortemente per me nell'istituzione
benedetta della Santa Eucarestia...
O Serafini beati, datemi il Vostro amore, copritemi
con le Vostre ali d'oro, affinchè io faccia un'adorazione meno indegna a Gesù.
O Madre mia Addolorata, io mi nascondo nel Vostro
Seno materno, onde il mio amore per Gesù sia fuso col Vostro...
O Giovanni, Apostolo della carità, che riposi la
tua testa sul petto di Gesù, ed enumeri tutti i cocenti palpiti del Suo Cuore
adorato, deh! siimi fratello in amare il dolce Maestro e adorarlo devotamente
sotto i bianchi veli Eucaristici...
O Santi Apostoli, Voi che in quest'ora solenne
riceveste l'alta missione di essere eletti da Gesù, Sacerdoti ed Apostoli della
Sua Chiesa nascente, pregate per noi.
Salve, o vero Corpo, nato da Maria Vergine;
Che alla Croce fu inchiodato e morì per gli uomini:
Che dal fianco perforato sangue ed acqua diedeci: Sii
da noi pregustato ne l'ora terribile.
O Gesù dolce! O Gesù pio! O Gesù, Figlio di Maria!
«Gesù avendo amato i suoi... li amò sino alla fine» (S. GIOVANNI).
Dio è amore... Così l'Apostolo affermò solennemente nel Suo mirabile Evangelo, ed è questo il più sublime attributo di Dio, che desta nel cuore umano sentimenti di alta ammirazione, di conforto e di sollievo indicibile: Deus chatitas est... Dio è amore, ripetiamolo anche noi, e ci ha amato d'un amore tenero, costante, sino a sacrificare per noi, sue povere creature, la Sua vita divina...
Nessuna madre è mai capace di nutrire simile amore
verso i suoi figli, come è intenso quello di Gesù verso di noi; tanto da far sì,
che se io emetto un sospiro dal cuore in pena, esso va tosto a ferire il Suo; se
verso una lagrima di dolore dagli occhi languenti, subito s'inumidisce il ciglio
Suo divino... se ricevo un affronto od un maltrattamento anche lieve,
all'istante se lo fa proprio il compassionevole amor Suo...
Oh! Gesù caro, o Cuore tenerissimo di Padre, quanta
consolazione apporta all'animo mio straziato tanta delicatezza e sensibilità di
affetto.
Ma, o dolce Signore, nel contemplarti ora, nella
silenziosa penombra del Cenacolo assieme alla mia cara Madre Maria SS.
Addolorata, mia speciale Protettrice in quest'ora di Cielo, io venero con amore
e devozione l'atto divino, ineffabile, dolcissimo della istituzione del Tuo
gran Sacramento... Ed immersa come in un rapimento amoroso, io scorgo delle
profondità misteriose, inesplicabili della Tua sovrumana carità che in uno
slancio intensissimo, Ti doni intieramente a noi per sempre, in Anima, Corpo,
Sangue e Divinità... lo resto rapita e commossa a simile portento di amore... -
Il Tuo Cuore divino - umano che sta per velarsi nella bianca Ostia, sento che ha
fremiti cocenti per noi... Dai Tuoi occhi limpidi e scintillanti, come le
stelle d'oro, nell'azzurro dei cieli, nelle miti notti lunari, traspare la Tua
grande commozione ed il Tuo volto di Paradiso, soffuso in una leggera mestizia,
mi rivela che il Tuo Cuore divino è sitibondo di amore, fa gustare un'armonia
arcana, fra le Tue tenerezze paterne, e con indicibile veemenza di carità io
Ti sento esclamare... “Ho desisderato ardentemente di mangiare questa Pasqua
con Voi prima di partire”. Raccolgo, o Gesù buono, con religioso e devoto
rispetto delle Tue espressioni, che mi rivelano la infinita carità nel donarti
tutto a noi, ed essere vittima per noi... Agnello immacolato per la nostra
salvezza, onde l'Apostolo S. Giovanni, rapito a sì traboccante carità,
esclama: Gesù, sapendo venuta l'ora di partire da questo mondo per ritornare al
Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino all'estremo,.
Ah! non Ti è bastato, dolce Maestro, di aver tanto
dolorato per me nel corso di 33 anni, e di aver esauriti tutti i palpiti del Tuo
Cuore, col manifestarmi con opere e prodigi ammirabili la Tua bontà, passando
la Tua vita, facendo del bene a tutti: pertransiit benefaciendo. E nel
silenzio umile della botteguccia di Nazaret, ignota a tutti, vicino alla Mamma
Tua, Tu mi amavi... amavi sempre... ma il Tuo amore non ha limiti... è un
oceano interminabile, che fra le sue onde misteriose avvolge ogni cosa. Ed ora
al declinare della Tua dolce esistenza, Tu senti il bisogno di manifestarmi con
tenerezza paterna la Tua inesauribile carità... «in finem dilexit eos».
- O Gesù, vorrei che tutte le anime camminassero nelle vie dell'amore, col
quale ci hai amato. Vorrei, o Gesù, i cuori di vergini sorelle, trapassati del
tardo del divino amore, avvampassero tutti vicini a Te, e come ostie fossero
immolate e consumate sull'Altare del Sacrifizio e della sofferenza più intima e
nascosta...
Vorrei, vorrei i palpiti ardenti del Cuore martirizzato della Mamma Tua e fonderli assieme ai miei, e deporli come fragranti rose nel Tuo Cuore Eucaristico, espressione infinita del mio amore per Te.
O Gesù, io ti offro i sospiri, i gemiti, le lagrime della Madonna, che come le perle candidissime brillano sul Suo Volto verginale... Ti offro le Sue adorazioni profonde, allorquando scendesti per la prima volta, Sacramentato nel Suo petto... T'offro ancora la Sua perfetta uniformità alla volontà del Padre; che, pochi istanti prima della gran Cena, Ti benedisse con la più dolce poesia materna, e nello strazio della Sua anima Ti diè l'ultimo bacio, ed il supremo addio, per la Tua imminente passione e morte.
O Gesù, in uno all'Addolororata, io t'adoro e ti
amo...
ASPIRAZIONE: - O Cuore di Gesù, che ci hai dato la divina
Eucarestia, io ti adoro. Recitando l'inno al Cuore Eucaristico di Gesù, in
ispirito d'amore.
Chi può, chi può Gesù, del dolce Cuore Cantare
l'inno dell'amor fiammante, Chio può dir, chi può dir tanto amore Le
magnifiche prove che son tante? Le narri quell'Apostolo diletto Che de l'amore
ne ha la gioia piena, Del Suo Maestro sul divin petto Poggiò la fronte
nell'ultima Cena.
Avevi detto: splende l'ora attesa D'immolarmi: già
vittima mi dono Liberamente; a riparar l'offesa Per offrire ai colpevoli il
perdono. Abbraccerò, per questo, le catene, sarò, sarò di spine coronato,
Sopporterò flagelli, chiodi e pene. Avrò da lancia il Cuore trapassato.
Ma dell'amor la fiamma più potente S'espanderà, che
pur tornando al cielo, Quaggiù per tutti rimarrò presente D'un vivo Sacramento
sotto il velo.
Nel sacro altar, qual'uomo e quale Dio Nascosto, farò
sì che si riceva
Nell'ostia bianca tutto l'esser mio Per consolare
tutti i figli d'Eva.
O dolce Cuore di Gesù, che mille, Mille pegni d'amor
riversi in noi, Accendici nel cuore le scintille D'un amor che compensi i figli
tuoi. Così sia.
«Questo è il mio Corpo, che per Voi sarà tradito» (S. Luca).
Vicini a Gesù del Tabernacolo, a quel Cuore
Eucaristico, donatosi Tutto a noi... riesce impossibile restare indifferenti.
Dinnanzi a quell'Ente Divino, velato ed esinanito per noi, le anime Eucaristiche
restano come rapite da quella forza meravigliosa, che le sospinge in alto. È
Gesù che la trae a Sè. Le unisce al Suo Cuore, mediante l'unione Eucaristica,
e ripetono alla loro volta, come la sposa dei Sacri Cantici: «Tiraci dietro a
Te... correremo all'odore dei Tuoi profumi», che emanano dal Ciborio santo.
Dinanzi all'altare, tutto il creato, e quanto vi è
di più bello e affascinante quaggiù, vien meno; sembra che non esista più
niente... ed il nostro povero cuore si sente solo... ma Gesù, che si è donato
tutto a noi nell'Eucarestia, lo riempie di tutto Se stesso lo rende felice... lo
trasforma in Lui, sì che l'anima assona in Dio, ripete l'Apostolo S. Paolo: «lo
vivo, ma non sono io che vivo, è Cristo che vive in me. Vicini a Gesù si vive
rassegnato fra le amarezze dell'esilio e non si rimpiange il Patrio Cielo; poichè
a dirla co Da Kempis: “ove è Gesù, ivi è il cielo; e ove Gesù non è, ivi
è la morte e l'inferno”. Ma, o Gesù, in queste patetiche ombre, io ripenso a
quel giorno bello, nei sorrisi incantevoli della primavera, che fu preludio di
gioie Eucaristiche. Io Ti vedo calmo e sorridente, mentre nei dolci passeggi
che facevi nel deserto della Palestina, seguito dai Tuoi discepoli e dalla Mamma
Tua, annunziavi loro l'Eucarestia... ed ecco, io Ti sento esclamare... “Io
sono il Pane di vita; chi vive in me non avrà fame, e chi crede in me, non avrà
più sete... Chi mangia la mia Carne, e beve il mio Sangue, ha la vita
eterna...” Ma, o Gesù, questo annunzio profetico, omai è divenuto realtà in
questo Cenacolo benedetto, ed ecco io Ti vedo ora, assiso a mensa, bello più
che l'innocente Adamo nell'Eden, e dal Tuo volto raggiante traspare come
attraverso limpido cristallo, tutta l'intensità operosa del Tuo grande amore,
che in un istante di Cielo, alzi la bianca mano, e benedici il Pane, e
pronunzi quelle sacrosante parole... “Prendete e mangiate poichè questo è
il mio Corpo, che per voi sarà tradito”.
O Angeli beati! o Madre mia Addolorata! Voi che foste
presente a quell'opera divina del mio Gesù, dell'istituzione della Santa
Eucarestia, deh! riditemi Voi, la grandezza di un dono sì prezioso del mio
Signore. O Gesù: Mio Dio e mio Tutto, Ti ripeto con l'Apostolo S. Tommaso, e
con la Madre mia Maria, sulle montagne di Ebron, sciolgo il cantico della
riconoscenza: Magnificat, anima mea Dominum, poichè il Signore ha
operato prodigi inenarrabili, ed ha fatto cose grandi in me; e tutte le anime,
che gusteranno la carne benedetta del Tuo Gesù, che al dire di S. Agostino, è
pure la carne Tua immacolata, ed il sangue Tuo purissimo, che trasfondesti in
quello di Gesù, tutte le anime, dico, saranne beate, felici per sempre.
Attraverso i secoli, a piè dell'Altare, tutti, in uno alla Madonna,
scioglieranno l'inno imperituro della gratitudine più santa, poichè a questa
mensa divina i Martiri attingeranno la forza nelle loro pene atrocissime, le
vergini troveranno il sposo amantissimo, i famelici il loro cibo, e ripeteranno
con la S. Chiesa: “Chi ti gusta avrà più fame, chi Ti beve avrà più sete
di te. E gli afflitti, i tribolati troveranno il loro sostegno: ed a tutti Gesù
ripeterà dal Santo Tabernacolo: Venite ad me omnes, qui laboratis et
onerati estis, et ego reficiam vos...”
Dal Ciborio adorato, Gesù santifica tutti quelli che si appresseranno a Lui, e a tutti sospinge nelle vie dell'amore... e così attirati da Lui, diranno con la sposa dei sacri cantici: “Ho trovato Colui che amo... lo terrò stretto tutto a me, e non lo lascerò più...”
