ALEXANDRINA DA BALASAR (Beata)

CRISTO GESU' IN ALEXANDRINA

AUTOBIOGRAFIA

PREFAZIONE

« Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date » (Mc 10,15). Fu questo il pensiero che mi ha accompagnato sempre nella stesura del presente lavoro in cui appare, per puri mo­tivi storici, il mio nome.

Ed ora che ho documentato, prima che scomparissero i te­stimoni del Caso di Balasar, quanto mi è stato donato, provo soltanto la gioia che si gode per un dovere compiuto: nulla più.

Mi sento come colui che si toglie di dosso un vestito che non gli appartiene.

La fatica affrontata me la sono imposta per esprimere « un grazie eterno » al Datore di ogni bene e per la sua gloria, fiducioso che giovi alle anime.

Ci tengo subito a precisare che il fatto, non certamente comune, di Alexandrina (con le sue estasi, profezie, scrutazione delle coscienze, il digiuno totale e anuria) non appartiene certo alla rivelazione, nel senso che possa migliorare o addirittura completare l'annuncio di Cristo, e perciò non crea affatto un dovere diretto di adesione di fede.

Ma voglio anche ricordare, con Rahner, che rivelazioni pri­vate autentiche possono fondare missioni profetiche nella Chie­sa, dando impulsi per l'agire del popolo di Dio e adattando alle nuove situazioni l'unico Vangelo permanente.

La vita straordinaria di Alexandrina fu, secondo l'afferma­zione di un teologo contemporaneo e coinvolto nel Caso, « una esplosione di soprannaturale che ha richiamato l'attenzione di enormi moltitudini sulla sua persona ». Conosciuto, subito dopo la morte di lei, ha suscitato autentici movimenti religiosi in molte parti del mondo verso quegli obiettivi che furono pro­gramma della sua vita.

Nessuno, in questi tempi, può negare la loro attualità ed urgenza se si considera quanto avviene nella Chiesa e nel mondo. Oggi una sbagliata interpretazione della secolarizzazione

 

 

 

Che cosa è poi questa mistica?

Vita mistica è la misteriosa vita della grazia di Cristo nelle anime fedeli che, morendo a se stesse, con Lui vivono nascoste in Dio (Col 3,3).

Cioè « è la vita intima che sperimentano le anime giuste, animate e possedute dallo Spirito di Gesù Cristo, ricevendone sempre più e sentendo, talvolta in modo chiaro, i suoi divini influssi - gaudiosi e dolorosi - per cui crescono e progre­discono, in unione e conformità con Lui che ne è il Capo, fino ad essere in Lui trasformate » (Gal 4,19; 2 Cor 3,18).

Questa vita può essere vissuta in maniera inconscia, come il bambino vive la vita razionale o umana.

La vivono così i principianti ed in generale gli asceti che camminano verso la perfezione per « vie ordinarie » meditan­do laboriosamente i misteri divini, esercitando la mortificazione delle passioni e la pratica delle virtù e della pietà.

Ma può essere vissuta anche in modo cosciente, con una certa esperienza intima dei misteriosi tocchi e influssi divini, e della reale presenza vivificatrice dello Spirito Santo.

Così la vivono molte anime assai progredite, giunte al per­fetto esercizio delle virtù; come anche altre anime privilegiate, scelte, molto presto, liberamente, da Dio per farle giungere più in fretta, quasi sulle sue braccia, attraverso le « vie straordi­narie » della contemplazione infusa.

Coloro che vivono così, più o meno coscientemente, della vita divina si chiamano mistiche o contemplative.

Mistiche, per l'intima esperienza che hanno degli occulti misteri di Dio; contemplative perché la loro abituale preghiera suole essere la contemplazione che Dio stesso infonde a chi vuole, quando e come vuole.

La preghiera degli asceti è meditazione discorsiva che, con la grazia ordinaria che Dio non nega a nessuno, possono per­fezionare fino a convertirla in orazione di semplicità o contem­plazione in parte infusa e in parte acquisita. Essa suole essere accompagnata da una certa presenza amorosa di Dio, originata da un influsso dello Spirito Consolatore per realizzare la tran­sizione graduale dallo stato ascetico allo stato mistico. Sta scritto infatti che « le cose di Dio nessuno le conosce se non lo stesso Spirito di Dio » (1 Cor 2,11) e « colui a cui il Figlio vorrà rivelarle » (Mt 11,27).

Per giungere allo stato mistico è necessario essersi conso­lidati nella virtù, vincendo se stessi e conformando sempre più la propria volontà alla volontà di Dio. Soltanto così l'anima incomincia a sentire e notare certi desideri, impulsi o istinti del tutto nuovi e veramente divini, non provenienti da lei, che la spingono ad un genere di vita sconosciuto e di perfezione molto superiore.

Esercitandosi davvero nella virtù, l'anima entra in quella maturazione « dell'uomo perfetto » per cui incomincerà a ve­dere davanti a sé la luce e la discrezione dello Spirito di Cristo, come insegna l'apostolo (Ef 5,14).

Sottomessa la prudenza della carne - che è morte - a quella dello Spirito che è « vita e pace », incomincerà a vivere come « spirituale », a muoversi sotto gli influssi del divino Con­solatore.

Vedendosi, allora, mossa dallo Spirito di Cristo, riconosce di essere figlia di Dio perché quello Spirito di adozione che la muove gliene dà testimonianza e la spinge a chiamare « Padre » il Dio onnipotente (Rom 8,6.16).

Questa spinta avuta, genera in lei il dono della pietà: chia­ma Dio con questo amoroso nome senza avvertire che è il suo stesso Spirito di amore a muoverla.

Passa così dalla semplice unione di conformità in cui ella agiva all'unione trasformante in cui si ha Dio come unico di­rettore e motore ordinario della propria vita (santa Teresa, Man­sione V, 2; VIII, 3).

È qui che l'anima comprende non soltanto di operare con la virtù di Cristo, ma che lo stesso Cristo col quale è confi­gurata (essendo morta e risuscitata con Lui e da cui ha ricevuto l'impressione del sigillo vivo) è Colui che opera e vive in lei e con lei. Così può ripetere, in tutta verità, « vivo io, ma non sono io che vivo, è Cristo che vive in me ». Infatti il suo vivere è Cristo, il cui Spirito la vivifica in tutto poiché regna nel suo cuore come padrone assoluto. (Cf Giovanni della Croce, strofe 3,5; 12,2; 22; 23,1; 36,5).

Vita mistica traguardo del cristiano

Da quanto esposto risalta l'importanza per l'anima di cu­rare la crescita di virtù in virtù per giungere sino all'unione con Dio e fino alla trasformazione deificante. Tutti i Padri in­segnano che questo è il punto capitale della vita cristiana: giun­gere cioè ad assomigliare a Dio come un figlio a suo Padre: « siate perfetti com'è perfetto il vostro Padre dei cieli » (Mt 5,48).

L'invito è diretto ai figli del regno i quali, per ciò stesso, sono già di Dio perché « se uno non rinasce per il battesimo nell'acqua e nello Spirito Santo, non può entrare nel suo regno ».

Però lo stesso Verbo incarnato « a quanti lo ricevono dà il potere di diventare figli di Dio, rinascendo da Lui » per la grazia santificante (Gv 1,12-13; 3,5).

Questa grazia è una perfezione sostanziale, una seconda na­tura che ci fa nuove creature in quanto ci trasforma e divinizza. Siamo figli di Dio, proprie et formaliter, non tanto per un dono creato quanto per l'inabitazione del divino Spirito che vivifica e muove le nostre anime.

Questo titolo di figli di Dio non è un nome vano, né una semplice iperbole... Indica una reale dignità, soprannaturale, essenziale a tutti i giusti ed è frutto di redenzione e dono di salvezza. Nel riceverla, con la grazia santificante, per adozione, diventiamo in certo modo per Iddio ciò che il suo Figlio è per essenza.

Senza identificarci o confonderci con Lui, cioè senza sop­primere la nostra natura, Dio ci associa alla sua, ci fa parte­cipi del suo Spirito, della sua luce con la fede, del suo amore con la carità, delle sue operazioni in virtù della sua grazia. Pone nella nostra anima un nuovo principio di azione, il germe di una vita superiore, soprannaturale, divina, destinata a cre­scere e svilupparsi nel tempo per mostrarsi pienamente nella eternità, ove parteciperemo della sua gloria e del regno » (Ma­nuel Biblique, vol. IV, p. 216, n. 587). Ecco la razza nuova, la stirpe divina di cui parla san Pietro: un uomo divinizzato, incorporato col Verbo fatto uomo, animato dallo stesso Spi­rito Santo.

S. Agostino insegna: « Se Dio si è umiliato sino a farsi uomo, fu per elevare gli uomini e farne degli dei » (Serm. 166); « li deifica con la sua grazia; perché giustificandoli li deifica, facendoli figli di Dio e perciò dèi » (S. Agostino in Ps. 49,2). Il P. Ramiere scrive: «Sembra giunto il tempo in cui il grande dogma dell'incorporazione dei cristiani con Cristo avrà, nell'insegnamento ai fedeli, la stessa importanza che gli è data nella dottrina apostolica. È giunto il tempo che non si consi­dererà più come accessorio il punto in cui san Paolo fondava tutto il suo insegnamento; in cui si comprenderà che questa unione presentata dal Salvatore con l'immagine dei sarmenti uniti alla vite, non è una metafora, ma una realtà; che nel battesimo diventiamo realmente partecipi della vita di Cristo; che riceviamo, non in figura ma realmente, il divino Spirito, principio di questa vita, e che senza spogliarci della nostra personalità umana, diventiamo membra di un corpo divino ac­quistando, perciò stesso, forze divine » (Esperances de l'Eglise, p. 111, cap. 4).

Alexandrina, portatrice di un messaggio divino

Quanto abbiamo detto è veramente il nucleo essenziale del messaggio di Alexandrina: l'esperienza mistica da lei vissuta. La mistica non è un fossile perché la serva di Dio (…ggi, Beata…) è di oggi. Siamo testimoni; e questa autobiografia conferma che ella non ha cercato se stessa: è morta perché morisse in lei la morte e vivesse in lei Dio, il quale ha operato quell'unità che la fece vivere in Lui, imprimendole l'immagine della sua maestà: « Tu sei la mia Alexandrina trasformata in Cristo! ».

E di Cristo ricevette il sigillo vivo, il 3 ottobre 1938, quan­do sofferse la prima volta la Passione del suo Sposo e Signore. Ne fu talmente inebriata che, nello stesso giorno, di suo pugno, scrisse su un'immagine: « Gesù mi ha condotta dall'Orto al Calvario. Che grande fortuna! Ora posso dire: “Sono croci­fissa con Cristo”! ».

Attraverso il diario che ella dettava noi comprendiamo, per esempio, la frase dell'apostolo Paolo: « Sono stato crocifisso con Cristo... Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me ».

Sono di quelle frasi che i cosiddetti « intellettuali e maestri » moderni sanno ripetere per averle udite o lette ma che, igno­randone perfino le genuine fonti, non potranno mai comprendere nel loro significato profondo e neppure spiegare; tanto meno assaporarle nella loro trascendenza estasiante ed impegnativa. Alexandrina, vittima con e in Gesù per i peccatori, ci con­duce a penetrare nel tremendo mistero del Crocifisso espresso in quella frase di Paolo: « Colui che non conobbe peccato, Egli (Dio) lo fece peccato per noi affinché noi potessimo di­ventare giustizia di Dio in Lui » (2 Cor 5,21).

Nessuna elucubrazione teologica o psicologica raggiungerà mai la potenza tragica delle descrizioni che quest'umile figlia della campagna, quasi analfabeta, ci presenta di questo dramma da lei vissuto per lunghi anni.

In lei è l'amore del Cuore di Gesù a proporsi all'umanità che continua a peccare. E' questo amore che si vuole donare a tutti attraverso il Cuore della sua Madre benedetta.

In Alexandrina è il Cristo Crocifisso a chiamare gli uomini a tuffarsi nel suo Sangue redentore, a unire il proprio dolore a quello della sua Passione, perpetuata nell'Eucarestia e nelle membra del suo corpo mistico, affinché tutta l'umanità sia salva.

Per comprenderne il linguaggio

Alexandrina, offertasi vittima a Gesù, fu dallo Spirito Santo identificata tanto con Lui da sentirsi davvero un altro Cristo. Mons. Orazio de Araújo, all'apertura del processo, ha affermato: « In Alexandrina si vedeva e si sentiva Cristo per trasparenza ».

Chi leggerà queste pagine della serva di Dio (…oggi, Beata…) e non cono­scesse queste misteriose vie del Signore, potrebbe talvolta ri­manere disorientato di fronte al suo linguaggio. Il lettore non deve mai dimenticare che Alexandrina, come e con Gesù ope­rante in lei, si è addossata il mondo ed è, contemporaneamen­te, identificata con la Vittima divina: in lei parla il mondo e in lei parla Gesù.

Aiuterà senza dubbio la comprensione del suo linguaggio questo brano di sant'Agostino a commento del salmo messianico che è una supplica del peccatore in pericolo mortale.

Il santo dottore si domanda come potesse Cristo che era senza colpa dire: « Per il tuo sdegno non c'è in me nulla di sano; nulla è intatto nelle mie ossa per i miei peccati ».

A più riprese, egli spiega la cosa dicendo che qui è necessario comprendere la dottrina del corpo mistico già esposta da san Paolo.

« Quando parla Cristo, a volte egli parla come capo sol­tanto, altre volte parla a nome del suo corpo che è la Chiesa... e noi pure siamo in questo corpo e siamo membra sue e perciò ritroviamo noi stessi in Lui che parla... Di chi sono i peccati se non del corpo cioè della Chiesa di Cristo? Tuttavia uno solo parla: il capo e il corpo. Essi infatti sono due in una sola carne (Ef 5,31-32).

Se Cristo e la Chiesa sono una sola carne, una sarà la lin­gua, medesime le parole di entrambi...

Non vi è divisione di persone, solo c'è distinzione di di­gnità: perché il capo salva, il corpo è salvato. Il capo dona misericordia, il corpo piange la sua miseria. Il capo purifica dai peccati, il corpo confessa i peccati: una sola, tuttavia, è la voce. Noi ascoltiamo questa voce, possiamo bensì distinguere quando parla il corpo e quando parla il capo, ma non dob­biamo separare la voce dell'uno da quella dell'altro » (S. Ago­stino, Enarr. sul salmo 37,6).

Le fonti di quest'opera

Santa Maria Maddalena de Pazzi spiega che quando l'anima è giunta all'unione trasformante « il Verbo stesso discende in lei e vi opera ciò che realmente ha fatto nella sua Umanità dall'incarnazione alla morte... e che infine muore, risuscita, sale al cielo con Lui rimanendo sulla terra ».

Quando, nel lontano 1944, dalla bocca di Alexandrina in­travidi queste divine operazioni nella sua anima e fui chiesto di dirigerla spiritualmente, le imposi di dettare minuziosamente il suo diario affinché nulla si perdesse di questa esperienza mistica.

Sentivo che avrei impoverito il mondo e soffocato un'onda di glorificazione a Dio che irrompeva attraverso quella vittima consacrata totalmente all'Amore per la salvezza dei peccatori.

Il lavoro per l'impostazione del processo diocesano di bea­tificazione, ormai passato alle Congregazioni romane, ha sti­molato le mie ricerche. Si è potuto archiviare una ricchezza insperata di scritti e di testimonianze che provano le altezze di contemplazione a cui è giunta la serva di Dio e la missione destinatale dal Signore per il suo piano divino di salvezza. Ne riporto l'elenco:

- Lettere al primo direttore, pagine, dattiloscritte ad un solo spazio, 1270

- Autobiografia, pagine 65

- Lettere e diario al secondo direttore, pagine 1957

- Diario autografo, pagine 105

- Pensieri sciolti, pagine 91

- Lettere a diversi, pagine 411.

Un totale di 3899 pagine; ecco la fonte a cui ho attinto per l'organizzazione, la traduzione e il commento di questo lavoro. Naturalmente non riporto se non una parte del cumulo di materiale. Mi sono preoccupato di tradurre soltanto quello che poteva servire per mettere in evidenza l'evoluzione mistica di Alexandrina, cioè il processo di formazione, sviluppo ed esten­sione della sua vita prodigiosa « sino a formarsi Cristo in lei » (Gal 4,19) e « trasformarsi nella sua divina immagine » (2 Cor 3,18).

La scelta non fu facile. Vi sono necessariamente delle ripe­tizioni, in cui però un lettore attento coglierà delle sfumature differenti e di non poca bellezza e profondità.

Lo scopo propostomi fu di far ascoltare dalla stessa Ale­xandrina la narrazione della sua vita, che, se non è ricca di fatti esterni, è colma di azioni interiori descritte in maniera sublime.

Ecco alcuni giudizi sugli scritti a cui ho attinto.

Il teologo Molho de Faria si e espresso così: « Vi è tanta bellezza ed esattezza in alcune cose di reale difficoltà teologica, che, sapendo da chi vengono, non possiamo non vedere chia­ramente il potere di Dio. Vi sono modi di esprimersi ed im­magini di tanta grandiosità e proprietà nell'esporre desideri e affetti che dobbiamo ammettere un sentimento altissimo. Credo che un giorno si farà piena giustizia » (2-3-1943).

I Padri Passionisti di Barroselas scrivono: « Sono davvero ammirabili se si considera la mancanza di studi di chi scrive» (17-4-1947).

Il carri. Manuel Goncalves Cerejeira ha scritto: « Ciò che ha pubblicato delle lettere di Alexandrina è quanto vi è di più sublime. Nessun artista ha saputo dire cose tanto belle. Già nelle estasi avevo letto cose veramente ammirabili. Anche i poeti più illustri avrebbero goduto di raggiungere quel livello di in­tensità, di emozione, di semplicità e bellezza» (28-6-1956).

Mons. Mendes do Carmo, maestro di mistica, dice: " Tante pagine traboccano di tal sapore mistico che qualsiasi insegnante di questa materia, il quale non avesse anche esperienze per­sonali della vita mistica dei più grandi santi, sarebbe incapace di scriverle. La scienza che splende nelle migliaia di pagine di Alexandrina (la quasi analfabeta perché non frequentò neppure la seconda elementare) non può essere una scienza umana, ma una scienza divina infusa " (17-5-1960).

Un chiarimento doveroso

Quest'opera comprende anche un'Appendice con Documenti i quali convalidano la storicità della meravigliosa avventura spirituale della Serva di Dio (…oggi Beata…).

È lei che narra, attraverso le pagine scritte o dettate gene­ralmente alla sorella Deolinda. Gli originali non hanno nessuna correzione: le cose sono scritte con la limpidezza intatta di un'acqua che sgorga dalla fonte.

Ho dovuto integrare la narrazione del diario, là dove mi parve necessario per riempire lacune o documentare qualche argomento di importanza, con lettere ai suoi direttori o al me­dico, ecc.

Di mio vi sono i titoli. Li ho voluti per rendere più leggera la lettura, pur riconoscendo che non sempre esprimono tutto il contenuto dei capitoli, densi di significati e di sfumature.

Qua o colà ho aggiunto fra parentesi quadra qualche pa­rola per facilitare la comprensione o per legare certi periodi presi da un determinato contesto o da altri documenti. Però tutto sommato si riducono a ben poche cose.

Sono anche mie le note storiche, bibliche, teologiche e i rimandi ad altri libri sulla Serva di Dio (…oggi Beata…).

La traduzione non è stata facile. Sovente ho preferito la fedeltà del pensiero dell'Autrice alla proprietà della lingua ita­liana. Il lettore mi sia benigno.

Mi sento in dovere di ringraziare chi mi ha stimolato ad accingermi a questo lavoro, chi mi ha aiutato a correggerlo, chi mi è venuto incontro per portarlo a termine, a precisare o completare molte note storiche.

Un grazie sentito a chi, infine, per devozione verso Alexan­drina, ha finanziato la stampa del libro.

Leumann (To) 13-10-1973 D. UMBERTO M. PASQUALE

 

NARRO LA MIA VITA

Dopo una breve preghiera per implorare aiuto dal cielo, luce dallo Spirito Santo allo scopo di poter fare ciò che il mio padre spirituale mi ha ordinato, narro - anche se con molto sacrificio - la mia vita, così come il Signore me la ricorderà di volta in volta.

Primi ricordi

Mi chiamo Alexandrina Maria da Costa: nacqui nella fra­zione Gresufes della parrocchia di Balasar, comune di Póvoa de Varzim, distretto di Oporto il 30 marzo 1904, mercoledì della settimana santa. Fui battezzata il 2 aprile seguente, sabato santo: miei padrini furono lo zio Gioachino da Costa e una donna di Gondifelos chiamata Alexandrina.

Prima dei tre anni non ricordo nulla, se non qualche te­nerezza usatami dai miei.

A tre anni ebbi la prima piccola « carezza » del Signore. Dovevo stare coricata presso mia mamma che riposava, ma, irrequieta come ero, non volevo dormire: alzatami, mi protesi verso un barattolo di grasso che serviva per ungere i capelli, come si usava allora; volevo imitare i grandi. Se ne accorse la mamma che mi richiamò di sorpresa e mi spaventai. Il ba­rattolo mi sfuggì dalle mani e s'infranse sul pavimento mentre io vi cadevo sopra, ferendomi gravemente al viso. Fui traspor­tata subito da un medico, che si dichiarò incapace di trattare il mio caso; mia madre allora mi portò a Viatodos da un farmacista famoso che mi diede tre punti. Soffersi molto: al­meno avessi saputo già allora approfittare del dolore! Ma no! Fui invece cattiva col farmacista, rifiutando i biscotti inzup­pati nel vino che mi offriva per calmarmi. Fu questo il mio primo atto di cattiveria.

Verso i quattro anni amavo indugiarmi a contemplare la volta del cielo. Più di una volta domandai ai miei se non si poteva arrivare lassù collocando, una sopra l'altra, le case, gli alberi, ecc.; alle loro risposte negative provavo tristezza e no­stalgia. Non so cosa mi attirasse lassù.

Alla stessa epoca abitava con noi una zia che morì poi di cancro. Ella, già ammalata, mi chiedeva di cullare il suo bambino, primo frutto del suo matrimonio. Le facevo quel servizio volentieri, sia di giorno che di sera.

Così pure ero contenta di unirmi alla sua preghiera per ottenerne da Dio la guarigione.

Ero vivace e dominatrice

Quando ai cinque anni iniziai a frequentare la scuola di catechismo rivelai subito un grande difetto: la testardaggine. Il vice-parroco mi assegnò il posto tra le bambine della mia età, ma io mi infilai tra le più alte, con le quali ero solita accompagnarmi. Nonostante le insistenze e le promesse del vice­parroco, io non cedetti se non dopo alcuni giorni. In chiesa mi soffermavo a contemplare le statue. Mi atti­ravano soprattutto quelle della Madonna del Rosario e di San Giuseppe. Il loro abbigliamento sontuoso destava in me il desiderio di essere elegante come loro per fare bella figura. Era forse un sintomo della mia vanità?

Insieme a questi difetti esprimevo fino da quella età il mio amore verso la Mamma del cielo: cantavo con entusiasmo le sue lodi e portavo fiori alle zelatrici che solevano ornare il suo altare.

Ero vivacissima, sì da meritarmi il soprannome « Maria­maschietto ». Dominavo le mie compagne, anche quelle più alte. Mi arrampicavo sugli alberi. Preferivo camminare sui mu­retti di cinta anziché sulla strada.

Mi piaceva lavorare: pulire la casa, trasportare legna, la­vare. E volevo il lavoro ben fatto; ed anche la mia persona volevo che fosse linda.

Un giorno ero al pascolo in compagnia di mia sorella Deo­linda e di una cugina. Una mula ci sfuggì in una coltivazione. Corsi a richiamarla, ma con un colpo di testa essa mi buttò a terra e con una zampa si mise a rasparmi il petto come per gioco. Ripeté il gesto parecchie volte, ma non mi fece alcun male. Le mie compagne si misero a gridare: accorsero varie persone che rimasero stupite nel vedermi illesa.

Una volta andai con Deolinda a far visita alla mia madrina. Per fare più in fretta volemmo attraversare il torrente Este saltando su grosse pietre collocate a questo scopo. Ma la forza della corrente era tale che le pietre ci sfuggirono di sotto i piedi; cademmo nell'acqua e ci salvammo per miracolo.

Prima Comunione e Cresima

Nel gennaio 1911 fui mandata con mia sorella a Póvoa de Varzim per frequentare la scuola. Rifuggo dal pensare quan­to mi costò la separazione dalla famiglia. Piansi assai e per molto tempo. Cercarono di distrarmi colmandomi di carezze ed accontentandomi in tutto; dopo un certo tempo mi rassegnai. Continuai però ad essere monella: mi aggrappavo ai tram per lunghi tratti, attraversando la strada quando essi stavano so­praggiungendo; i conduttori dovettero accusarmi alla donna che ci teneva in pensione. Sovente fuggivo da casa per andare alla spiaggia a raccogliere alghe; mi inoltravo nell'acqua come le pescatrici. Ciò affliggeva la donna che ci ospitava, perché mi assentavo di nascosto.

Fu a Póvoa de Varzim che feci la prima Comunione. Padre Alvaro Matos mi insegnò il catechismo, mi confessò e mi diede per la prima volta Gesù. Avevo sette anni. Ricevetti la Co­munione in ginocchio, pur essendo molto piccola. Fissai l'Ostia santa in tal modo che mi rimase impressa nella mente; ebbi l'impressione di unirmi a Gesù per sempre. Mi parve che Egli legasse a Sé il mio cuore. La gioia che provai è inspiegabile. Ne parlavo a tutti. Come ricordo ricevetti una bella corona del Rosario ed una immagine.

La signora che ci ospitava e si curava della nostra educa­zione mi condusse poi ogni giorno a ricevere la Comunione. A Villa do Conde dal vescovo di Oporto mi fu am­ministrata la Cresima. Ricordo benissimo la cerimonia e la consolazione che provai. Non so dire ciò che sentii in me in quel momento. Mi parve che una grazia soprannaturale mi trasformasse e mi unisse ancor più al Signore. Non so spie­garmi meglio.

Alcuni ricordi di Póvoa

A misura che crescevo, aumentava in me il desiderio della preghiera. Volevo imparare tutto. Ancor oggi conservo un li­bretto con le pratiche devozionali della mia infanzia: le pre­ghiere alla Madonna, l'offerta al Signore delle mie azioni gior­naliere, l'orazione all'Angelo custode, a San Giuseppe e varie giaculatorie.

Quando uscivo a passeggio con la signora che ci ospitava e con altre bambine, mi allontanavo a raccogliere fiori che an­davo poi a sfogliare nella cappella dell'Addolorata.

A maggio godevo nel contemplare gli altari della Madonna adorni di fiori ed ero felice quando la mamma me ne portava per questo scopo.

Il Cappellano della chiesa dell'Addolorata organizzava co­mitati di fanciulle per il culto alla Madonna. Si andava nelle parrocchie vicine a raccogliere generi alimentari. Ricordo che un giorno ad Agucadoura ci diedero ben poco ed allora avemmo la infelice idea di assaltare un campo di patate: ne raccogliem­mo quasi due chili.

Ero molto affezionata alla mia signora. Quando ricevevo qualche dono gliene facevo parte per darle gioia: lo facevo di cuore, anche se ero molto cattiva.

Un giorno mia sorella le chiese di poter andare a casa di un'amica a studiare ed io mi impuntai nel volerla seguire. Siccome la signora non me lo consentì, io piansi stizzita e le diedi un nomignolo. Ella non mi castigò, ma mi disse che non avrei potuto andare a confessarmi senza chiederle perdono. Anche mia sorella mi affermò la stessa cosa. Mi ripugnava tanto il chiederle perdono, ma il desiderio di confessarmi e di fare la Comunione era tale che vinsi il mio orgoglio. Mi posi in ginocchio davanti a lei che mi perdonò con le lacrime agli occhi. Io provai una grande gioia nel poter andare a confes­sarmi e a ricevere Gesù.

Di quel tempo mi ricordo anche del rispetto che nutrivo per i sacerdoti. Quando, seduta sulla porta di casa, o sola o accompagnata, ne vedevo passare qualcuno, io mi alzavo e chie­devo la benedizione. Talvolta osservavo che le persone ne rimanevano ammirate e ciò mi rallegrava tanto che sovente mi sedevo apposta per avere modo di alzarmi al passaggio dei ministri del Signore e mostrare così la mia venerazione per loro.

Ritorno al paese - Prime contemplazioni e amore all'innocenza

Dopo 18 mesi, appena mia sorella ebbe superato il suo esame, ripartimmo da Póvoa. La mamma voleva che io rima­nessi a studiare, ma da sola non volli restare. Avevo imparato ben poco.

Ritornammo per quattro mesi alla frazione Gresufes dove siamo nate. Poi venimmo ad abitare più vicino alla chiesa, in una casa di mia madre, nella frazione detta «Calvario».

Verso i nove anni, quando mi alzavo di buon'ora per i lavori di campagna e potevo essere sola, mi indugiavo a con­templare la natura: lo spuntar dell'aurora, il nascere del sole, il cinguettare degli uccelletti, il gorgogliare delle acque entra­vano in me trasportandomi in una contemplazione tanto pro­fonda che quasi mi faceva dimenticare di vivere nel mondo. Mi fermavo assorbita dal pensiero: o potenza di Dio!

Quando mi trovavo sulla riva del mare, oh come mi per­devo di fronte a quella grandezza infinita! Di notte, nel contemplare il cielo e le stelle, mi smarrivo nella ammirazione delle bellezze del Creato.

Quante volte nel mio giardinetto ammiravo il cielo, ascol­tavo il mormorio delle acque e penetravo sempre più nell'a­bisso delle grandezze divine!

Mi spiace di non aver saputo approfittare di quei momenti per darmi fin da quella età alla meditazione. Anche se molto vivace, avevo una grande paura di perdere la mia innocenza e di attirarmi la disapprovazione di Dio. Mi ricordo di aver detto due parole che ritenevo peccato: me ne vergognai subito e mi costò assai confessarle.

Non mi piacevano i discorsi maliziosi. Sebbene non ne ca­pissi il significato, minacciavo chi li faceva di non più avvi­cinarli, qualora non si fossero corretti. Così pure mi indignavo se vedevo qualche gesto scorretto.

All'inferno, no!

A nove anni feci la mia prima confessione generale a Fra Emanuele delle Sante Piaghe che predicava a Gondifelos. Vi andai con Deolinda con una cugina che si chiamava Olivia. Prendemmo posto presso l'altare del sacro Cuore per udire me­glio la predica. Io deposi i miei zoccoletti presso la balaustra.

Il tema del discorso era l'inferno. Ascoltai con molta at­tenzione parola per parola. Ad un certo punto il padre ci invitò a scendere con lo spirito nell'inferno. Io non compresi l'esatto significato delle sue parole, ed avendo sentito dire che Fra Emanuele era un santo, credetti che noi tutti saremmo andati davvero all'inferno per vedere ciò che avviene in quel luogo. Dissi allora fra me: - All'inferno non voglio andare! Quando gli altri vi si dirigeranno, io me la svignerò. - Così pensando, afferrai i miei zoccoletti per essere pronta a fuggire. Vedendo che nessuno si muoveva, rimasi dove ero, ma sempre con gli zoccoletti in mano.

Ero molto scherzosa

Amavo molto mia sorella, ma quando mi stizzivo con lei le tiravo addosso ciò che mi capitava in mano: mi ricordo di averlo fatto due volte e mi sento in dovere di confessarlo. Mi piaceva assai farle degli scherzi. Qualche volta al mat­tino mi alzavo prima di lei e le mettevo degli ostacoli alla porta per farla cadere, come per dirle che era pigra. Le feci anche scherzi di cattivo gusto. Un giorno alzai il coperchio di una cassapanca e lo lasciai cadere con forza emet­tendo alte grida e fingendo di essermi schiacciata una mano. Deolinda accorse spaventata ed angosciata, finché ad un certo punto le risi in faccia. Nella intimità familiare, chi rallegrava tutti ero io. La mam­ma soleva dire: - I ricchi hanno il giullare; io non sono ricca ma ce l'ho ugualmente.

Deolinda a 12 anni incominciò il suo corso di sarta. Il primo capo confezionato fu una camicia per me; ma per il taglio e l'ampiezza pareva una camicia da ragazzo. Io, nono­stante i miei nove anni, mi burlai di lei. Vestii la camicia sopra i miei abiti e mi incamminai verso casa. Mia sorella, ridendo a più non posso, mi supplicava: - Svesti quella ca­micia! Non hai vergogna di dare spettacolo in tal modo? - Non le diedi retta... e, ridendo anch'io, feci quei 500 metri che mi separavano da casa.

In un bel pomeriggio andai con le mie cugine a passeggio su un monticello poco lontano da casa ove trovammo alcuni giumenti al pascolo. Pur non sapendo cavalcare, mi arrischiai a saltare in groppa ad uno di essi. Pochi istanti dopo caddi tra i rovi, ma non mi ferii e ci facemmo una buona risata. Sui 16 anni, già ammalata, andai alla casa dove mia sorella lavorava da sarta. Avendo trovato appeso un vestito da uomo, lo indossai e comparvi davanti a mia sorella e alla padrona di casa. Quanto risero non so dire. La padrona mi suggerì di uscire in istrada ove i suoi figli e il marito stavano potando le viti del pergolato. Pur sospettando che mi avrebbero rico­nosciuta, ubbidii. Passando vicino a loro li salutai togliendomi il cappello. Essi smisero di lavorare e mi osservarono a lungo domandandosi: - Ma chi è quel giovanotto? - Mia sorella e la padrona dalla finestra seguirono la scena ridendo a più non posso. Ricordando certe monellerie mi duole di averle commesse: vorrei piuttosto avere amato Gesù.

Carità verso i bisognosi

Quando venivo a sapere che qualche persona non aveva di che coprirsi a sufficienza, chiedevo il necessario alla mamma. Rimasi sovente a far compagnia ai sofferenti.

Assistetti alla morte di qualcuno, pregando come sapevo. Aiutavo a vestire i defunti, anche se mi costava assai; lo fa­cevo per carità. Non avevo il coraggio di lasciar soli i parenti del morto. Prestavo volentieri questi aiuti, vedendoli tanto po­veri

Mi ricordo di alcuni casi. Andai a visitare un uomo ammalato e lo trovai coperto di poveri stracci. Corsi subito a casa e chiesi alla mamma due lenzuola. Me le imprestò volentieri; le portai e rimasi a fare compagnia alla figlia dell'ammalato, che visse ancora 12 giorni. Una ragazza venne un giorno ad avvisarci che una sua vi­cina stava per morire. Mia sorella prese un libro di devozioni, l'acqua benedetta e corse presso la moribonda. Due alunne sarte e io la accompagnammo. Deolinda iniziò la preghiera per la buona morte benché fosse tanto turbata da tremare. Termi­nate le orazioni, la donna si spense. Allora Deolinda disse: - Ho fatto quello che potevo; non mi sento di fare altro. - E se ne andò. Anche una nipote se la svignò. Io osservai la figlia della defunta e non ebbi il coraggio di lasciarla sola. Rimasi ad aiutarla a lavare e a vestire la salma che era tutta piagata ed esalava un puzzo ripugnante. Mi pareva di svenire da un momento all'altro. Una donna che ci osservava dalla camera vicina notò il mio malessere ed uscì a prendere delle foglie profumate per farmele odorare. Me ne venni di là quando la defunta fu ben sistemata sul letto. Avevo 11 o 12 anni quando i miei zii, che abitavano nel paese di S. Eulalia, si ammalarono di spagnola. Accorsero ad assisterli mia nonna e poi mia mamma, ma si buscarono la stessa malattia; allora, sebbene fossi molto giovane, andai con mia sorella a prenderne cura. Una notte mio zio morì. Rimanemmo colà fino alla Messa del settimo giorno. Una volta fu necessario andare a prendere il riso attraversando la camera ove mio zio era morto. Arrivata sulla soglia, mi prese la paura. Non ebbi il coraggio di entrare e dovette venire con me mia nonna. Una sera fui incaricata di chiudere le finestre di quella camera. Giunta alla saletta attigua dissi a me stessa: - Devo perdere la paura! - E così dicendo camminai adagio di proposito, aprii la porta e passai dove era stata la salma dello zio. Da allora non ebbi più pau­ra: mi ero vinta.

Godevo molto nel fare l'elemosina ai poveri. Quante volte piangevo perché impotente ad aiutarli secondo i loro bisogni! Mi sentivo felice di privarmi persino del mio cibo.

Benché fossi molto giovane, diedi sovente consigli a per­sone di una certa età. Le confortavo come meglio sapevo, ottenendo che molti evitassero di fare del male. Delle con­fidenze che mi facevano conservai sempre il più rigoroso segreto. Mi sento piena di riconoscenza verso il Signore. A Lui solo devo di essermi comportata così.

Devozione a Gesù.

Non tralasciavo un giorno di pregare, in chiesa, a casa e lungo le strade; facevo sempre la comunione spirituale così: - O mio Gesù, vieni al mio povero cuore! Io Ti desidero: non tardare. Vieni ad arricchirmi delle tue grazie, aumenta in me il tuo santo e divino amore. Uniscimi a Te! Nascon­dimi nel tuo sacro Costato! Non voglio bene che a Te. Solo Te amo, solo Te voglio, solo per Te sospiro. Ti ringrazio, eterno Padre, per avermi lasciato Gesù nel santissimo Sacra­mento. Ti ringrazio, mio Gesù, e, infine, Ti chiedo la santa benedizione. Sia lodato ogni momento il santissimo e divinis­simo Sacramento! -

Amavo molto fare meditazione sul santissimo Sacramento e sulla Madonna; quando non potevo farlo di giorno, lo fa­cevo di notte, nascosta a tutti, accendendo una candela che tenevo riposta per questo scopo.

Le vite dei santi e le meditazioni molto profonde non mi soddisfacevano, perché vedevo che in nulla assomigliavo ai santi; invece di farmi bene mi facevano male.

Nel 1916 mi ammalai gravemente fino a dover ricevere il Sacramento dell'Olio Santo. Mi preparai alla morte molto serenamente. Un giorno, con la febbre alta, caddi in delirio, ma mi ricordo di aver chiesto alla mamma che mi desse Gesù. Ella mi porse il crocifisso. - Non è questo che voglio: voglio Gesù Eucaristico! - A dodici anni fui aggregata al gruppo di canto e delle ca­techiste. Per il canto avevo una vera passione. Lavoravo con molta soddisfazione anche nella scuola di catechismo.

Quando facevo la Comunione e mi trovavo tra le compa­gne a fare il ringraziamento mi sentivo molto piccola e la più indegna di ricevere Gesù Eucaristico.

Ero molto forte: un duro lavoro

Ero molto forte. Ricordo che un giorno un uomo si van­tava con alcune ragazze di essere molto robusto. Io mi lanciai contro di lui che se ne stava seduto, lo afferrai e lo stesi a terra. Si mise a gridare di lasciarlo, ma io lo rotolai, abban­donandolo soltanto quando lo volli: il mio fine era solo quello di ottenere che egli, essendo uomo, mostrasse la forza di cui si vantava. Sui 13 anni diedi un potente schiaffo ad un uomo che mi aveva rivolto una frase sconcia. Dai 12 ai 14 anni ho goduto di una normale buona salute; lavoravo in campagna così bene che guadagnavo tanto quan­to la mamma.

Una volta, raccogliendo, su di un rovere, le foglie da dare alle bestie, caddi al suolo e rimasi qualche istante senza re­spirare e senza potermi muovere; poi mi rialzai e ripresi il lavoro. Dai 12 ai 13 anni fui posta dalla mamma a servizio di un vicino a queste condizioni: libertà di andare a confessarmi ogni mese; libertà, nei pomeriggi della domenica, di starmene a casa e di andare alle funzioni religiose; proibizione di farmi uscire all'imbrunire. Il contratto era per cinque mesi, ma non li terminai. Il padrone era un aguzzino: mi dava nomignoli spregiativi, mi obbligava ad un lavoro superiore alle mie forze. Era un uomo senza pazienza, crudele perfino con gli animali. Mi umiliava davanti a chiunque. Quella vita triste rubava la gioia della mia giovinezza.

Un pomeriggio mi mandò al mulino, dove giunsi sul far della sera; quando rincasai era già scuro, perché ci voleva un'ora di strada. Egli mi sgridò duramente, mi diede persino della ladra. Suo padre, già vecchio, prese le mie difese. Sic­come per la notte ritornavo sempre a casa mia, quella volta, assai offesa perché la mia coscienza non mi rimproverava di nulla, mi lamentai con la mamma. Ella, informatasi dell'acca­duto e constatato che le condizioni del contratto non erano state rispettate, mi ritirò dal servizio, nonostante le insistenze del padrone. Una volta, a Póvoa de Varzim, quel padrone mi aveva lasciata, dalle 22 alle 4 del mattino, a custodire quattro cop­pie di buoi mentre egli con un suo amico se ne era andato non so dove. Piena di paura, passai così quelle tristissime ore della notte. Mi furono compagne le stelle del cielo che bril­lavano molto.

Un sogno che non dimenticai

Una sera andavo dalla cucina alla camera con un lume che mi si spense. Lo riaccesi più volte ed altrettante si spense, senza che vi fosse un soffio di vento. Quando tentai di accen­derlo per l'ultima volta caddi, rovesciando il petrolio che mi sprizzò in faccia e in bocca. Pensai che fosse un diavoletto dispettoso ed esclamai: - Puoi andartene perché con me non hai nulla da fare. - Mi coricai tranquilla, mi addormentai e feci un sogno che rimase impresso nel mio animo. Salii fino al paradiso attra­verso una scaletta dai gradini tanto minuscoli che a stento vi poggiavo la punta dei piedi. Arrivai lassù con difficoltà, im­piegandoci molto tempo perché non vi era nulla cui aggrapparsi. Durante la salita vidi ai lati della scala alcune anime che mi confortavano senza parlare. Lassù vidi su di un trono il Signore e al suo fianco la Mamma celeste; il cielo era affollato di beati. Dopo quella visione, pur non volendo, dovetti ritornare sulla terra. Discesi facilmente; tutto scomparve e mi svegliai.

II salto dalla finestra

Un giorno mentre in casa aiutavo mia sorella sarta ed una apprendista intravvedemmo sulla strada tre uomini: il mio antico padrone, un altro uomo sposato e un terzo celibe. Mia sorella, avendo intuito qualche cosa dai loro gesti e ve­dendoli imboccare il sentiero di casa nostra, ci ordinò di chiu­dere la porta. Qualche istante dopo li udimmo salire la scaletta e bussare. Rispose Deolinda, dicendo che si apriva solo ai clienti. Il mio padrone, che conosceva la casa, passò per la cantina situata al pian terreno e salì per la scala interna mentre gli altri aspettavano presso la porta. Non potendo entrare per la botola chiusa e su cui trascinammo subito la macchina da cu­cire, il padrone armato di una mazza batté furiosamente sugli assi della botola fino a spaccarla e ad aprirsi un varco. Deo­linda, afferrata da lui per la sottana, riuscì a liberarsi ed aprì la porta per fuggire. L'altra ragazza le andò dietro, ma uno dei tre la trattenne e se la abbracciò sedendosi sul letto. Io, nel vedere il pericolo, mi buttai dalla finestra in giardino, con un salto di circa quattro metri; tentai di rialzarmi, ma non ci riuscii per un forte dolore al ventre. Nel salto smarrii il mio anello. Ripreso coraggio, mi armai prendendo un palo della vigna come bastone e attraverso il cancelletto dell'orto andai in cor­tile ove mia sorella stava discutendo con i due uomini sposati. L'altra ragazza era nella camera con il terzo. Avvicinandomi li chiamai « cani » e minacciai che se non liberavano la ra­gazza mi sarei messa a chiamare aiuto: mi ubbidirono. Fu allora che mi accorsi di aver perduto l'anello e gridai: - Cani, per causa vostra ho perduto l'anello! - Uno di loro, mostrandomi la sua mano con vari anelli, mi disse: - Scegli qui! - Sdegnata, gli gridai: - Non voglio! -

Vedendoci risolute e sprezzanti, se ne andarono e noi ri­tornammo al lavoro.

Dell'accaduto non parlammo con nessuno, ma la mamma venne a conoscenza di tutto. Poco dopo incominciai a soffrire sempre di più. Tutti di­cevano che era per il salto dalla finestra. Anche i medici più tardi confermarono che quel salto doveva avere contribuito alla mia infermità.

Sofferenze fisiche e spirituali

Lavorai ancora per alcuni mesi con molta difficoltà; poi fui costretta a smettere e con ripugnanza dovetti sottopormi alle cure dei medici che mi diagnosticavano malattie varie. Tutti avevano pena di me e soffrivo solo per i miei mali fisici, ma ciò durò poco.

Le mie più grandi amiche, i familiari e persino lo stesso parroco si misero contro di me: parecchie persone mi scher­nivano per la mia andatura, per la posizione che, forzatamente, prendevo in chiesa. Il parroco mi accusava di non mangiare a sufficienza per capriccio e mi ammoniva che se fossi morta mi sarei dannata. Confessandomi mi diceva che era proprio questo il mio peccato più grave. Quanto ne ho sofferto! Mi confidavo soltanto con il Signore. Nel tragitto dalla casa alla chiesa ero solita soffermarmi a guardare le montagne ed ero tentata di fuggire in un luogo ove nessuno mi vedesse. Non l'ho fatto solo per grazia di Dio. Quanto ho pianto! Non ricordo bene quanto durò questa incomprensione; forse meno di un anno. Poi, siccome peggioravo, il parroco stesso consigliò mia madre di accompagnarmi da un medico suo cono­scente. Fu lui che mi liberò dal mio martirio, spiegando a chi gli domandava di me che non mangiavo perché non potevo. Anche se non gli fu possibile immaginare pienamente le mie sofferenze, si mostrò molto comprensivo. Fui sollevata da questa sofferenza, ma il Signore ne per­mise un'altra ancora maggiore. Ne ebbe conoscenza soltanto Gesù e, anni dopo, il mio padre spirituale. Passai sei anni tra letto e lettuccio. Una volta trascorsi cinque mesi senza potermi alzare ma sempre in quella soffe­renza spirituale che sopportai per 12 anni, senza svelarla a nessuno.

Trovandomi sola, prigioniera del mio letto, guardavo in lacrime il quadro del sacro Cuore di Gesù: Lo supplicavo di liberarmi da quel tormento e di darmi luce sul da farsi. Così pure mi raccomandavo alla Madonna perché intercedesse per me.

Pretendenti

Sui 16 anni andai con Deolinda a Póvoa per una cura ma­rina. Un giorno, mentre mi recavo in chiesa, un militare mi si avvicinò rivolgendomi galanterie. Mi schermii subito, ma, siccome non si allontanava, gli proposi di attendermi dopo la funzione. Nella mia mente pensavo di cambiare strada e di poterlo schivare. Uscita di chiesa, molto guardinga, non lo vidi e passai per la stessa via. Ad un certo momento me lo trovai davanti senza rendermi conto di dove fosse spuntato. - Signorina, che cosa mi ha promesso? - E così dicendo pretendeva accompagnarmi a casa. Mi fermai e gli fui franca: - Sono ammalata e poi... mia madre non vuole che io faccia l'amore! - Egli non si convinse. Per fortuna comparve Deo­linda. Pensando che io stessi a fare l'amore mi sgridò aspra­mente. Non passai più per quella strada e tutto finì.

Ad un altro giovane che mi accennò al matrimonio risposi: - Non rinuncio alla mamma e a Deolinda per un uomo. – Il parroco, avendo saputo che io piacevo ad un giovanotto, mi disse un giorno: - Se lo vuoi, io mi interesso della fac­cenda. - Gli risposi: - Le pare che nelle mie condizioni possa permettermi di propormi tale problema? - In verità io sapevo e sentivo di essere ammalata, ma inoltre mi mancava l'inclinazione al matrimonio, anche se talora mi passava per la mente che se fossi diventata mamma avrei educato i figli molto cristianamente.

A Ietto per sempre

Nell'aprile 1925 [giorno 14] mi posi a letto per sempre. Non mi si diceva più: - Coraggio, ti rialzerai. - Il medico Giovanni da Almeida di Oporto avvisò mia mamma che te­meva una totale paralisi. Mia sorella, che faceva la sarta, divenne anche la mia in­fermiera, perché la mamma lavorava in campagna. Ebbi ore di scoraggiamento, ma mai di disperazione. Nulla mi legava al mondo. Provavo soltanto nostalgia per il mio giar­dinetto, perché mi piacevano i fiori e qualche volta, portata in braccio da mia sorella, potei ancora vederlo. Sentivo molta nostalgia per la nostra chiesa: nella festa del sacro Cuore o quando si celebrava messa cantata piangevo amaramente. Mia sorella, che faceva parte del coro, nel vedermi in lacrime mi diceva: - Se fosse possibile stare in chiesa coricati ti ci porterei in braccio. - E piangeva pure lei. Però ero conformata alla volontà del Signore. A poco a poco mi abituai al letto e la nostalgia si spense. Per distrarmi, nei primi tempi, giocavo a carte con qualcuno o anche da sola. Mi spiace di non aver fin da allora pensato come penso oggi: cioè di vivere unita in spirito al mio Gesù. Giunsi a fare voti per ottenere la guarigione; come me, la mamma, la sorella, le cugine. Infine capii che il Signore mi voleva ammalata; perciò non chiesi più di guarire. Arrivai più volte, molto rassegnata, alle soglie della morte. Dalla medicina non ebbi altro sollievo che qualche iniezione di morfina.

La mia Mamma Celeste

Tutti gli anni celebravo il mese mariano. Preferivo cele­brarlo da sola: meditavo, cantavo, piangevo chiedendo alla Mamma celeste di liberarmi da quella grande tribolazione che mi faceva soffrire tanto. Solevo cantare il « Tantum ergo » come se fossi stata in chiesa. Non avendo Gesù in casa né sacerdote che mi bene­dicesse, pregavo il Signore che lo facesse Lui dal cielo e dai suoi tabernacoli. Momenti felici! Mi pareva piovessero su di me tutte le benedizioni e l'amore del Signore. Ed allora ab­bracciavo nel mio cuore tutta la mia famiglia e le persone care. Nei primi anni della mia degenza, dalla casa del parroco mi portavano, all'inizio di maggio, una statuetta del Cuore di Maria che, con rincrescimento, restituivo alla fine del mese. Fu così che pensai al modo di acquistarmene una, ma poiché non ne avevo i mezzi, fui aiutata da varie persone. Un'amica mi donò alcune pollastrelle che Deolinda allevò fino a che fe­cero le uova e le covarono; venduti i pulcini, comprai la sta­tuetta, la mensola e la campana di vetro. Non so dire la gioia che provai nell'avere una Madonnina tutta mia: potevo con­templarla giorno e notte.

Se un giorno mi rivedrete per la strada...

Mi giunse notizia dei miracoli che avvenivano a Fatima. Nel 1928 varie persone della parrocchia andarono pellegrine alla Cova da Iria; in quella occasione venne anche a me il desiderio di partire. Il medico ed il parroco non me lo consentirono, perché il viaggio era lungo ed io non sopportavo neppure che mi toccassero il letto. Fui consigliata di chiedere ugualmente la guarigione e di andare poi a Fatima in ringra­ziamento. Il medico diceva che se fosse avvenuto il miracolo, lo avrebbe testimoniato senza timore.

In quello stesso anno anche il parroco andò alla Cova da Iria: mi portò di là una corona del Rosario, una medaglietta ed il « Manuale del pellegrino »; consigliandomi una novena alla Madonna. Ne feci parecchie, cantando le lodi mariane stam­pate nel libretto

A chi mi visitava solevo dire: - Se un giorno mi rive­drete per la strada e mi sentirete cantare, ditelo a tutti: è Alexandrina che ringrazia la Madonna. - Era la mia fiducia in Gesù e Maria che mi faceva parlare così. Tra me pensavo che se fossi guarita mi sarei fatta suora, perché mi spaventava vivere nel mondo; che non sarei più ritornata a rivedere la mia famiglia; che mi sarei fatta missio­naria per battezzare tanti moretti e per salvare anime a Gesù. Non avendo ottenuto la guarigione, compresi che mi illudevo e quei miei desideri scomparvero per sempre. Cominciai a sen­tire ognor più l'ansia di amare la sofferenza e di pensare sol­tanto a Gesù.

Mi offersi a Gesù Sacramentato come vittima

Un giorno, mentre ero sola e pensavo a Gesù nel taber­nacolo, Gli dissi: - Mio buon Gesù, Tu sei imprigionato. Anch'io lo solo. Siamo ambedue carcerati. Tu per il mio bene

ed io incatenata da Te. Tu sei Re e Signore di tutto. Io sono un verme della terra. Ti ho trascurato pensando alle cose del mondo che sono perdizione per le anime, ma ora, pentita di cuore, voglio ciò che Tu vuoi, voglio soffrire rassegnata. Non lasciarmi senza la tua protezione. - Da parecchio tempo chiedevo al Signore amore alla soffe­renza e, senza sapere il modo, mi offersi a Lui come vittima. Il Signore mi concesse questa grazia in misura tanto abbon­dante che oggi non cambierei la sofferenza con quanto esiste nel mondo. Amante del dolore, ero contenta di offrire a Gesù i miei patimenti. Mi preoccupava soltanto consolare Gesù e salvargli anime. Perdute le forze fisiche, abbandonai le distrazioni e, attra­verso la preghiera che mi dava un vero conforto, mi abituai a vivere in intima unione col Signore. Quando le visite mi distraevano un poco, ne rimanevo spiacente per non aver pen­sato a Gesù. Per amore di Gesù e della Mamma celeste mi abituai a fare piccoli sacrifici: rinunciare a guardarmi nello specchio; non parlare per combattere la mia voglia di parlare e vice­versa; vegliare durante la notte per fare compagnia a Gesù; non allontanare le mosche che mi tormentavano, ecc.

Unita a Gesù sacramentato attraverso Mammina

Facevo la Comunione sacramentale poche volte, ma vivevo unita a Gesù il più possibile. Per onorare Gesù e la Mamma del cielo scrissi su pezzi di carta ed immagini questa preghiera: - Gesù, Ti amo con tutto il cuore. Abbi pietà di questa povera ammalata. Prendila con Te quando vuoi. Mio amato Gesù, non dimenticarti di me, perché sono una grande pec­catrice. Mio caro Gesù, vorrei visitarti nei tuoi tabernacoli, ma non posso; la mia malattia mi lega al mio caro lettuccio. Sia fatta la tua volontà. Ma concedimi almeno che non passi un momento senza che io venga in spirito ai tuoi tabernacoli per dirti: « mio Gesù, voglio amarti, voglio incendiarmi nella fiamma del tuo Amore, pregare per i peccatori e per le anime del purgatorio ». - (1930).

Sulla copertina di un libretto scrissi nel maggio 1930: - Mia cara Mamma del cielo, vieni ai tabernacoli del tuo e mio Gesù, presentagli Tu le mie preghiere e rendi valide le mie suppliche. O rifugio dei peccatori, di' a Gesù che vo­glio essere santa. Digli inoltre che voglio molte sofferenze, ma che non mi lasci sola neppure un minuto. lo devo soltanto umiliarmi, perché nulla sono, nulla posseggo, nulla valgo. Digli che Lo amo molto, ma che Lo voglio amare assai di più. Voglio morire bruciata nell'amore tuo e di Gesù. Sì, digli mol­te cose di me, fagli tutte le mie richieste! Confido, confido in Te! O Maria, dammi il cielo! -

La mia preghiera dei mattino

Al mattino iniziavo le mie preghiere col segno di croce; quindi mi univo a Gesù dicendo: - Cuore di Gesù, è per Te questo giorno. - E vi aggiungevo: - Dammi la Tua benedizione! Voglio essere santa. - Poi chiedevo la benedizione alla Trinità santissima, alla Madonna, a San Giuseppe e a tutti i Santi del cielo dicendo: - Con la vostra benedizione non avrò timore di nulla. Sarò santa come ardentemente desidero. -

Quindi dicevo a Gesù: - Mi unisco spiritualmente ora e per sempre a tutte le sante Messe che, giorno e notte, si celebrano sulla terra. Gesù, immolami ogni momento con Te sull'altare del Sacrificio, offrimi all'Eterno Padre secondo le tue stesse intenzioni. -

Rivolgendomi poi alla Mamma celeste, Le dicevo: - Ave, Maria, piena di grazia!... O Mammina, voglio essere santa; be­nedicimi e chiedi a Gesù di benedirmi! -

Mi consacravo a Lei così: - Mammina, Ti consacro i miei occhi, il mio udito, la mia bocca, il mio cuore, la mia anima, la mia verginità, la mia purezza. Accetta tutto, Mamma! Tu sei lo scrigno benedetto di ogni nostra ricchezza. Ti consacro il mio presente e il mio futuro, la mia vita e la mia morte, tutto quanto daranno a me, tutte le preghiere e le offerte che faranno per me. Apri le tue braccia e prendimi. Stringimi al tuo Cuore san­tissimo, coprimi col tuo manto; ricevimi come figlia amata e consacrami tutta a Gesù. Chiudimi per sempre nel suo Cuore divino e digli che Tu Lo aiuterai a crocifiggermi nel corpo e nell'anima. Fammi umile, obbediente e casta nell'anima e nel corpo. Trasformami in amore; consumami nelle fiamme dell'amo­re di Gesù...

Mammina, vieni con me a tutti i tabernacoli del mondo ove Gesù abita sacramentalmente. Offrimi a Lui. Mammina, voglio formare una roccia di amore davanti ad ogni sua dimora, perché nulla giunga a ferire il suo Cuore e rinnovi le sue Piaghe e la sua Passione. Mammina, parla a Gesù col mio cuore e le mie labbra; rendi più fervorose le mie preghiere, più valide le mie richieste. –

Una trincea di amore a difesa dei tabernacoli

« O mio Gesù, io voglio che ogni mio dolore, ogni palpito del mio cuore, ogni mio respiro, ogni minuto secondo che tra­scorrerò, siano atti di amore per i tuoi tabernacoli.

Io voglio che ogni movimento dei miei piedi, mani, labbra, lingua, occhi, che ogni lacrima e sorriso, ogni allegria e tristezza, ogni tribolazione e distrazione, ogni contrarietà o dispiacere, siano atti di amore per i tuoi tabernacoli. Io voglio che ogni sillaba delle orazioni che reciterò o udirò recitare, ogni parola che pronuncerò o udirò pronunciare, che leggerò o udirò leggere, che scriverò o vedrò scrivere, che canterò o udirò cantare, siano atti di amore per i tuoi tabernacoli. Io voglio che ogni bacio che darò alle tue sante immagini, a quelle della tua e mia Madre, a quelle dei tuoi santi e sante, siano atti di amore per i tuoi tabernacoli. O Gesù, io voglio che ogni goccia di pioggia che viene dal cielo alla terra, che tutta l'acqua del mondo offerta goccia a goccia, che tutta l'arena del mare e tutto ciò che il mare contiene, siano atti di amore per i tuoi tabernacoli. O Gesù, io Ti offro le foglie degli alberi, tutti i frutti che possono avere, i fiori petalo per petalo, tutti i granelli di se­mente che sono nel mondo e tutto ciò che vi è nei giardini, nei campi, nelle valli e nei monti, come atti di amore per i tuoi tabernacoli.

O Gesù, Ti offro le penne degli uccelli e il loro canto, i peli e le voci di tutti gli animali,

come atti di amore per i tuoi tabernacoli. O Gesù, Ti offro il giorno e la notte, il caldo e il freddo, il vento, la neve, la luna e i suoi raggi, il sole, l'oscurità, le stelle del firmamento, il mio dormire e il mio sognare, come atti di amore per i tuoi tabernacoli.

O Gesù, Ti offro tutto quanto vi è nel mondo, le grandezze, le ricchezze, i tesori, tutto quanto avviene in me, tutto quanto ho per abitudine di offrirti, tutto quanto si possa immaginare, come atti di amore per i tuoi tabernacoli. O Gesù, accetta il cielo e la terra, il mare, tutto ciò che contengono come se tutto fosse mio e io potessi disporne, come atti di amore per i tuoi tabernacoli ». Mentre facevo queste offerte a Gesù mi sentivo rapita, non so spiegare il modo ed allo stesso tempo sentivo un calore forte che pareva bruciarmi. Mi pareva cosa strana perché era­no giornate di freddo e, meravigliata, osservavo se il mio corpo sudasse. Mi sentivo abbracciata interiormente. Ciò mi stan­cava assai

Un programma di vita

Mi pare che sia stato in una di queste occasioni che io sentii la seguente ispirazione del Signore: « Soffrire, amare, riparare »

Ricordo che molte volte domandavo al Signore: - O mio Gesù, cosa vuoi che io faccia? - E ogni volta non sentivo se non queste parole: soffrire, amare, riparare.

 

1933

Come Gesù mi mandò il mio direttore spirituale

Ignoravo che cosa fosse un direttore spirituale: chi guidava la mia anima era il parroco.

Mia sorella, in un ritiro delle Figlie di Maria 1931, chiese per sé la direzione spirituale al predicatore, padre Mariano Pinho. Questi, avuto notizia di me e della mia malattia, chiese le mie preghiere con la promessa di ricambiarle. Ogni tanto mi man­dava una immaginetta. Due anni dopo, avendo saputo che egli era ammalato, mi commossi fino al pianto; non so perché. Mia sorella, meravi­gliata, mi domandò perché piangessi, dal momento che non lo conoscevo. Le risposi: - Piango perché è mio amico ed io lo sono di lui. - Il 16 agosto 1933 padre Pinho venne nella nostra parrocchia a predicare un triduo in onore del Cuore di Gesù ed in quella occasione lo ottenni per mio direttore spirituale.

Non gli parlai delle mie offerte ai tabernacoli, del calore che provavo, della forza che mi alzava e neppure delle parole che io interpretavo come una semplice ispirazione di Gesù.

Soltanto alcuni mesi dopo io misi al corrente il padre circa le parole di Gesù. Non dissi altro perché non comprendevo nulla delle cose del Signore. Il padre non mi confermò che erano parole di Gesù; tut­tavia io continuai a vivere sempre unita al Signore: giorno e notte erano i tabernacoli la mia dimora prediletta... Soltanto nell'agosto 1934 mi proposi di aprire la mia co­scienza al padre, venuto a Balasar per un ciclo di prediche. Subentrò però in me il forte timore che egli, una volta a cono­scenza della mia vita, non avrebbe più voluto continuare a dirigermi. Mentre vivevo in quell'ansia, Gesù mi disse: - Obbedisci in tutto: non l'hai scelto tu; te l'ho mandato Io. - Quando il padre mi domandò in quale modo avevo udito le suddette parole, non mi spiegò se fossero o no parole di Gesù. Alcuni giorni dopo mia sorella, avendo notato che io im­piegavo molto tempo nella preghiera, mi domandò cosa mai dicessi. Le spiegai come occupavo quel tempo e che cosa sen­tivo, aggiungendo che certamente erano la fede ed il fervore con cui recitavo tutte le mie preghiere ad assorbirmi tanto. Deolinda fu d'accordo e mi pregò di dirle tutto per potersi infervorare lei pure.

Prima Messa nella mia cameretta

« ... Nella sua lettera mi domandava se gradirei la Messa. Già da tempo la desidero. Quando lei venne per il triduo ne parlai a mia sorella; ma per timidezza e per non chiederle il sacrificio di predicare a digiuno, il che ci dispiaceva, non osam­mo proporglielo. Ora, se ciò fosse possibile, ne proveremmo gioia così grande da non saper dire. Però ci pesa il sacrificio che dovrà fare nel venire qui a digiuno e con tanto freddo » (lettera a p. Pinho, 6-11-1933). Il 20 novembre 1933 ebbi la grazia della prima Messa nella mia cameretta.

Perdita dei beni

Il Signore aumentò le sue tenerezze, ma anche il peso della mia croce. Sia però benedetto per la grazia sua che non mi lasciò mai mancare. In quell'epoca incominciammo a soffrire assai per la perdita dei nostri beni. E’ vero che non sentivo più nessun attaccamento a nulla, ma soffrivo amaramente nel vedere che quanto possedevamo non bastava a pagare i debiti di cui mia madre si era fatta mallevadrice.

Si preferiva rimanere senza un centesimo finché non si fosse pagato tutto. Mi mancava spesso l'alimento conveniente: mi nutrivo soltanto di ciò che avevamo, con danno della salute. Soffrivo in silenzio ed i familiari pensavano che quel cibo fosse di mio gradimento; nulla chiedevo per non rattristarli. Se mi donavano qualche buon boccone, lo cedevo a mia sorella assai malaticcia, pensando: - Io sono incurabile, mentre lei può migliorare. - Si giunse a mangiare la minestra senza condi­mento, perché non dicevamo a nessuno le nostre ristrettezze. Versai in segreto molte lacrime, sfogandomi con Gesù e la Mamma celeste; ma proprio queste lacrime mi unirono di più a Gesù e a Mammina e rafforzarono la mia fiducia in Loro. Questa situazione durò sei anni, durante i quali cercai di essere di conforto ai miei cari. Alla mamma, che sovente singhiozzava, consigliavo di avere fiducia in Gesù che volle es­sere povero. Nel mio intimo mi rallegravo di assomigliargli. Pregavo Gesù di aiutarci e, nella Comunione, Gli dicevo: - Tu ci hai consigliato di chiedere, di bussare per essere ascol­tati: io chiedo, io busso e sarò accontentata. Non Ti chiedo onori, grandezze né ricchezze, ma che ci lasci almeno la no­stra piccola casa finché la mamma e la sorella vivranno in modo che Deolinda possa raccogliere i fiori per il Tuo altare della chiesa. O Gesù, tutti i fiori sono per Te. Gesù! Vieni in nostro soccorso! Stiamo per affondare... Porta questa notizia lontano a chi ci possa aiutare. Non scelgo nulla perché non so. Confido in Te! -

In casa nostra era scomparsa la gioia e ci mancavano le cose indispensabili. Però non mi mancò mai la conformità alla volontà di Dio; avevo fiducia cieca in Lui.

È ben vero: la fiducia non è mai troppa... La mia preghiera fu ascoltata. Fu da lontano, molto lon­tano, che una signora venne a sanare la nostra situazione; se non la sanò del tutto, fu per causa della mia timidezza: non dissi la somma precisa del nostro debito. Forse Gesù lo permise per prolungare la mia sofferenza. Ci fu consegnato il necessario per salvare la nostra casa che doveva essere messa all'asta. Ho pianto di confusione e di gioia. Non so dire la sod­disfazione dei miei quando ebbero in mano quella somma, dopo tante e così gravi afflizioni. Sia benedetto Gesù! Soltanto con Lui si poteva vincere.

 

1934

Come esprimevo il mio amore a Gesù e a Mammina

- O mia Mammina del cielo, ecco qui ai tuoi santissimi piedi un'anima che desidera tanto amarti. O mia amabile Si­gnora, io voglio vivere di un amore tale che sia capace di tutto soffrire solo per te e per il mio caro Gesù: sì, per il mio Gesù che è il tutto della mia anima. Egli è la luce che mi illumina, è il pane che mi alimenta; è il mio cammino, l'unico che vo­glio seguire... - - O Gesù, quale compagnia migliore posso io avere in questo letto di dolore se non la Tua presenza sempre continua in me, che voglio vivere solo per Te? O Gesù, Tu sai bene quali sono i miei desideri: stare sempre nei tuoi tabernacoli, non allontanarmi da essi neppure un momento. Dammi la forza, o buon Gesù, perché io sappia fare così. - - O mio Gesù, io sono qui ammalata e non posso venire a visitarti nelle tue chiese, ma sto compiendo la missione che Tu mi hai destinato: sia fatta la tua santissima volontà in tutte le cose!... Poiché io non posso venire, Ti mando il mio cuore, la mia intelligenza per apprendere tutte le tue lezioni, il pen­siero perché io pensi solo a Te, il mio amore, perché io ami solo Te, cerchi solo Te, sospiri solo per Te; solo Te, mio Gesù, in tutto e per tutto... Ti invio tutto quanto ho che ti possa piacere e farti com­pagnia nel tuo tabernacolo di amore... Vorrei stare in tua presenza giorno e notte, ad ogni ora, unita a Te e non lasciarti mai, o Gesù, solo nei tabernacoli! Neppure per un momento vorrei assentarmi; vorrei darti tutto ciò che possiedo e che Ti appartiene interamente: il mio cuore, il mio corpo con tutto ciò che sente. È tutta la mia ricchezza. -

Era la Voce del Signore

Fu nel settembre 1934 che io mi persuasi pienamente essere stata la Voce del Signore [a pronunciare quelle parole: « soffri­re, amare, riparare »] e non un mio slancio spirituale a sug­gerirmele. Fu allora che Egli mi chiese, parlando così: - Dammi le tue mani: le voglio crocifiggere; dammi i tuoi piedi: li voglio inchiodare con Me; dammi il tuo capo: lo voglio coronare di spine come fe­cero a Me; dammi il tuo cuore: lo voglio trapassare con la lancia co­me trapassarono il mio; consacrami tutto il tuo corpo, offriti tutta a Me. - Mi chiese questo due volte [il 6 e 1'8 settembre]. Non so esprimere il mio tormento, perché non potevo scri­vere e non volevo dir nulla a mia sorella, ma non volevo neppure tacere, perché capivo di non fare, tacendo, la volontà di Dio: dovevo dire tutto al direttore spirituale. Mi decisi a fare il sacrificio e chiesi a Deolinda di scrivere quanto le avrei dettato. Lo abbiamo fatto senza scambiarci uno sguardo. Scritta la lettera, morì tutto in noi e non se ne parlò mai più. Se fino allora ogni lettera del direttore mi aveva portato gioia, da quel momento non provai più consolazione: vivevo nel terrore che mi trattasse male e mi dicesse che quanto av­veniva in me era falsità. Avevo ceduto all'invito del Signore, ma pensavo che i sa­crifici che mi avrebbe chiesto sarebbero stati soltanto le soffe­renze portate dalla malattia, anche se maggiori; non mi era passato per la mente che mi avrebbe chiesto di soffrire per fe­nomeni singolari. Il direttore mi obbligò a scrivere tutto e per due anni e mezzo non mi disse mai che erano cose di Dio. Questo suo silenzio mi fece soffrire assai.

Visite di Gesù

In quell'epoca Gesù mi appariva e mi parlava sovente. La consolazione spirituale era grande e le sofferenze non mi co­stavano. In tutto sentivo amore per il mio Gesù e sentivo che Egli mi amava, poiché ricevevo abbondanti tenerezze. Cercavo il silenzio. Oh, come mi sentivo bene nel raccoglimento e molto unita a Lui! Gesù si confidava con me. Mi diceva cose tristi, ma il conforto e l'amore che mi dava addolcivano i suoi la­menti. Passavo notti e notti senza dormire, a conversare con Lui in contemplazione di ciò che mi mostrava. Talvolta vidi Gesù come giardiniere che coltivava dei fiori innaffiandoli ecc.; passeggiava in mezzo ad essi mostrandomene le varietà. Altre volte mi apparve per presentarmi il suo Cuore con raggi abbaglianti. Una volta vidi anche Mammina con il Bambino Gesù in braccio e altre volte come Immacolata: quan­to era bella! Quanto volevo amare solamente Lei e Gesù! Stavo bene soltanto con Loro.

[Ecco alcuni frammenti di comunicazioni avute da Gesù in quel tempo di grazia, ricavate da lettere inviate a p. Pinho]. « ... Gesù mi invitò ai tabernacoli abbandonati perché con­dividessi la sua tristezza e riparassi a tanto abbandono. Mi disse che Lo lasciano solo e che vivono come se Lui non fosse pre­sente. Perfino i sacerdoti cui ha dato il potere di trasformare il pane nel suo Corpo divino - perfino loro - Lo dimenticano e Lo offendono... » (lettera a p. Pinho, 14-9-1934). « ... - Avvisa il tuo direttore che esigo si predichi e pro­paghi la devozione ai tabernacoli, ed ancor più: che si accenda nelle anime. Non sono rimasto sugli altari per amore soltanto di quelli che mi amano, ma per tutti; anche lavorando mi pos­sono consolare. Non negarmi sofferenze e sacrifici per i peccatori. La giu­stizia di Dio pesa su di loro. Tu puoi soccorrerli. Prega per i sacerdoti: sono operai della mia vigna; la mes­se dipende da loro... Io scelgo i deboli per renderli forti. Sotto le loro debolezze lo nascondo il mio potere, il mio amore e la mia gloria. Dimen­tica il mondo e dónati a Me. Abbandónati sulle mie braccia: Io sceglierò i tuoi sentieri. - ... » (lettera a p. Pinho, 27-9-1934). « ... - Ti ho scelta per Me. Corrispondi al mio amore. Voglio essere il tuo Sposo, il tuo Amato, il tuo tutto. Ti ha scelta pure per la felicità di molte anime. Sei il mio tempio, tempio della Santissima Trinità. Tutte le anime in grazia lo sono, ma tu in modo speciale. Sei un sacrario scelto da Me per abi­tarvi e riposare. Voglio saziare la tua sete per il mio Sacra­mento di amore. Sei un canale ove passeranno le grazie che Io voglio di­stribuire alle anime e attraverso il quale le anime verranno a Me. Mi servo di te perché molte anime vengano a Me: per mezzo tuo, molte anime saranno stimolate ad amarmi nella santissima Eucarestia... - » (lettera a p. Pinho, 4-10-1934). « ... - Ascolta, figlia mia, il tuo Gesù. Sono con te per arricchirti dei miei tesori divini. Quanto ti amo! Ti ho scelta per mia dimora. Sto preparandoti come desidero. Vivi solo per Me. Amami molto. Pensa soltanto a Me. E poiché ti offri tanto generosamente come vittima per i peccatori del mondo, porrò in te quasi un canale per distribuire grazie alle anime colpevoli di ogni qualità di crimini. Così ne porterai a Me un gran nu­mero... - Contemporaneamente non so cosa sentii in me, non lo so spiegare: sentivo un peso tanto tanto grande. Mi pareva so­prattutto che il mio cuore diventasse così grande da sembrarmi il mondo... » (lettera a p. Pinho, 11-10-1934).

« ... Erano quasi due giorni che Gesù non mi parlava. Piansi per il dubbio di essere nell'inganno. Quando mi rasserenai un poco, feci la Comunione spirituale. Il mio buon Gesù mi parlò così: - Quanto ti amo! Quando ti senti fredda, sono Io a infondere sempre più in te il mio amore. Quando non ti parlo, è per infonderti maggiormente la fiducia in Me. Non ti avevo detto che non ti avrei abbandonata e non mi sarei allontanato da te? Ti amo tanto! Vieni alla mia scuola; impara dal tuo Gesù ad amare il silenzio, l'umiltà, l'obbedienza e l'abbandono. Vieni ai miei tabernacoli... Próstrati davanti a Me per chiedermi perdono del tuo scoraggiamento e della tua sfiducia. » (lettera a p. Pinho; 15-10-1934). « ... Gesù mi disse che, come Lui è fedele nell'abitare in me per consolarmi, così io devo essergli fedele nell'abitare in spirito nei suoi tabernacoli per consolarlo ed amarlo; che gli dessi il mio corpo per essere vittima; che migliaia di vittime sarebbero poche per riparare tanti peccati e crimini del mondo... » (lettera a p. Pinho, 1-11-1934).

 

1935

Assetata di maggior sofferenza - Giuramento di amore

Volevo fare tutto per amore verso di Loro [Gesù e Maria) e, per provare che Li amavo, alcune volte facevo delle palline di cera che legavo a una punta di un fazzolettino e con esse battevo sul mio corpo scegliendo i posti che mi facevano sof­frire di più, come le ginocchia, le ossa, lasciando il mio corpo bluastro per i colpi. Altre volte legavo la treccia dei capelli alle sbarre della testata del letto e tiravo in avanti il capo con tutta la forza per potere così soffrire di più. In un pomeriggio di domenica provai tante ansie di amore per Gesù da non poterle contenere. Sospiravo di trovarmi sola. Finalmente tutti i miei decisero, anche se titubanti, di andare in chiesa. Appena usciti, potei mostrare a Gesù quanto l'amavo. Presa la spilla con cui tenevo appese le mie medaglie, la con­ficcai nel mio petto; non vedendo sangue, la affondai di più nelle carni, ne contorsi le fibre finché ne sprizzò il sangue. Vi intinsi la penna e scrissi sul retro di una immagine:

- Col mio sangue Ti giuro di amarti molto, mio Gesù.. Sia tale il mio amore che io muoia abbracciata alla croce! Ti amo e muoio per Te, mio caro Gesù. Voglio abitare nei tuoi tabernacoli. - (Balasar, 14-10-1934).

Subito dopo sentii tanta ripugnanza ed afflizione da voler strappare quella immagine. Non so cosa me lo impedì. Questa prova di amore non mi diede nessuna consolazione.

Quando rientrò mia sorella ero immersa in una grande in­quietudine. Non le dissi ciò che avevo fatto, ma le mostrai l'immagine. Ella esclamò: - Birichina che sei! Che ne dirà p. Pinho? - Mi difesi dicendo: - Non gli dirò nulla! - Invece gli narrai tutto ed egli: - Chi ti ha dato questo per­messo? - Risposi di ignorare che fosse necessario il permesso. Egli mi proibì allora di fare cose del genere. « ... - Non tardate a far conoscere quanto Io ho detto circa l'Eucarestia: non vi è altra medicina. È da Essa che na­scono i parafulmini per allontanare la giustizia divina... - » (lettera a p. Pinho, 4-7-1935).

Fioretti di maggio

Nel mese di maggio 1935, desiderosa di consolare Mammina e di soffrire per Lei, pensai di scrivere su pezzettini di carta dei pensieri, uno per ogni giorno del mese. Ogni mattina ne sorteggiavo uno e mi sforzavo di vivere la giornata secondo quanto stava scritto. Questo, solo allo scopo di consolare Gesù per mezzo di Maria. Nel maggio 1936, già senza forze, non potendo scrivere e desiderando dare la stessa prova d'amore dell'anno precedente a Gesù e a Mammina, chiesi a mia sorella di scrivere i seguenti fioretti su bigliettini da sorteggiare giornalmente, soffrendo ed amando secondo le intenzioni scritte. Il 31 maggio 1936 scrissi così: « Mammina, io vengo umil­mente ai tuoi piedi per deporre i fiori spirituali raccolti durante il mese. Sono confusa: che povertà! In quale stato te li con­segno! Sono tanto appassiti e tanto sfogliati! Ma Tu, o carissima Mamma celeste, puoi trasformarli, rinverdirli, ravvivarli per portare con essi consolazione e profumi a Gesù, in mia vece. Parlagli delle mie pene e delle mie afflizioni.

... Cara Mammina, in questo ultimo giorno del tuo mese benedetto, come congedo, poiché non ho nulla da darti, ti do tutto il mio corpo e ti prego di custodirlo e di tenermi nelle tue santissime braccia come tua figlia carissima ».

Gesù chiede la consacrazione del mondo a Maria

« ... Il giorno 30 u.s. [luglio 1935], dopo la santa Comu­nione, udii Gesù dirmi:

- Per l'amore che tu hai verso la mia Madre santissima, comunica al tuo padre spirituale la seguente mia richiesta: ogni anno si faccia un atto di consacrazione del mondo a Lei, in un giorno prefissato e si chieda alla Vergine senza macchia di confondere gli impuri affinché cambino vita e non mi of­fendano. Come ho chiesto a Margherita Maria la consacrazione del mondo al mio Cuore divino, così chiedo a te che lo si consacri a Lei con una festa solenne »

Lampada dei tabernacoli. Vittima per la consacrazione del mondo

« O mio caro Gesù, io mi unisco spiritualmente in questo momento e da questo momento per sempre a tutte le sante Ostie della terra, in ogni luogo ove abiti sacramentato; voglio pas­sarvi tutti i momenti della mia vita, costantemente, di giorno e di notte; allegra o triste, sola o in compagnia, sempre a con­solarti, ad adorarti, ad amarti, a lodarti, a glorificarti! O mio Gesù, io vorrei che tanti atti del mio amore cadessero su di Te costantemente di giorno e di notte come la pioggia fine fine cade dal cielo sulla terra in una giornata d'inverno. Non vorrei atti d'amore solo miei, ma di tutti i cuori, di tutte le creature del mondo intero! Oh! Come Ti vorrei amare e vedere amato, da tutti! Tu vedi, o Gesù, i miei desideri: accettali già come se io Ti amassi. O Gesù, non rimanga nel mondo neppure un solo luogo ove Tu abiti sacramentato, senza che oggi e, da oggi per sempre, in ciascun momento della mia vita io stia là sem­pre a dire: - Gesù, amo Te! Gesù, io sono tutta tua! Sono la tua vittima, la vittima della Eucarestia, la piccola lampada delle tue prigioni d'amore, la sentinella dei tuoi tabernacoli! O Gesù, io voglio essere vittima per i sacerdoti, i peccatori, la mia famiglia, vittima per tuo amore, per la tua santissima Passione, i dolori di Mammina, il tuo Cuore, la tua santa Vo­lontà, vittima per il mondo intero! Vittima per la pace, vittima per la consacrazione del mondo a Mammina! - ».

Morte mistica Nel 1935 il Signore mi avvisò che sarei morta all'inizio del giorno della festa della SS. Trinità del 1936 [7 giugno]. Poiché non conoscevo altra morte, pensavo di lasciare questo mondo e di partire per l'eternità. In questo periodo ebbi molte consolazioni spirituali. Quan­to più si avvicinava il giorno della SS. Trinità, tanto più cre­sceva la mia gioia: sarei andata a trascorrere in cielo la festa dei miei tanto cari Amori, come io chiamavo il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. I dolori del mio corpo andavano aumentando e tutto dava segno della mia dipartita. Due giorni prima il Signore mi af­fermò che sarei morta fra le 3 e le 3,50 del mattino e mi disse di mandare a chiamare il mio direttore. Così feci. Egli arrivò verso sera e rimase presso il mio letto durante la notte. Mi preparò a morire, fece con me un atto di completa rassegnazione e conformità alla volontà di Dio. Chiesi perdono a tutta la famiglia e dalla gioia cantai così:

Feliz, oh! Feliz Se eu tal conseguia Morrer a cantar O nome de Maria!

Feliz quem mil vezes Na longa agonia Com amor repete O nome de Maria.

Poi fui presa da una afflizione crescente. All'ora fissata non so cosa provai; cessai di udire quanto accadeva attorno a me. Il mio padre spirituale ed i familiari recitarono le preghiere dell'agonia, accesero una candela benedetta e me la tennero in mano, ma io già non avevo coscienza di nulla. Stetti così un po' di tempo. Mi giudicavano morta e piangevano per me. Improvvisamente cominciai ad udire i loro pianti, ripresi a respirare e, a poco a poco, mi rianimai, ma rimasi ancora in tale stato di depressione che pensavo: - Voi continuate a pian­gere e io continuo a morire. - Attendevo sempre di comparire alla presenza di Dio. Non avevo pena di lasciare il mondo e i miei cari.

Ad un certo punto, vedendo che mi riprendevo e che non si avveravano le parole di Gesù, fui invasa da una tristezza inimmaginabile, oppressa da un peso schiacciante. Il mio direttore dovette partire senza potermi rivolgere una parola di conforto. Passai la festa della SS. Trinità come una moribonda; dentro di me tutto era morte. Le lacrime mi scor­revano abbondanti. Mi assalivano dubbi insopportabili: mi ero ingannata circa la morte, quindi anche su tutto quanto Gesù mi aveva detto fino a quel giorno. Nei successivi due giorni mi pareva che tutto il mondo fosse morto. Non c'era sole, né luna, né giorno, per me. Il mio vi­vere era quasi insopportabile.

Si avvicinavano a me Deolinda e Säozinha e mi dicevano: - Perché non parli? Perché non ci sorridi? - E io rispondevo: - Lasciatemi sola! Non sono più la stessa. Non mi vedrete più sorridere. Non vi sarà più sole capace di illuminarmi. - E piangevo. Sprofondata nel più grande dolore, nella più triste amarezza parlavo in modo tale che loro non sapevano cosa dirmi. Stavano combinando di andare dal mio direttore, quando all'improvviso arrivò il padre Oliveira Dias, mandato da lui a confortare la mia anima. Il buon padre mi spiegò il mio caso, raccontandomi fatti uguali avvenuti nella vita di alcuni santi. Venni così a sapere che si trattava della morte mistica, di cui non avevo mai udito parlare. Ebbi l'impressione che fosse un angelo venuto dal cielo a calmare la tempesta della mia anima. Continuai tuttavia a vivere tribolata. Mi sembrava che anche Gesù fosse morto, poiché per alcuni mesi non udii più la sua Voce. Quando aumentava l'a­gonia dell'anima riandavo ai fatti raccontati dal p. Oliveira Dias e prendevo un po' di coraggio da ciò che mi diceva il mio padre spirituale.

 

1936

Ancora sulla consacrazione del mondo a Maria. Primo intervento della Santa Sede

« ... Un giorno Gesù mi disse: - Ascolta questi miei divini desideri: di', figlia mia, al tuo direttore spirituale di far sapere ovunque che questo flagello è un castigo, è l'ira di Dio. Ca­stigo per richiamare: voglio salvare tutti. Sono morto per tutti. Non voglio essere offeso e lo sono tanto, nella Spagna e in tutto il mondo! E’ grande il pericolo che si spargano ovunque questi atti di barbarie. E ora ti dirò come dovrà essere fatta la consacrazione del mondo alla Madre degli uomini e Madre mia santissima: prima, dal Santo Padre a Roma, poi, dai sacerdoti in tutte le chiese; sarà invocata come Regina del cielo e della terra, Signora della vittoria. Se il mondo corrotto si convertirà e cambierà strada, Ella regnerà e per mezzo suo si otterrà la vittoria. Non temere, figlia: i miei desideri si realizzeranno. - ... » (lettera a p. Pinho, 10-9-1936).

Il 31 maggio 1937 ebbi la visita di p. Durào: era stato inviato dalla S. Sede per esaminare la questione della consa­crazione del mondo alla Madonna. Io desideravo tanto vivere nascosta, senza che alcuno sapesse quanto avveniva in me! Tale padre consegnò un biglietto del mio direttore a Deolinda, pre­gandola di leggermelo. Diceva così: - Presento il padre Durào; gli parli liberamente e risponda alle sue domande. - Rimasi afflitta e chiesi a mia sorella cosa potevo dirgli, perché non sapevo che fossero necessari interrogatori in casi del genere. Deolinda mi incoraggiò suggerendomi: - Dirai ciò che il Si­gnore ti ispirerà. - Mi sorprese come, senza esitazione, risposi alle sue domande quando mi domandò circa le comunicazioni di Gesù. Mi rac­comandò di esporgli soltanto le cose principali per non stan­carmi. Gli affermai che non sapevo quali fossero le cose prin­cipali. Ed egli: - Questo mi piace. - E mi parlò della con­sacrazione del mondo alla Madonna. Dopo varie domande ag­giunse in bel modo: - Non si sbaglierà? - A queste parole mi ricordai del mio inganno circa la mia morte e pensai: - Questo è in mio sfavore, glielo racconto. - Risposi: - Una volta mi ingannai. - E raccontai ciò che era avvenuto nel giorno della SS. Trinità del 1936. Il padre non mi disse se mi ero sbagliata e commentò: - Queste cose costano molto, nev­vero? - Risposi: - Costano e mi lasciano triste. - E co­minciai a piangere. Infine si raccomandò alle mie preghiere e promise di ricor­darmi nella santa Messa. Si inginocchiò e recitò tre Ave ed alcune giaculatorie. Poi si congedò. Piansi molto e rimasi triste e tormentata, perché si era ve­nuto a sapere ciò che per tanto tempo si era svolto nell'intimità della mia famiglia.

Scrissi subito al mio direttore spirituale raccontandogli tutto.

Egli mi rispose immediatamente rasserenandomi e dicendomi che tutto era per la gloria del Signore. « Gesù mi ha detto ancora: - Figlia mia, ti ho scelta per cose sublimi. Mi sono servito di te per comunicare al Papa il mio desiderio che si consacri il mondo alla Madre mia san­tissima. Voglio che sia onorata come Me perché è mia madre. Voglio che il mondo conosca il Suo potere presso il trono di Dio...

Ti ho scelta per essere la mia crocifissa... È un dono mio... La sofferenza del tuo corpo, della tua anima è dolorosa, è schiacciante. Ma in cielo, ove ti attendo, ne avrai la ricom­pensa. » (lettera a p. Pinho, 1-11-1937).

« ... - Verrò a prenderti, ma non prima della consacra­zione del mondo alla mia Madre santissima che per mezzo tuo sarà onorata... Il Papa ritarda ma verrà il giorno della con­sacrazione. Ciò che è mio vince sempre, per quanto grandi siano le difficoltà. - ... » (lettera a p. Pinho, 22-11-1937).

« ... - Il mondo è sospeso per un filo leggerissimo. O il Papa si decide a consacrarlo o il mondo sarà castigato » (lettera a p. Pinho, 20-1-1939).

« ... - Il Cuore della mia Madre benedetta è ferito dalle bestemmie contro di Lei. Quanto ferisce il suo Cuore ferisce il mio; ciò che ferisce il mio ferisce il suo, talmente sono uniti i nostri Cuori. È per questo che la consacrazione del mondo Le darà molto onore e gloria: saranno umiliate e vinte quelle lingue maledette e impure che l'hanno bestemmiata. - » (let­tera a p. Pinho, 2-12-1939).

« ... - Di' al tuo direttore di avvisare il Papa che se vuole salvare il mondo affretti l'ora della sua consacrazione alla Madre mia. La ponga a capo della battaglia e La proclami regina della vittoria e messaggera di pace Il mondo avrà molte sofferenze, perché la malizia umana ha raggiunto il culmine con i suoi crimini... Povero mondo, se non avrà come guida la regina del cielo! Povero mondo se Ella non intercederà presso Dio! » (lettera a p. Pinho, 2-5-1940).

« ... - Di' al Papa che Gesù insiste, chiede e ordina di consacrare il mondo alla Madre sua. Che lo consacri in fretta se vuole che la guerra finisca, in fretta se vuole che il mondo abbia pace. - ... » (lettera a p. Pinho, 5-4-1941).

Una visione

Verso la fine del 1936, una notte, mi si presentò a piccola distanza un prato molto verde e fiorito. I fiori erano gigli. Quanti erano! E tanto perfetti! Fra questi pascolava un gregge di molte pecorelle. Il pastore era Gesù, in grandezza naturale, molto bello, col bastone in mano. Mi avvicinai al prato; quando stavo per entrarvi, tutto si trasformò in una strada arida. Camminai per un pendio molto faticoso da salire; in cima al monte dovetti percorrere un sen­tiero che faceva paura: tutto rovi e spine. Alla mia sinistra udivo il belato di pecorelle. Avrei voluto avvicinarmi per vedere la causa dei loro gemiti, ma un dirupo profondo e oscuro mi impediva perfino di vederle. Sentivo che soffrivano molto. Con­tinuai a camminare lungo quel sentiero e più in alto, a destra, udii ancora dei gemiti; da questa altezza vidi il motivo di tanta sofferenza: vi era una pecorella dalla lana bianca, ma molto sporca, caduta e impigliata tra lunghe e acute spine. Capii subito che i suoi gemiti non erano di nostalgia per la madre, perché era già grandicella. Nel vederla in quello stato sentii tanta pena che mi avvicinai e, con tutto l'amore, pazientemente la liberai dalle spine. Appena libera, la visione scomparve.

Non la dimenticai più, perché mi rimase stampata nella memoria e nell'anima.

Una forte crisi di nausea

Verso la fine di aprile del 1937 ebbi una grande crisi [fisica] che mi portò sull'orlo della tomba: vomiti da non finire; non trattenevo nulla nello stomaco. I primi giorni rimasi in una profonda prostrazione. Non riconoscevo le persone. Non avevo né fame né sete. Il parroco mi lesse tre volte le preghiere degli agonizzanti, ma ricordo ben poco. Udivo che si piangeva, ma non pensavo alla morte. Da un anno ricevevo giornalmente la Comunione, mentre prima, con mio grande dispiacere, la ricevevo poche volte al mese. Non so perché, ma forse fu il Signore che ispirò il parroco a portarmi Gesù tutti i giorni. Io chiedevo questa grazia che fu la mia più grande gioia. In questo periodo di vomiti, un giorno vidi entrare il par­roco in camera mia. Riconosciutolo, gli dissi: - Vorrei rice­vere Gesù. - Mi rispose: - Sì, mia cara, vado a prendere una particola da consacrare: se non la rigetterai, ti porterò Gesù. - Così fece. Ma appena inghiottita, la vomitai. Il par­roco era del parere di non darmi la Comunione, ma qualcuno gli disse: - Signor parroco, un'ostia da consacrare non è Gesù! - Allora si decise a darmi la Comunione e la ritenni. Non tralasciai mai più di riceverla. Quante volte entrò il parroco ed io ero in crisi di vomito! Ma, appena ricevuto Gesù, cessava la nausea e non ritornava se non dopo una mezz'ora dalla Comunione. Fu il motivo che indusse il parroco a non temere di darmi Gesù.

La crisi durò parecchio tempo e per 17 giorni non potei inghiottire nulla: la mia medicina fu Gesù. Io dicevo: - Muoio di fame e di sete - perché dopo i primi giorni sentivo una sete bruciante e un grande bisogno di alimentarmi. Quando migliorai, la mia maggior pena mi veniva dal pensare che, se fossi morta durante quella crisi, non avrei avuto perfetta co­scienza della morte. Infelice chi è paralitico!

Durante le funzioni del mese di maggio in parrocchia ri­manevo sola in casa. Per fare le mie orazioni accendevo alcune candeline con una canna. Un giorno cadde un moccolo che produsse tosto una fiamma la quale poteva appiccarsi alle to­vagliette della mensola o fare spaccare la campana di vetro. Volevo spegnerla con la canna stessa, ma non ci riuscivo; quando stavo per far cadere a terra il candeliere, tutto si spense.

Che afflizione nel non potermi muovere ed impedire che quella piccola fiamma causasse la distruzione della nostra casa! Un altro giorno in cui dovetti restare sola per un po' di tempo presi un grande spavento. Entrò una vicina per chiedermi se abbisognavo di qualcosa. Quando se ne andò lasciò aperta la porta della veranda e poco dopo la nostra capretta ne approfittò per entrare. Si incamminò verso la sala dove avevamo i vasi dei fiori e dei sempreverdi con cui adornavamo gli altari della chiesa in occasione di feste. La chiamai: mi guardò ma non venne. Le buttai un pezzo di mela ma non la mangiò, gliene mostrai un altro boccone e continuai a chiamarla finché mi si avvicinò; la afferrai, le diedi la mela e me la tenni stretta quasi due ore, un po' con ca­rezze e un po' con qualche schiaffetto. Quando giunse mia sorella si meravigliò che io avessi potuto fare quello sforzo. Ringraziai Gesù per aver potuto evitare, benché paralizzata, il dispiacere di vedere i nostri fiori distrutti. Poco tempo dopo ebbi una prova più dolorosa.

Mia sorella era fuori paese e mia mamma al mercato. Io rimasi con la ragazza incaricata da mia madre di prestarmi i servizi fino al suo ritorno. Nonostante i suoi vent'anni preferì andarsene anzitempo. Mentre usciva le dissi: - Se vuoi pro­prio andartene, fallo pure. Al loro ritorno mi troveranno qui, viva o morta. - Appena uscita la ragazza, si avvicinarono alcuni gattini che, dopo vari tentativi, riuscirono a saltare sul mio letto. Siccome non li volevo, li obbligai a scendere. Alcuni minuti dopo udii che uno cadde in una bacinella d'acqua e morì affogato dopo aver miagolato molto, lottando con la morte; anche la madre miagolava. Non riuscii a dominarmi e incominciai a piangere dicendo: - O Mamma celeste, fa' che arrivi qualcuno a salvarlo. - E invocai vari santi.

Tra me pensavo: - Infelice chi è paralitico! - Entrarono per caso due persone che nel vedermi singhioz­zare si impressionarono. Non piangevo per impazienza ma per la pena delle bestioline. Il comportamento della ragazza dispiacque alla mamma e alla sorella; ma la perdonarono come la perdonai io. Siccome amavo la solitudine, specie di domenica, quando in chiesa si faceva l'adorazione al Santissimo, pregavo i miei di andarvi per lasciarmi sola con Gesù. Una volta, appena usciti, messami a pregare, udii qualcuno che, aperto il portone verso strada, saliva la scala dicendo ad alta voce: - Aprimi la porta. - Dalla voce riconobbi chi era: mi spaventai. Che sarebbe avvenuto mai se fosse entrato? Piena di fiducia strinsi nelle mani il mio Rosario mentre quel tizio continuava a spingere con forza la porta. Quantunque non fosse chiusa a chiave, non riuscì ad aprirla. Preoccupata di cosa avrei detto e molto spaurita, non riuscivo neppure a respirare. Siccome non ottenne di aprire, se ne andò e mi lasciò in pace. Attribuii questa grazia a Gesù e a Mammina che mi libe­rarono da quel pericoloso incontro. Preferirei i demoni del­l'inferno. Dopo questo fatto non rimasi più sola in casa se non chiusa a chiave.

 

1937

Le forze infernali scatenate

Fu nel luglio 1937 che il demonio, non soddisfatto di tor­mentarmi la coscienza e dirmi cose turpi, dopo mesi di minacce, cominciò a sbattermi giù dal letto di giorno o di notte. Da principio mascherai la cosa perfino alle persone di casa, eccetto a Deolinda, dicendo che erano crisi di cuore. Ma poi ne furono informate la mamma e una ragazza che viveva con noi. Una notte il maligno mi buttò sul pavimento facendomi sorvolare mia sorella che dormiva su un materasso disteso per terra accanto al mio letto. Deolinda si alzò, mi prese in braccio ordinandomi: - Va' sul tuo lettino! - Riposta al mio posto, mi alzai bruscamente emettendo dei fischi. Appena mi resi conto dell'accaduto, piansi. Deolinda mi tranquillizzò col dirmi: - Non affliggerti: non sei stata tu! - La notte seguente avvenne la stessa cosa e alla sorella che voleva ripormi sul letto gridai allontanandola da me: - No, no! A letto non vado! - Appena prendevo coscienza del male fatto, piangevo.

Una notte il demonio fece cose che ignoravo. Io piansi amaramente e pensavo di non poter ricevere Gesù senza prima confessarmi. In quel giorno il parroco era assente, ma sentivo che mi sarebbe costato molto parlargli di quanto era avvenuto. Non mi sentivo di aprirmi con lui. Mia sorella, nel vedere le mie lacrime, cercava di confortarmi, ma non riuscendovi, si offerse di andare dal mio direttore spirituale che si trovava a predicare in una parrocchia vicina. Le risposi che non valeva la pena perché non gli avrei detto quanto mi era successo. Le chiesi una cartolina della Madonna e con grande sacri­ficio scrissi in succinto quanto bastava per essere compresa. La nascosi sotto il guanciale in attesa che venisse l'ora di far­gliela recapitare. Ma improvvisamente entrò il mio direttore con Gesù eucaristico, in compagnia di un seminarista. Aveva saputo per caso dell'assenza del parroco. Quando mi annunciò che portava Gesù, gli dissi: - Non posso fare la Comunione senza confessarmi. - Le lacrime ed il rossore non mi permettevano di parlare. Gli dissi soltanto di aver scritto un biglietto. Lo prese, lo lesse e, per tranquil­lizzarmi, mi assicurò che, dati i precedenti, aveva previsto quelle prove, anche se non aveva mai osato prevenirmi. Questa tribolazione si ripeté più volte, anche a due riprese per giorno. In quegli assalti sentivo in me rabbia e furori in­fernali. Non potevo consentire che mi parlassero di Gesù e di Maria. Sputavo sulle loro immagini. Insultavo il mio direttore, lo minacciavo e così pure alcune persone di casa. Il mio corpo rimaneva paonazzo e sanguinante per le morsicature. Oh, come vorrei che molta gente vedesse, affinché imparasse a temere l'inferno e a non offendere Gesù! Ogni volta che terminava l'influenza del demonio, nel ri­cordare tutto quello che avevo fatto e detto, mi assalivano an­gosciosi scrupoli; mi pareva di essere la più grande peccatrice. Furono mesi di doloroso martirio. Avrei molto da dire su que­sto argomento, ma non posso: la mia anima non resiste nel rievocare tali sofferenze. « ... Il 25 settembre Gesù mi disse: - Mia figlia, tu non mi offendi affatto, né mi offenderai negli assalti del demonio. Offrili con quanto soffri in riparazione dei peccati che in que­sta notte si commettono nella tua parrocchia e nel mondo. Che cosa orribile! E quale dolore per il mio divin Cuore nel vedere tante anime che si perdono! Il demonio ti odia, ma devi ral­legrarti perché ne ha il motivo. Se Io lo permettessi, ti ucci­derebbe: ma non lo consento. Sono il Signore della vita e della morte. La tua morte sarà soltanto un volo dalla terra al cielo. - Il giorno 29 infine Gesù mi disse: - Il mondo è putrido. Voglio che si realizzino le mie richieste. Ti faccio soffrire per­ché tu mi possa salvare molte anime. Tu sei il parafulmine della giustizia divina. Per mezzo tuo e di altre anime non sono ca­duti tremendi castighi. Penitenza! Penitenza! Vi sono molte ani­me che desiderano amarmi, ma sono lontane da ciò che do­vrebbero essere e da quello che Io vorrei. Riparate almeno voi! - ... » (lettera a p. Pinho, 2-10-1937).

Gesù mi presenta le sue Piaghe Io Gli rinnovo la mia offerta di vittima

Una notte mi apparve Gesù: nelle mani, nei piedi e nel costato aveva le piaghe aperte, molto profonde, da cui sgorgava sangue in abbondanza; da quella del costato il sangue scorreva fino alla cintola, attraversava la fascia e giungeva fino a terra. Baciai le piaghe delle mani con molto amore e bramavo bacìare quelle dei piedi, ma, stando nel letto, non potevo. Non dissi nulla, ma Egli lesse il mio desiderio e mi diede la possi­bilità di farlo. Fissai poi la piaga del costato. Piena di com­passione mi buttai nelle braccia di Gesù dicendo: - Oh, quan­to hai sofferto per amor mio! - Rimasi così alcuni istanti finché Gesù scomparve. È inutile dire che non si cancellerà mai più dalla mia me­moria questa visione. Ancora oggi ne sento il cuore ferito. Ne parlo soltanto per obbedienza e per amore di Gesù. Penso che Egli abbia fatto questo per prepararmi a ciò che ora dirò: che Egli me ne dia la forza e la grazia!

Voglio fare un contratto con te

« Il giorno cinque maggio (1938), dopo la comunione, Gesù mi ha detto: - Sei il tutto del mio cuore e io il tutto del tuo. Vuoi fare un contratto con me? -

Io gli dissi: - O mio Gesù, io voglio ma mi sento ognor più confusa. Tu ben vedi la mia miseria. Io sono proprio un nulla! - E che t'importa? Sono stato io a sceglierti proprio con la tua miseria. Tu mi hai dato tutto. In cambio mi do tutto a te. Ti dono i tesori del mio Cuore. Dalli a chi vuoi. Esso trabocca di amore: distribuiscilo. -

- O mio Gesù, potrò consegnare i tuoi tesori divini al mio direttore perché a sua volta li dia a chi vuole? Potrò darli alle persone che mi sono care e ai vescovi affinché li distribuiscano a ciascuno dei loro sacerdoti e questi li diano alle anime? - Gesù mi rispose: - Fanne ciò che vuoi. Io ti unisco a Me e ti stringo al mio Cuore santissimo! - » (lettera a p. Pinho, 5-5-1938) 7.

Il 23 luglio 1938 scrissi quanto segue. Gesù è la mia forza, il mio amore, il mio sposo.

- Consenti, o Gesù, alla tua piccola tanto innamorata di dirti, non con le labbra, ma col cuore: « Appartengo solo a Te! non ho niente, niente che non sia di Gesù ». -

Costa parlare così quando si sente il contrario e ci si trova nelle ore più amare della vita, nei giorni di tanta lotta in cui il demonio mi afferma il contrario, solamente il contrario.

- Maledetto, non ti appartengo. Sei degno solo di disprezzo. Sei bugiardo! Gesù è tutto mio, io sono tutta di Gesù. - Cuore mio, grida forte, molto forte al tuo Gesù che L’ami, che Lo ami più di tutte le cose del cielo e della terra! Sono di Gesù nelle gioie, nelle tristezze, nelle tenebre, nelle tremende tribolazioni, nella povertà, nell'abbandono totale. Soffro tutto per consolarlo, per salvare le anime. - Manda, o Gesù, alla tua Alexandrina, tua vittima, tutto quanto si può immaginare e si può chiamare sofferenza. Con Te, col tuo divin aiuto e con quello della tua e mia cara Mam­ma, vincerò tutto. Non temo nulla. - O croce benedetta del mio Gesù, io ti abbraccio e ti bacio.

 

1938

II mio ritiro spirituale - Annuncio della Passione

Ogni volta che venivo a sapere di persone che facevano un ritiro spirituale, dicevo: - Tutti lo fanno, io no! Non so cosa sia. - Osai dire questo varie volte in presenza del mio direttore. Egli mi promise che, se il padre provinciale glielo avesse consentito, sarebbe venuto a dettarmelo. Per alti disegni di Dio il permesso fu concesso ed il 30 settembre 1938 venne il mio padre spirituale ad iniziarlo. Da tempo vivevo nell'anima grandi agonie e, a volte, mi sentivo in procinto di cadere in abissi spaventosi. Nei giorni del ritiro raddoppiarono le mie sofferenze e gli abissi erano ter­rificanti. La giustizia dell'eterno Padre cadeva su di me e mi gridava ripetutamente: - Vendetta, vendetta! - mentre au­mentavano le sofferenze dell'anima e del corpo. Non si possono descrivere; bisogna averle sentite e vissute. Io passavo giorni e notti rotolandomi nel letto mentre udivo quella voce minacciosa. Il mattino del 2 ottobre 1938 Gesù mi disse che avrei sof­ferto tutta la sua santa Passione, dall'Orto al Calvario, senza giungere al « Consummatum est ». L'avrei sofferta il giorno 3 e poi tutti i venerdì dalle ore 12 alle 15; ma che la prima volta Egli sarebbe rimasto con me fino alle ore 18 per confidarmi le sue lamentele. Non mi rifiutai. Avvisai di tutto il mio direttore. Attendevo il giorno e l'ora, molto afflitta, perché né io né il mio direttore avevamo un'idea di quanto sarebbe accaduto. Nella notte dal 2 al 3 ottobre, se fu molto grande l'agonia dell'anima, fu grande anche la sofferenza del corpo: vomiti di sangue e dolori terribili. Vomitai per alcuni giorni consecutivi e per cinque giorni non inghiottii nulla. Con questa sofferenza sperimentai per la prima volta la Passione. Quale orrore io sentivo in me! Che paura e terrore! Era indicibile la mia afflizione.

Prima Crocifissione [3-10-1938]

Scoccato il mezzogiorno, venne Gesù a invitarmi così: - Ecco, figlia mia, l'Orto è pronto e anche il Calvario. Ac­cetti? - Sentii che Gesù per qualche tempo mi accompagnò nel cammino al Calvario. Poi mi sentii sola; e Lo vedevo là in alto, in grandezza naturale, inchiodato sulla croce. Camminai senza perderlo di vista: dovevo arrivare presso di Lui.

Vidi due volte Santa Teresina: prima alla porta del Car­melo, nella sua divisa, tra due consorelle, poi attorniata da rose e avvolta in un manto celestiale.

[Una lettera al direttore]

« ... Cerco un po' di sollievo nella mia sofferenza. Aspetto l'ora della mia crocifissione. Non posso parlare. Il cuore ga­loppa. Nella mia anima c'è una ribellione, una sommossa. Il peso mi schiaccia. Tenebra, notte tempestosa e triste. Mi trovo in un abbandono tremendo. Mi pare di camminare tra l'odio di tutti di tribunale in tribunale.

Povera me! E non ho ricevuto Gesù! Confido però che Egli supplirà nelle comunioni spirituali, nonostante la nausea che sento di me stessa e l'orrore per la mia enorme miseria. Ieri si è calmata la tempesta. Prima sentivo cose orribili. Il mio corpo era tutto trafitto come da acuti ferri. Momenti terribili! Nonostante il breve sollievo, rimasi sempre in una notte molto oscura, in una tristezza profonda. Posso dire di aver passato tutta la notte a fare compagnia a Gesù sacramentato, concentrandomi un poco nella tragedia della notte del giovedì santo. Mi sembrava che Gesù mi invi­tasse all'Orto. Che movimento di gente! Queste cose le sentivo nell'anima. Padre mio, quanto sto dettando mi pare menzogna. Quanti dubbi! Quanti spaventi per la Passione! Ho già detto a Deo­linda che è un miracolo poter resistere a tanto: mi viene meno il cuore. Gesù sia con me. Non aggiungo altro perché non posso...

INCISO DI DEOLINDA

- Padre mio, cosa fu mai il venerdì santo: fu davvero giorno di Passione! Prima di iniziare, che volto di affli­zione aveva! Temeva il trascorrere di quel giorno e diceva:

« Vorrei che fosse già passato ». La confortavo come po­tevo e l'accarezzavo nonostante che anch'io fossi satura di paura e di afflizione.

Durante la Passione non potei non piangere e vidi che quasi tutti gli altri presenti piangevano. Che spettacolo commovente! L'agonia dell'Orto fu lunga ed afflittiva. Si udivano gemiti molto profondi e talora singhiozzava. Non le parlo della flagellazione e della coronazione di spine! I colpi di flagello li prese in ginocchio e come se avesse le mani legate. Le avvicinai un cuscino alle ginoc­chia, ma lei cambiò posto, non lo volle. Ha le ginocchia in misero stato. Le battiture non si contarono... durarono molto a lungo... La si vedeva svenire. Anche i colpi di canna sulla testa coronata di spine furono innumerevoli. Durante la Passione vomitò due volte: soltanto acqua per­ché non aveva nulla nello stomaco. Il sudore era tanto che i capelli erano impastati; le passai la mano sui vestiti e la ritrassi bagnata.

Alla fine della coronazione di spine pareva un cadavere. Vennero ad assistere il canonico Borlido [di Viana do Castelo] e due persone, così pure il dott. Almiro de Va­sconcelos [di Penafiel] e la sua sposa con la sorella Giuditta. -

 

« La mia sofferenza fu dolorosa per alcuni giorni. Conti­nuarono i vomiti di sangue e una sete bruciante. Non c'era acqua capace di saziarmi. Non potendo bere, ho passato giorni e notti con acqua che scorreva per la bocca senza poterla in­ghiottire. Mi stancai ed erano stanche le persone che mi assi­stevano. Dopo che ne era passata tanta per la bocca suppli­cavo ancora: - Datemi acqua, molta acqua, botti di acqua! - Mi sembrava di ardere: nulla mi saziava. Sentivo odori orribili. Non volevo che le persone si avvi­cinassero a me: puzzavano come cani morti. Mi davano viole e profumi da odorare, ma allontanavo tutto: mi tormentava sempre lo stesso puzzo.

Nei giorni in cui potevo alimentarmi, sentivo cattivi gusti fino ad averne nausea: ogni cosa esalava odori ripugnanti. Quante cose avrei da dire se potessi descrivere quanto sento! Me ne manca il coraggio, perché costa molto ricordare queste cose... » (lettera a p. Pinho, 7-4-1939).

Esami di teologi e di medici - Primo viaggio ad Oporto

Mentre aumentavano le grazie divine, aumentavano pure i dubbi e la paura di ingannarmi e di ingannare il mio direttore e i familiari. Il mio martirio peggiorava sempre più: mi pareva che tutto fosse falso e inventato da me. Che sofferenza! Le tenebre mi avvolgevano, non v'era luce che mi illuminasse il cammino. Per quanto il mio direttore mi infondesse fiducia, nulla mi rassicurava. Mi abbandonai nelle braccia di Gesù, fidente di non essere trascinata dalla corrente. Soffrivo molto per le lacrime dei miei e pensavo: - Se manca il coraggio a loro, come può non venire meno a me? -

Che umiliazione l'essere veduta da altri! Potessi soffrire sola e Gesù soltanto lo sapesse!

Subito alla seconda crocifissione, vennero alcuni padri della Compagnia di Gesù. Che vergogna provai, non durante la pas­sione, ma prima e dopo! Cominciai a sentire che il mio direttore soffriva assai per causa mia, cioè per quanto stava succedendo. Agli esami dei sacerdoti seguirono quelli molto dolorosi dei medici i quali lasciavano il mio corpo in misero stato. Mi pareva di essere giudicata da tribunali, come avessi commesso i più grandi crimini. Entravano in camera mia, mi esamina­vano e poi si riunivano in sala a discutere il mio caso, lascian­domi sotto il peso della più grande umiliazione. Se non erro, i medici vennero in occasione della mia terza crocifissione.

Se potessi aprire la mia anima e permettere di vedere ciò che in essa avviene e il perché vivo quei giorni, lo farei per il bene delle anime mostrando quanto soffro per amore di Gesù e per loro. Solo a questo fine mi sono sottomessa a tali sofferenze. Quando il mio direttore mi propose questi esami, fu per me un grande tormento; una forte repulsione si levò in me; ma l'obbedienza ordinava: tacqui e li accettai per Gesù. Man­cavano i medici a completare il mio calvario! Alcuni furono dei veri aguzzini introdottisi nel mio cammino. Essi decisero di mandarmi ad Oporto. Mi costò assai sottomettermi. Temevo il viaggio per il mio stato di salute. Quando il medico curante, Giovanni Alves, me ne parlò, gli risposi: - Proprio lei che nel 1928 non permise che an­dassi a Fatima, ora che sono molto peggiorata vuole che vada ad Oporto? - È vero che non ho voluto, ma ora vorrei. - Gli domandai se il mio direttore sapeva di questa risoluzione. Avendomi risposto affermativamente, cedetti alla sua richiesta. Il giorno 6 dicembre 1938, verso le undici fui tolta dal mio letto e posta su un'autolettiga. Nella mattinata ero stata visitata da persone amiche; quasi tutte avevano pianto. Da parte mia avevo cercato di rallegrare tutti fingendo di non soffrire. Il viaggio fu doloroso. Impiegammo quasi tre ore e mezza perché dovemmo fare parecchie soste, per il mio stato di salute. Ad Oporto, nel consultorio del dott. Roberto de Carvalho, mi si fece una radiografia. Fui da lui trattata molto delicata­mente e, congedandomi, mi disse: - Povera ragazza, quanto soffri! -

Di là mi portarono al Collegio delle Figlie di Maria Imma­colata, ove mi trattarono molto bene. Però soffersi per i rumori della strada fino a perdere quasi i sensi più di una volta. Fui esaminata dal dott. Pessegueiro; ma servì soltanto ad aumen­tare la mia sofferenza.

Anche il viaggio di ritorno fu penoso. Appena rientrata nella mia cameretta fui circondata da per­sone amiche. « ... Eccomi di nuovo nella mia casetta. Ero attesa ansio­samente. Pare che ci siano stati molti commenti. La popola­zione era indignata contro mia madre che aveva consentito il mio trasporto. Ora si calmerà nuovamente; ma sia fatta la volontà di Dio. Sono pronta a tutto. Pare che il Signore mi chieda ora il maggior sacrificio. Si incomincia a sapere qualche cosa; chi dice una cosa, chi un'al­tra a mio riguardo.Mi riferiscono che si parla di me come di una santa e questo non lo vorrei Che inganno! Pazienza! Qualsiasi cosa avvenga o dicano accetto tutto per amore di Gesù. È Lui che mi chiede di non negargli nulla; e anch'io lo voglio. Ma, po­vera me, vi sono momenti in cui costa molto. E i dubbi... i dubbi, mio buon padre, quanto mi tormentano! Se non ci fosse stata lei a consolarmi, non so cosa sarebbe di me. I medici fino ad oggi non si sono fatti vivi. Siamo partiti da Oporto alle 14,30. Abbiamo viaggiato len­tamente e siamo arrivati alle 18: era già buio. Ciononostante si radunò molta gente presso la nostra porta. Sono molto ammalata! Proprio ora stanno riscaldando l'ac­qua perché le coperte non bastano a darmi calore; la febbre sale e sento dolori terribili.

Soffro tutto per amore di Gesù che ha sofferto per me... » (lettera a p. Pinho, 13-12-1938). Il 26 dicembre 1938 fui visitata dal dott. Elisio de Moura che mi trattò con crudeltà. Tentò di mettermi a sedere su una sedia con violenza; non riuscendovi, mi ributtò sul letto e fece varie esperienze che mi causarono sofferenze orribili. Mi turò la bocca, mi rovesciò contro il muro facendomi prendere un forte colpo al capo. Nel vedermi quasi svenuta mi disse: - Gio­vannina, non perdere i sensi. -

Involontariamente piansi, ma offersi a Gesù le mie lacrime e tutti i miei dolori che furono molti. Gli perdonai tutto perché era venuto come studioso del mio caso.

 

1939

Secondo intervento della Santa Sede

Il 5 gennaio 1939 venne a visitarmi il parroco in compa­gnia del canonico Vilar, il quale rimase da solo per parlarmi. Si conversò di varie cose per due ore; quindi entrò nel­l'argomento che lo aveva portato da me, introducendosi così: - Le parrà strana la mia visita perché non mi conosce. - Gli risposi sorridendo: - So con certezza perché è venuta. - Al che aggiunse: - Dica, dica, Alexandrina. - Mi spiegai: - E' mandata dalla Santa Sede. - Era ciò che sentivo nella mia anima in quel momento. - Proprio così. - E mi presentò alcuni documenti di Roma. Mi fece allora alcune domande cui risposi prontamente. Non gli parlai della Passione e me ne parlò lui così: - Mi pare che vi sia anche qualcosa che avviene da alcuni mesi. - Manifestò il desiderio di esservi presente. E infatti vi assistette subito il venerdì seguente. Parlai di questo al mio direttore, il quale mi consigliò di aprirmi con tutta franchezza. Il canonico venne altre quattro volte, ma, per ufficio, sol­tanto due. Se non mi inganno, subito la prima volta mi disse: - Mi sarebbe piaciuto conoscerla prima e non rivestito di autorità come sono venuto. - Mi confidò il segreto della sua partenza per Roma, di cui era a conoscenza soltanto l'arcivescovo.

Poiché mi sentivo molto a mio agio nel conversare con lui ed avendo il permesso del mio direttore, parlammo assai di Gesù: mi sentivo avvolta da un'atmosfera di santità e di sag­gezza come poche volte avviene parlando con altri sacerdoti. Gli ho confessato che, per temperamento, non ero solita fare così con gli altri, ma che lui mi aveva ispirato fiducia. Mi rispose: - Fa bene a non parlare, perché non la com­prenderebbero. -

Quando si congedò da me per andare a Roma piansi. Mi promise di scrivermi e mi chiese di essere la sua intercessora [presso Gesù]. Ricevetti infatti varie lettere, cui risposi: ci aiutammo a vicenda con la preghiera. Commenti del popolino Gesù stava chiedendomi nuovi sacrifici. Per causa degli esa­mi medici e dell'intervento della Santa Sede il mio caso divenne più conosciuto: per me, che volevo vivere nascosta, fu un mar­tirio. Nonostante che la mia famiglia non mi riportasse le notizie che circolavano, seppi i commenti che si facevano sulla mia vita. Poveri ignoranti, quante fandonie diffondevano!

Alcuni affermavano che il mio viaggio a Oporto aveva avuto lo scopo di ottenere una pensione mensile da parte del governo di Salazar; parlavano persino di cifre assurde e discordanti; nessun tentativo valeva a smontare tali fandonie.

Altri invece dicevano che ero andata per controllare il mio grado di santità su una macchina speciale; Deolinda ribatteva: - Se fosse possibile andrei anch'io per controllare a che pun­to sono. - Io provavo dispiacere nel costatare l'ignoranza circa le cose del Signore. Altri ancora propagavano che i sacerdoti i quali mi face­vano visita raccoglievano danaro nelle parrocchie e me lo por­tavano: così in casa mia non mancava nulla. Altri infine dicevano che facevo « l'indovina »: infatti vi furono persone che vennero da me per sapere cose del futuro; le ricevevo con molta serenità fingendo di non capire e, quando insistevano, rispondevo: - Io non indovino, nessuno può in­dovinare; solo il Signore ha diritto e capacità di sapere. -

 

1940

Mammina fonte di amore e di salvezza

« ... - Di' al tuo direttore che faccia conoscere ed amare la mia Madre 'santissima: chi ama la Madre ama il Figlio... Digli di predicare che colui il quale amerà davvero la mia Madre santissima non si perderà; invano l'inferno tenterà di rovinarlo. -

Mentre udivo tali parole mi sentivo stretta fra i Cuori di Gesù e di Mammina. Mi pareva di trovarmi in una pressa. Avevo tanta luce, tanta pace, tanto amore. Posso dire che se Gesù non mi avesse aiutato mi sarebbe venuta meno la vita: il mio cuore non poteva resistere... » (lettera a p. Pinho, 6-1-1940).

« ... Non posso guardare il cielo perché il cuore si innalza più veloce di un razzo e non può essere contenuto nel petto. Può riposare soltanto in Gesù. - Mammina, vieni e prendi la tua figlioletta tra le tue braccia; voglio darti il cuore; soltanto Tu lo puoi riempire del tuo amore affinché io possa amare Gesù. Incendialo con raggi tanto forti di amore che io possa incendiare il mondo. Gesù non è amato! Con il mio dolore ed il tuo amore farò sì che sia amato. Così soltanto sono certa che anch'io Lo amerò. Mammina, come sarà bello vedere tutti i cuori ad ardere per Gesù in un solo amore! Non voglio cessare di essere vit­tima fino a che questo fuoco non sia acceso nel mondo... - » ­(lettera a p. Pinho, 15-1-1940).

Regni il dolore affinché regni l'amore

« ... O vita tanto amara! Mi pare di non poter più vivere.. Il mio cuore è macinato. Le pietre che servono da mulino sono della grandezza del mondo. Il mulino non cessa di macinare; anche il dolore non può cessare; né io lo voglio. O Gesù, è volontà mia di essere macinata, frantumata per Tuo amore. Poiché non so provarti diversamente il mio amore, voglio, nel dolore e nell'amarezza, che non escano dalle mie labbra se non queste parole: tutto per tuo amore! Il dolore è la mia gioia già qui sulla terra; è il mio tesoro. Colloco tutto nelle tue mani, affinché Tu distribuisca a chi ti piace » (lettera a p. Pinho, 13-1-1940).

« ... Lei deve già essere stanca di ascoltare tante lamentele e tanti discorsi sul dolore, ma il dolore è il mio alimento giorno e notte, sempre. Benedetto alimento! Ho atteso l'ora della mia Passione in uno stato di afflizione e di abbandono. Sentivo co­me se tutti fossero rivoltati contro di me. Dicevo al Signore: - Temo il dolore, ma lo amo. Il corpo vien meno, ma la volontà è forte: sono pronta alla croce e all'amore. -

Il cuore pareva sbriciolarsi tanto era schiacciato; stentava a respirare.

Venne incontro a me Gesù e mi disse: - Figlia mia, an­diamo nell'Orto. Vieni a preparare l'alimento di cui Gesù ha tanto bisogno per i peccatori: alimento prezioso che dà loro, vita eterna, alimento benedetto che dà loro la vita della grazia. Coraggio, non sei abbandonata: Gesù e Mammina vengono con te. - Durante tutta la Passione Gesù mi parlò due volte; in tutta il resto del tempo mi sentii sola, coperta di tutti i mali, piena di vergogna davanti a Dio, oggetto della sua giustizia divina. Mi sono scoraggiata tanto! Mi pareva proprio che Gesù non fosse con me. E venne: - Coraggio! Gli angeli volano su di te e portano l'alimento ai peccatori... - Mi sentii allora un po' confortata, ma fu per breve tempo. La seconda volta Gesù mi disse: - Coraggio, figlia mia! L'ira di Dio che cade su di te non è dovuta a colpa tua, non sei tu che Lo sfidi, ma coloro per i quali tu sei espiatrice. - Poi camminai sola. Quando tutto finì, rimasi coperta di lutto e di tristezza. Gesù mi trasmise le sofferenze e l'agonia del suo divin Cuore; io le abbraccio perché voglio consolarlo. Viva Gesù, viva Mammina! Regni il dolore affinché regni l'a­more!... » (lettera a p. Pinho, 2-2-1940).

Che vuoto, senza l'alimento eucaristico!

« ... Sono abbandonata da tutti; non ricevo neppure il mio Gesù. La mia croce diventa più pesante. Mi costa tanto stare senza la Comunione! Mancandomi Gesù mi manca tutto. An­cora oggi, nel ricordarmi che non L'avevo ricevuto, sospirai con profonda nostalgia e mormorai: - Due giorni senza rice­vere Gesù e chissà quanti ancora ne passerò così! Che tristezza e nostalgia! Mio Gesù, non posso vivere senza di Te. Vieni! Fa' del mio cuore la tua dimora. Vieni e regna in me! Vieni, mio Tutto! Se non Ti dispiace, o mio Gesù, sceglimi altra sof­ferenza, ma non privarmi oltre della Comunione. Se fosse mio, Ti darei il mondo intero pur di possederti, pur di avere una tua visita. -

Mio padre, quanto è dolorosa la mia sofferenza e pesante la mia croce! Mi sento sfinita. Oh, il vuoto che io sento per la mancanza dell'alimento eucaristico! Che nostalgia! Pare che il mio cuore scoppi. Non so come tante anime possano vivere anni e la vita intera senza ricevere Gesù! Infelici perché non Lo conoscono... » (lettera a p. Pinho, 17-2-1940).

« ... Mi è mancato Gesù eucaristico, mia vita, mia gioia. Le nostalgie che ho per Lui mi consumano. - Gesù, vieni! Regna nel mio cuore! Sei Tu, solo Tu l'alimento della mia ani­ma. Dammi la vita della grazia, dammi il tuo amore. Vieni alla mia tristezza a dimenticare la tua. Per la mia nostalgia diffondi la nostalgia che hai di pren­dere possesso dei cuori che non Ti amano e vivono dimentichi di Te. Voglio col mio dolore accendere il tuo amore sulla terra... voglio perdermi in esso. Poco importa dare la vita. Soffrire sempre è il mio desiderio: è dal dolore che nasce l'amore... » (lettera a p. Pinho, 22-2-1940).

« ... Spuntò il giorno: io avevo un grande desiderio di ri­cevere la Comunione, ma non la ricevetti. Che nostalgia! Do­mandai soltanto se il parroco sarebbe venuto a portarmi Gesù; mi risposero di no; tacqui. Soffrii sola. Offrii a Gesù questa sacrificio per meritarmi l'amore dei miei "Quattro": la SS. Trinità e la cara Mammina. Cerco in tutto, anche nelle più piccole cose, di dar Loro consolazione. E il mio Gesù sacramentato? Oh quanto voglio consolarlo e coprirlo di amore! Ricevo gioiosa ogni dolore e sacrificio per consolare l'Abbandonato, il Dimenticato, il Prigioniero del­l'Eucarestia... » (lettera a p. Pinho, 25-2-1940).

II mio cuore sbatte le ali rasente al suolo

« ... Il mio cuore è sempre oppresso, ma sempre in fiamme vive; il petto dal lato sinistro brucia: è un fuoco incandescente. ­Il dolore non consente nessuna soavità, mi penetra da ogni lato. L'abisso in cui mi trovo è nauseabondo e vergognoso. Non ho se non immondezze su cui appoggiarmi. Sono legata ad esse con grosse catene di ferro che non si spezzano. Talvolta tento di rialzarmi ed uscire da questo enorme abisso, ma non posso, non ne ho la forza. Sono legata tanto da non potermi muovere. Fra spine che mi feriscono e penetrano in tutto il mio es­sere, il mio cuore va verso Gesù, vuol volare a Lui, ma non può e sbatte le ali rasente al suolo. Che afflizione tremenda! Che dolore pungente, macchiarsi le ali bianche nel fango! Padre mio, cosa significa questo? Non comprendo niente. Non mi importa di essere macchiata e coperta dei mali altrui. Ciò che io voglio è che tutti rimangano puliti e volino versa Gesù. Ma il peggio è che io vedo come se tutto il male fosse mio; però io non voglio peccare, non voglio dispiacere a Gesù. Ma mi vedo un mostro abominevole, una sfacciata, una ingrata nei Suoi riguardi. Ho paura e tremo per il mio nulla. Senta l'ira di Dio su di me e non posso alzare lo sguardo al cielo. Mi sento indegna di perdono e compassione. La mia anima è morta: spirò nella oscurità; né Gesù, en­trando in essa, le diede la vita. Si è dimenticato completamente di me, ed io, senza occhi per vedere, corro sempre ma sempre disperata, in una notte tristissima ed oscura. Ho perduto ogni energia, sono caduta nello scoraggiamento. Ma voglio, con tutti gli esseri della terra, lodare ed amare il mio Gesù. Vorrei stare sempre in ginocchio e a mani giunte a intonare inni di lode, di amore e ringraziamento al mio Gesù per quanto ricevo da Lui... » (lettera a p. Pinho, 18-3-1940).

Che grande male è il peccato!

« ... Mio Dio, che terribile notte nella mia anima!

Gesù incominciò a dirmi: - Il peccato tenta di frantumare ed annientare il mio divin Cuore! Che grande male è il pec­cato! Guarda i maltrattamenti che ricevo! Sai da chi? Da co­loro da cui avevo diritto a tutto l'amore, da cui mi aspettavo tutto. Ripara se vuoi che si convertano. Lasciati immolare se vuoi che si salvino! Sei la loro vittima... » (lettera a p. Pinho, 22-4-1940).

« ... Il cuore quasi non ha più vita: è schiacciato al mas­simo. Sono nelle tenebre e quasi senza fiducia in Gesù: tutto è perduto; nessuno riesce a salvarmi.

