CUORE A CUORE CON L’ADDOLORATA

ALLA REGINA DEI MARTIRI L'ULTIMA DELLE SUE FIGLIE OFFRE

Ispirata da Te, o cara Madre, ho tracciato sulla carta queste povere espressioni, dettate da un cuore fortemente di Te amate, sin dall'alba della sua vita... Benedici e sorridi a questo piccolo fiore che T'offro, e fa sì, che in tutte le anime buone, possa accendere qualche scintilla d'amore per Te, e di tenera compassione per i Tuoi acuti dolori, che sostenesti per la nostra salvezza ai piedi della Croce... O dolce Maria, sì poco amata e dimenticata nell'immenso Tuo patire, deh! fa conoscere a tutti i Tuoi figli, com'è dolce l'amarti e il patire in silenzio con Te... I tuoi dolori, o Maria, sono come la vite, che getta fiori di odor soave, ed i suoi fiori sono frutti di gloria e di ricchezza. UN'AMANTE DELL'ADDOLORATA

 

Contenuto del libro (senza immagini)

Alla Regina dei Martiri

Saluto mattinale ed offerta alla Regina dei Martiri

L'addio della sera alla Regina dei Martiri

Preghiera per ottenere una santa morte

Preghiere per ogni giorno della settimana composte da S. Bonaventura

Corona dei Sette Dolori della SS. Vergine

Stabat Mater Traduzione dello Stabat Mater fatta dal Tommaseo

Apparecchio alla S. Comunione

Ringraziamento

Supplica per ottenere grazie

Ringraziamento per grazie ricevute

A Gesù per Maria

Visita al SS. Sacramento

Visita a Maria SS. Addolorata

Un'ora di amore alla Desolata

Ora di Adorazione a Gesù (…) fatta assieme alla SS. Vergine Addolorata

La preghiera a Gesù

Impetrazione con Maria SS. Addolorata

Sacro Settenario a Maria SS. Addolorata

Per la festa dell'Addolorata (15 Settembre)

Schema della Settina dell'Addolorata

Vespri della vigilia della festa della B. M. Addolorata

Salmo 109 - Salmo 112 - Salmo 121 - Salmo 126 - Salmo 147

Magnificat

Benedizione Eucaristica - Mottetto

Tantum Ergo

Salmo 116

Salve Regina 

Pianto della B. M. V.

I misteri dolorosi di Maria Santissima.  

 

SALUTO MATTINALE ED OFFERTA ALLA REGINA DEI MARTIRI

Buon giorno, o dolce Madre mia Maria! a Te offro con affetto filiale il mio primo palpi­to d'amore, e con l'alba di questo nuovo dì, che il Tuo Gesù mi concede nella Sua infini­ta bontà, io Ti saluto, venero e consacro con tutto l'ardore il mio povero cuore... O vaga aurora di Cielo, io Ti amo!... dolce Stella del mattino brilla lucente nell'arduo cammino della mia vita, che intieramente consacro a Te, ed alla memoria dei Tuoi acerbi dolori. Sotto i Tuoi materni sguardi voglio santa­mente trascorrere questo giorno. Grazie Ti rendo dell'affettuosa veglia, che quale tene­ra Madre hai fatto vicina al mio letto, duran­te le gravi ore notturne... e mi hai così libe­rata da ogni fantasma... In sogno mi hai favellato d'amore e di speranza... e mi sei apparsa leggiadra, e più bella della luna nella sua pienezza. Mi hai cosparsa di profu­mi inestimabili, e fiori olezzanti hai gettato intorno a me. Salve, o Madre, tutto per Gesù e per Te voglio operare; e Tu, o cara Mamma, sorridimi e benedicimi in ogn'istan­te, e non permettere che io contristi minima­mente il Tuo Cuore. Conducimi all'altare, e dalle Tue mani verginali voglio ricevere la S. Comunione. Conservami pura qual giglio, fra­grante come una rosa, e inebriami d'amor santo. Con Te voglio lavorare nell'officina bene­detta, e ad ogni istante, intendo ripetere: Gesù e Maria, Vi amo, fate che io muoia d'a­mor per Voi... A Gesù ed a Te offro tutti i respiri ed i battiti del mio cuore... tutti i miei passi... le parole... e le azioni tutte... Se mi vorrai partecipe di qualche stilla dei Tuoi dolori... accetto tutto; ma donami la forza e il sorriso nelle pene... Tutto T'offro, o Regina dei Martiri, il mio operare... il mio penare... i miei voti ardenti, che come nubi d'incenso mistico voglio elevare verso di Te... e Tu, o cara Madre, salva le anime e donale tutte a Gesù, onde appagare le brame del suo Cuore. Angelo mio Custode, sii mio fratello in amare gli amori miei, Gesù e Maria Addolorata. Così sia. 

Durante il giorno, ripetere spesso la bella aspirazione di S. Alfonso Rodriguez.

Amori miei dolcissimi, Gesù e Maria, per Voi patisca, per Voi io muoia, sia tutta Vostra, sia niente più mia.

Maria, Madre di dolore, Madre d'amore, pregate per noi. 

L'ADDIO DELLA SERA ALLA REGINA DEI MARTIRI

Ritorno a Te, o cara Madre, al declinare del giorno, lassa e pur stanca di lavoro e di penare. Oh! come sono belli, questi taciti momenti trascorsi ai Tuoi piedi, al chiaror della lampada amica. Tutto nel Tuo seno materno, e nel Cuore Eucaristico di Gesù io riverso, e gioie e dolori, fatiche e tormenti... tutte le mie fralezze ancor, onde le distrug­ga, e mi renda più bella, più degna del Tuo amore e degli sguardi del Figlio Tuo divi­no...

Spero, o dolce Madre, che m'ami ancor, che al mio dolor, e dalle cocenti lagrime, che sgorgami dal cuore... Tu mi risponda: T'amo, t'amo ognor. Ascolta una figlia sitibonda d'a­marti e morir fra i Tuoi amplessi... Ti dò l'ul­timo bacio e l'addio della sera, ma nel mio cuore Ti porto sempre. Al sonno dolcemen­te m'abbandono, custodiscimi come la pupilla del Tuo occhio; e sotto l'ombra delle Tue ali materne io riposo, ma il mio cuore però non dorme. Esso palpita ancora, e T'innalza il cantico d'amore.

O Angeli, inneggiate per me, sulle vostre arpi dorate, armonie d'amor, alla Regina dei Martiri. Stelle che i cieli adornate, coronate per me la Madre mia... Fiori dei prati, profu­matela per me... Onde del mare, che simbo­leggiate l'immensità dei suoi dolori, benedi­tela per me... Cedro del Libano, cipresso del monte Sion, palma di Cades, rosa di Gerico, ulivo specioso dei campi... tutti, che raffigu­rate la sua bellezza, adornatela per me. E tu, o margherita, piccolo fiore, senza profumi, parla, parla per me, piccolissima, or che le mie labbra saranno mute. Santi tutti del Paradiso, lodatela e glorificatela per me. O Madre cara, imploro la Tua materna benedi­zione con quella di Gesù. Ti bacio forte, forte e mestamente Ti sussurro, addio, addio...

Nos cum prole pia, Benedicat, Virgo Maria. Amen. 

PREGHIERA A MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA PER OTTENERE UNA SANTA MORTE

O Maria, Regina dei Martiri, dolce rifugio dei miseri peccatori, allorquando l'anima mia dovrà partirsi da questo mondo, Madre mia dolcissima, per quel dolore che soffriste alla morte del Vostro Figlio in Croce, assiste­temi allora, con la Vostra misericordia.

Allontanate da me i miei nemici infernali, e venite Voi a prendervi l'anima mia, ed a presentarla all'Eterno Giudice. Voi, dopo Gesù, dovete essere il mio conforto in quel terribile momento, e pregate il Vostro Figliuolo che mi conceda per Sua bontà di poter morire abbracciata ai Suoi santissimi piedi, e di spirar l'anima mia dentro le sue sacrosante piaghe, dicendo: Gesù e Maria, Vi dono il cuore e l'anima mia. Così sia. 

PREGHIERE PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA COMPOSTE DAL SERAFICO DOTTORE S. BONAVENTURA PER L'ADDOLORATA

DOMENICA

Per quella terribile commozione, che agitò il cuor Vostro, o Vergine Beatissima, quando udiste che il dilettissimo vostro Figliuolo fu preso dagli empi, legato, trascinato e dato in preda ai tormenti, soccorreteci, ve ne pre­ghiamo, affinchè il nostro cuore venga ora colpito da un salutare spavento, per i peccati commessi, e si muova così a sincero penti­mento; affinchè nell'ora della morte non abbia a temere a fronte dell'avversario, che lo assalirà, e non si atterrisca accusato dalla propria coscienza al cospetto del tremendo Giudice Divino; ma piuttosto, scorgendone sereno e propizio il volto, si ricrei, e ne provi inespicabile contento. Per grazia dello stesso Signor Nostro Gesù Cristo, Vostro Figliuolo, il quale Padre e con lo Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei seco­li. Così sia. GIACULATORIA: Deh! sia per noi la morte, o Madre pia, dolce riposo e pace. Così sia. 

LUNEDÌ

Per quei gemiti e lagrime che nell'afflizione del vostro cuore spargevate, o Vergine dolcis­sima, quando vedeste l'amabilissimo vostro Figliuolo presentato al Giudice, aspramente flagellato, in varie guise schernito ed avvilito, impetrate a noi il dolore dei nostri peccati e lagrime di sincera e salutare contrizione, e soccorreteci, onde non possa prenderci a scherno il nemico, nè a suo talento con le sue varie tentazioni flagellarci, e così vinti, presen­tarci al terribile divin giudizio; ma piuttosto che noi accusiamo al presente, e giudichiamo noi stessi sopra i nostri eccessi, e li puniamo cogli atti di una sincera penitenza, onde abbiamo la sorte di ritrovar perdono e grazia nel tempo della necessità, della tribolazione e dell'angustia. Per la misericordia dello stesso Signor Nostro Gesù Cristo, Vostro Figliuolo, il quale Padre e con lo Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Così sia. GIACULATORIA: Deh! sia per noi la morte, o Madre pia, dolce riposo e pace. Così sia.  

MARTEDI’

Per quelle angustie e spasimi, che sostenne il vostro cuore, o Vergine beatissima, quando udi­ste essere stato condannato alla morte e al sup­plizio della Croce il dilettissimo vostro Figliuolo, soccorreteci, ve ne preghiamo, nel tempo della nostra infermità, quando il nostro corpo sarà afflitto dai dolori del male, e il nostro spirito, da una parte per le insidie dei demoni e dall'altra pel timore dell'imminente rigoroso giudizio si troverà in angustie, soccorreteci, dico, o Signora, onde non abbia a pronunziarsi allora contro di noi la sentenza di eterna danna­zione, nè siamo gettati ad ardere eternamente fra le fiammme infernali. Per grazia dello stesso Signor nostro Gesù Cristo, Vostro Figliuolo, il quale Padre e con lo Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Così sia. GIACULATORIA: Deh! sia per noi la morte, o Madre pia, dolce riposo e pace. Così sia. 

MERCOLEDI’

Per quella spada dolorosissima che trapas­sò l'anima vostra, o dolcissima Vergine, al vedere il dilettissimo vostro Figlio nudo, sospeso in aria sulla Croce, con le mani e i piedi forati dai chiodi, e per tutto il corpo da capo a piè squarciato e lacero dai flagelli, e ricoperto da profonde ferite; soccorreteci, ve ne supplichiamo, affinchè anche il cuor nostro sia ora trafitto dalla spada di una tenera compassione e di una compunizione sincera, e sia inoltre ferito come da una lan­cia del santo divino amore, cosicchè esca fuori dall'anima nostra la radice di ogni pec­cato, e restiamo affatto purgati dalla corrutte­la dei vizi, siamo adorni e vestiti degli abiti delle sante virtù, e possiamo sempre con la mente e coi nostri sensi sollevarci al cielo da quasta misera terra, donde come sarà per noi giunto il promesso felice giorno, possiamo colassù arrivare col nostro spirito, e quindi ancora col corpo. Per grazia dello stesso Signor nostro Gesù Cristo, Vostro Figliuolo, il quale Padre e con lo Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Così sia. GIACULATORIA: Deh! sia per noi la morte, o Madre pia, dolce riposo e pace. Così sia.  

GIOVEDÌ

Per la grave angustia e tormento, che afflisse il vostro spirito, o Vergine Santissima, quando presso la croce, contemplavate il benedetto vostro Figliuolo, che in mezzo agli acerbissimi suoi dolori emetteva quel­l'alto e prodigioso suo grido, voi raccoman­dava diletta sua Madre al discepolo Giovanni, e consegnava nelle mani del Padre il suo santissimo Spirito; soccorreteci, ve ne preghiamo, nell'ora estrema del viver nostro, e specialmente allora, quando la nostra lingua divenuta ormai stupida e priva di moto, impotente sarà ad invocarvi; quan­do i nostri occhi offuscati più non vedranno la luce del giorno e le orecchie divenute sorde saranno chiuse per sempre ai discorsi del mondo, e quando infine mancherà del tutto il vigore die nostri sensi, ricordatevi allora, o pietosissima Signora nostra, delle umili suppliche, che alle orecchie di vostra pietà e clemenza noi indirizziamo, e accorre­te in nostro aiuto, in quell'ora orribile di estrema nostra necessità. Voi raccomandate al dilettissimo vostro Figliuolo il nostro spiri­to; affinchè per la vostra potente mediazione possiamo essere da Lui sottratti ai tormenti, e sgombri da ogni spavento giungiamo sicu­ri al bramato riposo della Patria Celeste. Per grazia dello stesso Signor nostro Gesù Cristo, Vostro Figliuolo, il quale Padre e con lo Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Così sia. GIACULATORIA: Deh! sia per noi la morte, o Madre pia, dolce riposo e pace. Così sia.  

VENERDÌ

Per quelle lagrime amare ed acerbi sospiri, che dall'intimo del vostro petto, sgorgando come da fonte, non potevate comprimere, o Vergine illibatissima, quando vi spiegavate a stringere con affettuosi amplessi il corpo esa­mine del divin vostro Figlio, già deposto dalla croce, le di cui guance candide un tempo e vermiglie scorgevate asperse di pal­lor mortale, ed il corpo istesso tutto da capo a piè malconcio, pesto, illividito e lacero con orribili piaghe sopra piaghe; soccorreteci, ve ne preghiamo, e fate che così amaramente piangiamo al presente le nostre iniquità, e alle piaghe aperte delle nostre anime appli­chiamo in guisa il rimedio salutare della penitenza che, quando il nostro corpo sarà già guasto e deforme in preda della morte, risplenda allora l'anima nostra fregiata della bianca stola di una verace santità, onde siamo fatti degni di godere i dolci baci e di amorosi amplessi, principalmente del dolcis­simo vostro Figliuolo, Signor nostro Gesù Cristo, che col Padre e con lo Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Così sia. GIACULATORIA: Deh! sia per noi la morte, o Madre pia, dolce riposo e pace. Così sia.

SABATO

Per quei singulti e sospiri e indicibili lamenti, indizi dell'afflizione in cui era il vostro interno, o Vergine gloriosissima, quando vedeste tolto dal vostro seno e chiu­so nel sepolcro il Vostro Unigenito, delizia del vostro cuore, rivolgente, ve ne preghia­mo, quei vostri occhi pietosissimi a noi miseri figli di Eva, che nel nostro esilio, e in questo misera valle di pianto a Voi innalzia­mo calde suppliche e sospiri. Voi dopo que­sto lagrimevole esilio fateci vedere Gesù, frutto benedetto delle vostre caste viscere. Voi con gli eccelsi vostri meriti impetrateci di potere in punto di nostra morte esser muniti dei santi sacramenti della Chiesa, per termi­nare i nostri giorni con una morte felice, ed essere finalmente presentati al divin Giudice, sicuri di essere misericordiosamen­te assoluti. Per grazia dello stesso Signor nostro Gesù Cristo, Vostro Figliuolo, il quale Padre e con lo Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Così sia. GIACULATORIA: Deh! sia per noi la morte, o Madre pia, dolce riposo e pace. Così sia. 

CORONA DEI SETTE DOLORI DELLA SANTISSIMA VERGINE

Gloria al Padre

PRIMO DOLORE

Compatisco, o Santa Madre Addolorata, quel gran cordoglio che Vi trafisse il cuore in udire dal santo Simeone che il Vostro dilettissimo Figlio, unico Amore dell'anima vostr, dovea essere conficcato in Croce; e che il Vostro inno­centissimo petto doveva essere trapassato dalla spada acutissima del dolore. Vi prego per que­sto lungo spasimo, che vi accompagnò per tanti anni, ad impetrarmi grazia, ch'io da oggi avanti sappia come compatire, a Vostra imitazione, la passione e morte del Vostro Figlio e mio Signore e possa fare una buona e santa morte. Un Pater e sette Ave, recitando ad ogni Ave: Santa Madre deh! Voi fate Che le Piaghe del Signore Ed i Vostri Gran Dolori Siano impressi nei nostri cuori. 

SECONDO DOLORE

Compatisco, o Santa Madre, Addolorata, quel gran dolore che soffriste nella persecu­zione di Erode per la morte degl'Innocenti e fuga in Egitto, dove patiste timore, povertà e incomodi in terra forestiera e barbara. Vi prego, per sì alta pazienza, ad impetrarmi gra­zia di soffrire pazientemente, a Vostra imita­zione, i travagli di questa misera vita, lume per conoscere Dio tra le tenebre dell'Egitto di questo mondo e di fare una buona e santa morte. Un Pater e sette Ave, recitando ad ogni Ave: Santa Madre deh! Voi fate Che le Piaghe del Signore Ed i Vostri Gran Dolori Siano impressi nei nostri cuori. 

TERZO DOLORE

Compatisco, o Santa Madre, Addolorata, quel gran dolore che Vi trafisse nella perdita del Vostro bellissimo e amatissimo Figlio Gesù in Gerusalemme, spargendo per tre giorni fiumi di pianto da' Vostri occhi purissi­mi. Vi prego per quelle lagrime e sospiri di quei tre giorni per Voi amarissimi, ad impe­trarmi tanto lume, che io non perda mai il mio Dio, ma che lo trovi una volta per sem­pre, e soprattutto nel punto della mia morte. Un Pater e sette Ave, recitando ad ogni Ave: Santa Madre deh! Voi fate Che le Piaghe del Signore Ed i Vostri Gran Dolori Siano impressi nei nostri cuori. 

QUARTO DOLORE

Compatisco, o Santa Madre, Addolorata, quel gran dolore che soffriste in vedere il Vostro benedetto Figliuolo inviato al Calvario con la pesantissima Croce sopra le spalle e cadere sfinito sotto di quella. S'incontrarono allora, o mia dolente Regina, occhi con occhi e cuore con cuore. Vi prego per quella tor­mentosa compassione che ne aveste, ad impetrarmi grazia di portar la mia croce con pazienza in compagnia del vostro e mio Gésu fin che vivo, e di fare una buona e santa morte. Un Pater e sette Ave, recitando ad ogni Ave: Santa Madre deh! Voi fate Che le Piaghe del Signore Ed i Vostri Gran Dolori Siano impressi nei nostri cuori. 

QUINTO DOLORE

Compatisco, o Santa madre Addolorata quell'eccessivo dolore che soffriste in vedere il vostro amatissimo unigenito morire in croce con tante pene e disonori; e senza niuno di quei consuli e refrigerii che si concedono anche ai piu rei. Vi prego per la dolorosa tene­rezza del Vostro crocifisso Figliuolo, che nella sua croce siano crocifisse le mie passioni e di fare una buona e santa morte. Un Pater e sette Ave, recitando ad ogni Ave: Santa Madre deh! Voi fate Che le Piaghe del Signore Ed i Vostri Gran Dolori Siano impressi nei nostri cuori.  

SESTO DOLORE

Compatisco, o Santa Madre Addolorata, quello spasimo che soffriste in veder ferito da una lancia il Cuore di Cristo morto. Quella ferita sì, o mia dolente Madre, fu tutta Vostra, e in ricevere il suo santissimo cadavere tutto svenato nel Vostro seno materno, il Vostro Cuore fu trafitto crudelmente. Vi prego per quelle angosce inesplicabili dell'anima Vostra ad impetrarmi il vero amore del mio Gesù, che mi ferisca il cuore, acciò non trovi più luogo il peccato e l'amor profano del mondo facendo­mi fare una buona e santa morte. Così sia. Un Pater e sette Ave, recitando ad ogni Ave: Santa Madre deh! Voi fate Che le Piaghe del Signore Ed i Vostri Gran Dolori Siano impressi nei nostri cuori. 

SETTIMO DOLORE

Compatisco, o Santa Madre Addolorata, quella incosolabile amarezza che provaste nel riporre il Vostro morto Figlio Gesù nella sepoltura, fino ad accomodarvelo con le Vostre mani. Rimaneste allora, o mia piangente signora, sepolta con tutta l'anima, ove giaceva sepolto il corpo del Vostro Figliuolo. Vi prego, per tanti martirii del Vostro Cuore, ad impetrarmi, per meriti dei Vostri sette dolori, in vita il perdono della Vostra presenza, e dopo morte la gloria del Paradiso. Così sia. Un Pater e sette Ave, recitando ad ogni Ave: Santa Madre deh! Voi fate Che le Piaghe del Signore Ed i Vostri Gran Dolori Siano impressi nei nostri cuori. 

