
CON MARIA LA VITA E’ BELLA
(alla fine del libro: PREGHIERE PER MARIA)
PROGETTATO DA DIO
Bisogno di emergere
Due adolescenti discutono animatamente. Il primo sostiene di avere viaggiato in lungo e in largo tutta l'Italia, e di conoscere anche i luoghi più reconditi della penisola. Il secondo, non potendo sostenere la medesima tesi, dichiara solennemente che suo padre, la prossima estate, lo condurrà a visitare la Spagna.
L'amico, a corto d'argomenti per controbattere, cambia discorso e dice che durante le vacanze invernali ha incontrato un famoso calciatore e si è fatto rilasciare un autografo. L'altro, con un sorrisino beffardo, controbatte che già da tre anni nella sua camera da letto troneggia la foto di quel calciatore con tanto di firma autentica.
Il primo interlocutore, quasi disperato, spara l'ultima cartuccia: afferma che, dal prossimo anno, frequenterà il liceo scientifico e diventerà farmacista. L'altro, mentre s'allontana con lo stile di un pugile vincitore dell'incontro per ko, grida d'essersi iscritto al liceo classico, per diventare avvocato.
La discussione, a prima vista, potrebbe sembrare puerile e sciocca; a ben guardare, invece, manifesta una profonda esigenza insita nell'intimo d'ogni creatura umana: navigare ed emergere in spazi sempre più ampi.
I due contendenti sostanzialmente sono guidati da una naturale esigenza di emergere; sbagliano il modo di proiettarsi in alto. Essi corrono il rischio di gonfiarsi come la rana della favola di Esopo e di scoppiare; dovrebbero, invece, accettarsi come sono, poiché Dio li ha forgiati come capolavori, progettati a Sua immagine e somiglianza.
Maria emerge in Dio
Ogni uomo è un progetto divino, presente nella mente di Dio da tutta l'eternità; di fatto, però, egli comincia a esistere nel tempo. Maria appare una creatura del tutto eccezionale, poiché di Lei si parla già nelle pagine dell'Antico Testamento.
Nelle promesse veterotestamentarie, assieme alla figura del Redentore, appare sempre, in modo più o meno esplicito, anche una «Donna», sua madre. Recita il primo libro della Scrittura: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gn 3,15). Non si direbbe, continuando a leggere le Scritture, che la vittoria promessa da Dio si manifesti in modo convincente. Invece, fra le rovine materiali e spirituali Dio, per mezzo dei profeti, continua a tenere viva nel popolo la speranza messianica che si realizzerà con il concorso della «Donna» promessa.
Sempre nelle profezie che parlano del Messia, si accenna a una donna unita a lui non in modo giustapposto ma inscindibile. «Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emanuele» (Is 7,14). E’ un testo che orienta verso un lontano punto d'arrivo e che serve a tenere viva una speranza in un momento particolarmente difficile per il popolo d'Israele. L'oracolo d'Isaia raggiunge il suo pieno splendore quando la fede cristiana, alla scuola dell'evangelista Matteo, ne vede il compimento nella maternità verginale di Maria.
Come Maria
Molti conoscono «La Pietà», il capolavoro di Michelangelo che troneggia nella prima cappella a destra, nella basilica di San Pietro a Roma. Immaginiamo, per assurdo, che l'operaio che ha estratto quel blocco di marmo dalle cave di Carrara, avesse avuto la presunzione di lavorarlo lui stesso per farne una statua; il risultato finale, anziché divenire «La Pietà», avrebbe semplicemente «fatto pietà».
Una lieta notizia pervade l'Antico Testamento. Gli ebrei erano un «blocco» informe, invischiato nella cava della schiavitù egiziana. Dio desidera allearsi con questo gruppo di schiavi per farne un popolo capolavoro, che s'innalzi agli occhi delle genti pagane. Sembrerebbe impossibile, eppure Israele ha ripetutamente rifiutato la proposta di Dio; dopo alcuni anni di rapporto idealistico con il Signore, ha tentato di costruirsi la propria storia in modo autonomo.
Gli Israeliti non hanno voluto accettare Jahvè come re; hanno preferito eleggersene uno scelto fra gli uomini. Hanno smesso di porre la fiducia nel Signore, dal momento in cui Gerusalemme appare come capitale potente e fortificata. Il tempio diviene la reggia fredda e anonima di Dio, dove lo hanno relegato e gli offrono sacrifici propiziatori, per non ascoltare più la sua voce nelle vicende personali, sociali, politiche quotidiane.
Una presunzione del genere la nutri anche tu quando pretendi di toglierti dalle mani di Dio, artista insuperato e insuperabile, per plasmarti secondo i tuoi progetti e realizzarti con le sole forze umane. Il rischio è forte, poiché il peccato originale ha portato nella tua vita un forte squilibrio che ti spinge a scimmiottare Dio, anziché lasciarti forgiare da Lui come capolavoro per il regno.
Rifletti. Sei in grado di realizzarti da solo come opera degna dell'eternità? Oppure corri il rischio di fare dite stesso uno sgorbio, meritevole d'essere gettato nei rifiuti? Chi parlerebbe oggi di Maria di Nazaret se, nella sua libertà, avesse anteposto il suo progetto a quello di Dio? La Vergine è immagine e segno di quello che Dio è capace di operare in te se non ti opporrai al suo progetto di artista ma collaborerai con Lui.
CHIAMATO PER NOME DA DIO
L'anonimato avvilisce
Il Papa parla dalla finestra del suo studio privato e osserva paternamente la folla. È’ tutto uno sventolio di fazzoletti; ciascuno avrebbe la pretesa che il Santo Padre lo vedesse, prendesse atto della sua presenza; invece il Pontefice vede semplicemente una folla confusa e anonima.
Molti fedeli scattano fotografie che, una volta sviluppate e stampate, riprodurranno una piccola chiazza bianca, lassù in alto, appiccicata a un determinato punto del palazzo apostolico. Una cartolina, delle tante in vendita, mostrerebbe il Papa più nitido, grande e attraente; eppure il fotografo dilettante mostrerà a parenti e amici la foto e, con orgoglio, commenterà che la scattò proprio lui quel giorno a Roma.
Ogni persona porta in sé, in maniera più o meno forte, il desiderio di imporre la sua personalità e di vederla riconosciuta e valorizzata. Il rimanere a lungo in un grigio anonimato avvilisce e fa perdere mordente al proprio lavoro e alla propria esistenza.
Maria esce dall'anonimato
«Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria» (Lc 1,26-27). Dio chiama una donna sconosciuta, abitante nella regione di Galilea, considerata patria dei pagani; la sceglie a Nazaret, la città disprezzata per antonomasia. La chiamata avviene non nella sontuosità del tempio, ma nell'umiltà di una povera casa; non dinanzi ad una folla, ma nel segreto e nel silenzio più assoluto.
Fra tutte le donne, Dio sceglie proprio Lei; infatti, la chiama per nome. «Entrando da lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28). Dio, per mezzo dell'arcangelo, prima ancora di manifestare alla Vergine la specificità della vocazione, l'assicura che interviene, in primo luogo, per la sua felicità personale. Dio ha plasmato Maria fin dal seno materno; il Signore la conosce alla perfezione e la chiama a quella particolare vocazione perché sa che in quella Lei potrà realizzare in modo ottimale le attitudini che le ha donato in germe.
Come Maria
Dio adotta il medesimo comportamento anche con te. Egli ti ha pensato, da tutta l'eternità, con un progetto personale. A un certo punto del tempo, chiamandoti all'esistenza, ti ha fornito di caratteristiche irripetibili; per questo nessuno mai è stato e sarà come te.
In altre parole, il Signore ti ha chiamato e continua a chiamarti per nome affinché con i tuoi pregi e limiti tu collabori con Lui a un progetto di salvezza personale e universale.
Un detto popolare afferma che uno stolto si vanta persino di avere sfondato una porta aperta. Una persona normale, invece, prende atto con gratitudine che qualcuno gli ha gentilmente spalancato i battenti e varca con gioia la soglia. E’ quello che dovrebbe fare ogni credente nei riguardi di Dio. Da sempre l'uomo ha desiderato di essere con Dio; fino al punto di allungare la mano verso il frutto proibito e d'innalzare la torre di Babele per scalare il cielo. Ora non c'è più bisogno d'immani e inutili tentativi umani; Dio è sceso fino all'uomo per spalancargli la porta del paradiso, dove potrà vedere direttamente il volto del Signore.
Dice un autore moderno: «Volete fare un ottimo affare? Comprate gli uomini per quel che valgono; poi, vendeteli, per quello che credono di valere». Le persone quanto più sono vuote tanto più sono piene di sé. Un altro autore scrive: «Un gallo credeva che il sole si fosse alzato, per sentirlo cantare». Tu, per uscire dall'anonimato, non hai bisogno d'essere sciocco come questo gallo; nemmeno di sopravalutare le tue attitudini e qualità. Credi, invece, che Dio ha su di te un progetto, forse umile e non eccessivamente gratificante, ma unico, irripetibile e utilissimo per la tua salvezza, e quella di tante altre persone.
Ti sarà capitato spesso di osservare un mosaico:
è composto di tessere di ogni colore che messe assieme formano figure stupende e preziosissime. Una tessera, se si sentisse umiliata perché di colore sbiadito e si ritirasse dal mosaico, rovinerebbe il capolavoro.
Prendi nel mosaico di Dio il posto che il Signore ti affida con amore; collaborerai efficacemente a comporre il misterioso quadro della salvezza universale. Dirai che la missione appare difficile e, a volte, addirittura impossibile.
Il Signore è con Maria, con te, con ogni uomo che si sente chiamato per nome ad una missione stupenda. L'espressione «Il Signore è con te» è garanzia per un compito che supera le capacità umane. Tu, a volte, ti lamenti della lontananza di Dio, della tentazione opprimente; chiediti onestamente se veramente il Signore è lontano da te, oppure se sei tu a non recepire la sua continua e paterna presenza.
VALORIZZATO DA DIO
La valorizzazione appaga
La maestra comunica agli scolari di avere scelto il capoclasse e lo presenta ufficialmente. Uno è contento; ventiquattro si sentono sottovalutati.
Il commissario tecnico della nazionale di calcio comunica i nominativi degli undici che scenderanno in campo per disputare la finalissima del campionato del mondo. Undici si sentono valorizzati; alcuni siedono rassegnati in panchina mentre altri si recano immusoniti e critici in tribuna.
A tutte le età e in ogni ambiente la storia si ripete. Gli scolari, cresciuti in età e sapienza, non nutriranno più il sogno di essere eletti come capoclasse; ma l'esigenza di essere valorizzati non li abbandonerà mai. L'ambizione puerile si trasformerà in desiderio di fare carriera, di mettersi in mostra in qualche campo della società o della Chiesa, poiché, in modo cosciente o anonimo, ogni uomo sente che è fatto per qualcosa di grande, anzi d'immenso.
