CREDO NELLO SPIRITO SANTO
p.
Juan Esquerda Bifet
Pontificia
Opera della propagazione della Fede – Via Propaganda 1/c – 001867 ROMA
Con
approvazione ecclesiastica
PREFAZIONE
I
santi sono il capolavoro dello Spirito Santo.
Se ad una altezza vertiginosa, irraggiungibile, sta il Verbo che si fa carne ad opera dello Spirito Santo nel grembo di Maria, se anche Maria ne è il capolavoro unico e irripetibile, tutti gli angeli e i santi della gloria celeste portano nella loro stessa essenza divinizzata la bellezza e la beatitudine dello Spirito che è Amore.
Quando,
al di là del tempo, sarà dato anche a noi di contemplare la Chiesa della
gloria, alla quale per grazia speriamo di appartenere per sempre, vedremo i
frutti della missione dello Spirito Santo lungo tutti i secoli della storia.
Allora
ci renderemo anche conto della permanente presenza e azione, per lo più ora
invisibile, dello Spirito infinito, nel travaglio della nostra generazione.
Anche
ora lo Spirito Santo è al lavoro: - all'interno dei cuori per fare di ognuno e
di tutti l'inno vivente della lode alla SS. Trinità; - nella santa Chiesa
universale come in ogni piccola comunità; - all'interno stesso di ogni fatica,
di ogni tragedia, di ogni realizzazione dell'uomo singolo come di ogni gruppo
umano più o meno vasto.
Il
fine della missione dello Spirito Santo è lo stesso di quello di Gesù:
compiere la salvezza eterna dell'umanità per la gloria del Padre, lo
splendore della Chiesa quale sposa del Cristo e tempio della sua bellezza.
I
santi sono il capolavoro dello Spirito Santo.
E'
invisibile lo Spirito Santo, la sua presenza, la sua missione, ma non è
inafferrabile; l'uomo non è insensibile al suo passaggio, alle sue visite,
alla sua insistenza, alle sue iniziative: «ne senti la voce» (cfr. Gv 3, 8);
nel profondo del cuore avverti «una sorgente che zampilla per la vita eterna»
(cf. 4, 14).
Si
conosce lo Spirito Santo soprattutto nei santi che la Chiesa di ogni tempo
contiene e per lo più essa stessa cerca per rispetto di velare e custodire.
Se
Gesù ti fa dono d'incontrare nella tua vita qualche uomo o donna, su cui il
Padre ha posto il sigillo della santità, allora ti sono rivelate anche la
potenza e la presenza dello Spirito Santo.
I
santi sono tutti coloro che hanno un abisso interiore in cui arde l'incendio
dello Spirito Santo. In genere sono persone riservate e disadorne; tuttavia da
essi si può sprigionare quella misteriosa potenza della grazia e dell'eternità,
che provengono dall'Amore che non è affatto umano o temperamentale, bensì è
lo stesso Spirito Santo.
Se
s. Teresa di Gesù Bambino ci colpisce è semplicemente perché questa
creatura fragile e incandescente è totalmente all'interno dello Spirito Santo.
Non solo ne è carica, ma è inabissata in Lui. Nello Spirito Santo è
sprofondata nel vortice trinitario. Per questo arriva a dire dopo averlo bramato
e scoperto e assimilato: Sarò l'amore... Così, sarò tutto... (cf. MB 254).
Per
questo in s. Teresa puoi vedere lo Spirito Santo, come presenza, missione,
martirio, beatitudine, eternità, irradiazione senza interruzione.
Lasciamo
raccontare sullo Spirito Santo qualcosa da Lei stessa.
«Poco
tempo dopo la prima Comunione entrai nuovamente in ritiro per la Cresima. Mi
ero preparata con grande cura a ricevere la visita dello Spirito Santo, non
capivo che non si desse grande importanza a ricevere questo sacramento d'Amore.
Comunemente si praticava un solo giorno di ritiro per la Cresima, ma poiché
Monsignore non poté venire nel giorno stabilito, ebbi la consolazione di due
giorni in solitudine.
Come
era gioiosa l'anima mia! A somiglianza degli apostoli attendevo con felicità la
visita dello Spirito Santo. Mi rallegravo al pensiero di essere ben presto
"perfetta cristiana"; e soprattutto di avere sulla fronte eternamente
la croce misteriosa che il Vescovo traccia dando il sacramento. Finalmente arrivò
il momento felice; non sentii un vento impetuoso nella discesa dello Spirito
Santo, ma piuttosto quella brezza lieve, della quale il profeta Elia intese il
murmure sul monte Horeb. In quel giorno ricevetti la forza per soffrire, perché
ben presto il martirio dell'anima mia doveva cominciare»... (MA 114).
Ha
undici anni quando riceve il sacramento della Confermazione e lo vive come lo
racconta. Se sulle sue labbra e negli scritti, il «termine: Amore» ricorre
inesauribilmente è perché ella vive d'amore, vuole identificarsi con
l'Amore. A diciassette anni scrive alla cugina Maria Guérin: «Io non conosco
altro mezzo per giungere alla perfezione fuorché l'amore... Amare! E' per
questo che è fatto il nostro cuore... Qualche volta cerco un'altra parola per
esprimere l'amore, ma in questa terra di esilio le parole sono impotenti a
rendere tutte le vibrazioni dell'anima. Allora siamo costretti a ricorrere a
questa unica parola: Amare! Ma a chi il nostro povero cuore affamato d'Amore
prodigherà il suo amore?... Non c'è che il nostro Gesù che sappia ricambiarci
infinitamente ciò che Gli diamo... Consolare Gesù, farlo amare dalle anime...
Dona generosamente tutto il tuo cuore a Gesù. Ne ha sete, ne ha fame»... (Lt
87). Durante l'ultima malattia confida: «Tutto quello che faccio, i movimenti,
gli sguardi, tutto, da quando ho fatto la mia offerta, è per amore» (8 agosto).
Quando, a ventidue anni, il 9 giugno 1895, si offre «vittima dell'Amore
misericordioso del buon Dio», sarà lo Spirito Santo a consumarla come
olocausto.
I
santi sono il capolavoro dello Spirito Santo.
S.
Teresa di Gesù Bambino ha la gioia di sapere che il suo Papa, Leone XIII, ha
emanato la prima Enciclica sullo Spirito Santo, il 9 maggio 1897. Lei è già
malata gravemente. Leone XIII insegna: «Dio per mezzo della grazia sta
nell'anima in maniera intima e ineffabile, come in un suo tempio, da cui deriva
quell'amore reciproco, grazie al quale l'anima è intimamente presente a Dio,
è in Lui più di quello che possa avvenire in una intensissima amicizia e gode
di Lui con piena soavità» (cfr. Divinum illud munus, 7).
Il
25 luglio, alludendo a Chi sarebbe venuto a prenderla, s. Teresa, ponendosi
una mano sul petto, risponde: «E' qui, è nel mio cuore».
Affidiamoci
allo Spirito Santo: apparteniamo a Lui fin dal Battesimo.
Vale
anche per noi l'invito di Leone XIII di conoscere, amare, pregare lo Spirito
Santo, così pure di fuggire il peccato vivendo in grazia di Dio (nn. 9-11).
Giovanni Paolo II fa eco: «A Lui si rivolge la Chiesa... per invocare per tutti e a tutti dispensare i doni dell'Amore»... (DeV 67).
Possano
queste meditazioni semplici ed essenziali del p. Juan Esquerda Bifet, che svolge
un apostolato intenso sui cinque continenti, giovare alla nostra vita cristiana
e al nostro apostolato, che ogni giorno deve collaborare a costruire il Regno
di Dio tra i popoli della terra. La Vergine Immacolata ci aiuti!
Il
segretario nazionale
Roma,
25 marzo 1998
Solennità
dell'Annunciazione del Signore
Il
tema dello Spirito Santo è passato a fior di pelle nella comunità cristiana di
oggi, anche se in ogni parte si parla di «carismi» dello Spirito, di preghiera
nello Spirito, di movimenti di rinnovamento (i «carismatici»).
Sembra
d'essere molto lontani da quei cristiani di Efeso, che dissero a Paolo: «Non
abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo» (At 19,2).
Ma
sarà vero?...
Alla
fine del secolo scorso, quando Leone XIII scrisse l'enciclica sullo Spirito
Santo: «Divinum illud Munus» (9 maggio 1897), sembrava di costatare tra i cristiani
di allora una certa dimenticanza dello Spirito Santo.
Da
qualche anno, invece, si è andato accentuando l'interesse di tutta la comunità
cristiana a questo tema tanto biblico e vitale. Giovanni XXIII parlava di una «novella
Pentecoste».
I
testi conciliari constatano un «passaggio dello Spirito Santo nella Chiesa», e
parlano di Lui circa trecento volte. Paolo VI diceva che «stiamo vivendo nella
Chiesa un momento privilegiato dello Spirito», e Giovanni Paolo Il non ha dubbi
nel qualificare la nostra epoca, come un' «epoca particolarmente affamata di
Spirito».
Nel
mese di marzo del 1982, su richiesta di Giovanni Paolo Il, si celebrò a Roma un
congresso internazionale e interconfessionale sullo Spirito Santo, per
commemorare
il
1600° anniversario del primo Concilio di Costantinopoli (a. 381). Questo
Concilio ecumenico definì la divinità dello Spirito Santo, lasciando ai
posteri la preziosa formula della nostra fede, esprimendola con queste parole
specifiche del «Credo» primitivo:
«Credo
nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal
Figlio.
Con
il Padre e il Figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti»...
Come
non ricordare l'enciclica «Dominum et Vivificantem» (Solennità di Pentecoste,
18 maggio 1986) di Giovanni Paolo Il? Nell'apporre la sua firma a questo
prezioso documento il Papa racconta di sé...
«Verso
i dieci anni ero chierichetto, ma non molto assiduo... Mia mamma non c'era più.
Fu mio padre, che accortosi della mia indisciplina, un giorno mi disse:
"Tu non sei un bravo chierichetto. Tu non preghi abbastanza lo Spirito
Santo. Devi pregarlo". E mi mostrò una preghiera. Non l'ho mai
dimenticata. Fu una grande lezione spirituale, una delle più durevoli e
forti... Il risultato di quella lezione della mia infanzia è la mia enciclica
sullo Spirito Santo».
In
questa marcia verso il Giubileo c'è un anno speciale - il 1998 - nel quale
dobbiamo accrescere la nostra devozione allo Spirito Santo.
Come
fare, però, perché il tema dello Spirito Santo, che è la terza persona della
SS. Trinità, diventi una realtà vitale, quotidiana? Come discernere i veri
carismi (doni) dello Spirito, il vero rinnovamento ecclesiale, gli avvenimenti
portatori della grazia e i segni dei tempi?
Questo
interrogativo non è una semplice curiosità, e neppure una discussione teorica
per passare il tempo... Perché già S. Teresa di Gesù, tanto amante dello
Spirito Santo, consigliava di distinguere attentamente nella nostra vita
l'azione dei tre «spiriti»: quello buono dello Spirito Santo, quello
semplicemente «naturale» e quello cattivo. La questione è di somma
importanza, perché v'è in essa la fedeltà al Vangelo, il progresso della vita
«spirituale» e l'efficacia della nostra missione nel mondo, che è la
missione nello Spirito.
*
«La Chiesa è spinta dallo Spirito Santo a cooperare perché sia compiuto il
piano di Dio, il quale ha costituito Cristo principio della salvezza per il
mondo intero» (LG 17).
*
«Rientra pertanto negli impegni primari della preparazione al Giubileo la
riscoperta della presenza e dell'azione dello Spirito... Lo Spirito è anche per
la nostra epoca l'agente principale della nuova evangelizzazione. Sarà dunque
importante riscoprire lo Spirito come Colui che costruisce il Regno di Dio nel
corso della storia e prepara la sua piena manifestazione in Gesù Cristo,
animando gli uomini nell'intimo e facendo germogliare all'interno del vissuto
umano i semi della salvezza definitiva che avverrà alla fine dei tempi» (TMA
45).
*
«E' lui il protagonista della missione!... Oggi a tutti i cristiani, alle
Chiese particolari ed alla Chiesa universale sono richiesti lo stesso coraggio
che mosse i missionari del passato e la stessa disponibilità ad ascoltare la
voce dello Spirito» (RMi 30).
-
Come posso ora ardire d'invitare a me lo Spirito Santo, Spirito di verità, io
che fui tutto menzogna? Non lo merito, no, mio Signore! Ma devo allora disperare
della tua infinita bontà? No, certo. Eccomi dunque prostrato a terra per
supplicarti a non aver più memoria delle mie bruttezze e demeriti. Perdona, o
Misericordia divina, al tuo ingratissimo servo, tu sei il Dio degli umili
contriti e penitenti peccatori, non mi condannare dunque ad essere privo di te
sottraendomi il tuo Spirito, poiché con questo ti voglio lodare tutti i giorni
della vita mia per lodarti poi sempre per tutta l'eternità...
-
Oh, quale forza hanno presso lo Spirito Santo i desideri di un'anima santa,
quale breccia fanno nel cuore di Dio! Come rimane toccato questo cuore anche da
un solo atto di carità compiuto da un giusto il quale vive santificato dalla
grazia, alla presenza dello Spirito Santo!.. .
-
I giusti della terra vengono fatti partecipi di abbondanti grazie, fino a
godere un anticipo della loro beatitudine, in quanto vivono di ardente brama e
di ansie amorose, tutti protesi verso la giustizia divina, verso lo Spirito
Santo, fonte e principio d'ogni bene.
-
O Dio buono, fa' che muoiano in me i desideri che danno la morte e vivano in me
sempre quelli che apportano la vita della grazia. Che io possa con verità
dire col santo profeta Isaia: «L'anima mia ti ha desiderato». Io ti desidero,
mio Bene, e ti desidero di cuore, non ho parole per spiegare le ansie amorose
dell'anima mia, ma ti apro il mio cuore, vieni: compi in me, con l'aiuto della
tua grazia divina, i desideri che sono propri dei giusti, perché non posso
avere altro bene maggiore in questa vita che quello di possedere totalmente te e
di rifiutare il tutto per te. Che non ami dunque altra cosa che te, mio
dolcissimo Bene, fintanto che mi sarà concesso di possederti per tutta
l'eternità nel tuo regno. Amen, fiat, fiat. (Ferreri V., ocd, L'azione dello
Spirito Santo nelle anime, Milano 1963)
La
dottrina o, meglio, la realtà dello Spirito Santo si manifesta di più nella
vita e negli insegnamenti di Gesù, che non nelle nostre esposizioni teoriche.
Nella vita del Signore, durante lo svolgersi di tutta la sua missione di
salvezza, troviamo lo Spirito Santo, che è presente per compiere e rivelarci il
mistero di Cristo e il mistero della Chiesa, da Lui redenta e inviata.
Nel
Vangelo secondo Luca, Gesù fu concepito per opera dello Spirito Santo nel seno
di Maria. Lo stesso Spirito illuminò e mosse Elisabetta e Simeone a scoprire in
Gesù il «Cristo» o Messia. Prima di iniziare la vita pubblica, quando aveva
circa trent'anni, Gesù si inoltrò nel deserto «condotto dallo Spirito»; ed
è la forza dello Spirito, che lo guidò a predicare il Vangelo ai poveri. Lo
Spirito riempiva di gioia il cuore di Cristo quando parlava col Padre. E quando
ci insegnò il «Padre nostro», ci esortò a chiedere al Padre lo «Spirito
Santo».
Il
Vangelo secondo Giovanni riassume gli insegnamenti e le promesse di Gesù
sulla venuta e sull'azione dello Spirito Santo. Gesù parla dello Spirito Santo
comparandolo all'«acqua viva» che ci fa «rinascere» ad una vita nuova, che
sazia la sete d'infinito, che ci fa pregare Dio con autenticità. Gesù offre
quest'«acqua viva» - lo Spirito Santo - ad ogni essere umano, senza eccezione,
a condizione ch'esso riconosca la sua sete di un «al di là», che è la «realtà
dell'eternità».
Durante
l'ultima cena, Gesù promise di inviare lo Spirito Santo alla sua Chiesa, per
trasformarla in trasparenza, testimonianza e strumento della vita nuova in
Cristo e nello Spirito. Gesù parlava di una presenza, di un insegnamento e di
un'azione santificatrice dello Spirito in noi. Essendo morto in croce per la
nostra salvezza, Gesù ci ha già comunicato l'«acqua», cioè lo Spirito
Santo che ci lava dai nostri peccati.
Il
giorno dell'Ascensione, Gesù, secondo la narrazione contenuta negli Atti
degli Apostoli, promise nuovamente la venuta dello Spirito Santo, il quale
avrebbe trasformato i discepoli in suoi araldi e testimoni fino agli ultimi
confini del mondo, dicendo loro che sarebbero stati «battezzati», «rivestiti»,
«trasformati» in una sua trasparenza: «Voi sarete battezzati in Spirito
Santo, fra non molti giorni... Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su
di voi e mi sarete testimoni fino agli estremi confini della terra».
L'effusione
dello Spirito Santo sulla comunità ecclesiale a Pentecoste fu la massima
espressione dell'azione redentrice di Cristo: il mondo può già essere «battezzato»,
ossia restaurato secondo i piani di Dio Amore; ma è necessario che la Chiesa in
ogni epoca storica, sia fedele strumento dello Spirito Santo, per annunciare
Cristo morto e risorto che chiama alla conversione, a cambiare cioè mentalità
e vita, per essere «battezzata» e trasformata in Lui. Fu appunto questo il
primo discorso di Pietro, nella prima manifestazione al mondo della Chiesa nel
mattino di Pentecoste.
*
«E' lui: lo Spirito di verità, il Paraclito, mandato da Cristo risorto per
trasformarci nella sua stessa immagine di risorto. Ecco: "La sera di quello
stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo
dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in
mezzo a loro e disse: Pace a voi! Detto questo, mostrò loro le mani e il
costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo:
Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". Dopo aver
detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo"
(cf Gv 20,10-22)» (DeV 24).
*
«Avvicinandosi la conclusione del secondo Millennio, che deve ricordare a tutti
e quasi render di nuovo presente l'avvento del Verbo nella "pienezza del
tempo", la Chiesa ancora una volta intende penetrare nell'essenza stessa
della sua costituzione divino-umana e di quella missione che la fa partecipare
alla missione messianica di Cristo, secondo l'insegnamento e il progetto
sempre valido del Concilio Vaticano II. Seguendo questa linea, possiamo risalire
al Cenacolo, dove Gesù Cristo rivela lo Spirito Santo come Paraclito, come
Spirito di verità, e parla della propria "dipartita" mediante la
Croce quale condizione necessaria della sua "venuta"» (DeV 61).
-
Vieni, o Spirito Santo, e dà a questi ministri, dispensatori dei misteri di
Dio, un cuore nuovo, che ravvivi in essi tutta l'educazione e la preparazione
che hanno ricevuto, che avverta come una sorprendente rivelazione il
Sacramento da loro ricevuto, e che risponda sempre con franchezza nuova ai
doveri incessanti del loro ministero verso il tuo Corpo Eucaristico e verso il
tuo Corpo Mistico: un cuore nuovo, sempre giovane e lieto.
-
Vieni, o Spirito Santo, e dà a questi ministri, discepoli e apostoli di
Cristo Signore, un cuore puro, allenato ad amare Lui solo, ch'è Dio con Te e
col Padre, con la pienezza, con la gioia, con la profondità che Egli solo sa
infondere, quando è il supremo, il totale oggetto dell'amore d'un uomo vivente
della tua grazia; un cuore puro, che non conosca il male se non per definirlo,
per combatterlo e per fuggirlo; un cuore puro, come quello d'un fanciullo capace
di entusiasmarsi e di trepidare.