Antifona

La spada del dolore trapasserà l'anima tua. Prega per noi, Vergine Dolorosissima. Acciò siam fatti degni delle promesse di Cristo. 

OREMUS

Intervenga per noi, te ne preghiamo, Signore Gesù Cristo, adesso e nell'ora della nostra morte, presso la tua clemenza la beata Vergine Maria tua Madre, la cui san­tissima anima nel tempo delle tua pas­sione fu trafitta dalla spada del dolore e nella tua gloriosa resurrezione fu ripie­na di immensa gioia: Tu che vivi e regni con Dio Padre, nell'u­nità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. R. Così sia.  

Traduzione dello STABAT MATER fatta da Tommaseo

Sta la Madre dolorosa Presso il legno lacrimosa Da cui pende il Figlio. Alla tacita gemente Una spada acutamente Trapassava l'anima.

Di che duolo il cuore stretta Eri, o Madre benedetta, Per quell'Unigenito! S'accorava: si struggea, Chè gli spasimi vedea di cotanto Figlio.

qual'è 1'uom che non piangesse, Madre pia, se ti vedesse In sì gran supplizio? Chi pietà non sentiria Contemplandoti, o Maria, A penar col Figlio?

Per le amate umane genti Ella il vide nei tormenti, Da flagelli lacero.

Essa vide il dolce Nato Negli estremi desolato Esalar lo spirito.

Madre pia, fonte d'amore, Fa ch'io provi il tuo dolore, Fammi teco piangere.

Fa che tutto arda il cuor mio in amando Cristo Dio. Ch'al suo cuore io piaccia. Io ti prego, o Madre amante, Di Gesù le piaghe sante Nel mio cuor si stampino. Abbia anch'io con lui ferito, Che per me tanto ha patito, Parte al gran martirio.

Fin che la vita in me rimanga, Fa che teco, Madre, io pianga, Sento il tuo cordoglio.

Alla croce a te d'accanto Starmi, o Madre, e del tuo pianto La virtù desidero.

Alma vergine pietosa, Deh, mi sii Madre amorosa, Fammi teco piangere.

Fa ch'io porti in me la morte Che m'è vita, e sia consorte Di quel santo anelito.

Che mi senta anch'io piagato Di sue piaghe e del beato Sangue suo m'inebrii Dai voraci eterni incendi Tu mi salva e mi difendi Nel final giudizio.

O Gesù, la morte mia Tu consola, e per Maria Dammi Tu vittoria. Quando il corpo andrà disciolto, Sia lo spirito raccolto Nell'eterna gloria. Così sia.

Indulgenza di 300 giorni (Pio IX, 1876) a chi devotamen­te recita sette Ave Maria, e dopo ciascuna i seguenti versetti. Santa Madre, questo fate, Che le piaghe del Signore Siano impresse nel mio cuore. 

APPARECCHIO ALLA SS. COMUNIONE IN ONORE DELLA SS. VERGINE ADDOLORATA

Dove abita il Tuo Diletto, o bellissima donna, dove declina il Tuo Diletto, onde cer­carlo assieme a Te? (Off. Septem Dolorum B. M. V.)

O Regina dei Martiri, queste patetiche parole io Ti rivoglio assieme alla Chiesa santa, in que­sti preziosi momenti, che precedono la santa Comunione, che voglio fare, a gloria Tua, assieme a Te, e glorificare così gli acerbi dolo­ri, che sostenesti per me nella Tua vita morta­le: e che oggi si sono trasfusi nella gloria più bella che Ti circonda... nel più fulgido serto che t'incorona lassù, qual Regina dei Martiri.

Io mi associo a Te, o cara Mamma, onde cercare, unitamente a Te, il Tuo Diletto... Ahi! Tu lo rinvenisti sul monte della mirra, sul Calvario cioè, ma tutto sanguinante e lacero, coperto di piaghe e profonde lividure... ago­nizzante sulla Croce, e vicino a morire...

Col suo sguardo divino e languente, Ti rimirò per l'ultima volta, e Ti assegnò, donan­doti una nuova figliolanza, nella persona di Giovanni, tutto intero il genere umano; e con espressione pietosa e divina, Ti rivolse, quelle sovrumane parole: “Donna, ecco il Tuo figlio...” e rivolto a Giovanni, disse: - “ecco la Madre Tua...”

Oh! quale dono, veramente prezioso ed inestimabile del dolce Gesù, nel lasciarci, come suggello del Suo amore purissimo, la Madre sua... ecce Mater tua...

O cara Mamma, quegli accenti divini del morente Gesù sono profondamente scolpiti nell'intimo del mio cuore...

Tu sei la Madre mia, lasciami come testa­mento d'amore di Gesù sulla Croce... o Madre, o Madre, io sono la tua povera figlia... parte viva e cocente del Tuo Cuore straziato... dalla spada acuta del dolore... io ho vita per Te... appiè della Croce.

Il mio cuore arde e si consuma di affetto per Te... che dopo Gesù sei tutta tutta per me ... ed i Tuoi dolori sono il mio paradiso in terra...

Nell'estasi del Tuo martirio sovvengati di me, Tua figlia, che geme dinnanzi a Te... che implora il Tuo aiuto possente ed il Tuo sorri­so materno... che solo desidera amar Te ed il Tuo Gesù, e poi morir...

Ed ora, o Vergine addolorata, io cerco siti­bonda assieme a Te il dolce Gesù, e lo ritrovo sul colle dell'incenso, nei forami della pietra, nascosto nel Ciborio adorato; nella bianca Ostia, vivo e vero, palpitante d'amore per me...

Cado genuflessa ai tuoi piedi, o cara Madre, e trepidante Ti prego a darmi Gesù, con le Tue mani verginali e purissime... a deporlo nel mio petto..., mentre io che dono Gesù, come testimonianza delle mie disposi­zioni, il bacio dell'affetto, il profumo della divozione... le lagrime della compunzione...­veni, Domine Iesu, veni etiam cito... Sì, vieni, o caro Gesù vieni presto... e questa santa Comunione, che Ti offro in onore della Regina dei Martiri, sarà il nodo dolcissimo d'amore, che mi terrà stretta a Te ed alla Madonna, e mi custodirà pura e santa, onde vivere una vita d'amore e di dolore per Te, e per l'Addolorata Mamma Maria Santissima Addolorata... Così sia. 

RINGRAZIAMENTO

Fa che il mio cuore s'accenda d'amor per Cristo Dio, onde possa piacergli. Così sia.

O Madre addolorata, ecco il Tuo Figliuolo Divino nell'intimo del mio cuore... io palpito assieme a Lui, io brucio del Suo amore... sento, che il mio vivere è Gesù... mihi vivere Christus est... come dice l'Apostolo... - Gesù è tutto, intieramente mio, ed io son tutta, tutta sua. Oh! quale gioia profonda... quale gaudio io provo, per questo dono preziosissimo, ine­stimabile, che mi hai fatto, o dolce Madre mia Maria.

Io già gusto un preludio di Cielo... un soave balsamo lenisce i miei dolori... un conforto inesplicabile corrobora il mio spirito abbattu­to da tante pene, affranto dalle agonie, e dal Quotidie morior, ond'è avvolta la mia pove­ra vita...

Io sento il profumo di Gesù, fiore olezzante dei prati... giglio candidissimo delle convalli... Un olezzo celestiale mi penetra delicata­mente, e mi fa respirare un'atmosfera subli­me, sovrumana... e tutta inebriata e sitibonda, io chino riverente, poggiando il mio capo, stanco da tante lotte, sul petto adorato del mio Gesù ... e, palpitando d'amore, rispetto alla mia volta i dolcissimi versi di San Giovanni della Croce: Mio soave Gesù, dolce Signore, se farmi deve amor morir tra le Sue fiamme, orsa e consunta, o dolce mio Signor, è questo il punto.

O Regina dei Martiri, rendimi una fragranza di Cielo, onde io possa diffondere intorno a me il buon odore di Gesù; un profumo di pietà immacolata..., un altare vivo di olocau­sto perenne; un fiore delizioso... un tesoro di virtù austere e soavi insieme... un ciborio ani­mato per deporvi sempre il Tuo dolce Figlio... Rendimi, o cara Mamma, una sorella degli Angeli... un angelo che si nutre di Eucarestia, che vive di amore e di adorazione, che geme guardando il Cielo... ed anela al bacio di Dio... ed ai Tuoi materni amplessi...Accogli ancora il mio voto ardente... Fammi ardere d'amore per Cristo Dio... Amore donami, forze, generoso, che si nutre del sacrificio e d'immolazione, poichè la santità è il frutto necessario di un amore sublime, e l'amore non vive che di sangue... O Madre, fa che io sotto i Tuoi candidi sguardi mi avanzi sempre nell'ar­duo cammino della virtù, e che la fiamma di Cristo mi avvinca fortemente, onde come ha fatto cantare i martiri sotto i ferri dei carnefici, faccia esultare anche me sotto i ferri del pro­prio dovere, e dell'abnegazione quotidiana... quale martirio; ed in tal modo così, mi sia dato di stare con Te presso la Croce di Gesù.

Fammi una conquista felice dei Tuoi dolo­ri... O preclara Vergine delle vergini, sii la mia dolce Mamma fammi piangere con Te...

Accogli, o Rosa benedetta del martirio, i miei cocenti aneliti... le mie lagrime, che come perle di rugiada, depongo silenziosa nel Tuo seno...

Sfiori dolcemente la tua bianca mano, e benedici la Tua povera figlia, che trepidante di amore, anela fortemente a Te, alla Tua visione eterna, e vieni, o dolce Mamma, ad accogliere per sempre nel Tuo Cuore imma­colato, il mio supremo anelito... 

SUPPLICA ALLA REGINA DEI MARTIRI PER OTTENERE GRAZIE

Vengo a Te, o cara Madre, con l'animo stra­ziato e con le lagrime agli occhi, espressione viva del mio dolore...

Ricolma di fiducia e di speranza depongo devotamente il mio affanno nel Tuo seno materno... - Ti adoro in silenzio, e nel mesto mio petto voglio ergerti un'aria di dolore e di amore...

Sii Tu la mia dolce Mamma in questi trepidi momenti che trascorro affannosa... Perdono Ti chiedo di tutte le amarezze che Ti ho arre­cato, e della dimenticanza del Tuo amore sublime che hai nutrito per me, e prima che il fango mi possa macchiare dammi, te ne prego, l'oblio di una modesta tomba...

Immergimi ognora più nella profondità del Tuo martirio, che sostenesti per me, appiè della Croce.

O Madre mia! rendimi bella nel pianto, ed uniscimi fortemente a Dio... Fa che io ritrovi nei Tuoi casti amplessi l'ideale d'un desio sovrumano e dammi la gloria di morirti appresso... e sacrarti, morendo, il genio mio. immantinenti mi soccorri. Oh! quanto sei cara ed amorevole... Oh! Angelo mio Custode... Oh! schiere tutte dei celesti cori, benedite e ringraziate per me, la Madre mia... che, pieto­sa ha terso le lagrime dei miei occhi... mi ha esudita, appagando le brame ed i voti ardenti del mio povero cuore. Oh! come mi sento felice, e nell'effusione di un'amore forte e cocente, Ti ripeto mille volte: Salve, Regina dei Martiri... i Tuoi dolori sono il balsamo soave che mitigano le mie pene; e mi fortificano attraverso il percorso della mia vita, cosparso di pene... Salve, Regina dei Cieli, o Madre del Re degli Angeli, o Maria, fiore eletto delle Vergini, rosa e giglio di celestiale fragranza, porgi al Tuo Gesù le Tue preghiere per la salvezza e salute dei devoti dei Tuoi dolori, onde in eterno Ti benedicano lassù in Paradiso. Così sia. 

A GESÙ PER MARIA

Visita al Santissimo Sacramento fatta in compagnia di Maria Santissima Addolorata.

Eccolo dietro la nostra parete, guardando attraverso finestre e osservando attraverso le gelosie. (cant. 2)

O Cuore Eucaristico di Gesù, che dentro il Sacro Ciborio, come in una mistica tomba, riposi dolcemente, celato per mio amore... in tutti gli istanti del giorno, nelle patetiche penombre della notte, allorquando tutta la natura è muta e il creato tutto tace e riposa... Tu solo prigioniero d'amore vegli e palpiti sempre d'amore per me. - O Gesù, assieme alla mia dolce Mamma, Maria SS. Addolorata, che fu la Tua prima adoratrice, sotto i bianchi veli Eucaristici, ove passò la sua vita, immola­ta al Tuo amore divino, e nell'esuberanza di una carità appassionata che trafiggeva la sua anima per la Tua passione e morte. Essa, quale mistica tortorella, gemeva notte e gior­no d'amore e di dolore ai piedi dei Tuoi Altari.

O Gesù, dolce Prigioniero, con l'Addolorata mi prostro dinnanzi alla Tua Maestà, e Ti adoro profondamente... Ti riconosco per vero mio Dio, Signore e Creatore di tutte le cose, e spero e confido nella Tua infinita carità, nella quale voglio sempre rimanere... Ti amo, o mio dolce Amore, e voglio sempre amarti infi­nitamente in tutti gl'istanti della mia vita... Voglio bruciare e consumarmi d'intenso amore per Te, e per la Tua Ostia divina, e morir d'amore ai piedi dei Tuoi altari...

O Gesù, Ti offro il Cuore dolcissimo della Madonna, trapassato crudelmente dalla spada del dolore; o Gesù, guarda questo giardino di Paradiso, quest'orto delizioso, da cui emana­no profumi ineffabili di virtù... Te l'offre o Gesù, onde supplire alla mia deficienza nel­l'amarti; alla mia estrema pochezza nel Tuo servizio... Te l'offro per consolarti... e raddol­cire le Tue agonie d'amore attraverso questi cancelli.

O Gesù, com'è dolce lo stare vicino a Te, ed in una effusione dolcissima voglio ripetere anch'io col Profeta... «Per me buona cosa è lo stare con Dio, porre la mia speranza nel Signore Iddio, la carne mia ed il mio cuore vengon meno; o Dio del mio cuore e mia eredità, o Dio in eterno...

Questa è la mia requie pei secoli, vicino ai Tuoi altari, qui io abiterò perchè l'ho scelta. Beato l'uomo, la cui forza è in Te; egli nella valle di lagrime ha disposto il cuor suo le ascensioni fino al luogo che Dio gli ha deter­minato.

La misericordia e la verità si sono incontrate insieme, la giustizia e la pace si son dato il bacio.

Custodisci l'anima mia, perchè io sono a Te consacrato; salva, o mio Dio, il Tuo servo che spera in Te.

Abbi pietà di me, Signore, perchè a Te io grido tutto dì: consola l'anima del Tuo servo, perchè a Te, o Signore, ho elevato l'anima mia.

O Gesù, ascolta la mia preghiera ... trafiggi con la medesima spada, che trapassò il petto Verginale della Madonna, l'anima mia, ed aprimi così una ferita d'amore, onde io arda continuamente di carità, onde io viva lan­guendo di amore, e muoia consunta dalla veemenza d'amore per Te e per l'Addolorata Madre mia, Maria Santissima.

O Gesù assieme alla Madonna Ti prego a rendere il mio cuore e il mio corpo immacola­to, onde io non resti mai confuso.

O Gesù, per le mani della Vergine intendo rinnovarti in ogni istante il mio eterno sposa­lizio con Te... i miei santi voti Religiosi, che come catene d'amore m'avvincono insolubil­mente a Te.

O Gesù, Ti raccomando le anime. Salvale, salvale tutte... Deh! che il Tuo Sangue prezio­so non sia sparso invano per esse... Ti racco­mando i moribondi, accoglili nel Tuo Cuore squarciato dalla lancia, e spirino nel Tuo bacio d'amore... Ti raccomando ancora le anime del Purgatorio, specilmente quelle più amanti del Tuo Cuore Eucaristico e dell'Addolorata, schiudi loro le porte del Cielo.

Ti prego, o Gesù, per la Chiesa Tua santa, benedicila, e sorreggila sempre... Ti prego per l'Italia nostra, la nostra cara Patria e per i suoi reggitori... Fa che la Tua santa Religione, il Tuo Santo Vangelo siano sempre difesi e custoditi... O Gesù, per tutti io Ti prego ed imploro, con quella della Madonna la Tua Paterna Benedizione... 

COMUNIONE SPIRITUALE

Gesù mio, credo che voi siate nel SS.mo Sacramento dell'Altare Vi amo sopra ogni cosa e vi desidero nell'anima mia, e giacchè ora non posso ricevervi Sacramentalmente, venite almeno spiritualmente nel mio cuore... e, come già venuto, io V'abbraccio, e tutto mi unisco a Voi. Non permettete, Gesù mio, che m'abbia a separare da Voi. 

ASPIRAZIONI

Gesù, mio bene, dolce mio amore, ferisci ed infiamma questo mio cuore, sicchè arda sempre e solo per Te... Fiamma del divino amore, infiammate quest'anima mia (si ripete tre volte). O Dio, abbiate pietà di me, riceve­temi nelle braccia della Vostra divina miseri­cordia. Gesù mio, non desidero altro che Voi, confido in Voi, mi abbandono in Voi, fate di me, e disponete di me, secondo il Vostro divin benplacito. 

Visita a Maria Santissima Addolorata

Afflittissima Madre Maria, Regina dei Martiri, Voi tanto piangeste il vostro Figlio diletto, morto per la mia eterna salute; ma che gioveranno le lagrime Vostre, se io mi danno? Pei meriti adunque de' vostri acerbi dolori, impetratemi dal Vostro Figlio Gesù un vero dolore dei miei peccati, una vera emandazio­ne di vita, una tenera e perenne memoria della di Lui Passione e dei Vostri dolori.

E siccome Voi tanto soffriste per me, fate con la vostra intercessione validissima, che io tutto patisca per amor Vostro e per Gesù. Come potrò vedere il mio Signore Gesù Cristo impiagato, Voi con Lui nell'anima ferita, ed io senza alcun dolore? Deh! o Madre dei dolori, fonte di lagrime, gaudio degli afflitti, rifugio degli abbandonati, scudo degli oppressi, for­tezza dei deboli, porto dei naufraghi, rendete­mi partecipe dei dolori che provaste nella passione e morte del Vostro Gesù. Fate che gli occhi miei diventino due sorgenti di lagri­me, onde lavar possano le macchie dell'ani­ma mia. Voi consolatemi nelle afflizioni: voi sostenetemi nelle desolazioni: Voi proteggete­mi nelle tentazioni: difendetemi dagli assalti infernali, incoraggiatemi nella strada del Cielo: e dal mar procelloso di questo misero esiglio guidatemi al porto sicuro del regno beato. Così sia. 

UN'ORA DI AMORE ALLA DESOLATA 

INTRODUZIONE

O voi tutti che passate per questa via, vede­te se vi è dolore simile al mio dolore.

O Vergine desolata, informata ai sentimenti della Tua eroica fortezza vengo a Te che ritta e costante, per tre lunghe ore continue hai assisitito il Tuo Figlio Divino pendente dalla Croce ed agonizzante, immerso nel più cru­dele strazio... Hai visto l'Angelo della morte, appressarsi pian piano a Gesù morente, e con la spada ha separato la Sua anima dolcissima dal Suo corpo purissimo, quasi giglio candido divelto dal Suo stelo; piegarsi dolcemente e languire nel sonno mortale... mentre il solda­to con la sua lancia crudele ne squarciava profondamente il petto adorato e ne distillava dal Suo cuore le ultime stille del Suo prezio­sissimo Sangue, miste ad acqua.

O dolore incomprensibile della mia dolce Madre! Ben a ragione ripeti ancora le meste espressioni del Profeta, dalle pendici sangui­nanti del Golgota: “O Voi tutti che passate per le vie del dolore, vedete se vi è dolore simile al mio dolore”.

O Divina Desolata, salgo animosa e fidente assieme ai discepoli del Tuo Gesù, Giuseppe e Nicodemo, che compirono il pietoso ufficio di assistere ed onorare coi loro ossequi il Tuo Figlio morto, e raddolcire alquanto l'immenso Tuo dolore. Mi unisco ancora al Pio Giovanni, che ormai è divenuto Tuo figlio adottivo, come lo sono anch'io per disposizione testa­mentaria d'amore del Tuo Gesù, pendente dalla Croce... Mi associo ancora alla fervente Maddalena testè bagnata e purificata dal san­gue di Gesù; alle sante donne che Ti recarono sollievo e conforto, nella Tua estrema desola­zione.

O dolce Madre, accogli amorevolmente le mie lagrime d'amore che effondono assieme alle Tue amarissime: fac me tecum pie fiere. Sì voglio piangere devotamente con Te, la morte crudele del Tuo Gesù. Accogli pure i miei cocenti affetti... le mie povere espressio­ni... voglio consolarti, o cara Mamma... rad­dolcire il Tuo pietoso affanno... e pronunziare con Te, nel mesto silenzio del cuore, il rasse­gnato Fiat.

