Piccola e completa Istruzione religiosa

- alla luce di Maria Immacolata -

sul Credo, sui Sacramenti e i Comandamenti

fr. Crispino Lanzi, Cappuccino

Con Maria verso Gesù   scarica

Catechesi per la “nuova Evangelizzazione”

Istruzioni – Meditazioni brevi, facili, gradevoli

 

10a edizione

 

Nota bene:

poichè il presente libretto è tratto dall’originale ed adattato in formato A4 per la stampa, l’indice originale non corrisponde al presente testo

 

S. Giovanni Bosco, in una lettera importantissima, afferma:

 

“Vi raccomando caldamente, per la gloria di Dio e la salute delle anime, la diffusione dei buoni libri. Io non esito a chiamare divino questo mezzo...

I buoni libri diffusi nel popolo, sono uno dei mezzi atti a mantenere il regno del Salvatore in tante anime.

Sono essi tanto più necessari in quanto l’empietà e l’immoralità oggigiorno si servono dell’arma della stampa cattiva per fare strage nell’ovile di Cristo, per condurre e trascinare in perdizione gl’incauti e i disobbedienti. Quindi è necessario opporre arma ad arma...

Il libro buono ... questo amico fedele, apre i suoi fogli e si rinnovano le ammirabili conversioni di S. Agostino e di S. Ignazio.

Quante anime furono salvate dai libri buoni, quante preservate dall’errore, quante incoraggiate nel bene!

Chi dona un libro buono, non avesse altro merito che destare un pensiero di Dio, ha già acquistato un merito incomparabile presso Dio.

Iddio solo conosce il bene che produce un libro ...

Siate quindi animati a procurare con tutte le forze e con tutti i mezzi la diffusione dei buoni libri ... Diffondete i libri buoni nel popolo usando tutti i mezzi che la carità cristiana ispira.

Vi prego e vi scongiuro, dunque, di non trascurare questa parte importantissima della nostra missione. Incominciatela tra gli stessi giovanetti ..., con le vostre parole e col vostro esempio fate di questi (giovanetti) altrettanti apostoli della diffusione dei buoni libri.”

 

“DIMMI CHE COSA LEGGI E TI DIRÒ CHI SEI!”

“Il libro che stiamo leggendo” ci deve svegliare “come un pugno che ci martelli sul cranio. Il libro deve essere una picozza per rompere il mare di ghiaccio che è dentro di noi”(Kafka).

 

FAI APOSTOLATO DELLA BUONA STAMPA!

P. KOLBE, l’innamorato di Gesù e dell’Immacolata, ripeteva: “Bisogna affogare nei gorghi della verità ogni manifestazione di errore che ha trovato nella stampa la più potente alleata. E’ necessario inondare la terra di un diluvio di stampa cristiana e mariana, e fasciare il mondo di carta scritta con parole di vita: solo così l’umanità di oggi potrà trovare la gioia di vivere e la via della salvezza”.

(S. Massimiliano Kolbe)“Patrono di questo difficile secolo”

 

In copertina:

Madre della misericordia, bellissima immagine che è nel coro delle Clarisse Cappuccine del Monastero di S. Veronica Giuliani a Città di Castello.

“I risultati delle ultime ricerche sull’immagine della Madonna della misericordia per ora ci hanno fatto sapere che il quadro è stato dipinto a Roma verso il 1740-1745 per ordine di un canonico spagnolo. E’ arrivato in monastero (l’anno non è stato possibile saperlo) quando era ancora viva la B. Florida (+1767)”.

Citta di Castello (Perugia) 14-6-1995. Suor Serafina, Archivista

Approvazione dell’Ordine:

“Carissimo P. Crispino, mentre mi compiaccio con te per l’impegnativo, faticoso lavoro che hai portato a termine con tanta premura e diligenza, formulo l’augurio che possa avere larga e fruttuosa accoglienza...Il manoscritto l’ho trovato molto ricco di dottrina e unzione...Da parte dei Superiori dell’Ordine nihil obstat quominus imprimatur”.

P. Venanzio Reali, Ministro Provinciale dei Cappuccini

(Bologna 23-II-87)

Approvazione della Chiesa

 

Per la 1ª Edizione:

 

Imprimatur. + Luigi Amaducci, Vescovo di Cesena e di Sarsina (6-III-87).

 

Per le Edizioni ampliate:

 

Rev.do P. Crispino Lanzi, presso parrocchia S. Maria del Fiore, ho letto con attenzione e vero interesse la seconda edizione ampliata e riveduta del suo libro “Con Maria verso Gesù”, e, con vero piacere, Le do l’IMPRIMATUR richiesto, ai sensi dei sacri canoni, per la sua pubblicazione.

Le formulo l’augurio sincero che il libro possa essere largamente diffuso, perché è chiaro, semplice, ma ricco di dottrina e quindi in grado di fare realmente del bene.

(Forlì 9-XI-1987)”.

Mons. Giuseppe Fabiani, Vicario Generale di Forlì, attuale Vescovo di Imola (Bologna).

 

 

Presentazione di alcuni vescovi

(Unico scopo: sollecitare alla lettura, pur ritenendo l’autore un povero strumento, ricco di tanti difetti)

 

L’Arcivescovo Mons. Francesco Gioia, Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli emigranti e itineranti; già segretario dei Superiori Provinciali Cappuccini e Direttore delle Missioni popolari cittadine:

Le copie che mi hai mandato mi sono state rubate, amorevolmente, dai miei Preti.

Ti ricordo sempre con tanto affetto, stima, ammirazione, e come uno dei più cari e validi collaboratori nelle Missioni popolari.

Un fraterno abbraccio” (28-XI-1991)

+ Francesco Gioia

 

Il Vescovo di Città di Castello (PG), S.E.Mons. Pellegrino Tommaso Ronchi, già Missionario e Vicario Generale in India e direttore del Seminario Internazionale S. Paolo a Roma:

Ne ho regalato una copia ai miei Diaconi e a tutti i miei Sacerdoti, diversi dei quali già me l’avevano chiesto.

È stato molto apprezzato da tutti.

Ne farò gradito dono alle persone che verranno a farmi visita. Tornerò a chiedere altre copie sia dei libri come dei tuoi meravigliosi opuscoli che cónfutano i testimoni di Geova.

In unione di preghiera, fraternamente in Cristo e in S. Francesco” (Città di Castello 9-XII-1991)

+ Pellegrino Tommaso Ronchi

 

Il Vescovo della Cecoslovacchia, S.E.Mons. Paolo Hnilica, di fama internazionale, già crudelmente perseguitato dal comunismo ateo, e, ora, infaticabile apostolo della Russia e delle altre nazioni dell’Est-Europa, essendo impegnatissimo, si è limitato a parlarmi per telefono più volte. Cito fedelmente una telefonata.

Roma 15-VII-1990:

Me ne occorrerebbero centinaia di copie da distribuire in Italia ovunque mi recherò per chiedere aiuti spirituali per l’Europa centro-orientale che ha urgente bisogno di stampa cattolica, di catechesi e di opuscoli contro la furente propaganda (fatta con grande potenza di mezzi) dai Testimoni di Geova e dalle altre Sette. Se non poniamo subito un argine, fra dieci anni su tre Russi uno sarà Testimone di Geova.

Sono deciso a costruire a Mosca la “Domus Mariae” e a installarvi “Radio Maria” poiché la profezia di Fatima assicura che Gesù convertirà la Russia per mezzo della Madonna”.

+ Paolo Hnilica

 

Il Vescovo di Matera, S.E. Mons. Antonio Ciliberti.

Le auguro di potere sempre irradiare tanta ricchezza di ispirazione e di verità ...”.

+ Antonio Ciliberti (5-9-92)

Il Vescovo Emerito della Repubblica Centrafricana, S.E. Mons. Sergio Adolfo Govi:

“Vengo a conoscenza della sua stupenda pubblicazione della catechesi “Con Maria verso Gesù”. Desidero averne alcune copie.”

+ Sergio Govi (21-8-96)

 

 

Introduzione dell’autore

Siamo creati per conoscere, amare Dio e fare la sua volontà sulla terra onde gioire della sua gioia in cielo.

Ecco due grandi mezzi per realizzare lo scopo della nostra vita: Catechesi (per conoscere Dio) e Meditazione (per amarlo e fare la sua volontà).

Per questi motivi ho stampato due sussidi per la mia Evangelizzazione o Predicazione: la catechesi “Con Maria verso Gesù” e il libro “Meditare!”. Questa catechesi è stata accolta con entusiasmo (come si può constatare alla fine del presente volume ne “La voce dei lettori”).

Le seguenti istruzioni non sono né lunghe né brevi. Non mi sono limitato a pensierini morali, come fanno diversi sacerdoti, che lasciano tanti fedeli nell’ignoranza delle verità di fede. Oggi, nell’attuale tempesta di negazioni religiose, urgono Istruzioni esaurienti poiché resta vero quanto affermava il celebre Tertuliano: “La fede chiede una sola cosa: di non essere condannata prima di essere conosciuta”. E il famoso Card. Mercier insegnava ai suoi Sacerdoti che erano crudeli nell’esigere dai fedeli la pratica della morale o dei comandamenti se prima non avevano esposto in maniera completa, attraente e persuasiva le verità dogmatiche. E il Venerabile Card. Schuster osava perfino ripetere: “Meno funzioni e più istruzioni!”. E Don Bosco gridava: “O istruzione o corruzione”.

Ho aggiunto l’esempio (sulla Madonna e sui Santi di ieri e di oggi) per facilitarne l’uso nei tempi forti dello spirito: Avvento, Quaresima, novene, ecc., e, particolarmente, nel mese Mariano e nel mese del Sacro Cuore, per i quali, in Appendice, troverai una “Introduzione”.

Nel Credo ho inserito la S. Messa, i Sacramenti e i Comandamenti in modo da presentare una sintesi completa di catechesi ossia di tutto ciò che il cristiano deve credere e praticare per salvare e santificare la sua anima.

Il mio intento è di donarlo (nei limiti del possibile) a persone non religiose e di offrirlo quasi gratuitamente ai fedeli al termine delle mie numerose evangelizzazioni (Missioni popolari, Esercizi spirituali al popolo, Novene, ecc.). Le eventuali piccole offerte mi serviranno per saldare le spese di tipografia alle quali devo personalmente provvedere.

Da tanto tempo desideravo avere una Catechesi breve, facile e completa da offrire agli ascoltatori della parola di Dio e specialmente ai non credenti e ai non praticanti che incontro nella evangelizzazione in chiesa, in treno, lungo le strade, nelle piazze e nelle visite di casa in casa. (A questo scopo già acquistai dei piccoli libri, ma o erano a prezzo molto alto o erano incompleti sulle verità di fede e di morale). Sarei ben felice se il Signore, il quale per fare del bene, a volte si serve degli strumenti più poveri e insignificanti, se ne volesse servire come aiuto fraterno a qualche Sacerdote, Religioso, Suora, e soprattutto a Genitori nell’adempiere quello, che secondo il nuovo Codice di Diritto Canonico (leggi dal can. 762 al can. 778) è il loro primo dovere: l’istruzione religiosa sistematica nelle loro chiese e nelle loro case. E sarei tanto grato a Gesù e alla Madonna se ispirassero qualche Cattolico, desideroso di fare apostolato, a richiederlo per offrirlo a parenti, amici e specialmente a quel settanta per cento d’Italiani che non mettono mai piede in chiesa: questo è un apostolato quanto mai urgente, perché molti, a causa della grande ignoranza delle verità di fede, si allontanano dalla S. Messa, dai Sacramenti, e si lasciano pervertire dai testimoni di Geova o da altre Sette o dal laicismo o materialismo. In Italia c’è una mancanza di istruzione delle verità religiose da far spavento. Perfino non pochi intellettuali, (compresi diversi professori d’università), riguardo alle verità di fede, sono analfabeti! È per questo motivo che il Papa va continuamente ripetendo: “Oggi è urgente una rievangelizzazione! L’evangelizzazione è il primo dovere dei Sacerdoti, dei Religiosi, dei battezzati! Non ci daremo pace finché non avremo risolto il problema della catechesi dei giovani e degli adulti”.

La Madonna, “Stella della Evangelizzazione”, alla quale offro, con affetto filiale, il presente piccolissimo lavoro di apostolato, benedica ogni parola di questa umile catechesi.

 

Introduzione alla catechesi o istruzione religiosa

1 FEDE E RAGIONE

 

A - La fede non è un cieco assenso, ma un razionale ossequio a Cristo Dio e alle verità rivelate dal Signore. La Chiesa non ti dice di chiudere gli occhi e di credere, ma ti ripete: “Apri gli occhi, rifletti, prega e crederai”. La ragione è capace di salire dalle cose create al Creatore (cf. Rom. 1,20) . L’intelligenza ci conduce alle soglie della fede, ci fa conoscere i motivi di credibilità: esistenza di Dio, storicità di Gesù, autenticità e verità dei Vangeli, ecc.; poi, essa, insieme alla volontà, ci accompagna nell’atto di fede e ci aiuta ad approfondirla.

Quindi, possiamo definire la fede: “L’adesione dell’intelletto - sotto l’azione della grazia divina - alle verità rivelate da Dio, non per ragione d’intrinseca evidenza, ma in forza dell’autorità di Colui che le ha rivelate” (Card. Parente).

 

B - La razionalità della fede cristiana si basa soprattutto sulle prove sicure della storicità, autenticità e verità dei Vangeli.

Occorre premettere che i manoscritti originali di qualsiasi libro dell’antichità non esistono; ma ci sono delle trascrizioni antiche.

Ora, di antiche trascrizioni dei libri non cristiani, in codici interi o in frammenti di codici, ce ne sono pochissime (con l’unica eccezione del “De officiis” di Cicerone, di cui se ne conservano 400).

Mentre, di antiche trascrizioni dei Vangeli, in codici interi, ce ne sono 2.500, e di quelle in frammenti di codici se ne contano oltre 4.200.

Inoltre, dei Vangeli ci sono più di 35.000 manoscritti delle antiche versioni, fatte in molte lingue fin dai primi secoli del cristianesimo.

Si conservano pure moltissime citazioni antiche dei Vangeli. Per esempio, Ireneo (130-202 dopo Cristo) cita i Vangeli e le lettere di S. Paolo 1.819 volte, Tertulliano (160-243 dopo Cristo) cita i Vangeli 7.528 volte, Origene (180-254 dopo Cristo) li cita 17.992 volte, ecc. (cf. Martinetti, Perché la vita è meravigliosa, 4ª ed., Elle Di Ci; Rivista del Clero, Apr. 1959, pag. 226; scritti del biblista Mons. Ravasi; ecc.).

Nelle innumerevoli antiche trascrizioni e citazioni dei Vangeli, le varianti sono quasi tutte di minima entità. Le poche varianti sostanziali non riguardano mai verità essenziali.

Dunque, tra tutti i libri antichi, i Vangeli sono, in grado altissimo, i più storici e i più scientificamente controllati del mondo.

Inoltre si può gridare con Pascal: “Io credo agli storici che si lasciano uccidere per affermare che è vero quanto hanno scritto”. Ebbene, mentre nessuno si è lasciato uccidere per affermare le verità dell’“Eneide”, del “De bello gallico”, del “De officiis” e di altri libri antichi non cristiani, tutti gli scrittori dei Vangeli e delle Lettere apostoliche e tutti gli Apostoli che hanno predicato le verità ivi contenute, tutti si sono lasciati uccidere (S. Giovanni evangelista - afferma Tertulliano - si è lasciato gettare in un calderone di olio bollente) per testimoniare che era vero quanto predicavano e quanto avevano scritto.

 

2 FEDE, RIVELAZIONE, ISPIRAZIONE

 

RIVELAZIONE. La fede consiste nel vedere con gli occhi di Dio, nel lasciarsi condurre per mano dal Signore, il quale ci ha parlato, ci ha rivelato i suoi segreti, il suo amore, la via del Paradiso.

Il Concilio Vaticano II afferma: “Piacque a Dio, nella sua bontà e sapienza, rivelare se stesso e manifestare il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini, per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito santo, hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della divina natura. Con questa rivelazione, Dio invisibile, nel suo grande amore, parla agli uomini come ad amici... Cristo è la pienezza di tutta la rivelazione” (Dei verbum, 2).

Lo Spirito Santo ci ricorda: “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri, per mezzo dei profeti..., ha parlato a noi per mezzo del Figlio Gesù” (Ebrei, 1,1-2).

 

Ove si trova la Rivelazione? Nella Bibbia e nella Tradizione.

La Bibbia è la parola di Dio scritta. Si compone di 46 libri dell’Antico Testamento o Antica Alleanza e di 27 libri del Nuovo Testamento o Nuova Alleanza, firmata col sangue di Cristo Dio.

La Tradizione è la parola di Dio trasmessa a voce. Molte verità dell’Antico Testamento, prima di essere scritte, furono trasmesse di padre in figlio. Nei primi anni della Chiesa, non è stato scritto nessun libro e le verità insegnate da Gesù erano contenute solo nella Tradizione.

 

ISPIRAZIONE significa uno speciale influsso esercitato da Dio sugli scrittori dei libri biblici. Attenzione: il Signore ha ispirato solo le verità necessarie all’uomo per la sua salvezza, e non quelle storiche, scientifiche, ecc.

S. Paolo afferma: “Tutta la Scrittura è ispirata da Dio ed è utile per insegnare, convincere, correggere ed educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia perfetto e addestrato ad ogni opera buona” (2 Timoteo, 3,16s.).

Gesù medesimo considerava la Bibbia dell’Antico Testamento come ispirata da Dio, la leggeva nella Sinagoga e l’ha citata molte volte (cf. Vangelo di Matteo).

Il Concilio Vaticano II proclama: “Tutti i libri, sia del Vecchio come del Nuovo Testamento, hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa. Per la composizione dei libri sacri, Dio scelse e si servì di uomini nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo Egli in essi e per loro mezzo, scrivessero, come veri autori, tutte e soltanto quelle cose che Egli voleva fossero scritte... Poiché Dio nella Sacra Scrittura ha parlato per mezzo di uomini e alla maniera umana..., si deve tener conto, tra l’altro, anche dei generi letterari allora in uso, (generi) storici o profetici o poetici (ecc.), e dei modi d’intendere, di esprimersi, di raccontare... (Inoltre) la Scrittura è sottoposta al giudizio della Chiesa, la quale adempie il mandato e il Ministero di conservare e interpretare la parola di Dio” (Dei verbum 11-12). Gli Apostoli, poi, affinché il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, lasciarono come loro successori i Vescovi, affidando ad essi il proprio posto di maestri (cf. Ireneo, Adv. Haer. III), e ammonirono i fedeli di attenersi alle tradizioni che avevano appreso sia a voce che per lettera (cf. 2 Tessal. 2,15 e Dei verbum 7 e 8).

 

3 FEDE E TRASMISSIONE INFALLIBILE DELLE VERITA’ RIVELATE

 

Gesù ha ordinato agli Apostoli e ai loro successori (Papa, Vescovi, Sacerdoti) di annunciare le verità evangeliche e ha dichiarato che chi non le crede andrà alla dannazione eterna. Ecco le sue parole: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato” (Marco 16,16).

Ora, è impossibile che Cristo Dio costringa a credere a delle menzogne sotto pena di dannazione. Dunque, è impossibile che non abbia assicurato, alla Rivelazione, la sicura difesa da ogni errore mediante la trasmissione infallibile, lungo tutti i tempi, delle verità rivelate. Quindi è assurdo che la Chiesa Cattolica, che per molti secoli è stata l’unica Chiesa di Cristo, abbia errato, nella sua catechesi - come dicono gli avversari - per quasi mille anni, fino al sorgere del protestantesimo. Se ciò fosse avvenuto, Gesù non sarebbe né buono, né sapiente, né onnipotente, non sarebbe Dio e la Rivelazione e l’Incarnazione sarebbero una crudele falsità.

 

Qual è l’infallibilità da Gesù stabilita per la trasmissione delle verità?

a) Non certamente l’infallibilità per tutte le singole persone, o ispirazione privata, da parte dello Spirito Santo, come sostiene Lutero. Infatti la Bibbia dice: “Nessuna Scrittura va soggetta a privata spiegazione” (2 Pietro 1,20), poiché ognuno potrebbe prendere per ispirazione dello Spirito il proprio capriccio. Infatti, lo stesso Lutero, amareggiato, lamentava: “Vi sono (nel mondo protestante) tante Sette e tanti Credo quante sono le teste: un tizio non vuole saperne del Battesimo; un altro nega i Sacramenti; altri insegnano che Cristo non Dio; altri dicono questo, altri quello” (Grisar, Luther pag. 386-407). E’ per questo motivo che le religioni protestanti sono centinaia e centinaia e nessuna crede a tutte le verità a cui crede l’altra. Orbene, i filosofi e teologi insegnano che chi offende Gesù con il negare anche una sola delle sue verità, l’offende come se le negasse tutte, poiché lo riterrebbe menzognero (“qui in unum offendit, in omnibus offendit”).

b) Gesù ha affidato la spiegazione o interpretazione pubblica della Sacra Scrittura, assicurandone l’infallibilità, alla madre Chiesa e, specificatamente, a coloro che ha costituito come Pastori del suo gregge, ossia a Pietro, agli Apostoli ed ai loro successori, che sono il Papa e i Vescovi. Infatti, a costoro Gesù ha detto: “Ecco io sono con voi sino alla fine del mondo” (Matteo 28,29). Pietro e gli Apostoli naturalmente potevano vivere sino alla fine del mondo soltanto nei loro successori: Papa e Vescovi. Inoltre, Gesù promise e mandò loro lo Spirito Santo dicendo: “Egli vi guiderà alla verità tutta intera” (Giov. 16,13).

Quindi, se i Vescovi insieme al Papa sbagliassero nel trasmettere le verità bibliche, sarebbe Cristo, rimasto con loro, a sbagliare; errerebbe lo Spirito Santo, mandato a loro per insegnare ogni verità. Ora, tutto questo è inconcepibile. Perciò rimane verità certissima l’infallibilità del Papa, in certe rare e determinate condizioni, e l’infallibilità dei Vescovi quando sono concordi col Papa nell’insegnamento delle verità eterne (come potrai leggere più avanti: pag. 143-147).

Resta vero, quindi, quanto afferma un insigne fratello protestante o evangelico, Sabatier: “O accettare la Chiesa infallibile o rinunciare ad ogni dogma (o verità). Un dogma indiscutibile suppone una Chiesa infallibile(Sertillanges, Il catechismo degl’increduli).

Il Concilio Vaticano II dichiara: “L’ufficio di interpretare autenticamente la parola di Dio, scritta o trasmessa, è affidato al solo magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo... (Essa), per divino mandato e con l’assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta, attentamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e, da questo unico deposito della fede, attinge ciò che propone da credere come rivelato da Dio” (Dei verbum, 10).

 

 

(Credo in Dio Padre Onnipotente, Creatore del cielo e della terra)

1

DIO ESISTE! SII RELIGIOSO!

(Rom. 1,18-22)

 

1. Oggi viviamo in un mondo strano in cui moltissimi rifiutano Dio. Oltre un miliardo di persone grida: Dio non esiste; in molte nazioni il settanta per cento degli individui vive nell’indifferentismo religioso ossia nell’ateismo pratico. Anche tra coloro che normalmente partecipano alla S. Messa, molti offendono Dio con colpe gravi (bestemmie, impurità, ecc.). “Commettendo il peccato – afferma Giovanni Paolo II – noi siamo lontani da Dio, contro Dio, senza Dio”. Maritain e altre insigni personalità osano affermare che, dopo il diluvio universale, mai c’è stato un rifiuto così massiccio di Dio. E come il Signore nei tempi antichi mandò Noè e i profeti, così oggi, oltre all’attuale Papa straordinario e a tanti zelanti sacerdoti e laici fervorosi, invia perfino la sua Madre (si pensi a Lourdes, a Fatima, ecc.) per raccomandare la necessità assoluta e urgentissima del ritorno a Dio per la salvezza delle anime e per la pace all’umanità.

Parlateci di Dio, o Sacerdoti”, ripeteva il celebre scienziato Enrico Medi, rimproverando tanti Preti i quali, mentre il mondo va alla rovina perché rifiuta Dio, essi si credono moderni perché predicano soltanto problemi sociali e altri argomenti secondari. “Parlateci incessantemente di Dio, così come ogni istante ce ne parla il fremito di tutta la natura creata; Dio, Dio, Dio noi vogliamo”.

Chi nega Dio fa il più grande insulto all’intelligenza dell’uomo, – diceva Paolo VI –, egli spegne la luce sulla faccia umana ossia distrugge l’uomo nelle sue più alte prerogative”. Sconvolge tutto il pensiero, tutto l’universo e annienta i principi immutabili della metafisica: infatti negare Dio è come dire che c’è l’eco senza esserci il suono, che c’è l’opera senza esserci l’autore, che ci sono le tenebre senza esserci la luce, che c’è il figlio senza esserci il padre, che c’è l’ordine senza esserci l’ordinatore, insomma che c’è la creatura senza esserci il Creatore.

“Quando si nega Dio, ammonisce Dostoievski, ogni delitto è possibile”. Mazzini dice che il primo ateo è stato certamente un delinquente che voleva nascondere il suo delitto a Dio, unico testimone del suo crimine.

L’ateo incorre in orribili assurdità: ecco qualcuna: a) la materia è eterna. No! Ciò è contro la vera filosofia e contro la scienza moderna. “Oggi la scienza – afferma Enrico Medi – ci dà sicure prove (per esempio con il secondo principio della termodinamica) che la materia ha avuto un inizio: miliardi di anni or sono non esisteva”. Ebbene, solo una Potenza Infinita che chiamiamo Dio, può creare qualcosa dove non esiste nulla. b) Il mondo si è fatto da sè. No! Una cosa che non esiste non può dare l’esistenza a se stessa. Infatti: non c’è effetto senza causa; nessuno dà ciò che non ha; col niente si fa niente. c) L’universo si è fatto per caso. No! “Il caso – dice il prof. Giovanni Albanese – è la maschera della nostra ignoranza”, non esiste, è un nulla; e un nulla non ha alcun potere. Il sommo scienziato Einstein afferma: “Credere che la vita sia nata (per caso) da una scarica elettrica su una data materia inerte, è lo stesso che credere che se cade un fulmine in una miniera di ferro possa uscirne una locomotiva”.

 

1. DIO SI MANIFESTA NELLA CREAZIONE.

Dante canta: “La gloria di Colui che tutto move / per l’universo penetra e risplende / in una parte più e meno altrove” (Par. 1,1-3).

S. Caterina da Siena grida: “Apri dunque gli occhi dell’intelligenza e vedi l’universo intero nella mano di Dio”. Ecco il cielo con miliardi e miliardi di stelle. Ecco la terra con innumerevoli piante e animali. Ecco i mari e gli oceani popolati da un numero sterminato di esseri viventi. Ecco le più piccole parti della materia rivelate dalla scienza moderna: esse ci parlano eloquentemente di Dio!

L’On. Enrico Medi afferma: Tutta la materia è composta di atomi. L’atomo ha un diametro di un centomilionesimo di centimetro; e quindi se si mettono tanti atomi in fila quanti sono gli italiani, si fa mezzo centimetro. Dentro l’atomo c’è il nucleo che è un milione di miliardi di volte più piccolo dell’atomo. Eppure dal nucleo è nata la scienza nucleare o atomica. Nell’atomo vi sono pure gli elettroni che girano a velocità pazzesca intorno al nucleo come pianeti attorno al sole.

Il Prof. Ravalico, scienziato e credente, scrive: Le cellule (formate da tanti atomi) nel corpo di un uomo adulto sono sessanta mila miliardi. In ogni cellula vi sono circa cento prodigiose fabbriche automatizzate molto più perfette delle fabbriche costruite da uomini; perciò in ogni uomo adulto queste fabbriche sono ben sei milioni di miliardi, senza neppur una mano d’operaio che le abbia costruite e che le faccia funzionare. Dunque come si può non ammettere una Intelligenza infinita che ha progettato queste cose e una Potenza infinita che le ha create e che noi chiamiamo Dio? (1)

I sommi scienziati di ieri e di oggi – quasi tutti credenti – si uniscono all’antico Salmista nell’esclamare: “O Signore, i cieli immensi cantano la tua gloria!”, e si associano ai sommi geni e filosofi dell’antichità nel ripetere: “In maximis sicut in minimis cernitur Deus”: Dio si fa scoprire chiaramente sia nelle massime come nelle piccolissime cose, Dio è l’EVIDENTE INVISIBILE.

 

2. DIO SI MANIFESTA NELLA COSCIENZA.

All’Innominato dei Promessi Sposi che dice “Dio! Dio! Se lo vedessi, se lo sentissi! Dov’è questo Dio?”, il Card. Federico Borromeo risponde: “Voi me lo domandate? Voi? E chi più di voi lo ha più vicino? Non lo sentite in cuore, che vi opprime, che vi agita, che non vi lascia stare, e che nello stesso tempo vi attira, vi fa sentire una speranza di quiete, di consolazione, di una consolazione che sarà piena, immensa, subito che voi lo riconosciate, lo confessiate, lo imploriate?”

 

3. DIO SI MANIFESTA NELLA RIVELAZIONE.

La Bibbia ripetutamente chiama “empio”, “insolente” “stolto” chi nega e disprezza Dio (2). Ed afferma che tutte le opere del creato ci parlano dell’esistenza di Dio e perciò coloro che negano Dio “sono senza scusa” (3). E il Salmista esclama (e queste sono le parole portate sulla luna dal primo astronauta che ivi è sceso): “O Signore, o Signore, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!” (4). La Sacra scrittura ci parla di Dio Creatore del cielo e della terra, di Dio unico e in tre Persone che sono il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo, di Dio infinitamente buono, sempre presente, vicino a noi, accanto a noi, in noi. Egli ci ama, ci ricolma di benefici, ci vuol rendere felici della sua stessa felicità. Dobbiamo amarlo, fare la sua volontà, osservare i suoi comandamenti.

 

SII RELIGIOSO!

La religiosità è componente essenziale dell’uomo, il quale dagli antichi filosofi era definito: “Animale razionale e religioso”: senza religiosità non si è uomini veri!

La religiosità – afferma Kierkegaard – è la misura della vera grandezza: è estremamente piccolo chi non è religioso; è molto grande chi è molto religioso.

La religiosità – ammonisce Paolo VI – “è questione di morte o di vita”, vale a dire di dannazione eterna (se non si è religiosi) o di salvezza eterna (se si è religiosi). Pensaci bene!

Il grande Dottore della Chiesa, S. Bonaventura, scrive nell’Itinerario: “Cieco è colui che non è illuminato da tanti e così vivi splendori del creato. E’ sordo chi non si sveglia alla voce potente delle cose. E’ muto chi alla visione di tante meraviglie, non loda il Signore. E’ stolto infine chi da tanti segni così luminosi non riconosce il Primo Principio. Apri dunque gli occhi, tendi l’orecchio della tua anima, sciogli le tue labbra e disponi il cuore perché tu possa vedere Dio in tutte le creature, intenderlo, lodarlo, glorificarlo, se vuoi che non insorga contro di te l’universo”.

 

ESEMPIO. Il Servo di Dio Charles De Foucauld (1868–1916), intelligente, brillante Ufficiale francese, letterato, artista, fin da ragazzo fu ribelle, impuro, vizioso, scandaloso, scettico, senza Dio; e rimase tale per ben diciotto anni, durante i quali, tuttavia, andava ripetendo questa preghiera: “O Dio, se ci sei, fa che io ti conosca!” In seguito, ripensando al lungo tempo trascorso lontano da Dio e senza Dio, scriverà di se stesso: “A 17 anni io ero tutto egoismo, vanità, empietà, tutto desiderio di male. Io ero meno uomo di un porco. Voi, o Signore, mi facesti sentire un vuoto doloroso, una tristezza che non avevo mai provato”. Improvvisamente si converte, acquista una tenerissima devozione alla Madonna, sente un forte bisogno di seguire e imitare S. Francesco e diventa Francescano secolare; e non pensa ad altro che a pregare giorno e notte e a lavorare in spirito di penitenza, sia come operaio volontario presso le Clarisse in Terra Santa, sia come Trappista, sia come Eremita nel deserto algerino, ove muore assassinato. Ebbene, nel momento in cui si converte al Signore, fa, decisamente, questo proposito stupendo che deve essere il programma di ciascuno di noi: “Nello stesso attimo in cui cominciai a credere che c’era un Dio, compresi che non potevo fare altre che vivere soltanto per Lui”.

 

PROPOSITO. Loderemo, ringrazieremo, invocheremo frequentemente il Signore in ogni giorno della nostra vita; e pregheremo affinché, per intercessione della Madre di Dio, i non credenti e i peccatori ritornino a Dio, fonte di salvezza e di gioia.

 

(1) Cfr. Ravalico, “La creazione non è una favola”, Ed. Paol.

(2) Salmi 9 e 14 e 53

(3) Cfr. Sap. 13, 1–5 e Rom. 1, 18–22

(4) Salmo 8

 

2

DIO È PROVVIDENZA,

ANCHE NEL DOLORE

(Mt. 6,25-35)

 

Il problema che maggiormente affligge l’esistenza dell’uomo è quello del dolore, che sembra inconciliabile con la Provvidenza di Dio; si risolve con sufficiente chiarezza soltanto con la fede in Dio Padre e nella certezza di un’altra vita dopo la morte corporale e con lo sguardo fisso alle atroci sofferenze di Cristo Dio e della sua Madre Addolorata.

 

 

1. IL DOLORE C’È, È UNA TRISTE REALTA’; ma guai a non comprenderne il significato. “La parola della croce infatti – dice S. Paolo – è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio” (1)

Sul monte Calvario, accanto a Gesù, che muore per noi in un abisso di sofferenze, c’è sua Madre addoloratissima che soffre con tanto amore a Gesù e per le anime; è la prima collaboratrice associata “con animo materno al Sacrificio di Lui” (2): Ella è simbolo dei futuri santi. C’è il buon ladrone che soffre con rassegnazione per riparare alle sue colpe: è simbolo delle anime che si salvano. C’è il cattivo ladrone che soffre imprecando e bestemmiando: è simbolo delle anime che vanno verso la dannazione per non aver compreso il valore della sofferenza.

Il mondo è un immenso calvario in cui tutti sono inchiodati alla croce: non c’è uomo senza croce, non c’è casa senza dolore.

 

 

2. MA... C’È PURE LA DIVINA PROVVIDENZA. S. Tommaso d’Aquino dichiara che quella della Divina Provvidenza è, dopo il dogma della Trinità, la verità più importante del cristianesimo: se crolla questa, crollerà pure la fede nell’esistenza di Dio (3).

Non ripetere mai: Dio mi ha abbandonato! Dio ti ama! Ti assicura la Bibbia che Lui veglia su di te come un’aquila sui suoi nati e ti custodisce come pupilla del suo occhio (4).

Dio è Padre, ti ha creato per amore e continua a conservarti nell’esistenza ossia ti dona istante dopo istante quella vita che un giorno ti diede. Questo incessante dono dell’esistenza S. Tommaso lo chiama “creazione continuata”: è come se in ogni attimo continuasse a crearti. Quindi la tua esistenza in ogni minuto è legata a Dio da fili invisibili di amore paterno e materno.

La Bibbia dolcemente ti sussurra: “Può forse una madre dimenticarsi di suo figlio? E anche se si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco ti ho designato sulle palme delle mie mani” (5). La sapienza e provvidenza di Dio “si estende da un confine all’altro con forza e governa con grande bontà ogni cosa” (6).

Gesù ha parole stupende sulla bontà e provvidenza del Padre: “Per la vostra vita non affannatevi di ciò che mangerete o berrete e neanche per il vostro corpo di quello che indosserete. Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi, dunque, dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste sa che ne avete bisogno. Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (7).

3. COME SI CONCILIA IL DOLORE CON LA DIVINA PROVVIDENZA?

 

a) Il dolore non è stato creato da Dio: il progetto di Dio era una umanità senza alcuna sofferenza. Fu il peccato dei nostri progenitori a portare la morte preceduta da tanti dolori. La Bibbia afferma: “Dio non ha fatto la morte, né gode che periscano i vivi. Infatti Egli creò tutte le cose perché esistessero...Ma per l’invidia del diavolo entrò nel mondo la morte”(8).

 

Molti dolori vengono dalle leggi della natura sconvolta dopo il peccato dell’uomo. E tante sofferenze arrivano per colpa nostra: per imprudenza e intemperanza, per eccessi nel mangiare e nel bere; sovente gli uomini si scavano la fossa con forchetta, bicchieri, bicchierini, droga, vizi e disordini fisici e morali; e poi scavano la fossa agli altri negando il cibo, i vestiti, le medicine alle centinaia di milioni di persone che ogni anno muoiono per fame e per miseria (E se ne incolpa il Signore!).

 

b) Perché Dio ha permesso e permette il dolore? Perché Egli porta il massimo rispetto al grande dono che ha fatto all’uomo: il dono della libertà. Tuttavia il Signore è tanto buono e talmente potente che ha saputo trarre il bene anche dal male ossia dal dolore.

 

c) Perché soffrono i buoni – ci si chiede – mentre i cattivi hanno ogni fortuna? Non è esatto! Non soffrono soltanto i buoni, ma anche i cattivi. Se poi i cattivi hanno qualche fortuna temporale, ciò può entrare nei piani della giustizia di Dio, il quale deve ricompensare in questa vita, non potendolo fare nell’aldilà, quel bene che i cattivi ostinati nei loro peccati hanno fatto. E del bene ne fanno tutti, anche chi non si convertirà mai al Signore, come un orologio guasto e fermo indica l’ora esatta almeno due volte in 24 ore. Ma un uomo che abbia tante fortune su questa terra e poi che sia infelice per sempre nell’altra vita, non è da invidiare, ma da compiangere.

d) Perché soffrono i bambini e gli altri innocenti? Qui il mistero del dolore raggiunge la massima profondità, e, senza fede, resta inesplicabile; mentre la fede ci offre elementi che ce lo fanno comprendere a sufficienza: sono i seguenti: Gesù, che è Dio, ha sofferto moltissimo e ha voluto una Madre la più sofferente e la più addolorata tra tutte le creature. E, con la sua sofferenza, cui ha unito la sofferenza della sua Mamma, ha meritato per tutti noi la salvezza eterna. Così i fanciulli e gli altri innocenti che soffrono per amore a Gesù e ai fratelli, diventano, insieme alla Madonna, i più preziosi collaboratori del Redentore nell’opera della salvezza delle anime.

Inoltre c’è la certezza assoluta dell’esistenza della vita eterna, che è la vera vita! La vita terrena di fronte all’eternità è meno di un istante, è più breve di un lampo nella notte. A questa luce il dolore appare come una grande grazia e come una ricchezza infinita per l’eternità. Ecco perché le anime sante ringraziavano Dio per le sofferenze e chiedevano altri dolori. S. Teresina, diceva: “Non morire, ma soffrire”. E S. Veronica Giuliani, Cappuccina, così supplicava il Signore: “Croci, pene, tormenti, flagelli, venite a me. Più pene, più croci..., più, più, più, o mio Dio!” E il Servo di Dio Giuseppe Toniolo, padre di sette figli, nelle grandi sofferenze e nelle disgrazie, recitava, insieme ai familiari, due inni di ringraziamento: il Magnificat e il Te Deum.

Impegnamoci a sopportare le sofferenze con grande amore a Gesù, sull’esempio della Vergine e dei Santi. Le lacrime lasciate cadere senza questo amore, diventano fango, ma offerte con questo amore a Gesù, si tramutano in perle. È terribile soffrire senza Dio e contro Dio (imprecando, bestemmiando), è dolce soffrire con Gesù, secondo il celebre detto: “Ubi amatur non laboratur et si laboratur ipse labor amatur”: dove si ama non si soffre e se si soffre si ama la stessa sofferenza.

Uniamo le nostre sofferenze a quelle di Gesù per la salvezza delle anime: così Gesù per mezzo di noi, membra del suo Corpo Mistico, continuerà a soffrire per salvare. In questo modo si applicheranno anche a noi le belle parole di Giovanni Paolo II agli ammalati: “Voi diventate potenti come è potente Cristo in croce”.

La sofferenza vissuta e offerta in questa maniera, porterà anche a noi, come dice S. Pietro, allegrezza in terra e gloria in Cielo: “Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare” (9).

 

ESEMPIO. La Serva di Dio Benedetta Bianchi Porro (1936–1964) di Dovàdola (Forlì), voleva diventare Medico allo scopo di curare gratuitamente i poveri, ai tempi in cui ogni cura si doveva pagare; ma ha dovuto lasciare l’Università al penultimo esame perché i suoi mali fisici si moltiplicavano e si aggravavano. Era poliomielitica, cieca, sorda, poi totalmente paralizzata; aveva perduto il tatto, l’odorato, il gusto e tutta la sensibilità fuorché nel palmo di una mano, la voce era ridotta a un filo esile; aveva molti ascessi alle gengive che le portarono via quasi tutti i denti; fisicamente era ridotta a un rudere. Eppure aveva una vita spirituale intensissima e viveva in una continua gioia, come risulta da suo Diario. Era tanto devota della Madonna! La sua mamma scrive: “Vive pregando, cantando, dettando lettere agli amici, vive in una maniera più angelica che umana. Ringrazia ogni sera Dio per le sue molteplici sofferenze. Ama la vita, il sole, i fiori, la pioggia. È forte, dolce, sempre contenta”. Ecco una delle sue espressioni: “Ho trovato che Dio esiste ed è amore, fedeltà, gioia, certezza fino alla consumazione dei secoli”. Ha cantato fino a mezz’ora prima di morire; e ha ripetuto quei versi del Pascoli a lei prediletti: “O stanco dolore riposa. / La nube del giorno più nera / fu quella che vedo più rosa / nell’ultima sera”. (10)

 

PROPOSITO. Nelle sofferenze mettiamo in pratica l’insegnamento di Benedetta Porro: “Io so che attraverso la sofferenza il Signore mi conduce per una strada meravigliosa. Lui è quì, mi sorride, mi precede, mi incoraggia. Come amo il Signore! Come è bello avere un Padre nel Cielo che ci aiuta, che ci ama più di noi stessi!”

Invochiamo la Consolatrice degli afflitti per tutti i sofferenti!

 

COROLLARIO. La sofferenza può diventare una perla molto preziosa.

Come si forma una perla? Risponde il servo di Dio P. Mariano da Torino: “Un granellino di sabbia penetra attraverso le valve socchiuse di una conchiglia. I tessuti reagiscono dolorosamente al corpo estraneo e lasciano colare attorno a quel granellino di sabbia, che non possono eliminare, come tante piccole lacrime e cioè i sali preziosi che formano la perla. Dunque dalla sofferenza di una conchiglia nasce la perla”.

Così si dica della sofferenza dell’uomo. Le lacrime, ossia i dolori fisici e morali sopportati per amore di Gesù, formano le perle più preziose che l’uomo possa offrire a gloria di Dio, per la conversione dei peccatori, per la santificazione della propria anima.

 

(1) I Cor. 1,18

(2) Vat. II, Lumen g. 58

(3) Thomas, “Summa I” q. 2

(4) Cfr. Dt. 32,10s.

(5) Is. 49,15

(6) Sap. 8,1

(7) Mt. 6,25–32

(8) Sap. 1,13 e 2,24

(9) I Pt. 4, 13

(10) Pascoli, “la mia sera”

3

TRINITÀ: DIO È UNO, MA IN TRE PERSONE:

PADRE, FIGLIO E SPIRITO SANTO.

 

La Trinità è il vertice della rivelazione, è la sintesi di tutta la storia della salvezza.

Consiste nel credere che esiste un solo Dio; ma questo unico Dio, essendo amore infinito, non vive nella solitudine poiché l’amore tende a diffondere se stesso (amor diffusivus sui), e perciò, fin dall’eternità, si è diffuso in tre Persone uguali e distinte: Padre, Figlio e Spirito. Dal Padre procede, fin dall’eternità, mediante la generazione intellettiva, il Figlio; dal Padre e dal Figlio procede, mediante spirazione o amore scambievole, lo Spirito.

Oh! mistero di amore! Come dice S. Agostino, il Padre è l’Amante, il Figlio è l’Amato, lo Spirito S. è l’Amore del Padre e del Figlio, Amore effuso nei nostri cuori per accendere in noi il fuoco dell’amore al Signore che deve riversarsi nell’amore al prossimo.

1. È il mistero dei misteri. Tutti gli altri misteri della nostra fede, come altrettanti ruscelli, derivano dall’oceano luminoso e infinito della Trinità. Mistero non vuol dire menzogna, ma significa una verità altissima e tanto sfolgorante di luce da abbagliare la povera ragione umana.

Il mistero ci avvolge e ci circonda; tutto è mistero: la mente, il cuore, l’esistenza, le scienze, la natura e le sue leggi, ecc. Che meraviglia che ci siano dei misteri nella vita intima di Dio e nella religione? Una religione senza misteri è certamente una religione errata.

S. Agostino in riva al mare scorge un bambino che con un secchiello mette l’acqua marina in una fossetta. Gli chiede: “Che fai?” Lui risponde: “Tutta l’acqua del mare la voglio versare quì”. Il santo Dottore commenta: “Come non si riesce a rinserrare tutta l’acqua del mare in una fossetta, così Dio, infinitamente grande, non può essere pienamente compreso dalla nostra piccolissima mente. Se tu potessi conoscere totalmente Dio, o tu saresti Dio o Dio non sarebbe più Dio”.

Dante Alighieri afferma: “Matto è chi spera che nostra ragione / possa trascorrer l’infinita via / che tiene una Sustanza in tre Persone” (Purg. 3,34ss.).

2. È un mistero rivelato da Dio con parole chiarissime.

Nell’Annunciazione l’Angelo disse a Maria che lo Spirito S. sarebbe disceso su di lei e Colui che sarebbe nato era il Figlio di Dio (Padre) (1).

Dopo il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano, lo Spirito S. discese sul Salvatore in forma di colomba e il Padre dal Cielo fece udire queste parole: “Tu sei il Figlio mio prediletto” (2).

Gesù inviando gli Apostoli nel mondo disse: “Andate e ammaestrate tutte le genti battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito S.” (3).

Molte altre volte Gesù parla del Padre e dello Spirito.

Inoltre Gesù dichiara che lui e il Padre (insieme allo Spirito S.) sono un solo Dio. Infatti pur riconoscendo che come uomo è inferiore al Padre, ci assicura che come Dio è uguale al Padre: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (4). “Se conoscete me conoscete anche il Padre; fin da ora lo conoscete e lo avete veduto. Gli disse Filippo: Signore, mostraci il Padre e ci basta. Gli rispose Gesù: Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?..Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me” (5).

S. Giovanni scrive: “Sono tre che rendono testimonianza in Cielo, il Padre, il Verbo e lo Spirito S. e questi tre sono una cosa sola” (6).

S. Paolo saluta così: “La grazia del Signor nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito S. siano con tutti voi” (7). Lo stesso Paolo scrive: “Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà! Padre (8). E ci ricorda che Dio Padre è il Salvatore, lo Spirito S. è il Rigeneratore e Gesù è il Giustificatore (9).

 

3. È un mistero che ha simboli e analogie in tutto il creato.

La famiglia è una, ma si compone di padre, madre e figliuolanza.

L’albero è uno solo, ma risulta di radici, tronco e rami.

Il fiume è uno solo, ma risulta di sorgente, corso e foce.

Nell’unica terra vi sono tre regni: minerale, vegetale, animale.

Il tempo si distingue in passato, presente e futuro.

Un solo triangolo equilàtero si compone di tre lati uguali e distinti. Così Dio è uno solo, ma in tre Persone uguali e distinte.

È classico il simbolo del trifoglio. S. Patrizio insegnando il cristianesimo agl’Irlandesi si accorse che stentavano ad ammettere il dogma trinitario e pensavano che vi fossero tre dèi. Perciò prima di procedere al Battesimo di quel popolo volle dare una idea più comprensibile di questa verità. Prese, quindi, una foglietta di trifoglio, e, mostrandola, fece notare che, pur trattandosi di una sola foglia, questa era composta di tre lobi ben distinti. Così, concluse, Dio è uno solo, ma in tre persone. L’esempio ebbe un effetto meraviglioso. L’Irlanda abbracciò la vera fede che conservò e diffuse in tutto il mondo anche a costo di eroici sacrifici e di sanguinose persecuzioni. Il “trifoglio” rimase l’emblema della nazione, e, nella festa di S. Patrizio, ogni buon Irlandese, ancor oggi, porta all’occhiello della giacca un mazzolino di trifoglio.

 

4. Questo mistero avvolge di luce, di amore e di dolcezza la Vergine Maria.

Ella sta nel cuore della Trinità poiché è figlia prediletta del Padre, madre immacolata del Figlio e sposa castissima dello Spirito.

A lei per la prima volta, nella Nuova Alleanza, fu rivelato il mistero trinitario; ciò avvenne nel sublime istante dell’Annunciazione, quando, con il suo “si” (fiat), diventò madre (per opera dello Spirito) del Figlio dell’Altissimo.

Tutta la sua vita è immersa nel mistero della Trinità con un crescendo che dal Concepimento immacolato sfocia nel fulgore della Pentecoste e raggiunge il culmine nella sua Assunzione alla gloria celeste.

La missione di Maria, nostra madre spirituale, consiste nel radunare tutti noi, figli di Dio, intorno al Figlio suo, nel grembo della Trinità quì sulla terra per riunirci nella gioia infinita della Trinità in Cielo.

 

5. Il mistero trinitario, realizzando l’abitazione di Dio nell’anima nostra, ci immerge in un oceano di grazia e di pace.

La Trinità sembra lontana da noi, invece ci è vicinissima. È come l’armatura che sostiene tutta la nostra vita cristiana. Sta al centro del Credo, del segno di Croce, di ogni benedizione, delle preghiere liturgiche (che sono rivolte al Padre mediante il Figlio nell’unità dello Spirito S.); sta al centro degli esorcismi, dei conforti religiosi, della raccomandazione dell’anima e specialmente al centro di quei gesti di amore infinito di Gesù che sono i Sacramenti, infatti il Battesimo si riceve nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito S., così la Cresima, così il perdono dei peccati nella Confessione, così l’Ordine sacro, il Matrimonio, l’Eucaristia e l’Unzione degli ammalati.

La Trinità realizza in noi, povere creature, la più straordinaria meraviglia di amore: Dio, uno e trino, l’Infinito, l’Eterno, il Sommo Bene, viene ad abitare nell’anima nostra. Infatti Gesù afferma: “Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (10). S. Paolo esclama: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito S. abita in voi?” (11). S. Giovanni scrive: “Dio è amore e chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio in lui” (12). La Inabitazione della Trinità in noi è la sorgente di ogni vita interiore; ci indica subito dove trovare il Signore e ove attingere fiumi di acqua viva e come darci del tutto a chi ci ha donato tutto. Insomma la Trinità, abitando in noi porta alla nostra estrema piccolezza l’infinita ricchezza di Dio, ci dona certezze assolute, speranze dolcissime e immortali mentre ci ricolma di stupore e ci spinge alla più alta santità.

 

6. Il mistero della Trinità, vissuto con fervore sulla terra, sarà sorgente inesauribile di gioia nella vita eterna.

S. Chiara di Assisi, esorta: “Vi siete fatte figlie e ancelle dell’Altissimo sommo Re, il Padre celeste, e vi siete sposate allo Spirito Santo... Gesù, è lo splendore dell’eterna gloria, chiarore della luce perenne e specchio senza macchia; ogni giorno porta l’anima tua in questo specchio. Làsciati bruciare sempre più fortemente da questo ardore di carità. Possederai le celesti dimore nello splendore dei Santi” (“Regole” e “Lettere” a S. Agnese di Praga).

Insieme a miliardi e miliardi di Angeli e di Santi, tutti noi, facendo corona alla Regina del Cielo, ebbri di gioia, canteremo – come scrive il sommo Poeta – lode e gloria alla Trinità per i secoli eterni:

“Al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo

cominciò: – Gloria! – tutto il Paradiso,

sì che m’inebriava il dolce canto.

O gioia! o ineffabile allegrezza!

O vita intera d’amore e di pace!

O senza brama sicura ricchezza!”

(Par. XVII, 1ss. e 7ss.)

 

ESEMPIO. La serva di Dio Ìtala Mela di La Spezia (1904–1957): una vita nella luce della Trinità.

Paolo VI ebbe per lei una grande stima. Ancora ragazzina si allontana da Dio; a 19 anni si converte e ben presto raggiunge i più alti vertici della perfezione. Non è suora, vive nel mondo, eppure sente il bisogno di emettere i tre voti di povertà, castità e obbedienza, ai quali aggiunge altri due voti: fare sempre l’azione più perfetta; soprattutto vivere e diffondere la verità dell’inabitazione della Trinità nell’anima nostra.

Il suo pensiero e il suo affetto, di giorno e di notte, nel lavoro, nel riposo e nelle lunghe ore di preghiera è sempre rivolto a Dio Padre e Figlio e Spirito S. che abita nella cella del suo cuore. Tutto in lei è dominato da questa idea-forza, anche le ore di scuola, di impegni familiari, di apostolato, di autrice di ben 43 libri religiosi. È degna di stare accanto alle anime più innamorate della “Inabitazione della Trinità in noi”: la B. Angela da Foligno, S. Caterina da Siena, S. Teresina, la B. Elisabetta della Trinità (morta nel 1906 a 26 anni), la serva di Dio Maria Maddalena della Trinità (la stigmatizzata, la “Santa di Rimini”). Devotissima della Madonna, Itala si firma e desidera che la si chiami “Maria della Trinità”. Nelle prove più ardue e nelle continue sofferenze è sempre contenta perché si sente immersa nella Trinità, e ripete, al ritmo del respiro: “O Trinità, mio sommo Bene! Tu sei nel mio Tabernacolo, nel mio cuore!”

 

PROPOSITO. Glorifichiamo la SS. Trinità con parole, cuore e opere!

a) Con le parole e con il cuore, immergendoci sovente nell’adorazione, nella lode, nel ringraziamento, nell’amore al Dio uno e trino che abita nel cielo dell’anima nostra. E sull’esempio di S. Francesco d’Assisi e del giovanotto B. Pier Giorgio Frassati ripetiamo frequentemente e con ardore la preghiera biblica: “Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo!”

b) Con le opere, impegnandoci al massimo per mantenere e aumentare in noi la grazia santificante che ci rende tabernacoli viventi della SS. Trinità.

(1) Cfr. Lc. 1,26–38

(2) Cfr. Mc. 1,9–11

(3) Mt. 28,19

(4) Gv. 10,30

(5) Gv. 14,7–11

(6) 1Gv. 5,7

(7) 2 Cor. 13,13

(8) Gal. 4,6

(9) Cfr. Tito 3,4–7

(10) Gv. 14,23

(11) 1 Cor. 3,16

(12) 1 Gv. 4,9

 

 

 

 

4

ANIME, ANGELI E DEMONI

(Gen. 1,26s. Dan. 6,17-23. Ap. 12,7ss)

 

Dio ha creato le cose visibili (che tutti ammettono) e le cose invisibili (che oggi molto negano). Tra queste emergono le “anime umane” e gli “angeli”, dei quali una parte si ribellò a Dio dando origine ai “demoni”.

S. Francesco d’Assisi “con grande fervore ed esultanza andava predicando il ritorno a Gesù di città in città, di paese in paese. La sua parola era come fuoco bruciante, penetrava nell’intimo dei cuori riempiendo tutti di ammirazione” (1). Il 15 agosto 1222 – come assicura Tommaso da Spalato, arcidiacono della cattedrale di Bologna – predicò a Bologna nella piazza maggiore a una enorme folla tra cui uomini dottissimi e tutti i diecimila studenti universitari di allora. Suscitò tanto entusiasmo che, dopo la predica, tutti lottavano per avvicinarsi a lui e poterne toccare almeno il lembo della tunica. Ebbene, questo fu l’argomento che svolse: “Gli uomini, gli angeli e i demoni”. Il Poverello di Assisi ritorni con il suo spirito e con la sua preghiera a ricordarci queste tre grandi verità.

 

 

1. L’ANIMA UMANA esiste davvero! È Dio che l’ha creata e l’ha voluta a sua immagine e somiglianza e l’ha resa immortale (2). Guai se non la salviamo per la felicità eterna! Chi non la salva, la danna per sempre! Gesù ammonisce: “Che giova all’uomo se guadagnerà tutto il mondo e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima? Poiché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli e renderà a ciascuno secondo le sue azioni” (3).

 

 

2. GLI ANGELI. Il Papa Giovanni Paolo II alle molte persone che ne negano l’esistenza dice: “Se ci si volesse sbarazzare degli Angeli, si dovrebbe rivedere radicalmente la Sacra Scrittura stessa e con essa tutta la storia della salvezza”.

Infatti la Bibbia frequentemente parla degli Angeli come di coloro che trasmettono e spiegano i messaggi di Dio, che sono mediatori, custodi, protettori e ministri della divina giustizia (4). Proteggono Lot; salvano Agar e suo figlio; fermano la mano di Abramo che sta per immolare suo figlio Isacco (Gen. 19; 21; 22). Guidano il popolo di Dio nel deserto (Es. 23, 20ss.). Assistono i Profeti, specialmente Isaia, Ezechiele, Zaccaria (5).

La Bibbia parla pure chiaramente degli Angeli Custodi: Abramo invia il suo servo dicendogli: “Dio manderà il suo Angelo davanti a te” per proteggere il tuo viaggio e la tua delicata missione (6). Tobia, augura felice viaggio al figlio Tobiolo e al suo compagno, assicurando che l’Angelo di Dio li accompagnerà con la sua protezione (7).

Un Angelo protegge e salva Daniele nella fossa dei leoni (8). I Salmi ricordano sovente gli Angeli e la loro protezione. (9). Il Nuovo Testamento parla degli Angeli 138 volte.

Gesù è al centro di moltitudini di Angeli. “Il Figlio dell’uomo (il Salvatore) verrà nella sua gloria con tutti i suoi Angeli” (Mt. 25, 31). Costoro sono stati creati per mezzo di Lui e in vista di Lui (Col. 1, 16).

Gesù, arrestato nel Getsemani, esclama: “Credi che io non possa pregare il Padre mio che mandi subito in mia difesa più di dodici legioni di Angeli? (Mt. 26, 53).

Essi sono portatori della salvezza eterna: “inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza” (Ebr. 1,14).

