CONVERSAZIONI SULLA SANTA MESSA
Queste
quattro riflessioni sulla S. Messa vogliono essere un aiuto spirituale per
riscoprire come invita a fare il Papa nella sua lettera Dies Domini, il valore
infinito della Eucarestia.
Che
cosa c'è di più sublime della presenza, del sacrificio, della Comunione di
Cristo con noi, per noi, in noi?
Da duemila anni il Signore Risorto dona il suo Corpo e il suo Sangue a milioni di cristiani per la salvezza del mondo. Chi ci ama più di Cristo?
Chi
ci libera più di Cristo? Chi ci santifica più di Cristo?
Ogni
giorno come il sole illumina il mondo, il Signore ripresentando il suo
sacrificio della Croce nel mistero dell'Eucaristia, dona al cuore la Festa
infinita dell'Amore, lo Spirito Santo!
«Sono
venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso!» (Lc
12, 49): ogni giorno attraverso alla S. Messa il Signore riaccende i cuori,
riempiendoli di amore divino!
Il
Signore ci dia la grazia di "riscoprire" il dono della sua Cena: tutti
siamo invitati come gli apostoli a riceverla per avere sempre più nella vita,
la gioia e la forza della sua presenza!
Adoriamo,
lodiamo, ringraziamo, riceviamo il Signore chiedendogli sempre più di
esperimentare la sua promessa: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non
avrà più fame chi crede in me non avrà più sete» (Gv 6, 35).
Grazie
per la vostra preghiera!
1.
PREMESSA
L'Eucarestia
è il massimo dell'amore
L'Eucarestia
è il dono più sublime di Cristo
L'Eucarestia
è il tesoro della Chiesa
L'Eucarestia
è la sorgente di tutte le grazie
L'Eucarestia
è l'azione di valore infinito
L'Eucarestia
è la più grande di tutte le meraviglie operata da Cristo, il mirabile
documento del suo amore (S.
Tommaso)
L'Eucarestia
è la fonte e l'apice di tutta la vita cristiana
(Concilio Vaticano II)
L'Eucarestia
è la fonte e il culmine dell'evangelizzazione
(Concilio Vaticano II)
L'Eucarestia
è la più grande responsabilità della Chiesa nella storia
(R. Cantalamessa)
Queste
riflessioni sono un invito a sostare in adorazione davanti a Gesù e a ritrovare
la gioia immensa di partecipare alla S. Messa, il massimo dei tesori che esiste
sulla terra.
Occorre vincere l'eresia e l'indifferenza: molti cristiani non credono più alla Presenza eucaristica e sovente c'è l'indifferenza, l'apatia, il gelo eucaristico, non si cerca più il Signore presente nell'Eucarestia.
2.
NOMI DELL'EUCARESTIA
Come
viene chiamato questo Sacramento?
«Il
nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il
sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei
secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della Croce e per affidare alla sua
diletta sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e Resurrezione:
Sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel
quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolmata di grazia e viene dato il regno
della gloria futura» (SC 47).
L'insondabile ricchezza di questo Sacramento si esprime attraverso i diversi nomi che gli si danno. Ciascuno di essi ne evoca aspetti particolari. Lo si chiama:
a)
Eucarestia: perché è
rendimento di grazie a Dio. I termini eucharistein (Lc 22, 19; 1 Cor 11, 24) e
eologein (Mt 26, 26; Mc 14, 22) (in ebraico berakah = benedizione) ricordano le
benedizioni ebraiche che durante il pasto proclamano le opere di Dio: la
creazione, la rendenzione e la santificazione.
b)
Cena del Signore: perché
è la Cena che il Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della sua
Passione e anticipazione della cena delle nozze dell'Agnello nella Gerusalemme
celeste.
c)
Frazione del pane: perché
questo rito, tipico della cena ebraica è stato utilizzato da Gesù quando
benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa, soprattutto durante
l'ultima Cena. Da questo gesto i discepoli lo riconosceranno dopo la sua
Resurrezione (Lc 24, 13-35) e con tale espressione i primi cristiani
designeranno le loro assemblee eucaristiche. In tal modo intendevano significare
che tutti coloro che mangiano dell'unico pane spezzato, entrano in comunione e
formano in Lui un solo Corpo.
d) Assemblea eucaristica (sinaxis): in quanto l'Eucarestia viene celebrata nell'assemblea dei fedeli, espressione visibile della Chiesa.
e)
Memoriale della Passione e della Resurrezione del Signore.
f)
Santo Sacrificio: perché
attualizza l'unico sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l'offerta
della Chiesa; o ancora Santo Sacrificio della Messa, sacrificio di lode,
sacrificio puro e santo, poiché porta a compimento e supera tutti i sacrifici
dell'antica Alleanza.
g)
Santa e divina liturgia:
perché tutta la liturgia della Chiesa trova il suo compimento e la sua più
densa espressione nella celebrazione di questo Sacramento; si parla anche di
Santissimo Sacramento in quanto costituisce il Sacramento dei Sacramenti. Con
questo nome si indicano le specie eucaristiche conservate nel tabernacolo.
h)
Comunione: perché
mediante questo Sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale si rende partecipe del
suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo corpo; viene inoltre chiamato le
"cose sante" (ta hagià: sancta): è il significato originale
dell'espressione "comunione dei santi" di cui parla il Simbolo degli
apostoli - pane degli angeli, pane del cielo, farmaco di immortalità, viatico.
i)
Santa Messa: perché la
liturgia nella quale si è compiuto il mistero della Salvezza, si conclude con
l'invito ai fedeli (missio) affinché compiano la volontà di Dio nella loro
vita quotidiana (CCC n. 1328-32).
3.
LA PREPARAZIONE DELL'EUCARESTIA NEL VECCHIO TESTAMENTO
Il
mistero dell'Eucarestia è stato in qualche modo preparato nel Vecchio
Testamento: per comprendere l'Eucarestia, occorre approfondire i passi biblici,
in cui vengono narrati fatti, tradizioni, riti che prefigurano il mistero
eucaristico. Elenchiamo riti, simboli e temi che preparano l'Eucarestia.
-
il sacrificio e l'oblazione, il convito sacrificale
-
il sacrificio ed il convito della Pasqua ebraica
-
il sangue dell'Alleanza; il sangue per l'espiazione
-
il sacrificio del servo di Jahvè
-
il convito escatologico, il convito della Sapienza, la manna del cielo
-
il sacrificio dell'era messianica
•
I segni del pane e del vino nel Vecchio Testamento e nel Nuovo Testamento
Al
centro della celebrazione dell'Eucarestia si trovano il pane e il vino i quali,
per le parole di Cristo e l'invocazione dello Spirito Santo, diventano il Corpo
e il Sangue di Cristo. Fedele al comando del Signore, la Chiesa continua a fare,
in memoria di Lui, fino al suo glorioso ritorno, ciò che Egli ha fatto alla
vigilia della sua Passione: «... prese il pane [...] prese il calice del
vino... ». Diventando misteriosamente il Corpo e il Sangue di Cristo, i segni
del pane e del vino continuano a significare anche la bontà della creazione.
Così
all'offertorio rendiamo grazie al Creatore per il pane e per il vino
"frutto del lavoro dell'uomo", ma prima ancora "frutto della
terra" e "della vite", doni del Creatore. Nel gesto di
Melchisedek, re e sacerdote che offrì pane e vino (Gn 14, 18) la Chiesa vede
una prefigurazione della propria offerta (CCC n. 1333).
«Nell'antica
Alleanza il pane e il vino sono offerti in sacrificio tra le primizie della
terra, in segno di riconoscenza al Creatore. Ma ricevevano anche un nuovo
significato nel contesto dell'Esodo: i pani azzimi, che Israele mangia ogni anno
a Pasqua, commemorano la fretta della partenza dall'Egitto: il ricordo della
manna del deserto richiamerà sempre ad Israele che Egli vive del pane della
Parola di Dio. Il pane quotidiano, infine, è il frutto della Terra promessa,
pegno della fedeltà di Dio alle sue promesse. Il calice della
"benedizione" al termine della cena pasquale degli ebrei, aggiunge
alla gioia festiva del vino una dimensione escatologica, quella attesa
messianica della restaurazione di Gerusalemme. Gesù ha istituito l'Eucarestia
conferendo un significato nuovo e definitivo alla benedizione del pane e del
calice. I miracoli della moltiplicazione del pane, allorché il Signore
pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li distribuì per mezzo dei suoi
discepoli per sfamare la folla, prefiguravano l'abbondanza di questo unico pane,
cioè l'Eucarestia. Il segno dell'acqua trasformata in vino a Cana, annunzia già
l'Ora della glorificazione di Gesù. Manifesta compimento del banchetto delle
nozze nel Regno del Padre, dove i fedeli berranno il vino nuovo divenuto
Sangue di Cristo».
