CONSIGLI ESORTAZIONI
di
Padre Pio da Pietrelcina
La
presente raccolta di Consigli ed Esortazioni riflette esclusivamente Padre Pio
nella sua normale attività Sacerdotale quale Confessore e Direttore di anime,
nulla ha da vedere con fatti od eventi soprannaturali.
Essa
è stata eseguita a solo scopo di Apostolato con piena, assoluta, sottomissione
ai deliberati di nostra Santa Madre Chiesa, ed a beneficio degli ammalati
poveri.
Nihil
obstat quominus imprimatur Panormi, die 11 Martii 1953 Sac. Caspar
Ajello Rev. Eccl. Curia Archiepiscopalis Panormitana Imprimi potest Panormi, die
11 Martii 1953 Delegatus Archiepiscopalis Can. Philippus Aglialoro
PREFAZIONE
Per
te fratello ammalato o tribolato, per te oppresso dalle avversità nella tua
vita quotidiana, per te che vivi fra le tenebre del peccato o nel tormento del
dubbio, privo della viva luce della fede: ho raccolto questi pensieri del Padre
Pio da Pietrelcina, Cappuccino, ricavati da suoi scritti o ascoltati dalla sua
viva voce - perché meditandoli - tu possa ritrovare la via della serenità
perduta, preso nel vortice del dubbio, del dolore, della tribolazione.
Essi
ti indicano la via per raggiungere la fonte di tutte le Grazie.
Ti
indicano la via del Tabernacolo, ove Gesù sotto le specie Eucaristiche, è
presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità e ti attende sempre: con infinita
pazienza, con immenso Amore, con le braccia aperte, per donarti ancora i frutti
della Sua infinita misericordia.
... cinquant'anni di vita religiosa cinquant'anni misticamente confitto alla Croce del Signore cinquant'anni di fuoco divoratore per il Signore, per i Suoi redenti Che altro desidera l'anima mia se non condurre tutti a Te o Signore e attendere pazientemente che questo fuoco divoratore bruci tutte le mie viscere nel o “Cupio dissolvi” per essere completamente in te?
P.
Pio da Pietrelcina Cappuccino
in
ricordo del 50° di vita religiosa
S.
Giovanni Rotondo, 22-1-1953
o
MARIA
Mamma dolcissima dei Sacerdoti Mediatrice e Dispensatrice di tutte le grazie dal profondo del mio cuore Ti prego Ti supplico e Ti scongiuro a ringraziare oggi domani e sempre Gesù il frutto benedetto del Tuo seno Ottienimi il perdono per i miei peccati offese e negligenze impetrami la grazia della corrispondenza e perseveranza benedici copiosamente i miei amati Superiori e Confratelli i cari figli del mio spirito sparsi in tutto il mondo
o
MARIA SALUTE DEGLI INFERMI aiuta proteggi e fai fiorire la mia povera Opera che
è Tua la CASA SOLLIEVO DELLA SOFFERENZA a Gloria di Dio ed a vantaggio
spirituale e materiale dei sofferenti nell'anima e nel corpo
O SOAVE REGINA E ANGELO LUMINOSO DEL MIO SACERDOZIO dona al mondo sconvolto la vera pace alla CHIESA CATTOLICA
IL
TRIONFO DEL TUO CUORE IMMACOLATO
Benevento,
10-8-1910
San
Giovanni Rotondo, 108-1960
Il
tempo più ben speso è quello che si spende nella santificazione dell'anima
altrui.
Il
tempo speso per la gloria di Dio e per la salute dell'anima, non è mai
malamente speso.
O
quanto è bello il volto del nostro dolcissimo Sposo Gesù! O quanto sono
dolci i di Lui occhi! O che felicità è lo stare vicino a Lui nel monte della
Sua gloria!
Là
dobbiamo collocare i nostri desideri, le nostre affezioni, non già nelle
creature, nelle quali o non vi è bellezza, o se vi è, discende dall'alto.
Non
ti affaticare intorno a cose che generano sollecitudine, perturbazioni ed
affanni. Una sola cosa è necessaria: sollevare lo spirito ed amare Dio.
Il
perno della perfezione è la carità: colui che vive di carità, vive in Dio,
perché Dio è carità, come disse l'Apostolo.
Mancare
di carità è come ferire Iddio nella pupilla del Suo occhio. Che cosa è più
delicata della pupilla dell'occhio?
Mancare
di carità è come mancare contro natura.
Chi
offende la carità offende la pupilla déll'occhio di Dio.
La
carità che non ha per base la verità e la giustizia, è carità colposa.
La
Divina Bontà non solo non rigetta le anime pentite, ma va in cerca anche delle
anime ostinate.
Il
Cuore del nostro Divin Maestro non ha legge più amabile di quella della
dolcezza, dell'umiltà e della carità...
Ponete
spesso la vostra confidenza nella Divina Provvidenza, e siate certi che passeranno
più presto il cielo e la terra che il Signore mancherà di proteggervi.
La
carità è la regina delle virtù. Come le perle sono tenute insieme dal filo,
così le virtù dalla carità. E come se si rompe il filo le perle cadono, così,
se viene meno la carità, le virtù si disperdono.
La
beneficenza da qualsiasi parte essa venga è sempre figlia della stessa madre,
cioè la provvidenza.
Siamo
noi sufficienti a formare un desiderio santo senza la grazia? Certo che no.
Questo ce lo insegna la fede.
Se
in un'anima non ci fosse altro che la brama di amare il suo Dio, già c'è
tutto, perché Dio non è dove non è il desiderio del suo amore.
Io
so che nessun'anima può amare degnamente il suo Dio, ma quando quest'anima fa
tutto il possibile da parte sua e confida nella Divina Misericordia, perché Gesù
dovrà rigettare questo spirito? Non ci ha Egli comandato di amare Dio secondo
le nostre forze? Dunque se voi avete dato e consacrato avete tutto a Dio,
perché temere? Forse perché non si può fare di più? Ma Gesù non richiede,
non vuole l'impossibile! E d'altronde voi dite al nostro buon Dio che faccia Lui
stesso quello che voi non potete fare e rimarrà contentissimo di voi, dite a
Gesù: Vuoi maggiore amore da noi? io non ne ho più. Dammene ancora e te
l'offrirò! Non dubitate, Gesù accetterà l'offerta, statene tranquille.
Ti
affanni a cercare il sommo bene: ma in verità è dentro di te e ti tiene
disteso sulla nuda Croce, alitando forza per sostenere il martirio insostenibile
e, ancora, per amare amaramente l'Amore.
I
mali sono figli della colpa, del tradimento che l'uomo ha perpetrato verso
Dio... Ma la misericordia di Dio è grande... Un solo atto di amore dell'uomo
verso Dio ha tanto valore ai suoi occhi ch'Egli stimerebbe ben poca cosa il
ripagarlo col dono di tutta la creazione... L'amore non è altro che la
scintilla di Dio negli uomini... l'essenza stessa di Dio impersonata nello
Spirito Santo... Noi povere creature, dovremmo dedicare a Dio tutto l'amore di
cui siamo capaci... Il nostro amore, per essere adeguato a Dio, dovrebbe essere
infinito, ma purtroppo solo Dio è infinito...
Tuttavia
dobbiamo impiegare tutte le nostre energie nell'amore, così che il Signore un
giorno possa dirci: Avevo sete e tu mi hai dissetato; avevo fame e tu mi hai
sfamato; soffrivo e tu mi hai consolato...
Iddio
può rigettare tutto in una creatura concepita in peccato e che ne porta
l'impronta indelebile ereditata da Adamo, ma non può assolutamente rigettare
il desiderio sincero di amarLo.
L'umiltà
e la carità vanno di pari passo. L'una glorifica e l'altra santifica.
L'umiltà
e la carità sono le corde maestre, tutte le altre sono dipendenti da esse:
l'una è la più bassa, l'altra la più alta: la conservazione di tutto
l'edificio dipende dal fondamento e dal tetto.