Gesù è a contatto con gli Angeli nei momenti più importanti della sua vita. Nell’annunciazione l’Angelo dice alla Madonna che diventerà Madre del Salvatore. Nella santa notte di Natale molti Angeli cantano gloria a Dio. Per la fuga in Egitto l’Angelo avverte Giuseppe di condurre Gesù in esilio per salvarlo dalle ire di Erode. Per il ritorno dall’Egitto un Angelo dà ordine di ritornare a Nazaret. È un gruppo di Angeli che nel deserto dopo le tentazioni di Satana, si accostano a Gesù e lo servono. È un Angelo che nel Getsemani discende a confortare il Redentore. Gesù accarezzando i bambini dice: “Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro Angeli nel Cielo vedono sempre la faccia del Padre” (10): così ci assicura pure della esistenza degli Angeli Custodi. Ed ecco gli Angeli della Risurrezione, i quali sul sepolcro di Gesù rimasto vuoto dicono alla Maddalena e alle pie donne: “Non è qui, è risorto!” Nella descrizione che Gesù fa della fine del mondo, gli Angeli squilleranno le trombe svegliando tutti i morti per chiamarli al Giudizio Universale, mentre Cristo apparirà nella sua gloria con tutti i suoi Angeli (Cfr. Lc. 9,26; 12, 8-9).

La Tradizione è sempre stata unanime nel credere a questa verità (non definita, ma sempre creduta). I Padri e i Dottori della Chiesa sono sempre stati devoti degli Angeli. Il P. Pio da Pietrelcina era devotissimo dell’Angelo Custode e ripeteva: “Risponde ad ogni mio desiderio con prontezza e docilità ammirabile e commovente”.

 

3. I DEMONI sono Angeli ribelli a Dio e perciò piombati nell’inferno e che vanno girando sulla terra per la perdizione eterna delle anime, come ci insegna la Bibbia: “Scoppiò una guerra nel Cielo: Michele e i suoi Angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in Cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e Satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato e con lui furono precipitati anche i suoi angeli” (11). Isaia dice: “Come mai sei caduto dal Cielo, o Lucifero?” (12) Gesù, ai discepoli che si vantano di scacciare i demoni nel suo nome, afferma: “Io vedevo Satana cadere dal Cielo come folgore” (13).

S. Giovanni scrive: “Il Figlio di Dio (Gesù) è venuto nel mondo per distruggere le opere del diavolo” (1 Gv. 3,8).

Il celebre scrittore Vittorio Messori scrive: “È difficile dimenticare l’eco, immensa e rabbiosa, suscitata da Paolo VI, colpevole solo di aver pronunziate le parole così irrise perché così temute: Inferno, Diavolo. Le ideologie dominanti sono tutte unite in un comune dogma fondamentale: l’isterica negazione del peccato” e quindi dell’inferno e del diavolo (14). La stessa furente levata di scudi si è scagliata quando Giovanni Paolo II ha parlato del Diavolo: insulti, derisioni e perfino volgarità da parte dei laicisti. Eppure è certo che il diavolo esiste, e la sua più grande vittoria sta nell’essere riuscito a far negare la sua stessa esistenza, così può agire indisturbato.

Paolo VI afferma: “Oggi, uno dei bisogni maggiori, è la difesa da quel male che chiamiamo demonio. Un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà, misteriosa e paurosa. Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi rifiuta di riconoscerla esistente. Come afferma la Bibbia, egli fu l’istigatore subdolo e fatale del primo peccato, il peccato originale (15). Per tre volte ha tentato Gesù nel deserto, Gesù lo qualifica per tre volte “principe di questo mondo” (16). Gesù scaccia i demoni, che a volte sono una moltitudine.

S. Paolo lo chiama “il dio di questo mondo” e ammonisce: “Rivestitevi dell’armatura di Dio per potere affrontare le insidie del diavolo” (Ef. 6,11).

S. Giacomo Apostolo dice: “Sottomettetevi dunque a Dio e resistete al diavolo” (17).

Questa la pressante esortazione di S. Pietro: “Siate temperanti e vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistete saldi nella fede” (18).

Questo terribile nemico lo vinceremo se saremo innamorati del grande amico Gesù, e se saremo molto devoti della Madonna, la quale – come ripeteva Pio XII – è la “vincitrice di ogni battaglia”.

Così, ci assicura S. Paolo, “quel Dio, che è la fonte della nostra pace, stritolerà ben presto Satana sotto i nostri piedi” (19).

ESEMPIO. Uno dei Santi più devoti degli Angeli e uno dei più forti lottatori contro i demoni è S. Francesco di Assisi. Il diavolo lo tenta spesso e accanitamente. Lui per avere la sicurezza di vincerlo, prega con grande fervore, si flagella, a volte si getta senza vesti nella gelida neve oppure tra le spine di un roseto dal quale esce tutto insanguinato e lacerato, ma vittorioso. Il diavolo più volte giunge perfino a percuoterlo, come avvenne a Roma quando fu ospite del Card. Leone di S. Croce: nella notte numerosi diavoli “gli mossero una lotta spietata; lo fustigarono per lunghissimo tempo e tanto duramente da lasciarlo alla fine quasi mezzomorto” (20) (Ciò è capitato molte volte pure a P. Pio da Pietrelcina). Ma il suo infuocato amore a Gesù e la sua tenerissima devozione alla Madonna gli fecero riportare sempre le più strepitose vittorie, tanto che – come scrive Tommaso da Celano e S. Bonaventura – appena morto, la sua anima è volata ad occupare il posto più bello nel Paradiso: quello lasciato libero dal principe dei demoni, Lucifero (21).

Chi vince il diavolo sulla terra, abiterà per sempre tra gli Angeli nel Cielo.

 

PROPOSITO. Per noi e per tutte le persone più tentate preghiamo con fede la Madonna.

Ripetiamo ogni giorno la bella preghiera: “Angelo di Dio...”

(1) FF. 358

(2) Cfr. Gen. 1,26s e Sap, 2,23s. e
3,1–10

(3) Mt. 16,26ss.

(4) Cfr. Dan. 7, 15ss.; 8,15ss. Tob.
12,12. Apoc. 8ss.

(5) Cfr. Is. 6,2s. Ez. 1 e 9 Dan. 6,23 e
7,10 e 9,21. Zac. 1,7ss. e 2

(6) Gen. 24,7ss.

(7) Tob. 5,17 – 22

(8) Dan. 6,17 – 23

(9) Salmi 33 e 90 e 91 ecc.

(10) Mt. 18,10

(11) Apoc. 12,7ss.

(12) Is. 14,12ss.

(13) Lc. 10,17s.

(14) Messori, “Scommessa sulla morte”

(15) Cfr. Gen. 3 e Sap. 2,24

(16) Gv. 12,31; 14,30; 16,11

(17) Gc. 4,7

(18) 1 Pt. 5,8s.

(19) Rom. 16,20

(20) FF. 705

(21) FF. 707 e 1108

 

 

 

(credo in Gesù Cristo)

5

GESÙ È DIO

(Mt. XVII, 13-17)

 

Stupende sono le parole con le quali S. Andrea di Creta (sec. VI) nelle sue omelie mariane si rivolge a Maria SS.: “Tu, hai accolto nel tuo seno tutta la Gioia, sei strumento di Gioia, sei madre della Gioia, sei madre dell’immensa Bellezza. Per tuo mezzo l’oscurità scomparve e al suo posto venne la Luce. Per te coloro che erano anneriti dalla triste oscurità del peccato ricevettero il Sole della giustizia e rifulsero di splendore”.

Sì, la Madonna è la madre della Gioia, della Bellezza, della Luce dell’umanità, del Sole di giustizia, perché ha concepito e generato Gesù, vero uomo e vero Dio.

 

1. GESU’, VERO UOMO. Un telespettatore scrisse al P. Mariano da Torino, il Cappuccino apostolo della Tv..: “Un amico di estrema sinistra mi ha detto che Gesù non è mai esistito perché così sta scritto nell’Enciclopedia Scientifica Sovietica”. Questa, su Gesù ha soltanto otto righe, e sono più le falsità e le bestemmie che le parole. Anche il prof. Ambrogio Donini, già Senatore marxista, nella sua “Enciclopedia delle religioni”, tutta in chiave di propaganda atea, afferma che Gesù è “leggendario”. Perfino l’amministrazione marxista di Modena ha stampato e diffuso tra i bambini delle scuole molte copie di un libro in cui si legge che Gesù è “personaggio mitico della fantasia popolare” (Cfr. “Avvenire”, 10-III-1982). Queste scemenze contro Gesù, si insegnavano in ogni scuola di tutte le nazioni schiave dell’ideologia comunista.

Ebbene, il P. Mariano, che era sempre gentile, ha risposto bruscamente: “Dubitare della storicità ossia della reale esistenza di Gesù, è assolutamente cretino e pazzesco. Gesù è un personaggio storico al cento per cento”. E ha soggiunto che la sua esistenza è storicamente provata più di quella di qualunque altro personaggio a lui contemporaneo e di cui nessuno dubita che sia esistito. Ci parlano di Gesù storici non cristiani: Plinio, Svetonio, Tacito, Flegonte, Celso, il Talmud, Flavio Giuseppe e valanghe di sicurissimi documenti cristiani.

Dunque Gesù è certamente esistito, e, come affermano il Vaticano II e la Bibbia, “è l’uomo perfetto...Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, Egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato” (1).

 

2. GESU’, VERO DIO. “In lui – afferma S. Paolo – abita corporalmente tutta la pienezza della divinità”. “Pur essendo di natura divina... spogliò se stesso assumendo la condizione di servo” (2).

Sono tante le prove; ne riportiamo qualcuna:

a) LE AFFERMAZIONI E I COMPORTAMENTI DI GESU’ MEDESIMO: Davanti all’autorità suprema della sua nazione e della sua religione, afferma che è il Cristo, il Figlio del Dio vivo e che “starà seduto alla destra della potenza di Dio” (3). E dice: “Ogni potere mi è stato dato in Cielo e sulla terra” (4). “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno (5). “Il Padre e io formiamo una sola cosa. Chi vede me, vede mio Padre” (6). “Uno è il vostro Maestro: Il Cristo” (7). “Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene perché lo sono” (8). “Io sono la luce del mondo: chi segue me non cammina nelle tenebre” (9). Insegna con autorità (10). Vanta il diritto di fare leggi e di perfezionarle (11). Esige la fede e il culto. Perdona i peccati al paralitico, all’adultera, e concede ai Sacerdoti il potere di perdonarli. Avverte che verrà a giudicare tutti (12). Afferma che soltanto chi crederà in Lui avrà la vita eterna (13).

Ebbene, un individuo che si dichiari Dio e agisca come se fosse Dio, o è un pazzo o è veramente Dio. Ora, Gesù si è sempre dimostrato non un pazzo, ma estremamente intelligente ed equilibrato, ed ha risolto, senza aver studiato nelle scuole filosofiche, i più grandi problemi della vita, e li ha risolti meravigliosamente senza alcun errore; mentre i sommi filosofi (Aristotele, Platone e gli altri), pur dopo tanto studio, hanno pronunciato errori enormi. Dunque Gesù è veramente Dio.

b) LE PROFEZIE SU GESU’. La prima consolante profezia fu fatta da Dio medesimo, nel Paradiso terrestre, subito dopo il peccato originale, quando assicurò che sarebbe venuta una Donna (la Vergine Santa) e Lei e il suo Figlio (Gesù) avrebbero schiacciato la testa al diavolo (14). Poi si sono succedute le profezie di molti profeti che in epoche diverse, nello spazio di circa 13 secoli, hanno scritto su Gesù, il quale, come uomo, doveva ancor nascere. Mettendo insieme le loro profezie, si costruisce la vita di Gesù sostanzialmente completa. Mai è avvenuta una cosa simile: la vita scritta prima della vita, la storia scritta prima della storia. E senza alcun errore: tutto è stato indovinato, tutto in Gesù si è avverato. E il vangelo di Matteo ha oltre 70 citazioni dell’antico testamento che dimostrano che in Gesù si sono realizzate pienamente le profezie. Nessun uomo può leggere così chiaramente nel futuro; solo Dio lo può fare. Quindi era il Signore che ispirava i profeti; e il Signore non può raccontare frottole. Perciò è vero, come annunciarono i profeti, che Gesù è il Messia, il Figlio di Dio fattosi uomo per la nostra salvezza, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero.

Gesù medesimo, il giorno stesso della sua risurrezione, per convincere i discepoli di Emmaus della sua divinità, usa l’argomento delle profezie facendo una sintesi di ciò che hanno detto tutti i profeti in tutte le Scritture sul Messia; e così allo spezzare del pane lo riconobbero e subito corsero a proclamare la sua risurrezione e la sua Divinità (15).

c) I MIRACOLI COMPIUTI DA GESU’. Quando Giovanni Battista, dalla prigione ove era incatenato, inviò due dei suoi discepoli a interrogare Gesù, chiedendogli: “Sei tu il Messia atteso?”, Gesù rispose: “Riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete. I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano” (16). Isaia aveva profetizzato che questi miracoli li avrebbe compiuti il Messia. Ora, Gesù ha compiuto questi e tanti altri miracoli. Quindi Gesù è il Messia, è Dio.

d) LA SUA RISURREZIONE DA MORTE. Gesù aveva ripetutamente affermato che l’avrebbero ucciso, ma che sarebbe risuscitato. Infatti lo uccidono, gli spaccano il cuore con la lancia; eppure all’alba del terzo giorno, come aveva predetto, risorge. Il sepolcro, vigilato dalle guardie, è trovato vuoto dalle pie donne e da Pietro e da Giovanni (17). Appare alle pie donne, agli apostoli quando è assente Tommaso e poi quando è presente.

Tommaso dopo avere toccate le mani e i piedi feriti dai chiodi, depone la sua incredulità, ed esclama: “Signore mio e Dio mio!”

Appare ai due discepoli di Emmaus, a Pietro e ad altri apostoli mentre stanno pescando e mangia con loro; appare a Paolo alle porte di Damasco; appare a 500 fratelli radunati insieme. E lungo i secoli è apparso tante volte.

Dunque Gesù è Dio. La Resurrezione di Gesù è il centro della predicazione degli apostoli (18).

e) GESU’ IN QUESTI 2.000 ANNI HA CONFERMATO LA SUA DIVINITA’ in tante maniere; e anche con guarigioni straordinarie e altri miracoli compiuti direttamente o per mezzo della Madonna (per esempio a Lourdes, a Fatima e altrove) o per mezzo di anime sante.

Ecco un miracolo di Gesù che ancor oggi continua: Anna Gemma Giorgi di Ribera (Agrigento), completamente cieca perché nata senza pupille, viene condotta, ancor fanciulla (nel 1947) a S. Giovanni Rotondo a fare la prima Comunione per chiedere a Gesù, mediante la preghiera del P.Pio e per l’intercessione della Madonna, la grazia di acquistare la vista. Ebbene, nel treno da Bari a Foggia incomincia a vedere, e, dopo la Confessione, la Comunione e il segno di croce sui suoi occhi fatto da P. Pio, la sua vista diventa perfetta. Gesù ancor oggi continua questo strepitoso miracolo perché Anna Gemma, pur senza pupille, continua a vedere molto bene.

Questo e tanti altri miracoli di oggi gridano davanti a materialisti, laicisti, testimoni di Geova, poveri peccatori, che Gesù è veramente Dio e urge convertirsi a Lui!

Gesù è Dio! “Il Verbo (ossia Dio) – dice il Vangelo – si è fatto uomo e venne ad abitare in mezzo a noi” (19).

Quindi è assolutamente necessario e urgente

a) Credere a Lui: S. Pietro esclama: “In nessun altro c’è salvezza” (20)

b) Credere a tutte le verità che ha insegnato: Giustamente Napoleone afferma: “Gesù propone alla nostra fede una serie di misteri (ossia di grandi verità) e ci comanda di credervi con questa sola tremenda parola: Io sono Dio. Una volta che si sia ammessa la divinità di Gesù Cristo, la dottrina cristiana si presenta con la precisione e la chiarezza dell’algebra (della matematica): in essa si ammira il concatenamento e la chiarezza di una scienza”.

c) Credere alla chiesa che Lui ha istituito: ancor oggi Gesù ripete al Papa, ai Vescovi e Sacerdoti: “Andate e predicate il Vangelo, e chi crederà sarà salvo, chi non crederà sarà condannato” (21)

d)Incontrarsi con Lui ogni giorno nella preghiera, ogni domenica nella S. Messa, sovente nella Comunione e nella Confessione.

e) Aprire, spalancare a Lui le porte della mente, del cuore e della vita, ripetendo con S. Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!” (22).

 

ESEMPIO. Ventidue giovani martiri dell’Uganda furono canonizzati da Paolo VI nella Basilica di S. Pietro, in Roma; erano presenti tre mila cattolici Ugandesi, tra i quali un contemporaneo dei martiri privo degli occhi che se li era lasciati strappare per rimanere fermo nella fede in Cristo Dio. Quei giovani furono torturati, poi, avvolti in graticci di bambù perché meglio bruciassero, furono minacciati di essere gettati nel fuoco acceso e crepitante. La loro eroica fortezza nel credere nella divinità di Cristo non si lasciò piegare. Spinti, andarono verso il fuoco cantando inni religiosi e pregando per i loro carnefici. Diversi furono uditi cantare tra le fiamme: “No, non tradirò mai la fede del mio battesimo! Preferisco essere bruciato vivo, piuttosto che tradire Cristo Dio!”

Ecco i veri Cristiani: coloro che sono disposti perfino a lasciarsi bruciare vivi piuttosto che allontanarsi da Cristo, unico Salvatore.

 

PROPOSITO. Preghiamo la Madonna perché ci ottenga la grazia di restare fedelissimi a Cristo Dio e, come dice S. Paolo, di poter sempre avere “il pensiero” (23) e il comportamento di Gesù. Supplichiamola per la conversione di tante persone che hanno abbandonato il Salvatore, unica “Via, Verità e Vita!”

(1) G. et.s 22 Cfr. Ebr. 4,15

(2) Col. 2,9 e Filippesi 2,5-11

(3) Cfr. Lc. 22,66–69

(4) Mt. 28,18

(5) Lc. 21,33

(6) Gv. 10,30 e 14,9

(7) Mt. 23,10

(8) Gv. 13,13

(9) Gv. 8,12

(10) Mt. 7,29

(11) Mt. 5,27–48

(12) Cfr. Gv. 5,27ss.

(13) Gv. 3,15 e 36

(14) Cfr. Gen. 3,15

(15) Cfr. Lc. 24,13–35

(16) Mt. 11,2–5

(17) Cfr. Gv. 20,1–8; Mt. 28,1–8;

Luc. 24,1; Mc. 16,1

(18) Cfr. Atti 2,22–33

(19) Gv. 1,14

(20) At. 4,12 Cfr. I Cor. 3,11

(21) Mc. 16,16

(22) Gv. 6,68

(23) I Cor. 2,16

 

 

6

GESÙ È PRESENTE

NELL’EUCARISTIA

(Gv 6,41-58)

 

Molto belle le parole del poeta romagnolo Giovanni Pascoli: “Vorrei credere anch’io nella rivelazione di Cristo Dio, come ci credeva Francesco d’Assisi; e per il dono divino di tanto credere, sarei ben contento di soffrire nel corpo. Fortunati e felici quelli che hanno la fede! Essi vivono in continua compagnia e quasi in familiarità con Cristo, con Maria! Si può vivere meglio di così? Si sentono certissimi di un domani di felicità eterna. Tanto che dopo una vita di probità, con un poco di tribolazioni ben sofferte, e divenute quasi leggere per virtù della fede stessa, che è per loro il morire? Una vera gioia” (1)

Ebbene, credere in Cristo Dio e nella sua Rivelazione vuol dire, soprattutto, credere nell’Eucaristia, perché Gesù è presente nel Sacramento dell’altare e perché l’Eucaristia è il cuore di tutta la Rivelazione, come afferma Pio XII: “è la somma e il centro della vita cristiana” (2)

Perciò sono quanto mai vere e profonde le parole che ripeteva S. Francesco d’Assisi e che ha lasciato scritte nel suo Testamento spirituale: “Nient’altro vedo corporalmente in questo mondo dello stesso altissimo Figlio di Dio se non il suo santissimo Corpo e Sangue... E questi santissimi misteri al di sopra di tutte le cose voglio che siano onorati”.

Pensiero sublime accolto dal Vaticano II che proclama l’Eucaristia: “Vertice” di tutta la liturgia e di tutto il cristianesimo e “prima fonte” di tutte le grazie e le benedizioni del Signore.

Significativo quanto avviene nei Santuari Mariani: sembra che la Madonna ivi abbia fatto sentire la sua presenza soprattutto per procurare i più grandi trionfi a Gesù Sacramentato: infatti a Pompei, a Lourdes, a Fatima, a Guadalupe, a Medjugorje, a Jasna Gora (Polonia) e negli altri Santuari si incontra la più alta partecipazione alla S. Messa, alla Comunione, alle processioni eucaristiche.

L’EUCARISTIA, come dice S. Bonaventura, è un mistero difficile, sicuro, dolce:

 

1. MISTERO DIFFICILISSIMO: tra i misteri della fede è il più difficile a credere, perciò sommamente meritorio. Qui tutto è nascosto, è celata anche l’umanità di Gesù. Tuttavia ce lo ha insegnato Gesù con parole molto chiare. Perciò, o si accetta la presenza reale di Gesù nell’ostia e nel vino consacrati o si rifiuta Cristo Dio che è verità infinita. Del resto ci sono altri misteri difficili (per esempio, la Trinità), ma che accettiamo perché Gesù ce li ha rivelati.

Pascal afferma: “Come abòmino queste sciocchezze di non credere all’Eucaristia, ecc.! Se il Vangelo è vero, se Gesù è Dio, che difficoltà vi è qui?”

 

2. VERITÀ SICURISSIMA: a) Le parole di Gesù nella promessa dell’Eucaristia sono di una chiarezza solare: nessuna dottrina nella Bibbia è presentata con tanta preoccupazione di non lasciare dubbi. Gesù prepara psicologicamente i suoi seguaci alla grande promessa con il miracolo della moltiplicazione dei pani e poi con un riferimento alla manna che i loro padri mangiarono, dicendo: “Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal Cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (3). La folla non approva, critica, protesta. Ma Gesù non rettifica, non corregge nulla di ciò che ha detto, anzi conferma con parole ancor più chiare: “In verità, in verità vi dico: Se non mangerete la carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo sangue, non avrete in voi la vita” (4). E continua a ripetere per ben quattro volte la frase: mangiare la mia carne e bere il mio sangue. I discepoli lo abbandonano.

Ma Gesù è disposto a rinunciare perfino agli apostoli pur di mantenere la promessa; infatti dice loro “Forse anche voi volete andarvene?” Fortunatamente S. Pietro, a nome degli apostoli, fa un esplicito atto di fede: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (5).

b) Le parole di Gesù nell’istituzione dell’Eucaristia: Gesù attende un anno per realizzare la sua promessa, e sceglie il tempo più indicato: la sera che precede il giorno della sua morte in croce, nel cenacolo; è circondato dagli apostoli; è l’ora della Pasqua ebraica, è il momento in cui rivela che uno dei suoi lo tradirà; è l’ora degli addii e del suo testamento. Ed ecco che adempie alla lettera le parole della promessa. “Mentre erano a cena – dice il Vangelo – Gesù prese il pane, lo benedì, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: Prendete e mangiate: questo è il mio Corpo. Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro dicendo: Bevetene tutti, poiché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per tutti in remissione dei peccati” (6).

Cristo Dio non può non dire la verità: perciò, da quell’istante nel cenacolo (e così nei nostri altari dopo la Consacrazione fatta da Gesù nella Messa per mezzo dei Sacerdoti), Gesù, vero Dio e vero uomo, è totalmente presente sotto le apparenze del pane, è totalmente presente sotto le apparenze del vino. Cristo, che è indivisibile, è tutto dove si trova il suo Corpo e tutto dove si trova il suo Sangue.

È possibile che Gesù sia presente tutto in tutte le piccole ostie consacrate e nei loro frammenti? Si, è possibile poiché è presente realmente, ma in maniera particolare che S. Tommaso chiama “a modo della sostanza”: ora la sostanza dell’acqua è presente sia in tutte le goccioline, come nei fiumi, nei laghi, così Gesù è presente contemporaneamente in tutte le ostie consacrate e nei loro frammenti.

S. Paolo esprime la fede degli apostoli e della chiesa primitiva nell’Eucaristia con queste chiare parole: “Il calice della benedizione che noi benediciamo non è forse comunione con il Sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il Corpo di Cristo?” (7).

“Chiunque in modo indegno mangia il pane e beve il calice del Signore, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore; mangia e beve la sua condanna” (8)

I cristiani dei primi tempi erano soliti portare l’Ostia Santa agli ammalati e carcerati. Fu in questo servizio di fede che il ragazzo S. Tarcisio fu scoperto e ucciso; e sulla sua tomba il Papa S. Damaso fece incidere queste parole: “Egli preferì consegnare la sua anima alla morte piuttosto che consegnare le celesti membra (di Gesù) ai cani”.

Tutti i Padri e i Dottori della chiesa proclamano questa medesima fede.

I fratelli Ortodossi, che si sono separati dalla Chiesa Cattolica verso l’anno mille, conservano la stessa nostra fede nell’Eucaristia.

Tutta la cristianità per millequattrocento anni ha conservato questa fede eucaristica. Lutero avrebbe voluto negarla per dare un altro schiaffo al Papa, ma non c’è riuscito e l’ha difesa contro Zuinglio e altri eretici, dicendo: “le parole di Gesù sono chiare”.

Gesù ha confermato la sua presenza nell’Eucaristia mediante clamorosi miracoli dei quali si conservano sicure documentazioni in diverse parti del globo: per esempio a Lanciano, Bolsena, Orvieto, Siena, Ferrara, Torino, Trani, Amsterdam, Parigi, Bruxelles, Daroca (Spagna), Alatri, Cascia, Bagno di Romagna, ecc.

Anche oggi ci sono dei miracoli eucaristici: per esempio a Lourdes, quando viene impartita la benedizione con l’Ostia Santa agli ammalati, ogni anno qualche ammalato grave guarisce all’istante.

Cristo, potenza infinita, che dal niente ha creato ogni cosa e che continuamente trasforma il cibo materiale che mangiamo, nella nostra carne e nel nostro sangue, poteva fare in maniera di diventare presente nell’Eucaristia al posto della sostanza del pane e del vino (transustanziazione). Lo poteva fare. L’ha fatto; ne siamo sicurissimi. Quindi possiamo ripetere con il Manzoni: “Sì, Tu scendi ancor dal Ciel; / sì, Tu vivi ancor fra noi. / Sol appar, non è quel velo. / Tu l’hai detto, il so, / come so che tutto puoi, / che ami ognor i tuoi redenti, / che s’addicono i portenti / a un amor che tutto può”.

 

3. REALTA’ DOLCISSIMA: Gesù ci ama tanto da stabilire la sua dimora in mezzo a noi: mediante l’eucaristia, abita nelle nostre chiese, vicino alle nostre case, giorno e notte, chiamandoci e aspettandoci per ricolmarci di grazie, di conforto, di favori celesti. Va ripetendo: “Venite a me voi tutti che siete stanchi e affaticati e Io vi ristorerò” (9). Una lampada piccola, ma che è il faro più potente del mondo, ce lo indica, e con la sua luce tremolante pare ci ripeta le belle parole di Victor Hugò: “Venite a Lui, voi che piangete tanto; / sanno quegli occhi suoi che cos’è il pianto. / Venite a Lui, voi che tanto soffrite: / sa quel suo Cuore tutte le ferite. / Venite a Lui voi che passate in fretta. / Egli mai s’allontana e sempre aspetta”.

S. Elisabetta, Regina d’Ungheria, patrona delle francescane secolari, fin dai 4 anni cominciò a fare tante visite ogni giorno a Gesù Sacramento.

Don Bosco raccomandava: “Non omettete mai la visita quotidiana... È un mezzo troppo necessario per vincere il demonio”.

S. Francesco di Sales ripeteva: “Centomila volte al giorno noi dovremmo visitare Gesù nel SS. Sacramento”.

E S. Alfonso osava ripetere: “Siate certi che di tutti gli istanti della vostra vita, il tempo che passate davanti al Divin Sacramento sarà quello che vi darà più forza durante la vita, più consolazione nell’ora della morte e più gloria per l’eternità.

 

ESEMPIO. La B. Pierina Morosini (1931–1957), francescana secolare, martire della castità a 26 anni, nasce a Fiobbio di Albino (Bergamo). Fin da bambina è molto devota dell’Eucaristia. A 15 anni è operaia tessile ad Albino, felice di mantenere la sua numerosa famiglia con il suo salario che è l’unico nella casa poiché il padre è inabile al lavoro. A 16 anni, in pellegrinaggio a Roma per la beatificazione di Maria Goretti, esclama: “Che gioia fare la morte di Goretti!”.

È sempre al lavoro: nello stabilimento, in casa, in campagna, per l’Azione Cattolica, per le Missioni, per il Seminario, per le Vocazioni, per i malati, per ogni opera di bene, diffondendo ovunque serenità che attinge ogni mattina dalla visita a Gesù Sacramentato e dalla Comunione giornaliera. Prega continuamente: in chiesa, in casa, sul lavoro, per la strada; nei 4 Km. che percorre a piedi per recarsi in fabbrica recita sempre il Rosario. Un giorno torna a casa dallo stabilimento percorrendo il solito sentiero; ma dalla fitta boscaglia un uomo si precipita contro di lei e la tenta al peccato impuro. Ai suoi decisi no, l’aggredisce con ferocia, poi la percuote brutalmente con una pietra. Lei reagisce fieramente, lotta, cade, si rialza e fugge, ma dopo una ventina di metri, precipita a terra sfinita e in stato di irreversibile coma. Muore martire, dopo due giorni, all’ospedale di Bergamo.

Da Gesù che ogni giorno visita nella chiesa e accoglie nella S. Comunione, riceve tanta forza da lasciarsi piuttosto uccidere pur di non commettere peccato. Andava ripetendo queste parole che devono essere pure il nostro programma: “Piuttosto che fare il peccato mi lascio ammazzare. Senza Gesù non posso vivere; quando al mattino mi sono comunicata non ho più paura, mi sento forte”.

 

PROPOSITO. Facciamo ogni giorno una visita a Gesù Sacramentato: attingeremo serenità, forza spirituale, santità, gioia.

 

 

 

 

 

(1) G. Pascoli, “All’on. Federzoni” (6) Mt. 26,26–29

(2) Pio XII, “M.D.” (7) 1 Cor. 10,16

(3) Gv. 6,48–51 (8) 1 Cor. 11,26 ss.

(4) Gv. 6,53 (9) Mt. 11,28

(5) Gv. 6,66 ss.

 

 

7

GESÙ NELLA S. MESSA

RIPRESENTA LA SUA VITA,

PASSIONE, MORTE, RISURREZIONE:

celebra il Mistero pasquale che è al Centro del Credo e del Vangelo

 

(Ml. 1,10 s.; Mt. 26,26 ss.)

 

Il P. Pio da Pietrelcina ha scritto e ripetuto più volte che la Vergine era solita accompagnarlo all’altare quando andava a celebrare la S.Messa. “Povera mammina – scrive al suo Direttore spirituale – quanto bene mi vuole! Con quanta cura mi ha accompagnato all’altare questa mattina! Mi è sembrato che ella non avesse altro a pensare se non a me soltanto, col riempirmi il cuore di santi affetti”.

La Madonna è presente durante la S. Messa come era presente sul Calvario. Con questo pensiero meditiamo sulla grande verità del Sacrificio Eucaristico.

La S. Messa possiamo definirla – come leggiamo nella terza prece eucaristica – “il Sacrificio perfetto” con cui rendiamo a Dio “ogni onore e ogni gloria”.

 

1. CHE COS’È IL SACRIFICIO, inteso come culto a Dio? È un atto di adorazione al Signore che consiste nel prendere qualcosa che ci appartiene, per esempio (nei sacrifici antichi) i frutti del terreno o del bestiame, sottrarli all’uso comune e offrirli a Dio per riconoscere che tutto appartiene a lui, e in tale modo rendergli lode, ringraziamento, espiazione e supplica che sono le più forti esigenze dell’uomo che è convinto di essere creatura di Dio e di essere infinitamente amato da Lui.

 

2. I SACRIFICI LUNGO I SECOLI E I MILLENNI. Fin dall’inizio dell’umanità sono stati offerti dei sacrifici. La Bibbia ci ricorda Abele che offriva le primizie del suo gregge e Caino che offriva i frutti della terra e Noè e Abramo che offrivano sacrifici di ringraziamento. Anche Maria e Giuseppe, quando presentarono Gesù al Padre, nel tempio, offrirono un sacrificio, quello dei poveri: due colombi o tortore. Ancor oggi i Maomettani, che hanno attinto diverse cose dalla religione ebraica, ogni anno immolano, nel loro santuario della Mecca, centinaia di migliaia di agnelli, di vitelli, ecc. Gli ebrei questi sacrifici li offrivano per comando esplicito di Dio. Era loro costume di offrire ogni giorno, nel tempio, due agnelli in sacrificio a Dio. I sacrifici del popolo eletto erano preparazione e simbolo del sacrificio di Gesù. Sono stati offerti al Signore, uccisi, immolati milioni di agnelli, di vitelli, ecc., in un fiume di sangue che ha attraversato secoli e millenni, ma gli uomini comprendevano che non avevano onorato Dio come si deve onorare, ossia in maniera infinita.

 

3. IL SACRIFICIO DI GESU’:

a) Il Sacrificio del Calvario: viene l’atteso Messia, Gesù, vero Dio e vero uomo; viene soprattutto per offrire al Padre celeste il “Sacrificio perfetto”. Tutta la sua vita è Sacrificio, e il culmine del Sacrificio è la sua morte sul Calvario. Come uomo quel Sacrificio l’ha offerto a nome di tutta l’umanità e come Dio gli ha dato un valore infinito. Finalmente il Padre celeste ha ricevuto una lode infinita, un ringraziamento infinito, una espiazione per i nostri peccati di valore infinito, una supplica di una potenza infinita per ottenerci ogni grazia (Leggi Ebrei 9,11-15; 10,4-10).

Il Sacrificio di Gesù è unico: quello del Calvario, della Croce: e da solo è sufficiente per l’umanità di ogni epoca. Tuttavia prima di morire ha voluto istituire il Sacrificio dell’altare per ripresentare lo stesso Sacrificio del Calvario sino alla fine del mondo.

b) Il Sacrificio dell’altare o S. Messa fu annunciato ben cinque secoli prima che Gesù lo istituisse, dal profeta Malachia che riporta queste parole del Signore a Israele: “Oh, ci fosse tra di voi chi chiude le porte (del tempio di Gerusalemme ormai inutile), perché non arda più invano il mio altare! Non mi compiaccio di voi..., non accetto l’offerta delle vostre mani! Poiché dall’oriente all’occidente grande è il mio nome tra le genti e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome e una oblazione pura, perché grande è il mio nome tra le genti” (1). Qui si tratta di un Sacrificio universale e puro e perfetto. Non può essere il sacrificio dei pagani, non accetto a Dio; neppure quello degli ebrei che nel testo citato e nel suo contesto è considerato indegno e rigettato. Non rimane che il Sacrificio di Gesù che è perfetto; e non si tratta soltanto di quello della Croce o del Calvario offerto una volta sola e in un solo luogo, ma si tratta della S. Messa che sarà offerta in ogni luogo e in ogni tempo, da dove sorge il sole fino a dove tramonta.

Il Sacrificio dell’altare è stato istituito da Gesù la sera antecedente la sua morte quando (dice il vangelo) “Gesù prese il pane, e, pronunciando la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: Prendete e mangiate; questo è il mio Corpo. Poi, prese il calice, e, dopo aver reso grazie, lo diede loro dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio Sangue dell’alleanza, versato per tutti in remissione dei peccati” (2). Con queste parole viene pure ricordato l’imminente spargimento di sangue ossia la sua morte che la S. Messa dovrà ripresentare.

Gesù per manifestare chiaramente che questo Sacrificio eucaristico doveva essere ripetuto, rivolto agli apostoli (che in quel momento li consacra Sacerdoti), e, mediante loro, rivolto a tutti i Sacerdoti futuri, dà questo comando: “Fate questo in memoria di me” (3). Da quell’ora, nella vera chiesa di Cristo, i Sacerdoti la S. Messa l’hanno sempre celebrata.

Nel 150 d. C. circa, S. Giustino, martire, ci descrive la liturgia della S. Messa, e, con nostra gioiosa sorpresa, ci accorgiamo che corrisponde molto bene alla S. Messa di oggi non solo nella sostanza, ma anche nei riti e nelle parole.

Ogni volta che il Sacerdote celebra la S. Messa, rappresenta Gesù e presta la sua persona e le sue labbra a Gesù, il quale dona a lui la sua potenza infinita, e, per mezzo di lui, ripete gli stessi gesti e le medesime parole che usò nel Cenacolo. In quell’istante cadono tutti i veli del tempo e dello spazio e noi ci troviamo sul Calvario accanto alla Madonna e a S. Giovanni e alle pie donne. E Gesù, mediante il Sacerdote, insieme al suo popolo, ripresenta (senza spargimento di sangue, già versato una volta per sempre), il medesimo Sacrificio della Croce all’eterno Padre, offrendogli tutti i meriti che si è acquistato nella sua passione e morte, a gloria infinita di Dio e a vantaggio infinito per noi.

Bossuet ripeteva che “nell’universo niente è più grande di Gesù, e, in Gesù nulla è più grande della sua passione, morte e risurrezione”. Ebbene, la S. Messa è la ripresentazione della passione, morte e risurrezione di Cristo. Quindi, in tutto l’universo, nulla vi è di più grande della S. Messa.

Consideriamo, da una parte tutte le preghiere, le sofferenze, le opere buone di tutte le persone oneste che sono state, che sono e che saranno sulla terra, e anche le lodi fervide e incessanti di tutti i Santi e di tutti gli Angeli del Cielo, dall’altra parte consideriamo una sola S. Messa: cosa vale di più? Una sola S. Messa vale infinitamente di più, perché quelle sono opere di creature, mentre la S. Messa è opera del Creatore, di Cristo Dio!

Perciò Paolo VI, nell’Enciclica “Misterium Fidei” esortava ogni cristiano a fare tutto il possibile per partecipare con fede e amore alla S. Messa non soltanto nelle domeniche, ma anche nei giorni feriali. E S. Agostino diceva: “Tutti i passi che uno fa per recarsi a partecipare alla S. Messa sono contati da un Angelo e per ogni passo sarà concesso da Dio sommo premio e in questa vita e nella vita eterna”. E lo stigmatizzato P. Pio, che vidi, durante la S. Messa (che si prolungava per due ore), tutto immerso nella sofferenza, in un grondare di lacrime che asciugava con fazzoletti bianchi, il P. Pio ripeteva “È più facile che la terra si regga senza sole che senza Messa”.

 

1º ESEMPIO. Martiri della Messa: Nell’Abitene, in Africa settentrionale, 49 cristiani furono sorpresi, nel 304, in casa del Prete Saturnino durante la celebrazione della S. Messa. Fu loro comandato di abbandonare Cristo e mai più partecipare alla S. Messa, pena la morte. Rifiutarono decisamente, gridando: Uccideteci pure, ma “noi non possiamo vivere senza partecipare alla Messa e alla Comunione almeno ogni domenica”. (“Sine dominico esse non possumus”). Furono crudelmente uccisi. Anche noi dovremmo ripetere, con le parole e con i fatti, come hanno ripetuto centinaia di milioni di martiri cristiani in duemila anni: Senza santificare ogni domenica con la S. Messa e la Comunione, non potremmo vivere su questa terra!

2º ESEMPIO. Il campionissimo della Messa, S. Lorenzo da Brindisi, Dottore della Chiesa, è uno dei Santi che maggiormente si è impegnato nella devota celebrazione dell’Eucaristia. Pur dovendo predicare, in media, tre o quattro volte al giorno, anche ai protestanti e perfino agli ebrei (sapeva a memoria tutta la Bibbia in greco e in ebraico), e pur dovendo quasi continuamente viaggiare in tutta l’Europa per incarichi della S. Sede e per visitare, quale Superiore Generale, ogni convento dei suoi Frati Cappuccini, sapeva trovare il tempo per impiegare, nella celebrazione privata della S. Messa, almeno tre o quattro ore. Ha raggiunto il primato nel giorno dell’Assunta: lui, tanto devoto della Madonna e uno dei più grandi mariologi, in quella festa ha celebrato una Messa della durata di ben 14 ore, con tante lacrime e sospiri che partivano da un cuore tutto fuoco di amore a Gesù e a Maria.

Egli andava ripetendo queste parole che dovrebbero essere nel cuore d’ogni cristiano: “La Messa è il mio paradiso sulla terra!”.

 

PROPOSITO. Faremo il possibile per partecipare con tanta fede e con grande devozione alla S. Messa non solo nelle domeniche, ma anche nei giorni feriali.

 

 

(1) Ml. 1,10 s.

(2) Mt. 26, 26 s

(3) Lc. 22, 19

 

 

8

GESÙ NELLA COMUNIONE

È CIBO DELL’ANIMA

 

(1 Cor. 11, 23-29)

 

Non dimentichiamo che Gesù si è fatto “Pane vivo disceso dal Cielo”. Perciò mentre dobbiamo ardere d’amore verso Gesù Sacramentato, nel contempo dobbiamo correre a cibarci di Lui, sull’esempio della Madonna, la quale, benché il Vangelo non ne parli in maniera esplicita, fu la prima lampada viva e ardente presso l’Eucaristia e fu l’anima più fervente di amore nel ricevere Gesù nella S. Comunione.

1. NELLA COMUNIONE C’È IL VERTICE E LA FOLLIA DELL’AMORE DI GESU’.

Il grande apologista Bossuet afferma che le esigenze dell’amore di Dio sono simili alle esigenze del cuore dell’uomo e in Dio sono infinite. Ora nel cuore dell’uomo ci sono tre principali esigenze.

a) Star vicino alla persona che si ama. Questa è pure l’esigenza dell’amore di Dio, ed ecco l’Incarnazione: il Signore ha realizzato pienamente quella sua eterna aspirazione, “io pongo le mie delizie nell’abitare tra i figli degli uomini” (1), quando nella pienezza dei tempi “il Verbo si fece uomo e venne ad abitare in mezzo a noi” (2).

Poi dovendo lasciare la terra con la sua morte, risurrezione e ascensione al Cielo, ha indovinato la maniera per rimanere con noi istituendo l’Eucaristia come sua “Presenza reale” nelle nostre chiese ove nel silenzio ripete: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e vi ristorerò” (3).

b) Sacrificarsi per la persona che si ama. Pensate alla mamma che, spinta da quell’“amor che intender non può chi non è madre”, assiste amorevolmente il suo figlio ammalato giorno e notte per mesi, per anni.

Così Cristo Dio ha sentito impellente il bisogno di sacrificarsi per noi, ed ecco la sua dolorosissima Passione e la sua atroce Morte sulla Croce per la nostra salvezza e santificazione. Poi, perché dopo la sua morte e risurrezione non avrebbe più potuto sacrificarsi per noi, ecco che prima di andare a morire ha istituito il Sacrificio dell’altare, la S. Messa, per ripresentare al Padre, per noi, la sua Passione e Morte sino alla fine del mondo.

c) Donarsi alla persona amata. Un esempio umano l’abbiamo nei figli e nipoti del conte Ugolino, rinchiusi nella torre della fame di Pisa da giorni e giorni, senza una briciola di cibo e senza una goccia d’acqua. Un raggio di sole entra, attraverso una piccola feritoia, nel buio carcere, e quei figli, scorgendo il loro papà ridotto a pelle e ossa, e vedendo che si morde ambo le mani, subito, per calmare un po’ la sua fame e per strapparlo, per poco tempo, dalla morte, si alzano – scrive il Sommo Poeta – e gli offrono in cibo le loro scarne braccia dicendo: Padre, sentiremo assai meno dolore “se tu mangi di noi: tu ne vestisti/ queste misere carni e tu le spoglia” (4). L’amore commovente di questi innocenti fanciulli verso il loro papà morente di fame, è una pallida immagine dell’amore infinito di Cristo Dio che dona tutto se stesso come cibo per le anime nostre. Gesù ha sentito in misura molto più profonda di ogni persona umana la forte esigenza di donarsi a noi, e il suo dono è stato di una totalità incredibile: con l’istituzione della Comunione è giunto fino a farsi mangiare da noi! E ogni giorno – e più solennemente ogni domenica – ci rivolge il pressante e dolce invito: “Prendete e mangiate: questo è il mio Corpo. Prendete e bevete: questo è il Calice del mio Sangue” (5).

Quì Gesù ha raggiunto il vertice dell’amore, quasi la pazzia dell’amore per noi. S. Agostino afferma: “Dio, essendo onnipotente, non potè dare di più; essendo sapientissimo, non seppe dare di più; essendo ricchissimo, non ebbe da dare di più”. E S. Pier Giuliano Eymard esclama: “L’Eucaristia è la suprema manifestazione dell’amore di Gesù: dopo di essa non c’è che il Paradiso”.

 

2. LA COMUNIONE È IL SACRAMENTO DELLA VITA: O CIBARCI DI GESU’ O MORIRE alla vita della grazia santificante.

Davanti all’Eucaristia come Comunione, c’è questa legge inequivocabile: o mangiare o morire, è la legge di ogni vita che palpita sulla terra. Vale per la vita degli alberi, delle foglie, dei pesci, degli animali, per la vita dell’uomo. E siccome l’uomo è composto di corpo e di anima, il corpo trova il suo cibo nel pane e simili alimenti; ma l’anima è divina perché divinizzata dalla grazia, quindi ha bisogno di un cibo divino: questo cibo è Gesù nell’Eucaristia. E come il cibo per il corpo è giornaliero, così la Comunione (cibo dell’anima) dovrebbe essere giornaliera, come raccomanda il Vaticano II (6), e come facevano i primi cristiani: “Erano assidui – attestano gli Atti – nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nella preghiera. Ogni giorno, tutti insieme spezzavano il pane a casa” (7).

Facciamo nostra la preghiera di S. Agostino: “O Gesù, dammi fame di te, affinché cibandomi di te, abbia sempre maggior fame di te”.

Così sentiremo impellente il bisogno della Comunione domenicale e possibilmente quotidiana, e ci preoccuperemo di ricevere, quando sarà giunto il momento, la Comunione come Viatico che è il sacramento della partenza per il viaggio più lungo e più importante. Viatico significa: la via con Te (via tecum): voglio fare l’ultimo cammino insieme a Te, o Gesù. Questa, la formula: “Il Corpo di Cristo! Egli ti custodisca e ti conduca alla vita eterna”.

Tutti abbiamo bisogno dell’Eucaristia.

Ne hanno bisogno gli anziani nella sera della loro vita per moltiplicare le loro opere buone e prepararsi sempre meglio all’incontro gioioso con Gesù risorto.

Ne hanno bisogno i genitori nell’arte difficilissima di educare i figli con la parola e con l’esempio. Solo Gesù può rendere efficace il loro insegnamento.

Ne hanno bisogno gli ammalati per avere miglioramento, coraggio, serenità, conforto e per santificare le loro sofferenze.

Ne hanno bisogno i giovani nelle loro lotte spirituali per conservare la fede, la castità e le altre virtù. Don Bosco, il Santo dei giovani, affermava: “Non ho conosciuto mai nessun giovane che si sia mantenuto casto senza fare la Comunione almeno ogni quindici giorni”; e aggiungeva: “allontanarsi dalla Comunione è lo stesso che darsi in braccio al demonio”.

S. Giuseppe Moscati, grande medico e grande santo, davanti a un giovane con la salute devastata dai vizi impuri, prese un foglio e scrisse: “Cura dell’Eucaristia”.

Cari giovani, vi esorto ad essere tutti drogati, sì, ma drogati di amore a Gesù Sacramentato, drogati d’amore talmente grande che non possiate fare a meno di riceverlo ogni giorno, al minimo ogni domenica. La frequente e fervorosa Comunione risolverà tutte le vostre crisi, vi renderà liberi e forti e lieti, farà di voi dei fidanzati casti e santi e dei genitori veri maestri di fede ai figli e sicura loro guida verso Gesù. Forse, vi otterrà il dono più grande: la Vocazione sacra.

Ne hanno bisogno i fanciulli affinché rimangano angeli nell’anima. Don Bosco ripeteva: Il mezzo migliore e infallibile perché i fanciulli crescano buoni, nella grazia di Dio, è questo: Confessione frequente e Comunione devota ogni domenica.

Tutti ne abbiamo bisogno: senza Eucaristia, scivoleremo inevitabilmente nella tiepidezza e poi nel peccato grave e poi verso la perdita della fede. Don Bosco diceva: “La Comunione frequente e ben fatta e la pace con i propri difetti (ossia la tiepidezza) non possono stare insieme. La Comunione è il mezzo più efficace per diventare santi”.

Gesù ci ricorda l’assoluta necessità che abbiamo dell’Eucaristia con queste forti parole: “Se voi non mangerete la Carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo Sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. (8)

Giustamente nelle solenni esposizioni dell’Eucaristia noi cantiamo: “O salutaris Hostia, quae caeli pandis ostium”: O Ostia di salvezza, tu ci spalanchi le porte del Cielo!”.

 

ESEMPIO. La Serva di Dio Angelina Pirini, di Sala di Cesenatico (1922–1940).

La Romagna, tacciata come terra di anticlericali (li chiamano “mangiapreti”), sta rivelandosi terra di santi. Infatti, in quest’ultimi decenni, nella sola provincia di Forlì, sono vissute e morte santamente, in giovanissima età, diverse persone, il cui processo per la beatificazione procede celermente. Alcuni nomi: Marvelli Ing. Alberto di Rimini; Carla Ronci di Torre Pedrera; Benedetta Bianchi Porro di Dovadola, ecc. Si può aggiungere il nuovo Beato ventunenne e passionista B. Pio Campidelli di Trebbio Poggioberni (Forlì) e il servo di Dio Don Quintino, Eremita a S. Alberico di Balze (Forlì), e Nilde Guerra (1922-1949) di S. Potito (RA), francescana secolare; ecc.

Angelina Pirini è volata al Cielo a soli 18 anni. A 12 anni avviene in lei una meravigliosa conversione ascetica, inizio di una forte ascesi spirituale. Ha un ardentissimo amore a Gesù vivente nell’Eucaristia. Scrive: “O Gesù, Tu sei il mio unico amore: il mio pensiero è sempre fisso in Te”. “Sento che l’amore divino ha completamente invaso l’anima mia e io mi sento bruciare da questa inestinguibile fiamma”. “Prendimi, o Gesù, e crocifiggimi, voglio soffrire”. L’alimento del suo amore è l’Eucaristia. Tutte le mattine, fin dai 12 anni, partecipa, con amore di fiamma, alla S. Messa e alla Comunione. Poi questi misteri eucaristici li vive intensamente in casa e fuori casa: sempre gentile, caritatevole, pazientissima, buona con tutti. Si offre a Gesù come vittima per la conversione dei peccatori. Consacra a Dio in perpetuo la sua verginità, e fa pure voto di obbedienza. Rifiuta diverse offerte di fidanzamento. È Delegata per le “Beniamine” e poi Presidente della “Gioventù femminile” dell’Azione Cattolica. È premurosissima nel presiedere le adunanze, nel tenere le conferenze, nello stimolare tutte all’amore a Gesù, alla devozione alla Madonna, negli inviti pressanti alla santità. Così tutte diventano sempre più buone e una, Irma Ceredi, vive santamente e muore, giovanissima, in concetto di santità.

La Pirini si ammala; ha tante sofferenze. Ripete: “Soffro moltissimo. offro tutto, o Mamma (celeste), al mio Gesù, in onore suo, per i poveri peccatori, per i Sacerdoti e per tutte le anime”. Le Comunioni quotidiane sono diventate vere estasi, sembrano autentiche visioni.

Sentendo imminente sorella morte, chiede il Viatico che le sarà portato in forma solenne. Non ha più né forze e né voce. Dalla chiesa parte il Parroco portando l’Eucaristia, preceduto dal corteo delle fanciulle e delle altre persone, che cantano. Lei ode i canti e con ansia attende Gesù per l’ultima Comunione; vorrebbe cantare, ma non ha neppure un filo di voce; allora con fede dice a Gesù: “Se vuoi, fammi cantare con le bambine”. Il Parroco, entrato in casa per darle il Viatico, con sorpresa, la vede seduta sul letto, mani giunte, occhi scintillanti di gioia e la ode cantare con voce squillante. Dopo qualche giorno, con il canto nella mente, con Gesù nel cuore, vola verso il Cielo.

Potessimo avere anche noi la tenera devozione alla Madonna e l’ardentissimo amore a Gesù Sacramento che aveva Angelina!

 

PROPOSITO. Faremo con tanta fede e con tanto amore la S. Comunione ogni domenica e possibilmente ogni giorno. Ci vogliamo impegnare a fare più volte, durante la giornata, la Comunione spirituale.

(1) Prov. 8,31

(2) Gv. 1,14 s.

(3) Mt. 11,28

(4) Inf. XXXIII, 61 ss.

(5) 1 Cor, 11, 24

(6) Vat. II, “Decr. sulle Chiese orient. 15

(7) At. 2, 42.46

(8) Gv. 6,53 s.

 

 

9

GESÙ È AMORE INFINITO

 

(1 Gv. 4, 7-10)

 

La Vergine Santa che la Chiesa chiama “Madre del bell’Amore”, ci aiuti a comprendere che Gesù ci ama senza misura e ci chiede soltanto amore.

 

A – GESÙ CI AMA

Mi piacciono assai le parole di un giovane dei nostri tempi morto piamente a 28 anni: “Vorrei che la mia voce fosse più potente di mille tuoni, più forte dell’impeto del mare in tempesta e più impressionante del fragore dei vulcani in eruzione, solamente per poter gridare: Dio ci ama”; sì, Cristo Signore ci ama da sempre, ci ama di amore infinito, ci vuole amare per tutta l’eternità.

È questa la sintesi di tutta la Bibbia e dell’intera storia dell’umanità e dell’universo: “Dio è amore e chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1).

 

Alcuni segni dell’amore di Cristo Dio:

1) Amare significa donare: Dio ci ha donato tutto quello che ci circonda e tutto ciò che siamo e che abbiamo: ecco la Creazione, davanti alla quale Dante Alighieri canta: “S’aperse in nuovi amor l’eterno Amore” (2) e davanti alla quale il cuore di S. Francesco prorompe nel “Cantico delle creature”. Insieme con Dante e con S. Francesco, tutta la nostra vita sempre deve cantare e lodare “l’Amor che muov’il sol e l’altre stelle!” Sì, perché Dio, dopo aver creato tutto l’universo per noi, ha creato ciascuno di noi unicamente per avere un nuovo essere su cui riversare la pienezza del suo affetto. Perciò tu, di fronte a Dio, non sei un essere qualunque e dimenticato: anche se tu fossi deturpato da orribili peccati, Dio ti ripete quelle bellissime parole della Bibbia: “Tu sei prezioso ai miei occhi perché sei degno di stima e io ti amo” (3).

2) Amare vuol dire parlare, manifestare i propri pensieri: Dio si è degnato di parlarci lungo i secoli, e ha manifestato a noi i suoi pensieri, i suoi segreti, i suoi progetti, i suoi desideri: ecco la Rivelazione: è contenuta nella Bibbia che dobbiamo avere tanto a cuore e che dobbiamo leggere sulle ginocchia della madre Chiesa cui lo Spirito Santo l’ha affidata.

3) Amare è rendersi simile alla persona amata: Dio si è fatto uomo, in tutto simile a noi, fuorché nel peccato: ecco l’“Incarnazione!” Si è tanto umiliato fin quasi ad annullarsi per noi! Potessimo avere l’amore tenerissimo che aveva Francesco d’Assisi verso Gesù Bambino!

4) Amare è soffrire e morire per la felicità della persona che si ama: ed ecco che Gesù, per la nostra felicità eterna, affronta l’ignominia della Croce, le terribili sofferenze della Passione, gli spasimi orrendi della Morte.

S. Giovanni esclama: “Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi”. (4)

S.Paolo dice: “Annientò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (5).

S. Francesco di Sales scrive: “Quando muore improvvisamente un uomo grande, si fa l’autopsia per scoprire la causa della morte. A Gesù, morto in croce, fu squarciato il costato e si vide che era morto di un male che veniva dal Cuore, cioè era morto di amore”.

5) Amare è dare a chi ama quanto si ha di più prezioso e di più caro: ebbene Gesù, nel momento più tragico e più solenne, quando stava morendo per noi sulla Croce, ha dato a ciascuno di noi, come Mamma spirituale, la sua stessa Madre naturale, e ci ha affidati a Lei.

“Gesù – dice il Vangelo – vedendo la Madre e lì accanto a Lei il discepolo (in cui noi eravamo rappresentati) disse alla Madre: Donna, ecco tuo figlio. Poi disse al discepolo: Ecco la tua madre”. (6)

7) Amare è voler star vicino alla persona che si ama: Gesù dovendo terminare questa vita terrena, non ha voluto lasciarci soli: “non vi lascerò orfani”, disse, ed è rimasto in mezzo a noi presente nell’Eucaristia.

8) Amare è immedesimarsi con chi si ama: ecco la Comunione che è l’espressione più alta dell’amore: Gesù giunge a farsi mangiare da noi: ci ripete: “Prendete e mangiate, questo è il mio Corpo”.

9) Amare è dividere la propria felicità con la persona amata: ecco il Paradiso che è la partecipazione alla gioia infinita di Dio stesso. Gesù dirà a ogni suo fedele seguace: “Entra nella gioia del tuo Signore” (7).

 

B – CHI NON AMA GESU’ È “UN NULLA”, “RIMANE NELLA MORTE”: dopo tanti segni, tante prove dell’amore di Gesù per noi, è incredibile che ci si rifiuti di amarlo. Eppure, tanti non lo amano.

S.Paolo, già terribile persecutore dei cristiani che, convertito da Gesù, diventa l’innamorato di Lui, grida: “Se qualcuno non ama il Signore Gesù, sia anatema” (8), sia scomunicato! E ammonisce: “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia, e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, ma non avessi la carità (ossia l’amore a Gesù), sono un nulla; niente mi giova (9)”.

S. Giovanni, l’apostolo dell’amore, dopo pressanti raccomandazioni a rompere con il peccato che ci rende “figli del diavolo” e a vivere come “figli di Dio”, afferma: “Chi non ama (Dio e il prossimo) rimane nella morte” (10). In pratica: chi bestemmia, è nella morte; chi non partecipa per negligenza alla S. Messa domenicale, è nella morte; chi non si istruisce nella verità di fede, è nella morte; chi non prega, è nella morte; chi commette delle impurità, è nella morte e così di seguito.

