CONSACRAZIONE A MARIA

SETTE INCONTRI SETTIMANALI

a cura di un sacerdote

MOVIMENTO MARIANO Regina dell’Amore – Schio 1995

PRESENTAZIONE

Caro fratello, sii lieto di leggere e meditare questo piccolo libro. Sarà per te un valido aiuto qualora tu abbia in cuore la volontà di compiere l'Atto di Affidamento con la Consa­crazione a Maria Santissima.

Per il giorno stabilito della cerimonia di Con­sacrazione è utile prepararsi per tempo.

A questo scopo il presente opuscolo ti sug­gerisce "sette incontri settimanali" (opportuni se in unione con altre persone e guidati da un religioso) che, con la lettura, saranno ali­mentati dalla preghiera al fine di consacrarsi interamente a1l’Imacolata quale strumento nelle sue mani.

Con questa preparazione ci si rende conto del posto che l'Immacolata occupa nella vita di ognuno e degli impegni di colui che si con­sacra a lei senza limiti.

L'Immacolata attende la nostra collaborazio­ne, desidera servirsene non solo per la pro­pria santificazione ma anche per conquistare a sé gli altri. Maria infatti chiama gli uomini a cooperare con lei perché la Vita di Dio, la Vita della SS. Trinità, fluisca nei nostri poveri cuo­ri. "Ella è la Regina dei cuori, la Regina del­l'Amore; la sua legge è l'amore, la sua poten­za è l'amore materno" (S. Massimiliano M. Kolbe).

È per mezzo dell'Immacolata che Dio realiz­zerà i suoi più arditi disegni a favore dell'u­manità e unirà a sé ogni creatura che vorrà beneficiare dei misteri dell'Incarnazione e del­la Redenzione, operate da Gesù Cristo, Figlio di Dio e di Maria.

 

PREPARAZIONE ALLA CONSACRAZIONE A MARIA

PRIMO INCONTRO

Preparàti dalla preghiera del Santo Ro­sario e invocato lo Spirito Santo, penso che possiamo aprirci ad accogliere quel­la parola che ci aiuterà a compiere un gesto molto importante nella nostra e­sperienza cristiana come può essere l'At­to di Affidamento con la Consacrazione alla Madonna.

Dopo la Risurrezione, Gesù è apparso agli Apostoli nel Cenacolo portando il saluto della pace: "La pace sia con voi". E con quella parola pace Gesù intendeva camminare, starei per dire, intendeva of­frire ai suoi Apostoli e alla Chiesa ancora in germe, tutti i doni della salvezza.

In quella parola pace c'è la sintesi di tutti i nodi della salvezza e credo che quella parola ha un significato particola­re per noi, perché il cammino al quale ci sentiamo chiamati, deve essere un cam­mino che non porta preoccupazioni, ma che deve portare tanta pace nel nostro spirito, nella nostra vita.

E poi, ricordo l'altra parola di Gesù: "Ricevete lo Spirito Santo", non dimenti­cando che, per opera dello Spirito Santo, Maria è diventata Madre del Salvatore; per opera dello Spirito Santo Gesù è sta­to da Lei concepito, si è sviluppato, è cresciuto e poi Maria lo ha donato.

Quindi è ancora per opera dello Spirito Santo, non tanto per le nostre povere ca­pacità umane, che sarà possibile, attra­verso questo gesto di Affidamento a Ma­ria, Cristo sia presente in noi, Cristo cre­sca dentro di noi, perché noi lo possiamo anche testimoniare nel mondo nel quale noi siamo inseriti.

VITA NUOVA

Detto questo desidero fare alcune pre­messe: prima di tutto vorrei dire che pre­pararsi alla Consacrazione alla Madonna non è un problema di conoscenza per imparare cose nuove, per allargare la no­stra conoscenza sulle verità religiose; non è questione di imparare cose nuove, ma si tratta di imparare una vita nuova, e quindi si tratta fin da questo momento di avere una disponibilità di fondo, di fare una verifica della nostra vita, di saper mettere in discussione la nostra vita, di avere il desiderio di convertirci.

Io mi auguro che tutti voi siate dei santi, ma tutti noi abbiamo bisogno di conver­tirci. E allora è necessario che fin da questo momento noi abbiamo questa di­sponibilità: di metterci in discussione e di cambiare. Una vita nuova, quindi! Tende­re ad una vita nuova e non tanto in modo superficiale come potrebbe essere cambiando qualche orario, cambiando qual­che abitudine; neppure cambiando qual­che preghiera; non è questo che ci do­manda il Signore. Semmai questo cam­biamento superficiale deve essere il se­gno di un cambiamento più profondo.

Quello che ci domanda il Signore è cambiare in profondità la nostra vita, è di tendere veramente ad una vita nuova che è la vita di Cristo, risorti con Cristo, vivere cioè nella dimensione della Risur­rezione. "Se siete risorti con Cristo cer­cate le cose di lassù". Allora noi dobbia­mo domandarci se nella nostra vita cer­chiamo le cose di lassù. Qual è l'impe­gno predominante nostro? È quello delle cose di lassù? Qui devo offrire la mia di­sponibilità, la voglia di cambiare!

UMILTÀ

Un'altra premessa tanto necessaria, è quella di metterci in un atteggiamento di umiltà.

Poiché iniziamo questo corso di prepa­razione, non è che dobbiamo credere di essere i più bravi. Dobbiamo invece con­siderarci i più piccoli e i più poveri; e proprio perché più piccoli e più poveri, bisognosi maggiormente dell'aiuto della Madre, bisognosi che sia Lei a darci una mano, come avviene quando una fami­glia esce per il passeggio: c'è il papà e la mamma, ci sono i figlioli già grandi, ce n'è uno piccolo; la mamma tende la sua mano al piccolo perché gli altri sanno camminare e non corrono il pericolo di inciampare.

Così è la nostra vita. Noi siamo qui pro­prio perché più poveri e più piccoli, più bisognosi quindi di aiuto. Lontano quindi ogni pensiero di superbia, ma avere invece un atteggiamento profondo di u­miltà.

Ricordate le parole della Madonna nel Magnificat: "I superbi vengono dispersi, la grazia viene data agli umili".

CAMMINO SPIRITUALE

Il terzo pensiero che vorrei aveste sem­pre presente è questo: la Consacrazione, l'Atto di Affidamento alla Madonna, non è un fine da raggiungere, non è una co­rona da metterci in testa, non è un fiore all'occhiello, non è un distintivo di pre­sentazione o di appartenenza ad un club. La Consacrazione alla Madonna è soltan­to un mezzo, una strada per arrivare a Cristo, è un cammino da percorrere, è u­no spirito da unire; ma forse l'immagine migliore è proprio quella della strada da percorrere, per arrivare a Cristo e, attra­verso Cristo, a Dio. Questo è il fine!

La Consacrazione è un mezzo, soltanto un mezzo, come del resto tutta la devo­zione alla Madonna; l'amore alla Madon­na è soltanto un mezzo, perché ci sia fa­cilitato il cammino a Cristo e a Dio.

Allora si comprende perché, parlare di Consacrazione alla Madonna, vuol dire prima di tutto, e soprattutto, scoprire, il nostro Battesimo; più che scoprire, direi, riscoprire per poi vivere il nostro Battesi­mo. È su questo ceppo, su questa radice che fiorisce l'Atto di Consacrazione alla Madonna. La nostra prima consacrazione rimane sempre il Battesimo; è il Battesi­mo che ci consacra a Dio. L'Affidamento alla Madonna è come un fiore che ger­moglia da questo ceppo che è il Battesi­mo. Nella misura in cui noi avremo capi­to che cos'è il Battesimo e lo vivremo, comprenderemo anche la Consacrazione alla Madonna, altrimenti corriamo il peri­colo di pretendere di avere un fiore vivo, fresco, profumato, senza le radici: se mancano le radici il fiore appassisce su­bito; se manca la consapevolezza del va­lore del Battesimo, anche l'Atto di Affi­damento alla Madonna porterebbe poco frutto per noi. Ecco perché approfondire­mo specialmente il significato del Batte­simo.

BATTESIMO

Noi adulti probabilmente ricordiamo quella famosa risposta del Catechismo di Pio X, quando ci si chiedeva: "Che cosa è il Battesimo?". "È il sacramento istitui­to da Gesù Cristo che ci fa cristiani, cioè seguaci di Gesù Cristo, figli di Dio e membri della Chiesa". Era la domandina e la risposta che ci insegnavano in quel tempo a memoria. Io non mi fermo su questo, anche se in un certo senso lo presuppongo, ma vorrei aiutarvi a scava­re un po' più a fondo per capire special­mente che cosa vuol dire Battesimo, e da dove arriva la salvezza che viene co­municata dal sacramento del Battesimo. Noi possiamo cercare nelle pagine del Vangelo il momento in cui Gesù ha isti­tuito questo o quest'altro sacramento. In modo particolare per il Battesimo, pos­siamo trovare un riferimento quando Ge­sù manda i Suoi nel mondo: "Andate, predicate il vangelo e battezzate nel no­me del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Io credo che per noi valga di più capire che è volontà di Dio che ogni uo­mo sia salvo, e questa è una verità di fe­de. Per questo Dio ha messo a disposi­zione di tutti quanto è necessario per sal­varci. Ci conforta molto il sapere che Dio dà ad ogni persona le grazie sufficienti per salvarsi; a me, a te, a quello che abi­ta nell'America del Sud, a quello che è in Asia o nel centro della foresta africana, Dio dà a tutti i mezzi sufficienti per sal­varsi.

Questi mezzi sufficienti che, nell'attuale economia della salvezza Dio ha stabilito per noi, ci vengono elargiti attraverso la Chiesa. Solo nell'istituzione della Chiesa, attraverso la Chiesa sono donati. Ecco perché la Chiesa viene detta "Sacramen­to universale di salvezza" perché contie­ne in sé tutti questi mezzi efficaci per la salvezza, che sono i sacramenti.

Il sacramento con cui la Chiesa mi co­munica la salvezza è proprio il battesimo. È il sacramento primo della Nuova Al­leanza. Viene detto primo perché attra­verso questo sacramento, io entro nella vita cristiana e appartengo al Regno di Dio. Cristo ha istituito il Sacramento del Battesimo, perché tutti abbiano la vita nuova e lo ha affidato alla Chiesa perché lo amministri, insieme a tutti gli altri stru­menti di salvezza, insieme al Vangelo, al­la parola di Dio.

Che cosa troviamo scritto nel Vangelo di Matteo al Cap. 28,19? Troviamo scrit­to così: "Andate e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Prima "ammaestrate", fate conoscere la Parola; poi "battezzate". Ecco il primo Sacra­mento, per cui noi veniamo battezzati nella Chiesa e veniamo battezzati nella fede della Chiesa.

Il bambino, non è ancora capace di a­vere fede, viene battezzato nella fede del­la Chiesa. Il bambino appena concepito partecipa della vita della madre; è la vita della madre che assicura la vita del figlio e la crescita del figlio. Altrettanto il bam­bino appena battezzato, è la Chiesa che, come madre, gli assicura la vita, la vita della fede; ecco perché è tanto importan­te che il bambino cresca in una famiglia, in un ambiente dove la fede, la vita di fe­de viene in qualche modo respirata dal bambino.

Allora abbiamo quasi la certezza di una riuscita dal punto di vista cristiano. Ma quando la famiglia è latitante nella fede, è tanta fatica allevare dei figli cristiani. Ecco perché si chiede che i genitori che domandano il Battesimo per i propri figli, si chiede a loro la fede. È un profondo disagio quando due sposi che non sono sposati religiosamente ma solo civilmen­te, o peggio ancora, sé convivono senza essere sposati, vengono a chiedere a noi sacerdoti il Battesimo per il bambino. Bambino che ha diritto al sacramento.

Ma come si fa a suscitare la fede in queste persone che chiedono il sacra­mento per il bambino? Quando: il Battesi­mo viene amministrato nella fede della Chiesa, nella fede della Comunità, che dovrebbe essere la famiglia e la Comu­nità, dovrebbe essere come un grembo caldo nella fede, che aiuta questi bambi­ni, questi ragazzi, a crescere in modo ve­ramente cristiano.

Il punto al quale vorrei arrivare, che più di tutto mi interessa, è questo: il Battesi­mo è il sacramento che genera il nuovo popolo di Dio, un popolo di Santi; e noi dovremmo essere un popolo di Santi! È il battesimo che fa nascere questo popolo di Dio, perché è nel Battesimo che ab­biamo il culmine, la convergenza di tutta la storia della salvezza; starei per dire, che tutta l'opera che Dio ha messo in at­to per salvare il mondo e per salvare l'uomo confluisce lì, nel Battesimo.

L'Apostolo San Pietro collega le acque del Battesimo (l'acqua che viene usata per il Battesimo) all'acqua del diluvio. Ricordate il racconto biblico del diluvio? San Pietro collega l'acqua del Battesimo con l'acqua del diluvio e dice queste pa­role (nella l° Lettera): "La bontà di Dio pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l'Arca nella quale poche per­sone, otto in tutto, furono salvate dall'ac­qua. Figura questa - dice S. Pietro - figu­ra del Battesimo che ora salva noi". Quell'acqua del diluvio era come una profezia, una figura dell'acqua del Battesimo che ci salva. Anche S. Paolo scorge una figura del Battesimo, nel passaggio degli Ebrei attraverso il Mar Rosso: in questa sponda sono schiavi, passano at­traverso il Mar Rosso, salgono nell'altra sponda e sono liberi: il passaggio dalla schiavitù, dalla morte, alla salvezza, alla vita, alla libertà. Ecco la figura del Battesimo.

E allora noi comprendiamo come dal diluvio, come da un Battesimo cosmico emerse una umanità nuova; dal passag­gio del Mar Rosso, come da un Battesi­mo di massa, uscì un popolo libero: il popolo di Dio. Dal Giordano Gesù esce proclamato Messìa e Figlio di Dio Salva­tore; dal sepolcro, dov'era sceso il Ve­nerdì Santo, Gesù esce creatura nuova, glorificata.

Dal Battesimo, da questo mistero di sal­vezza che mi raggiunge, io esco creatura nuova, anche se esternamente nulla la­scia apparire la profonda trasformazione che è avvenuta nel mio spirito. Allora ca­pisco come in quel momento io sono raggiunto da una salvezza che mi viene molto da lontano, e cioè dal momento in cui Adamo ha peccato e dal momento in cui Dio ha detto che ci sarà una donna il cui seme schiaccerà il capo al serpente; e poi giù giù, attraverso le pagine della Bibbia, quando il mistero della salvezza va delineandosi finché arriva Cristo che muore e risorge; e quella salvezza di Cri­sto, attraverso la Chiesa, con il Battesi­mo, arriva a noi.

Non so se sono riuscito a far capire que­sta idea, a farvi almeno balenare questa visione immensa; per cui noi comprendia­mo come attraverso il Battesimo siamo entrati in quest'opera misteriosa, ma rea­le, con la quale Dio vuole salvare tutta l'umanità.

