ALEXANDRINA
DA BALASAR (Beata)
CRISTO GESU' IN ALEXANDRINA
AUTOBIOGRAFIA
PREFAZIONE
« Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date » (Mc 10,15). Fu questo il pensiero che mi ha accompagnato sempre nella stesura del presente lavoro in cui appare, per puri motivi storici, il mio nome.
Ed ora che ho documentato, prima che scomparissero i testimoni del Caso di Balasar, quanto mi è stato donato, provo soltanto la gioia che si gode per un dovere compiuto: nulla più.
Mi sento come colui che si toglie di dosso un vestito che non gli appartiene.
La fatica affrontata me la sono imposta per esprimere « un grazie eterno » al Datore di ogni bene e per la sua gloria, fiducioso che giovi alle anime.
Ci tengo subito a precisare che il fatto, non certamente comune, di Alexandrina (con le sue estasi, profezie, scrutazione delle coscienze, il digiuno totale e anuria) non appartiene certo alla rivelazione, nel senso che possa migliorare o addirittura completare l'annuncio di Cristo, e perciò non crea affatto un dovere diretto di adesione di fede.
Ma voglio anche ricordare, con Rahner, che rivelazioni private autentiche possono fondare missioni profetiche nella Chiesa, dando impulsi per l'agire del popolo di Dio e adattando alle nuove situazioni l'unico Vangelo permanente.
La vita straordinaria di Alexandrina fu, secondo l'affermazione di un teologo contemporaneo e coinvolto nel Caso, « una esplosione di soprannaturale che ha richiamato l'attenzione di enormi moltitudini sulla sua persona ». Conosciuto, subito dopo la morte di lei, ha suscitato autentici movimenti religiosi in molte parti del mondo verso quegli obiettivi che furono programma della sua vita.
Nessuno, in questi tempi, può negare la loro attualità ed urgenza se si considera quanto avviene nella Chiesa e nel mondo. Oggi una sbagliata interpretazione della secolarizzazione
Che cosa è poi questa mistica?
Vita mistica è la misteriosa vita della grazia di Cristo nelle anime fedeli che, morendo a se stesse, con Lui vivono nascoste in Dio (Col 3,3).
Cioè « è la vita intima che sperimentano le anime giuste, animate e possedute dallo Spirito di Gesù Cristo, ricevendone sempre più e sentendo, talvolta in modo chiaro, i suoi divini influssi - gaudiosi e dolorosi - per cui crescono e progrediscono, in unione e conformità con Lui che ne è il Capo, fino ad essere in Lui trasformate » (Gal 4,19; 2 Cor 3,18).
Questa vita può essere vissuta in maniera inconscia, come il bambino vive la vita razionale o umana.
La vivono così i principianti ed in generale gli asceti che camminano verso la perfezione per « vie ordinarie » meditando laboriosamente i misteri divini, esercitando la mortificazione delle passioni e la pratica delle virtù e della pietà.
Ma può essere vissuta anche in modo cosciente, con una certa esperienza intima dei misteriosi tocchi e influssi divini, e della reale presenza vivificatrice dello Spirito Santo.
Così la vivono molte anime assai progredite, giunte al perfetto esercizio delle virtù; come anche altre anime privilegiate, scelte, molto presto, liberamente, da Dio per farle giungere più in fretta, quasi sulle sue braccia, attraverso le « vie straordinarie » della contemplazione infusa.
Coloro che vivono così, più o meno coscientemente, della vita divina si chiamano mistiche o contemplative.
Mistiche, per l'intima esperienza che hanno degli occulti misteri di Dio; contemplative perché la loro abituale preghiera suole essere la contemplazione che Dio stesso infonde a chi vuole, quando e come vuole.
La preghiera degli asceti è meditazione discorsiva che, con la grazia ordinaria che Dio non nega a nessuno, possono perfezionare fino a convertirla in orazione di semplicità o contemplazione in parte infusa e in parte acquisita. Essa suole essere accompagnata da una certa presenza amorosa di Dio, originata da un influsso dello Spirito Consolatore per realizzare la transizione graduale dallo stato ascetico allo stato mistico. Sta scritto infatti che « le cose di Dio nessuno le conosce se non lo stesso Spirito di Dio » (1 Cor 2,11) e « colui a cui il Figlio vorrà rivelarle » (Mt 11,27).
Per giungere allo stato mistico è necessario essersi consolidati nella virtù, vincendo se stessi e conformando sempre più la propria volontà alla volontà di Dio. Soltanto così l'anima incomincia a sentire e notare certi desideri, impulsi o istinti del tutto nuovi e veramente divini, non provenienti da lei, che la spingono ad un genere di vita sconosciuto e di perfezione molto superiore.
Esercitandosi davvero nella virtù, l'anima entra in quella maturazione « dell'uomo perfetto » per cui incomincerà a vedere davanti a sé la luce e la discrezione dello Spirito di Cristo, come insegna l'apostolo (Ef 5,14).
Sottomessa la prudenza della carne - che è morte - a quella dello Spirito che è « vita e pace », incomincerà a vivere come « spirituale », a muoversi sotto gli influssi del divino Consolatore.
Vedendosi, allora, mossa dallo Spirito di Cristo, riconosce di essere figlia di Dio perché quello Spirito di adozione che la muove gliene dà testimonianza e la spinge a chiamare « Padre » il Dio onnipotente (Rom 8,6.16).
Questa spinta avuta, genera in lei il dono della pietà: chiama Dio con questo amoroso nome senza avvertire che è il suo stesso Spirito di amore a muoverla.
Passa così dalla semplice unione di conformità in cui ella agiva all'unione trasformante in cui si ha Dio come unico direttore e motore ordinario della propria vita (santa Teresa, Mansione V, 2; VIII, 3).
È qui che l'anima comprende non soltanto di operare con la virtù di Cristo, ma che lo stesso Cristo col quale è configurata (essendo morta e risuscitata con Lui e da cui ha ricevuto l'impressione del sigillo vivo) è Colui che opera e vive in lei e con lei. Così può ripetere, in tutta verità, « vivo io, ma non sono io che vivo, è Cristo che vive in me ». Infatti il suo vivere è Cristo, il cui Spirito la vivifica in tutto poiché regna nel suo cuore come padrone assoluto. (Cf Giovanni della Croce, strofe 3,5; 12,2; 22; 23,1; 36,5).
Vita mistica traguardo del cristiano
Da quanto esposto risalta l'importanza per l'anima di curare la crescita di virtù in virtù per giungere sino all'unione con Dio e fino alla trasformazione deificante. Tutti i Padri insegnano che questo è il punto capitale della vita cristiana: giungere cioè ad assomigliare a Dio come un figlio a suo Padre: « siate perfetti com'è perfetto il vostro Padre dei cieli » (Mt 5,48).
L'invito è diretto ai figli del regno i quali, per ciò stesso, sono già di Dio perché « se uno non rinasce per il battesimo nell'acqua e nello Spirito Santo, non può entrare nel suo regno ».
Però lo stesso Verbo incarnato « a quanti lo ricevono dà il potere di diventare figli di Dio, rinascendo da Lui » per la grazia santificante (Gv 1,12-13; 3,5).
Questa grazia è una perfezione sostanziale, una seconda natura che ci fa nuove creature in quanto ci trasforma e divinizza. Siamo figli di Dio, proprie et formaliter, non tanto per un dono creato quanto per l'inabitazione del divino Spirito che vivifica e muove le nostre anime.
Questo titolo di figli di Dio non è un nome vano, né una semplice iperbole... Indica una reale dignità, soprannaturale, essenziale a tutti i giusti ed è frutto di redenzione e dono di salvezza. Nel riceverla, con la grazia santificante, per adozione, diventiamo in certo modo per Iddio ciò che il suo Figlio è per essenza.
Senza identificarci o confonderci con Lui, cioè senza sopprimere la nostra natura, Dio ci associa alla sua, ci fa partecipi del suo Spirito, della sua luce con la fede, del suo amore con la carità, delle sue operazioni in virtù della sua grazia. Pone nella nostra anima un nuovo principio di azione, il germe di una vita superiore, soprannaturale, divina, destinata a crescere e svilupparsi nel tempo per mostrarsi pienamente nella eternità, ove parteciperemo della sua gloria e del regno » (Manuel Biblique, vol. IV, p. 216, n. 587). Ecco la razza nuova, la stirpe divina di cui parla san Pietro: un uomo divinizzato, incorporato col Verbo fatto uomo, animato dallo stesso Spirito Santo.
S. Agostino insegna: « Se Dio si è umiliato sino a farsi uomo, fu per elevare gli uomini e farne degli dei » (Serm. 166); « li deifica con la sua grazia; perché giustificandoli li deifica, facendoli figli di Dio e perciò dèi » (S. Agostino in Ps. 49,2). Il P. Ramiere scrive: «Sembra giunto il tempo in cui il grande dogma dell'incorporazione dei cristiani con Cristo avrà, nell'insegnamento ai fedeli, la stessa importanza che gli è data nella dottrina apostolica. È giunto il tempo che non si considererà più come accessorio il punto in cui san Paolo fondava tutto il suo insegnamento; in cui si comprenderà che questa unione presentata dal Salvatore con l'immagine dei sarmenti uniti alla vite, non è una metafora, ma una realtà; che nel battesimo diventiamo realmente partecipi della vita di Cristo; che riceviamo, non in figura ma realmente, il divino Spirito, principio di questa vita, e che senza spogliarci della nostra personalità umana, diventiamo membra di un corpo divino acquistando, perciò stesso, forze divine » (Esperances de l'Eglise, p. 111, cap. 4).
Alexandrina, portatrice di un messaggio divino
Quanto abbiamo detto è veramente il nucleo essenziale del messaggio di Alexandrina: l'esperienza mistica da lei vissuta. La mistica non è un fossile perché la serva di Dio (…ggi, Beata…) è di oggi. Siamo testimoni; e questa autobiografia conferma che ella non ha cercato se stessa: è morta perché morisse in lei la morte e vivesse in lei Dio, il quale ha operato quell'unità che la fece vivere in Lui, imprimendole l'immagine della sua maestà: « Tu sei la mia Alexandrina trasformata in Cristo! ».
E di Cristo ricevette il sigillo vivo, il 3 ottobre 1938, quando sofferse la prima volta la Passione del suo Sposo e Signore. Ne fu talmente inebriata che, nello stesso giorno, di suo pugno, scrisse su un'immagine: « Gesù mi ha condotta dall'Orto al Calvario. Che grande fortuna! Ora posso dire: “Sono crocifissa con Cristo”! ».
Attraverso il diario che ella dettava noi comprendiamo, per esempio, la frase dell'apostolo Paolo: « Sono stato crocifisso con Cristo... Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me ».
Sono di quelle frasi che i cosiddetti « intellettuali e maestri » moderni sanno ripetere per averle udite o lette ma che, ignorandone perfino le genuine fonti, non potranno mai comprendere nel loro significato profondo e neppure spiegare; tanto meno assaporarle nella loro trascendenza estasiante ed impegnativa. Alexandrina, vittima con e in Gesù per i peccatori, ci conduce a penetrare nel tremendo mistero del Crocifisso espresso in quella frase di Paolo: « Colui che non conobbe peccato, Egli (Dio) lo fece peccato per noi affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in Lui » (2 Cor 5,21).
Nessuna elucubrazione teologica o psicologica raggiungerà mai la potenza tragica delle descrizioni che quest'umile figlia della campagna, quasi analfabeta, ci presenta di questo dramma da lei vissuto per lunghi anni.
In lei è l'amore del Cuore di Gesù a proporsi all'umanità che continua a peccare. E' questo amore che si vuole donare a tutti attraverso il Cuore della sua Madre benedetta.
In Alexandrina è il Cristo Crocifisso a chiamare gli uomini a tuffarsi nel suo Sangue redentore, a unire il proprio dolore a quello della sua Passione, perpetuata nell'Eucarestia e nelle membra del suo corpo mistico, affinché tutta l'umanità sia salva.
Per comprenderne il linguaggio
Alexandrina, offertasi vittima a Gesù, fu dallo Spirito Santo identificata tanto con Lui da sentirsi davvero un altro Cristo. Mons. Orazio de Araújo, all'apertura del processo, ha affermato: « In Alexandrina si vedeva e si sentiva Cristo per trasparenza ».
Chi leggerà queste pagine della serva di Dio (…oggi, Beata…) e non conoscesse queste misteriose vie del Signore, potrebbe talvolta rimanere disorientato di fronte al suo linguaggio. Il lettore non deve mai dimenticare che Alexandrina, come e con Gesù operante in lei, si è addossata il mondo ed è, contemporaneamente, identificata con la Vittima divina: in lei parla il mondo e in lei parla Gesù.
Aiuterà senza dubbio la comprensione del suo linguaggio questo brano di sant'Agostino a commento del salmo messianico che è una supplica del peccatore in pericolo mortale.
Il santo dottore si domanda come potesse Cristo che era senza colpa dire: « Per il tuo sdegno non c'è in me nulla di sano; nulla è intatto nelle mie ossa per i miei peccati ».
A più riprese, egli spiega la cosa dicendo che qui è necessario comprendere la dottrina del corpo mistico già esposta da san Paolo.
« Quando parla Cristo, a volte egli parla come capo soltanto, altre volte parla a nome del suo corpo che è la Chiesa... e noi pure siamo in questo corpo e siamo membra sue e perciò ritroviamo noi stessi in Lui che parla... Di chi sono i peccati se non del corpo cioè della Chiesa di Cristo? Tuttavia uno solo parla: il capo e il corpo. Essi infatti sono due in una sola carne (Ef 5,31-32).
Se Cristo e la Chiesa sono una sola carne, una sarà la lingua, medesime le parole di entrambi...
Non vi è divisione di persone, solo c'è distinzione di dignità: perché il capo salva, il corpo è salvato. Il capo dona misericordia, il corpo piange la sua miseria. Il capo purifica dai peccati, il corpo confessa i peccati: una sola, tuttavia, è la voce. Noi ascoltiamo questa voce, possiamo bensì distinguere quando parla il corpo e quando parla il capo, ma non dobbiamo separare la voce dell'uno da quella dell'altro » (S. Agostino, Enarr. sul salmo 37,6).
Le fonti di quest'opera
Santa Maria Maddalena de Pazzi spiega che quando l'anima è giunta all'unione trasformante « il Verbo stesso discende in lei e vi opera ciò che realmente ha fatto nella sua Umanità dall'incarnazione alla morte... e che infine muore, risuscita, sale al cielo con Lui rimanendo sulla terra ».
Quando, nel lontano 1944, dalla bocca di Alexandrina intravidi queste divine operazioni nella sua anima e fui chiesto di dirigerla spiritualmente, le imposi di dettare minuziosamente il suo diario affinché nulla si perdesse di questa esperienza mistica.
Sentivo che avrei impoverito il mondo e soffocato un'onda di glorificazione a Dio che irrompeva attraverso quella vittima consacrata totalmente all'Amore per la salvezza dei peccatori.
Il lavoro per l'impostazione del processo diocesano di beatificazione, ormai passato alle Congregazioni romane, ha stimolato le mie ricerche. Si è potuto archiviare una ricchezza insperata di scritti e di testimonianze che provano le altezze di contemplazione a cui è giunta la serva di Dio e la missione destinatale dal Signore per il suo piano divino di salvezza. Ne riporto l'elenco:
- Lettere al primo direttore, pagine, dattiloscritte ad un solo spazio, 1270
- Autobiografia, pagine 65
- Lettere e diario al secondo direttore, pagine 1957
- Diario autografo, pagine 105
- Pensieri sciolti, pagine 91
- Lettere a diversi, pagine 411.
Un totale di 3899 pagine; ecco la fonte a cui ho attinto per l'organizzazione, la traduzione e il commento di questo lavoro. Naturalmente non riporto se non una parte del cumulo di materiale. Mi sono preoccupato di tradurre soltanto quello che poteva servire per mettere in evidenza l'evoluzione mistica di Alexandrina, cioè il processo di formazione, sviluppo ed estensione della sua vita prodigiosa « sino a formarsi Cristo in lei » (Gal 4,19) e « trasformarsi nella sua divina immagine » (2 Cor 3,18).
La scelta non fu facile. Vi sono necessariamente delle ripetizioni, in cui però un lettore attento coglierà delle sfumature differenti e di non poca bellezza e profondità.
Lo scopo propostomi fu di far ascoltare dalla stessa Alexandrina la narrazione della sua vita, che, se non è ricca di fatti esterni, è colma di azioni interiori descritte in maniera sublime.
Ecco alcuni giudizi sugli scritti a cui ho attinto.
Il teologo Molho de Faria si e espresso così: « Vi è tanta bellezza ed esattezza in alcune cose di reale difficoltà teologica, che, sapendo da chi vengono, non possiamo non vedere chiaramente il potere di Dio. Vi sono modi di esprimersi ed immagini di tanta grandiosità e proprietà nell'esporre desideri e affetti che dobbiamo ammettere un sentimento altissimo. Credo che un giorno si farà piena giustizia » (2-3-1943).
I Padri Passionisti di Barroselas scrivono: « Sono davvero ammirabili se si considera la mancanza di studi di chi scrive» (17-4-1947).
Il carri. Manuel Goncalves Cerejeira ha scritto: « Ciò che ha pubblicato delle lettere di Alexandrina è quanto vi è di più sublime. Nessun artista ha saputo dire cose tanto belle. Già nelle estasi avevo letto cose veramente ammirabili. Anche i poeti più illustri avrebbero goduto di raggiungere quel livello di intensità, di emozione, di semplicità e bellezza» (28-6-1956).
Mons. Mendes do Carmo, maestro di mistica, dice: " Tante pagine traboccano di tal sapore mistico che qualsiasi insegnante di questa materia, il quale non avesse anche esperienze personali della vita mistica dei più grandi santi, sarebbe incapace di scriverle. La scienza che splende nelle migliaia di pagine di Alexandrina (la quasi analfabeta perché non frequentò neppure la seconda elementare) non può essere una scienza umana, ma una scienza divina infusa " (17-5-1960).
Un chiarimento doveroso
Quest'opera comprende anche un'Appendice con Documenti i quali convalidano la storicità della meravigliosa avventura spirituale della Serva di Dio (…oggi Beata…).
È lei che narra, attraverso le pagine scritte o dettate generalmente alla sorella Deolinda. Gli originali non hanno nessuna correzione: le cose sono scritte con la limpidezza intatta di un'acqua che sgorga dalla fonte.
Ho dovuto integrare la narrazione del diario, là dove mi parve necessario per riempire lacune o documentare qualche argomento di importanza, con lettere ai suoi direttori o al medico, ecc.
Di mio vi sono i titoli. Li ho voluti per rendere più leggera la lettura, pur riconoscendo che non sempre esprimono tutto il contenuto dei capitoli, densi di significati e di sfumature.
Qua o colà ho aggiunto fra parentesi quadra qualche parola per facilitare la comprensione o per legare certi periodi presi da un determinato contesto o da altri documenti. Però tutto sommato si riducono a ben poche cose.
Sono anche mie le note storiche, bibliche, teologiche e i rimandi ad altri libri sulla Serva di Dio (…oggi Beata…).
La traduzione non è stata facile. Sovente ho preferito la fedeltà del pensiero dell'Autrice alla proprietà della lingua italiana. Il lettore mi sia benigno.
Mi sento in dovere di ringraziare chi mi ha stimolato ad accingermi a questo lavoro, chi mi ha aiutato a correggerlo, chi mi è venuto incontro per portarlo a termine, a precisare o completare molte note storiche.
Un grazie sentito a chi, infine, per devozione verso Alexandrina, ha finanziato la stampa del libro.
Leumann (To) 13-10-1973 D. UMBERTO M. PASQUALE
NARRO LA MIA VITA
Dopo una breve preghiera per implorare aiuto dal cielo, luce dallo Spirito Santo allo scopo di poter fare ciò che il mio padre spirituale mi ha ordinato, narro - anche se con molto sacrificio - la mia vita, così come il Signore me la ricorderà di volta in volta.
Primi ricordi
Mi chiamo Alexandrina Maria da Costa: nacqui nella frazione Gresufes della parrocchia di Balasar, comune di Póvoa de Varzim, distretto di Oporto il 30 marzo 1904, mercoledì della settimana santa. Fui battezzata il 2 aprile seguente, sabato santo: miei padrini furono lo zio Gioachino da Costa e una donna di Gondifelos chiamata Alexandrina.
Prima dei tre anni non ricordo nulla, se non qualche tenerezza usatami dai miei.
A tre anni ebbi la prima piccola « carezza » del Signore. Dovevo stare coricata presso mia mamma che riposava, ma, irrequieta come ero, non volevo dormire: alzatami, mi protesi verso un barattolo di grasso che serviva per ungere i capelli, come si usava allora; volevo imitare i grandi. Se ne accorse la mamma che mi richiamò di sorpresa e mi spaventai. Il barattolo mi sfuggì dalle mani e s'infranse sul pavimento mentre io vi cadevo sopra, ferendomi gravemente al viso. Fui trasportata subito da un medico, che si dichiarò incapace di trattare il mio caso; mia madre allora mi portò a Viatodos da un farmacista famoso che mi diede tre punti. Soffersi molto: almeno avessi saputo già allora approfittare del dolore! Ma no! Fui invece cattiva col farmacista, rifiutando i biscotti inzuppati nel vino che mi offriva per calmarmi. Fu questo il mio primo atto di cattiveria.
Verso i quattro anni amavo indugiarmi a contemplare la volta del cielo. Più di una volta domandai ai miei se non si poteva arrivare lassù collocando, una sopra l'altra, le case, gli alberi, ecc.; alle loro risposte negative provavo tristezza e nostalgia. Non so cosa mi attirasse lassù.
Alla stessa epoca abitava con noi una zia che morì poi di cancro. Ella, già ammalata, mi chiedeva di cullare il suo bambino, primo frutto del suo matrimonio. Le facevo quel servizio volentieri, sia di giorno che di sera.
Così pure ero contenta di unirmi alla sua preghiera per ottenerne da Dio la guarigione.
Ero vivace e dominatrice
Quando ai cinque anni iniziai a frequentare la scuola di catechismo rivelai subito un grande difetto: la testardaggine. Il vice-parroco mi assegnò il posto tra le bambine della mia età, ma io mi infilai tra le più alte, con le quali ero solita accompagnarmi. Nonostante le insistenze e le promesse del viceparroco, io non cedetti se non dopo alcuni giorni. In chiesa mi soffermavo a contemplare le statue. Mi attiravano soprattutto quelle della Madonna del Rosario e di San Giuseppe. Il loro abbigliamento sontuoso destava in me il desiderio di essere elegante come loro per fare bella figura. Era forse un sintomo della mia vanità?
Insieme a questi difetti esprimevo fino da quella età il mio amore verso la Mamma del cielo: cantavo con entusiasmo le sue lodi e portavo fiori alle zelatrici che solevano ornare il suo altare.
Ero vivacissima, sì da meritarmi il soprannome « Mariamaschietto ». Dominavo le mie compagne, anche quelle più alte. Mi arrampicavo sugli alberi. Preferivo camminare sui muretti di cinta anziché sulla strada.
Mi piaceva lavorare: pulire la casa, trasportare legna, lavare. E volevo il lavoro ben fatto; ed anche la mia persona volevo che fosse linda.
Un giorno ero al pascolo in compagnia di mia sorella Deolinda e di una cugina. Una mula ci sfuggì in una coltivazione. Corsi a richiamarla, ma con un colpo di testa essa mi buttò a terra e con una zampa si mise a rasparmi il petto come per gioco. Ripeté il gesto parecchie volte, ma non mi fece alcun male. Le mie compagne si misero a gridare: accorsero varie persone che rimasero stupite nel vedermi illesa.
Una volta andai con Deolinda a far visita alla mia madrina. Per fare più in fretta volemmo attraversare il torrente Este saltando su grosse pietre collocate a questo scopo. Ma la forza della corrente era tale che le pietre ci sfuggirono di sotto i piedi; cademmo nell'acqua e ci salvammo per miracolo.
Prima Comunione e Cresima
Nel gennaio 1911 fui mandata con mia sorella a Póvoa de Varzim per frequentare la scuola. Rifuggo dal pensare quanto mi costò la separazione dalla famiglia. Piansi assai e per molto tempo. Cercarono di distrarmi colmandomi di carezze ed accontentandomi in tutto; dopo un certo tempo mi rassegnai. Continuai però ad essere monella: mi aggrappavo ai tram per lunghi tratti, attraversando la strada quando essi stavano sopraggiungendo; i conduttori dovettero accusarmi alla donna che ci teneva in pensione. Sovente fuggivo da casa per andare alla spiaggia a raccogliere alghe; mi inoltravo nell'acqua come le pescatrici. Ciò affliggeva la donna che ci ospitava, perché mi assentavo di nascosto.
Fu a Póvoa de Varzim che feci la prima Comunione. Padre Alvaro Matos mi insegnò il catechismo, mi confessò e mi diede per la prima volta Gesù. Avevo sette anni. Ricevetti la Comunione in ginocchio, pur essendo molto piccola. Fissai l'Ostia santa in tal modo che mi rimase impressa nella mente; ebbi l'impressione di unirmi a Gesù per sempre. Mi parve che Egli legasse a Sé il mio cuore. La gioia che provai è inspiegabile. Ne parlavo a tutti. Come ricordo ricevetti una bella corona del Rosario ed una immagine.
La signora che ci ospitava e si curava della nostra educazione mi condusse poi ogni giorno a ricevere la Comunione. A Villa do Conde dal vescovo di Oporto mi fu amministrata la Cresima. Ricordo benissimo la cerimonia e la consolazione che provai. Non so dire ciò che sentii in me in quel momento. Mi parve che una grazia soprannaturale mi trasformasse e mi unisse ancor più al Signore. Non so spiegarmi meglio.
Alcuni ricordi di Póvoa
A misura che crescevo, aumentava in me il desiderio della preghiera. Volevo imparare tutto. Ancor oggi conservo un libretto con le pratiche devozionali della mia infanzia: le preghiere alla Madonna, l'offerta al Signore delle mie azioni giornaliere, l'orazione all'Angelo custode, a San Giuseppe e varie giaculatorie.
Quando uscivo a passeggio con la signora che ci ospitava e con altre bambine, mi allontanavo a raccogliere fiori che andavo poi a sfogliare nella cappella dell'Addolorata.
A maggio godevo nel contemplare gli altari della Madonna adorni di fiori ed ero felice quando la mamma me ne portava per questo scopo.
Il Cappellano della chiesa dell'Addolorata organizzava comitati di fanciulle per il culto alla Madonna. Si andava nelle parrocchie vicine a raccogliere generi alimentari. Ricordo che un giorno ad Agucadoura ci diedero ben poco ed allora avemmo la infelice idea di assaltare un campo di patate: ne raccogliemmo quasi due chili.
Ero molto affezionata alla mia signora. Quando ricevevo qualche dono gliene facevo parte per darle gioia: lo facevo di cuore, anche se ero molto cattiva.
Un giorno mia sorella le chiese di poter andare a casa di un'amica a studiare ed io mi impuntai nel volerla seguire. Siccome la signora non me lo consentì, io piansi stizzita e le diedi un nomignolo. Ella non mi castigò, ma mi disse che non avrei potuto andare a confessarmi senza chiederle perdono. Anche mia sorella mi affermò la stessa cosa. Mi ripugnava tanto il chiederle perdono, ma il desiderio di confessarmi e di fare la Comunione era tale che vinsi il mio orgoglio. Mi posi in ginocchio davanti a lei che mi perdonò con le lacrime agli occhi. Io provai una grande gioia nel poter andare a confessarmi e a ricevere Gesù.
Di quel tempo mi ricordo anche del rispetto che nutrivo per i sacerdoti. Quando, seduta sulla porta di casa, o sola o accompagnata, ne vedevo passare qualcuno, io mi alzavo e chiedevo la benedizione. Talvolta osservavo che le persone ne rimanevano ammirate e ciò mi rallegrava tanto che sovente mi sedevo apposta per avere modo di alzarmi al passaggio dei ministri del Signore e mostrare così la mia venerazione per loro.
Ritorno al paese - Prime contemplazioni e amore all'innocenza
Dopo 18 mesi, appena mia sorella ebbe superato il suo esame, ripartimmo da Póvoa. La mamma voleva che io rimanessi a studiare, ma da sola non volli restare. Avevo imparato ben poco.
Ritornammo per quattro mesi alla frazione Gresufes dove siamo nate. Poi venimmo ad abitare più vicino alla chiesa, in una casa di mia madre, nella frazione detta «Calvario».
Verso i nove anni, quando mi alzavo di buon'ora per i lavori di campagna e potevo essere sola, mi indugiavo a contemplare la natura: lo spuntar dell'aurora, il nascere del sole, il cinguettare degli uccelletti, il gorgogliare delle acque entravano in me trasportandomi in una contemplazione tanto profonda che quasi mi faceva dimenticare di vivere nel mondo. Mi fermavo assorbita dal pensiero: o potenza di Dio!
Quando mi trovavo sulla riva del mare, oh come mi perdevo di fronte a quella grandezza infinita! Di notte, nel contemplare il cielo e le stelle, mi smarrivo nella ammirazione delle bellezze del Creato.
Quante volte nel mio giardinetto ammiravo il cielo, ascoltavo il mormorio delle acque e penetravo sempre più nell'abisso delle grandezze divine!
Mi spiace di non aver saputo approfittare di quei momenti per darmi fin da quella età alla meditazione. Anche se molto vivace, avevo una grande paura di perdere la mia innocenza e di attirarmi la disapprovazione di Dio. Mi ricordo di aver detto due parole che ritenevo peccato: me ne vergognai subito e mi costò assai confessarle.
Non mi piacevano i discorsi maliziosi. Sebbene non ne capissi il significato, minacciavo chi li faceva di non più avvicinarli, qualora non si fossero corretti. Così pure mi indignavo se vedevo qualche gesto scorretto.
All'inferno, no!
A nove anni feci la mia prima confessione generale a Fra Emanuele delle Sante Piaghe che predicava a Gondifelos. Vi andai con Deolinda con una cugina che si chiamava Olivia. Prendemmo posto presso l'altare del sacro Cuore per udire meglio la predica. Io deposi i miei zoccoletti presso la balaustra.
Il tema del discorso era l'inferno. Ascoltai con molta attenzione parola per parola. Ad un certo punto il padre ci invitò a scendere con lo spirito nell'inferno. Io non compresi l'esatto significato delle sue parole, ed avendo sentito dire che Fra Emanuele era un santo, credetti che noi tutti saremmo andati davvero all'inferno per vedere ciò che avviene in quel luogo. Dissi allora fra me: - All'inferno non voglio andare! Quando gli altri vi si dirigeranno, io me la svignerò. - Così pensando, afferrai i miei zoccoletti per essere pronta a fuggire. Vedendo che nessuno si muoveva, rimasi dove ero, ma sempre con gli zoccoletti in mano.
Ero molto scherzosa
Amavo molto mia sorella, ma quando mi stizzivo con lei le tiravo addosso ciò che mi capitava in mano: mi ricordo di averlo fatto due volte e mi sento in dovere di confessarlo. Mi piaceva assai farle degli scherzi. Qualche volta al mattino mi alzavo prima di lei e le mettevo degli ostacoli alla porta per farla cadere, come per dirle che era pigra. Le feci anche scherzi di cattivo gusto. Un giorno alzai il coperchio di una cassapanca e lo lasciai cadere con forza emettendo alte grida e fingendo di essermi schiacciata una mano. Deolinda accorse spaventata ed angosciata, finché ad un certo punto le risi in faccia. Nella intimità familiare, chi rallegrava tutti ero io. La mamma soleva dire: - I ricchi hanno il giullare; io non sono ricca ma ce l'ho ugualmente.
Deolinda a 12 anni incominciò il suo corso di sarta. Il primo capo confezionato fu una camicia per me; ma per il taglio e l'ampiezza pareva una camicia da ragazzo. Io, nonostante i miei nove anni, mi burlai di lei. Vestii la camicia sopra i miei abiti e mi incamminai verso casa. Mia sorella, ridendo a più non posso, mi supplicava: - Svesti quella camicia! Non hai vergogna di dare spettacolo in tal modo? - Non le diedi retta... e, ridendo anch'io, feci quei 500 metri che mi separavano da casa.
In un bel pomeriggio andai con le mie cugine a passeggio su un monticello poco lontano da casa ove trovammo alcuni giumenti al pascolo. Pur non sapendo cavalcare, mi arrischiai a saltare in groppa ad uno di essi. Pochi istanti dopo caddi tra i rovi, ma non mi ferii e ci facemmo una buona risata. Sui 16 anni, già ammalata, andai alla casa dove mia sorella lavorava da sarta. Avendo trovato appeso un vestito da uomo, lo indossai e comparvi davanti a mia sorella e alla padrona di casa. Quanto risero non so dire. La padrona mi suggerì di uscire in istrada ove i suoi figli e il marito stavano potando le viti del pergolato. Pur sospettando che mi avrebbero riconosciuta, ubbidii. Passando vicino a loro li salutai togliendomi il cappello. Essi smisero di lavorare e mi osservarono a lungo domandandosi: - Ma chi è quel giovanotto? - Mia sorella e la padrona dalla finestra seguirono la scena ridendo a più non posso. Ricordando certe monellerie mi duole di averle commesse: vorrei piuttosto avere amato Gesù.
Carità verso i bisognosi
Quando venivo a sapere che qualche persona non aveva di che coprirsi a sufficienza, chiedevo il necessario alla mamma. Rimasi sovente a far compagnia ai sofferenti.
Assistetti alla morte di qualcuno, pregando come sapevo. Aiutavo a vestire i defunti, anche se mi costava assai; lo facevo per carità. Non avevo il coraggio di lasciar soli i parenti del morto. Prestavo volentieri questi aiuti, vedendoli tanto poveri
Mi ricordo di alcuni casi. Andai a visitare un uomo ammalato e lo trovai coperto di poveri stracci. Corsi subito a casa e chiesi alla mamma due lenzuola. Me le imprestò volentieri; le portai e rimasi a fare compagnia alla figlia dell'ammalato, che visse ancora 12 giorni. Una ragazza venne un giorno ad avvisarci che una sua vicina stava per morire. Mia sorella prese un libro di devozioni, l'acqua benedetta e corse presso la moribonda. Due alunne sarte e io la accompagnammo. Deolinda iniziò la preghiera per la buona morte benché fosse tanto turbata da tremare. Terminate le orazioni, la donna si spense. Allora Deolinda disse: - Ho fatto quello che potevo; non mi sento di fare altro. - E se ne andò. Anche una nipote se la svignò. Io osservai la figlia della defunta e non ebbi il coraggio di lasciarla sola. Rimasi ad aiutarla a lavare e a vestire la salma che era tutta piagata ed esalava un puzzo ripugnante. Mi pareva di svenire da un momento all'altro. Una donna che ci osservava dalla camera vicina notò il mio malessere ed uscì a prendere delle foglie profumate per farmele odorare. Me ne venni di là quando la defunta fu ben sistemata sul letto. Avevo 11 o 12 anni quando i miei zii, che abitavano nel paese di S. Eulalia, si ammalarono di spagnola. Accorsero ad assisterli mia nonna e poi mia mamma, ma si buscarono la stessa malattia; allora, sebbene fossi molto giovane, andai con mia sorella a prenderne cura. Una notte mio zio morì. Rimanemmo colà fino alla Messa del settimo giorno. Una volta fu necessario andare a prendere il riso attraversando la camera ove mio zio era morto. Arrivata sulla soglia, mi prese la paura. Non ebbi il coraggio di entrare e dovette venire con me mia nonna. Una sera fui incaricata di chiudere le finestre di quella camera. Giunta alla saletta attigua dissi a me stessa: - Devo perdere la paura! - E così dicendo camminai adagio di proposito, aprii la porta e passai dove era stata la salma dello zio. Da allora non ebbi più paura: mi ero vinta.
Godevo molto nel fare l'elemosina ai poveri. Quante volte piangevo perché impotente ad aiutarli secondo i loro bisogni! Mi sentivo felice di privarmi persino del mio cibo.
Benché fossi molto giovane, diedi sovente consigli a persone di una certa età. Le confortavo come meglio sapevo, ottenendo che molti evitassero di fare del male. Delle confidenze che mi facevano conservai sempre il più rigoroso segreto. Mi sento piena di riconoscenza verso il Signore. A Lui solo devo di essermi comportata così.
Devozione a Gesù.
Non tralasciavo un giorno di pregare, in chiesa, a casa e lungo le strade; facevo sempre la comunione spirituale così: - O mio Gesù, vieni al mio povero cuore! Io Ti desidero: non tardare. Vieni ad arricchirmi delle tue grazie, aumenta in me il tuo santo e divino amore. Uniscimi a Te! Nascondimi nel tuo sacro Costato! Non voglio bene che a Te. Solo Te amo, solo Te voglio, solo per Te sospiro. Ti ringrazio, eterno Padre, per avermi lasciato Gesù nel santissimo Sacramento. Ti ringrazio, mio Gesù, e, infine, Ti chiedo la santa benedizione. Sia lodato ogni momento il santissimo e divinissimo Sacramento! -
Amavo molto fare meditazione sul santissimo Sacramento e sulla Madonna; quando non potevo farlo di giorno, lo facevo di notte, nascosta a tutti, accendendo una candela che tenevo riposta per questo scopo.
Le vite dei santi e le meditazioni molto profonde non mi soddisfacevano, perché vedevo che in nulla assomigliavo ai santi; invece di farmi bene mi facevano male.
Nel 1916 mi ammalai gravemente fino a dover ricevere il Sacramento dell'Olio Santo. Mi preparai alla morte molto serenamente. Un giorno, con la febbre alta, caddi in delirio, ma mi ricordo di aver chiesto alla mamma che mi desse Gesù. Ella mi porse il crocifisso. - Non è questo che voglio: voglio Gesù Eucaristico! - A dodici anni fui aggregata al gruppo di canto e delle catechiste. Per il canto avevo una vera passione. Lavoravo con molta soddisfazione anche nella scuola di catechismo.
Quando facevo la Comunione e mi trovavo tra le compagne a fare il ringraziamento mi sentivo molto piccola e la più indegna di ricevere Gesù Eucaristico.
Ero molto forte: un duro lavoro
Ero molto forte. Ricordo che un giorno un uomo si vantava con alcune ragazze di essere molto robusto. Io mi lanciai contro di lui che se ne stava seduto, lo afferrai e lo stesi a terra. Si mise a gridare di lasciarlo, ma io lo rotolai, abbandonandolo soltanto quando lo volli: il mio fine era solo quello di ottenere che egli, essendo uomo, mostrasse la forza di cui si vantava. Sui 13 anni diedi un potente schiaffo ad un uomo che mi aveva rivolto una frase sconcia. Dai 12 ai 14 anni ho goduto di una normale buona salute; lavoravo in campagna così bene che guadagnavo tanto quanto la mamma.
Una volta, raccogliendo, su di un rovere, le foglie da dare alle bestie, caddi al suolo e rimasi qualche istante senza respirare e senza potermi muovere; poi mi rialzai e ripresi il lavoro. Dai 12 ai 13 anni fui posta dalla mamma a servizio di un vicino a queste condizioni: libertà di andare a confessarmi ogni mese; libertà, nei pomeriggi della domenica, di starmene a casa e di andare alle funzioni religiose; proibizione di farmi uscire all'imbrunire. Il contratto era per cinque mesi, ma non li terminai. Il padrone era un aguzzino: mi dava nomignoli spregiativi, mi obbligava ad un lavoro superiore alle mie forze. Era un uomo senza pazienza, crudele perfino con gli animali. Mi umiliava davanti a chiunque. Quella vita triste rubava la gioia della mia giovinezza.
Un pomeriggio mi mandò al mulino, dove giunsi sul far della sera; quando rincasai era già scuro, perché ci voleva un'ora di strada. Egli mi sgridò duramente, mi diede persino della ladra. Suo padre, già vecchio, prese le mie difese. Siccome per la notte ritornavo sempre a casa mia, quella volta, assai offesa perché la mia coscienza non mi rimproverava di nulla, mi lamentai con la mamma. Ella, informatasi dell'accaduto e constatato che le condizioni del contratto non erano state rispettate, mi ritirò dal servizio, nonostante le insistenze del padrone. Una volta, a Póvoa de Varzim, quel padrone mi aveva lasciata, dalle 22 alle 4 del mattino, a custodire quattro coppie di buoi mentre egli con un suo amico se ne era andato non so dove. Piena di paura, passai così quelle tristissime ore della notte. Mi furono compagne le stelle del cielo che brillavano molto.
Un sogno che non dimenticai
Una sera andavo dalla cucina alla camera con un lume che mi si spense. Lo riaccesi più volte ed altrettante si spense, senza che vi fosse un soffio di vento. Quando tentai di accenderlo per l'ultima volta caddi, rovesciando il petrolio che mi sprizzò in faccia e in bocca. Pensai che fosse un diavoletto dispettoso ed esclamai: - Puoi andartene perché con me non hai nulla da fare. - Mi coricai tranquilla, mi addormentai e feci un sogno che rimase impresso nel mio animo. Salii fino al paradiso attraverso una scaletta dai gradini tanto minuscoli che a stento vi poggiavo la punta dei piedi. Arrivai lassù con difficoltà, impiegandoci molto tempo perché non vi era nulla cui aggrapparsi. Durante la salita vidi ai lati della scala alcune anime che mi confortavano senza parlare. Lassù vidi su di un trono il Signore e al suo fianco la Mamma celeste; il cielo era affollato di beati. Dopo quella visione, pur non volendo, dovetti ritornare sulla terra. Discesi facilmente; tutto scomparve e mi svegliai.
II salto dalla finestra
Un giorno mentre in casa aiutavo mia sorella sarta ed una apprendista intravvedemmo sulla strada tre uomini: il mio antico padrone, un altro uomo sposato e un terzo celibe. Mia sorella, avendo intuito qualche cosa dai loro gesti e vedendoli imboccare il sentiero di casa nostra, ci ordinò di chiudere la porta. Qualche istante dopo li udimmo salire la scaletta e bussare. Rispose Deolinda, dicendo che si apriva solo ai clienti. Il mio padrone, che conosceva la casa, passò per la cantina situata al pian terreno e salì per la scala interna mentre gli altri aspettavano presso la porta. Non potendo entrare per la botola chiusa e su cui trascinammo subito la macchina da cucire, il padrone armato di una mazza batté furiosamente sugli assi della botola fino a spaccarla e ad aprirsi un varco. Deolinda, afferrata da lui per la sottana, riuscì a liberarsi ed aprì la porta per fuggire. L'altra ragazza le andò dietro, ma uno dei tre la trattenne e se la abbracciò sedendosi sul letto. Io, nel vedere il pericolo, mi buttai dalla finestra in giardino, con un salto di circa quattro metri; tentai di rialzarmi, ma non ci riuscii per un forte dolore al ventre. Nel salto smarrii il mio anello. Ripreso coraggio, mi armai prendendo un palo della vigna come bastone e attraverso il cancelletto dell'orto andai in cortile ove mia sorella stava discutendo con i due uomini sposati. L'altra ragazza era nella camera con il terzo. Avvicinandomi li chiamai « cani » e minacciai che se non liberavano la ragazza mi sarei messa a chiamare aiuto: mi ubbidirono. Fu allora che mi accorsi di aver perduto l'anello e gridai: - Cani, per causa vostra ho perduto l'anello! - Uno di loro, mostrandomi la sua mano con vari anelli, mi disse: - Scegli qui! - Sdegnata, gli gridai: - Non voglio! -
Vedendoci risolute e sprezzanti, se ne andarono e noi ritornammo al lavoro.
Dell'accaduto non parlammo con nessuno, ma la mamma venne a conoscenza di tutto. Poco dopo incominciai a soffrire sempre di più. Tutti dicevano che era per il salto dalla finestra. Anche i medici più tardi confermarono che quel salto doveva avere contribuito alla mia infermità.
Sofferenze fisiche e spirituali
Lavorai ancora per alcuni mesi con molta difficoltà; poi fui costretta a smettere e con ripugnanza dovetti sottopormi alle cure dei medici che mi diagnosticavano malattie varie. Tutti avevano pena di me e soffrivo solo per i miei mali fisici, ma ciò durò poco.
Le mie più grandi amiche, i familiari e persino lo stesso parroco si misero contro di me: parecchie persone mi schernivano per la mia andatura, per la posizione che, forzatamente, prendevo in chiesa. Il parroco mi accusava di non mangiare a sufficienza per capriccio e mi ammoniva che se fossi morta mi sarei dannata. Confessandomi mi diceva che era proprio questo il mio peccato più grave. Quanto ne ho sofferto! Mi confidavo soltanto con il Signore. Nel tragitto dalla casa alla chiesa ero solita soffermarmi a guardare le montagne ed ero tentata di fuggire in un luogo ove nessuno mi vedesse. Non l'ho fatto solo per grazia di Dio. Quanto ho pianto! Non ricordo bene quanto durò questa incomprensione; forse meno di un anno. Poi, siccome peggioravo, il parroco stesso consigliò mia madre di accompagnarmi da un medico suo conoscente. Fu lui che mi liberò dal mio martirio, spiegando a chi gli domandava di me che non mangiavo perché non potevo. Anche se non gli fu possibile immaginare pienamente le mie sofferenze, si mostrò molto comprensivo. Fui sollevata da questa sofferenza, ma il Signore ne permise un'altra ancora maggiore. Ne ebbe conoscenza soltanto Gesù e, anni dopo, il mio padre spirituale. Passai sei anni tra letto e lettuccio. Una volta trascorsi cinque mesi senza potermi alzare ma sempre in quella sofferenza spirituale che sopportai per 12 anni, senza svelarla a nessuno.
Trovandomi sola, prigioniera del mio letto, guardavo in lacrime il quadro del sacro Cuore di Gesù: Lo supplicavo di liberarmi da quel tormento e di darmi luce sul da farsi. Così pure mi raccomandavo alla Madonna perché intercedesse per me.
Pretendenti
Sui 16 anni andai con Deolinda a Póvoa per una cura marina. Un giorno, mentre mi recavo in chiesa, un militare mi si avvicinò rivolgendomi galanterie. Mi schermii subito, ma, siccome non si allontanava, gli proposi di attendermi dopo la funzione. Nella mia mente pensavo di cambiare strada e di poterlo schivare. Uscita di chiesa, molto guardinga, non lo vidi e passai per la stessa via. Ad un certo momento me lo trovai davanti senza rendermi conto di dove fosse spuntato. - Signorina, che cosa mi ha promesso? - E così dicendo pretendeva accompagnarmi a casa. Mi fermai e gli fui franca: - Sono ammalata e poi... mia madre non vuole che io faccia l'amore! - Egli non si convinse. Per fortuna comparve Deolinda. Pensando che io stessi a fare l'amore mi sgridò aspramente. Non passai più per quella strada e tutto finì.
Ad un altro giovane che mi accennò al matrimonio risposi: - Non rinuncio alla mamma e a Deolinda per un uomo. – Il parroco, avendo saputo che io piacevo ad un giovanotto, mi disse un giorno: - Se lo vuoi, io mi interesso della faccenda. - Gli risposi: - Le pare che nelle mie condizioni possa permettermi di propormi tale problema? - In verità io sapevo e sentivo di essere ammalata, ma inoltre mi mancava l'inclinazione al matrimonio, anche se talora mi passava per la mente che se fossi diventata mamma avrei educato i figli molto cristianamente.
A Ietto per sempre
Nell'aprile 1925 [giorno 14] mi posi a letto per sempre. Non mi si diceva più: - Coraggio, ti rialzerai. - Il medico Giovanni da Almeida di Oporto avvisò mia mamma che temeva una totale paralisi. Mia sorella, che faceva la sarta, divenne anche la mia infermiera, perché la mamma lavorava in campagna. Ebbi ore di scoraggiamento, ma mai di disperazione. Nulla mi legava al mondo. Provavo soltanto nostalgia per il mio giardinetto, perché mi piacevano i fiori e qualche volta, portata in braccio da mia sorella, potei ancora vederlo. Sentivo molta nostalgia per la nostra chiesa: nella festa del sacro Cuore o quando si celebrava messa cantata piangevo amaramente. Mia sorella, che faceva parte del coro, nel vedermi in lacrime mi diceva: - Se fosse possibile stare in chiesa coricati ti ci porterei in braccio. - E piangeva pure lei. Però ero conformata alla volontà del Signore. A poco a poco mi abituai al letto e la nostalgia si spense. Per distrarmi, nei primi tempi, giocavo a carte con qualcuno o anche da sola. Mi spiace di non aver fin da allora pensato come penso oggi: cioè di vivere unita in spirito al mio Gesù. Giunsi a fare voti per ottenere la guarigione; come me, la mamma, la sorella, le cugine. Infine capii che il Signore mi voleva ammalata; perciò non chiesi più di guarire. Arrivai più volte, molto rassegnata, alle soglie della morte. Dalla medicina non ebbi altro sollievo che qualche iniezione di morfina.
La mia Mamma Celeste
Tutti gli anni celebravo il mese mariano. Preferivo celebrarlo da sola: meditavo, cantavo, piangevo chiedendo alla Mamma celeste di liberarmi da quella grande tribolazione che mi faceva soffrire tanto. Solevo cantare il « Tantum ergo » come se fossi stata in chiesa. Non avendo Gesù in casa né sacerdote che mi benedicesse, pregavo il Signore che lo facesse Lui dal cielo e dai suoi tabernacoli. Momenti felici! Mi pareva piovessero su di me tutte le benedizioni e l'amore del Signore. Ed allora abbracciavo nel mio cuore tutta la mia famiglia e le persone care. Nei primi anni della mia degenza, dalla casa del parroco mi portavano, all'inizio di maggio, una statuetta del Cuore di Maria che, con rincrescimento, restituivo alla fine del mese. Fu così che pensai al modo di acquistarmene una, ma poiché non ne avevo i mezzi, fui aiutata da varie persone. Un'amica mi donò alcune pollastrelle che Deolinda allevò fino a che fecero le uova e le covarono; venduti i pulcini, comprai la statuetta, la mensola e la campana di vetro. Non so dire la gioia che provai nell'avere una Madonnina tutta mia: potevo contemplarla giorno e notte.
Se un giorno mi rivedrete per la strada...
Mi giunse notizia dei miracoli che avvenivano a Fatima. Nel 1928 varie persone della parrocchia andarono pellegrine alla Cova da Iria; in quella occasione venne anche a me il desiderio di partire. Il medico ed il parroco non me lo consentirono, perché il viaggio era lungo ed io non sopportavo neppure che mi toccassero il letto. Fui consigliata di chiedere ugualmente la guarigione e di andare poi a Fatima in ringraziamento. Il medico diceva che se fosse avvenuto il miracolo, lo avrebbe testimoniato senza timore.
In quello stesso anno anche il parroco andò alla Cova da Iria: mi portò di là una corona del Rosario, una medaglietta ed il « Manuale del pellegrino »; consigliandomi una novena alla Madonna. Ne feci parecchie, cantando le lodi mariane stampate nel libretto
A chi mi visitava solevo dire: - Se un giorno mi rivedrete per la strada e mi sentirete cantare, ditelo a tutti: è Alexandrina che ringrazia la Madonna. - Era la mia fiducia in Gesù e Maria che mi faceva parlare così. Tra me pensavo che se fossi guarita mi sarei fatta suora, perché mi spaventava vivere nel mondo; che non sarei più ritornata a rivedere la mia famiglia; che mi sarei fatta missionaria per battezzare tanti moretti e per salvare anime a Gesù. Non avendo ottenuto la guarigione, compresi che mi illudevo e quei miei desideri scomparvero per sempre. Cominciai a sentire ognor più l'ansia di amare la sofferenza e di pensare soltanto a Gesù.
Mi offersi a Gesù Sacramentato come vittima
Un giorno, mentre ero sola e pensavo a Gesù nel tabernacolo, Gli dissi: - Mio buon Gesù, Tu sei imprigionato. Anch'io lo solo. Siamo ambedue carcerati. Tu per il mio bene
ed io incatenata da Te. Tu sei Re e Signore di tutto. Io sono un verme della terra. Ti ho trascurato pensando alle cose del mondo che sono perdizione per le anime, ma ora, pentita di cuore, voglio ciò che Tu vuoi, voglio soffrire rassegnata. Non lasciarmi senza la tua protezione. - Da parecchio tempo chiedevo al Signore amore alla sofferenza e, senza sapere il modo, mi offersi a Lui come vittima. Il Signore mi concesse questa grazia in misura tanto abbondante che oggi non cambierei la sofferenza con quanto esiste nel mondo. Amante del dolore, ero contenta di offrire a Gesù i miei patimenti. Mi preoccupava soltanto consolare Gesù e salvargli anime. Perdute le forze fisiche, abbandonai le distrazioni e, attraverso la preghiera che mi dava un vero conforto, mi abituai a vivere in intima unione col Signore. Quando le visite mi distraevano un poco, ne rimanevo spiacente per non aver pensato a Gesù. Per amore di Gesù e della Mamma celeste mi abituai a fare piccoli sacrifici: rinunciare a guardarmi nello specchio; non parlare per combattere la mia voglia di parlare e viceversa; vegliare durante la notte per fare compagnia a Gesù; non allontanare le mosche che mi tormentavano, ecc.
Unita a Gesù sacramentato attraverso Mammina
Facevo la Comunione sacramentale poche volte, ma vivevo unita a Gesù il più possibile. Per onorare Gesù e la Mamma del cielo scrissi su pezzi di carta ed immagini questa preghiera: - Gesù, Ti amo con tutto il cuore. Abbi pietà di questa povera ammalata. Prendila con Te quando vuoi. Mio amato Gesù, non dimenticarti di me, perché sono una grande peccatrice. Mio caro Gesù, vorrei visitarti nei tuoi tabernacoli, ma non posso; la mia malattia mi lega al mio caro lettuccio. Sia fatta la tua volontà. Ma concedimi almeno che non passi un momento senza che io venga in spirito ai tuoi tabernacoli per dirti: « mio Gesù, voglio amarti, voglio incendiarmi nella fiamma del tuo Amore, pregare per i peccatori e per le anime del purgatorio ». - (1930).
Sulla copertina di un libretto scrissi nel maggio 1930: - Mia cara Mamma del cielo, vieni ai tabernacoli del tuo e mio Gesù, presentagli Tu le mie preghiere e rendi valide le mie suppliche. O rifugio dei peccatori, di' a Gesù che voglio essere santa. Digli inoltre che voglio molte sofferenze, ma che non mi lasci sola neppure un minuto. lo devo soltanto umiliarmi, perché nulla sono, nulla posseggo, nulla valgo. Digli che Lo amo molto, ma che Lo voglio amare assai di più. Voglio morire bruciata nell'amore tuo e di Gesù. Sì, digli molte cose di me, fagli tutte le mie richieste! Confido, confido in Te! O Maria, dammi il cielo! -
La mia preghiera dei mattino
Al mattino iniziavo le mie preghiere col segno di croce; quindi mi univo a Gesù dicendo: - Cuore di Gesù, è per Te questo giorno. - E vi aggiungevo: - Dammi la Tua benedizione! Voglio essere santa. - Poi chiedevo la benedizione alla Trinità santissima, alla Madonna, a San Giuseppe e a tutti i Santi del cielo dicendo: - Con la vostra benedizione non avrò timore di nulla. Sarò santa come ardentemente desidero. -
Quindi dicevo a Gesù: - Mi unisco spiritualmente ora e per sempre a tutte le sante Messe che, giorno e notte, si celebrano sulla terra. Gesù, immolami ogni momento con Te sull'altare del Sacrificio, offrimi all'Eterno Padre secondo le tue stesse intenzioni. -
Rivolgendomi poi alla Mamma celeste, Le dicevo: - Ave, Maria, piena di grazia!... O Mammina, voglio essere santa; benedicimi e chiedi a Gesù di benedirmi! -
Mi consacravo a Lei così: - Mammina, Ti consacro i miei occhi, il mio udito, la mia bocca, il mio cuore, la mia anima, la mia verginità, la mia purezza. Accetta tutto, Mamma! Tu sei lo scrigno benedetto di ogni nostra ricchezza. Ti consacro il mio presente e il mio futuro, la mia vita e la mia morte, tutto quanto daranno a me, tutte le preghiere e le offerte che faranno per me. Apri le tue braccia e prendimi. Stringimi al tuo Cuore santissimo, coprimi col tuo manto; ricevimi come figlia amata e consacrami tutta a Gesù. Chiudimi per sempre nel suo Cuore divino e digli che Tu Lo aiuterai a crocifiggermi nel corpo e nell'anima. Fammi umile, obbediente e casta nell'anima e nel corpo. Trasformami in amore; consumami nelle fiamme dell'amore di Gesù...
Mammina, vieni con me a tutti i tabernacoli del mondo ove Gesù abita sacramentalmente. Offrimi a Lui. Mammina, voglio formare una roccia di amore davanti ad ogni sua dimora, perché nulla giunga a ferire il suo Cuore e rinnovi le sue Piaghe e la sua Passione. Mammina, parla a Gesù col mio cuore e le mie labbra; rendi più fervorose le mie preghiere, più valide le mie richieste. –
Una trincea di amore a difesa dei tabernacoli
« O mio Gesù, io voglio che ogni mio dolore, ogni palpito del mio cuore, ogni mio respiro, ogni minuto secondo che trascorrerò, siano atti di amore per i tuoi tabernacoli.
Io voglio che ogni movimento dei miei piedi, mani, labbra, lingua, occhi, che ogni lacrima e sorriso, ogni allegria e tristezza, ogni tribolazione e distrazione, ogni contrarietà o dispiacere, siano atti di amore per i tuoi tabernacoli. Io voglio che ogni sillaba delle orazioni che reciterò o udirò recitare, ogni parola che pronuncerò o udirò pronunciare, che leggerò o udirò leggere, che scriverò o vedrò scrivere, che canterò o udirò cantare, siano atti di amore per i tuoi tabernacoli. Io voglio che ogni bacio che darò alle tue sante immagini, a quelle della tua e mia Madre, a quelle dei tuoi santi e sante, siano atti di amore per i tuoi tabernacoli. O Gesù, io voglio che ogni goccia di pioggia che viene dal cielo alla terra, che tutta l'acqua del mondo offerta goccia a goccia, che tutta l'arena del mare e tutto ciò che il mare contiene, siano atti di amore per i tuoi tabernacoli. O Gesù, io Ti offro le foglie degli alberi, tutti i frutti che possono avere, i fiori petalo per petalo, tutti i granelli di semente che sono nel mondo e tutto ciò che vi è nei giardini, nei campi, nelle valli e nei monti, come atti di amore per i tuoi tabernacoli.
O Gesù, Ti offro le penne degli uccelli e il loro canto, i peli e le voci di tutti gli animali,
come atti di amore per i tuoi tabernacoli. O Gesù, Ti offro il giorno e la notte, il caldo e il freddo, il vento, la neve, la luna e i suoi raggi, il sole, l'oscurità, le stelle del firmamento, il mio dormire e il mio sognare, come atti di amore per i tuoi tabernacoli.
O Gesù, Ti offro tutto quanto vi è nel mondo, le grandezze, le ricchezze, i tesori, tutto quanto avviene in me, tutto quanto ho per abitudine di offrirti, tutto quanto si possa immaginare, come atti di amore per i tuoi tabernacoli. O Gesù, accetta il cielo e la terra, il mare, tutto ciò che contengono come se tutto fosse mio e io potessi disporne, come atti di amore per i tuoi tabernacoli ». Mentre facevo queste offerte a Gesù mi sentivo rapita, non so spiegare il modo ed allo stesso tempo sentivo un calore forte che pareva bruciarmi. Mi pareva cosa strana perché erano giornate di freddo e, meravigliata, osservavo se il mio corpo sudasse. Mi sentivo abbracciata interiormente. Ciò mi stancava assai
Un programma di vita
Mi pare che sia stato in una di queste occasioni che io sentii la seguente ispirazione del Signore: « Soffrire, amare, riparare »
Ricordo che molte volte domandavo al Signore: - O mio Gesù, cosa vuoi che io faccia? - E ogni volta non sentivo se non queste parole: soffrire, amare, riparare.
1933
Come Gesù mi mandò il mio direttore spirituale
Ignoravo che cosa fosse un direttore spirituale: chi guidava la mia anima era il parroco.
Mia sorella, in un ritiro delle Figlie di Maria 1931, chiese per sé la direzione spirituale al predicatore, padre Mariano Pinho. Questi, avuto notizia di me e della mia malattia, chiese le mie preghiere con la promessa di ricambiarle. Ogni tanto mi mandava una immaginetta. Due anni dopo, avendo saputo che egli era ammalato, mi commossi fino al pianto; non so perché. Mia sorella, meravigliata, mi domandò perché piangessi, dal momento che non lo conoscevo. Le risposi: - Piango perché è mio amico ed io lo sono di lui. - Il 16 agosto 1933 padre Pinho venne nella nostra parrocchia a predicare un triduo in onore del Cuore di Gesù ed in quella occasione lo ottenni per mio direttore spirituale.
Non gli parlai delle mie offerte ai tabernacoli, del calore che provavo, della forza che mi alzava e neppure delle parole che io interpretavo come una semplice ispirazione di Gesù.
Soltanto alcuni mesi dopo io misi al corrente il padre circa le parole di Gesù. Non dissi altro perché non comprendevo nulla delle cose del Signore. Il padre non mi confermò che erano parole di Gesù; tuttavia io continuai a vivere sempre unita al Signore: giorno e notte erano i tabernacoli la mia dimora prediletta... Soltanto nell'agosto 1934 mi proposi di aprire la mia coscienza al padre, venuto a Balasar per un ciclo di prediche. Subentrò però in me il forte timore che egli, una volta a conoscenza della mia vita, non avrebbe più voluto continuare a dirigermi. Mentre vivevo in quell'ansia, Gesù mi disse: - Obbedisci in tutto: non l'hai scelto tu; te l'ho mandato Io. - Quando il padre mi domandò in quale modo avevo udito le suddette parole, non mi spiegò se fossero o no parole di Gesù. Alcuni giorni dopo mia sorella, avendo notato che io impiegavo molto tempo nella preghiera, mi domandò cosa mai dicessi. Le spiegai come occupavo quel tempo e che cosa sentivo, aggiungendo che certamente erano la fede ed il fervore con cui recitavo tutte le mie preghiere ad assorbirmi tanto. Deolinda fu d'accordo e mi pregò di dirle tutto per potersi infervorare lei pure.
Prima Messa nella mia cameretta
« ... Nella sua lettera mi domandava se gradirei la Messa. Già da tempo la desidero. Quando lei venne per il triduo ne parlai a mia sorella; ma per timidezza e per non chiederle il sacrificio di predicare a digiuno, il che ci dispiaceva, non osammo proporglielo. Ora, se ciò fosse possibile, ne proveremmo gioia così grande da non saper dire. Però ci pesa il sacrificio che dovrà fare nel venire qui a digiuno e con tanto freddo » (lettera a p. Pinho, 6-11-1933). Il 20 novembre 1933 ebbi la grazia della prima Messa nella mia cameretta.
Perdita dei beni
Il Signore aumentò le sue tenerezze, ma anche il peso della mia croce. Sia però benedetto per la grazia sua che non mi lasciò mai mancare. In quell'epoca incominciammo a soffrire assai per la perdita dei nostri beni. E’ vero che non sentivo più nessun attaccamento a nulla, ma soffrivo amaramente nel vedere che quanto possedevamo non bastava a pagare i debiti di cui mia madre si era fatta mallevadrice.