Se
si tiene il cuore indirizzato nell'esercizio di queste, non s'incontreranno
poi difficoltà nelle altre. Queste sono le madri delle virtù, quelle le
seguono come fanno i pulcini colle loro madri.
Dì
anche tu e sempre al dolcissimo Signore: voglio vivere morendo, perché dalla
morte venga la vita che non muore e aiuti la vita a risuscitare i morti.
Devi
piuttosto umiliarti davanti a Dio anzi che abbatterti di animo, se Egli ti
riserba le sofferenze del Suo Figliolo e vuol farti esperimentare la tua
debolezza: tu devi elevare a Lui la preghiera della rassegnazione e della
speranza, anche allor che per fragilità si cade, e ringraziarLo dei tanti
benefici di cui ti va arricchendo.
Bacia
spesso con affetto Gesù e Lo ricompenserai del sacrilego bacio dell'apostolo
infido: Giuda.
Procurate
di avanzare nella carità: allargate il vostro cuore con fiducia ai divini
carismi che lo Spirito Santo è intento a versare in esso...
Se
vogliamo raccogliere è necessario non tanto il seminare molto, quanto spargere
il seme in un buon campo, e quando questo seme diventerà pianta, ci stia molto
a cuore di vegliare a che la zizzania non soffochi le tenere pianticelle.
Non
hai tu da tempo amato il Signore? Non Lo ami tutt'ora? Non brami di amarLo per
sempre?
Dunque
nessun timore.
Anche
ammesso tu avessi commesso tutti i peccati di questo mondo, Gesù ti ripete: ti
sono rimessi molti peccati perché molto hai amato.
Soffri,
è vero, ma con rassegnazione e non temere perché Dio è con te; tu non
L'offendi, ma L'ami: soffri, ma credi pure che Gesù stesso soffre in te e per
te.
Gesù
non ti ha abbandonato quando tu sfuggivi da Lui; molto meno ti abbandonerà
adesso che vuoi amarLo.
L'umiltà
e la purezza dei costumi sono ali che elevano fino a Dio e quasi ci divinizzano.
Ricordalo: è più vicino a Dio il malfattore che ha vergogna di operare il male
che l'uomo onesto il quale arrossisce di operare il bene.
Devi
avere sempre prudenza ed amore. La prudenza ha gli occhi, l'amore le gambe.
L'amore che ha le gambe vorrebbe correre a Dio, ma il suo impulso di
slanciarsi verso di Lui è cieco, e qualche volta potrebbe inciampare se non
fosse guidato dalla prudenza che ha gli occhi.
La
prudenza, quando vede che l'amore potrebbe essere sfrenato, gli presta gli
occhi. In tal modo l'amore si trattiene e, guidato dalla prudenza, agisce come
deve e non come vorrebbe.
Il
grado sublime dell'umiltà è non solo il riconoscere la propria abbiezione, ma
amarla. Ho eletto, dice il profeta, di essere abbietto in casa di Dio,
piuttosto che abitare nei tabernacoli dei peccatori.
Il
troppo parlare non è mai esente da peccato.
Bisogna
saper confidare: vi è il timore di Dio e il timore di Giuda.
La
troppa paura ci fa operare senza l'amore e la troppa confidenza non ci fa
considerare il pericolo che dobbiamo superare.
L'una
deve dare la mano all'altra e procedere come sorelle.
Così
bisogna sempre fare, poiché se ci accorgiamo di aver paura o di temere troppo,
dobbiamo allora ricorrere alla confidenza, se confidiamo eccessivamente,
dobbiamo invece avere un po' di timore, perché l'amore tende all'oggetto amato,
ma nell'avanzare è cieco, non vede, ma la santa paura lo illumina.
Nessuno
è giudice in causa propria.
Nel
tumultuare delle passioni e delle avverse vicende ci sorregga la cara speranza
della Sua inesauribile misericordia: corriamo fidenti al tribunale di penitenza,
ove Egli con ansia di Padre in ogni istante ci attende e, pur consapevoli della
nostra insolvibilità dinanzi a Lui, non dubitiamo del perdono solennemente
pronunziato sui nostri errori. Poniamo su di essi, come ce l'ha posta il
Signore, una pietra sepolcrale.
Le
porte del Paradiso sono aperte per tutte le creature: ricordati di Maria di
Magdala.
La
misericordia del Signore, figliolo, è infinitamente più grande della tua
malizia.
Chi
dice di amare Dio e non sa frenare la propria lingua, la religione di costui è
vana.
Dio
non opera prodigi dove non c'è fede.
Scuotiamoci,
perché l'indolenza si mangia tutto, si, l'indolenza si mangia completamente
tutto.
Cercar,
si, la solitudine, ma con il prossimo non mancar di carità.
Dio
si serve soltanto, quando si serve come Egli vuole.
Dovete
sforzarvi di dare gusto a Dio solo, e contento Lui, contenti tutti.
Il
gaudio del Divin Spirito informi i vostri cuori e quello di tutte le anime che
vogliono essere fedeli alla Sua grazia.
Dunque
state pur tranquille sulla esistenza della divina carità nei vostri cuori. E
se questa vostra brama non è saziata, se a voi sembra di desiderare sempre
senza giungere a possedere l'amore perfetto, tutto questo significa che voi non
dovete mai dire basta, vuol dire che non possiamo né dobbiamo fermarci sulla
via del divino amore e della santa perfezione. Voi sapete bene che l'amore
perfetto si acquisterà quando si possederà l'Oggetto di questo amore, dunque
perché tante ansie e sconforti inutili? Bramate sempre e bramate con maggior
confidenza e non temete.
Gesù
riempia i vostri cuori del suo divino amore e vi trasformi tutte in Lui.
Confortati
anche tu con questo divino pensiero, che le tue pene spirituali e fisiche sono
la prova del Divino Volere.
Tutte
le anime amanti di Gesù debbono rendersi sempre più conformi a questo divino
ed eterno modello. Gesù è giunto perfino all'abbandono dello spirito. Gesù
nella Sua umanità, volle esperimentare questa pena incomprensibile di vedersi
abbandonato perfino dal Suo celeste Padre.
Il
Signore, talvolta, ti fa sentire il peso della Croce.
Questo
peso ti sembra intollerabile, ma tu lo porti, perché il Signore, nel Suo amore
e nella Sua misericordia, ti stende la mano e ti dà la forza.
La
Croce non ti opprima; se il suo peso fa oscillare, la sua potenza solleva.
Ascendiamo il Calvario carichi della Croce e teniamo per fermo che la nostra
ascensione ci condurrà alla celeste visione del nostro dolcissimo Salvatore.
Se
Gesù si manifesta, ringraziatelo; e se si occulta, ringraziatelo pure: tutto è
scherzo d'amore. La Vergine clemente e pia continui ad ottenervi dalla
ineffabile bontà del Signore la forza di sostenere fino alla fine tante prove
di carità che dona.
Io
mi auguro che arriverete a spirare con Gesù sulla Croce e possiate in Lui
dolcemente esclamare: Consummatum est! (Tutto è finito).
La
vita è un calvario, ma conviene salire allegramente.
Le
Croci sono i monili dello Sposo ed io ne sono geloso. Le mie sofferenze sono piacevoli.
Soffro solo quando non soffro.
Fatevi
coraggio. Non aspettate il Tabor per vedere Dio; già lo vedete e lo contemplate
sul Sinai.
La
croce è vessillo degli eletti; teniamoci sempre stretti ad essa e riusciremo
vincitori in tutto, su tutti e di tutti.
Appoggiati
come la Vergine alla Croce di Gesù e non resterai privo di conforto. Maria
rimase impietrita dinanzi al Figlio Crocifisso, ma non puoi dire che ne fosse
abbandonata. Anzi, quanto meglio l'amò di allora che soffriva e non poteva
neppure piangere?