Capiamo come il Battesimo è l'essere toccati da questo mistero di salvezza che mi pone a vivere in una dimensione nella quale poi mi devo sforzare di vivere per tutta la vita. Non basta sapere quindi che il Battesimo è un Sacramento istituito da Gesù Cristo, ma bisogna avere anche un'altra visione del Battesimo: esso è un qualche cosa che ci entusiasma, è un qualche cosa che ci tocca, sentiamo che è una cosa grande, sentiamo che sono vere le parole di quel Santo che disse: "Riconosci cristiano la tua dignità!"

Così si comprende come, immersi nel fonte del Battesimo, deve veramente morire l'uomo vecchio, cioè tutto ciò che è male, perché deve nascere l'uomo nuovo, il popolo nuovo.

IMPEGNI

Vorrei concludere questa riflessione con alcune indicazioni pratiche domandando­vi: Conoscete il giorno del vostro Battesi­mo? Facciamo festa il giorno della no­stra nascita, ma il giorno del Battesimo lo festeggiamo? Io spero di sì. Sentiamo che è festa perché quel giorno siamo nati come cristiani? Se non lo sappiamo po­trebbe allora essere un'occasione per an­dare ad informarci quando sono stato battezzato!

Secondo impegno concreto vorrei sug­gerire questo: in questi giorni, in questa settimana, cercate di recuperare il valore della paternità di Dio. Dio è mio Padre! Con il Battesimo io sono diventato figlio di Dio, Dio è mio Padre! Ripetetela fino alla noia questa parola: Dio è mio Padre! È un valore da recuperare nella nostra vita!

Terzo impegno: ringraziamo il Signore che ci ha dato il dono del Battesimo. Diciamogli un sacco di volte: "Grazie, Si­gnore, per questo dono!" e sarà anche un modo per recuperare nella nostra vita il valore di questo Sacramento di salvezza.

 

SECONDO INCONTRO

Il nostro impegno è quello di prepararci alla Consacrazione alla Madonna; noi stiamo parlando del Battesimo e allora potrebbe sorgere una domanda: che sen­so ha parlare di Consacrazione a Maria? Non è forse una sola la consacrazione del cristiano, quella del Battesimo?

Rispondiamo che la consacrazione del cristiano è quella del Battesimo, però dobbiamo anche dire che da secoli la pietà popolare, confortata dai Santi e confortata anche dai Pastori della Chie­sa, dalle guide della Chiesa, parla di Consacrazione a Maria.

Importante è non pensare che la Consa­crazione a Maria sostituisca quella batte­simale. Il nostro Battesimo rimane sem­pre il fondamento della vita cristiana e la scelta fondamentale della nostra vita.

La Consacrazione a Maria germoglia su quella battesimale. Verrebbe meno il senso della Consacrazione a Maria se ve­nisse meno in noi la consapevolezza del Battesimo che abbiamo ricevuto.

Ecco perché, per disporci a fare questo Atto di Affidamento alla Madonna noi stiamo chiarendo il concetto di Battesi­mo perché quando abbiamo chiarito questo, abbiamo compiuto una cosa im­portante nella nostra vita cristiana, ab­biamo messo un ordine nelle nostre cose che è fondamentale; e allora poi com­prenderemo che senso ha il consacrarsi a Maria, comprenderemo come la Con­sacrazione a Maria è come un germoglio che si sviluppa dalla nostra consacrazio­ne battesimale. Anche perché allora comprenderemo in che modo noi incon­triamo Maria.

INCONTRARE MARIA

Noi cristiani in che modo incontriamo Maria?

La incontriamo proprio qui, in Cristo, perché il Battesimo è il sacramento che ci incorpora in Cristo, che ci unisce a Cristo.

Maria, per la sua particolare vocazione di Madre è unita a Cristo perché creatura scelta a diventare la Madre del Redento­re. Ed è in questo cammino in Cristo che noi incontriamo la Madre e ci uniamo an­che alla Madre, a Maria; per il Battesimo siamo uniti a Cristo, per la divina Mater­nità Lei è unita a Cristo e quindi in Cristo noi ci incontriamo con Maria. Ecco allora veniamo a scoprire anche che questo rapporto con Maria è un rapporto voluto da Dio.

E’ stato Dio che ha scelto questa Donna a diventare Madre del Redentore; è per volontà di Dio che noi ci salviamo attra­verso il Battesimo che ci incorpora al Re­dentore; quindi è per volontà di Dio che noi ci incontriamo con Maria.

Dobbiamo allora prendere coscienza - ed è proprio anche la finalità della nostra Consacrazione in maniera esplicita, in maniera anche pubblica, starei per dire in maniera ufficiale - di questa Maternità di Maria, maternità che Maria non eserci­ta soltanto in Cristo, ma maternità che Maria esercita anche verso di noi.

Consacrarsi a Maria, quindi, è prendere coscienza in forma esplicita e pubblica di questa Maternità, quindi metterci total­mente nelle mani di Maria. Ecco perché, ripeto, si approfondisce il Battesimo, e vedrete che poi avremo anche modo di parlare della Consacrazione alla Madon­na vedendo che cos'è, che obblighi com­porta, come la si vive, quali impegni ri­chiede.

Avremo modo di vedere anche tutto questo, ma adesso è importante che noi approfondiamo il concetto di Battesimo.

SCELTA FONDAMENTALE

Nelle pagine precedenti avevo dato an­che un impegno (da vivere in questi gior­ni) per riscoprire la Paternità di Dio nei nostri confronti, dicendo che con il Bat­tesimo noi siamo diventati figli e che Dio è nostro Padre; che proprio dal giorno del Battesimo noi acquistiamo il diritto di chiamare Dio con il nome di Padre.

Ecco perché nel rito del Battesimo è in­serita la recita del Padre Nostro. Il bam­bino battezzato non lo può ancora recita­re, lo recitano gli adulti presenti per lui. Ma pensate invece al caso di un Battesi­mo di un adulto, quale valore ha quel momento in cui il battezzato, per la pri­ma volta, si può rivolgere a Dio chia­mandolo con il nome di "Padre"!

Ecco allora, il Battesimo, che è il sacra­mento primo e fondamentale della nostra vita cristiana, è quello che determina la scelta fondamentale della nostra vita. È vero che se noi facciamo una verifica del nostro essere cristiani e del vivere il Bat­tesimo, dobbiamo riconoscere che tante volte siamo venuti meno alla fedeltà del nostro Battesimo; ma questo non com­promette quella che è e rimane la scelta prima e fondamentale della nostra vita. Il Battesimo è il sacramento che ci spalan­ca la porta della vita dello spirito e rende capace, chi lo riceve, di compiere un certo cammino. Come anche è il sacra­mento che abilita a ricevere gli altri sa­cramenti.

Avrete notato come, quando si inizia la preparazione alla Prima Comunione e so­prattutto alla Cresima, viene chiesto il certificato di Battesimo. A quelli che si sposano il sacerdote chiede il certificato di Battesimo, perché il Battesimo è il sacramento che abilita a ricevere gli altri, in qualche modo che apre la porta e che mette il cristiano dentro il Regno di Dio e lo rende capace di compiere un certo cammino.

Ed è importante tenere presente come è una scelta fondamentale - adesso forse questa scelta è meno evidente perché si battezzano i bambini - ma anche adesso, prima di dare il Battesimo, il sacerdote si rivolge ai genitori e chiede: "Volete che vostro figlio riceva il Battesimo della Chiesa? I genitori rispondono: "Sì, lo vo­glio". Ecco la scelta.

Ma se invece è un adulto, è proprio a lui che viene fatta la domanda: "Vuoi essere battezzato?" "Sì, lo voglio!" Ecco la scel­ta fondamentale, è la scelta non di un ri­to, è la scelta non di un giorno di festa, è la scelta di una vita vissuta in un certo modo, da cristiani, cioè da seguaci di Cristo; quindi per il bambino, ma è più e­vidente nell'adulto, diventa un nuovo inizio di vita, diventa una testimonianza, u­na confessione, chiamiamola così, una confessione esterna, pubblica, di avere scoperto Cristo e di voler vivere tutta la vita come Lui ci ha insegnato, realizzan­do nella vita quel messaggio evangelico che Lui ci ha comunicato.

Ecco il Battesimo: la scoperta di Cristo. Vorrei proprio ricordare l'immagine di Pietro che va a pescare e ad un certo momento gli dicono: "È il Signore! È il Signore!" E che cosa fa Pietro? Per prima cosa, si mette la veste perché, dice il Vangelo, si era spogliato per andare a pescare.

SCOPRIRE IL CRISTO

Vorrei che ci mettessimo nell'atteggia­mento di nudità spirituale di Pietro; ci svestissimo di tutto quello che siamo e che abbiamo, per metterci di fronte al Si­gnore, al Battesimo, al nostro Battesimo quasi in un atteggiamento di stupore, di chi scopre qualche cosa di importante nella vita, di chi scopre la cosa più im­portante della sua vita: la scoperta di Cristo. Credo che per noi, che siamo cre­sciuti in un paese cristiano, mi auguro in una famiglia cristiana, che si voglia o no, abbiamo respirato un certo cristianesi­mo, che abbiamo fatto quindi una certa abitudine, per cui alcune cose, alcune frasi, alcune affermazioni forse non ci impressionano più. Abbiamo bisogno di tirarci giù questa crosta di abitudini che abbiamo addosso per fare veramente u­na riscoperta di Cristo.

Ricordate come nel Vangelo di Matteo all'inizio (Cap. 1,14), l'Evangelista dice che dopo che Giovanni fu arrestato, Ge­sù si recò nella Galilea, predicando il Vangelo di Dio e diceva: "il tempo è compiuto", e anche: "il Regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al Vange­lo". È come se in questo momento lo stesso Signore Gesù battesse alla porta della mia vita e mi dicesse: "Ricordati Antonio, Giovanni Maria, Filippo, ricor­dati che il tempo è compiuto! Il tempo della tua vita è ben definito, non dipende da te. Il Regno di Dio è vicino, sono lo che batto alla tua porta di casa". Il Re­gno di Dio è Cristo stesso che è venuto, che ci chiede di essere accolto nella no­stra vita: "Convertiti e credi al Vangelo!".

È uno scossone che viene a dare Cristo stesso alla mia vita; è Cristo stesso che viene a scuotermi dal torpore nel quale forse sono vissuto finora, è Lui stesso che vuole togliermi da quell'abitudina­rietà di vita vissuta in qualche modo per cui sono andato avanti nella mia vita di cristiano a forza di compromessi, accon­tentando un po' qui, un po' là, un po' il Signore, un po' me stesso, un po' il mon­do, un po' il diavolo, un po' i miei inte­ressi. "Convertiti e credi al Vangelo!" Ri­scoprire il valore del Battesimo vuol dire riscoprire questo Cristo vivo nella mia vi­ta e vuol dire togliermi da quella pigrizia spirituale per iniziare a vivere una vita cristiana più intensa, più integrale, più radicale.

Ecco la scoperta di Cristo. E voi capite che questo messaggio "Convertiti e credi al Vangelo" è un messaggio essenziale di poche parole, ma dove non manca nien­te! Vuol dire che Dio mi chiama, il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino. Dio mi chiama a trasformare questi giorni e questi anni, a trasformare questo tempo in un tempo di decisione.

Provate a pensare come abbiamo tra­scorso questi anni della nostra vita. Sia­mo andati avanti, ma come? C'era una volta una formula della Via Crucis che diceva così, quando si ricordava Gesù che cade per terra e si rialza: "Quante volte sono passato dalla confessione al peccato, dal peccato alla confessione?". - Proviamo a pensarci! Quante volte sia­mo passati dal peccato alla confessione, dalla confessione al peccato. Quando è Natale e Pasqua sentiamo che vengono i nostri cristiani: "Eccomi, sono qui anco­ra, un'altra volta. Con le solite cose". Ec­co, così siamo noi! I soliti, perché? Per­ché non abbiamo trasformato questo tempo, in tempo di decisioni, degne di persone intelligenti come siamo noi; de­cisioni che siano degne di persone voliti­ve, come dobbiamo essere noi; perché, ricordiamo che Gesù, a cui siamo uniti dal Battesimo, è Dio stesso che scende su di noi e che entra nella nostra vita! È Dio che vuole che noi percorriamo una via che non ci allontani da Lui, ma anzi, che ci avvicini sempre di più a Lui.

Quante volte a quel Gesù, che è morto in Croce, noi giriamo le nostre spalle e ce ne andiamo via, ce ne andiamo lonta­no ripetendo nella nostra vita la scelta del Figliol prodigo, che ha sbattuto la porta in faccia al padre e se ne è andato.

Ha voltato le spalle al padre, come tante volte noi voltiamo le spalle a Cristo. In­vece il nostro atteggiamento deve essere quello del "secondo" Figliol prodigo, quando volge il volto al padre, alla casa del padre; un volto sfigurato dalla po­vertà, dalla sporcizia, dalla miseria, dalla vergogna, dal peccato, un volto sfigura­to! ma un volto che viene assunto nel volto del padre, abbracciato dal padre, che accoglie sempre suo figlio.

Anche noi dobbiamo avere questo co­raggio. Se finora abbiamo voltato le spal­le a Cristo, dobbiamo presentargli il vol­to, anche se è sfigurato dal peccato, per­ché sappiamo che Lui lo può rifare nuo­vo. Dobbiamo riscoprire questo Cristo nella nostra vita, dobbiamo riscoprire il valore di quella salvezza che Egli mi do­na in un modo del tutto gratuito.

TESTIMONIARE CRISTO

Ecco allora che riscoprire il Battesimo, riscoprire il Cristo, vuol dire per me an­che riscoprire il senso della conversione, che diventa così l'inizio della vita nuova. Ricordate il Figliol prodigo, quando è cambiato? Quando è arrivato alla porta di casa? No! Il Figliol prodigo è cambiato nel momento in cui, lo immaginiamo se­duto in quel prato, mentre custodisce i porci e dentro di sé pensa: "Come sono ridotto! Qui non posso neppure saziarmi delle ghiande. In casa di mio padre an­che i servi mangiano il pane bianco. Mi alzerò e andrò da mio padre".

Ecco il momento della conversione, della vita nuova. Quello è stato il mo­mento!

Quindi anche per ciascuno di noi la conversione deve diventare l'inizio di un nuovo cammino, il prendere coscienza di quello che siamo e guardare a Cristo che ci invita a camminare con lui. Ecco la ri­scoperta di Cristo, ecco come dobbiamo riprendere a vivere il nostro Battesimo che deve portare non soltanto un cam­biamento dentro di noi, trasformarci den­tro, ma deve portare anche un cambia­mento esteriore nella nostra vita. Dob­biamo anche dare quei segni che diventi­no visibili, che dimostrano che noi siamo cambiati; dobbiamo anche dare testimo­nianza che noi abbiamo incontrato Cristo e che vogliamo viverlo in un modo del tutto diverso.

Ricordate gli Atti degli Apostoli? Quando gli Apostoli si trovano davanti ai giudici i quali vogliono impedire loro di parlare di Cristo e loro dicono: "Giudica­te voi se dobbiamo obbedire a Dio o a voi". E poi Pietro parla di Cristo, morto e risorto e dice: "Di questi fatti noi siamo testimoni. Di questi fatti, di questo Cristo morto e risorto noi siamo testimoni".

