CREDO NELLO SPIRITO SANTO

p. Juan Esquerda Bifet

Pontificia Opera della propagazione della Fede Via Propaganda 1/c 001867 ROMA

Con approvazione ecclesiastica

 PREFAZIONE

I santi sono il capolavoro dello Spirito Santo.

Se ad una altezza vertiginosa, irraggiungibile, sta il Verbo che si fa carne ad opera dello Spirito Santo nel grembo di Maria, se anche Maria ne è il capolavoro unico e irripetibile, tutti gli angeli e i santi della gloria celeste portano nella loro stessa essenza divinizzata la bellezza e la beatitudine dello Spirito che è Amore.

Quando, al di là del tempo, sarà dato anche a noi di contemplare la Chiesa della gloria, alla quale per grazia speriamo di appartenere per sempre, vedremo i frutti della missione dello Spirito Santo lungo tutti i secoli della storia.

Allora ci renderemo anche conto della permanente presenza e azione, per lo più ora invisibile, dello Spirito infinito, nel travaglio della nostra generazione.

Anche ora lo Spirito Santo è al lavoro: all'interno dei cuori per fare di ognuno e di tutti l'inno vivente della lode alla SS. Trinità; nella santa Chiesa universale come in ogni piccola comunità; all'interno stesso di ogni fatica, di ogni tragedia, di ogni realizzazione dell'uomo singolo come di ogni gruppo umano più o meno vasto.

Il fine della missione dello Spirito Santo è lo stesso di quello di Gesù: compiere la salvezza eterna dell'umanità per la gloria del Padre, lo splendore della Chiesa quale sposa del Cristo e tempio della sua bellezza.

I santi sono il capolavoro dello Spirito Santo.

E' invisibile lo Spirito Santo, la sua presenza, la sua missione, ma non è inafferrabile; l'uomo non è insensibile al suo passaggio, alle sue visite, alla sua insistenza, alle sue iniziative: «ne senti la voce» (cfr. Gv 3, 8); nel profondo del cuore avverti «una sorgente che zampilla per la vita eterna» (cf. 4, 14).

Si conosce lo Spirito Santo soprattutto nei santi che la Chiesa di ogni tempo contiene e per lo più essa stessa cerca per rispetto di velare e custodire.

Se Gesù ti fa dono d'incontrare nella tua vita qualche uomo o donna, su cui il Padre ha posto il sigillo della santità, allora ti sono rivelate anche la potenza e la presenza dello Spirito Santo.

I santi sono tutti coloro che hanno un abisso interiore in cui arde l'incendio dello Spirito Santo. In genere sono persone riservate e disadorne; tuttavia da essi si può sprigionare quella misteriosa potenza della grazia e dell'eternità, che provengono dall'Amore che non è affatto umano o temperamentale, bensì è lo stesso Spirito Santo.

Se s. Teresa di Gesù Bambino ci colpisce è semplicemente perché questa creatura fragile e incandescente è totalmente all'interno dello Spirito Santo. Non solo ne è carica, ma è inabissata in Lui. Nello Spirito Santo è sprofondata nel vortice trinitario. Per questo arriva a dire dopo averlo bramato e scoperto e assimilato: Sarò l'amore... Così, sarò tutto... (cf. MB 254).

Per questo in s. Teresa puoi vedere lo Spirito Santo, come presenza, missione, martirio, beatitudine, eternità, irradiazione senza interruzione.

Lasciamo raccontare sullo Spirito Santo qualcosa da Lei stessa.

«Poco tempo dopo la prima Comunione entrai nuovamente in ritiro per la Cresima. Mi ero preparata con grande cura a ricevere la visita dello Spirito Santo, non capivo che non si desse grande importanza a ricevere questo sacramento d'Amore. Comunemente si praticava un solo giorno di ritiro per la Cresima, ma poiché Monsignore non poté venire nel giorno stabilito, ebbi la consolazione di due giorni in solitudine.

Come era gioiosa l'anima mia! A somiglianza degli apostoli attendevo con felicità la visita dello Spirito Santo. Mi rallegravo al pensiero di essere ben presto "perfetta cristiana"; e soprattutto di avere sulla fronte eternamente la croce misteriosa che il Vescovo traccia dando il sacramento. Finalmente arrivò il momento felice; non sentii un vento impetuoso nella discesa dello Spirito Santo, ma piuttosto quella brezza lieve, della quale il profeta Elia intese il murmure sul monte Horeb. In quel giorno ricevetti la forza per soffrire, perché ben presto il martirio dell'anima mia doveva cominciare»... (MA 114).

Ha undici anni quando riceve il sacramento della Confermazione e lo vive come lo racconta. Se sulle sue labbra e negli scritti, il «termine: Amore» ricorre inesauribilmente è perché ella vive d'amore, vuole identificarsi con l'Amore. A diciassette anni scrive alla cugina Maria Guérin: «Io non conosco altro mezzo per giungere alla perfezione fuorché l'amore... Amare! E' per questo che è fatto il nostro cuore... Qualche volta cerco un'altra parola per esprimere l'amore, ma in questa terra di esilio le parole sono impotenti a rendere tutte le vibrazioni dell'anima. Allora siamo costretti a ricorrere a questa unica parola: Amare! Ma a chi il nostro povero cuore affamato d'Amore prodigherà il suo amore?... Non c'è che il nostro Gesù che sappia ricambiarci infinitamente ciò che Gli diamo... Consolare Gesù, farlo amare dalle anime... Dona generosamente tutto il tuo cuore a Gesù. Ne ha sete, ne ha fame»... (Lt 87). Durante l'ultima malattia confida: «Tutto quello che faccio, i movimenti, gli sguardi, tutto, da quando ho fatto la mia offerta, è per amore» (8 agosto). Quando, a ventidue anni, il 9 giugno 1895, si offre «vittima dell'Amore misericordioso del buon Dio», sarà lo Spirito Santo a consumarla come olocausto.

I santi sono il capolavoro dello Spirito Santo.

S. Teresa di Gesù Bambino ha la gioia di sapere che il suo Papa, Leone XIII, ha emanato la prima Enciclica sullo Spirito Santo, il 9 maggio 1897. Lei è già malata gravemente. Leone XIII insegna: «Dio per mezzo della grazia sta nell'anima in maniera intima e ineffabile, come in un suo tempio, da cui deriva quell'amore reciproco, grazie al quale l'anima è intimamente presente a Dio, è in Lui più di quello che possa avvenire in una intensissima amicizia e gode di Lui con piena soavità» (cfr. Divinum illud munus, 7).

Il 25 luglio, alludendo a Chi sarebbe venuto a prenderla, s. Teresa, ponendosi una mano sul petto, risponde: «E' qui, è nel mio cuore».

Affidiamoci allo Spirito Santo: apparteniamo a Lui fin dal Battesimo.

Vale anche per noi l'invito di Leone XIII di conoscere, amare, pregare lo Spirito Santo, così pure di fuggire il peccato vivendo in grazia di Dio (nn. 911).

Giovanni Paolo II fa eco: «A Lui si rivolge la Chiesa... per invocare per tutti e a tutti dispensare i doni dell'Amore»... (DeV 67).

Possano queste meditazioni semplici ed essenziali del p. Juan Esquerda Bifet, che svolge un apostolato intenso sui cinque continenti, giovare alla nostra vita cristiana e al nostro apostolato, che ogni giorno deve collaborare a costruire il Regno di Dio tra i popoli della terra. La Vergine Immacolata ci aiuti!

Il segretario nazionale

Roma, 25 marzo 1998

Solennità dell'Annunciazione del Signore

 

Introduzione 

UN'EPOCA AFFAMATA DI SPIRITO SANTO

Il tema dello Spirito Santo è passato a fior di pelle nella comunità cristiana di oggi, anche se in ogni parte si parla di «carismi» dello Spirito, di preghiera nello Spirito, di movimenti di rinnovamento (i «carismatici»).

Sembra d'essere molto lontani da quei cristiani di Efeso, che dissero a Paolo: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo» (At 19,2).

Ma sarà vero?...

Alla fine del secolo scorso, quando Leone XIII scrisse l'enciclica sullo Spirito Santo: «Divinum illud Munus» (9 maggio 1897), sembrava di costatare tra i cristiani di allora una certa dimenticanza dello Spirito Santo.

Da qualche anno, invece, si è andato accentuando l'interesse di tutta la comunità cristiana a questo tema tanto biblico e vitale. Giovanni XXIII parlava di una «novella Pentecoste».

I testi conciliari constatano un «passaggio dello Spirito Santo nella Chiesa», e parlano di Lui circa trecento volte. Paolo VI diceva che «stiamo vivendo nella Chiesa un momento privilegiato dello Spirito», e Giovanni Paolo Il non ha dubbi nel qualificare la nostra epoca, come un' «epoca particolarmente affamata di Spirito».

Nel mese di marzo del 1982, su richiesta di Giovanni Paolo Il, si celebrò a Roma un congresso internazionale e interconfessionale sullo Spirito Santo, per commemorare

il 1600° anniversario del primo Concilio di Costantinopoli (a. 381). Questo Concilio ecumenico definì la divinità dello Spirito Santo, lasciando ai posteri la preziosa formula della nostra fede, esprimendola con queste parole specifiche del «Credo» primitivo:

«Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio.

Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti»...

Come non ricordare l'enciclica «Dominum et Vivificantem» (Solennità di Pentecoste, 18 maggio 1986) di Giovanni Paolo Il? Nell'apporre la sua firma a questo prezioso documento il Papa racconta di sé...

«Verso i dieci anni ero chierichetto, ma non molto assiduo... Mia mamma non c'era più. Fu mio padre, che accortosi della mia indisciplina, un giorno mi disse: "Tu non sei un bravo chierichetto. Tu non preghi abbastanza lo Spirito Santo. Devi pregarlo". E mi mostrò una preghiera. Non l'ho mai dimenticata. Fu una grande lezione spirituale, una delle più durevoli e forti... Il risultato di quella lezione della mia infanzia è la mia enciclica sullo Spirito Santo».

In questa marcia verso il Giubileo c'è un anno speciale il 1998 nel quale dobbiamo accrescere la nostra devozione allo Spirito Santo.

Come fare, però, perché il tema dello Spirito Santo, che è la terza persona della SS. Trinità, diventi una realtà vitale, quotidiana? Come discernere i veri carismi (doni) dello Spirito, il vero rinnovamento ecclesiale, gli avvenimenti portatori della grazia e i segni dei tempi?

Questo interrogativo non è una semplice curiosità, e neppure una discussione teorica per passare il tempo... Perché già S. Teresa di Gesù, tanto amante dello Spirito Santo, consigliava di distinguere attentamente nella nostra vita l'azione dei tre «spiriti»: quello buono dello Spirito Santo, quello semplicemente «naturale» e quello cattivo. La questione è di somma importanza, perché v'è in essa la fedeltà al Vangelo, il progresso della vita «spirituale» e l'efficacia della nostra missione nel mondo, che è la missione nello Spirito. 

Per l'apostolato missionario

* «La Chiesa è spinta dallo Spirito Santo a cooperare perché sia compiuto il piano di Dio, il quale ha costituito Cristo principio della salvezza per il mondo intero» (LG 17).

* «Rientra pertanto negli impegni primari della preparazione al Giubileo la riscoperta della presenza e dell'azione dello Spirito... Lo Spirito è anche per la nostra epoca l'agente principale della nuova evangelizzazione. Sarà dunque importante riscoprire lo Spirito come Colui che costruisce il Regno di Dio nel corso della storia e prepara la sua piena manifestazione in Gesù Cristo, animando gli uomini nell'intimo e facendo germogliare all'interno del vissuto umano i semi della salvezza definitiva che avverrà alla fine dei tempi» (TMA 45).

* «E' lui il protagonista della missione!... Oggi a tutti i cristiani, alle Chiese particolari ed alla Chiesa universale sono richiesti lo stesso coraggio che mosse i missionari del passato e la stessa disponibilità ad ascoltare la voce dello Spirito» (RMi 30). 

Per la preghiera

Come posso ora ardire d'invitare a me lo Spirito Santo, Spirito di verità, io che fui tutto menzogna? Non lo merito, no, mio Signore! Ma devo allora disperare della tua infinita bontà? No, certo. Eccomi dunque prostrato a terra per supplicarti a non aver più memoria delle mie bruttezze e demeriti. Perdona, o Misericordia divina, al tuo ingratissimo servo, tu sei il Dio degli umili contriti e penitenti peccatori, non mi condannare dunque ad essere privo di te sottraendomi il tuo Spirito, poiché con questo ti voglio lodare tutti i giorni della vita mia per lodarti poi sempre per tutta l'eternità...

Oh, quale forza hanno presso lo Spirito Santo i desideri di un'anima santa, quale breccia fanno nel cuore di Dio! Come rimane toccato questo cuore anche da un solo atto di carità compiuto da un giusto il quale vive santificato dalla grazia, alla presenza dello Spirito Santo!.. .

I giusti della terra vengono fatti partecipi di abbondanti grazie, fino a godere un anticipo della loro beatitudine, in quanto vivono di ardente brama e di ansie amorose, tutti protesi verso la giustizia divina, verso lo Spirito Santo, fonte e principio d'ogni bene.

O Dio buono, fa' che muoiano in me i desideri che danno la morte e vivano in me sempre quelli che apportano la vita della grazia. Che io possa con verità dire col santo profeta Isaia: «L'anima mia ti ha desiderato». Io ti desidero, mio Bene, e ti desidero di cuore, non ho parole per spiegare le ansie amorose dell'anima mia, ma ti apro il mio cuore, vieni: compi in me, con l'aiuto della tua grazia divina, i desideri che sono propri dei giusti, perché non posso avere altro bene maggiore in questa vita che quello di possedere totalmente te e di rifiutare il tutto per te. Che non ami dunque altra cosa che te, mio dolcissimo Bene, fintanto che mi sarà concesso di possederti per tutta l'eternità nel tuo regno. Amen, fiat, fiat. (Ferreri V., ocd, L'azione dello Spirito Santo nelle anime, Milano 1963) 

I. LO SPIRITO SANTO NELLA VITA DI CRISTO

La dottrina o, meglio, la realtà dello Spirito Santo si manifesta di più nella vita e negli insegnamenti di Gesù, che non nelle nostre esposizioni teoriche. Nella vita del Signore, durante lo svolgersi di tutta la sua missione di salvezza, troviamo lo Spirito Santo, che è presente per compiere e rivelarci il mistero di Cristo e il mistero della Chiesa, da Lui redenta e inviata.

Nel Vangelo secondo Luca, Gesù fu concepito per opera dello Spirito Santo nel seno di Maria. Lo stesso Spirito illuminò e mosse Elisabetta e Simeone a scoprire in Gesù il «Cristo» o Messia. Prima di iniziare la vita pubblica, quando aveva circa trent'anni, Gesù si inoltrò nel deserto «condotto dallo Spirito»; ed è la forza dello Spirito, che lo guidò a predicare il Vangelo ai poveri. Lo Spirito riempiva di gioia il cuore di Cristo quando parlava col Padre. E quando ci insegnò il «Padre nostro», ci esortò a chiedere al Padre lo «Spirito Santo».

Il Vangelo secondo Giovanni riassume gli insegnamenti e le promesse di Gesù sulla venuta e sull'azione dello Spirito Santo. Gesù parla dello Spirito Santo comparandolo all'«acqua viva» che ci fa «rinascere» ad una vita nuova, che sazia la sete d'infinito, che ci fa pregare Dio con autenticità. Gesù offre quest'«acqua viva» lo Spirito Santo ad ogni essere umano, senza eccezione, a condizione ch'esso riconosca la sua sete di un «al di là», che è la «realtà dell'eternità».

Durante l'ultima cena, Gesù promise di inviare lo Spirito Santo alla sua Chiesa, per trasformarla in trasparenza, testimonianza e strumento della vita nuova in Cristo e nello Spirito. Gesù parlava di una presenza, di un insegnamento e di un'azione santificatrice dello Spirito in noi. Essendo morto in croce per la nostra salvezza, Gesù ci ha già comunicato l'«acqua», cioè lo Spirito Santo che ci lava dai nostri peccati.

Il giorno dell'Ascensione, Gesù, secondo la narrazione contenuta negli Atti degli Apostoli, promise nuovamente la venuta dello Spirito Santo, il quale avrebbe trasformato i discepoli in suoi araldi e testimoni fino agli ultimi confini del mondo, dicendo loro che sarebbero stati «battezzati», «rivestiti», «trasformati» in una sua trasparenza: «Voi sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni... Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni fino agli estremi confini della terra».

L'effusione dello Spirito Santo sulla comunità ecclesiale a Pentecoste fu la massima espressione dell'azione redentrice di Cristo: il mondo può già essere «battezzato», ossia restaurato secondo i piani di Dio Amore; ma è necessario che la Chiesa in ogni epoca storica, sia fedele strumento dello Spirito Santo, per annunciare Cristo morto e risorto che chiama alla conversione, a cambiare cioè mentalità e vita, per essere «battezzata» e trasformata in Lui. Fu appunto questo il primo discorso di Pietro, nella prima manifestazione al mondo della Chiesa nel mattino di Pentecoste. 

Per l'apostolato missionario

* «E' lui: lo Spirito di verità, il Paraclito, mandato da Cristo risorto per trasformarci nella sua stessa immagine di risorto. Ecco: "La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo" (cf Gv 20,1022)» (DeV 24).

* «Avvicinandosi la conclusione del secondo Millennio, che deve ricordare a tutti e quasi render di nuovo presente l'avvento del Verbo nella "pienezza del tempo", la Chiesa ancora una volta intende penetrare nell'essenza stessa della sua costituzione divinoumana e di quella missione che la fa partecipare alla missione messianica di Cristo, secondo l'insegnamento e il progetto sempre valido del Concilio Vaticano II. Seguendo questa linea, possiamo risalire al Cenacolo, dove Gesù Cristo rivela lo Spirito Santo come Paraclito, come Spirito di verità, e parla della propria "dipartita" mediante la Croce quale condizione necessaria della sua "venuta"» (DeV 61). 

Per la preghiera

Vieni, o Spirito Santo, e dà a questi ministri, dispensatori dei misteri di Dio, un cuore nuovo, che ravvivi in essi tutta l'educazione e la preparazione che hanno ricevuto, che avverta come una sorprendente rivelazione il Sacramento da loro ricevuto, e che risponda sempre con franchezza nuova ai doveri incessanti del loro ministero verso il tuo Corpo Eucaristico e verso il tuo Corpo Mistico: un cuore nuovo, sempre giovane e lieto.

Vieni, o Spirito Santo, e dà a questi ministri, discepoli e apostoli di Cristo Signore, un cuore puro, allenato ad amare Lui solo, ch'è Dio con Te e col Padre, con la pienezza, con la gioia, con la profondità che Egli solo sa infondere, quando è il supremo, il totale oggetto dell'amore d'un uomo vivente della tua grazia; un cuore puro, che non conosca il male se non per definirlo, per combatterlo e per fuggirlo; un cuore puro, come quello d'un fanciullo capace di entusiasmarsi e di trepidare.