Il
primo annuncio dell'Eucarestia ha provocato una divisione tra i discepoli, così
come l'annunzio della Passione li ha scandalizzati. "Questo linguaggio è
duro chi può intenderlo?" (Gv 6, 60). L'Eucarestia e la Croce sono pietre
di inciampo. Si tratta dello stesso mistero, ed esso non cessa di essere
occasione di divisione. "Forse anche voi volete andarvene?" (Gv 6,
67): questa domanda del Signore continua a risuonare attraverso i secoli, come
invito del suo amore a scoprire che è Lui solo ad avere "parole di vita
eterna" (Jo 6, 68) e che accogliere nella fede il dono della sua Eucarestia
è accogliere Lui stesso» (CCC n. 1333-1336).
4.
L'ISTITUZIONE DELL'EUCARESTIA
Il
Signore avendo amato i suoi, li amò fino alla fine. Sapendo che era giunta la
sua ora di passare da questo mondo al Padre, mentre cenava, lavò loro i piedi e
diede loro il comandamento dell'amore. Per lasciare loro un pegno di questo
amore, per non allontanarsi mai dai suoi e renderli partecipi della sua Pasqua,
istituì l'Eucarestia come memoriale della sua morte e Resurrezione, e comandò
ai suoi discepoli di celebrarla fino al suo ritorno, costituendoli, in quel
momento sacerdoti della nuova Alleanza» (CCC n. 1337).
«I
tre vangeli sinottici e S. Paolo ci hanno trasmesso il racconto dell'istituzione
dell'Eucarestia (Mt 26, 17-29; Mc 14, 12-25; Lc 22, 14-22; 1 Cor 11, 23-26); da
parte sua Giovanni riferisce le parole di Gesù nella sinagoga di Cafarnao,
parole che preparano l'istituzione dell'Eucarestia: Cristo si definisce come
il Pane di vita, disceso dal Cielo (Jo 6)» (CCC n. 1338).
Gesù
ha scelto il tempo della Pasqua per compiere ciò che aveva annunziato a
Cafarnao: dare ai suoi discepoli il suo Corpo e il suo Sangue.
Venne
il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Gesù
mandò Pietro e Giovanni dicendo: «Andate a preparare per noi la Pasqua perché
possiamo mangiare». Essi andarono... e prepararono la Pasqua. Quando fu
l'ora, prese posto a tavola, gli apostoli con Lui e disse: «Ho desiderato
ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia Passione, poiché
vi dico non la mangerò più finché essa non si compia nel regno di Dio». Poi
prese un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il
mio Corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo
dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova Alleanza
nel mio Sangue, che viene versato per voi» (Lc 22, 7-20) (CCC n. 1339).
«Celebrando
l'ultima Cena con i suoi apostoli durante un banchetto pasquale, Gesù ha dato
alla Pasqua ebraica il suo significato definitivo. Infatti, la nuova Pasqua, il
passaggio di Gesù al Padre attraverso la sua morte e la sua Resurrezione, è
anticipata nella Cena celebrata nell'Eucarestia, che porta a compimento la
Pasqua ebraica e anticipa la Pasqua finale della Chiesa nella gloria del Regno»
(CCC n. 1340).
5. LA PRESENZA DI CRISTO NELL'EUCARESTIA OPERATA DALLA POTENZA DELLA SUA PAROLA E DELLO SPIRITO SANTO
«"Cristo
Gesù che è morto, anzi, che è risuscitato sta alla destra di Dio e intercede
per noi" (Rm 8, 34) è presente in molti modi alla sua Chiesa: nella sua
Parola, nella preghiera della Chiesa là "dove sono due o tre riuniti"
nel suo nome (Mt 18, 20) nei poveri, nei malati, nei prigionieri, nei sacramenti
di cui Egli è l'autore, nel sacrificio della Messa e della persona del
ministro, ma soprattutto è presente sotto le specie eucaristiche (Sc 7)» (CCC
n. 1373).
Come
si rende presente Cristo nell'Eucarestia?
a)
Con la Parola di Cristo
«Il
modo della presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche è unico. Esso pone
l'Eucarestia al di sopra di tutti i Sacramenti e ne fa quasi il coronamento
della vita spirituale e il fine al quale tendono tutti i Sacramenti. Nel
Santissimo Sacramento dell'Eucarestia è contenuto veramente, realmente,
sostanzialmente il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, con l'anima
e la divinità e quindi, il Cristo tutto intero. Tale presenza si dice
"reale" non per esclusione, quasi che le altre non siano reali, ma per
antonomasia, perché sostanziale e in forza di essa Cristo, uomo-Dio, tutto
intero si fa presente» (CCC n. 1374).
E
per la conversione del pane e del vino nel suo Corpo e nel suo Sangue che Cristo
diviene presente in questo Sacramento. I Padri della Chiesa hanno sempre
espresso con fermezza la fede della Chiesa nell'efficacia della Parola di Cristo
e dell'azione dello Spirito Santo per operare questa conversione.
S.
Giovanni Crisostomo afferma: «Non è l'uomo che fa diventare le cose offerte
Corpo e Sangue di Cristo, ma è Cristo stesso che è stato crocifisso per noi».
Il sacerdote, figura di Cristo, pronunzia quelle parole, ma la loro virtù e la
grazia sono di Dio. «Questo è il mio Corpo», dice.
Questa
Parola trasforma le cose offerte.
Questo
pane è pane prima delle parole della consacrazione ma dopo le parole
sacramentali della consacrazione, il pane diventa Carne di Cristo.
Da
quali parole è operata la consacrazione e di chi sono queste parole? Del
Signore Gesù.
Tutte
le cose che si dicono prima di quel momento sono dette dal sacerdote che loda
Dio, prega per il suo popolo, per i re e per gli altri, ma quando arriva il
momento della consacrazione, il sacerdote non usa più parole sue ma di
Cristo.
È
dunque la parola che opera il Sacramento. Vedi quanto è efficace il parlare di
Cristo?
«Prima
della consacrazione non c'era il Corpo di Cristo, ma dopo la consacrazione io ti
dico, c'è ormai il Corpo di Cristo. Egli ha detto ed è stato fatto, ha
comandato ed è stato creato» (S. Ambrogio).
«Non
si tratta dell'elemento formato da natura, ma della sostanza, prodotta dalla
formula della consacrazione, ed è maggiore l'efficacia della consacrazione di
quella della natura perché l'effetto della consacrazione, la stessa natura
viene trasformata [...]. La Parola di Cristo, che poté creare dal nulla ciò
che non esisteva, non può trasformare in una sostanza diversa ciò che esiste?
Non è minore impresa dare una nuova natura alle cose che trasformarle» (S.
Ambrogio).
«Ti
adoro devotamente, Dio nascosto che sotto queste figure veramente ti celi»
(S. Tommaso).
«Non
posso intendere le parole "Questo è il mio Corpo" diversamente da
come suonano. Tocca quindi ad altri dimostrare che là dove la Parola dice
"questo è il mio Corpo" il Corpo di Cristo non c'è. Non voglio
svalutare le spiegazioni basate sulla ragione. Di fronte a parole tanto chiare,
non ammetto domande; respingo il raziocinio e la sana ragione umana.
Dimostrazioni materiali: argomentazioni geometriche: tutto respingo
completamente. Dio sta al di sopra di qualsiasi matematica e bisogna adorare con
stupore la Parola di Dio» (Lutero al colloquio di Marburg 1529).
Il
Concilio di Trento riassume la fede cattolica dichiarando: «Poiché il
Cristo, nostro Redentore, ha detto che ciò che offriva sotto la specie del pane
era veramente il suo Corpo, nella Chiesa di Dio vi fu sempre la convinzione, e
questo santo Concilio lo dichiara di nuovo, che con la consacrazione del pane
e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza
del Corpo del Cristo, nostro Signore e di tutta la sostanza del vino nella
sostanza del suo Sangue. Questa conversione, quindi, in modo conveniente ed
appropriato è chiamato dalla Santa Chiesa cattolica transustanziazione» (CCC
n. 1376).