Si preferiva rimanere senza un centesimo finché non si fosse pagato tutto. Mi mancava spesso l'alimento conveniente: mi nutrivo soltanto di ciò che avevamo, con danno della salute. Soffrivo in silenzio ed i familiari pensavano che quel cibo fosse di mio gradimento; nulla chiedevo per non rattristarli. Se mi donavano qualche buon boccone, lo cedevo a mia sorella assai malaticcia, pensando: - Io sono incurabile, mentre lei può migliorare. - Si giunse a mangiare la minestra senza condimento, perché non dicevamo a nessuno le nostre ristrettezze. Versai in segreto molte lacrime, sfogandomi con Gesù e la Mamma celeste; ma proprio queste lacrime mi unirono di più a Gesù e a Mammina e rafforzarono la mia fiducia in Loro. Questa situazione durò sei anni, durante i quali cercai di essere di conforto ai miei cari. Alla mamma, che sovente singhiozzava, consigliavo di avere fiducia in Gesù che volle essere povero. Nel mio intimo mi rallegravo di assomigliargli. Pregavo Gesù di aiutarci e, nella Comunione, Gli dicevo: - Tu ci hai consigliato di chiedere, di bussare per essere ascoltati: io chiedo, io busso e sarò accontentata. Non Ti chiedo onori, grandezze né ricchezze, ma che ci lasci almeno la nostra piccola casa finché la mamma e la sorella vivranno in modo che Deolinda possa raccogliere i fiori per il Tuo altare della chiesa. O Gesù, tutti i fiori sono per Te. Gesù! Vieni in nostro soccorso! Stiamo per affondare... Porta questa notizia lontano a chi ci possa aiutare. Non scelgo nulla perché non so. Confido in Te! -
In casa nostra era scomparsa la gioia e ci mancavano le cose indispensabili. Però non mi mancò mai la conformità alla volontà di Dio; avevo fiducia cieca in Lui.
È ben vero: la fiducia non è mai troppa... La mia preghiera fu ascoltata. Fu da lontano, molto lontano, che una signora venne a sanare la nostra situazione; se non la sanò del tutto, fu per causa della mia timidezza: non dissi la somma precisa del nostro debito. Forse Gesù lo permise per prolungare la mia sofferenza. Ci fu consegnato il necessario per salvare la nostra casa che doveva essere messa all'asta. Ho pianto di confusione e di gioia. Non so dire la soddisfazione dei miei quando ebbero in mano quella somma, dopo tante e così gravi afflizioni. Sia benedetto Gesù! Soltanto con Lui si poteva vincere.
1934
Come esprimevo il mio amore a Gesù e a Mammina
- O mia Mammina del cielo, ecco qui ai tuoi santissimi piedi un'anima che desidera tanto amarti. O mia amabile Signora, io voglio vivere di un amore tale che sia capace di tutto soffrire solo per te e per il mio caro Gesù: sì, per il mio Gesù che è il tutto della mia anima. Egli è la luce che mi illumina, è il pane che mi alimenta; è il mio cammino, l'unico che voglio seguire... - - O Gesù, quale compagnia migliore posso io avere in questo letto di dolore se non la Tua presenza sempre continua in me, che voglio vivere solo per Te? O Gesù, Tu sai bene quali sono i miei desideri: stare sempre nei tuoi tabernacoli, non allontanarmi da essi neppure un momento. Dammi la forza, o buon Gesù, perché io sappia fare così. - - O mio Gesù, io sono qui ammalata e non posso venire a visitarti nelle tue chiese, ma sto compiendo la missione che Tu mi hai destinato: sia fatta la tua santissima volontà in tutte le cose!... Poiché io non posso venire, Ti mando il mio cuore, la mia intelligenza per apprendere tutte le tue lezioni, il pensiero perché io pensi solo a Te, il mio amore, perché io ami solo Te, cerchi solo Te, sospiri solo per Te; solo Te, mio Gesù, in tutto e per tutto... Ti invio tutto quanto ho che ti possa piacere e farti compagnia nel tuo tabernacolo di amore... Vorrei stare in tua presenza giorno e notte, ad ogni ora, unita a Te e non lasciarti mai, o Gesù, solo nei tabernacoli! Neppure per un momento vorrei assentarmi; vorrei darti tutto ciò che possiedo e che Ti appartiene interamente: il mio cuore, il mio corpo con tutto ciò che sente. È tutta la mia ricchezza. -
Era la Voce del Signore
Fu nel settembre 1934 che io mi persuasi pienamente essere stata la Voce del Signore [a pronunciare quelle parole: « soffrire, amare, riparare »] e non un mio slancio spirituale a suggerirmele. Fu allora che Egli mi chiese, parlando così: - Dammi le tue mani: le voglio crocifiggere; dammi i tuoi piedi: li voglio inchiodare con Me; dammi il tuo capo: lo voglio coronare di spine come fecero a Me; dammi il tuo cuore: lo voglio trapassare con la lancia come trapassarono il mio; consacrami tutto il tuo corpo, offriti tutta a Me. - Mi chiese questo due volte [il 6 e 1'8 settembre]. Non so esprimere il mio tormento, perché non potevo scrivere e non volevo dir nulla a mia sorella, ma non volevo neppure tacere, perché capivo di non fare, tacendo, la volontà di Dio: dovevo dire tutto al direttore spirituale. Mi decisi a fare il sacrificio e chiesi a Deolinda di scrivere quanto le avrei dettato. Lo abbiamo fatto senza scambiarci uno sguardo. Scritta la lettera, morì tutto in noi e non se ne parlò mai più. Se fino allora ogni lettera del direttore mi aveva portato gioia, da quel momento non provai più consolazione: vivevo nel terrore che mi trattasse male e mi dicesse che quanto avveniva in me era falsità. Avevo ceduto all'invito del Signore, ma pensavo che i sacrifici che mi avrebbe chiesto sarebbero stati soltanto le sofferenze portate dalla malattia, anche se maggiori; non mi era passato per la mente che mi avrebbe chiesto di soffrire per fenomeni singolari. Il direttore mi obbligò a scrivere tutto e per due anni e mezzo non mi disse mai che erano cose di Dio. Questo suo silenzio mi fece soffrire assai.
Visite di Gesù
In quell'epoca Gesù mi appariva e mi parlava sovente. La consolazione spirituale era grande e le sofferenze non mi costavano. In tutto sentivo amore per il mio Gesù e sentivo che Egli mi amava, poiché ricevevo abbondanti tenerezze. Cercavo il silenzio. Oh, come mi sentivo bene nel raccoglimento e molto unita a Lui! Gesù si confidava con me. Mi diceva cose tristi, ma il conforto e l'amore che mi dava addolcivano i suoi lamenti. Passavo notti e notti senza dormire, a conversare con Lui in contemplazione di ciò che mi mostrava. Talvolta vidi Gesù come giardiniere che coltivava dei fiori innaffiandoli ecc.; passeggiava in mezzo ad essi mostrandomene le varietà. Altre volte mi apparve per presentarmi il suo Cuore con raggi abbaglianti. Una volta vidi anche Mammina con il Bambino Gesù in braccio e altre volte come Immacolata: quanto era bella! Quanto volevo amare solamente Lei e Gesù! Stavo bene soltanto con Loro.
[Ecco alcuni frammenti di comunicazioni avute da Gesù in quel tempo di grazia, ricavate da lettere inviate a p. Pinho]. « ... Gesù mi invitò ai tabernacoli abbandonati perché condividessi la sua tristezza e riparassi a tanto abbandono. Mi disse che Lo lasciano solo e che vivono come se Lui non fosse presente. Perfino i sacerdoti cui ha dato il potere di trasformare il pane nel suo Corpo divino - perfino loro - Lo dimenticano e Lo offendono... » (lettera a p. Pinho, 14-9-1934). « ... - Avvisa il tuo direttore che esigo si predichi e propaghi la devozione ai tabernacoli, ed ancor più: che si accenda nelle anime. Non sono rimasto sugli altari per amore soltanto di quelli che mi amano, ma per tutti; anche lavorando mi possono consolare. Non negarmi sofferenze e sacrifici per i peccatori. La giustizia di Dio pesa su di loro. Tu puoi soccorrerli. Prega per i sacerdoti: sono operai della mia vigna; la messe dipende da loro... Io scelgo i deboli per renderli forti. Sotto le loro debolezze lo nascondo il mio potere, il mio amore e la mia gloria. Dimentica il mondo e dónati a Me. Abbandónati sulle mie braccia: Io sceglierò i tuoi sentieri. - ... » (lettera a p. Pinho, 27-9-1934). « ... - Ti ho scelta per Me. Corrispondi al mio amore. Voglio essere il tuo Sposo, il tuo Amato, il tuo tutto. Ti ha scelta pure per la felicità di molte anime. Sei il mio tempio, tempio della Santissima Trinità. Tutte le anime in grazia lo sono, ma tu in modo speciale. Sei un sacrario scelto da Me per abitarvi e riposare. Voglio saziare la tua sete per il mio Sacramento di amore. Sei un canale ove passeranno le grazie che Io voglio distribuire alle anime e attraverso il quale le anime verranno a Me. Mi servo di te perché molte anime vengano a Me: per mezzo tuo, molte anime saranno stimolate ad amarmi nella santissima Eucarestia... - » (lettera a p. Pinho, 4-10-1934). « ... - Ascolta, figlia mia, il tuo Gesù. Sono con te per arricchirti dei miei tesori divini. Quanto ti amo! Ti ho scelta per mia dimora. Sto preparandoti come desidero. Vivi solo per Me. Amami molto. Pensa soltanto a Me. E poiché ti offri tanto generosamente come vittima per i peccatori del mondo, porrò in te quasi un canale per distribuire grazie alle anime colpevoli di ogni qualità di crimini. Così ne porterai a Me un gran numero... - Contemporaneamente non so cosa sentii in me, non lo so spiegare: sentivo un peso tanto tanto grande. Mi pareva soprattutto che il mio cuore diventasse così grande da sembrarmi il mondo... » (lettera a p. Pinho, 11-10-1934).
« ... Erano quasi due giorni che Gesù non mi parlava. Piansi per il dubbio di essere nell'inganno. Quando mi rasserenai un poco, feci la Comunione spirituale. Il mio buon Gesù mi parlò così: - Quanto ti amo! Quando ti senti fredda, sono Io a infondere sempre più in te il mio amore. Quando non ti parlo, è per infonderti maggiormente la fiducia in Me. Non ti avevo detto che non ti avrei abbandonata e non mi sarei allontanato da te? Ti amo tanto! Vieni alla mia scuola; impara dal tuo Gesù ad amare il silenzio, l'umiltà, l'obbedienza e l'abbandono. Vieni ai miei tabernacoli... Próstrati davanti a Me per chiedermi perdono del tuo scoraggiamento e della tua sfiducia. » (lettera a p. Pinho; 15-10-1934). « ... Gesù mi disse che, come Lui è fedele nell'abitare in me per consolarmi, così io devo essergli fedele nell'abitare in spirito nei suoi tabernacoli per consolarlo ed amarlo; che gli dessi il mio corpo per essere vittima; che migliaia di vittime sarebbero poche per riparare tanti peccati e crimini del mondo... » (lettera a p. Pinho, 1-11-1934).
1935
Assetata di maggior sofferenza - Giuramento di amore
Volevo fare tutto per amore verso di Loro [Gesù e Maria) e, per provare che Li amavo, alcune volte facevo delle palline di cera che legavo a una punta di un fazzolettino e con esse battevo sul mio corpo scegliendo i posti che mi facevano soffrire di più, come le ginocchia, le ossa, lasciando il mio corpo bluastro per i colpi. Altre volte legavo la treccia dei capelli alle sbarre della testata del letto e tiravo in avanti il capo con tutta la forza per potere così soffrire di più. In un pomeriggio di domenica provai tante ansie di amore per Gesù da non poterle contenere. Sospiravo di trovarmi sola. Finalmente tutti i miei decisero, anche se titubanti, di andare in chiesa. Appena usciti, potei mostrare a Gesù quanto l'amavo. Presa la spilla con cui tenevo appese le mie medaglie, la conficcai nel mio petto; non vedendo sangue, la affondai di più nelle carni, ne contorsi le fibre finché ne sprizzò il sangue. Vi intinsi la penna e scrissi sul retro di una immagine:
- Col mio sangue Ti giuro di amarti molto, mio Gesù.. Sia tale il mio amore che io muoia abbracciata alla croce! Ti amo e muoio per Te, mio caro Gesù. Voglio abitare nei tuoi tabernacoli. - (Balasar, 14-10-1934).
Subito dopo sentii tanta ripugnanza ed afflizione da voler strappare quella immagine. Non so cosa me lo impedì. Questa prova di amore non mi diede nessuna consolazione.
Quando rientrò mia sorella ero immersa in una grande inquietudine. Non le dissi ciò che avevo fatto, ma le mostrai l'immagine. Ella esclamò: - Birichina che sei! Che ne dirà p. Pinho? - Mi difesi dicendo: - Non gli dirò nulla! - Invece gli narrai tutto ed egli: - Chi ti ha dato questo permesso? - Risposi di ignorare che fosse necessario il permesso. Egli mi proibì allora di fare cose del genere. « ... - Non tardate a far conoscere quanto Io ho detto circa l'Eucarestia: non vi è altra medicina. È da Essa che nascono i parafulmini per allontanare la giustizia divina... - » (lettera a p. Pinho, 4-7-1935).
Fioretti di maggio
Nel mese di maggio 1935, desiderosa di consolare Mammina e di soffrire per Lei, pensai di scrivere su pezzettini di carta dei pensieri, uno per ogni giorno del mese. Ogni mattina ne sorteggiavo uno e mi sforzavo di vivere la giornata secondo quanto stava scritto. Questo, solo allo scopo di consolare Gesù per mezzo di Maria. Nel maggio 1936, già senza forze, non potendo scrivere e desiderando dare la stessa prova d'amore dell'anno precedente a Gesù e a Mammina, chiesi a mia sorella di scrivere i seguenti fioretti su bigliettini da sorteggiare giornalmente, soffrendo ed amando secondo le intenzioni scritte. Il 31 maggio 1936 scrissi così: « Mammina, io vengo umilmente ai tuoi piedi per deporre i fiori spirituali raccolti durante il mese. Sono confusa: che povertà! In quale stato te li consegno! Sono tanto appassiti e tanto sfogliati! Ma Tu, o carissima Mamma celeste, puoi trasformarli, rinverdirli, ravvivarli per portare con essi consolazione e profumi a Gesù, in mia vece. Parlagli delle mie pene e delle mie afflizioni.
... Cara Mammina, in questo ultimo giorno del tuo mese benedetto, come congedo, poiché non ho nulla da darti, ti do tutto il mio corpo e ti prego di custodirlo e di tenermi nelle tue santissime braccia come tua figlia carissima ».
Gesù chiede la consacrazione del mondo a Maria
« ... Il giorno 30 u.s. [luglio 1935], dopo la santa Comunione, udii Gesù dirmi:
- Per l'amore che tu hai verso la mia Madre santissima, comunica al tuo padre spirituale la seguente mia richiesta: ogni anno si faccia un atto di consacrazione del mondo a Lei, in un giorno prefissato e si chieda alla Vergine senza macchia di confondere gli impuri affinché cambino vita e non mi offendano. Come ho chiesto a Margherita Maria la consacrazione del mondo al mio Cuore divino, così chiedo a te che lo si consacri a Lei con una festa solenne »
Lampada dei tabernacoli. Vittima per la consacrazione del mondo
« O mio caro Gesù, io mi unisco spiritualmente in questo momento e da questo momento per sempre a tutte le sante Ostie della terra, in ogni luogo ove abiti sacramentato; voglio passarvi tutti i momenti della mia vita, costantemente, di giorno e di notte; allegra o triste, sola o in compagnia, sempre a consolarti, ad adorarti, ad amarti, a lodarti, a glorificarti! O mio Gesù, io vorrei che tanti atti del mio amore cadessero su di Te costantemente di giorno e di notte come la pioggia fine fine cade dal cielo sulla terra in una giornata d'inverno. Non vorrei atti d'amore solo miei, ma di tutti i cuori, di tutte le creature del mondo intero! Oh! Come Ti vorrei amare e vedere amato, da tutti! Tu vedi, o Gesù, i miei desideri: accettali già come se io Ti amassi. O Gesù, non rimanga nel mondo neppure un solo luogo ove Tu abiti sacramentato, senza che oggi e, da oggi per sempre, in ciascun momento della mia vita io stia là sempre a dire: - Gesù, amo Te! Gesù, io sono tutta tua! Sono la tua vittima, la vittima della Eucarestia, la piccola lampada delle tue prigioni d'amore, la sentinella dei tuoi tabernacoli! O Gesù, io voglio essere vittima per i sacerdoti, i peccatori, la mia famiglia, vittima per tuo amore, per la tua santissima Passione, i dolori di Mammina, il tuo Cuore, la tua santa Volontà, vittima per il mondo intero! Vittima per la pace, vittima per la consacrazione del mondo a Mammina! - ».
Morte mistica
Nel 1935 il Signore mi avvisò che sarei morta all'inizio del giorno della festa della SS. Trinità del 1936 [7 giugno]. Poiché non conoscevo altra morte, pensavo di lasciare questo mondo e di partire per l'eternità. In questo periodo ebbi molte consolazioni spirituali. Quanto più si avvicinava il giorno della SS. Trinità, tanto più cresceva la mia gioia: sarei andata a trascorrere in cielo la festa dei miei tanto cari Amori, come io chiamavo il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. I dolori del mio corpo andavano aumentando e tutto dava segno della mia dipartita. Due giorni prima il Signore mi affermò che sarei morta fra le 3 e le 3,50 del mattino e mi disse di mandare a chiamare il mio direttore. Così feci. Egli arrivò verso sera e rimase presso il mio letto durante la notte. Mi preparò a morire, fece con me un atto di completa rassegnazione e conformità alla volontà di Dio. Chiesi perdono a tutta la famiglia e dalla gioia cantai così:Feliz, oh! Feliz Se eu tal conseguia Morrer a cantar O nome de Maria!
Feliz quem mil vezes Na longa agonia Com amor repete O nome de Maria.
Poi fui presa da una afflizione crescente. All'ora fissata non so cosa provai; cessai di udire quanto accadeva attorno a me. Il mio padre spirituale ed i familiari recitarono le preghiere dell'agonia, accesero una candela benedetta e me la tennero in mano, ma io già non avevo coscienza di nulla. Stetti così un po' di tempo. Mi giudicavano morta e piangevano per me. Improvvisamente cominciai ad udire i loro pianti, ripresi a respirare e, a poco a poco, mi rianimai, ma rimasi ancora in tale stato di depressione che pensavo: - Voi continuate a piangere e io continuo a morire. - Attendevo sempre di comparire alla presenza di Dio. Non avevo pena di lasciare il mondo e i miei cari.
Ad un certo punto, vedendo che mi riprendevo e che non si avveravano le parole di Gesù, fui invasa da una tristezza inimmaginabile, oppressa da un peso schiacciante. Il mio direttore dovette partire senza potermi rivolgere una parola di conforto. Passai la festa della SS. Trinità come una moribonda; dentro di me tutto era morte. Le lacrime mi scorrevano abbondanti. Mi assalivano dubbi insopportabili: mi ero ingannata circa la morte, quindi anche su tutto quanto Gesù mi aveva detto fino a quel giorno. Nei successivi due giorni mi pareva che tutto il mondo fosse morto. Non c'era sole, né luna, né giorno, per me. Il mio vivere era quasi insopportabile.
Si avvicinavano a me Deolinda e Säozinha e mi dicevano: - Perché non parli? Perché non ci sorridi? - E io rispondevo: - Lasciatemi sola! Non sono più la stessa. Non mi vedrete più sorridere. Non vi sarà più sole capace di illuminarmi. - E piangevo. Sprofondata nel più grande dolore, nella più triste amarezza parlavo in modo tale che loro non sapevano cosa dirmi. Stavano combinando di andare dal mio direttore, quando all'improvviso arrivò il padre Oliveira Dias, mandato da lui a confortare la mia anima. Il buon padre mi spiegò il mio caso, raccontandomi fatti uguali avvenuti nella vita di alcuni santi. Venni così a sapere che si trattava della morte mistica, di cui non avevo mai udito parlare. Ebbi l'impressione che fosse un angelo venuto dal cielo a calmare la tempesta della mia anima. Continuai tuttavia a vivere tribolata. Mi sembrava che anche Gesù fosse morto, poiché per alcuni mesi non udii più la sua Voce. Quando aumentava l'agonia dell'anima riandavo ai fatti raccontati dal p. Oliveira Dias e prendevo un po' di coraggio da ciò che mi diceva il mio padre spirituale.
1936
Ancora sulla consacrazione del mondo a Maria. Primo intervento della Santa Sede
« ... Un giorno Gesù mi disse: - Ascolta questi miei divini desideri: di', figlia mia, al tuo direttore spirituale di far sapere ovunque che questo flagello è un castigo, è l'ira di Dio. Castigo per richiamare: voglio salvare tutti. Sono morto per tutti. Non voglio essere offeso e lo sono tanto, nella Spagna e in tutto il mondo! E’ grande il pericolo che si spargano ovunque questi atti di barbarie. E ora ti dirò come dovrà essere fatta la consacrazione del mondo alla Madre degli uomini e Madre mia santissima: prima, dal Santo Padre a Roma, poi, dai sacerdoti in tutte le chiese; sarà invocata come Regina del cielo e della terra, Signora della vittoria. Se il mondo corrotto si convertirà e cambierà strada, Ella regnerà e per mezzo suo si otterrà la vittoria. Non temere, figlia: i miei desideri si realizzeranno. - ... » (lettera a p. Pinho, 10-9-1936).
Il 31 maggio 1937 ebbi la visita di p. Durào: era stato inviato dalla S. Sede per esaminare la questione della consacrazione del mondo alla Madonna. Io desideravo tanto vivere nascosta, senza che alcuno sapesse quanto avveniva in me! Tale padre consegnò un biglietto del mio direttore a Deolinda, pregandola di leggermelo. Diceva così: - Presento il padre Durào; gli parli liberamente e risponda alle sue domande. - Rimasi afflitta e chiesi a mia sorella cosa potevo dirgli, perché non sapevo che fossero necessari interrogatori in casi del genere. Deolinda mi incoraggiò suggerendomi: - Dirai ciò che il Signore ti ispirerà. - Mi sorprese come, senza esitazione, risposi alle sue domande quando mi domandò circa le comunicazioni di Gesù. Mi raccomandò di esporgli soltanto le cose principali per non stancarmi. Gli affermai che non sapevo quali fossero le cose principali. Ed egli: - Questo mi piace. - E mi parlò della consacrazione del mondo alla Madonna. Dopo varie domande aggiunse in bel modo: - Non si sbaglierà? - A queste parole mi ricordai del mio inganno circa la mia morte e pensai: - Questo è in mio sfavore, glielo racconto. - Risposi: - Una volta mi ingannai. - E raccontai ciò che era avvenuto nel giorno della SS. Trinità del 1936. Il padre non mi disse se mi ero sbagliata e commentò: - Queste cose costano molto, nevvero? - Risposi: - Costano e mi lasciano triste. - E cominciai a piangere. Infine si raccomandò alle mie preghiere e promise di ricordarmi nella santa Messa. Si inginocchiò e recitò tre Ave ed alcune giaculatorie. Poi si congedò. Piansi molto e rimasi triste e tormentata, perché si era venuto a sapere ciò che per tanto tempo si era svolto nell'intimità della mia famiglia.
Scrissi subito al mio direttore spirituale raccontandogli tutto.
Egli mi rispose immediatamente rasserenandomi e dicendomi che tutto era per la gloria del Signore. « Gesù mi ha detto ancora: - Figlia mia, ti ho scelta per cose sublimi. Mi sono servito di te per comunicare al Papa il mio desiderio che si consacri il mondo alla Madre mia santissima. Voglio che sia onorata come Me perché è mia madre. Voglio che il mondo conosca il Suo potere presso il trono di Dio...
Ti ho scelta per essere la mia crocifissa... È un dono mio... La sofferenza del tuo corpo, della tua anima è dolorosa, è schiacciante. Ma in cielo, ove ti attendo, ne avrai la ricompensa. » (lettera a p. Pinho, 1-11-1937).
« ... - Verrò a prenderti, ma non prima della consacrazione del mondo alla mia Madre santissima che per mezzo tuo sarà onorata... Il Papa ritarda ma verrà il giorno della consacrazione. Ciò che è mio vince sempre, per quanto grandi siano le difficoltà. - ... » (lettera a p. Pinho, 22-11-1937).
« ... - Il mondo è sospeso per un filo leggerissimo. O il Papa si decide a consacrarlo o il mondo sarà castigato » (lettera a p. Pinho, 20-1-1939).
« ... - Il Cuore della mia Madre benedetta è ferito dalle bestemmie contro di Lei. Quanto ferisce il suo Cuore ferisce il mio; ciò che ferisce il mio ferisce il suo, talmente sono uniti i nostri Cuori. È per questo che la consacrazione del mondo Le darà molto onore e gloria: saranno umiliate e vinte quelle lingue maledette e impure che l'hanno bestemmiata. - » (lettera a p. Pinho, 2-12-1939).
« ... - Di' al tuo direttore di avvisare il Papa che se vuole salvare il mondo affretti l'ora della sua consacrazione alla Madre mia. La ponga a capo della battaglia e La proclami regina della vittoria e messaggera di pace Il mondo avrà molte sofferenze, perché la malizia umana ha raggiunto il culmine con i suoi crimini... Povero mondo, se non avrà come guida la regina del cielo! Povero mondo se Ella non intercederà presso Dio! » (lettera a p. Pinho, 2-5-1940).
« ... - Di' al Papa che Gesù insiste, chiede e ordina di consacrare il mondo alla Madre sua. Che lo consacri in fretta se vuole che la guerra finisca, in fretta se vuole che il mondo abbia pace. - ... » (lettera a p. Pinho, 5-4-1941).
Una visione
Verso la fine del 1936, una notte, mi si presentò a piccola distanza un prato molto verde e fiorito. I fiori erano gigli. Quanti erano! E tanto perfetti! Fra questi pascolava un gregge di molte pecorelle. Il pastore era Gesù, in grandezza naturale, molto bello, col bastone in mano. Mi avvicinai al prato; quando stavo per entrarvi, tutto si trasformò in una strada arida. Camminai per un pendio molto faticoso da salire; in cima al monte dovetti percorrere un sentiero che faceva paura: tutto rovi e spine. Alla mia sinistra udivo il belato di pecorelle. Avrei voluto avvicinarmi per vedere la causa dei loro gemiti, ma un dirupo profondo e oscuro mi impediva perfino di vederle. Sentivo che soffrivano molto. Continuai a camminare lungo quel sentiero e più in alto, a destra, udii ancora dei gemiti; da questa altezza vidi il motivo di tanta sofferenza: vi era una pecorella dalla lana bianca, ma molto sporca, caduta e impigliata tra lunghe e acute spine. Capii subito che i suoi gemiti non erano di nostalgia per la madre, perché era già grandicella. Nel vederla in quello stato sentii tanta pena che mi avvicinai e, con tutto l'amore, pazientemente la liberai dalle spine. Appena libera, la visione scomparve.
Non la dimenticai più, perché mi rimase stampata nella memoria e nell'anima.
Una forte crisi di nausea
Verso la fine di aprile del 1937 ebbi una grande crisi [fisica] che mi portò sull'orlo della tomba: vomiti da non finire; non trattenevo nulla nello stomaco. I primi giorni rimasi in una profonda prostrazione. Non riconoscevo le persone. Non avevo né fame né sete. Il parroco mi lesse tre volte le preghiere degli agonizzanti, ma ricordo ben poco. Udivo che si piangeva, ma non pensavo alla morte. Da un anno ricevevo giornalmente la Comunione, mentre prima, con mio grande dispiacere, la ricevevo poche volte al mese. Non so perché, ma forse fu il Signore che ispirò il parroco a portarmi Gesù tutti i giorni. Io chiedevo questa grazia che fu la mia più grande gioia. In questo periodo di vomiti, un giorno vidi entrare il parroco in camera mia. Riconosciutolo, gli dissi: - Vorrei ricevere Gesù. - Mi rispose: - Sì, mia cara, vado a prendere una particola da consacrare: se non la rigetterai, ti porterò Gesù. - Così fece. Ma appena inghiottita, la vomitai. Il parroco era del parere di non darmi la Comunione, ma qualcuno gli disse: - Signor parroco, un'ostia da consacrare non è Gesù! - Allora si decise a darmi la Comunione e la ritenni. Non tralasciai mai più di riceverla. Quante volte entrò il parroco ed io ero in crisi di vomito! Ma, appena ricevuto Gesù, cessava la nausea e non ritornava se non dopo una mezz'ora dalla Comunione. Fu il motivo che indusse il parroco a non temere di darmi Gesù.
La crisi durò parecchio tempo e per 17 giorni non potei inghiottire nulla: la mia medicina fu Gesù. Io dicevo: - Muoio di fame e di sete - perché dopo i primi giorni sentivo una sete bruciante e un grande bisogno di alimentarmi. Quando migliorai, la mia maggior pena mi veniva dal pensare che, se fossi morta durante quella crisi, non avrei avuto perfetta coscienza della morte. Infelice chi è paralitico!
Durante le funzioni del mese di maggio in parrocchia rimanevo sola in casa. Per fare le mie orazioni accendevo alcune candeline con una canna. Un giorno cadde un moccolo che produsse tosto una fiamma la quale poteva appiccarsi alle tovagliette della mensola o fare spaccare la campana di vetro. Volevo spegnerla con la canna stessa, ma non ci riuscivo; quando stavo per far cadere a terra il candeliere, tutto si spense.
Che afflizione nel non potermi muovere ed impedire che quella piccola fiamma causasse la distruzione della nostra casa! Un altro giorno in cui dovetti restare sola per un po' di tempo presi un grande spavento. Entrò una vicina per chiedermi se abbisognavo di qualcosa. Quando se ne andò lasciò aperta la porta della veranda e poco dopo la nostra capretta ne approfittò per entrare. Si incamminò verso la sala dove avevamo i vasi dei fiori e dei sempreverdi con cui adornavamo gli altari della chiesa in occasione di feste. La chiamai: mi guardò ma non venne. Le buttai un pezzo di mela ma non la mangiò, gliene mostrai un altro boccone e continuai a chiamarla finché mi si avvicinò; la afferrai, le diedi la mela e me la tenni stretta quasi due ore, un po' con carezze e un po' con qualche schiaffetto. Quando giunse mia sorella si meravigliò che io avessi potuto fare quello sforzo. Ringraziai Gesù per aver potuto evitare, benché paralizzata, il dispiacere di vedere i nostri fiori distrutti. Poco tempo dopo ebbi una prova più dolorosa.
Mia sorella era fuori paese e mia mamma al mercato. Io rimasi con la ragazza incaricata da mia madre di prestarmi i servizi fino al suo ritorno. Nonostante i suoi vent'anni preferì andarsene anzitempo. Mentre usciva le dissi: - Se vuoi proprio andartene, fallo pure. Al loro ritorno mi troveranno qui, viva o morta. - Appena uscita la ragazza, si avvicinarono alcuni gattini che, dopo vari tentativi, riuscirono a saltare sul mio letto. Siccome non li volevo, li obbligai a scendere. Alcuni minuti dopo udii che uno cadde in una bacinella d'acqua e morì affogato dopo aver miagolato molto, lottando con la morte; anche la madre miagolava. Non riuscii a dominarmi e incominciai a piangere dicendo: - O Mamma celeste, fa' che arrivi qualcuno a salvarlo. - E invocai vari santi.
Tra me pensavo: - Infelice chi è paralitico! - Entrarono per caso due persone che nel vedermi singhiozzare si impressionarono. Non piangevo per impazienza ma per la pena delle bestioline. Il comportamento della ragazza dispiacque alla mamma e alla sorella; ma la perdonarono come la perdonai io. Siccome amavo la solitudine, specie di domenica, quando in chiesa si faceva l'adorazione al Santissimo, pregavo i miei di andarvi per lasciarmi sola con Gesù. Una volta, appena usciti, messami a pregare, udii qualcuno che, aperto il portone verso strada, saliva la scala dicendo ad alta voce: - Aprimi la porta. - Dalla voce riconobbi chi era: mi spaventai. Che sarebbe avvenuto mai se fosse entrato? Piena di fiducia strinsi nelle mani il mio Rosario mentre quel tizio continuava a spingere con forza la porta. Quantunque non fosse chiusa a chiave, non riuscì ad aprirla. Preoccupata di cosa avrei detto e molto spaurita, non riuscivo neppure a respirare. Siccome non ottenne di aprire, se ne andò e mi lasciò in pace. Attribuii questa grazia a Gesù e a Mammina che mi liberarono da quel pericoloso incontro. Preferirei i demoni dell'inferno. Dopo questo fatto non rimasi più sola in casa se non chiusa a chiave.
1937
Le forze infernali scatenate
Fu nel luglio 1937 che il demonio, non soddisfatto di tormentarmi la coscienza e dirmi cose turpi, dopo mesi di minacce, cominciò a sbattermi giù dal letto di giorno o di notte. Da principio mascherai la cosa perfino alle persone di casa, eccetto a Deolinda, dicendo che erano crisi di cuore. Ma poi ne furono informate la mamma e una ragazza che viveva con noi. Una notte il maligno mi buttò sul pavimento facendomi sorvolare mia sorella che dormiva su un materasso disteso per terra accanto al mio letto. Deolinda si alzò, mi prese in braccio ordinandomi: - Va' sul tuo lettino! - Riposta al mio posto, mi alzai bruscamente emettendo dei fischi. Appena mi resi conto dell'accaduto, piansi. Deolinda mi tranquillizzò col dirmi: - Non affliggerti: non sei stata tu! - La notte seguente avvenne la stessa cosa e alla sorella che voleva ripormi sul letto gridai allontanandola da me: - No, no! A letto non vado! - Appena prendevo coscienza del male fatto, piangevo.
Una notte il demonio fece cose che ignoravo. Io piansi amaramente e pensavo di non poter ricevere Gesù senza prima confessarmi. In quel giorno il parroco era assente, ma sentivo che mi sarebbe costato molto parlargli di quanto era avvenuto. Non mi sentivo di aprirmi con lui. Mia sorella, nel vedere le mie lacrime, cercava di confortarmi, ma non riuscendovi, si offerse di andare dal mio direttore spirituale che si trovava a predicare in una parrocchia vicina. Le risposi che non valeva la pena perché non gli avrei detto quanto mi era successo. Le chiesi una cartolina della Madonna e con grande sacrificio scrissi in succinto quanto bastava per essere compresa. La nascosi sotto il guanciale in attesa che venisse l'ora di fargliela recapitare. Ma improvvisamente entrò il mio direttore con Gesù eucaristico, in compagnia di un seminarista. Aveva saputo per caso dell'assenza del parroco. Quando mi annunciò che portava Gesù, gli dissi: - Non posso fare la Comunione senza confessarmi. - Le lacrime ed il rossore non mi permettevano di parlare. Gli dissi soltanto di aver scritto un biglietto. Lo prese, lo lesse e, per tranquillizzarmi, mi assicurò che, dati i precedenti, aveva previsto quelle prove, anche se non aveva mai osato prevenirmi. Questa tribolazione si ripeté più volte, anche a due riprese per giorno. In quegli assalti sentivo in me rabbia e furori infernali. Non potevo consentire che mi parlassero di Gesù e di Maria. Sputavo sulle loro immagini. Insultavo il mio direttore, lo minacciavo e così pure alcune persone di casa. Il mio corpo rimaneva paonazzo e sanguinante per le morsicature. Oh, come vorrei che molta gente vedesse, affinché imparasse a temere l'inferno e a non offendere Gesù! Ogni volta che terminava l'influenza del demonio, nel ricordare tutto quello che avevo fatto e detto, mi assalivano angosciosi scrupoli; mi pareva di essere la più grande peccatrice. Furono mesi di doloroso martirio. Avrei molto da dire su questo argomento, ma non posso: la mia anima non resiste nel rievocare tali sofferenze. « ... Il 25 settembre Gesù mi disse: - Mia figlia, tu non mi offendi affatto, né mi offenderai negli assalti del demonio. Offrili con quanto soffri in riparazione dei peccati che in questa notte si commettono nella tua parrocchia e nel mondo. Che cosa orribile! E quale dolore per il mio divin Cuore nel vedere tante anime che si perdono! Il demonio ti odia, ma devi rallegrarti perché ne ha il motivo. Se Io lo permettessi, ti ucciderebbe: ma non lo consento. Sono il Signore della vita e della morte. La tua morte sarà soltanto un volo dalla terra al cielo. - Il giorno 29 infine Gesù mi disse: - Il mondo è putrido. Voglio che si realizzino le mie richieste. Ti faccio soffrire perché tu mi possa salvare molte anime. Tu sei il parafulmine della giustizia divina. Per mezzo tuo e di altre anime non sono caduti tremendi castighi. Penitenza! Penitenza! Vi sono molte anime che desiderano amarmi, ma sono lontane da ciò che dovrebbero essere e da quello che Io vorrei. Riparate almeno voi! - ... » (lettera a p. Pinho, 2-10-1937).
Gesù mi presenta le sue Piaghe Io Gli rinnovo la mia offerta di vittima
Una notte mi apparve Gesù: nelle mani, nei piedi e nel costato aveva le piaghe aperte, molto profonde, da cui sgorgava sangue in abbondanza; da quella del costato il sangue scorreva fino alla cintola, attraversava la fascia e giungeva fino a terra. Baciai le piaghe delle mani con molto amore e bramavo bacìare quelle dei piedi, ma, stando nel letto, non potevo. Non dissi nulla, ma Egli lesse il mio desiderio e mi diede la possibilità di farlo. Fissai poi la piaga del costato. Piena di compassione mi buttai nelle braccia di Gesù dicendo: - Oh, quanto hai sofferto per amor mio! - Rimasi così alcuni istanti finché Gesù scomparve. È inutile dire che non si cancellerà mai più dalla mia memoria questa visione. Ancora oggi ne sento il cuore ferito. Ne parlo soltanto per obbedienza e per amore di Gesù. Penso che Egli abbia fatto questo per prepararmi a ciò che ora dirò: che Egli me ne dia la forza e la grazia!
Voglio fare un contratto con te
« Il giorno cinque maggio (1938), dopo la comunione, Gesù mi ha detto: - Sei il tutto del mio cuore e io il tutto del tuo. Vuoi fare un contratto con me? -
Io gli dissi: - O mio Gesù, io voglio ma mi sento ognor più confusa. Tu ben vedi la mia miseria. Io sono proprio un nulla! - E che t'importa? Sono stato io a sceglierti proprio con la tua miseria. Tu mi hai dato tutto. In cambio mi do tutto a te. Ti dono i tesori del mio Cuore. Dalli a chi vuoi. Esso trabocca di amore: distribuiscilo. -
- O mio Gesù, potrò consegnare i tuoi tesori divini al mio direttore perché a sua volta li dia a chi vuole? Potrò darli alle persone che mi sono care e ai vescovi affinché li distribuiscano a ciascuno dei loro sacerdoti e questi li diano alle anime? - Gesù mi rispose: - Fanne ciò che vuoi. Io ti unisco a Me e ti stringo al mio Cuore santissimo! - » (lettera a p. Pinho, 5-5-1938) 7.
Il 23 luglio 1938 scrissi quanto segue. Gesù è la mia forza, il mio amore, il mio sposo.
- Consenti, o Gesù, alla tua piccola tanto innamorata di dirti, non con le labbra, ma col cuore: « Appartengo solo a Te! non ho niente, niente che non sia di Gesù ». -
Costa parlare così quando si sente il contrario e ci si trova nelle ore più amare della vita, nei giorni di tanta lotta in cui il demonio mi afferma il contrario, solamente il contrario.
- Maledetto, non ti appartengo. Sei degno solo di disprezzo. Sei bugiardo! Gesù è tutto mio, io sono tutta di Gesù. - Cuore mio, grida forte, molto forte al tuo Gesù che L’ami, che Lo ami più di tutte le cose del cielo e della terra! Sono di Gesù nelle gioie, nelle tristezze, nelle tenebre, nelle tremende tribolazioni, nella povertà, nell'abbandono totale. Soffro tutto per consolarlo, per salvare le anime. - Manda, o Gesù, alla tua Alexandrina, tua vittima, tutto quanto si può immaginare e si può chiamare sofferenza. Con Te, col tuo divin aiuto e con quello della tua e mia cara Mamma, vincerò tutto. Non temo nulla. - O croce benedetta del mio Gesù, io ti abbraccio e ti bacio.
1938
II mio ritiro spirituale - Annuncio della Passione
Ogni volta che venivo a sapere di persone che facevano un ritiro spirituale, dicevo: - Tutti lo fanno, io no! Non so cosa sia. - Osai dire questo varie volte in presenza del mio direttore. Egli mi promise che, se il padre provinciale glielo avesse consentito, sarebbe venuto a dettarmelo. Per alti disegni di Dio il permesso fu concesso ed il 30 settembre 1938 venne il mio padre spirituale ad iniziarlo. Da tempo vivevo nell'anima grandi agonie e, a volte, mi sentivo in procinto di cadere in abissi spaventosi. Nei giorni del ritiro raddoppiarono le mie sofferenze e gli abissi erano terrificanti. La giustizia dell'eterno Padre cadeva su di me e mi gridava ripetutamente: - Vendetta, vendetta! - mentre aumentavano le sofferenze dell'anima e del corpo. Non si possono descrivere; bisogna averle sentite e vissute. Io passavo giorni e notti rotolandomi nel letto mentre udivo quella voce minacciosa. Il mattino del 2 ottobre 1938 Gesù mi disse che avrei sofferto tutta la sua santa Passione, dall'Orto al Calvario, senza giungere al « Consummatum est ». L'avrei sofferta il giorno 3 e poi tutti i venerdì dalle ore 12 alle 15; ma che la prima volta Egli sarebbe rimasto con me fino alle ore 18 per confidarmi le sue lamentele. Non mi rifiutai. Avvisai di tutto il mio direttore. Attendevo il giorno e l'ora, molto afflitta, perché né io né il mio direttore avevamo un'idea di quanto sarebbe accaduto. Nella notte dal 2 al 3 ottobre, se fu molto grande l'agonia dell'anima, fu grande anche la sofferenza del corpo: vomiti di sangue e dolori terribili. Vomitai per alcuni giorni consecutivi e per cinque giorni non inghiottii nulla. Con questa sofferenza sperimentai per la prima volta la Passione. Quale orrore io sentivo in me! Che paura e terrore! Era indicibile la mia afflizione.
Prima Crocifissione [3-10-1938]
Scoccato il mezzogiorno, venne Gesù a invitarmi così: - Ecco, figlia mia, l'Orto è pronto e anche il Calvario. Accetti? - Sentii che Gesù per qualche tempo mi accompagnò nel cammino al Calvario. Poi mi sentii sola; e Lo vedevo là in alto, in grandezza naturale, inchiodato sulla croce. Camminai senza perderlo di vista: dovevo arrivare presso di Lui.
Vidi due volte Santa Teresina: prima alla porta del Carmelo, nella sua divisa, tra due consorelle, poi attorniata da rose e avvolta in un manto celestiale.
[Una lettera al direttore]
« ... Cerco un po' di sollievo nella mia sofferenza. Aspetto l'ora della mia crocifissione. Non posso parlare. Il cuore galoppa. Nella mia anima c'è una ribellione, una sommossa. Il peso mi schiaccia. Tenebra, notte tempestosa e triste. Mi trovo in un abbandono tremendo. Mi pare di camminare tra l'odio di tutti di tribunale in tribunale.
Povera me! E non ho ricevuto Gesù! Confido però che Egli supplirà nelle comunioni spirituali, nonostante la nausea che sento di me stessa e l'orrore per la mia enorme miseria. Ieri si è calmata la tempesta. Prima sentivo cose orribili. Il mio corpo era tutto trafitto come da acuti ferri. Momenti terribili! Nonostante il breve sollievo, rimasi sempre in una notte molto oscura, in una tristezza profonda. Posso dire di aver passato tutta la notte a fare compagnia a Gesù sacramentato, concentrandomi un poco nella tragedia della notte del giovedì santo. Mi sembrava che Gesù mi invitasse all'Orto. Che movimento di gente! Queste cose le sentivo nell'anima. Padre mio, quanto sto dettando mi pare menzogna. Quanti dubbi! Quanti spaventi per la Passione! Ho già detto a Deolinda che è un miracolo poter resistere a tanto: mi viene meno il cuore. Gesù sia con me. Non aggiungo altro perché non posso...
INCISO DI DEOLINDA
- Padre mio, cosa fu mai il venerdì santo: fu davvero giorno di Passione! Prima di iniziare, che volto di afflizione aveva! Temeva il trascorrere di quel giorno e diceva:
« Vorrei che fosse già passato ». La confortavo come potevo e l'accarezzavo nonostante che anch'io fossi satura di paura e di afflizione.
Durante la Passione non potei non piangere e vidi che quasi tutti gli altri presenti piangevano. Che spettacolo commovente! L'agonia dell'Orto fu lunga ed afflittiva. Si udivano gemiti molto profondi e talora singhiozzava. Non le parlo della flagellazione e della coronazione di spine! I colpi di flagello li prese in ginocchio e come se avesse le mani legate. Le avvicinai un cuscino alle ginocchia, ma lei cambiò posto, non lo volle. Ha le ginocchia in misero stato. Le battiture non si contarono... durarono molto a lungo... La si vedeva svenire. Anche i colpi di canna sulla testa coronata di spine furono innumerevoli. Durante la Passione vomitò due volte: soltanto acqua perché non aveva nulla nello stomaco. Il sudore era tanto che i capelli erano impastati; le passai la mano sui vestiti e la ritrassi bagnata.
Alla fine della coronazione di spine pareva un cadavere. Vennero ad assistere il canonico Borlido [di Viana do Castelo] e due persone, così pure il dott. Almiro de Vasconcelos [di Penafiel] e la sua sposa con la sorella Giuditta. -
« La mia sofferenza fu dolorosa per alcuni giorni. Continuarono i vomiti di sangue e una sete bruciante. Non c'era acqua capace di saziarmi. Non potendo bere, ho passato giorni e notti con acqua che scorreva per la bocca senza poterla inghiottire. Mi stancai ed erano stanche le persone che mi assistevano. Dopo che ne era passata tanta per la bocca supplicavo ancora: - Datemi acqua, molta acqua, botti di acqua! - Mi sembrava di ardere: nulla mi saziava. Sentivo odori orribili. Non volevo che le persone si avvicinassero a me: puzzavano come cani morti. Mi davano viole e profumi da odorare, ma allontanavo tutto: mi tormentava sempre lo stesso puzzo.
Nei giorni in cui potevo alimentarmi, sentivo cattivi gusti fino ad averne nausea: ogni cosa esalava odori ripugnanti. Quante cose avrei da dire se potessi descrivere quanto sento! Me ne manca il coraggio, perché costa molto ricordare queste cose... » (lettera a p. Pinho, 7-4-1939).
Esami di teologi e di medici - Primo viaggio ad Oporto
Mentre aumentavano le grazie divine, aumentavano pure i dubbi e la paura di ingannarmi e di ingannare il mio direttore e i familiari. Il mio martirio peggiorava sempre più: mi pareva che tutto fosse falso e inventato da me. Che sofferenza! Le tenebre mi avvolgevano, non v'era luce che mi illuminasse il cammino. Per quanto il mio direttore mi infondesse fiducia, nulla mi rassicurava. Mi abbandonai nelle braccia di Gesù, fidente di non essere trascinata dalla corrente. Soffrivo molto per le lacrime dei miei e pensavo: - Se manca il coraggio a loro, come può non venire meno a me? -
Che umiliazione l'essere veduta da altri! Potessi soffrire sola e Gesù soltanto lo sapesse!
Subito alla seconda crocifissione, vennero alcuni padri della Compagnia di Gesù. Che vergogna provai, non durante la passione, ma prima e dopo! Cominciai a sentire che il mio direttore soffriva assai per causa mia, cioè per quanto stava succedendo. Agli esami dei sacerdoti seguirono quelli molto dolorosi dei medici i quali lasciavano il mio corpo in misero stato. Mi pareva di essere giudicata da tribunali, come avessi commesso i più grandi crimini. Entravano in camera mia, mi esaminavano e poi si riunivano in sala a discutere il mio caso, lasciandomi sotto il peso della più grande umiliazione. Se non erro, i medici vennero in occasione della mia terza crocifissione.
Se potessi aprire la mia anima e permettere di vedere ciò che in essa avviene e il perché vivo quei giorni, lo farei per il bene delle anime mostrando quanto soffro per amore di Gesù e per loro. Solo a questo fine mi sono sottomessa a tali sofferenze. Quando il mio direttore mi propose questi esami, fu per me un grande tormento; una forte repulsione si levò in me; ma l'obbedienza ordinava: tacqui e li accettai per Gesù. Mancavano i medici a completare il mio calvario! Alcuni furono dei veri aguzzini introdottisi nel mio cammino. Essi decisero di mandarmi ad Oporto. Mi costò assai sottomettermi. Temevo il viaggio per il mio stato di salute. Quando il medico curante, Giovanni Alves, me ne parlò, gli risposi: - Proprio lei che nel 1928 non permise che andassi a Fatima, ora che sono molto peggiorata vuole che vada ad Oporto? - È vero che non ho voluto, ma ora vorrei. - Gli domandai se il mio direttore sapeva di questa risoluzione. Avendomi risposto affermativamente, cedetti alla sua richiesta. Il giorno 6 dicembre 1938, verso le undici fui tolta dal mio letto e posta su un'autolettiga. Nella mattinata ero stata visitata da persone amiche; quasi tutte avevano pianto. Da parte mia avevo cercato di rallegrare tutti fingendo di non soffrire. Il viaggio fu doloroso. Impiegammo quasi tre ore e mezza perché dovemmo fare parecchie soste, per il mio stato di salute. Ad Oporto, nel consultorio del dott. Roberto de Carvalho, mi si fece una radiografia. Fui da lui trattata molto delicatamente e, congedandomi, mi disse: - Povera ragazza, quanto soffri! -
Di là mi portarono al Collegio delle Figlie di Maria Immacolata, ove mi trattarono molto bene. Però soffersi per i rumori della strada fino a perdere quasi i sensi più di una volta. Fui esaminata dal dott. Pessegueiro; ma servì soltanto ad aumentare la mia sofferenza.
Anche il viaggio di ritorno fu penoso. Appena rientrata nella mia cameretta fui circondata da persone amiche. « ... Eccomi di nuovo nella mia casetta. Ero attesa ansiosamente. Pare che ci siano stati molti commenti. La popolazione era indignata contro mia madre che aveva consentito il mio trasporto. Ora si calmerà nuovamente; ma sia fatta la volontà di Dio. Sono pronta a tutto. Pare che il Signore mi chieda ora il maggior sacrificio. Si incomincia a sapere qualche cosa; chi dice una cosa, chi un'altra a mio riguardo.Mi riferiscono che si parla di me come di una santa e questo non lo vorrei Che inganno! Pazienza! Qualsiasi cosa avvenga o dicano accetto tutto per amore di Gesù. È Lui che mi chiede di non negargli nulla; e anch'io lo voglio. Ma, povera me, vi sono momenti in cui costa molto. E i dubbi... i dubbi, mio buon padre, quanto mi tormentano! Se non ci fosse stata lei a consolarmi, non so cosa sarebbe di me. I medici fino ad oggi non si sono fatti vivi. Siamo partiti da Oporto alle 14,30. Abbiamo viaggiato lentamente e siamo arrivati alle 18: era già buio. Ciononostante si radunò molta gente presso la nostra porta. Sono molto ammalata! Proprio ora stanno riscaldando l'acqua perché le coperte non bastano a darmi calore; la febbre sale e sento dolori terribili.
Soffro tutto per amore di Gesù che ha sofferto per me... » (lettera a p. Pinho, 13-12-1938). Il 26 dicembre 1938 fui visitata dal dott. Elisio de Moura che mi trattò con crudeltà. Tentò di mettermi a sedere su una sedia con violenza; non riuscendovi, mi ributtò sul letto e fece varie esperienze che mi causarono sofferenze orribili. Mi turò la bocca, mi rovesciò contro il muro facendomi prendere un forte colpo al capo. Nel vedermi quasi svenuta mi disse: - Giovannina, non perdere i sensi. -
Involontariamente piansi, ma offersi a Gesù le mie lacrime e tutti i miei dolori che furono molti. Gli perdonai tutto perché era venuto come studioso del mio caso.
1939
Secondo intervento della Santa Sede
Il 5 gennaio 1939 venne a visitarmi il parroco in compagnia del canonico Vilar, il quale rimase da solo per parlarmi. Si conversò di varie cose per due ore; quindi entrò nell'argomento che lo aveva portato da me, introducendosi così: - Le parrà strana la mia visita perché non mi conosce. - Gli risposi sorridendo: - So con certezza perché è venuta. - Al che aggiunse: - Dica, dica, Alexandrina. - Mi spiegai: - E' mandata dalla Santa Sede. - Era ciò che sentivo nella mia anima in quel momento. - Proprio così. - E mi presentò alcuni documenti di Roma. Mi fece allora alcune domande cui risposi prontamente. Non gli parlai della Passione e me ne parlò lui così: - Mi pare che vi sia anche qualcosa che avviene da alcuni mesi. - Manifestò il desiderio di esservi presente. E infatti vi assistette subito il venerdì seguente. Parlai di questo al mio direttore, il quale mi consigliò di aprirmi con tutta franchezza. Il canonico venne altre quattro volte, ma, per ufficio, soltanto due. Se non mi inganno, subito la prima volta mi disse: - Mi sarebbe piaciuto conoscerla prima e non rivestito di autorità come sono venuto. - Mi confidò il segreto della sua partenza per Roma, di cui era a conoscenza soltanto l'arcivescovo.
Poiché mi sentivo molto a mio agio nel conversare con lui ed avendo il permesso del mio direttore, parlammo assai di Gesù: mi sentivo avvolta da un'atmosfera di santità e di saggezza come poche volte avviene parlando con altri sacerdoti. Gli ho confessato che, per temperamento, non ero solita fare così con gli altri, ma che lui mi aveva ispirato fiducia. Mi rispose: - Fa bene a non parlare, perché non la comprenderebbero. -
Quando si congedò da me per andare a Roma piansi. Mi promise di scrivermi e mi chiese di essere la sua intercessora [presso Gesù]. Ricevetti infatti varie lettere, cui risposi: ci aiutammo a vicenda con la preghiera.
Commenti del popolino Gesù stava chiedendomi nuovi sacrifici. Per causa degli esami medici e dell'intervento della Santa Sede il mio caso divenne più conosciuto: per me, che volevo vivere nascosta, fu un martirio. Nonostante che la mia famiglia non mi riportasse le notizie che circolavano, seppi i commenti che si facevano sulla mia vita. Poveri ignoranti, quante fandonie diffondevano!Alcuni affermavano che il mio viaggio a Oporto aveva avuto lo scopo di ottenere una pensione mensile da parte del governo di Salazar; parlavano persino di cifre assurde e discordanti; nessun tentativo valeva a smontare tali fandonie.
Altri invece dicevano che ero andata per controllare il mio grado di santità su una macchina speciale; Deolinda ribatteva: - Se fosse possibile andrei anch'io per controllare a che punto sono. - Io provavo dispiacere nel costatare l'ignoranza circa le cose del Signore. Altri ancora propagavano che i sacerdoti i quali mi facevano visita raccoglievano danaro nelle parrocchie e me lo portavano: così in casa mia non mancava nulla. Altri infine dicevano che facevo « l'indovina »: infatti vi furono persone che vennero da me per sapere cose del futuro; le ricevevo con molta serenità fingendo di non capire e, quando insistevano, rispondevo: - Io non indovino, nessuno può indovinare; solo il Signore ha diritto e capacità di sapere. -
1940
Mammina fonte di amore e di salvezza
« ... - Di' al tuo direttore che faccia conoscere ed amare la mia Madre 'santissima: chi ama la Madre ama il Figlio... Digli di predicare che colui il quale amerà davvero la mia Madre santissima non si perderà; invano l'inferno tenterà di rovinarlo. -
Mentre udivo tali parole mi sentivo stretta fra i Cuori di Gesù e di Mammina. Mi pareva di trovarmi in una pressa. Avevo tanta luce, tanta pace, tanto amore. Posso dire che se Gesù non mi avesse aiutato mi sarebbe venuta meno la vita: il mio cuore non poteva resistere... » (lettera a p. Pinho, 6-1-1940).
« ... Non posso guardare il cielo perché il cuore si innalza più veloce di un razzo e non può essere contenuto nel petto. Può riposare soltanto in Gesù. - Mammina, vieni e prendi la tua figlioletta tra le tue braccia; voglio darti il cuore; soltanto Tu lo puoi riempire del tuo amore affinché io possa amare Gesù. Incendialo con raggi tanto forti di amore che io possa incendiare il mondo. Gesù non è amato! Con il mio dolore ed il tuo amore farò sì che sia amato. Così soltanto sono certa che anch'io Lo amerò. Mammina, come sarà bello vedere tutti i cuori ad ardere per Gesù in un solo amore! Non voglio cessare di essere vittima fino a che questo fuoco non sia acceso nel mondo... - » (lettera a p. Pinho, 15-1-1940).
Regni il dolore affinché regni l'amore
« ... O vita tanto amara! Mi pare di non poter più vivere.. Il mio cuore è macinato. Le pietre che servono da mulino sono della grandezza del mondo. Il mulino non cessa di macinare; anche il dolore non può cessare; né io lo voglio. O Gesù, è volontà mia di essere macinata, frantumata per Tuo amore. Poiché non so provarti diversamente il mio amore, voglio, nel dolore e nell'amarezza, che non escano dalle mie labbra se non queste parole: tutto per tuo amore! Il dolore è la mia gioia già qui sulla terra; è il mio tesoro. Colloco tutto nelle tue mani, affinché Tu distribuisca a chi ti piace » (lettera a p. Pinho, 13-1-1940).
« ... Lei deve già essere stanca di ascoltare tante lamentele e tanti discorsi sul dolore, ma il dolore è il mio alimento giorno e notte, sempre. Benedetto alimento! Ho atteso l'ora della mia Passione in uno stato di afflizione e di abbandono. Sentivo come se tutti fossero rivoltati contro di me. Dicevo al Signore: - Temo il dolore, ma lo amo. Il corpo vien meno, ma la volontà è forte: sono pronta alla croce e all'amore. -
Il cuore pareva sbriciolarsi tanto era schiacciato; stentava a respirare.
Venne incontro a me Gesù e mi disse: - Figlia mia, andiamo nell'Orto. Vieni a preparare l'alimento di cui Gesù ha tanto bisogno per i peccatori: alimento prezioso che dà loro, vita eterna, alimento benedetto che dà loro la vita della grazia. Coraggio, non sei abbandonata: Gesù e Mammina vengono con te. - Durante tutta la Passione Gesù mi parlò due volte; in tutta il resto del tempo mi sentii sola, coperta di tutti i mali, piena di vergogna davanti a Dio, oggetto della sua giustizia divina. Mi sono scoraggiata tanto! Mi pareva proprio che Gesù non fosse con me. E venne: - Coraggio! Gli angeli volano su di te e portano l'alimento ai peccatori... - Mi sentii allora un po' confortata, ma fu per breve tempo. La seconda volta Gesù mi disse: - Coraggio, figlia mia! L'ira di Dio che cade su di te non è dovuta a colpa tua, non sei tu che Lo sfidi, ma coloro per i quali tu sei espiatrice. - Poi camminai sola. Quando tutto finì, rimasi coperta di lutto e di tristezza. Gesù mi trasmise le sofferenze e l'agonia del suo divin Cuore; io le abbraccio perché voglio consolarlo. Viva Gesù, viva Mammina! Regni il dolore affinché regni l'amore!... » (lettera a p. Pinho, 2-2-1940).
Che vuoto, senza l'alimento eucaristico!
« ... Sono abbandonata da tutti; non ricevo neppure il mio Gesù. La mia croce diventa più pesante. Mi costa tanto stare senza la Comunione! Mancandomi Gesù mi manca tutto. Ancora oggi, nel ricordarmi che non L'avevo ricevuto, sospirai con profonda nostalgia e mormorai: - Due giorni senza ricevere Gesù e chissà quanti ancora ne passerò così! Che tristezza e nostalgia! Mio Gesù, non posso vivere senza di Te. Vieni! Fa' del mio cuore la tua dimora. Vieni e regna in me! Vieni, mio Tutto! Se non Ti dispiace, o mio Gesù, sceglimi altra sofferenza, ma non privarmi oltre della Comunione. Se fosse mio, Ti darei il mondo intero pur di possederti, pur di avere una tua visita. -
Mio padre, quanto è dolorosa la mia sofferenza e pesante la mia croce! Mi sento sfinita. Oh, il vuoto che io sento per la mancanza dell'alimento eucaristico! Che nostalgia! Pare che il mio cuore scoppi. Non so come tante anime possano vivere anni e la vita intera senza ricevere Gesù! Infelici perché non Lo conoscono... » (lettera a p. Pinho, 17-2-1940).
« ... Mi è mancato Gesù eucaristico, mia vita, mia gioia. Le nostalgie che ho per Lui mi consumano. - Gesù, vieni! Regna nel mio cuore! Sei Tu, solo Tu l'alimento della mia anima. Dammi la vita della grazia, dammi il tuo amore. Vieni alla mia tristezza a dimenticare la tua. Per la mia nostalgia diffondi la nostalgia che hai di prendere possesso dei cuori che non Ti amano e vivono dimentichi di Te. Voglio col mio dolore accendere il tuo amore sulla terra... voglio perdermi in esso. Poco importa dare la vita. Soffrire sempre è il mio desiderio: è dal dolore che nasce l'amore... » (lettera a p. Pinho, 22-2-1940).
« ... Spuntò il giorno: io avevo un grande desiderio di ricevere la Comunione, ma non la ricevetti. Che nostalgia! Domandai soltanto se il parroco sarebbe venuto a portarmi Gesù; mi risposero di no; tacqui. Soffrii sola. Offrii a Gesù questa sacrificio per meritarmi l'amore dei miei "Quattro": la SS. Trinità e la cara Mammina. Cerco in tutto, anche nelle più piccole cose, di dar Loro consolazione. E il mio Gesù sacramentato? Oh quanto voglio consolarlo e coprirlo di amore! Ricevo gioiosa ogni dolore e sacrificio per consolare l'Abbandonato, il Dimenticato, il Prigioniero dell'Eucarestia... » (lettera a p. Pinho, 25-2-1940).
II mio cuore sbatte le ali rasente al suolo
« ... Il mio cuore è sempre oppresso, ma sempre in fiamme vive; il petto dal lato sinistro brucia: è un fuoco incandescente. Il dolore non consente nessuna soavità, mi penetra da ogni lato. L'abisso in cui mi trovo è nauseabondo e vergognoso. Non ho se non immondezze su cui appoggiarmi. Sono legata ad esse con grosse catene di ferro che non si spezzano. Talvolta tento di rialzarmi ed uscire da questo enorme abisso, ma non posso, non ne ho la forza. Sono legata tanto da non potermi muovere. Fra spine che mi feriscono e penetrano in tutto il mio essere, il mio cuore va verso Gesù, vuol volare a Lui, ma non può e sbatte le ali rasente al suolo. Che afflizione tremenda! Che dolore pungente, macchiarsi le ali bianche nel fango! Padre mio, cosa significa questo? Non comprendo niente. Non mi importa di essere macchiata e coperta dei mali altrui. Ciò che io voglio è che tutti rimangano puliti e volino versa Gesù. Ma il peggio è che io vedo come se tutto il male fosse mio; però io non voglio peccare, non voglio dispiacere a Gesù. Ma mi vedo un mostro abominevole, una sfacciata, una ingrata nei Suoi riguardi. Ho paura e tremo per il mio nulla. Senta l'ira di Dio su di me e non posso alzare lo sguardo al cielo. Mi sento indegna di perdono e compassione. La mia anima è morta: spirò nella oscurità; né Gesù, entrando in essa, le diede la vita. Si è dimenticato completamente di me, ed io, senza occhi per vedere, corro sempre ma sempre disperata, in una notte tristissima ed oscura. Ho perduto ogni energia, sono caduta nello scoraggiamento. Ma voglio, con tutti gli esseri della terra, lodare ed amare il mio Gesù. Vorrei stare sempre in ginocchio e a mani giunte a intonare inni di lode, di amore e ringraziamento al mio Gesù per quanto ricevo da Lui... » (lettera a p. Pinho, 18-3-1940).
Che grande male è il peccato!
« ... Mio Dio, che terribile notte nella mia anima!
Gesù incominciò a dirmi: - Il peccato tenta di frantumare ed annientare il mio divin Cuore! Che grande male è il peccato! Guarda i maltrattamenti che ricevo! Sai da chi? Da coloro da cui avevo diritto a tutto l'amore, da cui mi aspettavo tutto. Ripara se vuoi che si convertano. Lasciati immolare se vuoi che si salvino! Sei la loro vittima... » (lettera a p. Pinho, 22-4-1940).