Se noi vogliamo rivivere il nostro Batte­simo e riscoprire Cristo, dobbiamo impa­rare anche a testimoniarlo.

E che cosa è il testimone? Vi voglio da­re la definizione del testimone (perché oggi sentiamo tanto parlare di testimo­nianze, di essere testimoni!). Chi è il te­stimone? È colui che dopo aver provato, visto e capito, ha il coraggio di comuni­care agli altri l'esperienza fatta. Dopo a­ver provato, visto e capito. Ecco allora che l'Apostolo Giovanni dice: "Quello che i nostri occhi hanno visto, quello che le nostre orecchie hanno udito, quello che le nostre mani hanno toccato, cioè il Verbo della vita, questo noi vi annuncia­mo!"

E noi come battezzati dobbiamo arriva­re qui, fare anche noi l'esperienza di Cri­sto: sentirlo, vederlo sempre nella fede, capirlo, fare esperienza forte di Cristo perché poi, questa esperienza dobbiamo anche comunicarla.

Ecco la testimonianza. Testimone è co­lui che dopo aver provato, visto e com­preso, ha il coraggio di comunicare agli altri l'esperienza che ha fatto.

E noi, con il Battesimo, dobbiamo fare proprio questo. Dobbiamo anche ester­namente cambiare la nostra vita. Se pri­ma parlavo in un certo modo, adesso de­vo parlare in un altro modo; se prima mi comportavo come persona di mondo, a­desso mi devo comportare come Cristo mi insegna; se prima i miei affari li por­tavo avanti in un modo, adesso i miei af­fari li devo portare avanti onestamente. Deve cambiare la mia vita! Non basta che io capisca alcune cose, le devo cala­re giù nella nella mia realtà, perché que­ste cose diventino vita e diventino tra­sformanti la mia vita; mi devono portare a quella che viene chiamata mentalità di fede. Per cui, ad un certo momento, io giudico, penso ed agisco secondo la mia fede.

Dobbiamo imparare a metterci da cre­denti dentro in tutte le realtà della vita. Ecco che cosa vuol dire riscoprire il Bat­tesimo, riscoprire il Cristo.

IMPEGNI

Continueremo domenica prossima a parlare ancora sul Battesimo, ma intanto vi vorrei dare la lezione per casa e cioè vi suggerirei, in questa settimana, di pren­dere in mano il Vangelo; scegliete una pagina, quella che vi piace, quella che conoscete, quella che forse può dire qualche cosa per voi e leggetela!

Lunedì: pensateci su e pregateci sopra. Martedì: leggetela un'altra volta, prega­te e pensateci.

Mercoledì: rileggetela. Giovedì: la stessa cosa. Venerdì: la stessa cosa. Sabato: la stessa cosa. Ogni giorno quella pagina del Vangelo vi aiuterà a scoprire Cristo; la Sua parola sarà come l'immagine di Cristo che cam­bia colore alla vostra vita.

A me viene in mente un'immagine: quando vedevo mia mamma - e chissà anche quanti di voi - quando non c'erano le tintorie, vedevo mia mamma che prendeva i pacchetti di colore, faceva bollire il colore in un pentolone, poi ci metteva dentro la biancheria e la bian­cheria prendeva un altro colore. Se l'im­magine può servire, quella pagina del Vangelo che scegliete e che leggete, sempre quella, ogni giorno, sia come il pentolone del colore, in cui ci mettiamo dentro noi per prendere i colori di Cristo, per scoprire Cristo e prendere il Suo mo­do di pensare, di agire, di scegliere.

 

TERZO INCONTRO

Nella prima parte illustrerò alcune cose che riguardano la Consacrazione e l'Affi­damento a Maria; nella seconda parte continueremo la riflessione approfonden­do il Battesimo specialmente nel suoi a­spetti pratici della nostra vita.

CONSACRAZIONE IMPEGNO DI VITA

Ci domandiamo: che cosa comporta la Consacrazione a Maria? Prima di tutto comporta il dare testimonianza della pro­pria fede. Quindi la Consacrazione diven­ta un impegno concreto di vita e credo che non sarà mai sufficientemente sotto­lineato che non è un atto devozionale, non è una pia pratica, non è una scelta per assicurarsi il Paradiso ma diventa un impegno di vita.

Chi fa questa scelta deve impegnarsi a vivere in modo coerente la sua vita cri­stiana e questo lo si deve fare non a co­minciare dal giorno in cui si fa questo Atto di Affidamento, ma dobbiamo co­minciarlo da subito questo impegno. Per cui ecco la necessità di una verifica della nostra vita per domandarci non tanto se facciamo già tutto, ma perlomeno se da parte nostra c'è l'impegno a fare qualche cosa, c'è lo sforzo, si è intravista una strada da percorrere.

Quello che diventa, direi specifico, di chi fa la Consacrazione a Maria è questo: che in questa testimonianza di vita deve avere spazio la consapevolezza della missione di Maria, cioè bisogna fare rife­rimento all'esempio che ci ha dato Maria; alla missione che Lei ha svolto accanto a Cristo in obbedienza al Padre, docile al­l'azione dello Spirito; e poi la missione che Lei ha svolto accanto agli Apostoli nella Chiesa nascente, nella Chiesa pri­mitiva. Quindi noi, facendo la Consacra­zione alla Madonna, ci impegnamo in u­na testimonianza di vita, facendo riferi­mento all'esempio che ci ha dato Maria; richiamandoci a quello che ha fatto Lei, a come Lei ha vissuto la Sua fede, a co­me Lei ha interpretato la volontà di Dio, alla Sua generosità. Ecco la testimonian­za di vita consacrata.

Certamente iniziando questo cammino mi chiedo se c'è veramente quest'impe­gno di tutti noi. Perché se c'è, allora avrà effetto questa Consacrazione; ma se non c'è, questa testimonianza temo che si ri­duca veramente ad un atto devozionale.

CONSACRAZIONE OPERA RESPONSABILE

Secondo impegno che comporta la Consacrazione è apprestare la propria o­pera responsabile, assumendoci delle re­sponsabilità secondo le esigenze della storia della salvezza; cioè bisogna partire da un'analisi della situazione e doman­darci: "Come si realizza la storia della salvezza nel mondo di oggi, con questo tipo di cultura?". E allora attraverso que­sta analisi, che può essere fatta perso­nalmente, meglio se è un'analisi fatta al­l'interno di una comunità, trovare quali sono le esigenze del mondo di oggi e cercare, con le nostre forze, di dare una risposta concreta.

IMPEGNO SOCIALE

Per esempio, un'esigenza che è stata sottolineata anche una settimana fa nella riunione dei Vescovi italiani a Collevalen­za, è la necessità della Catechesi, della evangelizzazione agli adulti. Se al mondo d'oggi notiamo una così forte carenza di fede, è perché manca una conoscenza, perché manca il contatto con le sorgenti della fede, specialmente con la parola di Dio. E allora ecco una esigenza, ecco u­na risposta, quella dell'evangelizzazione. Ma come si può rispondere ad una esi­genza di questo genere? Preparandoci, per esempio, a diventare catechisti degli adulti, a sapere comunicare la riccchezza della parola di Dio, a non vivere quindi una fede intimistica, privatamente, ma a saper mettere a disposizione degli altri quella ricchezza che abbiamo accumula­to noi. Ecco come può essere una rispo­sta secondo le esigenze della storia della salvezza di oggi.

Ancora è necessario, come risposta e come impegno che comporta la Consa­crazione, a cooperare nell'amore del pros­simo e nella promozione umana.

Pensate ai grandi temi di oggi. Sentia­mo dibattere così fortemente, direi che ormai nessun Paese è esente da questo: la piaga della droga. Ma non basta con­dannare. Credete voi sia sufficiente una legge fatta dal Governo per risolvere il problema? Già abbiamo sentito quante

reazioni sono venute da più parti, spe­cialmente dai responsabili delle comu­nità terapeutiche; abbiamo sentito che non sono disponibili ad accogliere in mo­do coatto persone che non hanno voglia di curarsi e di uscire dal tunnel. Un gran­de problema di promozione, di educazio­ne, di solidarietà per tutti.

Pensiamo al grande tema della vita: dal­la vita che sta per nascere fino all'anzia­no. Ecco i grandi temi di promozione sui quali è necessario impegnarsi nel mondo di oggi e all'interno della Chiesa, perché consacrarsi alla Madonna non vuol dire riempire un registro di nomi e di firme, ma vuol dire assumere nel mondo di og­gi quella missione che la Madonna ci vuole affidare.

Dice il documento "Marialis cultus", l'e­sortazione apostolica di Paolo VI, sulla Madonna: "L'azione della Chiesa nel mondo è come un prolungamento della sollecitudine di Maria". E quale sarebbe la sollecitudine di Maria, oggi? Come si comporterebbe la Madonna di fronte a questi grandi temi di promozione umana, prima che di impegno cristiano?

Ecco allora che la Consacrazione alla Madonna non deve portarci fuori del mondo, ma deve metterci ancora più dentro in questi problemi, perché possia­mo veramente, con la nostra presenza, con la nostra parola, con la nostra azio­ne, con le scelte, con la preghiera, con il sacrificio, cooperare per aiutare l'uma­nità in un cammino migliore di quello che sta facendo. La Consacrazione a Ma­ria non è solo un gesto di pietà, ma fa parte di un più completo e leale vivere il Battesimo negli impegni personali, so­ciali, familiari e civici.

IMPEGNO FAMILIARE

Qui ci sarebbe da fare una lezione, sol­tanto in queste prospettive: nei nostri im­pegni personali, negli impegni sociali, fa­miliari ma soprattutto all'interno della fa­miglia. È lì il primo campo di impegno e di prova.

Direi che qualche volta fa male (spero che non sia frequente), ma qualche volta fa male sentire da qualche persona che dice: "Mio marito, mia moglie, quando è fuori di casa è un santo; in casa, non di­co demonio, sarebbe una parola troppo grossa, ma in casa è diverso!" Allora ca­pite come il nostro impegno deve comin­ciare all'interno della famiglia. Se c'è qualcosa da migliorare nei rapporti come marito, come moglie, come sposi, nella realizzazione della vita di coppia, se c'è qualcosa da migliorare nel rapporto con i figli o con i genitori, è lì che dobbiamo cominciare, e poi scendere negli impegni civici, negli impegni sociali.

Quanto bisogno c'è di moralizzare la vi­ta sociale, la vita civile! Quanto bisogno di moralizzare questa vita! Ecco che cosa comporta la Consacrazione. Questo lo dico, non per spaventare, ma non vorrei neppure creare dei malintesi; ed è su questa strada che dobbiamo camminare.

Non è detto che uno perché partecipa a questi incontri sia obbligato a fare la sua Consacrazione. Egli deve vagliare la sua situazione e, piuttosto che fare una cosa di cui non è convinto, è meglio rinviare, attendere una ulteriore maturazione. Non bisogna fare una cosa che non si sente di fare. Prima di fare una scelta di questo genere, un atto così impegnativo come un atto di Consacrazione, è bene anche interpellare il proprio Padre Spirituale (e bisognerebbe averlo il Padre Spirituale; un sacerdote che ci guida nella nostra vita e nel nostro cammino), interpellare lui, perché quando una parola ci viene da lui, andiamo avanti con maggior sere­nità.

BATTESIMO: SCOPRIRE CRISTO

E passiamo alla seconda parte: stiamo approfondendo il Battesimo e, se ricor­date, avevamo detto che il Battesimo è la scoperta di Cristo come la cosa più importante della vita, direi una meravi­gliosa scoperta. Specialmente per noi, quando in una riflessione matura arrivia­mo a capire questo, faremo sempre una migliore scoperta di Cristo. E vi suggeri­vo anche, non tanto per darvi la lezione per casa, ma vi suggerivo di prendere in mano il Vangelo e di scegliere una pagi­na, di leggerla, rileggerla, sempre quella, tutti i giorni senza cambiarla, pensandoci su, da soli o per la strada, rileggendola, magari imparandola a memoria, per sco­prire Cristo attraverso quella pagina.

BATTESIMO: SCOPRIRE LA COMUNITÀ

Accennavo anche che il Battesimo vuol dire anche la scelta consapevole di una Chiesa e di una Comunità parrocchiale, dove la Chiesa concretamente è presen­te.

Il Battesimo comporta l'ingresso nella Comunità dei Fedeli.

Penso che abbiate sentito parlare, ripe­tere il termine "Iniziazione Cristiana": il Battesimo, l'Eucaristia, la Cresima, ven­gono chiamati i Sacramenti della Inizia­zione Cristiana perché il bambino che cresce deve essere aiutato gradualmente a capire la Chiesa e ad entrare nella vita della Chiesa.

E che cosa significa? Significa il pro­cesso di socializzazione, di incorporazione nella Chiesa mediante la fede, me­diante uno sviluppo in noi della fede; una maggiore consapevolezza delle verità della fede; una maggiore conoscenza del­la storia della salvezza. Credo che questo processo di socializzazione deve conti­nuare sempre, perché abbiamo bisogno di entrare sempre di più nella vita della Chiesa.

Non so quando verrà dal Santo Padre, il documento che dovrebbe essere emana­zione del Convegno Ecclesiale di Loreto sui laici, ma già abbiamo i capitoli della "Lumen gentium" sul popolo di Dio e sui laici, che ci mettono davanti a tutto uno sviluppo per cui anche noi, come cristia­ni e battezzati, dobbiamo prendere non solo visione di questi insegnamenti, ma farli diventare vita per noi.

Una frase che, mi pare, ci aiuta a capire a proposito di Chiesa, o meglio, quella osservazione che alle volte viene fatta e che credo tutti abbiamo sentito: "Gesù Cristo sì, ma la Chiesa, la Chiesa no!; Dio sì, ma ...!", mentre invece dobbiamo capire che è nella Chiesa, ed è in questa Chiesa, con questi uomini di Chiesa, con questa Comunità che noi dobbiamo fare il nostro cammino di fede. Non è con u­na Chiesa ideale, come dice la Sacra Scrittura, senza ruga e senza macchia, ma purtroppo la Chiesa fatta di uomini e quindi con rughe e con macchie, in cui noi siamo chiamati a vivere la nostra e­sperienza di fede. Allora la frase, che io ho ripetuto ancora e che non è mia, è questa: "Uomini si diventa mediante altri uomini, cristiani si diventa mediante altri cristiani".

COMUNITÀ: CHIESA

Quindi non possiamo tirarci fuori dalla Comunità Ecclesiale, ma è dentro questa Comunità Ecclesiale che dobbiamo e ri­cevere e donare; dobbiamo lasciarci aiutare e nello stesso tempo dobbiamo so­stenere gli altri e lasciarci sostenere dagli altri in questo cammino di fede, senza mai scandalizzarci, sapendo misurare i nostri passi secondo le capacità degli al­tri, sapendoci anche fermare per atten­dere chi stenta a venire avanti. Ma dob­biamo fare così all'interno della Comu­nità. Guai se uno dicesse: "Io sono bat­tezzato e penso per conto mio, mi incon­tro con il Signore quando credo e come voglio. La Chiesa vada per la sua stra­da". Quanti oggi pensano così! Tanti cri­stiani che non frequentano la Chiesa; non è che non abbiano fede; se doman­date a loro: "Ci credi a Dio? A Gesù Cri­sto?", ci credono, ma poi, l'essere pre­senti in Comunità, vivere nella Comunità, questo non lo fanno e non lo capiscono. Quindi noi, per diventare cristiani e rima­nere tali, abbiamo bisogno della Comu­nità di Fede!