Invece, soggiunge S. Giovanni, “chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio e Dio dimora in lui” e vive la vita stessa di Dio!

 

C – CHI AMA GESU’ STA NELLA GRAZIA, NELLA GRANDEZZA, NELLA LIBERTÀ, NELLA SANTITÀ: Gesù che è amore, a noi chiede solo amore; e dall’amore vengono a noi tutti i benefici divini.

Gesù con dolce insistenza ci ripete: “Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore” (11). E riassume tutti i comandamenti nell’unico precetto dell’amore verso Dio e verso i fratelli: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore... Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la legge” (12).

S. Paolo estasiato al pensiero dell’amore senza limiti di Gesù, esclama: “Il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i Santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo” (13). E afferma con grande forza che nulla, neppure la morte di spada, ci deve allontanare dall’amore a Gesù: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Io sono persuaso che né morte, né vita, né presente, né avvenire, né potenze, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (14).

Saremo tanto più grandi davanti a Dio quanto maggiore sarà il nostro amore a Gesù. S. Agostino dice: “Il mio amore è la mia misura” (la misura della mia grandezza).

Tanto maggiore sarà la nostra libertà, quanto maggiore sarà il nostro amore a Gesù. Perciò S. Agostino afferma: “Ama e fai tutto quello che vuoi”: infatti non farai altro se non ciò che maggiormente piace a Gesù.

Chi sta nell’amore a Gesù, è già nella santità ordinaria, e per raggiungere la santità eroica (a cui tutti i battezzati sono chiamati) è sufficiente amare molto Gesù, e compiere tutti i nostri doveri con questo grande amore. Per arrivare più facilmente a questo altissimo amore, amiamo tanto la Madonna, così, in certo modo, ameremo Gesù col cuore stesso di sua madre: è questa la strada più corta e più dilettevole e più gioiosa verso le più alte cime della santità.

La Vergine Santa ci aiuti a realizzare il testamento spirituale di S. Veronica Giuliani, Clarissa Cappuccina, la quale, dopo una intera vita piena di terribili penitenze e di atroci dolori, chiesti e sopportati con tanta gioia, nella sua lunga dolorosissima agonia andava ripetendo: “Ditelo a tutti che ho trovato l’AMORE; sta qui il segreto delle mie gioie e delle mie sofferenze: ho trovato l’AMORE! ditelo a tutti: ho trovato l’AMORE!”

 

ESEMPIO. Il Ven. Tommaso Acerbis da Bergamo (1563–1631), contadino, pastore, poi Frate Cappuccino, è stato uno dei più ferventi apostoli dell’amore a Gesù e al Sacro Cuore (ancor prima delle rivelazioni a S. Margherita Maria). Quasi illetterato, ma ricolmo di Spirito Santo, svolse per molti anni una meravigliosa catechesi di casa in casa nell’Italia settentrionale, nel Tirolo, in Austria e in Germania, e scrisse dei bellissimi libri di spiritualità, di ascetica e mistica e un trattato per confutare gli errori dei Protestanti e per confermare nella fede i Cattolici.

Papa Giovanni XXIII era entusiasta dei suoi scritti sull’“Amore di Dio”, e durante la sua santa agonia chiese a chi l’assisteva che gliene leggesse lunghi brani.

Il Venerabile confidò di essere stato “sin dei mesi interi senza poter dormire per gli incendi di amore verso Dio”. Nelle notti insonni fu udito pregare: “O dolcissimo, amabilissimo, desideratissimo e unico mio gaudio, allontanati da me perché altrimenti muoio a causa dell’amore a te”. Nei giorni di agonia, assicurano i testimoni, “stava aggrappato al Crocifisso, stretto fra le mani e quasi lo mangiò per tanti baci e abbracciamenti che gli diede”. E andava implorando: “O Dio! O Dio! Non posso più soffrire questi amorosi influssi! O Gesù... o mio Cuore! Cessate un poco perché il vostro amore mi ammazza avanti tempo, la dolcezza è troppo grande, il mio cuore non ne può più”. Tutte le persone presenti confermarono che la sua fu una “morte di amore”.

Che grande cosa viver d’amore e morir d’amore! Ricordiamo sempre le belle parole del Ven. Tommaso: “Il tutto è fumo e vanità, altro ben non si trova che l’amore di Dio”.

PROPOSITO. Chiediamo spesso allo Spirito Santo che per intercessione della Madonna ci elargisca quello che è il suo più grande dono: l’amore a Gesù. Chiediamo questo dono a Gesù medesimo con le stupende parole di Francesco d’Assisi: “Rapisca, ti prego, Signore, l’ardente e dolce forza del tuo amore, la mente mia, perché io muoia per amore dell’amore tuo, come Tu ti sei degnato morire per amore dell’amore mio” (15).

 

(1) I Gv. 4, 16 (9) Cfr. I Cor. 13, 1 ss.

(2) Par. 29, 19 (10) Cfr. I Gv. 3, 14.

(3) Is. 43, 4 (11) Gv. 15, 9 s.

(4) 1 Gv. 3, 16 (12) Mt. 22, 37

(5) Filip. 2, 8 (13) Ef. 3, 17 ss.

(6) Gv. 19, 26 s. (14) Rom. 8, 35.38 s.

(7) Mt. 25, 21 ss. (15) FF. 277

(8) I Cor. 16, 22

 

 

10

GESÙ SARÀ IL GIUDICE DI TUTTI

(Mt. 25, 31 - 34 e 41)

 

Mentre tanti Sacerdoti non ci parlano mai del Giudizio di Dio, sentiamo il dovere di riflettere sulle solenni parole di S. Pietro: Gesù “ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che Egli è il Giudice dei vivi e dei morti” (1). Ci incoraggia e ci spinge a questa meditazione S. Agostino che afferma: “Se i cristiani non sentissero altra predicazione che quella del Giudizio di Dio, questa sola basterebbe a far loro osservare il Vangelo e vivere santamente in grazia”.

 

A – GIUDIZIO PARTICOLARE

All’improvviso, sull’autostrada, urti violenti e fragorosi tamponamenti; un groviglio di automobili sconquassate e in rottami. Sull’asfalto e tra contorte lamiere, cadaveri sanguinanti, arti spezzati. All’improvviso, in città, una sparatoria tra delinquenti e forze dell’ordine; alcuni malviventi, morti sul colpo, crivellati di pallottole. All’improvviso, in casa, nella sua camera, un malore nell’alto della notte, e al mattino quel giovane, con sorpresa, è stato trovato freddo cadavere nel proprio letto. Sono fatti che nel mondo capitano ogni giorno.

Ebbene, in quell’istante, appena arrivata sorella morte corporale, là sull’asfalto della strada, là in quella città, là in quella casa e in quel letto, l’anima lascia il corpo e si presenta subito davanti a Cristo Dio per essere giudicata. Le parole del libro di Dio sono chiare e perentorie: “È stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il Giudizio” (2)

Mentre parenti e amici raccolti attorno al cadavere domanderanno: “Quanto ha lasciato?”, gli Angeli chiederanno: “Quanto ha portato?” Non giova per l’eternità quello che si lascia sulla terra: ricchezza, piaceri proibiti, successi mondani, ecc.: tutto questo – dice la Bibbia – “è vanità di vanità e affanno”: eppure molti si preoccupano soltanto di queste cose vane.

Urge stare preparati, in grazia di Dio, con l’anima ricolma di opere buone, poiché molto spesso la chiamata al Giudizio di Dio è improvvisa; e, subito, Gesù, come all’amministratore del Vangelo, chiederà: “Rendi conto della tua amministrazione” (3): I talenti, i beni che ti ho dato: intelligenza, volontà, cuore, sensi, soldi, quanto possedevi (e di cui eri solo amministratore), tutto hai adoperato per amare Me (tuo Signore) e il tuo prossimo? Per osservare tutti i miei Comandamenti? Sì? Allora, avrai come ricompensa una eternità gioiosa! No? Allora Gesù sarà costretto a gridarti: “Non ti conosco! Vai lontano da Me, maledetto!”

S. Paolo ammonisce: “Non vi fate illusioni; non si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato. Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna” (4). In genere – come afferma S. Agostino – “qualis vita, finis ita”, qual’è la vita, tale sarà la fine della vita ossia la morte e l’immediato presentarsi al Tribunale di Cristo Dio: se la vita è buona cioè religiosa, la morte sarà buona cioè religiosa; se la vita è cattiva facilmente la morte sarà cattiva cioè non religiosa, forse disperata, e, come afferma la Bibbia, ad essa seguirà subito un “giudizio durissimo”. Gli esempi sono innumerevoli. Chi non ha letto quanto sia stata spaventosa e disperata la morte dell’anticlericale Voltaire?

Ai nostri tempi, la figlia prediletta di Stalin, Svetlana, così racconta la morte di suo padre, che è stato il più feroce persecutore dei cristiani ed il responsabile delle torture e della morte di molti milioni di innocenti. Muore nella sua lussuosa e fortificatissima dacia. Parole precise della figlia: “Mio padre morì in modo terribile e difficile. La fame di ossigeno cresceva. La faccia si oscurava e si alterava, i suoi lineamenti diventavano irriconoscibili, le labbra si facevano nere. L’agonia fu spaventosa. Strangolava un uomo sotto gli occhi di tutti. Nell’ultimo minuto, a un tratto egli aprì gli occhi e li girò su tutti coloro che stavano intorno. Fu uno sguardo terribile, forse folle, forse furibondo e pieno di terrore davanti alla morte; e questo sguardo passò su tutti durante una certa frazione di minuto e, a questo punto – fu una cosa incomprensibile e orribile che ancor oggi non capisco, ma non posso dimenticare – a questo punto egli sollevò improvvisamente in alto il braccio sinistro (che non era paralizzato) e con esso indicò verso l’alto, o forse minacciò noi tutti. Il gesto rimase incomprensibile, ma fu pieno di minaccia e non si sa a chi si riferisse. Nell’istante successivo l’anima, compiuto l’ultimo sforzo, si strappò dal corpo” (5). Quell’anima subito ha dovuto presentarsi davanti a Cristo Dio per essere giudicata.

Per i nemici di Dio e per gli uomini che dimenticano Gesù, Messa domenicale, sacramenti, preghiera e non si convertono, ci sono le severe parole della Bibbia: “Quanto è terribile cadere nelle mani del Dio vivente!” (6).

Per gli amici di Gesù, per tutti i peccatori che si sono convertiti, ci sono le dolcissime parole che il Giudice Divino rivolgerà a ciascuno di loro: “Servo buono e fedele, prendi parte (per sempre) alla gioia del tuo Signore” (7).

 

B – GIUDIZIO UNIVERSALE

Ogni uomo buono e religioso alza il livello spirituale di tutta l’umanità, attira tante benedizioni di Dio ed è di buon esempio e causa di salvezza eterna per molte anime. Mentre l’uomo non religioso nuoce a tutta l’umanità, attira le maledizioni di Dio e diventa pietra di scandalo per tante anime che per sua colpa si incammineranno verso la perdizione eterna. Dunque la giustizia esige che ogni persona sia giudicata pure davanti a tutti gli uomini: è necessario ci sia il Giudizio universale. La Bibbia ce l’assicura: “Tutti noi ci presenteremo al Tribunale di Dio” (8).

1) Venuta del Giudice (“parusia”): Questo mondo finirà. Quando? Gesù dice: “Nessuno lo sa, neppure gli Angeli” (9). Verrà giorno in cui “il sole – dice Gesù – si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo (la Croce) e si batteranno il petto tutte le tribù della terra e vedranno il Figlio dell’uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi Angeli con grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro del cielo” (10). “Il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo con i suoi Angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni” (11).

2) Severità del Giudice: Ecco come S. Giovanni, l’apostolo dell’amore, descrive la severità di Cristo Giudice verso i cattivi (mentre verso i buoni sarà di estrema dolcezza): “Aveva gli occhi fiammeggianti come fuoco, i piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente purificato nel crogiuolo. La voce era simile al fragore di grandi acque. Nella destra teneva sette stelle, dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio e il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza. Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma Egli posando su di me la destra mi disse: Non temere! Ho potere sopra la morte e sopra gli inferi” (12). “Poi vidi i morti, grandi e piccoli, ritti davanti al trono. Furono aperti i libri e fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati in base a ciò che era scritto in quei libri, ciascuno secondo le sue opere. Il mare restituì i morti che esso custodiva e la morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere. Poi la morte e gli inferi vennero gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco. E chi non era scritto nel libro della vita venne gettato nello stagno di fuoco” (13).

3) Sentenza del Giudice: “Allora dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi...Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno preparato per il diavolo e per i suoi seguaci” (14).

Per andare serenamente verso il Giudizio, amiamo tanto Gesù e la Madonna.

Amiamo Gesù con tutto il cuore sull’esempio di Francesco d’Assisi, e allora esulteremo in vita e in morte poiché avremo la certezza che risplenderà per noi la beatitudine del cantico di Frate Sole: “Beati quelli che la morte troverà nella tua santissima volontà”, o mio Signore!

Siamo molto devoti della Madonna! Nel Giudizio universale di Michelangelo, la Vergine dipinta alla destra di Gesù, quasi si ritira in disparte come per dirci: adesso è troppo tardi, non posso più far nulla per voi; mi dovevate invocare quando vivevate sulla terra! Non aspettiamo il giorno del Giudizio per invocare la Madonna. Supplichiamola fin da ora ogni giorno, recitiamo sempre il rosario. Ci otterrà un Giudizio favorevole: saremo dalla parte di coloro ai quali Gesù dirà: “Venite, benedetti, al Regno eterno!”.

 

ESEMPIO. S. Veronica Giuliani, Clarissa Cappuccina, di una santità gigantesca (a molti sconosciuta), ha scritto un diario di altissima ascetica e mistica di ben 22.000 pagine, quasi tutte dettate dalla Madonna. Ecco come racconta nel diario una delle sue comparizioni, nell’estasi, al Tribunale di Cristo: “Gesù e Maria mi guardavano indignati e severi... Improvvisamente si fece luce e la mia vita si mostrò in tutta la sua nudità. Vidi le grazie ricevute e le mie infedeltà, e mi sembrò di udire la Corte celeste rimproverarmi la mia ingratitudine; tutti si velavano la faccia per la collera e il disgusto. I Santi tremavano nel vedere i visi corrucciati di Gesù e Maria. Io guardavo i miei Angeli e i miei Santi, ma nessuno prendeva le mie difese. Nascondermi o fuggire? Impossibile! La giustizia di Dio mi teneva legata. Parlare? Impossibile! Là restiamo senza voce; solo la voce delle colpe sale davanti al Giudice. Nello specchio divino vidi le mie infedeltà e ingratitudini. Compresi che l’offesa che chiamiamo leggera e che ci appare come un pulviscolo, per Iddio è una montagna.

Già un’armata di demoni si avvicinava per prendermi e per portarmi via. Ma d’un tratto la Madonna mi guardò con pietà e rivolse al Figlio queste parole: Per amor mio perdonatela; pronunziate la sentenza di eterna vita. Gesù allora mi riguardò con tenerezza, e tutti i miei Santi protettori cantarono un inno di grazie e di trionfo. Ma quanto terribile era stato il Giudizio! E pensare che tutti gli uomini lo subiranno!”

 

N.B. Con questa rivelazione impressionante Gesù vuole insegnarci che anche la sua giustizia (alla quale pochi pensano) è infinita pur rimanendo infinita e dolcissima la sua misericordia verso il peccatore pentito. Infatti alla B. Faustina Kowalska Gesù ha detto che se voi sulla terra avrete fatto degna riparazione per i peccati “quel giorno (del Giudizio) sarà più che mai il giorno della misericordia, in cui il Signore nasconderà, per così dire, i vostri peccati nelle sue piaghe dove troverete rifugio sicuro”.

 

PROPOSITO. Voglio vivere santamente, in un ferventissimo amore al Salvatore, così da poter ripetere con S. Teresa del Bambin Gesù: “Non ho terrore del Giudizio poiché mio Giudice sarà quel Gesù che è testimone della mia vita e che io amo tanto”.

Supplicherò ogni giorno, con tutto il cuore, la Madonna, mia Madre celeste e mia sicura speranza, per raccomandarle l’ora importantissima in cui comparirò al tribunale di Cristo Dio: Prega per noi... nell’ora della nostra morte.

 

 

(1) At. 10, 42 (8) Rom. 14, 10

(2) Ebr. 9,27 (9) Mt. 24, 36 ss.

(3) Lc. 16, 2 (10) Mt. 24, 29 ss.

(4) Gal. 6, 7-10 (11) Mt. 16, 27

(5) Roy Medvedev, (12) Apoc. 1, 14 - 18

“Lo Stalinismo”, Mondadori (13) Apoc. 20, 12 - 15

(6) Ebr. 10, 31 (14) Mt. 25, 31 – 34 e 41

(7) Mt. 25, 21

 

 

(Credo...nello Spirito Santo)

 

11

LO SPIRITO SANTO

(Gv. 14, 16 ss.)

 

Sull’esempio degli Apostoli riuniti in preghiera nel Cenacolo insieme a Maria SS., imploriamo, attraverso l’intercessione della Vergine, chiamata “Arpa dello Spirito Santo”, una forte effusione dello Spirito su di noi e sul mondo.

 

1. OGGI LO SPIRITO SANTO È IL GRANDE SCONOSCIUTO: In una recente inchiesta, su cento cattolici interpellati, soltanto dodici hanno saputo rispondere correttamente alla domanda: Chi è lo Spirito Santo?

S. Gregorio Nazianzeno, paragonando lo Spirito S. a una grande fiaccola, esclama: “Per quanto tempo ancora terremo la grande fiaccola nascosta sotto il moggio? sotto la tavola? È ora di collocare la lampada (lo Spirito S.) sul candelabro perché faccia luce in tutte le chiese, in tutte le anime, in tutto il mondo”.

Egli è l’artefice della nostra salvezza: infatti, secondo le attribuzioni divine, l’opera della salvezza è iniziata dal Padre, è realizzata da Gesù ed è applicata a noi dallo Spirito Santo. Quindi senza lo Spirito non ci si salva.

Chi è lo Spirito Santo? È l’Amore del Padre e del Figlio mandato nei nostri cuori, dice la Bibbia, affinché possiamo con gioia gridare: “Abbà, Padre!”; “Gesù è il Signore!”; “Gesù è venuto nella carne” cioè è Dio che si è fatto uomo! (1). Questo “Amore” del Padre e del Figlio è Sostanza, è Persona: è la terza Persona della SS. Trinità. Questo “Amore”, come dice la Bibbia, è Gioia, è Libertà, è Conforto, è il Consolatore, è Forza, è Vita, è Acqua viva, è Fuoco che brucia le scorie e la spazzatura, è Vento impetuoso di grazia.

2. LO SPIRITO SANTO NELLA BIBBIA è ricordato frequentemente: Nell’Antico Testamento più spesso è nominato in maniera velata, e a volte chiaramente, come quando Gioele profetizza una grande effusione dello Spirito, che S. Pietro applicherà alla Pentecoste: “Io effonderò il mio Spirito su ogni mortale, i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri anziani avranno sogni; i vostri giovani, visioni. Anzi in quei giorni pure sui servi e sulle serve effonderò il mio Spirito” (2).

Sublime è Isaia nell’annunciare gli effetti della venuta dello Spirito S.: “In noi sarà effuso uno Spirito dall’alto; allora il deserto diventerà un giardino e il giardino sarà considerato una selva. Nel deserto prenderà dimora il diritto, e la giustizia regnerà nel giardino. Effetto della giustizia sarà la pace; frutto del diritto, una perenne sicurezza. Il mio popolo abiterà in una dimora di pace” (3).

Il Vangelo e le Lettere ne parlano molto. Gli Atti ne parlano moltissimo: sono come il Vangelo dello Spirito S.; incantevole è il racconto della Pentecoste: “Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatté gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi” (4). Gli Apostoli sono trasformati: inondati di luce e di forza, da uomini vili e di testa dura, diventano saggi, coraggiosi come leoni, talmente forti da affrontare con gioia le persecuzioni, il carcere, le torture e la morte: tutti hanno subìto un atroce martirio!

 

3. LO SPIRITO S. NELLA VITA DI GESU’: Lo Spirito prepara la venuta di Gesù nel mondo: Il precursore Giovanni è “pieno di Spirito S. fin dal seno di sua madre”. Elisabetta è ricolma di Spirito S. il Quale le rivela che la Madonna ha concepito e porta in seno Cristo Dio e perciò la chiama “madre del Signore”. Zaccaria pervaso di Spirito S. riacquista la favella e proclama il cantico profetico del “Benedictus”. Giuseppe viene informato che l’Incarnazione di Dio in Maria è opera dello Spirito Santo. Simeone va al tempio perché ispirato dallo Spirito S. e gioisce vedendo il Salvatore e lo stringe tra le braccia. Maria Vergine dallo Spirito Santo è resa piena di grazia” e poi Madre di Dio (5).

Lo Spirito accompagna Gesù in tutta la sua vita di annunciatore della “lieta notizia” (o Vangelo). È presente fin dall’inizio: al battesimo nel Giordano (6). Conduce Gesù nel deserto (7). Gesù incomincia a predicare “con la potenza dello Spirito” (8). È nel nome dello Spirito che Gesù scaccia i demoni (9). È lo Spirito che lo condurrà all’immolazione sul Calvario (10).

Gesù comanderà di battezzare “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito S. (e questa costituisce la dichiarazione più chiara che lo Spirito S. è persona divina poiché perdona i peccati e infonde la grazia).

 

4. LO SPIRITO SANTO NELLA NOSTRA VITA: L’abbiamo ricevuto in germe nel Battesimo che è stato la nostra Pasqua di risurrezione, e l’abbiamo ricevuto in pienezza nella Cresima che è stata la nostra Pentecoste nella quale è disceso su di noi con la stessa sua infinita potenza con cui discese sugli Apostoli; e se non ha prodotto in noi gli stessi effetti di trasformazione, segno che l’abbiamo tenuto bloccato, non l’abbiamo lasciato agire.

Lo Spirito èil dolce ospite dell’anima nostra” come afferma S. Paolo: “Non sapete che voi siete tempio di Dio e che lo Spirito S. abita in voi?... il tempio di Dio è sacro e questo tempio siete voi” (11). “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito S. che è in voi? Siete stati comprati a caro prezzo! Glorificate Dio nel vostro corpo” (12). Lo Spirito venendo in noi ha divinizzato la nostra anima: ci ha portato le virtù teologali: fede, speranza, carità. Ha infuso in noi i suoi doni che sono stimoli, disposizioni permanenti e aiuti costanti ad agire bene; essi sono: “spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore” (13). Ci ha pure donato i carismi, ordinari e straordinari, come afferma il Vaticano II: “Lo Spirito S. dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine, grazie speciali (o carismi)... utili alle necessità della Chiesa” (14).

Inoltre lo Spirito ci elargisce i suoi frutti: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sè” (15).

 

5. I NOSTRI DOVERI VERSO LO SPIRITO S. Li esprime molto bene S. Paolo:

a) “Non vogliate spegnere lo Spirito S. (16): Si spegne lo Spirito quando si commette peccato grave. S. Agostino ammonisce: “Lo Spirito S. è venuto ad abitare in voi; non fatelo allontanare; non escludetelo mai dal vostro cuore. È un ospite buono: vi ha trovati vuoti e vi ha riempiti; vi ha trovati affamati e vi ha saziati; vi ha trovati assetati e vi ha dissetati”.

b) “Non vogliate rattristare lo Spirito S. (17): Lo rattristiamo con il peccato veniale, con la indocilità, con la indifferenza, tenendolo bloccato, impedendogli di agire in noi. È “acqua viva”, permettiamo che scorra in noi, che ci lavi, ci purifichi. È “fuoco”, lasciamo che divampi, bruci i nostri difetti e ci infiammi di amore a Dio e ai fratelli. È “vento impetuoso”, permettiamogli che gonfi le vele della nostra anima e la spinga fino alle vette della santità.

c) “Riempitevi di Spirito S.” (18): S. Paolo esclama: “Non ubriacatevi di vino (aggiungiamo: neppure di droga, di piaceri illeciti, di ingordigia, di vanità, di mediocrità spirituale), ma siate ricolmi di Spirito S. intrattenendovi tra voi con inni, salmi, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il cuore”.

Queste parole ci danno la percezione di partecipare alle ferventi assemblee del “Rinnovamento nello Spirito” (o Movimento Carismatico) che è uno degli ultimi Movimenti ecclesiali sorti nella Chiesa (ed è già il più numeroso, contando oltre 100 milioni di membri). È sorto tra i Professori e studenti universitari d’America; è diffuso nei 5 continenti, approvato ed elogiato dal Papa, da celebri Cardinali e da eminenti personalità. Il programma è semplice e vale per tutti: Fare viva esperienza dello Spirito S.; inebriarsi dello Spirito d’Amore, come raccomandò Paolo VI con le parole di S. Ambrogio: “Lieti beviamo la sobria (cioè assennata) ebrezza dello Spirito”.

Paolo VI aggiunse: “Nulla è più necessario di questo che vediamo suscitato dallo Spirito Santo” (19).

S. Agostino insiste: “Sia Lui (lo Spirito S.) a inebriarvi davvero. Chi si rallegra nel Signore e canta a Lui con grande esultanza, non somiglia forse a chi è ebbro? Mi piace quest’ebrezza. Lo Spirito è bevanda ed è luce”. Questa ebrezza ci porterà a “crescere verso il Capo che è Cristo” (20), a riconoscere la signoria di Gesù, e a costruire, gioiosamente e con grande impegno, il regno di Dio in noi, nella Chiesa e nel mondo.

S. Luigi de Montfort ci ricorda che lo Spirito S., quando vede che un’anima dà molto spazio alla Vergine Santa, Egli vola in quell’anima e la ricolma dei suoi doni, la conduce a grande santità e opera in lei sorprendenti meraviglie (21).

 

ESEMPIO. Il Venerabile Giacomino Gaglione (1896-1962), francescano secolare, fondatore del gruppo “Volontari della Sofferenza”, nacque a Marcianise di Caserta, primogenito di dieci figli.

A 16 anni, allegro, svelto, robusto, sportivo, è colpito da poliartrite acuta. Immobilizzato su di una sedia di ferro, per due anni si lamenta, grida, impreca.

Desidera chiedere a P. Pio la guarigione e perciò viene condotto a S. Giovanni Rotondo. Ma lui stesso attesterà: “Vedere P. Pio e dimenticare il motivo per cui ero andato fu un tutt’uno. P. Pio mi fece un’operazione chirurgica: mi mise un’altra testa al posto di quella che avevo prima”. Con questa nuova testa si abbandona completamente e per sempre allo Spirito S. come molle argilla nelle mani del vasaio. Lo Spirito S. farà di lui un capolavoro di santità in una incessante sofferenza.

Ogni giorno faceva la S. Comunione, la meditazione e recitava la Liturgia delle ore e il S. Rosario. Considerava la sua malattia come “il più grande dono di Dio”. Fra continue atroci sofferenze era sempre contento; e ripeteva: “Una sola amarezza può versarsi nella mia consolazione: il timore di poter guarire”.

Suo programma: sorridere sempre al dolore e tutto offrire a Gesù per la conversione dei peccatori. Docilissimo allo Spirito S., ha portato santamente questa croce per oltre 50 anni nella perfetta letizia francescana.

Il P. Pio, alla notizia della sua morte, ha detto: “Con Gesù sulla croce, con Gesù nel santo paradiso”.

È lo Spirito S. che compie queste meraviglie in chi si abbandona alla sua opera santificatrice.

 

PROPOSITO. Ecco il consiglio del Card. Mercier: “Ogni giorno parla così al divino Spirito: “O Spirito Santo, anima dell’anima mia, io ti adoro, illuminami, guidami, fortificami, consolami: dimmi ciò che debbo fare; io ti prometto di assoggettarmi a tutto ciò che desideri da me e di accettare tutto ciò che permetterai, fammi soltanto conoscere la tua volontà”.

Se farai questo, la tua vita si svolgerà felice e serena... e giungerai alla porta del paradiso carico di meriti. Questa sottomissione allo Spirito S. è il segreto della santità.

(1) Gal. 4,6; 1 Cor. 12, 3

(2) Gl. 3, 1 s.

(3) Is. 32, 15

(4) At. 2, 1-4

(5) Cfr. Lc. 1 e 2

(6) Mt. 3, 16 ss.

(7) Mt. 4, 1

(8) Lc. 4, 14

(9) Mt. 12, 28

(10) Ebr. 9, 11-14.

(11) I Cor. 3, 16 s.

(12) I Cor. 6, 19 s.

(13) Is. 11, 2

(14) L.G. 12

(15) Gal. 5, 22

(16) I Tess. 5,19

(17) Ef. 4, 3

(18) Ef. 5, 18 ss.

(19) Pentecoste 1975

(20) Ef. 4, 15

(21) Cfr. Tratt. 20 e 26

 

 

12

LA GRAZIA SANTIFICANTE (DONO DELLO SPIRITO)

(2 Pt. I, 1-11 Mt. 22, 1-14)

 

“La Chiesa vive per l’infusione dello Spirito Santo – afferma Paolo VI – infusione che chiamiamo GRAZIA, cioè dono per eccellenza, carità, amore del Padre, a noi comunicato in virtù della redenzione operata da Cristo, nello Spirito Santo. Che cosa c’è di più bello e di più grande che vivere in Grazia?”.

Pochi cristiani sanno rispondere a questa domanda: Che cos’è la Grazia?

Eppure la Grazia costituisce la sostanza del cristianesimo. Un grande scienziato e grande credente, Enrico Medi, scrive: “Qual’è la sostanza del cristianesimo? E’ la persona divina di Gesù che attraverso la sua natura divina e la sua natura umana prende la nostra persona umana e la inserisce nella vita divina” (1).

La Grazia santificante è detta “abituale” perché abita nell’anima e la riveste come un abito: si distingue dalle “grazie attuali” che sono illuminazioni alla mente e aiuti alla volontà per agire bene.

E’ un dono gratuito di Dio: L’amore e i doni degli uomini molto spesso sono egoistici: si ama e si dona per averne un vantaggio; invece Dio ama e dona soltanto per la nostra felicità. I nostri doni sono, quasi sempre, come il fare un deposito in banca: si fa per ritirare, a suo tempo, tutto il dono e anche gli interessi. Invece Dio ci dona la grazia unicamente per amore e nonostante che siamo figli di genitori (Adamo ed Eva) ribelli, e noi stessi tante volte ingrati a Dio medesimo.

La Grazia è tutto un mondo di meraviglie, tanto che se Dio non ce l’avesse rivelate, noi non avremmo mai potuto immaginare delle realtà così stupende.

 

1. LA GRAZIA CI RENDE “PARTECIPI DELLA NATURA DI DIO”, afferma S. Pietro (2). Con queste parole S. Pietro ci ha dato la più bella definizione della Grazia. Dalla partecipazione alla natura divina provengono tutti gli altri aspetti estasianti della Grazia.

S. Paolo usa l’immagine dell’olivo selvatico che viene innestato: “sei stato reciso dall’oleastro che eri secondo la tua natura e contro la tua natura sei stato innestato su un olivo buono” (3): con la Grazia, la natura di Dio, la vita stessa di Dio viene come innestata nella mia natura umana, che, così, diventa divinizzata, e posso esclamare con S. Paolo : “Non son più io che vivo, ma è Cristo Dio che vive in me” (4). Anche tutte le mie opere sono divinizzate e quindi meritevoli del premio divino (il Paradiso) perché è Dio che le compie in me.

In altre parole, come il ferro gettato nel fuoco diventa infuocato e acquista le proprietà del fuoco, così l’anima che si immerge nell’amore di Dio diventa divinizzata e acquista proprietà divine.

Chiarifichiamo il concetto di natura e di supernatura: Se il sasso potesse vegetare e crescere, avrebbe una super-natura: quella dell’animale. Se l’animale potesse ragionare e fare compiti e imparare la lezione, avrebbe una super-natura: quella dell’uomo. Ma queste cose non sono mai avvenute. Se l’uomo potesse avere delle qualità che sono soltanto di Dio, avrebbe una super–natura: la natura di Dio. Ebbene, questo avviene sempre quando l’uomo dice “si” all’amore di Dio ossia quando accoglie la Grazia santificante; in quel momento acquista una supernatura cioè la natura di Dio (come partecipazione), ed entra nell’ordine soprannaturale, e acquista il diritto a un premio soprannaturale. Quindi la Grazia ci rende dei veri super–uomini. Soltanto il cristianesimo esalta veramente l’uomo.

Il nazismo distingueva le persone in super–uomini che erano i tedeschi, i quali perciò dovevano essere esaltati e dovevano dominare il mondo (da questa teoria è scoppiata la seconda guerra mondiale), e in uomini–vermi che erano tutti i non tedeschi (persone da sopprimere o schiavizzare).

Il marxismo (che – come afferma il Card. Biffi, – “è la più grande menzogna dei tempi moderni”) ha mutilato orribilmente l’uomo togliendogli l’anima spirituale e immortale e rendendolo – come ripeteva, nelle chiese e nelle piazze, il P. Francesco Samoggia – rendendolo soltanto un “tubo digerente” perché lo considera solo materia e quindi con soli bisogni economici.

Il laicismo lottando per distaccare la società, la scuola, l’uomo da Dio, sta lavorando per la formazione di uomini-mostri, disponibili ad essere utilizzati dagli opposti estremismi.

L’umanesimo senza Cristo Dio, è disumano. Il vero umanesimo è soltanto quello cristiano che è un superumanesimo.

 

2. LA GRAZIA CI RENDE FIGLI DI DIO: l’uomo per la sola natura umana è creatura di Dio; soltanto la partecipazione alla natura di Dio lo rende figlio di Dio. Conseguentemente, chi non è in Grazia, è semplice creatura di Dio (come un fiore, un uccello, un albero). Solo chi è in Grazia di Dio, teologicamente parlando, è figlio di Dio.

Il Vangelo afferma: Gesù “a quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (5).

L’apostolo S. Giovanni, estasiato davanti a questa sublime e consolante verità, esclama: “Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente! Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio” (6).

Dunque la Grazia ci dona una nuova nascita: fa dell’uomo redento (dice S. Pietro) un “neonato” (7). Nessun medico può render giovane un uomo vecchio, invece la grazia ci fa, spiritualmente, creatura nuova, giovane, come afferma S. Paolo: “Se uno è in Cristo egli è una creatura nuova: l’uomo vecchio è sparito, ecco il nuovo è sorto” (8).

Chi è in peccato, è vecchio decrepito nell’anima, ancorché conti 15 o 20 anni: il peccato è il vecchiume spirituale.

Chi è in grazia di Dio è giovanissimo nell’anima, ancorché abbia 80 o 90 anni.

 

3. LA GRAZIA DI DIO CI FA EREDI DI DIO. Gesù nel colloquio con Nicodemo dice: “Se uno non rinasce da acqua e da Spirito Santo (ossia se non nasce, mediante il Battesimo, come figlio di Dio) non può entrare nel Regno di Dio” (9).

S. Paolo ripete con insistenza: “Che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio sei anche erede per volontà di Dio”. E ancora: “Lo Spirito Santo attesta al nostro spirito che noi siamo figli di Dio. E se siamo figli siamo anche eredi: eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare alla sua gloria” (10).

 

4. LA GRAZIA DI DIO CI RENDE ABITAZIONE DI DIO.

Dio ama tanto la persona che lo ama, che non vuole aspettare il suo ingresso in Paradiso per diventare suo ospite, ma subito va ad abitare in lei.

E’ Gesù stesso che ce l’assicura: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (11).

S. Giovanni dice: “Dio è amore e chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (12).

S. Paolo esclama: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Santo è il tempio di Dio che siete voi” (13). Dove c’è Dio ci sono gli Angeli e i Santi: c’è il Paradiso. Nell’anima in Grazia c’è Dio; dunque essa è un Paradiso incominciato sulla terra! (Anima caelum est!).

La B. Elisabetta della Trinità spesso ripeteva: “Ho trovato il mio Cielo sulla terra, perché il Cielo è Dio e Dio è nell’anima mia”. Meditando e vivendo intensamente questa dolce verità, in breve tempo è diventata una grande santa.

Attenzione: Un solo peccato grave ci strappa il tesoro infinito della Grazia.

Senza grazia – dice S. Agostino – non siamo più uomini, poiché “l’uomo vero è composto di corpo, di anima e di Dio nell’anima ossia di Grazia santificante”.

Senza “carità” teologale ossia senza Grazia – afferma S. Paolo – siamo “niente, nulla, cèmbali dal suono fesso” (14).

Con la Grazia siamo tutto e non potremmo essere più grandi: “Dopo la dignità di Gesù Cristo non c’è al mondo dignità più alta dell’anima in grazia di Dio: né Dio stesso poteva elevarci a dignità più alta di questa” (15).

Con la Grazia siamo santi e immacolati e straordinariamente belli: dicono molti santi con S. Teresa d’Avila: “Se tu vedessi la bellezza di un’anima in stato di grazia, il tuo corpo si spezzerebbe come un’argilla, non potendo contenere la gioia da cui tutto il tuo essere sarebbe inondato”

Ascolta l’esortazione del grande Papa S. Leone Magno: “Riconosci, o cristiano, la tua dignità. Diventato partecipe della natura divina, non ritornare con una condotta sregolata alla tua antica bassezza... Ricordati che, strappato alla potenza delle tenebre, sei stato trasferito nel regno della luce”.

 

ESEMPIO. S. Ignazio, eletto da S. Pietro Vescovo di Antiochia, è condannato a morte per la sua fede in Cristo Dio, e dovrà subire il martirio a Roma, gettato in pasto alle belve. Allora subito scrive una lettera stupenda “alla Chiesa che ha la presidenza nella regione dei Romani”. La scrive per esortare accoratamente i cristiani di Roma a non impedire il suo martirio. Ecco alcune sue espressioni: “Annunzio che morrò volentieri per Iddio se voi non me lo impedite. Lasciate che io sia pasto delle belve per mezzo delle quali mi è dato di raggiungere Dio. Sono frumento di Dio, e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di Cristo. Sollecitate piuttosto le fiere perché diventino mio sepolcro. Oh! quando avrò la gioia di trovarmi di fronte alle belve preparate per me? Mi auguro che siano pronte a gettarsi sul mio corpo. Nessuna delle cose visibili e invisibili mi trattenga dal raggiungere Gesù Cristo. Fuoco e croce, branchi di bestie feroci, lacerazioni, squartamenti, slogature delle ossa, taglio delle membra, stritolamento di tutto il corpo, i più crudeli tormenti del diavolo ben vengano tutti su di me, purché io possa raggiungere Gesù Cristo”. E va gioiosamente verso il martirio!

Ecco quali sono i veri cristiani: quelli che come S. Ignazio d’Antiochia e come milioni di altri martiri dei tempi antichi, e di quelli, ancor più numerosi, del nostro secolo, sono pronti a farsi sbranare dalle belve, a lasciarsi uccidere piuttosto che perdere la Grazia santificante.

 

PROPOSITO. Supplichiamo la Madonna, “Madre della divina Grazia” affinché le moltissime persone lontane da Dio e dalla sua legge possano riscoprire e riconquistare la Grazia. Invochiamola perché noi tutti mettiamo in pratica le belle parole dello Spirito Santo: “Crescete nella Grazia e nella conoscenza del Signore nostro e Salvatore Gesù Cristo” (16).

 

 

(1) E. Medi, “I giovani come li conosco” (9) Cfr. Gv. 3, 3-8

(2) 2 Pt. 1, 3 s. (10) Gal. 4, 6 e Rom. 8, 16 s.

(3) Rom. 11, 24 (11) Gv. 14, 23

(4) Gal. 2,20 (12) 1 Gv. 4, 16

(5) Gv. 1, 12 s. (13) 1 Cor. 3, 16 s.

(6) 1 Gv. 3, 1 s. (14) 1 Cor. 13, 1-3

(7) Cfr. 1 Pt. 2, 2 (15) Mons. G. Bosio, “Radioquar. ’62”

(8) 2 Cor. 5, 17 s. (16) 2 Pt. 3, 18

 

 

13

BATTESIMO

 

(Mt. 28, 18 s.)

 

I Sacramenti e lo Spirito Santo: Lo Spirito Santo, come ha formato Gesù nel seno purissimo di Maria Vergine, così vuol formare ciascuno di noi a immagine di Gesù mediante i Sacramenti.

I Sacramenti sono gesti di amore di Gesù, sono mezzi efficaci della grazia istituiti da Gesù Cristo per salvarci. Da Gesù che li ha istituiti, in certo senso, sono passati nelle mani dello Spirito Santo, al Quale viene attribuita l’opera della salvezza.

Il Battesimo è il primo dei Sacramenti; ed è il Sacramento mediante il quale lo Spirito Santo ci fa creature nuove: ci libera dal peccato originale, e, se lo riceviamo dopo l’uso di ragione, da ogni altro peccato; ci fa partecipi della vita divina, figli di Dio, fratelli di Gesù e di ogni uomo, eredi del Paradiso.

 

A – RISCOPRIAMO IL BATTESIMO:

1) È un dono di Gesù. L’ha istituito quando ha detto agli Apostoli: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (1a).

2) È un dono destinato pure ai bimbi, come affermano la Bibbia e la Tradizione (1b).

3) È un dono necessario per la nostra felicità eterna. Nati alla vita naturale, abbiamo bisogno di una nuova nascita: di quella alla vita soprannaturale per avere parte alla eredità soprannaturale che è il Paradiso, come dice Gesù: “In verità ti dico: se uno non nasce da acqua e da Spirito Santo non può entrare nel Regno di Dio” (2). “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo” (3).

Per chi non ha la possibilità o la grazia di ricevere il sacramento del Battesimo, è sufficiente il Battesimo di sangue (ossia versare il sangue, dar la vita per Gesù) oppure il Battesimo di desiderio che consiste in un atto di amore a Dio con il desiderio, almeno implicito, di ricevere il Battesimo (questo è il caso, specialmente, di molte persone di religioni non cristiane le quali sono religiose, buone, ma, senza loro colpa, non conoscono Gesù).

S. Basilio afferma: “Il Battesimo è la morte del peccato, è la rinascita dell’anima, il vestito splendente, il sigillo infrangibile, il veicolo che porta al Cielo”.

4) È un dono che realizza in noi le più grandi meraviglie di Dio (mirabilia Dei):

a) È per noi una rinascita, una nuova creazione, non meno vera e reale della nascita alla vita terrena e della creazione dell’universo. Quale gioia quando viene alla luce il bimbo tanto atteso... Ma c’è una nascita molto più meravigliosa: è la nascita, mediante il Battesimo, alla vita della grazia santificante che assicura la nostra nascita alla gloria del Cielo. Essa viene “dall’alto, dallo Spirito” (4).

b) È una risurrezione spirituale come dice S. Paolo: “Per mezzo del Battesimo siamo stati sepolti insieme a Gesù nella morte perché come Cristo fu risuscitato dai morti così anche noi possiamo camminare in una vita nuova... Offrite voi stessi a Dio come vivi tornati dai morti” (5). Lo stesso S. Paolo ci esorta: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio, pensate alle cose di lassù” (6).

c) È una incorporazione a Cristo: il Battesimo ci inserisce in Cristo, che è la vite vera, come rami vivi, nei quali scorrerà, quale linfa, la vita stessa di Gesù. Quasi all’inizio del Rito, il battezzando viene segnato per sempre con il segno di Cristo che è la Croce: apparterrà sempre a Cristo, come membro vivo del suo Corpo Mistico. Giustamente S. Agostino ai neobattezzati ripeteva: “Gioite! Siamo diventati Cristo!” Con Cristo siamo figli del Padre ed eredi dell’eredità celeste.

d) È una consacrazione perenne: mediante l’unzione col Crisma siamo stati consacrati per sempre come Sacerdoti (si tratta del Sacerdozio comune o regale) e formiamo, insieme a tutti gli altri battezzati, un popolo sacerdotale.

 

B – RICORDIAMO IL BATTESIMO!

Con il Battesimo siamo diventati divini, incorporati a Cristo, abitazione dello Spirito. Eppure non ci pensiamo, l’ignoriamo, spiritualmente restiamo bambini per tutta la vita!

Si festeggia il compleanno per ricordare la nascita temporale che ci ha reso figli degli uomini; perché non festeggiare maggiormente l’anniversario del Battesimo che ci ricorda la nascita spirituale che ci ha resi figli di Dio? Il giorno del battesimo è il più grande giorno dell’esistenza. Pio XI parlando a un folto gruppo di giovani disse: “Oggi è l’anniversario della mia nascita, ma domani è quello del mio Battesimo: il più grande giorno della mia vita”, molto più importante di quello dell’Ordinazione sacerdotale e di quello dell’elezione a Papa. I Padri Conciliari del Vaticano II hanno ripetuto con S. Agostino: “La nostra suprema dignità non è quella di essere Vescovi, ma di essere membri del popolo di Dio” ossia battezzati. Paolo VI: “Vi è negli avvenimenti della nostra vita un fatto più bello (della recezione del Battesimo), più fortunato di questo? No! Esso è il fatto più felice della nostra esistenza”. S. Ambrogio afferma: “A che cosa ci avrebbe giovato il nascere alla vita naturale se non avessimo avuto la felice sorte di rinascere col Battesimo alla vita soprannaturale?

Si celebra il Natale, la Pentecoste: la venuta visibile di Gesù e dello Spirito S. nel mondo; ma perché non si celebra la venuta invisibile della Trinità nell’anima nostra mediante il Battesimo? Forse che Dio è meno degno di lode quando appare esteriormente che quando entra nell’interno dell’anima nostra?

Si va in pellegrinaggio nei luoghi di apparizioni di Gesù, della Madonna. Ottima cosa. Ma perché non ci si reca a pregare nella chiesa o presso il battistero ove, col Battesimo, è realmente sceso Gesù nell’anima insieme al Padre, allo Spirito, a Maria, ai Santi?

 

C – VIVIAMO IL BATTESIMO!

Il Battesimo non giova nulla se non lo si vive, se non si mette in pratica. Tanti battezzati vivono da bestemmiatori di Gesù: “non mi riferisco – soggiunge S. Agostino – ai malvagi che bestemmiano Cristo; sono rari infatti quelli che lo bestemmiano con la lingua, ma sono molti quelli che lo bestemmiano con la propria condotta”. Quanti battezzati vivono da sbattezzati! Raramente entrano nella chiesa, che è la casa dei figli di Dio. Quasi mai, alla S. Messa che è il cuore della religione cristiana; quasi mai alla mensa dei figli, alla S. Comunione.

Poveri gigli che all’età della prima Comunione erano candidi e profumati e, ora, sono precipitati nell’immondezze!... Poveri uccelli che da se stessi si sono spezzate le ali e ora non possono più spiccare il volo verso il Cielo di Dio!... Non pensano, costoro, al terribile dramma di quell’invitato alle nozze della parabola evangelica che entra nella sala di festa senza la veste nuziale? È figura del battezzato che fa il suo ingresso nell’eternità senza la Grazia di Dio. Contro di lui sarà spiccato l’ordine perentorio: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti” (7).

Dopo il Battesimo la vita non è più nostra, non ci appartiene più: è completamente di Cristo e della Chiesa, perciò:

a) Dobbiamo stare con Cristo, per la vita e per la morte. Dice infatti lo Spirito Santo: “Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo” (8) “... Affinché non viviamo più per noi stessi, ma per Cristo che è morto e risorto per noi” (9). “Tutto è vostro... il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo” (10). “Se noi viviamo, viviamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo siamo dunque del Signore” (11).

b) Dobbiamo essere docili alla madre Chiesa, la quale nel fonte battesimale ci ha accolti nel suo seno, e, durante questa vita terrena attende premurosamente alla gestazione e formazione spirituale dell’anima nostra per deporci un giorno tra le braccia del Padre celeste. Guai a noi se non ci lasciamo formare l’occhio della fede, l’orecchio della speranza, il cuore dell’amore, le mani e i piedi della uniformità alla volontà di Dio: faremmo come quel bimbo che, per ipotesi, nel seno materno, si strappasse gli occhi, le orecchie, si rompesse mani e piedi; quando verrà alla luce sarà deforme per tutta la vita. Ascoltiamo S. Agostino: Per mezzo del Battesimo “sei già nato nelle viscere della madre Chiesa... Per poter nascere dalle viscere (cioè pervenire alla luce eterna, al Paradiso), prima devi nascere (lasciarti formare) nelle viscere. Aspetta dunque: lasciati formare per non finire in aborto!” Saresti mostruoso per tutta l’eternità! Lasciati formare: sarai felice per sempre!

c) Dobbiamo avere soprattutto la carità cioè l’amore a Dio e al prossimo. S. Agostino afferma: “Il battezzato esamini se possiede la carità. Se non la possiede, egli porta soltanto il carattere di cristiano, ma è un disertore che scappa; non può definirsi nato da Dio. Solo l’amore distingue i figli di Dio dai figli del diavolo. Tutti possono segnarsi con la croce, tutti rispondere: amen; tutti cantare: alleluia; tutti essere battezzati: soltanto la carità (la grazia santificante) fa distinguere i figli di Dio dai figli del diavolo. Quelli che hanno la carità sono nati da Dio. Se tu avessi tutto, ma ti mancasse quest’unica cosa, a nulla ti gioverebbe ciò che hai” (12). Se hai la carità, hai tutto per il tempo e per l’eternità.

 

ESEMPIO. La Serva di Dio Carla Ronci di Torre Pedrera di Rimini (1936-1970): un’altra Romagnola, verso gli altari! Dai 10 ai 14 anni vive malamente il suo Battesimo: è alquanto sbarazzina; le piacciono molto le canzoni insulse, i dischi sguaiati, le orchestrine; legge avidamente i settimanali pieni di leggerezze, i romanzi gialli, le storie di amore non pulito; ha la mania dei balli; va a vedere films vuoti e sciocchi, predilige compagnie poco serie. Scrive: “Mi ero tuffata nel male”. A 14 anni, in occasione di una Missione popolare, durante la Via Crucis predicata per le strade del suo paese, rimane folgorata dalla grazia di Gesù: Lei stessa dice: “Sentii una voce e un invito; ebbi orrore di me stessa; voltandomi indietro vidi i miei 14 anni al di fuori della gioia e il mio avvenire sospeso sul baratro di un abisso”. E subito decide di incominciare a vivere in pienezza il suo Battesimo. Al mattino del giorno seguente, eccola alla S. Messa. Da quel momento non potrà vivere senza incontrarsi giornalmente con Gesù nella Messa e nella Comunione. Abbandona con disgusto tutte le vanità che fino allora aveva cercato affannosamente. Rifiuta di sposarsi nonostante le molte richieste (aveva una bellezza straordinaria), e si consacra per sempre, con i voti religiosi, a Gesù. Chiama Gesù il suo “amore” il suo “solo amore”, il suo “fidanzato”, il suo “sposo”, il suo “tutto”. Vive continuamente alla sua presenza e se lo sente “vicino vicino”. Diventa un’autentica innamorata di Gesù fino alla follia. E si impegna moltissimo (nell’Azione Cattolica di cui è Dirigente e nella parrocchia e ovunque si reca) per conquistare tante anime a Gesù.

Nelle sue molte fatiche e sofferenze va sempre ripetendo: “Per Gesù e per le anime!” Ha sempre il sorriso sul volto e tanta gioia nel cuore, anche tra i dolori. Scrive: “Io voglio le spine di nostro Signore, non le rose... Com’è bello vivere in grazia di Gesù e soffrire per Gesù! Si prova una gioia tale che tutte le gioie del mondo messe insieme non riuscirebbero ad eguagliare”. È devotissima della Madonna. Ha moltissime e forti tentazioni per cui deve lottare “ stringere i pugni”, ma riesce a riportare sempre completa vittoria con l’aiuto di Gesù e della Vergine Santa che invoca continuamente. Colpita da cancro polmonare, sta per morire. Le chiedono: “Carla, come stai?” Risponde: “Assai bene! Assai bene! Eccolo, è il Signore che viene e mi sorride. Arrivederci in Cielo!” Dopo alcuni minuti la sua anima vola al Paradiso.

Oh, potessimo anche noi vivere il nostro Battesimo come l’ha vissuto Carla!

 

PROPOSITO. Rinnoviamo con fede le promesse battesimali. Invochiamo la Madonna per ottenere a noi la fedeltà alle promesse del Battesimo, e ai battezzati infedeli, la conversione, e ai non battezzati, la grazia del Battesimo.

 

(1a) Mt. 28,18

(1b) Battesimo dei bambini. La Chiesa ha battezzato i bambini fin dalle sue origini. Gli Atti parlano di intere famiglie battezzate dagli Apostoli (cf. Atti 10,44-48; 16,15; 16,32-34; 18,8).

S. Ippolito fin dal 217 scriveva: “Per Pasqua i bambini devono essere battezzati prima degli adulti” (Traditio apost. c. 21).

Origene afferma: “La Chiesa ha ricevuto dagli Apostoli la Tradizione di battezzare anche i bambini” (Commento a Rom. 5,9).

(2) Gv. 3, 5 s.

(3) Mc. 16, 16

(4) Cfr. Gv. 3, 6 s.

(5) Rom. 6, 4.13

(6) Col. 3, 1 s.

(7) Mt. 22, 13

(8) Gal. 3, 27

(9) Cfr. 2 Cor. 5, 15

(10) 1 Cor. 3, 21 s.

(11) Rom. 14, 7 s.

(12) S. Agostino, “Com. in I Gv.”

 

 

14

CRESIMA O CONFERMAZIONE

 

(At. 2, 2 ss.)

 

Un certo Novato – scrive Eusebio di Cesarea nel 4° secolo – spaventato per le torture che i persecutori infliggevano ai Cristiani fermi nella loro fede, rifiutò di ricevere il Sacramento della Cresima. Poco tempo dopo abbandonò Gesù e la sua Chiesa. Eusebio attribuisce questa perversione al rifiuto di rafforzare la fede con la Cresima. La Cresima è detta anche Confermazione perché conferma ciò che è iniziato nel Battesimo. Sembra che neppure gli antichi eretici abbiano avuto l’ardire di negare questo Sacramento tanto importante; invece l’hanno negato Lutero e i Protestanti; lo conservano gli Ortodossi.

Questa è la storia della prima Cresima: Gli Apostoli, in quel giorno di Pentecoste, erano nel Cenacolo in preghiera insieme alla Vergine Santa. “Venne all’improvviso dal Cielo un rombo come di vento che si abbatté gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito S.” (1).

 

1. LA CRESIMA È UN VERO E GRANDE SACRAMENTO istituito da Gesù e promulgato dagli Apostoli.

Pietro e Giovanni l’amministrarono a Samaria ove molti si erano convertiti: “Essi discesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito S.; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro; ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo” (2).

S. Paolo, ad Efeso, l’amministrò a 12 uomini seguaci di S. Giovanni Battista: dopo averli battezzati li cresimò: “non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, scese su di essi lo Spirito Santo e parlavano in lingue e profetizzavano” (3).

Giovanni Paolo II spiega molto bene questo Sacramento: “La Confermazione completa il Battesimo, perfeziona il cristiano. L’imposizione delle mani e l’unzione con il sacro crisma – l’olio santo di Cristo – sono i segni efficaci del dono dello Spirito Santo. Prima di segnare la vostra fronte col sacro crisma, stenderò le mani su tutti i cresimandi. È il gesto che ci viene da Gesù mediante gli apostoli. Con questo gesto è il Signore che prende possesso di voi, che vi protegge con la sua mano; è lui che vi guida, che vi manda in missione, come se vi dicesse: Non aver paura, Io sono con te. E per ciascuno di voi io pronuncerò le parole: Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono. Voi partecipate alla grazia di Gesù che a Nazaret diceva: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione (4). Lo Spirito vi è stato dato perché tutto il vostro essere cristiano sia illuminato e fortificato. Sì, lo Spirito completa la vostra somiglianza con Cristo: vi segna profondamente con la sua impronta (con il segno della croce) come il bambino porta la somiglianza dei suoi genitori e voi sapete che la croce è il segno di Cristo. Esso (lo Spirito) diventa il vostro maestro interiore che vi apporta costantemente la luce di Cristo per guidarvi verso la verità tutta intera” (5).

 

2. È IL SACRAMENTO DEL CAMMINO, DELLA CRESCITA, DELLA LIBERTA’.

Mentre il Battesimo è il Sacramento della partenza, questo è il Sacramento del cammino spirituale. E perché possiamo camminare più speditamente, lo Spirito ci elargisce i suoi doni: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timor di Dio: essi sono per l’anima come i remi per la barca, come il pedale per la bicicletta. Lo Spirito ci elargisce pure una nuova e piena effusione delle virtù teologali: fede, speranza, carità, che sono per l’anima come la vela per la barca, come il motore per l’automobile. E per camminare più gioiosamente, ci viene infuso “il frutto dello Spirito che è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sè” (6). Così nel nostro cammino saremo segno di gioia ai fratelli, distribuiremo un sorriso a chi è triste e vivremo le beatitudini evangeliche.

Mentre il Battesimo è il Sacramento della nascita, questo è il Sacramento della crescita, dello sviluppo della vita spirituale: se corrispondiamo alla grazia sacramentale, diventiamo consapevoli, coerenti, decisi, coraggiosi, insomma spiritualmente adulti e grandi.

È il Sacramento della pienezza della libertà (se trova in noi corrispondenza), poiché ci dona la pienezza dello Spirito Santo, e Dio ci dice: “Dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà” (7). Lo Spirito diventa la nostra guida, la nostra luce, il nostro dolce ospite, la nostra forza: ci rende liberi e forti.

 

3. È IL SACRAMENTO DELLA FORTEZZA, DEL CORAGGIO CRISTIANO.

Gesù ci assicura: “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi” (8). S. Paolo afferma: Lo Spirito Santo viene per rivestirvi di tutta “l’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo e restare in piedi dopo aver superate tutte le prove” (9). Anche il Vaticano II dice: “Per mezzo della Cresima i battezzati sono arricchiti di una speciale forza dello Spirito Santo” (10).

È chiamato il “Sacramento del fuoco”: infatti lo Spirito che è amore del Padre e del Figlio, ci infiamma di amore divino e fraterno, affinché tutti gli ostacoli possano cadere e tutte le difficoltà possano essere superate vittoriosamente poiché omnia vincit amor: l’amore tutto vince.

Gli Apostoli dopo la Pentecoste, che fu la loro Cresima, furono completamente trasformati: da timidi e vili divennero forti e coraggiosi come leoni.