« ... Il cuore quasi non ha più vita: è schiacciato al massimo. Sono nelle tenebre e quasi senza fiducia in Gesù: tutto è perduto; nessuno riesce a salvarmi.
La mia anima pare che emetta grida di tremenda afflizione. La sua notte è diventata immensa nel ricevere Gesù eucaristico. Ed Egli, in tono di giudice, come chi viene a chiedere conto, mi diceva: - Che grande male è il peccato! Sei morta a Dio invece di morire al mondo! Convertiti, vieni al mio divin Cuore. Mi fai soffrire con ogni dolore e crudeltà; piango perché ti amo! Perché vuoi fuggirmi? Piango perché ti ho creata e preparata per Me. - E il mio Gesù piangeva amaramente. Ed è questo dolore di Gesù che il mio cuore non sopporta, a meno che Egli soffra al mio posto. Ma nel sentirmi così ferita posso dire con Lui: - Che grande male è il peccato! Quanto è orribile! Quanto ferisce il Cuore di un Dio! - Mio Gesù, non voglio fuggirti! Voglio seguirti! Voglia che tutti Ti seguano, che nessuno Ti fugga. Lasciami scrivere sulla terra col mio sangue: "Il dolore è il cammino tracciato da Gesù. Il dolore è amore; il dolore è unione con Dio. L'anima che soffre con Gesù si sente attratta da Lui; vuole la solitudine per incontrarsi con Lui più facilmente; vivere di Lui e per Lui. Come è prezioso il dolore! Che felicità per l'anima che soffre! Si preoccupa solo di Gesù; non vuole altra vita se non quella di Gesù. Cerca il Suo amore, la Sua gloria, la salvezza delle anime"... » (lettera a p. Pinho, 23-4-1940).
Temo di ingannare
« ... Passa la notte, passa il giorno ed io mi alimento sempre di dolore...
Alzo lo sguardo alla cara Mammina e Le dico: - Mammina cara, accompagnami presso la croce del tuo e mio caro Gesù; lasciami soffrire con Te: voglio sentire il tuo dolore. Voglio così riparare a tanti mali. Le anime dormono nel peccato: col mio dolore le voglio risvegliare; con la mia morte le voglio risuscitare. Mammina, fa' che io sia come la Maddalena abbracciata alla croce di Gesù. Voglio piangere lacrime di sangue per me, per i miei e per i peccati di tutta l'umanità. Mammina, mi sento sovraccarica di tutti i crimini. Dammi dolore per piangerli e detestarli. Chiedi perdono per me a Gesù. Dammi amore perché io ami Gesù ed Egli possa per questo amore dimenticare ogni malvagità. -
Padre mio, sono tormentata in mille modi: ho dubbi di ogni specie. Mi tormenta il pensiero che inganno lei e tante anime. Il mio cuore è una fonte aperta: quanto più grande è il dolore, l'agonia, tanto più sangue ha da dare. Sento che attorno vi bevono un gran numero non so di che. Bevono, bevono, pare che non si sazino. Ma anch'io non sono saziata per non poter saziare; e non sono sazia perché non ho amore per amare il mio Gesù... » (lettera a p. Pinho, 6-5-1940).
« ... L'abbandono in cui Gesù lascia la mia anima, il modo con cui scende nel mio cuore (nella Comunione), senza luce né fuoco, senza darmi né ricevere amore, come se venisse morto e mi trovasse morta, mi obbliga quasi a pensare di aver avuto una vita di illusione e di falsità. Però io devo credere che Gesù vive e regna in me, che mi ama e non mi abbandona, che sono sua e vissi sempre per Lui. La mia vita ha servito a Gesù...
- Gesù, spremi bene questo grappolo fino a trarne tutto il succo... Benedirò e amerò il dolore: quando sarò in cielo non potrò soffrire più. Il dolore mi ha attratto a Te, ha creato in me lacci di tanto amore... - Amo il dolore, amo Gesù!... » (lettera a p. Pinho, 19-5-1940).
O Gesù, che altro devo darti?
« ... Sono coperta di crimini e di imperfezioni: ho vergogna di Gesù, temo la giustizia dell'eterno Padre. Gesù, scendendo oggi nel mio cuore, ha reso più soave il mio dolore. Si è accesa nella mia anima una fiammella, ma si è spenta rapidamente e rimasi nella maggiore oscurità... Sentivo che la giustizia dell'eterno Padre mi distruggeva, riducendomi in polvere. - Mio Gesù, essere un nulla per tuo amore è aver felicità sulla terra. La mia gioia, anche se non permetti che io la senta, è soffrire per consolarti e per salvare le anime. Io vinco con Te. ... Voglio provarti il mio amore, ma non so come: non ho nulla da darti. Il mio corpo? È da molto che Ti appartiene. Te l'ho dato perché fosse tutto martirizzato e crocifisso. Il mio sangue? Anch'esso è tuo. Che serva almeno da inchiostro per scrivere su tutta la terra la parola "amore": amore puro e soltanto per Gesù.
La mia vita? Già non è mia: è tua anch'essa. Sei morto per me, per salvarmi e io muoio per tuo amore e per salvarti anime. O Gesù, che altro devo darti? Voglio che la mia volontà sia tua perché la tua sia mia. Accetto, per tuo amore, quanto mi manderai. Voglio solo ciò che vorrai, anche se per questo dovrò rimanere bocconi, avvolta nella terra come il verme più insignificante... » (lettera a p. Pinho, 14-5-1940).
Sento che mi privano dei mio direttore
« ... Sono molto ammalata. Vorrei dire tante cose, ma non posso... Sento la mia anima e il mio corpo come su una graticola con fuoco sotto e sopra: non ho per voltarmi senza essere bruciata... Anche il cuore ha il suo dolore... è tanto oppresso... E mi sembra che Gesù sia andato tanto lontano da lasciarmi sola nel mondo, priva di ogni conforto. Sento come se mi privassero del mio direttore. Sarà vero? Appena può mi dica, per carità, se vi è qualcosa e se io le sono causa di sofferenza!... » (lettera a p. Pinho, 8-6-1940).
« ... Resto fiduciosa che lei, padre mio, mi informerà di tutto ciò che avviene, senza ingannarmi. Glielo chiedo per carità; non consenta che Säozinha mi inganni. Se le proibiranno di tornare qui, non voglio che lei soffra per questo. Accettiamo che Gesù sprema il suo grappolo d'uva e riduca in polvere il chicco di grano! Sia consolato Lui e soffriamo noi. Intanto ci aggrapperemo subito a Gesù e a Mammina... » (lettera a p. Pinho, 12-6-1940).
« ... Soffro tanto per i dubbi di essere io, con la mia fantasia, a fare tutte queste cose [Passione, estasi...]. Quando verrà a tranquillizzarmi, almeno per qualche minuto? Mi pare di morire sola, abbandonata. Venga a soccorrermi! Provo una desolazione tanto grande perché mi pare che mi privino del mio padre direttore. So che è stato molto ammalato, ma non mi ha spiegato nulla. Infelice chi è lontano!... » (lettera a p. Pinho, 2-8-1940).
« ... Gesù mi ha detto che la ama molto e che le ha preparato delle spine che la feriranno sino alla morte; che avrà sempre il suo cuore sanguinante, ma di non temere perché sarà vittorioso... » (lettera a p. Pinho, 12-11-1940).
« ... Come fu tremenda la tempesta che si scatenò nella mia anima! Mi pareva di perdere tutto: per l'anima e per il corpo. In quelle sofferenze, per alcuni momenti, giunsi a convincermi che mi avrebbero privata del mio padre direttore. Mio Dio, rimarrei senza luce e senza vita!... Non ho resistito ed ho dovuto piangere. Offersi le lacrime a Gesù ed aprii le braccia verso il cielo dicendo: - Mio Gesù, accetto ogni sacrificio; accetto tutto per tuo amore... Schiacciami, ma da' pace al mondo e salva le anime. Io voglio amarti; e se col dolore ti provo il mio amore, sono pronta a soffrire. Sostienimi, dammi forza, Gesù mio! - ... » (lettera a p. Pinho, 21-11-1940).
« ... Sento che lei soffre. Sento lo strumento con cui è ferito. Sento vivamente che quel dolore la ferirà sino alla fine. Non so dove voltarmi: tutto è dolore, dolore vivo nell'anima e nel corpo. Lo voglio e accetto come Gesù lo vuole... » (lettera a p. Pinho, 29-11-1940).
Un appello alle autorità
« ... Lunedì, all'inizio della santa Messa, scomparve dalla mia anima quella notte senza luce che mi causava soltanto la morte: scomparvero i dubbi. Poco prima della Comunione sentii una forza che non potei dominare: mi inginocchiai e in quella posizione ricevetti Gesù. Rimasi per molto tempo rapita, tanto unita a Gesù che sentivo di trovarmi in un'altra regione. Avevo forti ansie dolorose di amare Gesù ed Egli mi disse i suoi desideri (ciò avvenne il 2 settembre): - Sulla terra è quasi scomparso dai cuori l'amore. - Ecco il motivo del dolore di Gesù: non vi è amore che ripari ai peccati dell'umanità; si dilacera il suo divin Cuore. - O Gesù, che posso fare per questo?... Accetto tutto, ma non voglio vederti soffrire... Scriverò a Salazar. Lui più che tutti i sacerdoti può porre un termine a tanti peccati... Ne parlerò al mio padre e farò quanto mi consentirà di fare... Vuoi che scriva anche al tuo caro cardinale patriarca [Emanuele Cerejeira]? I due uniti saranno lo strumento per salvare il Portogallo e far sì che il tuo Cuore santissimo non sia più offeso? Lo farò, o Gesù; ma vorrei che nessuno sapesse questo, eccetto loro e le persone che il mio padre crederà opportuno informare - ... » (lettera a p. Pinho, 4-9-1940).
« ... Mi pare di morire al pensiero del venerdì e delle sofferenze che mi attendono. Se Gesù non prende questo povero corpo per soffrire in esso e sostenerlo, non resisto e morirò. Sento nel mio cuore continue martellate. Una moltitudine mondiale l'assalta e lo ferisce. Vengono verso di me tutte queste sofferenze, io ne sono depositaria, ma sono dirette a Gesù: l'attaccato e ferito è il Cuore di Gesù. Mi pare di sentire Gesù che a braccia aperte mi chiede di avere compassione e di soffrire con Lui... Mi annienta il fatto che Gesù si rivolga ad una creatura umana e si abbassi fino a chiederle di soffrire con Lui: Egli che è la forza, la vita, tutto, avere bisogno dell'aiuto di questa poveretta che non è nulla... Unisco a questa mia lettera quelle per il cardinale e per il signor Salazar. Abbia la bontà di correggerle e, se crede che qualcosa non va bene, mi avvisi... Ho scritto come mi ha detto Gesù... » (lettera a p. Pinho, 5-9-1940).
Mammina non distoglieva dalla terra il suo sguardo
« ... Domenica scorsa, compleanno della cara Mammina, si è impressa nella mia anima un'immagine che non è ancora scomparsa. Con la venuta di Gesù [eucaristico] al mio cuore, si aggravarono i miei dolori e la mia notte aumentò. Non ho fatto festa a Gesù: non l'ho ricevuto con gioia, pur volendolo e desiderando ardere d'amore. Povera me!...
Appena scese in me, sentii nella mia anima il ritratto vivo della cara Mammina che dall'alto del cielo contemplava la povera umanità, col suo Cuore santissimo in un dolore quasi mortale. Col capo inclinato verso la terra non distoglieva il suo sguardo pieno di tenerezza e compassione. Che dolore forte, pungente! Quanto soffre Mammina! È già martedì e questa scena non è scomparsa. Mi pare sia impressa in me per sempre. Ancora un'ora fa la vidi nuovamente inclinata verso la terra, impossibilitata di distoglierne lo sguardo: dai suoi occhi uscivano due rivoli di lagrime, lagrime di profondo dolore che bagnavano la terra. Volevo piangere anch'io, asciugare il suo pianto e guarire la ferita del Cuore amantissimo di Gesù. Non so cosa fare per Loro: per amore mi fingo allegra mentre sono sempre triste. Incoraggio e consolo gli infelici e non ho chi consoli me. Ma sono contenta della volontà del mio Signore. Voglio consolarlo nella mia amarezza... » (lettera a p. Pinho, 10-9-1940).
Gesù vuole da me un dolore silenzioso
« ... Mi pare di essere infedele a Gesù. Egli vuole e mi fa sentire nell'anima la grande necessità che io soffra, ma soffra tacendo e senza lasciarlo apparire. Cerco di farlo il meglio possibile, senza confidarmi con nessuno, eccetto che con Lui e con la cara Mammina; talvolta involontariamente mi sfugge qualche parola. È per questo che io dico di essere infedele al mio Gesù; non sono ancora costante in quello che Egli vuole, eccetto che nel dire tutto a lei, mio padre, perché Gesù mi pone nell'anima la necessità di confidarmi con lei... » (lettera a p. Pinho, 7-11-1940).
« ... È terminata da poche ore la mia Crocifissione... Ho bisogno di confidarmi e posso farlo solo con lei. Gesù mi vuole silenziosa e tenace come roccia: vuole che io soffra senza che si sappia ciò che avviene dentro di me. Sento che è Lui a mettermi questa esigenza nell'anima. Vuole che il mio dolore sia silenzioso come il Suo: esige che Lo imiti anche in questo. Stamane si unirono alla mia paura e dolore le lagrime e il dolore di Gesù: non ne potevo quasi più. Fra chiasso, curiosità e bestemmie attorno a Lui, Egli mi ha fatto sentire come ha sofferto tutte queste cose in silenzio, come se non avesse labbra per parlare. Ero talmente sgomenta che mi passò qualche volta per la mente di dire a Gesù che non volevo la Passione, ma Gli dicevo subito: - Voglio, accetto per Tuo amore. Accetto ogni sofferenza anche se dovessero cadere su di me, per schiacciarmi, tutte le montagne del mondo... » (lettera a p. Pinho, 22-11-1940).
1941
Primo incontro con il dott. Azevedo - Nuovi esami medici
Il 29 gennaio 1941 ebbi la visita di un sacerdote conoscente e di varie persone della sua parrocchia. Dopo una lunga conversazione, seppi che tra loro vi era un medico. Arrossii, non per avere mentito circa i miei dolori, ma perché non me l'aspettavo. Egli non parlò e si mantenne sorridente. Non so cosa provai a suo riguardo. Ero ben lontana dal pensare che dopo poco tempo sarebbe diventato il mio medico curante. [Il dott. Azevedo] incominciò [la sua opera] con l'esaminarmi minuziosamente, ma con tutta delicatezza e carità. Terminato il suo studio, ritenne conveniente invitare il dott. Abel Pacheco e il mio medico curante di allora... Io rimasi molto triste perché ero satura di esami medici, ma accettai la nuova prova come volontà di Dio e per il bene delle anime. Il primo maggio dello stesso anno fui esaminata dal dott. Pacheco. L'esame durò pochi minuti, ma fu causa di grandi sofferenze al corpo e all'anima: al corpo perché le sue mani parevano di ferro; all'anima perché sentiva già le umiliazioni e i risultati di quell'esame.
Con tutto questo, ero ancora lontana dalla fine!
II ritorno di una pecorella
« Gesù mi ha preparata alla sofferenza di martedì scorso. Non ne so il motivo. Forse perché è partita di qui per Braga quell'anima decisa a riconciliarsi col Signore? Lo sa Gesù a cui io ho offerto i miei dolori e sacrifici affinché quel peccatore facesse una buona confessione. La sofferenza fu grande da non poterne più. Non provai gioia per il ritorno di quella pecorella. Mercoledì, giorno di san Giuseppe, ho ricevuto le corone che lei mi ha mandato per mezzo di quell'uomo [si tratta di un certo Machado di Balasar]. Alcune persone hanno provato grande gioia nel vederlo fare la comunione davanti a tutti. Alla notizia io rimasi sempre nella tristezza e nella morte: non ebbi un momento di contentezza... ... Passai il giorno di san Giuseppe nelle tenebre, senza poter vedere il cielo ma con ansie continue di dare anime al mio Gesù e di percorrere il paese intero alla loro ricerca... » (lettera a p. Pinho, 21-3-1941).
Ancora medici nel caso
« ... Si sta avverando il mio presentimento circa l'esame del dott. Abele Pacheco. Parlai col medico Azevedo ed egli mi disse che è quasi indispensabile, ma che ripensassi la cosa davanti al Signore. Se poi intendessi che non si deve fare non si farebbe. Però il Signore mi ha dato questi sentimenti: "di mettermi nelle mani dei medici come Lui si è consegnato alla morte; solo così il mio sacrificio sarà completo". Che mi dice al riguardo?... » (lettera a p. Pinho, 28-3-1941).
« ... La giornata di oggi non trascorse senza che cadesse su di me un dolore dell'anima e del cuore ben difficile da sopportare. Al calar della notte si scatenò una delle più tremende tempeste. Incominciai a sentire una rivolta e un fortissimo desiderio di impormi perché i medici non vengano per il loro esame per rimanere libera da molte umiliazioni e dispiaceri. Sentivo in me forte resistenza, non volevo consegnarmi al dolore; volevo soffrire tutto come se nulla sentissi. Ed allora cadde su di me tutta la rabbia infernale: ho capito che era opera dell'inferno. I demoni erano rabbiosi, volevano inghiottire tutto il mio corpo. Dopo ero rivoltata soprattutto contro il medico Azevedo; mi pareva di avere contro di lui un odio di morte e che ero io stessa a volerlo mordere per farlo a pezzi e frantumarlo. Che tempesta tremenda! Solo nelle braccia di Gesù e della cara Mammina potevo essere sicura di non offendere il mio Dio. Se il mondo sapesse le insidie del nemico, i lacci che prepara alle anime per farle peccare!... Penso di non avere disgustato il mio Gesù, perché io voglio solo quello che Lui vuole e non mai offenderlo... » (lettera a p. Pinho, 5-4-1941).
« ... Il medico mi ha scritto per dirmi che è andato a Braga ma che non lo ha trovato; però le scriverà per dirle ciò che succede. Ha già parlato col dott. Abele Pacheco il quale è pronto a venire per l'esame. Il medico di malattie nervose non viene e non ha assicurato di venire anche in seguito. Non so ancora il giorno in cui sarò esaminata. Me lo comunicherà? Preghi per me affinché Gesù mi dia forza... » (lettera a p. Pinho, 6-4-1941).
« ... Padre mio, se mi desse il permesso di chiedere a Gesù il paradiso al più presto!... Non è per fuggire il dolore, ma perché la mia sofferenza e la Crocifissione sta diventando troppo conosciuta. Vorrei fuggire il mondo affinché non mi conosca più oltre. Oh la mia crocifissione quanti tormenti mi ha portato! Ho tanta nostalgia del tempo in cui Gesù mi parlava sovente e nessuno sapeva della mia vita se non colui che per diritto doveva sapere... » (lettera a p. Pinho, 25-4-1941).
« ... Verso sera a complemento del mio dolore ho ricevuto dal degnissimo medico Azevedo la notizia che giovedì, primo maggio, sarebbe venuto il dottor Abele Pacheco di Oporto per l'esame. Fu come una lancia che mi trafisse il cuore e lo inchiodasse crudelmente sulla nuda terra. Ed era contro la terra che esso sanguinava di dolore. Venne il lunedì e lo passai nella stessa sofferenza. Volevo sfogarmi per buttar fuori i timori e la vergogna che mi tormentavano. Mi ricordai che era una buona occasione per consolare e riparare il mio Gesù soffrendo in silenzio con Lui; Gli ho offerto il sacrificio in silenzio e gli ho promesso di non parlare. Mi è costato molto ma con Gesù ho vinto... Ho preparato con cura e gioia l'altarino di Mammina... Le ho scritto una lettera e la posi ai suoi piedi per il primo giorno del suo mese. Confido che mi farà quanto le ho chiesto...
Venne il giovedì; fu molto triste: attendevo i medici. Che tormento! Dicevo tra me: "Primo maggio come sei penoso! Cosa avverrà ancora prima della fine?".
Nella comunione ho offerto il sacrificio che dovevo affrontare; e l'offersi per quelle anime che vanno dai medici col fine di peccare e di offendere Gesù. Ho implorato la forza del Cielo; ho chiesto luce e amore allo Spirito Santo, il soccorso della Santissima Trinità, di Gesù sacramentato, della cara Mammina, di san Giuseppe, santa Teresina, santa Gemma ecc. Venne l'ora e fui esaminata. Mi costarono molto i dolori del corpo ma anche quelli dell'anima. Che umiliazione! Appena i medici se ne andarono volevo piangere; a stento nascosi le lagrime. Dissi a Gesù che non piangevo affinché anche Lui non piangesse per i peccati del mondo. Alzai lo sguardo verso la cara Mammina e le dissi: - Sono pronta ad altro sacrificio... Dillo a Gesù per me. Fa' che io soffra! Fa' che io ami! Voglio morire di amore. - Ebbi per tutto il giorno il corpo e l'anima in un mare di dolore!... » (lettera a p. Pinho, 2-5-1941).
Fui avvisata dal dott. Azevedo che sarebbe stato meglio ritornare a Oporto per consultare il dott. Gomes de Araujo. Pregai per un mese per sapere se questa era la volontà di Dio. Più chiedevo luce e più aumentavano le tenebre e più profondo diveniva il dolore dell'anima perché non sapevo cosa fare. Finalmente il Signore mi disse che voleva che io partissi. « ... Peccato che il mondo non conosca l'amore che Gesù porta alle anime! Lo vedremmo più amato e meno offeso. Finalmente Gesù mi ha illuminata. Andremo ad Oporto. È volontà sua per aumentare la mia sofferenza. Sarà anche per sua maggior gloria. Lui lo sa. Ho sofferto nel chiedergli luce e non averla. Ma ora la mia agonia è ancora maggiore. Ho tanta vergogna, tanta paura. Mio Dio, sia per tuo amore!... » (lettera al dott. Azevedo, 3-7-1941).
« ... Mi trovo in una notte oscura e senza una goccia di rugiada. Non v'è balsamo per il dolore della mia anima. Vedo di lontano i colpi che feriranno il mio cuore. Stento a respirare per il peso delle umiliazioni. All'idea delle sofferenze che mi porterà il mio viaggio ad Oporto, dico fra me: - Vado al giudizio. - ... Oppressa e annientata da questo dolore, penso: - E' per Gesù, per le anime! - E allora tutto il mio essere si trasforma in un solo pensiero: - Dio in tutto e al di sopra di tutto. -
Trascorrerei tutta la mia vita a pensare solo a Dio. Tutto passa, Dio solo rimane. Il pensiero di Dio abbraccia cielo e terra. Mi sprofondo in Lui. Posso amarlo e pensarlo tutta l'eternità. Questo pensiero mi solleva; soltanto così addolcisco il mio dolore e posso sorridere al quadro triste e doloroso che mi si presenta. Fingo di esser in una grande gioia per il mio viaggio a Oporto, per rallegrare i miei, affinché non comprendano il dolore del mio cuore... » (lettera a p. Pinho, 14-7-1941).
Secondo viaggio ad Oporto
Il mio stato fisico era molto grave. Temevano di togliermi dal letto per un sì lungo viaggio. Anch'io temevo, e molto: se il solo toccarmi era causa di tante sofferenze, come potevo andare così lontano?... Incoraggiata dalle parole del Signore, confidavo in Lui e sotto la sua azione divina mi preparavo a partire all'alba del 15 luglio 1941.
Alle quattro avevo già fatto le mie preghiere. Per fingere di essere contenta, chiamai mia sorella dicendole che andavamo « alla città »: solo per mantenere nascosto il mio dolore. Mentre stavo dicendo questo, sentii un'automobile fermarsi presso la nostra casa.
Entrò nella mia camera il dott. Azevedo con un signore amico. Dopo breve conversazione, mentre mia sorella si vestiva, ci preparammo per uscire. Partimmo alle 4,30, per non allarmare il popolo; era ancora buio; infatti uscimmo dal paese senza incontrare nessuno. In quale silenzio era mai la mia anima! Immersa in un abisso di tristezza, senza interrompere la mia unione intima con Gesù, viaggiavo chiedendogli sempre coraggio per l'esame che mi attendeva e offrendo il mio sacrificio per avere il suo divino Amore e per le anime. Invocavo la Mamma celeste e i santi più cari.
Non mi attirava nulla e tutto quanto vedevo mi causava profonda tristezza. Ogni tanto interrompevano il mio silenzio per chiedermi se andavo bene; ringraziavo senza uscire dall'abisso in cui ero immersa. Era giorno quando ci fermammo a Trofa, in casa del signore che ci accompagnava: lì dovevo riposare e ricevere il mio Gesù, in attesa di ripartire per Oporto. Prima di riprendere il viaggio, fui portata in giardino e, sorretta dall'azione divina, arrivai fino ad alcuni fiorellini che raccolsi pensando: - Il Signore, quando li creò già sapeva che oggi sarei venuta a raccoglierli. - Fui fotografata in due luoghi diversi e, dall'uno all'altro, andai con le mie gambe, ciò che mai più avevo fatto da quando mi ero posta a letto anzi, neppure più mi ero voltata da sola nel letto. Fu un miracolo di Dio, perché senza di Lui non mi sarei mossa. Riprendemmo il viaggio: la mia anima soffriva orribilmente. A pochi chilometri da Oporto Gesù ritirò la sua azione divina. Incominciai a sentire le solite sofferenze fisiche che resero tormentosa la fine del viaggio; dissi, non perché sapessi la distanza ma perché il mio stato me lo fece dire: - Siamo già vicini ad Oporto. - Qualcuno rispose: - Ci siamo, ci siamo! - Infatti aveva visto che mancavano solo sei chilometri. La salita al consultorio fu dolorosa oltre ogni dire: martirio del corpo, agonia dell'anima; mi pareva di morire. Prima di entrare nella sala delle visite, dissi a chi mi portava in braccio: - Posatemi, posatemi, anche sul pavimento! - In quell'istante apparve il medico che mi fece stendere su un lettino, dove rimasi in attesa della visita. Qualche momento prima di entrare nella sala medica Gesù mi liberò dell'agonia dell'anima e mi lasciò solo i dolori fisici, di modo che potei resistere meglio. La visita fu molto lunga e dolorosa. Mentre mi spogliavano
mi facevano coraggio ed io, ricordando ciò che avevano fatto a Gesù, dissi tra me: - Hanno spogliato anche Gesù - e non pensai più ad altro. Il dott. Gomes de Araújo, anche se un poco brusco, fu prudente e delicato. Durante il ritorno a casa, Gesù esercitò su di me la sua azione divina, perché resistessi al viaggio, ma mi diede nuovamente le agonie dell'anima. Arrivati a Ribeirāo mi fecero riposare nella casa del dott. Azevedo per attendere la notte e poter rientrare in paese senza che nessuno se ne accorgesse.
Sia in casa del signor Sampaio che in quella del medico sono stata trattata con tutte le attenzioni; ma nulla mi dava conforto, anche se sorridevo a tutti per nascondere il più possibile il mio dolore. Riprendemmo il viaggio che era già notte; tutto mi invitava ad un silenzio sempre più profondo. Ero astratta da tutto. Durante il tragitto non vidi altro che i fiori del giardino di Famalicāo, perché me li additarono. Arrivammo a casa a mezzanotte, ottenendo così che nessuno si accorgesse della nostra temporanea assenza.
Dopo quel viaggio aumentarono assai i dolori fisici. [Scrisse al direttore:] « ... Preoccupata di avere Gesù sulle labbra e nel cuore, arrivai alla mia povera casetta e subito fui triturata dai dolori che mi consumavano il corpo, effetto forse dell'esame e del viaggio... Nelle ore di maggiore angustia Gesù mi disse: - Ecco, figlia mia, le tue sofferenze per i sacerdoti. Soffri per loro. Il dolore ripara. Gli ardori che ti bruciano sono gli ardori delle loro passioni. Mi sono servito dell'esame medico per farti soffrire per loro. - ... » (lettera a p. Pinho, 17-7-1941).
[Scrisse al medico:] « ... I miei dolori, aumentati forse dall'esame, continuano. Ma non importa. Ho modo di dare di più a Gesù ed Egli ha modo di distribuire alle anime. Io voglio consolare il suo divin Cuore tanto ferito. Voglio che la mia sofferenza sia come incenso finissimo che sale continuamente al cielo. Grava su di me il peso delle umiliazioni e mi affligge tanto il sentire di essere causa di umiliazioni per lei e per il mio padre spirituale. Mi perdoni tutto. Io non vorrei farla soffrire... » (lettera al dott. Azevedo, 23-7-1941).
Visita di un sacerdote « giornalista » e conseguenze
Il 27 agosto 1941 ebbi la visita del parroco accompagnato da p. Tercas e da un altro sacerdote. Questa visita mi fu molto disgustosa perché feci il sacrificio di rispondere di fronte a tutti ad una serie di domande del p. Tercas. Risposi coscienziosamente ad ogni domanda, perché pensavo che fosse venuto per motivo di studio, come altri avevano fatto. Soltanto il Signore sa valutare quanto mi costò il dover parlare della « Passione »; fu su questa soprattutto che mi interrogò. Il parroco mi disse che il reverendo [p. Tercas] voleva ritornare venerdì, 29 agosto [per assistere alla Passione]. Non volevo acconsentire senza consultare il mio direttore ma, avendomi detto che doveva partire per Lisbona in quei giorni [quindi non poteva attendere], cedetti dicendo: - Penso che lei non venga qui per curiosità, nevvero? - Rassicuratami che no, acconsentii, anche se la sua visita in un venerdì mi dispiaceva assai. Venne, ma condusse anche tre sacerdoti. Ero ben lontana dal supporre che quella visita mi preparava un nuovo calvario: poco dopo egli pubblicò quanto vide e seppe da me. Che il Signore accetti il dolore causatomi da quella pubblicazione e dal sapere di pubblico dominio i miei segreti nascosti durante lunghi anni! Ogni tanto mi giungevano all'orecchio i commenti che si facevano su di me: erano spine acute che involontariamente le persone mi configgevano nell'anima. Chi leggeva quella rivista o ascoltava quello che si diceva di me ne riceveva differenti impressioni. [Scrisse al direttore: ] « ... So che pochi mi comprenderanno, ma mi basta una sola cosa: Gesù comprende tutto. Ho saputo che ieri [gente venuta da fuori] domandavano già di una certa Alexandrina di Balasar e che persone del paese richiedevano la rivista in cui si parla di me. Ho pianto molto. Voltata verso il tabernacolo della chiesa ho detto a Gesù: - Hai permesso che io arrivassi a questo punto e non vieni a prendermi per il cielo! - D'improvviso mi venne in mente che potevo fare contento Gesù e dissi: - Non piango più, perché Gesù non vuole. Voglio soffrire tutto per salvare anime e per amore di Gesù e di Mammina. - Infatti ho sempre sorriso, anche se dentro piangevo, perché nel mio cuore regnava la sofferenza. La pubblicazione della mia vita è una spina che non cesserà di ferirmi... » (lettera a p. Pinho, 19-12-1941).
Il mio viaggio a Oporto e la pubblicazione della mia vita allarmarono i superiori del mio direttore a tal punto che forse potranno proibirgli di venire da me, di prestarmi l'assistenza religiosa di cui ho bisogno e perfino di scrivermi e di ricevere mie notizie!
Da allora cominciai a vivere di illusioni: - Verrà oggi, verrà domani? - Quante cose mi venivano in mente! Il pensiero di perdere tempo in divagazioni inutili mi addolorava, ma non riuscivo a sviare il mio spirito da ciò che mi faceva soffrire tanto.
La mia vita divenne un sacrificio totale. Posso quindi affermare che non so cosa sia il godere, anche se non me ne duole. Mi sento alla fine della vita: aspetto l'eternità. Soltanto là potrò ringraziare Gesù di avermi scelta per questa vita di continuo sacrificio, per amare soltanto Lui, per salvargli anime
1942
Senza direttore
« ... Gesù è venuto ed ha acceso nel mio cuore un poca del suo fuoco divino; mi ha dato qualche raggio della sua luce: - Figlia mia... è giunta l'ora di darmi la maggior prova di amore e di eroismo: camminare senza luce in completa abbandono...» (lettera a p. Pinho, 3-1-1942).
« ... La mia anima pare strapparsi a pezzi. Solo il 7 gennaio, giorno in cui lei, padre, è venuta da me, il mio dolore sia fisico che spirituale ebbe una pausa. È vero che Gesù mi sta privando di tutto, ma mi ha ancora dato alcune ore di sollievo e qualche momento di dolcezza e soavità nell'anima. Li ricordo a stento e mi pare di mentire perché ora non ho luce... » (lettera a p. Pinho, 9-1-1942).
« ... Il vivere senza sostegno mi fa paura. Ho perduto tutto sulla terra e in cielo. Voglio sperare ciecamente che Gesù e Mammina non mi abbandoneranno, ma cado nello scoraggiamento, rimango abbattuta, immersa nello smarrimento.
- Mio Dio, mio Gesù, credo in Te, credo nel tuo divino amore per me. Ti amo e voglio darti anime. - Ieri il medico è stato qui quasi due ore. Gesù si è servito di lui per addolcire il mio dolore... Ho ancora sulla terra chi ha compassione di me. Gesù non mi abbandona e mi manda le sue tenerezze. Questo pensiero ha fatto rivivere la mia fiducia... » (lettera a p. Pinho, 15-1-1942).
« ... Ieri è venuto un giornalista di Lisbona; non gli ho detto nulla delle cose di Gesù, ma il fatto mi fa soffrire. Quasi tutti i sacerdoti sanno di me: fanno mille domande al parroco. Tutto per causa degli scritti del p. Tercas. Potessi essere portata via di qui! Non vorrei essere conosciuta; vorrei nascondermi... » (lettera a p. Pinho, 16-1-1942).
« ... Oggi il parroco è venuto a leggermi due fogli di p. Terças con parecchie domande. Vorrà continuare a parlare di me? Gli ho risposto che non avrei detto nulla delle cose del Signore e che soffro per avergliene parlato. Non è per timore di essere colta in qualche bugia: potrei essere interrogata migliaia di volte e io direi sempre la stessa cosa, perché la verità ha una sola strada. È la ferita che sento e che mi obbliga a procedere così.
Venga chi vuole: io parlerò soltanto con l'autorizzazione del mio direttore... » (lettera a p. Pinho, 17-1-1942).
« ... Quanto è dolorosa la mia sofferenza! ... Mio Dio, se almeno questa croce fosse solo per me! Ma per sfortuna non è così. È inutile che lei, padre mio, voglia ingannarmi dicendomi che non soffre non ho bisogno di altri testimoni, mi bastano i sentimenti della mia anima... Per mia maggiore confusione sento di essere io il motivo di tanto soffrire; lo sono e lo sarò per tutta la vita. E sarò pure causa di molta umiliazione e sofferenza per il medico. Che triste ricompensa per quanto ha fatto per me! È cosa involontaria; io non vorrei essere ingrata verso nessuno. Quando ricevo Gesù me ne dimentico subito e rimango sola nel mio dolore. Mi pare che se udissi Gesù non Lo ascolterei e Gli volterei subito le spalle, anche se non l'ho mai fatto... Quanta paura di ingannarmi! Ho pianto molto e sono triste per questo mio comportamento. Non vorrei ricevere la croce con le lacrime, ma non ho più forze. Piango, ma nel cuore vi è la volontà di seguirLo, di consolarLo, di soffrire tutto per suo amore e dargli anime. Preghi per me... » (lettera a p. Pinho, 21-1-1942).
« ... Le hanno proibito di venire qui? Non cessano di farla soffrire? Tentano di umiliarla e di deprimerla di più? Gesù sia con noi! Ci venga in aiuto la cara Mammina e ci dia forza per tanto dolore. Sia tutto per la maggior gloria di Gesù e a vantaggio delle anime... » (lettera a p. Pinho, 26-1-1942).
« ... Sento che lei soffre quasi solo... Mio Dio, ho eretto un calvario al mio padre spirituale che ha fatto tanto per portare la mia anima a Gesù.
Ne ho elevato un altro al mio medico, che si sacrifica tanto per il mio corpo. O Gesù, o Mammina, chiamatemi a voi affinché io non sia più motivo di tanta umiliazione e dolore... Preferirei soffrire sola. Avessi potuto soffrire questo mare di dolori e nessuno ne fosse a conoscenza, eccetto Gesù! Vorrei scomparire dal mondo, dallo sguardo di tutti e rimanere nella dimenticanza... » (lettera a p. Pinho, 30-1-1942).
« ... Sono in uno stato di rivolta e mi sento sola, proprio sola... Che tremenda burrasca!... Sono al colmo della mia agonia. Temo di diventare infedele al mio Gesù: non ho forze per sopportare di più... Quando verrà il cielo? Povera me se ritarda!... Domenica sera [8 febbraio] sul tardi si insinuò nel mio spirito un grande tormento: il timore che sarei rimasta senza il mio Gesù [eucaristico], che il parroco, proibito dall'arcivescovo, non sarebbe più venuto a portarmelo; che sarebbero proibiti di venire a trovarmi tutti i sacerdoti, così come ogni altra persona, sotto pena di scomunica. Mio Dio, senza avere un padre per confessarmi, che cosa devo fare? Far di tutto per non peccare, non rattristare neppure in una minima cosa il mio Gesù e chiedergli molto perdono. Mio Dio, mio Dio, che confusione dover morire così senza un sacerdote!...
... O mio padre, mi giunge da poco una nuova sofferenza: non mi consentono che io prenda consigli dal mio padre spirituale... A chi devo io ricorrere?... » (lettera a p. Pinho, 132-1942).
Presentimenti realizzati
Gli uomini tentano di allontanare e strapparmi per sempre ciò che mi serviva di aiuto e poteva darmi conforto. Mi hanno tolto il mio padre spirituale, proibendomi perfino ogni corrispondenza. Consentimi almeno, mio Gesù, di sfogarmi con Te. Mi trovo sola nella tempesta che non cessa. Ti apro il mio cuore. Solo Tu vi sai leggere quanto vi è scritto con dolore e sangue. Solo Tu comprendi e valuti il mio soffrire. Il mondo lo ignora; gli uomini non lo capiscono. Lasciami dire ciò che Tu hai detto al Padre tuo: - Perdona perché non sanno quel che fanno. - Sono ciechi, manca loro la tua luce divina. Illuminali; da' a tutti il tuo amore. O Gesù, i miei presentimenti si sono realizzati!
Potranno anche proibirmi di riceverti sacramentalmente? Povera me! Mi ucciderebbero se Tu con il tuo potere divino non mi conserverai in vita. Dicano e facciano ciò che vogliono. Non riusciranno però a privarmi della unione intima con Te. Rubarmi Gesù sacramentato! Non mi meraviglierei se lo facessero. Ma strapparmi dal cuore il Tesoro ricchissimo che adoro e amo su tutte le cose, « il Padre, il Figlio, lo Spirito santo », gli uomini non lo potranno mai. Dovrebbero potermi far vivere senza cuore e senza anima. Impossibile! Venga il mondo intero con la sua forza; si metta tutto contro di me: ma solo il peccato potrebbe separarmi da quella grandezza infinita, da quell'amore senza confini. Ma io confido pienamente in Te, mio Gesù. Tutto spero da Te, anche se i sentimenti della mia anima arrivano quasi a persuadermi che sto ingannando me stessa.
... Che male ho fatto? Che crimine ho compiuto?... Mio Gesù, se non fosse per tuo amore, se non fosse per il desiderio di darti anime, mi rifiuterei a tutto... (diario, 19-2-1942).
« ... Io bramo il cielo, ma non vorrei morire così. Vorrei la morte che mi dà Gesù e non quella che mi danno gli uomini! Non vorrei lasciarli con il rimorso di avermela data... Non so come posso vivere così. Per ora ho lei che mi sostiene in tanto penoso calvario. Potranno anche dire che le cose del Signore avvengono in me per le visite del medico? Non lo dubito. Ma in questo caso sarebbe meglio chiudermi in un carcere ove nessuno mi possa vedere; così soffrirò sola e non sarò causa di sofferenza ad altri. Mancherebbe ancora che mi rubassero il medico! Grazie al caro Gesù non sono attaccata ad alcuna cosa della terra, ma sento il bisogno di chi mi aiuti a salire il mio calvario: da sola non posso... » (lettera al dott. Azevedo, 21-2-1942).
« ... Alcune ore dopo la mia "Passione" partì il mio medico il quale mi disse che in questi ultimi giorni il mio cuore è peggiorato. Mi diede coraggio e fiducia. Mi sono confidata con lui perché sento che il Signore si serve di lui per aiutarmi a proseguire nei sentieri tanto spinosi e difficili. Mi sono sentita più forte. Alle sei pomeridiane mi consegnarono la posta e vidi subito una sua lettera. Appena l'ebbi in mano, le mie braccia parvero spezzarsi e tutto il sangue parve congelarsi nelle vene. Non avevo forze per aprirla. Pensai fra me: - Venga ciò che vuole. Avanti! Mio Gesù, accetto tutto per tuo amore e per darti anime. Incominciai a leggerla, ma le lacrime me lo impedirono: erano però lacrime di completa rassegnazione. Mi parve che mi squarciassero il cuore con una lancia. Sono già passati alcuni giorni, e mi sento nello stesso stato. Il cuore mi mancava e mi parve perfino di morire. Nel mio intimo dicevo: - Perdono a tutti coloro che mi hanno causato questa morte. - È vero che Deolinda più volte mi aveva dato a goccia a goccia il veleno che la lettera racchiudeva, ma ora giungeva il taglio: l'ultimo veleno.
Le mie lacrime e la mia preghiera a Gesù di perdonare tutti: ecco la mia vendetta.
Nella triste lettera che non dimenticherò più, ella mi dice che ciò è quanto hanno determinato i superiori; che deve obbedire perché lo vuole il Signore. Concordo. Obbedienza, santa obbedienza, quanto ti amo! Lei non vuole disobbedire e anch'io voglio che obbedisca. Piuttosto tutte le sofferenze che il più piccolo dispiacere a Gesù. Chi obbedisce fa la sua divina Volontà, ma infelici coloro che non comandano secondo i suoi divini desideri! È quanto avviene ora. Gli uomini si oppongono alla volontà di Gesù. E’ ciò che sente la mia anima pazza di dolore. Il mio cuore vola come un uccello che non sa dove posarsi; mi trovo nel martirio più doloroso. Mi sono confessata a p. Alberto Gomes nel quale ho piena fiducia e in cui vedo tutta la santità. Sento che mi comprende bene, ma non è lui quella luce che Gesù mi ha scelto, neppure quella fonte che mi può saziare. È per questo che io dico: - Infelici coloro che non comandano secondo la volontà di Gesù! - Continuerò a chiamare lei mio padre spirituale sulla terra e in cielo. Ciò che gli uomini dicono e fanno non serve ad altro che a schiacciarmi sempre più e a togliermi più presto la vita... Si ricorda che da tempo ho avuto presentimento di quanto succede ora? Le hanno proibito di venire qui! di scriverci! Volontà del mio Dio, io ti amo su tutto... » (lettera a p. Pinho, 23-2-1942).
Mi hanno chiesto le lettere del padre
- O Gesù, dammi la tua forza divina. Voglio nascondere il mio dolore. Da sola non ci riesco. Pianga il mio cuore notte e giorno, se Tu lo vuoi, ma il mio sguardo sia lieto e sorridano le mie labbra. Il tuo santo amore e le anime siano il motivo del mio soffrire.
Sono come colomba che, sospesa, muove le ali, giorno e notte, e non sa dove posare se non la sorregge il tuo potere. Le mancano le forze, incapace di continuare il suo volo: sono io che navigo nell'aria, sono io che sto per essere annientata dalla tempesta; sono la più indegna delle tue figlioline, senza luce e senza sostegno. O Gesù, non sapevo di avere ancora tanto da donarti! Quanto è grande la mia ignoranza! Pensavo di averti dato tutto. Mi ingannai: sei venuto a fare l'ultima mietitura. Prendi tutto, prendi tutto in fretta: raccogli per Te. Il giorno venti Ti ho dato il mio padre spirituale fino a quando me lo vorranno ridare; ti ho dato le sue lettere che mi hanno servito di luce e incamminato verso di Te. Tu hai veduto, o Gesù, quanto fu grande il sacrificio: non per l'attaccamento ad esse ma perché mi furono richieste in un giorno di tanto dolore. Quando le ebbi in mano per legarle insieme, Tu, o Signore, hai udito ciò che andai dicendo: « Gesù me le ha date, Gesù me le prende ». E nel consegnarle ho sempre ripetuto: « Gesù non merita forse di più?... Tutto è poco per salvargli anime... ». Ciò che mi pesava era di dover servire quale strumento di sofferenza per gli altri... (diario, 27-2-1942).
- Mio Gesù, mi furono restituite le lettere del mio direttore. Perché mai? Il sacrificio è stato fatto. Fu come collocarle su un cadavere che nulla sente. Ma l'obbedienza lo vuole e io accetto... - (diario, 13-3-1942).
Nelle oscure tenebre
- O Gesù... il mio calvario non ha fine. Non termineranno più le oscure tenebre della notte? Non scorgo il cammino; non posso avanzare né retrocedere! Non ho guida; non ho vita. Il cuore e l'anima vanno in frantumi. Per amore di chi accetto tutto questo? Per Te, o Gesù, soltanto per Te e per le anime. Sérviti della mia tristezza ed agonia, sérviti del sacrificio che mi ha portata all'estremo limite, per dare la pace al mondo ed affinché il tuo Cuore divino possa avere da me tutta la gioia, la consolazione e l'amore possibili.
... Se io non vivo per salvare le anime, se le mie sofferenze non bastano per evitare loro l'inferno, oh! allora, mio Amore, prendimi con Te. Non si può vivere così. Mi resti almeno la speranza che la mia agonia consoli il tuo Cuore divino. Affrettati, Gesù, a soccorrermi. Fa' che io sia ferma nei miei propositi. Poni sulle mie labbra un sorriso « ingannatore » sotto cui possa nascondere tutto il martirio della mia anima. È sufficiente che conosca Tu il mio soffrire. Esamina, o Gesù, tutto il mio corpo, il cuore e l'anima mia: vedi se trovi ancora qualcosa che Ti serva; voglio darti tutto. La privazione del mio direttore e tutti i sacrifici che vennero in seguito mi hanno portata alla massima sofferenza. Ed ora, mio Gesù, il saperlo tanto vicino mentre io, come un uccellino nei giorni invernali, sto morendo di fame per non potergli parlare, per non poter ricevere da lui alimento e vita per la mia anima... è cosa da morire di dolore! Regni il tuo amore: solo l'amore può vincere. Ti ho promesso, o Gesù, di soffrire in silenzio, di non permettermi uno sfogo fino a che posso contenere tutto il dolore del mio triste patire. Ora non posso più, mio Gesù: mi schiacciano le umiliazioni, i disprezzi, gli abbandoni... - La mia anima non sente se non paura e sgomento. Il mio cuore triste è ansioso di possedere il sangue del mondo intero per lastricare tutti i sentieri del calvario con queste parole di sangue: l'amore, l'amore di Gesù!
E non ho nulla e non servo per consolarlo ed amarlo (diario, 6-3-1942).
- Gesù, mi senti? Mi pare che le mie parole siano soffocate dal peso della morte. Voglio dirti ancora una volta: « sono tua nel tempo e sarò tua nell'eternità. Mi dono soltanto a Te, solo a Te voglio appartenere ». È con l'anima in agonia e col cuore spezzato dal dolore che le mie labbra balbettano queste parole: « solo per amore ». Le nere tenebre mi accecano: cammino fra rovi e spine. Sono tutta ferita: dal mio povero corpo sento scorrere sangue. Mi sento sola: mi hanno rubato il conforto, il sollievo dell'anima, il mio sostegno sulla terra. A volte non sopporto la nostalgia della Messa nella mia cameretta...
Perdona, Gesù, a chi mi ha causato tutto questo. Per tutti chiedo compassione; chiedo luce alla loro cecità. In questo mare di sofferenze, in questa lotta di nere tenebre, in questa notte molto buia la mia anima gode la più grande pace: non temo di comparire alla Tua presenza. A volte mi viene in mente se ciò non è orgoglio. Che non lo conosca? Sarà nascosto nella mia ignoranza? Mi hai dato la grazia di conoscere l'abisso della mia miseria, ma contemporaneamente vedo molto bene che è infinitamente più grande l'abisso del tuo amore, della tua misericordia. Confido ciecamente in Te e spero in Te. - (diario, 27-3-1942) ".
Nuova forma di crocifissione (Momenti di Passione)
Il venerdì santo, 27-3-1942, Gesù mi disse: - Non temere, figlia mia; non sarai più crocifissa; la crocifissione che hai tu è delle più dolorose che la storia può registrare.
- Non sottrarmi le tue forze, Gesù, perché possa descrivere nel miglior modo possibile ciò che hai sofferto nella tua santa Passione. Non vengano meno la tua protezione e il tuo amore a questa poveretta. Sia tutto a gloria tua e a vantaggio delle anime. - I miei occhi parevano quasi non vedere l'avvicinarsi della passione. Il mio abbattimento mi spaventava; l'abbandono in cui ero lasciata mi portava alla sepoltura. Che tormento! Dover lottare contro il mondo senza vita! - Scesero su di me la tua Vita e il tuo Amore. Ho udito la tua Voce, dolce e tenera: « Figlia mia, amore di Gesù, coraggio! Non temere. Il cammino del calvario sta per finire. Vieni ed attraversa le ultime spine: dalle ferite causate da queste spine sgorgano sorgenti di salvezza. Le anime hanno bisogno di tutto.
Gesù è consolato dalla tua crocifissione; trova in te tutta la riparazione che si può trovare sulla terra. Coraggio! Gesù, con la sua Madre benedetta, non ti manca ».
Camminai verso l'Orto. Nell'abbandono ricordavo le tue dolci parole, che per un certo tempo rimasero impresse nel mio cuore. Poi, per causa dei colpi e dei maltrattamenti da parte della umanità, scomparve tutto. E nell'Orto, sola, in profondo silenzio, nella maggiore oscurità, quasi nella morte, cercavo di nascondermi per sempre, come se la terra potesse occultarmi alla giustizia dell'eterno Padre. Mio Dio, mio Dio... tanto sola!
Non soffiava un filo d'aria. Neppure le foglie degli ulivi si muovevano, se non nel curvarsi dei rami fino a terra, in segno di adorazione. O dolore, o agonia di Gesù, o amore di Gesù per le anime! Le mie sofferenze non mi appartenevano: erano tue, soltanto tue, mio Gesù. Ho seguito le tappe della Passione; qui e là cadevo schiacciata dal dolore. Ripetutamente invocai: « Gesù, Mammina, datemi le vostre forze perché le mie sono esaurite ». Grazie, Gesù! Con Te ho resistito. Nella flagellazione, difesa dal tuo divin Cuore, vidi davanti a me i carnefici con flagelli per castigare il mio corpo. All'ombra del tuo divino amore non li temevo. Nella coronazione vidi intrecciare acute spine e formare un elmo, per configgerlo sul mio capo. Camminai verso il Calvario, senza vita sufficiente per giungere al termine. Non potevo camminare più: mi venivano meno le forze. Fui inchiodata sulla croce: ad ogni colpo svenivo. Il Calvario si era oscurato. Si udivano soltanto i sospiri di Mammina soffocati dalle bestemmie: li sentivo più che altro nel mio cuore. - (diario, 27-3-1942).
I primi mesi della nuova fase di vita, appena iniziato il digiuno
Dal venerdì santo [27 marzo 1942] incominciai a sentirmi morta sul calvario, nelle tenebre e nell'abbandono. Si avventarono su di me tutti i leoni. Non diedero sepoltura al mio corpo; vennero gli uccelli i quali, nonostante le tenebre, riuscivano a vederlo. Sono rimasta sempre in questa sofferenza. Presentemente sento gli uccelli introdurre il becco nelle mie ossa e ridurre tutto in cenere. La croce sulla quale fui inchiodata è caduta al suolo, ma sento ancora una parte del mio corpo sospesa ai chiodi Quegli uccelli hanno ancora molto da dilaniare nel mio corpo, che non ha più vita terrena. Solo il mio cuore sente una vita che non è umana: è vita divina. Questa vita divina gli dà sangue e sento che l'umanità intera, come stormo di uccellini, beve quella vita divina. Sento che, quando quegli uccelli notturni avranno ridotto le mie ossa in cenere, soltanto allora potrò partire. Ieri, 20 aprile, quando ricevetti l'ordine dell'arcivescovo di lasciarmi trasportare a Coimbra per essere esaminata dal dott. Elisio de Moura, mi assalì questo pensiero: - Quanto è incompresa la sofferenza! Sono sicura che se provassero, per alcuni momenti, ciò che avviene nel mio corpo, non vi sarebbe al mondo chi avrebbe il coraggio di fare una simile proposta. - Con lo sguardo al cielo potei dire: - Sia tutto per amore di Gesù! Egli è degno di tutto. Le anime meritano tutto, perché costarono il suo Sangue. - L'agonia della mia anima continua ad aggravarsi sempre più. Soltanto il cielo può porre termine a tutto questo. Il Signore sia con me, perché solo con Lui si può vincere. Chiedevo a Gesù con tutta fiducia di morire il 1° venerdì di maggio, per trascorrere il 1° sabato in cielo (diario, 21-4-1942). Gesù mi disse il giorno 2 maggio (sabato): - Beati gli umili e i perseguitati per amore di Gesù. Sono essi gli eletti del Signore e gli amati dal suo divin Cuore. La missione della crocifissa di Gesù sulla terra è quasi terminata. Gesù le darà la morte più incantevole, più colma d'amore. Quale gloria per il Portogallo e per il mondo intero! Che festa e trionfo in paradiso! - Ma l'agonia indicibile della mia anima aumenta nel sapere tutte le bugie che dicono a mio riguardo, sembrandomi che continueranno dopo la mia morte, causando sofferenza ai miei cari. Sarebbe mio desiderio che tutte le bugie morissero con me (diario, 3-5-1942). Il mio cuore è talmente ferito che mi pare non abbia più la forma di un cuore umano; tuttavia è una fonte abbondante di sangue. Chi lo fa sgorgare è la vita divina; sento che tutta l'umanità ne beve avidamente nel timore che il sangue si esaurisca... " (diario, 6-5-1942). Con l'anima afflitta ripeto: - Come sono tristi ed amarissimi gli ultimi giorni della mia vita! Dalla mia amarezza ricava, o Gesù, dolcezza e gioia per Te e vantaggio per le anime. - ... (diario, 7-5-1942).
- Mio caro Gesù, mia cara Mammina, sono prima del mio padre spirituale proprio in questi tristi giorni in cui ne avrei maggior bisogno! Mi sento abbandonata da tutti, eccetto quando mi date miracolosamente, anche se poche volte, ciò che mi può confortare. Perdonate coloro che mi feriscono; perdonate tanta cecità; anch'io li ho perdonati. - Nel mio cuore non c'è posto per altre spade; ho sofferto in tutti i sensi; ho ricevuto dispiaceri da chi meno me l'aspettavo. - O mio Gesù, da' a tutti il tuo perdono, il tuo amore, la tua compassione. Purifica, santifica, brucia nel tuo divino amore e conduci presto presso di Te la tua figlioletta agonizzante. - ... (diario, 24-5-1942).
Il mondo è consacrato a Maria. Continua il digiuno
... Gesù è venuto dicendo: Il cuore del Papa è deciso a consacrare il mondo al Cuore di Maria. Che grande fortuna e gioia per il mondo appartenere come mai alla Madre di Dio! Tutto il mondo è del Cuore divino di Gesù, tutto il mondo apparterrà al Cuore immacolato di Maria! - (diario, 22-5-1942).
... Dal 24 maggio, Pentecoste, giorno in cui chiedevo allo Spirito Santo tutta la luce e tutto il fuoco del suo divino amore, amore santificante, lo stato della mia anima si è modificato... Il 25 maggio [coloro che frequentavano la casa] notarono una differenza in me, ma la differenza era solo la trasformazione della mia anima. Non sentivo, se non raramente, le grandi amarezze, le tenebre, l'arsura e le agonie, ma sentivo invece grandi desideri di volare al cielo con impulsi che mi facevano alzare come se avessi ali per prendere il volo. Non posso saziare i miei desideri e le nostalgie per i cibi della terra; sospiro e muoio bramando di andare a saziarmi coi cibi celesti... Il filo divino che lega il mio cuore al luogo ove abita sta quasi per spezzarsi: pare che sia stato limato. Ciò che gli ha giovato è che la tempesta gli ha dato qualche piccola scossa solo di tanto in tanto.
Sì, ora posso dire: - È vicino il cielo, vado a vedere il mio Gesù! Vado a vedere la mia cara Mammina! Vado a vedere il paradiso! Vado ad amare eternamente i miei amori: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. Lascio il mondo senza rimpianti: non gli appartengo. - Il giorno 29 maggio ho pregato così: - Ave Maria, Madre di Gesù! Onore, gloria, trionfo al tuo Cuore immacolato! Ave Maria, Madre di Gesù, Madre di tutto l'universo! Chi non vorrà appartenere alla Madre di Gesù, alla Signora della vittoria? Il mondo sta per essere consacrato, tutto, tutto al tuo Cuore materno! Difendi, Vergine pura, difendi, Vergine Madre, nel tuo Cuore santissimo tutti i tuoi figli. - Mi pare che la determinazione del santo Padre di volere consacrare il mondo sia ciò che mi obbliga a vivere ancora sulla terra; triste esilio che non posso sopportare... (diario, 31-51942).
« ... Il mio stato è grave; dolorosissima la mia sofferenza. Ma nacquero in me desideri irresistibili di dettare alcune parole per lei, mio padre. Le forze che parlano non sono mie: non ne ho perché esaurite. Ma è il grido della mia volontà: è un leggero soffio di vita che parla. Non ho corpo se non per il dolore; non sento altro. Sono una piccola e fragile bolla di schiuma che per nulla si disfa. I sentimenti della mia anima sono strani. Mi trovo come in un luogo dove non c'è godimento né pena. Sento che gli uomini mi hanno legata alla terra, obbligandomi a sospendere il mio viaggio. Vivo ferma, vicino al cielo, ma senza poter entrare. Di tanto in tanto mi vengono forti nostalgie per la mia patria celeste, capaci di togliermi mille vite; sono quasi insopportabili; voglio piangere e piangere molto. Mi pare che la missione destinatami da Gesù sia compiuta; mi tiene qui, ma non faccio nulla. Confido però che Gesù romperà questi lacci che impediscono il mio volo verso il cielo... Continuo il digiuno e non posso neppure saziare con gusto la sete bruciante che mi consuma. Posso bere poche gocce e quasi senza sollievo. Non so spiegare le nostalgie che sento. per il cibo. Sento il desiderio di portare tutto alla bocca; vorrei alimentarmi con cibi che mi piacciono e non posso. Grazie a Gesù la mia intelligenza è vivissima. Offro a Lui, per amore, il mio martirio e per dar luce a coloro che mi hanno privata, sulla terra, della luce e del conforto... » (lettera a p. Pinho, 22-8-1942).
« ... Quando, per telegramma, ebbi notizia dell'avvenuta consacrazione del mondo alla cara Mammina, Gesù mi concesse rapidi momenti di consolazione. Colma di gioia non sapevo come ringraziare Gesù e Mammina. Con le mani verso il cielo esclamai: - Sia benedetto Gesù! Sia benedetta Mammina! - Avevo l'impressione di voler introdurre io stessa il Santo Padre nei Cuori di Gesù e di Maria: che gioia! Improvvisamente provai una umiliazione molto grande: mi sentivo tanto disprezzata; e il leggero soffio di vita che mi resta incominciò ad essere un nulla che si sprofondava nella terra fino a scomparire. Ma anche in questo stato continuò il mio ringraziamento. Recitai il "Magnificat" e feci accendere una lampada in onore di Mammina.
Padre mio, continua il mio digiuno; non ho fame, ma sento necessità e brame divoratrici di portare alla bocca tutto. Sapesse quanto mi costa questa sofferenza! Sia per Gesù e per le anime!... » (lettera a p. Pinho, 7-11-1942).
1943
Dopo la consacrazione del mondo
« ... Non è ancora giunta la mia fine: questo è un sacrificio in più; tutto per Gesù e per le anime. Prima che gli uomini cedano alla volontà di Gesù ci vorrà ancora molto tempo? Io sono in ansia e dico a Gesù: - Il mio cuore vien meno. Non posso più aspettare. Non ho commesso nessun delitto, perché mi sia applicato un così grave castigo. -
Povera me, se dovessi essere giudicata dal mondo! In verità hanno ragione di giudicarmi male: senza il Signore sarei capace di fare quanto vi è di peggiore.
Dalle parole di Gesù, in cui confido ciecamente, mi pare che sia prossima la mia vera vita: il cielo, il cielo, oh il cielo! vado a godere il cielo! Il giorno 13 dicembre, di buon mattino, - non fu sogno e, penso, non illusione - vidi la Mammina di Fatima elevata, non so su che cosa, a grande altezza. Attorno a Lei, in basso, un universo di gente che Ella guardava con tenerezza. Mi trovai fuori di me stessa: mi parve di essere stata trasportata in un'altra regione. ... La mia anima soffre molto dopo la consacrazione del mondo alla Mammina... ... La mia febbre continua... i miei sudori non si spiegano; non so come posso vivere; solo questo dovrebbe arrivare a dar luce... » (lettera a p. Pinho, 2-1-1943).
Ridatemi chi mi guida a Gesù
« Reverendo Padre Provinciale, stanotte, verso le due e mezza, chiesi a mia sorella di muovere il mio corpo inzuppato di sudore. Mi sfuggiva la vita, mi mancavano le forze. La mia anima, sempre più bramosa di volare a Dio, era in una dolorosa agonia. Aveva bisogno di sostegno: voleva luce; quella luce che pochi sacerdoti sanno dare alle anime. Sola con Gesù, intimamente, gli andavo dicendo: - Dammi il padre spirituale, dammelo nuovamente, sebbene tu non l'abbia allontanato da me, grazie a quella unione che non è affatto, o quasi, compresa. Ma ora, mio Gesù, essa non basta; non posso vivere così. -
La pace mi invase e mi venne l'idea di scrivere a lei e di chiederle, per l'amore di Gesù e i dolori di Maria, di permettere a p. Pinho di venire a riprendere la direzione della mia anima, nei brevi giorni di vita che mi restano. Molte volte ebbi la stessa idea, ma veniva tosto soffocata dal timore e da altro che non so e che non mi consentiva di realizzarla. Ma questa volta è stata salda e durevole. Non sono stata io a sceglierlo [come direttore]. Da 10 anni ero sola, senza una guida, e molto tribolata tra quattro mura da 8 anni. Il Signore ebbe compassione di me, lo scelse e me lo mandò. Fu allora, con i suoi santi consigli, che io conobbi sempre più il Signore. Da 13 mesi gli fu proibito di venire qui. Solo Gesù sa quanto mi costò, anche se ho sofferto tutto per amore. Ora però ho bisogno di chi mi sostenga; non posso più vivere in questo martirio. Se per qualche istante lei potesse vedere ciò che soffro nel corpo e nell'anima e quanto ho patito in questo periodo, ho la certezza che avrebbe compassione di me. Ho avuto la febbre a 40 e più; dolori orribili agitano e fanno tremare il mio corpo, come tempesta che tutto vuole distruggere.
Mi sono vendicata e la mia vendetta continuerà in cielo, nei riguardi di coloro che furono la causa del mio soffrire. Ma sa come? Pregando e chiedendo perdono per essi; implorando luce perché vivano la vita intima di Gesù e non siano di intralcio ad altre anime affamate di Dio e bisognose di luce e di sostegno di santi direttori.
Lei è mal disposta verso di me? Non lo sia! So di essere cattiva, la creatura più miserabile, la figlia più indegna di Gesù, ma per questo motivo la più degna di compassione. Io, senza la grazia di Dio, mi giudico capace di fare e di essere tutto quello di cui mi accusano presso di lei; però, con la grazia e tutta la forza del Signore, sarà riconosciuta la mia innocenza. Mi permetta, Reverendo Padre Provinciale, di chiederle ancora una volta per amore di ciò che vi è di più caro in cielo e sulla terra: lasci venire il mio padre spirituale ad assistere i miei ultimi giorni, a dare l'ultima luce, gli ultimi consigli a questa poveretta, che spera in breve di andare in cielo. Confido in Gesù e Mammina che non sarò mai la vergogna del suo Ordine. Addio, reverendo Padre. Mi perdoni tutto; nulla faccio col fine di offenderla. Non voglio offendere nessuno e tanto meno i discepoli di Gesù. Abbia la bontà di perdonarmi. Arrivederla in cielo. » (lettera al Provinciale dei Gesuiti, 2-2-1943).