II Vangelo ci è pervenuto attraverso questa Comunità di Fede. Chi è che ci ha comunicato il Vangelo? La Chiesa! Dov'è che va letto ed ascoltato il Vangelo? Nel­la Chiesa! Altro è la lettura personale che posso fare io, e altro è la lettura nella Co­munità dove quella parola diventa poi celebrazione e preghiera e un impegno di vita per la stessa Comunità.

Quindi dobbiamo capire, ed è questo un concetto importante, che la Comunità (e quando parlo di Comunità intendo la Parrocchia), la Comunità è lo spazio del­l'attuazione viva e concreta della nostra fede.

La nostra fede va vissuta lì, nella nostra Comunità.

Ecco perché ci dobbiamo interrogare, per esempio, quale grado di appartenen­za noi abbiamo nella nostra comunità? Siamo quelli che vivono molto ai margi­ni della Comunità, siamo quelli che sono a metà strada, o siamo persone dentro la Comunità, attive nella Comunità?

Abbiamo sentito questa espressione: "La Chiesa è il Sacramento della nostra salvezza", cioè Dio stesso rende questa Comunità il luogo della salvezza. La Chiesa diventa il luogo della salvezza, è dentro questa Comunità che il Signore vuole farci camminare verso la salvezza eterna.

La Chiesa esiste per volontà di Gesù Cristo. È stato Cristo che l'ha voluta. Non è stata un'invenzione, non è stato San Paolo sullo schema dell'organizza­zione dell'impero romano, a voler co­struire questo impianto di Chiesa. È Ge­sù Cristo che ha chiamato Pietro: "Tu sei Pietro e a te darò le chiavi del Regno dei Cieli"."Chi ascolta voi ascolta me". "An­date e predicate il Vangelo a tutte le creature"."Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo". "Questo è il mio Corpo, que­sto è il Calice del mio sangue, fate que­sto in memoria di me". "A chi rimetterete i peccati saranno rimessi". E altro anco­ra. È Cristo che ha voluto la Chiesa e quindi è dentro a questa Chiesa che io mi devo collocare come battezzato e mi devo salvare.

COMUNITÀ: POPOLO DI DIO

Il popolo di Dio, specialmente sottoli­neato dal Concilio Vaticano II, è il nuovo spazio vitale in cui si entra con il Battesi­mo. Il riferimento è molto evidente al po­polo di Dio dell'Antico Testamento. Dio che interviene per prendere questo po­polo schiavo in Egitto, portarlo fuori fa­cendolo camminare. Dà tanti aiuti Dio: mette Mosé come condottiero; fa scaturi­re l'acqua dalla roccia; manda le quaglie quando hanno bisogno di carne; manda la manna perché non muoiano di fame nel deserto; prepara a loro la Terra Pro­messa. Ma è un popolo in cammino!

Il Signore Dio, nell'Antico Testamento, non si rivolge alla singola persona o al piccolo gruppo, si rivolge a tutto un po­polo. Così quel popolo era immagine del futuro popolo di Dio che siamo noi. Co­me quegli antichi uomini avevano sal­vezza dentro il popolo, (pensiamo che cosa voleva dire per un popolo nomade vivere all'interno del clan, all'interno del gruppo; voleva dire la salvezza da ogni pericolo! Anche in certe tribù primitive, oggi, essere all'interno della tribù o del clan vuol dire contare sull'aiuto di tutti; mettersi fuori dalla tribù o dal clan vuol dire privarsi dell'aiuto di tutti); altrettanto oggi: è dentro alla Chiesa, è all'interno della Comunità che noi dobbiamo cam­minare perché è lì che il Signore comuni­ca, secondo la Sua volontà e la Sua provvidenza, i canali della Sua Grazia. Se noi ci mettiamo fuori, ci priviamo di que­sti aiuti.

E vorrei terminare con quello che dice la "Lumen gentium", al capitolo 9: "Co­me già Israele (il popolo antico) secondo la carne peregrinante nel deserto, viene chiamato Chiesa di Dio, così il nuovo I­sraele dell'era presente (che siamo noi) che cammina alla ricerca della città futu­ra e permanente, si chiama pure Chiesa di Cristo, avendola Egli acquistata col Suo Sangue, riempita dal Suo Spirito e fornita dei mezzi adatti per l'unione visi­bile e sociale.

Dio ha convocato tutti colori che guar­dano con fede a Gesù, autore della sal­vezza e principio di unità e di pace, e ne ha costituito la Chiesa, perché sia per tutti e per i singoli, il Sacramento visibile di questa unità salvifica".

Ecco, è volontà di Dio ribadita da que­ste parole così chiare del Concilio, che noi siamo Chiesa, e siamo Chiesa nella misura in cui viviamo intensamente la vi­ta della nostra Comunità parrocchiale.

Ecco perché questo cammino, pur pren­dendo il via qui, in questo luogo di espe­rienza, in questo Cenacolo, deve approdare nelle nostre Comunità. È là che il Signore ci chiama ad essere presenti e ad agire.

IMPEGNI

E allora, se la volta scorsa vi consiglia­vo come impegno di prendere il Vangelo e leggere una pagina fino ad assimilarla per scoprire Cristo, ora vi dico, provate a verificare qual'è la vostra presenza all'in­terno della Comunità parrocchiale; e se già avete un servizio che svolgete, do­mandatevi con quale spirito lo svolgete; e se non avete un servizio, domandatevi quale potrebbe essere; ma nessuno deve rimanere escluso da un servizio. E a scanso di equivoci, perché non ci sia qualcuno che dica: "Ma io che posso fare alla mia età? Ecc., ecc.". Pensate al pro­blema che ha avuto Santa Teresina del Bambin Gesù, quando si chiedeva che cosa poteva fare nella Chiesa, nel Regno di Dio, qual'era il suo posto, e si era im­battuta nelle parole di San Paolo: "corpo mistico": testa, braccia, voce, ecc. Ad un certo momento era tanto inquieta perché pensava: "Ma io vorrei farle tutte queste cose!". Poi lo Spirito Santo l'ha illumina­ta con questo pensiero: "Ma c'e anche il cuore!", "Ecco - disse Santa Teresina - io voglio essere il cuore che ama! - Il cuore che ama!"

E allora io direi che qui c'è spazio per tutti.

Cosa manca nella nostra generosità per poter dire al nostro sacerdote responsa­bile della Comunità parrocchiale: "Senta, io non posso fare tanto, però conti sulla mia preghiera, conti su qualche gesto di amore, conti sull'offerta quotidiana dei miei sacrifici e delle mie sofferenze". "Io sono capace soltanto di fare qualche pic­colo lavoro materiale, ecco faccio quel­lo!". "Io sono un pensionato che ho prati­ca di ufficio, tengo la contabilità della Parrocchia, i registri". "Io posso fare ca­techesi." "Io cantare", "Lo la San Vincen­zo", "Io la Caritas"... Tutti dobbiamo ave­re un piccolo posto dove portiamo il no­stro contributo per diventare così sogget­ti di pastorale, non solo oggetti di pasto­rale, ma soggetti di pastorale.

In questo modo si vive la nostra appar­tenenza alla Comunità ed in questo mo­do si cala giù nel concreto della Chiesa la nostra Consacrazione alla Madonna e, direi, diventiamo il prolungamento - co­me dice la "Marialis cultus" - diventiamo il prolungamento della missione di Maria in quel posto dove si vive; siamo Maria che prega, siamo Maria che ama, siamo Maria che insegna, siamo Maria che la­vora, siamo Maria che predica, siamo Maria che canta, siamo Maria che fa qualcosa. Ecco la nostra Consacrazione vissuta concretamente! .

 

QUARTO INCONTRO

In questo quarto incontro cerchiamo di entrare nel vivo del nostro discorso sulla Consacrazione alla Madonna e perciò noi tutti sentiamo l'esigenza di raccomandar­ci a Lei perché ci guidi, ma soprattutto invocare lo Spirito Santo perché ci dia luce, perché lo Spirito Santo elimini i di­fetti, i blocchi dentro di noi che, a volte, ci creano delle difficoltà in questo cam­mino, cose che possono anche, in un certo senso, farci paura, paura di impe­gnarci troppo. Per cui dobbiamo stare at­tenti perché il diavolo lavora continua­mente, e se riesce a spaventarci un po' per farci desistere o perlomeno non esse­re così generosi, lo fa volentieri.

Ecco perché invochiamo lo Spirito San­to, perché ci dia luce, ma anche forza, coraggio, perché il nostro è un cammino di santità, perché è un cammino che ci porta a realizzare pienamente la nostra vocazione cristiana e ci porterà anche ad essere validi testimoni dell'amore di Dio, nel mondo di oggi; e di questo ce n'è tan­to bisogno.

VALORE DELLA CONSACRAZIONE A MARIA

Dobbiamo pensare alla Consacrazione con tanto senso di responsabilità perché consacrarsi a Maria è un gesto che molte persone hanno fatto, ma non è poi altret­tanto facile mantenersi fedeli.

Non è altrettanto facile ad essere coe­renti agli impegni, per cui dobbiamo do­mandarci, sempre, quanti di coloro che in passato hanno fatto questa Consacra­zione (intendo nella vita della Chiesa) vi­vono poi questo gesto, vivono questa scelta? Una grande maggioranza, dob­biamo dire, dimentica un po' tutto, tutt'alpiù conserva il ricordo di un momento di fervore, oppure, a volte, conserva qual­che pia pratica. Ma non è tanto una pia pratica che ci interessa, è uno stile di vita che noi dobbiamo assumere, è una men­talità nuova che deve diventare nostra, per cui Maria diventa nella vita del cri­stiano così presente, come è presente l'ossigeno dentro ai polmoni, come è presente l'ossigeno in tutto il sangue, in tutta la vita; questo ossigeno è la grazia perché Maria facilita il cammino a Gesù e attraverso Gesù a Dio che è Padre.

È necessario allora, prima di tutto, co­noscere che cosa è la Consacrazione a Maria e io cerco di darvene una definizio­ne, ma non sono tanto le parole che dob­biamo ricordare quanto piuttosto lo spiri­to che dobbiamo assumere.

La Consacrazione è un atto per mezzo del quale andiamo a Maria, andiamo da Lei, riconoscendola come nostra Madre, per affidarci alla Sua protezione, alle Sue cure, per metterci alla Sua scuola, per im­parare da Lei a conoscere, amare e servi­re Gesù.

CONSACRAZIONE: PROPRIETÀ DI MARIA

Quindi è un atto, la Consacrazione, con il quale noi prendiamo la nostra vita e l'affidiamo totalmente, senza nessuna ri­serva, l'affidiamo totalmente a Maria, perhé Maria non sia soltanto la mamma che ci accoglie, non sia soltanto colei che ci protegge, ma diventi maestra per noi, diventi modello esemplare per la no­stra vita e tutto questo non perché ci fer­miamo a Maria ma perché Maria ci porti a Cristo, perché è Lui che noi dobbiamo ancora di più conoscere, che dobbiamo ancora di più amare, per poterlo anche meglio servire.

Ecco che cosa è la Consacrazione alla Madonna. È questo mettere la nostra vita nelle mani di Maria. Lo vogliamo fare con un atto solenne e sacro, come è ap­punto una Consacrazione, anche se in tanti rimane sempre un atto privato, non essendo un atto ufficiale della Chiesa, però diventa un atto solenne, sacro, at­traverso il quale noi apparteniamo a Ma­ria. Diventiamo, non è esagerata la paro­la, diventiamo Sua proprietà, appartenia­mo a Lei. Quindi diventa un ricorso che noi facciamo, ad un certo momento della nostra vita, come scelta consapevole, al­l'amore di Maria, al Suo amore materno e diventa, la Consacrazione, un impegno non meno assoluto di vivere con Lei tutta la nostra vita.

Se vogliamo fare un paragone (siamo su piani diversi, ma l'idea può essere uti­le) diciamo che il Battesimo ci ha fatti entrare in modo efficace nell'alleanza di Dio con l'uomo, attraverso Cristo. Così la Consacrazione, l'Atto di Affidamento a Maria, diventa un gesto, una scelta di alleanza fra noi e la Madre del Signore che diventa, attraverso questa Consacrazio­ne, come scelta ancora più consapevole, diventa nostra Madre Maria, e nostra Ma­dre per il Battesimo. Questo lo sappiamo per fede ma, attraverso la Consacrazio­ne, in una maniera ancora più completa e più consapevole: Maria diventa nostra Madre.

Per questo dobbiamo chiedere (l'ho det­to giustamente all'inizio di invocare lo Spirito Santo) dobbiamo proprio chiede­re di acquisire una perfetta consapevo­lezza di questo gesto che noi compiamo.

Non è un puro atto devozionale, non è come quando io vado in un Santuario, e dopo aver pregato davanti all'immagine della Madonna, vado magari nella Sacre­stia ad iscrivermi perché mi mandino il bollettino oppure firmo il registro dei visi­tatori. Non è firmare un registro, la Con­sacrazione, è una scelta consapevole, per cui dobbiamo veramente domandare

che lo Spirito Santo ci faccia sentire fino in fondo la responsabilità di questa scel­ta, e se insisto in questo non è perché io voglia spaventare qualcuno, o perché voglia dire a qualcuno di tornare indietro ma perché mi preme che quello che vie­ne fatto venga fatto con assoluta consa­pevolezza e libertà, perché poi questo at­to abbia ad essere un gesto che vera­mente influisce, che cambia la nostra vi­ta, che ci metta in una rotta tutta diversa o che ci fa camminare in modo diverso nella nostra vita cristiana.

FONDAMENTO DELL'ATTO DI CONSACRAZIONE

Su che cosa è fondato questo Atto di Consacrazione a Maria?

Qual'è il fondamento, su che cosa si fonda?

L'abbiamo già detto un'infinità di volte: si fonda sul Battesimo.

La Consacrazione che facciamo non è una nuova Consacrazione ma un rinno­vamento consapevole della nostra Con­sacrazione battesimale, che questa volta facciamo per mezzo della Madonna.

Per richiamare un'idea che vi ho già da­ta, la Consacrazione a Maria è come un germoglio che viene su da una radice e questa radice è il Battesimo; da questo Battesimo, da questa radice viene questo germoglio che è la Consacrazione alla Madonna. Quindi non è un sostituire la radice, è uno sviluppare la radice stessa; per cui il fondamento della nostra Consa­crazione a Maria rimane il Battesimo che abbiamo ricevuto.

IL DONO DELLA CONSACRAZIONE

Che cosa possiamo aspettarci noi dalla Madonna, consacrandoci a Lei? Che co­sa ci darà la Madonna?