«La
presenza di Cristo ha inizio al momento della consacrazione e continua finché
sussistono le specie eucaristiche. Cristo è tutto integro presente in
ciascuna specie e in ciascuna sua parte; perciò la frazione del pane non divide
Cristo» (CCC n. 1377).
b)
Con lo Spirito Santo
Lo
Spirito Santo rende presente il Signore dentro la Parola di Gesù. Lo Spirito
che a Pasqua irruppe nel sepolcro e toccando il Corpo inanimato di Cristo, lo
fece rivivere, nell'Eucarestia ripete questo prodigio; Egli viene sul pane e sul
vino che sono elementi morti e dà loro vita, ne fa il Corpo e il Sangue viventi
del Redentore. È veramente come dice Gesù: lo «Spirito che dà vita» (Jo
6, 63).
L'efficacia
viene dallo Spirito, ma tale efficacia si esercita dentro la Parola di Gesù e
attraverso essa.
«Il
Risorto opera realmente con la forza dello Spirito, sul pane sul vino; comunica
realmente per mezzo di essi trasformati, la sua vita definitiva. Non è Cristo
nella sua situazione mortale che si fa presente nell'Eucarestia, ma è la
persona di Cristo quella che si comunica trasformando la sua vita. Il suo Corpo
è corpo vivo, il corpo di una persona. L'Eucarestia è come un secondo
avvento corporeo di Cristo» (Schokel).
«Manda
su di noi e su questi santi doni presentati il tuo Santissimo Spirito, Signore e
datore di vita, che siede con te Dio e Padre e con il tuo unico Figlio. Egli
regna consostanziale ed eterno: ha parlato nella Legge, nei Profeti e nel
Nuovo Testamento è disceso sul nostro Signore nel fiume Giordano; è disceso
sui santi apostoli il giorno di Pentecoste.
«Manda
questo tuo Spirito su di noi Signore e su questi santi doni presentati affinché
per la sua venuta, santa, buona e gloriosa, santifichi questo pane e ne faccia
il santo Corpo di Cristo (Amen). Santifichi questo calice e ne faccia il
Sangue prezioso di Cristo (Amen)» (Anafora antiochena).
«Ora
ti preghiamo: lo Spirito Santo santifichi questi doni perché diventino il Corpo
e il Sangue di Gesù Cristo, nostro Signore, nella celebrazione di questo grande
mistero, che ci ha lasciato in segno di eterna alleanza» (Preghiera
eucaristica IV).
«La
consacrazione che ne fa un sì grande Sacramento, non avviene che attraverso
l'intervento invisibile dello Spirito Santo» (S. Agostino).
«L'ostia
che viene offerta da molti diventa un solo Corpo del Cristo mediante l'infusione
dello Spirito Santo» (Sacramentario gregoriano 600 d.C.).
«Quello
che lo Spirito Santo tocca, viene trasformato e santificato» (S. Cirillo di
Gerusalemme).
-
Per me l'Eucarestia è veramente il centro della fede?
-
Come partecipo alla S. Messa festiva e possibilmente nei giorni feriali?
-
So dare del tempo all'Adorazione eucaristica o non adoro mai la Presenza
santissima del Signore?
-
Penso alla Presenza di Cristo nella mia giornata?
1.
LA SANTA MESSA È IL SACRIFICIO DI GESÙ
«Una
goccia di Sangue di Cristo, che scende dalla Croce, è sufficiente per
purificare tutto il mondo» (Pascal).
«Ci
vorrà tutta l'eternità per capire la S. Messa» (Curato d'Ars).
Nella
vita della Chiesa in questi duemila anni c'è stato un immenso sforzo per
cercare di comprendere sempre più il sacrificio del Signore che si è offerto
sulla Croce e si offre in ogni S. Messa a Dio Padre, nello Spirito, per la
salvezza e la santificazione del mondo.
Gesù,
offrendosi per noi, ha ottenuto il perdono dei peccati di ogni uomo e di ogni
donna da Adamo ed Eva fino all'ultimo uomo che vivrà sulla terra. Nessuna
azione ha un valore eguale al sacrificio di Cristo, il massimo atto di amore e
di donazione che è stato posto sulla terra: un atto di valore infinito, perché
è un atto di amore del Padre, del Figlio, dello Spirito!
Dio
Padre offre il Figlio; il Figlio si dona al Padre nello Spirito, per la salvezza
del mondo; Gesù in Croce è il "massimo dell'amore" sulla terra!
Non
dobbiamo mai dire: «Ho capito la S. Messa» ma cercare ogni giorno di
invocare lo Spirito perché ci illumini sul valore infinito, divino del
sacrificio di Cristo in Croce e presente nella S. Messa.
2. IL SACRIFICIO DI CRISTO IN CROCE E IL SACRIFICIO DELLA SANTA MESSA
Che
rapporto c'è tra l'ultima Cena di Gesù, il sacrificio della Croce e la S.
Messa? Il sacrificio di Cristo, sommo sacerdote e unico mediatore, è unico
compiuto una volta per tutte sulla Croce. Tuttavia è reso presente nel
sacrificio eucaristico della Chiesa, ogni volta che si celebra la S. Messa.
Gesù
si è offerto al Padre, con «un'unica oblazione [... ] ha reso perfetti per
sempre quelli che vengono santificati» (Eb 10, 14) con l'unico sacrificio della
Croce.
Mentre
nel Vecchio Testamento i sacrifici venivano continuamente ripetuti si
offrivano a Dio gli animali sacrificati, Gesù abolisce tutti i sacrifici
offrendo se stesso con un atto di amore infinito, di valore unico, capace di
ottenere la remissione dei peccati e il dono dello Spirito: «Egli non ha
bisogno ogni giorno, come gli altri sommi sacerdoti di offrire sacrifici prima
per i propri peccati e poi per quelli del popolo, poiché Egli ha fatto questo
una volta per tutte, offrendo se stesso» (Eb 7, 27).
«Il
sacrificio di Cristo e il sacrificio dell'Eucarestia sono un unico sacrificio,
si tratta di una sola e identica vittima e lo stesso Gesù lo offre ora per il
ministero dei sacerdoti, Egli che un giorno offrì se stesso sulla Croce:
diverso è solo il modo di offrirsi».
«In
questo divino sacrificio, che si compie nella Messa, è contenuto e immolato in
modo incruento lo stesso Cristo che si offrì una volta sola in modo cruento
sull'altare della Croce» (CCC n. 1367).
Nell'Eucarestia
Cristo dona lo stesso Corpo che ha consegnato per noi sulla Croce, lo stesso
Sangue che Egli «ha versato per molti in remissione dei peccati» (Mt 26, 28).
Per
comprendere questo rapporto tra il sacrificio di Cristo, l'ultima Cena e la S.
Messa occorre capire che l'Eucarestia è un memoriale del Signore.
Gesù
dice nell'ultima Cena: «Questo è il mio Corpo che è dato per voi [...].
Questo calice è la nuova alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi
[...]. Fate questo in memoria di me: questo è il mio memoriale» (Mt 26, 28).
L'Eucarestia
è dunque 1'attualizzazione del sacrificio di Cristo, è la ripresentazione, si
rende presente in modo "sacramentale" il sacrificio di Cristo in
Croce: è un memoriale, è il "banchetto sacrificale".
Che
cosa significa, che cos'è un memoriale? Occorre distinguere "la
memoria" dal memoriale. Quando noi con il pensiero "ricordiamo"
richiamiamo qualcuno o qualcosa, rievochiamo con un atto puramente intellettuale
un fatto del passato.
Fare
memoria, ricordare è dunque un nostro ritorno al passato con il pensiero.
Per
la Bibbia "ricordare" non è solo un atto di pensiero, ma un'azione,
memoria + azione. Quando si dice che Dio si ricorda di Mosè, per es. significa
che Dio agisce in favore di Mosè (ricordare = agire per qualcuno).
Ricordare
= mettersi in contatto con Dio che dà vita, libera, salva, interviene.