Un rischio è reale: pretendere di essere valorizzati in settori nei quali non si è competenti, in ambiti impossibili da realizzarsi. Un condannato alla
pena dell'ergastolo sogna di uscire dal carcere e di divenire ministro della giustizia. Egli è contro la verità: non prende atto d'essere un ergastolano. E comprensibile che ognuno senta in sé una prepotente esigenza di valorizzazione; questa, però, deve aggirarsi negli ambiti del reale e delle effettive competenze. Altrimenti, il soggetto vive non un'esperienza di libertà ma di libertinaggio. Gesù ha pronunciato una frase, che Giovanni ha consegnato al suo Vangelo: «La verità vi farà liberi» (8,32). La verità è che ogni persona è figlia di Dio e solamente in Lui trova la risposta vera e ultima alle sue esigenze di valorizzazione.
Maria è valorizzata nella verità
«A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto» (Lc 1,29). Maria prende atto che il Signore desidera valorizzarla in un modo sommo; le propone di diventare la Madre di Dio. La Vergine s'interroga e chiede all'angelo se il progetto divino ha un solido fondamento nella verità: «Allora Maria disse all 'angelo: come è possibile?» (Lc 1,34). L'arcangelo Gabriele la rassicura che ciò che Dio intende fare di Lei, è fondato addirittura sullo Spirito Santo, verità assoluta. Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35).
L'antica alleanza era naufragata per un susseguirsi ininterrotto di no da parte dell'uomo, partner infedele, al Dio fedelissimo.
La nuova alleanza è eterna poiché Cristo sarà per sempre fedele al Padre. Maria anticipa la fedeltà del Figlio: se Cristo è la nuova alleanza, Maria è l'arca. «Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto "» (Lc 1,38). Luca, per descrivere il sì di Maria, usa l'ottativo del verbo, che esprime non rassegnazione, ma gioiosa accettazione del progetto di Dio. E’ evidente il parallelo con il «Rallegrati» iniziale del brano dell'annunciazione.
Come Maria
L'arcangelo Gabriele annuncia a Maria il contenuto del messaggio che Dio gli ha comandato di riferire; ma il mistero rimane impenetrabile: Lei sarà madre, pur rimanendo intatta la sua verginità. Maria non comprende, perché non può comprendere. Il messaggio si realizzerà esclusivamente perché lo Spirito Santo interverrà con tutta la sua potenza. Quella che apparentemente sembrerebbe una difficoltà insuperabile, è l'unica condizione che permette al Signore di realizzare il suo progetto: non madre nonostante la verginità, ma Madre di Dio solo perché vergine. Proprio perché Maria è vergine, non solo dal punto di vista fisico ma anche da quello spirituale, Dio può operare in Lei la meraviglia di una maternità divina.
Dio ti ha creato un capolavoro, ti chiama a collaborare con Lui, ti valorizza nella verità. L'efficacia del progetto divino dipende dalla tua «verginità». Tu hai la possibilità di mettere da parte Dio;
in questo caso generi esclusivamente azioni umane, che non reggeranno alla prova dell'infinito. Tu puoi anche scendere al compromesso: un occhio a Dio e uno al mondo; generi un miscuglio non ben definito. Infine, sei in grado di dare il primato al Signore; allora, essendo «vergine», come Maria, generi «roba da Dio» e diverrai un sacramento di salvezza, per te e per tanti altri fratelli e sorelle.
L'usura del quotidiano è una lima sorda che tende a indebolire la volontà e ad appiattire gli ideali più sublimi. Pensa all'entusiasmo con il quale tu iniziavi il nuovo anno scolastico; poi, dopo qualche giorno ti ritrovavi immerso nella monotonia delle lezioni e dei compiti.
Maria è modello, incoraggiamento e forza, per superare anche questa difficoltà. «E l'angelo partì da lei» (Lc 1,38). Si spengono le luci dell'apparizione; Maria si ritrova nel suo ambiente quotidiano, alle prese con una missione più divina che umana, ma in una situazione umile e feriale. Gli angeli, poi, li rivedrà solamente al termine della sua vita terrena, quando la porteranno in Cielo.
Gli insegnamenti, anche per te, sono evidenti:
successo, carriera, riconoscimento del proprio lavoro sono sogni creati dalla tua fantasia; non hanno come fondamento una promessa specifica di Dio.
Nelle sentenze che seguono troverai spunti per riflettere e adeguare sempre maggiormente il tuo comportamento a quello di Maria.
«Molti cristiani professano di essere pronti a morire per la loro fede. Io preferirei che si sforzassero di vivere per la fede».
«È molto più facile essere un eroe, che un galantuomo. Eroi si può essere una volta tanto; galantuomini si deve essere tutti i giorni».
«Le grandi idee, oltre che le ali, hanno bisogno di un carrello d'atterraggio».
«Ieri è un assegno annullato, domani è soltanto una cambiale. Soltanto l'oggi è denaro contante».
INVIATO IN MISSIONE
Privatismo avvilente
Antonio ha il papà in cassa integrazione e la mamma gli suggerisce di pregare affinché sia riassunto; dopo pochi giorni, il padre viene definitivamente licenziato.
In famiglia si ammala la nonna di novant'anni, alla quale sono particolarmente affezionati. Il giovane riceve la solita raccomandazione: pregare per la guarigione della vecchia congiunta; la nonna muore.
Antonio a scuola va molto male, anche perché ha pochissima voglia di studiare. Verso la fine di maggio si tuffa in orazioni e fa anche la Comunione ma a giugno è respinto.
Il giovane agisce nella convinzione che Dio non abbia altro da fare che soddisfare le sue richieste, quasi fosse lui il centro dell'universo.
Antonio crede che la preghiera sia un alibi per scaldarsi pigramente alle stufe di Dio; giudica i sacramenti come una specie di assicurazione strettamente personale contro gli infortuni della vita.
Chi si chiude in un privatismo spirituale non ha capito nulla del dogma gratificante del corpo mistico e della comunione dei santi, che apre la vita del credente a dimensioni stupende.
La notizia si sparge fulminea in paese: una schedina, giocata nella locale ricevitoria, ha vinto un premio di oltre cinque miliardi di lire. I cronisti si precipitano sul luogo, per cercare d'individuare il fortunato scommettitore. La schedina, naturalmente, è anonima e il vincitore si guarda bene dall'uscire allo scoperto: vuole godersi in pace il resto della vita, senza obblighi di beneficenze e di aiuti a parenti e amici.
La fortunata persona si renderà conto di essere diventata improvvisamente ricca, ma anche di essere ben lontana dal potersi considerare un signore. Tale è esclusivamente chi, sulle orme del «Signore» per antonomasia, sa mettersi al servizio degli altri, specialmente dei più poveri, ammalati e bisognosi di tutto.
Maria si apre alla missione
«In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta» (Lc 1,39-40). Uno scrittore avrebbe chiuso il primo capitolo, dopo avere annunciato che l'angelo era partito da Maria. L'evangelista, invece, al quale interessa lanciare un importante messaggio, dopo la narrazione della vocazione della Vergine e senza interruzioni di sorta riporta immediatamente il racconto della visita della Madonna alla cugina Elisabetta.
Luca intende richiamare una costante biblica. Dio non eleva mai una persona, se non per affidarle una missione da compiere; più grande è il dono divino e maggiore è il compito da espletare. La Vergine è la più grande fra tutte le creature; per questo comprende che deve mettersi in atteggiamento di missione senza alcuna incertezza e indugio.
Nel Vangelo di Luca Gesù è sempre in viaggio per portare la salvezza. Forse il bimbo divino appena concepito ha sollecitato la madre; e Lei ha prontamente obbedito.
«Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo ... ed esclamò a gran voce: ... ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo» (Lc 1,4lss). Luca richiama due volte che il bambino le sussultò nel grembo; deve trattarsi di un particolare di una certa importanza.
L'efficacia della missione cristiana presuppone due fattori fondamentali. Il primo: il fatto dell'annuncio e della testimonianza da parte del credente. Il secondo: il riconoscimento da parte del destinatario del messaggio. Maria annuncia l'inizio della redenzione attraverso un saluto di fede; Elisabetta riconosce il segno.
Il bambino sussulta nel grembo di Elisabetta, al semplice saluto di Maria: non è la grandezza delle azioni apostoliche del credente che produce la salvezza, ma la quantità di grazia che egli possiede. Maria era piena di grazia e di Spirito Santo; per
questo la sua missione ottiene effetti così straordinari.
Elisabetta, anche lei sotto la luce dello Spirito Santo, riconosce come grazia straordinaria la visita della Madre del Signore.
Come Maria
Rifletti su te stesso. Renditi conto dei doni innumerevoli ricevuti da Dio: la vita, il corpo, l'intelligenza, la volontà, la Parola, l'Eucaristia...
Credi di poter tenere solamente per te questi regali? Non ricordi che cosa è accaduto al ricco Epulone, che al povero Lazzaro non offriva nemmeno le briciole della sua lauta mensa? E stato sepolto nell’inferno.
Impegnati a spendere la tua vita al servizio di Dio e dei fratelli. Non fare progetti troppo vaghi e a scadenza molto lontana; chiediti che cosa puoi fare, iniziando da oggi stesso.
I santi sono autentici doni per i fratelli che hanno la fortuna di avvicinarli. Gli aborti di santità sono delusione, impoverimento, occasione mancata per coloro che li accostano. Maria ed Elisabetta sono piene di grazia, perché abituate alla contemplazione. Mosè, dopo avere visto l'ebreo angariato dall'egiziano oppressore, aveva avuto un moto di rivolta e aveva tentato d'innescare una scintilla per salvare il suo popolo ma, poi, aveva preferito fuggire al sicuro nella Terra di Madian. Solamente dopo avere visto, contemplato e attinto forza e coraggio dal roveto ardente ritorna sui suoi passi, si mette a
capo del popolo di Dio e lo porta libero nella terra promessa.
Anche tu puoi scegliere di fare qualcosa di concreto per gli altri, come dedicare, ogni giorno, uno spazio alla preghiera e alla contemplazione, per attingere forza e costanza al fine di condurre a termine la missione che Dio ti ha affidato.
INVIATO AD AMARE
Contrabbandieri dell'amore
La signora Teresa riceve la notizia che una vecchia zia è ricoverata in ospedale in condizioni preoccupanti; prova quasi un senso d'irritazione poiché quello è davvero il momento meno opportuno per andarle a fare visita. La prima cosa che le viene in mente è che la zia ha dei figli e che tocca loro seguire la mamma e accudirla in ospedale. E’ logico osservare una certa gerarchia di valori, anche nei rapporti parentali. Lei è alla vigilia della partenza per le vacanze al mare e deve preparare una quantità di cose; d'altra parte si rende conto che non può nemmeno fare finta di nulla.
Sceglie l'inconveniente minore: una visita frettolosa che «salvi capra e cavoli». Si ferma presso il letto dell'inferma qualche minuto; poi, dopo avere più volte guardato l'orologio, si congeda dalla vecchia zia affermando, con fare apparentemente di-spiaciuto, che i malati hanno bisogno di riposo. La signora Teresa, mentre scende con l'ascensore, tira un sospiro di sollievo: anche questa è fatta! La vecchia zia era gravemente ammalata nel corpo; ma non condizionata nella mente al punto da non comprendere come la visita della nipote sia stata di pura convenienza.