Io risponderei in questo modo: ci dà tut­to! E quando dico tutto intendo che ci dà Gesù, che per noi è tutto! Quindi la Ver­gine Santa attraverso questo gesto di Af­fidamento a Lei, ci dà Cristo, che solo è il nostro tutto! Se noi ci prefiggessimo al­tre finalità, altri scopi, credo che abbia­mo sbagliato prospettiva, perché Maria ci dà Cristo. È questa la Sua missione!

Lei ha generato, per opera dello Spirito Santo, Cristo; questa è la Sua vocazione: di essere Madre che continua a generare Cristo negli uomini, che dona continua­mente Cristo e noi comprendiamo che dicendo che ci dà Cristo, ci dà la ricchez­za più grande, ci dà tutto.

FIDUCIA IN MARIA

Però dobbiamo dire che noi mettiamo nelle mani di Maria la nostra esistenza, tutta la nostra vita, quello che noi siamo; quindi mettiamo nelle mani di Maria il nostro spirito, la nostra anima con le sue facoltà; mettiamo nelle mani di Maria il nostro corpo con i suoi sensi; mettiamo nelle mani di Maria anche quel po' di be­ne che con l'aiuto di Dio siamo riusciti a fare, ed è tanto poco. Mettiamo nelle mani di Maria anche le nostre sconfitte, i nostri peccati; mettiamo nelle mani di Maria il nostro passato, con luci e ombre e mettiamo nelle mani di Maria anche il nostro futuro con tutte le nostre incertez­ze perché sta unicamente nelle mani di Dio.

E certamente (e questa è un'idea che vorrei sottolineare) certamente Maria ci aiuterà, ci aiuterà!, perché si prenderà cura di noi, in tutta l'interezza della no­stra vita; quindi si prenderà cura anche dei nostri bisogni e materiali e temporali: salute, lavoro, problemi economici, preoccupazioni che possiamo avere, per­ché una madre non può non prendersi cura di questo; e quando dico che Maria si prenderà cura, non intendo dire che al­ lora noi possiamo tenere le mani in tasca perché: tanto ci pensa lei, non in questo senso, ma nel senso che siamo sicuri che Maria veglierà sulla nostra vita, per­ché tutto, anche l'aspetto materiale della nostra esistenza, concorra per arrivare a quella che è la finalità della Consacrazio­ne: arrivare a Cristo! Quindi ci aiuterà perché tutto sia in rapporto a Cristo.

La nostra salute ci serve per arrivare a Cristo? Lei ce la darà! Alle volte può dar­si che sia quella malattia che mi serve per ridimensionarmi di più e per incon­trare meglio Cristo. L'importante è che noi abbiamo fiducia in questa Madre, che abbiamo fiducia!, che sappiamo che Lei ci ama veramente e quindi, avendo mes­so tutto nelle Sue mani, ci fidiamo senza domandare conto di come vanno le co­se. Quando abbiamo fatto la nostra par­te, Lei aiuterà in modo che tutto concor­ra perché possiamo meglio arrivare a Cristo, come abbiamo detto prima, conoscerlo di più, amarlo di più per servirlo meglio. Però, è soprattutto della nostra vita spirituale e della nostra vita cristiana che Maria si prende cura. Ed è in questo che dobbiamo attenderci tutto, poiché è da Lei che passa la vita di Cristo per noi, è attraverso Maria.

Come Dio ha scelto Maria quale via at­traverso cui Cristo è arrivato a noi, così ogni bene spirituale ancora oggi, da Dio, ci verrà per mezzo di Maria, come del re­sto noi arriveremo a Dio per mezzo di Maria.

Ed ecco che allora qui ci sarebbero da dire tante cose per il bene dello spirito nostro: attendere da Maria, invocare Ma­ria, sapere che ogni dono dall'Alto ci vie­ne per mezzo di Lei.

Per esempio, non sappiamo pregare, facciamo fatica a pregare. Perché non chiediamo a Maria che ci insegni a pre­gare? E non andiamo a scoprire attraver­so gli atteggiamenti di Maria anche quel­le poche parole che abbiamo nel Vange­lo, specialmente nel Vangelo di Luca, perché non andiamo a scoprire lì come Maria pregava? Le parole di lode, di rin­graziamento che ha usato Lei, come ha riconosciuto che era Dio il datore di ogni dono?

Facciamo fatica a pregare? Domandia­mo alla Madonna che ce lo insegni; che si faccia per ciascuno di noi Maestra di preghiera.

IMPEGNO DI CONSACRATI

C'è un altro punto che è difficile per noi sempre: quello di voler bene sincera­mente a tutti, voler bene e volere il bene, sinceramente, di tutti; quante volte que­sto diventa difficile, addirittura all'interno delle nostre famiglie. Quante volte si è detto, si è definita la famiglia una comu­nità di amore. Ma è sempre così? Tante volte è fatica, è fatica!

Io vorrei domandare (qui ci sono tante coppie presenti, tante persone che sono sposate ed hanno famiglia): è facile o è difficile volersi bene sempre, sempre, sinceramente? Siete capaci di usare og­gi, dopo 2, 3, 10, 25, o 30 anni di matri­monio, usare quelle belle parole, quelle belle espressioni che usavate da fidanza­ti? Le usate ancora per dirvi che vi volete bene? Le usate quelle parole? Com'è dif­ficile volersi bene sinceramente con i vi­cini di casa o nella cerchia della parente­la! Quante volte si trovano difficoltà che si trascinano da anni, da anni...

E allora domandiamo alla Madonna che ci insegni a voler bene, perché questo vuol dire calare giù la nostra Consacra­zione nella vita. Non possiamo - scusate se io lo ripeto - non possiamo dire: "Io mi consacro alla Madonna, metto la mia vita nelle mani della Madonna, di questa Mamma piena di amore" se poi non scoppio d'amore io per tutti quanti!

Ecco allora che se ci domandiamo che cosa possiamo aspettarci dalla Madonna quando ci consacriamo a Lei, quando mettiamo tutta la nostra vita nelle Sue mani, aspettiamo che la Madonna faccia veramente da Mamma sia nelle cose ma­teriali ma soprattutto ci faccia da mam­ma e da maestra nelle cose dello spirito. E la Madonna ce lo farà, se noi avremo la pazienza e la capacità di sederci con umiltà ai suoi piedi e di chiedere il suo aiuto.

In che cosa ci impegnamo noi, quando ci consacriamo a Maria? A tutto! Cioé a mettere la totalità della nostra vita nelle sue mani e nel suo cuore di Madre, in modo da non essere più padroni di noi stessi ma vivere da figli, da servi suoi. Per diventare in questa maniera servi e fedeli a Gesù e, attraverso Gesù, a Dio Padre. Ecco, ci impegnamo, quindi, a mettere tutta la nostra vita nelle sue ma­ni, non riservando niente. E quando dico "non riservando niente" voglio dire che non dobbiamo togliere dal suo amore materno nessun risvolto della nostra vita.

Quindi non possiamo dire: "Beh, metto nelle mani di Maria la mia vita per 23 ore al giorno, almeno un'ora la riservo per me". No, ma 24 su 24! Oppure: "Metto nelle mani di Maria la mia vita finché so­no in chiesa o anche finché sono in casa. Ma poi al lavoro, no! Al lavoro come si fa se non si è furbi, se non ci si arrangia?" E invece dobbiamo mettere nelle mani di Maria la totalità della nostra esistenza: 24 ore su 24, in ogni momento, in ogni cir­costanza, in ogni ambiente, con ogni persona. Non apparteniamo più a noi stessi!

Se qualcuno di voi ha letto la vita e poi, soprattutto, il Trattato della vera devozio­ne alla Madonna di San Luigi Maria Gri­gnion di Montfort, il santo francese che ha dato vita e spirito a questo tipo di Consacrazione alla Madonna, lui parla addirittura di schiavitù a Maria. Insegna­va a diventare schiavi di Maria a quei tempi, quando la schiavitù era in vigore. Diceva: "Facciamoci addirittura schiavi di Maria!". Arrivava fino al punto, di con­sigliare a chi si consacrava alla Madon­na, di portare come segno, in qualche parte del corpo o attorno ad un braccio o attorno alla vita, in qualche modo, una catena, una catenina che ricordava la catena degli schiavi che erano legati al fondo della nave dove remavano. Schia­vitù a Maria, appartenenza, quindi, totale a Maria: questo ci impegnamo. Quindi non riserviamo niente di noi stessi per mettere tutto nelle mani di Maria, addirit­tura mettiamo nelle sue mani anche la nostra preghiera. Per cui quando io recito il mio Rosario, partecipo alla Messa, pre­go, dico alla Madonna che disponga Lei della mia preghiera, allora io posso an­che dire alla Vergine Santa: "Ti racco­mando questa persona o quest'altra"; io ho in mente questa intenzione, ma Tu conosci meglio di me le necessità della persona, o quella situazione; io metto la mia preghiera nelle Tua mani perché Tu disponga di questa preghiera, disponga del bene che io faccio; disponga di quel­la penitenza, di quel sacrificio, di quel di­giuno..." Noi allora sappiamo che mettia­mo in buone mani quel poco e quelle po­vere cose che riusciamo a fare, le mettia­mo in buone mani!, e la Madonna saprà disporle meglio di quello che potremmo fare noi.

IMPEGNI

Sto per terminare e quindi vi propopngo l'impegno: a vivere la totalità della nostra vita cristiana sotto la protezione, nell'inti­mità, secondo l'esempio e sotto la guida di Maria.

Tutta la nostra vita è un po' - se l'imma­gine può servire - è un po' come noi che siamo in cammino e sopra di noi c'è questa specie di nube che è Maria, che ci accompagna, che ci protegge, che è sempre presente, che è un amore pre­sente anche quando noi non ce ne ac­corgiamo. È un po' come (qui ci sono tante mamme), quando i loro figli sono lontani, vanno a scuola, al lavoro, per la strada, sono militari..., l'amore della mamma li segue: è un amore che è pre­sente, sempre! Questo è l'amore di Ma­ria, sempre presente!

E come ultima cosa vorrei dire questo: con la Consacrazione a Maria ci impe­gnamo anche non solo a sentirLa tanto vicina a noi, non solo sentire che noi ap­parteniamo a Lei, ma ci impegnamo an­che a farLa conoscere, a farLa amare, sempre con quella discrezione che deve essere caratteristica del cristiano il quale non deve mai imporre niente e non deve mai violentare la volontà degli altri.

Ma noi, ci impegnamo a far conoscere Maria? Perché credo che questo corrri­sponda ad un piano preciso di Dio. Dio che aveva mille modi di redimere il mon­do anche senza pensare a Maria, invece ha redento il mondo attraverso Maria. Se vogliamo che anche il mondo di oggi venga redento, operiamo noi ancora at­traverso Maria, perché Maria prepara il cuore dell'uomo ad accogliere Cristo. E allora noi, non solo mettiamo la nostra vita nelle mani di Maria, ma ci impegna­mo anche a farLa conoscere, a farLa a­mare perché sappiamo che questo è il modo per portare ancora gli uomini a Cristo.

QUINTO INCONTRO

Nei precedenti incontri abbiamo appre­so che cosa è l'Atto di Affidamento a Maria e quali sono anche i doveri che comporta questo affidarsi a Maria.

Da parte nostra ci può essere una preoccupazione ed è quella che cambi la nostra vita. Non possiamo soltanto limi­tarci ad imparare delle cose, pure belle, ma dobbiamo acquisire uno stile di vita e dobbiamo abituarci per questo nuovo sti­le di vita ad avere davanti al nostro sguardo la figura di Maria.

Maria, creatura certamente privilegiata ma creatura, quindi donna, quindi perso­na come noi che aveva una umanità ed è questa umanità di Maria che noi dobbia­mo avere dinanzi al nostro sguardo per i­mitarne le virtù.

Ed ecco che allora consacrarsi a Maria vuol dire soprattutto essere come Lei, cioè essere uomini e donne pienamente realizzati nel vero senso della parola, cer­cando di dare valore non soltanto, e lo vedremo poi, a quelle che chiamiamo le virtù teologali: fede, speranza e carità, ma dando valore prima di tutto, come certamente ha fatto Maria, alle virtù u­mane che spesso vengono sottovalutate, e non sempre hanno la nostra attenzione.

E se dobbiamo dire che nell'uomo e nella donna (io dico di oggi, ma penso che si possa dire di ogni tempo) c'è una carenza da sottolineare è proprio questa: la mancanza di uno sviluppo delle virtù umane che pure sono così importanti nella vita e che formano anche il fonda­mento del cristiano, perché prima di tut­to dobbiamo avere l'uomo e poi sull'uo­mo costruire il cristiano e il santo. Ma non possiamo pretendere di avere il san­to e il cristiano se prima non abbiamo l'uomo.

E allora ecco che io enumero (dico e­numero perché non possiamo fermarci a svilupparle) quelle che sono le più co­muni virtù umane di cui sentiamo vera­mente bisogno: per esempio la sincerità, la sincerità nella vita; sincerità che vuol dire, non soltanto non dire la bugia, ma che vuol dire impostare tutta la propria esistenza nella sincerità che è contrappo­sizione al fariseismo: apparire e non es­sere, quelli che Gesù chiamava i "sepol­cri imbiancati", belli per fuori ma dentro hanno il marciume.

Noi dobbiamo impostare la nostra vita nella sincerità; nella lealtà; nella fedeltà, che vuol dire non soltanto fedeltà nel­l'ambito familiare, matrimoniale ma che vuol dire fedeltà a tutti gli impegni, a co­minciare dall'impegno principale della nostra vita che è il Battesimo. Responsa­bilità, senso del dovere, coerenza, giusti­zia, essere testimoni di verità; e potete aggiungerne altre virtù umane e sono quelle virtù caratteristiche che fanno sì che un uomo e una donna siano vera­mente completi dal punto di vista uma­no, che si facciano veramente accettare nella società e dalle persone.

Guai quando noi diamo l'impressione di mancare di qualcuna di queste virtù! Per­diamo credibilità e fiducia di fronte alla gente ed è anche un modo comune di di­re: "Non mi fido, l'ho trovato una volta in bugia, non mi fido! Non è una persona leale, non è una persona sincera, non è uno che senta il senso della responsabi­lità, che abbia il senso del dovere. Non è una persona giusta, è una persona, quin­di, da emarginare, da evitare". Così ra­giona anche il mondo. E allora noi nel­l'Atto di Affidamento dobbiamo guardare a Maria nella Sua umanità, perché certa­mente in Lei queste virtù erano virtù svi­luppate al massimo e noi dobbiamo co­minciare da qui, dobbiamo cominciare da qui!

Non avrebbe senso la corona del Rosa­rio in tasca, neppure girarla diverse volte al giorno se noi mancassimo di queste virtù fondamentali; che per una volta possiamo essere fragili e peccare, questo è umano; ma che noi volontariamente ci comportassimo calpestando queste virtù, credo che verrebbe a mancare il presupposto primo per compiere un Atto di Affidamento alla Madonna. Virtù umane, quindi, dare valore alle virtù umane!