Su
questa terra ognuno ha la sua croce, ma dobbiamo fare in modo da non essere il
cattivo ladrone, bensì il buon ladrone.
Quanto
più lunga è la prova cui Dio sottopone i suoi eletti, tanto più è grande la
Sua bontà nel confortarli durante l'oppressione e nell'esaltarli dopo la
lotta.
I
cuori forti e generosi non si dolgono che per grandi motivi ed, ancora, tali
motivi non li fanno troppo penetrare nel loro intimo.
Il
Cuore buono è sempre forte, egli soffre, ma cola le sue lacrime e si consola
sacrificandosi per il prossimo e per Dio.
Ci
rianimi il consolante pensiero che dopo asceso il Calvario si ascenderà ancora
più in alto senza nostro sforzo, al monte santo di Dio.
Non
temete: Gesù è più potente di tutto l'inferno ed, all'invocazione del suo
nome, ogni ginocchio esistente in cielo, in terra ed all'inferno, piegherà
davanti a Gesù che è la consolazione dei buoni ed il terrore degli empi.
Alle
prove il Signore, per Sua pietà, aggiunge quella dei tremori e timori
spirituali con qualche aroma di desolazione e di tenebre nello spirito; ma le
tenebre che circondano il cielo delle anime vostre sono luce. Infatti quando
il roveto brucia, l'aria intorno si riempie di nembo, lo spirito smarrito teme
di non vedere, di non comprendere più nulla.
Ma
è allora che Iddio parla ed è presente all'anima che ode, intende, ama e
trema... «Non aspettate, adunque, il Tabor per vedere Iddio quando già lo
contemplaste sul Sinai».
Chi
comincia ad amare deve essere pronto a soffrire.
Ringrazia
e bacia dolcemente la mano di Dio che ti percuote: è sempre la mano di un Padre
che ti percuote perché ti vuol bene.
Per
consolare un'anima nel suo dolore, indicatele tutto il bene che può fare
ancora.
Quando
vi trovate esposti a qualche prova sia fisica che morale, sia corporale che spirituale,
il miglior rimedio è il pensare a Colui che è la nostra vita e di non pensare
mai all'una senza aggiungervi il pensiero dell'altro.
Conviene
addomesticarsi con i patimenti, che Gesù piacerà mandarvi, come se dovete
vivere sempre insieme ad essi.
Così
facendo, quando meno penserete di esserne liberati, Gesù, che non può soffrire
a lungo di tenervi in afflizione, verrà a sollecitarvi ed a confortarvi con
l'infondere al vostro spirito nuovo coraggio.
La
vita del Cristiano non è altro che una perpetua reazione contro se stesso, e
non schiudersi in bellezza che a prezzo del dolore.
La
luce s'alza e si fa meriggio e l'anima si spande al sole, ma quando passa e
succedono le tenebre, non se ne ha più memoria ed il Signore toglie anche il
ricordo della consolazione avuta affinché le tenebre siano perfette. Calmati e
tieni per certo poi che queste ombre e queste tentazioni non sono un castigo
condegno alla tua iniquità, non sei né un'empia né una accecata dalla tua malizia,
ma una dei tanti eletti che si provano come oro al fuoco. Quest'è la verità e
se altrimenti parlassi verrei meno alla mia sincerità. Nessun peccato
scopro nell'anima tua che possa legittimare i tuoi timori, e perciò le ansie ed
agitazioni sono una semplice croce. Ma che cosa sono, o figliola, le ricerche
affannose che il cuore si sente di fare incessantemente del suo Dio? Un
effetto dell'amore che tira e dell'amore che spinge. L'amore fugge? Per amare
e per acuire l'amore. Tu, ben sai, mia buona figliola, che Maria rimase
impietrita
dinanzi al Figlio Crocifisso, ma non puoi dire che ne fosse abbandonata. Anzi
quanto meglio l'amò di allora che soffriva e non poteva neppure piangere?
Dunque consolati... difenditi come meglio puoi e non riuscendovi, rassegnati a
veder scendere la notte, senza intimorirti... Intanto pratica il detto di
Davide: Innalzate le vostre mani dalla parte del luogo santo durante la notte, e
benedite il Signore. Si figliola benediciamoLo con tutto il nostro cuore e
benediciamoLo sempre e preghiamoLo ch'Egli sia la nostra guida, la nostra barca,
ed il nostro porto.
Le
prove a cui il Signore vi sottopone e vi sottoporrà sono tutti contrassegni
della divina dilezione e gemme per l'anima. Passerà, mie care, l'inverno e
verrà l'interminabile primavera tanto più ricca di bellezze, quanto furono
più dure le tempeste.
Le
tentazioni, gli sconforti, le inquietudini sono merce offerta dal nemico.
Ricordatevi
di questo: se il demonio fa strepito è segno che egli è ancora al di fuori, e
non già al di dentro: ciò che deve atterrire è la sua pace e concordia con
l'anima umana.
Il
demonio è come un cane rabbioso alla catena; oltre il limite della catena egli
non può azzannare alcuno.
E
tu, allora, stattene lontano.
Se
ti avvicini troppo ti fai prendere. Ricordati che il demonio ha una sola porta
per entrare nell'animo nostro: la volontà. Porte segrete e nascoste non ve ne
sono. Nessun peccato è tale, se non è stato commesso con la volontà.
Aggrappiamoci
di più, alla prudenza e allo Spirito Santo, perché il demonio è accovacciato
nell'animo degli stolti.
Ciò
che procede da satana incomincia con la calma e finisce con la tempesta, con
l'indifferenza e l'apatia.
Le
tue tentazioni sono del demonio e dell'inferno, ma le tue pene ed afflizioni
sono di Dio e del Paradiso: le madri sono di Babilonia, ma le figlie sono di
Gerusalemme. Disprezza le tentazioni ed abbraccia le tribolazioni.
No,
no, figliuolo, lascia soffiare il vento e non pensare che il rumore delle foglie
sia il rumore delle armi.
Se
vi riesce di vincere la tentazione, questa fa l'effetto che la liscivia fa sulla
biancheria sudicia.
Disprezzate
le vostre tentazioni, e non vi ci trattenete sopra.
Rappresentate
nelle vostre immaginazioni Gesù Cristo Crocifisso tra le vostre braccia e sopra
i vostri petti e dite baciando più volte il costato: Ecco la mia speranza, ecco
la viva sorgente della mia felicità.
Io
ti terrò stretto, o mio Gesù, e non ti lascerò finché non mi avrai posto in
luogo di sicurezza.
Camminate
pure tra il vento ed i flutti, ma con Gesù.
Se
il timore vi stringe fortemente, esclamate pure con San Pietro: O Signore, salvatemi!
Egli
stenderà a voi la mano, stringetela forte e camminate allegramente.
Si
rivolti il mondo sossopra, ogni cosa sia fra le tenebre, tra il fumo e il
rumore: Dio è con voi.
Ma
se Dio abita nelle tenebre e sul monte Sinai tutto fiammante, ricoperto di
lampi, tuoni, di fracasso, non staremo bene appresso di Lui?
Se
l'anima conoscesse il merito che si acquista nelle tentazioni sofferte con
pazienza e vinte, sarebbe tentata di dire: Signore, mandami le tentazioni.
Io
vi supplico mie care figliole per l'amore di Dio, invece di temere Dio perché
Egli non vuole farvi male alcuno, amateLo assai perché vi vuole fare gran bene.
Camminate semplicemente con sicurezza delle vostre risoluzioni e rigettate le
riflessioni di spirito, che fate sopra i vostri mali come crudeli tentazioni.
Che posso io fare e dire di più per fermare questo flusso di pensieri nei
vostri cuori? Non vi affaticate per guarirli perché questa fatica li fa essere
più infermi. Non vi sforzate di vincere le vostre tentazioni perché questo
sforzo li fortificherebbe, disprezzatele e non vi trattenete sopra.