La parola «amore» e il verbo «amare» sono, oggi più che mai, oggetto di contrabbando. Un ragazzo e una ragazza lasciano libero sfogo alla passione sensuale; anziché ammettere lealmente di avere ceduto al loro egoismo, preferiscono dire che «hanno fatto l'amore».
Una persona non conosce nemmeno chi abita nella porta accanto, poiché è pigra e non vuole instaurare rapporti impegnativi; si scusa, affermando che non incontra nessuno «per amore», in altre parole per non cadere nel difetto della mormorazione e del pettegolezzo. Un certo numero di credenti evangelizza che bisogna amare gli extra comunitari rispedendoli a casa loro per non farli soffrire di sradicamento culturale e religioso. Non hanno il coraggio di confessare che sotto quest'apparente nobile motivazione vi è la paura di dovere consegnare loro un appartamento sfitto.
Maria ama in modo autentico
«Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile» (Lc 1,36). Maria poteva prendere atto delle meraviglie operate da Dio nella cugina e starsene tranquillamente a casa sua, nell'attesa dell'evento divino che l'angelo le aveva comunicato. Invece, rompe ogni ordine gerarchico e di convenienza e si mette subito in viaggio verso la montagna, con l'unica preoccupazione di essere di aiuto all' anziana parente.
Il bimbo, che porta nel grembo, un giorno affermerà che chi si crede il primo, deve farsi ultimo e servo di tutti; la madre si mostra all'altezza ditale figlio. «Maria rimase con lei circa tre mesi; poi tornò a casa sua» (Lc 1,56). L'evangelista si preoccupa di farci sapere che la Vergine si fermò circa tre mesi al servizio della cugina. Il numero «tre» nella Bibbia significa qualcosa di completo e di perfetto. Maria, allora, si è fermata da Elisabetta fino al massimo delle sue possibilità. Non si è trattato di una visita di semplice cortesia o di convenienza, ma di un servizio delicato, cordiale e arricchente.
Come Maria
Tu forse, se fossi stato al posto di Maria, avresti ragionato pressappoco in questo modo: «Porto in grembo il figlio di Dio; mettermi in un viaggio così lungo e faticoso, può mettere a rischio la sua incolumità. Giovanni, in fin dei conti, dovrà mettersi al servizio di mio figlio; allora, toccherà a Elisabetta, una volta ristabilita dopo il parto, venire a trovare me. Manderò a mia cugina un bel biglietto di congratulazioni». Per fortuna che al posto di Maria, c'era Maria!
I rapporti interpersonali spesso sono formali e quasi ridicoli. Alcune persone si sono viste per la prima volta in uno scompartimento ferroviario e hanno trascorso assieme appena una manciata di minuti. Mentre scendono dal treno, si danno robuste strette di mano e proclamano la loro somma felicità, per avere fatto reciproca conoscenza. Dopo un'ora, naturalmente, non si ricordano nemmeno più i nomi e sperano con tutto il cuore che a nessuno di loro verrà in mente di prendere sul serio l'invito di una visita a domicilio.
Rileggi e medita con calma il brano evangelico di Luca. Ti renderai conto di come Maria è autenticamente contenta di conoscere, amare e servire la cugina Elisabetta. Tu potresti obiettare che la cosa è comprensibile, poiché in fondo si tratta di una parente e della madre del precursore di suo figlio Gesù. Ti assicuro che la Madonna mette tutto il suo cuore grandissimo anche nel pensare, cercare, amare, aiutare te e gli uomini e donne della terra. Da Lei si può imparare che cosa significa esercitare una carità autentica.
RESO GRANDE NELL’UMILTA’
Orgoglio e umiltà
Antonio a scuola va molto male perché ha intrapreso un genere di studi verso i quali non è per nulla portato. Nonostante il parere contrario dei professori delle scuole medie, si è iscritto al liceo classico, per potersi vantare con gli amici del rione, tutti approdati a un istituto tecnico. Il giovane, al termine dell' anno scolastico, è bocciato ma non riconosce i suoi limiti; accusa i professori di averlo preso di traverso.
I genitori, naturalmente, proteggono il figlio e il loro orgoglio ferito dicendo peste e corna della scuola moderna e dei docenti non all' altezza della professione.
Il comportamento di Antonio suona come pessimo preludio per il resto della sua esistenza.
Un ragazzo eccelle in tutte le materie, tranne che in educazione artistica; lo studente, nonostante la buona volontà, è veramente negato per il disegno. Il professore, durante la prova d'esame, si rende conto che gli scarabocchi tracciati sul foglio sanno di tutto fuorché di un vaso di fiori come da copione. Impietosito, prende la mano dello studente e la guida, nell'intento di delineare qualcosa di passabile.
Il ragazzo, in un primo momento, ha uno scatto di superba ribellione poi, per sua fortuna, lascia fare al professore e supera la prova.
Lo studente, se continuerà a reprimere il proprio orgoglio e a lasciarsi guidare nei settori nei quali è poco competente, riuscirà a farsi largo nella vita e a godere la stima di molti.
Maria fra umillà e ricchezza
«Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore"» (Lc 1,38). Maria è una ragazza sconosciuta, che abita nel paese più disprezzato della Galilea, chiamata a sua volta dagli ebrei terra delle «genti», vale a dire dei pagani.
Dio volge il suo sguardo proprio sulla Palestina, la nazione meno stimata di tutto l'impero romano, sulla Galilea, su Nazaret, su Maria. Attraverso l'angelo, dice: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28). La Vergine riconosce la povertà della sua condizione sociale e non reagisce in modo orgoglioso davanti al misterioso progetto divino; preferisce lasciarsi prendere per mano dall'Onnipotente: «D 'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente» (Lc 1,48-49). L'umiltà di Maria diviene, per lei e per l'umanità intera, una ricchezza incomparabile, unica e irrepetibile.
Come Maria
Tu non devi giudicare la virtù dell'umiltà cristiana un atteggiamento da deboli che accettano di essere sopraffatti dai prepotenti. Non devi accettare in modo meccanico le proposte di Dio, poiché lo consideri un padre padrone, al quale non si deve opporre la minima resistenza.
Il pennello di cui si è servito Michelangelo per decorare la cappella Sistina, se avesse potuto ragionare, sarebbe stato ben lieto di essere docile nella mano del gran genio; questa docilità l'avrebbe onorato e non umiliato.
Così deve essere il tuo comportamento con il Signore, artista che intende fare di te un capolavoro per il regno.
L'orgoglio è una mancanza morale, perché pretende di mettere il proprio io al posto di Dio; è anche un disordine naturale, perché rende una persona antipatica anche a livello puramente umano. Gli sbruffoni di professione incantano il prossimo per un istante e lo deludono per il resto della loro esistenza.
Rifletti su un'altra immagine, poiché è importante che ti convinca che quando Dio ti propone delle norme morali, lo fa unicamente perché ti ama e desidera la tua eterna incolumità. Un campione automobilistico ti invita a provare l'ebbrezza di un'auto potente lanciata a tutta velocità sulla pista di Monza. Tu che fai? Pretendi di prendere la guida, o te ne stai rannicchiato accanto all'esperto pilota? La risposta è scontata.
Esistono credenti che, pur sapendo che la vita è una gara da correre a velocità pazzesca sulle strade del bene, nutrono la presunzione di giocarsi la corsa con le proprie forze e intuizioni. Essi dimenticano che Dio li ha creati come bolidi e che certamente vale la pena di affidarne la guida a un pilota esperto come il Creatore. Con un simile pilota, il credente può godere l'ebbrezza della corsa e nutrire la certezza di tagliare vittoriosamente il traguardo della vita eterna.
Un vecchietto si scusava con un sacerdote perché, a suo dire, non sapeva pregare.
Affermava di conoscere una sola orazione, che gli aveva insegnato la mamma: «Signore, tu sai che io ci sono; fai tu!». Molti teologi sarebbero disposti a cedere parte dei loro scritti, per la sapienza del cuore di quel vecchietto. Fai tua quella preghiera e ripetila spesso.
FONDATO SULLA FEDE
Paura del rischio
Due fratelli, alla morte del padre, divengono eredi di una considerevole somma di denaro. Antonio tenta giudiziosamente la sorte, investendo il suo capitale; dopo una ventina d'anni, è divenuto ricco.
Il fratello Michele, sempre timoroso di sbagliare e nell'attesa di sicurezze assolute, trascorso il medesimo tempo si ritrova con un pugno di denaro svalutato, nemmeno sufficiente a pagarsi una vacanza al mare.
Stefania ha partecipato a un corso d'esercizi spirituali. Intuisce con chiarezza che Dio l'attende al varco, per fare di lei e della sua vita autentici capolavori. La ragazza discute con il predicatore e pretende certezze assolute, prima di accogliere il progetto divino. Il sacerdote le spiega che la sicurezza totale non farebbe che annullare la fede, virtù indispensabile per un autentico rapporto con Dio. Stefania lascia delusa gli esercizi e si rituffa nelle effimere e banali certezze quotidiane. La paura del giusto rischio può paralizzare il progresso sia nel campo umano che in quello spirituale.
Maria scommette su Dio
«Allora Maria disse: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome» (Lc 1,46-49). Molti credenti, anche quando pregano, non se la sentono di scommettere tutto su Dio, ma preferiscono puntare sulle loro certezze; per questo chiedono la salute, la ricchezza, la realizzazione dei progetti personali.
Maria si fida a tal punto di Dio, da prendere addirittura le sue parole e trasformarle in preghiera personale. Alcune espressioni che compongono il cantico di Maria, infatti, non sono completamente originali, poiché mutuate da brani dell'Antico Testamento, quale ad esempio il Cantico di Anna (cfr. 1 Sam 2,1-11). Maria si è ispirata a testi veterotestamentari, facendoli suoi e personalizzandoli in modo encomiabile. L'angelo si era servito di schemi e parole veterotestamentari, per portarle l'annuncio di Dio. Maria risponde a sua volta con parole e sentimenti biblici che le sono familiari.
San Tommaso invita il credente a pregare biblicamente. In altre parole, lo sollecita a contemplare la Parola che Dio gli offre, poi a restituirgliela non nuda e cruda ma con qualcosa di se stesso. Maria mutua i sentimenti dalla Bibbia; poi li personalizza e li restituisce a Dio con attaccato tutto il suo cuore orante. La Vergine scommette sulla preghiera di Dio: non ha nulla da chiedere per sé; chiede unicamente quello che Dio chiede e desidera.
«Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre» (Lc 1,51-55). Le profezie, in genere, fanno riferimento a ciò che Dio opererà in un futuro più o meno prossimo. Il presente, in cui vive la Vergine, è oscuro e non lascia presagire mutamenti di sorta; eppure Maria è così certa che le promesse divine si realizzeranno che usa tutti i verbi al passato; per la sua fede, quello che Dio farà, è già avvenuto.