Quando
Dio libera il popolo dall'Egitto, ordina a Mosè di celebrare ogni anno questo
avvenimento dicendo di celebrare, di ricordare ogni anno la liberazione
dall'Egitto la Pasqua: «Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete
come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come rito
perenne» (Es 12, 4). Il popolo si ricorda degli interventi di Dio a suo
favore avvenuti nel passato ma ciò che restituisce vita non è la memoria
soggettiva dei credenti, ma l'atto compiuto una volta da Dio il quale, come
tale, ha una virtù permanente, che il credente è invitato a riconoscere e
fare proprio. In realtà questo avvenimento non riguarda soltanto i suoi
destinatari immediati: attraverso di loro Dio aveva di mira tutti i
discendenti.
Per
questo motivo la Misnah commenta: «Celebrando la festività ci si deve
comportare come se si fosse usciti personalmente dall'Egitto».
Questo
invito a "sentirsi presenti" all'azione di Dio, il Deuteronomio lo
suggeriva già quando amava mettere insieme la generazione del deserto e gli
israeliti del tempo presente: «Il Signore nostro Dio ha stabilito con noi un'alleanza
sull'Oreb. Il Signore non ha stabilito quest'alleanza con i nostri Padri; ma con
noi che siamo qui oggi tutti in vita» (Deut. 5, 2-3).
Il
memoriale è dunque un fatto passato che si rende presente oggi è il passato
che ci raggiunge!
Gesù
nell'ultima Cena dicendo «Fate questo in memoria di me» è come se dicesse: «Questo
gesto rende qui e ora presente il mio sacrificio di domani sulla Croce e ripetendolo
per sempre io sarò presente in sacrificio fino alla fine del mondo. Io mi dono
per voi e a voi, affinché voi possiate donare la vita per gli altri».
Gesù
comunica ai suoi cristiani la sua vita d'amore infinito! L'azione liturgica ci
rende presenti alla morte e alla Resurrezione di Gesù facendoci partecipi dello
Spirito e della vita di Gesù risorto!
Afferma
il Concilio di Trento: «Cristo Dio, e Signore nostro, anche se si sarebbe
immolato a Dio Padre una sola volta morendo sull'altare della Croce, per
compiere una redenzione eterna, tuttavia il suo sacerdozio non doveva
estinguersi con la morte (Eb 7, 24-27). Nell'ultima Cena, la notte in cui fu
tradito, volle lasciare alla Chiesa sua amata sposa, un sacrificio visibile
(come esige la sua natura) con cui venisse significato quello cruento che
avrebbe offerto una volta p\er tutte sulla Croce, prolungandone la memoria fino
alla fine del mondo, e applicando la sua efficacia salvifica alla remissione
dei nostri peccati quotidiani».
3. DUE DESCRIZIONI PER CAPIRE CHE LA SANTA MESSA È VERAMENTE IL SACRIFICIO DI CRISTO
a)
Il mistero del sole che è simile al mistero della S. Messa
«Per
comprendere meglio il mistero del "memoriale" di un'azione del passato
che mantiene la propria efficacia durante i secoli, proponiamo un'analogia
simbolica.
«Ogni
mattina ripetiamo che "il sole gira" mentre sappiamo benissimo che
il sole non "si alza", ma che la terra ogni mattina si espone al sole,
centro del suo sistema, di esistenza. Capita lo stesso dell'azione di Cristo,
del suo sacrificio, del mistero della Messa: il sacrificio è unico, non si
ripete un'altra volta, Gesù non muore nuovamente nella Messa, ma il suo
sacrificio si attua oggi nel senso che misteriosamente noi ci rendiamo presenti
a Gesù che muore in Croce. Ormai è Lui il centro del sistema cristiano, nel
senso che è Colui dal quale tutti dipendono e ricevono la vita. Ogni mattina io
"mi" rendo presente al sacrificio di Gesù che, pur rimanendo un atto
temporale del passato, possiede una dimensione sovratemporale e mi permette di
rendermi presente a Lui attraverso lo spessore di questo tempo che per me scorre
senza sosta. In questo modo il tempo acquisisce non soltanto la sua profondità
d'eternità, ma anche un dinamismo che, solidamente ancorato nell'atto
salvifico di Dio, mi apre alla riconciliazione universale». (LEON-DUFOUR,
Condividere il pane eucaristico, ed. LDC pag. 118).
b)
La Messa è veramente il sacrificio di Gesù
Un
venerdì di duemila anni fa, un uomo senza peccato ha offerto in Croce la sua
vita, il suo Sangue e la sua morte in un gesto supremo di amore al Padre e agli
uomini.
Quell'uomo
era il Figlio di Dio e poiché perfettamente Santo, il Padre l'ha resuscitato e
accolto nella gloria del Cielo. Attraverso il suo sacrificio l'umanità è
entrata nella vita eterna di Dio.
La
Messa non è un nuovo sacrificio, ma è la presenza del sacrificio di Cristo:
una nuova presenza del sacrificio redentore, una nuova presentazione, una
ripresentazione del sacrificio del Calvario che diventa una realtà del nostro
tempo e della nostra vita. La Messa è il "Sacramento del sacrificio di
Cristo": ci sono miliardi di ostie consacrate, ma c'è un solo Corpo di
Cristo. Ci sono milioni di Messe offerte attraverso ai secoli, ma c'è un solo
sacrificio di Cristo offerto sulla Croce: tra il sacrificio del calvario e
quello dell'altare, c'è la differenza della visibilità: visibile sul Calvario,
sacramentale dell'Eucarestia.
4.
IL SACRIFICIO DELLA CHIESA
«L'Eucarestia
è il sacrificio della Chiesa. La Chiesa, che è il Corpo di Cristo, partecipa
all'offerta del suo Corpo. Con Lui, essa stessa viene offerta tutta intera. Essa
si unisce alla sua intercessione presso il Padre a favore di tutti gli uomini.
Nell'Eucarestia il sacrificio di Cristo diviene pure il sacrificio dei
cristiani. La vita dei fedeli, la loro lode, la loro sofferenza, la loro
preghiera, il loro lavoro, sono uniti a quelli di Cristo e alla sua offerta
totale e in questo modo acquistano un valore nuovo. Il sacrificio di Cristo
presente sull'altare offre a tutte le generazioni di cristiani la possibilità
di essere uniti alla sua offerta. Nelle catacombe la Chiesa è spesso
raffigurata come una donna in preghiera, con le braccia spalancate, in
atteggiamento orante. Come Cristo ha steso le braccia sulla Croce, così per
mezzo di Lui e in Lui si offre e intercede per tutti gli uomini» (CCC n. 1368).
La
Chiesa offre il sacrificio ogni giorno per lodare, ringraziare il Padre, per
tutta l'opera di redenzione e di santificazione dell'umanità. Perennemente si
innalza al Cielo, la lode a Dio, in Cristo che offre se stesso per la gloria di
Dio e la salvezza degli uomini, nello Spirito Santo!
-
Quando partecipo alla S. Messa penso di essere veramente presente al
sacrificio di Cristo in Croce?
-
Mi sento, in ogni celebrazione eucaristica amato, liberato, santificato da Gesù
che dona la sua vita per me?
-
Che cosa offro di me stesso e della mia vita, quando partecipo alla S. Messa?
-
Cerco ogni giorno, se è possibile di partecipare alla S. Messa, massima azione
della mia vita e della vita della Chiesa?
CANONI
DEL CONCILIO DI TRENTO SUL SS. SACRIFICIO DELLA
MESSA
(SESSIONE XXII - 17 SETTEMBRE 1562)
l.
Se qualcuno dirà che nella Messa non si offre a Dio un vero e proprio
sacrificio o che essere offerto non significa altro se non che Cristo ci viene
dato a mangiare, sia anatema.
2.
Se qualcuno dirà che con quelle parole: «Fate questo in memoria di me»,
Cristo non ha costituito i suoi apostoli sacerdoti o che non li ha ordinati
perché essi e gli altri sacerdoti offrissero il suo Corpo e il suo Sangue, a.s.
3.
Se qualcuno dirà che il sacrificio della Messa è solo sacrificio di lode e di
ringraziamento o la semplice commemorazione del sacrificio offerto sulla Croce
e non propiziatorio o che giova soltanto a chi lo riceve, e che non si deve
offrire per i vivi o per i morti, per i peccati, per le pene, per le
soddisfazioni e per le altre necessità, a.s.
4.
Se qualcuno dirà che col sacrificio della Messa si bestemmia contro il
sacrificio di Cristo consumato sulla Croce o che con esso si deroga all'onore di
esso, a.s.
5.
Chi dirà che celebrare Messe in onore dei santi e per ottenere la loro
intercessione presso Dio, come la Chiesa intende, è impostura, a.s.