La mia anima pare che emetta grida di tremenda afflizione. La sua notte è diventata immensa nel ricevere Gesù eucaristico. Ed Egli, in tono di giudice, come chi viene a chiedere conto, mi diceva: - Che grande male è il peccato! Sei morta a Dio invece di morire al mondo! Convertiti, vieni al mio divin Cuore. Mi fai soffrire con ogni dolore e crudeltà; piango perché ti amo! Perché vuoi fuggirmi? Piango perché ti ho creata e pre­parata per Me. - E il mio Gesù piangeva amaramente. Ed è questo dolore di Gesù che il mio cuore non sopporta, a meno che Egli soffra al mio posto. Ma nel sentirmi così ferita posso dire con Lui: - Che grande male è il peccato! Quanto è orribile! Quanto ferisce il Cuore di un Dio! - Mio Gesù, non voglio fuggirti! Voglio seguirti! Voglia che tutti Ti seguano, che nessuno Ti fugga. Lasciami scrivere sulla terra col mio sangue: "Il dolore è il cammino tracciato da Gesù. Il dolore è amore; il dolore è unione con Dio. L'a­nima che soffre con Gesù si sente attratta da Lui; vuole la solitudine per incontrarsi con Lui più facilmente; vivere di Lui e per Lui. Come è prezioso il dolore! Che felicità per l'anima che soffre! Si preoccupa solo di Gesù; non vuole altra vita se non quella di Gesù. Cerca il Suo amore, la Sua gloria, la salvezza delle anime"... » (lettera a p. Pinho, 23-4-1940).

Temo di ingannare

« ... Passa la notte, passa il giorno ed io mi alimento sem­pre di dolore...

Alzo lo sguardo alla cara Mammina e Le dico: - Mam­mina cara, accompagnami presso la croce del tuo e mio caro Gesù; lasciami soffrire con Te: voglio sentire il tuo dolore. Voglio così riparare a tanti mali. Le anime dormono nel pec­cato: col mio dolore le voglio risvegliare; con la mia morte le voglio risuscitare. Mammina, fa' che io sia come la Maddalena abbracciata alla croce di Gesù. Voglio piangere lacrime di sangue per me, per i miei e per i peccati di tutta l'umanità. Mammina, mi sento sovraccarica di tutti i crimini. Dammi dolore per pian­gerli e detestarli. Chiedi perdono per me a Gesù. Dammi amore perché io ami Gesù ed Egli possa per questo amore dimenti­care ogni malvagità. -

Padre mio, sono tormentata in mille modi: ho dubbi di ogni specie. Mi tormenta il pensiero che inganno lei e tante anime. Il mio cuore è una fonte aperta: quanto più grande è il dolore, l'agonia, tanto più sangue ha da dare. Sento che at­torno vi bevono un gran numero non so di che. Bevono, be­vono, pare che non si sazino. Ma anch'io non sono saziata per ­non poter saziare; e non sono sazia perché non ho amore per amare il mio Gesù... » (lettera a p. Pinho, 6-5-1940).

« ... L'abbandono in cui Gesù lascia la mia anima, il modo con cui scende nel mio cuore (nella Comunione), senza luce né fuoco, senza darmi né ricevere amore, come se venisse morto e mi trovasse morta, mi obbliga quasi a pensare di aver avuto una vita di illusione e di falsità. Però io devo credere che Gesù vive e regna in me, che mi ama e non mi abbandona, che sono sua e vissi sempre per Lui. La mia vita ha servito a Gesù...

- Gesù, spremi bene questo grappolo fino a trarne tutto il succo... Benedirò e amerò il dolore: quando sarò in cielo non potrò soffrire più. Il dolore mi ha attratto a Te, ha creato in me lacci di tanto amore... - Amo il dolore, amo Gesù!... » (lettera a p. Pinho, 19-5-1940).

O Gesù, che altro devo darti?

« ... Sono coperta di crimini e di imperfezioni: ho ver­gogna di Gesù, temo la giustizia dell'eterno Padre. Gesù, scendendo oggi nel mio cuore, ha reso più soave il mio dolore. Si è accesa nella mia anima una fiammella, ma si è spenta rapidamente e rimasi nella maggiore oscurità... Sen­tivo che la giustizia dell'eterno Padre mi distruggeva, ridu­cendomi in polvere. - Mio Gesù, essere un nulla per tuo amore è aver felicità sulla terra. La mia gioia, anche se non permetti che io la senta, è soffrire per consolarti e per salvare le anime. Io vinco con Te. ... Voglio provarti il mio amore, ma non so come: non ho nulla da darti. Il mio corpo? È da molto che Ti appartiene. Te l'ho dato perché fosse tutto martirizzato e crocifisso. Il mio sangue? Anch'esso è tuo. Che serva almeno da in­chiostro per scrivere su tutta la terra la parola "amore": amo­re puro e soltanto per Gesù.

La mia vita? Già non è mia: è tua anch'essa. Sei morto per me, per salvarmi e io muoio per tuo amore e per salvarti anime. O Gesù, che altro devo darti? Voglio che la mia volontà sia tua perché la tua sia mia. Accetto, per tuo amore, quanto mi manderai. Voglio solo ciò che vorrai, anche se per questo dovrò rimanere bocconi, av­volta nella terra come il verme più insignificante... » (lettera a p. Pinho, 14-5-1940).

Sento che mi privano dei mio direttore

« ... Sono molto ammalata. Vorrei dire tante cose, ma non posso... Sento la mia anima e il mio corpo come su una gra­ticola con fuoco sotto e sopra: non ho per voltarmi senza es­sere bruciata... Anche il cuore ha il suo dolore... è tanto oppresso... E mi sembra che Gesù sia andato tanto lontano da la­sciarmi sola nel mondo, priva di ogni conforto. Sento come se mi privassero del mio direttore. Sarà vero? Appena può mi dica, per carità, se vi è qualcosa e se io le sono causa di sof­ferenza!... » (lettera a p. Pinho, 8-6-1940).

« ... Resto fiduciosa che lei, padre mio, mi informerà di tutto ciò che avviene, senza ingannarmi. Glielo chiedo per carità; non consenta che Säozinha mi inganni. Se le proibiranno di tornare qui, non voglio che lei soffra per questo. Accettia­mo che Gesù sprema il suo grappolo d'uva e riduca in polvere il chicco di grano! Sia consolato Lui e soffriamo noi. Intanto ci aggrapperemo subito a Gesù e a Mammina... » (lettera a p. Pinho, 12-6-1940).

« ... Soffro tanto per i dubbi di essere io, con la mia fan­tasia, a fare tutte queste cose [Passione, estasi...]. Quando verrà a tranquillizzarmi, almeno per qualche minuto? Mi pare di mo­rire sola, abbandonata. Venga a soccorrermi! Provo una desolazione tanto grande perché mi pare che mi privino del mio padre direttore. So che è stato molto am­malato, ma non mi ha spiegato nulla. Infelice chi è lontano!... » (lettera a p. Pinho, 2-8-1940).

« ... Gesù mi ha detto che la ama molto e che le ha pre­parato delle spine che la feriranno sino alla morte; che avrà sempre il suo cuore sanguinante, ma di non temere perché sarà vittorioso... » (lettera a p. Pinho, 12-11-1940).

« ... Come fu tremenda la tempesta che si scatenò nella mia anima! Mi pareva di perdere tutto: per l'anima e per il corpo. In quelle sofferenze, per alcuni momenti, giunsi a convin­cermi che mi avrebbero privata del mio padre direttore. Mio Dio, rimarrei senza luce e senza vita!... Non ho resistito ed ho dovuto piangere. Offersi le lacrime a Gesù ed aprii le braccia verso il cielo dicendo: - Mio Gesù, accetto ogni sacrificio; accetto tutto per tuo amore... Schiac­ciami, ma da' pace al mondo e salva le anime. Io voglio amarti; e se col dolore ti provo il mio amore, sono pronta a soffrire. Sostienimi, dammi forza, Gesù mio! - ... » (lettera a p. Pinho, 21-11-1940).

« ... Sento che lei soffre. Sento lo strumento con cui è ferito. Sento vivamente che quel dolore la ferirà sino alla fine. Non so dove voltarmi: tutto è dolore, dolore vivo nell'a­nima e nel corpo. Lo voglio e accetto come Gesù lo vuole... » (lettera a p. Pinho, 29-11-1940).

Un appello alle autorità

« ... Lunedì, all'inizio della santa Messa, scomparve dalla mia anima quella notte senza luce che mi causava soltanto la morte: scomparvero i dubbi. Poco prima della Comunione sen­tii una forza che non potei dominare: mi inginocchiai e in quella posizione ricevetti Gesù. Rimasi per molto tempo ra­pita, tanto unita a Gesù che sentivo di trovarmi in un'altra regione. Avevo forti ansie dolorose di amare Gesù ed Egli mi disse i suoi desideri (ciò avvenne il 2 settembre): - Sulla terra è quasi scomparso dai cuori l'amore. - Ecco il motivo del do­lore di Gesù: non vi è amore che ripari ai peccati dell'uma­nità; si dilacera il suo divin Cuore. - O Gesù, che posso fare per questo?... Accetto tutto, ma non voglio vederti soffrire... Scriverò a Salazar. Lui più che tutti i sacerdoti può porre un termine a tanti peccati... Ne parlerò al mio padre e farò quanto mi consentirà di fare... Vuoi che scriva anche al tuo caro cardinale patriarca [Ema­nuele Cerejeira]? I due uniti saranno lo strumento per salvare il Portogallo e far sì che il tuo Cuore santissimo non sia più offeso? Lo farò, o Gesù; ma vorrei che nessuno sapesse questo, eccetto loro e le persone che il mio padre crederà opportuno informare - ... » (lettera a p. Pinho, 4-9-1940).

« ... Mi pare di morire al pensiero del venerdì e delle soffe­renze che mi attendono. Se Gesù non prende questo povero corpo per soffrire in esso e sostenerlo, non resisto e morirò. Sento nel mio cuore continue martellate. Una moltitudine mon­diale l'assalta e lo ferisce. Vengono verso di me tutte queste sofferenze, io ne sono depositaria, ma sono dirette a Gesù: l'attaccato e ferito è il Cuore di Gesù. Mi pare di sentire Gesù che a braccia aperte mi chiede di avere compassione e di soffrire con Lui... Mi annienta il fatto che Gesù si rivolga ad una creatura umana e si abbassi fino a chiederle di soffrire con Lui: Egli che è la forza, la vita, tutto, avere bisogno dell'aiuto di questa poveretta che non è nulla... Unisco a questa mia lettera quelle per il cardinale e per il signor Salazar. Abbia la bontà di correggerle e, se crede che qualcosa non va bene, mi avvisi... Ho scritto come mi ha detto Gesù... » (lettera a p. Pinho, 5-9-1940).

Mammina non distoglieva dalla terra il suo sguardo

« ... Domenica scorsa, compleanno della cara Mammina, si è impressa nella mia anima un'immagine che non è ancora scomparsa. Con la venuta di Gesù [eucaristico] al mio cuore, si aggra­varono i miei dolori e la mia notte aumentò. Non ho fatto festa a Gesù: non l'ho ricevuto con gioia, pur volendolo e deside­rando ardere d'amore. Povera me!...

Appena scese in me, sentii nella mia anima il ritratto vivo della cara Mammina che dall'alto del cielo contemplava la po­vera umanità, col suo Cuore santissimo in un dolore quasi mortale. Col capo inclinato verso la terra non distoglieva il suo sguardo pieno di tenerezza e compassione. Che dolore forte, pungente! Quanto soffre Mammina! È già martedì e questa scena non è scomparsa. Mi pare sia impressa in me per sempre. Ancora un'ora fa la vidi nuovamente inclinata verso la terra, impos­sibilitata di distoglierne lo sguardo: dai suoi occhi uscivano due rivoli di lagrime, lagrime di profondo dolore che bagna­vano la terra. Volevo piangere anch'io, asciugare il suo pianto e guarire la ferita del Cuore amantissimo di Gesù. Non so cosa fare per Loro: per amore mi fingo allegra mentre sono sempre triste. Incoraggio e consolo gli infelici e non ho chi consoli me. Ma sono contenta della volontà del mio Signore. Voglio con­solarlo nella mia amarezza... » (lettera a p. Pinho, 10-9-1940).

Gesù vuole da me un dolore silenzioso

« ... Mi pare di essere infedele a Gesù. Egli vuole e mi fa sentire nell'anima la grande necessità che io soffra, ma soffra tacendo e senza lasciarlo apparire. Cerco di farlo il meglio possibile, senza confidarmi con nessuno, eccetto che con Lui e con la cara Mammina; talvolta involontariamente mi sfugge qualche parola. È per questo che io dico di essere infedele al mio Gesù; non sono ancora costante in quello che Egli vuole, eccetto che nel dire tutto a lei, mio padre, perché Gesù mi pone nell'anima la necessità di confidarmi con lei... » (lettera a p. Pinho, 7-11-1940).

« ... È terminata da poche ore la mia Crocifissione... Ho bisogno di confidarmi e posso farlo solo con lei. Gesù mi vuole silenziosa e tenace come roccia: vuole che io soffra senza che si sappia ciò che avviene dentro di me. Sento che è Lui a mettermi questa esigenza nell'anima. Vuole che il mio dolore sia silenzioso come il Suo: esige che Lo imiti anche in questo. Stamane si unirono alla mia paura e dolore le lagrime e il dolore di Gesù: non ne potevo quasi più. Fra chiasso, cu­riosità e bestemmie attorno a Lui, Egli mi ha fatto sentire come ha sofferto tutte queste cose in silenzio, come se non avesse labbra per parlare. Ero talmente sgomenta che mi passò qualche volta per la mente di dire a Gesù che non volevo la Passione, ma Gli dicevo subito: - Voglio, accetto per Tuo amore. Accetto ogni sofferenza anche se dovessero cadere su di me, per schiacciarmi, tutte le montagne del mondo... » (let­tera a p. Pinho, 22-11-1940).

 

1941

Primo incontro con il dott. Azevedo - Nuovi esami medici

Il 29 gennaio 1941 ebbi la visita di un sacerdote conoscente e di varie persone della sua parrocchia. Dopo una lunga con­versazione, seppi che tra loro vi era un medico. Arrossii, non per avere mentito circa i miei dolori, ma perché non me l'a­spettavo. Egli non parlò e si mantenne sorridente. Non so cosa provai a suo riguardo. Ero ben lontana dal pensare che dopo poco tempo sarebbe diventato il mio medico curante. [Il dott. Azevedo] incominciò [la sua opera] con l'esami­narmi minuziosamente, ma con tutta delicatezza e carità. Ter­minato il suo studio, ritenne conveniente invitare il dott. Abel Pacheco e il mio medico curante di allora... Io rimasi molto triste perché ero satura di esami medici, ma accettai la nuova prova come volontà di Dio e per il bene delle anime. Il primo maggio dello stesso anno fui esaminata dal dott. Pacheco. L'esame durò pochi minuti, ma fu causa di grandi sofferenze al corpo e all'anima: al corpo perché le sue mani parevano di ferro; all'anima perché sentiva già le umiliazioni e i risultati di quell'esame.

Con tutto questo, ero ancora lontana dalla fine!

II ritorno di una pecorella

« Gesù mi ha preparata alla sofferenza di martedì scorso. Non ne so il motivo. Forse perché è partita di qui per Braga quell'anima decisa a riconciliarsi col Signore? Lo sa Gesù a cui io ho offerto i miei dolori e sacrifici affinché quel pecca­tore facesse una buona confessione. La sofferenza fu grande da non poterne più. Non provai gioia per il ritorno di quella pecorella. Mercoledì, giorno di san Giuseppe, ho ricevuto le corone che lei mi ha mandato per mezzo di quell'uomo [si tratta di un certo Machado di Balasar]. Alcune persone hanno provato grande gioia nel vederlo fare la comunione davanti a tutti. Alla notizia io rimasi sempre nella tristezza e nella morte: non ebbi un momento di contentezza... ... Passai il giorno di san Giuseppe nelle tenebre, senza poter vedere il cielo ma con ansie continue di dare anime al mio Gesù e di percorrere il paese intero alla loro ricerca... » (lettera a p. Pinho, 21-3-1941).

Ancora medici nel caso

« ... Si sta avverando il mio presentimento circa l'esame del dott. Abele Pacheco. Parlai col medico Azevedo ed egli mi disse che è quasi indispensabile, ma che ripensassi la cosa davanti al Signore. Se poi intendessi che non si deve fare non si fa­rebbe. Però il Signore mi ha dato questi sentimenti: "di met­termi nelle mani dei medici come Lui si è consegnato alla morte; solo così il mio sacrificio sarà completo". Che mi dice al ri­guardo?... » (lettera a p. Pinho, 28-3-1941).

« ... La giornata di oggi non trascorse senza che cadesse su di me un dolore dell'anima e del cuore ben difficile da soppor­tare. Al calar della notte si scatenò una delle più tremende tempeste. Incominciai a sentire una rivolta e un fortissimo de­siderio di impormi perché i medici non vengano per il loro esame per rimanere libera da molte umiliazioni e dispiaceri. Sentivo in me forte resistenza, non volevo consegnarmi al do­lore; volevo soffrire tutto come se nulla sentissi. Ed allora cadde su di me tutta la rabbia infernale: ho capito che era opera dell'inferno. I demoni erano rabbiosi, volevano inghiottire tut­to il mio corpo. Dopo ero rivoltata soprattutto contro il medico Azevedo; mi pareva di avere contro di lui un odio di morte e che ero io stessa a volerlo mordere per farlo a pezzi e frantumarlo. Che tempesta tremenda! Solo nelle braccia di Gesù e della cara Mammina potevo essere sicura di non offendere il mio Dio. Se il mondo sapesse le insidie del nemico, i lacci che pre­para alle anime per farle peccare!... Penso di non avere disgu­stato il mio Gesù, perché io voglio solo quello che Lui vuole e non mai offenderlo... » (lettera a p. Pinho, 5-4-1941).

« ... Il medico mi ha scritto per dirmi che è andato a Braga ma che non lo ha trovato; però le scriverà per dirle ciò che succede. Ha già parlato col dott. Abele Pacheco il quale è pronto a venire per l'esame. Il medico di malattie nervose non viene e non ha assicurato di venire anche in seguito. Non so ancora il giorno in cui sarò esaminata. Me lo comunicherà? Preghi per me affinché Gesù mi dia forza... » (lettera a p. Pinho, 6-4-1941).

« ... Padre mio, se mi desse il permesso di chiedere a Gesù il paradiso al più presto!... Non è per fuggire il dolore, ma perché la mia sofferenza e la Crocifissione sta diventando trop­po conosciuta. Vorrei fuggire il mondo affinché non mi conosca più oltre. Oh la mia crocifissione quanti tormenti mi ha portato! Ho tanta nostalgia del tempo in cui Gesù mi parlava sovente e nessuno sapeva della mia vita se non colui che per diritto doveva sapere... » (lettera a p. Pinho, 25-4-1941).

« ... Verso sera a complemento del mio dolore ho ricevuto dal degnissimo medico Azevedo la notizia che giovedì, primo maggio, sarebbe venuto il dottor Abele Pacheco di Oporto per l'esame. Fu come una lancia che mi trafisse il cuore e lo in­chiodasse crudelmente sulla nuda terra. Ed era contro la terra che esso sanguinava di dolore. Venne il lunedì e lo passai nella stessa sofferenza. Volevo sfogarmi per buttar fuori i timori e la vergogna che mi tormentavano. Mi ricordai che era una buona occasione per consolare e riparare il mio Gesù soffrendo in si­lenzio con Lui; Gli ho offerto il sacrificio in silenzio e gli ho promesso di non parlare. Mi è costato molto ma con Gesù ho vinto... Ho preparato con cura e gioia l'altarino di Mam­mina... Le ho scritto una lettera e la posi ai suoi piedi per il primo giorno del suo mese. Confido che mi farà quanto le ho chiesto...

Venne il giovedì; fu molto triste: attendevo i medici. Che tormento! Dicevo tra me: "Primo maggio come sei penoso! Cosa avverrà ancora prima della fine?".

Nella comunione ho offerto il sacrificio che dovevo affron­tare; e l'offersi per quelle anime che vanno dai medici col fine di peccare e di offendere Gesù. Ho implorato la forza del Cielo; ho chiesto luce e amore allo Spirito Santo, il soccorso della Santissima Trinità, di Gesù sacramentato, della cara Mammina, di san Giuseppe, santa Teresina, santa Gemma ecc. Venne l'ora e fui esaminata. Mi costarono molto i dolori del corpo ma anche quelli del­l'anima. Che umiliazione! Appena i medici se ne andarono volevo piangere; a stento nascosi le lagrime. Dissi a Gesù che non pian­gevo affinché anche Lui non piangesse per i peccati del mondo. Alzai lo sguardo verso la cara Mammina e le dissi: - So­no pronta ad altro sacrificio... Dillo a Gesù per me. Fa' che io soffra! Fa' che io ami! Voglio morire di amore. - Ebbi per tutto il giorno il corpo e l'anima in un mare di dolore!... » (lettera a p. Pinho, 2-5-1941).

Fui avvisata dal dott. Azevedo che sarebbe stato meglio ritornare a Oporto per consultare il dott. Gomes de Araujo. Pregai per un mese per sapere se questa era la volontà di Dio. Più chiedevo luce e più aumentavano le tenebre e più profondo diveniva il dolore dell'anima perché non sapevo cosa fare. Finalmente il Signore mi disse che voleva che io partissi. « ... Peccato che il mondo non conosca l'amore che Gesù porta alle anime! Lo vedremmo più amato e meno offeso. Fi­nalmente Gesù mi ha illuminata. Andremo ad Oporto. È vo­lontà sua per aumentare la mia sofferenza. Sarà anche per sua maggior gloria. Lui lo sa. Ho sofferto nel chiedergli luce e non averla. Ma ora la mia agonia è ancora maggiore. Ho tanta vergogna, tanta paura. Mio Dio, sia per tuo amore!... » (lettera al dott. Azevedo, 3-7-1941).

« ... Mi trovo in una notte oscura e senza una goccia di rugiada. Non v'è balsamo per il dolore della mia anima. Vedo di lontano i colpi che feriranno il mio cuore. Stento a respirare per il peso delle umiliazioni. All'idea delle sofferenze che mi porterà il mio viaggio ad Oporto, dico fra me: - Vado al giudizio. - ... Oppressa e annientata da questo dolore, penso: - E' per Gesù, per le anime! - E allora tutto il mio essere si tra­sforma in un solo pensiero: - Dio in tutto e al di sopra di tutto. -

Trascorrerei tutta la mia vita a pensare solo a Dio. Tutto passa, Dio solo rimane. Il pensiero di Dio abbraccia cielo e terra. Mi sprofondo in Lui. Posso amarlo e pensarlo tutta l'e­ternità. Questo pensiero mi solleva; soltanto così addolcisco il mio dolore e posso sorridere al quadro triste e doloroso che mi si presenta. Fingo di esser in una grande gioia per il mio viaggio a Oporto, per rallegrare i miei, affinché non compren­dano il dolore del mio cuore... » (lettera a p. Pinho, 14-7-1941).

Secondo viaggio ad Oporto

Il mio stato fisico era molto grave. Temevano di togliermi dal letto per un sì lungo viaggio. Anch'io temevo, e molto: se il solo toccarmi era causa di tante sofferenze, come potevo andare così lontano?... Incoraggiata dalle parole del Signore, confidavo in Lui e sotto la sua azione divina mi preparavo a partire all'alba del 15 luglio 1941.

Alle quattro avevo già fatto le mie preghiere. Per fingere di essere contenta, chiamai mia sorella dicendole che andavamo « alla città »: solo per mantenere nascosto il mio dolore. Men­tre stavo dicendo questo, sentii un'automobile fermarsi presso la nostra casa.

Entrò nella mia camera il dott. Azevedo con un signore amico. Dopo breve conversazione, mentre mia sorella si ve­stiva, ci preparammo per uscire. Partimmo alle 4,30, per non allarmare il popolo; era ancora buio; infatti uscimmo dal paese senza incontrare nessuno. In quale silenzio era mai la mia anima! Immersa in un abisso di tristezza, senza interrompere la mia unione intima con Gesù, viaggiavo chiedendogli sempre coraggio per l'esame che mi attendeva e offrendo il mio sacrificio per avere il suo divino Amore e per le anime. Invocavo la Mamma celeste e i santi più cari.

Non mi attirava nulla e tutto quanto vedevo mi causava profonda tristezza. Ogni tanto interrompevano il mio silenzio per chiedermi se andavo bene; ringraziavo senza uscire dall'a­bisso in cui ero immersa. Era giorno quando ci fermammo a Trofa, in casa del si­gnore che ci accompagnava: lì dovevo riposare e ricevere il mio Gesù, in attesa di ripartire per Oporto. Prima di riprendere il viaggio, fui portata in giardino e, sorretta dall'azione divina, arrivai fino ad alcuni fiorellini che raccolsi pensando: - Il Signore, quando li creò già sapeva che oggi sarei venuta a raccoglierli. - Fui fotografata in due luoghi diversi e, dall'uno all'altro, andai con le mie gambe, ciò che mai più avevo fatto da quando mi ero posta a letto anzi, neppure più mi ero voltata da sola nel letto. Fu un miracolo di Dio, perché senza di Lui non mi sarei mossa. Riprendemmo il viaggio: la mia anima soffriva orribilmente. A pochi chilometri da Oporto Gesù ritirò la sua azione divina. Incominciai a sentire le solite sofferenze fisiche che re­sero tormentosa la fine del viaggio; dissi, non perché sapessi la distanza ma perché il mio stato me lo fece dire: - Siamo già vicini ad Oporto. - Qualcuno rispose: - Ci siamo, ci siamo! - Infatti aveva visto che mancavano solo sei chilometri. La salita al consultorio fu dolorosa oltre ogni dire: mar­tirio del corpo, agonia dell'anima; mi pareva di morire. Prima di entrare nella sala delle visite, dissi a chi mi por­tava in braccio: - Posatemi, posatemi, anche sul pavimento! - In quell'istante apparve il medico che mi fece stendere su un let­tino, dove rimasi in attesa della visita. Qualche momento prima di entrare nella sala medica Gesù mi liberò dell'agonia dell'anima e mi lasciò solo i dolori fisici, di modo che potei resistere meglio. La visita fu molto lunga e dolorosa. Mentre mi spogliavano

mi facevano coraggio ed io, ricordando ciò che avevano fatto a Gesù, dissi tra me: - Hanno spogliato anche Gesù - e non pensai più ad altro. Il dott. Gomes de Araújo, anche se un poco brusco, fu prudente e delicato. Durante il ritorno a casa, Gesù esercitò su di me la sua azione divina, perché resistessi al viaggio, ma mi diede nuo­vamente le agonie dell'anima. Arrivati a Ribeirāo mi fecero riposare nella casa del dott. Azevedo per attendere la notte e poter rientrare in paese senza che nessuno se ne accorgesse.

Sia in casa del signor Sampaio che in quella del medico sono stata trattata con tutte le attenzioni; ma nulla mi dava conforto, anche se sorridevo a tutti per nascondere il più pos­sibile il mio dolore. Riprendemmo il viaggio che era già notte; tutto mi invi­tava ad un silenzio sempre più profondo. Ero astratta da tutto. Durante il tragitto non vidi altro che i fiori del giardino di Famalicāo, perché me li additarono. Arrivammo a casa a mezzanotte, ottenendo così che nes­suno si accorgesse della nostra temporanea assenza.

Dopo quel viaggio aumentarono assai i dolori fisici. [Scrisse al direttore:] « ... Preoccupata di avere Gesù sulle labbra e nel cuore, arrivai alla mia povera casetta e subito fui triturata dai dolori che mi consumavano il corpo, effetto forse dell'esame e del viaggio... Nelle ore di maggiore angustia Gesù mi disse: - Ecco, figlia mia, le tue sofferenze per i sacerdoti. Soffri per loro. Il dolore ripara. Gli ardori che ti bruciano sono gli ardori delle loro passioni. Mi sono servito dell'esame medico per farti sof­frire per loro. - ... » (lettera a p. Pinho, 17-7-1941).

[Scrisse al medico:] « ... I miei dolori, aumentati forse dall'esame, continuano. Ma non importa. Ho modo di dare di più a Gesù ed Egli ha modo di distribuire alle anime. Io voglio consolare il suo divin Cuore tanto ferito. Voglio che la mia sofferenza sia come in­censo finissimo che sale continuamente al cielo. Grava su di me il peso delle umiliazioni e mi affligge tanto il sentire di essere causa di umiliazioni per lei e per il mio padre spirituale. Mi perdoni tutto. Io non vorrei farla soffrire... » (lettera al dott. Azevedo, 23-7-1941).

Visita di un sacerdote « giornalista » e conseguenze

Il 27 agosto 1941 ebbi la visita del parroco accompagnato da p. Tercas e da un altro sacerdote. Questa visita mi fu molto disgustosa perché feci il sacrificio di rispondere di fronte a tutti ad una serie di domande del p. Tercas. Risposi coscienziosa­mente ad ogni domanda, perché pensavo che fosse venuto per motivo di studio, come altri avevano fatto. Soltanto il Signore sa valutare quanto mi costò il dover parlare della « Passione »; fu su questa soprattutto che mi interrogò. Il parroco mi disse che il reverendo [p. Tercas] voleva ri­tornare venerdì, 29 agosto [per assistere alla Passione]. Non volevo acconsentire senza consultare il mio direttore ma, aven­domi detto che doveva partire per Lisbona in quei giorni [quin­di non poteva attendere], cedetti dicendo: - Penso che lei non venga qui per curiosità, nevvero? - Rassicuratami che no, acconsentii, anche se la sua visita in un venerdì mi dispia­ceva assai. Venne, ma condusse anche tre sacerdoti. Ero ben lontana dal supporre che quella visita mi preparava un nuovo calvario: poco dopo egli pubblicò quanto vide e seppe da me. Che il Signore accetti il dolore causatomi da quella pub­blicazione e dal sapere di pubblico dominio i miei segreti na­scosti durante lunghi anni! Ogni tanto mi giungevano all'orecchio i commenti che si facevano su di me: erano spine acute che involontariamente le persone mi configgevano nell'anima. Chi leggeva quella rivista o ascoltava quello che si diceva di me ne riceveva diffe­renti impressioni. [Scrisse al direttore: ] « ... So che pochi mi comprenderanno, ma mi basta una sola cosa: Gesù comprende tutto. Ho saputo che ieri [gente venuta da fuori] domandavano già di una certa Alexandrina di Balasar e che persone del paese richiedevano la rivista in cui si parla di me. Ho pianto molto. Voltata verso il tabernacolo della chiesa ho detto a Gesù: - Hai permesso che io arrivassi a questo punto e non vieni a pren­dermi per il cielo! - D'improvviso mi venne in mente che potevo fare contento Gesù e dissi: - Non piango più, perché Gesù non vuole. Voglio soffrire tutto per salvare anime e per amore di Gesù e di Mammina. - Infatti ho sempre sorriso, anche se dentro piangevo, per­ché nel mio cuore regnava la sofferenza. La pubblicazione della mia vita è una spina che non cesserà di ferirmi... » (lettera a p. Pinho, 19-12-1941).

Il mio viaggio a Oporto e la pubblicazione della mia vita allarmarono i superiori del mio direttore a tal punto che forse potranno proibirgli di venire da me, di prestarmi l'assistenza religiosa di cui ho bisogno e perfino di scrivermi e di ricevere mie notizie!

Da allora cominciai a vivere di illusioni: - Verrà oggi, verrà domani? - Quante cose mi venivano in mente! Il pen­siero di perdere tempo in divagazioni inutili mi addolorava, ma non riuscivo a sviare il mio spirito da ciò che mi faceva soffrire tanto.

La mia vita divenne un sacrificio totale. Posso quindi affer­mare che non so cosa sia il godere, anche se non me ne duole. Mi sento alla fine della vita: aspetto l'eternità. Soltanto là potrò ringraziare Gesù di avermi scelta per questa vita di con­tinuo sacrificio, per amare soltanto Lui, per salvargli anime

 

1942

Senza direttore

« ... Gesù è venuto ed ha acceso nel mio cuore un poca del suo fuoco divino; mi ha dato qualche raggio della sua luce: - Figlia mia... è giunta l'ora di darmi la maggior prova di amore e di eroismo: camminare senza luce in completa abbandono...» (lettera a p. Pinho, 3-1-1942).

« ... La mia anima pare strapparsi a pezzi. Solo il 7 gen­naio, giorno in cui lei, padre, è venuta da me, il mio dolore sia fisico che spirituale ebbe una pausa. È vero che Gesù mi sta privando di tutto, ma mi ha ancora dato alcune ore di sollievo e qualche momento di dolcezza e soavità nell'anima. Li ricordo a stento e mi pare di mentire perché ora non ho luce... » (lettera a p. Pinho, 9-1-1942).

« ... Il vivere senza sostegno mi fa paura. Ho perduto tutto sulla terra e in cielo. Voglio sperare ciecamente che Gesù e Mammina non mi abbandoneranno, ma cado nello scoraggia­mento, rimango abbattuta, immersa nello smarrimento.

- Mio Dio, mio Gesù, credo in Te, credo nel tuo divino amore per me. Ti amo e voglio darti anime. - Ieri il medico è stato qui quasi due ore. Gesù si è servito di lui per addolcire il mio dolore... Ho ancora sulla terra chi ha compassione di me. Gesù non mi abbandona e mi manda le sue tenerezze. Questo pensiero ha fatto rivivere la mia fi­ducia... » (lettera a p. Pinho, 15-1-1942).

« ... Ieri è venuto un giornalista di Lisbona; non gli ho detto nulla delle cose di Gesù, ma il fatto mi fa soffrire. Quasi tutti i sacerdoti sanno di me: fanno mille domande al parroco. Tutto per causa degli scritti del p. Tercas. Potessi essere por­tata via di qui! Non vorrei essere conosciuta; vorrei nascon­dermi... » (lettera a p. Pinho, 16-1-1942).

« ... Oggi il parroco è venuto a leggermi due fogli di p. Ter­ças con parecchie domande. Vorrà continuare a parlare di me? Gli ho risposto che non avrei detto nulla delle cose del Signore e che soffro per avergliene parlato. Non è per timore di essere colta in qualche bugia: potrei essere interrogata migliaia di volte e io direi sempre la stessa cosa, perché la verità ha una sola strada. È la ferita che sento e che mi obbliga a procedere così.

Venga chi vuole: io parlerò soltanto con l'autorizzazione del mio direttore... » (lettera a p. Pinho, 17-1-1942).

« ... Quanto è dolorosa la mia sofferenza! ... Mio Dio, se almeno questa croce fosse solo per me! Ma per sfortuna non è così. È inutile che lei, padre mio, voglia ingannarmi dicen­domi che non soffre non ho bisogno di altri testimoni, mi bastano i sentimenti della mia anima... Per mia maggiore con­fusione sento di essere io il motivo di tanto soffrire; lo sono e lo sarò per tutta la vita. E sarò pure causa di molta umiliazione e sofferenza per il medico. Che triste ricompensa per quanto ha fatto per me! È cosa involontaria; io non vorrei essere ingrata verso nessuno. Quando ricevo Gesù me ne dimentico subito e rimango sola nel mio dolore. Mi pare che se udissi Gesù non Lo ascol­terei e Gli volterei subito le spalle, anche se non l'ho mai fatto... Quanta paura di ingannarmi! Ho pianto molto e sono triste per questo mio comportamento. Non vorrei ricevere la croce con le lacrime, ma non ho più forze. Piango, ma nel cuore vi è la volontà di seguirLo, di con­solarLo, di soffrire tutto per suo amore e dargli anime. Preghi per me... » (lettera a p. Pinho, 21-1-1942).

« ... Le hanno proibito di venire qui? Non cessano di farla soffrire? Tentano di umiliarla e di deprimerla di più? Gesù sia con noi! Ci venga in aiuto la cara Mammina e ci dia forza per tanto dolore. Sia tutto per la maggior gloria di Gesù e a vantaggio delle anime... » (lettera a p. Pinho, 26-1-1942).

« ... Sento che lei soffre quasi solo... Mio Dio, ho eretto un calvario al mio padre spirituale che ha fatto tanto per por­tare la mia anima a Gesù.

Ne ho elevato un altro al mio medico, che si sacrifica tanto per il mio corpo. O Gesù, o Mammina, chiamatemi a voi af­finché io non sia più motivo di tanta umiliazione e dolore... Preferirei soffrire sola. Avessi potuto soffrire questo mare di dolori e nessuno ne fosse a conoscenza, eccetto Gesù! Vorrei scomparire dal mondo, dallo sguardo di tutti e rimanere nella dimenticanza... » (lettera a p. Pinho, 30-1-1942).

« ... Sono in uno stato di rivolta e mi sento sola, proprio sola... Che tremenda burrasca!... Sono al colmo della mia ago­nia. Temo di diventare infedele al mio Gesù: non ho forze per sopportare di più... Quando verrà il cielo? Povera me se ritarda!... Domenica sera [8 febbraio] sul tardi si insinuò nel mio spirito un grande tormento: il timore che sarei rimasta senza il mio Gesù [eucaristico], che il parroco, proibito dall'arcive­scovo, non sarebbe più venuto a portarmelo; che sarebbero proibiti di venire a trovarmi tutti i sacerdoti, così come ogni altra persona, sotto pena di scomunica. Mio Dio, senza avere un padre per confessarmi, che cosa devo fare? Far di tutto per non peccare, non rattristare neppure in una minima cosa il mio Gesù e chiedergli molto perdono. Mio Dio, mio Dio, che con­fusione dover morire così senza un sacerdote!...

... O mio padre, mi giunge da poco una nuova sofferenza: non mi consentono che io prenda consigli dal mio padre spi­rituale... A chi devo io ricorrere?... » (lettera a p. Pinho, 13­2-1942).

Presentimenti realizzati

Gli uomini tentano di allontanare e strapparmi per sempre ciò che mi serviva di aiuto e poteva darmi conforto. Mi hanno tolto il mio padre spirituale, proibendomi perfino ogni corri­spondenza. Consentimi almeno, mio Gesù, di sfogarmi con Te. Mi trovo sola nella tempesta che non cessa. Ti apro il mio cuore. Solo Tu vi sai leggere quanto vi è scritto con dolore e sangue. Solo Tu comprendi e valuti il mio soffrire. Il mondo lo ignora; gli uomini non lo capiscono. Lasciami dire ciò che Tu hai detto al Padre tuo: - Per­dona perché non sanno quel che fanno. - Sono ciechi, manca loro la tua luce divina. Illuminali; da' a tutti il tuo amore. O Gesù, i miei presentimenti si sono realizzati!

Potranno anche proibirmi di riceverti sacramentalmente? Povera me! Mi ucciderebbero se Tu con il tuo potere divino non mi conserverai in vita. Dicano e facciano ciò che vogliono. Non riusciranno però a privarmi della unione intima con Te. Rubarmi Gesù sacramentato! Non mi meraviglierei se lo facessero. Ma strapparmi dal cuore il Tesoro ricchissimo che adoro e amo su tutte le cose, « il Padre, il Figlio, lo Spirito santo », gli uomini non lo potranno mai. Dovrebbero potermi far vivere senza cuore e senza anima. Impossibile! Venga il mondo intero con la sua forza; si metta tutto contro di me: ma solo il peccato potrebbe separarmi da quella grandezza infinita, da quell'amore senza confini. Ma io confido pienamente in Te, mio Gesù. Tutto spero da Te, anche se i sentimenti della mia anima arrivano quasi a persuadermi che sto ingannando me stessa.

... Che male ho fatto? Che crimine ho compiuto?... Mio Gesù, se non fosse per tuo amore, se non fosse per il desi­derio di darti anime, mi rifiuterei a tutto... (diario, 19-2-1942).

« ... Io bramo il cielo, ma non vorrei morire così. Vorrei la morte che mi dà Gesù e non quella che mi danno gli uo­mini! Non vorrei lasciarli con il rimorso di avermela data... Non so come posso vivere così. Per ora ho lei che mi sostiene in tanto penoso calvario. Potranno anche dire che le cose del Signore avvengono in me per le visite del medico? Non lo dubito. Ma in questo caso sarebbe meglio chiudermi in un carcere ove nessuno mi possa vedere; così soffrirò sola e non sarò causa di sofferenza ad altri. Mancherebbe ancora che mi rubassero il medico! Grazie al caro Gesù non sono attaccata ad alcuna cosa della terra, ma sento il bisogno di chi mi aiuti a salire il mio calvario: da sola non posso... » (lettera al dott. Azevedo, 21-2-1942).

« ... Alcune ore dopo la mia "Passione" partì il mio medico il quale mi disse che in questi ultimi giorni il mio cuore è peggiorato. Mi diede coraggio e fiducia. Mi sono confidata con lui perché sento che il Signore si serve di lui per aiutarmi a proseguire nei sentieri tanto spinosi e difficili. Mi sono sentita più forte. Alle sei pomeridiane mi consegnarono la posta e vidi subito una sua lettera. Appena l'ebbi in mano, le mie braccia parvero spezzarsi e tutto il sangue parve congelarsi nelle vene. Non avevo forze per aprirla. Pensai fra me: - Venga ciò che vuole. Avanti! Mio Gesù, accetto tutto per tuo amore e per darti anime. Incominciai a leggerla, ma le lacrime me lo impedirono: erano però lacrime di completa rassegnazione. Mi parve che mi squarciassero il cuore con una lancia. Sono già passati al­cuni giorni, e mi sento nello stesso stato. Il cuore mi mancava e mi parve perfino di morire. Nel mio intimo dicevo: - Per­dono a tutti coloro che mi hanno causato questa morte. - È vero che Deolinda più volte mi aveva dato a goccia a goccia il veleno che la lettera racchiudeva, ma ora giungeva il taglio: l'ultimo veleno.

Le mie lacrime e la mia preghiera a Gesù di perdonare tut­ti: ecco la mia vendetta.

Nella triste lettera che non dimenticherò più, ella mi dice che ciò è quanto hanno determinato i superiori; che deve obbedire perché lo vuole il Signore. Concordo. Obbedienza, santa obbedienza, quanto ti amo! Lei non vuole disobbedire e anch'io voglio che obbedisca. Piuttosto tutte le sofferenze che il più piccolo dispiacere a Gesù. Chi obbedisce fa la sua divina Volontà, ma infelici coloro che non comandano secondo i suoi divini desideri! È quanto avviene ora. Gli uomini si oppongono alla volontà di Gesù. E’ ciò che sente la mia anima pazza di dolore. Il mio cuore vola come un uccello che non sa dove posarsi; mi trovo nel martirio più doloroso. Mi sono confessata a p. Alberto Gomes nel quale ho pie­na fiducia e in cui vedo tutta la santità. Sento che mi com­prende bene, ma non è lui quella luce che Gesù mi ha scelto, neppure quella fonte che mi può saziare. È per questo che io dico: - Infelici coloro che non comandano secondo la vo­lontà di Gesù! - Continuerò a chiamare lei mio padre spirituale sulla terra e in cielo. Ciò che gli uomini dicono e fanno non serve ad altro che a schiacciarmi sempre più e a togliermi più presto la vita... Si ricorda che da tempo ho avuto presentimento di quanto succede ora? Le hanno proibito di venire qui! di scriverci! Volontà del mio Dio, io ti amo su tutto... » (lettera a p. Pinho, 23-2-1942).

Mi hanno chiesto le lettere del padre

- O Gesù, dammi la tua forza divina. Voglio nascondere il mio dolore. Da sola non ci riesco. Pianga il mio cuore notte e giorno, se Tu lo vuoi, ma il mio sguardo sia lieto e sorridano le mie labbra. Il tuo santo amore e le anime siano il motivo del mio soffrire.

Sono come colomba che, sospesa, muove le ali, giorno e notte, e non sa dove posare se non la sorregge il tuo potere. Le mancano le forze, incapace di continuare il suo volo: sono io che navigo nell'aria, sono io che sto per essere annientata dalla tempesta; sono la più indegna delle tue figlioline, senza luce e senza sostegno. O Gesù, non sapevo di avere ancora tanto da donarti! Quanto è grande la mia ignoranza! Pensavo di averti dato tutto. Mi ingannai: sei venuto a fare l'ultima mietitura. Prendi tutto, prendi tutto in fretta: raccogli per Te. Il giorno venti Ti ho dato il mio padre spirituale fino a quando me lo vor­ranno ridare; ti ho dato le sue lettere che mi hanno servito di luce e incamminato verso di Te. Tu hai veduto, o Gesù, quanto fu grande il sacrificio: non per l'attaccamento ad esse ma perché mi furono richieste in un giorno di tanto dolore. Quando le ebbi in mano per legarle insieme, Tu, o Signore, hai udito ciò che andai dicendo: « Gesù me le ha date, Gesù me le prende ». E nel consegnarle ho sempre ripetuto: « Gesù non merita forse di più?... Tutto è poco per salvargli anime... ». Ciò che mi pesava era di dover servire quale strumento di sofferenza per gli altri... (diario, 27-2-1942).

- Mio Gesù, mi furono restituite le lettere del mio diret­tore. Perché mai? Il sacrificio è stato fatto. Fu come collocarle su un cadavere che nulla sente. Ma l'obbedienza lo vuole e io accetto... - (diario, 13-3-1942).

Nelle oscure tenebre

- O Gesù... il mio calvario non ha fine. Non termineranno più le oscure tenebre della notte? Non scorgo il cammino; non posso avanzare né retrocedere! Non ho guida; non ho vita. Il cuore e l'anima vanno in frantumi. Per amore di chi ac­cetto tutto questo? Per Te, o Gesù, soltanto per Te e per le anime. Sérviti della mia tristezza ed agonia, sérviti del sacri­ficio che mi ha portata all'estremo limite, per dare la pace al mondo ed affinché il tuo Cuore divino possa avere da me tutta la gioia, la consolazione e l'amore possibili.

... Se io non vivo per salvare le anime, se le mie sofferenze non bastano per evitare loro l'inferno, oh! allora, mio Amore, prendimi con Te. Non si può vivere così. Mi resti almeno la speranza che la mia agonia consoli il tuo Cuore divino. Affrettati, Gesù, a soccorrermi. Fa' che io sia ferma nei miei propositi. Poni sulle mie labbra un sorriso « ingannatore » sotto cui possa nascondere tutto il martirio della mia anima. È sufficiente che conosca Tu il mio soffrire. Esamina, o Gesù, tutto il mio corpo, il cuore e l'anima mia: vedi se trovi ancora qualcosa che Ti serva; voglio darti tutto. La privazione del mio direttore e tutti i sacrifici che ven­nero in seguito mi hanno portata alla massima sofferenza. Ed ora, mio Gesù, il saperlo tanto vicino mentre io, come un uccellino nei giorni invernali, sto morendo di fame per non potergli parlare, per non poter ricevere da lui alimento e vita per la mia anima... è cosa da morire di dolore! Regni il tuo amore: solo l'amore può vincere. Ti ho promesso, o Gesù, di soffrire in silenzio, di non permettermi uno sfogo fino a che posso contenere tutto il dolore del mio triste patire. Ora non posso più, mio Gesù: mi schiac­ciano le umiliazioni, i disprezzi, gli abbandoni... - La mia anima non sente se non paura e sgomento. Il mio cuore triste è ansioso di possedere il sangue del mondo intero per lastricare tutti i sentieri del calvario con queste parole di sangue: l'amore, l'amore di Gesù!

E non ho nulla e non servo per consolarlo ed amarlo (diario, 6-3-1942).

- Gesù, mi senti? Mi pare che le mie parole siano soffo­cate dal peso della morte. Voglio dirti ancora una volta: « so­no tua nel tempo e sarò tua nell'eternità. Mi dono soltanto a Te, solo a Te voglio appartenere ». È con l'anima in agonia e col cuore spezzato dal dolore che le mie labbra balbettano queste parole: « solo per amore ». Le nere tenebre mi accecano: cammino fra rovi e spine. Sono tutta ferita: dal mio povero corpo sento scorrere sangue. Mi sento sola: mi hanno rubato il conforto, il sollievo dell'anima, il mio sostegno sulla terra. A volte non sopporto la nostalgia della Messa nella mia cameretta...

Perdona, Gesù, a chi mi ha causato tutto questo. Per tutti chiedo compassione; chiedo luce alla loro cecità. In questo mare di sofferenze, in questa lotta di nere te­nebre, in questa notte molto buia la mia anima gode la più grande pace: non temo di comparire alla Tua presenza. A volte mi viene in mente se ciò non è orgoglio. Che non lo conosca? Sarà nascosto nella mia ignoranza? Mi hai dato la grazia di conoscere l'abisso della mia mi­seria, ma contemporaneamente vedo molto bene che è infini­tamente più grande l'abisso del tuo amore, della tua miseri­cordia. Confido ciecamente in Te e spero in Te. - (diario, 27-3-1942) ".

Nuova forma di crocifissione (Momenti di Passione)

Il venerdì santo, 27-3-1942, Gesù mi disse: - Non temere, figlia mia; non sarai più crocifissa; la crocifissione che hai tu è delle più dolorose che la storia può registrare.

- Non sottrarmi le tue forze, Gesù, perché possa descri­vere nel miglior modo possibile ciò che hai sofferto nella tua santa Passione. Non vengano meno la tua protezione e il tuo amore a questa poveretta. Sia tutto a gloria tua e a vantaggio delle anime. - I miei occhi parevano quasi non vedere l'avvicinarsi della passione. Il mio abbattimento mi spaventava; l'abbandono in cui ero lasciata mi portava alla sepoltura. Che tormento! Dover lottare contro il mondo senza vita! - Scesero su di me la tua Vita e il tuo Amore. Ho udito la tua Voce, dolce e tenera: « Figlia mia, amore di Gesù, co­raggio! Non temere. Il cammino del calvario sta per finire. Vieni ed attraversa le ultime spine: dalle ferite causate da que­ste spine sgorgano sorgenti di salvezza. Le anime hanno bi­sogno di tutto.

Gesù è consolato dalla tua crocifissione; trova in te tutta la riparazione che si può trovare sulla terra. Coraggio! Gesù, con la sua Madre benedetta, non ti manca ».

Camminai verso l'Orto. Nell'abbandono ricordavo le tue dolci parole, che per un certo tempo rimasero impresse nel mio cuore. Poi, per causa dei colpi e dei maltrattamenti da parte della umanità, scomparve tutto. E nell'Orto, sola, in pro­fondo silenzio, nella maggiore oscurità, quasi nella morte, cer­cavo di nascondermi per sempre, come se la terra potesse oc­cultarmi alla giustizia dell'eterno Padre. Mio Dio, mio Dio... tanto sola!

Non soffiava un filo d'aria. Neppure le foglie degli ulivi si muovevano, se non nel curvarsi dei rami fino a terra, in se­gno di adorazione. O dolore, o agonia di Gesù, o amore di Gesù per le anime! Le mie sofferenze non mi appartenevano: erano tue, sol­tanto tue, mio Gesù. Ho seguito le tappe della Passione; qui e là cadevo schiac­ciata dal dolore. Ripetutamente invocai: « Gesù, Mammina, datemi le vostre forze perché le mie sono esaurite ». Grazie, Gesù! Con Te ho resistito. Nella flagellazione, difesa dal tuo divin Cuore, vidi davanti a me i carnefici con flagelli per castigare il mio corpo. All'om­bra del tuo divino amore non li temevo. Nella coronazione vidi intrecciare acute spine e formare un elmo, per configgerlo sul mio capo. Camminai verso il Calvario, senza vita sufficiente per giun­gere al termine. Non potevo camminare più: mi venivano meno le forze. Fui inchiodata sulla croce: ad ogni colpo svenivo. Il Calvario si era oscurato. Si udivano soltanto i sospiri di Mammina soffocati dalle bestemmie: li sentivo più che altro nel mio cuore. - (diario, 27-3-1942).

I primi mesi della nuova fase di vita, appena iniziato il digiuno

Dal venerdì santo [27 marzo 1942] incominciai a sentirmi morta sul calvario, nelle tenebre e nell'abbandono. Si avventarono su di me tutti i leoni. Non diedero sepoltura al mio corpo; vennero gli uccelli i quali, nonostante le tenebre, riuscivano a vederlo. Sono rimasta sempre in questa sofferenza. Presentemente sento gli uccelli in­trodurre il becco nelle mie ossa e ridurre tutto in cenere. La croce sulla quale fui inchiodata è caduta al suolo, ma sento ancora una parte del mio corpo sospesa ai chiodi Quegli uccelli hanno ancora molto da dilaniare nel mio corpo, che non ha più vita terrena. Solo il mio cuore sente una vita che non è umana: è vita divina. Questa vita divina gli dà sangue e sento che l'umanità intera, come stormo di uccellini, beve quella vita divina. Sento che, quando quegli uccelli not­turni avranno ridotto le mie ossa in cenere, soltanto allora potrò partire. Ieri, 20 aprile, quando ricevetti l'ordine dell'arcivescovo di lasciarmi trasportare a Coimbra per essere esaminata dal dott. Elisio de Moura, mi assalì questo pensiero: - Quanto è incompresa la sofferenza! Sono sicura che se provassero, per alcuni momenti, ciò che avviene nel mio corpo, non vi sarebbe al mondo chi avrebbe il coraggio di fare una simile proposta. - Con lo sguardo al cielo potei dire: - Sia tutto per amore di Gesù! Egli è degno di tutto. Le anime meritano tutto, per­ché costarono il suo Sangue. - L'agonia della mia anima continua ad aggravarsi sempre più. Soltanto il cielo può porre termine a tutto questo. Il Signore sia con me, perché solo con Lui si può vincere. Chiedevo a Gesù con tutta fiducia di morire il 1° venerdì di maggio, per trascorrere il 1° sabato in cielo (diario, 21-4-­1942). Gesù mi disse il giorno 2 maggio (sabato): - Beati gli umili e i perseguitati per amore di Gesù. Sono essi gli eletti del Signore e gli amati dal suo divin Cuore. La missione della crocifissa di Gesù sulla terra è quasi terminata. Gesù le darà la morte più incantevole, più colma d'amore. Quale gloria per il Portogallo e per il mondo intero! Che festa e trionfo in paradiso! - Ma l'agonia indicibile della mia anima aumenta nel sapere tutte le bugie che dicono a mio riguardo, sembrandomi che continueranno dopo la mia morte, causando sofferenza ai miei cari. Sarebbe mio desiderio che tutte le bugie morissero con me (diario, 3-5-1942). Il mio cuore è talmente ferito che mi pare non abbia più la forma di un cuore umano; tuttavia è una fonte abbondante di sangue. Chi lo fa sgorgare è la vita divina; sento che tutta l'umanità ne beve avidamente nel timore che il sangue si esau­risca... " (diario, 6-5-1942). Con l'anima afflitta ripeto: - Come sono tristi ed ama­rissimi gli ultimi giorni della mia vita! Dalla mia amarezza ricava, o Gesù, dolcezza e gioia per Te e vantaggio per le anime. - ... (diario, 7-5-1942).

- Mio caro Gesù, mia cara Mammina, sono prima del mio padre spirituale proprio in questi tristi giorni in cui ne avrei maggior bisogno! Mi sento abbandonata da tutti, eccetto quando mi date miracolosamente, anche se poche volte, ciò che mi può confortare. Perdonate coloro che mi feriscono; perdonate tanta cecità; anch'io li ho perdonati. - Nel mio cuore non c'è posto per altre spade; ho sofferto in tutti i sensi; ho ricevuto dispiaceri da chi meno me l'aspettavo. - O mio Gesù, da' a tutti il tuo perdono, il tuo amore, la tua compassione. Purifica, santifica, brucia nel tuo divino amore e conduci presto presso di Te la tua figlioletta agoniz­zante. - ... (diario, 24-5-1942).

Il mondo è consacrato a Maria. Continua il digiuno

... Gesù è venuto dicendo: Il cuore del Papa è de­ciso a consacrare il mondo al Cuore di Maria. Che grande fortuna e gioia per il mondo appartenere come mai alla Madre di Dio! Tutto il mondo è del Cuore divino di Gesù, tutto il mondo apparterrà al Cuore immacolato di Maria! - (diario, 22-5-1942).

... Dal 24 maggio, Pentecoste, giorno in cui chiedevo allo Spirito Santo tutta la luce e tutto il fuoco del suo divino amore, amore santificante, lo stato della mia anima si è modificato... Il 25 maggio [coloro che frequentavano la casa] notarono una differenza in me, ma la differenza era solo la trasforma­zione della mia anima. Non sentivo, se non raramente, le grandi amarezze, le tenebre, l'arsura e le agonie, ma sentivo invece grandi desideri di volare al cielo con impulsi che mi facevano alzare come se avessi ali per prendere il volo. Non posso saziare i miei desideri e le nostalgie per i cibi della terra; sospiro e muoio bramando di andare a saziarmi coi cibi celesti... Il filo divino che lega il mio cuore al luogo ove abita sta quasi per spezzarsi: pare che sia stato limato. Ciò che gli ha giovato è che la tempesta gli ha dato qualche piccola scossa solo di tanto in tanto.

Sì, ora posso dire: - È vicino il cielo, vado a vedere il mio Gesù! Vado a vedere la mia cara Mammina! Vado a vedere il paradiso! Vado ad amare eternamente i miei amori: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. Lascio il mondo senza rimpianti: non gli appartengo. - Il giorno 29 maggio ho pregato così: - Ave Maria, Ma­dre di Gesù! Onore, gloria, trionfo al tuo Cuore immacolato! Ave Maria, Madre di Gesù, Madre di tutto l'universo! Chi non vorrà appartenere alla Madre di Gesù, alla Signora della vittoria? Il mondo sta per essere consacrato, tutto, tutto al tuo Cuore materno! Difendi, Vergine pura, difendi, Vergine Madre, nel tuo Cuore santissimo tutti i tuoi figli. - Mi pare che la determinazione del santo Padre di volere consacrare il mondo sia ciò che mi obbliga a vivere ancora sulla terra; triste esilio che non posso sopportare... (diario, 31-5­1942).

« ... Il mio stato è grave; dolorosissima la mia sofferenza. Ma nacquero in me desideri irresistibili di dettare alcune parole per lei, mio padre. Le forze che parlano non sono mie: non ne ho perché esaurite. Ma è il grido della mia volontà: è un leggero soffio di vita che parla. Non ho corpo se non per il dolore; non sento altro. Sono una piccola e fragile bolla di schiuma che per nulla si disfa. I sentimenti della mia anima sono strani. Mi trovo come in un luogo dove non c'è godimento né pena. Sento che gli uomini mi hanno legata alla terra, obbligandomi a sospendere il mio viaggio. Vivo ferma, vicino al cielo, ma senza poter entrare. Di tanto in tanto mi vengono forti nostalgie per la mia patria celeste, capaci di togliermi mille vite; sono quasi insopportabili; voglio piangere e piangere molto. Mi pare che la missione destinatami da Gesù sia compiuta; mi tiene qui, ma non faccio nulla. Confido però che Gesù romperà questi lacci che impediscono il mio volo verso il cielo... Continuo il digiuno e non posso neppure saziare con gu­sto la sete bruciante che mi consuma. Posso bere poche gocce e quasi senza sollievo. Non so spiegare le nostalgie che sento. per il cibo. Sento il desiderio di portare tutto alla bocca; vorrei alimentarmi con cibi che mi piacciono e non posso. Grazie a Gesù la mia intelligenza è vivissima. Offro a Lui, per amore, il mio martirio e per dar luce a coloro che mi hanno privata, sulla terra, della luce e del conforto... » (let­tera a p. Pinho, 22-8-1942).

« ... Quando, per telegramma, ebbi notizia dell'avvenuta ­consacrazione del mondo alla cara Mammina, Gesù mi con­cesse rapidi momenti di consolazione. Colma di gioia non sapevo come ringraziare Gesù e Mammina. Con le mani verso il cielo esclamai: - Sia benedetto Gesù! Sia benedetta Mam­mina! - Avevo l'impressione di voler introdurre io stessa il Santo Padre nei Cuori di Gesù e di Maria: che gioia! Improvvisamente provai una umiliazione molto grande: mi sentivo tanto disprezzata; e il leggero soffio di vita che mi resta incominciò ad essere un nulla che si sprofondava nella terra fino a scomparire. Ma anche in questo stato continuò il mio ringraziamento. Recitai il "Magnificat" e feci accendere una lampada in onore di Mammina.

Padre mio, continua il mio digiuno; non ho fame, ma sento necessità e brame divoratrici di portare alla bocca tutto. Sa­pesse quanto mi costa questa sofferenza! Sia per Gesù e per le anime!... » (lettera a p. Pinho, 7-11-1942).

 

1943

Dopo la consacrazione del mondo

« ... Non è ancora giunta la mia fine: questo è un sacrificio in più; tutto per Gesù e per le anime. Prima che gli uomini cedano alla volontà di Gesù ci vorrà ancora molto tempo? Io sono in ansia e dico a Gesù: - Il mio cuore vien meno. Non posso più aspettare. Non ho com­messo nessun delitto, perché mi sia applicato un così grave castigo. -

Povera me, se dovessi essere giudicata dal mondo! In ve­rità hanno ragione di giudicarmi male: senza il Signore sarei capace di fare quanto vi è di peggiore.

Dalle parole di Gesù, in cui confido ciecamente, mi pare che sia prossima la mia vera vita: il cielo, il cielo, oh il cielo! vado a godere il cielo! Il giorno 13 dicembre, di buon mattino, - non fu sogno e, penso, non illusione - vidi la Mammina di Fatima elevata, non so su che cosa, a grande altezza. Attorno a Lei, in basso, un universo di gente che Ella guardava con tenerezza. Mi trovai fuori di me stessa: mi parve di essere stata trasportata in un'altra regione. ... La mia anima soffre molto dopo la consacrazione del mondo alla Mammina... ... La mia febbre continua... i miei sudori non si spiegano; non so come posso vivere; solo questo dovrebbe arrivare a dar luce... » (lettera a p. Pinho, 2-1-1943).

Ridatemi chi mi guida a Gesù

« Reverendo Padre Provinciale, stanotte, verso le due e mez­za, chiesi a mia sorella di muovere il mio corpo inzuppato di sudore. Mi sfuggiva la vita, mi mancavano le forze. La mia anima, sempre più bramosa di volare a Dio, era in una dolo­rosa agonia. Aveva bisogno di sostegno: voleva luce; quella luce che pochi sacerdoti sanno dare alle anime. Sola con Gesù, intimamente, gli andavo dicendo: - Dammi il padre spirituale, dammelo nuovamente, sebbene tu non l'abbia allontanato da me, grazie a quella unione che non è affatto, o quasi, compresa. Ma ora, mio Gesù, essa non basta; non posso vivere così. -

La pace mi invase e mi venne l'idea di scrivere a lei e di chiederle, per l'amore di Gesù e i dolori di Maria, di permet­tere a p. Pinho di venire a riprendere la direzione della mia anima, nei brevi giorni di vita che mi restano. Molte volte ebbi la stessa idea, ma veniva tosto soffocata dal timore e da altro che non so e che non mi consentiva di realizzarla. Ma questa volta è stata salda e durevole. Non sono stata io a sceglierlo [come direttore]. Da 10 anni ero sola, senza una guida, e molto tribolata tra quattro mura da 8 anni. Il Signore ebbe compassione di me, lo scelse e me lo mandò. Fu allora, con i suoi santi consigli, che io conobbi sempre più il Signore. Da 13 mesi gli fu proibito di venire qui. Solo Gesù sa quanto mi costò, anche se ho sofferto tutto per amore. Ora però ho bisogno di chi mi sostenga; non posso più vivere in questo martirio. Se per qualche istante lei po­tesse vedere ciò che soffro nel corpo e nell'anima e quanto ho patito in questo periodo, ho la certezza che avrebbe compassione di me. Ho avuto la febbre a 40 e più; dolori orribili agitano e fanno tremare il mio corpo, come tempesta che tutto vuole distruggere.

Mi sono vendicata e la mia vendetta continuerà in cielo, nei riguardi di coloro che furono la causa del mio soffrire. Ma sa come? Pregando e chiedendo perdono per essi; implo­rando luce perché vivano la vita intima di Gesù e non siano di intralcio ad altre anime affamate di Dio e bisognose di luce e di sostegno di santi direttori.

Lei è mal disposta verso di me? Non lo sia! So di essere cattiva, la creatura più miserabile, la figlia più indegna di Gesù, ma per questo motivo la più degna di compassione. Io, senza la grazia di Dio, mi giudico capace di fare e di essere tutto quello di cui mi accusano presso di lei; però, con la grazia e tutta la forza del Signore, sarà riconosciuta la mia innocenza. Mi permetta, Reverendo Padre Provinciale, di chiederle an­cora una volta per amore di ciò che vi è di più caro in cielo e sulla terra: lasci venire il mio padre spirituale ad assistere i miei ultimi giorni, a dare l'ultima luce, gli ultimi consigli a questa poveretta, che spera in breve di andare in cielo. Confido in Gesù e Mammina che non sarò mai la vergo­gna del suo Ordine. Addio, reverendo Padre. Mi perdoni tutto; nulla faccio col fine di offenderla. Non voglio offendere nessuno e tanto meno i discepoli di Gesù. Abbia la bontà di perdonarmi. Arrivederla in cielo. » (lettera al Provinciale dei Gesuiti, 2-2-1943).

Preparazione all'esilio di 40 giorni

... Dopo la Comunione Gesù mi parlò così: - Eccoti al­l'ombra della Eucarestia; è l'alimento che germina le vergini più pure, le più care ed amate dal mio Cuore divino. Quanto mi devi, figlia mia, e quanto mi deve l'umanità intera di avere istituito questo sacro Alimento! Come sto bene all'ombra del tuo cuore! Qui trovo tutta la ricchezza, tutta la purezza, tutto l'amore. Vi trovo tutto ciò che attendo da un'anima che solo a Me appartiene. Mi dono a te per amore... (diario, 23-3-1943).

... Il primo maggio Gesù mi parlò ancora e mi disse: - Figlia mia, quanto è bella un'anima in grazia! Oh, la bel­lezza e gli incanti di una sposa di Gesù! Gesù si è innamo­rato della sua Alexandrina; l'ha preparata per farne un suo ricchissimo tabernacolo sulla terra. Rallegrati, mia piccola in­namorata, rallegrati con il tuo Gesù. Il mondo dica e faccia quello che vuole: Gesù è tuo, tutto tuo; tu sei sua, tutta sua. La cecità dei miei discepoli e di coloro che si dicono miei amici mi fa più dispiacere dei delitti dei peccatori. Gesù im­mola le sue vittime per salvarli. E coloro che dovrebbero possedere sempre la luce divina non la vogliono, non la cer­cano e tentano di buttare a mare le cause più sublimi e più care a Gesù, ciò che ha preparato di più ricco nel mondo, di maggiore gloria per Sé e di vantaggio per le anime. Coraggio, figliolina! Chi ha Gesù non teme. Chi Lo pos­siede ha tutta la forza. Coraggio, mia amata! Sono gli ultimi combattimenti... Verrà poi il Cielo. - (diario, 1-5-1943).

Vinse il pensiero dell'obbedienza

Per soddisfare i desideri del signor arcivescovo mi assog­gettai ad un altro consulto medico che avvenne il 27 maggio 1943. Quando mi fu annunciato [con lettera del dott. Azevedo], una nuova sofferenza si impossessò del mio spirito. Ma, ve­dendo in tutto la volontà santissima di Dio, acconsentii, come sempre, per obbedienza, benché un altro esame medico mi costasse molto. Saputa la data, chiesi ardentemente alla Mamma del cielo di darmi la calma per sopportare tutto, con coraggio e rassegnazione, per Gesù e per le anime. Il giorno fissato venne il dott. Azevedo con il dott. Gomes de Araújo e con il prof. Carlo Lima'. Io ero serena e calma: il Signore mi aveva esaudita. Uno dei medici mi domandò su­bito se soffrivo molto e a chi offrivo le mie sofferenze, se sof­frivo volentieri e se sarei stata contenta che il Signore, da un momento all'altro, mi liberasse dai miei dolori. Risposi che in verità soffrivo assai, che offrivo tutto per amore di Gesù e per la conversione dei peccatori. Poi mi domandarono quale era la mia più grande aspirazione; io risposi: - Il cielo! - Allora uno mi chiese se ambivo essere una santa, come santa Teresa, come santa Chiara ecc. ed arrivare agli altari, lascian­do come loro un grande nome nel mondo. - È ciò che mi interessa meno - risposi.

Per togliermi la fiducia in Dio mi fece una proposta: - Se per salvare i peccatori fosse necessario perder l'anima sua, che farebbe? - Confido che anche la mia si salverebbe, salvando le altre anime; ma se dovessi perderla, direi di no al Signore; Egli non chiede certamente una simile cosa. Anzi, voglio dire che ho promesso al Signore i miei occhi, la cosa più cara del mio corpo, se ciò fosse necessario per convertire Hitler, Stalin e tutti gli autori della guerra. - E perché non mangia? - Non mangio perché non posso; mi sento sazia; non ho necessità; ma sento nostalgia del cibo. - Dopo questo i medici incominciarono la visita che soppor­tai con buona disposizione. Fu una visita rigorosa, ma allo stesso tempo usarono delicatezza col mio corpo. Alla fine, sic­come non ero in condizione di affrontare un viaggio, decisero di chiamare in casa nostra due religiose infermiere per ac­certarsi della veracità del mio digiuno. Quando i medici se ne furono andati, il Signore mi fece sentire che la loro decisione non si sarebbe realizzata e rimasi in attesa di notizie circa le loro intenzioni. Il 4 giugno vennero il dott. Azevedo ed il confessore p. Al­berto a comunicarmi la risoluzione dei medici e a convincere me e la mia famiglia sulla opportunità di andare al « Rifugio di paralisi infantile » di Foce. Sarei stata messa in una ca­mera sotto osservazione durante un mese, per un controllo più diretto di quanto avveniva in me. Io, lì per lì, risposi di no, ma mi pentii subito, pensando all'obbedienza dovuta all'arci­vescovo e per non creare una situazione critica al mio diret­tore, al dott. Azevedo e a tutti coloro che tanto si interessano di me. Accettai la proposta, ma a queste condizioni: 1) di potere ricevere Gesù tutti i giorni; 2) di essere accompagnata sempre da mia sorella; 3) di non essere più sottoposta ad esami, perché io andavo in osservazione e non per esami. Nei giorni in cui rimasi ancora in casa chiesi a Gesù e a Mammina di darmi forza e coraggio per essere io stessa di coraggio ai miei cari i quali erano desolati. Quante volte du­rante la notte, col cuore oppresso e le lacrime negli occhi, chiesi a Gesù di aiutarmi perché mi pareva che tutte le forze mi abbandonassero e mi vedevo senza coraggio per me, tanto meno per darne ad altri!

Gesù venne a confortarmi

« Il 27 maggio Gesù mi aveva detto: - Figlia mia, non temere. Non hai motivo di temere. Hai in te la Forza che è del cielo e della terra. La Carne ed il Sangue di Gesù sono il tuo alimento. Imprimi nel tuo cuore la mia divina immagine e nei momenti di afflizione guardala e contemplami crocifisso. Verrà il coraggio. Vi è un'onda di delitti che si propaga nel mondo: abbi compassione del mio dolore, ripara per i pec­catori. Abbi coraggio! La mia divina Volontà si compirà. - Il 5 giugno Gesù mi disse ancora: - L'anima fedele non teme la croce; la prende, l'abbraccia, l'accarezza, la porta per amore. Le spine con cui Gesù adorna le sue crocifisse sulla terra si trasformeranno in cielo in petali delle rose più belle. ... Di' a tua sorella che ti accompagna nei tuoi dolori, di' a tutti coloro che ti aiutano a salire il tuo doloroso calvario, che saranno per loro le prime benedizioni, le prime grazie » (diario).

Alla vigilia [9 giugno] dopo aver offerto al Signore il sacrificio della mia partenza, senza una luce, in uno sfogo pro­fondo dissi: - O mio Gesù, voglio fare soltanto la tua san­tissima Volontà! - Lo udii subito nella sua infinita bontà: - Coraggio, figlia mia... È per la mia causa, è per le pecorelle amate dal mio Cuore divino. -

In esilio

Giunse il 10 giugno e tutto era pronto per il viaggio al­l'ospedale di Foce del Duro. L'amarezza che si impossessò di me era enorme, ma allo stesso tempo mi venne un tale coraggio che potevo nascondere ciò che sentivo nell'anima. Deponevo tutta la mia fiducia in Gesù ed ero tanto convinta del suo divino aiuto da pensare che, se fosse stato necessario, Egli avrebbe mandato i suoi angeli ad aiutarmi nell'esilio in cui mi volevano gli uomini. Quando giunse il medico [Azevedo] per prelevarmi, non ebbe il coraggio di dirmi che bisognava partire; fui io ad in­tervenire: - Andiamo, signor dottore, chi non parte, non ritorna! - Ci fu il commiato. Soltanto Gesù sa quanto mi costò la separazione dai miei cari che mi abbracciarono e baciarono pieni di dolore. Io guardavo solo il Cuore di Gesù e la cara Mammina per chiedere forza. Scendendo le scale in lettiga dissi a tutti per rianimarli: - Coraggio! Sia tutto per Gesù e per le anime! - Ma non ho potuto dire altro per l'oppressione del cuore e per potere contenere le lacrime. Era quanto volevo per non aumentare il loro dolore. Appena fui sull'autolettiga, attorniata da oltre 100 persone, vidi le lacrime sul volto di quasi tutti e udii i singhiozzi di mia madre e di altri parenti. E indicibile il dolore che provai. Ero ansiosa di partire e partire in fretta. Il mio cuore pulsava con tanta violenza che pareva staccarmi le costole. Dissi allora a Gesù: - Accetta tutte le pulsazioni mie come atti di amore e per la salvezza delle anime. -

Il viaggio fu difficile. Mi sembrava che il cuore non reg­gesse. Ogni tanto guardavo mia sorella; era tanto desolata! Il medico diceva che non costava viaggiare con ammalati come me perché mi vedeva sempre con il sorriso sulle labbra. Ma Gesù sa l'amarezza del mio cuore e le torture del mio povero corpo. Con le scosse dell'autolettiga mi sentivo depressa, ma ripetevo sovente: - Tutto per Tuo amore, Gesù! E che il buio della mia anima serva a dar luce alle anime! - Presso le ultime case di Balasar il signor Sampaio alzò le tendine dell'autolettiga. Notai che il medico aveva le lacrime agli occhi e disse: - Carini! - Gli domandai che cosa av­veniva. Mi spiegò che lungo la strada alcuni fanciulli lancia­vano fiori verso di noi. Mi sentii intenerita e a stento trattenni le lacrime che forzavano per uscire. Quando giungemmo a Matozinhos il medico alzò le ten­dine perché vedessi il mare. Un enorme silenzio mi dominò ed osservando il movimento continuo delle onde sulla spiaggia chiesi a Gesù che anche il mio amore fosse continuo e duraturo. Giunti al « Rifugio » il dott. Gomes de Araújo non con­sentì che l'autolettiga arrivasse fino alla porta. Incaricò alcuni uomini di prender la mia barella e di portarmi così, dopo avermi coperto il viso perché nessuno mi vedesse. Il mio cuore si rattristò ancor più presentendo cosa sarebbero stati quei lunghi giorni in tale casa. Così coperta mi pareva di esser in una cassa e domandavo a me stessa: - Che delitto ho mai commesso? - La salita delle scale del « Rifugio » mi causò un martirio perché mi portarono con la testa all'ingiù. Mi scoprirono il volto soltanto in camera dove mi vidi attorniata dal dott. Araújo e da alcune signore che sarebbero state le mie assistenti. Mi collocarono poi nel mio letto. A mia sorella avevano destinato un'altra camera, contra­riamente a quanto avevo richiesto. Fu uno dei maggiori sa­crifici che potevano esigere da noi: come avrei potuto stare senza di lei, che sapeva come muovermi quando era necessario ed aiutarmi con buone parole che mi servivano tanto a sop­portare il doloroso calvario? Mi avevano appena adagiata sul letto che Deolinda si pre­sentò sulla porta con la valigia della biancheria. Il dott. Araújo, vedendola, urlò come un forsennato: - Fuori quella valigia! - Fu altra spina fra le tante. Quindi iniziò a dare ordini: - Le assistenti, le assistenti! L'inferma può dir ciò che vuole ma voi non siete autorizzate ad interrogarla. -

Dati questi ordini si ritirò e rimasero il mio medico [Aze­vedo] e due signore; queste si sarebbero trattenute presso di me permanentemente per vigilare tutti i miei movimenti.

Quando, ormai notte, il dott. Azevedo stava per allontanarsi, non potei più trattenere le lacrime. Egli allora, più che con rispetto, con vera tenerezza per il mio dolore, mi disse: - Si faccia coraggio! Domani ritornerò. - Ho pianto sì, con vero dispiacere, ma ho offerto quelle lacrime tanto amare al mio caro Gesù. Nel vedermi così desolata fu concesso che per quella notte mia sorella rimanesse in camera mia con una delle signore, affinché le insegnasse il modo di voltarmi. Ma si pre­cisò subito: - Solo per questa notte, poi mai più! -

Sotto la vigilanza più rigorosa

Il giorno seguente, venerdì, cominciò per me in quella casa il vero calvario. All'ora dell'estasi, come avviene tutti i venerdì, entrò mia sorella, presenti già il medico Azevedo, il signor Sampaio e un'infermiera assistente. Agli osservatori soprag­giunti non sfuggì nessun particolare e tutto fu divulgato e com­mentato; per es. che il signor Sampaio aveva estratto dalla tasca l'orologio, che mia sorella si era inginocchiata nell'udire le pa­role dell'estasi, che una infermiera aveva pianto, ecc. Il dott. Azevedo, come sempre, scrisse il colloquio dell'e­stasi per consegnarlo ai medici.

Deolinda, che aveva l'ordine di non rimanere in camera mia, era amareggiata e disse: - Non potrò vedere mia sorella nemmeno dalla porta della camera? Forse che il mio sguardo la può alimentare? - Inclinata sul mio letto piangeva incon­solabile. Fu allora che le dissi: - Non affliggerti, c'è con noi il Signore. - L'assistente che aveva pianto durante l'estasi, toccandola sulle spalle, esclamò: - Non pianga. II dott. Araújo è un uo­mo di molta carità! - Bastò questa espressione a mia sorella perché quell'assistente fosse dimessa dalla vigilanza; ricompar­ve solo negli ultimi giorni, ma accompagnata, quando ormai vi erano già le prove della verità. Questo avvenne per causa di una assistente che fu il mio carnefice durante tutta la mia permanenza al « Rifugio ». Ella non immagina neppure quanto mi ha fatto soffrire. Che il Signore la perdoni! Nella notte dal venerdì al sabato ebbi una delle tremende crisi di vomito che mi fanno soffrire tanto. Mi costò più che mai l'assenza di una persona che mi sostenesse. Sabato venne di nuovo il dott. Araújo per vedere come stavo e per sapere ciò che era avvenuto. La mia prostrazione era tale che non mi accorsi quando bussò alla porta, sempre chiusa a chiave; l'udii soltanto quando, vicino al mio letto, susurrava all'infermiera: - È spacciata! È spacciata! - A quel­le parole apersi gli occhi e gli dissi: - Signor dottore, anche a casa mia avevo di queste crisi. - Rispose prontamente e imperioso: - Signorina, non pensi di essere venuta qui per digiunare! - Capii cosa intendeva dire e mi sentii profonda­mente ferita.

Informato di ciò che era avvenuto il venerdì, volle leggere lo scritto dell'estasi e commentò furioso: - Sembra impos­sibile che il dott. Azevedo, tanto intelligente, si lasci sedurre da queste cose! Bisogna farla finita anche con questo. Intanto scompaiano di qui tutti gli orologi, affinché questa ammalata ignori le ore. - (Quasi che il Signore avesse bisogno di orologi!). Vedendomi in quella prostrazione avrebbe voluto soccor­rermi con medicine, ma io non acconsentii. Quante volte le infermiere mi si avvicinarono, convinte che ero morta! Passarono cinque giorni di continua agonia, più nell'anima che nel corpo, perché in quelle crisi non per­misero mai che Deolinda mi venisse vicina, mentre in casa tante volte erano necessarie due persone per sostenermi. Erano tutti persuasi che la crisi fosse dovuta a mancanza di alimentazione e che, così isolata e senza chi me la potesse dare, io avrei sentito la necessità di chiederla o sarei morta. Come si ingannavano! Non sapevano che l'alimento mi veniva dall'Ostia santa che ricevevo ogni giorno!

Il dott. Azevedo venne a trovarmi in quei giorni e fu in­formato di tutto da mia sorella, fuori della mia camera. Giunto presso il mio letto, senza che mi fossi accorta, l'infermiera gli suggerì che io avevo bisogno di medicine. Fu allora che io apersi gli occhi e udii che le rispondeva: - Questa ammalata è venuta per la costatazione del digiuno e nulla più. Credo che il dott. Araújo stia alle condizioni. Non permetto che le si facciano iniezioni o altro, a meno che ella non lo chieda. Vedranno che la crisi passerà, spariranno le occhiaie, ritornerà il colorito e il polso diventerà normale, o quasi normale perché non favorito dal clima marino. Le assicuro una cosa, mia si­gnora: lei morirà, io morirò, ma l'ammalata non morirà in questo ospedale. - Quindi, seduto vicino a me, mi diede un po' del conforto di cui avevo bisogno.

Per volontà di Dio, dopo cinque giorni, il vomito passò, ritornò il colorito normale insieme alla luminosità degli occhi. Durante la successiva visita del mio medico [Azevedo] la signora assistente uscì con questa frase: - Guardi, signor dot­tore, guardi che volto! - Ed egli delicatamente ma con fer­mezza: - Sono state le cotolette e le iniezioni! - Gesù ha voluto mostrare ancora una volta il suo potere in questa umile creatura. Tutte le assistenti eseguirono scrupolosamente l'ordine del dott. Araújo e non mi abbandonarono un momento. Aprivano la porta della camera soltanto per lasciare entrare i medici e le infermiere. Nonostante la mia trasformazione, né il dott. Araújo né le infermiere si volevano convincere che io potessi vivere senza alimentazione. Infatti usavano talvolta argomenti per impaurir­mi: passavano poi a frasi di tenerezza e di interessamento per la mia persona. Nei loro discorsi li ho sentiti dire che il mio caso era forse dovuto ad isterismo e a qualche fenomeno in­spiegabile. Un giorno dissi al dott. Azevedo quanto avevo nell'anima tanto amareggiata e cioè che per curare l'isterismo non c'era bisogno di rimanere in quell'ospedale. Ma lui mi incoraggiò e mi infuse fiducia. Gli ho ubbidito per fare in tutto la vo­lontà di Dio.

A tu per tu col medico

Il dott. Araújo veniva a vedermi due o tre volte al giorno, ma sempre in ore diverse. Penso lo facesse per vedere se sco­priva qualcosa. Talvolta entrò in camera mia di notte, quando vi si trovava l'assistente che da qualcuno fu definita « cardi­nale diavolo ».

Vivessi fino alla fine del mondo, non potrò dimenticare l'impressione che provavo quando il dottore apriva e poi ri­chiudeva subito la porta: rimanevo sospesa per ciò che avrebbe detto. Provavo una tale impressione che nel mio cuore e nella mia anima aumentava la tristezza. Quante volte ripetevo a Gesù: - Questa mia notte serva a dare luce a lui, a coloro che mi attorniano e a tutte le anime che vivono nelle tenebre. -

Nelle conversazioni e negli interrogatori il dott. Araújo usò tutti gli argomenti possibili per convincermi a mangiare, dicen­domi che Dio non era contento del mio digiuno. Arrivò ad insinuarmi scrupoli. Per di più le infermiere tentarono di pren­dermi dalla parte del cuore. Una volta il dottor Araújo volle perfino provare se riusciva a togliermi la fede. Si servì di quanto di meglio aveva la sua intelligenza mediante interrogatori interminabili e torturanti per scoraggiarmi, persuaso che quanto avveniva in me era dovuto ad influenza umana, non divina. Se ogni volta che ero inter­rogata avevo l'impressione di trovarmi davanti ad un lupo con pelle di agnello, in quel giorno fu assai peggio: mi parve di vedere in lui lo stesso satana che, con arte e sorrisi maligni, volesse strapparmi la fede e convincermi che tutto era illusione. Mi diceva: - Si convinca, signorina, che Dio non vuole che lei soffra! Se vuol salvare gli altri, li salvi Lui, se ne ha il potere! Se è vero che Dio ricompensa coloro che soffrono, non ha più ricompensa adeguata per lei che ha già sofferto troppo. - Ma, mio Dio [dicevo tra me], io so che Tu sei infinito, infinito nella potenza, infinito nei premi. Se fosse come dice lui, per chi soffro io? Il dott. Araújo accompagnava le sue parole con uno sguar­do malizioso, demoniaco (così mi pareva). Io allora risposi: - Sono tanto, tanto grandi le cose di Dio! E noi siamo tanto, tanto piccoli, almeno io! -

Non fiatò per un istante e poi, indignato, esclamò: - Ha ragione; ma io sono una persona ben più grande! - E se ne uscì. Era ben lungi dal conoscere questa legge di amore per le anime! Se sapesse il valore di un'anima, oh, allora vedrebbe che non è mai troppo quello che facciamo per salvarle! Piovevano costantemente umiliazioni e sacrifici. Se io almeno avessi saputo soffrire bene, avrei avuto tanto da offrire a Gesù. ­Mi si presentavano sempre nuove cose che umiliavano e ri­chiedevano sacrifici.

Avevo ai piedi del letto una foto di Giacinta di Fatima. La guardavo con amore e, senza alcun timore che le assistenti lo riferissero al dottore, sospiravo: - Cara Giacinta, anche se piccola, hai provato cosa costano queste cose! Dal cielo ove sei, aiutami! Solo l'aiuto del Cielo e le preghiere delle anime buone potranno darmi forza per salire un così doloroso calvario e sopportare il peso di questa pesantissima croce. -

Ogni volta che il dott. Araújo entrava mi faceva le stesse domande e mi lasciava spaventatissima quando mi diceva: - Dobbiamo parlarci a lungo. -

Quando lo vedevo uscire, respiravo profondamente e mi dicevo: - Benedetto sia il Signore, che te ne vai! - Ma il pensiero che sarebbe ritornato presto mi dava una sofferenza molto amara. Un giorno, seduto alla mia destra, cercò di convincermi che ero una illusa. Incominciò con un discorso molto vago sulla medicina e su di un suo professore di Oporto, al quale aveva presentato un lavoro di molte pagine elaborate dopo giorni e notti di studio. Era convinto di aver approfittato bene delle lezioni avute. Il professore, letto il lavoro, gli domandò: - P - sicuro di ciò che ha scritto? -

- Sì, sono sicuro, per questo e quest'altro motivo. - La conversazione si protraeva ed io fissavo il dottore fin­gendo di non comprendere le sue intenzioni e dicevo fra me: - Vai così lontano per cadere tanto vicino! - Intanto il dot­tore proseguiva: - Ero convinto di aver fatto un bel lavoro; il professore mi lasciò parlare e poi mi dimostrò che mi ero proprio sbagliato. Rimasi senza respiro: mio Dio, tante ore perdute! Tante ore di illusione! Il mio lungo studio era crol­lato in pochi istanti. – Io che, da parecchio tempo, vedevo dove il dottore voleva arrivare, sorrisi e dissi: - Ma il mio caso non crolla, signor dottore! Mi ha gui­data un direttore molto santo e molto saggio e mi ha studiata per vari anni. Se l'opera è di Dio, nulla la può far crollare! - Il dottore, un po' impacciato, fingendo che non era quella il significato delle sue parole, concluse: - Ah, no!... - Si alzò e in fretta se ne andò. Era tempo! Intanto mi confidavo solo con Gesù, l'unico con cui lo, potevo fare e gli offrivo le mie lacrime, che cercavo di nascon­dere all'assistente. Cantavo lodi a Gesù e a Mammina, fingen­domi colma di gioia. Cantavo con il maggiore entusiasmo, ma dentro di me ed ai miei propri occhi pareva non vi fosse né sole né giorno. Di notte alcune volte mi domandavo: - Cosa starà facendo: ora mia sorella? Starà piangendo? - Pensando che ella stava soffrendo per causa mia, una volta non ho potuto trattenere le lacrime. Quanto piansi! Avevo solo paura di disgustare Gesù, ma Egli sapeva che accettavo tutto per suo amore, con il de­siderio immenso di dargli tutte le anime. Infatti gli offersi anche le lacrime come atti d'amore per i tabernacoli.

« Quanto maggiore è l'amarezza, tanto maggiore è l'amore »: - non è così, mio Gesù? Accetta tutto. - Il sedicesimo ed il trentesimo giorno della mia perma­nenza ebbi la visita della mamma. Sentivo tanta nostalgia di lei! Poté stare poco tempo vicino a me e sempre sotto lo sguar­do indagatore delle spie. Ella piangeva e io fingevo di non avere cuore: le sorridevo, scherzavo, l'accarezzavo e, con il mio sorriso ingannatore, nascondevo l'amarezza dell'anima, bloccando le lacrime che volevano cadermi sul volto. L'ho in­coraggiata, sfogandomi intimamente con il mio Gesù. Era la mia croce: non dovevo portarla per amore di Colui che era morto per me?

Non più trenta ma quaranta giorni

Passavano così, in una lotta continua, i miei giorni, con­traddistinti solo per l'avvicendarsi delle infermiere che si suc­cedevano secondo la volontà del dottor Araújo; per causa di alcune ho sofferto immensamente perché oltrepassavano i limiti dei loro diritti e dei loro doveri. Giunsero i giorni in cui il dottore, convinto ormai della verità, promise maggior distensione, permettendo di lasciarmi per qualche tempo la sorella, presente sempre l'infermiera. Con­cesse anche alle Suore Francescane del « Rifugio » di farmi una brevissima visita. Avevamo già progettato di comunicare a casa la data del nostro ritorno, quando inaspettatamente sorse un contrattempo. Una delle infermiere aveva informato del mio caso il dott. Alvaro. Questi, non conoscendo me né i miei fenomeni, fece nascere dubbi. Incominciò ad affermare che sono cose impossibili, che le assistenti si sono lasciate ingannare e che crederebbe soltanto mandando un'infermiera di sua fiducia. Il dott. Araújo, indi­gnato per la diffidenza circa la sorveglianza fatta da lui, gli impose di mandare egli stesso la persona che giudicasse più idonea: fu scelta una sorella dello stesso dott. Alvaro. Quando noi pensavamo di vederci alleggerite dal nostro dolore, ci è stata chiesta una nuova prova quanto mai triste e dolorosa. Il dott. Araújo venne a convincermi che era con­veniente rimanere ancora dieci giorni. Anche se lui era certo della verità, conveniva convincere l'altro suo collega. Mia so­rella non era d'accordo, ma io risposi: - Chi è stato 30, può stare 40. -

Il dott. Alvaro, veramente, non esigeva 10 giorni. Per con­vincersi gli bastava che io stessi 48 ore senza mangiare né evacuare. Ma fu il dott. Araújo che, delicatamente, per l'onore del suo nome, invitò la signora assistente a rimanere un giorno di più e poi un altro. Questo ultimo periodo fu un nuovo calvario che io offersi a Gesù e a Mammina: dura prova, mio Dio! [In uno di questi giorni] il dott. Araújo, senza spiegazioni, prese la borsa di gomma che avevo sullo stomaco e un fiasco d'acqua che le assistenti conservavano per bagnare il fazzoletto che tenevo sulla fronte e vi infuse in entrambe non so che cosa: se avessi succhiato il fazzoletto o bevuto dalla borsa, come disse poi il dott. Alvaro, avrei avuto dei disturbi che loro, sapevano. Ordinò poi alle assistenti di non cambiarmi il ghiac­cio della borsa anche se lo chiedessi io. Sono stata agli ordini, anche se la signora nuova assistente tentò più volte di cam­biare il ghiaccio. Sono stata io a dirle: - Mi tolga la borsa soltanto per lasciarla rinfrescare un po' e poi me la dia. Biso­gna obbedire agli ordini del medico. - Si ritornò al rigore di prima, anzi più stretto. Si proibì perfino che mi si parlasse di Gesù, pensando forse che in quel modo si potesse strappare ciò che è in noi! Un giorno il dottore mi disse: - Non consento che chiami sua sorella se non una volta per notte. - La signora assistente, parecchie volte, quasi a tentarmi con una attenzione bugiarda (non voglio dire che fosse falsa; era solo l'impressione che mi lasciava), mi diceva: - Povera santa, sempre in quella posizione! Io chiamo sua sorella! - Al che rispondevo: - Molto grata, mia signora, ma non voglio. Sono ordini del medico: mia sorella deve venire una sola volta! - Quando mia sorella bussava per entrare, quell'unica volta concessa dal dottore, per cambiarmi di posizione, la nuova as­sistente accendeva la luce, apriva la porta, si poneva di fianco a mia sorella. Appena questa usciva, fingendo compassione per il freddo che avevo potuto buscarmi, e come per voler acco­modar meglio lenzuola e coperte, mi scopriva completamente per vedere se Deolinda mi avesse lasciato qualcosa nel letto. lo comprendevo benissimo l'intenzione, ma, fingendomi sem­pliciona, alzavo le braccia al di sopra dei cuscini affinché po­tesse ispezionare meglio. - Mio Gesù, tutto e solo per Te! - Né mancarono le seduzioni per farmi prendere qualcosa delle sue refezioni. Se mi allungava qualche boccone senza par­lare, io le sorridevo. Se l'invito era a parole, le dicevo: - Gra­zie - ma sempre sorridendo, mostrando di non cogliere la sua malizia. Principalmente di notte, quando più sentivo la solitudine, il tempo mi pareva eterno. Sentivo il mio cuore, come fosse un albero dalle folte radici, che avesse le sue vene lungo il pavimento e le pareti e che la furia di una grande tempesta strappava buttandomi a terra...; mi pareva che tutto e tutti mi calpestassero. Dicendo così, sento di non dire nulla in con­fronto di quanto ho sofferto. Ancora oggi rivivo nella mia memoria queste cose e provo un vero tormento. Solo l'amore per Gesù e le anime può far superare queste prove! Sentendo avvicinarsi il dottore, dicevo tra me: - Arriva l'aguzzino a visitare la povera carcerata per amore di Gesù e delle anime. Non ho offeso nessuno se non Te, mio Gesù; ma gli uomini vogliono, senza pensarlo, che in questo modo io paghi le mie ingratitudini. - Vedendo mia sorella spaventata per aver sentito dire che il mio avvelenamento era sicuro perché non evacuavo cercavo di farle coraggio. Poveri uomini! Gesù sa fare le cose molto meglio di loro!

Finalmente libera! (20 luglio 1943)

La vigilia della partenza fu giornata di visite. Passarono vicino a me tutti i fanciulli del « Rifugio ». Pregai con loro e distribuii caramelle. Mia sorella non pareva più la stessa: fu notato da tutti. Oltre mille e cinquecento persone vennero a visitarmi... Dovettero intervenire i carabinieri per mantener l'or­dine. Uno di questi si limitò a stare vicino a me, accontentan­dosi di dire per tutto il tempo: - Avanti! Passate avanti! - Che impressione, quel movimento di folla! Neppure le suppli­che di mia sorella valsero a farlo cessare; neppure i carabinieri. Lo stesso dott. Araújo dovette affacciarsi alla finestra per dire che si doveva sospendere quel movimento per non ucci­dermi. Io, in effetti, mi sentivo umiliata, depressa e stanchis­sima, con un senso di disagio per i baci ricevuti e le lacrime che mi lasciavano sul volto, in segno di una stima che non merito e non voglio.

Rimasta sola, chiesi per prima cosa a mia sorella che mi lavasse. Nella mattinata del giorno della nostra partenza il dott. Araújo, che non aveva dormito quasi nulla per la responsa­bilità, venne al « Rifugio » ove molta gente attendeva per po­termi vedere. Rimase un po' vicino a me e permise l'entrata di alcune persone. Poi ci disse che eravamo libere, che l'os­servazione era finita; concesse a mia sorella di mangiare in camera mia e aggiunse: - A ottobre verrò a visitarvi a Balasar, non più come medico-spia, ma come amico che vi stima. - Baciai riconoscente la mano del dottore e lo ringraziai per il suo interessamento; lo feci con sincerità perché, anche se fu severo ed aspro, dimostrò la serietà necessaria al mio caso. Nel pomeriggio di quel giorno 20 vennero a salutarmi le religiose e le assistenti. Tutte le assistenti mi offrirono doni. Alcune di esse vennero ad assistere alla mia partenza; ero già sistemata in autolettiga e una di esse mi spruzzò del profumo; avevo con me un mazzo di garofani, offerti da una signora. Nel corso del viaggio mi offrirono alcuni mazzi di fiori. Io accettai per delicatezza, ben lontana dal pensare che sarebbero poi stati di appiglio a qualcuno per farmi soffrire Penso che chi mi offerse i fiori sapesse quanto li amo, amando Colui che li ha creati. Né il profumo, né i fiori, né la moltitudine del popolo che attorniava l'autolettiga furono motivo della più piccola vanità per me. Quando durante il viaggio ci fermavamo per riposare e io vedevo molta gente avvicinarsi con ammirazione a me, dicevo al medico Azevedo: - Non fermiamoci! Signor dottore, andiamo avanti. - Sarò stata forse indelicata, ma egli fu tan­to paziente. Io vivevo più dentro di me che fuori. Il mare e tutto ciò che si presentava ai miei occhi mi invitavano al silenzio, al raccoglimento in Dio. Quando mi trovai nella mia cameretta mi parve di sognare. Piansi, ma furono lacrime di gioia.

Ritorno alla mia cameretta

Posta nel mio letto, per molto tempo non permisi che mi toccassero; mi sfuggivano continui gemiti per ì dolori quanto mai forti: fu effetto del viaggio. Per chi mi sono sacrificata? Per vanità forse? Povero mondo! Vanità? Perché? Che cosa siamo noi senza Dio? Chi potrebbe soffrire tanto per una grandezza terrena o per vanità del mon­do? Quaranta giorni all'ospedale! Quante umiliazioni! Aveva ragìone il dott. Azevedo quando, collocandomi durante il viag­gio di andata un fazzoletto bagnato sulla fronte, mi diceva: - Ha qualche capello bianco, ma al suo ritorno ne avrà molti dì pìù! - Avvenne proprio così: egli prevedeva quanto mi aspettava. Però è molto bello affrontare tutto per Gesù, per suo amore. « ... Fu duro il tuo penare, figliolina, fu duro il penare di tua sorellina in quella prigione ["Rifugio»]. Avanti! Fu per Gesù, fu per la salvezza di migliaia e migliaia di peccatori. Che trionfo per il Cuore di Gesù! Eccolo esaltato, eccolo glo­rificato nei suoi cari umiliati... Basta! Ora non uscirai più dalla tua cameretta... Di', figlía mia, di' al tuo caro padre spirituale, di' al tuo medico che per tutte le loro umiliazionì saranno esaltati. Gesù è loro rico­noscente per il trionfo della sua causa Gli uomini tentarono di farla cadere, ma Gesù vigilò e i suoi cari cooperarono. Tutto ciò che è di Gesù non cade: sta saldo in mezzo a tutte le tem­peste, brilla, trionfa... -

- O mio Gesù. Superai la prova per tua gloria e per sal­vare anime. Voglio essere sempre piccola agli occhi del mondo ma grande nell'amore, grande nel poter salvarti anime... - » (diario, 7-8-1943).

« ... Ho dettato come meglio ho potuto le grandi sofferenze vissute al "Rifugio", ma quello che riesco a dire è nulla al confronto di quello che ho sentito. Ho saputo sentire, ma mi so spiegare male. Sono però contenta di avere obbedito. Gesù è degno di tutto, non è vero? Il mio corpo ha subito una grande scossa; ancora oggi i dolori sono quasi insopportabili e sovente mi pare di venir meno. Ma nei momenti di tanto dolore, fissando il Cuore di Gesù, gli dico con tutto il fervore: - Cuore sacratissimo di Gesù, confido in Te, confido! » (lettera a p. Pinho, 27-9­1943).

Apprensioni per la guerra e lettera al Papa

Quando mi parlavano di guerra e del pericolo in cui si trovava il Portogallo, io sorridevo, mentre il mio cuore rad­doppiava la fiducia dicendo a Gesù: - Confido in Te! - A chi mi esponeva preoccupazione rispondevo: - Non sarà così; il Signore è misericordia infinita... - Sovente le conversazioni sulla guerra mi facevano soffrire perché in contrasto con quanto udivo dal Signore il quale molte volte mi ripeteva: - Confida, confida, figlia mia! - Ero spes­so tentata a ritenere che tali parole provenissero dal demonio, ma gli effetti che sentivo nella mia anima erano diversi: infatti nell'udire « Confida, figlia mia! » sentivo molta pace e una forza capace di vincere la guerra. Mi giunse perfino alle orecchie che il Santo Padre era stato fatto prigioniero, ma io non vi credetti, considerando tale no­tizia confusione del popolo... Sentii tuttavia nella mia anima un lutto come quando muo­re un padre di famiglia e lascia i suoi figli orfani. Passarono tanti giorni e in questa lotta continua non mi stancavo di of­frire a Gesù tutte le mie sofferenze per la pace. Volevo alleg­gerire, confortare, liberare il Papa da ogni sua sofferenza e non sapevo come Un giorno, dopo la Comunione, sentii un grande desiderio di scrivere al Papa. Non potendo contenerlo, dissi a mia sorella: - Voglio scrivere al Papa: dammi penna e carta. - Mi posi senz'altro al lavoro, chiedendo al Signore luce e forza ed unen­dovi il sacrificio dello scrivere.

« Beatissimo Padre, so che in queste ore tragiche per l'umanità il cuore che più soffre, dopo quello di Gesù, è quello di vostra Santità. Gesù soffre perché è offeso e vostra Santità soffre nel vedere il mondo in guerra, nell'odio, nei crimini.

Oh, quanto soffre anche il cuore della più povera, della più miserabile e indegna delle vostre figlie, per non poter di­fendere il Cuore di Gesù dai delitti della umanità ed impedire che sia ferito e per non potere alleggerire Voi dal dolore tanto crudele e profondo che schiaccia e trapassa il cuore del Padre mio e di tutto il mondo!

Oh, mio caro Padre, io non valgo nulla, non posso nulla, sono povertà e miseria, ma Gesù può farmi forte e potente; ed è con Gesù e la Mamma del cielo che mi sento al fianco di vostra Santità per aiutarvi, con le mie sofferenze, a portare così pesante croce.

Vorrei baciare la terra ove vostra Santità posa i suoi piedi; vorrei andare bocconi ovunque potreste essere costretto a pas­sare: e ciò come prova del mio dolore nel vedervi soffrire e del mio profondo rispetto per voi. Coraggio, coraggio, santissimo Padre, Gesù non viene me­no: la forza viene dall'alto, la guerra termina; la pace regnerà tra gli uomini, ma sempre nel dolore e sacrificio; il regno di vostra Santità continuerà sempre tra le spine, ma Gesù non vi mancherà mai con la sua Grazia e il suo Amore affinché Voi possiate salire sereno il vostro così doloroso calvario. Fu Lui a scegliere così amabile figlio quale padre di tutti noi, per spargere la luce santa del Divino Spirito.

È triste il vostro regno sulla terra per la malizia degli uo­mini, ma sarà lieto e glorioso il cielo, quale premio di tanto dolore e di tanto amore per Gesù.

Beatissimo Padre, sono una vostra figlia, ammalata da 26 anni e paralitica da quasi 19. Questa mia lettera mi costa un enorme sacrificio, poiché sono stesa in un letto, con il mio po­vero corpo trapassato da acutissimi dolori; ma è una prova di amore, di santo amore verso il mio caro santo Padre. Ah, mio Padre, se mi fosse possibile dire quanto soffro nel corpo e nell'anima! Quanto triste e dolorosa è stata la mia vita! Si allieta solo quando fisso gli occhi in Gesù. Padre, Padre mio, datemi la vostra apostolica benedizione per rendere più sopportabile il mio dolore e perdonate il mio ardire.

Non chiesi consiglio a nessuno perché da due anni non ho direttore: comanda chi può, obbedisce chi deve. La benedi­zione, la benedizione, mio Padre, ed il perdono per il mio mal scritto, ma non so scrivere meglio. Non vi dimenticherò mai sulla terra, meno ancora in cielo. Non so trovare parole adatte per il mio caro Santo Padre: perdono, perdono! Sono la povera Alexandrina Maria da Costa » (11-10-1943). Una volta scritta [la lettera al Papa], rimasi più sollevata; arrivai perfino a sentire contentezza, ma durò poco. Il giorno dopo d'averla spedita, nel raccoglimento succes­sivo alla Comunione, provai una enorme sofferenza per il San­to Padre. Ero molto preoccupata per le manovre militari, e, nonostante la mia fiducia, soffrivo per quanto udivo. Senza pensare di avere una risposta, dicevo a Gesù: - O mio Gesù, salva il santo Padre, da' la pace al mondo intero. - E il Signore mi rispose: - Sì, figlia mia, do la pace tra poco. Gesù non ti inganna. - Ed io continuai: - O mio Gesù, risparmia il Portogallo dalla guerra. Non lo meritiamo, ma abbi compassione di noi. Risparmia il Portogallo! -

- Sì, figlia mia! Il Portogallo è risparmiato! Non entra in guerra -. Non ho forse la crocifissa di questo Calvario a fianco della mia Madre benedetta a sostenere il braccio del­l'eterno Padre? - Circa un'ora dopo sentii dire che saremmo caduti in mano dei Francesi e che avevano ucciso il Papa. Ebbi l'impressione che mi si spezzasse il cuore: stentavo a respirare; non potevo né parlare né pregare. Con gli occhi nel Cuore di Gesù dicevo mentalmente: - Aiutami, Gesù! Mammina, aiutami! Non la­sciatemi vacillare! -

Offrivo a Gesù tutta la mia sofferenza affinché il santo Pa­dre fosse liberato, persuasa che non era morto e che non era vero quanto si diceva del Portogallo.

Fu un giorno di lotta tremenda. Chiedevo al Signore di mandarmi qualcuno che mi potesse confortare, perché non vo­levo offenderlo con il mio scoraggiamento. Passarono ore di tremenda agonia. Mi sentivo in mezzo ad una terribile tempe­sta che tutto distruggeva, senza nessuno che mi venisse in aiuto. Tenevo l'animo fisso in Gesù ed in Mammina, chiedendo tutto l'aiuto del Cielo. Gesù venne a confortarmi: - Il Santo Padre non è morto; vive e continua la sua missione. - Mi ripeté più volte nel­l'intimo del cuore: - Confida! Confida! Gesù non ti inganna! - Ma il demonio, non soddisfatto della mia sofferenza e rab­bioso per la inutilità dei suoi sforzi, mi ripeteva frequente­mente: - Portogallo in guerra! Portogallo nel sangue! - Era tale la sua rabbia che mi intimoriva.

Mi pareva di udire suono di campane a morto per il santo Padre, rumore e frastuono di artiglieria in Portogallo. Tuttavia mi mantenni fiduciosa in Gesù. Tutto questo avvenne il 14 ottobre del 1943 e già il 10 dello stesso mese il Signore mi aveva detto più o meno la stessa cosa... Maledetto il demonio che tentava togliermi la pace e farmi perdere la fiducia in Colui che non inganna né può essere in­gannato! Venne il mio confessore: fece di tutto per tranquillizzarmi e ci riuscì con la confessione. In seguito continuai sempre a pregare per il santo Padre, ma la sofferenza che sentivo per lui andò diminuendo di gior­no in giorno.

Non erano fiamme di fuoco della terra

Il giorno di Cristo Re [31-10-1943] sentii come se moris­sero il mio corpo ed il mio spirito, quasi cessasse la mia esi­stenza nel mondo. Non posso dire il dolore che mi causò. Anzi, ancora più: mi sentivo nel purgatorio! Che dolore, mio Dio! Da giorni mi sentivo attraversata da fiamme. Pensavo fosse ef­fetto della sete ardente; mi sono ingannata. Non erano fiamme di fuoco della terra: avevano uno splendore incantevole. Mi compenetravano per ore, tormentando il mio corpo e tutti i sensi; tutto il mio essere ne era imbevuto e soffriva dolori in­dicibili. Ciononostante io sentivo necessità di immergermi in quelle fiamme per purificarmi. Come la farfalla impazzisce per la fiamma, anch'io impaz­zivo e, a braccia aperte, entravo in quel fuoco che tormentava e non distruggeva, animata da una sola ansia: libera da que­sto, vado al mio Gesù.

Ignoravo il significato di questa sofferenza. Sentivo e nulla più (diario, 31-10-1943).

- ... La tua vita non ha nulla di umano, è solo divina... Gli ornamenti che Io do alle mie spose più care sono spine e delle più acute. Ma tu trasformale con tanta dolcezza e amo­re in modo che tutte diventino pietre preziose. Che meraviglia, che ricchezza è il tuo cuore, o mia colomba bella! La purezza non si macchia; diventa sempre più bianca e pura. Tu senti che il tuo spirito è morto? Lo permisi Io: è morto per il mondo, ma vive di più e meglio per il cielo. Quel fuoco che ti tormenta significa realmente fuoco del purgatorio. Sta purificandoti perché dopo morte venga direttamente a Me. Così desidera la mia Madre benedetta, perché tu sappia ciò che soffrono colà le anime a noi care. Fallo sapere al mondo. Soffrì tutto, offri tutto per loro... - (diario, 6-11-1943).

 

1944

Nuova trasformazione mistica

... Sentii la mia anima staccarsi dalla terra ed elevarsi in alto; a mantenere in vita il corpo costretto quaggiù rimase come una corrente elettrica che lo univa all'anima. Tale distacco co­stò molto al mio corpo. I miei occhi fissavano Gesù crocifisso a sollievo dei miei dolori. Frattanto la mia anima si sentiva in grembo a Mammina che, con me, sosteneva il suo divin Figlio morto. Ciò diede luce alla mia intelligenza facendomi compren­dere che quanto mi aveva promesso Gesù non si sarebbe rea­lizzato nel modo che io giudicavo più naturale, cioè andando per sempre in cielo, ma che sarei andata in cielo per ritornare. Questa luce non fu impressione momentanea e mi fece com­prendere che una nuova trasformazione era operata in me, con­vincendomi che certamente non sarei morta e che Gesù si era riferito evidentemente a questo nuovo stato dell'anima. Non ho più pensato a una morte fisica (diario, febbraio 1944). Morì completamente quel leggero soffio di vita; non sento più quella respirazione che di tanto in tanto sentivo. Vive in me il dolore ed è di ogni qualità e specie. Sono morta per il mondo. Tutto scese nel sepolcro per rimanere sepolto per sem­pre. Che orrore, mio Dio! Non vivo più; vive il mio dolore amato, vive soltanto il mio inspiegabile martirio. Potrà que­sto, senza la mia vita, dare vita alle anime? Potrò essere ancora utile alla umanità? Potrò ancora amarti, o Gesù, e consolare il tuo Cuore santissimo? Povera me! Dopo l'odio e l'abbandono, dopo la dimenti­canza ed il disprezzo, scesi nel sepolcro. Vivo già nella eternità senza aver riavuto il mio padre spi­rituale e senza più avere qui la santa messa... La mia eternità è senza luce, è una eternità che non Ti ama, non Ti loda, non Ti vede, non Ti gode. Tremenda eter­nità! Non veder Gesù è una eternità morta. Soltanto il dolore trionfa sulla morte... - ... Da', o Gesù, la vita alle anime con la mia morte... Da' loro la Tua eternità. Da' loro il cielo, o Gesù! - (diario,. 13-5-1944).

Una dolorosa ingratitudine - Assetata di dolore per salvare le anime

Ero in una grande afflizione e, dopo la Comunione, mi confidai con Gesù, senza contare su una sua risposta. Buono come sempre, Egli di degnò di sollevarmi: - Mia figlia, dì a tua sorella che sto guardando fin dove giunge la sua fiducia in Me. Presso il tuo calvario sta facendo la parte che la Madre mia benedetta fece presso il mio. Dille che confido molto in lei: se così non fosse non l'avrei unita tanto al tuo martirio. - E, riferendosi a chi ci faceva tanto soffrire, disse: - Suv­via, coraggio! Satana è rabbioso: stende su di voi i suoi artigli infernali, ma non vince! Confida! Ella è una insensata. Vi ha usato la più grande ingratitu­dine; ma perdonatela di tutto cuore, come la perdono Io. Se tu sapessi quanto soffro! Mi ricevono nella Comunione fred­damente, per abitudine. Quanto ne soffre il mio Cuore! - (diario, 29-5-1944). Gesù ripetutamente mi aveva confermato quanto mi aveva detto e promessa all'inizio della mia crocifissione: in premio del mio consenso a lasciarmi crocifiggere, sarebbero state chiu­se le porte dell'inferno dal mezzogiorno del venerdì alla mez­zanotte della domenica. Quando a Gesù piacque di non darmi più la crocifissione [fisica] o meglio di cambiare il modo di crocifiggermi, io continuai a ricordargli la sua promessa, per­ché mi consideravo con lo stesso diritto.

Il giorno 16 giugno 1944 venne Gesù e disse: - Mia fi­glia, vieni a riposare e a prendere conforto nelle braccia di Mammina. Sei teneramente accarezzata da Gesù e da Maria. - Mentre parlava sentivo le loro carezze. - Sei cullata dagli angeli. Vengo a dirti, figlia mia, i giorni in più in cui, per tuo merito, viene chiuso l'inferno: ti con­cedo il pomeriggio del giovedì in onore della mia Eucarestia, per l'amore che hai per Essa, e per l'amore che mi indusse a rimanervi prigioniero; ti concedo il mercoledì mattina in ono­re di San Giuseppe che tu ami tanto; quanto desidero, figlia mia, vederlo amato! Voglio che tu faccia sapere che chi avrà per Lui devozione ferma e costante non mi offenderà grave­mente al punto di perdersi... Questo te lo concedo per l'amore con cui ti lasci croci­figgere. - (diario, 16-6-1944).

O Gesù, mantieni chiuse le porte dell'inferno!

- Ho sete, ho sete, figlia mia, ho sette di amore. Le anime non conoscono la mia follia d'amore, mia colomba bella. Sono sempre pronto a riceverle. Do’ loro, offro loro il mio Cuore e voglio ospitarvele, voglio possederle. - - Gesù, Gesù, sento le tue ansie; vedo il tuo divin Cuore aperto. È stato l'amore che Ti ha lasciato ferire così. Che fe­rita, che piaga profonda! Vedo che da essa escono raggi tersi, incantevoli, raggi luminosi. Incendiami, Gesù, incendiami in quel fuoco divino; fa' che io possa incendiare tutti i cuori, tutti i tuoi figli... Vedi la tortura del mio povero cuore. Lo sai che tante volte vorrei dirti: « Gesù, non ne posso più, non resisto più ». Ma non te lo dico, mio Amore! Anzi, fa' in fretta a darmi maggiori sofferenze, ma dammi con esse le anime! -

- Soffrire di più non puoi, figlia mia! Ma abbi coraggio: Io sono con te, vigilo, vinco, trionfo... Sei la mia vittima più amata, hai la missione più ricca, più bella per Me. -

- Se io Ti amo, o Gesù, come tante volte affermi, se io amo Te e la mia cara Mammina e sono da Lei amata come dici, ed io credo e confido, che altro posso desiderare, se non amarti e salvarti i peccatori? Crocifiggimi, o Gesù! Non risparmiarmi, mio Amore, ma risparmia loro dalle pene dell'in­ferno. Tieni chiuse, o Gesù, le porte dell'inferno. Mettimi quale sbarra contro quelle soglie, lasciami là fino a quanto il mondo esisterà, fino a quando vi saranno peccatori da salvare. Oppure lasciami nel mondo finché esisterà. Toglimi tutti i miei, toglimi coloro che mi sono cari, lasciami sola. Tu solo mi basti, o Gesù! - - Quanto è bella ed incantevole la tua preghiera! Che gioia, che consolazione per Me! Quanti benefici! Oh, quante grazie raccogli per gli ingrati contro il mio divin Cuore! O mondo, tu non conosci la mia vittima amata. In fretta, in fretta sia fatta la luce che Gesù desidera: è con questa luce, figlia amata, con questa luce che brilla in te, che i peccatori vedranno il cammino, la verità e la vita. - O Gesù, la Verità sei Tu, il vero Cammino sei Tu, l'u­nica Vita sei Tu. Fa', o Gesù, che tutti Ti seguano, che tutti Ti amino. Voglio solo quello che vuoi Tu, mio Gesù, ma Ti chiedo con tutto il mio cuore, con tutta l'anima mia: « Dammi coraggio, dammi forza, dammi grazia, dammi tutto ciò che è tuo. Senza di Te non posso, non resisto a tanto dolore! » - ...

- Animo, figliolina, non scoraggiarti! Già lo sai che abiti nel mio divin Cuore. Riposa in Me, riposa per sempre. Ricevi vita per vivere: vivi solo della mia vita divina. -

Gesù, mio unico alimento, infuse in me il suo Cuore

Al calar della sera già la luce del sole si confondeva con l'oscurità della notte; per me non vi era stato né sole, né gior­no, ma soltanto notte. Lo scoraggiamento, l'abbattimento, la lotta costante mi erano quasi insopportabili... - Gesù, Mammina, aiutatemi, non lasciatemi cadere! - O mio Dio, il cielo mi pare che non esista. Continua la lotta e il tormento dei dubbi. A nulla vale il mio grido ai santi. - Gesù, confido! Mammina, confido! - Ma il tempo passa e non c'è soccorso per me. Sento l'abbandono della terra e del cielo. Povera me! Non voglio ingan­narmi né ingannare nessuno.

Una nuova prova di amore da parte di Gesù venne a sol­levarmi dall'abisso di tenebre e di morte. Con le sue divine braccia mi reclinò sul suo Costato divino e mi fece bere il sangue del suo Cuore. Meraviglia! Bontà divina! Sentii il San­gue dal Cuore di Gesù fluire in me abbondantemente, mentre Gesù tutto dolcezza mi diceva: - Coraggio, figlia mia! Il mio, Sangue e la mia Carne sono il tuo alimento e la tua vita. -

Gesù mi saziò, mi fece rivivere: sfolgorò il giorno, il sole mi riscaldò coi suoi raggi. Il mondo ora nulla poteva contro di me. Quanto è buono Gesù!... (diario, 25-6-1944).

Non so se per causa del mio grande soffrire, rimasi molto prostrata, quasi dimentica di avere ricevuto Gesù Eucaristico. Oh, lo stato della mia anima!

Improvvisamente vidi davanti a me Gesù inchiodato sulla croce, ma disparve subito. Se mi sentivo morta, morta rimasi: mi pareva che per me la vita non esistesse.

Passarono pochi istanti e venne il mio Amato, ma ora era meraviglioso: il suo Volto era tanto bello, tutto splendore, tutto luce. Mi si avvicinò confidandomi, allo stesso tempo, che mi affidava il suo divin Cuore, con una grande piaga da cui usciva una enorme fiamma brillante che poteva incendiare e bruciare tutto il mondo.

- Nascondi in te, figlia mia, il mio divin Cuore affinché i peccatori non possano offenderlo. - Non so come, il Cuore di Gesù si trasfuse in me. Io fui immersa in Lui e Lui in me. Quanto è grande l'amore di Gesù! Che trasformazione quella dell'anima mia! Già avevo vita, coraggio e forza. Sofferenza, quanto sei dolce se portata per amore di Gesù! Ma, ahi, quanto costa voler consolare e non potere, custo­dire il suo divin Cuore e non sapere come. Povero Gesù, a chi affidasti il tuo Cuore da custodire! Dove potrei nasconderlo perché non sia più ferito? Io sono miseria. Trasformami, puri­ficami e poi entra in me (diario, 3-7-1944)

Rivive il martirio sofferto alla « Foce »

- O Gesù, sarà mai possibile che una morta parli, che il cuore di un cadavere senta nostalgie del cielo, ansie di volare a Te, bramoso di nascondersi per tuffarsi nella immensità del tuo divino Amore? Gesù, è il mio dolore che Ti parla,... è un dolore che racchiude in sé tutti i dolori. Gesù, mi sento non come un cadavere da poco sepolto nel quale i vermi non siano ancora penetrati e che potrebbe essere riconosciuto, no, mio Gesù, ma come se neppure le ceneri avessi più: tutto scomparve. O mio Dio, che morte, la mia, che eternità perduta! Ascolta, o Gesù, abbi compassione! Volgi lo sguardo verso di me, leggi nel mio dolore: è per Te, è per le anime... Vedi che senza di Te non resisto a tante nostalgie del cielo; con tante ansie di amarti non posso restare qui... O dolore, o dolore, solo tu vivi, ma non ami Gesù, non vivi per Gesù. Giunga fino a Te il mio grido! Che sarà di me, mio Dio, che sarà di me senza di Te? O lotta, o tremenda lotta!

Gesù, è un anno che terminò il mio martirio a « Foce ». In questi ultimi 40 giorni rivissi ciò che passai colà. Accetti, o Gesù, il martirio tanto doloroso? Non tornai a « Foce » ma posso quasi dire che soffersi come quando ero là. Facesti in modo che tutto si ripetesse: rivissi tutto, o Gesù. Accetta il mio dolore e, per amore delle anime, chiudi l'inferno. Fa' che io Ti ami e Ti faccia amare. Ho fame di darti il mondo intero. Ahimè, mio Gesù! Ho nostalgia di alimentarmi ma non sono io che la sento; non è il mio corpo che sente fame e sete perché io già non esisto; ma è un cuore, un'anima come fosse mia che sente questa fame e questa sete. Udisti, mio Gesù, che questo mio duro penare mi obbligò a dire che avrei dato tutto, il mondo, la vita, se fosse stato possibile, solamente per avere una piccola alimentazione. Che ansie, che ansie, mio Gesù, di possedere tutto per darti tutto! Voglio amarti, voglio darti anime!... Volgi verso di me il tuo divino sguardo, perché voglio fis­sare i miei occhi nei tuoi. - (diario, 20-7-1944).

Minacciano di lasciarmi senza Comunione!

Notte tenebrosa, orrori di morte! Continua il grido del do­lore: ascoltalo, Gesù, è lui che piange, è lui che invoca il tuo soccorso!... Non vedo luce... Il mio cuore sente di esser stato lacerato e trapassato da una dura lancia, di aver ricevuto una nuova grave ferita, di non poter essere ferito di più... Sono in uno stato di grande spavento; non so di cosa mai sia presàgo il mio dolore. Che orrore! Infuria la tempesta, sento il sibilare dei venti, l'echeggiare dei tuoni terrificanti, minacce di distruzione. Tutto fuggì terrorizzato e io, sola, in mezzo al mare, senza timone, senza barca, senza luce, sto per affondare per sempre in questo abisso. Orrore! Orrore!... Mio Dio, che cosa mi a­spetta ancora? Mi abbandono nelle tue braccia santissime... (diario, 27-7-1944).

« Non pensi, mio buon padre Umberto, che il mio silenzio sia dimenticanza. Non lo dimenticherò né sulla terra né in cielo. La causa di tutto sono i regali (croci) di Gesù. Sapesse quanto soffro... Ma la sofferenza non importa; ciò che vale è consolare Gesù; basta che non mi manchi la sua grazia e la sua forza per poter resistere a tutto... Non ho dimenticato le sue inten­zioni, quelle dei novizi e confratelli di codesta santa casa sa­lesiana... Mi perdoni, per carità, le mie mancanze. La ringrazio di cuore e con tutta l'anima per quanto ha fatto per me. Gesù la ripaghi, la colmi dei suoi benefici e del suo amore perché soltanto Lui conosce e sa il conforto che mi ha dato. Lo sento al mio fianco e questo mi dà coraggio nel mio soffrire. Sia benedetto Iddio. Non sono ancora odiata da tutti... » (lettera a d. Umberto, 30-7-1944)

- Ascolta, mio Gesù, il mio dolore quasi moribondo. Gli è stato inferto un colpo molto duro. O dolore che uccidi il dolore! O dolore che può essere compreso soltanto da Te! Con lo sguardo in Te, o Gesù, le calunnie, le umiliazioni, i di­sprezzi, gli odii, le dimenticanze hanno tutta la dolcezza del tuo Amore. Venga tutto, o Gesù, venga tutto ciò che Ti piace. Muoia il mio nome, come sento che morirono il corpo e l'a­nima, affinché viva il tuo divino Amore nei cuori e la tua Grazia nelle anime. Ecco, mio Amato, perché mi lascio immolare. Ma come resistere a tanto? Guarda questo cuore che scoppia e si disfa nel dolore: non può sopportare tanto tormento se non vieni in mio aiuto. Vieni, o Gesù! Aiuto, aiuto! Vogliono pri­varmi di tutto: mi minacciano persino di lasciarmi senza Co­munione, proibendo al parroco di venire da me, se non in pe­ricolo di morte, nel caso che io non obbedisca. Obbedisco, obbedisco, con la tua divina Grazia. Santa ob­bedienza, io ti amo per Gesù e per le anime! Mi hanno messa in pubblico, senza il mio consenso: non sapevo nulla. Ed ora vogliono, a spese del mio dolore, racco­gliere le penne che il vento furioso disperse! Come lo potranno? Ahi, mio Gesù, mai più, mai più! Almeno potessi vivere nascosta, amarti come desidero tanto, essere tua oltre ogni limite, ma, perdonami, senza avere sif­fatta vita [mistica]. Quanti sono santi senza avere questo ge­nere di vita! Ed io sono piena di miserie! Quanta nostalgia per i miei anni lontani! Tanti colloqui ho avuti con Te, senza che si sapesse nulla! Darei vite, darei mondi per vivere na­scosta. Perdonami, o Gesù, questo volere: non voglio avere vo­lontà mia. Sapessi almeno che con la mia sofferenza fosse completa la tua consolazione! Potessi vivere nascosta in questa cameretta e Tu solo e queste povere pareti foste gli unici te­stimoni dei miei dolori! Se i miei e coloro che mi sono cari potessero non ricordare che io vissi qui e che vissi con loro, oh, allora non soffrirei! Vedo però che chi soffre di più è il tuo divin Cuore; coloro che mi sono cari soffrono con me e non possono dimenticarmi: ciò mi addolora moltissimo. Quante volte non posso contenere le lacrime, cieca di do­lore! Poi mi viene questo pensiero: è più perfetto non piangere, Gesù è più contento. Fisso i miei occhi in Lui inchiodato sulla croce; resto un po' di tempo a contemplarlo; allora le lacrime, che parevano non aver mai fine, cessano: sento una nuova vita. Mio Dio, che lotta tremenda! Povera me senza di Voi, o Gesù e Mammina! Soccorretemi, sono la vostra vittima... Gesù, non permettere che io ceda, non consentire che le mie labbra desistano dal ripetere: « Gesù, Ti amo! Sono la tua vittima ».

Gli uomini diano la sentenza che vogliono; non importa. Dammi Tu la certezza che vinci in me e di amarti e di darti anime. Gesù, non vedo né il mio passato né il mio presente, vedo solo il mio futuro: vedo il mio sangue scorrere fra spine; in una notte tremenda e oscura avanza il mio dolore che con­tinua a vivere... - (diario, 1-8-1944).

- Gesù, guardo da un lato e dall'altro e non vedo nes­suno; temo e tremo; che spavento!... Gesù, non lasciarmi senza riceverti: ch'io perda tutto, tutto, ma che abbia la Comunione; perdere tutto, ma possedere Te!... - Mio Dio, che vita tanto mal compresa! Se non fosse per amore di Gesù e delle anime, non starei soggetta ai verdetti degli uomini, non avrei da obbedire loro. Questi pensieri pas­savano rapidi come baleni. Mi sentivo poi come obbligata a scambiare tutte le gioie con l'amore di Gesù: Egli è degno di tutto. Le anime, le anime! Questo pensiero vibrò in me, accen­dendo desideri più saldi di camminare tra le spine...; mi fece comprendere chiaramente chi è Gesù e chi è il mondo... Sento nostalgia della mia « Passione » del venerdi, ma ho terrore delle estasi. Temo i venerdì e i primi sabati, temo qual­siasi giorno ed ora nei quali, mio Gesù, Tu ti degni di par­larmi. Sarà una imperfezione? Abbi compassione, Gesù!...

Passarono alcune ore: era notte alta; tutto in casa riposava, solamente il mio dolore, la mia lotta continuavano. Mi apparve improvvisamente Gesù: - Dammi la mano, figlia mia, non ti promisi di sollevarti dal tuo abbattimento? Va' nelle braccia di Mammina a prendere conforto. - Mi sentii subito nelle braccia di Mammina e, come una bimba, buttai le mie braccia al suo collo. Ella mi strinse dol­cemente e mi accarezzò coprendomi di baci. Io piangevo; Ella mi asciugava le lacrime con il suo santissimo manto e mi diceva: - Non piangere. Consola con me il tuo e mio Gesù. Egli è tanto offeso! Su, prendi coraggio! - E Gesù: - Il tuo dolore, figlia mia, il tuo martirio strappa dagli artigli di Satana le anime che egli con tanto furore mi rubò. Coraggio... La tempesta passa. Ricevi Grazia, Amore e la Luce dello Spirito Santo. - Vidi lo Spirito Santo in forma di colomba che lasciava cadere dall'alto sopra di me raggi dorati e un profluvio di splen­dore... Ne rimasi fortificata. Poco dopo, in una dolce pace, mi addormentai (diario, 10-8-1944).

Sentii come un assalto dentro di me

Verso le ore 14, appoggiata ai miei cuscini e distesa sopra la mia croce in una amarezza profonda, invocavo Gesù, sol­tanto Gesù. Alcune note armoniose mi attrassero. Dapprima pensai che fossero suoni della terra e mi posi in ascolto per scoprire da dove provenissero. Ma scendevano dall'alto. Lo compresi be­nissimo ed allora il mio cuore palpitò con tanta forza da non poter più resistere... Passò tutta la tempesta... Mi sentii rapita da grande dolcezza e soavità. L'armonia si componeva di molti suoni, come emessi da tanti strumenti... Li udivo tutti, ma uno fra i molti mi attirava di più... Non so quanto durò questo rapimento... forse una mezz'ora (diario, 12-8-1944). Dopo il sollievo concessomi il giorno 12, ritornai nel mio stato di amarezza. Venne il giorno della assunzione di Mam­mina, e nel pensare alla solennità... e al giubilo del cielo, mi parve di non resistere più ai dolori della terra. Pochi minuti dopo la Comunione, sentii come un assalto dentro di me. Mi parve che fosse Gesù, il quale, come un ladro, entrò ed usci subito portando con sé quel po' di vita che era vita del mio dolore. Mi sentii morta, ma continuai a soffrire di più per il fatto di sentirmi privata di quel poco di vita che era vita al mio dolore. Sentivo che mi mancava tutto ed ero come scissa in due parti: il mio cadavere rimasto quaggiù e, là in alto, in cielo, quella refurtiva che era una parte di me stessa. Questa parte era immersa nel gaudio completo, meno la visione di Dio, ma non dava alla parte rimasta sulla terra nessun sollievo; al contrario, la lasciava prostrata in un abisso di dolore senza fine. Passai tutta la giornata in un'ansia dolo­rosa di possedere quella parte di me che mi apparteneva e senza la quale io ero un cadavere. Fu un giorno intermina­bile: lo passai in un grido continuo a Gesù e a Mammina men­tre mi domandavo: - O mio Dio, come posso vivere senza vita? -

Verso sera udii nuovamente le armonie del giorno 12 e questo fu come un balsamo per la mia sofferenza; senza di esso mi pare non avrei resistito qui molte ore.