Vieni, o Spirito Santo, e dà a questi ministri del Popolo di Dio un cuore grande, aperto alla tua parola ispiratrice e chiuso ad ogni meschina ambizione, alieno da ogni miserabile competizione umana e tutto pervaso dal senso della santa Chiesa; un cuore grande e avido d'eguagliarsi a quello del Signore Gesù e teso a contenere dentro di sé le proporzioni della Chiesa, le dimensioni del mondo; grande e forte ad amare tutti, a tutti servire, per tutti soffrire; grande e forte a sostenere ogni tentazione, ogni prova, ogni noia, ogni stanchezza, ogni delusione, ogni offesa; un cuore grande, forte, costante, quando occorre fino al sacrificio, solo beato di palpitare col cuore di Cristo e di compiere umilmente, fedelmente, virilmente la divina volontà (Paolo VI, Invocazione per i sacerdoti, 651970). 

II. LA CHIESA DEL CENACOLO E DELLA PENTECOSTE PERMANENTE

La fede cristiana nello Spirito si percepisce più nella vita della Chiesa, che non nelle argomentazioni teoriche. Per questo lo Spirito Santo nella Chiesa è paragonato al principio vitale, cioè all'anima nel corpo umano (LG 7).

La Chiesa si sente come se fosse sempre riunita nel cenacolo con Maria la Madre di Gesù, per ricevere lo Spirito Santo, ed annunciare il Vangelo a tutti i fratelli. Seguendo il comando di Gesù, la Chiesa si prepara continuamente a ricevere una nuova pienezza dello Spirito.

La venuta dello Spirito sugli apostoli nella festa di Pentecoste ha, come tutti gli avvenimenti salvifici, le caratteristiche dell' «attualizzazione» e della «presenza» continue. Questa venuta è realmente incessante. Per questo si può parlare ad ogni ora della storia di una «novella Pentecoste» (Giovanni XXIII).

La Chiesa primitiva si sentiva sempre guidata dallo Spirito Santo, inviato da Gesù. E' Lui che orienta gli insegnamenti degli apostoli e che dà forza a tutta la loro azione evangelizzatrice. Tutti i fedeli battezzati ricevono la presenza, l'insegnamento e l'azione santificatrice dello Spirito, che li spinge ad una crescita di santità e di apostolato, contemporaneamente alla costruzione della comunità nella carità.

Come al primo momento della sua esistenza, sempre la Chiesa ha coscienza e sente l'esigenza di rinnovarsi per diventare la «trasparenza» e il segno «chiaro» di Cristo, come Maria. Infatti, lo Spirito Santo ci spinge a tornare al primo amore, disponendoci ad aprire le porte a Cristo che chiama alla santità e all'apostolato.

La Chiesa è raccolta in Gesù quando è fedele all'azione santificatrice dello Spirito, che la fa vivere nella tensione della speranza attiva e impegnata verso il ritorno ultimo del Signore. Anche il cristiano è «segnato» dal dono dello Spirito, perché s'impegni nella «restaurazione di tutte le cose in Cristo». La vera storia della Chiesa è segnata dall'effusione dei doni dello Spirito sui credenti e della fedeltà agli stessi da parte di una Chiesa che ha la consapevolezza di essere pellegrina.

L'atteggiamento della coscienza ecclesiale circa una Pentecoste permanente, lo si può paragonare all'atteggiamento mariano del «sì» perenne all'azione dello Spirito Santo, che rende la Chiesa Vergine e Madre. Il Concilio Vaticano II paragona l'Annunciazione di Maria alla Pentecoste della Chiesa, indicando che ciò che in Maria avvenne nell'Annunciazione, nella Chiesa avvenne nella Pentecoste; riceve infatti il Verbo sotto l'azione dello Spirito Santo, per vivere di Lui e per comunicarlo a tutta l'umanità (LG 59; AG 4).

Questa realtà mariana ed ecclesiale la troviamo nella sostanza di documenti postconciliari tanto importanti come, per esempio, l'«Evangelii nuntiandi» di Paolo VI

e la «Redemptor hominis» di Giovanni Paolo II. E' un invito alla Chiesa a sviluppare tutta la sua vitalità soprannaturale, mediante un cammino di preghiera, di perfezione e di missione senza confini, nel proprio cuore e nell'azione. Si fortifica così l'unità vitale della Chiesa: «Popolo adunato nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (LG 4).

Si può dire che in ogni comunità, che vive con autenticità, si realizza ciò che si realizzò nella Chiesa riunita nel cenacolo, dove «Maria implorava con le sue preghiere il dono dello Spirito che all'Annunciazione l'aveva presa sotto la sua ombra» (LG 59). 

Per l'apostolato missionario

* «Fu dalla Pentecoste che cominciarono gli "atti degli apostoli", allo stesso modo che per l'opera dello Spirito Santo nella vergine Maria Cristo era stato concepito, e per la discesa ancora dello Spirito Santo sul Cristo che pregava questi era stato spinto a cominciare il suo ministero» (AG 44).

* «Il tempo della Chiesa ha avuto inizio con la "venuta ", cioè con la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli riuniti nel Cenacolo di Gerusalemme insieme con Maria, la Madre del Signore» (DeV 25).

* «La Chiesa persevera nella preghiera, come gli Apostoli insieme a Maria, Madre di Cristo, ed a coloro che in Gerusalemme costituivano il primo germe della comunità cristiana e attendevano, pregando, la venuta dello Spirito Santo. La Chiesa persevera nella preghiera con Maria. Questa unione della Chiesa orante con la Madre di Cristo fa parte del mistero della Chiesa fin dall'inizio» (DeV 66).

* «Come gli Apostoli dopo l'ascensione di Cristo, la Chiesa deve radunarsi nel Cenacolo "con Maria, la Madre di Gesù" (At 1, 14), per implorare lo Spirito ed ottenere forza e coraggio per adempiere il mandato missionario. Anche noi, ben più degli Apostoli, abbiamo bisogno di essere trasformati e guidati dallo Spirito» (RMi 92). 

Per la preghiera

Non veniamo meno alla fede e alla speranza. Anche sopra di noi è venuta la virtù dello Spirito divino, con lingue di luce e di fuoco, di quel fuoco della carità recato da Cristo in terra, perché si accenda e divampi nel mondo. Anche noi dobbiamo essere per Cristo testimoni fino alle estremità della terra. Confessate anche voi Cristo; e il vostro amore per Lui sia la fiamma della carità verso il prossimo; la vostra lingua sia la vostra vita virtuosa; il vostro apostolato sia la luce di quell'azione religiosa e santa, intima e devota, che esalti e testimoni in faccia alle Genti la fede e la speranza [...]

L'esortazione del Redentore divino ascendente al cielo è anche per noi. Prendendo esempio da Pietro e dai discepoli nel primo Cenacolo della Chiesa nascente, il nostro cuore arde per elevarsi nella invocazione dello Spirito, Illuminatore, Maestro e Consolatore e da questo grandioso Cenacolo densissimo di fedeli sale al cielo l'umile grido della fervida preghiera: Veni, Creator Spiritus! Vieni, o Spirito Creatore!

O Spirito Creatore, che, volando sulle acque dell'universo creato, rinnovasti la faccia della terra, «Volgiti; e mira dal cielo e osserva e cura questa vigna e proteggi ciò che hai piantato di tua mano» (Ps. 79, 1516).

Scendi, o Spirito Creatore. Sì. Tu sei già sceso, tu sei con noi; tu sei vicino alla Sposa di Cristo, tu sei la sua vita, la sua anima, il suo conforto, la sua difesa in ogni momento, e in particolar modo nei tempi dell'angustia e del dolore. Versa dall'alto tanta pienezza dei tuoi doni, affinché tutti, Pastore e gregge, irradino nel mondo il lume della loro fede, il sostegno della loro speranza, la forza del loro amore.

Per te, Spirito Illuminatore, Spirito di consiglio e di fortezza, le menti cristiane di ogni condizione, umile o alta, comprendano e sentano non solo la straordinaria gravità, ma anche la ponderosa responsabilità dell'ora presente, in cui un vecchio mondo, che tramonta nel dolore, ne sta generando uno nuovo. Rischiara a tutti, quanti portano in fronte il nome di Cristo, il sentiero angusto della virtù, che solo conduce a salvezza, affinché si scuotano dal sonno della indifferenza, della tiepidezza e della irresoluzione, e prendano ad avanzare fuori dei disordinati avvolgimenti delle cose terrene.

O Spirito Creatore, visita le menti dei tuoi fedeli e riempi i cuori della tua grazia!... Amen. (Pio XII, 1451942). 

III. LA FEDE DELLA CHIESA NELLO SPIRITO SANTO

Il «Credo» primitivo riassume la fede della Chiesa nello Spirito Santo. Meditiamole distinte l'una dall'altra queste affermazioni: «Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti... »

La terza persona della SS. Trinità è il «Santo», è Dio, uguale al Padre e al Figlio. E' il «Signore», cioè della stessa categoria divina di Cristo, il Figlio di Dio. E' il «datore della vita», che fa partecipare le creature spirituali alla vita divina, alla vita trinitaria di Dio Amore.

Nell'ultima cena, Gesù parla della presenza (inabitazione), dell'insegnamento e dell'azione santificatrice dello Spirito: «Egli dimora presso di voi e sarà in voi», «vi insegnerà ogni cosa» e «mi renderà testimonianza».

E' lo Spirito che «procede dal Padre e dal Figlio». Per questo è inviato «dal Padre» «nel nome di Gesù», e «prende» tutto quello che è di Gesù per comunicarcelo. E' inviato da Gesù stesso; cioè procede dal Padre e dal Figlio come da un solo principio e da una comune «spirazione» d'amore.

Lo Spirito Santo si può chiamare l'«Amore» o il «Dono» reciproco tra il Padre e il Figlio, perché da essi procede come dalla stessa reciproca corrente d'amore o come da un'unica fonte. Per questo è l'Amore sussistente, come un «soffio» (bacio) reale, sostanziale, personale. E', infatti, una «persona» distinta dal Padre e dal Figlio; è la terza persona della SS. Trinità, uguale in dignità divina al Padre e al Figlio, formando in questo modo l'unità infinita e trascendente di un solo Dio in tre persone.

Si dice anche che procede dal Padre per il Figlio, non nel senso che il Figlio sia strumento del Padre, ma perché la virtù «spiratrice» d'amore che il Figlio ha, l'ha ricevuta dal Padre, gli è comunicata dal Padre.

Per questo la nostra partecipazione alla vita divina avviene ad immagine della vita trinitaria: dal Padre per il Figlio nello Spirito Santo. Oppure: nello Spirito per Cristo al Padre.

Lo Spirito Santo «con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato». Il nostro amore a Dio, infuso dallo Spirito, ci rende partecipi dell'amore reciproco tra il Padre e il Figlio. Possiamo già dire «Abbà! Padre!» a Dio con la voce e l'amore di Gesù, grazie allo Spirito che abita in noi.

Lo Spirito Santo, inviato da Gesù da parte del Padre, ci rivela i misteri di Dio. E' lui che «ha parlato per mezzo dei profeti», che ispirò, cioè, le Sacre Scritture ed accompagnò tutti i precursori di Gesù. Per questo, in Lui, possiamo addentrarci nel significato della rivelazione contenuta nelle Scritture. Gesù si rende presente nel nostro cammino ecclesiale, come si fece presente agli apostoli e ai due discepoli di Emmaus, e ci comunica lo Spirito affinché comprendiamo la Parola di Dio. Grazie allo Spirito Santo, possiamo introdurci con fede e amore nella realtà intima del mistero di Dio (uno e trino) e nel mistero dell'uomo (immagine di Dio). 

Per l'apostolato missionario

* «Si può dire che nello Spirito Santo la vita intima del Dio uno e trino si fa tutta dono, scambio di reciproco amore tra le divine Persone, e che per lo Spirito Santo Dio «esiste» a modo di dono. E' lo Spirito Santo l'espressione personale di un tale donarsi, di questo essereamore. E' Personaamore. E' Personadono» (DeV 10).

* «Nel dono fatto dal Figlio si completano la rivelazione e l'elargizione dell'eterno amore: lo Spirito Santo, che nelle imperscrutabili profondità della divinità è una Personadono, per opera del Figlio, cioè mediante il mistero pasquale, in modo nuovo viene dato agli apostoli e alla Chiesa e, per mezzo di essi, all'umanità e al mondo intero» (DeV 23).

* «Maria è entrata nella storia della salvezza del mondo mediante l'obbedienza della fede. E la fede, nella sua più profonda essenza, è l'apertura del cuore umano davanti al dono: davanti all'autocomunicazione di Dio nello Spirito Santo. Scrive san Paolo: 'Il Signore è lo Spirito, e dove c'è lo Spirito del Signore, c'è libertà". Quando Dio uno e trino si apre all'uomo nello Spirito Santo, questa sua "apertura" rivela ed insieme dona alla creaturauomo la pienezza della libertà. Tale pienezza si è manifestata in modo sublime proprio mediante la fede di Maria, mediante "l'obbedienza della fede" davvero: "beata colei che ha creduto!" (cf Lc 1,45)» (DeV 51). 

Per la preghiera

Lo Spirito Santo è Spirito di verità, e pertanto in chi lo riceve cerca verità, ed abborrisce la menzogna e la doppiezza di cuore, ch'egli chiama ipocrisia. Lo Spirito di verità non si comunica a coloro che non si curano d'aver monda la coscienza, purificata dalle colpe e s'accontentano dell'esteriore ipocrisia per piacere agli uomini. Essi perciò rimangono esclusi dalla comunione degli eletti.

San Bernardo insegna ancora che tutte le anime che desiderano d'essere fatte partecipi delle grazie e comunicazioni dello Spirito Santo devono avere una grande umiltà. Umiltà vera, dice il Santo, con cui l'uomo si conosca interamente e conoscendosi si annienti e s'avvilisca ai suoi propri occhi; umiltà che gli faccia conoscere che da sé nulla può, nulla vale, e che tutto viene dal fonte d'ogni bene che è Dio, senza del quale egli è miseria e peccato. Questa è la verità che piace al Signore e che Egli raccomanda per bocca del profeta Zaccaria: «Amate solo la verità e la pace» (8, 19).

L'umiltà fa spaziosa la stanza del_ cuore per poter contenere Dio, il quale non è contenuto nei cieli; nella misura che l'umiltà cresce nell'anima, cresce anche la capacità della medesima, per essere poi abbondantemente riempita dalla grazia dello Spirito Santo. Anzi, la porta per cui lo Spirito Santo entra nell'anima con l'abbondante influsso della sua grazia, è proprio questa verità fatta d'umiltà.

Oh mio Dio, quanto stretto sarà dunque questo mio cuore se resta privo della verità! Quanto angusta, anzi chiusa sarà la sua porta se è ostacolato dalla vanità e dalla superbia del mondo! Deh, aprila tu con la forza del tuo braccio onnipotente, rendi libera l'anima mia con la tua santissima grazia! Finora amai, è vero, la vanità e, lo confesso, cercai la menzogna e perciò non ho l'ardire di comparirti davanti, né ho il coraggio d'alzar gli occhi al cielo, vedendomi per mia colpa così indegno; le mie iniquità non hanno numero, per esse mi trovo abbassato imo a terra, avvinto con legami di ferro che mi impediscono persino di alzare il capo e tanto meno di respirare l'aura vitale dello Spirito Santo. Vedo che mi dovresti castigare con giusta ira perché più volte ti provocai non facendo la tua santissima volontà e disprezzando i tuoi precetti (p. V Ferreri, id.). 

IV CHIEDERE LO SPIRITO E PREGARE NELLO SPIRITO

Spiegando gli atteggiamenti con i quali dobbiamo pregare il «Padre nostro», Gesù ci dice che dobbiamo chiedere al Padre di comunicarci il suo Spirito: «Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito a coloro che glielo chiedono».

La Chiesa, descritta nel libro dell'Apocalisse, segue la voce dello Spirito Santo che la spinge ad aprire il suo cuore a Cristo. In armonia con questo invito dello Spirito, la Chiesa che è la Sposa chiede la venuta di Cristo Sposo: «Lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni!... Vieni, Signore Gesù!». Questa è la preghiera permanente della Chiesa che, secondo gli Atti degli Apostoli, invocava continuamente la venuta dello Spirito sui credenti in Cristo, mentre conferiva loro il battesimo, la cresima e l'ordine.

Tuttavia per venti secoli, la Chiesa non ha cessato di chiedere anche la venuta dello Spirito Santo e di pregare nello stesso Spirito. Nella liturgia si chiede continuamente al Padre, per il Figlio, il dono dello stesso Spirito. Le preghiere più belle con le quali si chiede questo «dono» sono quelle della solennità di Pentecoste: l'inno dei Vespri: «Vieni, Spirito creatore», e il canto meditativo della Messa, detto anche «sequenza»: «Vieni, Santo Spirito...». La Chiesa è una continua invocazione: «Vieni!». Eleva una richiesta umile e fiduciosa: «Manda il tuo Spirito»!... Si chiede un cuore nuovo e puro, pieno di amore, per essere configurati a Cristo e partecipi della sua vita divina. Nella preghiera allo Spirito Santo, la Chiesa esprime tutta la sua fede in Lui, la sua fiducia e la sintonia con i suoi disegni di salvezza su tutti gli uomini.

La Chiesa chiede lo Spirito, invoca lo Spirito, prega nello Spirito. La preghiera per eccellenza è il «Padre nostro». E' Lui che ci fa invocare Dio: «Abbà! Padre», esprimendo così, «guidati dallo Spirito», la filiazione divina che Gesù ci ha partecipato. E' sempre lo Spirito del Figlio che il Padre ci invia e ci comunica, affinché possiamo realizzare ed esprimere nella preghiera e nella vita la nostra condizione di figli. Ed è lo stesso Spirito che ci spinge a lavorare per trasformare la creazione e l'umanità che «geme» in noi, mentre aspetta con ansia la redenzione.

Gesù, parlando con la Samaritana, insegna il cammino della preghiera: «I veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità». L'uomo, cioè, può avvicinarsi a Dio per ricevere il suo Spirito, a condizione che si presenti come esso è, con autenticità, umiltà e verità. Allora, è lo Spirito del Padre e del Figlio che ci fa entrare in questa corrente trinitaria di Dio Amore: «Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili».

La preghiera e tutta la vita della Chiesa si trasformano in una permanente «gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo». Questo è il fine della liturgia e la sicurezza di poter fare di tutta la vita una espressione di lode a Dio Amore. Così pure è nella preghiera allo Spirito e nello Spirito, che la Chiesa si rende capace di mettere in pratica il comandamento nuovo dell'amore verso tutti, come Cristo ha amato noi. 

Per l'apostolato missionario

* «Il soffio della vita divina, lo Spirito Santo, nella sua maniera più semplice e comune, si esprime e si fa sentire nella preghiera. E' bello e salutare pensare che, dovunque si prega nel mondo, ivi è lo Spirito Santo, soffio vitale della preghiera. E' bello e salutare riconoscere che, se la preghiera è diffusa in tutto l'orbe, nel passato, nel presente e nel futuro, altrettanto estesa è la presenza e l'azione dello Spirito Santo, che «alita» la preghiera nel cuore dell'uomo... La preghiera rimane sempre la voce di tutti coloro che apparentemente non hanno voce... La preghiera è anche la rivelazione di quell'abisso, che è il cuore dell'uomo: una profondità, che è da Dio e che solo Dio può colmare, proprio con lo Spirito Santo... Dunque, lo Spirito Santo non solo fa sì che preghiamo, ma ci guida «dall'interno» nella preghiera, supplendo alla nostra insufficienza, rimediando alla nostra incapacità di pregare: egli è presente nella nostra preghiera e le dà una dimensione divina» (DeV 65). 

