CON L’IMMACOLATA ADDOLORATA
Fra
Carlo M. Massimiliano Terlizzi Fute FI
Casa Mariana Editrice
Ciò
che ha spinto l'autore a scrivere questo bel libretto è stata la difficoltà di
trovare libretti nuovi di meditazione sul mistero dolcissimo dell'Addolorata
Corredentrice.
Da
ciò l'ispirazione a scrivere qualcosa che potesse far meditare sui Dolori di
Maria, per conoscerla e farla conoscere di più nel suo mistero di amore
corredentivo per la nostra salvezza.
È
nato, così questo prezioso libretto che è tanto più bello in quanto è
ilfrutto di meditazione personale semplice e profonda, ricca di amore filiale,
sovrabbondante di "cuore ".
Anche
questo libretto è un piccolo contributo per colmare il vuoto che soprattutto
negli ultimi decenni si sta facendo intorno alla persona di Maria Santissima,
nostra speranza e salvezza.
Oltre
ad essere un filiale omaggio alla Madre Corredentrice, sia questo libretto luce
che illumina la mente e fuoco che riscalda il cuore, affinché sia sempre più
conosciuta e amata Colei che a prezzo delle sofferenze indicibili di
Corredentrice è divenuta "per noi Madre nell'ordine della grazia" (LG
61).
Genesi
di questo libretto:
Era
la quaresima del 1991 e cercavo un libro da meditare sull' Addolorata. Cercai
in biblioteca e non riuscii a trovarne nemmeno uno. Allora rimasi un pò
dispiaciuto, oltre che meravigliato, pensando che non ci fosse quasi nulla di
scritto sulla Madre dei dolori. Il pensiero però di meditare sul l'Addolorata
non venne meno e così dopo un pò di riflessione arrivai alla conclusione di
meditare, sui «Sette dolori della B. V. Maria». Pensai, allora, di chiedere
alla Madonna di farmi la grazia, se le fosse gradito, di far scrivere a me un
libro sull'Addolorata. Ovviamente non é che mi sentissi in grado di farlo ma,
dato che avevo avuto questa ispirazione di chiedere alla Madonna una tal
grazia feci un atto di fiducia in Lei e nello Spirito Santo. Dopo, per essere più
sicuro e tranquillo, chiesi al Padre spirituale se potevo seguire tale
ispirazione ed egli approvò, raccomandandomi di sottoporgli il lavoro se si
fosse concretizzato.
Incominciai
il 4 marzo con questo proposito che scrissi: «Con l'aiuto di Dio e
dell'Immacolata inizio la meditazione sui dolori della Mamma Addolorata Maria. A
Lei la gloria, a me il lavoro». Cercai il passo del Vangelo a cui corrisponde
il primo dei sette dolori e poi iniziai a meditare. Ebbi un pò di difficoltà
ad iniziare, ma pregavo continuamente lo Spirito Santo e l'Immacolata, oltre
all'Angelo custode, per poter incominciare a scrivere qualcosa, sempre con
serenità e con sottomissione, pensando che ciò di cui dovevo occuparmi era
soprattutto di meditare per il bene della mia anima, poi, se veramente era
volontà dell'Immacolata, potevo scrivere per realizzare una pubblicazione a
favore degli altri. Conclusa a più riprese la meditazione e la trascrizione
del primo dolore, sottoposi lo scritto al mio padre spirituale ed egli fu
contento, spronandomi a continuare. Stessa trafila più o meno per il secondo
dolore e poi, non ricordo perché, mi fermai per vari mesi. Ricominciai a meditare
e scrivere durante gli esercizi spirituali di quell'anno, e poi continuai
piano piano arrivando a terminare nel mese di giugno del 1992.
Altra
difficoltà nel trascrivere tutto al computer, di cui non ero ancora tanto
esperto; inoltre non avevo neanche molto tempo da dedicare a ciò. Dopo aver
trascritto tutto, il padre spirituale non trovava a sua volta il tempo per
leggere e correggere lo scritto, finché arrivai al settembre del 1994 e durante
gli esercizi spirituali di quell'anno molto timidamente ne parlai con P Stefano
M. Pio Manelli, Padre Comune del nostro istituto di Francescani dell'Immacolata,
chiedendo consiglio a lui sul da farsi. Il padre benevolmente stette ad
ascoltarmi e poi si rese disponibile ad una visione dello scritto. Prima di
farlo avere a P Stefano
M. Pio, passò ancora circa un anno per vari motivi. Finalmente glielo
consegnai e arriviamo così al 1996 quando verso il mese di marzo mi fu
riconsegnato il lavoro con una prima correzione. Passò ancora un anno dopo
averlo riconsegnato a P. Stefano per la rifinitura e nel marzo 1997 il padre
diede verbalmente l'approvazione per la stampa. Per altri due anni, però, non
sono riuscito a prendere in mano lo scritto per terminare le ultime correzioni.
Ma ora, finalmente, ecco il lavoro pronto.
Cosa
dire? Ringrazio l'Immacolata Mediatrice di tutte le grazie. Ringrazio quanti
hanno collaborato per la revisione del lavoro, soprattutto il Padre Comune che
tra i tanti impegni ha trovato anche il tempo da dedicare alla correzione di
questo scritto e poi benevolmente mi ha spinto a pubblicare dato che alla fine
ero ancora titubante se farlo o no.
Il
libretto consta di tre sezioni:
I)
Meditiamo i sette dolori dell'Immacolata Addolorata
II)
Con l'Addolorata ascoltiamo Gesù Crocifisso (questo faceva parte del quinto
dolore. Padre Stefano mi consigliò di farne un lavoretto parte.)
III)
I sette dolori dell'Immacolata e le sette parole di Gesù Crocifisso. (Di questo
breve lavoretto ebbi immediata ispirazione dopo una esortazione di Padre Stefano
a tutti i fratelli religiosi riuniti per alcune giornate di preghiera e
fraternità affinchè ci si sforzasse di studiare il Mistero dell'Immacolata e
anche di scrivere qualcosa. Mi è sembrata quasi come una comunicazione quella
del Padre Comune perchè mentre ancora stava parlando incominciai subito a
scrivere una bozza di cosa volevo meditare ed eventualmente scrivere. Sia
gloria all'Immacolata.)
Certo qui si tratta di semplici meditazioncine e non di trattati di teologia e mariologia. Spero che possa far del bene all'anima di qualcuno. Se così sarà, sia gloria a Dio e all'Immacolata. Qualsiasi commento o giudizio sia ancora a gloria di Dio e dell'Immacolata. Chiedo solo una preghiera per me.
Fra
Carlo M. Massimiliano Terlizzi dell'Immacolata Mediatrice
Castelpetroso,
Maggio 1999
Lc
2, 22-35
[22]Quando
venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il
bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, [23]come è scritto nella Legge
del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; [24]e per offrire
in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la
Legge del Signore. [25]Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo
giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; [26]lo Spirito
Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la
morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. [27]Mosso dunque dallo
Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù
per adempiere la Legge, [28]lo prese tra le braccia e benedisse Dio:
[29]«Ora lascia, o Signore, che il
tuo servo vada in pace secondo la tua parola; [30]perché i miei occhi han visto
la tua salvezza, [31]preparata da te davanti a tutti i popoli, [32]luce per
illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».
[33]Il padre e la madre di Gesù si
stupivano delle cose che si dicevano di lui. [34]Simeone li benedisse e parlò a
Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in
Israele, segno di contraddizione [35]perché siano svelati i pensieri di molti
cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima».
Consideriamo
in questo mistero il grande dolore di Maria, l'Immacolata, che porta Gesù al
Tempio per offrirlo all'Eterno Padre, anche con un atto esterno, richiesto dalla
Legge di Mosè. Per Gesù, Uomo-Dio, ciò non era necessario, poiché Egli era
già tutto di Dio, essendo Egli stesso Dio oltre che uomo. Eppure, Maria volle
osservare ugualmente questa Legge.
Consideriamo,
però, solo per un attimo, la grande gioia di Maria in quest'atto solenne, nel
quale ella rinnovava l'offerta che già aveva interiormente fatta fin
dall'Annunciazione, per poterci ancora meglio preparare a considerare il
contrasto del suo dolore.
In
questa offerta di Gesù al Padre si rinnova, dunque, tutta la gioia e la felicità
interiore di Maria Immacolata, che, offrendo Gesù, pensava a tutte quelle anime
che doveva e voleva offrire a Dio, proprio come faceva in quel momento con il
Figlio Divino. Ella, giustamente, riconoscendo che a Dio si deve ogni Onore e
Gloria, Gli offre anzitutto il frutto più bello dell'Amore tra Lei e Dio
stesso, cioè Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo nel suo grembo verginale. Con
quest'atto di offerta Ella offre anche tutta l'umanità, alla quale sarà poi
data pubblicamente per Madre dallo stesso Gesù sul Calvario. La gioia della
donazione totale di Gesù, rinnovata in quell'atto, era anche alimentata dalle
parole del "giusto" Simeone, che prese a lodare Dio e ad esaltare Gesù:
«...luce per illuminare le genti e gloria del popolo di Israele».
Chissà,
dunque, quale fu lagioiadi Mariaall'udire tluelleparole, insieme con Giuseppe
suo Sposo! Penso che dopo la gioia per la nascita di Gesù, questa fu la gioiapiù
grande per Lei e Giuseppe.