AFFETTI E PREGHIERE

O Vergine tutta santa, che fosti la più fortu­nata e la più martirizzata di tutte le madri, permetti che mi associ col cuore a tutte le tri­stezze, ai tuoi materni dolori... Prendano parte tutti gli altri alle tue gioie, ma per me, tenera Madre mia, preferisco di essere la beniamina Tua, negli acerbi dolori che stra­ziano il Tuo nobile cuore, ed il privilegio di partecipare alle Tue pene, di tergerti le lagri­me, di soffrire con Te e con Gesù, e dietro le Tue orme, ascendere il santo monte Calvario.

Ah! seguitiamo, anime pie, circondiamo la nostra Madre, e non lasciamola sola salire l'er­ta nel monte della mirra! Ella va a soffrire per noi, oh! andiamo a sofrrire anche noi per Lei! Venite, o figli benedetti dei dolori di Maria, là, ove trovasi la Madre, trovar si debbono i figli. - Deh! non permettete, o cara Madre, che le lagrime di Gesù e le Tue vadano perdute pei redenti del Calvario, nè che resti infruttuoso al Tuo sacrificio per noi; ma ottienici che, con la Tua costanza, col Tuo amore, noi sappiamo applicarcene i meriti... e tutti i cuori che Ti benedicono e piangono con Te sulla terra, siano fatti degni per la virtù dei Tuoi dolori; goderti con Gesù, e benedirti per sempre nel Cielo. Così sia.  

STAZIONE I

MARIA SANTISSIMA VEDE CHIUDERE GESÙ NEL SEPOLCRO

I pii discepoli di Gesù, dopo aver salito ani­mosi il Calvario, si accinsero a deporre dalla Croce il Corpo Santissimo del Maestro... scen­dendo piano dal patibolo quella Salma divi­na... Maria assiste a quel pietoso ufficio, e, nel silenzio della sua anima addolorata, contem­pla quelle Mani divine, sempre alzate a bene­dire le turbe che lo seguivano affollate nella sua vita, testè trascorsa, quelle Mani che ter­gevano lagrime, rimarginavano ferite, sanava­no infermi, operavano prodigi ineffabili, e all'estremo della vita, operarono il massimo prodigio: benedicendo il pane ed il vino, li transustanziò nel Suo Corpo e Sangue purissi­mo, creava l'Eucarestia. Ed ora, la pietosa Madre le vede immote e gelide... Vede quei piedi sacrosanti, traforati dai chiodi, che por­tavano dovunque quella divina Persona... spargendo pace e conforto, ed ora li contem­pla inermi e senza vita...

Deposto Gesù dalla Croce i pii discepoli ada­giano sul seno della Madre l'esanime Corpo del Maestro... ed oh! scena commovente e strazian­te, che solo gli Angeli possono descrivere. O divina Desolata! quale fu il tuo dolore nel vederti tra le braccia il caro Gesù, che Bambino, su di esse faceva i suoi sonni d'amo­re... ed ora, coperto dal pallore mortale, è fred­do cadavere! tutto una piaga, squarciato nel petto, bagnato di sangue. La sua bionda chio­ma e la barba strappate. Non si riconosce più!...

Quale spettacolo di dolore!... mentre ricordi gli obbrobri e gli strazi del Tuo diletto Figlio. O dolce Madre, la Chiesa nel vederti in tanta mestizia Ti rivolge quelle ineffabili espressioni: «a chi Ti paragonerò? o a chi ti assomiglierò, o Figlia di Sion? Grande come il mare è il Tuo dolore».

O Santa Madre, ora conviene dar sepoltura al Tuo Gesù, giacchè le tenebre incominciano a ricoprire la terra, ed avvolgere nel suo seno l'orrore di quel giorno. - I discepoli si accin­gono ad imbalsamare la divina Salma e con­durla al sepolcro. Gli Angeli a schiere a schie­re, con le ali dimesse, col volto velato, fanno corteggio al Re del Cielo, che passa, esanime e senza vita... Seguono il mesto convoglio le pie donne, la Maddalena, ed in ultimo la Madre di Gesù, desolata e trafitta nella sua anima.

Giunti colà, chiudono Gesù nel Sepolcro, e Maria, lo benedice ancora, e lo ricopre di caldi baci, espressione infinita d'amore, e, depone con Lui il suo Cuore trapassato.

Riposi, riposi, o bianco fiore, sì presto mie­tuto. L'Eterno Padre cogliendoti,Ti ha corona­to Re dei Martiri... Oh! quanto è grande attra­verso la tomba, la Tua gloria...

O Madre desolata, la parola mi muore sul labbro, e cado ai Tuoi piedi, ed effondo con Te, i gemiti del mio cuore... e ripeto Fiat! Fiat!

AFFETTI E PREGHIERE

Quanta tristezza riempie l'anima mia, o Vergine tutta santa, pensando all'immensa afflizione che amareggiò il Tuo Cuore nella­ deposizione fra le Tue braccia del Corpo divi­no di Gesù! Deh! permettimi, o cara Madre, che io mi prostri ai tuoi piedi: lasciami nume­rare e baciare amorosamente le piaghe che gli fecero i miei peccati. Io mi unisco a Te per seguirlo alla tomba, e, sebbene io sia l'infau­sta cagione di tutte le Tue pene, o desolatissima Madre, non rigettare un figlio colpevole, è vero, ma che viene a deporre nel Tuo Cuore materno il suo pentimento e dolore... Aprimi, o tenera Madre, le Tue braccia, ottienimi il perdono, di cui mi riconosco indegno, ma che spero di ottenere dalla Tua intercessione e dalla misericordia del Tuo divin Figlio. Così sia. 

STAZIONE II

MARIA SANTISSIMA PARTE DAL SEPOLCRO DI GESÙ

O Divina Desolata, il momento supremo che mette ora al colmo il Tuo dolore ormai è giunto; bisogna che lasci quella Tomba bene­detta che rinserra le spoglie adorate del Figlio Tuo, che con le Tue materne e purissime mani hai, in uno al Tuo Cuore straziato, in essa deposte.

Il monumento già è stato chiuso con la grande lapide ed il Re dell'Universo giace estinto nella tomba, per la malvagità delle sue creature; e Maria, la dolce Madre, che lo amava immensamente, come suo Dio e suo Figlio, che viveva solo di Lui e per Lui, sem­pre sotto l'influsso dei suoi sguardi divini è loto, lo ha assistito con eroismo sovrumano nella strage sanguinosa del Calvario, ne ha raccolto con amore le sue disposizioni supre­me, di essere la Madre del genere umano, allorchè pendente dalla Croce, le rivolge accenti divini: Mulier, ecce Filius tuusu. - Ha benedetto il suo supremo anelito, e lo ha visto lentamente declinare il capo, e spirare. Quale invitta Sacerdotessa per la prima, ha offerto all'eterno divin Padre l'olocausto della grande Vittima, come Ostia di pace, amore e sacrifizio, pura e santa. Ha raccolto la pietosa Madre, sul suo seno materno, la Salma bene­detta del suo Gesù, e l'ha deposta in pace, nella tomba. Ora un'onda amarissima di dolo­re l'investe tutta e l'immerge in un'oceano di pene intensissime, ripetendo: Replevit mea­maritudinem.

Nello strazio della sua Anima, benedice ancora una volta, quella Salma adorata e la ricopre di teneri baci. Vede inserrare in quella gelida tomba il suo Gesù e ripensa alla fred­dezza dei peccatori verso di Lui, e, bagnando­la di lacrime, con espressione ineffabile di dolore, esclama: Addio, addio, o Figlio mio diletto... addio, amor mio!...

O Divina Desolata, Tu sei l'inclita Martire... Ai Tuoi piedi gli eroi del dolore deporranno attingeranno forza e coraggio per sostenere con pace ed amore i dolori più cocenti, che rattristano profondamente i cuori dei redenti del Calvario. Da Te sorretti, gusteranno i Tuoi figli gli effetti preziosi del dolore e saranno immersi in un pelago d'amore, che scaturirà dal Tuo petto materno, perforato dalla spada...

O Madre mia, l'unico strumento del Tuo martirio ormai è celato alle Tue pupille. Ricevi, ricevi la palma del martirio; e per i secoli futuri Tu sarai la Regina di tutti i Martiri; e tutti quelli che percorreranno la via del Calvario e del dolore si prosteranno dinnanzi a Te, e saranno da Te benedetti e confortati.

Regina dei dolori, deh! tiraci dietro a Te. Correremo ai profumi della mirra eletta, che emana dal Tuo petto straziato. Soffriremo con Te nel silenzio... e così diverremo grandi nel dolore... ci santificheremo mediante la soffe­renza, da meritar la palma della vittoria... per essere sempre, conquiste benedette dei Tuoi dolori.

AFFETTI E PREGHIERE

O Vergine santa, oh quanta compassione io provo al ricordare quell'immensa desolazio­ne, che attristò la tua anima, vedendoti senza il Tuo Figlio! lasciasti però sepolto il Tuo Cuore con Lui, perchè Gesù era l'unico Tuo tesoro... Deh! o Madre, tirami fortemente a Gesù, onde il mio cuore sia una tomba d'a­more da farlo sempre riposare in esso... Dammi, te ne prego, un amore ardentissimo al Cuore Eucaristico, affinchè visitandolo sempre nella tomba del Tabernacolo, e ado­randolo, e ricevendolo con fede nella S. Comunione, possa io venire un giorno, disciolta dal corporeo velo, ad amralo per sem­pre nel bel Paradiso, assieme a Te, per tutti i secoli dei secoli. Così sia. 

STAZIONE III

MARIA SS. TORNANDO DAL SEPOLCRO RIVEDE LA CROCE

La dolce Desolata, uscita che fu, assieme alla santa comitiva dei discepoli e delle pie donne, sorretta dal suo figlio adottivo, il pio Giovanni, passa pel Calvario, onde rientrare in Gerusalemme... Ormai l'orizzonte è rasse­renato e limpido, giacchè le tenebre che rico­prirono la terra nella morte di Gesù si sono diradate...; la luna risplende tacita e maestosa, e con argenteo chiarore e bellezza, par che voglia coprire gli orrori di quel giorno fune­sto... é le stelle col loro vivido raggio brillano nel cielo, e col loro tremolio par che vogliano gemere ancora sul decesso del loro Creatore, che giace estinto nella Tomba... Sembra una visione purissima di bellezze celestiali...

Gli aranceti dei giardini vicini emanano il loro grato e gentile profumo, mentre le acque del Giordano ripetono incessantemente: E' tregua, è tregua... Ma la dolce Figlia di Sion, avvolta nel suo manto azzurro, passa lenta­mente pel Calvario, ed ivi al chiaror degli astri, rivede la Croce, tutta bagnata di san­gue... s'inginocchia, l'abbraccia con affetto... l'adora devotamente, e la bacia con più profondo sentimento d'amore. Le sue labbra verginali si bagnano del sangue del suo Gesù, e addivengono così «come gigli goccianti dolce mirra», e mestamente ripete: ,«O Croce benedetta, santificata dal mio Figlio morente, io Ti venero. La mia vita e quella dei miei figliuoli adottivi sarà sempre segnata dal Tuo sigillo. Tu sarai il segnale di predestinazione degli eletti, la bandiera gloriosa della vittoria, il trofeo degli eroi e l'ancora della speranza e la stella luminosa per quei che camminano per la via del dolore».

O anime sorelle, amiamo la Croce, ed attac­chiamoci fortemente ad essa; con amore por­tiamola in compagnia di Gesù; e allorquando la tempesta erompe intorno a noi e par che la piccola navicella dell'anima nostra voglia sommergere... forte stringiamoci a questo ves­sillo salutare, e sotto le sue ali, dolcemente riposiamo, come il divino Maestro sulla barca di Pietro, ed in pace aspettiamo il sedar della tempesta.

E quando il nostro fragile involucro sarà per dissolversi, onde essere poi con Cristo, oh! allora, o Croce santa, tu ci apparirai bella e raggiante di splendori e di allori... e nella tua dolce visione, benediremo tutti i dolori e le tue pene sofferte per l'alto ideale di Cristo, e della Chiesa sua santa, e fra i tuoi amplessi, renderemo a Dio l'anima nostra.

AFFETTI E PREGHIERE

O Maria! che in mezzo alle più amare affli­zioni ed ai più crudeli terrori conservasti un'e­semplare pazienza, un'inalterabile dolcezza, una perfetta rassegnazione, che non conosce­sti altra felicità che quella del sacrifizio: che non avresti altra ambizione, se non soffrire con Gesù e per Gesù: o Madre del divin Crocifisso, e dei figli della Croce! ottienimi la grazia di desiderarla; di amarla come Te, di portarla coraggiosamente, e passo passo seguire Gesù nella via della rinunzia e del sacrifizio. Ottienimi eziandio la grazia di ben persuadermi, che il vero amore non sia robu­sto se non nutrito delle spine, degli strazii, degli obbrobri del Calvario. Ah! poichè la croce, le contraddizioni, la povertà, le umilia­zioni furono le delizie di Gesù, impetrami, che tutte queste cose, così penose alla debo­lezza della nostra natura, si cangino per me, in delizie. E fa ancora, o tenera Madre mia, che se Gesù mi dà la croce, a sua volta la croce mi doni Gesù, nel tempo dell'etrnità. Così sia. 

STAZIONE IV

MARIA SS. RITORNA A GERUSALEMME

Il sacrifizio ormai è compiuto. L'augusta Desolata Madre di Gesù, ha pronunziato i suoi generosi Fiat...: Ella ha percorso col Salvatore le lunghe e crudeli tappe della via dolorosa... e con Lui è salita al Calvario, e lo ha visto questo Figlio amatissimo soffrire e morire sulla croce, immolandolo generosa­mente per la nostra salvezza... dando, in que­ d'eroismo e rassegnazione che mai sia stato dato al mondo.

Il cuore di Maria è affranto da dolori. Gesù non è più là, non sarà mai più con Lei. Il suo volto di Paradiso, che gli Angeli adorano, non lo vedrà più. Nelle ore d'angoscie del suo lungo e penoso martirio, succede il dolore del­l'assenza. Ora, la desolata Madre ritorna al Calvario, che, pei secoli avvenire, sarà la vetta gloriosa, tetimone del suo sovrumano eroismo.

O strade di Sion, piangete, piangete pure, poichè passa in mezzo a voi la divina Desolata, priva del suo Unigenito, e sulle vostre zolle, essa rintraccia a stille a stille il sangue prezioso del suo Gesù.

Stringe al suo seno, come un fascetto di mirra, la corona di spine ed i chiodi ferali, che ha raccolti sul Golgota, e che terrà sempre con Sè, nella sua solitudine. Nel doloroso cammino essa ricorda ad una ad una le scene più pietose del suo Gesù, l'incontro con Lei, sulla strada del Calvario, quando fu aiutato dal Cireneo a portare la croce. Rivede la colonna, ove fu flagellato e coronato di spine, la loggia di Pilato, ove fu mostrato al popolo, il luogo della condanna, tutto, tutto ricorda, ed oh! quali spasimi, quali rimembranze dolo­rose. quella città decida, oh! quale non fu il suo rammarico al riflesso, che solo pochi giorni prima fu acclamato Gesù, al suo trionfale ingresso in quella città, con i più clamorosi osanna; ed ora lo hanno crocifisso e fatto morire sì crudelmente. O Gerusalemme, Gerusalemme, convertiti al Signore Iddio tuo, che ha versato lagrime sulla tua rovina.

AFFETTI E PREGHIERE

O Maria, Tu santamente ti addolorasti all'a­spetto di Sion, che un tempo ti era sì cara. L'anima mia, vestita di grazia per un tempo era bella ai Tuoi occhi, ma caduta in peccato, addivenne più rea, più esecrabile di Gerusalemme. Se però fui sconoscente, non voglio essere stimato come quella città. Me ne sto piangendo ai Tuoi piedi confuso, addolo­rato.

O Madre pietosissima, per quella desolazio­ne che soffriste nello scendere dal Calvario, e rientrare in Gerusalemme, deh! scendi con le tue grazie nell'anima mia, rientra con la tua benedizione, vieni, assiditi in essa con la tua predilezione. Così sia. 

STAZIONE V

MARIA SANTISSIMA VIENE ACCOLTA DA GIOVANNI IN SUA CASA

Dio ha pietà di questa Madre desolata, e le dà un sostegno nel suo doloroso abbandono: S. Giovanni, il discepolo amatissimo, che il Salvatore ha designato sul Calvario, e la sostiene in quest'ora suprema, è la sua guida fedele. L'accompagna nel ritorno a Gerusalemme, e la conduce alla sua casa; e più tardi verrà a darle la forza di sopportare il suo esilio, portandole ogni giorno il Corpo Eucaristico del suo divin Figlio. A sua volta la dolce Madre amava questo figlio di predile­zione, il pio Giovanni, e in lui tutti i suoi figli adottivi, lasciati a Lei da Gesù sulle vette del Golgota, e soffriva, e pregava sempre per la nostra eterna salvezza. Ma oh! quale angoscia inesprimibile recava alla Desolata questa mutazione la casetta di Giovanni non era il dolce nido di Nazaret, ove a miradi gli Angeli con le loro arpe dorate facevano echeggiare i loro celesti concerti, le loro melodie di Paradiso; e ove tutta la sua vita si effondeva in quella di Gesù, che era per Lei il suo sorri­so, la sua gioia, la sua beatitudine, il suo lo, la sua gloria, la sua corona. Anche nei suoi leggeri sonni il suo cuore palpitava sempre d'intensissimo amore, per il suo Gesù; e lo vedeva questo Figlio divino crescere in bel­lezza ed in grazia appresso Dio e gli uomini, e Lei si beava e si struggeva di amore.

Ed ora, al dire di S. Bernardo, la Vergine rifletteva la grande differenza tra S. Giovanni ed il suo Gesù, il servo per il Signore, il disce­polo per il Maestro, il figlio di Zebedeo per il Figlio di Dio, l'uomo puro per il Dio vero; di modo che la sua pena intensissima per questa mutazione durò per tutta la sua vita, fino a che non si congiunse per sempre al suo Gesù nel cielo, nel giorno della sua gloriosa Assunzione in Paradiso.

O Giovanni, figlio benedetto di Maria, ora non riposerai più sul petto di Gesù, come alla sera della gran Cena. Il tuo talamo è il seno di Maria. Lì farai i tuoi sonni d'amore, qui, nelle ore meste della vita, allorquando il cielo è gri­gio ed oscuro, troverai conforto e sollievo. - In quest'orto di delizie, ove a mille a mille i gruppi di rose e di gigli emanano profumi deliziosi, assieme al balsamo odoroso, che spira d'intorno soave fragranza, troverai la tua requie; e dopo di te, tutti correranno a questo Cuore materno, e tutti, in questo benedetto, troveranno pace e salvezza.

AFFETTI E PREGHIERE

Afflittissima Madre, ahi! che nel vederti piangere nella casa dell'amato Discepolo, il morto Figliuolo, anch'io mi sento venir meno pel dolore! Vorrei tenerti compagnia; ma oh Dio! i miei peccati, le mie malvagità, l'esser reo della morte del tuo Figlio, mi sgomentano assai. Il saper però che Gesù ti ha lasciata per mia Madre, oh! questo mi rende sicuro che tu non mi abbandonerai. Regina dei Martiri, Madre di misericordia, Rifugio dei peccatori, ti accompagno con la più tenera compassio­ne; col più vivo dei miei affetti. E giacchè vuoi che ami chi mi ha offeso, ecco che, per amor tuo, perdono a tutti quelli che mi hanno recato pene e noia; ma intanto impetrami da Gesù il perdono delle mie colpe, e l'amor suo purissimo. Così sia. 

STAZIONE VI

MARIA SS. TIENE SEMPRE DAVANTI LA PASSIONE DEL FIGLIO

Il Signore mi ha posto desolata, così ripete l'augusta Madre nella sua dolorosa solitudine. Dopo la morte del suo Gesù, notte e giorno essa è immersa in un'estasi profonda di ama­rezze, che la fa gemere quale mistica tortorel­la di dolore e di amore, nel ricordare ad una ad una tutte le pene, gli strapazzi del suo Gesù, che ha dovuto lasciare nella fredda tomba. La sua penosa agonia nell'Orto degli ulivi ed il suo sudor di sangue; il perfido tra­dimento di Giuda, la sua cattura, allor quando fu trascinato come un reo per i tribunali di Gerosolima.

Ripensa la pietosa Madre alla crudele flagel­lazione, alla coronazione di spine, e come vien fatto segno a re di burla, ed insultato in modo inaudito; come viene proposto a Barabba, e chiesto crocefisso da un popolo insolente, a cui Gesù ha fatto sempre del bene; ed ingiustamente viene condannato alla crudelissima morte in croce.