Giosuè Borsi (per citare un caso del nostro secolo scegliendo tra migliaia), dopo una giovinezza sperperata nell’incredulità e nell’impudicizia, riceve la Cresima con fervore, e subito (come garanzia d’impegno) chiede e ottiene di entrare nelle file dell’Ordine francescano secolare, e da quell’istante, mai una sola caduta nel peccato, neppure nelle colpe veniali, e, come dice il card. Maffi, vive e muore sul fronte di guerra da eroe e da santo.

 

4. È IL SACRAMENTO DELLA TESTIMONIANZA.

Gesù, prima di salire al Cielo, dice: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore, lo Spirito di verità; egli mi renderà testimonianza e anche voi mi renderete testimonianza” (11). “Mi sarete testimoni a Gerusalemme e fino agli estremi confini della terra” (12). Oggi questa testimonianza a Cristo Dio è di estrema necessità e urgenza; lo Spirito per mezzo di S. Paolo ci grida: “Siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo tenendo alta la parola di vita” (13).

Gli uomini non vedono Gesù, ma te; non odono la sua voce, ma le tue parole; perciò nel tuo modo di parlare e di vivere tu devi ovunque manifestare Gesù: il Vangelo che il mondo ancora prende sul serio è quello che portiamo scritto nelle nostre opere.

 

 

 

 

5. È IL SACRAMENTO DELL’APOSTOLATO DEI LAICI.

Il Vaticano II afferma: “Con il Sacramento della Confermazione i fedeli, arricchiti di una speciale forza dello Spirito Santo, sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere con la parola e con l’opera la fede come veri testimoni di Cristo” (14).

Gesù (dice il Vangelo) non ha inviato soltanto gli Apostoli, i Sacerdoti a evangelizzare il mondo, ma ha inviato pure i laici rappresentati nei 72 discepoli: “Il Signore designò altri 72 discepoli e li mandò a due a due dinanzi a sè in ogni città e luogo” (15). Perciò, soprattutto “oggi – come ripeteva il B. Orione – chi non è apostolo di Gesù Cristo e della sua Chiesa, è apòstata”.

Oggi lo Spirito Santo ripete a ogni battezzato e cresimato le terribili parole del profeta Ezechiele: “Se tu non parli per distogliere l’empio dalla sua condotta, egli, l’empio, morirà (ossia andrà dannato) per la sua iniquità, ma della sua morte chiederò conto a te” (16).

Lo Spirito ripete pure le consolanti parole di S. Giacomo: “Se uno di voi si allontana dalla verità e un altro ve lo riconduce, costui sappia che chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore, salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati” (17).

Lo Spirito della nostra Cresima è il Sole dell’anima che vuol portarci luce di fede, calore di amore, energia per la santificazione e per l’apostolato. Se al sole si chiudono le finestre, si rimane nel buio e nel freddo. Apriamo allo Spirito le finestre della mente e del cuore. Trionferà in noi come ha trionfato in schiere di vergini, in folle di martiri, in milioni di Santi. Il trionfo sarà più sicuro e più grande se coltiveremo una forte devozione alla Madonna, sposa del medesimo Spirito, poiché ogni vittoria viene per mezzo di Maria.

 

ESEMPIO. Il Ven. Alberto Marvelli (nato a Ferrara nel 1918 e morto a Rimini nel 1946). Giovane ingegnere, intelligente, dai grandi ideali, religiosissimo, faceva meditazione e Comunione ogni giorno, cristiano quadrato e tutto d’un pezzo sia in chiesa come nel luogo di lavoro e nelle piazze; molto impegnato nell’apostolato, dirigente dei giovani e dei Laureati cattolici e della Conferenza di S. Vincenzo.

Era pienamente convinto che il vero cristiano non deve separare la vita dalla fede, e che tutte le scelte, anche quelle sociali e politiche, devono tutte e sempre essere coerenti al “Credo” religioso. Era inconcepibile per lui che un cattolico appoggiasse partiti e gruppi con ideologie materialiste o schierate a favore di divorzio, aborto, eutanasia, malcostume, pornografia e simili diavolerie. Comprendeva che il vero cristiano deve impegnarsi pure nella sociologia e nella politica ispirata al Vangelo, poiché la politica retta e onesta – come afferma S. Tommaso – “è arte principalissima” e, come soggiunge Paolo VI, “è la forma più alta ed esigente della carità”. Quindi si impegnò direttamente nella politica, affrontò con cuore cristiano i comizi, rimanendo grande amico di tutti, trattando cose pratiche a vantaggio specialmente dei più bisognosi, restando ben radicato nei principi della dottrina sociale della Chiesa. Fu Assessore Comunale all’edilizia, Presidente della Commissione alloggi, Presidente della Commissione riparazioni di guerra, Commissario del Consorzio Marecchia, professore all’Istituto Industriale. Le sue preferenze erano per i poveri ai quali nel suo Ufficio dava la precedenza. Ha sfamato tante persone. Durante la guerra, subito dopo i bombardamenti, che a Rimini furono molto numerosi, correva a soccorrere i feriti, a portare provviste; arrivò perfino a donare le scarpe che aveva nei piedi, la giacca che indossava, i vetri della sua casa, il materasso del suo letto. Nel 1940 lasciò scritto: “Ti offro, o Gesù, la mia vita pur di conservare la purezza sempre, a costo di ogni sacrificio, te la offro pure per la felicità della mamma, dei fratelli, per il Papa, per le Missioni”. Gesù ha accolto questa offerta eroica; a 28 anni, mentre in bicicletta si recava verso Miramare di Rimini a tenere un comizio, fu travolto e ucciso da un camion militare che procedeva a velocità pazzesca. La sua salma è stata portata, nel 1974, dal cimitero alla chiesa di S. Agostino attraversando le vie principali di Rimini, seguita da molte migliaia di persone. Si spera di venerare presto sugli altari questo meraviglioso giovane, il quale, in un mondo avvelenato dal laicismo, dal fango dell’impurità, dall’edonismo e dall’indifferentismo religioso, ha saputo essere ricolmo di santo coraggio nel professare integralmente e a fronte alta il suo grande amore a Gesù, alla Madonna, alla Chiesa e ai fratelli, e nel fare tutte le sue scelte in piena coerenza alla sua fede cattolica. Così va vissuto il Sacramento della Cresima!

 

PROPOSITO. Supplichiamo la Madonna affinché ci ottenga che lo Spirito Santo della nostra Cresima operi prodigi di santità nell’anima nostra e prodigi di conversione di tante anime mediante il nostro doveroso apostolato.

 

(1) At. 2, 2 ss.

(2) At. 8, 15 s.

(3) Cfr. At. 19, 1-7

(4) Lc. 4, 18

(5) Giovanni Paolo II, nel Camerun (11-8-85)

(6) Gal. 5, 22

(7) 2 Cor. 3, 17

(8) At. 1,8

(9) Ef. 6, 11 ss.

(10) L.G. 11

(11) Gv. 14, 16 s.; 15, 26 s.

(12) At. 1,8

(13) Filipp. 2, 15 s.

(14) L.G. 11

(15) Lc. 10, 1

(16) Ez. 33, 8 s.

(17) Gc. 5, 19 s.

 

 

15

UNZIONE DEGLI INFERMI

(Gc. 5, 13 ss.)

 

Gesù verso gli ammalati ha usato sempre tanta attenzione, bontà e dolcezza, e a loro favore ha operato molti miracoli. Continua ancor oggi a donare conforto e a compiere sorprendenti guarigioni, specialmente per mezzo della Madonna. Ebbene, lo stesso Gesù ha provveduto affinché nelle malattie gravi e nel concludersi di una vita ci fosse una sorgente di grazie: il Sacramento dell’Unzione degli infermi, che nel passato veniva impropriamente chiamata Estrema Unzione.

 

1. È UN VERO SACRAMENTO istituito da Gesù. È adombrato nel Vangelo di S. Marco che scrive: “Gli Apostoli predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano” (1).

È raccomandato e promulgato dall’Apostolo S. Giacomo con queste parole: “Chi è ammalato, chiami a sè i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui dopo averlo unto con olio nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede solleverà il malato: il Signore lo rialzerà, e se ha commesso peccati gli saranno perdonati” (2).

La Tradizione parla di questo Sacramento fino dai tempi antichi, specialmente nella Liturgia, sia in Oriente come in Occidente.

Questo Sacramento, scrive Sertillanges, “è un atto di maternità da parte della Chiesa. Avendo generato questo figlio e avendolo guidato nella vita, essa deve essere lì all’ultima ora. Il morente si abbandona a lei ed essa si piega sopra di lui teneramente” (3).

A chi va amministrato? Risponde il Vaticano II: “L’unzione degli infermi non è soltanto il Sacramento di coloro che si trovano in estremo pericolo di vita. Perciò il tempo opportuno per riceverlo ha certamente inizio quando il fedele per malattia o per vecchiaia comincia a essere in pericolo di morte” (4).

Il Rituale Romano, nell’introduzione (n.8 e 11) specifica:

“L’Unzione si deve dare a quei fedeli il cui stato di salute risulta seriamente compromesso per malattia o vecchiaia. Per valutare la gravità del male è sufficiente un giudizio prudente o probabile, senza inutili ansietà”. “Ai vecchi, per l’indebolimento delle forze, si può dare la sacra Unzione, anche se non risultassero affetti da alcuna grave malattia”.

Come va amministrato? Il Sacerdote, in silenzio, impone le mani sul capo dell’ammalato poi lo unge con l’olio benedetto sulla fronte e nelle mani a forma di croce. L’Unzione sulla fronte raffigura la purificazione della memoria, della fantasia, dell’intelligenza, della volontà. L’Unzione nelle mani raffigura la purificazione di tutta l’attività umana. Venga il Sacerdote con l’Olio santo! Ascoltiamolo: Ungendo la fronte dirà: “Per questa santa Unzione e la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo. Amen”. E, ungendo le mani proseguirà: “e, liberandoti dai peccati ti salvi e nella sua bontà ti sollevi. Amen”. L’anima ha peccato per mezzo del corpo, Gesù guarisce l’anima ungendo il corpo, e dà l’ultima pennellata di perfezione all’anima affinché diventi un capolavoro del Signore e possa presentarsi candida, luminosa e serena al tribunale di Cristo Dio.

 

2. L’OLIO SANTO DEVE ESSERE RICEVUTO PER TEMPO E CON FEDE: È stoltezza dire: Chiama il Prete per l’Olio Santo solo quando non capisco più niente! Forse che se devi regolare dei conti di grande importanza o se devi combinare un grosso affare con qualcuno tu dici: Lo farò quando non capirò più nulla? Non sai che qui si tratta di regolare i conti i più importanti e i più urgenti, quelli con Dio prima che l’anima si presenti davanti a Lui per essere giudicata? Lo sai che qui si può decidere della tua salvezza eterna o della tua dannazione eterna?

Quante persone ingannano i loro parenti lontani da Dio o poco religiosi che si trovano in pericolo di morte, nascondendo loro la gravità della malattia e non esortandoli, con grande delicatezza, a regolare i loro conti con Dio mediante i Sacramenti; e li lasciano morire senza Confessione, senza Comunione, senza l’Unzione degli infermi e senza preghiera: mai come in questo caso si avverano pienamente le parole di Dio: I più grandi “nemici dell’uomo saranno quelli di casa sua” (5). Poi vogliono giustificarsi con questa falsa scusa: Non volevamo spaventarli. Ma se un cieco, per ipotesi, corre, senza accorgersi, verso un orribile precipizio, chi, anche a costo di spaventarlo, non gli griderebbe a squarcia gola: Fermati! Ebbene chi non vive religiosamente, chi sta in peccato grave, è in pericolo di precipitare in un baratro ben più orribile da cui non potrà mai uscire. In inferno nulla est redemptio: dall’inferno, non si uscirà mai più. A un leggero timore iniziale, subentrerà nell’anima, mediante questo sacramento, una grande pace e una indefinibile gioia.

Si rifletta bene che Cristo Dio, nella sua infinita misericordia, manda a noi i suoi Sacerdoti con i Sacramenti durante la vita e soprattutto in pericolo di morte, non perché li trattiamo come degli spaventapasseri o come dei becchini, ma perché li accogliamo come gli inviati da Dio e come i più grandi amici e benefattori e come coloro che realmente ci portano la speranza, il perdono, la grazia, la serenità, la pace dell’anima, la gioia perfino nel dolore e nell’agonia, e ci spalancano gli orizzonti del Cielo.

Il rimandare l’Unzione degli infermi all’ultimo momento della vita, costituisce, esclamava Pio XI, “un errore mortale che priva molti malati di aiuti tanto necessari e di beni spirituali assai preziosi, impedisce la guarigione di parecchi e può essere causa di morte e di perdizione eterna”.

Comportiamoci come il sommo scienziato Ampaire, religiosissimo e molto devoto della Madonna, il quale, quando a Parigi infierì il colera, disse: “Nel caso che fossi assalito dal male, chiamatemi prima il Prete e poi penserete a chiamare il medico”. Così vuole Gesù, il quale al paralitico prima perdonò i peccati e solo dopo lo guarì nel corpo.

 

3. L’UNZIONE DEGL’INFERMI PORTA MERAVIGLIOSI FRUTTI, quando è ricevuta con piena fede, con intenso dolore e con grande amore a Gesù.

Accresce la grazia santificante se l’ammalato è già nell’amicizia con Dio. Cancella i peccati gravi se l’infermo non è più in grado di confessarsi, ma è veramente pentito. Nel caso che abbia perduto la conoscenza, il pentimento è necessario e sufficiente che l’abbia avuto prima di perdere la lucidità mentale.

Dona fiducia nell’amore misericordioso di Gesù nell’ora in cui l’ammalato avverte che gli anni sono passati veloci, e che forse tanto tempo è stato sprecato nel peccato o per lo meno nella tiepidezza, che tante grazie di Dio sono venute invano, che tante opere buone si potevano e si dovevano fare e non si sono fatte. Quando pensando a tutto questo e in seguito a forti tentazioni del demonio, l’infermo è in procinto di venir assalito dalla più cupa disperazione, ecco che questo grande Sacramento gli fa sentire e quasi toccare con mano la dolce presenza di Gesù, infinitamente buono e misericordioso, che incoraggia, consola, guarisce, perdona, rende l’anima gioiosa, ricca, bella.

Fortifica l’anima: come gli antichi atleti si ungevano il corpo con l’olio per fortificare le membra prima di entrare in gara, così quest’Olio benedetto infonde nuove forze per sostenere e vincere le ultime battaglie che Satana sferrerà nel momento più decisivo della vita mediante tentazioni, dubbi sulle verità di fede, ecc.; e così quella diventerà l’ora delle più grandi vittorie.

Santifica ogni sofferenza; conforta nel dolore; spesso porta miglioramento alla salute; a volte porta perfino la guarigione. Cancella gli ultimi residui del peccato; spesso ottiene la remissione plenaria delle colpe e di tutte le pene temporali dovute ai peccati, così verrà evitato il soggiorno in Purgatorio.

Inoltre illumina la mente con la luce della fede, della speranza e con la certezza del Paradiso; e, se la morte è vicina, infonde tanto desiderio di vedere Gesù risorto da far dire a parenti e amici: “Arrivederci per sempre nel Regno del Cristo glorioso!”.

 

ESEMPIO. La Venerabile Genoveffa De Troia, francescana secolare di Foggia (1887-1949). Tutta la sua vita fu una continua preparazione al Sacramento dell’Unzione degli infermi e una continua santificazione del dolore. È una grande eroina della sofferenza. Già a quattro anni apparve in lei la prima delle tante piaghe inguaribili che martirizzarono il suo corpo, che ben presto divenne tutto ricoperto di piaghe che consumavano la carne, scalfivano le ossa. Il piede destro diventò un moncherino congiunto all’arto da una sottile lamina di cartilagine; il cranio lentamente si era quasi del tutto consumato.

Era in comunicazione spirituale con P. Pio che viveva a S. Giovanni Rotondo. Essendo poverissima, le fu prestata, in carità, una cameretta ove visse fino alla morte. Ogni giorno una pia persona medicava quelle innumerevoli piaghe. Visse quel martirio lento e ininterrotto per oltre 50 anni senza mai una sola parola di lamento. E quando i dolori erano più acuti ripeteva: “Viva Gesù!” “Tutto per Gesù!” Stava in continua preghiera. Aveva sempre la corona del Rosario in mano. Faceva tanto apostolato a favore soprattutto di persone afflitte e non credenti che spesso andavano a farle visita per ricevere conforto e parole di fede. Definiva i suoi dolori: “I doni del Cielo”, “i regali di Gesù”, “le perle dell’anima”. Ripeteva: “Sto bene perché soffro, starei male se non soffrissi”. “Le ore di dolore sono sempre ore di grazia”. “È mio dovere pregare, soffrire, offrire”.

Il P. Pio da Pietrelcina ha detto di lei: “È una cima dello Spirito S., pronta a spiccare il volo per il paradiso”.

L’Unzione degli infermi trovò un’anima preparatissima, alla quale diede l’ultima pennellata di perfezione prima che una santa morte la trasferisse nel Regno eterno. Il suo corpo riposa a Foggia, nella chiesa dell’Immacolata dei Cappuccini. Molte persone implorano e ottengono da lei tante grazie.

Sull’esempio di Genoveffa la nostra vita sia una continua preparazione a una santa morte e a ricevere con tanti frutti spirituali questo grande Sacramento. Tutta la nostra eternità dipende dal genere di morte che faremo come esclamava S. Agostino: “O momentum aeternitatis”: o momento da cui dipende tutta la nostra eternità!

 

PROPOSITO. Raccomandiamo alla Madonna i moribondi di oggi, e supplichiamola per le ultime ore della nostra vita terrena.

 

(1) Mc. 6, 12 s.

(2) Gc. 5, 13 ss.

(3) Sertillanges, “Catechismo degli adulti”

(4) “La sacra liturgia” 73

(5) Mt. 10, 36, e Mich. 7, 6

 

 

16

ORDINE SACRO:

IL SACERDOZIO

(LC. 22,19)

 

Dio ha fatto due prodigi – esclama Olier – la Santa Vergine e il Sacerdote. Quel Dio che fra i giorni della settimana ne ha scelto uno per Sè, la domenica; quel Dio che fra le dimore degli uomini, in ogni paese, ne ha scelta una per Sè, la chiesa; quel medesimo Dio, fra tutti gli uomini, sceglie qualcuno che sia suo ministro ossia servo del suo amore infinito per tutte le anime: è il Sacerdote.

Gesù che ci ha donato il Sacerdote, ha pure istituito un Sacramento, l’Ordine sacro, per assicurare per sempre la presenza dei Sacerdoti sulla terra.

 

1. IL SACERDOZIO È SGORGATO DAL PROFONDO DEL CUORE DI GESU’ quando nel Cenacolo diede agli Apostoli (e ai loro successori come Sacerdoti) il potere di consacrare il pane e il vino e offrire il sacrificio dell’altare o S. Messa (1) e poi di rimettere i peccati (2) e di predicare e di battezzare (3), ecc.

Il Sacramento dell’Ordine, fin dal tempo degli apostoli è amministrato con l’imposizione delle mani. Per esempio S. Paolo ha imposto le mani a Timoteo consacrandolo Sacerdote e Vescovo (4). Accanto ai Vescovi ci sono sempre i Presbiteri: Paolo e Barnaba, dopo le predicazioni, “costituirono in ogni comunità alcuni Anziani o Presbiteri” (5). Gli Apostoli impongono le mani pure per consacrare dei Diaconi (6), Le Ordinazioni Episcopali, Sacerdotali e diaconali ci sono sempre state nella vera Chiesa.

S. Ignazio, Vescovo di Antiochia (morto nel 107), afferma: “Senza il Vescovo, i Sacerdoti e i Diaconi, non c’è Chiesa” (Epistula ad Trallianos, 3, 1).

S. Clemente, Papa (del 1° secolo), dice: “Noi (Sacerdoti, Vescovi) dagli Apostoli, gli Apostoli da Cristo, Cristo da Dio”.

 

2. CHI È IL SACERDOTE? È ”niente” ed è “tutto”: è “niente” perché è un povero uomo con tutte le debolezze umane, ed è “tutto” perché ha gli stessi poteri di Cristo Dio.

La lettera agli Ebrei afferma: “Ogni sommo Sacerdote, preso fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati” (7). Dunque, il Sacerdote:

a) È un uomo. Non è un angelo. Quindi ha i suoi difetti (dove c’è l’uomo, c’è il difetto); ma le persone buone e quelle intelligenti, non ripetono mai la frase balorda: In chiesa non ci vado fin che c’è quel prete cattivo. Infatti sono convinte che in chiesa, a Messa, ai sacramenti, alla predicazione si va soltanto per amore a Cristo Dio e per un vantaggio infinito per l’anima propria. Inoltre ricordano le parole di Gesù riguardo agli scribi e ai farisei del popolo ebreo, i quali predicavano bene, ma razzolavano male: “Quanto vi dicono fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno” (8). Insomma le persone virtuose ripetono con S. Francesco d’Assisi: “Io vedo nei Sacerdoti non il peccato, ma il Figlio di Dio”.

Il celebre Avv. Carnelutti, principe del foro, docente universitario e grande convertito, alla domanda: “Che cosa vi aspettate dai Sacerdoti?”, rispose: “Dal Prete io non mi aspetto altro che tre cose: mi assolva dai miei troppi peccati, mi spieghi il Vangelo, mi insegni a pregare attraverso la celebrazione dell’Eucaristia”.

b) Ha poteri divini: È superiore agli angeli, ed è il terrore dei demoni. È simile alla Madonna: “O veneranda dignità del Sacerdote – esclama S. Agostino – nelle cui mani (sull’altare) il Figlio di Dio si incarna come nel seno della Vergine”. S. Clemente afferma: “Il Sacerdote, dopo Dio, è un dio terreno”.

Sacerdote, quanto sei potente! Comandi perfino a Dio ed Egli ti obbedisce; nessuno è più potente di te! Sei l’uomo di Dio!, sei veicolo dello Spirito Santo, sei portatore di pace! Tu sei padre delle anime; sei faro di luce per chi brancola nelle tenebre; sei portatore di libertà per chi è schiavo delle passioni; sei annunciatore del Vangelo ossia della lieta notizia che Gesù ci ama e ci vuol far partecipi della sua felicità eterna; sei radiotrasmittente della certezza che esiste una vita oltre le soglie della morte; sei ponte tra la vita terrena e la vita del Cielo: porti a Dio le preghiere degli uomini e porti agli uomini le grazie di Dio.

O Sacerdote, ascolta come ti chiama la Bibbia: “Sale della terra” (9); “luce del mondo”(10): “dispensatore dei misteri di Dio” (11); “ministro di riconciliazione” (12), “ambasciatore di Cristo” (13). Tu sei un altro Cristo, perché è Gesù che vive in te e parla e opera per mezzo di te; sei luce di Gesù a chi è nel dubbio; perdono di Gesù a chi è nel peccato; conforto di Gesù a chi è nel dolore; sapienza e potenza di Gesù a chi è nelle difficoltà, nelle tentazioni, nelle lotte.

c) Il Sacerdote è costituito unicamente per il bene spirituale degli uomini: “Senza il Sacerdote – dice il S. Curato d’Ars – la morte e la passione di nostro Signore non servirebbero a niente: è il Sacerdote che continua l’opera della redenzione sulla terra! Senza Sacerdote non avremmo l’Eucaristia, neppure il perdono di Dio nella Confessione, nemmeno gli altri Sacramenti e i conforti di Dio in vita e in morte”.

 

3. IL SACERDOTE È IL PIU’ GRANDE BENEFATTORE DELL’UMANITA’. “Gli spiriti irriflessivi – dice Victor Hugo – si domandano: A che serve il Prete? Cosa fa? Non vi è opera più sublime di quella che fanno i Sacerdoti, né vi può essere alcun lavoro più utile (perciò i Sacerdoti sono i più grandi lavoratori). Guai se il Sacerdote cattolico cedesse il suo posto! Guai se la sua voce, che si leva così spesso a gettare l’allarme, tacesse! Il mondo, in meno di 20 anni, ripiomberebbe nella barbarie”.

Mediante la celebrazione della S. Messa il Sacerdote è il salvatore dell’umanità, la quale sarebbe stata incenerita per i suoi innumerevoli gravissimi peccati se i 400 mila Sacerdoti cattolici, per mezzo della quotidiana celebrazione della S. Messa, non avessero allontanato i giusti e meritati castighi di Dio.

Mediante l’amministrazione dei 7 Sacramenti che Gesù ha stabilito per ogni momento principale della vita dell’uomo, e mediante la predicazione, i conforti religiosi, i suffragi per i defunti, il Sacerdote diventa l’unico vero e grande amico degli uomini. “Così – come afferma Pio XI – dalla culla alla tomba, anzi fino al Cielo, il Sacerdote è accanto ai fedeli, guida, conforto, ministro di salute, distributore di grazie e di benedizioni”.

 

4. DUNQUE GESU’ CI RIPETE: “PRESENTATEVI AI SACERDOTI!” Gesù “da ricco che era si è fatto povero” (14), ma per rendere noi ricchi di tutti i beni spirituali; ora, questi beni li ha deposti nelle mani del Sacerdote. Attingiamo le ricchezze di Dio dalle mani sacerdotali!

Nella esumazione della salma di S. Leopoldo Mandic, il Cappuccino che attendeva con tanto amore alle Confessioni per 11 ore ogni giorno, tutto fu trovato in decomposizione; soltanto la mano destra che tante volte si era alzata per impartire il perdono di Dio fu trovata incorrotta e si conserva a Padova, come reliquia. Ebbene, in quella mano intatta mi sembra di vedere la glorificazione delle mani del Sacerdote: quelle mani ricche dei gesti di amore di Gesù; quelle mani protese che invocano lo Spirito Santo sui cresimandi, sui candidati al Sacerdozio, sul pane e sul vino nella S. Messa; quelle mani tra le quali ogni giorno discende Cristo Dio nel Sacrificio dell’altare; quelle mani che tracciano il segno di croce dell’Assoluzione e del perdono; quelle mani che versano l’acqua battesimale donando la vita divina; quelle mani che dànno l’Unzione degli infermi; quelle mani che benedicono e che confortano; quelle mani che sempre ci indicano la strada del Cielo. Affrettiamoci ad attingere piogge di grazie che scendono perennemente da quelle mani!

Corriamo verso i Sacerdoti! Il popolo ebreo era assetato nel deserto. Mosè ha battuto con la verga la roccia; e ne è uscita acqua limpida e abbondante. Oggi tutta l’umanità è assetata di Dio, di grazia. Ecco il Sacerdote che con la verga d’oro dei 7 Sacramenti, della S. Messa, della predicazione, della devozione mariana, fa scaturire – come dice la Bibbia – “un fiume di acqua viva dalla sede di Dio e dell’Agnello” (15). Andiamo, dissetiamoci, ristoriamoci, conduciamo tutti i fratelli e le sorelle a questo fiume splendido come cristallo e che sale e che tutti vuol condurre alla vita eterna!

S. Giovanni Crisostomo afferma: “Senza i Sacerdoti è impossibile che noi possiamo raggiungere la salvezza dell’anima”.

Uno scrittore esclama: “Il Sacerdote su questa terra è il seminatore della pace, dell’amore e della gioia”.

 

1° ESEMPIO. Sacerdoti martiri dei nostri tempi. Sono moltissimi. Torturati e uccisi unicamente perché professavano e difendevano la fede in Gesù e nella Chiesa e si erano impegnati per i diritti e le libertà religiose e umane.

Nel Messico, quanti Sacerdoti martirizzati dai marxisti! Cito un solo esempio: il Sacerdote Librado Arreola, al quale, nel 1927, furono spezzate le mani perché non celebrasse più la S. Messa. Ma lui, con i suoi moncherini sanguinanti, ha voluto benedire i suoi stessi persecutori.

Nella Spagna, durante la rivoluzione comunista, circa sette mila tra Sacerdoti e Frati (e in più qualche centinaio di Suore) sono stati uccisi per odio alla religione.

Sono tante migliaia i Sacerdoti martirizzati dai nazisti in Germania e altrove. Tra questi emerge S. Massimiliano Kolbe, francescano Conventuale.

Non pochi Sacerdoti sono stati martirizzati dagli estremisti di destra in America Latina e altrove. Tra costoro eccelle l’Arcivescovo Romero di S. Salvador, ucciso (mentre celebrava la S. Messa) per il solo motivo che difendeva, nel nome di Gesù, i diritti dei poveri, degli oppressi e dei perseguitati.

Soprattutto si contano a decine e decine di migliaia i Sacerdoti Cattolici imprigionati o condannati ai lavori forzati o torturati o uccisi dai marxisti per odio alla religione cristiana in Russia, in Albania, in Cecoslovacchia, in Ungheria, Bulgaria, Romania, Cina, ecc., ecc. Una documentazione recente è stata letta nel Sinodo del 1983 a Roma, da due Vescovi dell’Ucrania (Hermaniuk e Lubachviski) sul martirio inflitto in Russia a 2950 Preti diocesani uccisi in odio a Gesù (16).

 

2° ESEMPIO. Card. Mindszenty, Primate d’Ungheria.

Rimane un simbolo delle incredibili torture subite da moltissimi Sacerdoti sotto le diaboliche persecuzioni del Nazismo e soprattutto del Comunismo. Si legga il suo libro “Memorie”. Fu perseguitato dai nazisti che lo condannarono al confine e poi a quattro mesi di carcere. La persecuzione dei marxisti fu enormemente più barbara; tentarono più volte di ucciderlo con dei finti incidenti stradali e con avvelenamento; ma non vi riuscirono. Allora lo arrestarono (il 26–XII–1948).

E per ottenere che nel processo–farsa si dichiarasse colpevole di false accuse, lo distrussero nel corpo e nell’anima mediante l’orribile tortura del lavaggio del cervello: per ben 72 ore fu interrogato in continuazione giorno e notte. Gli inquisitori aguzzini si davano il cambio; lui doveva restare diritto sulla punta dei piedi, mentre una potentissima luce gli irritava gli occhi e faceva a pezzi il sistema nervoso. Quando il suo fisico cedeva, gli gettavano sulla nuda schiena dei secchi di acqua gelida. Nel contempo gli leggevano i verbali strapieni di falsità che lui era costretto a ripetere tante volte e poi lo volevano costringere a firmare; e se non firmava erano calci, percosse, sevizie a non finire. Così la sua resistenza fu annientata, il suo fisico distrutto, la sua volontà pressoché annullata. I giornali pubblicarono alcune foto di lui scattate durante il processo: ancor oggi in quelle foto si vedono i suoi occhi fissi, spalancati, sbarrati, allucinati.

Dopo la condanna all’ergastolo, fu permesso a sua mamma di fargli visita, ma lui non la riconobbe (tanto l’avevano disfatto!). Anche Don Bela Ispanki fece di tutto per farsi riconoscere, ma inutilmente; non riusciva neppure a parlare, ed emetteva soltanto dei monosillabi, meccanicamente.

I primi cinque anni di prigione furono orrendi e non gli fu permesso di scambiare neppure una parola, con nessuno. Anche i seguenti anni di galera furono durissimi: non gli fu risparmiato nessun obbrobrio, nessuna oscenità, nessuna sevizia, nessun’atrocità. Lui stesso afferma: “Fui torturato nel corpo e nell’anima; sono vivo per miracolo” (17)

Onore e gloria ai Sacerdoti! Nessun’altra categoria ha tanti Santi, tanti eroi, tanti martiri! Sono veramente la luce del mondo, i difensori delle libertà, i liberatori dal peccato e dall’errore, i più grandi benefattori dell’umanità, i costruttori della civiltà dell’amore.

 

PROPOSITO. Pregheremo la Madonna perché ci ottenga il dono di molte e generose Vocazioni Sacerdotali e Religiose, e faccia che i Sacerdoti siano santi nell’interno, e all’esterno siano come li vuole il Papa: non laicizzati o mascherati o travestiti, ma “segni delle realtà celesti”.

Alla preghiera aggiungeremo l’animazione vocazionale, la chiamata vocazionale e il digiuno o altri sacrifici per ottenere tante vocazioni sacre.

 

(1) 1 Cor. 11,23–26 (10) Mt. 5, 14

(2) Gv. 20, 21ss. (11) 1 Cor. 4, 1

(3) Mt. 28, 19s. (12) 2 Cor. 5, 18

(4) Cfr. 1 Tim. 4, 14 (13) 2 Cor. 5, 20

(5) At. 14, 23 (14) 2 Cor. 8, 9

(6) At. 6, 6 (15) Apoc. 22, 1

(7) Ebr. 5, 1 (16) Avvenire, 16–X–83

(8) Mt. 23, 3 (17) Cfr. Mindszenty, “Memorie” ed. Rusconi

(9) Mt. 5, 13

 

17

IL MATRIMONIO E LA FAMIGLIA

(Mc. 10, 1-12)

 

Le basi più solide e incrollabili dell’umana civiltà sono l’altare e il focolare, vale a dire la religione e la famiglia.

La vera felicità di un matrimonio, di una famiglia si fonda su questi tre beni: “Il bene della fedeltà. Il bene dei figli. Il bene del Sacramento” (S. Agostino).

 

IL BENE DELLA FEDELTA’ (“Bonum fidei”)

A - O Sposi siate fedeli l’uno all’altro

1 - Il matrimonio viene da Dio, il Quale l’ha voluto uno e indissolubile. La Bibbia afferma: “Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza; maschio e femmina li creò. Dio li benedì e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (1). Il 9º Comandamento suona così: “Non desiderate la donna d’altri”: quindi Dio proibisce perfino il divorzio di desiderio. Perciò possiamo affermare con S. Agostino: “Il matrimonio indissolubile viene da Dio, il divorzio viene dal diavolo”.

2 - Gesù ha confermato l’indissolubilità del matrimonio con parole molto chiare: “Gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: E’ lecito a un uomo ripudiare la propria moglie? Egli rispose: Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Quello dunque che Dio ha congiunto l’uomo non lo separi. Gli obiettarono: Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di mandarla via? Rispose loro Gesù: Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra, commette adulterio” (2). “E chiunque sposa una ripudiata commette adulterio” (3).

S. Paolo dice: “Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito - e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito - il marito non ripudi la moglie. La moglie è vincolata per tutto il tempo in cui vive il marito” (4), e viceversa.

3 - Il vero amore esige l’indissolubilità: ha questa espressione che è un programma di vita: “Solo te! Sempre te!...”

4 - Il figlio esige un matrimonio indissolubile. Chiedete a un bimbo: Sei contento che tuo papà lasci la casa e vada con un’altra donna? Oppure che la mamma abbandoni casa e papà e vada a convivere con un altro uomo? Quel bimbo rimarrà con gli occhi imbambolati e lacrimanti poiché gli sembrerà strano e orrendo che avvenga una cosa tanto delittuosa: la risposta dell’innocente, è la voce di Dio.

B - O sposi, amatevi nel Signore!

La più bella definizione del Signore è questa: “Dio è amore”. E la più bella definizione del matrimonio è la seguente: “Patto di amore”, “comunità di amore” (5). Dio ha fatto tutto per amore, e lo stesso matrimonio - dice Paolo VI - è “nato dall’amore creativo e paterno di Dio”. Perciò gli sposi devono amare tanto il Signore per amarsi sempre nel Signore.

Allora tra i coniugi non ci sarà soltanto l’innamoramento che è istintivo, facile e passeggero; ma ci sarà il vero amore che è molto difficile, ma permanente e non verrà mai meno.

Così S. Paolo descrive il vero amore o carità fraterna: “La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (6). Quando tra i coniugi ci sarà questo vero amore, la loro casa sarà un paradiso anticipato.

II - IL BENE DEI FIGLI (“Bonum prolis”).

Un neonato bambino è stato ritrovato nel cassettone della spazzatura dei rifiuti (a Bari, l’8 dicembre 1985); era ancor vivo; piangeva disperatamente; fu chiamato Francesco. I bimbi non devono essere gettati o abbandonati o soppressi: non sono un veleno; ma un dono di Dio, con un’anima spirituale e immortale.

 

1 - Accettate i figliuoli! Gesù vi ripete: “Chi accoglie questo fanciullo nel mio nome, accoglie Me” (7).

Il numero dei figli va programmato senza calcoli egoistici, ma “con generosa umana e cristiana responsabilità fidando nella divina Provvidenza” (8).

In questa regolazione delle nascite si presti attenzione a quanto segue:

a) Non è lecita né la fecondazione in vitro (la quale comporta pure la soppressione di feti e quindi produce aborti), né la fecondazione extraconiugale, né quella coniugale che sia sostitutiva (e non semplicemente coadiuvante) dell’atto di amore stabilito da Dio come unica maniera veramente umana con cui deve essere concepito e generato il figlio. (Certi esperimenti si usino solo per gli animali!)

b) Non sono leciti i contraccettivi e gli altri mezzi artificiali, perché sono contro la legge della natura che è legge di Dio. (E sono più o meno nocivi).

Invece sono leciti i metodi naturali, come per esempio il metodo dell’ovulazione dei coniugi Billings o quello del Dott. Bonomi o il metodo della temperatura. Il più diffuso è il metodo Billings, altamente scientifico, adatto a tutte le donne, relativamente facile, dà risultati mai inferiori e sovente alquanto superiori ai metodi artificiali, non nuoce né alla salute né all’amore coniugale, è stimato e usato in oltre cento nazioni. (Chiedi il libro a una libreria cattolica).

c) Non è lecito l’aborto, che non è un diritto o un progresso (come si va berciando), ma è un orribile delitto. Appena avvenuto il concepimento, nei nastri DNA che sono nei geni che popolano i cromosomi, c’è tutto l’uomo vivo e programmato (è già stabilito anche il numero dei capelli, il colore degli occhi, ecc...). E la Chiesa che sta con la scienza e in difesa dei più deboli, ripete con forza le parole di Dio: “Non uccidere!...”. “Il sangue degli innocenti grida vendetta presso Dio!”.

2 - Difendete i figli dal malcostume, dalle cattive compagnie, da spettacoli indecenti, da tempeste di errori, dal peccato.

3 - Educate religiosamente i figli, con la parola, con l’esempio. Affidateli alla Madonna e raccomandateli a Lei ogni giorno.

 

III - IL BENE DEL SACRAMENTO (Bonum Sacramenti).

Gesù ha elevato il matrimonio all’altezza infinita di Sacramento, di cui gli stessi sposi sono ministri, mentre il Sacerdote assiste e benedice come rappresentante di Gesù e del popolo di Dio. Quindi Gesù ha fatto del matrimonio una cosa santa e santificante che aumenta la grazia di Dio e dona una grazia particolarissima detta sacramentale che elargisce specialissimi aiuti divini affinché i coniugi possano vivere nella fedeltà, nel vero amore, nella via verso la santità e possano educare i figli secondo i desideri del Cuore di Gesù. Insomma questo Sacramento fa sgorgare un fiume di grazie e di benedizioni che accompagneranno gli sposi e la loro famiglia nel cammino terreno fino all’ingresso alla vita eterna.

I battezzati che rifiutano questo Sacramento ossia che fanno la scelta del matrimonio non religioso, davanti a Cristo Dio non sono sposati, e vivono in uno stato permanente di peccato grave. Non possono ricevere né l’assoluzione nella Confessione né la S. Comunione: tuttavia non sono separati dalla Madre Chiesa, e il Papa e i Vescovi li esortano cordialmente e vivissimamente a partecipare sempre alla S. Messa, alla catechesi, alle iniziative ecclesiali, alle opere caritative e a pregare molto e a coltivare grande devozione alla Madonna per ottenere misericordia e salvezza.

S. Paolo parla di questo Sacramento quando afferma che l’amore tra gli sposi deve essere simile all’amore che Cristo ha verso la Chiesa sua sposa e che la Chiesa ha verso Cristo suo sposo: “Voi mariti amate le vostre mogli come Cristo ha amato la sua Chiesa e ha dato se stesso per lei. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa” (9).

Il Conc. Vaticano II afferma: “Cristo Signore viene incontro ai coniugi cristiani con il Sacramento del Matrimonio e rimane con loro. L’autentico amore coniugale è assunto nell’amore divino ed è sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del Cristo e dall’azione salvifica della Chiesa” (10).

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma:

“L’alleanza nuziale tra Dio e il suo popolo Israele aveva preparato l’Alleanza Nuova ed eterna nella quale il Figlio di Dio, incarnandosi e offrendo la propria vita, in certo modo si è unita tutta l’umanità da lui salvata, preparando così “le nozze dell’Agnello” (Apocalisse 19, 7.9) (n. 1612).

“Alle soglie della sua vita pubblica, Gesù compie il suo primo segno (o miracolo) – su richiesta della madre – durante una festa nuziale. La Chiesa attribuisce una grande importanza alla presenza di Gesù alle nozze di Cana. Vi riconosce la conferma della bontà del matrimonio e l’annuncio che ormai esso sarà un segno efficace della presenza di Cristo” (n. 1613).

“Tutta la vita cristiana porta il segno dell’amore sponsale di Cristo e della Chiesa. Già il Battesimo, che introduce nel Popolo di Dio, è un mistero nuziale: è per così dire, il lavacro di nozze che precede il banchetto di nozze, l’Eucarestia. Il Matrimonio cristiano diventa, a sua volta, segno efficace, sacramento dell’alleanza di Cristo e della Chiesa. Poiché ne significa e ne comunica la grazia, il matrimonio fra battezzati è un vero Sacramento della Nuova Alleanza” (n. 1617).

Si mediti la bella esortazione di Pio XI: “Ricordino gli sposi continuamente che, in forza dei doveri e della degnità del loro stato, sono stati santificati e fortificati da un Sacramento la cui grazia dura perpetuamente. Il matrimonio è in effetti simile all’Eucaristia che è Sacramento non soltanto nel momento in cui si celebra, ma perdura finché si conservano le speci”.

Questo Sacramento esige un’accurata preparazione spirituale come la esigono la 1ª Comunione, la Cresima, e l’Ordinazione Sacerdotale a cui ci si prepara per anni. Il fidanzamento, non si sprechi in sciocchezze e sdilinquimenti. E’ cosa seria! Non si sporchi con peccati, e sconcezze che falsamente vengon chiamate amore. Sia, invece, un tempo di riflessione, di crescita spirituale, di intensa preghiera.

Questo Sacramento esige che lo si viva come sorgente perenne di grazie, come palestra di santificazione. Papà e mamma siano per i figli luminosa guida verso il Padre celeste e verso la Mamma celeste. Ogni famiglia sia come un piccolo seminario perché abbiano a rivelarsi e a sbocciare vocazioni sacerdotali e religiose. Ogni casa sia veramente una “chiesa domestica” quindi vi siano le immagini sacre e benedette: quando verrà l’ora della morte (che è l’ora della verità) non cercherete la figura di quella donna svestita, il volto di quella diva poco esemplare, nemmeno di quel calciatore, neppure il portacenere; ma cercherete con ansia soltanto l’immagine di Gesù, della Madonna, dei Santi e l’acqua santa. E soprattutto vi sia ogni giorno la preghiera comunitaria. “La casa - dice Tommaseo - o è chiesa o è tana”: diventa chiesa se ivi si prega insieme e con devozione ogni giorno. L’esperienza di secoli insegna che “la famiglia che prega unita, vive unita”: su questa terra vive unita nell’affetto, nella fede, nella grazia, per ritrovarsi unita nella gloria del Cielo.

 

ESEMPIO. Sergio Bernardini e Domenica Bedonni, contadini nelle montagne di Pavullo (Modena), sono vissuti e morti santamente. Coniugi e genitori esemplarissimi, pur tra stenti e sacrifici e tanta povertà. Hanno avuto non poche sofferenze, ma le hanno sopportate volentieri con tanto amore a Gesù. Sergio, già felicemente sposato, in pochi anni ha 7 funerali in casa sua: gli muore papà, mamma, fratello, la sposa e i tre figli. Rimane solo come un povero Giobbe. Ma non si lamenta e confida nel Signore. Incontra un’ottima signorina, Domenica, che ha i suoi stessi sentimenti: formare una famiglia molto religiosa, con tanti figli da educare religiosissimamente nella speranza che qualcuno si consacri al Signore. Hanno dieci figli; e ne adottano un altro, un ragazzo negro che diventerà Sacerdote e Vescovo: Felix. L’educazione dei figli è veramente straordinaria, in un clima tutto soffuso di preghiera, di devozione alla Madonna, di continue invocazioni allo Spirito Santo, in un ambiente di duro lavoro nei campi, ma di grande serenità e gioia, di semplicità e di forte fede. Due figliuole si sposano. Sei figlie si consacrano al Signore. I due figli diventano Sacerdoti Cappuccini: P. Sebastiano, predicatore e Direttore spirituale di tanti giovani e handicappati; e P. Germano, missionario, il quale nel 1983, dal suddetto Vescovo Felix viene consacrato Arcivescovo di Smirne (Turchia). Questi figli sono missionari in tutti i continenti. Al funerale sia di Sergio (nel 1966) come di Domenica (nel 1971) c’è una folla enorme di fedeli, e la S. Messa viene concelebrata da oltre 50 Sacerdoti. Fedeli e Sacerdoti ripetono: “E’ morto un santo!”, “E’ morta una santa!”. (11)

Ecco il Testamento Spirituale di Domenica, che contiene pure i pensieri di Sergio: “Tutte le cose mi parlano del Signore e mi portano a Lui. Baciando una rosa, bacio la bellezza di Dio. i miei figli sono la mia corona e i miei tesori. Oh, se potessi spiegarmi e farmi sentire da tutte le mamme del mondo, quale dono, quale grazia grande è l’avere dei figli e delle Vocazioni nella propria famiglia! Ho sempre desiderato che i miei figli facessero del bene al mondo, per la gloria di Dio. Ora chiedo che siate santi. Sono contenta di avere tanti figli, ma ne vorrei altri per avere altri Sacerdoti, altri Missionari. Nella sofferenza: coraggio. Il Signore ha poi tutta l’eternità per farci gioire. Ai figli missionari: Non dubitate, sono più che felice; benedetti figli che andate a fare del bene. Noi siamo con voi e vi aiutiamo tutti i giorni con le preghiere. Quando il Signore mi chiamerà nel suo Regno, dite a tutti la mia felicità con il suono di campane a festa. Devo tanto ringraziare il Signore delle molte grazie che ci ha fatto. Vivo volentieri per i miei figli: prego spesso Gesù che li assista in ogni momento. Me li avete dati, Signore: io ve li ho allevati, ma sono vostri. Benediteli. Gesù, la Mamma celeste e la mamma terrena vi benediciamo. Arrivederci in Cielo”.

Quando avremo tanti sposi e genitori con questi sentimenti, si moltiplicheranno le Vocazioni Sacerdotali e religiose, sorgeranno numerose famiglie profondamente cristiane e la società e il mondo saranno molto migliori.

 

PROPOSITO. Invochiamo la Madonna, “Madre della Chiesa domestica”, perché grazie al suo aiuto materno, la nostra famiglia e ogni altra famiglia possa diventare veramente una “piccola chiesa”.

 

(1) Gen. 1, 26 ss. 2, 24 s. (8) G.S. 50

(2) Mt. 19, 3-9 (9) Ef. 5, 25-31 s.

(3) Mt. 5, 28 Cfr. Lc. 16, 18 (10) G. et S., 48

Mc. 10, 11; Rom. 7, 2 s. (11) Leggi la biografia:

(4) 1 Cor. 7, 10 s. e 39 “Una vocazione a

(5) G.S. 48 tutti i carismi (ed. Rogate)

(6) 1 Cor. 13, 4-7 di Romeo Panciroli.

(7) Lc. 9,48

 

(Credo in Gesù......il quale nacque da Maria Vergine)

18

MARIA, MADRE DI DIO

 

(Lc. 1,26-38)

 

“Che cosa cercano gli uomini, soprattutto i giovani? – esclamava Paolo VI – Cercano la bellezza, la grandezza, la gioia, l’amore. Maria è per tutti sorgente della vera bellezza, della vera grandezza, della vera gioia, del vero amore” perché è Madre di Dio.

 

1. MADRE DI DIO: IL VANGELO CE NE DA’ PIENA CERTEZZA mediante un incantevole crescendo di sequenze che vogliamo insieme riscoprire.

Ecco la narrazione più meravigliosa di tutto il Vangelo: Tra lo stupore del Cielo e le attese della terra (poiché tutti i popoli attendevano un Salvatore), l’Arcangelo Gabriele si presenta alla più umile e alla più santa di tutte le creature, a una fanciulla di circa 14 anni, Maria, per avvertirla che è chiamata a diventare Madre di Dio. E le rivolge il più grande e il più lieto saluto che tradotto dai testi primitivi suona così: “Allietati, o tutta piena di grazia, il Signore è con te”.

Al saluto segue l’annuncio il più alto: “Non temere, o Maria. Hai trovato grazia davanti a Dio. Concepirai e darai alla luce il Figlio dell’Altissimo”. All’annuncio segue la risposta più attesa: Maria risponde: “Fiat!” “Sì!” E’ il “Sì” destinato a illuminare il corso di tutta la storia: “Sì, si faccia di me secondo la tua Parola” (1).

A quel Fiat, a quel “Sì”, segue immediatamente l’avvenimento più straordinario di tutto l’universo: l’Incarnazione: “Et Verbum caro factum est” (2): il Verbo, ossia la seconda persona della Trinità, quindi Dio stesso, per opera dello Spirito Santo, si è fatto uomo nel seno della Vergine. Perciò la Madonna è Madre di Dio.

Ed Ella subito si reca ad Ain Karim per prestare assistenza alla sua parente Elisabetta, che, pur già vecchia, per voler di Dio onnipotente, sta per dare alla luce il precursore di Gesù, Giovanni Battista. Ed Elisabetta, ricolma di Spirito Santo, rispondendo al saluto di Lei, dice il Vangelo, “esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo. A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?” (3)

Quindi noi Cattolici evidentissimamente siamo col Vangelo quando chiamiamo la Madonna “Madre del Signore”, “Madre di Dio”. Tuttavia diciamo che è Madre di Dio non nel senso che abbia creato Dio poiché ben sappiamo che Dio nessuno l’ha creato, ma è sempre esistito; bensì nel senso che ha dato la natura umana a Dio concependo e generando Gesù. In Cristo c’è la natura umana e la natura divina unite ipostaticamente nella sola persona divina, e siccome è alla persona che si riferisce ogni azione quindi anche la maternità, perciò giustamente la chiamiamo Madre di Dio. Ella ha generato il corpo umano di Gesù, ha formato il suo cuore, il suo volto, i suoi lineamenti fisici, la sua costituzione psicologica. Ha dato a Dio quel corpo che si sarebbe immolato sulla croce per noi e poi sarebbe risorto glorioso, quel corpo e quel sangue che sarebbero rimasti presenti fino alla fine del mondo nell’Eucaristia, quel corpo che avrebbe portato per tutta l’eternità nel suo stato di gloria la somiglianza a sua madre.

 

2. MADRE DI DIO: VERITÀ DEFINITA NEL CONCILIO ECUMENICO DI EFESO (nel 431). I successori degli Apostoli, i Vescovi, sono radunati in Concilio a Efeso: stanno esaminando la questione della natura umana e divina del Cristo unite nell’unica persona del Verbo, contro l’eresia di Nestorio che ammette due persone in Gesù e ne deduce che la Madonna non è Madre di Dio. A Efeso c’è grande folla: il popolo partecipa in maniera molto viva alla discussione su queste verità importantissime, come oggi si prende viva parte ad avvenimenti infinitamente meno importanti (campionati di calcio, di ciclismo, ecc.).

E quando il popolo impara che i Padri Conciliari hanno condannato l’errore di Nestorio e, guidati dallo Spirito Santo, hanno definito che Gesù è vero uomo e vero Dio nell’unità reale e sostanziale della persona del Verbo, e, di conseguenza, la Madonna è Madre di Dio, esplode in acclamazioni, in grida di gioia, in una festa incontenibile; e, quando i Padri escono dall’aula conciliare, vengono portati in trionfo, e a sera sono accompagnati con canti, e con fiaccole accese alle loro dimore. I sentimenti di quei Padri e di quella folla festante furono espressi nell’Omelia, tenuta da S. Cirillo di Alessandria, di cui riporto qualche brano: “Ti salutiamo, o Maria, Madre di Dio, venerabile tesoro di tutta la terra, lampada inestinguibile, abitacolo di Colui che non può essere circoscritto da nessun luogo. Salve tu che hai accolto nel tuo grembo verginale Colui che è immenso e infinito. Per te la santa Trinità è glorificata e adorata. Per te la Croce è celebrata in ogni angolo della terra. Per te i Cieli esultano. Per te gli angeli e gli arcangeli si allietano. Per te i demoni sono messi in fuga. Per te la creatura decaduta è innalzata al Cielo”.

 

3. MADRE DI DIO: LA CONFERMA È VENUTA DALL’ALTO, mediante miracoli clamorosi.

A Lourdes, dal 1858 ad oggi, molti ammalati gravissimi, mentre ripetevano: “Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi”, sono guariti perfettamente e all’istante. Il Signore ha fatto questi prodigi per affermare che Maria è Madre di Dio.

La Madonna del Pilar a Saragozza (Spagna) ottiene a Miguel di Calanda, (il quale ripetutamente l’aveva supplicata: “Madre di Dio prega per noi”), un miracolo strabiliante: gli fa rispuntare una gamba che da tempo gli era stata amputata poco sotto il ginocchio dal noto chirurgo dott. Giovanni Estanga aiutato dal dott. Diego Millaruelo con l’assistenza dell’apprendista Giovanni Lorenzo Garcia che in compagnia di un suo collega aveva eseguito l’incarico di andare a seppellire nel cimitero il troncone della gamba amputata. Il fatto è stato pienamente documentato, in un processo canonico, dai suddetti medici e da tanti testimoni (4).

Medjugorije (Jugoslavia): Pur in piena obbedienza a quanto la Chiesa dichiarerà sui celebri fatti, non possiamo ignorare i moltissimi miracoli morali o conversioni ivi avvenute e le centinaia di prodigiose guarigioni. Ne esaminiamo una: Anna Basile di Milano, appena entrata nella sala delle apparizioni, subito guarisce dalla sclerosi a placche e dalla completa cecità a un occhio il cui nervo ottico era distrutto: guarigioni documentate da ben 142 referti di 25 medici e scienziati. (5) (Dite ai Testimoni di Geova e agl’increduli che ci documentino anche un solo miracolo del loro Geova o del loro mago che provi come vere le loro falsità contro le verità cristiane!).

Dunque la Madonna è veramente Madre di Dio. Lo è nel pieno senso della parola, anche senza aver dato a Gesù la divinità: infatti la madre è vera mamma dei suoi figli ancorché non abbia data ad essi la parte principale ossia l’anima che è stata infusa direttamente da Dio. Anzi, nessuna madre è tanto madre dei suoi figli come lo è Maria di Gesù Signore, poiché Maria lo ha concepito senza concorso di uomo.

La maternità divina è la base e il motivo di tutti, i suoi privilegi: È Immacolata perché non poteva essere macchiata da alcun peccato e quindi in potere di Satana Colei che doveva ospitare il Vincitore del peccato e del demonio. È Vergine, perché ha concepito Gesù per opera dello Spirito; Vergine è rimasta perché ciò era conveniente alla Madre di Dio e ciò è assicurato dalla Bibbia (6). È Assunta in Cielo perché – come dice S. Germano di Costantinopoli – “occorreva che la Madre della Vita (ossia di Gesù risorto) condividesse la dimora della Vita”.

Perché Madre di Dio è la Madre dei figli di Dio, è la Mediatrice di tutte le grazie, è il Rifugio dei peccatori, è la Consolatrice degli afflitti.

È la Madre di Dio, quindi è la perla dell’Amore di Dio, è la gemma della sua Potenza, è la bellezza della sua Gloria; è “il Capolavoro dell’Altissimo; è il Miracolo dei miracoli” (7).

Imitiamo la grande Madre di Dio!

Gesù ci invita a imitarla con queste entusiasmanti parole: “Mia Madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (8). Ora, nessuno, mai ha fatto ciò meglio della Vergine Maria. S. Agostino commenta: “Così sarete madri di Cristo” (9).

I Santi ci esortano all’imitazione. Se io non mi impegno a imitarla – dicono Origène, S. Agostino, S. Bernardo e altri Padri e dottori della Chiesa – è inutile che la veneri e la invochi come Madre di Dio: “Che giova a me se Cristo sia nato una volta da Maria a Betlemme se non nasce anche per fede nella mia anima?” (10).

Imitiamola specialmente ascoltando e meditando ogni giorno la Parola di Dio, vivendo sempre ad ogni costo nella Grazia di Dio, compiendo con gioia in ogni momento la Volontà di Dio, tenendo la mente e il cuore costantemente rivolti al Regno eterno di Dio.

 

ESEMPIO. Le apparizioni a S. Caterina Labourè.

Con la nostra mente rechiamoci in pellegrinaggio a Parigi nella Cappella della Medaglia miracolosa ove sono andati, con tanta devozione, Paolo VI, e, poi, Giovanni Paolo II. Impareremo la vera devozione alla Madre di Dio dall’esempio di un’umile suora, S. Caterina Labourè delle Figlie della Carità che vive in continua preghiera anche tra i molteplici lavori: assiste notte e giorno tanti vecchietti e per loro si occupa pure della stalla, delle mucche, del pollaio, della piccionaia, della lavanderia, della cucina. Desidera tanto vedere la Madonna. Ella le appare ripetutamente nel 1830. In una di quelle apparizioni, la Madre di Dio nelle sue mani regge un globo luminoso, sormontato dalla croce. Poi il globo scompare e dalle dita della Vergine scendono raggi di luce fino a terra. La Madonna le spiega: “Il globo che tu hai visto è il mondo, la terra dove abitano i miei figli. I raggi splendenti sono le grazie e le benedizioni che io faccio scendere su tutti coloro che mi supplicano. Sono tanto contenta di esaudire i miei figli che mi chiamano in loro aiuto, ma moltissimi non mi invocano mai e troppi raggi preziosi vanno perduti”. E le dà indicazioni precise per coniare la così detta “Medaglia miracolosa” promettendo particolare protezione e abbondanti grazie a chi l’avrebbe portata con fede.

È Cristo Dio che ha creato il mondo e che lo sostiene, ma Gesù ha affidato alla sua Madre l’umanità, e vuol salvare tutti gli uomini per mezzo di lei. Perciò – come afferma il Vaticano II – la Madre del Signore “sulla terra brilla innanzi al pellegrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione fino a quando non verrà il giorno del Signore” (11).

 

PROPOSITO. Invocheremo spesso, durante la giornata, la Madonna; la invocheremo insieme alla nostra famiglia ogni sera.

Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi!