Subito
dopo, però, Ella ode le altre parole di Simeone, che non sono più gioiose ma
dolorose, non più liete ma meste; e alla dolce Maria inizia ad entrare nel
cuore quella spada appena profetizzata e recante con sè dolore amaro e
violento: «Egli sarà segno di contraddizione e a te una spada trafiggerà
l'anima» (cf Lc 2, 34-35).
Da
allora in poi, sempre più, nel suo Cuore Immacolato, entrerà quella spada
dolorosa, che la immolerà totalmente insieme al suo Gesù. Da allora in poi,
ogni volta che guarderà Gesù, che lo contemplerà, Ella ricorderà questa
profezia del vecchio Simeone ed ogni volta si rinnoverà il suo dolore per ciò
che Gesù dovrà subire.
Ella
ogni volta ripeterà il suo "Fiat!", così come lo pronunciò
all'Annunciazione. Il "Fiat!", cioè il "Si" alla Volontà
di Dio, unito all'amore del prossimo, è ciò che Maria ha rinnovato per tutta
la vita e per ogni istante di essa. Ella senz'altro ricordava le Profezie ed in
particolare quella di Isaia che parla del "servo sofferente",
prefigurazione di Gesù Cristo. Dunque, volontariamente e liberamente Ella ha
aderito alla Volontà Divina che le avrebbe comportato da quel momento in poi
una vita di dolore. Ancora una volta Ella ripete: «Eccomi sono la serva del
Signore... » (Lc 1,38), disposta a fare tutto ciò che la Volontà Salvifica di
Dio comanda. Per mezzo di Lei continua il disegno di Dio, che per Amore,
gratuito, vuole salvare l'uomo. Dunque il dolore di Maria associato a quello di
Gesù ci ha salvati. Come non ricorrere allora a Colei che ci ha salvati? Come
non chiederle tutte le grazie di cui abbiamo bisogno per essere fedeli alla
Divina Volontà? Come non rendere a Lei quell'omaggio che merita come Madre di
Dio e Madre nostra?
Preghiamola
dunque ed invochiamola sempre. Consacriamoci a Lei per essere completamente di
Dio.
Quando
la spada del dolore, qualunque esso sia, incomincerà ad entrare nel nostro
cuore, sappiamo a chi ricorrere. Facciamoci insegnare da Lei adire sempre
"si". Amen!
"Consolatrice
degli afflitti, prega per noi".
[13]Essi
erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e
gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e
resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per
ucciderlo». [14]Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella
notte e fuggì in Egitto, [15]dove rimase fino alla morte di Erode, perché si
adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio.
Ancora
una volta vogliamo sottolineare un contrasto tra la gioia, prima, e il dolore,
dopo, nella vita di Maria Immacolata, in questo episodio della sua vita che
vogliamo meditare. Dov'è questo contrasto?
Lo
diciamo subito. Si legge nel Vangelo: «Essi erano appena partiti... » (Mt
2,13). Chi erano questi che erano partiti? Erano i Magi, i tre Magi che erano
venuti dall'Oriente, guidati da una stella, per conoscere ed adorare il Messia
Salvatore (cf Mt 2,1-2).
Dunque
la Vergine S.S. provò anzitutto un'immensa gioia alla visita dei Magi. Ella
magnificò e glorificò il Signore, perché nonostante la vita umile e
nascosta che vivevano Lei e Giuseppe con il Bambino, questi sapienti erano
venuti da così lontano per adorare il Figlio suo Divino. Avrà dunque esaltato
e glorificato Iddio, che si degna di manifestarsi agli uomini in tanti modi,
addirittura tramite una stella. Avrà ancora esultato per i doni dei Magi, non
per il valore materiale di essi, ma per il significato di quei doni, che
volevano esprimere la sottomissione al Re dei re con l'oro, manifestare
l'adorazione all'unico e vero Dio con l'incenso e riconoscere la vera umanità
in Gesù con la mirra. Quale grande gioia allora per Maria e per il suo
castissimo Sposo Giuseppe? Ma questa loro gioia doveva durare ben poco. Li
attendeva infatti una nuova prova dolorosa. «Essi erano appena partiti, quando
un Angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati,
prendi con te il Bambino e sua Madre e fuggi in Egitto, e resta là finchè non
ti avvertirò, perché Erode sta cercando il Bambino per ucciderlo" ».
Giuseppe
e Maria non esitarono. A questa Volontà di Dio essi subito risposero,
fedelmente.
Con
il dolore nel cuore partirono, confidando solo in Colui che è l'Infinita
Sapienza e la Divina Provvidenza.
Intanto
la spada continuava a penetrare nel suo dolcissimo, Cuore Immacolato.
Chissà
quali dovettero essere la faticae i travagli del viaggio, con il loro asinello.
Erano poveri, e con Gesù così piccolo e bisognoso di cure materne; ma
anzitutto, quello che più lacerava il Cuore di Maria, era il sapere che
qualcuno voleva uccidere il Figlio suo, venuto soltanto per salvare e redimere
l'uomo, per dargli la pace e il vero Amore.
Se
già una madre qualunque soffre tanto, quando un figlio non sta bene in salute,
ed ella vorrebbe fare chissà cosa per guarirlo subito, quale sarà stato il
dolore di questa Madre, Maria Immacolata, al sapere che Gesù era minacciato
di morte? Non possiamo certo immaginarlo. È fuori della nostra portata.
Comunque ci dobbiamo sforzare sempre di più, con la Grazia di Dio, di considerarlo
per comprendere almeno qualcosa che possa nutrire la nostra anima e renderla più
forte e più pronta nell'imitare la nostra Mamma.
Consideriamo
ora la permanenza in Egitto. Terra straniera, popolo straniero e per giunta
pagano. Quanto grande sarà stata la povertà di questa Sacra Famiglia, povertà
che già era grande a Nazareth? Quali umiliazioni avranno dovuto subire? Quanta
pena per Maria che doveva nutrire quel Figlioletto, che è Dio, ma è pure carne
come noi e bisognoso di cure! Per quanto tempo avranno chiesto l'elemosina?
Inoltre
il dolore di Maria era, si, principalmente per Gesù, ma non dimentichiamo il
dolore che provava per Giuseppe, suo castissimo Sposo, che, dopo Gesù, amava più
di chiunque altro sull aterra.
In
tutto ciò dobbiamo vedere quali disposizioni di animo ha avuto Maria S.S.!
Anche qui Ella pronunciava il suo "Fiat", non dimenticando mai di
averlo detto all'Angelo Gabriele e non escludendo mai che lo avrebbe detto per
sempre. La Volontà di Dio in tutto e per sempre. Questa deve essere anche la
disposizione della nostra anima, del nostro cuore, ad imitazione di Lei che ci
ha dato l'esempio.
Amen! Voglia la nostra Mamma Addolorata conformarci sempre più a te, per essere veri suoi figli. Preghiamola, supplichiamola per questa grande grazia.
[41]I
suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
[42]Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l'usanza; [43]ma
trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il
fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero.
[44]Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a
cercarlo tra i parenti e i conoscenti; [45]non avendolo trovato, tornarono in
cerca di lui a Gerusalemme.
Ancora un evento doloroso, preceduto da uno gioioso. Sembra quasi che Maria Immacolata non abbia avuto una gioia, se non per anticipare un imminente dolore. Quella spada che fu vaticinata dal vecchio profeta Simeone, ancora una volta penetrava più intimamente il Cuore Immacolato di Maria.
Per
meglio considerare il suo dolore consideriamo prima quale fu la gioia di Maria
(e di Giuseppe) nel partecipare a quella meravigliosa festa annuale della
Pasqua.
Questa
festa era stata istituita per ricordare la liberazione del popolo d'Israele
dall'Egitto, dopo la schiavitù durata quattrocentotrenta anni (cf Es 11,40). Il
popolo fu liberato da Dio per mezzo di Mosè Suo profeta. Come per tutti i pii
israeliti, questa festa stava loro a cuore, perchè in quell'occasione, in modo
particolare, si ricordava l'Amore di Dio per questo popolo eletto e la sua
grande Potenza. Era occasione propizia dunque per ringraziare e lodare il
Signore, perchè aveva operato meraviglie di grazia per il «popolo che si era
acquistato» (Sal 74,2).E chi più di Gesù, di Maria e di Giuseppe poteva
gioire in quella occasione? A chi più di loro stava a cuore la lode di Dio?
Inoltre,
in quell'anno ricorreva il dodicesimo compleanno del Divin Fanciullo Gesù.
Un'altra occasione di gioia per la Sacra Famiglia. Chissà il Cuore della Mamma
come avrà esultato quando il Figlio per la prima volta «ha detto le parole di
Dio in mezzo all'assemblea» (dalla Liturgia delle Ore)! Come successe che a tal
gioia seguì un altro grande dolore?
«Trascorsi
i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù
rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero... ».
Il
dramma incominciò allorchè i santi genitori non trovarono Gesù nelle
rispettive carovane (per gli uomini e per le donne) e dopo che ebbero domandato
a tutti i parenti e conoscenti, ricevendo sempre una risposta negativa. Nel
Cuore, nella mente di Maria e di Giuseppe incominciò allora a farsi strada
l'angosciosa domanda: « Dove sarà Gesù?».
Chissà
quanti e quali pensieri avranno assillato con angoscia quel Cuore sensibilissimo
della Mamma! Gesù, la sua Vita, il suo Tutto, non lo si trovava. «Non sarà
stata colpa nostra? Forse ci siamo resi indegni?» (Don Dolindo Ruotolo,
Commento al Vangelo di S.Luca). Sarà rimasto con altri ragazzi e non si è
accorto della nostra partenza? Ed ora dove ci sta cercando? Dove avrà dormito
durante la notte? Lui è buonissimo con tutti; mica gli faranno del male? Mio
Dio, non sarà arrivata la sua "ora"? Lo avrebbe detto, io sono la
mamma. E allora dove sarà?