Per la preghiera

Ciò che preme affermare è la necessità della grazia, cioè d'un intervento divino, eccedente l'ordine naturale, tanto per la nostra salvezza personale, quanto per il compimento del piano della redenzione a favore di tutta la Chiesa e dell'umanità intera, che la misericordia di Dio chiama a salvamento. Riferiamoci al grande capitolo della dottrina sulla grazia e sulla giustificazione, di cui tanto ha parlato il Concilio tridentino, e di cui ancora la teologia moderna discute come di tema di supremo interesse. La necessità della grazia suppone un bisogno imprescindibile da parte dell'uomo; il bisogno che il prodigio della Pentecoste abbia a continuare nella storia della Chiesa e del mondo; e ciò nella duplice forma, con cui il dono dello Spirito Santo è elargito agli uomini, per santificarli dapprima e per arricchirli di prerogative speciali, che chiamiamo carismi, in ordine al bene del prossimo e specialmente della comunità dei fedeli. Se ne parla molto oggi; e, tenuto conto della complessità e della delicatezza d'un simile tema, non possiamo che augurarci che una nuova abbondanza, oltre che di grazia, di carismi sia ancor oggi concessa alla Chiesa di Dio.

Noi ora ci limiteremo a ricordare le condizioni principali da parte dell'uomo per ricevere il dono di Dio per eccellenza, ch'è appunto lo Spirito Santo, il quale, noi sappiamo «soffia dove vuole», ma non rifiuta l'anelito di chi l'attende, lo chiama e l'accoglie (ancor se questo anelito stesso provenga da un'intima sua ispirazione). Quali sono queste condizioni? Semplifichiamo la difficile risposta dicendo che la capacità di ricevere questo «dolce Ospite dell'anima», esige la fede, esige l'umiltà e il pentimento, esige normalmente un atto sacramentale; e nella pratica della nostra vita religiosa reclama il silenzio, il raccoglimento, l'ascoltazione, e soprattutto l'invocazione, la preghiera, come fecero gli Apostoli con Maria nel Cenacolo. Saper attendere, saper chiamare: Vieni, o Spirito creatore...; Vieni, o Spirito Santo!

Se la Chiesa saprà entrare in una fase di simile predisposizione alla nuova e perenne venuta dello Spirito Santo, Egli, il «Lume dei cuori», non tarderà a concedersi, per il gaudio, la luce, la forza, la virtù apostolica e la carità unitiva, di cui oggi la Chiesa ha bisogno (16101974).

Il Signore annunzia un nuovo rapporto tra Lui e l'uomo, rapporto che diverrà interiore colloquio di Dio con le anime. Vedendo i discepoli tristi, smarriti, annunzia che Egli manderà loro lo Spirito Santo: il Paraclito, parola che ha molti significati: avvocato, assistente, aiuto, difensore, consolatore, che sta vicino e che viene per dare sussidio, infondere una energia, apportare qualche cosa di nuovo: quella realtà appunto che il Catechismo chiama la grazia, presenza di Dio, operante dentro di noi per rendere santa e buona l'anima nostra. Per quelli che sanno ascoltare e seguire, e che cercano l'ineffabile, stupendo colloquio interiore, (lo Spirito Santo) diventa voce attiva di Dio nel profondo delle anime. La vita spirituale del cristiano non è soltanto una esplicazione delle sue energie naturali, ma si sviluppa, si potrebbe dire, in una simbiosi, una vita associata, una inabitazione dello Spirito Santo dentro di noi. (Paolo VI, 2641964) 

V. LO SPIRITO SANTO NEI SACRAMENTI

Fin dall'inizio della Chiesa, gli Apostoli, seguendo il mandato del Signore, annunciarono il battesimo in relazione ad una comunicazione dello Spirito: «Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo».

Il cristiano è «battezzato», cioè «impregnato» della vita di Dio Amore, che è Padre, Figlio e Spirito Santo. Grazie a questa vita divina o vita nello Spirito, i cristiani formano una sola Chiesa o un solo Corpo mistico: «Noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo... e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito». Il dono dello Spirito, ricevuto nel battesimo, ha dato inizio ad un processo di configurazione a Cristo che deve giungere alla sua pienezza.

Infatti, come continuazione del battesimo, gli Apostoli imponevano le mani per comunicare una nuova effusione dello Spirito Santo per mezzo del sacramento della confermazione. In questo modo i cristiani hanno la forza di testimoniare Cristo e di perseverare nella fede, anche in mezzo alle difficoltà e alle persecuzioni.

Alcuni fedeli furono poi scelti perché collaborassero con gli apostoli nella guida della comunità. Su questi collaboratori venivano imposte le mani affinché ricevessero una nuova effusione dello Spirito Santo. Mediante il dono dello Spirito, che ora viene comunicato con il sacramento dell'ordine, i sacerdoti ministri (vescovi, presbiteri, diaconi) vengono configurati più profondamente a Cristo Sacerdote, Capo della Chiesa, e buon Pastore che dà la vita.

Nei sacramenti del battesimo, confermazione e ordine, si riceve il «carattere», il segno permanente, cioè del dono e della comunicazione dello Spirito. Così che tutti i cristiani, ciascuno secondo la propria vocazione e stato di vita, restano segnati col «suggello dello Spirito che era stato promesso, pegno della nostra eredità».

Ogni sacramento è portatore di una grazia speciale o sacramentale dello Spirito, anche se il «carattere» o segno permanente di questo dono si esprime solo per mezzo dei tre sacramenti sopra indicati. Ogni vocazione cristiana e ogni servizio ecclesiale, specialmente nella vita liturgica e comunitaria, contiene una grazia particolare dello Spirito Santo. E' nell'Eucaristia, però, che troviamo la «fonte e il culmine» di tutta la vita della Chiesa e, pertanto, di tutta l'effusione dello Spirito Santo (PO 56).

L'Eucaristia fa presente il mistero redentore di Cristo, il quale per aver versato il suo sangue in sacrificio, può comunicare il suo Spirito (l'«acqua viva») alla Chiesa. La «Pasqua», cioè il passaggio di Gesù al Padre, abbraccia la morte, la risurrezione e l'ascensione del Signore, culminando con l'invio dello Spirito Santo alla sua Chiesa, il giorno di Pentecoste. Per mezzo della celebrazione eucaristica, continuata nell'impegno della vita quotidiana, si realizza particolarmente la Pentecoste permanente.

Uno dei punti basilari del rinnovamento postconciliare, ancora poco apprezzato e poco vissuto dalla comunità ecclesiale, è la ristrutturazione della preghiera eucaristica («canone» della Messa) che mette in risalto l'«epiclesis», ossia l'invocazione dello Spirito Santo, che trasforma il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue del Signore, per trasformare, al tempo stesso, la comunità cristiana in «un solo corpo» di Cristo. La comunità cristiana può, allora, dar gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Può pregare il «Padre nostro» con la voce e l'amore di Gesù; può praticare il comandamento dell'amore e vivere in «comunione» con i fratelli di tutta la famiglia umana.

In questa dinamica della preghiera liturgica («canone», «epiclesis») si svolge tutta la vita della Chiesa, nel suo sviluppo di preghiera, di santità, di convivenza fraterna e di apostolato, sotto l'azione dello Spirito Santo, inviato dal Padre e dal Figlio.

Possiamo così comprendere meglio l'affermazione conciliare del Vaticano II: «Tutti i ministeri ecclesiali e le opere d'apostolato sono strettamente uniti alla Sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa». 

Per l'apostolato missionario

* «Mediante l'Eucaristia le persone e le comunità, sotto l'azione del Paraclito consolatore, imparano a scoprire il senso divino della vita umana, richiamato dal Concilio: quel senso, per cui Gesù Cristo "svela pienamente l'uomo all'uomo", suggerendo "una certa similitudine tra l'unione delle Persone divine e l'unione dei figli di Dio nella verità e nella carità". Una tale unione si esprime e si realizza specialmente mediante l'Eucaristia, nella quale l'uomo, partecipando al sacrificio di Cristo, che tale celebrazione attualizza, impara anche a "ritrovarsi... attraverso un dono... di sé", nella comunione con Dio e con gli altri uomini, suoi fratelli» (DeV 62).

* «I Sacramenti significano la grazia e conferiscono la grazia: esprimono la vita e danno la vita. La Chiesa è la dispensatrice visibile dei sacri segni, mentre lo Spirito Santo vi agisce come il dispensatore invisibile della vita che essi significano. Insieme con lo Spirito c'è ed agisce Cristo Gesù» (DeV 63). 

Per la preghiera

La Chiesa ci dice: coltivate la devozione allo Spirito Santo e sarete in comunione con Cristo e capirete che il Signore diventa da Maestro esteriore, come dice Sant'Agostino, un Maestro interiore, l'ispiratore attraverso il linguaggio del Paraclito, dei buoni pensieri, delle nostre buone volontà, Colui che ci rende capaci di virtù che da noi stessi non sapremmo esercitare; la sorgente e quanti hanno ricevuto la Cresima lo ricorderanno dei sette doni, di queste energie di sapienza, di intelligenza, di consiglio, di fortezza, di scienza, di pietà, di timor di Dio, che rendono l'anima fiammante di vita spirituale, riflesso della vita divina sopra di lei, per essere fatta specchio a questi raggi che scendono dal cielo e che Cristo riverbera sopra le anime che sono ricettive di questa luce.

La nostra vita spirituale non è un soliloquio, una chiusura dell'anima su se stessa, ma un dialogo, una ineffabile conversazione, una presenza di Dio da non ricercare più nel cielo né fuori, né solo nelle chiese, ma in se stessa: quanta gioia, quanta energia, quanta speranza dà l'abbandonarsi a questo abbraccio interiore che Dio dà alle anime devote e veramente fedeli! Bisogna ricordarsi dello Spirito Santo; e dovrebbe essere la prima, la suprema nostra devozione, ad invocarlo, specialmente in questo periodo che ci prepara alla festa della Pentecoste, e a cercare di essere anche noi capaci di captare questa voce interiore e silenziosa, questa presenza di Dio e a pregustare in questo colloquio che si chiama la vita spirituale cristiana, qualche cosa del colloquio eterno a cui siamo invitati per il Paradiso. (Paolo VI, 26 aprile 1964)

Lo Spirito Santo ci garantisce la vita eterna in Cristo nella pienezza finale del regno di Dio. Si tratta della nostra autentica vita cristiana, vissuta appunto «in grazia di Dio». Tante, troppe cose per queste nostre umili parole. Grandi verità, grandi questioni. Ci accorgiamo almeno della straordinaria ricchezza della vita religiosa, della sua profondità, della sua bellezza. Non per nulla siamo alle soglie del regno di Dio, al quale il regno di Cristo ci introduce, ci educa, ci rende partecipi.

Fermiamoci ad una sola considerazione: alla necessità di vivere in grazia di Dio. E riportiamoci al Vangelo. Vi ricordate l'episodio, narrato dall'evangelista San Giovanni? Al capitolo terzo del suo Vangelo, circa l'intervista notturna d'un «notabile» del suo tempo e del suo ambiente, di nome Nicodemo, il quale, andato per esplorare chi veramente fosse e che cosa in sostanza insegnasse Gesù, si ebbe da Cristo questa prima e sconvolgente rispo

sta: «In verità, in verità ti dico che se uno non nasce di nuovo, non può vedere il regno di Dio». E' cosi preannunciata la necessità d'una vita nuova, derivante da un principio diverso, estrinseco, superiore e infuso nella nostra esistenza naturale per renderla idonea a partecipare, in una precisa forma e misura, niente meno che alla vita divina: «In verità, in verità ti dico, insiste Gesù, se uno non rinascerà dall'acqua (allude al battesimo), non può entrare nel regno di Dio». Il dotto interlocutore, Nicodemo, lì per lì, non comprende nulla; ma comprendiamo noi, che ricordiamo altri insegnamenti di Cristo, su questa rivelazione e su questa instaurazione d'una gratuita, nuova, mistica vitalità la vita divina o della grazia del credente, fedele seguace di Cristo Salvatore.

Facciamo un salto agli ultimi discorsi del Signore nell'ultima Cena, alle estreme, commoventi, ineffabili sue confidenze circa la nuova, divina comunione mediante la quale egli, con una sua inattesa presenza, rimarrà dopo la sua scomparsa dalla scena temporale, ancora con quelli che si possono dire «i suoi»: rimarrà con l'invio dello Spirito Santo, il Paraclito, l'assistente, il consolatore, l'ospite interiore, il rivelatore della verità salvifica, il suggeritore della preghiera incomparabile. San Paolo moltiplica espressioni stupende su questo fatto prodigioso dello Spirito Santo che viene nella nostra anima col suo divino respiro, con la sua luce rischiarante e rassicurante, con la sua forza, che può trarre dalla nostra naturale debolezza il testimonio, l'eroe, il martire, il santo, quale dev'essere il vero seguace di Cristo.

Siamo nel misticismo dei contemplativi? nel sentimentalismo dei poeti? nella sfera dei carismatici iniziati? cioè ad un livello straordinario e solo da pochi raggiungibile di vita cristiana? No, siamo sul piano comune di coloro che vivono «in grazia di Dio». Manifestazioni spirituali singolari a parte, che davvero sono privilegio e conquista di pochi, questa animazione dello Spirito Santo, la quale ci fa «giusti», ci dà modo di rendere buone e meritorie tutte le nostre oneste azioni; ci fa progredire nella intelligenza e nella pratica dello stile cristiano per la nostra vita, ci trasforma in «santuari», in cui abita Dio santissimo, Uno e Trino, ci assicura perciò la continuità, anzi il mistero indescrivibile della vita futura, è per tutti!

Figli carissimi, riflettiamo bene, è per noi tutti! Per tutti disponibile, per tutti anzi doverosa e necessaria; l'alternativa prospettata per la nostra sorte eterna non ammette dubbi: dobbiamo vivere oggi, per poi vivere sempre beati, in grazia di Dio.

Voi sapete come può essere fragile questa situazione; ma tutti dobbiamo confermarci nella duplice convinzione: è necessario, è possibile, sì, vivere in grazia di Dio. Ecco il nostro ricordo pasquale; ecco la nostra vigilia per la prossima ed eccelsa solennità della Pentecoste: la festa dello Spirito Santo, la festa per noi della grazia divina. (Paolo VI, 2951974) 

VI. LA PRESENZA VIVIFICANTE DELLO SPIRITO

Nelle lettere di S. Paolo viene detto ripetutamente che la Chiesa, e ogni cristiano in particolare, è tempio dello Spirito Santo. E' un tempio formato di «pietre vive», poiché la vita del cristiano è un «sacrificio spirituale» che si offre per mezzo di Cristo al Padre.

La presenza dello Spirito Santo in noi non è statica o decorativa, ma diventa una presenza vivificante e trasformante. La presenza di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo diviene «dono» a noi e trasforma noi in «dono» a Lui, facendoci entrare nell'intimità dell'amore eterno tra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo. Per questa presenza dello Spirito Santo, il cristiano diventa dimora di Dio.

C'è una presenza di Dio che si chiama «immensità»: Dio è presente ovunque sostenendo l'essere di ogni creatura. La presenza di Dio in noi è presenza di «inabitazione» e di donazione, a condizione che il nostro essere si apra a Dio Amore, cioè sia in grazia: «La speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci è stato dato ».

Il cuore dell'uomo, dove Dio abita per la sua iniziativa d'amore che lo fa «dono» a noi, diventa un «cuore nuovo» (Ez 36,2627), mediante l'evento di una «nuova nascita» o nascita «nello Spirito», come spiegò Gesù al rabbino Nicodemo (Gv 3,5).

Quando Dio creò l'uomo, «soffiò nelle sue narici un alito di vita» e lo fece a sua immagine, espressione e segno della sua «gloria». E' come l'azione amorosa di un padre che prende il suo piccolo figlio (di «fango») per innalzarlo all'altezza delle sue labbra e stampare in lui un «bacio». Questo «bacio» di Dio, adesso, è la grazia; è la redenzione di Gesù; è la comunicazione della filiazione divina partecipata a noi. Per questa effusione o «bacio» di Dio che ci comunica il suo «soffio», il suo «Spirito», diventiamo e siamo figli «adottivi» di Dio, figli nel Figlio.

Grazie all'inabitazione di Dio in noi per la comunicazione dello Spirito Santo, siamo un solo corpo mistico di Cristo, un solo popolo di Dio, una sola Chiesa o comunità dei credenti che vive nella carità. Questa unità vitale di tutti i credenti nella Chiesa e che costituisce la Chiesa deve iniziare nel cuore umano per realizzarsi necessariamente nella convivenza familiare e sociale. E' un riflesso dell'unità di Dio Amore. L'unica definizione sulla Chiesa che ci ha lasciato il Concilio Vaticano II, presa dagli scritti del Vescovo africano s. Cipriano, descrive così questa armonia della carità o «agape» cristiana: «La Chiesa universale si presenta come un popolo che deriva la sua unità dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (LG 4).

La Santissima Vergine, il giorno dell'Annunciazione, divenne il tempio dello Spirito Santo, che la fece VergineMadre . La Chiesa, dal giorno di Pentecoste e grazie alla redenzione di Gesù, riceve continuamente questo stesso Spirito, per fare di lei il segno e lo strumento di Cristo che raccoglie in unità vivente tutti i popoli. La presenza vivificante dello Spirito rende la Chiesa vergine (fedele), madre (feconda) e missionaria (LG 59; AG 4). 

Per l'apostolato missionario

* «Lo Spirito... viene invocato per "convincere il mondo quanto al peccato"... Convincere del peccato vuol dire dimostrare il male nel mondo contenuto. Il che equivale a rivelare il mistero dell'iniquità... Il peccato è un atto contrario alla volontà di Dio... [Tuttavia questo stesso] Spirito Santo, che secondo le parole di Gesù "convince il mondo del peccato" [cioè dimostra che nel mondo c'è il peccato e che questo è offesa di Dio] è l'amore del Padre e del Figlio e, come tale, è il dono trinitario e, al tempo stesso, l'eterna fonte di ogni elargizione divina al creato» (DeV 39). Soprattutto della sua misericordia (ivi).

* « "Figli di Dio", infatti, sono come insegna l'Apostolo "tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio" (cf Rom 8,14). La figliolanza dell'adozione divina nasce negli uomini sulla base del mistero dell'incarnazione, dunque grazie a Cristo, l'eterno Figlio. Ma la nascita, o rinàscita, avviene quando Dio Padre "manda nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio "... La grazia santificante è l'uomo il principio e la fonte della nuova vita: vita divina, soprannaturale» (DeV 52). 