-
Vieni, o Spirito Santo, e dà a questi ministri del Popolo di Dio un cuore
grande, aperto alla tua parola ispiratrice e chiuso ad ogni meschina ambizione,
alieno da ogni miserabile competizione umana e tutto pervaso dal senso della
santa Chiesa; un cuore grande e avido d'eguagliarsi a quello del Signore Gesù e
teso a contenere dentro di sé le proporzioni della Chiesa, le dimensioni del
mondo; grande e forte ad amare tutti, a tutti servire, per tutti soffrire;
grande e forte a sostenere ogni tentazione, ogni prova, ogni noia, ogni
stanchezza, ogni delusione, ogni offesa; un cuore grande, forte, costante,
quando occorre fino al sacrificio, solo beato di palpitare col cuore di Cristo e
di compiere umilmente, fedelmente, virilmente la divina volontà (Paolo VI,
Invocazione per i sacerdoti, 6-5-1970).
La
fede cristiana nello Spirito si percepisce più nella vita della Chiesa, che non
nelle argomentazioni teoriche. Per questo lo Spirito Santo nella Chiesa è
paragonato al principio vitale, cioè all'anima nel corpo umano (LG 7).
La
Chiesa si sente come se fosse sempre riunita nel cenacolo con Maria la Madre di
Gesù, per ricevere lo Spirito Santo, ed annunciare il Vangelo a tutti i
fratelli. Seguendo il comando di Gesù, la Chiesa si prepara continuamente a
ricevere una nuova pienezza dello Spirito.
La
venuta dello Spirito sugli apostoli nella festa di Pentecoste ha, come tutti gli
avvenimenti salvifici, le caratteristiche dell' «attualizzazione» e della «presenza»
continue. Questa venuta è realmente incessante. Per questo si può parlare ad
ogni ora della storia di una «novella Pentecoste» (Giovanni XXIII).
La
Chiesa primitiva si sentiva sempre guidata dallo Spirito Santo, inviato da Gesù.
E' Lui che orienta gli insegnamenti degli apostoli e che dà forza a tutta la
loro azione evangelizzatrice. Tutti i fedeli battezzati ricevono la presenza,
l'insegnamento e l'azione santificatrice dello Spirito, che li spinge ad una
crescita di santità e di apostolato, contemporaneamente alla costruzione
della comunità nella carità.
Come
al primo momento della sua esistenza, sempre la Chiesa ha coscienza e sente
l'esigenza di rinnovarsi per diventare la «trasparenza» e il segno «chiaro»
di Cristo, come Maria. Infatti, lo Spirito Santo ci spinge a tornare al primo
amore, disponendoci ad aprire le porte a Cristo che chiama alla santità e
all'apostolato.
La
Chiesa è raccolta in Gesù quando è fedele all'azione santificatrice dello
Spirito, che la fa vivere nella tensione della speranza attiva e impegnata verso
il ritorno ultimo del Signore. Anche il cristiano è «segnato» dal dono dello
Spirito, perché s'impegni nella «restaurazione di tutte le cose in Cristo».
La vera storia della Chiesa è segnata dall'effusione dei doni dello Spirito sui
credenti e della fedeltà agli stessi da parte di una Chiesa che ha la
consapevolezza di essere pellegrina.
L'atteggiamento
della coscienza ecclesiale circa una Pentecoste permanente, lo si può
paragonare all'atteggiamento mariano del «sì» perenne all'azione dello
Spirito Santo, che rende la Chiesa Vergine e Madre. Il Concilio Vaticano II
paragona l'Annunciazione di Maria alla Pentecoste della Chiesa, indicando che ciò
che in Maria avvenne nell'Annunciazione, nella Chiesa avvenne nella
Pentecoste; riceve infatti il Verbo sotto l'azione dello Spirito Santo, per
vivere di Lui e per comunicarlo a tutta l'umanità (LG 59; AG 4).
Questa
realtà mariana ed ecclesiale la troviamo nella sostanza di documenti
post-conciliari tanto importanti come, per esempio, l'«Evangelii nuntiandi» di
Paolo VI
e
la «Redemptor hominis» di Giovanni Paolo II. E' un invito alla Chiesa a
sviluppare tutta la sua vitalità soprannaturale, mediante un cammino di
preghiera, di perfezione e di missione senza confini, nel proprio cuore e
nell'azione. Si fortifica così l'unità vitale della Chiesa: «Popolo adunato
nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (LG 4).
Si
può dire che in ogni comunità, che vive con autenticità, si realizza ciò
che si realizzò nella Chiesa riunita nel cenacolo, dove «Maria implorava con
le sue preghiere il dono dello Spirito che all'Annunciazione l'aveva presa
sotto la sua ombra» (LG 59).
*
«Fu dalla Pentecoste che cominciarono gli "atti degli apostoli", allo
stesso modo che per l'opera dello Spirito Santo nella vergine Maria Cristo era
stato concepito, e per la discesa ancora dello Spirito Santo sul Cristo che
pregava questi era stato spinto a cominciare il suo ministero» (AG 44).
*
«Il tempo della Chiesa ha avuto inizio con la "venuta ", cioè con la
discesa dello Spirito Santo sugli apostoli riuniti nel Cenacolo di Gerusalemme
insieme con Maria, la Madre del Signore» (DeV 25).
*
«La Chiesa persevera nella preghiera, come gli Apostoli insieme a Maria, Madre
di Cristo, ed a coloro che in Gerusalemme costituivano il primo germe della
comunità cristiana e attendevano, pregando, la venuta dello Spirito Santo. La
Chiesa persevera nella preghiera con Maria. Questa unione della Chiesa orante
con la Madre di Cristo fa parte del mistero della Chiesa fin dall'inizio» (DeV
66).
*
«Come gli Apostoli dopo l'ascensione di Cristo, la Chiesa deve radunarsi nel
Cenacolo "con Maria, la Madre di Gesù" (At 1, 14), per implorare lo
Spirito ed ottenere forza e coraggio per adempiere il mandato missionario. Anche
noi, ben più degli Apostoli, abbiamo bisogno di essere trasformati e guidati
dallo Spirito» (RMi 92).
-
Non veniamo meno alla fede e alla speranza. Anche sopra di noi è venuta la virtù
dello Spirito divino, con lingue di luce e di fuoco, di quel fuoco della carità
recato da Cristo in terra, perché si accenda e divampi nel mondo. Anche noi
dobbiamo essere per Cristo testimoni fino alle estremità della terra.
Confessate anche voi Cristo; e il vostro amore per Lui sia la fiamma della carità
verso il prossimo; la vostra lingua sia la vostra vita virtuosa; il vostro
apostolato sia la luce di quell'azione religiosa e santa, intima e devota, che
esalti e testimoni in faccia alle Genti la fede e la speranza [...]
-
L'esortazione del Redentore divino ascendente al cielo è anche per noi.
Prendendo esempio da Pietro e dai discepoli nel primo Cenacolo della Chiesa
nascente, il nostro cuore arde per elevarsi nella invocazione dello Spirito,
Illuminatore, Maestro e Consolatore e da questo grandioso Cenacolo densissimo di
fedeli sale al cielo l'umile grido della fervida preghiera: Veni, Creator
Spiritus! Vieni, o Spirito Creatore!
-
O Spirito Creatore, che, volando sulle acque dell'universo creato, rinnovasti
la faccia della terra, «Volgiti; e mira dal cielo e osserva e cura questa vigna
e proteggi ciò che hai piantato di tua mano» (Ps. 79, 15-16).
-
Scendi, o Spirito Creatore. Sì. Tu sei già sceso, tu sei con noi; tu sei
vicino alla Sposa di Cristo, tu sei la sua vita, la sua anima, il suo conforto,
la sua difesa in ogni momento, e in particolar modo nei tempi dell'angustia e
del dolore. Versa dall'alto tanta pienezza dei tuoi doni, affinché tutti,
Pastore e gregge, irradino nel mondo il lume della loro fede, il sostegno della
loro speranza, la forza del loro amore.
-
Per te, Spirito Illuminatore, Spirito di consiglio e di fortezza, le menti
cristiane di ogni condizione, umile o alta, comprendano e sentano non solo la
straordinaria gravità, ma anche la ponderosa responsabilità dell'ora presente,
in cui un vecchio mondo, che tramonta nel dolore, ne sta generando uno nuovo.
Rischiara a tutti, quanti portano in fronte il nome di Cristo, il sentiero
angusto della virtù, che solo conduce a salvezza, affinché si scuotano dal
sonno della indifferenza, della tiepidezza e della irresoluzione, e prendano ad
avanzare fuori dei disordinati avvolgimenti delle cose terrene.
O
Spirito Creatore, visita le menti dei tuoi fedeli e riempi i cuori della tua
grazia!... Amen. (Pio XII, 14-51942).
Il
«Credo» primitivo riassume la fede della Chiesa nello Spirito Santo.
Meditiamole distinte l'una dall'altra queste affermazioni: «Credo
nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal
Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per
mezzo dei profeti... »
La
terza persona della SS. Trinità è il «Santo», è Dio, uguale al Padre e al
Figlio. E' il «Signore», cioè della stessa categoria divina di Cristo, il
Figlio di Dio. E' il «datore della vita», che fa partecipare le creature spirituali
alla vita divina, alla vita trinitaria di Dio Amore.
Nell'ultima
cena, Gesù parla della presenza (inabitazione), dell'insegnamento e
dell'azione santificatrice dello Spirito: «Egli dimora presso di voi e sarà in
voi», «vi insegnerà ogni cosa» e «mi renderà testimonianza».
E'
lo Spirito che «procede dal Padre e dal Figlio». Per questo è inviato «dal
Padre» «nel nome di Gesù», e «prende» tutto quello che è di Gesù per
comunicarcelo. E' inviato da Gesù stesso; cioè procede dal Padre e dal Figlio
come da un solo principio e da una comune «spirazione» d'amore.
Lo
Spirito Santo si può chiamare l'«Amore» o il «Dono» reciproco tra il Padre
e il Figlio, perché da essi procede come dalla stessa reciproca corrente
d'amore o come da un'unica fonte. Per questo è l'Amore sussistente, come un «soffio»
(bacio) reale, sostanziale, personale. E', infatti, una «persona» distinta dal
Padre e dal Figlio; è la terza persona della SS. Trinità, uguale in dignità
divina al Padre e al Figlio, formando in questo modo l'unità infinita e
trascendente di un solo Dio in tre persone.
Si
dice anche che procede dal Padre per il Figlio, non nel senso che il Figlio sia
strumento del Padre, ma perché la virtù «spiratrice» d'amore che il Figlio
ha, l'ha ricevuta dal Padre, gli è comunicata dal Padre.
Per
questo la nostra partecipazione alla vita divina avviene ad immagine della vita
trinitaria: dal Padre per il Figlio nello Spirito Santo. Oppure: nello Spirito
per Cristo al Padre.
Lo
Spirito Santo «con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato». Il nostro
amore a Dio, infuso dallo Spirito, ci rende partecipi dell'amore reciproco tra
il Padre e il Figlio. Possiamo già dire «Abbà! Padre!» a Dio con la voce e
l'amore di Gesù, grazie allo Spirito che abita in noi.
Lo
Spirito Santo, inviato da Gesù da parte del Padre, ci rivela i misteri di Dio.
E' lui che «ha parlato per mezzo dei profeti», che ispirò, cioè, le Sacre
Scritture ed accompagnò tutti i precursori di Gesù. Per questo, in Lui,
possiamo addentrarci nel significato della rivelazione contenuta nelle
Scritture. Gesù si rende presente nel nostro cammino ecclesiale, come si fece
presente agli apostoli e ai due discepoli di Emmaus, e ci comunica lo Spirito
affinché comprendiamo la Parola di Dio. Grazie allo Spirito Santo, possiamo
introdurci - con fede e amore - nella realtà intima del mistero di Dio (uno e
trino) e nel mistero dell'uomo (immagine di Dio).
*
«Si può dire che nello Spirito Santo la vita intima del Dio uno e trino si fa
tutta dono, scambio di reciproco amore tra le divine Persone, e che per lo
Spirito Santo Dio «esiste» a modo di dono. E' lo Spirito Santo l'espressione
personale di un tale donarsi, di questo essereamore. E' Persona-amore. E'
Persona-dono» (DeV 10).
*
«Nel dono fatto dal Figlio si completano la rivelazione e l'elargizione
dell'eterno amore: lo Spirito Santo, che nelle imperscrutabili profondità della
divinità è una Persona-dono, per opera del Figlio, cioè mediante il mistero
pasquale, in modo nuovo viene dato agli apostoli e alla Chiesa e, per mezzo di
essi, all'umanità e al mondo intero» (DeV 23).
*
«Maria è entrata nella storia della salvezza del mondo mediante l'obbedienza
della fede. E la fede, nella sua più profonda essenza, è l'apertura del cuore
umano davanti al dono: davanti all'autocomunicazione di Dio nello Spirito Santo.
Scrive san Paolo: 'Il Signore è lo Spirito, e dove c'è lo Spirito del Signore,
c'è libertà". Quando Dio uno e trino si apre all'uomo nello Spirito
Santo, questa sua "apertura" rivela ed insieme dona alla creatura-uomo
la pienezza della libertà. Tale pienezza si è manifestata in modo sublime
proprio mediante la fede di Maria, mediante "l'obbedienza della fede"
davvero: "beata colei che ha creduto!" (cf Lc 1,45)» (DeV 51).
-
Lo Spirito Santo è Spirito di verità, e pertanto in chi lo riceve cerca verità,
ed abborrisce la menzogna e la doppiezza di cuore, ch'egli chiama ipocrisia. Lo
Spirito di verità non si comunica a coloro che non si curano d'aver monda la
coscienza, purificata dalle colpe e s'accontentano dell'esteriore ipocrisia per
piacere agli uomini. Essi perciò rimangono esclusi dalla comunione degli
eletti.
-
San Bernardo insegna ancora che tutte le anime che desiderano d'essere fatte
partecipi delle grazie e comunicazioni dello Spirito Santo devono avere una
grande umiltà. Umiltà vera, dice il Santo, con cui l'uomo si conosca
interamente e conoscendosi si annienti e s'avvilisca ai suoi propri occhi;
umiltà che gli faccia conoscere che da sé nulla può, nulla vale, e che tutto
viene dal fonte d'ogni bene che è Dio, senza del quale egli è miseria e
peccato. Questa è la verità che piace al Signore e che Egli raccomanda per
bocca del profeta Zaccaria: «Amate solo la verità e la pace» (8, 19).
-
L'umiltà fa spaziosa la stanza del_ cuore per poter contenere Dio, il quale non
è contenuto nei cieli; nella misura che l'umiltà cresce nell'anima, cresce
anche la capacità della medesima, per essere poi abbondantemente riempita
dalla grazia dello Spirito Santo. Anzi, la porta per cui lo Spirito Santo entra
nell'anima con l'abbondante influsso della sua grazia, è proprio questa verità
fatta d'umiltà.
-
Oh mio Dio, quanto stretto sarà dunque questo mio cuore se resta privo della
verità! Quanto angusta, anzi chiusa sarà la sua porta se è ostacolato dalla
vanità e dalla superbia del mondo! Deh, aprila tu con la forza del tuo braccio
onnipotente, rendi libera l'anima mia con la tua santissima grazia! Finora amai,
è vero, la vanità e, lo confesso, cercai la menzogna e perciò non ho l'ardire
di comparirti davanti, né ho il coraggio d'alzar gli occhi al cielo, vedendomi
per mia colpa così indegno; le mie iniquità non hanno numero, per esse mi
trovo abbassato imo a terra, avvinto con legami di ferro che mi impediscono
persino di alzare il capo e tanto meno di respirare l'aura vitale dello Spirito
Santo. Vedo che mi dovresti castigare con giusta ira perché più volte ti
provocai non facendo la tua santissima volontà e disprezzando i tuoi precetti
(p. V Ferreri, id.).
Spiegando
gli atteggiamenti con i quali dobbiamo pregare il «Padre nostro», Gesù ci
dice che dobbiamo chiedere al Padre di comunicarci il suo Spirito: «Se dunque
voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il
Padre vostro celeste darà lo Spirito a coloro che glielo chiedono».
La
Chiesa, descritta nel libro dell'Apocalisse, segue la voce dello Spirito Santo
che la spinge ad aprire il suo cuore a Cristo. In armonia con questo invito
dello Spirito, la Chiesa - che è la Sposa - chiede la venuta di Cristo Sposo:
«Lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni!... Vieni, Signore Gesù!». Questa è la
preghiera permanente della Chiesa che, secondo gli Atti degli Apostoli,
invocava continuamente la venuta dello Spirito sui credenti in Cristo, mentre
conferiva loro il battesimo, la cresima e l'ordine.
Tuttavia
per venti secoli, la Chiesa non ha cessato di chiedere anche la venuta dello
Spirito Santo e di pregare nello stesso Spirito. Nella liturgia si chiede
continuamente al Padre, per il Figlio, il dono dello stesso Spirito. Le
preghiere più belle con le quali si chiede questo «dono» sono quelle della
solennità di Pentecoste: l'inno dei Vespri: «Vieni, Spirito creatore», e il
canto meditativo della Messa, detto anche «sequenza»: «Vieni, Santo
Spirito...». La Chiesa è una continua invocazione: «Vieni!». Eleva una
richiesta umile e fiduciosa: «Manda il tuo Spirito»!... Si chiede un cuore
nuovo e puro, pieno di amore, per essere configurati a Cristo e partecipi della
sua vita divina. Nella preghiera allo Spirito Santo, la Chiesa esprime tutta la
sua fede in Lui, la sua fiducia e la sintonia con i suoi disegni di salvezza su
tutti gli uomini.
La
Chiesa chiede lo Spirito, invoca lo Spirito, prega nello Spirito. La preghiera
per eccellenza è il «Padre nostro». E' Lui che ci fa invocare Dio: «Abbà!
Padre», esprimendo così, «guidati dallo Spirito», la filiazione divina che
Gesù ci ha partecipato. E' sempre lo Spirito del Figlio che il Padre ci invia e
ci comunica, affinché possiamo realizzare ed esprimere nella preghiera e
nella vita la nostra condizione di figli. Ed è lo stesso Spirito che ci spinge
a lavorare per trasformare la creazione e l'umanità che «geme» in noi, mentre
aspetta con ansia la redenzione.
Gesù,
parlando con la Samaritana, insegna il cammino della preghiera: «I veri
adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità». L'uomo, cioè, può
avvicinarsi a Dio per ricevere il suo Spirito, a condizione che si presenti
come esso è, con autenticità, umiltà e verità. Allora, è lo Spirito del
Padre e del Figlio che ci fa entrare in questa corrente trinitaria di Dio
Amore: «Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno
sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con
insistenza per noi, con gemiti inesprimibili».
La
preghiera e tutta la vita della Chiesa si trasformano in una permanente «gloria
al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo». Questo è il fine della liturgia e
la sicurezza di poter fare di tutta la vita una espressione di lode a Dio
Amore. Così pure è nella preghiera allo Spirito e nello Spirito, che la Chiesa
si rende capace di mettere in pratica il comandamento nuovo dell'amore verso
tutti, come Cristo ha amato noi.
*
«Il soffio della vita divina, lo Spirito Santo, nella sua maniera più semplice
e comune, si esprime e si fa sentire nella preghiera. E' bello e salutare
pensare che, dovunque si prega nel mondo, ivi è lo Spirito Santo, soffio
vitale della preghiera. E' bello e salutare riconoscere che, se la preghiera
è diffusa in tutto l'orbe, nel passato, nel presente e nel futuro,
altrettanto estesa è la presenza e l'azione dello Spirito Santo, che «alita»
la preghiera nel cuore dell'uomo... La preghiera rimane sempre la voce di tutti
coloro che apparentemente non hanno voce... La preghiera è anche la rivelazione
di quell'abisso, che è il cuore dell'uomo: una profondità, che è da Dio e che
solo Dio può colmare, proprio con lo Spirito Santo... Dunque, lo Spirito Santo
non solo fa sì che preghiamo, ma ci guida «dall'interno» nella preghiera,
supplendo alla nostra insufficienza, rimediando alla nostra incapacità di
pregare: egli è presente nella nostra preghiera e le dà una dimensione divina»
(DeV 65).