Con lagrime di dolore inesprimibile Essa ricorda ancora il suo doloroso incontro per la via del Calvario. Quando Gesù, carico della pesante croce, cadeva sfinito sotto di quella, e da quei crudeli manigoldi veniva rialzato a furia di calci e urtoni; e con rabbia infernale da essi trascinato al luogo designato; e, men­tre il mansueto Signore soffriva tutto in silen­zio, con calma e pazienza invitta. Giunti che furono sul Golgota, vede quei barbari tirargli addosso con infiniti stragi quella veste bene­detta che Lei aveva lavorata con tanto amore, e che cresceva con Lui; ed ora vien divisa e tirata a sorte, privando Lei di quel prezioso indumento, che omai le sarebbe stato un soave ricordo. Vede il suo Gesù mettersi sulla Croce, come un mansueto Agnello, per essere immolato e che viene crudelmente crocifisso con grossi chiodi, che gli trapassano le mani ed i piedi sacrosanti! che fan cadere la croce violentemente nella buca preparata. L'Augusta Madre osserva come quello scuotimento gli riapre tutte le piaghe sanguinanti, e dopo che Gesù è stato elevato in alto, ne ascolta la dolente voce... che prega pei suoi crocefisso­ri: - “Padre, perdona loro, poichè non sanno quelo che fanno”. - Nella sua mente ricorda tutte le parole pronunziate da Gesù sulla croce, allorquando gemeva dell'abbandono del Padre... il dolore sitio... ed avrebbe voluto almeno offrirgli le sue lagrime per dissetarlo... ed in ultimo lo sente gridare: “Nelle Tue mani, o Padre, raccomando lo spirito mio...” e poi, lentamente declinare il capo, e spirare...

O dolce Desolata, sempre immersa in quel mare di pene e di infinito dolore, che il tempo non valse a lenire, accendi nei nostri cuori una fiamma inestinguibile di amore e di com­passione per l'amarezza del Tuo pianto di Passione del Tuo e nostro Signore Crocifisso.

AFFETTI E PREGHIERE

O Regina inconsolabile, Tu tenesti sì visiva­mente impressa la passione di Gesù nella tua bell'anima, perchè Gesù era l'unico Tuo amore. Deh! fa parte anche a me, poverello, del Tuo amore sì grande per Gesù. Tu che sei la Madre mia, scolpisci anche nel mio cuore la divina Passione, affinchè io viva sempre innamorato adoratore delle Piaghe di Gesù, dalle quali spero ogni bene. Ti compatisco con tutto il cuore per l'estrema desolazione che sentisti nel contemplare notte e giorno la Passione e Morte dell'unigenito Tuo Figliuolo. Ti ringrazio, o buona Madre, d'aver tanto dolorato per me, deh! fa che tanto dolore non sia vano per me. 

STAZIONE VII

MARIA SS. DEPLORA L'INGRATITUDINE DEGLI UOMINI ALLA PASSIONE DI GESÙ

La più crudele pena che amareggiò il sensi­bilissimo Cuore della dolce Desolata, priva del suo Figlio, fu appunto l'ingratitudine degli uomini verso il suo Gesù, il quale con piena dedizione fece loro ogni bene, come attesta il S. Vangelo; e dopo averli redenti col proprio sangue, e datosi loro in cibo e bevanda nell'Eucaristico Sacramento vede che gli uomini corrispondono a tanta immensa carità con le più enormi ingratitudini e freddezze. E per questi figli ingrati e disleali, il sangue divi­no del suo Gesù sarà versato invano.

A questi riflessi la cara Madre era somma­mente afflitta e dolente; poichè con il dolcissi­mo vincolo d'amore, col quale Gesù dall'alto della Croce l'aveva fortemente legata agli uomini. Essa li amava teneramente, e li vole­va tutti salvi, poichè tutti indiscutibilmente erano parte viva del suo seno paterno; e tutti partecipi della sua amorosa maternità. Ella vedeva questi ingrati figliuoli avventarsi furi­bondi per la durata dei secoli contro il suo Gesù: bestemmiarlo, oltraggiarlo, calpestarlo e profanarlo in tutti i modi nel suo Sacramento d'amore, col quale Gesù perpe­tuava la sua dimora in terra, onde essere il nutrimento ed il tenero amico delle anime.

O Signore, perdona ed usa misericordia a tutti; e a Te grido con il pubblicano ravvedu-

to: «Signore, siate propizio a me peccatore...»; e Ti prego ancora con la S. Chiesa: «Ricordati, o dolce Gesù che io son la causa della Tua dolorosa via, non mi perdere nel dì finale». In cerca di me Ti sedesti stanco, mi riscattasti, soffrendo la croce, fa che tanto travaglio non mi sia vano.

O Madre Desolata, io mi unisco a Te, e deploro con dolore sì enorme ingratitudine delle Tue creature verso Gesù ed alla sua Passione atrocissima. Mutaci in sante, o cara Madre; ispiraci sentimenti di tenero amore e gratitudine verso Gesù, e fa che possiamo ter­gere le Tue lacrime dal Tuo volto soffuso a mestizia, e che la nostra vita sia pura e santa, e che viviamo solo di amore per Te e per Gesù aspirando sempre al Paradiso, onde unirci per sempre a Te ed al Tuo dolce Figlio.

O Gerusalemme celeste, a Te sono rivolti i nostri pensieri, perchè ivi sono i nostri Tesori: Gesù e Maria. I nostri occhi sono velati di mesti­zia, allorchè li eleviamo verso il cielo, dove sono gli amori nostri, e con flebili note cantiamo col Salmista il cantico del dolore e dell'esilio.

«Sulle rive dei fiumi di Babilonia, ivi sedem­mo, e piangemmo, ricordandoci di te, o Sionne. Ai mesti salici, piantati in mezzo ad essa, appendemmo i nostri strumenti musica­li... I nostri vincitori, che ci avevano menato schiavi, ci domanderanno le parole dei nostri cantici. E coloro che ci avevano rapiti, disse­ro: «Cantate a noi un inno di quelli, che si can­tano in Sionne. - E come mai canteremo un cantico del Signore in una terra straniera? - Se io mi dimenticherò di te, o Gerusalemme, sia messa in oblio la mia destra. Si attacchi la mia lingua alle mie fauci, se io non avrò memoria di te; se io non metterò Gerusalemme al di sopra di qualunque mia allegrezza...»».

AFFETTI E PREGHIERE

Buona Madre, tenera consolatrice degli afflitti, o Tu che hai conosciuto l'abbattimento del dolore, abbi pietà di quelli che pregano... di quelli che soffrono... di quelli che piango­no e ancora di quelli che sospirano a Te.

Insegnaci, o Madre, a pregare e a soffrire con Te; insegnaci che la via che ci conduce al Cielo è un viaggio difficile e seminato di peri­coli. Ma è immensa la felicità che ci è riserva­ta, se non abbiamo saputo accettarne le pene con la rassegnazione nel cuore, a Tuo esem­pio, o Madre amorevole, e guardando il Tuo divin Figlio sulla Croce. 

CONCLUSIONE

O Madre mia Desolata, come è trascorsa rapida quest'ora di Paradiso, passata vicina vicina a Te, in una effusione dolcissima d'amore com­passionevole per Te, o cara Mamma mia. Ora sento di gustare la felicità nel patire unita a Te; ma, o Madre bella, il mio povero cuore è ripieno d'amore tenero e forte per Te. Fo mie le parole dell'Ecclesiastico: «I gemiti della Tua Madre non li dimenticare giammai. Sì, o Maria, te lo prometto sinceramente... La mia vita scorrerà sempre immersa nell'amore compassionevole per Te...

I tuoi dolori saranno per me, una fonte di benedizioni, di grazie, e carismi sovrumani... Ed io vivrò per sempre con Te, in una poesia dolcissima di carità, ed unita a Te, gusterò melodie di Paradiso, poichè la mia vita sei Tu stessa.

A Te consacro tutti gli affetti miei, i miei respiri, i palpiti del mio cuore. Alla memoria dei Tuoi dolori tutti i miei pensieri. Te sempre invocherò in tutti gli istanti della mia vita. Tu sarai sempre per me la Stella luminosa che mi guiderà al Cielo, seguendo le ispirate parole di S. Bernardo:

«In tutte le tribolazioni, guarda la stella, invo­ca Maria... nelle tentazioni, nei pericoli, guar­da la stella, invoca Maria». Nei dubbi, nelle tri­stezze, nelle infermità, alzerò sempre gli occhi lassù a mirare questa lucente Stella del Cielo, l'invocherò sempre, sempre. Il Tuo nome, o Maria (che significa mare amaro) lo metterò sul mio cuore, come un sigillo d'amo­re... starà sempre sul mio labbro... e l'ultimo respiro della mia povera vita (che si estingue di dolore e di amore) sarà per Te... T'amo, o Maria, spero di morir d'amor per Te.

Ed ora, o Mamma cara, imploro la tua mater­na benedizione. Io Ti amo assai, e Tu sorridi­mi sempre. Fa brillare su di me i Tuoi riflessi di Paradiso; acciò io viva e muoia d'amor per Te e per Gesù. Vieni, o dolce Madre, io Ti aspetto nell'estremo della mia vita, ed accogli per sempre nel Tuo seno materno il mio ulti­mo anelito, la mia povera anima, e rendila beata in Te, per tutta l'eternità. Così sia.

Il Sommo Pontefice Pio VII concesse Indulgenza Plenaria a chiunque pratica l'ORA DELLA DESOLATA, sia una volta all'anno (al Venerdì Santo), sia a chi la esercita in tutti i Venerdì o Sabati dell'anno, meditando, almeno per mezz'ora, la Desolazione di Maria Santissima. 

ORA DI ADORAZIONE A GESÙ

nell'atto di istituire la SS. Eucarestia fatta assieme alla SS. Vergine Addolorata

 

ATTO DI PREPARAZIONE

O Gesù, vengo a Te, con trepide ansie, in quest'ora tacita e solenne, mentre l'aura del vespro accarezza leggermente i fiori; ed essi inneggiano a Te, o Fiore eletto dei prati, col loro olezzante profumo. Il sole è declinato, attraverso gli ubertosi monti ed il mare, i suoi ultimi raggi, scintillanti di luce. Gli uccelli cantano a Te, o sovrano Creatore, la canzone della sera; e le prime stelle amiche, col loro pio raggio, appaiono sull'orizzonte, ed il meriggio e la notte si baciano insieme.

Vengo a Te, o Cuore Eucaristico di Gesù, trepidamente d'amore in questi momenti di Paradiso, che mi parlano di Te, e mi rivelano tutta l'intensità del Tuo amore divino, onde è traboccante il Tuo Cuore di Padre, in questi supremi istanti per me, Tua povera creatura.

Ne fremono deliziosamente i cuori vergini, come bionde spighe, in attesa di un avveni­mento sublime; e cielo e terra ripetono come un soave mormorio; amore, amore...

Mentre che i cattivi Ti odiano, e Ti prepara­no la più straziante morte; in qua nocte tra­debatur, come afferma l'Evangelista, Tu, Gesù caro, senti il bisogno di donarti tutto a me per sempre, e dimostrarmi così tutta la veemenza della Tua infinita carità.

O Gesù buono, col cuore profondamente commosso, unita agli Angeli e alla Madonna Santissima, che fu la Tua prima Adoratrice nel momento prezioso della Tua gran Cena e del­l'istituzione della divina Eucarestia, io Ti offro per le Sue verginali mani quest'ora di amore e di adorazione riparatrice. - Entro silenziosa e devota nel Cenacolo santo, per trattenermi con Te, e raddolcire così, col mio intenso amore per Te, le pene atrocissime che Ti recano i cattivi, e ricordare fra lagrime pietose i palpiti più ardenti del Tuo Cuore, che vibra­no fortemente per me nell'istituzione bene­detta della Santa Eucarestia...

O Serafini beati, datemi il Vostro amore, copritemi con le Vostre ali d'oro, affinchè io faccia un'adorazione meno indegna a Gesù.

O Madre mia Addolorata, io mi nascondo nel Vostro Seno materno, onde il mio amore per Gesù sia fuso col Vostro...

O Giovanni, Apostolo della carità, che ripo­si la tua testa sul petto di Gesù, ed enumeri tutti i cocenti palpiti del Suo Cuore adorato, deh! siimi fratello in amare il dolce Maestro e adorarlo devotamente sotto i bianchi veli Eucaristici...

O Santi Apostoli, Voi che in quest'ora solen­ne riceveste l'alta missione di essere eletti da Gesù, Sacerdoti ed Apostoli della Sua Chiesa nascente, pregate per noi. 

INNO DI S. TOMMASO D'AQUINO

Salve, o vero Corpo, nato da Maria Vergine;

Che alla Croce fu inchiodato e morì per gli uomini:

Che dal fianco perforato sangue ed acqua diedeci: Sii da noi pregustato ne l'ora terribile.

O Gesù dolce! O Gesù pio! O Gesù, Figlio di Maria!

 

PRIMO QUARTO D'ORA: L'AMORE DI GESÙ

Adorazione con Maria Santissima Addolorata

«Gesù avendo amato i suoi... li amò sino alla fine» (S. GIOVANNI).

Dio è amore... Così l'Apostolo affermò solennemente nel Suo mirabile Evangelo, ed è questo il più sublime attributo di Dio, che desta nel cuore umano sentimenti di alta ammirazione, di conforto e di sollievo indici­bile: Deus chatitas est... Dio è amore, ripetia­molo anche noi, e ci ha amato d'un amore tenero, costante, sino a sacrificare per noi, sue povere creature, la Sua vita divina...

Nessuna madre è mai capace di nutrire simile amore verso i suoi figli, come è intenso quello di Gesù verso di noi; tanto da far sì, che se io emetto un sospiro dal cuore in pena, esso va tosto a ferire il Suo; se verso una lagrima di dolore dagli occhi languenti, subito s'inumidisce il ciglio Suo divino... se ricevo un affronto od un maltrattamento anche lieve, all'istante se lo fa proprio il com­passionevole amor Suo...

Oh! Gesù caro, o Cuore tenerissimo di Padre, quanta consolazione apporta all'animo mio straziato tanta delicatezza e sensibilità di affetto.

Ma, o dolce Signore, nel contemplarti ora, nella silenziosa penombra del Cenacolo assie­me alla mia cara Madre Maria SS. Addolorata, mia speciale Protettrice in quest'ora di Cielo, io venero con amore e devozione l'atto divi­no, ineffabile, dolcissimo della istituzione del Tuo gran Sacramento... Ed immersa come in un rapimento amoroso, io scorgo delle profondità misteriose, inesplicabili della Tua sovrumana carità che in uno slancio intensis­simo, Ti doni intieramente a noi per sempre, in Anima, Corpo, Sangue e Divinità... lo resto rapita e commossa a simile portento di amore... - Il Tuo Cuore divino - umano che sta per velarsi nella bianca Ostia, sento che ha fremiti cocenti per noi... Dai Tuoi occhi limpi­di e scintillanti, come le stelle d'oro, nell'az­zurro dei cieli, nelle miti notti lunari, traspare la Tua grande commozione ed il Tuo volto di Paradiso, soffuso in una leggera mestizia, mi rivela che il Tuo Cuore divino è sitibondo di amore, fa gustare un'armonia arcana, fra le Tue tenerezze paterne, e con indicibile vee­menza di carità io Ti sento esclamare... “Ho desisderato ardentemente di mangiare que­sta Pasqua con Voi prima di partire”. Raccolgo, o Gesù buono, con religioso e devoto rispetto delle Tue espressioni, che mi rivelano la infinita carità nel donarti tutto a noi, ed essere vittima per noi... Agnello immacolato per la nostra salvezza, onde l'Apostolo S. Giovanni, rapito a sì traboccante carità, esclama: Gesù, sapendo venuta l'ora di partire da questo mondo per ritornare al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino all'estremo,.

Ah! non Ti è bastato, dolce Maestro, di aver tanto dolorato per me nel corso di 33 anni, e di aver esauriti tutti i palpiti del Tuo Cuore, col manifestarmi con opere e prodigi ammira­bili la Tua bontà, passando la Tua vita, facen­do del bene a tutti: pertransiit benefaciendo. E nel silenzio umile della botteguccia di Nazaret, ignota a tutti, vicino alla Mamma Tua, Tu mi amavi... amavi sempre... ma il Tuo amore non ha limiti... è un oceano intermina­bile, che fra le sue onde misteriose avvolge ogni cosa. Ed ora al declinare della Tua dolce esistenza, Tu senti il bisogno di manifestarmi con tenerezza paterna la Tua inesauribile carità... «in finem dilexit eos». - O Gesù, vorrei che tutte le anime camminassero nelle vie dell'amore, col quale ci hai amato. Vorrei, o Gesù, i cuori di vergini sorelle, trapassati del tardo del divino amore, avvampassero tutti vicini a Te, e come ostie fossero immolate e consumate sull'Altare del Sacrifizio e della sofferenza più intima e nascosta...

Vorrei, vorrei i palpiti ardenti del Cuore martirizzato della Mamma Tua e fonderli assieme ai miei, e deporli come fragranti rose nel Tuo Cuore Eucaristico, espressione infinita del mio amore per Te.

O Gesù, io ti offro i sospiri, i gemiti, le lagri­me della Madonna, che come le perle candi­dissime brillano sul Suo Volto verginale... Ti offro le Sue adorazioni profonde, allorquando scendesti per la prima volta, Sacramentato nel Suo petto... T'offro ancora la Sua perfetta uniformità alla volontà del Padre; che, pochi istanti prima della gran Cena, Ti benedisse con la più dolce poesia materna, e nello stra­zio della Sua anima Ti diè l'ultimo bacio, ed il supremo addio, per la Tua imminente passio­ne e morte.

O Gesù, in uno all'Addolororata, io t'adoro e ti amo...

ASPIRAZIONE: - O Cuore di Gesù, che ci hai dato la divina Eucarestia, io ti adoro. Recitando l'inno al Cuore Eucaristico di Gesù, in ispirito d'amore.

Chi può, chi può Gesù, del dolce Cuore Cantare l'inno dell'amor fiammante, Chio può dir, chi può dir tanto amore Le magnifiche prove che son tante? Le narri quell'Apostolo diletto Che de l'amore ne ha la gioia piena, Del Suo Maestro sul divin petto Poggiò la fronte nell'ultima Cena.

Avevi detto: splende l'ora attesa D'immolarmi: già vittima mi dono Liberamente; a riparar l'offesa Per offrire ai colpevoli il perdono. Abbraccerò, per questo, le catene, sarò, sarò di spine coronato, Sopporterò flagelli, chiodi e pene. Avrò da lancia il Cuore trapassato.

Ma dell'amor la fiamma più potente S'espanderà, che pur tornando al cielo, Quaggiù per tutti rimarrò presente D'un vivo Sacramento sotto il velo.

Nel sacro altar, qual'uomo e quale Dio Nascosto, farò sì che si riceva

Nell'ostia bianca tutto l'esser mio Per consolare tutti i figli d'Eva.

O dolce Cuore di Gesù, che mille, Mille pegni d'amor riversi in noi, Accendici nel cuore le scintille D'un amor che compensi i figli tuoi. Così sia.  

SECONDO QUARTO D'ORA: IL DONO DI GESÙ

Ringraziamento con Maria SS. Addolorata

«Questo è il mio Corpo, che per Voi sarà tra­dito» (S. Luca).

Vicini a Gesù del Tabernacolo, a quel Cuore Eucaristico, donatosi Tutto a noi... rie­sce impossibile restare indifferenti. Dinnanzi a quell'Ente Divino, velato ed esinanito per noi, le anime Eucaristiche restano come rapite da quella forza meravigliosa, che le sospinge in alto. È Gesù che la trae a Sè. Le unisce al Suo Cuore, mediante l'unione Eucaristica, e ripetono alla loro volta, come la sposa dei Sacri Cantici: «Tiraci dietro a Te... correremo all'odore dei Tuoi profumi», che emanano dal Ciborio santo.

Dinanzi all'altare, tutto il creato, e quanto vi è di più bello e affascinante quaggiù, vien meno; sembra che non esista più niente... ed il nostro povero cuore si sente solo... ma Gesù, che si è donato tutto a noi nell'Eucarestia, lo riempie di tutto Se stesso lo rende felice... lo trasforma in Lui, sì che l'anima assona in Dio, ripete l'Apostolo S. Paolo: «lo vivo, ma non sono io che vivo, è Cristo che vive in me. Vicini a Gesù si vive rassegnato fra le amarezze dell'esilio e non si rimpiange il Patrio Cielo; poichè a dirla co Da Kempis: “ove è Gesù, ivi è il cielo; e ove Gesù non è, ivi è la morte e l'inferno”. Ma, o Gesù, in queste patetiche ombre, io ripenso a quel giorno bello, nei sorrisi incan­tevoli della primavera, che fu preludio di gioie Eucaristiche. Io Ti vedo calmo e sorri­dente, mentre nei dolci passeggi che facevi nel deserto della Palestina, seguito dai Tuoi discepoli e dalla Mamma Tua, annunziavi loro l'Eucarestia... ed ecco, io Ti sento escla­mare... “Io sono il Pane di vita; chi vive in me non avrà fame, e chi crede in me, non avrà più sete... Chi mangia la mia Carne, e beve il mio Sangue, ha la vita eterna...” Ma, o Gesù, questo annunzio profetico, omai è divenuto realtà in questo Cenacolo benedetto, ed ecco io Ti vedo ora, assiso a mensa, bello più che l'innocente Adamo nell'Eden, e dal Tuo volto raggiante traspare come attraverso limpido cristallo, tutta l'inten­sità operosa del Tuo grande amore, che in un istante di Cielo, alzi la bianca mano, e benedi­ci il Pane, e pronunzi quelle sacrosante paro­le... “Prendete e mangiate poichè questo è il mio Corpo, che per voi sarà tradito”.