A notte, non saprei dire l'ora, mi fu restituita quella refur­tiva; me ne accorsi perché mi sentii rivivere (diario, 15-8-1944).

Gesù mi mandò un Padre in aiuto

... Mi sento sola, completamente sola... La tempesta conti­nua... Solo Tu, o mio Dio, puoi aiutarmi; ma, povera me, mi pare che anche Tu mi abbia abbandonata. Il grido di soccorso non arriva agli orecchi di nessuna persona. Che mai avverrà, mio Dio? Lancio lo sguardo oltre la finestra della mia camera: ci sono delle nuvole; fisso in esse i miei occhi ammirando la grandezza del Creatore. Si squarciano le nubi ed appare l'az­zurro del cielo: non posso resistere a tanta nostalgia! Vorrei volare là, ma quanta distanza tra me e il firmamento! Piango, piango molte lacrime... Si avvicinavano i giorni in cui sarei rimasta senza Comu­nione. - Mio Dio, come farò a stare senza di Te? Gesù, Mam­mina, soccorretemi. Non posso vivere senza Gesù! - Mammina ebbe compassione del mio dolore. Gesù vegliò su di me: non mi lasciò un giorno senza riceverLo; mi inviò d. Umberto, salesiano, che, per alcuni giorni, si sforzò di illu­minare e tranquillizzare la mia anima. Sentii di essere da lui capita: mi infondeva coraggio nonostante la mia grande soffe­renza. Dopo essere stata ascoltata da lui in confessione sentii nella mia anima gioia e soavità e, forzata non so da che cosa, cantai cantici a Gesù e a Mammina.

Poi ritornai nel mio solito stato di ansie, dolori e martirio... (diario, 8-9-1944)

« ... Siamo rimasti tutti con molte e sante nostalgie di lei. È proprio vero che ciò che è buono in questo mondo passa in fretta. Ciò che lei dice di Gesù, o meglio di essersi Egli ser­vito di lei per darmi luce e sollievo, volevo dirlo io. Non so come ringraziare Gesù e nulla so dire a lei, qualcosa del molto che ho nell'anima. Grazie! Che Gesù le ripaghi tutto... Da tre giorni sono senza Comunione; mi sento affamata da non poterne più. Sento di perder la vita: la mia anima muore di fame... Non ho più scritto nulla del mio diario. Sono cieca, pazza di dolore. Ma anche così, le prometto di fare il possibile per dettare qualche cosa e di curarmi perché sto sempre peggio. Gesù chiede molte cose e che costano tanto! Io Gli do tutto e non Gli do nulla, perché sento di non aver nulla da darGli... » (lettera a d. Umberto, 14-9-1944).

Gesù, Mammina, ascoltate il grido del mio dolore! Dopo aver ricevuto Gesù [eucaristico], divenne più soave la sofferenza della mia anima: il mio Amato mi donò insieme una maggiore intensità di unione, che già sentivo ieri, nei ri­guardi delle persone che io amo e che in questi ultimi tempi mi odiano... Ritornai però ben presto alle sofferenze dolorose del corpo e dell'anima. - O mio Dio, la tempesta non si calma. Abbi pietà di me: vedi come sono ferita. Tentano strapparmi dalle tue braccia divine. Legami, legami, o Gesù! Non consentire che mi sepa­rino da Te. Che io perda tutto ciò che è della terra, ma che possieda Te! Mi sento abbandonata, sola, sola, senza alcuno cui ricor­rere: Gesù, Mammina, ascoltate il grido del mio dolore! Voglio amare i vostri Cuori santissimi, ma non so cosa sia amore; non lo conosco; mi pare che nel mondo non esista. Abbiate compassione delle mie ansie. Datemi l'amore che desidero, che da Voi aspetto. Lasciate che io mi perda in Voi; che mi inebrii delle vostre fiamme divine... - (diario, 15-9-1944).

« ... Vorrei dirle tante cose, ma non posso. Mi sento molto ammalata. Incarico Gesù e Mammina di ringraziarla per quanto fa per me e per i miei cari, perché io non ho parole adeguate. Grazie! Ma in modo speciale un grazie infinito per avermi mandato un sacerdote a darmi Gesù`. Chi mi dà Gesù mi dà la vita, mi dà tutta la ricchezza del cielo e della terra. Non posso desiderare di più. Che ansie io sento di possederlo e quali desideri di amarlo! Ma, povera me, tutto sparisce come il fumo, senza che io ar­rivi a vedere traccia di qualcosa. Con tanto soffrire, finisco col non soffrire. Muoio d'amore per Gesù e finisco col non amarlo. Per quanto mi sforzi, non posso credere a me stessa. O mio Dio, che triste notte! Mi dispiace per quanto lei e i suoi confratelli stanno sof­frendo. Usino verso di lui molta carità e amore: lo vuole Gesù che procede allo stesso modo con noi. Egli è sempre più offeso. Povero Gesù! Ama e non è amato... » (lettera a d. Um­berto, 21-9-1944).

... Dopo la Comunione, mi sentivo disanimata, abbattuta, non sapevo dir nulla a Gesù. Mi sforzavo di ripetere molte volte: - Mio caro Gesù, mio amore, sono tua. - Non dissi altro per alcuni minuti. Venne Lui: - Mi piace tanto, figlia mia, mi consola tanto, colomba amata, la tua affermazione: « Mio Gesù, mio caro amo­re, sono tutta Tua ». Ripetila molte volte. Coraggio, o mia amata! Non temere gli assalti del demonio. Soltanto con questo sacri­ficio puoi riparare per crimini tanto gravi. Dammi tutto ciò che ti chiedo per la mia gloria e la salvezza delle anime. È per [aiutarti a sopportare] questo che ti ho scelto il medico molto caro al mio divin Cuore. E di' al mio caro d. Umberto che fu scelto da Me perché venisse presso di te. Non intervengo con la frequenza che egli vorrebbe per il suo studio [circa il tuo caso]. Ma, ricevute le mie divine luci, voglio che vada dal padre tuo [Pinho], ama­to dal mio Cuore, cui invio tutto il mio amore: insieme so­stengano e diffondano la mia divina causa, aiutati da coloro che sono miei amici e hanno cura di ciò che è mio. Va', figlio­lina, da' l'abbondanza del mio divino amore a coloro che ti stanno intorno e ti aiutano: sono tutti cari a Me.

Di' al mio caro d. Umberto che il profumo - è profumo divino, è il profumo delle tue virtù. Dico questo perché gli è necessario per il suo studio. -

... Mi sentii obbligata ad inginocchiarmi e ad alzare le brac­cia al cielo per meglio lodare il Signore. Sentivo forti ansie di dissolvermi in fuoco divino e in quell'amore immergere i cuori e le anime... (diario, 27-9-1944).

Mi sentivo verme in un cimitero immenso

Oggi ho sentito il demonio accanto e dentro di me. Ho sentito ansie insopportabili di amare Gesù, di dargli anime, di conoscerlo, di farlo conoscere. Pazza di amore gli ripetevo: - Gesù, Gesù, amore, amore! - In questo stato, non potei contenere le lacrime sentendo la mia miseria, il fango in cui sono vissuta e che mi causava orrore Le mie ansie d'amore non valevano nulla, tutto era perduto. Mi sentivo in un cimitero immenso, quasi senza vita come se non mi muovessi già più; coperta appena di ceneri, parevo uno di quei vermi che nelle pinete fanno la loro casa sotto mucchetti di terra e di legno macinato. E in mezzo a tutto que­sto sta sempre la mia offerta a Gesù come vittima, unita al timore di offenderlo. Combattimento tremendo e quasi continuo. Vivo senza vivere; soffro senza soffrire; amo senza amare (dia­rio, 28-9-1944).

Stamattina Gesù è sceso in questo cimitero, si è unito ai vermi, si è coperto con le stesse ceneri. Tutto era morte dentro di me. Morte che pareva fusa a un gemito di tutta l'umanità. Gesù non ha dato in me segno di vita: sono rimasta nelle tristi tenebre in un dolore amaro; le anime, l'amore di Gesù mi obbligano a soffrire tutto... (diario, 29-9-1944).

Potei per due giorni respirare meglio: Gesù si degnò di alleviare per qualche tempo le mie sofferenze. Oggi mi ha sovraccaricata di più del peso amorosissimo della sua croce. Mi sento alle porte dell'eternità. Mi hanno trascinato colà due violente lotte con il demonio. Dio mio, che sofferenza tremenda! Ho lottato, ho implorato il soccorso di Gesù, di Mammina, di San Giuseppe... Io ero un mostro incassato in un mostro ancora più grande. Con gli occhi rivolti al crocifisso, ho ripetuto decine di volte: - Gesù, sono la tua vittima. Accetta le mie lacrime. Ognuna sia un mare di amore nel quale possa nascondere i tuoi tabernacoli, affinché non sia­no attaccati e profanati dai tuoi figli. -

Ho sofferto la prima volta per un sacerdote in grave peri­colo, e la seconda per tutti i sacerdoti. La furia del demonio era tremenda: mi pareva di essere avvolta in una nebbia tenebrosa che mi impediva di vedere. O mio Dio, e i dubbi di avere peccato!? Non potevo ricordarmi che stavo alla presenza di Dio, che Lo avevo in me...

Era già notte quando venne Gesù: - Figlia mia, fra te e il demonio vi è una grande distanza: in mezzo a voi ci sono Io. Sono astuzie sue, ma ciò che ti presenta è falso. L'ho legato Io e non permetto che ti si avvicini. Coraggio, mia amata. Sei mia, tutta mia! -

Mi sentii rivivere e mi tranquillizzai per qualche tempo (diario, 2-10-1944).

« Sono meraviglie, sono prove date da Me »

« ... La ringrazio molto per le notizie che ha avuto la bontà di darmi su Macieira. Può immaginare quanto le ho apprez­zate. Riguardo ad obbedire, faccio il più possibile, ma, padre mio, sapesse quello che avviene qui! Se potessi scrivere io, le direi certamente qualcosa; ma siccome non posso scrivere, vado gemendo e piangendo, passando ore triste ed amare con la terribile paura di offendere il mio Gesù. Speriamo che Egli mi dia forza e coraggio per quando lei verrà di aprirle la mia anima come desidero e necessito. Per carità, preghi per me. Sapesse come sono triste! Mi insegni ad amare Gesù e Mam­mina; io li prego che non consentano che li offenda. Se fosse necessario rinunciare al cielo, [pur di non offenderli] lo farei; preferisco l'inferno che offendere Gesù. Gliel'ho detto anche stanotte e glielo dico di cuore... » (lettera a d. Umberto, 9-10-44).

Ieri Gesù, impietosito dal mio dolore, mi condusse qui d. Umberto, senza che io lo aspettassi, e che non avrei osato chiamare. Ho potuto aprirgli la mia anima con difficoltà: ho fatto un enorme sacrificio a parlare: l'ho offerto a Gesù per coloro che occultano le loro colpe con malizia. Ho pianto lacrime di sollievo e di vergogna; ma è subentrata subito in me una grande pace, mentre sono scomparse dalla mia anima tutte le tenebre, i dubbi e quanto era dolore... Mi sento oggi più libera dagli assalti del demonio, ma sento nella mia anima terribili minacce: egli è come legato e muto... (diario, 11-10­1944).

Stamane avevo appena fatta la mia preparazione per rice­vere Gesù, quando giunse il parroco: collocato l'Atteso della mia anima sul tavolino e accese le candele, mi disse: - C'è qui Gesù a farti un poco di compagnia. Verrà d. Umberto, a dartelo. -

Appena il parroco se ne fu andato, una forza proveniente da non so dove mi obbligò ad alzarmi: mi inginocchiai davanti a Gesù e mi chinai verso di Lui. Il mio viso e il mio cuore non erano mai stati tanto vicino a Lui. Che felicità, la mia! Lo pregai intensamente per me, per tutti coloro che mi sono cari e per il mondo intero. Mi sentii ardere in quelle fiamme divine. Gesù inoltre mi parlò: - Ama, ama, figlia mia, non avere altra preoccupazione che quella di amarmi e di darmi anime. Dove c'è Dio c'è tutto: vittoria, trionfo! - Chiesi agli angeli di venire a cantare lodi a Gesù con me. Cantai sempre finché fui obbligata da d. Umberto a ritornare sul mio letto Infiammata dall'amore divino, feci la Comunione. Alcuni minuti dopo Gesù mi disse: - Sono meraviglie, sono prove date da Me. Di', figlia mia, al mio caro d. Umberto che fui Io a permettere tutto. Più nulla è necessario da parte mia. Ora è solo necessario lottare, lottare, combattere con lo sguardo fisso in Me. La causa è mia, è divina! Poveri uomini che immolano così le mie vittime! Povere anime che feriscono così il mio divin Cuore! Mi consolo nell'amore di questa co­lomba innocente, di questa vittima amata, signora dei miei te­sori e di tutta la mia ricchezza. Venga il mondo intero, venga presto a bere a questa fonte. È acqua che lava e purifica, è fuoco che brucia e santifica. -

Mio Gesù, Ti amo, sono tutta tua, sono la tua vittima... (diario, 12-10-1944) 4z.

Mi giungono visite da ogni parte

La mia vita diventa sempre più penosa e triste, giorno per giorno, momento per momento. L'ordine di obbedire mi ob­bliga a vivere nascosta, a non ricevere più persone, venendo così a poco a poco dimenticata. O mio Dio, se avessi volontà mia è proprio ciò che vorrei; ma che inganno! Quanto più mi vogliono nascosta, tanto più mi fanno conoscere -. Mi giungono visite da ogni parte. Si è risvegliata la cu­riosità dei medici.

- Anime, anime, quanto è necessario soffrire per salvarvi! - O Gesù, quanto costa la conquista del tuo amore! - Stamane, preparandomi alla visita del mio Amato, mi sen­tivo triste e amareggiata: riceverlo colma di tante miserie! - Pietà di me, Gesù! Mammina, purifica il mio cuore, il corpo, l'anima mia! Preparami alla visita di Gesù. - Venne. Rasserenò tutto. Alleggerì il mio dolore unendomi a Lui. Lo sentii nella mia anima.

Dopo alcuni momenti, mi diedero la notizia che i miei scritti, creduti smarriti e che il demonio mi affermava avere nelle sue mani, erano giunti a destinazione. Provai molta gioia e, poi­ché avevo appena ricevuto Gesù, approfittai per ringraziarlo più intimamente.

Poco dopo cominciarono le visite: da Gesù ebbi la forza per sopportare tanto grandi sacrifici. Alle 14,30 entrarono in camera cinque uomini; ebbi subito il presentimento che uno di loro era medico. Mi interrogarono. Non so perché il mio sguardo si fissava principalmente su di uno. Seppi in seguito che costui era proprio medico. Con il suddetto presentimento rispondevo a tutte le domande e cer­cavo di spiegarmi il meglio possibile circa la mia malattia. Non mi venne meno la serenità. O Gesù, solo Tu sai quanto mi costò tutto questo! Mio Dio, quando finirà? Certamente sol­tanto con la mia morte.

Rispondevo anche con fermezza, perché la verità ha un solo cammino. Portarono poi il discorso sulla alimentazione. Che duro colpo! Almeno nessuno sapesse!

- Allora, non mangia nulla, proprio nulla? - Non sapevo se stavo parlando con persone religiose, tutta­via, senza rispetto umano, risposi: - Faccio la Comunione tutti i giorni. -

Vi fu un silenzio profondo di alcuni momenti: non vi fu un gesto, non un sorriso. Poco dopo si congedarono rispettosi e delicati. - Gesù, Mammina, divino Spirito Santo, date la vostra luce a queste anime: che siano vostre e seguano le vostre vie. Le mie umiliazioni ed i miei sacrifici siano salvezza per tutti. - (diario, 25-10-1944).

Giorno di Cristo Re. Di mattina presto, nella preparazione alla Comunione, mi impegnai a consolare Gesù: chiesi a Mam­mina di offrirgli le mie preghiere e tutte le cose mie per la sua maggior gloria e perché Egli regni nel mondo intero e in tutti i cuori. Mi donai a Gesù per mezzo di Maria... Venne molta gente a farmi visita: domande strambe e sgra­devoli mi fecero soffrire assai. Sia tutto per amore di Gesù e di Mammina! Siano Loro a darmi forza per sorridere a tutto e nascondere così il mio dolore.

Mi sentii un nulla: un nulla che non esistette mai; mi sentii morta e, con me, morta tutta l'umanità; ma era una morte che mai ebbe vita. Che sarà di me, mio Dio? Quale tormento! In questa morte affioravano ansie quasi insopporta­bili di amare Gesù: amare senza sentire, amare senza cono­scere l'amore. Giunse la notte: terribili minacce del demonio mi tormen­tarono e mi colmarono di paura e di terrore. Mio Dio, voglio ciò che Tu vuoi. Sono pronta a tutto. Non permettere che Ti offenda (diario, 30-10-1944)

O mio Dio, non sono più sola!

« Reverendi padri salesiani: per tutti loro l'amore più bru­ciante di Gesù, di Mammina e tutte le ricchezze del cielo. Ho presenti tutte le intenzioni che mi avete raccomandato e vi faccio partecipi delle mie povere preghiere e sofferenze. È un dovere di gratitudine da parte mia, non faccio nulla di più. Mi sento tanto felice e tanto ricca con l'appoggio che ho in loro. O mio Dio, già non sono più sola! Ho chi mi aiuta a salire il mio tanto penoso calvario! Con tutto il cuore e l'anima mia dico: - Gesù e Mammina li ripaghino e diano loro tutte le ricchezze del cielo: ricchezze di virtù, di grazie per attrarre con esse le anime al Cuore divino di Gesù. Non ne posso più. Sempre uniti in terra e in cielo. Beneditemi e perdonate questa che implora preghiere, molte preghiere. Miei cari novizi e salesiani di così santa casa: vorrei scrivere ad ognuno ma non posso; mi mancano le forze. Siccome ho il dovere di ringraziarvi per le sante preghiere che avete fatto per me, lo faccio a tutti insieme. Gesù e la Mamma del cielo vi paghino tanta carità. Im­ploro per tutti le benedizioni e le grazie del Signore. Desidero solo che occupiate nel Cuore divino di Gesù il posto che occupate nel mio perché così potrete ricevere tutto; vi ho tutti molto dentro del mio cuore. È per questo che vi voglio così in quello di Gesù e di Maria.

Un grande grazie a tutti coloro che mi hanno scritto. Potete essere certi che Gesù vi concederà quanto desiderate per la vostra santificazione e per la salvezza delle anime. Confidate, confidate; Gesù sarà sempre con voi. Contate sempre su di me sulla terra e, dopo, in cielo dove vi aspetto » (lettera, 30-10-1944).

Lotte indescrivibili

Il demonio è bugiardo, ma questa volta non lo fu. Ieri, con parole sporche, mi ordinava di prepararmi per la notte. E fu di parola. Non so con precisione, ma forse tra le 22 e le 23, venne con tutta la furia e la malizia infernali. Non ci posso ripensare. Che orrore! Lottai per molto tempo. Il mio tormento fu che mi pareva ottenesse da me che di­cessi: - Non voglio Gesù; non voglio Maria; non voglio il Cielo. Li odio! Volto loro le spalle! Voglio il piacere, voglio godere. - Io non lo posso giurare, ma mi pare di non aver detto nulla di questo. Solo di tanto in tanto potevo chiamare Gesù e Mammina, offrendomi vittima. Nei momenti in cui mi pareva di peccare senza altra pos­sibilità, stringevo come potevo nella mia mano il Crocifisso e la Madonnina, dicendo loro: - Amare, sì! Peccare, no! - Fu tale l'afflizione del mio cuore che per molto tempo cre­detti di morire.

Mi ricordavo poi delle promesse di Gesù e mi rianimavo. Io voglio il Cielo, ma voglio una morte di amore. Non voglio morire nelle mani di satana. Mi vedevo su un abisso orribile. Tra le tenebre dell'abisso spuntavano ganci uncinati, ben visibili. Spaventatissima perché mi pareva di cader li dentro senza via di scampo, rimasi svenuta. Il cuore arrancava afflitto con rumorose palpitazioni: mi pa­reva imminente la morte. Solo mentalmente dicevo: - O Gesù mio, se almeno non peccassi, non mi importerebbe questa sof­ferenza. - Rimasi in tale prostrazione e triste agonia: il peccato, il peccato, che preoccupazione!... Ma venne Gesù e mi parlò: - Non pecchi, non pecchi, figlia mia! Confida, abbi coraggio! Esigo da te questa ripara­zione. Hai visto quell'abisso? Con la tua sofferenza eviti a molte anime di cadervi. In quei ganci uncinati rimarrebbero prigio­niere per sempre... - Giorno di tutti i santi. Nel prepararmi al mattino presto a ricevere Gesù, li ho incaricati di amare per me Gesù, Mam­mina e la Trinità santissima. Nel dubbio di avere offeso il mio Gesù, gli ho chiesto perdono dei miei peccati ed ho pre­gato Mammina di chiederlo per me. Volevo fare una Comu­nione molto fervorosa e santa.

Venne Gesù, ravvivò in me i desideri di un amore sempre più grande. Assai vergognata della mia miseria, non osavo fis­sare in Lui il mio sguardo né parlargli... Bramavo nascon­dermi sotto tutte le montagne; e lo feci: corsi verso di esse e tutte caddero su di me. Allora potei esclamare: - Gesù, il mio amore non ha altro fine se non di amarti. Voglio amarti non allo scopo di apparire né di piacere alle creature. -

Continuai a chiedere l'amore di Gesù, sotto il peso schiac­ciante delle tremende montagne. Volevo vivere la vita del cielo, nel pensiero di quanto av­veniva lassù in quel giorno. Volevo festeggiare i santi e lodare il Signore con loro, ma non lo potevo. Gridavo solamente: - Voglio amarti, Gesù! - Ma il mio grido non si faceva udire: non echeggiava fuori, si perdeva soffocato sotto le rocce Che fare, Dio mio?

Accetto con gioia tutto quanto viene dalle tue mani bene­dette. Sono tua e tutto è per Te. - Di tanto in tanto si intromettevano tra questi desideri di amore le minacce del demonio, finché a notte arrivò furioso. Usò tutti i mezzi e nomi brutti; trovò modo di farmi sentire nell'anima desideri di peccare. Sono cose sue perché io non voglio peccare. Preferisco mi­lioni di inferni alla più lieve colpa... (diario, 1-11-1944).

La mia anima avverte fragori di tempeste

... Sono varie le mie sofferenze. In alcune ore il mio spi­rito vaga per gli spazi sempre immerso in tenebre spaventose, senza incontrare luogo alcuno in cui riposare un po'. Voglio salire, voglio salire, giungere al Cielo; ma non lo vedo, non lo incontro: ora non esiste. Non vi sono là né Gesù né Mam­mina; non sentono il grido che Li chiama, non vedono le ansie ed il martirio di questo povero spirito. O mio Dio, tutto perduto.

- O Gesù, perché tanto soffrire? Non vi è il Cielo, non vi sono anime da salvare; tutto cessò di esistere. O Gesù, sono sempre la tua vittima, credo nella tua esi­stenza; credo nel Cielo ove Tu stai e che mi aspetta per amar­ti e goderti. - ... Tristi ore, tristi giorni del mio vivere... Ore terribili di grande confusione... La mia anima avverte fragori di tempeste... ... Mio Dio, che distruzione! Davanti a me una spaventosa montagna: non posso salire lassù, né posso retrocedere nem­meno di un passo. Di colpo mi sentii in ginocchio, con gli occhi rivolti verso l'alto e invocai i nomi di Gesù e di Mammina. Gridai forte dall'intimo della mia anima ma il mio grido non salì lassù: si disperdeva tra le rocce della montagna, si inzuppava nel mio sangue e nelle mie carni lacerate dalle spine, per morire lì con me. ... II demonio non mi tormenta con i suoi assalti, ma con raggiri e parole scandalose. Viene presso di me come per ag­gredirmi, ma non mi tocca. Mi minaccia dicendomi: - Devo distruggere il tuo corpo. - E aggiunge molti atteggiamenti turpi. - Pecchi come vuoi e quando vuoi. - Fingendosi molto soddisfatto, batte le mani, danza e sghignazza. - Guarda: d. Umberto ed il medico non ritornano più qui; ti hanno abbandonata; ti credevano una innocente e in­vece sei... - (e mi dice ciò che vi è di peggiore). Con altre sghignazzate aggiunge: - Hanno proibito ad essi di venire qui. - Mio Gesù, il padre della menzogna non mi abbandona. È nemico mio, ma anche tuo. Ho bisogno di chi mi sostenga. Dammi coraggio. Non mi lasciar peccare. Sono poverissima, dammi la tua ricchezza; sono all'oscuro, dammi la tua luce. Sono tua, Gesù, sono delle anime. - (diario, 14-11-1944).

Nuovi assalti del demonio: questa notte venne con tutto il furore... - Distruggerò il tuo corpo. Puoi vivere di piacere come vivi di amore. Peccare è molto meglio. Ti trascinerò al piacere. - E poi, sghignazzando: - Vedi? D. Umberto ed il medico non ritornano più qui: ne hanno avuto la proibizione. - E aggiungeva titoli sporchi.

Il demonio, qualche volta, dice la verità. Già da alcuni giorni avevo avuto il presentimento che a d. Umberto era stato proibito di venire da me...

La lotta contro il maledetto si protrasse per molto tempo... Rimasi sfinita per tanto lottare. ... Il mattino seguente, alcune ore dopo la Comunione, nel vedere i miei a consumare cibi che mi piacevano sentii nostal­gie quasi insopportabili di alimentarmi. Ma restai in silenzio offrendo a Gesù il sacrificio e le nostalgie per il cibo per coloro che hanno soltanto brame per il peccato e si alimentano di cose che offendono Gesù.

Un doloroso taglio

Era sera quando ebbi notizie che mi confermarono i pre­sentimenti. Mio Dio, quale profondo colpo nel mio cuore! Non me lo dissero, ma arrivai a credere che a d. Umberto era stato proibito di venire qui. Fra me dicevo: - Sia fatta la volontà del Signore! Sia benedetta la mia croce! - Potei innalzare le mie mani e recitare il « Magnificat » come ringraziamento. - Accetta, o mio Gesù, anche questa offerta. - Una forza inspiegabile invase il mio cuore: volevo cantare inni di lode e di ringraziamento. Recitai le orazioni della notte con tutto l'entusiasmo e tutta l'energia. Ci furono lacrime, molte lacrime intorno a me. Io dissi alcune parole di conforto ma non valsero a nulla. Al mio fianco vedevo una sepoltura aperta per mia sorella e mi pareva di essere stata io a scavarla. - Sono io, o Gesù, che sto seppel­lendo Deolinda, ma involontariamente. -

Il mio cuore sanguinava nel profondo. - O Gesù, o Mammina, sia tutto per vostro amore e per le anime. Che io rimanga sola, che tutti mi abbandonino; ma Voi non abbandonatemi! Confido, confido. - (diario, 15-11-44).

Mi rubano le guide datemi dal Cielo

« ... Le scrivo qualcuna delle molte cose che ho nell'anima. Da vari giorni mi faceva tanto soffrire la seguente impressione: mi pareva che lei avesse ricevuta la proibizione di venire qui. Che tempesta sentivo lontano! Soffersi sola per non rattri­stare mia sorella;... Ora che tutto si è saputo, le chiedo la ca­rità di dirmi il vero, perché in questo stato soffro di più. Mi sia franco, per amore di Gesù e di Mammina, nella certezza che non cesserò di avere per codesta Casa salesiana la più grande e santa affezione. Non pensi, mio buon padre, che tralasci di pregare e di soffrire per tutti. Oh, no! Sarei una ingrata e preferirei morire. Riconosco di essere debitrice di molto: soltanto in cielo conoscerà il bene che è venuto a fare alla mia povera anima. Non ho mai avuto, con continuità, nella mia vita spirituale sostegno e luce necessari per percorrere i miei sentieri tanto spinosi. Poveri uomini che mi rubano le guide datemi dal Cielo!... I miei voti sono che il Signore non castighi e non chieda conto a quelle persone che mi fanno tanto male... Non capiscono di più... Se io non darò a Gesù quanto esige da me, la colpa sarà loro, perché mi hanno rubato chi mi insegnava ad amare Colui che non è amato e mi aiutava a salire il mio così doloroso calvario. Posso appoggiarmi solo a Gesù, solo a Lui e a nulla di quanto è nel mondo... Alzo lo sguardo al Cielo, lo fisso in Gesù e in Mammina e mi sento forte per ricevere il secondo colpo della separa­zione da chi comprendeva così bene la mia anima.

Che altro avverrà ora? Venga ciò che deve avvenire: con­fido nelle forze del Cielo.

Se le proibiranno di scrivermi e di ricevere le mie lettere, la prego, per i dolori di Mammina, di non affliggersi: non sof­fra per causa mia`. Obbediamo ciecamente. Gesù supplirà e mi userà misericordia. Non mi dimentichi per carità: Nessuno può proibirci di pregare l'uno per l'altro, né di amare il Signore. Mi resta questo: nessuno può rubarmi Gesù. Soltanto il pec­cato espellerebbe dal mio cuore le tre Persone divine... » (let­tera a d. Umberto, 17-11-1944). ... Un timore si impossessò di me. Con i presentimenti avuti e realizzati che tanto mi facevano soffrire, attesi con ansietà il parroco per vedere se mi diceva di avere avuto ordine di non darmi più Gesù. Venne; non mi disse nulla, ma il timore continua. Avverrà anche questo? Mi rubano tutto, eccetto Te, o Gesù. Tenteranno di farlo? - O mio Dio, io merito tutto per le mie cattiverie e mi­serie. Sono sicura, mio Gesù, che se procederanno così, Tu supplirai in altro modo: lo sai bene, vivo solo per Te. - È arrivato un sacerdote di Mogofores s' con una famiglia. Mi costò molto! Nuove spine mi hanno ferita perché non è venuto colui che capiva tanto bene la mia anima. Cercai di nascondere il mio dolore con il sorriso. Manifestai i miei pre­sentimenti; risposero celando il più possibile la verità, ma io compresi tutto. Nel congedarli non so dire il dolore profondo che provai. Sentii sante nostalgie per tutto quello che la cat­tiveria degli uomini mi aveva rubato. Consegnai tutto a Gesù, per tutti chiesi perdono e il suo divino amore. Volontà del mio Dio, quanto ti desidero e ti amo!

Mi sentii più forte e così potei coprire con il sorriso il do­lore che mi spezzava l'anima... (diario, 16-11-1944).

II mio nome percorre il mondo come foglia che tempesta trascina

Detterò ciò che mi avviene nell'anima per ubbidire, non per soddisfare i miei desideri'.

Ho sempre davanti a me l'enormità delle mie miserie pas­sate e temo sempre nuove cadute. Che orrore, vedere sempre quello che sono stata! Come posso io, che sono solo miseria, dire qualcosa di buono? Sono ben tristi questi pensieri e timori! La mia confusione aumenta nel vedermi a mani vuote... Vado alla presenza di Gesù senza niente, niente. Mio Dio... senza vita per praticare il bene, e senza amore per amarti!

Solo per amare e praticare il bene la vita è breve e non la sento e non l'ho. Invece, nell'attesa di venire a Te, o Gesù, per amarti e lodarti eternamente, anche un'ora è una eternità. Come posso star qui? La mia vita che appartiene a non so chi è fuggita lassù e di là contempla il luogo ove ha lasciato questo povero corpo... che lotta e soffre come non so esprimere. Dal di dentro vengono onde di fuoco, fuoco che brucia persino la mia lingua. Sovente chiedo un po' di acqua per le mie labbra, per vedere di saziare la mia sete. Impossibile! Gli ardori non cessano e dico di portar via l'acqua senza po­terla inghiottire. Quanto soffrono i dannati!... Continuo a sentire lontano orrori di tempesta. Sento cuori rivoltati contro di me: tentano annullare il mio nome, tentano, soffocare quanto esiste in me, mentre fra queste povere pareti soffro fino all'impossibile.

Il mio nome percorre il mondo come foglia che la tempesta trascina. Sono perseguitata e calunniata. - Per chi, Gesù mio? Tu lo sai! Per Te e per le anime. - Sento questo mio corpo in una massa di sangue; lo sento fra due montagne che lo schiacciano fino a farlo sparire, ri­,dotto al nulla... Mio Dio, tutto morto, tutto perduto! E io sola, senza nes­suno! Fra quelle due montagne, luogo di supplizio, non entra un raggio di luce. Chi potrà soccorrermi? Non vi è nessuno. Se vi fosse e io lo potessi, andrei in ginocchio a chiedere aiuto perché liberassero colui che tanto soffre e di cui sento tanto la mancanza. Quanta luce avrei ricevuto e quanto amore in più da me riceverebbe Gesù! Se potessi andrei in ginocchio da chi mi fa soffrire per domandare: - In che cosa vi offesi e come? Se vi offesi, perdonatemi. Se non vi offesi, perché mi trattate così? - ... (diario, 21-11-1944).

... Oggi, dopo la Comunione, mi sfogai con il mio Gesù a sollievo della mia sofferenza, ma senza pensare ad una risposta. Gesù dapprima incendiò il mio cuore con fiamme vive... Poi cominciò a parlarmi dolcemente: - Mia figlia, il tuo do­lore è la mia consolazione; le tue lacrime sono per Me sorrisi, per la riparazione che mi dai. Coraggio! Non temere! Coraggio per tutte le prove passate e quelle che possono ancora venire. Hai il tuo Gesù. Cosa puoi temere? Hai la grazia e la forza per combattere e vincere migliaia di mondi. La vittoria è mia, soltanto mia. La gloria è mia e di coloro che si prendono cura di ciò che è mio. - Acquistai nuova forza e stimolo nella mia anima. Durò poco e ritornai alla solita sofferenza... (diario, 26-11-1944). Rimani Tu, o Gesù: questo mi basta...

- Ahi, arrivano il venerdì ed il primo sabato: due giorni in cui Tu mi parli. O Gesù, vi sono tante anime che non conoscono nulla di tutto questo e Ti amano e sono sante. Anch'io potrei amarti senza queste cose. Avessi volontà mia! Ma non l'ho e non la voglio. È sempre un tormento quando mi dici cose da trasmettere al altre persone. Qualche volta l'ho fatto, ma a poche. Non sono capace di farlo se non per scritto e se per qualche motivo ne sono obbligata; mi costa un sacrificio enorme. Se non è necessario, non dico mai « Guar­da che Gesù ha detto... », neppure con mia sorella mi prenda questa libertà; non ci riesco, ho vergogna. - Se il Signore si lamenta di persone in generale, senza no­minarle, quando detto mi sento intimidita, vorrei occultarle dicendo di meno; la stessa cosa quando dice a me parole di lode: soltanto Gesù sa la mia vergogna e il mio soffrire. Erano le 14,30 quando sentii dei passi. Capii subito che era il parroco. Quando lo vidi da solo senza che altri lo ac­compagnassero, pensai subito che era giunta l'ora per nuove prove. Entrò, si sedette al mio fianco e mi domandò subito chi era il mio direttore, aggiungendo: - Faccio questo perché ob­bligato. Mi costa. Ma abbi pazienza: bisogna fare così fino a nuovi ordini, fino a che si chiariscano le cose. Non puoi con­fessarti a d. Umberto. Non posso consentirgli di celebrare in chiesa né di portarti la Comunione se egli non mi presenterà un permesso scritto dell'arcivescovo. - Gli risposi: - Obbediamo, signor parroco! Benedetto e lo­dato il Signore! - Mi domandò se io sapevo perché d. Umberto era venuto qui. Risposi che lo ignoravo. - Ma lui è il tuo direttore? -

- Mi sono confessata a lui due o tre volte. Non sono so­lita farlo. Ma avevo visto che egli comprendeva la mia anima. Il mio confessore è p. Alberto, lo sa. -

- Ma è il tuo direttore? - Mi ha diretta. Però disse che non intendeva intromet­tersi e accantonare altri: cioè p. Pinho e il confessore p. Alberto. Aggiunse essere anzi opportuno che p. Alberto sapesse che io mi ero confessata da lui. -

Il parroco, con molta carità, mi disse: - D. Umberto può, venire qui a visitarti e può anche consigliarti per scritto. - Terminato l'interrogatorio, se ne andò.

Appena uscito, entrò in camera mia una persona di fami­glia a domandarmi cosa c'era di nuovo. Sorridendo risposi: - Sono carezze di Gesù. - Continuai a sorridere durante tutta la conversazione. Avevo in me una forza così grande che potei ricevere tutto con rassegnazione e gioia. Ma questa forza doveva durare poco. Potei ancora dire a mia sorella al­cune parole di conforto: - Non rattristarti! Se Dio è con noi, chi contro di noi? Gesù è degno di tutto il nostro amore. Sia tutto per le anime! - A poco a poco venni meno sotto il peso schiacciante del dolore: mi si fermò il cuore due volte e mi parve di perdere la vita. Mi sfuggirono alcune lacrime che offersi a Gesù co­me atti di amore.

- Mio Dio, per tua grazia non ho nessun attaccamento al mondo, neppure alle creature. Ciò che io voglio è ricevere Te, e non mi importa che sia da questo o da quell'altro sa­cerdote. Sei sempre lo stesso, Gesù; sei sempre il Desiderato della mia anima. Necessito di luce e di chi mi comprenda e sono privata di tutto. Sia fatta la tua Volontà. Rimani Tu, o Gesù, e questo mi basta. - Arrivò il mio medico e mi sfogai con lui. Mi incoraggiò come sempre. Nel congedarsi aggiunse: - Allora, sente co­raggio? - Lo sento, ma, signor dottore, ho anche un cuore per soffrire! Lo avessi pure per amare!... - A sera recitai per due volte il « Magnificat »... - Sento, o mio Gesù, che non finiscono qui le mie prove. Venga ciò che deve venire: Tu sii sempre con me. Confido, confido, spero in Te. - (diario, 27-11-1944).

« ... Sono timida e dubbiosa; molto incerta se devo dettare­queste poche parole. È da giorni che penso di farlo, ma mi mancano le forze ed il coraggio. Oggi non posso più farne a meno. Se lei avesse ordini in contrario e non potesse leggere que­sta mia la butti nel fuoco, così scomparirà per sempre. Non voglio, padre mio, essere strumento di sofferenza per nessuno. Soffra io, giacché Gesù mi ha destinata al dolore; soffra io, che per le mie grandi miserie debbo soffrire per riparare; sof­fra io i più grandi dolori e amarezze per consolare il mio Gesù e dargli anime; soffra io tutto, muoia sotto il peso delle più grandi umiliazioni, ma non soffra Gesù per causa mia; non sia Lui offeso per colpa mia, né coloro cui devo molto e che hanno fatto tanto per me. Non voglio esser ingrata né verso Gesù né verso alcuna creatura; mio buon padre, Gesù le paghi ciò che fece per me e tutta la cura avuta per la mia povera anima. Sapesse quanto necessito di luce! Sapesse in quale mare immenso di dolore sono immersa! Oh, se il mondo conoscesse il dolore! Se gli uomini comprendessero la mancanza di un direttore santo e sapiente al timone di un'anima! Poveretti! Ignorano queste ve­rità e necessità e quindi continuano a comportarsi in modo da rubarmi tutto. Gesù perdoni loro; anche da me sono per­donati... Il signor p. Antonio non è venuto La proibizione è anche per altri? Che avverrà ancora?... » (lettera a d. Umberto,. 27-11-1944).

Non chiedo vendette per chi mi fa soffrire, ma abbondanza di grazie

Passa un giorno, passa un anno, ne passa un altro ed ogni volta mi trovo con sofferenze sempre maggiori. Non so come si possa soffrire così, come si possa resistere a tanto. Non vo­glio dirlo, che soffro, perché non sono io a soffrire: è Gesù che soffre in me. La mia anima lasciò la terra, ma continua a sentire il dolore: si sente dilacerata, distrutta...

Mio Dio, quanto costa questa separazione dell'anima dal corpo! Quanto costa non aver vita e sentire il dolore! Tutto fugge da me: non sento la presenza dello Spirito Santo; non sento amore per Gesù. Di tanto in tanto ho nostalgie di amarlo: sono ansie; è un amore che nasce per morire subito, è un fuoco che distrugge, ma è smorzato: non si vede segno di fiamme. O dolore che uccidi l'amore! O dolore, di chi sei tu e per chi soffri?

- Gesù, sono sulla cima del calvario, inchiodata sulla croce. Non cessano il mio terrore ed il mio grido. Povera me! Ma non è udito: è soffocato dal fischio dei venti, dalla furia delle tempeste che non cessano, che continuano sempre. È soffocato dalle urla della umanità rivoltata contro di me. Dall'alto della croce non posso alzare gli occhi a Te, o Gesù. Ho vergogna, mi pare di non essere neppure udita da Te... - Nello scoramento giunsi a chiedere al mio medico se potevo fuggire ove nulla più si sapesse di me.

- Mio Gesù, vorrei andarmene, ma non per fuggire al dolore, Tu lo sai bene, ma per essere dimenticata, per non essere di inciampo alle anime, per non causare turbamenti, come afferma qualcuno. Non chiedo vendetta per chi mi fa soffrire. Desidero per loro quello che desidero per me: abbon­danza di grazie e l'Amore sommo. Non sono parole uscite solo dalle mie labbra, ma mi escono dal cuore e dell'anima... O Gesù, non ho mai cercato di ingannare qualcuno. Né mi passò per la mente di fare il bene per riuscire gradita alle creature e passare per buona. Mai ebbi la tentazione di ingan­nare Te, mio Gesù. So che sarebbe impossibile; ma Tu lo sai che io non l'ho pensato, che non voglio figurare per ciò che non sono. Per tua grazia conosco la mia miseria; sono cattiva per colpa mia, solo per mia colpa; e per tua misericordia con­fesso umilmente di esserlo. Neppure ho pensato di servirmi di Te per rimediare ai miei mali, né a quelli dei miei ma sol­tanto per implorare il tuo soccorso e confidare sempre nel tuo rimedio...

Potessi, o Gesù, scendere dal mio letto, passare la notte sul duro pavimento per fare penitenza ed implorare le tue divine grazie per tutti quelli che soffrono per causa mia! Sof­frissi almeno sola! Mi costa tanto che soffrano coloro che mi sono cari, e coloro cui tanto devo per quanto hanno fatto per me... - (diario, 30-11-1944)

Da Me scelta per ricordare ai mondo ciò che Cristo ha sofferto (Momenti della Passione)

... All'aurora mi sentivo in prigione: triste, stanca, piena di paura e di vergogna.

Più tardi, mani legate e testa sofferente e sanguinante per­le ferite delle spine, mi pareva di essere condotta a percor­rere strade. Una moltitudine di curiosi mi guardava: gli uni con compassione, gli altri con disprezzo. Udivo il tumulto del popolo: chiasso enorme! Mi sentivo sola. Guardai a Gesù cro­cifisso: mi pensai abbracciata alla croce e gli dissi: - Mio Gesù, che importa se tutti mi abbandonano, se mi resti Tu? Se Ti possiedo e Tu stai con me, non sono sola. - Nel pomeriggio mi sentivo sulla croce: l'anima inchiodata con il corpo, ambedue nello stesso dolore. L'anima elevava lo sguardo al cielo: nulla vedeva se non dolore e morte, nulla poteva dire a Gesù. Venne Lui, venne pieno d'amore: - Vieni, figlia mia, paz­za di dolore e di amore, vieni verso di Me. È dolore che salva le anime, è pazzia di amore per Me. Se il mondo conoscesse questa vita di amore, questa unione coniugale di Gesù con l'anima vergine, con l'anima che sceglie per sua sposa! La igno­ra e, siccome la ignora, la calunnia, la disprezza, la perseguita. O mia colomba bella, tu sei sposa e sei madre; madre che non cessa di essere vergine. Sei madre dei peccatori: sono figli del tuo dolore, figli del tuo sangue che stai perdendo goccia a goccia, figli del tuo amore. Dal cielo, figlia mia, udirai sovente molti peccatori chiamarti dalla terra ed acclamarti col dolce nome di madre. Ti acclameranno così coloro che si ve­dranno liberi dalle mani del demonio e riconosceranno di essere stati liberati da te, avvicinandosi così al mio Cuore divino. Grande amore, beato dolore!... - Mio Gesù, mio Gesù, quanto resto vergognosa e con­fusa! Se io potessi occultare tutto questo! Se fosse solo fra Te e me! Mi confonde sentire questo e vedere la mia miseria! - Già lo sai che ho bisogno della tua miseria per nascon­dere in te le mie grandezze. Scrivi tutto, scrivi, figlia mia. Se ciò che dico rimanesse occulto, nulla gioverebbe per il mondo. Madre dei peccatori, nuova corredentrice, salvali. Non vi fu mai né tornerà ad esserci una vittima immolata sotto questa forma, perché mai vi fu tanta necessità come oggi; mai il mondo ha peccato così. Diciannove secoli sono trascorsi da quando lo venni sulla terra e dovetti ancora oggi suscitare una nuova anima corredentrice scelta da Me per ricordare al mondo ciò che Cristo ha sofferto, ciò che è il dolore, cioè che è l'amore e la pazzia per le anime. Sei la nuova corredentrice che vieni a salvarle, sei la nuova corredentrice che incendia nella uma­nità l'amore di Gesù. Nuova corredentrice che sarà ricordata fino a quando il mondo esisterà. Figlia mia, sei libro nel quale sono scritte con dolore e con sangue, a lettere d'oro, tutte le scienze divine! Coraggio, amata, non temere le tempeste, non temere il rimbombo del tuono an­nunziatore della nube che fa piovere grazie, amore e manna celeste. Saziati, figlia mia: è di amore e di manna che tu vivi. Saziati per distribuire alle anime. - Grazie, o mio Gesù! - Mi sentii immersa nell'amore di Gesù con tale intensità che, terminato il colloquio, pensavo di non sopportare il fuoco che mi divorava il cuore... (diario, 1-12-1944, venerdì).

Notte di dolore, notte di tenebre. Venne il demonio... Mi apparve sotto forma di un serpente spaventoso: era della gros­sezza di una persona, coperto di squame lunghe e schifose. Si arrotolava in modo da sembrare non uno ma una montagna di serpenti. Ne restai sbigottita... - Sei condannata all'inferno: di' che vuoi il piacere, di' che vuoi peccare. O desisti dalla tua offerta di vittima o schiaccio questo tuo corpo e ti inghiotto. - Così dicendo faceva una mossa come per inghiottirmi. Nei momenti più disperati invocai l'aiuto del Cielo... Come Gesù vigila e difende chi non vuole offenderlo! Fui liberata... Nonostante la notte fosse luminosa, io rimasi nella più grande oscurità e in una tristezza di morte... Al mattino, dopo la Comunione, Gesù mi parlò con la sua consueta dolcezza: - Figlia mia, colomba amata, bianco giglio, vieni e ascoltami. Lo sposo che ama è fedele, confida alla sposa i suoi dolori e dispiaceri. Guardami, sono triste! È molto ferito il mio divin Cuore. I peccatori non desistono dai loro crimini. Mi offendono sempre più con disonestà ed impurità. Il piacere, la carne, la maledetta carne! Anche dai sacerdoti sono tanto offeso... Fanno strage, scandalizzano tanto! Coraggio! Dammi riparazione con i combattimenti contro il demonio... Il dolore è figlio dell'amore. È con dolore e amore che dai vita ai figli miei. Questo dolore e questo amore potevano essere partecipati soltanto da una vittima, cui fu dato di compiere sulla terra la missione più alta e sublime. Gli amici della mia causa portano nelle loro mani il labaro del trionfo e della regalità divina. Coraggio, figlia mia. E’ Gesù che te lo chiede: coraggio! Ti rendo simile a Me. Anch'io fui perseguitato. In tutti i tempi la mia Chiesa e ciò che è mio furono oggetto di persecuzione. Come non deve esserlo ora la mia causa più ricca, la missione più difficile? Coraggio, amata! È la rabbia di Satana. -

Venne poi alla mia destra Mammina. Mi chiese di aver coraggio in nome del suo Figlio divino: - Animo, animo, figlia mia! Te lo chiedo in nome del mio amore e in nome del tuo e mio Gesù! Accetta, soffri tutto. Consola il suo Cuore ferito dai peccati del mondo.

E ora vengo a confermare le parole del mio divin Figlio. Sei regina dei peccatori, sei regina del mondo. Accetta il mio santissimo manto, è tuo; rappresentami. Avvolgi in esso, col­loca attorno a te coloro che ti sono più cari e che più da vi­cino partecipano al tuo dolore. Prendendosi cura della causa del mio Gesù, sono cari al tuo cuore, al mio e al Cuore del mio Figlio benedetto. Coloro che abbiamo associato alla tua sofferenza sono quelli che più da vicino vogliamo purificare e santificare. Colloca poi attorno a te tutti i peccatori. Puoi coprire con il mio manto il mondo intero. Basta per tutti. Accetta la mia corona. Sei incoronata da Me. Sei regina! - Mio Dio, che vergogna! Come ero piccola, meschina, di fronte a Mammina!... (diario, 2-12-1944).

Gesù mi consegnò l'umanità (Momenti della Passione)

... Come una colomba che nell'oscurità non vede la via, sto muovendo nell'aria le ali legate senza poter né scendere né salire, timorosa di cadere irrimediabilmente. O mio Dio, che sarà di me?... Stamane assai presto era grandissimo il dolore che sentivo in me: erano molto forti la ripugnanza e la vergogna che mi causava la vista di tutto il popolo che si preparava in attesa di nuovi avvenimenti. Mi pareva di vedere gruppi, qui e là, a fare commenti. Mio Dio, mi attende il venerdì! Che paura! Tutto questo che sento e vedo è avvenuto in Te, o Gesù! Sono sofferenze tue, che hai sopportato per amor mio!

Il mio sguardo mi pare che penetri nell'intimo di tutta la moltitudine che riempie le strade: la mia anima sente tutto. Sul fianco di una altura, presso l'entrata della città, la pianta di fico maledetta da Gesù; più in basso, qualcuno porta sul capo un'anfora di acqua; avvengono abboccamenti: parlano, si preparano a nuovi avvenimenti. Vedo tutto, sento tutto. Quan­to soffro in silenzio! Quella pianta di fico ricordo di averla veduta verde; oggi è secca, come legna vecchia per il fuoco. Io non pensavo affatto a tutto questo; anzi, sentendo che iniziavo a rivivere queste scene, cercavo di distrarmi e di far conto di non sentire nulla. Sforzo inutile. Questi sentimenti si ravvivavano sempre più nella mia anima. Mi sforzavo di non voler sentire, non per sfuggire al dolore né alla volontà del mio Gesù, ma per il timore di confondermi e di illudermi. Mi sono però convinta che non erano illusioni. Gesù, nel ve­dere il mio timore dell'inganno, non poteva lasciarmi ingan­nare. Nessuno come Lui sa che non voglio ingannare alcuno... (diario, 7-12-1944).

... Venne Gesù, mi riscaldò con il calore del suo divino amore. Mi disse: - Il tuo dolore, figlia mia, è dolore di sal­vezza. Il mare immenso di sangue che sgorga dal tuo cuore è il luogo ove sono immersi i peccatori. E' nel sangue del tuo dolore che essi sono purificati. Sei una seconda arca di Noè. In te racchiudo i peccatori; in te, come in quell'arca, racchiudo tutto per la vita del nuo­vo mondo. Il tuo dolore, la tua immolazione sono dolore e immolazione di vita più per le anime che per i corpi. Coraggio, figliolina! Non temere nulla. La pioggia che cade sulla nuova arca non è di condanna, ma di salvezza: è pioggia di umilia­zioni, disprezzi e sacrifici. L'arca non è in pericolo: naviga nelle altezze. Una volta abbassate le acque della persecuzione, il mondo vedrà la ricchezza di salvezza che l'arca conteneva. Figliolina mia, è con Me la mia Madre benedetta, ascolta ciò che ti dice. - - Figlia mia, eccomi con il mio divin Figlio a consegnarti l'umanità e a chiuderla nel tuo cuore. Le chiavi restano in mano a Gesù e alla tua cara Mammina. Ti ho dato il mio manto e la mia corona di regina: sei stata coronata da Me. Sei regina dei peccatori, del mondo, scelta da Gesù e da Maria. Oggi, giorno della mia concezione immacolata, ti consegniamo il tuo possedimento regale. Da oggi è tuo, guidalo, custodiscilo. Custodiscilo sulla terra così come dopo lo custodirai e guiderai dal cielo. Ho scelto questo giorno festivo in mio onore, per­ché in unione a me sia festeggiato il giorno di questa consegna della umanità... - Sentii come se mi aprissero il cuore. Depositato in esso qualcosa, lo rinchiusero a chiave. Gli diedero calore. Poi rimasi tra Gesù e Maria come in una pressa: talmente mi stringe­vano fra i loro Cuori divini che mi pareva non poter resistere a tanto amore... Mammina continuò: - Figliolina amata, ricevi la vita del­la quale vivi, ricevi la vita del cielo, ricevila e dàlla alle anime. - Gesù aggiunse: - Puro giglio, stella scintillante che bril­lerai notte e giorno, a luce e guida dei peccatori, a luce e guida di quanti mi vorranno seguire ed amare con amore molto puro e forte, coraggio, non temere la guerra del mondo... - ... O Concezione pura, o Madre di Gesù, custodisci il mio corpo inchiodato sulla croce, alla croce abbracciato... - Ricevetti nuove consolazioni da Gesù e da Mammina, feci loro la consegna di me stessa, di coloro che mi sono cari e infine del mondo intero, includendo quelli che più mi fanno soffrire. - Mammina, metto nelle tue mani l'umanità... Salvala, solo Tu lo puoi.

Mi sento tutta confusa e vergognosa per questa consegna del mondo. Che può mai questa mia miseria senza la vostra protezione? O Gesù, o Mammina, mi consegno a Voi, come il soldato che vuol combattere per difendere il vostro regno. Vo­glio lottare e obbedire: comandate! Io, con la vostra grazia, farò frutto; sarò forte. Con la grazia e la forza dall'Alto sarà salvo il mondo... - (diario, 8-12-1944).

Un piccolo raggio di luce

Nella mattinata di oggi, per causa del mio dolore, non potevo fare le mie orazioni, né prepararmi, come dovevo, a ricevere la Comunione. L'anima si lacerava come uno straccio logoro, filo per filo, si polverizzava, si dissolveva... Neppure la venuta di Gesù mi diede sollievo e gioia. Ri­masi nello stesso stato d'animo. Lo ringraziai come meglio potei. Mi posi poi a leggere la corrispondenza che mi avevano consegnato. La seconda lettera che lessi fece brillare un piccolo raggio di luce nella mia anima. Si sollevò da me il peso schiac­ciante che opprimeva tutto il mio essere: senza venire meno alla santa obbedienza, d. Umberto può scrivermi per allegge­rire così un poco il mio dolore e darmi luce fra tante tenebre Non so come, in un impulso di amore, potei inginocchiar­mi sul letto, alzare le mani, recitare il « Magnificat »: prehiera che faccio sempre quando ricevo da Gesù una atten­zione, sia che venga a ferirmi, sia che venga ad addolcire la mia sofferenza... Con mia sorella e le mie cugine cantammo lodi a Gesù sacramentato e a Mammina. Dopo, caddi sul mio letto e ritornai sulla mia croce amata. La gioia morì subito. Accetto tutto come Gesù vuole. Non sono solita abbandonarmi alla gioia, ma se lo facessi, mi sentirei sollevata per poco tempo: improvvisamente nasce, improvvisamente muore. Le stesse estasi muoiono come cose che non mi riguardino.

Trascorsi il resto della giornata immersa nella sofferenza, sentendo nella mia anima l'umiliazione per cui passarono i pa­dri salesiani per colpa mia. Per avere fatto del bene e sollevato una povera anima, hanno pure sofferto. Ma come è dolce sof­frire per amore di Gesù e delle anime!... (diario, 9-12-1944)... Grazie a Gesù e a Mammina, oggi posso respirare; e anche mia sorella e la mia famiglia. Sia benedetto il Signore!... Non le ho scritto, come desideravo, perché non potevo. Creda, mio buon padre, che non fu per dimenticanza. Quante volte pensai di farlo, ma non fui capace! Si impossessava un tale timore di essere causa di maggior sofferenza per lei, cosa che non voglio affatto, che, per quanto mi sforzassi, non ero capace di dettare qualche parola. Però continuai a pregare e a soffrire per tutti. Questa dolorosissima prova non mi strappò dal cuore la grande e santa stima che ho per loro; anzi, la aumentò. Il Signore mi fece sentire che la colpa non era del suo superiore; al contrario, mi affermò spesso che egli è innocente. Ma anche se non lo fosse, non dovevano, per causa mia, sof­frirne gli altri: io sarei stata sempre la stessa e non avrei tralasciato di pregare per lui. Ieri, quante volte guardai la foto della vostra cappella per "vedere" se vi era Gesù esposto e se vi "vedevo" in adorazione. Non "vidi" nulla`. Vi accompagnai in ispirito; pregai e sof­fersi per tutti. Vi affidai alla Madonna durante l'estasi del pomeriggio ed in particolare coloro che fecero la vestizione e presero la medaglia: - Mammina, fa' che essi siano puri e che d'ora in avanti non macchino le loro anime neppure con un solo peccato veniale deliberato...» (lettera a d. Um­berto, 9-12-1944).

Convertitevi, convertitevi, peccatori!

... Sono stanca per tanta sofferenza; il corpo vien meno, ma la volontà è pronta: brama e vuole solamente la volontà divina. In questi ultimi giorni cominciai a sentire più che mai, e oggi in modo quasi insopportabile, le ansie di salvare il mondo... Voglio tutto il sacrificio e di buona volontà mi lascio im­molare per salvarlo. Vorrei avere in mano un pugnale per aprirmi nel cuore una piaga tanto profonda che mi desse sangue a sufficienza per scrivere su tutta la terra: « converti­tevi, o peccatori, non offendete più Gesù! Il cielo è tanto bello! Ed Egli creò tutti per il cielo ». Vorrei andare in ginocchio, bocconi, in tutte le parti del mondo, per lasciare ben visibili, in ogni palmo di terra, scritte da me e con il mio sangue queste parole: « Peccatori, con­vertitevi, convertitevi! ».

Non so che cosa devo fare di più, mio Gesù, per Te e per le anime. Durante la notte subii gli assalti del demonio... Vidi abissi senza fine. In mezzo a sporchi detriti stavano grandi serpenti ed enormi coccodrilli che tormentavano e terrorizzavano una moltitudine che penso fossero le anime cadute laggiù. Stanca per la lotta, e timorosa di cadervi dentro, non potevo invocare Gesù. E il demonio mi diceva: - Invoca me, di' che vuoi me, che non vuoi Dio, che vuoi il peccato e il piacere. - ... Solo nei momenti più tremendi, verso la fine della lotta, potei invocare il Cielo... Nello stesso luogo dove erano gli abissi mi apparve un bel giardino pieno di fiori, di varie qualità. Che belli! Fra di essi cadevano raggi molto brillanti, più brillanti dell'oro. Contem­plai tutto senza saperne il significato.

Nel medesimo istante, Gesù mi disse: - I fiori di questo bel giardino sono le tue eroiche virtù. I loro petali sono fini, delicati, il loro profumo è attraente; i raggi sono del mio divino amore. Non piangere, figliolina; la tua purezza non si macchia nei combattimenti contro il demonio; tu ne esci ogni volta più pura e piena di fascino. È la riparazione che Io esigo da te. Se non vi fosse questa riparazione, cadrebbero negli abissi che hai visto ora tante e tante anime, rimanendovi là eternamente... - (diario, 11-12-1944).

Un nuovo tormento per l'anima mia, che mi fa soffrire e non mi lascia tranquilla: vorrei nascondermi in uno scrigno, che nessuno sapesse né potesse aprire; vorrei stringermi le brac­cia sul cuore con una stretta che nessuno potesse svincolare, perché voglio difendere non so che cosa che mi è stato con­segnato e che devo vegliare e custodire. - Mio Dio, non so come riuscire a difenderlo, conservarlo bene e conservarlo tutto. Mi rifugio, o Gesù, nel tuo divin Cuore; sia esso lo scrigno benedetto che conservi me per sem­pre e questa consegna che mi è stata fatta e mi dà tante pre­occupazioni. Lì, starò bene, sarò sicura. Non correrò pericoli; né io né ciò che devo custodire. Custodiscimi per sempre. -

« Chi soffre con Me, con Me vince » (Momenti della Passione)

È giovedì, è già notte. Grande tormento. Ogni venerdì che si avvicina è per me una morte. Sento come se mi trovassi in un banchetto di gioia ed io parlassi con chi parla e sorridessi con chi sorride. E la mia anima, in grande agonia, lascia la terra, sale al cielo per esclamare: - O mio Dio, che cosa mi attende! - Mentre perdura quel banchetto di gioia, il cuore, là fuori è schiacciato, maltrattato, schernito e disprezzato. Tutti sor­ridono con sarcasmo in attesa di nuovi avvenimenti. - Gesù, sono la tua vittima e nulla più. - (diario, 14-12-1944).

Prima dell'aurora mi svegliai da un leggero sonno. Mio Dio, è venerdì. Cadde su di me una notte oscura. Ad ogni momento che passava mi pareva di camminare verso la morte;

non come chi cammina con amore e gioia, ma come chi, per la morte, sente il più grande orrore e la maggiore ripugnanza. Immersa in questo dolore, giunse l'ora della Comunione. Feci le mie richieste a Gesù. Mi parlò. Ricevetti forza per resistere al dolore e sopportare gli spintoni, le beffe, gli scherni che ricevevo. Dovevo soffrire tutto in silenzio, senza aprire bocca. Sentivo il dolore di Qualcuno che piangeva nel vedere quanto io soffrivo. E questo Qualcuno era amore di Madre. In silenzio unii il mio dolore a quel dolore. Venne Gesù e con tenera e dolce voce mi disse: - Figlia mia, unisci il tuo dolore al mio; addolciscilo nell'amore del mio Cuore divino; Io addolcisco il mio nel tuo. Tu mi ami; da Me sei amata; sei scrigno di ricchezza, depositaria dei doni divini. Figlia mia, angelo caro, il tuo dolore servì per ador­nare il manto e la corona che la tua Mammina ti ha conse­gnato... È dolore di gloria, è dolore di salvezza. È un mare di martirio; è un mare di immolazione. Figlia mia, giardino ce­leste di fiori divini, prato verdeggiante che alimenti i peccatori; alimentali di grazia, di purezza e amore; custodiscili, guidali, pastorella divina, pastorella scelta da Gesù. Purificali per Me! Guidali, dirigili al mio divin Cuore. Figlia mia, maestra di scienze divine, conserva ciò che, otto giorni or sono, fu depo­sitato nel tuo cuore da Me e dalla Madre mia benedetta: è il mondo, sono i peccatori... Mia figlia, in te è scritto tutto ciò che è divino. In te impareranno ad amare; in te impareranno a soffrire; in te apprenderanno a conoscere come Io mi comu­nico alle anime. Non lo sanno, non lo studiano e fanno, con ciò, soffrire tanto il mio divino Cuore. Coraggio! Chi soffre con Me, con Me vince. Piangeranno lacrime di pentimento nel vedere che il tuo nome, ora così macchiato, è glorificato con Me e con la mia Madre benedetta, sulla terra e nel cielo...

Quando, anni or sono, ti dicevo che sono Io il tuo diret­tore, mi riferivo a questi tempi. Non era per accantonare il tuo direttore. Sì, avevo bisogno di lui, unito a Me, per guidarti e portarti alle altezze che il mio divino amore esige. Io già vedevo la crudeltà e le persecuzioni degli uomini. Coraggio! Il tuo nome, che senti macchiato, tra poco sarà nominato con rispetto e con Me lodato. - ... (diario, 15-12-1944).

Tentano di rubarmi ciò che ho nel cuore

... Non so vivere. Sono stanca per lo sforzo di conservare in me ciò che Gesù e Mammina mi consegnò. Sento come se fossi sempre con le braccia incrociate sul petto, molto strette per difendere e custodire [quel tesoro].

Altre volte corro pazza, per sfuggire ad un grande assalto. Viene su di me non so chi. Una moltitudine innumerevole vuole rubarmi ciò che ho nel cuore, e io sfuggo all'impazzata per nascondere tutto. Voglio avvolgere attorno a me catene ro­buste, grosse catene, perché nulla mi sia rubato. Duro tormento per la mia anima: nulla ottengo.

In quelle ore di sofferenza ebbi un terribile assalto del de­monio. Sentii come se mi avesse rubato tutto: rimasi senza cuore, senza petto, senza nulla. Ero come un semplice guscio d'uovo che dentro non ha più nulla. Sentivo che quella refur­tiva era stata portata molto lontano. Il demonio voleva obbligarmi a dire: - Non voglio custo­dire nulla dentro di me; voglio peccare, voglio godere! - E mi affermava che io peccavo...

Rare volte riuscii a chiedere soccorso al Cielo... Ero in un bagno di sudore, con una stanchezza da non potersi dire. Infine riuscii ad esclamare: - Mio Gesù, non ne pos­so più! - Cessò l'assalto, ma io non potevo muovermi.

Tristissima nel vedermi privata di quel tesoro immenso che avevo posseduto in me, e con il timore di aver peccato, mor­moravo: - Mio Dio, mio Dio! E io sono senza luce, senza guida, senza un sacerdote cui confidare tutto! O Cielo, o Gesù, o Mammina! -

E Gesù venne: - Non hai peccato! Io sono con te! - ­Dopo alcuni istanti incominciai a sentire che avevo ancora in me quel ricco tesoro che il demonio mi aveva fatto sparire. La mia anima ne sentì molta gioia e io volevo abbracciare e baciare quella ricchezza: provavo il gaudio di una madre che, avendo perduto il figlio, lo ha ritrovato.

Non so dire la preoccupazione che questo mi dà: timorosa sempre che qualcuno possa rubarmelo... » (diario, 18-12-1944). « ... Vive il dolore; il dolore torturante del mio corpo e della mia anima. Il corpo soffre molto, ma assai più l'anima. Non so dire nulla, ne do solo una pallida idea: l'anima soffoca nell'essere tanto crudelmente oppressa e spremuta; le mie colpe, la mia ingratitudine verso Gesù mi stanno sempre davanti; il timore di ingannarmi e di ingannare gli altri sa, la paura di peccare nelle lotte contro il demonio... Che triste vita! Voglio vincermi. Voglio credere alle parole di Gesù e mi costa tanto! Come può essere che io non mi bruci in mezzo a tanto fuoco? Ed ora, il nuovo tormento di voler custodire in me ciò che Gesù con Mammina mi consegnò il giorno otto. Mi pare di essere continuamente assalita. Vorrei nascondermi sotto terra, ove nessuno sapesse, perché non mi rubino ciò che il Cielo mi donò e che sento essere una ricchezza senza uguale. Gesù sia con me! Passano i giorni e non ho un sacerdote che mi tranquil­lizzi, che mi animi nel cammino. Povera me! Sono nata per questo. Fossi nata anche per amare il mio Gesù e la mia cara Mammina come vorrei e come Essi sono degni di essere amati!... Mi pare di essere nata soltanto per vivere morta. Non so dire altro. Il dottore e la sua signora hanno passato qui ieri alcune ore per farci compagnia e coraggio. Oh, quanto devo al mio santo medico!... » (lettera a d. Umberto, 20-12-1944).

“Sei la mia Alexandrina trasformata iìn Cristo”

... Il demonio fa tremendi assalti al mio cuore: vuole en­trarvi per rubare la ricchezza che gli fu consegnata... sento una stanchezza tale che rimango prostrata... - Gesù, tutto per tuo amore: non ho forza per respirare; a poco a poco ho perduto tutto il sangue; mi pare di esser moribonda. - Cominciai a sentire nella mia anima una pace dolce e soave: era pace celeste, mi pareva di lasciare il mondo, di andare a godere il cielo. Rimasi per molto tempo come chi dorme soa­vemente ab, riscaldata da un calore che mi ardeva nel cuore e mi irradiava tutta. Gesù cominciò a parlarmi: - Figlia mia, non vivi la vita del mondo: tu sei staccata da tutto quanto gli appartiene. Vivi del cielo, vivi di ciò che è divino. I tuoi sentieri sono i sen­tieri di Cristo: è per questo che non sei compresa. È sublime la tua missione, angelo mio: è la più ricca delle missioni. E’ questo il motivo dell'odio e della persecuzione: odio del de­monio per le anime che gli rubí, persecuzione del mondo perché non comprende la vita che vivi, cioè la mia Vita nelle anime...

È dolore per il mio Cuore divino vedere il tuo dolore. È necessario che gli uomini studino profondamente per com­prendere la vita di Cristo nelle anime.

Quando ti creai, ti ho fatta con la perfezione necessaria a compiere la missione più sublime. Così destinai già le anime che ti dovevano guidare, anime che comprendono, anime che vivono soltanto la mia vita, la vita intima con Me. Chi si pren­de cura di te, si prende cura di Me. Sarebbe mio desiderio che tutti i miei discepoli [i sacerdoti] studiassero queste scienze divine: non le studiano, non le comprendono; do loro le luci necessarie e tentano di spegnerle; ma invano! In tutti i tempi ebbi bisogno di vittime, ma ora più che mai. Ti destinai ad essere immolata in questa epoca in cui l'umanità si è immersa in un mare immenso di fango, di vizi. È questo che senti rubarti: il mondo. È il vizio che può più dell'uomo; è il vizio il ladro di tutto ciò che è mio.

O pastorella, regina del mondo, sono Io, Gesù, che ti ho scelta e ti elevo a tanta altezza... - Ascoltai tutto senza dire parola. Egli parlava ed io ardevo in un fuoco consolatore che mi univa di più al suo divin Cuore. - O mio Gesù, che cosa Ti darò mai? Quanto più dici, tanto più si impossessa di me la coscienza della mia piccolezza. Mi umilio, mi umilio, o Gesù! Ho vergogna della mia miseria e che Tu possa utilizzare me per fini così alti. Sei Tu che la­vori, Ti fai conoscere, parli delle tue grandezze. Tutto Ti ap­partiene. -

- Violetta amata, asilo puro ove abito! Abito in te qui in terra come in cielo tu abiterai con il mio eterno Padre: sei la mia Alexandrina trasformata in Cristo, solo in Cristo. -

Grazie, mio Gesù, mio Re d'amore! (diario, 22-12-1944).

Con tale stanchezza, con tale sofferenza potrò rimanere mol­to tempo in questo esilio?

Mio Dio, se vuoi, resisto a tutto. La mia stanchezza è dovuta alla sofferenza, al volere ab­bracciare il mondo, abbracciarlo in una stretta eterna. Vorrei vederlo tutto in un inno di lode a Gesù, in un in­cendio di amore divino. Non so cosa desiderare di più; non so dove nascondermi con esso. Vorrei volare al cielo e portare con me il mondo, tutto il mondo; non lasciare qui nessuna creatura. Voglio salire con lui e una forza invincibile, o così mi pare, mi trascina in basso, tentando di rubarmelo: non so cosa sia... In queste ansie dolorose di volere purificarmi e purificare il mondo, di amare il mio Gesù e fare di tutto perché il mondo Lo ami, e nel non sapere come riuscirvi per me e più ancora per l'umanità intera, cominciai a piangere lacrime amare, viste solo dal cielo. Offersi di nuovo a Gesù il mio cuore e Gli chiesi che ve­nisse a nascere in esso... (diario, 24-12-1944).

“Sono nato nel presepio dei tuo cuore”

I giorni di festa sono tutti per me di profonda tristezza. Mi sforzo sempre, per consolare chi mi attornia, di mostrarmi contenta: la mia gioia è finta. Guardo a Gesù e a Mammina, innalzo il mio pensiero al cielo e per amore accetto il dolore. È per l'amore che la tristezza diventa gioia per me. Non guardo alla terra, mi tengo fissa al cielo: soltanto con il cielo le spine sono rose, il dolore è dolcezza. A mezzanotte di Natale, oltre alla notte che avevo nell'a­nima, dolori acutissimi straziavano il mio corpo: non piangevo, ma gemevo. Soltanto Gesù sa quanto soffrivo. Udii i mortaretti ed i rintocchi delle campane. Chiesi di portarmi la statuetta di Gesù Bambino: accostatala al mio petto, volevo riscaldarla. Il calore che riuscii a dargli non era quello che avrei voluto: avrei voluto bruciarla con fuoco di amore. Desideravo dirgli molte cose, ma non sapevo. Lo strinsi al mio petto dolcemente e continuai i miei gemiti. Sono certa che Gesù li accettò e non rimase triste. Nessuno come Lui vedeva quanto soffrivo; nessuno come Lui sa che se gemo è per amore; che gemo ma solo quando non ne posso più.. Non so quanto tempo trascorse. So che passai ad un'altra vita e udii Gesù nel mio cuore: - Sono nato nel presepio del tuo cuore, mia figlia. È lo sposo che viene alla sua sposa... Regina d'amore, come sto bene qui. Il presepio che mi dai non è rozzo come quello di Betlemme: è soffice delle tue virtù. Nel tuo presepio non sento i rigori del freddo: sono riscaldato con l'amore più puro e bruciante. Sei la mia stella, che guidi il mondo, come la stella guidò allora i Magi sul cammino verso Betlemme. Di' a tutti, figlia mia, a coloro che hanno cura di te, a co­loro che ti sono cari e ti amano e ti attorniano, che do loro l'abbondanza delle mie grazie, un'onda del mio amore divino, un luogo speciale nel mio divino Cuore, con la promessa del cielo. - ... (diario, 25-12-1944).

Nel mondo vedo Gesù

... O mio Dio, corro verso la morte e la morte corre verso di me. Il mio capo è torturato; il mio corpo fatto a pezzi dai terribili martirii: è una piaga viva... Per grazia e grande misericordia del Signore, non sono di­sperata: sento l'effetto della disperazione, ma sono calma e se­rena, assetata di maggiore dolore, di maggior purificazione e amore. Con questo soltanto il mondo sarà salvo; solo con que­ste forti catene lo potrò catturare.

... La vita fugge: fugge per dar vita, cammina pazzamente a salvare il mondo.

- Gesù, dammi il dolore che io amo, dammi la purifica­zione che tanto bramo. Racchiudimi in Te e nella tua e mia cara Mammina. Ascolta la mia anima in questo grido continuo di agonia per il dolore che sente e per le ansie di consegnarti il mondo: lo vorrei nelle mie mani per offrirtelo come il sacerdote vede nelle sue mani l'Ostia consacrata e La offre all'eterno Padre. Gesù, custodiscimi! Guarda le mie ansie angosciose ed im­molami come Ti piace, affinché Ti doni amore e con l'amore l'umanità. Vorrei dirti molto, ma, siccome non so, non dico nulla. - Fra queste ansie, venne Gesù: - Figlia mia, angelo della terra, fiore amabile, fiore candido di paradiso! Vieni, mia figlia, a ricevere un'altra prova dei miei sponsali con te, della mia unione coniugale. - In questo momento Gesù prese la mia mano, mi baciò, mi accarezzò e mi strinse dolcemente a Sé.

Rimasi come immersa in un mare di delizia, in un mare d'amore. Gesù continuò: - Ricevi una effusione del mio divino amore. Ricevila perché è la tua vita e tu sei vita per le anime. Coraggio, ancora un poco: il tuo cielo è vicino. Tra breve la tua anima, staccata dalla terra, volerà al cielo come la bian­ca e pura colomba al suo nido. Il tuo nido è il cielo presso il trono della maestà divina, a fianco della mia Madre benedetta...

Presso di Me, figlia mia, continuerai a vigilare, a governare il tuo possedimento regale della terra... Quanto ti è debitrice l'umanità! Quanto ti deve il Porto­gallo! Il mondo dovrebbe essere distrutto... Chiedi, chiedi di nuovo preghiera e penitenza... - Gesù infine aggiunse: - Sarà in un'estasi d'amore spri­gionato dal dolore che volerai in cielo. - ... (diario, 29-12-1944). ... Volendo abbracciare tutta l'umanità giungo ad esclamare: - O mondo, impazzisco per te! Quanto ti amo! In te vedo Gesù. - Vorrei dire tante cose su queste ansie che mi consumano. Come può avvenire questo: amare il mondo, aborrirlo, volerlo possedere, volerlo lasciare? - Mio Gesù, mio Dio, fissa in me il tuo sguardo, custo­discimi: così vincerò. - ... Stava terminando l'anno e io non avevo nulla da dare a Gesù... A mezzanotte lo ringraziai per tutti i benefici dell'anno e per quanto mi aveva fatto soffrire. Chiesi ai miei di recitare con me il « Te Deum »... (diario, 31-12-1944).

 

1945

« La tua vita è dolore che dà amore » (Momenti della Passione)

... Gesù, quali sono le carezze [= sofferenze] che riceverò da Te in questo nuovo anno? Sono piena di timore, più ancora, di sgomento. Venga ciò che deve venire. Per quanto potrò es­sere ferita ed umiliata, con la tua grazia divina, a tutto dirò: - Benvenuto; si faccia la volontà di Gesù! - ... Vorrei nascere ora, ma conoscerti già, per non macchiare per nulla il mio corpo; vorrei che con me rinascesse il mondo intero e che tutto già ti conoscesse, per non lasciarsi macchiare... (diario, 4-1-1945).

... Sento che tante strade sono bagnate con il mio sangue. Vedo tanta rivolta e indignazione... Il mio corpo è una sola piaga. Il sangue del capo, spillato dalle spine, mi bagna tutto il corpo. A braccia aperte mi consegno alla croce: mi lascio crocifiggere.

Un grido continuo: - Padre, Padre mio, anche Tu mi hai abbandonata! Sono la tua vittima; mi do a Te per le anime. - O mio Dio, se io avessi volontà, preferirei l'inferno a que­sta sofferenza [rivivere la Passione] e ai momenti dei miei colloqui con Te. Sì, perché là, non parlandoti e non ascoltan­doti, non temerei di ingannarmi e di ingannare nessuno e non sarei tanto perseguitata dal mondo. Perdonami lo sfogo: sento orrore all'inganno e alla bugia. Sento timore di me stessa e paura dei venerdì: sparissero e sparissi anch'io nel tuo amore infinito! Venga tutta la sofferenza, venga la croce, venga la morte. Abbraccio tutto: sono la tua vittima, Gesù. - Da queste sofferenze passai ad un profluvio di luce, pace e dolcezza... Gesù mi parlò: - ... È stato un anno di amore, un anno colmo di salvezza. Figlia mia, fiore angelico, benia­mina della divina Trinità, beniamina di Maria e di tutta la corte celeste, il tuo dolore ha arricchito il cielo ed è scritto in lettere d'oro... Ti attende un anno di amarezze ma anche di gioie: le spe­rimenterai come sole che appare e rapidamente si nasconde tra le nubi. Ma non temere: questa è la tua vita. È vita che dà vita; è dolore che dà amore... - (diario, 5-1-1945).

La gratitudine di Alexandrina

« ... Ha capito dai miei scritti ciò che Gesù ha chiuso nel mio cuore? Che tormento per me! Non so come custodire e difendere tesoro così prezioso! La mia anima è in continua agonia; la mia vita è sempre piena di timori; il demonio è instancabile nel tormentarmi. Di qui, quanta tortura, amarezza, dolore! Affiora in me ciò che è cattivo: debolezza e miseria. Ciò che è di Gesù non arriva a vivere: appare e fugge tosto verso di Lui. Oh, se mi facessi comprendere, se avessi un po' di luce, se amassi un po' Gesù e le anime! Allora sarei felice; la mia gioia sarebbe piena! Mio buon padre, se mi conoscesse, non avrebbe di me così santa stima. Non arriverà l'ora in cui lei potrà venire qui? Ho tanto bisogno di luce e di guida! Come resisterò a questi furti [dei due direttori spirituali] che mi hanno fatto? Mio Dio, perdono a tutti! Ho ricevuto quanto mi ha mandato i. Molte grazie come prova della mia gratitudine per tanti benefici. Sono certa che Gesù ne è contento: Egli ama la gratitudine per ciò che da Lui riceviamo e le promette perfino nuovi benefici e grazie. Si degni Lui di ripagarle tutto. Per favore, ringrazi i padri e tutti di codesta Casa per le preghiere e gli auguri inviatimi... » (lettera a d. Umberto, 5-1-1945).

« ... Mi spiace di non avere istruzione: in primo luogo, per non sapere parlare a Gesù, amarlo, ringraziarlo, lodarlo come merita; anche se rimanessi in ginocchio tutta l'eternità non gli pagherei mai quanto ho ricevuto da Lui; in secondo luogo, per ringraziare il mio caro medico con quelle parole di lode e di riconoscenza che merita.

Gesù, con la sua bontà infinita, supplisca come soltanto Lui sa e può fare. Da parte mia so dire soltanto « grazie » per quanto fa per questa poveretta che nulla può, nulla sa, nulla vale. Che sarebbe di me se Gesù non l'avesse posto al mio fianco in questi tristi giorni della mia vita, in tutto è rivolta, disprezzo, calunnia e umiliazione? Che mare di dolore! E io tanto sola, senza luce, senza guida nel mio cammino orribile!

Tenteranno di rubarmi anche il mio santo medico, che tante volte mi è stato di appoggio con parole di grande conforto e con sante attenzioni? Avverrà come hanno fatto con coloro che erano luce e sostegno alla mia anima?

Sia lodato Dio in tutti; con tutto sia amato e riparato; di tutto si serva per salvare il mondo intero. Se mi lasceranno sola, rimarrà Gesù con me! Che io muoia di dolore, di abban­dono, di disprezzo, purché nel mio cuore rimanga sempre Gesù, che gli uomini non mi possono rubare! Soltanto il peccato, sol­tanto il demonio lo possono.

Ma costa tanto questa vita amara! Solo con lo sguardo in Gesù crocifisso, solo per suo amore e per le anime la si può sopportare... » (lettera al dott. Azevedo, 8-1-1945).

Insidie violente e persistenti

... Come sono tremende le insidie del demonio! Soffro tanto per questi assalti! Se il mondo sapesse che cosa è l'inferno, cos'è la perversità e la furia del demonio, certamente non pec­cherebbe tanto! Stanotte venne contro di me con una violenza che pareva voler tutto distruggere. Malizie, parole e lezioni sconce. Il mio corpo pareva già disfatto per tanta stanchezza... - Non voglio peccare, mio Gesù, voglio l'inferno piuttosto che il piacere. Ciò che io voglio, o Gesù, è non perdere un momento di consolazione e di riparazione per Te e di salvezza per le anime... - Bastarono queste parole perché il demonio aumentasse la sua furia... Fuggì soltanto alla voce di Gesù che disse: - Se tu potessi vedere, figlia mia, come sono offeso in quest'ora contro la virtù della purezza, moriresti di orrore e di dolore. Ma la tua ripa­razione mi fa dimenticare le molte offese. Questa consolazione posso averla soltanto da una vergine di purezza angelica. - ... - Eccomi pronta per tutto, mio Signore!... La purezza è la virtù che maggiormente amo e per cui soffro di più: solo per Tua grazia e misericordia non Ti ho offeso gravemente... - (diario, 8-1-1945). ... [Il demonio mi dice]: - Dónati a me, come ti sei do­nata a Dio; bacia me con amore come baci il crocifisso. Guarda che io non ti faccio soffrire...; bada che Dio non ha cielo da darti. Godi con me, godi i piaceri del mondo. -

Egli mi impedisce di invocare Gesù. Si colloca fra me e Lui perché non mi oda e danza davanti a me. Mi dà i suoi ordini delittuosi e, siccome non cedo, si arrabbia e sento come se mi torcesse e pestasse tutta. Il mio corpo sembra rimanere infranto da lui. Sono soltanto gli effetti perché non si avvicina fino a toccarmi. Le palpitazioni del cuore si accavallano, fanno un grande rumore. Dopo le lotte, a volte, sento una brezza che mi rialza e mi ricolloca nella mia posizione. Questa notte non fu così. Ca­duta di fianco ai cuscini, senza potermi sollevare e nemmeno fare un minimo movimento, non resistevo più in quella posizione. Molto triste, ripetevo: - Soccorrimi, soccorrimi, Gesù! - Sentii Gesù al mio fianco: - Figlia mia, amore dell'A­more, il mio divino soffio basta ad elevarti spiritualmente ed anche a rimetterti al tuo posto. - Sentii il soffio di Gesù e, nello stesso istante, mi trovai sui miei cuscini. Gesù continuò: - Dimmi, figlia mia, che vuoi da Me? - Il tuo amore! - - Che vuoi che lo faccia? - La tua divina Volontà. -

Gesù mi strinse dolcemente al suo divin Cuore e aggiunse: - La mia volontà è che tu abbia coraggio nelle sofferenze che ti chiedo e che tu ripari in questa forma. Ripara, ripara, mia vergine pura, vergine pazza di amore per Me. - Poco dopo mi addormentai in un leggero e breve sonno... (diario, 11-1-1945).

«Dolore che salva, amore che tutto vince» (Momenti della Passione)

... Che orrore per le sofferenze e le estasi dei venerdì, che orrore per gli assalti del demonio! Oggi ho avuto dei momenti nei quali mi pareva che avrei quasi detto di no a Gesù per tutto. Mi sentii sola in una prigione con le mani legate, gli occhi chiusi nella tristezza più profonda, le labbra mute che non ri­spondevano a nulla. Sentivo il mio corpo lacerato da flagelli e preso a calci. In tale stato, mi venne in mente la sofferenza di quando Gesù permetteva la mia crocifissione [fisica]. Sen­tivo anche il mio sangue scorrere e il cuore come calpestato. Nella mia anima avevo sguardi di tenera compassione per co­loro che mi facevano soffrire. Mi terrorizzavano talmente l'in­ferno e la perdita irreparabile delle anime che amavo quegli orrori invece di aborrirli: li amavo per salvare le anime, con­vinta che solo il dolore le poteva salvare.

Venne il demonio durante queste terribili sofferenze. Com­battei e rimasi in un bagno di sudore. Quando tentava di istruir­mi sul peccato, mi chiedeva che gli dessi il mio cuore con amore... Orrore, orrore! Momenti di tanto pericolo. Alzai gli occhi al cielo e chiesi soccorso e la lotta cessò... Rimasi con lo sguardo fisso al cielo dicendo a Gesù che non volevo peccare... - Mio Gesù, sono la tua vittima, ma con questo aumento di dolore, di orrore e di paura, non potrò vincere: non resisto a tanto. Devi soffrire e resistere Tu: lo sai che da me non pos­so nulla! - Venne Gesù e mi parlò tanto affettuosamente: - Figlia mia, fiore solitario, gioiello dell'umanità, dolore che salva, amo­re che tutto vince, giardino del paradiso, Io ho seminato in te ed il mondo viene a te per raccogliere fiori di virtù, fiori di amore. Figlia mia, tesoro nascosto, in te si racchiudono ricchezze divine. Tesoro nascosto, perché quasi tutto ciò che Io ho de­positato in te resta misconosciuto. Figlia mia, bianca colomba, colomba angelica, la tua vita è un gorgheggio di lode a Gesù, alla Trinità divina e alla mia Madre santissima. Vengo a te, sono in te... Sei porto di asilo, sei porto di salvezza, sei ri­fugio dei peccatori, salvezza della umanità.

È terrorizzante il combattimento? Non temere... - - O mio Gesù, sono tanto piccolina, come puoi trovarmi? Sono soltanto miseria, come puoi fissare in me i tuoi sguardi divini? Ho vergogna, non posso alzare i miei occhi a guardarti. Abbi compassione! Sono fiore, sono giardino, sono tutto ciò che mi dici perché Tu hai seminato, Tu hai coltivato. Sei Tu il giardiniere, sei Tu il fiore, sei tutto, tutto, mio Gesù! Sei il porto di salvezza perché la salvezza stessa sei Tu. Osserva e vedi il mio dolore, abbi compassione. Voglio amarti e non so come; voglio soffrire per salvare il mondo e non so soffrire. Temo di venire meno, temo di cadere e di non rialzarmi più... - ... Sei la piccola di Gesù, sei la piccola di Maria. Con Lei salverai il mondo che ti fu affidato, che devi salvare. Te l'ho dato; è tuo; non temere; non ti sarà rubato... Ricevi il mio amore: distribuiscilo abbondantemente a tutta l'umanità. Fra poco sarà ovunque conosciuto il tuo dolore, sarà dif­fuso il tuo amore ineguagliabile. (diario, 12-1-1945).

« È legato con una sola ala »

... Il giorno 13 [gennaio], tra le visite che io più stimo, ci fu quella di colui che già aspettavo e che aveva lasciato un vuoto nella mia anima. L'aspettavo, eppure lo ricevetti freddamente: tutto mi era indifferente. Lo guardavo e talvolta mi pareva di non vederlo, come non fosse realtà. Era un car­cerato uscito dalla prigione, venuto a visitare un cadavere che gli apparteneva. O dolore, amarezza, tenebre spaventose! È già tardi per darmi gioia, è già tardi perché la mia ani­ma possa ricevere consolazione! I miei occhi parevano non vedere il secondo padre che mi avevano rubato; cosa avverrà quando mi restituiranno il primo? - Gesù, sono la tua vittima: il tuo amore e la salvezza delle anime ad ogni costo, ad ogni costo! E ora soffro per la mia freddezza, la mia indifferenza verso quella persona cui devo tanto. Mi pare di averlo disgustato e ferito: o Gesù, tutto per tuo amore! - Durante la notte, quasi sempre sveglia e unita a Gesù, in un mare di dolori del corpo e dell'anima, fui assalita crudel­mente dal demonio: lottai per quasi due ore...

Udii Gesù dirmi: - Animo, figlia amata!... La tua morte dà vita alle anime. Non ho lasciato provare a te conforto dalla visita del mio d. Umberto né a lui di vederti consolata. Fu a profitto delle anime: fu perché gli uomini vedano ciò che è un'anima abbracciata alla croce e salda nell'amore di Gesù; così non interpreteranno le cose dal lato dell'entusiasmo. Di' al mio d. Umberto il mio ringraziamento per essere venuto a dar vita all'anima della mia sposa, della mia vittima amata... Da' le mie grazie, benedizioni e amore a lui e a tutta la congregazione. Egli è legato per una sola ala: gli è stato impedito solo per metà di volare. Per questo dispenso bene­dizioni e grazie a tutta la congregazione... Voglio che ti sosten­ga, dal momento che non lo può fare colui che lo desidera, il tuo p. Pinho, cui hanno impedito ogni volo e, non soddi­sfatti, lo attaccano da ogni lato. - ... (diario, 16-1-1945).

Cristo crocifisso in trasparenza (Momenti della Passione)

Dove sono incamminata? O Gesù, che sarà di me? Tutto è paura e terrore! Cammino affrettatamente per strade scure e strette. Cado svenuta: mi schiaccia il peso delle umiliazioni. Sono trascinata da ruvide corde. Sento il mio volto per terra, con le guance molto ferite. Il dolore di acute spine mi penetra perfino nel cuore: è dolore che pare darmi la morte. Sento le ginocchia, le spalle e tutto il corpo in dolorose piaghe.

Piena di vergogna per tanta curiosità, nella tristezza più profonda che si possa immaginare, cammino a stento, cadendo varie volte. In questo cammino mi viene incontro la donna [Veronica] che ha compassione del mio dolore: con quale tenerezza e amore pulisce il mio volto coperto di sudore, sangue e polvere! Vincoli della più stretta amicizia legano i nostri cuori. E’ indi­cibile ciò che vorrei dire di lei, le lodi che vorrei farle; come vorrei che si parlasse di questo suo atto eroico! Giunta in cima alla montagna, che sconforto sento in me! È sconforto di amore. Tutto mi causa orrore: la morte, l'abbandono, o mio Dio! In ginocchio alzo gli occhi all'eterno Padre; Gli do il mio segno di accettazione di tutto. Abbasso gli occhi, mi raccolgo in me e, nell'abbraccio più intimo, stringo l'universo al mio cuore. Mi offro alla morte. I carnefici continuano il loro barbaro com­pito: quadro terrificante! Che ripugnanza e vergogna di me stessa! Il mio corpo e la mia anima si disfano in lebbra. Attendo la mia ora. Passai dal dolore all'amore, dal Calvario al Tabor. Comin­ciai a sentire fortemente nel petto l'amore di Gesù e la sua divina Presenza in me. Udii subito la sua Voce dolce e soave: - Era mio desiderio, mia colomba diletta, che il mondo conoscesse in quale modo mi dono alla mia sposa, all'anima vergine, che il mondo conoscesse e comprendesse questo amore: l'amore con cui ti amo, l'amore con cui ami Me, l'amore alle anime, l'amore alla croce. Era mio desiderio, grande desiderio, che il mondo conoscesse la tua vita, vita di amore purissimo, vita di eroismo senza riserve. La tua vita è un quadro ricchis­simo ove è riprodotta la vita divina, la vita più completa di Cristo crocifisso. Gli uomini, figlia mia, si oppongono con mezzi poco edi­ficanti a questa vita che lo volevo fosse conosciuta per il bene delle anime. - - O mio Gesù, non avendo volontà mia, voglio ciò che Tu vuoi. Se non fosse così, vorrei vivere nascosta; vivere come se non vivessi; vivere come se non fossi mai esistita, a patto però di amarti e di salvare le anime. Ma se vuoi diversamente, il rimedio è nelle tue mani: fa' che gli uomini agiscano in altro modo. -

- No, no, mia cara, non è così. - - Perdonami allora, o mio Gesù, se Ti ho offeso. - Sta' tranquilla: non mi hai fatto dispiacere. Dove sono le grazie che Io diedi loro? Non se ne servirono, mi disprezzarono in esse, in esse mi calpestarono. Si servirono della propria volontà, del proprio orgoglio, dei propri giudizi e di false luci. Che dolore per il mio divino Cuore! Coraggio, figlioletta, vince la mia divina causa e vincono coloro che per essa combattono. Tu sei vera via, sei strada regale fiancheggiata da ambe le parti dalle meraviglie del Signore. Fortunate le anime, fortu­nati i peccatori che vi entrano e vanno così al porto di salvezza. Il tuo sguardo, la tua dolcezza, la tua grazia attirano le anime a te e da te vengono a Me... - (diario, 19-1-1945).

Sete di salvare il mondo

Non so dire ciò che avviene nella mia anima, ma lo sa Gesù, sa che non mento... Sento di essere un cumulo di peccati, di corruzione; un cu­mulo di freddezza, di ingratitudine, di dimenticanze nei riguardi di Gesù, mi pare di essere un mare di sangue. Che dolore nel sentire che ho fatto tutto e più nulla posso fare per il mondo! Ma, mio Dio, che cosa ho fatto io se tutto ciò che soffro e faccio non mi appartiene? Il come posso sentire che ho fatto tutto per la salvezza del mondo? Non ho dato per esso la mia vita, ma questa stessa l'ho già offerta a Gesù. Che cosa è questo mare di sangue che io sento di essere? Lo sai Tu, Gesù: è quanto basta. Mi pare che tutta l'umanità vi sia immersa. Oh, se io sapessi ciò che posso fare per salvarla! E i poveri bambini del limbo? Non tralascio la mia offerta, la mia richiesta a Gesù di andare a battezzarli. Se io potessi, e Gesù lo consentisse, vorrei stare in ginocchio fin che dura il mondo, per ottenere da Gesù questa grazia: battezzare le creaturine. Mi pare di morire di compassione per loro.

E le anime che stanno all'inferno!... La mia anima sente un dolore indicibile, non tanto per i tormenti che soffrono là, ma piuttosto perché non potranno mai vedere Dio. Oh, che tenebrosa sofferenza!... Non so cosa mi dico: vorrei soffrire tutto per rimediare a tutti questi mali. - O Gesù, mio amore, Tu vedi, Tu sai la sincerità delle mie parole: non escono soltanto dalle mie labbra, ma dal più intimo del mio cuore, tra il più grande dolore e l'agonia della mia anima. Sì, mio buon Gesù: non è inganno la mia vita, come qualcuno afferma. Per grazia e misericordia tua non ho mai pensato di ingannare. Vi è in me qualcosa di buono e lodevole? Non lo sento, non lo conosco. Ma se vi è, appartiene a Te, non è mio. Quante spine feriscono questo cuore che non esiste se non per soffrire! Dal più intimo dell'anima Ti chiedo perdono per coloro che tanto crudelmente mi fanno soffrire. La mia anima sente che molti di costoro vogliono ora pulirsi servendosi di me, ma non possono: io sono uno straccio immondo; si spor­cherebbero di più. -

Oh, quanto sono addolorata! Ma, piuttosto soffrire milioni di volte, innocente, che una sola volta, colpevole. Non voglio perdere la mia unione con Dio un solo momento... Ho passato tutta la notte sveglia. Ho chiesto molte cose­a Gesù. Ho ripetuto la mia offerta di vittima. L'ho ringraziata del beneficio di non dormire perché così posso fargli maggior, compagnia, vivere di più la sua vita e confidarmi da sola con Lui... Durante queste confidenze a Gesù, fui assalita dal demonio. Usò astuzia, malizia e parole vergognose che non posso dire... (diario, 22-1-1945).

Il sole e la luce del giorno hanno cessato di esistere nel mondo? Mi pare che la notte più tormentosa ed oscura abbia invaso tutto: non v'è luce, non gioia, non vita. Sono morta e sento che sono morti tutti coloro che mi sono cari. È venuto il medico. Mi pareva di non vederlo: era come ­un cadavere vicino ad un altro. Come sempre, nella sua bontà e santità cercò di sollevarmi dal mio sfinimento, di infondermi coraggio e fiducia. O mio Dio, che indifferenza! Quanto diceva pareva non riguardarmi. Avevo perfino paura di lui, molta paura. - Gesù, toglimi tutto, dammi il tuo divino Amore in cam­bio di tutto quello che mi togli. Dammi un'infinità di anime; dammi l'immensità del tuo infinito amore. Voglio amarti con questo amore e amarti per quelle anime che ti chiedo. Ho sete, Gesù, ho sete; sete che mi brucia e mi consuma; sete che qui sulla terra non può mai essere saziata; ho sete di amarti e di vederti amato da quella infinità di anime che ti chiedo; ho sete di soffrire, soffrire sempre più per conquistare c salvare per Te quelle anime. - O mondo, o mondo! Senza volere appartenerti, senza volere amarti, ti amo pazzamente, ti voglio ad ogni costo; non posso lasciarti, mondo caro, senza vederti interamente salvo. Queste ansie, questi desideri non mi appartengono; non nascono da me: io sono morte, soltanto morte. Siano di chi si voglia, ap­partengano a chi si voglia, sono per Gesù; sono per conso­larlo, sono per amarlo. - O mio Gesù, lega il mio cuore al Tuo; che nulla ci possa separare. Lega a Te anche i cuori del mondo intero. Non voglio che vi sia in questa povera umanità altra cosa all'infuori dell'amore: amore puro al tuo Cuore divino. Voglio che questa mia vita sia tutta una vita solo di lode a Te. Che posso desi­derare di più? Come soffrire di più? Vorrei strapparmi il cuore e consegnarlo alle fiamme del più ardente amore e poterti dire: « questo è l'amore di tutta l'umanità »... - (diario, 25-1-1945).

« Ti ho resa simile a Me » (Momenti della Passione)

... Che triste giovedì! Quanta falsità mi preparano! È già notte: mi sento in un importante raduno, in un convito di grande intimità [ultima cena]; le conversazioni sono orientate a dar conforto. Nella mia anima si presentano due quadri tanto differenti: un tradimento senza pari e un amore senza pari; un amore, una dolcezza, una tenerezza tali verso quel tradimento che nessun cuore le può comprendere. Quanti richiami pieni di dolcezza verso quel tradimento. Ma il traditore resiste: a nulla si arrende; non si trova bene vicino a quell'Agnello vittima innocente. Non so esprimere la bontà e la delicatezza di Gesù. Vorrei che la mia anima fosse un libro ove tutti potessero apprendere le manifestazioni di bontà, le tenerezze, l'amore di Gesù (dia­rio, 25-1-1945).

Gesù oggi mi chiede due sacrifici: uno dell'anima, l'altro del corpo; dell'anima perché devo dettare tutto ciò che sento e soffro, del corpo perché è tanto grave il mio stato che non posso muovere le labbra per parlare: mi pare che ad ogni pa­rola che pronuncio mi vengano strappati il cuore e le viscere. Confido in Gesù che mi aiuterà a dettare almeno le sue divine parole [dell'estasi] ... Fin dal mattino avevo questa impressione: io correvo verso la morte e la morte verso di me; correvo perché impulsi d'a­more mi obbligavano a correre. Soltanto il sangue e la morte avrebbero salvato il mondo e io volevo salvarlo.

Quante volte, nel tragitto, caddi sfinita, sembrandomi di perdere la vita! Perdere la vita per dar vita mi dava forza, e riprendevo a camminare. Sul Calvario, in croce, il mio sangue usciva a fiotti. Calma e serena, con lo spirito tutto in Dio, aspettavo il momento della più grande felicità: il momento della salvezza. Poi venne Gesù, tanto pieno di amore e di tenerezza per me: - Figlia mia, tabernacolo divino ove io abito, prigione ­di dolcezza e d'amore! Ho legato il mio Cuore al tuo con i vincoli del più santo amore. Mi hanno legato a te i tuoi lacci incantevoli... Nulla ci può separare; non vi è nulla che possa tagliare i vincoli coniugali che ci uniscono. O mia colomba... per il tuo amore serafico il mondo mi amerà... Sei e sarai sempre la calamita dei peccatori. - O sì, Gesù, voglio attirarli a Te, a qualsiasi costo. Ti chiedo la grande grazia di racchiuderli tutti nel tuo divin Cuore. Che nessuno si perda. Non Ti rifiuto sofferenze, ma Tu non negarmi anime. - Figlioletta, eroina del mondo senza pari, così come sen­za pari sono il tuo dolore ed il tuo amore. Sei ricca e potente. Ho preparato in te un armamento forte, armamento di guerra: non armi né fuoco distruttore, ma armamento delle virtù più eroiche... non solo per combattere per il Portogallo, ma per il mondo intero. Combatterai e vincerai...

Mia sposa amata, nuovo vangelo ove è scritta, in modo in­delebile, la vita di Cristo crocifisso: vita di dolore, vita di amore, vita di follie per le anime, vita di carità, vita di scienze e dottrine di Cristo Redentore. Ti ho resa simile a Me, ti ho modellata su di Me, vittima cara, innocente salvatrice, sbocciata in questo fortunato calva­rio. Salvami le anime, mettile al sicuro sotto il manto che ti è stato dato dalla mia Madre benedetta... -

Gesù mi tenne fra le sue braccia per alcune ore: mi ricor­dava la madre che non abbandona il suo figlioletto quando è moribondo. Io soffrivo molto, ma ero confortata dalle tenerezze di Gesù. Tanta sua bontà verso di me mi confonde, mi annienta (diario, 26-1-1945).

Rugiada di sangue che irrora l'umanità intera

... Quanto più soffro tanto più desidero soffrire, ma soffro terribilmente. Amo il dolore, lo voglio, e ne ho il più grande terrore. Corro verso le sofferenze in una bramosia pazza di abbracciarle e al tempo stesso mi pare che mi facciano pian­gere lacrime di sangue e vorrei nascondermi ad esse. O orrore, tremendo orrore! Voglio soffrire e voglio fuggire il dolore. In questi ultimi giorni in cui ho avuto tanto da dare a Gesù, non ho potuto avere un momento di gioia nell'offrirgli le mie sofferenze. Ripetevo spesso: - Tutto per Te, o Gesù, e per le anime! - Ma questo tutto che offrivo a Gesù non era mio, non era nulla. Passai giorni e notti in questo stato: a dare, a offrire, senza aver nulla da dare, nulla da offrire... Dissi a Gesù: - Non soffro? Accetta i desideri che ho di soffrire.

Non amo? Accetta le ansie che ho di amare. Non sono io? Non vivo? Non ho nulla da offrire? Accetta tutto come se io vivessi, se io soffrissi, se tutto mi appar­tenesse... -

Sento nella mia anima tanti brutti tormenti. Sento anche i rimorsi, o non so che cosa, di varie persone che mi hanno fatto soffrire. Che è questo, mio Gesù? Non bastano le soffe­renze che mi hanno causato, devo anche soffrire il tarlo che rode la loro anima? Sono la tua vittima, o Gesù. Peccare non voglio, ma tutto ciò che serve per amarti e darti gloria: voglio tutto, accetto tutto... ... Le spine non cessano di cadere su di me; cadono con tanta forza! Mi feriscono il corpo, mi feriscono l'anima. Sono già due giorni che non mi portano Gesù: dove trovar la forza per sopportarle? Stanno sempre scolpiti davanti a me i quadri tristissimi che Gesù impresse nella mia anima: il mondo, il limbo, l'in­ferno. Quante volte mi manca il respiro perché non vedo nes­sun rimedio, non posso far nulla per loro! Da due giorni la mia anima sente una pioggerella minuta, come di nebbia, ma è pioggia di sangue che irrora l'umanità intera. Soffro immensamente per questo: non per il vedere e sentire tale pioggia di sangue in quanto è rugiada d'amore, rugiada che dà tutto, ma perché questo sangue che irrora esce proprio da me, esce dal mio cuore, dalle vene del mio corpo. O che dolore! Il dolore è l'unico mezzo per portare la vita al mondo! O pomeriggio del giovedì che mi porta tutto questo! Che mare di sofferenza!... da ben pochi compresa!... (diario, 1-2-1945).

Gesù si diede a me legandomi sempre più a Lui (Momenti della Passione)

... Giunse il venerdì, triste venerdì! Vidi la mia croce: era ancora presto; la preparavano con premura: era necessaria, qualsiasi sentenza avessi ricevuto. Nella mia anima sentivo la mansuetudine, la bontà senza pari; allo stesso tempo, contro questa mansuetudine e bontà, sentivo l'odio, il rancore, il disprezzo ed una autorità orgo­gliosa: un orgoglio senza pari. Belve contro l'Agnellino più piccolo ed innocente! Che do­lore per Lui, così pieno di bontà! Ancor prima che fosse ela­borata la sentenza contro l'Agnello innocente, sentii quell'au­torità orgogliosa che con furore diabolico si strappava da cima a fondo le vesti... Salii molto a stento la montagna del Calvario, con l'im­pressione di spirare. Gridai continuamente: - Padre, Padre mio, anche Tu mi lasci? Anche Tu mi abbandoni? -

Il mio sangue scorreva.

Si nascose il sole con vergogna per tanta malizia. E io, sve­stita, in grande confusione sulla croce, sotto gli sguardi della canaglia più vile! I miei vestiti furono tagliati e distribuiti... L'anima tremava di dolore e di paura, come il corpo trema per il freddo.

Chiamavo sempre ad alta voce Gesù; Egli venne portando un sole luminoso e ardente. Cessarono il tremito dell'anima, la paura e ogni dolore: avevo solo pace, avevo solo luce e amore. Il cuore cominciò a ricevere una vita che non so spie­gare; il petto mi si incendiò in fiamme. Quale soavità potei godere per molto tempo!...

... Udii inni meravigliosi; non comprendevo bene, ma so che erano rivolti a Gesù Sacramentato. Udii le parole « Corpus Domini Jesu Christi » e sentii che Gesù si diede a me legandomi sempre più a Lui. Gli angeli continuavano a cantare: da quel coro di angeli usciva un ricco canale che giungeva a me comunicandomi fiam­me di fuoco e molte cose. Gesù mi disse: - Questo canale, figlia mia, esce dal Cuore della tua e mia Madre benedetta. Da esso ricevi in grandissima abbondanza il nostro amore; ricevi le nostre gra­zie, virtù e doni: ricchezze divine e tutto ciò che è del cielo. Da esso ricevi vita per vivere, vita per dare alle anime. È que­sta la rugiada, il sangue che sentì cadere sulla umanità: è una fusione delle mie ricchezze, delle mie grazie e del tuo dolore. Sei una nuova corredentrice. Comunico tutto a te attraverso il canale della mia Madre benedetta: sei tu con Lei a salvare il mondo. (diario, 2-2-1945).

Soffrire tutto senza dettare più nulla!

« ... Ho un grande debito! Ho tanto da ringraziarla: pre­ghiere, lettere piene di conforto, tante e tante cose!... Come la ricambierò? Incarico Gesù e Mammina di farlo per me.

I vomiti sono cessati, ma mi sento tanto ammalata: non ho forza, né disposizione per nulla. Mi sarebbe piaciuto farle trovare, al suo ritorno da Lisbona, qualche mia parola, ma non l'ho potuto fare. Grazie delle no­tizie che mi ha dato di Alexandrina e della persona trovata a Fatima. Il Signore permetta che la Sua causa trionfi, a Suo onore e gloria per il bene delle anime: è ciò che mi interessa; a me non importa l'essere umiliata.

Dio voglia che lei, dopo la predicazione, possa venire qui, come promette nella sua ultima lettera. Ho tanto bisogno di parlarle: mi pare di soffocare. Povera anima mia, come è triste il mio vivere!... Il demonio, mentre avevo la crisi di vomiti, non usò delle sue malizie, ma chiacchierava e mi affliggeva, dicendomi che, dopo un po' di riposo, mi avrebbe trascinata nuovamente alla vita di peccato. Le chiedo il favore di ringraziare d. Previsano per la sua lettera; a lui e a tutti i sacerdoti salesiani i nostri rispettosi saluti e ringraziamenti per le preghiere. Non mi sono dimen­ticata di unirmi a loro nella festa di D. Bosco... Saluti e santi ricordi a tutti i novizi e ai confratelli. Ella potrebbe ora dispensarmi dal dettare il mio diario spi­rituale: faccio un sacrificio tanto grande!... Mi lasci soffrire tutto senza dettare più nulla... » (lettera a d. Umberto, 6-2-1945).

Nella sofferenza, grande dolcezza di essere moneta per le anime (Momenti della Passione)

... Sento che non posso resistere a tanto... Non posso restar qui sulla terra di più... Voglio lasciare il mondo e voglio por­tarlo con me; non lo voglio e lo amo; non gli appartengo ed è mio; aborro tutto ciò che è del mondo e voglio abbracciare il mondo al punto da non lasciarlo più... Voglio entrare nel cielo, ma con tutta l'umanità. Mio Gesù, che devo mai fare?... Non so quali maggiori sofferenze io possa desiderare per il mio corpo...

Continuo a soffrire i rimorsi, quel tarlo che rode le anime di alcune persone... Soffro per la infelicità di qualcuno che mi ha ferito tanto... Sento e vedo i tormenti che mi aspettano. Sento che sono bersagliata: le pietre mi colpiscono il cuore. Sento che mi ritiro da un convivio, che fuggo verso la solitudine per poter piangere in silenzio.

Quante lacrime di sconforto e di vergogna nel vedermi rivestita di tutte le cattiverie e trovarmi in tale stato alla pre­senza dell'eterno Padre! L'amore mi spinge incontro al dolore. A labbra mute, ad occhi chiusi, mi consegno: vado verso la morte. Una pioggia di spine cade su di me: il mio corpo diventa come lebbroso. Ma io sto a braccia aperte, con un tenero sor­riso ed una mansuetudine senza pari: nascondo e dissimulo tutto.

O mio Gesù, io vorrei, solo per la tua gloria, saper dire ciò che avviene in me, ciò che Tu soffristi per noi! Oh, quale tenerezza, quale bontà, o innocente, innocente Gesù! (diario, 8-2-1945).

Se ogni giorno, dopo i miei leggeri sonni, mi sveglio im­mersa in grande dolore e tristezza, tale sofferenza raddoppia al venerdì. Non ho parole né capacità per esprimerla. Oggi mi sono svegliata stanchissima. Mi pareva che i miei capelli fossero inzuppati di sangue, e così pure i vestiti incollati al corpo. Mi trovavo sola in una oscura prigione. Sentivo il dolore dell'abbandono in cui mi avevano lasciato coloro che mi erano più cari: dove erano le loro proteste di non abbandonarmi? Tutto questo è come un libro a caratteri ben chiari, stam­pato nella mia anima; non sono immaginazioni. Tante volte mi sforzo di distrarmi per vedere se scompare questa sofferenza. Mi inganno: è ferita profonda, è dolore vivissimo che solo Gesù e Mammina possono addolcire.

Venne poi il demonio sotto forma di lupo e di leone, fa­cendo davanti a me scene orribili... Io vorrei che le anime conoscessero le sue astuzie diaboliche perché non si lascias­sero ingannare! Con la venuta di Gesù Sacramentato, con il calore del suo divino Amore che Egli mi ha fatto sentire intensamente, ho ripreso un po' di vita.

Il suo conforto mi incoraggiò a percorrere il cammino del Calvario. Fui tanto maltrattata! Caddi tante volte sotto il peso della croce e con delle corde fui trascinata indietro per lun­ghi tratti. Cadevo con il volto a terra e brani delle mie carni lacerate rimanevano tra le pietre. Tutte le sofferenze che mi attendevano annientavano il mio cuore: era una oppressione che lo soffocava e gli toglieva la vita. Sulla croce, abbandonata da tutti, nell'udire le ingiurie più infamanti, sentivo scorrere sul mio corpo i rigagnoli del sudore della morte; vi si univano le gocce di sangue che cadevano in abbondanza dal mio capo e dalle mie piaghe. Nella sofferenza sentivo grande dolcezza di essere moneta per le anime; ma non potevo avere neppure un sorriso.

In questo abisso di dolore venne Gesù: - ... Figlia mia, sei un mare immenso di ricchezza, sei porto di salvezza. Quando sarai in cielo presso il trono divino e là giungeranno suppliche in tuo nome a favore dei pecca­tori in pericolo, quando tu dirai « Padre mio, desidero che quel peccatore si salvi », nello stesso momento egli sentirà il tocco della grazia: tutti, per te, saranno salvi. Tu sarai un filo d'oro finissimo che li legherà a Me per sempre. - - O mio Gesù, giacché, per tua bontà e potere infinito, mi farai così potente nel cielo, fa' che già fin d'ora in terra tutti i peccatori che io Ti nominerò si convertano e siano salvi. - - Chiedi, chiedi, figliolina, sei potente. Affida al mio Cuore quanti vorrai. La tua vita sulla terra è fare il bene alla terra stessa, è diffondervi il bene... Ascolta, figlia mia amata, i tali (e mi fece i nomi) sono in pericolo di perdersi: sono tanto accecati dalle passioni! Mi offendono tanto gravemente, tanto scandalosamente!... - - O Gesù, voglio offrirmi a Te per consolarti e per sal­varli. Scegli la riparazione che vuoi; dammi la tua grazia, la tua forza divina: con esse sono pronta per qualsiasi sacri­ficio. (diario, 9-2-1945).

...Ieri passai più di tre ore a parlare di Gesù con una persona lontana da Lui da molti anni. Non ricordo che abbia frequentato mai la chiesa. Ne rimasi bagnata di sudore e stanca tanto da non poter più muovere le labbra per pronunciare parola. Ma questo mio sforzo non fu senza ricompensa: Gesù permise che per qualche tempo ne provassi gioia. Quella persona mi diede segni di pen­timento e mi promise di cambiare vita. Mi pare proprio che, fra pochi giorni, sarà strappata al potere di satana. Ah, se io vedessi in tale disposizione tutti coloro che sono lontani da Gesù! Voglio soffrire, voglio soffrire, voglio salvarli: li amo, sono di Gesù (diario, 13-2-1945).

Devo trasformare un mondo di roccia (Momenti della Passione)

... È certo che Gesù soffre in me, tuttavia il dolore mi do­mina e sono sfinita. Sento che la morte sta camminando verso di me: la morte che io sospiro tanto, che io voglio-chiamare vita, che mi introduce nel gaudio celeste. Non faccio caso allora delle mie tristezze, delle sofferenze ed amarezze e mi metto a pregare per tutti coloro che amo e per il mondo intero. Non dimentico coloro che sono causa di tante mie sofferenze: prego per loro; voglio che Gesù dia loro amore, voglio che dia loro il cielo. Sento di essere il mondo: un mondo di roccia durissima, un mondo chiuso e sento che sto dentro di esso. Devo trasfor­mare questa roccia da duro sasso in pietre preziose, in oro fino. Quale sforzo, dentro questa roccia senza potermi muovere! Devo smuoverla, disfarla. Devo farne un mondo bello, gradito a Gesù. - O Gesù, guarda il martirio che mi consuma. Che devo fare per il mondo? Come trasformarlo? Come consolerò e ral­legrerò il tuo divin Cuore? -

Mi è venuta meno l'azione dello Spirito Santo: mi pare di non avere le sue grazie, le sue luci. Sono una povera che non ha e non potrà avere nulla.

- Che sarà di me, Gesù? Non posso vivere senza di Te; senza di Te nulla posso soffrire... - ... Mi fa male il ricordarmi che oggi è giovedì: che soffe­renze mi portano questi giorni! [giovedì e venerdì]. Sull'imbrunire avevo l'impressione di percorrere delle stra­de: seguivo il mio cammino ed ero schernita e additata come rea di ogni colpa da quanti mi vedevano. A notte iniziata mi trovai in un banchetto di amici ed in mezzo a quella amicizia sentivo un traditore che, poco dopo, avrebbe dovuto baciarmi e provai il dolore che quel bacio mi avrebbe causato. Sentivo di essere Gesù. Sul mio petto si reclinò un volto che amavo tanto. Il mio cuore si intenerì di amore per lui. Che conversazioni su tanti misteri, di tanta grandezza! In questo banchetto lavai i piedi a coloro che mi attor­niavano. Vi era in me acqua, asciugamano e bacile. Uno di essi era confuso per il fatto che io gli lavassi i piedi; basta­rono uno sguardo e poche parole perché egli si disponesse subito a spogliarsi e, se fosse necessario, che io lo lavassi comple­tamente. Potessi esprimere qui tutto l'amore, la bontà e la tenerezza di Gesù, quanto bene farebbe alle anime! Ma non so dire di meglio. - Supplisci Tu, o Gesù, alla mia incapacità. - (diario, 15-2-1945).

... Fin da stamattina sentii il mio cuore molto maltrattato. Le umiliazioni lo spremevano: non aveva più sangue da dare al corpo. Andai al mio calvario. Mi venne incontro Mammina: ci fu uno scambio di sguardi profondi; i nostri cuori si unirono in uno stesso dolore. Lo scambio dei nostri sguardi fu breve: dovetti avanzare maltrattata, spinta, trascinata. Ma non si di­vise il dolore dei nostri cuori, collegati come da due fili elettrici.

Ben presto giunsi alla sommità del calvario, ove fui inchio­data sulla croce. Che lunga agonia! Il sangue scorreva; le pia­ghe si laceravano sempre più. Le lacrime di Mammina scor­revano nel mio cuore. Ella era un faro per me ed io per Lei: un faro che dava luce per mettere in evidenza le nostre sofferenze. Ancor prima di spirare, sentii che mi squarciavano il cuore: questo dolore mi fu anticipato, perché dopo morte non lo avrei potuto sentire. Quando sentii il mio cuore squarciato, lanciai il mio sguardo sul mondo e gli dissi: - E’ per te che sono così! - Venne allora il mio Gesù: - ... Figlia mia, sei pazza per le anime come lo sono Io. Ho fatto il tuo calvario simile al mio. La tua vita è vita di Cristo: vive Cristo adombrato in te... Figlia mia, sei fonte di salvezza per tutta l'umanità; sei fonte che non si esaurisce; sei acqua che sazia tutto il mondo; tutti, in questa acqua, possono purificarsi... - (diario, 16-2-1945).

Mio Dio, come sono varie le sofferenze che mi mandi!

All'alba cominciai a soffrire per il viaggio di Deolinda. Partiva con persone che io stimo, per visitare persone che io amo tanto. Ero contenta, ma avrei voluto andarvi anch'io. Of­fersi al Signore il sacrificio di non manifestare i miei sentimenti. Ma alla fine non seppi vincere e mostrai la mia penosa nostalgia. Rimasi sulla mia croce fatta più dolorosa dalla preoccu­pazione per quanto avrebbe potuto avvenire durante il viag­gio, per la debolezza fisica di mia sorella, per il pericolo di tutti, per il timore che non potessero passare a visitare il mio p. Pinho, visita che gli avrebbe procurato un grande piacere. Mi sentii anche più piccola nel vedere che persone riguar­devoli si scomodavano per noi: tale pensiero mi perseguita in questi giorni ogni volta che ricevo la visita di qualcuno. Durante la notte ho sofferto la conseguenza di quella gior­nata. Senza volerlo, ricordavo quanto era avvenuto. Gesù non mi ha neppure dato il conforto della confessione; e non è stato la prima volta... Bramo continuamente la visita del con­fessore per purificare sempre più la mia anima. Ma, dopo es­sermi confessata, che amarezza! Tuttavia sono in pace: la mia anima è tranquilla perché sono sempre sincera e non penso ad ingannare.

- Accetta, Gesù, la mia amarezza. La voglio e la amo perché Ti amo e amo le anime. -

Vi erano due notti accostate: la notte là fuori e la notte dentro di me. Il demonio, durante il giorno, mi aveva affermato che nel viaggio era avvenuto un disastroso incidente alle persone a me tanto care. È padre della menzogna. Infatti poco dopo erano arrivate, ma non ne avevo provato gioia: Gesù non me la concesse. Sono stata alquanto tempo con d. Umberto, venuto a darmi luce e a togliermi i miei dubbi. Non mi pareva vero che fosse vicino a me: lo sentivo tanto lontano da non avere nulla per poterlo raggiungere; il suo volto mi pareva soltanto un guscio d'uovo. Mio Dio, come sono varie le sofferenze che mi mandi! ... Durante la notte venne il demonio e chiamò i suoi col­leghi: erano molti. Grandemente afflitta, temevo di far sentire i miei gemiti. Il maledetto mi diceva: - Zitta! Che non venga qui quel... (diceva brutti nomi al sacerdote). Quando avrò fatto di te quello che voglio, andrò ad ucciderlo. Morirà sotto i miei piedi. -

Io stavo sopra abissi spaventosi: mio Gesù, che oscurità! Solo di tanto in tanto cadevano su di essi delle foglie bianche che mettevano maggiormente in risalto il cupo delle tenebre... I demoni mi lasciarono... Triste, molto triste, invocai Gesù.

- Va' avanti, figlia, a compiere la tua missione... Hai visto i petali bianchi che cadevano su quegli abissi? Sono petali della tua riparazione: con il loro candore illumi­nano le anime che stanno in quelle tenebre... - Non ebbi paura che il demonio realizzasse davvero la sua minaccia; ma al mattino, sentendo molto silenzio nella ca­mera vicina, mi venne il timore che il sacerdote fosse morto davvero. Il Signore però non l'aveva permesso. Quando d. Umberto venne da me per continuare a parlare delle cose dell'anima mia, io continuai a sentirmi lontana, molto lontana, immersa in un mare di dolori nell'anima e nel corpo. Dentro di me sentivo, ogni tanto, scosse terribili; una gran­de ripugnanza nel dover dire ciò che avveniva in me. Mi sen­tivo piccola e miserabile... (diario, 22-2-1945).

Il mondo viene ad alimentarsi al mio dolore (Momenti della Passione)

Non ho vita, non ho sangue: ho dato tutto, ho perduto tutto. Ho dato tutto e mi pare che fu inutile. Sento una scon­fitta tanto grande. Mio Dio, mi pare di non esistere. Esiste la sofferenza ed è mia. Esiste il mondo e ne ha bisogno. La mia anima sente una fame molto grande; ma questa fame è del mondo, è il mondo che viene ad alimentarsi al mio dolore: è un mondo di belve che approfitta quanto più può della mia sofferenza. Non è niente, non soffro niente in para­gone di quanto ha bisogno la povera umanità.

Gesù, che sofferenza è questa! Mi pare che sto sradicandomi il cuore dal petto, riducen­dolo in briciole per darlo al mondo, alle anime. Vorrei passar la vita a mendicare cuori che siano alimento, salvezza dei peccatori. Vorrei gridare molto forte, vorrei che la mia voce echeggiasse in tutta l'umanità: - O mondo, mon­do ingrato, sono tua! Mi do a te per Gesù e per la cara Mam­mina. È attraverso di Loro che passo a te il mio sangue, la mia vita; è per mezzo di Loro che ti amo, che sono tua; ti amo per salvarti, per consegnati a Gesù e a Mammina! - Povera me, non ho nulla da dare; non so più cosa fare. Quali cose terribili avvengono in me, causate dalle ansie insop­portabili di amare Gesù e salvare l'umanità!... (diario, 22-2-1945).

... Nella notte del 27 [febbraio] ebbi una visione di spine che mi causò enorme sofferenza. Era un bosco fittissimo di spine, tutto spine: salivano a tanta altezza intrecciandosi le une con le altre che non ne vedevo la fine; tutte, molto grosse e lun­ghe, stavano per cadere su di me... E sopra le spine cadeva continuamente la stessa pioggia rugiadosa di sangue. La mia anima sente che dalle spine sta per sbocciare una nuova fioritura di boccioli bianchi... Oggi, di mattina presto, ho sentito nella mia anima, ho udito con i miei orecchi, forti rumori, grandi colpi con cui aprivano la mia sepoltura. Era tanto profonda! È giovedi. Corre verso di me la morte. La sepoltura è pronta. Viene su di me il peso di tutte le umiliazioni. Non vi è nessun male che non dicano contro di me. La mia anima vede tutto ciò che toglierà la vita al corpo. La mia sepoltura è un pozzo, un abisso. Nulla è in me che dia gioia: tutto quanto vi è di bello e potente è per me dolore.

Dal mio letto posso ammirare la grandezza del Creatore vedendo, oltre la finestra, gli alberi coperti di fiori. Che pro­digio! Il candore dei fiori si trasforma in notte per la mia anima: tutti i loro petali divengono frecce che penetrano nel mio cuore. Che fare, mio Dio? Accettare tutto ciò che viene da Te. Vado alla morte con gli occhi fissi nella Tua croce (diario, 1-3-1945).

Non vi pensavo e la mia anima mi ricordò in che giorno ero [venerdì].

Mi sentivo nella prigione, molto triste e sola. Soffrivo per avere gli occhi bendati; soffrivo per tanta ingratitudine... Alla prima luce vennero a prendermi. Il mio volto sentiva i grossi sputi. Fuori mi attendeva una moltitudine di gente: quante sghignazzate udivo! Di strada in strada, di casa in casa, in mezzo ad un gran chiasso, oggetto di maltrattamenti, fui interrogata da signori assolutisti, pieni di superbia, convinti di poter far tutto... Di fronte a tanta grandezza, quanto ero pic­cola! Fui condannata. Presi la croce. Curva sotto il suo peso mi muovevo quasi bocconi. Quante volte fui trascinata! Quante lacrime sentii nel cuore! Trattata tanto crudelmente, ripetevo sovente dentro di me: - Ti amo! Soffro per tuo amore! - Portavo la croce e vedevo sul calvario quella di Gesù: era un faro che mi penetrava e mi illuminava tutta. Mi sen­tivo attratta da essa e camminavo per abbracciarla e possederla. Giunta colà, mi distesero sulla croce; mentre mi stiravano le braccia e le gambe per inchiodarle e sentivo che dalle piaghe uscivano fiotti di sangue, venne verso di me il demonio a rad­doppiare la mia sofferenza... Io, inchiodata sulla croce mani e piedi, non potevo lottare. Quanto soffrivo! Fissavo il mio Gesù crocifisso... Il demonio finalmente se ne andò, ma la tristezza amara, l'abbandono, le lacrime non cessarono. Ma neppure mi abban­donarono le lacrime e l'agonia di Mammina, né i suoi sguardi addolorati, pieni di compassione per me. Afflitta e in agonia, gridai al cielo fino all'ultimo respiro: - Padre, Padre mio, perché mi hai abbandonato? - Non ero io che gridavo, era il mio cuore; non ero io a voler gridare: mi obbligava a questo la violenta sofferenza dell'agonia. In quel momento venne Gesù: - Figlia mia, sole della terra, fuoco dei cuori, gioia del cielo! Sole che, con i suoi raggi luminosi, illumina l'umanità; fuoco che brucia e purifica i cuori; gioia del cielo perché viene be­nedetto il mio Nome santo per la vittima immolata, per la vita che dà vite... Vengo da te per confidarti i miei dolori. Dimmi, vuoi consolarmi?... -

- Gesù, cosa mi potrai chiedere che io non ti dia?... - ... Siccome con tanta buona volontà e gioia mi dai tutto, ti privo della mia gioia, della mia consolazione, come già ti ho privata della consolazione e della gioia di coloro che ti sono cari. Riceverai da Me soltanto quel conforto necessario per poter soffrire e vincere. Riceverai solo spine [dal mondo], spine da tutte le parti ecco il senso della visione che ti mostrai; vivrai in mezzo alle spine e in mezzo ad esse spirerai. La tua anima pura ne uscirà per volare al cielo ad ardere d'amore... Le tue spine non sono spine destinate a seccare; il tuo dolore coltiva il terreno di quel bosco che ti mostrai; il tuo sangue lo irriga. Sono spine che sbocciano, che danno rose... Tu partirai per il cielo, ma la tua grazia, le tue virtù reste­ranno sulla terra... Voglio che la tua vita sia presto, molto presto conosciuta: il mondo ne ha bisogno... - Gesù, voglio soffrire solo io, solo io voglio piangere: lasciami nella amarezza, nella tristezza infinita e resta Tu nella gioia e nella consolazione completa. - (diario, 2-3-1945).

Sono madre che piange lacrime di sangue

Da domenica mi sento madre della umanità, madre tenera. Verso questo amore viene contemporaneamente il dolore: do­lore causato dai disordini di questi fratelli che sento essere figli miei. Vorrei presentarmi ai governanti di tutte le nazioni per chiedere che si riconcilino gli uni con gli altri; ma vorrei una riconciliazione fatta di perdono durevole perché non avvengano più gli stessi disordini. La brama di fare questo è talvolta così grande che mi pare di volare presso di loro.­ Per ottenere questa pace, sottoporrei il mio corpo ai più grandi supplizi e sacrifici, anche se dovessi essere trascinata di nazione in nazione e fare ciò che vi è di più costoso. Vorrei prendere nelle mie mani il Cuore di Gesù e dire loro: - Guardate quanto è ferito! Sono i nostri peccati che lo feriscono così. - ... Da sabato ho una grande paura di Gesù. Da dome­nica si è aggiunta la paura di Mammina, con la quale non oso più confidarmi; e così pure aumenta la paura per le per­sone care. Desidero che il dott. Azevedo e d. Umberto ven­gano qui, ma allo stesso tempo mi tormenta il timore della loro presenza; timore che scompare per dar luogo ad una in­differenza, fino a pensare che non parlo con loro e fino a do­mandarmi se esistono o no... (diario, 6-3-1945).