Come Maria
Molti sarebbero disposti a gettarsi fra le braccia di Dio se potessero avere una certezza fisica o matematica che Lui esiste davvero, che è buono, che ripaga bene e subito. Pretesa assurda perché se Dio è Dio, deve trascendere infinitamente le capacità razionali dell'uomo, che rimane pur sempre una creatura. L'uomo, se afferrasse tutto dell'Onnipotente e dell'Onnisciente, sarebbe alla medesima altezza, oppure Dio sarebbe piccolo come lui. In un caso o nell'altro non varrebbe la pena che l'uomo si prostrasse per adorarlo: fra pari, uguali onori.
Impara da Maria a scommettere con fiducia su Dio e i suoi progetti stupendi, proprio perché misteriosi. Su Dio scommetti la tua preghiera, l'esistenza e tutto te stesso. Alla Vergine chiedi la grazia di una visione oggettiva ma cristiana del mondo e delle vicende umane.
Osservando il mondo in dimensione puramente orizzontale, potrebbe sorgere in te il dubbio che non si stia realizzando ciò che Maria attribuisce a Dio; infatti, i poveri soffrono e i ricchi trionfano, dominano i potenti e gli umili sono schiacciati.
Il Magnificat non è una descrizione di come va il mondo; il cantico è una lettura di fede del progetto di Dio, che si realizzerà certamente, in parte a scadenze umane e in parte oltre il tempo e lo spazio. Maria ti offre un incoraggiamento a non interpretare le vicende umane esclusivamente come le presenta il giornale o il bollettino della Borsa, ma secondo la logica salvifica di Dio.
IMMERSO NEL MISTERO
Fra limite e infinito
Un tale non riesce a comprendere il «mistero» di Internet si sforza di capire come sia possibile collegarsi con tutti i computer, anche a migliaia di chilometri di distanza. Ci riflette per molto tempo, poi conclude che è semplice autosuggestione; prende il computer e lo getta dalla finestra.
Un giorno sant'Agostino passeggia sulla spiaggia, meditando sul mistero della Santissima Trinità. Non si dà pace, poiché non riesce ad afferrare i limiti del dogma: un Dio unica natura in tre persone uguali e distinte. A un tratto, vede un bambino che dopo aver fatto una buca nella sabbia, si ostina a immettervi acqua, anche quando questa comincia a fuoriuscire e a ritornare in mare.
Il santo l'osserva per un certo tempo poi, vedendo che non si arrende, gli chiede: «Che cosa stai facendo?». Il ragazzo risponde: «Voglio mettere tutta l'acqua del mare entro questa buca». Agostino sorride di commiserazione e replica: «Ma sei proprio sciocco!». Il bimbo, che era un angelo del Signore, gli risponde prontamente: «Sei più sciocco tu, poiché pretendi di fare stare entro la tua testa, che è più piccola di una buca, Dio, che è più grande del mare».
I due episodi, pur diversi tra loro, offrono una immagine di comportamenti non perfettamente razionali. Esistono persone che soffrono di claustrofobia. Questi pazienti, quando si trovano chiusi in ambienti troppo ristretti e bui, provano la sensazione di non riuscire più a respirare.
Altri soggetti soffrono del disturbo contrario: l'agorafobia. Essi hanno paura di luoghi troppo ampi, poiché provano l'esigenza di appoggiarsi a qualche sostegno a portata di mano.
Molti credenti in campo spirituale soffrono o dell'una o dell'altra di queste malattie. L'uomo, finito, ha paura dell'infinito e pretenderebbe costruirsi dei limiti chiari e precisi entro i quali costringere Dio e i suoi progetti, in modo tale da poterli toccare, verificare, modificare a piacimento. La creatura umana, d'altro canto, essendo creata a immagine di Dio infinito, rifiutando l'immenso progetto del suo Signore, finisce per soffrire anche di claustrofobia.
Maria naviga in Dio
«In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra (...). Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c 'era posto per loro nell 'albergo» (Lc 2,1.6-7). Dopo il servizio a Elisabetta, Maria ritorna a Nazaret, per preparare la nascita del figlio. Pensava: «Nascerà in una casa povera ma accogliente». Nasce, invece, a Betlemme, in una stalla, fuori d'ogni schema previsto. Maria, allora, si chiede: «Perché Dio si comporta in modo tanto misterioso?». E comprende.
Il Padre, fin dalla nascita di Gesù, vuol fare comprendere alla Vergine che solamente dove c'è la volontà divina, là c'è la sua famiglia e la sua casa. La Madonna impara bene la lezione: non si meraviglierà più di un Gesù che sarà sempre «fuori» in senso fisico e spirituale.
Cristo nasce fuori della sua casa, va fuori in Egitto; vive la vita pubblica sempre fuori, muore fuori delle mura di Gerusalemme; lo mettono dentro un sepolcro, dopo la sua morte, ma quando le donne vanno a trovarlo, è già fuori, risorto. Maria, ogni volta che desidera incontrare suo figlio, va a cercarlo là dove Egli è; non pretende di approdare a porti sicuri ma si accontenta di navigare nel mare aperto di Dio, sospinta dal soffio dello Spirito Santo.
Come Maria
A volte, ti capita di fare progetti che tu giudichi buoni e Dio li cambia. Il Signore, in genere, non sta dentro i tuoi schemi; te lo dice con la massima chiarezza: «Le mie vie non sono le vostre vie; i miei pensieri non sono i vostri pensieri». Non andare in crisi di fede - anzi! - sappi che Dio si comporta in questo modo per il tuo bene.
Nel periodo della gestazione ti trovavi a tuo agio nel ventre della mamma; tanto è vero che, appena nato, ti sei messo a piangere, poiché hai cominciato a sentire il freddo e il caldo e il mondo esterno ti disturbava. Ma se non ti avessero fatto uscire? Quando i genitori ti hanno strappato dai giochi infantili, per obbligarti a frequentare la scuola, hai provato disagio e, forse, nei primi giorni hai anche pianto. Ma se non l'avessero fatto?
Se il Signore approvasse sempre e solamente i tuoi angusti progetti, farebbe il tuo male, poiché appiattirebbe la tua esistenza dentro confini limitatissimi. Il Signore rompe gli schemi e t'invita a seguirlo per vie ardue e misteriose. Sono vie faticose, che ti permettono però, di realizzarti in pienezza come figlio di Dio e ti proiettano oltre i confini del tempo e dello spazio. Di Dio ti puoi fidare!
PELLEGRINO NEL MONDO
Fuori della patria
Un turista quando varca il confine di uno Stato estero, prova quasi un senso di ebbrezza, di libertà, di soddisfatta novità. A mano a mano che i giorni trascorrono comincia a provare una certa nostalgia per la patria lontana; nostalgia e non angoscia, poiché sa di potere rimettere piede nella sua nazione quando vuole. Ben diversa è la condizione di un esule, spinto per forza fuori del suolo nativo dalla prepotenza politica, economica, sociale.
L'esule sogna giorno e notte la patria, i cibi, i costumi della sua gente. In questo caso non si tratta di semplice nostalgia ma di profonda angoscia, poiché l'esule non sa quando e se potrà rientrare fra la sua gente.
In una situazione di mezzo fra il turista e l'esule si trova il pellegrino.
Il pellegrino, anche se si reca in terra straniera, ha l'animo sereno perché è rivolto a confini trascendenti. Le preghiere, le celebrazioni e i santuari gli richiamano non tanto la patria terrena ma quella celeste, nella quale dopo un breve esilio potrà stabilire la sua dimora eterna. L' anelito fondamentale del pellegrino non è quello di tornare fra la sua gente ma di accelerare il passo per raggiungere, nel tempo stabilito dal Signore, il paradiso.
Maria esule in terra egiziana
« Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo". Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte d'Erode» (Mt 2,13-15). Maria, in terra d'Egitto, non si comporta né da turista né da esule, ma da pellegrina. La sacra Famiglia è costretta a vivere in suolo straniero dalla malvagità di Erode, che cerca di mettere a morte Gesù. L'angelo ha avvertito Giuseppe di fuggire in fretta, ma non ha accennato a una data per il ritorno. Nel cuore di Maria è viva la fede del pellegrino. Lei sa benissimo che Gesù si è fatto uomo ed esule, affinché nel cuore dei figli di Adamo ed Eva s'accendesse sempre più potente il desiderio della patria celeste.
Maria vede gente pagana, ma la guarda con occhio di madre; ode preghiere e canti innalzati agli idoli, ma li trasforma in lodi all'unico vero Dio; offre le vicende quotidiane all' Onnipotente come riti di una liturgia salvifica a Lui gradita.
Un dubbio accompagnava la dura vita quotidiana: il Signore onnisciente e onnipotente era o no in grado di difendere suo Figlio dalla ferocia di un piccolo tiranno di provincia? Maria, giorno dopo giorno, anche in terra straniera non trascina stentatamente il suo fardello ma lo porta con dignità e fortezza, poiché la fede che ha posto in Dio è superiore a ogni dubbio e difficoltà.
Questa esperienza dell'esilio sarà provvidenziale anche per i figli di Maria di ogni tempo, luogo e condizione. Gesù, prendendo da Maria la natura umana, diviene prototipo dell'uomo nuovo, pellegrino sulla terra e in cammino verso la patria celeste. Cristo, prima di morire, ha affidato agli uomini Maria come madre e sostegno nel pellegrinaggio terreno; è provvidenziale che Lei pure abbia sperimentato la durezza di percorrere una terra infida e provvisoria.
Come Maria
Un esiliato politico apprende che è caduta la dittatura che lo costringeva a rimanere lontano dalla sua patria. L'uomo si reca alla frontiera e chiede di rimettere immediatamente piede sul suolo nazionale. Le guardie confinarie, costatando che è privo di documenti, l'invitano ad attendere pazientemente qualche giorno, nell'attesa dei dovuti accertamenti. L'esule, esasperato da tanti anni d'esilio forzato, esce in escandescenze di ogni genere. Il suo comportamento è irrazionale.
Tu pure sei esule su questa terra, nell'attesa di varcare il confine della patria celeste. Dio ha stabilito che tu sfrutti il tempo in modo tale da procurarti i documenti necessari per il paradiso. E assurda la pretesa di volere passare il confine, prima del tempo e, soprattutto, senza i documenti in regola.
Tu nel corso della vita, mentre sei pellegrino per le strade del mondo, attingi luce e forza da Maria. Lei pure pellegrina nel mondo ed esule in terra egiziana, terrà rivolti su dite i suoi «occhi misericordiosi». Prega la Madonna affinché, «dopo quest'esilio», nella patria del paradiso ti mostri «il frutto benedetto del suo grembo», Gesù. Lei esaudirà la tua preghiera, poiché è per sempre «clemente» e «pia».
DISPOSTO A SOFFRIRE
Apertura alla gioia
Tutto iniziò il giorno in cui Andrea si trovò con un braccio bloccato, a causa di una strana e improvvisa emorragia. Il medico pronunciò una terribile sentenza: forma grave di emofilia. Aveva appena compiuto nove anni!