-
Ciò che preme affermare è la necessità della grazia, cioè d'un intervento
divino, eccedente l'ordine naturale, tanto per la nostra salvezza personale,
quanto per il compimento del piano della redenzione a favore di tutta la Chiesa
e dell'umanità intera, che la misericordia di Dio chiama a salvamento.
Riferiamoci al grande capitolo della dottrina sulla grazia e sulla
giustificazione, di cui tanto ha parlato il Concilio tridentino, e di cui ancora
la teologia moderna discute come di tema di supremo interesse. La necessità
della grazia suppone un bisogno imprescindibile da parte dell'uomo; il bisogno
che il prodigio della Pentecoste abbia a continuare nella storia della Chiesa
e del mondo; e ciò nella duplice forma, con cui il dono dello Spirito Santo è
elargito agli uomini, per santificarli dapprima e per arricchirli di prerogative
speciali, che chiamiamo carismi, in ordine al bene del prossimo e
specialmente della comunità dei fedeli. Se ne parla molto oggi; e, tenuto conto
della complessità e della delicatezza d'un simile tema, non possiamo che
augurarci che una nuova abbondanza, oltre che di grazia, di carismi sia ancor
oggi concessa alla Chiesa di Dio.
-
Noi ora ci limiteremo a ricordare le condizioni principali da parte dell'uomo
per ricevere il dono di Dio per eccellenza, ch'è appunto lo Spirito Santo, il
quale, noi sappiamo «soffia dove vuole», ma non rifiuta l'anelito di chi
l'attende, lo chiama e l'accoglie (ancor se questo anelito stesso provenga da
un'intima sua ispirazione). Quali sono queste condizioni? Semplifichiamo la
difficile risposta dicendo che la capacità di ricevere questo «dolce Ospite
dell'anima», esige la fede, esige l'umiltà e il pentimento, esige
normalmente un atto sacramentale; e nella pratica della nostra vita religiosa
reclama il silenzio, il raccoglimento, l'ascoltazione, e soprattutto
l'invocazione, la preghiera, come fecero gli Apostoli con Maria nel Cenacolo.
Saper attendere, saper chiamare: Vieni, o Spirito creatore...; Vieni, o Spirito
Santo!
Se
la Chiesa saprà entrare in una fase di simile predisposizione alla nuova e
perenne venuta dello Spirito Santo, Egli, il «Lume dei cuori», non tarderà a
concedersi, per il gaudio, la luce, la forza, la virtù apostolica e la carità
unitiva, di cui oggi la Chiesa ha bisogno (16-10-1974).
-
Il Signore annunzia un nuovo rapporto tra Lui e l'uomo, rapporto che diverrà
interiore colloquio di Dio con le anime. Vedendo i discepoli tristi, smarriti,
annunzia che Egli manderà loro lo Spirito Santo: il Paraclito, parola che ha
molti significati: avvocato, assistente, aiuto, difensore, consolatore, che sta
vicino e che viene per dare sussidio, infondere una energia, apportare qualche
cosa di nuovo: quella realtà appunto che il Catechismo chiama la grazia,
presenza di Dio, operante dentro di noi per rendere santa e buona l'anima
nostra. Per quelli che sanno ascoltare e seguire, e che cercano l'ineffabile,
stupendo colloquio interiore, (lo Spirito Santo) diventa voce attiva di Dio nel
profondo delle anime. La vita spirituale del cristiano non è soltanto una
esplicazione delle sue energie naturali, ma si sviluppa, si potrebbe dire, in
una simbiosi, una vita associata, una inabitazione dello Spirito Santo dentro di
noi. (Paolo VI, 26-4-1964)
Fin
dall'inizio della Chiesa, gli Apostoli, seguendo il mandato del Signore,
annunciarono il battesimo in relazione ad una comunicazione dello Spirito: «Pentitevi
e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la
remissione dei peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo».
Il
cristiano è «battezzato», cioè «impregnato» della vita di Dio Amore, che
è Padre, Figlio e Spirito Santo. Grazie a questa vita divina o vita nello
Spirito, i cristiani formano una sola Chiesa o un solo Corpo mistico: «Noi
tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo... e
tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito». Il dono dello Spirito, ricevuto
nel battesimo, ha dato inizio ad un processo di configurazione a Cristo che deve
giungere alla sua pienezza.
Infatti,
come continuazione del battesimo, gli Apostoli imponevano le mani per comunicare
una nuova effusione dello Spirito Santo per mezzo del sacramento della
confermazione. In questo modo i cristiani hanno la forza di testimoniare Cristo
e di perseverare nella fede, anche in mezzo alle difficoltà e alle
persecuzioni.
Alcuni
fedeli furono poi scelti perché collaborassero con gli apostoli nella guida
della comunità. Su questi collaboratori venivano imposte le mani affinché
ricevessero una nuova effusione dello Spirito Santo. Mediante il dono dello
Spirito, che ora viene comunicato con il sacramento dell'ordine, i sacerdoti
ministri (vescovi, presbiteri, diaconi) vengono configurati più profondamente a
Cristo Sacerdote, Capo della Chiesa, e buon Pastore che dà la vita.
Nei
sacramenti del battesimo, confermazione e ordine, si riceve il «carattere»,
il segno permanente, cioè del dono e della comunicazione dello Spirito. Così
che tutti i cristiani, ciascuno secondo la propria vocazione e stato di vita,
restano segnati col «suggello dello Spirito che era stato promesso, pegno della
nostra eredità».
Ogni
sacramento è portatore di una grazia speciale - o sacramentale - dello Spirito,
anche se il «carattere» o segno permanente di questo dono si esprime solo per
mezzo dei tre sacramenti sopra indicati. Ogni vocazione cristiana e ogni
servizio ecclesiale, specialmente nella vita liturgica e comunitaria, contiene
una grazia particolare dello Spirito Santo. E' nell'Eucaristia, però, che troviamo
la «fonte e il culmine» di tutta la vita della Chiesa e, pertanto, di tutta
l'effusione dello Spirito Santo (PO 5-6).
L'Eucaristia
fa presente il mistero redentore di Cristo, il quale per aver versato il suo
sangue in sacrificio, può comunicare il suo Spirito (l'«acqua viva») alla
Chiesa. La «Pasqua», cioè il passaggio di Gesù al Padre, abbraccia la morte,
la risurrezione e l'ascensione del Signore, culminando con l'invio dello Spirito
Santo alla sua Chiesa, il giorno di Pentecoste. Per mezzo della celebrazione
eucaristica, continuata nell'impegno della vita quotidiana, si realizza
particolarmente la Pentecoste permanente.
Uno
dei punti basilari del rinnovamento post-conciliare, ancora poco apprezzato e
poco vissuto dalla comunità ecclesiale, è la ristrutturazione della
preghiera eucaristica («canone» della Messa) che mette in risalto l'«epiclesis»,
ossia l'invocazione dello Spirito Santo, che trasforma il pane e il vino nel
Corpo e nel Sangue del Signore, per trasformare, al tempo stesso, la comunità
cristiana in «un solo corpo» di Cristo. La comunità cristiana può, allora,
dar gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Può pregare il «Padre
nostro» con la voce e l'amore di Gesù; può praticare il comandamento
dell'amore e vivere in «comunione» con i fratelli di tutta la famiglia umana.
In
questa dinamica della preghiera liturgica («canone», «epiclesis») si
svolge tutta la vita della Chiesa, nel suo sviluppo di preghiera, di santità,
di convivenza fraterna e di apostolato, sotto l'azione dello Spirito Santo,
inviato dal Padre e dal Figlio.
Possiamo
così comprendere meglio l'affermazione conciliare del Vaticano II: «Tutti i
ministeri ecclesiali e le opere d'apostolato sono strettamente uniti alla Sacra
Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti, nella santissima Eucaristia è
racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa».
*
«Mediante l'Eucaristia le persone e le comunità, sotto l'azione del Paraclito
consolatore, imparano a scoprire il senso divino della vita umana, richiamato
dal Concilio: quel senso, per cui Gesù Cristo "svela pienamente l'uomo
all'uomo", suggerendo "una certa similitudine tra l'unione delle
Persone divine e l'unione dei figli di Dio nella verità e nella carità".
Una tale unione si esprime e si realizza specialmente mediante l'Eucaristia,
nella quale l'uomo, partecipando al sacrificio di Cristo, che tale
celebrazione attualizza, impara anche a "ritrovarsi... attraverso un
dono... di sé", nella comunione con Dio e con gli altri uomini, suoi
fratelli» (DeV 62).
*
«I Sacramenti significano la grazia e conferiscono la grazia: esprimono la vita
e danno la vita. La Chiesa è la dispensatrice visibile dei sacri segni, mentre
lo Spirito Santo vi agisce come il dispensatore invisibile della vita che essi
significano. Insieme con lo Spirito c'è ed agisce Cristo Gesù» (DeV 63).
-
La Chiesa ci dice: coltivate la devozione allo Spirito Santo e sarete in
comunione con Cristo e capirete che il Signore diventa da Maestro esteriore,
come dice Sant'Agostino, un Maestro interiore, l'ispiratore attraverso il
linguaggio del Paraclito, dei buoni pensieri, delle nostre buone volontà, Colui
che ci rende capaci di virtù che da noi stessi non sapremmo esercitare; la
sorgente - e quanti hanno ricevuto la Cresima lo ricorderanno - dei sette doni,
di queste energie di sapienza, di intelligenza, di consiglio, di fortezza, di
scienza, di pietà, di timor di Dio, che rendono l'anima fiammante di vita
spirituale, riflesso della vita divina sopra di lei, per essere fatta specchio a
questi raggi che scendono dal cielo e che Cristo riverbera sopra le anime che
sono ricettive di questa luce.
La
nostra vita spirituale non è un soliloquio, una chiusura dell'anima su se
stessa, ma un dialogo, una ineffabile conversazione, una presenza di Dio da non
ricercare più nel cielo né fuori, né solo nelle chiese, ma in se stessa:
quanta gioia, quanta energia, quanta speranza dà l'abbandonarsi a questo
abbraccio interiore che Dio dà alle anime devote e veramente fedeli! Bisogna
ricordarsi dello Spirito Santo; e dovrebbe essere la prima, la suprema nostra
devozione, ad invocarlo, specialmente in questo periodo che ci prepara alla
festa della Pentecoste, e a cercare di essere anche noi capaci di captare questa
voce interiore e silenziosa, questa presenza di Dio e a pregustare in questo
colloquio che si chiama la vita spirituale cristiana, qualche cosa del colloquio
eterno a cui siamo invitati per il Paradiso. (Paolo VI, 26 aprile 1964)
-
Lo Spirito Santo ci garantisce la vita eterna in Cristo nella pienezza finale
del regno di Dio. Si tratta della nostra autentica vita cristiana, vissuta
appunto «in grazia di Dio». Tante, troppe cose per queste nostre umili parole.
Grandi verità, grandi questioni. Ci accorgiamo almeno della straordinaria
ricchezza della vita religiosa, della sua profondità, della sua bellezza. Non
per nulla siamo alle soglie del regno di Dio, al quale il regno di Cristo ci
introduce, ci educa, ci rende partecipi.
-
Fermiamoci ad una sola considerazione: alla necessità di vivere in grazia di
Dio. E riportiamoci al Vangelo. Vi ricordate l'episodio, narrato
dall'evangelista San Giovanni? Al capitolo terzo del suo Vangelo, circa l'intervista
notturna d'un «notabile» del suo tempo e del suo ambiente, di nome Nicodemo,
il quale, andato per esplorare chi veramente fosse e che cosa in sostanza
insegnasse Gesù, si ebbe da Cristo questa prima e sconvolgente rispo-
sta:
«In verità, in verità ti dico che se uno non nasce di nuovo, non può vedere
il regno di Dio». E' cosi preannunciata la necessità d'una vita nuova,
derivante da un principio diverso, estrinseco, superiore e infuso nella nostra
esistenza naturale per renderla idonea a partecipare, in una precisa forma e
misura, niente meno che alla vita divina: «In verità, in verità ti dico,
insiste Gesù, se uno non rinascerà dall'acqua (allude al battesimo), non può
entrare nel regno di Dio». Il dotto interlocutore, Nicodemo, lì per lì, non
comprende nulla; ma comprendiamo noi, che ricordiamo altri insegnamenti di
Cristo, su questa rivelazione e su questa instaurazione d'una gratuita, nuova,
mistica vitalità - la vita divina o della grazia - del credente, fedele
seguace di Cristo Salvatore.
-
Facciamo un salto agli ultimi discorsi del Signore nell'ultima Cena, alle
estreme, commoventi, ineffabili sue confidenze circa la nuova, divina comunione
mediante la quale egli, con una sua inattesa presenza, rimarrà dopo la sua
scomparsa dalla scena temporale, ancora con quelli che si possono dire «i
suoi»: rimarrà con l'invio dello Spirito Santo, il Paraclito, l'assistente, il
consolatore, l'ospite interiore, il rivelatore della verità salvifica, il
suggeritore della preghiera incomparabile. San Paolo moltiplica espressioni
stupende su questo fatto prodigioso dello Spirito Santo che viene nella nostra
anima col suo divino respiro, con la sua luce rischiarante e rassicurante, con
la sua forza, che può trarre dalla nostra naturale debolezza il testimonio,
l'eroe, il martire, il santo, quale dev'essere il vero seguace di Cristo.
-
Siamo nel misticismo dei contemplativi? nel sentimentalismo dei poeti? nella
sfera dei carismatici iniziati? cioè ad un livello straordinario e solo da
pochi raggiungibile di vita cristiana? No, siamo sul piano comune di coloro
che vivono «in grazia di Dio». Manifestazioni spirituali singolari a parte,
che davvero sono privilegio e conquista di pochi, questa animazione dello
Spirito Santo, la quale ci fa «giusti», ci dà modo di rendere buone e
meritorie tutte le nostre oneste azioni; ci fa progredire nella intelligenza e
nella pratica dello stile cristiano per la nostra vita, ci trasforma in «santuari»,
in cui abita Dio santissimo, Uno e Trino, ci assicura perciò la continuità,
anzi il mistero indescrivibile della vita futura, è per tutti!
Figli
carissimi, riflettiamo bene, è per noi tutti! Per tutti disponibile, per tutti
anzi doverosa e necessaria; l'alternativa prospettata per la nostra sorte eterna
non ammette dubbi: dobbiamo vivere oggi, per poi vivere sempre beati, in grazia
di Dio.
Voi
sapete come può essere fragile questa situazione; ma tutti dobbiamo confermarci
nella duplice convinzione: è necessario, è possibile, sì, vivere in grazia
di Dio. Ecco il nostro ricordo pasquale; ecco la nostra vigilia per la prossima
ed eccelsa solennità della Pentecoste: la festa dello Spirito Santo, la festa
per noi della grazia divina. (Paolo VI, 29-5-1974)
Nelle
lettere di S. Paolo viene detto ripetutamente che la Chiesa, e ogni cristiano in
particolare, è tempio dello Spirito Santo. E' un tempio formato di «pietre
vive», poiché la vita del cristiano è un «sacrificio spirituale» che si
offre per mezzo di Cristo al Padre.
La
presenza dello Spirito Santo in noi non è statica o decorativa, ma diventa una
presenza vivificante e trasformante. La presenza di Dio Padre, Figlio e
Spirito Santo diviene «dono» a noi e trasforma noi in «dono» a Lui,
facendoci entrare nell'intimità dell'amore eterno tra il Padre e il Figlio
nello Spirito Santo. Per questa presenza dello Spirito Santo, il cristiano
diventa dimora di Dio.
C'è
una presenza di Dio che si chiama «immensità»: Dio è presente ovunque
sostenendo l'essere di ogni creatura. La presenza di Dio in noi è presenza di
«inabitazione» e di donazione, a condizione che il nostro essere si apra a
Dio Amore, cioè sia in grazia: «La speranza non delude, perché l'amore di
Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci è
stato dato ».
Il
cuore dell'uomo, dove Dio abita per la sua iniziativa d'amore che lo fa «dono»
a noi, diventa un «cuore nuovo» (Ez 36,26-27), mediante l'evento di una «nuova
nascita» o nascita «nello Spirito», come spiegò Gesù al rabbino Nicodemo (Gv
3,5).
Quando
Dio creò l'uomo, «soffiò nelle sue narici un alito di vita» e lo fece a sua
immagine, espressione e segno della sua «gloria». E' come l'azione amorosa di
un padre che prende il suo piccolo figlio (di «fango») per innalzarlo
all'altezza delle sue labbra e stampare in lui un «bacio». Questo «bacio» di
Dio, adesso, è la grazia; è la redenzione di Gesù; è la comunicazione
della filiazione divina partecipata a noi. Per questa effusione o «bacio» di
Dio che ci comunica il suo «soffio», il suo «Spirito», diventiamo e siamo
figli «adottivi» di Dio, figli nel Figlio.
Grazie
all'inabitazione di Dio in noi per la comunicazione dello Spirito Santo, siamo
un solo corpo mistico di Cristo, un solo popolo di Dio, una sola Chiesa o comunità
dei credenti che vive nella carità. Questa unità vitale di tutti i credenti
nella Chiesa e che costituisce la Chiesa deve iniziare nel cuore umano per
realizzarsi necessariamente nella convivenza familiare e sociale. E' un
riflesso dell'unità di Dio Amore. L'unica definizione sulla Chiesa che ci ha
lasciato il Concilio Vaticano II, presa dagli scritti del Vescovo africano s.
Cipriano, descrive così questa armonia della carità o «agape» cristiana: «La
Chiesa universale si presenta come un popolo che deriva la sua unità dall'unità
del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (LG 4).
La
Santissima Vergine, il giorno dell'Annunciazione, divenne il tempio dello
Spirito Santo, che la fece Vergine-Madre . La Chiesa, dal giorno di Pentecoste e
grazie alla redenzione di Gesù, riceve continuamente questo stesso Spirito, per
fare di lei il segno e lo strumento di Cristo che raccoglie in unità vivente
tutti i popoli. La presenza vivificante dello Spirito rende la Chiesa vergine
(fedele), madre (feconda) e missionaria (LG 59; AG 4).
*
«Lo Spirito... viene invocato per "convincere il mondo quanto al
peccato"... Convincere del peccato vuol dire dimostrare il male nel mondo
contenuto. Il che equivale a rivelare il mistero dell'iniquità... Il peccato è
un atto contrario alla volontà di Dio... [Tuttavia questo stesso] Spirito
Santo, che secondo le parole di Gesù "convince il mondo del peccato"
- [cioè dimostra che nel mondo c'è il peccato e che questo è offesa di Dio] -
è l'amore del Padre e del Figlio e, come tale, è il dono trinitario e, al
tempo stesso, l'eterna fonte di ogni elargizione divina al creato» (DeV 39).
Soprattutto della sua misericordia (ivi).
*
« "Figli di Dio", infatti, sono - come insegna l'Apostolo -
"tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio" (cf Rom 8,14). La
figliolanza dell'adozione divina nasce negli uomini sulla base del mistero
dell'incarnazione, dunque grazie a Cristo, l'eterno Figlio. Ma la nascita, o rinàscita,
avviene quando Dio Padre "manda nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio
"... La grazia santificante è l’uomo il principio e la fonte della nuova
vita: vita divina, soprannaturale» (DeV 52).