O Maria Addolorata, Tu che ogni giorno, dopo
l'Ascensione di Gesù al Cielo, Ti appressavi al S. Altare e ricevevi nel Tuo
seno il Corpo Eucaristico del Tuo divin Figlio; Tu che trovavi la Tua vera
consolazione nell'unione intima del Tuo Gesù, ed a questo convito celeste
inviti i cuori afflitti, o cara Madre, dammi il Tuo amore per Gesù; donami i
cocenti palpiti del Tuo cuore trapassato dalla spada.
O Gesù, assieme all'Addolorata, cado genuflessa
innnazi a Te, e fra le lagrime d'amore io ripeto: grazie, o Gesù, del dono
sublime dell'Eucarestia.
ASPIRAZIONE: O Cuore di Gesù, che ci hai dato la divina
Eucarestia, io Ti ringrazio. Recitiamo l'inno al Cuore Eucaristico di Gesù in
ispirito di ringraziamento.
O dolce Cuore, che d'un alimento Nuovo ci nutri con
l'Eucarestia;
Salve, ascolta da tutto il firmamento Del cantico di
grazie l'armonia.
O Carità, che non conosce fine, Che congiunta a potenza che s'espande, Fra tante meraviglie sì divine Compiva dei miracoli il più grande! Nei nostri altari l'Ospite Sovrano Come in piccola cella s'è rinchiuso, E notte e giorno ad ogni piede umano L'adito a questa cella sta dichiuso, Di là dispensa tante grazie e tante, Riceve là qualunque creatura, E fa partire in modo consolante Chi venne a favellargli di sventura. Il Corpo Suo, celeste nutrimento, Ci dona in questa mensa preparata, E ricevendo questo Sacramento L'anima del Suo Sangue è inebriata.
O dolce Cuore di Gesù, che mille, Mille pegni d'amor
riversi in noi, Accendici nel cuore le scintille D'un amor che compensi i pegni
tuoi. Così sia.
“Questo è il mio Sangue, che per Voi sarà sparso”. (S. LUCA).
O dolce Maestro, il Tuo Cuore erdente però non è ancora soddisfatto, per averti già celato sotto le specie del pane Eucaristico, senti ora il bisogno di manifestarmi vieppiù il Tuo amore, ed ecco io Ti vedo nuovamente alzare la Tua mano creatrice, e benedire il vino, trasformandolo nel Tuo preziosissimo Sangue, e ripetere con accenti divini: “Prendete e bevete, poicbè questo è il Sangue che per voi sarà sparsa”. Voglio anch'io ripetere con la piccola Martire Agnese: «Il Sangue di Gesù ha ornato la mia faccia; il Sangue Tuo ci purifichi e ci mondi da ogni peccato, e ci rendi più puri, più candidi della neve, caduta sugli alti monti».
Questo Sangue adorato lo vedo già versare dalle Tue
vene, e bagnare i verdi prati del Getsemani per nostro amore e lavare così le
nostre macchie, i nostri misfatti, che tutti Ti furono presenti in quella penosa
agonia, che Ti strappò dal Cuore quel gemito pietoso: - Padre, se è possibile,
passi da me, questo calice; se poi non è possibile, o Padre: «Fiat
voluntas Tua ...». Ma, o Gesù, le nostre anime che Tu tanto amavi, le
volevi salve ad ogni costo, e soggiungesti: «Calicem quem dedit mibi Pater,
non bibam illum? ». E confortato dall'Angelo, generoso, andasti alla
passione e morte, e spargesti così sino all'ultima stilla il Tuo Sangue,
incominciando dalla dolorosa flagellazione; e quei colpi inumani si percuotevano
tutti nel Cuore straziato della Mamma Tua; e quelle spine crudeli che si
confissero nel Tuo Capo sacrosanto, sì che erano conficcate ancora nel seno
di Maria.
Ma dopo aver già tanto penato, io Ti vedo andar
incontro alla croce, ed abbracciarla, e caricatela sugli omeri. Ma, mentre Ti
inoltravi per le vie del Calvario, ecco un'incontro straziante. La Mamma Tua
Ti si fece davanti. Oh! dolorosa visione. Tu la guardasti, con il più tenero
sguardo, ed Ella Ti mirò con occhi languenti, e Ti benedisse ancora una
volta, nel silenzio della Sua anima Addolorata.
Ed eccoti ora giunto sul Golgota, o Gesù caro. Già
sei conficcato con orribili chiodi sulla dura croce, divenuta omai la Tua Sposa
prediletta. Vicino vicino ad essa, ecco nuovamente riapparire la Tua dolce
Mamma, che ritta e costante Ti assiste pietosamente, come afferma l'Apostolo San
Giovanni: «Stabat iuxta Crucem Iesu Mater eius...», e compie ancora
l'ufficio di riparatrice amorosa, che come Madre nostra, che ci donasti sulla
Croce, asterge col Tuo Sangue, che a stille a stille le cade addosso, i nostri
peccati.
Oh! scena commovente del Golgota, che il poeta
italiano volle cantare con i suoi freschissimi e immortali versi: E Tu Madre
che immota vedesti Un tal Figlio morir sulla Croce Per noi prega, o Regina dei
mesti, Che il possiamo in Sua gloria veder.
O Gesù, che l'amore Ti ha triturato sotto la macina
del dolore, e così Ti ha reso frumento degli Eletti. Deh! fa che anche noi
siamo il Tuo frumento, e possiamo ripetere, alla nostra volta, come l'illustre
Martire di Antiochia: «Frumenti Christi sum...»; e che l'unica nostra
aspirazione sia... essere frumento, onde venir macinati dal dolore e diventare
Tue Ostie monde.
O anime sorelle, seguiamo Gesù nell'alta meta che ci
ha tracciato; ripetiamo coraggiosa al mondo rìo: - non han più vita i tuoi
pallenti fiori. Ascoltiamo l'agonizzante Maestro, e la Madre nostra Addolorata,
che con tacite parole, ci sprona al sacrifizio, al dovere, alla virtù. L'amore
non può stare separato dal dolore. Impariamolo da Lui stesso; sine dolore,
non vivitur in amore... ed in tal modo, ripareremo le nostre colpe.
Coraggiose adunque seguiamo assieme alla Madonna Gesù al Calvario, al monte del
dolore, e generose sacrifichiamo a Lui tutto l'esser nostro, le piccole
sofferenze, i piccoli dolori della vita, le pene dell'esilio. Sostenute con
pace, siano queste virtù come fiorellini profumati che spargeremo sul bianco
Altare, ed ai piedi di Maria Santissima; e da Gesù e da Maria ci verrà ogni
bene, ed anche l'energia di ripetere con San Paolo: «Mi sento inondar di gioia,
non posso dentro di me capire d'allegrezza, mentre nuoto nelle afflizioni».
O Madre dei dolori, l'amore Vi ha dato la croce, fate
che la croce ci dia l'amore.
O Gesù, assieme alla Regina dei Martiri, io riparo,
gemo ed amo.
ASPIRAZIONE. - O Cuore di Gesù che ci hai dato la divina
Eucarestia, io riparo a tutte le pene che ti recano i cattivi.
Recitiamo l'inno al Cuore Eucarestico di Gesù, in
ispirito di Riparazione.
Quel sacrifizio immenso, già veduto Una volta nel
Golgota, qual prova Del Cuore di Gesù che l'ha voluto Su l'altar mille volte si
rinnova.
Oh, che grand'Ostia!... degna veramente Per offrire
al supremo Creatore
Una lode così corrispondente Da non immaginare la
maggiore. In nome nostro degne grazie poi Egli rende per noi che frequenti
Divinamente scendono su noi Dopo le grandi suppliche potenti. Egli intercede e
la vendicativa Ira del giusto giudice allontana, E su' delitti versa l'onda viva
Del Sangue che purifica, che sana. Egli domanda con le Sue parole, D'ogni bene
la grazia e l'abbondanza Ricco, dal Padre ricco ciò che vuole Egli impetra, e
si fa nostra speranza.
O dolce Cuore di Gesù, che mille, Mille pegni d'amor
riversi in noi Accendici nel cuore le scintille D'un amor che compensi i pegni
tuoi. Così sia.
Interpretazione
con Maria SS. Addolorata
«O Padre santo, deh! fa che Io, ed i miei figliuoli, siamo una sol cosa in Te» (S. GIOVANNI).
O Gesù, dopo d'avermi inebriata col Tuo Sangue preziosissimo, e dell'averti supplicato col Poeta dell'Eucarestia, S. Tommaso d'Aquino: O Pio Pellicano, dolce Signore, Mi mondi il Sangue Tuo, son peccatore Può d'una sola stilla la virtude Purgare il mondo e dargli la salute.
Ora, purificata dal Sangue Tuo, fiduciosa e
confidente m'appresso a Te, in compagnia della mia cara Madre, Maria SS.
Addolorata, per implorare dal Tuo Cuore paterno grazie per me e per tutte le
anime.
Veramente, o Gesù, «Tu sei un Dio nascosto, come
predisse il profeta Isaia: «Vere tu es, Deus absconditus...»; e sebbene
ascoso celato, nella candida Ostia la Tua potenza non ha limite alcuno, e tutti
inviti di venire a Te, per ricolmare tutti, dei Tuoi doni... delle Tue grazie...
dei Tuoi sorrisi... delle Tue benedizioni. O Gesù, in questi momenti
preziosi, deh! rivolgi nuovamente lo sguardo al Padre Tuo, e ripeti ancora la
dolce preghiera. - O Padre santo, glorifica il Tuo Figliuolo nella santa
Eucarestia, che tutti Lo conoscano, Lo adorino, Lo amino sinceramente, e
venga, venga presto il suo regno d'amore e di pace... Quella pace, che tu puoi,
o Gesù, ci lasciasti come un tenero ricordo. «Io vi lascio la pace, dicesti,
vi dono la mia pace...». Deh! fa, o Signore, che tutti Ti seguano, poichè Tu
solo sei la Via, la Verità e la Vita... che tutte le nazioni ritornino a Te, e
tutte le regioni infedeli siano rischiarate con la luce del Santo Vangelo...
La Tua preghiera, o Signore, proseguiva: «io voglio che dove sono io, anche i miei figliuoli siano meco, e veggano la gloria che Tu mi hai dato, poichè mi hai amato... Io ho fatto loro conoscere il Tuo nome, affinchè l'amore con il quale mi hai amato, sia in essi, ed io in loro».
Veramente, o dolce Maestro, voglio ripetere anch'io: «Vie
Tue, vie pulchre» la strada che conduce al Padre Tuo è quella spaziosa dell'amore;
ed il segno certo di essere nella via della Tua predilezione, è di osservare i
Tuoi comandamenti.
O Gesù, che hai preparato un posticino anche per me,
nel regno Tuo, e dove sei Tu, vuoi che vi sia anch'io... deh ! fa, che io assieme
alla Regina dei Martiri, che al vuoto indefinito della Tua morte e separazione
da Lei, visse solamente per l' Eucaristia...», e fu la Tua dolce amica nei Tuoi
silenzi sacramentali.... anch'io, unita sempre con Lei, voglio essere la Tua
vigile sentinella d'amor quaggiù, per poi venire a goderti per sempre in uno
alla Mamma Tua, nel regno Tuo, ad amarti perfettamerte senza misura...
O buon Gesù, che quì velato or miro N'appaga, deb!
l'ardente mio desiro Che io un giorno di vedertí in cielo, Raggiante nella
gloria e senza velo.
O Gesù, accogli, Te ne supplico, i mie voti ardenti:
Ti prego pel Tuo Vicario... che come disse S. Caterina da Siena... “è il
dolce Cristo in terra...”; conservalo lungamente, vivificalo... e rendilo
beato sopra la terra. Ti prego per i Vescovi, per i Sacerdoti, gli apostoli del
Tuo Cuore Eucaristico... i missionari... le anime a Te consacrate.
O Gesù, per tutte le anime io Ti prego... deh! fa
che esse siano una sol cosa in Te... O Divina Eucaristia, Tu passerai gloriosa
fra i popoli... consolerai i secoli, e tirerai dietro a Te le nazioni tutte; ed
in cantici soavi, tutti attratti da Te, ripeteranno con l'Ecclesiastico:
Sbocciate o fiori, come il giglio, spirate fragranza, gettate amene frondi, e
date cantici di lode, e benedite il Signore nelle opere sue... e con inni d'
amore spandete per ogni parte, soave odore, come l'albero dell'incenso.