Gli fu imposto di non compiere il minimo sforzo. A lui non dissero nulla della gravità della situazione; di conseguenza, non comprese perché gli comandassero di non muoversi. Dalla finestra della clinica poteva osservare gli altri bimbi che giocavano nel campetto parrocchiale.
Un giorno, quando la mamma meno se l'aspettava, il ragazzo uscì in questa terribile domanda: «Se Dio è buono, perché mi fa soffrire tanto; che cosa gli ho fatto di male?». La mamma stette a lungo in silenzio; il figlio continuava a tenere gli occhi fissi su di lei. Allora balbettò: «Che Dio è buono, lo so; che tu non gli abbia fatto nulla di male, anche. Perché ti fa soffrire e non ti guarisce, io non lo so; t'assicuro, però, che un giorno correrai come gli altri, anzi, più degli altri». Andrea sentiva di peggiorare e guardando con quegli occhi innocenti che non perdonano, disse: «Mamma, perché mi racconti delle bugie?». La donna ebbe la forza di mormorare: «Le mamme ai figli che amano non dicono bugie!».
Un giorno, il ragazzo ebbe l'impressione di sentirsi meglio e chiese al medico di poter fare una corsettina, una sola per il corridoio. Gli rispose dolcemente di no. Peggiorò rapidamente. La mamma non si staccò dal letto e lui non staccò più la mano da quella della madre. Ebbe, a un tratto, come un sussulto, fissò gli occhi in quelli di lei e riuscì, con un filo di voce, a chiedere: «Mamma, era una bugia?». «No, te l'assicuro!». Il ragazzo sorrise fiducioso e quel sorriso gli rimase impresso sul volto, nonostante la morte lo avesse già preso con sé.
La cosa che fece maggiormente impressione ad Andrea, appena arrivò in paradiso, fu un lunghissimo viale costeggiato da alberi meravigliosi, che si perdeva a vista d'occhio. Il ragazzo chiese, con un certo timore a un angelo di passaggio: «Posso fare una corsettina, una sola?». «Ma certo; e non una sola, ma quante ne vuoi; e non una corsettina ma una corsettona, poiché quel viale porta a una lontanissima galassia. Ora è tutta roba tua».
Andrea, prima di partire a razzo, fece in tempo a urlare all'angelo che lo guardava divertito: «E proprio vero, le mamme non dicono mai bugie!».
Maria accetta la sofferenza
«Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima "» (Lc 2,33-35). Il brano evangelico ci presenta Maria ad appena quaranta giorni della nascita di Gesù; che cambiamento di situazione!
Fino a qualche tempo prima: «Darai alla luce un bimbo; sarà chiamato figlio dell 'Altissimo». «Benedetta tu fra le donne». «Gloria a Dio nell'alto dei cieli». Ora: «Donna, anche a te una spada trafiggerà l'anima». Maria è sempre quella dell'annunciazione: continua a pronunciare il suo «Sì, padre, non come voglio io, ma come vuoi tu». La docilità nella sofferenza è segno dell'autenticità di Maria nel giorno della gloria, quando le apparve l'angelo del Signore. Cristo dirà: «Chi vuole essere mio discepolo, prenda la sua croce e mi segua»; Maria, con il suo esempio, ha aperto la strada al Figlio e infuso speranza a tutti gli uomini, travagliati dalla sofferenza.
Come Maria
L'uomo prova una naturale avversione per la sofferenza di qualsiasi tipo: materiale, spirituale, psicologica. Il credente non fa eccezione; quando incontra la sofferenza, interpella Dio. Il dolore relativo, pur con qualche difficoltà, può essere superato dall'uomo; quello assoluto chiama in causa l'Onnipotente, che diviene l'unica soluzione. L'uomo, quando pensa di superare, con le sue sole forze e con il denaro, la staccionata verticale della morte, ragiona in modo assurdo e nutre speranze infondate. Moltmann afferma: «Gli uomini si distinguono gli uni dagli altri nel possesso, ma si ritrovano solidali nel dolore».
Sei uomo, sei discepolo di Cristo: preparati a incontrare la sofferenza nella tua vita, ma soprattutto ad affrontarla con cristiano coraggio. Un saggio proverbio recita: «Dio dà i panni secondo il freddo». Questo significa che, al momento opportuno, il Signore darà la sua grazia per superare le prove. Da parte tua, però, ti devi allenare, per essere pronto a collaborare con Dio anche nel giorno del dolore: gli atleti non s'improvvisano.
Sforzati di superare le difficoltà quotidiane, che incontri nello studio, nel lavoro, nella tua vita morale e sociale. Infine, sforzati di crearti una mentalità di fede, in base a quanto afferma il Manzoni: «Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande».
TENACE NEL QUOTIDIANO
Tentazione dell'eccezionale
Tommaso Moro, gran cancelliere d'Inghilterra e amico intimo di re Enrico VIII, era un uomo di rettitudine e integrità eccezionali. Fra coloro che lo circuivano per ottenere favori a corte vi era un certo Richard, giovane di grandissime ambizioni ma di limitate capacità. Tommaso gli offrì un incarico di maestro presso una scuola di provincia, poiché era convinto che quella professione fosse di sua competenza. Il giovane non accettò: le sue ambizioni miravano ben più in alto.
Il gran cancelliere cadde in disgrazia del re, poiché non volle a nessun costo approvare il divorzio del sovrano e lo scisma della Chiesa d'Inghilterra. Fu privato della carica, dei beni, della libertà e fu rinchiuso nella torre di Londra. Bisognava trovare prove contro di lui, ma nessuno riusciva ad addurne una che avesse l'apparenza della credibilità. Alla fine, Richard accettò di testimoniare il falso.
Il suo intervento in tribunale fu decisivo e Tommaso Moro fu condannato a morte. Mentre il falso testimone usciva a testa bassa dall'aula, l'ex cancelliere chiese di vedere il vistoso medaglione che portava al collo; era il segno di una carica: governatore del Galles. Tommaso sussurrò al giovane: «Richard, è già un cattivo affare perdere l'anima per guadagnare tutto il mondo... ma per il Galles ! ».
Tommaso Moro, uomo per tutte le stagioni, fedele a Dio e al re nella ricchezza e nel potere come nella povertà e nella morte, è stato proclamato santo. Il giovane Richard, incapace di sopportare una vita quotidiana nella semplicità e nella modestia, è passato alla storia come un insignificante traditore.
Maria vive il quotidiano
«Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,39.51-52). E utile, ancora una volta, ripensare alle parole dell' angelo nel giorno della annunciazione: «Piena di grazia, il Signore è con te». La fantasia, se il Vangelo non ci avesse narrato il seguito, avrebbe potuto sbizzarrirsi nell'immaginare cose meravigliose vissute e operate da questa creatura sublime. Invece, Maria non compie nulla di straordinario. La Vergine, a Nazaret per trent' anni con e come il figlio, sgrana ogni giorno un' apparente monotonia, accettando un disegno divino incomprensibile e quasi esasperante.
La Chiesa, non per nulla, ha inserito la contemplazione di questa vita nascosta nel rosario, elevandola alla dignità di quinto mistero gaudioso. Alcuni «vangeli», per ovviare a tanta monotonia e apparente insignificanza, attribuiscono a Gesù e alla Madre azioni straordinarie e miracolose. La Chiesa non ha riconosciuto questi vangeli come autentici ma li ha relegati fra gli scritti apocrifi. La grandezza di Maria si manifesta nell'eseguire, in modo eccezionale, le azioni ordinarie che Dio le chiede di compiere giorno dopo giorno.
Come Maria
Un bimbo desidera ardentemente di possedere un determinato gioco. Dopo qualche ora il giocattolo tanto sognato giace dimenticato in un angolo della cantina. Un adolescente sogna di terminare gli impegni scolastici, per sperimentare piena libertà e iniziare a godersi la vita; dopo qualche tempo, rimpiange gli anni di scuola come i migliori della sua vita.
Un adulto, assillato dagli impegni quotidiani, pensa con nostalgia al giorno della pensione, quando finalmente potrà godersi in pace i frutti del suo lavoro; dopo qualche mese, avrà la chiara impressione d'essere inutile in casa, nella società e, soprattutto, presso i giovani. Molti, proprio per questo, corrono il rischio di parlare frequentemente del loro passato, al punto da annoiare gli ascoltatori. Si potrebbe affermare che la visione della vita sopra descritta abbia un sapore leopardiano; dipende dallo spirito con il quale s'interpreta. Un lago è sempre il medesimo, ma è diverso il suo aspetto quando lo sovrasta la nebbia e quando lo illumina la luce limpida del sole. La vita, generalmente, scorre con una certa monotonia e uguaglianza; ma si trasfigura, se l'illumina il fulgore di Dio.
Ogni persona sente una forte esigenza di novità; la monotonia della vita quotidiana logora e avvilisce. Il motivo di questo comportamento affonda le radici nella natura stessa dell'uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio. Dio è movimento, novità, amore, gioia, pace; l'uomo non riuscendo a soddisfare pienamente queste esigenze divine che sono in lui, guarda continuamente ad un possibile futuro diverso.
La creatura non rimarrà delusa in questa sua attesa; deve solamente accettare i tempi di Dio. Il Signore ha stabilito che l'uomo si realizzi in due tempi: sulla terra deve iniziare un cammino parziale e imperfetto; in paradiso, Dio porterà a compimento ciò che l'uomo ha iniziato.
PROFETA DEL SIGNORE
Profetismo come esigenza
Il Manzoni, nel suo romanzo, ci presenta una figura minore ma ben delineata: quella di Bettina. Renzo le affida un incarico misterioso: annunciare a Lucia che lui ha bisogno di parlarle con urgenza e in segreto. La bimba porta a termine la missione con la serietà e l'importanza di un profeta.
Un giovanotto, che madre natura ha dotato di pochissimo cervello, si vanta con i compaesani di avere conoscenze altolocate e di godere la fiducia di personaggi importanti; inoltre fa ambascerie in loro nome. Molti sorridono e fingono di stare al gioco; altri, più ingenui, cadono nel tranello suscitando le risa degli amici e acquistandosi il titolo della dabbenaggine. Dopo qualche tempo la gente non crede più alle vanterie del giovane e nemmeno si diverte; eppure lui continua imperterrito nel tentativo di dare spazio al bisogno di illuminare una povera esistenza con la luce riflessa di persone importanti.
Il comportamento di Bettina fa sorridere benevolmente il lettore, giacché la bimba aveva realmente ricevuto un mandato da portare a termine. L'agire del povero giovane provoca una smorfia di compassione, poiché l'esercizio maniacale del suo profetismo è del tutto gratuito e immaginario.