Per la preghiera

Noi dobbiamo, innanzi tutto, invocare lo Spirito Santo. Come il Padre e il Figlio, lo Spirito Santo è Dio; desidera anch'Egli la nostra santità. Del resto, rientra nel piano divino che noi ci rivolgiamo allo Spirito Santo così come ci rivolgiamo al Padre e al Figlio, ai quali Egli è uguale in potenza e in bontà. La Chiesa in questo ci è di guida. Essa conclude il ciclo delle solennità che celebrano i misteri di Cristo con la festa del mandato visibile dello Spirito Santo: la Pentecoste. Essa ha delle preghiere meravigliose, delle aspirazioni piene di ardore, come il Veni, Creator Spiritus, per domandare la grazia allo Spirito divino. Dobbiamo ricorrere a Lui spesso. «O Amore infinito, che procedi dal Padre e dal Figlio, donami lo spirito di adozione, insegnami ad agire sempre come vero figlio di Dio. Dimora in me, fa' che io dimori in te, per amare come ami tu. Sono niente senza di te: "Senza la tua forza nulla è nell'uomo, nulla senza colpa...". lo non valgo niente, ma tienimi unito a te, riempimi del tuo amore, perché io resti unito col tuo aiuto, al Padre e al Figlio. Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore. Vieni e lancia sopra di noi, dall'alto dei cieli, un raggio della tua luce! O luce beata, penetra col tuo splendore fin nell'intimo del cuore dei tuoi fedeli. Fonte viva, fuoco ardente, amore, unzione spirituale, vieni! Versa la luce nei nostri spiriti, diffondi la carità nei nostri cuori, consolida con la tua forza incessante la nostra debolezza»! Chiediamo soprattutto al', Padre celeste di inviare questo Spirito. Per la grazia santificante, noi siamo suoi figli. Ora, è questa qualità di figli che spinge il Padre a colmarci dei suoi doni. E' perché dama come figli suoi che ci dona il suo Figlio. La comunione eucaristica «è il pane dei figli». Ma è ancora perché siamo suoi figli che ci manda il suo Spirito: «Dono dell'altissimo Padre...». Che ci dice, infatti, San Paolo? «Perché siete suoi figli, Dio ha mandato nei vostri cuori lo Spirito del Figlio suo». E' lo Spirito del Figlio, perché procede dal Figlio come dal Padre, e il Figlio lo manda, come lo manda il Padre. Per questo nel Prefazio della Messa dello Spirito Santo noi diciamo: «E' veramente degno e giusto che noi ti ringraziamo, Signore santo, Padre onnipotente, Dio eterno, per mezzo di Cristo Nostro Signore, che, salito al cielo e assiso alla tua destra, manda sui figli di adozione lo Spirito Santo che aveva promesso».

Ecco, dunque, che lo Spirito Santo è donato, con la grazia santificante, a tutti i figli di adozione, a tutti i fratelli di Gesù. E siccome questo dono è divino e contiene tutti i doni più preziosi di vita e di santità, la sua effusione in noi è «una sorgente di gioia che riempie di letizia il mondo intero». (D. Columba Marmion) 

VII. LA VITA SECONDO LO SPIRITO

La vita cristiana è «vita in Cristo». Il nome e la realtà di Gesù si manifestano nella vita del cristiano; però «nessuno può dire: "Gesù è Signore", se non sotto l'azione dello Spirito Santo». Per questo la vita cristiana è vita «spirituale», cioè vita secondo lo Spirito. La vita «spirituale» è una crescita di preghiera, di perfezione e di missione. Il cammino della preghiera unifica l'uomo, facendogli sperimentare ed esprimere il suo rapporto con Dio per mezzo di un atteggiamento filiale sempre più semplice ed autentico.

Il cammino della perfezione è una dinamica di vita «nello Spirito, per Cristo, al Padre». Lo Spirito Santo ci purifica («lava ciò che è sordido»), ci riempie di luce («luce dei cuori») e ci trasforma in Cristo, affinché possiamo presentarci al Padre come figli. E' lo sviluppo della filiazione divina partecipata: «Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio». Lo Spirito Santo ci svuota dei nostri peccati ed egoismi, ci riempie di carità e ci trasforma in dono a Dio e ai fratelli.

Il cammino della Missione o dell'apostolato è una relazione personale con Cristo per approfondire il suo messaggio ed annunciarlo a tutta la comunità umana: «Lo Spirito di verità che procede dal Padre, Egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza perché siete stati con me fin dal principio».

Tanto nella preghiera come nel cammino di perfezione o nell'azione missionaria, il cristiano impara ad entrare sempre più in sintonia con Cristo al fine di pensare come Lui, sentire come Lui e amare come Lui. E' lo sviluppo delle virtù teologali (fede, speranza, carità), che si concretizzano anche attraverso le virtù morali (prudenza, giustizia, fortezza, temperanza).

L'azione dello Spirito Santo in noi si va approfondendo fin dal battesimo affinché queste virtù cristiane diventino un progressivo «rivestirci di Cristo». Quando questa azione divina su di noi diventa più intensa fino a guidarci completamente, le grazie dello Spirito prendono il nome di doni. L'uomo, allora, si sente spinto più fortemente e soavemente verso la consumazione dell'Amore. Il risultato di questa nuova une dello Spirito Santo produce «i frutti specificamente chiamati dello Spirito Santo: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé».

La vita secondo lo Spirito punta a farci agire e reagire amando, in qualsiasi circostanza, anche fra le tribolazioni e le persecuzioni. E' l'atteggiamento descritto da Gesù nelle Beatitudini: «Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste... Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». Lo Spirito Santo ci porta ad essere, progressivamente, perfette immagini di Dio Amore. 

Per l'apostolato missionario

* «Si può veramente ripetere che "gloria di Dio è l'uomo vivente, ma vita dell'uomo è la visione di Dio" (S. Ireneo): l'uomo, vivendo una vita divina, è la gloria di Dio, e di questa vita e di questa gloria lo Spirito Santo è il dispensatore nascosto» (DeV 59).

* «L'attività missionaria esige una specifica spiritualità che riguarda, in particolare, quanti Dio ha chiamato ad essere missionari. Tale spiritualità si esprime, innanzitutto, nel vivere in piena docilità allo Spirito: essa impegna a lasciarsi plasmare interiormente da lui, per divenire sempre più conformi a Cristo» (RMi 87).  

Per la preghiera

Vigiliamo per non contrariare l'azione dello Spirito Santo in noi. Dice San Paolo. «Non spegnete lo Spirito» (cfr 1 Ts 5, 19). Ed ancora: «Attenti a non contristare lo Spirito Santo» (cfr Ef 4, 30). L'azione dello Spirito nell'anima è delicata, perché è un'azione di compimento, di perfezionamento. Sono dei tocchi di infinita delicatezza. Noi dobbiamo vegliare per non contrariare l'opera di questo Spirito divino per causa della nostra leggerezza, della nostra dissipazione volontaria, della nostra indifferenza o della nostra resistenza voluta, deliberata, per qualche attaccamento sregolato al nostro egoismo. Non fidatevi, nelle cose di Dio, della saggezza umana, perché allora lo Spirito Santo vi abbandonerà a questa prudenza naturale; e voi sapete ciò che san Paolo dice, che essa è agli occhi di Dio «una sciocchezza»: «è stoltezza davanti a Dio» (cf 1 Cor 3, 19). Questa azione dello Spirito Santo è perfettamente compatibile con quelle debolezze improvvise, che ci sfuggono così spesso e che noi deploriamo, con le nostre infermità, con le nostre tentazioni. La nostra povertà nativa non respinge lo Spirito Santo: egli è il «Padre dei poveri» come lo chiama la Chiesa.

Ciò che è incompatibile con la sua azione è la resistenza voluta, freddamente ammessa alle sue ispirazioni. Perché? Prima di tutto perché lo Spirito procede per amore, è l'Amore stesso. Tuttavia, benché il suo amore per noi sia incommensurabile, benché la sua azione sia infinitamente potente, lo Spirito Santo rispetta sovranamente la nostra libertà e non violenta affatto la nostra volontà. Noi abbiamo il triste privilegio di potergli resistere; ma niente contraria l'amore più della resistenza ostinata alle sue proposte. Inoltre, specialmente per mezzo dei suoi doni, lo Spirito Santo ci guida nel cammino della santità e ci fa vivere da figli di Dio. Ora, nei doni, è lo Spirito Santo che spinge e determina l'anima ad agire. L'atteggiamento dell'anima non è certamente quello di restare interamente passiva, ma di disporsi all'ispirazione divina, di ascoltarla, di esserle prontamente fedele. Niente smussa l'azione dello Spirito Santo in noi più della freddezza verso questi movimenti interni che ci portano verso Dio, che ci spingono all'osservanza dei suoi comandamenti, all'esecuzione della sua volontà, alla carità, all'umiltà, alla confidenza. Un «no» risposto volontariamente, un «no» deliberato, anche in piccole cose, contraria l'opera dello Spirito Santo in noi. La sua azione si fa meno forte, più rara e l'anima resta allora in grado ordinario, ad un livello

mediocre di santità: la sua vita soprannaturale manca di intensità. E se queste resistenze volontarie, deliberate, freddamente ammesse, si moltiplicano, diventano frequenti, abituali, lo Spirito Santo tace. L'anima allora, abbandonata a se stessa, senza guida e senza sostegno interiore nella via della salvezza e della perfezione, è molto vicina a diventare preda del principe delle tenebre. E' la morte della carità. «Non spegnete lo Spirito Santo» (1 Ts 5, 19), perché esso è come un fuoco d'amore che brucia nelle anime nostre.

Restiamo dunque, piuttosto, nella misura della nostra debolezza, ma con generosità, fedeli allo «Spirito di verità» che è anche lo Spirito di santificazione; siamo delle anime prontamente sensibili al tocco di questo spirito! Quando ci lasciamo guidare dal movimento di questo Spirito divino, quando siamo, nella misura della nostra debolezza, costantemente fedeli alle sue sante ispirazioni, a quelle ispirazioni che ci portano verso Dio, verso ciò che a Lui piace, il risultato è che la nostra anima agisce pienamente, nel senso della sua adozione divina. Allora essa produce quei frutti (cfr Gal 5, 22 Vulg.), che sono talvolta il termine dell'azione dello Spirito Santo in noi e, per la loro soavità, sono per noi come la ricompensa anticipata della nostra fedeltà a quest'azione. Questi frutti sono così li enumera San Paolo la carità, la gioia, la pace, la pazienza, la benignità, la bontà, la longanimità, la dolcezza, la confidenza, la modestia, la continenza e la castità. Questi frutti, degni dello Spirito di amore e di santità, sono anche degni del Padre nostro celeste che vi trova la sua gloria. Degni, infine, sono di Gesù Cristo che li ha meritati e al quale lo Spirito Santo ci unisce. (D. Columba Marmion) 

VIII. I SETTE DONI DELLO SPIRITO SANTO

Ogni grazia di Dio può essere considerata come un «dono» dello Spirito Santo, poiché attribuiamo a Lui tutto ciò che è amore e dono. Dio stesso, infatti, ci si comunica come un dono del Suo amore. Chiamiamo però doni dello Spirito Santo alcune grazie speciali e permanenti che potenziano le virtù cristiane e ci aiutano a «agire e reagire» in più profonda sintonia con Dio. I teologi sono abituati a dire che allora si agisce in «modo deiforme», come se fossimo rivestiti da «abiti soprannaturali». Quando Gesù si presentò a Nazaret, applicò a se stesso il testo di Isaia, che parla dei sette doni o mozioni dello Spirito. I santi Padri, i testi liturgici e gli insegnamenti del Magistero, parlano di questi sette doni che vengono conferiti al cristiano affinché si conformi maggiormente a Cristo. Alle sette virtù (tre teologali e quattro morali) corrispondono questi sette doni, che fortificano la nostra vita nuova nello Spirito, rendendola più spontanea, più semplice e più conforme con Dio. 

Il dono della sapienza è una esperienza di Dio, una intuizione «sapienziale» o conoscenza amorosa, che nasce dalla carità: «Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui». Tutto si vede e si analizza dal punto di vista di Dio Amore: «Tutto è grazia» (s. Teresa di Lisieux), «Dio mio e mio tutto» (s. Francesco d'Assisi). 

Il dono dell'intelletto è un approfondimento dei misteri della fede, è l'intuizione che in ogni riflessione o ragionamento di fede vi è un «al di là» che ci fa vedere l'unità eterna e storica della salvezza universale: tutto viene da Dio e tutto esprime e ritorna a Dio come Gloria: «Il mio Amato (sono) le montagne...» (s. Gv della Croce). 

Il dono del consiglio rafforza la virtù della prudenza e ci aiuta a operare rettamente e con equilibrio. E' la serenità di Dio partecipata, che semina la pace in noi e intorno a noi. In tutte le circostanze si trova la forma e il modo di agire e reagire nel migliore dei modi: amando e servendo, cercando la gloria di Dio e il bene degli altri. 

Il dono della fortezza comunica l'energia e il coraggio per superare le difficoltà con audacia, inclusa anche l'eroicità cristiana. E' la virtù omonima della fortezza, unita alla fiducia, che si appoggia a Dio; «Quando sono debole è allora che sono forte». E' la forza, che sa trasformare tutte le difficoltà in nuove possibilità di amare e servire. 

Il dono della scienza (molto simile a quello dell'intelletto) rafforza la nostra fede, per illustrarci l'armonia di tutte le realtà create da Dio e da Lui sorrette. Per mezzo del dono della sapienza vediamo tutte le cose come le vede Dio; con quello della scienza vediamo Dio in tutte le cose. Tutto ci porta a Lui e alla realizzazione dei suoi disegni nella storia della salvezza universale. 

Il dono della pietà ci fa riconoscere Dio, come nostro Padre con un atteggiamento filiale, e i fratelli come figli dello stesso Padre. Grazie a questo dono, impariamo a guardare tutti (Dio e i fratelli), amando e rispettando il loro essere, amandoli per se stessi; non per ciò che hanno, ma per ciò che sono. E' quindi, un atteggiamento di giustizia, che rispetta, ascolta, ama, ammira, ringrazia, loda e, quando si tratta di Dio, adora. 

Il dono del timore di Dio è l'atteggiamento delicato e attento riguardo a Dio, per compiacerlo in ogni più piccolo dettaglio; è il dono che ci aiuta a ordinare tutti i nostri desideri e i nostri timori secondo l'amore filiale. Perfeziona la virtù della temperanza. E', dunque, docilità e riverenza con l'atteggiamento del figlio che vuole evitare ogni dispiacere al Padre, teneramente amato. «Tutto per amore» (s. Teresa di G. Bambino). 

Il nostro essere si va aprendo sempre più a Dio. Seguendo questi doni e mozioni dello Spirito, sentiamo in noi quella fiamma misteriosa che senti s. Ignazio di Antiochia mentre, sulle strade di Roma, andava verso il martirio: «Sento in me, nel più profondo del cuore, il rumore di un'acqua viva che mi dice: Vieni al Padre!». E' la fiamma, che ci va purificando da ogni scoria per renderci un riflesso di Dio. «Oh fiamma di amor viva, che soave ferisci dell'alma mia il più profondo centro! Poiché non sei più schiva, se vuoi, l'opra finisci, rompi la tela per questo dolce incontro» (s. Giovanni della Croce). 

Per l'apostolato missionario

* «Non si può testimoniare Cristo senza riflettere la sua immagine, la quale è resa viva in noi dalla grazia e dall'opera dello Spirito. La docilità allo Spirito impegna ad accogliere i doni della fortezza e del discernimento, che sono tratti essenziali della stessa spiritualità» (RMi 87). «Divenendo "luce dei cuori", cioè delle coscienze, lo Spirito Santo "convince del peccato", ossia fa conoscere all'uomo il suo male e, nello stesso tempo lo orienta verso il bene. Grazie alla molteplicità dei suoi doni, per cui è invocato come il "settiforme ", ogni genere di peccato dell'uomo può essere raggiunto dalla potenza salvifica di Dio. In realtà come dice san Bonaventura "in virtù dei sette doni dello Spirito Santo tutti i mali sono distrutti e sono prodotti tutti i beni". Sotto l'influsso del Consolatore si compie quella conversione del cuore umano, che è condizione indispensabile del perdono dei peccati» (DeV 42). «Qui Egli diventa... vero "padre dei poveri, datore dei doni, luce dei cuori"; diventa "dolce ospite dell'anima", che la Chiesa saluta incessantemente sulla soglia dell'intimità di ogni uomo. Egli, infatti, porta "riposo e riparo" in mezzo alle fatiche, al lavoro delle braccia e delle menti umane; porta "riposo" e "sollievo" in mezzo alla calura del giorno, in mezzo alle inquietudini, alle lotte e ai pericoli di ogni epoca; porta, infine, la "consolazione", quando il cuore umano piange ed è tentato dalla disperazione» (DeV 67). 

Per la preghiera

Mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente per stabilirmi in te, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell'eternità; che nulla possa turbare la mia pace o farmi uscire da te, mio immutabile Bene, ma che ogni istante mi porti più addentro nella profondità del tuo mistero. Pacifica la mia anima, fanne il tuo cielo, la tua dimora preferita e il luogo del tuo riposo; che io non ti lasci mai solo, ma sia là tutta quanta, tutta desta nella mia fede, tutta in adorazione, tutta abbandonata alla tua azione creatrice. O mio amato Cristo, crocifisso per amore, vorrei essere una sposa del tuo Cuore, vorrei coprirti di gloria, vorrei amarti... fino a morirne!... Ma sento la mia impotenza e ti chiedo di rivestirmi di te stesso, di immedesimare la mia anima con tutti i movimenti della tua Anima, di sommergermi, d'invadermi, di sostituirti a me, affinché la mia vita non sia che un'irradiazione della tua vita. Vieni nella mia anima come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore. O Verbo eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad ascoltarti, voglio farmi tutta docilità per imparare tutto da te. Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze, voglio fissare sempre e restare sotto la tua grande luce. O mio Astro amato, incantami perché non possa più uscire dallo splendore dei tuoi raggi. O Fuoco consumatore, Spirito d'amore, scendi sopra di me, affinché si faccia nella mia anima come un'incarnazione del Verbo ed io sia per lui un'aggiunta d'umanità nella quale egli rinnovi tutto il suo mistero; e tu, o Padre, chinati sulla tua piccola creatura, coprila della tua ombra e non guardare in lei che il Diletto nel quale hai riposto tutte le tue compiacenze. O miei Tre, mio Tutto, mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo, mi consegno a te come una preda. Seppellisciti in me perché mi seppellisca in te, in attesa di venire a contemplare nella tua luce l'abisso delle tue grandezze. (b. Elisabetta della Trinità, 21111904) 

IX. I CARISMI DELLO SPIRITO SANTO

La Chiesa di Corinto apprezzava molto i «carismi», ossia le grazie speciali dello Spirito Santo. S. Paolo ci dà notizia di molti di essi. Lo stesso apostolo parla dei «doni» molteplici anche presso i cristiani di Roma. Ai cristiani di Efeso spiega che essi hanno una stessa vocazione e che la crescita della Chiesa è armonica come la crescita di un corpo.

E' molto difficile precisare il nome e la portata di queste grazie speciali («carismi»). Tuttavia questo è sicuro: essi sono sempre per il bene e per il servizio di tutta la comunità o di tutto il Corpo mistico di Gesù. La Chiesa è un solo Corpo, nonostante la diversità dei carismi, poiché «uno solo è lo Spirito» che li infonde.

S. Paolo enumera i doni di sapienza, di scienza, di fede, delle «guarigioni», del discernimento, delle «lingue», dell'interpretazione delle lingue, del servizio, dell'insegnamento, dell'esortazione, del dono di sé.... A volte, si tratta degli stessi doni che abbiamo riassunto più sopra. Nella Chiesa primitiva c'erano, con una certa frequenza, queste manifestazioni anche esterne. Tuttavia le manifestazioni prodigiose del giorno di Pentecoste sembra siano state totalmente speciali.