Sento in me un fuoco ardente; mi brucia in tutti i sensi: tutto il mio corpo è una fornace. Ho sete di Gesù, ho fame, molta fame di anime. Vorrei inghiottire il mondo. Mi sento sempre più madre sua. Che pazzia la mia, per il mondo che è inganno, fango e immondezza! Sono madre, ma oh! che ma­dre pazza! Sono madre che piange la perdita dei suoi figli; sono madre che non può vederli in tanto disordine, in tante miserie e atrocità. Sono madre che piange lacrime di sangue che bagnano tutta l'umanità. Non posso resistere a tanto do­lore, non posso concedermi tregua: voglio salvare il mondo, voglio soffrire tutto, voglio dare per lui la vita. In un momento in cui le ansie erano insopportabili alzai a stento lo sguardo a Gesù e Gli dissi: - Gesù! Povero mon­do! Voglio salvarlo. Lasciami entrare nel tuo divino Cuore con quelli che mi sono cari; lasciami entrare con quelli che mi appartengono e si raccomandano alle mie preghiere; lascia­mi entrare con tutti i sacerdoti e i peccatori induriti; lasciami entrare con chi mi ha offesa, lasciami entrare con l'umanità intera. Nessuno rimanga fuori dal tuo Cuore, e così passi alla nostra Patria, al Cielo che Tu hai creato per tutti. Voglio amarti e lodarti con tutti, eternamente... - (diario, 8-3-1945).

La notte del più grande miracolo (Momenti della Passione)

... Fin dal mattino incominciai a sentire che Gesù piangeva dentro di me. Io ero la città di Gerusalemme ed ero Gesù. Io ero l'amore e l'ingratitudine. Dal mio cuore uscivano verso la città i più dolci e teneri sguardi. Erano sguardi di richiamo, sguardi di compassione. Ma dalla città cosa usciva mai! La rivolta contro di me. Nel tardo pomeriggio mi sentivo riunita agli amici. O mio Dio, cosa avvenne! Scene tanto differentti! Io ero Gesù e, sul mio cuore, sentivo reclinarsi qualcuno, ed io ero quel qualcuno. Io ero la tavola, ero il pane ed il vino; io ero il calice che conteneva il vino; io ero le tazze ove venivano servite le vi­vande. Io ero Giuda; ero tutto. Io ero la dolcezza e la man­suetudine di Gesù; io ero la disperazione ed il tradimento di Giuda. Che notte! Che santa notte! La più grande di tutte le notti. La notte del più grande miracolo, del massimo amore di Gesù!

Il suo divin Cuore era legato a coloro che gli erano tanto cari: per poter partire, doveva rimanere tra loro; per salire al cielo, doveva rimanere sulla terra; Lo obbligava a questo il suo divino Amore. Vorrei chiarire queste cose, ma non posso, non sono capace. Lo sguardo allucinato del cattivo discepolo rimase impresso nel mio cuore, come anche quel silenzio profondo di nostal­gico congedo. L'amarezza della mia anima non poteva essere maggiore... (diario, 8-3-1945).

Ogni momento che passa è una eternità; mi pare di essere sempre nello stesso luogo; il cielo non arriva. Solo i venerdì passano e ritornano subito: posso quasi dire che sono sempre presenti. La notte l'ho trascorsa nell'agonia dell'Orto. Che triste so­litudine! Il cielo pareva rivoltarsi contro la terra ingrata. Io udivo il rumore della gente, il tintinnio delle armi. Dentro di me sentii dire ad uno che mi si era avvicinato: - Amico, per che cosa sei venuto? - O dolce parola! O dol­cezza, tenerezza, amore di Gesù!

Sono passate alcune ore e tutto è ancora impresso in me. Il mio corpo è stanchissimo: per l'agonia nell'Orto e nella prigione, per i flagelli e le spine, per i maltrattamenti e il viaggio sul Calvario... Arrivata là mi trasformai nella montagna, nella croce, in Gesù. E in me vi era Mammina: i due cuori uniti, il mio ed il suo. Quanti sentimenti, quanto dolore, quanto amore! Amore che si estendeva su tutta l'umanità; amore che costringeva a tanto dolore, allo spargimento di tutto il sangue. Ah, se potessi mostrare chiaramente come chiaramente ri­vissi ciò che hanno sofferto Gesù e Mammina!

... Gesù mi disse: - Sei colma di grazia, figlia mia, perché Gesù è con te. Sei colma di luce, purezza e amore, perché su te è disceso ora dal cielo lo Spirito Santo; abitava già in te, ma ora più che mai si infuse in te; in te come già negli apostoli. D'ora innanzi avrai luce per comprendere pienamente la grandezza del mio amore, del mio potere, della mia mise­ricordia e della gravità della colpa contro il mio divin Cuore... Desidero vivamente che la tua vita sia conosciuta; ma non può esserlo senza grande dolore, immolazione e sacrificio. ... È giunta l'ora: vi sia luce, si faccia luce! Il mondo ha bisogno, il mondo ha fame della mia vita nascosta in te. Chiedi preghiera, riparazione, cambiamento di vita. Chie­dilo! Non sarà fatto se non chiesto; non può essere chiesto se non sono conosciuti i miei desideri. In fretta, in fretta! Penitenza! Riparazione per il peccato della carne. L'impurità è la finestra aperta per tutti i peccati gravi. Il mondo si converta! Povero mondo se non si converte presto... Riceverai da Me tutto per dare tutto alle anime. Sei di Gesù, vivi di Gesù! Da' alle anime ciò che è di Gesù. (dia­rio, 9-3-1945).

Questa luce non lascia nulla di occulto

Da venerdì [9-3] sento nel mio capo una luce forte che si riflette nel cuore con la stessa intensità. Sento contempo­raneamente di essere una torre di altezza senza pari da cui quella luce illumina il mondo intero. Tale luce nuota in un mare di dolore, in un mare di notte; il mare sono io, il dolore è mio, ed anche la notte è mia. La luce non mi appartiene: appartiene al mondo, è sol­tanto per il mondo. Talvolta mi stanco, resto sfinita per le molte cose che que­sta luce mi fa vedere. Mio Dio, cosa avviene mai nel mondo! Come corre pazzo verso la perdizione! Ma egli è mio, mi sento tanto madre sua! Non posso sopportare che si perda per il suo disordine. La mia anima lo vede in tutte le strade di perdizione. Ah, mio Dio, che devo fare? Ho già dato tutto, e mi pare di avere fatto tutto per salvarlo. Ho dato e fatto tutto senza sentirmi madre ed ora [che mi sento tanto madre] è grande il mio dolore per non avere più nulla da dare a Gesù per il mondo.

Vi sarà qualcuno che comprenda questo dolore? Come lo soffro io, soltanto Gesù lo sa. O cuori, o cuori di tutto il mon­do, se comprendeste quanto vi ama Gesù!... (diario, 13-3-1945).

... Sento che la torre innalzata in me è sempre più alta. L'artista incaricato dell'opera non cessa di lavorare. A quale altezza sono salita, poiché sto salendo in questa torre, o me­glio, sono la torre stessa! La luce sale con me. La fatica per il tanto vedere mi estenua. La luce è del mondo, non è mia; è per illuminarlo e allo stesso tempo perché io lo veda: rimane qui tanto in basso! Valuto la distanza dal cielo alla terra. Ahi, come io vedo il mondo! Questa luce non lascia nulla di occulto; penetra nel più intimo e fa sì che io pure vi penetri. Quale miseria nelle anime, che fango copre i corpi sten­dendosi su tutta l'umanità! Che orrore! O mondo, come ti vedo mai! Quanto più sale la torre più la luce illumina; più il mondo è fango e più il mio cuore soffre... (diario, 15-3-1945).

Una visita di riconciliazione

... Lunedì, ancor prima che io ricevessi il mio Gesù, Deo­linda mi disse che desiderava venire a visitarmi la ragazza che era vissuta con noi. Io desideravo con ansia questa ricon­ciliazione, non perché mi sentissi colpevole, ma perché ero del parere che fra persone pie non devono sussistere dissapori, motivo di cattivo esempio e di dispiacere a Gesù. Fino ad ora, al pensiero di un incontro con chi mi aveva fatto tanto soffrire, sebbene senza riflettere ed involontariamente, avevo l'impressione che ne avrei ricevuto un colpo al cuore. Desideravo tale incontro ma temevo di non resistere. Quando mia sorella me ne parlò, Gesù trasformò la mia anima: non ebbi più quell'impressione nei riguardi di quella persona; rimasi indifferente come davanti a una cosa che non mi interessa. Nella Comunione affidai la questione a Gesù, chiedendogli di risolverla secondo la sua divina Volontà. Passai la giornata in ansia, timorosa di non fare la volontà del Signore e con un aumento di sofferenze. Oggi mi è stato riferito che forse in mattinata, dopo la Comunione, avrei avuto quella visita. Mi sono rivolta allora al Cuore di Gesù: - Fa' che la riceva con la bontà e l'amore del tuo divin Cuore. Dammi la tua umiltà. Fa' che dimentichi il dolore causatomi, come desidero che Tu dimentichi la mia ingratitudine verso di Te. - Mammina, per la tua agonia presso la croce, per i tuoi dolori, fa' che mi comporti in modo da dare a Gesù tutta la consolazione e sia grande il vantaggio per le anime. - Ho ricevuta la ragazza con il sorriso e con la maggiore mansuetudine possibile, facendo molta violenza su me stessa. Il cuore ne era soffocato e talvolta stentavo a parlare e a respirare. Le ho fatto comprendere il suo cattivo comportamento e, quando mi ha chiesto perdono, le ho detto: - Io non chiedo al Signore che ti castighi, anzi chiedo che non ti castighi. Voglio dimenticare tutto, come desidero che Egli dimentichi le mie ingratitudini e quelle del mondo intero. -

Il mio cuore è stato inondato di compassione per lei e l'ho perdonata con tutta l'anima. Ho visto in lei il Signore. Non ho avuto un momento di gioia, perché mi è parso che la cosa non mi riguardasse... (diario, 13-3-1945).

II dolore della Madre (Momenti della Passione)

... Sentii che Qualcuno con amore pazzo, con amore di Ma­dre, andava di strada in strada, cieca di dolore, per vedere dove poteva incontrarmi. Il frastuono era spaventoso.

Rivestita con una veste da re, ma per scherno, mi posero in mano una canna. Quale barbarie contro di me! Erano mol­tissimi coloro che gareggiavano a inventare tormenti per mal­trattarmi con maggior crudeltà. Lungo il cammino del Calvario era tutto un urlare ed uno schiamazzare dietro a me: non erano grida di dolore ma di odio e di ingiuria. Ma vi era Chi piangeva e si affliggeva per me, Chi voleva consolarmi, darmi sollievo e curarmi le piaghe. Questo Qual­cuno mi causava ancor più dolore: era un dolore unito al mio dolore, era un dolore che non poteva addolcire il mio. La Mam­mina... quanto ha sofferto con Gesù! Sul Calvario e sulla croce era Lui con Lei un solo Cuore, un'anima sola, un solo dolore, un solo amore. Gesù abban­donato, Mammina abbandonata nel vedere suo Figlio in tale stato. Se il mondo conoscesse e comprendesse questo, non pec­cherebbe. Gesù era in croce, ma era dentro al mio cuore.

Al grido « Padre mio, perché mi hai abbandonato? » diceva nel suo Cuore: - Guarda, o mondo, in che stato mi hai ridotto con le tue cattiverie. - Lo sentii affidare la sua Anima all'eterno Padre. Con quale gioia lasciò il suo santissimo Corpo e fu ricevuta in cielo! Già in unione con il mio Gesù, Lo vidi in croce, ma dentro di me, a spargere il resto del preziosissimo Sangue del suo divin Cuore già aperto e, infine, gocce d'acqua. Mi disse: - Il peccatore indurito ed impazzito per le pas­sioni è lontano da Me, molto lontano... Vieni, figlia mia, dal tuo Gesù a ricevere la medicina, la vita e la luce per con­durlo a Me... - O Gesù, solo con la luce del tuo divino Amore io posso dargli luce. Ho sete, tanta sete di darti anime, tutte le anime. - La tua sete è la mia: saziamela... - ... (diario, 16-3-1945). « Comprendano la mia vita divina nelle anime ». ... Venne Gesù a dirmi: - Gli uomini sono lontani, molto lontani dal comprendere la mia vita divina nelle anime, e questo è causa di grande dolore al mio Cuore divino. Ecco perché è tanto piccolo il numero delle anime riparatrici, di coloro che giungono alla santità nella sua perfezione.

È grande il numero delle anime chiamate, ma tanto esiguo quello delle anime perseveranti e fedeli all'invito divino. Sai perché? Perché sono pochi i miei discepoli i quali compren­dono questa vita divina; sono pochi che le sanno guidare e sostenere fino a che arrivino a Me. Ad alcune tagliano le radici; le buttano a terra e sovente hanno gravi cadute... Altre dalla loro malizia sono portate per vie sbagliate. Altre le condannano, dicendo che è falso ciò che è reale, o che è umano ciò che è divino.

... Come potranno essere salvati i peccatori? Come potrà salvarsi l'umanità? -

- Mio Gesù, solo Tu lo sai: pensaci Tu ed abbi compas­sione degli uni e degli altri. -

O vittima delle anime, il grande rimedio, il miglior rimedio sta nelle tue mani e non nelle mie: accetti le soffe­renze che sto per chiederti?... - Accetto tutto, ma desidero udire da Te la promessa che non mi abbandonerai un solo momento e che non permet­terai che io Ti offenda o per sfinitezza o per scoraggiamento... - ... Non verrò a parlarti al venerdì e nei primi sabati. Non terminerà la tua passione; anzi sarà più dolorosa; sarà davvero più completa. Resterai peggio dei ciechi che non conobbero la luce: essi non la videro mai, ma credono che esiste; tu resterai come se non credessi in nulla. Avrai bisogno di assistenza e di chi ti affermi sempre che la luce esiste, che i tuoi cammini sono i miei... Io, anche se nascosto, insieme alla mia Madre benedetta, non ti abbandono mai...

È la tua ultima fase, e la più dolorosa. Oh, che agonia sarà la tua...

Dopo di questo, immediatamente, giungerai al cielo. Quanto sarà meravigliosa la tua morte! Avverrà nella più grande agonia, ma anche colma del più grande amore... Per chi mi offri le ultime sofferenze? - Per tutto quanto è Volontà divina: voglio soltanto questo. - Mia amata, voglio che tu mi offra una parte di esse per i sacerdoti, affinché abbiano luce divina e comprendano la mia Vita nelle anime, la posseggano sempre più per com­prenderla sempre meglio; non abbiano altra vita se non la Mia. Per coloro che non la comprendono, affinché la studino, perché, non avendola studiata né compresa, non tentino spegnere la luce ed estinguere quella stessa Vita. Quindi per quelli che mi offendono gravemente. L'altra parte delle tue sofferenze offrila per il mondo intero, perché ti appartiene: te l'ho affidato... - (diario, 23-3-1945).

« Ti lodo per la tua fedeltà » (Momenti della Passione)

... Sento la perdita di Gesù e di tutte le creature. Sono sola, senza nessuno, nessuno per me... Non posso pensare che Gesù tralascerà di parlarmi: non posso resistere. Mi è di tormento il dover scrivere quanto av­viene nella mia anima, mi sono di tormento i colloqui con Gesù, per il timore di me stessa, di introdurvi qualcosa di mio; ma che sarà di me quando Gesù si nasconderà per davvero? Se avessi volontà per scegliere, preferirei i colloqui e il dover scrivere tutto, anche giorno e notte senza pausa, se fosse pos­sibile. Soffro perché Gesù viene a parlarmi e soffro orribilmente perché tralascerà di farlo. Quando? Non lo so: ecco la schiava del Signore! Mio Dio, quando e come vorrai! Sii con me! ... Oggi fu un giorno di grandi ricordi, di tristi anniversari: tre anni di digiuno e senza la mia amata crocifissione [fisica] ! Piansi di nostalgia per le due cose. Ma la mia anima era in pace, contenta delle disposizioni ed attenzioni tenere di Gesù... Mi colarono lacrime lungo le guance, che aumentarono la mia pena temendo con esse di averlo rattristato. - Mio Dio, le lacrime non sono di disperazione; sono lacrime di amore e di rassegnazione. Mi conformo con la Tua volontà. Con questo dolore e queste nostalgie posso pensare e sentire più al vivo ciò che sono le tue ansie, la tua fame delle anime e il dispiacere che Ti causa la loro perdita... - ... (diario, 27-3-1945).

Il mondo fugge da me; non so come riuscire ad attrarlo. Muoio di fame e di sete per lui... Vorrei dire e mostrare l'a­more di Gesù per i suoi figli; non lo so mostrare, non lo so dire, ma so sentirlo e comprenderlo... Il mondo fugge da me, il mondo si perde e non lo posso impedire: nel vederlo correre verso l'abisso, verso la perdi­zione, cado a braccia aperte, cado sfinita. Ho dato tutto e non ho evitato la sua perdita. Mi sento in lotta con la morte; l'ora non è ancora giunta; le sofferenze avrebbero già dovuto farmi morire.

È notte e l'anima sente come non mai che è notte di amore: la notte santa. Gesù sta per partire e vuole rimanere fra noi. Che vincoli di amore partono dal suo Cuore verso i cuori di coloro che Gli sono cari! Che ansie di andare e di rimanere! Il mio cuore sperimenta tutto questo: io sono pane, sono vino, sono ostia, sono tabernacolo. Che notte feconda, che notte bella! Scesero gli angeli ad adorare questo grande mistero... (diario, 29-3-1945).

... La mia anima ed il mio corpo hanno avvertito che mi conducevano legata e che alcuni, spinti dalla manifestazione di una moltitudine formata dalla feccia più vile, si prendevano beffe di me e mi condannavano a morte.

I miei orecchi udivano le parole « muoia, sia condannato! » scandite all'unisono. Che urla! Presi la croce, caddi parecchie volte; ad ogni passo stavo per spirare. Cadevo e su di me rimaneva la croce. Non per compassione, ma per timore volevano qualcuno che la portasse. Vi fu chi la prese, non per amore, ma per ordine avuto. Ciononostante, sentii che il mio cuore gli di­spensò tanto amore. Che grande ricompensa!

Il mio corpo veniva consegnato ai malfattori, il mio spirito era tutto concentrato in Dio.

Sul Calvario il sangue scorreva da tutte le ferite del mio corpo. Che ore di tanta agonia! Sentivo nella mia anima tutti i sospiri di Gesù; tutti gli sguardi che Egli levava al cielo fu­rono impressi nella mia anima. Poco prima di spirare, solo di tanto in tanto dava un sospiro; e nell'intervallo, tra un sospiro e l'altro, stava come se non avesse vita. E la mia anima sen­tiva tutto questo. Come era bello! Che lezioni mirabili ci dà Gesù: tanto maltrattato e tanto pieno di tenerezza e di amore! ... Venne Gesù: mi fece dimenticare, per poco tempo, il dolore. Il mio cuore si dilatò e si incendiò. - Vengo, figlia mia, a felicitarmi con te per il tuo com­pleanno, per la tua vita piena di meraviglie, così ricca di virtù e di amore. - - Sono per Te, o Gesù, le felicitazioni e le lodi. Che faccio io senza il mio Gesù? Cosa sono senza di Te? La gran­dezza è Tua, la miseria è mia. -

- Ti lodo per la tua fedeltà e corrispondenza alle mie grazie divine; ti lodo per la tua riparazione. Quante vittime ho scelto e si rifiutarono! Quante ne chiamai e non mi ascol­tarono! Quante ne invitai a grande elevazione verso di Me e nulla ottenni. In te mi consolai, da te tutto ricevetti... La tua vita è di meraviglie: se vedessi le anime che per te si salvarono, e specialmente in questi tre anni del tuo di­giuno! Che grande mezzo per soccorrere i peccatori! Manifesto in te il mio potere, le mie ansie e il mio amore per loro... Il tuo martirio giungerà al massimo e il tuo amore alla massima altezza, per una riparazione senza pari. Ricevi ora, figlia mia, il sangue del mio divin Cuore: è la vita di cui necessiti, è la vita che dai alle anime. - Vidi il Cuore di Gesù ardere in fiamme e traboccare d'amore... (diario, 30-3-1945, venerdì santo).

Che sarà mai perdere Gesù eternamente?

« È con molto sacrificio, perché priva di forze, che le scriva per ringraziarla della lettera inviatami con tanta carità. Il Si­gnore la ricompensi. Per me, non è consolazione ricevere lettere o notizie riguar­danti persone che tanto stimo e che fanno da sostegno e guida alla mia anima; è appena un sollievo che fa rivivere la mia vita più che morta.

Siccome voglio soltanto ciò che Gesù vuole, la mia vo­lontà sta solamente nella Sua. Lo benedico e lodo per tutto, abbandonata alla sua divina Provvidenza e ricevo tutte le spine come carezze deliziose del cielo. Le manda Gesù. Per suo amore e per le anime sorrido a tutto. Continuano le paure per gli assalti del demonio, anche se in questo mese ne sono stata più risparmiata. Ma quando viene... oh quanta malizia!

Che io lo desideri o no, a volte devo comparire alla pre­senza di Gesù; altre volte non Lo sento, sperimento la Sua perdita. Se sapesse, padre, l'orrore che tutto questo mi causa! Cosa sarà mai perdere Gesù eternamente? Provo il dolore Suo per la perdita delle anime; provo i sentimenti e l'amore che ha per loro: non vi sono parole ed intelligenze umane capaci di spiegare. L'immaginetta allegata con la frase che parla di spine è per lei; sull'altra [immaginetta], dal momento che non posso mandarne una per ciascun novizio e confratello di codesta santa Casa, ho scritto un pensiero che interessa tutti: è mio desiderio che tutti lo pratichino. Deolinda e tutta la famiglia ringraziano per i saluti e li ricambiano con gli auguri di una santa Pasqua. Da parte mia, auguro a lei e alla comunità le tenerezze, le benedizioni e l'a­more di Gesù resuscitato. E lei quando verrà? Le ho preparato un grande calvario, nevvero? Mi perdoni e, per carità, non mi dimentichi nella preghiera. lo ricordo molto tutti a Gesù e a Mammina... » (lettera a d. Umberto, 31-3-1945).

La mia morte sia vita per il mondo

Non vissi, non risuscitai con Gesù. I miei occhi non vi­dero; i miei orecchi non udirono; il mio cuore non amò, il mio corpo non sentì se non dolore. Lo sguardo dei miei occhi non era mio, né l'ascolto dei miei orecchi, né il sentire del mio corpo, né l'amore del mio cuore, né il sorriso che copriva tutto questo, neppure il sorriso era mio. A chi apparteneva? Gesù lo sa, io non so dire nulla. Le gioie sono per chi Gesù vuole, eccetto che per me. Ma sono contenta: io non vivo, viva Lui con la sua vita divina nelle anime; non risuscitai, risuscitino loro per Gesù. Non ho amore, non ho nulla da offrire al mio Signore; Gli giungano graditi l'amore di tutti i cuori e l'offerta totale di tutte le sue creature. Non ho lingua per lodarlo; Gli giunga gradita la lode della terra e del cielo. Tutta la terra e il cielo Lo lodano; soltanto io, poveretta, sono stata esclusa; resto da parte. Non posso unirmi ai beati del cielo, ai giusti della terra. Tutta la cattiveria e la miseria del mondo sono mie: che ver­gogna! Che orrore!

Ho perduto Gesù! Che perdita eterna! Mai più Lo posso vedere. Non v'è rimedio per tale perdita. Non posso pensarvi. La mia anima non resiste a questo dolore: perdere Gesù, per­,derlo per sempre! ... Venne Gesù: - Figlia mia,... ti accompagno nel dolore, nell'amore, nelle lotte contro il demonio. Sono con te in questo mare immenso di martirio nel quale sei immersa. Sorridi con le tue labbra, nascondendo il dolore e l'amarezza nei quali stai sepolta... - O mio Gesù, confido che mi accompagni, che tutto vinci in me; ma perché, nel medesimo tempo, sento tanto dolore a parlare con Te? - Perché sia completa la mia consolazione, siano com­pleti il tuo martirio e la tua riparazione... - Se è così, consólati, o Gesù, gioisci nel mio dolore! Non voglio la mia, ma la Tua gioia; non voglio il mio trionfo, ma quello delle anime. Accetta il mio martirio e fa' che la mia morte sia vita per il mondo e la mia cecità luce per i cuori. Voglio che il po­vero mondo viva solo per Te, veda, ami e benedica solo Te... - (diario, 3-4-1945).

Un edificio mondiale in costruzione di amore e di purezza (Momenti della Passione)

Continuo a sentire due cose contemporaneamente: la per­dita di Gesù e quella delle anime. La prima mi causa tale orrore e rivolta da non potersi dire: volontà di maledire questa perdita e di maledire la terra. Mi pare che mi tormentino tutti gli orrori dell'inferno. Sento che era meglio soffrire tutto, per­dere tutto, piuttosto che perdere Gesù. Mi basta questo per massimo martirio del corpo e dell'anima. Mio Gesù, perderti!

E su questo grande dolore cade il peso della giustizia di­vina. Tormento e dolore senza pari. E la perdita delle anime, ahi, quanto costa! Il mio cuore le rincorre, dispensa loro tenerezza e amore. La mia anima ne vede la fuga e agonizza. Non vi è amore che le fermi, non vi sono parole che le commuovano: corrono, corrono verso la perdizione. Quale dolore per Gesù e per me che sento questo! Non posso rassegnarmi che le anime si perdano. Stamane, con la venuta di Gesù sacramentato, sono spuntate in me nuove ansie che hanno dato inizio ad un nuovo mondo nel mio cuore. E’ un edificio mondiale in costruzione. Le ansie sono di purezza e di amore: l'edificio deve essere co­struito con questo. Che fiamme ardenti, che fuoco bruciante! Questa purezza e questo amore non sono miei: sono per l'edificio, per il mondo. Mio Dio, ansie che consumano! Vorrei parlare al mondo intero, vorrei parlare solo in amore e purez­za; vorrei che vivesse soltanto di queste ricchezze... (diario, 5-4-1945).

Continua in me l'edificio mondiale, insieme ai desideri e alle ansie di amore e purezza. Voglio il mondo in fuoco d'a­more, in purezza di corpo, anima e cuore.

Sollevo gli occhi al cielo e grido sovente: - Che posso fare perché il mondo si purifichi, si incendii e viva soltanto del Tuo divino amore? - Con queste ansie uscii dalla prigione; percorsi molte strade abbracciando fortemente la mia croce; amavo con tutto l'amore le spine che circondavano il mio capo. Dall'elmo di spine sgor­gavano fiotti di sangue che scorreva lungo il mio corpo ed irrigava la terra. Sentivo che Mammina veniva, pazza, alla mia ricerca, o meglio, alla ricerca del suo Gesù; si apriva il varco fra la mol­titudine per vedere dove poteva incontrarlo. Il suo Cuore san­tissimo scoppiava, si dissolveva in dolore e faceva scoppiare e dissolvere quello di Gesù. Nei momenti di queste sofferenze, venne il demonio ad aumentarle di più; mi tormentò al massimo...

Mi pareva perder la vita; venne Gesù a ridarmela­. - Coraggio, figlia mia, non hai peccato... Unisci il tuo do­lore al mio e a quello della mia Madre benedetta... -

Sul Calvario sentivo la vita del buon ladrone spirare nel mio cuore: con quale pace egli dava la sua anima a Gesù! Si fece buio sul Calvario, tutta la terra tremò e fece tre­mare la croce. Gesù consegnava il suo Spirito all'eterno Padre, mentre un gran numero di curiosi atterriti scendevano come formiche dall'alto della montagna. È venuto Gesù ad addolcire il mio grande dolore e a to­gliermi il terrore che tutto questo mi causava: - Coraggio, figlia mia, universo di dolore, di purezza e di amore! Ciò che opero in te l'ho destinato alle anime! La tua vita osservata, letta e divulgata, sarà una manna celeste, feconda di una immensità di amore, di vita e di salvezza. È questo l'edificio che ho innalzato in te...

È a tua imitazione che in futuro il mondo mi amerà; è­con la tua purezza che si purificherà. Gli uomini impediscono che sia dispensata alle anime la medicina che ho loro destinata; ciò che non proibiscono, per­ché non possono, è che lo continui le mie meraviglie in te... Io sono l'artista divino: lavoro in te ed opero i più grandi prodigi. Chi ti ammira, ammira Gesù; chi ti ama, ama Gesù; chi ti imita, imita Gesù.

Ho ritratto Me in te: sei la copia più fedele di Cristo crocifisso. Il mondo esulterà di gioia quando conoscerà ciò, che fu la tua vita sulla terra. - O Gesù, se parlassero così coloro che non mi cono­scono e non sanno quanto Ti ho offeso,... ma parli Tu che tutto conosci e cui nulla della mia vita è occulto... che ver­gogna e confusione io sento! Rimedia Tu a tutto il male, purificami, colmami di amore, coprimi della tua Grazia, affinché possa essere per le anime la medicina che vuoi Tu ... - ... (diario, 6-4-1945).

« È vicina l'ora della pace »

... Ho tanta nostalgia del Cielo! Faccio un grande sacrificio a non chiedere a Gesù di portarmi presto lassù. Quante volte, tra l'altro, sto per dirgli: - Dopo questo, vieni a prendermi per il cielo - ma, ricordando la mia promessa di non chie­derglielo, mi faccio violenza e dico: - Compi in me i Tuoi disegni divini. - Mi pare che sarebbe un sollievo per me se potessi chiedere a Gesù di accelerare la partenza per la mia Patria. Comunque sia, non chiedo, non voglio mancare alla promessa... Dopo la Comunione, si è fatta udire la voce di Gesù, più soave della musica degli angeli: - ... Sono balsamo salutare, sono medicina della tua anima tanto sacrificata per Me e per le anime. -

Mentre Egli parlava, il mio cuore si dilatava, pareva uscirmi dal petto ed elevarsi molto in alto: come era grande! - Che cosa è questo, mio Gesù? Che grandezza è mai quella che sento in me? - Mia figlia amata, è l'edificio dell'amore; è la grandezza del tuo amore per il mio Cuore divino e per le anime. È con questo amore che lo voglio essere amato; è con questo amore che il mondo sarà salvo. È prossima l'ora della pace. Se il mondo, ripeto, e ancora più il Portogallo, saprà ringraziare per la grazia che gli è stata concessa, la pace sarà duratura... Se [gli uomini] non mi ringrazieranno, se non faranno orazione e penitenza, se non si rialzeranno dai loro grandi crimini, molto presto cadrà sul mondo non fuoco di armi, ma fuoco della giustizia divina... - O Gesù, rimasi tanto triste quando ti chiesi di lasciarmi in vita sino alla fine della guerra, ma Tu lo sai che voglio soltanto la tua divina Volontà. - Sono stato Io, figlia mia, ad ispirarti di chiedermi di prolungare la tua esistenza terrena per dare una prova più chiara a coloro che si sono opposti alla mia divina Volontà... - ... (diario, 7-4-1945).

Pensare solo a Lui, parlare solo di Lui, soffrire tutto per Lui

« Vorrei dirle tante cose e non posso. Gesù e Mammina le dicano per me. Le facciano comprendere quanto soffre la mia anima, affinché lei abbia compassione di me, implori e faccia implorare che dal cielo mi venga tutta la grazia e la forza di cui ho bisogno.

Quante ansie, tristezze, amarezze, quanto sfinimento nella mia povera anima! Tutto ciò che faccio che possa disgustare Gesù è involontario. Vorrei soffrire tutto con la maggior per­fezione e con il più grande amore; non vorrei ferire Gesù.. Piuttosto l'inferno, migliaia di volte. Ma, padre mio, le dico con la massima franchezza e verità: voglio e non posso; non trovo in me nulla di bene, di virtuoso, nessun amore per Gesù; sono miseria, soltanto miseria. Come sarei contenta se amassi il mio Gesù e potessi dargli soltanto amore! In tutta questa mia miseria che sento rimangono unicamente le ansie e una volontà fortissima di non voler vivere se non per Gesù, parlare solo di Lui, pensare solo a Lui, soffrire tutto per Lui. Creda, padre, questa è la realtà; non faccia come me cui pare di non credere a ciò che dico. Il demonio ne combina di quelle!... Mi fa soffrire tanto! Quanto è cattivo! Non so nulla di lei, ma sento che soffre, e non solamente per la proibizione di confessarmi. Questa sofferenza e tutte le altre di cui io sono causa, sebbene involontariamente, costitui­scono il calvario cui feci riferimento... A tutta la comunità il mio ringraziamento e i saluti. Grazie della lettera scritta con tanta bontà e piena di parole confor­tanti e stimolanti. Quando potrà venire a Balasar? Ho alcune lettere cui rispondere, ma non lo faccio senza un suo consiglio... (lettera a d. Umberto, 9-4-1945).

L'amore oltrepassa tutti i dolori (Momenti della Passione)

Che fuoco nel mio cuore! Mi brucia tanto che pare lo di­strugga. Quanto darei, quanto vorrei soffrire per ottenere che questo fuoco fosse mio e fosse fuoco di amore per Gesù. Voglia amore: voglio amore da dare al mondo perché ami soltanto Gesù. Povera come sono, non ho nulla da dargli; non so come acquistarlo; non so come consegnarlo a Gesù. Lo vedo fug­gire: fugge verso un altro mondo di perdizione. Rimango con le braccia aperte e lo sguardo al Cielo. Come rimediare a questo male? - O Gesù, veglia sul mon­do che mi hai dato ed affidato: custodiscilo, è tuo, soltanto tuo. Dammi il tuo amore: solo così lo potrò conquistare. Ansie grandi grandi dalla terra giungono al cielo.

Mio Dio, vedo le anime piene di lordura e i corpi distrutti dalla lebbra: conseguenze del peccato. Che luce, questa, che mi obbliga a vedere tutto! Come è ridotto il mondo! Dolce Gesù, il tuo divin Cuore non ne può più. Io mi sento tra il mondo e Gesù per evitare che la mal­vagità degli uomini ferisca il suo Cuore tanto amante. Flagelli, spine, maltrattamenti colpiscono me. Non vedo Gesù ma Lo sento come oppresso, pieno di spavento che attende i colpi di questo torrente di malvagità. ... Senza pensare alla Cena di Gesù con i suoi discepoli, mi sono sentita a mensa. Il mio cuore era il calice, era il vino, era il pane. Tutti venivano a mangiare e a bere a questo calice. Da allora in poi quella Cena si sarebbe ripetuta. Ma oh, che orrore ciò che ho veduto! Tanti Giuda a mangiare e a bere indegnamente. Che lingue sudice! Peggio ancora: mani tanto indegne a distribuire questo pane e questo vino; mani indegne, cuori demoniaci. Che orrore di morte! Ne provai tanto dolore e orrore da sembrarmi che l'anima si lacerasse e il cuore si spezzasse. Non so esprimere meglio quanto ho visto, sofferto. E su tutto questo, l'amore di Gesù, un amore indicibile: amore - che si può apprezzare soltanto se sentito... (diario, 12-4-1945).

... Mi svegliai da un leggero sonno e mi sentii subito legata ai fianchi, trascinata per i capelli, flagellata, coronata di acute spine le quali mi causavano tali dolori da sembrare che il mio capo bruciasse nel fuoco... Un amore irresistibile, uscito dal cuore, mi legava sempre più alla croce. L'amore oltrepassava tutti i dolori. Sulla croce provai sof­ferenze atroci nel dover stare con il capo unito al legno: le spine mi penetravano sempre più profondamente; il dolore raggiungeva il suo massimo. Dopo lunga agonia e orribile abbandono, sentii che la terra si scuoteva e si apriva e le rocce si spezzavano: tutto tremò. Rimasi come se l'anima mi abbandonasse e io non avessi vita, Il cuore fu aperto e diede le ultime gocce di sangue e di acqua e rimasi così senza la vita della terra e senza la vita del cielo... (diario, 13-4-1945).

L'amore trasforma, il fuoco purifica »

Il mio petto arde, mi brucia il cuore: che fuoco ardente! L'edificio è sempre dentro di me: è in fiamme, e brucia violentemente. Sento di nuovo che su questo edificio ss è stata posta una roccia mondiale. Io la batto, vi giro attorno, devo scuoterla. Le fiamme del­l'edificio ardono sotto e attorno. II fuoco non si spegne; la roccia tutt'attorno, qua e là, si sfascia a pezzi, come legna. Sento scivolare le schegge della roccia. Ma, mio Dio, con quanta fatica! C'è tanto da fare! Questo fuoco non può cessare: la roccia deve essere tutta trasformata, fusa nel fuoco divino. Vorrei vedere solo fuoco: fuoco nei corpi, nei cuori, nelle anime. Il mio povero cuore è stanco di ardere, stanco di ansie. Ma Gesù deve essere amato; Gesù non deve essere offeso... Cammino più frettolosa verso tenebre spaventose. La mia anima si sgomenta: devo immergermi in un abisso della mas­sima oscurità. La mia anima lo sente; già lo scorge venire verso di me, mentre io cammino verso di lui. O mio Dio, che sarà di me? Sono tenebre mai viste, attraverso le quali non sono mai passata... (diario, 17-4-1945).

Sento molte scosse; la mia anima è in continui soprassalti; non so cosa presagisce. Nuove « carezze » di Gesù? Mi curvo alla maestà divina: è il mio segno di accettazione. Abbraccio la mia croce, per quanto penosa sia. Arde l'edificio: le fiamme raggiungono la sommità della roccia, che si sgretola a poco a poco. Come trapassarla tutta? È impossibile trasformarla tutta in fiamme: alcuni pezzi restano senza che il fuoco li consumi. Sopra la roccia sto io, ma non sono io. La roccia è tutta bagnata da lacrime che cadono dai miei occhi: sono lacrime di dolore, di amarezza; sono lacrime di compassione. E non sono mie queste lacrime: escono da me, ma vengono dall'alto; scorrono sulle mie guance, ma sgorgano dagli occhi di Gesù. Oh, che pena! Tanta sofferenza e tanto amore perduti!... Venne il demonio rabbioso a tormentarmi il corpo e l'anima... Mi pareva che sigillasse le mie labbra per impedirmi di invocare i nomi di Gesù e di Mammina... Mio Dio, dopo tutto questo, come può darsi che io non abbia peccato? In questo affanno, venne il mio Gesù: - Figlia mia, offrimi i tuoi dubbi ed i tuoi timori... Vo­glio i tuoi dubbi per quelle anime che non hanno scrupoli nell'offendermi gravemente; voglio i tuoi timori per quelle che battono sempre i cammini dell'impurità, senza timori di of­fendermi e di perdersi... Confida, che non mi offendi. - Mio Gesù, credo nella tua divina Parola, e confido in Te; temo solo la mia fragilità. - Resta in pace: sono raggiri del demonio; è la ripara­zione che esigo da te. Sei mia, soltanto mia. - Poco dopo questo colloquio, sentii Gesù nella mia anima e Lo vidi con uno sguardo tristissimo spargere lacrime sulla città di Gerusalemme, che era anche dentro di me. Versò la­crime per molto tempo: aveva sguardi tristi, accompagnati da parole di invito e di minaccia. Già durante la notte sentivo la mia veste incollata al corpo e bagnata di sangue, sentivo il rompersi delle vene e un'an­goscia di morte. Vedevo gli ulivi dell'Orto, la luna impallidita ed il triste brillio delle stelle come triste era il Cuore divino di Gesù; tutto appariva triste tra le fronde degli ulivi e tale tristezza invitava al silenzio ed al raccoglimento. Come già altre volte, ma molto più al vivo, sentii il bacio di Giuda, lo stramazzar a terra dei soldati, lo sfoderare della spada. Se io potessi mostrare la tenerezza, la mitezza, l'amore di Gesù verso tutti coloro che lo offendevano! Non vi è nulla sulla terra che si possa paragonare a Lui. Egli rimediò al male fatto da Pietro con tanta dolcezza"; con altrettanta si lasciò legare, consegnandosi ai malfattori... (diario, 19-4-1945).

... Già salendo al Calvario non potevo aprire gli occhi per il sangue che mi colava dal capo. Camminavo con il massimo sforzo; sentivo che non erano forze umane che portavano la croce, perché le sofferenze subite quante volte mi avrebbero già causato la morte!... Inchiodata sulla croce, sentivo che molti di coloro che mi circondavano, mi sputavano perfino sul viso: sugli sputi cade­vano le lacrime di Gesù, si univano a quelle di Mammina ed Egli, pieno di amore, chiedeva perdono per tutti all'eterno Padre... Terminò l'agonia con la consegna dell'anima... Rimasi così per un po' di tempo, stupita del ritardo di Gesù: Egli non veniva, anzi tardava. Quando venne, mi parlò così: - Ho ritardato, figlia mia, perché sto preparandoti alla mia assenza, o meglio, alla mia presenza in te, ma nascosto. Il terreno è pronto; preparati per un nuovo martirio, martirio senza pari. Il terreno preparato è saldo; ho piena fiducia in te. Con tale martirio mostrerai alle anime l'intensità del tuo amore, la massima intensità di amo­re per Me... Ho portato lontano le catene del tuo amore... Quante scosse ho provocato con esse al presidente dell'America. Quante volte l'ho richiamato! È stato salvo per te. Quale responsabilità la sua! E quante anime si sono salvate nello stesso tempo! Ho usato l'offerta dei tuoi occhi e per la salvezza dei governanti: uno è salvo e ti prometto di salvarne altri. Non ti ho tolto la luce degli occhi, ma la luce dell'anima: ecco perché sei nelle tenebre più spaventose. Accetto quanto mi dai: sei generosa nel dare e Io nell'accettare... È al calore di questo amore che il mondo si riscalderà; è con le fiamme di questo edificio sorto in te che la roccia si trasformerà: la roccia è il mondo ed è sull'edificio dell'a­more. L'amore trasforma, il fuoco purifica. Se vi sarà amore, se vi sarà purezza, il mondo sarà salvo...

Le schegge che senti non trasformate, sono le anime che non si lasciano compenetrare dal fuoco del mio amore divino, che non si purificano... Le anime che attraverso i tempi non si incendieranno e non si purificheranno in questo edificio di purezza e di amore, dovranno incendiarsi nel fuoco della giustizia divina, saranno dannate eternamente... (diario, 20-4-1945).

Il mio cuore è tutto fuoco (Momenti della Passione)

Esiste nel mondo la gioia? In qualche giorno della mia vita l'ho, per caso, conosciuta? Se talvolta l'ho sperimentata, ora è per me morta in modo tale come se mai l'avessi conosciuta. Mi dà un po' di coraggio il pensiero di accettare e di compiere con il cuore e con l'anima la volontà di Gesù. Ma subito mi tormenta questo altro pensiero: sto facendo davvero la volontà del Signore? Di qui, grandi agonie e tristezze per l'anima mia.

Sono schiacciata tra il cielo e la terra, tutta trasformata ed immersa in tenebre. Tremendo orrore, mio Gesù! Ho paura di me stessa. Chi senza Gesù potrebbe sopportare tanta affli­zione? Chi potrebbe vivere e camminare attraverso una oscurità così nera senza guardare con gli sguardi di Gesù? Muoio, mio Dio, muoio spezzata, maciullata nella tremen­da notte. Il mio cuore, così oppresso dal dolore, lancia sprazzi di luce che sento e vedo diffondersi per il mondo: è tutto fuoco. Vorrei che questi raggi andassero a ferire tutti i cuori ed il fuoco che esce dal mio incendiasse tutti affinché, nel mondo, vi fosse soltanto il fuoco dell'amore di Gesù... ... Triste notte del giovedì! Oh, come Gesù mi associa ai suoi dolori e alla sua Passione divina! Sento le ansie di pas­sare sopra a tutte le spine e di andare incontro alla croce, ab­bracciarla, e con essa proseguire fino alla morte.

.. Sento in me il braciere e coloro che vi si riscaldano attorno; sento uno, alquanto scostato, che atterrito e timido si avvicina e rinnega Gesù; sento le sue lacrime di pentimento; sento nel mio cuore il gallo che apre il becco per cantare; ma soprattutto sento la sofferenza infinita di Gesù, il suo amore e la mansuetudine verso tutti... (diario, 26-4-1945).

Stamattina, quando mi svegliai da un sonno leggero e breve, le tenebre della mia anima erano tali che mi pareva di vedere davanti a me una muraglia alta e nera: mi spaventai e il mio corpo tremò. Non erano gli occhi del corpo che vedevano, ma quelli dell'anima; mi sentivo atterrita. A poco a poco mi avvolsi sempre più in quelle tenebre spaventose.

Mi preparai a ricevere Gesù [Eucaristico]: Egli entrò nella mia oscurità e nella oscurità rimase. Povero Gesù, dove scese mai! Senza luce, ma sempre unita a Lui, percorsi il cammino del mio calvario. Cadevo e sopra di me cadeva la croce; ero trascinata e trascinata con me era pure la croce. Sentivo una sete bruciante ed il più grande abbandono. Udii uscire dal mio cuore questo grido: - Ho sete, ho sete! - Compresi che era Gesù e mi ricordai che ha sete di anime. Nello stesso istante sentii passare sulle mia labbra, più di una volta, una spugna. La sete delle mie labbra non fu estinta e quella del cuore aumentò. Il grido continuava: non è la sete delle labbra che vuole essere saziata; è la sete del cuore, sete di anime. Rimasi con questa sete ed in questo abbandono per molto tempo, con lo sguardo al cielo e il corpo schiacciato dal peso di tutta l'umanità. E Gesù non veniva; tardò tanto a venire; io aspettavo, aspettavo! Venne finalmente e mi disse: - Il Re abita nel suo palazzo con tutta la sua grandezza, potenza e amore, anche se la regina non lo vede e non lo sente. Costa molto allo sposo separarsi dalla sua sposa; ma la separazione non è reale: rimango nascosto in te; rimango a governare la tua anima attraverso la parola di chi ho scelto per sostenerti e dirigerti; li ho condotti lo al tuo fianco. Co­raggio, figlioletta, vieni al mio Cuore a ricevere vita...; vieni a ricevere il mio Sangue: hai bisogno di vita divina perché, momento per momento, perdi la vita umana. Vivi miracolo­samente, vivi del mio Sangue divino: è il tuo alimento. - Gesù unì il suo Cuore al mio...; fece scendere il Sangue divino dal suo Cuore nel mio, che, tanto piccolo, cominciò a dilatarsi: mi pareva che il petto non potesse più contenerlo... - Scorre nelle tue vene, figlia mia, il Sangue di Cristo! Come non sarai corredentrice? Scorre nelle tue vene il Sangue verginale di Cristo: come non sarai vergine pura, angelica e vittima senza pari? Scorre nelle tue vene il Sangue dell'Onni­potente: come non sarai potente? Sei potente per tutto. Dai il tuo sangue per mio amore ed lo per amore tuo tra­vaso in te il Mio. Dai il tuo sangue per dare vita [alle anime] ed lo ti do il Mio per darti vita. Chiedi ciò che vuoi. Ad ogni preghiera che eleverai in favore di un peccatore, subito sarà scritto nel libro della scienza divina il nome del salvato. Quando sarai in cielo e il tuo nome sarà invocato in fa­vore di peccatori, appena mi chiederai perdono per loro, tutti gli eletti si uniranno alla tua preghiera e sarai ascoltata... (dia­rio, 27-4-1945).

Vittima per la pace - Invito alla preghiera e alla penitenza (Momenti della Passione)

Il primo maggio chiesi a Mammina di ottenermi tante cose. Mi consacrai a Lei affinché mi consacrasse a Gesù. Tra l'altro chiesi forza per saper soffrire: quanto necessito dell'ausilio del Cielo, della forza della cara Mammina, per sopportare il peso di così grande croce! Subito il secondo giorno ricevetti una « carezza » del cielo, una spina che mi ferì e lacerò il cuore. Ne ringraziai Mam­mina: l'accettai e l'offersi come prova del mio amore a Lei perché l'offrisse a Gesù. In me tutto è dolore. Che orrore! Il mio cuore e l'anima mia sono in lutto pesante: non so perché. Sento in me strappi violenti come se mi togliessero dalla bocca quanto contiene il mio corpo. Quanto bramo, con ansie quasi disperate, di sentir dire che la guerra è terminata! Soltanto Gesù sa quanto soffro. A Lui rinnovo l'offerta di vittima perché venga la pace. Sento una grande compassione per quei governanti che si dice siano morti. Prego per loro e mi pare che a loro sia stato legato il mio cuore. Il mio corpo è sempre in fiamme e sento come se la mia cameretta bruciasse insieme a me. Voglio soccorrere il mondo, prenderlo, imprigionarlo, col­locarlo tutto in queste fiamme: in questo fuoco che non mi dà luce. Che sgomento, vivere in tali tenebre! La mia camera è come un carcere ove non entrano mai il sole né la luce del giorno: tenebre nell'anima, nel corpo; tenebre in cielo e in terra. Mi pare che mai più potrò vedere Gesù; sento che non è mio, che l'ho perduto per sempre. Anche così voglio amarlo. Sento ansie folli di amarlo e, siccome non mi sembrano mie e non mi sembra mio l'amore, Gli dico: - Gesù, questa brama non è mia, è tua; e tuo è l'amore. Sei Tu che ami con ciò che è tuo, e sei Tu che soffri e porti la mia croce. Guarda questa poverella che nulla fa e non ha nulla: è solo notte, solo miseria. Sono la tua schiava, sono tua e di Mammina... (diario, 3-5-1945).

Come dettare le cose orribili che avvengono nella mia ani­ma, se non ho forze per questo? O Gesù, questa forza l'aspetto dal Cielo, dal momento che questo è il tuo volere [che io detti]. Stamane uscii dalla prigione e, per ore, percorsi molte stra­de, sfinita, cadendo qua e là: rimanevo col volto a terra e la terra premeva le mie labbra soffocando i gemiti del mio dolore. Sentivo giungermi da lontano le sghignazzate di scher­no e di soddisfazione. Con quanta fatica salii il calvario! Lassù mi tolsero le corde che avevo al collo e alla cintola. Quali dolori! Erano infossate nella carne, imbevute di sangue; nello strapparle mi lasciarono nel corpo, al quale erano incollate, il segno di grandi ferite. Mi costò assai l'essere svestita in pubblico: con i vestiti mi asportarono lembi di carne.

Non gli occhi del corpo ma quelli dell'anima vedevano che con la spada tagliavano i vestiti per distribuirli. L'ani­ma sentiva tutto. Con gli occhi al cielo, sgomenta per le tenebre e l'abban­dono, udii uscire molte volte dal cuore questo grido: - Padre, Padre, non distogliere da me il tuo Volto; non allontanare da me il tuo sguardo! -

I miei occhi, immersi nelle tenebre, non potevano vedere nulla; vi erano in essi altri occhi che vedevano tutto; vede­vano, attraverso i tempi, la sofferenza che sino alla fine del mondo doveva ferire un Cuore che era vicino al mio. Quel Cuore sentiva tutta l'ingratitudine del mondo. Le orecchie avevano altro udito per udire gli insulti, le cattiverie, i delitti di tutti i tempi. Onde continue si alzavano nel mare immenso di sofferenza. Nel mio corpo sentivo Gesù: era Lui il crocifisso, era Lui che dall'alto della croce contemplava Mammina in una agonia di dolore e mormorava: - Mamma, Mamma mia, perfino Tu mi servi di martirio: il tuo dolore aumenta il mio; neppure Tu puoi darmi sollievo. - Mi pareva che il cuore e l'anima fossero tagliuzzati da pu­gnalate. Posso dire che da sola non avrei resistito a tanta sof­ferenza: forze umane non l'avrebbero potuto.

Venne Gesù: - ... Guarda, figlia mia, come sono coronato da tante e acute spine: sono i sacerdoti che mi feriscono così; mi offendono tanto. Questa piaga che vedi aperta mi è stata fatta dall'ambizione delle nazioni e resa più profonda da tutte le malizie e vizi. L'impurità! L'impurità! Padri che non rispettano le figlie; figli che non rispettano le madri; i mariti non sono fedeli alle mo­gli e le mogli ai mariti; mi offendono gravemente fratelli con sorelle. Non vi è modestia nelle famiglie; è scomparso dai fo­colari il timore di Dio. Che dolore, il mio! Ripara, ripara! Io voglio, mia figlia amata, che la voce del Santo Padre echeggi nel mondo intero molto sovente e lo inviti alla pre­ghiera, alla penitenza e all'amore. La preghiera è l'arma più forte; la penitenza è il mezzo potente per attirare le benedizioni, le grazie e le misericordie del Signore. L'amore purifica il mondo. Voglio essere amato e voglio vedere amata la Madre mia benedetta; voglio che tutta l'uma­nità veda e ascolti nel Santo Padre la voce stessa di Gesù: è lui che invita il mondo ad entrare nel mio Cuore; sono Io che attraverso le sue parole chiamo il mondo a Me. Figlia mia, come per le tue labbra è stata chiesta la con­sacrazione [del mondo] alla mia Madre benedetta, chiedo ora, prima della tua partenza per il cielo, che il Papa, con la sua dolce voce di padre, inviti insistentemente la povera umanità a riconciliarsi con Me, ad uscire dalla sua cecità, a vivere di purezza, di preghiera e di amore... ... Scrivi tutto: non avere dubbi: lo Spirito Santo è con te. Mai permisi né mai permetterò che tu ti inganni... (diario, 4-5-1945).

I dubbi sono un vero martirio

... O mio Dio, che sarà di me! Che tremenda confusione! Ho perduto tutto il conforto del cielo e della terra. Il demonio danzava per la contentezza: pareva che tenesse nelle sue mani il mio cuore... Muoio di dolore, schiacciata fra tenebre: tenebre del cielo, tenebre della terra... Giunse Gesù nella mia agonia: Confida che non ti inganni, né sarai ingannata da satana: Io veglio su di te... Coraggio, perché tanto sconforto? Non ami la tua croce? Non sai che lo sono con te?... - Perdona, Gesù, il mio sconforto! Perdona tanti dubbi! Sai bene che dubito solo di me: la mia miseria è senza pari... - ... Per un po' di tempo rimasi confortata; poi mi immersi nuovamente nelle tenebre per potere in esse nascondermi a tutti e per sempre... (diario, 5-5-1945).

« ... Sabato [5 maggio], al grande dolore e alla tristezza si aggiunse il dispiacere di aver fatto soffrire lei per non avere dato mie notizie. Neppure ieri ho dettato qualche parola perché alla domenica qui in paese non si può spedire. Non fu per dimenticanza, né per mancanza di volontà, ma di forze. Soffro e prego sempre per lei. Se anche sapessi oggi che lei è contro di me, di opinione contraria in tutto, creda che mai tralascerei di pregare ugualmente come prova della mia gratitudine per il molto che ha fatto per me. Soffrire tutto, sì; ma essere ingrata, giammai! Sono stata molto malata, senza poter parlare neppure sot­tovoce. Ma ora, dopo aver preso qualche "cotoletta ed alcune uova", posso già dettare qualcosa. E la mia anima, padre mio? Il mio soffrire è indicibile. Non so perché, perfino in questo mi pare di mentire, di esa­gerare. Soffro e non conosco la sofferenza. Soffro e non sono io che soffro. Che mondo, che corpo e che vita di tenebre! Non ho più nulla: solo tenebre e miseria. Il mese di Mammina, che amo tanto, mi passa come indifferente; trascorre nelle tenebre, nella freddezza. Il poco che prego, non sono io a pregare; così il poco che amo si nasconde, scompare nelle tenebre. I dubbi sono un vero martirio. Che grande confusione! Sentire che inganno e che mi inganno!

Dio mio, perdere tutto e tutti, ma non ingannare coloro che mi sono tanto cari e si sacrificano tanto per me. Non voglio essere per loro motivo di umiliazione. II demonio continua la sua parte infernale: in tutto e con tutto trova modo di tormentarmi. Quanto temo di offendere Gesù!... » (lettera a d. Umberto, 7-5-1945).

Sigillo divino: la configurazione con Cristo

In nessun anno mi sono sentita presente a Fatima nel giorno 13 maggio come quest'anno. Non so il perché: il mio cuore si scioglieva e si scioglie ancora in ringraziamenti a Mammina. Passo colà molto tempo. Voglio amarla, lodarla e ringraziarla sempre per la pace tanto desiderata. È forse per questo che Gesù mi ha tanto unita alle manifestazioni della Conca di Iria e mi ha fatto sentire l'entusiasmo e le preghiere fervorose di tanti cuori riconoscenti. Sia benedetto Dio! Ed Egli continui a dare alla terra la sua pace divina e non tardi a darla alle nazioni che ancora non l'hanno, perché il suo regno si estenda su tutta l'umanità: regni soltanto Lui... Ringrazio senza un barlume di luce, ringrazio schiacciata sotto un cielo dì tenebre. Il cielo sta per riversarsi sulla terra e io sto attraversando mondi e mondi di quelle tenebre spa­ventose. Il peso del cielo di tenebre mi obbliga a penetrare in questi mondi: ne ho tanti da attraversare! Sono mondi sotto mondi, tutto è per me. Vado come chi va verso il martirio; cammino come chi cammina verso la morte. Il mio martirio, la mia morte, sono queste tenebre che mi tolgono la vita per non ridarmela più. Di momento in momento mi sento sempre più atterrita e stanca per tanta oscurità. Vado come chi scende in un pozzo senza fondo, pozzo che porta all'incontro con la morte. Sento che morirò sola e senza luce, il cuore teme e sanguina di dolore, ma non cessa di benedire il Signore. Solo la povera natura è spaventata; la volontà è salda: è come abbracciata a Gesù e alla croce per non lasciarla più. Non vedo, ma confido; non sento, ma credo: Gesù e Mam­mina non mi abbandonano e mi verranno incontro all'ultimo momento... ... Da alcuni giorni sento nei miei occhi uno sguardo che non mi appartiene. Non è uno sguardo malizioso, non uno sguardo del demonio, come alcune volte ho sentito nelle lotte con lui. La differenza è più di quella che vi è tra il cielo e la terra. Questo sguardo è tenero, ha dolcezze e fascini, ha amore. Questo sguardo attira e penetra dappertutto, dà luce: è come uno specchio nel quale tutto si riflette, al quale nulla si può nascondere. Questo sguardo è come un proiettile che raggiunge tutti. Vede dentro e fuori, vede tanto con gli occhi aperti come chiusi, vede tutto e non so cosa abbia in sé che attira. Sento che questa attrazione investe il mio cuore che io apro con tutta dolcezza perché accolga tutto ciò che vuole entrarvi! Questo sguardo ha pure chiavi che chiudono; sono chiavi che servono solo nel cuore; che chiudono al sicuro solo ciò che questo sguardo attrae a sé. Mio Dio, non so esprimere meglio i miei sentimenti, non so chiarire di più ciò che avviene in me. Mi disfo in amore, bontà, tenerezza.

Che ricchezza sento in me! E nulla di ciò mi appartiene. Mio è il dolore generato da questi sentimenti. Temo e tremo. Mio Gesù, non permettere che tutto questo nasca da me, ma da Te solo... (diario, 15-5-1945).

Talvolta il fuoco che sento nel mio cuore pare non si spenga più. Che voglio e che debbo fare? Neppure io lo so. Voglio salvare il mondo; voglio che questo fuoco si estenda sulla terra e raggiunga tutti i cuori. Mi pare di andare pazza a battere alla porta di tutti, per invitarli ad abbandonare il peccato, ad amare solo Gesù. Devo vedere, devo far nascere un mondo nuovo, un mondo puro, un mondo di cielo. Devo soffrire e agonizzare per lui; devo morire nelle te­nebre per dare luce. E cammino in fretta verso di esse: mi spinge l'amore, soltanto l'amore. Vi sono sempre in me gli sguardi che non mi appartengono: oltre che attrarre, legano fortemente a sé. Che confusione per me! Anche il sorriso delle mie labbra non è mio. Mi pare un sorriso che ha braccia per abbracciare eternamente e balsamo per guarire ogni piaga. Non so cosa avvenga in tutto il mio corpo. Ciò che vi è in esso non mi appartiene. Questi legami, tenerezze, dolcezze e amore non riguardano me, non vi è nulla che si possa attri­buire a me. Questo corpo non è mio, questa vita neppure. Tutto si svolge nelle mie tenebre. Se io sapessi esprimermi! Se io sapessi mostrare tutto quanto provo per il bene delle anime e per la gloria del mio Gesù, cesserei di essere vittima... Vedo tutto quanto mi aspetta. Vado come pecora muta che non sa dire. Vedo l'ingratitudine, il sangue che devo spar­gere, il calvario e la morte. Sento le anime che devono essere bagnate nel sangue. Fisso i miei occhi al cielo: venga qualunque cosa, devo dare il Cielo al mondo; devo comprarlo con la moneta della mia sofferenza. Stamattina nella Comunione, sentendomi più unita a Gesù, ho osato chiedergli: - Se non ti reco dispiacere, dimmi cosa significano le scosse e i soprassalti che mi hai fatto sentire. - No, figlia mia, non mi fai dispiacere; domandami tutto ciò che desideri. Le scosse sono quelle delle nazioni che stanno ponendo termine alla guerra di ambizione, mentre agonizzano nel loro cattivo comportamento. Sei e sarai la loro vittima. Per mezzo tuo e della Madre mia benedetta hanno avuto la pace. Quante scosse hanno sentito i loro governanti! Hanno prefe­rito la morte alla umiliazione. I soprassalti riguardano la mia divina causa. Ti faccio sen­tire ciò che sentono i suoi nemici e i suoi amici. I nemici provano in sé rivolta e rimorsi; non vogliono cedere, non sanno che fare. Gli amici soffrono nel vederti soffrire senza poterti aiutare. Ma beati coloro che ho associato alla tua sofferenza, al tuo martirio, perché li amo... (diario, 17-5-1945).

Non vi è sulla terra gioia più grande che il soffrire per Lui Benedirò il Signore In questo mese benedetto consacrato a Mammina ho ricevuto un'altra prova: altre spine che si sono conficcate nella piaga del cuore, sempre sanguinante, impeden­dole così di cicatrizzarsi. Di tanto in tanto viene esacerbata violentemente. Benedirò sempre Gesù e Mammina, ma confesso che, senza le forze del cielo, mi sarei disperata e sarei morta...

Con loro ho vinto e vincerò sempre... Sono come una colomba, a becco aperto, che batte le ali, sul punto di perdersi senza aver dove posarsi. Ho sete di luce, ho sete di conforto. Poiché sulla terra mi sbarrano ogni via, o Gesù, o Mammina, lasciatemi entrare nei vostri Cuori amantissimi. Anche se non sento nulla, lascia­temi almeno la certezza che vivo in Loro: li, nei vostri Cuori, sarò libera da odii e persecuzioni; sarò certa che Vi amo e non Vi offendo. Oh, se il mio corpo potesse avvolgersi nelle tenebre per non essere più visto né ricordato, come nelle tenebre fu av­volta la mia anima! Così morirei, così non si parlerebbe più di me, come desidera il mio arcivescovo. È con tutto l'amore che io accetto i suoi ordini ed obbe­disco `. In me non è sorta la più piccola ombra di odio contro di lui né contro i suoi collaboratori. Al contrario, ho sempre detto così: - Mio Gesù, abbi compassione di loro, non com­prendono e non conoscono le sofferenze di un'anima. - Potessi, o Gesù, prostrarmi davanti a Te, a mani alzate; sapessi ringraziarti per queste prove! - Col cuore sanguinante di dolore, non potei con le labbra recitare il « Magnificat », ma lo feci mentalmente. - Dammi forza, o Gesù, per soffrire. Non condannarmi Tu: la sentenza degli uomini a null'altro serva se non a darmi maggior martirio. Gli uomini mi hanno preparato la sofferenza di oggi per rendermi più simile a Te e perché Ti fossi più unita sul cam­mino del calvario... I miei sguardi continuano a non essere miei. Fissano con tenerezza questo o quell'altro cuore che maggiormente si lascia compenetrare da loro tanto pieni di dolcezza e di amore. Ma non si rivolgono verso tutti alla stessa maniera: è la rispon­denza dei cuori che fa meritare quanto questi sguardi rac­chiudono. Ho tanto da dire in proposito! Sono molti coloro che vorrei attrarre ed abbracciare a me! Che è questo, mia Gesù? È sempre la mia croce... - Ti amo tanto, figlia mia! Ho reso te simile a Me e il tuo calvario al mio. Abbi coraggio!... Sei ricca di Me: è per questo che i tuoi sguardi attirano, hanno tenerezze, dolcezze, attrattive, amore. E’ per questo che il tuo sorriso ha mitezza, ha tutto ciò che è del cielo. Non vivi tu, vivo Io. Sono mezzi di salvezza e di richiamo per le anime. Non è vero, figlia mia, che durante la mia vita, nel mio Calvario, avevo due vite, l'umana e la divina? Anche in que­sto sei simile a Me: nel tuo calvario hai anche la vita divina: è Cristo che vive in te. Non temere... Le mie meraviglie in te non rimarranno occulte, devono brillare: sono gloria mia, sono salvezza per le anime. Tutto sarà scritto, mia maestra in scienze divine, tutto sarà conosciuto nel libro della tua vita. Sei l'eroina dell'amore, l'e­roina del dolore... - Tornai alle tenebre ed al mio dolore, ma ardendo sempre nella sete di consolare il mio Gesù e salvare il mondo. Non vi è sulla terra gioia più grande che il soffrire per Lui (diario, 18-5-1945).

Vengano le umiliazioni ed i disprezzi... muoio per le anime ...

Il cielo era coperto di nuvole nere e pioveva a dirotto, ma nella mia anima erano più nere le nubi e la pioggia di dolore più forte ancora. Attraverso la finestra i miei occhi vedevano le foglie ver­deggianti delle viti avide della pioggia fresca che il cielo man­dava loro. Che bella lezione per me! Mi venne in mente e mi domandai: che faranno gli uc­celletti per riparare dalla pioggia i loro figliolini? Stendono sopra di essi le ali. Il Signore si cura di loro, dissi, non li abbandona; come potranno Gesù e Mammina cessare di curarsi di me, che ho un'anima? Oh, come devo gioire con tutto ciò che il cielo mi dà... Vengano le umiliazioni ed i disprezzi: io voglio sal­vare le anime... (diario, 19-5-1945).

« Mio buon padre, non cessiamo di lodare Gesù e Mam­mina per tante "carezze". Non so se devo dettare per lei queste parole. Ma se le cose sono arrivate a tal punto che lei non possa più scrivere a me né io a lei, chiedo il favore di bruciare la lettera senza leggerla. Non voglio disgustare Gesù né concorrere a che altri lo disgustino. Se io non riceverò più notizie sue, stia tranquillo. So già: è perché non può... Spero dal cielo la forza di vincere tutto. È proprio vero, padre mio, che se Gesù non mi avesse sostenuta con i suoi divini aiuti, sarei già morta di dolore. Prendiamo le cose come venute dalle Sue mani: Egli sa che è per Lui e per le anime. Vorrei proprio, se fosse possibile, che il mio nome morisse e non si parlasse più di me. Non mi meraviglio che vi sia anche chi lo voglia, ma per altro fine. Quante lotte nella mia anima! Preghi per me, mio buon padre; anch'io non la dimentico. E se non consentiranno più che ci vediamo ancora in questo mondo, ci vedremo in cielo. Colà, liberi da qualsiasi proibi­zione, non cesseremo di amare Gesù e Mammina, nella stessa unione, nello stesso amore. Non potendo fare altro, mi aiuti con la preghiera, affinché non soccomba sotto questa croce tanto pesante...

Povera me, disprezzata e senza luce!... » (lettera a d. Um­berto, 21-5-1945).

... Sto perduta in un mare tempestoso, in una notte quanto mai nera e spaventosa... Odo il sibilare dei venti: le onde si alzano a grande altezza, poi si abbassano di nuovo calme. Ed io così sola, senza nessuno! Al sentir la tempesta tanto disa­strosa, la fisso, la ascolto, ma con serenità: se devo morire in essa, muoio per Gesù, per le anime. Confido, spero: il mio corpo può soffrire tutto, può scomparire distrutto dal furore della tempesta, ma l'anima ha la sua meta: deve andare in­contro a Gesù. Egli la deve ricevere, sostenere e portare fino a Sé. O mondo, quanto sei stato ingrato verso di me! E io ti amo; ti amo non per le tue false attrattive, ma perché sei di Gesù... (diario, 22-5-1945).

Che valore può aver la vita, se non soffro, se non amo? (Momenti della Passione) In questi due giorni ho avuto tanto da offrire a Gesù e a Mammina: ho sofferto molto nel corpo e nell'anima. O dolore, o benedetto dolore! Solo tu sei la mia gioia sulla terra: solo da te ricevo qualcosa da dare a Gesù e alle anime...

Mari e mondi di tenebre mi hanno separata per sempre dal mio Gesù. Sono come cieca nel corpo e nell'anima: sono immersa in mari di oscurità senza sapere nuotare. Alzo le braccia per trovare sicurezza in Qualcuno e questo Qualcuno è la cara Mammina. Voglio avanzare tanto in queste tenebre, voglio sprofondarmi tanto quanto Gesù vuole. Ma voglio con­vincermi che vado aggrappata ad una Madre tanto tenera, e che sono avvolta nel Suo manto per non temere, non vacillare, non disperare. Da sola morirei di sgomento e offenderei il mio Gesù. Sento sulle mie spalle una enorme croce; il suo peso mi obbliga a morire tra i più terribili orrori. Questa croce ab­braccia il mondo, pesa una umanità. Gesù non attese che spuntasse la mattina del venerdì per farmela sentire; con la differenza però che oggi non sono in­chiodata su di essa. La mia anima piange in silenzio, nasconde i suoi gemiti, vede le nere tenebre della morte, vede come tutti già si pre­parano per catturarmi e togliermi la vita ad ogni costo. Orto, Calvario, morte, orrore e sgomento. Che roccia mon­diale mi nasconde il cielo! Quanto soffrono il corpo e l'anima mia! Quanto ha sofferto Gesù! Ingratitudine del mondo... (diario, 24-5-1945).

... Gesù è venuto con tutta la forza del suo divino amore. Il mio cuore palpitava fortemente: era piccolo per contenere un Cuore che possiede la grandezza e l'amore senza pari. Gesù si è soffermato a parlarmi, ma mi bastava il Suo amore: - Ardi, figlia mia, nel mio divino amore. Purifica il mon­do, vergine fedele! Voglio amore, grazia e purezza. Per mezzo tuo, messaggera di Gesù, le anime riceveranno ricchezze e te­sori divini. - Gesù, ho il cuore stanco. - Stanco di amore, figlioletta. - Stanco nel possedere il tuo amore, la tua grandezza, ma non di amarti, perché non Ti amo affatto. Ben lo sai che di mio ho soltanto miseria: è questa che io vedo in me. - No, tu ami il mio divin Cuore fino a non poterne più. Sei stanca di amore: anche l'amore consuma. E deve essere così per l'alta missione che ti ho affidato... - Grazie, mio Gesù. Da' a tutti i cuori, da' a tutte le anime questo tuo amore. - Dallo tutto tu, figliolina, ti autorizzo: sei signora del mio Cuore divino, sei signora del mio amore. Distribuiscilo come vuoi: i tuoi desideri sono i miei. - ... (diario, 25-5-1945).

Termina il mese di Mammina. Mi spiace che finisca. Sarà davvero il mio ultimo maggio sulla terra? Sento pena di non aver amato molto Mammina e Gesù. Tutto passa, tutto si na­sconde; appare soltanto la mia miseria e più chiaramente nei mondi delle mie tenebre. Tendo le braccia al cielo per abbrac­ciare il mio martirio e con esso Gesù e Mammina.

Ho una sete che qui non può essere saziata. Ho fame e non vi è nulla che la soddisfi; neppure la sofferenza. La temo, ma la voglio per dar vita alle anime, per consolare il mio Gesù. O soffrire, o morire! Che valore può avere la vita se non soffro, se non amo? Non sopporto più di vedere il mondo nella sua corsa pazza e cieca verso la perdizione. Lo vedo in un incendio di passioni: voglio spegnerlo con il fuoco d'amore che ho nel cuore e con le tenerezze che racchiude, ma vedo che sono preferiti il fuoco delle passioni e le attrattive del male. Il fuoco e la tenerezza non sono miei: è tenerezza che salva, è fuoco che purifica... Possiedo in me ciò che non è mio: sento e riconosco che è del cielo. Sono stanca; voglio unire il mondo a questo fuoco, a questa vita del cielo, e non posso. Mentre sento le catene di amore di Gesù con cui vuole legarlo, sento quelle del demonio che vuole trascinarlo alla perdizione. Il mondo non ascolta la voce di Gesù, non bada ai suoi sguardi, non accetta le sue affettuose sollecitudini, non si lascia attrarre da Lui... (diario, 31-5-1945).

Inabissata nelle tenebre... non cedo: devo dare la vita (Momenti della Passione)

Le mie ansie hanno slanci che mi fanno volare verso la morte. Bramo di dare la vita. Le strade restano segnate con il mio sangue; cammino nel più profondo silenzio. Ho sete di dare la vita per possedere vite. Vedo il sepolcro che avrà il mio corpo: è sepolcro che toglie dal sepolcro le anime, molte anime corrotte, già quasi morte. Salgo la grande montagna del Calvario. Cado molte volte ed ogni volta rimango come se il mio corpo fosse già un ca­davere: un cadavere irriconoscibile per il sangue che cola lungo il volto; è un corpo in condizioni peggiori di quello di un lebbroso in disfacimento. Il cuore è bramoso di andare avanti: deve vincere per le anime, deve morire per loro!

Mentre ero inchiodata alla croce, il suolo sussultava tanto che faceva tremare la mia croce e quelle che erano ai miei fianchi`. Le tenerezze del cuore si diffondevano verso coloro che vi erano crocifissi: alla destra erano accettate, alla sinistra rifiutate; sentivo la rivolta di colui che le rifiutava e l'amore di chi le riceveva. Con l'anima sentivo e vedevo Mammina che, ai piedi della croce, tentava aprire le braccia per accogliere Gesù che stava crocifisso in me: voleva fare a Gesù, ancor vivo, ciò che Gli avrebbe fatto appena morto: abbracciarlo, bagnarlo con le sue lacrime. È inspiegabile ciò che soffrivano i Cuori di Gesù e di Mammina! Quanto dolore anche nel mio cuore!... Venne Gesù: - Figlia mia, stella sfolgorante, il tuo splen­dore illumina le anime; sei luce che le guida al mio Cuore divino... - Dal suo divin Cuore ricevevo sangue; il mio cuore si dilatava... - Ricevi, figlia mia, il sangue che genera le vergini, dà purezza, grazia e amore. È la vita divina che do alle mie spose più amate... Dónati alle anime: per salvarle ti ho affidato il mondo; ed egli non corrisponde... Son tanto poche le anime che mi amano; sono tanto poche quelle che praticano la pietà come dovrebbero; sono tanto poche quelle che sanno soffrire bene, che conoscono il valore della loro croce e la amano; è grande invece il numero di quelle che mi offendono; vi è tanta malizia; sta scomparendo dal mondo la castità. Ripara, figlia mia...; soffri contenta, soffri con Me. - Soffrire, sì, mio Gesù; ma non con Te. Voglio soffrire io, ma che non soffra Tu... - ... Di' a tutto il mondo che ascolti la voce del suo pa­store [il Papa], che è la voce di Gesù: chiedo amore, purezza, cambiamento di vita. La voce del Santo Padre sia per il mondo un forte richiamo come quello di Noè... Che egli parli alle nazioni, a tutti i governanti, affinché si adoprino per porre termine a tanta immoralità... (diario, 1-6-1945)

È il mondo ed è Gesù

... Soffrire per amore è dolce, ma costa molto! Volere Gesù, amarlo sempre, vivere solo per Lui mentre sento che nulla amo, nulla faccio per consolarlo! Passano i giorni e con essi le ore e con esse passo io pure, senza progredire nel cammino della virtù. Passa tutto e tutto pare restare sempre nello stesso luogo. Passano i giorni, i gior­ni che sono sempre notti; ed io sempre nelle tenebre, sempre inabissata in esse!... È un quadro di tenebre sempre davanti agli occhi; un quadro che mi mostra il presente ed il futuro: mi aspettano solo gli orrori delle tenebre... Mi pare di non avere compassione alcuna per il mio Gesù; nel vederlo crocifisso sento che tutta la compassione è svanita, che non ho pietà delle sue sofferenze; il mio cuore è tanto impietrito che non si commuove nel vedere il sangue che per me fu sparso; non ho pena del suo martirio: non ne ho e ne ho al tempo stesso: una forza irresistibile, più forte di me, che non vuol soffrire, non vuole amare, non vuole lasciarmi neppure guardare né ascoltare Gesù... Tremendo orrore! E la tenerezza dei miei sguardi fissa tutto questo, accompagna tutti i passi errati... In tutta questa lotta benedico Gesù e Mammina, benedico la croce che voglio baciare ed abbracciare sempre... Improvvisamente Gesù si fece sentire nel mio cuore: - Ho freddo, ho sete, ho fame. Mia Alexandrina, dammi ricovero, sazia la mia sete, la mia fame. -

- Come, mio Gesù? Come posso ospitarti in mezzo alla mia miseria?... -

Gesù sorrise dicendomi: - Dammi asilo nel tuo cuore, sazia la sete che ho di amare per quelli che non mi amano, estingui la mia fame di anime... - ... (diario, 5-6-1945).

Dove potrò trovare balsamo ai miei dolori? Sulla terra mi pare proprio di no: tutto per me è causa di maggior sofferenza. Soltanto unita a Gesù potrò da Lui ricevere qualche sollievo; e questo sfuma in fretta: è come brezza che passa facendo sentire solo per un istante il suo benefico refrigerio. Nella mia Comunione di ieri e di oggi mi sono sentita più unita al mio Gesù. Egli faceva passare dal suo Cuore al mio catene pure, fini catene d'amore. Da allora ho nel mio cuore un nuovo cuore e in esso vi è Qualcuno che lancia queste ca­tene alle anime; mi richiama alla mente il pescatore nella sua barca mentre lancia le reti per la pesca. Sento dentro di me il pescatore delle anime fare la stessa cosa con ardore. Sento un amore immenso sul mio cuore: è l'amore del Cuore di Gesù... Che tenerezze, dolcezze e amore! Un altro cuore di lacrime si è collocato nel mio. Queste lacrime sono versate sulla umanità intera: la coprono. Sono lacrime di dolore perché è disprezzato l'Amore. Sono lacrime di agonia perché è disprezzato questo Cuore colmo di ricchezze. Questo Cuore ha una piaga aperta e profonda per acco­gliere tutti: pare l'uccello con le ali aperte per difendere i suoi figlioletti... Mi sento sovraccarica per il peso della umanità. Debbo versare su di essa tante lacrime. Questo peso mi strappa dal corpo le vesti, mi dà la croce, il calvario, la morte. A nulla cedo, venga ciò che vuole; devo dare la vita... (diario, 7-6-1945).

«Vengano i saggi al libro delle meraviglie divine» (Momenti della Passione)

Pensavo oggi di amare tanto il mio Gesù: Gli ho chiesto nella festa del suo divin Cuore tutto l'amore fino a perdermi in esso. Non sono stata capace di amarlo e non ho saputo dirgli nulla. Speravo perfino di udire da Lui qualche parolina, ma non l'ho udita.

Ho fatto la preparazione alla Comunione freddamente; L'ho ricevuto come un estraneo; non so parlargli... Soffro nel dettare i miei sentimenti e soffro per non saperli dettare. Benedetta sia la mia croce! Oggi soffro come non mai. Appena dopo la Comunione si è elevata in me una enorme massa di tante cattiverie, di tanti crimini. Pareva che mi aprissero il petto e salissero fino al cielo a ferire il Cuore di Gesù. Queste cattiverie, giunte alla massima altezza, ricadono da tutte le parti, coprono il mondo e gli tolgono la vita. Ho passato così le ore con il petto aperto, il cuore ferito, senza poter fare nulla. Gesù non ne può più. Sento la potenza della sua misericordia, sento la forza del suo divino Amore che vuole diffondersi e penetrare in tutto questo. Tutto è re­spinto, nulla è accettato... Come ho sofferto! Mi pareva che tutte quelle cattiverie fossero mie, che io fossi la causa delle sofferenze di Gesù, che io fossi ingannatrice... Gesù venne e mi fortificò dicendomi: - Non inganni, figlia mia, sei vittima... Vengano i saggi e coloro che si dicono saggi al libro delle meraviglie e della scienza divina. Vengano: gli uni a provare e gli altri ad imparare che cosa è un'anima vittima: i prodigi della Grazia e l'azione di Gesù in tale anima. Ciò che senti in te sono mezzi di salvezza. Ciò che oggi senti in te, anch'Io lo sentii nel mio Calvario... Di' tutto, scrivi tutto; lo Spirito Santo abita sempre nel cenacolo del tuo corpo... (diario, 8-6-1945).

La montagna mondiale di miserie è sempre nel mio cuore piagato, aperto con una grande ferita. La sofferenza del cuore non può affrontare tanta malizia; gli occhi dell'anima non sop­portano tanti crimini... Che grande dolore! Sento Gesù come agnello innocente; sento il mondo come belva feroce che gli si avventa per ferirlo senza pietà: triste scena il vedere Gesù così buono davanti a tanta malizia e crudeltà!...

Intanto vado ricordando, senza volerlo, la mia permanenza alla « Foce »; soffro ancora in tutti i suoi particolari quell'esilio. Che Gesù accetti questo martirio affinché si salvino le anime... (diario, 14-6-1945). Se in questi giorni non ho potuto parlare senza enorme sacrificio, oggi ancora di più. Mi aiutino Gesù e Mammina. Debbo riassumere. Se non fosse per obbedienza, non direi nulla. Stamane mi sentivo in ginocchio, legata alla colonna: una scarica di flagelli cadeva sul mio corpo e una pioggia di bran­delli della mia carne e di gocce di sangue cadevano attorno a me, macchiando il suolo e coloro che mi circondavano. Coronata di spine, andai poi verso il calvario. Caddi varie volte sfinita, volto e labbra incollati alla terra al punto di sen­tirmi soffocare. Andavo cieca verso il dolore; soffrivo tutto come se nulla vedessi; ma vedevo chiaramente l'amore che mi obbligava a camminare e a vincere. Inchiodata sulla croce, sentivo sempre in me il cumulo delle grandi cattiverie ed il cuore aperto, sempre sanguinante... Gesù non si affrettò, ma venne; non mancò. Mi unì a Sé fortemente. Venne come chi è affaticato da una lunga giornata; si posò nel mio cuore e mi disse: - Figlia mia, sono stanco di tanto soffrire. Lasciami riposare in te, nel palazzo del tuo cuore; voglio deliziarmi all'ombra delle tue virtù. Sono qui as­setato, voglio dissetarmi all'acqua cristallina della tua fonte: è acqua di riparazione, di purezza e di amore... - Momento di grande conforto: con Gesù che riposa in me! Quale unione la nostra! - Gesù mio, che delizie puoi trovare in questo povero cuore? Che conforto Ti può venire da tanta miseria? Che sete puoi saziare in tanta aridità e freddezza? Quale vergogna per me! Cerca, o Gesù, e vedi se trovi; poni Tu in me qualcosa per poter ricevere... Mi sento sovraccarica di miserie! - Gesù sorrise, ma tristemente: - Non sono tue, figlia mia, le cattiverie che mi hanno ferito. Sei vittima, ma vittima inno­cente. Perché sei vittima ti faccio soffrire così; ecco la ragione per cui ti lascio in così tremendo abbandono. - Ma, Gesù, non mi sgridi mai per le mie mancanze ep­pure Ti dispiaccio tante volte! - Nuovo sorriso, ma questa volta più gioioso: - Le tue mancanze sono necessarie per nascondere lo splendore della mia grandezza; sono nuvolette che attenuano i raggi splendenti, perché tu possa essere avvicinata dalle creature. È necessario nascondere un poco il mio splendore. Pensi tu che, se occor­resse, non saresti da Me sgridata severamente? Ma non occorre: tu soffri come lo voglio. Per provarti che soffri come lo voglio ho finto di lasciarti sola in questa dura sofferenza... Da te ricevo, mia amata, quanto posso ricevere da una mia creatura. E tu ricevi tutto dal tuo Gesù, dal tuo Creatore... - (diario, 15-6-1945).

«Il tuo cuore è un globo d'amore » (Momenti della Passione)

Mi pare di non sapere se sono nel mondo; se vivo ancora in esso. Quanto costa lottare! Quanto costa vincere!... Soffro perché Gesù soffre; soffro perché Lui è offeso. Voglio unire il mondo a Gesù; voglio legarlo a Lui, ma non ci riesco. Lavoro e non raccolgo nulla per Lui; soffro e non Lo consolo. ... Mio Dio, come posso amarti, senza vita? Mi è fuggito tutto; è rimasta solo la miseria. Ho perduto tutto: è rimasto il peccato soltanto; ne sono schiacciata. E anche il demonio mi schiaccia con il peso della sua malizia... Il maledetto ha inventato nuove forme per tormentare la mia anima... Costa molto soffrire, e in tale maniera; ma l'amore vince. Costa molto di più vedere Gesù offeso e sentire l'inferno delle anime (diario, 19-6-1945).

Sento che sono morta sotto il peso del mondo: mi ha ri­dotta a nulla; ed è questo nulla che si immerge continuamente nelle tenebre. Quanto più mi coprono, tanto più mi sprofondo in esse e più tenebre vedo. Quando cesserò di vederle? Quando cesseranno di terrorizzarmi? E sono tanto sola, senza nessuno! Disprezzo ed abbandono terribili! Non vedo, non sento conforto né dalla terra né dal cielo. Come posso, mio Dio, stare qui così? Mi preoccupa tanto la salvezza del mondo. Non reggo a vedere Gesù così ferito. Non ho nulla in cui Egli si possa consolare: è stata la massa delle cattiverie che mi ha distrutta. Voglio amare il mio Gesù e non ho cuore per amarlo; è scomparso da me; non so a chi appartiene; confido che ap­partenga a Gesù. Vorrei avere sangue per darlo al suo divino amore, goccia a goccia, e non l'ho; sento che sono scomparse le vene del mio cor­po; non ho nulla; non posso fare nulla per Gesù e per le anime. Solo il demonio non cessa. Che grande tormento!... Udii Gesù: - Figliolina, coraggio! È la riparazione più fine e delicata che ti chiedo; è il fiore più puro. - E vedevo davanti a me uno specchio tanto grande e tanto limpido! Era meraviglioso il suo splendore. Rifletteva chiarore: ero circondata da fiori. Gesù continuò: - Ecco, figlia mia, lo specchio della tua anima! I fiori sono fiori di purezza. Con­fida, la tua anima non si è macchiata... Da' a Gesù, da' alle anime, mostra al mondo la riparazione massima, il maggiore eroismo nella sofferenza... -

Le parole di Gesù sono come mani amiche che mi solle­vano, sfinita, dal fosso della strada. Ma appena sono in piedi, tutto si nasconde e fugge. Stanotte, non so a che ora, mi apparve Gesù inchiodato sulla croce. Questo Gesù e questa croce si trasformarono in me. Ho passata la giornata e sono già in un'altra notte, sento sempre lo stesso Gesù, la stessa croce dentro di me. Il mio cuore è quello di Gesù, il mio corpo è quello di Gesù. E’ Lui che soffre, vive ed ama. Tutto ciò è per me motivo di maggior sofferenza, ma tutto è per Lui. Soffro, ed è Suo il dolore. Io non vivo: chi vive è Lui. Mi trovavo nella solitudine dell'Orto; dal mio corpo sgorgava una pioggia di sangue che non cadeva su di me, ma usciva da me; inzuppava le vesti ed irrigava la terra. Che massa di sangue! (diario, 21-6-1945).

Gesù è sempre sulla Croce e dentro di me: in me che non, vivo né esisto. Il dolce Gesù, con le braccia e il cuore aperti! Vorrei dire quanto soffre ed ama. So sentire, ma non so dire: non mi bastano le parole; non sono capace. Soffro e muoio di dolore. Quanto non darei per far com­prendere a tutti cosa è un'offesa al Cuore divino di Gesù e come Egli ci ama, nonostante tutto! Camminai così verso il Calvario, con questa sete di farmi conoscere dalle anime, di donarmi e di morire per loro. Non sono mai caduta tante volte come oggi: quante cadute! Che enorme sfinimento! Il mio corpo, senza sangue, gelava; il cuore non palpitava, le labbra non si muovevano... Le mie labbra moribonde avevano una sete ardente, ma il cuore era ancora più assetato. Vuol bere l'amarezza fino al­l'ultima goccia; vuol soffrire tutto perché ama tutti; vuol dare tutto per ricevere tutto. Dall'alto della croce sentivo nel mio corpo i maltrattamenti del mondo. Ero come lapidata da tutti e sentivo proprio le pietre a ferirmi. Dal Cuore di Gesù, in me crocifisso, vidi uscire alcuni raggi di fuoco: parevano raggi di sangue. Quei raggi si diffondevano­su tutti coloro di cui il mio corpo sentiva i maltrattamenti. Che tenerezza e compassione uscivano dal quel Cuore tanto amante! Dai miei occhi moribondi, già spenti, uscivano verso, il mondo gli sguardi più dolci, più teneri ed amanti: erano sguardi che penetravano tutto e tutti, vedevano tutta la ma­lizia e l'ingratitudine. Fu in questo momento che venne Gesù e sostò in me un po' di tempo senza parlarmi. Prese nelle sue divine Mani il mio cuore e ne fece un grande globo che poco dopo collocò al posto del cuore, dicendomi: - Mia figlia, il tuo cuore è un globo di amore. Amami, amami per il mondo che non ama. Amami, amami per quelle anime che dovrebbero amarmi e - da cui speravo amore. Tu sei pazza di amore per Me e per le anime... Amale perché sono mie... Ti vorrei in cielo, ma ho tanto bisogno di te qui in terra. - Se mi vuoi là, o Gesù, unisci ai miei desideri i tuoi. Non Ti dico altro, perché ho promesso di non chiederti il cielo. - Cuore d'oro, fonte di amore, ho accettato il tuo sacri­ficio. Abbi coraggio: ti darò tra poco il cielo, anche se non lo chiederai... - (diario, 22-6-1945).

Edificio di purezza e amore. Scala di salvezza (Momenti della Passione)

Ho una croce tanto grande dentro di me: è posta in alto ed io le sono abbracciata. Non v'è forza umana che me ne separi: mi pare di essere impazzita per suo amore. Le mie braccia sembrano incollate ad essa. Quanto più la voglio, più cresce. La amo con un amore che non mi appartiene. Sarei beata se tale amore alla croce ed al dolore fosse mio.

Si è eretto in me un nuovo edificio: è tanto grande, tanto bello! Tanto ben disposto; tutto pieno di arcate. Non so cosa rappresenti. Cuore e anima sorridono, le mie braccia vogliono strin­gerlo. Ma nulla di questo mi appartiene, neppure la gioia nel vederlo crescere. lo sono soltanto miseria e non posseggo se non dolore. Bramo di lasciare il mondo, di partire per il cielo; soffro perché non voglio avere volontà. Voglio il giorno, voglio l'ora che il mio Gesù sceglierà. Ho una sete così grande di amore da non poterne più; ho tanta fame di anime: sarebbe saziata solo se le possedessi tutte... (diario, 26-6-1945).

« Mio buon padre, voglio e non posso. Bramo darle mie notizie, ma non ho forze; non è affatto dimenticanza. E’ vero che con le mie lettere temo di causarle maggiore sofferenza oed è cosa che non vorrei. Sia io sacrificata, sempre, ma che non sacrifichi altri cui devo molto. I mali del mio corpo si aggravano. Non so cosa Gesù vorrà da me. Sia fatta la sua divina Volontà. Non mi è difficile rispondere alle domande che mi fa.

Preferirei farlo a viva voce, ma poiché non è possibile, mi sforzo di rispondere meglio che posso. È vero che ho sentito molte volte Gesù a lavorare dentro di me, ritoccando con tutta delicatezza il mio corpo. Alcune volte ha operato da pittore. Con quale impegno e perfezione lavorava! Dipingeva se stesso in me: io ero proprio Lui. Gesù era lo stampo e del mio corpo faceva un altro stampo che univa in uno solo. È avvenuto lo stesso con lo Spirito Santo: il mio cuore e l'anima mia erano un'altra colomba.

Gesù mi alimenta di Sé e a Lui mi rende somigliante.. Non so precisamente l'epoca in cui cominciai a sentire que­sto. Forse nel periodo in cui non scrivevo? Non lo posso, giurare. Ancora adesso, qualche volta, sento questo, ma senza sollievo. Siccome il mio corpo non vive, non è in me che Gesù lavora: è quanto sento... » (lettera a d. Umberto, 26-6-1945). ... Il grande edificio con arcate è ancora in me: è bianco, più bianco della neve. Vi è una scala all'entrata di ogni am­biente e questa scala sono io. Sento di esserlo e sento che su di me salgono continuamente viandanti che vanno raccoglien­dosi in quell'edificio. Li sento salire; sento che vanno al porto di salvezza e non ne gioisco, non mi consolo. Voglio che sal­gano, mi sforzo perché non corrano pericolo, ma io, povera me, rimango sempre avvolta nelle tenebre... (diario, 28-6-1945). Durante la notte venne Gesù incontro alle mie sofferenze dell'Orto. Prima di sapere che era Lui lo avevo udito pian­gere per molto tempo: quei gemiti, quelle lacrime, mi causa­vano tanto dolore ed impressione: mi pareva di morire. Dopo, sentii che Gesù si avvicinava di più a me e veniva come uno che chiede rifugio. - Figlia mia, abbi pietà di Me: nascondimi nel tuo cuore; sono offeso, sono ferito, consolami... - Erano tanto grandi i desideri che avevo di nasconderlo, che volevo possedere tutti i cuori del mondo, fonderli tutti insieme e collocarvi Gesù più addentro possibile... Alla mattina venne Gesù adolescente a prelevarmi dalla pri­gione; mi prese per mano; fu il mio compagno, il mio Cireneo durante tutto il cammino del Calvario. Io avanzavo sfinita, coperta di sudore e di sangue, ma sapevo che Gesù mi accom­pagnava; quando cadevo, Egli mi stendeva le sue Mani san­tissime per rialzarmi...

Giunsi alla cima e lo stesso Gesù adolescente si unì a me e fu con me crocifisso. Oh, quanto Gesù ha sofferto sin da questa tanto tenera età! Agonizzai ed Egli nuovamente mi parlò: - Figlia mia, sono più consolato... Accetta come ricompensa il sangue del mio divin Cuore. - ... Gesù trasfuse in me il suo sangue divino. Poi mi disse: - Voglio mostrare per mezzo tuo le mie meraviglie, il mio potere e la mia sapienza, per dar lezione al mondo e più ancora a quelli che dovrebbero sapere e non sanno, ma voglio che tu senta la sofferenza di tutto ciò che è umano: ha così tutto lo splendore la mia divina causa. Semina, semina già da questa terra, semina sopra i cuori e le anime...

Immergiti contenta nelle tenebre... Quante più tenebre e orrori per te, tanta più luce e più amore per le anime... Ascolta, mia colomba amata, fiore puro e delicato; sai che significa questo nuovo edificio in te, tanto bianco e tanto bello? E’ la continuazione della redenzione: sei nuova corredentrice; stai a concludere ciò che lo ora non posso.

Che studino, che studino quanto lo ti rendo simile a Me. Con la mia Passione ho aperto alle anime le porte del cielo, e tu, con la tua, con il tuo martirio senza pari, continui ad aprirle a quelle anime per le quali erano chiuse a causa della loro degradazione. Tu sei edificio maestoso di purezza, di amore e conquista.. Sei la scala per cui le anime assetate di Me ed i peccatori sal­gono all'edificio di purezza e amore e da esso passano al cielo: sei conquistatrice delle anime. Soffri contenta: non va perduta la tua sofferenza. La mia Passione e Morte non salvò tutti, perché non vo­gliono salvarsi. La tua passione e morte darà la vita eterna a - quanti vogliono godere della mia Patria... - (diario, 29-6-1945).

« Chi vive con te, vive con Cristo » (Momenti della Passione)

... Non so ricevere bene la Comunione: non ho posto per ricevere Gesù. Non ho lingua per lodarlo, né cuore per amarlo. Ho perduto tutto: fra le tenebre appare soltanto la miseria; tenebre che hanno ingoiato e annientato tutto. Mi pare di non poter credere a quanto avviene in me. In me, dico io, in me che non sono io, in me che non esisto.

In tutto appare miseria; in tutto vedo tenebre. Le grandezze di Gesù non sono mie. Almeno fossero miei il martirio e il dolore che sento, per darli a Gesù! Lo amassi per chi non Lo ama, quale fortuna sarebbe la mia! L'edificio è in piedi; io sono la scala, ma la vedo e la sento rovinarsi per la corruzione: mi causa persino nausea; che con­fusione!

Mi offro sovente a Gesù; Gli ripeto che sono la sua vit­tima; mi pare però di non potere essere accettata da Lui. Voglio soltanto ciò che Egli vuole e sento che nulla voglio, nulla accetto come Egli vuole. Ho perduto il gusto delle persone più care e intime; l'ho per­duto per sempre; mi pare di non amarle, di non averle mai amate. La stessa cosa avviene nei riguardi di Gesù. Gli dico che voglio tralasciare di amarlo quando tralascerà di essere Gesù e che voglio amarlo incessantemente come incessantemente cor­rono le acque dei fiumi verso il mare. Povera me! Non so parlargli, non so darmi a Lui e alle anime. Anche così non mi stacco né mi staccherò dalla croce: è Lui che me l'ha do­nata; voglio possedere almeno una cosa sua... Il demonio si ostina, tenta di portarmi al peccato... Talvolta pare rivestirsi del mio corpo; tutto in me è malizia: braccia, piedi, cuore, intelligenza. Tutto il mio essere è uno specchio di iniquità... Nell'ultimo attacco di oggi, tra i più violenti che abbia avuto, sentivo che il pavimento si apriva e che appariva l'in­ferno per seppellirmi. Che orrore! Ed i maledetti, come cani, si sbranavano di rabbia gli uni con gli altri: tutti volevano peccare ed avevo l'impressione di volere peccare io pure; ma ripetevo sempre a Gesù che no: soffrire tutto ma non offenderlo... Venne Gesù: - Figlia mia, ti amo; sta' tranquilla; confida, non hai peccato; coraggio, l'inferno non si apre per te, ma, se non ci fosse la tua riparazione, dovrebbe aprirsi per molti... - Rimasi fiduciosa di non avere offeso Gesù, ma, o che ver­gogna la mia! Non potevo ricordarmi della Sua divina pre­senza: mi sentivo immersa nella terra come il più piccolo e vile insetto. Gesù mi accarezzò e aggiunse: - Dammi, o mia amata, la tua confusione e vergogna per quelli che non ne hanno... - (diario, 5-7-1945).

Non sono sulla terra né in cielo. Non so dove stanno questi mondi di tenebre in cui sono avvolta. Non so che vita è questa né a chi appartiene. Il cielo è chiuso per me. Mi trovo come se mi avessero buttata fuori dalle mura di questo mondo, chiu­dendo per me le porte. La mia vita è tenebre... - Gesù, dammi amore per amarti. Il mio cuore non Ti sente; i miei occhi non Ti vedono; i miei orecchi non Ti odono. Abbi pietà di me. Sono tua e voglio che siano tue tutte le anime. - Furono legate attorno al mio collo grosse corde; il mio cor­po fu flagellato con palline di ferro, o cose simili. Cammino verso il Calvario attraverso strade strette e cupe. Il sangue scorre. I dolori alle ginocchia e alla testa sono insopportabili, quelli alle orecchie mi trapassano da un lato all'altro. Le mie labbra sembrano incollate: non possono aprirsi per pronunciare parola. Il cuore va assetato, vuole fare un volo fino alla cima del Calvario: desidera con ansietà dare al mondo una nuova vita: per questo corre, si butta pazzo e cieco nelle sofferenze.

Sulla cima del Calvario, mentre stavano inchiodandomi sulla croce, vidi il soldato che, con grande crudeltà, dava le martellate senza esitazioni: il suo sguardo era crudele e terrificante. Fu tale il dolore, che il mio cuore rimase soffocato e mi parve di perdere la vita: durante tutta l'agonia della croce non tor­nai a ricuperarla... Venne Gesù e mi disse: - Attraverso le tue tenebre scendo ai tuoi dolori; vengo incontro al tuo martirio, figlia mia. Anzi, non sono sceso, non ho attraversato, non sono venuto: ho visto tutto; tutto mi era presente, perché sono in te. Mi faccio sentire appena. Voglio convincerti che abito in te; che non ti abbandono neppure un istante. Coraggio, coraggio sempre! Le tue tenebre dànno luce; il tuo martirio, i tuoi dolori, la tua morte, dànno vite. E’ con il tuo dolore che le anime risuscitano; è con le tue tenebre che ricevono grazia e accolgono la mia vita divina. Ti ho tolta dal mondo per darti al mondo. Accetta il Cuore del tuo Gesù... Non è per ricevere Sangue, ma per ricevere vita. Non ricevi sangue perché non può riceverlo il tuo cuore ora tanto indebolito... Compio il miracolo di conservarti la vita... Mostro così di più il mio potere, conservandoti la vita in que­sto tuo stato. Prendi nelle tue mani il mio divin Cuore: hai la chiave per aprirlo e chiuderlo: è chiave di grazia, purezza, amore. Il Cuore è mio, la chiave sei tu. Aprilo e racchiudi in esso le anime che vorrai. Il cielo assiste gioioso a questa consegna del mio divin Cuore a te. Che grande meraviglia! Unisci questa grazia all'insieme di grazie che da Me hai ricevuto. - ... Rimasi confusa, non sapendo che dire a Gesù, nell'udire da Lui tante cose e nel vedermi depositaria di così enorme ricchezza. Vorrei custodire il mondo intero in questo scrigno divino che mi è stato consegnato... (diario, 6-7-1945).

Questa notte, a mezzanotte, tutto era tristezza e morte. Mi sentivo in un grande bosco, circondata da lupi e cani che ulu­lavano e volevano assalirmi: erano demoni...

Lottai con violenza e per molto tempo... Terminò la lotta e Gesù non venne: rimasi tanto triste... Dopo la Comunione, Gesù, stringendomi a Sé, mi parlò: - Permetto la tua sofferenza e la tua riparazione... Sei vita per le anime, sei salvezza per loro... Sai perché ti ho addossata la riparazione di questa notte? Perché era urgente che tu riparassi in quell'ora. Fu in riparazione delle famiglie, dei focolari. Io voglio figli e uccidono i miei figli! Io sono più padre di loro. Guarda quanto soffro! E sono offeso allo stesso modo da un gran numero di non sposati; - e mi precisò la condizione (erano sacerdoti) con molta tristezza. Si reclinò verso di me con grandi sospiri. - Sono ferito, sono ferito, circondato da spine. O mia sposa cara, soffri con Me...

Balsamo delle mie piaghe, medicina delle anime... Nel tuo cuore sta il Mio, nella tua intelligenza sta la Mia, sulle tue labbra, nelle tue parole, stanno le Mie. Tutto il tuo essere è Cristo, hai la vita di Cristo. Chi vive con te, vive con Cristo; chi tratta di te, tratta di Gesù. Dónati al mondo, dónati alle anime. Madre mia benedetta, vieni a dare alla nostra figliolina con­forto e vita che quasi non ne ha più. -

Venne Mammina... io rimasi fra Lei e Gesù... (diario, 7-7­1945).

... Non riesco a dimenticare quanto soffre Gesù per il mondo. Soffro con Lui. Quanto lo offendono le famiglie!... Se gli uo­mini vedessero le scene orribili e ripugnanti, la follia per il piacere che vi è dovunque e che ho veduto con gli occhi della mia anima, ne sentirebbero nausea e avrebbero vergogna di se stessi. - Se io posso riparare, mio Gesù, fa' che io soffra sem­pre... - Su questo punto il demonio mi tormenta molto... Oggi mi assalì con tutta la violenza... Lottai, ed in pericolo molto grave; Gesù ebbe compassione di me: solo Lui sa quanto mi costa questa riparazione. Tutto mi costava immensamente, ma questa delle famiglie mi costa ancora di più. Che tristezza!... (diario, 9-7-1945).

“Il tuo amore per le anime assomiglia al Mio” (Momeníi ella Passione)

O cielo, o Gesù, o Mammina, soccorretemi! Se non venite in mio aiuto, cado e non mi rialzo più... Mi sento ammanettata mani e piedi, il corpo legato con nere catene di ferro. Sembro un condannato dell'inferno. Le catene sono i peccati: è stato il demonio a mettermi queste manette, a legarmi... Con le mani incrociate sul petto, nella peggiore agonia, fisso il Cuore di Gesù e la cara Mammina; il mio grido è continuo: - Triste vita, la mia! O Gesù, o Mammina, non resisto, siate con me! - Dai miei occhi sgorgavano lacrime abbondanti; piangevo amaramente. Il mio cuore pareva venire meno, stava per morire. - Gesù, non ho cuore sufficiente per resistere all'amore né al dolore. Non permettere, o Gesù, che le mie lacrime siano di disperazione; voglio che siano solo di amore. Accettale tutte come atti di amore per i tuoi tabernacoli.- Chiedevo a Gesù che le mie lacrime non fossero di dispe­razione, ma non perché mi sentissi disperata; la mia anima era in pace, e ne lodo Dio. Era il timore di me stessa; erano le mie agonie; era la vista delle mie miserie che non potevano essere maggiori; non potevo sopportare il mio nulla, le mie cattiverie...

Che sarà di me, se le anime buone cessano di elevare al cielo preci in mio favore?...

Sento che Qualcuno dentro di me prende il mio cuore e, come fosse un calice, lo innalza più volte al cielo. La fonte del mio cuore non si esaurisce: è uno sforzo costante, son tutti

i mezzi usati per obbligare le anime a venire a bere ad essa. Ma, povere loro, che resistono, non vogliono bere, muoiono di sete!... (diario, 12-7-1945). Durante tutta la mattinata sperimentai in me un amore e una ingratitudine fortissima. L'amore era immenso, riempiva il cielo e la terra. L'ingratitudine era molto grande e molto grave, combatteva questo amore... Ricevetti l'ingratitudine senza cessare di amare. Con il corpo disfatto camminavo verso il mio calvario. Im­provvisamente sentii come se sulle mie gote scorressero due rivoli di lacrime. Subito dopo questa sensazione mi è venuta incontro Mammina: il suo sguardo era angosciato. Uscirono da me altri sguardi e La fissarono: che sguardi di dolore e di amore! Senza aver tempo di poterla contemplare per la fretta con cui mi trascinavano, mi rimase il cuore legato a Lei mentre camminavo sempre. Ella pure camminava, guidata dallo sguardo che Le aveva ferito e attratto il Cuore e l'anima. Giunti sul Calvario, Ella assistette a tutta la scena e an­gosciata rimase in piedi presso la croce. Io ero in uno stato di grande sfinitezza... Il demonio prendeva l'occasione della mia estrema debo­lezza per convincermi che tutto era illusione e falsità... La venuta di Gesù lo fece fuggire. - Coraggio, figliolina!... Non Mi offendi, Mi ami, Mi con­soli... - Gesù calmò la tempesta ed io rimasi sulla croce in agonia, in un dolore quasi insopportabile. Mi pareva che mi strappassero il cuore per gettarlo fuori perché fosse calpestato e distrutto dalle belve. Ma un altro cuore rimaneva in me, con una grande ferita sempre aperta a versare sangue. Mi pareva di liberare le braccia dalla croce per alzarle ad invocare soccorso dall'eterno Padre: che dolore e tremendo abbandono! E Mammina osservava tutto. Improvvisamente sentii come se la volta del cielo scendesse verso di me... ii Gesù dire: - Figlia mia, discese il Cielo a te per ricever la fragranza del tuo dolore e del tuo amore... - Mi sentii in esenza della Santissima Trinità, della cara Mammina e udii un coro di inni armoniosi. Mi sentii rapita: non ero della terra, vivevo una vita che non era terrena, ero come se non fossi mai stata sulla terra. Il coro si faceva sentire sempre meglio e compresi che cantavano: - Gloria, gloria, onore e amore, gloria, gloria, al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo. Gloria, gloria, onore e amore alla Madre di Dio, figlia e sposa della Trinità Augusta... - Un grande calore ardeva sempre in me. Gesù continuò: - ... Sto per darti a goccia a goccia il mio divino Sangue. Sono tuo Padre, sono tuo Sposo, e anche tuo Medico divino. Te lo devo dare a gocce affinché a gocce tu lo dia ad ogni anima: non puoi sopportarlo in abbondanza... Sai chi dentro di te, sposa amata, prende ed alza il calice al Cielo? Sono Io che lo offro molte volte all'Eterno Padre per placare la giustizia divina. E’ il calice della tua amarezza e del tuo dolore. La tua amara agonia, il tuo dolore assomi­gliano ai miei e al mio amore assomiglia il tuo per le anime. Sei il ritratto più somigliante a Cristo. La tua vita è vita di Cristo, il tuo cuore è il Cuore di Cristo. Poiché la tua vita è la mia e sei tutta trasformata in Me, unisco a Me le tue sof­ferenze, la tua crocifissione, il tuo duro martirio; e in questa unione faccio l'offerta all'Eterno Padre. Tu continuerai la tua vita di redenzione sulla terra... - (diario, 13-7-1945).

Staccata da tutto ciò che è della terra Unita a Gesù in una preghiera continua

... Mi pare di non vivere più la vita della terra, ma di vi­vere in una regione diversa, sconosciuta... - Gesù, quando giungerà il mio grande giorno? Quando Ti vedrò tale quale sei? - ... - O Gesù, staccami da tutto ciò che è della terra! Io non ho volere; voglio solo la Tua volontà e possederti interamente... - Soffro tanto per l'aggravamento dei miei mali fisici, che si uniscono all'aggravamento di quelli dell'anima... Domenica scorsa, sentendomi morire, ho esclamato: - Ge­sù, sono sola! - Ed Egli rispose: - Non lo sei, figlia mia! Sono nel pro­fondo del tuo cuore. Che vuoi di più? Sono il tuo Sposo e ti amo tanto. Sono lo Sposo fedele che mai ti abbandona. Sono Io che ti privo di tutto: per questo senti l'abbandono delle persone care. Ti posseggo Io interamente. Ti ho staccata da tutto ciò che è della terra. Possiedi il mio Cuore con tutte le sue ricchezze. Hai tutto il mio amore che non ti verrà meno. Cammina fiduciosa e spera in Me. - Queste parole di Gesù non furono di consolazione, ma di sollievo al peso delle mie sofferenze. ... Negli ultimi giorni è ritornato il demonio a tormentarmi l'immaginazione, con la mia vita di illusione, come afferma lui, e a scuotermi il letto con forza. Mi sento frantumata dal peso di una giustizia che cade su me. Mi pare che il mio corpo ne sia distrutto e le mie vene strappate. Contemporaneamente provo grande soddisfazione nel dare a quella giustizia il mio sangue, che sembra piovere sino alla fine del mondo come riparazione. Quando ho saputo che durante la settimana non avrei avuto la Comunione, ho sofferto molto. - Anche Tu mi lasci? Come farò senza di Te? - Oggi, insperatamente, ho ricevuto la visita di Gesù Euca­ristico, appena entrato nel mio cuore, mi parlò: - Eccomi, figlia mia! Mi dono a te sacramentato! Non puoi vivere senza questa vita divina, perché non hai se non questa. Sono esigenze del mio Cuore divino. Sono Io che permetto tutto questo...

Il mio grazie a chi concorre per la mia venuta qui, a sol­lievo della tua anima. Non hai altro appoggio se non Gesù. Chiedo che ti sostengano, che ti confortino... - (diario, 18-7-45). Non ho forza per pregare. Da piccola pregavo tanto e amavo la preghiera. Con il passar degli anni venne la malattia e aumentò l'amore alla preghiera. Se talvolta tralasciavo qual­che formula rituale, ne rimanevo insoddisfatta. La malattia si aggravò. Per mancanza di forze, dovetti riassumerle. Ma aumentò la mia unione con Dio. Tuttavia, soffrivo quando dovevo tralasciarle. Che cosa è oggi la mia vita di preghiera? È quasi soltanto mentale, ma posso dire che è quasi ininterrotta. Dico a Gesù che mi abbandono tra le sue braccia; è in esse che voglio pregare, in esse che voglio soffrire e vivere anche durante i miei leggeri sonni. Quante volte la mia orazione continua, mentre chi mi visita parla! Se la conversazione non mi interessa, rimango unita a. Gesù anche se non Lo sento né Lo vedo per l'oscurità delle tenebre. Ma Gesù sa che sono con Lui e voglio soltanto ciò che Egli vuole... (diario, 19-7-1945).

... La grandezza, l'amore di Dio! (Momenti della Passione)

... Sento che ogni tanto il mio cuore tenta abbandonare il mio corpo, tenta di volare in alto, molto in alto. Assetato ed impazzito, sale come il fumo che scompare in alto: vuole

scomparire, immerso in una grandezza incomparabile. È una immensità, è un cielo illimitato ed egli vuole andarvi e restare per sempre in quella grandezza che lo attrae e per cui sospira. Vorrei esprimere i sentimenti della mia anima: è impossi­bile. La mia lingua non sa muoversi per descriverli: la gran­dezza di Dio, la potenza di Dio, la bontà di Dio e l'amore di Dio! Benedetto sia Gesù che mi fa conoscere tutto questo! Vor­rei che tutto il mondo conoscesse questa grandezza: non vi sono lingue capaci di descriverla né cuori capaci di sentirla; è necessaria una possibilità sovrumana per sopportarla.

Se il mondo comprendesse che cosa è una offesa fatta a tale grandezza! E se ne commettono tante! Ho una luce, che non mi appartiene, che vede e comprende tutto con chiarezza; mi viene da piangere per non sapere esprimere queste realtà (diario, 19-7-1945).

Stamattina presto sentii che mi condussero fuori dalla pri­gione. La sfinitezza, il peso delle umiliazioni mi fecero cadere per terra, appena uscita... ... Era tale la brama e la premura di lasciare il mondo, per nascondermi in quella purezza e grandezza somma, che il cuore non si acquietava: non voleva macchiarsi nel fango di questo mondo; volava con sforzo, senza interrompere il volo per non cadere; si struggeva in nostalgie indicibili per il Cielo. Povero cuore! Soffriva tanto per non poter arrivare alla sua Patria!... - O mio Dio, muoio nelle tenebre! Potessi vederti! Po­tessi amarti!... Dammi forza e coraggio... - Insperatamente si fece sentire ai miei orecchi ed echeggiò nel mio cuore una voce: - Vieni, vieni, sposa del mio Figlio! Cammina, abbi coraggio! - E la mia anima vide stendersi verso di lei braccia per ac­coglierla; braccia che rialzavano il mio corpo da sì grande sfinimento e lo aiutavano a camminare. Questa voce e queste braccia venivano dall'alto, molto dall'alto. Fu un invito, fu un aiuto dal Cielo che mi attrasse ancora più in alto. Il cielo! Potessi rimanervi per sempre! Questa voce e queste braccia erano dell'Eterno Padre. Pos­so affermarlo, la mia anima Lo vide. Il demonio non vuole che io lo dica; lo faccio per obbe­dienza. Egli è al mio fianco, pieno di rabbia; mi accusa di essere falsa e bugiarda. Questa attenzione del Cielo non mi portò gioia alcuna, ma mi fortificò per salire il Calvario. L'agonia continuò... Sulla cima del Calvario, già crocifissa, sentivo con me Gesù crocifisso e vidi che Egli stese lo sguardo su tutto il mondo a contemplarlo e l'agonia aumentò. Che grande dolore al vedere tanta sofferenza inutile per molti!... Rimasi nell'amarezza per molto tempo. Venne Gesù: - ... Tu sei il canale attraverso il quale giunge al mondo tutto ciò che è divino. Se sapesse apprezzarlo, se corrispondesse alle grazie che gli do per mezzo tuo!... Figlia mia, sto per chiederti ancora una grande riparazione: tante lotte con il demonio e senza il mio conforto divino; verrò solamente quando sarai prossima a vacillare nelle tue tenebre ed amarezze. Accetti?... - - Tutto, tutto, mio Gesù: io sempre ferita e Tu sempre amato... -

- ...Nella maggior parte dei focolari scomparve il vero timor di Dio. Se non vi sono buoni genitori, non vi possono essere figli buoni. Che orrore le spiagge, i casinò, i cinema e le case del vizio! Non interviene chi dovrebbe, non se ne preoccupa chi potrebbe. Soccorrilo tu il mondo. Dammi la tua riparazione, addolcisci gioiosa il dolore del mio divin Cuore... Come premio della tua accettazione e come ricompensa del­l'anniversario che oggi ricorre, anniversario in cui donasti a Me e al mondo la grande prova del tuo amore e del tuo eroismo nella sofferenza, Mi dono a te sacramentalmente. Non voglio lasciarti senza la mia Eucarestia, senza la vita di cui vivi. Mi do a te tramite il tuo angelo custode. - Un gran numero di angeli, cantando armoniosamente, di­scesero sopra il mio letto; la mia anima cessò di vedere Gesù in forma di uomo per contemplarlo in una Ostia bianca... L'angelo che mi porgeva l'Ostia pronunciò le parole: « Corpus Domini nostri Jesu Christi... »... (diario, 20-7-1945).

Mi sento casa aperta

... Pareti della mia camera, testimoni di tanto dolore, quan­to avreste da dire se poteste parlare! Sia benedetto il Signore e benedetta la mia croce! Il mio cuore vola verso la grandezza del Cielo, fugge col­mo di amarezze, molto oppresso dal dolore. Ma, nel vedere chiaramente tanta grandezza e tanto amore, dimentica tutto; tenta di non ricordare il dolore per perdersi in quell'oceano infinito di meraviglie del Signore. Con quale impegno si innalza per non macchiarsi nella pol­vere immonda della umanità! Voglio e non posso; non voglio la polvere ma me ne sento intaccata. Come sono sporca e ba­gnata dal fango immondo! Che vergogna io sento davanti a Gesù! E che spavento io sento per la giustizia divina! Mi pare che si squarcino le nubi, scoppino tuoni, e lampi enormi di fuoco vengano a distruggere un corpo. Gesù mi ha preavvisata ed è verità. Quante amarezze nell'anima: non so dirle; è impossibile. Talvolta mi pare di non poterne più.

Non so dire altro a Gesù se non questo: - Per Tuo amore e per le anime; sono la tua vittima. Fa' come vuoi. Fa' che io Ti ami quanto lo desidera il tuo Cuore divino. -

Gesù dentro di me continua ad offrire al cielo il calice dell'amarezza. Povero Gesù! Chi soffre è Lui. L'amarezza che offre appartiene soltanto a Lui, anche se sono io sempre ama­reggiata. È Lui che soffre, non io. Sento nella mia anima che continuano i cattivi giudizi e i falsi apprezzamenti a mio riguardo e a riguardo del mio primo direttore.

Sento che molti cuori sono induriti e ciechi alla luce della verità. Benedetta croce!

Ho detto « falsi apprezzamenti »; non sono falsi, perché, povera gente, non comprende di più. Non sa il dolore di un'a­nima abbandonata fra le lotte e le tenebre. Sofferenza amata! Sono così pochi quelli che ti conoscono e ti comprendono!

Da alcuni giorni sento che il mio corpo è una casa aperta a chi vuole entrare: mi costa tanto questa nuova sofferenza! Oggi, in momenti di amarezze quasi insopportabili, in cui il demonio voleva spingermi alla disperazione, insinuandomi che la mia vita è di inganni e false illusioni, forzandomi a non confidare in Gesù... io vedevo crollare tutto.

Avrei voluto dire a quelli che mi amano, anche se io non sento di essere da loro amata, di dimenticarsi di me, di abbandonarmi pure; così non sarei per loro di grande umiliazione, così non soffrirebbero tanto nel timore che la mia vita si ri­veli falsa.

Con gli occhi rivolti a Gesù e a Mammina, giuravo di non perdere la fiducia in Loro.

Il demonio, più rabbioso, venne come un ladro: ebbi la sensazione che mi portasse via il cuore... Fu allora che io sentii più al vivo di essere quella casa di cui ho parlato. In essa

entravano quanti volevano: era la casa del peccato ed il pec­cato stesso: disposta a tutto.

Mio Dio, che orrore! Quanti peccati, quanti crimini! Lottai molto e il demonio si mostrava contentissimo di fare di me tutto quel che voleva. Dissi a Gesù ripetutamente che ero la sua vittima e che non volevo peccare… La mia vita, Gesù mio! Cosa è mai la mia vita! Sia Gesù la mia forza per poter resistere a tutto. Sia Lui la guida nelle mie tenebre!... (diario, 23-7-1945).

... Gesù oggi mi ha chiesto due riparazioni dolorose, a breve intervallo l'una dall'altra. Ho lottato quasi un'ora con il de­monio. Sudori e palpitazioni afflittive del cuore parevano quasi uccidermi... Mi sentivo quella casa dalla porta aperta per cui entrava chi voleva. Prima ho visto entrare molta gente pazza per il piacere, che tentava camuffarsi per non farsi conoscere. Poi ho riparato per la famiglia... Quanto si pecca e quanto si of­fende Gesù!... (diario, 26-7-1945).

... Gesù mi disse: - Fiore vezzoso del giardiniere divino, va' a conquistarmi anime. Porta la ricchezza ed i tesori im­mensi che ti affidai. Portami le anime, comprale a qualsiasi prezzo; lo scrigno di queste monete è il tuo cuore insieme al Mio. Va', di', figlia mia, che ascoltino la voce del pastore uni­versale, di' che il mondo sarà salvo se cambierà completamente vita. Non si è mai peccato tanto come oggi. Non vi sono sulla terra giusti a sufficienza per cancellare tanta iniquità e gravità di peccati... Si faccia penitenza, penitenza... (diario, 27-7-1945).

Mi sfugge la vita, mi sento morire... Che cosa mi aspetta ancora? Che altro dovrò affrontare? Ahi, quanto la mia anima è triste, triste fino alla morte!

Appena uscito dalla camera il mio santo medico, chiesi a Gesù che desse a lui e a quanti ama il Suo amore, le Sue benedizioni e grazie, come ricompensa dei sacrifici fatti per me e per tante parole incoraggianti e piene di fede. Da lui imparo a confidare in Gesù...

Venne di nuovo il demonio... Lottai... mi parve per qualche momento di essere in pericolo di peccare... Si calmò la tem­pesta; ma rimasi triste nel dubbio di avere peccato. Venne Gesù con molta dolcezza e, piano piano, come una mamma che non vuole svegliare il suo figlio. Con molta te­nerezza mi disse: - Mia figlia, è grande la lotta; è grande la riparazione perché sono grandi la malizia e la iniquità del mondo. Te le faccio sentire nell'anima... Ma Io sono sempre con te e avrai sempre la luce dello Spirito Santo... Non hai peccato: la tua purezza non si è macchiata... Esigo ancora la riparazione per le famiglie e per un altro male che va dilagando nel mondo e che mi ferisce gravemente. Ecco perché ti senti spogliare e divenire corrotta: è l'immodestia, figlia mia, delle persone pro­vocatrici le quali vanno quasi svestite a invitare al male; cor­rompono i loro corpi e, ciò che è peggio, anche le loro anime... (diario, 9-8-1945).

Un cuore mondiale di pietra (Momenti della Passione)

Durante la notte ho sofferto molto, ma in unione con Gesù. Anche Lui soffriva molto: prigione, scherni, schiaffi. In Lui, con Lui iniziai al mattino il viaggio al Calvario. Nelle mie mani sentivo le Sue; con i miei piedi Egli cammi­nava, stava in tutto il mio corpo e soffriva. Ma in me e fuori di Lui vi era un cuore di pietra. Questo cuore era il mondo; vedeva tutte le sofferenze di Gesù: la flagellazione, la coronazione di spine, i capelli intrisi di sangue e tutta la tragedia lungo il cammino della montagna; nulla lo rattristava, nulla lo commoveva. Le corde che mi trascinavano con Gesù continuarono lungo il Calvario a lacerare il mio corpo come già i flagelli. Gesù fu con me inchiodato sulla croce ed in me piangeva nel vedere la durezza di quel cuore che era in me. Soffersi tanto nell'avere in me contemporaneamente Gesù e quel cuore indurito che non aveva compassione per nessuna sofferenza. Sentii che il peso schiacciante della giustizia del Padre ca­deva su Gesù e non su quel cuore indurito. Gesù era colmo di vergogna, schiacciato; e quel cuore mondiale non dava se­gno di compassione... (diario, 10-8-1945).

Che il Cielo sia con me! Mi sento come fossi condannata all'inferno. L'anima mia sente quegli orribili supplizi; i suoi occhi vedono i demoni tormentatori; in tutto il corpo mi pare di sentire quel fuoco nero e distruttore; le mie orecchie odono le urla dei demoni e tutta quella disperazione infernale... - Mio Dio, condannata all'inferno! Spero che per la Tua bontà infinita non sia così. - Quando mi sento in quella disperazione eterna, mi schiac­cia il peso della giustizia divina. Volere vedere Dio e non po­tere! È di gran lunga il più doloroso tormento dell'inferno. L'anima mia trema sgomenta per la paura. Quali indicibili sofferenze vi sono in me!... Il mio stato mi porta a pensare che sto per morire... (dia­rio, 13-8-1945).

... Oggi ho cominciato a sentire come se nella mia anima si svolgessero danze mondane, eseguite con tanta malizia e che da esse si passava a peccati orribili...

Dopo un po' di tempo venne il demonio: inviti al peccato seguiti da scene e da parole turpi... Mi sono offerta vittima a Gesù e sono rimasta triste nelle mie tenebre, nel mio penare... (diario, 14-8-1945).

... Che sarebbe di me se per un solo momento perdessi la fede e la fiducia? « Perdere Dio, non vederlo mai! » E’ questo il grido che esce dalla mia anima di tanto in tanto, sponta­neamente. ... Continuo a sentirmi condannata all'inferno. Ieri, giorno di Mammina [Assunzione], questa sofferenza fu molto dolorosa. Mi sentivo in quel carcere infernale e legata con catene di ferro... Senza potermi rassegnare alla perdita di Dio, sentivo tale disperazione, ma non ero io ad essere disperata, che mi ob­bligava a rivoltarmi contro Dio stesso, a maledire Lui, il mio angelo custode, genitori e compagni di peccato e le strade che mi condussero a peccare; maledicevo me stessa, tutto il cielo e tutta la terra. Che orrore continuo! Sapevo di essere degna soltanto dell'inferno, ma non mi adattavo a quel luogo e alla perdita di Dio. Coprivo il più possibile tutta questa sofferenza con il sor­riso che contrastava con ciò che avveniva nell'anima mia; perciò il mio sorriso mi pareva falso, bugiardo, molto bugiardo. O triste giorno dell'assunzione di Mammina!...

Sola, nelle tenebre dell'anima, nell'oscurità della cameretta, nel sentirmi assalita dal demonio ed abbandonata completa­mente non potei trattenere le lacrime: piansi a lungo. Chiesi a Mammina di portare le mie lacrime a tutti i tabernacoli del mondo per consolare Gesù... Venne Gesù: - ...Non temere, figlia mia, non sei con­dannata! La tua sofferenza è per evitare che si condannino le anime... Coraggio, coraggio!... - (diario, 16-8-1945).

Calamita di amore per le anime (Momenti della Passione)

... Coperta di insulti e scherni presi la croce e camminai verso il Calvario. Soffrivo tutti i tormenti della Passione e il tormento dell'inferno. Il mio calvario si svolgeva attraverso l'inferno: tra il fuoco, le disperazioni e le maledizioni, senza rassegnazione per la perdita di Gesù e sotto il peso di tutta la giustizia divina. Arrivai alla cima: il mio corpo non era corpo: era uno scheletro macchiato di sangue, coperto di polvere e sputi. Così fui inchiodata sulla croce: croce di tenebre, morte di tenebre, feretro e sepoltura di tenebre.

... - Mio Gesù, come può esservi ancora nel sepolcro l'in­ferno e il peso della giustizia divina? Non abbandonarmi, o Gesù; vedi che senza di Te non resisto. -

In queste sofferenze la mia anima fu ferita da violente spine che, come bombe micidiali, rapidamente distrussero tutto. Scomparve lo scheletro del mio corpo insanguinato: rimase il dolore, rimasero un cuore che soffriva tutto e occhi che ver­savano molte lacrime. E’ impossibile dire la mia amarezza... Le lacrime scorrevano lungo le guance ed io le offrivo a Gesù mentre pensavo: saranno perfette le mie lacrime? Saranno lacrime dovute a colpa mia? Esaminavo la mia coscienza, la quale non mi dava segno di accusa. Mio Dio, forse che non so esaminarmi? Solo una cosa mi pesava: il tono da me usato in alcune parole che avrà forse umiliato qualcuno? Mio Gesù, Tu ben sai che non era quello il mio scopo. Una voce molto dolce mi susurrò: - Procedesti bene, così doveva esser fatto. - ... In questo prolungato martirio, anche senza veder nulla, sentii nell'animo una nuova trasformazione: una brezza soave cancellò ogni dolore. Subito dopo apparve Mammina con Gesù Bambino in braccio. L'anima mia, per un istante, vide solo tutta la sua bellezza... Molto sorridente, il Bimbo mi tendeva le braccia tentando staccarsi da quelle di Mammina. Quasi come volando saltò tra le mie e subito si nascose nel mio cuore; Mammina sparì. La sua Voce divina si fece udire dentro di me: - Mia figlia, per ogni tuo dolore, per ogni tua virtù ti è data una scala: per quelle dei dolori possono salire continuamente i peccatori, per quelle delle virtù, le anime assetate di Me. Ri­para: vedi come salgono. - Le scale erano tante, tante; era molto grande il numero delle anime che vi salivano; alcune salivano tanto rapidamente: la mia anima sorrideva al vederle... Gesù continuò: - Sono scale sicure, non vi è tempesta che le faccia crollare, non vi è lama che le tagli, non v'è fuoco che le bruci... Sono scale calamitate che attraggono... Anche se qualche anima cade, non si stacca e ricomincia a salire... Sono colombe che ritornano alla loro colombaia... La calamita sei tu, tu sei la colombaia, sei il palazzo di amore: là, dall'alto, diffondi l'amore sulle anime... Coraggio! Vedi quanto valgono i tuoi dolori... - (diario, 17-8-1945).