-
Noi dobbiamo, innanzi tutto, invocare lo Spirito Santo. Come il Padre e il
Figlio, lo Spirito Santo è Dio; desidera anch'Egli la nostra santità. Del
resto, rientra nel piano divino che noi ci rivolgiamo allo Spirito Santo così
come ci rivolgiamo al Padre e al Figlio, ai quali Egli è uguale in potenza e in
bontà. La Chiesa in questo ci è di guida. Essa conclude il ciclo delle
solennità che celebrano i misteri di Cristo con la festa del mandato visibile
dello Spirito Santo: la Pentecoste. Essa ha delle preghiere meravigliose,
delle aspirazioni piene di ardore, come il Veni, Creator Spiritus, per domandare
la grazia allo Spirito divino. Dobbiamo ricorrere a Lui spesso. «O Amore
infinito, che procedi dal Padre e dal Figlio, donami lo spirito di adozione,
insegnami ad agire sempre come vero figlio di Dio. Dimora in me, fa' che io
dimori in te, per amare come ami tu. Sono niente senza di te: "Senza la tua
forza nulla è nell'uomo, nulla senza colpa...". lo non valgo niente, ma
tienimi unito a te, riempimi del tuo amore, perché io resti unito col tuo
aiuto, al Padre e al Figlio. Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi
fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore. Vieni e lancia sopra di noi,
dall'alto dei cieli, un raggio della tua luce! O luce beata, penetra col tuo
splendore fin nell'intimo del cuore dei tuoi fedeli. Fonte viva, fuoco
ardente, amore, unzione spirituale, vieni! Versa la luce nei nostri spiriti,
diffondi la carità nei nostri cuori, consolida con la tua forza incessante la
nostra debolezza»! - Chiediamo soprattutto al', Padre celeste di inviare
questo Spirito. Per la grazia santificante, noi siamo suoi figli. Ora, è questa
qualità di figli che spinge il Padre a colmarci dei suoi doni. E' perché dama
come figli suoi che ci dona il suo Figlio. La comunione - eucaristica «è il
pane dei figli». Ma è ancora perché siamo suoi figli che ci manda il suo
Spirito: «Dono dell'altissimo Padre...». Che ci dice, infatti, San Paolo? «Perché
siete suoi figli, Dio ha mandato nei vostri cuori lo Spirito del Figlio suo».
E' lo Spirito del Figlio, perché procede dal Figlio come dal Padre, e il Figlio
lo manda, come lo manda il Padre. Per questo nel Prefazio della Messa dello
Spirito Santo noi diciamo: «E' veramente degno e giusto che noi ti ringraziamo,
Signore santo, Padre onnipotente, Dio eterno, per mezzo di Cristo Nostro
Signore, che, salito al cielo e assiso alla tua destra, manda sui figli di
adozione lo Spirito Santo che aveva promesso».
-
Ecco, dunque, che lo Spirito Santo è donato, con la grazia santificante, a
tutti i figli di adozione, a tutti i fratelli di Gesù. E siccome questo dono
è divino e contiene tutti i doni più preziosi di vita e di santità, la sua
effusione in noi è «una sorgente di gioia che riempie di letizia il mondo
intero». (D.
Columba Marmion)
La
vita cristiana è «vita in Cristo». Il nome e la realtà di Gesù si
manifestano nella vita del cristiano; però «nessuno può dire: "Gesù è
Signore", se non sotto l'azione dello Spirito Santo». Per questo la vita
cristiana è vita «spirituale», cioè vita secondo lo Spirito. La vita «spirituale»
è una crescita di preghiera, di perfezione e di missione. Il cammino della
preghiera unifica l'uomo, facendogli sperimentare ed esprimere il suo rapporto
con Dio per mezzo di un atteggiamento filiale sempre più semplice ed autentico.
Il
cammino della perfezione è una dinamica di vita «nello Spirito, per Cristo, al
Padre». Lo Spirito Santo ci purifica («lava ciò che è sordido»), ci riempie
di luce («luce dei cuori») e ci trasforma in Cristo, affinché possiamo
presentarci al Padre come figli. E' lo sviluppo della filiazione divina
partecipata: «Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro
sono figli di Dio». Lo Spirito Santo ci svuota dei nostri peccati ed egoismi,
ci riempie di carità e ci trasforma in dono a Dio e ai fratelli.
Il
cammino della Missione o dell'apostolato è una relazione personale con Cristo
per approfondire il suo messaggio ed annunciarlo a tutta la comunità umana: «Lo
Spirito di verità che procede dal Padre, Egli mi renderà testimonianza; e
anche voi mi renderete testimonianza perché siete stati con me fin dal
principio».
Tanto
nella preghiera come nel cammino di perfezione o nell'azione missionaria, il
cristiano impara ad entrare sempre più in sintonia con Cristo al fine di
pensare come Lui, sentire come Lui e amare come Lui. E' lo sviluppo delle virtù
teologali (fede, speranza, carità), che si concretizzano anche attraverso le
virtù morali (prudenza, giustizia, fortezza, temperanza).
L'azione
dello Spirito Santo in noi si va approfondendo fin dal battesimo affinché
queste virtù cristiane diventino un progressivo «rivestirci di Cristo».
Quando questa azione divina su di noi diventa più intensa fino a guidarci
completamente, le grazie dello Spirito prendono il nome di doni. L'uomo, allora,
si sente spinto più fortemente e soavemente verso la consumazione dell'Amore.
Il risultato di questa nuova une dello Spirito Santo produce «i frutti
specificamente chiamati dello Spirito Santo: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza,
bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé».
La
vita secondo lo Spirito punta a farci agire e reagire amando, in qualsiasi
circostanza, anche fra le tribolazioni e le persecuzioni. E' l'atteggiamento
descritto da Gesù nelle Beatitudini: «Amate i vostri nemici e pregate per i
vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste... Siate dunque
perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». Lo Spirito Santo ci porta
ad essere, progressivamente, perfette immagini di Dio Amore.
*
«Si può veramente ripetere che "gloria di Dio è l'uomo vivente, ma vita
dell'uomo è la visione di Dio" (S. Ireneo): l'uomo, vivendo una vita
divina, è la gloria di Dio, e di questa vita e di questa gloria lo Spirito
Santo è il dispensatore nascosto» (DeV 59).
*
«L'attività missionaria esige una specifica spiritualità che riguarda, in
particolare, quanti Dio ha chiamato ad essere missionari. Tale spiritualità
si esprime, innanzitutto, nel vivere in piena docilità allo Spirito: essa
impegna a lasciarsi plasmare interiormente da lui, per divenire sempre più
conformi a Cristo» (RMi 87).
-
Vigiliamo per non contrariare l'azione dello Spirito Santo in noi. Dice San
Paolo. «Non spegnete lo Spirito» (cfr 1 Ts 5, 19). Ed ancora: «Attenti a non
contristare lo Spirito Santo» (cfr Ef 4, 30). L'azione dello Spirito
nell'anima è delicata, perché è un'azione di compimento, di
perfezionamento. Sono dei tocchi di infinita delicatezza. Noi dobbiamo vegliare
per non contrariare l'opera di questo Spirito divino per causa della nostra leggerezza,
della nostra dissipazione volontaria, della nostra indifferenza o della nostra
resistenza voluta, deliberata, per qualche attaccamento sregolato al nostro
egoismo. Non fidatevi, nelle cose di Dio, della saggezza umana, perché allora
lo Spirito Santo vi abbandonerà a questa prudenza naturale; e voi sapete ciò
che san Paolo dice, che essa è agli occhi di Dio «una sciocchezza»: «è stoltezza
davanti a Dio» (cf 1 Cor 3, 19). Questa azione dello Spirito Santo è
perfettamente compatibile con quelle debolezze improvvise, che ci sfuggono così
spesso e che noi deploriamo, con le nostre infermità, con le nostre tentazioni.
La nostra povertà nativa non respinge lo Spirito Santo: egli è il «Padre dei
poveri» come lo chiama la Chiesa.
-
Ciò che è incompatibile con la sua azione è la resistenza voluta,
freddamente ammessa alle sue ispirazioni. Perché? Prima di tutto perché lo
Spirito procede per amore, è l'Amore stesso. Tuttavia, benché il suo amore per
noi sia incommensurabile, benché la sua azione sia infinitamente potente, lo
Spirito Santo rispetta sovranamente la nostra libertà e non violenta affatto
la nostra volontà. Noi abbiamo il triste privilegio di potergli resistere; ma
niente contraria l'amore più della resistenza ostinata alle sue proposte.
Inoltre, specialmente per mezzo dei suoi doni, lo Spirito Santo ci guida nel
cammino della santità e ci fa vivere da figli di Dio. Ora, nei doni, è lo
Spirito Santo che spinge e determina l'anima ad agire. L'atteggiamento
dell'anima non è certamente quello di restare interamente passiva, ma di
disporsi all'ispirazione divina, di ascoltarla, di esserle prontamente fedele.
Niente smussa l'azione dello Spirito Santo in noi più della freddezza verso
questi movimenti interni che ci portano verso Dio, che ci spingono
all'osservanza dei suoi comandamenti, all'esecuzione della sua volontà, alla
carità, all'umiltà, alla confidenza. Un «no» risposto volontariamente, un «no»
deliberato, anche in piccole cose, contraria l'opera dello Spirito Santo in noi.
La sua azione si fa meno forte, più rara e l'anima resta allora in grado
ordinario, ad un livello
mediocre
di santità: la sua vita soprannaturale manca di intensità. E se queste
resistenze volontarie, deliberate, freddamente ammesse, si moltiplicano,
diventano frequenti, abituali, lo Spirito Santo tace. L'anima allora,
abbandonata a se stessa, senza guida e senza sostegno interiore nella via della
salvezza e della perfezione, è molto vicina a diventare preda del principe
delle tenebre. E' la morte della carità. «Non spegnete lo Spirito Santo» (1
Ts 5, 19), perché esso è come un fuoco d'amore che brucia nelle anime nostre.
-
Restiamo dunque, piuttosto, nella misura della nostra debolezza, ma con
generosità, fedeli allo «Spirito di verità» che è anche lo Spirito di
santificazione; siamo delle anime prontamente sensibili al tocco di questo
spirito! Quando ci lasciamo guidare dal movimento di questo Spirito divino,
quando siamo, nella misura della nostra debolezza, costantemente fedeli alle sue
sante ispirazioni, a quelle ispirazioni che ci portano verso Dio, verso ciò che
a Lui piace, il risultato è che la nostra anima agisce pienamente, nel senso
della sua adozione divina. Allora essa produce quei frutti (cfr Gal 5, 22
Vulg.), che sono talvolta il termine dell'azione dello Spirito Santo in noi e,
per la loro soavità, sono per noi come la ricompensa anticipata della nostra
fedeltà a quest'azione. Questi frutti sono - così li enumera San Paolo - la
carità, la gioia, la pace, la pazienza, la benignità, la bontà, la
longanimità, la dolcezza, la confidenza, la modestia, la continenza e la castità.
Questi frutti, degni dello Spirito di amore e di santità, sono anche degni del
Padre nostro celeste che vi trova la sua gloria. Degni, infine, sono di Gesù
Cristo che li ha meritati e al quale lo Spirito Santo ci unisce. (D. Columba
Marmion)
Ogni
grazia di Dio può essere considerata come un «dono» dello Spirito Santo,
poiché attribuiamo a Lui tutto ciò che è amore e dono. Dio stesso, infatti,
ci si comunica come un dono del Suo amore. Chiamiamo però doni dello Spirito
Santo alcune grazie speciali e permanenti che potenziano le virtù cristiane e
ci aiutano a «agire e reagire» in più profonda sintonia con Dio. I teologi
sono abituati a dire che allora si agisce in «modo deiforme», come se fossimo
rivestiti da «abiti soprannaturali». Quando Gesù si presentò a Nazaret,
applicò a se stesso il testo di Isaia, che parla dei sette doni o mozioni dello
Spirito. I santi Padri, i testi liturgici e gli insegnamenti del Magistero,
parlano di questi sette doni che vengono conferiti al cristiano affinché si
conformi maggiormente a Cristo. Alle sette virtù (tre teologali e quattro
morali) corrispondono questi sette doni, che fortificano la nostra vita nuova
nello Spirito, rendendola più spontanea, più semplice e più conforme con Dio.
Il
dono della sapienza
è una esperienza di Dio, una intuizione «sapienziale» o conoscenza amorosa,
che nasce dalla carità: «Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo
amerò e mi manifesterò a lui». Tutto si vede e si analizza dal punto di vista
di Dio Amore: «Tutto è grazia» (s. Teresa di Lisieux), «Dio mio e mio tutto»
(s. Francesco d'Assisi).
Il
dono dell'intelletto
è un approfondimento dei misteri della fede, è l'intuizione che in ogni
riflessione o ragionamento di fede vi è un «al di là» che ci fa vedere
l'unità eterna e storica della salvezza universale: tutto viene da Dio e tutto
esprime e ritorna a Dio come Gloria: «Il mio Amato (sono) le montagne...» (s.
Gv della Croce).
Il
dono del consiglio
rafforza la virtù della prudenza e ci aiuta a operare rettamente e con
equilibrio. E' la serenità di Dio partecipata, che semina la pace in noi e
intorno a noi. In tutte le circostanze si trova la forma e il modo di agire e
reagire nel migliore dei modi: amando e servendo, cercando la gloria di Dio e il
bene degli altri.
Il dono della
fortezza comunica l'energia e il coraggio per
superare le difficoltà con audacia, inclusa anche l'eroicità cristiana. E'
la virtù omonima della fortezza, unita alla fiducia, che si appoggia a Dio; «Quando
sono debole è allora che sono forte». E' la forza, che sa trasformare tutte le
difficoltà in nuove possibilità di amare e servire.
Il
dono della scienza
(molto simile a quello dell'intelletto) rafforza la nostra fede, per
illustrarci l'armonia di tutte le realtà create da Dio e da Lui sorrette. Per
mezzo del dono della sapienza vediamo tutte le cose come le vede Dio; con quello
della scienza vediamo Dio in tutte le cose. Tutto ci porta a Lui e alla
realizzazione dei suoi disegni nella storia della salvezza universale.
Il
dono della pietà
ci fa riconoscere Dio, come nostro Padre con un atteggiamento filiale, e i
fratelli come figli dello stesso Padre. Grazie a questo dono, impariamo a
guardare tutti (Dio e i fratelli), amando e rispettando il loro essere, amandoli
per se stessi; non per ciò che hanno, ma per ciò che sono. E' quindi, un
atteggiamento di giustizia, che rispetta, ascolta, ama, ammira, ringrazia, loda
e, quando si tratta di Dio, adora.
Il dono del
timore di Dio è l'atteggiamento delicato e
attento riguardo a Dio, per compiacerlo in ogni più piccolo dettaglio; è il
dono che ci aiuta a ordinare tutti i nostri desideri e i nostri timori secondo
l'amore filiale. Perfeziona la virtù della temperanza. E', dunque, docilità e
riverenza con l'atteggiamento del figlio che vuole evitare ogni dispiacere al
Padre, teneramente amato. «Tutto per amore» (s. Teresa di G. Bambino).
Il nostro essere si va aprendo sempre più
a Dio. Seguendo questi doni e mozioni dello Spirito, sentiamo in noi quella
fiamma misteriosa che senti s. Ignazio di Antiochia mentre, sulle strade di
Roma, andava verso il martirio: «Sento in me, nel più profondo del cuore, il
rumore di un'acqua viva che mi dice: Vieni al Padre!». E' la fiamma, che ci va
purificando da ogni scoria per renderci un riflesso di Dio. «Oh fiamma di amor
viva, che soave ferisci dell'alma mia il più profondo centro! Poiché non sei
più schiva, se vuoi, l'opra finisci, rompi la tela per questo dolce incontro»
(s. Giovanni della Croce).
*
«Non si può testimoniare Cristo senza riflettere la sua immagine, la quale è
resa viva in noi dalla grazia e dall'opera dello Spirito. La docilità allo
Spirito impegna ad accogliere i doni della fortezza e del discernimento, che
sono tratti essenziali della stessa spiritualità» (RMi 87). «Divenendo
"luce dei cuori", cioè delle coscienze, lo Spirito Santo
"convince del peccato", ossia fa conoscere all'uomo il suo male e,
nello stesso tempo lo orienta verso il bene. Grazie alla molteplicità dei suoi
doni, per cui è invocato come il "settiforme ", ogni genere di
peccato dell'uomo può essere raggiunto dalla potenza salvifica di Dio. In realtà
- come dice san Bonaventura - "in virtù dei sette doni dello Spirito Santo
tutti i mali sono distrutti e sono prodotti tutti i beni". Sotto l'influsso
del Consolatore si compie quella conversione del cuore umano, che è condizione
indispensabile del perdono dei peccati» (DeV 42). «Qui Egli diventa... vero
"padre dei poveri, datore dei doni, luce dei cuori"; diventa
"dolce ospite dell'anima", che la Chiesa saluta incessantemente sulla
soglia dell'intimità di ogni uomo. Egli, infatti, porta "riposo e
riparo" in mezzo alle fatiche, al lavoro delle braccia e delle menti umane;
porta "riposo" e "sollievo" in mezzo alla calura del giorno,
in mezzo alle inquietudini, alle lotte e ai pericoli di ogni epoca; porta,
infine, la "consolazione", quando il cuore umano piange ed è
tentato dalla disperazione» (DeV 67).
-
Mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente per stabilirmi
in te, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell'eternità; che
nulla possa turbare la mia pace o farmi uscire da te, mio immutabile Bene, ma
che ogni istante mi porti più addentro nella profondità del tuo mistero.
Pacifica la mia anima, fanne il tuo cielo, la tua dimora preferita e il luogo
del tuo riposo; che io non ti lasci mai solo, ma sia là tutta quanta, tutta
desta nella mia fede, tutta in adorazione, tutta abbandonata alla tua azione
creatrice. O mio amato Cristo, crocifisso per amore, vorrei essere una sposa
del tuo Cuore, vorrei coprirti di gloria, vorrei amarti... fino a morirne!...
Ma sento la mia impotenza e ti chiedo di rivestirmi di te stesso, di
immedesimare la mia anima con tutti i movimenti della tua Anima, di
sommergermi, d'invadermi, di sostituirti a me, affinché la mia vita non sia che
un'irradiazione della tua vita. Vieni nella mia anima come Adoratore, come
Riparatore e come Salvatore. O Verbo eterno, Parola del mio Dio, voglio passare
la mia vita ad ascoltarti, voglio farmi tutta docilità per imparare tutto da
te. Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze, voglio
fissare sempre e restare sotto la tua grande luce. O mio Astro amato, incantami
perché non possa più uscire dallo splendore dei tuoi raggi. O Fuoco consumatore,
Spirito d'amore, scendi sopra di me, affinché si faccia nella mia anima come
un'incarnazione del Verbo ed io sia per lui un'aggiunta d'umanità nella quale
egli rinnovi tutto il suo mistero; e tu, o Padre, chinati sulla tua piccola
creatura, coprila della tua ombra e non guardare in lei che il Diletto nel quale
hai riposto tutte le tue compiacenze. O miei Tre, mio Tutto, mia Beatitudine,
Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo, mi consegno a te come una
preda. Seppellisciti in me perché mi seppellisca in te, in attesa di venire a
contemplare nella tua luce l'abisso delle tue grandezze. (b. Elisabetta della
Trinità, 21-11-1904)
La
Chiesa di Corinto apprezzava molto i «carismi», ossia le grazie speciali dello
Spirito Santo. S. Paolo ci dà notizia di molti di essi. Lo stesso apostolo
parla dei «doni» molteplici anche presso i cristiani di Roma. Ai cristiani di
Efeso spiega che essi hanno una stessa vocazione e che la crescita della
Chiesa è armonica come la crescita di un corpo.
E'
molto difficile precisare il nome e la portata di queste grazie speciali («carismi»).
Tuttavia questo è sicuro: essi sono sempre per il bene e per il servizio di
tutta la comunità o di tutto il Corpo mistico di Gesù. La Chiesa è un solo
Corpo, nonostante la diversità dei carismi, poiché «uno solo è lo Spirito»
che li infonde.
S.
Paolo enumera i doni di sapienza, di scienza, di fede, delle «guarigioni», del
discernimento, delle «lingue», dell'interpretazione delle lingue, del
servizio, dell'insegnamento, dell'esortazione, del dono di sé.... A volte, si
tratta degli stessi doni che abbiamo riassunto più sopra. Nella Chiesa
primitiva c'erano, con una certa frequenza, queste manifestazioni anche esterne.
Tuttavia le manifestazioni prodigiose del giorno di Pentecoste sembra siano
state totalmente speciali.