Preparazione all'esilio di 40 giorni
... Dopo la Comunione Gesù mi parlò così: - Eccoti all'ombra della Eucarestia; è l'alimento che germina le vergini più pure, le più care ed amate dal mio Cuore divino. Quanto mi devi, figlia mia, e quanto mi deve l'umanità intera di avere istituito questo sacro Alimento! Come sto bene all'ombra del tuo cuore! Qui trovo tutta la ricchezza, tutta la purezza, tutto l'amore. Vi trovo tutto ciò che attendo da un'anima che solo a Me appartiene. Mi dono a te per amore... (diario, 23-3-1943).
... Il primo maggio Gesù mi parlò ancora e mi disse: - Figlia mia, quanto è bella un'anima in grazia! Oh, la bellezza e gli incanti di una sposa di Gesù! Gesù si è innamorato della sua Alexandrina; l'ha preparata per farne un suo ricchissimo tabernacolo sulla terra. Rallegrati, mia piccola innamorata, rallegrati con il tuo Gesù. Il mondo dica e faccia quello che vuole: Gesù è tuo, tutto tuo; tu sei sua, tutta sua. La cecità dei miei discepoli e di coloro che si dicono miei amici mi fa più dispiacere dei delitti dei peccatori. Gesù immola le sue vittime per salvarli. E coloro che dovrebbero possedere sempre la luce divina non la vogliono, non la cercano e tentano di buttare a mare le cause più sublimi e più care a Gesù, ciò che ha preparato di più ricco nel mondo, di maggiore gloria per Sé e di vantaggio per le anime. Coraggio, figliolina! Chi ha Gesù non teme. Chi Lo possiede ha tutta la forza. Coraggio, mia amata! Sono gli ultimi combattimenti... Verrà poi il Cielo. - (diario, 1-5-1943).
Vinse il pensiero dell'obbedienza
Per soddisfare i desideri del signor arcivescovo mi assoggettai ad un altro consulto medico che avvenne il 27 maggio 1943. Quando mi fu annunciato [con lettera del dott. Azevedo], una nuova sofferenza si impossessò del mio spirito. Ma, vedendo in tutto la volontà santissima di Dio, acconsentii, come sempre, per obbedienza, benché un altro esame medico mi costasse molto. Saputa la data, chiesi ardentemente alla Mamma del cielo di darmi la calma per sopportare tutto, con coraggio e rassegnazione, per Gesù e per le anime. Il giorno fissato venne il dott. Azevedo con il dott. Gomes de Araújo e con il prof. Carlo Lima'. Io ero serena e calma: il Signore mi aveva esaudita. Uno dei medici mi domandò subito se soffrivo molto e a chi offrivo le mie sofferenze, se soffrivo volentieri e se sarei stata contenta che il Signore, da un momento all'altro, mi liberasse dai miei dolori. Risposi che in verità soffrivo assai, che offrivo tutto per amore di Gesù e per la conversione dei peccatori. Poi mi domandarono quale era la mia più grande aspirazione; io risposi: - Il cielo! - Allora uno mi chiese se ambivo essere una santa, come santa Teresa, come santa Chiara ecc. ed arrivare agli altari, lasciando come loro un grande nome nel mondo. - È ciò che mi interessa meno - risposi.
Per togliermi la fiducia in Dio mi fece una proposta: - Se per salvare i peccatori fosse necessario perder l'anima sua, che farebbe? - Confido che anche la mia si salverebbe, salvando le altre anime; ma se dovessi perderla, direi di no al Signore; Egli non chiede certamente una simile cosa. Anzi, voglio dire che ho promesso al Signore i miei occhi, la cosa più cara del mio corpo, se ciò fosse necessario per convertire Hitler, Stalin e tutti gli autori della guerra. - E perché non mangia? - Non mangio perché non posso; mi sento sazia; non ho necessità; ma sento nostalgia del cibo. - Dopo questo i medici incominciarono la visita che sopportai con buona disposizione. Fu una visita rigorosa, ma allo stesso tempo usarono delicatezza col mio corpo. Alla fine, siccome non ero in condizione di affrontare un viaggio, decisero di chiamare in casa nostra due religiose infermiere per accertarsi della veracità del mio digiuno. Quando i medici se ne furono andati, il Signore mi fece sentire che la loro decisione non si sarebbe realizzata e rimasi in attesa di notizie circa le loro intenzioni. Il 4 giugno vennero il dott. Azevedo ed il confessore p. Alberto a comunicarmi la risoluzione dei medici e a convincere me e la mia famiglia sulla opportunità di andare al « Rifugio di paralisi infantile » di Foce. Sarei stata messa in una camera sotto osservazione durante un mese, per un controllo più diretto di quanto avveniva in me. Io, lì per lì, risposi di no, ma mi pentii subito, pensando all'obbedienza dovuta all'arcivescovo e per non creare una situazione critica al mio direttore, al dott. Azevedo e a tutti coloro che tanto si interessano di me. Accettai la proposta, ma a queste condizioni: 1) di potere ricevere Gesù tutti i giorni; 2) di essere accompagnata sempre da mia sorella; 3) di non essere più sottoposta ad esami, perché io andavo in osservazione e non per esami. Nei giorni in cui rimasi ancora in casa chiesi a Gesù e a Mammina di darmi forza e coraggio per essere io stessa di coraggio ai miei cari i quali erano desolati. Quante volte durante la notte, col cuore oppresso e le lacrime negli occhi, chiesi a Gesù di aiutarmi perché mi pareva che tutte le forze mi abbandonassero e mi vedevo senza coraggio per me, tanto meno per darne ad altri!
Gesù venne a confortarmi
« Il 27 maggio Gesù mi aveva detto: - Figlia mia, non temere. Non hai motivo di temere. Hai in te la Forza che è del cielo e della terra. La Carne ed il Sangue di Gesù sono il tuo alimento. Imprimi nel tuo cuore la mia divina immagine e nei momenti di afflizione guardala e contemplami crocifisso. Verrà il coraggio. Vi è un'onda di delitti che si propaga nel mondo: abbi compassione del mio dolore, ripara per i peccatori. Abbi coraggio! La mia divina Volontà si compirà. - Il 5 giugno Gesù mi disse ancora: - L'anima fedele non teme la croce; la prende, l'abbraccia, l'accarezza, la porta per amore. Le spine con cui Gesù adorna le sue crocifisse sulla terra si trasformeranno in cielo in petali delle rose più belle. ... Di' a tua sorella che ti accompagna nei tuoi dolori, di' a tutti coloro che ti aiutano a salire il tuo doloroso calvario, che saranno per loro le prime benedizioni, le prime grazie » (diario).
Alla vigilia [9 giugno] dopo aver offerto al Signore il sacrificio della mia partenza, senza una luce, in uno sfogo profondo dissi: - O mio Gesù, voglio fare soltanto la tua santissima Volontà! - Lo udii subito nella sua infinita bontà: - Coraggio, figlia mia... È per la mia causa, è per le pecorelle amate dal mio Cuore divino. -
In esilio
Giunse il 10 giugno e tutto era pronto per il viaggio all'ospedale di Foce del Duro. L'amarezza che si impossessò di me era enorme, ma allo stesso tempo mi venne un tale coraggio che potevo nascondere ciò che sentivo nell'anima. Deponevo tutta la mia fiducia in Gesù ed ero tanto convinta del suo divino aiuto da pensare che, se fosse stato necessario, Egli avrebbe mandato i suoi angeli ad aiutarmi nell'esilio in cui mi volevano gli uomini. Quando giunse il medico [Azevedo] per prelevarmi, non ebbe il coraggio di dirmi che bisognava partire; fui io ad intervenire: - Andiamo, signor dottore, chi non parte, non ritorna! - Ci fu il commiato. Soltanto Gesù sa quanto mi costò la separazione dai miei cari che mi abbracciarono e baciarono pieni di dolore. Io guardavo solo il Cuore di Gesù e la cara Mammina per chiedere forza. Scendendo le scale in lettiga dissi a tutti per rianimarli: - Coraggio! Sia tutto per Gesù e per le anime! - Ma non ho potuto dire altro per l'oppressione del cuore e per potere contenere le lacrime. Era quanto volevo per non aumentare il loro dolore. Appena fui sull'autolettiga, attorniata da oltre 100 persone, vidi le lacrime sul volto di quasi tutti e udii i singhiozzi di mia madre e di altri parenti. E indicibile il dolore che provai. Ero ansiosa di partire e partire in fretta. Il mio cuore pulsava con tanta violenza che pareva staccarmi le costole. Dissi allora a Gesù: - Accetta tutte le pulsazioni mie come atti di amore e per la salvezza delle anime. -
Il viaggio fu difficile. Mi sembrava che il cuore non reggesse. Ogni tanto guardavo mia sorella; era tanto desolata! Il medico diceva che non costava viaggiare con ammalati come me perché mi vedeva sempre con il sorriso sulle labbra. Ma Gesù sa l'amarezza del mio cuore e le torture del mio povero corpo. Con le scosse dell'autolettiga mi sentivo depressa, ma ripetevo sovente: - Tutto per Tuo amore, Gesù! E che il buio della mia anima serva a dar luce alle anime! - Presso le ultime case di Balasar il signor Sampaio alzò le tendine dell'autolettiga. Notai che il medico aveva le lacrime agli occhi e disse: - Carini! - Gli domandai che cosa avveniva. Mi spiegò che lungo la strada alcuni fanciulli lanciavano fiori verso di noi. Mi sentii intenerita e a stento trattenni le lacrime che forzavano per uscire. Quando giungemmo a Matozinhos il medico alzò le tendine perché vedessi il mare. Un enorme silenzio mi dominò ed osservando il movimento continuo delle onde sulla spiaggia chiesi a Gesù che anche il mio amore fosse continuo e duraturo. Giunti al « Rifugio » il dott. Gomes de Araújo non consentì che l'autolettiga arrivasse fino alla porta. Incaricò alcuni uomini di prender la mia barella e di portarmi così, dopo avermi coperto il viso perché nessuno mi vedesse. Il mio cuore si rattristò ancor più presentendo cosa sarebbero stati quei lunghi giorni in tale casa. Così coperta mi pareva di esser in una cassa e domandavo a me stessa: - Che delitto ho mai commesso? - La salita delle scale del « Rifugio » mi causò un martirio perché mi portarono con la testa all'ingiù. Mi scoprirono il volto soltanto in camera dove mi vidi attorniata dal dott. Araújo e da alcune signore che sarebbero state le mie assistenti. Mi collocarono poi nel mio letto. A mia sorella avevano destinato un'altra camera, contrariamente a quanto avevo richiesto. Fu uno dei maggiori sacrifici che potevano esigere da noi: come avrei potuto stare senza di lei, che sapeva come muovermi quando era necessario ed aiutarmi con buone parole che mi servivano tanto a sopportare il doloroso calvario? Mi avevano appena adagiata sul letto che Deolinda si presentò sulla porta con la valigia della biancheria. Il dott. Araújo, vedendola, urlò come un forsennato: - Fuori quella valigia! - Fu altra spina fra le tante. Quindi iniziò a dare ordini: - Le assistenti, le assistenti! L'inferma può dir ciò che vuole ma voi non siete autorizzate ad interrogarla. -
Dati questi ordini si ritirò e rimasero il mio medico [Azevedo] e due signore; queste si sarebbero trattenute presso di me permanentemente per vigilare tutti i miei movimenti.
Quando, ormai notte, il dott. Azevedo stava per allontanarsi, non potei più trattenere le lacrime. Egli allora, più che con rispetto, con vera tenerezza per il mio dolore, mi disse: - Si faccia coraggio! Domani ritornerò. - Ho pianto sì, con vero dispiacere, ma ho offerto quelle lacrime tanto amare al mio caro Gesù. Nel vedermi così desolata fu concesso che per quella notte mia sorella rimanesse in camera mia con una delle signore, affinché le insegnasse il modo di voltarmi. Ma si precisò subito: - Solo per questa notte, poi mai più! -
Sotto la vigilanza più rigorosa
Il giorno seguente, venerdì, cominciò per me in quella casa il vero calvario. All'ora dell'estasi, come avviene tutti i venerdì, entrò mia sorella, presenti già il medico Azevedo, il signor Sampaio e un'infermiera assistente. Agli osservatori sopraggiunti non sfuggì nessun particolare e tutto fu divulgato e commentato; per es. che il signor Sampaio aveva estratto dalla tasca l'orologio, che mia sorella si era inginocchiata nell'udire le parole dell'estasi, che una infermiera aveva pianto, ecc. Il dott. Azevedo, come sempre, scrisse il colloquio dell'estasi per consegnarlo ai medici.
Deolinda, che aveva l'ordine di non rimanere in camera mia, era amareggiata e disse: - Non potrò vedere mia sorella nemmeno dalla porta della camera? Forse che il mio sguardo la può alimentare? - Inclinata sul mio letto piangeva inconsolabile. Fu allora che le dissi: - Non affliggerti, c'è con noi il Signore. - L'assistente che aveva pianto durante l'estasi, toccandola sulle spalle, esclamò: - Non pianga. II dott. Araújo è un uomo di molta carità! - Bastò questa espressione a mia sorella perché quell'assistente fosse dimessa dalla vigilanza; ricomparve solo negli ultimi giorni, ma accompagnata, quando ormai vi erano già le prove della verità. Questo avvenne per causa di una assistente che fu il mio carnefice durante tutta la mia permanenza al « Rifugio ». Ella non immagina neppure quanto mi ha fatto soffrire. Che il Signore la perdoni! Nella notte dal venerdì al sabato ebbi una delle tremende crisi di vomito che mi fanno soffrire tanto. Mi costò più che mai l'assenza di una persona che mi sostenesse. Sabato venne di nuovo il dott. Araújo per vedere come stavo e per sapere ciò che era avvenuto. La mia prostrazione era tale che non mi accorsi quando bussò alla porta, sempre chiusa a chiave; l'udii soltanto quando, vicino al mio letto, susurrava all'infermiera: - È spacciata! È spacciata! - A quelle parole apersi gli occhi e gli dissi: - Signor dottore, anche a casa mia avevo di queste crisi. - Rispose prontamente e imperioso: - Signorina, non pensi di essere venuta qui per digiunare! - Capii cosa intendeva dire e mi sentii profondamente ferita.
Informato di ciò che era avvenuto il venerdì, volle leggere lo scritto dell'estasi e commentò furioso: - Sembra impossibile che il dott. Azevedo, tanto intelligente, si lasci sedurre da queste cose! Bisogna farla finita anche con questo. Intanto scompaiano di qui tutti gli orologi, affinché questa ammalata ignori le ore. - (Quasi che il Signore avesse bisogno di orologi!). Vedendomi in quella prostrazione avrebbe voluto soccorrermi con medicine, ma io non acconsentii. Quante volte le infermiere mi si avvicinarono, convinte che ero morta! Passarono cinque giorni di continua agonia, più nell'anima che nel corpo, perché in quelle crisi non permisero mai che Deolinda mi venisse vicina, mentre in casa tante volte erano necessarie due persone per sostenermi. Erano tutti persuasi che la crisi fosse dovuta a mancanza di alimentazione e che, così isolata e senza chi me la potesse dare, io avrei sentito la necessità di chiederla o sarei morta. Come si ingannavano! Non sapevano che l'alimento mi veniva dall'Ostia santa che ricevevo ogni giorno!
Il dott. Azevedo venne a trovarmi in quei giorni e fu informato di tutto da mia sorella, fuori della mia camera. Giunto presso il mio letto, senza che mi fossi accorta, l'infermiera gli suggerì che io avevo bisogno di medicine. Fu allora che io apersi gli occhi e udii che le rispondeva: - Questa ammalata è venuta per la costatazione del digiuno e nulla più. Credo che il dott. Araújo stia alle condizioni. Non permetto che le si facciano iniezioni o altro, a meno che ella non lo chieda. Vedranno che la crisi passerà, spariranno le occhiaie, ritornerà il colorito e il polso diventerà normale, o quasi normale perché non favorito dal clima marino. Le assicuro una cosa, mia signora: lei morirà, io morirò, ma l'ammalata non morirà in questo ospedale. - Quindi, seduto vicino a me, mi diede un po' del conforto di cui avevo bisogno.
Per volontà di Dio, dopo cinque giorni, il vomito passò, ritornò il colorito normale insieme alla luminosità degli occhi. Durante la successiva visita del mio medico [Azevedo] la signora assistente uscì con questa frase: - Guardi, signor dottore, guardi che volto! - Ed egli delicatamente ma con fermezza: - Sono state le cotolette e le iniezioni! - Gesù ha voluto mostrare ancora una volta il suo potere in questa umile creatura. Tutte le assistenti eseguirono scrupolosamente l'ordine del dott. Araújo e non mi abbandonarono un momento. Aprivano la porta della camera soltanto per lasciare entrare i medici e le infermiere. Nonostante la mia trasformazione, né il dott. Araújo né le infermiere si volevano convincere che io potessi vivere senza alimentazione. Infatti usavano talvolta argomenti per impaurirmi: passavano poi a frasi di tenerezza e di interessamento per la mia persona. Nei loro discorsi li ho sentiti dire che il mio caso era forse dovuto ad isterismo e a qualche fenomeno inspiegabile. Un giorno dissi al dott. Azevedo quanto avevo nell'anima tanto amareggiata e cioè che per curare l'isterismo non c'era bisogno di rimanere in quell'ospedale. Ma lui mi incoraggiò e mi infuse fiducia. Gli ho ubbidito per fare in tutto la volontà di Dio.
A tu per tu col medico
Il dott. Araújo veniva a vedermi due o tre volte al giorno, ma sempre in ore diverse. Penso lo facesse per vedere se scopriva qualcosa. Talvolta entrò in camera mia di notte, quando vi si trovava l'assistente che da qualcuno fu definita « cardinale diavolo ».
Vivessi fino alla fine del mondo, non potrò dimenticare l'impressione che provavo quando il dottore apriva e poi richiudeva subito la porta: rimanevo sospesa per ciò che avrebbe detto. Provavo una tale impressione che nel mio cuore e nella mia anima aumentava la tristezza. Quante volte ripetevo a Gesù: - Questa mia notte serva a dare luce a lui, a coloro che mi attorniano e a tutte le anime che vivono nelle tenebre. -
Nelle conversazioni e negli interrogatori il dott. Araújo usò tutti gli argomenti possibili per convincermi a mangiare, dicendomi che Dio non era contento del mio digiuno. Arrivò ad insinuarmi scrupoli. Per di più le infermiere tentarono di prendermi dalla parte del cuore. Una volta il dottor Araújo volle perfino provare se riusciva a togliermi la fede. Si servì di quanto di meglio aveva la sua intelligenza mediante interrogatori interminabili e torturanti per scoraggiarmi, persuaso che quanto avveniva in me era dovuto ad influenza umana, non divina. Se ogni volta che ero interrogata avevo l'impressione di trovarmi davanti ad un lupo con pelle di agnello, in quel giorno fu assai peggio: mi parve di vedere in lui lo stesso satana che, con arte e sorrisi maligni, volesse strapparmi la fede e convincermi che tutto era illusione. Mi diceva: - Si convinca, signorina, che Dio non vuole che lei soffra! Se vuol salvare gli altri, li salvi Lui, se ne ha il potere! Se è vero che Dio ricompensa coloro che soffrono, non ha più ricompensa adeguata per lei che ha già sofferto troppo. - Ma, mio Dio [dicevo tra me], io so che Tu sei infinito, infinito nella potenza, infinito nei premi. Se fosse come dice lui, per chi soffro io? Il dott. Araújo accompagnava le sue parole con uno sguardo malizioso, demoniaco (così mi pareva). Io allora risposi: - Sono tanto, tanto grandi le cose di Dio! E noi siamo tanto, tanto piccoli, almeno io! -
Non fiatò per un istante e poi, indignato, esclamò: - Ha ragione; ma io sono una persona ben più grande! - E se ne uscì. Era ben lungi dal conoscere questa legge di amore per le anime! Se sapesse il valore di un'anima, oh, allora vedrebbe che non è mai troppo quello che facciamo per salvarle! Piovevano costantemente umiliazioni e sacrifici. Se io almeno avessi saputo soffrire bene, avrei avuto tanto da offrire a Gesù. Mi si presentavano sempre nuove cose che umiliavano e richiedevano sacrifici.
Avevo ai piedi del letto una foto di Giacinta di Fatima. La guardavo con amore e, senza alcun timore che le assistenti lo riferissero al dottore, sospiravo: - Cara Giacinta, anche se piccola, hai provato cosa costano queste cose! Dal cielo ove sei, aiutami! Solo l'aiuto del Cielo e le preghiere delle anime buone potranno darmi forza per salire un così doloroso calvario e sopportare il peso di questa pesantissima croce. -
Ogni volta che il dott. Araújo entrava mi faceva le stesse domande e mi lasciava spaventatissima quando mi diceva: - Dobbiamo parlarci a lungo. -
Quando lo vedevo uscire, respiravo profondamente e mi dicevo: - Benedetto sia il Signore, che te ne vai! - Ma il pensiero che sarebbe ritornato presto mi dava una sofferenza molto amara. Un giorno, seduto alla mia destra, cercò di convincermi che ero una illusa. Incominciò con un discorso molto vago sulla medicina e su di un suo professore di Oporto, al quale aveva presentato un lavoro di molte pagine elaborate dopo giorni e notti di studio. Era convinto di aver approfittato bene delle lezioni avute. Il professore, letto il lavoro, gli domandò: - P - sicuro di ciò che ha scritto? -
- Sì, sono sicuro, per questo e quest'altro motivo. - La conversazione si protraeva ed io fissavo il dottore fingendo di non comprendere le sue intenzioni e dicevo fra me: - Vai così lontano per cadere tanto vicino! - Intanto il dottore proseguiva: - Ero convinto di aver fatto un bel lavoro; il professore mi lasciò parlare e poi mi dimostrò che mi ero proprio sbagliato. Rimasi senza respiro: mio Dio, tante ore perdute! Tante ore di illusione! Il mio lungo studio era crollato in pochi istanti. – Io che, da parecchio tempo, vedevo dove il dottore voleva arrivare, sorrisi e dissi: - Ma il mio caso non crolla, signor dottore! Mi ha guidata un direttore molto santo e molto saggio e mi ha studiata per vari anni. Se l'opera è di Dio, nulla la può far crollare! - Il dottore, un po' impacciato, fingendo che non era quella il significato delle sue parole, concluse: - Ah, no!... - Si alzò e in fretta se ne andò. Era tempo! Intanto mi confidavo solo con Gesù, l'unico con cui lo, potevo fare e gli offrivo le mie lacrime, che cercavo di nascondere all'assistente. Cantavo lodi a Gesù e a Mammina, fingendomi colma di gioia. Cantavo con il maggiore entusiasmo, ma dentro di me ed ai miei propri occhi pareva non vi fosse né sole né giorno. Di notte alcune volte mi domandavo: - Cosa starà facendo: ora mia sorella? Starà piangendo? - Pensando che ella stava soffrendo per causa mia, una volta non ho potuto trattenere le lacrime. Quanto piansi! Avevo solo paura di disgustare Gesù, ma Egli sapeva che accettavo tutto per suo amore, con il desiderio immenso di dargli tutte le anime. Infatti gli offersi anche le lacrime come atti d'amore per i tabernacoli.
« Quanto maggiore è l'amarezza, tanto maggiore è l'amore »: - non è così, mio Gesù? Accetta tutto. - Il sedicesimo ed il trentesimo giorno della mia permanenza ebbi la visita della mamma. Sentivo tanta nostalgia di lei! Poté stare poco tempo vicino a me e sempre sotto lo sguardo indagatore delle spie. Ella piangeva e io fingevo di non avere cuore: le sorridevo, scherzavo, l'accarezzavo e, con il mio sorriso ingannatore, nascondevo l'amarezza dell'anima, bloccando le lacrime che volevano cadermi sul volto. L'ho incoraggiata, sfogandomi intimamente con il mio Gesù. Era la mia croce: non dovevo portarla per amore di Colui che era morto per me?
Non più trenta ma quaranta giorni
Passavano così, in una lotta continua, i miei giorni, contraddistinti solo per l'avvicendarsi delle infermiere che si succedevano secondo la volontà del dottor Araújo; per causa di alcune ho sofferto immensamente perché oltrepassavano i limiti dei loro diritti e dei loro doveri. Giunsero i giorni in cui il dottore, convinto ormai della verità, promise maggior distensione, permettendo di lasciarmi per qualche tempo la sorella, presente sempre l'infermiera. Concesse anche alle Suore Francescane del « Rifugio » di farmi una brevissima visita. Avevamo già progettato di comunicare a casa la data del nostro ritorno, quando inaspettatamente sorse un contrattempo. Una delle infermiere aveva informato del mio caso il dott. Alvaro. Questi, non conoscendo me né i miei fenomeni, fece nascere dubbi. Incominciò ad affermare che sono cose impossibili, che le assistenti si sono lasciate ingannare e che crederebbe soltanto mandando un'infermiera di sua fiducia. Il dott. Araújo, indignato per la diffidenza circa la sorveglianza fatta da lui, gli impose di mandare egli stesso la persona che giudicasse più idonea: fu scelta una sorella dello stesso dott. Alvaro. Quando noi pensavamo di vederci alleggerite dal nostro dolore, ci è stata chiesta una nuova prova quanto mai triste e dolorosa. Il dott. Araújo venne a convincermi che era conveniente rimanere ancora dieci giorni. Anche se lui era certo della verità, conveniva convincere l'altro suo collega. Mia sorella non era d'accordo, ma io risposi: - Chi è stato 30, può stare 40. -
Il dott. Alvaro, veramente, non esigeva 10 giorni. Per convincersi gli bastava che io stessi 48 ore senza mangiare né evacuare. Ma fu il dott. Araújo che, delicatamente, per l'onore del suo nome, invitò la signora assistente a rimanere un giorno di più e poi un altro. Questo ultimo periodo fu un nuovo calvario che io offersi a Gesù e a Mammina: dura prova, mio Dio! [In uno di questi giorni] il dott. Araújo, senza spiegazioni, prese la borsa di gomma che avevo sullo stomaco e un fiasco d'acqua che le assistenti conservavano per bagnare il fazzoletto che tenevo sulla fronte e vi infuse in entrambe non so che cosa: se avessi succhiato il fazzoletto o bevuto dalla borsa, come disse poi il dott. Alvaro, avrei avuto dei disturbi che loro, sapevano. Ordinò poi alle assistenti di non cambiarmi il ghiaccio della borsa anche se lo chiedessi io. Sono stata agli ordini, anche se la signora nuova assistente tentò più volte di cambiare il ghiaccio. Sono stata io a dirle: - Mi tolga la borsa soltanto per lasciarla rinfrescare un po' e poi me la dia. Bisogna obbedire agli ordini del medico. - Si ritornò al rigore di prima, anzi più stretto. Si proibì perfino che mi si parlasse di Gesù, pensando forse che in quel modo si potesse strappare ciò che è in noi! Un giorno il dottore mi disse: - Non consento che chiami sua sorella se non una volta per notte. - La signora assistente, parecchie volte, quasi a tentarmi con una attenzione bugiarda (non voglio dire che fosse falsa; era solo l'impressione che mi lasciava), mi diceva: - Povera santa, sempre in quella posizione! Io chiamo sua sorella! - Al che rispondevo: - Molto grata, mia signora, ma non voglio. Sono ordini del medico: mia sorella deve venire una sola volta! - Quando mia sorella bussava per entrare, quell'unica volta concessa dal dottore, per cambiarmi di posizione, la nuova assistente accendeva la luce, apriva la porta, si poneva di fianco a mia sorella. Appena questa usciva, fingendo compassione per il freddo che avevo potuto buscarmi, e come per voler accomodar meglio lenzuola e coperte, mi scopriva completamente per vedere se Deolinda mi avesse lasciato qualcosa nel letto. lo comprendevo benissimo l'intenzione, ma, fingendomi sempliciona, alzavo le braccia al di sopra dei cuscini affinché potesse ispezionare meglio. - Mio Gesù, tutto e solo per Te! - Né mancarono le seduzioni per farmi prendere qualcosa delle sue refezioni. Se mi allungava qualche boccone senza parlare, io le sorridevo. Se l'invito era a parole, le dicevo: - Grazie - ma sempre sorridendo, mostrando di non cogliere la sua malizia. Principalmente di notte, quando più sentivo la solitudine, il tempo mi pareva eterno. Sentivo il mio cuore, come fosse un albero dalle folte radici, che avesse le sue vene lungo il pavimento e le pareti e che la furia di una grande tempesta strappava buttandomi a terra...; mi pareva che tutto e tutti mi calpestassero. Dicendo così, sento di non dire nulla in confronto di quanto ho sofferto. Ancora oggi rivivo nella mia memoria queste cose e provo un vero tormento. Solo l'amore per Gesù e le anime può far superare queste prove! Sentendo avvicinarsi il dottore, dicevo tra me: - Arriva l'aguzzino a visitare la povera carcerata per amore di Gesù e delle anime. Non ho offeso nessuno se non Te, mio Gesù; ma gli uomini vogliono, senza pensarlo, che in questo modo io paghi le mie ingratitudini. - Vedendo mia sorella spaventata per aver sentito dire che il mio avvelenamento era sicuro perché non evacuavo cercavo di farle coraggio. Poveri uomini! Gesù sa fare le cose molto meglio di loro!
Finalmente libera! (20 luglio 1943)
La vigilia della partenza fu giornata di visite. Passarono vicino a me tutti i fanciulli del « Rifugio ». Pregai con loro e distribuii caramelle. Mia sorella non pareva più la stessa: fu notato da tutti. Oltre mille e cinquecento persone vennero a visitarmi... Dovettero intervenire i carabinieri per mantener l'ordine. Uno di questi si limitò a stare vicino a me, accontentandosi di dire per tutto il tempo: - Avanti! Passate avanti! - Che impressione, quel movimento di folla! Neppure le suppliche di mia sorella valsero a farlo cessare; neppure i carabinieri. Lo stesso dott. Araújo dovette affacciarsi alla finestra per dire che si doveva sospendere quel movimento per non uccidermi. Io, in effetti, mi sentivo umiliata, depressa e stanchissima, con un senso di disagio per i baci ricevuti e le lacrime che mi lasciavano sul volto, in segno di una stima che non merito e non voglio.
Rimasta sola, chiesi per prima cosa a mia sorella che mi lavasse. Nella mattinata del giorno della nostra partenza il dott. Araújo, che non aveva dormito quasi nulla per la responsabilità, venne al « Rifugio » ove molta gente attendeva per potermi vedere. Rimase un po' vicino a me e permise l'entrata di alcune persone. Poi ci disse che eravamo libere, che l'osservazione era finita; concesse a mia sorella di mangiare in camera mia e aggiunse: - A ottobre verrò a visitarvi a Balasar, non più come medico-spia, ma come amico che vi stima. - Baciai riconoscente la mano del dottore e lo ringraziai per il suo interessamento; lo feci con sincerità perché, anche se fu severo ed aspro, dimostrò la serietà necessaria al mio caso. Nel pomeriggio di quel giorno 20 vennero a salutarmi le religiose e le assistenti. Tutte le assistenti mi offrirono doni. Alcune di esse vennero ad assistere alla mia partenza; ero già sistemata in autolettiga e una di esse mi spruzzò del profumo; avevo con me un mazzo di garofani, offerti da una signora. Nel corso del viaggio mi offrirono alcuni mazzi di fiori. Io accettai per delicatezza, ben lontana dal pensare che sarebbero poi stati di appiglio a qualcuno per farmi soffrire Penso che chi mi offerse i fiori sapesse quanto li amo, amando Colui che li ha creati. Né il profumo, né i fiori, né la moltitudine del popolo che attorniava l'autolettiga furono motivo della più piccola vanità per me. Quando durante il viaggio ci fermavamo per riposare e io vedevo molta gente avvicinarsi con ammirazione a me, dicevo al medico Azevedo: - Non fermiamoci! Signor dottore, andiamo avanti. - Sarò stata forse indelicata, ma egli fu tanto paziente. Io vivevo più dentro di me che fuori. Il mare e tutto ciò che si presentava ai miei occhi mi invitavano al silenzio, al raccoglimento in Dio. Quando mi trovai nella mia cameretta mi parve di sognare. Piansi, ma furono lacrime di gioia.
Ritorno alla mia cameretta
Posta nel mio letto, per molto tempo non permisi che mi toccassero; mi sfuggivano continui gemiti per ì dolori quanto mai forti: fu effetto del viaggio. Per chi mi sono sacrificata? Per vanità forse? Povero mondo! Vanità? Perché? Che cosa siamo noi senza Dio? Chi potrebbe soffrire tanto per una grandezza terrena o per vanità del mondo? Quaranta giorni all'ospedale! Quante umiliazioni! Aveva ragìone il dott. Azevedo quando, collocandomi durante il viaggio di andata un fazzoletto bagnato sulla fronte, mi diceva: - Ha qualche capello bianco, ma al suo ritorno ne avrà molti dì pìù! - Avvenne proprio così: egli prevedeva quanto mi aspettava. Però è molto bello affrontare tutto per Gesù, per suo amore. « ... Fu duro il tuo penare, figliolina, fu duro il penare di tua sorellina in quella prigione ["Rifugio»]. Avanti! Fu per Gesù, fu per la salvezza di migliaia e migliaia di peccatori. Che trionfo per il Cuore di Gesù! Eccolo esaltato, eccolo glorificato nei suoi cari umiliati... Basta! Ora non uscirai più dalla tua cameretta... Di', figlía mia, di' al tuo caro padre spirituale, di' al tuo medico che per tutte le loro umiliazionì saranno esaltati. Gesù è loro riconoscente per il trionfo della sua causa Gli uomini tentarono di farla cadere, ma Gesù vigilò e i suoi cari cooperarono. Tutto ciò che è di Gesù non cade: sta saldo in mezzo a tutte le tempeste, brilla, trionfa... -
- O mio Gesù. Superai la prova per tua gloria e per salvare anime. Voglio essere sempre piccola agli occhi del mondo ma grande nell'amore, grande nel poter salvarti anime... - » (diario, 7-8-1943).
« ... Ho dettato come meglio ho potuto le grandi sofferenze vissute al "Rifugio", ma quello che riesco a dire è nulla al confronto di quello che ho sentito. Ho saputo sentire, ma mi so spiegare male. Sono però contenta di avere obbedito. Gesù è degno di tutto, non è vero? Il mio corpo ha subito una grande scossa; ancora oggi i dolori sono quasi insopportabili e sovente mi pare di venir meno. Ma nei momenti di tanto dolore, fissando il Cuore di Gesù, gli dico con tutto il fervore: - Cuore sacratissimo di Gesù, confido in Te, confido! » (lettera a p. Pinho, 27-91943).
Apprensioni per la guerra e lettera al Papa
Quando mi parlavano di guerra e del pericolo in cui si trovava il Portogallo, io sorridevo, mentre il mio cuore raddoppiava la fiducia dicendo a Gesù: - Confido in Te! - A chi mi esponeva preoccupazione rispondevo: - Non sarà così; il Signore è misericordia infinita... - Sovente le conversazioni sulla guerra mi facevano soffrire perché in contrasto con quanto udivo dal Signore il quale molte volte mi ripeteva: - Confida, confida, figlia mia! - Ero spesso tentata a ritenere che tali parole provenissero dal demonio, ma gli effetti che sentivo nella mia anima erano diversi: infatti nell'udire « Confida, figlia mia! » sentivo molta pace e una forza capace di vincere la guerra. Mi giunse perfino alle orecchie che il Santo Padre era stato fatto prigioniero, ma io non vi credetti, considerando tale notizia confusione del popolo... Sentii tuttavia nella mia anima un lutto come quando muore un padre di famiglia e lascia i suoi figli orfani. Passarono tanti giorni e in questa lotta continua non mi stancavo di offrire a Gesù tutte le mie sofferenze per la pace. Volevo alleggerire, confortare, liberare il Papa da ogni sua sofferenza e non sapevo come Un giorno, dopo la Comunione, sentii un grande desiderio di scrivere al Papa. Non potendo contenerlo, dissi a mia sorella: - Voglio scrivere al Papa: dammi penna e carta. - Mi posi senz'altro al lavoro, chiedendo al Signore luce e forza ed unendovi il sacrificio dello scrivere.
« Beatissimo Padre, so che in queste ore tragiche per l'umanità il cuore che più soffre, dopo quello di Gesù, è quello di vostra Santità. Gesù soffre perché è offeso e vostra Santità soffre nel vedere il mondo in guerra, nell'odio, nei crimini.
Oh, quanto soffre anche il cuore della più povera, della più miserabile e indegna delle vostre figlie, per non poter difendere il Cuore di Gesù dai delitti della umanità ed impedire che sia ferito e per non potere alleggerire Voi dal dolore tanto crudele e profondo che schiaccia e trapassa il cuore del Padre mio e di tutto il mondo!
Oh, mio caro Padre, io non valgo nulla, non posso nulla, sono povertà e miseria, ma Gesù può farmi forte e potente; ed è con Gesù e la Mamma del cielo che mi sento al fianco di vostra Santità per aiutarvi, con le mie sofferenze, a portare così pesante croce.
Vorrei baciare la terra ove vostra Santità posa i suoi piedi; vorrei andare bocconi ovunque potreste essere costretto a passare: e ciò come prova del mio dolore nel vedervi soffrire e del mio profondo rispetto per voi. Coraggio, coraggio, santissimo Padre, Gesù non viene meno: la forza viene dall'alto, la guerra termina; la pace regnerà tra gli uomini, ma sempre nel dolore e sacrificio; il regno di vostra Santità continuerà sempre tra le spine, ma Gesù non vi mancherà mai con la sua Grazia e il suo Amore affinché Voi possiate salire sereno il vostro così doloroso calvario. Fu Lui a scegliere così amabile figlio quale padre di tutti noi, per spargere la luce santa del Divino Spirito.
È triste il vostro regno sulla terra per la malizia degli uomini, ma sarà lieto e glorioso il cielo, quale premio di tanto dolore e di tanto amore per Gesù.
Beatissimo Padre, sono una vostra figlia, ammalata da 26 anni e paralitica da quasi 19. Questa mia lettera mi costa un enorme sacrificio, poiché sono stesa in un letto, con il mio povero corpo trapassato da acutissimi dolori; ma è una prova di amore, di santo amore verso il mio caro santo Padre. Ah, mio Padre, se mi fosse possibile dire quanto soffro nel corpo e nell'anima! Quanto triste e dolorosa è stata la mia vita! Si allieta solo quando fisso gli occhi in Gesù. Padre, Padre mio, datemi la vostra apostolica benedizione per rendere più sopportabile il mio dolore e perdonate il mio ardire.
Non chiesi consiglio a nessuno perché da due anni non ho direttore: comanda chi può, obbedisce chi deve. La benedizione, la benedizione, mio Padre, ed il perdono per il mio mal scritto, ma non so scrivere meglio. Non vi dimenticherò mai sulla terra, meno ancora in cielo. Non so trovare parole adatte per il mio caro Santo Padre: perdono, perdono! Sono la povera Alexandrina Maria da Costa » (11-10-1943). Una volta scritta [la lettera al Papa], rimasi più sollevata; arrivai perfino a sentire contentezza, ma durò poco. Il giorno dopo d'averla spedita, nel raccoglimento successivo alla Comunione, provai una enorme sofferenza per il Santo Padre. Ero molto preoccupata per le manovre militari, e, nonostante la mia fiducia, soffrivo per quanto udivo. Senza pensare di avere una risposta, dicevo a Gesù: - O mio Gesù, salva il santo Padre, da' la pace al mondo intero. - E il Signore mi rispose: - Sì, figlia mia, do la pace tra poco. Gesù non ti inganna. - Ed io continuai: - O mio Gesù, risparmia il Portogallo dalla guerra. Non lo meritiamo, ma abbi compassione di noi. Risparmia il Portogallo! -
- Sì, figlia mia! Il Portogallo è risparmiato! Non entra in guerra -. Non ho forse la crocifissa di questo Calvario a fianco della mia Madre benedetta a sostenere il braccio dell'eterno Padre? - Circa un'ora dopo sentii dire che saremmo caduti in mano dei Francesi e che avevano ucciso il Papa. Ebbi l'impressione che mi si spezzasse il cuore: stentavo a respirare; non potevo né parlare né pregare. Con gli occhi nel Cuore di Gesù dicevo mentalmente: - Aiutami, Gesù! Mammina, aiutami! Non lasciatemi vacillare! -
Offrivo a Gesù tutta la mia sofferenza affinché il santo Padre fosse liberato, persuasa che non era morto e che non era vero quanto si diceva del Portogallo.
Fu un giorno di lotta tremenda. Chiedevo al Signore di mandarmi qualcuno che mi potesse confortare, perché non volevo offenderlo con il mio scoraggiamento. Passarono ore di tremenda agonia. Mi sentivo in mezzo ad una terribile tempesta che tutto distruggeva, senza nessuno che mi venisse in aiuto. Tenevo l'animo fisso in Gesù ed in Mammina, chiedendo tutto l'aiuto del Cielo. Gesù venne a confortarmi: - Il Santo Padre non è morto; vive e continua la sua missione. - Mi ripeté più volte nell'intimo del cuore: - Confida! Confida! Gesù non ti inganna! - Ma il demonio, non soddisfatto della mia sofferenza e rabbioso per la inutilità dei suoi sforzi, mi ripeteva frequentemente: - Portogallo in guerra! Portogallo nel sangue! - Era tale la sua rabbia che mi intimoriva.
Mi pareva di udire suono di campane a morto per il santo Padre, rumore e frastuono di artiglieria in Portogallo. Tuttavia mi mantenni fiduciosa in Gesù. Tutto questo avvenne il 14 ottobre del 1943 e già il 10 dello stesso mese il Signore mi aveva detto più o meno la stessa cosa... Maledetto il demonio che tentava togliermi la pace e farmi perdere la fiducia in Colui che non inganna né può essere ingannato! Venne il mio confessore: fece di tutto per tranquillizzarmi e ci riuscì con la confessione. In seguito continuai sempre a pregare per il santo Padre, ma la sofferenza che sentivo per lui andò diminuendo di giorno in giorno.
Non erano fiamme di fuoco della terra
Il giorno di Cristo Re [31-10-1943] sentii come se morissero il mio corpo ed il mio spirito, quasi cessasse la mia esistenza nel mondo. Non posso dire il dolore che mi causò. Anzi, ancora più: mi sentivo nel purgatorio! Che dolore, mio Dio! Da giorni mi sentivo attraversata da fiamme. Pensavo fosse effetto della sete ardente; mi sono ingannata. Non erano fiamme di fuoco della terra: avevano uno splendore incantevole. Mi compenetravano per ore, tormentando il mio corpo e tutti i sensi; tutto il mio essere ne era imbevuto e soffriva dolori indicibili. Ciononostante io sentivo necessità di immergermi in quelle fiamme per purificarmi. Come la farfalla impazzisce per la fiamma, anch'io impazzivo e, a braccia aperte, entravo in quel fuoco che tormentava e non distruggeva, animata da una sola ansia: libera da questo, vado al mio Gesù.
Ignoravo il significato di questa sofferenza. Sentivo e nulla più (diario, 31-10-1943).
- ... La tua vita non ha nulla di umano, è solo divina... Gli ornamenti che Io do alle mie spose più care sono spine e delle più acute. Ma tu trasformale con tanta dolcezza e amore in modo che tutte diventino pietre preziose. Che meraviglia, che ricchezza è il tuo cuore, o mia colomba bella! La purezza non si macchia; diventa sempre più bianca e pura. Tu senti che il tuo spirito è morto? Lo permisi Io: è morto per il mondo, ma vive di più e meglio per il cielo. Quel fuoco che ti tormenta significa realmente fuoco del purgatorio. Sta purificandoti perché dopo morte venga direttamente a Me. Così desidera la mia Madre benedetta, perché tu sappia ciò che soffrono colà le anime a noi care. Fallo sapere al mondo. Soffrì tutto, offri tutto per loro... - (diario, 6-11-1943).
1944
Nuova trasformazione mistica
... Sentii la mia anima staccarsi dalla terra ed elevarsi in alto; a mantenere in vita il corpo costretto quaggiù rimase come una corrente elettrica che lo univa all'anima. Tale distacco costò molto al mio corpo. I miei occhi fissavano Gesù crocifisso a sollievo dei miei dolori. Frattanto la mia anima si sentiva in grembo a Mammina che, con me, sosteneva il suo divin Figlio morto. Ciò diede luce alla mia intelligenza facendomi comprendere che quanto mi aveva promesso Gesù non si sarebbe realizzato nel modo che io giudicavo più naturale, cioè andando per sempre in cielo, ma che sarei andata in cielo per ritornare. Questa luce non fu impressione momentanea e mi fece comprendere che una nuova trasformazione era operata in me, convincendomi che certamente non sarei morta e che Gesù si era riferito evidentemente a questo nuovo stato dell'anima. Non ho più pensato a una morte fisica (diario, febbraio 1944). Morì completamente quel leggero soffio di vita; non sento più quella respirazione che di tanto in tanto sentivo. Vive in me il dolore ed è di ogni qualità e specie. Sono morta per il mondo. Tutto scese nel sepolcro per rimanere sepolto per sempre. Che orrore, mio Dio! Non vivo più; vive il mio dolore amato, vive soltanto il mio inspiegabile martirio. Potrà questo, senza la mia vita, dare vita alle anime? Potrò essere ancora utile alla umanità? Potrò ancora amarti, o Gesù, e consolare il tuo Cuore santissimo? Povera me! Dopo l'odio e l'abbandono, dopo la dimenticanza ed il disprezzo, scesi nel sepolcro. Vivo già nella eternità senza aver riavuto il mio padre spirituale e senza più avere qui la santa messa... La mia eternità è senza luce, è una eternità che non Ti ama, non Ti loda, non Ti vede, non Ti gode. Tremenda eternità! Non veder Gesù è una eternità morta. Soltanto il dolore trionfa sulla morte... - ... Da', o Gesù, la vita alle anime con la mia morte... Da' loro la Tua eternità. Da' loro il cielo, o Gesù! - (diario,. 13-5-1944).
Una dolorosa ingratitudine - Assetata di dolore per salvare le anime
Ero in una grande afflizione e, dopo la Comunione, mi confidai con Gesù, senza contare su una sua risposta. Buono come sempre, Egli di degnò di sollevarmi: - Mia figlia, dì a tua sorella che sto guardando fin dove giunge la sua fiducia in Me. Presso il tuo calvario sta facendo la parte che la Madre mia benedetta fece presso il mio. Dille che confido molto in lei: se così non fosse non l'avrei unita tanto al tuo martirio. - E, riferendosi a chi ci faceva tanto soffrire, disse: - Suvvia, coraggio! Satana è rabbioso: stende su di voi i suoi artigli infernali, ma non vince! Confida! Ella è una insensata. Vi ha usato la più grande ingratitudine; ma perdonatela di tutto cuore, come la perdono Io. Se tu sapessi quanto soffro! Mi ricevono nella Comunione freddamente, per abitudine. Quanto ne soffre il mio Cuore! - (diario, 29-5-1944). Gesù ripetutamente mi aveva confermato quanto mi aveva detto e promessa all'inizio della mia crocifissione: in premio del mio consenso a lasciarmi crocifiggere, sarebbero state chiuse le porte dell'inferno dal mezzogiorno del venerdì alla mezzanotte della domenica. Quando a Gesù piacque di non darmi più la crocifissione [fisica] o meglio di cambiare il modo di crocifiggermi, io continuai a ricordargli la sua promessa, perché mi consideravo con lo stesso diritto.
Il giorno 16 giugno 1944 venne Gesù e disse: - Mia figlia, vieni a riposare e a prendere conforto nelle braccia di Mammina. Sei teneramente accarezzata da Gesù e da Maria. - Mentre parlava sentivo le loro carezze. - Sei cullata dagli angeli. Vengo a dirti, figlia mia, i giorni in più in cui, per tuo merito, viene chiuso l'inferno: ti concedo il pomeriggio del giovedì in onore della mia Eucarestia, per l'amore che hai per Essa, e per l'amore che mi indusse a rimanervi prigioniero; ti concedo il mercoledì mattina in onore di San Giuseppe che tu ami tanto; quanto desidero, figlia mia, vederlo amato! Voglio che tu faccia sapere che chi avrà per Lui devozione ferma e costante non mi offenderà gravemente al punto di perdersi... Questo te lo concedo per l'amore con cui ti lasci crocifiggere. - (diario, 16-6-1944).
O Gesù, mantieni chiuse le porte dell'inferno!
- Ho sete, ho sete, figlia mia, ho sette di amore. Le anime non conoscono la mia follia d'amore, mia colomba bella. Sono sempre pronto a riceverle. Do’ loro, offro loro il mio Cuore e voglio ospitarvele, voglio possederle. - - Gesù, Gesù, sento le tue ansie; vedo il tuo divin Cuore aperto. È stato l'amore che Ti ha lasciato ferire così. Che ferita, che piaga profonda! Vedo che da essa escono raggi tersi, incantevoli, raggi luminosi. Incendiami, Gesù, incendiami in quel fuoco divino; fa' che io possa incendiare tutti i cuori, tutti i tuoi figli... Vedi la tortura del mio povero cuore. Lo sai che tante volte vorrei dirti: « Gesù, non ne posso più, non resisto più ». Ma non te lo dico, mio Amore! Anzi, fa' in fretta a darmi maggiori sofferenze, ma dammi con esse le anime! -
- Soffrire di più non puoi, figlia mia! Ma abbi coraggio: Io sono con te, vigilo, vinco, trionfo... Sei la mia vittima più amata, hai la missione più ricca, più bella per Me. -
- Se io Ti amo, o Gesù, come tante volte affermi, se io amo Te e la mia cara Mammina e sono da Lei amata come dici, ed io credo e confido, che altro posso desiderare, se non amarti e salvarti i peccatori? Crocifiggimi, o Gesù! Non risparmiarmi, mio Amore, ma risparmia loro dalle pene dell'inferno. Tieni chiuse, o Gesù, le porte dell'inferno. Mettimi quale sbarra contro quelle soglie, lasciami là fino a quanto il mondo esisterà, fino a quando vi saranno peccatori da salvare. Oppure lasciami nel mondo finché esisterà. Toglimi tutti i miei, toglimi coloro che mi sono cari, lasciami sola. Tu solo mi basti, o Gesù! - - Quanto è bella ed incantevole la tua preghiera! Che gioia, che consolazione per Me! Quanti benefici! Oh, quante grazie raccogli per gli ingrati contro il mio divin Cuore! O mondo, tu non conosci la mia vittima amata. In fretta, in fretta sia fatta la luce che Gesù desidera: è con questa luce, figlia amata, con questa luce che brilla in te, che i peccatori vedranno il cammino, la verità e la vita. - O Gesù, la Verità sei Tu, il vero Cammino sei Tu, l'unica Vita sei Tu. Fa', o Gesù, che tutti Ti seguano, che tutti Ti amino. Voglio solo quello che vuoi Tu, mio Gesù, ma Ti chiedo con tutto il mio cuore, con tutta l'anima mia: « Dammi coraggio, dammi forza, dammi grazia, dammi tutto ciò che è tuo. Senza di Te non posso, non resisto a tanto dolore! » - ...
- Animo, figliolina, non scoraggiarti! Già lo sai che abiti nel mio divin Cuore. Riposa in Me, riposa per sempre. Ricevi vita per vivere: vivi solo della mia vita divina. -
Gesù, mio unico alimento, infuse in me il suo Cuore
Al calar della sera già la luce del sole si confondeva con l'oscurità della notte; per me non vi era stato né sole, né giorno, ma soltanto notte. Lo scoraggiamento, l'abbattimento, la lotta costante mi erano quasi insopportabili... - Gesù, Mammina, aiutatemi, non lasciatemi cadere! - O mio Dio, il cielo mi pare che non esista. Continua la lotta e il tormento dei dubbi. A nulla vale il mio grido ai santi. - Gesù, confido! Mammina, confido! - Ma il tempo passa e non c'è soccorso per me. Sento l'abbandono della terra e del cielo. Povera me! Non voglio ingannarmi né ingannare nessuno.
Una nuova prova di amore da parte di Gesù venne a sollevarmi dall'abisso di tenebre e di morte. Con le sue divine braccia mi reclinò sul suo Costato divino e mi fece bere il sangue del suo Cuore. Meraviglia! Bontà divina! Sentii il Sangue dal Cuore di Gesù fluire in me abbondantemente, mentre Gesù tutto dolcezza mi diceva: - Coraggio, figlia mia! Il mio, Sangue e la mia Carne sono il tuo alimento e la tua vita. -
Gesù mi saziò, mi fece rivivere: sfolgorò il giorno, il sole mi riscaldò coi suoi raggi. Il mondo ora nulla poteva contro di me. Quanto è buono Gesù!... (diario, 25-6-1944).
Non so se per causa del mio grande soffrire, rimasi molto prostrata, quasi dimentica di avere ricevuto Gesù Eucaristico. Oh, lo stato della mia anima!
Improvvisamente vidi davanti a me Gesù inchiodato sulla croce, ma disparve subito. Se mi sentivo morta, morta rimasi: mi pareva che per me la vita non esistesse.
Passarono pochi istanti e venne il mio Amato, ma ora era meraviglioso: il suo Volto era tanto bello, tutto splendore, tutto luce. Mi si avvicinò confidandomi, allo stesso tempo, che mi affidava il suo divin Cuore, con una grande piaga da cui usciva una enorme fiamma brillante che poteva incendiare e bruciare tutto il mondo.
- Nascondi in te, figlia mia, il mio divin Cuore affinché i peccatori non possano offenderlo. - Non so come, il Cuore di Gesù si trasfuse in me. Io fui immersa in Lui e Lui in me. Quanto è grande l'amore di Gesù! Che trasformazione quella dell'anima mia! Già avevo vita, coraggio e forza. Sofferenza, quanto sei dolce se portata per amore di Gesù! Ma, ahi, quanto costa voler consolare e non potere, custodire il suo divin Cuore e non sapere come. Povero Gesù, a chi affidasti il tuo Cuore da custodire! Dove potrei nasconderlo perché non sia più ferito? Io sono miseria. Trasformami, purificami e poi entra in me (diario, 3-7-1944)
Rivive il martirio sofferto alla « Foce »
- O Gesù, sarà mai possibile che una morta parli, che il cuore di un cadavere senta nostalgie del cielo, ansie di volare a Te, bramoso di nascondersi per tuffarsi nella immensità del tuo divino Amore? Gesù, è il mio dolore che Ti parla,... è un dolore che racchiude in sé tutti i dolori. Gesù, mi sento non come un cadavere da poco sepolto nel quale i vermi non siano ancora penetrati e che potrebbe essere riconosciuto, no, mio Gesù, ma come se neppure le ceneri avessi più: tutto scomparve. O mio Dio, che morte, la mia, che eternità perduta! Ascolta, o Gesù, abbi compassione! Volgi lo sguardo verso di me, leggi nel mio dolore: è per Te, è per le anime... Vedi che senza di Te non resisto a tante nostalgie del cielo; con tante ansie di amarti non posso restare qui... O dolore, o dolore, solo tu vivi, ma non ami Gesù, non vivi per Gesù. Giunga fino a Te il mio grido! Che sarà di me, mio Dio, che sarà di me senza di Te? O lotta, o tremenda lotta!
Gesù, è un anno che terminò il mio martirio a « Foce ». In questi ultimi 40 giorni rivissi ciò che passai colà. Accetti, o Gesù, il martirio tanto doloroso? Non tornai a « Foce » ma posso quasi dire che soffersi come quando ero là. Facesti in modo che tutto si ripetesse: rivissi tutto, o Gesù. Accetta il mio dolore e, per amore delle anime, chiudi l'inferno. Fa' che io Ti ami e Ti faccia amare. Ho fame di darti il mondo intero. Ahimè, mio Gesù! Ho nostalgia di alimentarmi ma non sono io che la sento; non è il mio corpo che sente fame e sete perché io già non esisto; ma è un cuore, un'anima come fosse mia che sente questa fame e questa sete. Udisti, mio Gesù, che questo mio duro penare mi obbligò a dire che avrei dato tutto, il mondo, la vita, se fosse stato possibile, solamente per avere una piccola alimentazione. Che ansie, che ansie, mio Gesù, di possedere tutto per darti tutto! Voglio amarti, voglio darti anime!... Volgi verso di me il tuo divino sguardo, perché voglio fissare i miei occhi nei tuoi. - (diario, 20-7-1944).
Minacciano di lasciarmi senza Comunione!
Notte tenebrosa, orrori di morte! Continua il grido del dolore: ascoltalo, Gesù, è lui che piange, è lui che invoca il tuo soccorso!... Non vedo luce... Il mio cuore sente di esser stato lacerato e trapassato da una dura lancia, di aver ricevuto una nuova grave ferita, di non poter essere ferito di più... Sono in uno stato di grande spavento; non so di cosa mai sia presàgo il mio dolore. Che orrore! Infuria la tempesta, sento il sibilare dei venti, l'echeggiare dei tuoni terrificanti, minacce di distruzione. Tutto fuggì terrorizzato e io, sola, in mezzo al mare, senza timone, senza barca, senza luce, sto per affondare per sempre in questo abisso. Orrore! Orrore!... Mio Dio, che cosa mi aspetta ancora? Mi abbandono nelle tue braccia santissime... (diario, 27-7-1944).
« Non pensi, mio buon padre Umberto, che il mio silenzio sia dimenticanza. Non lo dimenticherò né sulla terra né in cielo. La causa di tutto sono i regali (croci) di Gesù. Sapesse quanto soffro... Ma la sofferenza non importa; ciò che vale è consolare Gesù; basta che non mi manchi la sua grazia e la sua forza per poter resistere a tutto... Non ho dimenticato le sue intenzioni, quelle dei novizi e confratelli di codesta santa casa salesiana... Mi perdoni, per carità, le mie mancanze. La ringrazio di cuore e con tutta l'anima per quanto ha fatto per me. Gesù la ripaghi, la colmi dei suoi benefici e del suo amore perché soltanto Lui conosce e sa il conforto che mi ha dato. Lo sento al mio fianco e questo mi dà coraggio nel mio soffrire. Sia benedetto Iddio. Non sono ancora odiata da tutti... » (lettera a d. Umberto, 30-7-1944)
- Ascolta, mio Gesù, il mio dolore quasi moribondo. Gli è stato inferto un colpo molto duro. O dolore che uccidi il dolore! O dolore che può essere compreso soltanto da Te! Con lo sguardo in Te, o Gesù, le calunnie, le umiliazioni, i disprezzi, gli odii, le dimenticanze hanno tutta la dolcezza del tuo Amore. Venga tutto, o Gesù, venga tutto ciò che Ti piace. Muoia il mio nome, come sento che morirono il corpo e l'anima, affinché viva il tuo divino Amore nei cuori e la tua Grazia nelle anime. Ecco, mio Amato, perché mi lascio immolare. Ma come resistere a tanto? Guarda questo cuore che scoppia e si disfa nel dolore: non può sopportare tanto tormento se non vieni in mio aiuto. Vieni, o Gesù! Aiuto, aiuto! Vogliono privarmi di tutto: mi minacciano persino di lasciarmi senza Comunione, proibendo al parroco di venire da me, se non in pericolo di morte, nel caso che io non obbedisca. Obbedisco, obbedisco, con la tua divina Grazia. Santa obbedienza, io ti amo per Gesù e per le anime! Mi hanno messa in pubblico, senza il mio consenso: non sapevo nulla. Ed ora vogliono, a spese del mio dolore, raccogliere le penne che il vento furioso disperse! Come lo potranno? Ahi, mio Gesù, mai più, mai più! Almeno potessi vivere nascosta, amarti come desidero tanto, essere tua oltre ogni limite, ma, perdonami, senza avere siffatta vita [mistica]. Quanti sono santi senza avere questo genere di vita! Ed io sono piena di miserie! Quanta nostalgia per i miei anni lontani! Tanti colloqui ho avuti con Te, senza che si sapesse nulla! Darei vite, darei mondi per vivere nascosta. Perdonami, o Gesù, questo volere: non voglio avere volontà mia. Sapessi almeno che con la mia sofferenza fosse completa la tua consolazione! Potessi vivere nascosta in questa cameretta e Tu solo e queste povere pareti foste gli unici testimoni dei miei dolori! Se i miei e coloro che mi sono cari potessero non ricordare che io vissi qui e che vissi con loro, oh, allora non soffrirei! Vedo però che chi soffre di più è il tuo divin Cuore; coloro che mi sono cari soffrono con me e non possono dimenticarmi: ciò mi addolora moltissimo. Quante volte non posso contenere le lacrime, cieca di dolore! Poi mi viene questo pensiero: è più perfetto non piangere, Gesù è più contento. Fisso i miei occhi in Lui inchiodato sulla croce; resto un po' di tempo a contemplarlo; allora le lacrime, che parevano non aver mai fine, cessano: sento una nuova vita. Mio Dio, che lotta tremenda! Povera me senza di Voi, o Gesù e Mammina! Soccorretemi, sono la vostra vittima... Gesù, non permettere che io ceda, non consentire che le mie labbra desistano dal ripetere: « Gesù, Ti amo! Sono la tua vittima ».
Gli uomini diano la sentenza che vogliono; non importa. Dammi Tu la certezza che vinci in me e di amarti e di darti anime. Gesù, non vedo né il mio passato né il mio presente, vedo solo il mio futuro: vedo il mio sangue scorrere fra spine; in una notte tremenda e oscura avanza il mio dolore che continua a vivere... - (diario, 1-8-1944).
- Gesù, guardo da un lato e dall'altro e non vedo nessuno; temo e tremo; che spavento!... Gesù, non lasciarmi senza riceverti: ch'io perda tutto, tutto, ma che abbia la Comunione; perdere tutto, ma possedere Te!... - Mio Dio, che vita tanto mal compresa! Se non fosse per amore di Gesù e delle anime, non starei soggetta ai verdetti degli uomini, non avrei da obbedire loro. Questi pensieri passavano rapidi come baleni. Mi sentivo poi come obbligata a scambiare tutte le gioie con l'amore di Gesù: Egli è degno di tutto. Le anime, le anime! Questo pensiero vibrò in me, accendendo desideri più saldi di camminare tra le spine...; mi fece comprendere chiaramente chi è Gesù e chi è il mondo... Sento nostalgia della mia « Passione » del venerdi, ma ho terrore delle estasi. Temo i venerdì e i primi sabati, temo qualsiasi giorno ed ora nei quali, mio Gesù, Tu ti degni di parlarmi. Sarà una imperfezione? Abbi compassione, Gesù!...
Passarono alcune ore: era notte alta; tutto in casa riposava, solamente il mio dolore, la mia lotta continuavano. Mi apparve improvvisamente Gesù: - Dammi la mano, figlia mia, non ti promisi di sollevarti dal tuo abbattimento? Va' nelle braccia di Mammina a prendere conforto. - Mi sentii subito nelle braccia di Mammina e, come una bimba, buttai le mie braccia al suo collo. Ella mi strinse dolcemente e mi accarezzò coprendomi di baci. Io piangevo; Ella mi asciugava le lacrime con il suo santissimo manto e mi diceva: - Non piangere. Consola con me il tuo e mio Gesù. Egli è tanto offeso! Su, prendi coraggio! - E Gesù: - Il tuo dolore, figlia mia, il tuo martirio strappa dagli artigli di Satana le anime che egli con tanto furore mi rubò. Coraggio... La tempesta passa. Ricevi Grazia, Amore e la Luce dello Spirito Santo. - Vidi lo Spirito Santo in forma di colomba che lasciava cadere dall'alto sopra di me raggi dorati e un profluvio di splendore... Ne rimasi fortificata. Poco dopo, in una dolce pace, mi addormentai (diario, 10-8-1944).