O Gesù, in uno all'Addolorata, Ti amo, ed imploro
misericordia e pace per tutti. ASPIRAZIONE: - O Cuore di Gesù, che ci
hai dato la divina Eucaristia, deh! venga il Tuo regno d'amore.
Recitiamo l'inno al Cnore Eucaristico
di Gesù, in ispirito d'impetrazione.
Sui nostri altari sempre permanente Cristo condensa
meriti infiniti E per donarli a l'anime redente Volge amorosi imiti.
O pelago di beni, senza fondo, A tutti esposto nella
sua pienezza,
Quì, non quella caduca ch'è nel mondo, Sta la vera
ricchezza.
Quì, tu che fervi di pietà, domanda Un alto
accrescimento al tuo fervore, Il Cuore di Gesù quì ti tramanda Nuove fiamme
d'amore.
Quì, tu che langui nell'amor gelato. Vieni, l'altar
di quel Gesù che t'ama per vederlo da te di nuovo amato, Quì, amor ti chiama.
Quì, vieni finalmente, o criminale, Cerca perdono,
un pianto ch'è fecondo T'ispirerà Gesù, del fatto male Egli ti farà mondo.
Le nostre grazie acetta, o Trinità, Che nutri di
sostanza ch'è superna Gli esuli, che beati un dì farà Lassù, la cena eterna.
Così sia.
O Gesù, è già trascorsa rapida, quest'ora di
cielo, che ho passata vicina, vicina a Te. Ho gustato melodie arcane, che
resteranno scolpite, tracce indelebili, nel mio cuore. È in una poesia
d'amore ho provato, com'è dolce lo star con Te. Sento ora il bisogno di
effondermi in cantico soave, e col Profeta Davide, voglio ripetere:
- Quanto amabili sono i Vostri tabernacoli, o Signore
degli eserciti! L'anima mia si consuma pel desiderio della vostra casa. Il
cuor mio e la mia carne esultano in Dio vivo. Perocchè il passero si trova una
casa, e la tortorella un nido, dove riporre i suoi nati. I vostri altari, Signor
degli eserciti, mio Re e mio Dio!...
Beati coloro che abitano nella vostra casa Signore:
Vi loderanno in perpetuo.
Come il cervo desidera le fontane d'acqua, così Voi
desiderate, o Dio, l'anima mia.
Ed ora, o Gesù mio, prima di partire, imploro, per
mezzo ed intercessione di Maria Santissima Addolorata, la Tua paterna benedizione;
e così sorretta, percorrerò alacremente il mio cammino.. Mi parto da Te, o Gesù...
ma sola non mi lasciar. Vieni con me sempre e dovunque...
Accogli i miei baci d'amore... e grazie Ti rendo dei
Tuoi sorrisi, che così amorevolmente mi hai rivolto. Arrivederci, o Gesù.
Il
Vaticinio di Simeone.
Contempliamo, anime buone, come la celeste e
sovrumana fanciulla di Nazaret, Sposa purissima del Patriarca San Giuseppe, dopo
le gioie ineffabili gustate vicino alla culla del suo Bimbo Divino nell'umile
grotta di Betlem, che in estasi di Paradiso, fra le armonie degli Angeli e
splendori celesti, aveva partorito prodigiosamente, simile ad un candido giglio
che sboccia al bacio del sole, essendo trascorsi i quaranta giorni stabiliti
dalla legge Mosaica, si presentava al Tempio, per espletare la Purificazione.
Veramente per Maria, la purissima Madre di Dio, non avevano ragion d'essere
queste cerimonie legali; ma Lei, umilmente sottomessa ai voleri di Dio, devotamente
si assoggetta alla Legge. Apparisce dunque come una donna del volgo, celando la
sua suprema grandezza, come la mammola fra le verdi zolle dei prati, ove
nasconde la sua fragranza. Pertanto eccola, avvolta nel suo bianco e virgineo
velo di Sposa e Madre purissima, prendere fra le sue braccia il dolce Fantolino,
e col suo casto Sposo, avviarsi, raccolta e pia, alla volta del Tempio. Su
quella cara comitiva a gruppi gli Angeli sorvolavano, e colle loro dorate ali
riparavano dal freddo e dalle ondate di vento, il Divino Bimbo, che, tranquillo
e sorridente, faceva i suoi sonni d'amore sul seno benedetto della sua Mamma.
Giunti al Tempio di Gerusalemme, osservate tutte le
cerimonie prescritte, la dolce Madre, commossa e nell'émpito di un amore forte
e ardente, offre all'Eterno il suo FiglioDio. Il Santo Vegliardo Simeone
prende fra le sue braccia quegli che lungamente desiderato di vedere, il
Salvatore del mondo, e fra emozione e gioia mai provata, scioglie il suo canto
d'addio: «Lasciate, o Signore, che se ne vada in pace il Vostro servo, perchè
i miei occhi hanno veduto il Salvatore». Poi ispirato dall'alto profetizza, che
quel Bambino così bello e divino, sarebbe posto a segno di contraddizione e
rovina per molti. E rivolto alla giovine Madre con profetiche parole Le dice: «La
Tua anima sarà trapassata dal dolore», rivelandoLe l'angosciosa tragedia del
Calvario.
Un brivido di amarezza percorse fulmineo per la
Persona adorata della Madonna: il suo volto divenne pallido, i suoi occhi,
scintillar di luce e d'amore, si rivelarono di pianto...
Oh! dolce Madre, quale pena per Te, giacchè appena
quindicenne, in un giorno tanto solenne, durante il rito sublime che celebravi
fra le volte del Tempio Santo, il Tuo cuore materno restò trapassato dal
dolore, fu privato delle gioie del Cielo, gustate nella grotta di Betlem alla
nascita del Tuo Gesù, fra i dolci canti e le armonie degli Angeli, fra le
ferventi visite dei semplici pastori e l'arrivo del Magi, che adorarono e
riconobbero nel Tuo Figliuolo il Dio d'Israele.
Simeone già ha salutato la Vergine quale Regian dei
Martiri; e Lei, l'augusta Madre, nel riprendere fra le sue braccia quell'Infante
divino Lo stringe fortemente al suo Cuore, oppresso dal dolore, lo bacia, e
coll'alito dei Suoi baci di amore sofferente, unisce a Gesù, fondendole
insieme, le sue pene inenarrabili? In quel medesimo istante adora, calma e rassegnata,
il divino volere ed in quelle parole profetiche ha la tetra visione dell'aspro e
spinoso cammino del dolore, fino al Calvario, ove Gesù, il suo Bene, doveva
apparire inchiodato alla Croce, ed elevato, quale frutto sanguinante,
sull'albero della Redenzione.
O tenera Madre! bagna pure con le Tue mesti e calde
lagrime il volto del Tuo Gesù, che stringi al petto, trapassato dalla spada...
ormai la prospettiva della Tua vita in questa freschezza primaverile dei Tuoi
verdi anni sarà il dolore... il Tuo avvenire, il Tuo ideale, sarà unicamente
il dolore.
Anime care, che passate per la via del dolore,
seguite le tracce dell'Addolorata, che ha sì bene santificato il dolore, e ad
esso attinto come da fonte, ogni grandezza ed ogni gloria per cui il poeta cantò:
"Donna, sei tanto grande e tanto vali, Che qual vuol grazia ed a te non
ricorre, Sua disianza vuol volar senz'ali".
O sovrumana e celeste Creatura, toccata dal dolore
nell'ora che il Vaticinio di Simeone «solcava» profondamente il Tuo Cuore,
trapassandolo da parte a parte, quanto Ti compatisco! ah! che il Tuo piccolo
Tesoro, che con tanto amore stringi al Tuo petto, è la causa del Tuo doloroso
Martirio.
Tu baci quelle membra delicate del Tuo Divin
Figliuolo e la Tua mente sorvola nel Pretorio di Pilato, ove quelle stesse sacre
membra saranno sacrilegalmente sputacchiate e percosse dai cattivi. Tu vedi quei
piedini muoversi coi primi passi verso le Tue braccia dischiuse, quelle anime
leggermente carezzare il Tuo volto materno, ma gettando il Tuo sguardo lontano
le vedi forate dai chiodi; così quella bionda testolina che prende riposo sul
Tuo seno la vedi già coronata da pungenti spine. Quel delicato corpicino,
quelle tenere membra che vedi crescere rosee e fresche si presentano alla Tua
mente livide e aperte in rivoli di sangue, scorrente sull'arsa terra. Ora con
amore deponi il Tuo Gesù sulla culla, ma un giorno lo vedrai disteso sulla
Croce, che sarà il talamo nuziale del Figlio di Dio.
O Madre cara, tiraci dietro a Te. Il Tuo Gesù dal
monte delle beatitudini, solennemente ha proclamato: «Beati quei che piangono,
poichè saranno consolati». Vogliamo, o Madre, piangere con Te, sicuri che da
Te ci verrà l'aiuto a cristianamente soffrire, e con la pace nel cuore ed il
sorriso sulle labbra santificarci attraverso il dolore.
OSSEQUIO - Benedire Dio in tutti i momenti di sofferenze,
ed unirle a quelle di Maria Santissima Addolorata.
GIACULATORIA - O Maria, per il Tuo incruento martirio,
guidami e sostienimi nella via della santità.
La
fuga in Egitto.
Contempliamo, anime buone, dopo la purificazione di Maria Santissima nel Tempio, ritornò la Sacra Famiglia a Nazaret, ove fece sosta per alcun tempo fra la quiete ed il silenzio di quella santa casetta. Ma in una notte triste e profonda, mentre la Sacra Familgia dormiva un sonno tranquillo e le lucide stelle rischiaravano le tenebre della notte, apparve in sogno al Patriarca San Giuseppe l'Angelo del Signore, che gli dice: « Su, alzati, prendi la Madre con il Bambino e fuggi in Egitto, e ivi resta finchè io venga di nuovo ad avvisarti, giacchè Erode cerca il Bambino per ucciderlo». Pronto ai divini voleri il giusto Giuseppe si alza immantinente, e, recandosi dalla Sua Sposa benedetta Le comunica il Mandato celeste. Quale dolore non recò al cuore della Madre di Dio tale nuova?... ma la dolce Maria nell'estasi penosa della Sua anima ripete ancora una volta: Fiat! Fiat!, e calma, rassegnata e sommessa adora il comando divino, mentre si appressa alla culla del Suo Gesù. Delicatamente lo sveglia, se lo stringe trepidamente al seno, lo avvolge in caldi panni, e desta e premurosa assieme al Suo sposo, si mette in cammino. Lei però è addolorata; il suo Cuore gocciola sange a stilla a stilla.
E dice fra sè: Ecco, già si avvera la profezia di
Simeone, già si tramano insidie mortali al mio Gesù; già è posto in
contradizione il Figlio di Dio.
Quale martirio straziante! In quel buio pauroso,
oh! come trema la tenera Madre. Ad ogni leggiero movimento le sembra di udire i
passi dei soldati di Erode, i quali, espletano già il comando iniquo del Re, di
trucidare cioè tutti i bambini di Betlem, sembrano venirle incontro e
strapparle dal seno il Suo Tesoro, che ora stringe più fortemente al petto.
Ed oh! Le fosse almeno concesso vedere il piccolo
asinello che cavalcava acquistare ali per volare, onde mettere più presto al
sicuro il suo Gesù.
Dopo un lunghissimo viaggio trascorso fra
inenarrabili disagi e privazioni, passando lunghe notti invernali sulla
sabbia, sotto un cielo sereno e, ripetendo il faticoso cammino, quando la nuova
alba illuminava uomini e cose, la Sacra Famiglia toccava finalmente la terra
dell'Egitto.
Giunti colà in quella terra ad essi sconosciuta ed
idolatrata, gli augusti Sposi andarono incontro a nuove sofferenze ed a
privazioni di ogni genere, anzi furono costretti a mendicare lavoro e pane.
Oh! quanta pena pel delicato Cuore della gran Madre
di Dio, divenuta già la Madre Addolorata.