Gli
autori spirituali ampliano l'elenco dei «carismi», o meglio li concretizzano
nelle manifestazioni più conosciute nel campo dell'«esperienza»
soprannaturale: visioni, locuzioni, elevazioni, «stimmate», estasi, messaggi
in stato di «trance», «telepatia», ecc. A seconda delle epoche, delle
culture e ambienti sociali differenti, va cambiando il centro d'interesse verso
questi fenomeni da parte delle persone e dei gruppi. Fondamentalmente sono
fenomeni simili. In alcuni gruppi attuali, si apprezzano di più i doni della
«profezia», delle «guarigioni» e delle «lingue». Che pensare, poi, di
tutta quella questione tanto difficile, che è classica nella storia delle
religioni circa le manifestazioni religiose che avvengono non solamente dentro,
ma anche al di fuori del cristianesimo? S. Paolo ci segnala un punto di
riferimento e di garanzia, come la chiave di volta di tutto: la carità e l'unità,
così pure la «comunione» con la Chiesa. Se mancasse la carità che è il «carisma»
principale, mancherebbe la certezza dell'esistenza degli altri carismi. Se vi
fossero manifestazioni straordinarie, ma non ci fosse la carità, non
sarebbero manifestazioni della grazia e non servirebbero a niente: «Se anche
parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono
come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della
scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne,
ma non avessi la carità, non sono nulla...».
I
Santi che hanno parlato a proposito di queste manifestazioni (s. Teresa, s.
Giovanni della Croce, s. Giovanni d'Avila, s. Ignazio di Loyola, ecc.) hanno
tracciato alcune linee orientative, in vista di un buon discernimento:
1)
La santità e la contemplazione non consistono in nessuno di questi carismi.
2)
Non c'è mai la certezza assoluta sull'origine soprannaturale di queste
manifestazioni (salvo in caso di miracoli di primo grado e di profezie sul
futuro della libertà umana).
3)
Alcune grazie di Dio (o grazie dello Spirito) hanno, come effetto secondario,
alcune manifestazioni esterne (nel corpo, nell'ambiente, ecc.).
4)
Quando la carità è matura, queste manifestazioni spariscono (salvo che servano
per il bene degli altri).
5)
Le persone che hanno questi fenomeni esterni, non devono cercarli e non li
cercano per se stessi; pertanto, li tengono nel nascondimento, senza ostentarli.
6)
Questi effetti esterni possono essere causati anche da spiriti cattivi o dal
nostro spirito «naturale» (psicologia).
In
tutta questa problematica tanto delicata, ci vuole il «discernimento degli
spiriti», del quale parlano s. Paolo e s. Giovanni. E' il tema che vedremo in
seguito.
Il
Concilio Vaticano Il parla con frequenza dei carismi dello Spirito Santo. Sono
grazie speciali che si armonizzano tra loro nella comunione o nella carità
della Chiesa. L'azione dello Spirito Santo si verifica sempre in relazione ai
segni esterni e visibili della Chiesa: «Questi carismi, dai più straordinari a
quelli più semplici e più diffusi, siccome sono soprattutto adatti alle
necessità della Chiesa e destinati a rispondervi, vanno accolti con gratitudine
e consolazione.
Non
bisogna però chiedere imprudentemente i doni straordinari, né sperare da essi
con presunzione i frutti del lavoro apostolico.
Il
giudizio sulla loro genuinità e sul loro uso ordinato appartiene a coloro che
detengono l'autorità nella Chiesa; ad essi spetta soprattutto di non estinguere
lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono» (LG 12).
*
«Lo Spirito Santo introduce la Chiesa nella pienezza della verità (cf Gv
16,13), la unifica nella comunione e nel ministero, la provvede e dirige con
diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti (cf Ef
4,11-12; 1 Cor 12,4; Gal 5,22)» (LG 4).
*
«Maria, che concepì il Verbo incarnato per opera dello Spirito Santo e che poi
in tutta la propria esistenza si lasciò guidare dalla sua azione interiore...
è la donna docile alla voce dello Spirito, donna del silenzio e dell'ascolto,
donna di speranza, che seppe accogliere come Abramo la volontà di Dio
"sperando contro ogni speranza" (Rom 4,18). Ella ha portato a piena
espressione l'anelito dei poveri di Jahvé, risplendendo come modello per
quanti si affidano con tutto il cuore alle promesse di Dio» (TMA 48).
-
O silenziosa e beatificante Trinità, sorgente suprema di luce, d'amore e di
immutabile pace, tutto in cielo, sulla terra e fino negli abissi è ordinato
alla lode di gloria del tuo Nome.
-
Per unirmi all'incessante lode del Verbo, che sale verso di te dalle profondità
dell'anima di Cristo, mi offro per Lui, con Lui, e in Lui, ad imitazione della
Vergine dell'incarnazione e mediante le sue mani purissime, come ostia della
Trinità.
-
Padre amatissimo, la grazia d'adozione del mio battesimo ha fatto di me il tuo
figlio. Conservami. Nessuna colpa volontaria venga ad offuscare, anche leggermente,
la purezza della mia anima; ma che la mia vita, ogni giorno sempre più fedele,
si elevi verso di te, nell'abbandono filiale e illimitato di figlio che si sa
amato dalla tenerezza d'un Padre onnipotente.
-
O Verbo, pensiero eterno del mio Dio, figura della sua sostanza e splendore
della sua gloria, non voglio più altra luce che te. Illumina le mie tenebre con
la tua luce di vita. Fa' che cammini fermo nella fede, sempre più docile ai
lumi della tua sapienza, della tua intelligenza e della tua scienza, attendendo
il giorno in cui ogni altra luce svanirà in presenza dello sfolgorante
splendore del tuo volto divino.
-
Spirito Santo, che unisci il Padre e il Figlio in una beatitudine senza fine,
insegnami a vivere in tutti gli istanti e attraverso ogni cosa, nell'intimità
del mio Dio, sempre più consumato nell'unità della Trinità. Sì, soprattutto,
concedimi il tuo Spirito d'amore per animare della tua santità i più piccoli
atti della mia vita, affinché io sia veramente nella Chiesa, per la redenzione
delle anime e la gloria di Dio, un'ostia d'amore alla lode della Trinità.
-
Padre, Figlio e Spirito Santo, Trinità ardente e creatrice, che guidi tutti gli
esseri dell'universo con forza e soavità verso il loro fine eterno, associami
alla fecondità della tua azione. Dammi un’anima di Cristo" redentore.
-
Fa' che la mia vita, mio Dio, si svolga tutt'intera sul piano della redenzione,
con la piena coscienza che, attraverso i più piccoli particolari d'una
esistenza umana, si compiono i tuoi disegni eterni; che alla luce delle tue
ispirazioni e con l'aiuto della tua grazia, io scelga di
essere,
nel posto in cui mi hai messo, redentore con Cristo, collaboratore con Lui
all'azione meravigliosamente feconda della tua Trinità nel mondo.
-
Tutti i miei atti siano pieni di quella giustizia che salva, innanzi tutto, i
diritti di Dio, affinché Egli sia, in ogni circostanza, «servito per primo».
Tutte le mie azioni siano animate da quel sentimento fraterno verso gli uomini
che rende a ciascuno ciò che gli è dovuto, ma col sorriso della carità, come
conviene tra i figli di uno stesso Padre che ci attende nei cieli.
-
Dammi una forza d'animo invincibile. Che il mio amore per te sia più forte
della morte, che la mia volontà compia sempre rigorosamente il proprio dovere;
che nulla rallenti il mio ardore nel tuo servizio; ispirami l'audacia delle
grandi imprese e dammi la forza di compierle, se occorre, fino al martirio per
la più grande gloria del tuo nome.
-
Ti domando un'anima d'una limpidezza di cristallo, degna di essere un tempio
vivente della Trinità. Dio santo, conserva la mia anima nell'unità con il
Cristo, con tutta la sua potenza d'amare, avida di partecipare incessantemente
alla tua purezza infinita. Che essa attraversi questo mondo corrotto, santa e
immacolata nell'amore, nella tua sola presenza, sotto il tuo solo sguardo, senza
la più piccola macchia, senza la più piccola colpa che venga ad offuscare in
lei lo splendore della tua bellezza.
-
E tu, Vergine purissima, Madre di Dio e del Cristo totale, che hai sempre per
missione essenziale di dare Gesù al mondo, forma in me un'anima di Cristo. Che
associato come te a tutti i sentimenti del Verbo incarnato possa, in ogni mio
atto, esprimere il Cristo agli occhi del Padre. Come te, voglio essere ostia per
la Chiesa, amandola fino a dare la mia vita per essa, con la tenerezza
dell'amore stesso del Cristo.
-
Figlia del Padre, Madre del Figlio, Sposa dello Spirito Santo, uniscimi, nella
misura con la quale la mia anima ne sarà capace, a tutto il mistero della tua
vita, identificato a quella di Cristo. Dopo Gesù, tu sei il modello supremo di
ogni santità, l'ideale di tutte le anime che vorranno essere nella Chiesa, per
la redenzio-
ne
del mondo e la più grande gloria di Dio, ostia della Trinità.
-
Dopo questo mondo che passa, quando le ombre della terra per me saranno svanite,
fa' che la mia vita eterna si svolga davanti a Dio nell'incessante lode di gloria
al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo (cfr M. M. Philipon, o.p., I sacramenti
nella vita cristiana, BS 1959, pag. 157 ss.).
Seguendo
le norme tracciate da s. Paolo e praticate dai santi nella storia della Chiesa,
potremmo dire che il discernimento è un atteggiamento permanente di carità,
che suppone unione con Dio e unione con i fratelli, insieme con l'armonia, la
limpidezza e la rettitudine nel proprio cuore. Se è lo Spirito Santo che ispira
e muove la nostra vita personale e comunitaria, Egli ci conduce come Gesù,
verso il deserto e verso i poveri, con un atteggiamento di gioia pasquale, che
è manifestazione della speranza. Tanto il discernimento personale come quello
comunitario, si realizza seguendo le mozioni dello Spirito Santo, il quale ci
porta alla preghiera, all'umiltà, al sacrificio e al lavoro ordinario, che è
il «nostro Nazaret», il «nostro deserto». La capacità di entrare in questo
«deserto» diventa capacità di vicinanza ai fratelli, specialmente ai più
bisognosi e a quelli che soffrono. Insomma ai «poveri».
La
nostra sofferenza, trasformata in amore, diventa «gioia» e pace nello Spirito,
garanzia della «vita nuova» in Cristo. «Beato» chi trasforma ogni
circostanza umana in una possibilità di servire nel donarsi a Dio e ai
fratelli. Il discernimento segue, infatti, la dinamica delle Beatitudini
evangeliche.
Quando
in un dato momento si intravvede la possibilità di agire e reagire amando e
perdonando, senza cercare il proprio interesse, il discernimento è chiaro e
sicuro. Questo, però, esige preghiera, consiglio, dialogo, studio dei
criteri della Chiesa, obbedienza agli orientamenti dei pastori... Il
discernimento è una grazia che richiede collaborazione e anche il tempo
necessario.
Tutte
queste indicazioni valgono per il discernimento personale, comunitario e degli
avvenimenti storici («segni dei tempi»). Bisogna discernere l'azione della
grazia, specialmente quando si tratta dei doni dello Spirito, per non cadere
nelle illusioni, soprattutto se si tratta della propria vocazione, di
cambiamenti, di ispirazioni, di desideri, di scelte, di consolazioni,
desolazioni, itinerari di preghiera, forme di vita comunitaria, rinnovamento
personale e strutturale...
Nel
caso di fenomeni straordinari in questa persona o nell'altra - dei quali abbiamo
parlato prima - valgono gli stessi criteri, tenendo presente che questi fenomeni
hanno un valore molto secondario e che possono essere, a volte, frutto della
nostra natura (psicologia) o dello spirito del male. E' abbastanza facile, per
esempio, dalla nostra prospettiva storica, il discernimento sulle «stimmate»
di s. Francesco, che sono dei veri segni esterni di un carisma interiore, cioè
del desiderio ardente di amare e di soffrire come Gesù nella passione. Il «poverello»
non si preoccupava d'altro, e perciò cercò sempre di nascondere le
manifestazioni esterne, causate contro la sua volontà; la sua carità e umiltà
erano la garanzia dell'autenticità.
La
fedeltà allo Spirito Santo è sempre in sintonia vitale con la presenza di Dio
Amore, con la sua Parola e con la sua azione santificatrice ed evangelizzatrice.
Quando abitualmente siamo fedeli all'azione dello Spirito Santo nella vita
quotidiana, è facile accertare il discernimento delle sue luci e mozioni anche
nei momenti straordinari.
La
fedeltà deve divenire più esigente quando si vuol raccogliere e si sta con un
gruppo di fratelli con i quali condividere le preoccupazioni della perfezione e
dell'evangelizzazione. Nella vita comunitaria bisogna creare un clima di
fiducia, che favorisca in tutti la vita di preghiera e di donazione. Si può
perseverare, allora, nella decisione abituale di vivere il nostro «sì»
all'azione della grazia e dei carismi dello Spirito Santo, come la Vergine.
La
massima espressione dei carismi dello Spirito Santo per un cristiano è saper
vivere e morire amando e perdonando. E' il vero «martirio»: è l'amore «più
grande» (cfr Gv 15, 13); è quello di Gesù crocifisso e risorto.
Quando
lo Spirito Santo agisce più profondamente nella vita personale, scompaiono
molte sicurezze umane, comprese le manifestazioni esterne dei «carismi» secondari,
per far spazio all'atteggiamento permanente di radicale povertà, sapendosi
amati da Dio e spinti ad amarlo e a farlo amare da tutti.
Al
di sopra di ogni riflessione ed esperienza umana di ordine psicologico, resta
solo la convinzione della «presenza» e della «parola» di Dio. E'
l'esperienza dell'incontro con Cristo presente, che è «Parola» del Padre
(eternamente pronunciata nell'amore dello Spirito), che è anche l' «Emmanuele»
(Dio con noi), divenuto nostro fratello per opera dello Spirito Santo. E'
necessario imparare ad entrare in questo silenzio sonoro (s. Giovanni della
Croce) di una vita secondo lo Spirito.
*
«L'azione universale dello Spirito non va separata dall'azione peculiare, che
Egli svolge nel corpo di Cristo ch'è la Chiesa. Infatti, è sempre lo Spirito
che agisce sia quando vivifica la Chiesa e la spinge ad annunziare il Cristo,
sia quando semina e sviluppa i suoi doni in tutti gli uomini e i popoli,
guidando la Chiesa a scoprirli, promuoverli e recepirli mediante il dialogo.
Qualsiasi presenza dello Spirito va accolta con stima e gratitudine, ma il
discernerla spetta alla Chiesa, alla quale Cristo ha dato il suo Spirito per
guidarla alla verità tutta intera (cf. Gv 16, 13)» (RMi 29).
-
O mio Dio, Trinità Beata, io desidero amarti e farti amare, lavorare alla
glorificazione della Santa Chiesa salvando le anime che sono sulla terra e
liberando quelle che soffrono nel purgatorio. Desidero compiere perfettamente
la tua volontà e arrivare al grado di gloria che mi hai preparato nel tuo
regno; in una parola, desidero essere Santa, ma sento la mia impotenza e ti
domando, o mio Dio, di essere tu stesso la mia Santità!
-
Poiché mi hai amata fino a darmi il tuo unico Figlio perché sia il mio
Salvatore e il mio Sposo, i tesori infiniti dei suoi meriti sono miei ed io te
li offro con gioia, supplicandoti di non guardarmi che attraverso il Volto di
Gesù e nel suo Cuore ardente d'Amore.
-
Ti offro ancora tutti i meriti dei Santi sia del Cielo che della terra, i loro
atti d'Amore e quelli dei Santi Angeli; ti offro infine, o Beata Trinità,
l'Amore e i meriti della Santa Vergine, mia Madre diletta. A lei affido la mia
offerta pregandola di presentartela. Il suo Figlio divino, mio Amato Sposo, nei
giorni della sua vita mortale ci ha detto: «Tutto ciò che domanderete al
Padre mio, nel mio nome, ve lo darà!». Sono dunque certa che esaudirai i miei
desideri. Lo so, o mio Dio: più vuoi dare, più fai desiderare! Sento nel mio
cuore desideri immensi ed è con fiducia che ti chiedo di venire a prendere possesso
della mia anima. Ah, non posso ricevere la Santa Comunione tanto spesso come
desidero! Ma, Signore, non sei tu Onnipotente?... Resta in me, come nel tabernacolo:
non allontanarti mai dalla tua piccola ostia!
-
Vorrei consolarti dell'ingratitudine dei cattivi e ti supplico di togliermi la
libertà di dispiacerti. Se qualche volta cado per debolezza, il tuo Sguardo
Divino purifichi subito la mia anima consumando tutte le mie imperfezioni,
come il fuoco che trasforma ogni cosa in se stesso... - Ti ringrazio, o mio Dio,
di tutte le grazie che mi hai accordate, in particolare di avermi fatta passare
attraverso il crogiuolo della sofferenza. Sarà con gioia che ti contemplerò
nell'ultimo giorno mentre reggi lo scettro della Croce. Poiché ti sei degnato
di darmi in sorte questa Croce tanto preziosa, spero di rassomigliarti nel
Cielo e di veder brillare sul mio corpo glorificato le sacre stimmate della
tua Passione!
Dopo
l'esilio della terra, spero di venire a goderti nella Patria; ma non voglio
ammassare meriti per il Cielo, voglio lavorare per il tuo solo Amore, con
l'unico scopo di farti piacere, di consolare il tuo Sacro Cuore e di salvare
anime che ti ameranno eternamente.
-
Alla sera di questa vita, comparirò davanti a te a mani vuote, perché non ti
chiedo, Signore, di contare le mie opere. Ogni nostra giustizia è imperfetta ai
tuoi occhi. Voglio dunque rivestirmi della tua propria Giustizia e ricevere dal
tuo Amore il possesso eterno di Te stesso. Non voglio altro Trono e altra Corona
che, Te, o mio Amato!
-
Ai tuoi occhi il tempo è nulla: un giorno solo è come mille anni. Tu puoi
dunque prepararmi in un istante a comparire davanti a te.
-
Allo scopo di vivere in un atto di perfetto Amore, mi offro come vittima
d'olocausto al tuo Amore misericordioso, supplicandoti di consumarmi senza
posa, lasciando traboccare nella mia anima le onde d'infinita tenerezza che sono
racchiuse in te, così che io diventi Martire del tuo Amore, o mio Dio!
-
Questo martirio, dopo avermi preparata a comparire davanti a te, mi faccia
infine morire e la mia anima si slanci senza ritardo nell'eterno abbraccio del
Tuo Amore Misericordioso!
-
Voglio, o mio Amato, ad ogni battito del cuore rinnovarti questa offerta un
numero infinito di volte, fino a che, svanite le ombre, possa ridirti il mio
Amore in un Faccia a Faccia Eterno! (Maria Francesca Teresa di Gesù Bambino e
del Volto Santo, religiosa carmelitana indegna, Festa della SS. Trinità, 9
giugno 1895).
-
O Dio nascosto nella prigione del tabernacolo, con gioia torno presso di te ogni
sera per ringraziarti delle grazie che mi hai concesse, e implorare perdono per
le mancanze che ho commesse lungo il giorno che se ne è andato come un sogno! O
Gesù, come sarei felice se fossi stata molto fedele! Ma, ahimè, spesso la sera
sono triste perché sento che avrei potuto rispondere meglio alle tue grazie...
Se fossi più unita a te, più caritatevole con le mie sorelle, più umile e più
mortificata, proverei meno pena a intrattenermi con te nella preghiera!