 

(1) Cfr. Lc. 1, 26–38

(2) Gv. 1, 14

(3) Lc. 1, 39–45

(4) Riv. “Madre di Dio”, Ott. 85. Il miracolo avvenne

nella notte tra il 29 e 30–III–1640

(5) Riv. “Madre di Dio” Dic. 85, e Tv. 1° Can. 25 e 26–III–85

(6) Cfr. Is. 7, 14 e Mt. 1, 18–23

(7) S. Luigi de Monfort

(8) Lc. 8, 21

(9) “Discorso 72”

(10) Cfr. Origéne, “Com. a Lc. 22, 3”.

(11) L.G. 68.

 

 

19

MARIA, MADRE DELLA CHIESA

(At. 1, 14; Gv. 19, 25 ss.)

 

1. MADRE DEL POPOLO DI DIO E DI OGNI CRISTIANO.

Al termine della terza sessione del Concilio Ecumenico Vaticano II, Paolo VI ha proclamato Maria Vergine “Madre della Chiesa” con queste significative parole: “A gloria della Vergine e a nostro conforto, noi proclamiamo Maria SS. ‘Madre della Chiesa’ cioè di tutto il popolo di Dio, tanto dei fedeli come dei Pastori, che la chiamano Madre amorosissima... È Madre di Colui (Gesù) che fin dal primo istante della sua incarnazione nel suo seno verginale, ha unito a Sè, come Capo, il suo Corpo Mistico che è la Chiesa. È vera Madre nostra, poiché attraverso di lei abbiamo ricevuto la vita divina. Ella ci ha dato con Gesù la sorgente stessa della grazia”.

 

2. È NOSTRA MADRE SPIRITUALE, SOPRANNATURALE, “IN ORDINE ALLA GRAZIA”.

In ogni ordine di vita troviamo una madre: vicino alla piccola quercia appena spuntata dal terreno c’è la quercia madre, accanto all’agnellino c’è la pecora madre, di fronte al bimbo c’è la mamma.

Ma noi abbiamo due ordini di vita: la vita naturale e la vita soprannaturale costituita dalla grazia santificante che ci fa rinascere, ci dà una vita nuova.

Ebbene anche in quest’ordine soprannaturale abbiamo bisogno di una mamma. Significativo è l’episodio di quella bimba cui la madre aveva insegnato il segno del cristiano o segno della croce. improvvisamente dopo le parole: “Nel nome del Padre e del Figlio”, si interrompe, e, rivolta alla madre, chiede: Nel segno del cristiano non c’è la mamma?... L’istinto ce ne fa sentire il bisogno. No, nel segno del cristiano non c’è la mamma, ma nella vita cristiana, sì, c’è la mamma: è la Madonna. Infatti – afferma il celebre teologo Mersche – “Dio non ha voluto che la vita soprannaturale fosse meno umana della vita naturale, e che gli uomini da Lui adottati nel proprio Figlio fossero orfani a metà. E ha creato la Madonna (1)”, e l’ha costituita nostra Mamma spirituale o soprannaturale.

E siccome l’ordine soprannaturale è infinitamente superiore all’ordine naturale, perciò la Madonna ci è Mamma in misura infinitamente più grande della mamma terrena, quindi, pieni di gioia, possiamo esclamare con S. Efrem: “Nemo tam Màter”: nessuno ci è tanto Mamma come la Madonna!

I Padri della Chiesa – come S. Giustino, S. Ireneo, ecc. – fanno un parallelismo tra Eva, madre dei peccatori (ossia dei morti alla grazia), e Maria, madre dei vivificati dalla grazia. S. Agostino afferma che Maria è Madre di tutti gli uomini perché è Madre di Cristo di cui gli uomini sono membri mistici.

Sono stupende le parole del Vaticano II: “La Beata Vergine, col concepire Cristo, adorarlo, nutrirlo, presentarlo al Padre nel tempio, soffrire col Figlio morente in croce, cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, con l’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo fu per noi Madre nell’ordine della grazia. E questa maternità perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell’Annunciazione e mantenuto senza esitazione sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti” (2).

 

3. GESU’ STESSO L’HA PROCLAMATA NOSTRA MADRE dall’alto della croce. Sul monte Calvario Maria consumò l’opera sua di Madre della Chiesa, di Madre nostra, ripetendo il suo “Fiat” e offrendo nuovamente al Padre il suo Figlio come vittima per i nostri peccati. E Gesù morente tra gli spasimi della crocifissione, l’ha dichiarata Madre spirituale d’ognuno di noi rappresentati da S. Giovanni. Infatti leggiamo nel Vangelo: “Gesù allora vedendo la Madre e lì accanto a lei il discepolo che Egli amava, disse alla Madre: Donna, ecco tuo Figlio, poi disse al discepolo: Ecco tua Madre” (3). Mentre ce la consegna come Mamma ci affida completamente a lei: quindi l’“affidamento” o “consacrazione” alla Madonna non è altro che la ripetizione dell’affidamento pronunciato da Gesù morente sulla croce.

Il P. Roschini, grande mariologo, afferma che la Madonna spiritualmente ha concepito e partorito la Chiesa (Corpo di Cristo) quando ha concepito e partorito Gesù, Capo del Corpo Mistico; mentre concepisce e dà alla luce i singoli uomini nel Battesimo poiché la somma grazia del Battesimo, come tutte le altre grazie, è ottenuta dalla Vergine, e soprattutto perché nel Battesimo veniamo incorporati a Cristo. Poi durante la vita terrena ci porta nel suo grembo, ci tiene tra le sue braccia, ci aiuta a crescere spiritualmente e un giorno ci porterà alla perfetta vita soprannaturale ossia ci genererà alla vita della gloria sbocciata dalla vita della grazia: in altre parole ci presenterà e ci introdurrà nel Cielo. (4)

4. MADRE IMPAREGGIABILE:

a) Mamma sofferentissima: La Chiesa ce la presenta come “L’Addolorata”, come “La Regina dei martiri”; e ci ripete: “Non dimenticare mai i gemiti di tua Madre”. Ci ha spiritualmente generati mediante un indicibile dolore, mediante un vero uragàno di sofferenze. In lei si è realizzata la profezia di Simeone: “La tua stessa anima sarà trapassata da una spada” (5), dalla spada del dolore che ha raggiunto il vertice sul calvario: “Presso la croce di Gesù stava sua Madre” (6).

b) Mamma potentissima: Gesù le concede tutto ciò che chiederà. Rosmini afferma che Gesù non può negare nulla a Maria perché è sua Madre, e Maria non può negare nulla a noi perché siamo suoi figli.

c) Mamma tenerissima: “La Chiesa cattolica – afferma il Vaticano II – edotta dallo Spirito Santo, con affetto di pietà filiale la venera come Madre amantissima” (7).

Il S. Curato d’Ars afferma che l’amore premuroso, e, pieno di tenerezze, di tutte le mamme terrene verso i loro figli, pur essendo tanto grande, è come un pezzo di ghiaccio di fronte all’amore infuocato della mamma del Cielo verso ciascuno di noi.

Dunque: Facciamola contenta! Ascoltiamola! Consacriamoci a lei!

Facciamola contenta, osservando tutta la legge di Gesù; non rattristandola mai col peccato; recitando ogni giorno il S. Rosario!

Ascoltiamola nei suoi richiami. Ci ripete, come ai servi alle nozze di Cana, “fate quello che Gesù vi dirà”. Ci ripete come raccomandò a Fatima: “Convertitevi e pregate!”.

A una persona che con insistenza le diceva: “Dimostrati madre!”, lei rispose, come risponde a ciascuno di noi: “Dimostrati figlio!”

A quanti di noi potrebbe rivolgere questi rimproveri: Mi chiami Madre: ma dov’è il tuo amore? Dici di amarmi; ma perché crocifiggi mio Figlio col peccato grave e lo schiaffeggi con tanti peccati veniali? Mi accendi delle candele, ma dimentichi che queste hanno valore soltanto se sono simbolo della tua fede, del tuo amore a Gesù, della tua vita che deve essere tutta consumata per il Salvatore. Mi porti dei fiori, e te ne sono grata; ma molto più gradito mi sarebbe il profumo delle tue virtù, che ti renderebbero più simile a me e al Redentore e porterebbero ovunque, mediante una vita esemplare, “il buon odore di Cristo” (8).

Consacriamoci a Lei. Il più vivo desiderio della Madonna è il nostro Affidamento o Consacrazione a lei, che significa: metterci tra le sue braccia di Mamma, abbandonarci completamente alla sua volontà d’amore materno, affinché ci aiuti ad essere pienamente e per sempre di Gesù. Tuttavia questa Consacrazione deve essere vissuta: urge cambiare vita, romperla con il peccato; l’anima non ritorni ad essere come fiore appassito o come limone spremuto e gettato nell’immondezzaio delle passioni sregolate; e occorre correggersi pure dei difetti. Così realizzeremo lo stupendo programma di S. Bonaventura che Giovanni Paolo II ha fatto suo fin da giovane operaio nella sua Consacrazione alla Madonna e che ha impresso nel suo stemma papale: “Totus tuus”: o Mamma celeste, che io sia tutto tuo per essere totalmente e per sempre di Gesù.

 

ESEMPIO. S. Crispino da Viterbo, Cappuccino, è il primo Santo canonizzato da Giovanni Paolo II (20-6-1982), il quale ha dichiarato: “Il suo insegnamento è estremamente attuale”.

Pietro Fioretti, il futuro frate Crispino, ha 5 anni ed è già orfano del padre. La sua buona mamma Marzia si preoccupa di affidarlo alla Madonna nel Santuario mariano della Quercia, dopo avergli dolcemente ripetuto: “Io presto andrò in paradiso (infatti muore dopo qualche mese), perciò ti affido alla Mamma celeste. L’amerai tanto! Ti custodirà tra le sue braccia materne. Ti proteggerà in ogni istante della tua vita”. Il fanciullo vive pienamente questo affidamento alla Madonna. La invoca tante volte al giorno negli anni dello studio presso i Gesuiti, negli anni del lavoro da calzolaio, negli anni di vita francescana. Quasi sempre ha la corona in mano e il nome della Vergine sulle labbra, nella mente e nel cuore. Diventa uno dei Santi più devoti alla Madonna. Ai fanciulli, ai giovani, agli adulti parla spesso e con fervore della Vergine, insegna a loro i canti mariani ed esorta tutti ad amarla, così che viene chiamato ‘la rondinella della Vergine Maria’. La madonna lo protegge, lo difende da ogni male, anche da insidie tese da donne perverse e lo fa crescere nella fede, nella perfetta castità, nella santità e nella letizia francescana, per cui viene chiamato il ‘Giullare di Dio’. Soprattutto la Vergine inonda il suo cuore di un appassionato amore a Gesù e ai fratelli e lo spinge a fare della questua giornaliera per i poverelli e per i frati, una preziosa occasione di evangelizzazione quanto mai fruttuosa. Così - come ha detto il Papa - S. Crispino diventa ‘una catechesi itinerante’ per le persone, per le famiglie, e sarà un consigliere ricercato da Sacerdoti, da Vescovi e perfino dai Papi. Insegna le verità della fede di casa in casa nella città di Orvieto, in molti villaggi, in tanti paesi, nei casolari di campagna, ai numerosi fanciulli e contadini abbandonati. È un Missionario a tempo pieno. Il lavoro dei predicatori moderni di Missioni popolari si limita a poche settimane all’anno, mentre lui lo svolge ogni giorno dell’anno.

E quotidianamente compie pure tutte le altre opere di misericordia corporali e spirituali, “diventando - soggiunge il Papa - espressione vivente di carità. Ha veramente dell’incredibile l’opera da lui svolta. Nessuno sfugge alla sua attenzione, alle sue premure, al suo buon cuore: malati, peccatori, ragazze madri, bimbi abbandonati o in pericolo di essere uccisi dall’aborto, famiglie in miseria, anime disperate, commercianti disonesti da ammonire, visite ai carcerati quasi giornaliere, ecc.” (20-6-1982).

Questo grande Santo ci insegna che quando si è molto devoti della Madonna, si diventa innamorati di Gesù, caritatevoli, misericordiosi, evangelizzatori infaticabili, apostoli ferventi e ricolmi di gioia. S. Crispino, pur in mezzo a molte difficoltà, a forti inclinazioni al nervosismo e tra tanti contrasti, vive pacificamente e nella perfetta letizia, ed è solito ripetere: “Chi ama Dio con purezza di cuore, vive felice e poi, contento, muore”.

 

PROPOSITO. Mettiamo in pratica l’ultimo ricordo di P. Pio da Pietrelcina a un gruppo di suoi figli spirituali: “Amate tanto la Madonna! Fatela amare dagli altri! Recitate ogni giorno il S. Rosario!” (Dopo poche ore moriva con la corona in mano e con queste parole sulle labbra: “Gesù! Maria! Gesù! Maria!”).

La Vergine ci aiuterà a ben vivere e a ben morire.

(1) Mersche S. J., “Le theologie du Corps Mystique” (5) Lc. 2, 33 ss.

(2) L.G. 61–62 (6) Gv. 19, 25

(3) Gv. 19, 26 s. (7) L.G. 53

(4) P. Roschini, Diz. di Mariologia (8) 2 Cor. 2, 15

 

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MARIA, MEDIATRICE

DI TUTTE LE GRAZIE

 

(Lc. 1, 39-45)

 

1. CHE SIGNIFICA L’ESPRESSIONE “MEDIATRICE?” La Madonna è Madre naturale di Cristo Dio e nostra Madre spirituale. Quindi sta come in mezzo (in medio) tra Dio e le sue creature, tra Gesù e noi, e coopera a riconciliare l’uomo con Dio. Dunque è Mediatrice di grazia santificante e di grazie attuali. Quale gioia per noi sapere e pensare che in Cielo abbiamo una Madre che continuamente supplica Gesù per noi e che desidera ricolmarci dei favori celesti!

Il Vaticano II dopo aver affermato che la Madonna è Madre di Dio e che è per noi Madre in ordine alla grazia, conclude dicendo che questa maternità “perdura senza soste” dal momento dell’Annunciazione e continua meravigliosamente in Cielo: “Difatti, assunta in Cielo non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci le grazie della salute eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo ai pericoli e affanni, fino a che non siano condotti alla patria celeste. Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice. E ciò va inteso in modo che nulla detragga o aggiunga alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore. Nessuna creatura infatti può mai essere paragonata col Verbo Incarnato e Redentore; ma come il Sacerdozio di Gesù è in vari modi partecipato e dai sacri ministri e dal popolo fedele, e come l’unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l’unica mediazione del Redentore non esclude, ma suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un unico fonte” (1).

Il P. Gabriele Amorth, (il più celebre “esorcista” d’Italia), si esprime in questo modo: “Facciamo un esempio: Quando diciamo che Dio è santo e che S. Paolo è santo, adoperiamo la stessa parola santo; ma in senso diverso. Dio è Santo in senso assoluto: potremmo dire anche che Dio è la santità. S. Paolo invece è santo in senso relativo, limitato, dipendente, in quanto è reso partecipe della santità di Dio. Così quando diciamo che Gesù è mediatore, lo diciamo in senso assoluto; quando invece diciamo che Maria è mediatrice, lo diciamo in senso relativo, indicando partecipazione, dipendenza dall’unica mediazione di Cristo.

Sono mediatori gli apostoli, i missionari che predicano il vangelo. Sono mediatori i parroci, i genitori che educano i figli alla fede cristiana. È mediatore ogni battezzato che fa apostolato”.

Con maggior ragione è Mediatrice la Madonna!

 

2. MARIA È MEDIATRICE NELL’ACQUISTO DELLE GRAZIE (Mediazione oggettiva). In tal senso possiamo pur chiamarla “Corredentrice” alle dipendenze del Redentore. Infatti ha cooperato nella maniera più alta alla Redenzione compiuta da Gesù.

È lei che ha concepito, generato e allevato Gesù come vittima della nostra Redenzione, e sul Calvario l’ha offerto al Padre e ha unito i suoi dolori a quelli del Figlio. Nel protovangelo leggiamo: Dio disse: “Io porrò inimicizia tra te (o satana) e la donna (la Vergine Santa), fra la tua discendenza e la discendenza di lei (Gesù): essa ti schiaccerà il capo” (2). Qui Maria è strettamente associata a Gesù nella piena vittoria su satana ossia in tutta l’opera della Redenzione. Ora la Redenzione ha l’aspetto oggettivo ossia l’acquisto delle grazie e l’aspetto soggettivo ossia la distribuzione delle grazie: quindi la Vergine è Mediatrice sia nell’acquisto delle grazie come nella distribuzione di esse.

3. MARIA È MEDIATRICE NELLA DISTRIBUZIONE DELLE GRAZIE (Mediazione soggettiva). Leone XIII afferma: “Colei che era stata cooperatrice nel mistero dell’umana Redenzione, sarebbe stata anche la cooperatrice nella distribuzione delle grazie derivate da tale Redenzione”.

È dispensatrice di tutte le grazie, anche di quelle chieste direttamente a Dio. Si tratta delle grazie per tutti gli uomini di tutti i tempi anche dei secoli antecedenti alla venuta di Gesù e di Maria, ai quali Dio ha concesso le grazie in previsione dei meriti del Salvatore e della Vergine.

Nella Bibbia troviamo il fondamento di questa verità: a) Ad Ain Karim (a 8 Km. da Gerusalemme) Maria ha impetrato la prima grazia individuale e spirituale registrata dal Vangelo: Ella, appena ha salutato la sua parente Elisabetta che porta in grembo Giovanni Battista, subito ottiene la santificazione del bimbo che viene liberato dal peccato originale e ricolmato di grazia; e subito ottiene pure che Elisabetta sia inondata di Spirito Santo (3).

b) A Cana Maria ha impetrato il primo miracolo di Gesù di ordine terreno registrato nel Vangelo: l’acqua viene cambiata in vino squisito; e con quel miracolo ha ottenuto agli Apostoli la fede in Cristo Dio: “I suoi discepoli - dice il Vangelo - credettero in Lui” (4).

c) Nel Cenacolo Maria ha impetrato il primo grande miracolo spirituale di carattere universale, vale a dire la discesa dello Spirito Santo nella Pentecoste implorata dalle suppliche efficacissime della Madonna che pregava insieme agli apostoli e ad alcune donne (5).

Da questi e da altri brani della Sacra Scrittura noi conosciamo che Dio per concederci grazie si serve sempre della Madonna.

Da molti secoli questa è una convinzione generale nella Chiesa che S. Bernardo ha espresso con le seguenti parole: “Veneriamo Maria con tutto l’impeto del nostro cuore, dei nostri affetti, dei nostri desideri. Così vuole Colui che stabilì che noi ricevessimo tutto per mezzo di Maria”.

Lo stesso sommo poeta, Dante, nella stupenda preghiera alla Madonna, ha scolpito la fede dei teologi e del popolo del suo tempo nella Mediatrice di tutte le grazie con queste sublimi parole: “Donna, sei tanto grande e tanto vali / che qual vuol grazia e a te non ricorre / sua desianza vuol volar senz’ali” (Par. XXXIII, 13-15).

S. Luigi de Montfort afferma: “Dio Padre fece un ammasso di tutte le acque che chiamò mare; e fece un ammasso di tutte le grazie che chiamò Maria. Questo grande Dio possiede un tesoro o un magazzeno ricchissimo, dove racchiude tutto ciò che vi ha di splendido, di raro e di prezioso e questo immenso tesoro non è altro che Maria”.

Dio Figlio comunicò a sua Madre tutto ciò che Egli acquistò con la sua vita e la sua morte, i suoi meriti infiniti e le sue virtù ammirabili, e la fece Tesoriera di quanto il Padre gli diede in eredità. Per mezzo di lei Egli applica i suoi meriti ai suoi membri, comunica le sue virtù e distribuisce le sue grazie. Maria è il misterioso suo canale, l’acquedotto, per cui Egli fa passare, con soavità e abbondanza, le sue misericordie.

“Dio Spirito Santo comunicò a Maria, sua fedele Sposa, i suoi ineffabili doni e le sue grazie, e nessun dono celeste è quindi concesso agli uomini che non passi per le sue mani verginali. Poiché tale fu il volere di Dio il quale dispose che tutto noi avessimo per Maria” (6).

Quindi la devozione alla Madonna è necessaria.

Ogni anno si compia la pia pratica del “Mese Mariano” e si celebrino con amore filiale e con gioia le sue feste.

Ogni primo sabato del mese le si offra la Comunione riparatrice.

Ogni giorno si reciti il Rosario e l’Angelo del Signore.

Nelle ore della giornata la si saluti con frequenti Ave Maria e fervorose giaculatorie.

 

ESEMPIO. La Madonna di Guadalupe (Messico): un miracolo che continua. Il Santuario più frequentato della terra è certamente quello di Guadalupe, ove ogni anno giungono oltre 12 milioni di pellegrini (il triplo di quelli di Lourdes). La Vergine appare a un messicano, Juan Diego, nel 1531. Egli racconta il fatto al Vescovo: ma questi non gli crede. Allora la Madonna dà due segni: guarisce improvvisamente dalla lebbra lo zio del veggente; e poi fa che rimanga scolpita nell’interno del mantello del veggente la sua stessa immagine in forma di una ragazza messicana di straordinaria bellezza, tale qual’era apparsa a Diego. Quando il Vescovo vede quell’immagine, si commuove, si inginocchia, prega e subito dà ordine che si costruisca il Santuario ove viene esposta l’immagine della Vergine. Il popolo Messicano si converte in massa al Cattolicesimo. La straordinaria devozione alla Madonna si è mantenuta intatta fino ai nostri giorni, tenendo ancorato questo buon popolo nella fede cattolica nonostante la feroce propaganda anticlericale, protestante e massonica e nonostante la crudele persecuzione contro il cattolicesimo nei primi decenni di questo secolo.

Gli scienziati, che esaminano il dipinto, dicono: “È un miracolo si sia mantenuto, per 480 anni, quel fragilissimo mantello che fa da supporto alla pittura e che è costituito da fragile tessuto vegetale, e soprattutto è un miracolo che su tale tessuto si sia formata e vi si conservi quella bella pittura con vivi colori, senza alcun segno né di pennello né di coloranti” (Leggi la nota (7) nella pagina che segue).

Ma il miracolo più grande è la perseveranza nella fede di quel popolo: la vera devozione mariana assicura piena fedeltà a Gesù e alla Chiesa.

Coltiviamo anche noi una forte e tenera devozione alla Madonna. Dice S. Luigi de Montfort: “Quando Maria ha gettato le sue radici in un’anima, vi produce meraviglie di grazia”. “Quando verrà quel tempo in cui Maria regnerà padrona e sovrana nei cuori per sottometterli pienamente all’impero di amore del suo grande Gesù? Quando verrà che le anime respireranno Maria come i corpi respirano l’aria?” (8).

PROPOSITO. Mettiamo in pratica la raccomandazione di un santo Vescovo Missionario: “Durante la giornata seminate molte Ave Maria! Alla sera raccoglierete tanti frutti spirituali!”

S. Francesco d’Assisi ripeteva: “Quando dico l’Ave Maria i Cieli sorridono, i demoni tremano e si danno alla fuga, gli angeli esultano”.

 

(1) L.G. 62

(2) Gen. 3, 15

(3) Cfr. Lc. 1, 39-45

(4) Gv. 2, 1-12

(5) At. 1-14

(6) S. Luigi de Montfort, “Tratt.” 23.24.25

(7) Questa è certamente la più misteriosa e affascinante immagine della Vergine che non finisce di stupire gli scienziati. Recentemente, nel 1979, nell’occhio sinistro, con strumenti modernissimi, all’ingrandimento di 2.500 volte, si è scoperta una scena di almeno 10 personaggi. Altre figure sono emerse anche nell’occhio destro. Si tratta dell’apertura del mantello (“tilma”) da parte del Veggente davanti al Vescovo, scena che, allora, è stata come fotografata negli occhi, ed è rimasta intatta per secoli e secoli fino ad oggi! (Cfr. Claudio Perfetti, “Guadalupe”, Ed. Paol.). Infine, un clamoroso fatto di cronaca: il 14 novembre 1921, in tempi di dura persecuzione per la Chiesa da parte del presidente massone Albano Obregon, un impiegato del Governo, accanto all’immagine della Madonna nascose una bomba che scoppiò fragorosamente mandando in frantumi l’altare di marmo e piegando, per il calore, un grosso crocifisso in bronzo. Ma l’immagine mariana rimase intatta e non si ruppe nemmeno il fragile vetro di protezione (cf. Fam. Crist. 3-8-1988).

Inoltre le pitture aggiunte, accanto all’immagine, si sono tutte deteriorate e screpolate, mentre l’immagine è rimasta inalterata e bella.

S. Luigi de Montfort, “Tratt.” 217.

 

(Credo...la Santa Chiesa Cattolica)

21

LA CHIESA CATTOLICA:

ISTITUZIONE DIVINA

(Gv. 20, 21 s.)

 

A fianco di Maria Vergine un’altra madre ci protende le braccia, la Chiesa. Alessandro Manzoni la canta con queste parole: “Madre dei santi, / immagine della città superna, / del Sangue incorruttibile/ conservatrice eterna”.

La Bibbia e il Vaticano II ce la presentano talmente grande e piena di luce e ricca di tanti tesori spirituali da non poterla definire con un sol termine e perciò la descrivono con tante figure; ne riportiamo qualcuna: è l’“ovile” la cui porta è Cristo (1); è il “campo di Dio” (2); è l’“edificio” di Dio (3); è la “sposa” di Cristo (4); è il suo “Corpo Mistico” (5); è il “popolo di Dio” (6).

 

1. LA CHIESA È IL CORPO MISTICO DI CRISTO. Davanti a tanto splendore, quale brutta figura fanno tanti poveri laicisti e anticlericali che (o con cattiveria o con spaventosa ignoranza) vanno blaterando: “Cristo sì, Chiesa no!” Voi, figli della luce, non ripetete mai questa tenebrosa menzogna. Ma ascoltate lo Spirito, il Quale, per mezzo di S. Paolo, ripetutamente grida: “Cristo è il Capo, la Chiesa è il suo Corpo” (7).

Avete mai visto passeggiare per le strade o per le piazze un corpo senza capo o un capo senza corpo? Come non può esistere un capo senza corpo e viceversa, così non esiste Cristo senza Chiesa e Chiesa senza Cristo. Chi rifiuta la Chiesa Corpo di Cristo, rifiuta Cristo Capo della Chiesa.

Il Card. Pellegrino ripeteva: “Per essere cristiani bisogna fare una scelta: o restare con Cristo nella Chiesa o mettersi fuori della Chiesa e non essere più con Cristo”.

Pio XII affermava: “La Chiesa è il prolungamento di Gesù nel tempo e nello spazio”. Infatti continua nei secoli la missione di salvezza di Gesù, rimanendo sempre fedele al comando di Cristo Dio, il Quale disse agli Apostoli e ai loro successori (Papa, Vescovi, Sacerdoti): “Come il Padre ha mandato me, così Io mando voi” (8). “Chi ascolta voi ascolta Me; e chi disprezza voi disprezza Me” (9). “A Me è stato dato ogni potere in Cielo e in terra. Andate dunque, ammaestrate tutte le genti... insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato” (10). “Io sono con voi sino alla fine del mondo” (11).

 

2. LA CHIESA È ISTITUITA DA GESÙ: È voluta dal Padre, è fondata dal Figlio, è animata dallo Spirito Santo. Il vangelo ce ne dà l’assoluta certezza.

Il celebre scrittore Papini grida: “Una sola luce: il Vangelo; al di fuori del Vangelo tutto è buio, buio, popolato di larve e di mostri”. Il Vangelo è il libro più storico dell’antichità, è l’unico sicuramente veritiero. Da giovane studente rimasi impressionato nell’udire in Piazza Maggiore di Bologna questa bella frase del prof. Giovanni Albanese: “Se i Vangeli non sono storici, nessun altro documento è storico, perché nessun altro fu mai così fondato, così comprovato, così testimoniato, così analizzato, anatomizzato e studiato, come i Vangeli”.

I Vangeli sono stati scritti da due Apostoli (testimoni oculari e auricolari di tante cose che scrivono) e da due discepoli degli Apostoli i quali non fanno altro che scrivere la predicazione che hanno udita dagli Apostoli. Da un’attenta lettura si conosce che la loro unica preoccupazione è quella di dire la verità. E sono morti martiri per testimoniare che era vero quanto avevano scritto. La stessa cosa è avvenuta per gli scrittori degli Atti e delle Lettere apostoliche.

Ora, Pascal afferma: Io credo ai testimoni e agli storici che si lasciano uccidere per affermare che è vero quanto hanno detto e quanto hanno scritto.

Prendendo in mano il Vangelo, gli Atti e le Lettere apostoliche conosciamo con chiarezza solare che Gesù ha istituito la Chiesa. Infatti, dopo una notte passata in preghiera, Egli, tra i discepoli sceglie 12 uomini, li chiama Apostoli, li abitua all’apostolato. E mentre ha chiesto a tutti i suoi seguaci, uomini e donne, di seguirlo, di essere suoi testimoni, di diventare santi, soltanto a quei 12 uomini (ossia agli Apostoli e ai loro successori) concede i seguenti poteri: Celebrare l’Eucarestia (12). Predicare e battezzare (13). Rimettere i peccati (14). Ungere gli infermi con olio santo (15). Dirigere e governare la Chiesa (16). Fare leggi e toglierle (17). S. Paolo parla pure del Sacramento del Matrimonio (18). Gli Apostoli amministrano la Cresima (19), conferiscono l’Ordine Sacro, consacrando altri Vescovi e Sacerdoti (20), rimproverano e puniscono (come nel caso di Anania e Saffira) (21).

Gesù sulla croce ha affidato la Madonna come madre spirituale a ogni cristiano rappresentato da S. Giovanni (22).

Gesù ha pure scelto il fondamento, il Capo, il Pastore supremo della Chiesa: è Pietro, di cui parleremo nella seguente catechesi.

Gesù chiaramente fa capire che gli Apostoli dovevano avere dei successori, infatti afferma: “Predicate e battezzate tutte le genti”; “sarò con voi fino alla fine del mondo” (23). Ora, come risulta dai documenti storici, Pietro è morto quando era Vescovo a Roma, quindi successori di Pietro sono i Papi; successori dei 12 Apostoli sono i Vescovi.

Io conosco un solo Gesù vero, e una sola Chiesa vera: il Gesù e la Chiesa del Vangelo. Ebbene la Chiesa vera è soltanto quella che ha sempre mantenuto e continua a mantenere i punti fermi che sono stati stabiliti da Cristo Dio e che abbiamo ora esposti: punti essenziali e irrinunciabili: S. Messa, i sette Sacramenti, Predicazione Apostolica, Devozione a Maria Vergine, Sacra Gerarchia come è voluta da Gesù cioè comprendente Papa e Vescovi e Sacerdoti e Diaconi... Chi rifiuta anche uno solo di questi elementi essenziali, non appartiene più alla vera Chiesa di Cristo. La Chiesa vera non può abdicare a ciò che di essenziale ha stabilito Cristo Dio e non può negare neppure una delle verità che Gesù ha chiaramente insegnato e gli Apostoli hanno predicato.

Tutti questi punti fermi, tutte queste verità, soltanto nella Chiesa Cattolica sono stati creduti sempre, da tutti, concordemente (semper, ab omnibus, unanimiter!).

 

3. GESÙ CI SALVA SOLO PER MEZZO DELLA CHIESA. Quindi il demonio farà tutto il possibile per allontanare le anime dai Sacerdoti, dalla Chiesa.

Una obiezione che fa strage... (una fra tante): Molti Sacerdoti e perfino alcuni Vescovi e Papi sono cattivi, affaristi, scandalosi, quindi non credo alla Chiesa, non andrò mai più ai Sacramenti e alla Messa. Rispondo: Di fronte alla Chiesa o si è stercorari che vanno all’affannosa ricerca soltanto di rifiuti e di marciume oppure si è api che non si posano mai sulla sporcizia, ma vanno a posarsi sui fiori, preoccupate solo di inebriarsi del nettare e del miele. Tu impegnati a essere un’ape. I Sacerdoti pur essendo distributori dei tesori santissimi di salvezza, sono uomini e quindi hanno i loro difetti, tuttavia moltissimi Sacerdoti e Vescovi sono ottimi. E su 264 Papi che sono esistiti, ben 82 sono Santi tra cui 33 Martiri, 8 sono Beati e diversi sono Servi di Dio. Se ci sono dei Sacerdoti cattivi, se la vedranno loro stessi davanti al tribunale di Cristo; al vero credente in Gesù interessa soltanto che essi gli abbiano trasmessi intatti, nel corso di 2.000 anni, questi tre grandi tesori spirituali: l’Eucarestia, la Parola di Dio (ossia tutte le verità rivelate), il Perdono dei peccati nella Confessione.

Napoleone dall’alto della roccia di S. Elena contemplò a lungo il mare, il cielo e pensando al suo Impero andato in frantumi, esclamò: “I popoli passano! I troni crollano! La Chiesa resta!”. Sì, la Chiesa resterà per sempre perché non è opera d’uomini, ma è opera di Cristo Dio.

Perfino Einstein ha detto: “La Chiesa cattolica è la sola eminente e storicamente durevole organizzazione”.

La Chiesa è morta? No! Sono morti alla grazia di Dio coloro che l’abbandonano. La Chiesa non morirà mai!

Dice S. Paolo: “È la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità” (24).

Ripeteremo, perciò, con S. Giovanni Crisostomo: “La nostra speranza è la Chiesa, la nostra salvezza è la Chiesa, il nostro rifugio è la Chiesa”.

Faremo nostre le parole di Paolo VI: “La Chiesa..., di cui nulla al mondo vi è di più grande e di più santo, essa è il nostro amore costante. Non si ama Cristo se non si ama la Chiesa”.

Rifletteremo alle parole di S. Cipriano: “Non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre!

S. Agostino ammonisce: “Che ti giova se lodi il Signore, onori il Padre, testimoni il Figlio (Gesù), se bestemmi la Chiesa? Chi vive fuori della Chiesa non sarà mai annoverato tra i figli di Dio. Tu avrai tanto di Spirito Santo quanto di amore avrai alla Chiesa... Carissimi, considerate dunque tutti, all’unanimità, Dio Padre e la Chiesa Madre affinché la benedizione del Signore su di voi resti in eterno”.

 

1° ESEMPIO. I Martiri di una cittadina della Frigia:

Lo storico Lattanzio racconta che gli abitanti cristiani furono tutti rinchiusi nella cattedrale. Poi fu loro imposto di uscire come segno che intendevano abbandonare la religione cristiana cattolica. Se non fossero usciti significava che volevano rimanere cattolici e perciò sarebbero stati bruciati vivi. Nessuno uscì. Tutti preferirono morire tra le fiamme piuttosto che rinnegare la Chiesa.

 

2° ESEMPIO. P. Lazzaro Graziani, Cappuccino Veneto, Missionario martirizzato con oltre 100 coltellate.

In uno dei suoi viaggi missionari arriva (il 14 Marzo 1961) nel villaggio africano di Pargala (Angola). Ha un vasto programma di lavoro: catechesi, confessioni, ecc. A sera entra nella capanna che gli hanno preparato per un po’ di riposo. Ma nella notte, prima dell’alba, numerosi soldati sbandati e protestanti, venuti da lontano, abbattono la fragile porta, gli strappano i vestiti, lo trascinano e lo legano a un palo in mezzo alla piazza del villaggio e, per due giorni e due notti, lo privano di cibo e di acqua e lo bastonano e lo torturano. Se fosse diventato protestante chi sa quanti onori avrebbe ricevuto! Il missionario continua a stringere nella sua mano destra il piccolo Crocifisso che gli aveva consegnato Papa Giovanni XXIII e che i carnefici non sono riusciti a strappargli, e prega, prega, e invoca la Madonna di cui è molto devoto. All’improvviso arriva uno dei capi dei soldati in rivolta, di nome Alfredo; anche lui è protestante. Chiede: “Chi è questo bianco?” Gli rispondono: “È un missionario cattolico”. Grida a squarciagola: “Allora, se è cattolico, uccidetelo!” Quegli uomini subito si mettono all’opera, ma lo fanno morire a poco a poco. Con lunghi coltellacci (detti catana e che servono per farsi strada nella foresta) gli si avventano contro, eccitati dall’alcool, al ritmo del tamburo, tra urli selvaggi, in una danza sfrenata. I colpi si succedono ai colpi. Lui continua a stringere il Crocifisso e prega ad alta voce, e ripete parole di perdono ai suoi carnefici. Lo fanno letteralmente a pezzi. Poi fuggono. I Cattolici si avvicinano, vedono il loro amato missionario ridotto a brandelli sparsi per la piazza; e, con meraviglia di tutti, viene trovata la mano destra intatta e che ancora stringe il Crocifisso.

Sull’esempio di questi martiri, amiamo appassionatamente la Chiesa, pronti, se sarà necessario, a essere bruciati vivi o fatti a pezzi per restare fedeli alla Chiesa che è “l’inizio in terrra del regno di Cristo”, quindi “è necessaria alla salvezza”, e che “prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio” (lumen g. 3; 5; 8; 14).

 

PROPOSITO. Preghiamo ogni giorno la Madonna per la Chiesa: chi più di lei l’avrà a cuore, lei che Paolo VI ha proclamato “Madre della Chiesa”?

 

(1) Cfr. Gv 10, 1-10

(2) Cfr. 1 Cor. 3,9

(3) Cfr. 1 Cor. 3,9

(4) Cfr. Ef. 5, 25

(5) 2 Cor. 5, 17

(6) L.G. 6

(7) Cfr. Col. 1, 24;

1 Cor. 6, 15; 10, 17;

Ef. 1, 22 s.

(8) Gv. 20, 21

(9) Lc. 10, 16

(10) Mt. 28, 18 ss.

(11) Mt. 28, 20

(12) Lc. 22, 19

(13) Mt. 28, 19 s.

(14) Gv. 20, 19 ss.

(15) Gc. 5, 14

(16) Cfr. Mt. 16, 18 s.;

Gv. 21, 15 ss.

(17) Mt. 18, 18

(18) Ef. 5, 25. 31 s.

(19) Cfr. At. 8, 14 ss.

(20) Cfr. At. 13, 3; 14, 23

(21) At. 5, 1

(22) Gv. 19, 26 s.

(23) Mt. 28, 18-19

(24) 1 Tim. 3, 15

 

Corollario. CHIESA E ISLAM O MAOMETTANESIMO

 

Noi Cattolici dobbiamo dialogare con i Maomettani, ma non lasciamoci pervertire da loro! (come hanno fatto, in Italia, 10.000 Cattolici).

Con gioia condividiamo con i Maomettani diverse verità fondamentali: la fede in un solo Dio, nel Giudizio del Signore, nell’esistenza della vita eterna, ecc. Con loro si deve dialogare fraternamente, con reciproca simpatia. E con gentilezza si deve annunciare anche ad essi Cristo Dio, senza pretese di conversioni che spettano solo a Gesù.

Tuttavia sono molte e importanti le verità cristiane che l’Islam nega:

• Nega la Trinità e la divinità di Gesù, la S. Messa, i Sacramenti, nega che la Madonna sia Madre di Dio (cf. Corano, sura 5,72 e 5,73) e la scambia con la sorella di Mosè, vissuta ben 1.500 anni prima (cf. sura 19,27-33).

• Nega il peccato originale e quindi la redenzione di Cristo (sura 4,156-159).

• Nega, in parte, la bontà e la giustizia di Dio, quando, per esempio, il Corano afferma: “Dio fa errare chi vuole e pone sul retto sentiero chi vuole” (sura 6,39). “Dio perdona a chi gli pare e piace” (sura 4,116). “Molti uomini abbiamo creato per la Gehenna” ossia per l’inferno (sura 7,159).

• Nega il paradiso ai non Musulmani, destinandoli tutti all’inferno.

• Nega il perdono verso i nemici gridando: “Ammazzateli ovunque li incontrate” (sura 2,191). Parla di “guerre sante”, ecc.

• Nega la castità degli uomini e degrada la donna, concedendo a ogni musulmano 4 mogli (sura 4,3) e quante concubine vuole (sura 23,6), e donando a Maometto 12 mogli (sura 33,50-51) e assicurando ad ogni musulmano, in paradiso, ben 5.300 donne (cf. qui, pag. 223).

 

Cattolici, rispettate l’Islam, ma non abbandonate mai Gesù, castissimo, pieno di misericordia, vero uomo e vero Dio.

Maometto non ha mai ottenuto da Dio nessun vero miracolo per provare che lui è il suo profeta e che il Corano è vero; Gesù, invece, ha dimostrato di essere Dio e che il Vangelo è vero, compiendo, quando era in terra e in questi 2.000 anni (anche per mezzo della Vergine e dei Santi), innumerevoli miracoli, documentati, e riconosciuti dagli scienziati come scientificamente inspiegabili.

Amate Gesù, unico Salvatore dell’umanità, che vuole condurre in paradiso tutti, anche i maomettani in buona fede, i quali sono nostri cari fratelli in Abramo.

 

22

IL CAPO VISIBILE

DELLA CHIESA: IL PAPA

(Mt. 16, 15-19)

 

Negli ultimi secoli, fino al 1950, tanti nostri fratelli protestanti e molte Sette hanno insistito nel negare l’autorità del Papa, ossia il Primato del Vescovo di Roma sulla Chiesa universale quale successore di S. Pietro, affermando che Pietro non è mai stato a Roma.

Ebbene, la celebre scienziata prof. Margherita Guarducci, per autorizzazione di Pio XII e poi di Paolo VI, ha esaminato, con estremo rigore scientifico e con alta competenza, per ben 16 anni (dal 1952 al 1968), tutti i reperti degli scavi eseguiti dal 1939 al 1949 sotto la Basilica di S. Pietro a Roma. E ha potuto dare agli scienziati e all’umanità la certezza del sicuro ritrovamento del sepolcro e delle reliquie di S. Pietro. Ha pure assicurato che i numerosi “graffiti”, rinvenuti attorno a questo sepolcro, confermano l’importantissima scoperta. E ha aggiunto che anche nelle altre catacombe romane, ma soprattutto qui, i nomi più ripetuti nei “graffiti” e accostati l’uno all’altro sono: “Gesù”, “Maria”, “Pietro”; segno evidente che fin dai primi tempi erano tre le persone più amate dal popolo cristiano: Gesù, Maria e Pietro ossia il Papa. Leggi nota (1) a pag. 148.

 

1. GESU’ PROMETTE A PIETRO E AI SUOI SUCCESSORI PIENA AUTORITÀ SULLA CHIESA. Precisiamo che si tratta di un’autorità che è servizio di fede e di amore, tanto che i Papi hanno definito se stessi: “Servi dei servi di Dio”.

Sulle rive azzurre del lago di Tiberiade Gesù propone ad alcuni uomini una impresa che sembra pazzesca: “Seguitemi! Vi farò pescatori di uomini” (2). Lasciano tutto e lo seguono: sono i primi apostoli.

A uno di loro, a Pietro, 15 giorni prima della Pasqua, rivolge parole che sfideranno i secoli: “Beato te, Simone... Tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno mai contro di essa. A te darò le chiavi del Regno dei cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato anche nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto anche nei cieli” (3). Promesse chiare e senza condizioni e quindi certamente realizzate.

Gli cambia nome per significare, secondo il linguaggio biblico, che gli prepara un grande incarico, lo sceglie come “roccia” e “fondamento” della sua Chiesa, con piena autorità raffigurata nelle “chiavi” e col potere di far leggi (“legherai”...).

 

2. GESU’ DÀ A PIETRO E AI SUOI SUCCESSORI IL POTERE DI GUIDARE LA CHIESA.

Gesù è risorto dalla morte. Alcune settimane dopo questo avvenimento strabiliante, appare sulle rive incantevoli del lago di Tiberiade a 7 apostoli che stanno pescando presso Tabga ove oggi sorge la bella Chiesetta del Primato. Chiede a Pietro per tre volte: “Mi ami tu?” e gli affida la guida pastorale di tutto il suo gregge (Sacerdoti e fedeli) dicendo: “Pasci le mie pecorelle, pasci i miei agnelli” (4).

 

3. GESU’ A PIETRO E AI SUOI SUCCESSORI CONCEDE IL DONO DELL’INFALLIBILITÀ.

Egli ha appena istituito l’Eucarestia mediante la quale ha donato alla sua Chiesa la forza più potente per fuggire o distruggere il peccato; e subito si affretta a elargire a Pietro, al Papa, a esclusivo vantaggio del suo popolo, il dono della infallibilità per evitare o distruggere l’errore sino alla fine del mondo.

Si rivolge a Pietro con parole allarmanti: “Simone, Simone, Satana va in cerca di voi per vagliarvi come si fa per il grano; ma Io ho pregato per te perché non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli”(5).

a) L’infallibilità del Papa è garantita da questa onnipotente preghiera di Cristo Dio che qui è incondizionata e inoltre qui si identifica con la sua decisa volontà. Questa infallibilità è limitata all’ambito della fede e della morale; e si realizza solamente quando il Papa parla ex cathedra ossia quando si pronuncia come pastore di tutti i cristiani e in maniera definitiva. Rarissimamente i Papi hanno fatto ricorso al dono dell’infallibilità: in questi ultimi 150 anni circa, è avvenuto soltanto due volte: per la definizione del dogma dell’Immacolata (1854) e del dogma dell’Assunta (1950).

Infallibilità non significa impeccabilità: il Papa ha i suoi difetti morali, ha pure la possibilità di commettere mancanze gravi, come è successo in alcuni casi ossia per quattro o cinque Papi; ma anche in questi casi l’infallibilità è rimasta pienamente salva; e in 2.000 anni nessun Papa ha insegnato alcun errore sulla fede.

Il Papa nel suo insegnamento ordinario, pur non essendo infallibile, ha una particolare assistenza dello Spirito Santo.

b) C’è un’altra infallibilità: quella del collegio dei Vescovi. Il Vaticano II afferma: “Quantunque i singoli Vescovi non godano della prerogativa dell’infallibilità, quando, tuttavia, anche dispersi nel mondo, ma in comunione tra loro e col Successore di Pietro, nel loro insegnamento autentico circa materie di fede e di morale, convengono su di una sentenza da ritenersi come definitiva, enunziano infallibilmente la dottrina di Cristo. Il che è ancor più manifesto quando, radunati in Concilio Ecumenico, sono per tutta la Chiesa Dottori e Giudici della fede e della morale, e alle loro definizioni si deve aderire con l’ossequio della fede” (6).

c) Esiste pure l’infallibilità dei fedeli nel credere (non nell’insegnare), come dichiara il Vaticano II: “L’universalità dei fedeli... sotto la guida del Sacro Magistero... per quel senso della fede che è suscitato e sorretto dallo Spirito di verità... non può sbagliarsi nel credere” (7).

L’infallibilità (nei limiti suddetti) è indispensabile alla vera Chiesa. Infatti Gesù ha comandato di insegnare sotto pena di dannazione eterna dicendo: “Predicate... Chi crederà sarà salvo, chi non crederà sarà condannato” (8). Ora, senza infallibilità, la Chiesa, insieme alle verità, insegnerebbe inevitabilmente anche degli errori sotto pena di dannazione. Ciò è assurdo! Inoltre questi errori sarebbero imputabili a Gesù e allo Spirito Santo i quali hanno assicurato la loro assistenza perenne alla Chiesa. E anche ciò sarebbe assurdo!

Che l’infallibilità sia necessaria lo riconoscono perfino alcuni dei Protestanti più intelligenti e più riflessivi.

Sertillanges scrive: “Un illustre Protestante, Augusto Sabatier, dopo ampia discussione, conclude: o accettare la Chiesa infallibile o rinunciare ad ogni dogma. Un dogma (ossia una verità) indiscutibile suppone una Chiesa infallibile” (9).

 

4. PIETRO E I PAPI HANNO SEMPRE ESERCITATO L’AUTORITÀ RICEVUTA DA GESU’.

a) Pietro, dopo l’Ascensione e la Pentecoste, si comporta sempre come Capo della Chiesa: Propone di completare il collegio dei 12 apostoli con l’elezione di Mattia al posto di Giuda il traditore (10). Si alza a parlare il giorno di Pentecoste a nome degli altri apostoli (11). Difende contro le autorità giudaiche il diritto suo e degli altri alla predicazione (12). Condanna Anania e Saffira (13). Dà inizio alla conversione dei pagani ricevendo, nella Chiesa, Cornelio (14). Occupa il primo posto nel Concilio di Gerusalemme (15). Il rimprovero di Paolo a Pietro in Antiochia era solo su un comportamento pratico, non su un principio già approvato anche da Pietro al Concilio di Gerusalemme, cioè che non era necessario far circoncidere i pagani convertiti. (16).

b) Successore di Pietro, primo Papa, è il Vescovo di Roma. Pietro in un primo tempo è Vescovo di Gerusalemme, poi, eccolo Vescovo di Antiochia, da qui parte per la capitale del mondo, Roma, ove muore martire, crocifisso con la testa in giù, versando tutto il suo sangue per amore di Cristo. Essendo morto quando era Vescovo di Roma, i suoi successori, come Capi della Chiesa, sono i Vescovi di Roma, che saranno chiamati Papi essendo i papà, i padri spirituali di tutte le anime redente da Gesù.

b) I Papi si sono comportati come Capi della Chiesa e sono stati riconosciuti tali fin dai primi secoli:

Nel 97 d.C. il Papa Clemente interviene con autorità mediante una lettera per ristabilire la pace a Corinto, nonostante che nella vicina Efeso risieda l’apostolo S. Giovanni.

Nel 107 S. Ignazio di Antiochia scrive: “Alla Chiesa che presiede nel luogo della regione dei romani, degna di Dio, degna di onore... e capo della fraternità secondo la legge di Cristo”.

Nel 180 S. Ireneo, Vescovo di Lione, (in “Adversus haereses 3, 3, 2) afferma: “È sempre stato necessario che ogni Chiesa, cioè i fedeli di ogni luogo, si volgesse alla Chiesa romana in forza del suo Sacro primato” (Cat. della Chiesa n. 834).

S. Massimo, il confessore, nel 650 soggiunge: “Dalla discesa del Verbo Incarnato verso di noi, tutte le Chiese cristiane sparse in ogni luogo hanno ritenuto e ritengono la grande Chiesa che è qui (a Roma) come unica base e fondamento” (Opuscola theol., Ivi).

Possiamo dire con la grande francescana secolare Armida Barelli: “Mentre l’Ostia consacrata è Gesù che tace, il Papa è Gesù che parla”; instancabilmente ci insegna le sicure vie della verità, della grazia di Dio, della pace, della salvezza terrena ed eterna. Ascoltiamolo!

Tutti i Padri e i Dottori della Chiesa, in questi due millenni, hanno sempre ripetuto quelle parole scolpite sul sepolcro di S. Ambrogio: “Ubi Petrus, ibi Ecclesia, ubi Ecclesia, ibi salus aeterna”: dove c’è Pietro, dove c’è il Papa, ivi c’è la vera Chiesa e dove la Chiesa è ascoltata e seguita ivi c’è salvezza eterna.

Il sommo poeta Dante Alighieri ci ricorda che per salvare l’anima è sufficiente seguire la Bibbia e lasciarci guidare dal Papa che la custodisce e l’interpreta: “Avete il vecchio e il nuovo Testamento / e il Pastor della Chiesa che vi guida: / questo vi basti a vostro salvamento” (17).

 

ESEMPIO. Il Servo di Dio P. Pio da Pietrelcina, uno degli uomini più devoti del Sommo Pontefice, è in perfetta antitesi ai più feroci nemici del Papa, tra i quali scelgo tre nomi simbolici: Lutero, il principe degli eretici, che andava ripetendo: “O Papa, in vita sono la tua peste, e in morte, la tua morte”. Lui è morto da 400 anni, ma il Papa vive. Voltaire, patrono dei laicisti e anticlericali, che gridava: “Fra venti anni con le budelle dell’ultimo Prete strozzerò l’ultimo Papa”. Lui dopo venti anni moriva disperato, ma il Papa ci sarà sino alla fine del mondo. Napoleone, modello dei persecutori, ha imprigionato, deportato e umiliato il Papa. Ma poi lui stesso fu sconfitto e deportato e ha sofferto esattamente tutto quello che ha fatto soffrire al Papa. Sono casi che fanno pensare. In Francia da allora si è diffuso il motto: “Chi mangia di Papa, crepa”.

Il P. Pio ha amato moltissimo il Vicario di Cristo, pur in mezzo alle più dure prove. Quando era ancor giovane, falsamente accusato da alcune persone, la Santa Sede gli inflisse la punizione più grave per un Sacerdote: la proibizione di Confessare, di celebrare la Messa pubblicamente, ecc. Lui soffrì terribilmente, ma non disse neppure una parola di lamento o di mormorazione. Anzi crebbe maggiormente nel rispetto e amore alla S. Sede e al Papa.

Sempre, nelle 4 ore di preparazione alla Messa che celebrava alle 5 del mattino, in primo luogo pregava per il Papa. E quando giungemmo al culmine della contestazione globale e tanti cristiani e perfino alcuni Sacerdoti sciagurati si scagliarono contro Paolo VI, uno dei più grandi Papi della storia e che – come ha affermato Giovanni Paolo II – “di verità e di sapienza per 15 anni ha inondato il mondo intero”, ebbene, P. Pio, ormai prossimo alla morte, sfinito per i 50 anni di stigmatizzazione sanguinante e di transverberazione mistica, prese la penna nelle sue mani piagate e scrisse al Papa una bellissima lettera, in cui esprimeva tutta la sua “devozione e affettuoso ossequio e incondizionata obbedienza”. E aggiungeva: “Vi offro la mia preghiera e sofferenza quotidiana, affinché il Signore vi conforti con la sua grazia, per continuare il diritto e faticoso cammino nella difesa della eterna verità che mai si cambia col mutar dei tempi”.

“Per me – ripeteva P. Pio – dopo Gesù non c’è che il Papa... Per il Papa e per la Chiesa darei mille volte la vita”. P. Pio insegna a tutti come si deve rispettare, amare e seguire il Papa. Chi ama il Papa, ama la Chiesa, chi ama la Chiesa, ama Cristo Dio, poiché, come diceva S. Caterina da Siena e come ripeteva P. Pio, “il Papa è la fragranza di Gesù; fragranza del suo amore per l’umanità. Il Papa è il bianco Gesù, è la sua bocca, la sua mano, è l’ostensorio di Gesù; è il dolce Cristo in terra”.

PROPOSITO. Preghiamo ogni giorno Gesù e la Madonna per il Santo Padre.

 

(1) Confronta il libro “Pietro in Vaticano” della prof. Margherita Guarducci. Costei è Accademico Nazionale dei Lincei, Accademico Pontificio, tenace ed insigne studiosa, altissima autorità universalmente riconosciuta specialmente in campo epigrafico.

La prof. Guarducci, dopo aver sventato l’incredibile inganno di un ecclesiastico e altre difficoltà, e dopo aver esaminato tutti i reperti degli scavi, individuando, con certezza, “le reliquie o ossa di S. Pietro”, perché non restasse alcun dubbio, ha fatto esaminare attentamente e scrupolosamente quelle “reliquie” da un antropòlogo di fama mondiale: il prof. Venerando Correnti, titolare delle Cattedre di Antropologia dell’Università di Palermo e poi di Roma. Questi ha assicurato che si tratta delle “ossa di S. Pietro”. Dopo che la scienza ha acquisito queste assolute certezze, Paolo VI, il 28 giugno 1968, ha annunciato al mondo che le “reliquie di S. Pietro” erano state ritrovate. (cf. Margherita Guarducci, “Le chiavi sulla pietra”, ed. Piemme).

 

(2) Mt. 4, 18–22

(3) Mt. 16, 15–19

(4) Gv. 21, 1–22

(5) Lc 22, 31 s.

(6) L.G. 25

(7) Cfr. L.G. 12

(8) Mc. 16, 14-16

(9) Sertillanges, “Il Cat.

degli increduli”

(10) At. 1, 15–26

(11) At. 2, 14

(12) At. 4, 1–12

(13) At. 5, 1–11

(14) At. 10, 14–48

(15) At. 15, 6 s.

(16) Cfr. D. Grasso, “Il

problema di Cristo”

(17) Par. 5, 76 ss.

23

QUAL È LA VERA CHIESA,

LA VERA RELIGIONE?

(Ef. 4, 4-6)

 

Rechiamoci col pensiero, per un istante, ad Assisi, patria di S. Francesco. Nella storia dell’umanità mai c’è stato un avvenimento simile. Per iniziativa di Giovanni Paolo II si sono riuniti, per la prima volta, i rappresentanti delle principali religioni del mondo (il 27 Ottobre 1986).

Si sono radunati per pregare insieme e digiunare allo scopo di chiedere a Dio “pace e bene” per tutta l’umanità che era in pericolo di una conflagrazione atomica.

Se questa riunione dei rappresentanti delle religioni fosse avvenuta ai tempi di S. Francesco, questi avrebbe fatto grandi salti per la gioia. Assisi, almeno per un giorno, è diventata la capitale spirituale del mondo, la capitale di tutte le religioni. Quante religioni ci sono sulla terra!

1. TUTTE LE RELIGIONI SONO UGUALI? No! Se fossero tutte uguali ci sarebbe una sola religione.

2. TUTTE LE RELIGIONI SONO VERE? No! Sarebbe lo stesso che voler sostenere che 2+2 fa e 4 e 5 e 6 e 80 e così all’infinito: sono tante le risposte possibili, ma una sola è la risposta vera: 2+2 fa 4. Così si dica delle religioni: sono tante, ma una sola è la religione vera (cioè che ha la pienezza della verità). In altre parole: ogni religione ha un certo numero di verità, ma una sola può avere tutte le verità, poiché – come dice S. Paolo – uno solo è il Signore, quindi una sola è la fede ossia la vera religione: “Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti” (1).

3. QUAL’È LA RELIGIONE VERA? QUELLA CRISTIANA! Soltanto Dio ha la possibilità di non insegnare alcun errore e di rivelarci solo delle verità. Quindi l’unica religione vera è quella istituita da Dio ossia la religione Cristiana, istituita da Cristo Dio. Perciò, con rispettosa ammirazione mettiamo da parte tutte le religioni istituite da uomini: il buddismo, l’induismo, il maomettanesimo e ogni altra religione non cristiana. Mettiamo pure da parte, con devota stima, l’ebraismo istituito da Dio, ma come preparazione alla venuta di Cristo, e perciò destinato a sfociare nel Cristianesimo.

4. TRA LE MOLTE CHIESE O RELIGIONI CRISTIANE QUAL È QUELLA VERA? È LA CHIESA O RELIGIONE CATTOLICA.

Sono tante Chiese che si dicono cristiane; ecco le principali:

La Chiesa Cattolica, che conta 980 milioni di anime.