Rammentatevi,
o figliole, che io sono nemico dei desideri inutili, non meno di quello che lo
sia dei desideri pericolosi e cattivi, poiché, sebbene che ciò si desidera sia
buono, nulladimeno il desiderio è sempre difettoso in riguardo a noi, specie
allorquando è misto a soverchia sollecitudine, giacché Dio non esige questa
sorta di bene, ma un altro nel quale vuole che ci esercitiamo. Egli vuole
parlarci tra le spine, il roveto, le nuvole e le folgori, come a Mosè, e non
vogliamo ch'Egli ci parli in un'aura dolce e fresca, come fece ad Elia. Ma che
cosa temete voi, o mie figliuole? Ascoltate nostro Signore che dice ad Abramo,
ed anche a voi: Non temete io sono il vostro protettore. Ma che cosa cercate voi
sulla terra se non Dio? E voi lo possedete, ed in questo non mentisco. Siate
nelle vostre risoluzioni, restate nella barca, in cui vi ho poste, e venga pur
la tempesta: Viva Gesù voi non perirete: Egli dormirà, ma in tempo opportuno
si desterà per rendervi la calma.
Sono
arti maligne del tentatore quelle perplessità di spirito che voi andate
esperimentando e Dio lo permette non già perché vi odia, ma perché vi ama.
Non
date retta alla tentazione che vi dice: è impossibile che un'anima che ha
offeso il Signore, anche dopo averlo conosciuto, possa poi amarLo sinceramente.
Questa è insinuazione del diavolo.
San
Pietro apostolo di Gesù, a cui il Signore conferì la potestà sopra gli
altri apostoli, non negò forse il suo maestro? Ma dopo non si pentì e non amò
il Salvatore fino ad esserne innalzato agli onori degli altari?
Siate
fermi nella vostra risoluzione, restate nella barca cui vi ho posto e, venga
pure la tempesta. Viva Gesù, voi non perirete.
Lo
spavento è un male peggiore del male medesimo.
Bisogna
essere forti per diventare grandi: ecco il nostro dovere. La vita è una lotta
dalla quale non possiamo ritrarci, ma bisogna trionfarvi.
Il
campo della lotta tra Dio e Satana è l'anima umana. È in essa che si svolge in
ogni momento della vita. È necessario che l'anima dia libero accesso al Signore
e sia da Lui, in tutte le parti, fortificata con ogni sorta di armi, che la Sua
Luce li irradii onde combattere le tenebre dell'errore, che sia rivestita di
Gesù Cristo, della sua verità e giustizia, dello scudo della fede, della
parola di Dio per vincere sì potenti nemici. Per essere rivestiti di Gesù
Cristo è necessario morire a sè stessi.
La
lotta col nemico non vi deve spaventare: più Dio si fa intimo allo spirito e
più l'avversario diviene inferiore. Coraggio dunque.
«Camminate
con semplicità nella vita del Signore, e non tormentate il vostro spirito.
Imparate ad odiare i vostri difetti, ma con odio tranquillo.
E
se il demonio fa strepito intorno a voi, rallegratevi: è buon segno.
Ciò
che atterrisce è la sua pace, la sua concordia con l'anima umana».
Non
può esservi colpa se non in ciò che l'anima vuole, oppure non avendolo voluto,
l'approva o non faccia sforzo alcuno per rimuoverlo da sé.
Finiscila
con queste vane apprensioni. Ricordati che non è il sentimento che costituisce
la colpa ma il consenso a siffatti sentimenti. La sola volontà libera è
capace di bene o di male. Ma quando la volontà geme sotto la prova del
tentatore e non vuole ciò che le viene presentato, non solo non vi è colpa, ma
vi è la virtù. Ricorda che Dio tutto può rigettare in noi perché tutto
proviene dal sangue infetto che circola nel nostro essere, ma non può rigettare
(senza rigettare Sè stesso, il che è una mostruosità), il desiderio sincero
di un'anima che vuole amarLo e non vuole il male.
Conclusione.
Vivi in pace e non farti imbrogliare dal nemico.
Non
si offende Dio se non quando si conosce essere una azione peccaminosa e pur
con deliberata e piena volontà ed avvertenza si fa.
Dubitare
è il più grande insulto alla divinità.
Col
pensiero e nella confessione non si deve tornare sulle colpe accusate nelle confessioni
precedenti. Per la vostra contrizione Gesù le ha perdonate al Tribunale di
penitenza. Là Egli si è trovato dinanzi a noi ed alle nostre miserie, come un
creditore di fronte ad un debitore insolvibile. Con gesto di infinita generosità
ha lacerato, ha distrutto le cambiali da noi sottoscritte peccando, e che non
avremmo certo potuto pagare senza il soccorso della sua clemenza divina.
Tornare su quelle colpe, volerle riesumare soltanto per averne ancora il
perdono, soltanto per il dubbio che non siano state realmente e largamente
rimesse non sarebbe forse da considerare come un atto di diffidenza verso la
bontà della quale aveva dato prova, lacerando Egli stesso ogni titolo del
debito da noi contratto col peccare?...
Torni,
se ciò può essere motivo di conforto alle anime nostre, torni pure il
pensiero alle offese recate alla giustizia, alla sapienza, alla infinita
misericordia di Dio: ma solo per piangere su di esse le lacrime redentrici del
pentimento e dell'amore.
...e
poi con umile Fede, con lo stesso ardente amore ond'Egli circonfonde e persegue
le anime nostre, pieghiamo al suo piede la nostra fronte impura.
La
bugia è peccato, ma tutto ciò che risponde a verità non è peccato.
Non
siamo tenuti, per evitare lo scandalo farisaico, ad astenerci dal bene.
Quando
si è con i buoni, si è buoni; quando si è con i cattivi si segue il male.
Questo è aver mezza coscienza, l'operar di quei bambini che in presenza
d'estranei abusino a mangiare cose che solleticano loro la gola sicuri che i
genitori non osano allora rimproverarli.
Chi
commette sacrilegio mangia la propria condanna e solo una specialissima grazia
ottenuta da anime molto vicine a Dio, può ottenere la salvezza.
La
bugia è figlia del demonio.
Non
è peccato avere pensieri impuri; cacciandoli si esercita la virtù.
Le
grazie ed i gusti dell'orazione non sono acque della terra, ma del cielo, e che
tutti i nostri sforzi non bastano a farla cadere benché sia necessario
disporvisi con grandissima diligenza si, ma sempre umile e tranquillo; bisogna
tenere il cuore aperto verso il cielo ed aspettare di là la celeste rugiada:
non ti scordare di portare con te alla orazione questa considerazione, perché
con essa ti avvicinerai a Dio e ti metterai alla sua presenza.
Quando
avete distrazioni, non vi distraete di più fermandovi a considerare il perché
e per come. A guisa di un viandante che sbaglia via ed, appena se ne accorge,
subito si rimette sulla buona strada, così voi continuate a meditare senza
fermarvi nella distrazione avuta.
Pregate,
ancora, che Dio vi consoli, quando sentite aggravarvi su voi il peso della
Croce: così facendo non operate affatto contrario alla volontà di Dio, ma
stando con lo stesso Figliuolo di Dio che pregò il Padre suo nell'orto per
qualche sollievo.
Ma
se anche a Lui non piace di farlo, siate pronti a pronunciare con lo stesso Gesù
il «fiat».
Il
sacro dono dell'orazione sta posto nella destra mano del Salvatore, ed a misura
che tu sarai vuoto di te stessa, cioè dell'amore del corpo e della tua propria
volontà, e che ti andrai ben radicando nella santa umiltà, il Signore, lo andrà
comunicando al tuo cuore.
Le
preghiere dei Santi in cielo, e delle anime giuste in terra, sono profumo che
non andrà mai perduto.
«La
preghiera dev'essere insistente in quanto l'insistenza denota la fede».
Prega,
spera, non agitarti. L'agitazione non giova a nulla. Iddio è misericordioso e
ascolterà la tua preghiera.