Gli autori spirituali ampliano l'elenco dei «carismi», o meglio li concretizzano nelle manifestazioni più conosciute nel campo dell'«esperienza» soprannaturale: visioni, locuzioni, elevazioni, «stimmate», estasi, messaggi in stato di «trance», «telepatia», ecc. A seconda delle epoche, delle culture e ambienti sociali differenti, va cambiando il centro d'interesse verso questi fenomeni da parte delle persone e dei gruppi. Fondamentalmente sono fenomeni simili. In alcuni gruppi attuali, si apprezzano di più i doni della «profezia», delle «guarigioni» e delle «lingue». Che pensare, poi, di tutta quella questione tanto difficile, che è classica nella storia delle religioni circa le manifestazioni religiose che avvengono non solamente dentro, ma anche al di fuori del cristianesimo? S. Paolo ci segnala un punto di riferimento e di garanzia, come la chiave di volta di tutto: la carità e l'unità, così pure la «comunione» con la Chiesa. Se mancasse la carità che è il «carisma» principale, mancherebbe la certezza dell'esistenza degli altri carismi. Se vi fossero manifestazioni straordinarie, ma non ci fosse la carità, non sarebbero manifestazioni della grazia e non servirebbero a niente: «Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla...».

I Santi che hanno parlato a proposito di queste manifestazioni (s. Teresa, s. Giovanni della Croce, s. Giovanni d'Avila, s. Ignazio di Loyola, ecc.) hanno tracciato alcune linee orientative, in vista di un buon discernimento:

1) La santità e la contemplazione non consistono in nessuno di questi carismi.

2) Non c'è mai la certezza assoluta sull'origine soprannaturale di queste manifestazioni (salvo in caso di miracoli di primo grado e di profezie sul futuro della libertà umana).

3) Alcune grazie di Dio (o grazie dello Spirito) hanno, come effetto secondario, alcune manifestazioni esterne (nel corpo, nell'ambiente, ecc.).

4) Quando la carità è matura, queste manifestazioni spariscono (salvo che servano per il bene degli altri).

5) Le persone che hanno questi fenomeni esterni, non devono cercarli e non li cercano per se stessi; pertanto, li tengono nel nascondimento, senza ostentarli.

6) Questi effetti esterni possono essere causati anche da spiriti cattivi o dal nostro spirito «naturale» (psicologia).

In tutta questa problematica tanto delicata, ci vuole il «discernimento degli spiriti», del quale parlano s. Paolo e s. Giovanni. E' il tema che vedremo in seguito.

Il Concilio Vaticano Il parla con frequenza dei carismi dello Spirito Santo. Sono grazie speciali che si armonizzano tra loro nella comunione o nella carità della Chiesa. L'azione dello Spirito Santo si verifica sempre in relazione ai segni esterni e visibili della Chiesa: «Questi carismi, dai più straordinari a quelli più semplici e più diffusi, siccome sono soprattutto adatti alle necessità della Chiesa e destinati a rispondervi, vanno accolti con gratitudine e consolazione.

Non bisogna però chiedere imprudentemente i doni straordinari, né sperare da essi con presunzione i frutti del lavoro apostolico.

Il giudizio sulla loro genuinità e sul loro uso ordinato appartiene a coloro che detengono l'autorità nella Chiesa; ad essi spetta soprattutto di non estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono» (LG 12). 

Per l'apostolato missionario

* «Lo Spirito Santo introduce la Chiesa nella pienezza della verità (cf Gv 16,13), la unifica nella comunione e nel ministero, la provvede e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti (cf Ef 4,1112; 1 Cor 12,4; Gal 5,22)» (LG 4).

* «Maria, che concepì il Verbo incarnato per opera dello Spirito Santo e che poi in tutta la propria esistenza si lasciò guidare dalla sua azione interiore... è la donna docile alla voce dello Spirito, donna del silenzio e dell'ascolto, donna di speranza, che seppe accogliere come Abramo la volontà di Dio "sperando contro ogni speranza" (Rom 4,18). Ella ha portato a piena espressione l'anelito dei poveri di Jahvé, risplendendo come modello per quanti si affidano con tutto il cuore alle promesse di Dio» (TMA 48). 

Per la preghiera

O silenziosa e beatificante Trinità, sorgente suprema di luce, d'amore e di immutabile pace, tutto in cielo, sulla terra e fino negli abissi è ordinato alla lode di gloria del tuo Nome.

Per unirmi all'incessante lode del Verbo, che sale verso di te dalle profondità dell'anima di Cristo, mi offro per Lui, con Lui, e in Lui, ad imitazione della Vergine dell'incarnazione e mediante le sue mani purissime, come ostia della Trinità.

Padre amatissimo, la grazia d'adozione del mio battesimo ha fatto di me il tuo figlio. Conservami. Nessuna colpa volontaria venga ad offuscare, anche leggermente, la purezza della mia anima; ma che la mia vita, ogni giorno sempre più fedele, si elevi verso di te, nell'abbandono filiale e illimitato di figlio che si sa amato dalla tenerezza d'un Padre onnipotente.

O Verbo, pensiero eterno del mio Dio, figura della sua sostanza e splendore della sua gloria, non voglio più altra luce che te. Illumina le mie tenebre con la tua luce di vita. Fa' che cammini fermo nella fede, sempre più docile ai lumi della tua sapienza, della tua intelligenza e della tua scienza, attendendo il giorno in cui ogni altra luce svanirà in presenza dello sfolgorante splendore del tuo volto divino.

Spirito Santo, che unisci il Padre e il Figlio in una beatitudine senza fine, insegnami a vivere in tutti gli istanti e attraverso ogni cosa, nell'intimità del mio Dio, sempre più consumato nell'unità della Trinità. Sì, soprattutto, concedimi il tuo Spirito d'amore per animare della tua santità i più piccoli atti della mia vita, affinché io sia veramente nella Chiesa, per la redenzione delle anime e la gloria di Dio, un'ostia d'amore alla lode della Trinità.

Padre, Figlio e Spirito Santo, Trinità ardente e creatrice, che guidi tutti gli esseri dell'universo con forza e soavità verso il loro fine eterno, associami alla fecondità della tua azione. Dammi un'anima di Cristo" redentore.

Fa' che la mia vita, mio Dio, si svolga tutt'intera sul piano della redenzione, con la piena coscienza che, attraverso i più piccoli particolari d'una esistenza umana, si compiono i tuoi disegni eterni; che alla luce delle tue ispirazioni e con l'aiuto della tua grazia, io scelga di

essere, nel posto in cui mi hai messo, redentore con Cristo, collaboratore con Lui all'azione meravigliosamente feconda della tua Trinità nel mondo.

Tutti i miei atti siano pieni di quella giustizia che salva, innanzi tutto, i diritti di Dio, affinché Egli sia, in ogni circostanza, «servito per primo». Tutte le mie azioni siano animate da quel sentimento fraterno verso gli uomini che rende a ciascuno ciò che gli è dovuto, ma col sorriso della carità, come conviene tra i figli di uno stesso Padre che ci attende nei cieli.

Dammi una forza d'animo invincibile. Che il mio amore per te sia più forte della morte, che la mia volontà compia sempre rigorosamente il proprio dovere; che nulla rallenti il mio ardore nel tuo servizio; ispirami l'audacia delle grandi imprese e dammi la forza di compierle, se occorre, fino al martirio per la più grande gloria del tuo nome.

Ti domando un'anima d'una limpidezza di cristallo, degna di essere un tempio vivente della Trinità. Dio santo, conserva la mia anima nell'unità con il Cristo, con tutta la sua potenza d'amare, avida di partecipare incessantemente alla tua purezza infinita. Che essa attraversi questo mondo corrotto, santa e immacolata nell'amore, nella tua sola presenza, sotto il tuo solo sguardo, senza la più piccola macchia, senza la più piccola colpa che venga ad offuscare in lei lo splendore della tua bellezza.

E tu, Vergine purissima, Madre di Dio e del Cristo totale, che hai sempre per missione essenziale di dare Gesù al mondo, forma in me un'anima di Cristo. Che associato come te a tutti i sentimenti del Verbo incarnato possa, in ogni mio atto, esprimere il Cristo agli occhi del Padre. Come te, voglio essere ostia per la Chiesa, amandola fino a dare la mia vita per essa, con la tenerezza dell'amore stesso del Cristo.

Figlia del Padre, Madre del Figlio, Sposa dello Spirito Santo, uniscimi, nella misura con la quale la mia anima ne sarà capace, a tutto il mistero della tua vita, identificato a quella di Cristo. Dopo Gesù, tu sei il modello supremo di ogni santità, l'ideale di tutte le anime che vorranno essere nella Chiesa, per la redenzio

ne del mondo e la più grande gloria di Dio, ostia della Trinità.

Dopo questo mondo che passa, quando le ombre della terra per me saranno svanite, fa' che la mia vita eterna si svolga davanti a Dio nell'incessante lode di gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo (cfr M. M. Philipon, o.p., I sacramenti nella vita cristiana, BS 1959, pag. 157 ss.). 

X. DISCERNIMENTO DEI CARISMI E FEDELTA' ALLO SPIRITO

Seguendo le norme tracciate da s. Paolo e praticate dai santi nella storia della Chiesa, potremmo dire che il discernimento è un atteggiamento permanente di carità, che suppone unione con Dio e unione con i fratelli, insieme con l'armonia, la limpidezza e la rettitudine nel proprio cuore. Se è lo Spirito Santo che ispira e muove la nostra vita personale e comunitaria, Egli ci conduce come Gesù, verso il deserto e verso i poveri, con un atteggiamento di gioia pasquale, che è manifestazione della speranza. Tanto il discernimento personale come quello comunitario, si realizza seguendo le mozioni dello Spirito Santo, il quale ci porta alla preghiera, all'umiltà, al sacrificio e al lavoro ordinario, che è il «nostro Nazaret», il «nostro deserto». La capacità di entrare in questo «deserto» diventa capacità di vicinanza ai fratelli, specialmente ai più bisognosi e a quelli che soffrono. Insomma ai «poveri».

La nostra sofferenza, trasformata in amore, diventa «gioia» e pace nello Spirito, garanzia della «vita nuova» in Cristo. «Beato» chi trasforma ogni circostanza umana in una possibilità di servire nel donarsi a Dio e ai fratelli. Il discernimento segue, infatti, la dinamica delle Beatitudini evangeliche.

Quando in un dato momento si intravvede la possibilità di agire e reagire amando e perdonando, senza cercare il proprio interesse, il discernimento è chiaro e sicuro. Questo, però, esige preghiera, consiglio, dialogo, studio dei criteri della Chiesa, obbedienza agli orientamenti dei pastori... Il discernimento è una grazia che richiede collaborazione e anche il tempo necessario.

Tutte queste indicazioni valgono per il discernimento personale, comunitario e degli avvenimenti storici («segni dei tempi»). Bisogna discernere l'azione della grazia, specialmente quando si tratta dei doni dello Spirito, per non cadere nelle illusioni, soprattutto se si tratta della propria vocazione, di cambiamenti, di ispirazioni, di desideri, di scelte, di consolazioni, desolazioni, itinerari di preghiera, forme di vita comunitaria, rinnovamento personale e strutturale...

Nel caso di fenomeni straordinari in questa persona o nell'altra dei quali abbiamo parlato prima valgono gli stessi criteri, tenendo presente che questi fenomeni hanno un valore molto secondario e che possono essere, a volte, frutto della nostra natura (psicologia) o dello spirito del male. E' abbastanza facile, per esempio, dalla nostra prospettiva storica, il discernimento sulle «stimmate» di s. Francesco, che sono dei veri segni esterni di un carisma interiore, cioè del desiderio ardente di amare e di soffrire come Gesù nella passione. Il «poverello» non si preoccupava d'altro, e perciò cercò sempre di nascondere le manifestazioni esterne, causate contro la sua volontà; la sua carità e umiltà erano la garanzia dell'autenticità.

La fedeltà allo Spirito Santo è sempre in sintonia vitale con la presenza di Dio Amore, con la sua Parola e con la sua azione santificatrice ed evangelizzatrice. Quando abitualmente siamo fedeli all'azione dello Spirito Santo nella vita quotidiana, è facile accertare il discernimento delle sue luci e mozioni anche nei momenti straordinari.

La fedeltà deve divenire più esigente quando si vuol raccogliere e si sta con un gruppo di fratelli con i quali condividere le preoccupazioni della perfezione e dell'evangelizzazione. Nella vita comunitaria bisogna creare un clima di fiducia, che favorisca in tutti la vita di preghiera e di donazione. Si può perseverare, allora, nella decisione abituale di vivere il nostro «sì» all'azione della grazia e dei carismi dello Spirito Santo, come la Vergine.

La massima espressione dei carismi dello Spirito Santo per un cristiano è saper vivere e morire amando e perdonando. E' il vero «martirio»: è l'amore «più grande» (cfr Gv 15, 13); è quello di Gesù crocifisso e risorto.

Quando lo Spirito Santo agisce più profondamente nella vita personale, scompaiono molte sicurezze umane, comprese le manifestazioni esterne dei «carismi» secondari, per far spazio all'atteggiamento permanente di radicale povertà, sapendosi amati da Dio e spinti ad amarlo e a farlo amare da tutti.

Al di sopra di ogni riflessione ed esperienza umana di ordine psicologico, resta solo la convinzione della «presenza» e della «parola» di Dio. E' l'esperienza dell'incontro con Cristo presente, che è «Parola» del Padre (eternamente pronunciata nell'amore dello Spirito), che è anche l' «Emmanuele» (Dio con noi), divenuto nostro fratello per opera dello Spirito Santo. E' necessario imparare ad entrare in questo silenzio sonoro (s. Giovanni della Croce) di una vita secondo lo Spirito. 

Per l'apostolato missionario

* «L'azione universale dello Spirito non va separata dall'azione peculiare, che Egli svolge nel corpo di Cristo ch'è la Chiesa. Infatti, è sempre lo Spirito che agisce sia quando vivifica la Chiesa e la spinge ad annunziare il Cristo, sia quando semina e sviluppa i suoi doni in tutti gli uomini e i popoli, guidando la Chiesa a scoprirli, promuoverli e recepirli mediante il dialogo. Qualsiasi presenza dello Spirito va accolta con stima e gratitudine, ma il discernerla spetta alla Chiesa, alla quale Cristo ha dato il suo Spirito per guidarla alla verità tutta intera (cf. Gv 16, 13)» (RMi 29). 

Per la preghiera

O mio Dio, Trinità Beata, io desidero amarti e farti amare, lavorare alla glorificazione della Santa Chiesa salvando le anime che sono sulla terra e liberando quelle che soffrono nel purgatorio. Desidero compiere perfettamente la tua volontà e arrivare al grado di gloria che mi hai preparato nel tuo regno; in una parola, desidero essere Santa, ma sento la mia impotenza e ti domando, o mio Dio, di essere tu stesso la mia Santità!

Poiché mi hai amata fino a darmi il tuo unico Figlio perché sia il mio Salvatore e il mio Sposo, i tesori infiniti dei suoi meriti sono miei ed io te li offro con gioia, supplicandoti di non guardarmi che attraverso il Volto di Gesù e nel suo Cuore ardente d'Amore.

Ti offro ancora tutti i meriti dei Santi sia del Cielo che della terra, i loro atti d'Amore e quelli dei Santi Angeli; ti offro infine, o Beata Trinità, l'Amore e i meriti della Santa Vergine, mia Madre diletta. A lei affido la mia offerta pregandola di presentartela. Il suo Figlio divino, mio Amato Sposo, nei giorni della sua vita mortale ci ha detto: «Tutto ciò che domanderete al Padre mio, nel mio nome, ve lo darà!». Sono dunque certa che esaudirai i miei desideri. Lo so, o mio Dio: più vuoi dare, più fai desiderare! Sento nel mio cuore desideri immensi ed è con fiducia che ti chiedo di venire a prendere possesso della mia anima. Ah, non posso ricevere la Santa Comunione tanto spesso come desidero! Ma, Signore, non sei tu Onnipotente?... Resta in me, come nel tabernacolo: non allontanarti mai dalla tua piccola ostia!

Vorrei consolarti dell'ingratitudine dei cattivi e ti supplico di togliermi la libertà di dispiacerti. Se qualche volta cado per debolezza, il tuo Sguardo Divino purifichi subito la mia anima consumando tutte le mie imperfezioni, come il fuoco che trasforma ogni cosa in se stesso... Ti ringrazio, o mio Dio, di tutte le grazie che mi hai accordate, in particolare di avermi fatta passare attraverso il crogiuolo della sofferenza. Sarà con gioia che ti contemplerò nell'ultimo giorno mentre reggi lo scettro della Croce. Poiché ti sei degnato di darmi in sorte questa Croce tanto preziosa, spero di rassomigliarti nel Cielo e di veder brillare sul mio corpo glorificato le sacre stimmate della tua Passione!

Dopo l'esilio della terra, spero di venire a goderti nella Patria; ma non voglio ammassare meriti per il Cielo, voglio lavorare per il tuo solo Amore, con l'unico scopo di farti piacere, di consolare il tuo Sacro Cuore e di salvare anime che ti ameranno eternamente.

Alla sera di questa vita, comparirò davanti a te a mani vuote, perché non ti chiedo, Signore, di contare le mie opere. Ogni nostra giustizia è imperfetta ai tuoi occhi. Voglio dunque rivestirmi della tua propria Giustizia e ricevere dal tuo Amore il possesso eterno di Te stesso. Non voglio altro Trono e altra Corona che, Te, o mio Amato!

Ai tuoi occhi il tempo è nulla: un giorno solo è come mille anni. Tu puoi dunque prepararmi in un istante a comparire davanti a te.

Allo scopo di vivere in un atto di perfetto Amore, mi offro come vittima d'olocausto al tuo Amore misericordioso, supplicandoti di consumarmi senza posa, lasciando traboccare nella mia anima le onde d'infinita tenerezza che sono racchiuse in te, così che io diventi Martire del tuo Amore, o mio Dio!

Questo martirio, dopo avermi preparata a comparire davanti a te, mi faccia infine morire e la mia anima si slanci senza ritardo nell'eterno abbraccio del Tuo Amore Misericordioso!

Voglio, o mio Amato, ad ogni battito del cuore rinnovarti questa offerta un numero infinito di volte, fino a che, svanite le ombre, possa ridirti il mio Amore in un Faccia a Faccia Eterno! (Maria Francesca Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, religiosa carmelitana indegna, Festa della SS. Trinità, 9 giugno 1895).