Sentii come un assalto dentro di me
Verso le ore 14, appoggiata ai miei cuscini e distesa sopra la mia croce in una amarezza profonda, invocavo Gesù, soltanto Gesù. Alcune note armoniose mi attrassero. Dapprima pensai che fossero suoni della terra e mi posi in ascolto per scoprire da dove provenissero. Ma scendevano dall'alto. Lo compresi benissimo ed allora il mio cuore palpitò con tanta forza da non poter più resistere... Passò tutta la tempesta... Mi sentii rapita da grande dolcezza e soavità. L'armonia si componeva di molti suoni, come emessi da tanti strumenti... Li udivo tutti, ma uno fra i molti mi attirava di più... Non so quanto durò questo rapimento... forse una mezz'ora (diario, 12-8-1944). Dopo il sollievo concessomi il giorno 12, ritornai nel mio stato di amarezza. Venne il giorno della assunzione di Mammina, e nel pensare alla solennità... e al giubilo del cielo, mi parve di non resistere più ai dolori della terra. Pochi minuti dopo la Comunione, sentii come un assalto dentro di me. Mi parve che fosse Gesù, il quale, come un ladro, entrò ed usci subito portando con sé quel po' di vita che era vita del mio dolore. Mi sentii morta, ma continuai a soffrire di più per il fatto di sentirmi privata di quel poco di vita che era vita al mio dolore. Sentivo che mi mancava tutto ed ero come scissa in due parti: il mio cadavere rimasto quaggiù e, là in alto, in cielo, quella refurtiva che era una parte di me stessa. Questa parte era immersa nel gaudio completo, meno la visione di Dio, ma non dava alla parte rimasta sulla terra nessun sollievo; al contrario, la lasciava prostrata in un abisso di dolore senza fine. Passai tutta la giornata in un'ansia dolorosa di possedere quella parte di me che mi apparteneva e senza la quale io ero un cadavere. Fu un giorno interminabile: lo passai in un grido continuo a Gesù e a Mammina mentre mi domandavo: - O mio Dio, come posso vivere senza vita? -
Verso sera udii nuovamente le armonie del giorno 12 e questo fu come un balsamo per la mia sofferenza; senza di esso mi pare non avrei resistito qui molte ore.
A notte, non saprei dire l'ora, mi fu restituita quella refurtiva; me ne accorsi perché mi sentii rivivere (diario, 15-8-1944).
Gesù mi mandò un Padre in aiuto
... Mi sento sola, completamente sola... La tempesta continua... Solo Tu, o mio Dio, puoi aiutarmi; ma, povera me, mi pare che anche Tu mi abbia abbandonata. Il grido di soccorso non arriva agli orecchi di nessuna persona. Che mai avverrà, mio Dio? Lancio lo sguardo oltre la finestra della mia camera: ci sono delle nuvole; fisso in esse i miei occhi ammirando la grandezza del Creatore. Si squarciano le nubi ed appare l'azzurro del cielo: non posso resistere a tanta nostalgia! Vorrei volare là, ma quanta distanza tra me e il firmamento! Piango, piango molte lacrime... Si avvicinavano i giorni in cui sarei rimasta senza Comunione. - Mio Dio, come farò a stare senza di Te? Gesù, Mammina, soccorretemi. Non posso vivere senza Gesù! - Mammina ebbe compassione del mio dolore. Gesù vegliò su di me: non mi lasciò un giorno senza riceverLo; mi inviò d. Umberto, salesiano, che, per alcuni giorni, si sforzò di illuminare e tranquillizzare la mia anima. Sentii di essere da lui capita: mi infondeva coraggio nonostante la mia grande sofferenza. Dopo essere stata ascoltata da lui in confessione sentii nella mia anima gioia e soavità e, forzata non so da che cosa, cantai cantici a Gesù e a Mammina.
Poi ritornai nel mio solito stato di ansie, dolori e martirio... (diario, 8-9-1944)
« ... Siamo rimasti tutti con molte e sante nostalgie di lei. È proprio vero che ciò che è buono in questo mondo passa in fretta. Ciò che lei dice di Gesù, o meglio di essersi Egli servito di lei per darmi luce e sollievo, volevo dirlo io. Non so come ringraziare Gesù e nulla so dire a lei, qualcosa del molto che ho nell'anima. Grazie! Che Gesù le ripaghi tutto... Da tre giorni sono senza Comunione; mi sento affamata da non poterne più. Sento di perder la vita: la mia anima muore di fame... Non ho più scritto nulla del mio diario. Sono cieca, pazza di dolore. Ma anche così, le prometto di fare il possibile per dettare qualche cosa e di curarmi perché sto sempre peggio. Gesù chiede molte cose e che costano tanto! Io Gli do tutto e non Gli do nulla, perché sento di non aver nulla da darGli... » (lettera a d. Umberto, 14-9-1944).
Gesù, Mammina, ascoltate il grido del mio dolore! Dopo aver ricevuto Gesù [eucaristico], divenne più soave la sofferenza della mia anima: il mio Amato mi donò insieme una maggiore intensità di unione, che già sentivo ieri, nei riguardi delle persone che io amo e che in questi ultimi tempi mi odiano... Ritornai però ben presto alle sofferenze dolorose del corpo e dell'anima. - O mio Dio, la tempesta non si calma. Abbi pietà di me: vedi come sono ferita. Tentano strapparmi dalle tue braccia divine. Legami, legami, o Gesù! Non consentire che mi separino da Te. Che io perda tutto ciò che è della terra, ma che possieda Te! Mi sento abbandonata, sola, sola, senza alcuno cui ricorrere: Gesù, Mammina, ascoltate il grido del mio dolore! Voglio amare i vostri Cuori santissimi, ma non so cosa sia amore; non lo conosco; mi pare che nel mondo non esista. Abbiate compassione delle mie ansie. Datemi l'amore che desidero, che da Voi aspetto. Lasciate che io mi perda in Voi; che mi inebrii delle vostre fiamme divine... - (diario, 15-9-1944).
« ... Vorrei dirle tante cose, ma non posso. Mi sento molto ammalata. Incarico Gesù e Mammina di ringraziarla per quanto fa per me e per i miei cari, perché io non ho parole adeguate. Grazie! Ma in modo speciale un grazie infinito per avermi mandato un sacerdote a darmi Gesù`. Chi mi dà Gesù mi dà la vita, mi dà tutta la ricchezza del cielo e della terra. Non posso desiderare di più. Che ansie io sento di possederlo e quali desideri di amarlo! Ma, povera me, tutto sparisce come il fumo, senza che io arrivi a vedere traccia di qualcosa. Con tanto soffrire, finisco col non soffrire. Muoio d'amore per Gesù e finisco col non amarlo. Per quanto mi sforzi, non posso credere a me stessa. O mio Dio, che triste notte! Mi dispiace per quanto lei e i suoi confratelli stanno soffrendo. Usino verso di lui molta carità e amore: lo vuole Gesù che procede allo stesso modo con noi. Egli è sempre più offeso. Povero Gesù! Ama e non è amato... » (lettera a d. Umberto, 21-9-1944).
... Dopo la Comunione, mi sentivo disanimata, abbattuta, non sapevo dir nulla a Gesù. Mi sforzavo di ripetere molte volte: - Mio caro Gesù, mio amore, sono tua. - Non dissi altro per alcuni minuti. Venne Lui: - Mi piace tanto, figlia mia, mi consola tanto, colomba amata, la tua affermazione: « Mio Gesù, mio caro amore, sono tutta Tua ». Ripetila molte volte. Coraggio, o mia amata! Non temere gli assalti del demonio. Soltanto con questo sacrificio puoi riparare per crimini tanto gravi. Dammi tutto ciò che ti chiedo per la mia gloria e la salvezza delle anime. È per [aiutarti a sopportare] questo che ti ho scelto il medico molto caro al mio divin Cuore. E di' al mio caro d. Umberto che fu scelto da Me perché venisse presso di te. Non intervengo con la frequenza che egli vorrebbe per il suo studio [circa il tuo caso]. Ma, ricevute le mie divine luci, voglio che vada dal padre tuo [Pinho], amato dal mio Cuore, cui invio tutto il mio amore: insieme sostengano e diffondano la mia divina causa, aiutati da coloro che sono miei amici e hanno cura di ciò che è mio. Va', figliolina, da' l'abbondanza del mio divino amore a coloro che ti stanno intorno e ti aiutano: sono tutti cari a Me.
Di' al mio caro d. Umberto che il profumo - è profumo divino, è il profumo delle tue virtù. Dico questo perché gli è necessario per il suo studio. -
... Mi sentii obbligata ad inginocchiarmi e ad alzare le braccia al cielo per meglio lodare il Signore. Sentivo forti ansie di dissolvermi in fuoco divino e in quell'amore immergere i cuori e le anime... (diario, 27-9-1944).
Mi sentivo verme in un cimitero immenso
Oggi ho sentito il demonio accanto e dentro di me. Ho sentito ansie insopportabili di amare Gesù, di dargli anime, di conoscerlo, di farlo conoscere. Pazza di amore gli ripetevo: - Gesù, Gesù, amore, amore! - In questo stato, non potei contenere le lacrime sentendo la mia miseria, il fango in cui sono vissuta e che mi causava orrore Le mie ansie d'amore non valevano nulla, tutto era perduto. Mi sentivo in un cimitero immenso, quasi senza vita come se non mi muovessi già più; coperta appena di ceneri, parevo uno di quei vermi che nelle pinete fanno la loro casa sotto mucchetti di terra e di legno macinato. E in mezzo a tutto questo sta sempre la mia offerta a Gesù come vittima, unita al timore di offenderlo. Combattimento tremendo e quasi continuo. Vivo senza vivere; soffro senza soffrire; amo senza amare (diario, 28-9-1944).
Stamattina Gesù è sceso in questo cimitero, si è unito ai vermi, si è coperto con le stesse ceneri. Tutto era morte dentro di me. Morte che pareva fusa a un gemito di tutta l'umanità. Gesù non ha dato in me segno di vita: sono rimasta nelle tristi tenebre in un dolore amaro; le anime, l'amore di Gesù mi obbligano a soffrire tutto... (diario, 29-9-1944).
Potei per due giorni respirare meglio: Gesù si degnò di alleviare per qualche tempo le mie sofferenze. Oggi mi ha sovraccaricata di più del peso amorosissimo della sua croce. Mi sento alle porte dell'eternità. Mi hanno trascinato colà due violente lotte con il demonio. Dio mio, che sofferenza tremenda! Ho lottato, ho implorato il soccorso di Gesù, di Mammina, di San Giuseppe... Io ero un mostro incassato in un mostro ancora più grande. Con gli occhi rivolti al crocifisso, ho ripetuto decine di volte: - Gesù, sono la tua vittima. Accetta le mie lacrime. Ognuna sia un mare di amore nel quale possa nascondere i tuoi tabernacoli, affinché non siano attaccati e profanati dai tuoi figli. -
Ho sofferto la prima volta per un sacerdote in grave pericolo, e la seconda per tutti i sacerdoti. La furia del demonio era tremenda: mi pareva di essere avvolta in una nebbia tenebrosa che mi impediva di vedere. O mio Dio, e i dubbi di avere peccato!? Non potevo ricordarmi che stavo alla presenza di Dio, che Lo avevo in me...
Era già notte quando venne Gesù: - Figlia mia, fra te e il demonio vi è una grande distanza: in mezzo a voi ci sono Io. Sono astuzie sue, ma ciò che ti presenta è falso. L'ho legato Io e non permetto che ti si avvicini. Coraggio, mia amata. Sei mia, tutta mia! -
Mi sentii rivivere e mi tranquillizzai per qualche tempo (diario, 2-10-1944).
« Sono meraviglie, sono prove date da Me »
« ... La ringrazio molto per le notizie che ha avuto la bontà di darmi su Macieira. Può immaginare quanto le ho apprezzate. Riguardo ad obbedire, faccio il più possibile, ma, padre mio, sapesse quello che avviene qui! Se potessi scrivere io, le direi certamente qualcosa; ma siccome non posso scrivere, vado gemendo e piangendo, passando ore triste ed amare con la terribile paura di offendere il mio Gesù. Speriamo che Egli mi dia forza e coraggio per quando lei verrà di aprirle la mia anima come desidero e necessito. Per carità, preghi per me. Sapesse come sono triste! Mi insegni ad amare Gesù e Mammina; io li prego che non consentano che li offenda. Se fosse necessario rinunciare al cielo, [pur di non offenderli] lo farei; preferisco l'inferno che offendere Gesù. Gliel'ho detto anche stanotte e glielo dico di cuore... » (lettera a d. Umberto, 9-10-44).
Ieri Gesù, impietosito dal mio dolore, mi condusse qui d. Umberto, senza che io lo aspettassi, e che non avrei osato chiamare. Ho potuto aprirgli la mia anima con difficoltà: ho fatto un enorme sacrificio a parlare: l'ho offerto a Gesù per coloro che occultano le loro colpe con malizia. Ho pianto lacrime di sollievo e di vergogna; ma è subentrata subito in me una grande pace, mentre sono scomparse dalla mia anima tutte le tenebre, i dubbi e quanto era dolore... Mi sento oggi più libera dagli assalti del demonio, ma sento nella mia anima terribili minacce: egli è come legato e muto... (diario, 11-101944).
Stamane avevo appena fatta la mia preparazione per ricevere Gesù, quando giunse il parroco: collocato l'Atteso della mia anima sul tavolino e accese le candele, mi disse: - C'è qui Gesù a farti un poco di compagnia. Verrà d. Umberto, a dartelo. -
Appena il parroco se ne fu andato, una forza proveniente da non so dove mi obbligò ad alzarmi: mi inginocchiai davanti a Gesù e mi chinai verso di Lui. Il mio viso e il mio cuore non erano mai stati tanto vicino a Lui. Che felicità, la mia! Lo pregai intensamente per me, per tutti coloro che mi sono cari e per il mondo intero. Mi sentii ardere in quelle fiamme divine. Gesù inoltre mi parlò: - Ama, ama, figlia mia, non avere altra preoccupazione che quella di amarmi e di darmi anime. Dove c'è Dio c'è tutto: vittoria, trionfo! - Chiesi agli angeli di venire a cantare lodi a Gesù con me. Cantai sempre finché fui obbligata da d. Umberto a ritornare sul mio letto Infiammata dall'amore divino, feci la Comunione. Alcuni minuti dopo Gesù mi disse: - Sono meraviglie, sono prove date da Me. Di', figlia mia, al mio caro d. Umberto che fui Io a permettere tutto. Più nulla è necessario da parte mia. Ora è solo necessario lottare, lottare, combattere con lo sguardo fisso in Me. La causa è mia, è divina! Poveri uomini che immolano così le mie vittime! Povere anime che feriscono così il mio divin Cuore! Mi consolo nell'amore di questa colomba innocente, di questa vittima amata, signora dei miei tesori e di tutta la mia ricchezza. Venga il mondo intero, venga presto a bere a questa fonte. È acqua che lava e purifica, è fuoco che brucia e santifica. -
Mio Gesù, Ti amo, sono tutta tua, sono la tua vittima... (diario, 12-10-1944) 4z.
Mi giungono visite da ogni parte
La mia vita diventa sempre più penosa e triste, giorno per giorno, momento per momento. L'ordine di obbedire mi obbliga a vivere nascosta, a non ricevere più persone, venendo così a poco a poco dimenticata. O mio Dio, se avessi volontà mia è proprio ciò che vorrei; ma che inganno! Quanto più mi vogliono nascosta, tanto più mi fanno conoscere -. Mi giungono visite da ogni parte. Si è risvegliata la curiosità dei medici.
- Anime, anime, quanto è necessario soffrire per salvarvi! - O Gesù, quanto costa la conquista del tuo amore! - Stamane, preparandomi alla visita del mio Amato, mi sentivo triste e amareggiata: riceverlo colma di tante miserie! - Pietà di me, Gesù! Mammina, purifica il mio cuore, il corpo, l'anima mia! Preparami alla visita di Gesù. - Venne. Rasserenò tutto. Alleggerì il mio dolore unendomi a Lui. Lo sentii nella mia anima.
Dopo alcuni momenti, mi diedero la notizia che i miei scritti, creduti smarriti e che il demonio mi affermava avere nelle sue mani, erano giunti a destinazione. Provai molta gioia e, poiché avevo appena ricevuto Gesù, approfittai per ringraziarlo più intimamente.
Poco dopo cominciarono le visite: da Gesù ebbi la forza per sopportare tanto grandi sacrifici. Alle 14,30 entrarono in camera cinque uomini; ebbi subito il presentimento che uno di loro era medico. Mi interrogarono. Non so perché il mio sguardo si fissava principalmente su di uno. Seppi in seguito che costui era proprio medico. Con il suddetto presentimento rispondevo a tutte le domande e cercavo di spiegarmi il meglio possibile circa la mia malattia. Non mi venne meno la serenità. O Gesù, solo Tu sai quanto mi costò tutto questo! Mio Dio, quando finirà? Certamente soltanto con la mia morte.
Rispondevo anche con fermezza, perché la verità ha un solo cammino. Portarono poi il discorso sulla alimentazione. Che duro colpo! Almeno nessuno sapesse!
- Allora, non mangia nulla, proprio nulla? - Non sapevo se stavo parlando con persone religiose, tuttavia, senza rispetto umano, risposi: - Faccio la Comunione tutti i giorni. -
Vi fu un silenzio profondo di alcuni momenti: non vi fu un gesto, non un sorriso. Poco dopo si congedarono rispettosi e delicati. - Gesù, Mammina, divino Spirito Santo, date la vostra luce a queste anime: che siano vostre e seguano le vostre vie. Le mie umiliazioni ed i miei sacrifici siano salvezza per tutti. - (diario, 25-10-1944).
Giorno di Cristo Re. Di mattina presto, nella preparazione alla Comunione, mi impegnai a consolare Gesù: chiesi a Mammina di offrirgli le mie preghiere e tutte le cose mie per la sua maggior gloria e perché Egli regni nel mondo intero e in tutti i cuori. Mi donai a Gesù per mezzo di Maria... Venne molta gente a farmi visita: domande strambe e sgradevoli mi fecero soffrire assai. Sia tutto per amore di Gesù e di Mammina! Siano Loro a darmi forza per sorridere a tutto e nascondere così il mio dolore.
Mi sentii un nulla: un nulla che non esistette mai; mi sentii morta e, con me, morta tutta l'umanità; ma era una morte che mai ebbe vita. Che sarà di me, mio Dio? Quale tormento! In questa morte affioravano ansie quasi insopportabili di amare Gesù: amare senza sentire, amare senza conoscere l'amore. Giunse la notte: terribili minacce del demonio mi tormentarono e mi colmarono di paura e di terrore. Mio Dio, voglio ciò che Tu vuoi. Sono pronta a tutto. Non permettere che Ti offenda (diario, 30-10-1944)
O mio Dio, non sono più sola!
« Reverendi padri salesiani: per tutti loro l'amore più bruciante di Gesù, di Mammina e tutte le ricchezze del cielo. Ho presenti tutte le intenzioni che mi avete raccomandato e vi faccio partecipi delle mie povere preghiere e sofferenze. È un dovere di gratitudine da parte mia, non faccio nulla di più. Mi sento tanto felice e tanto ricca con l'appoggio che ho in loro. O mio Dio, già non sono più sola! Ho chi mi aiuta a salire il mio tanto penoso calvario! Con tutto il cuore e l'anima mia dico: - Gesù e Mammina li ripaghino e diano loro tutte le ricchezze del cielo: ricchezze di virtù, di grazie per attrarre con esse le anime al Cuore divino di Gesù. Non ne posso più. Sempre uniti in terra e in cielo. Beneditemi e perdonate questa che implora preghiere, molte preghiere. Miei cari novizi e salesiani di così santa casa: vorrei scrivere ad ognuno ma non posso; mi mancano le forze. Siccome ho il dovere di ringraziarvi per le sante preghiere che avete fatto per me, lo faccio a tutti insieme. Gesù e la Mamma del cielo vi paghino tanta carità. Imploro per tutti le benedizioni e le grazie del Signore. Desidero solo che occupiate nel Cuore divino di Gesù il posto che occupate nel mio perché così potrete ricevere tutto; vi ho tutti molto dentro del mio cuore. È per questo che vi voglio così in quello di Gesù e di Maria.
Un grande grazie a tutti coloro che mi hanno scritto. Potete essere certi che Gesù vi concederà quanto desiderate per la vostra santificazione e per la salvezza delle anime. Confidate, confidate; Gesù sarà sempre con voi. Contate sempre su di me sulla terra e, dopo, in cielo dove vi aspetto » (lettera, 30-10-1944).
Lotte indescrivibili
Il demonio è bugiardo, ma questa volta non lo fu. Ieri, con parole sporche, mi ordinava di prepararmi per la notte. E fu di parola. Non so con precisione, ma forse tra le 22 e le 23, venne con tutta la furia e la malizia infernali. Non ci posso ripensare. Che orrore! Lottai per molto tempo. Il mio tormento fu che mi pareva ottenesse da me che dicessi: - Non voglio Gesù; non voglio Maria; non voglio il Cielo. Li odio! Volto loro le spalle! Voglio il piacere, voglio godere. - Io non lo posso giurare, ma mi pare di non aver detto nulla di questo. Solo di tanto in tanto potevo chiamare Gesù e Mammina, offrendomi vittima. Nei momenti in cui mi pareva di peccare senza altra possibilità, stringevo come potevo nella mia mano il Crocifisso e la Madonnina, dicendo loro: - Amare, sì! Peccare, no! - Fu tale l'afflizione del mio cuore che per molto tempo credetti di morire.
Mi ricordavo poi delle promesse di Gesù e mi rianimavo. Io voglio il Cielo, ma voglio una morte di amore. Non voglio morire nelle mani di satana. Mi vedevo su un abisso orribile. Tra le tenebre dell'abisso spuntavano ganci uncinati, ben visibili. Spaventatissima perché mi pareva di cader li dentro senza via di scampo, rimasi svenuta. Il cuore arrancava afflitto con rumorose palpitazioni: mi pareva imminente la morte. Solo mentalmente dicevo: - O Gesù mio, se almeno non peccassi, non mi importerebbe questa sofferenza. - Rimasi in tale prostrazione e triste agonia: il peccato, il peccato, che preoccupazione!... Ma venne Gesù e mi parlò: - Non pecchi, non pecchi, figlia mia! Confida, abbi coraggio! Esigo da te questa riparazione. Hai visto quell'abisso? Con la tua sofferenza eviti a molte anime di cadervi. In quei ganci uncinati rimarrebbero prigioniere per sempre... - Giorno di tutti i santi. Nel prepararmi al mattino presto a ricevere Gesù, li ho incaricati di amare per me Gesù, Mammina e la Trinità santissima. Nel dubbio di avere offeso il mio Gesù, gli ho chiesto perdono dei miei peccati ed ho pregato Mammina di chiederlo per me. Volevo fare una Comunione molto fervorosa e santa.
Venne Gesù, ravvivò in me i desideri di un amore sempre più grande. Assai vergognata della mia miseria, non osavo fissare in Lui il mio sguardo né parlargli... Bramavo nascondermi sotto tutte le montagne; e lo feci: corsi verso di esse e tutte caddero su di me. Allora potei esclamare: - Gesù, il mio amore non ha altro fine se non di amarti. Voglio amarti non allo scopo di apparire né di piacere alle creature. -
Continuai a chiedere l'amore di Gesù, sotto il peso schiacciante delle tremende montagne. Volevo vivere la vita del cielo, nel pensiero di quanto avveniva lassù in quel giorno. Volevo festeggiare i santi e lodare il Signore con loro, ma non lo potevo. Gridavo solamente: - Voglio amarti, Gesù! - Ma il mio grido non si faceva udire: non echeggiava fuori, si perdeva soffocato sotto le rocce Che fare, Dio mio?
Accetto con gioia tutto quanto viene dalle tue mani benedette. Sono tua e tutto è per Te. - Di tanto in tanto si intromettevano tra questi desideri di amore le minacce del demonio, finché a notte arrivò furioso. Usò tutti i mezzi e nomi brutti; trovò modo di farmi sentire nell'anima desideri di peccare. Sono cose sue perché io non voglio peccare. Preferisco milioni di inferni alla più lieve colpa... (diario, 1-11-1944).
La mia anima avverte fragori di tempeste
... Sono varie le mie sofferenze. In alcune ore il mio spirito vaga per gli spazi sempre immerso in tenebre spaventose, senza incontrare luogo alcuno in cui riposare un po'. Voglio salire, voglio salire, giungere al Cielo; ma non lo vedo, non lo incontro: ora non esiste. Non vi sono là né Gesù né Mammina; non sentono il grido che Li chiama, non vedono le ansie ed il martirio di questo povero spirito. O mio Dio, tutto perduto.
- O Gesù, perché tanto soffrire? Non vi è il Cielo, non vi sono anime da salvare; tutto cessò di esistere. O Gesù, sono sempre la tua vittima, credo nella tua esistenza; credo nel Cielo ove Tu stai e che mi aspetta per amarti e goderti. - ... Tristi ore, tristi giorni del mio vivere... Ore terribili di grande confusione... La mia anima avverte fragori di tempeste... ... Mio Dio, che distruzione! Davanti a me una spaventosa montagna: non posso salire lassù, né posso retrocedere nemmeno di un passo. Di colpo mi sentii in ginocchio, con gli occhi rivolti verso l'alto e invocai i nomi di Gesù e di Mammina. Gridai forte dall'intimo della mia anima ma il mio grido non salì lassù: si disperdeva tra le rocce della montagna, si inzuppava nel mio sangue e nelle mie carni lacerate dalle spine, per morire lì con me. ... II demonio non mi tormenta con i suoi assalti, ma con raggiri e parole scandalose. Viene presso di me come per aggredirmi, ma non mi tocca. Mi minaccia dicendomi: - Devo distruggere il tuo corpo. - E aggiunge molti atteggiamenti turpi. - Pecchi come vuoi e quando vuoi. - Fingendosi molto soddisfatto, batte le mani, danza e sghignazza. - Guarda: d. Umberto ed il medico non ritornano più qui; ti hanno abbandonata; ti credevano una innocente e invece sei... - (e mi dice ciò che vi è di peggiore). Con altre sghignazzate aggiunge: - Hanno proibito ad essi di venire qui. - Mio Gesù, il padre della menzogna non mi abbandona. È nemico mio, ma anche tuo. Ho bisogno di chi mi sostenga. Dammi coraggio. Non mi lasciar peccare. Sono poverissima, dammi la tua ricchezza; sono all'oscuro, dammi la tua luce. Sono tua, Gesù, sono delle anime. - (diario, 14-11-1944).
Nuovi assalti del demonio: questa notte venne con tutto il furore... - Distruggerò il tuo corpo. Puoi vivere di piacere come vivi di amore. Peccare è molto meglio. Ti trascinerò al piacere. - E poi, sghignazzando: - Vedi? D. Umberto ed il medico non ritornano più qui: ne hanno avuto la proibizione. - E aggiungeva titoli sporchi.
Il demonio, qualche volta, dice la verità. Già da alcuni giorni avevo avuto il presentimento che a d. Umberto era stato proibito di venire da me...
La lotta contro il maledetto si protrasse per molto tempo... Rimasi sfinita per tanto lottare. ... Il mattino seguente, alcune ore dopo la Comunione, nel vedere i miei a consumare cibi che mi piacevano sentii nostalgie quasi insopportabili di alimentarmi. Ma restai in silenzio offrendo a Gesù il sacrificio e le nostalgie per il cibo per coloro che hanno soltanto brame per il peccato e si alimentano di cose che offendono Gesù.
Un doloroso taglio
Era sera quando ebbi notizie che mi confermarono i presentimenti. Mio Dio, quale profondo colpo nel mio cuore! Non me lo dissero, ma arrivai a credere che a d. Umberto era stato proibito di venire qui. Fra me dicevo: - Sia fatta la volontà del Signore! Sia benedetta la mia croce! - Potei innalzare le mie mani e recitare il « Magnificat » come ringraziamento. - Accetta, o mio Gesù, anche questa offerta. - Una forza inspiegabile invase il mio cuore: volevo cantare inni di lode e di ringraziamento. Recitai le orazioni della notte con tutto l'entusiasmo e tutta l'energia. Ci furono lacrime, molte lacrime intorno a me. Io dissi alcune parole di conforto ma non valsero a nulla. Al mio fianco vedevo una sepoltura aperta per mia sorella e mi pareva di essere stata io a scavarla. - Sono io, o Gesù, che sto seppellendo Deolinda, ma involontariamente. -
Il mio cuore sanguinava nel profondo. - O Gesù, o Mammina, sia tutto per vostro amore e per le anime. Che io rimanga sola, che tutti mi abbandonino; ma Voi non abbandonatemi! Confido, confido. - (diario, 15-11-44).
Mi rubano le guide datemi dal Cielo
« ... Le scrivo qualcuna delle molte cose che ho nell'anima. Da vari giorni mi faceva tanto soffrire la seguente impressione: mi pareva che lei avesse ricevuta la proibizione di venire qui. Che tempesta sentivo lontano! Soffersi sola per non rattristare mia sorella;... Ora che tutto si è saputo, le chiedo la carità di dirmi il vero, perché in questo stato soffro di più. Mi sia franco, per amore di Gesù e di Mammina, nella certezza che non cesserò di avere per codesta Casa salesiana la più grande e santa affezione. Non pensi, mio buon padre, che tralasci di pregare e di soffrire per tutti. Oh, no! Sarei una ingrata e preferirei morire. Riconosco di essere debitrice di molto: soltanto in cielo conoscerà il bene che è venuto a fare alla mia povera anima. Non ho mai avuto, con continuità, nella mia vita spirituale sostegno e luce necessari per percorrere i miei sentieri tanto spinosi. Poveri uomini che mi rubano le guide datemi dal Cielo!... I miei voti sono che il Signore non castighi e non chieda conto a quelle persone che mi fanno tanto male... Non capiscono di più... Se io non darò a Gesù quanto esige da me, la colpa sarà loro, perché mi hanno rubato chi mi insegnava ad amare Colui che non è amato e mi aiutava a salire il mio così doloroso calvario. Posso appoggiarmi solo a Gesù, solo a Lui e a nulla di quanto è nel mondo... Alzo lo sguardo al Cielo, lo fisso in Gesù e in Mammina e mi sento forte per ricevere il secondo colpo della separazione da chi comprendeva così bene la mia anima.
Che altro avverrà ora? Venga ciò che deve avvenire: confido nelle forze del Cielo.
Se le proibiranno di scrivermi e di ricevere le mie lettere, la prego, per i dolori di Mammina, di non affliggersi: non soffra per causa mia`. Obbediamo ciecamente. Gesù supplirà e mi userà misericordia. Non mi dimentichi per carità: Nessuno può proibirci di pregare l'uno per l'altro, né di amare il Signore. Mi resta questo: nessuno può rubarmi Gesù. Soltanto il peccato espellerebbe dal mio cuore le tre Persone divine... » (lettera a d. Umberto, 17-11-1944). ... Un timore si impossessò di me. Con i presentimenti avuti e realizzati che tanto mi facevano soffrire, attesi con ansietà il parroco per vedere se mi diceva di avere avuto ordine di non darmi più Gesù. Venne; non mi disse nulla, ma il timore continua. Avverrà anche questo? Mi rubano tutto, eccetto Te, o Gesù. Tenteranno di farlo? - O mio Dio, io merito tutto per le mie cattiverie e miserie. Sono sicura, mio Gesù, che se procederanno così, Tu supplirai in altro modo: lo sai bene, vivo solo per Te. - È arrivato un sacerdote di Mogofores s' con una famiglia. Mi costò molto! Nuove spine mi hanno ferita perché non è venuto colui che capiva tanto bene la mia anima. Cercai di nascondere il mio dolore con il sorriso. Manifestai i miei presentimenti; risposero celando il più possibile la verità, ma io compresi tutto. Nel congedarli non so dire il dolore profondo che provai. Sentii sante nostalgie per tutto quello che la cattiveria degli uomini mi aveva rubato. Consegnai tutto a Gesù, per tutti chiesi perdono e il suo divino amore. Volontà del mio Dio, quanto ti desidero e ti amo!
Mi sentii più forte e così potei coprire con il sorriso il dolore che mi spezzava l'anima... (diario, 16-11-1944).
II mio nome percorre il mondo come foglia che tempesta trascina
Detterò ciò che mi avviene nell'anima per ubbidire, non per soddisfare i miei desideri'.
Ho sempre davanti a me l'enormità delle mie miserie passate e temo sempre nuove cadute. Che orrore, vedere sempre quello che sono stata! Come posso io, che sono solo miseria, dire qualcosa di buono? Sono ben tristi questi pensieri e timori! La mia confusione aumenta nel vedermi a mani vuote... Vado alla presenza di Gesù senza niente, niente. Mio Dio... senza vita per praticare il bene, e senza amore per amarti!
Solo per amare e praticare il bene la vita è breve e non la sento e non l'ho. Invece, nell'attesa di venire a Te, o Gesù, per amarti e lodarti eternamente, anche un'ora è una eternità. Come posso star qui? La mia vita che appartiene a non so chi è fuggita lassù e di là contempla il luogo ove ha lasciato questo povero corpo... che lotta e soffre come non so esprimere. Dal di dentro vengono onde di fuoco, fuoco che brucia persino la mia lingua. Sovente chiedo un po' di acqua per le mie labbra, per vedere di saziare la mia sete. Impossibile! Gli ardori non cessano e dico di portar via l'acqua senza poterla inghiottire. Quanto soffrono i dannati!... Continuo a sentire lontano orrori di tempesta. Sento cuori rivoltati contro di me: tentano annullare il mio nome, tentano, soffocare quanto esiste in me, mentre fra queste povere pareti soffro fino all'impossibile.
Il mio nome percorre il mondo come foglia che la tempesta trascina. Sono perseguitata e calunniata. - Per chi, Gesù mio? Tu lo sai! Per Te e per le anime. - Sento questo mio corpo in una massa di sangue; lo sento fra due montagne che lo schiacciano fino a farlo sparire, ri,dotto al nulla... Mio Dio, tutto morto, tutto perduto! E io sola, senza nessuno! Fra quelle due montagne, luogo di supplizio, non entra un raggio di luce. Chi potrà soccorrermi? Non vi è nessuno. Se vi fosse e io lo potessi, andrei in ginocchio a chiedere aiuto perché liberassero colui che tanto soffre e di cui sento tanto la mancanza. Quanta luce avrei ricevuto e quanto amore in più da me riceverebbe Gesù! Se potessi andrei in ginocchio da chi mi fa soffrire per domandare: - In che cosa vi offesi e come? Se vi offesi, perdonatemi. Se non vi offesi, perché mi trattate così? - ... (diario, 21-11-1944).
... Oggi, dopo la Comunione, mi sfogai con il mio Gesù a sollievo della mia sofferenza, ma senza pensare ad una risposta. Gesù dapprima incendiò il mio cuore con fiamme vive... Poi cominciò a parlarmi dolcemente: - Mia figlia, il tuo dolore è la mia consolazione; le tue lacrime sono per Me sorrisi, per la riparazione che mi dai. Coraggio! Non temere! Coraggio per tutte le prove passate e quelle che possono ancora venire. Hai il tuo Gesù. Cosa puoi temere? Hai la grazia e la forza per combattere e vincere migliaia di mondi. La vittoria è mia, soltanto mia. La gloria è mia e di coloro che si prendono cura di ciò che è mio. - Acquistai nuova forza e stimolo nella mia anima. Durò poco e ritornai alla solita sofferenza... (diario, 26-11-1944). Rimani
Tu, o Gesù: questo mi basta...- Ahi, arrivano il venerdì ed il primo sabato: due giorni in cui Tu mi parli. O Gesù, vi sono tante anime che non conoscono nulla di tutto questo e Ti amano e sono sante. Anch'io potrei amarti senza queste cose. Avessi volontà mia! Ma non l'ho e non la voglio. È sempre un tormento quando mi dici cose da trasmettere al altre persone. Qualche volta l'ho fatto, ma a poche. Non sono capace di farlo se non per scritto e se per qualche motivo ne sono obbligata; mi costa un sacrificio enorme. Se non è necessario, non dico mai « Guarda che Gesù ha detto... », neppure con mia sorella mi prenda questa libertà; non ci riesco, ho vergogna. - Se il Signore si lamenta di persone in generale, senza nominarle, quando detto mi sento intimidita, vorrei occultarle dicendo di meno; la stessa cosa quando dice a me parole di lode: soltanto Gesù sa la mia vergogna e il mio soffrire. Erano le 14,30 quando sentii dei passi. Capii subito che era il parroco. Quando lo vidi da solo senza che altri lo accompagnassero, pensai subito che era giunta l'ora per nuove prove. Entrò, si sedette al mio fianco e mi domandò subito chi era il mio direttore, aggiungendo: - Faccio questo perché obbligato. Mi costa. Ma abbi pazienza: bisogna fare così fino a nuovi ordini, fino a che si chiariscano le cose. Non puoi confessarti a d. Umberto. Non posso consentirgli di celebrare in chiesa né di portarti la Comunione se egli non mi presenterà un permesso scritto dell'arcivescovo. - Gli risposi: - Obbediamo, signor parroco! Benedetto e lodato il Signore! - Mi domandò se io sapevo perché d. Umberto era venuto qui. Risposi che lo ignoravo. - Ma lui è il tuo direttore? -
- Mi sono confessata a lui due o tre volte. Non sono solita farlo. Ma avevo visto che egli comprendeva la mia anima. Il mio confessore è p. Alberto, lo sa. -
- Ma è il tuo direttore? - Mi ha diretta. Però disse che non intendeva intromettersi e accantonare altri: cioè p. Pinho e il confessore p. Alberto. Aggiunse essere anzi opportuno che p. Alberto sapesse che io mi ero confessata da lui. -
Il parroco, con molta carità, mi disse: - D. Umberto può, venire qui a visitarti e può anche consigliarti per scritto. - Terminato l'interrogatorio, se ne andò.
Appena uscito, entrò in camera mia una persona di famiglia a domandarmi cosa c'era di nuovo. Sorridendo risposi: - Sono carezze di Gesù. - Continuai a sorridere durante tutta la conversazione. Avevo in me una forza così grande che potei ricevere tutto con rassegnazione e gioia. Ma questa forza doveva durare poco. Potei ancora dire a mia sorella alcune parole di conforto: - Non rattristarti! Se Dio è con noi, chi contro di noi? Gesù è degno di tutto il nostro amore. Sia tutto per le anime! - A poco a poco venni meno sotto il peso schiacciante del dolore: mi si fermò il cuore due volte e mi parve di perdere la vita. Mi sfuggirono alcune lacrime che offersi a Gesù come atti di amore.
- Mio Dio, per tua grazia non ho nessun attaccamento al mondo, neppure alle creature. Ciò che io voglio è ricevere Te, e non mi importa che sia da questo o da quell'altro sacerdote. Sei sempre lo stesso, Gesù; sei sempre il Desiderato della mia anima. Necessito di luce e di chi mi comprenda e sono privata di tutto. Sia fatta la tua Volontà. Rimani Tu, o Gesù, e questo mi basta. - Arrivò il mio medico e mi sfogai con lui. Mi incoraggiò come sempre. Nel congedarsi aggiunse: - Allora, sente coraggio? - Lo sento, ma, signor dottore, ho anche un cuore per soffrire! Lo avessi pure per amare!... - A sera recitai per due volte il « Magnificat »... - Sento, o mio Gesù, che non finiscono qui le mie prove. Venga ciò che deve venire: Tu sii sempre con me. Confido, confido, spero in Te. - (diario, 27-11-1944).
« ... Sono timida e dubbiosa; molto incerta se devo dettarequeste poche parole. È da giorni che penso di farlo, ma mi mancano le forze ed il coraggio. Oggi non posso più farne a meno. Se lei avesse ordini in contrario e non potesse leggere questa mia la butti nel fuoco, così scomparirà per sempre. Non voglio, padre mio, essere strumento di sofferenza per nessuno. Soffra io, giacché Gesù mi ha destinata al dolore; soffra io, che per le mie grandi miserie debbo soffrire per riparare; soffra io i più grandi dolori e amarezze per consolare il mio Gesù e dargli anime; soffra io tutto, muoia sotto il peso delle più grandi umiliazioni, ma non soffra Gesù per causa mia; non sia Lui offeso per colpa mia, né coloro cui devo molto e che hanno fatto tanto per me. Non voglio esser ingrata né verso Gesù né verso alcuna creatura; mio buon padre, Gesù le paghi ciò che fece per me e tutta la cura avuta per la mia povera anima. Sapesse quanto necessito di luce! Sapesse in quale mare immenso di dolore sono immersa! Oh, se il mondo conoscesse il dolore! Se gli uomini comprendessero la mancanza di un direttore santo e sapiente al timone di un'anima! Poveretti! Ignorano queste verità e necessità e quindi continuano a comportarsi in modo da rubarmi tutto. Gesù perdoni loro; anche da me sono perdonati... Il signor p. Antonio non è venuto La proibizione è anche per altri? Che avverrà ancora?... » (lettera a d. Umberto,. 27-11-1944).
Non chiedo vendette per chi mi fa soffrire, ma abbondanza di grazie
Passa un giorno, passa un anno, ne passa un altro ed ogni volta mi trovo con sofferenze sempre maggiori. Non so come si possa soffrire così, come si possa resistere a tanto. Non voglio dirlo, che soffro, perché non sono io a soffrire: è Gesù che soffre in me. La mia anima lasciò la terra, ma continua a sentire il dolore: si sente dilacerata, distrutta...
Mio Dio, quanto costa questa separazione dell'anima dal corpo! Quanto costa non aver vita e sentire il dolore! Tutto fugge da me: non sento la presenza dello Spirito Santo; non sento amore per Gesù. Di tanto in tanto ho nostalgie di amarlo: sono ansie; è un amore che nasce per morire subito, è un fuoco che distrugge, ma è smorzato: non si vede segno di fiamme. O dolore che uccidi l'amore! O dolore, di chi sei tu e per chi soffri?
- Gesù, sono sulla cima del calvario, inchiodata sulla croce. Non cessano il mio terrore ed il mio grido. Povera me! Ma non è udito: è soffocato dal fischio dei venti, dalla furia delle tempeste che non cessano, che continuano sempre. È soffocato dalle urla della umanità rivoltata contro di me. Dall'alto della croce non posso alzare gli occhi a Te, o Gesù. Ho vergogna, mi pare di non essere neppure udita da Te... - Nello scoramento giunsi a chiedere al mio medico se potevo fuggire ove nulla più si sapesse di me.
- Mio Gesù, vorrei andarmene, ma non per fuggire al dolore, Tu lo sai bene, ma per essere dimenticata, per non essere di inciampo alle anime, per non causare turbamenti, come afferma qualcuno. Non chiedo vendetta per chi mi fa soffrire. Desidero per loro quello che desidero per me: abbondanza di grazie e l'Amore sommo. Non sono parole uscite solo dalle mie labbra, ma mi escono dal cuore e dell'anima... O Gesù, non ho mai cercato di ingannare qualcuno. Né mi passò per la mente di fare il bene per riuscire gradita alle creature e passare per buona. Mai ebbi la tentazione di ingannare Te, mio Gesù. So che sarebbe impossibile; ma Tu lo sai che io non l'ho pensato, che non voglio figurare per ciò che non sono. Per tua grazia conosco la mia miseria; sono cattiva per colpa mia, solo per mia colpa; e per tua misericordia confesso umilmente di esserlo. Neppure ho pensato di servirmi di Te per rimediare ai miei mali, né a quelli dei miei ma soltanto per implorare il tuo soccorso e confidare sempre nel tuo rimedio...
Potessi, o Gesù, scendere dal mio letto, passare la notte sul duro pavimento per fare penitenza ed implorare le tue divine grazie per tutti quelli che soffrono per causa mia! Soffrissi almeno sola! Mi costa tanto che soffrano coloro che mi sono cari, e coloro cui tanto devo per quanto hanno fatto per me... - (diario, 30-11-1944)
Da Me scelta per ricordare ai mondo ciò che Cristo ha sofferto (Momenti della Passione)
... All'aurora mi sentivo in prigione: triste, stanca, piena di paura e di vergogna.
Più tardi, mani legate e testa sofferente e sanguinante perle ferite delle spine, mi pareva di essere condotta a percorrere strade. Una moltitudine di curiosi mi guardava: gli uni con compassione, gli altri con disprezzo. Udivo il tumulto del popolo: chiasso enorme! Mi sentivo sola. Guardai a Gesù crocifisso: mi pensai abbracciata alla croce e gli dissi: - Mio Gesù, che importa se tutti mi abbandonano, se mi resti Tu? Se Ti possiedo e Tu stai con me, non sono sola. - Nel pomeriggio mi sentivo sulla croce: l'anima inchiodata con il corpo, ambedue nello stesso dolore. L'anima elevava lo sguardo al cielo: nulla vedeva se non dolore e morte, nulla poteva dire a Gesù. Venne Lui, venne pieno d'amore: - Vieni, figlia mia, pazza di dolore e di amore, vieni verso di Me. È dolore che salva le anime, è pazzia di amore per Me. Se il mondo conoscesse questa vita di amore, questa unione coniugale di Gesù con l'anima vergine, con l'anima che sceglie per sua sposa! La ignora e, siccome la ignora, la calunnia, la disprezza, la perseguita. O mia colomba bella, tu sei sposa e sei madre; madre che non cessa di essere vergine. Sei madre dei peccatori: sono figli del tuo dolore, figli del tuo sangue che stai perdendo goccia a goccia, figli del tuo amore. Dal cielo, figlia mia, udirai sovente molti peccatori chiamarti dalla terra ed acclamarti col dolce nome di madre. Ti acclameranno così coloro che si vedranno liberi dalle mani del demonio e riconosceranno di essere stati liberati da te, avvicinandosi così al mio Cuore divino. Grande amore, beato dolore!... - Mio Gesù, mio Gesù, quanto resto vergognosa e confusa! Se io potessi occultare tutto questo! Se fosse solo fra Te e me! Mi confonde sentire questo e vedere la mia miseria! - Già lo sai che ho bisogno della tua miseria per nascondere in te le mie grandezze. Scrivi tutto, scrivi, figlia mia. Se ciò che dico rimanesse occulto, nulla gioverebbe per il mondo. Madre dei peccatori, nuova corredentrice, salvali. Non vi fu mai né tornerà ad esserci una vittima immolata sotto questa forma, perché mai vi fu tanta necessità come oggi; mai il mondo ha peccato così. Diciannove secoli sono trascorsi da quando lo venni sulla terra e dovetti ancora oggi suscitare una nuova anima corredentrice scelta da Me per ricordare al mondo ciò che Cristo ha sofferto, ciò che è il dolore, cioè che è l'amore e la pazzia per le anime. Sei la nuova corredentrice che vieni a salvarle, sei la nuova corredentrice che incendia nella umanità l'amore di Gesù. Nuova corredentrice che sarà ricordata fino a quando il mondo esisterà. Figlia mia, sei libro nel quale sono scritte con dolore e con sangue, a lettere d'oro, tutte le scienze divine! Coraggio, amata, non temere le tempeste, non temere il rimbombo del tuono annunziatore della nube che fa piovere grazie, amore e manna celeste. Saziati, figlia mia: è di amore e di manna che tu vivi. Saziati per distribuire alle anime. - Grazie, o mio Gesù! - Mi sentii immersa nell'amore di Gesù con tale intensità che, terminato il colloquio, pensavo di non sopportare il fuoco che mi divorava il cuore... (diario, 1-12-1944, venerdì).
Notte di dolore, notte di tenebre. Venne il demonio... Mi apparve sotto forma di un serpente spaventoso: era della grossezza di una persona, coperto di squame lunghe e schifose. Si arrotolava in modo da sembrare non uno ma una montagna di serpenti. Ne restai sbigottita... - Sei condannata all'inferno: di' che vuoi il piacere, di' che vuoi peccare. O desisti dalla tua offerta di vittima o schiaccio questo tuo corpo e ti inghiotto. - Così dicendo faceva una mossa come per inghiottirmi. Nei momenti più disperati invocai l'aiuto del Cielo... Come Gesù vigila e difende chi non vuole offenderlo! Fui liberata... Nonostante la notte fosse luminosa, io rimasi nella più grande oscurità e in una tristezza di morte... Al mattino, dopo la Comunione, Gesù mi parlò con la sua consueta dolcezza: - Figlia mia, colomba amata, bianco giglio, vieni e ascoltami. Lo sposo che ama è fedele, confida alla sposa i suoi dolori e dispiaceri. Guardami, sono triste! È molto ferito il mio divin Cuore. I peccatori non desistono dai loro crimini. Mi offendono sempre più con disonestà ed impurità. Il piacere, la carne, la maledetta carne! Anche dai sacerdoti sono tanto offeso... Fanno strage, scandalizzano tanto! Coraggio! Dammi riparazione con i combattimenti contro il demonio... Il dolore è figlio dell'amore. È con dolore e amore che dai vita ai figli miei. Questo dolore e questo amore potevano essere partecipati soltanto da una vittima, cui fu dato di compiere sulla terra la missione più alta e sublime. Gli amici della mia causa portano nelle loro mani il labaro del trionfo e della regalità divina. Coraggio, figlia mia. E’ Gesù che te lo chiede: coraggio! Ti rendo simile a Me. Anch'io fui perseguitato. In tutti i tempi la mia Chiesa e ciò che è mio furono oggetto di persecuzione. Come non deve esserlo ora la mia causa più ricca, la missione più difficile? Coraggio, amata! È la rabbia di Satana. -
Venne poi alla mia destra Mammina. Mi chiese di aver coraggio in nome del suo Figlio divino: - Animo, animo, figlia mia! Te lo chiedo in nome del mio amore e in nome del tuo e mio Gesù! Accetta, soffri tutto. Consola il suo Cuore ferito dai peccati del mondo.
E ora vengo a confermare le parole del mio divin Figlio. Sei regina dei peccatori, sei regina del mondo. Accetta il mio santissimo manto, è tuo; rappresentami. Avvolgi in esso, colloca attorno a te coloro che ti sono più cari e che più da vicino partecipano al tuo dolore. Prendendosi cura della causa del mio Gesù, sono cari al tuo cuore, al mio e al Cuore del mio Figlio benedetto. Coloro che abbiamo associato alla tua sofferenza sono quelli che più da vicino vogliamo purificare e santificare. Colloca poi attorno a te tutti i peccatori. Puoi coprire con il mio manto il mondo intero. Basta per tutti. Accetta la mia corona. Sei incoronata da Me. Sei regina! - Mio Dio, che vergogna! Come ero piccola, meschina, di fronte a Mammina!... (diario, 2-12-1944).
Gesù mi consegnò l'umanità (Momenti della Passione)
... Come una colomba che nell'oscurità non vede la via, sto muovendo nell'aria le ali legate senza poter né scendere né salire, timorosa di cadere irrimediabilmente. O mio Dio, che sarà di me?... Stamane assai presto era grandissimo il dolore che sentivo in me: erano molto forti la ripugnanza e la vergogna che mi causava la vista di tutto il popolo che si preparava in attesa di nuovi avvenimenti. Mi pareva di vedere gruppi, qui e là, a fare commenti. Mio Dio, mi attende il venerdì! Che paura! Tutto questo che sento e vedo è avvenuto in Te, o Gesù! Sono sofferenze tue, che hai sopportato per amor mio!
Il mio sguardo mi pare che penetri nell'intimo di tutta la moltitudine che riempie le strade: la mia anima sente tutto. Sul fianco di una altura, presso l'entrata della città, la pianta di fico maledetta da Gesù; più in basso, qualcuno porta sul capo un'anfora di acqua; avvengono abboccamenti: parlano, si preparano a nuovi avvenimenti. Vedo tutto, sento tutto. Quanto soffro in silenzio! Quella pianta di fico ricordo di averla veduta verde; oggi è secca, come legna vecchia per il fuoco. Io non pensavo affatto a tutto questo; anzi, sentendo che iniziavo a rivivere queste scene, cercavo di distrarmi e di far conto di non sentire nulla. Sforzo inutile. Questi sentimenti si ravvivavano sempre più nella mia anima. Mi sforzavo di non voler sentire, non per sfuggire al dolore né alla volontà del mio Gesù, ma per il timore di confondermi e di illudermi. Mi sono però convinta che non erano illusioni. Gesù, nel vedere il mio timore dell'inganno, non poteva lasciarmi ingannare. Nessuno come Lui sa che non voglio ingannare alcuno... (diario, 7-12-1944).
... Venne Gesù, mi riscaldò con il calore del suo divino amore. Mi disse: - Il tuo dolore, figlia mia, è dolore di salvezza. Il mare immenso di sangue che sgorga dal tuo cuore è il luogo ove sono immersi i peccatori. E' nel sangue del tuo dolore che essi sono purificati. Sei una seconda arca di Noè. In te racchiudo i peccatori; in te, come in quell'arca, racchiudo tutto per la vita del nuovo mondo. Il tuo dolore, la tua immolazione sono dolore e immolazione di vita più per le anime che per i corpi. Coraggio, figliolina! Non temere nulla. La pioggia che cade sulla nuova arca non è di condanna, ma di salvezza: è pioggia di umiliazioni, disprezzi e sacrifici. L'arca non è in pericolo: naviga nelle altezze. Una volta abbassate le acque della persecuzione, il mondo vedrà la ricchezza di salvezza che l'arca conteneva. Figliolina mia, è con Me la mia Madre benedetta, ascolta ciò che ti dice. - - Figlia mia, eccomi con il mio divin Figlio a consegnarti l'umanità e a chiuderla nel tuo cuore. Le chiavi restano in mano a Gesù e alla tua cara Mammina. Ti ho dato il mio manto e la mia corona di regina: sei stata coronata da Me. Sei regina dei peccatori, del mondo, scelta da Gesù e da Maria. Oggi, giorno della mia concezione immacolata, ti consegniamo il tuo possedimento regale. Da oggi è tuo, guidalo, custodiscilo. Custodiscilo sulla terra così come dopo lo custodirai e guiderai dal cielo. Ho scelto questo giorno festivo in mio onore, perché in unione a me sia festeggiato il giorno di questa consegna della umanità... - Sentii come se mi aprissero il cuore. Depositato in esso qualcosa, lo rinchiusero a chiave. Gli diedero calore. Poi rimasi tra Gesù e Maria come in una pressa: talmente mi stringevano fra i loro Cuori divini che mi pareva non poter resistere a tanto amore... Mammina continuò: - Figliolina amata, ricevi la vita della quale vivi, ricevi la vita del cielo, ricevila e dàlla alle anime. - Gesù aggiunse: - Puro giglio, stella scintillante che brillerai notte e giorno, a luce e guida dei peccatori, a luce e guida di quanti mi vorranno seguire ed amare con amore molto puro e forte, coraggio, non temere la guerra del mondo... - ... O Concezione pura, o Madre di Gesù, custodisci il mio corpo inchiodato sulla croce, alla croce abbracciato... - Ricevetti nuove consolazioni da Gesù e da Mammina, feci loro la consegna di me stessa, di coloro che mi sono cari e infine del mondo intero, includendo quelli che più mi fanno soffrire. - Mammina, metto nelle tue mani l'umanità... Salvala, solo Tu lo puoi.
Mi sento tutta confusa e vergognosa per questa consegna del mondo. Che può mai questa mia miseria senza la vostra protezione? O Gesù, o Mammina, mi consegno a Voi, come il soldato che vuol combattere per difendere il vostro regno. Voglio lottare e obbedire: comandate! Io, con la vostra grazia, farò frutto; sarò forte. Con la grazia e la forza dall'Alto sarà salvo il mondo... - (diario, 8-12-1944).
Un piccolo raggio di luce
Nella mattinata di oggi, per causa del mio dolore, non potevo fare le mie orazioni, né prepararmi, come dovevo, a ricevere la Comunione. L'anima si lacerava come uno straccio logoro, filo per filo, si polverizzava, si dissolveva... Neppure la venuta di Gesù mi diede sollievo e gioia. Rimasi nello stesso stato d'animo. Lo ringraziai come meglio potei. Mi posi poi a leggere la corrispondenza che mi avevano consegnato. La seconda lettera che lessi fece brillare un piccolo raggio di luce nella mia anima. Si sollevò da me il peso schiacciante che opprimeva tutto il mio essere: senza venire meno alla santa obbedienza, d. Umberto può scrivermi per alleggerire così un poco il mio dolore e darmi luce fra tante tenebre Non so come, in un impulso di amore, potei inginocchiarmi sul letto, alzare le mani, recitare il « Magnificat »: prehiera che faccio sempre quando ricevo da Gesù una attenzione, sia che venga a ferirmi, sia che venga ad addolcire la mia sofferenza... Con mia sorella e le mie cugine cantammo lodi a Gesù sacramentato e a Mammina. Dopo, caddi sul mio letto e ritornai sulla mia croce amata. La gioia morì subito. Accetto tutto come Gesù vuole. Non sono solita abbandonarmi alla gioia, ma se lo facessi, mi sentirei sollevata per poco tempo: improvvisamente nasce, improvvisamente muore. Le stesse estasi muoiono come cose che non mi riguardino.
Trascorsi il resto della giornata immersa nella sofferenza, sentendo nella mia anima l'umiliazione per cui passarono i padri salesiani per colpa mia. Per avere fatto del bene e sollevato una povera anima, hanno pure sofferto. Ma come è dolce soffrire per amore di Gesù e delle anime!... (diario, 9-12-1944)... Grazie a Gesù e a Mammina, oggi posso respirare; e anche mia sorella e la mia famiglia. Sia benedetto il Signore!... Non le ho scritto, come desideravo, perché non potevo. Creda, mio buon padre, che non fu per dimenticanza. Quante volte pensai di farlo, ma non fui capace! Si impossessava un tale timore di essere causa di maggior sofferenza per lei, cosa che non voglio affatto, che, per quanto mi sforzassi, non ero capace di dettare qualche parola. Però continuai a pregare e a soffrire per tutti. Questa dolorosissima prova non mi strappò dal cuore la grande e santa stima che ho per loro; anzi, la aumentò. Il Signore mi fece sentire che la colpa non era del suo superiore; al contrario, mi affermò spesso che egli è innocente. Ma anche se non lo fosse, non dovevano, per causa mia, soffrirne gli altri: io sarei stata sempre la stessa e non avrei tralasciato di pregare per lui. Ieri, quante volte guardai la foto della vostra cappella per "vedere" se vi era Gesù esposto e se vi "vedevo" in adorazione. Non "vidi" nulla`. Vi accompagnai in ispirito; pregai e soffersi per tutti. Vi affidai alla Madonna durante l'estasi del pomeriggio ed in particolare coloro che fecero la vestizione e presero la medaglia: - Mammina, fa' che essi siano puri e che d'ora in avanti non macchino le loro anime neppure con un solo peccato veniale deliberato...» (lettera a d. Umberto, 9-12-1944).
Convertitevi, convertitevi, peccatori!
... Sono stanca per tanta sofferenza; il corpo vien meno, ma la volontà è pronta: brama e vuole solamente la volontà divina. In questi ultimi giorni cominciai a sentire più che mai, e oggi in modo quasi insopportabile, le ansie di salvare il mondo... Voglio tutto il sacrificio e di buona volontà mi lascio immolare per salvarlo. Vorrei avere in mano un pugnale per aprirmi nel cuore una piaga tanto profonda che mi desse sangue a sufficienza per scrivere su tutta la terra: « convertitevi, o peccatori, non offendete più Gesù! Il cielo è tanto bello! Ed Egli creò tutti per il cielo ». Vorrei andare in ginocchio, bocconi, in tutte le parti del mondo, per lasciare ben visibili, in ogni palmo di terra, scritte da me e con il mio sangue queste parole: « Peccatori, convertitevi, convertitevi! ».
Non so che cosa devo fare di più, mio Gesù, per Te e per le anime. Durante la notte subii gli assalti del demonio... Vidi abissi senza fine. In mezzo a sporchi detriti stavano grandi serpenti ed enormi coccodrilli che tormentavano e terrorizzavano una moltitudine che penso fossero le anime cadute laggiù. Stanca per la lotta, e timorosa di cadervi dentro, non potevo invocare Gesù. E il demonio mi diceva: - Invoca me, di' che vuoi me, che non vuoi Dio, che vuoi il peccato e il piacere. - ... Solo nei momenti più tremendi, verso la fine della lotta, potei invocare il Cielo... Nello stesso luogo dove erano gli abissi mi apparve un bel giardino pieno di fiori, di varie qualità. Che belli! Fra di essi cadevano raggi molto brillanti, più brillanti dell'oro. Contemplai tutto senza saperne il significato.
Nel medesimo istante, Gesù mi disse: - I fiori di questo bel giardino sono le tue eroiche virtù. I loro petali sono fini, delicati, il loro profumo è attraente; i raggi sono del mio divino amore. Non piangere, figliolina; la tua purezza non si macchia nei combattimenti contro il demonio; tu ne esci ogni volta più pura e piena di fascino. È la riparazione che Io esigo da te. Se non vi fosse questa riparazione, cadrebbero negli abissi che hai visto ora tante e tante anime, rimanendovi là eternamente... - (diario, 11-12-1944).
Un nuovo tormento per l'anima mia, che mi fa soffrire e non mi lascia tranquilla: vorrei nascondermi in uno scrigno, che nessuno sapesse né potesse aprire; vorrei stringermi le braccia sul cuore con una stretta che nessuno potesse svincolare, perché voglio difendere non so che cosa che mi è stato consegnato e che devo vegliare e custodire. - Mio Dio, non so come riuscire a difenderlo, conservarlo bene e conservarlo tutto. Mi rifugio, o Gesù, nel tuo divin Cuore; sia esso lo scrigno benedetto che conservi me per sempre e questa consegna che mi è stata fatta e mi dà tante preoccupazioni. Lì, starò bene, sarò sicura. Non correrò pericoli; né io né ciò che devo custodire. Custodiscimi per sempre. -
« Chi soffre con Me, con Me vince »
(Momenti della Passione)È giovedì, è già notte. Grande tormento. Ogni venerdì che si avvicina è per me una morte. Sento come se mi trovassi in un banchetto di gioia ed io parlassi con chi parla e sorridessi con chi sorride. E la mia anima, in grande agonia, lascia la terra, sale al cielo per esclamare: - O mio Dio, che cosa mi attende! - Mentre perdura quel banchetto di gioia, il cuore, là fuori è schiacciato, maltrattato, schernito e disprezzato. Tutti sorridono con sarcasmo in attesa di nuovi avvenimenti. - Gesù, sono la tua vittima e nulla più. - (diario, 14-12-1944).
Prima dell'aurora mi svegliai da un leggero sonno. Mio Dio, è venerdì. Cadde su di me una notte oscura. Ad ogni momento che passava mi pareva di camminare verso la morte;
non come chi cammina con amore e gioia, ma come chi, per la morte, sente il più grande orrore e la maggiore ripugnanza. Immersa in questo dolore, giunse l'ora della Comunione. Feci le mie richieste a Gesù. Mi parlò. Ricevetti forza per resistere al dolore e sopportare gli spintoni, le beffe, gli scherni che ricevevo. Dovevo soffrire tutto in silenzio, senza aprire bocca. Sentivo il dolore di Qualcuno che piangeva nel vedere quanto io soffrivo. E questo Qualcuno era amore di Madre. In silenzio unii il mio dolore a quel dolore. Venne Gesù e con tenera e dolce voce mi disse: - Figlia mia, unisci il tuo dolore al mio; addolciscilo nell'amore del mio Cuore divino; Io addolcisco il mio nel tuo. Tu mi ami; da Me sei amata; sei scrigno di ricchezza, depositaria dei doni divini. Figlia mia, angelo caro, il tuo dolore servì per adornare il manto e la corona che la tua Mammina ti ha consegnato... È dolore di gloria, è dolore di salvezza. È un mare di martirio; è un mare di immolazione. Figlia mia, giardino celeste di fiori divini, prato verdeggiante che alimenti i peccatori; alimentali di grazia, di purezza e amore; custodiscili, guidali, pastorella divina, pastorella scelta da Gesù. Purificali per Me! Guidali, dirigili al mio divin Cuore. Figlia mia, maestra di scienze divine, conserva ciò che, otto giorni or sono, fu depositato nel tuo cuore da Me e dalla Madre mia benedetta: è il mondo, sono i peccatori... Mia figlia, in te è scritto tutto ciò che è divino. In te impareranno ad amare; in te impareranno a soffrire; in te apprenderanno a conoscere come Io mi comunico alle anime. Non lo sanno, non lo studiano e fanno, con ciò, soffrire tanto il mio divino Cuore. Coraggio! Chi soffre con Me, con Me vince. Piangeranno lacrime di pentimento nel vedere che il tuo nome, ora così macchiato, è glorificato con Me e con la mia Madre benedetta, sulla terra e nel cielo...