Tuttavia, o mio Dio, ben lontana dallo scoraggiarmi alla vista delle mie
miserie, vengo a te con fiducia, ricordandomi che «non sono quelli che stanno
bene che hanno bisogno del medico, ma i malati». Ti supplico dunque di
guarirmi, di perdonarmi! Ed io, Signore, mi ricorderò «che l'anima alla quale
tu hai rimesso di più, deve anche amarti più delle altre»! Ti offro tutti i
battiti del mio cuore come altrettanti atti d'amore e di riparazione e li unisco
ai tuoi meriti infiniti. Ti supplico, o mio Divino Sposo, di essere tu stesso il
Riparatore della mia anima, di agire in me senza tener conto delle mie
resistenze: insomma, non voglio più avere altra volontà che la tua; e domani,
con il soccorso della tua grazia, ricomincerò una vita nuova, di cui ogni
istante sarà un atto d'amore e di rinuncia. Dopo essere venuta così ogni sera
ai piedi del tuo Altare, arriverò infine all'ultima sera della mia vita: allora
comincerà per me il giorno senza tramonto dell'eternità, in cui sul tuo Cuore
Divino mi riposerò dalle lotte dell'esilio!... Così sia. (Id., 16 luglio
1895).
La
nostra fede nello Spirito, Santo è dinamica e crescente. Essa c'impegna nel
cammino di una unione sempre più autentica con Cristo e nel servizio
incondizionato ai fratelli e alla Missione senza limiti né frontiere.
Gesù
promise e comunicò lo Spirito Santo per rendere tutti i suoi discepoli
partecipi della sua missione: «Riceverete lo Spirito Santo... mi sarete
testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi
confini della terra». La vocazione cristiana è una chiamata alla più alta
santità e nello stesso tempo alla missione senza frontiere.
La
Chiesa è per sua natura missionaria, perché esiste per evangelizzare. Lo
Spirito Santo la fa crescere, la rinnova costantemente e la dilata senza
limiti di tempo e di spazio. «Lo Spirito Santo infonde nel cuore dei fedeli
quello spirito missionario da cui era stato spinto Gesù stesso» (AG 4). Per
questo «la Chiesa si realizza sotto l'influsso della grazia e della carità
dello Spirito Santo» (AG 5).
Lo
Spirito Santo, così, come guida tutto il progresso e il cammino della
perfezione interiore, allo stesso modo dirige e anima la vita dell'apostolato,
operando «in ogni evangelizzatore che si lasci possedere e condurre da lui»
(EN 75).
La
vita di Gesù si orientò secondo la missione dello Spirito. La sua vita era «missione
totalizzante», propria del buon Pastore che consacra tutto il suo tempo per
sorvegliare le pecore. Ogni cristiano deve fare della sua vita, sotto l'azione
dello Spirito, un dono incondizionato a Dio e ai fratelli. Come san Paolo, deve
divenire «prigioniero» dello Spirito; vale a dire, deve essere totalmente
libero da ogni schiavitù dell'egoismo e del mondo per amare con tutto il cuore.
«Lo
Spirito Santo è l'agente principale dell'evangelizzazione» (EN 75). Senza di
Lui, le nostre tecniche e i nostri programmi sarebbero canali vuoti e aridi.
Discernendo e seguendo fedelmente l'azione dello Spirito, si scoprono negli
avvenimenti i «segui dei tempi», la dinamica cioè di un' azione divina che
vuole salvare tutta l'umanità. Grazie all'azione dello Spirito Santo, soprattutto
in ogni croce si intravvede la risurrezione; e in ogni difficoltà si trova
sempre una nuova possibilità per amare di più ed evangelizzare.
«Credo
nello Spirito Santo... Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica...».
Credere nello Spirito Santo porta a vedere che la Chiesa, la quale per opera
dello Spirito diventa trasparenza e segno portatore di Cristo per tutte le genti
è Sacramento universale di salvezza (AG 4) e strumento dell'intima unione con
Dio e dell'unità di tutto il genere umano» (LG 11).
La
Chiesa diventa, allora, madre universale dell'umanità come Maria; difatti «nella
sua opera apostolica la Chiesa giustamente guarda a Colei che generò il
Cristo, concepito appunto dallo Spirito Santo e nato dalla Vergine per nascere e
crescere anche nel cuore dei fedeli per mezzo della Chiesa» (LG 65).
*
«Con la venuta dello Spirito gli Apostoli si sono sentiti idonei a compiere la
missione loro affidata. Si sono sentiti pieni di fortezza. Proprio questo ha
operato in loro lo Spirito Santo, e questo egli opera continuamente nella
Chiesa mediante i loro successori» (DeV 25).
*
«Nel nome della risurrezione di Cristo la Chiesa annuncia la vita, che si è
manifestata oltre il limite della morte, la vita che è più forte della morte.
Al tempo stesso, essa annuncia colui che dà questa vita: lo Spirito
vivificatore; lo annuncia e con lui coopera nel dare la vita» (DeV 58).
*
«Lo Spirito Santo, in verità, è il protagonista di tutta la missione
ecclesiale: la sua opera rifulge eminentemente nella Missione "ad gentes
", come appare
nella
Chiesa primitiva» (RMi 21).
*
«La missione della Chiesa, come quella di Gesù, è opera di Dio o - come
spesso dice Luca - opera dello Spirito. Dopo la risurrezione e l'ascensione di
Gesù gli Apostoli vivono un'esperienza forte che li trasforma: la Pentecoste.
La venuta dello Spirito Santo fa di essi dei testimoni e dei profeti (cf. At 1,
8; 2, 17-18), infondendo in loro una tranquilla audacia che li spinge a
trasmettere agli altri la loro esperienza di Gesù e la speranza che li anima.
Lo Spirito dà loro la capacità di testimoniare Gesù con
"franchezza" » (RMi 24).
-
Vieni, o Santo Spirito, illumina con la luce della verità il nostro cammino
[verso il grande Giubileo del 2000]. Donaci di confessare con fede ardente Gesù
Cristo, Signore e Redentore, morto e risorto per noi, Colui che sempre viene.
Egli è il Vangelo della carità di Dio per l'uomo, della comunione fraterna e
dell'amore senza confini. Egli è il germoglio nuovo, fiorito nei solchi della
storia: da lui solo può maturare il vero rinnovamento della Chiesa e della
società.
-
Vieni, o Santo Spirito, e rinnova la faccia della terra! Vieni, o Santo Spirito,
infiammaci col fuoco del tuo amore, perché con umiltà e coraggio sappiamo
discernere il bene e il male presenti nella società. Fa' che ascoltiamo le tue
parole con la docilità dei discepoli, pronti come Maria, la Madre dell'ascolto,
a farle fruttificare in una vita di santità personale, familiare e sociale.
Apri il nostro cuore a Cristo che sta alla porta e bussa e rendici dimora
vivente di Dio.
-
Vieni, o Santo Spirito, effondi la potenza della tua grazia sul Papa e sui
Vescovi, perché con sapienza evangelica e coraggio apostolico sappiano
indicare a tutti come rispondere oggi alle sfide dei tempi, secondo il disegno
di Dio.
-
Riempi dei tuoi sette doni quanti sono chiamati a lavorare nella vigna del
Signore: i presbiteri e i diaconi, i consacrati alla testimonianza del Regno che
viene, le
famiglie
cristiane e i fedeli tutti, perché la nostra vita sia segno di una nuova umanità
riconciliata nella verità e nell'amore, a lode e gloria del Padre. Vieni, o
Santo Spirito, e rinnova la faccia della terra! (Giovanni Paolo Il)
-
Vieni, o vera luce. Vieni, mistero nascosto. Vieni, tesoro senza nome. Vieni,
felicità interminabile. Vieni, luce senza tramonto. Vieni, attesa di coloro che
devono essere salvati. Vieni, risveglio di tutti coloro che si sono
addormentati. Vieni, o potente, che sempre fai e rifai tutto e tutto trasformi
con il tuo volere.
-
Vieni, o invisibile. Vieni, tu che sempre permani immobile e ad ogni istante
tutto intero ti muovi e vieni a noi che giacciamo negli inferi, o Tu, che sei al
di sopra di tutti i cieli.
-
Vieni, o Nome diletto e dovunque ripetuto; anche se a noi è assolutamente
impossibile esprimere l'essere o conoscerne la natura.
-
Vieni, gioia eterna. Vieni, porpora del grande Re, nostro Dio. Vieni, tu che hai
desiderato e desideri la mia anima miserabile. Vieni, tu il Solo al solo, poiché,
tu lo vedi, io sono solo. Vieni, tu che mi hai separato da tutto e mi hai reso
solitario in questo mondo.
-
Vieni, tu stesso divenuto in me desiderio, tu che hai acceso in me desiderio di
te, l'assolutamente inaccessibile. Vieni, mio soffio e mia vita. Vieni,
consolazione della mia povera anima. Vieni, mia gioia, mia gloria, senza fine.
(S. Simeone, Nuovo Teologo [942-1022])
Ciò
che accade in ogni passaggio storico della Chiesa non va considerato come una
novità assoluta, bensì come una nuova grazia dello Spirito Santo, come
possiamo vedere anche nel nostro tempo. Nella comunità ecclesiale, difatti, lo
Spirito Santo suscita, secondo le circostanze storiche, i carismi, le vocazioni
e i «ministeri» adeguati al momento. In realtà, questi doni vanno considerati
sempre come nuovi «servizi», poiché tutti i carismi sono per servire. La
primitiva comunità ecclesiale, in un momento difficile, fu interpellata
dall'evangelista Giovanni affinché fosse spinta a discernere e a seguire le
nuove grazie dello Spirito Santo. Lo Spirito di Cristo non smette mai di chiamare
e volgere i singoli e le comunità ad una più alta santità e ad una miglior
evangelizzazione: «Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese».
E'
sempre Gesù risorto, che invia lo Spirito per attuare la missione ecclesiale
in ogni momento storico. I ministeri fondamentali o essenziali che il Signore ha
istituito rimarranno per sempre; sono i tre «ministeri apostolici» del
magistero, del sacerdozio ministeriale e della presidenza (o governo) della
comunità.
Nella
comunità ecclesiale primitiva, lo Spirito Santo andava suscitando nuovi carismi
e ministeri. Abbiamo già visto la gamma meravigliosa e svariata di questa
molteplicità della grazia descritta nella prima lettera di Paolo ai cristiani
di Corinto. Tutta questa varietà e pluralità trovano e troveranno sempre
l'armonia e l'unità ecclesiale in un punto di riferimento: il ministero degli
Apostoli e dei loro successori, i Vescovi, aiutati dai presbiteri e diaconi.
Si
aprono oggi nuove porte al Vangelo, e conseguentemente lo Spirito Santo
comunica alla comunità ecclesiale nuovi ministeri e carismi. Il ventaglio
delle possibilità contemporanee ad evangelizzare il mondo è così grande da
non potersi abbracciare. Occorre perciò nei discepoli di Gesù un insieme di
atteggiamenti di sensibilità, ricettività, discernimento, fedeltà generosa,
disponibilità...
Si
pensi ad esempio, al campo dell'annuncio o profetismo: istituti di educazione,
mezzi di comunicazione sociale, pubblicazioni, dialogo, cultura contemporanea...
Se
osserviamo il campo della carità (assistenziale e promozionale), l'orizzonte è
illimitato: nuovi poveri ed emarginati, nuovi malati, nuovi handicappati che
derivano anche dalle manipolazioni genetiche, fame, disoccupazione,
famiglia, anziani, non credenti...
Nel
campo liturgico, cultuale e contemplativo l'arco di nuove possibilità non è
inferiore: pietà popolare, espressioni dell'arte e della cultura, comunicazione
dell'esperienza di Dio...
E
poi vi sono i campi complessi della politica, dell'economia, delle relazioni
internazionali, diplomazia, sport, emigrazione...
Di
fronte a questi orizzonti che moltiplicano le richieste della solidarietà,
quasi senza limiti, è necessario valorizzare ogni vocazione o stato di vita
(laicale, sacerdotale e di vita consacrata), senza quel bisogno per niente
esemplare di «rivendicazione», di «contrapposizione» e di «interferenze».
Così non sarebbe benefico né giusto laicizzare il sacerdote, né
clericalizzare il laico.
Anche
la donna, deve trovare nella Chiesa il suo giusto posto, senza perdere il
carisma specifico della sua femminilità, anzi valorizzandolo al massimo.
Il
laicato ha bisogno di aprirsi responsabilmente ai nuovi campi
dell'evangelizzazione, come «unto» (cresimato) e «inviato» sempre dallo
Spirito per essere fermento salvifico nelle strutture umane locali e oltre,
anche internazionali, senza mai sentirsi un supplente.
Il
religioso deve ritrovare la sua forza evangelizzatrice, non in un'azione
parallela, ma in un inserimento all'interno della Chiesa locale per presentare
ad essa e al mondo la testimonianza di una vita secondo lo Spirito, che è un
segno forte del discorso della montagna.
Il
sacerdote ministro può e deve essere segno di Cristo, Capo e buon Pastore,
portato dallo Spirito a evangelizzare i poveri; il suo carisma specifico è
per servire come principio di unità tutti gli altri carismi dello Spirito Santo
nella comunità (PO 9).
Ogni
cristiano ha ricevuto in grado e modo diversi l'unzione e la missione dello
Spirito, che lo rende segno e testimone peculiare di Cristo. Ogni cristiano deve
sentirsi «a casa propria», senza invidiare nessuno, né ambire una vocazione
e missione che non sia quella che ciascuno ha ricevuto come carisma dallo
Spirito. Tutti difatti sono profeti, sacerdoti e re.
La
pietra di paragone che garantisce l'autenticità di ogni carisma e di ogni
ministero è sempre il riferimento al servizio ministeriale dei dodici Apostoli
e dei loro successori, con Pietro quale Capo visibile: «Così dunque voi non
siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di
Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come
pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In Lui ogni costruzione cresce ben
ordinata per essere tempio santo nel Signore; in Lui anche voi, insieme con gli
altri, venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito».
La
comunità cristiana di ogni epoca si apre alle nuove luci e alla nuova azione
dello Spirito Santo, per essere l'unica Chiesa di Cristo, nata dal suo Costato
aperto sulla croce, nata cioè dall'«acqua» e dallo Spirito. Per poter
comunicare lo Spirito Santo (o acqua viva) alla sua Chiesa, Cristo ha dovuto
dare la sua vita, cioè spargere il suo sangue. La Chiesa è nata, perciò,
come opera dello Spirito (Pentecoste), grazie all'immolazione di Cristo, buon
Pastore, sulla croce: «Il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì
se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere
morte, per servire al Dio vivente».
Lo
Spirito Santo, inviato da Gesù, non fa delle caricature di Chiesa: «piramidale»,
«di base», «popolare», «carismatica», «giuridica», come talvolta si
dice. Il cristiano e ogni comunità sono Chiesa solo nella misura in cui
impiegano i loro carismi per servire («ministero»). Tutti e ciascuno hanno una
responsabilità specifica, una uguaglianza e una dignità fondamentale di figli
di Dio. La varietà dei carismi serve solo per costruire una Chiesa per mezzo di
segni esterni che sono sempre di comunione e di missione. La Chiesa di Gesù
ha «un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre»,
perché «è l'unico e medesimo Spirito» che la anima.
Ogni
comunità ecclesiale è sempre una «porzione» del Popolo di Dio, armonicamente
«unita al suo Pastore» (il Vescovo) e «radunata nello Spirito Santo» (CD
11). E' in questa comunità ecclesiale che, come in un «cenacolo», si
realizza ogni nuova «Pentecoste» della storia.
*
«Lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (cf 1
Cor 3,16; 6,19) e in essi prega e rende testimonianza della loro condizione di
figli di Dio per adozione (cf Gal 4,6; Rom 8,15-16 e 26)... Con la forza del
Vangelo la fa ringiovanire, continuamente la rinnova e la conduce alla
perfetta unione col suo Sposo» (LG 4).
*
«Anche oggi la missione rimane difficile e complessa come in passato e
richiede ugualmente il coraggio e la luce dello Spirito: viviamo spesso il
dramma della prima comunità cristiana, che vedeva forze incredule e ostili
"radunarsi insieme contro il Signore e contro il suo Cristo" (At 4,
26). Come allora, oggi occorre pregare, perché Dio ci doni la franchezza di
proclamare il Vangelo; occorre scrutare le vie misteriose dello Spirito e
lasciarsi da lui condurre in tutta la verità (cf Gv 16, 13)» (RMi 87).
-
Dove andrò, mio Dio, e a chi ricorrerò se mi allontano dal tuo Spirito? Non
è forse il tuo Spirito, o Signore, riposo nelle fatiche, sollievo nel pianto e
ottimo consolatore in ogni angustia e tribolazione? Sì, o Spirito Santo, Eterno
Amore: ti credo e confesso per quello che la Chiesa pur ti confessa e ti crede:
e ti supplico di rivolgerti propizio ad un'anima tribolata che a te ricorre, e
vuole rifugiarsi all'ombra benefica e protettrice delle tue ali, chiedendoti
aiuto e conforto per sostenere in pace e con merito il peso della tribolazione.
-
Tu, Santo Spirito, hai detto che a coloro che amano Dio, tutte le cose ritornano
in bene; ravviva la mia fede; e fammi credere effettivamente proprio a questa
consolante promessa, dalla quale sorge un bel fiore di speranza. Non ti
chiedo che mi liberi dalla tribolazione, ma che la renda un esercizio di verace
virtù ed un accrescimento di santo amore. E intanto che io soffro, fammi
sentire, o dolce Ospite dell'anima mia, la tua benefica presenza, poiché
promettesti d'essere col tuo servo fedele quando egli soffre: sì, degnati di
stare con me sempre, e riempi di te l'intimo del cuore mio. E poiché per
confortarmi maggiormente hai promesso ancora: libererò il mio servo dai mali
che soffre e gli renderò gloria per le croci che ha sostenute; io spero, o
Eterno Amore, che quando sarà bene per me tu mi consolerai, liberandomi dalla
presente tribolazione e riserbandomi maggior gloria in cielo per le sofferenze
sopportate. Intanto ti chiedo dolce e tranquilla pazienza, con la fortezza che
è necessaria per soffrire senza colpa, senza lamenti, senza abbattimento di
spirito; anzi con serena pace e con guadagno di merito.
-
Aspettando con ferma fiducia i consolanti effetti della tua infinita bontà, mi
riposo in pace sotto le tue ali, e nelle tue mani rimetto il mio spirito, il mio
corpo e tutte le mie cose, onde si adempia sempre in me il tuo volere. Sia fatta
la tua Volontà! (cfr. b. Elena Guerra)
-
O Divino Spirito, che sei disceso con l'abbondanza dei tuoi lumi e dei tuoi doni
sulla prima comunità, riunita il giorno di Pentecoste fra le mura del Cenacolo,
ecco dinanzi a Te questa comunità che ti supplica di rinnovare su di essa
quanto compisti in quel giorno memorando. E affinché questo avvenga, noi ci
consacriamo a Te offrendoti la nostra mente, la nostra volontà, il nostro
cuore.
-
L'opera redentrice che Cristo, il Verbo Incarnato, ebbe a realizzare soprattutto
con la sua Passione e morte e volle affidare alla sua Chiesa, fu da Te
completata con
la
Pentecoste e mai è venuta meno. Ma affinché in noi sia più intensa e
fruttuosa e questa porzione della Chiesa viva in un continuo progresso
spirituale, noi ci affidiamo senza riserva a Te.
-
La tua luce illumini le nostre menti, onde cerchino sempre la verità e non si
lascino traviare da falsi profeti; la tua grazia rinvigorisca le nostre volontà
e le renda capaci di resistere alle insidie del demonio e della corruzione; i
tuoi doni ci trasformino in apostoli con la parola e con l'esempio.
-
O Divino Spirito, ripeti per noi i prodigi della grazia, che si verificarono
nella prima comunità cristiana alla tua discesa; fa' che, vivendo in Te,
portiamo alla Chiesa e a Cristo Redentore quanti ci circondano, contribuendo
così a quel piano meraviglioso della salvezza del genere umano, che nella
Pentecoste ha dato i primi meravigliosi frutti. Amen.