La Chiesa Ortodossa separata da quella Cattolica da circa mille anni; conta 250 milioni di anime; professa quasi tutte le verità sempre credute dalla Chiesa cattolica, con la quale è in ottimi e cordiali rapporti.

Dobbiamo pregare perché avvenga quanto prima la riunificazione delle due Chiese sorelle.

La Chiesa protestante, separata dalla Chiesa cattolica dal tempo di Lutero (1522). È suddivisa in 400 Chiese o religioni protestanti principali (oggi agglomerate nel Consiglio mondiale delle Chiese Evangeliche) e in migliaia di Chiese protestanti secondarie. Tutte queste Chiese protestanti, insieme, contano circa 550 milioni di anime. Con la Chiesa cattolica sono in buoni rapporti ecumenici.

Inoltre dal principio protestante del libero esame della Bibbia sono pullulate innumerevoli Sette che oggi costituiscono un enorme pericolo per tutto il cristianesimo sia cattolico che protestante: di queste parleremo nella prossima catechesi.

Povero Protestantesimo, frantumato in centinaia e migliaia di Chiese o religioni, una diversa dall’altra! S. Paolo grida: “Cristo è stato forse diviso? (2)” Non ci sono centinaia e migliaia di Cristo! Uno solo è Cristo, quindi una sola è la vera Chiesa di Cristo!

A – Non possono essere vere le Chiese Protestanti per questi motivi:

Praticamente sono fondate da uomini quali Lutero, Calvino, Enrico VIII, ecc.

Negano alcuni Sacramenti e diverse verità che i loro antenati hanno creduto per 1.400 anni.

Conservano alcuni principi non santi e che possono spingere all’indifferentismo e perfino al peccato, come esprimiamo qui sotto.

Ritengono che sia sufficiente la fede per la salvezza eterna e non occorrono le opere.

Sostengono che ognuno è già predestinato da Dio o al paradiso o all’inferno. Quindi è inutile essere virtuosi.

Professano il libero esame della Bibbia quindi la supremazia del giudizio privato nella interpretazione della Sacra Scrittura. Principio contagioso e catastrofico come riconobbe lo stesso Lutero che andava ripetendo: nel Protestantesimo ci sono tante religioni quante sono le teste.

Negano l’autorità che Gesù ha dato al Papa, autorità che i Riformatori attribuiscono poi a se stessi.

Lutero si attribuì un’autorità tanto esagerata da scrivere: “Io non posso sentire né sopportare niente che sia contrario a ciò che insegno. Chiunque insegna diversamente da quello che io insegno, sarà figlio dell’inferno”.

Calvino attribuiva a sè un’autorità dispotica. Ha scritto: “Dio ha conferito a me l’autorità di dichiarare ciò che è bene e ciò che è male”. Conforme a queste sue idee dittatoriali, comandava si infliggesse la morte, o di spada o di fuoco, a tutti quelli che non la pensavano come lui. Fece imprigionare il suo avversario in teologia, Serveto, e lo fece morire a fuoco lento (3).

Lutero nega il libero arbitrio cioè la libertà umana e quindi la responsabilità dell’individuo; perciò esorta perfino a peccare, come per esempio quando scrive: “Sii peccatore, e pecca fortemente. Bisogna peccare per tutto il tempo che siamo in questo mondo; il peccato non può separarci da Dio, dovessimo anche ogni giorno commettere mille adulteri ed altrettanti omicidi” (4).

Enrico VIII, dopo aver difeso la chiesa Cattolica contro Lutero e Calvino, per il fatto che il Papa non gli concesse il divorzio dalla sua legittima moglie, abbandonò il Cattolicesimo e fondò la Chiesa Protestante anglicana di cui si dichiarò Capo al posto del Papa. Poi si risposò cinque volte, e due spose le uccise e altre tre le ripudiò. Condannò alla morte molti nobili (tra cui il suo Cancelliere S. Tommaso Moro), perché non lo vollero riconoscere capo supremo della Chiesa.

Tuttavia i nostri fratelli Protestanti o Evangelici di oggi – lo diciamo con stima e con gioia – hanno abbandonato alcune posizioni estremiste dei loro fondatori, e lentamente, mediante fraterni e cordiali dialoghi con la Chiesa Cattolica, stanno avvicinandosi alle verità credute dai loro antenati prima di Lutero, per 1400 anni (quando erano Cattolici).

A loro noi Cattolici chiediamo perdono, come fece Paolo VI, in Terra Santa, poiché noi, pur avendo conservate sempre tutte le verità del Vangelo, rompemmo l’amore, la carità verso di essi e verso i loro Fondatori: se li avessimo amati come Gesù comanda, forse non ci sarebbero state queste divisioni. Dobbiamo molto pregare per l’unità di tutti i cristiani.

Comunque possiamo esclamare con il celebre prof. Paul Claudel: “Che volete con tutte le vostre religioni? Ce ne sono tante di religioni? Per me non ce n’è che una: la religione cristiana, cattolica, apostolica e romana. Tutto il resto non è che opera dell’uomo” (5). E possiamo gridare con Leone Bloy: “Sei fuori della Chiesa Cattolica? Sei nell’errore!” Sei nella Chiesa Cattolica? Ti dirò con S. Paolo: Essa “è colonna e fondamento della verità” (6).

B – La Chiesa Cattolica è l’unica religione vera perché conserva tutte le verità insegnate da Gesù e predicate dagli apostoli, cominciando dai punti fermi, essenziali: S. Messa (che ancor oggi è uguale, perfino nei riti, alla Messa che si celebrava nei primi tempi come è accennato negli Atti degli Apostoli e come viene descritta da S. Giustino nel 150 d. C.), i 7 Sacramenti, la devozione alla Madonna, l’obbedienza ai Pastori (Papa, Vescovi, Sacerdoti), ecc.

Il P. Sertillanges afferma: “La Chiesa Cattolica è la più antica società sopravvissuta senza mai cambiare Costituzione”. E non può cambiarla perché gli è stata data da Cristo Dio: non ha cambiato neppure una sola verità, perché la parola di Dio non si cancella.

Solo la Chiesa Cattolica ha tutti i quattro attributi donati da Gesù quale carta d’identità perché sia riconosciuta come l’unica vera Chiesa di Cristo: attributi che cantiamo nel Credo: “una santa cattolica e apostolica”.

a) Unità di fede (le stesse verità, in tutti i tempi), di legge (gli stessi Comandamenti), di culto (la Messa, i 7 Sacramenti), di pastoralità poiché ha sempre insegnato ad obbedire ai Pastori voluti da Gesù (Papa, Vescovi).

b) Santità, che rifulge in Cristo suo Capo, nei dogmi o verità, nella morale, nella Messa, nei Sacramenti, nelle virtù eroiche della Vergine e di milioni di Santi e martiri del passato e di oggi.

c) Cattolicità o Universitalità, essendo destinata da Gesù alla salvezza di tutti gli uomini, in ogni tempo.

d) Apostolicità, poiché deriva da Cristo mediante gli Apostoli, e, da 2.000 anni predica, senza nulla cambiare, la stessa santa dottrina apostolica. (Vedi il “Catechismo della Chiesa Cattolica” pag. 222-238).

Gesù a Lourdes, per mezzo della Madonna, con tanti miracoli ha confermato e ancor oggi conferma le verità predicate da 2.000 anni dalla Chiesa Cattolica, specialmente quelle più contese: Eucarestia, maternità divina della Madonna, il Primato e l’infallibilità del Papa, l’esistenza dell’inferno, del paradiso, ecc.

Enorme importanza ha l’indagine scrupolosa fatta dal Card. Newman quando era professore di teologia protestante all’università di Oxford. Cercava delle prove sicure per dimostrare che la Chiesa Cattolica non è la Chiesa degli apostoli. Con grande impegno consultò gli Atti degli apostoli, gli scritti dei Vescovi e dei Padri e Dottori della Chiesa dei primi cinque secoli del cristianesimo. Si riteneva sicuro di trovare la condanna della Chiesa Cattolica dei nostri tempi. Invece scoprì con chiarezza solare che l’insegnamento della Chiesa degli Apostoli e dei primi cinque secoli del cristianesimo era perfettamente identico all’insegnamento della Chiesa Cattolica di oggi. Perciò, pur dovendo abbandonare amici e parenti e interessi materiali, si convertì al Cattolicesimo. Molti protestanti ne seguirono l’esempio.

5. LA CHIESA CATTOLICA VUOLE SALVEZZA ETERNA PER CATTOLICI E NON CATTOLICI.

Per i Cattolici ci sarà sicura salvezza eterna soltanto se metteranno in pratica l’insegnamento della Chiesa.

Per i non Cattolici è possibile la salvezza eterna, ma a queste condizioni ricordate dal Vaticano II: “Coloro che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa e tuttavia cercano Dio con cuore sincero, e si sforzano, sotto l’influsso della grazia, di compiere con le opere la volontà di Dio conosciuta per la voce della coscienza, possono salvarsi” (7).

Invece “non possono salvarsi coloro che sapendo che la Chiesa Cattolica è stata stabilita da Dio per mezzo di Gesù Cristo, come istituzione necessaria, rifiutano di entrare o di restare in essa” (8).

“Questa Chiesa peregrinante è necessaria alla salvezza. Perciò non possono salvarsi quegli uomini i quali pur non ignorando che la Chiesa Cattolica è stata da Dio, per mezzo di Gesù Cristo, fondata come necessaria, non vorranno entrare in essa o in essa perseverare” (9).

Perciò Paolo VI, affermava: “L’antica formula: solo nella Chiesa c’è salvezza, perdura in tutta la sua testuale drammaticità” (10).

E Giovanni Paolo II, parlando a 10.000 giovani francescani, ha detto: “Si tratta di essere consapevoli e di farsi carico, come Frate Francesco, di questa fondamentale verità rivelata, racchiusa nella frase consacrata dalla tradizione: Non v’è salvezza fuori della Chiesa” (11).

Dunque rimane sempre vero ciò che hanno proclamato tutti i Dottori della Chiesa in due mila anni: “Extra Ecclesiam nulla salus” cioè: chi colpevolmente abbandona la Chiesa Cattolica per diventare Luterano o Calvinista o Testimone di Geova o marxista o materialista, se non si converte, non avrà salvezza. “In Ecclesia, salus aeterna” cioè: “Chi rimane nella Chiesa Cattolica e vive secondo il suo bimillenario insegnamento, è sicuro della salvezza eterna.

ESEMPIO. S. Fedele da Sigmaringa, coraggioso Predicatore itinerante Cappuccino, primo martire di Propaganda Fide (1622). Ha 44 anni. Arrivato a Seewis (Svizzera) per predicare, vede un cartello in cui sta scritto: “Oggi predicherai e non più”. Imperterrito svolge la sua predica sul testo di S. Paolo: “Non c’è che un solo Signore, una sola fede” (la fede cristiana cattolica). Un colpo d’archibugio sfiora il Predicatore, il quale lascia il pulpito, sosta in preghiera davanti all’altare, poi, per evitare la profanazione della Chiesa, esce per strada. Ma è accerchiato da una ventina di Protestanti che inutilmente lo vogliono costringere a rinnegare la Chiesa Cattolica. Lo colpiscono con mazze ferrate, con bastonate e con spade. P. Fedele implora il perdono di Dio per i suoi uccisori e muore trafitto al cuore da una spada mentre invoca Gesù e la Madonna.

Fratello, sorella, sull’esempio di questo eroe e di altri milioni di martiri, non separarti mai dalla Chiesa. La tua speranza è la Chiesa. La tua salvezza è la Chiesa. La tua santificazione è la Chiesa Cattolica!

PROPOSITO. Offriremo a Gesù, per mezzo della Madonna, particolari preghiere e sacrifici e opere buone per ottenere che i cristiani si raccolgano nell’unica vera Chiesa. Ci impegniamo a partecipare ogni anno (dal 18 al 25 Gennaio) alla settimana mondiale di preghiere per l’unità dei cristiani (12).

(1) Ef. 4, 4s

(2) 1 Cor. 1, 13

(3) Cfr. John O’Brien,

“La fede dei

Cattolici”

(4) Lutero, “Opere”,

Jena 1556, t. 1°

pag. 545

(5) P. Henrì De Lubac,

“Credo in Dio di

Paul Claudel”

(6) 1 Tim. 3, 15

(7) L.G. 16

(8) Ad Gentes, 7

(9) L.G. 14

(10) 14–5–1965

(11) 2–10–1982

(12) Cfr. Gv. 17, 20s.

 

24

LA CHIESA, LE SETTE

E I TESTIMONI DI GEOVA

(2 Gv. 7-10)

A - LA CHIESA

E’ il popolo di Dio in cammino verso il Cielo, confortato dai grandi mezzi di salvezza che Gesù gli ha dato: S. Messa, i sette Sacramenti, la Madonna come Madre spirituale, i Pastori (Papa, Vescovi, Sacerdoti) e il Vangelo...quello vero come fu predicato da S. Paolo e dagli altri Apostoli.

Ai Cattolici ingannati e pervertiti dalle Sette, lo Spirito Santo, per mezzo di S. Paolo, grida: “Mi meraviglio che così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo, passiate ad un altro Vangelo. In realtà però non ce n’è un altro; soltanto vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il Vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia scomunicato” (1).

A Giovanni Paolo II, al suo ritorno dal viaggio apostolico nell’America Latina, i giornalisti domandarono: Le chiese cristiane non cattoliche costituiscono un pericolo per la fede dei cattolici?

Rispose: No, non costituiscono un grande pericolo; invece le Sette che si dicono cristiane, quelle sì che sono un pericolo molto grave. Infatti “il fenomeno ha raggiunto ritmi travolgenti in America Latina, dove, su una popolazione totale di circa 418 milioni di abitanti, oltre cinquanta milioni appartengono a questo tipo di Sette; di costoro circa quaranta milioni si sono convertiti in questi ultimi dieci anni. Il fenomeno è preoccupante pur nell’America Settentrionale” (2).

In Africa le Sette di matrice cristiana e non cristiana sono oltre 10.000!

B - CHE COSA SONO LE SETTE?

(Nessuno si offenda: Russel scrive in Torre di Guardia, ott. 1883: “Noi siamo una Setta”).

I Vescovi dei 5 Continenti rispondono: Sono “Gruppi cristiani di spirito settario con atteggiamento di intolleranza unito a un proselitismo aggressivo. Associano alla Bibbia altri libri rivelati, altri messaggi, o dalla Bibbia sopprimono alcuni suoi libri o ne alterano radicalmente il contenuto. Sono per lo più autoritari; fanno ricorso ad un certo lavaggio del cervello; praticano una coercizione collettiva. Problema allarmante. Prendono di mira i più vulnerabili. Urge informare, mettere in guardia” (3). Quali sono queste sette? Quella dei Mormoni, di New Age, di Sai Baba, dei Bambini di Dio, di Moon e tante altre tra cui la Massoneria (che, come documenta il “Dossier G.R.I.S.” di Dic. 1989, nega la divinità di Cristo e della sua Chiesa, nega la personalità di Dio sostituendolo con un panteistico Architetto dell’universo, nega la Morale cristiana rimpiazzandola con un dannoso relativismo morale).

In Italia ce ne sono quasi 800; emerge la Setta dei testimoni di Geova che è la più diffusa e la più pericolosa, e che, approfittando della grande ignoranza delle verità di fede, fa apostare, ogni anno, oltre 10.000 cattolici.

 

C - I TESTIMONI DI GEOVA

Nota bene: La severità che qui viene usata non è diretta contro le persone che amo e per le quali prego ogni giorno, ma contro i loro errori enormi e dannosissimi: il tacere è la più grave mancanza di carità e significa tradire Gesù e il suo Vangelo. In questi duemila anni tutti i Padri, i Dottori della Chiesa, i Sacerdoti zelanti hanno sempre parlato e, spesso, “tuonato” per smascherare, con parole di fuoco, le falsità, onde arrestarne il contagio che rovina le anime, e per difendere Cristo Dio e la sua Chiesa; insomma costoro, con grande coraggio, hanno messo in pratica il programma meraviglioso di S. Agostino: “Amate gli erranti e ammazzate gli errori”. Dirò di più: perfino i Capi dell’eresie sono bollati dalla Bibbia e dai Santi e Dottori con parole terribili. Leggi la nota (4) a pag. 162.

1 - Questa Setta distrugge tutto il Cristianesimo.

Infatti nega che Gesù sia Dio, nega la divinità dello Spirito Santo e la Trinità, nega la vera Chiesa di Gesù, nega la S. Messa, i Sacramenti, la spiritualità e immortalità dell’anima e quasi tutte le altre verità cristiane: è vera apostasia.

Annienta la grandezza della Madonna, la sua maternità divina, la sua verginità, ecc., e ne fa una povera donna, con tanti figli, non volendo riconoscere (o per ignoranza o per forte cattiveria) che, ai tempi antichi, con i nomi “fratelli e sorelle” venivano chiamati anche i cugini e gli altri parenti (come nel caso di Gesù). Un esempio: la Bibbia dice: “Figli di Zerach: Ienel e 690 fratelli”. “Figli di Beniamino: Sallu, Ibnia, Ela e Mesullàm. I loro fratelli erano 956”. “Dei Sacerdoti (ne nomina diversi): i loro fratelli erano 1.760” (1 Cronache 9, 3-13). Sono tutti fratelli carnali?... Abramo dice del nipote Lot: “Noi siamo fratelli” (Gen. 13,8).

Oltraggia e deforma Gesù cancellando la sua bontà e misericordia infinita e facendo di lui il più terribile assassino della storia. Infatti, con incredibili fantasticherie, dopo aver proclamato la ridicola falsità che Gesù è l’Arcangelo Michele che si è fatto uomo, dichiara che Gesù sarà lo spietato vendicatore del crudelissimo Geova nel fare una orrenda carneficina di tutti i cristiani e di chi non è geovista (una strage di miliardi di persone!). Chiama Cristo Dio “feldmaresciallo di Geova” (parola che è un triste richiamo al “feldmaresciallo Hitler”, uno dei carnefici più crudeli della storia). E favoleggia nel libro geovista “Giustificazione”: “Quando è giunto il tempo fissato, Geova ordina al potente feldmaresciallo Cristo Gesù di ingaggiare la battaglia di Armaghedon che sarà terribile”. I geovisti hanno costruito su Armaghedon (Apoc. 15-19) tante fantasticherie. Ma in realtà (dicono i grandi biblisti) si tratta di un simbolo non di stragi sanguinose bensì della vittoria definitiva, nel giudizio universale, di Cristo Dio e della sua Chiesa (5).

2 - Questa Setta è nemica della Bibbia, poiché spesso l’interpreta male, ne cambia perfino parole e frasi (Ciò si vede bene nella “Traduzione Interlineare” dei geovisti stessi). Sotto la guida dei 13 uomini del Corpo Direttivo mondiale che si proclama infallibile e superiore alla Bibbia, nel 1967, ha fatto la così detta “Traduzione del nuovo mondo delle Scritture”, ma non dai testi originali, bensì dalla Bibbia inglese del 1961. Innumerevoli e meschine e grottesche sono le manipolazioni, distorsioni e falsificazioni da costituire il più orribile scempio e il più grande massacro del Libro di Dio. L’hanno tradotta non in base al significato dei testi primitivi (come abbiamo fatto noi cattolici in pieno accordo con i fratelli separati ortodossi e protestanti), ma con l’unica preoccupazione di fare corrispondere il testo sacro alle loro idee sballate. Il Geovismo è stato definito: “La più colossale truffa religiosa del nostro tempo”.

3 - Questa Setta è contro la scienza poiché ha degl’insegnamenti talmente antiscientifici da far spavento. Cito solo qualche esempio tra tanti: essa insegna, con calcoli da favole e con parole sprezzanti verso i più celebri scienziati, che la terra esiste soltanto da 48 mila anni. Soprattutto ancor oggi afferma con estrema sicurezza che l’uomo esiste sulla terra da soli 6.000 anni, invece la scienza (che pure proviene da Dio) ci assicura che il cosmo esiste da miliardi e miliardi di anni e che l’uomo vive sulla terra da oltre un milione di anni. (Così attribuiscono alla Bibbia, e quindi a Dio, queste e tante altre falsità).

4 - Questa Setta ha un pessimo fondatore: Charles Russell Taze, che la fondò nel 1870. S. Agostino dice: Fateci conoscere il vostro fondatore, o eretici, e sapremo come giudicare la vostra religione. Ebbene Russell Taze era tanto cattivo che i suoi seguaci più consapevoli si vergognano di lui e i Dirigenti nascondono ai geovisti le tristi notizie della sua vita e i suoi scritti e il passato della Setta. Russell era un abile affarista, un grosso ladro e un astuto sfruttatore della povera gente, alla quale vendeva il grano che vantava come “miracoloso” per un prezzo ben 60 (sessanta) volte superiore al suo valore. I geovisti dicono: lo faceva per l’interesse della società per azioni. Si, è vero; ma di quella società lui possedeva 990 azioni su mille. Inoltre faceva pressioni sugli ammalati per carpire i loro beni, ed era spacciatore di “medicinali miracolosi” che erano una truffa. Era imbroglione, bugiardo, spergiuro perché falsamente giurò di conoscere bene le lingue latina, greca ed ebraica, per interpretare il senso esatto della Bibbia scritta in quelle lingue, e invece non seppe leggere neppure una parola del testo greco che gli fu presentato. Era immorale, vizioso, scandaloso, infedele a sua moglie; era prepotente, feroce, un egoista insopportabile e senza cuore fino a tentare di rinchiudere in manicomio la sua sposa, cui negò gli alimenti prescritti dal tribunale (6).

5 - Questa Setta insegna incredibili sciocchezze. Dopo aver negato quasi tutte le verità del Cristianesimo, ai brandelli di verità che conserva, ha aggiunto molte ridicolaggini che suscitano perfino derisione. Ecco qualcuna.

a) La favola e la beffa della fine di questo mondo stabilita in date precise: 1914; 1916; 1918; 1940-1941 (7); 1975; 1986: date che assicura nel nome della Bibbia e quindi di Dio; ma tutte fallite. Rutherford, successore di Russell, riguardo al fallimento delle aspettative del 1914 e del 1925, ha detto: “Ho fatto la figura di un asino” (8).

b) La negazione delle trasfusioni di sangue per salvare bimbi e adulti, per cui li lasciano morire (orribile delitto!).

c) La burla dei 144.000 geovisti in Paradiso: il numero è simbolico; non va interpretato alla lettera; se si interpreta alla lettera, va riferito alle tribù d’Israele, non a loro (9).

L’ex geovista Gunther Pape dice: “Nelle loro visite alle case e persone procedono con menzogne, inganni diabolici, astuti come serpenti, per distruggere la fede cristiana e rimpiazzarla con la loro, tanto che la gente neppure se ne accorge che la sua fede si sfalda. Oggi conosco la Chiesa sotto il suo vero aspetto, e mi viene spesso da domandarmi come fosse possibile credere sul serio a tutte le sciocchezze e menzogne che noi testimoni diffondevamo sul conto della Chiesa” (10).

6 - Questa Setta presenta un Dio crudelissimo e razzista. Noi cattolici crediamo in un Dio infinitamente buono che vuole salvare tutti, e salverà anche coloro che, senza loro colpa, appartengono ad altre religioni, invece questa Setta ci presenta un Dio ingiustissimo, crudelissimo, razzista, e settario che salverà per l’altra vita soltanto i 5 o 6 milioni di testimoni di Geova, mentre inesorabilmente considererà tutti noi, che siamo quasi 6 miliardi, come massa dannata da distruggere.

Ci si meraviglia che persone intelligenti si lascino ingannare da questa Setta. Preghiamo perché gli ingannati si convertano e i cattolici non si pervertano.

 

ESEMPIO. La Madonna appare in Roma a Bruno Cornacchiola della Setta degli Avventisti (i quali oggi sono in cordiale dialogo col cattolicesimo). Costoro gli avevano inculcato un odio furibondo (come fanno i testimoni di Geova) contro la Chiesa Cattolica, per cui decise di uccidere il Papa. Si procurò un pugnale e giurò sopra una Bibbia protestante di compiere il delitto. Attendeva il momento propizio. Il 12 Aprile 1947 si era recato alle Tre Fontane per fare giocare i suoi bambini, Isola, Carlo, Gianfranco, mentre lui, all’ombra di un eucaliptus, preparava un discorso focoso contro la Madonna, che avrebbe pronunciato il giorno seguente. I suoi bambini smarriscono la palla; li aiuta a cercarla, e, con grande sorpresa, scorge Gianfranco inginocchiato davanti a una piccola grotta; l’ode bisbigliare: “Bella Signora!” Chiama Isola che arriva e subito s’inginocchia esclamando: “Bella Signora!” Poi viene Carlo e fa altrettanto. Cerca di alzarli, ma sono pesanti come macigni. Improvvisamente, nella grotta tutta illuminata, lui stesso vede quella che i bimbi chiamano “Bella Signora!”: scalza, manto verde, vestito bianchissimo, fascia rosa, in mano la Bibbia. Parla a lui per un’ora e mezzo; gli spiega che lui combatte la vera Bibbia che è quella interpretata dalla Chiesa e dal Papa. Soggiunge: “Io sono la Vergine della Rivelazione. Tu mi perseguiti. Ora Basta. Rientra all’ovile e obbedisci”. Si converte. Consegna a Pio XII la spada con cui doveva ucciderlo. Il Papa, in quella mano che doveva vibrare il colpo mortale, depone, con un dolce sorriso, la corona del rosario. Pio XII ha benedetto la statua che si venera alle Tre Fontane. Grandi folle vanno a pregare in quel luogo santo e ottengono innumerevoli grazie.

 

Proposito.

Preghiamo per la conversione dei testimoni di Geova e degli altri eretici; e invochiamo la Madonna per ottenere che i cattolici siano intraprendenti nel fare il bene almeno quanto lo sono i seguaci delle Sette nel fare il male.

I testimoni di Geova vanno 5 volte ogni settimana alle loro riunioni per imparare gli errori e la maniera di far bere alla gente tante falsità e quasi ogni giorno vanno di casa in casa per seminar zizzania. Perché i cattolici non fanno simili sacrifici per partecipare alla Messa, per istruirsi nella vera religione, per fare apostolato?

 

Gal. 1,6ss. Cfr. 1 Gv. 2,19ss. e 4,1ss. (2) Giuseppe Gennarini, “Avvenire” 12-9-86. (3) Rapporto Conf. Episc. Naz. sulle Sette, “Osserv. Rom.” 7-5-86. (4) Contro i Capi dell’Eresie: Gesù li chiama: figli del diavolo, lupi rapaci, ipocriti, sepolcri imbiancati. Il Battista: razza di vipere. S. Paolo: mentitori, bestie malvagie. I Santi Padri usano lo stesso linguaggio. Il dolce S. Francesco di Sales: “I nemici di Dio e della Chiesa devono essere attaccati e condannati con tutta la forza possibile. La carità ci obbliga a gridare al lupo quando il lupo si infiltra nel gregge in qualsiasi luogo lo si incontra” (Filotea II, 20). (5) Marinelli, “Messagg. di S. Antonio” 13-11-86 e “I tdG” 3 ed. paol. pag. 301 s. (6) Marinelli, “tdG pag. 31s.; Toupin, “dibattiti e sentenze dei tribunali sul dossier di Russell”; “Annuario dei tdG” 1976, pag. 68. (7) “The Watch tower” (La Torre di Guardia) 1941, pag. 288, scrive: “Pochi mesi rimangono prima di Armaghedon”. (8) R. Franz, “Crisi di coscienza”, ed. Behon. 89 pag. 205 e 288; Marinelli, “I tdG” pag. 358. (9) Apoc. 7,4ss. (10) Gunther Pape, “Io ero tdG”, ed. Zuir.

 

COROLLARIO

 

ALCUNE NUOVE RELIGIONI O SETTE

(SCELTE TRA DECINE DI MIGLIAIA)

 

INTRODUZIONE

Il secolarismo ha lottato accanitamente per fare scomparire Dio dalla società di oggi; ma non è riuscito a seppellirlo, anzi ha suscitato in molte persone un forte desiderio di andare alla ricerca di quel Dio di cui l’uomo non può fare a meno. Così gli uomini, specialmente i giovani, hanno reagito cercando il Signore in innumerevoli Sette. La reazione è giusta, ma il cammino verso le Sette è sbagliato.

Oggi le Sette o nuove religioni sono moltissime, sia quelle di matrice cristiana sia quelle di matrice non cristiana. Per esempio in Giappone ci sono 16 mila Sette con 24 milioni di seguaci. Non mancano le Sette sataniche.

La Chiesa per la prima volta nella storia si trova a confronto, in misura tanto vasta e così radicale, non soltanto con le grandi religioni, ma con un enorme e incessante pullulare di nuovi Movimenti religiosi” (Civ. Catt. 1–VII–1989).

Il passaggio dei Cattolici alle Sette è apostasìa (ossia è abbandono e tradimento di tutto il cristinesimo) poiché quasi tutte le Sette negano la divinità di Cristo e altre verità essenziali come la Trinità e il valore salvifico della morte e risurrezione di Gesù.

Il Papa, parlando delle Sette, ha lanciato più volte un forte e accorato allarme. Ha ripetuto: “È un problema sempre più preoccupante”. Le persone deboli e non istruite nella religione cattolica possono essere “facili prede di metodi insistenti e aggressivi”. “È grande il numero di coloro che ogni anno si smarriscono nei numerosi rivoli dei così detti Movimenti religiosi alternativi” o Sette (20–X–1989). Ci troviamo di fronte a “una vera e propria aggressione morale, alla quale non è facile sottrarsi in forme civili, poiché la loro foga e insistenza sono assillanti”. Il loro insegnamento “si oppone alla dottrina della Chiesa Cattolica, per cui aderirvi significherebbe rinnegare la fede nella quale siete stati battezzati ed educati”. Siate “semplici come colombe, ma prudenti ed accorti come serpenti”... “Occorre un serio rinnovamento spirituale ed una coerente adesione alla volontà di Dio e alla sequela di Cristo”. È urgente l’istruzione e la formazione spirituale “mediante la proclamazione delle verità di fede e l’annuncio di quelle realtà ultime su cui punta la speranza cristiana” (Giovanni Paolo II : cf. Fam. Crist. 29–VIII–1990).

 

• NUOVA ERA - NEWAGE (pronuncia: Niu Eg)

La Nuova Era fu iniziata da Helena Petrovna Blavatski nel 1867. In seguito fu chiamata anche “Società teosofica”. Si è molto diffusa negli Stati Uniti dopo il 1980. In Germania conta 500.000 seguaci. In Italia è molto attiva e cerca di camuffarsi per ingannare la gente; e fa grande propaganda.

È un miscuglio ibrido di filosofie, di culti pagani, di stregonerie, di religioni e dottrine diversissime e molto spesso in contraddizione stridente tra loro. Ha molte diramazioni tra cui la Setta di Sai Baba, e le Sette spiritistiche.

È un movimento pericolosissimo. Usa, come simboli, l’arcobaleno, la svastica nazista, il numero 666 per ricordare la Bestia dell’Apocalisse (13,18). Ha delle pratiche oscure, assurde, complicate e, a volte, sataniche. Tiene delle riunioni di fine settimana (che costano molti milioni) ove i guru dicono di ricostruire la personalità, mentre a volte la frantumano, come attestano molte persone che, disperate, sono ricorse agli psichiatri per poter guarire.

Nutre il proposito dichiarato di conquistare il mondo in cui Lucifero dominerà sull’umanità, la quale sarà governata da Gesù alle dipendenze dello stesso Lucifero: quindi Gesù sarà il servo di Satana (è il massimo degli insulti).

La Nuova Era (New Age) sarà l’Era dell’Acquario che dovrà succedere all’attuale bimillenaria Era dei Pesci.

Dopo che saranno distrutte le grandi religioni tradizionali, primieramente il cristianesimo, (che dovrà scomparire anche con spargimento di sangue, se sarà necessario), il sole entrerà nell’Acquario e in quell’istante avrà inizio l’Era dell’Acquario che sarà il tempo della pace, della giustizia, della fraternità.

Questa fantastica Nuova Era si basa sull’Astrologia, perciò è fondata sul nulla. Infatti, come afferma (insieme a tanti altri scienziati) Rita Levi Montalcini (Premio Nobel per la fisica), “l’Astrologia è un artificio per abbindolare i gonzi”. Quindi la Nuova Era, che ha il suo culmine nell’Era dell’Acquario, la quale è creata da quel nulla assoluto che è l’Astrologia, questa Nuova Era non esiste e mai esisterà; ma è una colossale menzogna che arreca enormi danni ai corpi e alle anime.

Afferma che Gesù non è Dio, ma solo energia divina, che non esiste verità assoluta e vincolante, come insegna Cristo Dio. Predica il relativismo (ognuno si sceglie la sua verità, la sua morale) e il sincretismo religioso ossia un calderone in cui getta, deformandoli, spezzoni di tante religioni; parla pure di Gesù, della Madonna, dei Santi, delle apparizioni mariane, ma con l’unico scopo di attirare i cristiani, specialmente i deboli, i bisognosi di affetto, per poi distruggerli nella fede e nella psiche.

La missionaria di Nuova Era, Alice Bailey, afferma: “Lucifero è la stella che guida la Nuova Era!” (cf. Daniela Ange, Sentinella, pag. 53).

È una Setta demoniaca che rende culto e adorazione a Satana. È un mostruoso inganno, smascherato e documentato dall’avvocatessa americana Costance Cumbey, sposa e madre, ottima cristiana evangelica, esperta di Bibbia, la quale ha studiato profondamente questo movimento, ha partecipato a molti convegni, ha fatto numerose interviste ai maggiori esponenti, ha letto oltre 100 libri su questa Setta, ed è rimasta terrorizzata per i moltissimi veleni di cui è ricolma e ne ha rivelato le dannosissime insidie nel suo libro “Il Movimento Nuova Era e la nostra Era del barbarismo che sta venendo”.

Non si può essere cristiani e seguire questa Setta diabolica.

 

• LA SETTA DI SAI BABA

Sai Baba (all’anagrafe Satyanaraya Rayu) è nato nel 1926 a Puttaparthi, villaggio dell’India meridionale. A 14 anni si rivela isterico: non parla, non vuol mangiare, urla fortissimamente, canta inni, poi, all’improvviso, s’irrigidisce. Ed è in quel tempo (23–V–1940) che dichiara di essere la “reincarnazione del defunto guru Sai Baba”. A 15 anni fugge da casa. In seguito si presenta come la “incarnazione integrale” (purnavatar) del dio Vishnu, mentre Gesù ne sarebbe soltanto una “incarnazione parziale” (amsavatar). Quindi lui si proclama molto più grande di Gesù.

Si vanta di produrre dal nulla, cioè di creare tante cose e perciò di essere dio: creerebbe oggetti apparentemente d’oro (e che in realtà sono di latta), pietre preziose, cenere derivante dalla combustione di sterco di vacca che ha un impiego sacro presso gli indù. Ma tutto questo si spiega come effetto dei suoi trucchi di abilissimo prestigiatore, arte che esercita da oltre 40 anni. Al massimo potrebbe trattarsi, in qualche caso, di fatti paranormali, quindi naturali, oppure di fatti ottenuti con l’influsso del demonio, perciò fatti meravigliosi, ma non miracolosi.

Quindi è assurda l’affermazione di Sai Baba quando dice che Gesù dipende dal Padre, mentre lui non dipende dal Padre ed è il creatore dell’universo; e quando sostiene che Gesù è stato concepito da Maria, mentre lui non è stato concepito da nessuno, ma ha in se stesso l’elemento maschile e femminile. Invece sappiamo che è nato da un normale rapporto coniugale intimo dei suoi genitori.

La sua dottrina è un nebuloso sincretismo religioso composto di induismo, di buddismo, d’islamismo, di cristianesimo, ecc. È un voler conciliare l’inconciliabile.

Ha creato un suo esercito con una disciplina ferrea e afferma che quei militari saranno i futuri governanti. Più volte ha dichiarato che la Chiesa sarà distrutta. Vuol essere adorato come dio da tutti. Giustamente il più celebre esorcista del mondo, P. Amorth, lo definisce “il figlio primogenito di satana”.

In India ha milioni e milioni di adoratori.

In Italia ha 5.000 seguaci i quali sono molto organizzati e attivi. Hanno la loro casa madre a Varallo in una zona vasta ben 130.000 metri quadrati.

Siamo esterrefatti nel constatare che persone ritenute intelligenti si siano lasciate ingannare, come il povero prete Don Mario Mazzoleni (che si è autoscomunicato) e come Antonio Craxi (fratello dell’ex Capo del governo), il quale è diventato propagandista della Setta e direttore della rispettiva rivista.

Attenzione! È una Setta molto insidiosa: con inganni è riuscita ad entrare in 17 scuole parlando agli alunni e a 518 insegnanti. È penetrata perfino in un Istituto tenuto da suore.

È un inganno enorme e blasfemo. Numerosi scienziati e ricercatori scientifici e il Dott. Narasimhaiah, professore e Vice Rettore dell’Università di Bangalore, hanno cercato di sottoporre a indagine scientifica il fenomeno Sai Baba e i suoi presunti miracoli, ma hanno sempre trovato un deciso rifiuto: la menzogna rifiuta di essere smascherata.

 

• LA SETTA DEI MORMONI

È chiamata “Chiesa dei Santi degli ultimi giorni”. Fu fondata nel 1830 da Joseph Smith (1806–1844). Questi è figlio di un padre che faceva l’indovino e di una madre che aveva visioni (cf. Avvenire 23–VII–1986). Fu imprigionato e nel 1844 morì linciato dalla folla.

I Mormoni nel mondo sono 3.500.000; in Italia, 60.000. Tutti devono impegnarsi per due anni nel far propaganda della loro religione.

Questa Setta si basa su delle visioni del visionario Smith.

Egli, a 14 anni, assiste a Palmyra alla lotta tra le religioni protestanti dei Metodisti, Presbiteriani e Battisti. Desidera sapere quale, tra le religioni cristiane, sia la vera. Si inoltra nel bosco e si immerge nella preghiera. Ha una visione: gli appare il Padre Celeste e Gesù ai quali chiede quale sia la vera Chiesa. Questa la risposta: “Nessuna delle Chiese esistenti è la vera Chiesa”. Decide di fondare lui stesso la Chiesa vera (Sono almeno 11 le versioni diverse e contraddittorie che Smith dà di quelle visioni: in una narra di aver visto il Padre e il figlio Gesù; in un’altra di aver visto solo Gesù; in un’altra che gli sia apparso soltanto un essere angelico, ecc. Non merita fede).

Ecco un’altra visione inventata. Appare a Smith il profeta risuscitato Moroni, figlio del profeta Mormon, il quale gli rivela che in una caverna del monte Cumorah, vicino alla sua casa, sono nascoste le “tavole d’oro che contengono la pienezza del Vangelo”.

N.B. Smith non ci dà nessuna prova di aver scoperto le “tavole d’oro” (che nessuno ha mai visto) e non ottiene da parte di Dio nessun miracolo per assicurarci che è vero quanto afferma.

I Mormoni, nella loro dottrina, rifiutano la Bibbia che stimano quasi completamente corrotta. E la sostituiscono con i loro pretesi libri ispirati: “Il libro di Mormon”. “Dottrina e Alleanze”. “Perla di gran prezzo”. Affermano: “Le rivelazioni di Dio continuano”.

Dio, secondo il “Libro di Mormon”, è spirituale, mentre, secondo il libro “Dottrina e alleanze”, è composto di carne e ossa. Contraddizione stridente.

La Trinità è ammessa a parole ed è negata nella realtà, poiché si afferma che è composta di tre dei: Padre, Figlio e Spirito Santo. I Mormoni si dichiarano monoteisti (adoratori di un solo dio), invece sono politeisti (adoratori di più dei). Dicono che anche S. Michele è un dio e che pure Adamo è un dio.

Credono in Gesù che chiamano Geova. Affermano che è Dio; ma poi soggiungono che è stato generato, perciò è una creatura: quindi non è Dio. Scrivono: “le singole intelligenze o spiriti (di ogni uomo che nasce sulla terra), in Cielo sono letteralmente figli di un Padre e di una Madre celeste; il primogenito dei nostri celesti genitori è stato Gesù Cristo”.

L’unica vera Chiesa di Gesù (affermano) è quella “dei Santi dell’ultimo giorno” (ossia la loro Chiesa). Tutte le altre Chiese appartengono a Satana.

Negano il peccato originale. Ammettono i peccati personali che vengono redenti mediante la morte e risurrezione di Gesù e la “vita perfetta”. I più gravi peccati devono essere confessati alle autorità della Chiesa.

Conservano il Battesimo, ma solo quello per immersione e quello amministrato dagli otto anni in poi.

Raccomandano una vita morale e austera: serietà, spirito missionario; astensione da bevande alcooliche, dal caffè, dal thè, dal fumo, dagli spettacoli profani; il digiuno per 24 ore in una domenica di ogni mese.

Partecipano al culto domenicale e celebrano l’eucaristia usando pane e acqua (non il vino come fece Gesù).

Dicono che tutti sono sacerdoti, anche le donne e i bambini.

Riguardo al matrimonio, ammettono la poligamia sull’esempio del fondatore Smith che ebbe 25 mogli e ripeteva che queste unioni terrene sarebbero continuate nel cielo.

Conclusione. I Mormoni vanno ripetendo fino all’ossessione: “Io so che il libro di Mormon è verità!”, “Io so che la Chiesa (dei Mormoni) è vera!”. Come si spiega tale stranezza? Siccome questa Setta è completamente mancante di prove della sua verità e dei miracoli che la confermino (mentre la Chiesa cattolica ne è ricolma) cerca di costruire un’artificiale certezza con queste continue assillanti ripetizioni.

 

• SETTA DI MOON

È chiamata pure asumic (Associazione Spirituale per l’Unificazione del Mondo Cristiano). È stata fondata in Corea nel 1954 da Sun Myong Moon, il quale afferma di essere Cristo risorto e ritornato sulla terra per salvare l’umanità. Ha due milioni di seguaci che seguono un oscuro sincretismo religioso.

Insegna che Gesù non è Dio e che la sua morte è stata un fallimento al quale Moon rimedia con la sua predicazione, che inizia dopo avere sposato, in quarte nozze, una ragazza che chiama “nuova Eva”.

È tutto un inganno. Si tratta di un vero commercio che ha reso plurimiliardario il fondatore Moon, il quale è stato denunciato e incarcerato negli Stati Uniti per abusi fiscali e per non aver mai pagato le tasse.

Terrorizza i suoi adepti dicendo che chi esce dalla Setta incorrerà in una terribile vendetta e in una morte orrenda.

 

• SETTA DEI BAMBINI DI DIO

È stata fondata da David Brandh Bergh, già pastore protestante. Egli abbandona la moglie con 4 figli e va a convivere con la ventenne Maria affermando che è passato dalla vecchia Chiesa alla nuova Chiesa. I suoi fedeli (che sono diverse decine di migliaia) lasciano il mondo e si organizzano in comunità. Studiano la Bibbia secondo le idee strane del fondatore. Un giorno faranno parte per sempre della Nuova Gerusalemme dove tutti gli altri saranno esclusi e maledetti se non si convertono alla loro Setta.

Nella nuova morale sessuale è esclusa solo l’omosessualità maschile, mentre è permessa la poligamia, i rapporti fra donne, perfino i rapporti degli adulti con i bambini e dei bambini tra loro ed è esaltato l’incesto. È permessa la “pesca amorosa” ossia l’usare le attrattive sessuali per “pescare nuovi convertiti”.

 

Vorrei parlare delle altre 800 Sette che sono in Italia e delle decine e decine di migliaia di Sette che sono nel mondo. Ma lo spazio non lo consente.

Molte Sette sono orribili e diverse di esse spingono perfino all’omicidio e alla strage di persone innocenti. Ricordate la Setta che ha gettato il micidiale gas nevrino nella metropolitana di Tokio e quella Setta (nella Guiana, il 19-XI-1978) responsabile del suicidio collettivo di 912 individui trovati cadaveri?

Moltissime Sette sono dannosissime alle famiglie, ai giovani, ai bambini, alla salute corporale e mentale.

Tutte le Sette mettono in grande pericolo la salvezza eterna.

 

CONCLUSIONE

Perché non vi lasciate incatenare dalle innumerevoli Sette, vi supplico per il Sangue che Gesù ha versato per voi:

• “Crescete nella conoscenza del Signore Nostro e Salvatore Gesù Cristo” (2 Pietro 3, 18).

• “Rivestitevi dell’armatura di Dio per resistere alle insidie del diavolo” (Ef. 6, 11).

• “Tenete sempre in mano lo scudo della fede con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno” (Ef. 6, 16). Fede significa accogliere Cristo Dio, le sue verità, la sua Chiesa.

• Siate devotissimi della Madonna, la Vittoriosa, l’Invincibile.

• “Pregate incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito” (Ef. 6, 18).

 

 

N.B.

Le colpe di numerosi teologi e laici cattolici di fronte alle Sette. Non sono pochi i Preti che in chiesa non predicano il Signore e le verità eterne, ma sociologia, liberazione politica, notizie del giorno, ecc. Perciò molti giovani e adulti cercano Dio e la salvezza nelle Sette.

È molto attuale il grido del Vescovo Ausiliare di Rio de Janeiro (Brasile): “Se le Sette di ogni estrazione avanzano in Brasile e in tutta l’America Latina (ove 400 Cattolici ogni ora passano alle Sette), la responsabilità è di diverse persone della Chiesa Cattolica... Teologi, io vi accuso!... Certi teologi dai mass-media laici sono chiamati progressisti, ma in realtà hanno causato il più grande regresso nella storia della Chiesa. Così, per esempio, i cristiani per il socialismo hanno riunito molti poveri, ma non hanno dato loro il Vangelo, bensì il contrario. E i poveri sono andati a cercare il Vangelo nelle Sette” (Avvenire 27-11-1990).

 

(Credo...la Comunione dei Santi)

25

LA COMUNIONE DEI SANTI

E IL CORPO MISTICO

(Rom. 12, 4 s. Gv. 15,4)

 

A - LA COMUNIONE DEI SANTI

E’ un articolo del Credo che conosciamo poco; eppure costituisce una delle verità fondamentali della fede. Ci ricorda il più grande prodigio di amore con cui Gesù ci ha uniti strettissimamente a Sé e ai fratelli. Realizza la più vasta e imponente solidarietà e la più potente società di mutuo soccorso spirituale.

Comunione significa comune unione. Comunione dei Santi significa comune unione la più santa: unione a Gesù, ai Santi del Cielo, alle anime del Purgatorio e ai Santi della terra ossia a tutti i credenti in Cristo, i quali sono chiamati Santi perché o sono santificati dalla grazia di Dio o possono essere santificati.

Come in ogni società c’è un capitale e in ogni famiglia c’è una cassa comune da cui tutti prelevano, così nella Comunione dei Santi c’è un Capitale spirituale o Tesoro della Chiesa per tutti quelli che hanno bisogno, ed è costituito dai meriti infiniti di Gesù, dalle opere meritorie sovrabbondanti della Madonna, dei Santi, delle persone buone della terra, e dalle preghiere delle anime del Purgatorio. Il bene compiuto da un membro, passa a beneficiare tutti gli altri.

Le persone in peccato grave non portano alcun tributo al Tesoro della Chiesa perché le loro opere sono senza merito, però in parte attingono ai beni della Chiesa in quanto possono essere aiutate a convertirsi dalle preghiere e opere buone degli altri.

I Santi e gli Angeli del Cielo non ricevono nulla, non avendone bisogno: ma danno molto. Quanto bene i Santi fecero quando erano su questa terra! Sono stati i veri benefattori dell’umanità. E ora ci incoraggiano a fare altrettanto; e intercedono per noi.

I buoni che vivono in terra donano molto agli altri. Un giorno resteremo meravigliati nel constatare che tante grazie e conversioni sono avvenute per mezzo di persone ignorate: quella vecchierella con il suo rosario, quell’inferma con le sue sofferenze, hanno ottenuto il ritorno a Dio di tante persone. Insomma le opere buone di ogni fedele cristiano giovano a tutta l’umanità e alzano il livello spirituale della famiglia umana, mentre i peccati nuociono a tutti e abbassano il comune livello spirituale. Ricordiamo che il Signore era pronto a risparmiare la rovina delle città di Sodoma e di Gomorra strapiene di peccatori, se ivi ci fossero state anche solo dieci persone buone (1).

Esclama Leon Bloy: “Ogni uomo che fa un atto libero proietta la sua personalità nell’infinito... Se fa un atto impuro, oscura forse milioni di cuori a lui ignoti, che hanno bisogno che sia puro, come un viaggiatore morente di sete ha bisogno del bicchiere d’acqua del Vangelo. Un atto caritatevole, un sentimento di vera pietà canta per lui le lodi divine da Adamo fino alla fine dei secoli, consola i disperati, calma le tempeste, converte gli infedeli, protegge il genere umano”.

Mouriac afferma: “Quando la grazia diminuisce in voi, diminuisce in molti altri che si appoggiano a voi. Per quanto meschini, se siete del Cristo, molti si riscalderanno a questa fiamma e avranno la loro parte di luce. Ma se in voi ci sono le tenebre del peccato, queste accecheranno coloro che dovreste illuminare. E il giorno in cui non brucerete più d’amore, molti altri morranno di freddo”.

Le anime del purgatorio ricevono da noi i suffragi di cui hanno tanto bisogno; e, pur non potendo acquistare meriti né per sè né per noi, ci fanno dono delle loro preghiere molto preziose ed efficaci essendo anime a Dio dilettissime.

Dalla “Comunione dei Santi” derivano pure le indulgenze che sono costituite dai meriti sovrabbondanti di Gesù, della Madonna e delle anime sante che, per disposizione della chiesa, la quale ha ricevuto da Gesù il potere delle chiavi, vengon applicate, a determinate condizioni, ai fedeli viventi sulla terra e, mediante questi, anche alle anime del Purgatorio. Sono parziali o plenarie se liberano o da una parte o da tutta la pena del Purgatorio.

 

B - IL CORPO MISTICO DI CRISTO

La Comunione dei Santi ha la sua base nella stupenda verità del Corpo Mistico, che è quella verità per cui sappiamo che noi cristiani, insieme a tutta la Chiesa celeste e purgante e pellegrina di cui siamo parte, formiamo con Cristo un solo Corpo Mistico, ossia misterioso, ma reale, del quale Cristo è il Capo, noi siamo le membra. Questo è il nome più bello della Chiesa, come dice Pio XII: “A definire e descrivere la vera Chiesa di Cristo, nulla si trova di più nobile, di più grande, di più divino di quella espressione con la quale viene chiamata Corpo mistico di Cristo” (2).

La Madonna nel Corpo Mistico ha un posto eminente: diversi Santi la chiamano il “collo” del Corpo Mistico, perché, come attraverso il collo del corpo umano passano tutti i comandi e gli stimoli che dal capo vanno ad ogni parte corporea, così, tutte le grazie e benedizioni partono da Cristo nostro Capo e giungono a noi, suo Corpo, solamente per mezzo della Madonna.

La Bibbia parla con chiarezza e ripetutamente del Corpo Mistico. S. Paolo usa il termine “Corpo”: “Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra, e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo Corpo. Ora voi siete Corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte” (3). “Come abbiamo in un solo corpo molte membra, così noi, benché molti, formiamo un solo Corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri” (4). “Egli è il Capo del Corpo cioè della Chiesa” (5).

Gesù adopera l’immagine equivalente della “Vite”: “Io sono la Vite e il Padre mio è il vignaiuolo... Come il tralcio non può far frutto da se stesso, se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la “Vite”, voi i tralci.

Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano... Rimanete nel mio amore. Se osservate i miei comandamenti rimarrete nel mio amore” (6).

Comunione dei Santi! Corpo mistico! Sono realtà tanto belle da sembrare fantastiche; invece sono verità certissime e dolcissime, che diventano vita della nostra vita dal giorno del battesimo. E’ per questo motivo che S. Agostino parlando ai neobattezzati esclama: “Gioite! Siamo diventati Cristo!” Sì, perché con il battesimo Gesù ci ha accolti e ci ha fatto diventare parte di Se stesso, membra vive del suo Corpo Mistico, insieme alla Madonna, agli Angeli, ai Santi, alle anime del Purgatorio.

E’ urgente perciò vivere in una grande fede. Se la si perde, ci si separa dal Corpo Mistico e dalla Comunione dei Santi e si diventa scomunicati: ramoscelli recisi dalla Vite.

Urge rimanere e crescere nella grazia santificante senza la quale si è membri incancreniti: rami secchi della Vite.

E’ necessario coltivare tanta carità fraterna, pensando che i fratelli ci sono più che fratelli essendo membri dello stesso Corpo: sono parte di noi stessi e di Cristo.

La Comunione dei Santi e il Corpo Mistico raggiungeranno la perfezione nella Chiesa escatologica dopo la risurrezione dei corpi, quando la Chiesa pellegrina si riunirà alla Chiesa celeste. Allora, finalmente tutti ci ritroveremo attorno a Cristo e alla sua Madre, agli Angeli e ai Santi, per tutta l’eternità, in una gioia indescrivibile e che non avrà mai fine.

ESEMPIO. Il Servo di Dio Mons. Cirillo Giovanni Zohrabian, Vescovo Missionario Cappuccino dell’Armenia, in Turchia (1881-1972), si è fatto santo vivendo intensamente le verità che abbiamo meditato, tra incredibili sofferenze e sacrifici. In ogni persona vedeva Gesù e tutti i lavori li considerava come lavori che Gesù faceva per mezzo di lui, membro del suo Corpo Mistico, perciò poteva ripetere: “Tutto io faccio con piacere, e non c’è differenza tra lavoro nobile e umile. Considero come mansione affidatami dal Signore lavare biancheria ai confratelli o cucinare, come predicare o cresimare o ordinare Sacerdoti”. Durante i molti anni di sanguinosa persecuzione del governo turco contro gli Armeni, per la sua assillante opera di aiuto spirituale e materiale ai perseguitati, ha sofferto, con grande amore a Dio, terribili prigionie, torture, battiture. Il suo padre ripeteva agli 8 figli: “Lasciatevi uccidere, ma non rinnegate mai la fede!”

E’ impossibile immaginare lo strazio che provò al vedersi strappare uno ad uno i suoi familiari dalla furia omicida turca: il padre massacrato a colpi di bastone; il fratello Prete, crocifisso per terra in un monticello dopo che gli fu strappata la pelle; tutti gli altri 50 parenti massacrati; rimase solo. Furono due milioni gli Armeni (molti dei quali erano Francescani secolari) torturati e uccisi; e numerosi furono i Preti Armeni martirizzati, quasi tutti Francescani secolari.

Mons Cirillo, accusato di aver salvato da sicura morte numerosissimi Armeni, subì la terribile tortura del “Palahan” (sotto la quale molti muoiono): 60 colpi di verga, per 5 volte, sulle piante dei piedi, rimasti per sempre gonfi, neri, doloranti. La condanna all’impiccagione gli fu commutata nell’esilio. Divenne Vescovo Missionario instancabile nel lavoro in favore degli Armeni sparsi nell’Europa e nell’America Latina.

Morto santamente a Roma, il suo corpo riposa nella chiesa dei Cappuccini di Palermo. Molti lo invocano e ottengono grazie.

PROPOSITO. Con gioia partecipiamo sempre alla S. Messa riflettendo che in quell’ora stiamo vivendo il momento più solenne dei dogmi della Comunione dei Santi e del Corpo Mistico: accanto a noi ci sono le anime purganti, e siamo come immersi nel Paradiso tra tutti gli Angeli e i Santi sotto lo sguardo materno di Maria V.

 

(1) Gn. 18, 25-32

(2) Pio XII, “ENC. Mistici Corporis”

(3) 1 Cor. 12, 12-27

(4) Rom. 12, 4 s.

(5) Col. 1, 18

(6) Gv. 15, 1 e 4 s. e 9 s.

 

(Credo...la remissione dei peccati)

26

IL PECCATO:

“MISTERO D’INIQUITÀ”

(Ebr. 6, 4-8; 10, 2 ss.)

 

C’è il peccato originale, commesso da Adamo e da Eva e che ha coinvolto tutti noi (Vedi Romani, 5, 12-19); e c’è il peccato personale (veniale o grave) di cui qui parliamo.

Il peccato è un’offesa fatta a Dio dissobedendo ai suoi comandamenti. S. Agostino lo definisce: “Un detto o un fatto o un desiderio contro la legge divina”.

Il peccato è grave o mortale quando si commette: 1 - In materia grave (per esempio, bestemmiare, trascurare le Messe domenicali, fare azioni impure, ecc.). 2 - Con piena avvertenza (ossia conoscendone bene la gravità). 3 - Con deliberato consenso (vale a dire con il pieno e libero consenso della volontà).

Queste tre condizioni devono essere contemporanee; e, se ne viene a mancare una sola, non c’è peccato grave.

Il peccato, dice S. Paolo è “mistero d’iniquità” (1).

Paolo VI faceva notare che il peccato è “parola taciuta” (perfino da Sacerdoti) e realtà oggi negata. Il più grande peccato del mondo moderno sta nel negare la stessa esistenza del peccato, perché ciò equivale al rifiuto totale di Dio e della sua legge e di tutta la Redenzione di Cristo.

Il peccato, purtroppo, esiste. E la Bibbia stessa parla di peccati gravi e di peccati veniali quando distingue un peccato che “conduce alla morte” o dannazione eterna e un peccato che “non conduce alla morte” (2), e quando, per mezzo di S. Paolo, parla di peccati che escludono dal Paradiso: “Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio” (3).

Il peccato è la più triste realtà, è il più grande male. Afferma Bossuet: “neppure l’onnipotenza divina può fare che vi sia un male più grande del peccato”.

Eppure, come lamentava Pio XII, sono moltissime “le anime morte, cadaveri ambulanti nelle strade che attraversate, nei luoghi che frequentate”. Dunque è urgentissimo parlarne. Ne parliamo basandoci sulla Bibbia.

 

1. IL PECCATO E’ IL RIFIUTO DELL’AMORE DI DIO: Dio ci ama infinitamente; ha stabilito con noi un’alleanza o patto di amore. Il peccato spezza questo patto di amore; il peccatore rifiuta di essere figlio di Dio, impedisce a Dio di essergli Padre, rigetta il suo amore, rifiuta di obbedirgli – dice S. Paolo – e si schiera nella rivolta contro Dio (4). Come il “figliuol prodigo” del Vangelo, fugge dalla casa del Padre, sperpera i doni del Signore nei vizi, e, spiritualmente, si riduce a tanta miseria e a tale fame da sospirare e invidiare le ghiande e le carrube riservate ai porci (5).