6.
Se qualcuno dirà che il canone della Messa contiene errori, e che quindi
bisogna abolirlo, a.s.
7.
Se qualcuno dirà che le cerimonie, le vesti e gli altri segni esterni di cui si
serve la Chiesa cattolica nella celebrazione delle Messe siano piuttosto
elementi adatti a favorire l'empietà, che manifestazioni di pietà, a.s.
1.
LA PROMESSA DELL'EUCARESTIA: JO 6, 1-71
Per
comprendere meglio il grande dono dell'Eucarestia occorre riflettere sul cap. VI
in cui Giovanni presenta i segni e il discorso che Gesù ha fatto a Cafarnao
sull'Eucarestia, per preparare gli apostoli alla comprensione del grande dono
di sé, che avrebbe fatto loro nell'ultima Cena. Ecco il testo:
l.
Il segno dei pani: la moltiplicazione "segno" dell'Eucarestia (6,
1-15)
2.
La traversata del mare: Dio domina la natura (6, 16-21)
3.
Il discorso a Cafarnao (6, 22-58)
a)
Brano introduttivo (6, 22-25)
b)
Operare per la fede (6, 26-31)
c)
Il pane celeste e la fede (6, 32-46)
d)
Mangiare il pane celeste per non morire (6, 47-52)
e)
La Carne e il Sangue di Gesù (6, 53-59)
4.
La reazione degli apostoli (6, 59-71).
• Mangiare il pane celeste per non morire (6, 47-52)
A.
v 47 «In verità, in verità vi dico, chi crede in me ha la vita eterna».
u
48 «Io sono il Pane di Vita».
v.
49 «I vostri padri mangiarono la manna e morirono».
B.
v. 50 «Questo è il Pane disceso dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia».
B.
v. 51 «Io sono il Pane vivente disceso dal cielo. Se qualcuno mangia di questo
pane vivrà in eterno».
A
v 52«E il pane che io darò è la mia Carne per la vita del mondo.
Ora
i giudei discutevano tra loro: "Come può costui darci la Carne da
mangiare?"».
• La Carne e il Sangue di Gesù (Jo 6, 53-59)
A.
v 53 «Disse loro Gesù: "In verità, in verità vi dico, se non mangiate
la Carne del figlio dell'uomo e bevete il suo Sangue, non avrete la vita in
voi"».
v
54 «Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna e io lo
risusciterò nell'ultimo giorno».
v
55 «La mia Carne infatti è
vero cibo e il mio Sangue vera bevanda».
B.
v. 56 «Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue rimane in me e io in Lui».
B.
v 57 «Come il Padre, il vivente, ha inviato me e io vivo per il Padre, così
chi mangia me, anch'egli vivrà per me».
A
v 58 «Questo è il pane sceso dal cielo. Non come mangiarono i padri e
morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
A)
Mangiare la Carne di Gesù per non morire (Jo 6, 47-52) La costruzione di questo
brano sembra di tipo chiastico in quanto i versetti iniziali (vv. 47 ss.) sono
in parallelo con il passo finale (vv. 51/c-52) e i due versetti centrali sono
strettamente paralleli.
Ecco
lo schema:
A.
Il pane per la vita eterna (vv. 47)
B.
Necessità di mangiare il pane sceso dal cielo, per non morire (vv. 50)
B'.
Mangiare il pane sceso dal cielo per vivere eternamente (v. 51 /ab)
A'
. La grande rivelazione: il pane è la Carne di Cristo per la vita del mondo!
Gesù
progressivamente dice: «Io sono il Pane di vita, occorre "mangiarmi":
questo pane è la mia Carne!». Gesù rivela questo mistero della sua persona e
del suo amore il suo amore infinito e personale per l'uomo, lo porta a diventare
nutrimento della vita, per la vita eterna: è l'offerta di se stesso al mondo!
(V.
48) «lo sono il pane della vita» - Con questa affermazione si inizia
l'esortazione di Gesù a mangiarlo per avere la vita eterna. Gesù ripete il
verbo "mangiare" per invitare l'uomo a nutrirsi di Lui, per avere la
vita eterna. Gesù dice che, mentre la manna non procurò l'immortalità, chi si
nutre di Lui vivrà in eterno.
L'azione
del mangiare indica plasticamente l'interiorizzazione della Parola del Figlio
di Dio e l'assimilazione della sua Persona con una vita di fede profondissima.
In modo analogo alla metafora del bere l'acqua viva, che è la rivelazione del
mistero del Verbo incarnato (Jo 4, 13 ss.,) il mangiare il pane vivente, che
è Gesù, significa far propria la verità del Cristo, anzi la Persona del
Figlio di Dio che è la verità, ossia la rivelazione perfetta del Padre.
(V.
51) «Il pane che io darò è la mia Carne per la vita del mondo» - Gesù dice
in questo passo «che io darò»: è questa un'allusione al sacrificio della
Croce, che rivelerà l'amore supremo del Padre e del Figlio per l'umanità. Lidentificazione
di questo pane divino con la Carne del Cristo, ossia la sua persona umana,
sacrificata per la vita del mondo è chiarissima.
Sulla
Croce Gesù dà la sua vita per la salvezza del mondo: Gesù è morto per
tutta l'umanità, rivelando l'amore infinito di Dio per l'uomo! Il termine
"Carne" indica la persona umana nella sua fragilità e debolezza: il
Figlio di Dio, fattosi uomo, dona la sua persona, dona se stesso, dona la sua
vita per la salvezza e la vita di tutti gli uomini.
Questa
frase «è la mia Carne per la vita del mondo» ricorda la formula
eucaristica, si ispira alla formula istituzionale dell'Eucarestia; Giovanni
allude e pensa alle parole di Gesù dette nell'ultima Cena (1 Cor 11, 24; Lc 22,
19): la variante più importante tra la formula tradizionale dell'Eucarestia e
quella di Giovanni sta nei termini "Corpo-Carne".
Paolo
e i sinottici usano la parola "questo è il mio Corpo" mentre Giovanni
usa "Carne" che suggerisce il rapporto tra l'Incarnazione («il Verbo
si fece Carne») e l'Eucarestia.
Secondo
alcuni esegeti sembra che Giovanni, in questa frase, abbia conservato il testo
primitivo della formula eucarestia. (Gesù se è così avrebbe detto: «Prendete
e mangiate, questa è la mia Carne»). Inoltre dicendo "per" sembra
che Giovanni voglia sottolineare in profondità il "dono della Croce";
Gesù che dà la vita per la salvezza!
(V.
52) «Ora i giudei discutevano tra di loro: come può costui darci la sua Carne
da mangiare?» - La difficoltà dei giudei è quella dell'uomo in balia delle
forze della natura, non essendo rinato dallo Spirito Santo, perché non vuole
credere. Come Nicodemo, così qui i giudei non riescono a credere, non
capiscono Gesù e il suo mistero d'amore: Giovanni, usando il verbo
"mormorare", si ispira alle scene di ribellione e di contesa degli
ebrei nel deserto (Es 17, 2) ma allude anche ai doceti che alla fine del 1
secolo negavano la realtà dell'umanità di Cristo e quindi l'Eucarestia. Le
due affermazioni «mangiare la Carne» e «bere il Sangue» suonano ambedue
paradossali e assurde se intese in senso naturale e biblico. Solo
l'interpretazione sacramentale offre un senso plausibile.
(V.
53) «Se non mangiate la Carne del figlio dell'uomo e bevete il suo Sangue non
avete la vita in voi» - La locuzione "Carne e Sangue" nel
linguaggio semitico, indica "tutto l'uomo". Gesù non attenua il
linguaggio sulla necessità di mangiare la sua Carne e bere il suo Sangue dopo
la mormorazione dei giudei, anzi rincara la dose, perché all'azione del
mangiare aggiunge l'azione del bere il suo Sangue (v. 53) e nel passo seguente,
sostituirà il verbo fagein con trogein che indica non solo "mangiare"
ma "masticare con i denti". Le parole di Gesù sono quindi di un
verismo così accentuato che non possono essere prese in senso traslato per
indicare solo l'interiorizzazione della rivelazione. Il bere l'acqua viva e il
mangiare il pane, sono due immagini molto plastiche ed eloquenti per esprimere
il processo di penetrazione intima e di assimilazione delle parole di Gesù. Ma
il linguaggio di Giovanni 6, 53-58 è così forte e crudo che non può non
applicarsi al Sacramento dell'Eucarestia, durante la cui istituzione Gesù disse
ai suoi discepoli, appunto, di mangiare il pane che è il Suo Corpo e di bere il
vino che è il Suo Sangue (Mc 14, 22-25; 1 Cor 11, 23 ss.).