O Angeli beati! o Madre mia Addolorata! Voi che foste presente a quell'opera divina del mio Gesù, dell'istituzione della Santa Eucarestia, deh! riditemi Voi, la grandezza di un dono sì prezioso del mio Signore. O Gesù: Mio Dio e mio Tutto, Ti ripeto con l'Apostolo S. Tommaso, e con la Madre mia Maria, sulle montagne di Ebron, sciolgo il cantico della riconoscenza: Magnificat, anima mea Dominum, poichè il Signore ha operato pro­digi inenarrabili, ed ha fatto cose grandi in me; e tutte le anime, che gusteranno la carne benedetta del Tuo Gesù, che al dire di S. Agostino, è pure la carne Tua immacolata, ed il sangue Tuo purissimo, che trasfondesti in quello di Gesù, tutte le anime, dico, saranne beate, felici per sempre. Attraverso i secoli, a piè dell'Altare, tutti, in uno alla Madonna, scioglieranno l'inno imperituro della gratitudi­ne più santa, poichè a questa mensa divina i Martiri attingeranno la forza nelle loro pene atrocissime, le vergini troveranno il sposo amantissimo, i famelici il loro cibo, e ripete­ranno con la S. Chiesa: “Chi ti gusta avrà più fame, chi Ti beve avrà più sete di te. E gli afflitti, i tribolati troveranno il loro sostegno: ed a tutti Gesù ripeterà dal Santo Tabernacolo: Venite ad me omnes, qui labo­ratis et onerati estis, et ego reficiam vos...”

Dal Ciborio adorato, Gesù santifica tutti quelli che si appresseranno a Lui, e a tutti sospinge nelle vie dell'amore... e così attirati da Lui, diranno con la sposa dei sacri cantici: “Ho trovato Colui che amo... lo terrò stretto tutto a me, e non lo lascerò più...”

O Maria Addolorata, Tu che ogni giorno, dopo l'Ascensione di Gesù al Cielo, Ti appres­savi al S. Altare e ricevevi nel Tuo seno il Corpo Eucaristico del Tuo divin Figlio; Tu che trovavi la Tua vera consolazione nell'unione intima del Tuo Gesù, ed a questo convito celeste inviti i cuori afflitti, o cara Madre, dammi il Tuo amore per Gesù; donami i cocenti palpiti del Tuo cuore trapassato dalla spada.

O Gesù, assieme all'Addolorata, cado genu­flessa innnazi a Te, e fra le lagrime d'amore io ripeto: grazie, o Gesù, del dono sublime dell'Eucarestia.

ASPIRAZIONE: O Cuore di Gesù, che ci hai dato la divina Eucarestia, io Ti ringrazio. Recitiamo l'inno al Cuore Eucaristico di Gesù in ispirito di ringraziamento.

O dolce Cuore, che d'un alimento Nuovo ci nutri con l'Eucarestia;

Salve, ascolta da tutto il firmamento Del cantico di grazie l'armonia.

O Carità, che non conosce fine, Che congiunta a potenza che s'espande, Fra tante meraviglie sì divine Compiva dei miracoli il più grande! Nei nostri altari l'Ospite Sovrano Come in piccola cella s'è rinchiuso, E notte e giorno ad ogni piede umano L'adito a questa cella sta dichiuso, Di là dispensa tante grazie e tante, Riceve là qualunque creatura, E fa partire in modo consolante Chi venne a favellargli di sventura. Il Corpo Suo, celeste nutrimento, Ci dona in questa mensa preparata, E ricevendo questo Sacramento L'anima del Suo Sangue è inebriata.

O dolce Cuore di Gesù, che mille, Mille pegni d'amor riversi in noi, Accendici nel cuore le scintille D'un amor che compensi i pegni tuoi. Così sia. 

TERZO QUARTO D'ORA: IL SANGUE DI GESÙ

Riparazione con Maria SS. Addolorata

“Questo è il mio Sangue, che per Voi sarà sparso”. (S. LUCA).

O dolce Maestro, il Tuo Cuore erdente però non è ancora soddisfatto, per averti già celato sotto le specie del pane Eucaristico, senti ora il bisogno di manifestarmi vieppiù il Tuo amore, ed ecco io Ti vedo nuovamente alzare la Tua mano creatrice, e benedire il vino, trasforman­dolo nel Tuo preziosissimo Sangue, e ripetere con accenti divini: “Prendete e bevete, poicbè questo è il Sangue che per voi sarà sparsa”. Voglio anch'io ripetere con la piccola Martire Agnese: «Il Sangue di Gesù ha ornato la mia faccia; il Sangue Tuo ci purifichi e ci mondi da ogni peccato, e ci rendi più puri, più candidi della neve, caduta sugli alti monti».

Questo Sangue adorato lo vedo già versare dalle Tue vene, e bagnare i verdi prati del Getsemani per nostro amore e lavare così le nostre macchie, i nostri misfatti, che tutti Ti furono presenti in quella penosa agonia, che Ti strappò dal Cuore quel gemito pietoso: - Padre, se è possibile, passi da me, questo cali­ce; se poi non è possibile, o Padre: «Fiat voluntas Tua ...». Ma, o Gesù, le nostre anime che Tu tanto amavi, le volevi salve ad ogni costo, e soggiungesti: «Calicem quem dedit mibi Pater, non bibam illum? ». E confortato dall'Angelo, generoso, andasti alla passione e morte, e spargesti così sino all'ultima stilla il Tuo Sangue, incominciando dalla dolorosa flagellazione; e quei colpi inumani si percuo­tevano tutti nel Cuore straziato della Mamma Tua; e quelle spine crudeli che si confissero nel Tuo Capo sacrosanto, sì che erano confic­cate ancora nel seno di Maria.

Ma dopo aver già tanto penato, io Ti vedo andar incontro alla croce, ed abbracciarla, e caricatela sugli omeri. Ma, mentre Ti inoltravi per le vie del Calvario, ecco un'incontro stra­ziante. La Mamma Tua Ti si fece davanti. Oh! dolorosa visione. Tu la guardasti, con il più tenero sguardo, ed Ella Ti mirò con occhi lan­guenti, e Ti benedisse ancora una volta, nel silenzio della Sua anima Addolorata.

Ed eccoti ora giunto sul Golgota, o Gesù caro. Già sei conficcato con orribili chiodi sulla dura croce, divenuta omai la Tua Sposa prediletta. Vicino vicino ad essa, ecco nuovamente riapparire la Tua dolce Mamma, che ritta e costante Ti assiste pietosamente, come afferma l'Apostolo San Giovanni: «Stabat iuxta Crucem Iesu Mater eius...», e compie ancora l'ufficio di riparatrice amorosa, che come Madre nostra, che ci donasti sulla Croce, asterge col Tuo Sangue, che a stille a stille le cade addosso, i nostri peccati.

Oh! scena commovente del Golgota, che il poeta italiano volle cantare con i suoi fre­schissimi e immortali versi: E Tu Madre che immota vedesti Un tal Figlio morir sulla Croce Per noi prega, o Regina dei mesti, Che il possiamo in Sua gloria veder.

O Gesù, che l'amore Ti ha triturato sotto la macina del dolore, e così Ti ha reso frumento degli Eletti. Deh! fa che anche noi siamo il Tuo frumento, e possiamo ripetere, alla nostra volta, come l'illustre Martire di Antiochia: «Frumenti Christi sum...»; e che l'u­nica nostra aspirazione sia... essere frumento, onde venir macinati dal dolore e diventare Tue Ostie monde.

O anime sorelle, seguiamo Gesù nell'alta meta che ci ha tracciato; ripetiamo coraggiosa al mondo rìo: - non han più vita i tuoi pallenti fiori. Ascoltiamo l'agonizzante Maestro, e la Madre nostra Addolorata, che con tacite parole, ci sprona al sacrifizio, al dovere, alla virtù. L'amore non può stare separato dal dolore. Impariamolo da Lui stesso; sine dolore, non vivitur in amore... ed in tal modo, ripareremo le nostre colpe. Coraggiose adunque seguiamo assieme alla Madonna Gesù al Calvario, al monte del dolore, e generose sacrifichiamo a Lui tutto l'esser nostro, le piccole sofferenze, i piccoli dolori della vita, le pene dell'esilio. Sostenute con pace, siano queste virtù come fiorellini profumati che spargeremo sul bianco Altare, ed ai piedi di Maria Santissima; e da Gesù e da Maria ci verrà ogni bene, ed anche l'energia di ripetere con San Paolo: «Mi sento inondar di gioia, non posso dentro di me capi­re d'allegrezza, mentre nuoto nelle afflizioni».

O Madre dei dolori, l'amore Vi ha dato la croce, fate che la croce ci dia l'amore.

O Gesù, assieme alla Regina dei Martiri, io riparo, gemo ed amo.

ASPIRAZIONE. - O Cuore di Gesù che ci hai dato la divina Eucarestia, io riparo a tutte le pene che ti recano i cattivi.

Recitiamo l'inno al Cuore Eucarestico di Gesù, in ispirito di Riparazione.

Quel sacrifizio immenso, già veduto Una volta nel Golgota, qual prova Del Cuore di Gesù che l'ha voluto Su l'altar mille volte si rinnova.

Oh, che grand'Ostia!... degna veramente Per offrire al supremo Creatore

Una lode così corrispondente Da non immaginare la maggiore. In nome nostro degne grazie poi Egli rende per noi che frequenti Divinamente scendono su noi Dopo le grandi suppliche potenti. Egli intercede e la vendicativa Ira del giusto giudice allontana, E su' delitti versa l'onda viva Del Sangue che purifica, che sana. Egli domanda con le Sue parole, D'ogni bene la grazia e l'abbondanza Ricco, dal Padre ricco ciò che vuole Egli impetra, e si fa nostra speranza.

O dolce Cuore di Gesù, che mille, Mille pegni d'amor riversi in noi Accendici nel cuore le scintille D'un amor che compensi i pegni tuoi. Così sia. 

ULTIMO QUARTO D'ORA: LA PREGHIERA A GESÙ

Interpretazione con Maria SS. Addolorata

«O Padre santo, deh! fa che Io, ed i miei figliuoli, siamo una sol cosa in Te» (S. GIOVANNI).

O Gesù, dopo d'avermi inebriata col Tuo Sangue preziosissimo, e dell'averti supplicato col Poeta dell'Eucarestia, S. Tommaso d'Aquino: O Pio Pellicano, dolce Signore, Mi mondi il Sangue Tuo, son peccatore Può d'una sola stilla la virtude Purgare il mondo e dargli la salute.

Ora, purificata dal Sangue Tuo, fiduciosa e confidente m'appresso a Te, in compagnia della mia cara Madre, Maria SS. Addolorata, per implorare dal Tuo Cuore paterno grazie per me e per tutte le anime.

Veramente, o Gesù, «Tu sei un Dio nascosto, come predisse il profeta Isaia: «Vere tu es, Deus absconditus...»; e sebbene ascoso celato, nella candida Ostia la Tua potenza non ha limite alcuno, e tutti inviti di venire a Te, per ricolmare tutti, dei Tuoi doni... delle Tue grazie... dei Tuoi sorrisi... delle Tue benedizio­ni. O Gesù, in questi momenti preziosi, deh! rivolgi nuovamente lo sguardo al Padre Tuo, e ripeti ancora la dolce preghiera. - O Padre santo, glorifica il Tuo Figliuolo nella santa Eucarestia, che tutti Lo conoscano, Lo adori­no, Lo amino sinceramente, e venga, venga presto il suo regno d'amore e di pace... Quella pace, che tu puoi, o Gesù, ci lasciasti come un tenero ricordo. «Io vi lascio la pace, dicesti, vi dono la mia pace...». Deh! fa, o Signore, che tutti Ti seguano, poichè Tu solo sei la Via, la Verità e la Vita... che tutte le nazioni ritornino a Te, e tutte le regioni infedeli siano rischiara­te con la luce del Santo Vangelo...

La Tua preghiera, o Signore, proseguiva: «io voglio che dove sono io, anche i miei figliuoli siano meco, e veggano la gloria che Tu mi hai dato, poichè mi hai amato... Io ho fatto loro conoscere il Tuo nome, affinchè l'amore con il quale mi hai amato, sia in essi, ed io in loro».

Veramente, o dolce Maestro, voglio ripetere anch'io: «Vie Tue, vie pulchre» la strada che conduce al Padre Tuo è quella spaziosa del­l'amore; ed il segno certo di essere nella via della Tua predilezione, è di osservare i Tuoi comandamenti.

O Gesù, che hai preparato un posticino anche per me, nel regno Tuo, e dove sei Tu, vuoi che vi sia anch'io... deh ! fa, che io assie­me alla Regina dei Martiri, che al vuoto indefi­nito della Tua morte e separazione da Lei, visse solamente per l' Eucaristia...», e fu la Tua dolce amica nei Tuoi silenzi sacramenta­li.... anch'io, unita sempre con Lei, voglio essere la Tua vigile sentinella d'amor quaggiù, per poi venire a goderti per sempre in uno alla Mamma Tua, nel regno Tuo, ad amarti perfettamerte senza misura...

O buon Gesù, che quì velato or miro N'appaga, deb! l'ardente mio desiro Che io un giorno di vedertí in cielo, Raggiante nella gloria e senza velo.

O Gesù, accogli, Te ne supplico, i mie voti ardenti: Ti prego pel Tuo Vicario... che come disse S. Caterina da Siena... “è il dolce Cristo in terra...”; conservalo lungamente, vivifica­lo... e rendilo beato sopra la terra. Ti prego per i Vescovi, per i Sacerdoti, gli apostoli del Tuo Cuore Eucaristico... i missionari... le anime a Te consacrate.

O Gesù, per tutte le anime io Ti prego... deh! fa che esse siano una sol cosa in Te... O Divina Eucaristia, Tu passerai gloriosa fra i popoli... consolerai i secoli, e tirerai dietro a Te le nazioni tutte; ed in cantici soavi, tutti attratti da Te, ripeteranno con l'Ecclesiastico: Sbocciate o fiori, come il giglio, spirate fra­granza, gettate amene frondi, e date cantici di lode, e benedite il Signore nelle opere sue... e con inni d' amore spandete per ogni parte, soave odore, come l'albero dell'incenso.

O Gesù, in uno all'Addolorata, Ti amo, ed imploro misericordia e pace per tutti. ASPIRAZIONE: - O Cuore di Gesù, che ci hai dato la divina Eucaristia, deh! venga il Tuo regno d'amore.

Recitiamo l'inno al Cnore Eucaristico di Gesù, in ispirito d'impetrazione.

Sui nostri altari sempre permanente Cristo condensa meriti infiniti E per donarli a l'anime redente Volge amorosi imiti.

O pelago di beni, senza fondo, A tutti esposto nella sua pienezza,

Quì, non quella caduca ch'è nel mondo, Sta la vera ricchezza.

Quì, tu che fervi di pietà, domanda Un alto accrescimento al tuo fervore, Il Cuore di Gesù quì ti tramanda Nuove fiamme d'amore.

Quì, tu che langui nell'amor gelato. Vieni, l'altar di quel Gesù che t'ama per vederlo da te di nuovo amato, Quì, amor ti chiama.

Quì, vieni finalmente, o criminale, Cerca perdono, un pianto ch'è fecondo T'ispirerà Gesù, del fatto male Egli ti farà mondo.

Le nostre grazie acetta, o Trinità, Che nutri di sostanza ch'è superna Gli esuli, che beati un dì farà Lassù, la cena eterna. Così sia.

CONCLUSIONE

O Gesù, è già trascorsa rapida, quest'ora di cielo, che ho passata vicina, vicina a Te. Ho gustato melodie arcane, che resteranno scol­pite, tracce indelebili, nel mio cuore. È in una poesia d'amore ho provato, com'è dolce lo star con Te. Sento ora il bisogno di effonder­mi in cantico soave, e col Profeta Davide, voglio ripetere:

- Quanto amabili sono i Vostri tabernacoli, o Signore degli eserciti! L'anima mia si consu­ma pel desiderio della vostra casa. Il cuor mio e la mia carne esultano in Dio vivo. Perocchè il passero si trova una casa, e la tortorella un nido, dove riporre i suoi nati. I vostri altari, Signor degli eserciti, mio Re e mio Dio!...

Beati coloro che abitano nella vostra casa Signore: Vi loderanno in perpetuo.

Come il cervo desidera le fontane d'acqua, così Voi desiderate, o Dio, l'anima mia.

Ed ora, o Gesù mio, prima di partire, implo­ro, per mezzo ed intercessione di Maria Santissima Addolorata, la Tua paterna benedi­zione; e così sorretta, percorrerò alacremente il mio cammino.. Mi parto da Te, o Gesù... ma sola non mi lasciar. Vieni con me sempre e dovunque...

Accogli i miei baci d'amore... e grazie Ti rendo dei Tuoi sorrisi, che così amorevolmen­te mi hai rivolto. Arrivederci, o Gesù. 

SACRO SETTENARIO

A MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA

GIORNO 1

Il  Vaticinio di Simeone.

Contempliamo, anime buone, come la cele­ste e sovrumana fanciulla di Nazaret, Sposa purissima del Patriarca San Giuseppe, dopo le gioie ineffabili gustate vicino alla culla del suo Bimbo Divino nell'umile grotta di Betlem, che in estasi di Paradiso, fra le armonie degli Angeli e splendori celesti, aveva partorito prodigiosamente, simile ad un candido giglio che sboccia al bacio del sole, essendo trascor­si i quaranta giorni stabiliti dalla legge Mosaica, si presentava al Tempio, per espleta­re la Purificazione. Veramente per Maria, la purissima Madre di Dio, non avevano ragion d'essere queste cerimonie legali; ma Lei, umil­mente sottomessa ai voleri di Dio, devota­mente si assoggetta alla Legge. Apparisce dunque come una donna del volgo, celando la sua suprema grandezza, come la mammola fra le verdi zolle dei prati, ove nasconde la sua fragranza. Pertanto eccola, avvolta nel suo bianco e virgineo velo di Sposa e Madre purissima, prendere fra le sue braccia il dolce Fantolino, e col suo casto Sposo, avviarsi, rac­colta e pia, alla volta del Tempio. Su quella cara comitiva a gruppi gli Angeli sorvolavano, e colle loro dorate ali riparavano dal freddo e dalle ondate di vento, il Divino Bimbo, che, tranquillo e sorridente, faceva i suoi sonni d'amore sul seno benedetto della sua Mamma.

Giunti al Tempio di Gerusalemme, osserva­te tutte le cerimonie prescritte, la dolce Madre, commossa e nell'émpito di un amore forte e ardente, offre all'Eterno il suo Figlio­Dio. Il Santo Vegliardo Simeone prende fra le sue braccia quegli che lungamente desiderato di vedere, il Salvatore del mondo, e fra emo­zione e gioia mai provata, scioglie il suo canto d'addio: «Lasciate, o Signore, che se ne vada in pace il Vostro servo, perchè i miei occhi hanno veduto il Salvatore». Poi ispirato dall'alto profetizza, che quel Bambino così bello e divino, sarebbe posto a segno di con­traddizione e rovina per molti. E rivolto alla giovine Madre con profetiche parole Le dice: «La Tua anima sarà trapassata dal dolore», rivelandoLe l'angosciosa tragedia del Calvario.

Un brivido di amarezza percorse fulmineo per la Persona adorata della Madonna: il suo volto divenne pallido, i suoi occhi, scintillar di luce e d'amore, si rivelarono di pianto...

Oh! dolce Madre, quale pena per Te, giac­chè appena quindicenne, in un giorno tanto solenne, durante il rito sublime che celebravi fra le volte del Tempio Santo, il Tuo cuore materno restò trapassato dal dolore, fu priva­to delle gioie del Cielo, gustate nella grotta di Betlem alla nascita del Tuo Gesù, fra i dolci canti e le armonie degli Angeli, fra le ferventi visite dei semplici pastori e l'arrivo del Magi, che adorarono e riconobbero nel Tuo Figliuolo il Dio d'Israele.

Simeone già ha salutato la Vergine quale Regian dei Martiri; e Lei, l'augusta Madre, nel riprendere fra le sue braccia quell'Infante divino Lo stringe fortemente al suo Cuore, oppresso dal dolore, lo bacia, e coll'alito dei Suoi baci di amore sofferente, unisce a Gesù, fondendole insieme, le sue pene inenarrabili? In quel medesimo istante adora, calma e ras­segnata, il divino volere ed in quelle parole profetiche ha la tetra visione dell'aspro e spi­noso cammino del dolore, fino al Calvario, ove Gesù, il suo Bene, doveva apparire inchiodato alla Croce, ed elevato, quale frutto sanguinante, sull'albero della Redenzione.

O tenera Madre! bagna pure con le Tue mesti e calde lagrime il volto del Tuo Gesù, che stringi al petto, trapassato dalla spada... ormai la prospettiva della Tua vita in questa freschezza primaverile dei Tuoi verdi anni sarà il dolore... il Tuo avvenire, il Tuo ideale, sarà unicamente il dolore.

Anime care, che passate per la via del dolo­re, seguite le tracce dell'Addolorata, che ha sì bene santificato il dolore, e ad esso attinto come da fonte, ogni grandezza ed ogni gloria per cui il poeta cantò: "Donna, sei tanto grande e tanto vali, Che qual vuol grazia ed a te non ricorre, Sua disianza vuol volar senz'ali".