Oh! quale esempio ci dà la pura Vergine in questo
mistero sì profondo di pazienza, di rassegnazione e di fortezza invincibile nel
sostenere tutte le pene e la stessa povertà talvolta estrema;
nell'assoggettarsi ancora al lavoro col suo Vergine Sposo San Giuseppe.
E più tardi, col Suo caro Gesù, che crescendo
come un fiore dei campi, in grazia e in bellezza, volle santificare il dolore, e
procurarsi con le proprie mani il sostentamento, Egli Creatore e Padrone di
ogni cosa nell'universo. Sicchè il dolore, sinonimo di sacrificio, diventò
prezioso e salutare, mentre al dire di un contemporaneo: In nessuna cosa si
adora tanto bene Iddio, quanto nel lavoro.
Coraggio dunque, anime sorelle! L'ascesa del cielo si
attraversa mediante la povertà evangelica, e Gesù dal monte delle beatitudini
proclamò «beati i poveri di spirito, e promise ad essi il regno dei cieli».
O tenera Madre mia, fin dal mattino della Tua vita,
Tu hai amato il sacrificio e l'immolazione, additandoci così la via reggia e
sicura del dolore, che sola conduce alla gloria, giusta la bella espressione
della mia grande consorella Santa Caterina da Siena: «La gloria si acquista
attraverso il dolore».
O Maria, Tu mi raffiguri in questa terra d'esilio
l'Ostia divina dei nostri altari. Tu sei candida e pura come l'Ostia, nacosta
e celata come l'Ostia, silenziosa come l'Ostia, obbediente come l'Ostia,
triturata dalla sofferenza, come il frumento che compone l'Ostia; sei il
grappolo d'uva premuto dal torchio del dolore; sei un Mistero, o Madre mia, di
amore e patimenti; ed io, genuflessa davanti a Te, Ti contemplo nel silenzio
della mia anima, e ti amo, ti amo tanto. Ti chiedo energia per seguire i tuoi
alti esempi; e Tu infondi in me le Tue virtù, e rendi pure, un'ostia pura e gradevole
a Dio ed a Te, o Madre cara.
OSSEQUIO. - Adempire sempre, ad imitazione della Madonna,
la volontà di Dio in tutte le cose, specie, in quelle contrarie alla natura,
ripetendo con amore: «Fiat voluntas Tua!».
GIACULATORIA. - O Maria, ferita dal dolore, pregate per me.
Lo
smarrimento di Gesù nel Tempio.
Contempliamo, anime buone, lo smarrimento di Gesù
nel Tempio. La Vergine santissima giunta con le donne di ritorno da
Gerusalemme, sta in ansiosa aspettativa del suo fanciullo Gesù, che crede aver
lasciato con Giuseppe nel Tempio.
Ansiosamente lo attende, ma Gesù non ritorna. Poco
dopo arriva con gli uomini Giuseppe, ma senza il suo divin Figlio.
Oh! l'inaudita pena che abbatte la Vergine nell'udire
dal suo sposo, che dalla mattina in poi Egli non avevalo più veduto, e pensava
che fosse con la Madre.
Oh! come quel volto di Paradiso, dove l'Eterno trova
le sue compiacenze, addiviene scolorito e languido. E chi saprà consolarti, o
dolce Madre, in sì straziante dolore? Hai smarrito il Tuo Tesoro, e che vale
più la Tua vita senza di Gesù?
O donne di Sion, vestitevi a lutto; cessate i vostri
canti gioiosi. Uccelli dell'aria, fermate le vostre armoniose canzoni. Ombre
odorose del Libano; rose e fiori profumati di Gerico non spargete più
fragranze. Cipressi del te Sion, spezzatevi desolati al passaggio dell'inclita
Figlia del Cielo, oscurata dal Lume divino, che si è celato ai suoi sguardi, e
che, come la sposa dei sacri cantici, coronata le chiome da un serto di rose, va
gemente in cerca del suo Diletto.
Le sue candide gote sono bagnate di lagrime, i
lunghi ed affannosi suoi sospiri feriscono i Cieli, e gli Angeli dimessi e
silenziosi si coprono il volto con le loro ali.
Oh! quale lutto straziante. «Ove sei, esclama
desolata la dolce Genitrice, ove sei, o Diletto del mio cuore? Ove Te ne stai
nascosto e celato ai miei occhi, e taci solitario?
Ah! che la mia vita vien meno senza di Te. Fammi
udire la Tua voce, parla, o Figlio mio, onde io Ti rinvenga». O Madre,
bisognerebbe che le nostre anime palpitassero del Tuo stesso amore per Gesù,
per comprendere il Tuo eccessivo dolore per tale smarrimento!...
La dolce Vergine assieme a S. Giuseppe percorre per
tre giorni e tre notti continue tutte le strade di Gerusalemme, dopo di aver
valicato monti e colline e attraversate le valli. Ella è mesta; è ricoperta di
un nero velo. Di tanto in tanto, con intensità di amore e con accenti tristi,
mirando il cielo, lo chiama per nome. Chiede notizie ai passanti, ma nessuno può
consolarla, giacchè nessuno ha veduto quel Fanciullo Divino.
Ed oh! come geme e s'attrista la pia Madre; come si
sente isolata. Oh! le notti e i giorni desolati, passa senza il suo Gesù, con
l'amara incertezza di poterlo rinvenire. Essa langue d'amore lontana da Colui
che riempiva di gaudio la sua anima.
Oh! dolce Madre mia, non piangere più; ritorna,
ritorna pure nel Tempio santo, ove certamente lo troverai ed udirai di nuovo il
suo dolce parlare.
Gesù ha fatto ciò per provare la Tua fedeltà
materna, e presentarti a noi quale modello perfetto.
Da lontano Egli ha udito i fremiti cocenti, che,
quali nuovi fiori, ha raccolti nei prati e per le strade, bagnate dalle lagrime
sgorgate dal Tuo cuore, ferito dalla nuda spada del dolore. Corri pure, o Maria;
vola con le bianche ali della colomba. Gesù Ti aspetta per riabbracciarti e
ridarti i suoi baci.
Finalmente dopo tre giorni d'indicibili amarezze,
la Santissima Vergine assieme a San Giuseppe, entrando nel Tempio, lo ritrovano
che disputava coi Dottori. Ma la doce Madre non può tacere, e subito fa noto a
Gesù la sua pena e quella di Giuseppe nel cercarlo, e con accento addolorato
Gli dice: «Figlio, perchè faceste ciò? ecco, Vostro Padre ed io, colmi di
pena, siamo andati in cerca di Voi». Ed intanto l'abbraccia teneramente, lo
bacia con infinita tenerezza e insieme confondono le loro lagrime d'amore.
Ma Gesù, dolcemente Le risponde: «Perchè mi
cercavate? Non sapevate che io devo attendere a ciò che riguarda il Padre mio?».
E Gesù discese con essi, e tornò a Nazaret, e stava loro soggetto. E sua Madre
custodiva in cuore tutte queste cose.
Oh! quali preziosi insegnamenti mi dà questo
mistero profondo dello smarrimento di Gesù, o cara Madre mia. Tu, innocente e
pura, smarristi Gesù, senza alcuna Tua colpa; ma io posso smarrirlo a causa dei
miei peccati. E come vivere senza Gesù, che è vita, luce, sostegno della mia
povera vita?
O Maria, sollevi in alto, in alto il mio cuore;
tienilo sempre lontano dall'errore; fammi udire di continuo la Tua voce soave
che mi sproni al bene e mi additi la via sicura che conduce al Cielo. Uniscimi
sempre più intimamente a Te, onde sia perenne il mio canto tienimi lontana
dalla colpa, onde non perda mai Gesù; ed allorquando cesseranno i sospiri ed
il pianto di questa terra tenebrosa mostrami per sempre il Tuo Gesù, o dolce
Vergine Maria.
O bella Madre, la Tua vita di dolore sia il mio conforto nel penare. Sii Tu la mia buona Mamma, o Maria, nelle ore meste, quando Gesù sembra restarsene lontano da me e lasciarmi in abbandono. Sii Tu la mia Avvocata, il mio aiuto, la mia difesa, la mia speranza, o dolce, o clemente, o pia Vergine Maria.
OSSEQUIO. - Recitare possibilmente la piccola coroncina
dell'Addolorata, onde ottenere la sua speciale protezione in vita e particolarmente
in morte.
GIACULATORIA. - O Maria, i Tuoi dolori ti uniscono alle glorie
di Gesù.
Incontro
di Maria con Gesù.
Contempliano, anime buone, la dolente Madre Maria che
incontra il Figlio con la croce sulle spalle, mentre come un delinquente è
condotto alla morte. O Cieli quale funesta tragedia siamo invitate a ricordare.
Ci vorrebbe la virtù dei santi; sentire come essi;
amare grandemente Gesù come lo amarono essi per compatirlo. Solo l'amore del
pietoso Nazareno verso le anime, che amava redimere, poteva spingerlo ad
incontrare l'ingiusta condanna e gli orrori della morte di Croce.
O cieli oscuratevi, mentre noi ricordiamo lo scempio
spietato compito dagli uomini ingrati al Figlio di Dio, e coprite colle vostre
ombre una sì orribile catastrofe. Oh! come è trascorsa presto per la Madonna
la vita dei suoi materni gaudi per la presenza del suo Figliuolo Gesù, specie
quando lavorava nell'umile casetta di Nazaret. E gioisamente Lo contemplava e
si beava nel suo volto divino.
Oh! come è vero, che la vita umana è un'ombra che
fugge e svanisce, portando con sè le sue gioie fugaci, gli acerbi dolori e le
vane speranze. Felice veramente chi ama unicamente Gesù e l'Addolorata, che
restano sempre.
Gesù ha già trascorsa la sua vita. Ed ora che sta
per ritornare al Padre suo, il suo Cuore affranto dalla pena si separa dalla
Mamma sua che tanto amata e con la quale ha condivise gioie e dolori. Egli ha già
bevuto il calice della Passione nell'orto degli ulivi e insegnato all'umanità
la grande e salvifica preghiera: «Fiat».
Eccolo ora condannato alla morte dalle sue creature,
le quali gli presentano la Croce che Gesù bacia ed accetta per la salute dei
suoi redenti. Indi coraggiosamente e volontariamente la porta al Calvario per
esservi Crocifisso. Ma ohimè! in quell'ascesa dolorosa s'incontra con la Mamma
sua; ed oh! la straziante visione. Quale momento di indicibile ambascia per
quell'amante e tenera Genitrice! Sotto le azzurre volte dei Cieli mai si è
svolta la scena sì commovente e straziante; mai in questo mondo, campo di
dolori inauditi, l'uomo ha assistito ad una tragedia così singolare. Nessuna
Madre ha seguito il Figlio condannato al patibolo; ma la Vegine, la donna
forte, la Regina dei Martiri, Lo segue dovunque. Ed eccola coraggiosa in mezzo
ai soldati, che la spingono ed urlano. E la Vergine placida, taciturna e
rassegnata passa e, spingendosi innanzi a Gesù, lo vede quasi vicino a morire,
ferito dalle verghe, coronato di spine, col viso imbrattato di sputi e sangue.
Oh Dio! Quel volto adorato che gli Angeli venerano
prostrati non si riconosce più. Intanto a tal vista oh! come resta oppresso il
cuore della Santa Vergine Genitrice. Nello strazio della sua anima lo guarda con
intensità di affetto, comunicandogli attraverso lo sguardo tutti i sentimenti
del suo immenso amore. Poi grida semplicemente: «Figlio, figlio mio!», e la
parola Le vien meno sul labbro.
Gesù similmente solleva il languido sguardo e,
guardando il dolore della Madre, esclama con le smorte labbra: «Mamma, mamma
mia»; e continua il doloroso viaggio.
La Vergine segue il figliuolo condannato e, adorando
silenziosa gl'imperscrutabili disegni di Dio, non scrive punto alla malvagità
umana sì funesta barbaria, ma il tutto attribuisce alla divina volontà, che
dispone ogni cosa con sapienza.