Evidentemente
la Cena eucaristica non prescinde dalla fede; anzi il mangiare la Carne del
Signore e il bere il suo Sangue è una dimostrazione di fede.
Nel
v. 54 secondo il modo di esprimersi semitico, la presentazione negativa del
versetto precedente viene presentata in senso positivo: per avere la vita
bisogna mangiare la Carne del Figlio dell'Uomo e bere il suo Sangue.
Occorre
pertanto credere in Gesù per avere la vita eterna e la Resurrezione (v. 40) e
questa fede si dimostra ricevendo il Corpo e il Sangue di Gesù!
Con
questo gesto è seminato il germe di immortalità che porterà il suo frutto
sensazionale nell'ultimo giorno. «La Resurrezione non farà che mettere in
attività le forze che la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo ha deposto
nell'uomo, per la trasformazione finale del suo essere» (Snhackemburg).
(V.
55) «La mia Carne infatti è vero cibo, il mio Sangue vera bevanda» - Afferma
che vero cibo e vera bevanda per esprimere che veramente la Carne e Sangue di
Gesù sono nutrimento, così come il cibo materiale nutre la vita fisica.
Accentua anche il fatto che mentre la manna non era un "vero" cibo
spirituale, questo lo è in profondità: il Corpo e il Sangue di Cristo nutrono
veramente, danno vita vera, tanto che sono fonte di vita eterna e di
Resurrezione. È un cibo così potente che dà una vita che non finirà mai!
(V.
56) «Chi si ciba della mia Carne e beve il mio Sangue rimane in me ed io in
Lui» - Questo versetto ripete il v. 54 sostituendo e concretizzando il dono
della vita eterna e della Resurrezione con quello della comunione intima con Gesù.
La perfetta comunione di vita tra il fedele e il Cristo è causata dall'adesione
totale al Verbo incarnato.
«Chi
riceve Gesù, riceve la vita che è eterna: questa unità con Gesù è
permanente; la Comunione con Cristo ricevuto sacramentalmente, immette nel
circolo divino, per cui l'unione sacramentale diviene, unione personale,
rapporto profondo tra il discepolo e la persona del Signore. Per la prima
volta nel Vangelo di Giovanni, si trova una formula di "immanenza" che
descrive in modo tutto particolare l'incomparabile unione del cristiano con
Cristo! Le parole sul rimanere in Cristo di chi riceve l'Eucarestia e del
rimanere di Cristo in chi lo riceve, accennano con forza all'unione unica nel
suo genere di Gesù con i cristiani e dei cristiani con Gesù. Questa
compenetrazione reciproca senza diminuzione della personalità non ha analogie
nella sfera terrena e umana: la sua geniale formulazione linguistica nella sua
semplicità e pregnanza presuppone una lunga meditazione e riflessione su questo
mistero della fede» (Snhackemburg).
(V.
57) Il Cristo diventa fonte e fine dell'esistenza del fedele che mangia la sua
Carne, in modo analogo a quanto avviene nella Trinità.
Dice
il CCC: «La Messa è ad un tempo e inseparabilmente il memoriale del
sacrificio nel quale si perpetua il sacrificio della Croce, il sacro banchetto
della Comunione al Corpo e Sangue del Signore. Ma la celebrazione del
sacrificio eucaristico è totalmente orientata all'unione intima dei fedeli con
Cristo attraverso la Comunione. Comunicarsi è ricevere Cristo stesso che si è
offerto con noi» (n. 1328).
Nella
S. Messa noi dobbiamo offrire noi stessi con il Signore che si sacrifica per noi
e ricevere in noi il Signore per attuare la massima unità possibile con Lui,
sulla terra. Nella S. Comunione si realizza il mistero dell'unità: Dio ci
assimila a sé, donando a ciascuno tutto se stesso per la nostra liberazione,
purificazione, santificazione. «Ciò che è avvenuto nell'Incarnazione si
riproduce nella S. Comunione. Come il Verbo unendosi alla carne l'ha innalzata
alla somiglianza con sé e l'ha resa vivificante, così quantunque in grado
minore, la Carne di Cristo, venendo in noi, ci cambia nella sua immagine e ci fa
viventi» (S. Giovanni Crisostomo).
-
Ho qualche difficoltà spirituale nel ricevere il Signore?
-
Quando vado a Messa cerco di fare le due comunioni: con la Parola di Dio e con
il Corpo e il Sangue di Gesù?
-
Per me la S. Comunione è veramente il "massimo momento di unione con
Cristo"?
-
Facendo la S. Comunione penso che Gesù si dona a me "personalmente"?
1.
LA SANTA COMUNIONE È LA MASSIMA COMUNIONE TRA DIO E NOI
Gesù
prima di morire ha così pregato, rivolgendosi al Padre: «Non prego solo per
questi, ma anche per quelli che per la loro Parola crederanno in me; perché
tutti siano una cosa sola. Come tu Padre sei in me e io in te, siano anch'essi
una cosa sola perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Jo 17, 20).
Questa
unità tra Dio e noi e tra di noi è creata dalla Parola, dallo Spirito, dalla
fede, dall'Eucarestia: venendo dentro di noi, dandosi "personalmente"
a ciascuno Gesù realizza la massima unità. Nella S. Comunione non c'è solo
un'unità morale ma fisica, corporea personale, la più sublime e profonda
possibile.
Si
può parlare di "incorporazione con Cristo" di unione al suo Corpo e
al suo Sangue, alla sua Persona umano-divina. S. Elisabetta della Trinità, una
grande mistica, dice che noi dobbiamo fare in modo che la nostra sia come «umanità
aggiunta alla sua» è come una «nuova Incarnazione». Gesù si unisce
profondamente a ciascun uomo che lo riceve sacramentalmente.
S.
Paolo esprime il mistero di questa unione eucaristica con queste parole: «Il
calice della benedizione, che noi benediciamo, non è comunione con il Sangue di
Cristo? Il pane che spezziamo, non è comunione con il Corpo di Cristo?» (1 Cor
10, 16).
È
un vero scambio di vita divina tra Dio e noi. Dio amandoci, fino a venire in
noi, ci trasforma in Lui. Cristo venendo in noi, Lui che è la Verità, ci dona
la Verità. Cristo venendo in noi, Lui che che è l'Amore, ci dona l'Amore.
Cristo venendo in noi, Lui che è la Libertà, ci libera dal male. Cristo
venendo in noi, Lui che è la Forza, ci dona la forza per essere cristiani.
Cristo venendo in noi, Lui che è la Gioia, ci dona la gioia di Dio. Cristo
venendo in noi, Lui che è la Vita, ci vivifica, santificandoci.
S.
Tommaso spiega quest'unità applicando alla Comunione le leggi dell'amicizia:
a)
Legge dell'unità:
«Chi
ama non si accontenta di una conoscenza superficiale dell'amato, ma cerca di
capire intimamente le singole cose che ad esso appartengono e di penetrare così
nella sua intimità per cui si dice che lo Spirito scruta le profondità (1 Cor
2, 10). Chi ama gioisce dell'amato e dei suoi beni in forza della compiacenza
interiormente radicata verso l'amato per cui si dice che l'amore vuole l'intimità
e si parla di "viscere di carità"».
b)
Legge dell'identificazione:
«Nell'amore
di amicizia chi ama si trova nell'amato, in quanto considera il bene e il male e
la volontà stessa dell'amico come sue proprie: così da sembrare che Egli
stesso senta e subisca il bene e il male nel proprio amico; per questo è
caratteristica degli amici «volere le stesse cose e delle medesime dolersi e
gioire. Cosicché colui che ama, sembra essere nell'amato e come identificato in
Lui».
2.
I FRUTTI DELLA COMUNIONE
a)
Unione al Corpo di Cristo.