Il Padre celeste, tradito nel suo amore, se ne lamenta per mezzo dei profeti: “Stupite, o cieli, e inorridite come non mai, perché il mio popolo ha commesso due iniquità: essi hanno abbandonato Me, sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne screpolate che non tengono acqua, e per dissetarsi ad acque putride. Riconosci quanto è cosa cattiva e amara l’aver abbandonato il Signore tuo Dio” (6).

 

2. CON IL PECCATO L’UOMO CALPESTA CRISTO DIO E DISPREZZA IL SUO SANGUE E LO SPIRITO S. Nella Missione popolare a Udine, predicata da 200 Francescani, alcuni giovani sciagurati, nella notte, hanno rotto, gettato a terra e calpestato un Crocifisso, collocato nella ‘tenda’ della missione, al centro della città. Il fatto sacrilego ha suscitato tanto dispiacere e orrore.

Ebbene, chi commette il peccato grave fa cosa molto peggiore: non calpesta soltanto una immagine di Gesù, ma calpesta Cristo Dio vivo e vero, come afferma la Bibbia: Chi ha peccato “avrà calpestato il Figlio di Dio e considerato profano quel Sangue dell’alleanza dal quale è stato un giorno santificato, e avrà disprezzato lo Spirito della grazia” (7).

S. Pietro aggiunge: “Voi avete rinnegato il Santo e il Giusto e avete ucciso l’Autore della vita” (8).

3. IL PECCATO RENDE L’UOMO DEICIDA E CROCIFISSORE DI GESU’: Se Dio potesse essere triste, morirebbe di tristezza di fronte all’orribile ingratitudine di un solo peccato grave; perciò il peccato, considerato in se stesso, uccide Dio. Dio non muore perché non può morire; ma, come l’uomo che spara per uccidere è colpevole di omicidio anche se fallisce il colpo, così il peccatore è realmente deicida poiché il suo peccato è un vero attentato contro Dio. Dio si è fatto uomo in Gesù, il quale, come uomo, poteva soffrire e morire, e, infatti, è morto per i nostri peccati. Coloro che commettono il peccato grave, diventano, oggi, causa dell’avvenuta passione e morte del Cristo, come chiaramente afferma la Bibbia: “Quelli che sono stati una volta illuminati, se sono caduti, per loro conto crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio e lo espongono all’infamia” (9).

Ha suscitato profondo orrore lo spaventoso delitto di Doretta Graneris (18 anni), la quale, insieme al fidanzato Guido Baldini, ha sterminato tutta la sua famiglia (papà e mamma, i due nonni e il fratellino), per avere subito l’intera eredità. (Varese, 1975). I giornali l’hanno definita “il mostro”, “la belva”. Ma un delitto infinitamente più mostruoso compie chi commette anche un solo peccato grave, perché, dopo di aver tentato di uccidere lo stesso Padre celeste, si scaglia contro Cristo Dio, lo flagella, lo configge sulla croce, lo fa agonizzare per tre ore tra spasimi orrendi, fino a farlo morire. Giustamente il Santo Curato d’Ars commenta le suddette parole della Bibbia dicendo che il peccato grave ci rende “carnefici di Cristo”.

Una grande offesa viene pur fatta alla Madre di Gesù!

 

4. IL PECCATO E’ LA PIU’ ORRIBILE CATASTROFE PER L’UOMO. Chi va contro Dio va contro se medesimo, dice la Bibbia: “Coloro che commettono il peccato e l’ingiustizia sono nemici della propria vita” (10), distruggono se stessi. S. Paolo esclama: “Tu con la tua durezza e il tuo cuore impenitente accumuli collera su di te per il giorno dell’ira e del giusto Giudizio di Dio” (11).

S. Giovanni Evangelista presenta il peccato come rifiuto di Cristo–verità, di Cristo–luce e quindi come un immergersi nelle tenebre (12), come un imprigionarsi nella falsità che rende gli uomini figli di satana, padre della menzogna (13), poiché chi pecca viene dal diavolo (14).

Il peccato toglie la pace: dice lo Spirito S.: “Non v’è pace per i malvagi... Gli empi sono come un mare agitato che non può calmarsi. Non v’è pace per gli empi” (15).

Il peccato crea una rovina nell’anima molto peggiore di quella suscitata dall’esplosione delle prime bombe atomiche a Hiroscima e a Nagasaki (Giappone, Agosto 1945); uno scoppio fragorosissimo, e in nove secondi la temperatura sale a diecimila gradi e infuria un uragano di vento da atterrare anche le case. Quante vittime!. Duecentomila morti, ottantamila feriti! Ovunque cadaveri, gridi strazianti di dolore, ovunque detriti. Il peccato mortale produce rovine infinitamente peggiori: la bomba atomica uccise i corpi, spazzò via palazzi, distrusse opere dell’uomo e cose materiali; ma il peccato grave distrugge le opere di Dio: uccide la vita della grazia, polverizza l’edificio spirituale della perfezione, spazza via tutti i meriti.

 

5. IL PECCATO SPINGE VERSO UN TREMENDO GIUDIZIO DI DIO E VERSO LA DANNAZIONE: “Se pecchiamo volontariamente – dice la Bibbia – non rimane che una terribile attesa del Giudizio e la vampa di un fuoco pronto a divorare i ribelli. Conosciamo infatti Colui che ha detto: A me la vendetta! Io darò la retribuzione! E’ terribile cadere nelle mani del Dio vivente!” (16).

L’Apocalisse, dopo aver parlato del Paradiso per i buoni, parla del castigo eterno per quelli ostinati nei loro peccati: “Per i vili, per gli increduli, per gli omicidi, gli immorali, i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i menzogneri è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. E’ questa la seconda morte” (17).

Prima di terminare, mi affretto a dire: Non avviliamoci! Anche se avessimo commesso i più enormi peccati, l’amore misericordioso di Dio è infinitamente più grande: accanto all’abisso della miseria c’è l’abisso della misericordia. Convertiamoci! Confessiamo i nostri peccati! Riacquisteremo la grazia di Dio, la vera libertà, la gioia, il diritto all’eredità celeste.

 

ESEMPIO. Il pianto della Madonna a Siracusa: Antonina Iannuso, giovane sposa, gravemente ammalata, cade svenuta sul letto. Ripresa conoscenza, si accorge che dagli occhi della Madonna del Cuore Immacolato (piccola scultura in gesso), appesa al capezzale, scendono fitte gocce di pianto; chiama i familiari, accorrono cognata, suocera, sorella. In un attimo la notizia si diffonde; accorre grande folla che prega, piange di commozione; arriva il marito bracciante, rimane esterefatto. Il Commissario di pubblica sicurezza, temendo un imbroglio, preleva l’immagine, l’asciuga; ma la “Madonnuzza” (come la chiamano) non si spaventa e nei locali della Questura riprende il suo pianto. Viene riportata in Via degli orti e collocata all’aperto, sopra un altarino provvisorio. Continua a versare lacrime per quattro giorni e per quattro notti. Decine e decine di migliaia di persone sono testimoni oculari della lacrimazione. Il Vescovo chiama gli scienziati; ella lacrima pure davanti a loro; essi prelevano le lacrime, le esaminano scrupolosamente e dichiarano che hanno tutte le sostanze delle lacrime umane.

L’Episcopato Siculo, il 14 Dicembre 1953, ha dichiarato: “Vagliati attentamente nel testo originale i documenti relativi alla lacrimazione dell’immagine del Cuore Immacolato di Maria ripetutasi nei giorni 29–30–31 Agosto e 1 Settembre 1953 a Siracusa, Via degli Orti 11, non si può mettere in dubbio la realtà della lacrimazione”. All’approvazione esplicita dei Vescovi Siciliani ha fatto seguito l’approvazione implicita dei Papi Pio XII, Giovanni 23°, Paolo VI, Giovanni Paolo II.

E’ significativo il fatto che il pianto sia avvenuto in casa di persone naturalmente buone, ma che commettevano alcuni dei peccati più gravi: quasi mai partecipavano alla S. Messa e ai Sacramenti, pregavano poco, il marito bestemmiava. Siamo tutti poveri peccatori. La Madonna ha pianto per noi, per i nostri peccati.

Ci si meraviglia che la Madonna a Siracusa e altrove pianga? “Io – risponde il Vescovo Franzi mi meraviglierei se non piangesse”. Quando vediamo un rifiuto così massiccio di Dio come mai è stato registrato nella storia, e tanti altri peccati: bestemmie che si moltiplicano, aborti volontari a non finire, violenze continue, una percentuale altissima di cristiani che non partecipa alla S. Messa e ai Sacramenti e che non prega: moltissimi, insomma che ciecamente corrono per la strada larga che conduce alla dannazione eterna, la Vergine Santa, nostra tenerissima Mamma celeste, come potrebbe rimanere indifferente? “Mi meraviglierei se la Madonna non piangesse!

 

PROPOSITO. Consoliamo la Vergine Addolorata fuggendo ogni offesa al suo Figlio Gesù, vivendo intensamente la grazia santificante, amando Gesù con infiammato amore, recitando ogni giorno il S. Rosario.

O Vergine addolorata, aiutaci a far nostra la ferma decisione dei Santi e di tutti i veri cristiani: piuttosto morire che commettere anche un solo peccato grave, e affrontare ogni sacrificio per evitare qualsiasi peccato veniale.

 

(1) 2 Ts. 2, 7 (10) Tob. 12, 10

(2) 1 Gv. 5, 16 s. (11) Rom. 2, 5

(3) 1 Cor. 6, 9 (12) Cfr. Gv. 1, 5-11; 1Gv. 1, 5 ss.

(4) Rom. 5, 19; 8. 7 (13) Gv. 8, 44 ss.

(5) Lc. 15, 11–24 (14) 1 Gv. 3, 8 ss.

(6) Ger. 2, 12–19 (15) Is. 48, 22; 57, 20 s.

(7) Ebr. 10, 29 (16) Ebr. 10, 26–31.

(8) At. 3, 14 s. (17) Apoc. 21, 8

Ebr. 6, 4 ss.

 

 

27

LA MISERICORDIA DI DIO

È INFINITA

(Lc. 15)

 

A – LA MISERICORDIA DI DIO SIA AL 1° POSTO!

Il Servo di Dio P. Mariano da Torino, il sorridente Cappuccino che, per 17 anni, ha cercato di costruire la cattedrale di Dio nel cuore di tutti gli Italiani per mezzo delle sue avvincenti conversazioni religiose in Televisione, dice: “Troppo poco si parla della misericordia divina e bisogna parlarne sempre perché è questa l’onnipotenza con cui Dio preferisce agire e che più apre il nostro cuore alla gioia e alla speranza”.

Aggiunge che il fior fiore della Bibbia è costituito dall’amore misericordioso di Dio, e che la misericordia è la parola più ripetuta nella Sacra Scrittura: vi si trova almeno settecento volte di cui cinquecento nell’Antico Testamento.

Il Papa Giovanni Paolo II nell’Enciclica “Dives in misericordia” afferma: “La Chiesa vive una vita autentica quando professa e proclama la misericordia – il più stupendo attributo del Creatore e del Redentore – e quando accosta gli uomini alle fonti della misericordia del Salvatore di cui essa è depositaria e dispensatrice”. Quindi noi (che siamo Chiesa) saremo veri cristiani se professeremo e annunceremo la misericordia di Dio.

La Madonna che invochiamo “Madre della misericordia”, nel sublime cantico del Magnificat, ha pronunziato una delle più belle espressioni a lode della misericordia, dicendo: “Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono”. Ci ricorda, in questo modo, che la storia dell’umanità è la storia della misericordia di Dio; il Signore, anche quando è costretto a permettere dei castighi, lo fa sempre per un disegno di misericordia.

B – “DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE LA SUA MISERICORDIA”:

1) Nel Paradiso terrestre, Dio quando espulse i nostri progenitori da quel luogo incantevole, subito li consolò con la grande promessa di misericordia, assicurandoli che sarebbe venuta una donna meravigliosa, la Vergine Santa, a portarci il Salvatore. Questi avrebbe schiacciato la testa al demonio tentatore, assicurando perdono e salvezza all’umanità: “Porrò inimicizia tra te (o demonio) e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe (ossia Gesù): questa (stirpe, vale a dire Gesù) ti schiaccerà la testa” (1).

S. Agostino esclama: “Felice colpa (quella di Adamo e di Eva) che ci ha meritato un così grande Salvatore!”

S. Paolo afferma: “Laddove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (2), quindi la misericordia.

2) Ai tempi del diluvio: “Era grande la malvagità degli uomini” – dice la Bibbia – essi non pensavano ad altro che al male; erano tutti corrotti; conoscevano solo perversità e violenze. Nessuno si convertiva, nonostante gli ammonimenti di Dio per mezzo di Noè. Allora Dio è costretto a far giustizia: ed ecco il diluvio. Ma accanto alla giustizia fa trionfare la misericordia: salva le uniche persone buone, Noè e la sua famiglia, e con loro salva l’umanità (3).

3) Nella perversione di Sodoma e Gomorra: tutti i cittadini – afferma la Sacra Scrittura – “erano perversi e peccavano molto contro il Signore”; specialmente imperversava il vizio impuro dell’omosessualità e sodomia. Non davano nessun segno di conversione, anzi diventavano sempre peggiori. Dio disse nel colloquio con Abramo che era pronto al perdono se in quelle due grandi città si fossero trovati anche soltanto dieci giusti; ma non c’erano. Allora il Signore fu costretto a punire col fuoco quelle città impenitenti, ma salvò Lot e la sua famiglia (la moglie e le figlie) che erano le uniche persone buone (4).

4) Ai tempi del popolo eletto: Dio continuamente ricolma di benefici il suo popolo, ma esso quasi sempre risponde con la più nera ingratitudine. Dio lo richiama, lo ammonisce, ma quello è di testa dura e non dà ascolto. Allora è costretto a castigarlo; ma appena scorge un minimo di pentimento, subito lo perdona. Dice il Signore: “Si dimentica forse una donna del suo bambino? Così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, Io invece non ti dimenticherò mai” (5). “Gerusalemme, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto” (6). Il salmo 135 ripete per ben 27 volte: “Eterna è la sua misericordia”.

5) Viene Gesù: Egli è la misericordia incarnata: si fa uomo per espiare i nostri peccati e così glorificare il Padre. Il Vangelo è soprattutto la lieta notizia che la misericordia infinita di Dio è diventata visibile in Gesù

S. Giovanni Battista ai suoi seguaci indica Gesù con queste parole: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo” (7).

E S. Giovanni Evangelista afferma: “Il Sangue di Gesù Cristo suo Figlio ci purifica da ogni peccato”. “Voi sapete che Egli è apparso per togliere i peccati” (8).

6) La misericordia di Gesù durante la sua vita terrena: Verso gli ipocriti farisei ha parole di fuoco; ma verso i poveri peccatori, ha solo parole e gesti di bontà: va a tavola con i ladri, con i trafficanti, discute con funzionari corrotti, si lascia avvicinare dalle prostitute. E ai farisei che lo criticano risponde: “Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori alla conversione”. E soggiunge che le prostitute e i ladri, che si erano convertiti, li precederanno nel Regno dei Cieli. Di fronte a Zaccheo, che è un ladro e un ricco egoista, dice: Verrò a casa tua. Va e lo converte (9). Davanti all’adultera, trascinata verso la condanna a morte, dopo severe parole contro chi la voleva lapidare, esclama con dolcezza: “Nessuno ti ha condannata? Neppure Io ti condanno. Va’ e non peccare mai più” (10). Al ladrone pentito, che sta accanto a lui sulla croce, Gesù promette il Paradiso (11).

Le parabole più commoventi son quelle sulla misericordia (12). La pecorella smarrita sottolinea la ricerca affannosa del pastore per trovarla: egli rappresenta Cristo Dio alla ricerca amorosa del peccatore. La moneta perduta pone in evidenza la somma preoccupazione della donna per ritrovarla; e rappresenta Cristo Dio che, con amore infinito di padre e di madre, tanto si affanna nel ricercare l’anima smarrita. Il figliuol prodigo, “è la più bella storia – dice lo scrittore Papini – raccontata da bocca umana”. Questo figlio che abbandona suo padre, sperpera tutto il capitale nei vizi, e si riduce all’estrema miseria e alla fame, poi riflette e torna a casa, è figura del povero peccatore che ritorna al Signore. Quel papà che l’aveva sempre atteso con ansia, che gli corre incontro e lo abbraccia, è figura del Padre celeste che sempre attende, che sempre aspetta il povero peccatore.

Queste tre parabole terminano tutte con la gioia festosa di chi ritrova ciò che aveva perduto: Quando il peccatore si lascia riabbracciare da Gesù, sentirà il suo cuore traboccare di una gioia incomparabile.

7) La misericordia di Gesù dopo la sua Risurrezione: in questi 2.000 anni, ha trionfato su innumerevoli anime che solo la matematica del Cielo potrà contare.

S. Paolo, da feroce persecutore dei cristiani, diventa il più grande apostolo.

S. Agostino, dopo 16 anni in cui aveva marcito nel peccato, si converte e sarà il più grande Dottore della Chiesa.

S. Girolamo si converte e per far penitenza dei suoi peccati rimane a Betlemme per ben 35 anni, in una spelonca accanto alla grotta della Natività, pregando, studiando e traducendo in latino la Bibbia. In una notte di Natale gli appare Gesù Bambino che gli chiede: Non hai niente da darmi nel giorno della mia Nascita? Il Santo gli risponde: Ti do il mio cuore! – Va bene, ma desidero ancora qualche altra cosa. – Ti do le mie preghiere! Va bene; ma voglio qualche cosa di più, insisteva Gesù. – Non ho più niente, che vuoi che ti dia? – Dammi i tuoi peccati, o Girolamo, rispose Gesù Bambino, perché io possa avere la gioia di perdonarli ancora.

S. Margherita da Cortona, vive scandalosamente per nove anni come concubina (ossia accompagnata e non sposata); ma Gesù le tocca il cuore, la converte. Diventerà una delle più grandi penitenti.

In moltissime altre anime lungo i secoli, e soprattutto oggi, ha trionfato e continua a trionfare la misericordia di Dio. L’amore misericordioso di Gesù prosegue, con dolce violenza, il suo cammino alla conquista dei cuori.

Lui stesso ripete: “Ecco Io sto alla porta (del cuore) e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre, Io verrò da lui e farò grande festa con lui” (13).

Convertiamoci senza indugio! La morte può venire da un momento all’altro! “Non aspettare a convertirti al Signore – ammonisce la Bibbia – e non rimandare di giorno in giorno, poiché improvvisa scoppierà l’ira del Signore” (14). Se un’anima varca le soglie dell’eternità macchiata di peccato grave per non avere approfittato della divina misericordia, cadrà inesorabilmente nelle mani della tremenda infinita giustizia di Dio!

“Convertitevi – grida Gesù – perché il Regno di Dio è vicino!” (15). Non ci spaventi il numero e la gravità dei nostri peccati; la misericordia di Dio è infinitamente più grande. Se con cuore pentito ci convertiamo, potremo far nostre le parole che Dante pone sulle labbra dello scomunicato Manfredi, ferito a morte nel campo di battaglia: “Orribil furon li peccati miei; / ma la bontà infinita ha sì gran braccia / che prende ciò che si rivolge a lei” (16).

 

ESEMPIO. S. Leopoldo Mandic (1866–1942), Cappuccino della Croazia, di scarse doti fisiche (era balbuziente, gobbo, alto appena un metro e 35 centimetri, un po’ deforme), ma di altissime virtù che esercitò in grado eroico specialmente nei quarant’anni in cui fu Confessore ricercatissimo a Padova. Confessava circa 11 ore ogni giorno, sempre accogliente, cordiale, paterno, gentile con i penitenti. Mai una espressione di noia, mai una parola di impazienza. Gli ammonimenti li faceva con aria di chiedere perdono. Profetizzò il bombardamento aereo che avrebbe distrutto tutto il Convento e l’attigua chiesa, ma non avrebbe distrutto la Celletta ove lui attendeva alle Confessioni per tante ore al giorno. No! – soggiunse –, “non sarà colpita questa Celletta: qui Dio ha usato tanta misericordia alle anime; deve restare a monumento della sua bontà”.

Il 14 maggio 1944, nel bombardamento aereo su Padova, furono squarciati e distrutti il Convento e la chiesa dei Cappuccini, ma rimasero intatte due cose: la statua dell’Immacolata, dinanzi alla quale il P. Leopoldo era solito celebrare la S. Messa, e la Celletta–Confessionale: vero monumento della divina misericordia.

Abbiamo peccato? Convertiamoci e confessiamoci bene! La bontà di Dio ci perdonerà donandoci pace e gioia, e noi stessi rimarremmo monumenti vivi della misericordia di Dio nell’eternità del Cielo.

 

PROPOSITO. Abituiamoci a meditare sulla Misericordia di Dio e a parlarne frequentemente soprattutto ai ragazzi, ai peccatori, a chi ha perduto la fede. Recitiamo spesso e con devozione la preghiera insegnata dalla Madonna a Fatima: “Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia”.

 

 

(1) Gn. 3, 15 (9) Lc. 19 1–10

(2) Rom. 5, 20 (10) Gv. 8, 1–11

(3) Cfr. Gn. 6–8 (11) Lc. 23, 39–43

(4) Cfr. Gn. 13 e 19 (12) Cfr. Lc. 15

(5) Is. 49, 15 (13) Apoc. 3, 20

(6) Mt. 23, 37 (14) Sir. 5, 8–9

(7) Gv. 1,29 (15) Mt. 4, 17

(8) 1 Gv. 1, 7; 3, 5 (16) Dante A., Purg., III, versi 121–123

 

28

LA CONFESSIONE O

RICONCILIAZIONE

 

(Gv. 20, 21 s.)

 

“Quando sentiamo nominare il sacramento della Confessione – scrive il celebre moralista Häring – il nostro cuore deve battere più forte. Suonano le campane di Pasqua; Gesù risorto, trionfatore della morte e degli spiriti infernali, ci mostra le sue mani trafitte e il suo cuore aperto per noi... Ci assicura della sua vittoriosa Risurrezione, mentre il suo dono, il sacramento della Penitenza, ci spiana la via alla sua gioia pasquale” (1).

 

1. “ANDATE A PRESENTARVI AI SACERDOTI”.

Dieci lebbrosi andarono incontro a Gesù gridando: “Maestro, abbi pietà di noi!” Gesù disse: “Andate a presentarvi ai Sacerdoti”. “E mentre essi andavano, furono sanati” (2).

Spiritualmente siamo tutti poveri lebbrosi, poveri peccatori: il peccato è la lebbra, è il cancro dell’anima. Gesù, nella sua bontà e misericordia senza limiti, ci vuol guarire, perciò ripete pure a noi: “Presentatevi ai Sacerdoti!”

Anche la Madonna, vedendo noi, suoi figli, spiritualmente lebbrosi, incancreniti e sbranati e uccisi dal peccato grave, ci ripete, con il linguaggio usato a Fatima e con le lacrime versate a Siracusa e altrove: andate dai Sacerdoti!

La voce delle tue passioni ti inganna con questa scusa: Non voglio andare dai Sacerdoti che sono uomini come me; non voglio degli intermediari: mi confesso direttamente a Dio. Vuoi fare la fine del Bertoldo della favola? Egli, caduto in un lago, rifiutò i soccorsi dicendo: io mi salvo da solo, e per salvarsi, incominciò a tirarsi su per i capelli; ma annegò.

La voce dello Spirito ti dice: credi di portare una scusa moderna invece è tanto vecchia che S. Agostino già nel V° secolo scriveva: “Nessuno dica: ho peccato in segreto, mi confesso direttamente a Dio! Allora senza ragione è stato detto (agli apostoli, ai Sacerdoti): Ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in Cielo? (3) Senza ragione sono state affidate le chiavi alla chiesa di Dio? Vogliamo annullare il Vangelo, le parole di Cristo?”.

Il peccato grave – come dice la Bibbia – ti ha reso criminale contro Dio, crocifissore di Cristo Dio (4), e, come dice il S. Curato d’Ars, “carnefice di Gesù”. Ora, anche dal punto di vista legale, nessun criminale può giudicare la sua causa, prendere il posto del giudice, dare a se stesso la sentenza. Solo Gesù, che tu hai tanto offeso con il peccato grave, poteva stabilire le condizioni per il perdono, e Lui ha stabilito di perdonarti soltanto se hai la volontà di confessarti. Sì, il Sacerdote è un uomo come gli altri, lui pure è un povero peccatore e ha bisogno di confessarsi; ma ha ricevuto da Cristo Dio il potere di perdonare i peccati.

2. AI SACERDOTI GESU’ HA DATO IL POTERE DI PERDONARE LE COLPE.

Il poeta e scrittore francese, Francesco Coppè, narra che, educato cristianamente, da ragazzo troncò ogni pratica religiosa. Lui stesso ce ne rivela il motivo: “Avevo ceduto alla tentazione ed ebbi vergogna a dover confessare certe cose. Allora decisi di non confessarmi mai più, e, per uccidere i rimorsi, gettai via la fede e gridai forte che la Confessione era una invenzione dei Preti” (5). Molti nemici della Confessione, se fossero sinceri, dovrebbero riconoscersi in queste parole del Coppè.

La Confessione l’ha inventata il Sacerdote dei Sacerdoti: Cristo Dio. Noi conosciamo perfino il giorno preciso e l’ora approssimativa della istituzione: nel giorno della sua Risurrezione, verso sera, quando, apparendo, a porte chiuse e a finestre serrate nel cenacolo disse agli apostoli e ai loro successori nel Sacerdozio: “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi... Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati saranno perdonati, a chi non li perdonerete non saranno perdonati” (6).

S. Pietro davanti alla porta del tempio scorge un paralitico che chiede l’elemosina. Gli dice: “Non possiedo né oro, né argento, ma quello che ho te lo do: Nel nome di Gesù Cristo il Nazzareno, cammina. Balzato in piedi camminava ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio” (7). Ogni Sacerdote, davanti al povero peccatore, è un po’ come Pietro di fronte al paralitico; e ha la gioia di potergli dire: io non ho nulla: non ho denaro, non ho gioielli, non ho virtù, non ho santità, ma possiedo quello che ti occorre in questo momento: il potere di rialzarti dall’abisso del peccato che ti avvilisce e ti degrada, il potere di cancellare ogni tua colpa: ti perdono, ti assolvo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: riacquista la vita divina che avevi perduto, alzati e cammina nello Spirito! Ti ripeterò con S. Agostino: “Canta e cammina!” Canta di gioia e cammina per la strada del Cielo!

3. LE CONDIZIONI PER FAR BENE LA CONFESSIONE: sono cinque:

a) Esame di coscienza, che consiste nel richiamare alla mente i peccati commessi dopo l’ultima confessione ben fatta (perché le confessioni fatte male è necessario rifarle).

b) Dolore o pentimento: è la condizione più importante (unitamente al proposito) perchè la Confessione sia efficace e santificante.

I Teologi, pur oggi, distinguono: “Il dolore imperfetto o attrizione (che è dato da un motivo soprannaturale non perfetto, come il timore dei castighi nell’al di là), non giustifica fuori della Confessione, ma è sufficiente per ottenere il perdono nella Confessione. Il dolore perfetto o contrizione (che scaturisce dall’amore verso Dio con l’intenzione almeno implicita di confessarsi) libera dal peccato ancor prima della Confessione, pur rimanendo l’obbligo di accostarsi alla Penitenza. Quanto più perfetto sarà il dolore nel motivo e nell’intensità, tanto più efficace sarà la Confessione” (8). Questi stessi pensieri del Teologo Gesuita De Bernardi sono condivisi, oggi dalla Conferenza Episcopale italiana (9), e da altri Teologi, come Carlo Molari che afferma: “È comune la dottrina secondo cui la contrizione è sufficiente per la giustificazione anche prima di ricevere il sacramento, mentre l’attrizione è sufficiente per la giustificazione o il perdono dei peccati solo attraverso il sacramento della Riconciliazione” (10).

Attenzione: È di estrema importanza che i Sacerdoti (e i genitori) istruiscano i fedeli sul dolore perfetto o contrizione: per moltissimi Cattolici, nella impossibilità della Confessione – si pensi a tanti casi di morte improvvisa – costituisce l’unico mezzo di giustificazione e di salvezza. Il Ven Card. Newman ripeteva: “Molti vanno dannati perchè i Sacerdoti non insegnano il valore del dolore perfetto”.

c) Il proposito: Deve essere sincero e fermo, e deve estendersi a tutti i peccati gravi e alle rispettive occasioni prossime. La confessione senza forte proposito è una burla e un sacrilegio. S. Alfonso afferma: “Dio non perdonerà mai la volontà di peccare” ossia la mancanza di proposito.

d) Accusa dei peccati: è consigliabile confessare i peccati veniali; è obbligatorio accusare tutti i peccati mortali commessi dopo l’ultima confessione ben fatta.

In molte parrocchie di tutta Italia (lo so per esperienza) non ci si preoccupa affatto dell’integrità dell’accusa. Perciò Giovanni Paolo II ha raccomandato vivamente: “Desidero dire ai Padri penitenzieri e altresì a tutti i Sacerdoti che vige ancora e vigerà per sempre nella Chiesa l’insegnamento del Concilio Tridentino circa la necessità della confessione integra – nella specie e nel numero – dei peccati mortali” (11). Il nuovo Codice di Diritto Canonico conferma: “Il fedele è tenuto all’obbligo di confessare secondo la specie e il numero tutti i peccati gravi” (can. 988). Quando non si ricorda il numero preciso, si dice il numero più approssimativo.

e) Soddisfazione o penitenza: è la preghiera o l’opera buona che il confessore prescrive, la quale – dice Paolo VI – “viene resa partecipe in modo speciale dell’infinita espiazione di Cristo. Il penitente poi, per una disposizione generale della chiesa, può intimamente unire alla soddisfazione sacramentale tutto ciò che fa e che soffre e sopporta”.

Confessiamoci frequentemente! Confessiamoci bene! “È urgente la Confessione dopo la caduta in peccato grave perchè questo spinge a nuove cadute: il peccato che non è subito tolto dalla Confessione – dice S. Gregorio Magno – con lo stesso suo peso trascina ad altri peccati. È vero che il peccato si può togliere subito con un atto di dolore perfetto, ma questo non dà la grazia sacramentale propria della Confessione” (12) per evitare altri peccati.

Gesù, con la Confessione compie un miracolo più grande che se risuscitasse tutti i morti di un cimitero o se creasse un altro universo!

Gesù, con la Confessione ci ridona la fanciullezza e la giovinezza dello spirito: il celebre Chesterton dice: “Io dall’Anglicanesimo mi sono convertito al Cattolicesimo per liberarmi dai miei peccati; perchè non vi è altra religione che sostenga con verità di rimettere i peccati degli uomini. Un Cattolico che va alla Confessione, rientra, nel vero senso della parola, nel chiaro mattino della sua giovinezza”.

La Confessione inonda il nostro cuore della più grande gioia possibile sulla terra, e procura la più grande festa nel paradiso, come dice Gesù: “Si fa più festa in Cielo per un solo peccatore che si converte” (13).

 

ESEMPIO. Nella vita del P. Pio, un miracolo strabiliante a conferma della Confessione come istituzione di Cristo Dio: prodigio clamoroso, avvenuto durante la Confessione, nel 1948, del miracolato Giuseppe Canaponi di Sarteano (Siena). Egli racconta: “In un incidente automobilistico la mia gamba sinistra fu tutta fratturata al ginocchio. Per tre anni fui ricoverato in cinque attrezzatissimi ospedali, ma invano. Era impossibile che il ginocchio si piegasse: si trattava di una anchilosi fibrosa che bloccava per sempre il ginocchio. Mi trascinavo a stento con un bastone e una stampella e spesso cadevo a terra. Ero un gran bestemmiatore, un marxista acceso e un ateo pratico. Mia moglie, molto religiosa, tanto insisteva per condurmi da P. Pio a S. Giovanni Rotondo, che mi lasciai convincere. Andai. Mio figlio mi accompagnò al confessionale. Il P. Pio mi disse tutti i miei peccati, dei quali io ero molto pentito. Ricevetti l’assoluzione. All’inizio della confessione – cosa incredibile! – senza che me ne accorgessi, mi ero inginocchiato piegando perfettamente il ginocchio sinistro anchilosato! Da quel momento l’ho sempre piegato alla perfezione, camminando speditamente, senza zoppicare (ancorché la gamba sinistra fosse più corta dell’altra di due centimetri e mezzo).

Qui si tratta di un miracolo eccezionale, permanente, continuo. La causa che mi impediva di piegare il ginocchio, prima di quella benedetta confessione presso P. Pio, è rimasta e rimane nella sua assoluta totalità, come è accertato da 25 radiografie e da molti esami di celebri scienziati medici e di un intero Congresso mondiale di 800 medici tenuto a Siena. La causa rimane; secondo la scienza non potrei piegare il ginocchio. Eppure lo piego normalmente. C’è la certezza assoluta, senza il minimo dubbio, che si tratta di un enorme miracolo che si compie continuamente”.

Il miracolo si è rinnovato, giorno dopo giorno, passo dopo passo, per quasi 30 anni, fino al giorno del pio transito del sig. Canaponi (1984).

Con questo miracolo stupefacente Gesù vuol confermare, di fronte al cieco laicismo e al folle materialismo del mondo di oggi, che c’è davvero un sacramento, il sacramento della misericordia, a disposizione di tutte le anime per risuscitarle, per risanarle, per santificarle, donando grazia, pace, gioia, salvezza.

PROPOSITO. Farò spesso degli atti di “dolore perfetto” per purificare sempre meglio l’anima mia. E nella confessione mi preoccuperò specialmente di avere grande pentimento e fermissimi propositi di vivere in grazia e di tendere alla santità.

N.B. Lutero ammise la Confessione e poi la cancellò: “La Confessione auricolare come è ora in uso, è utile, anzi necessaria: né io vorrei che fosse abolita, poiché è il rimedio della coscienza afflitta” (Lutero, De captivitate Babyl, cap. de poenitentia).

(1) P. Haring, “Confessione e gioia”

(2) Lc. 17, 12–14.

(3) Mt. 18, 18

(4) Ebr. 6, 6

(5) F. Coppè, “Saper soffrire”

(6) Gv. 20, 21 ss.

(7) At. 3, 1–8

(8) Cfr. Vittorio De Bernardi, “Il sacramento della penitenza”

(9) CEI, “Evang. e Sacram. della Penitenza... n. 56–57

(10) Carlo Molari, in Fam. Crist. 7.8.83

(11) Giovanni Paolo II, Discorso ai Penitenzieri (30.1.81)

(12) De Bernardi, o.c.

(13) Cfr. Lc. 15, 7

 

 

(Credo...la resurrezione della carne)

29

I NOSTRI CORPI

RISORGERANNO

(Gv. 5, 28 s.)

 

Terminò in un fallimento l’esperienza della predicazione di Paolo ad Atene: il suo discorso dinanzi all’areopago quando giunse al punto cruciale della “Risurrezione dei morti, alcuni si misero a deriderlo, altri dissero: su questo argomento ti ascolteremo un’altra volta”. La stessa cosa accadde quando Paolo davanti al Re Agrippa, incatenato, parlò di Cristo Risorto e accennò alla Risurrezione dei morti: “Festo a gran voce disse: sei pazzo, Paolo; la troppa scienza ti ha dato al cervello” (1).

E’ difficile essere compresi quando si parla della Risurrezione dei morti, ma è una verità sicura e fondamentale. E’ uno dei temi centrali nella predicazione degli apostoli. Quando qualcuno mise in dubbio la Risurrezione dei morti, l’intervento di S. Paolo scattò fulmineo: “Se i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto e se Cristo non è risorto è vana la nostra fede... Ora, Cristo è risorto” (2).

Il celebre scrittore Vittorio Messori scrive che con la Risurrezione dei morti il cristianesimo raggiunge il vertice dell’umanesimo e supera tutte le altre religioni: “Il cristiano vede nel Vangelo un vertice che non può essere superato: perchè nulla è più alto che vada oltre l’Incarnazione di Dio stesso; nulla è pensabile che vada oltre la Risurrezione dei morti.

Gandhi stesso lo comprese e perciò disse che compito dell’Induismo - se vuol avere un futuro - è assorbire il massimo possibile di cristianesimo” (3).

Il filosofo Jean Guitton afferma: “Questo mistero è paradossale e sta al centro della fede, è il mistero dei misteri”

S. Agostino esclama: “La nostra speranza è la Risurrezione dei morti; la nostra fede è la Risurrezione dei morti. Tolta questa fede, tutta la dottrina cristiana va in frantumi”.

1. LA RAGIONE ESIGE LA RISURREZIONE DEI MORTI:

a) Dio è sapienza infinita, le sue opere sono fatte bene. Ora, Dio ha creato l’uomo composto di anima e di corpo, cioè di spirito e di materia. La morte li divide: il corpo muore e l’anima non muore; ma questa separazione violenta e contro natura (dovuta al peccato) non può durare in eterno, non può l’uomo rimanere incompleto per l’eternità. Dunque è necessaria la Risurrezione dei corpi.

b) Dio è giustizia infinita e ciò esige che il corpo debba seguire, nel premio o nella pena della vita ultraterrena, la sua anima, poiché esso è stato compagno e strumento di bene o di male sulla terra: dunque deve risorgere.

2. LA SACRA SCRITTURA CI DÀ LA CERTEZZA DELLA RISURREZIONE DEI CORPI.

“E’ certa la Risurrezione dei corpi? - chiedeva il S. Curato d’Ars - E’ certa come è certo che c’è la domenica dopo il sabato? Di più! E’ certa com’è certo che c’è il giorno dopo la notte? Di più! Perché può darsi che i giorni cessino, ma non può darsi che la Parola di Dio non si avveri”. Infatti Dio per mezzo dei profeti e del suo stesso Figlio Gesù e di S. Paolo e di S. Giovanni ha parlato chiaramente.

Isaia: “Il Signore distruggerà la morte per sempre e tergerà le lacrime su ogni volto... I tuoi morti rivivranno, i tuoi cadaveri risorgeranno! Si sveglieranno ed esulteranno quelli che giacciono nelle tenebre” (4).

Daniele: “Quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre” (5).

I sette fratelli Maccabei e la loro mamma, davanti al carnefice che per ordine del Re Antioco con orribili torture aveva cercato di costringerli a calpestare le leggi del Signore senza riuscirvi, prima di esalare l’ultimo respiro, affermano la loro fede nella Risurrezione, e uno di loro cui era stata strappata la pelle del capo insieme ai capelli, a nome di tutti dice: “Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il Re del mondo, dopo che saremo morti per obbedire alle sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna” (6).

Cristo Dio con autorità afferma: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e Io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. “Io sono la Resurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà” (7).

Gesù dice di se stesso: “Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo e si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sopra le nubi del cielo con forte potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli con grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro del cielo” (8).

S. Paolo con entusiasmo esclama: “Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poichè se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo” (9). “Tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati. E’ necessario infatti che questo corpo corruttibile si rivesta di incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità. Quando poi questo corpo corruttibile si sarà rivestito di incorruttibilità e questo corpo mortale di immortalità, si compirà la parola della Scrittura: Dov’è, o morte, la tua vittoria?” (10).

Anche S. Giovanni ci parla, nell’Apocalisse, della Risurrezione di tutti i morti e del loro presentarsi al Giudizio di Dio: “Vidi un trono grande, candido, e Uno che vi sedeva: dal suo cospetto fuggì terra e cielo. E vidi i morti, grandi e piccoli, ritti dinnanzi al trono e furono aperti dei libri. E un altro libro fu aperto che è della vita; e furono giudicati i morti da quello che era scritto nei libri, secondo le loro opere. E il mare rese i suoi morti, e la morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno fu giudicato secondo le sue opere” (11).

3. COME SARANNO I CORPI RISORTI?

I corpi dei dannati, dice S. Bonaventura, “saranno carichi di miserie e di difetti”, sensibili al dolore, pesanti, oscuri, tenebrosi, orribili e destinati a rimanere per sempre, insieme all’anima, nell’inferno.

Invece i corpi degli eletti saranno meravigliosi. Rimarranno gli stessi corpi di prima perchè, altrimenti, non si tratterebbe di una Risurrezione, ma di una nuova creazione; conserveranno pure i loro sensi come la vista, l’udito, l’odorato, il tatto, il gusto. Tuttavia i corpi con i loro sensi saranno trasformati, spiritualizzati, pur restando visibili. Infatti lo Spirito Santo ci dice per mezzo di S. Paolo: “Si semina un corpo corruttibile e sorge incorruttibile; si semina ignobile e sorge glorioso; si semina debole e sorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale” (12).

Questi corpi non saranno mai più soggetti a sofferenze: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini – dice la Bibbia –; e tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perchè le cose di prima sono passate” (13). Saranno corpi perfettissimi, agili come la fantasia, veloci come il pensiero, luminosi e partecipi dello splendore e della gloria dell’anima. “I giusti - dice Gesù - rifulgeranno come il sole nel Regno del Padre loro” (14).

4. ATTENZIONE: CHI RISORGERA’ PER L’IGNOMINIA, CHI PER LA GLORIA.

Già il profeta Daniele aveva detto: gli uni risorgeranno “alla vita eterna, e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna” (5).

Gesù esclama: “Non meravigliatevi di questo, perchè viene l’ora in cui tutti quelli che sono nei sepolcri udranno la voce e ne usciranno: quelli che bene operarono per una risurrezione di vita, quelli che male operarono per un risurrezione di condanna” (15).

Cammineremo verso la Risurrezione gloriosa, se, risorgendo alla grazia di Dio, perseveremo e cresceremo in grazia.

Le preghiere, i sacrifici, le lotte, le rinunce, le sofferenze aumenteranno, giorno dopo giorno, la nostra gloria futura, come ci assicura lo Spirito Santo: “Il momentaneo e leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria” (16).

 

ESEMPIO. Nelle biografie del P. Pio da Pietralcina, incontriamo il celebre attore Carlo Campanini. E’ una delle innumerevoli anime che hanno trovato Dio per merito delle inaudite sofferenze e dell’assiduo apostolato in confessionale del P. Pio. Carlo, dopo la sua conversione, nei teatri e nelle piazze d’Italia, ove parlava ai gruppi di preghiera di P. Pio, andava ripetendo: “Io vivevo come una bestia, senza Messa, senza preghiera, immerso in tanti peccati. Poi ho incontrato un santo Sacerdote che mi ha riportato al Signore. Ho incominciato a partecipare alla Messa ogni giorno. Ma qualche volta cadevo ancora in alcuni peccati di desiderio impuro. Il P. Pio mi disse: Carlo, non avvilirti; pensa che hai una Mamma nel Cielo; invocala ogni giorno con la recita del Rosario. Da quel momento ho sempre recitato ogni giorno tre Rosari, e non sono più caduto in nessun peccato, neppure di desiderio. E nel mio cuore, pur in mezzo a tribolazioni, ho sempre avuto tanta gioia!...”.

Anche noi se vivremo una intensa vita eucaristica e mariana, vinceremo tutte le tentazioni, vivremo in grazia e nella gioia, in attesa del giorno in cui, come dice S. Paolo, “Gesù Cristo trasfigurerà il nostro fragile corpo per renderlo conforme al suo Corpo glorioso” (17).

 

PROPOSITO. Chiediamo alla Madonna che il nostro corpo sia sempre strumento di grande amore a Gesù e al prossimo affinché possa risorgere per la risurrezione gloriosa”.

 

 

 

(1) At. 17, 32; 26, 23 s.

(2) 1 Cor. 15, 16 ss.

(3) V. Messori, “Scommessa sulla morte”

(4) Is. 25, 8; 26, 19

(5) Dan. 12, 2 s.

(6) II Mac. 7, 7 ss.

(7) Gv. 6, 54; 11, 25

(8) Mt. 24, 30 s.

(9) 1 Cor. 15, 20 ss.

(10) 1 Cor. 15, 51 - 55

(11) Ap. 20, 11 ss.

(12) 1 Cor. 15, 42 s.

(13) Ap. 21, 3 s.

(14) Mt. 13, 43

(15) Gv. 5, 28 s.

(16) 2 Cor. 4, 17

(17) Filip. 3, 21

 

(Credo...la vita eterna)

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LA VITA ETERNA

(L’AL DI LÀ) È UNA CERTEZZA

(Sap. 3, 1-10)

 

Giacinta, la piccola veggente di Fatima, mentre, tra tante sofferenze, stava per morire, con flebile voce disse: “La Madonna mi ha rivelato che se gli uomini pensassero all’eternità cambierebbero vita”.

Ricordate l’innominato di cui parla il Manzoni nei Promessi sposi? In quella terribile notte, “si trovò ingolfato nell’esame di tutta la sua vita: indietro indietro, d’anno in anno, di sangue in sangue, di scelleratezza in scelleratezza. L’orrore crebbe fino alla disperazione. S’alzò in furia, afferrò la pistola, la staccò, e, al momento di finire una vita divenuta insopportabile, il suo pensiero si slanciò nel tempo. S’immaginava con raccapriccio il suo cadavere sformato, immobile, buttato chi sa dove. Andava alzando e riabbassando con una forza convulsiva del pollice il cane della pistola, quando gli balenò in mente un altro pensiero: se quell’altra vita di cui mi hanno parlato quand’ero ragazzo, di cui parlano sempre, come se fosse cosa sicura, e se c’è quest’altra vita? a un tal dubbio, a un tal rischio, gli venne addosso una disperazione più nera, più grave, dalla quale non si poteva fuggire, neppure con la morte. Lasciò cader l’arma, battendo i denti, tremando”.

Al mattino udì uno scampanio a festa. Vide tanti uomini, donne, fanciulli, in cammino verso la chiesa. Scese anche lui, senza scorta, di corsa. C’era il Card. Federico Borromeo, al quale, umilmente chiese un colloquio. Alle dolci parole sulla bontà e misericordia di Dio del santo Arcivescovo di Milano, “i suoi occhi che dall’infanzia più non conoscevano lacrime, si gonfiarono e diede in dirotto pianto”. Era una piena conversione al Signore. Radunò i suoi “bravacci” e disse: “Figliuoli, la strada per la quale siamo andati finora conduce nel profondo dell’inferno. Io sono avanti a tutti, il peggiore di tutti; ma Dio misericordioso m’ha chiamato a mutar vita, e io la muterò, l’ho già mutata: così il Signore faccia con tutti voi. Sappiate dunque e tenete per fermo che sono risoluto di prima morire che far più nulla contro la sua santa legge” (1).

Che cos’è che ha cambiato radicalmente quest’uomo immerso in ogni vizio e violenza? Il pensiero della sicura esistenza della vita al di là della morte.

1. NON C’È PROBLEMA PIU’ IMPORTANTE DELL’ESISTENZA DELLA VITA ETERNA. Problema drammatico! Eppure molti non se lo pongono e tanti lo negano.

Pascal afferma: “Quella trascuratezza (di non pensare all’esistenza dell’al di là), in un affare in cui si tratta di loro stessi, della loro eternità, del loro tutto, mi irrita più che mi commuova; mi stupisce e mi spaventa; è un mostro per me”.

Dante Alighieri (nel Convivio) grida: “Fra tutte le bestialità ve n’è una stoltissima, vilissima e dannosissima ed è questa: credere che dopo questa vita non ve ne sia un’altra”.

Se non ci fosse la vita futura, questa mia vita terrena non avrebbe alcun significato, poiché io sono sulla terra unicamente per conoscere, amare Dio, far la sua volontà, e così raggiungere la felicità eterna.

2. LA RAGIONE ESIGE UNA VITA ULTRATERRENA IN CUI SI FACCIA GIUSTIZIA: Ogni giorno, quante violenze e ingiustizie, quanti fattacci che restano impuniti!. In questo nostro secolo (dal 1917, anno delle apparizioni della Vergine a Fatima), ecco la comparsa di tre feroci persecutori e dittatori, (Hitler, Stalin e Mao), senza Dio e contro Dio, i più sanguinari della storia umana, ciascuno dei quali è stato la causa di torture e della morte di decine e decine di milioni di persone innocenti. E nessuno sulla terra è riuscito a punirli come meritavano anzi dalle folle e dalla stampa erano applauditi come degli dei. Ora, se non ci fosse un’altra vita in cui si faccia piena giustizia, Dio o non esisterebbe o non sarebbe Dio. Ma Dio esiste ed è Dio, cioè è giustizia infinita. C’è, dunque, un’altra vita in cui Dio farà perfetta giustizia.

Perfino Rousseau esclamava “Se non avessi altra prova dell’immortalità dell’anima che il trionfo dei malvagi e l’oppressione dei buoni in questo mondo, ciò solo basterebbe ad impedirmi di metterla in dubbio”.

3. C’È UN CONSENSO UNIVERSALE SULL’ESISTENZA DELL’AL DI LÀ: È criterio di verità ciò che sempre, ovunque e da tutti è stato creduto. Tal è il problema dell’esistenza di una vita oltre le soglie della morte.

L’hanno creduta tutti i popoli e tutte le religioni di tutti i luoghi e in ogni tempo; come risulta da rigorose indagini. Inoltre quasi tutti gli uomini più intelligenti dell’umanità (sommi filosofi, sommi scienziati, e artisti e letterati, ecc.) hanno creduto nella vita ultraterrena. Noi credenti siamo in compagnia dei sommi geni dell’umanità e di tutti i Santi che sono le persone più sagge e più sapienti.

Omero dice: “Gli uomini pii vivono beati nell’altra vita” (2). Shakespeare afferma: “Raccomando la mia anima al mio Dio Creatore, sperando e fermamente credendo che io sarò ammesso a partecipare alla vita immortale”. Goethe ammonisce: “Coloro che non sperano una vita futura, sono morti anche per la vita presente”. Victor Hugò esclama: “Io non cesserò mai di ripeterlo: la morte non è la notte, ma la luce; non è la fine, ma il principio; non è il niente, ma l’eternità”. Perfino Mazzini parla di un’altra vita oltre la morte nella quale rivedremo per sempre i nostri cari defunti: “La verità della nostra fede mi è balzata agli occhi nei momenti i più solenni, i più terribili della vita: io so che ci rivedremo. La riunione delle nostre anime avrà luogo sotto l’ala di Dio. Vedrete tutti quelli che avete amato. Soffrite, dunque, mia buona madre e amica, soffrite rassegnatamente e con gli occhi fissi in quell’avvenire. Dio vi destina fuori di questa terra. Questa non è vita, abbiamo l’altra. Guai se questa fede mi mancasse. Ma la ho fermissima”. (3)

4. LA BIBBIA CI DÀ LA CERTEZZA ASSOLUTA DELLA VITA ETERNA: ecco qualche affermazione, fra tante: “Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura” (4) “Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero...; per una breve pena riceveranno grandi benefici” (5). “Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo. Divenuto caro a Dio, fu amato da Lui, e poiché viveva tra i peccatori, fu trasferito. La sua anima fu gradita al Signore, perciò Egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio” (6). Gli empi che deridevano il giusto, quando compariranno al Giudizio di Dio riconosceranno di essere stati stolti e che per loro ci sarà la perdizione eterna, mentre i giusti andranno tra i Santi a ricevere una meravigliosa corona dal Signore (7).

Giovanni Paolo II per confermare in questa fondamentale verità coloro che sono nel dubbio, ha fatto emanare dalla “Congregazione per la difesa della fede” una dichiarazione sull’esistenza della vita eterna (nel 1979) in cui ci ricorda che l’anima è spirituale e quindi non morirà mai, e, con la morte corporale l’anima entra nell’eternità. Alla fine del mondo ci sarà certamente la risurrezione dei corpi. Siamo certi che esiste il purgatorio e l’inferno (“ove una pena eterna attende per sempre il peccatore”), e il paradiso ove “noi saremo con Cristo e vedremo Dio”, partecipi per sempre della sua gloria.

 

5. MOLTI SONO VENUTI DALL’ALTRA VITA! SOPRATTUTTO È VENUTO GESU’!... Non possiamo non rispondere a una obiezione che tanti ripetono: Non esiste l’al di là perchè nessuno dei morti o degli angeli è venuto a dircelo. Questa è una obiezione tanto vecchia quanto insensata; infatti la nostra partenza per l’eternità è irreversibile e nessuno può ritornare sulla terra, se Dio, nella sua infinita potenza e misericordia, non lo permette Ebbene Dio ha permesso che tante persone venissero dall’altro mondo, prendendo forme visibili. Molte apparizioni sono riportate dalla Bibbia e moltissime altre sono attestate da documenti e testimonianze sicurissime e irrefutabili. Anche una sola apparizione documentata sarebbe sufficiente per darci la certezza dell’esistenza della vita eterna!

I Morti sono apparsi frequentemente: A Gesù sul Tabor apparve Mosè ed Elia (8). Quando Gesù spirò sulla croce, molti morti uscirono dai sepolcri e si fecero vedere per le vie di Gerusalemme (9). A S. Tommaso apparvero due anime del purgatorio: una sorella e un Frate domenicano (Romano). A S. Perpetua apparve il fratellino Dimocrate; a S. Vincenzo Ferreri, la sua sorella Francesca; a S. Caterina da Siena, il suo padre; a S. Giovanni Bosco, la sua mamma. A Roma, in Via Lungotevere Prati, c’è un museo del Purgatorio in cui si conservano oggetti diversi (tavolette, coperte, libri) sui quali sono delle impronte che i defunti, apparendo, lasciarono.

Anche i Demoni sono apparsi, prendendo forme diverse: sono apparsi ai nostri progenitori, a Gesù nel deserto, a S. Antonio Abate, a S. Francesco, al S. Curato d’Ars, a P. Pio da Pietrelcina, a moltissimi altri.

I Santi sono apparsi numerosissime volte: molte di queste apparizioni sono narrate da Santi, come S. Bonaventura che racconta tante apparizioni di S. Francesco d’Assisi dopo la sua morte; moltissime altre sono state attestate con giuramento da persone oneste e spesso scrupolose in occasione dei processi di beatificazione e di canonizzazione.

Gli Angeli sono apparsi molte volte: S. Gabriele apparve alla Vergine (10). S. Raffaele apparve a Tobiolo e lo accompagnò nel suo viaggio (11). S. Michele apparve più volte nelle vicende del popolo ebraico. Ci sono altre innumerevoli apparizioni di angeli.

È apparsa la MADONNA molte volte, in tante località della terra; e sono numerosi i Santuari mariani che testimoniano tali apparizioni. Ricordiamo in particolare le celebri apparizioni a Lourdes, a Fatima, ecc.

Le testimonianze di tante apparizioni di anime purganti (o dannate o felici in Cielo) ormai sono una realtà scientifica anche per gli scienziati miscredenti”.

“È un fatto forse poco conosciuto che oggi la realtà della vita di oltre tomba, e determinatamente l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, sono una nuova scienza, come è scienza la psicanalisi, la chimica, la fisica, ecc... È una scienza non empirica o metafisica, ma positiva, perchè, come la costanza dei fenomeni fisici rende positiva la scienza fisica, così la costanza delle testimonianze della vita di oltre tomba rende positiva la scienza che le indaga e le studia”. Sono pensieri di un santo Sacerdote (12).

Soprattutto è venuto GESU’ dall’altra vita ed è venuto specialmente per assicurarci che esiste la vita oltre la morte. Nel suo insegnamento, contenuto nel vangelo, ad ogni passo parla della “vita eterna”; sovente parla del premio eterno e del castigo eterno (come mediteremo nelle seguenti catechesi), e della risurrezione dei corpi.

Dunque certamente esiste la vita eterna; ma c’è un’eternità di gioia, e un’eternità di tormenti. Affinché possiamo conquistare una eternità di gioia, tutto in noi – pensieri, parole, opere, desideri, affetti, azioni – tutto deve essere orientato verso Gesù, tutto illuminato dalla fede in Lui, tutto animato dall’amore a Gesù e al prossimo. Così l’anima nostra, insieme al nostro corpo risuscitato, vivrà con Gesù, con la Madonna, con tutti i santi nell’eternità beata.

ESEMPIO. Il Servo di Dio Papa Giovanni XXIII con la sua dolorosa e santa agonia commosse tutto il mondo; fu come una predicazione a tutta l’umanità; ogni sua parola era accolta da tutti con commovente devozione. Molte furono le conversioni. Ripeteva ai suoi fratelli e alle sorelle: non piangete; sono alla vigilia di una grande festa (alludeva al suo ingresso nel Cielo). E soggiungeva: la vera vita non è questa vita terrena, la quale passa tanto velocemente, ma è quella che c’è dopo la morte del corpo, poiché quella è eterna, non avrà mai fine. E si preparava sempre meglio all’ingresso alla vita eterna con frequenti invocazioni alla Madonna: ripeteva: “Mater mea, fiducia mea!” E continuò a ripetere questa invocazione fino all’ultimo respiro, quando aggiunse le parole: “Gesù! Maria!” e dolcemente spirò.

È con questa grande fiducia nella Madonna che anche noi potremo scorgere nella morte non il termine, non il nulla (come dicono gli stolti), ma la culla ossia l’inizio di un avvenire meraviglioso, tanto da poter ripetere con il poeta Zanella: “Cadrò, ma con le chiavi / d’un avvenire meraviglioso. Il nulla / a più veggenti savi; / io nella tomba troverò la culla!”

 

PROPOSITO. Prenderò l’abitudine di chiedermi, in ogni azione e in ogni circostanza, con S. Bernardo: “Che cosa mi giova per l’eternità?

Mi rivolgerò sovente alla Madonna con la bella giaculatoria: “Madre mia, fiducia mia!”.

(1) Alessandro Manzoni, “I promessi sposi” Cap. 21–24

(2) Odissea 4, 564

(3) Mazzini, “Lettera a Eleonora Ruffini” (2.5.1839)

(4) Sap. 2, 23

(5) Sap. 3, 1–10

(6) Sap. 4, 7–14

(7) Cfr. Sap. 4, 20; 5, 1–9. 15 s.

(8) Mt. 17, 3

(9) Mt. 27, 53

(10) Lc. 1, 26

(11) Tb. 12, 4–15

(12) Servo di Dio Sac. Dolindo Ruotolo, “Chi morrà vedrà...”, con Imprimatur e Presentazione di S. E. Vittorio Costantini, Sessa Aurunca di Caserta, 1982.

 

31

L’INFERNO ESISTE!... GESU’ NE HA PARLATO MOLTISSIME VOLTE

 

(Lc. 16, 19-31)

 

Scrive il noto scrittore Vittorio Messori: “Per ogni uomo, per me stesso, c’è la possibilità terribile e concreta del totale fallimento; questa possibilità è chiamata inferno”.