Anime sorelle, imitiamo Maria come emulare la sua
eroica fortezza, mentre che il dolore l'opprime ed il suo volto è bagnato di
lagrime. Ella ci si presenta uniformata, paziente e forte nel dolore.
Impariamo da Lei a saper soffrire.
O dolce Madre mia, Ti vedo velata da sì profonda
mestizia. Dal Tuo petto emanano gemiti inenarrabili, poichè hai veduto il Tuo
Unigenito ascendere il monte della mirra pallido e languente e cadere sotto la
pesante croce.
Ah! io ascolto i Tuoi mesti accenti: «Il mio Gesù
non si conosce più; è divenuto un uomo sofferente, mentre non è sanità in
nessuna parte del suo corpo divino; non ha più bellezza, nè decoro, lo
vedemmo e non aveva aspetto. Fra i grandi gemiti par che Ti sento esclamare
ancora: «Allontanatevi da me, piango sola la mia amarezza, nè vogliate
piegarvi in mio conforto».
No, o dolce Madre mia, voglio starti vicina vicina, voglio astergere le Tue lagrime, anzi voglio che le mie lagrime siano fuse con le Tue. Voglio cantare con Te le Tue meste canzoni, voglio sorreggerti coi fiori, circondarti di melagrani, mentre Tu languisci d'amore. Voglio ancora, o Madre cara, salire con Te il calvario e morire sulla Croce assieme a Gesù e con Te d'appresso. Ed allorquando, cadrò sotto la Croce che mi offre il cielo, Tu mi rialzerai ed io più forte e coraggiosa riprenderò l'arduo cammino...
OSSEQUIO. - Prendere ogni giorno la Croce e seguire con
amore Gesù al Calvario. GIACULATORIA. - Vorrei che la mia vita
fosse un canto d'amor per Te, o Madre mia.
Maria
presente alla Crocifissione e Morte di Gesù.
Venite, ascendamus ad montem Domini.
Anime sorelle, la dolce Addolorata, oggi ci chiama ed invita ad ascendere il
monte del Signore per assistere con Lei alla Crocifissione ed alla Morte di Gesù.
Vi andremo con amore, giacchè la via del Calvario è la sola che termina al
Paradiso. Vi porteremo la nostra Croce, seguendo Gesù e noi saremo felici e
benedetti.
La Madonna dopo tanto penare, finalmente è arrivata
su quel monte. I soldati in fretta si accingono a crocifiggere Gesù; e,
strappandogli di dosso la veste, lo stendono sul duro patibolo, e, martellando
vigorosamente i chiodi, lo configgono alla Croce.
Al primo colpo di martello, oh! come trema ed
impallidisce la dolce Madre. Quei duri colpi si ripercuotono tutti, ad uno ad
uno, nel suo cuore.
Essa palpita, agonizza. Le sembra vedere ad ogni
istante e sotto quell'indicibile tormento il suo Gesù emettere l'ultimo
anelito. Ma no, o Madre. L'Eterno serba al Tuo Figlio ancora un pò la sua
esistenza per farlo maggiormente penare, onde soddisfi così, fino all'ultimo
debito, i nostri successi. Egli deve agonizzare ancora per tre lunghe ore, e Tu
devi dare al mondo intero dall'altezza del Golgota l'esempio di un eroismo
sovrumano di sacrificio.
L'illustre P. Lacordaire scrive: «Quando si vuol
conoscere il valore di un'anima, bisogna tastarla; se essa non rende il suono
del sacrifizio, passate oltre: è un'anima volgare».
O Madre, il cielo ti ha tastata; ha provata la tua
grande anima, sottomettendola ad un dolore immenso; e Tu hai dato il suono
meraviglioso del più eroico e supremo sacrificio. Oggi, per il Tuo dolore, Tu
sei la più alta creatura uscita dalle mani di Dio, e dalla Tua fronte emanano
fasci di luce che Ti avvolgono tutta, in un nembo di grandezza. È il Tuo
Martirio incruento che Ti rende bella, sovranamente bella...
Dippiù: la dolente Madre assiste sul Calvario ad un
altro supplizio, che quei inumani apprestano a Gesù. Terminata la crocefissione,
i carnefici alzano da terra la grande croce, l'accostano alla buca scavata
prima, e ve la lasciano cadere dentro con tale scossa per tutte le membra del
Redentore, che Gesù emise un sospiro.
E quando la Croce col suo frutto sanguinante
apparve fra il cielo e la terra, l'odio satanico di quel popolo inferocito
proruppe in orride bestemmie e continui insulti al Crocifisso; ma Gesù perdona
tutti e prega il Padre:
«Padre, perdona loro, perchè non sanno quel che
fanno». E quel generoso perdono, misto a compatimento quasi paterno, scende
vivo e penetrante nel cuore di uno dei due malfattori che gli pendono accanto,
il quale lo proclama Dio e Gli rivolge la cara preghiera: «Signore, ricordati
di me quando sarai nel regno Tuo».
E Gesù generosamente gli promette: «Oggi, oggi
stesso, sarai meco in Paradiso». - Oh! quale felicità. Ma Gesù va sempre più
declinando ed il suo cuore non si sente ancora pago. Vuole dare agli uomini
l'ultimo testamento della sua carità infinita, sigillandolo con le ultime
stille del suo sangue divino e con gl'indicibili suoi dolori. Egli scorge la
mamma sua, accanto alla croce, immersa in un'estasi di amarezza, con lo sguardo
immobile verso di Lui e, vedendo il bisogno delle anime di avere una Madre che
le diriga al bene, rivolto a Giovanni gli dice: «Ecco la Madre tua!»; poi
rivolto a Maria, additandole Giovanni, ed in Lui tutto l'uman genere, aggiunge:
«Donna, ecco il Tuo figlio!». Indi a poco leva al Cielo, quasi gemito pietoso,
il triste lamento: «Padre, perchè mi hai abbandonato?». - Ah! che questi
accenti dolorosi e misti feriscono al vivo cuore sanguinante dell'Addolorata.
Ma ahimè! Gesù, sempre più aspirante, domanda da
bere; «Sitio!»: «Ho sete!..». O sete misteriosa! È tale l'ardore della sua
sete, che Gesù emette un gemito così alto da farsi udire da tutti; ma quei
poveri insipienti tuffano nell'issopo ed aceto una spugna e, inumiditola,
l'apprestano alle smorte labbra del Figlio di Dio. Ma Gesù, accostatevi appena
le labbra, la rifiuta... Ben altra sete è quella che Egli sente. È la sete
delle anime da Lui redente, e la chede a tutti.
Oh! mi fosse dato, o Gesù caro, di valicare gli
immensi oceani in cerca di anime da condurre a Te. Vorrei essere un'aviatrice
che sotto le volte azzurre dei cieli vola in cerca delle anime per darle a Te.
Vorrei, se fosse possibile, ascendere agli astri e trovare delle anime e
dartele tutte e così dissetarti, o mio languente Signore.
Ma io sento ancora un altro accento: «Tutto è
compiuto». E la mia anima risponde: «O Divino Maestro hai compiuto tutto,
facendo tutto bene. L'alta missione l'hai espletata divinamente, salvando il
genere umano; puoi dunque ora ritornare dal Padre Tuo, che Ti aspetta e Ti tende
le sue braccia Paterne. Ma io vedo il Tuo petto divino più ansante, l'ultimo
istante della Tua vita già arrivato, gli occhi della Mamma tua fissi e rivolti
a Te, mentre un fremito di angoscia Le passa per la Persona. Ella ti vede
lentamente declianre il capo, mentre per l'ultima volta fai udire la Tua voce:
«Padre, nelle Tue mani raccomando il mio spirito»: e muori.
O Madre cara, nel vedere la tua calma in mezzo a
tanto cordoglio mi si commuove l'anima. Tu, immersa in Dio solo, stai fissa
alla croce, mirando, con pace e tranquillità, gli orrori di questo giorno. Il
mondo intero è avvolto in una vera caligine tenebrosa, e Tu sola contempli il
Tuo morto Gesù, lo adori, lo ami nell'estasi della Tua anima straziata.
Oh Madre! dalla sommità del Calvario attiraci tutti
a Te, onde piangere con Te la morte del Tuo Unigenito, mentre le nostre lagrime,
versate ai Tuoi piedi, ci frutteranno gioie perenni.
Mons. Guy scrive: Ogni anima che è intrisa di
lagrime, è come una terra feconda, di cui Dio finisce sempre per farne un
Paradiso. Oh! quale grandezza è nascosta nel puro patire per Gesù e per amor
Tuo. E Tu vedi, o Mamma, quante pene nell'intimo del mio
cuore! quanti solchi profondi; quanti cari scomparsi
dal nido benedetto della mia famiglia! Quei sacri vincoli spezzati per Te sin
dal mattino della mia vita, Tu li rannoderai lassù. Vedi come sanguina il mio
cuore per tante incomprensioni e disprezzi subiti. Donami Tu il coraggio...
alita su di me la Tua calma, e fa che io imiti la tua invitta fortezza.
O Madre, Tu mi hai sempre sorriso e fatto soavemente
sentire la Tua carezza divina. Sorridimi ancora, allorquando la mia vita é per
finire. Tu nel cammino della mia esistenza mi sei stata sempre d'accanto. A Te
ho consacrata la mia vita; per Te in morte tutti i palpiti del mio cuore
ardente. Adempi adunque, o Madre, il sogno mio.
Morir d'amor per Te, oh! qual martirio bello. Vorrei,
vorrei soffrire per Te, o Madre dolorosa. Angeli del Golgota, ridite Voi alla
Regina dei mesti, che io soffro lontano da Lei. Desidero di essere unita a Lei a
Gesù, ed eternarLe perenne il mio canto d'amore.
OSSEQUIO. - Tenere sempre compagnia alla Madonna ai piedi
della Croce. GIACULATORIA.
- Per i Tuoi dolori, o Madre mia, mi sia concesso il premio di un pio morire.
Il
colpo di lancia e la deposizione di Gesù dalla Croce.
Contempliamo, anime buone, ancora un altro dolore che
ebbe a sostenere ai piedi della Croce l'eletta Madre di Dio. Dato che non vi è
oltraggio più grave che ferire ed insultare un morto, il colpo di lancia,
vibrato da un soldato che ferì il Sacro Costato di Gesù intensificò lo
spasimo atroce della Madonna, che da sola ne subì tutta la dolorosa sensazione,
essendo Gesù già morto.
Ma l'alto mistero racchiuso nel colpo di lancia veramente è mistico, sublime, oltre l'intendimento umano; poichè da questa ferita fatta al Sacrosanto Costato ne uscì la Santa Chiesa.
La S. Chiesa nella liturgia del Sabato Santo esulta e
chiama felice la colpa di Adamo, che ci meritò un tanto Redentore: «O felix
culpa, quae meruit babere tantuma Redemptorem... Benedetta lancia che ferì
ed aprì il Sacro Costato di Gesù e ci donò il suo Cuore avvampante di carità».
Da questa aperta ferita sgorgano le ultime stille di sangue misto ad acqua; per
rimanere aperta sempre a tutti quei che vogliono tuffarsi in essa ed essere
rigenerati alla grazia che porta alla vita eterna. L'Addolorata ai piedi della
Croce, mesta e silenziosa, raccoglie ogni sublimità.
Mistero profondo! Maria, attinge da Gesù estinto, le
acqua salutari per dissetare tutti i suoi figli novelli, e li invita con le
soavi parole: «O assetati, venite tutti; - venite omnes sitientes».
Sì, o Madre cara, veniamo a Te, sitibondi di queste
mistiche acque. Mondaci in esse e rendici pure e belle ai Tuoi sguardi
materni.
Gesù morto, dalla Croce, col cuore aperto, cogli
occhi spenti, colle labbra scolorite e semiaperte, par che ripeta a tutti: «Venite
ad me omnes qui laboratis et onerati estis et ego reficiam vos: - Voi tutti
che siete affaticati e stanchi, e coperti di lagrime, addolorati, venite a me:
io vi ristorerò».
Sì, il dolce Maestro è stato diradato dalla terra dei viventi; il grande e tremendo Deicidio è stato compiuto... Il pietoso Nazareno è scomparso, ma il suo Cuore palpita ancora per tutti i suoi amici, ed anche per i nemici e cattivi, giacchè la sua misericordia è infinita.