«Tutte
le preghiere sono buone, quando queste siano accompagnate dalla retta intenzione
e dalla buona volontà».
«Bisogna
sempre andare avanti e mai indietreggiare nella vita spirituale; sennò succede
come alla barca, la quale se invece di avanzare si ferma, il vento la rimanda indietro».
La
preghiera è la migliore arma che abbiamo, è una chiave che apre il cuore di
Dio. Devi parlare a Gesù anche col cuore, oltre che col labbro; anzi, in certi
contingenti devi parlargli soltanto col cuore.
Abbi
pazienza nel perseverare nel santo esercizio della meditazione e contentati di
cominciare a piccoli passi finché avrai gambe per correre e, meglio, ali per
volare: contentati di fare l'ubbidienza che non è mai una piccola cosa per
un'anima la quale ha scelto Dio per sua porzione e rassegnati di essere, per
ora, una piccola ape di nido che, ben presto, diventerà un'ape grande abile a
far il miele.
Quando
non c'è tempo, è da preferirsi alla preghiera vocale, la meditazione che è più
fruttuosa.
Chi
non medita fa come colui che non si specchia mai e che, quindi, non si cura di
uscire ordinato, poiché può essere imbrattato senza saperlo.
La
persona che medita e rivolge il suo pensiero a Dio, che è lo specchio della sua
anima, cerca di conoscere i suoi difetti, e tenta di correggerli, si modera
negli impulsi, e rimette la sua coscienza a posto.
Perché
vi affannate per non poter meditare come vi immaginate?
La
meditazione non è un mezzo per salire a Dio, ma è un fine. La finalità della
meditazione è l'amore di Dio e del prossimo.
Amate
il primo con tutta l'anima vostra e senza riserve, amate il secondo come un
altro voi stesso ed avrete raggiunto la finalità della meditazione.
Vi
prego, quindi, di non guastare l'opera di Dio in voi; quando l'anima si sente
chiamata a contemplare Dio, sia in sè stesso, sia nei suoi attributi,
lasciatevi vincere e non vogliate avere la presunzione di salire a Lui per via
discorsiva che sarebbe la prima parte della meditazione, applicatevi bensì a
commuovere dolcemente il cuore alle risoluzioni ed agli affetti verso Dio, che
sarebbe la seconda parte della meditazione e, sarei per dire, il tutto.
La
prima parte della meditazione adoperatela quando dovete raggiungere la seconda
parte, ma quando il buon Dio vi pone già nella seconda parte, non vogliate
tornare indietro che sarebbe lo stesso che guastare tutto.
«Guardiamo
con sentimento di commossa riconoscenza a quel sublime mistero che potentemente
attrae il Cuore di Gesù verso la sua creatura; guardiamo alla grande degnazione
con cui assunse le nostre medesime carni per vivere in mezzo a noi la misera
vita della terra: raccogliamo le forze tutte dell'intelletto per considerare
degnamente il tenace fervore e la durezza del suo apostolato, per rievocare gli
orrori della sua Passione e del suo Martirio, per adorare il Sangue Suo,
regalmente offerto fino all'ultima stilla per la redenzione del genere umano».
Quando
non riuscite a meditar bene non lasciate per questo di fare il vostro dovere. Se
le distrazioni sono molte, non vi perdete di animo; fate la meditazione di
pazienza, guadagnerete lo stesso.
Fissate
il tempo, la durata della vostra meditazione e non alzatevi dal vostro posto se
non la finite, anche a costo di essere crocifisso.
Mediante
lo studio dei libri si cerca Dio, con la meditazione Lo si trova.
Lo
slancio di essere nella pace eterna è buono, è santo; ma bisogna moderarlo con
la completa rassegnazione ai divini voleri; meglio fare il divin volere sulla
terra che godere il
Paradiso.
Soffrire
e non morire, era il motto di Santa Teresa.
È
dolce il purgatorio, quando si pena per amor di Dio.
È
bello anche l'esilio per amore del Paradiso.
Di
che dovete affannarvi se Gesù vuol farvi pervenire alla patria celeste per i
deserti o per i campi, quando e per gli uni e per gli altri, si perverrà lo
stesso alla beata eternità?
Allontanate
da voi ogni soverchia preoccupazione che nasce dalle prove con le quali il
buon Dio vuole visitarvi; e, se ciò non è possibile, allontanatene da voi il
pensiero ed, in tutto, vivete rassegnati ai divini voleri.
Non
siate talmente dediti all'attività di Marta da dimenticare il silenzio o
l'abbandono di Maria.
La
Vergine, che si bene concilia l'uno e l'altro ufficio, vi sia di dolce modello e
d'ispirazione.
Nella
via spirituale più si corre e meno si sente la fatica, anzi la pace, preludio
d'eterno gaudio, s'impossesserà di noi e saremo ben felici e forti a misura
che, vivendo in questo studio, faremo vivere Gesù in noi mortificando noi
stessi.
Dio
arricchisce l'anima che di tutto si spoglia.
Pratichiamo
il detto di Davide: innalzate le vostre mani dalla parte del luogo santo durante
la notte, e benedite il Signore.
Si
figliuoli, benediciamoLo sempre e preghiamoLo che Egli sia la nostra guida, la
nostra barca, il nostro porto.
Lavorate
qualche poco, sempre...
Il
Savio loda di questo la donna forte: le sue dita, dice, maneggiarono il fuso.
La
vostra conocchia è il cumulo dei vostri desideri: filate, perciò, ogni giorno
un poco, tirate a filo a filo i vostri disegni fino all'esecuzione, e ne
verrete infallibilmente a capo. Ma avvertite di non affrettarvi, perché
attorcigliereste il filo coi nodi e imbrogliereste il vostro fuso.
Camminate,
perciò, sempre e, se andrete lentamente avanzando, farete, però, gran viaggio.
Avanti
e coraggio: nella vita spirituale se non si avanza si indietreggia.
Succede
come alla barca la quale deve sempre camminare. Se si ferma, il vento la rimanda
indietro.
«Tutte
le concezioni umane, da qualunque parte esse vengano, hanno il buono ed il
cattivo, bisogna saper assimilare e prendere tutto il buono e offrirlo a Dio, ed
eliminare il cattivo».
Frequentate
sempre la Comunione quotidiana, disprezzando sempre dubbii che sono
irragionevoli e confidate nell'ubbidienza cieca ed ilare, non temete
d'incontrar male: la tavola che deve condurvi al porto di salvezza e l'arma
Divina per arrivare a cantare la vittoria, è la sottomissione piena del
vostro giudizio al dettame di chi è incaricato a guidarci fra le ombre, le
perplessità e le battaglie della vita.
O
Signore supplisci tu alla mia miseria!
Dio,
Dio mio, perdonami, perdonami. Nulla mai ti ho offerto nella mia vita, ed ora
per questo poco che io soffro, per questa inezia a paragone di quanto Tu hai
sofferto sulla Croce, io mi lagno ingiustamente.
In
questo mondo nessuno di noi merita nulla, è il Signore che è benevolo nei
nostri confronti, ed è la Sua bontà infinita che concede, perché tutto
perdona.
Ditemi
mie care figliole, voi sapete bene che alla nascita di Nostro Signore i pastori
udirono i canti angelici e divini degli spiriti celesti, la Scrittura lo dice,
ma non dice però che la Vergine Sua Madre e San Giuseppe, che erano più vicini
al Bambino udissero la voce degli Angeli o vedessero quei miracolosi splendori,
anzi, per contrario, invece di udire gli Angioli cantare udivano piangere il Bambino
e videro a qualche lume mendicato da una lampada vile, gli occhi di questo
divino Infante tutti bagnati di lacrime, nel pianto, tremante per il freddo. Ora
vi domando: non avreste voi eletto di essere nella stalla oscura e piena di
grida del piccolo Bambino, piuttosto che essere coi pastori ed essere fuori di
voi pel giubilo ed allegrezza di questa dolce melodia celeste e della bellezza
di questo ammirabile splendore? Si per certo. Anche voi avreste esclamato con S.