Quando, anni or sono, ti dicevo che sono Io il tuo direttore, mi riferivo a questi tempi. Non era per accantonare il tuo direttore. Sì, avevo bisogno di lui, unito a Me, per guidarti e portarti alle altezze che il mio divino amore esige. Io già vedevo la crudeltà e le persecuzioni degli uomini. Coraggio! Il tuo nome, che senti macchiato, tra poco sarà nominato con rispetto e con Me lodato. - ... (diario, 15-12-1944).
Tentano di rubarmi ciò che ho nel cuore
... Non so vivere. Sono stanca per lo sforzo di conservare in me ciò che Gesù e Mammina mi consegnò. Sento come se fossi sempre con le braccia incrociate sul petto, molto strette per difendere e custodire [quel tesoro].
Altre volte corro pazza, per sfuggire ad un grande assalto. Viene su di me non so chi. Una moltitudine innumerevole vuole rubarmi ciò che ho nel cuore, e io sfuggo all'impazzata per nascondere tutto. Voglio avvolgere attorno a me catene robuste, grosse catene, perché nulla mi sia rubato. Duro tormento per la mia anima: nulla ottengo.
In quelle ore di sofferenza ebbi un terribile assalto del demonio. Sentii come se mi avesse rubato tutto: rimasi senza cuore, senza petto, senza nulla. Ero come un semplice guscio d'uovo che dentro non ha più nulla. Sentivo che quella refurtiva era stata portata molto lontano. Il demonio voleva obbligarmi a dire: - Non voglio custodire nulla dentro di me; voglio peccare, voglio godere! - E mi affermava che io peccavo...
Rare volte riuscii a chiedere soccorso al Cielo... Ero in un bagno di sudore, con una stanchezza da non potersi dire. Infine riuscii ad esclamare: - Mio Gesù, non ne posso più! - Cessò l'assalto, ma io non potevo muovermi.
Tristissima nel vedermi privata di quel tesoro immenso che avevo posseduto in me, e con il timore di aver peccato, mormoravo: - Mio Dio, mio Dio! E io sono senza luce, senza guida, senza un sacerdote cui confidare tutto! O Cielo, o Gesù, o Mammina! -
E Gesù venne: - Non hai peccato! Io sono con te! - Dopo alcuni istanti incominciai a sentire che avevo ancora in me quel ricco tesoro che il demonio mi aveva fatto sparire. La mia anima ne sentì molta gioia e io volevo abbracciare e baciare quella ricchezza: provavo il gaudio di una madre che, avendo perduto il figlio, lo ha ritrovato.
Non so dire la preoccupazione che questo mi dà: timorosa sempre che qualcuno possa rubarmelo... » (diario, 18-12-1944). « ... Vive il dolore; il dolore torturante del mio corpo e della mia anima. Il corpo soffre molto, ma assai più l'anima. Non so dire nulla, ne do solo una pallida idea: l'anima soffoca nell'essere tanto crudelmente oppressa e spremuta; le mie colpe, la mia ingratitudine verso Gesù mi stanno sempre davanti; il timore di ingannarmi e di ingannare gli altri sa, la paura di peccare nelle lotte contro il demonio... Che triste vita! Voglio vincermi. Voglio credere alle parole di Gesù e mi costa tanto! Come può essere che io non mi bruci in mezzo a tanto fuoco? Ed ora, il nuovo tormento di voler custodire in me ciò che Gesù con Mammina mi consegnò il giorno otto. Mi pare di essere continuamente assalita. Vorrei nascondermi sotto terra, ove nessuno sapesse, perché non mi rubino ciò che il Cielo mi donò e che sento essere una ricchezza senza uguale. Gesù sia con me! Passano i giorni e non ho un sacerdote che mi tranquillizzi, che mi animi nel cammino. Povera me! Sono nata per questo. Fossi nata anche per amare il mio Gesù e la mia cara Mammina come vorrei e come Essi sono degni di essere amati!... Mi pare di essere nata soltanto per vivere morta. Non so dire altro. Il dottore e la sua signora hanno passato qui ieri alcune ore per farci compagnia e coraggio. Oh, quanto devo al mio santo medico!... » (lettera a d. Umberto, 20-12-1944).
“Sei la mia Alexandrina trasformata iìn Cristo”
... Il demonio fa tremendi assalti al mio cuore: vuole entrarvi per rubare la ricchezza che gli fu consegnata... sento una stanchezza tale che rimango prostrata... - Gesù, tutto per tuo amore: non ho forza per respirare; a poco a poco ho perduto tutto il sangue; mi pare di esser moribonda. - Cominciai a sentire nella mia anima una pace dolce e soave: era pace celeste, mi pareva di lasciare il mondo, di andare a godere il cielo. Rimasi per molto tempo come chi dorme soavemente ab, riscaldata da un calore che mi ardeva nel cuore e mi irradiava tutta. Gesù cominciò a parlarmi: - Figlia mia, non vivi la vita del mondo: tu sei staccata da tutto quanto gli appartiene. Vivi del cielo, vivi di ciò che è divino. I tuoi sentieri sono i sentieri di Cristo: è per questo che non sei compresa. È sublime la tua missione, angelo mio: è la più ricca delle missioni. E’ questo il motivo dell'odio e della persecuzione: odio del demonio per le anime che gli rubí, persecuzione del mondo perché non comprende la vita che vivi, cioè la mia Vita nelle anime...
È dolore per il mio Cuore divino vedere il tuo dolore. È necessario che gli uomini studino profondamente per comprendere la vita di Cristo nelle anime.
Quando ti creai, ti ho fatta con la perfezione necessaria a compiere la missione più sublime. Così destinai già le anime che ti dovevano guidare, anime che comprendono, anime che vivono soltanto la mia vita, la vita intima con Me. Chi si prende cura di te, si prende cura di Me. Sarebbe mio desiderio che tutti i miei discepoli [i sacerdoti] studiassero queste scienze divine: non le studiano, non le comprendono; do loro le luci necessarie e tentano di spegnerle; ma invano! In tutti i tempi ebbi bisogno di vittime, ma ora più che mai. Ti destinai ad essere immolata in questa epoca in cui l'umanità si è immersa in un mare immenso di fango, di vizi. È questo che senti rubarti: il mondo. È il vizio che può più dell'uomo; è il vizio il ladro di tutto ciò che è mio.
O pastorella, regina del mondo, sono Io, Gesù, che ti ho scelta e ti elevo a tanta altezza... - Ascoltai tutto senza dire parola. Egli parlava ed io ardevo in un fuoco consolatore che mi univa di più al suo divin Cuore. - O mio Gesù, che cosa Ti darò mai? Quanto più dici, tanto più si impossessa di me la coscienza della mia piccolezza. Mi umilio, mi umilio, o Gesù! Ho vergogna della mia miseria e che Tu possa utilizzare me per fini così alti. Sei Tu che lavori, Ti fai conoscere, parli delle tue grandezze. Tutto Ti appartiene. -
- Violetta amata, asilo puro ove abito! Abito in te qui in terra come in cielo tu abiterai con il mio eterno Padre: sei la mia Alexandrina trasformata in Cristo, solo in Cristo. -
Grazie, mio Gesù, mio Re d'amore! (diario, 22-12-1944).
Con tale stanchezza, con tale sofferenza potrò rimanere molto tempo in questo esilio?
Mio Dio, se vuoi, resisto a tutto. La mia stanchezza è dovuta alla sofferenza, al volere abbracciare il mondo, abbracciarlo in una stretta eterna. Vorrei vederlo tutto in un inno di lode a Gesù, in un incendio di amore divino. Non so cosa desiderare di più; non so dove nascondermi con esso. Vorrei volare al cielo e portare con me il mondo, tutto il mondo; non lasciare qui nessuna creatura. Voglio salire con lui e una forza invincibile, o così mi pare, mi trascina in basso, tentando di rubarmelo: non so cosa sia... In queste ansie dolorose di volere purificarmi e purificare il mondo, di amare il mio Gesù e fare di tutto perché il mondo Lo ami, e nel non sapere come riuscirvi per me e più ancora per l'umanità intera, cominciai a piangere lacrime amare, viste solo dal cielo. Offersi di nuovo a Gesù il mio cuore e Gli chiesi che venisse a nascere in esso... (diario, 24-12-1944).
“Sono nato nel presepio dei tuo cuore”
I giorni di festa sono tutti per me di profonda tristezza. Mi sforzo sempre, per consolare chi mi attornia, di mostrarmi contenta: la mia gioia è finta. Guardo a Gesù e a Mammina, innalzo il mio pensiero al cielo e per amore accetto il dolore. È per l'amore che la tristezza diventa gioia per me. Non guardo alla terra, mi tengo fissa al cielo: soltanto con il cielo le spine sono rose, il dolore è dolcezza. A mezzanotte di Natale, oltre alla notte che avevo nell'anima, dolori acutissimi straziavano il mio corpo: non piangevo, ma gemevo. Soltanto Gesù sa quanto soffrivo. Udii i mortaretti ed i rintocchi delle campane. Chiesi di portarmi la statuetta di Gesù Bambino: accostatala al mio petto, volevo riscaldarla. Il calore che riuscii a dargli non era quello che avrei voluto: avrei voluto bruciarla con fuoco di amore. Desideravo dirgli molte cose, ma non sapevo. Lo strinsi al mio petto dolcemente e continuai i miei gemiti. Sono certa che Gesù li accettò e non rimase triste. Nessuno come Lui vedeva quanto soffrivo; nessuno come Lui sa che se gemo è per amore; che gemo ma solo quando non ne posso più.. Non so quanto tempo trascorse. So che passai ad un'altra vita e udii Gesù nel mio cuore: - Sono nato nel presepio del tuo cuore, mia figlia. È lo sposo che viene alla sua sposa... Regina d'amore, come sto bene qui. Il presepio che mi dai non è rozzo come quello di Betlemme: è soffice delle tue virtù. Nel tuo presepio non sento i rigori del freddo: sono riscaldato con l'amore più puro e bruciante. Sei la mia stella, che guidi il mondo, come la stella guidò allora i Magi sul cammino verso Betlemme. Di' a tutti, figlia mia, a coloro che hanno cura di te, a coloro che ti sono cari e ti amano e ti attorniano, che do loro l'abbondanza delle mie grazie, un'onda del mio amore divino, un luogo speciale nel mio divino Cuore, con la promessa del cielo. - ... (diario, 25-12-1944).
Nel mondo vedo Gesù
... O mio Dio, corro verso la morte e la morte corre verso di me. Il mio capo è torturato; il mio corpo fatto a pezzi dai terribili martirii: è una piaga viva... Per grazia e grande misericordia del Signore, non sono disperata: sento l'effetto della disperazione, ma sono calma e serena, assetata di maggiore dolore, di maggior purificazione e amore. Con questo soltanto il mondo sarà salvo; solo con queste forti catene lo potrò catturare.
... La vita fugge: fugge per dar vita, cammina pazzamente a salvare il mondo.
- Gesù, dammi il dolore che io amo, dammi la purificazione che tanto bramo. Racchiudimi in Te e nella tua e mia cara Mammina. Ascolta la mia anima in questo grido continuo di agonia per il dolore che sente e per le ansie di consegnarti il mondo: lo vorrei nelle mie mani per offrirtelo come il sacerdote vede nelle sue mani l'Ostia consacrata e La offre all'eterno Padre. Gesù, custodiscimi! Guarda le mie ansie angosciose ed immolami come Ti piace, affinché Ti doni amore e con l'amore l'umanità. Vorrei dirti molto, ma, siccome non so, non dico nulla. - Fra queste ansie, venne Gesù: - Figlia mia, angelo della terra, fiore amabile, fiore candido di paradiso! Vieni, mia figlia, a ricevere un'altra prova dei miei sponsali con te, della mia unione coniugale. - In questo momento Gesù prese la mia mano, mi baciò, mi accarezzò e mi strinse dolcemente a Sé.
Rimasi come immersa in un mare di delizia, in un mare d'amore. Gesù continuò: - Ricevi una effusione del mio divino amore. Ricevila perché è la tua vita e tu sei vita per le anime. Coraggio, ancora un poco: il tuo cielo è vicino. Tra breve la tua anima, staccata dalla terra, volerà al cielo come la bianca e pura colomba al suo nido. Il tuo nido è il cielo presso il trono della maestà divina, a fianco della mia Madre benedetta...
Presso di Me, figlia mia, continuerai a vigilare, a governare il tuo possedimento regale della terra... Quanto ti è debitrice l'umanità! Quanto ti deve il Portogallo! Il mondo dovrebbe essere distrutto... Chiedi, chiedi di nuovo preghiera e penitenza... - Gesù infine aggiunse: - Sarà in un'estasi d'amore sprigionato dal dolore che volerai in cielo. - ... (diario, 29-12-1944). ... Volendo abbracciare tutta l'umanità giungo ad esclamare: - O mondo, impazzisco per te! Quanto ti amo! In te vedo Gesù. - Vorrei dire tante cose su queste ansie che mi consumano. Come può avvenire questo: amare il mondo, aborrirlo, volerlo possedere, volerlo lasciare? - Mio Gesù, mio Dio, fissa in me il tuo sguardo, custodiscimi: così vincerò. - ... Stava terminando l'anno e io non avevo nulla da dare a Gesù... A mezzanotte lo ringraziai per tutti i benefici dell'anno e per quanto mi aveva fatto soffrire. Chiesi ai miei di recitare con me il « Te Deum »... (diario, 31-12-1944).
1945
« La tua vita è dolore che dà amore » (Momenti della Passione)
... Gesù, quali sono le carezze [= sofferenze] che riceverò da Te in questo nuovo anno? Sono piena di timore, più ancora, di sgomento. Venga ciò che deve venire. Per quanto potrò essere ferita ed umiliata, con la tua grazia divina, a tutto dirò: - Benvenuto; si faccia la volontà di Gesù! - ... Vorrei nascere ora, ma conoscerti già, per non macchiare per nulla il mio corpo; vorrei che con me rinascesse il mondo intero e che tutto già ti conoscesse, per non lasciarsi macchiare... (diario, 4-1-1945).
... Sento che tante strade sono bagnate con il mio sangue. Vedo tanta rivolta e indignazione... Il mio corpo è una sola piaga. Il sangue del capo, spillato dalle spine, mi bagna tutto il corpo. A braccia aperte mi consegno alla croce: mi lascio crocifiggere.
Un grido continuo: - Padre, Padre mio, anche Tu mi hai abbandonata! Sono la tua vittima; mi do a Te per le anime. - O mio Dio, se io avessi volontà, preferirei l'inferno a questa sofferenza [rivivere la Passione] e ai momenti dei miei colloqui con Te. Sì, perché là, non parlandoti e non ascoltandoti, non temerei di ingannarmi e di ingannare nessuno e non sarei tanto perseguitata dal mondo. Perdonami lo sfogo: sento orrore all'inganno e alla bugia. Sento timore di me stessa e paura dei venerdì: sparissero e sparissi anch'io nel tuo amore infinito! Venga tutta la sofferenza, venga la croce, venga la morte. Abbraccio tutto: sono la tua vittima, Gesù. - Da queste sofferenze passai ad un profluvio di luce, pace e dolcezza... Gesù mi parlò: - ... È stato un anno di amore, un anno colmo di salvezza. Figlia mia, fiore angelico, beniamina della divina Trinità, beniamina di Maria e di tutta la corte celeste, il tuo dolore ha arricchito il cielo ed è scritto in lettere d'oro... Ti attende un anno di amarezze ma anche di gioie: le sperimenterai come sole che appare e rapidamente si nasconde tra le nubi. Ma non temere: questa è la tua vita. È vita che dà vita; è dolore che dà amore... - (diario, 5-1-1945).
La gratitudine di Alexandrina
« ... Ha capito dai miei scritti ciò che Gesù ha chiuso nel mio cuore? Che tormento per me! Non so come custodire e difendere tesoro così prezioso! La mia anima è in continua agonia; la mia vita è sempre piena di timori; il demonio è instancabile nel tormentarmi. Di qui, quanta tortura, amarezza, dolore! Affiora in me ciò che è cattivo: debolezza e miseria. Ciò che è di Gesù non arriva a vivere: appare e fugge tosto verso di Lui. Oh, se mi facessi comprendere, se avessi un po' di luce, se amassi un po' Gesù e le anime! Allora sarei felice; la mia gioia sarebbe piena! Mio buon padre, se mi conoscesse, non avrebbe di me così santa stima. Non arriverà l'ora in cui lei potrà venire qui? Ho tanto bisogno di luce e di guida! Come resisterò a questi furti [dei due direttori spirituali] che mi hanno fatto? Mio Dio, perdono a tutti! Ho ricevuto quanto mi ha mandato i. Molte grazie come prova della mia gratitudine per tanti benefici. Sono certa che Gesù ne è contento: Egli ama la gratitudine per ciò che da Lui riceviamo e le promette perfino nuovi benefici e grazie. Si degni Lui di ripagarle tutto. Per favore, ringrazi i padri e tutti di codesta Casa per le preghiere e gli auguri inviatimi... » (lettera a d. Umberto, 5-1-1945).
« ... Mi spiace di non avere istruzione: in primo luogo, per non sapere parlare a Gesù, amarlo, ringraziarlo, lodarlo come merita; anche se rimanessi in ginocchio tutta l'eternità non gli pagherei mai quanto ho ricevuto da Lui; in secondo luogo, per ringraziare il mio caro medico con quelle parole di lode e di riconoscenza che merita.
Gesù, con la sua bontà infinita, supplisca come soltanto Lui sa e può fare. Da parte mia so dire soltanto « grazie » per quanto fa per questa poveretta che nulla può, nulla sa, nulla vale. Che sarebbe di me se Gesù non l'avesse posto al mio fianco in questi tristi giorni della mia vita, in tutto è rivolta, disprezzo, calunnia e umiliazione? Che mare di dolore! E io tanto sola, senza luce, senza guida nel mio cammino orribile!
Tenteranno di rubarmi anche il mio santo medico, che tante volte mi è stato di appoggio con parole di grande conforto e con sante attenzioni? Avverrà come hanno fatto con coloro che erano luce e sostegno alla mia anima?
Sia lodato Dio in tutti; con tutto sia amato e riparato; di tutto si serva per salvare il mondo intero. Se mi lasceranno sola, rimarrà Gesù con me! Che io muoia di dolore, di abbandono, di disprezzo, purché nel mio cuore rimanga sempre Gesù, che gli uomini non mi possono rubare! Soltanto il peccato, soltanto il demonio lo possono.
Ma costa tanto questa vita amara! Solo con lo sguardo in Gesù crocifisso, solo per suo amore e per le anime la si può sopportare... » (lettera al dott. Azevedo, 8-1-1945).
Insidie violente e persistenti
... Come sono tremende le insidie del demonio! Soffro tanto per questi assalti! Se il mondo sapesse che cosa è l'inferno, cos'è la perversità e la furia del demonio, certamente non peccherebbe tanto! Stanotte venne contro di me con una violenza che pareva voler tutto distruggere. Malizie, parole e lezioni sconce. Il mio corpo pareva già disfatto per tanta stanchezza... - Non voglio peccare, mio Gesù, voglio l'inferno piuttosto che il piacere. Ciò che io voglio, o Gesù, è non perdere un momento di consolazione e di riparazione per Te e di salvezza per le anime... - Bastarono queste parole perché il demonio aumentasse la sua furia... Fuggì soltanto alla voce di Gesù che disse: - Se tu potessi vedere, figlia mia, come sono offeso in quest'ora contro la virtù della purezza, moriresti di orrore e di dolore. Ma la tua riparazione mi fa dimenticare le molte offese. Questa consolazione posso averla soltanto da una vergine di purezza angelica. - ... - Eccomi pronta per tutto, mio Signore!... La purezza è la virtù che maggiormente amo e per cui soffro di più: solo per Tua grazia e misericordia non Ti ho offeso gravemente... - (diario, 8-1-1945). ... [Il demonio mi dice]: - Dónati a me, come ti sei donata a Dio; bacia me con amore come baci il crocifisso. Guarda che io non ti faccio soffrire...; bada che Dio non ha cielo da darti. Godi con me, godi i piaceri del mondo. -
Egli mi impedisce di invocare Gesù. Si colloca fra me e Lui perché non mi oda e danza davanti a me. Mi dà i suoi ordini delittuosi e, siccome non cedo, si arrabbia e sento come se mi torcesse e pestasse tutta. Il mio corpo sembra rimanere infranto da lui. Sono soltanto gli effetti perché non si avvicina fino a toccarmi. Le palpitazioni del cuore si accavallano, fanno un grande rumore. Dopo le lotte, a volte, sento una brezza che mi rialza e mi ricolloca nella mia posizione. Questa notte non fu così. Caduta di fianco ai cuscini, senza potermi sollevare e nemmeno fare un minimo movimento, non resistevo più in quella posizione. Molto triste, ripetevo: - Soccorrimi, soccorrimi, Gesù! - Sentii Gesù al mio fianco: - Figlia mia, amore dell'Amore, il mio divino soffio basta ad elevarti spiritualmente ed anche a rimetterti al tuo posto. - Sentii il soffio di Gesù e, nello stesso istante, mi trovai sui miei cuscini. Gesù continuò: - Dimmi, figlia mia, che vuoi da Me? - Il tuo amore! - - Che vuoi che lo faccia? - La tua divina Volontà. -
Gesù mi strinse dolcemente al suo divin Cuore e aggiunse: - La mia volontà è che tu abbia coraggio nelle sofferenze che ti chiedo e che tu ripari in questa forma. Ripara, ripara, mia vergine pura, vergine pazza di amore per Me. - Poco dopo mi addormentai in un leggero e breve sonno... (diario, 11-1-1945).
«Dolore che salva, amore che tutto vince»
(Momenti della Passione)... Che orrore per le sofferenze e le estasi dei venerdì, che orrore per gli assalti del demonio! Oggi ho avuto dei momenti nei quali mi pareva che avrei quasi detto di no a Gesù per tutto. Mi sentii sola in una prigione con le mani legate, gli occhi chiusi nella tristezza più profonda, le labbra mute che non rispondevano a nulla. Sentivo il mio corpo lacerato da flagelli e preso a calci. In tale stato, mi venne in mente la sofferenza di quando Gesù permetteva la mia crocifissione [fisica]. Sentivo anche il mio sangue scorrere e il cuore come calpestato. Nella mia anima avevo sguardi di tenera compassione per coloro che mi facevano soffrire. Mi terrorizzavano talmente l'inferno e la perdita irreparabile delle anime che amavo quegli orrori invece di aborrirli: li amavo per salvare le anime, convinta che solo il dolore le poteva salvare.
Venne il demonio durante queste terribili sofferenze. Combattei e rimasi in un bagno di sudore. Quando tentava di istruirmi sul peccato, mi chiedeva che gli dessi il mio cuore con amore... Orrore, orrore! Momenti di tanto pericolo. Alzai gli occhi al cielo e chiesi soccorso e la lotta cessò... Rimasi con lo sguardo fisso al cielo dicendo a Gesù che non volevo peccare... - Mio Gesù, sono la tua vittima, ma con questo aumento di dolore, di orrore e di paura, non potrò vincere: non resisto a tanto. Devi soffrire e resistere Tu: lo sai che da me non posso nulla! - Venne Gesù e mi parlò tanto affettuosamente: - Figlia mia, fiore solitario, gioiello dell'umanità, dolore che salva, amore che tutto vince, giardino del paradiso, Io ho seminato in te ed il mondo viene a te per raccogliere fiori di virtù, fiori di amore. Figlia mia, tesoro nascosto, in te si racchiudono ricchezze divine. Tesoro nascosto, perché quasi tutto ciò che Io ho depositato in te resta misconosciuto. Figlia mia, bianca colomba, colomba angelica, la tua vita è un gorgheggio di lode a Gesù, alla Trinità divina e alla mia Madre santissima. Vengo a te, sono in te... Sei porto di asilo, sei porto di salvezza, sei rifugio dei peccatori, salvezza della umanità.
È terrorizzante il combattimento? Non temere... - - O mio Gesù, sono tanto piccolina, come puoi trovarmi? Sono soltanto miseria, come puoi fissare in me i tuoi sguardi divini? Ho vergogna, non posso alzare i miei occhi a guardarti. Abbi compassione! Sono fiore, sono giardino, sono tutto ciò che mi dici perché Tu hai seminato, Tu hai coltivato. Sei Tu il giardiniere, sei Tu il fiore, sei tutto, tutto, mio Gesù! Sei il porto di salvezza perché la salvezza stessa sei Tu. Osserva e vedi il mio dolore, abbi compassione. Voglio amarti e non so come; voglio soffrire per salvare il mondo e non so soffrire. Temo di venire meno, temo di cadere e di non rialzarmi più... - ... Sei la piccola di Gesù, sei la piccola di Maria. Con Lei salverai il mondo che ti fu affidato, che devi salvare. Te l'ho dato; è tuo; non temere; non ti sarà rubato... Ricevi il mio amore: distribuiscilo abbondantemente a tutta l'umanità. Fra poco sarà ovunque conosciuto il tuo dolore, sarà diffuso il tuo amore ineguagliabile. (diario, 12-1-1945).
« È legato con una sola ala »
... Il giorno 13 [gennaio], tra le visite che io più stimo, ci fu quella di colui che già aspettavo e che aveva lasciato un vuoto nella mia anima. L'aspettavo, eppure lo ricevetti freddamente: tutto mi era indifferente. Lo guardavo e talvolta mi pareva di non vederlo, come non fosse realtà. Era un carcerato uscito dalla prigione, venuto a visitare un cadavere che gli apparteneva. O dolore, amarezza, tenebre spaventose! È già tardi per darmi gioia, è già tardi perché la mia anima possa ricevere consolazione! I miei occhi parevano non vedere il secondo padre che mi avevano rubato; cosa avverrà quando mi restituiranno il primo? - Gesù, sono la tua vittima: il tuo amore e la salvezza delle anime ad ogni costo, ad ogni costo! E ora soffro per la mia freddezza, la mia indifferenza verso quella persona cui devo tanto. Mi pare di averlo disgustato e ferito: o Gesù, tutto per tuo amore! - Durante la notte, quasi sempre sveglia e unita a Gesù, in un mare di dolori del corpo e dell'anima, fui assalita crudelmente dal demonio: lottai per quasi due ore...
Udii Gesù dirmi: - Animo, figlia amata!... La tua morte dà vita alle anime. Non ho lasciato provare a te conforto dalla visita del mio d. Umberto né a lui di vederti consolata. Fu a profitto delle anime: fu perché gli uomini vedano ciò che è un'anima abbracciata alla croce e salda nell'amore di Gesù; così non interpreteranno le cose dal lato dell'entusiasmo. Di' al mio d. Umberto il mio ringraziamento per essere venuto a dar vita all'anima della mia sposa, della mia vittima amata... Da' le mie grazie, benedizioni e amore a lui e a tutta la congregazione. Egli è legato per una sola ala: gli è stato impedito solo per metà di volare. Per questo dispenso benedizioni e grazie a tutta la congregazione... Voglio che ti sostenga, dal momento che non lo può fare colui che lo desidera, il tuo p. Pinho, cui hanno impedito ogni volo e, non soddisfatti, lo attaccano da ogni lato. - ... (diario, 16-1-1945).
Cristo crocifisso in trasparenza (Momenti della Passione)
Dove sono incamminata? O Gesù, che sarà di me? Tutto è paura e terrore! Cammino affrettatamente per strade scure e strette. Cado svenuta: mi schiaccia il peso delle umiliazioni. Sono trascinata da ruvide corde. Sento il mio volto per terra, con le guance molto ferite. Il dolore di acute spine mi penetra perfino nel cuore: è dolore che pare darmi la morte. Sento le ginocchia, le spalle e tutto il corpo in dolorose piaghe.
Piena di vergogna per tanta curiosità, nella tristezza più profonda che si possa immaginare, cammino a stento, cadendo varie volte. In questo cammino mi viene incontro la donna [Veronica] che ha compassione del mio dolore: con quale tenerezza e amore pulisce il mio volto coperto di sudore, sangue e polvere! Vincoli della più stretta amicizia legano i nostri cuori. E’ indicibile ciò che vorrei dire di lei, le lodi che vorrei farle; come vorrei che si parlasse di questo suo atto eroico! Giunta in cima alla montagna, che sconforto sento in me! È sconforto di amore. Tutto mi causa orrore: la morte, l'abbandono, o mio Dio! In ginocchio alzo gli occhi all'eterno Padre; Gli do il mio segno di accettazione di tutto. Abbasso gli occhi, mi raccolgo in me e, nell'abbraccio più intimo, stringo l'universo al mio cuore. Mi offro alla morte. I carnefici continuano il loro barbaro compito: quadro terrificante! Che ripugnanza e vergogna di me stessa! Il mio corpo e la mia anima si disfano in lebbra. Attendo la mia ora. Passai dal dolore all'amore, dal Calvario al Tabor. Cominciai a sentire fortemente nel petto l'amore di Gesù e la sua divina Presenza in me. Udii subito la sua Voce dolce e soave: - Era mio desiderio, mia colomba diletta, che il mondo conoscesse in quale modo mi dono alla mia sposa, all'anima vergine, che il mondo conoscesse e comprendesse questo amore: l'amore con cui ti amo, l'amore con cui ami Me, l'amore alle anime, l'amore alla croce. Era mio desiderio, grande desiderio, che il mondo conoscesse la tua vita, vita di amore purissimo, vita di eroismo senza riserve. La tua vita è un quadro ricchissimo ove è riprodotta la vita divina, la vita più completa di Cristo crocifisso. Gli uomini, figlia mia, si oppongono con mezzi poco edificanti a questa vita che lo volevo fosse conosciuta per il bene delle anime. - - O mio Gesù, non avendo volontà mia, voglio ciò che Tu vuoi. Se non fosse così, vorrei vivere nascosta; vivere come se non vivessi; vivere come se non fossi mai esistita, a patto però di amarti e di salvare le anime. Ma se vuoi diversamente, il rimedio è nelle tue mani: fa' che gli uomini agiscano in altro modo. -
- No, no, mia cara, non è così. - - Perdonami allora, o mio Gesù, se Ti ho offeso. - Sta' tranquilla: non mi hai fatto dispiacere. Dove sono le grazie che Io diedi loro? Non se ne servirono, mi disprezzarono in esse, in esse mi calpestarono. Si servirono della propria volontà, del proprio orgoglio, dei propri giudizi e di false luci. Che dolore per il mio divino Cuore! Coraggio, figlioletta, vince la mia divina causa e vincono coloro che per essa combattono. Tu sei vera via, sei strada regale fiancheggiata da ambe le parti dalle meraviglie del Signore. Fortunate le anime, fortunati i peccatori che vi entrano e vanno così al porto di salvezza. Il tuo sguardo, la tua dolcezza, la tua grazia attirano le anime a te e da te vengono a Me... - (diario, 19-1-1945).
Sete di salvare il mondo
Non so dire ciò che avviene nella mia anima, ma lo sa Gesù, sa che non mento... Sento di essere un cumulo di peccati, di corruzione; un cumulo di freddezza, di ingratitudine, di dimenticanze nei riguardi di Gesù, mi pare di essere un mare di sangue. Che dolore nel sentire che ho fatto tutto e più nulla posso fare per il mondo! Ma, mio Dio, che cosa ho fatto io se tutto ciò che soffro e faccio non mi appartiene? Il come posso sentire che ho fatto tutto per la salvezza del mondo? Non ho dato per esso la mia vita, ma questa stessa l'ho già offerta a Gesù. Che cosa è questo mare di sangue che io sento di essere? Lo sai Tu, Gesù: è quanto basta. Mi pare che tutta l'umanità vi sia immersa. Oh, se io sapessi ciò che posso fare per salvarla! E i poveri bambini del limbo? Non tralascio la mia offerta, la mia richiesta a Gesù di andare a battezzarli. Se io potessi, e Gesù lo consentisse, vorrei stare in ginocchio fin che dura il mondo, per ottenere da Gesù questa grazia: battezzare le creaturine. Mi pare di morire di compassione per loro.
E le anime che stanno all'inferno!... La mia anima sente un dolore indicibile, non tanto per i tormenti che soffrono là, ma piuttosto perché non potranno mai vedere Dio. Oh, che tenebrosa sofferenza!... Non so cosa mi dico: vorrei soffrire tutto per rimediare a tutti questi mali. - O Gesù, mio amore, Tu vedi, Tu sai la sincerità delle mie parole: non escono soltanto dalle mie labbra, ma dal più intimo del mio cuore, tra il più grande dolore e l'agonia della mia anima. Sì, mio buon Gesù: non è inganno la mia vita, come qualcuno afferma. Per grazia e misericordia tua non ho mai pensato di ingannare. Vi è in me qualcosa di buono e lodevole? Non lo sento, non lo conosco. Ma se vi è, appartiene a Te, non è mio. Quante spine feriscono questo cuore che non esiste se non per soffrire! Dal più intimo dell'anima Ti chiedo perdono per coloro che tanto crudelmente mi fanno soffrire. La mia anima sente che molti di costoro vogliono ora pulirsi servendosi di me, ma non possono: io sono uno straccio immondo; si sporcherebbero di più. -
Oh, quanto sono addolorata! Ma, piuttosto soffrire milioni di volte, innocente, che una sola volta, colpevole. Non voglio perdere la mia unione con Dio un solo momento... Ho passato tutta la notte sveglia. Ho chiesto molte cosea Gesù. Ho ripetuto la mia offerta di vittima. L'ho ringraziata del beneficio di non dormire perché così posso fargli maggior, compagnia, vivere di più la sua vita e confidarmi da sola con Lui... Durante queste confidenze a Gesù, fui assalita dal demonio. Usò astuzia, malizia e parole vergognose che non posso dire... (diario, 22-1-1945).
Il sole e la luce del giorno hanno cessato di esistere nel mondo? Mi pare che la notte più tormentosa ed oscura abbia invaso tutto: non v'è luce, non gioia, non vita. Sono morta e sento che sono morti tutti coloro che mi sono cari. È venuto il medico. Mi pareva di non vederlo: era come un cadavere vicino ad un altro. Come sempre, nella sua bontà e santità cercò di sollevarmi dal mio sfinimento, di infondermi coraggio e fiducia. O mio Dio, che indifferenza! Quanto diceva pareva non riguardarmi. Avevo perfino paura di lui, molta paura. - Gesù, toglimi tutto, dammi il tuo divino Amore in cambio di tutto quello che mi togli. Dammi un'infinità di anime; dammi l'immensità del tuo infinito amore. Voglio amarti con questo amore e amarti per quelle anime che ti chiedo. Ho sete, Gesù, ho sete; sete che mi brucia e mi consuma; sete che qui sulla terra non può mai essere saziata; ho sete di amarti e di vederti amato da quella infinità di anime che ti chiedo; ho sete di soffrire, soffrire sempre più per conquistare c salvare per Te quelle anime. - O mondo, o mondo! Senza volere appartenerti, senza volere amarti, ti amo pazzamente, ti voglio ad ogni costo; non posso lasciarti, mondo caro, senza vederti interamente salvo. Queste ansie, questi desideri non mi appartengono; non nascono da me: io sono morte, soltanto morte. Siano di chi si voglia, appartengano a chi si voglia, sono per Gesù; sono per consolarlo, sono per amarlo. - O mio Gesù, lega il mio cuore al Tuo; che nulla ci possa separare. Lega a Te anche i cuori del mondo intero. Non voglio che vi sia in questa povera umanità altra cosa all'infuori dell'amore: amore puro al tuo Cuore divino. Voglio che questa mia vita sia tutta una vita solo di lode a Te. Che posso desiderare di più? Come soffrire di più? Vorrei strapparmi il cuore e consegnarlo alle fiamme del più ardente amore e poterti dire: « questo è l'amore di tutta l'umanità »... - (diario, 25-1-1945).
« Ti ho resa simile a Me »
(Momenti della Passione)... Che triste giovedì! Quanta falsità mi preparano! È già notte: mi sento in un importante raduno, in un convito di grande intimità [ultima cena]; le conversazioni sono orientate a dar conforto. Nella mia anima si presentano due quadri tanto differenti: un tradimento senza pari e un amore senza pari; un amore, una dolcezza, una tenerezza tali verso quel tradimento che nessun cuore le può comprendere. Quanti richiami pieni di dolcezza verso quel tradimento. Ma il traditore resiste: a nulla si arrende; non si trova bene vicino a quell'Agnello vittima innocente. Non so esprimere la bontà e la delicatezza di Gesù. Vorrei che la mia anima fosse un libro ove tutti potessero apprendere le manifestazioni di bontà, le tenerezze, l'amore di Gesù (diario, 25-1-1945).
Gesù oggi mi chiede due sacrifici: uno dell'anima, l'altro del corpo; dell'anima perché devo dettare tutto ciò che sento e soffro, del corpo perché è tanto grave il mio stato che non posso muovere le labbra per parlare: mi pare che ad ogni parola che pronuncio mi vengano strappati il cuore e le viscere. Confido in Gesù che mi aiuterà a dettare almeno le sue divine parole [dell'estasi] ... Fin dal mattino avevo questa impressione: io correvo verso la morte e la morte verso di me; correvo perché impulsi d'amore mi obbligavano a correre. Soltanto il sangue e la morte avrebbero salvato il mondo e io volevo salvarlo.
Quante volte, nel tragitto, caddi sfinita, sembrandomi di perdere la vita! Perdere la vita per dar vita mi dava forza, e riprendevo a camminare. Sul Calvario, in croce, il mio sangue usciva a fiotti. Calma e serena, con lo spirito tutto in Dio, aspettavo il momento della più grande felicità: il momento della salvezza. Poi venne Gesù, tanto pieno di amore e di tenerezza per me: - Figlia mia, tabernacolo divino ove io abito, prigione di dolcezza e d'amore! Ho legato il mio Cuore al tuo con i vincoli del più santo amore. Mi hanno legato a te i tuoi lacci incantevoli... Nulla ci può separare; non vi è nulla che possa tagliare i vincoli coniugali che ci uniscono. O mia colomba... per il tuo amore serafico il mondo mi amerà... Sei e sarai sempre la calamita dei peccatori. - O sì, Gesù, voglio attirarli a Te, a qualsiasi costo. Ti chiedo la grande grazia di racchiuderli tutti nel tuo divin Cuore. Che nessuno si perda. Non Ti rifiuto sofferenze, ma Tu non negarmi anime. - Figlioletta, eroina del mondo senza pari, così come senza pari sono il tuo dolore ed il tuo amore. Sei ricca e potente. Ho preparato in te un armamento forte, armamento di guerra: non armi né fuoco distruttore, ma armamento delle virtù più eroiche... non solo per combattere per il Portogallo, ma per il mondo intero. Combatterai e vincerai...
Mia sposa amata, nuovo vangelo ove è scritta, in modo indelebile, la vita di Cristo crocifisso: vita di dolore, vita di amore, vita di follie per le anime, vita di carità, vita di scienze e dottrine di Cristo Redentore. Ti ho resa simile a Me, ti ho modellata su di Me, vittima cara, innocente salvatrice, sbocciata in questo fortunato calvario. Salvami le anime, mettile al sicuro sotto il manto che ti è stato dato dalla mia Madre benedetta... -
Gesù mi tenne fra le sue braccia per alcune ore: mi ricordava la madre che non abbandona il suo figlioletto quando è moribondo. Io soffrivo molto, ma ero confortata dalle tenerezze di Gesù. Tanta sua bontà verso di me mi confonde, mi annienta (diario, 26-1-1945).
Rugiada di sangue che irrora l'umanità intera
... Quanto più soffro tanto più desidero soffrire, ma soffro terribilmente. Amo il dolore, lo voglio, e ne ho il più grande terrore. Corro verso le sofferenze in una bramosia pazza di abbracciarle e al tempo stesso mi pare che mi facciano piangere lacrime di sangue e vorrei nascondermi ad esse. O orrore, tremendo orrore! Voglio soffrire e voglio fuggire il dolore. In questi ultimi giorni in cui ho avuto tanto da dare a Gesù, non ho potuto avere un momento di gioia nell'offrirgli le mie sofferenze. Ripetevo spesso: - Tutto per Te, o Gesù, e per le anime! - Ma questo tutto che offrivo a Gesù non era mio, non era nulla. Passai giorni e notti in questo stato: a dare, a offrire, senza aver nulla da dare, nulla da offrire... Dissi a Gesù: - Non soffro? Accetta i desideri che ho di soffrire.
Non amo? Accetta le ansie che ho di amare. Non sono io? Non vivo? Non ho nulla da offrire? Accetta tutto come se io vivessi, se io soffrissi, se tutto mi appartenesse... -
Sento nella mia anima tanti brutti tormenti. Sento anche i rimorsi, o non so che cosa, di varie persone che mi hanno fatto soffrire. Che è questo, mio Gesù? Non bastano le sofferenze che mi hanno causato, devo anche soffrire il tarlo che rode la loro anima? Sono la tua vittima, o Gesù. Peccare non voglio, ma tutto ciò che serve per amarti e darti gloria: voglio tutto, accetto tutto... ... Le spine non cessano di cadere su di me; cadono con tanta forza! Mi feriscono il corpo, mi feriscono l'anima. Sono già due giorni che non mi portano Gesù: dove trovar la forza per sopportarle? Stanno sempre scolpiti davanti a me i quadri tristissimi che Gesù impresse nella mia anima: il mondo, il limbo, l'inferno. Quante volte mi manca il respiro perché non vedo nessun rimedio, non posso far nulla per loro! Da due giorni la mia anima sente una pioggerella minuta, come di nebbia, ma è pioggia di sangue che irrora l'umanità intera. Soffro immensamente per questo: non per il vedere e sentire tale pioggia di sangue in quanto è rugiada d'amore, rugiada che dà tutto, ma perché questo sangue che irrora esce proprio da me, esce dal mio cuore, dalle vene del mio corpo. O che dolore! Il dolore è l'unico mezzo per portare la vita al mondo! O pomeriggio del giovedì che mi porta tutto questo! Che mare di sofferenza!... da ben pochi compresa!... (diario, 1-2-1945).
Gesù si diede a me legandomi sempre più a Lui
(Momenti della Passione)... Giunse il venerdì, triste venerdì! Vidi la mia croce: era ancora presto; la preparavano con premura: era necessaria, qualsiasi sentenza avessi ricevuto. Nella mia anima sentivo la mansuetudine, la bontà senza pari; allo stesso tempo, contro questa mansuetudine e bontà, sentivo l'odio, il rancore, il disprezzo ed una autorità orgogliosa: un orgoglio senza pari. Belve contro l'Agnellino più piccolo ed innocente! Che dolore per Lui, così pieno di bontà! Ancor prima che fosse elaborata la sentenza contro l'Agnello innocente, sentii quell'autorità orgogliosa che con furore diabolico si strappava da cima a fondo le vesti... Salii molto a stento la montagna del Calvario, con l'impressione di spirare. Gridai continuamente: - Padre, Padre mio, anche Tu mi lasci? Anche Tu mi abbandoni? -
Il mio sangue scorreva.
Si nascose il sole con vergogna per tanta malizia. E io, svestita, in grande confusione sulla croce, sotto gli sguardi della canaglia più vile! I miei vestiti furono tagliati e distribuiti... L'anima tremava di dolore e di paura, come il corpo trema per il freddo.
Chiamavo sempre ad alta voce Gesù; Egli venne portando un sole luminoso e ardente. Cessarono il tremito dell'anima, la paura e ogni dolore: avevo solo pace, avevo solo luce e amore. Il cuore cominciò a ricevere una vita che non so spiegare; il petto mi si incendiò in fiamme. Quale soavità potei godere per molto tempo!...
... Udii inni meravigliosi; non comprendevo bene, ma so che erano rivolti a Gesù Sacramentato. Udii le parole « Corpus Domini Jesu Christi » e sentii che Gesù si diede a me legandomi sempre più a Lui. Gli angeli continuavano a cantare: da quel coro di angeli usciva un ricco canale che giungeva a me comunicandomi fiamme di fuoco e molte cose. Gesù mi disse: - Questo canale, figlia mia, esce dal Cuore della tua e mia Madre benedetta. Da esso ricevi in grandissima abbondanza il nostro amore; ricevi le nostre grazie, virtù e doni: ricchezze divine e tutto ciò che è del cielo. Da esso ricevi vita per vivere, vita per dare alle anime. È questa la rugiada, il sangue che sentì cadere sulla umanità: è una fusione delle mie ricchezze, delle mie grazie e del tuo dolore. Sei una nuova corredentrice. Comunico tutto a te attraverso il canale della mia Madre benedetta: sei tu con Lei a salvare il mondo. (diario, 2-2-1945).
Soffrire tutto senza dettare più nulla!
« ... Ho un grande debito! Ho tanto da ringraziarla: preghiere, lettere piene di conforto, tante e tante cose!... Come la ricambierò? Incarico Gesù e Mammina di farlo per me.
I vomiti sono cessati, ma mi sento tanto ammalata: non ho forza, né disposizione per nulla. Mi sarebbe piaciuto farle trovare, al suo ritorno da Lisbona, qualche mia parola, ma non l'ho potuto fare. Grazie delle notizie che mi ha dato di Alexandrina e della persona trovata a Fatima. Il Signore permetta che la Sua causa trionfi, a Suo onore e gloria per il bene delle anime: è ciò che mi interessa; a me non importa l'essere umiliata.
Dio voglia che lei, dopo la predicazione, possa venire qui, come promette nella sua ultima lettera. Ho tanto bisogno di parlarle: mi pare di soffocare. Povera anima mia, come è triste il mio vivere!... Il demonio, mentre avevo la crisi di vomiti, non usò delle sue malizie, ma chiacchierava e mi affliggeva, dicendomi che, dopo un po' di riposo, mi avrebbe trascinata nuovamente alla vita di peccato. Le chiedo il favore di ringraziare d. Previsano per la sua lettera; a lui e a tutti i sacerdoti salesiani i nostri rispettosi saluti e ringraziamenti per le preghiere. Non mi sono dimenticata di unirmi a loro nella festa di D. Bosco... Saluti e santi ricordi a tutti i novizi e ai confratelli. Ella potrebbe ora dispensarmi dal dettare il mio diario spirituale: faccio un sacrificio tanto grande!... Mi lasci soffrire tutto senza dettare più nulla... » (lettera a d. Umberto, 6-2-1945).
Nella sofferenza, grande dolcezza di essere moneta per le anime (Momenti della Passione)
... Sento che non posso resistere a tanto... Non posso restar qui sulla terra di più... Voglio lasciare il mondo e voglio portarlo con me; non lo voglio e lo amo; non gli appartengo ed è mio; aborro tutto ciò che è del mondo e voglio abbracciare il mondo al punto da non lasciarlo più... Voglio entrare nel cielo, ma con tutta l'umanità. Mio Gesù, che devo mai fare?... Non so quali maggiori sofferenze io possa desiderare per il mio corpo...
Continuo a soffrire i rimorsi, quel tarlo che rode le anime di alcune persone... Soffro per la infelicità di qualcuno che mi ha ferito tanto... Sento e vedo i tormenti che mi aspettano. Sento che sono bersagliata: le pietre mi colpiscono il cuore. Sento che mi ritiro da un convivio, che fuggo verso la solitudine per poter piangere in silenzio.
Quante lacrime di sconforto e di vergogna nel vedermi rivestita di tutte le cattiverie e trovarmi in tale stato alla presenza dell'eterno Padre! L'amore mi spinge incontro al dolore. A labbra mute, ad occhi chiusi, mi consegno: vado verso la morte. Una pioggia di spine cade su di me: il mio corpo diventa come lebbroso. Ma io sto a braccia aperte, con un tenero sorriso ed una mansuetudine senza pari: nascondo e dissimulo tutto.
O mio Gesù, io vorrei, solo per la tua gloria, saper dire ciò che avviene in me, ciò che Tu soffristi per noi! Oh, quale tenerezza, quale bontà, o innocente, innocente Gesù! (diario, 8-2-1945).
Se ogni giorno, dopo i miei leggeri sonni, mi sveglio immersa in grande dolore e tristezza, tale sofferenza raddoppia al venerdì. Non ho parole né capacità per esprimerla. Oggi mi sono svegliata stanchissima. Mi pareva che i miei capelli fossero inzuppati di sangue, e così pure i vestiti incollati al corpo. Mi trovavo sola in una oscura prigione. Sentivo il dolore dell'abbandono in cui mi avevano lasciato coloro che mi erano più cari: dove erano le loro proteste di non abbandonarmi? Tutto questo è come un libro a caratteri ben chiari, stampato nella mia anima; non sono immaginazioni. Tante volte mi sforzo di distrarmi per vedere se scompare questa sofferenza. Mi inganno: è ferita profonda, è dolore vivissimo che solo Gesù e Mammina possono addolcire.
Venne poi il demonio sotto forma di lupo e di leone, facendo davanti a me scene orribili... Io vorrei che le anime conoscessero le sue astuzie diaboliche perché non si lasciassero ingannare! Con la venuta di Gesù Sacramentato, con il calore del suo divino Amore che Egli mi ha fatto sentire intensamente, ho ripreso un po' di vita.
Il suo conforto mi incoraggiò a percorrere il cammino del Calvario. Fui tanto maltrattata! Caddi tante volte sotto il peso della croce e con delle corde fui trascinata indietro per lunghi tratti. Cadevo con il volto a terra e brani delle mie carni lacerate rimanevano tra le pietre. Tutte le sofferenze che mi attendevano annientavano il mio cuore: era una oppressione che lo soffocava e gli toglieva la vita. Sulla croce, abbandonata da tutti, nell'udire le ingiurie più infamanti, sentivo scorrere sul mio corpo i rigagnoli del sudore della morte; vi si univano le gocce di sangue che cadevano in abbondanza dal mio capo e dalle mie piaghe. Nella sofferenza sentivo grande dolcezza di essere moneta per le anime; ma non potevo avere neppure un sorriso.
In questo abisso di dolore venne Gesù: - ... Figlia mia, sei un mare immenso di ricchezza, sei porto di salvezza. Quando sarai in cielo presso il trono divino e là giungeranno suppliche in tuo nome a favore dei peccatori in pericolo, quando tu dirai « Padre mio, desidero che quel peccatore si salvi », nello stesso momento egli sentirà il tocco della grazia: tutti, per te, saranno salvi. Tu sarai un filo d'oro finissimo che li legherà a Me per sempre. - - O mio Gesù, giacché, per tua bontà e potere infinito, mi farai così potente nel cielo, fa' che già fin d'ora in terra tutti i peccatori che io Ti nominerò si convertano e siano salvi. - - Chiedi, chiedi, figliolina, sei potente. Affida al mio Cuore quanti vorrai. La tua vita sulla terra è fare il bene alla terra stessa, è diffondervi il bene... Ascolta, figlia mia amata, i tali (e mi fece i nomi) sono in pericolo di perdersi: sono tanto accecati dalle passioni! Mi offendono tanto gravemente, tanto scandalosamente!... - - O Gesù, voglio offrirmi a Te per consolarti e per salvarli. Scegli la riparazione che vuoi; dammi la tua grazia, la tua forza divina: con esse sono pronta per qualsiasi sacrificio. (diario, 9-2-1945).
...Ieri passai più di tre ore a parlare di Gesù con una persona lontana da Lui da molti anni. Non ricordo che abbia frequentato mai la chiesa. Ne rimasi bagnata di sudore e stanca tanto da non poter più muovere le labbra per pronunciare parola. Ma questo mio sforzo non fu senza ricompensa: Gesù permise che per qualche tempo ne provassi gioia. Quella persona mi diede segni di pentimento e mi promise di cambiare vita. Mi pare proprio che, fra pochi giorni, sarà strappata al potere di satana. Ah, se io vedessi in tale disposizione tutti coloro che sono lontani da Gesù! Voglio soffrire, voglio soffrire, voglio salvarli: li amo, sono di Gesù (diario, 13-2-1945).
Devo trasformare un mondo di roccia (Momenti della Passione)
... È certo che Gesù soffre in me, tuttavia il dolore mi domina e sono sfinita. Sento che la morte sta camminando verso di me: la morte che io sospiro tanto, che io voglio-chiamare vita, che mi introduce nel gaudio celeste. Non faccio caso allora delle mie tristezze, delle sofferenze ed amarezze e mi metto a pregare per tutti coloro che amo e per il mondo intero. Non dimentico coloro che sono causa di tante mie sofferenze: prego per loro; voglio che Gesù dia loro amore, voglio che dia loro il cielo. Sento di essere il mondo: un mondo di roccia durissima, un mondo chiuso e sento che sto dentro di esso. Devo trasformare questa roccia da duro sasso in pietre preziose, in oro fino. Quale sforzo, dentro questa roccia senza potermi muovere! Devo smuoverla, disfarla. Devo farne un mondo bello, gradito a Gesù. - O Gesù, guarda il martirio che mi consuma. Che devo fare per il mondo? Come trasformarlo? Come consolerò e rallegrerò il tuo divin Cuore? -
Mi è venuta meno l'azione dello Spirito Santo: mi pare di non avere le sue grazie, le sue luci. Sono una povera che non ha e non potrà avere nulla.
- Che sarà di me, Gesù? Non posso vivere senza di Te; senza di Te nulla posso soffrire... - ... Mi fa male il ricordarmi che oggi è giovedì: che sofferenze mi portano questi giorni! [giovedì e venerdì]. Sull'imbrunire avevo l'impressione di percorrere delle strade: seguivo il mio cammino ed ero schernita e additata come rea di ogni colpa da quanti mi vedevano. A notte iniziata mi trovai in un banchetto di amici ed in mezzo a quella amicizia sentivo un traditore che, poco dopo, avrebbe dovuto baciarmi e provai il dolore che quel bacio mi avrebbe causato. Sentivo di essere Gesù. Sul mio petto si reclinò un volto che amavo tanto. Il mio cuore si intenerì di amore per lui. Che conversazioni su tanti misteri, di tanta grandezza! In questo banchetto lavai i piedi a coloro che mi attorniavano. Vi era in me acqua, asciugamano e bacile. Uno di essi era confuso per il fatto che io gli lavassi i piedi; bastarono uno sguardo e poche parole perché egli si disponesse subito a spogliarsi e, se fosse necessario, che io lo lavassi completamente. Potessi esprimere qui tutto l'amore, la bontà e la tenerezza di Gesù, quanto bene farebbe alle anime! Ma non so dire di meglio. - Supplisci Tu, o Gesù, alla mia incapacità. - (diario, 15-2-1945).
... Fin da stamattina sentii il mio cuore molto maltrattato. Le umiliazioni lo spremevano: non aveva più sangue da dare al corpo. Andai al mio calvario. Mi venne incontro Mammina: ci fu uno scambio di sguardi profondi; i nostri cuori si unirono in uno stesso dolore. Lo scambio dei nostri sguardi fu breve: dovetti avanzare maltrattata, spinta, trascinata. Ma non si divise il dolore dei nostri cuori, collegati come da due fili elettrici.
Ben presto giunsi alla sommità del calvario, ove fui inchiodata sulla croce. Che lunga agonia! Il sangue scorreva; le piaghe si laceravano sempre più. Le lacrime di Mammina scorrevano nel mio cuore. Ella era un faro per me ed io per Lei: un faro che dava luce per mettere in evidenza le nostre sofferenze. Ancor prima di spirare, sentii che mi squarciavano il cuore: questo dolore mi fu anticipato, perché dopo morte non lo avrei potuto sentire. Quando sentii il mio cuore squarciato, lanciai il mio sguardo sul mondo e gli dissi: - E’ per te che sono così! - Venne allora il mio Gesù: - ... Figlia mia, sei pazza per le anime come lo sono Io. Ho fatto il tuo calvario simile al mio. La tua vita è vita di Cristo: vive Cristo adombrato in te... Figlia mia, sei fonte di salvezza per tutta l'umanità; sei fonte che non si esaurisce; sei acqua che sazia tutto il mondo; tutti, in questa acqua, possono purificarsi... - (diario, 16-2-1945).
Mio Dio, come sono varie le sofferenze che mi mandi!
All'alba cominciai a soffrire per il viaggio di Deolinda. Partiva con persone che io stimo, per visitare persone che io amo tanto. Ero contenta, ma avrei voluto andarvi anch'io. Offersi al Signore il sacrificio di non manifestare i miei sentimenti. Ma alla fine non seppi vincere e mostrai la mia penosa nostalgia. Rimasi sulla mia croce fatta più dolorosa dalla preoccupazione per quanto avrebbe potuto avvenire durante il viaggio, per la debolezza fisica di mia sorella, per il pericolo di tutti, per il timore che non potessero passare a visitare il mio p. Pinho, visita che gli avrebbe procurato un grande piacere. Mi sentii anche più piccola nel vedere che persone riguardevoli si scomodavano per noi: tale pensiero mi perseguita in questi giorni ogni volta che ricevo la visita di qualcuno. Durante la notte ho sofferto la conseguenza di quella giornata. Senza volerlo, ricordavo quanto era avvenuto. Gesù non mi ha neppure dato il conforto della confessione; e non è stato la prima volta... Bramo continuamente la visita del confessore per purificare sempre più la mia anima. Ma, dopo essermi confessata, che amarezza! Tuttavia sono in pace: la mia anima è tranquilla perché sono sempre sincera e non penso ad ingannare.
- Accetta, Gesù, la mia amarezza. La voglio e la amo perché Ti amo e amo le anime. -
Vi erano due notti accostate: la notte là fuori e la notte dentro di me. Il demonio, durante il giorno, mi aveva affermato che nel viaggio era avvenuto un disastroso incidente alle persone a me tanto care. È padre della menzogna. Infatti poco dopo erano arrivate, ma non ne avevo provato gioia: Gesù non me la concesse. Sono stata alquanto tempo con d. Umberto, venuto a darmi luce e a togliermi i miei dubbi. Non mi pareva vero che fosse vicino a me: lo sentivo tanto lontano da non avere nulla per poterlo raggiungere; il suo volto mi pareva soltanto un guscio d'uovo. Mio Dio, come sono varie le sofferenze che mi mandi! ... Durante la notte venne il demonio e chiamò i suoi colleghi: erano molti. Grandemente afflitta, temevo di far sentire i miei gemiti. Il maledetto mi diceva: - Zitta! Che non venga qui quel... (diceva brutti nomi al sacerdote). Quando avrò fatto di te quello che voglio, andrò ad ucciderlo. Morirà sotto i miei piedi. -
Io stavo sopra abissi spaventosi: mio Gesù, che oscurità! Solo di tanto in tanto cadevano su di essi delle foglie bianche che mettevano maggiormente in risalto il cupo delle tenebre... I demoni mi lasciarono... Triste, molto triste, invocai Gesù.
- Va' avanti, figlia, a compiere la tua missione... Hai visto i petali bianchi che cadevano su quegli abissi? Sono petali della tua riparazione: con il loro candore illuminano le anime che stanno in quelle tenebre... - Non ebbi paura che il demonio realizzasse davvero la sua minaccia; ma al mattino, sentendo molto silenzio nella camera vicina, mi venne il timore che il sacerdote fosse morto davvero. Il Signore però non l'aveva permesso. Quando d. Umberto venne da me per continuare a parlare delle cose dell'anima mia, io continuai a sentirmi lontana, molto lontana, immersa in un mare di dolori nell'anima e nel corpo. Dentro di me sentivo, ogni tanto, scosse terribili; una grande ripugnanza nel dover dire ciò che avveniva in me. Mi sentivo piccola e miserabile... (diario, 22-2-1945).
Il mondo viene ad alimentarsi al mio dolore (Momenti della Passione)
Non ho vita, non ho sangue: ho dato tutto, ho perduto tutto. Ho dato tutto e mi pare che fu inutile. Sento una sconfitta tanto grande. Mio Dio, mi pare di non esistere. Esiste la sofferenza ed è mia. Esiste il mondo e ne ha bisogno. La mia anima sente una fame molto grande; ma questa fame è del mondo, è il mondo che viene ad alimentarsi al mio dolore: è un mondo di belve che approfitta quanto più può della mia sofferenza. Non è niente, non soffro niente in paragone di quanto ha bisogno la povera umanità.
Gesù, che sofferenza è questa! Mi pare che sto sradicandomi il cuore dal petto, riducendolo in briciole per darlo al mondo, alle anime. Vorrei passar la vita a mendicare cuori che siano alimento, salvezza dei peccatori. Vorrei gridare molto forte, vorrei che la mia voce echeggiasse in tutta l'umanità: - O mondo, mondo ingrato, sono tua! Mi do a te per Gesù e per la cara Mammina. È attraverso di Loro che passo a te il mio sangue, la mia vita; è per mezzo di Loro che ti amo, che sono tua; ti amo per salvarti, per consegnati a Gesù e a Mammina! - Povera me, non ho nulla da dare; non so più cosa fare. Quali cose terribili avvengono in me, causate dalle ansie insopportabili di amare Gesù e salvare l'umanità!... (diario, 22-2-1945).
... Nella notte del 27 [febbraio] ebbi una visione di spine che mi causò enorme sofferenza. Era un bosco fittissimo di spine, tutto spine: salivano a tanta altezza intrecciandosi le une con le altre che non ne vedevo la fine; tutte, molto grosse e lunghe, stavano per cadere su di me... E sopra le spine cadeva continuamente la stessa pioggia rugiadosa di sangue. La mia anima sente che dalle spine sta per sbocciare una nuova fioritura di boccioli bianchi... Oggi, di mattina presto, ho sentito nella mia anima, ho udito con i miei orecchi, forti rumori, grandi colpi con cui aprivano la mia sepoltura. Era tanto profonda! È giovedi. Corre verso di me la morte. La sepoltura è pronta. Viene su di me il peso di tutte le umiliazioni. Non vi è nessun male che non dicano contro di me. La mia anima vede tutto ciò che toglierà la vita al corpo. La mia sepoltura è un pozzo, un abisso. Nulla è in me che dia gioia: tutto quanto vi è di bello e potente è per me dolore.
Dal mio letto posso ammirare la grandezza del Creatore vedendo, oltre la finestra, gli alberi coperti di fiori. Che prodigio! Il candore dei fiori si trasforma in notte per la mia anima: tutti i loro petali divengono frecce che penetrano nel mio cuore. Che fare, mio Dio? Accettare tutto ciò che viene da Te. Vado alla morte con gli occhi fissi nella Tua croce (diario, 1-3-1945).
Non vi pensavo e la mia anima mi ricordò in che giorno ero [venerdì].