FEDELTÀ ALLA CONSACRAZIONE

E poi ancora, nell'Atto di Affidamento dobbiamo impegnarci a vivere con gene­rosità la nostra vocazione. E qui credo che Maria ci dia un esempio superlativo, Lei che ha risposto "Sì" alla chiamata di Dio: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me come Tu hai detto". E quel "Sì" detto nell'Annunciazione è un sì che ha mantenuto per tutta la Sua vita, non è mai venuta meno. Neanche ai pie­di della croce è venuta meno al Suo sì. Da questo esempio noi dobbiamo impa­rare la fedeltà alla nostra vocazione. Per me che sono prete sarà fedeltà alla mia vocazione di prete; ma c'è la vocazione della sposa, c'è la vocazione della ma­dre, c'è la vocazione dello sposo, del pa­dre. C'è la vocazione dell'operaio, del­l'impiegato, del commerciante, del pro­fessionista, dell'insegnante, dell'educato­re, dell'infermiere e mettete dentro tutte le professioni di questo mondo, tutte le situazioni nelle quali uno viene a trovarsi. Affidarsi a Maria vuol dire impegnarci a vivere questa nostra vocazione perché è questa la risposta che noi dobbiamo dare a Dio. Dobbiamo, come Maria, dire: "Ec­comi, voglio essere uno sposo e un pa­dre che vive la sua vocazione". "Una sposa, una madre che vive la sua voca­zione". "La mia vocazione la voglio vive­re anche in campo professionale, nell'e­sercizio del mio lavoro e della mia pro­fessione". E Maria è lì che deve inserirsi come esempio. Non possiamo dire: "Vo­glio imitare Maria nello stare in adorazio­ne davanti a Gesù; chissà quante volte Maria sarà stata in adorazione a contem­plare il Figlio Suo, magari anche quando Gesù lavorava nei primi anni della Sua vita; durante i 30 anni della Sua vita pri­vata quante volte avrà contemplato il Suo Figlio. "Io voglio contemplare Maria nella adorazione del Figlio". Ma prima di contemplarlo, devi imitare Maria nel tuo lavoro, nella tua vocazione prima di stare in Chiesa in adorazione. Ecco come dob­biamo calare giù il nostro Atto di Affida­mento alla Madonna, lo dobbiamo calare giù così, altrimenti ci creiamo qualche cosa di alienante da quelli che sono i no­stri impegni. La Consacrazione a Maria deve portarci a vivere in pienezza i nostri impegni. È così che dobbiamo camminare! Perché è in quel contesto in cui il Si­gnore ci ha posti che noi dobbiamo san­tificare la nostra vita.

FEDELTA’ ALLA TESTIMONIANZA

E poi ci impegnamo anche, con la Con­sacrazione, per essere cristiani testimoni nel mondo di oggi.

E che cosa dobbiamo testimoniare? Lo accennavo all'inizio, dobbiamo testimo­niare la nostra fede, una fede che non dev'essere più, e lo dobbiamo ricordare questo, una patina superficiale nella no­stra vita; una fede che non deve essere più un cappotto che indossiamo in qual­che circostanza, ma una fede che deve penetrare e deve regolare tutte le scelte concrete della nostra vita, una fede che deve diventare vita! Se c'è una grande carenza nel nostro popolo cristiano, in noi cristiani, è proprio questa: che c'è u­na separazione fra fede e vita. Diciamo che siamo credenti, ci mettiamo a mani giunte a pregare in Chiesa ma poi, nella vita concreta, non sempre la nostra fede è vissuta.

E allora consacrarci a Maria vuol dire: questa fede calarla giù in ogni momento, in modo che sia un qualcosa che accom­pagna tutto lo sviluppo della nostra esi­stenza e che dimostriamo sempre. Non occorre certo che ci mettiamo un cartel­lo o una maglietta con scritto sopra: "Consacrato a Maria", non è certo neces­sario questo; non è certo necessario che noi lo scriviamo sul giornale che ci sia­mo consacrati a Maria, ma deve traspari­re dal nostro modo di vita. Dobbiamo su­scitare - vorrei sottolinearlo questo - dobbiamo suscitare delle perplessità ne­gli altri. Devono domandarsi: "Ma in que­sta persona qui è cambiato qualche co­sa! Che cos'è che è cambiato?" Se lo do­manderanno, si metteranno in crisi, da­ranno delle risposte. Ma se noi non mettiamo in crisi nessuno, se la nostra vita non mette in crisi nessuno vuol dire che la nostra testimonianza è una testimo­nianza tanto debole e tanto povera. La nostra fede, la nostra speranza, non è fa­cile testimoniare la fede, testimoniare la speranza. Far capire che noi sì cammi­niamo qui con i piedi per terra, ma far anche capire che noi speriamo oltre il presente qualche cosa che va al di là del tempo e che è l'eternità. Non dobbiamo aver paura di dire alla gente che noi spe­riamo il Paradiso. Sembra che ai nostri tempi ci sia paura a parlare di Inferno, di Paradiso... non dobbiamo aver paura di dire alla gente che noi speriamo quello che Dio ci ha promesso e che la nostra speranza non è fondata così in qualche cosa vaga, ma la nostra speranza è fon­data sulla fedeltà di Dio, di un Dio che, quello che dice, mantiene! La Sua parola è una parola efficace, non è come la pa­rola nostra umana dove possiamo pro­mettere tante cose e poi non mantenerle. Quello che Dio promette, mantiene! Testimoniare la speranza, testimoniare la carità, l'amore!

Noi dobbiamo diventare testimoni del­l'amore nel mondo di oggi. Noi dobbia­mo essere persone, lasciatemelo dire, dobbiamo essere persone che non hanno paura di amare troppo. È meglio essere ingannati perché si ama troppo piuttosto che mancare di carità verso qualcuno! È meglio essere ingannati perché si ama troppo! Dobbiamo diventare testimoni di questo amore. Noi cristiani dovremmo essere persone che scoppiano di amore. Noi che abbiamo un messaggio che ci viene da Cristo, che ha detto: "Non c'è a­more più grande di chi dà la vita per le persone amate".

Essere consacrati a Maria vuol dire con­sacrarci a questa testimonianza della fe­de, della speranza e dell'amore.

IMPEGNO MORALE

Un altro punto che vorrei trattare, che mi pare importante e che probabilmente anche deve aiutarci a chiarire alcune co­se, è questo: quale impegno morale comporta l'Atto di Affidamento alla Ma­donna? Di fronte alla possibilità di un At­to di Affidamento a Maria, si deve riflet­tere prima di compiere questo atto.

Prima di tutto si deve riflettere, e io pen­so che se voi siete qui, è perché avete ri­flettuto, avete riflettuto su questo. Secondo: una persona deve decidere. Dopo avere pregato, deve avere il co­raggio di una decisione. Eventualmente, mi pare di averlo già detto, consultando anche il proprio confessore o direttore spirituale. Si compie poi, questo Atto di Affidamento.

L'ultima cosa, quella più difficile, è di viverlo! Non basta compierlo, bisogna vi­verlo!

Si riflette, si decide, si compie e si vive! Si vive con senso di responsabilità. Non è una cosa da bambini; è un gesto che si fa e che poi si vive con senso di respon­sabilità, da persone adulte e mature.

SCRUPOLI SPIRITUALI

Il dubbio che può sorgere in qualcuno è questo: "Se faccio l'Atto di Consacrazio­ne e poi non lo vivo, faccio peccato?" Ecco, rispondo con chiarezza perché non si creino apprensioni e difficoltà interiori o dubbi. Rispondo dicendo che non ci si impegna sotto pena di peccato; per cui se uno, poi, la sua Consacrazione non la vi­ve, non fa peccato e quindi non è mate­ria di confessione. Ma per il fatto che di­co che non si fa peccato, non vuol dire che non si debba affrontare con senso di responsabilità! Perché non sarebbe nep­pure una cosa degna di persone intelli­genti. Non si fa peccato e quindi non c'è materia di confessione. Non vado a con­fessarmi dicendo: "Non ho vissuto la mia Consacrazione." Eventualmente diventa materia di direzione spirituale perché si viene meno ad un cammino che si era scelto. Io ho scelto questo cammino di andare a Gesù, a Dio per mezzo di Maria, attraverso questo Atto di Affidamento e poi, mi fermo e abbandono questo cam­mino intrapreso. Allora, eventualmente, è materia di direzione spirituale; mi inter­rogo col mio confessore o direttore spiri­tuale perché sono venuto meno all'impe­gno. Ma sia chiaro: non diventa peccato! È solo materia di direzione spirituale.

Un'altra domanda che ci si pone di soli­to è questa: la Consacrazione a Maria comporta il voto di castità? Per cui una persona sposata può chiedersi: "Ma, ed io che sono sposato?" Non comporta il voto di castità, non lo comporta! L'impe­gno però è di vivere la castità secondo il proprio stato di vita e quindi uno che non è sposato è logico che deve vivere la ca­stità perché il sesto e nono comanda­mento non vengono mica tolti dalla Con­sacrazione. Quindi uno che non è sposa­to si impegna a vivere la castità secondo il suo stato di vita di non sposato nel ri­spetto dei comandamenti di Dio! Le per­sone sposate si impegnano a vivere la castità secondo il loro stato di vita di sposati quindi nella fedeltà, al proprio sposo, alla propria sposa, nell'uso del matrimonio nel modo corretto e nel ri­spetto della legge morale. E quindi se­condo anche quegli insegnamenti ufficia­li della Chiesa, per esempio la "Clmanae vitae", la "Familiaris Consortio" e altri documenti della Chiesa sul comporta­mento nella vita di matrimonio. nella fe­deltà, nel diritto del matrimonio con cor­rettezza.

Credo che in queste cose mi pare di es­sere stato chiaro. Se eventualmente ci sono dei dubbi chiedetelo anche privatamente al sacerdote. In precedenza, qual­cuno chiedeva anche: "Ma, noi che sia­mo sposati, possiamo liberamente rinun­ciare al nostro diritto di usare del matri­monio?" Io dico di sì, che si può, ma mai unilateralmente, mai per decisione di una una persona sola! Bisogna essere di co­mune accordo, eventualmente per un certo periodo; mai decidere da soli; con­sultare sempre il proprio confessore.

Faccio un esempio concreto: due sposi possono dire: "Siamo all'inizio dell'Av­vento. Ci mettiamo d'accordo: in questo periodo dell'Avvento, per dedicarci mag­giormente alla preghiera, per dimostrare il nostro amore al Signore, in spirito di penitenza, ci asterremo dall'uso del ma­trimonio." Tutti e due insieme lo possono fare per questo periodo consigliandosi col proprio confessore.

Può essere all'inizio della Quaresima, per il tempo quaresimale. Per questi pe­riodi, per un certo periodo determinato lo si può fare. Se fosse per sempre, per tut­ta la vita, qui ci vuole veramente un con­siglio; e non si fa un atto del genere se non prima di aver molto pregato e di es­sersi molto consigliati. Spero di essere stato chiaro anche in questo.

Ci può essere una obiezione riguardo l'Atto di Affidamento alla Madonna: cioè la paura che affidarci a Maria porti ad un disimpegno spirituale personale. Cioè, u­na persona dice: "Io mi metto nelle mani della Madonna, ci pensi Lei, quindi io non ci penso più." Voi capite che ci met­teremmo in una prospettiva del tutto sbagliata. Non è un disimpegno, anzi, di­rei, è tutto il contrario! Sono le nostre ca­pacità che vengono potenziate; Maria non si sostituisce a noi. Sia chiaro. La Madonna non si sostituisce a noi! Rispet­ta le nostre capacità, la nostra intelligen­za, la libertà di determinazione, quindi non si sostituisce a noi! In qualche modo noi possiamo dire che Lei ci tiene per mano, per guidarci! Ma dobbiamo essere noi a muovere i passi! Lei ci sorveglia con amore ma dobbiamo essere noi ad agire. Guai se ci mettessimo nell'idea: "Adesso mi sono consacrato a Maria, ci pensa Lei, quindi io posso andare avanti tranquillo, mettermi in tutti i pericoli per­ché tanto ci pensa Lei." Non è in questo senso. Deve essere tutto il contrario. Ma­ria ci guida ma dobbiamo essere noi a camminare! Non ci priva, la Consacra­zione, della nostra libertà decisionale!

Un'altra cosa, e anche questa deve es­sere ben chiara in noi: la Consacrazione a Maria non è liberazione dalle difficoltà e dalle tentazioni, ricordiamolo, non una liberazione. Ricordate San Paolo, lo dice lui quando ha pregato il Signore che lo li­berasse da quella spina che lo torturava, quella tentazione che lo torturava. Il Si­gnore non l'ha liberato, gli ha detto sol­tanto: "Ti basta la mia grazia!".

AIUTO E FORZA IN MARIA

Quindi la Madonna diventerà per noi aiuto e forza per superare le difficoltà; ci rivolgeremo a Maria, quasi, potremo di­re, pretendendo il Suo aiuto perché ci siamo messi nelle Sue mani. Ma non dobbiamo pretendere di essere liberati dal male.

Il giorno dopo la Consacrazione conser­veremo le nostre difficoltà, i nostri dubbi, le nostre paure, le nostre tentazioni. Che cosa abbiamo acquistato?

Il diritto di essere da Lei aiutati. Questo sì, possiamo rivolgerci con maggior fidu­cia e possiamo dire: "Vergine Santa, io Ti appartengo! Difendimi, aiutami, non la­sciarmi solo. Prendimi per mano, libera­mi da questa tentazione". Quindi la Con­sacrazione non è una confermazione in grazia, ma un aiuto per vivere in grazia.

La Consacrazione non è una ipoteca sul Paradiso e neppure una polizza di assicurazione per il Paradiso. La Consacrazione è una strada per arrivarci più facilmente. Ma non è che noi possiamo dire: "Ades­so mi sono consacrato a Maria quindi son sicuro di salvarmi. Adesso posso far­ne quante ne voglio, già, tanto la Madon­na è obbligata a salvarmi". Non è una polizza di assicurazione, è una strada per arrivare più facilmente in Paradiso.

IMPEGNI

Vorrei concludere dicendo: proviamo in questi giorni, questa settimana, ad esa­minarci alla luce di Maria, esaminarci sulle virtù umane.

Io ne ho enumerate alcune: la sincerità, la lealtà, la coerenza, il senso di respon­sabilità, la giustizia e tante altre cose. Esaminate le vostre virtù umane alla lu­ce di Maria per vedere un po' a che pun­to siamo perché, se il fondo della nostra vita fosse un po' scricchiolante, dobbia­mo cercare di metterci riparo perché è proprio lì che dobbiamo intervenire pri­ma di costruire qualche cosa sopra. E al­le volte una verifica ci metterà sotto gli occhi alcune carenze della nostra vita. Come, per esempio, il problema della i­rascibilità! Quante volte, a me succede, quante volte si perde la pazienza! La per­dete mai voi? I nervi saltano... Provate ad esaminare, vedere in questi aspetti u­mani se siamo carenti, in modo da tam­ponare un po', per poi costruire meglio il nostro Atto di Affidamento a Maria.