-
Vieni, o divino Amore, da cui deriva quello spirito missionario che forma i veri
apostoli; vieni ed accendi il tuo fuoco in tanti cuori e poi mandali a salvar
anime, per tutta la terra.
-
Vieni, o Santo Spirito, come già nel Cenacolo, ove apparisti in figura di
lingue di fuoco; vieni, purifica il cuor nostro e la nostra lingua, e fa che il
nostro parlare sia sempre santo, sempre diretto alla costruzione del tuo Regno
ed al bene del nostro prossimo. Amen. (b. Elena Guerra)
E'
raro incontrare, oggi, un gruppo o una comunità che non conosca il «tema»
dello Spirito Santo. La fede espressa nella formula del Credo risuona in ogni
assemblea cristiana così: «Credo nello Spirito Santo».
Inoltre,
ogni celebrazione eucaristica ci fa vivere intensamente la trasformazione delle
nostre persone e delle nostre comunità nel Corpo mistico di Cristo, per opera
dello Spirito. Così pure possiamo meditare le opere dei grandi santi e i
mistici del secolo d'oro della spiritualità spagnola: s. Giovanni della Croce,
s. Teresa di Gesù, s. Ignazio di Loyola, s. Giovanni d'Avila...
Siamo,
in verità, in «un momento privilegiato dello Spirito» (Paolo VI) e in un'«epoca
affamata di Spirito» (Giovanni Paolo II).
Sono
molti i gruppi e i movimenti che si ispirano all'azione della grazia dello
Spirito Santo, ai carismi, alla vita di carità, all'esperienza di Dio... E in
questi gruppi e movimenti il tema preferito è quello dello Spirito Santo.
Anche
il discernimento dei carismi, a livello personale, comunitario o
istituzionale, è un tema frequentemente spiegato e praticato.
Il
Concilio Vaticano II, non solo per le quasi trecento citazioni, ma soprattutto
per la sua linea rinnovatrice ed ecclesiale, potrà essere chiamato, in futuro,
il Concilio dello Spirito Santo. La nostra riflessione si è mossa in questa
prospettiva di attualità, per cercare una spiegazione e, soprattutto, per
assumere un atteggiamento di fede generosa verso le nuove grazie o carismi dello
Spirito, il quale sta veramente chiamando tutti a una maggior santità e ad
una migliore azione evangelizzatrice. Se vogliamo però essere sinceri,
dobbiamo riconoscere che lo Spirito Santo è, e sarà in un certo modo, il
grande Sconosciuto, soprattutto quando sarà maggiormente Desiderato. Non mi
riferisco all'ignoranza catechetica, che pure ce n'è!; né alla mancanza di
fedeltà e generosità a Lui, che pure si incontra!. Mi riferisco piuttosto a
quel nucleo centrale della verità dello Spirito Santo, al suo mistero, che
resterà sempre incomprensibile. Voglio dire che le persone e le comunità, che
desiderano vivere direttamente la conoscenza e la realtà dello Spirito Santo,
non solo il discernimento verso i suoi doni, s'incontreranno con la vera
esperienza dei contemplativi: la propria radicale povertà di fronte al mistero
trascendente di Dio.
La
vera esperienza di Dio uno e trino, l'esperienza del nostro inserimento «per
Cristo, al Padre nello Spirito Santo» (Ef 2,18), consiste nel tacere, sperare,
cercare, adorare e desiderare. Non bastano più i doni, i carismi «secondari»,
ma vogliamo e desideriamo lo stesso Dio Amore, in se stesso, uno e trino.
Quando
lo Spirito Santo diventa il grande Desiderato, sembra che diventi allora anche
il grande Sconosciuto. Questa esperienza, che è dono di Dio, è un invito e
un'attrattiva verso una esperienza trascendentale, verso la speranza attiva e
ardente della visione eterna e dell'incontro definitivo con Dio.
«Oh,
Fiamma di amor viva, che soave ferisci dell'alma mia il più profondo centro!
Poiché non sei più schiva, se vuoi, l'opra finisci, rompi la tela per questo
dolce incontro». (s. Giovanni della Croce)
Se
questo è il continuo insegnamento dei santi e degli autori spirituali,
significa che molte delle nostre «esperienze» dello Spirito Santo sono
semplicemente iniziali e passeggere, quando non sono superficiali. Il
discernimento stesso dei carismi dello Spirito Santo ci porterà a moderare
molti entusiasmi, chiacchiere, desideri di efficacia immediata... che
potrebbero essere espressione di un egoismo camuffato. Quando è lo Spirito
Santo che nella
vita
spirituale e apostolica spinge le persone, le porta sempre al deserto, ai poveri
e al mistero della Pasqua. Lo Spirito Santo ci spinge alla croce per trasformare
la sofferenza in dono e le difficoltà in coppe di nozze per associarci
gioiosamente al Cristo, amico e sposo prima crocifisso e poi glorioso. E
quest'esperienza non piacerà mai a tutti e non sarà mai di moda.
La
contemplazione - che è opera dello Spirito Santo - è un cammino di povertà e
di silenzio. La santificazione, opera anch'essa dello Spirito, è un cammino di
beatitudine perché si tratta sempre di agire e reagire amando.
L'evangelizzazione - che non esiste senza lo Spirito - è un annuncio della
gioia della Pasqua, vale a dire, della salvezza e del perdono di Cristo, morto e
risorto. Preghiamo, ci santifichiamo ed evangelizziamo nella misura in cui
seguiamo questo cammino di croce, di silenzio, di povertà radicale, di
desiderio di amare totalmente Dio e di farlo amare da tutti... Queste sono le
«grida» o i «gemiti» dello Spirito che si concretizzano in desideri sinceri
di amare Dio e i fratelli. Lo Spirito Santo, allora, diventa il grande
Desiderato. E sebbene lo seguiamo, sentendolo come il grande Sconosciuto - poiché
ciò avviene come in una esperienza che sa di «silenzio» e di «assenza» di
Dio - ciò è perché non ci accontentiamo delle piccole gocce che fuoriescono
dalla fonte, ma vogliamo arrivare a dissetarci alla stessa «fonte dell'acqua
viva»: il Dio Amore.
Cerchiamo
di essere sinceri! Ci siamo mai chiesti come viviamo il nostro inserimento di «comunione»
nella vita trinitaria? E' il mistero della vita di grazia in noi. Nello Spirito
Santo, inoltre, intuiamo per la fede, la speranza e la carità, il «bacio» di
Amore sostanziale, personale ed eterno, tra il Padre e il Figlio? Nella nostra
esperienza personale e comunitaria di preghiera, la vita teologale, che ci pone
in tali vertici, è di una necessità fondamentale. Invitati ad entrare in
questa comunione di vita divina, dobbiamo divenire, fin d'ora e in ogni circostanza,
la «lode e la gloria della sua grazia» (Ef 1,6). La nostra vita, per opera
dello Spirito Santo, va passando dal tempo alla vita eterna, ed è Cristo
presente tra noi
che
rende possibile questo «amen», che è propriamente il suo «sì» al Padre di
Figlio e di Verbo eterno, divenuto nostro fratello (2 Cor 1,20; Eb 13,15).
Non
si tratta di parlare o di «pensare» molto su questa verità. E' meglio
svuotarsi di se stessi per riempirsi di questo Amore sostanziale di Dio che fa
delle nostre esistenze personali e comunitarie un dono a Dio, nello stesso
Spirito per Cristo al Padre. Questa esperienza si pratica meglio tacendo, con
un «silenzio sonoro» (s. Giovanni della Croce), silenzio di donazione e di
servizio, il quale si traduce poi in contemplazione, vita liturgica, carità
fraterna ed evangelizzazione. Una persona e una comunità che viva questa vita
trascendente dello Spirito Santo, si fa più immanente, più «incarnata» e più
vicina alle realtà della Chiesa. L'attuale insistenza delle comunità
ecclesiali sul tema dello Spirito Santo (carismi, discernimento, ecc.) è
provvidenziale, ma necessita di un processo purificatore, che passi dalla
"moda del momento" all'accettazione della croce che per il mondo è
«scandalo»; insomma alla vita nascostamente immolata nella «comunione»
ecclesiale universale.
La
natura della Chiesa è materna (Gal 4,26) sotto l'azione dello Spirito Santo.
L'esercizio di questa maternità ecclesiale, come di quella di Maria, è un
processo di trasformazione della sofferenza in amore (Gv 16,20ss; 19,25ss). La
fecondità spirituale e apostolica di una comunità e della Chiesa di oggi,
dipendono da questa fedeltà personale all'azione dello Spirito attraverso le «notti»
e il «silenzio attivo di una donazione incondizionata. La «sensibilità» e
l'«apertura attuale» delle persone e delle comunità all'azione dello Spirito
Santo preannunciano un nuovo periodo di rinnovamento e di evangelizzazione.
Bisogna, però, puntare di più sulla contemplazione della parola di Dio -
come atteggiamento di povertà e docilità filiale - che porti ad una carità al
di sopra delle simpatie e delle gioie.
In
una comunità di vita consacrata, il discernimento deve orientare i suoi membri
specialmente ad essere segno chiaro e stimolo alla carità in mezzo al popolo di
Dio mediante la pratica decisa, chiara e generosa della castità come
innamoramento di Cristo, dell'obbedienza come dono e oblazione e della povertà
come distacco dalle sicurezze e come scambio di beni. Queste comunità, così
rinnovate, sapranno arrivare in modo adeguato ai settori più emarginati della
nostra società (poveri, giovani, famiglie in difficoltà) per annunciarvi il
Vangelo in tutta la sua profondità e con tutte le sue conseguenze.
Il
mondo e l'uomo attuale hanno bisogno di vedere delle «comunità consacrate»
piene di speranza che sappiano sperimentare e comunicare Dio nelle circostanze
della vita individuale e sociale dove sembra che domini il «silenzio» e l' «assenza»
di Dio stesso. Presentando, invece, come essenziali alcune cose secondarie della
vita «spirituale» (metodi di contemplazione, fenomeni e manifestazioni
straordinarie, ecc.), si corre il rischio di allontanare le persone che hanno
sperimentato o sperimentano profondamente la sofferenza. Molte persone,
attualmente entusiaste di queste cose speciali, saranno le prime in seguito ad
essere deluse. La Chiesa ha bisogno di comunità vive che abbiano il coraggio
della speranza di saper annunciare a tutto il mondo che, grazie allo Spirito
inviato da Gesù, è possibile realizzarsi e fare il meglio per costruire la
comunità umana, vale a dire, per amare l'uomo per ciò che è, e non per ciò
che ha, e per vivere e morire amando e perdonando come Gesù.
Un
altro punto chiave dell'evangelizzazione del mondo attuale sono i campi della
storia e della cultura di ogni popolo dove ogni comunità è inserita. In questa
situazione è urgente un discernimento dei carismi dello Spirito per riuscire
nell'azione evangelizzatrice e nel modo di vivere la propria identità. Allora,
nelle culture che sono state forgiate dal cristianesimo (come l'Europa e l'«Occidente»,
in genere) è necessario inserirsi come fermento evangelico per aiutarle a
ritrovare la loro identità proprio nel recuperare i valori fondamentali ed
essenzialmente cristiani di vera libertà, uguaglianza, convivenza, fraternità,
famiglia, unità del cuore, scambio di beni... Sono valori che si sono assodati
nel cuore del popolo, grazie ad una storia ecclesiale che, pur nei limiti, è
stata fedele all'azione dello Spirito Santo. La storia della Chiesa e di queste
culture cristiane non può essere interpretata e riletta aprioristicamente alla
luce di una ideologia materialista o fatalista, ma solo alla luce di una
Provvidenza e comunicazione continua della grazia da parte dello Spirito del
Signore risorto, presente in ogni cuore e in ogni comunità di questi popoli.
In
alcune Chiese orientali, il Vangelo è appena entrato nella cultura, sebbene
la comunità sia in gran parte cristiana. Inserire più profondamente il Vangelo
nel cuore di queste culture, suppone un discernimento continuo e una fedeltà
generosa da parte delle comunità cristiane. Al contrario, il cristianesimo
correrebbe il rischio di diventare una astrazione o una setta.
Il
discernimento dei carismi e la fedeltà allo Spirito devono essere provati anche
quando si annuncia per la prima volta il Vangelo in un popolo o in una cultura.
Lo stesso si deve dire quando, in un periodo storico come l'attuale, si produce
un cambio di cultura. Il rispetto sincero, la purificazione equilibrata e
l'urgenza che questa cultura si esprima e maturi cristianamente, necessita da
parte della comunità, di molta contemplazione della Parola, di molta
riflessione, di profonda revisione dei metodi e degli atteggiamenti. La storia
dell'evangelizzazione è una storia lunga, fatta di fedeltà generosa allo
Spirito Santo da parte di persone e di comunità che vivono a volte
nell'anonimato e nell'incomprensione. In un momento di pluralismo di carismi e
di culture, è solo lo Spirito che può garantire l'unità. «L'unità deve
essere il risultato di una vera conversione di tutti, del perdono reciproco, del
dialogo teologico e delle relazioni fraterne, della preghiera, della piena
docilità all'azione dello Spirito Santo, che è anche Spirito di
riconciliazione» (Giovanni Paolo II, «Riconciliazione e Penitenza», n. 9). La
capacità di realizzare la vita spirituale, una convivenza fraterna e
un'azione apostolica sta nella dipendenza diretta di un desiderio e di una
ricerca continua di Dio. Questa ricerca è già incontro iniziale, che deve
manifestarsi nel servizio e nella comunione fraterna. Cristo risorto e
presente, continua ad inviare il suo Spirito, ci fa vivere di questa ricerca e
di questo desiderio, che diventa
amore
al fratello e - proiettandosi sempre più in là - si converte in missione senza
frontiere. Non possiamo avvicinarci ai fratelli con il cuore vuoto. L'amore
viene da Dio. La vicinanza ai fratelli che camminano con noi e specialmente
l'opzione preferenziale per i più poveri, dipende dalla nostra fedeltà allo
Spirito Santo, inviato da Dio-Amore ai nostri cuori. Si vive allora il «mistero»
di ogni uomo nella prospettiva del «mistero» di Dio, giacché le primizie
dello Spirito, che Dio ci dona già su questa terra, un giorno diverranno
visione e pienezza nell'«al di là». Il nostro presente, trasformato in
donazione, incomincia ad essere già vita eterna. Non fuggiamo dal presente;
lo trasformiamo in eternità.
Lo
Spirito Santo, che procede dal Padre e dal Figlio, è il grande Desiderato di
ogni cuore umano e di ogni comunità che vuole vivere la speranza attiva e
responsabile per la ricapitolazione di tutte le creature con le loro storie e
attività in Cristo (Ef 1,10). Egli è la nostra «caparra» e la garanzia della
vittoria sul peccato, sul dolore e sulla morte (Ef 1,13-14). Precisamente per
questa speranza cristiana lo Spirito Santo diventa anche il grande
Sconosciuto, poiché su questa terra quello che sappiamo e viviamo di Dio Amore
è appena un lampo in confronto alla sua luce inaccessibile e un po' di «rumore
dell'acqua viva... che ci dice: Viene al Padre!» (s. Ignazio di Antiochia).
Con
l'atteggiamento mariano del «sì» alla Parola di Dio sotto l'azione dello
Spirito Santo, la comunità ecclesiale impara a vivere e a far giungere anche
ai non credenti la speranza evangelica, sostenuta dalla preghiera eucaristica,
dove «lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22,17-20).
*
«Lo Spirito si manifesta in maniera particolare nella Chiesa e nei suoi membri;
tuttavia, la sua presenza e azione sono universali, senza limiti né di spazio
né di tempo. Il Concilio Vaticano II ricorda l'opera dello Spirito nel cuore di
ogni uomo mediante i "semi del Verbo", nelle iniziative anche
religiose, negli sforzi dell'attività umana tesi alla verità, al bene, a Dio»
(RMi 28).
*
«La presenza e l'attività dello Spirito non toccano solo gli individui, ma la
società e la storia, i popoli, le culture, le religioni. Lo Spirito, infatti,
sta all'origine dei nobili ideali e delle iniziative di bene dell'umanità in
cammino: "Con mirabile provvidenza egli dirige il corso dei tempi e rinnova
la faccia della terra". Il Cristo risorto "opera nel cuore degli
uomini con la virtù del suo Spirito, non solo suscitando il desiderio del mondo
futuro, ma per ciò stesso anche ispirando, purificando e fortificando quei
generosi propositi, con i quali la famiglia degli uomini cerca di rendere più
umana la propria vita e di sottomettere a questo fine tutta la terra". E'
ancora lo Spirito che sparge i "semi del nerbo", presenti nei riti e
nelle culture, e li prepara a maturare in Cristo» (RMi 28).
-
Eterno Padre, prostrati umilmente ai tuoi piedi, noi Ti adoriamo e consacriamo
tutto il nostro essere alla gloria del tuo Figlio Gesù, il Verbo Incarnato.
Tu l'hai costituito re delle nostre anime: sottomettigli le nostre anime, i
nostri cuori; niente in noi si faccia senza i suoi ordini, senza le sue
ispirazioni. Fa' che, uniti a lui, noi siamo portati nel tuo seno e consumati
nell'unità del tuo amore.
-
Gesù, uniscici a te nella tua vita tutta santa, tutta consacrata al Padre tuo e
alle anime. Sii la nostra sapienza, la nostra giustizia, la nostra
santificazione, la nostra redenzione, il nostro tutto. Santificaci nella verità.
-
Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio, stabilisci la tua presenza come
una fornace d'amore nell'intimo dei nostri cuori e porta sempre, come fiamme
ardenti, i nostri pensieri, i nostri affetti, le nostre azioni in alto nel seno
del Padre. Che tutta la nostra vita sia un «Gloria Patri et Filio et Spiritui
Sancto».
-
Maria, madre del Cristo, Madre del santo Amore, formaci tu stessa simili al
Cuore del tuo Figlio. (d.
C. Marmion)
Attraverso
i secoli il popolo cristiano è andato elaborando alcune preghiere rivolte
allo Spirito Santo, piene di unzione e ricche di contenuto dottrinale. Le
troviamo nella liturgia di Pentecoste. In esse appare tutta la fede e tutto
l'insegnamento della Chiesa circa la persona e la missione dello Spirito Santo,
in forma di preghiera e di vita. La preghiera si converte una volta in più
nella regola migliore per approfondire la fede nello Spirito d'Amore e nel
miglior catechismo per trasmettere questa stessa fede, in modo vitale, di
generazione in generazione.
La
preghiera più solenne è quella dei Vespri della festa di Pentecoste: «Veni,
Creator Spiritus»; è anche la preghiera che siamo abituati a cantare nei
momenti più significativi del cammino ecclesiale, cioè all'inizio delle
assemblee, esercizi spirituali, giornate e celebrazioni speciali, ordinazioni
sacerdotali...
Vieni,
o Spirito creatore, visita le nostre menti, riempi della tua grazia i cuori che
hai creato. O dolce Consolatore, dono del Padre altissimo, acqua viva, fuoco,
amore, santo crisma dell'anima. Dito della mano di Dio, promesso dal Salvatore,
irradia i tuoi sette doni, suscita in noi la parola.
Sii
luce all'intelletto, fiamma ardente nel cuore; sana le nostre ferite col balsamo
del tuo amore. Difendici dal nemico, reca in dono la pace, la tua guida
invincibile ci preservi dal male. Luce d'eterna sapienza, svelaci il grande
mistero di Dio Padre e del Figlio uniti in un solo Amore. Amen.
Una
seconda preghiera, più commovente ed interiore, è un canto di «meditazione»
sulle letture della Messa di Pentecoste (la «sequenza»): «Veni, Sancte
Spiritus».
E'
piena di unzione e lascia intravedere tutto l'impasto dell'esistenza umana
concreta, che deve trasformarsi per mezzo della luce e dell'azione dello Spirito
Santo:
Vieni,
Spirito Santo, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni, Padre dei
poveri, vieni, Datore dei doni, vieni, Luce dei cuori. Consolatore perfetto
ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo. Nella fatica, riposo, nella
calura, riparo, nel pianto, conforto.