Ma
io Signore confido in Te, anche se la mia sofferenza è grande. Si compia la tua
Volontà, solo questo conta. Sempre sii lodato o Eterno Padre. Ti chiedo la
grazia di poter sopportare questo dolore, perchè tu lo sai che Gesù è la mia
Vita, e saperlo lontano mi strazia il Cuore.
E
così senz'altro anche Giuseppe avrà detto il suo "fiat" alla Volontà
di Dio, in Cui confidava e al Quale offriva il suo dolore unito alla Sposa
Santissima.
È
impossibile formarsi un'idea del dolore di Maria e di Giuseppe nello
smarrimento di Gesù; bisognerebbe poter misurare l'Amore che Gli portavano.
Erano angosciati, agonizzavano, temevano di avere essi provocato
quell'allontanamento per la loro indegnità, trepidavano per la sua incolumità,
gemevano nella maniera più straziante. Gesù era tutta la loro vita, e l'anima
loro era straziata senza di Lui. Che furono quei giorni di ricerca! Non
perdettero la pace, perché erano Santissimi; ma perdettero, potrebbe dirsi, il
Cuore, perché lo sentivano straziato. Gesù Cristo conosceva il loro lacerante
dolore, ma permise quella terribile prova per santificarli di più e ad esempio
per tutti. Il suo Cuore Divino ne soffriva più di loro, man el momento in cui
Egli iniziava la sua vita legale, per compiere l'opera sua, era necessaria una
grande immolazione d'amore che rendesse l'uomo degno di accogliere il suo Amore.
La spaventosa indifferenza delle creature per ciò che appartiene a Dio e
l'agitazione del mondo nelle miserie delle sue stupide attività, tutte
orientate alla materia, esigevano quell'agonia di due anime tese solo a Dio e
viventi solo per Dio.» (Don Dolindo Ruotolo, ivi).
A
questo punto dobbiamo riflettere e chiederci con sincerità: Chi è Gesù per
noi? Lo amiamo veramente? Lo cerchiamo continuamente in noi stessi e nei
nostri fratelli? Abbiamo noi quel dolore di Maria nel considerare che tanti
fratelli ancora non hanno trovato Gesù? O siamo indifferenti? O addirittura
siamo di quelli che per propria colpa hanno perso Gesù col peccato mortale e
vivacchiano non dandosi pensiero per ritrovarlo con una santa confessione e con
una vita rinnovata? Se così fosse, è tempo che ci lasciamo commuovere,
finalmente, da quel Cuore di Mamma Addolorata per colpa dei nostri peccati, i
quali hanno cacciato via Gesù dalle nostre anime. La divina Mamma è pronta ad
aiutarci, perchè non potrà mai riposare fino a che non avremo ritrovato
insieme a Lei il suo Figlio Gesù, nostra « Via, Verità e Vita» (Gv 14,6).
Col
Cantico dei Cantici ci rivolgiamo allora a Maria Immacolata e diciamo:
«Dov'è
andato il tuo diletto bella fra le donne? Dove si è recato il tuo diletto perché
noi lo possiamo cercare con te?» (Ct 6,1 ).
[17]Essi
allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del
Cranio, detto in ebraico Gòlgota,
Di
questa scena avvenuta sulla via del Calvario, non abbiamo nessuna menzione
esplicita nel Vangelo, ma è ritenuta certa perché se Maria S.S. viene
presentata sul Calvario ai piedi della croce, è segno che ha seguito Gesù
sulla via che mena al Calvario. Ed è pia pratica da sempre meditare la
drammaticità di questo incontro, il dolore che Gesù e la Mamma avranno
sperimentato anche in quella occasione.
La
spada di dolore che ha trafitto il Cuore Immacolato di Maria si fa sempre più
strada ormai dentro di esso, portando sempre più allo spasimo l'acutezza del
dolore. La prova infatti si fa ora sempre più dura e amara, non ci sarà più
nessuna gioia d'ora in poi per Maria, fino ache non vedrà il Figlio Risorto. Può
ben dire Maria on i Salmi: «Le lacrime sono il mio pane» (Sal 41).
Se
nello smarrimento di Gesù Ella poteva avere almeno una speranza di ritrovarlo e
stringerlo tra le sue braccia, vivo, qui Maria Immacolata sa bene che è giunta
la sua "ora". Infatti gli scrittori spirituali dicono, meditandola
Passione di Gesù, che Egli prima di avviarsi all'immolazione totale, saluta la
Marnma dicendole appunto che era giunta "l'ora" di redimere il mondo.
Maria S. S. fece unità perfettacon Lui e per salvarci non esitò ad abbracciare
quel martirio d'amore che la conformava al Figlio suo diletto, l'Agnello Immacolato.
Pena
dopo pena, dolore su dolore, i castighi inflitti ingiustamente e barbaramente a
Gesù laceravano il Cuore dolcissirno di Maria sempre più. Solo un miracolo ha
permesso che resistesse a tanto dolore, e solo perché potesse continuare a
stare col suo Gesù, per soffrire con Lui, per non abbandonarlo. Miracolo
d'amore, di sommo amore. Intanto, dopo le tristi vicende del giudizio dei capi
civili e religiosi, ecco la crudele flagellazione ed incoronazione di spine,
ecco l'infame scelta di liberare il colpevole Barabba invece dell'innocente Gesù,
ecco Gesù caricato della pesante croce sulle spalle.
La
folla, e tra essa Maria, si avvia dietro ai condannati (Gesù e i due ladroni)
sulla via del Calvario. Quanto sangue e quante lacrime hanno bagnato quella via.
Sangue colpevole e sangue innocente. Lacrime colpevoli e lacrime innocenti.
Chissà
cosa avrebbe voluto fare la Vergine Madre Addolorata alla vista di quelle gocce
di Sangue sparse dal Figlio!
Di
certo avrebbe voluto raccoglierle tutte, una ad una e invece le vede calpestare
dalla folla che segue la triste sorte dei condannati. Quante volte ancora la
Mamma ha dovuto soffrire a causa nostra per il Sangue e per il Corpo di Gesù
offeso, disprezzato e calpestato, bruciato, pugnalato etc. nelle Sacre Specie,
e per tutti i sacrilegi commessi ricevendo Gesù Sacramentato in peccato
mortale!...
Tra
tante pene, per Gesù che già è caduto qualche volta e che è stato picchiato
dai soldati, per i due condannati e per Maria che assisteva aquelle scene, si
arriva all'incontro tra la Madre accompagnata da Giovanni e il Figlio oppresso
dalla croce. Quale scena d'amore e di dolore, quale strazio per i due Cuori
Immacolati! La Madre guarda il Figlio, che quasi non si riconosce più, e il
Figlio guarda la Madre che non ha nemmeno più lacrime. Il Figlio soffre al
vedere la Madre così sofferente, impietrita dal dolore, e la Madre soffre al
vedere il suo dolcissimo e bellissimo Gesù, così ridotto dagli uomini, e
soffre ancor di più perché niente può fare per alleviargli quelle atroci
pene.
Forse
in quella occasione, così grande è stato il dolore, che non si sono detti
niente, almeno con la bocca, ma soltanto con il Cuore, attraverso i loro
sguardi. Quale eloquenza d' amore, quale solidarietà di dolore e di
sottomissione piena e serena alla S. Volontà di Dio, per amore delle anime, che
Dio stesso ama e vuole tutte in Paradiso!
Pentiamoci,
dunque, dei nostri peccati, cambiamo la nostra condotta di vita, chiediamo
perdono a Dio anche noi. Inevitabilmente avremo da soffrire, ed allora
chiediamo a Maria che, anzitutto, ci sia Lei accanto a noi, ogni momento, per
aiutarci e per spronarci a fare sempre più e sempre meglio la Volontà di Dio.
Chiediamole che ci faccia sempre più attenti alla sua presenza accanto anoi,
affinché possiamo veramente prestarle ascolto. È Lei la nostra Maestra. Gesù
vuole che imitiamo la sua Santissima Mamma, perché è la sua immagine più
perfetta, è Colei che «a Cristo più s'assomiglia» (Dante Alighieri, Par. 33,
85-6); se, dunque, la imitiamo saremo più somiglianti a Gesù.
Proprio
a somiglianza di Gesù che incontrò la Madre sul Calvario, anche noi vogliamo,
in ogni nostro calvario, qualunque esso sia, incontrare Maria, incontrare la
nostra Mamma, guardarla negli occhi e chiederle prima il perdono perle offese
arrecate a Dio e ai fratelli, e poi la sua Preghiera, che ci sarà di aiuto
indispensabile per poter portare quella croce che abbiamo avuto in dono. Chiediamole
di essere dei "cirenei" d'amore che non accettano per forza o per
imposizione la croce, ma che l'abbracciano con l'amore con il quale Gesù stesso
l'abbracciò, con l'amore con il quale Ella stessa accettò quella spada di
dolore che Le trafisse il dolce, immacolato suo Cuore. Supplichiamola dunque e
facciamolo con fiducia. Ella soltanto, Mediatrice di tutte le grazie, può
ottenerci questi doni d'amore. Nel nostro cammino ci saranno delle cadute, delle
debolezze, ma con il suo aiuto ci rialzeremo e dopo aver guardato a Lei andremo
più spediti alla vetta che ci aspetta.