Il più doloroso tormento è la perdita di Dio

Quando potrò tralasciare di obbedire circa l'obbligo di det­tare i sentimenti della mia anima? Vorrei che essi morissero e scomparissero in me come io sento di essere morta e scomparsa. Tutto vive, tutto canta e benedice il Signore; gli uccelli e ogni creatura Lo lodano; eccetto io: da me non è lodato, non è amato. La mia vita non esiste; fu una vita perduta. Quante volte sgorgano dalla mia anima violenti impulsi e sfo­ghi quasi disperati: « Maledetta la mia vita! Meglio non fossi nata; maledetto il latte che mi ha nutrita, e maledetti coloro che mi hanno allevata ». Le fiamme dell'inferno si estendono su di me. Colà tutto è orribile ma il maggiore e più doloroso tormento è la perdita di Dio. Lo potessi almeno vedere! Nonostante il peso della sua divina giustizia, vorrei amarLo. Almeno Lo amassi qui: voglio dire che in mezzo a queste sofferenze che lacerano l'anima non perdessi la serenità e la pace. A volte mi pare di disperare. Ma il mio Gesù misericordioso mi soccorre e solleva il mio spirito;... io abbraccio la mia croce con maggiore amore e più fiducia. Il demonio mi dice che sono io che invento le mie lotte per aver da dettare. Mio Gesù, vorrei amarti, ma non vorrei avere da dettare... Ebbi con il demonio due attacchi violenti e di lunga durata... Il cuore mi batteva così forte da non poter più resistere, il sudore mi bagnava tutta... Stavo abbracciata al mio crocifisso, lo stringevo con tutta la forza possibile, dicendo: - O Gesù, o Mammina, amarvi sempre; riparare sì, peccare no, piutto­sto l'inferno. - Le mie forze non resistevano più: né quelle dell'anima né quelle del corpo. Venne Gesù e pose termine alla lotta: - Maledetto, ma­ledetto, sia tu maledetto ancora, maledetto nella eternità. Vieni, figlia mia, vieni, mia vittima... sono testimonio della tua riparazione: non Mi hai offeso... - (diario, 21-8-1945).

«Tu sei la fonte, Io sono l'acqua» (Momenti della Passione)

... Vedo avvicinarsi la morte e tutto il martirio che mi causerà; ma sono obbligata a camminare: l'amore è una forza irresistibile. Sento nell'anima la preparazione della grande cena: la cena dell'amore e sento che sono io il cibo di quel grande ban­chetto; sento che vado a darmi in alimento, che sono la vita delle anime. Sento, ma non sono io; so che non sono io: è Gesù, solo Gesù. Il mio cuore è sgomento e i miei occhi già piangono lacrime di sangue. L'amore copre e dimentica; ma gli orrori continuano. Giovedì, triste giovedì! Sei tu che mi porti la morte (diario, 23-8-1945).

... Vivevo simultaneamente due stati d'animo: sentivo i tor­menti dell'inferno e quelli della Passione. Nelle sofferenze dell'inferno sentivo il fuoco negli occhi, nella lingua, nel cervello, nelle orecchie, tutto il mio essere era incandescente; maledicevo la croce avuta nella vita perché non ne avevo tratto profitto per salvarmi. Mentre soffrivo questo, percorrevo le strade del Calvario, tanto oppressa dal dolore che non potevo pronunciare parola. Le lacrime dei miei occhi erano di sangue. Schiacciata sotto il peso della croce, curva fin quasi a terra, cadevo sfinita.

Dopo l'incontro con Mammina incominciai a sentire nel mio due altri Cuori: quello di Gesù e dentro di esso quello di Mammina... Quei due Cuori soffrivano un'agonia di morte. Nessun grido né gemito era accettato dall'Eterno Padre; per­sino la consegna dello Spirito pareva non essere accettata. Il dolore di avere offeso Gesù mi accompagnò sino alla fine di questa agonia... Dopo questo prolungato martirio venne Gesù: - Figlia mia... il tuo cuore è una fonte inesauribile che Io feci zampillare: tu sei la fonte e Io sono l'acqua... Voglio che vi bevano le anime che per Me sospirano, affinché si incendino del mio amore; voglio che vi bevano i peccatori, affinché si purifichino... Sei sempre la mia sposa, la mia Alexandrina. Tu sei per il mondo e non sei del mondo... Nel mare tempestoso della vita, nella notte tremenda di perdizione eterna, sei tu il faro, sei tu la luce dell'umanità intera. Coraggio! In te ci sono Io. La tua notte, le tue tenebre e il tuo martirio aumenteranno, perché si avvicina il tuo cielo. Non vi sarà luce capace di illuminarti, né parole che ti pos­sano confortare davvero. Giorno per giorno sentirai sempre meno in te il mio divino amore e ti parrà quasi falsità la mia pre­senza in te. Ma ci sono sempre: confida! Se tu ti senti privata di Me e quindi condannata all'inferno, è per soccorrere le ani­me... - (diario, 24-8-1945).

Solo oggi posso parlare dei sentimenti della mia anima e con tanto sacrificio che mi pare mi vengano strappate le viscere. Arde l'inferno dentro e fuori di me. Ho perduto Dio, ho perduto il Cielo; mia abitazione è l'inferno e lo sarà eterna­mente. Che orrori! Sento che mi sono accecata ed uccisa da me stessa. Sono stata io, io sola, la causa della mia perdizio­ne eterna... Le tenebre affogano la mia anima; acciecano gli occhi del­l'anima e del corpo; si è oscurato il mondo intero. È notte nel tempo e sarà notte nell'eternità. Non v'è chi mi aiuta; ho perduto Gesù, ho perduto gli amici; ho perduto coloro che mi amavano tanto e che io tanto amavo. È scomparso tutto; non fu un taglio, fu un fuoco che tutto distrusse. O mio Dio, mio Dio, il mio abbandono! Sono sola in mezzo al mondo! Ho perso tutto per non possedere più nulla. Mio Dio, credo in Te. Permetti almeno che io confidi in Te... Quanto soffro viene da Te, è da Te permesso; così credo; ed è per Te che l'accetto. Per Te e per le anime... Sento grande necessità di castigare il mio corpo: tutta la penitenza è poca: è una esigenza di Gesù; dovrebbe essere fatta dal mondo intero, e tutto cade su di me: il mio corpo è lo strumento di questa penitenza.

... Soffersi molto con il demonio... Tre attacchi violenti ven­nero a tormentare il mio corpo... Potei finalmente invocare i nomi di Gesù e di Mammina: chiesi che mi aiutassero in così tremendo pericolo, affermando che non volevo peccare. Cessò la lotta... Venne il mio Gesù: Confida, che non ti abbandono, che sto in te. - ... Non posso più resistere alle nostalgie della alimentazione. Non posso più resistere ai desideri che mi sia ridato il mio padre spirituale. Non sopporto più le ansie di dare Gesù alle anime e le anime a Gesù. Ho sete e questa sete è di Gesù. Voglio saziarla e non posso: soltanto un mondo di amore lo può saziare, ed io non lo posseggo... (diario, 30-8-1945).

O inferno, inferno! (Momenti della Passione)

Cosa sono io? L'insetto più vile, lo straccio più immondo e inutile.

Mi sono perduta, mi sono perduta! La mia vita è inferno, il mio letto è inferno, la mia morte è inferno, la mia eternità è inferno. Mi sento bruciare in esso, tormentata in tutti i sensi dal demonio. Che antri spaventosi! Odori nauseanti tormen­tano perfino l'anima!

E la perdita di Dio! Non più vedere quella Perfezione che affascina cielo e terra! E perderla per sempre! Solamente la sua Potenza, solamente la sua Giustizia sono presenti anche nell'inferno e mi annientano. E la mia rivolta contro di esse è disperata. Non ho parole che mi soddisfino per poter ma­ledire tutto... Sento, molto frequentemente, che un Cuore dentro al mio è ferito, pugnalato: so che è il Cuore del mio Gesù. Questo mi tormenta tanto! Come si può aver l'ospite più amato dentro di sé e avere il coraggio: di trattarlo in questo modo? Coprirlo di spine, farlo sanguinare?

Queste spine... dal Cuore di Gesù penetrano nel mio e lo trasformano in una massa di sangue. E così resta questo dolore unito in un solo cuore. Il Cielo scende e presso di me si apre un vulcano di fuoco: scende come bomba distruggitrice che incendia tutto. E’ la giu­stizia dell'Eterno Padre, che non può sopportare di vedere Suo Figlio così ferito.

Ho paura perché sono sola; mi hanno abbandonata: mi odiano i nemici e gli amici mi abbandonano... Il calice della mia amarezza, nella notte silenziosa dell'Orto è offerto all'Eterno Padre, mentre, incuranti, gli amati del mio cuore dormono. Io soffro, Gesù soffre... O passione, o dolore e amore di Gesù che non siete conosciuti!... (diario, 6-9-1945). Che paura di Gesù, che pena per Gesù, che nostalgia di Gesù! Paura perché sento avvicinarsi la morte e temo nel do­vergli dare i conti; sento di offenderlo e pena di vederlo offeso; nostalgia di vederlo e goderlo eternamente... Soffro nel sof­frire e soffro sorridendo... Continuai a vedere Gesù camminare con la croce sulle spalle; con quale compassione Lo contemplai!... Ad ogni mo­mento Gesù cadeva, ma questa volta cadeva in me, perché il cammino del Calvario ero io stessa. Quando asciugarono il suo Volto Santissimo, lo lasciò im­presso in modo tanto vivo; io sentivo che quel Volto, quel ritratto senza pari, doveva essere contemplato sino alla fine del mondo.

Avesse il mio cuore la generosità di quella donna che si avvicinò a Gesù! Fu grande la ricompensa che da Lui ricevette. Stavo sul Calvario, nell'agonia della croce e mi sentivo an­che nell'inferno con demoni e fiamme su di me. Le fiamme salivano, ma non consumavano né distruggevano la croce su cui ero inchiodata; non facevano scomparire le sofferenze della Passione; anzi facevano splendere la Croce...

Continuai a restare in croce in un abbandono irresistibile... Vengo, figlia mia,... vengo con sete; lasciami bere al tuo cuore... bere al tuo cuore perché nel mondo non posso bere. Vado di cuore in cuore chiedendo di entrare, come in grembo a mia Madre andai di casa in casa per la città di Be­tlemme; quasi nessun cuore, come allora, mi vuole accettare. In te lo sazio la mia sete... - (diario, 7-9-1945).

Una lettera a Mammina

« Vengo ai tuoi piedi umiliata, confusa e pentita. E perché vengo? A salutarti, a felicitarmi con Te nella festa della tua Natività. Tu sei benedetta, Tu sei pura, sei bella, sei santissima! Benedetto sia Colui che Ti ha creata! Benedetta sia l'ora in cui sei venuta al mondo! Senza di Te non avrei Gesù! Mammina, vorrei avere una infinità di anime da offrirti, di cuori per amarti, di lingue per lodarti! E non ho nulla! Il mio corpo non possiede quell'anima, quel cuore, quella lin­gua degni di esserti offerti. Che povertà, che miseria! Mammina, accetta la mia offerta, non respingerla: come prova del mio amore Ti do la mia verginità, la mia purezza, il mio corpo, interamente.

Sono tua in tutto e per sempre. E per consolarti di più e meglio, per riparare le ingiurie fatte al tuo Cuore immacolato, Ti offro il Tuo e mio Gesù nella Comunione di oggi e le sofferenze di questo giorno, insieme ai fiori creati dal loro Autore. Mammina, non ho altro da darti, non so più cosa offrirti. Sono la tua figlia più povera e indegna.

Conservami per Gesù. Dammi il tuo amore.

Sarà questa l'ultima lettera che Ti scrivo? Fra un anno sarò già in cielo? Non pensavo di essere ancora sulla terra. Ma spero tra poco di venire a lodare Te e Gesù eternamente. Mammina, accetta l'amore, le felicitazioni di coloro che mi sono cari. Conservali tutti nel Tuo Cuore e in quello di Gesù. Difendi anche il mondo intero.

Baci e saluti dalla tua povera figlia e da coloro che sono cari al mio cuore... » (8-9-1945).

Nel giorno di Mammina mi sono sforzata assai per con­solarla e provarle il mio amore, senza riuscirvi. Ho scritto di mio pugno quanto avevo nel cuore... Ho fatto collocare la let­tera ai piedi della statuetta con un mazzo di fiori: mi sono mostrata gioiosa ed entusiasta, ma dentro di me tutto era morte; mi pareva di ingannare e mentire a me stessa. Nel raccomandarle nuovamente quanto Le dicevo nella let­tera, sentivo come se non Le fosse gradito e lo respingesse. Da allora sono rimasta come se la mia vita vagasse tra cielo e terra: non sono del mondo, non sono del cielo... (dia­rio, 11-9-1945).

Ridurrò i Miei colloqui, ma resto in te come mai» (Momenti della Passione)

... - Non temere il peso della croce: venga ciò che deve venire; ti ferisca ciò che ti deve ferire; vincerai con Me. La barchetta avanzerà sicura nel mare, anche se la tempesta la insidierà da ogni parte. La mia divina causa vince. - Sentivo come se io fossi una barchetta che andava tra le onde alte di impetuose tempeste. Non ne era scossa, non affon­dava, non temeva, perché in essa vi era Gesù. - Figlia mia, ridurrò i miei colloqui e la loro durata... Il mio amore e la mia divina Luce saranno in te come il sole che filtra fra le nubi e a mala pena riesce ad illuminare e a riscaldare. Tutto corre verso la fine: persino le meraviglie che opero in te e gli effetti sensibili del mio amore. Abbi coraggio! Più che non mai tu Mi ami e più che non mai Io sono in te. Ora mi dono a te nell'Eucarestia. Come prova che sei la mia vera crocifissa, ti prometto di non lasciarti alcun venerdì senza la Comunione: l'avrai per mezzo dei miei discepoli, o degli angeli oppure da Me stesso, come sto per fare ora. - Gesù prese nelle Sue santissime mani un'Ostia e disse: - Corpus Domini Jesu Christi... Sono la tua vita, il tuo alimento. Credi che sono Io? Chiedimi ciò che vuoi. - Credo, perché credo nella Tua parola... - Mi fece gustare una gran pace. - Gesù, Ti chiedo di essere santa, come Tu lo vuoi, se lo vuoi.. - (diario, 14-9-1945).

« ... Grazie per quanto ha fatto per me e per i miei. Sol­tanto Gesù la può ricompensare.

Perdoni il mio silenzio; le mie poche energie non mi con­sentono di più; se non fosse per la mia forza di volontà, non farei nulla. Le sofferenze del corpo e dell'anima sono talvolta insop­portabili; quanto si soffre, padre mio! Il mondo non lo com­prende. Io non vivo se non per soffrire, e, tante volte, mi pare di vivere solo per peccare...

Muoio nell'abbandono, nelle tenebre, senza amore per Gesù, e quasi sempre tormentata dal demonio che tanto fa perché io offenda Gesù. Preghi, padre mio, e faccia pregare per me Gesù e Mam­mina perché abbia la forza di resistere a tutto. Sono soltanto mise­ria, ma non voglio davvero peccare, né macchiare la mia anima.

Il giorno 11 mi sono unita alla festa dei novizi. Li ho racchiusi tutti nel Cuore divino di Gesù e per tutti ho chiesto amore. Non potendo scrivere a tutti, non scrivo a nessuno, ma possono star certi che Gesù è contento di loro, se non Lo offendono, se Lo amano e fanno la Sua divina volontà... » (lettera a d. Umberto, 15-9-1945).

Sono pazza di vergogna e di amore (Momenti della Passione)

Passai la notte triste, ma in unione con Gesù... Uscii dalla prigione... Sentivo in me Gesù che, pazzo di amore, camminava tra una moltitudine, preoccupato soltanto di dare a tutti il cielo: solo l'amore di un Dio poteva affron­tare così grande martirio... Lo vidi cadere; vidi il Suo santis­simo Volto contuso, ferito, con sguardo di compassione e pro­fonda tristezza. Quali sguardi dolci che invitano e attirano le anime! Io non potevo resistere a quell'invito di Gesù; non sopportavo quel dolore, stavo per svenire. Lo vidi molto chia­ramente: croce sulle spalle, un ginocchio a terra e l'altro alzato mentre faceva un grande sforzo per rialzarsi. Dietro di Lui camminava una donna; non ne ho veduto il volto, ma solo la folta capigliatura sciolta... Quando, giunta al Calvario, mi tolsero le vesti, brandelli di carne vi rimasero incollate. I dolori dei nervi, o non so di che, furono tali che si ripercossero nel cuore a tal punto che mi lasciarono senza respiro e quasi senza vita. La mia lingua ferita era tanto gonfia che mi pareva non poterla contenere nella bocca. Il mio volto non era volto: sentivo che non aveva forma umana... (diario, 21-9-1945).

Tornai a ricevere Gesù Eucaristico. Dove scese mai! Nella cecità del mio spirito, nelle tenebre orribili, nel mare immenso e spaventoso di corruzione... Questo mare, lo sento in me e, allo stesso tempo, separato da me: mi causa orrore e non mi appartiene. Non posso permettere che Gesù vi scenda e non so come fare. Egli si lascia trasportare e va a ferirsi in questo fango tanto avvelenato: è immondizia che ha spine le quali feriscono e lo fanno sanguinare. Vorrei impedire che Gesù si posi in esse e non riesco. Sono pazza di vergogna e pazza di amore: di vergogna nel sentirmi in quello stato, di amore che va in cerca di tutti i mezzi possibili per impedire che Gesù si posi su ciò che tanto Lo ferisce.

Ma questa mia pazzia di amore si avvolge nella notte te­nebrosa del mio spirito...

Il mio povero spirito, rifiutato dal cielo e dalla terra, vaga in una regione che non vide mai luce. Va come l'uccello che, senza tregua, batte le ali, giorno e notte, e non riesce a ripo­sare: se sale, non trova via d'uscita; se scende e si immerge, non la trova ugualmente; non c'è cammino per cui io possa uscire dalle tenebre. Il cuore e l'anima tremano e piangono sgomenti. Che orrore, mio Dio, che disperazione in me! Ma sono disperazioni che mi permettono di restare calma e serena. È la Tua volontà di­vina, o Gesù, e io l'accetto. Quante volte sento bere avidamente nel mio cuore fino alla stanchezza! Chi beve lo fa con molta dolcezza, lo fa con tanto gusto ma non è mai sazio. Io pure non mi sazio; non vi è nulla che mi soddisfi e consoli. Per quanto soffra, nulla soffro e nulla ho da offrire per consolare Gesù. E le mie anime muoiono di fame; voglio sal­varle; non posso vederle morire... (diario, 24-9-1945).

Anniversario della mia prima crocifissione

« .. Come è stata dura la nostra prova! Come si può resi­stere a tanto? Se è per la gloria di Dio e per il bene delle anime, sia benedetta! Gli uomini ci hanno separato, ma Gesù no. Creda, mio buon padre, fu grande e doloroso questo penare, ma la sento molto intimamente unita nel cuore e nell'anima. Quanto Gesù unisce gli uomini non possono separare. Nella nostra lontananza e nel nostro silenzio si sono raddoppiate le preghiere; e lei è sempre nel luogo ove Gesù l'ha collocata: il primo posto nel mio cuore. Gesù non è ingrato, e soltanto Lui sa quanto le devo, sa quanto lei mi ha insegnato ad amarlo. È un peccato che le cose di Gesù siano così mal comprese. Non ho parole per dire quanto ho sofferto e fatto soffrire, anche se involontariamente, coloro che mi attorniano. Per quan­to volessi nascondere il mio dolore, non ho avuto forze per fare di più. Padre mio, sono stata quasi abbandonata, con le sole bri­ciole che le anime sante mi vogliono dare. Ma queste stesse briciole me le hanno nuovamente tolte, lasciandomi sola, senza luce, senza conforto, senza niente. Povera me, se non ci fosse il mio medico! Quante ore per infondermi coraggio e fiducia! Ma, padre mio, ora non ne posso più. Gesù la porti qui in fretta per guidare l'anima mia a Lui e a Mammina, perché io possa andare a riposare nella mia Patria. Ho iniziato questa mia il giorno 24 per terminarla il 3 ot­tobre. Che triste data! Sette anni fa, la mia prima crocifissione! Se Gesù mi avesse mostrato subito tutto, sarei morta di paura. Quante sofferenze mi ha procurato la prima crocifissione! Che vita così mal compresa! Ma che amore e follia di Gesù per la mia anima! Sì, io voglio soffrire tutto per amore di Gesù e delle anime! Prego per coloro che mi hanno fatta soffrire: non voglio male a nessuno; voglio vedere tutti in cielo. Padre mio, questa lettera rimane qui ad attenderla. Non voglio disobbedire mai. Gesù è degno del nostro sacrificio... » (lettera a p. Pinho, 24-9-1945).

... Senza volerlo vidi la mia vita di grande sofferenza: mi si presentò tutto dalla data della mia prima crocifissione, av­venuta sette anni fa; ho rivissuto ogni ora, ogni momento. Ho risentito gli spaventi, gli sgomenti di quelle ore amare; ho provato l'afflizione che il mio direttore in questa occasione ha sofferto presso di me; ho sentito le lacrime che i miei, ter­rorizzati, hanno versato. Se Gesù mi avesse mostrato tutto, la morte avrebbe vinto; senza un miracolo sarei morta. E ho sofferto tutto questo in una grande cecità di spirito. Il demonio ne approfittò per i suoi fini... A notte alta, men­tre era grande la mia agonia del corpo e dell'anima, venne Gesù; con un gesto della Sua mano santissima fece cessare la lotta infernale: - Vattene, non vinci; la vittoria è della mia vittima... Figlia mia, vengo ad assicurarti che non hai peccato; sono Io che voglio questa grande riparazione: la posso chiedere soltanto ad un cuore puro. Vengo a sollevarti dalla tua sfini­tezza, ad alleggerire il peso della tua croce... Tu sei un tesoro per i peccatori. Guai a loro senza la tua dolorosa crocifissione! Dopo questa lotta, non potevo lasciarti in così grande pro­strazione e non potevo lasciar trascorrere le ultime ore del­l'anniversario del felice giorno in cui ti ho crocifissa per la prima volta [senza venire]; abbi fiducia!... La tua crocifissione è la più reale e la più assomigliante alla mia. Quanto ti amo e quanto amo le anime! Faccio tutto per loro. Ritorna alle tue tenebre, riprendi la tua croce, portala con­tenta per amore. - Le parole di Gesù sono state per me come una brezza che passa, una luce che sparisce. La mia croce!... (diario, 4-10-1945).

O santa obbedienza che tutto puoi!

« ... Non ho proprio forza né disposizione per nulla, pro­prio per nulla. Gesù e Mammina abbiano compassione di me. Non so dire la sofferenza della mia anima: è impossibile de­scriverla. Ho paura di lei e di tutti gli amici. Non so dove fuggire, né dove nascondermi. Che cosa sarà di me? Sono diventata cieca [spiritualmente]; la mia cecità è completa. Quanto costa vivere così! Appare soltanto la mia miseria, il mio nulla, e tanto chiaramente che mi causa dolore. Preghi per me, mio buon padre, e chieda a tutti di codesta santa casa che si faccia lo stesso. ... Ho fiducia in Gesù, ma il mio stato di salute molte volte mi fa cadere nella desolazione. Se è necessario, Deolinda può venire ad Oporto, ma gli orari dei treni sono scomodi, a meno che faccia la linea di Póvoa; non sa dove sia la vostra casa; ella dovrà avere la bontà di farcelo sapere. Mio Dio, tanti sacrifici e fatiche per causa mia! ... Ha bisogno di venire da me? Ho tanta paura! Sono sazia di domande! Se non fosse per amore di Gesù e potessi sfuggire a tutti, lo farei.

Vuole obbligarmi a scrivere sempre? Io non ne posso più! Porto questa croce trascinandola, ma non come chi la vuol portare a destinazione: è di malavoglia e per obbligo, che la trascino. O santa obbedienza che tutto puoi!... » (lettera a d. Umberto, 11-10-1945).

La Mammina dei dolori - O se i cuori comprendessero!

(Momenti della Passione)

Allo spuntare del giorno uscii dalla prigione... Il ricordo di quella prigione e dell'amore di Gesù mi spingeva a cam­minare... Mi venne presto incontro la « Mammina dei dolori ». Fu necessario che Gesù mi infondesse la sua forza perché io po­tessi guardarla, tanto era addolorata e potessi in più sopportare il dolore che Ella sentiva per me. Seguiva i miei passi di strada in strada, o, meglio, seguiva i passi di Gesù che era in me, carico della croce. Gli occhi dell'anima, gli occhi che possedevano gli sguardi di Gesù La vedevano venire dietro di me, piangente e con il cuore attraversato da molte frecce. Che dolore, il Suo! Dolore che nessuna creatura sarebbe ca­pace di sopportare: non potere avvicinarsi a Gesù e rialzarlo nelle sue cadute! Avrebbe voluto baciarlo, pulirlo, lavargli le ferite con le sue lacrime. Tutto questo la mia anima vide ed il mio cuore sentì. È la scena più dolorosa che il mondo possa osservare... Sul Calvario fui sollecitata alla fretta con spintoni bruschi. Gli occhi non potevano aprirsi per il sangue, ma anche la ver­gogna mi obbligava a tenerli chiusi: essere spogliata in pub­blico! Sentii subito che Mammina, con il suo manto, voleva coprire Gesù che era in me; siccome non le fu consentito, le frecce che le trafiggevano il cuore la ferirono maggiormente. Io ero fissata sulla croce e la croce sul Calvario. Sentivo in me due vite, o due nature: una che non resisteva a tanto dolore, l'altra che tutto vinceva... Quando Gesù venne mi disse: - Il Calvario e la croce sono la moneta del più alto valore per comperare le anime. Dammi anime!... Mi consolo, uccellino bianco e puro, nel ve­derti battere le ali in cerca di nuova vita. Tu voli, voli, uccel­lino celeste, senza stancarti, senza fermarti e non incontri o - ignori la vita che desideri: è la vita che vivi, vita che non comprendi e ti prepara la vera vita, la Patria celeste. Soltanto là comprenderai la vita che ora ti faccio vivere...

Quanto dolore ti aspetta nell'ultima fase della vita! Ma che morte di amore! Che grande gloria e potere sulle anime ti aspettano nella Patria celeste!... - (diario, 12-10-1945).

Non so soffrire, non so vivere questa vita che Gesù mi dà. Non riesco a capire come, vivendo giorno e notte unita il più possibile a Gesù, arrivi alla fine della giornata, arrivi alla fine della notte a mani vuote, in una morte totale di tutte le cose. Arrivo alla fine del giorno e della notte come se non vivessi e non mi ricordassi di Gesù: senza fare nulla per Lui, per il prossimo, per le anime. Che vita triste, sebbene mi mostri lieta! Mi pare di ingannare me stessa e gli altri. È cambiato lo scenario delle mie tenebre: sinora penetravo e camminavo in esse, ma sempre su terreno duro. Adesso in­vece sono mari infiniti di tenebre senza fondo ed io non so nuotare. Voglia o no, mi sprofondo in esse, ma devo avanzare sempre. Vado, immergendomi come un pesce che non può nuotare, come uccello che non vola e deve cadere al suolo. Cammino in questa orribile oscurità di spirito come bam­bina timida che non può né sa inoltrarsi... (diario, 16-10-1945). Lasciai cadere dalle spalle la mia croce e io pure caddi sfinita, incapace di rialzarmi. E non ho il coraggio di alzare gli occhi al cielo. Ma a che servirebbe se non vedo? Si è ac­cecato il mio spirito e sento come se fossero accecati anche gli occhi del corpo. La mia cecità vede solo morte e miseria in tutta l'umanità. E tutta questa umanità la vedo rappresentata dentro di me: mi sgomenta il guardarla. Il mio cuore sente l'eco fragorosa di tuoni distruttori... e gli occhi dell'anima vedono il lampeggiare accecante tra nuvole nere... È giustizia, è giustizia divina! Gesù viene, afflitto, nel mio cuore; prende da esso un ca­lice amaro, lo trasforma, lo unisce al Suo e lo offre all'Eterno Padre. Ma Egli non lo vuole accettare... Che amarezza, quel­la di Gesù! Povera me! Tutto questo mi porta alla costerna­zione. Gesù vuole soccorrere il mondo e non può... Mio Dio, che posso fare per questa povera umanità? Il mio corpo è come il lino nella cardatrice: è dilacerato. La mia cardatrice è formata da spine, ma dalla sofferenza che mi causa non nasce nulla di utile; eppure in me, posso dirlo, vi sono soltanto dolori, talvolta insopportabili.

Se Gesù non si affretta a porre termine ai miei giorni, io, da sola, non resisto a questo martirio; non riesco a superare tanta oscurità... Ed è attraverso tale oscurità che oggi devo giungere al­l'Orto. Già lo vedo, è per me; lo vedo perché è dolore e ama­rezza; la mia oscurità mi lascia vedere soltanto tutto ciò che­è dolore. Dietro di me vi è la città, città di crudeltà e di ingrati­tudini; davanti, l'Orto; di fianco, il Calvario su cui devo dare la mia vita. O Orto pieno di agonia, di tristezza! O grotta dove vado a pregare! O suolo su cui vado a prostrarmi! L'anima tutto vede, tutto sente... Oh, quali sofferenze nell'Orto! Il mon­do non le conosce; non sa quanto vi ha sofferto Gesù. Ma io, Lo sento soffrire in me. È in me che la sua sacra Passione si rinnova... Vorrei poter riprodurre in un quadro le sofferenze di Gesù che sento nella mia anima e poterle stampare in tutti i cuori perché le sentissero e comprendessero e non peccassero più... (diario, 18-10-1945).

Spoglia di tutto... Gesù, non resisto! (Momenti della Passione)

... Gesù mi disse: - Riposa qui un poco, mia colomba, amata, per riprendere poi la tua sofferenza senza pari, per por­tare fino alla meta la tua croce. Riposa senza le mie conso­lazioni. Va' poi a chiedere al mondo orazioni e penitenza. - Ho riposato, vicino a Gesù, come chi stanco si rifà al­l'ombra di un albero. Non sentivo né gioia né dolore: era come colui che dorme. Dopo alcuni minuti mi sentii senza Gesù; mi riavvolse il dolore...

Fino al termine di questa giornata, sia nelle piccole che nelle evenienze più importanti... tutto fu tristezza profonda e un continuo navigare nella mia oscurità. Sia benedetto Gesù: sono la Sua vittima (diario, 19-10-1945).

... Sento forti tentazioni contro la fede. A volte mi pare di non credere alla vita di Gesù, alle sue cose, grandezze, mera­viglie e prodigi. Mi pare che nulla sia vero... Mi pare di non essere nel mondo, di esserne scomparsa completamente; vi è rimasto solo il mio dolore, la mia oscurità, la mia miseria, con un senso di vergogna senza limiti.

Ho paura di vedere vicino a me coloro che mi sono cari; potessi nascondermi da tutti!

È notte, per me non è mai giorno; non potrò più avere nel mondo un momento di gioia.

Perdonami, o Gesù, i miei sfoghi. Sono felice di soffrire per tuo amore, senza sentirlo... (diario, 23-10-1945).

Fuori dal cielo, fuori dal mondo, sono vissuta in una regione sconosciuta; ma anche là, spoglia di tutto, vergognosa e confusa. La mia anima vorrebbe gridare, ma quelle grida che si sprigionano in me sono grida disperate: - Gesù, non resisto! Abbi pietà di me! Chi mi soccorre in così grande dolore? Ho paura e sete di Te! Ho vergogna, ma ansie ardenti di posse­derti eternamente. Non posso stare qui di più. O cielo, quando verrà il cielo?

Voglio venire, Gesù, voglio volare, ma temo di comparire a darti i miei conti. Vedo su di me un mondo di miserie di cui io debbo rispondere. Non posso camminare. Non so nuo­tare; affogo nelle mie tenebre... Sento i gemiti dell'inferno, mi sento coinvolta in essi, O Gesù, perderti per sempre! Però anche là vorrei vederti, abbracciarti, e non posso! Che disperazione! Sento che si avvicina la vera morte, che voglio chiamare vita. Spade di fuoco, spade di amore vengono a darmi il taglio definitivo. Sono spade che vengono da Gesù; questo amore viene da Lui; quell'ultimo momento sarà di amore... (diario, 25-10-1945).

Questa notte si unirono due orti; non me lo aspettavo. Mi pareva che quello permesso da Gesù potesse bastare, invece se ne aggiunse un altro da parte delle creature. Come posso resistere a tanta sofferenza? Ma non sono io che resisto; è Lui in me; e questo basta ad aumentare la mia croce: non posso sopportare che Gesù soffra; vorrei che vincesse in me, e non soffrisse... Fin da questa mattina presi la croce... il mio corpo si sen­tiva tanto sfinito come non avesse più una goccia di sangue... La forza per resistere, la vita che vivevo, erano forza e vita di Gesù... Sempre in croce, in tanto abbandono e oscurità, sentii e vidi con gli occhi dell'anima una nube dalla quale uscivano strumenti di supplizio... Tutto si scaricava sopra di me: era spaventoso!... Venne Gesù: - Figlia mia... Gli strumenti di supplizio che hai visto sono per il mondo se non si converte... -

- O mio Gesù, allora il mondo non si salverà? Non val­gono a nulla le mie sofferenze? Che posso fare di più? - Sta' tranquilla, figliolina. Se il mondo non si può vin­cere con l'amore, si deve salvarlo col dolore e il terrore dei supplizi. Abbi coraggio!... Penitenza, penitenza! Preghiere, pre­ghiere!... La madre che dà la vita ai suoi figlioli, la dà attraverso il dolore; tu, che io scelsi madre dell'umanità, è attraverso il dolore ineguagliabile che la salverai... ... Le spade di amore che hai sentito ferirti sono simbolo del tuo distacco dalla terra: sarà quell'amore che ti strapperà verso il cielo, anche se in quel momento la tua cecità non ti consentirà di vederlo né di sentirlo... - ... (diario, 26-10-1945).

« Più di così non puoi amarmi » (Momenti della Passione)

... Vorrei fuggire allo sguardo di tutta la gente, amici e nemici, se ne ho, ma più ancora degli amici... I miei sorrisi sono forzati, persino ingannatori: escono forzati dai dolori più atroci e dalle tenebre più profonde... Mammina cara, come re­sistere senza l'aiuto del cielo? Esso si è chiuso, si è nascosto in modo tale che gli sguardi ed i sorrisi Tuoi e di Gesù non giungono fin qui. È morto il cielo, è morto Gesù, è morta Mammina, morto tutto ciò che è vita, tutto ciò che è amore. Solo le iniquità mi ricoprono, solo la morte spaventosa esiste con il dolore, lasciatemi dire, col dolore insopportabile... Oggi, subito dopo la Comunione, cominciai ad aprire il mio cuore a Gesù, non con il fine di avere risposta, ma per sfogare il mio dolore... Dopo avergli detto che la mia vita mi pareva solo inganno e che io non volevo ingannare né me né altri, per provargli la mia fiducia in Lui, gli dissi: - Ti giuro, Ti giuro, mio Gesù, che confido in Te. - Egli mi rispose: - Confida, figlia mia: questo basta; nulla di più è necessario... Confida, non aspettare una vita diversa... Tutta la sofferenza che ti verrà è per tenerti sempre salda nello stesso amore, non per aumentarlo, perché più di così non puoi amarmi... - (diario, 29-10-1945).

... Confido nella bontà del mio Signore, nella misericordia di Gesù! Prima di rendere conto a Dio, nei miei ultimi momenti, vorrei poter dire al mondo: - Muoio per tuo amore, perché sei figlio di Gesù! Muoio per darti la vita... Cesserai di calun­niarmi, di abbandonarmi, di perseguitarmi? Ti sei saziato di ferire il mio cuore? Anche così giuro che ti amo, giuro che vado da Gesù a intercedere per te, che ti voglio dove voglio essere io. Amo quelli che mi amano. Amo i giusti e i peccatori. Amo quelli che mi feriscono perché vedo in tutti Gesù e amo tutti per amore di Gesù. O mondo, addio. Non essere più ingrato; non peccare più! Vado a Gesù, ma continuo a vegliare su di te... (diario, 1-11-1945). ... Durante la notte vidi il grande ingrato che osò schiaf­feggiare Gesù; vidi il rancore con cui Gli diede lo schiaffo... Era alto, magro, bruno, di cattivo aspetto. Gesù ricevette lo schiaffo con la maggior serenità e mansuetudine. Nel periodo in cui soffrivo la Passione fisica sentivo molte volte quello schiaffo sul mio volto, ma non avevo mai veduto chi glielo dava, con quel volto tanto arcigno... Durante il cammino lungo il Calvario sentii che Gesù girò il capo per fissare Qualcuno: era Mammina. In tutto il tragitto sentii come se Gesù avesse sempre il volto girato da un lato e gli occhi fissi in Lei e fosse a Lei legato anima e cuore. Quanto mi costò questo! Che dolore indicibile!

Già sulla croce, sentii che Gesù avrebbe voluto staccarne le braccia per mostrare al mondo il suo divin Cuore e dirgli: - Prima ancora che sia aperto dalla lancia, è aperto dall'a­more per accoglierti. - Gesù dimenticava tutta l'ingratitudine, discolpandoci pres­so il Suo Eterno Padre... Che agonia! In tanto abbandono Gesù doveva render conto per tutta l'umanità... Sentivo che il peso della giustizia divina si scaricava sulla croce, su di me e su Gesù: schiacciava tutto... Dentro di me Gesù stava per spi­rare: solo di tanto in tanto sentivo la Sua respirazione. ... Gesù cominciò a parlarmi: - Vengo, figlia mia, a darti la vita: soltanto così potrai vivere. E perché tu viva lo opero prodigi: ti do gocce del mio Sangue; è con esso che vivi. Faccio questa trasformazione sacra, divina: trasformare Me in te, tra­sformare te in Me... Questo sangue è manna che preparo alle anime, manna che viene dal Cielo; distribuiscila al mondo. È sangue di purezza, sangue che rigenera: sangue di Cristo e della sua sposa e vergine. Studino, studino i dottori della Chiesa, studino i saggi; lo ripeto: studino i dottori e i cultori delle scienze divine, le meraviglie, i prodigi che opero nella tua anima... - ... Mentre Egli diceva « le meraviglie, i prodigi che opero in te », sorrideva e mi fece comprendere la grande ricchezza, il valore del suo Sangue divino... Appresi che era grande come Dio ciò che da Lui ricevevo. - Mio Gesù, come sono piccola, davanti alla Tua grandezza! Vorrei dirti tante cose ma non so parlarti. - Tu parli, figlia mia, con i tuoi desideri: il tuo silenzio Mi dice tutto. Di mano in mano saprai dirmi sempre di meno. Abbi coraggio! Tutto passa, tutto muta, solo Io no... (diario, 2-11-1945).

Mendicare dalle anime amore per Gesù

Ricevetti Gesù nella Comunione... Mi fece subito sentire la Sua unione e la Sua presenza reale nella mia anima... Dopo alcuni minuti disse: - Figlia mia... non può naufragare la barchetta della quale Gesù è timone e pilota. Coraggio, co­raggio, sempre salda e fiduciosa!... - Gesù mi parlò di alcune anime della mia famiglia, mi co­municò che Lo offendono molto ma mi promise di salvarle. Mi chiese di sopportare per loro tre assalti del demonio; inoltre di riparare per le famiglie e per alcune persone della parroc­chia e di fuori: uomini e donne di età già avanzata. Ri­para, ripara per loro. - ... Vorrei lanciarmi tra le fiere per essere da loro divo­rata; vorrei strapparmi il cuore per farlo calpestare da tutte le creature; infine vorrei soffrire tutto pur di non vederti fe­rito e di salvare le anime. - Rallegrati della tua sofferenza, figlia mia, perché con essa si possono salvare. E ora di' al caro padre spirituale [p. Pinho] che gli uomini non vincono... Che non è soltanto lui ferito; lo sono Io pure per il modo con cui si comportano. Con la sua sofferenza innocente egli arreca grande vantaggio alle anime...... - ... (diario, 3-11-1945).

... Soffro per la presenza di anime che battono strade errate: quanto soffre Gesù! Anche se mi costa la loro presenza, voglio consolarle e legarle al Suo divin Cuore. Ma non so e non vedo come fare. Non ho chi mi insegni e mi dia luce: mi rubano tutto; resto sola. Ho il mio santo medico, ma sento come se non l'avessi: egli mi dice parole di conforto, e tal­volta mi pare di non udirlo né vederlo. - Gesù, ricompensalo per quanto ha fatto per me ... - ... (diario, 6-11-1945).

Non posso parlare: mi mancano le forze. Confido e temo... Ho detto molte volte a Gesù: - Voglio darti il mio san­gue fino all'ultima goccia, per Tuo amore e per soccorrere i peccatori, come Tu lo hai dato per me. - Non pensavo che Gesù prendesse le cose tanto alla lettera. Soltanto ieri mi ricordai della mia offerta, sentendomi senza sangue e senza vita... ... Io devo aver fiducia in Gesù che mi perdoni gli sco­raggiamenti che talvolta forse Gli dispiacciono; infatti in alcuni momenti ho la sensazione di essere pentita delle mie offerte e del mio dono totale a Lui. Ma non è questo il vero senti­mento della mia anima: io sono e voglio essere sempre di Gesù e delle anime...

Povera me, se non confido in Te, o Gesù! O Cielo, se a te non ricorro, chi potrà aiutarmi? Dalle creature non aspetto nulla; mi pare anzi di aborrirle, anche quelle che più amavo; ho l'impressione di disprezzarle e di esserne disprezzata. Sono sola... Ho perduto tutto perché non ho un cuore capace di amare, di soffrire. Non sono utile né per il cielo né per la terra... Ah! Se io sapessi mendicare amore e in tanta oscurità lo potessi, non farei altro che mendicare dalle anime amore per Gesù... (diario, 8-11-1945).

« Avrai i doni dello Spirito Santo » (Momenti della Passione)

... Il mio cuore camminava in un intrico di spine; in mezzo ad esse dovevo dare la vita con una grande prova d'amore. Il cuore non era mio: era di Gesù; a me nulla apparteneva, se non un fragile involucro. In tutto il percorso del Calvario il mio corpo ricevette colpi innumerabili. Appena giunta alla cima si riprodusse in me il vero e do­loroso Calvario. Cuori afflittissimi circondavano la croce. Ma quello di Mammina era ben diverso dagli altri: neppure tutti i dolori, uniti insieme, si potevano paragonare al suo. Fra nubi oscure di morte irruppe Gesù, apparve rifulgendo con splendore massimo; vinse tutto, su tutto trionfò. Ma io non Lo accompagnai in quella vittoria, in quel trion­fo, in quella luce; rimasi sempre nel mio dolore amaro. Egli andò, immerso nel gaudio della luce trionfale, ma continuò a rimanere in me: unito a me e trasformato in me, soffriva. Vorrei saper parlare di questa separazione circa il gaudio ed allo stesso tempo della unione dolorosa nel mio corpo, ma non sono capace. Posso dire soltanto che l'agonia continuò: il san­gue scorreva dalle mie piaghe e le tenebre restavano ad acce­care tutto il mio spirito. Continuava il mio grido senza che il Padre acconsentisse a confortarmi. Gridavo più forte per essere udita, ma ciò au­mentava soltanto la mia agonia. Stavo per morire. Venne Gesù: - La mia pace è con te, figlia mia... Vegliai sempre su di te e continuo a vegliare sino alla fine. Fatti coraggio! Mancava ancora che tu assomigliassi a me in questo: an­ch'Io ebbi timore della sofferenza e della morte. Fu lo sgo­mento che nell'Orto mi fece sudar sangue. Sei la vittima che più assomiglia a Cristo. La perdita del tuo sangue è una cro­cifissione continua: è un nuovo mezzo di riscatto... Basterebbe questo, non sarebbe necessario altro perché gli uomini com­prendessero la mia potenza divina nella tua anima. E’ la più grande delle mie meraviglie... Figlia mia, i giorni, le ore che stanno trascorrendo sono di grande pericolo per l'umanità. Chiedi preghiere, penitenza e riparazione. In fretta! È ancora tempo... - - ... Perdonala, Gesù e immola sempre me. - Vieni, innamorata delle anime... Avrai i doni dello Spi­rito Santo: la Sua Luce divina per vedere e comprendere tutto negli altri, la Sua forza per tutto sopportare e vincere. Coraggio!... Ti do una trasfusione di sangue: altre tre gocce, ma più piccole: così andrò diminuendo sino alla fine... Un miracolo per tenerti in vita... - ... (diario, 9-11-1945).

L'aumento delle mie sofferenze fisiche aggravò quelle mo­rali... L'Orto di ieri, il Calvario di oggi... In questa agonia mi venne incontro Gesù: - Mia figlia, quando sarà conosciuta la tua vita di sofferenze senza uguali, che dirà il mondo, che diranno molte anime che nulla cono­scono e nulla comprendono di Me?... Che non ti amavo con amore di Padre, con amore di Sposo; che non ti amavo come affermo. Che enorme inganno! Do­vrebbero dire: « Oh, come Gesù amò quest'anima e come amò noi pure! Quanto Egli fece mai per salvarci! ». Sì, figlia amata, quanto faccio è per soccorrere i peccatori...

... Non puoi parlare, ma tutto continua fino a che durerà questo tuo soffio di vita sulla terra. La voglio debole così, ma continuano a parlare alle anime i tuoi sguardi, i tuoi sorrisi, la tua dolce serenità e rassegnazione nelle sofferenze, il tuo amore alla croce. Esse parlano e dicono tutto: invitano le ani­me a venire a Me.

Voglio che il tuo medico faccia una relazione di ciò che accade in te, per provare che non cessò la mia vita divina nella tua anima... - Quattordici giorni or sono ricevetti la visita di un sacerdote sconosciuto e che abita lontano. Ignoravo la sua vita. Ho su­bito sentito che in fondo era buono e con buone qualità; nono­stante questo, ho sofferto molto. Nei primi istanti del colloquio ho avuto una luce che mi ha fatto vedere tutto... tutto, mio Dio! Gliel'ho fatto capire. Ed egli, pieno di buona volontà, voleva sapere che cosa esigeva da lui Gesù. Oggi stesso Gesù me ne ha parlato. Mi ha promesso di perdonarlo e di salvarlo; mi ha indicato il cammino che egli dovrebbe seguire. Come è buono Gesù... (diario, 16-11-1945).

«Dalla tua voce indebolita esce un fascino che attrae» (Momenti della Passione)

Devo desistere: mi mancano le forze, non posso parlare per dettare i sentimenti della mia anima. Ed ora che non lo posso fare, mi viene da piangere... Mi tormenta perfino il pensare che il mio corpo debba essere toccato, posato sul letto, o sfiorato anche da un lieve d'aria. Vorrei poter rimanere sospesa nell'aria ove nulla mi toccasse. Che orrore tremendo! Ho il corpo e l'anima feriti! Provo nausea e paura del mio letto. Quante volte, istintiva­mente, avrei voglia di chiamarlo maledetto e scomunicato! Vorrei abbandonarlo. Non posso starvi sopra. Ho paura, tanta paura! O mio Gesù, chi può resistere a tutto questo? Solo Tu, solo Tu. Sapessi dire ciò che sento! Ebbi un nuovo assalto del demonio: violento, ma di breve durata. Non avrei resistito se Gesù non fosse venuto... (diario, 29-11-1945).

- ... Coraggio, sta' salda nel tuo Gesù...

Confida in Me: non temere di vacillare. Dai tuoi occhi, dai tuoi sorrisi, dalla tua voce indebolita esce un fascino che attrae, esce abbondanza di amore, escono balsami soavissimi per le piaghe dei peccatori... - (diario, 1-12-1945).

... Come sono tremende le sofferenze della mia anima e del mio corpo!... Parlo del corpo e dell'anima, ma mi pare di non avere né l'uno né l'altra. Al posto del corpo sono rimasti i dolori fisici e al posto dell'anima i dolori morali... Povera me! Non so dire ciò che avviene... ... E il mio letto? Non posso starvi su. Ho paura, voglio abbandonarlo e sparire. Sento nascere il desiderio di dire a Gesù che non voglio soffrire. Che tentazione del demonio con­tro la fede! Il Cielo non esiste, non v'è Dio, non vi sono anime da salvare, non vale la pena soffrire così. Non so esprimere le mie amarezze...

L'Orto, ieri, fu tanto duro al mio cuore... Ed il Calvario di oggi?! Io ero come una palla che rotolava dalla cima alla base e dalla base alla cima, in mezzo alle sofferenze: ero come palla da gioco per gli aguzzini. Scendevo quando ero trascinata dal furore; salivo quando la violenza mi faceva salire e so­prattutto l'amore: sì, esso mi obbligava a camminare. Sul Calvario sentivo Gesù in diversi modi. Prima, a braccia aperte, e ne udivo lo scricchiolio delle ossa slogate; poi con il capo inclinato sul mio cuore, ad agonizzare e a gridare, quasi senza vita; infine L'ho sentito appena spirato: il silenzio della sua morte si confaceva con la morte e l'oscurità del mio spirito.

Venne Gesù: il sole si affacciò tra le nubi, l'anima ebbe vita: - Figlia mia, i chiodi che ti fissano alla croce sono chiodi di amore: è ciò che vi è di più forte; sono chiodi inflessibili. Fatti animo, coraggio! Il peso della giustizia divina ti schiaccia? Non temere: è perché non venga schiacciato il mondo; nulla vedi a causa delle tenebre ed oscurità del tuo spirito? Rallegrati: è perché le anime escano dalla oscurità del peccato e non ne soffrano poi eternamente. In cielo vedrai, figlia cara del mio Cuore divino, quanto le tue sofferenze furono utili alle anime. Tra poco, in cielo, vedrai la vita meravigliosa, ricca e divina, cresciuta in te... La tua vita fu sempre del cielo e non del mondo. Per te ho vigilato, in te ho seminato, in te ho raccolto i frutti più deli­ziosi per Me e per le anime. O vita tutta di amore!... - (dia­rio, 7-12-1945).

Aumenta il peso della Croce

«Ti prometto molte conversioni sul tuo tumulo»

... Il giorno 10, verso le nove e mezza del mattino, ebbi la visita di una persona amica; questa mi diede la triste no­tizia che forse il mio padre spirituale [p. Pinho] sarebbe man­dato all'estero. Tale notizia fu come un pugnale nel cuore. Rimasi calma, serena e fiduciosa e dissi: - Non mi convinco; non è possibile: il Signore non viene meno alle promesse. I momenti di questa tranquillità furono pochi perché una tempesta fortissima si scatenò subito nel mio spirito. Il demonio mi presentò alla fantasia ogni cosa immagina­bile. Vedevo la mia vita ingannatrice e colma di illusioni... Versai molte lacrime: furono lacrime di rassegnazione. Mi offersi a Gesù come vittima. A volte con le labbra, altre volte con lo spirito, recitai il « Magnificat » per ringraziare di tanta sofferenza... Nella Comunione del giorno 11 volevo domandare a Gesù se era vero o no che il mio padre sarebbe partito; ma non osai. - Gesù, voglio fare ciò che è più perfetto. Fa' che la mia fiducia in Te cresca, cresca il più possibile. - Alla fine delle 24 ore di questo martirio dissi: - Gesù, 24 ore di agonia senza luce: dammi chi mi consoli! -

... Quante volte mi pareva di vacillare e di disperare! Alla fine delle 48 ore dissi: - Gesù, Tu sai che questa mia preoccupazione, tutto questo martirio è per Te e per le anime, non è per me. Che io soffra tutto, ma che non soffra la tua divina causa, non soffrano le anime... - È venuto il mio medico con alcune persone amiche. Atten­devo conforto; non l'ho avuto: Gesù non lo ha permesso. Anzi mi ha tormentata anche il ricordo che le mie lacrime e qualche parola non li abbia edificati, o anche, forse, scandalizzati... Io non dubitavo di Gesù, ma di me, soltanto di me: te­mevo di essere ingannata... Appena ritorneranno da me, chie­derò loro perdono per il cattivo esempio dato. Faccio questo sacrificio di dettare i miei sentimenti per provare che non sono stata io, ma il mio dolore a parlare quando ho detto che non avrei più dettato... - Perdonami, Gesù; Tu lo sai che a me importa rivedere sulla terra il mio padre spirituale non per me, ma per Te, per le tue promesse, per le anime. Ma confido e spero in Te. - In questo triste penare passai attraverso l'Orto, salii al Cal­vario con il cuore oppresso, molto spremuto da mani umane. Io ero il chicco di grano macinato, trasformato in farina, ma quella farina era continuamente macinata fino a sparire. Io ero il grappolo d'uva spremuto nel torchio, che dopo aver dato tutto il succo, doveva passare in altri torchi i quali lo spre­mevano talmente da annientarlo... (diario, 14-12-1945). Se mi trovassi alla fine della vita vorrei che la mia prima parola fosse: « Sia fatta la Tua volontà! ». Poi, come striscia di sangue che si estende per il mondo intero, vorrei ripetere con tutta la forza possibile: « Amate, amate, amate Gesù! ». ... Sono solita chiedere a Gesù e a Mammina che ogni mo­mento sia per me come l'ultimo della mia vita. Oggi ebbi una consolazione che non mi ha dato gioia e sento che Gesù ri­mane molto soddisfatto nel vedere la mia disposizione interiore, cioè che non mi rattristano affatto le cose di questo mondo che mi riguardano... (diario, 19-12-1945). Ore di sollievo, momenti più lieti per meglio portare la pesante croce e sopportarne l'aumento di peso. Ho avuto vicino chi comprende bene la mia anima: ho potuto aprirmi e sfo­garmi. Non fu godimento, ma mi sono sentita un'altra: ero più forte; mi pareva di avere un cuore nuovo con più vita. Non sapevo come ringraziare il Signore. Ho recitato il « Ma­gnificat »; mi sono sforzata di lodarLo. Dopo poche ore cambiò tutto: ritornai ad essere me stessa, ritornai alle mie tenebre, ai miei orrori, al mio soffrire. Gesù Eucaristico è venuto a fortificarmi. Dopo il ringra­ziamento un nuovo pugnale veniva a conficcarsi nella ferita già aperta: una lettera, di una persona che non conosco, in cui mi si chiedevano preghiere per il mio padre spirituale e mi si annunciava la sua partenza per il Brasile. È impossibile esprimere il mio dolore; ma non ho pianto: agonizzavo. Una forza venuta da non so dove mi obbligava a sorridere. Con gli occhi fissi in Gesù e in Mammina dicevo loro: - Accetto, accetto, ma soccorretemi e vegliate sudi me. - Con il passare delle ore la tempesta si è sollevata fortis­sima. L'anima si è mantenuta in grande pace e serenità, ma le lacrime scivolavano sul mio volto. Le ho offerte a Gesù come atto di amore... (diario, 21-12-1945).

... Notte di Natale!... Ho fatto compagnia a Gesù nel pre­sepio, senza vita, senza avere nulla per fargli compagnia. Nelle mie tenebre, mi sono affidata alle sue braccia e al suo Cuoricino. Al mattino, nel riceverlo sacramentato, Gli ho aperto il mio cuore; Gli ho fatto la consegna del mio padre spirituale... Se fossi solo io ad essere umiliata, non mi affliggerei tanto. In questa offerta il cuore era straziato dal più vivo dolore. - Sta' calma, tranquillizzati, figlia mia. Io ho accettato la tua offerta e con essa hai consolato il mio divino Cuore... Ti prometto, dopo la tua morte, molte conversioni sul tuo tumulo. Verranno a visitarti e partiranno cambiati. Là, dal cielo, veglierai su di loro; coprirai di benedizioni le loro anime... Sei madre di tutti i peccatori... - (diario, 28-12-1945).

 

1946

« Mi hai dato tutto e tutto ho utilizzato per le anime » (Momenti della Passione)

... Il Calvario di oggi è stato ancora più intenso e penoso per il dispiacere di avere forse ferito Gesù; Gli ho chiesto perdono molte volte. Ho detto a Mammina di chiedergli per­dono per me. Gli ho offerto il tormento di averlo offeso per coloro che non provano dispiacere, dopo di avere peccato gra­vemente. Ma che grande agonia! Era la morte che invocava la vita, l'oscurità che invocava la luce. Avevo in me occhi che vedevano il mondo' e non pote­vano sopportare la sua iniquità così grande; ciononostante, avevo labbra che non potevano muovere contro di lui parola alcuna di lamento; avevo un cuore che lo amava e sentiva per lui la maggior compassione. Morivo schiacciata, morivo tremante di paura, senza luce. Improvvisamente ho sentito volare via da me non so che cosa, mi pareva un soffio luminoso; volò verso l'alto, verso il gaudio. Io sono rimasta nella oscurità e nella morte. Alcuni minuti dopo mi ha parlato Gesù: - Figlia mia,... tu sei come una notte senza stelle, un giardino senza fiori, un paradiso senza amore. Ma no, è solamente impressione della tua anima. Per Me in questa notte brillano, scintillano le stelle: sono stelle che dànno luce al mondo... Vedo nel tuo giardino fiori belli, fiori candidi; li colgo per Me, spargendone per il mondo il profumo salutare alle anime. Nel paradiso senza amore lo trovo tutto l'amore... È con questo amore che ti do il potere di incendiare i cuori. Diffondilo a chi vuoi, dallo attraverso le tue parole.

Hai fiducia in Me, figlia mia? Hai fiducia nel mio amore e nella mia parola? -

- Soltanto Tu sai fino a che punto giunge la mia fiducia. Io ho fiducia, ma forse non come dovrei; e poi, Gesù, non soffro come dovrei. Perdonami, non ho forze per fare di più. Ti ho offeso molto... Non Ti ho offeso? - Tranquillizzati. Tutto permetto per tua umiliazione... Fatti coraggio. Quattro anni or sono ti preavvisai della lotta che avresti dovuto sostenere, apparentemente sola. Apparentemente, per­ché non ti ho mai abbandonata. Oggi non ti annuncio lotte maggiori, perché le maggiori sono passate; ma ti preavviso di essere forte per sopportare la tua oscurità e la sensazione che lo sia separato da te... Con­fida che la mia assenza sarà solo apparente... Un anno fa ti annunciai amarezze. Sono venute e conti­nuano, perché le gioie stesse saranno per te amarezze. Ti senti vuota, spogliata di tutto, perfino delle sofferenze stesse? Non meravigliarti: chi ha dato tutto, non possiede più nulla; mi hai dato tutto e tutto ho utilizzato per le anime... - ... (diario, 4-1-1946).

... Ebbi di notte un doloroso combattimento con il demonio... Oggi, nel ricevere la Comunione, sentivo tanto tormento per ciò che avevo passato: mi sentivo umiliata!

Gesù, nella sua bontà infinita, non si è rifiutato di entrare nel mio cuore e, rasserenando subito tutto, così mi ha parlato: - Figlia mia... rugiada che feconda e penetra nel più intimo di tutte le anime... Figliolina amata, eccomi in questo primo sabato dell'anno con la mia Madre benedetta a rinnovarti la consegna di tutta l'umanità... - ... Mammina mi ha detto: - Figlia mia, sposa del mio Gesù, soffri tutto, soffri contenta per salvare tutte le anime di questo mondo che è tuo: Gesù ed lo te lo affidiamo. - Gesù e Mammina mi hanno abbracciata e riempita di amore. Poi Gesù ha continuato: - Rinnoviamo in questo giorno l'offerta del nostro amore: è per te, perché tu lo dia alle ani­me... - (diario, 5-1-1946).

«Traggo da tutto il tuo dolore balsamo di salvezza» (Momenti della Passione)

... Durante la notte dal 5 al 6 gennaio pensavo: - O Gesù, avessi anch'io, come i Magi, oro, incenso e mirra da offrirti! Ma non ho nulla. Non posso venire al tuo presepio con la mia miseria. - La mia tristezza era profonda... In quel momento vidi Gesù davanti a me: con una gran croce sulle spalle, un ginocchio a terra, il Volto divino inclinato verso di me, mi guardava con tristezza. Dietro vi erano molte persone con sguardi di rancore verso di Lui, come volessero scaricargli addosso ogni specie di sofferenza. Questa scena mi richiamava la moltitudine dei Giudei che lo insultavano lungo la strada del Calvario. Io non seppi se non ripetere a Gesù: - Sono la tua vittima. - ... Son già trascorsi 5 giorni e sento ancora in me quel Volto divino dagli sguardi tanto tristi, ma tanto pieni di dolcezza. Quanto doveva soffrire Gesù, per apparirmi in quello stato! ...Oggi, giunta al Calvario, avevo dentro di me Chi può fissare e scrutare tutte le strade di quel percorso irrigato di sangue. Questo contribuì ad aumentare il mio dolore: tanto sangue sparso corrisposto con tanta ingratitudine! Vedevo il mondo rifuggire da quel sangue e io volevo salvarlo: non c'è altro mezzo. Se potesse essere visto questo dolore! Se fosse compresa questa agonia, quante anime si salverebbero! Il cuore si struggeva in amore e Qualcuno prendeva quel­l'amore e lo diffondeva nel mondo: un soffio, come di vento, lo portava ovunque; anche dai miei occhi, dalle mie labbra, da tutto il mio corpo prendeva non so che cosa e lo spargeva. Io, in croce, disfatta dal dolore, agonizzavo nell'abbandono, nell'oscurità e nella morte. È venuto Gesù: - Figlia mia, vedo nella tua morte la vita delle anime. Prendo dal tuo cuore amore per tutte... Quanto vale il Calvario! Il dolore è sigillo che non si cancella; la croce è segno di redenzione. Abbi coraggio! II dolore è salvezza del mondo. Traggo dal tuo cuore, dai tuoi occhi, dalle tue lab­bra, da tutto il dolore del tuo corpo un balsamo salutare di salvezza. Mi rallegro nel vederti sopportare tutto con animo contento le cuore forte... Non mancano le anime disposte ad accompagnarmi sul Ta­bor, ma quando giunge il dolore, il Calvario, rifiutano la sof­ferenza: fuggono e mi lasciano solo. In te trovo tutta la gene­rosità; mi sei fedele... - ... (diario, 11-1-1946).

... Prego e soffro senza che nulla di questo mi appartenga: non posseggo nulla da dare a Gesù. Le mie tenebre sono come leoni che tutto inghiottono...

Ero tanto prostrata per il mio Orto ed il mio Calvario!... Rare volte ho sentito come oggi il capo tanto ferito dalle spine: che dolori acuti e profondi! Tutto il capo era una piaga viva... E’ venuto Gesù: - Mia figlia, voglio la tua oscurità, il tuo abbandono, la tua crocifissione somigliante alla mia. Non dico che, nella mia Passione, il divin Padre abbia cessato di assi­stermi, che non abbiamo continuato ad amarci con lo stesso amore e che lo abbia perduto la mia unione con Lui e con lo Spirito Santo, no! Lo stesso avviene in te, mia cara croci­fissa: hai sempre la mia divina assistenza: ti accompagno nella crocifissione indicibile... - ... (diario, 18-1-1946).

Non ho nessuno cui ricorrere: sulla terra non trovo sollievo. Chi vuole soccorrermi, non può; chi può, non vuole. Mio Dio, mi pare che queste righe siano scritte con il mio sangue, tanto grande è il mio dolore; è impossibile descriverlo; neppure il più grande sapiente saprebbe descriverlo tale quale è. Non sono già più il cencio stracciato, non sono neppure cencio, non sono nulla: il dolore ha disfatto tutto, le tenebre hanno som­merso tutto. Vincerà il nome di Gesù. - Vinci, Gesù, vinci, mio Amore! Fa' che la mia fiducia giunga dalla terra al cielo, arrivi da me a Te. - Ecco le parole che le mie labbra balbettano sovente. - Mio Gesù, dammi forza per poter dettare tutto, se que­sta è la tua divina Volontà; accetta il mio sacrificio! - ... Oggi, nella salita al Calvario, il cuore galoppante sembrava scoppiare per le ansie di vedere nuovi mondi di purezza e di amore da consegnare a Gesù. Mi pareva che denti di ferro scarnificassero il mio corpo. Mi sentivo ferita da molti cuori pietrificati. Su di me scorrevano il Sangue di Gesù e le lacri­me di Mammina; cadevano poi su quei cuori che non si ram­mollivano.

È venuto Gesù: - Figlia mia, il Signore è con te, è con te la mia pace. Sei piena di grazia perché da Me l'hai ricevuta ed in te abita e vince Gesù... - ... (diario, 25-1-1946).

« Che grande esempio dài, per il tuo amore alla croce!

... Resto sempre sgomenta in tanta oscurità... Tutto in me vedo perduto: Signore, Signore, la mia sofferenza è inutile!... O mio Calvario, ogni volta più triste e doloroso! Oh, quanto fui flagellata! Mi pare impossibile che il mio corpo non abbia i segni delle ferite e non sia rimasto disfatto... Venne Gesù: - Figlia mia... sai bene che lo sono sempre con te a raccogliere le tue sofferenze ed utilizzarle per le anime... Quali grandezze e bellezze nella tua anima!... - Mio Gesù, se io nulla vedo e trovo in me, che puoi raccogliere Tu da utilizzare per le anime? - - Ascoltami: come potresti tu vedere degli oggetti che le fiamme divoratrici di un fuoco vivo consumarono? Come potresti vedere una cosa che offristi e fu portata in un luogo ove non puoi andare? Tutto ciò che soffri, tutto ciò che fai, tutto il tuo amore è nascosto, è consumato nel mio.

Se tu potessi vedere il valore della tua sofferenza, ciò che hai fatto per Me e per le anime, l'amore con cui Mi ami, perderesti la vita, se fosse vita tua e non vita di Cristo; sola­mente alla luce dell'eternità tu potrai vedere e l'umanità pure vedrà quanto hai fatto e sofferto per salvarla. (diario, 15-2-1946).

Si continua a parlare della partenza del mio padre spiri­tuale [p. Pinho]. Attorno a me sento incessantemente un mare furioso, il fischio del vento, la più spaventosa tempesta che mi si schianta contro, come fossi una banchina [del porto] cui è legato il padre... Soffro anche per la sofferenza dei miei, specialmente di mia sorella. Giorni fa ho sofferto ciò che egli soffriva a Fatima nel congedarsi dalle persone care. Nello stesso istante vedevo una mano posarsi sul mio capo: mi dava forza per proseguire fra tutti quei dolori. In ispirito mi abbracciavo alla croce e dicevo a Gesù: - Il dolore sia dolore per me e amore per Te. Sia questo un abbraccio eterno! - Così dicendo, mi sentivo scoppiare per la sofferenza. A fianco del dolore cammina la fiducia. Il dolore pare per­sino superare la fiducia; ma invece no. Essa lo sorpassa come il bue che va avanti all'altro più lento. Il dolore cammina cieco ma con la certezza di giungere al porto di salvezza; non qui sulla terra ove è certo di non trovare nulla. ... Sento sgomento per ciò che il Signore mi chiederà an­cora, ma resta la volontà di dargli tutto: mi pare che mi por­terà via la mamma e forse la sorella (diario, 17-2-1946).

Il 20 febbraio non si cancellerà più dalla mia memoria: giorno della partenza del mio padre per il Brasile. Cosa mi ha chiesto mai Gesù! Non mi aspettavo tanto! Nella mattinata di tale giorno, subito dopo la Comunione, domandai a Gesù parecchie volte se il mio padre sarebbe par­tito o no; ma non mi rispose. Però, anche così, continuai a rimanere nella mia fiducia, contro ogni speranza. Il Signore mi mandò qualcuno [d. Umberto] per animarmi, confortarmi e prepararmi a quello che ci attendeva. L'anima era forte. Mi sono mantenuta calma e serena, ma ciò che soffrivo non si può né immaginare né dire... Mettendomi a pregare non sapevo come orientare le mie orazioni: chiedere a Gesù il miracolo di non lasciar partire il padre spirituale, o ringraziarlo per così grande grazia, o im­plorare per lui un buon viaggio? Indecisa sul da farsi, presen­tai soltanto queste mie intenzioni a Gesù. Con la forza della mia fiducia, che non so donde venisse, dicevo: non è partito, non parte. Come mi ingannavo! Il dolore era lacerante. Ho detto: sono arrostita come San Lorenzo; ma è fuoco peggiore: mi brucia lo spirito, mi stan­ca l'anima... Fiduciosa soltanto nel Signore e nella sua provvidenza, mi venne in mente Abramo con il suo Isacco... Non sapevo che a quell'ora il bastimento navigava già in alto mare portando lontano il padre. Quanto devo ringraziare il Signore di avermi aiutata a vincere tutto con serenità e ras­segnazione!... E ora che fare? Continuare a confidare e a sperare nel Signore, raddoppiare le mie preghiere e, con gli occhi al cielo e il cuore in alto, attendere serena e soffrire tutto per amore. Ieri mattina, dopo la Comunione, dissi a Gesù: - Mi affido a Te per tutto e Ti prometto di fare tutto il possibile per non preoccuparmi più se questo o quello compromette la tua divina causa: se è tua, io non devo preoccuparmene, ma Tu solo. Io voglio, mio Gesù, e prometto di fare ogni sforzo per compiere tutto nella maggior perfezione possibile ed amarti con tutto l'amore di cui è capace il mio cuore... - Nel pomeriggio ho saputo dell'ora e di tutti i particolari del congedo e della partenza del padre. Ho voluto essere forte, nascondere le mie lacrime, ma vi sono riuscita per poco tem­po: ho potuto soltanto soffocare i singulti... Mi pareva un do­lore senza fine: l'ho offerto a Gesù, benedicendolo e lodan­dolo per tutto.

Come avevo promesso a Gesù di non pronunciare una parola di gioia né di soddisfazione se il padre non fosse partito, così Gli ho promesso, con il suo aiuto, di non dire una parola in sfavore di coloro che lo hanno fatto partire e che mi hanno fatto soffrire tanto...

Dopo la Comunione ho fatto un breve ringraziamento per­ché le forze non mi consentivano di più. Ho recitato il « Te Deum » leggendolo su un libretto che mi ero fatta prestare per recitarlo come ringraziamento nel caso il padre non fosse partito; l'ho recitato ugualmente, convinta di dare così più con­solazione a Gesù: benedirlo tanto nel dolore quanto nella gioia... ... Venne il mio Gesù: - Figlia mia, cuore d'oro, cuore di fuoco, anima pura, candida, vieni a Me, vieni al mio Cuore per ristorarti in così amaro dolore: vieni a prendere coraggio, conforto e fiducia. - - Mio Gesù, sai bene che solo in Te confido, non in me, e sai come hai permesso che io mi ingannassi o che il demo­nio mi ingannasse... - Tranquillizzati e ascoltami. Non ti ho ingannata, tu non ti sei ingannata ed il demonio non ti ha ingannata, perché Io non l'ho acconsentito. Tutto ciò che ho fatto non è stato né per umiliare te né coloro che Io amo e che si prendono cura della mia divina causa, ma per renderli più fermi e più di­sponibili...

Figlia mia, mi è costato assai non dirti tutto ciò che stava succedendo: ti ho dato coraggio e fiducia, in tutto questo tempo, perché tu potessi resistere ed avessi la forza per rice­vere questo colpo tanto duro... Ti ho promesso di liberarlo [p. Pinho]: è stato questo il mezzo migliore per la sua liberazione. Non è partito spiri­tualmente, è rimasto con te. Ciò che Io ho unito, gli uomini non possono separare.

Coraggio... Che grande luce dài al mondo; che grande esempio per la tua disponibilità e per il tuo amore alla croce! - (diario, 22-2-1946).

Sono nelle mani di Dio per tutto quanto vuole: Egli sia la mia forza.

... Il dolore, la nostalgia del mio padre partito per il Brasile hanno raggiunto l'apice, non possono crescere di più... Ma lo [p. Pinho] sento nella mia anima con una unione tanto forte come non mai... Partì il corpo, ma rimase nel mio calvario la vita della sua anima: è ciò che sento... I miei occhi non possono frenare le lacrime, ma sono la­crime di disponibilità, di pace, di amore. Mentre gli occhi piangono, l'anima si eleva, si prostra davanti a Gesù e gli sorride e, come avesse braccia, le distende per lasciarsi cro­cifiggere e nella maggiore tranquillità, con la migliore volontà, dice a Gesù: - Voglio, accetto l'immolazione, il sacrificio per tuo amore... - ... (diario, 26-2-1946).

Nulla più del dolore ci insegna ad amare Gesù (Momenti della Passione)

... Potessi e sapessi parlare, quanto avrei da dire sul dolore! Il dolore è ciò che vi è di più sapiente, è la scuola più su­blime; nulla più del dolore ci insegna ad amare Gesù; esso ci incammina e ci guida verso di Lui. Il dolore getta radici in profondità, radici che legano l'anima a Gesù. Quali segreti esso nasconde! Il dolore unisce l'anima a Gesù e fa che essa viva soltanto di Lui e per Lui. È il fondamento più sicuro per il grande edificio dell'amore e dell'unione a Gesù... (dia­rio, 1-3-1946).

Vorrei consolare e confortare tutti; vorrei dare gioia a tutti i cuori. Vorrei sfamare tutti gli affamati, vorrei vestire tutti gli ignudi. Quanta pena sento per i poveri! Ma specialmente per Gesù: sento che è Lui il povero più bisognoso; necessita che Lo rallegri e Lo conforti. Potessi consolarlo ed amarlo!... Soffro tanto, ma le mie sofferenze non riescono a dargli con­solazione e gioia... Durante la notte il dolore consumava il mio corpo e l'a­nima: ero in un vero martirio. Gesù e Mammina mi stavano sempre sulle labbra e nel pensiero... Dopo la Comunione, Gesù non tardò a confortarmi: - Ho sete, figlia mia, sete che consuma il mio divin Cuore. Tu sai, o sposa amata, che sete è questa: è sete di anime. Sono così poche quelle che mi amano, è così ristretto il numero di coloro che mi dànno consolazione vera, anche fra quelle che dicono di amarmi e di essere mie spose! Non fanno le cose come de­vono, con fine retto e puro. Quante fra le scelte vengono meno al mio amore! Mi vogliono solamente quando vedono rose e consolazioni; quando le spine le feriscono e la croce pesa, quando il cammino diventa sassoso, buttano tutto a terra, fug­gono, disprezzano le mie grazie... -

- Mio Gesù, se qualcosa in più posso fare o soffrire, sono pronta a tutto. Non Ti ho mai dimenticato; sono sem­pre la tua vittima... - ...Di' al tuo padre [Pinho] che ho raccolto le vostre sofferenze, digli che ho scelto lui per luce e guida della tua anima e non vi rinuncio. Ho unito le vostre anime, non le disgiungo, né le lascio disgiungere. Grande consolazione ho ricevuto dalla sua obbedienza ed umiltà. Egli sarà sempre il maestro di grandi anime... - (diario, 2-3-1946).

... Il giorno 13 ho ricevuto un regalo dal cielo. Da tanto tempo non ne ricevevo! Avrebbe dovuto essere per me una grande gioia, ma non lo fu: rimasi indifferente, come non fosse per me. L'apprezzai molto, ma l'apprezzamento non era mio. Ne ringraziai Gesù e Mammina, ma anche i ringraziamenti non erano miei... Io rimasi sempre senza nulla... Il maligno mi presenta alla immaginazione tutti i dubbi. Sorride nel vedere che mi sento senza nulla e continua a mo­strarmi la mia vita come perduta.

Io, alzando gli occhi al cielo e su Gesù crocifisso, Gli dico: - Sono la tua vittima, non voglio stare nel mondo se non per soffrire e fare la tua santissima Volontà. -

E, voltandomi poi verso il Sacro Cuore, Gli dico: - Dam­mi, Gesù, il fuoco del tuo Cuore, sii la mia forza; dammi la tua pace. - E rimango serena e rassegnata. L'anima è contenta, sorri­de al dolore e alla croce. Vedo le sofferenze; vedo la morte corrermi incontro e la temo; ma questo timore non mi impedisce di volerla, di de­siderarla.

Con questa visione del dolore e della morte, camminai, o camminò Gesù in me, affrettatamente verso l'Orto. Che gran­de silenzio! Che grande insegnamento! Quanto posso imparare da Gesù a soffrire serena, in silenzio; a soffrire amando!

Bevvi con Lui il calice dell'amarezza fino all'ultima goccia; il mio cuore fu spremuto con il Suo nello stesso calice e così unito fu offerto all'eterno Padre; nella stessa unione fui an­gosciata e sentii sgomento. Talvolta, come esempio per me, sentii la Sua disponibilità, la pace e il sorriso della Sua anima, e il Suo sguardo dolce e sereno verso l'eterno Padre. Potessi accettare e soffrir tutto a somiglianza di Gesù! Questa mattina ho sentito sul mio corpo tanti flagelli: mi pareva che le spalle, le costole ed il petto ne restassero scar­nificati... Lungo la strada del Calvario era tale la furia con cui ero trascinata che cadevo battendo il viso ora su una pietra ora sull'altra... Dall'alto della croce, prossima a spirare, sentivo che il mio cuore stava abbarbicato con radici d'amore a tutti i cuori umani. E lo sguardo più tenero usciva dai miei occhi moribondi, di­rigendosi a tutto il mondo; ho potuto sussurrargli: - Può la tua ingratitudine esigere di più da me? - ... Non ero io, era Gesù; ma sentivo tutto questo tanto al vivo come se fossi io. E’ venuto Gesù: - Figlia mia, colomba bianca e pura, ti ho collocato in questo calvario, in questa continua immola­zione, in giorni quanto mai tragici per l'umanità... Abbi coraggio. Io sono con te; gli uomini non possono separarci, non possono impedirti di salvare le anime. Mi causa dispiacere che la maggior parte dei miei discepoli non com­prenda la mia vita nelle anime! Quanti la distruggono, taglian­done le radici e, peggio ancora, bruciandole perché non at­tecchiscano più. Coraggio, figliolina: questo in te non succe­de... (diario, 15-3-1946).

Lacrime di nostalgia, di rassegnazione, di pace

« Mio buon padre [Pinho] ... Non mi pare realtà, ma sogno, il ricevere una sua lettera e potere rispondere! Potrò farlo? Aspetto ordini. Non voglio affatto disobbedire. Scrivo ancora con paura. Il mondo è tanto cattivo. È vero che non ho com­messo nessun crimine per essere trattata così, ma meglio sof­frire una vita intera da innocente che un solo momento da colpevole: è tanto bella l'obbedienza e piace tanto a Gesù!

La sua lettera mi giunse il giorno 13. Fu un regalo di Gesù e di Mammina. L'apprezzai molto, ma l'apprezzamento non mi apparteneva, non era mio. Mi caddero le lacrime involontariamente: lacrime di nostal­gia, di pace e di rassegnazione.

Oggi è un mese che la mia anima l'ha veduta partire e l'ha accompagnata con grande dolore in alto mare, in quel lungo e doloroso viaggio. La visione era chiara; l'ha accom­pagnata giorno e notte; giorno per giorno lei diventava sempre più minuscolo finché, tra l'uno ed il due di marzo, scomparve. L'anima cessò di vederla, ma non di sentirla. Sapesse come è questo sentimento! E io sapessi spiegarmi!...

La distanza che ci separa ha unito fortemente, come mai,. le nostre anime... Come sono unita a Gesù e non cesso di pen­sare a Lui, così sono unita all'anima del mio padre e lo ricordo sempre con profonda nostalgia: nostalgia che di tanto in tanto mi spreme lacrime dagli occhi; con grande sforzo le obbligo a nascondersi.

A volte esamino la mia coscienza: sarà attaccamento e affetto esagerato? Non è. Rimango in pace; Gesù vede e sa. Non scambierei l'amore per Gesù con quello per il padre e per tutte le creature del mondo: Egli è il principio e il fine del mio vivere; ed è Lui senza dubbio che ha unito così le nostre anime. A quattro anni dalla nostra dura e dolorosa separazione, quando mi pareva di non resistere ai desideri e alle ansie che lei venisse ad incoraggiarmi e a guidare la mia anima verso, Gesù, venne il colpo ancor più puro, inflissero nel mio cuore il più doloroso pugnale: pugnale che non uscirà mai più, ferita che non si chiuderà se non quando lei sarà davvero qui. Ho sperato fino all'ultimo momento, convinta che lei non partisse. Ma sia benedetto Gesù! Non basta tutta la mia vita, non basta tutta una eternità per ringraziarlo di così grande grazia: non è venuto meno nel darmi forza e grande rasse­gnazione. Ho pianto molte lacrime, ma silenziose, calme e serene. Il maligno mi ha tormentata con grandi dubbi e col mo­strarmi la mia vita tutta inutile, ma, con la grazia di Dio, ho vinto tutto e mi pare senza offesa per Gesù. Egli sa che, man­candomi lei, mi manca tutto; Egli conosce l'abbandono in cui mi trovo...

D. Umberto mi è molto amico e comprende molto bene la mia anima, ma ben presto anch'egli ricevette la proibizione. Tuttavia, nonostante che mi comprenda e mi abbia sostenuta in ore tanto tragiche, sentii sempre che il mio padre era la prima e l'ultima luce della mia anima. Non tralasciò mai di occupare nel mio cuore lo stesso posto; Gesù non lo ha tolto di là. Era ed è il primo per cui pregavo e prego. E D. Umberto, poverino, mi diceva: - Io non voglio per nulla intromettermi. Voglio soltanto sostenere la sua anima. Il suo vero direttore è il padre (Pinho). -

Povera me, e povera Deolinda, se in questi tristi e lunghi anni il Signore non mi avesse lasciato un medico tanto buono e santo! Nessuno vorrebbe trovarsi nelle sue condizioni. Ci è molto amico; amico saldo della causa di Dio; è anche amico, amico sincero, di lei, padre... P. Alberto pure mi vuol bene, e sa perdonare i peccati benissimo. Molte lodi siano date al Signore!... A quando la felice notizia del suo ritorno, con libertà di prendersi cura della mia anima fino alla fine?... » (lettera a - p. Pinho, 20-3-1946).

Piccolo grappolo d'uva spremuto al massimo (Momenti della Passione)

Il Signore sia con me: mi sento tanto estenuata che solo da Gesù posso ricevere forza...

Il mio letto è come una graticola attraverso la quale sale verso di me il fuoco più vivo e bruciante: mi sento tutta cir­condata da fiamme che consumano e distruggono il corpo e anche l'anima... Quanto soffro, ma quanta sete ho ancora di maggior sof­ferenza! Sono stanca del mondo, mi vergogno di lui, sono ob­bligata a lasciarlo: quale varietà di sofferenze! ... Ieri sentii che catene di fuoco mi tiravano verso l'Orto: era l'amore, soltanto l'amore. Prostrata a terra, sentivo strappi e tali scossoni nel corpo da darmi l'impressione che perfino le ossa si rompessero: era lo spavento, era la previsione delle sofferenze... Ed oggi, sul Calvario, mentre mi sentivo conficcare i chiodi nei piedi e nelle mani, sentivo come se nel cuore me ne con­ficcassero uno più duro e doloroso...

È venuto Gesù nonostante la grande paura che avevo di Lui: - Non temermi, figlia mia: sono tuo sposo e tu sposa mia... sono tuo Padre e tu la mia figlia amata... Sai, figlia mia, ciò che è questo timore del tuo Gesù? È stato il timore che lo ho sentito del mio eterno Padre. Mi sono coperto, mi sono rivestito delle immondezze della umanità, ho assunto tutto su di Me e mi sono vergognato davanti al Padre mio.

Non sei tu la vittima del mondo, non vittima di giorni e di ore ma di tanti anni? Non ti ho consegnato l'umanità? Ecco la ragione del tuo timore. Salvamela. Soffro tanto! Vorrei anime che, come te, continuamente si lasciassero immolare con uguale generosità e amore... - (diario, 22-3-1946).

Hanno prolungato sulla terra il mio martirio. È vero che io voglio soffrire, ma voglio saper soffrire come Gesù lo desi­dera, con la perfezione che Egli vuole.

Questi ultimi tempi sono stati per me un doloroso calvario. Quanto ho sofferto! Mi sarebbe stato del tutto impossibile fug­gire il dolore anche se lo avessi tentato: tutta la terra, tutto il mare, tutta l'aria erano dolore. Ahi, quanto costa il dolore! E tanto più costa, quanto più si vuol dare e meno si trova da dare. Non avevo nulla da offrire a Gesù: mi sentivo inca­pace di tutto; solamente di tanto in tanto potevo offrirmi come vittima. Mi pareva perfino di essermi dimenticata completa­mente di Lui; sentivo di perdere la Sua unione divina. Perfino nell'agonia dell'Orto mi sentivo indifferente ed estra­nea a tutto. Oggi solo la violenza del dolore mi ha forzato a cammi­nare lungo il Calvario, o, meglio, è stata la violenza del dolore che mi ha portata fino alla cima, sbattendomi contro le lastre di pietra, mentre venivo trascinata rabbiosamente.

Qualsiasi parola o atto d'amore usciva da me come da un mare ghiacciato e morto... Tanto dolore senza valore, tante tenebre senza luce! Mi pareva che non vi fossero più sofferenze che potessero avere valore, che potessero dare la vita all'uma­nità morta e perduta. È venuto il mio Gesù: - Figlia mia, sai chi ti chiama? È quel Gesù, amore del tuo cuore, quel Gesù dal quale ti senti abbandonata, quel Gesù che in questi ultimi tempi ha spremuto al massimo il suo piccolo grappolo d'uva... Coraggio, sono sempre con te!... - - Mio Gesù, ho sofferto tanto e non ho saputo soffrire; invece di essermi unita di più a Te mi sono sentita del tutto separata; ho sofferto tanto e non ho visto nulla da offrirti; solo tardi e a stento mi sono ricordata di chiederti più anime: tutto questo mi fa soffrire. -

- Ascolta, non sai tu il valore della elemosina? Non sai come lo voglio che essa sia fatta? Ciò che tu vorresti vedere, non fa in tempo ad apparire che lo me ne sono già impos­sessato. - Tu vuoi, o Signore, che una mano non sappia quello che fa l'altra? Sta bene, Gesù, ma io vorrei saperti dare le mie sofferenze per poter salvare le anime. - E se ne sono salvate. Figlia mia, stai rifornendo un così grande granaio che neppure in molti anni di carestia le anime morirebbero [alla grazia] per mancanza di aiuto. Tu sei alimento delle anime ed lo ho predisposto tutto perché non muoiano di fame. (diario, 5-4-1946).

Solo l'anima può sorridere ed abbracciare così grande sofferenza (Momenti della Passione)

... Quanto mi costa parlare per dettare! Se sapessi offrire­a Gesù questo sacrificio!

Mi sento sempre più sola... Persino Gesù pare che non esista e non sia più la vita della mia anima: sento di aver perduto completamente la mia unione con Lui.

Non sentivo che Egli era unito a me, ma sentivo il mio sforzo a volermi unire a Lui, a non perdere neppure un mo­mento la Sua dolce compagnia. Ora invece, mio Dio, è morto tutto, non sento più il mio sforzo e tutta la nostra unione. Quando mi ricordo di Gesù e sento questa dura separazione, la sofferenza della mia anima è molto dolorosa, indicibile... La vita è lunga: non so come posso stare qui. Perfino i gorgheggi degli uccelletti mi feriscono; i fiorellini degli alberi che vedo dalla finestra della mia camera, perfino essi, mi fanno ­sanguinare il cuore. Il demonio si ostina a volermi persuadere che la mia vita è di inganni. O mio Dio, che vita dolorosa! Soltanto l'anima può sorridere ed abbracciare così grande sofferenza: il sorriso delle labbra è ingannatore...

Nell'Orto mi sono spaventata prevedendo la salita al Cal­vario... Tutte le sofferenze sono state anticipate; ho incomin­ciato a tremare...

Col mio corpo disfatto ho camminato verso il Calvario... E’ venuto Gesù...: - Figlia mia,... unisco il tuo al mio divino Cuore, è un solo cuore, una sola vita. Ti do una goccia del mio Sangue, per continuare il miracolo che tu possa vi­vere e resistere al dolore, al tuo martirio... perché tu dia la vita alle anime e le faccia trionfare nella guerra contro il male... ...Coraggio, mia colomba, non mi hai perduto, non mi hai fuggito... Nella oscurità del tuo spirito, che quasi non potrebbe aumentare di più, non senti l'unione con Me e non vedi come corri verso di Me. Oh, se ti fosse dato di vedere come tu sei in Me ed Io in te; nulla ci può separare!... - (diario, 12-4-1946). ... Nella notte dal 14 al 15 il demonio, dopo molte scene laide, insulti e parole maliziose, mi disse: - Guarda, 21 anni perduti! Che ti valsero tante sofferenze? Tanti anni perduti, anni di falsità!...

... Sento ciò che ho provato quattro anni or sono: le be­stie e gli uccelli di rapina. Le prime bevono il mio sangue che bagna la terra, gli altri con i grossi becchi mi mangiano le carni; altri ancora rodono e mangiano le mie ossa. Quanto si soffre in questo silenzio!

In tale stato ho sofferto l'Orto, spremuta al massimo... Sono stata in un luogo più appartato a pregare sola, poi ho cercato la compagnia di coloro che amavo...

Oggi, lungo il cammino del Calvario, sentivo strumenti di ferro tagliarmi le poche carni che mi restavano: trapassan­do i nervi, giungevano alle ossa. Ad ogni passo stavo per mo­rire. Una vita dall'alto sosteneva il mio corpo ormai sfinito; quando cadevo, già quasi morta, ero trascinata dalle corde. Sentivo che soltanto quella vita là dall'alto era il sostegno del mio corpo già moribondo: non era vita né forza umana. E' sulla cima, già in croce, quella stessa vita continuava ad essere la forza per sopportare tanto dolore. Quando ne sentii la se­parazione, già il cuore aveva dato tutto il suo sangue, già il mio grido sembrava avere echeggiato più volte nel mondo in­tero; allora quella vita è salita in alto,... il corpo è rimasto morto... È venuto Gesù: - Figlia mia,... sono il tuo Gesù, resto sempre in te; in te si riproduce tutta la mia Passione: sei la copia più fedele di Cristo Redentore. Io seguo con te passo per passo il cammino del tuo calvario... Come è bella la tua missione!... - Mio Gesù, io non faccio nulla, io non so soffrire... In me è tristezza, la massima tristezza; eccetto l'anima, soltanto l'anima sorride sempre al dolore, alla croce, al Tuo amore. - E non è necessario di più, mia cara: questo sorriso dell'anima è tutto... - ... (diario, 19-4-1946).

Non so dove mi trovo. Mi pare di non aver neppure un soffio di vita.

Nella festa di Pasqua io venni in questo luogo non so da dove; non comprendo la vita che ho ricevuto`; mi trovai in un carcere, in una nera prigione per dare la libertà a tutti coloro che colà si trovavano: le porte si spalancarono e tutti quelli che vi stavano volarono verso l'alto... Gli animali continuano a distruggere e a divorare il mio corpo. Una parte di esso è scomparso. E l'amore di Gesù mi pare che non esista in me: non ho nulla per Lui; non ho nulla per le anime. Soffro orribilmente per la sua perdita. Mi spa­venta l'abbandono in cui mi trovo: la separazione totale di coloro che mi sono cari... I miei occhi non tralasciano di fis­sare Gesù e Mammina per chiedere aiuto, per chiedere corag­gio e amore. - Mio Gesù, si è salvata l'anima di quell'uomo che è caduto nel fiume? - - Sì, figlia mia, fu alle undici e mezza di notte che com­parve alla mia presenza divina. Come è stato bello e incantevole il momento in cui mi vide dinanzi a sé, prima ancora di chiedergli i conti!... Mi ha detto: « Perdonami, perdona­mi, mio Gesù! Sei tu il mio Signore ». Gli ho perdonato e fu salvo! - (diario, 26-4-1946). Non ho cuore per potere ammirare la grandezza del Si­gnore; già non posso soffermarmi a contemplare i fiori che mi piacevano tanto e vedere in essi la potenza di Dio: il cuore non resiste e mi fugge non so dove. Gli orecchi non possono udire le cose di questo mondo. Mi pare che tutto mi inviti a lasciarlo, a fuggirgli. Le fiere e gli uccelli di rapina hanno già ultimato il loro compito; non hanno più nulla da mangiare -. Sento come se tutto il corpo stesse scomparendo e mi lasciasse il dolore per tormentare i sensi, comunicanti l'uno con l'altro per un filo. In questi giorni ho sofferto nei sensi come durante la pri­ma crocifissione. Non avevo mai più sofferto odori tanto orribili. ... Ho sofferto l'agonia dell'Orto: tutto il suolo si avvolgeva attorno al mio corpo come fosse un lenzuolo, ma un lenzuolo di dolore, di sangue... Oggi mi sono sentita davanti ad Erode: occhi bassi, labbra mute, coperta con un vecchio manto a udire gli scherni e lo schiamazzo del popolo.

Presa la croce, ho proseguito verso il Calvario, irrigando la terra con il sangue delle ferite del corpo e del capo. Sentivo le gocce colare sulle guance ed altre sulle spalle; sentivo il cuore maltrattato e schiacciato da tutta l'umanità... Dietro, molto affrettata ma ancora lontana, veniva Mammi­na a cercare Gesù che camminava in me... Mai ho sperimentato tanto grande sfinimento dall'ultima crocifissione fisica... È venuto Gesù: - Figlia mia, vengo a te per confortarti e dar vita al tuo cuore... Come premio di ciò che soffri per le anime, quando verranno presso di te i peccatori in pericolo di perdersi e tu mi dirai: « Gesù, desi­dero che questa anima sia scritta nel tuo divin Cuore perché si salvi » allora le tue parole saranno subito ascoltate... Ti prometto ancora che dopo la tua morte, presso il tuo sepolcro, molti cuori si incendieranno di amore per me, molti saranno fortemente scossi e si convertiranno... - (diario, 10-5-1946).

In unione con i pellegrini a Fatima

« Mio buon padre [Umberto] ... Sono sempre la stessa, la povera Alexandrina.

Deolinda è giunta da poco a casa [da Oporto] e, siccome per andare a feste nessuno è zoppo, si è già combinato tutto ed è quanto le voglio esporre. Viaggeranno venerdì notte con il treno per Entroncamento ze, perché più comodo. Ora le chiedo il favore di comprare sei biglietti per le quat­tro "Maddalene", per il padrino, che ne soffrirebbe se non andasse, e per quella nostra zia di cui le ha parlato Deolinda; la zia, appena sarà costi, le darà il danaro del suo biglietto; ella può pagare. Proprio ieri ho ricevuto una lettera della signorina Maria za nella quale mi spiega tutto e manifesta il desiderio che vadano alla vigilia. Mi dice di combinare con lei l'orario e di comunicarglielo; usi questa grande carità di trasmetterglielo e di dirle che va anche questa mia zia. Mi prega di non portare i viveri, ma non sarà troppo? Non è abusare della loro bontà, tanto più che gli ospiti sono aumentati? Faccia il favore di infor­marla bene di tutto. Non è necessario che si incomodi per i letti: basta una camera per il reggimento e un'altra per il comandante.

Se non accade nulla di nuovo, venerdì pomeriggio saranno da lei [ad Oporto]. Io, poverella, non sono nata per godere queste belle cose, ma approfitto di queste grazie immeritate come fossero per me. Gioisco nel vedere i miei contenti e soddisfatti per la bella sorpresa che la signorina e la sua buona mamma' hanno fatto loro impegnandosi di portarli con la macchina alla Cova di Iria [Santuario di Fatima]... » (lettera a d.Umberto, 7-5-1946).

... Gesù ha permesso che i miei potessero andare a Fatima il 13 maggio. Mi sono fatta forte, mi sono sforzata il più possibile di mostrarmi contenta perché. stentavano a staccarsi da me. Si avvicinava il giorno della partenza... Soffrivo immensa­mente: chiedevo a Gesù che mi desse forza per nascondere la mia sofferenza e vederli quindi partire contenti. Gesù mi ha ascoltata... Appena partiti, si impossessò di me un tormento indici­bile...: mi pareva di vederli tornare dalla Cova da Iria in au­tomobile, tutti gravemente feriti ed inzuppati di sangue; vedevo che ero io la causa di tanto grande disastro perché io li avevo spinti ad andare; non fu sofferenza di minuti, ma di ore... Persone che mi vogliono bene mi hanno portato una radio affinché potessi seguire le funzioni di Fatima: ero stata io ad esternare questo desiderio. Ne ho gioito tanto quando l'ho avu­ta: sembravo una bambina attorniata da bei giocattoli. Ne ero meravigliata ed ho pensato: nessuna cosa del mondo mi ral­legra; sento gioia soltanto nel dolore e nel fare la volontà di Dio; perché mai provo questa allegria? Mi hanno spiegato che non c'era da meravigliarsi, perché la mia gioia era per mo­tivi di cielo e non della terra.

Di notte, dal giorno 12 al 13, nell'ora in cui si doveva sentire ciò che avveniva a Fatima, dalla radio siamo riusciti a ricevere solo da altre nazioni e non dal Portogallo! Sono ritornate le sofferenze... Sia fatta la volontà del Signore: io non merito nulla.

Improvvisamente la radio ha incominciato a trasmettere da Fatima: ho potuto pregare a voce alta con quelli che erano vicini a me; uniti ai pellegrini di Fatima abbiamo fatta l'a­dorazione. Il giorno 13, di mattina, non si è riusciti ad udire dalla radio se non qualche nota dell'organo e nulla più. Che desi­derio avevo di udire ciò che avveniva a Fatima!... Ho finto allegria per nascondere il dispiacere e con una forza nuova, venuta dall'alto, ho pregato insieme ai presenti e cantato lodi alla Madonna. Quando tutti si sono ritirati dalla mia camera mi sono sentita oppressa dal dolore... (diario, 17-5-1946).

grande l'umiliazione che proviamo perché non ci sentiamo de­gni di riceverla qui. Ma che sarebbe di noi se il Signore fa­cesse distinzioni fra ricchi e poveri? Ci sentiamo più umiliate perché indegne di accoglierla qui... Sia lodato il Signore per tante sofferenze che permette ed esige da noi... » (lettera a d. Umberto, 20-5-1946).

« Cara signorina Maria... Sentiamo proprio vergogna: se avessimo saputo chi è lei, non avremmo osato tanto! Ma l'e­spressione "oh, se avessi saputo" arriva sempre tardi... Che lei non si sia sentita umiliata nel ricevere i miei in casa sua è veramente degno di ammirazione. Gesù le paghi quanto ha fatto per la mia famiglia. Potrà averne ricompensa solo dal cielo. Le chiedo perdono per qualsiasi mancanza che possono ave­re commesso. Ci conosce tutti, quindi abbia pazienza... » (let­tera a Maria Sommer, maggio 1946).

« Cara signorina Maria... Ho sofferto nel sapere che la mia lettera l'ha rattristata. Creda che non volevo farle dispiacere. Sono state la sua bontà e delicatezza e soprattutto la sua gran­de umiltà a spingermi a parlare come ho fatto. Continueremo a trattarla come prima.

Per accontentarla, dal momento che ho incominciato male, voglio in questo fare male fino alla fine. So molto bene che le ricchezze sono un dono di Dio, ma era mio dovere trattarla per chi è. Però io non sapevo. Mi perdona? Quando potrà ritornare qui la riceveremo con tanto pia­cere, sempre con lo stesso trattamento, con disinvoltura.

Il passaggio dalla Cardiga non ha mortificato i miei, anzi ne sono ripartiti contenti e ammiratissimi; non soffra per questo... E ora che dirle? Che non la dimentico mai e, nonostante la mia grande miseria e indegnità, la tengo in posto molto di­stinto nel mio cuore perché così, molto unite, ameremo tanto Gesù e la cara Mammina... » (lettera a Maria Sommer, 19-6­1946) 33.

«Dopo la tua morte avrò molte anime eucaristiche» (Momenti della Passione)

... Nella notte dal 17 al 18 fui tormentata con grande vio­lenza dal demonio; venne tre volte con piccoli intervalli: pri­ma sotto forma di uomo malizioso, poi di cane... da ultimo accompagnato da una moltitudine di demoni per tormentarmi di più. Appena potevo invocavo Mammina e Gesù, rinnovavo a Gesù l'offerta di vittima: - È per Te e per le anime. Io non voglio peccare, Tu lo sai: aiutami!... - I miei dolori nell'Orto furono di tutte le specie. Grande fu l'amarezza. Nell'agonia mortale mi rotolai sul suolo parec­chie volte. Il peso schiacciante dei peccati di tutti gli uomini sembrava spremermi tutte le vene fino a farne sprizzare il sangue che inzuppava i vestiti tanto che li sentivo come in­collati al corpo; ne vidi inzuppata anche la terra. Gesù, parlo di Te, non di me perché soltanto Tu hai sofferto in me e non io; però ho quasi agonizzato con Te.

Nella stessa unione con Gesù oggi sono caduta con la croce che pesava su di me; un braccio di essa mi ha colpita sul petto ferendomi il cuore; per qualche istante sono rimasta sve­nuta, come se non avessi vita. I carnefici mi hanno fissato incuriositi pensando che fossi morto. Con rinnovato furore mi hanno trascinato bruscamente facendomi battere sulle lastre di pietra. Dalle spine del mio capo si sono aperte altre fonti di sangue. Nonostante tutto, dal mio cuore uscivano per i carne­fici soltanto amore e compassione. La marcia si è fatta ancor più accelerata: la rabbia dei car­nefici bramava di vedermi sulla cima del Calvario per condurre a termine i loro malvagi intenti.

- Perché mi ferite così, se vado a morire per voi? - sus­surrava Gesù nel mio cuore...

È venuto Lui, ma non con premura: ha tardato assai: - Mia sposa, sposa angelica, sposa dell'Eucarestia, vengo a te con - fame, sete e freddo. La mia fame e sete sono di anime e di cuori. Dammeli! Sazia il mio divin Cuore. Vengo con freddo e voglio riscaldarmi al calore del tuo amore, al fuoco del tuo cuore. Vengo perché espulso da cuori gelati o tiepidi: sono ghiacciato nella loro freddezza. Non li ho mai abbandonati, ma sono stato obbligato a lasciarli: mi hanno espulso per far posto al demonio. Prima però mi hanno preso, ferito, coperto di spine. Alla porta dei loro cuori ho bussato, ho chiamato tante volte con dolcezza e tenerezza di padre. Ho chiesto loro di accendere il fuoco del Mio amore nei loro cuori; non mi hanno ascoltato, non hanno voluto udire e hanno accolto il demonio. E furono tanti questa notte ed anche oggi. E sai chi? Erano sacerdoti, qualche religioso, qualche reli­giosa e « anime pie ». Come Mi hanno offeso e ferito! Non ti parlo poi del numero incalcolabile di altri peccatori che Mi hanno offeso orribilmente e di tanti cui fra poco chiederò i conti. ... La tua vita è un insieme della vita di Cristo e della Madre mia benedetta... Confida; Io non vengo meno. Sei la colomba dell'Eucarestia; continui a volare al mio tabernacolo per deliziare il mio Cuore; è per questo che ti chiamo sposa eucaristica. Grazie al tuo fuoco eucaristico, avrò, dopo la tua morte, molte anime e spose eucaristiche... - (diario, 24-5-1946).

«Desidero che vengano alla scuola della tua cameretta» (Momenti della Passione)

Il mondo dorme. Che mortalità generale! Dorme nel fango, nelle tenebre, nel peccato. Sento che è così, e mi sento io pure in un grande cimitero dove si incontra solo il silenzio della morte: vi sono sepolta, già senza carne, senza ossa e senza cenere. Il mio sforzo per rialzarmi, per uscirne e riunire nuo­vamente tutto il mio essere, è inutile.

L'oppressione delle umiliazioni non cessa. Essa non trova più in me né corpo, né spirito, né anima da schiacciare, ma mi pesa ed opprime nel dolore stesso: lo rialza, lo ravviva, non lo lascia in pace... Ed io rimango sulla croce, sempre sulla croce.

La vita che ha lasciato il corpo ed è fuggita verso l'alto, soffre: sta là, vive là, lontano, molto lontano. Ma, oh, quan­to soffre quella vita! In quanto a me, sento di non avere più né spirito né ani­ma; è fuggito tutto; tutto si è allontanato dal corpo, dal corpo che non ha neppure ceneri, ma sente tutti gli effetti del dolore. Che triste e dura separazione!

Sì, questa vita che si è allontanata da me vive in alto, ma continua a liberare anime: è in un lavoro continuo, come se stesse ad aprire porte. Da queste porte escono stormi di anime che salgono, at­traversando nuvole, per entrare nel Paradiso.

Per me c'è soltanto dolore. Cercheranno invano di darmi gioia: le gioie di questo mondo sono per me come rose ap­passite, già fradice, senza colore: rose appassite ma sempre con molte e acute spine. Tutto mi ferisce e mi lascia sotto il peso delle umiliazioni..., sola, senza nessuno. Per me non vi sono buoni consigli, né amici: tutto muore subito nel mondo delle mie tenebre. Mio Dio, come sono sola! Il mio sforzo per consolare Gesù, per amarlo e salvargli anime è grande. Non ci riesco. Mi aggrappo alla croce. Il sorriso delle mie labbra è falso, anche se senza inten­zione di falsità; ma il costante sorriso dell'anima al dolore e alla croce è vero. Mi consola la volontà del Signore; voglio soltanto quella, ma in nulla provo consolazione sensibile. Vedo tutto perduto. Levo il mio grido a Gesù e alla cara Mammina; invoco tutto il cielo e vado soffrendo e camminando. Ieri, 30 maggio, verso sera, mi è giunta da Bahia [Brasile] una lettera del mio direttore spirituale. Fu come un raggio di sole che illuminò tutta la camera ed entrò nella mia anima. Ma durò soltanto il tempo che impiegai a leggerla. Istanta­neamente tutto si spense e rimasi di nuovo nell'oscurità e an­cor più sola di prima; le spine mi ferirono in maggior profondità. Ringraziai Gesù e Mammina per il regalo fattomi alla chiu­sura del suo mese benedetto; dono che fiduciosa attendevo e speravo fosse duraturo; invece lo accompagnarono spine. Sia benedetto il Signore: la Sua volontà è anche la mia... (diario, 31-5-1946).

... I giorni della mia vita sono come una eternità: che de­siderio del cielo! Quando potrò vedere Gesù e Mammina e goderli eternamente? Ma oh! Che grande indifferenza sento per tutto questo. ... O mio Dio, sarà un mio difetto il non preoccuparmene? Soffro, soffro per sentimenti tanto strani!... È terminato il mese di Mammina: che nostalgia! Ho fatto cosette tanto piccole per Suo amore: non so amare né Lei né Gesù...

Questa mattina, subito dopo la Comunione, Gesù si è af­frettato a parlarmi: - Figlia mia, Io, il Padre mio e lo Spi­rito Santo abbiamo stabilito dimora per sempre nel tuo cuore.

Lo Spirito Santo ti colma dei suoi beni, del suo amore, della sua luce. E sai perché, mia sposa amata? Perché tutto comunichi e distribuisca alle anime. Riempi i loro cuori di ciò di cui è colmo il tuo: di amore, di grazie e di ricchezze divine... - Mio Gesù, oh, se inventassi Tu nuovi regali da offrirti, nuovi mezzi con cui Ti possa amare e dispensassi me dal cer­carli! lo non so nulla e non ho nulla... Dimmi ciò che devo fare e dammene la forza; accetta intanto la mia vergogna ed umiliazione che sento davanti a Te nell'udirti parlare così... - - ... lo voglio, lo desidero che tu continui a darmi il gran­de sacrificio di lasciar venire alla scuola della tua cameretta tutti coloro che lo vogliono: è scuola delle scuole, la scuola più sublime, la scuola delle meraviglie del Signore... Qui come nel Cenacolo, le anime ricevono la luce dello Spirito Santo; quante ne escono già illuminate! Ricevono luce dai tuoi sguardi, dalle tue parole, dal tuo soffrire: tutto in te irradia amore, tutto diffonde ciò che è del cielo... Madre mia benedetta, vieni dalla nostra figlia che ne­cessita molto di aiuto - È venuta Mammina, mi ha presa con Sé e mi ha coperta di carezze: - Figlia mia e figlia del mio Gesù, amata dai no­stri Cuori, le tue piccole cose fatte per Me durante il mese di maggio furono per Me grandi, molto grandi; fa' lo stesso per il tuo Gesù in questo mese di giugno dedicato a Lui. Soffri contenta perché Egli non sia ferito: allieta così il mio Cuore di Madre... - (diario, 1-6-1946).

So, sento di soffrire orribilmente nell'anima e nel corpo, ma quasi non so spiegare il mio dolore nei suoi vari aspetti. Il mio spirito è diventato come un sole coperto da oscure nubi; così nascosto non illumina più la terra e manda luce ad altri astri che stanno al di sopra di lui`. Non so spiegarmi me­glio... Sono sola, sola per soffrire e combattere... Non avere nessuno! Ho solo belve attorno a me, ho solo immondezze che dissolvono il mio corpo: mi pare che denti di ferro lo scarnifichino e giungano a ferire anche l'anima. Mi pare che essa sia in una agonia e in un grido continuo per chiedere soc­corso, che può venire soltanto dal cielo. Non so pregare né amare...

Nel pomeriggio di ieri la mia anima ha veduto le spaven­tose sofferenze dell'Orto. Mascherando il dolore, il cuore pareva volare come una colomba verso di esse: voleva con un solo volo raggiungere contemporaneamente Orto e Calvario. Era Orto e Calvario di vite. Il dolore e lo spavento schiacciavano il cuore, lo distruggevano; l'amore lo rifaceva... Lacrime di sangue uscivano dai miei occhi e mi colavano sul volto; per essere più chiara, uscivano da quelli di Gesù e colavano sul Suo volto: la mia anima sentiva. così. Oggi, all'arrivo sul Calvario, non ero io a portare la croce, ma sono caduta ugualmente sfinita: sudori freddi coprivano il mio corpo...

Ho sentito i miei occhi chiudersi e avvicinarsi il momento di spirare.

È venuto Gesù: - Figlia mia,... dimmi, non sei contenta del tuo dolore e del tuo cuore sempre sanguinante?... - Sì, mio Gesù... - Solo con il dolore si possono salvare tante anime... Non dico che si salveranno tutte come desidererei, ma dico che si perderanno solo quelle che vorranno perdersi e che resisteranno totalmente alle mie grazie divine. Ti prometto: « Tutti coloro che ti faranno visita... saranno salvi, anche coloro che verranno a te per curiosità e male intenzionati: il tuo dolore sarà forza invincibile che li salverà tutti ». Questo fa parte della missio­ne che ti ho affidata la più nobile e sublime missione.

(diario, 7-6-1946).

« Un'anima che si è lasciata plasmare » (Momenti della Passione)

... Il giorno 8, vigilia di Pentecoste, sentivo svolazzarmi attorno, e a volte posarsi sul mio capo, una colomba bianca; nei miei orecchi udivo un fruscio come di molte ali; ho detto

« bianca » perché la videro più volte gli occhi della mia ani­ma, non quelli del corpo.

Domenica, giorno di Pentecoste, quella colomba si posò su di me, mi girò attorno, sbatté le ali finché entrò nel mio cuore; mi richiamava la rondine veloce, infaticabile, che compone il suo nido: aggiustava, abbelliva, ritoccava senza tregua.

Io non sentivo vita; mi sentivo completamente morta. Di tanto in tanto quella colomba introduceva il suo bec­cuccio ora fra le mie labbra ora nel cuore, come per darmi alimento. Infatti, quando faceva questo, io sentivo che era la vita della mia morte.

Da domenica ad oggi è rimasta qui nel suo nido, ma ora non svolazza, non lo abbandona: sta come in riposo con la testa sotto l'ala. Di tanto in tanto dà segno della sua presenza muovendo le zampette o stendendo le bianche ali fino a co­prire tutto il nido del mio cuore; lo fa con tanta delicatezza e amore... Sento la sua vita ma non provo gioia per questo... Al calar della notte di ieri la mia anima si incamminò ver­so l'Orto. Tutto il tragitto fu pieno di spine: intrecci di rami spinosi ferivano il mio corpo. Ansie e sete di amore si esten­devano a tutto il mondo e la risposta a tale amore furono spine tanto vive e penetranti da giungere al cuore. Le fiamme d'a­more che da esso uscivano superavano le spine e salivano in alto... Oggi, salendo al Calvario, mediante corde sono stata tra­scinata con il volto a terra per vari metri... La montagna era tanto alta: giungeva dalla terra al cielo; ero senza forze per giungere lassù. Sulla cima la mia croce pareva risplendere e illuminare il Paradiso... E il mondo, nelle tenebre, non approfittava della luce della croce: era luce soltanto per il Paradiso... ... Venne Gesù: - Figlia mia, dove si potrebbe trovare nel mondo un padre tanto affettuoso, tanto sensibile ai mali altrui, amabile, misericordioso e pieno di amore come Me? E dove si potrebbero trovare figli tanto ingrati, tanto crudeli e colpe­voli come i miei?... Nonostante questo, procuro tutti i mezzi di salvezza... Ho percorso il mondo, ho bussato a tutti i cuori perché ricevessero le mie grazie, accettassero la mia croce per salvare un grande numero di anime traviate e schiave di satana. Ho trovato qualche anima, ma, in verità, assai poche: molte mi hanno negato l'entrata, hanno ricusato la croce e con essa le mie grazie. Ho sempre camminato, ho cercato e, in questi giorni di tanta lotta, in tempi di tanti delitti, ho incontrato in questo Calvario, Calvario delle mie ricchezze e meraviglie, un'anima tutta Mia, una vittima senza pari che ha accettato la mia croce, ha corrisposto alle mie grazie, si è lasciata plasmare da Me, diventando così la copia più reale di Cristo crocifisso. Figlia mia, l'aumento del tuo dolore è aumento delle mie grazie e meraviglie in te... Soffro in te nel modo più reale e così, nonostante le ingratitudini umane, si salvano le anime. - Si salvano, Gesù, perché la Tua misericordia è infinita e il Tuo amore non ha limiti. Le anime sono salvate da Te e non da me: chi è la forza del mio dolore? Chi muove la mia volontà al dolore, se non Tu, mio Gesù? - In questo momento Gesù si presentava come pittore che dipingeva se stesso nel mio corpo: ogni mio membro aveva Gesù; sentivo la bellezza del Suo viso, la dolcezza e l'amore del Suo Cuore, Lo sentivo perfettamente. Gesù continuò: - Ti ho assegnata la missione delle anime, ti ho arricchita per loro perché grande è la tua corrispon­denza alla grazia... L'odio, la vendetta, la superbia, l'ambizione aumentano ancora nei cuori degli uomini: progettano e si preparano per nuove lotte. Io vorrei prostrarmi davanti ad ogni uomo per chiedergli di non ferirmi; vorrei inginocchiarmi davanti a colui che ha il compito di padre della umanità [il Papa] e che ha su di essa tutto il potere e chiedergli che si facciano orazioni, penitenze e riparazioni al mio Cuore e a quello della Madre mia perché il mondo si salvi.

Chiedilo tu, figlia mia, in nome di Gesù...4° (diario, 14-6-1946).

Lettere ai due direttori

« Mio buon padre [Pinho] ... Tutti i giorni e più volte al giorno proponevo di scriverle, ma le mie povere forze non mi aiutavano. Non voglio tuttavia lasciar passare il mese di Gesù [giugno] senza farlo. Mio buon padre, che distanza ci separa! Non è di certo distanza spirituale perché l'unione delle nostre anime continua ad essere salda come roccia. Se Gesù ci ha uniti, chi mai potrà separarci? ... Quando arriverà il giorno in cui potrò vederla qui a svolgere la missione affidatale da Gesù di guidare ed incam­minare a Lui la mia anima? Povera me, se non avessi fiducia in Dio! Padre mio, quanto mi sento abbandonata! Ho molto bisogno di chi mi guidi. La mia vita fugge, come il sole al cader della notte; intendo dire la vita del corpo, perché quella dell'anima, da molto tem­po sento di non averla. Mi pare di non progredire nel cam­mino della perfezione e di non possedere l'amore di Gesù. Vedo tutto perduto. Ho iniziato il ventiduesimo anno di letto e non vedo i frutti delle mie sofferenze. Sto rivivendo ciò che tre anni fa soffersi a "Foce". Il ricordo di quei dolori mi porta ancora tante amarezze nell'anima. Tre cose mi portarono là: l'amore di Gesù, la salvezza delle anime, il buon nome del mio padre, del medico e di alcune persone care. Mi pare che la mia permanenza a "Foce" non abbia giovato; ma non voglio pensarci: sono nelle braccia di Gesù per tutto ciò che vorrà.

Il demonio mi tormenta molto. Ho tanto timore di peccare... Mio buon padre, in questo mondo provo gioia soltanto nel­la volontà di Gesù e nella sofferenza; null'altro mi rallegra. Per me tutto è morte e dolore. Il mio cuore ha una ferita tanto profonda che in questa vita non potrà mai cicatrizzarsi­Ma anche Gesù soffre sempre, sempre...

Io sono assetata di maggiori sofferenze per fare contento Gesù e salvare il mondo. Petrò io allietarlo, tanto triste come è? Sorrido a tutti, ma il mio sorriso è ingannatore: è per nascondere le grandi angustie dell'anima. Ma ho e sento co­stantemente un sorriso molto diverso da quello delle mie lab­bra: è un sorriso verso l'interno di me stessa, sorriso interiore, sorriso dolce, soave, che bacia e abbraccia la volontà del Si­gnore; sorriso che mi lega per sempre alla croce con tutti i dolori. È Gesù che me la offre. Questo sorriso è reale, non è ingannatore: è il sorriso alla croce e alla volontà di Colui che me l'ha data. Mio padre, l'anima mia vorrebbe dirle molte cose, ma non so dire nulla! Resta per quando verrà da me. E in quel felice giorno saprò dirle qualcosa?

... Ci siamo rallegrate per la buona accoglienza da lei avuta da parte dei sacerdoti brasiliani... Non mi dimentico di raccomandare a Gesù e a Mammina le sue intenzioni perché sorgano costi molte vocazioni... » (let­tera a p. Pinho, 18-6-1946).

« Mio buon padre [Umberto] ... Mi pare proprio di essere morta, ma non lo sono. Le mie molte sofferenze, la mancanza di forze mi hanno fatto rimandare di scriverle. Mi perdona? Sembra dimenticanza e anche ingratitudine da parte mia, ma non è così. Non voglio pagare il bene con il male. Questa oscurità, questo abbandono, questa solitudine e mor­te totale di me stessa non mi aiutano in nulla. Sono tanto sola e tanto timida che mi pare di dubitare di tutti, di aver per­duto la fiducia e la stima verso tutti. Ma non l'ho perduta; sono la stessa verso tutti e spero di esserla sempre, anche se tutti mi disprezzassero e mi abbandonassero. Se lo facessero, lo farebbe anche Gesù? Oh, no! Gesù non mi abbandona. Sono certa che la mia grande miseria attirerà la compassione del suo Cuore divino. È tanto buono e pieno di amore per i pec­catori! Come non confidare in Lui? Molte volte mi manca il coraggio di confidarmi con Lui. Mi sento presa da vergogna nel vedermi tanto piena di difetti; nella mia grande afflizione ripeto sovente: "Gesù! Gesù! Gesù!". Grazie per le lettere scritte con tanta bontà. Non sa an­cora quando verrà? O non ritorna più qui? Il 30 maggio, con la sua, ho ricevuto una lettera di p. Pinho. Manda saluti anche a lei e chiede al medico e a lei notizie particolareggiate... » (lettera a d. Umberto, 18-6-1946). Vengo al venerdì per ricordare la mia Passione » (Momenti della Passione)

... Mi è stato dato l'ordine di dire a Gesù di andare via da me e di non tornare a parlarmi. Non ho inteso bene se solo al venerdì o per sempre. Questo ordine ha dato luogo a dubbi e a maggiori sofferenze. Ho ubbidito subito, poiché, se io avessi volere e dipendesse da me, già da molto tempo non avrei i colloqui di Gesù; meglio, non li avrei mai avuti.

Subito, martedì e anche ieri, giorno del Corpus Domini, più di una volta Gli ho detto: - Mio Gesù, mi hanno ordi­nato di dirti di andare via da me, di non tornare a parlarmi; non so se al venerdì soltanto o per sempre. Ma Tu che tutto sai, accetta di fare ciò che mi hanno comandato. Obbedisci, o mio Gesù, obbedisci: io sono sempre la Tua vittima. -

Per quanto io mi sforzassi di soffocare e dimenticare ciò che sentivo per l'agonia dell'Orto, non ne fui capace'. Parevo un ramo di salice che si torceva or da una parte ora dall'altra per le sofferenze dell'agonia dell'anima. In altri momenti mi veniva pugnalato il cuore con tale frequenza che il pugnale, appena ritirato, mi era subito nuovamente conficcato: l'anima piangeva molto, come se avesse occhi. Sentivo un cuore che era come il mondo, ma più duro del­la roccia. L'anima piangeva e gridava sempre invocando l'eterno Padre. Questo grido e queste lacrime sono continuate oggi, nel viaggio al Calvario. Ma quale tormento! Volevo espellere tutti i sentimenti dell'anima; non volevo pensare né alla croce né al Calvario; era tale lo sforzo che facevo che mi pareva cam­minare verso terre lontane. - Gesù, non voglio questi sentimenti; ricordati di ciò che mi hanno ordinato di dirti. - Ma quanto più cercavo di non dare retta e dimenticare, quei sentimenti diventavano più vivi. Nell'intimo del cuore una voce molto addolorata mi diceva ­- Non v'è dolore uguale al mio dolore. - Più volte mi sono sentita trascinata per lunghi tratti da rudi corde e battevo il volto sulle pietre; ma più doloroso an­cora era il grido della mia anima. Se da una parte sentivo sollievo al pensiero che Gesù non sarebbe venuto a parlarmi, dall'altra mi tormentava il timore che ritornasse. Mio Dio, se potessi fuggire a Gesù e nascondermi a Lui! Che triste agonia! Nuovi sentimenti dell'anima: il Capo sacrosanto di Gesù si reclinava sul mio petto come se fosse la croce. Da tutti i suoi capelli scorrevano copiose gocce di sangue: era un bagno di sangue per la terra. Ho udito Gesù chiamarmi, L'ho sentito venirmi attorno; mi sono sforzata di fuggire e di farmi sorda alla sua Voce divina. Egli ha bussato, ha bussato al mio cuore e ha chiamato: - Figlia mia, figlia mia, vieni, vieni qui, sono il tuo Gesù. - - Gesù, Gesù, non vengo; va' via; lasciami in pace, ricor­dati di quanto Ti ho detto: voglio obbedire. Vedi quanto soffro, vedi la dolorosa agonia del mio cuore! - Ma subito si è impossessato di me un forte rimorso per aver detto a Gesù di lasciarmi in pace. La colomba, che di tanto in tanto si faceva sentire nel mio cuore, ha disteso molto molto le sue ali, fino ad avvolgermi tutto il cuore, mi ha legata con lacci dorati, trascinandomi ver­so Gesù, mentre gli fuggivo. - Mia figlia, vieni e ascoltami. Il tuo dolore è per salvare le anime. Chi ti lega a Me con i suoi raggi d'amore è lo Spi­rito Santo e con lo stesso amore Mi attira a te. Riempiti di Lui, del suo fuoco e amore divino per portare Me alle anime. Ascolta, figlia mia; tu hai obbedito; la tua obbedienza ti ha fatto crescere molto nella virtù ed ha aumentato assai la mia gloria. Io ubbidirò, ma non ora. Nella mia sapienza infinita vedo che non devo ubbidire ora; ubbidirò, tralascerò di par­larti come già ti ho detto, ma allora ti preavviserò. Fin d'ora però diminuirò sempre più il tempo ed il numero dei miei colloqui. - Il cuore mi bruciava come avesse vive fiamme di fuoco, ma non ero tranquilla per avere osato tanto verso Gesù. - Perdonami, Gesù; sei triste perché Ti ho detto di la­sciarmi in pace? Non ho pensato a quanto dicevo: perdonami, perdonami! - Gesù sorrideva amorosamente e, stringendomi a Sé, ha con­tinuato:

- Al contrario, la tua semplicità mi ha rallegrato e con­solato, figlia mia, angelo di purezza, angelo di luce... Non pensare che, quando non ti parlerò più, diminuiranno le tue sofferenze; no: la tua crocifissione continuerà fino al­l'ultimo istante della tua vita. Non saprai neppure esprimere i sentimenti della tua anima, né il dolore che ti consuma. - Sì, Gesù mio, tutto ciò che vuoi, a patto che Tu sia con me. Dimmi, devo scrivere queste cose che mi hai detto? Disobbedisco con ciò agli ordini avuti? Gesù mio, povera me! Potessi fuggirti! Solo così ubbidirei. - Gesù ha sorriso di nuovo e poi: - Non puoi fuggirmi; solo il peccato può separarmi da te e scacciarmi dal tuo cuore. Detta tutto; se nulla voglio che rimanga occulto, tanto meno questo: è di grande vantaggio per le anime e di gloria per la mia divina causa. Io vedo tutto. Sai perché vengo a parlarti al venerdì e a quest'ora, l'ora in cui ho reso lo Spirito al Padre mio? È per rinnovare in te e ricordare la mia divina Passione. E come lo ho aperto il cielo alle anime, così tu le conduci al paradiso per lo stesso cammino: il Calvario, l'agonia, non di tre ore, non di alcuni giorni, ma di lunghi anni. Soffri contenta, va' in pace; sta' tranquilla: tu non hai disob­bedito; sono stato Io a chiamarti e lo Spirito Santo a legarti. - Grazie, Gesù; non lasciarmi; fa' che io Ti sia fedele sino alla morte. - (diario, 21-6-1946).

« Mio buon padre [Umberto] ... Grazie di gran cuore per i crocifissi e per la lettera che con carità mi ha mandato. Gesù e Mammina la ripaghino perché io non posso.

Avrei voluto scriverle, ma la malattia ed il caldo mi por­tarono talvolta alle soglie della morte. Mi perdoni se non mi sono comportata meglio. Avevo già fatto scrivere in un quaderno come meglio sa­pevo quello che avvenne con il Signore, circa l'ordine che lei mi aveva dato. Aspetto il medico per consegnarglielo [da re­capitare a lei]. Verranno agli esercizi spirituali mia madre, Massimina e una nostra amica. Dio voglia che ne approfittino bene! Chiedo la carità di illuminare Massimina e incoraggiarla: tormenta se stessa e gli altri. Sono al punto di non poter vivere in questo mondo. La sofferenza del corpo e dell'anima è orribile. Non mi dimentica, nevvero? Ricorda che le ho detto che lei è il mio secondo padre? Mi aiuti ad amare Gesù e Mam­mina, mi aiuti nel mio triste Calvario... » (lettera a d. Umberto, 16-7-1946).

«Il fuoco che ti consuma è il fuoco d'amore dello Spirito Santo» (Momenti della Passione)

... II demonio lavora tanto! E io ho molta paura di offen­dere Gesù...

Ho paura di rivivere le sofferenze dell'Orto e del Calvario, ma non posso farne a meno...

Sentii nell'anima il bacio di Giuda e a questo seguì subito un sorriso interíore di Gesù: quale dolcezza aveva quel sorriso!... Oggi, nel percorrere il doloroso cammino del Calvario, an­davo come se il mondo fosse su di me e mi schiacciasse in­sudiciandomi con tutte le sue immondezze; il cielo poneva su di me questo mondo di iniquità e mi opprimeva con il peso della sua giustizia: il mondo e il cielo erano contro di me. Che oscurità, che silenzio amaro nella mia anima!... È venuto Gesù: - Mia figlia, mia figlia, mia figlia, per addolcire il dolore del tuo cuore, gusta per un poco la dol­cezza e la tenerezza del Mio. Tu mi hai trovato, tu Mi possiedi. L'anima che mi vuole possedere veramente deve avere la sen­sazione di non trovarmi mai. Tu mi possiedi; Io sono tuo, tu sei mia e per sempre. Sono la tua vita; vivi di Me. Dillo, scrivilo: te lo ordina Gesù. Dillo perché sappiano: sei sposa Mia ed lo Sposo tuo. Che desideri di più, se hai Me? Che vita migliore puoi avere, se vivi di Gesù? Dillo perché com­prendano. A te faccio di più di quanto [agli Ebrei] nel de­serto: ti do la mia carne, ti do il mio sangue; non è questa la migliore vita, la migliore manna, più dolce di quella del deserto? Col darmi interamente a te, non ti lascio senza conforto. - - Mio Gesù, perché mai, giacché Ti possiedo come Tu dici, sento tanta nostalgia di alimentarmi e sovente nei miei leggeri sonni sento questo bisogno e mi sveglio come se stessi inghiottendo ed alimentandomi? - Figlia mia, stella del mondo, arcobaleno di tutta l'uma­nità,... volendo fare di te la copia più fedele della mia divina Passione, non potevo non associarti alla mia sete e fame di anime. Non sai che lo soffro questa sete e questa fame notte e giorno?... Coraggio! Quella nostalgia e quell'ansia non ces­seranno se non nei tuoi ultimi momenti. Vieni! Oggi, festa del mio Divin Cuore, voglio consegnartelo ed unirlo al tuo. Prendine tutta la dolcezza, tutto l'amore, tutti i tesori divini: sono inesauribili. Dalli alle anime, senza sosta... - Mio Gesù, io non sono degna di possedere così grande tesoro. Da sola non posso né distribuire né fare nulla in fa­vore delle anime: lavora Tu in me. - ... Ricevi questa dolcezza perché per mezzo tuo sia co­municata alle anime.