AFFETTI

O sovrumana e celeste Creatura, toccata dal dolore nell'ora che il Vaticinio di Simeone «solcava» profondamente il Tuo Cuore, trapas­sandolo da parte a parte, quanto Ti compati­sco! ah! che il Tuo piccolo Tesoro, che con tanto amore stringi al Tuo petto, è la causa del Tuo doloroso Martirio.

Tu baci quelle membra delicate del Tuo Divin Figliuolo e la Tua mente sorvola nel Pretorio di Pilato, ove quelle stesse sacre membra saranno sacrilegalmente sputacchiate e percosse dai cattivi. Tu vedi quei piedini muoversi coi primi passi verso le Tue braccia dischiuse, quelle anime leggermente carezza­re il Tuo volto materno, ma gettando il Tuo sguardo lontano le vedi forate dai chiodi; così quella bionda testolina che prende riposo sul Tuo seno la vedi già coronata da pungenti spine. Quel delicato corpicino, quelle tenere membra che vedi crescere rosee e fresche si presentano alla Tua mente livide e aperte in rivoli di sangue, scorrente sull'arsa terra. Ora con amore deponi il Tuo Gesù sulla culla, ma un giorno lo vedrai disteso sulla Croce, che sarà il talamo nuziale del Figlio di Dio.

O Madre cara, tiraci dietro a Te. Il Tuo Gesù dal monte delle beatitudini, solennemente ha proclamato: «Beati quei che piangono, poichè saranno consolati». Vogliamo, o Madre, pian­gere con Te, sicuri che da Te ci verrà l'aiuto a cristianamente soffrire, e con la pace nel cuore ed il sorriso sulle labbra santificarci attraverso il dolore.

OSSEQUIO - Benedire Dio in tutti i momenti di sofferenze, ed unirle a quelle di Maria Santissima Addolorata.

GIACULATORIA - O Maria, per il Tuo incruen­to martirio, guidami e sostienimi nella via della santità. 

GIORNO II

La fuga in Egitto.

Contempliamo, anime buone, dopo la puri­ficazione di Maria Santissima nel Tempio, ritornò la Sacra Famiglia a Nazaret, ove fece sosta per alcun tempo fra la quiete ed il silen­zio di quella santa casetta. Ma in una notte tri­ste e profonda, mentre la Sacra Familgia dor­miva un sonno tranquillo e le lucide stelle rischiaravano le tenebre della notte, apparve in sogno al Patriarca San Giuseppe l'Angelo del Signore, che gli dice: « Su, alzati, prendi la Madre con il Bambino e fuggi in Egitto, e ivi resta finchè io venga di nuovo ad avvisarti, giacchè Erode cerca il Bambino per uccider­lo». Pronto ai divini voleri il giusto Giuseppe si alza immantinente, e, recandosi dalla Sua Sposa benedetta Le comunica il Mandato celeste. Quale dolore non recò al cuore della Madre di Dio tale nuova?... ma la dolce Maria nell'estasi penosa della Sua anima ripete ancora una volta: Fiat! Fiat!, e calma, rassegnata e sommessa adora il comando divino, mentre si appressa alla culla del Suo Gesù. Delicatamente lo sveglia, se lo stringe trepida­mente al seno, lo avvolge in caldi panni, e desta e premurosa assieme al Suo sposo, si mette in cammino. Lei però è addolorata; il suo Cuore gocciola sange a stilla a stilla.

E dice fra sè: Ecco, già si avvera la profezia di Simeone, già si tramano insidie mortali al mio Gesù; già è posto in contradizione il Figlio di Dio.

Quale martirio straziante! In quel buio pau­roso, oh! come trema la tenera Madre. Ad ogni leggiero movimento le sembra di udire i passi dei soldati di Erode, i quali, espletano già il comando iniquo del Re, di trucidare cioè tutti i bambini di Betlem, sembrano venirle incontro e strapparle dal seno il Suo Tesoro, che ora stringe più fortemente al petto.

Ed oh! Le fosse almeno concesso vedere il piccolo asinello che cavalcava acquistare ali per volare, onde mettere più presto al sicuro il suo Gesù.

Dopo un lunghissimo viaggio trascorso fra inenarrabili disagi e privazioni, passando lun­ghe notti invernali sulla sabbia, sotto un cielo sereno e, ripetendo il faticoso cammino, quando la nuova alba illuminava uomini e cose, la Sacra Famiglia toccava finalmente la terra dell'Egitto.

Giunti colà in quella terra ad essi scono­sciuta ed idolatrata, gli augusti Sposi andaro­no incontro a nuove sofferenze ed a privazio­ni di ogni genere, anzi furono costretti a men­dicare lavoro e pane.

Oh! quanta pena pel delicato Cuore della gran Madre di Dio, divenuta già la Madre Addolorata.

Oh! quale esempio ci dà la pura Vergine in questo mistero sì profondo di pazienza, di rassegnazione e di fortezza invincibile nel sostenere tutte le pene e la stessa povertà tal­volta estrema; nell'assoggettarsi ancora al lavoro col suo Vergine Sposo San Giuseppe.

E più tardi, col Suo caro Gesù, che crescen­do come un fiore dei campi, in grazia e in bellezza, volle santificare il dolore, e procu­rarsi con le proprie mani il sostentamento, Egli Creatore e Padrone di ogni cosa nell'uni­verso. Sicchè il dolore, sinonimo di sacrificio, diventò prezioso e salutare, mentre al dire di un contemporaneo: In nessuna cosa si adora tanto bene Iddio, quanto nel lavoro.

Coraggio dunque, anime sorelle! L'ascesa del cielo si attraversa mediante la povertà evangelica, e Gesù dal monte delle beatitudi­ni proclamò «beati i poveri di spirito, e promi­se ad essi il regno dei cieli».

AFFETTI

O tenera Madre mia, fin dal mattino della Tua vita, Tu hai amato il sacrificio e l'immola­zione, additandoci così la via reggia e sicura del dolore, che sola conduce alla gloria, giu­sta la bella espressione della mia grande con­sorella Santa Caterina da Siena: «La gloria si acquista attraverso il dolore».

O Maria, Tu mi raffiguri in questa terra d'e­silio l'Ostia divina dei nostri altari. Tu sei can­dida e pura come l'Ostia, nacosta e celata come l'Ostia, silenziosa come l'Ostia, obbe­diente come l'Ostia, triturata dalla sofferenza, come il frumento che compone l'Ostia; sei il grappolo d'uva premuto dal torchio del dolo­re; sei un Mistero, o Madre mia, di amore e patimenti; ed io, genuflessa davanti a Te, Ti contemplo nel silenzio della mia anima, e ti amo, ti amo tanto. Ti chiedo energia per seguire i tuoi alti esempi; e Tu infondi in me le Tue virtù, e rendi pure, un'ostia pura e gra­devole a Dio ed a Te, o Madre cara.

OSSEQUIO. - Adempire sempre, ad imitazio­ne della Madonna, la volontà di Dio in tutte le cose, specie, in quelle contrarie alla natu­ra, ripetendo con amore: «Fiat voluntas Tua!».

GIACULATORIA. - O Maria, ferita dal dolore, pregate per me. 

GIORNO III

Lo smarrimento di Gesù nel Tempio.

Contempliamo, anime buone, lo smarri­mento di Gesù nel Tempio. La Vergine santis­sima giunta con le donne di ritorno da Gerusalemme, sta in ansiosa aspettativa del suo fanciullo Gesù, che crede aver lasciato con Giuseppe nel Tempio.

Ansiosamente lo attende, ma Gesù non ritorna. Poco dopo arriva con gli uomini Giuseppe, ma senza il suo divin Figlio.

Oh! l'inaudita pena che abbatte la Vergine nell'udire dal suo sposo, che dalla mattina in poi Egli non avevalo più veduto, e pensava che fosse con la Madre.

Oh! come quel volto di Paradiso, dove l'Eterno trova le sue compiacenze, addiviene scolorito e languido. E chi saprà consolarti, o dolce Madre, in sì straziante dolore? Hai smar­rito il Tuo Tesoro, e che vale più la Tua vita senza di Gesù?

O donne di Sion, vestitevi a lutto; cessate i vostri canti gioiosi. Uccelli dell'aria, fermate le vostre armoniose canzoni. Ombre odorose del Libano; rose e fiori profumati di Gerico non spargete più fragranze. Cipressi del te Sion, spezzatevi desolati al passaggio del­l'inclita Figlia del Cielo, oscurata dal Lume divino, che si è celato ai suoi sguardi, e che, come la sposa dei sacri cantici, coronata le chiome da un serto di rose, va gemente in cerca del suo Diletto.

Le sue candide gote sono bagnate di lagri­me, i lunghi ed affannosi suoi sospiri ferisco­no i Cieli, e gli Angeli dimessi e silenziosi si coprono il volto con le loro ali.

Oh! quale lutto straziante. «Ove sei, esclama desolata la dolce Genitrice, ove sei, o Diletto del mio cuore? Ove Te ne stai nascosto e cela­to ai miei occhi, e taci solitario?

Ah! che la mia vita vien meno senza di Te. Fammi udire la Tua voce, parla, o Figlio mio, onde io Ti rinvenga». O Madre, bisognerebbe che le nostre anime palpitassero del Tuo stes­so amore per Gesù, per comprendere il Tuo eccessivo dolore per tale smarrimento!...

La dolce Vergine assieme a S. Giuseppe percorre per tre giorni e tre notti continue tutte le strade di Gerusalemme, dopo di aver valicato monti e colline e attraversate le valli. Ella è mesta; è ricoperta di un nero velo. Di tanto in tanto, con intensità di amore e con accenti tristi, mirando il cielo, lo chiama per nome. Chiede notizie ai passanti, ma nessuno può consolarla, giacchè nessuno ha veduto quel Fanciullo Divino.

Ed oh! come geme e s'attrista la pia Madre; come si sente isolata. Oh! le notti e i giorni desolati, passa senza il suo Gesù, con l'amara incertezza di poterlo rinvenire. Essa langue d'amore lontana da Colui che riempiva di gaudio la sua anima.

Oh! dolce Madre mia, non piangere più; ritorna, ritorna pure nel Tempio santo, ove certamente lo troverai ed udirai di nuovo il suo dolce parlare.

Gesù ha fatto ciò per provare la Tua fedeltà materna, e presentarti a noi quale modello perfetto.

Da lontano Egli ha udito i fremiti cocenti, che, quali nuovi fiori, ha raccolti nei prati e per le strade, bagnate dalle lagrime sgorgate dal Tuo cuore, ferito dalla nuda spada del dolore. Corri pure, o Maria; vola con le bian­che ali della colomba. Gesù Ti aspetta per riabbracciarti e ridarti i suoi baci.

Finalmente dopo tre giorni d'indicibili ama­rezze, la Santissima Vergine assieme a San Giuseppe, entrando nel Tempio, lo ritrovano che disputava coi Dottori. Ma la doce Madre non può tacere, e subito fa noto a Gesù la sua pena e quella di Giuseppe nel cercarlo, e con accento addolorato Gli dice: «Figlio, perchè faceste ciò? ecco, Vostro Padre ed io, colmi di pena, siamo andati in cerca di Voi». Ed intanto l'abbraccia teneramente, lo bacia con infinita tenerezza e insieme confondono le loro lagri­me d'amore.

Ma Gesù, dolcemente Le risponde: «Perchè mi cercavate? Non sapevate che io devo attendere a ciò che riguarda il Padre mio?». E Gesù discese con essi, e tornò a Nazaret, e stava loro soggetto. E sua Madre custodiva in cuore tutte queste cose.

AFFETTI

Oh! quali preziosi insegnamenti mi dà que­sto mistero profondo dello smarrimento di Gesù, o cara Madre mia. Tu, innocente e pura, smarristi Gesù, senza alcuna Tua colpa; ma io posso smarrirlo a causa dei miei pecca­ti. E come vivere senza Gesù, che è vita, luce, sostegno della mia povera vita?

O Maria, sollevi in alto, in alto il mio cuore; tienilo sempre lontano dall'errore; fammi udire di continuo la Tua voce soave che mi sproni al bene e mi additi la via sicura che conduce al Cielo. Uniscimi sempre più inti­mamente a Te, onde sia perenne il mio canto tienimi lontana dalla colpa, onde non perda mai Gesù; ed allorquando cesseranno i sospi­ri ed il pianto di questa terra tenebrosa mostrami per sempre il Tuo Gesù, o dolce Vergine Maria.

O bella Madre, la Tua vita di dolore sia il mio conforto nel penare. Sii Tu la mia buona Mamma, o Maria, nelle ore meste, quando Gesù sembra restarsene lontano da me e lasciarmi in abbandono. Sii Tu la mia Avvocata, il mio aiuto, la mia difesa, la mia speranza, o dolce, o clemente, o pia Vergine Maria.

OSSEQUIO. - Recitare possibilmente la picco­la coroncina dell'Addolorata, onde ottenere la sua speciale protezione in vita e partico­larmente in morte.

GIACULATORIA. - O Maria, i Tuoi dolori ti uniscono alle glorie di Gesù. 

GIORNO IV

Incontro di Maria con Gesù.

Contempliano, anime buone, la dolente Madre Maria che incontra il Figlio con la croce sulle spalle, mentre come un delin­quente è condotto alla morte. O Cieli quale funesta tragedia siamo invitate a ricordare.

Ci vorrebbe la virtù dei santi; sentire come essi; amare grandemente Gesù come lo ama­rono essi per compatirlo. Solo l'amore del pietoso Nazareno verso le anime, che amava redimere, poteva spingerlo ad incontrare l'in­giusta condanna e gli orrori della morte di Croce.

O cieli oscuratevi, mentre noi ricordiamo lo scempio spietato compito dagli uomini ingrati al Figlio di Dio, e coprite colle vostre ombre una sì orribile catastrofe. Oh! come è trascor­sa presto per la Madonna la vita dei suoi materni gaudi per la presenza del suo Figliuolo Gesù, specie quando lavorava nel­l'umile casetta di Nazaret. E gioisamente Lo contemplava e si beava nel suo volto divino.

Oh! come è vero, che la vita umana è un'ombra che fugge e svanisce, portando con sè le sue gioie fugaci, gli acerbi dolori e le vane speranze. Felice veramente chi ama uni­camente Gesù e l'Addolorata, che restano sempre.

Gesù ha già trascorsa la sua vita. Ed ora che sta per ritornare al Padre suo, il suo Cuore affranto dalla pena si separa dalla Mamma sua che tanto amata e con la quale ha condivise gioie e dolori. Egli ha già bevuto il calice della Passione nell'orto degli ulivi e insegnato all'u­manità la grande e salvifica preghiera: «Fiat».

Eccolo ora condannato alla morte dalle sue creature, le quali gli presentano la Croce che Gesù bacia ed accetta per la salute dei suoi redenti. Indi coraggiosamente e volontaria­mente la porta al Calvario per esservi Crocifisso. Ma ohimè! in quell'ascesa dolorosa s'incontra con la Mamma sua; ed oh! la stra­ziante visione. Quale momento di indicibile ambascia per quell'amante e tenera Genitrice! Sotto le azzurre volte dei Cieli mai si è svolta la scena sì commovente e straziante; mai in questo mondo, campo di dolori inauditi, l'uo­mo ha assistito ad una tragedia così singolare. Nessuna Madre ha seguito il Figlio condanna­to al patibolo; ma la Vegine, la donna forte, la Regina dei Martiri, Lo segue dovunque. Ed eccola coraggiosa in mezzo ai soldati, che la spingono ed urlano. E la Vergine placida, taci­turna e rassegnata passa e, spingendosi innanzi a Gesù, lo vede quasi vicino a morire, ferito dalle verghe, coronato di spine, col viso imbrattato di sputi e sangue.

Oh Dio! Quel volto adorato che gli Angeli venerano prostrati non si riconosce più. Intanto a tal vista oh! come resta oppresso il cuore della Santa Vergine Genitrice. Nello strazio della sua anima lo guarda con inten­sità di affetto, comunicandogli attraverso lo sguardo tutti i sentimenti del suo immenso amore. Poi grida semplicemente: «Figlio, figlio mio!», e la parola Le vien meno sul labbro.

Gesù similmente solleva il languido sguar­do e, guardando il dolore della Madre, escla­ma con le smorte labbra: «Mamma, mamma mia»; e continua il doloroso viaggio.

La Vergine segue il figliuolo condannato e, adorando silenziosa gl'imperscrutabili disegni di Dio, non scrive punto alla malvagità umana sì funesta barbaria, ma il tutto attribuisce alla divina volontà, che dispone ogni cosa con sapienza.

Anime sorelle, imitiamo Maria come emula­re la sua eroica fortezza, mentre che il dolore l'opprime ed il suo volto è bagnato di lagri­me. Ella ci si presenta uniformata, paziente e forte nel dolore. Impariamo da Lei a saper soffrire.

AFFETTI

O dolce Madre mia, Ti vedo velata da sì profonda mestizia. Dal Tuo petto emanano gemiti inenarrabili, poichè hai veduto il Tuo Unigenito ascendere il monte della mirra pal­lido e languente e cadere sotto la pesante croce.

Ah! io ascolto i Tuoi mesti accenti: «Il mio Gesù non si conosce più; è divenuto un uomo sofferente, mentre non è sanità in nes­suna parte del suo corpo divino; non ha più bellezza, nè decoro, lo vedemmo e non aveva aspetto. Fra i grandi gemiti par che Ti sento esclamare ancora: «Allontanatevi da me, pian­go sola la mia amarezza, nè vogliate piegarvi in mio conforto».

No, o dolce Madre mia, voglio starti vicina vicina, voglio astergere le Tue lagrime, anzi voglio che le mie lagrime siano fuse con le Tue. Voglio cantare con Te le Tue meste can­zoni, voglio sorreggerti coi fiori, circondarti di melagrani, mentre Tu languisci d'amore. Voglio ancora, o Madre cara, salire con Te il calvario e morire sulla Croce assieme a Gesù e con Te d'appresso. Ed allorquando, cadrò sotto la Croce che mi offre il cielo, Tu mi rial­zerai ed io più forte e coraggiosa riprenderò l'arduo cammino...

OSSEQUIO. - Prendere ogni giorno la Croce e seguire con amore Gesù al Calvario. GIACULATORIA. - Vorrei che la mia vita fosse un canto d'amor per Te, o Madre mia.  

GIORNO V

Maria presente alla Crocifissione e Morte di Gesù.

Venite, ascendamus ad montem Domini. Anime sorelle, la dolce Addolorata, oggi ci chiama ed invita ad ascendere il monte del Signore per assistere con Lei alla Crocifissione ed alla Morte di Gesù. Vi andremo con amore, giacchè la via del Calvario è la sola che termi­na al Paradiso. Vi porteremo la nostra Croce, seguendo Gesù e noi saremo felici e benedetti.

La Madonna dopo tanto penare, finalmente è arrivata su quel monte. I soldati in fretta si accingono a crocifiggere Gesù; e, strappando­gli di dosso la veste, lo stendono sul duro patibolo, e, martellando vigorosamente i chiodi, lo configgono alla Croce.

Al primo colpo di martello, oh! come trema ed impallidisce la dolce Madre. Quei duri colpi si ripercuotono tutti, ad uno ad uno, nel suo cuore.

Essa palpita, agonizza. Le sembra vedere ad ogni istante e sotto quell'indicibile tormento il suo Gesù emettere l'ultimo anelito. Ma no, o Madre. L'Eterno serba al Tuo Figlio ancora un pò la sua esistenza per farlo maggiormente penare, onde soddisfi così, fino all'ultimo debito, i nostri successi. Egli deve agonizzare ancora per tre lunghe ore, e Tu devi dare al mondo intero dall'altezza del Golgota l'esem­pio di un eroismo sovrumano di sacrificio.

L'illustre P. Lacordaire scrive: «Quando si vuol conoscere il valore di un'anima, bisogna tastarla; se essa non rende il suono del sacrifi­zio, passate oltre: è un'anima volgare».

O Madre, il cielo ti ha tastata; ha provata la tua grande anima, sottomettendola ad un dolo­re immenso; e Tu hai dato il suono meraviglio­so del più eroico e supremo sacrificio. Oggi, per il Tuo dolore, Tu sei la più alta creatura uscita dalle mani di Dio, e dalla Tua fronte ema­nano fasci di luce che Ti avvolgono tutta, in un nembo di grandezza. È il Tuo Martirio incruen­to che Ti rende bella, sovranamente bella...

Dippiù: la dolente Madre assiste sul Calvario ad un altro supplizio, che quei inu­mani apprestano a Gesù. Terminata la croce­fissione, i carnefici alzano da terra la grande croce, l'accostano alla buca scavata prima, e ve la lasciano cadere dentro con tale scossa per tutte le membra del Redentore, che Gesù emise un sospiro.

E quando la Croce col suo frutto sanguinan­te apparve fra il cielo e la terra, l'odio satanico di quel popolo inferocito proruppe in orride bestemmie e continui insulti al Crocifisso; ma Gesù perdona tutti e prega il Padre:

«Padre, perdona loro, perchè non sanno quel che fanno». E quel generoso perdono, misto a compatimento quasi paterno, scende vivo e penetrante nel cuore di uno dei due malfattori che gli pendono accanto, il quale lo proclama Dio e Gli rivolge la cara preghiera: «Signore, ricordati di me quando sarai nel regno Tuo».