Maria profetizza in nome di Dio
«Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. ~...) La madre dice ai servi: "Fate quello che vi dirà"... Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea» (Gv 2,lss). Maria, alle nozze di Cana, emerge non di sua iniziativa, ma perché Dio le chiede di esercitare il carisma di un autentico profetismo, che lo Spirito ha posto in Lei. Ella chiede a Gesù di provvedere al bisogno. Il Figlio le risponde che non intende farlo, poiché non è ancora venuta l'ora di iniziare i miracoli; sembrerebbe trattarsi di un no chiarissimo. Nel cuore della Madre, invece, c'è la certezza che bisogna affidarsi a Dio; per questo, dice ai servitori: «Qualunque cosa abbia a dirvi, fatela». Maria è vera profetessa: sa comprendere la realtà di là dalle apparenze; e questo le è possibile solamente perché vive in continua intimità con lo Spirito Santo.
Maria, fin dal momento del concepimento di Gesù, è sempre rimasta in perfetta sintonia con lo Spirito. Proprio per questo, a Cana, riesce a percepire la verità divina, oltre il segno apparentemente negativo. Giovanni afferma che, a Cana, Gesù operò il suo primo miracolo, segno che permise ai discepoli di credere in Lui. L'evangelista Marco, a sua volta, annuncia che il primo miracolo del Signore fu la cacciata di un demonio dal corpo di un invasato. Potrebbe essere stata Maria a suggerire a Giovanni di qualificare come «primo» il miracolo di Cana; primo in ordine non cronologico ma d'importanza. Il vino è un simbolo biblico della massima importanza: designa e realizza la promessa del regno messianico escatologico.
La Vergine ha intuito che Gesù, operando la trasformazione dell'acqua in vino, annunciava in modo efficace che le porte del regno di Dio erano di nuovo aperte; che i discepoli di suo Figlio avrebbero bevuto di nuovo con Lui il vino alla mensa del Padre. Maria, avendo intuito tutto questo, ha dimostrato di essere un'autentica profetessa, piena di Spirito Santo.
Come Maria
La vita potrebbe riservarti compiti importanti, nei quali soddisfare la giusta esigenza di emergere, di annunciare ad altri messaggi gratificanti. Dio, però, viene incontro a questo tuo esistenziale desiderio in modo insuperabile. Il Signore ti affida l'incarico di essere suo profeta e di proclamare, a tutti quelli che puoi avvicinare, lo strabiliante messaggio della salvezza totale ed eterna per tutti gli uomini di buona volontà. Profeta è colui che parla a nome di Dio; quale incarico potrebbe essere più gratificante di questo?
Il profeta di Dio proclama i messaggi che il Signore gli comanda di trasmettere e, soprattutto, parla con la testimonianza della vita. Egli non può
contrabbandare, come fosse suo, ciò che Dio gli trasmette. La profezia e la sua autentica interpretazione sono doni dello Spirito Santo. Tu non puoi pretendere che la terza Persona della Santissima Trinità t'illumini, se ricorri a lei esclusivamente quando sei nel bisogno e nell'urgenza d'interpretare un segno del cielo. Questo sarebbe un comportamento pretenzioso e superstizioso. Devi, invece, cercare di rimanere in permanente contatto con la terza Persona della Trinità e ricorrere a lei nel momento del bisogno. Questo è un atteggiamento di fede autentica.
Ti rendi conto che non è facile captare la voce di Dio in mezzo a molteplici interferenze, quali sono i messaggi trasmessi da tante parti, dalla televisione, dalle riviste. E compito arduo testimoniare con la vita, quando le passioni sono forti e sarebbe così facile assecondarle. E vero: anche Maria ha fatto fatica a comprendere quello che Gesù le ha detto dopo il ritrovamento nel tempio di Gerusalemme, a Cana, sul Calvario. Sforzati di vivere unito allo Spirito Santo; Lui ti darà la forza e il coraggio di essere un vero profeta del Signore.
CHIAMATO ALLA SANTITA’
Professione santità
È’ un bravo giovane; fin dalla fanciullezza si è sforzato d'osservare tutti i comandamenti della Legge. Sente che Dio ha posto in lui un germe, che tenta di svilupparsi in modo straordinario. Prende il coraggio a due mani e si rivolge direttamente a Gesù, chiedendogli che cosa deve fare per essere all'altezza del regno di Dio.
Il Maestro prova tenerezza per questo giovane generoso, e l'invita alla sua sequela: «Va', vendi quello che hai, il ricavato dallo ai poveri e poi vieni e seguimi; avrai un tesoro in cielo». Il giovane, ora, ha chiara davanti a sé la strada della santità da percorrere; però, non se la sente di lasciare quanto possiede. Rifiuta la «Via», e s'incammina per sentieri che giudica meno impegnativi. Il racconto è riportato dal Vangelo di Marco (cfr. 10, l7ss).
Ha pressappoco dodici anni, quando scopre che Dio lo chiama alla santità. Non presenta obiezioni e siccome intuisce che da solo non riuscirà mai a realizzare un progetto tanto impegnativo si rivolge a un sacerdote amico e gli comunica con chiarezza e decisione: «Don Bosco, io sono come un pezzo di stoffa; lei faccia di me un abito degno del Signore». Ambedue, illuminati da Dio, si rendono conto che il tempo a disposizione non è molto; si mettono a lavorare alacremente e di comune accordo.
Ha quindici anni quando la morte lo coglie; ègià un abito degno di fare mostra di sé nelle «lussuose vetrine» del paradiso. Si tratta di san Domenico Savio.
Santità di Maria
« Un giorno andarono a trovarlo la madre e i fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fu annunziato: "Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti". Ma egli rispose: "Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica"» (Lc 8,19-21).
Il brano, letto in modo superficiale, potrebbe lasciare l'impressione che Gesù quel giorno non fosse ben disposto a ricevere sua Madre; affrontato, invece, nella giusta lettura offre il massimo elogio per la Vergine poiché le parole di Gesù vanno alla radice della grandezza di sua Madre.
L'espressione estatica degli ascoltatori di Gesù mette esclusivamente in risalto la santità d'elezione di Maria. In altre parole, evidenziano i doni gratuiti che il Signore le ha fatto: concepita senza peccato originale, Madre di Dio, assunta in cielo in anima e corpo. Gesù vuole che siano tenute in debito conto anche altre due forme di santità, presenti in sua Madre. Nella Vergine spicca la santità etica o di risposta; Lei è grande e ammirevole anche perché ha ascoltato la Parola e l'ha incarnata in sé. In Maria è presente pure la santità di ministero; Lei, piena di grazia, visitando la cugina Elisabetta e Giovanni Battista, li santifica perché essendo piena di Spirito Santo diviene per i fratelli un mezzo efficace di santificazione.
Come Maria
Come reagiresti, se un conoscente ti dicesse:
«Tu sei santo»? Forse penseresti a una presa in giro; eppure sei realmente «santo». Tre forme principali di santità fanno parte del tuo corredo «genetico». Un figlio possiede necessariamente qualcosa che i genitori gli hanno trasmesso.
Dio è tuo Padre, poiché ti ha creato a sua immagine e somiglianza; Lui, come dice la rivelazione, è santo per natura e fonte di ogni santificazione. Di conseguenza, ha senz'altro trasmesso in te, come in ogni creatura umana, parte della sua santità. Il battesimo, poi, ha reso la tua struttura genetica spirituale maggiormente conforme al Dio santissimo. Questa prima forma può essere qualificata come santità d'elezione o d'appartenenza.
Per un pesce è normale vivere e guizzare nell'acqua, poiché la sua natura esige un simile comportamento. Una persona, se fosse costretta a rimanere immersa nell'acqua, morirebbe annegata; questo avverrebbe perché la natura l'ha dotata dell'esigenza di respirare aria pura e ossigenata. Tu, poiché
Dio ti ha «fatto» santo, per vivere in pienezza in senso spirituale, devi respirare in un clima di santità; in un clima animalesco ti troveresti a disagio e, poco alla volta, «moriresti» avvelenato.
La proposta di osservare la legge divina non èun'imposizione di un Dio padrone e tiranno; è il consiglio di un padre amoroso che ti offre le norme d'uso, adatte per vivere in pienezza. Questa seconda forma è la santità etica o di risposta, che Dio ha posto in te e che ti sollecita attraverso una profonda aspirazione alla perfezione.
Infine, possiedi anche la santità di ministero poiché sperimentando in te la gioia che nasce dallo sforzo di collaborare al progetto santificante di Dio, tu senti il desiderio di comunicare anche ad altri la meravigliosa realtà che vivi.
La parentela con Gesù non è un dato anagrafico, che si acquisisce di diritto con il battesimo, ma piuttosto una conquista. Nei Vangeli, i «parenti» di Gesù hanno poca importanza; molta ne hanno i «discepoli» del Signore, che la parentela se la sono guadagnata seguendo il Maestro e imitando i suoi esempi. Maria è «parente» di Gesù due volte: per la maternità divina e per la sequela evangelica.
TENACE NELLA LOTTA
Logorìo dell'incostanza
Una signora ha molti chili da smaltire; proprio per questo ogni volta che legge un annuncio pubblicitario sul giornale, che promette risultati strabilianti, manda a prendere il portentoso prodotto. Allegato al prodotto sistematicamente trova indicazioni per una dieta di accompagnamento; comincia con zelo, ma dopo pochi giorni rinuncia a tutto nell'attesa di un altro annuncio meno impegnativo. Si tratta di una donna incostante.
I carabinieri lo conoscono e lo «pizzicano» tutte le volte che in paese avviene un furto; il pretore lo condanna ad alcuni mesi di carcere. Quando esce dalla prigione, il maresciallo l'ammonisce a cambiare vita; qualche buona persona gli offre un piccolo lavoretto, affinché si guadagni onestamente da vivere. Rifiuta e, sistematicamente, dopo poco tempo finisce di nuovo in carcere. Ha deciso di vivere di piccoli e comodi espedienti e si mantiene fedele a questa sua linea di condotta. Si tratta di un uomo costante nel male.
San Francesco di Sales sa che le persone si conquistano più con la bontà che con la rudezza. Egli afferma che si prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile d'aceto. Lui, però, ha un carattere rude e impulsivo. Si impegna costantemente, senza avvilirsi degli insuccessi; ha sistematicamente il coraggio di ricominciare sempre daccapo e diviene un modello di dolcezza. Si tratta di una persona costante nel bene.
Maria e il coraggio di ricominciare
«Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre:
"Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo:
"Ecco la tua madre!"» (Gv 19,26-27).
Molti anni prima Dio, per il tramite di un angelo, aveva chiesto a Maria di essere madre, di allevare, d'educare il suo Figlio. Era un compito misterioso; Maria disse il suo sì pieno di fede e di generosità.
Ora, sotto la croce, pensa di avere terminato il compito affidatole ed è pronta a pronunciare il suo «tutto è compiuto» come Gesù. Invece suo Figlio le affida una nuova maternità: allevare e crescere ed educare Giovanni, e in lui gli uomini e le donne di tutti i tempi e luoghi.
È un cambio misterioso: al posto del Figlio di Dio il discepolo, e in lui tutti gli omicidi, gli adulteri, i peccatori d'ogni specie. Maria, come il solito, accetta e dice il suo sì alla nuova missione, che avrà termine solamente quando sulla terra non vi sarà più nessuno da salvare.