Lascia che con unzione divina lo unga i tuoi sguardi, il tatto e l'udito, affinché tu, per mezzo dei tuoi sensi, dia tutto alle anime. In te vi sia una unzione divina completa, affinché il mondo che ti ho dato e che oggi riconfermo essere tua pro­prietà, riceva tutto, tutto ciò che è Mio... - » (diario, 28-6-1946). ... Di notte, nell'Orto, sentivo Gesù, madido di sudore e pieno di sgomento: dalle sue labbra uscivano fiotti di sangue e dai suoi occhi lacrime di sangue. Poco dopo, con gli occhi dell'anima, vidi il Suo Volto splendente, molto sereno, con gli sguardi fissi al cielo; quella bellezza e serenità erano soltanto di Gesù; non pareva che avesse sofferto tanto. Ciò avvenne nel momento della accettazione, quando chiedeva al Padre di al­lontanargli le sofferenze, ma, contemporaneamente, che si fa­cesse la Sua Volontà. La visione fu chiara e nitida: meraviglia proprio divina. Talvolta sento quello sguardo dolce rivolto al Padre. Oh, se anch'io sapessi volere ciò che Gesù vuole e, con la stessa rassegnazione d'amore, accettassi le sofferenze! Stamane, senza pensare al Calvario, ho sentito su di me una enorme croce; il suo peso era tale che pareva sprofon­darmi nel suolo. Inchiodata sulla croce, sentivo che Gesù, con lo sguardo della sua anima, avvolgeva tutta la croce e fissava il mondo intero che gli strappava dal Cuore profondi sospiri e dagli occhi copiose lacrime. Sentivo quel Cuore divino pal­pitare e sospirare nel mio e i suoi occhi versare lacrime nei miei. Nel suo Cuore e nel suo Corpo divino, tanto feriti, ve­niva a infrangersi tutta l'ingratitudine umana. Indicibili tor­menti per causa dei nostri peccati! Che amore così mal corri­sposto! Potessi esprimere per il bene delle anime i dolorosi sentimenti della mia anima... ... Gesù mi ha parlato: - ... Detta tutto: è Gesù che parla attraverso le tue labbra, è Gesù che muove la mano con la penna di tua sorella tanto cara al Suo divin Cuore. Di' che il fuoco che senti e ti consuma, dillo perché non l'hai ancora detto, è fuoco divino: è fuoco di amore dello Spirito Santo, è fuoco d'amore ricevuto affinché tu lo dia alle anime; fuoco che si diffonderà e comunicherà come alimento salutare... - È vero. Non ho parlato del fuoco che da tempo sento in me; talvolta mi pare che si sprigionino da me forti vampate di fuoco che mi brucino e mi consumino... Quando mi sento ardere così chiedo talora qualche goccia d'acqua e quest'acqua pare togliermi la vita senza dare alcun sollievo a questa sete bruciante che mi divora. Non so esprimermi meglio (diario, 5-7-1946).

« Ho trovato in te un cuore forte e generoso » (Momenti della Passione)

Le lacrime del mio dolore bagnano la terra; la mia anima piange e grida: ha paura delle tenebre e della spaventosa oscu­rità; si rammarica per tutto ciò che vede nella umanità. Se sapessi parlare e spiegare la dolorosa agonia che provo, vi sarebbe certamente chi avrebbe compassione del mio dolore. Siccome non so, lotto da sola e tanto abbandonata, mio Dio! Sento il mio petto aperto e il cuore che ne esce: viene verso il mondo, gli mostra l'amore di cui è colmo e lo invita ad entrare. Questo cuore non è mio: è grande come il cielo e la terra; è grande come Dio. Io non ne posso più per la fame e la sete che lo divo­rano: è una fame, è una sete insaziabile... Ieri, durante la preghiera della sera, ben lungi dal pensare alla Cena di Gesù con gli apostoli, mi sentii a tavola con loro. Vidi Giovanni, con il capo appoggiato al petto di Gesù, gu­stare una dolcezza e una pace indicibili: era quanto l'apostolo amato riceveva da Gesù. A tavola, ma un po' discosto, vidi Giuda: mento sporgente, occhi fuori dalle orbite, capelli irti; non pareva già più un uomo; si vedeva in lui soltanto una disperazione infernale. Vidi Gesù lavare i piedi ai suoi apostoli e al mio collo era appeso l'asciugamano con cui li asciugava. Quanta dol­cezza e tenerezza in Gesù! Ma nel suo divin Cuore, quale tristezza, quale dolore profondo! Udii queste parole: « Prima che il gallo canti, Mi rinne­gherai tre volte »... O Gesù, quanto ci ami e quanto hai sof­ferto per noi! Oggi sono salita lungo il Calvario come chi non conosce se non il cammino del dolore. Era tutto spine ed io dovevo calpestarle; la oscurità non mi consentiva di evitarle. Di tanto in tanto uscivano dal mio cuore sospiri occulti, soffocati. ... Provavo un'ansia continua di darmi al mondo e di in­cendiarlo di amore... È venuto Gesù: - ...Con il balsamo del tuo amore, con il tuo dolore di riparazione, vieni a curare questo Cuore ferito, questo Cuore che tanto ha amato ed ama e per nulla, o quasi, è corrisposto dalla maggior parte degli uomini. Vieni e dimmi che Mi ami, che sei Mia vittima; questo Mi basta. - Sì, Gesù, Ti amo, Ti amo, Ti amo, sono tutta Tua, sono la Tua vittima. Di ben poco Ti accontenti. A chi vieni a chiedere di essere consolato! A questa miseria? O povera me! - Sì, figlia mia, vengo a te, perché in te ho trovato tutto e ho dato tutto per soccorrere l'umanità. Ho trovato in te un cuore forte e generoso; è con questo cuore che lo salvo il mondo. Ormai non sei tu che vivi, ma vivo lo, vive _Cristo. Continuo a invitare il mondo ad entrare nel tuo cuore, ma egli si rifiuta; è ingrato; non ascolta la mia chiamata. Cam­mino dentro il tuo cuore ad accendere il Mio divino amore nelle anime. Mi rifiutano tutto, non vogliono lasciarsi infiam­mare da Me. Ma lo non ho sosta né giorno né notte: è senza limiti la sete e la fame che ho di loro. È la tua fame, è la tua sete, è Cristo crocifisso in te. Ti ha amata tanto da farti simile a Me fino a questo punto. Quando ho cominciato a farti vivere senza alimento, già ve­devo il tuo doloroso martirio per soccorrere le anime. (diario, 19-7-1946).

...Ieri, già a notte, all'improvviso, la mia anima vide la Cena di Gesù con i suoi apostoli; vide il dolce Gesù benedire il pane; in quel momento di amore e meraviglia senza pari sentii che il mondo non era più lo stesso: Gesù gli si dava in alimento; andava in cielo e rimaneva col mondo. Quel­l'amore si estendeva a tutta l'umanità.

Nell'Orto la sofferenza tu tanta che [mi] sentii come una bilancia sospesa in aria, con il piatto più basso tanto carico da non poterne più e l'altro in alto, vuoto.

Gesù offerse al Padre il calice della Sua amarezza: prima si chinò su di esso, lo unì al Cuore, poi con le Sue divine mani lo sollevò: traboccava e versava sulla terra tanto Sangue da irrigarla... (diario, 2-8-1946).

...Oggi, dopo la Comunione, Gesù, per un po' di tempo, non mi ha parlato né ha dato segno della Sua vita divina in me. Io pregavo e Gli parlavo: avevo tanto da chiedergli! Egli ha interrotto la mia preghiera e mi ha detto: - Sono qui, figlia mia, a deliziarmi come il giardiniere tra i fiori che ha piantato e coltivato. Io, il Giardiniere divino, sono nel giar­dino del tuo cuore a contemplare i fiori delle tue virtù e a deliziarmi del loro profumo... Mia figlia, vengo a chiederti per questa notte una grande sofferenza e grande riparazione per tanti peccati che si commettono nei balli, nei cinema, nei casinò e per altri, molti altri... Non manchi la Mia Madre benedetta di confortare la no­stra figliolina; non resisterebbe al suo dolore. - È venuta Mammina, che, come al solito, mi ha presa tra le braccia e mi ha accarezzata; ma non ne ho avuto il solito conforto: erano carezze di grande dolore e tristezza. Molto triste mi ha detto: - Guarda, figlia mia... soffro con il mio divino Figlio: gli uomini sono tanto ingrati!... Consolaci almeno tu, che ci ami tanto; soffri per consolarci... - Sono pronta a far tutto, Mammina. Conto sul Vostro aiuto... Fate che la mia vita sia tutta di cielo. - Gesù ha aggiunto: - Va', figlia amata, va' in pace a sof­frire per il mondo, a salvare le anime. Tutto il cielo ti assiste, tutto il cielo,tí protegge... - (diario, 3-8-1946).

Ho forti tentazioni contro la fede... Credo, credo! (Momenti della Passione)

Se alzo gli occhi al cielo, non vedo; se li abbasso verso terra ove sono immersa, non vedo nulla. Provo uno sgomento di morte e tanta oscurità. Il mio spirito si è oscurato e sento che si sono oscurati gli spiriti di tutti :mi fa orrore il sentire che tutte le anime sono nelle tenebre. Non comprendo né vi è chi comprenda il mio dolore, in cui si strugge tutta l'anima. Mi sento come un vecchio strac­cio che si è seccato, consunto fino a sparire per non esistere più. L'abbandono in cui mi trovo non si spiega. Né amici né nemici mi servono di sollievo: temo tutti e soprattutto gli amici. Se potessi ricevere l'assoluzione per i miei peccati senza avere davanti un sacerdote, sarebbe per me un grande sollievo. Ho paura di loro. Quante volte mi sento come disperata, sen­za potere udire una parola di conforto che addolcisca il mio dolore! Chiedo a Gesù l'amore del Suo divin Cuore; Lo con­templo crocifisso; per la Sua Passione e Morte Gli chiedo assistenza, conforto e grazia per non vacillare. Né Gesù, né Mammina dànno vita alla mia morte; né il Cielo mi soccorre. Ho forti tentazioni contro la fede: mi pare tutto falso. Cre­do in Dio Padre Onnipotente; Gesù, io credo in Te, confido in Te.

Sono in un mare tanto furioso; le onde nere in cui com­batto giungono al cielo; nulla calma questa tempesta così fu­riosa. Sento come un'eco nell'anima che porta ai miei orecchi i gemiti, gli orrori, le urla dei disperati dell'inferno; le anime si sfasciano nel fuoco, come fossero corpi. Il demonio si ostina a volermi portare al peccato: non cessa il suo tormento; ebbi un attacco molto violento e molto prolungato... Nel pomeriggio di ieri mi si stringeva il cuore dal dolore: era cinto di spine sempre più penetranti. Camminavo verso l'Orto come se non potessi toccare il suolo: quelle spine mi ferivano i piedi; il suolo ne era coperto ed il dolore invadeva tutto il mio essere. Mi pareva che il corpo avesse occhi per vedere dappertutto: questi sguardi mi venivano dal di dentro. lo camminavo ma il cuore, quasi avesse grosse radici, re­stava legato alla città che era là in basso: città ingrata che mi strappava dal petto il cuore e lo calpestava... tuttavia il cuore mi ardeva di amore per essa... Oggi, sovraccarica del peso schiacciante della croce, cam­minavo curva, con la ferita della spalla che si aggravava sem­pre più; siccome andavo molto curva, sentivo e vedevo che dai miei occhi cadevano al suolo molte lacrime di sangue; usci­vano dagli occhi, ma erano spremute dalla sofferenza interiore causata da spine molto acute e penetranti... Ho veduta la spugna e l'ho sentita passare sulle mie lab­bra mentre una voce interiore diceva: - Non è questa la mia sete. - Ho veduto la lancia che doveva squarciare il mio cuore; ma era già aperto dall'amore, pareva una porta spalancata per ricevere tutti. Tale visione mi ha causato dolori d'agonia. E in quel momento gli occhi di Gesù, dentro i miei, si sono al­zati al Cielo: un grido rivolto al Padre è uscito dalle mie lab­bra, ma era di Gesù. Quel grido però si è fermato nelle nubi, avvolto nelle tenebre; sono rimasta in agonia. È venuto Gesù: - lo ti conosco, ti comprendo, vedo tutto... La mia luce non è per te, è per il mondo, esce dalle tue te­nebre... -. ... (diario, 9-8-1946).

... Mi pare di fuggire dai miei amici, da coloro che mi sono più cari: fuggo di qui, mi nascondo di là per evitare ogni incontro. Che taglio tanto grande! Voglio loro molto bene, ma li temo sempre più, molto di più. Tutta l'altra vita [vita celeste] si è spenta, è morta: per­fino il nome di Gesù e di Mammina; il Cielo, Patria bene­detta, è scomparso... Gesù, Mammina, il Cielo e la Trinità divina che amavo tanto, non esistono più per me. Nonostante questo sentimento, non tralascio di esclamare di cuore: - Ge­sù, Mammina, sono Vostra! O Cielo, vieni in mio aiuto! - È la mia invocazione al colmo del mio dolore. Senza sen­tire né ricevere conforto o gioia, mi curvo per ricevere la croce, ripetendo sempre: «Gesù, sono la Tua vittima». Talvolta provo ancora sentimenti di disperazione e forti tentazioni contro la fede. In quei momenti la mia preghiera. è questa: - Cuore di Gesù, confido in Te! Credo in Dio Pa­dre onnipotente! Mio Dio, Tu sai che Ti amo; o, meglio, credo in Te e solo Tu sai quanto desidero amarti. Lasciami impaz­zire per tuo amore e fa' che in tutto muoia la mia volontà, il mio io, affinché solo Tu viva, o Gesù. - ... (diario, 16-8-1946).

Quel Sangue placa la Giustizia e illumina la terra (Momenti della Passione)

... Sento il mondo nella oscurità, come vi sono io. Il sole non nasce; non spunta il giorno. Il sole si abbatte sulla terra e pare si frantumi contro di essa in schegge di terrore. E la terra rimane nera, in silenzio, disfatta nelle ceneri della morte. Il Cielo contro la terra! Che confusione, che rivolta! E il mondo gioca, gioca insensato dinanzi alle minacce di­vine che lo aspettano. Mio Gesù, che orrore! Il mondo non teme Dio! Il Cielo sprigiona fulmini; si disfa in fuoco! Che rumore spaventoso, oh, assai più che di forti tuoni!

- Mio Gesù, io Ti amo, mio Gesù, sono la Tua vittima! - Sento di non avere corpo per soffrire: il dolore è in me ciò che è il fumo nell'aria: fa soffrire, mi consuma, ma spa­risce tutto. Questo fumo che non è fumo va pazzo ad avvol­gere tutto il mondo, ad avvolgerlo: lo vuol salvare a qualsiasi costo, vuole una rigenerazione; chiede nuovo sangue, chiede un mondo di purezza e di amore. Povera me! Voglio tutto e non riesco a nulla; voglio amare Gesù e nel cuore non ho amore; voglio dargli anime e sento di non dargli neppure la mia. Ho perso tutto e tutti: che sarà di me, mio Dio!?...

Gesù non mancò di venire a prendere quella riparazione che mi aveva chiesto: che notti tremende! mio Dio, che lotte tanto prolungate!... Gesù mi parlò: - Figlia mia, mia amata, cuore di dolore, cuore di amore, scrigno ricchissimo ove è racchiusa la maggior ricchezza, la moneta più valida per comprare le anime! Il do­lore è amore: col tuo amore, col tuo dolore, con la moneta della tua sofferenza, Io sono andato alla ricerca e alla con­quista delle anime. Eccole! Vengo a te, come buon Pastore, a chiuderle nel tuo cuore che è grande... Il tuo dolore, il tuo amore, sono come calamite che attraggono... Dimmi molte volte che le vuoi salvare tutte. È stato con il tuo amore e con la tua sofferenza che sono andato a comprare le più lontane dal­l'ovile e in pericolo di perdersi... - (diario, 23-8-1946).

Cerco di emendarmi, di fare un grande sforzo su me stessa per vedere se riesco a nascondere il mio dolore. Mi pare di usare frasi crude con coloro che mi sono cari quando mani­festo loro il mio dolore; poi vorrei inginocchiarmi ai loro piedi e chiedere perdono; agisco in questo modo soltanto con chi ha potere e diritti su di me, sulla mia anima. E questo au­menta il mio martirio. O Gesù, perdonami e dammi forza per migliorare e per correggere i miei difetti. E se a Te piace, fa' che io sappia nascondere le lotte e le tristezze dell'anima. Mi sento in un angolo del mondo; coloro che mi sono più cari sono nell'angolo opposto. Quale distanza ci separa! Sento che essi, come me, hanno la stessa oscurità, subiscono lo stesso disprezzo e abbandono e la stessa morte. Da loro non posso ricevere conforto né vita. ... Ieri sentivo avvicinarsi l'agonia dell'Orto: uno sgomento che non saprei spiegare. Questa sofferenza aumentò nel sentire nell'anima lo schianto di forti tuoni, accompagnati da fulmini accecanti che incendiavano il mondo; il cielo scendeva sulla terra morta per il peccato, morta per causa di tutti i vizi. Pareva che tutto il firmamento si dissolvesse in fuoco. Mio Dio, che ribellione! Sentivo che le anime non temevano Dio. Nell'Orto pareva che gli ulivi si prestassero a nascondermi tra i loro rami, ad occultarmi tutta la luce per terrorizzarmi di più nella mia oscurità: i rami e i tronchi tremavano con me, con tutto il suolo. L'Eterno Padre si era ritirato: pareva non esistere. Ma la Sua giustizia scendeva come nere nubi a schiacciarmi. Sentii tutto il corpo bagnato di sangue. E gli sguardi miti di Gesù erano nella mia anima: quale serenità, la Sua, ma in quanta sofferenza! Dal calice amaro scorrevano fiumi di sangue: era quel sangue ad allontanare dalla terra il peso della giustizia divina e a dar luce alla terra stessa... Oggi, lungo il Calvario, dopo di essere caduta con la croce e prima di essere trascinata per terra, ho sentito nel petto calci tanto forti che mi hanno lasciato come se il petto fosse aperto... È venuto Gesù: - Ti invita un Cuore di sposo, l'amore di Sposo e di Padre. Sono lo, il tuo Gesù, che ti invito a entrare, attraverso la piaga del mio petto, fino alla fonte del mio divin Cuore; non per bere, perché senza un miracolo non puoi resistere al mio amore, né sopportare la forza del mio Sangue divino; entra, vieni soltanto ad avvicinare le tue lab­bra a questa fonte; vieni a refrigerarle per saziare la tua sete di amore, la sete che hai di darmi anime. Unisciti a Me: è questo il Sangue che genera i vergini e che dà vita, grazia, purezza e amore. Non intendo soltanto, figlia mia, darti vita e addolcire il tuo dolore, ma voglio dare a te affinché tu dia, voglio dare a te per ricevere. lo sono l'Agricoltore che semina e raccoglie, sono il Giardiniere che pianta e coltiva i fiori. Raccolgo le tue sofferenze in vasi dorati per le anime. Figlia mia, sono come il ricco avaro, mai soddisfatto del suo rac­colto. Coraggio, dammi di più: non negarmi nulla. Continuo a chiederti questo duro martirio, questa dolorosa riparazione. Il mondo corre verso l'abisso: è in pericolo di precipitarvi e rimanervi per sempre sepolto. Non posso più trattenere la giu­stizia dell'eterno Padre. Ecco i sentimenti che ho fatto provare ieri alla tua anima. Sono stanco di richiamare a nuova vita e a riconciliarsi con Me. Povero mondo, se non si rialza: il fuoco divino lo carbonizzerà. E il fuoco che hai sentito ve­nire dal cielo con lo schianto dei tuoni. Erano nubi di castigo quelle nere nubi. Soccorri, soccorri il mondo! Dammi tutte le sofferenze. -

- Gesù, Tu mi parli così: allora non vale nulla ciò che io soffro per l'umanità? -

- Sta' tranquilla... Se non fossero le tue sofferenze, oh,. che sarebbe stato mai del mondo!... Va' a dettare tutto questo; raddoppia il tuo sforzo; do­nami questo sacrificio...

A somiglianza della mia Madre benedetta, va' incontro al tuo dolore e lascia la fonte del mio divin Cuore... - ... (diario, 30-8-1946).

Vengo sempre a te come un mendìco» (Momenti della Passione)

Dove mi nasconderò? Come sfuggire alla Tua giustizia, o Signore, se essa cade sopra di me e sul mondo che sento dentro di me, o, per dir meglio, sul mondo di cattiverie che sono io? Che grande pioggia di fuoco mi cade addosso dalle nubi che oscurano me e tutta la terra! Mi sento come impaz­zita dal dolore: guardo da una parte e dall'altra attorno a me, piena di paura e di sgomento, perché da ogni lato mi si presentano minacce e segni di distruzione. E io sola, abban­donata, timorosa di tutti meno che di Dio". Verso questo Signore Supremo pare che io abbia odio e rancore; sento di volerlo sopprimere con le mie cattiverie e crudeltà. Che dolore e che confusione! Temere tutti eccetto Dio, cui devo dare conto della mia vita tanto maliziosa e vergognosa... Il tempo per tutte le cose è una eternità; è brevissimo invece per comparire alla presenza di Gesù. Ed io sono senza il minimo merito, senza la più piccola cosa gradevole ai Suoi occhi divini...

Vorrei volare al cielo, vorrei potere abbracciare, imprigio­nare l'umanità intera perché neppure un'anima potesse fuggire da Gesù, abbandonando il cammino della salvezza. E non pos­so nulla, non vedo nulla. Che oscurità! Oscura la terra, oscuro il cielo! ...

Ieri, nell'Orto, sentii in modo così forte la giustizia di­vina da sembrarmi che il Suo peso aprisse la terra: io vi ri­masi sprofondata. Attorno a me era mare; sbattevano contro di me onde furiose, come io fossi il molo... Oggi... [Gesù] camminava con una pesante croce sulle spalle che diffondeva luce ed illuminava la terra. lo sentivo che Gesù voleva abbracciare, nell'intimo della Sua Anima, quella croce tanto pesante. Molte volte, intimamente, Egli ne baciava le sofferenze che gli causava: quanto amore in quei baci! Quale lezione mi ha dato Gesù! Sapessi imitarlo, abbracciando e ba­ciando la croce che Egli mi dà, portandola con amore simile al Suo! Più tardi, dall'alto della croce, ho sentito nell'anima uno, scroscio di flagelli; non perché i carnefici mi percuotessero in quel momento, ma perché desideravano farlo. Gesù, nel mio petto, alzò gli occhi all'Eterno Padre; già quasi moribondo per il dolore angoscioso causato da quelle cattive intenzioni, ha mormorato: - Padre Mio, mi costa l'ingratitudine, ma per­dona loro: ignorano che lo sono Tuo figlio. - Mammina, ai piedi della croce, ferma come una statua di dolore, quasi moriva col Suo Gesù. Ho sentito nell'anima i Suoi occhi agonizzanti disfatti dalle lacrime e come se quelle lacrime colassero nel mio cuore. Poco dopo è venuto Gesù: - Figlia mia, bianca colom­ba, coraggio ancora un poco!... Vengo sempre a te come un mendico, vengo per chiedere. L'ora è grave; grave è il peri­colo! Accetti quanto ti sto per chiedere? Guardami bene, ri­para per Me. Non ho più il Cuore; gli uomini l'hanno an­nientato con le loro iniquità, l'hanno distrutto con il dolore [procuratomi]. Vedi il mio Corpo come è ridotto. - Ho veduto Gesù senza Cuore nel petto. Il suo Corpo di­vino non era [neppure più] uno scheletro: non aveva né carne né ossa, pareva un guscio vuoto. I Suoi occhi divini, senza brillio, si scioglievano in lacrime. Piena di compassione, ho alzato verso di Lui le mie mani: - Mio Gesù, chiedimi tutto: accetto tutto, ogni dolore. Ma dimmi, che ne è del Tuo Cuore, della Tua bellezza, del Tuo amore? Come puoi amare così? Gesù mio, Ti amo, sono la tua vittima. Voglio soffrire tutto, nella certezza e nella ferma fiducia che Tu mi aiuti a soffrire, che non mi abbandoni... Non voglio vederti soffrire, e voglio che Tu perdoni all'umanità. A che cosa Ti hanno ridotto! Perché, essendo Dio onnipotente, Ti sei lasciato ferire così? - Tranquillizzati, figlia amata; lo ti amo e posseggo amo­re per amarti; ho Cuore, ho Corpo, ho tutta la Bellezza: ma era questo lo stato in cui gli uomini mi avrebbero ridotto­se se fosse stato possibile. Guardami, contempla ora la mia Bel­lezza ed il mio Cuore divino, pieno di amore: è stata la tua accettazione generosa, sono stati i tuoi atti di amore! Ripetimi molte volte che Mi ami e che sei la Mia vittima. - Ho visto allora Gesù tutto amore e bellezza; ho sentito che mi ha avvolta con l'amore del suo divin Cuore, ma, ormai senza lacrime, ha aggiunto: - L'ora è grave; è necessa­ria, figlia mia, è urgente una riparazione; senza di essa, tra pochi giorni, si perderebbero eternamente sei sacerdoti, tra quelli che più Mi offendono... - Tutto ciò che vuoi, Gesù: sono la tua vittima... - ... (diario, 6-9-1946).

Una lettera per la natività di Maria

... Il giorno 8, compleanno di Mammina, fu un giorno di dolore...

Le scrissi una lettera di mio pugno: una forza mi obbli­gava mentre un profondo dolore mi compenetrava tutta e mi rattristava per non saper dire nulla di ciò che volevo e per non amarla come desideravo. Quanta nostalgia ho sentito per la festa del Cielo! Deposti ai Suoi piedi santissimi la lettera, i fiori e le candele, cantai, ma con molto sacrificio! Il mio canto mirava a lodarla e a nascondere il mio molto soffrire... (diario, 13-9-1946).

« Mia cara Mammina del cielo, io mi rallegro per il Tuo compleanno, so che non sono degna né atta a farlo per la miseria, l'infedeltà e le ingratitudini verso Gesù Tuo amatis­simo Figlio e verso di Te. Che miseria, la mia! Tuttavia non devo scoraggiarmi per­ché, proprio per questo, sono più degna della compassione di Gesù e di Te che sei Consolatrice degli afflitti e Madre dei peccatori. Abbi pietà di me perché sono la peggiore. Mammina, un altro anno è trascorso e sono ancora in que­sto esilio. Quando arriverà la mia Patria? Tu vedi la mia pena e la mia nostalgia. Un anno fa non supponevo che oggi sarei stata ancora qui, né che avrei avuto colpi così duri. Ma sia fatta la Volontà di Gesù. Mammina, fra un anno sarò ancora qui o sarò in cielo a cantare le tue lodi? Spero e confido. Però accetto con gioia i disegni di Gesù. Non voglio la volontà mia; voglio soltanto Gesù. Fa', o dolce Mammina, che in questo giorno benedetto muoiano per sempre il mio io, il mio orgoglio, il mio amor proprio, la mia volontà e tutti i miei difetti. Non voglio che trascorra la giornata senza rinnovare la donazione della mia verginità e purezza, anche se il demonio mi dice sovente che non sono più vergine, e altre cose. Regina delle vergini, abbi pietà di me. Sono Tua, o mia dolce Mamma. Conserva per Te il mio corpo, la mia anima e tutto il mio essere. Insegnami ad amare Gesù ed amalo per me. Siccome non so salutarti e ne sono indegna, chiedo a Gesù,. alla Trinità santissima, a San Giuseppe Tuo sposo, agli Angeli e a tutto il Cielo, di farlo per me. Dammi, o Mammina, il tuo amore, la benedizione e il per­dono. Benedici coloro che mi sono più cari e il mondo intero.. Accetta, in forza del Tuo amore, questi fiori e questi lumi._ Sono la più indegna delle tue figlie, la povera Alexandrina, 8-9-1946 »

«Io non soffro se non in te» (Momenti della Passione)

... Questa settimana ho ricevuto Gesù Eucaristico una sola: volta. La fame che sento di Lui è quasi disperazione... Senza il Suo alimento divino mi sono indebolita tanto che non posso più rialzarmi... Qualsiasi tentativo di conforto da parte di co­loro che mi sono cari non raggiunge l'effetto: rimane subito sepolto con me. Mio Dio, tutto muore, eccetto il peccato. Ahi, come sento il mio corpo corrotto e disfatto in piaghe nauseanti! Che mostro abominevole frutto del peccato! Che pietra dura,, che mondo di iniquità! Sento come venute dal cielo bombe che esplodono su di me, che incendiano e distruggono tutto questo mondo che sono io, o di cui mi sento portatrice. - Gesù, non ne posso più. Sento di non poterne più. Vieni in mio aiuto; conduci con Te la cara Mammina. Poiché non può giovarmi il conforto della terra di cui ho tanto bi­sogno, non venirmi meno con quello del Cielo... - ... Scesi da una grande scalinata per andare all'Orto, o vi discese Gesù in me; era già notte. Che dolore provò Gesù nel congedarsi da Mammina! Che triste separazione! Egli sapeva benissimo che poche ore dopo Ella avrebbe voluto abbracciarlo, prenderlo tra le braccia, guarirgli le ferite e non avrebbe nep­pure potuto confortarlo con le sue dolci parole di Madre. Dopo salii un'altra scala con le mani legate, quasi sfinita: salivo sotto una scarica di bastonate e calci, con il volto co­perto di sputi.

Fui condotta alla presenza di uomini severi, dal carattere cattivo, seduti in trono come re. Sentii lo schiaffo e, più di una volta, echeggiò nell'anima il canto del gallo. Che notte! Che dolore! Che tristezza profonda! Ma l'amore, le ansie di salvare il mondo superavano tutto. Oggi ho cominciato a sentire la sofferenza del Calvario sol­tanto quando giunsi alla cima: stavo proprio perdendo la vita. Mentre mi spogliavano, le risa di scherno sono state tali che echeggiavano per tutto il Calvario; mentre venivo inchio­data furono tali gli strappi che ebbi l'impressione di restare con il tronco senza braccia né gambe: tutto il corpo pareva smembrato; il dolore è stato così forte che senza un miracolo sarei morta subito. L'amore ferveva dentro al cuore, mentre continuavano l'a­gonia e la invocazione al Padre. Che sete ardente! Era Gesù che ardeva d'amore nelle ansie di aprire il cielo alla povera umanità; e questa rimaneva nel suo stato di odio, di colpe e freddezza. Che differenza tra Gesù e gli uomini! Sono rimasta molto tempo in questa dolorosa agonia...

E’ venuto Gesù, mi ha proteso le sue divine Braccia; ho sentito come se Egli mi tirasse fuori da un grande abisso di dolore, da un sepolcro senza fondo. - Vieni qui, figlia mia... Riposa dentro il mio divin Cuo­re; coraggio! Prendi forza da Me, rialzati dalla tua sfinitezza... Va' a ricevermi nella Comunione: è il tuo Angelo custode che ha l'onore di darmi a te ... - ... (diario, 20-9-1946).

... - Mia figlia, mia figlia amata, quanta malizia! Il mio divin Cuore, come sul Calvario, non ha un soldato solo a squarciarlo con la lancia: sono ora milioni e milioni i pec­catori che mi feriscono. Soffri e ripara, soffri per amore: è Gesù tuo Sposo che te lo chiede. - ...

... - Il mondo mi crocifigge continuamente, ma non sono Io che soffro; mi sono rivestito di te; è Cristo in te. Dalla lancia è aperto il tuo cuore; è la tua testa che è coronata di spine; sono feriti i tuoi piedi e le tue mani; è flagellato il tuo corpo; sei tu la vittima immolata, la vittima del Re divino. Ti ho creata per il dolore e per la riparazione, ti ho creata e fatta strumento di salvezza per le anime. Io non soffro se non in te, mia vittima amata. Coraggio! Sono la tua Guida; ti ho promesso di essere il tuo direttore, non ti vengo meno. Coraggio, il tuo cielo si avvicina... . ... (diario, 27-9-1946).

Il mio povero corpo su dure assi (Momenti della Passione)

... Senza pensarci e senza averlo combinato, proprio nella data anniversaria della mia prima Passione [3 ottobre 19381, il mio povero corpo, tutto bendato, fu posto su dure assi. Nonostante questo, aumentò sempre più la mia sete di do­lore e di amore.

Il mio medico, sempre caritatevole, dopo avermi preparato il mio duro letto mi disse qualche parola di conforto; lo rin­graziai di cuore, ma le sue parole volarono lontano come non fossero dirette a me. Da questa sofferenza passai a quelle dell'Orto. Su quel suolo nudo e duro tremai di spavento: pareva che le mie sofferenze sprigionassero scintille e formassero fiamme che mettevano in ebollizione il sangue fino a rompere le vene. Sentii una sete infinita d'amore! E fu in questo fuoco che offersi al Padre il calice di sangue... Sentii poi come se mi cadessero nell'anima le lacrime di mia sorella quando alla fine della mia prima Passione fisica seppe che si sarebbe ripetuta in tutti i venerdì. Mi sentivo come fossi una persona che non accetta conforto né parole amichevoli, come se in casa nostra fosse morto qualcuno. Pro­vavo l'afflizione, la tristezza e le lacrime di tutti i miei cari... (diario, 4-10-1946).

Cerco di vivere sempre nel più intimo della mia anima. E come vivo io? [Spiritualmente] in ginocchio, a mani giunte, capo inclinato ad adorare, ad amare la Trinità Santissima. Adoro e amo soltanto con i miei desideri; per la mia miseria non posso fare di più.

Potessi far sì che tutte le anime vivessero la vita intima con questo tesoro Divino: Lo adorassero e L'amassero!... Continuo a stare sul mio duro letto, con grandi desideri di baciare e abbracciare queste assi. Quanto più mi costa per il dolore che mi consuma, tanto più me ne ricordo: Gesù è stato peggio di me sul duro legno della croce con il Suo Corpo santo tutto piaghe. Il mio corpo è legato; mi costa sopportare le bende. Ma anche Gesù fu legato e trascinato da rudi corde: ha sofferto, innocente, per amor mio. Perché non devo soffrire anch'io che sono colpevole?

- Voglio soffrire, voglio amarti, mio Gesù. - Questi pen­sieri danno coraggio alla mia povera anima... (diario, 5-10-1946).

Bevo incessantemente al Cuore di Gesù (Momenti della Passione)

... Mi sento fortemente attratta a bere ad una fonte; non cesso di bere un solo istante. La mia oscurità è tale che vivo come non avessi gli occhi, né mai li avessi avuti, né conoscessi la luce. Ciononostante, senza consolazione, sento che quella fonte sei Tu, o Gesù; sento che è nel tuo Cuore divino ch'io bevo senza interruzione ed incessantemente, con le mie labbra, quasi fossero un innaffiatoio, bagno la terra e tutti i suoi abi­tanti. Non posso tralasciare di bere né di innaffiare. Tuttavia mi sento morire di sete e di fame. E soffro pure perché le anime non approfittano di questo alimento che viene dal cielo... Venne Gesù: - Vengo ad alimentare la tua anima, come Medico divino e a dare al tuo corpo quello che il medico della terra non può darti: il mio divino Sangue, il mio divino Amore, perché tu viva e dia vita alle anime. (diario, 18-10-1946).

Sono come un naufrago che si sprofonda nel mare. Navigo nel profondo di questo mare senza fine, non con le mie forze perché non ho più vita, ma trasportata dalle acque. Di tanto in tanto questo naufrago che è il mio corpo viene alla super­ficie a ricevere vita, per riimmergersi subito e morire nuovamente. - Gesù, mio caro Gesù, se non ci fossi Tu, col Tuo amore, se non ci fossero le anime, io non sarei vittima, non soffrirei tanto. È per Te, luce e forza del mio dolore, che io soffro. È per tuo amore che, gioiosamente, consento al dolore di con­sumare il mio corpo. - Che tempesta tremenda! Da ogni lato vengono contro di me le furie tempestose dei venti, i quali tentano strapparmi rabbiosamente le radici che mi sostengono. Ora più che mai mi sento sola, abbandonata da tutti. Ma non è soltanto l'abbandono: sento che tutti i miei amici, tutti coloro che mi hanno lasciata, hanno gli stessi dubbi miei, gli stessi timori di essere ingannati. Soffrono tutti per causa mia; sono tutti ciechi della mia cecità, mentre io non voglio ferire Gesù, né voglio che gli altri Lo feriscano per causa mia. - Gesù, non consentire che io Ti inganni, né che inganni nessuno. Il mio unico fine sei Tu: il tuo amore e la salvezza delle anime. -

Nonostante questa lotta continua, non posso cessare di bere, sono obbligata ad andare a quella Fonte, che mi pare sia il Cuore di Gesù. Mi sento obbligata a bere per dare la stessa bevanda alle anime. Il mio cuore non riposa. Potrà essere saziato soltanto quan­do possiederà Gesù. Quando mai Lo avrò eternamente? ... Non tardò Gesù a venire, a scuotermi dalla morte, a darmi vita: - Mia figlia, porto sicuro, arca di salvezza... tutti coloro che ti visiteranno saranno salvi, se non abuseranno di questa mia promessa conducendo una vita di peccato e di offe­se contro di Me. E dopo la tua morte tutti i peccatori che si raccomanderanno a te o ti verranno raccomandati, saranno pure salvi...

Come è bella e gloriosa la tua missione! Quanto ti ha ar­ricchita Gesù! Che grande prova di amore per il mondo!... - ... (diario, 25-10-1946).

...Ieri notte Gesù soffri immensamente l'agonia dell'Orto dentro di me: il terreno era duro duro; nulla lo rammolliva, neppure il Sangue di Gesù. Sentii che Gesù piangeva...: le la-

crime all'inizio non erano di sangue, ma poco dopo sì: queste lacrime anticipavano le gocce di sangue che ore dopo sareb­bero colate dalle profonde ferite delle spine.

Mentre sentivo queste lacrime con tutte le sofferenze del [prossimo] Calvario, tutti i rami degli ulivi tremavano e si scuotevano come per un forte vento; anche Gesù tremava di spavento. Dopo alcuni momenti mi sentii come fossi uscita da un sepolcro; la pietra che lo chiudeva era lì a fianco; uscivo gloriosa per trionfare su tutte le sofferenze. lo ero il sepolcro ed ero Gesù. Questa visione di gloria che sentii anticipata non mi diede nessun sollievo... Oggi, durante tutta la mattinata, la mia anima vedeva co­stantemente Gesù: camminava con la croce sulle spalle e quasi sempre proseguiva con il viso voltato a fissare la sua Madre benedetta che Lo seguiva... La sua agonia della croce (e io con lui) si svolgeva nella maggiore tristezza, nell'oscurità di spirito e nel più completo abbandono... Nuovo sentimento, nuova visione dell'anima: ho visto Gesù trionfare su tutta la terra, il cielo che si apriva ad illuminare come un sole la stessa terra.

Ma Gesù non è uscito dal suo dolore e le sue grida per­durarono fino a che spirò...

Poi è venuto: - Figlia mia, vita e luce delle anime, luce di tutto il mondo, messaggera di Gesù e di Maria! Sì, mes­saggera di Gesù e di Maria perché i nostri Cuori sono talmente uniti che sentiamo il medesimo dolore, le stesse ansie, gli stessi desideri e lo stesso amore: ciò che chiederai a nome Mio, chiedilo anche a nome Suo. Chiedi, sposa amata, orazione, ora­zione, penitenza, molta penitenza. E a gran voce fa' che si chieda! Di' che il Mio Eterno Padre esige riparazione, molta riparazione... - ... (diario, 1-11-1946).

Quel mistero dei Pane e del Vino (Momenti della Passione)

Che lotta da agonia per la mia anima! Mi trovo fra la vita e la morte...

Gesù ha permesso che in tanta sfinitezza ed agonia di spi­rito venisse qualcuno [d. Umberto] a sollevarmi con parole di incoraggiamento, lasciandomi più forte per alcune ore. Venne poi il demonio con nuove arti e nuovi mezzi per farmi cadere... Mi fece apparire la mia vita perduta, tutta piena di inganni, le mie confessioni mal fatte...

Ieri notte non giunsi all'Orto: rimasi nella Cena con gli Apostoli e con Gesù. Avevo molto impressi nella mia anima due sguardi: quello di Gesù e quello di Giuda: che differenza! Quello di Gesù molto dolce diffondeva amore; quello di Giuda era sfigurato e disperato. Sentivo in me anche i loro due cuori: quello di Gesù colmo di bontà e di sante attrattive, quello di Giuda colmo di rancore e di odio. Sentivo in me anche la lingua di Giuda: ardeva di fuoco infernale ed aveva appena mangiato il Pane e bevuto il Vino, benedetti da Gesù. Vorrei essere capace di descrivere lo sguardo di Gesù ri­volto al Cielo al momento della benedizione. Vorrei che tutti conoscessero quel Mistero del Pane e del Vino trasformati nel Corpo e nel Sangue del Signore: prodigio mirabile! Che abisso insondabile di amore! Nonostante mi sen­tissi immersa in esso, non lo comprendevo sì da saperlo spie­gare; potevo sentirlo; solo in Cielo Lo comprenderò pienamente. Quanta luce, quanto amore pervadeva tutti: Gesù, gli Apo­stoli e me! E tutto questo in me!... Il traditore scese le scale, disperato, per andare a conse­gnare Gesù. Gesù, con il suo sguardo divino, vedeva tutto; sentiva il bisogno di piangere, ma non pianse; nascondeva il suo dolore, sorridendo teneramente ai suoi Apostoli... (diario, 15-11-1946).

«Un silenzio prolungato dice tutto

«Mio buon padre [Umberto], ho sofferto tanto: ho molti conati di vomito; il mio corpo e assai più l'anima soffrono molto. È venuto d. Alberto: se non fosse per l'assoluzione, sarebbe stato meglio che non fosse venuto. Ha tentato di obbligarmi a fare alcune domande a Gesù. Ho pianto molto in sua pre­senza; gli ho detto che non obbedivo... In quei momenti mi è parso di essere abbandonata da tutti; senza l'aiuto del Signore, mi sarei disperata. Dopo avermi tor­mentata assai, certo involontariamente, mi ha dato ragione, ma i dubbi e il dolore sono rimasti... » (lettera a d. Umberto, 22-10-1946).

... - O mio Gesù, non so come dare quella risposta. Non la comprendo. -

- È molto chiara, figlia mia. Il silenzio è sempre eloquente quando non vi è nulla da dire. Un silenzio prolungato dice tutto, dà tutta la luce: è con questo silenzio che l'anima com­prende ed ha luce per rinunciare a quello cui non deve essere attaccata. Coraggio, molto coraggio!... - ... (diario, 2-11-1946).

« Mio buon padre [Pinho], passa il tempo ed il dolore au­menta. Quanto più il tempo vola, tanto più sento nostalgie, desideri, ansie di aprirle la mia anima... Lei può farsi un'idea di quanto soffre la mia povera anima.

Mi vedo afllittissima per causa di d. Alberto. Le mie con­fessioni sono rare e brevissime. Egli trascorre il suo tempo presso di me a parlarmi di altre anime e ad ordinarmi di do­mandare certe cose al Signore. Ho dovuto concludere col dirgli "Non obbedisco, non obbedisco!"... Mi sono messa a piangere; in quei momenti mi sono sentita abbandonata: non sono ca­duta nella disperazione, ma solo per grazia di Dio... Vedendo le mie lacrime e accorgendosi che il mio cuore veniva meno, mi ha assicurato che non mi avrebbe più ordinato di fare do­mande al Signore. D. Umberto mi ha scritto che è stato un bene quanto è av­venuto perché, diversamente, quel tormento sarebbe continuato; e mi raccomanda di non prendermela. Ma ciò mi affligge non poco. Su questo punto avrei tanto da dire: d. Alberto ha di buono la santità, ma io devo sopportare tutto il resto. Non voglio essere ingrata; diversamente non so cosa avrei fatto... » (lettera a p. Pinho, 21-11-1946).

Nuovi esami medici

Nuovi esami, altre spine, croce più pesante. Potrò soffrire oltre? Sì, lo posso, con la grazia del Signore... Quando mai il mio corpo non sarà più esaminato dai me­dici? Quando finiranno tante umiliazioni e il dispiacere di es­sere motivo di sofferenza per chi ha fatto tanto per me? Per non risentirne, sarebbe necessario non avere cuore.

Meno male che approfitto di tutto questo per offrire qual­cosa a Gesù...

La notizia di un nuovo esame mi ha lasciato un grande ed amaro abbattimento, ma non come gli altri esami; infatti questo annuncio mi fece vedere lontano, molto lontano, un nuo­vo orizzonte lieto e luminoso... Non so come raggiungerlo, ho paura, tanta paura di arrivare là: mi vengono incontro da ogni parte tante belve". Quell'orizzonte luminoso non è per me, ma io devo arrivarvi: per me c'è tristezza e dolore; dentro di me sento la morte... (diario, 8-11-1946).

... Venne il giorno 24. All'alba mobilitai il Cielo a inter­cedere per me presso il trono di Dio: avevo molta paura. Nella Comunione mi abbandonai nelle braccia di Gesù e di Mammina per soffrire e per amare in Loro con una donazione totale; non tralasciai di chiedere forza ed aiuto. Passarono ore senza che sentissi conforto dal Cielo...

Ho fatto il possibile per celare la mia paura ed il mio dolore affinché i miei non soffrissero. Quando giunsero coloro che temevo, prima ancora di ve­derli, tentai di trarre un lungo respiro, ma il mio cuore non aveva la forza: che momento senza vita!

Mi indicarono Mammina dicendomi: - Coraggio! La fissai balbettando: - Mammina, aiutami! - La paura scomparve; sentii nuova vita. Durante tutto l'esa­me fui forte, quasi dimentica che stavano esaminandomi. Di tanto in tanto l'anima mia voleva erompere in cantici di lode al Signore. I dolori, quasi insopportabili, li offersi spes­so a Lui. Dico insopportabili perché mi costarono assai; Gesù non dà mai dolori che non si possono sopportare. E quando sono per Suo amore, Egli dà la forza: è Lui che soffre in noi. Quando i medici se ne andarono, rimasi subito sfinita e incominciai a sentire gli effetti del doloroso esame. Ma l'anima, per quasi un'ora, rimase forte e tentava di cantare al Signore... (diario, 26-11-1946).

In quale stato doloroso è rimasto il mio corpo dopo gli esami medici! E quante sofferenze dell'anima si sono inasprite ed aggiunte a quelle che avevo! Ho continuato a sentire in questi giorni le spade che mi feriscono il cuore. Sento il ran­core di chi tenta infiggermele e la rivolta di alcune anime che non vogliono ricredersi: sono forzate a cedere e non vogliono; sono come il re che non vuole cedere il trono`. Quanto soffre per questo la mia anima! Vorrei dire di più su questo punto ma non so spiegarmi. Vorrei fuggire e nascondermi agli occhi di tutti per starmene sola: ne ho tanto bisogno... I miei amici oh i miei cari amici! mi pare proprio che vengano da me forzatamente, e che non siano più gli stessi. Tuttavia confido. O mio Gesù, rimani almeno Tu e fa' che quando mi sento sfinita, non Ti offenda mai, mai! Sono caduta in una sfinitezza tale che non sopporterei più nessun esame; non resisto più; muoio sotto la paura e le umi­liazioni.

La sete di amore per Gesù non cessa; il desiderio di dargli anime è più forte di me; non so però che fare per conqui­starle a Gesù... Gesù mi ha sorriso pieno di dolcezza e di bontà e mi ha detto: - I tuoi amici non vengono forzati, ma per amore. Sono lo che permetto questa tua impressione per restare Io solo in te. Sono lo che ti do queste tenebre, perché tu non veda il potere e le meraviglie che ti ho dato. Lo faccio perché non vi sia in te nessuna ombra di vanità. Sapessi quanto ti sostengo e quanta cura mi prendo di te!... Coraggio! Io vinco gli uomini. Vengono umiliati coloro che si esaltano ed esaltati coloro che si umiliano. Io vado e resto con te a vincere le tue tenebre, il tuo martirio ed il tuo abbandono. Farò che tu non comprenda mai le mie meraviglie, abbreviando i miei colloqui; ma ti amo, ti amo, figlia cara! - ... (diario, 29-11-1946) 6'.

Ciò che vale è amare Gesù

... Una forza irresistibile mi obbliga a seguire Gesù, a do­narmi a Lui perché egli si serva di me come strumento di salvezza per le anime. È questa la mia sete, la mia fame. Ma con intensità ancor più forte vorrei portare la luce del Vangelo, l'amore di Gesù fino ai confini del mondo. Vorrei portare conforto a tutte le anime; vorrei sfamare tutti gli affa­mati e vestire tutti gli ignudi; a somiglianza di Gesù vorrei soccorrere tutti'. Soltanto così il mio Gesù sarebbe rallegrato e consolato... (diario, 6-12-1946).

... - O mio Gesù, io voglio soffrire, ma sapere che in tutto faccio la Tua divina Volontà. Se volessero che io mi alimentassi mediante iniezioni, che dovrei io fare? -

- Sta' tranquilla... Non ti alimenterai più sulla terra. Il tuo alimento è la Mia Carne; il tuo sangue è il Mio divino Sangue... Non voglio che tu usi medicine, alle quali possano attribuire potere di alimentazione. Questo ordine è per il tuo medico: sarà lui che prende la tua difesa'. Voglio che con­tinui ad aiutarti con tutta la sua vigilanza. È grande il mi­racolo della tua vita... - (diario, 7-12-1946).

... Prego per coloro che mi feriscono per coloro che sono ingrati verso di me. Mostrando a Gesù il mio cuore Gli ripeto: - Gesù, Tu vedi che a tutti coloro che mi fanno soffrire auguro ciò che desidero per me. Vedi che non ne posso più; anche così crudelmente ferita, non sento la minima ribellione verso di loro. Perdono loro tutto per Tuo amore e perché si salvino le anime. Se non avessi la Tua grazia, li offenderei come offendono me, tanto sono miserabile: poveretta me, sen­za di Te!... -

Dal giorno 6 all'11 è stato l'ottavo anniversario della mia prima uscita di casa per essere esaminata ': essere giudicata senza avere commesso nessun crimine! Che tristi ricordi! Quan­te lacrime nascoste, quanti sospiri occulti! Gesù avrebbe tanti motivi per lamentarsi di me e non dice nulla; il mondo invece mi giudica a modo suo. Chi potrà vin­cere, mio Dio? Soltanto Tu conosci il motivo della mia ac­cettazione della croce, della mia croce amata che non cambierei con tutte le grandezze e le ricchezze del mondo. Gli onori del mondo non valgono nulla. Ciò che vale è amare Gesù... (diario, 13-12-1946).

La visita di un carmelitano

... Venne un sacerdote ad interrogarmi sulla mia vita. Mi costò molto rispondergli, ma lo feci senza turbarmi. Mi rivolse parole di grande conforto che mi incoraggiarono. Non so come ringraziarne il Signore. Mi sono sentita tanto piccola: piansi; le lacrime non furono di dolore, perché non v'era motivo; ma non furono neppure di gioia, perché Gesù non me la concede: furono lacrime di fortezza; l'anima era forte. Quando il sacerdote si ritirò, io lodai Gesù e Mammina e Li ringraziai. Intanto si levò in me una tremenda tempesta che portò la più fitta nebbia, la notte più nera: tutto sfumò ben presto e io perdetti tutta la fortezza. Quelle parole di tanto conforto rimasero sepolte, sparirono e non affiorarono più alla mia mente. Abbracciai la mia croce. Lo vuole Gesù! Sia benedetto... (diario, 20-12-1946).

« Mio buon padre [Pinho] ... Passò di qui un padre carme­litano' che tre anni fa venne in Portogallo da Roma dove era professore di ascetica e di mistica, cose che io ignoro. Dopo una conversazione di quattro ore e mezza partì dicendomi: - Stia tranquilla; può stare tranquilla: in tutto ciò che mi ha detto non ho colto una parola che sia contro il Vangelo né contro la dottrina di Santa Teresa d'Avila e di San Gio­vanni della Croce. Conosco la mistica e l'ascetica come il pane quotidiano. Le sono sincero. Sono già stato scelto per esaminare altri di questi casi e mi sono messo contro, ma qui no: sono anzi in suo favore. Viva in molta umiltà, viva sempre come ha vissuto. Le sue sofferenze sono pietre preziose per la corona che l'aspetta. Più tardi parlerò. Dica pure la mia opinione a d. Umberto. - Mi incoraggiò molto. Piansi lacrime di conforto. A prima vista pareva una persona molto austera. La mia vita è colma di umiliazioni e contraddizioni. Tut­tavia il numero degli amici non diminuisce, anzi aumenta; ciò nonostante, mi sento sempre più sola: è questa la mia sorte. Tante volte dico a Gesù: - Spogliami di tutto, svuotami di tutto per riempirmi di Te: solo di Te, sempre di Te, eter­namente di Te! - Soffrissi sola, non mi costerebbe tanto; ciò che più mi pesa è che soffrono con me coloro che mi circondano. Così vado avanti implorando giorno e notte il Cielo per averne aiuto, abbracciata al mio crocifisso e alla cara Mam­mina, in attesa di giorni migliori e, infine, il paradiso... » (let­tera a p. Pinho, 13-2-1947).

Una lettera a Gesù Bambino

... Procurai di preparare a Gesù Bambino, con i miei atti d'amore, sacrifici, orazioni e tutte le sofferenze più intense, una « culla soffice », degna della Sua nascita... Volli scrivergli di mia mano e fargli l'offerta totale di me stessa... Con quale sacrificio! e' Quale sfinitezza!... Scrissi così: « Al mio caro Gesù Bambino del presepio.

Ti scrive la tua figlioletta Alexandrina, che viene a Te per apprendere le Tue lezioni. Sii il mio Maestro... Dolce e caro Gesù, vengo ad adorarti umilmente prostrata e a consegnarmi interamente a Te per morire qui, in questo momento, a me stessa e al mondo. Lo voglio, Gesù, per vivere interamente di Te, per darti la prova, non dell'amore con cui Ti amo, perché è così poco, ma di quello con cui vorrei amarti. Ascoltami, Gesù, mio Amore. Per ottenere ciò che tanto brama il mio povero e freddo cuore fa' che i miei occhi non vedano se non Te, che le mie orecchie non odano se non le cose del cielo; che la mia lingua e le mie labbra non si muovano se non per parlare di Te, delle Tue cose e delle Tue lodi; che il mio cuore non abbia altri sentimenti che non siano se non amore e dolore: amore per amarti, dolore per consolarti e riparare. Sì, o Gesù, fa' che quanto si dirà di me, sia a lode o disprezzo, io lo consideri come se non detto di me: che io resti come un cadavere che non parla, non ode, non sente. Più ancora; voglio dirti di più: voglio farti un atto di rassegnazione alla morte e un atto di rinuncia. Se i medici con i loro esperimenti abbrevieranno i giorni della mia vita, io accetto contenta e perdono loro di tutto cuore. Rinuncio anche alle ansie e ai desideri circa la realizza­zione delle Tue divine promesse [circa il ritorno di p. Pinho `I; non voglio sapere né pensare se si realizzeranno: se il mio direttore verrà o no prima della mia partenza per il cielo.

Voglio ciò che Tu vorrai, o Gesù: la Tua volontà, la Tua gloria, il Tuo amore. Solo Te, mio Gesù! Tu sai quanto costi tutto questo al mio cuore 69; lo sento frantumato. Mi lascio schiacciare, annientare solo per amore. Accetta i brandelli di questo cuore per ornare i tuoi vesti­tini come fossero oro il più puro, pietre le più preziose. Accetta quanto ho sofferto, sentito e fatto durante la tua novena, come materasso e cuscino soffici al posto della paglia.. Ciò che vorrei darti, chiederti, dirti, Te lo dica il mio cuore! Riempimi di Te: colma di Te coloro che mi sono cari ed il mondo intero. Siimi Amico affinché non mi manchino le forze per compiere fedelmente la donazione che Ti ho fatto. Tu vedi quanto soffro! Per Tuo amore si salvino le anime. Perdonami. Dammi la Tua Grazia, il Tuo Amore con quello di Mammina. Sono la Tua povera Alexandrina, Tua indegna vittima. » (Natale, 1946).

Ho atteso l'ora della Sua nascita: allo scoccare della mez­zanotte, ho fatto accendere davanti al presepio due candele in Suo onore e Gli ho letto la lettera: leggevo e piangevo. Poi Gliel'ho collocata sulla paglia ai Suoi piedi». Senza sapere ciò che volevo, senza sapere parlare, Gli ho detto: - Gesù, prendi il mio cuore: che esso Ti dica e chieda tutto senza che io stessa sappia ciò che Ti dice e chiede; che esso Ti ami tanto quanto vuoi, senza che io stessa sappia che Ti ama. Accetta tutte le spine che mi feriscono e trasformale in rose per adornare il Tuo presepio. Rimasi poi molto tempo a contemplare Gesù, quando le lacrime me lo permettevano. Non ho parole per dire la mia oscurità, tristezza e ama­rezza, ma contemporaneamente la mia tranquillità e pace. In questa pace mi sono addormentata per qualche tempo, fino all'alba... (diario, 27-12-1946).

 

1947

Una colata di fuoco (Momenti della Passione)

... È passato un altro anno e non distinguo ciò che è stato perché non vedo se non tenebre dietro e davanti a me. Come ho trascorso il mio tempo? Come l'ho usato nel Tuo servizio? Molto male, Gesù mio! O vita che non ho saputo e non so vivere! Sono povera, sono miserabile, non sono nulla... Negli ultimi momenti dell'anno feci accendere alcuni ceri, recitai il « Te Deum »: è stato il mio ringraziamento al Signore per quanto si è degnato di inviarmi di dolore e di gioia. L'ho benedetto per tutto, perché fu tutto prova del suo grande amore. Nella mia ignoranza non ho saputo dirgli altro.

Iniziai il nuovo anno sorteggiando i miei protettori. Mi toccarono San Giuseppe e Santa Teresina: ne rimasi contenta. Siano essi la mia guida nelle tenebre, che tanto sgomento cau­sano all'anima mia. Ho invitato il Cielo a intercedere per me e ad insegnarmi ad amare Gesù e Mammina; vorrei vivere sol­tanto una vita d'amore.

Il giorno 2 fu il quinto anniversario di quando Gesù mi disse: - Preparati alla lotta che dovrai sostenere, apparente­mente sola. - E che lotta, mio Dio! Questa data mi ha ripresentato tra le tenebre i sentieri spinosi che ho percorso. All'inizio dell'anno cominciai a sentire cadere su di me una colata torrenziale di fuoco, che bruciava e decomponeva il mio corpo: lo sento come tra fiamme ardenti che lo riducono in ce­nere infuocata. Sono stanca di tanto soffrire, ma l'anima è a braccia aperte per ricevere quanto Gesù vorrà darle. Ebbi un combattimento tanto grande con il demonio... Ieri notte, quanto più mi sforzavo di sviare il pensiero dal­l'Orto, tanto più il cuore gli si avvicinava. Il suolo dell'Orto e la giustizia di Dio erano per me come due pietre da mulino: il mio corpo era il grano di frumento che esse schiacciavano e macinavano. Il cuore, come una nube che si apre per scaricare acqua, si aprì per scaricare amore e ricevere tutto il dolore. Per quel do­lore ho sentito il mio corpo in sudore di acqua e sangue. Prostrata, in un antro isolato, sentii, e l'anima mia vide, un angelo che mi rialzava; rimasi più forte per affrontare quanto mi attendeva. Oggi, fin dal mattino, Gesù era nel mio cuore con il suo santo Capo coronato di tante acute spine... Ho sentito che Egli, dall'alto della croce, nella più dolorosa agonia, negli ultimi momenti della Sua vita, diffondeva amore, che si estendeva a tutto il mondo come si diffonde un profumo. Con Lui agonizzavo per Suo amore e per le anime. Sono rimasta come morta un bel po'. Sentivo una vita, venuta da grande altezza, quasi a contemplare la morte del mio corpo; ma era vita che non gli apparteneva. È venuto il mio Gesù: - Figlia mia, non vi è nulla che separi i cuori che si amano di un amore puro e santo. I nostri sono uniti: il Mio e il tuo nel massimo amore, amore divino, amore di Dio. Nulla ci può separare. Ma Io voglio, all'inizio dell'anno, nel primo venerdì, dedicato al mio divin Cuore, unirli e intrecciarli nuovamente; chi viene a legarli è la tua e Mia Madre benedetta... Ho travasato nel tuo cuore tutta la mia ricchezza. E sai perché? Ti ho consegnato il mondo e oggi rinnovo la consegna. E’ per mezzo tuo, grazie al potere e alla missione da Me dati, che questo mondo viene a Me e passa liberamente dal tuo cuore al Mio... Ma non aspettarti consolazioni e gioie: sei la mia vittima. Ma non voglio terminare questo colloquio senza preavvi­sarti, senza dare al mondo questo avvertimento. Hai sentito ca­dere una colata di fuoco su di te perché sei la mia vittima; è pioggia che presto cadrà sul mondo se non si convertirà... - (diario, 3-1-1947).

Mi domandano se amo Gesù. Non so se Lo amo, ma so che voglio amarlo. Non so parlargli né so come Gli parlo: so che tutto si immerge nelle tenebre e in esse tutto sparisce e muore. Sono molte le mie sofferenze; e tanta la mia amarezza!... Il mio corpo è come grano che non è mai macinato abba­stanza; l'ingranaggio che muove il mulino non si incaglia, non cessa di macinare. Vivo talmente abbandonata, che non trovo conforto sulla terra. Nelle mie confessioni, ch'io faccio frequentemente per forti­ficare di più la mia anima con la grazia del Sacramento, non trovo sollievo né conforto. Sia con il parroco che con il con­fessore ordinario, sono sempre timida, piena di paura e sento di non essere compresa. Mio Gesù, sarà colpa mia, o sei Tu a permetterlo?... È da Te e da Mammina che attendo aiuto, conforto e pace... Continuo a sentire il mio corpo disfarsi in cenere di fuoco per quella pioggia bruciante che gli cade sopra; mi stanca al massimo, mi lascia senza vita... ... Sul Calvario tutto era silenzio: si udivano soltanto i so­spiri di Gesù; regnava soltanto il dolore, aumentato dal rancore di molti cuori che, soffocati da non so che cosa, non parla­vano più. E nel mio cuore sentivo come se tutto il mondo maltrattasse e lapidasse Gesù, pur vedendolo agonizzare in quel modo.

Mi sono unita molto al dolore di Mammina: con Lei desi­deravo avere Gesù sulle mie braccia per curare il Suo divin corpo molto ferito. Che dolore e compassione per Gesù! Che unione di amore e di agonia! E venuto il mio Gesù ed ha trasformato subito la mia ani­ma: - Figlia mia, la croce è vita, è amore, è segno di reden­zione. Io sarò con te, soffro e vinco in te... La tua vita è amore. Come non cessano un istante i crimini del mondo, così non cessa di cadere su te che sei vittima la scarica immolante del sacrificio e del martirio. Abbi coraggio!... Ripara... Vedi questa piaga? Trapassa il mio Cuore da una parte all'altra... Con quale malvagità è stata fatta! Sai chi è stato? - Mio Gesù, se non ti dispiaccio con ciò che voglio dirti, ascoltami. - Parla, figlia mia, dimmi tutto. - Chiedimi la riparazione che vuoi, ma senza che io sappia chi è [quel peccatore]. Non posso riparare in questo modo? - Gesù si è rallegrato tanto e subito il suo Cuore divino si è trasformato in amore, in forti fiamme. Quella ferita che trapas­sava il Cuore da una parte all'altra è sparita: tutto era luce... - Tu rimarrai come se non avessi intelligenza per capire il dolore, ma non per questo soffrirai di meno: soffrirai amara­mente. Sentirai come se mai o quasi mai Mi avessi posseduto; ma non per questo tralascerai di possedermi interamente, quanto più è possibile ad una creatura umana. Farò che molte anime vedranno Me in te, con tutta la mia ricchezza e gli inesauribili tesori del mio divin Cuore. Tu sei e sarai dopo la tua morte, per ogni anima in peccato, un parafulmine che attirerà su di sé il peso della giustizia divina; e per ogni anima in grazia, sarai una calamita che attira e che distribuirà l'amore che Io vi ho depositato... Sarai luce per l'umanità... - ... (diario, 10-1-1947).

Voglio essere grande per amarti e piccolina per me (Momenti della Passione)

Il dolore distrugge il mio corpo il quale ne resta così disfatto che mi pare non esista: vive solo il dolore. Io non sono neppure più un cencio immondo: non sono nulla. Quanto soffro occul­tamente! Solo Gesù lo sa. È per amor Suo e delle anime che mi nascondo il più possibile; soffro con Lui; basta che Lui lo sappia. Mi lamento e gemo solo quando sento di non poterne più; ma l'anima, la mia povera anima si dilata e la sua sofferenza si estende sempre più. Il dolore l'annienta in modo tale che già non sembra se non una scia di fumo che scompare nell'aria.

O mio Gesù, non ho più vita nell'anima e nel corpo: ho soltanto il dolore; lui solo vive dentro di me. È il compagno inseparabile della vita interiore, della vita intima con Dio.

Dico a Gesù: - Voglio vivere in questo corpo che non esiste; voglio vivere in esso tanto profondamente la vita inte­riore, la vita intima con Dio Padre, Figlio, Spirito Santo, che non voglio uscirne a trattare di ciò che è esterno: voglio morire in questa intimità. O mio Gesù, non permettere che il mondo mi separi da Te. - Ma io non so vivere e sento che non imparerò mai a vivere quella vita perfetta, quella vita dell'alto che bramo tanto. Mi perdo alla sua ricerca e non sono capace di impossessarmene. Sono tali le ansie che ho di viverla, che a volte mi pare di im­mergermi nell'abisso di quella vita che realmente non vivo più qui. Non è vita, pare una nube vagante che mi assorbe e mi porta non so dove. Nulla di questo è visto dagli occhi del corpo, nulla di questo è palpabile; sono cose dell'anima: non so dire altro. Povera me! Sento che non amo e non sono perfetta: quanto più forti le ansie di perfezione, tanto più è la corruzione e mi­seria! È ciò che mi fa vedere la mia oscurità, talvolta molto spaventosa. Ebbi con il demonio due attacchi violentissimi... Volevo uscire dalla lotta solamente per non peccare, ma volevo essere vittima... Nel pomeriggio di ieri, improvvisamente, sentii cadere sulle mie spalle un peso schiacciante; l'anima vide che era il Cielo, era la Giustizia di Dio... ... Sono stata condotta per una grande scalinata alla presenza dei giudici. Quanto ho sofferto nel sentire Gesù, grandezza senza pari, davanti a loro, fatto tanto piccolo e addirittura un niente! E loro, i veri niente, pieni di orgoglio, vanità, grandezza senza nessun potere! E’ stato abbattuto il Potente e si sono elevati nel loro orgo­glio coloro che non avevano nulla. Quanto Gesù soffriva in silenzio!... Quali segreti indicibili la mia anima vedeva in così grande sofferenza! ... Le tenebre nere della notte non impedivano alla mia anima di scrutare quei segreti; segreti che soltanto la sa­pienza di un Dio può e sa rilevare. Unita a quella Sapienza di cui non so dire nulla, mi sono sentita obbligata a soffrire e ad agonizzare... - Mio Gesù, voglio essere piccolina, per essere grande sol­tanto nelle Tue cose. Voglio essere vuota, vuota totalmente, perché Tu possa riempirmi. Voglio in me Gesù, soltanto Gesù. Voglio essere grande per amarti e per consolarti, voglio essere grande per salvarti anime; ma in quanto a me voglio essere piccolina, sempre piccolina... - Coraggio, figlia cara! In te tutto è amore, anche se adom­brato da imperfezioni, imperfezioni che Io permetto. Quanto più Mi brami, tanto più Mi possiedi; più soffri, più Mi ami e più anime salvi. Quanto più ti senti sparire e morire, tanto più in te appaiono le Mie opere e più vita dai alle anime... - ... (diario, 17-1-1947).

«Sono Io che svuoto tutto, sono Io che riempio tutto»

Passai la notte in grande sofferenza e in molte ansie. Il mio corpo era un mucchio di cenere disfatto dal dolore; il cuore sentiva, in modo orribile, tagli continui di spade affilatissime; allo stesso tempo voleva staccarsi e volare in alto verso Gesù, ma non poteva... Abbracciata al mio crocifisso e alla cara Mammina, non cessavo di chieder Loro amore. I dolori erano quasi insopportabili, ma le ansie di amore li superavano di molto. In questa angoscia non perdevo la mia unione con Dio; mormoravo sempre: - Mio Gesù, mi lancio nelle Tue braccia, Ti stringo per non lasciarti più senza desistere di chiederti amore. Anche se ogni volta che Te lo chiedo Tu mi mandassi via e mi battessi, non Ti lascerei, non tacerei, ma con maggiore coraggio griderei più forte: « Gesù, Ti amo! Dammi amore! Sono la Tua vittima ». - ... Gesù mi disse: - Dov'è la croce, la vera croce, ivi è l'amo­re. E dove è l'amore, ivi è Cristo. Tu soffri, Mi possiedi e Mi ami; hai tutto il mio Amore... Farò che il tuo dolore sia salvezza per il mondo, che l'amore con cui Mi ami si diffonda e si comunichi alle anime. Il tuo dolore e il tuo amore sono scala, ai peccatori ed ai giusti, per salire al cielo... Ciò che ti dico non è per elogiarti; non parlo per te, parlo per il mondo. È a lui che voglio mostrare che cos'è la mia vita divina nelle anime, che cos'è una vittima generosa e fedelissi­ma... - ... (diario, 2-1-1947).

... Aborrisco il mondo e ciò che racchiude; non perché deb­ba aborrire tutto ma perché voglio e debbo staccarmi da tutto. Sento come se qualcuno dentro di me stia spolverando, luci­dando, riordinando l'abitazione del mio cuore, della mia anima. Tutto viene buttato fuori. Mi sento vuota: una casa senza mobili. Questo vuoto deve essere riempito e quando sento che si riempie di una vita di cui non so parlare, vita superiore a questa vita, l'anima vede il cuore tanto pieno da traboccare: dal suo interno escono grandi fiamme che salgono in alto. In questi momenti rimango come assopita in questa vita e come se sparissi dal mondo. Sento di nuovo il vuoto e le ansie divoratrici di amore per Gesù... Te, mio Gesù, solo Te e nulla più. Sento contemporaneamente il distacco da tutte le creature, anche delle più care, mentre io stessa voglio esser loro grata e riconoscente. Non voglio vivere di loro per vivere soltanto di Gesù. Sono tagli dolorosi, sono sofferenze indicibili. Ma se almeno così amassi Gesù! Sapessi di amarlo, cesserei quasi di soffrire... ... Venne Gesù: - Stendi, figlia mia, su tutto il mondo il tuo dolore, come su di esso Io stendo il mio divino amore... Rinnovami molte volte la tua offerta di vittima; moltiplica i tuoi atti di amore... Sai chi è Colui che senti lavorare nella tua anima? Sono Io, il tuo Gesù, il tuo Sposo, il tuo Re. Sono Io che svuoto tutto, sono Io che riempio tutto. Ti posseggo tutta e tu mi possiedi tutto. Io butto fuori da te coloro che ti sono cari, ma senza danno né ingratitudine da parte tua; senza che tu tralasci di amarli. Potrei forse consentire che una mia sposa sia ingrata? So quanto costa l'ingratitudine e la sento tanto quando si mo­strano ingrati verso di te! No, non sei ingrata. Ciò che faccio è per togliere da te tutto ciò che è umano e perché tu possegga ciò che è divino, perché ti riempia solo il divino. È così, figlia amata! In te esiste solo l'amore, tutto l'amore di Gesù. Voglio darti ancora la vita di cui vivi: una goccia del mio Sangue divino con la mia Eucarestia: questo è il tuo alimen­to... - ... (diario, 7-2-1947).

Una grande afflizione

... Il giorno 11 ebbi una grande afflizione, una delle mag­giori avute in vita mia. Non so se fu permessa dal Signore o causata dal demonio. Lo ignoro ma ho sofferto molto: non sono capace di descrivere quanto. Sopportai rassegnata. Non fui ca­pace di fare alcuna delle mie preghiere giornaliere, essendo stanca per la sofferenza; non ho perduto però la mia unione con Dio. Abbracciata al crocifisso dissi di cuore: - Mia croce, ti ab­braccio con Gesù, ti voglio, ti amo. Gesù, sono la tua vittima. - Stringevo al petto l'immagine della cara Mammina e Le dicevo: - Sei stata Tu, Mammina, a portarmi questo regalo nel Tuo giorno [festa della Madonna di Lourdes]. Soccorrimi, confortami!... - Mio Gesù, accetta parte di queste sofferenze per le seguenti intenzioni (gliele nominai) ed accetta il rimanente da distribuire per il mondo. - Trascorsi 24 ore in questo dolore senza sfogarmi con nes­suno. Interrogata, cercai di mascherare e non dissi nulla; tacqui fino a non poterne più. Volevo piangere e non fui capace, così la sofferenza fu più grande.

Il giorno 12 alzai un lembo del velo che copriva tanto dolo­re; mi confortarono e vollero persuadermi che quella sofferenza non aveva l'origine che io le attribuivo. Rimasi più sollevata... Poi invece ricevetti il colpo: non era immaginazione la mia, ma realtà. Ben lontana dal ribellarmi, lo ricevetti e lo abbrac­ciai. Prego e soffro per chi mi ferisce: perdono come desidero che Gesù perdoni le mie colpe. Non voglio offendere Gesù né cessare di amarlo un solo momento. Se mi offrissero di scegliere l'amore di tutte le creatu­re, gli onori e le lodi, e di farmi padrona del mondo intero, di non essere mai schernita, disprezzata, umiliata, a patto di non amare Gesù per un solo momento, io direi: - No, no! Sempre no! Voglio amare sempre Gesù, oppressa dal dolore e umiliata, sempre umiliata. - Non posso dire che la sofferenza non costi; ma è anche vero che questa vita passa e l'amore di Gesù dura eternamente. Vo­glio amarlo! Voglio amarlo!

... Gesù mi parlò così: - ...Coraggio, posso dire del tuo caso ciò che dissi [agli Apostoli] : « le porte dell'inferno non prevarranno contro di Me, cioè contro la mia Chiesa »; e ora dico « la rabbia umana, che pare piuttosto infernale, non potrà nulla contro la Mia divina causa ». Fatti animo, sposa cara... - ... (diario, 14-2-1947).

... Aspetto un giorno, poi un altro, sempre in attesa che arrivi un sacerdote di cui possa fidarmi e a cui possa aprire la mia anima perché la guidi a Gesù e la sostenga in questo cam­mino tanto doloroso e spinoso. Non appare nessuno! Sono sola in questa lotta costante. Voglio amare Gesù e non Lo amo; né so come amarlo; non ho chi mi insegni. Mi rivolgo a San Giu­seppe: Gli chiedo dal fondo dell'anima di essere il mio mae­stro, il mio direttore e che ami per me Gesù, Mammina e la Trinità Santissima (diario, 21-2-1947).

«Mio buon padre [Umberto], chiedo perdono per la grande colpa di non avere ringraziato prima per la lettera che con grande carità mi ha scritto. Lo sa che Gesù non mi lascia provare gioia, anzi, quando ricevo lettere dalle persone più care rimango con paura fino a che le ho lette: temo tutti. Mi pare che tutto il mondo sia contro di me. Non posso però nasconderle che la sua lettera mi è stata di appoggio e di guida: una roccia su cui mi sono consolidata. Ho visto che lei comprende chiaramente la mia anima e, poiché la comprende bene, ha ricevuto uno schiaffo che assomiglia a quello preso dal mio primo padre spirituale, il santo p. Pinho. Mi vengono allontanati coloro che mi comprendono. Che lotta e che paura per confessarmi! Ciò che provo è precisa­mente quello che lei ha capito. Vorrei sparire. Ed ogni giorno nella Comunione dico a Gesù: - Voglio essere Ostia pura, viva, Ostia in sangue, in ogni Ostia consacrata, in ogni Tabernacolo ove abiti sacramentato. Voglio sparire in Te, voglio apparire soltanto come appari Tu in ogni Ostia; in esse si vedono solo le specie del frumento, appaiono soltanto loro. Nascondimi, Gesù, nascondimi! Riempimi di Te. - Io, mio buon padre, vorrei fuggire, nascondermi da ogni sguardo umano perché mi veda soltanto Gesù, perché è solo per Lui che io voglio vivere. Ma sono certa che se fosse possi­bile sparire agli occhi della terra, la mia anima non rimarrebbe soddisfatta; avrei ancora paura del mondo: solo il cielo, solo il possesso eterno del mio Dio può colmarmi, può saziare tutto in me.

Sono stanca di tanto soffrire, di tanto bramare. Però, povera me, se tralasciassi di soffrire un solo momento! Non saprei vi­vere, morirei fatalmente... » (lettera a d. Umberto, 20-3-1947).

O amare e soffrire, o morire

I tormenti e i dolori non cessano di consumare la mia anima ed il mio corpo. Il mio crocifisso, Gesù e Mammina sono la mia forza. Non mi conosco; non so perché né per chi vivo. Il mio fine, l'unico, è Gesù. Sarà così? Che vita amara, tanto piena di in­certezze! ... Il mio cuore brama di amare per donarsi, di nascondersi in: Gesù; brama sparire completamente al mondo perché Gesù solo viva, perché Lui solo appaia...

... Sento che Uno dentro di me va incontro a tutti i mal­vagi che popolano il mondo intero. Con quale tenerezza e amore chiede loro di non ferirlo! Con che bontà stende le braccia per abbracciare tutti, per prenderli in grembo come agnelli mansueti; con quale bontà apre loro il cuore e li invita ad entrare perché vivano e muoiano in Esso!

Finge di non sapere che Lo vogliono uccidere. Possedessi io tale amore! ... - Figlia mia,... ti invito ad entrare nel mio divin Cuore; vieni ad infiammarti, ad alimentarti, a consumarti in questo fuoco divino. Entra, prendivi dimora: ti voglio immersa nel­l'amore... Nutriti di questo alimento divino che dà vita alla tua anima. Vivrai nel dolore e nell'amore, e nel dolore e nel­l'amore morirai: avrai amore in proporzione del dolore... Sa­lirai, salirai... Sarai consumata nelle fiamme del mio amore divino; come farfalla sarai bruciata in queste fiamme: in esse darai la vita. Farò sì che il Mio amore traspaia in te: sarà conosciuto, riflesso in tutto il tuo essere come in uno specchio, cristallino. Il mio divino amore sarà in te cattivante; farò che attraggano le tue parole, i tuoi sguardi, i tuoi sorrisi, tutto il tuo essere. Sei dolore, sei amore, sei salvezza per le anime... - ... (diario, 7-3-1947).

... Il mio crocifisso è il compagno delle mie braccia; non posso separarmene. Gesù e Mammina sono la forza del mio soffrire. Non mi accontento di rinnovare Loro frequentemente la mia offerta di vittima, di dire che Li amo, che appartengo a Loro; voglio di più, molto di più, sempre di più; ed è questo ­« più » che non ho...

Cado nella sfinitezza, muoio di fame e di sete. Voglio Gesù e non Lo trovo; voglio avere per dare e nulla posseggo. Mio Dio, che dolore di morte!... Sento tutto il mondo in disordine, che si perde. Sento una grande necessità di purificarmi, di essere candida, di santificarmi per soccorrere il mondo, per salvarlo. E non aumento nella grazia né nella virtù. Non faccio un passo per la mia santifica­zione. Non so vivere la vita del cielo. Non so seguire Gesù. Non ho vista per camminare nelle Sue vie. Anche così la mia anima ha pace e dico a Gesù: - O amare e soffrire, o morire! (diario, 14-3-1947).

Sento in me due vite (Momenti della Passione)

Temo me stessa; ho paura di me stessa; ho paura a vivere nel mondo. Lo vedo tanto crudele verso di me. Tutti mi ferisco­no, tutti tentano di togliermi la vita: è una rivolta universale; tutti contro uno, cioè tutti contro di me; è ciò che sento i loro maltrattamenti, la crudeltà mi feriscono tanto e riducono il mio corpo in una massa di sangue.

Sento in me, non so se mi esprimo bene, due nature: una viva, l'altra morta. Quella morta è questa massa di sangue e fu causata dalla crudeltà del mondo; quella che vive è immortale, resiste a tutto: è una vita superiore; per quanta crudeltà e cat­tiveria il mondo usi, non la sopprimerà mai. Ma, Dio mio, che lotta dentro di me! Questa vita si oppone a tante cattiverie, non accetta questa morte tanto crudele del corpo e si prepara a chiederle conti rigorosi. Io guardo a questa morte, a questo corpo disfatto in lebbra, a questa massa di sangue e mi rivolto contro me stessa; non posso guardarmi. Sono stata io, solo io la causa di tanto male. Gesù, sono la Tua vittima: sia per Tuo amore questa molti­plicità di sofferenze. Guarda tutto ciò che avviene in me e dam­mi la Tua forza. Ho veduto due volte Gesù camminare davanti a me con una grande croce sulle spalle. Andava curvo per il peso ed era tanto sfigurato che quasi non pareva Gesù. Si è voltato verso di me, ma non ha detto nulla e io non Gli ho saputo dire nulla! Non ho saputo provargli il mio amore né consolarlo. Gli dissi solo: « Sono la Tua vittima » ma fu ben poco per chi tanto soffriva.... Quando sento pugnali e spade ritagliarmi il cuore, vorrei saper parlare a Gesù, dirgli molte cose belle e non so. Stringo il crocifisso al mio petto, rinnovo la mia offerta di vittima, Gli dico che Lo amo, che voglio soffrire in Sua vece e resto nel dolore di non saperlo consolare mentre Egli soffre. Poche volte ho visto scendere su di me i raggi di amore del Suo divin Cuore; quando scendevano e penetravano in me, ri­manevo più forte e più coraggiosa per un certo tempo. ... Nel pomeriggio di ieri sentivo contorcersi e spremersi la mia anima. Improvvisamente sentii che il mio cuore si è diviso in due parti: una era il Cuore di Gesù e l'altra quello di Mam­mina. Quello di Gesù andò verso l'Orto e quello di Mammina rimase disfatto dal dolore ed in lacrime: soltanto il Suo amore: accompagnò Gesù. Quanto ho sofferto nel vedere il dolore in cui rimase Mam­mina! Sempre camminando, restai unita a quel dolore; ed anche Gesù rimase nella stessa unione di dolore. Nell'Orto ho sentito al collo grosse corde che mi stringe­vano in modo da affondare nelle carni; mediante queste corde fui buttata a terra e il viso rimase pestato e ferito. Di là vidi, lontano, un albero cui era appeso Giuda lo vidi cadere dall'albero al suolo e scoppiare spargendo sul ter­reno ciò che il suo corpo conteneva. Sono stati la vendita, la consegna di Gesù, il bacio traditore che lo indussero a quell'atto di disperazione... Oggi ho percorso il cammino del Calvario senza un minimo raggio di luce, rivestita di tutta la malvagità umana. Da ogni parte spuntavano rancori, anime senza compassione né pietà di me: mi fissavano con odio e disprezzo. Era tale la sete di amore per ogni sofferenza che si forma­va come un canale d'amore aperto ad ogni dolore; cancellava tutta la malvagità. Sull'alto della croce questo canale di amore ha continuato ad accogliere tutto in sé: pareva avere braccia per abbracciare... (diario, 21-3-1947).

Viene la morte, arriva presto, ma è una morte che mi lascia viva: muore solo il corpo; sono i peccati, è il mondo intero a uccidermi, ma non può uccidere tutto.

La vita che sento non morire è vita superiore, è vita di trionfo, è vita che fa vivere e governa ogni vita. Sento che essa è in tutto il mondo come soffio di aria diffuso. Sento che a questa Vita appartengono tutto il cielo e tutta la terra. Sento un bisogno immenso di parlare di questa Vita, di farla conoscere e non so; mi limito a dire: è Vita di grazia, è Vita di amore. Ma che amore pazzo, che amore senza pari! Io vorrei ricambiare questa pazzia di amore con altrettanto amore. Ma quanto sono lontana! Sento che si lavora dentro di me. Tutti i mobili della mia casa, sono usciti. Ogni immondizia, tutta la polvere è tolta, ma non in una sola volta: si deve sempre ritornare a pulire di nuovo.

Il mio vuoto è tanto grande: il Cielo soltanto lo può riem­pire; soltanto Gesù con tutto il Suo amore lo potrà colmare. Non lo riempiono il mondo né milioni di mondi se esistessero... Vado come se fossi un soffio che vaga nell'aria. Voglio an­dare a Gesù per riempire questo vuoto; ma Egli è tanto lontano! Oh, la mia Patria! Quanto più la bramo, tanto più la vedo fuggire... Vorrei vedere tutta l'umanità vivere la vita intima col Si­gnore; sono certa che il peccato sparirebbe dalla terra... (diario, 28-3-1947).

Risurrezione gloriosa - Discesa agli inferi (Momenti della Passione)

Venga a me l'aiuto del Cielo: senza la forza divina non potrei dire nulla; non posso muovere le labbra per parlare. Ad ogni movimento, ad ogni parola, sento come se mi strappassero il petto e il cuore. Confido: se Gesù vuole, potrò dire qualcosa di ciò che mi avviene nell'anima. Il mio corpo disfatto per il dolore era un mucchio di putridume in fermentazione: questo mucchio mi pareva che fosse l'umanità corrotta, in fermentazione tanto era putrida. La morte correva verso di me: la sentivo venire, mi sentivo, morire.

Sentii come mi separassero l'anima dal corpo; ma questa morte non diede al corpo le ceneri per il cimitero Poco dopo la morte e la sepoltura, io lo vidi tutto bellezza, glorioso, trion­fare della morte. Quanto costò al corpo separarsi dallo spirito! questi salì, volò verso l'alto; poi vidi che molto presto si riuniva a quel corpo che aveva lasciato freddo, più freddo del ghiaccio, sfigu­rato, lacerato, quasi senza carne. Quale contrasto, che io non so spiegare! Lo spirito prevedeva che nuovamente si sarebbe unito al corpo, ma fino al momento della separazione, che universo di dolore, che mare di martirio!

Questo corpo che moriva ed era glorioso, questo spirito che si elevava, erano in me, ma non erano miei: io ero soltanto quel mucchio di morte corrotta, nauseante, orribile, che cau­sava la morte a quel corpo glorioso. Io non potevo sopportare tali cose: lo spirito puro che poteva elevarsi col suo corpo glorioso, introdotto, trasformato in questa morte immensa, nel mio corpo mondiale corrotto! Io volevo separare una cosa dall'altra, e non potevo; volevo allon­tanare il puro dall'immondo e non riuscivo; dovetti morire vedendo il corpo con lo spirito puro coperto del più nero putridume. Sento il bisogno di voler dire molto su questo mio sentire, ma non posso, non so dire meglio. Sentii che dopo questa morte gloriosa scesi come ad un inferno, ma non ad un inferno di fuoco, di maledizioni e tor­menti, bensì ad un inferno di tremenda oscurità solamente, dove non entrava né luce né gioia: era un inferno di oscurità e di ansia. Sentii come se il Signore stesse in me, contento a braccia aperte, come chi si libra nell'aria in mezzo ad una moltitudine, come una colomba che sbatte le ali trasmettendo la sua stessa gioia e facendo sì che tutta quella moltitudine volasse. Ma come, mio Dio! Vivo e non vivo; sono io e non sono io; sono nel mondo e ne sono partita. Scesi a quell'inferno e ne uscii nuovamente, guidando innu­merevoli colombe bianche che volavano dietro di me; non dico bene: quegli esseri che non erano corpi, volavano dietro quel corpo glorioso. Sentii, vidi tutto, ma rimasi sempre immersa nel dolore, nella oscurità e nella morte. Ciò che soffrì il mio povero corpo in questi giorni, solo Gesù lo sa; le torturanti agonie della mia anima, solo Egli le può comprendere. Questo martirio dell'anima e del corpo mi impedì di pregare e di meditare durante la Passione di Gesù. Lo fissavo in croce e dicevo soltanto: - Quanto soffri Gesù per mio amore; fino a morire per me. Avrei io il coraggio di negarti qualche soffe­renza dell'anima o del corpo? Oh, no! mio Gesù; con la Tua grazia io non Ti negherò nulla. Sono la Tua vittima notte e giorno... - All'inizio del pomeriggio di ieri sentii come se la mia anima fosse imprigionata, insultata e maltrattata: era un non finire di martirii; negli altri giovedì avevo sentito o una o un'altra sofferenza; ma ieri ne sentii molte, se non tutte... Oggi ho sentito Gesù moribondo a cammino del Calvario: mi pareva che tutte le ferite del suo santissimo Corpo fossero nel mio... Gesù dentro di me andava tanto bramoso verso la morte, come l'agnellino assetato corre verso un ruscello: voleva mo­rire per dare la vita... Rimasi come se spirassi con Gesù. Passò un po' di tempo in un silenzio mortale. Gesù si risvegliò e fece che io mi svegliassi: - Mia figlia, Io non sono morto, vieni a Me; vieni nel mio amore, nel mio fuoco divino: è per te vita, fuoco che ti puri­fica, che dà purezza, grazia e splendore alla tua anima... - Gesù tacque ed io rimasi per un po' di tempo ad ardere in quelle fiamme; le sentivo, le vedevo... Stetti in silenzio non sapevo parlare a Gesù. Non sentivo i dolori del corpo e l'anima in quelle fiamme si fortificava. Gesù riprese: - Figlia mia, mia sposa cara, ora Mi riceverai Eucaristico per mezzo del tuo angelo custode... - ... Rimasi immersa nell'amore, nella intimità con Gesù; mi pareva di essere inseparabile da Lui. - Figlia mia, Mi sono dato a te in alimento; sono la tua Vita... Non potevo lasciarti senza il mio cibo dopo che hai consumato tante energie, dopo tante sofferenze. Ti ho promesso di non lasciarti senza Eucarestia al venerdì: non sono venuto meno. Mi hai ricevuto come viatico, e in verità sei inferma; senza un miracolo non avresti resistito al dolore: eri mori­bonda ... - ... (diario, 4-4-1947, Venerdì Santo). Morii e non risuscitai con Gesù: rimasi nella stessa morte, rimasi in orribile sofferenza. Mi vergogno di me stessa perché parlo soltanto di dolore; ma esso non mi abbandona né di giorno né di notte. Posso sol­tanto ringraziare il Signore perché viene dalle Sue mani. In un lungo abbraccio al mio crocifisso, con grandi gemiti ma anche con grandi ansie di soffrire per Lui, Gli dissi: - Mio Gesù, conta su di me come Tua vittima, non contare sul mio amore ma sul Tuo, perché è con esso che Ti amo; non contare sulla mia generosità: è la Tua forza che mi porta ad accettare gioiosamente ogni sofferenza. La mia anima vede le spine come fossero rose bellissime: voglio soffrire, voglio amarti... - (diario, 5-4-1947).

O eternità che non arrivi mai!

O eternità che passi tanto in fretta! O eternità che non arriva mai! Passa, vola e io volo con essa senza nulla a mani vuote per dare i conti a Gesù. Non passa mai, non arriva mai la vera eternità che mi darà il Cielo. Chi potrebbe vivere in questo modo, mio Gesù? Dammi la Tua grazia senza la quale la vita in questo esilio è disperazione, è morte.

Voglio volare a Gesù, voglio amarlo e non sono capace ad alzare il volo verso di Lui né di amarlo con quella intensità che il mio cuore esige. Voglio fuggire dal mondo, nascondermi a lui, sparirgli, e non lo ottengo mai. Un momento è una eternità: è un momento che non passa mai, che non ha mai fine. Arriva presto solo il momento di incontrarmi con Gesù che mi chiede i conti e mi trova senza nulla, rivestita unicamente di miseria: tanto presto che non mi lascia il tempo di dirgli: « Chi sei Tu, Signore e chi sono io! Aspetta un poco, dammi almeno tempo di coprirmi con il ve­stito altrui, sono spoglia di tutto ». Mio Dio, che confusione, la mia: non ho tempo per nulla! Che ne ho fatto della mia vita? Come ho utilizzato il tempo che mi hai concesso? Che orrore, mio Gesù! Ma sei Tu tutto il mio amore: solo per Te voglio soffrire; solo Te voglio amare; solo di Te voglio parlare, solo a Te voglio pensare; non voglio altra vita se non la Tua. Mi sento come se fossi un pozzo da cui neppure per un istante cessano di attingere acqua. Che movimento! Questa acqua attinta arriva fino alla cima del pozzo: ne beve chi vuole. Questo pozzo è inesauribile, non secca mai, ha sempre la stes­sa acqua.

È in me e non è mio; è in mio potere e non mi appartiene. Ciononostante, sono ansiosissima di distribuirla per dissetare tutti: sento che è acqua di salvezza. Oh, come vorrei darla! Dare ciò che non mi appartiene senza sentirne scrupolo: rubare senza timore di essere castigata dal padrone. O mio Dio, o mio Gesù, vorrei dare tutto, tutta quest'acqua, vorrei immergervi il mondo intero. Muoio, Gesù; muoio di ansie!... ... - Dimmi o Gesù cosa vuoi che io faccia... cosa vuoi, Gesù? Che cosa posso fare io? -

... - Sono così grandi i crimini ed è tanta la malizia del peccato che soltanto con anime che si offrono vittime in ogni nazione il mondo può essere salvo; ma vittime pure, tutte ge­nerosità ed amore. Ma non ne trovo... Ve ne sono molte che vogliono soffrire ed essere immolate finché non arrivano le sofferenze e non giunge l'ora della immolazione... Chiedi al Santo Padre - glielo chiede Gesù - che si ap­pelli ai sacerdoti, soprattutto degli Ordini religiosi, tra i quali molti Mi danno tanto, nonostante vi siano molte cose [che non vanno]: aumentino la purezza, il fervore e l'amore nella cele­brazione del Santo Sacrificio della Messa. Con questa purezza, questo fervore e amore, in unione alle mie vittime generose, in unione con la mia vittima cui ho affidato l'umanità,... l'umanità può essere salva. E non è questa, sposa cara, la tua ansia, lo scopo di tutta la tua sofferenza? - ... (diario, 2-5-1947).

« Alexandrina dei dolori » (Momenti della Passione)

... Dall'Orto andai con Gesù, mani legate, al carcere; e portai con me nuovamente lo stesso mondo che mi trascinava, mi schiacciava. Stamane non potevo respirare; presa da sgomento, non potevo vivere. Sentivo gli occhi incollati per il sangue che sgor­gava dal grande elmo di spine lancinanti che mi cingeva il capo. In tale stato ho percorso le oscure e strette vie verso il Calvario... Come mi è stato doloroso il viaggio! Quanto mi è costato giungere alla cima! E quanto mi è costato vedere belve spaven­tose ed in gran numero bere il Sangue che scorreva da Gesù! Erano certamente belve solo in apparenza, perché Gesù ha mormorato e lasciato stampato nella mia anima le seguenti parole: « Meglio sarebbe stato per Me, non avrei sofferto tanto, se il mio divino Sangue fosse stato bevuto da vere belve: sono peggiori delle belve ». Ho sentito che in molti cuori aumentava l'odio, l'avversione contro Gesù, la brama di vederlo scomparire dai loro sguardi velenosi, in qualsiasi modo, a qualsiasi costo. Gesù che vedeva e penetrava nell'intimo di tutti, con un aumento di sofferenza... Come uomo, non poteva più vivere: era mortale; io Lo sentivo in me emettere gli ultimi rantoli. Ma come era soave e dolce l'agonia del Suo spirito!... Sono spirata con Lui. Ah! se con la stessa dolcezza, a Sua somiglianza, io spirassi alla mia morte: morte che mi darà la vita eterna! È venuto Gesù; ha dato luce a tutta la mia anima e mi ha detto: - Figlia mia, mia Alexandrina, Alexandrina dei dolori, consenti che aggiunga questo titolo di sposa: Alexandrina dei dolori. Abbi coraggio! Posso paragonare l'anima pura all'acqua trasparente in un vetro di fine cristallo, esposta ai raggi del sole per essere os­servata. Quante cose appaiono e mettono in evidenza questi raggi di sole! L'anima sei tu; il sole, l'osservatore sono lo che tutto scopro in te: ai miei occhi divini tutto appare. Questo tutto che lo vedo e faccio che tu veda è il mezzo di cui mi servo per purificare la tua anima, affinché tu, da questo calvario, da questo letto di dolori, possa passare al cielo. Faccio che tu veda in te tutte le macchie, affinché ti purifichi, mia colomba cara, e questa purezza traspaia in te e tu la possa comunicare alle anime. Sono tue le macchie che appaiono al sole della Mia purezza e grandezza, ma ascolta bene, figlia mia, non sono tue le ini­quità, i crimini, quel mondo di orrori che senti e scopri in te. O meraviglie, così poco conosciute e comprese! L'anima vittima si vede coperta e responsabile di tutti i delitti, ma allo stesso tempo possiede Dio con tutte le Sue grandezze. Quanto soffre nel dover sopportare e affrontare ciò che è immondo con ciò che ha di più puro e santo! Confida, figlia cara: sei vittima, ma non sono tuoi questi crimini. Ti ho consegnato il mondo, ma la sua malizia non è tua. Soccorrilo, soccorrilo! - - Mio Gesù, io non posso soccorrerlo; non so cosa fare, non ho nulla da darti per salvarlo. Salvalo Tu... Io sento che la mia sofferenza non ha nessun valore. - Figlia mia, sei potente, con me hai tutto il potere... Dammi dolori, sposa dei dolori... - Mio Gesù, accetta la mia sofferenza e quella del mondo intero come se io ne potessi disporre. Uniscile alle sofferenze e ai meriti della tua santa Passione, al Tuo amore, all'amore del Cielo e di Mammina: forma di tutto questo una difesa per fermare la giustizia divina... Misericordia! Misericordia, mio amore! -

Una goccia del Sangue preziosissimo di Gesù è caduta tra fiamme di fuoco nel mio cuore che subito si è dilatato. Ma Gesù non lo ha lasciato dilatare per molto tempo: è venuto presto come medico, ne ha cicatrizzato l'apertura e ha detto: - Va', sposa mia amata, va' a soffrire, va' verso la croce, va' al dolore. Soffri immersa in queste fiamme, soffri incendiata in questo amore; va' a diffonderlo, va' ad accenderlo nella umanità. Va' fiduciosa: non ti inganni, Gesù non ti lascia ingannare. Sei di Gesù, va' in nome di Gesù. Appartieni alle anime, sei vittima delle anime. Coraggio, coraggio! - Grazie, mio Gesù. Accetto tutta la sofferenza e non chiedo se non il Tuo amore, la Tua grazia e forza: da sola non posso. Ho paura, mio Gesù. - Che orrore sento nel dover dettare quanto mi dice Gesù! Se non mi viene una grazia dal Cielo, desisto, non lo posso fare. Se mi ordinassero di non scrivere più nulla, che sollievo grande sarebbe per la mia anima tribolata, che consolazione! Mi pare perfino che non soffrirei più.

Ma non voglio: sono vittima di Gesù (diario, 9-5-1947).

Sono in mezzo a due vite (Momenti della Passione)

Voglio salire la scala dell'amore e non riesco: sento di essere discesa all'ultimo gradino. Gesù non può aspettarsi nulla da me: non so amarlo, non ho forze per amarlo. Voglio abbrac­ciare la mia croce, la croce che Egli mi dà e non posso: questo mio abbraccio mi fa cadere con lei, sfinita, senza potermi più rialzare.

Voglio fare tutto ciò che è buono e santo e povera come sono non faccio nulla. Voglio essere solo di Gesù, di Mammina e delle anime e non sono di nessuno e per nessuno.

Non sono io, non vivo, non esisto. Vive in me il mondo pieno di malizia, colmo di crimini, interamente rivoltato contro il Signore: è una rivolta di morte. Lo sento crocifiggere Gesù. Vive in me un'altra vita che affronta questo mondo. Con che dolore, con quale compassione gli va incontro e lo con­templa! È da lui forzata a castigarlo, ma non vuole. Si trattiene a stento, fa di tutto per non colpire, per non punire. lo, che non esisto, mi trovo in mezzo a queste due vite: la vita del mondo che voglio regolare, trasformare perché di­venti un'altra; la vita di Dio con cui non faccio altro che implorare misericordia, aprire le braccia, alzare le mani, cur­varmi davanti a quel Potere supremo per ricevere tutti i colpi, per essere schiacciata da tutta la Sua divina giustizia.

Mio Dio, non vivo e sono l'umanità; non vivo e posseggo la Vita di Dio; non esisto e vivo per il mondo e vivo per Gesù; non sono niente e devo sopportare su di me tutta la malvagità umana e tutto il potere, tutto l'amore, tutta la giustizia di Dio. O se io potessi descrivere questo dramma doloroso che ora sento ed ora vedo nell'anima mia!... (diario, 16-5-1947).

Perché non faccio anch'io ciò che hanno fatto i santi? È la domanda che mi sono rivolta durante questo mese di Mammina. Quanto hanno fatto i santi! Ma io non so come abbiano fatto. Amarono certamente molto Gesù e soffrirono tutto per Lui. Ma io non so amarlo; ignoro l'amore; non soffro perché non sono io che soffro, ma è Gesù in me. Che Gli darò, allora? Povera me! Non ho nulla se non il cumulo orribile, il cumulo vergognoso delle mie miserie e cattiverie... Ma ho una sete bruciante, insaziabile di amore per Gesù. Mi sento come immersa in un mare in cui bevo continuamente, senza saziarmi mai, senza uscirne. Sono come il pesciolino: quanto più nuota tanto più vuole nuotare; quanto più mi im­mergo tanto più sento necessità di immergermi. Muoio di sete senza uscire dall'acqua, senza cessare di bere. Vorrei darmi a Gesù, vorrei dargli anime, tutte le anime... Quando parlo di Gesù, del Suo divino amore e delle Sue anime, non so che cosa provo: mi sento annientare. L'amore di Gesù, che follia! Le nostre anime, quale valore! Non sopporto il pensiero che una sola si perda, che per qualcuna sia inutile il Sangue sparso da Gesù... ... Continuo ad avere grande paura e orrore del demonio. Eppure continuo anche a sentirlo nel mio cuore... Orgoglioso come fosse padrone di se stesso. Mio Dio, che grande orrore! Il demonio dentro di me! Ma al tempo stesso sento in me Gesù, ma fuori dal cuore; e l'anima Lo vede con il petto aperto a mostrare la piaga del Suo divino Cuore profonda e sanguinan­te. Egli addita il Suo Cuore divino; con sguardi teneri e affet­tuosi, pieni di amore, invita il mio cuore ad entrare. Gesù mi vuole interamente; dimentica il mio passato. Che invito com­movente! Mi fa dolere tanto il cuore!... ... Io mi faccio insensibile, svio da Lui i miei sguardi, non faccio il più piccolo sforzo per gettare fuori il demonio... Che quadro doloroso! Il demonio dentro e Gesù fuori!... ... Nel pomeriggio di ieri sentii che al mio collo furono legate grosse corde e le mani di tutti gli uomini mi trascinavano fino all'Orto... Qui vidi Gesù col Cuore aperto in atto di dissetare anime. Alcune Lo rifiutavano con segni di ripulsa: disprezzavano tutto; non volevano neppure toccare il Sangue di Gesù. Altre Lo bevevano freddamente, con indifferenza, come cosa da poco. Altre venivano e bevevano con amore; altre con amore folle parevano non saziarsi mai di bere. Ne venne un'altra che passò fra tutte e con sete insaziabile beveva, beveva; entrò nella piaga del Cuore di Gesù, si perdé in Lui, non ricomparve più. Dopo, salii all'Orto, o salì Gesù in me... Nella grande sala di Anna vidi la moltitudine che seguiva Gesù: erano uomini, solo uomini armati di bastoni. Quando il malvagio diede lo schiaffo a Gesù vi furono tante sghignazzate e battimani, come se avesse fatto l'atto più bello... Con Gesù sono stata coronata di spine, flagellata... con Lui ho percorso il Calvario... Mi ha parlato: - Figlia mia, cuore grande, cuore ardente, cuore di fuoco... Ti assicuro che sulla terra vi sono ancora cuori anche se pochi che Mi amano: il tuo è uno di essi... Colloco il tuo amore delizioso nella tazza del tuo dolore. È l'offerta incessante che Io presento all'Eterno Padre. Offrimi, figlia cara, tutto il tuo martirio; uniscilo al Mio Sangue divino e ai dolori della mia Madre benedetta; unita alla continua rin­novazione della mia Passione, riceverai dal Cielo tutta la forza, la Grazia e la capacità per soccorrere le anime. Salvamele: sono mie... - ... (diario, 23-5-1947).

« Mio buon padre [Pinho], ... Che cosa le dirò della mia anima? Avrei tante cose! È impossibile dirle per iscritto quanto soffro; ho la certezza che neppure a viva voce mi farei com­prendere del tutto. Quando verrà il giorno in cui il Signore mi concederà la grazia di confidarmi a lei di presenza, per spiegare, il meglio possibile, le grandi amarezze, tristezze e angustie in cui il Signore mi ha mantenuta in questi lunghi anni di così penoso esilio e triste separazione? Nella luce di Dio, mi pare che non vi sia nel mondo chi goda di maggior gioia e felicità di me. Umanamente invece non ho disperato solo per la divina grazia di Gesù. Mio buon padre, sempre parlando umanamente non vi è per me un mo­mento di gioia; mi dà gioia solo la Volontà del Signore: soffrire per Gesù e per le anime. Soffro molto e nulla è mio! Ogni dolore è tutte le grazie di cui il Signore mi ha favorita, muoiono prima di nascere: come luce che si spegne prima di apparire. Voglio amare e non ho né conosco l'amore. Voglio soffrire e non sono io che soffro: il dolore non mi appartiene. Vivo così a mani vuote, senza avere né vedere in me nulla, eccetto il cumulo delle più vergognose e nauseanti miserie. È quanto mi mostra e mi consente di vedere la tremenda oscurità del mio spirito: oscurità che io temo ed amo. Non so il motivo per cui mi sento obbligata ad immergermi in essa; voglio ab­bracciarla perché mi mostra ciò che sono: miseria e nulla più. Siccome non so dire nulla, termino con la fiducia illimitata in Gesù e Mammina che presto mi sia restituito colui cui devo molto e che ha incamminato verso di Loro la mia anima. Sento la necessità di quella guida, di quella stessa luce perché siano più soavi i miei sentieri e possa con maggior fortezza terminare la mia corsa sulla terra. Mi sento morire perché mi pare di non poter soffrire di più. D. Umberto è stato qui giorni fa: ci vuole veramente bene. Vennero a visitarmi molti sacerdoti e mi rimasero amici... » (lettera a p. Pinho, 26-5-1947).

Vorrei andare a Roma dal Santo Padre

... Sento, non so che cosa, dentro di me che mi spinge a volere andare a Roma: non per vedere Sua Santità, né i luoghi santi e le tante meraviglie, anche se tutto ciò sarebbe una gioia. La mia necessità non è questa. Vorrei dal Santo Padre un qual­cosa che nessuno mi può dare. Vorrei lanciarmi ai suoi piedi, baciarli, bagnarli con le mie lacrime; sono convinta che ne avrebbe compassione e che la mia anima riceverebbe ciò che brama e che io non conosco. O mio Gesù, Tu sai che io non posso farlo; supplisci Tu, per misericordia, in altro modo alla mia impossibilità (diario, 23-5-1947) 21.

... Il mio spirito vola a Roma: non soltanto accompagna coloro che vi sono andati, ma è già presso il Santo Padre per implorare e ricevere da lui ciò che non sa, ma che brama e che solo da lui potrà venire. Povera me! Tutto anelo e nulla pos­siedo se non miseria... (diario, 13-6-1947). ... Il mio cuore è unito, legato per così dire al Santo Padre. Spera e confida che ha molto da ricevere da lui. Da persona molto cara mi è stato dato il piacere di ascoltare per radio la canonizzazione di San Giovanni de Brito. Ho sentito parlare il Papa. Sentivo in lui molto viva la presenza del Signore: mi parve di udire in lui la voce stessa di Gesù. Ho seguito la Santa Messa: non so dire la mia gioia. Da quasi sei anni non avevo questa fortuna. Ho chiesto a Gesù tante cose: Gli ho chiesto Grazie per coloro che mi sono cari, per la mia famiglia, per tutti coloro che si raccomandano alle mie povere preghiere e infine per il mondo intero. Nell'udire quanto avveniva a Roma pensavo al Cielo... Ho accompagnato tutto con il sorriso sulle labbra, soddi­sfatta per quanto udivo, ma nel dolore più profondo che si possa immaginare: il cuore era straziato; e l'anima, in pianto continuo, accompagnava il mio sorriso. Le lacrime dell'anima, il dolore del cuore erano immensamente maggiori della conten­tezza e del sorriso delle labbra. Contentezza e sorriso erano cose umane che, sebbene fossero in me, parevano non appar­tenermi. Ho lodato e benedetto la mia croce... (diario, 27-6-1947).

« Chi con Gesù muore, con Gesù risuscita » (Momenti della Passione)

Il tempo passa, soltanto io non cambio. Un giorno mi dà un altro giorno, una settimana un'altra settimana, un mese un altro mese, un anno un altro anno ed io resto sempre la stessa, anzi ognor sempre più ottenebrata, più fredda, più gelida. Si è spenta del tutto la luce della mia speranza; speravo fiduciosa di progredire, con il trascorrere della vita, nello zelo, nella virtù e nell'amore; di dare a Gesù quanto Egli vuole, di essere quello che Egli desidera che io sia; ma invece di arric­chirmi, ho perduto tutto, tutto è morto in me. Si è spenta la luce che mi illuminava il cammino; non posso andare verso Gesù. Che oscurità! Non ho nessuno che mi guidi. Amo folle­mente la mia oscurità di spirito, perché questa è la volontà del mio Signore. Sono sulla croce; non posso né voglio separarmene; la amo con l'anima e con il cuore. Gesù mi ha resa somigliante a Sé: sia benedetto; sono la Sua vittima, voglio salvargli le anime. Mi sento crocifissa e nello stesso tempo sento tutto il corpo disfatto dalla lebbra, ridotto in cenere. L'anima piange nel vederlo così abbietto, colpevole e nau­seante. Sì, piange continuamente, piange nell'intimo; non so come io possa avere il sorriso sulle labbra quando il cuore e l'anima singhiozzano senza tregua. O mio Dio, che lotta quella della mia vita, che mare tem­pestoso! Tutto vien distrutto, tutto va in rovina. Io sono caduta, sono rimasta distrutta; voglio rivivere, voglio rialzarmi e non posso. In questo sfinimento fisso Gesù e la cara Mammina, chiedo Loro amore: voglio amarli, ma non sono capace... Ieri, al cadere della notte, vidi il terreno dell'Orto, il luogo che avrebbe dovuto essere irrigato con il mio sangue. In un impulso d'amore volevo baciare ed abbracciare quel terreno. Vedevo l'animazione e la diligenza con cui si preparava la Cena; nonostante fosse preparata quasi sotto i miei ordini, non uscivo dalla mia triste amarezza. Vedevo che doveva essere la cena dell'amore, delle meraviglie, come nessun'altra, ma io non uscivo dal mio soffrire. Andai nell'Orto ed il sangue irrigò la terra: vidi molti vermiciattoli berlo e nutrirsene; ne vidi molti altri che lo fuggi­vano per non toccarlo. L'agonia aumentò; il sangue riempì il calice e traboccò: fu allora che lo offersi al Padre. In quel momento una rugiada feconda di amore irrorava la terra: doveva essere, attraverso i tempi, rugiada di vita e di salvezza per le anime. Una nuova sofferenza mi tolse il conforto di questa visione: rimasi schiacciata fra l'Orto ed il Calvario come in una pressa; dovevo bere l'amarezza fino all'ultima stilla. Stamane mi sono sentita condotta, per mano da qualcuno, al terrazzo di Pilato: il capo pieno di spine, il volto coperto di sangue, tutto il corpo ferito e lacerato. Ho veduto e sentito la grande folla che, ad una sola voce, senza compassione di me, reclamava la mia crocifissione. Ho veduto la croce che poco dopo dovevo sentire sulle mie spalle. Il Cuore di Gesù aveva tanto amore per tutti i carnefici che Lo maltrattavano durante la via dolorosa: pareva che Gesù in cambio di tanti maltrattamenti baciasse e abbracciasse tutti quelli che Lo ferivano: questi, folli di rabbia, e Gesù, folle d'amore. Quale esempio per il mio cuore impietrito!... In croce sentivo nel mio cuore quello di Gesù... Dalla Sua piaga divina, aperta dall'amore, non ancora dalla lancia, usciva un sole brillante, una miriade di raggi dorati: era la vendetta di Gesù verso il mondo... Mammina stava ai piedi della croce, con gli occhi lacrimosi fissi in Gesù: come sospirava! Ho sentito come se Gesù si gettasse nelle Sue santissime braccia per riceverne le carezze. Ben presto Ella Lo avrebbe ricevuto, ma già senza vita...

Gesù è spirato; poco dopo è venuto: - Figlia mia, chi con Gesù vive, con Gesù muore. Chi con Lui muore, con Lui risu­scita alla vera vita. Vieni a Me a godere del mio divino amore, a confortarti, a vivere. - Mi sono sentita nuotare in un mare immenso di amore e in un mare uguale di dolore; non sapevo come nuotare in questi due mari, allo stesso tempo. - Mio Gesù, godo e soffro allo stesso tempo, non so vivere. Sii benedetto perché mi conservi in questa sofferenza. - Mia figlia, sposa fedelissima, sei il mio ritratto. Io ero sulla croce, soffrivo ed amavo; soffrivo i maltrattamenti, soffrivo per i crimini con cui ero offeso ed amavo coloro che Mi maltrattavano e tutti quelli che mi ferivano. Tu sei sulla croce: soffri a mia somiglianza e a mia somiglianza ami. Ama le anime! Ama il mio divin Cuore! Confida in Me!... - (diario, 4-7-1947).

« Povera umanità che si scava la fossa! » (Momenti della Passione)

... Ho passato tre giorni senza ricevere il mio Gesù: non posso dire la mia sfinitezza. Avevo fame di Lui; ho sentito molto la Sua mancanza... È Lui la forza per tanto soffrire.

Giunse il pomeriggio di giovedì; cominciò il mio Orto con la visione di Gesù che piangeva su Gerusalemme: ... La mia anima piangeva con Gesù; piangeva, come piange da tempo, senza pausa, perfino nelle cose che potrebbero darmi gioia... Vidi la scalinata che Gesù salì dopo la flagellazione lascian­do, sui gradini, i segni del suo Sangue divino. Mi costò im­mensamente il sentire e il vedere questo. Poco dopo giunsero coloro che erano andati a Roma: rice­vetti doni; io sorridevo e l'anima piangeva. Mi parlarono di varie cose che, per grazia e misericordia di Dio, già conoscevo. Soffrivo e ascoltavo; ma quando mi parlarono della scala salita da Gesù e che io poco prima avevo veduta e sofferta, fu tale il mio dolore che mi parve scoppiasse il cuore e mi uscisse dal petto; mi mancò il respiro e, senza volerlo, mi uscì un gemito profondo. Cercai di cambiare argomento. Siccome la mia fame di Gesù era molto grande, feci presente che non avevo ricevuta la Comunione. Un santo sacerdote che era presente andò a prendere Gesù Eucaristico. Lo ricevetti e mi incendiò di fuoco il cuore ed il petto; mi guarì per qualche tempo le ferite dell'anima... (diario, 18-7-1947).

... È tale il desiderio che ho di dare anime a Gesù anche dopo la mia morte, che, non potendo frenarmi, ho scritto di mio pugno quanto segue: « Ho passato la mia vita a soffrire e passerò il mio cielo ad amare e a pregare per voi, o peccatori. Convertitevi e amate Gesù! Amate Mammina! Venite! Andiamo tutti in cielo. Se provaste per qualche tempo i martirii che per voi ho sofferto, sono convinta che non pecchereste più. Se conosceste l'amore di Gesù, oh, allora, morireste di dolore per averlo offeso. Non peccate! Ci ha creato! È Padre! ». Questo vorrei fosse stampato attorno alla mia tomba per commuovere, per chiamare i peccatori a Gesù. Che ansie incontenibili di dargli anime!... Ho chi si sforza tanto di sollevarmi, di consolarmi. Tutto questo che io ricevo come una attenzione del Cielo, muore prima che io lo assapori. Sia benedetta la volontà di Gesù! Il demonio se ne serve per tormentare orribilmente la mia anima; mi sussurra: - Come può Dio avere attenzioni per una vita tanto falsa e piena di cattiverie? Hai già la ricompensa sulla terra; nell'altra vita sarà l'inferno, la perdizione eterna! - Io vado scavando, scavando la mia sepoltura. Il terreno in cui scavo è falso, nauseante, pieno di immondezze: è terreno, è sepoltura mondiale. Che orrore! Lavoro senza luce, scavo, e proprio io mi disfo in quella stessa polvere, in quella terra marcia e nauseante.

Sento come se avessi qualcuno dentro di me in lacrime, che sospira ininterrottamente, in una tristezza senza pari... ... Gesù mi disse: - Figlia mia, quella vita di miseria è la vita del mondo. La terra che scavi, la sepoltura che apri rap­presenta il mondo che da se stesso si seppellisce nella sua per­dizione eterna. Ciò che senti disfarti in te, sono le anime disfatte dalla lebbra del peccato. Figlia mia, le spiagge, i cinema, le case di gioco e di peccato, le vanità, le immodestie, le ambizioni e tutti i vizi sono quel marciume che scavi e cui apri la sepol­tura. Povera umanità che si scava la fossa! Povere vittime che si immolano! Povere agli occhi del mondo, ma ricche, eterna­mente ricche per Me. - ... (diario, 25-7-1947).

Un cuore squarciato dall'amore (Momenti della Passione)

Invoco gli aiuti del Cielo, senza cui non potrei dettare... Quanto più soffro, meno ho da dare... Quando sentivo che le mie sofferenze non arrivavano a Gesù, e per il mio molto sof­frire non Glielo offrivo come dovevo, Gli dicevo: - Guarda nel mio cuore, o Gesù, vedi per chi soffro e chi amo o, meglio, chi desidero amare. Così resto sicura che non Ti inganno, per­ché Tu sai la verità, che voglio avere sempre anche sulle mie labbra. - Tutto mi fugge, tutto si spegne. I giorni passano, le soffe­renze aumentano e io mi sento sempre più indegna di Gesù... Ieri, già al mattino, cominciai a sentire e a vedere la spugna accostata al mio cuore, quasi in forma di croce. La mia sete aumentò...

Era già quasi notte e continuavo ad ardere di quella sete... ... Mentre soffrivo in tanta amarezza [l'agonia dell'Orto], senza alcuna vita, senza alcun conforto, l'Orto si è trasformato in un vago giardino attorniato da covoni di grano dorato. Che ricca e incantevole messe! In mezzo al giardino, posta in alto, una croce nel cui cen­tro, non so con che cosa, vi era legato un cuore. Dall'alto scen­devano raggi di fuoco che lo attraversavano da una parte al­l'altra e lo illuminavano completamente. Ai piedi della croce spuntavano robusti steli di gigli che sbocciavano bellissimi e crescevano fino all'altezza dei bracci della croce. Fu una visione: non avvenne in me, ma mi sentii colpita da quel fuoco, mi sentii un'altra, incendiata; con l'anima molto confortata, rimasi con più vita. ... Sul Calvario, Gesù mi ha detto: - La tua vita diventa giorno per giorno piena di luce, non solo per quelli che l'hanno studiata e quelli che la studiano, ma anche per chi la studierà. La stessa luce sarà confusione e rimorso per alcuni di coloro che non la studiarono come dovevano: è la vita di Cristo. La visione di ieri vuol significare che sono Io in te a salvare le anime: i fiori attorno alla croce sono le anime che per mezzo tuo vengono a Me, pure ed infuocate d'amore; la messe di grano dorato rappresenta le tue sofferenze. Tutto quanto semini è messe per i peccatori... - (diario, 1-8-1947).

... - Gesù, Ti chiamo, Ti cerco, non Ti trovo, non mi parli. Dove sei? Il mio petto è squarciato da colpi continui. - Sento come se nelle mie mani avessi il cuore ridotto ad un grumo di sangue, per mostrarlo a chi lo ha ferito; lo mostro senza risultato: non hanno compassione di me. Nel cuore parla una voce addolorata: - Non v'è dolore uguale al mio dolore! - ... Voglio nascondere la mia vita e non posso. Non vorrei che si sapesse quel che Gesù nella Sua bontà infinita opera nell'anima mia; non consentono che io lo occulti... Ieri mattina rimase impresso nella mia anima Gesù con i suoi Apostoli. Egli vedeva avvicinarsi la morte e, sopportando a stento quella separazione, diceva: - È giunta la mia ora: vado a morire. Parto, ma resto con voi! - Il suo Cuore ardeva di amore; passavano le ore, aumentava la sofferenza, ma cresceva pure l'amore.

Io sentivo come se il mio petto fosse una fornace ed il mio cuore un recipiente in ebollizione: quanto più bolliva, tanto più traboccava, quanto più traboccava, tanto più si riempiva. Gesù fissava Mammina; si voltava a guardare ancora gli apostoli e, in un dolore profondo, mormorava: - Devo la­sciarvi, ma non posso separarmi da voi; vado, ma resto; a voi mi lega il mio amore! - Vincoli di amore avvincevano sempre più Gesù al Cuore santissimo di Mammina e a quello degli apostoli. Fui a cena. Tutta la sala, tutte le parole ed i sorrisi di Gesù erano amore. Se io sapessi parlare di questo amore! Tutto era amore, amore, solo amore che affrontava la malvagità e l'in­gratitudine... (diario, 8-8-1947).

... O mia croce, mia croce amata, quanto ti amo! Che vedo nella mia croce? Amore, ma un amore senza limiti, un amore senza pari; e vedo il dolore, ma un dolore che racchiude tutti i dolori: è un insieme di dolori. Abbracciai la mia amata croce: e fu un abbraccio eterno. Sento che qualche volta mi scivola dalle spalle, ma perché mi pare di non poterne più; sento di lasciarla cadere volonta­riamente: questo accade per la mia sfinitezza. Ma la voglio, e l'amo: il mio abbraccio eterno è stato dato. Sento il mio cuore tanto legato ad essa che non può separarsene: è croce e cuore, è cuore e croce: una cosa sola. Amore, dolore e croce sono miei, li voglio per Gesù e per le anime... (diario, 15-8-1947). ... Mi pare di mostrare al mondo le mie piaghe aperte e dirgli: - Guarda come ti amo! Guarda quanto soffro per te! Vieni, il mio cuore ti vuole accogliere! - Ma il mondo è cieco, non vede le mie ferite. È sordo, non ascolta la mia voce: calca senza pietà il mio povero cuore che, tutto sanguinante, è un cencio per l'umanità intera; è come polvere da calpestare. Il mondo che mi ferisce è la causa del mio dolore. Ma vi è in me un amore che ama e dimentica, un cuore che cerca e brama, un cuore pazzo che vuol dar la vita a tutta la umanità che è morta... Questo amore non è mio: ha preso possesso del mio corpo, ma non mi appartiene. È venuto Gesù: - Figlia mia, sposa mia, sposa di dolore e di amore,... il tuo dolore ed il tuo amore sono balsamo per il mio soffrire. ... Il mondo, povero mondo! Che sarà di lui, che cosa lo aspetta!... Grida, chiama, di', figlia mia, che Gesù lo invita alla penitenza, alla preghiera... - (diario, 22-8-1947)

« Quante conversioni in questa cameretta! » (Momenti della Passione)

« Mio buon padre [Pinho],... la sua lettera mi ha confor­tato. Non dico che mi abbia rallegrata, perché non vi è più per me se non l'allegria di fare la volontà di Dio. Ma mi ha confortata assai, soprattutto là dove mi diceva: "occupando ancora lo stesso posto, le invio questa lettera come sempre". Sì, mio buon padre, nonostante questi lunghi anni di assenza e di silenzio, l'ho ritenuta sempre come mio direttore, ed anche Gesù [l'ha ritenuta tale]. Nel leggere che lei lo conferma e che è disposto ad esserlo sempre, mi sono confortata molto: ma­gnificat, magnificat! Avrà saputo che la Miriam [sorella di p. Pinho] ha passato qui alcuni giorni. Quanto abbiamo apprezzato la sua visita! Vedevo in lei il mio buon padre. Ciò che le ho fatto era come lo facessi a lei. Non mi dimentico, o meglio non la dimentichiamo, presso il Signore. Faccia altrettanto, per carità!

Deolinda è alquanto ammalata di polmoni e sempre tribo­lata nello stesso dolore e nella stessa attesa di un giorno felice`. Chiede la benedizione e invia rispettosi ossequi insieme a Sāo­zinha; mia mamma, lo zio e le cugine si raccomandano anche loro; il medico, la sua sposa e i figli e i signori Sampaio le mandano rispettosi saluti.

Il medico, d. Umberto sono stati due colonne salde che ci hanno sostenuto in tanta lotta. Essi, il signor Sampaio, il fratello di d. Alberto, il signor Pelicano e molti altri, quanto ci sono stati amici! Nonostante tutto, aumenta assai il numero degli amici, anche tra sacerdoti e medici. Benediciamo il Signore! Confidiamo in Lui... Se la causa è Sua, e non vivo di illusioni, Egli veglierà... » (lettera a p. Pinho, 28-8-1947).

... - ... Mio Gesù, io vorrei soltanto nascondermi e non comparire più. Non so se farei bene o male; non so in quale forma Ti do maggior gloria: stando sola o ricevendo coloro che mi visitano... - ... Mia figlia, ... voglio che tu faccia il sacrificio di rice­vere quanti verranno; ti tengo qui [sulla terra] per questo. Quante persone riceverai, altrettante riusciranno ad andare in cielo! Quante comprenderanno la tua vita di unione con Me e, comprendendola, impareranno e inizieranno a viverla! Co­raggio! ... - ... (diario, 11-7-1947).

... Gesù mi disse: - ... Sapessi quante trasformazioni, quan­te conversioni con sincera emenda di vita avvengono qui nella tua cameretta, in questo calvario in cui ti ho posta: calvario di dolore e di amore! Quante anime già sono entrate qui con il demonio nel cuore e ne sono uscite portando Me, con un pentimento profondo e un fermo proposito di emendarsi! ... - ... (diario, 12-9-1947).

« Mio buon padre [Umberto], ... quante volte ho pensato di scriverle. Non trovo il modo di farlo con la premura che vorrei: che movimento in casa nostra! Dopo le ore di riposo di Deolinda parecchie volte abbiamo tentato di scrivere, ma il popolo non ce lo ha consentito. Che martirio! Sia bene­detto il Signore! Ho paura a vivere quaggiù. Quando Gesù mi verrà a prendere? Non immagina il mio sfinimento e le agonie dell'anima. La mia miseria è orribile. Non faccio nessun bene o, se lo faccio, non sono io; mi fugge, non lo vedo. È sempre più grande la mia sete di Gesù e delle anime; ma è anche maggiore il peso delle iniquità e la oscurità che mi fa morire di sgomento. Ho bisogno di luce; ho bisogno di sostegno. Chi mi soccorre?... » (lettera a d. Umberto, 19-10-1947).

... La mia anima piange e il mio cuore è in ansia. Passai quattro giorni senza ricevere Gesù Eucaristico: che fame indi­cibile, quali ansie insopportabili!... Quante volte volavo in spi­rito presso Gesù Eucaristico e Gli dicevo: - Vieni, mio amore, muoio di fame, sono sfinita nell'anima e nel corpo; vieni da me, saziami ed opera in me come se Ti ricevessi sacramentato... Ieri, fin dal mattino, sentii, oltre le spine che quotidiana­mente mi cingono il capo, una nuova corona di spine: pareva che mi giungessero al cuore...

Verso sera sentii alcuni brividi di freddo che mi fecero tremare e vidi Gesù, molto triste, che pure tremava. Non vidi Gesù quando uscì dalla sala della Cena; non Lo vidi congedarsi da Mammina, ma vidi Lei in cima alla scala seguire i passi di Gesù verso l'Orto. Attraverso Gesù vidi i suoi sguardi addolorati quando già non Lo vedeva più e sentii come il suo Cuore Santissimo seguiva il Figlio intuendo ciò che an­dava a patire. Che unione di dolore e di amore tra quei due Cuori! Gesù precedeva gli apostoli triste e silenzioso. Attraverso di Lui io vidi anche che gli apostoli non si preoccupavano né sof­frivano per ciò che doveva accadere; erano molto stanchi e, appena giunti nell'Orto, si addormentarono... All'aurora sono andata a cercarlo nella prigione: tremava dal freddo; aveva perso tanto Sangue! Era tanto sfinito! Mi sono associata al suo dolore e alla sua tristezza e come Lui sono rimasta sfinita. Sono uscita dalla prigione in questa santa unione: L'ho accompagnato seguendo i Suoi stessi passi... Vicini a Gesù camminavano i due ladri con le loro croci: sono stati crocifissi a fianco di Gesù. Io sentivo che le loro sofferenze, le loro croci pesavano su di me: sulla croce di Gesù che era in me. Sentivo uscire dal Cuore divino di Gesù lo stesso amore, le stesse grazie per ambedue: uno le accettava, l'altro le respingeva. Gesù soffriva, agonizzava... (diario, 26-9-1947).

O mio Dio, non può essere avvelenato ciò che è divino, ciò che è Tuo; sono peggiore del serpente, sono un veleno più peri­coloso. Che orrore nel sentire tutta l'umanità bere, avvelenarsi, immergersi in me. Il cuore mi si lacera per il dolore. Cammino come un ladro che fugge: voglio nascondermi; ho paura di tutto, ho paura del Cielo, ho paura di Gesù. Odo con i miei orecchi, sento con la mia anima il suono della tromba che mi chiama: Egli viene a chiedermi i conti. Che sarà di me, mio Dio? Come potrò com­parire davanti a Te?... Quanto costa vivere così!... Là, sul Calvario, la croce e Gesù si alzarono nel mio petto; la montagna [del Calvario] si alzò assai, portò via la croce e con essa Gesù: tutto scomparve e sfumò in cielo. Io rimasi sola, legata ai piedi di quella montagna. Si levò un mare di crimini, delle maggiori iniquità; le onde di quel mare si infrangevano contro di me che facevo parte di quella montagna, come si infrangono contro i moli del porto. Quanto più le onde mi colpivano, tanto più mi sentivo sola e nella oscurità. Priva di luce e di aiuto per sopportare un così vasto mare di crimini, immensamente peggiore della più tremenda tempesta, mi sentivo morire...

È venuto poi Gesù: non mi ha portato subito la luce, ma mi ha dato vita e un fuoco che mi incendiò il cuore: - Figlia mia, non sei sola: Io sono con te... Ti ho creata per le anime; non sei del mondo e vivi per il mondo, non sei in cielo e vivi di cielo.

Dal primo istante della tua esistenza, da quando ti ho crea­ta, ho sempre veduto in te la missione che ti ho affidata: la missione più bella e nobile, la missione delle missioni, la mis­sione delle anime. Ti ho creata per loro, sei vittima per loro e, a somiglianza Mia, vittima del calvario. Come prova che lo sei, ti ho legata ai piedi della montagna, e contro di te ho fatto infrangere il mare delle iniquità. La montagna si è elevata, è scomparsa la croce ed Io con essa sono andato in cielo, ma i crimini continuarono. Io non ho cessato di dar prova del mio amore spargendo sul mondo le mie grazie... E come prova di questo amore ho perpetuato l'o­pera della redenzione... È stato necessario continuare questa opera attraverso alle mie vittime... - ... (diario, 17-10-1947).