Pietro: È buono che stiamo qui. Ora voi non vi trovate se non di appresso a Gesù
Bambino tremante di freddo nella grotta di Betlemme anzi dico di più, voi siete
non nel Tabor con San Pietro ma sul calvario con le Marie, dove non vedete altro
che morti, chiodi, spine, impotenze, tenebre straordinarie, abbandonamenti e
derelizioni. Quindi vi prego di amare la Culla del Bambino di Betlemme, ed amare
il Calvario del Dio Crocifisso fra le tenebre, statevene appresso di Lui e
siate sicure che Gesù è in mezzo dei vostri cuori più di quanto possiate
credere ed immaginare. Vi dico inoltre di amare la vostra abbiezione ed amare la
propria abbiezione consiste in questo o figliole, se voi siete umili,
tranquille, dolci, confidenti nel tempo dell'oscurità e dell'impotenza, se
voi dico, non v'inquietate, non v'angustiate, se non vi turbate per tutto questo,
ma di buon cuore, non dico già allegramente, ma dico francamente e
costantemente; abbracciate queste croci e state in queste tenebre, così
facendo voi amerete la vostra abbiezione, perché che cosa è l'essere abbietto
se non l'essere oscuro e impotente? Amatevi per amore di quello che tale vi
vuole, e così voi amerete la vostra abbiezione. Figliole, l'abbiezione in
latino si chiama umiltà e l'umiltà abbiezione; sicché quando la SS.ma Vergine
dice nel Magnificat: Perché ha riguardato la umiltà della sua serva; Ella
vuol dire, perché ha riguardato la mia abbiezione e viltà. Non di meno vi è
qualche differenza fra la virtù dell'umiltà e dell'abbiezione perché
l'umiltà è la ricognizione della propria abbiezione; ora il grado sublime
dell'umiltà è non solamente riconoscere la propria abbiezione, ma amarla,
questo dunque è ciò che vi ho esortato. E affinché non abbiate ancora a
rimanere all'oscuro su questo punto di sì alta importanza e sprecare al vento i
miei sforzi, cerco di spiegarmi a voce di esempi in riguardo a ciò che ho
detto. Fra i mali che sopportiamo vi sono degli abbietti e degli onorevoli,
molti s'accomodano a questi, pochi a quelli. Per esempio sia un cappuccino
tutto lacero e intirizzito dal freddo, ciascuno onora il suo abito lacero ed ha
compassione del suo freddo, sia un povero artigiano, sia un povero scolaretto,
una povera vedova parimenti stracciati e bisognosi, ciascuno se ne burla e la
loro povertà è abbietta.
Un
religioso tollera pazientemente una correzione del suo superiore, ognuno chiamerà
questa mortificazione e obbedienza, un gentiluomo ne sopporterà un'altra per
amore del suo Dio e sarà chiamata codardia, eccovi una verità abbietta, una
sofferenza disprezzata. Ci sarà uno che avrà un cancro in un braccio e un
altro sul viso: quello che lo nasconde non patisce altro che il suo male, questi
perché non può nasconderlo patisce insieme col male il disprezzo e l'abbiezione.
Ora io dico che non solamente bisogna amare il male, ma l'abbiezione ancora. Di
più vi sono alcune virtù abbiette ed alcune virtù onorevoli. Ordinariamente
la pazienza, la dolcezza, la mortificazione, la semplicità fra i secolari sono
virtù abbiette, il fare elemosina, l'essere cortesi e prudenti sono virtù
onorevoli: fare l'elemosina e perdonare l'ingiuria sono tutte e due figliole
della carità la prima è onorevole la seconda è abbietta agli occhi del mondo.
Io sono infermo in compagnia d'alcuni ai quali dò fastidio, eccovi un'abbiezione
unita al male. Credo di essermi spiegato, nondimeno, figliole mie, notate
bene, ciò che io sono per dirvi. Benché non amiamo l'abbiezione che procede
dal male, non bisogna però tralasciare di rimediare al male. Mi spiego. Farò
quanto potrò per non avere il cancro ma se io l'ho, amerò l'abbiezione che ne
risulta, e in materia di peccato, bisogna maggiormente ancora osservare questa
regola: io ho errato in questo e in quello, me ne dispiace, benché di buon
cuore io ne abbracci l'abbiezione che ne segue e se l'uno si potesse separare
dall'altro certamente piglierei l'abbiezione e leverei il male e il peccato.
Bisogna intanto aver riguardo alla carità, la quale qualche volta ricerca che
leviamo l'abbiezione per edificazione del prossimo, il quale se ne
scandalizzerebbe, non già dal nostro cuore, il quale se ne edifica. Ho eletto,
dice il Real Profeta, di essere abbietto in casa di Dio, piuttosto che abitare
nei tabernacoli dei peccatori. Voi intanto, son certo, che desiderate sapere
quali sono le migliori abbiezioni ed io vi dico essere quelle che noi non
abbiamo elette, oppure essere quelle che ci son men grate, o per meglio dire
quelle alle quali non abbiamo grand'inclinazione, e per parlar chiaro quella
della nostra vocazione e professione. Chi mi farà la grazia mie carissime
figliole, che noi amiamo bene la nostra abbiezione? Nessun altro lo può fare
che colui il quale amò tanto la sua, che per conservarla volle morire, e questo
basti.
Siate
mie dilettissime figliole tutte rassegnate nelle mani di nostro Signore
donandoGli il rimanente degli anni nostri, e supplicateLo sempre ad impiegarli a
servirsene in quella sorte di vita che a Lui più piacerà. Non preoccupate
il vostro con vane promesse di tranquillità, di gusto e di meriti, ma
presentate al vostro Sposo Divino i vostri cuori tutti vuoti di ogni altro
affetto, che del suo casto amore e supplicateLo che lo riempia puramente e
semplicemente dei movimenti, desideri e volontà che sono del Suo, acciocché
i vostri cuori come una madreperla, non concepiscano che con la rugiada del
Cielo e non con l'acqua del mondo: e vedrete che Dio vi aiuterà e che farete
assai, così nell'eleggere che nell'eseguire.
Vivi
sempre sotto lo sguardo del Buon Pastore ed andrai immune dai pascoli
attossicati.
Mia
cara figliuola, Gesù sia sempre l'unico centro di tutte le nostre aspirazioni,
ci conforti nelle ore tristi, ci sostenga con la Sua grazia, illumini la
nostra mente e riscaldi il cuore di sempre nuovo amore per Lui. Ecco la sintesi
di tutti i miei voti che formo assiduamente dinanzi a Gesù per voi e per me.
Gesù nella sua infinita bontà, si degni di ascoltarli ed esaudirli.
Viva
Gesù, che non si lascia di confortare chi in Lui confida e spera.
Gesù
e l'anima tua d'accordo devono coltivare la vigna.
A
te il compito di togliere e trasportare pietre, strappare spine; a Gesù il
compito di seminare, piantare, coltivare, innaffiare. Ma anche nel tuo lavoro c'è
l'opera di Gesù. Senza di Lui non puoi far nulla.
Verità
(Dio Verità)
Non
ti arrestare nella ricerca della verità e nell'acquisto del sommo bene.
Sii
docile agli impulsi della grazia, assecondando le sue aspirazioni.
Non
arrossire del Cristo e della Sua dottrina.
Non
meravigliarti della mia presenza, la mia missione è appunto quella di consolare
e consigliare gli afflitti, specialmente nello spirito. Io so che tu cerchi
affannosamente due cose: la felicità e la verità, cioè Dio. La prima cosa che
tu cerchi è impossibile per te e per chiunque; la terra è una valle di lacrime
dove ciascuno deve portare la sua Croce, la felicità insomma non è di questo
mondo.