Dio non vuole l’inferno: Dio è infinitamente buono e perciò – come dice la Bibbia – “vuole che tutti gli uomini si salvino” (1). Cristo Dio si è fatto uomo ed è morto in croce perchè nessuno andasse dannato: Lui stesso ha detto: “Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi” (2). E S. Paolo esclama: “Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io” (3).

Non è Dio a creare l’inferno. Scrive un celebre teologo Gesuita: L’inferno è frutto del peccato. È l’uomo a entrarvi di sua volontà (contro la volontà di Dio). “Il Cielo (il paradiso) è già iniziato per noi dal nostro battesimo, ma cominciamo a goderlo solo dal giorno della morte. La stessa cosa accade dell’inferno: nel momento in cui uno commette il peccato mortale, l’inferno già penetra in lui: l’inferno non è altro che la privazione di Dio. Col peccato io creo l’inferno... Se io prendo l’autobus per andare a uccidere qualcuno, nessuno dirà mai che l’autista è responsabile di un assassinio. Che cosa c’entra lui? Lui fa il suo dovere. Così, se io salgo sull’autobus del peccato, e non scendo alla stazione dell’attrizione con la confessione, o della contrizione perfetta se non è possibile la confessione, l’effetto è questo: la morte eterna ossia l’inferno” (4).

1. È NECESSARIO PARLARE DELL’INFERNO. Con dolce insistenza Paolo VI ci ha rivolto questo invito: “Parlate e meditate sulla scienza delle cose ultime che il Concilio Vaticano II chiama escatologia (dal greco éscatos che significa ultimo) e che comprende gli ultimi destini umani oltre la morte: quelli che il catechismo e la predicazione chiamano i novissimi cioè morte, giudizio, inferno, paradiso. Dei novissimi pochi ne parlano e, quei pochi, ne parlano poco. Il Concilio però ci ricorda le solenni verità escatologiche che ci riguardano, compresa quella terribile d’un possibile eterno castigo che chiamiamo l’inferno” (5).

Se tutti meditassero sull’inferno, innumerevoli peccatori e increduli farebbero il dialogo con l’anima, che fece l’anticlericale filosofo Diderot: “Anima mia, se tu continui a vivere così, non solo sarai infelice in questa vita, ma anche dopo morte, nell’inferno”. E l’anima: “Ma chi ha detto che c’è l’inferno?” Il filosofo: “L’inferno è una cosa così orrenda, che anche solo il pensiero che ci possa essere, ti dovrebbe costringere a mettere giudizio”. L’anima ardì rispondergli: “Io sono certa che l’inferno non c’è”. Gridò il filosofo: “Anima mia, non dir bugie! Dicendo questo tu sai di mentire”.

Poveri Sacerdoti che credono di essere moderni facendo completo silenzio sui nuovissimi, sull’inferno! Si deve anche a questo colpevole silenzio se l’umanità di oggi si è tanto allontanata da Dio e corre verso la catastrofe. Sono quanto mai attuali le parole di S. Caterina da Siena: “Ahimè! Non più tacere! Gridate con cento, con migliaia di lingue! Veggo che per tacere il mondo è guasto!”

Tutti i Padri e Dottori della Chiesa ne hanno parlato chiaramente. S. Agostino ci esorta: “Discendiamo (con il pensiero) nell’inferno ora che siamo vivi affinché non abbiamo a discendervi quando saremo morti”. E supplica il Signore che gli mandi su questa terra tutti i dolori immaginabili purché impedisca che vada dannato per sempre: “qui brucia, qui taglia, qui non risparmiarmi nessuna sofferenza, purché tu mi abbia a salvare per l’eternità”.

Lo Spirito Santo ci ammonisce: “In tutte le opere pensa alla tua fine (ossia alle ultime realtà: morte, giudizio, inferno, paradiso) e non peccherai mai” (6).

E Gesù stesso ci ha comandato: “Andate e predicate il Vangelo ad ogni creatura”: ebbene, l’inferno e le altre verità taciute, sono parte essenziale del Vangelo. Anzi, come afferma un noto predicatore di Esercizi spirituali, “di nessun’altra cosa ha tanto parlato Cristo nel Vangelo come dell’inferno: più di 60 volte: trenta volte del fuoco (ossia di un tormento orribile) e , trentasei volte della eternità. Su nessun’altra cosa ha insistito tanto, e noi non abbiamo il diritto di diminuire il contenuto del Vangelo” (7).

2. L’INFERNO ESISTE DAVVERO: Lo negano – dice S. Agostino – coloro che hanno interesse che non esista perchè se esiste è fatto per loro. Ma esiste; e per andarvi non è necessario credere alla sua esistenza, anzi, chi ostinatamente lo nega può ritenersi sicuro di precipitarvi.

Tutta la Sacra Scrittura ne parla, in modo esplicito o implicito, circa 600 volte.

Gesù, non solo ne ha parlato tante volte, ma ha pure usato delle parabole impressionanti, come, per esempio, le seguenti:

Il ricco cattivo, e il povero Lazzaro: quel ricco egoista, gaudente morì e precipitò “nell’inferno tra i tormenti” e invano, tra l’arsura e le torture delle fiamme, chiedeva una sola goccia d’acqua. Anche Lazzaro morì, ma la sua anima fu “portata nel seno di Abramo”, espressione ebraica che significa paradiso. (8).

La zizzania seminata in mezzo al buon grano, al momento della mietitura, dovrà essere bruciata. “Così – dice Gesù – avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo (Cristo) manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori d’iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come sole nel regno del Padre loro” (9).

Gesù per descriverci l’esistenza e l’orrore dell’inferno ha usato immagini violente e spietate: qualche esempio:

a) A coloro che usano i doni di Dio per offenderlo, grida: “Se la tua mano o il tuo piede ti è di scandalo, tagliali e gettali via da te: è meglio per te entrare nella vita con una sola mano e un solo piede, che avere due mani e due piedi e essere gettato nel fuoco. E se l’occhio tuo ti è di scandalo, cavalo e gettalo via: è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo che avere due occhi ed essere gettato nel fuoco” (10), “dove il verme non muore e il fuoco non si spegne” (11).

b) Gesù a coloro che si dicono cristiani, ma vivono da pagani, dirà: “Non vi conosco” (12).

c) Gesù bollerà così ogni cristiano che non ha utilizzato i talenti ricevuti: “Servo malvagio e infingardo!... gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti” (13).

d) Cristo, al giudizio universale “dirà a quelli che saranno alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, al fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi seguaci... E se ne andranno questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna” (14).

S. Giovanni, l’apostolo dell’amore, scrive: “Il fumo dei loro tormenti salirà per i secoli dei secoli” (15).

3. L’INFERNO È ETERNO: l’eternità costituisce l’inferno dell’inferno: quando si sa che una atroce sofferenza avrà termine, si acquista coraggio, ma quando si è certi che non terminerà mai, non resta che la più cupa disperazione. Ebbene, l’inferno non terminerà mai, mai. La Bibbia parla molte volte di questa eternità disperata.

S. Bonaventura, Dottore della Chiesa, per darcene una pallida idea, usa la seguente immagine: Un uccello passa una volta ogni cento anni, toccando delicatamente, con la punta delle sue ali, una immensa palla di bronzo. Quando questa sarà completamente consumata, sarà terminato l’inferno? No! Sarà appena al suo inizio, poiché incomincia sempre e non finisce mai.

A S. Tommaso d’Aquino, una delle menti più alte del mondo, quando era ormai in fin di vita, fu chiesto: Tu che hai insegnato nelle più celebri cattedre d’Europa e che hai tanto predicato e tanto scritto, da che cosa, nella tua vita, sei rimasto più impressionato? Rispose: Ciò che più mi ha impressionato è questa triste realtà: che ci siano tanti cristiani i quali sono sicuri che Gesù è Dio e che Gesù ha parlato chiaramente dell’inferno e perciò sono certi ch’esso esiste, eppure vivono per un’ora nel peccato mortale: in quell’ora potrebbero morire all’improvviso correndo il rischio di precipitare per sempre nell’inferno. Che dire di molti cristiani che nel peccato mortale vivono non un’ora soltanto, ma intere giornate e notti e settimane e mesi?

Dante Alighieri: immagina scritte sulla porta dell’inferno queste parole: “Dinanzi a me non fur cose create/ se non eterne e io eterno duro:/ lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”. (Inf. III, 7 ss.)

Gesù ci ripete: “State preparati! Vegliate e pregate perchè non sapete né il giorno, né l’ora...; la morte viene come un ladro di notte. State preparati!” (16).

Se la morte ci sorprende in peccato grave, non resterà per noi altro che la disperazione eterna; mentre se ci trova preparati ossia in grazia di Dio, ci spalancherà le porte della felicità senza fine.

 

ESEMPIO: La Madonna a Fatima nel 1917, per 6 volte è apparsa a tre pastorelli: Lucia, Francesco, Giacinta. Nella terza apparizione, il 13 luglio, dopo aver assicurato i tre fanciulli che li avrebbe accolti in paradiso, concesse a loro la spaventosa visione dell’inferno. Ecco le precise parole della veggente Lucia: “Quando la Signora disse: Fate sacrifici per i peccatori, aprì le mani. Il fascio di luce che ne scaturì sembrò penetrare nella terra, e noi vedemmo come un gran mare di fuoco, e in esso, immersi, neri, in forme orribili e schifose, i demoni, e anime somiglianti a braci trasparenti che, trascinate in alto dalle fiamme, ricadevano giù da ogni parte, fra grida di disperazione che facevano inorridire e tremare per lo spavento”.

La Madonna commentò: Questa è appena una pallida immagine dell’inferno. Molti vivono nel peccato mortale, e quindi sono in pericolo di andare dannati per sempre; pregate perchè i peccatori si convertano.

 

PROPOSITO. Riflettiamo seriamente sull’accorato e drammatico appello della Madonna a Fatima: Molti vanno all’inferno perchè i buoni non pregano e non offrono sacrifici e dolori e fatiche e non recitano ogni giorno il S. Rosario per ottenere che i peccatori si convertano.

Mettiamo in pratica, senza indugio, queste urgentissime richieste della Madre di misericordia e Rifugio dei peccatori.

 

(1) 1 Tim. 2, 4

(2) Lc. 5, 32

(3) 1 Tm. 1, 15

(4) I. Iparraguirre, “Alla luce del tuo Volto” (Elle Di Ci)

(5) Paolo VI, 8. XI.71 Cfr. L.G. 6, 8, 25. Ad Gentes, 9. G.S. 18, 38

(6) Sir. 7, 36

(7) Iparraguirre, o.c.

(8) Cfr. Lc. 16, 19–31

(9) Cfr. Mt. 13, 24–43

(10) Mt. 18, 8 ss.

(11) Mc. 9–48 s.

(12) Mt. 25, 12

(13) Mt. 25, 26–30

(14) Mt. 25, 41–45

(15) Ap. 14, 11

(16) Mt. 24, 42 s.; 25, 13

 

 

 

32

IL PURGATORIO

(2 Mac. 12,38-45)

 

“Nel cielo – scrive S. Giovanni Evangelista – apparve un segno grandioso: una Donna vestita di sole (è la Madre di Dio), con la luna sotto i suoi piedi (è l’Immacolata), e sul suo capo una corona di dodici stelle” (1): è la Regina del cielo, della terra e del Purgatorio.

S. Pier Damiano in una visione contempla la Madonna che si aggira tra le anime del Purgatorio per consolarle ed elevarle al cielo.

S. Bonaventura pone sulle labbra di Maria SS. queste parole: “Io ho penetrato il profondo dell’abisso del Purgatorio per dar sollievo con la mia presenza a quelle anime”.

La Vergine ha rivelato a S. Brigida: “Io sono la madre di tutte le anime che sono in Purgatorio; le loro pene mediante le mie preghiere vengono mitigate”.

 

1. LA BIBBIA ASSICURA L’ESISTENZA DEL PURGATORIO, erroneamente negata da Lutero, da Calvino, dai Protestanti, dai Valdesi, dai testimoni di Geova, ecc.

Il libro dei Maccabei racconta che il condottiero Giuda, dopo la battaglia, mandò i suoi uomini a “raccogliere i cadaveri, ma trovarono sotto la tunica di ciascun morto oggetti sacri agli idoli che la legge proibisce ai Giudei. Ricorsero alla preghiera supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Poi, fatta una colletta, con tanto a testa, per circa 2.000 dramme d’argento, le inviò a Gerusalemme perchè fosse offerto un sacrificio espiatorio per i morti affinché fossero assolti dai peccati” (2).

Dunque dopo la morte del corpo esiste per certe anime un luogo di purgazione e di espiazione, distinto dall’Inferno e dal Paradiso, nel quale le preghiere e i sacrifici possono ottenere la pienezza del perdono.

Il profeta Isaia (cui farà eco l’Apocalisse) esclama: “Svegliati, svegliati, indossa le tue vesti più belle, Gerusalemme, città santa (immagine del Paradiso), poiché mai più entrerà in te... l’impuro” (3), ossia colui che è macchiato di colpe.

Gesù avverte che la giustizia di Dio è infinita e non fa nessuno sconto; tutto si deve pagare o sulla terra o nell’aldilà. Perciò se tu non soddisfi pienamente a questa giustizia durante la tua vita terrena, entrato nell’altra vita, “sarai gettato in prigione” cioè in Purgatorio e “non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo centesimo” (4).

Gesù, riferendosi ai peccati contro lo Spirito Santo, afferma che non saranno perdonati “né in questa vita né nell’altra” (5). Ciò suppone che nell’altra vita ci sia un luogo di perdono: il Purgatorio.

Nell’Apocalisse, dopo le stupende parole sulla Gerusalemme celeste o Paradiso, leggiamo: “Niente d’inquinato, d’impuro entrerà in essa” (6).

“La vita, lunga o breve, è un viaggio verso il Paradiso: là è la nostra patria, là è la nostra casa, là è il nostro appuntamento. Gesù ci attende in Paradiso” (7). Ma per l’anima che varca le soglie dell’eternità ci sono tre ipotesi: a) Se ha delle macchie grandi o peccati gravi, spontaneamente si precipita all’inferno. b) Se aveva delle macchie, ma le ha cancellate con il sacramento della Confessione e con le opere buone, andrà in Paradiso, come la stessa Apocalisse dice: “Questi che sono vestiti di bianco chi sono e da dove vengono? Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel Sangue dell’Agnello” (8), nel Sangue di Gesù. c) Se ha delle macchie piccole causate da peccati veniali oppure da peccati gravi dei quali si è pentita e confessata, ma di cui non ha fatto sufficiente penitenza, dove potrà andare? All’inferno, no; in Paradiso, neppure (poiché niente di macchiato vi entrerà). Dovrà, dunque, essere esclusa per sempre dal Regno della gioia? No! sarebbe ingiusto. Quindi è necessario – come dice il sommo Poeta – che esista “quel secondo regno / dove l’umano spirito si purga / e di salir al ciel diventa degno” (9).

2. LA TRADIZIONE CONFERMA CON CERTEZZA LA VERITÀ DEL PURGATORIO: I cristiani dei primi secoli sulle pietre tombali, nelle catacombe, hanno scolpito tante invocazioni a Dio per implorare refrigerio che affretti ai loro defunti l’ingresso nel cielo.

I grandi Padri e Dottori della Chiesa: S. Agostino, S. Girolamo, S. Giovanni Crisostomo, S. Efrem, S. Cipriano, ecc., parlano chiaramente del Purgatorio.

Dunque – come afferma il Concilio Vaticano II – “la chiesa fin dai primi tempi della religione cristiana coltivò con grande pietà la memoria dei defunti, e ha offerto per loro anche suffragi” (10). Ora, ciò suppone che, oltre al Paradiso e all’inferno in cui i suffragi sono inutili, ci sia uno stato che noi chiamiamo Purgatorio in cui i suffragi sono utilissimi per soddisfare alla giustizia di Dio a vantaggio dei defunti, i quali da se stessi non potrebbero abbreviare le loro sofferenze.

S. Ambrogio, per esempio, nel discorso fatto in occasione della morte dell’Imperatore Teodosio, prega Dio di concedere al defunto amico un posto tra i Santi, aggiungendo che non si stancherà mai di pregare fin che Dio non lo avrà ricevuto tra i beati.

 

3. RIFLESSIONI PRATICHE:

a) Dove sono i nostri defunti? S. Agostino esclama: “Coloro che ci hanno lasciati non sono degli assenti, ma sono dei presenti invisibili: tengono i loro occhi pieni di gloria fissi nei nostri occhi pieni di lacrime”.

S. Giovanni Crisostomo dice: “Chi amammo e perdemmo non è più là dove era, ma dappertutto dove siamo noi”. È opinione di non pochi Padri e Dottori, tra cui S. Gregorio M., S. Pier Damiano, S. Antonino, ecc., che le anime dei poveri morti si purifichino là dove hanno vissuto.

Il celebre teologo Chollet afferma: “Le anime del Paradiso e del Purgatorio non ci hanno abbandonato, sono qui, al nostro fianco. Del resto perchè abbandonarci? Forse per volare a Dio? Ma Dio è ovunque. Forse per recarsi nel luogo di pene tra le fiamme del Purgatorio? Ma queste fiamme hanno il loro principale focolare nel cuore, nascono principalmente dall’amore divino, da un rimorso straziante di aver offeso Dio; il fuoco, il loro tormento è reale, ma inerente all’anima e lo portano con sè come il tisico porta con sè la febbre che lo consuma” (11).

“Signore, sono vicino a me i miei morti: non li vedo più con i miei occhi, perchè hanno abbandonato il loro vestito di carne. In te, Signore, sento che mi chiamano, che mi invitano, che mi consigliano, perchè mi sono più presenti di prima. Li incontro quando incontro te, li amo quando amo te. O miei morti, eterni viventi che vivete in me, aiutatemi a ben imparare in questa breve vita a vivere eternamente” (12).

b) Quanto soffrono i nostri morti? Su questa terra, perdonata la colpa, nell’anima rimane quasi sempre della pena temporale da scontare o in questa o nell’altra vita, pena proporzionata ai peccati e alle imperfezioni di ciascuno: “pena del senso”, e “pena del danno” che consiste nella privazione della visione di Dio. Quest’ultima è una sofferenza enorme e per noi incomprensibile: l’anima separata dal corpo è subito pervasa da un ardentissimo desiderio di vedere Dio; lo chiama e non riceve risposta, lo cerca e non lo trova, ne percepisce la presenza, ma non riesce a contemplare il suo volto: è una sofferenza pressoché infinita.

La Chiesa non ha definito la natura del “fuoco” del Purgatorio. Ci sono teologi e Santi, tra cui S. Caterina da Genova (13), i quali sostengono che esso consista nel “fuoco dell’amore di Dio” che brucia e purifica da ogni colpa le anime in ardente attesa di vedere il volto di Dio.

S. Tommaso afferma: “Ogni minima pena del Purgatorio è più grave della massima pena del mondo”.

S. Gregorio M. ripete che di fronte alla minima pena del Purgatorio le più grandi sofferenze di questo mondo sono un conforto, un sollievo (“solatia erunt”).

S. Roberto Bellarmino scrive: “Dopo la morte sono rare le anime che vanno direttamente in Paradiso; la moltitudine delle altre, che passano all’eternità in grazia di Dio, deve essere purificata dalle pene acerbissime del Purgatorio”.

c) La permanenza in Purgatorio sarà breve o lunga? Inizierà con la morte corporale e, sicuramente, non si protrarrà oltre il Giudizio universale.

Il nostro tempo (composto di ore, giorni e anni) non esiste più nell’aldilà, ma vi è il tempo discontinuo che misura la successione dei pensieri, e ogni istante può corrispondere a 10 o 20 o 30 ore del nostro tempo solare come una persona può restare 10 o 20 ore in estasi assorbita da un solo pensiero (14).

S. Roberto Bellarmino afferma: “Le pene del Purgatorio sono lunghissime. Le anime purganti non possono aiutarsi da sè, ma solo noi possiamo suffragarle. Le anime del Purgatorio sono moltissime, vi rimangono lunghissimamente, soffrono pene innumerevoli”.

P. Pio da Pietrelcina a una persona disse: “Che credi? Ci sono anime che da 2.000 anni sono in Purgatorio”.

d) Vi è tristezza in Purgatorio? No! Perché ivi si è sicuri di non perdere mai l’amicizia con Dio, la grazia santificante, e v’è assoluta certezza di raggiungere un giorno la felicità del cielo, e si vive nel più alto e tenero amore a Gesù; quindi pur tra orribili sofferenze, si gode grande pace e immensa gioia.

S. Caterina da Genova, francescana secolare, grande mistica e considerata quale “dottoressa del Purgatorio”, afferma: L’anima separata dal corpo, che ha delle pene temporali da scontare, “se non trovasse questo luogo del Purgatorio ordinato a togliere l’ostacolo, istantaneamente sentirebbe generarsi in se stessa un inferno...

Lingua non può dire né mente umana può concepire di quanta importanza sia il Purgatorio. In esso l’anima trova l’estremo del soffrire e l’estremo del gioire. L’amore a Dio arreca all’anima un tale contento che non può esprimersi. Non credo che dopo la felicità dei Santi vi sia una gioia simile a quella delle anime purganti”.

e) Come alleviare le loro sofferenze? Quali suffragi doneremo ai defunti? Quanti fiori sulle tombe! Cosa bella, gesto delicato e gentile; ma se ai nostri morti doniamo soltanto fiori e non suffragi, siamo veramente crudeli verso di loro. Sempre più frequentemente nel testamento delle persone sagge e religiose si legge: “In occasione della mia morte, non chiedo fiori, ma opere di bene”.

Doniamo loro i suffragi cristiani: Indulgenze parziali, che sono annesse a molte preghiere e opere e che condonano una parte della pena del purgatorio. Indulgenze plenarie che rimettono tutta la pena del purgatorio e che per acquistarle si richiede di compiere l’opera prescritta, come, per esempio, il Rosario recitato in famiglia o nella chiesa, e la Confessione e Comunione da farsi in quel giorno in cui si compie la suddetta opera o alquanto tempo prima o dopo, e una preghiera secondo l’intenzione del Papa.

Hanno pure valore di suffragio le seguenti cose: preghiere; rosari; via Crucis; ascolto della parola di Dio, sacrifici, fatiche, lacrime e sofferenze offerte a Gesù per suffragare le loro anime; opere di misericordia spirituali e corporali; la S. Comunione, la quale, dopo il Sacrificio dell’altare, è l’atto più sublime della religione; soprattutto la S. Messa, durante la quale – afferma S. Girolamo – “quante anime vengono liberate dal Purgatorio! La Messa è la chiave che apre due porte: quella del Purgatorio per uscirne e quella del Paradiso per entrarvi”.

Stupendo è l’esempio del P. Pio da Pietrelcina. Per le anime purganti giornalmente non solo pregava a lungo nella S. Messa, ma implorava pure su di sè orribili sofferenze. Ecco le parole che scrisse al suo Direttore spirituale: “Da parecchio tempo sento il bisogno di offrirmi al Signore vittima per i poveri peccatori e per le anime purganti. Questo desiderio è diventato una forte passione. L’ho fatta più volte questa offerta al Signore, scongiurandolo a voler versare su di me i castighi che sono preparati sopra dei peccatori e sulle anime purganti, anche centuplicandoli su di me, purché converta e salvi i peccatori e ammetta presto in Paradiso le anime del Purgatorio”. Questa eroica offerta la ripeteva più volte al giorno (15).

f) Io penso seriamente al Purgatorio che mi attende?

Se continuo a vivere commettendo innumerevoli peccati veniali e se non compio opere di riparazione per le colpe della mia vita passata, e se non mi impegno a vivere santamente, io mi vado costruendo un Purgatorio che sarà lunghissimo e terribile. È certo che tutto si dovrà pagare alla giustizia di Dio, che sarà estremamente rigorosa, tanto da chiederci conto perfino di una sola parola oziosa o non buona: Gesù con severità ammonisce: “Io vi dico che di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del Giudizio” (16).

Giovanni Papini così riassume il romanzo inglese “la città assediata” di Oliphant: Tutti i morti di un cimitero risuscitano e vogliono entrare nel paese e rioccupare le loro case, ma trovano le porte serrate. Dopo ripetuti tentativi inutili, tornano a rinchiudersi nei loro ghiacciati sepolcri. Ebbene, ogni giorno i tuoi morti ritornano, ma non con il loro corpo, bensì con il loro spirito, e non per rioccupare la casa, ma per chiedere preghiere e suffragi. Non lasciarli delusi. Ogni giorno prega per loro e per tutte le anime del Purgatorio.

I tuoi suffragi saranno ricompensati abbondantemente. S. Caterina da Genova afferma: “Non ho mai chiesto grazie alle anime purganti senza essere esaudita, anzi, quelle che non ho potuto ottenere dagli spiriti celesti, l’ho ottenute per intercessione delle anime del Purgatorio”.

A S. Gertrude, che era solita pregare molto per i defunti, in punto di morte le apparve Gesù e le disse: “Coraggio e fiducia! Tra breve sarai in cielo. Ecco la moltitudine di anime da te liberate dal Purgatorio: ti vengono incontro con canti di esultanza per accompagnarti al premio eterno”.

 

ESEMPIO. Nella vita di S. Lutgarda si legge che, quando era giovanissima, ebbe una visione. Improvvisamente le apparve Gesù e le scoprì la ferita del costato. Rimase infiammata di tanto amore al Redentore che decise di fare tre digiuni di sette anni ciascuno. Le comparve pure il defunto Papa Innocenzo III, il quale le rivelò che era stato relegato in Purgatorio fino al giorno del Giudizio universale; ma siccome in vita fu molto devoto della Madonna, costei gli aveva ottenuto la grazia di apparirle per chiedere le sue preghiere. Così per intercessione della Vergine Santa, al celebre Pontefice, il Purgatorio fu enormemente abbreviato (17).

Il Dottore della Chiesa S. Roberto Bellarmino commenta: “Se un Pontefice, così degno di lode e da tutti stimato, doveva penare in Purgatorio fino al giorno del Giudizio finale, chi non temerà, chi non trepiderà?” (18).

 

PROPOSITO.

Seguiamo l’esempio di S. Leonardo da Porto Maurizio, il quale poteva ripetere: “Per la strada, nei ritagli di tempo, prego sempre per le anime del Purgatorio.

Queste sante anime con la loro intercessione mi hanno salvato da tanti pericoli dell’anima e del corpo”. E vivamente esortava: “Prega sempre la santa Vergine per le anime del Purgatorio. La Madonna attende la tua preghiera per portarla al trono di Dio e liberare subito le anime per le quali la supplichi”.

(1) Ap. 12, 1

(2) 2 Mac. 12, 38–45

(3) Is. 52, 1

(4) Mt. 5, 20–26

(5) Cfr. Mt. 12, 31 s.

(6) Ap. 21, 27

(7) Giovanni Paolo II

(8) Ap. 7, 13 s.

(9) D. Alighieri, Purg. I, 4 ss.

(10) L.G. 50

(11) J.A. Chollet, “I nostri defunti”

(12) Michel Quoist, “Preghiere”

(13) Tratt. sul Purg., c. 11–13

(14) Cfr. Sac. Dott. Francesco

Potenza, “II Purg.”

((15) P. Pio, “Epistolario I”

pag. 206 e 678

(16) Mt. 12, 36

(17) Cfr. Tomas Merton,

“Che sono queste piaghe?”

(18) Don Alberione,

“Per i nostri cari defunti”

 

33

IL PARADISO

(Lc. 23, 39-43)

 

L’ultima affermazione del Credo suona così: Credo... la vita eterna. Ebbene, esiste una vita eternamente felice che chiamiamo “Paradiso”.

Gesù ce ne ha parlato tante volte e ce ne ha voluto dare sicurezza quando, morente sulla croce, disse al ladrone pentito: “Oggi sarai con me in Paradiso” (1); e quando, alla vigilia della sua morte, affermò: “Vado a preparare per voi un posto, affinché dove sono io siate anche voi” (2).

Il celebre scrittore moderno Vittorio Messori sostiene, con forti prove, che la Chiesa Cattolica, tra le tante religioni che esistono, si dimostra l’unica vera religione anche per la sua stupenda escatologia (vale a dire per il suo sublime discorso sugli ultimi avvenimenti dell’uomo: morte, giudizio, inferno, paradiso) e soprattutto per la sua meravigliosa teologia sul Paradiso.

 

A – IL PARADISO DEI NON CRISTIANI non è Paradiso. Le religioni non cristiane in genere insegnano un Paradiso alquanto materiale o razzista o determinista.

1) Le religioni orientali come l’Induismo, il Buddismo parlano di “reincarnazioni” dell’anima (che sono delle assurdità) e di passaggi in soggiorni con dee e serve compiacenti e poi di dissolvimento nel nirvana o nel nulla.

2) Il Musulmanesimo professa un Paradiso razzista perchè riservato solo ai Maomettani e parla molto di un Paradiso materiale ove vi sono ruscelli di latte, laghetti, giardini, alberi fruttiferi, cavalli, profumi, pranzi succulenti e interminabili. Parla di altri vantaggi che sono soltanto per l’uomo, e perciò ha un marcato colore antifemminista: per esempio, a un semplice beduino mussulmano sono promesse 500 fanciulle, 800 donne sposate e 4.000 vergini! (3)

Allah getta all’inferno tutti coloro che non sono Mussulmani.

3) Le Sette, come quella dei Testimoni di Geova, dei Mormoni, ecc., professano un paradiso spietatamente settario e razzista.

4) Tutte le religioni o chiese protestanti o evangeliche insegnano che Cristo Dio ha fatto e fa ogni cosa, e l’uomo non fa nulla nell’opera della salvezza, perciò hanno come conseguenza inquietante la tenebrosa dottrina della predestinazione che grava senza scampo su ogni escatologia nata dalla così detta riforma protestante.

Lutero, Zuinglio, Enrico VIII e i loro teologi e predicatori non insistevano troppo su questa inevitabile conseguenza della predestinazione per non spaventare (dicevano) i loro fedeli. Invece Calvino fu più sincero, e insisteva nel ripetere: “Per gli uni viene predestinata la vita eterna (o Paradiso), per gli altri la dannazione eterna. Noi non siamo che massa di corruzione, senza diritto a dire nulla. E i nostri meriti e demeriti non influiscono minimamente sulla nostra sorte eterna che viene decisa da Dio, e le nostre eventuali proteste non sono che grugniti di porci”. Questa escatologia, che è comune a tutto il Protestantesimo, è spaventosa e terrificante! (4). Tuttavia oggi i fratelli separati protestanti stanno riesaminando le posizioni dei loro Fondatori.

 

B – IL PARADISO DEI CATTOLICI: è biblico, perfetto, entusiasmante. La Chiesa Cattolica da duemila anni presenta, in base alla Bibbia e alla sana ragione, un Paradiso aperto a tutte le persone, quindi non razzista e non predeterminato. È aperto a tutti, anche a coloro che appartengono ad altre religioni, purché siano in “buona fede” (cioè siano convinti, senza loro colpa, che la religione che professano sia vera) e abbiano volontà retta e collaborino alla grazia di Dio.

Non esiste predestinazione, da parte del Signore, all’inferno o al Paradiso: sarebbe la più grave ingiustizia.

Dio non determina, ma desidera la salvezza e non vuole la dannazione. Gesù, dice la Bibbia, “vuole che tutti gli uomini si salvino”. Egli salverà chiunque vuol essere salvato, chiunque liberamente dirà il proprio alla sua opera salvifica.

Il Cattolicesimo annuncia, nel nome di Cristo Dio, un Paradiso meraviglioso che appagherà pienamente tutte le più alte e le più nobili aspirazione dell’uomo: aspirazioni della mente, della volontà, del cuore, a vantaggio sia dell’anima come del corpo risuscitato e quindi spiritualizzato.

Nella patria della perfezione non esisterà più il corpo terreno ossia materiale e con esigenze terrestri: cibo, profumo, sesso, denaro, ecc., poiché – come afferma S. Paolo – “è sepolto un corpo materiale e risorgerà un corpo spirituale” (5), e, come dice Gesù, “alla risurrezione non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel Cielo” (6).

È indescrivibile l’incanto del Paradiso; i discorsi più alati e gli scritti più sublimi sono appena come piccoli balbettii di lattanti; ma se vogliamo balbettare qualcosa, lo possiamo descrivere con queste parole: Visione. Amore. Gioia. (Visio. Dilectio. Delectatio).

1) Visione di Dio: si tratta di visione intellettuale, che appagherà totalmente l’intelletto e l’intera persona umana. Desideriamo una felicità piena, assoluta, che non termini mai. Questo desiderio è in tutti, quindi è stato creato da Dio, perciò deve essere realizzato, se viviamo da buoni figli di Dio, altrimenti Dio non sarebbe più Dio perchè non sarebbe sapiente, giusto e buono. Ma non riusciamo a realizzarlo su questa terra. Dunque lo realizzeremo in quell’altra vita che chiamiamo Paradiso: “Io – dice la Bibbia – per la tua giustizia contemplerò il tuo volto (o Dio), al risveglio (della risurrezione dei corpi) mi sazierò della tua presenza” (7); in altre parole: io, vedendo te, o Dio, sarò completamente sazio di felicità.

S. Giovanni apostolo, estasiato scrive: “Carissimi, fin da ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si manifesterà, noi saremo simili a lui, perchè lo vedremo come Egli è” (8).

S. Paolo afferma: “Ora vediamo (Dio), come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora lo vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto; ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto”. “Correte in modo da conquistare il premio!” (9).

2) Amore di Dio: Tutti desideriamo di essere amati infinitamente. Solo Dio può soddisfare pienamente questo bisogno, come esclama S. Agostino: “O Signore, Tu ci hai creati per Te e il nostro cuore sarà sempre inquieto fin che non si riposa in Te!” Soltanto quando entreremo nella dimora del Padre celeste sarà soddisfatto questo nostro desiderio di amore, poiché allora torrenti infiniti di amore da Dio si riverseranno su di noi e dal nostro cuore saliranno verso Dio; e così, in maniera sempre nuova, per tutta l’eternità.

Quindi scomparirà per sempre ogni lamento, ogni dolore, come ci dice S. Giovanni che ci descrive il Paradiso quale città di Dio tutta splendore e amore: “Vidi un nuovo cielo e una nuova terra... Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal Cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono. Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra loro ed essi saranno suo popolo ed Egli sarà il Dio con loro. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte, né lutto né lamento, né affanno, perchè le cose di prima sono passate” (10). Navigheremo per sempre nell’oceano dell’amore di Dio!

 

3) Gioia, gioia, senza fine! In Paradiso, dunque, vedremo Dio mediante l’intelletto elevato e confortato da una qualità speciale, interna e permanente, chiamata “luce della gloria”: “alla tua luce – dice il Salmo – vediamo la Luce” (11). Vedendo Dio, bellezza e bontà infinita, non potremo non amarlo di un amore senza misura; e perciò non potremo non gioire di una gioia perfetta ed eterna.

S. Agostino arriva ad affermare: “La dolcezza della celeste gloria è tale che se ne cadesse una sola stilla nell’inferno, renderebbe dolci le sue amarissime pene”.

S. Paolo, elevato al terzo Cielo, poté dire: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparate Dio per coloro che lo amano” (12). Con ciò voleva dirci che le gioie del Paradiso superano all’infinito i nostri più alti desideri e le più ardite immaginazioni umane.

Perciò, il Sommo Poeta canta: “O gioia! o ineffabile dolcezza! / o vita intera d’amore e di pace! / o senza brama sicura ricchezza!” (13). “Luce intellettuale piena d’amore, / amor di vero ben, piena di letizia, / letizia che trascende ogni dolzore!” (14) cioè ogni dolcezza.

Non perdiamo mai la grazia di Dio! Un sol peccato grave, ci può far perdere il Paradiso per sempre!

Cresciamo nell’amore a Gesù e al prossimo in ogni momento: renderemo sempre più grande il nostro Paradiso, il quale si costruisce sulla terra e si godrà eternamente nell’altra vita.

Siamo devoti della Madonna, che è la porta del Cielo e la Regina del Paradiso!

 

ESEMPIO. A Lourdes, una ragazzina, Bernardetta, semplice, povera, ammalata, insieme a due amiche va a raccogliere legna verso il fiume Gave. Ode un forte tuono; poi, un soffio improvviso di vento. Alza il capo verso la vicina grotta e scorge una bellissima Signora bianco–vestita che la guarda e le sorride: la corona del rosario le pende dal braccio sinistro, e sui piedi ha due rose color d’oro. Le dice: Vengo dal Paradiso. Bernardetta subito si inginocchia, prende dalla tasca del suo vestito la corona e recita il rosario. Dopo dieci giorni, una nuova apparizione: poi altre apparizioni. Il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, rivela il suo nome: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Raccomanda la conversione a Dio, la preghiera come strada verso il Paradiso. Dice alla fanciulla: “Non ti prometto di farti felice su questa terra, ma nel Cielo”. Da quel giorno Bernardetta pensa sempre alla Madonna, a Gesù, al Paradiso. Diventa suora. Vive tra continue malattie e sofferenze, umiliazioni e dispiaceri, ma rimane sempre serena e contenta, e ogni giorno diventa maggiormente santa. Quando è ormai prossima alla morte, le sue consorelle, allo scopo di darle sollievo e di infonderle coraggio, le chiedono: “Era bella la Madonna?” Lei, con dolce sorriso, risponde: “Era tanto bella, era talmente bella che non si riuscirà mai a descriverla, era così bella, che, veduta una volta, non si desidera altro che morire per andarla a vedere per sempre in Paradiso!”.

Se rende tanto lieti e felici, qui in terra, tra acuti dolori, il ricordo della visione della Madonna, che ne sarà della visione di Cristo Dio nell’eternità del Cielo?

 

PROPOSITO. Pensiamo spesso al Paradiso, specialmente nelle ore difficili.

Affidiamoci alla Madonna per essere completamente suoi affinché ci aiuti a essere totalmente ed eternamente di Gesù.

E quando, giorno dopo giorno della nostra vita terrena, prenderemo in mano la corona del S. Rosario, immaginiamoci che in quell’istante, ci prenda per mano Lei, la Vergine Santa... “Prendimi per la mano, o Mamma buona, / guidami per la strada del Signore: / solo così sarà il mio cammino / sicuro per la via che porta al Ciel”.

 

(1) Lc. 23, 43 (7) Sal. 17, 15

(2) Gv. 14, 2s. (8) 1 Gv. 3, 2

(3) Cfr. V. Messori, (9) 1 Cor. 13,12; 9,24s.

“Scommessa sulla morte”, parte 3ª, cap. 1s. (10) Ap. 21, 1ss.

(4) Messori, ivi; cfr. “Piccolo Lessico di Teologia” (11) Sal. 36, 10

di Giacomo Canobbio, editr. Morc. pag. 287 (12) 1 Cor. 2, 9

(5) 1 Cor. 15, 44 (13) Par. 27, 4

(6) Mt. 22, 30 (14) Par. 30, 40

 

34

COMANDAMENTI DI DIO E PRECETTI DELLA CHIESA

Gesù ti ripete: “Se vuoi entrare nella vita eterna (nel Paradiso) osserva i Comandamenti” (Mt. 19, 17).

 

In mezzo a una bufera di vento e di neve, il 26 Agosto 1979, Giovanni Paolo II, sulla Marmolada, ha benedetto la statua della “Regina delle Dolomiti” a ricordo del 20° anniversario della solenne consacrazione dell’Italia alla Madre di Dio, dopo il fruttuoso pellegrinaggio della Madonna di Fatima per le città italiane. In quel momento ha esclamato: “Alzo i miei occhi verso i monti (1). Desidero con tutta la Chiesa alzare gli occhi a Colei la cui immagine sovrasta da oggi le cime delle Dolomiti. Sollevino a Lei lo sguardo pieno di amore e di speranza tutte le Chiese, tutte le terre e tutti gli uomini”.

Ogni giorno alziamo gli occhi, la mente, il cuore verso la Vergine Santa per implorare la grazia di “camminare per le vie della fede, della speranza, dell’amore” ossia per le vie dei Comandamenti di Dio affinché essi diventino (come dice la Bibbia) la gioia del nostro cuore, la nostra eredità e la nostra ricompensa per sempre (2).

Maria è il modello più alto di una lieta obbedienza alla legge del Signore. Questa Madre del bell’Amore aprirà e dilaterà il tuo cuore per farti correre nella via dei Comandamenti del suo Gesù con la santa libertà dei figli di Dio” (3) verso il monte della perfezione.

1. I COMANDAMENTI DERIVANO DALL’A-MORE INFINITO DI DIO PADRE.

I papà che amano i figli sentono il bisogno impellente di dare a loro dei saggi comandi. Ciò si dica, a maggior ragione, del Padre celeste. Il Papa Luciani, nella sua prima Catechesi al popolo, disse: “I Comandamenti, Dio ce li ha dati unicamente per interesse nostro”. Aggiunse questo esempio: “Un uomo è andato a comperare un’automobile da un concessionario. Questi gli ha detto: guardi che la macchina ha buone prestazioni, la tratti bene. Benzina–super nel serbatoio, e, per i giunti, olio di quello fino. L’altro: Oh, no! io neanche l’odore della benzina posso sopportare e nemmeno l’olio; nel serbatoio metterò spumante che mi piace tanto, e i giunti li ungerò con la marmellata. Il Signore ha fatto qualche cosa di simile con noi: ci ha dato questo corpo, animato da un’anima intelligente, una buona volontà. Ha detto: questa macchina vale, ma trattala bene. Ecco i Comandamenti”.

Dio li ha rivelati tra lampi e tuoni sul monte Sinai anteponendo la sua stessa firma: “Io sono il Signore tuo Dio” (4). Ciò avvenne oltre tre mila anni or sono; ma ancor prima che scolpisse i Comandamenti col fuoco sulla pietra (legge rivelata), Dio li aveva impressi, fin dalla creazione dell’umanità, nel cuore di ogni uomo (legge naturale).

Gesù ha confermato i Comandamenti dichiarando: “Non crediate che io sia venuto a disfare la legge: non sono venuto ad abolirla; ma per darle compimento” (5).

 

2. LA CHIESA, CHE È MADRE, CI DONA LE SUE LEGGI E I SUOI PRECETTI, i quali sono una specificazione di alcuni Comandamenti. Fin dal suo inizio ha emanato leggi e precetti e li emana tuttora in base al potere ricevuto da Gesù di “legare” e di “sciogliere” ossia di far leggi e di abrogarle (6).

I Precetti della Chiesa oggi in vigore:

1) Partecipare alla S. Messa nelle domeniche e nelle feste di precetto (Codice di Diritto Canonico, 1246-1248).

2) “Confessare, secondo la specie e il numero, tutti i peccati gravi almeno una volta all’anno” (Dir. Can 988s.).

3) “Ricevere almeno una volta all’anno la Comunione durante il tempo pasquale, a meno che per una giusta causa questo precetto venga compiuto in altro tempo entro l’anno” (Diritto Canonico, 920).

4) Digiunare nel Mercoledì delle Ceneri e nel Venerdì santo (dai 18 anni al 60º anno iniziato). Non mangiare carne nei Venerdì di Quaresima (dai 14 anni in poi). Negli altri Venerdì dell’anno o non mangerai carne oppure compirai qualche altra opera penitenziale (opere di misericordia, preghiera più abbondante, ecc.) (Diritto Canonico, 1249-1253).

5) Sovvenire alle necessità della Chiesa contribuendo secondo le leggi e le usanze (Es. sottoscrivere l’8 per mille dell’Irpef, ecc.).

 

3. L’OSSERVANZA DEI COMANDAMENTI È POSSIBILE A TUTTI.

L’AMORE A GESU’ LA RENDERÀ FACILE E DOLCE.

Molti vanno ripetendo: Non è possibile osservare i Comandamenti! Sono troppo difficili! Ebbene ciò è terribilmente vero se ci affidiamo soltanto alla nostra estrema debolezza trascurando i mezzi soprannaturali. Ma se impegnamo tutta la nostra volontà (con volere, sempre volere, fortissimamente volere) e poi uniamo la nostra debole volontà alla infinita potenza divina (amando tanto Gesù, implorando con fervore la “forza che discende dall’alto” ossia lo Spirito S., e invocando la potentissima intercessione della Vergine Maria) allora l’obbedienza ai Comandi del Signore sarà sicura, piena, santa e gioiosa.

Gesù afferma: “Se mi amate osservate i miei Comandamenti” (7). “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e affaticati e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (8).

S. Giovanni soggiunge: “Carissimi, da questo sappiamo di aver conosciuto Gesù: se osserviamo i suoi Comandamenti. Chi dice: lo conosco e non osserva i suoi Comandamenti, è bugiardo. Ma chi osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto” (9).

S. Paolo assicura: “Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla” (10), per vincerla.

Se saremo innamorati di Gesù, come lo era S. Paolo, potremo ripetere con lui: “Io posso tutto in Colui che mi dà forza” (11).

Bella l’espressione di Paolo VI: “Obbedire ai Comandamenti è difficile, ma è felice!”

 

4. OSSERVA, DUNQUE, I COMANDAMENTI! È l’unica strada verso il Paradiso!

Continua spietatamente la guerra alla Morale cristiana, ai Comandamenti. Molte persone dal 1968 in poi hanno messo in pratica le invettive blasfeme di Marcùse contro quella che chiamava “invecchiata morale cristiana”; ma hanno raccolto soltanto delusione, fallimento, crollo di tutti i valori più alti e più sacri, violenze, terrorismo. Queste sciagure permangono tuttora poiché innumerevoli persone ancor oggi sbràitano: “Non vogliamo la legge di Cristo! Abbiamo la nostra Morale, i nostri Comandamenti!” È la stessa ribellione di Lucifero quando si schierò al di sopra di Dio e contro Dio. Ma, come scrisse Giovanni Papini, “gli uomini, allontanandosi dal Vangelo, hanno trovato la desolazione e la morte”.

Un lontano inizio di queste sciagure lo troviamo nel grido eretico di Lutero: “Basta la fede per salvarsi!” e nella sua celebre esortazione a Melantone: “Credi fermamente, pecca virilmente e sta sicuro che salverai l’anima tua!” Oggi tante persone fanno il medesimo discorso.

Ritorniamo alla Bibbia dell’Antica e della Nuova Alleanza. Essa in moltissime pagine proclama che i Comandamenti bene osservati sono l’unico mezzo per una grande felicità terrena e per la perfetta felicità eterna.

Il Deuteronomio da quasi tremila anni ricorda che il popolo che obbedisce ai Comandamenti “è il solo popolo saggio e intelligente”, e l’uomo che non obbedisce avrà morte e maledizione ossia dannazione e disperazione eterna, mentre l’uomo che obbedisce avrà tutte le benedizioni e ogni bene: “Io pongo davanti a te la vita e il bene, la morte e il male, Ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le Sue vie, di osservare i Suoi Comandi, le sue leggi perchè tu viva e il Signore ti benedica. Io ho posto davanti a te la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita amando il Signore tuo Dio e obbedendo alla Sua voce” (Dt. 4,6; 11,26ss.; 30,16–20).

Ritorniamo a Cristo Dio che afferma: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei Cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio” (12).

Ritorniamo all’insegnamento di Gesù il quale ammonisce che tre sono i mezzi assolutamente necessari per la salvezza eterna:

a) Fede: “Chi crederà sarà salvo, chi non crederà sarà condannato”(13).

b) Sacramenti: “Se uno non rinasce (mediante il Battesimo) da acqua e da Spirito S. non può entrare nel regno dei Cieli” (14). “A chi rimetterete i peccati (o Sacerdoti, mediante la Confessione) saranno rimessi; a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (15). “Se non mangerete la Carne del Figlio dell’uomo (ossia il Corpo di Gesù nella Comunione) non avrete in voi la vita” (16) della grazia e quindi la salvezza eterna.

c) Comandamenti: “Se vuoi entrare nella vita eterna (nel Paradiso) osserva i Comandamenti” (17).

Ritorniamo a S. Paolo rettamente interpretato, senza le distorsioni di Lutero. Egli asserisce: Quello “che conta” è “la fede che opera per mezzo della carità” (18) ossia per mezzo dell’amore a Dio (ecco i primi tre Comandamenti) e dell’amore al prossimo (ecco gli altri sette Comandamenti).

E soggiunge: “Non vi fate illusioni; non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà quello che ha seminato. Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna. E non stanchiamoci di fare il bene; a suo tempo mieteremo” (19).

E ancora scrive: Dio, giusto giudice “renderà a ciascuno secondo le sue opere: la vita eterna a coloro che perseverando nelle opere di bene cercano gloria, onore e incorruttibilità; sdegno e ira contro coloro che per ribellione resistono alla verità e obbediscono all’ingiustizia” (20).

S. Giacomo conferma: “Che giova se uno dice di avere la fede, ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? La fede se non ha le opere è morta” (21).

S. Giovanni nell’Apocalisse assicura grande premio per chi obbedisce ai Comandi di Dio e terribili castighi per chi disobbedisce.

Dopo aver descritto le gioie del Cielo per i seguaci dell’Agnello di Dio (che è Gesù), soggiunge: “Temete Dio! È giunta l’ora del suo giudizio...È caduta Babilonia la grande!...Chiunque adora la “bestia” berrà il vino dell’ira di Dio e sarà torturato con fuoco e zolfo. Il fumo del loro tormento salirà per i secoli dei secoli e non avranno riposo né giorno né notte quanti adorano la “bestia” (22) ossia quanti commettono il peccato disobbedendo ai Comandamenti.

Mentre coloro che hanno “la costanza dei santi, che osservano i Comandamenti di Dio e la fede in Gesù”, moriranno nel bacio del Signore e saranno beati e felici per sempre. “Beati i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche perchè le loro opere li seguono” (23).

Gesù nel Giudizio universale a chi avrà violato e disprezzato i Comandamenti griderà: “Via, lontano da me, maledetti, al fuoco eterno” (24).

Mentre lo stesso Gesù assicura quanti furono fedeli alla sua legge: “Chi osserverà i miei precetti e li insegnerà agli uomini sarà considerato grande nel regno dei Cieli”, e in quell’ultimo giorno dirà loro: “Venite benedetti del Padre mio, riceverete in eredità il regno preparato per voi” (25).

 

ESEMPIO. Nell’ultima apparizione della Vergine a Fatima (13 Ott. 1917), Lucia dice alla Madonna: “Avrei tante grazie da domandarvi a nome di questa gente!” La Vergine risponde: “Alcune saranno concesse, altre, no. Soprattutto è necessario che domandino perdono dei loro peccati e che non offendano più nostro Signore già troppo offeso!”

Ecco il desiderio più ardente della Madonna, ecco l’ultimo ammonimento che da Fatima ha rivolto al mondo intero, ecco l’essenza del suo messaggio: chiedere perdono delle disobbedienze ai Comandamenti di Dio e invocare la grazia per osservare sempre tutta la legge del Signore il quale ci dà questa certezza: “Chi persevererà sino alla fine sarà salvo” (26).

 

PROPOSITO. La Madonna ti ricorda le parole dello Spirito S.: “Questi Precetti ti stiano fissi nel cuore, li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via e quando ti alzerai” (27).

Invoca con fede la Vergine: con il suo aiuto “ tu obbedirai fedelmente alla voce del Signore” e, così, allontanerai ogni maledizione e scenderanno sopra di te e sulle persone che ti stanno a cuore “tutte le benedizioni” (28).

“O Signore, custodirò i tuoi precetti! Grande pace per chi ama la tua legge! I tuoi Comandi sono la mia gioia!” (29).

 

(1) Cfr. Salmo 121, 1ss. (14) Gv. 3,5 (27) Dt. 6,4–7

(2) Salmo 119, 111ss. (15) Gv. 20,23 (28) Cfr. Dt. 27 e 28

(3) Montfort, “Tratt.” 215 (16) Gv. 6,53 (29) Salmo 119,143ss.; 165

(4) Cfr. Es. 20, 2–17 Dt. 5, 6–22 (17) Mt. 19,17

(5) Mt. 5,17 (18) Gal. 5,5s.

(6) Cfr. Mt. 16, 19; 18, 18 (19) Gal. 6,7ss.

(7) Gv. 14, 15 (20) Rom. 2, 6-8

(8) Mt. 11, 28ss. (21) Giac. 2,14; 17

(9) 1 Gv. 2, 3ss. (22) Cfr. Apoc. 14,1–11

(10) 1 Cor. 10, 13 (23) Apoc. 14,12s

(11) Fil. 4, 13 (24) Mt. 25,41

(12) Mt. 7, 21 (25) Mt. 5,19; 25,34

(13) Mc. 16, 16 (26) Mt. 10,22; 24,13

 

35

LE 10 GRANDI LIBERTÀ:

I COMANDAMENTI (Parte 1ª)

 

(Es. 20,1-11)

 

Eleviamo il nostro affettuoso pensiero alla “Vergine Santa, costantemente presente in questo cammino di fede del popolo di Dio verso la luce” (1)

 

A – SOLTANTO NEI COMANDAMENTI V’È LIBERTÀ:

Fulton Sehen, Arcivescovo americano, rinomato scrittore e celebre conferenziere, narra questa parabola: Un gruppo di ragazzi stanno giocando in un cortile circondato da orribili precipizi. Sono timorosi, impauriti, e giocano ammassati al centro temendo di cadere nei burroni. Ma appena il cortile viene recintato con una robusta ringhiera in ferro, quei ragazzi subito depongono ogni paura, ogni angoscia, e giocano, saltano, si rincorrono liberamente, con grande tranquillità.

I Comandamenti, ben osservati sono come una robusta ringhiera, una forte difesa che ci libera da innumerevoli mali fisici e psichici (molto più della psicanalisi di Freud!) e soprattutto ci libera dalla paura e dall’angoscia di cadere per sempre nel bàratro della dannazione donandoci la libertà di rimanere sulla via della salvezza.

Essi rompono le catene delle più grandi schiavitù che sono l’errore e il peccato, e assicurano le supreme libertà che sono la verità, la virtù, la santità.

Essi sono come i binari per il treno, come gli argini per il fiume: ci aiutano a camminare liberamente e con gioia per la strada del Signore fino a raggiungere la stazione della celeste Gerusalemme e a sfociare nel mare della felicità stessa di Cristo Dio.

Gesù, il Liberatore, ammonisce: “Se rimanete fedeli alla mia parola, (ai miei Comandamenti), conoscerete la verità e la verità vi farà liberi. Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato” (2). “Entrate per la porta stretta, perchè larga è la porta e spaziosa è la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e aspra è la via che conduce alla vita, (al Paradiso), e quanto pochi sono quelli che la trovano!” (3).

S. Paolo esclama: “La legge dello Spirito, che dà la vita in Cristo Gesù, ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte” (4). “Dove c’è lo Spirito di Dio ivi c’è la libertà” (5). “Siete stati chiamati alla libertà; non prendete questa libertà come pretesto per la carne” (6). “Cristo ci ha liberati perchè restassimo liberi” (7).

S. Agostino, il grande convertito, in una esplosione di gioia, afferma: “Il darmi a Dio (ossia all’osservanza dei suoi Comandamenti) mi sembrava una catena, invece è libertà, mi sembrava tormento, ed è gaudio, mi sembrava fatica ed è riposo”.

 

B – ECCO LE PRIME TRE LEGGI DELLA LIBERTÀ, i primi tre Comandamenti:

1 – NON AVRAI ALTRO DIO FUORI DI ME (8)

a) Questo Comandamento ci vuol liberare dal più grande peccato che è l’empietà (o rifiuto di Dio e della Religione). Ci libera dall’apostasìa (o rifiuto di tutto il Cristianesimo), dalla eresìa (o rifiuto di qualche verità cristiana), dallo scisma (o scissione dalla Chiesa cattolica). Ci libera pure dal sacrilegio ( o profanazione di persona o cosa sacra), dallo spiritismo, dall’indifferenza religiosa, dalla superstizione e soprattutto dall’idolatria.

È necessario approfondire il concetto di idolatria:

L’Idolatria (o culto degl’idoli) consiste nel rendere a una creatura o a una sua immagine o a un oggetto il culto di adorazione dovuto soltanto a Dio, oppure nell’attribuire ad essi dei poteri divini.

È vero che Dio ha proibito statue e immagini (9) ma si tratta di “statue e immagini da adorare”, poiché nella Bibbia solo questo è il significato del vocabolo ebraico “pesel” che viene tradotto con la parola “idolo”. E questa proibizione fu data agli Ebrei, perchè, essendo circondati da popoli idolatri, erano in continuo e grave pericolo di idolatria. Agli stessi Ebrei furono dati molti altri comandi superati e aboliti da Cristo Dio, come la circoncisione, la lapidazione delle adultere e dei bestemmiatori, il sacrificare a Dio agnelli, vitelli, colombi, ecc...

E si noti bene che la proibizione di fare statue e immagini non fu assoluta: infatti Dio comandò di costruire statue di Cherubini e di porle sull’Arca (10), di fare e innalzare un serpente di rame (11); e il Signore lodò Salomone per aver posto nel tempio molte immagini o statue (12).

Noi cristiani siamo sotto la legge perfezionata da Cristo Dio, il Quale non ha mai vietato di fare e usare pitture e sculture sacre.

I Testimoni di Geova non sanno che i loro primi 2 Presidenti vendevano statuette e immagini per la propaganda? (13) e che “molti” adorarono Russell, come risulta dalla loro stampa? leggi in nota (14).

Eppure hanno la spudoratezza di accusare i Cattolici di idolatria. Poveri untarelli! Devono pure persuadersi che i 980 milioni di Cattolici, tra cui vi sono sommi geni e scienziati, non sono scemi, e hanno sufficiente intelligenza per comprendere che le pitture e le statue non sono Dio, bensì un semplice richiamo a Gesù o alla Vergine o ai Santi. Questi eretici sanno di dire il falso quando, con testardaggine, ripetono che noi adoriamo la Madonna e i Santi: invece noi adoriamo soltanto Dio, mentre veneriamo ossia onoriamo Maria e i Santi perchè Dio stesso li onora e vuole che noi li onoriamo concedendoci per loro intercessione moltissime grazie e perfino miracoli.

Non è idolatria il culto delle reliquie (ossia della salma oppure di oggetti che sono stati a contatto di un Santo o di un Martire o dello stesso Gesù). Infatti alle reliquie prestiamo un culto relativo cioè in relazione alla persona cui si riferiscono. E ciò avviene in pieno accordo con la Bibbia, la quale ci ricorda che le reliquie sono state occasione di numerosi miracoli, come quando a Genesaret un grande numero di malati furono condotti a Gesù e tutti coloro che toccavano l’orlo del suo mantello guarivano o come quando perfino l’ombra di S. Pietro, che passava per la strada, guariva molti infermi e scacciava tanti demoni “Dio operava prodigi davvero straordinari per le mani di Paolo fino al punto che si