 

SESTO INCONTRO

Arrivati a questo punto del nostro cam­mino, penso che dovremmo possedere almeno quella conoscenza fondamentale nel sapere cosa vuol dire compiere l'Atto di Affidamento alla Madonna, quali sono i doveri che comporta e quindi il senso di responsabilità con il quale dobbiamo af­frontare la scelta che abbiamo fatto.

CAMMINO ECCLESIALE

La seguente riflessione vuole avere lo scopo di farci comprendere come, facen­do questo Atto di Consacrazione alla Ma­donna, noi siamo dentro un cammino di Chiesa. Non siamo cioè noi, come grup­po, ad aprire questa strada, non siamo quindi dei pionieri che vanno avanti. Non siamo neppure un gruppo isolato a sé stante o che segua altre persone, o sol­tanto qualche tendenza all'interno della Chiesa. Ma con l'Atto di Consacrazione noi siamo veramente dentro la Chiesa e facciamo anche un cammino di Chiesa.

Mi pare che sia importante tenerlo pre­sente perché questo deve darci una certa serenità di spirito, nel senso che siamo in buona compagnia se siamo con la Chie­sa. E poi anche deve darci la convinzio­ne che noi non siamo nella Chiesa delle eccezioni, ma siamo nella normalità di un cammino che la Chiesa ha percorso in passato e che la Chiesa intende per­correre anche oggi.

Allora cercheremo di capire quali sono le tappe di questo cammino di Chiesa che porta alla Consacrazione alla Ma­donna, perché è proprio a Fatima che la Madonna domanda la Consacrazione al Suo Cuore immacolato.

FATIMA

Nel 1917 ai tre pastorelli la Madonna chiede espressamente la Consacrazione del mondo al Suo Cuore immacolato. E questa richiesta viene collocata da parte della Madonna all'interno di un messag­gio che gli studiosi di Fatima ritengono come meravigliosa sintesi del messaggio evangelico. Quindi la Madonna sta a di­mostrare che la Sua devozione non porta fuori del Vangelo ma vuole piuttosto radi­care ancora di più il cristiano nel mes­saggio evangelico, quindi in Cristo stes­so.

Passano diversi anni e sarà soltanto nel 1942 - in tempo di guerra - che il Papa Pio XII compirà il gesto di Consacrazione del mondo al Cuore immacolato di Ma­ria, il 31 ottobre 1942. Mi pare sia inte­ressante che noi ci soffermiamo a ripete­re quelle parole usate da quel grande Pontefice quando, consacrando la Chiesa e tutto il genere umano a Maria, dice: "Noi in perpetuo ci consacriamo al Vo­stro Cuore immacolato, o Madre nostra e Regina del mondo, affinché il Vostro a­more e patrocinio affrettino il trionfo del Regno di Dio". Quindi la finalità con la quale Pio XII compie questo gesto di affi­damento della Chiesa e del genere uma­no al Cuore immacolato di Maria, è que­sta: perché il mondo ritorni a Cristo e perché ci sia il trionfo del Regno di Dio. Questo Atto di Consacrazione, compiuto il 31 ottobre del 1942, viene ripetuto poi anche in seguito da parte del Papa.

Quindi il Papa, facendo riferimento a questo Atto di Consacrazione, dice che è sua preoccupazione che questo gesto non venga dimenticato nella Chiesa ma che venga vissuto da parte del mondo cristiano.

E non solo il Papa ha fatto questa scel­ta, lui come Pastore universale della Chiesa, ma il Papa raccomanda vivamente che questa Consacrazione venga ripresa anche da parte dell'Episcopato per cui dice, nel 1948, così: "Desideria­mo pertanto che, qualora l'opportunità lo consigli, si faccia questa Consacrazione sia nelle singole Diocesi come nelle sin­gole Parrocchie e nelle Famiglie".

Raccomando quindi che questa Consa­crazione, fatta da lui a Roma come Pa­store universale, sia ripetuta dai Vescovi nelle loro Diocesi, sia ripetuta dai Parroci nelle Parrocchie, sia anche calata giù ad­dirittura nel contesto delle Famiglie da parte dei genitori.

E sul significato della Consacrazione al­la Madonna, il Papa ritorna di seguito nei suoi scritti e anche nei suoi discorsi pun­tualizzando il senso della Consacrazione affermando: "È un dono totale di sé per la vita e per l'eternità, quindi per sem­pre". Non possiamo dunque mettere ai piedi della Madonna la nostra vita condi­zionando questo dono nel tempo. Non è una Consacrazione - usiamo un termine corrente - a part-time, ma è per sempre! Quindi per la vita e per l'eternità, non un dono, precisa il Papa, non un dono di pu­ra formalità, tanto per fare un gesto, per recitare una preghiera, o un puro senti­mento, ma un dono effettivo realizzato nell'intensità della vita cristiana e maria­na. Quindi un dono effettivo, cioè vera­mente noi facciamo questa scelta: di mettere la nostra vita nelle mani della Madonna, perché la nostra vita, diventa­ta più cristiana, diventata come risposta totale al Battesimo ricevuto, diventi an­che testimonianza nel mondo di oggi.

E, dobbiamo dire il vero, che molti Ve­scovi, dopo il gesto di Pio XII, hanno ac­colto l'invito del Papa e, anche se alle lo­ro scelte non è stata data eccessiva pub­blicità, molte Diocesi sono state consa­crate al Cuore immacolato di Maria.

II Papa Pio XII esprimeva proprio per questo, nel 1943, la sua soddisfazione, quando scriveva in una lettera queste parole: "Abbiamo appreso poi con som­mo conforto per il nostro animo paterno, che lo stesso animo devoto fu ripetuto quasi dappertutto, dai Vescovi, dai Sacri Ministri e dalle moltitudini del popolo cri­stiano." "Quasi dappertutto" - dice il Pa­pa, ed esprime per questo, come Padre universale, la sua soddisfazione.

Siamo partiti da Fatima nel 1917, sia­mo passati per Roma nel 1942, poi c'è stata questa diffusione di Consacrazioni particolari in tutta la Chiesa, finché arri­viamo, e dobbiamo dire che ci arriviamo un tantino in ritardo in Italia, ma arrivia­mo nel 1959 e precisamente il 13 set­tembre, quando a Catania veniva consa­crata l'Italia al Cuore immacolato di Ma­ria, al termine del Congresso Eucaristico Internazionale.

MADONNA PELLEGRINA

È stata questa una decisione della Con­ferenza Episcopale Italiana, una decisio­ne, se vogliamo dire, anche stando alla storia, un pochino sofferta perché non tutti erano d'accordo! Però è stata poi u­na decisione che ha portato anche una grande soddisfazione, soprattutto perché i Vescovi italiani - e qui direi "provviden­zialmente" per opera dello Spirito Santo che ha lavorato, hanno scelto di compie­re una missione in tutta Italia precedente la Consacrazione, scegliendo per la pre­dicazione in tutte le Diocesi, un missio­nario eccezionale: la Madonna stessa!

Proprio qui dobbiamo collocare, prima della Consacrazione di Catania, dobbia­mo collocare la famosa "Peregrinatio Mariae" con l'immagine della Madonna di Fatima: ricordate che è passata in tut­ta Italia, quell'immagine della Madonna, suscitando entusiasmo, favorendo tanta

preghiera, tanta penitenza e tante con­versioni? Dobbiamo dire che è stato un periodo, chi l'ha vissuto, io lo ricordo, un periodo di tanto entusiasmo; forse c'era anche un po' di sentimento, vedere que­st'immagine della Madonna che arrivava con l'elicottero che calava giù sul piazza­le davanti alla stazione a Vicenza in mez­zo a tanta gente. Sembrava proprio la Madonna che arrivava dal Cielo. E poi la predicazione: i religiosi e sacerdoti che richiamavano il popolo cristiano alle ve­rità della fede. Quante confessioni, quan­te comunioni!

Ecco, c'è stata questa missione ecce­zionale di Maria finché si è arrivati al 13 settembre 1959 con l'Atto di Consacra­zione alla Madonna.

Prima, dicevano i Vescovi, prima di questo Atto, prima che l'Italia si metta in ginocchio dinanzi alla Celeste Regina, un'immagine di Lei farà il giro di tutto il territorio nazionale come per invitare di persona il Suo popolo a raccolta. Così l'Atto che sarà compiuto il 13 settembre a Catania, dove gli italiani saranno spiri­tualmente presenti, avrà fra l'altro il si­gnificato di una visita restituita all'illustre Visitatrice.

Quel famoso 13 settembre 1959 aveva­mo come Pontefice Giovanni XXIII, Papa Roncalli. Chi non ricorda Papa Roncalli? La sua parola, la sua carica di fede, di semplicità e quella carica umana che metteva nelle sue parole! Il Papa, in quel­la circostanza, indirizzò una esortazione che diceva così: "Con motivo di sempre più serio impegno nella pratica delle cri­stiane virtù, deve essere la Consacrazio­ne, difesa validissima contro i mali, sor­gente di prosperità anche temporale, materiale". Però il Papa sottolineava, pri­ma di tutto, che la Consacrazione deve portare ad un impegno nella pratica delle cristiane virtù, in difesa contro il male. E io credo che, proprio noi, che ci accingiamo a compiere questo gesto, dobbia­mo tener presente questo: Non lo faccia­mo, come ho detto la volta scorsa, per metterci in tasca una polizza di assicura­zione, quasi per dire: "Mi consacro a Ma­ria perché mi salvi". Non è una polizza di assicurazione, è un impegno che noi ci assumiamo per imitare Maria perché la nostra vita diventi più cristiana. E diven­tando più cristiana la vita, diventi più cri­stiana la famiglia, diventi più cristiano il mondo che ci sta attorno.

L'ultima tappa che tocchiamo è Trieste: i Vescovi italiani hanno chiesto che ci fosse un segno anche concreto della Consacrazione a Maria: l'erezione di un grande tempio a Trieste, che restasse co­me segno visibile dell'Italia posta sotto la protezione della Madonna. E così questo Atto di Consacrazione fatto a Catania ac­celerò in qualche modo la realizzazione di questo grande tempio; tempio votivo che è stato costruito, e penso che tanti di voi hanno anche visitato, a Trieste. Ed è stato voluto e dedicato a "Maria Regina I­taliae", Maria Regina dell'Italia. In segui­to, per esplicita volontà del Papa, è stato chiamato il "Tempio di Maria Madre e Regina", segno concreto e richiamo agli impegni presi con l'Atto di Consacrazio­ne. La posa della prima pietra si è avuta il 13 Settembre e in quella occasione il Papa, sempre Papa Giovanni, indirizzava questo messaggio: "L'odierno avveni­mento non ha carattere effimero, pas­seggero, ma prende la sua origine, il suo significato da una profonda devozione al­la SS. Vergine, rinsaldata con patto so­lenne. Nel rammentarvi i sacri impegni che la pietra di codesto Tempio richiama a voi tutti - dice il Papa - vi rivolgiamo il nostro paterno invito a vivere questo im­pegno della Consacrazione gioiosamente e fedelmente. Quanto è stato pronunziato con le parole non verrà smentito, ne ab­biamo certezza dall'opera e dalla vita!".

Ed è quello che dobbiamo pensare an­che per noi. Il gesto che facciamo con le parole di consacrarsi a Maria non dev'es­sere un gesto che viene smentito dall'o­pera e dalla vita.

Il Tempio di Trieste fu consacrato solen­nemente il 22 Maggio 1966. Il Papa era Paolo VI il quale esortò tutti ad attuare la Consacrazione nella vita. Quel tempio deve diventare un richiamo perché ogni cristiano metta la sua vita nelle mani del­la Madonna. "Noi confidiamo - dice il Pa­pa Paolo VI - che, riacceso il ricordo del­la Consacrazione compiuta, al termine del Congresso Eucaristico di Catania, generosa ne segua l'applicazione in tutti i settori della vita: personale, familiare, so­ciale, civica e culturale". Ecco l'applica­zione di questa Consacrazione, calata giù in tutti i settori della vita.

Allora, che veramente la nostra vita di­venti più cristiana, che veramente si ve­da che qualche cosa cambia dentro le nostre famiglie, che si assume una men­talità di fede nelle nostre famiglie, che si comincia finalmente a fare delle scelte veramente cristiane. Così anche in cam­po sociale e politico, in campo anche o­perativo nel nostro ambiente di lavoro, che veramente cambi qualche cosa! Al­lora la Consacrazione diventa veramente vita! E per farci capire come noi siamo in questo cammino di Chiesa, dobbiamo pure accennare a Giovanni Paolo II, an­che se sarà soltanto un accenno, direi che, a cominciare dal suo programma, dal suo motto "Totus tuus" ("io sono tut­to tuo"), in queste parole del Papa c'è tutto condensato lo spirito della Consa­crazione a Maria secondo il Montfort, il quale consiglia che, nel rinnovare ogni giorno la Consacrazione a Maria, non oc­corre ripetere tutta la lunga formula, ba­sta dire soltato: “Io sono tutto Tuo, o Maria, con quanto mi appartiene".

IO SONO TUTTO TUO, O MARIA

Il Papa ha voluto mettere la sua persona e il suo servizio pastorale per tutta la Chiesa nelle mani di Maria: "Totus tuus", io sono tutto Tuo!. Precisamente l'8 Di­cembre 1978 (quindi siamo agli inizi del suo servizio pastorale) il Papa, nella Ba­silica di Santa Maria Maggiore, rinnova il suo atto di Consacrazione a Maria affi­dando se stesso, come servo dei servi e tutti coloro che Egli serve e tutti coloro che con Lui servono; affidando la Chiesa romana come pegno e principio di tutte le Chiese del mondo nella loro universale unità, come Sua proprietà.

Le parole del Papa sono riportate nel­l'Osservatore Romano del 9 Dicembre 1978.

A me piacciono molto queste parole del Papa perché affidando se stesso, tutti co­loro che Egli serve e tutti coloro che con Lui servono, mette se stesso e tutta la Chiesa nelle mani di Maria. Sembra qua­si di vedere il Papa che pone nelle mani di Maria il Corpo Mistico di Cristo, che è la Chiesa, perché Maria tenga in mano il mondo, come teneva stretto nelle Sua mani e al Suo cuore il Figlio Suo, Gesù.

Il Papa che mette se stesso e tutta la Chiesa nelle mani di Maria!

E possiamo ancora affermare, se voi seguite un po' i discorsi del Papa, e an­che i viaggi che egli ha compiuto in A­merica Latina, in Africa, in ogni parte del mondo, coglie sempre l'occasione per u­na visita ai Santuari Mariani e non si la­scia mai sfuggire l'occasione di fare la Consacrazione a Maria dell'Episcopato e della Nazione nella quale si trova.

Un esempio sono le parole del 21 Gen­naio 1979 nel famoso Santuario di No­stra Signora di Guadalupe in Messico, quando il Papa diceva così: "Permetti (ri­volgendosi alla Madonna), permetti che in questo momento solenne io, Giovanni Paolo II, Vescovo di Roma e Papa, e i miei fratelli nell'Episcopato, rappresen­tanti della Chiesa nel Messico e in tutta l'America Latina, affidiamo e offriamo a Te, Ancella del Signore, tutto il patrimo­nio del Vangelo, della Croce, della Resur­rezione, di cui noi tutti siamo testimoni, apostoli, maestri e vescovi. Ti offriamo tutto questo popolo di Dio e di tutto il Continente, Te l'offriamo come cosa Tua".