Pertanto sulla cima del Calvario, tra i sassi coperti
di sangue, mentre il cielo si oscura e dense tenebre avvolgono l'orizzonte, la
terra trema, il velo del Tempio si divide in due parti, i sepolcri si aprono, i
morti risorgono, Maria, la dolce Madre: - Stabat justa Crucem jesu: stava
ritta e immobile accanto la croce di Gesù, in mezzo agli orrori di quel Venerdì
Santo, e quale Sacerdotessa offriva all'Eterno sull'Altare del Golgota, il primo
sacrificio e la prima Messa del suo Figliuolo.
O Madre, Sacerdotessa eccellente, da oggi in poi,
verranno a Te per la durata dei secoli tutti i Sacerdoti, che si curveranno
dinanzi a Te; e Tu sarai la loro Madre, Maestra, Modello. Essi sono il palpito
più cocente del Cuore aperto del Tuo Gesù e sono i figli della Tua
predilezione materna. Tu li assisterai sempre durante la celebrazione dei divini
Misteri; starai presso l'Altare santo, vicino ad essi, come stavi vicino alla
Croce di Gesù; mostrerai loro il Cielo durante le loro ardue fatiche
apostoliche; l'incoraggerai nel loro ministero e dirai loro: Figlio, guarda il
Cielo, e compi coraggiosamente le fatiche, ed opera per amore mio e di Gesù».
Un'altra pena incombe purtroppo sul Cuore Addolorato
di Maria Santissima: la deposizione dalla Croce.
I discepoli di Gesù lo schiodano e, scendendolo
piano piano; lo adagiano sulle ginocchia della Madonna, che a tal fine si era
seduta su di una pietra. Ma quale non fu il rammarico della dolente Madre nel
mirare il suo morto Gesù e vedere quelle piaghe profonde e larghe? Quella
corona di spine sì fortemente premuta e conficcata nel divin Capo. Ella gliela
toglie con amore; indi bacia con tenerezza materna ciascuna piaga del corpo
adorato del Figlio, e va mestamente ripetendo: «non est in Eo sanitas:
da capo a piedi non è in Lui sanità veruna».
Anime buone e care, insieme ai pii Discepoli di Gesù,
alle divote donne piangiamo intorno alla salma dell'Uomo-Dio deposto in seno
alla sua desolata Genitrice; ed in silenzio adoriamolo profondamente con Maria,
che con affetto Lo bacia, Lo accarezza, Lo adora.
O Regina dei Martiri, chi mi darà lagrime ardenti
per piangere con Te, giorno e notte la morte atroce del Tuo Unigenito? Quel
petto aperto dalla crudele lancia mi parla del suo amore immenso. Chiudimi in
Essa, o dolce Madre, come in una caverna benedetta, onde io ridica a lui il mio
amore.
Anime sorelle, durante il Santo Sacrifizio della
Messa recitiamo sempre il flebile inno dello “Stabat Mater”. Recitare
questa gioconda poesia del dolore di Maria è lo stesso che ristemprarsi in
pianto. Par che la Mamma Dolente accolga sensibilmente le espressioni dolorose
che sgorgano divote dal cuore.
O Madre, abisso di amore, fa che io senta i Tuoi dolori, che io pianga assieme con Te:
"In Te può la mia vita esser gioconda S'ai Tuoi prieghi, o Maria, O Vergine dolce e pia, Ove il delitto abondò, la grazia abonda".
OSSEQUIO. - Prendere da oggi la bella pratica di
recitare sempre lo Stabat Mater, possibilmente dinanzi alla immagine
dell’Addolorata.
GIACULATORIA. - O Maria, Madre del dolore, fa che io senta i
Tuoi dolori e che pianga assieme con Te.
Dolori
di Maria nella sepoltura di Gesù.
Contempliamo, anime buone, le atrocissime pene
della Divina Desolata, allorquando dovette dare sepoltura al suo Unigenito.
In questo mistero l'umiliazione dell'Uomo-Dio,
riposto nel sepolcro, come tutti i mortali, raggiunse tali altezze di dolore,
che solo Maria potè sostenerle. Se una madre ha perduto l'unico suo figlio,
lo ha visto cadavere e poi sepolto in una fredda tomba, per questa genitrice
sono finite tutte le gioie. Il sole sembra negare a lei la sua luce, mentre
ella resta avvolta in una perenne amarezza. Tale fu la pena della Vergine, dopo
di aver sacrificato all'Altissimo il Suo Unigenito, come fece Abramo col suo
piccolo Isacco.
Finalmente i Discepoli Le tolgono dal seno il suo Gesù
morto, lo imbalsamano, lo avvolgono in un candido lenzuolo; indi lo portano al
sepolcro. Segue anche Maria, sostenuta dalle pie donne! Giunti colà lo adagiano
sulla pietra. La Vergine Madre lo bacia con tenerezza infinta per l'ultima
volta; lo benedice col cuore straziato e gli dona l'estremo addio.
Indi lo chiudono nel sepolcro. Oh Dio! quale fremito
pietoso pervade la Divina desolata, priva del suo Gesù.
O Gesù caro, Ella esclama, sei veramente sposo di
sangue e di dolore; l'amore Ti ha ucciso. O dolce vittima d'amore e di dolore,
rendi me pure un'ostia sacrificata per Te, immolata al Tuo solo dovere divino e
fa che io resti sepolta con Te. Ma quale non fu la desolazione della Madonna nel
discendere il Calvario dopo quell'estremo dolore della sepoltura di Gesù.
Maria, appoggiata al pio Giovanni, in compagnia
delle divoti donne e di tutti gli Angeli del Calvario fa ritorno alla sua
casetta.
Anime care, quest'ultima e straziante pena della
Madonna non parti mai dalla nostra mente e resti per sempre dentro il nostro
cuore il gemito della nostra Madre, affinchè ci sia di perfetta propiziazione e
benedizione. Tutte le sere, dopo l'Angelus, accompagniamo la Desolata, che
discende dal Calvario mesta ed oppressa e recitiamo con amore il S. Rosario, e,
nel contemplare i misteri del suo dolore, contempliamola di cuore.
O tenera Madre mia, allorquando Ti penso nel doloroso
ritorno del Calvario, afflitta e desolata, Tu ci apparisci assai bella. E allor
che l'orizzonte s'indora al declinare del sole, che proietta i suoi vividi raggi
di luce e di calore, mentre la dolce compagna inneggia a Te col divoto squillo e
invita i Tuoi figli a ripeterti il caro saluto dell'Angelus, il tuo sorriso
amabile, che ci rifulse del vivere al mattino, ci sorridi ancora, o Vergine
pietosa, allor che la sera, anche per noi sarà vicina.
"A Te le prime suppliche Rivolgemmo un giorno,
bamboli innocenti; A te si volga l'ultimo Sospiro e bacio del nostro cuor
morente!
Vorremmo vederti a l'ultima agonia... Vorremmo morir,
dicendo: “Ave Maria”. In mano il Tuo Rosario, Chinato il capo sul materno
cuore, Al petto la medaglia, Lo spirto voli al regno de l'amore! Adorni la mia
coltrice, Siccome gemma, il santo scapolare, E le mie ossa posino Vegliate a
l'ombra del Tuo bianco altare! Vieni, o Madre, a l'ultima agonia Fammi morir,
dicendo: “Ave Maria”. Nel chiostro santo, raccolte nel Tempio, Davanti alla
Tua Immagine in cui Ti vediamo Stringere fortemente al seno Il morto e pallido
Tuo Figlio Divino.
Oh! in quei momenti di Cielo, passati vicina a Te,
quante lagrime verso, o Madre mia. Ripenso agli ultimi istanti della mia vita e
Ti invito, o dolce Madre, a prestarmi nell'ora di mia morte la Tua materna
assistenza, come facesti con Gesù sul Calvario, mentre con forti accenti,
elevando il mio spirito in alto, Ti prego con gli Angeli, o Vergine pietosa:
Salve Regina, Mater misericordiae, vita dulcedo et spes nostra salve!
O Tu, che sei l'Avvocata nostra, intercedi per noi, Tuoi figli, salvaci tutti, volgi pietosa i Tuoi occhi d'amore verso di noi e mostraci, Te ne supplichiamo, il benedetto Tuo Gesù dopo il nostro penoso esilio, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
OSSEQUIO. - In tutti i Venerdì dell'anno, rendere
speciali ossequi all'Addolorata, facendo in suo onore la Santa Comunione, e,
quando si può, l'Ora d’Amore alla Desolata.
GIACULATORIA. - O Rosa del Golgota, macchiata del sangue
della Redenzione, abbi pietà di me.
PER LA FESTA
DELL'ADDOLORATA
15
settembre
Oggi la Chiesa Santa espone sui nostri altari
l'immagine dell'Addolorata, giacchè è la festa consacrata al suo culto ed ai
suoi dolori. E la dolce Madre avvolta nel sublime poema di dolore e di amore, ci
si presenta, come su d'un mistico Calvario con la spada confitta nel virgineo
petto, gli sguardi miti, e sereni che tendono verso l'alto della Croce, con le
mani congiunte, come quando sul Calvario Gesù la riscuote dalla sua dolorosa
rassegnazione, la chiama e le affida la più alta e dolce missione di maternità
degli uomini attraverso i secoli. “Donna, ecco il Tuo Figlio”. Maria avvolta
nel suo nero manto, è circondata da nubi, fra un coro di Angeli, che Le
presentano i fatali strumenti della Passione del Figlio e dei suoi martirii. La
Sua immagine è adornata di ceri e fiori, col loro olezzo soave dettano amore.
Oh! che celeste e grata visione.
I dolori di Maria si sono trasformati in un poema di
gloria, in un serto di gemme preziose che Le circondano l'augusta fronte,
intrecciata all'aureola della maternità gloriosa. Un fascio di bianca luce la
circonda come un incanto! Lagrime di commozione e di amore cadono allora dagli
occhi dei suoi amanti.
Gesù, non più agonizzante, ma velato nell'Ostia
bianca, par che ripeta al cuore di quei che si presentano ai piedi
dell'Addolorata: «Ecco la Madre tua!».
O anime care, amiamo Maria, palpitiamo
incessantemente di amore per Lei, non la dimentichiamo mai. Chi dice madre, dice
paradiso; e Maria è un vero Paradiso. Ella pensa sempre a noi, ci difende, ci
assiste, ci protegge; e da buona Madre, premurosa sempre nel nostro bene ci
guida pei sentieri del vero bene, ci sprona al dovere nei momenti difficili;
quando suona l'ora del sacrificio ci sussurra all'orecchio: «Figlia, guarda in
alto, mira il Cielo». Nelle dolorose incomprensioni e nelle tribolazioni:
Figlia, mira il Cielo! E quando le onde fluttuanti del mare tempestoso della
nostra vita sembra che ci vogliono sommergere, la dolce Madre continua ad
inchinarsi dolcemente a noi, e con materna premura ci ripete: «Figlia, mira il
Cielo!
Sì, con Maria e sotto gli sguardi materni di Lei
operiamo continuamente. Con Maria lavoriamo, con lei preghiamo. Con Maria
lodiamo Dio in tutti i suoi divini attributi ed a Lei doniamo le nostre lagrime.
Con Maria rechiamoci da Gesù Eucaristia, assieme a Lei accostiamoci alla
Croce. Con Maria incominciamo la giornata quando l'aurora ci sorride; con Maria
chiudiamola dopo l'indefesso lavoro; e nella tacita notte sul suo seno materno
riposiamo tranquilli. E con Maria, fra le sue braccia, un giorno che sarà
l'ultimo della nostra esistenza, spireremo felicemente, allietati dai suoi
sorrisi materni; e nel suo bacio ci incontreremo lassù nel Cielo per amarla
eternamente e mirarla senza alcun velo: Qui me invenerit, invenerit vitam.
Anime care, chi trova Maria trova la vita, e la vita
eterna... Felice quell'anima che nel bacio si unisce alla Vergine, vivrà la sua
stessa vita. Non separiamoci mai più da Lei; compiamo bene tutte le cose per
amor suo; non neghiamo mai niente a chi per amor suo ci domanda qualche favore.