La
comunione stabilisce un'unione che si chiama "fisicosacramentale" e
determina un contatto speciale con l'umanità di Cristo. L'incontro con
Cristo, fa bene anche al corpo. Dice S. Teresa: «Pensate forse che questo
santissimo pane non sia sostentamento ai nostri miseri corpi? So, invece che è
così... se quando era al mondo, col semplice tocco delle vesti (e tutta la
folla cercava di toccarlo, perché da Lui usciva una forza che sanava tutti Lc
6, 19) guariva gli infermi, come dubitare che, stando in noi personalmente non
abbia a compiere miracoli se abbiamo fede?».
La
Carne di Cristo, tutta bagnata dall'unzione dello Spirito è per così dire un
"divino calmante" che smorza, tonifica e mette pace nel nostro
sistema nervoso sconvolto dalle tre concupiscenze (la concupiscenza della
carne, degli occhi, la superbia della vita: sensualità, vanità, orgoglio).
«Cristo
venendo in noi, unisce le nostre membra alle sue: purifica, eleva, perfeziona,
santifica, trasforma, tutte le nostre facoltà. La presenza divina di Gesù e la
sua virtù santificatrice impregnano così intimamente tutto il nostro essere,
anima e corpo con tutte le sue potenze che diventiamo altri cristi»
(Marmiom).
Toccando
Cristo attingiamo immortalità, incorruzione, giovinezza, libertà.
C'è
un influsso cristificante sul nostro corpo. La comunione al Cristo risorto, ci
fa risorgere: inizia già ora la Resurrezione del corpo, una specie di
trasfigurazione anticipata ci rivestiamo in certo qual modo di immortalità,
si comincia a rivestirci dei vestimenti della gloria e il nostro corpo va
assumendo le qualità del Corpo trasfigurato di Cristo! Cristo comunica la sua
luminosità, ci fa divenire luminosi e splendenti: con la fede e con l'amore a
Gesù dobbiamo ricevere sulle nostre piaghe (superbia, lussuria, egoismo,
pigrizia, disturbi interiori) l'influsso santificante del Signore.
b)
Dono dello Spirito e unione alla SS. Trinità
Gesù
risorto dona abbondantemente lo Spirito nella S. Comunione. Dice lo Scheeben,
uno dei più grandi teologi: «Come lo Spirito, quale Spirito del Figlio è
unito nel modo più reale al Corpo di Lui e vi abita e vi riposa, così pure in
questo corpo, viene a noi per unirsi, per donarsi a noi e darsi in proprietà
a noi.
«Nel
Corpo del Verbo, riempito da Lui, noi succhiamo, per così dire, lo Spirito dal
petto e dal cuore di Colui dal quale procede. Egli si unisce e si effonde in
noi, tanto come soffio della vita divina, ossia dell'amore divino che proprio
qui, dove noi siamo uniti così intimamente con il Padre celeste mediante la più
reale unione col suo Figlio, tocca l'apogeo, quando come pegno dell'amore di Dio
per noi, pegno che ci offre da mangiare, nonché come il suggello della nostra
filiazione e della nostra unione con Lui, la quale trova qui il suo compimento
e la sua consumazione».
Nella
S. Comunione dobbiamo pregare e desiderare che si attui quella
"copiosissima effusione dello Spirito Santo" che dovrebbe renderci
ogni giorno sempre più simili a Gesù, rinnovarci continuamente e santificarci
sempre più.
Lo
Spirito che ha santificato Maria, che ha santificato Gesù, santifichi anche
noi!
Nella
Chiesa siriaca verso il 475 il sacerdote prima di dare la S. Eucarestia diceva:
«Il Corpo di Gesù Cristo, lo Spirito Santo per la guarigione del corpo e
dell'anima». Nella liturgia siriaca il sacerdote mettendo nel calice un
frammento del pane-agnello dice: «Pienezza dello Spirito Santo».
Continuamente
gli autori siriaci dicono che ricevendo il Corpo e il Sangue di Gesù noi
riceviamo lo Spirito Santo, la sua grazia, il suo dono di immortalità.
Gesù
riempito di Spirito Santo ha riempito di Spirito il pane e il vino eucaristici:
«Allo stesso modo dopo la cena prese il calice, vi fece mescolanza di vino e di
acqua, alzò gli occhi al cielo, lo presentò a Te, suo Dio e Padre, rese
grazie, lo consacrò e lo benedisse. Lo riempì di Spirito Santo e lo diede ai
suoi santi e benedetti discepoli [...]. Chiamò il pane suo Corpo vivente, lo
riempi di se stesso e dello Spirito Santo, tese la sua mano e diede loro il pane
[...]. Prendete e mangiate con fede, e non dubitate che questo sia il mio
Corpo. E chi lo mangia con fede, mediante di esso mangia il Fuoco dello Spirito
[...]. Mangiate tutti, e mangiate per mezzo di esso lo Spirito [...]. D'ora in
poi voi mangerete una Pasqua pura e senza macchia, un pane fermentato e
perfetto che lo Spirito ha impastato e fatto cuocere, un vino mescolato con
Fuoco e Spirito» (S. Efrem).
«Volle
che avendo essi (il pane e il vino) ricevuto la grazia e la venuta dello
Spirito Santo, noi non guardassimo più alla loro natura, ma li prendessimo per
il Corpo e il Sangue di Nostro Signore. Perché il Corpo di Nostro Signore neanch'esso
possedette l'immortalità e il potere di dare l'immortalità, per propria
natura: è lo Spirito Santo che glieli ha dati ed è per la Resurrezione dai
morti che ricevette l'unione con la natura divina, divenne immortale e causa
di immortalità per gli altri» (Teodoro di Mopseustia).
C'è
un bellissimo testo che esprime questo dono dello Spirito:
«Ecco
Fuoco e Spirito nel seno di sua Madre
ecco
Fuoco e Spirito nel fiume dove sei stato battezzato Fuoco e Spirito nel nostro
Battesimo
nel
pane e nel calice Fuoco e Spirito Santo
nel
tuo pane è nascosto lo Spirito che non si mangia nel tuo vino abita il Fuoco
che non può essere bevuto. Lo Spirito nel tuo pane, il Fuoco nel tuo vino
meraviglia
singolare che le nostre labbra hanno ricevuto». (Inno De Fide - siriaco)
c)
Unione all'anima di Cristo
«Chi
mangia la mia Carne e beve il mio Sangue dimora in me ed io in Lui» (Jo 6, 56).
«Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre così
anche colui che mangia me vivrà per me» (Jo 6, 57).
Gesù
nella S. Comunione dona a noi la sua vita divina, tramite lo Spirito, il suo
amore infinito, trasformandoci in Lui, fino a potere dire con S. Paolo: «Non
sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me» (Gal 2, 20); «La mia vita
è Cristo» (Fil 1, 21).
Ciò
che il cibo materiale fa nel nostro corpo, nella nostra vita fisica, la
Comunione lo realizza nella nostra vita spirituale: conserva, rafforza,
accresce la nostra vita divina; la Fede, la Speranza, la Carità e tutte le virtù
e i doni spirituali. La Comunione realizza in noi un'unione profonda di pensieri,
volontà, affetti tra noi e Cristo, cambia il nostro modo di pensare, di volere,
di sentire, di agire, trasformandoci in Cristo, che dona a noi la Verità, la
Forza, l'Amore, tutti i suoi santi doni spirituali affinché la nostra vita
divenga sempre più capacità di lode, di amore a Dio Padre, servizio ai
fratelli, ringraziamento, offerta, vita nuova nello Spirito.
Poco
per volta si diventa come Gesù: umili, cortesi, buoni, pazienti, oranti, ci
si trasforma in Cristo, si diventa Cristo. «Voglio che Gesù si impossessi
talmente delle mie facoltà che io non possa più compiere azioni umane e personali,
ma solo delle azioni divine ispirate e dirette dallo Spirito di Gesù» (S.
Teresina del Bambino Gesù).
«Gesù
ti prego di rivestirmi di Te, di identificare tutti i movimenti della mia anima
a quelli della tua, di sommergermi, di invadermi, di sostituirti a me, affinché
la mia vita non sia che un riflesso della tua» (Elisabetta della Trinità).
La
S. Comunione ci fa diventare capaci di unirci al Cristo in Croce, sofferenti con
il Cristo sofferente, generosi nell'offrire al Signore le croci e le difficoltà
della nostra vita, con Lui sulla Croce. La S. Comunione trasforma la nostra
vita, in una vita sempre più secondo il Vangelo ci converte ogni giorno
aiutandoci a maturare nel dono e nello spirito di servizio. Gesù viene a vivere
in ciascuno di noi, per continuare a portare l'amore e la salvezza a tutti.
d)
La Comunione ci separa dal peccato
Il
Corpo di Cristo che riceviamo nella Comunione è "dato per noi" e il
Sangue che beviamo è "sparso per molti in remissione dei peccati".