Ed io vorrei concludere, sottolineando queste parole, che con gioia ed entusia­mo dobbiamo mettere la nostra vita nelle mani della Madonna e dire: "Io ti offro la mia vita, come cosa tua". Abbiamo un'opportunità bellissima in questa settimana: noi stiamo vivendo co­me preparazione e novena la Solennità di Pentecoste, la festa dello Spirito Santo.

IMPEGNI

Se voi leggete il "Trattato della vera de­vozione alla Madonna" del Montfort, tro­vate come il santo insiste molto sulla preghiera allo Spirito Santo. E allora an­che se siamo obbligati a vivere la nostra settimana come tutte le altre settimane, nel lavoro, negli impegni, almeno spiri­tualmente consideriamoci in questi giorni dentro il Cenacolo, come gli Apostoli; anche noi con le mani alzate, invocando il dono dello Spirito Santo, perché lo Spi­rito Santo ci tolga la paura; perché lo Spirito Santo rimuova ciò che può essere di impedimento alla nostra vita spiritua­le, rimuova il peccato, le nostre abitudini cattive; perché veramente ci disponiamo a mettere la nostra vita nelle mani della Madonna, ma una vita che vogliamo vi­vere santamente.

In questa settimana, vi ricorderò parti­colarmente al Signore e alla Madonna.

Lo invocheremo insieme, lo Spirito San­to. Ma nessuno, io dico, nessuno si renda responsabile, dopo avere cominciato questo cammino, di venire meno nella sua generosità perché sarebbe un rende­re più poveri anche tutti gli altri.

 

SETTIMO INCONTRO

GIORNATA DI CONSACRAZIONE ALLA MADONNA

Questa sera parliamo dell'Affidamento della nostra vita a Dio per mezzo della Madonna. Veramente possiamo dire che questa sera questo luogo richiama il Ce­nacolo, dove Maria, con le Sue preghie­re, ha ottenuto per gli Apostoli e per la Chiesa nascente, il dono dello Spirito Santo. E noi questa sera vogliamo rivol­gere a Maria questo invito: che la Ma­donna preghi per ottenere il dono dello Spirito a ciascuno di noi, per renderci ca­paci di accogliere il dono di Dio e per renderci generosi nel compiere questo gesto di Affidamento. Credo sia utile ri­cordare come proprio il Montfort, che consigliava e predicava questa Consacrazione a Maria - quella che egli chia­mava la "Schiavitù d'amore" - racco­mandava molto la preghiera e la devo­zione allo Spirito Santo, sia prima, che durante, che dopo aver compiuto la Con­sacrazione alla Madonna.

E questa sera, prima di compiere il no­stro gesto di Affidamento, vogliamo sof­fermarci un po' a meditare il grande av­venimento della Pentecoste. Meditando questo avvenimento, scopriremo la pre­senza e l'azione dello Spirito in ciascuno di noi e scopriremo anche come la Con­sacrazione a Maria, ci renderà docili a questa azione dello Spirito, perché que­sto gesto che stiamo per fare sia vera­mente qualche cosa che porta non solo a rinnovare ma, oserei dire, a rendere san­ta la nostra vita.

Lo Spirito si presenta a Pentecoste, co­me ci viene descritto da San Luca negli Atti degli Apostoli, con alcuni segni natu­rali, però molto significativi.

Prima di tutto gli Apostoli, ma penso che anche altre persone che sono accor­se in quel momento, hanno sentito un rombo, un rumore e deve essere stato talmente forte che San Luca dice: "Tal­mente forte da scuotere la casa fin dalle sue fondamenta". E mi pare che questo sia significativo proprio questa sera an­che per noi; e lo vogliamo chiedere allo Spirito che scenda nella nostra vita con questa forza, con la forza da scuotere la nostra vita fin dalle sue fondamenta. Una forza capace di scuotere quelle resisten­ze che, eventualmente ancora ci fossero in noi, specialmente quell'attaccamento che ci può essere al peccato da cui fac­ciamo sempre tanta fatica a staccarci.

Quello che non riusciamo a fare noi con la nostra volontà, come scelta da parte nostra, ci aiuti a compierlo lo Spirito Santo con la sua forza: che abbia da scuotere la nostra vita fin dalle sue fon­damenta.

Poi, narra ancora San Luca, gli Apostoli avvertirono un vento impetuoso. Questo elemento del vento ci richiama altri av­venimenti in esso contenuti e che noi ri­caviamo in varie parti della Bibbia, quando si parla della presenza dello Spi­rito come soffio, come respiro, come spi­rito.

E allora noi vogliamo chiedere che pro­prio lo Spirito Santo spiri dentro di noi, con la Sua dolcezza, con la Sua carità, con la Sua delicatezza; che lo Spirito pe­netri in ogni punto della nostra vita; fino alla giuntura delle midolla entri lo Spirito Santo in noi, per purificare totalmente la nostra vita, perché questa vita purificata possiamo essere degni, questa sera, di presentarla a Dio per le mani della Vergi­ne Santa.

E poi ancora San Luca parla di fuoco. Lo Spirito Santo che scende sugli Apo­stoli in forma di lingue di fuoco; e il fuo­co - noi conosciamo le prerogative di questo elemento - il fuoco arde, brucia, consuma, purifica, rinnova, trasforma, il­lumina, riscalda e vivifica.

Di queste cose noi abbiamo bisogno nella nostra vita: abbiamo bisogno che lo Spirito Santo ci purifichi, che lo Spirito Santo riscaldi la nostra vita rendendola entusiasta dal punto di vista cristiano, in modo che viviamo e abbiamo da vivere con generosità il gesto che stiamo per compiere, che non sia un gesto pura­mente formale, soltanto per porre una firma in un registro di Consacrati, il che avrebbe poco valore se non fosse una vi­ta totalmente presa dallo Spirito e vissu­ta nell'amore di Dio e nel servizio dei fra­telli.

Questi elementi che abbiamo ricordato, che ricaviamo dal libro degli Atti degli A­postoli, ci fanno capire come l'avveni­mento della Pentecoste è da collegare con la teofania del Sinai, quando sul Monte Sinai Dio apparve a Mosè e attraverso la legge e l'alleanza, Dio ha costi­tuito un popolo, quel popolo da cui un giorno sarebbe venuto il Salvatore del mondo. Anche allora ci sono stati questi elementi presenti nella teofania: il fuoco. Il Monte sembrava diventato tutto di fuo­co, quasi un terremoto scuoteva quel Monte e la gente è rimasta come spaven­tata da questa presenza di Dio. Ma in quel momento nasceva l'antico popolo di Dio, mentre invece nella Pentecoste è nato il nuouo popolo di Dio, il popolo che diventerà Chiesa e a cui siamo legati anche noi.

Ecco allora che vogliamo vedere in questa sera, proprio in questo Cenacolo d'amore, mentre sta per terminare la so­lennità di Pentecoste, vogliamo sentire questa particolare presenza dello Spirito e anche se non sentiamo l'irruenza degli elementi naturali, siamo certi che l'azio­ne dello Spirito si manifesta e che anche questa sera sta per nascere un nuovo popolo di Dio, un popolo di consacrati a Lui per mezzo della Vergine Santa, Sua e nostra Madre.

Ecco che noi ci sentiamo così spiritual­mente legati a quei fratelli nostri, lontani nel tempo, ma dai quali discendiamo co­me credenti, che sul Monte Sinai hanno sentito la presenza di Dio; ci sentiamo soprattutto legati a quella Chiesa na­scente nel Cenacolo che ha ricevuto il dono dello Spirito e che questa sera si arricchisce anche di questa nostra Con­sacrazione. Questa Chiesa che diventa più ricca e più presente nel mondo di og­gi anche attraverso questo gesto che noi stiamo per compiere.

E allora, eccoci giunti al momento della Consacrazione, momento che vuol dire mettere nelle mani di Dio, per mezzo di Maria, una vita che vogliamo rifare nuo­va, prima di tutto la vogliamo fare nuova riscoprendo e vivendo il nostro Battesi­mo.

Vi ricordate come in queste domeniche di preparazione abbiamo insistito sul Battesimo ed abbiamo detto come la Consacrazione a Maria deve essere con­siderata come un germoglio che viene dal Battesimo che noi abbiamo ricevuto. Quindi questa sera mettere nelle mani di Dio, per mezzo della Madonna, la no­stra vita, vuol dire impegnarci a renderla nuova riscoprendo il valore, la ricchezza e la dignità del nostro Battesimo, ma ri­scoprendo anche che noi siamo Chiesa.

Il Signore non ci ha chiamati perché ab­biamo da vivere la nostra fede in modo soltanto personale e privato ma ci ha chiamati, il Signore, perché la nostra fe­de ed il nostro cammino cristiano l'ab­biamo da compiere in modo comunita­rio. Ed ecco la Chiesa nella quale noi siamo inseriti e nella quale dobbiamo sentirci dentro. Facendo la nostra Consa­crazione a Dio per mezzo della Madonna, noi ci impegnamo a vivere questa di­mensione comunitaria della nostra vita cristiana, della nostra fede e del nostro impegno.

E vogliamo esprimere, attraverso l'Atto di Affidamento alla Madonna, la volontà di farci santi. Come la vorrei ripetere questa parola, la vorrei ripetere per me prete, ma la vorrei ripetere anche per ciascuno di voi, giovani o meno giovani; specialmente la vorrei ripetere per coloro che sono sposi e che vivono l'esperienza della vita della famiglia, vorrei dire: la volontà di farci santi, ma di farci santi nella situazione in cui il Signore, per la nostra particolare vocazione, ci ha chia­mati a vivere.

Non dobbiamo cedere alla tentazione di dire: "Ma se io mi trovassi in quella casa, se fossi in quell'altra famiglia, se vivessi in una situazione diversa, se il Signore mi ponesse accanto a persone diverse..." queste sono soltanto delle tentazioni.

Noi dobbiamo capire che siamo chiamati a vivere la nostra Consacrazione fa­cendoci santi ma nella situazione in cui ci troviamo, con le persone che il Signo­re ci ha posto accanto perché sarà con loro, e attraverso di loro, che noi ci santi­ficheremo.

Certo, aiutati dalla Madonna; non per niente l'abbiamo qui davanti la Sua im­magine, non per niente è posta qui in al­to quasi per dire "guardate a me". Con­sacrarsi a Maria vuol dire soprattutto guardare a Lei e non soltanto per mette­re nelle Sua mani materne la nostra vita, ma guardare a Lei per scoprire quali so­no i lineamenti spirituali della Sua vita, qual'è stato il grado di generosità che Lei ha avuto nel dire il Suo "Sì', nel vivere il Suo "Sì" a Dio, perché è questo che an­che noi dobbiamo imitare.

FIDUCIA IN MARIA

Dal momento in cui noi facciamo la Consacrazione alla Madonna, dobbiamo guardare a Maria e vedere Maria come ad una luce che è dinanzi ai nostri occhi, ai nostri passi e che noi ci impegnamo di seguire per tutta la nostra vita, certi che questa luce ci accompagna alle porte del Paradiso e nelle braccia di Dio Padre.

Maria, con la Consacrazione, deve di­ventare la luce che guida il cammino della nostra vita. E consacrarsi a Maria vuol dire affidare a Lei il nostro passato, quella che è stata finora la nostra vita, perché niente del passato deve turbarci anche se fossimo stati i peccatori più grandi.

La Consacrazione pone come una pie­tra sul passato. Il passato lo mettiamo come sepolto nel cuore di questa Madre e andiamo avanti con tanta fiducia. Mettiamo quindi nelle Sue mani, affidiamo a Lei il nostro passato, affidiamo a Lei il nostro presente con tutte le povertà che abbiamo, con tutti i limiti, con tutte anche le incertezze e le paure che pos­siamo avere in questo momento; mettia­mo nelle Sua mani questa nostra vita com'è in questo momento, in questo giorno, in questa festa di Pentecoste, perché la Madonna ci prenda come sia­mo e dove siamo ma ci renda come Dio ci vuole e dove Dio ci vuole.

E soprattutto mettiamo nelle mani di Maria il nostro futuro, quella che sarà la nostra vita. Forse tante volte ci siamo in­terrogati: "Ma riuscirò io a vivere la mia Consacrazione? Saprò essere fedele? Manterrò fede a questo patto? Saprò es­sere coerente a quest'impegno?".

Mettiamo nelle mani della Madonna il nostro futuro e sappiamo che Lei come Madre assolutamente non ci abbando­nerà un istante.

E vorrei terminare dicendo: in questo momento dobbiamo avere dentro il no­stro cuore tanta fiducia, tanta fiducia. Quella fiducia che viene dalla certezza che lo Spirito Santo è un dono anche per noi; quella certezza che ci fa capire che il fiume d'acqua viva continua a scorrere da Dio fino a noi; la certezza che il dono di Cristo non è un dono esaurito ma è un dono di ogni momento anche per noi.

E quello poi che non riusciremo a fare noi, sarà lo Spirito Santo che vincerà le nostre resistenze e ci aiuterà a mantener­ci fedeli alla nostra Consacrazione. E al­lora, con animo sereno, direi anche con l'animo pieno di gioia e di serenità, quasi con la voglia di cantare, anche noi dicia­mo: "L'anima mia glorifica il Signore, per­ché grandi cose sta per fare in me, que­sta sera, l'Onnipotente".

Con questo canto nel cuore facciamo allora il nostro Atto di Consacrazione.

PREGHIERA DI CONSACRAZIONE

O Maria, Vergine potente e Madre di misericordia, Regina del cielo e rifugio dei peccatori, noi ci consacriamo al tuo Cuore Immacolato.

Ti consacriamo il nostro essere e tutta quanta la nostra vita, tutto ciò che abbiamo, tutto ciò che amiamo, tutto ciò che siamo.

A te i nostri focolari, le nostre famiglie, la nostra patria.

Vogliamo che tutto in noi, tutto intorno a noi appartenga e partecipi ai benefici delle tue materne benedizioni.

E affinché questa consacrazione sia veramente efficace e duratura, rinnoviamo oggi ai tuoi piedi, o Maria, le promesse del Battesimo e della prima Comunione.

Ci impegnamo a professare con coraggio e sempre le verità della fede,

a vivere come cattolici pienamente sottomessi a tutte le direttive del Papa e dei Vescovi in comunione con lui.

Ci impegnamo ad osservare i comandamenti di Dio e della Chiesa e in modo particolare la santificazione delle feste.

Ci impegnamo a far entrare nella nostra vita, per quanto ci sarà possibile, le pratiche consolanti della religione cristiana e soprattutto la santa Comunione, e la recita del santo Rosario.

Ti promettiamo infine, o gloriosa Madre di Dio e tenera Madre degli uomini, di mettere tutto il nostro cuore al servizio del tuo culto benedetto, per affrettare e assicurare, col regno del tuo Cuore Immacolato, il regno del Cuore del tuo adorabile Figlio nelle anime nostre e in tutte le anime,in tutto l'universo, sulla terra come in cielo. Amen.