O Dio nascosto nella prigione del tabernacolo, con gioia torno presso di te ogni sera per ringraziarti delle grazie che mi hai concesse, e implorare perdono per le mancanze che ho commesse lungo il giorno che se ne è andato come un sogno! O Gesù, come sarei felice se fossi stata molto fedele! Ma, ahimè, spesso la sera sono triste perché sento che avrei potuto rispondere meglio alle tue grazie... Se fossi più unita a te, più caritatevole con le mie sorelle, più umile e più mortificata, proverei meno pena a intrattenermi con te nella preghiera! Tuttavia, o mio Dio, ben lontana dallo scoraggiarmi alla vista delle mie miserie, vengo a te con fiducia, ricordandomi che «non sono quelli che stanno bene che hanno bisogno del medico, ma i malati». Ti supplico dunque di guarirmi, di perdonarmi! Ed io, Signore, mi ricorderò «che l'anima alla quale tu hai rimesso di più, deve anche amarti più delle altre»! Ti offro tutti i battiti del mio cuore come altrettanti atti d'amore e di riparazione e li unisco ai tuoi meriti infiniti. Ti supplico, o mio Divino Sposo, di essere tu stesso il Riparatore della mia anima, di agire in me senza tener conto delle mie resistenze: insomma, non voglio più avere altra volontà che la tua; e domani, con il soccorso della tua grazia, ricomincerò una vita nuova, di cui ogni istante sarà un atto d'amore e di rinuncia. Dopo essere venuta così ogni sera ai piedi del tuo Altare, arriverò infine all'ultima sera della mia vita: allora comincerà per me il giorno senza tramonto dell'eternità, in cui sul tuo Cuore Divino mi riposerò dalle lotte dell'esilio!... Così sia. (Id., 16 luglio 1895). 

XI. LA MISSIONE DELLO SPIRITO SANTO

La nostra fede nello Spirito, Santo è dinamica e crescente. Essa c'impegna nel cammino di una unione sempre più autentica con Cristo e nel servizio incondizionato ai fratelli e alla Missione senza limiti né frontiere.

Gesù promise e comunicò lo Spirito Santo per rendere tutti i suoi discepoli partecipi della sua missione: «Riceverete lo Spirito Santo... mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra». La vocazione cristiana è una chiamata alla più alta santità e nello stesso tempo alla missione senza frontiere.

La Chiesa è per sua natura missionaria, perché esiste per evangelizzare. Lo Spirito Santo la fa crescere, la rinnova costantemente e la dilata senza limiti di tempo e di spazio. «Lo Spirito Santo infonde nel cuore dei fedeli quello spirito missionario da cui era stato spinto Gesù stesso» (AG 4). Per questo «la Chiesa si realizza sotto l'influsso della grazia e della carità dello Spirito Santo» (AG 5).

Lo Spirito Santo, così, come guida tutto il progresso e il cammino della perfezione interiore, allo stesso modo dirige e anima la vita dell'apostolato, operando «in ogni evangelizzatore che si lasci possedere e condurre da lui» (EN 75).

La vita di Gesù si orientò secondo la missione dello Spirito. La sua vita era «missione totalizzante», propria del buon Pastore che consacra tutto il suo tempo per sorvegliare le pecore. Ogni cristiano deve fare della sua vita, sotto l'azione dello Spirito, un dono incondizionato a Dio e ai fratelli. Come san Paolo, deve divenire «prigioniero» dello Spirito; vale a dire, deve essere totalmente libero da ogni schiavitù dell'egoismo e del mondo per amare con tutto il cuore.

«Lo Spirito Santo è l'agente principale dell'evangelizzazione» (EN 75). Senza di Lui, le nostre tecniche e i nostri programmi sarebbero canali vuoti e aridi. Discernendo e seguendo fedelmente l'azione dello Spirito, si scoprono negli avvenimenti i «segui dei tempi», la dinamica cioè di un' azione divina che vuole salvare tutta l'umanità. Grazie all'azione dello Spirito Santo, soprattutto in ogni croce si intravvede la risurrezione; e in ogni difficoltà si trova sempre una nuova possibilità per amare di più ed evangelizzare.

«Credo nello Spirito Santo... Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica...». Credere nello Spirito Santo porta a vedere che la Chiesa, la quale per opera dello Spirito diventa trasparenza e segno portatore di Cristo per tutte le genti è Sacramento universale di salvezza (AG 4) e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano» (LG 11).

La Chiesa diventa, allora, madre universale dell'umanità come Maria; difatti «nella sua opera apostolica la Chiesa giustamente guarda a Colei che generò il Cristo, concepito appunto dallo Spirito Santo e nato dalla Vergine per nascere e crescere anche nel cuore dei fedeli per mezzo della Chiesa» (LG 65). 

Per l'apostolato missionario

* «Con la venuta dello Spirito gli Apostoli si sono sentiti idonei a compiere la missione loro affidata. Si sono sentiti pieni di fortezza. Proprio questo ha operato in loro lo Spirito Santo, e questo egli opera continuamente nella Chiesa mediante i loro successori» (DeV 25).

* «Nel nome della risurrezione di Cristo la Chiesa annuncia la vita, che si è manifestata oltre il limite della morte, la vita che è più forte della morte. Al tempo stesso, essa annuncia colui che dà questa vita: lo Spirito vivificatore; lo annuncia e con lui coopera nel dare la vita» (DeV 58).

* «Lo Spirito Santo, in verità, è il protagonista di tutta la missione ecclesiale: la sua opera rifulge eminentemente nella Missione "ad gentes ", come appare

nella Chiesa primitiva» (RMi 21).

* «La missione della Chiesa, come quella di Gesù, è opera di Dio o come spesso dice Luca opera dello Spirito. Dopo la risurrezione e l'ascensione di Gesù gli Apostoli vivono un'esperienza forte che li trasforma: la Pentecoste. La venuta dello Spirito Santo fa di essi dei testimoni e dei profeti (cf. At 1, 8; 2, 1718), infondendo in loro una tranquilla audacia che li spinge a trasmettere agli altri la loro esperienza di Gesù e la speranza che li anima. Lo Spirito dà loro la capacità di testimoniare Gesù con "franchezza" » (RMi 24). 

Per la preghiera

Vieni, o Santo Spirito, illumina con la luce della verità il nostro cammino [verso il grande Giubileo del 2000]. Donaci di confessare con fede ardente Gesù Cristo, Signore e Redentore, morto e risorto per noi, Colui che sempre viene. Egli è il Vangelo della carità di Dio per l'uomo, della comunione fraterna e dell'amore senza confini. Egli è il germoglio nuovo, fiorito nei solchi della storia: da lui solo può maturare il vero rinnovamento della Chiesa e della società.

Vieni, o Santo Spirito, e rinnova la faccia della terra! Vieni, o Santo Spirito, infiammaci col fuoco del tuo amore, perché con umiltà e coraggio sappiamo discernere il bene e il male presenti nella società. Fa' che ascoltiamo le tue parole con la docilità dei discepoli, pronti come Maria, la Madre dell'ascolto, a farle fruttificare in una vita di santità personale, familiare e sociale. Apri il nostro cuore a Cristo che sta alla porta e bussa e rendici dimora vivente di Dio.

Vieni, o Santo Spirito, effondi la potenza della tua grazia sul Papa e sui Vescovi, perché con sapienza evangelica e coraggio apostolico sappiano indicare a tutti come rispondere oggi alle sfide dei tempi, secondo il disegno di Dio.

Riempi dei tuoi sette doni quanti sono chiamati a lavorare nella vigna del Signore: i presbiteri e i diaconi, i consacrati alla testimonianza del Regno che viene, le

famiglie cristiane e i fedeli tutti, perché la nostra vita sia segno di una nuova umanità riconciliata nella verità e nell'amore, a lode e gloria del Padre. Vieni, o Santo Spirito, e rinnova la faccia della terra! (Giovanni Paolo Il)

Vieni, o vera luce. Vieni, mistero nascosto. Vieni, tesoro senza nome. Vieni, felicità interminabile. Vieni, luce senza tramonto. Vieni, attesa di coloro che devono essere salvati. Vieni, risveglio di tutti coloro che si sono addormentati. Vieni, o potente, che sempre fai e rifai tutto e tutto trasformi con il tuo volere.

Vieni, o invisibile. Vieni, tu che sempre permani immobile e ad ogni istante tutto intero ti muovi e vieni a noi che giacciamo negli inferi, o Tu, che sei al di sopra di tutti i cieli.

Vieni, o Nome diletto e dovunque ripetuto; anche se a noi è assolutamente impossibile esprimere l'essere o conoscerne la natura.

Vieni, gioia eterna. Vieni, porpora del grande Re, nostro Dio. Vieni, tu che hai desiderato e desideri la mia anima miserabile. Vieni, tu il Solo al solo, poiché, tu lo vedi, io sono solo. Vieni, tu che mi hai separato da tutto e mi hai reso solitario in questo mondo.

Vieni, tu stesso divenuto in me desiderio, tu che hai acceso in me desiderio di te, l'assolutamente inaccessibile. Vieni, mio soffio e mia vita. Vieni, consolazione della mia povera anima. Vieni, mia gioia, mia gloria, senza fine. (S. Simeone, Nuovo Teologo [9421022]) 

XII. LO SPIRITO SANTO E I NUOVI MINISTERI

Ciò che accade in ogni passaggio storico della Chiesa non va considerato come una novità assoluta, bensì come una nuova grazia dello Spirito Santo, come possiamo vedere anche nel nostro tempo. Nella comunità ecclesiale, difatti, lo Spirito Santo suscita, secondo le circostanze storiche, i carismi, le vocazioni e i «ministeri» adeguati al momento. In realtà, questi doni vanno considerati sempre come nuovi «servizi», poiché tutti i carismi sono per servire. La primitiva comunità ecclesiale, in un momento difficile, fu interpellata dall'evangelista Giovanni affinché fosse spinta a discernere e a seguire le nuove grazie dello Spirito Santo. Lo Spirito di Cristo non smette mai di chiamare e volgere i singoli e le comunità ad una più alta santità e ad una miglior evangelizzazione: «Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese».

E' sempre Gesù risorto, che invia lo Spirito per attuare la missione ecclesiale in ogni momento storico. I ministeri fondamentali o essenziali che il Signore ha istituito rimarranno per sempre; sono i tre «ministeri apostolici» del magistero, del sacerdozio ministeriale e della presidenza (o governo) della comunità.

Nella comunità ecclesiale primitiva, lo Spirito Santo andava suscitando nuovi carismi e ministeri. Abbiamo già visto la gamma meravigliosa e svariata di questa molteplicità della grazia descritta nella prima lettera di Paolo ai cristiani di Corinto. Tutta questa varietà e pluralità trovano e troveranno sempre l'armonia e l'unità ecclesiale in un punto di riferimento: il ministero degli Apostoli e dei loro successori, i Vescovi, aiutati dai presbiteri e diaconi.

Si aprono oggi nuove porte al Vangelo, e conseguentemente lo Spirito Santo comunica alla comunità ecclesiale nuovi ministeri e carismi. Il ventaglio delle possibilità contemporanee ad evangelizzare il mondo è così grande da non potersi abbracciare. Occorre perciò nei discepoli di Gesù un insieme di atteggiamenti di sensibilità, ricettività, discernimento, fedeltà generosa, disponibilità...

Si pensi ad esempio, al campo dell'annuncio o profetismo: istituti di educazione, mezzi di comunicazione sociale, pubblicazioni, dialogo, cultura contemporanea...

Se osserviamo il campo della carità (assistenziale e promozionale), l'orizzonte è illimitato: nuovi poveri ed emarginati, nuovi malati, nuovi handicappati che derivano anche dalle manipolazioni genetiche, fame, disoccupazione, famiglia, anziani, non credenti...

Nel campo liturgico, cultuale e contemplativo l'arco di nuove possibilità non è inferiore: pietà popolare, espressioni dell'arte e della cultura, comunicazione dell'esperienza di Dio...

E poi vi sono i campi complessi della politica, dell'economia, delle relazioni internazionali, diplomazia, sport, emigrazione...

Di fronte a questi orizzonti che moltiplicano le richieste della solidarietà, quasi senza limiti, è necessario valorizzare ogni vocazione o stato di vita (laicale, sacerdotale e di vita consacrata), senza quel bisogno per niente esemplare di «rivendicazione», di «contrapposizione» e di «interferenze». Così non sarebbe benefico né giusto laicizzare il sacerdote, né clericalizzare il laico.

Anche la donna, deve trovare nella Chiesa il suo giusto posto, senza perdere il carisma specifico della sua femminilità, anzi valorizzandolo al massimo.

Il laicato ha bisogno di aprirsi responsabilmente ai nuovi campi dell'evangelizzazione, come «unto» (cresimato) e «inviato» sempre dallo Spirito per essere fermento salvifico nelle strutture umane locali e oltre, anche internazionali, senza mai sentirsi un supplente.

Il religioso deve ritrovare la sua forza evangelizzatrice, non in un'azione parallela, ma in un inserimento all'interno della Chiesa locale per presentare ad essa e al mondo la testimonianza di una vita secondo lo Spirito, che è un segno forte del discorso della montagna.

Il sacerdote ministro può e deve essere segno di Cristo, Capo e buon Pastore, portato dallo Spirito a evangelizzare i poveri; il suo carisma specifico è per servire come principio di unità tutti gli altri carismi dello Spirito Santo nella comunità (PO 9).

Ogni cristiano ha ricevuto in grado e modo diversi l'unzione e la missione dello Spirito, che lo rende segno e testimone peculiare di Cristo. Ogni cristiano deve sentirsi «a casa propria», senza invidiare nessuno, né ambire una vocazione e missione che non sia quella che ciascuno ha ricevuto come carisma dallo Spirito. Tutti difatti sono profeti, sacerdoti e re.

La pietra di paragone che garantisce l'autenticità di ogni carisma e di ogni ministero è sempre il riferimento al servizio ministeriale dei dodici Apostoli e dei loro successori, con Pietro quale Capo visibile: «Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In Lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in Lui anche voi, insieme con gli altri, venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito».

La comunità cristiana di ogni epoca si apre alle nuove luci e alla nuova azione dello Spirito Santo, per essere l'unica Chiesa di Cristo, nata dal suo Costato aperto sulla croce, nata cioè dall'«acqua» e dallo Spirito. Per poter comunicare lo Spirito Santo (o acqua viva) alla sua Chiesa, Cristo ha dovuto dare la sua vita, cioè spargere il suo sangue. La Chiesa è nata, perciò, come opera dello Spirito (Pentecoste), grazie all'immolazione di Cristo, buon Pastore, sulla croce: «Il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte, per servire al Dio vivente».

Lo Spirito Santo, inviato da Gesù, non fa delle caricature di Chiesa: «piramidale», «di base», «popolare», «carismatica», «giuridica», come talvolta si dice. Il cristiano e ogni comunità sono Chiesa solo nella misura in cui impiegano i loro carismi per servire («ministero»). Tutti e ciascuno hanno una responsabilità specifica, una uguaglianza e una dignità fondamentale di figli di Dio. La varietà dei carismi serve solo per costruire una Chiesa per mezzo di segni esterni che sono sempre di comunione e di missione. La Chiesa di Gesù ha «un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre», perché «è l'unico e medesimo Spirito» che la anima.

Ogni comunità ecclesiale è sempre una «porzione» del Popolo di Dio, armonicamente «unita al suo Pastore» (il Vescovo) e «radunata nello Spirito Santo» (CD 11). E' in questa comunità ecclesiale che, come in un «cenacolo», si realizza ogni nuova «Pentecoste» della storia.  

Per l'apostolato missionario

* «Lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (cf 1 Cor 3,16; 6,19) e in essi prega e rende testimonianza della loro condizione di figli di Dio per adozione (cf Gal 4,6; Rom 8,1516 e 26)... Con la forza del Vangelo la fa ringiovanire, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo» (LG 4).

* «Anche oggi la missione rimane difficile e complessa come in passato e richiede ugualmente il coraggio e la luce dello Spirito: viviamo spesso il dramma della prima comunità cristiana, che vedeva forze incredule e ostili "radunarsi insieme contro il Signore e contro il suo Cristo" (At 4, 26). Come allora, oggi occorre pregare, perché Dio ci doni la franchezza di proclamare il Vangelo; occorre scrutare le vie misteriose dello Spirito e lasciarsi da lui condurre in tutta la verità (cf Gv 16, 13)» (RMi 87). 

Per la preghiera

Dove andrò, mio Dio, e a chi ricorrerò se mi allontano dal tuo Spirito? Non è forse il tuo Spirito, o Signore, riposo nelle fatiche, sollievo nel pianto e ottimo consolatore in ogni angustia e tribolazione? Sì, o Spirito Santo, Eterno Amore: ti credo e confesso per quello che la Chiesa pur ti confessa e ti crede: e ti supplico di rivolgerti propizio ad un'anima tribolata che a te ricorre, e vuole rifugiarsi all'ombra benefica e protettrice delle tue ali, chiedendoti aiuto e conforto per sostenere in pace e con merito il peso della tribolazione.

Tu, Santo Spirito, hai detto che a coloro che amano Dio, tutte le cose ritornano in bene; ravviva la mia fede; e fammi credere effettivamente proprio a questa consolante promessa, dalla quale sorge un bel fiore di speranza. Non ti chiedo che mi liberi dalla tribolazione, ma che la renda un esercizio di verace virtù ed un accrescimento di santo amore. E intanto che io soffro, fammi sentire, o dolce Ospite dell'anima mia, la tua benefica presenza, poiché promettesti d'essere col tuo servo fedele quando egli soffre: sì, degnati di stare con me sempre, e riempi di te l'intimo del cuore mio. E poiché per confortarmi maggiormente hai promesso ancora: libererò il mio servo dai mali che soffre e gli renderò gloria per le croci che ha sostenute; io spero, o Eterno Amore, che quando sarà bene per me tu mi consolerai, liberandomi dalla presente tribolazione e riserbandomi maggior gloria in cielo per le sofferenze sopportate. Intanto ti chiedo dolce e tranquilla pazienza, con la fortezza che è necessaria per soffrire senza colpa, senza lamenti, senza abbattimento di spirito; anzi con serena pace e con guadagno di merito.

Aspettando con ferma fiducia i consolanti effetti della tua infinita bontà, mi riposo in pace sotto le tue ali, e nelle tue mani rimetto il mio spirito, il mio corpo e tutte le mie cose, onde si adempia sempre in me il tuo volere. Sia fatta la tua Volontà! (cfr. b. Elena Guerra)

O Divino Spirito, che sei disceso con l'abbondanza dei tuoi lumi e dei tuoi doni sulla prima comunità, riunita il giorno di Pentecoste fra le mura del Cenacolo, ecco dinanzi a Te questa comunità che ti supplica di rinnovare su di essa quanto compisti in quel giorno memorando. E affinché questo avvenga, noi ci consacriamo a Te offrendoti la nostra mente, la nostra volontà, il nostro cuore.

L'opera redentrice che Cristo, il Verbo Incarnato, ebbe a realizzare soprattutto con la sua Passione e morte e volle affidare alla sua Chiesa, fu da Te completata con

la Pentecoste e mai è venuta meno. Ma affinché in noi sia più intensa e fruttuosa e questa porzione della Chiesa viva in un continuo progresso spirituale, noi ci affidiamo senza riserva a Te.

La tua luce illumini le nostre menti, onde cerchino sempre la verità e non si lascino traviare da falsi profeti; la tua grazia rinvigorisca le nostre volontà e le renda capaci di resistere alle insidie del demonio e della corruzione; i tuoi doni ci trasformino in apostoli con la parola e con l'esempio.

O Divino Spirito, ripeti per noi i prodigi della grazia, che si verificarono nella prima comunità cristiana alla tua discesa; fa' che, vivendo in Te, portiamo alla Chiesa e a Cristo Redentore quanti ci circondano, contribuendo così a quel piano meraviglioso della salvezza del genere umano, che nella Pentecoste ha dato i primi meravigliosi frutti. Amen.

Vieni, o divino Amore, da cui deriva quello spirito missionario che forma i veri apostoli; vieni ed accendi il tuo fuoco in tanti cuori e poi mandali a salvar anime, per tutta la terra.