La
seconda cosa, cioè Dio, puoi, volendo, trovarla, ma sei sopra una strada falsa
e vana; non è la scienza che può rivelarti Colui che è.
La
scienza figlio mio, per quanto grande è sempre una povera cosa, è meno che
nulla a paragone del formidabile mistero della Divinità.
Altre
vie devi tenere. Monda il tuo cuore da ogni passione terrena, umiliati nella polvere
e prega!
Così
troverai sicuramente Dio, il quale ti darà la serenità e la pace in questa
vita e l'eterna beatitudine in quell'altra.
Dire
la verità sempre la verità.
Non
si diparta mai dalla vostra mente il Serafico Padre S. Francesco che, assai
bellamente, seppe ricopiare in sè l'Uomo-Dio.
Tutte
le anime amanti di Gesù debbono rendersi sempre più conformi a questo divino
ed eterno modello.
Per
conseguenza, chiunque abbia scelto l'ottima parte deve passare attraverso tutti
i dolori del Cristo, chi più chi meno.
E
beate quelle anime che saranno trovate più conformi al loro divino prototipo.
Il
più bel credo è quello che prorompe dal tuo labbro nel buio, nel sacrificio,
nel dolore, nello sforzo supremo di una infallibile volontà di bene; è
quello che, come una folgore, squarcia le tenebre dell'anima tua; è quello che,
nel balenar della tempesta, ti innalza e ti conduce a Dio.
Sforzatevi
di unire alla semplicità dei bambini la prudenza degli adulti.
Camminate
con semplicità nella via del Signore e non tormentate il vostro spirito.
Bisogna
che odiate i vostri difetti, ma con odio tranquillo e non già fastidioso ed
inquieto.
Fa
che non turbi l'anima tua il triste spettacolo della ingiustizia umana; anche
questa, nella economia delle cose, ha il suo valore. È su di essa che vedrai
sorgere un giorno l'immancabile trionfo della giustizia divina.
Sii
sempre fedele a Dio nell'osservanza delle promesse fattegli e non ti curare dei
motteggi degli insipienti.
Sappi
che i Santi si sono sempre scherniti del mondo e dei mondani e si sono messi
sotto i piedi il mondo e le sue massime.
Ciò
che procede da Dio incomincia con un salutare timore e finisce con la
tranquillità dello spirito.
L'ignorare
se siete davanti a Dio degne d'amore o di odio è una pena e non già un
castigo, perché nessuno teme di essere indegno quanto veramente lo vuole
essere oppure lo è. Tale incertezza poi è permessa da Dio a tutti i viventi
perché non presumano, e vadano cauti nello affare dell'eterna salute. A voi
specialmente è permessa affinché troviate nel tormento la Croce ed il
conseguente merito. Se voi foste certe da voi stesse e sempre della dilezione
divina, che soffrireste più? Qual pena e qual merito si darebbe più nelle
anime vostre con una simile persuasione?
Anche
i più crudeli martirii diverrebbero rose. Ciò che a voi deve confortarvi è la
voce dell'autorità di chi vi dirige. A voi non vi deve importare di vederci
chiaro in voi stesse. Questo non è necessario; basta che li veda chi vi dirige
ed ha cura delle anime vostre.
Voi
state a ciò che vi si dice e non importa che il credere a forza ed a punta di
spirito. Anche i martiri credevano soffrendo. Il più bel credo è quello che si
pronunzia nel buio, nel sacrificio ed in uno sforzo di violenza.
L'amore
e il timore devono andare uniti, il timore senza l'amore diventa viltà. L'amore
senza il timore diventa presunzione. Quando c'è l'amore senza timore, l'amore
corre senza prudenza e senza freni, senza badare dove va.
La
notizia della indegnità potenziale che consiste nel conoscere quello che
saremmo e che potremmo commettere senza l'assistenza della grazia, non si deve
confondere con quella della indegnità attuale; la prima rende accettabile e
gradita la creatura al cospetto dell'Altissimo; la seconda la rende detestabile
perché è il riflesso della iniquità presente nell'anima, nella coscienza. Voi
nelle ombre in cui vi trovate il più delle volte, confondete l'una con l'altra
e dal conoscere ciò che potreste essere, temete che già siete quello che è
soltanto possibile in voi.
Il
dovere prima di ogni altra cosa, anche santa.
Fate
uso cristiano dei vostri soldi e dei vostri risparmi e allora tanta miseria
scomparirà e tanti corpi doloranti e tanti esseri afflitti troveranno
sollievo e conforto.
Ubbidite
prontamente. Non guardate nè all'età, nè al merito della persona.
E,
per riuscire, immaginate di ubbidire a Nostro Signore.
Il
nostro corpo è come un «ciuccio» che dobbiamo bastonare, non troppo, però,
altrimenti si butta a terra e non ci porta più.
Dove
non c'è obbedienza non c'è virtù;
dove
non c'è virtù non c'è bene;
dove
non c'è bene non c'è amore;
dove
non c'è amore non c'è Dio;
dove
non c'è Dio non c'è Paradiso.
L'amor
proprio è figlio della superbia e più malizioso anche della madre.
«Hai
mai visto un campo di grano in piena maturazione? Potrai osservare che certe
spighe sono alte e rigogliose, altre invece sono piegate a terra. Prova a
prendere le alte, le più vanitose, vedrai che queste sono vuote, se invece
prendi le più basse, le più umili, queste sono cariche di chicchi. Da ciò
potrai dedurre che la vanità è vuota».
Il
«perché» ha rovinato il mondo.
L'uomo
è di una superbia tale che, quando si trova provvisto di mezzi e di salute,
crede di essere un Dio se non addirittura superiore a Dio stesso, ma quando poi
avviene un fatto per cui lui nulla possa e nulla possono i suoi simili, allora
soltanto si ricorda che c'è un Ente Supremo.
L'umiltà
è verità, la verità è umiltà.
Allontaniamo
da noi se ci preme presto di giungere alla beata Sionne, ogni inquietudine e
sollecitudine nel sopportare le tribolazioni spirituali e temporali da
qualsiasi parte possano pervenirci, poiché desse sono contrarie alla libera
operazione dello Spirito Santo. Teniamo bene scolpito nella nostra mente quello
che dice il Divin Maestro: Nella nostra pazienza possederemo l'anima nostra.
E
la pazienza è maggiormente perfetta, quanto è meno mescolata di sollecitudine
e di disturbi. Se il buon Dio vuole prolungare l'ora della prova non vogliate
lamentarvene ed investigarne il perché.
«Non
si perde la pazienza, se si domanda a Gesù di toglierci il dolore, quando
questo è insopportabile e superiore alle nostre forze, né si perde il merito
alla sofferenza che si offre, se ciò si domanda a Dio».
«Se
noi siamo calmi e pazienti, troveremo non solo noi stessi, ma anche l'anima
nostra e con essa Dio».
Chi
si attacca alla terra ad essa resta attaccato. È per forza che dobbiamo
lasciarla. È meglio staccarsi poco per volta, anzicché tutto una volta.
Pensiamo sempre al cielo.
Gesù,
ha posto una pietra preziosa perché con la sua luce abbagliante squagli le
tenebre che vi sono state.
Il
passato non conta più per il Signore, conta il presente vigile e pronto a
riparare.
Lascia
pure che gli altri seguano la via tracciata dalla Provvidenza.
Tu
attendi a te stessa e seguimi per la Via più bella.
Voglia
Iddio conservarvi sempre nel Suo santo amore, e farvi ascendere alla più alta
perfezione cristiana.
Io
vivo con lo spirito sempre in mezzo a voi e non verrò quindi mai meno
all'impegno che ho assunto delle vostre anime davanti a Dio ed alla mia
coscienza.
Mi
rammento sempre che mi siete figliole, e assai deboli ancora, e così
esercitando l'ufficio di giudice non metto in dimenticanza quello di padre e
medico insieme.
Spero,
mie dilette figliole di Gesù, che voi col divino aiuto vogliate attenervi a
quanto vi ho detto a voce ed in questo modesto scritto.