« Tanta ingratitudine contro tanto amore » (Momenti della Passione)

Sento in me le piaghe talmente aperte, che, pur avendole in me, mi pare di attraversarle da una parte all'altra. Ma non sono io: è il mondo intero - che le attraversa: ora passa attraverso questa, ora attraverso quell'altra. Sono porte spalancate per le quali tutti possono passare senza chiedere l'autorizzazione. Tutte queste piaghe sboccano in un unico cammino che porta alla piaga del cuore; da questa piaga tutti passano in un altro Cuore, che è unito al mio. Con quali ansie questo Cuore riceve tutti coloro che vo­gliono andare a Lui: sembra avere braccia per abbracciare, occhi per fissare e attrarre, labbra per sorridere e per baciare. È un Cuore che è soltanto amore! Il mio, in confronto, è molto piccolo e meschino, non è niente. Non so neppure come essendo tanto piccolo possa avere in sé una piaga tanto grande da sem­brare una piaga mondiale. Mi costa tanto sopportarla per il dolore immenso che mi causa... (diario, 31-10-1947).

... Nel pomeriggio di ieri, nel mare della mia sofferenza, mi pareva di essere venuta al mondo, ma di non essere del mondo: vivevo in lui non per trattare di me ma delle cose di Dio. Di tanto in tanto il mio cuore andava all'Orto... Sul calar della sera, per conchiudere l'opera, passai alla Cena. Che amarezza colma di amore e tenuta nascosta! Provai la consolazione sentita da Gesù quando il discepolo amato Gli si accostò delicatamente al petto; subito dopo fu grande il dolore del suo divin Cuore nel vedere le lacrime di Mammina... Seguii poi, passo per passo, le fasi dolorose e tristissime dell'Orto e dell'agonia di Gesù. Sentivo in me di dover morire e volevo morire: senza la morte non avrei portato a termine l'opera per cui ero venuta sulla terra. Nel frattempo sentivo che Gesù fissava il mondo ed il suo Cuore con tristezza profonda diceva: - Tanta ingratitudine contro tanto amore! - ... (diario, 14-11-1947).

« Non sapevate che mi devo occupare delle cose del Padre mio? » (Lc 2,49).

« Padre, Ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuta l'opera che Mi hai affidato » (Gv 17,4). ... - Scrivi: Santo Padre, Santo Padre, mio caro rappre­sentante sulla terra, ascolta la voce di Gesù! Parla al mondo, parla al mondo, parla ai vescovi riuniti affinché parlino ai loro sacerdoti. Così pochi sono luce del mondo e sale della terra! I sacerdoti secolari che adempiono il loro dovere sono rari come i petali che il vento ha sparpargliato uno qui e un altro assai più in là... Santo Padre, parla al mondo, che la tua voce arrivi da un polo all'altro: si faccia orazione, si faccia penitenza: vita nuo­va, vita pura! Non indugino, si mettano all'opera; inizi chi deve iniziare; dall'alto venga l'esempio. Figlia mia, non ti sfugga nulla di quanto ti ho detto. Si accenderà luce di Spirito Santo per dissipare tutte le tue tenebre, affinché tu riconosca che in te tutto è opera divina. - Cominciai a godere di una luce splendente: ho sperimentato il gaudio dell'amore di Gesù immersa nella Sua pace. - Se fosse sempre così, mio Gesù, non avrei nulla da te­mere, non potrei dubitare di nulla. - ... (diario, 21-11-1947).

« Mandai la Mia croce in attesa della vittima »

... Dentro di me ho una roccia mondiale: è il mondo; sento che lo è. Questa roccia è attorniata da un mare infinitamente più grande che la lambisce dolcemente con le sue onde carez­zevoli e soavi: onde di invito ad entrare. Ma questa roccia non è soltanto impermeabile, si è pure coperta di putrido fango. Le onde lambiscono molto dolcemente quasi vogliano acca­rezzarla, lavare quella immondezza per rammollire poi ogni durezza; ma invano! In questa roccia vi è il veleno di cui io sono portatrice; veleno nascosto, che si oppone come vipera, come leone furioso, affinché quella roccia non sia lavata né rammollita. Gesù ne soffre tanto! Quanto è ingrata l'umanità! ... Gesù mi ha detto: - Imparino da te le ragazze a con­servare per Me il candore della loro purezza; imparino gli an­ziani e i giovani, i ricchi ed i poveri, i sapienti e gli ignoranti, imparino tutti ad amarmi nella sofferenza, a portare la loro croce... La conoscenza che ti ho dato del male non ha tolto alla tua anima lo splendore e la grazia: conoscerlo, non è praticarlo. Soltanto così potevi dare al mio divin Cuore la riparazione per tanti peccati delittuosi. Sei vittima, cui ho affidato la più alta missione. Quale prova ascolta ciò che ti dico, per darlo a conoscere: è trascorso poco più di un secolo da quando man­dai a questa parrocchia privilegiata la croce come annuncio della tua crocifissione; non croce di rose perché avevo sol­tanto spine; neppure di oro, perché saresti stata tu ad adornarla con le tue preziose virtù e il tuo eroismo; ma croce di terra, perché è stata la terra stessa a prepararla. La croce era pronta e mancava la vittima che, nei piani divini, era già scelta: eri tu. Il male è aumentato, l'onda delle colpe è arrivata al suo culmine: doveva essere immolata una vittima; sei venuta e il mondo ti ha crocifissa... La malizia umana che ha preparato la mia croce ha preparato pure la tua; ma come sono grandi i disegni del Signore e ammirabili le Sue meraviglie! Nella mia divina sapienza, potevo renderti più simile a Me? Da questa croce, da questa immolazione, ho avuto due van­taggi: l'amore alla Mia croce e una grande riparazione. Non è soltanto la mia Alexandrina ad essere crocifissa, ma Cristo in lei e con lei... . ... (diario, 5-12-1947).

 

1948

«Tutte le tue sofferenze prendono in Me un valore infinito» (Momenti della Passione)

... In me, dentro il mio cuore, vi è un libro enorme, che non so leggere né comprendere: è scritto a tratti neri; non ne di­stinguo neppure una lettera. Questo libro mi fa tremare e mi impaurisce. Sento però in me una sapienza senza pari, che vede, legge questo libro e lo comprende. Questa sapienza è Gesù: legge e mi fissa con sguardi severi chiedendomi i conti. Devo rispondere per le gravi cose contenute in questo libro immenso che ai miei occhi pare non avere limiti. Che severità, quella di Gesù! Che giustizia porta con sé! Quanto mi sento schiac­ciata! Mi pare di non sopportarne la presenza. Vi fossero almeno montagne, cielo o anche inferno dove potessi nascondermi! Tre­menda la presenza di Dio, cui devo dare i conti! Mio Gesù, sono la Tua vittima: ma che conti Ti debbo dare, che soddisfazioni puoi ricevere da me? Tutto il mio corpo, cuore e anima sono lacerati, disfatti in sangue. Mi feriscono tante spine inflittemi da mani d'uomo. Gesù e Mammina cari, fate che le sappia ricevere e sopportare in modo a Voi gradito. Nelle ultime ore dell'anno, insieme ai miei cari, feci la consacrazione a Gesù e a Maria, ed ho recitato il « Te Deum » in ringraziamento di quanto ricevuto da Gesù: sofferenze o gioie e tutto ciò che volle mandarmi. Chiesi perdono e nuove grazie per me, per quanti sono cari al mio cuore, per quanti si raccomandano alle mie preghiere e per tutta l'umanità. Feci e chiesi quanto seppi; e nulla feci né seppi dire. Vennero le mie tenebre: non soltanto mi avvolsero completamente, ma mi tolsero perfino tutta la vita dell'anima e del corpo per la loro intensità. Mio buon Gesù, tutto per Tuo amore... Ieri vennero le sofferenze dell'Orto: non ero io che le vi­vevo, ma Gesù: io vi dovevo partecipare con Lui.

Sentii che un bagno di sangue emanato da Gesù veniva a lavare le mie iniquità, dava luce a tante tenebre che oscuravano il mondo, riconciliava la terra con il cielo. Ancora nell'Orto, sentii che sarei stata spogliata per essere flagellata: lo spoglia­mento di Gesù rivestiva me, le Sue ferite venivano a guarire le mie. Mentre gli apostoli dormivano, Gesù rimase un po' di tempo seduto presso di loro. Vorrei saper dire quanto Egli amava e, in sì profondo silenzio, quanto la Sua Anima parlava! Con gli occhi al cielo, parlava al Suo Eterno Padre. Le stelle filtravano luce attraverso l'uliveto ed illuminavano l'Orto oscu­ro. Ma per Gesù non brillavano, non davano luce: né gli ri­spondeva l'Eterno Padre. Tuttavia la Sua Anima divina aveva un linguaggio infinito ed infinito era l'amore del Suo Cuore divino. Quanto era grande Gesù! Raggiungeva tutti! Amava infinitamente, infinitamente! Sfinito, con i vestiti inzuppati di sangue, in una tristezza profonda e quasi senza vita, aspettò e vide approssimarsi la soldataglia con il traditore. ... Questa mattina sono stata con Lui ai tribunali; ho sentito la grande, indicibile superbia di coloro che si ritenevano sovrani: ho sentita l'umiltà e la pic­colezza di Gesù. Sapessi assomigliarmi a Lui! Il Re di tutto, annichilirsi! Che grande lezione!… Con Gesù ho percorso il Calvario... Raggiunta la cima, sono rimasta in croce con Lui... È venuto il momento di spirare e Gesù, nella più estrema agonia, ha affidato lo Spirito al Padre: il Suo grido moribondo ha echeggiato nel mio cuore come se echeggiasse nel mondo intero... Sono rimasta come morta per un po' di tempo. Poi è venuto Gesù: - Figlia mia,... voglio incendiarti nel mio divino Amore, voglio vederti consumata in esso. Diffondilo nei cuori e nelle anime, incendia il mondo in una sola fiamma... Molte volte ti ho ripetuto che il mondo è tuo, che te l'ho affidato; ma oggi vengo a rinnovarti la consegna, come feci la prima volta: è il primo venerdì dell'anno... Rendendoti simile a Me e tu essendo mia vittima, non vi­vendo tu, ma Io, tutte le tue sofferenze prendono in Me un valore infinito... (diario, 2-1-1948).

... Sono stata coperta da una grande quantità di miserie, malvagità, crimini vergognosi. Quanta vergogna e quanta re­sponsabilità nel dover rendere conto a Dio!... Quanto pesa su di me la giustizia divina!... Se questi mondi di male gravano su di me fino all'impos­sibile, un altro mondo infinito, con altra vita infinita, superiore, infinitamente superiore, vive, bramando solo di attrarre a sé e trasformare in sé questo mondo di malizie. Io sono malizia e bontà allo stesso tempo e sono anche vita e morte. Questa vita vuol dare vita alla morte; questa morte non accetta la vita. O Gesù, come posso vincere? Mi sento arsa: ho sete del Tuo amore; ho sete di darti anime. Soffro, sento il dolore, ma non come mio... Ho ansie di amore puro, di amore pazzo, ma non sono io che amo; io non vivo, io non esisto; io sono un nulla. Quale dolore logorante! Quanto soffre questo cencio inutile! Quanto soffre questo cuore che vuole appartenere solo a Gesù, quest'anima che solo in Lui vuole riposare! Soffro e non so come resistere... ...Oggi, assetata di dolore, ho preso la croce e con Gesù ho camminato per le strade dell'amarezza: erano stipate da tutta l'umanità a cui Gesù ed io con la croce, ci mescolavamo e che, come un rullo, ci schiacciava continuamente... Quasi sulla cima della montagna, Gesù univa le sue lacrime alle copiose gocce del suo divin Sangue. Non avevo mai sentito né visto Gesù piangere come in questo viaggio. Con rancore si preparavano a spogliarlo e a crocifiggerlo; ho visto uno dei carnefici, con sguardi infernali, alzare il mar­tello e batterlo con tutta forza sul chiodo che fissava la Mano divina di Gesù. Si è ripercosso tutto nel mio cuore: le lacrime di Gesù erano spremute da quella indicibile durezza e ingrati­tudine... (diario, 9-1-1948).

Vorrei trasformarmi in pane, vestiti e conforto per quanti soffrono!

... Voglio praticare il bene; voglio che tutti i miei atti siano, imbevuti di bontà e dolcezza. Mi opprime la conoscenza dei poveri che hanno fame e non hanno vestiti per coprirsi. Non sopporto che i miei simili vivano in afflizione, chiunque essi siano. Il mio povero cuore, benché cattivo, soffre, si sente mancare per non potere trasformarsi in pane, vestiti, conforto, gioia e balsamo per quanti soffrono. Gesù, voglio bene a tutti; voglio consolare tutti per tuo amore... (diario, 16-1-1948).

Mio Dio, cosa deve mai attraversare [l'anima mia] ! Da sola, senza nessuno, fra tenebre tanto dolorose, non vedrà mai luce, non sentirà sollievo od appoggio in nessuna guida... Povera anima, mantieniti salda in Gesù, chiamalo, invocalo in questo viaggio tanto lungo. - Gesù, se non vieni in mio aiuto, lo sgomento mi uccide. Ma, mio Gesù quanto è dolce soffrire e morire per Te! Tutto questo è nulla, è nulla per Chi ci ha amato tanto! -

Viene Qualcuno, non sono io, che, dentro di me, varie volte raccoglie, in un calice, il sangue che sgorga dalla piaga profonda del mio cuore, lo unisce alla amarezza della mia anima e lo alza verso il Padre... ... La morte si sta avvicinando sempre più: viene verso di me e io cammino verso di lei, giorno per giorno, a grandi passi. Porta con sé sofferenze inimmaginabili. Quanto più si avvicina ed io ad essa, tanto più chiaramente vedo il martirio che mi porta. Ma non è a me che viene a togliere la vita: è sempre all'altra vita che vive in me... (diario, 23-1-1948).

Sono tanto lontana da Gesù, tanto lontana! Per quanto io cammini, non riesco a raggiungerlo. Corri, corri, anima mia, corri senza posa, va senza stancarti in cerca del tuo Signore. Corri fiduciosa che è tuo e verrà giorno in cui ti unirai a Lui per sempre in un amore senza fine. - O Gesù, quando verrà il giorno in cui potrò dire: « Gesù mio, ora so che Ti amo e non cesserò più di amarti; non Ti fuggo mai più: ora sei mio e io Tua, solo Tua, o Gesù »? Sono affamata; muoio, muoio soltanto per perdermi in Te e consumarmi solo nel Tuo divino amore. - La mia croce, la mia amata croce! Io so che soffro, che sono crocifissa anche se non so comprendere il mio doloroso martirio. Anima mia, abbracciati a Gesù, abbracciati alla croce e cammina sempre, segui il tuo Amato; non temere la notte, non temere le spine. Come è dolce essere in croce, ferita per Suo amore! - Gesù, la mia gioia sia la croce, la mia dolcezza il do­lore: tutto in Te e per Te. -

Il mondo è morte, morte orribile. Il mondo sono io, e la morte è in me. O morte, come potrà guardarti Gesù? Come potrò dargli conto di te, delle tue stragi? Che orrore, o mio divino Signore! Ahi, il mondo, la morte umana, tutta piena di brutture! Sto nuotando in un mare di ansie e di forti desideri di fare il bene: sono ansie di amare soltanto Gesù e di beneficare il prossimo. O Gesù, vinci nel mio cuore; altrimenti cado e non mi rialzo più.

Questo mare enorme, queste onde agitate tolgono al mio cuore ogni resistenza. Nuotare, nuotare; lottare, lottare, ma sen­za ottenere lo scopo di tanta lotta: l'amore di Gesù... (diario, 30-1-1948).

«Il tuo dolore è per le anime più che il sole per la terra»...

Nel pomeriggio di ieri si innalzò in me una torre: mi pareva una torre formata dal mondo intero: era molto, molto alta, ma tanto insidiosa. Un orribile serpente saliva in essa a spirale dal basso alla cima spargendo sulla terra tutto il suo veleno e non risparmiando nulla. Io rimasi fra la torre ed il serpente che tentava di avvelenare anche me. L'anima mia, opponendosi al serpente, si sforzava di togliere tutto il veleno dalla torre. Quella torre mi indicò l'Orto. Alla mia corona di spine se­ ne aggiunse un'altra; alla lancia che sempre feriva il mio cuore ­se ne aggiunse una seconda con una spugna: rimasero accostate al petto quasi in forma di croce. In quel momento sentii sospiri molto dolorosi e profondi: erano di Gesù. Mi causarono un grande dolore e squarciarono un Cuore dentro di me che non era mio: vedevo sgorgarne sangue in grande abbondanza...

... Udii Gesù dirmi: - Figlia mia, ... lascia che Io depositi ancora nel tuo cuore il mio amore infinito e tutti i tesori rac­chiusi nel mio divin Cuore... - Incominciai a sentirmi grande, tanto grande che il mio cuore arrivava in cielo. Dissi a Gesù: - Mio Gesù, che avviene in me? Mi sento tanto forte e tanto grande... - ... Hai in te il Cielo stesso, figlia cara, e sai perché? Per soccorrere le anime e per avere forza a portare la tua croce. È col tuo dolore che soccorri: confida che il tuo dolore è per le anime più che l'acqua per i pesci, più che il sole per la terra. Soffri contenta: sei potente, la tua croce è di salvezza... Io fui crocifisso per gli uomini e tu, a mia somiglianza, sei crocifissa per loro. Sono venuto al mondo per salvare i miei figli e ho inviato te al mondo perché continui a salvarli... Prima di te ho mandato la croce di terra come segno che sarebbe venuta la vittima per essere immolata in favore della terra stessa... (diario, 6-2-1948).

... Il carnevale fu per la mia anima un giorno di grande tormento: mi costò assai sopportare la nostalgia di alimentarmi. Sofferenza insopportabile! Con fatica nascosi le lacrime; volevo sfogarmi, sfogarmi molto: volevo dire che avrei dato una grande somma di denaro, se l'avessi avuta, per alimentarmi; che, se sapessero quanto soffro per questa nostalgia, non direbbero che non è vero che non mangio. Ero tentata di dire ai miei cari: potessi mangiare come voi!. Fissai il Cuore di Gesù con gli occhi pieni di lacrime. Mi ricordai che era giorno di tante offese contro di Lui e Gli offrii in riparazione il sacrificio di tacere e tutto il mio soffrire. O Gesù, o Mammina, è per Vostro amore e per le anime che io voglio nascondere ogni mio dolore. I miei sfoghi sono sol­tanto con Voi. « Mio buon padre [Pinho], ... se vi fossero più persone che conoscono la vita di Dio nelle anime e la necessità di luce che le guidi e le sostenga, non mi avrebbero tolto il mio padre: hanno consumato un vero furto. Gesù li perdoni, dia loro il cielo: è la mia vendetta. Desideravo ardentemente scriverle per il compleanno; non mi fu possibile. Sono tante le mie sofferenze: benedetto sia il Signore! Anche se non ho potuto dettare per lei neppure una parolina, non tralasciai di fare la Comunione, di soffrire e pre­gare affinché lei ricevesse dal Cielo ogni ricchezza, conforto e amore. Chiesi anche a persone amiche, fra cui alcune veramente sante, di pregare per le stesse intenzioni: furono i nostri auguri e i nostri doni. Grazie, mille grazie, per la letterina che ebbe la carità di scrivermi: fu luce per la mia anima e balsamo al dolore che notte e giorno mi consuma. Da molto tempo non avevo avuto così grande sollievo. ... E che dirle di più? Quanto più ho da dire, meno posso e so parlare: vivo in fitte tenebre mentre voglio consumarmi in amore, nell'amore più puro, perfetto, più intenso che si possa dare a Gesù; e non l'ho! Mi pare struggermi nel desiderio di fare del bene a tutti ma non faccio nulla. Non vivo, non soffro, non amo: sono un niente. Ma questo niente vuole tutto, vuole dare tutto a Gesù; è un niente che vive di ansietà, un niente che, pur avendo tanti amici e vedendo crescere il loro numero, si sente tanto solo, tanto solo, senza nessuno, immerso in sof­ferenze a non finire... Povera me se lascio di confidare in Gesù, se abbandono le braccia di Mammina! Cosa sarebbe di questa poverella in tanto abbandono spirituale?... » (lettera a p. Pinho, 18-2-1948).

Mantenendomi sempre nella pace (Momenti della Passione)

... Ho in me una cosa sola che mi sostiene: la fiducia in Gesù. Povera me, se questa mi mancasse, morrei di dispera­zione! Egli non si inganna né permette che io mi inganni... Il mio dolce Gesù non può permettere che io mi inganni, perché io non voglio ingannarmi... La mia ansia di manifestare il mio dolore non è per mostrare ciò che soffro: vorrei perfino potere e sapere nascondere tutto; ma poiché non sono io a soffrire, e lo so che è Gesù, vorrei ri­velare quanto Egli ha sofferto affinché le anime si commuovano e si decidano ad amarlo... ... La croce, lungo il Calvario, pesava, ma Gesù non mi la­sciava sola: mi accompagnava aiutandomi a portarla. Il viaggio fu tanto lungo! Non mi è parso di ore, ma di anni, di molti anni. E la croce gravava su di me sempre; non ne potevo più. Gesù vi ha sottoposto le sue spalle. È stato Lui il Cireneo del mio Calvario.

In vicinanza della meta sono caduta sfinita e Gesù con me. Fui crocifissa con Lui: Egli era nascosto in me. Il sangue dalle Sue piaghe passava alle mie; dal Suo capo santissimo passava al mio il Sangue colato dalle spine; tutto il mio corpo ferito sentiva le sofferenze del Corpo di Gesù. Dal suo Cuore divino attraverso il mio, passava, per estendersi a tutto il Calvario, il Suo divino amore, come fuoco ardente. Den­tro i miei occhi si alzavano al cielo gli occhi agonizzanti di Gesù. Mi ha attraversato le orecchie il suo ultimo grido con cui affidava al Padre il suo Spirito... Sono spirata con il mio Gesù... (diario, 5-3-1948).

... È orribile il mio vivere. Se in mezzo a questo martirio mi mancasse la pace della coscienza, già da molto mi sarei disperata... Quando, improvvisamente, sorge tormentosa la tempesta di dubbi o tentazioni contro la fede, quando l'anima giunge alla agitazione e alla saturazione piena di timore, viene da non so dove, una soave dolcezza ed eccola nella consueta tranquillità, nella stessa unione con Gesù. Quale protezione del Cielo ho su di me! Non so ringraziarne­ il Signore... Quando mi pare di essere in procinto di consegnarmi al de­monio,... abbraccio, con l'anima e col cuore, Gesù, Mammina e la croce; chiudo occhi e orecchie a tutto, sospiro molto, man­tenendomi però sempre nella pace della mia coscienza, illimita­tamente fiduciosa che sono e sarò sempre, totalmente ed eterna­mente di Gesù. In questo abbraccio intimo lascio passare gli orrori di tutta la tempesta: sia benedetto il Signore... (diario, 12-3-1948).

... O Gesù benedetto, fa' che in mezzo a così grande orrore la mia anima, che è tua, non perda la serenità e la pace; grazie, Gesù!... Nel pomeriggio di ieri non vi era in me se non dolore e croce. Io ero bambina e attorno a me vi erano croci in pro­porzioni alla mia età; infatti mi sentivo ancora bambina, ma grande di una sapienza che non era mia. Tutte le croci dovevano essere distribuite, eccetto quella destinata a me. Io vedevo l'Orto, ma, essendo bambina, mi pareva di distogliermene e di non soffrirne tutta la grave realtà. Col pas­sare delle ore, io crescevo in sapienza, in grazia ed in età: grazia e sapienza che non mi appartenevano. Crescevo, crescevo e in proporzione della crescita mi si presentavano sofferenze sempre più grandi e spaventose. Si avvicinava l'Orto. Io mi occupavo delle cose del cielo come un fedele vassallo che si occupa delle cose del suo re. Il cuore ardeva d'amore come fuoco che non si spegne mai. Questo amore si diffondeva sopra tutte le sofferenze che l'Orto mi presentava: sudavo sangue e sentivo le mie labbra su duro terreno che mi toglieva il respiro. Il cuore, anche se schiacciato dalla giustizia divina, si elevava e si univa all'Eterno Padre. ... Oggi, nell'ultima parte del viaggio al Calvario, ho sentito che il cuore accoglieva Gesù e Mammina Madre dei Dolori; nelle sue santissime braccia portava Gesù non sofferente ma già morto ed avvolto nel lenzuolo. Durante le tre ore di agonia io stavo sulla croce ed il mio petto continuava ad essere asilo per Mammina Addolorata con Gesù morto... ... Ho udito Gesù: - Figlia mia, figlia mia! Tu sei per le anime un angelo di pace: sapessi quante per mezzo tuo hanno ricevuto la pace! Sono migliaia, milioni che per te sono salve... li mondo persiste nella sua vita di perdizione: salvalo con il tuo dolore. Dammelo e dammi il tuo amore: sono il prezzo per le anime. Come è meravigliosa la tua vita, tanto somigliante alla mia! È per questo che ti faccio piccolina: per renderti a Me simile anche nella mia infanzia. Erano mie la sapienza e la grandezza che sentivi in te; erano mie le croci che ti attorniavano, erano croci che lo avevo per dare alle anime. Ho aggiunto alla mia Passione un po' della mia infanzia; sei passata attraverso tutto: la mia vita intera ha partecipato alla mia Passione e morte; aumentavano le sofferenze a mano a mano che crescevo in età. -

Io ho ascoltato Gesù attentamente ed in quel momento ho compreso bene che la sua infanzia è sempre stata legata alla Passione: ho compreso, ma non ho saputo dirgli nulla. Egli ha continuato: - Figlia mia, ti ho associato oggi più che mai ai Dolori della Madre benedetta: fu per questo che hai percorso il Calvario con Lei... - All'improvviso, come scesi dal cielo, mi sono apparsi Mammina e San Giuseppe. Mammina era in bianco e azzurro; San Giuseppe teneva nella mano sinistra un grande giglio... Gesù ha aggiunto: - Eccomi piccolo fra i miei due genitori che tanto amo. - Tra Mammina e San Giuseppe è apparso allora Gesù; era bellissimo e mi ha detto: - Chiedimi, figlia mia, quanto desideri in nome di colui che sulla terra è stato il Mio padre adottivo; chiedi e di' agli uomini che chiedano in suo nome... - Mammina si è avvicinata, mi ha accarezzato; San Giuseppe si è chinato verso di me e mi ha lasciato il bel giglio; poi sono scomparsi; è rimasto solo Gesù, ma non più bambino... (diario, 19-3-1948).

Partecipa ai dolori di Maria (Momenti della Passione)

Il ricordo del modo con cui ho passato questi giorni mi fa tremare... Ero ansiosa di amare, bramavo tutto ciò che è puro e del cielo... ma ero sempre a mani vuote: ero un nulla, un nulla che non è mai esistito. Che giorni e notti dolorosi trascorsi! Chiedevo perdono a Gesù e Mammina; chiedevo a San Giuseppe di amarli come lui Li ha amati. ... Stretta al crocifisso, baciavo tutte le piaghe di Gesù, mi soffermavo con le labbra sulla piaga del suo divin Cuore come per riceverne conforto. Sovente mi perdevo tanto in quella Piaga divina che mi sembrava di aver lasciato il mon­do. Nel baciarla supplicavo Gesù di farmi entrare in Essa in­sieme a tutta l'umanità. Come soffro nel sapere che ne è tanto offeso e che non la posso salvare! Sono vissuta sentendo sempre Mammina Addolorata con grandi pugnali nel Cuore e con Gesù morto tra le braccia. Sentivo in me i suoi occhi chiusi, il suo capo, le braccia e le sue gambe fredde, pendenti dal grembo di Mammina. Con pro­fondi sospiri, Lo copriva di lacrime e di carezze, Gli puliva il volto ed il corpo santissimo dalla polvere, dagli sputi e dal Sangue. Con quale tenerezza lo faceva! Lo sentii avvolto in un lenzuolo. Provai il dolore indicibile e senza pari di Mammina, cosciente che poco dopo sarebbe stata privata del suo Gesù: né vivo, né morto!... Mi parve più volte di morire sotto questa sofferenza insopportabile per avere Gesù morto dentro di me! In questo dolore, fra Gesù e Mammina, sentii, non poche volte, il giglio che San Giuseppe mi aveva dato: fu un balsamo al mio dolore nei momenti più insopportabili... ... Sul Calvario venne l'oscurità: la terra si apri, tutti fug­girono; solo anime amiche rimasero a fare compagnia a Gesù. Ho sentito come se la mia anima mi abbandonasse: poi sono morta. Rimasi così per parecchio tempo. Quindi mi sentii rivivere; da lontano filtrava un chiarore che dava luce alla mia anima. Aspettavo Gesù con ansietà. È venuto e, per tre volte, mi disse: - Figlia mia! - Vi fu silenzio! Aumentando la luce dell'anima cresceva l'an­sia di possedere Gesù e di avere luce completa. Ripeté nuovamente, per tre volte, « figlia mia » e segui lo stesso silenzio e la stessa ansia di maggior luce; luce che mi assicurasse di possederlo interamente. - Figlia mia, ciò che avviene nella tua anima è opera della mia scienza divina; è opera delle mie meraviglie; è un'altra prova ch'io ti rendo simile a Me. Il chiarore che hai veduto lontano è la luce che la mia morte ha portato al Limbo; l'ansia era quella delle anime che là Mi attendevano per ricevere il premio e lo splendore eterno del Paradiso Sono stato Io a salvare il mondo; e tu, a mia somiglianza, col portar la tua croce, dando la tua vita, continui a salvarlo. Per completare questa somiglianza e per il bene dell'umanità ti ho fatto sentire il mio Corpo morto in grembo alla Mia Madre benedetta; ti ho associato ai Suoi dolori, come Ella si è asso­ciata ai Miei. Ella ha aiutato Me nella salvezza del genere umano ed ora, con te, continua la stessa opera di salvezza. Come è bello che la figlia assomigli al Padre, la vittima a Cristo Gesù crocifisso! Figlia mia, in che stato si trova il mondo! Soccorrilo. Io non voglio che per te ci sia resurrezione voglio che la tua quaresima continui: il mondo è in pericolo... Tutta la distru­zione che hai visto accadrà quando il bolscevismo, dopo aver tentato di installarsi nel mondo con mezzi subdoli ne diverrà il padrone; esso avanza. La distruzione che hai visto è un nulla in confronto a quella che ci sarà. Si pecca come non mai, e il castigo sarà come non fu mai. Soccorri le anime, figlia mia, Io sono Padre e castigo per richiamare, per non punire con la morte eterna. - (diario, 26-3-1948).

Mi aggrappo fortemente a Mammina (Momenti della Passione)

... E' passato il vigesimoterzo anniversario di letto; non voglio pensarci. Triste giorno per me [questo anniversario] : non solo ho constatato che in tanti anni di sofferenza non ho amato Gesù né Gli ho dato nulla, che non ho approfittato del grande mezzo concessomi per santificarmi, ma Lo ho anche ferito con il mio brutto temperamento e con cattiverie. Povera me! Mi causa orrore tanta gente che viene a visitarmi: che cu­mulo di brutture viene a vedere! Fa', o Gesù, che non la scan­dalizzi. Voglio fare del bene, molto bene a tutti, voglio consolare e confortare i poveri: in essi io vedo Gesù. È a Sua imitazione che voglio vestirli, sfamarli, voglio far loro del bene all'anima e al corpo; non posso sopportare di sapere il prossimo in ne­cessità: devo soccorrerlo o soffrire quando non lo posso fare. Il mio cuore è insoddisfatto: quanto faccio di bene è nulla... (diario, 16-4-1948). Ogni minuto che passa, nella mia vita, è una morte in più per me, per la mia sofferenza, per tutto quanto faccio. Che te­nebre, che morte, Dio mio! Il mondo non mi dà luce: dove potrei trovarla se non in Te, mio Gesù?... - Manda, o Gesù, in questi miei sentieri così oscuri un raggio della Tua luce; fa' che in questi abissi terrorizzanti di tenebre in cui vivo, mi sprofondi per Tuo amore e per le anime. Sovente, quando mi sento impaurita, li fuggo ma per an­darmi a nascondere nel Tuo Cuore divino o per aggrapparmi fortemente al manto della cara Mammina: « Salve Regina, Ma­dre di misericordia! O Mammina, mostrami che sei Madre mia ». L'uragano terrorizza, la tempesta tenta strapparmi dal ri­fugio di Mammina, ma io non lascio il Suo manto. Allora sento che Ella mi stringe al suo petto, mi tranquillizza; e la sua tene­rezza addolcisce il mio dolore. Ho tanta paura. Sono sola; non ho amici; non ho nessuno. Sento che tutto il mondo mi toglie la vita in modo crudele, con tutte le barbarie. E io debbo rimanervi immersa; mi hanno legata a lui forti catene; neppure i maltrattamenti mi inducono a sottrarmi e ad abbandonarlo. Non so dire altro; ciò che sento non posso né so descriverlo­

...Oggi sul Calvario sentivo tutto il mio corpo coperto di piaghe. Allo stesso tempo sentivo che il Cuore divino di Gesù che in me e con me camminava, si apriva da cima a fondo per accogliere tutta la terra colpevole. Già sulla croce, Gesù con­tinuava ad accogliere tutto e tutti; perfino il Calvario con la sua crudeltà e insensibilità ha avuto posto in Gesù. Il suo Sangue, come pioggia, lavava tutte le iniquità; quanto più Gesù si addossava i crimini e la crudeltà del mondo, tanto più cresceva la sua agonia, perché responsabile davanti al Padre... Nel momento di spirare e di consegnare al Padre il suo spirito, sono usciti dal suo divin Cuore raggi dorati verso il Cuo­re Immacolato della Madre addolorata: era il suo congedo da Lei... (diario, 30-4-1948).

« Chi ama Gesù non muore » (Momenti della Passione)

... Oggi sono andata con Gesù al Calvario: non vi è stato un istante in cui non mi sia sentita con Lui schiacciata e sempre trascinata dalle corde. Tutto il mondo Lo feriva dentro di me. Gesù era soltanto ossa, il suo Sangue era tutto sparso sulle pietre. Anche sulla croce Egli non era se non uno scheletro insanguinato. Essendo in me, sentivo che la crudeltà del mondo mi apriva il petto e mi squarciava il cuore. Un peso schiacciante conficcava profondamente le spine nel capo santo di Gesù; mi pareva che gli occhi e le orecchie mi si rompessero per le acute spine. Quanto ha sofferto Gesù per noi! E quanto si è degnato nell'associarmi al suo dolore!. È venuto il momento di spirare; Gesù è morto. Il suo Corpo sfigurato e sanguinante è scomparso per me. Sono trascorsi al­cuni momenti in questa morte e separazione. Poi è venuto Gesù, rischiarando un pochino le mie tenebre, ma non con la luce di altre volte; però mi ha trasformato l'anima dandomi nuova vita.

- Figlia mia, interrompi il tuo calvario: Io ti sostengo e ti accompagno. Figlia mia, avanza nelle tue tenebre: ti guido Io in questa oscurità... La tua sofferenza conduce a Me le anime le quali si rifu­giano nel mio divin Cuore al sicuro come formiche nel formicaio. Confida! È il tuo dolore che dà loro la vita: le alimenta e le fa venire a Me. Sei la pastorella angelica del Re divino: pasci sempre in prato fertile le mie pecorelle...

Farò in modo, figlia mia, sposa amata, che la tua vita arrivi ai confini del mondo come foglia che il vento trasporta... - O Gesù, sarei più contenta se mi sgridassi per le mie colpe; avrei molto bisogno di convertirmi una volta per sempre, di finirla con i miei difetti; ora basta, non voglio più offenderti! - Non è necessario rimproverarti più volte, come desideri. Dal tuo pentimento e dalle tue ansie di perfezione traggo mag­gior vantaggio per le anime che con i rimproveri. L'anima pic­cola, semplice e umile, l'anima che ama, si avvicina assai più a Me con il dolore che con il timore... - ... (diario, 7-5-1948). ... Voglio vivere non questa vita che è morte, ma l'altra vita più pura, più amante e santa; non so viverla, non è mia, ma è in me: è una vita tanto alta, perfetta, sublime. Voglio aggrap­parmi a questa perfezione, facendo tutto in modo perfetto e non sono capace. Non so quello che voglio, non so dire quello che il mio cuore e l'anima bramano: so soltanto che bramano ciò che è del cielo. Non mi sento con forze per sopportare que­ste ansie... Ho affidato a Gesù e a Mammina la mia vita incomprensi­bile: nella loro sapienza divina che tutto comprende, me la accettino. Il mio unico compito è soffrire e seguirli ciecamente. Sia fatta in tutto la volontà del Signore. ... Oggi dalla prigione sono andata al Calvario. Non com­prendo: Gesù sosteneva me e io Lui. Egli era il mio conforto; e io per Lui non so che cosa ero: una compagna di dolore, di martirio. Soffrivo in Lui e Lui in me: eravamo di sostegno l'uno all'altro... Sulla croce, con Lui, sentivo pugnali nel mio povero cuore in cui passavano i gemiti di Gesù. Durante quei momenti di agonia Egli è spirato... anch'io mi sono sentita morire. Dopo poco Gesù mi ha parlato; la sua resurrezione e la sua divina voce non mi hanno portato luce, ma vita dolorosa.

- Figlia mia, ... chi ama Gesù non muore: vive sulla terra, vive nella eternità; chi ama Gesù vive per la Grazia e con essa trionfa nel maggiore eroismo... ... (diario, 28-5-1948).

« Non è il dolore che ti dà la morte, ma l'amore »

« Mio buon padre [Pinho], da due mesi ho ricevuto la sua lettera: arrivò proprio il 30 marzo. Sia benedetto il Signore per questo regalo. Ho persino vergogna di avere tanto ritardato a dettare alcune parole per colui che Gesù ha collocato al primo posto nel mio cuore; nonostante i sette anni circa di assenza e quasi di silenzio, è sempre là; non vi è nulla che lo separi da questa unione di anima, nulla che lo strappi dal mio povero cuore.

Io non scambio l'amore di Gesù con nulla di quanto esiste o potrà esistere. Dopo Gesù, la Trinità Santissima, la cara Mammina e san Giuseppe, è lei, tra le creature, ad occupare il primo posto. Lo permise e lo permette Gesù perché è Lui che la conserva nel medesimo posto. Il mio silenzio, il mio ritardo non ha se non questa spiegazione: voglio e non posso. La mia sofferenza è aumentata moltissimo: mi costa im­mensamente parlare. Se non fosse lo sforzo di volontà, io non direi nulla: sono in un martirio di dolori. Quanto soffro e faccio, sparisce, muore prima di conoscere la vita; così sente la mia anima. E costa tanto sentire avvicinarsi l'eternità e sen­tirsi un niente, senza niente.

La mia vita è una vita senza vita, è un mondo senza luce. Quanto più sono senza luce più Gesù si assenta e più sfumano in me le Sue cose, la sua vita divina. Mi permetta anche questo sfogo: sento come se mai avessi conosciuto Gesù, mai Lo avessi amato, mai avessi saputo ciò che è la sua vita nelle anime. Quante più ansie ho di vivere la vita interiore, la vita di Dio in noi, meno la vivo, meno la co­nosco, meno la comprendo. Mio Dio, come sono ignorante! Nonostante questo, la mia anima si mantiene in pace. È una grande grazia di Gesù. Ho persin detto: ho pace, la pace della mia anima, a meno che io non comprenda ciò che è la pace di Dio. Ma credo che il Signore non permetterà che la mia pace sia del demonio perché questa certamente non dà gioia. Io in­vece, in mezzo a tante spine, sofferenze, e con una croce tanto pesante, sento la gioia dell'anima che sorride a quanto viene dalla mano del Signore. Possa gemere, possono piangere gli occhi del mio corpo, ma quelli dell'anima sono gioiosi, disposti a ricevere ogni martirio che il Cielo mi invia. Non mi basterà l'eternità per ringraziare Dio di tutto questo. Grazie di quanto mi ha promesso di fare in favore della mia anima nel mio compleanno; Gesù e Mammina l'avranno certamente ricompensata assai. Il signor dottore [Azevedo], con la sposa e i figli, gradisce i suoi saluti e mi ha incaricata di ricambiarli; promette di scri­verle tra poco... Aumenta sempre più il numero dei miei amici; anche tra i sacerdoti. Monsignor Domingos della "Officina de S. José" di Guimaràes venne a visitarmi; mi è rimasto amico pare che sia disposto a fare in mio favore quanto gli è possibile... » (let­tera a p. Pinho, 2-6-1948).

Continuo a non essere nulla e a non vivere. Tutto il mio corpo è un poco di polvere disfatta dal dolore; dolore che vive in questa polvere senza appartenermi. L'anima soffre e unisce il suo dolore a quello di questa polvere disfatta. Ma questo do­lore non è mio né per me; questo dolore sempre muto non può né sa dire ciò che sente. È dolore che si estende a tutta l'umanità; non so dire meglio, è dolore, senza limiti, senza fine. Sento, comprendo, ma non riesco a esprimere, per incapacità, il peso e la grandezza di questo dolore. Mio Dio, soltanto con la Tua grazia una creatura umana lo può sopportare.

Sento come se il demonio mi calpesti e porti con sé il mio povero cuore per darlo alle creature come strumento per gra­vissimi peccati. Il maledetto non vuol più saperne di me; vor­rebbe il mio cuore e nient'altro. Ah, come mi sento sua e come egli tormenta il mio spirito! Soffro molto nel dubbio se la pace che ho in me sia di Dio o del demonio. Quando il dolore raggiunge il suo apice, sento talvolta più intensa questa pace dell'anima che fa abbassare il livello del dolore ma subito viene una nuova spina a ferirmi: e se io non mi conoscessi, se questa pace non venisse da Dio ma dal demonio? E subito, senza voler sapere né comprendere a chi questa pace appartenga, mi lancio in spirito nelle braccia di Gesù e molto aggrappata a Lui Gli dico: - Ciò che voglio è amarti, mio Gesù e, con la Tua grazia, vincere il mio dolore. Tu sai bene a chi appartiene la mia pace, e questo basta. - ... Ieri mi parve di nascere sull'Orto e sul Calvario. Sono nata e vissuta in essi per amare, lavorare e praticare il bene. Vita e bene realizzati nella più grande dolcezza! Tutta l'umanità usufruiva di questo vivere. Ma non fui io a nascere né a vivere né a praticare tutto il bene. Chi è nato, chi è vissuto, chi l'ha praticato è stata una vita superiore, sublime, potente e grande come è grande la grandezza di Dio. Non riesco ad esprimermi meglio. La vita trascorreva ed io crescevo in sapienza e in tutto, sempre nell'Orto e sul Calvario; di momento in momento vede­vo avvicinarsi sempre più le sofferenze che essi mi presentava­no... Mi parevano dolori infiniti... Questa mattina ho sentito come se venisse in me un cielo d'amore ed assorbisse in sé tutte le sofferenze dell'amaro cam­mino del Calvario. Sapevo che soffrivo un dolore inimmagina­bile, ma quell'amore mi faceva dimenticare le sofferenze: l'a­more vinceva, sebbene mi sembrasse che trascinasse con me il mondo. Sul Calvario lo stesso amore continuava a coprire tutta la sofferenza... Gesù mi ha detto: - Figlia mia, non è il dolore che ti dà la morte, deve essere l'amore che te la dà: sarai da lui consu­mata; sarà l'amore che ti dà il Cielo: la Patria dopo l'esilio. Il dolore è grande, ma è superato dall'amore. Ama, ama, figlia mia, il mio divin Cuore e fa' che sia amato da tutti i cuori... Nel giorno a lui consacrato non posso tralasciare di conse­gnartelo con tutti i tesori ed il suo amore. Accettalo. In esso vi è tutta l'umanità; rinnovo così la consegna. Non permettere che si perda il mondo sviato: soccorrilo con la tua sofferenza, con la tua croce. - Mentre Gesù me lo consegnava o, meglio, poneva nel mio il suo Cuore, tanto grande come la grandezza di Dio, mi sono sentita portatrice di un amore infinito e di un mondo di miserie. Nel ricevere il Cuore di Gesù ho anche avuta luce per vedere, comprendere e sentire tutto... (diario, 4-6-1948). ... Ieri in mattinata sentii dentro di me due mari immensi: uno di dolore, l'altro di amore. Quello d'amore era sul terreno dell'Orto e in esso si rovesciava ma senza che si esaurisse il mare del dolore; l'amore assorbiva tutto; le fiamme nasconde­vano tutto. In mezzo vi era Gesù: era Lui stesso l'amore; era il mare che non si esauriva nell'inesauribile dolore e lo poteva contenere... (diario, 18-6-1948).

Voglio essere un nulla per tuo amore!

Ciò che mi causa più avversione e timore è ricevere le visite e dover dettare ciò che avviene nella mia anima. Io voglio, o mio Gesù, se così è la tua volontà, vivere senza inquietudine: scarico tutto su di Te, qualunque cosa avvenga... Voglio essere nelle tue divine braccia come la bimba nelle brac­cia della sua mamma. L'oscurità in cui vivo ha assorbito in sé tutto: il futuro, il presente e perfino il passato. Nulla sarò, nulla sono, nulla fui; nulla possiederò, nulla possiedo, nulla possedetti. Gesù, voglio essere questo nulla, perché sei Tu a volerlo: un nulla per tuo amore; e ti offro questo nulla in cui voglio vivere sino alla fine della vita, se così Ti piace. Per Tua grazia fui, sono e sarò sempre la tua vittima. Mi costa immensamente essere nulla e voler essere qualcosa per dare a Gesù; costa di più che volergli dare immensamente e non avere nulla da dare.

Sono indicibili e, posso dire, talvolta insopportabili le ansie del mio cuore nel voler dare: oh, se questo amore salisse alle maggiori altezze, arrivasse al cielo! Ma, o mio Dio, come farò a saziare queste ansie se mai avrò, né ho, né ebbi nulla con cui realizzare i miei desideri? In questa angustia triturante il cuore piange lacrime di sangue. Che dolore, o mio dolce Gesù! Il demonio non cessa di circuirmi lo spirito, tenta indurmi alla vanità, all'attaccamento per le cose del mondo e alla di­sperazione. Tenta di insinuare nel mio cuore il desiderio di vedere qui o là qualcosa. Ma per grande misericordia del Si­gnore la mia anima si conserva in pace; se è poi vero che io conosco la pace che viene da Dio. Sento di essere totalmente staccata da tutte le creature e da tutto ciò che è terreno. Tuttavia il maledetto vorrebbe attaccar­mi a tutto, mostrarmi che vi sono già attaccata e che il mio cuore appartiene a lui. No, sono di Gesù; amo solo Lui; a Lui solo appartengo; sono Sua nel mio nulla, Lo amo, Lo amo... - Mia figlia, la tua piccolezza, il tuo nulla aumenta la gloria, la consolazione e l'amore per Me. Non preoccuparti: quanto più ti senti nulla, tanto più grande sei ai Miei occhi... - ... (diario, 2-7-1948).

... Che io lo senta o meno, ho fissato la mia dimora nel Cuore divino del mio Gesù. Nei momenti di maggior disanimo mi sento là dentro come un uccellino nel nido. Questo senti­mento conforta e risolleva per qualche tempo il mio povero cuore. Ho promesso a Gesù di sforzarmi di vivere nella semplicità come una bimba e senza nessuna preoccupazione circa il mio futuro. Venga ciò che vuole; mi curvo e accetto gioiosamente. Ho scaricato sul mio Gesù il peso di tutte le mie preoccu­pazioni ed ho cercato di vivere in tale distacco. Quando lo sfinimento e la debolezza mi portano a non potere resistere e a dovermi preoccupare, lancio subito tutto in Gesù e mi sforzo di sviare da me la preoccupazione come fosse un cattivo pensiero. Sono di Gesù; Gesù è mio; Egli tutto vince in me. Costa assai vivere così. È necessaria molta forza, forza del Cielo per mantenere questo proposito... (diario, 9-7-1948).

Devo camminare tanto sola, senza nessuno (Momenti della Passione)

... Sto per ricevere un secondo colpo nella mia vita spiri­tuale. Lo sentirò profondamente come il primo? Gesù, si faccia la Tua divina volontà: sono la Tua vittima. Quanto più sento la ferita di questo colpo e l'abbandono completo di coloro che mi sono più cari, tanto più sento che devo passare su tutto e cercare Gesù, solo Gesù. Ma costa tanto cercarlo e non incontrarlo e dover camminare così, tanto sola, senza nessuno! O mio Dio, quanto piangono gli occhi dell'anima e quanto sanguina di dolore il mio povero e freddo cuore! Talvolta non posso contenere in me, perché non ci stanno più, i desideri illimitati di consolare tutti e far del bene. Voglio rallegrare e sono triste io stessa; voglio confortare e dare e non conforto e non do. Sento di non far niente, di essere una vita inutile. ... Era già notte ed io, senza sapere come, mi sentii attirata anima e corpo verso il duro suolo dell'Orto. Prostrata colà, sentii forti contorcimenti; mi si lacerarono le vene, sudai sangue in tremenda agonia. Vidi subito una lunghissima strada coperta di robusti gro­vigli di spine: tutte quelle spine dovevano ferirmi. Il mio buon Gesù fece comprendere e vedere alla mia anima con una luce molto chiara, che quelle spine dovevano ferire, attraverso i tempi sino alla fine del mondo, non me ma il suo Cuore divino. Mi piacerebbe sapere esprimere meglio l'illimitatezza di quella strada spinosa e il modo con cui Gesù era ferito, ma non so; seppi soltanto vedere e comprendere. Rimasi in quel dolore angoscioso e spaventoso... Oggi sul Calvario, tutto era morte, morte che si estendeva al mondo intero. Tutto era tenebre; solo Gesù poteva dar luce... Dal suo Cuore divino si riversavano sul mio cuore alcuni raggi luminosi che mi trafiggevano. Gesù pareva in una nuvola bianca e io mi sentivo in paradiso: tutto era amore; il mio cuore si saziava in quei raggi: erano il suo alimento ed erano balsamo a tutto il dolore. Ho trascorso un po' di tempo immersa in quel dolce paradiso. - Figlia mia... senza il tuo dolore non si sarebbero salvate le anime... - Dietro Gesù stava una strada piana di cui vedevo il termine molto luminoso e pieno di verde. - Figlia mia, questi raggi del mio amore sono per dare conforto e vita al tuo cuore e serviranno come balsamo al tuo soffrire. Vedi questa strada? È la distanza che ti resta da per­correre: è feconda e piena di luce. - Detto questo, uscirono dal mio cuore i raggi e cessai di vederli nel Cuore del mio amato Gesù. Nelle sue divine mani apparvero grandi rami di spine; Gesù mi avvolse con essi il corpo e aggiunse: - Fatti coraggio, figlia mia! Anche se i sen­tieri sono appianati, devi ancora essere ferita da queste spine: qui e là ti feriranno. Ma non temere: il cammino è ormai breve.... Non ti ho abbandonata. Sono sempre stato in te e al tuo fianco. Confida, figlia mia; non dimenticare che Io sono rimedio per tutti i mali e non lascio mai l'anima sola, abbandonata a se stessa... ... (diario, 23-7-1948).

... O mio Dio, come sono sola! Dove sono andati l'appoggio ed il conforto che io sentivo da parte di coloro che hai unito a me tanto profondamente e hai collocato nel mio cuore? Sii benedetto per la croce che mi dai. O mio buon Gesù, io voglio continuare a vivere senza preoc­cupazioni di ciò che verrà e dovrò soffrire. Voglio continuare a scaricare su di Te il peso di tanti pensieri, vivendo sempre e soltanto di fiducia. Ma quanto sono fragile! Sopraggiungono momenti di in­quietudine e mi preoccupo. Appena rientro in me, volgo a Te i miei sguardi e Ti affido la mia vita con tutto il suo soffrire... Gesù, accetta, per la salvezza del mondo, il sacrificio che sto facendo nel dettare i sentimenti della mia anima... L'amore di Gesù e la santa obbedienza vincono... (diario, 30-7-1948).

Solo Tu il mio tutto

... Con i miei sguardi fissi nel Cuore di Gesù o nel crocifis­so vado mormorando: « Gesù! Solo Gesù! » e anche: « Mam­mina, Mammina, mostrami che sei Madre; di' a Gesù che sono soltanto sua, che voglio solo Lui, che sono la Sua vittima! ». Quando dico così è grande, profondo, indicibile il martirio dell'anima mia. Ma pur non sapendo, penso che verrà dal Cielo conforto e sollievo ad addolcire il mio dolore per rianimarmi a camminare con la croce lungo i sentieri oscuri e spinosi da cui non vedo uscite... (diario, 6-8-1948). ... Non credo a me stessa. Mi pare tutto una bugia e per maggior sacrificio sento non esservi proprio nessuno al mondo che mi creda. Ho paura, una terribile paura, di restare sola, per l'abbandono e l'oscurità in cui mi trovo. O mio Gesù, dove sono andati i miei amici? Che me ne hai fatto di loro? Sei Tu, o Gesù, sei solo Tu dalla mia parte, come Ti ho chiesto? Grazie, sii benedetto. Io non immaginavo che mi costasse tanto l'essere Tu, solo Tu il mio tutto, il mio unico e nulla più. Ma confido, con la Tua grazia, ch'io continuerò sempre a dire: « Gesù, Tu e solo Tu », pur sentendo di non avere più nessun altro come amico. ... Sono senza luce, senza guide; non so come potere cam­minare... (diario, 20-8-1948). ... Se quanti mi visitano vedessero in me quello che io vedo ne avrebbero paura e non verrebbero. Sono morte e miseria nauseante...

... Voglio volare da Gesù e non posso, voglio vivere la vita di amore, di perfezione, di carità e non sono capace. In me tutto muore prima di vivere. Mi resta la fiducia. Confido e spero nel mio Gesù, contro tutto... Non voglio la mia gioia, voglio quella di Gesù; non voglio essere lodata dalle creature, ma voglio che esse, tutte unite, lodino il Signore per tutto e per sempre. Soltanto Lui lo merita... Sento che perdo tutto: i miei amici cari, la famiglia, tutto; mi sento sola. Non importa: voglio solo Gesù... (diario, 27-8-'48).

Una lettera testamento

« Mio buon padre [Umberto], fin da piccola mi è sempre piaciuto essere fedele alle pro­messe, perfino nelle minime cose. Anche oggi lo faccio, ma non più con la prontezza di altri tempi perché le mie forze non me lo consentono, e ciò mi è sovente causa di grande sofferenza. Siccome però sto al mondo non per fare la mia volontà ma quella del mio Gesù, eccomi a compiere ciò che promisi un anno fa. Mi perdoni la colpa del tutto involontaria. È certamente l'ultima lettera che le scrivo di mio pugno perché persino l'ob­bedienza sta cessando in me di fare miracoli. Sia fatta la volontà di Dio e si compia in me sempre e in tutto. Dopo aver chiesto luce e forza al Cielo, voglio dirle, mio buon padre, che questa mia ha lo scopo di felicitare e salutare: colui che ha fatto tanto nelle ore più tragiche della mia vita; cose che non dimenticherò mai. Dopo averla felicitata con la anima e col cuore, prometto che il giorno primo settembre, suo compleanno, farò la Comunione, soffrirò e pregherò perché Gesù e la sua Madre benedetta le diano le migliori benedizioni e grazie e la facciano sempre più santo colmandolo di amore per le anime. Mio buon padre, quando penso alla mia vita, al mio calvario, all'abbandono in cui mi trovo, e se, sì o no, Gesù mi vorrà sola, proprio sola, senza avere presso di me un sacerdote che mi comprenda, il mio cuore si oscura e rimango come priva di speranza. A stento nascondo le lacrime e talvolta non ci riesco. Ciò non vuol dire che non accetto con la gioia dell'anima anche questo colpo, il secondo colpo spirituale, se Gesù con esso mi vuole ferire. Può credere, mio buon padre, che questa mia lettera è come un testamento: dopo il mio primo padre è lei il secondo padre, ad avere posto nel mio cuore. Sono i due padri per i quali prego di più, che sono più uniti alla mia anima e mi compren­dono meglio. Padre mio, io non sono degna di avere come guida della mia anima sacerdoti tanto sapienti e santi. Sarà per questo che Gesù consente che gli uomini li mandino tanto lontano? Non so! O povera me! Io non sono niente; non sono ciò che dovrei essere; sono peggio del niente; vado oltre il niente, molto oltre! Mi piacerebbe, mio buon padre, sapere dire ciò che sento, l'orrore che questo mi causa e come mi sento indegna di tutto e di tutti. Ma non ne sono capace, e non potrò esserlo mai. Addio! Non dimenticherò mai il grande bene, il grande appoggio dato alla mia anima. La ricordo sulla terra, la ricor­derò in cielo. Molte grazie. Deolinda invia saluti, auguri e promette preghiere... » (let­tera a d. Umberto, 30-8-1948).

« Mio buon padre [Pinho], ... le mie sofferenze si sono aggravate tanto! Non so che cosa Gesù potrà ancora spremere. Ho il corpo tutto bendato, sento che le ossa si disfano. L'unica mia gioia: soffrire per Gesù. Non mi importa che già durante questa vita il mio corpo si dissolva, se questa è la Sua divina volontà. Ciò che voglio è amare soltanto Lui. Non voglio perdere un momento di soffe­renza; voglio che sia utilizzata in favore delle anime: le anime che sono costate il Sangue preziosissimo di Gesù...

Se nel corpo soffro molto, non soffro meno nell'anima. Quali fasi sto attraversando, padre mio! Non sono io, non vivo io; non vi è, né vi fu luce; non ho mai sofferto, non soffro, né soffrirò; non ho mai dato, né darò nulla a Gesù. Io sono un niente, un grande niente, un niente che mi spaventa. Sento questo, ma la ragione mi dice il contrario; però il peggio è che questo stato dell'anima non ascolta la ragione. La mia oscurità non mi lascia vedere né comprendere nulla. Mi resta solo la fiducia in Gesù... Voglio vivere senza preoccupazione e scaricare tutto su di Lui. Cerco di farlo. Mi abbandono nelle braccia della divina Provvidenza senza pensare quello che soffro o soffrirò... Vo­lontà del mio Gesù, io ti voglio, ti amo, non ti cambierei per nessuna cosa. Per quanto grandi siano i dolori del corpo e dell'anima, sento nel mio intimo una grande pace, la pace che viene da Dio... Sento di non avere nessuna creatura, tra coloro che mi sono più care, che possa consolarmi. Gesù, solo Gesù! Gli ho detto tante volte che voglio solo Lui: sono stata esaudita... Dirlo non costa; ciò che costa è provarlo. Lui, solo Lui, deve essere soltanto Lui. Io non voglio altro. Se ho Gesù, che altro mai posso desiderare? Mi pare di non averlo, né di ap­partenergli, ma la pace della mia anima mi dice il contrario. Mio buon padre, vuol sapere? Il reverendo d. Umberto è chiamato in Italia. Ne sento già la mancanza. Anche se non mi poteva confessare, mi consigliava e incoraggiava nel mio cal­vario. Mi comprendeva molto bene. Dopo il colpo ricevuto per lei, è questo il colpo che mi ferisce di più. Me ne resto con p. Alberto e il parroco. Poveretti, in nome del Signore mi per­donano i peccati. Come è buono Gesù che ha tanto da darmi. ... Preghi per me, per carità, mio buon padre, che sono tanto sola... È stato qui in predicazione il reverendo Alvaro Dias del seminario di Braga, che faceva parte della commissione dei teologi. Mi visitò tre volte. Mi pare che non sia rimasto male impressionato della mia sofferenza. Non so cosa risolveranno, se pure risolveranno qualcosa.

Sono qui nelle braccia di Gesù e di Mammina... » (lettera a p. Pinho, 13-9-1948).

Visita di congedo

... Ieri, in mattinata, soffrivo tanto senza saperne il perché. Sentivo come se il cuore e l'anima dessero sangue per lavare il mondo. Alcune ore dopo ricevetti il secondo colpo spirituale: mi congedai da colui che Gesù ha messo al secondo posto nel mio cammino, quale guida e sostegno della mia anima. Ero senza Comunione; egli [d. Umberto] andò a prendere il mio Gesù perché avessi più forza per il colpo che avrei ricevuto. Pochi minuti dopo lo vidi partire. Nel vedermi piangere tanto mi disse: - Sia fatta la volontà di Dio! - Risposi: - È vero! Ma la volontà di Dio non ci ruba il cuore. - Ed egli rispose: - Ma dà forza. - Lo so che la dà. Se in queste ore mancasse la forza di Gesù, ci sarebbe da disperare. - Coraggio, Alexandrina! Pensi a Gesù che ha nel cuore! - E' vero! Egli non resta malcontento di me per le mie lacrime. Le paghi Lui ciò che ha fatto per me; io non so e non posso. - Sono state le mie ultime parole. Parlavano però le mie la­crime che ho offerto come atti d'amore per i tabernacoli. Sfogandomi poi con Gesù Gli dicevo che si compisse la sua vo­lontà. Ma, o mio Dio, con che dolore dell'anima glielo dicevo! Mi sentivo tanto sola, in un abbandono totale. Senza volerlo, ricordavo il primo colpo ricevuto, la cui ferita non si è ancora cicatrizzata. Sentivo cantare lontano; notavo tanta allegria, mentre io avevo il cuore sanguinante; l'anima soltanto sorrideva alla cro­ce; molto calma e serena, tra le lacrime, benedicevo il Signore. Non so come né donde, venne dall'alto verso il mio cuore un raggio dorato di luce che attraversandomi si divise in molti raggi splendenti: fu per il mio cuore alimento e vita. ... Oggi ho osato dire a Gesù: - Tu mi dici di amarmi tanto e io non so amarti né soffrire per Te con perfezione. Ti hanno rattristato le mie lacrime di ieri? - No, figlia mia; le lacrime rassegnate sono lacrime di amore. Non piansi anch'Io sulla tomba di Lazzaro, su Gerusa­lemme e tante altre volte? Poteva esservi imperfezione in Me? Abbi coraggio. La tua vita è tanto alta, misteriosa e sublime. Confida! Tutto entra nei miei piani divini: sono questi i sen­tieri degli eletti del Signore. Sia che gli uomini facciano o meno la mia volontà, lo scrivo diritto su linee che non lo sono. Nella tua vita permetto tutto per maggiore splendore e grande gloria mia... - ... (diario, 24-9-1948).

« Sempre in croce con Me, sempre con Me nell'Eucarestia »

Parla, o Gesù, con le mie labbra! Sii la forza del mio cuore! Non ho più forze per proseguire: mi sento sfinita. Salgo la montagna del calvario ma impotente di arrivare lassù. La vista di quella cima mi fa cadere a terra. Mi sento sola come non mai. Quanto è doloroso, triste e amaro il mio abbandono! Ho dato a Gesù tante lacrime: lacri­me rassegnate, offerte a Gesù come atti di amore. Spero con ciò di non averlo rattristato perché non ne posso più. Ciononostante bramo la sofferenza e sento che quanto più Gesù mi ferisce tanto più, umilmente prostrata ai suoi piedi, farò presso di Lui come fa il cagnolino che battuto dal suo padrone si stende a terra mansueto a leccargli i piedi. Prostrata davanti al mio Signore, voglio bagnarglieli di lacrime di pentimento e baciarglieli in segno di riconoscenza per avermi resa tanto so­migliante a Lui e aiutata nel mio calvario. Anche se Gesù fosse con me un carnefice, non cesserei di soffrire per Lui ed amarlo; anche se sapessi di essere la creatura meno amata da Gesù o non amata affatto, io non mi rabbuierei, non per questo trala­scerei di amarlo e di soffrire tutto per Lui. Egli è il mio Signore, il mio creatore; è morto per me. Voglio amarlo, voglio amarlo: soffrire e amare o morire. Quanto soffro per umiliazioni, dolori, sacrifici, è un nulla che io Gli do, è un nulla che Gli offro... ... - Io sono l'Artista divino e nel tuo nulla lo realizzo il capolavoro più meraviglioso. Faccio in te quanto è possibile fare in una creatura umana... È nella tua piccolezza, nel tuo nulla che mi consolo, è nel tuo nulla che opero meraviglie; è con il tuo abbandono [a Me] che lo dimentico l'abbandono in cui gli uomini mi lasciano nella mia Eucarestia; è con la tua oscurità che do luce alle anime. Dammi il tuo nulla, dammi il tuo dolore, figlia mia, e non temere... - Mio Gesù, la volontà è pronta, ma la mia povera natura sente di non poterne più. Ma se il mio nulla Ti è gradito, accet­talo subito insieme alla mia miseria. Mi vergogno di tale offer­ta, ma non ho altro. - ... (diario, 1-10-1948).

... Questa mattina nell'ansia di amare Gesù molto e bene e di soffrire tutto per Lui, mi sono preparata a riceverlo nella Comunione... Ero immersa nel dolore e nella tristezza e sono rimasta così un po' di tempo anche dopo averlo ricevuto. Gesù ha indugiato a parlarmi, ma non me ne sono preoc­cupata. - Mio Gesù, chiedo il tuo amore, la grazia di soffrire bene e di non peccare mai... - Mentre parlavo così, ho cominciato a sentirmi un'altra: non ero io. Sono rimasta immersa in Gesù, mi sentivo nella stessa Ostia con Lui. Ho udito la sua voce divina dirmi: - Figlia mia, sempre in croce con Me, sempre con Me nella Eucarestia. La croce è redenzione, l'Eucarestia è amore... Voglio, figlia cara, che tu parli della croce, dell'amore alla sofferenza perché è di lì che viene la salvezza. Parla dell'Euca­restia, prova dell'amore infinito: è l'alimento delle anime. Di' alle anime che mi amano che vivano unite a Me durante il loro lavoro; nelle loro case, sia di giorno che di notte, si inginoc­chino sovente in spirito e a capo chino dicano: « Gesù, Ti adoro in ogni luogo ove abiti sacramentato; Ti faccio compa­gnia per coloro che Ti disprezzano, Ti amo per quelli che non Ti amano; riparo per quelli che Ti offendono. Vieni al mio cuore ». Questi saranno per Me momenti di grande gioia e consolazione. Quali crimini si commettono contro di Me nella Eucare­stia! Sono orribilmente più offeso in questo sacramento di amore da quelle anime che si dicono pie e dai sacerdoti che dai grandi peccatori: questi commettono grandi sacrilegi per la grande ignoranza, mentre gli altri con conoscenza del male che fanno. Ripara, figlia mia; vivi la vita della croce, vivi la vita dell'Eucarestia. - ... (diario, 2-10-1948).

II conforto della solitudine

... Sento il mio corpo come uno scheletro immerso nelle onde del mare delle mie tenebre; avanza senza vita, inerte, nel mare tempestoso della oscurità. In me sento il mio nulla... Quanto costa vivere sola in tanto abbandono, in questa im­mensità di sofferenze!... Mi pare di avere il corpo avvolto da grovigli di spine, dalle quali non posso districarmi, come le pecorelle impigliate con la loro lana nelle spine. Mi sento anche legata da catene di ferro rovente: sono ca­tene del demonio; sento nell'anima i loro effetti; sento contro di me il suo furore. O mio Dio, con quali forti tentazioni mi assale! Viene a me con enormi dubbi contro la fede... Quanto ho da lottare per non dargli ascolto e non offendere il mio Gesù! Continuo ad avere grande ripugnanza per le visite, fastidio e, a volte, persino orrore. Quando sono sola col mio Gesù è tale il mio raccoglimento che l'anima ne trae un grande conforto... ... - Soffri con gioia. Ti prometto che non starai qui molto tempo; il cielo ti è vicino. Non avrai più sulla terra né consolazione né gioia. Con ciò non voglio dire che non avrai più motivi che ti possono dare gioia, ma il tuo stato d'animo non li accetterà. E sai perché? L'anima che ha raggiunto le sfere più alte ha sofferto da parte mia un taglio totale; le basto Io solo, solo per Me sospira, gioisce soltanto in Me e nelle mie cose. Tutto ciò che avverrà ti lascerà indifferente... Sulle tue labbra avrai il Mio sorriso, nel tuo cuore il do­lore del mio divin Cuore. Non potrai cessare di soffrire come non cesserai anche di amare. - O mio Gesù, io so che con la tua Grazia potrò vincere tutto. Non lasciarmela mancare, perché io possa soffrire tutto e sopportare il mio nulla. - La luce dello Spirito Santo ti illumina sempre e più facilmente vedi ciò che sei e tutta la tua miseria. Gioisci, figlia mia. Non è vero che la vista umana, quanto più forti e luminosi sono i raggi del sole e più li fissa da vicino, non vede, non può sopportarli? L'anima che sale, che sale fino ad avvicinarsi a Me, vede che non è nulla, che non ha nulla, e che solo in Me può riposa­re. Appóggiati sul mio divino Cuore, ripósati un po' in Lui. - ... Voglio che la tua vita, il resto della tua vita sia, a mia imitazione, tutto amore e dolcezza. Voglio che tu faccia ciò che farei Io se oggi camminassi per il mondo. Imitami, attrai a Me la folla di anime cui permetto di venire presso di te. Disimpegna la tua missione. Non puoi andare a cercarle tu, esse vengono incontro a te ... - ... (diario, 15-10-1948)

Una lettera « alla mia Deolinda »

« Sono triste, molto triste, perché non ho nulla da offrirti in questo giorno del tuo compleanno. Però, come Gesù si ac­contenta dei nostri buoni desideri, sono certa che tu, a Sua somiglianza, accetti la mia buona volontà come un ricco dono. Non so perché ho sentito forti desideri di scriverti alcune righe. Non è per dirti che ti voglio molto bene, perché tu lo sai che i nostri cuori si amano e si sono amati sempre; non è per felicitarmi con te, perché l'ho già fatto stamattina; non è per dirti che ho fatto la Comunione, prego e soffro per te in questo giorno; lo sai che da molti anni lo faccio. Perché allora ti voglio scrivere? Lo sa Gesù. In verità è per ringraziarti per la tenerezza, le attenzioni, il sostegno, la com­pagnia che mi hai fatto nel mio tanto triste e doloroso calvario. Quanto abbiamo sofferto insieme! Quante lacrime, quanti sospiri soffocati, quante tristezze nascoste! Solo Gesù le può contare. Egli soltanto conosce i nostri desideri di soffrire per Lui e per le anime. E tu, sorellina cara, con che amore delicato hai circondato il mio letto durante questi lunghi anni di martirio! Mio Dio! Sei stata prigioniera con me, compagna instancabile di quasi tutti i giorni, di quasi tutta la mia vita di sofferenza. Perdonami le mie impertinenze; perdona tutte le mie colpe verso di te. A volte sono stata cattiva, ho mancato di pazienza. Ti ho afflitta tanto. Che Gesù mi perdoni e tu perdonami. Questo mio desiderio di scriverti è per lasciarti sulla carta il segno della mia profonda gratitudine, il grazie più sincero per quanto hai fatto e farai ancora in mio favore sino alla fine della mia vita, che sento non essere lontana perché il male aumenta; per questo motivo non devo perdere tempo finché Gesù, in forza della santa obbedienza, mi consente di scrivere: il che non sarà per molto tempo. Ma non affliggerti perché dal cielo ti sarò amica. Ti pagherò come paga Gesù: il cento per uno. Sta' certa che ti assisterò in tutto. Ho fiducia che Gesù me lo lascerà fare perché Gli piace tanto che noi siamo grati verso chi ci fa del bene E tu me ne hai fatto tanto! Quanto mi consolano questi ricordi. Pian­go senza volerlo. Porta con pazienza e amore la tua croce di ogni giorno per consolare e per riparare di più e meglio Gesù e Mammina. I loro Cuori soffrono tanto: abbine compassione! Sii sempre come lo sei stata, amica della mamma: le dob­biamo molto per la santa educazione che ci ha dato. Fa' quanto potrai per il padrino e le cugine Laura e Mas­simina e non dimenticare Gioacchino Sii sempre grata e amabile verso coloro che ci sono cari e cui dobbiamo tanto. Perdona tutti i nemici. E poi? Molto coraggio! Per la Grazia di Dio il cielo è per noi. Là ameremo molto Gesù e Mammina » (lettera a Deolinda, 21-10-1948).

Una statuetta della Madonna

... Ieri mattina fu ritrovata e mi fu consegnata la piccola statuetta della cara Mammina che era scomparsa l'otto dicembre scorso. Le ero molto affezionata e soffrii tanto per la sua perdita. Quando la riebbi tra le mani la coprii di baci, la strinsi al petto: non so dire ciò che provai; non ne sentii gioia ma apprezzai di vederla e di riaverla. I miei occhi non poterono indugiare a contemplarla per molto tempo; il cuore era angosciato dal dolore: in che stato era mai!. Alcuni momenti dopo sentii come se tutto l'inferno e tutti i demoni piombassero sulla mia anima; sentivo in essa i ruggiti e gli ululati dei maledetti e avevo la sensazione che me la di­laniassero insieme a tutto il corpo. Passai così alcune ore; si svolse un combattimento, seguito tosto da altri tre. Furono orribili le parole e la malizia del maledetto: quanto è spaven­toso il peccato!... Venne Gesù a separarmi dal demonio...

- ... Coraggio, figlia mia, ... non Mi hai offeso, confida in Me ... Figlia mia, la tua vita muta e morta parla e dà vite. La tua vita, il tuo amore alla croce, il tuo amore alla sofferenza parlano. La tua vita insegna di più che i sacerdoti e i dottori della Chiesa; il tuo martirio converte più anime che migliaia, milioni di sacerdoti. É per questo che l'inferno ti odia. - ... Satana è molto rabbioso contro di te in quanto si vede sfuggire le anime perché tu ripari ed esse non saranno condannate... Vorrebbe portarti alla disperazione; poiché non ci riesce, si accanisce. Lo obbligai Io a restituirti la statuetta della Madre mia che da lui fu rubata nel giorno della Immacolata Concezione. Sai perché? Ti ricordi che durante la novena gli proibii i com­battimenti con te? Irritato, tentò di vendicarsi asportandola con i suoi denti. Non gli permisi di tenerla più di un momento senza che la dovesse lasciare, tanto ne era scottato... I suoi rug­giti che hai udito erano segni della sua rabbia; il dolore che hai provato nel vederla così profanata è il dolore del Cuore immacolato di Mia Madre per le bestemmie e le eresie contro di Lei e contro di Me ... - ... (diario, 22-10-1948).

Sento ansie indincibili di amare e di soffrire (Momenti della Passione)

Sento di essere il mondo in procinto di cadere in un abisso di perdizione senza fondo. Mi sostiene un filo sottilissimo. Mi sento stanca per lo sforzo di non cadere in questo abisso che contemplo: una forza insensata mi obbliga quasi a lanciarmi in esso e un'altra che viene da non so dove mi trattiene. Mi sento come se le mie braccia fossero alzate al cielo a servire da ostacolo per sostenerlo. Quanto è pesante! Non grava solo sulle braccia ma schiaccia tutto il corpo che è disfatto. Non mi posso guardare, né osservare questo mondo che sono io stessa: sento di essere di nausea perfino al Cielo. Gesù non può guardarmi. L'anima mia vede il suo Viso santissimo rivolto dal lato ove io non sono; Lo sento triste e piangente. Gesù, mio dolce Gesù, non puoi stare di fronte alla mia miseria, alla mia immondezza... Il demonio vuole vincermi e portarmi alla disperazione; mi pare di non appartenere se non a lui. Tutta la mia vita, tutto il mio soffrire è stato inutile per me. Talvolta non riesco quasi a convincermi che sono sulla terra: mi pare un eccesso di pazzia vivere senza sentire vita. In tutto questo sento ansie indicibili di amare e di soffrire... (diario, 29-10-1948).

... Che ore, che giorni, che vita tanto angosciosa! Mi sento sola, abbandonata e senza volontà di volere una guida, una luce che mi mostri il cammino. O no! Non voglio più nulla. Sia viva o morta, forte o sfinita, sto nelle braccia di Gesù e di Mammina: voglio solo la volontà del mio Signore: questo è tutto per me... Quando la mia anima è sfinita, nei momenti più tristi e do­lorosi, sono sul punto di dire a Gesù « non ne posso più »; ma, riflettendo a ciò che sto per dire, non giungo a completare la frase; sgorga allora dal mio cuore un impulso fortissimo che mi obbliga subito a gridare: - Posso, posso, mio Gesù! Posso tutto con la Tua grazia. Dammi ancor più dolore, se Ti piace, e dammi insieme l'amore, la Tua grazia e la Tua forza. Spero in Te solo. Conto soltanto su di Te!... -

All'aurora di ieri mi sono vista e sentita camminare verso l'Orto, dall'Orto al Calvario; ma camminavo sola. Tutto era spine, pietre e inciampi nei miei sentieri. Che dolore indicibile! Fra le spine perdevo la carne e il sangue. Durante quasi tutto il giorno, mentre camminavo dolorosamente, cadendo ora qua ora là, si riversava sopra di me una grande quantità di sangue: fu come una pioggia che mi accompagnò in tutto il viaggio. Questo sangue fu la mia forza, la mia vita. Da ultimo già camminavo ginocchioni, camminavo con amo­re. Quanto più salivo verso il Calvario, tante più ansie e più sete avevo di raggiungerlo. Il sangue cadeva sempre: era bagno salutare per la mia anima. Io non so, ma, per gli effetti che: sentivo, penso che fosse il Sangue di Gesù... (diario, 5-11-1948)...

Dio me li ha dati, Dio me li ha presi

« Mio buon padre [Umberto], ho ricevuto la sua lettera: ringrazio. Che l'abbia apprezzata assai lo deve immaginare, nonostante che io senta di non gustare né stimare nulla. Tutto ciò che è del mondo passa: ci è di gio­vamento solo quello che è di Gesù. Ma io, purtroppo, non so= giovarmi né delle creature né di Gesù. È ciò che sento. Se le creature, coloro che mi sono cari, sono lontani, molto più lontano per la mia anima è Gesù. Mio buon padre, quanto sono sola, che abbandono il mio! Sono sola e bramo di essere sola; non voglio scegliere più nulla: sono in mano del Cielo; faccia di me ciò che vuole. Lei sente ancora nostalgia? Non mi meraviglio. Nonostante che a me paia di non averla, credo che lei l'abbia e anch'io. Sovente soffro perché mi pare di non averla. Io voglio Gesù; solo Gesù. Mi pare di correre pazza in cerca di Gesù, senza ottenere mai di raggiungerlo. Che follia nel mio cuore! È folle di amore e non ama; vuole amare e non sa amare. Se potessi trovare in qualche parte del mondo un po' di amore per amare il mio Gesù consentirei di lasciarmi trascinare per i capelli pur di possedere l'amore che io sospiro. Sento che non vivo e non posso vivere senza amare. Mio buon padre, non posso pensare alla grande distanza che mi separa da coloro che il Signore ha destinato a guidare la mia anima. Sia benedetto per la croce che mi ha dato. Dirò con Giobbe: "Dio me li ha dati, Dio me li ha presi"... o lo ha permesso. Continua la mia croce e nella mia anima la sete di essa è sempre maggiore. Vado facendo più o meno quello che lei mi ha ordinato. Non le nascondo che a volte avrei voglia di so­spendere tutto e starmene sola in Gesù e Mammina. Mi manca lei per le pagelline e le immagini: il popolo con­tinua a chiedermele. Quando mai il Signore mi porterà in cielo? Sono satura del mondo. Soffro molto per Gesù e Mammina perché sono tanto offesi i loro Cuori santissimi. Per quanto faccia, appar­tengo sempre al mondo dei peccatori. ... Sono quasi le ore 22 e noi, le due povere di Cristo, siamo qui a compiere il nostro dovere [diario] ...

Vorrei dire molto, ma non posso, non sono capace. Il mio cuore si estende fino lì come foglio di carta a parlare con lei... » (lettera a d. Umberto, 8-11-1948).

« Eccoti il manto della Madre dei dolori »

... La morte di Gesù oscurò il calvario della mia anima. Rimasi così un po' di tempo. Egli venne poi con nuova luce e nuova vita. Nelle Sue divine mani portava un manto colore del cielo, ornato di oro e pietre preziose: - Figlia mia, eccoti il manto della Regina delle vergini, della Madre dei dolori, della Consolatrice degli afflitti e dei tribolati. È il manto della Im­macolata, della Madre Ausiliatrice, conforto di tutti i mali. Vengo in Suo nome. È regina del cielo e della terra: desidera l'umanità intera all'ombra del Suo manto; vuole che tu, a Sua somiglianza, copra tutti i figli suoi e che, con la stessa premura, dolcezza, amore materno, li conduca al Mio Cuore divino. Prendine cura, dà loro il tuo amore, il tuo dolore, la tua immolazione e il tuo­sacrificio. Fa' ciò che Ella farebbe se vivesse ora sulla terra. - Rivestita con il manto che Gesù aveva collocato sulle mie spalle mi sentivo umiliata e confusa. Uno stuolo di angeli parve scendere su di me: due di essi si avvicinarono a Gesù e gli consegnarono una corona; Gesù la pose sul mio capo: - È la corona della Madre mia santissima. Rinnovo ciò che è già stato, fatto da tempo. Sei regina dei dolori, regina delle vittime, re­gina dei peccatori: soccorrili, soccorrili!

Che momenti, che tempi tanto gravi! Guai se il mondo non si converte presto, se non si affretta a venire a Me! - Dal manto e dalla corona venivano molti raggi dorati i quali, come frecce, mi penetravano nel cuore. L'amore, l'umi­liazione e la confusione me lo facevano palpitare afflittivamente. Volevo nascondermi da Gesù e perfino dagli angeli.

- O Gesù, ho tanta confusione e vergogna che non so cosa dirti: Tu ti servi di ciò che vi è di più miserabile e più insignificante. Mammina è rimasta senza manto e senza corona? Porta­gliela, portagliela e dille che La amo e dalle per me il Tuo divino amore. - Gesù sorrise dolcemente e disse: - Forse che Ella non può avere il suo manto ed essere incoronata allo stesso tempo che lo sei tu? Se sapessi quanto consola il Cuore di Dio l'umiltà e la semplicità della sua sposa! - ... Gesù mi tolse il manto e la corona e scomparve... (diario, 26-11-1948).

Ho sempre bisogno della forza del Cielo, per potere conti­nuare a dire qualcosa di ciò che avviene nella mia anima: dico qualcosa perché so dire poco di ciò che mi avviene; non mi mancano solo le forze fisiche, ma anche la capacità. La mia anima sembra un bimbo che vuol dire tutto, ma non avendo l'età, non può parlare; sembra un mondo che com­prende tutto, ma che neppure a gesti può, né sa esprimersi. Quanto brama di dire il suo dolore! Vuole sfogarsi ma allo stesso tempo si sente soffocata; è obbligata a tacere, a trattenere in sé i suoi gemiti, a soffrire in silenzio. Benedetta croce, che solo Gesù conosce! Solo Lui sa la follia dell'anima per la sofferenza... La sofferenza acuta e dolorosa del corpo mi porta a non poter pregare, a non potermi unire intimamente al mio Gesù Eucaristico, alla mia Trinità adorabile, come tanto sospiro. Non posso fare il più piccolo sforzo per attuare questa unione. Nella mia unione con Dio non vi è nulla, come in un circuito chiuso ma privo di energia elettrica. A intervalli, quando rifletto su questa vita tanto inattiva, in me si accende un fuoco e sorgono ansie di amore e di unione con Gesù che non riesco a sopportare. Hanno tale intensità rispetto alla mia mancanza di forze che finisco per cadere nello stesso stato di prima e per rimanere nella stessa indifferenza, vivendo soltanto unita mediante quel circuto elettrico senza corrente. È vita senza vita, è amore senza amore... (diario, 10-12-1948).

Volontà del mio Dio, come sei bella, quanto ti amo!

Se potessi avere ancora sulla terra qualche gioia, cosa im­possibile per quanto vedo e sento da tutto l'insieme, essa mi verrebbe da un ordine di non dettare più nulla di ciò che av­viene nella mia anima. ... L'anima gioisce di tutto perché in tutto vuole e accetta la volontà del Signore. Invece non so cosa siano i momenti di gioia: anche nelle più piccole cose in cui potrei trovarla, non parlo già delle grandi, Gesù interviene a ferirmi con tagli pro­fondi. Voglio soltanto la croce; solo questa io amo perché Gesù me l'ha data. Tutto il resto è morte, morte totale. Sia fatta la volontà del Signore! ... Volontà del mio Dio, come sei bella, quanto ti amo!... ... Il mio martirio dell'anima e del corpo continua e a tal punto da non lasciarmi unire intimamente alla mia Trinità adorabile, a Gesù Eucaristico, come tanto desidero. Mi pare di vivere in questa unione per abitudine, non per amore... Solo quando mi vengono le forti ansie di amore a Gesù, che mal posso sopportare, mi sento anche di vivere in questa unione con la maggiore perfezione e il più puro amore.

Ma passano questi momenti e torna a regnare la morte, la­sciando vivere solo il dolore.

Ieri sentii Gesù sofferente in tutto l'Orto e il Calvario; ed io fuggitiva per una vita intera, senza approfittare delle soffe­renze e dei meriti del mio Gesù: non ascoltavo i Suoi inviti, i Suoi richiami; fuggivo da Lui, mi schivavo dal suo Divino Sangue. Oh, che dolore quello di Gesù! Sentivo in me la ferita pro­fonda del suo Cuore divino. Al calare della notte, una pioggia di sangue cadde su di me per alcune ore: era Sangue di Gesù, non potevo sfuggirgli... (diario, 17-12-1948).

Mi offersi vittima per l'ammalata

... Mi costa ricordare la scena dolorosa del giorno 20. Alle 13,30 entrò nella mia camera un caro figliolo del mio medico con la notizia che la sua mamma si trovava in punto di morte. Non so come rimasi: volli farmi forte; desideravo confor­tarlo e non sapevo in che modo. Avendogli domandato se poteva attendere un po' e avutane risposta affermativa, chiesi di ac­cendere lampada e candele: tutti i presenti si inginocchiarono. Offersi a Nostro Signore il mio corpo e la mia anima come, vittima per l'ammalata; misi in moto tutto il Cielo. Negli intervalli in cui rispondevano alle mie preghiere, io dicevo mentalmente al Signore: - O Gesù, lasciala ancora qui, perché possa allevare i suoi figli. Dammi la prova del tuo amore! - - Tranquillizzati, figlia mia! Non muore. Confida in Me! Te lo affermo. Non ti nego ciò che mi chiedi. Confida nell'amore misericordioso del mio Divin Cuore... Dammi prova della tua fiducia! - La mia anima fu illuminata da chiarissima luce; ogni volta che io insistevo, udivo la voce tenerissima di Gesù che mi con­fermava: - Non muore. Te lo dice il tuo Gesù. - Terminata la preghiera, dissi al ragazzo desolato che la mamma non sarebbe morta, che confortasse tutti.

Continuai a pregare. Passarono le ore; volevo dire le giacu­latorie abituali ma non potevo. Gesù mi ripeteva le parole che ho riportato sopra. Incominciò la lotta con il demonio: egli mi mostrava la desolazione di quella casa e la ribellione di tutti contro di me; mi presentava alla immaginazione che il figlio giunto a casa aveva trovato la mamma morta, che tutte le mie preghiere erano state inutili. Il maledetto sghignazzava facendo smorfie. La mia anima si sentiva forte; perdurava in essa quella luce che Gesù le aveva dato; questo durò soltanto per tutto il pomeriggio e parte della notte; poi rimasi nella più grande desolazione ed oscurità (diario, 24-12-1948).

Per coloro che si amano in Gesù non vi sono distanze

« Mio buon padre [Pinho], mi hanno letto pochi minuti fa la sua lettera: grazie! Gesù e Mammina la ricompensino. Se dicessi che ebbi grande gioia mentirei; quelle gioie non esistono per me. Ma molto intima­mente mi ha resa forte un'altra gioia superiore a questa: l'anima si è rallegrata, volando dall'abisso delle sue tenebre alla su­perficie a gustare un po' di luce. Quanto è buono e misericordioso Gesù con la più povera e indegna delle sue figlie! Egli ha tanti mezzi per animare e confortare un'anima; ma con me ora ne usa raramente. Mio buon padre, non so come così sola e senza vita possa salire il mio calvario tanto doloroso... Quando Gesù mi parla, ripete molte volte: - Dammi do­lore, sempre più dolore... - E io voglio darglielo, ma non Gli do nulla...

Ho sete di dare, di darmi, di abbandonarmi in Lui, per­dermi in Lui. Non vorrei saper fare altro se non amare il mio Gesù: Gesù della Eucarestia, Gesù crocifisso, il Cuore di Gesù; io voglio amare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; e unire ad essi Mammina. O quanto voglio amarli e vivere in una unione inseparabile! Non voglio sapere nulla del mondo, non attaccarmi a nulla, né ad alcuna creatura. Gesù mi ha accontentata: amo coloro che mi sono cari e non amo nessuno. Gesù, solo Gesù!... D. Umberto è andato in Italia; mi ha scritto e mi dice che verso febbraio partirà per il Brasile e che farà il possibile per incontrarsi con lei. Gli mando l'indirizzo Se ne avrò la forza, detterò oggi stesso alcune parole per lui... » (lettera a p. Pinho, 22-12-1948).

« Mio buon padre [Umberto], per mezzo di Suor Rina della Caparica [Lisbona] ho ricevuto la sua lettera; grazie, grazie! È proprio vero che Gesù ad un piacere unisce subito un dispiacere, e così non posso gustare nessuna dolcezza. Sia benedetto mille volte! Quando ho saputo che lei sarebbe andata in Brasile, il mio cuore, già tanto ferito e sanguinante, restò più addolorato e più sanguinante. Sia fatta la volontà del Signore! Sia solo Lui il mio sostegno, la mia guida, la mia luce, il mio amore. Tutto mi fugge e sempre più lontano. Mi abbandono al mio Gesù e in Lui cammino; da sola non posso. Ma voglio che tutti obbediscano, anche se io dovrò sof­frire le conseguenze delle obbedienze di coloro che sono legati alla mia anima. L'appoggio umano fugge e quello divino sembra andare ancora più lontano. Rimango sola in tanto dolore, in grandi tenebre; non so come si possa vincere... Si vince perché Gesù è la forza invi­sibile, è l'amore che non abbandona i suoi figli, anche i più piccoli e miserabili come me...

Ho ricevuto una lettera da Baía [da p. Pinho] ; ho risposto oggi; dice che vuole mandarle un libro che ha pubblicato sul Cuore di Maria... Il dottore ha avuto la sposa moribonda: è a Oporto in una clinica. Il Signore gliela lascia. Preghiamo tutti... Grazie per aver ricordato ai Salesiani di Oporto di inviarmi immagini... Deolinda ringrazia di cuore delle premure per la sua salute; poverina! Ha così poco tempo per curarsi. È un peccato che lei non sia qui a tenerla su di morale, non solo per qualche ora, ma per molti giorni e anni.

E io? Continuo sempre nel mio doloroso calvario. Le sof­ferenze aumentano, ma, grazie a Dio, aumentano pure le ansie di soffrire di più. È la mia unica gioia sulla terra: soffrire per Gesù. Liete e sante feste alla sua famiglia e al suo parroco... ... A quanto pare non la rivedrò se non in cielo, nevvero? Volontà del mio Dio! Ma per coloro che si amano in Gesù, non vi sono distanze... » (lettera a d. Umberto, 22-12-1948).

 

1949

Fu il dolore ad unirmi di più a Gesù

Fu il dolore, il mio amato dolore, posso affermarlo con si­curezza, ad unirmi di più a Gesù. Furono le lezioni della sof­ferenza a vincolarmi di più al Signore; ancora adesso, tra i dolori più forti dell'anima e del corpo, è il dolore stesso che facendosi amare mi porta ad amare pazzamente il mio Gesù. Il dolore accende nell'anima e nel cuore il fuoco più ar­dente, che produce tale sete che solo in Gesù può essere saziata... Con Gesù, anche nel maggiore martirio, passa dolcemente questa vita ridotta ad un soffio...

Giovedì, per tutto il giorno, sopra il cuore e l'anima in profondo dolore, sentii cadere come una rugiada per cui il do­lore era più alleviato e restava quasi come separato da me.

Oggi al martirio del Calvario si unì il dolore causatomi dal ricordo della data anniversaria di cui non mi ero ancora sovvenuta: sette anni dalla proibizione fatta al mio padre spi­rituale [Pinho] di venire qui. ... Ho sentito la dolcezza, l'amore con cui Gesù ha dato la Sua vita. In questo stato d'animo ho desiderato morire io pure... Poco dopo, Gesù, già risuscitato, mi ha chiamato: - Figlia mia... vieni a Me per riposarti; vieni alla fonte del mio divin Cuore: soltanto in Esso ti puoi saziare; solo con questo amore puoi ricevere vita per soffrire di più e addolcire il dolore che tanto profondamente ti ferisce. -

... - O mio Gesù, il tuo amore mi infuoca e già non sento tanto dolore. Il colpo che sentivo ricordando la sofferenza di sette anni fa, mi pare ormai scomparso. -

- Non voglio che tu viva senza dolore, ma ho voluto al­leviarlo per prepararti ad altro.

Gli uomini non sempre fanno la mia divina volontà. Ma fui Io a permettere che la tua vita diventasse pubblica affinché si diffondesse per il bene delle anime un po' della mia luce e qualcosa delle mie meraviglie operate in te.

Fatti coraggio! Le tue lacrime di quel giorno, le vostre sof­ferenze salvarono molte anime... - (diario, 7-1-1949).

« Mio buon padre [Pinho], ... Sono passati sette anni dalla separazione: furono sette anni di doloroso martirio... Questa [sento che] è l'ultima lettera che scrivo di mio pu­gno... voglio che sia il mio testamento. Andrò in cielo, lo spero, e confido, tra non molto. Resta qui il mio ringraziamento sincero e profondo per il molto che ha fatto alla mia anima. Per grazia di Dio comprendo che è assai grande il mio debito: sulla terra non lo potrò pagare. So la perfezione che lei voleva da questa mia anima assetata di Gesù e quanto la voleva incendiata del suo divino Amore. Gli uomini pensino ciò che vogliono; il mondo dica ciò che gli piace; io dirò sempre che le devo molto, tutto; Gesù e la cara Mammina la ricompensino. Ma io, là dal cielo, dalla mia cara patria, libera dai cattivi giudizi e dalle cattive interpretazioni, prometto di essere fedele, prometto di pagare tutto. Gesù mi darà i mezzi con cui possa estinguere i miei debiti. Ah, mio buon padre, ah, il cielo ove ameremo eternamente Gesù! Non Gli ho mai negato nulla e spero che anche Lui non mi negherà nulla. Avrò molto da mandare sulla terra... » (lettera a p. Pinho, 10-1-1949).

Dentro torri tanto alte, tristi e tenebrose

... Il mio corpo disfatto dal dolore non ha il valore del cencio più immondo, perché non è neppure cencio. Ma la mia anima, o Gesù, non so dove ella vada. Pare che sia dentro torri tanto alte, tanto alte, ma tristi e tenebrose: non sono torri della terra, né torri del cielo; non so cosa siano. Ad ogni istante minacciano di cadere per il vento e la tempesta. L'anima trema sgomenta. Queste torri mi richiamano i grandi castelli antichi: oscuri, pieni di arcate; nessuno può entrare né uscire senza una guida. Le entrate sono tante e situate molto in alto; ho paura di uscirne perché sono sola, senza luce, senza guida. Sono tante le mura attorno a me: mi causano tale spavento che non tralascerei di sentirlo anche se avessi luce e guida. La mia anima vuole sempre gridare al Cielo per chiedere soccorso: - O mio Dio, che sarà di me senza il Tuo sostegno? - Ebbi sette combattimenti con il demonio... Furono molto gravi e dolorosi... I giorni e più ancora le notti sono un martirio dolorosissimo per tutto il mio corpo. Ho sempre tra le mie braccia il crocifisso e la statuetta della cara Mammina: sono la mia forza. Quanto più soffro, tanto più li stringo a me. Gesù e Mammina, non si limitarono a questo, vollero con­fortarmi in un altro modo. Nella notte dal 12 al 13 mi apparve Gesù; dietro di Lui una enorme croce, di fianco, Mammina Immacolata: era bella, circonfusa di luce, con le vesti splendenti. Anche Gesù non era sofferente ma pieno di luce abbagliante. Erano attorniati da una moltitudine molto numerosa, composta non so da chi. Né Gesù né Mammina mi parlarono; non erano sorridenti, ma neppure mostravano tristezza profonda. Mi fissarono con sguardi teneri, pieni di bontà. Dopo pochi istanti disparvero. Diedero vita alla mia anima; quella luce penetrò molto nel mio intimo; rimasi più forte. Ma questa forza ben presto si piega sotto il peso della sof­ferenza. È oscurata dalle tenebre, ma sta vincendo. Furono Gesù e Mammina a darmi forza: sono Loro a vincere in me... Lungo il Calvario,... ad ogni passo sembrava che il cuore mi scoppiasse ed il sangue mi salisse alle labbra: il viso era tutto ferito per i colpi contro i lastroni di pietra...

Mi è parso di morire con Gesù; ma questa morte è durata poco tempo.

Egli è risuscitato e mi ha fatto risuscitare: - Figlia mia, mia colomba bianca, bella e pura,... ti scelsi come mia sposa: accettasti, preferisti Me ad ogni altro sposo; ti scelsi per vit­tima: accettasti, e quale vittima sei stata!... Tutto accettasti senza rifiutarmi nessuna sofferenza... Ti ho fatta potente con il mio potere. Non può forse il padre di famiglia assicurare i suoi beni presso uno dei suoi figli che, per la sua bontà, giudica capace di utilizzarli a bene­ficio degli altri più miserabili che sprecano tutto a danno della loro salvezza eterna? Ti ho resa potente. Ti ho consegnato i miei tesori. Sono come quel padre e tu sei quel figlio. Ti ho dato i miei beni e tu li stai utilizzando in favore dei miei figli, dei tuoi fratelli che altro non fanno se non azioni di perdizione. Dammi il tuo dolore figlia mia, soccorri il mondo che pecca tanto!... Io vigilo su di te e vigila la mia Madre benedetta. Nei mo­menti di grande dolore e sfinimento ti onoriamo con la nostra presenza visibile: è la prova del nostro amore verso la nostra figlia più cara. -

- O Gesù, quella moltitudine che ti attorniava, erano forse anime amanti della croce? -

- No. Lo fossero in sì grande numero! Erano le anime salvate dalle tue sofferenze. Alcune sono già nella eternità, altre sul buon cammino e certe di salvarsi. Che grande raccolto! (diario, 14-1-1949).

... Mi trovo nelle stesse torri, ma, giorno per giorno, sempre più nell'interno di esse, senza sentire vita. Quanto più lavoro tanto più vedo che vi è da fare; o meglio: l'Artista che in me lavora non cessa di lavorare; trova sempre da ritoccare. Vede tutto ed io tutto vedo, anche nelle tenebre e nella oscurità mortale in cui mi trovo.

Queste torri sono accerchiate, momento per momento, da nuove torri. Io rimango sempre più nell'interno; non vedo via d'uscita; non so come liberarmene. Sono spaventose: si innal­zano sempre più ed io resto dentro di esse. L'anima mia vorrebbe dare un'idea più chiara di che cosa sono queste torri, di ciò che avviene dentro di esse, ma non so; sono tanto grandi, tanto spaziose ed io mi sento tanto compressa tra le loro pareti. Sono pareti che sembrano avere l'antichità di sempre. O mio Dio, non so dire altro; l'affido a Te! Tutto mi causa sgomento: le visite, il giorno, la notte, la vita stessa.

Il cuore e l'anima, molto doloranti, si lanciano serenamente tra tutta questa sofferenza alla ricerca di Dio, loro unico fine. Non Lo trovano; non riposano; continuano il loro viaggio nella speranza di trovarlo e possederlo per sempre. Che viaggio è questo? Non lo so. Sono io e non sono io a vivere e a camminare. Voglio Gesù, solo Gesù! Il Cielo, il Cielo! Lo voglio, ne sento nostalgia. Il demonio lavora tanto; vi sono momenti in cui pare pro­ponga al mio spirito tutto ciò che vi è di male e voglia tutto ciò che è di offesa a Dio. È lui che lo vuole, ma la mia volontà si mantiene ferma a volere l'inferno piuttosto che la più lieve colpa volontaria... (diario, 21-1-1949).

... Sento che il mio corpo non è se non un nulla: il dolore lo ha fatto sparire ed è rimasto in me sempre a farmi soffrire fino all'estremo della sofferenza. E l'anima? Prova anch'essa un dolore grande, più grande di molti mondi: è infinito, giunge fino a Dio. Che cos'è questo dolore? Soltanto Gesù lo sa, solo Lui lo potrebbe spiegare. Io mi lancio o, meglio, l'anima si lancia volontariamente nel mare della sofferenza. Si lancia senza occhi, senza luce, senza sapere nuotare; irrompe tra le tenebre, vi si inoltra sempre più; non ha una guida, non sa dove va, ma cerca e vuole solo Gesù. In questo mare, avvolte nelle onde, sono le torri in cui l'anima è prigioniera. In essa vi sono Artisti che lavorano. Nel sentirsi e vedersi in tali angustie la preoccupazione è grande, grandi sono il martirio e lo sgomento. Chi sarà la mia guida? Chi potrà liberarmi da tutto questo? Solo Gesù, ma soltanto attraverso la morte. Soltanto quando lascerò il mondo, abbandonerò queste torri, uscirò da queste arcate che per adesso non hanno uscite; è ciò che sento.

O mio Gesù, mio Dio muoio per tuo amore... (diario 28-1-1949).

Non posso sopportare che il mio buon Gesù e la mia cara Mammina del cielo siano offesi: vorrei che ad ogni momento cadesse sopra il mio corpo ogni specie di sofferenza ma non vorrei che soffrissero Gesù e Mammina. Ignoro la gravità con cui è offeso Gesù, ma sento che lo è molto. Di tanto in tanto il mio corpo è vittima delle più atroci sofferenze. Sento come se lo trascinassero per terra per ricevere i maltrattamenti e le crudeltà della umanità intera. È un mar­tirio orribilissimo: mi trascinano, mi schiacciano, mi configgono molti pugnali, mi coprono di sputi e di insulti. Povero corpo annientato da così grande sofferenza! In alcune ore soffro in questo modo e in altre soffro non meno orribilmente, schiacciata dal Cielo: pare che il firma­mento con nuvole nere scenda fino a me; mi opprime un peso infinito. In quelle nubi odo come lo schianto terrorizzante del tuono che rompe le nubi con lame di fuoco. Mi sento bruciare su legno verde: odo nel fuoco lo scop­piettio delle foglie verdi. Non so perché non rimango sotto questa oppressione. Una forza mi obbliga a porre il mio cuore a servire da sostegno per rialzare il cielo sceso fino a me e a sostenerlo con ciò che vi è dentro nel cuore: amore, ansie di amare senza limiti, ansie di riparare e di dare a Gesù il mondo intero e non so che cosa di più. Il cuore contiene una ricchezza che non è mia e voglio offrire tutto questo al cielo per calmare la sua ira. A poco a poco le nubi salgono e ritorna la calma. Molto presto però la scena si ripete. Non so quasi nulla di quello che si dice contro Mammina; so solo che talvolta, specialmente quando odo qualche parola contro di Lei, il mio dolore è tale da farmi sembrare che la sofferenza del cuore mi faccia scoppiare tutte le vene del corpo. Che ansie! Io vorrei custodirla insieme a Gesù Sacramentato, ma in modo tale che nulla della malvagità e della sofferenza causata loro dal mondo Li potesse raggiungere.

Vorrei essere vittima solo di dolore e di amore, ma vittima immolata in tutti i momenti.

Le mie torri, le torri in cui abito, si sono alzate tanto: mi pare che non possano salire di più. Tutto il mio essere trema: quale paura che esse cadano! Mi pare di essere trasformata nelle pietre stesse o in ciò di cui sono costituite, tanto si sono serrate contro di me... (diario, 4-2-1949).

Io non sono della terra e non sono del Cielo

...Sono tanto fuori del mondo, tanto lontana dal Cielo e sempre più sviata da Gesù. Se mi domandassero ove passai il mio tempo risponderei: - Non so - Perché in verità non so dove va e dove vive la mia anima. Mi pare di essere un soffio che andò a bloccarsi nelle nubi e vi rimase unito nella stessa lotta tempestosa a rompere e ad aprire fenditure, a lampeggiare, a tuonare rumorosamente. Io sono insieme a loro lo sgomento stesso e con loro, nera come loro, corro tanto da sparire; con tutto questo faccio paura e di tutto questo sento paura. O mio Dio, o mio Gesù, che paura indicibile: il Cielo con­tro la terra! Io non sono della terra né sono del cielo... (diario, 11-2-1949).

... Continuo ad essere coinvolta nelle nubi, in quelle fen­diture aperte dal lampeggiare e dal rimbombare dei tuoni. Ahi, Gesù, quanto è terribile il Cielo rivoltato contro la terra! Il cuore è stanco di servire da sostegno al firmamento che viene a schiacciare la terra. Che sarà mai, mio Dio, il giorno della Tua giustizia, il giorno del giudizio universale!?

Le torri della mia abitazione, le torri di cui tutto il mio corpo e la mia anima fanno parte come fossero della stessa massa o della stessa pietra, non si innalzano più; non possono salire di più. Ignoro cosa io sono in esse e ciò che vi soffro. La mia ra­gione, la mia mente non possono comprendere di più: è dolore, e non so dire altro... (diario, 18-2-1949).

Un Agnello sull'altare del sacrificio (Momenti della Passione)

Giorno per giorno aumenta la mia paura, il mio sgomento per la sofferenza e la vita. Il dover vivere e soffrire mi sbigottisce. Che sarà di me, mio Dio? Abbi compassione della più povera delle tue figlie e della sua nullità: non distogliere lo sguardo da me, vedi il mio abbandono e le mie miserie. Sento di essere il mondo e gli astri. Il primo si muove tutto scosso da terremoti, tra cose spa­ventose avvolgendo tutto in fuoco e terra.

I secondi continuano ad aprirsi con fenditure di fuoco e rimbombi di tuoni. È una rivolta; è una giustizia vendicatrice: il Cielo contro la terra. Io sono una massa disfatta fra l'una e l'altro. Ciò che io soffro, Gesù solo lo sa... Ieri mattina sentii come se assumessi in me tutta la mal­vagità umana. Tutto entrò in me: io ero il mondo. Mi causò tale tormento che non sapevo come resistere... Sentivo e vedevo con gli occhi dell'anima, nel mio petto, una pecora posta sulla terra, prigioniera di un groviglio di spine. Io camminavo verso l'Orto, portandola sempre in me... Sul terreno dell'Orto si alzò un altare; un altare di dolore assediato da tutti i martirii. Su di esso vi era, non una pecora tra siepi di spine, ma un Agnello molto mite che riceveva tutto senza dar segni di vita, pur possedendo tutta la vita. Da quel­l'Agnello uscivano ogni bontà e ardore di fiamme che incen­diavano l'altare e tutto il suolo dell'Orto: era Gesù; ho sentito che era Lui. Oh, quanto Egli amava, mentre riceveva tutta la cattiveria e la ingratitudine! In quel momento avvennero cose che aumentarono molto la mia sofferenza. Il demonio tentatore approfittò dell'occasione per tormentarmi. Senza volerlo, vedevo tutto sotto l'aspetto peggiore: la mia agonia fu grande. - Mio Dio, se è possibile, allontana da me questa soffe­renza. - Mi unii così all'agonia di Gesù. E aggiunsi subito: - Non la mia, ma la Tua volontà. Non distogliere il Tuo volto da me. O mio Gesù, non lasciarmi sola un solo istante: ciò basterebbe per farmi disperare. - Passai tutta la notte in un mare di dolori. Subito al mattino, nel mio mondo si è innalzato lo stesso altare di dolore attorniato da martirii, con sopra lo stesso Agnel­lino. E così sono andata al Calvario. Ad ogni dolore questo Agnellino rispondeva con dolcezza e amore. Ardeva in fiamme; tra le fiamme ed il candore della sua grazia, cadeva abbondante il suo Sangue ad irrigare la terra. Si avvicinava la cima della montagna e l'innocente Agnello, sempre sull'altare del patibolo, sapeva che andava a morire e bramava dare la vita. Che amore! Poteva essere soltanto l'amore di un Dio, l'amore di Gesù! Sulla vetta del Calvario, invece della croce, continuava ad esserci lo stesso altare e lo stesso Agnello in fiamme a spargere Sangue.

Avvicinandosi l'ora in cui Gesù doveva spirare, quanto più la crudeltà si accaniva contro l'Agnello innocente, tanto più le fiamme del suo Amore si stendevano su tanta cattiveria e in­gratitudine. L'Agnello stava morendo e in quel momento è passato dalla notte al giorno, dalla morte alla vita, abbracciando più intima­mente al suo Cuore tutta l'umanità.

È scomparso da me l'altare con l'Agnello e sono rimasta come se non vivessi.

Poco dopo è venuto Gesù: - Figlia mia, saldo sostegno della giustizia di mio Padre, vittima della umanità... amami e fammi amare... È per mezzo tuo che voglio essere amato... Riparami per tanti sacrilegi e crimini: il tuo dolore ha rag­giunto il massimo, non perché il mio amore abbia limiti, ma perché ti amo come può essere amata da un Dio una creatura umana... Mia figlia, ... fa' che lo sia amato, consolato e riparato nella mia Eucarestia. Di' in mio nome che a quanti si comunicheranno bene, con sincera umiltà, fervore e amore per sei primi giovedì consecutivi e passeranno un'ora di adorazione davanti al mio tabernacolo in intima unione con Me, prometto il cielo.

Di' che onorino attraverso l'Eucarestia le mie sante piaghe... Chi al ricordo delle mie piaghe unirà quello dei dolori della mia Madre benedetta e per loro ci chiederà grazie spirituali o corporali ha la mia promessa [che saranno accordate], a meno che siano di danno alla loro anima. Nel momento della loro morte verrà con Me la mia Madre santissima per difenderli... - (diario, 25-2-1949).

« II dolore della vittima deve assomigliare al dolore di Gesù »

La mia vita e tutte le cose sono uno sgomento per me. Ma è sgomento che consente all'anima di conservarsi nella unione e nella pace di Dio. Soffro, mio Gesù, Tu lo sai bene, ma la sofferenza ha per me più dolcezza del miele. Molte volte cado sfinita e anzi mi pare di non resistere, ma questa sofferenza è resa soave dalle ansie ardenti di soffrire di più per Gesù, di dargli tutte le anime. Immersa in questi desideri ed ansie indicibili, tutte le sofferenze del mondo mi sembrano poche da offrire al mio Gesù.

Il cuore grida continuamente, addolorato, senza vita; grida senza avere nessuno, senza un rifugio ove posarsi, ma il suo grido è sempre colmo di fiducia e molto ansioso di maggior martirio... La morte viene incontro al mio cuore; egli vuole lasciarla entrare.

Le mie torri, le mie pietre, la mia massa continuano ad es­sere alla stessa altezza: non possono salire di più. Io stessa, fusa in esse, mi sforzo di alzarle per salire in alto, più verso Dio. Il mio sforzo è nullo, o lo sento nullo; sono imprigionata e non posso uscirne. Vorrei voli per volare fino al cielo, ma la prigione è tale che non mi lascia volare.

Non ho vita, non ho esistenza per giungere al mio unico e vero fine: Dio, solo Dio.

- Gesù, Mammina, vedete che non ho più nessuno. Por­getemi le Vostre mani benedette!

... Sento il mondo che mi maltratta con tutte le sue malvage invenzioni. Ogni momento muoio per loro causa e ogni mo­mento vivo per riceverle.

- O mio Gesù, sono la Tua vittima!... Gesù si avvicinò all'Orto e io con Lui. Con Lui pregai e sudai sangue e con Lui dentro di me sentii il Cuore aperto come se fosse il mio: attraverso il cuore davo passaggio a tutta la umanità e con Gesù dicevo a tutti: - Io sono il cammino, la verità e la vita. - Come era bello tutto ciò tra tanto dolore! Gesù è divenuto strada per i viandanti ed è la vita... (diario, 4-3-1949).

... Mi sfuggono gemiti e sospiri occulti; quando voglio sof­focarli e nasconderli è già tardi. All'esterno tutto pare gioia; all'interno tutto è dolore e lacrime: sono lacrime ansiose, ma di ansie che non so esprimere. Sono lacrime di dolore ma al tempo stesso di pace. Godo soffrendo così... - Vieni, figlia mia,... vieni al tuo Gesù che veglia su di te e ti sostiene; vieni, sono la tua guida... vieni a sollevarti dal tuo sfinimento, a riposare in Me e a prendere nuove forze. Coraggio! La mia frase « dammi dolore » ha un grande significato: è tanto profonda, esce tanto dall'intimo del mio divin Cuore, che senza una mia grazia ti causerebbe più terrore che la voce di Dio agli Israeliti; senza un mio miracolo Mi diresti, come loro a Mosè: «Gesù, non posso udire la Tua voce».

- Dammi dolore, mia figlia; ma questo dolore deve essere tanto profondo e doloroso quanto lo è il mio. Il dolore della vittima deve assomigliare al dolore di Gesù.

Mia figlia, ti ferisco per non distruggere eternamente i pec­catori. Quanto soffro per i crimini della umanità!... Di' presto al mio caro Pontefice che preavvisi il mondo della tremenda giustizia che lo aspetta... - (diario, 18-3-1949)...

La mia stanchezza nel trattenere il mondo

... Il 30 marzo cominciai a sentire come se la mia vita stesse sulla superficie della pelle... Questa vita pone in me come una luce solamente verso l'esterno; nel mio intimo non vi è vita né luce né nulla, neppure ceneri mortali: fu tutto consu­mato. Che nuovo martirio per me! Nulla di ciò che appare fuori è conforme con quanto avviene dentro. Continuo col martirio di trattenere il mondo molto a stento, mentre cammino verso la morte che corre verso di me con tutti i supplizi. ... Udii Gesù dirmi: - Figlia mia, abbi coraggio, non voglio che tu dubiti un solo istante di ciò che avviene in te, della mia vita divina in te ... - ... (diario, 1-4-1949).

Oh, la mia stanchezza nel tenere stretto il mondo! Oh, il mio scoramento nel vederlo sfuggire! ... È martirio da disperarsi senza la grazia del Cielo questa morte che io sento unita al soffio di un'altra vita che passa sulla superficie della mia pelle come una brezza che scorre sempre. Non posso resistere [tra] questa morte e questo soffio di vita. Io non sono degna che questo soffio passi in me: che vita, di quale grandezza! Ha occhi che vedono tutta la terra e tutto il cielo: non posso consentire che questi sguardi vedano il cumulo delle mie miserie, il mio nulla, la mia morte. Chi sono io perché tali sguardi passino attraverso a me? O mio Dio, sento neces­sità di dire tanto, di dire tutto di questi sguardi, di questa vita e non so dire nulla! Sono sempre nelle mie torri spaventose, sempre le stesse pietre, la stessa massa... ... Il mio corpo sembra un cencio insanguinato, disfatto dal dolore, che va di strada in strada, di città in città, attraverso tutta l'umanità a pulirla da tutte le macchie. Non so chi ma­neggia questo cencio che è tutto sangue, ma sangue che pulisce e non sporca... ... Venne Gesù, mi diede vita e disse: - Figlia mia,... mi tieni nel tuo cuore con tutta la mia vita reale, con tutta la mia vita divina. Vengo a comunicartela perché tu non dubiti della tua vita che è solo mia. ... La tua vita, quanto avviene in te, è una lezione per il mondo; è la vita che più assomiglia alla vita di Cristo. È Cristo nei tuoi sguardi, sulle tue labbra, nei tuoi pensieri, nel tuo cuore e nella tua anima. È Cristo che vive ed agisce in tutti i tuoi movimenti, in tutto il tuo vivere... perché l'opera redentrice, l'opera di salvezza continui. - ...

Apparve a questo punto la Madre dei dolori, con un manto violaceo... - Mia figlia, vengo a confortarti in questo giorno anniversario per la liturgia della Santa Chiesa in cui il mio divin Figlio ha modificato in te la sua santa Passione, affinché tu la continuassi profondamente e misticamente nascosta; vi ha aggiunto il tuo digiuno come richiamo all'umanità per atti­rarla al suo divin Cuore con tale meraviglia.

Ti copro con il mio manto di tristezza, di dolore, affinché con questa testimonianza, attraverso i tempi tu possa essere invocata per tutti i dolori dell'anima e del corpo. Quando sarai in cielo ti invocheranno come martire dei dolori per conforto e balsamo dei dolori umani. - ... (diario, 8-4-1949).

... Come è stato tremendo il dolore di questi giorni! Mi pareva di impazzire. Avevo in me ogni tormento ed amarezza, senza nessuno con cui sfogarmi, senza una guida per mia luce e conforto. I miei sguardi rivolti a Gesù e a Mammina dicevano Loro tutto il mio patire... ... Sentii come se avessi sulle mie spalle il manto di Mam­mina. Quel manto tristissimo rivestì tutto il mio essere di ogni tristezza e mi unì profondamente al dolore della cara Mammina: mi sentivo una cosa sola con Lei e volevo soltanto consolarla con ansie fervorose. Le mie torri molto antiche ed invecchiate sono come coperte di muschio nero. Tutto mi porta al nascondimento, alla oscu­rità, alla morte...

Tutto mi porta a morire di sgomento. Mio Dio, volere amare e darmi a Colui che mi ha amato tanto e mi ha dato tutto e non avere nulla se non miseria! O mio Dio, mio Gesù, abbi compassione di me! Ieri, giovedì [14 aprile], fu il vigesimo quarto anniversario del giorno in cui Gesù mi ha legata a questo letto di dolore. Lo ricordai tanto. Sentii di non avere dato nulla a Gesù dopo tanti anni di martirio... Sul Calvario udii Gesù: - Mia figlia, scuola di tutta l'umanità! Quanto essa deve imparare qui: scuola della vita di Cristo, scuola della scienza dell'Altissimo. Qui imparano i piccoli, i grandi, gli ignoranti ed i sapienti. È in questa scuola che si impara a soffrire e ad amare.

Io sono il Maestro che insegna nel tuo cuore. La tua vita è una lezione di tutta la mia vita, della mia vita di Passione. Voglio, figlia mia, che in te non termini questa quaresima; voglio il tuo martirio continuo. E sai perché? Per soccorrere le anime, per aiutare il mondo bruciato dalle passioni... - (diario, 15-4-1949).

Come in una culla di morte

In questo santo tempo di Pasqua ho sofferto molto profon­damente, immensamente. Non so esprimermi. Ho avuto delle ansie quasi insopportabili, una fame, ma fame dell'anima: una fame che sento non essere mia. Volevo mangiare la Pasqua con tutta l'umanità, volevo possedere tutti e che tutti mi possedes­sero e si trasformassero in me. Parlo di me, ma non di me perché sento che né questa fame né questi sentimenti mi ap­partengono. Non è la mia vita che ha queste esigenze, ma bensì quella vita, quel soffio che scorre attraverso di me. È una vita tanto grande, infinitamente grande: è vita del cielo e della terra. O mio Dio, io non sono degna. Io non posso contenere tanta grandezza, tanti e così intimi desideri pieni di ansie. O Gesù, sii la mia forza, la forza del mio soffrire!... (diario, 22-4-1949).

Lasciami volare al cielo, lasciami volare a Te, mio Gesù! Fu in un profondo dolore che, spontaneamente, mi sfuggì dal cuore questa invocazione. Io non voglio chiedere il cielo perché ho promesso a Gesù di accettarlo quando vorrà darmelo. Ma l'annientamento è tanto, il martirio è talmente doloroso che, senza il consenso dello spirito, il cuore, quasi volendosi staccare dal corpo e volare a Dio, erompe talvolta in questo grido. Nel mondo non si trova bene, non può più abitare qui; la sua aspirazione è Gesù, soltanto Gesù. Non so ciò che dico, perché non sento vita; non vedo il cammino che batto perché in me tutto è tenebre, spaventose tenebre. Sento che sono dondolata in una culla di morte, sulla morte fangosa di tutta l'umanità. Questa morte di corruzione causa tanto dolore al mio cuore; è tale il rancore, e la crudeltà con cui è trattato che pare mi sia strappato dal petto insieme a tutte le vene che daranno una pioggia per bagnare il mondo. Mio Dio, quale tormento per il mio corpo e la mia anima! Come mi sento annientata sotto il peso di questa sofferenza!... ... Venne Gesù, mi diede vita, ma vita dolorosa e mi disse: - Figlia mia, nel pantano del mondo non può regnare altro che la morte: è la culla nella quale ti senti dondolata. Sono stati il peccato, le iniquità a causare questa morte. Ove è morte, è dolore; ove è morte non vi è luce. Sei vittima, figlia mia: la vittima fedele e veramente immolata non può avere altro vivere. Vieni al mio divin Cuore a prendere conforto e vita, a ri­posare come il contadino che a notte si riposa per le sue fatiche; questi non riposa molto tempo per ritornare subito al suo la­voro faticoso; e sempre così fino a che veda il frutto del suo lavoro. A te però, figlia mia, non avviene qui sulla terra come al contadino: il frutto della tua vigna ti attende nella eternità; soltanto là lo vedrai con chiarezza, alla luce splendente di Dio. Riposa, riposa, mia sposa! Prendi conforto per il tuo dolore in questi momenti celesti. - ... (diario, 29-4-1949).

... Continuo ad essere dondolata nella culla morta sul mon­do morto. La culla si muove con difficoltà, tanto è corrosa. E il mondo morto si spacca in crepacci, in abissi putrefatti nei quali ad ogni momento corre il pericolo di sprofondare. Culla e mondo immersi nella medesima corruzione. Mi pare che il mio corpo si decomponga: ho nausea di me, non posso guardarmi. O mio Dio, che morte! Sono morta! È morto il giorno, morto il sole, è morto tutto ciò che aveva vita. Il cielo si è chiuso, si è coperto con forti chiudende: si è separato dalla terra. Non può avere con essa legami: non può diventare putridume in cui si è trasformato. O mio Dio, non so dire né dimostrare ciò che l'anima vede, ciò che sente succedere tra il Cielo e la terra: che contrasto, che rivolta contro Dio! Il mio Gesù ed il Suo Eterno Padre non sopportano di ve­dere ciò che avviene qui! Quanto soffrono Gesù e Mammina! Come si sforzano per sostenere la giustizia divina! Mi prendono con sé per formarne puntelli. Non ne posso più perché Gesù non ne può più. Che posso io senza di Lui? Io sono un niente e senza Gesù non posso niente...

... - Abbi coraggio, la morte che senti è la morte del mon­do: sono i peccatori, con le loro anime morte, che si precipi­teranno e affonderanno nell'abisso della morte eterna.

... Continuerai a darmi lo stesso martirio doloroso per amor Mio e per il povero mondo tanto criminoso e tanto in pericolo? - Mio Gesù, non so se soffro molto o se mi pare solamente di soffrire; ho i miei dubbi. Tuttavia, se continui a darmi le tue grazie, Ti prometto di soffrire ciò che Tu vuoi. - Non rattristarmi, figlia mia, non dubitare di Me né di alcuna delle mie parole. Il tuo dolore è grande tanto quanto una offesa fatta a Me ... - ... (diario, 6-5-1949).

Ricevo tutti per amore di Gesù

« Mio buon Padre [Umberto], le sembrerà che mi sia dimenticata di lei, ma non è vero. Giammai! Sarei ingrata se lo facessi; le prometto di ricor­darla sempre: sulla terra e in cielo. Il motivo del nostro ritardo è la nostra vita: le mie soffe­renze sono moltissime; le visite sono sempre la mia, la nostra croce, il mio tormento. Padre buono, se non fosse per amore di Gesù, della cara Mammina e delle anime, non so cosa avrei già fatto: mi na­sconderei ove non potessi più essere veduta. Non so dirle lo stato della mia anima: è dolorosissimo. Ansie, sete insaziabile di amore, ma senza amare; è una morte completa, totale di tutte le cose. Sento l'abbandono di tutti, anche se non è vero. Cammino in questa oscurità mortale senza appoggio, senza guida. Vado fidente nelle braccia di Gesù e di Mammina senza sentire che mi portano. La mia speranza è questa: non posso essere abbandonata dal Cielo, perché confido solo nel Cielo.

Accetto tutto ciò che il Signore mi dà, a qualsiasi prezzo, con l'unico fine di compiere con perfezione la Sua volontà; ma non so dove sia questa perfezione che bramo tanto. Mi sento la più imperfetta che si possa immaginare. Preghi per me, padre mio; io faccio altrettanto per lei. Deolinda ed io non possiamo dimenticare le ore che passò qui con noi. Ore tanto amare, ma che lei ha cercato di addolcire. Andrà in Brasile, verrà in Portogallo, rimarrà costì? Vi sono tanti che la desiderano qui. Mio Dio, cosa è mai il mondo! Tutti la salutano, specialmente Deolinda. Ella è sempre la « brontolona dei tempi ormai passati... » (lettera a d. Um­berto, 6-5-1949).

È tale il rigore della giustizia di Dio, è tale il suo peso che mi schiaccia, da spremermi dagli occhi e da tutti i sensi il ve­leno nauseante e vergognoso che avvelena tutta l'umanità. È da me che esce: è un veleno che racchiude tutte le malizie ed è su di me che piomba il castigo di tutte le iniquità... La culla mortale che mi serve da letto dondola di tanto in tanto. La terra morta su cui si trova è aperta da vulcani dai quali pare escano fuoco e tormenti infernali. Presso la bocca di quei vulcani si odono gemiti di anime, ruggiti di demoni che pare mi strappino il cuore [per portarlo] là. O mio Dio, in che pericolo mi trovo! Il mio corpo è morte e nello stesso tempo è un inferno. Quanto è spaventosa la giustizia divina, e io non posso sfuggirle! ... In mattinata ho camminato verso il Calvario in un silenzio indicibile. Nel mio cuore le labbra di Gesù erano serrate... Il silenzio di Gesù diceva tutto: parlava il suo Cuore pieno di amore; era come un libro che quanto più si sfoglia tanto più vi si trova da leggere. Era un libro d'amore: solo in cielo, alla luce divina potrà essere letto e compreso. Sulla cima del Calvario ho continuato ad accompagnare spiritualmente i riti di Fatima anche senza volerlo: volevo con tutta la volontà soffrire con il mio Gesù... ... Nel pomeriggio di oggi sono stata sorpresa nell'apprendere che la mia mamma è molto ammalata. È venuto il medico; dopo averla visitata, egli mi ha ordinato di chiedere al Signore di migliorarla in salute almeno fino a domani perché io potessi dettare e mia sorella scrivere ciò che Gesù mi aveva detto. Mi è costato assai: l'ho fatto per obbedienza... Ho detto a Gesù: - Io Ti dico tutto quello che il medico mi ha ordinato. Lo faccio per obbedire. Fa' ciò che Ti darà maggiore onore e gloria, qualsiasi cosa mi costi. - Grazie al Signore, il giorno dopo mia madre stava già molto meglio. Sia benedetto! Ma soltanto oggi, martedì, possiamo terminare lo scritto. Questo sacrificio sia per amore di Gesù e di Mammina e tutto in favore delle anime... (diario, 13-5-1949).

« Mio buon padre [Pinho], ...ogni giorno pensavo di darle notizie, ma la mia croce è tanto grande che non posso disporre di me per niente. Il Signore va sempre contro i miei desideri. Per consolarlo mi sottometto a tutto. Mi piacerebbe star sola e in silenzio, ma mi è impossibile per la maggior parte del tempo: è moltissima la gente che viene a trovarmi e le mie sofferenze sono enormi. Ecco il motivo del mio ritardo...

Io non voglio sfuggire alla croce, diversamente mi nascon­derei in un buco per vivere sola con Gesù; so che Egli vuole questa sofferenza e, fiduciosa nelle sue promesse circa la sal­vezza delle anime, con il sorriso sulle labbra ed il cuore san­guinante, ricevo e consiglio, secondo la mia ignoranza, tutti quelli che vengono a me. Non sto qui per soddisfare i miei desideri ma quelli di Gesù. Cerco di non perdere la mia unione con Lui nella Eucarestia e con i miei tre Amori: il Padre, Figlio e Spirito Santo...

... Il 17 maggio ci fu la visita pastorale in parrocchia. Mentre l'arcivescovo somministrava la Cresima, l'arciprete di Póvoa che l'accompagnava venne a visitarmi Parlammo lungamente. Nel congedarsi mi domandò cosa poteva fare per me. Ignorando cosa intendesse, gli domandai se per l'anima o per il corpo. Egli mi rispose: - Per il corpo. - Gli aggiunsi che non mi manca nulla ecc.

- E per l'anima vuole qualcosa? - Vorrei il mio direttore. - Quale? - Padre Pinho. -

- E ne ha bisogno, ne ha bisogno! Il Signore glielo darà. - Gli chiesi di baciare per me la mano dell'arcivescovo. Mi ha scritto di aver trasmesso le mie richieste. Ma quelli di Braga ritardano tanto. È martirio per noi tutti, nevvero, caro padre? Speriamo fiduciosi... » (lettera a p. Pinho, 24-5-1949).

L'anima mia è triste fino a morirne (Momenti della Passione)

... Mi pare che il Cuore di Gesù sia nel mio e dal Suo si riversi al mio l'immensità del suo dolore, il suo martirio infinito. Posso sopportare a stento il raro ma tanto pesante dondolio di quella culla morta: pare che scuota il mondo. È un segnale per risvegliarlo, ma esso non si sveglia, non si alza dal sonno, dalla morte del peccato. Ogni scossa è come tromba per avvi­sarlo. Potessi almeno bussare alla porta di tutti i cuori, gridare a tutte le anime di risuscitare alla Grazia e all'amore di Gesù! Ma chi sono io? Sono niente, non posso fare niente. Devo soffrire questo martirio, felice se lo saprò sopportare. Devo soffrire questo fuoco divoratore nell'interno delle mie torri e l'oppressione di essere una cosa sola con quella massa, quelle pietre, quel fuoco... Ieri, giorno dell'Ascensione, questa vita che passa attraverso di me come soffio soave visse maggiormente del Cielo, unendosi a tutte le lodi di gloria, tutta immersa in un solo amore: quello di Dio. Ma io mi mantenni nella stessa morte, non mi mossi verso l'alto; sapevo che quel soffio di vita che mi compenetrava ed era mio si trovava con tutta la corte celeste immersa nello stesso amore celeste: un gaudio infinito, un mare infinito. Non fui capace di seguire quella vita, di uscire dalla mia morte... (diario, 27-5-1949).