E Gesù generosamente gli promette: «Oggi, oggi stesso, sarai meco in Paradiso». - Oh! quale felicità. Ma Gesù va sempre più decli­nando ed il suo cuore non si sente ancora pago. Vuole dare agli uomini l'ultimo testa­mento della sua carità infinita, sigillandolo con le ultime stille del suo sangue divino e con gl'indicibili suoi dolori. Egli scorge la mamma sua, accanto alla croce, immersa in un'estasi di amarezza, con lo sguardo immo­bile verso di Lui e, vedendo il bisogno delle anime di avere una Madre che le diriga al bene, rivolto a Giovanni gli dice: «Ecco la Madre tua!»; poi rivolto a Maria, additandole Giovanni, ed in Lui tutto l'uman genere, aggiunge: «Donna, ecco il Tuo figlio!». Indi a poco leva al Cielo, quasi gemito pietoso, il tri­ste lamento: «Padre, perchè mi hai abbando­nato?». - Ah! che questi accenti dolorosi e misti feriscono al vivo cuore sanguinante dell'Addolorata.

Ma ahimè! Gesù, sempre più aspirante, domanda da bere; «Sitio!»: «Ho sete!..». O sete misteriosa! È tale l'ardore della sua sete, che Gesù emette un gemito così alto da farsi udire da tutti; ma quei poveri insipienti tuffano nel­l'issopo ed aceto una spugna e, inumiditola, l'apprestano alle smorte labbra del Figlio di Dio. Ma Gesù, accostatevi appena le labbra, la rifiuta... Ben altra sete è quella che Egli sente. È la sete delle anime da Lui redente, e la chede a tutti.

Oh! mi fosse dato, o Gesù caro, di valicare gli immensi oceani in cerca di anime da condurre a Te. Vorrei essere un'aviatrice che sotto le volte azzurre dei cieli vola in cerca delle anime per darle a Te. Vorrei, se fosse possibile, ascen­dere agli astri e trovare delle anime e dartele tutte e così dissetarti, o mio languente Signore.

Ma io sento ancora un altro accento: «Tutto è compiuto». E la mia anima risponde: «O Divino Maestro hai compiuto tutto, facendo tutto bene. L'alta missione l'hai espletata divi­namente, salvando il genere umano; puoi dunque ora ritornare dal Padre Tuo, che Ti aspetta e Ti tende le sue braccia Paterne. Ma io vedo il Tuo petto divino più ansante, l'ulti­mo istante della Tua vita già arrivato, gli occhi della Mamma tua fissi e rivolti a Te, mentre un fremito di angoscia Le passa per la Persona. Ella ti vede lentamente declianre il capo, mentre per l'ultima volta fai udire la Tua voce: «Padre, nelle Tue mani raccomando il mio spirito»: e muori.

AFFETTI

O Madre cara, nel vedere la tua calma in mezzo a tanto cordoglio mi si commuove l'a­nima. Tu, immersa in Dio solo, stai fissa alla croce, mirando, con pace e tranquillità, gli orrori di questo giorno. Il mondo intero è avvolto in una vera caligine tenebrosa, e Tu sola contempli il Tuo morto Gesù, lo adori, lo ami nell'estasi della Tua anima straziata.

Oh Madre! dalla sommità del Calvario attiraci tutti a Te, onde piangere con Te la morte del Tuo Unigenito, mentre le nostre lagrime, ver­sate ai Tuoi piedi, ci frutteranno gioie perenni.

Mons. Guy scrive: Ogni anima che è intrisa di lagrime, è come una terra feconda, di cui Dio finisce sempre per farne un Paradiso. Oh! quale grandezza è nascosta nel puro pati­re per Gesù e per amor Tuo. E Tu vedi, o Mamma, quante pene nell'intimo del mio

cuore! quanti solchi profondi; quanti cari scomparsi dal nido benedetto della mia fami­glia! Quei sacri vincoli spezzati per Te sin dal mattino della mia vita, Tu li rannoderai lassù. Vedi come sanguina il mio cuore per tante incomprensioni e disprezzi subiti. Donami Tu il coraggio... alita su di me la Tua calma, e fa che io imiti la tua invitta fortezza.

O Madre, Tu mi hai sempre sorriso e fatto soavemente sentire la Tua carezza divina. Sorridimi ancora, allorquando la mia vita é per finire. Tu nel cammino della mia esistenza mi sei stata sempre d'accanto. A Te ho consa­crata la mia vita; per Te in morte tutti i palpiti del mio cuore ardente. Adempi adunque, o Madre, il sogno mio.

Morir d'amor per Te, oh! qual martirio bello. Vorrei, vorrei soffrire per Te, o Madre dolorosa. Angeli del Golgota, ridite Voi alla Regina dei mesti, che io soffro lontano da Lei. Desidero di essere unita a Lei a Gesù, ed eternarLe perenne il mio canto d'amore.

OSSEQUIO. - Tenere sempre compagnia alla Madonna ai piedi della Croce.  GIACULATORIA. - Per i Tuoi dolori, o Madre mia, mi sia concesso il premio di un pio morire. 

GIORNO VI

Il colpo di lancia e la deposizione di Gesù dalla Croce.

Contempliamo, anime buone, ancora un altro dolore che ebbe a sostenere ai piedi della Croce l'eletta Madre di Dio. Dato che non vi è oltraggio più grave che ferire ed insultare un morto, il colpo di lancia, vibrato da un soldato che ferì il Sacro Costato di Gesù intensificò lo spasimo atroce della Madonna, che da sola ne subì tutta la dolorosa sensazio­ne, essendo Gesù già morto.

Ma l'alto mistero racchiuso nel colpo di lan­cia veramente è mistico, sublime, oltre l'inten­dimento umano; poichè da questa ferita fatta al Sacrosanto Costato ne uscì la Santa Chiesa.

La S. Chiesa nella liturgia del Sabato Santo esulta e chiama felice la colpa di Adamo, che ci meritò un tanto Redentore: «O felix culpa, quae meruit babere tantuma Redemptorem... Benedetta lancia che ferì ed aprì il Sacro Costato di Gesù e ci donò il suo Cuore avvampante di carità». Da questa aperta ferita sgorgano le ultime stille di sangue misto ad acqua; per rimanere aperta sempre a tutti quei che vogliono tuffarsi in essa ed essere rigenerati alla grazia che porta alla vita eterna. L'Addolorata ai piedi della Croce, mesta e silenziosa, raccoglie ogni sublimità.

Mistero profondo! Maria, attinge da Gesù estinto, le acqua salutari per dissetare tutti i suoi figli novelli, e li invita con le soavi paro­le: «O assetati, venite tutti; - venite omnes sitientes».

Sì, o Madre cara, veniamo a Te, sitibondi di queste mistiche acque. Mondaci in esse e ren­dici pure e belle ai Tuoi sguardi materni.

Gesù morto, dalla Croce, col cuore aperto, cogli occhi spenti, colle labbra scolorite e semiaperte, par che ripeta a tutti: «Venite ad me omnes qui laboratis et onerati estis et ego reficiam vos: - Voi tutti che siete affaticati e stanchi, e coperti di lagrime, addolorati, veni­te a me: io vi ristorerò».

Sì, il dolce Maestro è stato diradato dalla terra dei viventi; il grande e tremendo Deicidio è stato compiuto... Il pietoso Nazareno è scomparso, ma il suo Cuore pal­pita ancora per tutti i suoi amici, ed anche per i nemici e cattivi, giacchè la sua misericordia è infinita.

Pertanto sulla cima del Calvario, tra i sassi coperti di sangue, mentre il cielo si oscura e dense tenebre avvolgono l'orizzonte, la terra trema, il velo del Tempio si divide in due parti, i sepolcri si aprono, i morti risorgono, Maria, la dolce Madre: - Stabat justa Crucem jesu: stava ritta e immobile accanto la croce di Gesù, in mezzo agli orrori di quel Venerdì Santo, e quale Sacerdotessa offriva all'Eterno sull'Altare del Golgota, il primo sacrificio e la prima Messa del suo Figliuolo.

O Madre, Sacerdotessa eccellente, da oggi in poi, verranno a Te per la durata dei secoli tutti i Sacerdoti, che si curveranno dinanzi a Te; e Tu sarai la loro Madre, Maestra, Modello. Essi sono il palpito più cocente del Cuore aperto del Tuo Gesù e sono i figli della Tua predilezione materna. Tu li assisterai sempre durante la celebrazione dei divini Misteri; starai presso l'Altare santo, vicino ad essi, come stavi vicino alla Croce di Gesù; mostrerai loro il Cielo durante le loro ardue fatiche apostoliche; l'incoraggerai nel loro ministero e dirai loro: Figlio, guarda il Cielo, e compi coraggiosamente le fatiche, ed opera per amore mio e di Gesù».

Un'altra pena incombe purtroppo sul Cuore Addolorato di Maria Santissima: la deposizio­ne dalla Croce.

I discepoli di Gesù lo schiodano e, scen­dendolo piano piano; lo adagiano sulle ginocchia della Madonna, che a tal fine si era seduta su di una pietra. Ma quale non fu il rammarico della dolente Madre nel mirare il suo morto Gesù e vedere quelle piaghe profonde e larghe? Quella corona di spine sì fortemente premuta e conficcata nel divin Capo. Ella gliela toglie con amore; indi bacia con tenerezza materna ciascuna piaga del corpo adorato del Figlio, e va mestamente ripetendo: «non est in Eo sanitas: da capo a piedi non è in Lui sanità veruna».

Anime buone e care, insieme ai pii Discepoli di Gesù, alle divote donne piangia­mo intorno alla salma dell'Uomo-Dio deposto in seno alla sua desolata Genitrice; ed in silenzio adoriamolo profondamente con Maria, che con affetto Lo bacia, Lo accarezza, Lo adora.

AFFETTI

O Regina dei Martiri, chi mi darà lagrime ardenti per piangere con Te, giorno e notte la morte atroce del Tuo Unigenito? Quel petto aperto dalla crudele lancia mi parla del suo amore immenso. Chiudimi in Essa, o dolce Madre, come in una caverna benedetta, onde io ridica a lui il mio amore.

Anime sorelle, durante il Santo Sacrifizio della Messa recitiamo sempre il flebile inno dello “Stabat Mater”. Recitare questa gioconda poesia del dolore di Maria è lo stesso che ristemprarsi in pianto. Par che la Mamma Dolente accolga sensibilmente le espressioni dolorose che sgorgano divote dal cuore.

O Madre, abisso di amore, fa che io senta i Tuoi dolori, che io pianga assieme con Te:

"In Te può la mia vita esser gioconda S'ai Tuoi prieghi, o Maria, O Vergine dolce e pia, Ove il delitto abondò, la grazia abonda".

OSSEQUIO. - Prendere da oggi la bella prati­ca di recitare sempre lo Stabat Mater, possi­bilmente dinanzi alla immagine dell’Addolorata.

GIACULATORIA. - O Maria, Madre del dolore, fa che io senta i Tuoi dolori e che pianga assieme con Te. 

GIORNO VII

Dolori di Maria nella sepoltura di Gesù.

Contempliamo, anime buone, le atrocissi­me pene della Divina Desolata, allorquando dovette dare sepoltura al suo Unigenito.

In questo mistero l'umiliazione dell'Uomo-­Dio, riposto nel sepolcro, come tutti i mortali, raggiunse tali altezze di dolore, che solo Maria potè sostenerle. Se una madre ha per­duto l'unico suo figlio, lo ha visto cadavere e poi sepolto in una fredda tomba, per questa genitrice sono finite tutte le gioie. Il sole sem­bra negare a lei la sua luce, mentre ella resta avvolta in una perenne amarezza. Tale fu la pena della Vergine, dopo di aver sacrificato all'Altissimo il Suo Unigenito, come fece Abramo col suo piccolo Isacco.

Finalmente i Discepoli Le tolgono dal seno il suo Gesù morto, lo imbalsamano, lo avvol­gono in un candido lenzuolo; indi lo portano al sepolcro. Segue anche Maria, sostenuta dalle pie donne! Giunti colà lo adagiano sulla pietra. La Vergine Madre lo bacia con tenerez­za infinta per l'ultima volta; lo benedice col cuore straziato e gli dona l'estremo addio.

Indi lo chiudono nel sepolcro. Oh Dio! quale fremito pietoso pervade la Divina desolata, priva del suo Gesù.

O Gesù caro, Ella esclama, sei veramente sposo di sangue e di dolore; l'amore Ti ha ucciso. O dolce vittima d'amore e di dolore, rendi me pure un'ostia sacrificata per Te, immolata al Tuo solo dovere divino e fa che io resti sepolta con Te. Ma quale non fu la desolazione della Madonna nel discendere il Calvario dopo quell'estremo dolore della sepoltura di Gesù.

Maria, appoggiata al pio Giovanni, in com­pagnia delle divoti donne e di tutti gli Angeli del Calvario fa ritorno alla sua casetta.

Anime care, quest'ultima e straziante pena della Madonna non parti mai dalla nostra mente e resti per sempre dentro il nostro cuore il gemito della nostra Madre, affinchè ci sia di perfetta propiziazione e benedizione. Tutte le sere, dopo l'Angelus, accompagnia­mo la Desolata, che discende dal Calvario mesta ed oppressa e recitiamo con amore il S. Rosario, e, nel contemplare i misteri del suo dolore, contempliamola di cuore.

AFFETTI

O tenera Madre mia, allorquando Ti penso nel doloroso ritorno del Calvario, afflitta e desolata, Tu ci apparisci assai bella. E allor che l'orizzonte s'indora al declinare del sole, che proietta i suoi vividi raggi di luce e di calore, mentre la dolce compagna inneggia a Te col divoto squillo e invita i Tuoi figli a ripeterti il caro saluto dell'Angelus, il tuo sor­riso amabile, che ci rifulse del vivere al matti­no, ci sorridi ancora, o Vergine pietosa, allor che la sera, anche per noi sarà vicina.

"A Te le prime suppliche Rivolgemmo un giorno, bamboli innocenti; A te si volga l'ultimo Sospiro e bacio del nostro cuor morente!

Vorremmo vederti a l'ultima agonia... Vorremmo morir, dicendo: “Ave Maria”. In mano il Tuo Rosario, Chinato il capo sul materno cuore, Al petto la medaglia, Lo spirto voli al regno de l'amore! Adorni la mia coltrice, Siccome gemma, il santo scapolare, E le mie ossa posino Vegliate a l'ombra del Tuo bianco altare! Vieni, o Madre, a l'ultima agonia Fammi morir, dicendo: “Ave Maria”. Nel chiostro santo, raccolte nel Tempio, Davanti alla Tua Immagine in cui Ti vediamo Stringere fortemente al seno Il morto e pallido Tuo Figlio Divino.

Oh! in quei momenti di Cielo, passati vicina a Te, quante lagrime verso, o Madre mia. Ripenso agli ultimi istanti della mia vita e Ti invito, o dolce Madre, a prestarmi nell'ora di mia morte la Tua materna assistenza, come facesti con Gesù sul Calvario, mentre con forti accenti, elevando il mio spirito in alto, Ti prego con gli Angeli, o Vergine pietosa: Salve Regina, Mater misericordiae, vita dulcedo et spes nostra salve!

O Tu, che sei l'Avvocata nostra, intercedi per noi, Tuoi figli, salvaci tutti, volgi pietosa i Tuoi occhi d'amore verso di noi e mostraci, Te ne supplichiamo, il benedetto Tuo Gesù dopo il nostro penoso esilio, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

OSSEQUIO. - In tutti i Venerdì dell'anno, rendere speciali ossequi all'Addolorata, facendo in suo onore la Santa Comunione, e, quando si può, l'Ora d’Amore alla Desolata.

GIACULATORIA. - O Rosa del Golgota, mac­chiata del sangue della Redenzione, abbi pietà di me.

 

PER LA FESTA DELL'ADDOLORATA

15 settembre

L'Addolorata Maria è Madre nostra

Oggi la Chiesa Santa espone sui nostri altari l'immagine dell'Addolorata, giacchè è la festa consacrata al suo culto ed ai suoi dolori. E la dolce Madre avvolta nel sublime poema di dolore e di amore, ci si presenta, come su d'un mistico Calvario con la spada confitta nel virgineo petto, gli sguardi miti, e sereni che tendono verso l'alto della Croce, con le mani congiunte, come quando sul Calvario Gesù la riscuote dalla sua dolorosa rassegnazione, la chiama e le affida la più alta e dolce missione di maternità degli uomini attraverso i secoli. “Donna, ecco il Tuo Figlio”. Maria avvolta nel suo nero manto, è circondata da nubi, fra un coro di Angeli, che Le presentano i fatali strumenti della Passione del Figlio e dei suoi martirii. La Sua immagine è adornata di ceri e fiori, col loro olezzo soave dettano amore. Oh! che celeste e grata visione.

I dolori di Maria si sono trasformati in un poema di gloria, in un serto di gemme prezio­se che Le circondano l'augusta fronte, intrec­ciata all'aureola della maternità gloriosa. Un fascio di bianca luce la circonda come un incanto! Lagrime di commozione e di amore cadono allora dagli occhi dei suoi amanti.

Gesù, non più agonizzante, ma velato nell'Ostia bianca, par che ripeta al cuore di quei che si presentano ai piedi dell'Addolorata: «Ecco la Madre tua!».

O anime care, amiamo Maria, palpitiamo incessantemente di amore per Lei, non la dimentichiamo mai. Chi dice madre, dice paradiso; e Maria è un vero Paradiso. Ella pensa sempre a noi, ci difende, ci assiste, ci protegge; e da buona Madre, premurosa sem­pre nel nostro bene ci guida pei sentieri del vero bene, ci sprona al dovere nei momenti difficili; quando suona l'ora del sacrificio ci sussurra all'orecchio: «Figlia, guarda in alto, mira il Cielo». Nelle dolorose incomprensioni e nelle tribolazioni: Figlia, mira il Cielo! E quando le onde fluttuanti del mare tempesto­so della nostra vita sembra che ci vogliono sommergere, la dolce Madre continua ad inchinarsi dolcemente a noi, e con materna premura ci ripete: «Figlia, mira il Cielo!

Sì, con Maria e sotto gli sguardi materni di Lei operiamo continuamente. Con Maria lavoriamo, con lei preghiamo. Con Maria lodiamo Dio in tutti i suoi divini attributi ed a Lei doniamo le nostre lagrime. Con Maria rechia­moci da Gesù Eucaristia, assieme a Lei acco­stiamoci alla Croce. Con Maria incominciamo la giornata quando l'aurora ci sorride; con Maria chiudiamola dopo l'indefesso lavoro; e nella tacita notte sul suo seno materno ripo­siamo tranquilli. E con Maria, fra le sue brac­cia, un giorno che sarà l'ultimo della nostra esistenza, spireremo felicemente, allietati dai suoi sorrisi materni; e nel suo bacio ci incon­treremo lassù nel Cielo per amarla eterna­mente e mirarla senza alcun velo: Qui me invenerit, invenerit vitam.

Anime care, chi trova Maria trova la vita, e la vita eterna... Felice quell'anima che nel bacio si unisce alla Vergine, vivrà la sua stessa vita. Non separiamoci mai più da Lei; compia­mo bene tutte le cose per amor suo; non neghiamo mai niente a chi per amor suo ci domanda qualche favore. Così faceva quel suo grande amante S. Gabriele dell'Addolorata e la morte per lui fu un'estasi d'amore per la Madonna e, godendo della sua presenza, morendo, La pregava: Madonna mia, fa presto.

Tutti i sacrifici inerenti alla vita compiamoli per amor di Maria, e da Lei ci verrà ogni bene. Maria è il capolavoro della onnipotenza creatrice di Dio, il quale potrebbe creare mille mondi più belli, mille soli più luminosi, ma giammai una creatura più bella, più grande e più santa di Maria.

Prima dei secoli Ella già esisteva; e Dio stes­so l'annunziò nel paradiso terrestre ai nostri progenitori e dichiarò al serpente che una donna portentosa gli schiaccerebbe la testa. Ed oh! l'eccelsa vittoria che riportò Maria ai piedi della Croce. La Vergine coi suoi dolori tutte le anime, le accolse tutte nel seno mater­no, strinse amorosamente al suo petto trafitto dalla spada ciascuno di noi, ci nutrì, ci forti­ficò col suo latte, ci educò alla scuola del dolore ed oggi per suo mezzo abbiamo diritto alla gloria del Cielo.

Un divoto di Maria, pregando un giorno davanti alla sua immagine Le disse: «Monstra Te esse Matrem»; ma sentì rispondersi: Monstra Te esse Filiumu. La risposta di Maria, anime divote, ci sproni a dimostrare a Maria Addolorata di essere veramente i suoi figli col condurre una vita santa, di mantenerci lontani dal peccato e di amarla filialmente.

Ciascuna di noi dica: vivrò sempre la mia vita con Maria e per Maria, onde morire fra i

suoi materni amplessi, ed esser per sempre conquista sua, figlia tenerissima per tutta l'e­ternità. Essere veramente devoti di Maria SS. Addolorata, imitare le sue virtù, emulare la sua fortezza nel dolore a compatire nelle sue pene è segno certo di predestinazione e si può vivere sicurio della salvezza dell'anima.