O
Luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli.
Senza
la tua forza, nulla è nell'uomo, nulla senza colpa. Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato. Dona ai tuoi fedeli che
solo in te confidano i tuoi santi doni.
Dona
virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna. Amen.
Una
terza preghiera, pure molto conosciuta e usata, è una invocazione densa e
semplice, come lo sono tutte le «collette» della liturgia. E' la preghiera che
siamo abituati a recitare all'inizio di riunioni, di conferenze e di incontri.
Riassume, in poche parole, tutta 1' azione rinnovatrice dello Spirito Santo
nel nostro cuore e nella comunità. Riportiamo anche questa: Vieni, Spirito
Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore.
Ad essa segue il responsorio:
-
Manda il tuo Spirito e ogni cosa è creata
-
Rinnoverai la faccia della terra (Sal 103, 30). Preghiamo: O Dio, che con il
dono dello Spirito Santo guidi i credenti alla piena luce della verità, donaci
di gustare nel tuo Spirito la vera sapienza e di godere sempre del suo conforto.
Per Cristo nostro Signore. Tutti rispondono: Amen.
In
questo modo, la fede cristiana si esprime nella preghiera e, pertanto,
nell'impegno della vita. Chi invoca davvero lo Spirito Santo chiede un cuore
nuovo, illuminato e rinnovato, per rinnovare a sua volta il mondo. La vita del
cristiano diventa un «sì» a Dio e ai fratelli, come il «sì» di Gesù al
Padre nello Spirito: «In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito
Santo e disse: "Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,
che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai
piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto"» (Lc 10,21).
*
«Nella prospettiva del terzo Millennio dopo Cristo, mentre "lo Spirito e
la Sposa dicono al Signore Gesù: 'Vieni!-, questa loro preghiera è carica,
come sempre, di una portata escatologica, destinata a dare pienezza di
significato anche alla celebrazione del grande Giubileo. E' una preghiera
rivolta in direzione dei destini salvifici, verso i quali lo Spirito Santo apre
i cuori con la sua azione attraverso tutta la storia dell'uomo sulla terra.
Nello stesso tempo, però, questa preghiera si orienta verso un preciso momento
della storia, in cui è messa in rilievo la "pienezza del tempo",
scandita dall'anno Duemila» (DeV 66).
*
«Davanti a Lui io m'inginocchio... implorando che, come Spirito del Padre e del
Figlio, egli conceda a noi tutti la benedizione e la grazia, che desidero trasmettere,
nel nome della Santissima Trinità, ai figli e alle figlie della Chiesa ed
all'intera famiglia umana» (DeV 67).
-
O Santo Spirito Paraclito, perfeziona in noi l'opera iniziata da Gesù; rendi
forte e continua la preghiera che facciamo in nome del mondo intero; accelera
per ciascuno di noi i tempi di una profonda vita interiore; dà slancio al
nostro apostolato, che vuol raggiungere tutti gli uomini e tutti i popoli,
redenti dal Sangue di Cristo e tutti sua eredità.
-
Mortifica in noi la naturale presunzione e sollevaci nelle regioni della santa
umiltà, del vero timor di Dio, del generoso coraggio.
-
Che nessun legame terreno ci impedisca di far onore alla nostra vocazione:
nessun interesse, per ignavia nostra, mortifichi le esigenze della giustizia:
nessun calcolo riduca gli spazi immensi della carità dentro le angustie dei
piccoli egoismi.
-
Tutto sia grande in noi: la ricerca e il culto della verità, la prontezza al
sacrificio sino alla croce e alla morte; e tutto, infine, corrisponda
all'estrema preghiera del Figlio al Padre celeste; e a quella effusione che di
Te, o Santo Spirito di Amore, il Padre e il Figlio vollero sulla Chiesa e sulle
sue istituzioni, sulle singole anime e sui popoli. Amen,
Amen, alleluia, alleluia! (Giovanni
XXIII, Pentecoste, 10 giugno 1962 )
L'attuale
presa di coscienza sullo Spirito Santo preannuncia un rinnovamento ecclesiale
per vivere il «battesimo nello Spirito» (At 1, 5). La fede della Chiesa -
Credo nello Spirito Santo - è una fede dinamica, che impegna persone e
strutture ad una trasformazione di mentalità, di cuore, di azione che deve
significare il compiersi di una «Pentecoste» nuova e permanente.
Da
alcuni anni risuona insistentemente l'invito a vivere un momento speciale di «cenacolo»
per preparare una «nuova Pentecoste» (Giovanni XXIII). 1 misteri cristiani -
gli eventi della storia della salvezza - si fanno continuamente presenti come
portatori di nuove grazie per le nuove situazioni umane.
E'
l'invito del Concilio (LG 59; AG 4 e 35) e di Paolo VI alla fine della sua
esortazione sull'«Evangelizzazione nel mondo contemporaneo» (1975): «per
questi anni che segnano la vigilia di un nuovo secolo, la vigilia anche del
terzo millennio del cristianesimo» (EN 81). L'invito evoca una presenza
speciale di Maria nella Chiesa di oggi: «Al mattino della Pentecoste, Ella ha
presieduto con la sua preghiera all'inizio dell'evangelizzazione sotto l'azione
dello Spirito Santo: sia Lei la Stella dell'evangelizzazione sempre rinnovata
che la Chiesa, docile al mandato del suo Signore, deve promuovere e adempiere,
soprattutto in questi tempi difficili, ma pieni di speranza» (EN 82).
Giovanni
Paolo 11, nella sua prima enciclica (Redemptor hominis), ripete calorosamente lo
stesso invito a tutti di essere Chiesa come «comunità orante» con Maria, per
essere Chiesa missionaria: «Io spero che, grazie a tale preghiera, potremo
ricevere lo Spirito Santo
che
scende su di noi e divenire in questo modo testimoni di Cristo fino agli estremi
confini della terra, come coloro che uscirono dal Cenacolo di Gerusalemme nel
giorno di Pentecoste» (RH 22).
Di
fronte al nuovo millennio del cristianesimo, necessitano persone e comunità
vive e rinnovate dallo Spirito (LG 59). Occorrono comunità che vivono la fede,
speranza e carità, ascoltando la parola di Dio nel cuore e sempre in comunione
con la Chiesa, con un atteggiamento mariano di contemplazione che come frutto
porta sempre ad un «sì» impegnato.
E'
il «sì» della condivisione con la vita di Cristo crocifisso e risorto -
sempre presente nel sacrificio eucaristico - che si traduce e si esprime in
una comunione coi fratelli e in una missione senza frontiere.
*
«Tutta la vita della Chiesa, quale si manifesterà nel grande Giubileo,
significa andare incontro al Dio nascosto: incontro allo Spirito, che dà la
vita» (DeV 54).
*
«Il grande Giubileo del Duemila contiene, pertanto, un messaggio di
liberazione ad opera dello Spirito, che solo può aiutare le persone e le
comunità a liberarsi dai vecchi e nuovi determinismi, guidandole con la
"legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù ", così scoprendo
e attuando la piena misura della vera libertà dell'uomo» (DeV 60).
*
«Lo Spirito Santo non cessa di essere il custode della speranza nel cuore
dell'uomo: della speranza di tutte le creature umane e, specialmente, di quelle
che "possiedono le primizie dello Spirito" ed "aspettano la
redenzione del loro corpo". Lo Spirito Santo, nel suo misterioso legame di
divina comunione col Redentore dell'uomo, è il realizzatore della continuità
della sua opera: egli prende da Cristo e trasmette a tutti, entrando
incessantemente nella storia del mondo attraverso il cuore dell'uomo» (DeV 67).
*
«Lo Spirito Santo, dato agli apostoli come consolatore, è il custode e
l'animatore di questa speranza nel cuore della Chiesa.... A questo Giubileo la
Chiesa desidera prepararsi nello Spirito Santo, come dallo Spirito Santo fu
preparata la Vergine di Nazareth, nella quale il Verbo si fece carne» (DeV 66)
Riportiamo
una invocazione giustamente detta «preghiera infuocata» (1713) di S. Luigi
Grignon De Montfort. La consegnamo avendola abbreviata qui e lì. La si trova
nel volume delle «Opere», a cura del Centro mariano monfortano, 1997. Per chi
prega il Santo? Certamente per «la compagnia di Maria», cioè per i «missionari
monfortani», un gruppo di sacerdoti che esercitano la loro dedizione
apostolica poveramente e irresistibilmente sotto la guida della Madonna.
Tuttavia ciascuno la può applicare a sé, alla propria comunità, ma anche alla
Chiesa, nell'ora presente.
-
Ricòrdati, Signore, della comunità che ti sei acquistato nei tempi antichi.
L'hai posseduta nel tuo spirito fin dall'eternità, quando rivolgevi a lei il
pensiero. L'hai posseduta nelle tue mani, quando traevi dal nulla l'universo.
L'hai posseduta nel cuore, quando il tuo diletto Figlio, morendo in croce, la
consacrava irrorandola col proprio sangue e l'affidava alla sua santa Madre
[...]
-
Ricòrdati, Dio onnipotente, di questa compagnia usando per lei la forza del tuo
braccio per nulla affievolita: falla sorgere e conducila alla perfezione.
Opera di nuovo cose mirabili e ripeti i prodigi; fa' che sentiamo l'aiuto del
tuo braccio. Tu, che puoi trarre dalle pietre informi altrettanti figli di
Abramo, pronuncia una sola parola divina e manda operai alla tua messe e
missionari alla tua Chiesa [...]
-
Ricòrdati delle suppliche, a te rivolte dai tuoi servi e serve nel corso di
tanti secoli; le loro aspirazioni, le loro lacrime e il loro sangue sollecitino
con efficacia la tua misericordia. Ma ricòrdati specialmente del tuo diletto
Figlio: guarda il volto del tuo consacrato. La sua agonia, la sua angoscia e il
suo filiale lamento nel giardino degli ulivi, la sua stessa morte e il suo
sangue sparso ti chiedono a gran voce: misericordia! Per mezzo di questa congregazione
possa il regno di Cristo innalzarsi stabile sulle rovine di quello dei tuoi
nemici [...]
-
Signore, Dio giusto, lascerai nel tuo zelo che tutto vada in rovina?...
Continuerai sempre a tacere e sempre pazienterai? La tua volontà non deve
compiersi in terra come in cielo, e non deve stabilirsi il tuo regno? Non hai
rivelato, già da tempo, a qualcuno dei tuoi amici un futuro rinnovamento
della Chiesa?... Tutto questo attende la Chiesa. 1 santi del cielo gridano: non
farai giustizia? 1 giusti della terra implorano: Amen, vieni, Signore! Tutte le
creature, anche inanimate, gemono sotto il peso degli innumerevoli delitti di
Babilonia, e invocano la tua venuta che restauri ogni cosa.
-
Ricòrdati, Signore Gesù, di dare a tua Madre una compagnia per rinnovare il
mondo. Cosi per mezzo di Maria concluderai il tempo della grazia, inaugurato con
lei. Da' figli e servi a tua Madre, altrimenti fammi morire! Per tua Madre io
ti prego. Ricòrdati che le sei figlio e non mi rigettare; ricòrdati che ti è
Madre ed esaudiscimi; ricòrdati del suo amore per te e del tuo amore per lei, e
appaga i miei desideri. Che cosa ti chiedo? Nulla a mio beneficio: tutto invece
per la tua gloria. Ti chiedo ciò che puoi, anzi - oso affermarlo - devi
concedermi, quale vero Figlio di Dio, cui ogni potere è stato dato in cielo e
in terra, e quale vero Figlio di Maria, da te infinitamente amata.
-
Ti chiedo sacerdoti liberi della tua libertà, non ostacolati da padre, madre,
fratelli, sorelle, parenti secondo la carne, amici secondo il mondo; senza beni,
impedimenti e preoccupazioni, distaccati da tutto, perfino dalla propria
volontà.
-
Ti chiedo uomini secondo il tuo cuore, totalmente dedicati a te per amore e
disponibili al tuo volere. Non deviati né trattenuti dalla propria volontà,
novelli Davide, con in mano il bastone della croce e la fionda del rosario.
-
Ti chiedo uomini liberi di volare dovunque li spinga il soffio dello Spirito
Santo...
-
Ti chiedo persone sempre a tua disposizione, sempre pronte ad ubbidire a te,
alla chiamata dei superiori, come Samuele, sempre pronte a correre e a tutto
sopportare con te e per te, come gli Apostoli.
-
Ti chiedo ancora veri figli di Maria, tua santa Madre, da lei generati per
amore, nutriti, educati, sostenuti con materna premura e ricolmati di grazia.
-
Ti chiedo, infine, veri missionari consacrati alla Vergine [...]
-
Signore, come tu hai predetto, il demonio tenderà gravi insidie al calcagno di
questa misteriosa Donna, cioè alla piccola compagnia dei suoi figli, che
verranno sul finire del mondo. Ci sarà una grande inimicizia fra questa stirpe
benedetta di Maria e la razza maledetta di Satana; ma si tratterà di inimicizia
totalmente divina, l'unica di cui tu sei l'autore. Le lotte e persecuzioni che
la progenie di Belial muoverà ai discendenti di tua Madre, serviranno solo a
mostrare quanto efficace sia la tua grazia, coraggiosa la loro virtù e potente
tua Madre. A lei, umile di cuore, hai affidato fin dall'inizio del mondo la
missione di schiacciare col tallone la testa di quell'orgoglioso.
-
Mio Dio, non è meglio per me morire piuttosto che vederti ogni giorno così
impunemente oltraggiato e trovarmi sempre più nel pericolo di venir travolto
da torrenti di iniquità tanto impetuosi? Preferirei mille volte la morte! Se
non avessi la speranza che presto o tardi finirai con l'esaudire questo povero
peccatore nell'interesse della tua gloria, come ne hai esaudito tanti altri,
ti pregherei senza esitare con un profeta: Prendi la mia vita [...]
-
Ricordati, Spirito Santo, di formare figli di Dio con Maria, tua fedele sposa.
Hai formato in lei e con lei il Capo del corpo mistico, perciò con lei e in lei
devi formare tutte le sue membra. Tu non generi nessuna persona divina in seno
alla Trinità, ma soltanto tu fai degli uomini altrettanti figli di Dio. Tutti i
santi del passato e del futuro sono opere del tuo amore, unito a Maria.
-
Il regno del Padre si è concluso con un diluvio di acqua; il regno di Gesù
Cristo è culminato con un diluvio di sangue; ma il tuo regno, Spirito del Padre
e del Figlio, continua tuttora e terminerà con un diluvio di fuoco d'amore e di
giustizia.
-
Quando verrà questo diluvio di fuoco del puro amore, che devi accendere su
tutta la terra in modo così dolce e veemente da raggiungere e convertire
pagani, musulmani, ebrei e tutte le genti? Si accenda dunque questo fuoco, che
Gesù Cristo è venuto a portare sulla terra, prima che divampi quello della
collera divina per incenerire il mondo intero! Vieni sulla terra, Spirito tutto
fuoco, e crea sacerdoti tutto fuoco! Dal loro ministero sia rinnovato il volto
della terra e riformata la tua Chiesa.
-
Ricòrdati della tua comunità.
-
E' una congregazione, un'assemblea di eletti che devi radunare nel mondo e dal
mondo. [...] Non sono forse questi missionari, poveri, abbandonati alla
Provvidenza e saziati dal tuo amore? Simili ai misteriosi viventi di cui parla
Ezechiele, saranno profondamente umani per amare con disinteresse e beneficare
il prossimo, coraggiosi... per ardere di santo sdegno e prudente zelo di
fronte ai demoni figli di Babilonia, forti... per sobbarcarsi alle fatiche
apostoliche e alla mortificazione della carne, infine agili... per contemplare
Dio. Tali saranno i missionari che vuoi mandare alla tua Chiesa...
-
Questi imitatori degli apostoli predicheranno con forza così travolgente da
scuotere tutti gli animi e i cuori dovunque si recheranno. Ad essi infatti darai
la tua parola, anzi la tua lingua e sapienza, a cui nessun avversario potrà
resistere.
-
Fra questi prescelti tu, ispiratore delle virtù di Gesù Cristo il prediletto,
troverai le tue compiacenze, poiché nelle loro missioni essi avranno l'unico
scopo di attribuire a te tutti i trofei riportati sui tuoi nemici.
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Per l'abbandono alla Provvidenza e la devozione a Maria, avranno... la purezza
di dottrina e di vita; avranno anche... una perfetta carità verso il prossimo
per tol
lerarne
i difetti e un grande amore a Gesù Cristo per portarne la croce. [...]
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Beati, davvero beati, i sacerdoti da te scelti e destinati a dimorare con
te... sulla montagna! Lassù diventeranno re per l'eternità con il distacco
dalla terra e l'elevazione in Dio; diverranno più bianchi della neve perché
uniti a Maria, tua sposa immacolata, purissima e tutta splendore; saranno
arricchiti della rugiada del cielo e dell'abbondanza della terra, di ogni
benedizione temporale ed eterna di cui Maria è ricolma. Dall'alto di quella
montagna, come Mosè, con le loro ardenti preghiere scaglieranno frecce contro
i loro nemici per abbatterli o convertirli. Su quella montagna impareranno dalla
bocca stessa di Gesù Cristo che vi dimora, il significato delle sue otto
beatitudini. Su quella montagna saranno trasfigurati con Cristo come sul Tabor,
moriranno con lui come sul Calvario, ascenderanno al cielo con lui come sul
monte degli ulivi.
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Ricòrdati della tua comunità.
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A te solo spetta costituire questa comunità con la tua grazia. Se l'uomo per
primo vi porrà mano, non se ne farà nulla; se vi metterà qualcosa di suo,
rovinerà e sconvolgerà tutto. Dio grande, è compito esclusivamente tuo!
Raccogli, chiama, raduna da ogni parte del tuo regno gli eletti per costituire
un gruppo scelto contro i tuoi nemici.
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Guarda, Signore Dio degli eserciti: i capitani mobilitano le compagnie, i
generali arruolano innumerevoli armate, gli ammiragli allestiscono intere
flotte, i commercianti si raggruppano in folla sui mercati e sulle fiere.
Quanti ladri, empi, ubriaconi e dissoluti si raccolgono ogni giorno con facilità
e prontezza contro di te! [...]
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Basta insomma un effimero onore, un misero interesse, un volgare piacere per
riunire in un istante i ladri, assembrare i soldati e i battaglioni, radunare i
mercanti, affollare le case e le piazze, coprire la terra e il mare di una
immensa moltitudine di perversi. Benché divisi fra loro a causa delle distanze,
dei caratteri e degli interessi, quando si tratta di muover guerra a te si
uniscono tutti insieme fino alla morte, sotto la bandiera e la guida del
demonio!
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E per te, Signore? Non ci sarà proprio nessuno che prenda a cuore la tua causa,
anche se nel servire te c'è tanta gioia, utilità e dolcezza? Perché così
pochi soldati sotto la tua bandiera? Quasi nessuno balzerà in mezzo ai fratelli
per lo zelo della tua gloria a gridare come S. Michele: Chi è come Dio?
Lasciami allora gridare dappertutto: Al fuoco!... Aiuto!... C'è fuoco nella
casa di Dio! C'è fuoco nelle anime! C'è fuoco perfino nel santuario...
Aiuto! stanno assassinando il nostro fratello!... Aiuto! stanno sgozzando i
nostri figli!...
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Chi è per il Signore, venga con me! Tutti i buoni sacerdoti sparsi nel mondo
cristiano, sia che si trovino tuttora in pieno combattimento o si siano ritirati
dalla mischia nei deserti e nelle solitudini, vengano e si uniscano a noi.
[...]
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Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano! Svegliati, perché dormi Signore?
Destati!
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Signore, alzati! Dimostrati onnipotente, misericordioso e giusto: scegli una
compagnia per custodire la tua casa, difendere la tua gloria e salvare le anime,
affinché ci sia un solo ovile e un solo pastore e tutti possano glorificarti
nel tuo tempio. Amen.