Così faceva quel suo grande amante S. Gabriele dell'Addolorata e la morte per
lui fu un'estasi d'amore per la Madonna e, godendo della sua presenza, morendo,
La pregava: Madonna mia, fa presto.
Tutti i sacrifici inerenti alla vita compiamoli per
amor di Maria, e da Lei ci verrà ogni bene. Maria è il capolavoro della
onnipotenza creatrice di Dio, il quale potrebbe creare mille mondi più belli,
mille soli più luminosi, ma giammai una creatura più bella, più grande e più
santa di Maria.
Prima dei secoli Ella già esisteva; e Dio stesso
l'annunziò nel paradiso terrestre ai nostri progenitori e dichiarò al serpente
che una donna portentosa gli schiaccerebbe la testa. Ed oh! l'eccelsa vittoria
che riportò Maria ai piedi della Croce. La Vergine coi suoi dolori tutte le
anime, le accolse tutte nel seno materno, strinse amorosamente al suo petto
trafitto dalla spada ciascuno di noi, ci nutrì, ci fortificò col suo latte,
ci educò alla scuola del dolore ed oggi per suo mezzo abbiamo diritto alla
gloria del Cielo.
Un divoto di Maria, pregando un giorno davanti alla
sua immagine Le disse: «Monstra Te esse Matrem»; ma sentì rispondersi: Monstra
Te esse Filiumu. La risposta di Maria, anime divote, ci sproni a dimostrare
a Maria Addolorata di essere veramente i suoi figli col condurre una vita santa,
di mantenerci lontani dal peccato e di amarla filialmente.
Ciascuna di noi dica: vivrò sempre la mia vita con
Maria e per Maria, onde morire fra i
suoi materni amplessi, ed esser per sempre conquista
sua, figlia tenerissima per tutta l'eternità. Essere veramente devoti di
Maria SS. Addolorata, imitare le sue virtù, emulare la sua fortezza nel dolore
a compatire nelle sue pene è segno certo di predestinazione e si può vivere
sicurio della salvezza dell'anima.
O Maria, estasiata dalla Tua mirabile bellezza, mentre ti miro Addolorata ai piedi della Croce esclamo: «O Maria, sei tanto bella nella Tua Concezione singolarissima; bella sei nella Tua nascita, che apportò gaudio all'universo mondo. Sei bella, o Madre, nella Tua Assunzione, quando l'Arcangelo Ti salutò piena di grazia e Madre di Dio. Bella tu sei nella nascita del Tuo Gesù, con la fronte cinta del diadema mirabile della divina Maternità. Bella Tu sei ancora nelle nozze di Cana, quando per il Tuo Gesù, Ti rendesti dispensatrice di grazie. Bella Tu sei, o Maria, sempre e dovunque. Ma vicino alla Croce del Tuo Figliuolo Agonizzante, Tu sei sovranamente bella; e nel Tuo profondo dolore, serbando una calma rassegnazione inalterabile, che aleggia sul Tuo pallido e mesto volto... Tu sei Paradiso di bellezza ed un conforto inesplicabile per quei che soffrono e Ti seguono al Calvario.
Qui elucidant me, vitam aeternam babebunt.
- O Madre cara, Tu prometti la vita eterna a quelli che Ti lodano. O Maria,
vorrei avere sulle labbra i versi più belli della poesia per lodarti. Se mi
fosse dato il genio del B. Angelico Ti dipingerei sempre ai piedi della Croce;
se conoscessi tutte le arti belle le consacrerei tutte a Te. Ma più di ogni
cosa vorrei essere missionaria per portarmi lontan lontano, in mezzo alle
anime che non ti conoscono ancora per farti amare e dir loro che Tu sei ancora
la loro Madre.
O Mamma, accetta il mio amore, i miei poveri sforzi
per condurti delle anime e conquistarle a Te, mentre imploro le tue grazie, i
tuoi sorrisi, le tue benedizioni materne per tutto il genere umano e in modo
speciale per il Sommo Pontefice. Appaga tutti i tuoi santi desiderii, aiutalo,
conservalo lungamente. Ti raccomando tutta la gerarchia della Santa Chiesa, i
missionari, tutti i sacerdoti e le anime consacrate a Gesù.
Dalla sommità del Calvario benedici tutti i Tuoi
figli, la nostra cara Patria; difendila sempre, proteggila. Ti raccomando i
Governanti, gli intellettuali, i professionisti, in modo speciale quelli che
soffrono ed i miei cari. Tutti, tutti raccomando a Te, che sei la Madre di
tutti, ed a tutti dona la vita eterna.
Ed ora sorridi alle povere espressioni di questo mio
scritto, dettato da un cuore ferito d'amore per Te; e vieni, o Mamma, Ti aspetto
con ansia... conducimi a Gesù, e fammi Tua per sempre.
Ave, o Madre generosa, o Regina dei Martiri.
SETTINA DELL'ADDOLORATA
E VESPRI DELLA VIGILIA DELLA FESTA DELLA B. M. ADDOLORATA
SCHEMA DELLA SETTINA DELL'ADDOLORATA
Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà
Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici
Padre del cielo, che sei Dio (pietà di noi)
Figlio redentore del mondo Spirito Santo, che sei Dio
Santa Trinità, unico Dio
Santa Maria (prega per noi)
Santa Madre di Dio
Santa Vergine delle vergini
Madre di Cristo
Madre della grazia divina
Madre purissima
Madre castissima
Madre sempre vergine
Madre senza macchia
Madre amabile
Madre meravigliosa (prega per noi)
Madre del buon consiglio
Madre del Creatore
Madre del Salvatore
Vergine piena di saggezza
Vergine degna di venerazione
Vergine degna di fede
Vergine potente
Vergine clemente
Vergine fedele
Ideale di santità
Trono della sapienza
Fonte della nostra gioia
Tabemacolo dello Spirito Santo
Tabernacolo radioso
Tabernacolo sacro di Dio
Rosa del cielo
Rocca di davide
Rocca inespugnabile
Tempio d'oro
Arca della nuova alleanza
Porta del cielo
Stella del mattino
Salute dei malati
Rifugio dei peccatori
Consolatrice degli afflitti
Aiuto dei cristiani
Regina degli angeli
Regina dei patriarchi
Regina dei profeti
Regina degli apostoli
Regina dei martiri
Regina dei perfetti cristiani
Regina delle vergini
Regina di tutti i santi
Regina concepita senza peccato originale
Regina Assunta in cielo
Regina del Santo Rosario
Regina della pace
Santa Maria dei sette dolori protettrice nostra
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo
(perdonaci, o Signore)
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo
(perdonaci, o Signore)
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo (abbi
pietà di noi)
Capitolo:
C. A che devo paragonarti Figlio di Gerusalemme? Che
cosa paragonare a Te per consolarvi, Vergine Figlia di Sion? Perché grande come
il mare è la tua ferita.
A. Rendiamo grazie a Dio.
O qual pianto di lacrime, qual dolore la coinvolge,
mentre la Vergine Maria deposto il figlio suo, dalla croce insanguinata guarda
lui tra le braccia! Volto dolce, mito il cuore ed il fianco suo dolcissimo, la
mano destra ferita, e piagata la sinistra i piedi rigati di sangue mesta bagna
di lacrime. Cento volte, mille volte forte stringe al suo seno quel suo corpo
martoriato, le ferite ricompone, così tutta si discioglie in dolenti spasimi.
Ora, Madre, ti preghiamo per le tue lacrime sante, e
per la morte del figlio, con il sangue delle ferite, ed il dolore del tuo cuore
lava i nostri peccati.
Sia al Padre e al Figlio, allo Spirito Paraclito,
alla Santa Trinità sempiterna gloria,
e perenne lode, e onore, ora e sempre nei secoli.
Amen.
V. Regina dei martiri, prega per noi.
R. Tu che sei rimasta presso la Croce del Signore.
V. Regina dei martiri, prega per noi.
R. Tu che sei rimasta presso la Croce del Signore.
Antifona
al Magnificat:
Il dolore pesa su di me, il mio volto è rosso per il
pianto; le mie palpebre si sono oscurate.
L'anima mia magnifica il Signore: e il mio spirito
esulta in Dio mio salvatore. Perchè ha guardato alla miseria della sua serva:
d'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto
in me l'Onnipotente: e santo è il suo nome.
Di generazione in generazione la sua misericordia: si
estende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio: ha disperso i
superbi nei pensieri del loro cuore. Ha rovesciato i potenti dai troni: ha
innalzato gli umili.
Ha ricolmato di beni gli affamati: ha rimandato i
ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele suo servo: ricordandosi della sua
misericordia. Come ha promesso ai nostri padri: ad Abramo e alla sua discendenza
per sempre. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Com'era in
principio ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
Si ripete l'antifona:
Il dolore pesa su di me, il mio volto è rosso per il pianto; le mie palpebre si
sono oscurate.
C. Il Signore sia con voi.
A. E con il tuo spirito.
C. Preghiamo: o Dio, nella cui passione, secondo la
profezia di Simeone, una spada di dolore trafisse l'anima dolcissima della
gloriosa e Vergine Madre Maria: concedici benigno che, mentre con venerazione
celebriamo i dolori di Lei, possiamo anche conseguire i benefici effetti della
tua passione: tu che vivi e regni nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i
secoli dei secoli. Amen.
C. Il Signore sia con voi.
A. E con il tuo spirito.
V. Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.
O vittima di salvezza che apri le porte del cielo:
dona a noi la tua forza, dona a noi il tuo aiuto. Gloria eterna al Signore
Trinità beata: vita beata ed eterna doni a noi nella patria del cielo. Amen.
C. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
C. Il Signore sia con voi.
A. E con il tuo spirito.
C. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
A. Com'era nel principio ora e sempre, nei secoli dei
secoli. Amen.
Antifona:
Dov'è andato il tuo diletto, o bella fra le donne?
Noi lo cercheremo con te.
Oracolo del Signore al mio Signore: siedi alla mia
destra.
Finchè io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi
piedi.
Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion:
domina in mezzo ai tuoi nemici.
A te il principato nel giorno della tua potenza tra i
santi splendori:
dal seno dell'aurora, come rugiada io ti ho generato.
Il Signore ha giurato e non si pente: tu sei sacerdote per sempre al modo di
Melchisedek.
Il Signore è alla tua destra:
annienterà i re nel giorno della sua ira. Giudicherà
le nazioni, moltiplicherà le rovine: spezzerà sulla terra le teste di molti.
Lungo il cammino si disseta al torrente,
e solleva alta la testa. Gloria al Padre e al Figlio,
e allo Spirito Santo. Com'era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli.
Amen.
Antifona:
Dov'è andato il tuo diletto, o bella fra le donne?
Noi lo cercheremo con te.
Antifona:
Non guardatemi, voglio piangere amaramente; non
cercate di consolarmi.
Laudate, servi del Signore, laudate il nome del
Signore.
Sia benedetto il nome del Signore: ora e sempre.
Dal sorgere del sole al suo tramonto, sia lodato il
nome del Signore. Su tutti i popoli eccelso è il Signore più alta dei cieli è
la sua gloria.
Chi è pari al Signore nostro Dio che siede nell'alto:
e si china a guardare nei cieli e sulla terra?
Solleva l'indigente dalla polvere, dall'immondizia rialza il povero.
Per farlo sedere tra i principi, tra i principi del
suo popolo. Fa abitare le sterili nella sua casa, quale madre gioiosa di figli.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, Com'era nel principio, ora e
sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
Antifona:
Non guardatemi, voglio piangere amaramente; non
cercate di consolarmi.
Antifona:
Non ha bellezza né apparenza; noi l'abbiamo visto:
non ha un volto da guardare.
Quale gioia, quando mi dissero: andremo alla casa del
Signore. E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme!
Gerusalemme è costruita come città salda e compatta.
Là salgono insieme le tribù del Signore, secondo la
legge d'Israele, per lodare il nome del Signore. Là son posti i seggi del
giudizio, i seggi della casa di Davide. Domandate pace per Gerusalemme, sia pace
a coloro che ti amano! Sia pace sulle tue mura,
sicurezza nei tuoi baluardi! Per i miei fratelli e i
miei amici, io dirò in te sia pace!