AFFETTI

O Maria, estasiata dalla Tua mirabile bellez­za, mentre ti miro Addolorata ai piedi della Croce esclamo: «O Maria, sei tanto bella nella Tua Concezione singolarissima; bella sei nella Tua nascita, che apportò gaudio all'universo mondo. Sei bella, o Madre, nella Tua Assunzione, quando l'Arcangelo Ti salutò piena di grazia e Madre di Dio. Bella tu sei nella nascita del Tuo Gesù, con la fronte cinta del diadema mirabile della divina Maternità. Bella Tu sei ancora nelle nozze di Cana, quando per il Tuo Gesù, Ti rendesti dispensa­trice di grazie. Bella Tu sei, o Maria, sempre e dovunque. Ma vicino alla Croce del Tuo Figliuolo Agonizzante, Tu sei sovranamente bella; e nel Tuo profondo dolore, serbando una calma rassegnazione inalterabile, che aleggia sul Tuo pallido e mesto volto... Tu sei Paradiso di bellezza ed un conforto inesplica­bile per quei che soffrono e Ti seguono al Calvario.

Qui elucidant me, vitam aeternam babe­bunt. - O Madre cara, Tu prometti la vita eter­na a quelli che Ti lodano. O Maria, vorrei avere sulle labbra i versi più belli della poesia per lodarti. Se mi fosse dato il genio del B. Angelico Ti dipingerei sempre ai piedi della Croce; se conoscessi tutte le arti belle le con­sacrerei tutte a Te. Ma più di ogni cosa vorrei essere missionaria per portarmi lontan lonta­no, in mezzo alle anime che non ti conosco­no ancora per farti amare e dir loro che Tu sei ancora la loro Madre.

O Mamma, accetta il mio amore, i miei poveri sforzi per condurti delle anime e con­quistarle a Te, mentre imploro le tue grazie, i tuoi sorrisi, le tue benedizioni materne per tutto il genere umano e in modo speciale per il Sommo Pontefice. Appaga tutti i tuoi santi desiderii, aiutalo, conservalo lungamente. Ti raccomando tutta la gerarchia della Santa Chiesa, i missionari, tutti i sacerdoti e le anime consacrate a Gesù.

Dalla sommità del Calvario benedici tutti i Tuoi figli, la nostra cara Patria; difendila sem­pre, proteggila. Ti raccomando i Governanti, gli intellettuali, i professionisti, in modo spe­ciale quelli che soffrono ed i miei cari. Tutti, tutti raccomando a Te, che sei la Madre di tutti, ed a tutti dona la vita eterna.

Ed ora sorridi alle povere espressioni di questo mio scritto, dettato da un cuore ferito d'amore per Te; e vieni, o Mamma, Ti aspetto con ansia... conducimi a Gesù, e fammi Tua per sempre.

Ave, o Madre generosa, o Regina dei Martiri.

 

SETTINA DELL'ADDOLORATA E VESPRI DELLA VIGILIA DELLA FESTA DELLA B. M. ADDOLORATA

SCHEMA DELLA SETTINA DELL'ADDOLORATA

LITANIE LAURETANE

Signore, pietà

Cristo, pietà

Signore, pietà

Cristo, ascoltaci

Cristo, esaudiscici

Padre del cielo, che sei Dio (pietà di noi)

Figlio redentore del mondo Spirito Santo, che sei Dio

Santa Trinità, unico Dio

Santa Maria (prega per noi)

Santa Madre di Dio

Santa Vergine delle vergini

Madre di Cristo

Madre della grazia divina

Madre purissima

Madre castissima

Madre sempre vergine

Madre senza macchia

Madre amabile

Madre meravigliosa (prega per noi)

Madre del buon consiglio

Madre del Creatore

Madre del Salvatore

Vergine piena di saggezza

Vergine degna di venerazione

Vergine degna di fede

Vergine potente

Vergine clemente

Vergine fedele

Ideale di santità

Trono della sapienza

Fonte della nostra gioia

Tabemacolo dello Spirito Santo

Tabernacolo radioso

Tabernacolo sacro di Dio

Rosa del cielo

Rocca di davide

Rocca inespugnabile

Tempio d'oro

Arca della nuova alleanza

Porta del cielo

Stella del mattino

Salute dei malati

Rifugio dei peccatori

Consolatrice degli afflitti

Aiuto dei cristiani

Regina degli angeli

Regina dei patriarchi

Regina dei profeti

Regina degli apostoli

Regina dei martiri

Regina dei perfetti cristiani

Regina delle vergini

Regina di tutti i santi

Regina concepita senza peccato originale

Regina Assunta in cielo

Regina del Santo Rosario

Regina della pace

Santa Maria dei sette dolori protettrice nostra

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo (perdonaci, o Signore)

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo (perdonaci, o Signore)

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo (abbi pietà di noi) 

Capitolo:

C. A che devo paragonarti Figlio di Gerusalemme? Che cosa paragonare a Te per consolarvi, Vergine Figlia di Sion? Perché grande come il mare è la tua ferita.

A. Rendiamo grazie a Dio.

INNO

O qual pianto di lacrime, qual dolore la coinvolge, mentre la Vergine Maria deposto il figlio suo, dalla croce insanguinata guarda lui tra le braccia! Volto dolce, mito il cuore ed il fianco suo dolcissimo, la mano destra ferita, e piagata la sinistra i piedi rigati di sangue mesta bagna di lacrime. Cento volte, mille volte forte stringe al suo seno quel suo corpo martoriato, le ferite ricompone, così tutta si discioglie in dolenti spasimi.

Ora, Madre, ti preghiamo per le tue lacrime sante, e per la morte del figlio, con il sangue delle ferite, ed il dolore del tuo cuore lava i nostri peccati.

Sia al Padre e al Figlio, allo Spirito Paraclito, alla Santa Trinità sempiterna gloria,

e perenne lode, e onore, ora e sempre nei secoli. Amen.

V. Regina dei martiri, prega per noi.

R. Tu che sei rimasta presso la Croce del Signore.

V. Regina dei martiri, prega per noi.

R. Tu che sei rimasta presso la Croce del Signore.  

Antifona al Magnificat:

Il dolore pesa su di me, il mio volto è rosso per il pianto; le mie palpebre si sono oscurate.

L'ANIMA MIA MAGNIFICA

L'anima mia magnifica il Signore: e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore. Perchè ha guardato alla miseria della sua serva: d'ora in poi tutte le generazioni mi chiame­ranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente: e santo è il suo nome.

Di generazione in generazione la sua misericordia: si estende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio: ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore. Ha rovesciato i potenti dai troni: ha innalzato gli umili.

Ha ricolmato di beni gli affamati: ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele suo servo: ricordandosi della sua misericordia. Come ha promesso ai nostri padri: ad Abramo e alla sua discendenza per sempre. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Com'era in principio ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen. 

Si ripete l'antifona: Il dolore pesa su di me, il mio volto è rosso per il pianto; le mie palpebre si sono oscurate.

C. Il Signore sia con voi.

A. E con il tuo spirito.

C. Preghiamo: o Dio, nella cui passione, secondo la profezia di Simeone, una spada di dolore tra­fisse l'anima dolcissima della gloriosa e Vergine Madre Maria: concedici benigno che, mentre con venerazione celebriamo i dolori di Lei, pos­siamo anche conseguire i benefici effetti della tua passione: tu che vivi e regni nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

C. Il Signore sia con voi.

A. E con il tuo spirito.

V. Benediciamo il Signore.

R. Rendiamo grazie a Dio.

O vittima di salvezza che apri le porte del cielo: dona a noi la tua forza, dona a noi il tuo aiuto. Gloria eterna al Signore Trinità beata: vita beata ed eterna doni a noi nella patria del cielo. Amen.  

VESPRI DELLA VIGILIA DELLA FESTA DELLA B. M. ADDOLORATA

C. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

C. Il Signore sia con voi.

A. E con il tuo spirito.

C. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

A. Com'era nel principio ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona:

Dov'è andato il tuo diletto, o bella fra le donne? Noi lo cercheremo con te.

SALMO 109

Oracolo del Signore al mio Signore: siedi alla mia destra.

Finchè io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici.

A te il principato nel giorno della tua potenza tra i santi splendori:

dal seno dell'aurora, come rugiada io ti ho generato. Il Signore ha giurato e non si pente: tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek.

Il Signore è alla tua destra:

annienterà i re nel giorno della sua ira. Giudicherà le nazioni, moltiplicherà le rovine: spezzerà sulla terra le teste di molti. Lungo il cammino si disseta al torrente,

e solleva alta la testa. Gloria al Padre e al Figlio, e allo Spirito Santo. Com'era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona:

Dov'è andato il tuo diletto, o bella fra le donne? Noi lo cercheremo con te.

Antifona:

Non guardatemi, voglio piangere amara­mente; non cercate di consolarmi.

SALMO 112

Laudate, servi del Signore, laudate il nome del Signore.

Sia benedetto il nome del Signore: ora e sempre.

Dal sorgere del sole al suo tramonto, sia lodato il nome del Signore. Su tutti i popoli eccelso è il Signore più alta dei cieli è la sua gloria.

Chi è pari al Signore nostro Dio che siede nel­l'alto:

e si china a guardare nei cieli e sulla terra? Solleva l'indigente dalla polvere, dall'immondizia rialza il povero.

Per farlo sedere tra i principi, tra i principi del suo popolo. Fa abitare le sterili nella sua casa, quale madre gioiosa di figli. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, Com'era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona:

Non guardatemi, voglio piangere amara­mente; non cercate di consolarmi.

Antifona:

Non ha bellezza né apparenza; noi l'abbia­mo visto: non ha un volto da guardare.

SALMO 121

Quale gioia, quando mi dissero: andremo alla casa del Signore. E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme! Gerusalemme è costruita come città salda e compatta.

Là salgono insieme le tribù del Signore, secondo la legge d'Israele, per lodare il nome del Signore. Là son posti i seggi del giudizio, i seggi della casa di Davide. Domandate pace per Gerusalemme, sia pace a coloro che ti amano! Sia pace sulle tue mura,

sicurezza nei tuoi baluardi! Per i miei fratelli e i miei amici, io dirò in te sia pace!

Per la case del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Com'era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona:

Non ha bellezza né apparenza; noi l'abbiamo visto: non ha un volto da guardare. Antifona:

Dalla punta dei piedi a tutta la testa non c'è più niente di sano.

SALMO 126

Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori.

Se la città non è custodita dal Signore, invano veglia il custode.

Invano vi alzate di buon mattino, tardi andate a dormire,

E mangiate pane di sudori, il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno. Ecco dono del Signore sono i figli, è sua grazia il frutto del grembo. Come frecce in mano a un eroe, sono i figli della giovinezza.

Beato l'uomo che piena ha la faretra: non resterà confuso quando verrà alla porta a trattare con i propri nemici. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Com'era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona:

Sostenetemi con fiori, rianimatemi coi frut­ti, perchè sono malata d'amore.

SALMO 147

Glorifica il Signore, Gerusalemme, lauda, Sion il tuo Dio.

Perchè ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. Egli ha messo pace nei tuoi confini, e ti sazia con fior di frumento. Manda sulla terra la tua parola, il suo messaggio corre veloce. Fa scendere la neve come lana, come polvere sparge la brina. Getta come briciole la grandine; di fronte al suo gelo chi resiste. Manda una sua parola ed ecco si scioglie; fa soffiare il vento e scorrono le acque. Annunzia a Giacobbe la sua parola,

le sue leggi e i suoi decreti a Israele. Così non ha fatto con nessun altro popolo; non ha manifestato ad altri i suoi precetti. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Com'era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona:

Sostenetemi con fiori, rianimatemi coi frutti, perchè sono malata d'amore.  

Capitolo:

C. A  chi     devo  paragonarti  Figlia di Gerusalemme? Che cosa paragonare a te per consolarti, Vergine Figlia di Sion? Perchè grande come il mare è la tua ferita.

V. Rendiamo grazie a Dio.

INNO

O qual pianto di lacrime, qual dolore la coinvolge, mentre la Vergine Maria deposto il figlio suo, dalla croce insanguinata guarda lui tra le braccia! Volto dolce, mito il cuore ed il fianco suo dolcissimo, la mano destra ferita, e piagata la sinistra i piedi rigati di sangue mesta bagna di lacrime. Cento volte, mille volte forte stringe al suo seno quel suo corpo martoriato, le ferite ricompone, così tutta si discioglie in dolenti spasimi.

Ora, Madre, ti preghiamo per le tue lacrime sante, e per la morte del figlio, con il sangue delle ferite, ed il dolore del tuo cuore lava i nostri peccati.

Sia al Padre e al Figlio, allo Spirito Paraclito, alla Santa Trinità sempiterna gloria,

e perenne lode, e onore, ora e sempre nei secoli. Amen.

V. Regina dei martiri, prega per noi.

R. Tu che sei rimasta presso la Croce del Signore.

Antifona al Magnificat:

Non guardate se sono scura, perchè il sole mi ha bruciato: i figli di mia madre si sono adirati con me. 

L'ANIMA MIA MAGNIFICA

L'anima mia magnifica il Signore: e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore. Perchè ha guardato alla miseria della sua serva: d'ora in poi tutte le generazioni mi chiame­ranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente: e santo è il suo nome.

Di generazione in generazione la sua misericordia: si estende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio: ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore. Ha rovesciato i potenti dai troni: ha innalzato gli umili.

Ha ricolmato di beni gli affamati: ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele suo servo: ricordandosi della sua misericordia. Come ha promesso ai nostri padri: ad Abramo e alla sua discendenza per sempre. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Com'era in principio ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona al Magnificat:

Non guardate se sono scura, perchè il sole mi ha bruciato: i figli di mia madre si sono adirati con me.

C. Dominus vobiscum. A. Et cum Spiritu tuo.

C. Preghiamo: O Dio, nella cui passione, secondo la profezia di Simeone, una spada di dolore trafisse l'anima dolcissima della gloriosa Vergine Madre Maria, concedici benigno che, mentre con venerazione cele­briamo i dolori di lei, possiamo anche con­seguire i benefici effetti della tua passione: tu che vivi e regni nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

C. Il Signore sia con voi. A. E con il tuo spirito.

V. Benediciamo il Signore. R. Rendiamo grazie a Dio. 

BENEDIZIONE EUCARISTICA

MOTTETTO

O vittima di salvezza che apri le porte del cielo: dona a noi la tua forza, dona a noi il tuo aiuto. Gloria eterna al Signore Trinità beata: vita beata ed eterna doni a noi nella patria del cielo. Amen.  

TANTUM ERGO

Preghiamo la fronte adorando il grande mistero,

il rito del popolo antico ceda al nuovo rito;

doni la fede un supplemento alla povertà dei sensi.

Al Padre e al Figliuolo lode e giubilo,

l'inno, la gloria, l'onore siano benedizione eterna;

sia gloria a colui che procede lo Spirito Santo amore. Amen.  

Oppure:

Adoriamo il Sacramento che Dio Padre ci donò, nuovo patto, nuovo rito nella fede si compì; al mistero è fondamento la parola di Gesù.

Gloria al Padre Onnipotente, gloria al Figlio Redentor, lode grande, sommo onore all'eterna carità. Gloria immensa, eterno amore alla Santa Trinità. Amen.

Alla fine.

SALMO 116

Lodate il Signore, popoli tutti, voi tutte, nazioni, dategli gloria; Perchè forte è il suo nome per noi: e la fedeltà del Signore dura in eterno. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, com'era nel principio ora e sempre: nei secoli dei secoli. Amen 

SALVE REGINA

Salve Regina, madre di misericordia; vita dol­cezza, e speranza nostra salve. A te ricorria­mo, noi esuli figli di Eva. A te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo ventre, o clememente, o pia, o dolce Vergine, Maria.

C. Accogli la mia lode, Vergine Santa.

A. Dammi forza contro il nemico.

C. Preghiamo. Dio Onnipotente ed eterno, concedi a questa tua familgia che confida nella materna prote­zione della Vergine Maria, di essere liberata da tutti i mali per giungere alla gloria etrna del cielo. Per il nostro Signore Gesù Cristo... 

PIANTO DELLA B. M. V

Sta la madre dolorosa presso la croce lacrimosa da cui pende il figlio. Immersa in mortale angoscia geme nell'intimo del cuore trafitto da una spada.

Quanto grande è il dolore della benedetta fra le donne, Madre dell'Unigenito!

Piange la pietosa madre contemplando quelle piaghe del divino suo figlio.

Chi può trattenersi dal pianto davanti alla Madre di Cristo in tanto tormento?

Chi può non provar dolore che porta la morte del figlio davanti alla madre?

Per i peccati del suo popolo Ella vede Gesù nei tormenti, del duro supplizio.

Per noi ella vede morire il dolce suo figlio, solo, nell'ultima ora.

O Madre, sorgente d'amore, fà ch'io viva il tuo martirio,

fa' ch'io pianga le tue lacrime. Fa' che arda il mio cuore nell'amare il Cristo-Dio,

per essergli gradito. Ti prego Madre Santa: siano impresse nel mio cuore le piaghe del tuo figlio. Uniscimi al tuo dolore per il Figlio tuo divino che per me ha voluto patire. Con te lascia che io pianga il Cristo Crocifisso finchè avrò vita. Restarti sempre vicino piangendo so sotto la croce: questo io desidero.

Santa Vergine tra le Vergini, non respinger la mia preghiera; e accogli il mio pianto di figlio. Fammi portare la morte di Cristo, partecipare ai suoi patimenti, adorare le sue piaghe sante.

Ferisci il mio cuore con le sue ferite stringimi alla sua croce,

inebriami del suo sangue. Nel suo ritorno glorioso rimani, o Madre, al mio fianco salvami dall'eterno abbandono.

O Cristo, nell'ora del mio passaggio fa' che, per mano a tua madre,

io giunga alla meta gloriosa.

Quando la morte dissolve il mio corpo aprimi, Signore, le porte del cielo, accoglimi nel tuo regno di gloria. Amen.

Genti tutte proclamate il mistero del Signor, del suo corpo e del suo sangue che la Vergine donò e fu sparso il sacrificio per salvar l'umanità.

Adoriamo il Sacramento che Dio Padre ci donò. Al mistero è fondamento la parola di Gesù. Gloria al Padre onnipotente, gloria al Figlio redentor, lode grande, sommo onore all'eterna carità. Gloria immensa, eterno amore alla Santa Trinità.

V. hai dato loro un pane disceso dal cielo

R. che porta con sè ogni dolcezza.

Preghiamo: O Dio, che in questo meraviglio­so Sacramento ci lasciasti il vivo ricordo

Della tua Pasqua, concedici, te ne preghia­mo, di adorare il sacro mistero del tuo corpo e del tuo sangue perchè possiamo godere i frutti della tua redenzione. Tu che vivi e regni per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Dio sia benedetto

Benedetto il suo santo nome

Benedetto Gesù Cristo e vero Dio e vero uomo

Benedetto il nome di Gesù Benedetto il suo sacratissimo cuore Benedetto il suo preziosissimo sangue Benedetto Gesù nel SS. Sacramento dell'altare Benedetto lo Spirito Santo Paraclito Benedetta la gran Madre di Dio Maria SS.ma Benedetta la sua santa ed immacolata Concezione

Benedetta la sua gloriosa assunzione Benedetto il nome di Maria Vergine e Madre Benedetto S. Giuseppe suo castissimo sposo Benedetto Iddio nei suoi angeli e nei suoi santi. 

I MISTERI DOLOROSI DI MARIA SANTISSIMA

I

Salve, o mesta, fin da quando

Il fatidico Simeone

Il futuro acuto brando

Degli affanni ti mostrò;

Fin da allor aspra tenzone

Fèr per entro al tuo bel core

Verso il Figlio il dolce amore

E l'amor, che noi salvò.

II

Salve, o afflitta allor che ansante

Ti ebbe a sè l'egizia terra

Pel furor del tracotante,

Che gl'infanti perseguì.

Ti fè il duol più cruda guerra

E menasti in mezzo ai pianti

Con le notti trepidanti,

Tetri e miseri i tuoi dì.

III

salve, o madre, qual del vento

Dispogliato un fiorellino

Lascia il gambo vivo a stento

Che seccandosi muori.

Tal ti rese il fanciullino,

Quando fu da te smarrito,

E il trovarlo un infinito

Ti costò pianto e dolor.

IV

Salve, o affranta, il travagliato

Unigenito seguisti,

Che sul dorso sanguinato

Duro un pondo trasportò.

Ma i tuoi passi fur più tristi

E il tuo viver più infelice,

Dal Calvario alla pendice,

Quando Ei teco si scontrò.

V

O dolente, il tuo tormento

Sommo fu come nel Figlio

Quando a te volgendo il ciglio

Diè l'estremo suo sospir.

Che alla morte di quel Giusto

Si commosse il suol, le sfere

Ma non mai le atroci schiere,

Che il recarono al martir.

VI

O gemente, a te Longino il materno anelo petto

Perforò, quando il divino Fianco al Figlio tuo ferì.

Come raggio che diretto

Verso speglio il passa, e fiede;

Ma rimbalza indietro, e ride

A quell'occhio, che li seguì.

VII

Tu, o gran Madre, il crin destino

Tutta rorida e pallente,

Seppellisti il figlio estinto

Con tua mano nell'ave!

Deh pel duolo, in cui gemente

La tua vita rivolgesti,

fa, che teco in vita mesti

Teco noi godiam in Ciel.