Come Maria
Sperimenti quotidianamente com'è difficile, specialmente in alcuni settori, osservare fedelmente la legge di Dio; ti può pure accadere di trasgredirla con una certa frequenza. Il cristianesimo non è per dilettanti ma per professionisti. Il rischio più grande che corri è quello di lasciarti afferrare dall'avvilimento di fronte agli insuccessi e trasportare dalla tua istintività. Non farlo. Il segreto della riuscita finale consiste nel riprovare senza stancarti mai. Pensa ai campioni: se si fossero arresi alle prime difficoltà o insuccessi, non sarebbero alla ribalta dello sport.
L'esercito nemico ha posto l'assedio e con una sortita improvvisa, riesce a praticare un vasto squarcio nelle mura. Gli assediati avvertono il grave pericolo e concentrano in quel punto tutte le forze, per tentare di tamponare la falla.
Uno sciocco potrebbe dire: «C'è da prendersela tanto per un buco?».
I nemici hanno praticato quel varco per arrivare alla «cittadella», nella quale sono custoditi i rifornimenti e i tesori della comunità.
Il demonio, con sortite improvvise, può riuscire a praticare qualche falla nella difesa delle tue virtù; il suo scopo finale è quello di saccheggiare la «cittadella». Nella cittadella tu custodisci i tesori spirituali: le virtù teologali (fede, speranza e carità).
Quando non preghi più e smetti di frequentare i sacramenti, è già intaccata la fede; quando ti rassegni a essere sconfitto, il diavolo ha iniziato a depredare la speranza.
Quando cerchi la tentazione, ti affezioni al tuo peccato e lo giustifichi, la cittadella sta per crollare perché è in forte crisi la carità.
Non permettere a Satana di compiere tanto scempio. Ogni volta che ti fa una breccia nelle mura, riparala il prima possibile con una buona confessione e rimettiti in attenta difesa. Invoca Maria, la Vergine potente che ha avuto il coraggio di ricominciare tutto daccapo.
Le persone anziane, in pensione, obbligate a un letto per malattia tendono ad avvilirsi e a considerarsi di peso ai familiari e alla società. Maria, quando salì il Calvario era già avanzata in età e avendo compiuto la missione affidatale da Dio tanti anni prima, aveva il diritto, umanamente parlando, di «godersi la meritata pensione». Dio, invece, le comunica che continua ad avere bisogno di Lei, anche se in modo diverso da quando abitava, giovane fidanzata, nella casetta di Nazaret. Il Signore vuole avere bisogno di tutti, non manda nessuno in pensione poiché tutti sono utilissimi per il lavoro nella sua vigna, anche se con mansioni diverse.
Una persona, da giovane, lavora in famiglia, nella società, nella Chiesa come attivista; divenuta anziana o malata, potrà dare un contributo formidabile con la preghiera, l'offerta della sofferenza, il sorriso, la parola occasionale. La «non pensionata» Maria ti mette una mano sulla spalla e ti incoraggia a lavorare per il regno di Dio fino all'ultimo istante della tua esistenza.
FORTE NEL DOLORE
Esperienza del dolore
Esistono persone relativamente fortunate che nel corso della vita godono ottima salute, possiedono abbondanti mezzi finanziari, conseguono consensi e amore; alla fine, però, devono anche loro fare i conti con la malattia terminale e la morte. Altre persone sono bersagliate dalla sofferenza molto presto e la devono accettare come costante compagna di percorso fino all'ultimo giorno della loro esistenza.
In ogni caso, il dolore è sempre un fatto traumatico. Alcuni messaggi di fede cercano di offrire una risposta che riesca in qualche modo a placare la tragicità della sofferenza e della morte. Afferma Paul Claudel: «Non siamo a questo mondo per piallare la croce, ma per salirvi sopra»; «Rassegnarsi, vuol dire mettere Dio fra sé e il dolore». Un proverbio cinese recita: «Mi sono lamentato di non avere scarpe, fino al momento in cui ho incontrato un uomo senza piedi». Aggiunge Luigi Veuillot: «Ci sono benedizioni di Dio, che entrano rompendo i vetri». E Nimier: «Sappiamo benissimo che senza gli scogli le onde non arriverebbero tanto in alto». Tagore precisa: «Guardi le spine solo colui che ha occhi per vedere la rosa».
Maria forte e fedele
«Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala» (Gv 19,25).
Uno studioso del Vangelo di Giovanni afferma che la dizione sopra usata è quella più aderente al testo originale. Il noto biblista annota ancora che il verbo «stava» è praticamente intraducibile.
Inoltre sostiene che Giovanni lo avrebbe usato due volte nel suo Vangelo. La prima, per cercare di fare comprendere qualcosa dell'intimità profonda fra il Padre e il Figlio Gesù: «Il Verbo era (stava) presso Dio» (Gv 1,1). La seconda volta per esprimere il modo con cui Maria «stava» presso la croce del Figlio: per quanto lo può una creatura, con la medesima intensità e disponibilità, con la quale il Verbo da tutta l'eternità sta presso il Padre.
Maria stava sotto la croce non solamente in senso fisico e geografico, ma anche e soprattutto in modo spirituale. Era unita alla croce di Gesù; era dentro la medesima sofferenza. Soffriva con Lui nel cuore, quello che il Figlio soffriva nella carne. Gli avversari di Gesù lo tentarono con un'ultima terribile provocazione: «Se sei il Figlio di Dio, scendi dalla croce e ti crederemo» (cfr. Mt 27,40-43); provocazione, in quanto la divinità di Cristo si manifesta in pienezza proprio perché non accetta la sfida e rimane a soffrire sino alla morte.
Così anche Maria è credibile e vera madre dell'umanità sofferente, perché «sta» presso la croce di Gesù. Gesù nel corso della vita pubblica opera segni che indicano l'inizio del tempo voluto dal Padre: risurrezioni, guarigioni prodigiose; il culmine dell'ora e della manifestazione è sul Calvario. Anche l'ora di Maria è sul Calvario, accanto alla croce di Cristo; quello è il massimo della manifestazione del suo amore per l'umanità.
Maria, sotto la croce, per volere stesso di Gesù inizia un parto spirituale che terminerà solamente alla fine del mondo. Il parto della Vergine avviene nel dolore: «La donna quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora» (Gv 16,21); «Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto» (Ap 12,2).
Il primo parto fu verginale e indolore, questo verginale ma nella sofferenza. Maria è davvero la donna sradicata e povera che dall'inizio alla fine lascia decidere della sua vita a Dio.
Come Maria
Stare presso la croce di Gesù, non significa sopportare qualche generica sofferenza in modo stoico, ma immedesimarsi nel dolore stesso di Cristo e appropriarsi della sua sofferenza. La grandezza di Maria sotto la croce è nella sua fede, maggiore ancora della sua sofferenza. La croce sola, cioè il dolore in sé e per sé, è una mostruosità deprecabile. La croce di Gesù non annulla il mistero ma getta una luce che lo illumina.
Preparati anche tu alla sofferenza; essa costituirà anche per te la prova massima della fedeltà a Dio. Non barare con il Signore.
Sul far della sera, una gallina e un porcellino facevano due passi sull'aia; dalla cucina della fattoria usciva un buon profumo: la massaia stava preparando la cena a base di uova fritte e prosciutto. La gallina, dopo avere annusato, disse al porcellino: «Il nostro destino è comune: tu offri il prosciutto e io le uova». Il maialino, dopo avere riflettuto un attimo, replicò: «Direi proprio di no, poiché la tua è una semplice oblazione; il mio è autentico sacrificio». Il Signore ti chiede spesso delle oblazioni: preghiere, offerte di tempo e denaro, impegno generoso nel tuo lavoro. Dio, però, ti chiede anche il sacrificio: superamento delle tentazioni quando richiedono il tormento del cuore, la malattia che sconvolge la persona, la morte che squarcia il tuo corpo nella sua totalità. Lasciati prendere per mano da Maria e non temere: dopo la tribolazione del tuo venerdì santo, spunterà anche per te l'alba di risurrezione.
FEDELE NELLA COMUNITA’
Bisogno di comunità
Alcuni ammalati fanno impazzire gli infermieri, i parenti e il personale sanitario suonando continuamente il campanello per futili motivi. Sono realmente esigenti e insopportabili; però, è da persona intelligente chiedersi perché essi lo facciano. Una risposta è che il malato soffre la solitudine fino ad averne terrore; suona, per vedere il volto di qualcuno, anche se contrariato o adirato. La vista di un essere umano lo fa sentire meno solo per qualche minuto.
Una persona seriamente ammalata ricorda con profonda nostalgia i momenti trascorsi in compagnia nei tempi di buona salute. Si rammarica di avere tenuto lontano persone antipatiche che ora gradirebbe tanto avere presso il letto della sua sofferenza.
Dio, ancora una volta, offre un'esauriente spiegazione a questa profonda ed esistenziale esigenza di vita comunitaria. Thomas Merton, monaco trappista, a un suo libro ha dato questo titolo: Nessun uomo è un'isola. Dio ha creato l'uomo e la donna con una profonda esigenza di socialità e aggregazione. La vocazione di clausura non fa eccezione a questa regola; un monaco e una suora possono isolarsi fisicamente in una cella di convento, ma devono essere uniti spiritualmente al Corpo mistico di Cristo attraverso la preghiera per tutti e l'offerta espiatoria per il mondo intero.
Dio, fin dall'inizio della storia della salvezza, ha scelto di salvare un popolo, non tanti individui presi singolarmente. Cristo ha proseguito per questa strada quando ha fondato la Chiesa, comunità che cammina assieme verso il paradiso. Il comandamento della carità prima di essere un precetto èuna presa d'atto che nessuno riesce a realizzarsi in pienezza se vive come fosse un'isola. Una infinità di altre isole formano con lui un immenso arcipelago sempre e costantemente illuminato dalla luce e dall'amore del Creatore.
Maria serva nella comunità
«Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù» (At 1,14). Chi ha l'incarico del protocollo presso enti pubblici, sia civili sia ecclesiastici, sa per esperienza quanto è difficile stabilire le precedenze fra le autorità nelle manifestazioni solenni. Il brano degli Atti degli Apostoli sopra riportato descrive la prima «riunione ufficiale e solenne» della Chiesa, alla quale erano presenti tutte le persone costituite in autorità. Il cerimoniere non ha avuto difficoltà a «sistemare» Maria Santissima; la colloca al posto giusto, quello affidatole da Dio: luogo apparentemente umile e nascosto.
La Madre di Gesù nella comunità primitiva non vanta alcun primato; non pretende di comandare e nemmeno di mettersi in mostra con la predicazione o gesti miracolosi. Maria ha compreso una cosa fondamentale: agli occhi del Signore non è grande chi compie imprese sublimi od occupa mansioni di prestigio, ma chi si sforza di operare bene al posto assegnatoli da Dio.