"Madre
mia, Fiducia mia!". Amen!
[18]dove
lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù
nel mezzo.
Dopo
l'incontro sulla via del Calvario, ritroviamo laMamma Addolorata ai piedi della
croce di Gesù, con Giovanni, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. È qui che il
Cuore di Lei viene trafitto completamente. È qui che l'immolazione è totale,
unitamente a quella di Gesù. Non bastava che Maria vedesse Gesù tutto piagato
e sanguinante a causa della flagellazione crudelissima, della coronazione di
spine, delle percosse, della croce che aveva portato lungo il Calvario. Ella ha
dovuto anche assistere allo straziante spettacolo della crocifissione
cruentissima del Dilettissimo Figlio. Quale dolore, quale spasimo per il suo
Cuore così dolce, così delicato!
Maria
però è la "Donna forte". Ella resiste a tali prove per stare accanto
al suo Figliolo perché tale è la Volontà Divina, la quale tutto dispone per
il bene di ognuno, dando a tutti le grazie di cui hanno bisogno e talvolta
operando prodigi di grazia a ricompensa della fede generosa nel soffrire.
Ancora
una volta vogliamo dire che solo un miracolo ha permesso che Maria resistesse a
tanto dolore e solo perché potesse continuare a stare vicino al suo Gesù, per
soffrire con Lui, per non abbandonarlo.
Maria
dunque è la "Donna forte" perché forte è la sua fede, forte è il
suo Amore.
Contempliamola,
dunque, mentre ritta sotto la croce guarda il Figlio Crocifisso e cerchiamo di
capire sempre più e meglio quali disposizioni l'accompagnarono, per poterla
imitare, poi, con l'aiuto suo e di Dio.
Ella
è attenta ad ogni minimo movimento, ad ogni minima parola di Gesù. Ella
ascolta per poter «meditare nel suo cuore» (cf Lc 2,19) le ultime volontà del
Figlio morente, per conformarvisi totalmente e per farle conoscere poi ai
discepoli di Gesù, assenti in quell'ora tragica, e a tutti gli uomini, a tutti
i suoi figli.
Ad
ogni preghiera di Gesù al Padre Ella associa l'offerta di se stessa al Figlio;
alla volontà del Figlio che le lascia in cambio di se stesso Giovanni (e in
Giovanni tutta l'umanità) Ella acconsente pienamente; eppure quale scambio
doloroso è quello. In tutto Ella è solidale con il Figlio, in tutto è
associata al Figlio e se il Figlio è il Redentore Ella è la Corredentrice, e
se il Figlio è trafitto dai chiodi, Ella è trafitta dalla spada del dolore.
Guardiamo ora a noi.
Contempliamo
almeno qualche volta durante il giorno o la settimana, specie nelle prove
spirituali e fisiche, il nostro Signore Crocifisso?
Facciamo
memoria delle sante parole che Egli ha pronunciato anche per noi nel duplice
aspetto di misericordia c di esempio, affinchè come la Mamma Addolorata anche
noi potessimo uniformarci ad esse?
Offriamo
a Lui le nostre pene associandole a quelle della Mamma Addolorata per essere
solidali anche noi con il Redentore e con la Corredentrice che vogliono salvare
noi e tutte le anime?
Riflettiamo
e chiediamo ancora alla Mamma Addolorata di parteciparci le sue disposizioni e
soprattutto il suo amore, chiediamo inoltre di insegnarci a "leggere"
quel "libro" divino che Ella ha letto, meditato, contemplato e
praticato con la massima perfezione: il Crocifisso nostro Re e Signore.
[25]Stavano
presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e
Maria di Màgdala.
Nel
S. Vangelo troviamo riportato chiaramente questo episodio, che da sempre è
stato per i cristiani oggetto di meditazione, specie alla tredicesima stazione
del pio esercizio della "Via Crucis". Non si riporta, è vero, che il
Corpo di Gesù sia stato adagiato tra le braccia della Mamma. Tuttavia si è
sempre meditata questa immagine, e sono tanti gli artistiche l'hanno
raffigurata. Famosa fra tutte è la "Pietà" di Michelangelo.
Contemphamo,
dunque, almeno brevemente, la Mamma Addolorata che stringe Gesù tra le sue
amorosissime braccia.
Quante volte Ella lo aveva stretto sul suo petto per allattarlo, per trasportarlo, per proteggerlo, per baciarlo, ed ora lo stringe a sé quando la sua vita terrena è terminata (anche se momentaneamente). Seprima aveva potuto stringerlo nella gioia, ora lo deve fare nel
pieno del suo dolore di Mamma. Lo stringe a sé, dunque. Lo bacia, Gli pulisce il dolce viso bagnato di sangue e di sudore, sporco di polvere, pieno di lividure. Lo deterge con le sue lacrime, meditando sulla triste realtà del peccato.
Contempliamolo
anche noi con Lei e chiediamo perdono a Gesù, chiediamo perdono a te, perché
noi siamo i colpevoli di quel dolore innocente, di quel martirio crudele. Ancora
una volta, la Mamma Addolorata non impreca contro di noi, non ci disprezza come
figli ingrati, ma ci guarda e ci esorta a scolpire nella mente e nel cuore
quella immagine stupenda del Volto Santissimo di Gesù, e ci chiede di non
offenderlo più con il peccato.
Ella
ci invita a detergere con le nostre lacrime quel dolcissimo Viso che in tante
anime piene di peccati è di nuovo offeso, umiliato, sporcato. Ella ci esorta
poi a detergere le nostre anime e le anime di tutti con quel Sangue
Preziosissimo, pegno di Redenzione, versato per noi. Infatti, Gesù ci aspetta
nel Sacramento della Riconciliazione proprio per purificarci con il suo Sangue.
Se siamo in peccato mortale Egli ci rende l'anima da morta a viva, da sporca a
candida, e se siamo in peccato veniale o senza nessun peccato attuale, rende
ancora più splendente, più luminosa, più trasparente questa nostra anima.
Chiediamo
dunque alla Mamma Addolorata, Regina del Preziosissimo Sangue, di attirarci
sempre più a te per essere purificati, chiediamole di parteciparci il suo
dolore ed il suo amore per Gesù e per le anime pagate a così caro prezzo;
chiediamole di poter sempre stringere sul nostro cuore Gesù presente nell'Eucarestia,
quando, in Grazia di Dio, Lo andiamo a ricevere, e chiediamole di stringerci sul
suo Cuore e di non lasciarci andare fin quando non ci vedrà totalmente suoi e
di Gesù, morti per sempre al peccato.
Chiediamole,
inoltre, di saper anche noi stringere sul cuore i nostri fratelli, anche coloro
che ci dovessero offendere o addirittura dovessero odiarci; chiediamole la sua
capacità di accogliere tutti e tutto nel nostro cuore, tutto ciò che il Buon
Dio permetterà che ci accada o tutto ciò che per Volontà Sua ci sarà
richiesto. Chiediamole infine di poter spirare tra le sue braccia amorosissime e
di poter così presentarci al cospetto di Gesù, il quale, se ci vedrà tra le
braccia della Mamma, dirà anche a noi: «Vieni servo buono e fedele...di mia
Madre ...entra nella gioia ... tra le braccia ... del tuo Signore» (cf Mt
25,21).
La sepoltura
[59]Giuseppe,
preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo [60]e lo depose nella
sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran
pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò.
Contempliamo ancora una volta la nostra Mamma Addolorata che qui è costretta a dover lasciare il Figliolo suo nel sepolcro nuovo che Giuseppe d'Arimatea ha offerto spontaneamente. Abbiamo detto "costretta" a lasciare il Figlio. Infatti, se fosse stato possibile, la nostra dolcissima e amorosissima Mamma sarebbe rimasta con Gesù, per contemplarlo nella quiete, nella serenità della morte, che valorosamente e spontaneamente aveva abbracciato per amore del Padre e delle nostre anime, e sarebbe rimasta con Lui fino alla risurrezione, per avere la gioia di rivederlo subito vivo, all'atto stesso della risurrezione.
Questo
non Le fu possibile, non lo avrebbero permesso. Lei accetta questo come Volontà
di Dio e seppur con dolore si allontana. Desolata, ritorna con Giovanni a casa
di questi e ivi rimane "meditando nel suo cuore" tutti gli avvenimenti
di quei giorni amarissimi di passione e morte. Ella non aveva altro pensiero per
la mente che non riguardasse Gesù. Rivedeva il suo Figlio, l'Amore suo,
maltrattato, disprezzato, orribilmente straziato e poi crocifisso, ed il suo
Cuore dolcissimo e amatissimo ancorane soffriva terribilmente. Poi Lo vedeva nel
sepolcro freddo e buio, Lo vedeva esanime, Lui che è la Vita, e l'attesa di
rivederlo risorto Le procurava ancora una santa, ma forte e bruciante ansia di
rivederlo presto, di riaverlo fra le braccia vivo e glorioso.