Mi sentivo nella prigione, molto triste e sola. Soffrivo per avere gli occhi bendati; soffrivo per tanta ingratitudine... Alla prima luce vennero a prendermi. Il mio volto sentiva i grossi sputi. Fuori mi attendeva una moltitudine di gente: quante sghignazzate udivo! Di strada in strada, di casa in casa, in mezzo ad un gran chiasso, oggetto di maltrattamenti, fui interrogata da signori assolutisti, pieni di superbia, convinti di poter far tutto... Di fronte a tanta grandezza, quanto ero piccola! Fui condannata. Presi la croce. Curva sotto il suo peso mi muovevo quasi bocconi. Quante volte fui trascinata! Quante lacrime sentii nel cuore! Trattata tanto crudelmente, ripetevo sovente dentro di me: - Ti amo! Soffro per tuo amore! - Portavo la croce e vedevo sul calvario quella di Gesù: era un faro che mi penetrava e mi illuminava tutta. Mi sentivo attratta da essa e camminavo per abbracciarla e possederla. Giunta colà, mi distesero sulla croce; mentre mi stiravano le braccia e le gambe per inchiodarle e sentivo che dalle piaghe uscivano fiotti di sangue, venne verso di me il demonio a raddoppiare la mia sofferenza... Io, inchiodata sulla croce mani e piedi, non potevo lottare. Quanto soffrivo! Fissavo il mio Gesù crocifisso... Il demonio finalmente se ne andò, ma la tristezza amara, l'abbandono, le lacrime non cessarono. Ma neppure mi abbandonarono le lacrime e l'agonia di Mammina, né i suoi sguardi addolorati, pieni di compassione per me. Afflitta e in agonia, gridai al cielo fino all'ultimo respiro: - Padre, Padre mio, perché mi hai abbandonato? - Non ero io che gridavo, era il mio cuore; non ero io a voler gridare: mi obbligava a questo la violenta sofferenza dell'agonia. In quel momento venne Gesù: - Figlia mia, sole della terra, fuoco dei cuori, gioia del cielo! Sole che, con i suoi raggi luminosi, illumina l'umanità; fuoco che brucia e purifica i cuori; gioia del cielo perché viene benedetto il mio Nome santo per la vittima immolata, per la vita che dà vite... Vengo da te per confidarti i miei dolori. Dimmi, vuoi consolarmi?... -
- Gesù, cosa mi potrai chiedere che io non ti dia?... - ... Siccome con tanta buona volontà e gioia mi dai tutto, ti privo della mia gioia, della mia consolazione, come già ti ho privata della consolazione e della gioia di coloro che ti sono cari. Riceverai da Me soltanto quel conforto necessario per poter soffrire e vincere. Riceverai solo spine [dal mondo], spine da tutte le parti ecco il senso della visione che ti mostrai; vivrai in mezzo alle spine e in mezzo ad esse spirerai. La tua anima pura ne uscirà per volare al cielo ad ardere d'amore... Le tue spine non sono spine destinate a seccare; il tuo dolore coltiva il terreno di quel bosco che ti mostrai; il tuo sangue lo irriga. Sono spine che sbocciano, che danno rose... Tu partirai per il cielo, ma la tua grazia, le tue virtù resteranno sulla terra... Voglio che la tua vita sia presto, molto presto conosciuta: il mondo ne ha bisogno... - Gesù, voglio soffrire solo io, solo io voglio piangere: lasciami nella amarezza, nella tristezza infinita e resta Tu nella gioia e nella consolazione completa. - (diario, 2-3-1945).
Sono madre che piange lacrime di sangue
Da domenica mi sento madre della umanità, madre tenera. Verso questo amore viene contemporaneamente il dolore: dolore causato dai disordini di questi fratelli che sento essere figli miei. Vorrei presentarmi ai governanti di tutte le nazioni per chiedere che si riconcilino gli uni con gli altri; ma vorrei una riconciliazione fatta di perdono durevole perché non avvengano più gli stessi disordini. La brama di fare questo è talvolta così grande che mi pare di volare presso di loro. Per ottenere questa pace, sottoporrei il mio corpo ai più grandi supplizi e sacrifici, anche se dovessi essere trascinata di nazione in nazione e fare ciò che vi è di più costoso. Vorrei prendere nelle mie mani il Cuore di Gesù e dire loro: - Guardate quanto è ferito! Sono i nostri peccati che lo feriscono così. - ... Da sabato ho una grande paura di Gesù. Da domenica si è aggiunta la paura di Mammina, con la quale non oso più confidarmi; e così pure aumenta la paura per le persone care. Desidero che il dott. Azevedo e d. Umberto vengano qui, ma allo stesso tempo mi tormenta il timore della loro presenza; timore che scompare per dar luogo ad una indifferenza, fino a pensare che non parlo con loro e fino a domandarmi se esistono o no... (diario, 6-3-1945).
Sento in me un fuoco ardente; mi brucia in tutti i sensi: tutto il mio corpo è una fornace. Ho sete di Gesù, ho fame, molta fame di anime. Vorrei inghiottire il mondo. Mi sento sempre più madre sua. Che pazzia la mia, per il mondo che è inganno, fango e immondezza! Sono madre, ma oh! che madre pazza! Sono madre che piange la perdita dei suoi figli; sono madre che non può vederli in tanto disordine, in tante miserie e atrocità. Sono madre che piange lacrime di sangue che bagnano tutta l'umanità. Non posso resistere a tanto dolore, non posso concedermi tregua: voglio salvare il mondo, voglio soffrire tutto, voglio dare per lui la vita. In un momento in cui le ansie erano insopportabili alzai a stento lo sguardo a Gesù e Gli dissi: - Gesù! Povero mondo! Voglio salvarlo. Lasciami entrare nel tuo divino Cuore con quelli che mi sono cari; lasciami entrare con quelli che mi appartengono e si raccomandano alle mie preghiere; lasciami entrare con tutti i sacerdoti e i peccatori induriti; lasciami entrare con chi mi ha offesa, lasciami entrare con l'umanità intera. Nessuno rimanga fuori dal tuo Cuore, e così passi alla nostra Patria, al Cielo che Tu hai creato per tutti. Voglio amarti e lodarti con tutti, eternamente... - (diario, 8-3-1945).
La notte del più grande miracolo (Momenti della Passione)
... Fin dal mattino incominciai a sentire che Gesù piangeva dentro di me. Io ero la città di Gerusalemme ed ero Gesù. Io ero l'amore e l'ingratitudine. Dal mio cuore uscivano verso la città i più dolci e teneri sguardi. Erano sguardi di richiamo, sguardi di compassione. Ma dalla città cosa usciva mai! La rivolta contro di me. Nel tardo pomeriggio mi sentivo riunita agli amici. O mio Dio, cosa avvenne! Scene tanto differentti! Io ero Gesù e, sul mio cuore, sentivo reclinarsi qualcuno, ed io ero quel qualcuno. Io ero la tavola, ero il pane ed il vino; io ero il calice che conteneva il vino; io ero le tazze ove venivano servite le vivande. Io ero Giuda; ero tutto. Io ero la dolcezza e la mansuetudine di Gesù; io ero la disperazione ed il tradimento di Giuda. Che notte! Che santa notte! La più grande di tutte le notti. La notte del più grande miracolo, del massimo amore di Gesù!
Il suo divin Cuore era legato a coloro che gli erano tanto cari: per poter partire, doveva rimanere tra loro; per salire al cielo, doveva rimanere sulla terra; Lo obbligava a questo il suo divino Amore. Vorrei chiarire queste cose, ma non posso, non sono capace. Lo sguardo allucinato del cattivo discepolo rimase impresso nel mio cuore, come anche quel silenzio profondo di nostalgico congedo. L'amarezza della mia anima non poteva essere maggiore... (diario, 8-3-1945).
Ogni momento che passa è una eternità; mi pare di essere sempre nello stesso luogo; il cielo non arriva. Solo i venerdì passano e ritornano subito: posso quasi dire che sono sempre presenti. La notte l'ho trascorsa nell'agonia dell'Orto. Che triste solitudine! Il cielo pareva rivoltarsi contro la terra ingrata. Io udivo il rumore della gente, il tintinnio delle armi. Dentro di me sentii dire ad uno che mi si era avvicinato: - Amico, per che cosa sei venuto? - O dolce parola! O dolcezza, tenerezza, amore di Gesù!
Sono passate alcune ore e tutto è ancora impresso in me. Il mio corpo è stanchissimo: per l'agonia nell'Orto e nella prigione, per i flagelli e le spine, per i maltrattamenti e il viaggio sul Calvario... Arrivata là mi trasformai nella montagna, nella croce, in Gesù. E in me vi era Mammina: i due cuori uniti, il mio ed il suo. Quanti sentimenti, quanto dolore, quanto amore! Amore che si estendeva su tutta l'umanità; amore che costringeva a tanto dolore, allo spargimento di tutto il sangue. Ah, se potessi mostrare chiaramente come chiaramente rivissi ciò che hanno sofferto Gesù e Mammina!
... Gesù mi disse: - Sei colma di grazia, figlia mia, perché Gesù è con te. Sei colma di luce, purezza e amore, perché su te è disceso ora dal cielo lo Spirito Santo; abitava già in te, ma ora più che mai si infuse in te; in te come già negli apostoli. D'ora innanzi avrai luce per comprendere pienamente la grandezza del mio amore, del mio potere, della mia misericordia e della gravità della colpa contro il mio divin Cuore... Desidero vivamente che la tua vita sia conosciuta; ma non può esserlo senza grande dolore, immolazione e sacrificio. ... È giunta l'ora: vi sia luce, si faccia luce! Il mondo ha bisogno, il mondo ha fame della mia vita nascosta in te. Chiedi preghiera, riparazione, cambiamento di vita. Chiedilo! Non sarà fatto se non chiesto; non può essere chiesto se non sono conosciuti i miei desideri. In fretta, in fretta! Penitenza! Riparazione per il peccato della carne. L'impurità è la finestra aperta per tutti i peccati gravi. Il mondo si converta! Povero mondo se non si converte presto... Riceverai da Me tutto per dare tutto alle anime. Sei di Gesù, vivi di Gesù! Da' alle anime ciò che è di Gesù. (diario, 9-3-1945).
Questa luce non lascia nulla di occulto
Da venerdì [9-3] sento nel mio capo una luce forte che si riflette nel cuore con la stessa intensità. Sento contemporaneamente di essere una torre di altezza senza pari da cui quella luce illumina il mondo intero. Tale luce nuota in un mare di dolore, in un mare di notte; il mare sono io, il dolore è mio, ed anche la notte è mia. La luce non mi appartiene: appartiene al mondo, è soltanto per il mondo. Talvolta mi stanco, resto sfinita per le molte cose che questa luce mi fa vedere. Mio Dio, cosa avviene mai nel mondo! Come corre pazzo verso la perdizione! Ma egli è mio, mi sento tanto madre sua! Non posso sopportare che si perda per il suo disordine. La mia anima lo vede in tutte le strade di perdizione. Ah, mio Dio, che devo fare? Ho già dato tutto, e mi pare di avere fatto tutto per salvarlo. Ho dato e fatto tutto senza sentirmi madre ed ora [che mi sento tanto madre] è grande il mio dolore per non avere più nulla da dare a Gesù per il mondo.
Vi sarà qualcuno che comprenda questo dolore? Come lo soffro io, soltanto Gesù lo sa. O cuori, o cuori di tutto il mondo, se comprendeste quanto vi ama Gesù!... (diario, 13-3-1945).
... Sento che la torre innalzata in me è sempre più alta. L'artista incaricato dell'opera non cessa di lavorare. A quale altezza sono salita, poiché sto salendo in questa torre, o meglio, sono la torre stessa! La luce sale con me. La fatica per il tanto vedere mi estenua. La luce è del mondo, non è mia; è per illuminarlo e allo stesso tempo perché io lo veda: rimane qui tanto in basso! Valuto la distanza dal cielo alla terra. Ahi, come io vedo il mondo! Questa luce non lascia nulla di occulto; penetra nel più intimo e fa sì che io pure vi penetri. Quale miseria nelle anime, che fango copre i corpi stendendosi su tutta l'umanità! Che orrore! O mondo, come ti vedo mai! Quanto più sale la torre più la luce illumina; più il mondo è fango e più il mio cuore soffre... (diario, 15-3-1945).
Una visita di riconciliazione
... Lunedì, ancor prima che io ricevessi il mio Gesù, Deolinda mi disse che desiderava venire a visitarmi la ragazza che era vissuta con noi. Io desideravo con ansia questa riconciliazione, non perché mi sentissi colpevole, ma perché ero del parere che fra persone pie non devono sussistere dissapori, motivo di cattivo esempio e di dispiacere a Gesù. Fino ad ora, al pensiero di un incontro con chi mi aveva fatto tanto soffrire, sebbene senza riflettere ed involontariamente, avevo l'impressione che ne avrei ricevuto un colpo al cuore. Desideravo tale incontro ma temevo di non resistere. Quando mia sorella me ne parlò, Gesù trasformò la mia anima: non ebbi più quell'impressione nei riguardi di quella persona; rimasi indifferente come davanti a una cosa che non mi interessa. Nella Comunione affidai la questione a Gesù, chiedendogli di risolverla secondo la sua divina Volontà. Passai la giornata in ansia, timorosa di non fare la volontà del Signore e con un aumento di sofferenze. Oggi mi è stato riferito che forse in mattinata, dopo la Comunione, avrei avuto quella visita. Mi sono rivolta allora al Cuore di Gesù: - Fa' che la riceva con la bontà e l'amore del tuo divin Cuore. Dammi la tua umiltà. Fa' che dimentichi il dolore causatomi, come desidero che Tu dimentichi la mia ingratitudine verso di Te. - Mammina, per la tua agonia presso la croce, per i tuoi dolori, fa' che mi comporti in modo da dare a Gesù tutta la consolazione e sia grande il vantaggio per le anime. - Ho ricevuta la ragazza con il sorriso e con la maggiore mansuetudine possibile, facendo molta violenza su me stessa. Il cuore ne era soffocato e talvolta stentavo a parlare e a respirare. Le ho fatto comprendere il suo cattivo comportamento e, quando mi ha chiesto perdono, le ho detto: - Io non chiedo al Signore che ti castighi, anzi chiedo che non ti castighi. Voglio dimenticare tutto, come desidero che Egli dimentichi le mie ingratitudini e quelle del mondo intero. -
Il mio cuore è stato inondato di compassione per lei e l'ho perdonata con tutta l'anima. Ho visto in lei il Signore. Non ho avuto un momento di gioia, perché mi è parso che la cosa non mi riguardasse... (diario, 13-3-1945).
II dolore della Madre
(Momenti della Passione)... Sentii che Qualcuno con amore pazzo, con amore di Madre, andava di strada in strada, cieca di dolore, per vedere dove poteva incontrarmi. Il frastuono era spaventoso.
Rivestita con una veste da re, ma per scherno, mi posero in mano una canna. Quale barbarie contro di me! Erano moltissimi coloro che gareggiavano a inventare tormenti per maltrattarmi con maggior crudeltà. Lungo il cammino del Calvario era tutto un urlare ed uno schiamazzare dietro a me: non erano grida di dolore ma di odio e di ingiuria. Ma vi era Chi piangeva e si affliggeva per me, Chi voleva consolarmi, darmi sollievo e curarmi le piaghe. Questo Qualcuno mi causava ancor più dolore: era un dolore unito al mio dolore, era un dolore che non poteva addolcire il mio. La Mammina... quanto ha sofferto con Gesù! Sul Calvario e sulla croce era Lui con Lei un solo Cuore, un'anima sola, un solo dolore, un solo amore. Gesù abbandonato, Mammina abbandonata nel vedere suo Figlio in tale stato. Se il mondo conoscesse e comprendesse questo, non peccherebbe. Gesù era in croce, ma era dentro al mio cuore.
Al grido « Padre mio, perché mi hai abbandonato? » diceva nel suo Cuore: - Guarda, o mondo, in che stato mi hai ridotto con le tue cattiverie. - Lo sentii affidare la sua Anima all'eterno Padre. Con quale gioia lasciò il suo santissimo Corpo e fu ricevuta in cielo! Già in unione con il mio Gesù, Lo vidi in croce, ma dentro di me, a spargere il resto del preziosissimo Sangue del suo divin Cuore già aperto e, infine, gocce d'acqua. Mi disse: - Il peccatore indurito ed impazzito per le passioni è lontano da Me, molto lontano... Vieni, figlia mia, dal tuo Gesù a ricevere la medicina, la vita e la luce per condurlo a Me... - O Gesù, solo con la luce del tuo divino Amore io posso dargli luce. Ho sete, tanta sete di darti anime, tutte le anime. - La tua sete è la mia: saziamela... - ... (diario, 16-3-1945). « Comprendano la mia vita divina nelle anime ». ... Venne Gesù a dirmi: - Gli uomini sono lontani, molto lontani dal comprendere la mia vita divina nelle anime, e questo è causa di grande dolore al mio Cuore divino. Ecco perché è tanto piccolo il numero delle anime riparatrici, di coloro che giungono alla santità nella sua perfezione.
È grande il numero delle anime chiamate, ma tanto esiguo quello delle anime perseveranti e fedeli all'invito divino. Sai perché? Perché sono pochi i miei discepoli i quali comprendono questa vita divina; sono pochi che le sanno guidare e sostenere fino a che arrivino a Me. Ad alcune tagliano le radici; le buttano a terra e sovente hanno gravi cadute... Altre dalla loro malizia sono portate per vie sbagliate. Altre le condannano, dicendo che è falso ciò che è reale, o che è umano ciò che è divino.
... Come potranno essere salvati i peccatori? Come potrà salvarsi l'umanità? -
- Mio Gesù, solo Tu lo sai: pensaci Tu ed abbi compassione degli uni e degli altri. -
O vittima delle anime, il grande rimedio, il miglior rimedio sta nelle tue mani e non nelle mie: accetti le sofferenze che sto per chiederti?... - Accetto tutto, ma desidero udire da Te la promessa che non mi abbandonerai un solo momento e che non permetterai che io Ti offenda o per sfinitezza o per scoraggiamento... - ... Non verrò a parlarti al venerdì e nei primi sabati. Non terminerà la tua passione; anzi sarà più dolorosa; sarà davvero più completa. Resterai peggio dei ciechi che non conobbero la luce: essi non la videro mai, ma credono che esiste; tu resterai come se non credessi in nulla. Avrai bisogno di assistenza e di chi ti affermi sempre che la luce esiste, che i tuoi cammini sono i miei... Io, anche se nascosto, insieme alla mia Madre benedetta, non ti abbandono mai...
È la tua ultima fase, e la più dolorosa. Oh, che agonia sarà la tua...
Dopo di questo, immediatamente, giungerai al cielo. Quanto sarà meravigliosa la tua morte! Avverrà nella più grande agonia, ma anche colma del più grande amore... Per chi mi offri le ultime sofferenze? - Per tutto quanto è Volontà divina: voglio soltanto questo. - Mia amata, voglio che tu mi offra una parte di esse per i sacerdoti, affinché abbiano luce divina e comprendano la mia Vita nelle anime, la posseggano sempre più per comprenderla sempre meglio; non abbiano altra vita se non la Mia. Per coloro che non la comprendono, affinché la studino, perché, non avendola studiata né compresa, non tentino spegnere la luce ed estinguere quella stessa Vita. Quindi per quelli che mi offendono gravemente. L'altra parte delle tue sofferenze offrila per il mondo intero, perché ti appartiene: te l'ho affidato... - (diario, 23-3-1945).
« Ti lodo per la tua fedeltà » (Momenti della Passione)
... Sento la perdita di Gesù e di tutte le creature. Sono sola, senza nessuno, nessuno per me... Non posso pensare che Gesù tralascerà di parlarmi: non posso resistere. Mi è di tormento il dover scrivere quanto avviene nella mia anima, mi sono di tormento i colloqui con Gesù, per il timore di me stessa, di introdurvi qualcosa di mio; ma che sarà di me quando Gesù si nasconderà per davvero? Se avessi volontà per scegliere, preferirei i colloqui e il dover scrivere tutto, anche giorno e notte senza pausa, se fosse possibile. Soffro perché Gesù viene a parlarmi e soffro orribilmente perché tralascerà di farlo. Quando? Non lo so: ecco la schiava del Signore! Mio Dio, quando e come vorrai! Sii con me! ... Oggi fu un giorno di grandi ricordi, di tristi anniversari: tre anni di digiuno e senza la mia amata crocifissione [fisica] ! Piansi di nostalgia per le due cose. Ma la mia anima era in pace, contenta delle disposizioni ed attenzioni tenere di Gesù... Mi colarono lacrime lungo le guance, che aumentarono la mia pena temendo con esse di averlo rattristato. - Mio Dio, le lacrime non sono di disperazione; sono lacrime di amore e di rassegnazione. Mi conformo con la Tua volontà. Con questo dolore e queste nostalgie posso pensare e sentire più al vivo ciò che sono le tue ansie, la tua fame delle anime e il dispiacere che Ti causa la loro perdita... - ... (diario, 27-3-1945).
Il mondo fugge da me; non so come riuscire ad attrarlo. Muoio di fame e di sete per lui... Vorrei dire e mostrare l'amore di Gesù per i suoi figli; non lo so mostrare, non lo so dire, ma so sentirlo e comprenderlo... Il mondo fugge da me, il mondo si perde e non lo posso impedire: nel vederlo correre verso l'abisso, verso la perdizione, cado a braccia aperte, cado sfinita. Ho dato tutto e non ho evitato la sua perdita. Mi sento in lotta con la morte; l'ora non è ancora giunta; le sofferenze avrebbero già dovuto farmi morire.
È notte e l'anima sente come non mai che è notte di amore: la notte santa. Gesù sta per partire e vuole rimanere fra noi. Che vincoli di amore partono dal suo Cuore verso i cuori di coloro che Gli sono cari! Che ansie di andare e di rimanere! Il mio cuore sperimenta tutto questo: io sono pane, sono vino, sono ostia, sono tabernacolo. Che notte feconda, che notte bella! Scesero gli angeli ad adorare questo grande mistero... (diario, 29-3-1945).
... La mia anima ed il mio corpo hanno avvertito che mi conducevano legata e che alcuni, spinti dalla manifestazione di una moltitudine formata dalla feccia più vile, si prendevano beffe di me e mi condannavano a morte.
I miei orecchi udivano le parole « muoia, sia condannato! » scandite all'unisono. Che urla! Presi la croce, caddi parecchie volte; ad ogni passo stavo per spirare. Cadevo e su di me rimaneva la croce. Non per compassione, ma per timore volevano qualcuno che la portasse. Vi fu chi la prese, non per amore, ma per ordine avuto. Ciononostante, sentii che il mio cuore gli dispensò tanto amore. Che grande ricompensa!
Il mio corpo veniva consegnato ai malfattori, il mio spirito era tutto concentrato in Dio.
Sul Calvario il sangue scorreva da tutte le ferite del mio corpo. Che ore di tanta agonia! Sentivo nella mia anima tutti i sospiri di Gesù; tutti gli sguardi che Egli levava al cielo furono impressi nella mia anima. Poco prima di spirare, solo di tanto in tanto dava un sospiro; e nell'intervallo, tra un sospiro e l'altro, stava come se non avesse vita. E la mia anima sentiva tutto questo. Come era bello! Che lezioni mirabili ci dà Gesù: tanto maltrattato e tanto pieno di tenerezza e di amore! ... Venne Gesù: mi fece dimenticare, per poco tempo, il dolore. Il mio cuore si dilatò e si incendiò. - Vengo, figlia mia, a felicitarmi con te per il tuo compleanno, per la tua vita piena di meraviglie, così ricca di virtù e di amore. - - Sono per Te, o Gesù, le felicitazioni e le lodi. Che faccio io senza il mio Gesù? Cosa sono senza di Te? La grandezza è Tua, la miseria è mia. -
- Ti lodo per la tua fedeltà e corrispondenza alle mie grazie divine; ti lodo per la tua riparazione. Quante vittime ho scelto e si rifiutarono! Quante ne chiamai e non mi ascoltarono! Quante ne invitai a grande elevazione verso di Me e nulla ottenni. In te mi consolai, da te tutto ricevetti... La tua vita è di meraviglie: se vedessi le anime che per te si salvarono, e specialmente in questi tre anni del tuo digiuno! Che grande mezzo per soccorrere i peccatori! Manifesto in te il mio potere, le mie ansie e il mio amore per loro... Il tuo martirio giungerà al massimo e il tuo amore alla massima altezza, per una riparazione senza pari. Ricevi ora, figlia mia, il sangue del mio divin Cuore: è la vita di cui necessiti, è la vita che dai alle anime. - Vidi il Cuore di Gesù ardere in fiamme e traboccare d'amore... (diario, 30-3-1945, venerdì santo).
Che sarà mai perdere Gesù eternamente?
« È con molto sacrificio, perché priva di forze, che le scriva per ringraziarla della lettera inviatami con tanta carità. Il Signore la ricompensi. Per me, non è consolazione ricevere lettere o notizie riguardanti persone che tanto stimo e che fanno da sostegno e guida alla mia anima; è appena un sollievo che fa rivivere la mia vita più che morta.
Siccome voglio soltanto ciò che Gesù vuole, la mia volontà sta solamente nella Sua. Lo benedico e lodo per tutto, abbandonata alla sua divina Provvidenza e ricevo tutte le spine come carezze deliziose del cielo. Le manda Gesù. Per suo amore e per le anime sorrido a tutto. Continuano le paure per gli assalti del demonio, anche se in questo mese ne sono stata più risparmiata. Ma quando viene... oh quanta malizia!
Che io lo desideri o no, a volte devo comparire alla presenza di Gesù; altre volte non Lo sento, sperimento la Sua perdita. Se sapesse, padre, l'orrore che tutto questo mi causa! Cosa sarà mai perdere Gesù eternamente? Provo il dolore Suo per la perdita delle anime; provo i sentimenti e l'amore che ha per loro: non vi sono parole ed intelligenze umane capaci di spiegare. L'immaginetta allegata con la frase che parla di spine è per lei; sull'altra [immaginetta], dal momento che non posso mandarne una per ciascun novizio e confratello di codesta santa Casa, ho scritto un pensiero che interessa tutti: è mio desiderio che tutti lo pratichino. Deolinda e tutta la famiglia ringraziano per i saluti e li ricambiano con gli auguri di una santa Pasqua. Da parte mia, auguro a lei e alla comunità le tenerezze, le benedizioni e l'amore di Gesù resuscitato. E lei quando verrà? Le ho preparato un grande calvario, nevvero? Mi perdoni e, per carità, non mi dimentichi nella preghiera. lo ricordo molto tutti a Gesù e a Mammina... » (lettera a d. Umberto, 31-3-1945).
La mia morte sia vita per il mondo
Non vissi, non risuscitai con Gesù. I miei occhi non videro; i miei orecchi non udirono; il mio cuore non amò, il mio corpo non sentì se non dolore. Lo sguardo dei miei occhi non era mio, né l'ascolto dei miei orecchi, né il sentire del mio corpo, né l'amore del mio cuore, né il sorriso che copriva tutto questo, neppure il sorriso era mio. A chi apparteneva? Gesù lo sa, io non so dire nulla. Le gioie sono per chi Gesù vuole, eccetto che per me. Ma sono contenta: io non vivo, viva Lui con la sua vita divina nelle anime; non risuscitai, risuscitino loro per Gesù. Non ho amore, non ho nulla da offrire al mio Signore; Gli giungano graditi l'amore di tutti i cuori e l'offerta totale di tutte le sue creature. Non ho lingua per lodarlo; Gli giunga gradita la lode della terra e del cielo. Tutta la terra e il cielo Lo lodano; soltanto io, poveretta, sono stata esclusa; resto da parte. Non posso unirmi ai beati del cielo, ai giusti della terra. Tutta la cattiveria e la miseria del mondo sono mie: che vergogna! Che orrore!
Ho perduto Gesù! Che perdita eterna! Mai più Lo posso vedere. Non v'è rimedio per tale perdita. Non posso pensarvi. La mia anima non resiste a questo dolore: perdere Gesù, per,derlo per sempre! ... Venne Gesù: - Figlia mia,... ti accompagno nel dolore, nell'amore, nelle lotte contro il demonio. Sono con te in questo mare immenso di martirio nel quale sei immersa. Sorridi con le tue labbra, nascondendo il dolore e l'amarezza nei quali stai sepolta... - O mio Gesù, confido che mi accompagni, che tutto vinci in me; ma perché, nel medesimo tempo, sento tanto dolore a parlare con Te? - Perché sia completa la mia consolazione, siano completi il tuo martirio e la tua riparazione... - Se è così, consólati, o Gesù, gioisci nel mio dolore! Non voglio la mia, ma la Tua gioia; non voglio il mio trionfo, ma quello delle anime. Accetta il mio martirio e fa' che la mia morte sia vita per il mondo e la mia cecità luce per i cuori. Voglio che il povero mondo viva solo per Te, veda, ami e benedica solo Te... - (diario, 3-4-1945).
Un edificio mondiale in costruzione di amore e di purezza (Momenti della Passione)
Continuo a sentire due cose contemporaneamente: la perdita di Gesù e quella delle anime. La prima mi causa tale orrore e rivolta da non potersi dire: volontà di maledire questa perdita e di maledire la terra. Mi pare che mi tormentino tutti gli orrori dell'inferno. Sento che era meglio soffrire tutto, perdere tutto, piuttosto che perdere Gesù. Mi basta questo per massimo martirio del corpo e dell'anima. Mio Gesù, perderti!
E su questo grande dolore cade il peso della giustizia divina. Tormento e dolore senza pari. E la perdita delle anime, ahi, quanto costa! Il mio cuore le rincorre, dispensa loro tenerezza e amore. La mia anima ne vede la fuga e agonizza. Non vi è amore che le fermi, non vi sono parole che le commuovano: corrono, corrono verso la perdizione. Quale dolore per Gesù e per me che sento questo! Non posso rassegnarmi che le anime si perdano. Stamane, con la venuta di Gesù sacramentato, sono spuntate in me nuove ansie che hanno dato inizio ad un nuovo mondo nel mio cuore. E’ un edificio mondiale in costruzione. Le ansie sono di purezza e di amore: l'edificio deve essere costruito con questo. Che fiamme ardenti, che fuoco bruciante! Questa purezza e questo amore non sono miei: sono per l'edificio, per il mondo. Mio Dio, ansie che consumano! Vorrei parlare al mondo intero, vorrei parlare solo in amore e purezza; vorrei che vivesse soltanto di queste ricchezze... (diario, 5-4-1945).
Continua in me l'edificio mondiale, insieme ai desideri e alle ansie di amore e purezza. Voglio il mondo in fuoco d'amore, in purezza di corpo, anima e cuore.
Sollevo gli occhi al cielo e grido sovente: - Che posso fare perché il mondo si purifichi, si incendii e viva soltanto del Tuo divino amore? - Con queste ansie uscii dalla prigione; percorsi molte strade abbracciando fortemente la mia croce; amavo con tutto l'amore le spine che circondavano il mio capo. Dall'elmo di spine sgorgavano fiotti di sangue che scorreva lungo il mio corpo ed irrigava la terra. Sentivo che Mammina veniva, pazza, alla mia ricerca, o meglio, alla ricerca del suo Gesù; si apriva il varco fra la moltitudine per vedere dove poteva incontrarlo. Il suo Cuore santissimo scoppiava, si dissolveva in dolore e faceva scoppiare e dissolvere quello di Gesù. Nei momenti di queste sofferenze, venne il demonio ad aumentarle di più; mi tormentò al massimo...
Mi pareva perder la vita; venne Gesù a ridarmela. - Coraggio, figlia mia, non hai peccato... Unisci il tuo dolore al mio e a quello della mia Madre benedetta... -
Sul Calvario sentivo la vita del buon ladrone spirare nel mio cuore: con quale pace egli dava la sua anima a Gesù! Si fece buio sul Calvario, tutta la terra tremò e fece tremare la croce. Gesù consegnava il suo Spirito all'eterno Padre, mentre un gran numero di curiosi atterriti scendevano come formiche dall'alto della montagna. È venuto Gesù ad addolcire il mio grande dolore e a togliermi il terrore che tutto questo mi causava: - Coraggio, figlia mia, universo di dolore, di purezza e di amore! Ciò che opero in te l'ho destinato alle anime! La tua vita osservata, letta e divulgata, sarà una manna celeste, feconda di una immensità di amore, di vita e di salvezza. È questo l'edificio che ho innalzato in te...
È a tua imitazione che in futuro il mondo mi amerà; ècon la tua purezza che si purificherà. Gli uomini impediscono che sia dispensata alle anime la medicina che ho loro destinata; ciò che non proibiscono, perché non possono, è che lo continui le mie meraviglie in te... Io sono l'artista divino: lavoro in te ed opero i più grandi prodigi. Chi ti ammira, ammira Gesù; chi ti ama, ama Gesù; chi ti imita, imita Gesù.
Ho ritratto Me in te: sei la copia più fedele di Cristo crocifisso. Il mondo esulterà di gioia quando conoscerà ciò, che fu la tua vita sulla terra. - O Gesù, se parlassero così coloro che non mi conoscono e non sanno quanto Ti ho offeso,... ma parli Tu che tutto conosci e cui nulla della mia vita è occulto... che vergogna e confusione io sento! Rimedia Tu a tutto il male, purificami, colmami di amore, coprimi della tua Grazia, affinché possa essere per le anime la medicina che vuoi Tu ... - ... (diario, 6-4-1945).
« È vicina l'ora della pace »
... Ho tanta nostalgia del Cielo! Faccio un grande sacrificio a non chiedere a Gesù di portarmi presto lassù. Quante volte, tra l'altro, sto per dirgli: - Dopo questo, vieni a prendermi per il cielo - ma, ricordando la mia promessa di non chiederglielo, mi faccio violenza e dico: - Compi in me i Tuoi disegni divini. - Mi pare che sarebbe un sollievo per me se potessi chiedere a Gesù di accelerare la partenza per la mia Patria. Comunque sia, non chiedo, non voglio mancare alla promessa... Dopo la Comunione, si è fatta udire la voce di Gesù, più soave della musica degli angeli: - ... Sono balsamo salutare, sono medicina della tua anima tanto sacrificata per Me e per le anime. -
Mentre Egli parlava, il mio cuore si dilatava, pareva uscirmi dal petto ed elevarsi molto in alto: come era grande! - Che cosa è questo, mio Gesù? Che grandezza è mai quella che sento in me? - Mia figlia amata, è l'edificio dell'amore; è la grandezza del tuo amore per il mio Cuore divino e per le anime. È con questo amore che lo voglio essere amato; è con questo amore che il mondo sarà salvo. È prossima l'ora della pace. Se il mondo, ripeto, e ancora più il Portogallo, saprà ringraziare per la grazia che gli è stata concessa, la pace sarà duratura... Se [gli uomini] non mi ringrazieranno, se non faranno orazione e penitenza, se non si rialzeranno dai loro grandi crimini, molto presto cadrà sul mondo non fuoco di armi, ma fuoco della giustizia divina... - O Gesù, rimasi tanto triste quando ti chiesi di lasciarmi in vita sino alla fine della guerra, ma Tu lo sai che voglio soltanto la tua divina Volontà. - Sono stato Io, figlia mia, ad ispirarti di chiedermi di prolungare la tua esistenza terrena per dare una prova più chiara a coloro che si sono opposti alla mia divina Volontà... - ... (diario, 7-4-1945).
Pensare solo a Lui, parlare solo di Lui, soffrire tutto per Lui
« Vorrei dirle tante cose e non posso. Gesù e Mammina le dicano per me. Le facciano comprendere quanto soffre la mia anima, affinché lei abbia compassione di me, implori e faccia implorare che dal cielo mi venga tutta la grazia e la forza di cui ho bisogno.
Quante ansie, tristezze, amarezze, quanto sfinimento nella mia povera anima! Tutto ciò che faccio che possa disgustare Gesù è involontario. Vorrei soffrire tutto con la maggior perfezione e con il più grande amore; non vorrei ferire Gesù.. Piuttosto l'inferno, migliaia di volte. Ma, padre mio, le dico con la massima franchezza e verità: voglio e non posso; non trovo in me nulla di bene, di virtuoso, nessun amore per Gesù; sono miseria, soltanto miseria. Come sarei contenta se amassi il mio Gesù e potessi dargli soltanto amore! In tutta questa mia miseria che sento rimangono unicamente le ansie e una volontà fortissima di non voler vivere se non per Gesù, parlare solo di Lui, pensare solo a Lui, soffrire tutto per Lui. Creda, padre, questa è la realtà; non faccia come me cui pare di non credere a ciò che dico. Il demonio ne combina di quelle!... Mi fa soffrire tanto! Quanto è cattivo! Non so nulla di lei, ma sento che soffre, e non solamente per la proibizione di confessarmi. Questa sofferenza e tutte le altre di cui io sono causa, sebbene involontariamente, costituiscono il calvario cui feci riferimento... A tutta la comunità il mio ringraziamento e i saluti. Grazie della lettera scritta con tanta bontà e piena di parole confortanti e stimolanti. Quando potrà venire a Balasar? Ho alcune lettere cui rispondere, ma non lo faccio senza un suo consiglio... (lettera a d. Umberto, 9-4-1945).
L'amore oltrepassa tutti i dolori
(Momenti della Passione)Che fuoco nel mio cuore! Mi brucia tanto che pare lo distrugga. Quanto darei, quanto vorrei soffrire per ottenere che questo fuoco fosse mio e fosse fuoco di amore per Gesù. Voglia amore: voglio amore da dare al mondo perché ami soltanto Gesù. Povera come sono, non ho nulla da dargli; non so come acquistarlo; non so come consegnarlo a Gesù. Lo vedo fuggire: fugge verso un altro mondo di perdizione. Rimango con le braccia aperte e lo sguardo al Cielo. Come rimediare a questo male? - O Gesù, veglia sul mondo che mi hai dato ed affidato: custodiscilo, è tuo, soltanto tuo. Dammi il tuo amore: solo così lo potrò conquistare. Ansie grandi grandi dalla terra giungono al cielo.
Mio Dio, vedo le anime piene di lordura e i corpi distrutti dalla lebbra: conseguenze del peccato. Che luce, questa, che mi obbliga a vedere tutto! Come è ridotto il mondo! Dolce Gesù, il tuo divin Cuore non ne può più. Io mi sento tra il mondo e Gesù per evitare che la malvagità degli uomini ferisca il suo Cuore tanto amante. Flagelli, spine, maltrattamenti colpiscono me. Non vedo Gesù ma Lo sento come oppresso, pieno di spavento che attende i colpi di questo torrente di malvagità. ... Senza pensare alla Cena di Gesù con i suoi discepoli, mi sono sentita a mensa. Il mio cuore era il calice, era il vino, era il pane. Tutti venivano a mangiare e a bere a questo calice. Da allora in poi quella Cena si sarebbe ripetuta. Ma oh, che orrore ciò che ho veduto! Tanti Giuda a mangiare e a bere indegnamente. Che lingue sudice! Peggio ancora: mani tanto indegne a distribuire questo pane e questo vino; mani indegne, cuori demoniaci. Che orrore di morte! Ne provai tanto dolore e orrore da sembrarmi che l'anima si lacerasse e il cuore si spezzasse. Non so esprimere meglio quanto ho visto, sofferto. E su tutto questo, l'amore di Gesù, un amore indicibile: amore - che si può apprezzare soltanto se sentito... (diario, 12-4-1945).
... Mi svegliai da un leggero sonno e mi sentii subito legata ai fianchi, trascinata per i capelli, flagellata, coronata di acute spine le quali mi causavano tali dolori da sembrare che il mio capo bruciasse nel fuoco... Un amore irresistibile, uscito dal cuore, mi legava sempre più alla croce. L'amore oltrepassava tutti i dolori. Sulla croce provai sofferenze atroci nel dover stare con il capo unito al legno: le spine mi penetravano sempre più profondamente; il dolore raggiungeva il suo massimo. Dopo lunga agonia e orribile abbandono, sentii che la terra si scuoteva e si apriva e le rocce si spezzavano: tutto tremò. Rimasi come se l'anima mi abbandonasse e io non avessi vita, Il cuore fu aperto e diede le ultime gocce di sangue e di acqua e rimasi così senza la vita della terra e senza la vita del cielo... (diario, 13-4-1945).
L'amore trasforma, il fuoco purifica »
Il mio petto arde, mi brucia il cuore: che fuoco ardente! L'edificio è sempre dentro di me: è in fiamme, e brucia violentemente. Sento di nuovo che su questo edificio ss è stata posta una roccia mondiale. Io la batto, vi giro attorno, devo scuoterla. Le fiamme dell'edificio ardono sotto e attorno. II fuoco non si spegne; la roccia tutt'attorno, qua e là, si sfascia a pezzi, come legna. Sento scivolare le schegge della roccia. Ma, mio Dio, con quanta fatica! C'è tanto da fare! Questo fuoco non può cessare: la roccia deve essere tutta trasformata, fusa nel fuoco divino. Vorrei vedere solo fuoco: fuoco nei corpi, nei cuori, nelle anime. Il mio povero cuore è stanco di ardere, stanco di ansie. Ma Gesù deve essere amato; Gesù non deve essere offeso... Cammino più frettolosa verso tenebre spaventose. La mia anima si sgomenta: devo immergermi in un abisso della massima oscurità. La mia anima lo sente; già lo scorge venire verso di me, mentre io cammino verso di lui. O mio Dio, che sarà di me? Sono tenebre mai viste, attraverso le quali non sono mai passata... (diario, 17-4-1945).
Sento molte scosse; la mia anima è in continui soprassalti; non so cosa presagisce. Nuove « carezze » di Gesù? Mi curvo alla maestà divina: è il mio segno di accettazione. Abbraccio la mia croce, per quanto penosa sia. Arde l'edificio: le fiamme raggiungono la sommità della roccia, che si sgretola a poco a poco. Come trapassarla tutta? È impossibile trasformarla tutta in fiamme: alcuni pezzi restano senza che il fuoco li consumi. Sopra la roccia sto io, ma non sono io. La roccia è tutta bagnata da lacrime che cadono dai miei occhi: sono lacrime di dolore, di amarezza; sono lacrime di compassione. E non sono mie queste lacrime: escono da me, ma vengono dall'alto; scorrono sulle mie guance, ma sgorgano dagli occhi di Gesù. Oh, che pena! Tanta sofferenza e tanto amore perduti!... Venne il demonio rabbioso a tormentarmi il corpo e l'anima... Mi pareva che sigillasse le mie labbra per impedirmi di invocare i nomi di Gesù e di Mammina... Mio Dio, dopo tutto questo, come può darsi che io non abbia peccato? In questo affanno, venne il mio Gesù: - Figlia mia, offrimi i tuoi dubbi ed i tuoi timori... Voglio i tuoi dubbi per quelle anime che non hanno scrupoli nell'offendermi gravemente; voglio i tuoi timori per quelle che battono sempre i cammini dell'impurità, senza timori di offendermi e di perdersi... Confida, che non mi offendi. - Mio Gesù, credo nella tua divina Parola, e confido in Te; temo solo la mia fragilità. - Resta in pace: sono raggiri del demonio; è la riparazione che esigo da te. Sei mia, soltanto mia. - Poco dopo questo colloquio, sentii Gesù nella mia anima e Lo vidi con uno sguardo tristissimo spargere lacrime sulla città di Gerusalemme, che era anche dentro di me. Versò lacrime per molto tempo: aveva sguardi tristi, accompagnati da parole di invito e di minaccia. Già durante la notte sentivo la mia veste incollata al corpo e bagnata di sangue, sentivo il rompersi delle vene e un'angoscia di morte. Vedevo gli ulivi dell'Orto, la luna impallidita ed il triste brillio delle stelle come triste era il Cuore divino di Gesù; tutto appariva triste tra le fronde degli ulivi e tale tristezza invitava al silenzio ed al raccoglimento. Come già altre volte, ma molto più al vivo, sentii il bacio di Giuda, lo stramazzar a terra dei soldati, lo sfoderare della spada. Se io potessi mostrare la tenerezza, la mitezza, l'amore di Gesù verso tutti coloro che lo offendevano! Non vi è nulla sulla terra che si possa paragonare a Lui. Egli rimediò al male fatto da Pietro con tanta dolcezza"; con altrettanta si lasciò legare, consegnandosi ai malfattori... (diario, 19-4-1945).
... Già salendo al Calvario non potevo aprire gli occhi per il sangue che mi colava dal capo. Camminavo con il massimo sforzo; sentivo che non erano forze umane che portavano la croce, perché le sofferenze subite quante volte mi avrebbero già causato la morte!... Inchiodata sulla croce, sentivo che molti di coloro che mi circondavano, mi sputavano perfino sul viso: sugli sputi cadevano le lacrime di Gesù, si univano a quelle di Mammina ed Egli, pieno di amore, chiedeva perdono per tutti all'eterno Padre... Terminò l'agonia con la consegna dell'anima... Rimasi così per un po' di tempo, stupita del ritardo di Gesù: Egli non veniva, anzi tardava. Quando venne, mi parlò così: - Ho ritardato, figlia mia, perché sto preparandoti alla mia assenza, o meglio, alla mia presenza in te, ma nascosto. Il terreno è pronto; preparati per un nuovo martirio, martirio senza pari. Il terreno preparato è saldo; ho piena fiducia in te. Con tale martirio mostrerai alle anime l'intensità del tuo amore, la massima intensità di amore per Me... Ho portato lontano le catene del tuo amore... Quante scosse ho provocato con esse al presidente dell'America. Quante volte l'ho richiamato! È stato salvo per te. Quale responsabilità la sua! E quante anime si sono salvate nello stesso tempo! Ho usato l'offerta dei tuoi occhi e per la salvezza dei governanti: uno è salvo e ti prometto di salvarne altri. Non ti ho tolto la luce degli occhi, ma la luce dell'anima: ecco perché sei nelle tenebre più spaventose. Accetto quanto mi dai: sei generosa nel dare e Io nell'accettare... È al calore di questo amore che il mondo si riscalderà; è con le fiamme di questo edificio sorto in te che la roccia si trasformerà: la roccia è il mondo ed è sull'edificio dell'amore. L'amore trasforma, il fuoco purifica. Se vi sarà amore, se vi sarà purezza, il mondo sarà salvo...
Le schegge che senti non trasformate, sono le anime che non si lasciano compenetrare dal fuoco del mio amore divino, che non si purificano... Le anime che attraverso i tempi non si incendieranno e non si purificheranno in questo edificio di purezza e di amore, dovranno incendiarsi nel fuoco della giustizia divina, saranno dannate eternamente... (diario, 20-4-1945).
Il mio cuore è tutto fuoco
(Momenti della Passione)Esiste nel mondo la gioia? In qualche giorno della mia vita l'ho, per caso, conosciuta? Se talvolta l'ho sperimentata, ora è per me morta in modo tale come se mai l'avessi conosciuta. Mi dà un po' di coraggio il pensiero di accettare e di compiere con il cuore e con l'anima la volontà di Gesù. Ma subito mi tormenta questo altro pensiero: sto facendo davvero la volontà del Signore? Di qui, grandi agonie e tristezze per l'anima mia.
Sono schiacciata tra il cielo e la terra, tutta trasformata ed immersa in tenebre. Tremendo orrore, mio Gesù! Ho paura di me stessa. Chi senza Gesù potrebbe sopportare tanta afflizione? Chi potrebbe vivere e camminare attraverso una oscurità così nera senza guardare con gli sguardi di Gesù? Muoio, mio Dio, muoio spezzata, maciullata nella tremenda notte. Il mio cuore, così oppresso dal dolore, lancia sprazzi di luce che sento e vedo diffondersi per il mondo: è tutto fuoco. Vorrei che questi raggi andassero a ferire tutti i cuori ed il fuoco che esce dal mio incendiasse tutti affinché, nel mondo, vi fosse soltanto il fuoco dell'amore di Gesù... ... Triste notte del giovedì! Oh, come Gesù mi associa ai suoi dolori e alla sua Passione divina! Sento le ansie di passare sopra a tutte le spine e di andare incontro alla croce, abbracciarla, e con essa proseguire fino alla morte.
.. Sento in me il braciere e coloro che vi si riscaldano attorno; sento uno, alquanto scostato, che atterrito e timido si avvicina e rinnega Gesù; sento le sue lacrime di pentimento; sento nel mio cuore il gallo che apre il becco per cantare; ma soprattutto sento la sofferenza infinita di Gesù, il suo amore e la mansuetudine verso tutti... (diario, 26-4-1945).
Stamattina, quando mi svegliai da un sonno leggero e breve, le tenebre della mia anima erano tali che mi pareva di vedere davanti a me una muraglia alta e nera: mi spaventai e il mio corpo tremò. Non erano gli occhi del corpo che vedevano, ma quelli dell'anima; mi sentivo atterrita. A poco a poco mi avvolsi sempre più in quelle tenebre spaventose.
Mi preparai a ricevere Gesù [Eucaristico]: Egli entrò nella mia oscurità e nella oscurità rimase. Povero Gesù, dove scese mai! Senza luce, ma sempre unita a Lui, percorsi il cammino del mio calvario. Cadevo e sopra di me cadeva la croce; ero trascinata e trascinata con me era pure la croce. Sentivo una sete bruciante ed il più grande abbandono. Udii uscire dal mio cuore questo grido: - Ho sete, ho sete! - Compresi che era Gesù e mi ricordai che ha sete di anime. Nello stesso istante sentii passare sulle mia labbra, più di una volta, una spugna. La sete delle mie labbra non fu estinta e quella del cuore aumentò. Il grido continuava: non è la sete delle labbra che vuole essere saziata; è la sete del cuore, sete di anime. Rimasi con questa sete ed in questo abbandono per molto tempo, con lo sguardo al cielo e il corpo schiacciato dal peso di tutta l'umanità. E Gesù non veniva; tardò tanto a venire; io aspettavo, aspettavo! Venne finalmente e mi disse: - Il Re abita nel suo palazzo con tutta la sua grandezza, potenza e amore, anche se la regina non lo vede e non lo sente. Costa molto allo sposo separarsi dalla sua sposa; ma la separazione non è reale: rimango nascosto in te; rimango a governare la tua anima attraverso la parola di chi ho scelto per sostenerti e dirigerti; li ho condotti lo al tuo fianco. Coraggio, figlioletta, vieni al mio Cuore a ricevere vita...; vieni a ricevere il mio Sangue: hai bisogno di vita divina perché, momento per momento, perdi la vita umana. Vivi miracolosamente, vivi del mio Sangue divino: è il tuo alimento. - Gesù unì il suo Cuore al mio...; fece scendere il Sangue divino dal suo Cuore nel mio, che, tanto piccolo, cominciò a dilatarsi: mi pareva che il petto non potesse più contenerlo... - Scorre nelle tue vene, figlia mia, il Sangue di Cristo! Come non sarai corredentrice? Scorre nelle tue vene il Sangue verginale di Cristo: come non sarai vergine pura, angelica e vittima senza pari? Scorre nelle tue vene il Sangue dell'Onnipotente: come non sarai potente? Sei potente per tutto. Dai il tuo sangue per mio amore ed lo per amore tuo travaso in te il Mio. Dai il tuo sangue per dare vita [alle anime] ed lo ti do il Mio per darti vita. Chiedi ciò che vuoi. Ad ogni preghiera che eleverai in favore di un peccatore, subito sarà scritto nel libro della scienza divina il nome del salvato. Quando sarai in cielo e il tuo nome sarà invocato in favore di peccatori, appena mi chiederai perdono per loro, tutti gli eletti si uniranno alla tua preghiera e sarai ascoltata... (diario, 27-4-1945).
Vittima per la pace - Invito alla preghiera e alla penitenza
(Momenti della Passione)Il primo maggio chiesi a Mammina di ottenermi tante cose. Mi consacrai a Lei affinché mi consacrasse a Gesù. Tra l'altro chiesi forza per saper soffrire: quanto necessito dell'ausilio del Cielo, della forza della cara Mammina, per sopportare il peso di così grande croce! Subito il secondo giorno ricevetti una « carezza » del cielo, una spina che mi ferì e lacerò il cuore. Ne ringraziai Mammina: l'accettai e l'offersi come prova del mio amore a Lei perché l'offrisse a Gesù. In me tutto è dolore. Che orrore! Il mio cuore e l'anima mia sono in lutto pesante: non so perché. Sento in me strappi violenti come se mi togliessero dalla bocca quanto contiene il mio corpo. Quanto bramo, con ansie quasi disperate, di sentir dire che la guerra è terminata! Soltanto Gesù sa quanto soffro. A Lui rinnovo l'offerta di vittima perché venga la pace. Sento una grande compassione per quei governanti che si dice siano morti. Prego per loro e mi pare che a loro sia stato legato il mio cuore. Il mio corpo è sempre in fiamme e sento come se la mia cameretta bruciasse insieme a me. Voglio soccorrere il mondo, prenderlo, imprigionarlo, collocarlo tutto in queste fiamme: in questo fuoco che non mi dà luce. Che sgomento, vivere in tali tenebre! La mia camera è come un carcere ove non entrano mai il sole né la luce del giorno: tenebre nell'anima, nel corpo; tenebre in cielo e in terra. Mi pare che mai più potrò vedere Gesù; sento che non è mio, che l'ho perduto per sempre. Anche così voglio amarlo. Sento ansie folli di amarlo e, siccome non mi sembrano mie e non mi sembra mio l'amore, Gli dico: - Gesù, questa brama non è mia, è tua; e tuo è l'amore. Sei Tu che ami con ciò che è tuo, e sei Tu che soffri e porti la mia croce. Guarda questa poverella che nulla fa e non ha nulla: è solo notte, solo miseria. Sono la tua schiava, sono tua e di Mammina... (diario, 3-5-1945).
Come dettare le cose orribili che avvengono nella mia anima, se non ho forze per questo? O Gesù, questa forza l'aspetto dal Cielo, dal momento che questo è il tuo volere [che io detti]. Stamane uscii dalla prigione e, per ore, percorsi molte strade, sfinita, cadendo qua e là: rimanevo col volto a terra e la terra premeva le mie labbra soffocando i gemiti del mio dolore. Sentivo giungermi da lontano le sghignazzate di scherno e di soddisfazione. Con quanta fatica salii il calvario! Lassù mi tolsero le corde che avevo al collo e alla cintola. Quali dolori! Erano infossate nella carne, imbevute di sangue; nello strapparle mi lasciarono nel corpo, al quale erano incollate, il segno di grandi ferite. Mi costò assai l'essere svestita in pubblico: con i vestiti mi asportarono lembi di carne.
Non gli occhi del corpo ma quelli dell'anima vedevano che con la spada tagliavano i vestiti per distribuirli. L'anima sentiva tutto. Con gli occhi al cielo, sgomenta per le tenebre e l'abbandono, udii uscire molte volte dal cuore questo grido: - Padre, Padre, non distogliere da me il tuo Volto; non allontanare da me il tuo sguardo! -
I miei occhi, immersi nelle tenebre, non potevano vedere nulla; vi erano in essi altri occhi che vedevano tutto; vedevano, attraverso i tempi, la sofferenza che sino alla fine del mondo doveva ferire un Cuore che era vicino al mio. Quel Cuore sentiva tutta l'ingratitudine del mondo. Le orecchie avevano altro udito per udire gli insulti, le cattiverie, i delitti di tutti i tempi. Onde continue si alzavano nel mare immenso di sofferenza. Nel mio corpo sentivo Gesù: era Lui il crocifisso, era Lui che dall'alto della croce contemplava Mammina in una agonia di dolore e mormorava: - Mamma, Mamma mia, perfino Tu mi servi di martirio: il tuo dolore aumenta il mio; neppure Tu puoi darmi sollievo. - Mi pareva che il cuore e l'anima fossero tagliuzzati da pugnalate. Posso dire che da sola non avrei resistito a tanta sofferenza: forze umane non l'avrebbero potuto.
Venne Gesù: - ... Guarda, figlia mia, come sono coronato da tante e acute spine: sono i sacerdoti che mi feriscono così; mi offendono tanto. Questa piaga che vedi aperta mi è stata fatta dall'ambizione delle nazioni e resa più profonda da tutte le malizie e vizi. L'impurità! L'impurità! Padri che non rispettano le figlie; figli che non rispettano le madri; i mariti non sono fedeli alle mogli e le mogli ai mariti; mi offendono gravemente fratelli con sorelle. Non vi è modestia nelle famiglie; è scomparso dai focolari il timore di Dio. Che dolore, il mio! Ripara, ripara! Io voglio, mia figlia amata, che la voce del Santo Padre echeggi nel mondo intero molto sovente e lo inviti alla preghiera, alla penitenza e all'amore. La preghiera è l'arma più forte; la penitenza è il mezzo potente per attirare le benedizioni, le grazie e le misericordie del Signore. L'amore purifica il mondo. Voglio essere amato e voglio vedere amata la Madre mia benedetta; voglio che tutta l'umanità veda e ascolti nel Santo Padre la voce stessa di Gesù: è lui che invita il mondo ad entrare nel mio Cuore; sono Io che attraverso le sue parole chiamo il mondo a Me. Figlia mia, come per le tue labbra è stata chiesta la consacrazione [del mondo] alla mia Madre benedetta, chiedo ora, prima della tua partenza per il cielo, che il Papa, con la sua dolce voce di padre, inviti insistentemente la povera umanità a riconciliarsi con Me, ad uscire dalla sua cecità, a vivere di purezza, di preghiera e di amore... ... Scrivi tutto: non avere dubbi: lo Spirito Santo è con te. Mai permisi né mai permetterò che tu ti inganni... (diario, 4-5-1945).
I dubbi sono un vero martirio
... O mio Dio, che sarà di me! Che tremenda confusione! Ho perduto tutto il conforto del cielo e della terra. Il demonio danzava per la contentezza: pareva che tenesse nelle sue mani il mio cuore... Muoio di dolore, schiacciata fra tenebre: tenebre del cielo, tenebre della terra... Giunse Gesù nella mia agonia: Confida che non ti inganni, né sarai ingannata da satana: Io veglio su di te... Coraggio, perché tanto sconforto? Non ami la tua croce? Non sai che lo sono con te?... - Perdona, Gesù, il mio sconforto! Perdona tanti dubbi! Sai bene che dubito solo di me: la mia miseria è senza pari... - ... Per un po' di tempo rimasi confortata; poi mi immersi nuovamente nelle tenebre per potere in esse nascondermi a tutti e per sempre... (diario, 5-5-1945).
« ... Sabato [5 maggio], al grande dolore e alla tristezza si aggiunse il dispiacere di aver fatto soffrire lei per non avere dato mie notizie. Neppure ieri ho dettato qualche parola perché alla domenica qui in paese non si può spedire. Non fu per dimenticanza, né per mancanza di volontà, ma di forze. Soffro e prego sempre per lei. Se anche sapessi oggi che lei è contro di me, di opinione contraria in tutto, creda che mai tralascerei di pregare ugualmente come prova della mia gratitudine per il molto che ha fatto per me. Soffrire tutto, sì; ma essere ingrata, giammai! Sono stata molto malata, senza poter parlare neppure sottovoce. Ma ora, dopo aver preso qualche "cotoletta ed alcune uova", posso già dettare qualcosa. E la mia anima, padre mio? Il mio soffrire è indicibile. Non so perché, perfino in questo mi pare di mentire, di esagerare. Soffro e non conosco la sofferenza. Soffro e non sono io che soffro. Che mondo, che corpo e che vita di tenebre! Non ho più nulla: solo tenebre e miseria. Il mese di Mammina, che amo tanto, mi passa come indifferente; trascorre nelle tenebre, nella freddezza. Il poco che prego, non sono io a pregare; così il poco che amo si nasconde, scompare nelle tenebre. I dubbi sono un vero martirio. Che grande confusione! Sentire che inganno e che mi inganno!
Dio mio, perdere tutto e tutti, ma non ingannare coloro che mi sono tanto cari e si sacrificano tanto per me. Non voglio essere per loro motivo di umiliazione. II demonio continua la sua parte infernale: in tutto e con tutto trova modo di tormentarmi. Quanto temo di offendere Gesù!... » (lettera a d. Umberto, 7-5-1945).
Sigillo divino: la configurazione con Cristo
In nessun anno mi sono sentita presente a Fatima nel giorno 13 maggio come quest'anno. Non so il perché: il mio cuore si scioglieva e si scioglie ancora in ringraziamenti a Mammina. Passo colà molto tempo. Voglio amarla, lodarla e ringraziarla sempre per la pace tanto desiderata. È forse per questo che Gesù mi ha tanto unita alle manifestazioni della Conca di Iria e mi ha fatto sentire l'entusiasmo e le preghiere fervorose di tanti cuori riconoscenti. Sia benedetto Dio! Ed Egli continui a dare alla terra la sua pace divina e non tardi a darla alle nazioni che ancora non l'hanno, perché il suo regno si estenda su tutta l'umanità: regni soltanto Lui... Ringrazio senza un barlume di luce, ringrazio schiacciata sotto un cielo dì tenebre. Il cielo sta per riversarsi sulla terra e io sto attraversando mondi e mondi di quelle tenebre spaventose. Il peso del cielo di tenebre mi obbliga a penetrare in questi mondi: ne ho tanti da attraversare! Sono mondi sotto mondi, tutto è per me. Vado come chi va verso il martirio; cammino come chi cammina verso la morte. Il mio martirio, la mia morte, sono queste tenebre che mi tolgono la vita per non ridarmela più. Di momento in momento mi sento sempre più atterrita e stanca per tanta oscurità. Vado come chi scende in un pozzo senza fondo, pozzo che porta all'incontro con la morte. Sento che morirò sola e senza luce, il cuore teme e sanguina di dolore, ma non cessa di benedire il Signore. Solo la povera natura è spaventata; la volontà è salda: è come abbracciata a Gesù e alla croce per non lasciarla più. Non vedo, ma confido; non sento, ma credo: Gesù e Mammina non mi abbandonano e mi verranno incontro all'ultimo momento... ... Da alcuni giorni sento nei miei occhi uno sguardo che non mi appartiene. Non è uno sguardo malizioso, non uno sguardo del demonio, come alcune volte ho sentito nelle lotte con lui. La differenza è più di quella che vi è tra il cielo e la terra. Questo sguardo è tenero, ha dolcezze e fascini, ha amore. Questo sguardo attira e penetra dappertutto, dà luce: è come uno specchio nel quale tutto si riflette, al quale nulla si può nascondere. Questo sguardo è come un proiettile che raggiunge tutti. Vede dentro e fuori, vede tanto con gli occhi aperti come chiusi, vede tutto e non so cosa abbia in sé che attira. Sento che questa attrazione investe il mio cuore che io apro con tutta dolcezza perché accolga tutto ciò che vuole entrarvi! Questo sguardo ha pure chiavi che chiudono; sono chiavi che servono solo nel cuore; che chiudono al sicuro solo ciò che questo sguardo attrae a sé. Mio Dio, non so esprimere meglio i miei sentimenti, non so chiarire di più ciò che avviene in me. Mi disfo in amore, bontà, tenerezza.
Che ricchezza sento in me! E nulla di ciò mi appartiene. Mio è il dolore generato da questi sentimenti. Temo e tremo. Mio Gesù, non permettere che tutto questo nasca da me, ma da Te solo... (diario, 15-5-1945).
Talvolta il fuoco che sento nel mio cuore pare non si spenga più. Che voglio e che debbo fare? Neppure io lo so. Voglio salvare il mondo; voglio che questo fuoco si estenda sulla terra e raggiunga tutti i cuori. Mi pare di andare pazza a battere alla porta di tutti, per invitarli ad abbandonare il peccato, ad amare solo Gesù. Devo vedere, devo far nascere un mondo nuovo, un mondo puro, un mondo di cielo. Devo soffrire e agonizzare per lui; devo morire nelle tenebre per dare luce. E cammino in fretta verso di esse: mi spinge l'amore, soltanto l'amore. Vi sono sempre in me gli sguardi che non mi appartengono: oltre che attrarre, legano fortemente a sé. Che confusione per me! Anche il sorriso delle mie labbra non è mio. Mi pare un sorriso che ha braccia per abbracciare eternamente e balsamo per guarire ogni piaga. Non so cosa avvenga in tutto il mio corpo. Ciò che vi è in esso non mi appartiene. Questi legami, tenerezze, dolcezze e amore non riguardano me, non vi è nulla che si possa attribuire a me. Questo corpo non è mio, questa vita neppure. Tutto si svolge nelle mie tenebre. Se io sapessi esprimermi! Se io sapessi mostrare tutto quanto provo per il bene delle anime e per la gloria del mio Gesù, cesserei di essere vittima... Vedo tutto quanto mi aspetta. Vado come pecora muta che non sa dire. Vedo l'ingratitudine, il sangue che devo spargere, il calvario e la morte. Sento le anime che devono essere bagnate nel sangue. Fisso i miei occhi al cielo: venga qualunque cosa, devo dare il Cielo al mondo; devo comprarlo con la moneta della mia sofferenza. Stamattina nella Comunione, sentendomi più unita a Gesù, ho osato chiedergli: - Se non ti reco dispiacere, dimmi cosa significano le scosse e i soprassalti che mi hai fatto sentire. - No, figlia mia, non mi fai dispiacere; domandami tutto ciò che desideri. Le scosse sono quelle delle nazioni che stanno ponendo termine alla guerra di ambizione, mentre agonizzano nel loro cattivo comportamento. Sei e sarai la loro vittima. Per mezzo tuo e della Madre mia benedetta hanno avuto la pace. Quante scosse hanno sentito i loro governanti! Hanno preferito la morte alla umiliazione. I soprassalti riguardano la mia divina causa. Ti faccio sentire ciò che sentono i suoi nemici e i suoi amici. I nemici provano in sé rivolta e rimorsi; non vogliono cedere, non sanno che fare. Gli amici soffrono nel vederti soffrire senza poterti aiutare. Ma beati coloro che ho associato alla tua sofferenza, al tuo martirio, perché li amo... (diario, 17-5-1945).