... Nel pomeriggio di ieri mi pareva di avere due cuori: uno sentiva le ingratitudini usate contro Gesù; l'altro quelle usate verso di me; le mie mi facevano sentire di più quelle di Gesù: quanto più sentivo le mie, tanto più a fondo comprendevo la ingratitudine che soffriva il Cuore di Gesù traboccante di bontà. Mi appariva come un grande libro; per quanto mi affannassi a sfogliarlo, non giungevo alla fine delle sue pagine.

Più tardi sentii i maltrattamenti contro il Cuore e tutto il Corpo santissimo di Gesù: il Cuore era tagliato da spade, il Corpo calpestato da piedi malvagi e immondi.

Rimasi nell'Orto; si avvicinò Giuda con i soldati e per baciare Gesù, per catturarlo. Gesù stette muto durante tutto il triste tragitto. Ma il suo divin Cuore parlò sempre: era un libro eterno, il libro dell'amore. Io non lo leggevo ma lo com­prendevo. Il mio divin Maestro in quel momento mi fece com­prendere tutto, tutta la grandezza del Suo infinito amore. Stamattina ho fatto subito compagnia a Gesù, ma una compagnia morta: non ho potuto parlargli né provargli che Lo amavo. Come morta, ho percorso con Lui il cammino del Calvario. Ma la sua lezione di amore, la comprensione che mi ha data, mi ha servito lungo questo viaggio. Mi pareva che il suo divin Sangue scorresse per tutta la terra e in ogni luogo lasciasse scritta la parola « Amore ». Vorrei che Mammina, che gli angeli parlassero per me e mostrassero la grandezza di questo amore. Sì, è stato l'amore che si è esteso da un polo all'altro del mondo. È stato l'amore che ha obbligato Gesù a prendere la croce, a salire al Calvario sotto una scarica di battiture con tutte le carni lacerate... (dia­rio, 17-6-1949).

I miei giorni sono terribili. Quante volte sono ricorsa al Cielo! Quante volte, abbracciata al mio crocifisso, ho invocato il dolce nome di Gesù, della cara Mammina! Che settimana di lotta! Non so come si possa soffrire tanto. Dico di non sapere, ma so: è Gesù che continua a soffrire in me la sua Vita, la sua Passione santa. Non lo dubito.

La mia tristezza era molto dolorosa, profonda. Non erano le mie labbra che parlavano; non so chi parlava nel mio cuore ripetendo « l'anima mia è triste fino a morirne ». Quando udivo questo, non ero io a dirlo, sentivo veramente la tristezza, ma tristezza mortale. Mi richiamava la tristezza di Gesù, ciò che ha sofferto e soffre e Gli dicevo: - Accetta, mio Gesù, la mia tristezza per allietarti; accetta il mio dolore per addolcire il Tuo. - Sento di avere un letto di spine per il mio corpo e un altro uguale per il cuore; né l'uno né l'altro si possono liberare dalle spine. Sono spine che mi servono da letto e spine che mi copro­no. Sono tanto ferita e tanto impigliata in esse; sono come in­chiodata sulla croce, senza possibilità del minimo movimento. Mi trovo come un uccello che volava e glielo hanno impe­dito: tra queste spine, non posso volare neppure verso Gesù. Tutto il mondo è tenebre, e tenebre sono fuori del mondo. Che terribile abisso! Le onde agitatissime di un mare immenso di tenebre cadono su di me con la furia della più terrificante tempesta. Queste onde vengono verso le mie torri, si scagliano con violenza, sia dentro che all'esterno di esse, da una parte e dall'altra, minacciano distruzione. Sono onde, ma non spen­gono il fuoco in cui ardono...

Ieri, a misura che le ore passavano, la stessa voce degli altri giorni ripeteva, sempre dentro di me: « l'anima mia è triste fino a morirne »... L'anima piangeva assai, ma bramava la morte: solo morendo avrebbe dato la vita a tutta l'umanità. ... - Figlia mia, mia cara figlia,... alla superficie del tuo cuore vivi tu, nell'intimo vivo Io. Il mio Cuore è fuso con il tuo. Io vivo la vita divina, la vita di amore; ma la ferita, il dolore causatomi dai peccatori è là nell'intimo e traspare nel­l'amore. Per questo tu senti la grandezza del mio amore divino, la gravità delle offese, le ansie e le tenerezze del mio amore infinito; provi nausea per tante miserie e allo stesso tempo senti di essere la miseria stessa, il veleno di tutto. Sei vittima; possiedi il mio divin Cuore; senti ciò che Esso sente; senti la tua miseria e la miseria umana. E perché abbia questi sentimenti e tale martirio, ho fuso nel tuo il Mio Cuore. Non meravigliarti di non saper vivere: questa vita non è tua; non ti ho scelto se non per necessità urgente della umanità... (diario, 24-6-1949).

« Metti la mano nella piaga del mio Cuore »

Il mio letto, il mio letto di spine è stato anche letto di fuoco. Queste spine penetrano, feriscono e bruciano al tempo stesso... Che spine, che fuoco è questo, mio Gesù? Oh, che sofferenza! E' il tuo divino amore che trionfa, è lui che mi obbliga a cer­care nella croce la mia delizia: solo soffrendo sto bene... Tal­volta sono indicibili, insopportabili le ansie di amore, le no­stalgie per il Cielo... Vorrei veder tutto il mondo ardere in vive fiamme di amore che arrivassero sino al cielo... ... - Mi consoli con le tue ansie. ... Ricevi, figlia mia, il tuo alimento, la goccia del mio Sangue divino,... Fiore eucaristi­co, bianca colomba, compagna dei miei sacrifici, confida... Fortunata l'anima che accetta la croce e l'abbraccia; ... for­tunata la vittima scelta per accogliere il Sangue del suo Signore; fosti scelta da Me perché Lo custodissi in te, perché attraverso a te fosse dato alle anime... - (diario, 15-7-1949).

... Il letto delle mie spine arde sempre: il fuoco penetra fin dove esse arrivano. Mi sento tutta ferita... Non vi è nulla del mio essere che non sia consumato dal fuoco... Tutti i miei sensi continuano ad essere il veleno della uma­nità... Le mie torri continuano ad essere incendiate da fuoco di­struggitore; solo di tanto in tanto mi fanno sentire il loro vi­gore; esse sono come un corpo che va perdendo la vita di mo­mento in momento... - Figlia mia, sai chi ti chiama e perché? È il tuo Gesù che ti invita a mettere la mano nella piaga del suo Cuore divino. Vieni e contempla le mie divine piaghe. - Forzata, non so come, fui obbligata a mettere la mia destra nel costato di Gesù e di lì nella piaga profonda del suo divin Cuore. Vidi che era grande, immensamente grande: era pro­prio un mondo.

Questo invito di Gesù mi intimorì e Gli dissi: - Tu mi inviti a mettere la mano nel Tuo divin Cuore come hai fatto con l'apostolo Tommaso? Questo mi rattrista: è forse perché dubito di Te?... Ma io credo, credo che sei il mio Gesù, credo anche nelle tenebre e nel dolore; non permettere che io dubiti; non voglio darti dispiacere. - Mi soffermai con la mano in quella piaga mondiale; da essa usciva verso il mio petto un sole dai raggi dorati; dalle piaghe­dei piedi salivano e da quelle delle mani scendevano verso di me altri raggi uguali, ma meno numerosi. Al di sopra di Gesù vi era una colomba bianca, con le ali distese che lasciava ca­dere su di noi una pioggia di raggi di luce. Così io potevo vedere meglio le piaghe del mio Gesù. Era tanto bello! Su Gesù e su di me pareva vi fosse il cielo; ma Gesù era il Cielo stesso: tutto luce, tutto amore. - Non ti deve rattristare, figlia mia, il mio invito a mettere la tua mano nel mio divin Cuore: è perché tu veda che in questa piaga immensa vi è posto per tutta l'umanità. Voglio che tu faccia entrare qui tutte le anime... Sei signora di questa piaga, di questo Cuore, con tutte le sue ricchezze: distribui­scile, arricchisci le anime; le amo tanto! Questo amore tanto intenso è così poco corrisposto! Consolami, vittima e sposa mia. - Io volevo consolarlo e non sapevo come: il mio dolore era profondo; Glielo offersi... (diario, 22-7-1949).

... Non cerco di comprendere la mia vita, ma, mio Dio, cerco e voglio fare solo in tutto la tua volontà. Mi sento trascinata e calpestata da tutta l'umanità; sento la giustizia del Signore su di me; sento il mio letto di spine che brucia, tra fiamme di cui non vedo la fine. Tutto il mio essere è compenetrato da questo fuoco e, nonostante sia così bruciata, i miei sensi hanno sempre tanto veleno che non con­tagia solo l'umanità intera ma, se esistessero, potrebbe avvele­nare milioni di mondi. Che veleno, mio Dio! Che veleno di morte eterna! Le mie torri sono là diritte, ardono nel fuoco che nulla ri­sparmia; hanno perduto ogni vigore; esistono, ma pare diano segno della loro esistenza soltanto di secolo in secolo. Mio Gesù, non so dire altro, tanto grandi sono la mia oscurità ed ignoranza...

... Passai all'Orto, ma un orto mondiale. Dovetti associarmi a Mammina: attirava a Sè il mio cuore. Questo intuiva e sen­tiva il Suo dolore, come Ella intuiva e sentiva tutto il dolore del Suo Gesù. Il Suo Cuore mormorava tra profondi sospiri: - Figlio mio caro, quanto soffri! - Lacrime copiose scendevano sulle Sue guance santissime.

Gesù soffriva in grande agonia per le sofferenze che lo attendevano e per quelle di Mammina. Cuori tanto uniti! Do­lori in un solo dolore!... (diario, 29-7-1949).

« Quanto belle tu fai molte anime! »

... Sono piena di paure: sono i visitatori che mi causano questo martirio; mi si avvicinano come se venissero da tutto il mondo. La mia natura non li può sopportare. Devo riceverli: voglio compiere la volontà del Signore. A Sua imitazione voglio amarli, consolarli; vorrei perfino abbracciarli e accoglierli nel mio cuore. Ma non posso, mi nauseano. Ciononostante, li vo­glio, li amo tanto come se fossero miei...

Sono ben lontana dall'essere perfetta, dall'usare con tutti la carità di Gesù. Aiutami, o Signore, convertimi, fa' che asso­migli al Tuo divin Cuore! Bramo di amarti e di amare il mio prossimo... - Mio Gesù, sei certamente triste per me: ho tanti e grandi difetti. Non leggi nel mio cuore? Senza volerlo aborrisco le visite e al tempo stesso le amo.

Vorrei chiederti il permesso di non dettare più nulla: sono satura di tanti scritti. -

- Confida! Tutto questo è vita mia in te. Per causa del peccato dovrei aborrire le anime; ma no, le voglio per Me; voglio salvarle.

Ti ho messa sui miei sentieri perché le conduca a Me. Scrivi ancora per qualche tempo. Non chiedere; aspetta o­dini. Tutto nella tua vita è mezzo di salvezza... (diario, 5-8-1949). ... Io soffro molto ed ancor più per non poter soffrire mag­giormente. Ciò che soffro non mi basta; non mi soddisfa... Mio Dio, come riparare la tua Giustizia divina? Accetta i meriti infiniti di Gesù, la Sua Passione e Morte uniti ai dolori e alle lacrime della cara Mammina... io non ho nulla da darti: soffro e non soffro nulla. Vorrei avere sofferenze infinite per riparare un Dio infinito. Guarda, o Gesù che tutto comprendi, il dolore e l'agonia della mia anima... Ieri pomeriggio... ho sentito come se l'anima piangesse nella massima tristezza ed amarezza, non solo su una città, ma sul mondo intero. Mentre l'anima piangeva, le lacrime tenta­rono uscire dagli occhi del corpo e scendermi sulle gote; mio Dio, che dolore! Mi sono vinta, ho nascosto le lacrime e non ho pianto. La mia agonia non era soltanto sul terreno dell'Orto: ago­nizzavo in tutta l'umanità. Durante la notte mi unii il più possibile a Gesù; in questa unione ho percorso il cammino del Calvario... - Figlia mia, per un mondo di dolore un mondo di amore; il tuo dolore è mondiale, si estende a tutta l'umanità. Per essa soffri ma per mezzo tuo il povero e ingrato mondo riceve il mio amore: è attraverso a te che glielo do. Ti do amore per le anime; pace, conforto e luce per il tuo cuore. Dovrei cessare di essere Dio, mia sposa cara, se non ti dessi la mia grazia, la mia forza, tutte le mie ricchezze, tutto il mio amore per il tuo così grande martirio... Coraggio!... Quanto è bella la tua anima e quanto belle tu fai molte anime! - O mio Gesù, vedi come sono piccola, vedi il mio dolore; vedi che io sono niente e Tu sei tutto... Io vorrei piangere ai Tuoi piedi le mie miserie e colpe. Perdonami, Gesù, e perdona al mondo! - Vi è motivo per le lacrime: tu sei vittima; l'ora è grave. Le famiglie, le spiagge, i casinò, i cinema sono nella febbre di crimini innominabili. Le mie chiese sono vuote, le anime fug­gono da Me; non si avvicinano ai miei tabernacoli e, tra quelle che lo fanno, poche ci vanno con le debite disposizioni, poche Mi amano. Dammi dolore, dammi riparazione... - ... (diario. 26-8-1949).

... Passai il giorno 7 [settembre] senza Comunione: sentii con molta sofferenza la mancanza di Gesù. Giunse il giorno 8, festa della Natività di Mammina: da dodici giorni Le preparavo un mazzo spirituale di piccole cose, mortificando me stessa e i miei desideri. Pensavo di presentar­glielo per mezzo di Gesù, perché soltanto Lui sa e può darle cosa degna di Lei. Mentre facevo questi piccoli sacrifici fissavo il Cuore di Gesù dicendogli: - Te li consegno. - Ero certa che Egli, con la Sua sapienza e con il suo valore infinito, Le avrebbe preparato un mazzo molto bello. Fin dal mattino L'ho cercata e Le ho fatto gli auguri; mi sono consacrata a Lei e Le ho detto: - Mammina, mostra che mi sei Madre. Non lasciarmi senza Comunione in questa tua festa. - Umanamente, nulla mi rallegrò quel giorno: in ogni istante vi fu in me la morte. Era già tardi quando venne un sacerdote che mi confessò e andò a prendermi Gesù. Il mio corpo soffriva orribilmente. Appena Gesù scese nel mio povero cuore, l'anima visse una vita nuova, non di godi­mento completo, ma di maggior luce e conforto. Chiesi allora a Gesù di dire tutto a Mammina; soltanto Lui sapeva darle ciò che il mio cuore desiderava. Il corpo continuò a soffrire il doloroso martirio, ma l'anima poté godere di maggiore amore, soavità e pace... (diario, 9-9-'49). ... Mio Dio, mio Gesù, mi pare che sono un essere inutile. Ecco la Tua schiava, la Tua vittima. Non sono capace di bene e sono capace di tutto il male... A Gesù, ai miei Amori tanto cari, che darò? Nulla, all'in­fuori di ansie di amarli: essere pura e perfetta in tutti i miei atti, avere nel cuore soltanto la carità di Gesù verso tutti; ma anche questo non è mio, è soltanto Suo. Povera me, sono nulla, non esisto.

Mi piacerebbe essere medicina per tutti i mali, soccorso per tutte le afflizioni, gioia per tutte le tristezze; tutto questo per amore di Gesù e delle anime; e non posso fare nulla! Sono convinta che Gesù lo fa per me in tutto quello che sarà di onore e gloria per il bene delle anime stesse... (diario, 16-9-1949).

« Avvolgi col mio Rosario il mondo intero »

Notte angosciosa, notte di martirio per me. Soffrii contenta: quanto più dolore, tanto più unione con Gesù... Dopo la Comunione... udii Gesù: - L'anima che desidera amare Me sopra ogni cosa, che vuole seguire Me, non cerca altri cammini se non quelli che conducono a Me, per quanto dolorosi e spinosi essi siano; è un'anima pura, innamorata, è un cuore ardente che non ha altre ansie se non amare Me e compiere la mia divina volontà. Confida, figlia mia: sei tu que­st'anima innamorata, pura, questo cuore ardente che vuole solo ciò che lo voglio... L'umanità è pazza nei piaceri: che cumulo di iniquità! I sacerdoti, i miei discepoli, tanto indegni discepoli dai quali Io tutto speravo, Mi offendono sacrilegamente. Dammi riparazione per le anime. Tu pure conosci alcuni di coloro che sono sull'orlo dell'inferno; ti dico chi sono. - Pietà di me, pietà per loro, o Gesù! Consentimi di dirti, se non Ti dispiaccio, che non vorrei sapere chi sono: soffro con la stessa volontà, Ti do tutta la sofferenza che esigi da me, ma preferirei dartela senza sapere per chi... Ti rattristo forse? - Non rimango triste, anzi con ciò Mi consolo. Questo tuo atto eroico e puro è già grande riparazione per quegli infelici. - ... Venne poi Mammina: aveva un manto bianco e dorato. Mi prese tra le braccia, mi accarezzò, avvolse attorno alle mie mani il Rosario che pendeva dalle Sue e così pure la croce del Rosario, dopo averla baciata: - Figlia mia, Io sono la Vergine del Rosario: gioisco quando vedo che tu ne consigli la recita di almeno una terza parte, per onorarmi. Continua a farlo: è devozione di salvezza. Il mondo agonizza e muore nel peccato. Voglio preghiera e penitenza. Avvolgi, figlia mia, in questo Rosario coloro che ami e che sono tuoi: anch'Io li amo e Gesù pure; avvolgi chi si raccomanda alle tue preghiere; avvolgi il mondo intero, in un mazzo, come Io ho avvolto te; stringilo al tuo cuore come Io ti ho stretta fra le braccia... - ... (diario, 1-10-1949) (primo sabato).

Quanta innocenza perduta! (Momenti della Passione)

... Ieri, con l'anima più schiarita ed il dolore più addolcito, cominciai a sentire e a vedere, con gli occhi dell'anima, i pre­parativi per la Cena di Gesù. Sentivo che si eseguivano i miei ordini. Io stessa dovevo essere la vittima, l'agnello immolato, l'unico e vero cibo di quella cena. A notte rimasi a tavola con Gesù e gli apostoli nel grande locale. Come Giovanni sentii che appoggiai il mio capo sul petto di Gesù; sentii quella unione, quell'amore che Gesù e Giovanni sentirono in quell'ora. In un istante fui come trasportata nell'Orto. Il cumulo delle sofferenze formò nel mio petto una grande montagna: era tanto alta da toccare il cielo. Il cuore si aprì, la incendiò, la coprì di amore... Questa mattina... ho presa la croce, l'ho abbracciata, sono andata verso il Calvario. Quella tremenda montagna, grande come se fosse l'intero mondo, è caduta su di me e io, oppressa da questa, ho proseguito il cammino, marcandola con il mio sangue.

Dopo due ore di croce ho sfondata, ho spezzata la monta­gna: mi pareva di trionfare su di essa... Gesù è spirato; ha regnato la morte, la morte che ha dato ogni vita...

Alcuni momenti dopo L'ho visto trascinato per strade oscure da una enorme moltitudine di sconosciuti... ... - Sai chi Mi maltratta e ferisce? Sono i peccatori, con tanti modi di peccare... Mi trascinano vecchi e giovani, grandi e piccoli. I fanciulli, i fanciulli, le pupille dei Miei occhi, oh, quanto sono trascinati al male! Quanta innocenza perduta! Co­me sono offeso dai piccoli con malizia e cattiveria! Chiedi, chiedi che si raccomandino in mio nome tutta la cura e la vigilanza per i fanciulli. Oh, il mondo, dove è incamminato, povero mondo, che cosa lo aspetta!

Gesù parlava e singhiozzava... Rimanemmo noi due uniti in profondo silenzio, ma io con un dolore di morte nel cuore... (diario, 7-10-1949).

... A volte sento necessità di gridare tanto forte affinché il mio grido echeggi nel mondo intero. Questo grido è tanto do­loroso che sento come se piangessero tutto il mio corpo e tutta la mia anima. È un grido di avviso all'umanità. Io vorrei sal­vare il mondo intero...

Ieri passai la giornata con poche ore di sollievo: tutto era dolore; in me tutto piangeva ed io pure volevo piangere sul mondo. Non avevo vita, ma ero unita ad un'altra vita che è sempre vissuta, vive e vivrà eternamente. Il mondo impazzito, nella massima agitazione e nell'onda delle sue passioni, si rivolta contro questa vita. Io tremo e mi pare che con me tremi tutta la terra. Ero nell'Orto, bagnata di sangue, bevevo tutto il calice del­l'amarezza e, senza volerlo, ripetevo in me: « la mia anima è triste fino a morirne »...

... In tutto il viaggio del Calvario non ho sentito la presenza di Gesù. Ma lassù, già issata sulla croce, ho sentito come se Gesù si rivestisse del mio corpo: Egli mi comunicava le Sue piaghe, spine e lacrime. E Mammina, presso la croce, univa le Sue alle lacrime di Gesù. Nei Loro Cuori lo stesso dolore, le stesse ansie di acco­gliervi il mondo intero, rivoltato e crudele. Quanto amavano! ... Che amore infinito!... (diario, 14-10-1949).

« Quanto il mondo è beneficato da te! »

...Ieri pomeriggio sentivo che andavo attorno al mondo: volevo entrare in esso... Piangevo sopra di lui; le mie lacrime erano soltanto di amore e compassione...

- Figlia mia, l'altare della vittima è di dolore e di amore: ti consuma il dolore e ti consuma l'amore. Non pensare che Io ti chieda soltanto dolore: lo voglio accompagnato dall'amore... Come è grande la tua missione, come è bella e sublime la mis­sione delle anime, dell'amore al mio divin Cuore, all'Eucare­stia! Figlia mia, quanto il mondo è beneficato da te! - O mio Gesù, quale ripugnanza io ho per coloro che vengono a farmi visita... Che stanchezza! Mi pare di non po­terne più. - Figlia mia, forse che Io non avrei ragione di aborrire la maggior parte dei miei figli? E tuttavia li amo come di più non si può amare. Se tu non avessi ripugnanza, non avrebbe valore il tuo vivere. Non vedi che facendo solo ciò che piace non saresti vittima, vittima grande, vittima amata? Coraggio! Confida in Me: tu stai facendo tutta la mia divina volontà. Il tuo vivere è la fase più difficile di una vittima... - ... (diario, 21-10-1949).

... - ... Figlia mia, ripeti sempre la preghiera che ti ho insegnato tanti anni or sono: « O mio Gesù, io credo che sei presente in me; io Ti adoro e confido che non mi abbandoni un solo istante ». ... Ripetila con tutto il cuore... È un atto di fede e di fidu­cia. Sono con te, sempre con te. Quando te la insegnai sapevo già la fase dolorosa, la più dolorosa che avresti dovuto attraversare. Coraggio. Ti ho già detto che l'altare della vittima è altare di dolore e di amo­re... - ... (diario, 28-10-1949).

«Voglio anime eucaristiche»

... Desideravo fare la Comunione: soltanto la venuta di Gesù nel mio cuore tanto indegno e vuoto poteva tranquilliz­zarmi e soddisfarmi. Venne infine e scese subito nella mia in­degna abitazione. Poco dopo trasformò la mia anima in luce, incendiò il mio cuore e mi disse con dolcezza: - Figlia mia, perla preziosa che adorni le pissidi della mia Eucarestia! Io voglio cuori ardenti, anime eucaristiche che Mi diano ripara­zione e consolazione nelle mie prigioni di amore. Ne ho poche che si avvicinano a Me con la purezza e i sentimenti di cui sono degno. Oh, quanto soffro! Mio fiore eucaristico, tu mi ami e mi consoli... - (diario, 5-11-1949).

... - Confido, mio dolcissimo Gesù, che invisibilmente Tu mi aiuti. -

Voglio che la mia fiducia giunga fino a questo: non temere nulla, nulla; tutta la mia vita, tutto il mio soffrire ri­guarda Gesù e non me... Sul Calvario non L'ho veduto spirare ma ho sentito la morte nella mia anima... Poco dopo ho udito la voce di Gesù: - Figlia mia, ... è il Crocifisso del Golgota che ti ama tanto; e perché ti ha tanto amata ti ha resa simile a Sé con la croci­fissione reale... Ha fatto di questo tuo calvario un altro calvario di salvezza. Sei contenta di questa prova di amore del tuo Gesù? -

... - Sì, Gesù, sono contenta con la tua divina volontà; solo essa mi dà gioia. Ma temo di me stessa, sempre timorosa di me. Che Tu mi lasciassi avvicinare a Te per riceverti nella sacra Eucarestia, sarebbe già molto, tutto... ma comunicare con me e parlarmi,... arricchirmi di tante altre grazie, o Gesù per­donami, mi costa credere che Tu possa fare questo in me, tanto povera, tanto nulla, solo piena di miserie. - È proprio dell'anima pura, piccola, umile l'essere vera sposa di Gesù... - ... (diario, 11-11-1949).

«Se ti chiedessi la mamma, me la daresti?»

... Ho passato la giornata di ieri come se dormissi sul suolo dell'Orto. La mia giornata non rappresentava un giorno, ma una vita di molti anni; ma ero là senza lasciarlo trasparire. Verso sera vidi la croce che doveva essere mia e su di essa non vi ero crocifissa ma nell'incrocio dei due bracci vi era il mio cuore: lo vidi solo per un momento, ma sentii che visse in croce dal momento che ebbe vita. Ardeva d'amore per la terra; sembrava che la riscaldasse con quell'amore; e con tutta dolcezza la chiamava a sé. Si alzò una tempesta furiosa contro quel cuore che io sen­tivo essere mio e fu tale la sua violenza che il mio corpo dalla testa ai piedi fu come investito di spine che lacerarono tutto il mio essere fino all'anima. Rimasi tutta in sangue, in profonda agonia: fu questo il mio Orto... Questa mattina, quando mi preparavo alla Comunione, Gesù nella sua bontà mi ha preparato un nuovo calvario: il peggiora­mento di mia madre, che mi ha sorpreso. Temendo di restare senza di lei, per quanto rassegnata, ho pianto molte lacrime; il cuore ha sanguinato: per tutto ho lodato il Signore. Camminavo verso il Calvario e sentivo che Gesù camminava dentro di me e nel suo divin Cuore portava anche Mammina... Ho visto Gesù morto nelle braccia di Mammina; ho sentito la tenerezza con la quale Ella Lo stringeva al Suo petto. In questo dolore di morte ho sentito che io pure morivo. Alcuni momenti dopo è venuto Gesù, mi ha dato nuova vita: - Figlia mia, è qui Gesù che viene a prendere per Sé il tuo dolore, il frutto della tua sofferenza per offrirlo all'Eterno Padre. Abbi coraggio... - Mio Gesù, mi sento un'altra... Mi sento avere l'amore e la grandezza del Cielo; il dolore è scomparso. - Figlia mia cara, è stato l'amore che ti ha curato. Tu hai la grandezza del Cielo in te, non soltanto in questo momento, ma sempre. - Però, Gesù mio, non la sento sempre; se la sentissi come ora, non mi costerebbe soffrire; non avrei paura della sofferenza perché saprei cosa darti e saprei di soffrire con perfezione... Ma io non so soffrire, nevvero? Tu sei triste perché piango? - No, figlia mia! Anch'Io ho pianto; mia Madre pure. So tutto. Dimmi, se ti chiedessi la tua mamma, me la daresti volentieri? - Do, do, mio Gesù; ma non Te la do senza lacrime; non posso; questo non lo prometto. - Nel chiedere la guarigione di mia mamma mi sentii costret­ta, non so come, a dire: - O Gesù, se non nuoce alla salvezza della sua anima, lasciamela ancora un po'; dammi più soffe­renze; scaricale su di me e alleggerisci lei; se [questo] non è per il bene della sua anima, sono disposta a perder tutto [anche lei], ma che sia salva la sua anima. Ciò che voglio, o Gesù, è che Tu la porti direttamente in cielo: su questo non transigo. - Chiedi, chiedi, figlia mia, nulla ti sarà negato, purché non pregiudichi le anime. Ti prometto che quando chiamerò tua madre a Me la porterò direttamente in cielo. (diario, 2-12-1949).

Gesù mi faceva vedere il presente e il futuro

Vorrei nascondere bene il mio dolore per compiere meglio la volontà di Gesù; ma mi è molto difficile, tanto è forte e acu­tissimo. Almeno in queste righe devo mostrarlo e dire che soffro. Se non fosse il dolore, nulla avrei da dire: è il dolore che vive e parla. In me e in tutte le mie cose sento la morte. Ma il dolore è tanto vivo, acuto e penetrante, che si insinua in tutto il mio essere: corpo, cuore, anima. Se la mia ignoranza lo lasciasse parlare, giungerebbe molto lontano, si stenderebbe sul mondo e gli mostrerebbe la sua vita di martirio. Le labbra no, ma il cuore e l'anima emettono sospiri, gemiti profondi, che spero giungano sino a Te, mio Dio. Ma il mio spirito ripete sovente: - Tutto per Gesù! Tutto per Tuo amore, tutto per le anime! - Non so cosa sento in me: so che è un martirio penoso: odio il mondo, odio me stessa; sento una rivolta contro di lui e contro di me. Non voglio e voglio, e devo volere castigarlo e castigare me stessa con tutta la giustizia. Questa giustizia è in me, pesa su di me e non è mia. È tanto grande, tanto infinita; mi pare la giustizia di Dio. Sono io che debbo essere castigata e punita; la mia cattiveria, il mio veleno, mi pare si opponga contro Dio; mi sento armata di grossi pugnali e di tutti gli strumenti di martirio per ferire lo stesso Gesù, lo stesso Dio. Sento anche un grande rancore contro di Lui: mi pare di odiare l'amato Signore. Sono igno­rante, non so dire nulla, mi sento come una principiante che parla del suo dolore: il mio calvario! Benedetto sia il mio cal­vario e benedetto sia Gesù: è opera Sua.

... Questa mattina portavo il Calvario nel mio cuore: non mi faceva sentire questa o quella sofferenza, ma tutte le sof­ferenze... Sulla cima della tormentosa montagna sono rimasta in croce e vi era pure Gesù. Egli mi faceva vedere il presente ed il futuro, ma solo riguardo al dolore del suo divin Cuore, solo riguardo all'ingratitudine del mondo contro di Lui: non vi sono parole che possano esprimere tali angosciose sofferenze. Gesù, solo amore per amare; il mondo, solo malvagia crudeltà per ferire... I sospiri del Cuore divino di Gesù passavano attraverso il mio, me lo facevano dolere tanto: la causa di questi sospiri era la visione completa di ciò che sarebbe stato il mondo fino alla fine dei secoli... È venuto Gesù, mi ha dato vita, ma non mi ha dato luce, né mi ha tolto il dolore del cuore... - Figlia mia, sei nelle te­nebre per togliere i peccatori dalle tenebre eterne. Io non voglio che tu veda in te la mia luce, la mia grazia, la mia grandezza, l'onnipotenza, gli effetti della mia Vita divina, ma che il mondo veda e comprenda che è la Sapienza divina a lavorare nella tua anima, per il bene delle anime, che è l'Amore divino a mostrarle il cammino, la verità, la vita... Ti ho scelta, figlia mia, ... per questi tempi in cui la malizia umana ha raggiunto il suo culmine e non cessa di sfidare la giustizia del Mio Eterno Padre. Sono venuto a questo calvario a prendere la riparazione che una vittima può dare al suo Signore. Dammi il tuo dolore, figlia mia, nascosta nella mia grandezza. - O mio Gesù, Ti do il mio dolore, il mio povero dolore che in sé nulla vale. Lo unisco sempre ai dolori di Mammina e Te lo offro mediante le Sue mani; aggiungi i meriti della Tua Santa Passione; presenta questo valore infinito all'Eterno Padre. Chiedigli Tu perdono per il mondo; chiedi che non lo castighi ora, che aspetti la sua conversione. Digli di mandare su di noi la Sua misericordia, l'amore, il perdono e non la giustizia. O mio Gesù, accetta il dolore che ora prova il mio povero cuore, la mia tristezza e l'abbandono: tutto per tuo amore e per la salvezza del mondo... - ... (diario, 16-12-1949).

 

1950

« Sapessi il valore della sofferenza! »

... All'inizio di questo nuovo anno, invece di ardere in amore, di chiederti perdono e fare propositi di non offenderti più, incominciai con freddezza, indifferenza, ignoranza completa... Non so ringraziarti, non so conservare gli ardenti desideri di servirti ed amarti; non conservo in me i buoni propositi che mi ispiri e la luce divina con cui lo Spirito Santo mi illu­mina: la spengo, non la lascio brillare. Estinguo in me tutto ciò che è buono, lascio vivere solo il peccato. La mia morte, la mia ignoranza mi consentono di sentire, vedere e compren­dere molto bene; quanto sono carica di miserie!...

Mi sorride nell'anima soltanto la volontà divina di Gesù: unico sorriso, unica consolazione e gioia. Oh, che abbandono! Come sono sola! Gesù, sono la Tua vittima.

lo vorrei, o meglio sento necessità, necessità infinita, di parlare di cose grandi: dell'amore di Gesù e di Mammina, e della gravità delle offese fatte ai loro Cuori che amano tanto. Gesù ama, ama. Con quanto amore! E le offese orribili vanno a ferire questo amore che è Gesù stesso! E Mammina, la cara Mammina è con Lui ferita! L'amore, l'amore! Non so dirne la grandezza! Gesù, abbi pietà di me!

Le mie torri sembra che insieme a me stiano perdendo la vita: dànno segno di vita soltanto di secolo in secolo. ... Sul Calvario, fissata alla croce, sentii come se nel mio petto ansimasse quello di Gesù e palpitasse il suo divin Cuore... Venne il silenzio della morte: essa regnò sul Calvario. Gesù si affrettò a venire di nuovo con la sua Vita e con la sua Luce... - Figlia mia, ho fame; ho sete! Sto ardendo. Vieni a sa­ziarmi, vieni a dissetarmi, vieni a spegnermi questo fuoco! Ho fame di anime, ho sete di amore... Amami! Fa' che molti cuori Mi amino! Attirali a Me! - O mio Gesù, sono povera. Non ho di che sfamarti. E il mio cuore freddo non ha amore per amarti. Come posso soddisfarti? Dammi ciò che è tuo, poi vieni a prendere ciò che desideri. Sono la Tua vittima. - ... Sono contento, sono consolato; sono saziate la mia fame e la mia sete. -

- Quanto sei buono, o Gesù. Ti soddisfi con ben poco. In me non puoi trovare altra cosa se non desiderii: ma anche questi sono tuoi. - Mia sposa amata, scuola sublime di sofferenza e di scien­za divina! Consenti al mondo di venire a te per imparare: che impari in te l'arte di ben soffrire, di amare follemente e di servirmi con tutta la sapienza. Io sono mendico; non ti dico come alla Samaritana « Sapessi chi ti chiede da bere » perché tu lo sai; Io sono Gesù, il mendico di amore, il preferito del tuo cuore. Ma ti dico « Se sapessi il valore della tua sofferenza! ». Vengo a chiedertela, sono mendico di essa: dammela per le anime. - ... (diario, 6-1-1950).

« Mio buon padre [Pinho], ... Soffro tanto, soffro immensamente. È tanto grande la mia sofferenza che mi sento tutta dilacerata nel corpo e nel­l'anima: questo dolore giunge fino a Dio. La stessa lancia che ferisce il Cuore divino di Gesù sem­bra ferire anche il mio. II Suo dolore è mio, il mio è Suo; siamo due nella stessa sofferenza, nella stessa unione, come in uno solo. Come può Dio unirsi a me? Come può la purezza per es­senza, la vita senza fine unirsi alla più grande immondezza, alla morte eterna? Mio Dio, non lo posso neppure pensare! O padre mio, se potesse udire il grido doloroso del mio cuore e della mia anima, ne proverebbe timore: è un grido che non emetto io, esce da me e non sono io [ad emetterlo], assomiglia al grido di Gesù sul Calvario. Sono disanimata per non sapere dire nulla... Mi pare che se anche tutto il mondo parlasse non direbbe ciò che io ho necessità di dire; la mia ignoranza è muta; po­vera me!... Il Cardinale [Cerejeira patriarca di Lisbona] mi manda a dire varie cose, infondendomi fiducia: che circa la mia vita non sono ingannata, come tanto mi sembra; che preghi per lui, che egli pure prega per me e che tutti i giorni nella santa Messa mi offre al Signore; e altre cose belle che io non so dire. Da Roma ho ricevuto da d. Umberto una cartolina illu­strata con la fotografia del Santo Padre a braccia aperte e occhi al cielo. C'era scritto così: "Sono stato ricevuto dal Santo Padre e gli ho chiesto una benedizione speciale per lei, dopo avergli raccontato qualcosa della sua vita. Egli, aprendo le braccia affettuosamente ed in preghiera, ha detto: - Sì, sì! Non una ma tutte le benedizioni a quella cara figliola - e ha aggiunto - Anche a tutti i suoi cari e a coloro che la attorniano. -". Rimasi contenta e l'apprezzai più che una somma di mi­lioni... » (lettera a p. Pinho, 9-1-1950).

Mio caro dolore! Non ne posso più, ma ti voglio!

...O mio Dio, voglio fare la tua divina Volontà, ma con quale sacrificio detto queste parole! Sento come se il mio sangue fosse l'inchiostro ed il cuore la penna; il grande sforzo che io faccio pare strapparmi tutte le vene del corpo. L'ob­bedienza, l'amore a Gesù, sono superiori a tutto questo. Ma la morte regna e l'ignoranza tace: non so parlare.

Il cuore, l'anima piangono, sono dilacerati: il dolore è pun­gente. Mio Gesù, come si può soffrire tanto, e per di più una sofferenza morta, senza valore, almeno secondo me? È ciò che io sento: in me nulla ha valore, né vita. Io non posso sostenere la vita, questa vita che non è mia, né sopportare il mondo. Non so cosa sento: ho in me un potere superiore al mondo: può punirlo e castigarlo. Sembra che stia per farlo ad ogni momento; non so quale forza trat­tiene questo potere: non castiga, indietreggia, rimane come se gli cadessero le braccia senza potersi muovere per castigarlo. Questo potere ha occhi tenerissimi, guarda il mondo con com­passione. Ed io sono sempre il veleno, la rovina di tutta l'umanità. Mio Dio, mio Dio, che sentimenti tanto differenti; e tutto questo avviene in me!... (diario, 13-1-1950).

... Tutto il mondo è caduto su di me: che peso schiac­ciante! La giustizia divina è caduta sul mondo, ed insieme al mondo mi annienta e sgomenta. Sono come nel più profon­do della terra con tutto questo peso su di me. I miei gemiti e tutto il mio dolore si immergono nelle te­nebre e nel silenzio della morte; e lì finisce tutto; non ho nulla da offrire a Gesù. Che tormento!... Ma queste tenebre mi mostrano tanta corruzione, tanti vizi, tanti crimini... Questa immensità di crimini andò a ferire ciò che vi è di più delicato, di più puro e santo: il Cuore di Gesù. È un tormento insopportabile; non posso consentire una cosa simile e non posso impedire il peccato, offesa contro il Cielo. Che fare, o Gesù? Che fare se non confidare in Te e ripeterti sempre: - Sono la Tua vittima - ? ... - Invita, figlia mia, le anime ad amare il mio divin Cuore, ad avvicinarsi con amore all'Eucarestia e ad amare il Cuore della Madre mia benedetta; chi lo farà con retta inten­zione, con amore puro, non corre pericolo di perdersi: pro­metto loro la salvezza... - ... (diario, 20-1-1950).

... Vorrei dire tante e svariate cose, ma non so. Sono la più grande ignorante che il mondo ha veduto. Parlate voi, Angeli e Cherubini, parlate della grandezza dell'amore di Gesù e di Mammina; mostrate quanto i Loro divini Cuori ci amano e desiderano essere da noi corrisposti! L'amore, l'amore! Quanto amore vorrei avere per amare! Parlate voi, o martiri, per me! Mostrate quanto costa la sofferenza, ma quanto valore ha per Gesù se sopportata con rassegnazione ed amore! O dolore, mio caro dolore! Io non ne posso più, ma ti voglio; non posso lasciarti! Senza di te non avrei vita, non saprei vivere sulla terra... (diario, 3-2-1950).

Mi sento continuamente battuta come la castagna nel riccio e le olive sull'ulivo [quando vengono bacchiate]. Mio Dio, che spaventose sofferenze, e quanto ancora più spaventoso è per me il doverne parlare! Mi piacerebbe sì soffrire, ma tanto in silenzio, tanto nascosta che nessuno lo potesse scoprire: soffrire per Gesù, per le anime, ma che proprio solo Gesù fosse a conoscenza del mio martirio. Mi vergogno di parlare tanto del mio soffrire, benché non sia un lamento, essendo causato dall'obbedienza. Sono tanto piena di sofferenza: sento come se il mio dolore sia esteso sul mondo intero e arrivi al Cielo... Mi sento sfinita, proprio sfi­nita. Invoco tutto il Cielo; lo invoco di venirmi in aiuto. La mia stanchezza nella sofferenza mi porta alla morte; io sono già morta e scorgo avvicinarsi un'altra morte: viene a grandi passi cadenzati e viene diritta verso di me a ferirmi come saetta di fuoco. Mio Gesù, cosa è stato del mio passato, di quanto ho sofferto, del poco bene compiuto? Tutto è morto, mio Dio; è morto tutto e morirà sempre; vive solo il dolore e appaiono soltanto le mie tremende malvagità. Che veleno, che male co­munico al mondo! Quale ferita io causo a Gesù!... Le mie forze non mi aiutano; è enorme il sacrificio della obbedienza [a dettare] ... La mia ignoranza mi appare viva­mente, copre la luce del mio spirito e la mia scarsa intelligenza non mi permette di dire nulla; ma voglio amare il mio Gesù... (diario, 10-2-1950).

Siamo stati crocifissi sulla stessa croce (Momenti della Passione)

... Io non so, ma sento da alcuni giorni come se fossi sul­le fiamme dell'inferno, anche se per ora non vi sono caduta. È un orrore. Mi pare che in quelle fiamme ardano la mia anima ed il mio corpo con tutti i sensi. È in quelle fiamme che si estingue completamente la grave e grande cattiveria che ciascuno racchiude in sé. La mia ignoranza non sa dire altro di questo tormento terribile. Quando non sono in queste fiamme, sento che continuo ad avvelenare il mondo con il veleno dei sensi stessi...

E così vado soffrendo giorno e notte, nelle mie torri mo­ribonde. Ho avuto tanto da soffrire e nulla da dare al mio Gesù. Ieri soffrii molto nel corpo e nell'anima... Ero nell'Orto... Oggi, sempre in un mare di dolori, ho percorso il Calva­rio senza un lamento... Siamo stati crocifissi sulla stessa croce come fossimo uno solo... Le Sue lacrime di sangue scorrevano sul mio viso... Mi hanno accompagnato sofferenze di ogni specie fino al mo­mento in cui Gesù è spirato... Poco dopo Gesù mi ha fatto sentire nel cuore la sua di­vina Presenza... Molto unita al suo divin Cuore ho ricevuto onde di fuoco del Suo amore. Che dolcezza deliziosa! In Lui sono rimasta tutta confortata.

- O mio Gesù, come il dolore costa, così il Tuo amore rende tutto soave, dà forza per tutto. - Dammi il tuo dolore, figlia mia! Il mondo si perde: dammi il tuo dolore. Il martirio dell'inferno che hai soppor­tato è per impedire che le anime vi cadano eternamente... Chiama i peccatori a Me: li voglio, li voglio! (dia­rio, 17-2-1950).

Gesù, aiutami, se con questo [diario] Ti do gloria. Ho bisogno di un miracolo per fare l'obbedienza di dire ciò che avviene nella mia anima... La mia orazione vocale è stata ben poca [durante la set­timana], ma il mio spirito nelle fiamme della sofferenza non si è disgiunto da Gesù... [Dicevo:] « O Gesù, o Mammina, sono qui per soffrire e compiere la vostra volontà; sono la vostra vittima ». Al tempo stesso ricordavo a Gesù tutto e tutti. Sia benedetto il Signore che ha tanto da darmi e che mi ha scelta per la sofferenza.

Provo una grande pena per non essere pura in tutto il mio vivere, per non usare della carità di Gesù come dovrei, per non compiere in tutto e per tutti la sua divina Volontà. Co­nosco bene la mia miseria; ed è tanto grande che mi spaventa; conosco bene il mio nulla e la mia vita senza vita che non dà nulla al mio Gesù... Sono veleno senza rimedio: do a tutti la morte. La mia anima vede la mortalità che con questo veleno do a tutta l'u­manità. E la morte viene diritta verso di me: la vedo già più vicina e mi viene diritta al cuore per togliergli la vita. Il fuoco delle mie torri, sovente, pare che si spenga; mi­naccia la fine della sua esistenza... Soffro molto, indicibilmente, per non sentire né coraggio né forza per soffrire. È un nuovo martirio tormentoso. ... Ieri, sul far della sera, rimasi avvolta in una notte tene­brosa e tristissima; sentii come se tutto ciò mi accompagnasse già da molti anni. Mi spaventò quella visione pregnante di tutto ciò che era dolore.

Venuta la notte, sul terreno dell'Orto si alzò un mare immenso, le sue onde sbattevano contro di me; investita, caddi sulla terra immonda e macchiata: tutte le macchie erano mie. Tremavo di sgomento e mi pareva che tremasse tutto il suolo. Lo bagnai con il sudore di sangue. Vidi Gesù che ne era in­zuppato; soffrii con Lui, Lo accompagnai, ma senza più vederlo. Durante la notte del mio martirio andai più volte a cer­carlo; non Lo trovai né Lo sentii; soffrii con Lui, che rimase sempre occulto. Questa mattina ho udito che mi invitava ad accompagnarlo: - Vieni, figlia mia, soffri con Me, non lasciarmi solo. - Da allora non so quale legame ha vincolato il mio povero cuore al Suo: non L'ho più potuto lasciare: L'ho accompa­gnato ai tribunali e per tutte le vie dell'amarezza; portavo con Lui la croce ma in modo che mi pareva di essere io a sottopormi ad essa, e non gli uomini a collocarla sulle mie spalle: non era una imposizione esterna, ma la mia volontà della croce, la mia sete di sofferenza. Che mare continuo di dolore nell'anima e nel corpo! Sul Calvario ho sentito come se fossi io stessa a collo­carmi sul legno e a stendere mani e piedi per essere crocifisso. Era un abbraccio eterno alla croce, all'opera di redenzione... Nell'ansia di darmi interamente nell'amore più puro ed intenso, è giunto il momento di dare la vita... Presto è venuto Gesù con la sua Vita: - Figlia mia, il posto della vittima è sulla croce: quanto maggiore è la sua sofferenza, tanto più la rendo simile a Me e maggiore è il segno del mio infinito amore. Ti amo; ti ho scelta vittima per il più alto grado. O quanto sublime e nobile è la tua missione! Soffri contenta per mio amore, chiedimi ciò che desideri: ti faccio grande e potente. - Di mano in mano che Gesù parlava, il mio spirito si oscu­rava sempre di più: mi pareva non fossi io ad udirlo; non Lo comprendevo neppure. - O Gesù, guarda lo stato della mia anima: è per tuo amore! -

- Figlia mia, il buon apprendista è così: fedele al suo maestro, non guarda i propri gusti, si preoccupa soltanto de­gli ordini di chi lo ha istruito... Voglio che sia così il tuo vivere: è così che mi piaci e mi consoli: fai la mia volontà e salvi le anime. Vieni qui a riposare in Me, vieni al mio divin Cuore a prendere balsamo per il tuo... - Raggi di sole usciti dalla piaga del suo Cuore sono penetrati nel mio: mi sono sentita rimescolare dentro; a poco a poco mi sono sentita un'altra, piena di luce e di vita; il dolore del cuore è scomparso. Non so, ma mi pare di essermi addormentata. Mi ha risvegliata Gesù: - Mia figlia, ti voglio più forte per darti più dolore; va' coraggiosa alla tua croce. Vorrei che la tua vita raggiungesse già tutte le anime. La vita della di­scepola assomiglia a quella del Maestro. Vorrei che tutti ve­dessero nella tua vita la fedeltà alla grazia, l'immenso amore alla croce e alle anime. Vorrei che tutto il mondo sapesse che in questo calvario continua la mia opera di rendenzione, di salvezza. - Mentre Gesù parlava, vedevo come se presentasse agli occhi degli uomini un non so che di scritto [che teneva] nelle sue divine Mani, come fosse un libro. Ho visto e compreso la sua ansietà di diffonderne la lettura.

- Gesù, senza di Te sono nulla, con Te sarò tutto. Sono sempre la tua vittima. - ... (diario, 24-3-1950).

Il mondo è in tenebre e in tenebre spaventose è la mia anima. Essa vede che il peccato fu la causa di queste tenebre e del disordine di tutta l'umanità peccatrice. Io non posso guardare il mondo; sento e vedo con l'anima che neppure Gesù lo può guardare e lo fugge sgomento: fugge perché è espulso dai cuori, fugge perché è da loro crudelmente ferito. La mia anima vede di più: vede l'Eterno Padre scaricare su tutto questo la Sua infinita giustizia. Parlate, o Cieli, dite ciò che la mia ignoranza non sa dire! Mostrate al mondo la gravità del peccato, ciò che è un'offesa fatta alla maestà di Dio e ciò che è il rigore della Sua giustizia. Io vorrei dir tutto, ma non so: che triste ignoranza!

Il mio cuore non ha forza per resistere a questa infinità di dolore. Vengo meno, cado, muoio sotto il peso veramente schiacciante; non mi muovo, non mi sollevo davvero verso Dio... (diario, 3-3-1950).

«La tua vita può essere compresa solo da anime di profonda vita interiore»

... La mia vita, o Gesù, la mia vita che tormento! Accet­talo, offrilo all'Eterno Padre...

È venuto Gesù...: - Vieni, figlia mia, rialzati, entra nel mio Cuore e riposa; prendi conforto... Il tuo cuore necessita di nuova vita. - ... Io sapevo che stavo in Lui, ma non avevo luce e soffrivo un dolore profondissimo nel cuore. - Vedi come soffro, Gesù: è per Tuo amore. Vedi che non ho nulla da darti perché non è mio il dolore... - In questo momento stavo come abbracciata al Cuore del mio Signore e sentivo un fuoco tanto ardente che mi ha in­cendiata tutta: lo spirito si è illuminato... Sono rimasta im­mersa nell'amore di Gesù. E allora Gli ho detto: - Ora so che Tu mi ami e io Ti amo; so che soffro e che ho il dolore da offrirti... - Mia figlia, ti voglio nel dolore senza luce, ti voglio nella morte, ti voglio immersa in un mare di sofferenza a na­vigare sempre senza che tu veda il porto della salvezza. Solo così conquisti le anime, milioni di anime per Me. La tua sofferenza di sentirti senza vita scuote le anime addormentate nel peccato e prossime a perdersi eternamente. - In questo momento ho visto l'inferno aperto con fiamme spaventose; ho sentito ruggiti e grida disperate. Ho esclamato: - Mio Gesù, fa' che non vi cadano più anime. Io soffro vo­lentieri ciò che Ti piace e per il tempo che vuoi; e, se ac­cetti, soffro contenta finché durerà il mondo, fino a che sulla terra vi saranno anime da salvare. - È cessata questa visione tormentosa ed io ho continuato ad essere con Gesù.

- O eroina, o vincitrice, o innamorata dell'Eucarestia e delle anime! Coraggio, vanne alla conquista! - Unita a Gesù, nel ricevere il Suo amore, ho cominciato a non sentirmi soddisfatta: sentivo fastidio, volevo fuggirgli. - O mio Gesù, cosa è questo? Mi pare di voler lasciarti! - Permetto questo per mostrarti ciò che sono le anime e la necessità che ho di anime vittime, anime forti. Vi sono molte che mi amano quanto sentono delizie e sono da Me ac­carezzate; quando do loro sofferenze e le abbandono alle te­nebre, Mi fuggono, Mi disprezzano, non vogliono saperne di Me. Dammi il tuo dolore; vedi quanto soffre il mio Cuore di Sposo e di Padre. Ricevi una goccia del mio sangue: ti dà nuova vita. La vita che vivi, vita delle più alte meraviglie, può essere vera­mente compresa soltanto da alcune anime di grande e profonda vita interiore, da anime veramente mistiche. E sono tanto rare! Il mio Cuore ne soffre molto... - ... (diario, 10-3-1950).

... [Sul Calvario] Gesù è morto di dolore, ma ardente di amore: l'ho sentito bene.

Sono passati alcuni momenti in questa separazione di mor­te, poi è venuto: - Figlia mia,... gusto in te i cibi saporosi che mi dà il tuo cuore: il tuo dolore che mi fa dimenticare il mio, il tuo amore che Mi consola. Quante cose ricevo da te! - Io, spoglia di tutto, nel massimo dolore e in un mare di abbandono,... Gli ho detto: - Solo la mia fiducia in Te mi obbliga a credere, a fidarmi di ciò che mi dici. Io non ho dolore né amore da offrirti... -

- Mia figlia, non mi hai già dato tutto, il passato, il pre­sente e il futuro? Ho accettato tutto: nulla di ciò che puoi avere ti appartiene. Quel dolore che soffri è il dolore che il mondo Mi causa... Se sapessi il bene che fai alle anime! Fai di più in questo calvario, nel letto della tua croce, che migliaia di sacerdoti con la predicazione e con l'assoluzione, in Mio nome, nei confessionali... - (diario, 17-3-1950).

Otto anni di digiuno affamata di anime (Momenti della Passione)

... Trascorsi ore amare, giorni tristissimi per l'ottavo an­niversario del giorno [27 marzo 1942] in cui ho cessato di alimentarmi. Riandavo con la mente a tutto: che tristi ricordi! Volevo divorare tutto e introdurre il mondo intero dentro di me: solo così mi sarei sentita consolata e soddisfatta. Senza sapere come, volevo il mondo e non potevo guar­darlo; lo volevo e non ero io a volerlo; sentivo che era Gesù con tutto il suo divin Cuore a volerlo, era Lui ad amarlo in­finitamente, mentre allo stesso tempo ne era saturo e i suoi occhi divini non ne sopportavano la presenza... Potessi parlare di questo, ne avrei da dire fino all'infinito. Parla Tu, o Gesù; parla Tu, o Mammina, per me... (diario, 31-3-1950).

... - Figlia mia, voglio dirti che questo tuo anniversario [inizio del digiuno] è un anniversario molto glorioso... La data in cui hai tralasciato di alimentarti, con tutto il tuo martirio, è segnata in Cielo nel Libro divino... Significato profondo! Ti senti sazia da non poterne più e hai nostalgia dell'alimento: anch'Io sono sazio dei crimini di tutta l'umanità, eppure bramo possederla, ne sento nostalgia, ho fame e sete di essa. La tua vita assomiglia alla Mia: tutta questa sofferenza è sofferenza della vittima. Confida, confida, figlia mia... - ... (diario, 1-4-1950).

... Sono giunta al Calvario sfinita, senza vita. Portavo nel cuore un peso immenso. Sono stata crocifissa... Sul Calvario pareva notte, ma nelle anime vi era più notte.

Con le mani alzate, Mammina piangeva presso la croce e quasi agonizzava.

Avevo ricevuto fiele e aceto, ma la mia sete persisteva: era sete del cuore, era sete di anime, era sete di dare la vita. Quando Gesù ha alzato gli occhi al cielo, consegnando al Pa­dre il Suo spirito, muoveva a stento le labbra. È spirato ed io sono morta con Lui.

Dopo alcuni momenti è venuto portandomi vita e mi ha detto: - Figlia mia, la commemorazione della mia Passione è di tristezza e di lutto; molto presto sarà di gioia. Tutte le tue date non possono cessare di essere dolorose e colme di tristezza e di angustie; non puoi tralasciare di sentire la morte, affinché questa morte sia un alleluja, la tua crocifissione una resurrezione continua. Devi assomigliare a Me; voglio che tu Mi assomigli in tutto. Infelici coloro che non traggono frutto dal mio Sangue; infelice il mondo che non trae frutto dalla vita della vittima di questo continuo calvario che si rinnova in te. Coraggio, fi­glia mia: è Calvario di salvezza, è croce di vittoria... Confi­da, non dubitare... La tua anima non sentirà l'alleluja della Mia resurrezione [è venerdì santo], affinché le anime non soffrano la morte eterna. Di' al mondo il mio dispiacere, le mie tristezze, le mie richieste di preghiera, di penitenza ed emendazione di vita. Dillo tu e fa' che lo dicano coloro che si prendono cura della tua vita... - ... (diario, 7-4-1950).

Venticinque anni di letto

Come mi aveva predetto Gesù, la mia anima non sentì la gioia della Resurrezione. Soffrii tanto, orribilmente!... [Però] mi accompagnarono sempre la pace, la rassegnazio­ne, l'amore a tutto; ripetevo frequentemente: « Tutto per Te, o Gesù, tutto per le anime; sono la Tua vittima »... Si avvicinava l'anniversario dei miei 25 anni di letto. Li ricordavo con dolore, non per la sofferenza, ma per il modo imperfetto con cui avevo sofferto. Sentii il più grande abban­dono che si possa immaginare, abbandono da parte di tutte le creature, senza nessuno in mio favore. Abbracciata al mio crocifisso ripetevo: « Gesù, solo Gesù ». ... A celebrare le nozze d'argento della mia degenza ebbi la S. Messa nella mia cameretta: fu molto solenne, con una bella omelia sulla sofferenza. Vi furono prima spine e poi rose. Feci la stessa accoglienza a queste e a quelle: ero indifferente a tutto. Quando ero ferita dicevo a Gesù: - Voglio celebrare que­sta data nella Tua volontà, sia nella umiliazione, sia nella gioia. - E alla fine vi fu gioia, molta gioia, ma non per me. Gesù permise che un velo di morte coprisse, tutto. Sorridevo, mi mostravo gioiosa, ma la mia gioia era soltanto per conformità alla volontà di Gesù. Mentre gli altri gioivano, la mia anima andava accompagnando Gesù nei tribunali e con Lui nel cam­mino al Calvario portava la croce... (diario, 14-4-1950).

... La vittima di Gesù, vittima fedele, non ha altra pre­occupazione se non di fare la volontà del suo Signore: l'a­more alla perfezione sta in questo. Io venni al mondo, figlia mia, e cercai soltanto la gloria del Padre mio e di compiere la Sua volontà.

È una missione sublime quella che ti scelsi: ti mandai al mondo per continuare in te la mia opera salvatrice; questa è una grande verità, verità di un Dio onnipotente che non si inganna né può ingannare. Confida, figlia mia... - Scomparve per me ogni luce e mi rimase nel cuore un dolore mortale. - O Gesù, che oscurità, che dolore nel mio cuore! - È l'oscurità del peccato, è il dolore che mi causano i peccatori; sono un Padre stanco di chiedere ai figli amore, penitenza, preghiera, emendazione di vita... - ... (diario, 21-4­1950).

Si spreca in vanità mentre vi è tanta fame! (Momenti della Passione)

... [Nell'Orto] vidi i soldati cadere per terra e udii Gesù dire: - Ve l'ho già detto che sono Io: se cercate Me, ec­comi qui. - Fu legato e condotto ai tribunali. Lo accompagnai. Stamane ho veduto la colonna e la catena con cui fu legato per essere flagellato.

Dopo la condanna a morte, sono andata con Lui verso il Calvario; con Lui ho portato la croce. Non so come ho potuto mettere nel cuore il mondo intero: lo portavo come il maggior tesoro, lo amavo tanto ed egli era ingrato verso di me; vedevo che mi coronava di spine, mi fla­gellava, mi crocifiggeva; era lui a farmi spargere il sangue fino all'ultima goccia. Ciononostante non cessavo di amarlo, di abbrac­ciarlo in un abbraccio eterno per consegnarlo all'Eterno Padre. Il dolore era immenso; le attenzioni e l'amore erano infiniti. Inchiodata sulla croce, ho continuato o, per meglio dire, Gesù ha continuato a vigilare su quel tesoro che aveva nel suo Cuore divino. Io sentivo e vedevo Gesù mentre contemplava il mondo, ansioso di dargli tutta la grazia e la bellezza: solo con la Sua morte sarebbe stata completata l'opera. L'agonia di Gesù aumentava, il Sangue scorreva da tutte le piaghe; Egli fissava sempre il suo tesoro che si abbelliva ognor più, assetato di farlo più suo e di consegnarlo al Padre sempre più bello. Il mio Gesù mi ha fatto sentire tutto questo che dico e lo ha impresso nel mio cuore in modo indelebile. Ho udito la sua Voce divina che diceva: « Consummatum est, è tutto compiuto. Padre, nelle Tue mani affido il mio Spirito ». La mia anima, senza Gesù, è rimasta come in un deserto, nella maggior desolazione. Egli è venuto senza indugio e mi ha chiamata: - Figlia mia, Io sono la Vita, vivi di Me; Io sono il cammino, segui­mi senza luce, nel dolore, senza vita... - (diario, 28-4-1950).

... Era già notte avanzata ed io sentii come se Qualcuno mi prendesse per mano e mi guidasse verso l'Orto. Giunta colà, sentii che Gesù unì il suo Volto divino al mio, fece sì che con Lui mi prostrassi per terra e mi disse: - È ben duro questo suolo; però i cuori sono molto più duri: aiutami a penetrare in essi, soffri con Me. - Lì sudai sangue con Gesù, ebbi con Lui la visione del grande casco di spine collocato sul mio capo; con Lui fui messa in croce: sentii che i miei chiodi ci trapassavano entrambi. Un Cuore, ma non era il mio, ardeva in fiamme; questo fuoco splendeva nel martirio. Liberata dalla croce, sentii e vidi con l'anima Gesù morto nelle braccia di Mammina: le braccia inerti pendevano nel mio grembo. Io parevo Gesù morto e parevo Mammina con Lui; è ciò che sentii. Terminò il mio Orto con l'anticipo di tutti i dolori... Questa mattina sono andata al Calvario... Dopo la morte, Gesù mi ha parlato: - ...Vengo a chie­derti ciò che in mio nome venne a chiedere a Fatima la mia Madre benedetta: penitenza, preghiera, emendamento di vita... Dammi il tuo dolore... Lo esigono i peccati di lussuria, le iniquità degli sposi e delle anime pie a Me consacrate, lo esi­gono le vanità. Perché tanto sperpero? lo posso dire con tutta ragione ciò che Giuda disse [circa il profumo versato dalla Maddalena]: «perché tanto sperpero?». Questo sperpero gri­da al Cielo: ciò che si spreca in vanità estinguerebbe la fame a tanti affamati, coprirebbe tanti ignudi. Diffondi, figlia mia, di' al mondo le mie lamentele. - Mio Gesù, vuoi che io dica di più di quello che ho detto? Io non ho volere, se no, non vorrei dire nulla. Vuoi da me qualcosa oltre il dettare? - No, no, figlia mia; detta ciò che ti dico; lo diffonda chi ha il diritto di farlo. Abbi coraggio ancora un po': verrai presto in cielo... - ... (diario, 5-5-1950).

« Prega per il Papa del dolore »

... Stamattina, dopo aver ricevuto Gesù ho sentito la sua perdita. Mi sono incamminata al Calvario, sempre separata da Lui. La vita del mio corpo era morta. Sentivo un'altra vita dal­l'alto che era come una calamita per il corpo e lo obbligava a salire al Calvario. Era in forza di questa vita dall'alto che io mi preoccupavo, soffrivo e lavoravo. A questo punto vorrei dire molto: mi limito al nulla per­ché non so. Era per quella vita che mi pareva essere disceso dal cielo alla terra; e quella vita era uguale alla mia vita; ed io ero morte, non avevo vita. Sono giunta in cima alla montagna senza Gesù. Sono ri­masta crocifissa senza Gesù; ho trascorso le ore dell'agonia senza Gesù. Il mio cuore non sopportava quella perdita perché era per­dita eterna: si è aperto sanguinando, ha dato tutto il sangue; e tanti non ne traggono frutto. Sono spirata senza Gesù. Egli non ha tardato ad apparirmi: mi ha dato la sua Vita, la sua Luce... - Dammi il tuo dolore, figlia mia, dammi la tua ripara­zione; unisciti alle intenzioni e ai voleri del Papa, che sono i miei, come tu sai. Allo stesso modo che, per mezzo tuo, egli ha soddisfatto i miei divini desideri, così voglio che tu, nella stessa volontà, soddisfi quelli di lui: soffri, prega con lui. Il mio caro Papa, il mio rappresentante sulla terra! Il Papa del dolore, il Papa dell'agonia, il Papa della immolazione du­rante tutto il suo regno. Sei stata per lui il mio portavoce; soffri affinché il mondo accolga i suoi desideri, come egli ha accolto i miei. Che glo­ria, che ricompensa l'attendono... Dammi il tuo dolore, non solo per curare il mio divin Cuore, ma anche quello della Mia Madre benedetta. Consen­timi di lasciare ancora nel tuo cuore la spada e le spine che hanno ferito il Suo: sono le bestemmie proferite contro la Re­gina del mondo. Coraggio. - ... (diario, 12-5-1950).

«Ero venuto per il Padre. La mia vita era uguale alla sua» (Momenti della Passione)

... Non cerco per me onori, lodi, neppure gloria celeste: il mio fine è Dio, soltanto Dio; è la sua gloria che io cerco; voglio soltanto amarlo e onorarlo. Ho già detto che, se mi offrissero il mondo con tutti i suoi onori e ricchezze e con la sottomissione di tutti a me, a patto che io desistessi un solo momento di amare Gesù, anche riamandolo poi con maggiore amore, io non cederei; sì, perdere il mondo con i suoi incanti, perdere gli onori e tutti i poteri, ma amare Gesù incessantemente. Oggi dico di più: se mi offrissero il cielo per esserne pa­drona a patto di desistere un solo momento di amare Gesù, rinuncerei al cielo eternamente: Gesù, solamente Gesù, questo è l'unico amore che voglio. Per Lui ogni onore e gloria della terra e del cielo... Udii la sua voce divina: - Figlia mia, luce del mondo, fiore eucaristico,... ascolta la voce del tuo Gesù che non si inganna né ti inganna... Tu vivi della vita divina... - Io ero immersa in un qualcosa che mi dava una pace soa­vissima, pur non avendo luce e pure avendo in cuore un do­lore profondo. Al termine delle sue parole, vennero da Lui verso di me onde di fuoco soave e confortante. - Gesù, Gesù, come sei buono! ho ricevuto in questo momento la tua luce e con essa è scomparso tutto il dolore. - Figlia mia,... in Me, per Me e con Me, ogni dolore è soave, ogni peso è lieve. Saziati, confortati, preparati per altro dolore. Dammi riparazione, chiedi al mondo riparazione per il mio divin Cuore e per quello della Mia Madre benedetta. Chiedi al mondo riparazione per placare la Giustizia divina... - Gesù parlava ancora e già le mie orecchie udivano tuoni tremendi: il cielo squarciato mandava lingue di fuoco su tutta la terra. - O Gesù, non ne posso più. Ho paura; mi pare di mo­rire. Mi ricordo di un sogno avuto giorni fa; non vedo dif­ferenza tra quel sogno e questa visione. - Hai obbedito bene all'ordine che ti fu dato di dettare tutto senza preoccuparti se è sogno o realtà? Non fu sogno quello che hai avuto 15 giorni fa: fu la stessa visione che ti ho fatto vedere ora. Sono messaggi che per mezzo tuo invio al mondo. Avvisa con i tuoi scritti... Non sei tu che parli, ma è Gesù che parla per bocca tua e attraverso i tuoi scritti. Non apparisci tu, non mostri te stessa, ma appare la tua vita messa a disposizione di Gesù che si diffonderà nel mondo intero, servendosi di coloro cui è toccata l'alta missione di farlo. - (diario, 19-5-1950).

... Ho teso a Gesù le braccia per accogliere tutto e ad ogni momento quanto Gli piace mandarmi. Solo così, volendo ciò che Egli vuole e accettando ciò che manda e permette, la vita, che sarebbe un inferno, è un paradiso. Dio lo vuole, Dio lo manda: accetto.

Il cuore sanguina, si sgomenta; la volontà sorride e ab­braccia tutto ciò che viene dal cielo come dono di Gesù. Solo così il dolore ed il timore di quanto avviene ogni momento hanno attrazioni, dànno gioie e dolcezze. ... Ieri, giovedì, per tutto il giorno la mia anima piange­va: non erano lacrime di un giorno, ma di una vita intera. Io sorridevo a tutto, sorridevo alla vita come se ignorassi quelle lacrime, ma esse cadevano e io le sentivo vivamente ca­dere. Trattavo di tutte le cose e il mio pensiero era sempre nell'Orto. Camminavo da ogni parte e il mio cuore viveva sem­pre là. Non valeva la pena di preannunciare [agli apostoli] quelle sofferenze: non sarei stata compresa. La mia vita era collegata all'Eterno Padre: io ero venuta per Lui e la mia vita era uguale alla Sua. Questa vita era separata dalla terra. Sapessi parlare di questo! Sapessi esprimere ciò che sento! Ma non so; è segno che Gesù non vuole; sono ignorante. Soltanto quando camminavo verso l'Orto e vi entrai vera­mente chiamai a me il mondo, me ne rivestii e ne assunsi tutta la responsabilità. Fu allora che cadde su di me la giustizia dell'Eterno Padre. Sentii il suo abbandono e sentii che Egli non era dalla mia parte come lo era stato fino allora. Vidi l'insieme delle sofferenze: agonizzai e il sangue ruppe le vene, bagnando la terra... (diario, 26-5-1950).

... In tutta la giornata di ieri non potevo sviare il mio spirito dall'Orto: ma, in me, una vita suprema mi addolciva il dolore. Questa vita aveva in sé la visione ed il ricordo di essere disceso alla terra inviata dal Padre; fu la volontà ferma e totale di compiere la volontà dell'Altissimo che alleggerì il dolore di quel giorno, che non pareva di un giorno ma di molti anni. Parlavo, camminavo, lavoravo con il mondo nel cuore. Sol­tanto a notte il mondo uscì da me e rimasi [schiacciata] tra esso ed il suolo dell'Orto, in agonia, a sudar sangue, trattata crudelmente dal mondo. Fu il mondo intero a schiacciarmi, a lacerarmi con duri colpi e a ferirmi il cuore. ... [Dopo la morte sul Calvario,] Gesù mi ha detto: - Fi­glia mia, quanto più l'anima si umilia, tanto più Io la amo e scendo fino a lei. È nei piccoli, nelle anime pure ed umili che lo trovo le mie delizie. Io sono l'Agricoltore divino; lavoro, semino nelle anime le mie grazie, i tesori infiniti del mio Cuore. Ma queste se­menti germinano in ben pochi cuori! Quasi nessun terreno dà a Gesù il raccolto desiderato... O figlia mia, Io voglio essere amato e da te lo sono... Qui [in te] posso seminare; in questo terreno è abbondante il rac­colto: con questo rendimento si salvano le anime a migliaia, a milioni. - - Ah, mio Gesù, come potrò far germogliare la tua divina Semente in tutti i cuori freddi e lontani da Te? Povera me! Solo con la Tua grazia lo potrò. - Va' a seminare, figlia mia: semina, coltiva, raccogli per Me. Io voglio le anime; nulla di più posso fare per loro. - Mio Gesù, ma io non so seminare né raccogliere! Non so portare a Te il frutto del tuo raccolto. - - Lavora, che Io ti aiuterò: porrò sulle tue labbra le mie parole, nei tuoi sguardi i miei. Farò sì che il tuo lavoro sia fecondato e che per mezzo tuo il mio divino Amore sia dato ai cuori e alle anime. Lavora, mia missionaria, missio­naria dei missionari. Il tuo dolore è potente. Darai luce con la luce di Gesù... - ... (diario, 2-6-1950).

Non ho nulla e ho tutto: Gesù soffre e ama in me

... Circa 15 giorni or sono, durante la notte, un crocifisso che tengo appeso al muro sulla parete di fianco mi apparve nel letto presso di me: rimasi meravigliata, ma fu cosa di un momento, che poi dimenticai; non ne dissi nulla. Da anni ero solita avere al mio fianco e soprattutto di notte tra le mie braccia un crocifisso. Avendone ricevuto uno in dono [da p. Pinho], feci ritirare quello che avevo e tenni con me il nuovo. Alcuni mesi dopo a mia volta lo regalai e chiesi di ri­darmi quello che avevo fatto ritirare. Si dimenticarono di dar­melo e io ne rimasi senza alcuni giorni, non per mia dimen­ticanza, ma per non importunare i miei. Fu in questo periodo che apparve al mio fianco il cro­cifisso che stava appeso alla parete. Nella notte dal lunedì al martedì [di questa settimana] il crocifisso della parete mi riapparve sul petto tra le braccia, sotto le coperte, come se fosse stato posto lì. Rimasi impres­sionata: mi pareva di sognare. Ne parlai con tutta naturalezza ma senza farne cenno negli scritti. Fui poi obbligata [dal me­dico Azevedo] a descrivere l'accaduto e, per mio maggior tor­mento, a chiederne a Gesù il significato. Lo farò con vera ripugnanza: è la mia croce. Gesù mi perdoni: ecco la mia virtù: quanto sono lontana dalla perfezione! ... - O Gesù, accetta il mio sacrificio: lo voglia o no, devo obbedire e chiederti il significato della venuta della Tua immagine crocifissa sul mio petto. - Gesù sorrise dolcemente...: - Voglio che Mi parli senza timore e con tutta semplicità... Il motivo che mi ha indotto a staccarmi dal muro e a venire a te è molto semplice: il crocifisso deve essere sempre unito alla crocifissa... - ... (dia­rio, 16-6-1950).

« Mio buon padre [Pinho], ... ho sofferto molto, ma in silenzio, per il grande ritardo della sua lettera. Mi sfogavo soltanto con Gesù e Mammina; non ne parlavo a Deolinda per non causarle dispiacere. Te­mevo assai che ci fossero nuove proibizioni. Quando finirà tutto questo? Prima che io parta per il cielo? Non voglio pen­sarci, se sì o no. Voglio solo pensare all'amore di Gesù e di Mammina ed all'amore per le anime. Voglio soltanto ricordare e compiere totalmente la volontà del Signore. Ma, o padre mio, è tanto difficile: devo lottare contando solo su tutta la forza del cielo e le preghiere delle anime buone della terra... È spa­ventoso lo stato della mia anima! La morte distrugge tutte le cose della mia vita prima che nascano. Non ho nulla; sono a mani vuote, spoglia di tutta per l'eternità. Inutile per me e per il mondo... Voglio il dolore e contemporaneamente ne provo ripugnan­za; l'amo e mi pare di odiarlo: odio unito all'amore, vita unita alla morte. Vivo, so che vivo, non posso dire di non vivere, ma posso anche dire che sono morta: morta con ciò che è passato, passa, e passerà in me. Morta, totalmente morta, insieme a tutte le mie cose. Parlo e posso parlare così perché non vivo: no, non vivo; la vita che possiedo non è mia. Sento che non lo è. La morte, sì; questa mi appartiene... Quando insieme alla volontà di soffrire per Gesù avevo il coraggio e la forza, non costava tanto. Ora, senza coraggio, senza forza, senza luce e senza vita, o mio Dio, sento come se non mi importasse di Gesù né dei suoi colloqui: sono in­differente. Molte volte mi passa per la mente: vorrei che Gesù la finisse di parlarmi. Temo perfino di dispiacergli. Ma Egli sa bene che io non voglio acconsentire a nulla che Lo offenda, alla più piccola cosa che Lo rattristi. Lei non si impensierisca per questo stato della mia anima. La misericordia di Gesù per me è infinitamente grande. Io sento pace, quella pace che è Sua. Non ho nulla e ho tutto: Egli soffre e ama in me... Il giorno 20 agosto celebrerà la prima Messa D. Alberto » (lettera a p. Pinho, 20-6-1950).

La croce: albero dei riscatto

... Ieri, verso sera, incominciai a sentire di essere l'albero della vita: ero croce, riscatto, salvezza. Mi vedevo a lavare il mondo con il mio sangue e l'albero della croce fioriva attor­no a me. Ma subito, una sconfitta: la sconfitta provocata dal male sconfiggeva tutto, arrivava fino al tronco dell'albero. Le mie vene erano le radici di quel tronco: affinché il tronco non morisse e continuasse a dare la vita, dovevo continuare a sof­frire e a dare il mio sangue. La sconfitta, la distruzione che la mia anima vide mi portò all'agonia: a rotolarmi sul terreno dell'Orto per l'afflizione e a sudare sangue per offrire così all'Eterno Padre il calice del­la maggiore amarezza... Questa mattina, portata da una forza inspiegabile, sono andata al Calvario... Nella mia croce sentivo un indicibile ab­bandono: solo il mio sangue scorreva. Al momento di spirare, ho sentito di nuovo la presenza di Gesù in me: fu Lui a spirare... In questo momento è uscita da Lui una luce che ha illuminato il mondo e ha dato vita all'umanità... - Figlia mia, il mio divino Cuore è fuoco, fuoco che brucia, che consuma; il mio divino Cuore è amore, ama e non è amato, ama e chiede amore... Voglio amore da presentare al Mio Eterno Padre e dirgli: «Padre, se molti peccatori Mi offendono gravemente, molti cuo­ri Mi amano con amore generoso, puro, forte e ardente». Voglio dolore da offrire al Padre e dirgli: « Padre Mio, ho la riparazione di molte anime vittime per riparare tutti i crimini... Accetta, o Padre, da' ai figli del mio Sangue la tua misericordia e il tuo perdono... ». I rappresentanti della mia Chiesa non conoscono a fondo le insidie che i seguaci di satana preparano loro. I capi delle nazioni ignorano le insidie e gli inganni che gli amici e gli inviati del demonio stanno preparando per in­fliggere loro gravi sconfitte.

Dammi il tuo dolore, figlia mia... - ... (diario, 23-6-1950). La mia anima ha pace, ma è triste fino a morirne. È infi­nita la mia tristezza, così come è infinito il mio dolore. Il mio cuore non ne può più. Possiede un amore infinito che non è ricambiato: per ricompensare tale amore non viene l'amore di cui è degno [ma] viene il dolore infinito causa di tristezza infinita: nera ingratitudine di tutta l'umanità. Chi ama è Gesù, chi soffre è Gesù, chi sente dolore e - tristezza infinita è Gesù: io non sono altro che veleno e morte, io sono e sarò sempre il veleno di tutti i sensi che dà la morte non solo a me ma al mondo intero. Signore, chi potrà resistere a tanto dolore? Sento quanto ci ami e non so esprimere questo amore; sento il Tuo dolore infinito e non pongo termine a tanto male... Se non fossi ignorante, quante cose potrei dire, quante prove potrei dare del grande amore, amore infinito, che Gesù ha per noi! Ma, a vergogna nostra, se non fossi ignorante, quanto potrei dire del dolore pungente, del dolore lacerante del Cuore divino di Gesù e di quello della cara Mammina! Mi dispiace tanto, non saper dire! L'amore di Gesù è grande come Dio: Egli stesso è amore, tutto amore. Il dolore è grande come la terra, ma giunge fina a Lui, potere infinito, grandezza infinita e si trasforma in do­lore infinito... Ecco ciò che io sento: il mondo intero trasformato in un unico pugnale a ferirmi il cuore. Questo dolore passa attra­verso me, attraverso il mio cuore, ma va a Gesù, va al suo divin Cuore. Mio Dio, io non ho forza né coraggio né vita per soffrire. Gesù, è per Tuo amore!... (diario, 7-7-1950).

... Gesù mi ha detto: - I peccatori non accolgono le mie divine chiamate; non vogliono ricevere il perdono e la mise­ricordia del loro Padre. - Alzai le mie indegne mani e pregai: - O Gesù, ricordati che sono figli tuoi; ricorda al Tuo Eterno Padre che sono co­stati tutto il tuo preziosissimo Sangue e la vita. O Gesù, voglia che alle loro anime sia risparmiato l'inferno e ai corpi il ca­stigo. Voglio che Tu li perdoni. Non ho detto bene: voglio che ci perdoni: io sono la più ingrata e la maggiore delle peccatrici.

Però, o Gesù, se io potessi inventare nuove penitenze per il mio corpo, nuovi flagelli per riparare tutti i crimini e per tutti coloro che consegnano il loro corpo ai piaceri! Potresti autorizzarmi, o Gesù! Sono la tua vittima: voglio consolarti! - - Non ti autorizzo, figlia mia! Bastano le sofferenze tor­turanti che Io consento al tuo corpo e alla tua anima! Non puoi soffrire di più, mia sposa e vittima amata; il tuo martirio ha raggiunto il culmine... - (diario, 14-7-1950).

Un messaggio accorato di Gesù (Momenti della Passione)

... Questa mattina sono andata subito al Calvario. Non so­no stata ai tribunali, ma ho portato la croce; non ho ricevuto i flagelli né la corona di spine, ma ho sentito tutto il corpo piagato ed il sangue scorrere dal capo come se fossi stata co­ronata di spine...

Sono spirata con Gesù... Poco dopo Egli mi ha parlato: - Ho fame, ho sete, venite a saziarmi: è fame, è sete di amore che mi divora il Cuore. Vi dico come in altro tempo, nel mio passaggio sulla terra: « Sapeste chi vi chiede da bere! » Presso il pozzo della Samaritana chiesi acqua; oggi alla porta dei cuori lo chiedo amore. Se sapeste chi è questo mendico di amore! È Gesù che chiede di essere amato. Ho sete di amore, di purezza; ho sete di vittime. - ... (diario, 21-7-1950).

... - Dammi la tua riparazione e ascolta il mio urgente messaggio. Voglio che il Papa, il mio caro rappresentante sulla terra, faccia al mondo un supremo appello, per mezzo dei suoi vescovi. È Gesù che chiama, è Gesù che chiede, è il Padre che vuole perdonare ai figli e racchiuderli nel suo Cuore: orazione, penitenza, rinnovamento di vita, vita nuova, vita pura. Il mondo, o figlia mia, il mondo non sa quello che lo aspetta... Si uniscano in preghiera le anime pie; si avvicinino al Tabernacolo le anime che Mi amano: da loro voglio amore, preghiere fervorose, ardente e continua riparazione... Voglio che i governi pongano termine a tanta immora­lità e corruzione... Affrettati a diffondere il messaggio accorato di Gesù. L'umanità fervorosa si prostri davanti all'immagine della Regina del cielo e della terra e Le chieda di essere ancora una volta Regina della pace, Signora della vittoria. - O Gesù, sono confusa. Farò ciò che comandi, ma temo che non mi credano. -

- Anche a Me molti non credettero e molti non mi ri­conobbero pur sapendomi risuscitato e glorioso... - ... (diario, 28-7-1950).

Oggi non dico nulla dei sentimenti della mia anima: non posso. In quale martirio mi trovo!... Le sofferenze dell'anima sono state più lievi; quelle del corpo sono state e sono indicibili. Gesù è venuto ad addolcir­mele un po' con la Sua divina presenza... - Vieni, figlia mia, a riposare nel mio divin Cuore,... rinnova le forze perdute per il dolore inaudito, per il penoso martirio che ti ha con­sumata... - ... (diario, 4-8-1950).

Non posso ancora raccontare le cose della mia anima: mi mancano le forze. Non dubito che fu una grande grazia del cielo l'aver potuto dire quel poco che ho detto. Ho ricevuto un regalo dal cielo. Il mio martirio fisico era enorme; Gesù non ha permesso che quel dono mi fosse di gioia e di consolazione, ma è stato ugualmente un dono e una. prova dell'amore di Gesù. Mi è stato di conforto all'anima; ho ringraziato Gesù della visita. Egli conforta sempre chi spera e confida in Lui. Ho trascorso i miei giorni a soffrire orribilmente non di­cendo se non: « Gesù, per Tuo amore, tutto per Te, tutto ri­volto a Te: si faccia in me secondo la Tua volontà... » (dia­rio, 11-8-1950).

... Quando camminavo dal locale della cena verso l'Orto, - sentivo come se portassi nel mio cuore la Mammina addolo­rata, come in altro tempo Ella aveva portato Gesù nel Suo purissimo grembo. Il mio cuore era il tabernacolo che La accoglieva con tutti i suoi dolori, come Ella era stata il tabernacolo che aveva accolto Gesù con la sua vita divina e umana. Con quale rac­coglimento io La portavo! Quanto potrei dire in proposito se la mia ignoranza non me lo impedisse... Stamane sono andata verso il Calvario e sempre con Mam­mina piangente nel mio cuore. Le sue lacrime scorrevano den­tro di me...

Il peso della croce gravava sulle mie spalle e su quelle di Gesù. L'ho sentito bene: camminavamo insieme... Inchiodata sulla croce, Gesù continuava ad essere con me. Il Suo Sangue scorreva abbondante e mi pareva che scorresse anche dal mio corpo. Con Gesù vedevo tutte le sofferenze e la ingratitudine del mondo. Soffrivo grandi umiliazioni da par­te del popolo che mi attorniava, aumentando la sofferenza del mio Calvario.

Sono spirata con Gesù. La nostra separazione è stata breve. Egli si è unito nuovamente a me e ha detto: - Guardate e vedete se vi è dolore uguale al mio dolore. Guardate e ve­dete ed accogliete la richiesta di Gesù. Figlia mia, sei porta­voce di Gesù; guarda il mio Cuore e di' al mondo come Io sono ferito... - Ho veduto il Cuore di Gesù: era squarciato. Con le sue Mani santissime lo estrasse dal petto e io alzai verso di Lui le mie mani dicendo: - Mio Gesù, vorrei mani pure come seta bianca per ricevere il tuo Cuore amantissimo; non sono degna di toccarti, ma vedi le ansie di grazia, di purezza, di darti riparazione; fa' che questo mio cuore freddo Ti ami. O Gesù mio misericordiosissimo, perché Ti sei lasciato fe­rire così? Non consentirlo più. Mentre parlavo Gesù collocò il suo divin Cuore nelle mie mani. Che tesoro ricchissimo, che tesoro infinito! Lo strinsi al mio petto. Ero pazza di volerlo amare e più pazza rimasi di dolore quando potei vedere così da vicino il Cuore del mio Signore. Non solo era aperto da cima a fondo, ma tutto co­perto di spine, di frecce, e con una lancia infissa. - Lascia, o Gesù, che io tolga da questo Cuore aman­tissimo tutto quanto Ti ferisce... - (diario, 18-8-1950).

Dovevo riconciliare il Cielo e la terra (Momenti della Passione)

... Questa mattina sono andata verso il Calvario... La tri­stezza era mortale; il cuore pulsava, ardeva d'amore, aveva ansie di giungere alla fine del viaggio per dare la vita... ardeva e aveva ansia di comunicare a tutti i cuori quel fuoco d'amore... Issata la croce, mi pareva di avere in essa soltanto il cuore, che continuava ad avere un amore tanto forte da formare catene che lo legavano alla croce e possedeva radici che ge­neravano radici per consolidare lo stesso legno della croce. Solo verso la fine dell'agonia ho sentito che stava sulla croce tutto il mio corpo, impresso interamente nel Corpo Santissimo di Gesù. Il suo divin Cuore gridava entro il mio al Suo Eter­no Padre con un grido dolorosissimo. In quel momento ho sentito che ero una sola cosa con il Padre e possedevo la Vita del Padre. Mentre provavo questi sentimenti, ho sentito la separazione di Gesù. Passati alcuni momenti di morte, mi sono sentita im­mersa in un mare infinito e possedevo una vita, un cuore di una grandezza infinita. Oh, come ero grande io, senza essere io! Il tempo si è prolungato in questa immersione confor­tatrice... In unione con Gesù, immersa nel suo Amore infinito, con un dolore mortale nel cuore, non ho potuto resistere e mi sono lamentata con Gesù: - Che dolore è questo? È insopportabile! Se non fossi con Te, non resisterei. Che devo fare? - Soffrire per Me! Confidare in Me, figlia cara. Il dolore che provi è quello che poco fa ho fatto passare dal Mio al tuo cuore. Nascondilo il più possibile all'ombra del tuo sorriso. Qualche volta per la sua violenza trasparirà; ma non preoc­cuparti: sono Io a volerlo e a permetterlo. Voglio mostrarlo al mondo e testimoniare la mia Vita divina in te... - (diario, 25-5-1950).

... Ieri giovedì fu doloroso, ma non per la visione dell'Or­to; non l'ho avuta quasi mai durante la giornata. Avevo il mio dolore come gli altri giorni: quel dolore infinito, superiore alle mie forze, ma che Gesù ha sempre vinto in me; ma non avevo quello che Lo tormentò nell'Orto degli ulivi. Soltanto a notte incominciai a sentire vivamente nell'ani­ma la rivolta del Cielo contro la terra. Io dovevo riconciliarli, dovevo essere riconciliato ed allo stesso tempo dare nuova vita. Io ero corruzione e dovevo con il mio sangue cancellare la stessa corruzione. Io ero niente ma contemporaneamente stavo nelle altezze: avevo la vita stessa di Dio, ero la Sua stessa giustizia. Tutto questo mi fece soffrire moltissimo e mi tra­sportò nell'Orto... Immersa nel mare del mio martirio passai la notte il più possibile unita a Lui... Questa mattina, rinforzata dalla santa Comunione, riscaldata un poco dal fuoco di Gesù, ho percorso con Lui il Calvario... (diario, 1-9-1950).

... Ho avuto la grande grazia di avere nuovamente la cele­brazione della Santa Messa nella mia cameretta. Dico « gra­zia » perché è l'atto più grande e santo, non perché abbia provato gioia né consolazione: Gesù ha permesso soltanto che il cuore e l'anima mia ne avessero conforto e pace... Mi pareva di non sapervi partecipare, di non accompa­gnare i passi di Gesù; però, anche così, sono vissuta fuori di me, immersa non so in che cosa: era un abisso infinito che mi dava forza e coraggio affinché l'anima ed il cuore vivessero. Quando feci la Comunione, nello stesso istante che Gesù scese in me, rimasi maggiormente immersa in quell'abisso in­finito che si illuminò di nuova luce.

Subito la voce di Gesù si fece sentire chiaramente: - Fi­glia mia, amami, amami sempre nella tua croce; è mio il tuo cuore... Confida: fui Io che scelsi la tua vita, che tracciai i tuoi sentieri pieni di spine... Di' al tuo medico che ricevetti dal suo primogenito l'onore e la gloria che il mio Cuore ambiva, digli che continuo a ve­gliare la sua aiuola fiorita e che non tema per la sua voca­zione... - ... (diario, 2-9-1950, dettato il 5-9-1950).

Mi resta la fiducia in Gesù e Mammina (Momenti della Passione)

Mi sento abbandonata e mi abbandono nelle braccia di Mammina; mi sento morta, senza luce e senza guida e mi af­fido a Lei. E così cammino per i neri sentieri, spinosi e diffi­cili, tracciatimi dalla Provvidenza. In questo abbandono di­venta più soave il mio penoso vivere. Quando soffro per la morte che sento in me, dico: « Mam­mina è la mia vita »; quando non ho luce né forza per sof­frire, ripeto: « Mammina è luce, Mammina è forza »! Quando sento che tutta la mia vita è un inganno e sento me stessa come tale, mormoro: « Non mi preoccupo: Mammina non si inganna, Ella è verità ». In tutto vado ripetendo la stessa cosa: voglio ciò che Mammina vuole. Vado dove Ella andrà seguendo Gesù... (diario, 15-9-1950).

Si è spento in me il fuoco divino di Gesù. Mi resta la fi­ducia; mi sono affidata alle braccia di Gesù e di Mammina e così continuo a camminare. Ella ama per me; Gesù deve amarsi da sé e accettare questo amore come fosse mio... [Sul Calvario] non ho avuto il sentimento né la visione della morte di Gesù, ma ho sentito come fosse morto in me ed io in Lui nelle braccia di Mammina. Eravamo un solo cor­po, un solo cadavere.

Le lacrime della cara Mammina cadevano sul mio volto; le sentivo e le vedevo scivolare sulle mie guance. Dolore tor­mentoso, inesprimibile! Volevo consolarla ed abbracciarla ma non potevo. Allora Gesù, non più morto, ma vivo al mio fianco, mi ha detto: - Figlia mia, le lacrime della Madre mia Santissima sono simili a quelle che Ella sparse su di Me sul Calvario. Oggi non piange per il Figlio morto tra le sue braccia, ma piange perché vede in tutta l'umanità molti figli morti per il peccato... Dammi il tuo dolore, ripara i nostri Cuori tanto feriti... (diario, 22-9-1950).

... Non voglio mostrare che soffro perché abbiano compas­sione di me, ma voglio fare la volontà di Dio. E se tutto questo ne fa parte, voglio farla a qualsiasi costo. Talvolta penso di chiedere di essere dispensata dal dettare le mie cose, ma non voglio fuggire la croce. E così, con grande sforzo su me stessa, mi vinco e vado soffrendo in silenzio e all'ora fissata. nella mia ignoranza, perché non ho altra cosa, detto le torture che l'anima mia attraversa. Quegli sguardi che sento in me, di cui non parlo da molto tempo, sguardi infiniti che si estendono a tutto il mondo ed arrivano dappertutto, non sopportano più la rovina delle ani­me, la mia miseria umana. Questa visione mi causa al cuore un dolore insopportabile, dolore indicibile perché rasenta l'infinito. Mio Dio, non sop­porto di più: vinci Tu, Gesù, sopporta Tu il dolore che mi consuma... [Dopo la Passione], ho udito Gesù dirmi: - Voglio dare il Cielo alle anime ed esse lo ricusano: fuggono per cammini errati, per i sentieri della perdizione eterna... - Gesù sospirava con profondo dolore e dai suoi occhi divini cadevano abbondanti lacrime. Ho alzato verso di Lui le mani e gli occhi e Gli ho detto: - Gesù, non piangere; io non posso vederti piangere; vo­glio piangere con Te, o, meglio, voglio piangere le Tue lacrime. Ricordati che hai ancora anime pure, cuori che Ti amano e vivono assetati di Te. Io ho le mani vuote; non ho nulla da darti; il mio cuore è freddo e povero; ma accettalo come è; riscaldalo con il tuo Amore; dagli i tesori del tuo divin Cuore con tutti i meriti della tua Passione, dagli la grazia, la purezza e i dolori della cara Mammina, poi accetta tutto come se fosse mio per asciugare quelle lacrime... - (diario, 29-9-1950).

« Davo al mondo la vita che ricevevo dal Padre »

... La mia ignoranza non ha oscurato soltanto la mia in­telligenza, ma mi fa sentire che per causa mia si sono oscurate tutte le intelligenze del mondo intero... Di fronte a tanto do­lore, ignoranza e rovina, mi vennero meno le forze. II dolore pungente e di agonia del mio cuore è infinito; è in me ma non è mio: è di Gesù; tocca e ferisce il Suo divin Cuore; e io muoio di dolore nel vederlo soffrire, nel sentire quanto soffre... Mi sono consegnata e abbandonata [a Gesù e a Mammi­na]: è il mio unico modo di essere. Gesù e Mammina si inte­ressano di me, anche se non lo sento. Credo, credo, mio Dio, io credo. Ed in questo martirio desidero solo vivere e morire di amore... Il 3 fu il doloroso anniversario del giorno in cui Gesù si degnò crocifiggermi (3-10-1938). Con dolore, con tristezza ri­cordai tutte le cose: soffrii in silenzio, senza un lamento; così mi obbliga l'amore di Gesù... ... Inchiodata sulla croce... il mio cuore pareva legato con fili al Cielo, alla vita stessa dell'Eterno Padre. Egli vedeva in me e io in Lui: eravamo uno solo, nonostante fossi unita al mondo, rivestita di lui e nonostante la giustizia divina pesasse su di me. Io davo al mondo la vita stessa che io ero, che ricevevo dal Padre. Gesù non è morto in me, né io sono morta; sono scom­parsa per poco. È venuto Gesù con la sua grandezza, mi ha fatta grande come Lui e mi ha detto: - Figlia mia,... ti faccio grande con la mia grandezza, potente con il mio potere, sapiente con la mia sapienza, ricca con la mia ricchezza, incandescente con il mio amore. Diffondilo, accendilo, alimentalo nei cuori. Abbi coraggio. Non temere la tua ignoranza. La tua vita è la grande sapienza che mostra la mia vita divina in te; è per questo che non vivi né sai vivere: perché non sei più tu che vivi: sono Io che vivo e opero in te... La tua ignoranza ti nasconde le mie meraviglie, le maggiori meraviglie dell'Altissimo sopra le sue creature. Tu sei sempre esistita nella mente di Dio per il compimento della più nobile missione che una vittima possa compiere sulla terra... - (diario, 6-10-1950).

Solo oggi, 11, tento di dettare ciò che avvenne [in me] il giorno 7 [1° sabato]...

Doveva essere un giorno di grande consolazione e gioia perché, per la prima volta, il figlio del mio medico tanto buono celebrava una Messa nella mia cameretta. Vedevo grande gioia in tutti i presenti e io mi univo a loro, ma la mia era una soddisfazione finta. Sorridevo per nascondere il dramma amaro che mi avveniva nell'anima: in me morivano tutte le gioie; una nube nera le aveva nascosta tutta la luce; mi sentii e mi vidi ignorante a tal punto che non fui capace di accompagnare il mio caro celebrante nella celebrazione della Messa. Ricordai tutto e tutti al Cielo e là diressi anche le briciole di questa sofferenza, l'incenso di tanto doloroso sacrificio. Mio Gesù, io non so accompagnarti nella rinnovazione della tua santa Passione; non so assistere al santo Sacrificio della Messa! Accetta la mia ignoranza con i desideri ardenti di com­piere la Tua santa Volontà; donami il Tuo amore: sono la tua vittima. Giunse il momento della Comunione, Gesù entrò nel mio cuore, lo trasformò nella Sua grandezza: Egli viveva in me, io ero grande come Lui: grande nell'amore, grande nel dolore; entrambi erano infiniti. Trasformata tutta in Gesù, con cuore ardente, udii che mi diceva: - Figlia mia,... sono nel sacrario del tuo cuore, illuminato dalle fiamme ardenti del tuo amore; abbi fiducia, figlia mia: tu mi ami in modo saggio e fedele; la tua ignoranza è la mia sapienza, le tue tenebre sono la mia luce. Non meravigliarti dei sentimenti della tua anima: ti preavvisai di tutto questo. Ti tolsi la luce, la consolazione e la gioia di tutte le cose per mia gloria e riparazione al mio Eterno Padre. Non sono Io ad esigere questa immolazione totale, sono le falsità, sono le turpitudini del mondo intero... - ... (diario, 7-10-1950).

Parrocchia segnata dal sigillo dell'amore

... Giovedì,... solo verso notte incominciai a sentire il mon­do: un'anima dopo l'altra fuggivano dall'Orto e dal Calvario; il mio cuore era più duro delle rocce; trascurava e odiava Gesù; non voleva saperne di Lui. Allora il dolore, l'indicibile dolore mi portò nell'Orto, a sudare sangue fino a bagnare la terra... Più tardi, tramite la radio che trasmetteva da Fatima, rivissi tutto questo durante la recita dei misteri dolorosi del rosario. Ma io già tutto avevo sofferto e continuavo a soffrire. Mi univo in spirito a Fatima, ma il mio cuore tanto freddo non fu a Fatima: rimase avvinto all'Orto con la forza con cui Gesù era unito alla colonna e alla croce. Vorrei esprimere meglio come ho potuto contemporanea­mente vivere a Fatima senza abbandonare l'Orto e le altre sofferenze, ma non sono capace... [Sul Calvario] sono spirata con Gesù. Poco dopo Egli mi ha detto: - Cerco consolazione e non la ricevo; chiedo amore e non sono amato; chi mi conosce mi offende... - Io udivo Gesù ma non sapevo dove era né lo sentivo den­tro di me. Dolore insopportabile! Ero su un abisso in procinto di cadervi dentro e vedevo precipitarvi molte anime. - Mio Gesù, non Ti vedo! Ti odo soltanto! So che sei Tu, ma non so dove sei per trovarti. Non so come salvare queste anime che, con la mia, stanno cadendo in quest'abisso spaventoso, più nero della morte. - Mia figlia, mia cara figlia, non sono lontano: sono in te, nel tuo cuore. La separazione che senti è perché sei vit­tima: è la separazione delle anime che cadono in questo abisso di perdizione. -

Io le ho vedute cadere in grande numero. Ho veduto la rivolta del mondo: i genitori contro i figli, i figli contro i ge­nitori, i fratelli contro i fratelli. Una infinità di colpe; e sen­tivo che tutto andava a ferire il Cuore di Gesù... (diario, 13-10-1950).

Morirono le mie gioie, morì il giorno, morì il sole; nulla vi è nel mondo che abbia vita per me. Soltanto il dolore, soltanto il peccato. [In parrocchia] sta svolgendosi la santa missione. Con lo sguardo su Gesù e sulle anime, soltanto per la salvezza di queste e la gloria del Signore ho fatto di tutto per ottenere questa grazia alla parrocchia. Premio al mio sforzo è stato il dolore tormentoso del mio corpo e dell'anima. Mio Dio, non so esprimermi: Gesù, sono la Tua vittima. Accetta tutto per la santificazione di questo paese, per i buoni frutti di questa missione. Durante questa spaventosa sofferenza, giorno e notte, ho elevato sovente al Cielo l'offerta di questo misero incenso, di queste briciole che non sono mie, perché un morto non ha nulla. Vedo entusiasmo e gioia su tanti volti e mi pare di vedere e sentire più fuoco in tanti cuori; soltanto io non ho nulla: tutto è morte. Dal mio letto odo i cantici delle prediche fatte in chiesa, nella casa del mio Signore e soltanto io non ne traggo frutto. Sparisce tutto dalla mia mente; la mia ignoranza non mi lascia comprendere niente; la morte mi ruba tutto. Non giungo a comprendere le cose del Signore: muoiono subito; ma non muore in me il peccato, il tremendo e terribile peccato; è mio; ne conosco la gravità e la malizia, così mi pare in tutto il senso della parola: peccato di ogni specie, ogni varietà di cri­mini. Li conosco e mi pare di essere io a farli; mi sono im­mersa in questo mare immenso di immondezze, ma in questa circostanza, mi sento più immersa e più sovraccarica dei pec­cati di questo paese. Sento al suo riguardo ciò che non ho mai sentito. Mi sento un cencio immondo e disfatto, calpestato da tutta l'umanità, su cui tutti sputano e che tutti schernisco­no; e più, molto di più, come non mai, calpestato dalla povera gente di Balasar...

La mia anima sente contro di sé tutto l'inferno... (diario, 3-11-1950).

... - Non temere, figlia mia, non puoi temere perché lo sto con te e in te opero il miracolo della grazia e della per­severanza. Devi vincere, devi perseverare sino alla fine.

Il tuo dolore è come già ti ho ripetuto molte volte... Sono i crimini del mondo che ti fanno soffrire così; sono le colpe dei peccatori di questa privilegiata parrocchia, segnata dal si­gillo del più forte amore, che esigono il tuo martirio. L'inferno è in guerra, in guerra aperta contro di te, nel vedere che le anime gli sfuggono. - Che tempesta, che mare immenso! In questo momento ve­devo come se tutta la terra si trasformasse in mare: una parte in onde agitatissime che tentavano sommergere tutto. Tra quelle onde andava una barchetta: io la vedevo, io vi ero dentro; ero sola a remare e andavo affannata a prendere innumerevoli anime smarrite in quel mare tempestoso, agitatissimo e le tra­sportavo nell'altra parte ove il mare era tranquillo, sereno, in pace: era mare di salvezza. Come era bello vedere quel mare coperto di anime somiglianti agli angeli, libere da ogni pericolo! Non affondavano: nuotavano da sé, senza sforzo in quel mare di godimento: erano salve, parevano avere ali, ali bianche, pure. Era bello, bello, bello! Non so dire altro. Ho lavorato inces­santemente, ho visto tutto soffrendo sempre.

- Figlia mia, la visione è bella, ma la comprenderai in cielo: è la tua missione: trasportare le anime dal mare tem­pestoso del vizio e delle passioni al mare celeste, al porto di salvezza... - ... Dal mio letto ho voluto associarmi alla festa della pro­clamazione del dogma della cara Mammina. Ho udito le ac­clamazioni che si facevano in chiesa. Unita agli altri, ho espres­so i miei « viva » e volevo sventolare verso di Lei il mio faz­zoletto bianco, ma non ho potuto: sono scoppiata in lacrime. Ho chiesto al Cielo, agli uccelli della terra, a tutti gli esseri che la glorificassero e benedicessero per me. Ho sentito come se da me Mammina non ricevesse nulla... (diario, 10-11-1950).

La malattia mi distrugge giorno per giorno

«Mio buon padre [Pinho], mi pare di non essere degna di perdono; però, spiegato il motivo, penso di meritare anche tutta la compassione a sol­lievo della mia croce.

Non immagina il mio martirio: da un lato la malattia che mi distrugge giorno per giorno, momento per momento, ridu­cendo al niente il mio corpo; dall'altro la croce delle visite che mi prendono tutto il tempo. Mio Dio, se io potessi na­scondermi sotto terra senza sfuggire alla croce! Ed ora, per parlare della mia anima, mi consenta, padre mio, che le dica: è tale la mia morte che mi pare di non avere neppure l'anima; la mia ignoranza non sa parlare di questa morte. Non faccio nulla di bene, sia per Gesù e Mammina, sia in favore delle anime, che mi dia la più piccola gioia e mi consenta di sentire in me il più lieve segno di vita... La mia ignoranza mi nasconde Dio e tutte le cose del cielo. Buon padre, provo una grande pena di non saperle esporre il mio stato. Sento la necessità di aprire il mio animo a qual­cuno che mi comprenda. Non sono io che voglio e non so chi sia a esigere che questo martirio sia conosciuto e compreso. Io non sono io, sono solo miseria; ho bisogno di essere « qual­cuno », di vivere più in alto, di alzarmi da questo abisso di miseria e di volare lassù, al cielo, a Dio. Devo vivere la vita di Dio, la vita della grazia e dell'a­more, e non la vivo, né la lascio vivere. Oh, cosa sono mai! Un mondo di rovina, di perdizione. Sto in due mondi, ognuno con vita propria; uno di vizi, i più vergognosi, l'altro, un mondo infinito, un mondo di per­fezione e tanto grande come Dio. Né l'uno né l'altro mi ap­partengono. Io non sono io, non vivo, né vissi... Padre mio, già da due mesi ho la messa qui in camera: una al mese; il mese scorso la celebrò il figlio del medico e, a Dio piacendo, ritornerà il mese venturo. In questi giorni, forse il 28, verrà il sacerdote che ha celebrato le altre, padre Olavo della Congregazione dello Spirito Santo: ci è molto amico... » (lettera a p. Pinho, 21-11-1950).

« Mio buon padre [Umberto], chiedo scusa del ritardo a ringraziarla dei tanti oggetti man­datimi: cartoline, immagini, medaglie, e ultimamente, attraverso il parroco di Carvalhido ze, il Santo Volto, che apprezzai insieme alle buone notizie inviatemi da Roma. Credo di averla rin­graziata già per la benedizione del Santo Padre... Ne trascrissi persino le parole e le mandai a Baia... ... Non dimenticherò mai, né sulla terra né in cielo, il gran­de e valido aiuto dato all'anima mia, tutta l'assistenza dispen­sata a me e ai miei cari in ore tanto difficili... I miei ritardi nel rispondere non furono mai per dimenticanza.

Le mie sofferenze sono tante... Vi si aggiungono le visite... La mamma non può fare quasi nulla e Deolinda ha tutto sulle sue spalle. Ora che i giorni sono più brevi, scriviamo di notte, anche perché lungo il giorno i momenti liberi sono rari. Mi scoraggio molto; penso tante volte di non scrivere più nulla, ma non so cosa sia che mi spinge a fare questo sacri­ficio. Non soltanto io mi disanimo e faccio sacrificio, ma anche Deolinda... Proprio un istante fa mi diceva di accusarla; c'è bisogno che lei la sgridi.

Della mia anima non so dire nulla: sono la più grande ignorante; nulla vive di buono in me; è morto l'amore a Gesù e a Mammina, muore tutto quanto faccio per Loro e per le anime... È tanto difficile lo stato della mia anima! Preghi per me, mio buon padre... » (lettera a d. Umberto, 23-11-1950). ... Giovedì continuai a vivere una vita fuori di me, sem­pre fuggitiva, senza interesse per l'Orto ed il Calvario.Alla fine del pomeriggio sentii come se mi si aprisse il cuore e vi venisse introdotto il Cielo: sentii quella grandezza solo momentaneamente e ritornai subito al disinteresse, alla indifferenza, a vivere lontano, molto lontano dalle vie di Gesù. A notte già tarda, il mio cuore soffriva, soffriva amara­mente senza potere sopportare quella indifferenza. Sentii di nuovo la grandiosità del Cielo: ma ero io stessa il Cielo senza essere io. Ed era questo Cielo che io volevo dare a chi ero io. Ma per realizzare questo dovevo accettare tutto l'Orto e tutto il Calvario con tutte le sofferenze... (diario, 1-12-1950).

Cuore immacolato e addolorato di Mammina

Solo oggi, giorno 5, e già a notte tento con la mia igno­ranza di dettare il doloroso colloquio che ebbi con Gesù e Mammina il 2 dicembre [1° sabato].

... È venuta la Mamma addolorata; nel centro del Suo petto aveva il Cuore santissimo ferito da frecce intramezzate da spine che Glielo circondavano completamente. Da ogni ferita delle spine sgocciolava sangue; sul suo Volto tristissimo scorrevano copiose lacrime. Contemplavo questa sce­na dolorosa. - Figlia mia, sono triste come lo è Gesù; come il Suo, in uguale dolore, soffre il mio Cuore. Consolaci, soccorri le anime. Povero mondo, cosa soffrirà mai! - Ho avvicinato le mie labbra al Cuore Immacolato di Mam­mina per riceverne le gocce di sangue mentre con le mani le asciugavo le lacrime. - O Mammina, il mio cuore Ti dica ciò che la ignoranza non mi permette di dirti. - Ella mi accarezzò... (diario, 2-12-1950).

... Oggi, giorno 14 [anziché venerdì 8], riassumerò breve­mente perché ancora non ho le forze. ... Il mio cuore ha sofferto molto in questi giorni perché ho sentito quasi continuamente le gocce di sangue che cade­vano dal Cuore immacolato di Mammina e le lacrime che ca­devano dai suoi Occhi santissimi. Giovedì scorso il mio Orto fu dolorosissimo perché in quel giorno lacrime e sangue cadevano raddoppiati nel mio povero cuore: erano gocce di Sangue dei due Cuori amorosi uniti in un solo Cuore, erano lacrime sparse come da un solo paio di occhi: erano di Gesù ed erano di Mammina. Nella mattina del venerdì dell'Immacolata mi si aprì il cam­mino al Calvario con il ripetersi della scena del sangue e delle lacrime che io sentivo e vedevo disprezzate e calpestate. Mio Dio, che dolore infinito! Il mio corpo ardeva di febbre e stava come disfatto dal dolore. Senza essere in grado di ricevere alcuno, feci l'indicibile sacrificio di ricevere tutti, ripetendo sovente nel mio intimo: « Mammina, è per Tuo amore, per la Tua Immacolata Con­cezione; consola per me Gesù... »... (diario, 8-12-1950).

Un'estasi sovrapposta ad una visita

... Venerdì 15... quando unita alla croce ero già sulla cima del­la montagna è entrato nella mia camera un santo e degnissimo sacerdote, era la seconda volta che veniva. Sono stata interrogata lungamente in confessione: due cal­vari in uno solo, due agonie nello stesso tempo. Quanto ho sofferto, sebbene il padre abbia usato verso di me la massima carità!

Ricevendo l'assoluzione sentivo che Gesù mi circuiva l'a­nima come chi va attorno ad una casa. Il santo sacerdote, dopo molte parole di conforto, ha con­tinuato a parlarmi delle cose di Gesù. Ho cessato di udire lui; ho udito Gesù, gli andai incontro: era al mio fianco, fanciullo dai 10 ai 12 anni. - Mia figlia, abbi coraggio, sono qui. Beato l'uomo che è obbediente al comando di Dio: beato chi riceve la luce che Io gli do. Si sveglino coloro che dormono. Il sonno è lungo; il ritardo è prolungato. Felici coloro che ricevono luce, beati coloro che compiono la mia Volontà! Che premio e gloria splendente! Coraggio, figlia mia! Tra poco canterai gli inni celesti. Porta la tua croce. È tutto per mia gloria; la ripara­zione, il vantaggio è per le anime, è per il mondo sviato e perduto.

Non so perché ho sentito in me la necessità di abbando­nare Gesù. Dopo avergli ripetuto parecchie volte il mio eterno grazie, Gli ho detto: - Gesù, perdonami, debbo lasciarti. -

- Va', figlia mia, siamo come due fanciulli che obbedi­scono. - Allora ho nuovamente udita la voce del sacerdote che mi diceva: - Cosa c'è, cosa c'è? - Sono io, padre, che sto ringraziando il Signore. - Di nuovo ho cessato di udirlo per ascoltare e vedere Gesù. Non più come fanciullo, ma già come uomo, che mi mostrava il suo divin Cuore dicendomi: - Questo Cuore ti ama in­tensamente; vieni a ricevere da esso la goccia di Sangue: è il tuo alimento di vita... - ... (diario, 15-12-1950, scritto il 21-12-1950).

... Il conforto ricevuto venerdì 15 dalle affermazioni del padre Carmelitano circa lo stato della mia anima mi costò assai caro. Non so se per permissione di Gesù o per la mal­vagità del demonio; il conforto scomparve presto e sottentrò una spaventosa sofferenza. Sorsero dapprima dubbi che non era un sacerdote ma il demonio; che le sue parole di conforto le aveva dette affinché io perseverassi nella stessa vita e ne fossi condannata; dopo venne anche il dubbio che era sì un sacerdote, però male intenzionato e che con le cattive impres­sioni raccolte presso di me avrebbe suscitato disordini e cau­sato grandi sofferenze. Una voce brusca e disperata affermava tutto questo alle mie orecchie e al mio pensiero: che ore e che giorni tormentosi! Offersi tutto a Gesù e a Mammina e reagii offrendomi vittima: - Sia quel che si vuole: ciò che mi interessa è fare la volontà del mio Signore... - ... (diario, 22-12-1950).

 

1951

L'umanità senza vittime sarebbe un giardino senza fiori

... Ho ricevuto da Gesù due grandi regali: uno attraverso il mio padre spirituale e l'altro attraverso il nostro santo Car­dinale. Le parole dell'uno e dell'altro avrebbero dovuto essere mo­tivo di grande gioia, ma caddero nella mia morte e anch'esse morirono senza che io potessi gustarle. Oh, se almeno fossero di gioia per i Cuori divini di Gesù e di Maria! Sarebbe per me tutto. Che Gesù accetti questi indicibili desideri e mi dia come ricompensa il coraggio e la gioia nella mia croce, il conforto in questa notte tremenda di morte spaventosa di tutto il mio vivere. Parlano i miei occhi quando fisso Gesù e Mammina e quando li alzo e fisso il Cielo; parla questo cuore morto che si apre per mostrare al Signore quanto soffre e, anche così, quanto desidera amarlo. Solo il Cielo, solo Gesù possono e sanno dire come è do­loroso il mio calvario e quanto è triste il mio passaggio qui sulla terra. Sorrido a tutto per amore di Gesù e per Lui e in Lui tutto è gioia e contiene dolcezza... (diario, 5-1-1951).

... Sono 9 anni da quando è stato qui a celebrare e a con­fessarmi il mio padre spirituale. In quello stesso giorno rice­vette la proibizione di ritornare; quante sofferenze e angustie da quel giorno! O mio Dio, tutto per tuo amore: sopportato per Te, tutto è gioia, nulla è amaro. Ieri mattina ebbi per la seconda volta la santa Messa ce­lebrata dal figlio del mio buon medico; mi attorniavano alcune persone tra le più care; mi sentivo la più indegna. Come al solito, non sapendo assistere al santo Sacrificio, chiesi a Mam­mina di farlo per me: con la Sua sapienza, con i Suoi senti­menti, con il Suo amore. Io ero un cadavere in una tomba e tutto quanto avveniva si seppelliva in me: che tremendo martirio! Al momento della Comunione, Gesù entrò nel mio cuore: me lo trasformò; ero un'altra, più forte e illuminata da nuova luce. Udii la voce dolce e soave di Gesù dirmi: - Sono lo qui, sono entrato nel tabernacolo del tuo cuore e mio paradiso di delizie; vo­glio confortarti, rifornirti e animarti per maggior sofferenza. Soffri, anima eroica e generosa, soffri allegramente! Non negare nulla al tuo Gesù. Ti ringrazio per l'eroismo, per la generosità, per tutto quanto mi hai dato. Voglio ringraziare pure coloro che con te soffrono e ti aiutano nel più doloroso calvario per il trionfo della mia causa. ... Questo nuovo anno sarà per la causa divina anno di luce e di gloria per M: z. Non vi sono rose senza spine; tra le rose devono emergere le spine le quali dovranno ferire te e coloro che per Mio amore lavorano... - (diario, 6-1-1951).

... Abbandonata totalmente in Gesù e Mammina, cammino in Loro e con Loro fin dove vorranno. Sono al culmine del mio dolore e della mia afflizione. Il cuore e l'anima hanno sof­ferto e pianto assai. Frequentemente erompevano in grida che sembravano uscire dal più profondo del mio intimo ed echeg­giare come fossero voci e farsi udire da me. Sento il cuore profondamente aperto: vi cadono lacrime quasi costantemente; sovente queste lacrime intime spremono lacrime dai miei occhi; con fatica e grande sacrificio cerco di nasconderle. Nella mia ignoranza, non sapevo e non so giustificare la causa di queste lacrime. Sono lacrime che sgorgano da un es­sere infinito; perciò il dolore e l'agonia non sono miei: pas­sano attraverso di me; vengono dall'infinito e vi ritornano. Tutto viene da Dio e tutto va verso Dio... ... [Dopo la morte sul Calvario], Gesù mi disse: - L'abban­dono al Calvario ed alla croce è delle anime veramente vittime... L'umanità senza vittime sarebbe un giardino senza fiori, un cadavere senza vita, una vita senza luce... (diario, 12-1-1951) 3.

Aspetta, Gesù! Da' loro tempo!

... Lo stato della mia anima è doloroso e a volte insoppor­tabile. Allora grido subito al Cielo, chiamo Gesù e Mammina: - Aiutatemi perché non ne posso più, aiutatemi perché non mi vediate perduta eternamente! - Questo grido uscito dalla mia morte muore ed è seppellita prima di essere udito. Rimango spaventata. Per tale morte, tali tenebre, tale ignoranza, tremo e pare che con me tremi la terra. Gesù e Mammina non vengono di presenza, ma mi man­dano la Loro forza ed il Loro conforto. Respiro, più libera dal dolore, riprendo coraggio. Mi divorano nuove ansie e nuova sete di maggiore amore e di maggior dolore. Mi aggrappo in spirito nuovamente alla croce e dico: « Non ti lascerò più, ti voglio e ti amo per Gesù, ti voglio e ti amo per le anime ». ... Sento il cuore che non sta più nel petto, vuol venire a darsi al mondo, vuole possedere il mondo; vuole darsi inte­ramente e interamente possedere; non vuole vivere solo: non può vivere se non fra gli uomini. Come è tenero, dolce e ca­rezzevole questo « darsi »!

... [Dopo la Passione] ho udito Gesù: - Udite Chi vi parla! Udite Chi vi vuole! È Gesù che è la vostra Vita. Venite a Me tutti. Vi chiama, vi vuole il mio divin Cuore. Venite a Me tutti! Amatemi! Non peccate più! Presto, presto! Questo è invito di Gesù! Presto, presto! Più orazioni, più penitenza! Presto a rinnovare la vita e i costumi! Presto, figli miei! Ahi, per quanti è già tardi! Ho chiamato, invitato, prevenuto a tempo. Quanti e quanti hanno già rice­vuto la giustizia del Padre! Perché non hanno ascoltato la voce divina... - O Gesù, perché la tua premura? Per risparmiare i ca­stighi ai tuoi figli? Dimmi, ci libererai allora dai rigori della giustizia divina se tutto il mondo si rivolgerà subito a Te in un impeto di amore? - Mia figlia, perché ti ho posta in questo calvario? Per­ché fossi portavoce di Gesù in questi giorni tanto colmi di colpe e di pericoli. Per mezzo tuo Io ho invitato il mondo, per te il mio rappresentante sulla terra ha ascoltato le mie richieste; ha creduto, ha saputo che era Gesù [a richiedere] e ha parlato al mondo.

Non posso fare di più; Io li amo ed essi non Mi amano; Io li voglio ed essi non Mi vogliono; voglio perdonarli ed essi non vogliono ricevere il mio perdono. -

- Sì, o Gesù, che lo vogliono! Accetta tutte le sofferenze del mondo come fossero mie. Accetta tutto l'amore come fosse mio; tutto in unione ai dolori di Mammina e ai meriti della Tua santa Passione!... Tu dici « presto »; ora io dico: « aspetta, Gesù »; Tu dici « presto » affinché si convertano; io dico « aspetta, da' loro tempo », o Gesù; sono la tua vittima, sono la tua vittima e voglio perdono per il mondo... - ... (diario, 19-1-1951).

Dal Calvario la salvezza (Momenti della Passione)

... Mi pare di non conoscere Dio e di non averne mai sen­tito parlare. Dove è andato, dov'è la Sua luce? Gesù, aiutami! Aiutami Mammina in così dolorose tenebre, in così tremenda morte! Sono sull'alto delle mie torri moribonde. I venti soffiano, le onde agitatissime del mare tentano sommergermi; pare che in mezzo al mare sia stata eretta la più alta e spaventosa montagna. Tutte le specie di belve se ne sono impadronite per divorarmi. Le onde agitate paiono toccare il cielo: coprono tutto, distruggono tutto; soltanto le fiere conservano il loro furore contro di me. Ho perso tutto, in me tutto è morto; sembra morta in me persino la fede. Abbandonata nei Cuori di Gesù e di Mam­mina, ripeto: « Non ho volere, voglio ciò che Essi vogliono; vado dove essi vogliono condurmi e sono certa di morire in Loro e di dare i miei conti a Gesù ». Dicendo questo, mi rinsaldo di più in Gesù e Mammina, mi aggrappo meglio ai Loro Cuori divini. Senza confidare, con­fido di più in Loro; senza amare, Li amo di più; senza vivere, vivo di più in Loro. È in Essi che mi voglio perdere. Voglio essere distrutta dalle onde del Loro amore. Ieri il mio cuore non poté cessare di sentire l'Orto e il Calvario: gli occhi dell'anima non potevano perdere di vista questa visione; non so quale forza mi tratteneva là. Era già pomeriggio e sentii come se fossi sempre andata lontana dal Calvario. Subito dopo, io, o Qualcuno per me, l'ha fatto rinverdire e fiorire. Io ero la giardiniera di molti, belli e svariati fiori; ardevo di amore per loro; li curavo e li innaffiavo con il sangue del mio cuore. Poco dopo vedevo che essi volevano inaridirsi: sperperavano il mio sangue. Una siepe di spine cinse il mio cuore: sentii un dolore di morte, dolore infinito e sul suolo dell'Orto sudai sangue, agonizzai e con le mie mani offersi all'Eterno Padre il calice traboccante dell'amarezza. Questa mattina... ho visto la montagna del Calvario e la croce issata senza nessuno. Gesù mi fece capire che era la mia, che vi salissi volentieri, e vi rimanessi sempre crocifissa. ... - Ascoltate con attenzione; è Gesù che parla. Parlo attraverso le labbra della mia vittima, come in altri tempi per bocca dei profeti. Attenzione! Accettate le richieste di Gesù. Voglio amore, amore puro, amore basato soltanto in Me. Il mio Cuore esige un amore completo... esige riparazione con­tinua... - ... (diario, 26-1-1951).

Tutto il mio essere è morte e tutte le cose cadono in fran­tumi, morte, disfatte presso di me. Io sono il sepolcro ove tutto viene seppellito. Che sepolcro immenso! Vi è sepolta tutta la mortalità umana. È un abisso di profondità. Quanta più mor­talità vi cade, tanto più ha posto per riceverne; non capisco perché la mia ignoranza non mi lascia comprendere né esprimere. Se da un lato sono sepolcro e ho posto per tutta la mor­talità, ho anche fame di essa, mi lancio verso questa immon­dezza, pazza e cieca per i piaceri... dall'altro lato sono vita, ho un cuore di amore, sguardi di compassione e tenerezza... I miei sguardi non reggono a fissare tanta immondezza, tanta morte. L'anima piange, sospira; il cuore non può cessare di amare. Ama tanto, ama infinitamente e scoppia di dolore; sente continue frecciate, rimane lacerato in sangue e calpestato, sputacchiato e disprezzato; ma non cessa di amare; è pazzo di amore. Come avesse braccia, le apre per abbracciare tutta questa immondezza e morte, per ricevere in sé quanti lo feri­scono senza guardare alla gravità con cui fu ferito. Solo esso è la medicina; solo esso può dare vita a quella morte: la sua stessa vita, trasformando tutto in sé. ... Ieri sfuggivo al Calvario o, meglio, sentivo che tutta la mia vita lo aveva fuggito, senza pensare né all'Orto né alla croce. Ero separata da Dio, mi pareva di odiarlo, Lui e la Sua legge. In questa separazione condussi una lunga vita. Quanto più fuggivo Gesù, tanto più la mia anima vedeva il suo divin Cuore seguirmi e comprendevo meglio l'amore con cui Egli mi amava; quanto più mi allontanavo e Lo facevo soffrire, tanto più Egli correva verso di me. Lo vedevo, nell'Orto, solo, prostrato nell'agonia a sudare sangue: fu allora che venni ad unirmi a Lui, in Lui mi rinnovai, in Lui vissi. A Lui mi associai per seguirlo e portare la mia croce. Passai la notte in grande unione con Lui, sempre triste, sempre nel dolore. Questa mattina sono andata verso il Calvario. La croce pe­sava sulle mie spalle piagate; il sangue, colando dalle spine, mi bagnava il viso; il cuore, di tanto in tanto, mandava alle labbra fiotti di sangue.

Erano tante le sofferenze, grande lo sfinimento, mortale la tristezza!

In cima alla montagna sono caduta esausta. Sono stata tra­scinata; nuove ferite si sono aperte nel mio corpo; già quasi moribonda, con sforzo sommo, mi sono rialzata.

Crocifissa, ho continuato a sentire che il mio corpo non era altro che un cadavere.

Gesù nel mio cuore, ma Lo sentivo come se fosse al mio fianco, era la Vita. Ero morta, ma con Lui stavo rivivendo. Il Suo divino Cuore in agonia beveva avidamente tutta la sofferenza nell'ansia di comunicarmi la sua Vita, di farmi vi­vere di lei: è quanto mi fece comprendere Gesù in tale do­lorosa sofferenza. È venuto il momento di spirare; ho cessato di sentire la vita di Gesù. Sono rimasta solo io morta; ma per poco tempo. Gesù è tornato, ma questa volta a vivere tutto in me, dan­domi la sua Luce: - Figlia mia, il tuo compito di vittima, la tua missione sublime è difficile, ma abbi coraggio: con la mia divina grazia vincerai tutto... ... Figlia mia, tutto ciò che faccio e opero nella tua anima, non è già per te perché Mi ami molto e vivi come Io voglio. Lo faccio per le anime, perché comprendano il mio amore e imparino a vivere di Me e per Me...

... Mi permetti, figlia mia, di crocifiggerti perché tu riman­ga sulla croce con tutti i supplizi sino al termine del santo tempo di Quaresima?... - Sì, mio Gesù, fa' come vuoi: il mio corpo è Tuo; cro­cifiggimi liberamente. - Sono venuti due angioli che portavano la croce; un altro portava i chiodi; un altro ancora la corona di spine; un ultimo la spugna e la lancia. Gesù stesso mi ha crocifissa, mi ha coronata di spine, mi ha trapassato il cuore con la lancia ed ha collocato la spugna sulle mie labbra... (diario, 2-2-1951).

«Andate alla conquista delle anime! Trascinatele al mio divin Cuore!»

... Nella notte tra martedì e mercoledì mi sentii molto vi­vamente inchiodata sulla croce. Vidi Gesù presso di me: - Figlia mia, lasciati crocifiggere di nuovo, lascia che lo affondi i chiodi perché i peccatori tentano di farlo a me continuamente. Coraggio e amore. -

Molte volte si era ripetuta questa scena, ma senza che io vedessi chi agiva...

Ad una certa ora della notte passò vicino a me Mammina, l'Immacolata Concezione, come chi va per la sua strada; non si fermò né disse nulla, ma era tanto bella! La sua bellezza è stata sufficiente a darmi conforto. Nei momenti più dolorosi, il ricordo di quella bellezza è per me balsamo e forza... Questa mattina sono andata verso il Calvario... Mi sono consegnata interamente al martirio, all'agonia, fino a spirare con Gesù sotto il peso delle umiliazioni. Poco dopo, con nuova vita e nuova luce del Cielo, ho udito la voce di Gesù in me: - Sono tanto dolci ed allo stesso tempo estremamente dolorosi gli inviti di Gesù. Ascoltatelo: è Lui con tutto il suo amore, con tutta la tenerezza del suo divin Cuore. Voglio il vostro amore, desidero ed esigo che andiate alla conquista delle anime... Lavorate, lavorate! Gesù lo vuole. La­vorate affinché avvenga una riforma completa, una vita nuova, ricca della vita di Cristo... - ... (diario, 9-2-1951).

... - Ascoltami, la croce è il sigillo del più alto valore, il segno delle anime elette, le anime vittime... Sei la prediletta, scelta da Gesù: la tua vita è la vita più completa di Cristo. Che ho fatto ai miei santi che non abbia fatto a te? Sono grandi e rare le meraviglie che opero nella tua anima. Ti ho resa simile a Me in tutto...

Hai per alimento il mio Sangue divino che scorre nelle tue vene e ti dà la vita.

Riposa ora vicino a Me. Mentre riposi e ricevi vita per maggior dolore, scenderà su di te lo Spirito Divino: così alla sua luce vedrai; ti farà cre