Quanto
dolore avrà intanto sperimentato il suo Cuore, già trafitto, nel meditare
sulla triste realtà di tanti cuori che sono peggiori di quel sepolcro. Tanti
cuori freddi, duri, ottenebrati dai peccati e così insozzati da essere peggiori
di quel sepolcro di pietra, che almeno era nuovo e pulito. Se Le fosse stato
possibile, tuttavia, Ella avrebbe voluto, anche fisicamente, stare accanto a
questi cuori morti nel peccato ed attendere anche qui la risurrezione del
Figlio, ucciso in essi dal peccato; ma, non potendolo fare nemmeno per questi,
allora con la sua preghiera era ed è vicina a tutti, spiritualmente, e sempre
attende da allora e attenderà fino alla fine del mondo con la speranza materna
che in ogni cuore risorga spiritualmente il Salvatore. Anche Lei, come Gesù, può
ben dire: «Sto alla porta e busso» (Ap 3,20); sto alla porta di ogni cuore, e
piango e spero e prego, finchè quella porta non si aprirà ed io potrò vedere
il mio Figlio risorto.
O
figli tutti di questa Mamma, che Addolorata sotto la croce ci ha generati,
accettandoci come figli, vogliamo vederla ancora piangere? Vogliamo ancora avere
un cuore freddo ed insensibile ai suoi dolcissimi, materni richiami?
Vogliamo
ancora avere un cuore sepolcrale o vogliamo, finalmente, ascoltarla e
trasformare il nostro cuore, con il suo aiuto, in un trono di gloria, pieno
d'amore per Gesù e per Lei? Pensiamo bene a tutto ciò che finora Le abbiamo
procurato, e pentiamoci. Pensiamo bene a tutto ciò che Ella può e vuole darci,
e sforziamoci di esserle sempre più fedeli, consacrandoci totalmente a Lei,
affinché diventiamo "strumenti docili nelle Sue mani misericordiose",
come insegna S. Massimiliano M. Kolbe, perpoter far vivere sempre in noi Gesù
Risorto a gioia della Mamma e di tutto il Paradiso.
Causa
della nostra letizia, pregaper noi!
Gloria
alla S.S. Trinità, per Maria.
Contempliamo
la Mamma Addolorata sotto la croce e cerchiamo di capire sempre più e meglio
quali disposizioni l'accompagnarono, per poterla imitare poi, con l'aiuto suo e
di Dio. In modo particolare vogliamo contemplara quando Gesù dalla croce, come
da una cattedra, proclama parole di carità suprema verso gli uomini peccatori.
«Padre
perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34).
Quale
esempio di carità ci ha lasciato il Re dei Martiri, morto innocente su
quell'altare di legno!
«Padre
perdona loro». Gesù ci scusa davanti al Padre; i nostri peccati li carica su
di Sé e paga per noi, per la nostra cattiveria, per la nostra malizia. Quale
atteggiamento ha avuto Maria ai piedi della croce, ingiusto patibolo per il
Figlio, quando da Lui ascolta quelle parole? Ella è in tutto conforme alla
Divina Volontà, Ella ha un Cuore dolce e misericordioso come quello del
dilettissimo Gesù, dunque anche Lei imita il Redentore, essendo Corredentrice,
ed eleva insieme a Lui la stessa ardente preghiera di perdono per i
crocifissoci.
Madri,
figli, sposi, e voi tutti che amate, prendiamo esempio dai sublimi modelli di
perfezione Gesù e Maria! Essi martirizzati innocentemente e in modo così
crudele, fanno scaturire dalle loro labbra parole di amore e di perdono. Noi,
invece, come reagiamo quando ci capita di ricevere anche un minimo sgarbo o
disattenzione da parte degli altri? Abbiamo noi le stesse disposizioni di
misericordia e di perdono?
La
seconda parola pronunciata dal Redentore,sulla croce, è:
«Oggi
sarai con me in Paradiso» (Lc 23,43).
Anche
qui Gesù manifesta il suo perdono, la sua misericordia, promettendo il
Paradiso ad un uomo che fino a pochi istanti prima era stato un ladrone, un gran
peccatore.
La
Madre Addolorata, che sicuramente fino a qualche istante prima aveva guardato
con compassione e con amore il reo, giustamente condannato, ora lo guarda con
tenerezza, come uno degli amici del Figlio suo, da lui salvato per condividere
tra breve il suo Regno d'Amore.
«Oggi
sarai con Me in Paradiso!». Come ha fatto quel ladrone, in così poco tempo, a
passare da una condizione riprovevole alla nuova condizione?
Maria
con i suoi atteggiamenti, con la sua compostezza, con la sua purezza, con i suoi
sguardi dolci ed amorosi, con la sua pazienza e misericordia verso i
crocifissori del Figlio suo Innocentissimo, suscita un esame di coscienza nel
povero ladro, gli fa riconoscere la sua colpa e gli dà così quell'umiltà
necessaria per chiedere perdono a quell'Uomo-Dio concrocifisso con lui, al quale
il ladrone ora crede, illuminato dalla fede, perché pentendosi ha ottenuto la
purezza del cuore.
Uomini
tutti, poveri peccatori che siamo, guardiamo l'esempio del "buon
ladrone", pentiamoci e umiliamoci, perché abbiamo offeso Dio, credendoci
superiori a tutti e a tutto. Come il figliol prodigo del Vangelo, così anche il
ladrone pentito è tornato a Cristo, a Dio. Anche noi tutti, se siamo lontani da
Dio, facciamoci attrarre dal soave odore di santità e di purezza
dell'Addolorata Maria, chiediamole perdono e promettiamole di non voler più
offendere il Figlio suo e di non addolorare più il dolcissimo e Immacolato
Cuore suo.
La
terza parola di Gesù, che conosciamo dal Vangelo di Giovanni è questa:
«Donna,
ecco tuoi glio! Figlio, ecco tua Madre!» (Gv 19,26).
Una
parola, questa, che rivela la delicatezza della carità fraterna di Gesù, il
quale, non contento di aver dato tutto Sé stesso e averci dato l'Eucarestia
durante l'ultima cena, per restare sempre con noi, ora ci dona anche la Madre
sua. Sì! Ci dona la sua Genitrice. In Giovanni, infatti, è rappresentata tutta
l'umanità.
Quale
scambio per questa Mamma è avere noi come figli, mentre il Primogenito ed
Unigenito uscito dal proprio grembo sta per morire! Noi pieni di peccati e di
miserie, noi crocifissori del Figlio suo Le siamo affidati come figli. Ed Ella
ci accoglie. Ci accoglie nel grembo purissimo del suo Cuore, e dunqueci genera
spiritualmente. Come a Nazareth, Ella, dicendo di sì al Volere di Dio, generò
fisicamente Gesù, per opera dello Spirito Santo, così sotto la croce, dicendo
di sì al Figlio suo e Dio suo, generò spiritualmente tutti noi.
Grazie
Gesù! Grazie Maria!
O
umanità dolorante, ora c' è la Madre tua cheti consola; chet i aiuta. Chi più
di Lei tra le creature conosce il patire? Chi come Lei, la Regina dei martiri,
può capire il tuo dolore? Ella ti porta nel Cuore: ma tu ricorri a Lei? Le vuoi
bene? La consideri tua Madre? Sei riconoscente a Gesù per questo dono d'amore e
di compassione? Sei riconoscente a Maria per averti accettato? Ti preoccupi di
conoscerla meglio e di capire la sua missione nei tuoi confronti? Ricorda che
Ella ti è data per Madre.
Ricordache
S. Giovanni, rappresentante dell'umanitàinterae in particolare i cristiani,
dopo le parole di Gesù che gli donava la Mamma, «... da quel momento la prese
con sé » (Gv 19,27).
Per
capire un pò di più questo grande dono, ti offro una poesia che ho intitolato:
"Testamento
d'Amore"
Addolorata,
in pianto,
stava
Maria sotto la croce
e
udiva Gesù, che intanto,
Le
diceva con un fil di voce:
«Donna,
lascio un testamento,
d'ora
in poi tuo figlio è Giovanni
e
con lui ogni uomo redento».
Disse
poi a Giovanni che Le era accanto:
«
Giovanni, discepolo diletto,
alla
nuova tua Mamma
offri
tutto l'affetto.
Lei
ti darà tutto l'amore
che
ha riserbato nel puro suo Cuore.
Se
di Lei fedel figlio sarai,
i
misteri più profondi capirai.
Da
Mamma divinaEllati educherà
e
da Maestra ti insegnerà
come
amare con sincerità.
Infine
Lei ti condurrà per mano
nel
mio Regno d'Amore
che
ho promesso ai bambini,
i
quali hanno veramente buon cuore.
Se
come loro nelle sue mani diventerai,
il
Paradiso ti assicurerai.
Ora
però tu dirlo dovrai
a
color che non sanno
del
segreto che hai,
affinché,
come te, anche loro faranno
e
tutti alla fine a me ritorneranno».
Riflettiamo,
inoltre, che se Gesù ha detto soltanto a Maria: «Ecco tuo figlio», ha detto
invece a Giovanni, a me, a te e ad ognuno che si ritiene suo Figlio: «Ecco tua
Madre».
La
Mamma divina fa sempre il suo dovere, la Mamma ci ama veramente, altrimenti ci
avrebbe rifiutati sotto la croce (e lo avremmo meritato).
Giovanni
ha fatto il suo dovere e tanti altri dopo di lui.
Ma
io e te lo facciamo questo dovere di amare nostra Madre...?
La
quarta parola che Gesù pronunciò dalla croce, secon do i Vangeli di Matteo e
di Marco, è la seguente:
«Mio
Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46; Mc 15,34).