A
Dio siate sempre; sono in Lui più vostro di quello che voi possiate credere.
Che il dolce Gesù riposi sempre nel vostro cuore e che vi lasci sempre riposare
ai suoi piedi. Gesù sia la vostra forza...
UNA LETTERA
Mia
carissima figliuola,
Gesù
regni nel tuo cuore per riempirlo e farlo abbondare del tuo santo amore! Mi
dispiace di non aver capacità per dare adeguata risposta a tutti i punti da te
espostimi nell'ultima tua. Sono da tre giorni infermo e lascio per un po' il
letto per dare riscontro alla tua, ma mi sarai indulgente, se sono brevissimo.
In generale ti assicuro di star tranquilla sulle condizioni del tuo spirito, il
quale è di gradimento a Dio. Non posso poi affatto credere e quindi dispensarti
dal meditare solo perché a te sembra di non ricavarne nulla. Il sacro dono
dell'orazione, mia buona figliuola, sta posto nella destra mano del Salvatore,
ed a misura che tu sarai vuota di te stessa, cioè dell'amore del corpo e della
tua propria volontà, e che ti andrai ben radicando nella santa umiltà, il
Signore lo andrà comunicando al tuo cuore. Abbi pazienza nel perseverare in
questo santo esercizio del meditare e contentati di cominciare a piccoli passi,
finché abbi gambe per correre, e meglio ali per volare; contentati di far
l'ubbidienza, la quale non è mai una piccola cosa per un anima, la quale ha
scelto Dio per sua porzione e rassegnati di essere per ora una piccola ape di
nido che ben presto diventerai una grande ape abile a fabbricare il miele.
Umiliati sempre ed amorosamente davanti a Dio ed agli uomini, perché Iddio
parla a chi veramente tiene il suo cuore umile dinanzi a Lui e l'arricchisce dei
suoi doni. Ma la ragione vera per cui non provi o meglio non sempre riesci a far
bene le tue meditazioni, io la ritengo in questo e non mi sbaglio. Tu ti accosti
a meditare con una certa specie di alterazione, congiunta con una grande ansietà,
di trovare qualche oggetto che possa far rimanere contento e consolato il tuo
spirito e questo basta per far che tu non trovi mai quel che cerchi e non posi
la tua mente nella verità che mediti ed il tuo cuore vuoto di affetti. Figlia
mia, sappi che quando uno cerca, con gran fretta ed avidità, una cosa perduta,
la toccherà con le mani, la vedrà con gli occhi cento volte, e non se ne
accorgerà mai. Da questa vana ed inutile ansietà non te ne può derivare altro
che una grande stanchezza di spirito ed impossibilità di mente, di fermarsi
sull'oggetto che tiene presente, e da questo poi, come da sua propria causa una
certa freddezza e stupidità dell'anima specificatamente nella sua parte
effettiva. Non conosco altro rimedio al riguardo, all'infuori di questo: uscire
da questa ansietà, perché dessa è uno dei maggiori traditori che la vera virtù
e sola divozione possa mai avere: finge di riscaldarsi al bene operare, ma non
lo fa; se non per raffreddarsi, e non ci fa correre per farci inciampare e per
questo bisogna come ti ho detto tante volte a viva voce, guardarsene in ogni
occasione, particolarmente nell'orazione, e per meglio riuscirci sarà bene
ricordarsi che le grazie ed i gusti dell'orazione non sono acque della terra, ma
del Cielo e che perciò tutti i nostri sforzi non bastano a farla cadere, benché
sia necessario il disporvisi con grandissima diligenza sì, ma sempre umile e
tranquilla; bisogna tenere il cuore aperto verso il cielo, ed aspettare di là
la celeste rugiada; non ti scordare di portare, figliuola mia, con te
all'orazione questa considerazione perché con essa ti avvicinerai a Dio, e ti
metterai alla sua presenza per due principali ragioni.
La
prima per rendere a Dio l’onore e l'ossequio che Gli dobbiamo, e ciò può
farsi senza che Egli parli a noi, né noi a Lui, perché quest'obbligo si
adempie riconoscendo, che Egli è il nostro Dio, e noi sue vili creature, che
stiamo prostrate col nostro spirito avanti a Lui aspettando i suoi comandi.
Quanti cortigiani ci sono che vengono e vanno cento volte alla presenza del Re
non per parlargli o per ascoltarlo, ma semplicemente per essere veduti da Lui, e
con quella assiduità farsi conoscere per suoi veri servi? Questo modo di stare
alla presenza di Dio solamente per protestare con la nostra volontà di
riconoscerci Suoi servi, è santissimo, eccellentissimo, purissimo e di
grandissima perfezione.
Ridi
pure ma io parlo sul serio.
La
seconda ragione per la quale uno si pone alla presenza di Dio nell'orazione, è
per parlargli, e sentire la Sua voce per mezzo delle sue ispirazioni ed
illuminazioni interne ed ordinariamente questo si fa con grandissimo gusto,
perché è una grazia segnalata per noi il parlare ad un Signore così grande,
il Quale, quando risponde, spande sopra di noi mille balsami ed unguenti
preziosi, che recano una grande gioia all'anima. Ora, mia buona figliuola, l'uno
di questi due beni non ti può mai mancare nell'orazione. Se puoi parlare al
Signore, parlaGli, lodaLo, ascoltaLo; se non puoi parlare per essere rozza, non
ti dispiacere, nelle vie dello spirito, fermati in camera, a guisa dei
cortigiani e faGli riverenza. Egli che vedrà gradirà la tua pazienza, favorirà
il tuo silenzio ed un'altra volta rimarrai consolata, quando Egli ti prenderà
per mano, parlerà con te, farà cento passeggiate in tua compagnia per i viali
del Suo giardino d'orazione, e quando ciò non avvenisse mai, il che sia detto
per impossibile, perché a questo padre sì tenero non Gli reggerà il cuore di
vedere la sua creatura in perpetua fluttuazione, contentati perché l'obbligo
nostro è di seguirLo, considerando che onore e grazia troppo grande per noi che
Egli ci tolleri alla Sua presenza. In questa forma non ti inquieterai per
parlarGli, perché l'altra occasione di stare appresso di Lui non è meno utile,
anzi forse molto più, benché sia meno conforme al nostro gusto. Quando dunque
tu, ti troverai appresso Dio nell'orazione, considera la tua verità, parlaGli
se puoi, e se non puoi fermati, fatti vedere, e non ti pigliare altro fastidio.
Riguardo
all'anticipare il tuo ritorno, fai sempre meglio di assoggettarti all’altrui
volere, cioè a quello dei tuoi, e così eviterai ulteriori disturbi.
Le
mie preghiere, delle quali mi fai istanza, non ti mancano mai, perché non mi
posso dimenticare di te che mi costi tanti sacrifici e che ti ho partorito a Dio
nell’estremo dolore del cuore; confido nella carità, che nelle tue non ti
dimentichi di chi porta la Croce per tutti.
Ti
benedico con tutta l'effusione del mio animo e mi raccomando.
P. PIO - Cappuccino
L'Uomo
che, superando sè stesso, si china sulle piaghe del fratello sventurato eleva
al Signore la più bella, la più nobile preghiera, fatta di sacrificio, di
amore vissuto e realizzato, di dedizione in corpo e spirito... in ogni uomo
ammalato vi è Gesù che soffre! In ogni povero vi è Gesù che langue! In ogni
ammalato povero vi è due volte Gesù che soffre e langue!
«O
Gesù, mia vittima, mio amore. Nel gaudio di ebbrezze rinnovate - Rendimi altare
per la Tua Croce - Calice d’oro per il Tuo Sangue - Olocausto, Amore,
Preghiera - Per me, per i miei di sangue - Un Gesù per i figli di spirito
vicini e lontani».
(Dall'immagine
ricordo del Suo 25. di Sacerdozio)