Perciò l'Eucarestia non può unirci a Cristo senza purificarci, nello stesso
tempo, dei peccati commessi e preservarci da quelli futuri (CCC n. 1393).
Cancella
i peccati veniali perché vivifica la carità. Donandosi a noi Cristo ravviva il
nostro amore e ci rende capaci di troncare gli attaccamenti disordinati alle
creature e radicarci in Lui.
«Cristo
è morto per amore. Perciò quando facciamo memoria della sua morte, durante il
sacrificio, invochiamo la venuta dello Spirito Santo quale dono di amore.
La
nostra preghiera chiede quello stesso amore per cui Cristo si è degnato di
essere crocifisso per noi. Anche noi mediante la grazia dello Spirito Santo,
possiamo essere crocifissi al mondo e il mondo a noi. Avendo ricevuto il dono
dell'amore moriamo al peccato e viviamo per Dio» (CCC n. 1394).
Preserva
dai peccati mortali per la carità che accende in noi. Quanto più partecipiamo
alla vita di Cristo e progrediamo nella sua amicizia, tanto più è difficile
separarci da Lui con il peccato mortale (CCC n. 1395).
e)
L'Eucarestia unisce ai fratelli costruisce la Chiesa
Ricevendo
Gesù ci si unisce a Lui più profondamente. Lui fa la Chiesa, perché riunisce
in un solo corpo tutti quelli che lo ricevono. La Comunione rinnova, rinsalda,
approfondisce la Chiesa, l'unità tra i cristiani, uniti tra loro da Cristo. Nel
Battesimo si è stati chiamati a formare un solo corpo, l'Eucarestia perfeziona
l'unità, dona l'amore vicendevole rende capaci di servizio, pronti
all'accoglienza soprattutto dei poveri. Unendosi a Cristo, ci-si unisce a tutti
coloro con cui Cristo è unito!
Ricevendo
Cristo, diventiamo capaci di incontrarlo nei fratelli, specie i più poveri: Gesù
dà la grazia di riconoscerlo nei fratelli, dà l'amore per l'unità di tutti.
«Non
si consacra l'Eucarestia, se insieme non si consacra il mondo». Si riceve Gesù
per comunicarsi e unirsi a tutti i popoli della terra: l'Eucarestia è il
principio dell'amore universale, dall'unità dei popoli.
L'amore
del prossimo è "condizione" prima per ricevere Gesù ed è il
"fine" dell'incontro con Lui, l'effetto: chi riceve Gesù ama il
prossimo! Con lo stesso amore con cui Gesù lo ama. L'amore fraterno è la
pupilla degli occhi di Cristo! La comunità cristiana viene generata dall'Eucarestia
continuamente.
3. COME PARTECIPARE ALLA S. MESSA?
Alcune
indicazioni di spiritualità: vivere bene i cinque momenti della Celebrazione
eucaristica.
Preparare
il punto di conversione: in che cosa devo convertirmi in modo primario? Che
cosa c'è nella mia vita che si oppone al Signore che incontro?
Mai
partecipare alla S. Messa, senza prima purificarsi, ricordandosi di quanto dice
S. Giovanni della Croce: «Convien sapere che un recipiente tanto più è
capace quanto più in sé è puro: e tanto più una cosa si diffonde e si
comunica, quanto più è sottile e delicata. Ora il Verbo è immensamente
sottile e delicato e l'anima è il vaso ampio e capace per la grande purezza e
delicatezza che ha al presente, per la grande purificazione cui si sottopone».
Devo
fare sempre la "prima comunione con la Parola" durante la S. Messa,
ascoltando con attenzione, fede e devozione la Parola di Dio, cercando di
mettere in cuore "una Parola di vita" da vivere durante la giornata,
chiedendo al Signore: «Signore cosa vuoi dirmi con questa Parola?»
Mai
andare all'Eucarestia senza offrire Gesù al Padre e offrirsi. Offrire al
Signore qualche dono (un dovere da compiere, un servizio di carità, un atto di
generosità, ecc.). Offrire anche le sofferenze di qualche persona che soffre.
Unirsi
profondamente a Gesù in Croce che dona se stesso per la gloria di Dio e la
salvezza del mondo. Ridire il proprio "Amen", sì a Gesù Cristo,
impegnandosi nella vita cristiana.
Occorre
incontrare Gesù:
-
con la massima fede: è Gesù che viene in me!
-
con il massimo amore: come posso ricambiare il suo Amore infinito?
-
con la massima gioia: non c'è gioia più grande sulla terra, Dio viene in me!
-
con la massima umiltà: «Signore non sono degno di partecipare alla tua
mensa: ma di soltanto una parola e io sarò salvato!».
-
con grande senso di adorazione: è l'Infinito Dio che viene a me;
-
con molto ascolto: il Signore mi parla!
-
con continuo ringraziamento e lode che deve prolungarsi lungo la giornata.
4.
Adorazione eucaristica
a)
Occorre continuare la S. Messa pregando Gesù presente nell'Eucarestia e
cercando di interiorizzare la S. Messa, prolungando la preghiera. Dice il
Concilio: «I fedeli imparino ad offrire se stessi per mezzo di Gesù
mediatore siano perfezionati nell'unità con Dio e tra di loro in modo che Dio
sia tutto in tutti» (C. Liturgica n. 48).
La
preghiera di Adorazione deve continuare la preghiera della Messa, adorando,
ringraziando, lodando, chiedendo perdono, invocando per sé e per tutti l'aiuto
del Signore!
b)
Nell'Adorazione continuazione della Messa devono essere vivificati i sentimenti
della liturgia eucaristica operando una vera conversione nella carità.
L'adorazione dovrebbe essere "una revisione di vita" sulla carità e
dovrebbe diventare un dono di me stesso agli altri. Nell'Adorazione si deve
"costruire la Chiesa pregando per tutti!". Donare il tempo a Dio
Presente nell'Eucarestia!
c)
Pregando davanti a Gesù Eucarestia si deve rinnovare il senso dell'offerta di sé
con Gesù che si offre al Padre per tutti e il senso vivissimo del
ringraziamento per il grande dono della Cena del Signore.
d)
L'Adorazione deve diventare sempre più un "atto di donazione di sé"
un momento forte in cui si apre il cuore e la vita al Signore!
L'adorazione
non è tanto un prendere, quanto un donarsi al Signore. Offrire il proprio
cuore, implorando amore e generosità! La preghiera deve diventare sempre di più
silenzio e donazione: adorare è amare, che significa prima di tutto
"ascoltare Dio", accogliere Dio che viene in noi, facendo attenzione
più a Dio che a noi stessi.
l.
Quando vado a Messa cerco veramente di "incontrare" il Signore?
2.
Mi preparo e partecipo bene ai cinque momenti centrali: atto penitenziale,
ascolto della Parola, offertorio, consacrazione, Comunione?
3.
So prepararmi prima (mentre da casa vado in Chiesa) e dopo (ringraziando e
pregando) il Signore che è venuto in me?
4.
Durante la settimana, trovo un po' di tempo per andare in Chiesa ad adorare
personalmente il Signore o non ho tempo?
(da
recitarsi alla domenica per la Santificazione della festa)
1°
Mistero:
Gesù è concepito per opera dello Spirito Santo (Lc 1, 26-28)
2°
Mistero:
Gesù è consacrato Messia al Giordano dallo Spirito Santo (Lc 3, 21-22)
3°
Mistero:
Gesù muore in Croce per togliere il peccato e donare lo Spirito Santo
(Gv 19,
4°
Mistero:
Gesù dona agli Apostoli lo Spirito per la remissione dei peccati (Gv 20,
22)
5°
Mistero:
Gesù a Pentecoste effonde lo Spirito per la Missione nel mondo (Atti 2,
1-13)
Si
può recitare 1'Ave Maria aggiungendo l'invocazione allo Spirito:
«... Santa Maria Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte e ottienici il dono dello Spirito Santo. Amen».
Possibilmente
recitare il S. Rosario con la corona "rossa" segno del fuoco dello
Spirito Santo, che è l'Amore.
Richiederla
a: Parrocchia San Secondo - via San Secondo, 8 - 10128 Torino - tel. 011543191