Questa
parola svelala "sensazione" di abbandono da parte di Dio, che Gesù
provò i n quel momento sulla croce. La parte inferiore dell'anima, la parte
appunto sensitiva, non sperirnentava più la dolce presenza di Dio vicino ad
essa. Era questa una sofferenza indicibile per Gesù. Tutta la sua Umanità
Santissima sperimentava lo smarrimento, la solitudine più sconcertante. Nelle
altre crudeli sofferenze Gesù non si è mai lamentato. Solo in questa
sofferenza Egli si lamenta, esterna il Suo dolore. Questa dunque è la
sofferenza più grande!
La
Mamma Addolorata, all'ascoltare quelle parole del Figlio, col Cuore straziato,
avrà implorato l'Eterno Padre di dare almeno questa grazia all'anima addolorata
del Figlio, e cioè di fargli percepire la sua vicinanza. Ella comprende
benissimo il dolore atroce che l'anima del suo Gesù prova in quel momento.
Infatti al solo pensiero distare lontano da Dio, fosse pure per uni stante, già
Ella soffre terribilmente; perciò con tutto il suo Amore di Madre avrà pregato
il Padre affinché allontanasse quella soferenza dal Figlio.
Cosa
si può fare in un momento come questo se non pregare ed implorare da Dio la
grazia? Era ben consapevole la Mamma che Gesù avrebbe dovuto patire tutte le
pene che noi uomini, peccatori, meritavamo; era anche totalmente disponibile
alla Volontà di Dio; però è anche Mamma, ed il suo Cuore particolarmente
sensibile, perché Immacolato, ed inoltre già spiritualmente trafitto per la
Passione ignominiosa del Figlio, non può restare impassibile alla percezione di
quest'altro dolore che assale l'anima di Gesù, e continua a pregare ancora più
forte. La fede di questa Mamma appare veramente incrollabile.
L'anima
che vive di fede vera, forte, matura non crolla nelle prove. Essa, se crede, sa
che Dio non abbandona, è sempre vicino, nonostante a volte non percepisca
sensibilmente la sua dolcissima presenza che da gioia, che da fortezza e
consolazione. In questi momenti, allora, che fa? Prega, implora, confida nella
Bontà di Dio, nella Provvidenza amorosissima del Padre Celeste. Dio è Padre e
Padre Buono, anzi è la stessa Bontà, non c'è da temere, ma c'è da amare e
sperare.
Allora
in queste riflessioni vogliamo chiedere a Maria di starci vicino, di renderci
forti con la sua santissima preghiera, in modo particolare in quei momenti in
cui saremo provati più duramente e in quei momenti in cui ci sentiremo più
soli, più vuoti, più miserabili e più aridi nello spirito. A Lei solo, Madre
di Gesù abbandonato, possiamo e vogliamo ricorrere.
Continuiamo
a meditare, passando alla quinta parola di Gesù Crocifisso:
«Ho
sete» (Gv 19,28).
È
certo che sulla croce, dissanguato, Gesù avrà sofferto una sete terribile.
Dice il Salmo 22,16, riferendo le parole al servo di Jahvé-Cristo: «È arido
come un coccio il mio palato». Quante volte però avrà sofferto la sete e pur
potendo bere non lo ha fatto? Non aveva certo bisogno di qualcuno se avesse
voluto bere. Allora perché dice che ha sete?
Si
dice popolarmente: «Il figlio muto, la mamma lo comprende». Dunque, vediamo
l'atteggiamento della Mamma Addolorata a questa richiesta del Figlio.
Consideriamo che qualunque altra mamma, al sentire quelle parole, si sarebbe
precipitata a prendere o a chiedere l'acqua per suo figlio, avrebbe supplicato
in ginocchio le guardie di dargli un pò d'acqua. Maria non fa così. Infatti,
sappiamo che i soldati porsero una spugna imbevuta di aceto e fiele a Gesù, ed
Egli non bevve (cf Mt 27,35). Ella, pur soffrendo terribilmente per suo Figlio,
che sapeva terribilmente assetato, e pur volendo dare o fare ogni cosa per
poterlo dissetare materialmente, non si muove, ma ancora una volta offre tutta
se stessa, spiritualmente, al Figlio, per dargli sollievo, consolazione; dona,
poi, il Figlio al Padre, perché perdoni a tutta l'umanità peccatrice.
Quindi,
la sete che Gesù dichiaradi avere è la sete di anime che, da Lui redente,
glorifichino Dio, osservando le sue Leggi, facendo così la sua Volontà.
Solo
la Mamma lo poteva capire, perciò Lei si offre di nuovo a Gesù e quindi
rinnova la sua consacrazione al Figlio, a Dio. Ad imitazione della cara Mamma
Addolorata, anche noi, rinnoviamola nostra consacrazione, in qualunque stato di
vita ci troviamo, per Volontà di Dio.
Siamo
semplici battezzati? Rinnoviamo le nostre promesse battesimali. Siamo religiosi
consacrati, sacerdoti, vescovi?Rinnoviamocon tutto il cuore la nostra totale
consacrazione al servizio di Dio. Inoltre chiediamo tutti, a Gesù e aMaria,
quella "sete", quello zelo per l a salvezza delle anime, a cominciare
dallapropria, che ci sproni ad essere pronti a tutto ciò che Dio ci chiederà.
Anche
noi diciamo a Maria: «Ho sete», ed Ella ci capirà e ci darà tutto l'aiuto
necessario per estinguere la sete di salvezza per la nostra anima e per le anime
tutte. Se invece non abbiamo questa "sete", ricorriamo ancora a Lei e
chiediamole di parteciparci l'amore che Ella stessa ha per Dio e per tutti gli
uomini.
«Tutto
è compiuto» (Gv 19,30).
È
questa la sesta parola di Gesù sulla croce, che i Vangeli riportano.
Quale
parola, infatti, poteva essere più trionfante di questa, per Gesù? «Tutto è
compiuto».
Tutto
ciò che il Padre mi hachiesto l'ho fatto, tutto quanto poteva essere di aiuto
ai peccatori l'ho fatto, tutto l'esempio che dovevo dare agli uomini, perché mi
imitassero, l'ho dato. «Neppure uno iota» (Mt 5,18) è rimasto incompiuto.
Aveva predetto il profeta Isaia: «Quando offrirà se stesso in espiazione... si
compirà per mezzo suo la Volontà del Signore» (Is 53,10).
Quale
l'atteggiamento della Mamma Addolorata, al sentire quelle parole del Figlio
Crocifisso? Guardando alla Volontà di Dio compiuta e guardando alla redenzione
dell'uomo, Ella avrà esultato nello spirito, (cf Lc 1,47) rendendo grazie e
gloria a Dio, ma non per questo possiamo dimenticare il suo dolore.
La
cara Mamma avrà ripensato, in un attimo, tutta la vita di Gesù. Quante
lacrime, quanti dolori per la salvezza dell'umanità! Povertà, disprezzo,
fatiche, dolori i compagni della Famiglia di Nazareth. Ed ora che il dolore è
penetrato in tutta la persona di Gesù e della Mamma, "tutto è
compiuto".
Un
senso di riconoscenza profondo pervade l'Addolorata Madre Maria. Ella è stata
preservata, per i meriti di Gesù, dal peccato originale e da ogni peccato, pur
restando libera la sua volontà, come quella di ogni uomo. Al considerare questa
sublime ed unica grazia, Ella umilmente ringrazia il Padre, il Figlio e lo
Spirito Santo, e si proclama ancora "l'ancella del Signore" (Lc 1,38),
serena per tutto ciò che il Signore Le ha chiesto in unione a Gesù, nonostante
il Cuore Le venisse trafitto violentemente.
Ancora
una volta, dunque, possiamo e vogliamo imitare la nostra Mamma Addolorata,
anzitutto ripensando, meditando e contemplando sempre più la vita di Gesù,
nostro Signore e Salvatore. Ripensando a tutto ciò che ha fatto per noi, a
tutto ciò che ci ha insegnato e atutto ciò che ci chiede, predisponendoci, con
l'aiuto di Maria a dire anche noi il nostro grazie, adessere riconoscenti alla
«Bontà misericordiosa del nostro Dio» (Lc 1,78) che ci ha «tratti dalla
fossa della morte» (Sal 40,3) e ancora chiedendo a Maria di donarci le sue
disposizioni, per poter dire anche noi alla Volontà salvifica di Dio: «Eccomi
sono la serva del Signore, sia fatto di me secondo la Tua parola».
L'ultima
parola di Gesù, prima di esalare l'ultimo respiro, la troviamo nel Vangelo di
Luca al cap.23, v.46:
«Padre,
nelle tue mani consegno il mio spirito».
Quale
grande insegnamento ci lascia Gesù con queste parole! Si scorge in esse il
grande desiderio di Gesù, in quanto uomo, di unirsi totalmente al Padre
Celeste. Il suo anelito continuo era l'unione col Padre. Durante la sua vita
terrena Egli non cercava altro, non bramava altro. Ora finalmente può, dopo
aver compiuto ciò che il Padre Gli aveva chiesto, abbandonarsi per sempre in
Lui. Certo, la sua anima mai è stata lontana da Dio Padre, ma adesso la sua
missione terrena di redenzione è compiuta, il suo corpo è stato immolato
totalmente, dunque la sua anima può totalmente riposare nelle
"mani"del Padre.
Come
si dispose la Mamma divina all'udire quelle parole? Un tonfo nel cuore lo avrà
avuto di certo. Comprende bene che il Figlio è giunto alla fine. Possiamo
immaginare però quale sia stata la serenità di questa Mamma al sentire quelle
dolci parole del Figlio Gesù: «Padre, nelle Tue mani consegno il mio spirito».