Per la case del Signore nostro Dio, chiederò per te
il bene.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Com'era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Antifona:
Non ha bellezza né apparenza; noi l'abbiamo visto:
non ha un volto da guardare. Antifona:
Dalla punta dei piedi a tutta la testa non c'è più
niente di sano.
Se il Signore non costruisce la casa, invano vi
faticano i costruttori.
Se la città non è custodita dal Signore, invano
veglia il custode.
Invano vi alzate di buon mattino, tardi andate a
dormire,
E mangiate pane di sudori, il Signore ne darà ai
suoi amici nel sonno. Ecco dono del Signore sono i figli, è sua grazia il
frutto del grembo. Come frecce in mano a un eroe, sono i figli della giovinezza.
Beato l'uomo che piena ha la faretra: non resterà
confuso quando verrà alla porta a trattare con i propri nemici. Gloria al Padre
e al Figlio e allo Spirito Santo.
Com'era nel principio ora e sempre nei secoli dei
secoli. Amen.
Antifona:
Sostenetemi con fiori, rianimatemi coi frutti,
perchè sono malata d'amore.
Glorifica il Signore, Gerusalemme, lauda, Sion il tuo
Dio.
Perchè ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in
mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. Egli ha messo pace nei tuoi confini, e ti
sazia con fior di frumento. Manda sulla terra la tua parola, il suo messaggio
corre veloce. Fa scendere la neve come lana, come polvere sparge la brina. Getta
come briciole la grandine; di fronte al suo gelo chi resiste. Manda una sua
parola ed ecco si scioglie; fa soffiare il vento e scorrono le acque. Annunzia a
Giacobbe la sua parola,
le sue leggi e i suoi decreti a Israele. Così non ha
fatto con nessun altro popolo; non ha manifestato ad altri i suoi precetti.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Com'era nel principio ora e sempre nei secoli dei
secoli. Amen.
Antifona:
Sostenetemi con fiori, rianimatemi coi frutti, perchè
sono malata d'amore.
Capitolo:
C. A chi
devo paragonarti
Figlia di Gerusalemme? Che cosa
paragonare a te per consolarti, Vergine Figlia di Sion? Perchè grande come il
mare è la tua ferita.
V. Rendiamo grazie a Dio.
O qual pianto di lacrime, qual dolore la coinvolge,
mentre la Vergine Maria deposto il figlio suo, dalla croce insanguinata guarda
lui tra le braccia! Volto dolce, mito il cuore ed il fianco suo dolcissimo, la
mano destra ferita, e piagata la sinistra i piedi rigati di sangue mesta bagna
di lacrime. Cento volte, mille volte forte stringe al suo seno quel suo corpo
martoriato, le ferite ricompone, così tutta si discioglie in dolenti spasimi.
Ora, Madre, ti preghiamo per le tue lacrime sante, e
per la morte del figlio, con il sangue delle ferite, ed il dolore del tuo cuore
lava i nostri peccati.
Sia al Padre e al Figlio, allo Spirito Paraclito,
alla Santa Trinità sempiterna gloria,
e perenne lode, e onore, ora e sempre nei secoli.
Amen.
V. Regina dei martiri, prega per noi.
R. Tu che sei rimasta presso la Croce del Signore.
Antifona
al Magnificat:
Non guardate se sono scura, perchè il sole mi ha
bruciato: i figli di mia madre si sono adirati con me.
L'anima mia magnifica il Signore: e il mio spirito
esulta in Dio mio salvatore. Perchè ha guardato alla miseria della sua serva:
d'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto
in me l'Onnipotente: e santo è il suo nome.
Di generazione in generazione la sua misericordia: si
estende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio: ha disperso i
superbi nei pensieri del loro cuore. Ha rovesciato i potenti dai troni: ha
innalzato gli umili.
Ha ricolmato di beni gli affamati: ha rimandato i
ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele suo servo: ricordandosi della sua
misericordia. Come ha promesso ai nostri padri: ad Abramo e alla sua discendenza
per sempre. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Com'era in
principio ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
Antifona
al Magnificat:
Non guardate se sono scura, perchè il sole mi ha
bruciato: i figli di mia madre si sono adirati con me.
C.
Dominus vobiscum. A. Et cum Spiritu tuo.
C. Preghiamo: O Dio, nella cui passione, secondo la
profezia di Simeone, una spada di dolore trafisse l'anima dolcissima della
gloriosa Vergine Madre Maria, concedici benigno che, mentre con venerazione celebriamo
i dolori di lei, possiamo anche conseguire i benefici effetti della tua
passione: tu che vivi e regni nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i
secoli dei secoli. Amen.
C. Il Signore sia con voi. A. E con il tuo spirito.
V. Benediciamo il Signore. R. Rendiamo grazie a Dio.
BENEDIZIONE
EUCARISTICA
MOTTETTO
O vittima di salvezza che apri le porte del cielo:
dona a noi la tua forza, dona a noi il tuo aiuto. Gloria eterna al Signore
Trinità beata: vita beata ed eterna doni a noi nella patria del cielo. Amen.
Preghiamo la fronte adorando il grande mistero,
il rito del popolo antico ceda al nuovo rito;
doni la fede un supplemento alla povertà dei sensi.
Al Padre e al Figliuolo lode e giubilo,
l'inno, la gloria, l'onore siano benedizione eterna;
sia gloria a colui che procede lo Spirito Santo
amore. Amen.
Oppure:
Adoriamo il Sacramento che Dio Padre ci donò, nuovo
patto, nuovo rito nella fede si compì; al mistero è fondamento la parola di
Gesù.
Gloria al Padre Onnipotente, gloria al Figlio
Redentor, lode grande, sommo onore all'eterna carità. Gloria immensa, eterno
amore alla Santa Trinità. Amen.
Alla fine.
Lodate il Signore, popoli tutti, voi tutte, nazioni,
dategli gloria; Perchè forte è il suo nome per noi: e la fedeltà del Signore
dura in eterno. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, com'era nel
principio ora e sempre: nei secoli dei secoli. Amen
Salve Regina, madre di misericordia; vita dolcezza,
e speranza nostra salve. A te ricorriamo, noi esuli figli di Eva. A te
sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque,
avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci,
dopo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo ventre, o clememente, o pia, o
dolce Vergine, Maria.
C. Accogli la mia lode, Vergine Santa.
A. Dammi forza contro il nemico.
C. Preghiamo. Dio Onnipotente ed eterno, concedi a
questa tua familgia che confida nella materna protezione della Vergine Maria,
di essere liberata da tutti i mali per giungere alla gloria etrna del cielo. Per
il nostro Signore Gesù Cristo...
Sta la madre dolorosa presso la croce lacrimosa da
cui pende il figlio. Immersa in mortale angoscia geme nell'intimo del cuore
trafitto da una spada.
Quanto grande è il dolore della benedetta fra le
donne, Madre dell'Unigenito!
Piange la pietosa madre contemplando quelle piaghe
del divino suo figlio.
Chi può trattenersi dal pianto davanti alla Madre di
Cristo in tanto tormento?
Chi può non provar dolore che porta la morte del
figlio davanti alla madre?
Per i peccati del
suo popolo Ella vede Gesù nei tormenti, del duro supplizio.
Per noi ella vede morire il dolce suo figlio, solo,
nell'ultima ora.
O Madre, sorgente d'amore, fà ch'io viva il tuo
martirio,
fa' ch'io pianga le tue lacrime. Fa' che arda il mio
cuore nell'amare il Cristo-Dio,
per essergli gradito. Ti prego Madre Santa: siano
impresse nel mio cuore le piaghe del tuo figlio. Uniscimi al tuo dolore per il
Figlio tuo divino che per me ha voluto patire. Con te lascia che io pianga il
Cristo Crocifisso finchè avrò vita. Restarti sempre vicino piangendo so sotto
la croce: questo io desidero.
Santa Vergine tra le Vergini, non respinger la mia
preghiera; e accogli il mio pianto di figlio. Fammi portare la morte di Cristo,
partecipare ai suoi patimenti, adorare le sue piaghe sante.
Ferisci il mio cuore con le sue ferite stringimi alla
sua croce,
inebriami del suo sangue. Nel suo ritorno glorioso
rimani, o Madre, al mio fianco salvami dall'eterno abbandono.
O Cristo, nell'ora del mio passaggio fa' che, per
mano a tua madre,
io giunga alla meta gloriosa.
Quando la morte dissolve il mio corpo aprimi,
Signore, le porte del cielo, accoglimi nel tuo regno di gloria. Amen.
Genti tutte proclamate il mistero del Signor, del suo
corpo e del suo sangue che la Vergine donò e fu sparso il sacrificio per salvar
l'umanità.
Adoriamo il Sacramento che Dio Padre ci donò. Al
mistero è fondamento la parola di Gesù. Gloria al Padre onnipotente, gloria al
Figlio redentor, lode grande, sommo onore all'eterna carità. Gloria immensa,
eterno amore alla Santa Trinità.
V. hai dato loro un pane disceso dal cielo
R. che porta con sè ogni dolcezza.
Preghiamo: O Dio, che in questo meraviglioso
Sacramento ci lasciasti il vivo ricordo
Della tua Pasqua, concedici, te ne preghiamo, di
adorare il sacro mistero del tuo corpo e del tuo sangue perchè possiamo godere
i frutti della tua redenzione. Tu che vivi e regni per tutti i secoli dei
secoli. Amen.
Dio sia benedetto
Benedetto il suo santo nome
Benedetto Gesù Cristo e vero Dio e vero uomo
Benedetto il nome di Gesù Benedetto il suo
sacratissimo cuore Benedetto il suo preziosissimo sangue Benedetto Gesù nel SS.
Sacramento dell'altare Benedetto lo Spirito Santo Paraclito Benedetta la gran
Madre di Dio Maria SS.ma Benedetta la sua santa ed immacolata Concezione
Benedetta la sua gloriosa assunzione Benedetto il
nome di Maria Vergine e Madre Benedetto S. Giuseppe suo castissimo sposo
Benedetto Iddio nei suoi angeli e nei suoi santi.
Salve, o mesta, fin da quando
Il fatidico Simeone
Il futuro acuto brando
Degli affanni ti mostrò;
Fin da allor aspra tenzone
Fèr per entro al tuo bel core
Verso il Figlio il dolce amore
E l'amor, che noi salvò.
Salve, o afflitta allor che ansante
Ti ebbe a sè l'egizia terra
Pel furor del tracotante,
Che gl'infanti perseguì.
Ti fè il duol più cruda guerra
E menasti in mezzo ai pianti
Con le notti trepidanti,
Tetri e miseri i tuoi dì.
salve, o madre, qual del vento
Dispogliato un fiorellino
Lascia il gambo vivo a stento
Che seccandosi muori.
Tal ti rese il fanciullino,
Quando fu da te smarrito,
E il trovarlo un infinito
Ti costò pianto e dolor.
Salve, o affranta, il travagliato
Unigenito seguisti,
Che sul dorso sanguinato
Duro un pondo trasportò.
Ma i tuoi passi fur più tristi
E il tuo viver più infelice,
Dal Calvario alla pendice,
Quando Ei teco si scontrò.
O dolente, il tuo tormento
Sommo fu come nel Figlio
Quando a te volgendo il ciglio
Diè l'estremo suo sospir.
Che alla morte di quel Giusto
Si commosse il suol, le sfere
Ma non mai le atroci schiere,
Che il recarono al martir.
O gemente, a te Longino il materno anelo petto
Perforò, quando il divino Fianco al Figlio tuo ferì.
Come raggio che diretto
Verso speglio il passa, e fiede;
Ma rimbalza indietro, e ride
A quell'occhio, che li seguì.
Tu, o gran Madre, il crin destino
Tutta rorida e pallente,
Seppellisti il figlio estinto
Con tua mano nell'ave!
Deh pel duolo, in cui gemente
La tua vita rivolgesti,
fa, che teco in vita mesti
Teco noi godiam in Ciel.