Non vi è sulla terra gioia più grande che il soffrire per Lui Benedirò il Signore In questo mese benedetto consacrato a Mammina ho ricevuto un'altra prova: altre spine che si sono conficcate nella piaga del cuore, sempre sanguinante, impedendole così di cicatrizzarsi. Di tanto in tanto viene esacerbata violentemente. Benedirò sempre Gesù e Mammina, ma confesso che, senza le forze del cielo, mi sarei disperata e sarei morta...
Con loro ho vinto e vincerò sempre... Sono come una colomba, a becco aperto, che batte le ali, sul punto di perdersi senza aver dove posarsi. Ho sete di luce, ho sete di conforto. Poiché sulla terra mi sbarrano ogni via, o Gesù, o Mammina, lasciatemi entrare nei vostri Cuori amantissimi. Anche se non sento nulla, lasciatemi almeno la certezza che vivo in Loro: li, nei vostri Cuori, sarò libera da odii e persecuzioni; sarò certa che Vi amo e non Vi offendo. Oh, se il mio corpo potesse avvolgersi nelle tenebre per non essere più visto né ricordato, come nelle tenebre fu avvolta la mia anima! Così morirei, così non si parlerebbe più di me, come desidera il mio arcivescovo. È con tutto l'amore che io accetto i suoi ordini ed obbedisco `. In me non è sorta la più piccola ombra di odio contro di lui né contro i suoi collaboratori. Al contrario, ho sempre detto così: - Mio Gesù, abbi compassione di loro, non comprendono e non conoscono le sofferenze di un'anima. - Potessi, o Gesù, prostrarmi davanti a Te, a mani alzate; sapessi ringraziarti per queste prove! - Col cuore sanguinante di dolore, non potei con le labbra recitare il « Magnificat », ma lo feci mentalmente. - Dammi forza, o Gesù, per soffrire. Non condannarmi Tu: la sentenza degli uomini a null'altro serva se non a darmi maggior martirio. Gli uomini mi hanno preparato la sofferenza di oggi per rendermi più simile a Te e perché Ti fossi più unita sul cammino del calvario... I miei sguardi continuano a non essere miei. Fissano con tenerezza questo o quell'altro cuore che maggiormente si lascia compenetrare da loro tanto pieni di dolcezza e di amore. Ma non si rivolgono verso tutti alla stessa maniera: è la rispondenza dei cuori che fa meritare quanto questi sguardi racchiudono. Ho tanto da dire in proposito! Sono molti coloro che vorrei attrarre ed abbracciare a me! Che è questo, mia Gesù? È sempre la mia croce... - Ti amo tanto, figlia mia! Ho reso te simile a Me e il tuo calvario al mio. Abbi coraggio!... Sei ricca di Me: è per questo che i tuoi sguardi attirano, hanno tenerezze, dolcezze, attrattive, amore. E’ per questo che il tuo sorriso ha mitezza, ha tutto ciò che è del cielo. Non vivi tu, vivo Io. Sono mezzi di salvezza e di richiamo per le anime. Non è vero, figlia mia, che durante la mia vita, nel mio Calvario, avevo due vite, l'umana e la divina? Anche in questo sei simile a Me: nel tuo calvario hai anche la vita divina: è Cristo che vive in te. Non temere... Le mie meraviglie in te non rimarranno occulte, devono brillare: sono gloria mia, sono salvezza per le anime. Tutto sarà scritto, mia maestra in scienze divine, tutto sarà conosciuto nel libro della tua vita. Sei l'eroina dell'amore, l'eroina del dolore... - Tornai alle tenebre ed al mio dolore, ma ardendo sempre nella sete di consolare il mio Gesù e salvare il mondo. Non vi è sulla terra gioia più grande che il soffrire per Lui (diario, 18-5-1945).
Vengano le umiliazioni ed i disprezzi... muoio per le anime ...
Il cielo era coperto di nuvole nere e pioveva a dirotto, ma nella mia anima erano più nere le nubi e la pioggia di dolore più forte ancora. Attraverso la finestra i miei occhi vedevano le foglie verdeggianti delle viti avide della pioggia fresca che il cielo mandava loro. Che bella lezione per me! Mi venne in mente e mi domandai: che faranno gli uccelletti per riparare dalla pioggia i loro figliolini? Stendono sopra di essi le ali. Il Signore si cura di loro, dissi, non li abbandona; come potranno Gesù e Mammina cessare di curarsi di me, che ho un'anima? Oh, come devo gioire con tutto ciò che il cielo mi dà... Vengano le umiliazioni ed i disprezzi: io voglio salvare le anime... (diario, 19-5-1945).
« Mio buon padre, non cessiamo di lodare Gesù e Mammina per tante "carezze". Non so se devo dettare per lei queste parole. Ma se le cose sono arrivate a tal punto che lei non possa più scrivere a me né io a lei, chiedo il favore di bruciare la lettera senza leggerla. Non voglio disgustare Gesù né concorrere a che altri lo disgustino. Se io non riceverò più notizie sue, stia tranquillo. So già: è perché non può... Spero dal cielo la forza di vincere tutto. È proprio vero, padre mio, che se Gesù non mi avesse sostenuta con i suoi divini aiuti, sarei già morta di dolore. Prendiamo le cose come venute dalle Sue mani: Egli sa che è per Lui e per le anime. Vorrei proprio, se fosse possibile, che il mio nome morisse e non si parlasse più di me. Non mi meraviglio che vi sia anche chi lo voglia, ma per altro fine. Quante lotte nella mia anima! Preghi per me, mio buon padre; anch'io non la dimentico. E se non consentiranno più che ci vediamo ancora in questo mondo, ci vedremo in cielo. Colà, liberi da qualsiasi proibizione, non cesseremo di amare Gesù e Mammina, nella stessa unione, nello stesso amore. Non potendo fare altro, mi aiuti con la preghiera, affinché non soccomba sotto questa croce tanto pesante...
Povera me, disprezzata e senza luce!... » (lettera a d. Umberto, 21-5-1945).
... Sto perduta in un mare tempestoso, in una notte quanto mai nera e spaventosa... Odo il sibilare dei venti: le onde si alzano a grande altezza, poi si abbassano di nuovo calme. Ed io così sola, senza nessuno! Al sentir la tempesta tanto disastrosa, la fisso, la ascolto, ma con serenità: se devo morire in essa, muoio per Gesù, per le anime. Confido, spero: il mio corpo può soffrire tutto, può scomparire distrutto dal furore della tempesta, ma l'anima ha la sua meta: deve andare incontro a Gesù. Egli la deve ricevere, sostenere e portare fino a Sé. O mondo, quanto sei stato ingrato verso di me! E io ti amo; ti amo non per le tue false attrattive, ma perché sei di Gesù... (diario, 22-5-1945).
Che valore può aver la vita, se non soffro, se non amo?
(Momenti della Passione) In questi due giorni ho avuto tanto da offrire a Gesù e a Mammina: ho sofferto molto nel corpo e nell'anima. O dolore, o benedetto dolore! Solo tu sei la mia gioia sulla terra: solo da te ricevo qualcosa da dare a Gesù e alle anime...Mari e mondi di tenebre mi hanno separata per sempre dal mio Gesù. Sono come cieca nel corpo e nell'anima: sono immersa in mari di oscurità senza sapere nuotare. Alzo le braccia per trovare sicurezza in Qualcuno e questo Qualcuno è la cara Mammina. Voglio avanzare tanto in queste tenebre, voglio sprofondarmi tanto quanto Gesù vuole. Ma voglio convincermi che vado aggrappata ad una Madre tanto tenera, e che sono avvolta nel Suo manto per non temere, non vacillare, non disperare. Da sola morirei di sgomento e offenderei il mio Gesù. Sento sulle mie spalle una enorme croce; il suo peso mi obbliga a morire tra i più terribili orrori. Questa croce abbraccia il mondo, pesa una umanità. Gesù non attese che spuntasse la mattina del venerdì per farmela sentire; con la differenza però che oggi non sono inchiodata su di essa. La mia anima piange in silenzio, nasconde i suoi gemiti, vede le nere tenebre della morte, vede come tutti già si preparano per catturarmi e togliermi la vita ad ogni costo. Orto, Calvario, morte, orrore e sgomento. Che roccia mondiale mi nasconde il cielo! Quanto soffrono il corpo e l'anima mia! Quanto ha sofferto Gesù! Ingratitudine del mondo... (diario, 24-5-1945).
... Gesù è venuto con tutta la forza del suo divino amore. Il mio cuore palpitava fortemente: era piccolo per contenere un Cuore che possiede la grandezza e l'amore senza pari. Gesù si è soffermato a parlarmi, ma mi bastava il Suo amore: - Ardi, figlia mia, nel mio divino amore. Purifica il mondo, vergine fedele! Voglio amore, grazia e purezza. Per mezzo tuo, messaggera di Gesù, le anime riceveranno ricchezze e tesori divini. - Gesù, ho il cuore stanco. - Stanco di amore, figlioletta. - Stanco nel possedere il tuo amore, la tua grandezza, ma non di amarti, perché non Ti amo affatto. Ben lo sai che di mio ho soltanto miseria: è questa che io vedo in me. - No, tu ami il mio divin Cuore fino a non poterne più. Sei stanca di amore: anche l'amore consuma. E deve essere così per l'alta missione che ti ho affidato... - Grazie, mio Gesù. Da' a tutti i cuori, da' a tutte le anime questo tuo amore. - Dallo tutto tu, figliolina, ti autorizzo: sei signora del mio Cuore divino, sei signora del mio amore. Distribuiscilo come vuoi: i tuoi desideri sono i miei. - ... (diario, 25-5-1945).
Termina il mese di Mammina. Mi spiace che finisca. Sarà davvero il mio ultimo maggio sulla terra? Sento pena di non aver amato molto Mammina e Gesù. Tutto passa, tutto si nasconde; appare soltanto la mia miseria e più chiaramente nei mondi delle mie tenebre. Tendo le braccia al cielo per abbracciare il mio martirio e con esso Gesù e Mammina.
Ho una sete che qui non può essere saziata. Ho fame e non vi è nulla che la soddisfi; neppure la sofferenza. La temo, ma la voglio per dar vita alle anime, per consolare il mio Gesù. O soffrire, o morire! Che valore può avere la vita se non soffro, se non amo? Non sopporto più di vedere il mondo nella sua corsa pazza e cieca verso la perdizione. Lo vedo in un incendio di passioni: voglio spegnerlo con il fuoco d'amore che ho nel cuore e con le tenerezze che racchiude, ma vedo che sono preferiti il fuoco delle passioni e le attrattive del male. Il fuoco e la tenerezza non sono miei: è tenerezza che salva, è fuoco che purifica... Possiedo in me ciò che non è mio: sento e riconosco che è del cielo. Sono stanca; voglio unire il mondo a questo fuoco, a questa vita del cielo, e non posso. Mentre sento le catene di amore di Gesù con cui vuole legarlo, sento quelle del demonio che vuole trascinarlo alla perdizione. Il mondo non ascolta la voce di Gesù, non bada ai suoi sguardi, non accetta le sue affettuose sollecitudini, non si lascia attrarre da Lui... (diario, 31-5-1945).
Inabissata nelle tenebre... non cedo: devo dare la vita
(Momenti della Passione)Le mie ansie hanno slanci che mi fanno volare verso la morte. Bramo di dare la vita. Le strade restano segnate con il mio sangue; cammino nel più profondo silenzio. Ho sete di dare la vita per possedere vite. Vedo il sepolcro che avrà il mio corpo: è sepolcro che toglie dal sepolcro le anime, molte anime corrotte, già quasi morte. Salgo la grande montagna del Calvario. Cado molte volte ed ogni volta rimango come se il mio corpo fosse già un cadavere: un cadavere irriconoscibile per il sangue che cola lungo il volto; è un corpo in condizioni peggiori di quello di un lebbroso in disfacimento. Il cuore è bramoso di andare avanti: deve vincere per le anime, deve morire per loro!
Mentre ero inchiodata alla croce, il suolo sussultava tanto che faceva tremare la mia croce e quelle che erano ai miei fianchi`. Le tenerezze del cuore si diffondevano verso coloro che vi erano crocifissi: alla destra erano accettate, alla sinistra rifiutate; sentivo la rivolta di colui che le rifiutava e l'amore di chi le riceveva. Con l'anima sentivo e vedevo Mammina che, ai piedi della croce, tentava aprire le braccia per accogliere Gesù che stava crocifisso in me: voleva fare a Gesù, ancor vivo, ciò che Gli avrebbe fatto appena morto: abbracciarlo, bagnarlo con le sue lacrime. È inspiegabile ciò che soffrivano i Cuori di Gesù e di Mammina! Quanto dolore anche nel mio cuore!... Venne Gesù: - Figlia mia, stella sfolgorante, il tuo splendore illumina le anime; sei luce che le guida al mio Cuore divino... - Dal suo divin Cuore ricevevo sangue; il mio cuore si dilatava... - Ricevi, figlia mia, il sangue che genera le vergini, dà purezza, grazia e amore. È la vita divina che do alle mie spose più amate... Dónati alle anime: per salvarle ti ho affidato il mondo; ed egli non corrisponde... Son tanto poche le anime che mi amano; sono tanto poche quelle che praticano la pietà come dovrebbero; sono tanto poche quelle che sanno soffrire bene, che conoscono il valore della loro croce e la amano; è grande invece il numero di quelle che mi offendono; vi è tanta malizia; sta scomparendo dal mondo la castità. Ripara, figlia mia...; soffri contenta, soffri con Me. - Soffrire, sì, mio Gesù; ma non con Te. Voglio soffrire io, ma che non soffra Tu... - ... Di' a tutto il mondo che ascolti la voce del suo pastore [il Papa], che è la voce di Gesù: chiedo amore, purezza, cambiamento di vita. La voce del Santo Padre sia per il mondo un forte richiamo come quello di Noè... Che egli parli alle nazioni, a tutti i governanti, affinché si adoprino per porre termine a tanta immoralità... (diario, 1-6-1945)
È il mondo ed è Gesù
... Soffrire per amore è dolce, ma costa molto! Volere Gesù, amarlo sempre, vivere solo per Lui mentre sento che nulla amo, nulla faccio per consolarlo! Passano i giorni e con essi le ore e con esse passo io pure, senza progredire nel cammino della virtù. Passa tutto e tutto pare restare sempre nello stesso luogo. Passano i giorni, i giorni che sono sempre notti; ed io sempre nelle tenebre, sempre inabissata in esse!... È un quadro di tenebre sempre davanti agli occhi; un quadro che mi mostra il presente ed il futuro: mi aspettano solo gli orrori delle tenebre... Mi pare di non avere compassione alcuna per il mio Gesù; nel vederlo crocifisso sento che tutta la compassione è svanita, che non ho pietà delle sue sofferenze; il mio cuore è tanto impietrito che non si commuove nel vedere il sangue che per me fu sparso; non ho pena del suo martirio: non ne ho e ne ho al tempo stesso: una forza irresistibile, più forte di me, che non vuol soffrire, non vuole amare, non vuole lasciarmi neppure guardare né ascoltare Gesù... Tremendo orrore! E la tenerezza dei miei sguardi fissa tutto questo, accompagna tutti i passi errati... In tutta questa lotta benedico Gesù e Mammina, benedico la croce che voglio baciare ed abbracciare sempre... Improvvisamente Gesù si fece sentire nel mio cuore: - Ho freddo, ho sete, ho fame. Mia Alexandrina, dammi ricovero, sazia la mia sete, la mia fame. -
- Come, mio Gesù? Come posso ospitarti in mezzo alla mia miseria?... -
Gesù sorrise dicendomi: - Dammi asilo nel tuo cuore, sazia la sete che ho di amare per quelli che non mi amano, estingui la mia fame di anime... - ... (diario, 5-6-1945).
Dove potrò trovare balsamo ai miei dolori? Sulla terra mi pare proprio di no: tutto per me è causa di maggior sofferenza. Soltanto unita a Gesù potrò da Lui ricevere qualche sollievo; e questo sfuma in fretta: è come brezza che passa facendo sentire solo per un istante il suo benefico refrigerio. Nella mia Comunione di ieri e di oggi mi sono sentita più unita al mio Gesù. Egli faceva passare dal suo Cuore al mio catene pure, fini catene d'amore. Da allora ho nel mio cuore un nuovo cuore e in esso vi è Qualcuno che lancia queste catene alle anime; mi richiama alla mente il pescatore nella sua barca mentre lancia le reti per la pesca. Sento dentro di me il pescatore delle anime fare la stessa cosa con ardore. Sento un amore immenso sul mio cuore: è l'amore del Cuore di Gesù... Che tenerezze, dolcezze e amore! Un altro cuore di lacrime si è collocato nel mio. Queste lacrime sono versate sulla umanità intera: la coprono. Sono lacrime di dolore perché è disprezzato l'Amore. Sono lacrime di agonia perché è disprezzato questo Cuore colmo di ricchezze. Questo Cuore ha una piaga aperta e profonda per accogliere tutti: pare l'uccello con le ali aperte per difendere i suoi figlioletti... Mi sento sovraccarica per il peso della umanità. Debbo versare su di essa tante lacrime. Questo peso mi strappa dal corpo le vesti, mi dà la croce, il calvario, la morte. A nulla cedo, venga ciò che vuole; devo dare la vita... (diario, 7-6-1945).
«Vengano i saggi al libro delle meraviglie divine»
(Momenti della Passione)Pensavo oggi di amare tanto il mio Gesù: Gli ho chiesto nella festa del suo divin Cuore tutto l'amore fino a perdermi in esso. Non sono stata capace di amarlo e non ho saputo dirgli nulla. Speravo perfino di udire da Lui qualche parolina, ma non l'ho udita.
Ho fatto la preparazione alla Comunione freddamente; L'ho ricevuto come un estraneo; non so parlargli... Soffro nel dettare i miei sentimenti e soffro per non saperli dettare. Benedetta sia la mia croce! Oggi soffro come non mai. Appena dopo la Comunione si è elevata in me una enorme massa di tante cattiverie, di tanti crimini. Pareva che mi aprissero il petto e salissero fino al cielo a ferire il Cuore di Gesù. Queste cattiverie, giunte alla massima altezza, ricadono da tutte le parti, coprono il mondo e gli tolgono la vita. Ho passato così le ore con il petto aperto, il cuore ferito, senza poter fare nulla. Gesù non ne può più. Sento la potenza della sua misericordia, sento la forza del suo divino Amore che vuole diffondersi e penetrare in tutto questo. Tutto è respinto, nulla è accettato... Come ho sofferto! Mi pareva che tutte quelle cattiverie fossero mie, che io fossi la causa delle sofferenze di Gesù, che io fossi ingannatrice... Gesù venne e mi fortificò dicendomi: - Non inganni, figlia mia, sei vittima... Vengano i saggi e coloro che si dicono saggi al libro delle meraviglie e della scienza divina. Vengano: gli uni a provare e gli altri ad imparare che cosa è un'anima vittima: i prodigi della Grazia e l'azione di Gesù in tale anima. Ciò che senti in te sono mezzi di salvezza. Ciò che oggi senti in te, anch'Io lo sentii nel mio Calvario... Di' tutto, scrivi tutto; lo Spirito Santo abita sempre nel cenacolo del tuo corpo... (diario, 8-6-1945).
La montagna mondiale di miserie è sempre nel mio cuore piagato, aperto con una grande ferita. La sofferenza del cuore non può affrontare tanta malizia; gli occhi dell'anima non sopportano tanti crimini... Che grande dolore! Sento Gesù come agnello innocente; sento il mondo come belva feroce che gli si avventa per ferirlo senza pietà: triste scena il vedere Gesù così buono davanti a tanta malizia e crudeltà!...
Intanto vado ricordando, senza volerlo, la mia permanenza alla « Foce »; soffro ancora in tutti i suoi particolari quell'esilio. Che Gesù accetti questo martirio affinché si salvino le anime... (diario, 14-6-1945). Se in questi giorni non ho potuto parlare senza enorme sacrificio, oggi ancora di più. Mi aiutino Gesù e Mammina. Debbo riassumere. Se non fosse per obbedienza, non direi nulla. Stamane mi sentivo in ginocchio, legata alla colonna: una scarica di flagelli cadeva sul mio corpo e una pioggia di brandelli della mia carne e di gocce di sangue cadevano attorno a me, macchiando il suolo e coloro che mi circondavano. Coronata di spine, andai poi verso il calvario. Caddi varie volte sfinita, volto e labbra incollati alla terra al punto di sentirmi soffocare. Andavo cieca verso il dolore; soffrivo tutto come se nulla vedessi; ma vedevo chiaramente l'amore che mi obbligava a camminare e a vincere. Inchiodata sulla croce, sentivo sempre in me il cumulo delle grandi cattiverie ed il cuore aperto, sempre sanguinante... Gesù non si affrettò, ma venne; non mancò. Mi unì a Sé fortemente. Venne come chi è affaticato da una lunga giornata; si posò nel mio cuore e mi disse: - Figlia mia, sono stanco di tanto soffrire. Lasciami riposare in te, nel palazzo del tuo cuore; voglio deliziarmi all'ombra delle tue virtù. Sono qui assetato, voglio dissetarmi all'acqua cristallina della tua fonte: è acqua di riparazione, di purezza e di amore... - Momento di grande conforto: con Gesù che riposa in me! Quale unione la nostra! - Gesù mio, che delizie puoi trovare in questo povero cuore? Che conforto Ti può venire da tanta miseria? Che sete puoi saziare in tanta aridità e freddezza? Quale vergogna per me! Cerca, o Gesù, e vedi se trovi; poni Tu in me qualcosa per poter ricevere... Mi sento sovraccarica di miserie! - Gesù sorrise, ma tristemente: - Non sono tue, figlia mia, le cattiverie che mi hanno ferito. Sei vittima, ma vittima innocente. Perché sei vittima ti faccio soffrire così; ecco la ragione per cui ti lascio in così tremendo abbandono. - Ma, Gesù, non mi sgridi mai per le mie mancanze eppure Ti dispiaccio tante volte! - Nuovo sorriso, ma questa volta più gioioso: - Le tue mancanze sono necessarie per nascondere lo splendore della mia grandezza; sono nuvolette che attenuano i raggi splendenti, perché tu possa essere avvicinata dalle creature. È necessario nascondere un poco il mio splendore. Pensi tu che, se occorresse, non saresti da Me sgridata severamente? Ma non occorre: tu soffri come lo voglio. Per provarti che soffri come lo voglio ho finto di lasciarti sola in questa dura sofferenza... Da te ricevo, mia amata, quanto posso ricevere da una mia creatura. E tu ricevi tutto dal tuo Gesù, dal tuo Creatore... - (diario, 15-6-1945).
«Il tuo cuore è un globo d'amore »
(Momenti della Passione)Mi pare di non sapere se sono nel mondo; se vivo ancora in esso. Quanto costa lottare! Quanto costa vincere!... Soffro perché Gesù soffre; soffro perché Lui è offeso. Voglio unire il mondo a Gesù; voglio legarlo a Lui, ma non ci riesco. Lavoro e non raccolgo nulla per Lui; soffro e non Lo consolo. ... Mio Dio, come posso amarti, senza vita? Mi è fuggito tutto; è rimasta solo la miseria. Ho perduto tutto: è rimasto il peccato soltanto; ne sono schiacciata. E anche il demonio mi schiaccia con il peso della sua malizia... Il maledetto ha inventato nuove forme per tormentare la mia anima... Costa molto soffrire, e in tale maniera; ma l'amore vince. Costa molto di più vedere Gesù offeso e sentire l'inferno delle anime (diario, 19-6-1945).
Sento che sono morta sotto il peso del mondo: mi ha ridotta a nulla; ed è questo nulla che si immerge continuamente nelle tenebre. Quanto più mi coprono, tanto più mi sprofondo in esse e più tenebre vedo. Quando cesserò di vederle? Quando cesseranno di terrorizzarmi? E sono tanto sola, senza nessuno! Disprezzo ed abbandono terribili! Non vedo, non sento conforto né dalla terra né dal cielo. Come posso, mio Dio, stare qui così? Mi preoccupa tanto la salvezza del mondo. Non reggo a vedere Gesù così ferito. Non ho nulla in cui Egli si possa consolare: è stata la massa delle cattiverie che mi ha distrutta. Voglio amare il mio Gesù e non ho cuore per amarlo; è scomparso da me; non so a chi appartiene; confido che appartenga a Gesù. Vorrei avere sangue per darlo al suo divino amore, goccia a goccia, e non l'ho; sento che sono scomparse le vene del mio corpo; non ho nulla; non posso fare nulla per Gesù e per le anime. Solo il demonio non cessa. Che grande tormento!... Udii Gesù: - Figliolina, coraggio! È la riparazione più fine e delicata che ti chiedo; è il fiore più puro. - E vedevo davanti a me uno specchio tanto grande e tanto limpido! Era meraviglioso il suo splendore. Rifletteva chiarore: ero circondata da fiori. Gesù continuò: - Ecco, figlia mia, lo specchio della tua anima! I fiori sono fiori di purezza. Confida, la tua anima non si è macchiata... Da' a Gesù, da' alle anime, mostra al mondo la riparazione massima, il maggiore eroismo nella sofferenza... -
Le parole di Gesù sono come mani amiche che mi sollevano, sfinita, dal fosso della strada. Ma appena sono in piedi, tutto si nasconde e fugge. Stanotte, non so a che ora, mi apparve Gesù inchiodato sulla croce. Questo Gesù e questa croce si trasformarono in me. Ho passata la giornata e sono già in un'altra notte, sento sempre lo stesso Gesù, la stessa croce dentro di me. Il mio cuore è quello di Gesù, il mio corpo è quello di Gesù. E’ Lui che soffre, vive ed ama. Tutto ciò è per me motivo di maggior sofferenza, ma tutto è per Lui. Soffro, ed è Suo il dolore. Io non vivo: chi vive è Lui. Mi trovavo nella solitudine dell'Orto; dal mio corpo sgorgava una pioggia di sangue che non cadeva su di me, ma usciva da me; inzuppava le vesti ed irrigava la terra. Che massa di sangue! (diario, 21-6-1945).
Gesù è sempre sulla Croce e dentro di me: in me che non, vivo né esisto. Il dolce Gesù, con le braccia e il cuore aperti! Vorrei dire quanto soffre ed ama. So sentire, ma non so dire: non mi bastano le parole; non sono capace. Soffro e muoio di dolore. Quanto non darei per far comprendere a tutti cosa è un'offesa al Cuore divino di Gesù e come Egli ci ama, nonostante tutto! Camminai così verso il Calvario, con questa sete di farmi conoscere dalle anime, di donarmi e di morire per loro. Non sono mai caduta tante volte come oggi: quante cadute! Che enorme sfinimento! Il mio corpo, senza sangue, gelava; il cuore non palpitava, le labbra non si muovevano... Le mie labbra moribonde avevano una sete ardente, ma il cuore era ancora più assetato. Vuol bere l'amarezza fino all'ultima goccia; vuol soffrire tutto perché ama tutti; vuol dare tutto per ricevere tutto. Dall'alto della croce sentivo nel mio corpo i maltrattamenti del mondo. Ero come lapidata da tutti e sentivo proprio le pietre a ferirmi. Dal Cuore di Gesù, in me crocifisso, vidi uscire alcuni raggi di fuoco: parevano raggi di sangue. Quei raggi si diffondevanosu tutti coloro di cui il mio corpo sentiva i maltrattamenti. Che tenerezza e compassione uscivano dal quel Cuore tanto amante! Dai miei occhi moribondi, già spenti, uscivano verso, il mondo gli sguardi più dolci, più teneri ed amanti: erano sguardi che penetravano tutto e tutti, vedevano tutta la malizia e l'ingratitudine. Fu in questo momento che venne Gesù e sostò in me un po' di tempo senza parlarmi. Prese nelle sue divine Mani il mio cuore e ne fece un grande globo che poco dopo collocò al posto del cuore, dicendomi: - Mia figlia, il tuo cuore è un globo di amore. Amami, amami per il mondo che non ama. Amami, amami per quelle anime che dovrebbero amarmi e - da cui speravo amore. Tu sei pazza di amore per Me e per le anime... Amale perché sono mie... Ti vorrei in cielo, ma ho tanto bisogno di te qui in terra. - Se mi vuoi là, o Gesù, unisci ai miei desideri i tuoi. Non Ti dico altro, perché ho promesso di non chiederti il cielo. - Cuore d'oro, fonte di amore, ho accettato il tuo sacrificio. Abbi coraggio: ti darò tra poco il cielo, anche se non lo chiederai... - (diario, 22-6-1945).
Edificio di purezza e amore. Scala di salvezza
(Momenti della Passione)Ho una croce tanto grande dentro di me: è posta in alto ed io le sono abbracciata. Non v'è forza umana che me ne separi: mi pare di essere impazzita per suo amore. Le mie braccia sembrano incollate ad essa. Quanto più la voglio, più cresce. La amo con un amore che non mi appartiene. Sarei beata se tale amore alla croce ed al dolore fosse mio.
Si è eretto in me un nuovo edificio: è tanto grande, tanto bello! Tanto ben disposto; tutto pieno di arcate. Non so cosa rappresenti. Cuore e anima sorridono, le mie braccia vogliono stringerlo. Ma nulla di questo mi appartiene, neppure la gioia nel vederlo crescere. lo sono soltanto miseria e non posseggo se non dolore. Bramo di lasciare il mondo, di partire per il cielo; soffro perché non voglio avere volontà. Voglio il giorno, voglio l'ora che il mio Gesù sceglierà. Ho una sete così grande di amore da non poterne più; ho tanta fame di anime: sarebbe saziata solo se le possedessi tutte... (diario, 26-6-1945).
« Mio buon padre, voglio e non posso. Bramo darle mie notizie, ma non ho forze; non è affatto dimenticanza. E’ vero che con le mie lettere temo di causarle maggiore sofferenza oed è cosa che non vorrei. Sia io sacrificata, sempre, ma che non sacrifichi altri cui devo molto. I mali del mio corpo si aggravano. Non so cosa Gesù vorrà da me. Sia fatta la sua divina Volontà. Non mi è difficile rispondere alle domande che mi fa.
Preferirei farlo a viva voce, ma poiché non è possibile, mi sforzo di rispondere meglio che posso. È vero che ho sentito molte volte Gesù a lavorare dentro di me, ritoccando con tutta delicatezza il mio corpo. Alcune volte ha operato da pittore. Con quale impegno e perfezione lavorava! Dipingeva se stesso in me: io ero proprio Lui. Gesù era lo stampo e del mio corpo faceva un altro stampo che univa in uno solo. È avvenuto lo stesso con lo Spirito Santo: il mio cuore e l'anima mia erano un'altra colomba.
Gesù mi alimenta di Sé e a Lui mi rende somigliante.. Non so precisamente l'epoca in cui cominciai a sentire questo. Forse nel periodo in cui non scrivevo? Non lo posso, giurare. Ancora adesso, qualche volta, sento questo, ma senza sollievo. Siccome il mio corpo non vive, non è in me che Gesù lavora: è quanto sento... » (lettera a d. Umberto, 26-6-1945). ... Il grande edificio con arcate è ancora in me: è bianco, più bianco della neve. Vi è una scala all'entrata di ogni ambiente e questa scala sono io. Sento di esserlo e sento che su di me salgono continuamente viandanti che vanno raccogliendosi in quell'edificio. Li sento salire; sento che vanno al porto di salvezza e non ne gioisco, non mi consolo. Voglio che salgano, mi sforzo perché non corrano pericolo, ma io, povera me, rimango sempre avvolta nelle tenebre... (diario, 28-6-1945). Durante la notte venne Gesù incontro alle mie sofferenze dell'Orto. Prima di sapere che era Lui lo avevo udito piangere per molto tempo: quei gemiti, quelle lacrime, mi causavano tanto dolore ed impressione: mi pareva di morire. Dopo, sentii che Gesù si avvicinava di più a me e veniva come uno che chiede rifugio. - Figlia mia, abbi pietà di Me: nascondimi nel tuo cuore; sono offeso, sono ferito, consolami... - Erano tanto grandi i desideri che avevo di nasconderlo, che volevo possedere tutti i cuori del mondo, fonderli tutti insieme e collocarvi Gesù più addentro possibile... Alla mattina venne Gesù adolescente a prelevarmi dalla prigione; mi prese per mano; fu il mio compagno, il mio Cireneo durante tutto il cammino del Calvario. Io avanzavo sfinita, coperta di sudore e di sangue, ma sapevo che Gesù mi accompagnava; quando cadevo, Egli mi stendeva le sue Mani santissime per rialzarmi...
Giunsi alla cima e lo stesso Gesù adolescente si unì a me e fu con me crocifisso. Oh, quanto Gesù ha sofferto sin da questa tanto tenera età! Agonizzai ed Egli nuovamente mi parlò: - Figlia mia, sono più consolato... Accetta come ricompensa il sangue del mio divin Cuore. - ... Gesù trasfuse in me il suo sangue divino. Poi mi disse: - Voglio mostrare per mezzo tuo le mie meraviglie, il mio potere e la mia sapienza, per dar lezione al mondo e più ancora a quelli che dovrebbero sapere e non sanno, ma voglio che tu senta la sofferenza di tutto ciò che è umano: ha così tutto lo splendore la mia divina causa. Semina, semina già da questa terra, semina sopra i cuori e le anime...
Immergiti contenta nelle tenebre... Quante più tenebre e orrori per te, tanta più luce e più amore per le anime... Ascolta, mia colomba amata, fiore puro e delicato; sai che significa questo nuovo edificio in te, tanto bianco e tanto bello? E’ la continuazione della redenzione: sei nuova corredentrice; stai a concludere ciò che lo ora non posso.
Che studino, che studino quanto lo ti rendo simile a Me. Con la mia Passione ho aperto alle anime le porte del cielo, e tu, con la tua, con il tuo martirio senza pari, continui ad aprirle a quelle anime per le quali erano chiuse a causa della loro degradazione. Tu sei edificio maestoso di purezza, di amore e conquista.. Sei la scala per cui le anime assetate di Me ed i peccatori salgono all'edificio di purezza e amore e da esso passano al cielo: sei conquistatrice delle anime. Soffri contenta: non va perduta la tua sofferenza. La mia Passione e Morte non salvò tutti, perché non vogliono salvarsi. La tua passione e morte darà la vita eterna a - quanti vogliono godere della mia Patria... - (diario, 29-6-1945).
« Chi vive con te, vive con Cristo »
(Momenti della Passione)... Non so ricevere bene la Comunione: non ho posto per ricevere Gesù. Non ho lingua per lodarlo, né cuore per amarlo. Ho perduto tutto: fra le tenebre appare soltanto la miseria; tenebre che hanno ingoiato e annientato tutto. Mi pare di non poter credere a quanto avviene in me. In me, dico io, in me che non sono io, in me che non esisto.
In tutto appare miseria; in tutto vedo tenebre. Le grandezze di Gesù non sono mie. Almeno fossero miei il martirio e il dolore che sento, per darli a Gesù! Lo amassi per chi non Lo ama, quale fortuna sarebbe la mia! L'edificio è in piedi; io sono la scala, ma la vedo e la sento rovinarsi per la corruzione: mi causa persino nausea; che confusione!
Mi offro sovente a Gesù; Gli ripeto che sono la sua vittima; mi pare però di non potere essere accettata da Lui. Voglio soltanto ciò che Egli vuole e sento che nulla voglio, nulla accetto come Egli vuole. Ho perduto il gusto delle persone più care e intime; l'ho perduto per sempre; mi pare di non amarle, di non averle mai amate. La stessa cosa avviene nei riguardi di Gesù. Gli dico che voglio tralasciare di amarlo quando tralascerà di essere Gesù e che voglio amarlo incessantemente come incessantemente corrono le acque dei fiumi verso il mare. Povera me! Non so parlargli, non so darmi a Lui e alle anime. Anche così non mi stacco né mi staccherò dalla croce: è Lui che me l'ha donata; voglio possedere almeno una cosa sua... Il demonio si ostina, tenta di portarmi al peccato... Talvolta pare rivestirsi del mio corpo; tutto in me è malizia: braccia, piedi, cuore, intelligenza. Tutto il mio essere è uno specchio di iniquità... Nell'ultimo attacco di oggi, tra i più violenti che abbia avuto, sentivo che il pavimento si apriva e che appariva l'inferno per seppellirmi. Che orrore! Ed i maledetti, come cani, si sbranavano di rabbia gli uni con gli altri: tutti volevano peccare ed avevo l'impressione di volere peccare io pure; ma ripetevo sempre a Gesù che no: soffrire tutto ma non offenderlo... Venne Gesù: - Figlia mia, ti amo; sta' tranquilla; confida, non hai peccato; coraggio, l'inferno non si apre per te, ma, se non ci fosse la tua riparazione, dovrebbe aprirsi per molti... - Rimasi fiduciosa di non avere offeso Gesù, ma, o che vergogna la mia! Non potevo ricordarmi della Sua divina presenza: mi sentivo immersa nella terra come il più piccolo e vile insetto. Gesù mi accarezzò e aggiunse: - Dammi, o mia amata, la tua confusione e vergogna per quelli che non ne hanno... - (diario, 5-7-1945).
Non sono sulla terra né in cielo. Non so dove stanno questi mondi di tenebre in cui sono avvolta. Non so che vita è questa né a chi appartiene. Il cielo è chiuso per me. Mi trovo come se mi avessero buttata fuori dalle mura di questo mondo, chiudendo per me le porte. La mia vita è tenebre... - Gesù, dammi amore per amarti. Il mio cuore non Ti sente; i miei occhi non Ti vedono; i miei orecchi non Ti odono. Abbi pietà di me. Sono tua e voglio che siano tue tutte le anime. - Furono legate attorno al mio collo grosse corde; il mio corpo fu flagellato con palline di ferro, o cose simili. Cammino verso il Calvario attraverso strade strette e cupe. Il sangue scorre. I dolori alle ginocchia e alla testa sono insopportabili, quelli alle orecchie mi trapassano da un lato all'altro. Le mie labbra sembrano incollate: non possono aprirsi per pronunciare parola. Il cuore va assetato, vuole fare un volo fino alla cima del Calvario: desidera con ansietà dare al mondo una nuova vita: per questo corre, si butta pazzo e cieco nelle sofferenze.
Sulla cima del Calvario, mentre stavano inchiodandomi sulla croce, vidi il soldato che, con grande crudeltà, dava le martellate senza esitazioni: il suo sguardo era crudele e terrificante. Fu tale il dolore, che il mio cuore rimase soffocato e mi parve di perdere la vita: durante tutta l'agonia della croce non tornai a ricuperarla... Venne Gesù e mi disse: - Attraverso le tue tenebre scendo ai tuoi dolori; vengo incontro al tuo martirio, figlia mia. Anzi, non sono sceso, non ho attraversato, non sono venuto: ho visto tutto; tutto mi era presente, perché sono in te. Mi faccio sentire appena. Voglio convincerti che abito in te; che non ti abbandono neppure un istante. Coraggio, coraggio sempre! Le tue tenebre dànno luce; il tuo martirio, i tuoi dolori, la tua morte, dànno vite. E’ con il tuo dolore che le anime risuscitano; è con le tue tenebre che ricevono grazia e accolgono la mia vita divina. Ti ho tolta dal mondo per darti al mondo. Accetta il Cuore del tuo Gesù... Non è per ricevere Sangue, ma per ricevere vita. Non ricevi sangue perché non può riceverlo il tuo cuore ora tanto indebolito... Compio il miracolo di conservarti la vita... Mostro così di più il mio potere, conservandoti la vita in questo tuo stato. Prendi nelle tue mani il mio divin Cuore: hai la chiave per aprirlo e chiuderlo: è chiave di grazia, purezza, amore. Il Cuore è mio, la chiave sei tu. Aprilo e racchiudi in esso le anime che vorrai. Il cielo assiste gioioso a questa consegna del mio divin Cuore a te. Che grande meraviglia! Unisci questa grazia all'insieme di grazie che da Me hai ricevuto. - ... Rimasi confusa, non sapendo che dire a Gesù, nell'udire da Lui tante cose e nel vedermi depositaria di così enorme ricchezza. Vorrei custodire il mondo intero in questo scrigno divino che mi è stato consegnato... (diario, 6-7-1945).
Questa notte, a mezzanotte, tutto era tristezza e morte. Mi sentivo in un grande bosco, circondata da lupi e cani che ululavano e volevano assalirmi: erano demoni...
Lottai con violenza e per molto tempo... Terminò la lotta e Gesù non venne: rimasi tanto triste... Dopo la Comunione, Gesù, stringendomi a Sé, mi parlò: - Permetto la tua sofferenza e la tua riparazione... Sei vita per le anime, sei salvezza per loro... Sai perché ti ho addossata la riparazione di questa notte? Perché era urgente che tu riparassi in quell'ora. Fu in riparazione delle famiglie, dei focolari. Io voglio figli e uccidono i miei figli! Io sono più padre di loro. Guarda quanto soffro! E sono offeso allo stesso modo da un gran numero di non sposati; - e mi precisò la condizione (erano sacerdoti) con molta tristezza. Si reclinò verso di me con grandi sospiri. - Sono ferito, sono ferito, circondato da spine. O mia sposa cara, soffri con Me...
Balsamo delle mie piaghe, medicina delle anime... Nel tuo cuore sta il Mio, nella tua intelligenza sta la Mia, sulle tue labbra, nelle tue parole, stanno le Mie. Tutto il tuo essere è Cristo, hai la vita di Cristo. Chi vive con te, vive con Cristo; chi tratta di te, tratta di Gesù. Dónati al mondo, dónati alle anime. Madre mia benedetta, vieni a dare alla nostra figliolina conforto e vita che quasi non ne ha più. -
Venne Mammina... io rimasi fra Lei e Gesù... (diario, 7-71945).
... Non riesco a dimenticare quanto soffre Gesù per il mondo. Soffro con Lui. Quanto lo offendono le famiglie!... Se gli uomini vedessero le scene orribili e ripugnanti, la follia per il piacere che vi è dovunque e che ho veduto con gli occhi della mia anima, ne sentirebbero nausea e avrebbero vergogna di se stessi. - Se io posso riparare, mio Gesù, fa' che io soffra sempre... - Su questo punto il demonio mi tormenta molto... Oggi mi assalì con tutta la violenza... Lottai, ed in pericolo molto grave; Gesù ebbe compassione di me: solo Lui sa quanto mi costa questa riparazione. Tutto mi costava immensamente, ma questa delle famiglie mi costa ancora di più. Che tristezza!... (diario, 9-7-1945).
“Il tuo amore per le anime assomiglia al Mio”
(Momeníi ella Passione)O cielo, o Gesù, o Mammina, soccorretemi! Se non venite in mio aiuto, cado e non mi rialzo più... Mi sento ammanettata mani e piedi, il corpo legato con nere catene di ferro. Sembro un condannato dell'inferno. Le catene sono i peccati: è stato il demonio a mettermi queste manette, a legarmi... Con le mani incrociate sul petto, nella peggiore agonia, fisso il Cuore di Gesù e la cara Mammina; il mio grido è continuo: - Triste vita, la mia! O Gesù, o Mammina, non resisto, siate con me! - Dai miei occhi sgorgavano lacrime abbondanti; piangevo amaramente. Il mio cuore pareva venire meno, stava per morire. - Gesù, non ho cuore sufficiente per resistere all'amore né al dolore. Non permettere, o Gesù, che le mie lacrime siano di disperazione; voglio che siano solo di amore. Accettale tutte come atti di amore per i tuoi tabernacoli.- Chiedevo a Gesù che le mie lacrime non fossero di disperazione, ma non perché mi sentissi disperata; la mia anima era in pace, e ne lodo Dio. Era il timore di me stessa; erano le mie agonie; era la vista delle mie miserie che non potevano essere maggiori; non potevo sopportare il mio nulla, le mie cattiverie...
Che sarà di me, se le anime buone cessano di elevare al cielo preci in mio favore?...
Sento che Qualcuno dentro di me prende il mio cuore e, come fosse un calice, lo innalza più volte al cielo. La fonte del mio cuore non si esaurisce: è uno sforzo costante, son tutti
i mezzi usati per obbligare le anime a venire a bere ad essa. Ma, povere loro, che resistono, non vogliono bere, muoiono di sete!... (diario, 12-7-1945). Durante tutta la mattinata sperimentai in me un amore e una ingratitudine fortissima. L'amore era immenso, riempiva il cielo e la terra. L'ingratitudine era molto grande e molto grave, combatteva questo amore... Ricevetti l'ingratitudine senza cessare di amare. Con il corpo disfatto camminavo verso il mio calvario. Improvvisamente sentii come se sulle mie gote scorressero due rivoli di lacrime. Subito dopo questa sensazione mi è venuta incontro Mammina: il suo sguardo era angosciato. Uscirono da me altri sguardi e La fissarono: che sguardi di dolore e di amore! Senza aver tempo di poterla contemplare per la fretta con cui mi trascinavano, mi rimase il cuore legato a Lei mentre camminavo sempre. Ella pure camminava, guidata dallo sguardo che Le aveva ferito e attratto il Cuore e l'anima. Giunti sul Calvario, Ella assistette a tutta la scena e angosciata rimase in piedi presso la croce. Io ero in uno stato di grande sfinitezza... Il demonio prendeva l'occasione della mia estrema debolezza per convincermi che tutto era illusione e falsità... La venuta di Gesù lo fece fuggire. - Coraggio, figliolina!... Non Mi offendi, Mi ami, Mi consoli... - Gesù calmò la tempesta ed io rimasi sulla croce in agonia, in un dolore quasi insopportabile. Mi pareva che mi strappassero il cuore per gettarlo fuori perché fosse calpestato e distrutto dalle belve. Ma un altro cuore rimaneva in me, con una grande ferita sempre aperta a versare sangue. Mi pareva di liberare le braccia dalla croce per alzarle ad invocare soccorso dall'eterno Padre: che dolore e tremendo abbandono! E Mammina osservava tutto. Improvvisamente sentii come se la volta del cielo scendesse verso di me... ii Gesù dire: - Figlia mia, discese il Cielo a te per ricever la fragranza del tuo dolore e del tuo amore... - Mi sentii in esenza della Santissima Trinità, della cara Mammina e udii un coro di inni armoniosi. Mi sentii rapita: non ero della terra, vivevo una vita che non era terrena, ero come se non fossi mai stata sulla terra. Il coro si faceva sentire sempre meglio e compresi che cantavano: - Gloria, gloria, onore e amore, gloria, gloria, al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo. Gloria, gloria, onore e amore alla Madre di Dio, figlia e sposa della Trinità Augusta... - Un grande calore ardeva sempre in me. Gesù continuò: - ... Sto per darti a goccia a goccia il mio divino Sangue. Sono tuo Padre, sono tuo Sposo, e anche tuo Medico divino. Te lo devo dare a gocce affinché a gocce tu lo dia ad ogni anima: non puoi sopportarlo in abbondanza... Sai chi dentro di te, sposa amata, prende ed alza il calice al Cielo? Sono Io che lo offro molte volte all'Eterno Padre per placare la giustizia divina. E’ il calice della tua amarezza e del tuo dolore. La tua amara agonia, il tuo dolore assomigliano ai miei e al mio amore assomiglia il tuo per le anime. Sei il ritratto più somigliante a Cristo. La tua vita è vita di Cristo, il tuo cuore è il Cuore di Cristo. Poiché la tua vita è la mia e sei tutta trasformata in Me, unisco a Me le tue sofferenze, la tua crocifissione, il tuo duro martirio; e in questa unione faccio l'offerta all'Eterno Padre. Tu continuerai la tua vita di redenzione sulla terra... - (diario, 13-7-1945).
Staccata da tutto ciò che è della terra Unita a Gesù in una preghiera continua
... Mi pare di non vivere più la vita della terra, ma di vivere in una regione diversa, sconosciuta... - Gesù, quando giungerà il mio grande giorno? Quando Ti vedrò tale quale sei? - ... - O Gesù, staccami da tutto ciò che è della terra! Io non ho volere; voglio solo la Tua volontà e possederti interamente... - Soffro tanto per l'aggravamento dei miei mali fisici, che si uniscono all'aggravamento di quelli dell'anima... Domenica scorsa, sentendomi morire, ho esclamato: - Gesù, sono sola! - Ed Egli rispose: - Non lo sei, figlia mia! Sono nel profondo del tuo cuore. Che vuoi di più? Sono il tuo Sposo e ti amo tanto. Sono lo Sposo fedele che mai ti abbandona. Sono Io che ti privo di tutto: per questo senti l'abbandono delle persone care. Ti posseggo Io interamente. Ti ho staccata da tutto ciò che è della terra. Possiedi il mio Cuore con tutte le sue ricchezze. Hai tutto il mio amore che non ti verrà meno. Cammina fiduciosa e spera in Me. - Queste parole di Gesù non furono di consolazione, ma di sollievo al peso delle mie sofferenze. ... Negli ultimi giorni è ritornato il demonio a tormentarmi l'immaginazione, con la mia vita di illusione, come afferma lui, e a scuotermi il letto con forza. Mi sento frantumata dal peso di una giustizia che cade su me. Mi pare che il mio corpo ne sia distrutto e le mie vene strappate. Contemporaneamente provo grande soddisfazione nel dare a quella giustizia il mio sangue, che sembra piovere sino alla fine del mondo come riparazione. Quando ho saputo che durante la settimana non avrei avuto la Comunione, ho sofferto molto. - Anche Tu mi lasci? Come farò senza di Te? - Oggi, insperatamente, ho ricevuto la visita di Gesù Eucaristico, appena entrato nel mio cuore, mi parlò: - Eccomi, figlia mia! Mi dono a te sacramentato! Non puoi vivere senza questa vita divina, perché non hai se non questa. Sono esigenze del mio Cuore divino. Sono Io che permetto tutto questo...
Il mio grazie a chi concorre per la mia venuta qui, a sollievo della tua anima. Non hai altro appoggio se non Gesù. Chiedo che ti sostengano, che ti confortino... - (diario, 18-7-45). Non ho forza per pregare. Da piccola pregavo tanto e amavo la preghiera. Con il passar degli anni venne la malattia e aumentò l'amore alla preghiera. Se talvolta tralasciavo qualche formula rituale, ne rimanevo insoddisfatta. La malattia si aggravò. Per mancanza di forze, dovetti riassumerle. Ma aumentò la mia unione con Dio. Tuttavia, soffrivo quando dovevo tralasciarle. Che cosa è oggi la mia vita di preghiera? È quasi soltanto mentale, ma posso dire che è quasi ininterrotta. Dico a Gesù che mi abbandono tra le sue braccia; è in esse che voglio pregare, in esse che voglio soffrire e vivere anche durante i miei leggeri sonni. Quante volte la mia orazione continua, mentre chi mi visita parla! Se la conversazione non mi interessa, rimango unita a. Gesù anche se non Lo sento né Lo vedo per l'oscurità delle tenebre. Ma Gesù sa che sono con Lui e voglio soltanto ciò che Egli vuole... (diario, 19-7-1945).
... La grandezza, l'amore di Dio!
(Momenti della Passione)... Sento che ogni tanto il mio cuore tenta abbandonare il mio corpo, tenta di volare in alto, molto in alto. Assetato ed impazzito, sale come il fumo che scompare in alto: vuole
scomparire, immerso in una grandezza incomparabile. È una immensità, è un cielo illimitato ed egli vuole andarvi e restare per sempre in quella grandezza che lo attrae e per cui sospira. Vorrei esprimere i sentimenti della mia anima: è impossibile. La mia lingua non sa muoversi per descriverli: la grandezza di Dio, la potenza di Dio, la bontà di Dio e l'amore di Dio! Benedetto sia Gesù che mi fa conoscere tutto questo! Vorrei che tutto il mondo conoscesse questa grandezza: non vi sono lingue capaci di descriverla né cuori capaci di sentirla; è necessaria una possibilità sovrumana per sopportarla.
Se il mondo comprendesse che cosa è una offesa fatta a tale grandezza! E se ne commettono tante! Ho una luce, che non mi appartiene, che vede e comprende tutto con chiarezza; mi viene da piangere per non sapere esprimere queste realtà (diario, 19-7-1945).
Stamattina presto sentii che mi condussero fuori dalla prigione. La sfinitezza, il peso delle umiliazioni mi fecero cadere per terra, appena uscita... ... Era tale la brama e la premura di lasciare il mondo, per nascondermi in quella purezza e grandezza somma, che il cuore non si acquietava: non voleva macchiarsi nel fango di questo mondo; volava con sforzo, senza interrompere il volo per non cadere; si struggeva in nostalgie indicibili per il Cielo. Povero cuore! Soffriva tanto per non poter arrivare alla sua Patria!... - O mio Dio, muoio nelle tenebre! Potessi vederti! Potessi amarti!... Dammi forza e coraggio... - Insperatamente si fece sentire ai miei orecchi ed echeggiò nel mio cuore una voce: - Vieni, vieni, sposa del mio Figlio! Cammina, abbi coraggio! - E la mia anima vide stendersi verso di lei braccia per accoglierla; braccia che rialzavano il mio corpo da sì grande sfinimento e lo aiutavano a camminare. Questa voce e queste braccia venivano dall'alto, molto dall'alto. Fu un invito, fu un aiuto dal Cielo che mi attrasse ancora più in alto. Il cielo! Potessi rimanervi per sempre! Questa voce e queste braccia erano dell'Eterno Padre. Posso affermarlo, la mia anima Lo vide. Il demonio non vuole che io lo dica; lo faccio per obbedienza. Egli è al mio fianco, pieno di rabbia; mi accusa di essere falsa e bugiarda. Questa attenzione del Cielo non mi portò gioia alcuna, ma mi fortificò per salire il Calvario. L'agonia continuò... Sulla cima del Calvario, già crocifissa, sentivo con me Gesù crocifisso e vidi che Egli stese lo sguardo su tutto il mondo a contemplarlo e l'agonia aumentò. Che grande dolore al vedere tanta sofferenza inutile per molti!... Rimasi nell'amarezza per molto tempo. Venne Gesù: - ... Tu sei il canale attraverso il quale giunge al mondo tutto ciò che è divino. Se sapesse apprezzarlo, se corrispondesse alle grazie che gli do per mezzo tuo!... Figlia mia, sto per chiederti ancora una grande riparazione: tante lotte con il demonio e senza il mio conforto divino; verrò solamente quando sarai prossima a vacillare nelle tue tenebre ed amarezze. Accetti?... - - Tutto, tutto, mio Gesù: io sempre ferita e Tu sempre amato... -
- ...Nella maggior parte dei focolari scomparve il vero timor di Dio. Se non vi sono buoni genitori, non vi possono essere figli buoni. Che orrore le spiagge, i casinò, i cinema e le case del vizio! Non interviene chi dovrebbe, non se ne preoccupa chi potrebbe. Soccorrilo tu il mondo. Dammi la tua riparazione, addolcisci gioiosa il dolore del mio divin Cuore... Come premio della tua accettazione e come ricompensa dell'anniversario che oggi ricorre, anniversario in cui donasti a Me e al mondo la grande prova del tuo amore e del tuo eroismo nella sofferenza, Mi dono a te sacramentalmente. Non voglio lasciarti senza la mia Eucarestia, senza la vita di cui vivi. Mi do a te tramite il tuo angelo custode. - Un gran numero di angeli, cantando armoniosamente, discesero sopra il mio letto; la mia anima cessò di vedere Gesù in forma di uomo per contemplarlo in una Ostia bianca... L'angelo che mi porgeva l'Ostia pronunciò le parole: « Corpus Domini nostri Jesu Christi... »... (diario, 20-7-1945).
Mi sento casa aperta
... Pareti della mia camera, testimoni di tanto dolore, quanto avreste da dire se poteste parlare! Sia benedetto il Signore e benedetta la mia croce! Il mio cuore vola verso la grandezza del Cielo, fugge colmo di amarezze, molto oppresso dal dolore. Ma, nel vedere chiaramente tanta grandezza e tanto amore, dimentica tutto; tenta di non ricordare il dolore per perdersi in quell'oceano infinito di meraviglie del Signore. Con quale impegno si innalza per non macchiarsi nella polvere immonda della umanità! Voglio e non posso; non voglio la polvere ma me ne sento intaccata. Come sono sporca e bagnata dal fango immondo! Che vergogna io sento davanti a Gesù! E che spavento io sento per la giustizia divina! Mi pare che si squarcino le nubi, scoppino tuoni, e lampi enormi di fuoco vengano a distruggere un corpo. Gesù mi ha preavvisata ed è verità. Quante amarezze nell'anima: non so dirle; è impossibile. Talvolta mi pare di non poterne più.
Non so dire altro a Gesù se non questo: - Per Tuo amore e per le anime; sono la tua vittima. Fa' come vuoi. Fa' che io Ti ami quanto lo desidera il tuo Cuore divino. -
Gesù dentro di me continua ad offrire al cielo il calice dell'amarezza. Povero Gesù! Chi soffre è Lui. L'amarezza che offre appartiene soltanto a Lui, anche se sono io sempre amareggiata. È Lui che soffre, non io. Sento nella mia anima che continuano i cattivi giudizi e i falsi apprezzamenti a mio riguardo e a riguardo del mio primo direttore.
Sento che molti cuori sono induriti e ciechi alla luce della verità. Benedetta croce!
Ho detto « falsi apprezzamenti »; non sono falsi, perché, povera gente, non comprende di più. Non sa il dolore di un'anima abbandonata fra le lotte e le tenebre. Sofferenza amata! Sono così pochi quelli che ti conoscono e ti comprendono!
Da alcuni giorni sento che il mio corpo è una casa aperta a chi vuole entrare: mi costa tanto questa nuova sofferenza! Oggi, in momenti di amarezze quasi insopportabili, in cui il demonio voleva spingermi alla disperazione, insinuandomi che la mia vita è di inganni e false illusioni, forzandomi a non confidare in Gesù... io vedevo crollare tutto.
Avrei voluto dire a quelli che mi amano, anche se io non sento di essere da loro amata, di dimenticarsi di me, di abbandonarmi pure; così non sarei per loro di grande umiliazione, così non soffrirebbero tanto nel timore che la mia vita si riveli falsa.
Con gli occhi rivolti a Gesù e a Mammina, giuravo di non perdere la fiducia in Loro.
Il demonio, più rabbioso, venne come un ladro: ebbi la sensazione che mi portasse via il cuore... Fu allora che io sentii più al vivo di essere quella casa di cui ho parlato. In essa
entravano quanti volevano: era la casa del peccato ed il peccato stesso: disposta a tutto.
Mio Dio, che orrore! Quanti peccati, quanti crimini! Lottai molto e il demonio si mostrava contentissimo di fare di me tutto quel che voleva. Dissi a Gesù ripetutamente che ero la sua vittima e che non volevo peccare… La mia vita, Gesù mio! Cosa è mai la mia vita! Sia Gesù la mia forza per poter resistere a tutto. Sia Lui la guida nelle mie tenebre!... (diario, 23-7-1945).
... Gesù oggi mi ha chiesto due riparazioni dolorose, a breve intervallo l'una dall'altra. Ho lottato quasi un'ora con il demonio. Sudori e palpitazioni afflittive del cuore parevano quasi uccidermi... Mi sentivo quella casa dalla porta aperta per cui entrava chi voleva. Prima ho visto entrare molta gente pazza per il piacere, che tentava camuffarsi per non farsi conoscere. Poi ho riparato per la famiglia... Quanto si pecca e quanto si offende Gesù!... (diario, 26-7-1945).
... Gesù mi disse: - Fiore vezzoso del giardiniere divino, va' a conquistarmi anime. Porta la ricchezza ed i tesori immensi che ti affidai. Portami le anime, comprale a qualsiasi prezzo; lo scrigno di queste monete è il tuo cuore insieme al Mio. Va', di', figlia mia, che ascoltino la voce del pastore universale, di' che il mondo sarà salvo se cambierà completamente vita. Non si è mai peccato tanto come oggi. Non vi sono sulla terra giusti a sufficienza per cancellare tanta iniquità e gravità di peccati... Si faccia penitenza, penitenza... (diario, 27-7-1945).
Mi sfugge la vita, mi sento morire... Che cosa mi aspetta ancora? Che altro dovrò affrontare? Ahi, quanto la mia anima è triste, triste fino alla morte!
Appena uscito dalla camera il mio santo medico, chiesi a Gesù che desse a lui e a quanti ama il Suo amore, le Sue benedizioni e grazie, come ricompensa dei sacrifici fatti per me e per tante parole incoraggianti e piene di fede. Da lui imparo a confidare in Gesù...
Venne di nuovo il demonio... Lottai... mi parve per qualche momento di essere in pericolo di peccare... Si calmò la tempesta; ma rimasi triste nel dubbio di avere peccato. Venne Gesù con molta dolcezza e, piano piano, come una mamma che non vuole svegliare il suo figlio. Con molta tenerezza mi disse: - Mia figlia, è grande la lotta; è grande la riparazione perché sono grandi la malizia e la iniquità del mondo. Te le faccio sentire nell'anima... Ma Io sono sempre con te e avrai sempre la luce dello Spirito Santo... Non hai peccato: la tua purezza non si è macchiata... Esigo ancora la riparazione per le famiglie e per un altro male che va dilagando nel mondo e che mi ferisce gravemente. Ecco perché ti senti spogliare e divenire corrotta: è l'immodestia, figlia mia, delle persone provocatrici le quali vanno quasi svestite a invitare al male; corrompono i loro corpi e, ciò che è peggio, anche le loro anime... (diario, 9-8-1945).
Un cuore mondiale di pietra
(Momenti della Passione)Durante la notte ho sofferto molto, ma in unione con Gesù. Anche Lui soffriva molto: prigione, scherni, schiaffi. In Lui, con Lui iniziai al mattino il viaggio al Calvario. Nelle mie mani sentivo le Sue; con i miei piedi Egli camminava, stava in tutto il mio corpo e soffriva. Ma in me e fuori di Lui vi era un cuore di pietra. Questo cuore era il mondo; vedeva tutte le sofferenze di Gesù: la flagellazione, la coronazione di spine, i capelli intrisi di sangue e tutta la tragedia lungo il cammino della montagna; nulla lo rattristava, nulla lo commoveva. Le corde che mi trascinavano con Gesù continuarono lungo il Calvario a lacerare il mio corpo come già i flagelli. Gesù fu con me inchiodato sulla croce ed in me piangeva nel vedere la durezza di quel cuore che era in me. Soffersi tanto nell'avere in me contemporaneamente Gesù e quel cuore indurito che non aveva compassione per nessuna sofferenza. Sentii che il peso schiacciante della giustizia del Padre cadeva su Gesù e non su quel cuore indurito. Gesù era colmo di vergogna, schiacciato; e quel cuore mondiale non dava segno di compassione... (diario, 10-8-1945).
Che il Cielo sia con me! Mi sento come fossi condannata all'inferno. L'anima mia sente quegli orribili supplizi; i suoi occhi vedono i demoni tormentatori; in tutto il corpo mi pare di sentire quel fuoco nero e distruttore; le mie orecchie odono le urla dei demoni e tutta quella disperazione infernale... - Mio Dio, condannata all'inferno! Spero che per la Tua bontà infinita non sia così. - Quando mi sento in quella disperazione eterna, mi schiaccia il peso della giustizia divina. Volere vedere Dio e non potere! È di gran lunga il più doloroso tormento dell'inferno. L'anima mia trema sgomenta per la paura. Quali indicibili sofferenze vi sono in me!... Il mio stato mi porta a pensare che sto per morire... (diario, 13-8-1945).
... Oggi ho cominciato a sentire come se nella mia anima si svolgessero danze mondane, eseguite con tanta malizia e che da esse si passava a peccati orribili...
Dopo un po' di tempo venne il demonio: inviti al peccato seguiti da scene e da parole turpi... Mi sono offerta vittima a Gesù e sono rimasta triste nelle mie tenebre, nel mio penare... (diario, 14-8-1945).
... Che sarebbe di me se per un solo momento perdessi la fede e la fiducia? « Perdere Dio, non vederlo mai! » E’ questo il grido che esce dalla mia anima di tanto in tanto, spontaneamente. ... Continuo a sentirmi condannata all'inferno. Ieri, giorno di Mammina [Assunzione], questa sofferenza fu molto dolorosa. Mi sentivo in quel carcere infernale e legata con catene di ferro... Senza potermi rassegnare alla perdita di Dio,