Quale serenità pensare che il Figlio ora riposerà nelle braccia del Padre,
dopo tante atroci sofferenze. L'unione con Dio è ciò che sempre ha cercato
anche Lei, e dunque non può che accettare con rassegnazione e serenità la
morte di Gesù, pensando al ritorno al Padre, anche se nel suo Cuore di Madre
ogni fibra rimane pugnalata dal dolore del distacco. Se già per noi il distacco
dai nostri cari è un dolore non indifferente, quale dolore può essere stato
quello della Purissima Maria al distaccarsi dal suo Purissimo Figlio, Uomo-Dio
Salvatore? Avrà desiderato morire con Lui per non distaccarsi neppure un
istante. Avrà ripensato al dolore che già aveva provato altre volte, quando si
era distaccata da Gesù, per esempio quando si smarrì a Gerusalemme o quando
Gesù andava in giro per la predicazione. Il distacco di quel momento sul
Calvario, però è ancora più doloroso: il Cuore Le si spaccava nel petto.
Anche
qui, nonostante tutto, ha detto il suo "Fiat". Per sempre
"Fiat" o Gesù, con Te.
Dopo
quelle parole Gesù muore e la Madre resta desolata più che mai. È la sua
grande fede allora che Le da la forza di vivere. La sua fede nella Risurrezione
del Figlio. Ella accetta ed offre tutto il suo dolore, e rinnova l'offerta della
sua vita che da allora in poi era a servizio degli Apostoli e di tutti i
discepoli, presenti e futuri, del suo Gesù.
Cosa,
dunque, possiamo prendere da questo esempio della Mamma?
Anzitutto
il suo amore a Gesù. Ella rimane accanto a Gesù e lo accompagna fino
all'ultimo respiro. Con Lui soffre, con Lui prega, con Lui offre tutto. Abbiamo
detto che avrebbe desiderato morire con il suo Figliolo, ma accetta la Volontà
di Dio che la vuole ancora sulla terra per guidare i primi passi della Chiesa
nascente del suo Gesù. Dunque per Gesù, il Figlio, il Cristo, il Salvatore, «Via,
Verità e Vita» (Gv 14,6), Ella da tutta la sua vita, nella piena, incondizionata
e irrevocabile volontà di fare tutto ciò che Egli vuole.
Anche
noi, se vogliamo imitarla, dobbiamo avere le sue stesse disposizioni. Certo è
che, essendo noi poveri peccatori, ci sembra difficile la strada da percorrere;
ed è cosi. Non è facile seguire Gesù. La nostra povera natura, decaduta col
peccato originale, si ribella, perché è incline al piacere più che alla
mortificazione e al dolore; ma la volontà, regina dell'anima nostra, se è
forte, decisa, sicura di fare ciò che è meglio per la nostra salvezza, con
l'aiuto che soltanto da Dio possiamo sperare, può vincere sulla natura, deve
vincere.
A
chi chiedere, allora, la conversione della nostra volontà al Bene Supremo che
è Cristo e la sua Volontà, se non a quella sublime creatura, che è nostra
Mamma, la quale prima di noi tutti e in un modo ineffabile si è messa a
disposizione della Volontà Divina? Ricorriamo a Lei, supplichiamola,
invochiamola continuamente, consacriamoci a Lei come proprietà sua, in
qualunque stato di vita ci troviamo, affinché Ellaci trasformi, ci
“transustanzione” come dice S.Massimiliano M. Kolbe, in veri figli suoi e
discepoli di Cristo: tutto ciò affinché possiamo, alla fine della nostra vita
terrena, dire: «Madre,nelle Tue mani consegno il mio spirito, ora lo puoi
donare per sempre a Gesù.Amen ! ».
I
SETTE DOLORI DELL'IMMACOLATA E LE SETTE PAROLE DI GESÙ CROCIFISSO.
1°
DOLORE: LA PROFEZIA DI SIMEONE.
1a
PAROLA: «PADRE PERDONA LORO» (Lc 23,34).
«
Egli sarà Segno di contraddizione ... a Te una Spada trafiggerà l'anima» (Lc
2,35).
A queste parole di Simeone che vengono dette a Gesù e a Maria e che sono in relazione a noi - perché è a causa nostra che Gesù è stato segno di contraddizione e la "spada" ha trafitto l'anima della Vergine Immacolata - ben si addicono le parole di perdono di Gesù Crocifisso rivolte al Padre Celeste sulla croce: «Padre perdona loro» (Lc 23,34). Possiamo anche immaginare che la Madonna abbia rivolto le stesse parole di perdono per noi presso il Figlio. Possiamo e dobbiamo supplicare la Mamma che si degni ancora di rivolgere per noi, al Figlio, la stessa misericordiosa preghiera. Infatti il bisogno più urgente, più vitale, e dunque più necessario per noi è proprio quello del perdono da parte di Dio. Tutti siamo nella stessa situazione, tutti siamo peccatori, chi più chi meno, dunque, tutti dobbiamo supplicare la Mamma per noi stessi e per l'umanità intera, affinchè ci ottenga la grazia di non offendere più Dio che, come disse Lei stessa a Fatima: «è già troppo offeso». Ella, allora, ci ottenga il pentimento sincero, il ravvedimento, e la riparazione delle nostre colpe, affinchè possa presentarci al Figlio suo divino come amici intimi e suoi fedeli servitori nell'economia della salvezza.
Madre
trafitta dalla spada del dolore, prega per noi
2°
DOLORE: LA FUGA IN EGITTO.
2a
PAROLA: «OGGI SARAI CON ME IN PARADISO » (Lc 23, 43).
La
fuga in Egitto della Sacra Famiglia è la fuga da Erode, dal malvagio re, che
non esitò a far uccidere tutti i bambini dai due anni in giù, per poter
uccidere tra essi il neonato Re - Messia annunziatogli dai magi.
Vediamo
che Gesù Bambino giace tranquillo tra le braccia della Mamma, mentre con
Giuseppe fuggono in Egitto, dopo essere stati avvisati da un Angelo del Signore.
Tra le braccia della Mamma è sicuro, è sereno, è felice, è come ..... in
Paradiso.
"Oggi
sarai con me in Paradiso".
Il
nostro nemico, il nostro uccisore è il demonio che tenta di farci commettere il
peccato. Egli vuole uccidere il Re - Messia che con il S. Battesimo è venuto a
vivere nella nostra anima. Il nostro Angelo Custode ci aiuta con le sante
ispirazioni a fuggire via da ogni insidia del maligno e dalla possibile morte
spirituale a cui potremmo giungere con il peccato mortale. Ebbene,
ascoltiamolo e fuggiamo le occasioni di peccato, rifugiandoci tra le braccia
della Mamma Celeste, pregandola di proteggerci. Ella ci stringerà, ci proteggerà
e ci consolerà, e noi a somiglianza di Gesù saremo come ... in Paradiso.
Seguiamo
l'esempio di Gesù, perchè Egli stesso possa ripetere anche a noi "Oggi
sarai con Me in Paradiso". E se già fossimo caduti nel peccato mortale,
avremmo più speranza? Anche se fossimo già con un piede nell'Inferno, come il
ladrone pentito sulla croce potremo ancora sentirci dire da Gesù "Oggi
sarai con Me in Paradiso". Basterà pentirci sinceramente di aver offeso la
bontàinfinita di Dio, fare il proposito di confessarci alla prima occasione
e affidarci di tutto cuore alle braccia della Mamma Celeste e così Gesù non
avrà nessun problema, anzi sarà felice di dire ancora: "Oggi sarai con
Me in Paradiso".
Regina
del Paradiso, prega per noi.
3°
DOLORE: LO SMARRIMENTO DI GESU’.
3a
PAROLA: «DONNA ECCO TUO FIGLIO »
(Gv 19,25).
Dopo
aver partecipato alla festa di Pasqua a Gerusalemme tutti tornavano ai loro
paesi, alle loro case, così anche la Sacra Famiglia. Gesù, però, rimase a
Gerusalemme senza che Maria e Giuseppe lo sapessero. Essi erano tranquilli;
siccome Maria viaggiava nella carovana delle donne e Giuseppe in quella degli
uomini, ognuno pensava che stesse con l'altra carovana. Quando poi si fermarono
le due carovane per passare la notte, si incontrarono i due Santissimi Sposi e
si accorsero della mancanza di Gesù. Tra i parenti e gli amici nessuno lo
aveva visto. Un'angoscia profonda turbò le due anime innocenti; tornarono
indietro a cercarlo, e solo dopo tre giorni di amarissima sofferenza, riuscirono
a trovare Gesù nel Tempio di Gerusalemme. "Donna ecco tuo Figlio 'V
Finalmente l'hai trovato, non soffrire più.
Anche noi smarriamo o possiamo smarrire Gesù, col peccato mortale; allora non lo troviamo più nella nostra anima. A differenza, però, di Maria e di Giuseppe, lo smarrimento di Gesù da parte della nostra anima è colpevole, perchè se c'è stato il peccato mortale lo abbiamo fatto con piena avvertenza e con deliberato consenso, per cui Gesù non può più restare in noi. Egli sta nel tempio, cioè nell'anima in grazia, «tempio dello Spirito Santo» (I Cor 6,19). Dunque, se, per disgrazia, siamo proprio in questa situazione, andiamo anche noi alla ricerca di Gesù piangendo i nostri peccati e con la contrizione più sincera confessiamoci e promettiamo al Signore che, con l'aiuto della Mamma Addolorata e di S. Giuseppe, non vogliamo perderlo più. Dopo possiamo ripetere alla Madonna: "Ecco tuo Figlio", "ora è dentro di me, aiutami a non smarrirlo più". Per cui, se attualmente non siamo più in peccato mortale diciamole proprio queste ultime parole e raccomandiamole anche tutte le anime, specie coloro che, in questo momento, hanno smarrito Gesù con il peccato mortale.