Vieni, o Santo Spirito, come già nel Cenacolo, ove apparisti in figura di lingue di fuoco; vieni, purifica il cuor nostro e la nostra lingua, e fa che il nostro parlare sia sempre santo, sempre diretto alla costruzione del tuo Regno ed al bene del nostro prossimo. Amen. (b. Elena Guerra) 

XIII. Il GRANDE SCONOSCIUTO E IL GRANDE DESIDERATO

E' raro incontrare, oggi, un gruppo o una comunità che non conosca il «tema» dello Spirito Santo. La fede espressa nella formula del Credo risuona in ogni assemblea cristiana così: «Credo nello Spirito Santo».

Inoltre, ogni celebrazione eucaristica ci fa vivere intensamente la trasformazione delle nostre persone e delle nostre comunità nel Corpo mistico di Cristo, per opera dello Spirito. Così pure possiamo meditare le opere dei grandi santi e i mistici del secolo d'oro della spiritualità spagnola: s. Giovanni della Croce, s. Teresa di Gesù, s. Ignazio di Loyola, s. Giovanni d'Avila...

Siamo, in verità, in «un momento privilegiato dello Spirito» (Paolo VI) e in un'«epoca affamata di Spirito» (Giovanni Paolo II).

Sono molti i gruppi e i movimenti che si ispirano all'azione della grazia dello Spirito Santo, ai carismi, alla vita di carità, all'esperienza di Dio... E in questi gruppi e movimenti il tema preferito è quello dello Spirito Santo.

Anche il discernimento dei carismi, a livello personale, comunitario o istituzionale, è un tema frequentemente spiegato e praticato.

Il Concilio Vaticano II, non solo per le quasi trecento citazioni, ma soprattutto per la sua linea rinnovatrice ed ecclesiale, potrà essere chiamato, in futuro, il Concilio dello Spirito Santo. La nostra riflessione si è mossa in questa prospettiva di attualità, per cercare una spiegazione e, soprattutto, per assumere un atteggiamento di fede generosa verso le nuove grazie o carismi dello Spirito, il quale sta veramente chiamando tutti a una maggior santità e ad una migliore azione evangelizzatrice. Se vogliamo però essere sinceri, dobbiamo riconoscere che lo Spirito Santo è, e sarà in un certo modo, il grande Sconosciuto, soprattutto quando sarà maggiormente Desiderato. Non mi riferisco all'ignoranza catechetica, che pure ce n'è!; né alla mancanza di fedeltà e generosità a Lui, che pure si incontra!. Mi riferisco piuttosto a quel nucleo centrale della verità dello Spirito Santo, al suo mistero, che resterà sempre incomprensibile. Voglio dire che le persone e le comunità, che desiderano vivere direttamente la conoscenza e la realtà dello Spirito Santo, non solo il discernimento verso i suoi doni, s'incontreranno con la vera esperienza dei contemplativi: la propria radicale povertà di fronte al mistero trascendente di Dio.

La vera esperienza di Dio uno e trino, l'esperienza del nostro inserimento «per Cristo, al Padre nello Spirito Santo» (Ef 2,18), consiste nel tacere, sperare, cercare, adorare e desiderare. Non bastano più i doni, i carismi «secondari», ma vogliamo e desideriamo lo stesso Dio Amore, in se stesso, uno e trino.

Quando lo Spirito Santo diventa il grande Desiderato, sembra che diventi allora anche il grande Sconosciuto. Questa esperienza, che è dono di Dio, è un invito e un'attrattiva verso una esperienza trascendentale, verso la speranza attiva e ardente della visione eterna e dell'incontro definitivo con Dio.

«Oh, Fiamma di amor viva, che soave ferisci dell'alma mia il più profondo centro! Poiché non sei più schiva, se vuoi, l'opra finisci, rompi la tela per questo dolce incontro». (s. Giovanni della Croce)

Se questo è il continuo insegnamento dei santi e degli autori spirituali, significa che molte delle nostre «esperienze» dello Spirito Santo sono semplicemente iniziali e passeggere, quando non sono superficiali. Il discernimento stesso dei carismi dello Spirito Santo ci porterà a moderare molti entusiasmi, chiacchiere, desideri di efficacia immediata... che potrebbero essere espressione di un egoismo camuffato. Quando è lo Spirito Santo che nella

vita spirituale e apostolica spinge le persone, le porta sempre al deserto, ai poveri e al mistero della Pasqua. Lo Spirito Santo ci spinge alla croce per trasformare la sofferenza in dono e le difficoltà in coppe di nozze per associarci gioiosamente al Cristo, amico e sposo prima crocifisso e poi glorioso. E quest'esperienza non piacerà mai a tutti e non sarà mai di moda.

La contemplazione che è opera dello Spirito Santo è un cammino di povertà e di silenzio. La santificazione, opera anch'essa dello Spirito, è un cammino di beatitudine perché si tratta sempre di agire e reagire amando. L'evangelizzazione che non esiste senza lo Spirito è un annuncio della gioia della Pasqua, vale a dire, della salvezza e del perdono di Cristo, morto e risorto. Preghiamo, ci santifichiamo ed evangelizziamo nella misura in cui seguiamo questo cammino di croce, di silenzio, di povertà radicale, di desiderio di amare totalmente Dio e di farlo amare da tutti... Queste sono le «grida» o i «gemiti» dello Spirito che si concretizzano in desideri sinceri di amare Dio e i fratelli. Lo Spirito Santo, allora, diventa il grande Desiderato. E sebbene lo seguiamo, sentendolo come il grande Sconosciuto poiché ciò avviene come in una esperienza che sa di «silenzio» e di «assenza» di Dio ciò è perché non ci accontentiamo delle piccole gocce che fuoriescono dalla fonte, ma vogliamo arrivare a dissetarci alla stessa «fonte dell'acqua viva»: il Dio Amore.

Cerchiamo di essere sinceri! Ci siamo mai chiesti come viviamo il nostro inserimento di «comunione» nella vita trinitaria? E' il mistero della vita di grazia in noi. Nello Spirito Santo, inoltre, intuiamo per la fede, la speranza e la carità, il «bacio» di Amore sostanziale, personale ed eterno, tra il Padre e il Figlio? Nella nostra esperienza personale e comunitaria di preghiera, la vita teologale, che ci pone in tali vertici, è di una necessità fondamentale. Invitati ad entrare in questa comunione di vita divina, dobbiamo divenire, fin d'ora e in ogni circostanza, la «lode e la gloria della sua grazia» (Ef 1,6). La nostra vita, per opera dello Spirito Santo, va passando dal tempo alla vita eterna, ed è Cristo presente tra noi

che rende possibile questo «amen», che è propriamente il suo «sì» al Padre di Figlio e di Verbo eterno, divenuto nostro fratello (2 Cor 1,20; Eb 13,15).

Non si tratta di parlare o di «pensare» molto su questa verità. E' meglio svuotarsi di se stessi per riempirsi di questo Amore sostanziale di Dio che fa delle nostre esistenze personali e comunitarie un dono a Dio, nello stesso Spirito per Cristo al Padre. Questa esperienza si pratica meglio tacendo, con un «silenzio sonoro» (s. Giovanni della Croce), silenzio di donazione e di servizio, il quale si traduce poi in contemplazione, vita liturgica, carità fraterna ed evangelizzazione. Una persona e una comunità che viva questa vita trascendente dello Spirito Santo, si fa più immanente, più «incarnata» e più vicina alle realtà della Chiesa. L'attuale insistenza delle comunità ecclesiali sul tema dello Spirito Santo (carismi, discernimento, ecc.) è provvidenziale, ma necessita di un processo purificatore, che passi dalla "moda del momento" all'accettazione della croce che per il mondo è «scandalo»; insomma alla vita nascostamente immolata nella «comunione» ecclesiale universale.

La natura della Chiesa è materna (Gal 4,26) sotto l'azione dello Spirito Santo. L'esercizio di questa maternità ecclesiale, come di quella di Maria, è un processo di trasformazione della sofferenza in amore (Gv 16,20ss; 19,25ss). La fecondità spirituale e apostolica di una comunità e della Chiesa di oggi, dipendono da questa fedeltà personale all'azione dello Spirito attraverso le «notti» e il «silenzio attivo di una donazione incondizionata. La «sensibilità» e l'«apertura attuale» delle persone e delle comunità all'azione dello Spirito Santo preannunciano un nuovo periodo di rinnovamento e di evangelizzazione. Bisogna, però, puntare di più sulla contemplazione della parola di Dio come atteggiamento di povertà e docilità filiale che porti ad una carità al di sopra delle simpatie e delle gioie.

In una comunità di vita consacrata, il discernimento deve orientare i suoi membri specialmente ad essere segno chiaro e stimolo alla carità in mezzo al popolo di Dio mediante la pratica decisa, chiara e generosa della castità come innamoramento di Cristo, dell'obbedienza come dono e oblazione e della povertà come distacco dalle sicurezze e come scambio di beni. Queste comunità, così rinnovate, sapranno arrivare in modo adeguato ai settori più emarginati della nostra società (poveri, giovani, famiglie in difficoltà) per annunciarvi il Vangelo in tutta la sua profondità e con tutte le sue conseguenze.

Il mondo e l'uomo attuale hanno bisogno di vedere delle «comunità consacrate» piene di speranza che sappiano sperimentare e comunicare Dio nelle circostanze della vita individuale e sociale dove sembra che domini il «silenzio» e l' «assenza» di Dio stesso. Presentando, invece, come essenziali alcune cose secondarie della vita «spirituale» (metodi di contemplazione, fenomeni e manifestazioni straordinarie, ecc.), si corre il rischio di allontanare le persone che hanno sperimentato o sperimentano profondamente la sofferenza. Molte persone, attualmente entusiaste di queste cose speciali, saranno le prime in seguito ad essere deluse. La Chiesa ha bisogno di comunità vive che abbiano il coraggio della speranza di saper annunciare a tutto il mondo che, grazie allo Spirito inviato da Gesù, è possibile realizzarsi e fare il meglio per costruire la comunità umana, vale a dire, per amare l'uomo per ciò che è, e non per ciò che ha, e per vivere e morire amando e perdonando come Gesù.

Un altro punto chiave dell'evangelizzazione del mondo attuale sono i campi della storia e della cultura di ogni popolo dove ogni comunità è inserita. In questa situazione è urgente un discernimento dei carismi dello Spirito per riuscire nell'azione evangelizzatrice e nel modo di vivere la propria identità. Allora, nelle culture che sono state forgiate dal cristianesimo (come l'Europa e l'«Occidente», in genere) è necessario inserirsi come fermento evangelico per aiutarle a ritrovare la loro identità proprio nel recuperare i valori fondamentali ed essenzialmente cristiani di vera libertà, uguaglianza, convivenza, fraternità, famiglia, unità del cuore, scambio di beni... Sono valori che si sono assodati nel cuore del popolo, grazie ad una storia ecclesiale che, pur nei limiti, è stata fedele all'azione dello Spirito Santo. La storia della Chiesa e di queste culture cristiane non può essere interpretata e riletta aprioristicamente alla luce di una ideologia materialista o fatalista, ma solo alla luce di una Provvidenza e comunicazione continua della grazia da parte dello Spirito del Signore risorto, presente in ogni cuore e in ogni comunità di questi popoli.

In alcune Chiese orientali, il Vangelo è appena entrato nella cultura, sebbene la comunità sia in gran parte cristiana. Inserire più profondamente il Vangelo nel cuore di queste culture, suppone un discernimento continuo e una fedeltà generosa da parte delle comunità cristiane. Al contrario, il cristianesimo correrebbe il rischio di diventare una astrazione o una setta.

Il discernimento dei carismi e la fedeltà allo Spirito devono essere provati anche quando si annuncia per la prima volta il Vangelo in un popolo o in una cultura. Lo stesso si deve dire quando, in un periodo storico come l'attuale, si produce un cambio di cultura. Il rispetto sincero, la purificazione equilibrata e l'urgenza che questa cultura si esprima e maturi cristianamente, necessita da parte della comunità, di molta contemplazione della Parola, di molta riflessione, di profonda revisione dei metodi e degli atteggiamenti. La storia dell'evangelizzazione è una storia lunga, fatta di fedeltà generosa allo Spirito Santo da parte di persone e di comunità che vivono a volte nell'anonimato e nell'incomprensione. In un momento di pluralismo di carismi e di culture, è solo lo Spirito che può garantire l'unità. «L'unità deve essere il risultato di una vera conversione di tutti, del perdono reciproco, del dialogo teologico e delle relazioni fraterne, della preghiera, della piena docilità all'azione dello Spirito Santo, che è anche Spirito di riconciliazione» (Giovanni Paolo II, «Riconciliazione e Penitenza», n. 9). La capacità di realizzare la vita spirituale, una convivenza fraterna e un'azione apostolica sta nella dipendenza diretta di un desiderio e di una ricerca continua di Dio. Questa ricerca è già incontro iniziale, che deve manifestarsi nel servizio e nella comunione fraterna. Cristo risorto e presente, continua ad inviare il suo Spirito, ci fa vivere di questa ricerca e di questo desiderio, che diventa

amore al fratello e proiettandosi sempre più in là si converte in missione senza frontiere. Non possiamo avvicinarci ai fratelli con il cuore vuoto. L'amore viene da Dio. La vicinanza ai fratelli che camminano con noi e specialmente l'opzione preferenziale per i più poveri, dipende dalla nostra fedeltà allo Spirito Santo, inviato da DioAmore ai nostri cuori. Si vive allora il «mistero» di ogni uomo nella prospettiva del «mistero» di Dio, giacché le primizie dello Spirito, che Dio ci dona già su questa terra, un giorno diverranno visione e pienezza nell'«al di là». Il nostro presente, trasformato in donazione, incomincia ad essere già vita eterna. Non fuggiamo dal presente; lo trasformiamo in eternità.

Lo Spirito Santo, che procede dal Padre e dal Figlio, è il grande Desiderato di ogni cuore umano e di ogni comunità che vuole vivere la speranza attiva e responsabile per la ricapitolazione di tutte le creature con le loro storie e attività in Cristo (Ef 1,10). Egli è la nostra «caparra» e la garanzia della vittoria sul peccato, sul dolore e sulla morte (Ef 1,1314). Precisamente per questa speranza cristiana lo Spirito Santo diventa anche il grande Sconosciuto, poiché su questa terra quello che sappiamo e viviamo di Dio Amore è appena un lampo in confronto alla sua luce inaccessibile e un po' di «rumore dell'acqua viva... che ci dice: Viene al Padre!» (s. Ignazio di Antiochia).

Con l'atteggiamento mariano del «sì» alla Parola di Dio sotto l'azione dello Spirito Santo, la comunità ecclesiale impara a vivere e a far giungere anche ai non credenti la speranza evangelica, sostenuta dalla preghiera eucaristica, dove «lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22,1720). 

Per l'apostolato missionario

* «Lo Spirito si manifesta in maniera particolare nella Chiesa e nei suoi membri; tuttavia, la sua presenza e azione sono universali, senza limiti né di spazio né di tempo. Il Concilio Vaticano II ricorda l'opera dello Spirito nel cuore di ogni uomo mediante i "semi del Verbo", nelle iniziative anche religiose, negli sforzi dell'attività umana tesi alla verità, al bene, a Dio» (RMi 28).

* «La presenza e l'attività dello Spirito non toccano solo gli individui, ma la società e la storia, i popoli, le culture, le religioni. Lo Spirito, infatti, sta all'origine dei nobili ideali e delle iniziative di bene dell'umanità in cammino: "Con mirabile provvidenza egli dirige il corso dei tempi e rinnova la faccia della terra". Il Cristo risorto "opera nel cuore degli uomini con la virtù del suo Spirito, non solo suscitando il desiderio del mondo futuro, ma per ciò stesso anche ispirando, purificando e fortificando quei generosi propositi, con i quali la famiglia degli uomini cerca di rendere più umana la propria vita e di sottomettere a questo fine tutta la terra". E' ancora lo Spirito che sparge i "semi del nerbo", presenti nei riti e nelle culture, e li prepara a maturare in Cristo» (RMi 28). 

Per la preghiera

Eterno Padre, prostrati umilmente ai tuoi piedi, noi Ti adoriamo e consacriamo tutto il nostro essere alla gloria del tuo Figlio Gesù, il Verbo Incarnato. Tu l'hai costituito re delle nostre anime: sottomettigli le nostre anime, i nostri cuori; niente in noi si faccia senza i suoi ordini, senza le sue ispirazioni. Fa' che, uniti a lui, noi siamo portati nel tuo seno e consumati nell'unità del tuo amore.

Gesù, uniscici a te nella tua vita tutta santa, tutta consacrata al Padre tuo e alle anime. Sii la nostra sapienza, la nostra giustizia, la nostra santificazione, la nostra redenzione, il nostro tutto. Santificaci nella verità.

Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio, stabilisci la tua presenza come una fornace d'amore nell'intimo dei nostri cuori e porta sempre, come fiamme ardenti, i nostri pensieri, i nostri affetti, le nostre azioni in alto nel seno del Padre. Che tutta la nostra vita sia un «Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto».

Maria, madre del Cristo, Madre del santo Amore, formaci tu stessa simili al Cuore del tuo Figlio. (d. C. Marmion) 

XIV. LE PIU' BELLE PREGHIERE ALLO SPIRITO SANTO

Attraverso i secoli il popolo cristiano è andato elaborando alcune preghiere rivolte allo Spirito Santo, piene di unzione e ricche di contenuto dottrinale. Le troviamo nella liturgia di Pentecoste. In esse appare tutta la fede e tutto l'insegnamento della Chiesa circa la persona e la missione dello Spirito Santo, in forma di preghiera e di vita. La preghiera si converte una volta in più nella regola migliore per approfondire la fede nello Spirito d'Amore e nel miglior catechismo per trasmettere questa stessa fede, in modo vitale, di generazione in generazione.

La preghiera più solenne è quella dei Vespri della festa di Pentecoste: «Veni, Creator Spiritus»; è anche la preghiera che siamo abituati a cantare nei momenti più significativi del cammino ecclesiale, cioè all'inizio delle assemblee, esercizi spirituali, giornate e celebrazioni speciali, ordinazioni sacerdotali...

Vieni, o Spirito creatore, visita le nostre menti, riempi della tua grazia i cuori che hai creato. O dolce Consolatore, dono del Padre altissimo, acqua viva, fuoco, amore, santo crisma dell'anima. Dito della mano di Dio, promesso dal Salvatore, irradia i tuoi sette doni, suscita in noi la parola.

Sii luce all'intelletto, fiamma ardente nel cuore; sana le nostre ferite col balsamo del tuo amore. Difendici dal nemico, reca in dono la pace, la tua guida invincibile ci preservi dal male. Luce d'eterna sapienza, svelaci il grande mistero di Dio Padre e del Figlio uniti in un solo Amore. Amen.

Una seconda preghiera, più commovente ed interiore, è un canto di «meditazione» sulle letture della Messa di Pentecoste (la «sequenza»): «Veni, Sancte Spiritus».

E' piena di unzione e lascia intravedere tutto l'impasto dell'esistenza umana concreta, che deve trasformarsi per mezzo della luce e dell'azione dello Spirito Santo:

Vieni, Spirito Santo, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni, Padre dei poveri, vieni, Datore dei doni, vieni, Luce dei cuori. Consolatore perfetto ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo. Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto.

O Luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza, nulla è nell'uomo, nulla senza colpa. Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato. Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna. Amen.

Una terza preghiera, pure molto conosciuta e usata, è una invocazione densa e semplice, come lo sono tutte le «collette» della liturgia. E' la preghiera che siamo abituati a recitare all'inizio di riunioni, di conferenze e di incontri. Riassume, in poche parole, tutta 1' azione rinnovatrice dello Spirito Santo nel nostro cuore e nella comunità. Riportiamo anche questa: Vieni, Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore. Ad essa segue il responsorio:

Manda il tuo Spirito e ogni cosa è creata

Rinnoverai la faccia della terra (Sal 103, 30). Preghiamo: O Dio, che con il dono dello Spirito Santo guidi i credenti alla piena luce della verità, donaci di gustare nel tuo Spirito la vera sapienza e di godere sempre del suo conforto. Per Cristo nostro Signore. Tutti rispondono: Amen.

In questo modo, la fede cristiana si esprime nella preghiera e, pertanto, nell'impegno della vita. Chi invoca davvero lo Spirito Santo chiede un cuore nuovo, illuminato e rinnovato, per rinnovare a sua volta il mondo. La vita del cristiano diventa un «sì» a Dio e ai fratelli, come il «sì» di Gesù al Padre nello Spirito: «In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: "Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto"» (Lc 10,21). 

Per l'apostolato missionario

* «Nella prospettiva del terzo Millennio dopo Cristo, mentre "lo Spirito e la Sposa dicono al Signore Gesù: 'Vieni!, questa loro preghiera è carica, come sempre, di una portata escatologica, destinata a dare pienezza di significato anche alla celebrazione del grande Giubileo. E' una preghiera rivolta in direzione dei destini salvifici, verso i quali lo Spirito Santo apre i cuori con la sua azione attraverso tutta la storia dell'uomo sulla terra. Nello stesso tempo, però, questa preghiera si orienta verso un preciso momento della storia, in cui è messa in rilievo la "pienezza del tempo", scandita dall'anno Duemila» (DeV 66).

* «Davanti a Lui io m'inginocchio... implorando che, come Spirito del Padre e del Figlio, egli conceda a noi tutti la benedizione e la grazia, che desidero trasmettere, nel nome della Santissima Trinità, ai figli e alle figlie della Chiesa ed all'intera famiglia umana» (DeV 67). 

Per la preghiera

O Santo Spirito Paraclito, perfeziona in noi l'opera iniziata da Gesù; rendi forte e continua la preghiera che facciamo in nome del mondo intero; accelera per ciascuno di noi i tempi di una profonda vita interiore; dà slancio al nostro apostolato, che vuol raggiungere tutti gli uomini e tutti i popoli, redenti dal Sangue di Cristo e tutti sua eredità.

Mortifica in noi la naturale presunzione e sollevaci nelle regioni della santa umiltà, del vero timor di Dio, del generoso coraggio.

Che nessun legame terreno ci impedisca di far onore alla nostra vocazione: nessun interesse, per ignavia nostra, mortifichi le esigenze della giustizia: nessun calcolo riduca gli spazi immensi della carità dentro le angustie dei piccoli egoismi.

Tutto sia grande in noi: la ricerca e il culto della verità, la prontezza al sacrificio sino alla croce e alla morte; e tutto, infine, corrisponda all'estrema preghiera del Figlio al Padre celeste; e a quella effusione che di Te, o Santo Spirito di Amore, il Padre e il Figlio vollero sulla Chiesa e sulle sue istituzioni, sulle singole anime e sui popoli. Amen, Amen, alleluia, alleluia! (Giovanni XXIII, Pentecoste, 10 giugno 1962 ) 

Conclusione

LO SPIRITO PREPARA LA CHIESA AL TERZO MILLENNIO DEL CRISTIANESIMO

L'attuale presa di coscienza sullo Spirito Santo preannuncia un rinnovamento ecclesiale per vivere il «battesimo nello Spirito» (At 1, 5). La fede della Chiesa Credo nello Spirito Santo è una fede dinamica, che impegna persone e strutture ad una trasformazione di mentalità, di cuore, di azione che deve significare il compiersi di una «Pentecoste» nuova e permanente.

Da alcuni anni risuona insistentemente l'invito a vivere un momento speciale di «cenacolo» per preparare una «nuova Pentecoste» (Giovanni XXIII). 1 misteri cristiani gli eventi della storia della salvezza si fanno continuamente presenti come portatori di nuove grazie per le nuove situazioni umane.

E' l'invito del Concilio (LG 59; AG 4 e 35) e di Paolo VI alla fine della sua esortazione sull'«Evangelizzazione nel mondo contemporaneo» (1975): «per questi anni che segnano la vigilia di un nuovo secolo, la vigilia anche del terzo millennio del cristianesimo» (EN 81). L'invito evoca una presenza speciale di Maria nella Chiesa di oggi: «Al mattino della Pentecoste, Ella ha presieduto con la sua preghiera all'inizio dell'evangelizzazione sotto l'azione dello Spirito Santo: sia Lei la Stella dell'evangelizzazione sempre rinnovata che la Chiesa, docile al mandato del suo Signore, deve promuovere e adempiere, soprattutto in questi tempi difficili, ma pieni di speranza» (EN 82).

Giovanni Paolo 11, nella sua prima enciclica (Redemptor hominis), ripete calorosamente lo stesso invito a tutti di essere Chiesa come «comunità orante» con Maria, per essere Chiesa missionaria: «Io spero che, grazie a tale preghiera, potremo ricevere lo Spirito Santo

che scende su di noi e divenire in questo modo testimoni di Cristo fino agli estremi confini della terra, come coloro che uscirono dal Cenacolo di Gerusalemme nel giorno di Pentecoste» (RH 22).

Di fronte al nuovo millennio del cristianesimo, necessitano persone e comunità vive e rinnovate dallo Spirito (LG 59). Occorrono comunità che vivono la fede, speranza e carità, ascoltando la parola di Dio nel cuore e sempre in comunione con la Chiesa, con un atteggiamento mariano di contemplazione che come frutto porta sempre ad un «sì» impegnato.

E' il «sì» della condivisione con la vita di Cristo crocifisso e risorto sempre presente nel sacrificio eucaristico che si traduce e si esprime in una comunione coi fratelli e in una missione senza frontiere. 

Per l'apostolato missionario

* «Tutta la vita della Chiesa, quale si manifesterà nel grande Giubileo, significa andare incontro al Dio nascosto: incontro allo Spirito, che dà la vita» (DeV 54).

* «Il grande Giubileo del Duemila contiene, pertanto, un messaggio di liberazione ad opera dello Spirito, che solo può aiutare le persone e le comunità a liberarsi dai vecchi e nuovi determinismi, guidandole con la "legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù ", così scoprendo e attuando la piena misura della vera libertà dell'uomo» (DeV 60).

* «Lo Spirito Santo non cessa di essere il custode della speranza nel cuore dell'uomo: della speranza di tutte le creature umane e, specialmente, di quelle che "possiedono le primizie dello Spirito" ed "aspettano la redenzione del loro corpo". Lo Spirito Santo, nel suo misterioso legame di divina comunione col Redentore dell'uomo, è il realizzatore della continuità della sua opera: egli prende da Cristo e trasmette a tutti, entrando incessantemente nella storia del mondo attraverso il cuore dell'uomo» (DeV 67).

* «Lo Spirito Santo, dato agli apostoli come consolatore, è il custode e l'animatore di questa speranza nel cuore della Chiesa.... A questo Giubileo la Chiesa desidera prepararsi nello Spirito Santo, come dallo Spirito Santo fu preparata la Vergine di Nazareth, nella quale il Verbo si fece carne» (DeV 66) 

Per la preghiera

Riportiamo una invocazione giustamente detta «preghiera infuocata» (1713) di S. Luigi Grignon De Montfort. La consegnamo avendola abbreviata qui e lì. La si trova nel volume delle «Opere», a cura del Centro mariano monfortano, 1997. Per chi prega il Santo? Certamente per «la compagnia di Maria», cioè per i «missionari monfortani», un gruppo di sacerdoti che esercitano la loro dedizione apostolica poveramente e irresistibilmente sotto la guida della Madonna. Tuttavia ciascuno la può applicare a sé, alla propria comunità, ma anche alla Chiesa, nell'ora presente.

Ricòrdati, Signore, della comunità che ti sei acquistato nei tempi antichi. L'hai posseduta nel tuo spirito fin dall'eternità, quando rivolgevi a lei il pensiero. L'hai posseduta nelle tue mani, quando traevi dal nulla l'universo. L'hai posseduta nel cuore, quando il tuo diletto Figlio, morendo in croce, la consacrava irrorandola col proprio sangue e l'affidava alla sua santa Madre [...]

Ricòrdati, Dio onnipotente, di questa compagnia usando per lei la forza del tuo braccio per nulla affievolita: falla sorgere e conducila alla perfezione. Opera di nuovo cose mirabili e ripeti i prodigi; fa' che sentiamo l'aiuto del tuo braccio. Tu, che puoi trarre dalle pietre informi altrettanti figli di Abramo, pronuncia una sola parola divina e manda operai alla tua messe e missionari alla tua Chiesa [...]

Ricòrdati delle suppliche, a te rivolte dai tuoi servi e serve nel corso di tanti secoli; le loro aspirazioni, le loro lacrime e il loro sangue sollecitino con efficacia la tua misericordia. Ma ricòrdati specialmente del tuo diletto Figlio: guarda il volto del tuo consacrato. La sua agonia, la sua angoscia e il suo filiale lamento nel giardino degli ulivi, la sua stessa morte e il suo sangue sparso ti chiedono a gran voce: misericordia! Per mezzo di questa congregazione possa il regno di Cristo innalzarsi stabile sulle rovine di quello dei tuoi nemici [...]

Signore, Dio giusto, lascerai nel tuo zelo che tutto vada in rovina?... Continuerai sempre a tacere e sempre pazienterai? La tua volontà non deve compiersi in terra come in cielo, e non deve stabilirsi il tuo regno? Non hai rivelato, già da tempo, a qualcuno dei tuoi amici un futuro rinnovamento della Chiesa?... Tutto questo attende la Chiesa. 1 santi del cielo gridano: non farai giustizia? 1 giusti della terra implorano: Amen, vieni, Signore! Tutte le creature, anche inanimate, gemono sotto il peso degli innumerevoli delitti di Babilonia, e invocano la tua venuta che restauri ogni cosa.

Ricòrdati, Signore Gesù, di dare a tua Madre una compagnia per rinnovare il mondo. Cosi per mezzo di Maria concluderai il tempo della grazia, inaugurato con lei. Da' figli e servi a tua Madre, altrimenti fammi morire! Per tua Madre io ti prego. Ricòrdati che le sei figlio e non mi rigettare; ricòrdati che ti è Madre ed esaudiscimi; ricòrdati del suo amore per te e del tuo amore per lei, e appaga i miei desideri. Che cosa ti chiedo? Nulla a mio beneficio: tutto invece per la tua gloria. Ti chiedo ciò che puoi, anzi oso affermarlo devi concedermi, quale vero Figlio di Dio, cui ogni potere è stato dato in cielo e in terra, e quale vero Figlio di Maria, da te infinitamente amata.

Ti chiedo sacerdoti liberi della tua libertà, non ostacolati da padre, madre, fratelli, sorelle, parenti secondo la carne, amici secondo il mondo; senza beni, impedimenti e preoccupazioni, distaccati da tutto, perfino dalla propria volontà.

Ti chiedo uomini secondo il tuo cuore, totalmente dedicati a te per amore e disponibili al tuo volere. Non deviati né trattenuti dalla propria volontà, novelli Davide, con in mano il bastone della croce e la fionda del rosario.

Ti chiedo uomini liberi di volare dovunque li spinga il soffio dello Spirito Santo...

Ti chiedo persone sempre a tua disposizione, sempre pronte ad ubbidire a te, alla chiamata dei superiori, come Samuele, sempre pronte a correre e a tutto sopportare con te e per te, come gli Apostoli.

Ti chiedo ancora veri figli di Maria, tua santa Madre, da lei generati per amore, nutriti, educati, sostenuti con materna premura e ricolmati di grazia.

Ti chiedo, infine, veri missionari consacrati alla Vergine [...]

Signore, come tu hai predetto, il demonio tenderà gravi insidie al calcagno di questa misteriosa Donna, cioè alla piccola compagnia dei suoi figli, che verranno sul finire del mondo. Ci sarà una grande inimicizia fra questa stirpe benedetta di Maria e la razza maledetta di Satana; ma si tratterà di inimicizia totalmente divina, l'unica di cui tu sei l'autore. Le lotte e persecuzioni che la progenie di Belial muoverà ai discendenti di tua Madre, serviranno solo a mostrare quanto efficace sia la tua grazia, coraggiosa la loro virtù e potente tua Madre. A lei, umile di cuore, hai affidato fin dall'inizio del mondo la missione di schiacciare col tallone la testa di quell'orgoglioso.

Mio Dio, non è meglio per me morire piuttosto che vederti ogni giorno così impunemente oltraggiato e trovarmi sempre più nel pericolo di venir travolto da torrenti di iniquità tanto impetuosi? Preferirei mille volte la morte! Se non avessi la speranza che presto o tardi finirai con l'esaudire questo povero peccatore nell'interesse della tua gloria, come ne hai esaudito tanti altri, ti pregherei senza esitare con un profeta: Prendi la mia vita [...]

Ricordati, Spirito Santo, di formare figli di Dio con Maria, tua fedele sposa. Hai formato in lei e con lei il Capo del corpo mistico, perciò con lei e in lei devi formare tutte le sue membra. Tu non generi nessuna persona divina in seno alla Trinità, ma soltanto tu fai degli uomini altrettanti figli di Dio. Tutti i santi del passato e del futuro sono opere del tuo amore, unito a Maria.

Il regno del Padre si è concluso con un diluvio di acqua; il regno di Gesù Cristo è culminato con un diluvio di sangue; ma il tuo regno, Spirito del Padre e del Figlio, continua tuttora e terminerà con un diluvio di fuoco d'amore e di giustizia.

Quando verrà questo diluvio di fuoco del puro amore, che devi accendere su tutta la terra in modo così dolce e veemente da raggiungere e convertire pagani, musulmani, ebrei e tutte le genti? Si accenda dunque questo fuoco, che Gesù Cristo è venuto a portare sulla terra, prima che divampi quello della collera divina per incenerire il mondo intero! Vieni sulla terra, Spirito tutto fuoco, e crea sacerdoti tutto fuoco! Dal loro ministero sia rinnovato il volto della terra e riformata la tua Chiesa.

Ricòrdati della tua comunità.

E' una congregazione, un'assemblea di eletti che devi radunare nel mondo e dal mondo. [...] Non sono forse questi missionari, poveri, abbandonati alla Provvidenza e saziati dal tuo amore? Simili ai misteriosi viventi di cui parla Ezechiele, saranno profondamente umani per amare con disinteresse e beneficare il prossimo, coraggiosi... per ardere di santo sdegno e prudente zelo di fronte ai demoni figli di Babilonia, forti... per sobbarcarsi alle fatiche apostoliche e alla mortificazione della carne, infine agili... per contemplare Dio. Tali saranno i missionari che vuoi mandare alla tua Chiesa...

Questi imitatori degli apostoli predicheranno con forza così travolgente da scuotere tutti gli animi e i cuori dovunque si recheranno. Ad essi infatti darai la tua parola, anzi la tua lingua e sapienza, a cui nessun avversario potrà resistere.

Fra questi prescelti tu, ispiratore delle virtù di Gesù Cristo il prediletto, troverai le tue compiacenze, poiché nelle loro missioni essi avranno l'unico scopo di attribuire a te tutti i trofei riportati sui tuoi nemici.

Per l'abbandono alla Provvidenza e la devozione a Maria, avranno... la purezza di dottrina e di vita; avranno anche... una perfetta carità verso il prossimo per tol

lerarne i difetti e un grande amore a Gesù Cristo per portarne la croce. [...]

Beati, davvero beati, i sacerdoti da te scelti e destinati a dimorare con te... sulla montagna! Lassù diventeranno re per l'eternità con il distacco dalla terra e l'elevazione in Dio; diverranno più bianchi della neve perché uniti a Maria, tua sposa immacolata, purissima e tutta splendore; saranno arricchiti della rugiada del cielo e dell'abbondanza della terra, di ogni benedizione temporale ed eterna di cui Maria è ricolma. Dall'alto di quella montagna, come Mosè, con le loro ardenti preghiere scaglieranno frecce contro i loro nemici per abbatterli o convertirli. Su quella montagna impareranno dalla bocca stessa di Gesù Cristo che vi dimora, il significato delle sue otto beatitudini. Su quella montagna saranno trasfigurati con Cristo come sul Tabor, moriranno con lui come sul Calvario, ascenderanno al cielo con lui come sul monte degli ulivi.

Ricòrdati della tua comunità.

A te solo spetta costituire questa comunità con la tua grazia. Se l'uomo per primo vi porrà mano, non se ne farà nulla; se vi metterà qualcosa di suo, rovinerà e sconvolgerà tutto. Dio grande, è compito esclusivamente tuo! Raccogli, chiama, raduna da ogni parte del tuo regno gli eletti per costituire un gruppo scelto contro i tuoi nemici.

Guarda, Signore Dio degli eserciti: i capitani mobilitano le compagnie, i generali arruolano innumerevoli armate, gli ammiragli allestiscono intere flotte, i commercianti si raggruppano in folla sui mercati e sulle fiere. Quanti ladri, empi, ubriaconi e dissoluti si raccolgono ogni giorno con facilità e prontezza contro di te! [...]

Basta insomma un effimero onore, un misero interesse, un volgare piacere per riunire in un istante i ladri, assembrare i soldati e i battaglioni, radunare i mercanti, affollare le case e le piazze, coprire la terra e il mare di una immensa moltitudine di perversi. Benché divisi fra loro a causa delle distanze, dei caratteri e degli interessi, quando si tratta di muover guerra a te si uniscono tutti insieme fino alla morte, sotto la bandiera e la guida del demonio!

E per te, Signore? Non ci sarà proprio nessuno che prenda a cuore la tua causa, anche se nel servire te c'è tanta gioia, utilità e dolcezza? Perché così pochi soldati sotto la tua bandiera? Quasi nessuno balzerà in mezzo ai fratelli per lo zelo della tua gloria a gridare come S. Michele: Chi è come Dio? Lasciami allora gridare dappertutto: Al fuoco!... Aiuto!... C'è fuoco nella casa di Dio! C'è fuoco nelle anime! C'è fuoco perfino nel santuario... Aiuto! stanno assassinando il nostro fratello!... Aiuto! stanno sgozzando i nostri figli!...

Chi è per il Signore, venga con me! Tutti i buoni sacerdoti sparsi nel mondo cristiano, sia che si trovino tuttora in pieno combattimento o si siano ritirati dalla mischia nei deserti e nelle solitudini, vengano e si uniscano a noi. [...]

Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano! Svegliati, perché dormi Signore? Destati!

Signore, alzati! Dimostrati onnipotente, misericordioso e giusto: scegli una compagnia per custodire la tua casa, difendere la tua gloria e salvare le anime, affinché ci sia un solo ovile e un solo pastore e tutti possano glorificarti nel tuo tempio. Amen.