Come Maria
Maria, per volere di Dio, non solamente è il membro più eminente della comunità cristiana, ma è anche segno e Madre della Chiesa. Impara da Lei a servire in modo umile e gioioso, anche sull'esempio di Cristo. Origene, a proposito delle parole di Gesù sulla croce, afferma: «Non c'è alcun figlio di Maria, se non Gesù. Egli dice alla madre: "Ecco tuo figlio" e non "Ecco un altro tuo figlio". Le parole significano: "Giovanni, ed in lui ogni persona umana, è lo stesso Gesù, che tu hai partorito"». Il credente, per essere vero figlio di Maria e membro della Chiesa, deve sforzarsi il più possibile di assumere gli atteggiamenti di Gesù e di identificarsi con Lui.
Cristo ti tiene in somma considerazione. Egli ti ammette all'assemblea eucaristica, t'invita a lavorare nella sua vigna, ti sollecita a dare una mano per la crescita del suo Corpo mistico. Vuole avere bisogno dite e per questo ogni giorno ti affida un compito e un ambito specifico. Non devi accettare o rifiutare il progetto del Signore in base a quello che maggiormente ti piace o ti rende importante agli occhi degli uomini. Reagisci al clima culturale che ti circonda, impregnato di arrivismo, utilitarismo e gratificazione immediata.
Michel Quoist afferma in una sua preghiera che ogni uomo è un mattone, che Dio impiega per la costruzione del suo regno. Il Signore pone alcune pietre nelle fondamenta e nessuno le vede; altre le pone in bellavista sulla facciata principale. Le une o le altre non fanno differenza agli occhi di Dio, poiché tutte sono ammirate con pari amore da Dio perché ugualmente importanti per la consistenza del suo edificio.
PROTESO VERSO L’INFINITO
Paura della morte
Al banco di una compagnia aerea un signore chiede un biglietto. Alla domanda: «Per dove?», risponde: «Non me lo chieda, non voglio pensare al termine!». Una signora si presenta anche lei alla biglietteria; le è chiesto dove vuole fare scalo. L'interpellata urla terrorizzata: «Lei non mi deve parlare di scali!». Il funzionario, dopo un attimo di sgomento, si chiede se per caso nei paraggi abbiano spalancato le porte di un manicomio. Un altro cliente, per fortuna, si presenta subito dopo, chiede un biglietto per una destinazione ben precisa, paga e tranquillamente si avvia all'imbarco. Situazioni del genere si ripetono in continuità per quanto riguarda lo scalo della morte.
La morte è una certezza per tutti. Afferma Pascal in modo molto crudo: «Per quanto bella sia stata la commedia in tutto il resto, l'ultimo atto è sempre sanguinoso. Alla fine con una vanga si getta terra sulla testa; ed ecco fatto, per sempre». Il non pensare alla morte è comportamento non intelligente.
Afferma Jung, il padre della psicanalisi: «Un uomo che non si pone il problema della morte e non n'avverte il dramma, ha urgente bisogno di essere curato». Il dramma della morte pone agli uomini degli interrogativi, che vanno ben oltre il limite umano.
Dino Buzzati, colpito dal cancro, agli amici marxisti che lo consolano con le idee politiche di sopravvivenza nel pensiero dei posteri, scrive un ultimo biglietto: «E io dovrei interessarmi del Medio Oriente? Ma crepate tutti a torcicollo. Non me ne frega niente di niente. Non fatemi ridere che ho le labbra screpolate».
Feuerbach: «Da giovane affermavo che la morte non è che un fantasma, una chimera, un nulla ed esaltai la morte. Da vecchio esalto la vita».
Pascal pone il problema della morte in termini obiettivi e intelligenti: «Gli uomini, non avendo potuto vincere la morte, per essere felici si sono messi d'accordo di non pensarci. E tutto quello che hanno potuto fare per consolarsi. Capisco che non s'approfondisca la teoria di Copernico; ma è essenziale per ogni vita il sapere se l'anima è mortale o immortale».
Maria luce di speranza eterna
«Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul syo capo una corona di dodici stelle» (Ap 12,1). E uno squarcio biblico, che descrive la gloria eterna di Maria in cielo dopo la morte. La Vergine non si è trovata in paradiso per caso e senza sapere il motivo; illuminata dallo Spirito Santo, ha compreso che Gesù è stato costituito dal Padre come unico Salvatore dell'umanità e, per questo, è rimasta ancorata a Lui nel corso di tutta la sua esistenza. Cristo, di conseguenza, l'ha accolta in cielo in corpo e anima, affinché partecipasse al suo trionfo eterno.
Come Maria
Maria getta luce e speranza sul tragico e ineluttabile termine, che è la morte. Alcuni pensano alla morte come a un avvenimento senza sbocco. «Ahi tristi case dove tu innanzi ai volti dei padri pallida, muta diva, spegni le vite nuove!» (G. Carducci). «Vagar mi fai co' miei pensier sull'orme che vanno al nulla eterno... Questo di tanta speme oggi mi resta!» (U. Foscolo). «...infin ch'arriva colà dove la via e il tanto faticar fu volto: abisso orrido, immenso, ove ei precipitando, il tutto oblia» (G. Leopardi). «Avanti a noi nel buio la morte è senza face; gloria morremo invano! » (D' Annunzio).
Il credente, invece, vede la morte come qualcosa che spaventa, ma non terrorizza, poiché è la porta che conduce per sempre a Dio: «Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta ma trasformata e, mentre si distrugge la dimora di quest'esilio terreno, viene preparata una dimora eterna nel cielo» (Liturgia). Questa certa speranza è fortemente sostenuta dalla Sacra Scrittura. «Le anime dei giusti invece sono nelle mani di Dio; nessun tormento le
toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro dipartita da noi una rovina, ma essi sono nella pace» (Sap 3,1-3).
«Dopo che la mia pelle sarà distrutta, senza la mia carne, vedrò Dio! Io lo vedrò, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno e non da straniero!» (Gb 19,26-27).
«E si dirà in quel giorno: "Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse; questi èil Signore in cui abbiamo sperato: rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza» (Is 25,9).
«Ecco la dimora di Dio con gli uomini. Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio con loro". E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate» (Ap 21,3-4).
L'assunzione e la glorificazione della Vergine sono avvenimenti che riguardano tutta l'umanità.
Maria apre alla speranza il cuore di coloro che, come Lei, durante la vita s'impegnano a vivere in Cristo.
PREGHIERE
A MARIA CAPOLAVORO DI DIO
L'uomo, da sempre, ha corso in modo frenetico verso traguardi attraenti e gratificanti, nel tentativo di superarsi, di rinnovarsi, di divinizzarsi.
La creatura prediletta di Dio ha audacemente allungato la mano per afferrare il frutto proibito nel paradiso dell'Eden. Ha preteso, gettando pietra su pietra, di dare la scalata al cielo con la torre di Babele.
Nella Babele odierna l'uomo continua la sua lotta a volte sacrilega, per strappare a Dio, con effimero orgoglio, sempre nuove scintille di progresso nella illusione di annullare la distanza fra creatura e Creatore.
Vergine Maria, vieni in mio aiuto. Io pure, a volte, cerco la realizzazione in contrade lontane, in latitudini dove non è presente il soffio amorevole del Signore. Cerco lontano e dimentico che Dio è presente in me; desidero surrogati e mi scordo che sono il re del creato. Maria, capolavoro di Dio, aiutami a trovare nel Signore quello che non posso trovare da nessun 'altra parte. Amen.
A MARIA SERVA PER AMORE
Signore, mi piace enormemente essere servito. Per raggiungere questo scopo, quando è necessario, so anche far valere i miei diritti. Mi delizia il brano evangelico nel quale Tu affermi che, nel regno dei cieli, mi metterai a sedere alla tua tavola e passerai a servirmi; arrivo anche a pensare che gli angeli saranno al mio servizio.
Forse, nella mia illusoria euforia, ho dimenticato qualcosa che Tu hai annunciato con uguale chiarezza: che per essere serviti da Te nel regno dei cieli, è indispensabile, su questa terra, mettersi al servizio dei fratelli e delle sorelle. I due aspetti, presi nella loro complementarità, costituiscono una reale certezza.
Maria, serva per amore di Dio e dei fratelli, insegnami a dare con generosità, per raccogliere con abbondanza.
A MARIA CREDENTE NEL MISTERO
O Dio, infinitamente grande, quand'ero bambino smontavo tutto quello che mi capitava fra le mani, per vedere com'era fatto dentro. Questa pretesa l'avrei anche oggi nei tuoi riguardi. Il tuo mistero mi sconcerta: il non riuscire a vedere la logicità dei tuoi percorsi mette in crisi la mia fede.
Fa' che accetti i miei limiti creaturali, nell'attesa di vederti «dentro», quando sarò con Te per tutta l'eternità. Maria, modello insuperabile di fede nel mistero, intercedi per me presso il Padre.
Signore, amore infinito e misterioso, non sono un eroe e ho terribilmente paura del dolore. Tu, nel Vangelo, parli spesso delle montagne come luogo privilegiato per incontrarti. Questo non mi fa eccessiva difficoltà, purché i monti siano, ad esempio, quello delle beatitudini, il Tabor. Tu inviti il discepolo a stare con te. Questo pure mi può andare bene, purché Tu ti fermi a Cana, a Betania, sul lago di Tiberiade.
Quando, invece, il monte è il Calvario, quando i luoghi ove Tu mi attendi si chiamano «Orto degli ulivi», «Via dolorosa», «Pretorio di Pilato», allora ho una voglia matta di disertare.
Maria, Vergine addolorata, se verrà anche per me qualche sprazzo di venerdì santo, aiutami ad accettarlo con fede, poiché, dopo, spunterà un 'alba di risurrezione.
A MARIA VERGINE ADDOLORATA
Maria, Tu hai proclamato e vissuto in pienezza la disponibilità offerta al Signore, fin dal giorno dell'annunciazione. Io sono convinto dell 'importanza di tante vocazioni, anche di speciale consacrazione. Prego anche il padrone della messe, affinché invii tanti operai. Però non ho il coraggio di pregare così: «Manda me!», oppure: «Se credi, chiama mia figlia!».
Vergine del coraggio vocazionale, aiutami a essere coerente sino in fondo.
A MARIA MADRE DELLE VOCAZIONI
Mi accorgo che sono cresciuto negli anni, ma troppo poco nella sapienza del cuore. Quando ero bambino, non riuscivo a comprendere perché i poveri non andassero a prelevare il denaro occorrente in banca, dal momento che là ce n 'era in abbondanza. Oggi sorrido nel ripensare a una tale ingenuità. Eppure ne commetto una simile: non ho ancora assimilato la convinzione che non potrò prelevare la vita eterna, se prima non deposito, giorno dopo giorno, opere buone nel mio conto corrente spirituale.
Maria, Gesù ti ha accolta festosamente in paradiso e ti ha incoronata Regina del cielo e della terra. Il rosario, però, inizia con i misteri gaudiosi e prosegue con i dolorosi; solamente alla fine si parla di gloria. Mamma buona, aiutami a provvedere in tempo, con quotidiani e generosi versamenti che, settimanalmente, consegnerò a Dio al momento dell'offertorio della Messa festiva.