Madre
di Gesù e Madre nostra, prega per noi.
4°
DOLORE: INCONTRO CON GESÚ SULLA VIA DEL CALVARIO.
4a
PAROLA: «MIO DIO, MIO DIO PERCHE’ MI HAI ABBANDONATO?» (Mc 15,34).
E
una scena commovente questa del l'incontro tra la Madre Addolorata e il Figlio
Gesù che porta la croce sulla ia del Calvario.
Chi
rimane indifferente nel considerare l'incontro delle due anime immacolate e
addolorate che soffrono terribilmente a causa dei nostri peccati?
La
Madre guarda il Figlio sfigurato dalle percosse ricevute dai soldati, dalla
coronazione di spine, dalla spossatezza e dal sudore: Lui la sua gioia, il suo
amore!
Possiamo
immaginare il suo dolore?
Il
Figlio guarda la Madre, la sua collaboratrice nella Redenzione, la
Corredentrice, la sola innocente dopo di Lui, e nel suo tenerissimo amore
filiale la vede così contristata e addolorata a causa della sua Passione, e
soffre ancora di più.
Se
la Madre gli avesse domandato: "Figlio mio, Dío mio, perchè mi hai
abbandonato?" (Gesù si era congedato da Lei perchè era giunta la sua
"ora"), Egli di certo le avrebbe risposto: "O Madre tu lo sai;
non è perchè non ti voglio bene e non è certo per colpa tua, ma solo perchè
devo salvare gli uomini miei fratelli e tuoi figli".
Se
la Madonna domandasse a noi: "Figlio mio perchè mi hai abbandonato?.. in
passato o al presente", noi cosa potremmo risponderle? "O Madre tu lo
sai. È solo colpa mia. È perchè sono peccatore, sono debole, sono fragile; ho
preferito l'amore di sordinato per me stesso e per le creature e mi sono
allontanato da te, da Gesù; ho preferito le tenebre alla luce, l'effimero al
necessario, ciò che passa a ciò che è eterno. Non mi sono dato affatto pensiero
per la mia salvezza eterna, che Gesù ci ha acquistato core il suo sangue e tu
con lui. Ma ora voglio restare con te, non ti voglio abbandonare più. Fa, o
Madre che il tuo sguardo dolce, mesto, addolorato per il mio abbandono, penetri
nella parte più intima dell'anima mia e mi .faccia piangere sinceramente i miei
peccati e mi dia una volontà forte e decisa a non allontanarmi mai più da te e
da Gesù con il peccato.
Madre
alla ricerca dei tuoi figli, prega per noi.
5°
DOLORE: LA CROCIFISSIONE E MORTE DI GESU’.
5a
PAROLA: «HO SETE» (Gv 19,28).
Giunto
sulla cima del Calvario Gesù viene crudelmente crocifisso e mentre i chiodi
entrano nelle sacre membra del Figlio, la "spada" del dolore penetra
fin nella parte più intima dell'anima della Madre.
Quale
atrocità, quale violenza, quale sofferenza causano i peccati!
Quale
mansuetudine, quale dolcezza, quale amore da parte dei due Cuori Immacolati che
non si ribellano, non imprecano, non maledicono, ma perdonano e scontano per noi
il debito con la DivinaGiustizia.
"Ho
sete"! Gesù lo dice dall'alto della croce, la Madre lo ripete
interiormente sotto la croce. Hanno sete i due Cuori ardenti d'amore. Ma quale
sete? La sete di Giustizia e di Riparazione verso la Maestà Infinita di Dio,
offesa dalla disobbedienza dell'uomo, e la sete di salvare tutte le anime create
da Dio per il Paradiso e ingannate dal maligno che per odio verso Dio vuole
portarle con sé all'inferno, alla dannazione eterna.
La
Madre Addolorata, assetata, come il Figlio, delle nostre anime - della mia,
della tua - ci invita dolcemente, come a Cana: «Fate tutto quello che Egli vi
dirà» (Gv 2,5).
E
cosa ci chiede Gesù Cristo se non di amare Dio con tutto il cuore e con tutta
l'anima e il prossimo come noi stessi?
Se
amiamo Dio, certo non gli vogliamo disobbedire, se amiamo il prossimo
veramente, non gli facciamo nessun male e gli perdonando il male fatto a noi.
Questo vuole il Signore, perché gli diamo gloria e possiamo andare in Paradiso,
e la Mamma Addolorata ci è vicina, specie quando anche noi siamo sulla croce
della sofferenza di ogni genere: fisica o spirituale. Facciamoci aiutare da Lei,
affinchè con la sua preghiera ci ottenga da Gesù che il nostro amore
annacquato diventi vino delizioso per Dio,anzitutto, e poi per i nostri
fratelli.
Madre
Corredentrice, prega per noil
6°
DOLORE: LA DEPOSIZIONE DI GESÙ MORTO TRA LE BRACCIA DELLA MADRE ADDOLORATA.
6a
PAROLA: «TUTTO È COMPIUTO » (Gv 19,30).
La
Madre desolata accoglie tra le braccia il Figlio morto. Chi potrà consolarla?
Ella lo bacia, gli pulisce il dolce volto, lo guarda con tanto amore e dolore,
poi lo presenta a noi e ci ripete le parole del Figlio: «Tutto è compiuto»,
secondo la SS. Volontà del Padre. "Tutto" per la salvezza delle
anime; "Tutto" l'amore si è donato per essere consumato, annientato
davanti a Dio e agli uomini, per stabilire la Nuova ed Eterna Alleanza nel suo
Preziosissimo Sangue, pegno di Vita Eterna.
Ed
ora tocca a noi. Tutto deve compiersi in noi, tutta la SS. Volontà di Dio; ci
deve consumare l'amore per Dio e per il prossimo.
Anche
noi dobbiamo e vogliamo metterci tra le braccia della Madre. Ma anche noi
dobbiamo morire: al peccato e ad ogni attaccamento alla terra, alle creature, a
noi stessi.
Questo
certamente ci costerà fatica, rinuncia, lotta interiore e forse anche
esteriore, ma, con l'aiuto della Mamma Addolorata, possiamo riuscirci. Ella ci
incoraggerà e ci rialzerà, quando per debolezza cadremo; Ella ci tergerà il
viso quando la lotta ci costerà lacrime e sangue; Ella infine ci perfezionerà,
cioè ci farà compiere bene la Volontà di Dio e poi ci presenterà al Figlio
Divino dicendo: "Tutto è compiuto... questo figliolino ora è tutto
nostro, o Gesù, presentalo tu all'Eterno Padre"
Madre
desolata, prega per noi.
7°
DOLORE : LA DEPOSIZIONE DI GESU’ NEL SEPOLCRO.
7a
PAROLA: «PADRE, NELLE TUE MANI CONSEGNO IL MIO SPIRITO» (Lc 23,46).
La Madre Addolorata e gli apostoli portano il SS. Corpo - di Gesù nel sepolcro nuovo che Giuseppe D'Arimatea aveva donato dopo la morte del Cristo. Ultimi sguardi al "piu bello tra i figli dell'uomo" (Salmo 44) mal ridotto dall'ignominiosa passione e morte, ma maestoso e sereno nella immobilità cadaverica.
La
Madre viene, poi, invitata ad uscire con gli altri dal sepolcro, perchè
bisogna chiuderlo. Ella non vorrebbe separarsi dal corpo del Figlio, Ella sa che
risorgerà e vorrebbe essere là, sul posto, per vederlo fin dal primo istante,
ma non le permettono di farlo e, dunque, obbedendo umilmente, esce dal
sepolcro per far ritorno a casa con l'apostolo Giovanni.
Ella
va, ma, come il Figlio avevadetto al momento della morte: "Padre, nelle tue
mani consegno il mio spirito", così Ella dice a Gesù : "Figlio, con
te rimane il mio spirito. Io debbo allontanarmi da qui, naa sono con Te
spiritualmente e non mi allontanerò da questo sepolcro fino a che non ti vedrò
risorto per sempre. Qui sarò a contemplarti e ad amarti, a piangere e a
pregarti ".
Ora,
se la Mamma ha fatto così con Gesù morto, cosa dobbiamo fare noi con Gesù
vivo nell'Eucaristia che ci attende nei tabernacoli delle chiese, accanto ai
quali c'è pur sempre spiritualmente presente la Madre che continua a pregare
per noi il Figlio che, a sua volta, continua ad intercedere per noi presso il
Padre?
I
sepolcri, poi, che la Mamma non lascia ancora sono i cuori e le anime di coloro
che si trovano in peccato mortale; anche qui la Mamma Immacolata aspetta la
Risurrezione del Figlio. Vogliamo ancora farla aspettare? Vogliamo ancora farla
soffrire?
Diamole,
finalmente, la gioia di vedere il Figlio risorto in questi cuori, in queste
anime e se, per grazia di Dio, non ci troviamo in stato di peccato mortale,
allora facciamole compagnia pregando e soffrendo anche noi, perchè i nostri
fratelli e sorelle decidano finalmente di far risorgere Cristo in se stessi e,
ancora, con Lei diciamo al Figlio: "Con te rimane il mio spirito e Tu
consegnalo al Padre nel giorno della mia morte corporale".