CON
GIUSEPPE E MARIA VERSO GESU’
«Sorgente di ogni grazia è il Redentore divino; accanto a Lui è Maria Ss.ma, dispensatrice dei divini favori.
Ma
c'è qualche cosa che deve suscitare ancora più fiducia da parte nostra, ed
è, in certo qual modo, il riflettere che è San Giuseppe colui che comanda
all'Uno e all'Altra. Colui che tutto può presso il Redentore divino e presso la
Madre sua.
Gesù
e Maria stessi ubbidiscono e porgono ossequio a Giuseppe; sono essi a rivivere
quello che la mano di Dio aveva in lui costituito; l'autorità di Sposo,
l'autorità di Padre» (19-3-35).
«Ad
altri Santi pare che il Signore abbia concesso di aiutarci in determinati
bisogni, ma io so per esperienza che San Giuseppe ci soccorre per tutte le
necessità».
In
un tempo di troppa facile emancipazione dei figli dal padre, nella festa di San
Giuseppe, divenuta anche la festa dei "Papà", ricordiamo a tutti le
parole di Dio:
«Chi
onora il padre sarà purificato dai peccati... ed esaudito nel tempo della
preghiera». «Chi onora il padre avrà una lunga vita». «Figlio mio, ama tuo
padre, con le parole e con le opere, affinché riposi su di te la sua benedizione
e abbia gioia dei tuoi figli».
«La
pietà usata verso il proprio padre non sarà dimenticata, e ti sarà computata
in perdono dei peccati» (Sir 3).
E'
consolante constatare come i Pontefici più «mariani» sono stati anche, sotto
l'azione dello Spirito Santo, i più devoti di San Giuseppe. E' certo che il
nostro secolo, definito il «secolo di Maria», non sarà pienamente e perfettamente
tale se non nella misura che diventerà pure il «secolo di San Giuseppe».
Per
questo Papa Giovanni Paolo II, innamorato di Maria, Madre di Dio e Madre
nostra, Regina degli Apostoli, ha voluto inviare a tutta la Chiesa e
all'Umanità la sua Esortazione Apostolica su San Giuseppe "Redemptoris
Custos".
Questo
secolo si concluderà con il trionfo del Cuore di Maria, ma anche con il trionfo
di San Giuseppe, suo Sposo.
Prego
di leggere, anzi di meditare il contenuto di questo libretto e di farlo
leggere ad altri. Sono certo che scoprirete nuovi motivi di amore, di fiducia,
di devozione, di consacrazione non solo a S. Giuseppe, ma a "Maria e
Giuseppe", vera «coppia» di "sposi" e di "genitori"
della Santa Famiglia, così da ripetere le parole del Ven. Canonico Francesco
Chiesa, Apostolo della famiglia: «San Giuseppe, voi siete mio Padre; Maria,
voi siete mia Madre; «Gesù, voi siete mio Fratello».
Prego
perché la vostra devozione a S. Giuseppe proceda all'unisono con quella di
Maria, Sua sposa.
Lo
sarà nella misura che ci impegneremo a vivere quanto ha scritto il Papa: «Raccomandiamoci
alla protezione di Colui al quale Dio stesso affidò la custodia dei suoi Tesori
più preziosi e più grandi: Gesù e Maria Ss.ma sua Madre».
-
Maria e Giuseppe, a voi mi affido! - Maria e Giuseppe in voi confido!
-
Abbiate per me le stesse premure e tenerezze che avete avuto per Gesù».
«Il
Figlio di Maria è anche figlio di Giuseppe in forza del vincolo matrimoniale
che li unisce. A motivo di quel matrimonio fedele, meritano entrambi di essere
chiamati «Genitori di Cristo, non solo quella Madre, ma anche quel Padre»
(RC).
"L'uomo
non separi quello che Dio ha unito". Lungo i secoli, per ragioni
comprensibili, la pietà e la devozione a Maria Ss.ma e a San Giuseppe è
corsa su due binari paralleli. Inconsapevolmente nei confronti di Maria e
Giuseppe si è radicato un modo di pensarli non solo "distintamente"
ma, direi, "separatamente" quasi che il loro «matrimonio» fosse solo
formale, di opportunità. In verità, nel piano eterno di Dio non fu e non è
così. Questa separazione, in parte, continua ancora oggi: si considera San
Giuseppe patrono dei morenti, dei lavoratori, ecc..., e Maria Ss.ma modello di
verginità, di maternità... In questo modo Maria e Giuseppe sia nel pensiero
che nella pietà dei fedeli rischiano di non esistere come «coppia». Gli
Evangelisti, pur affermando chiaramente che Gesù è stato concepito per opera
dello Spirito Santo e che in quel matrimonio è stata conservata la verginità
della Sposa, sono anche espliciti nell'affermare nei due «annunzi» fatti, uno
a Maria Ss.ma narrato da Luca, l'altro a San Giuseppe narrato da Matteo, che
essi sono «veri sposi»:
«L'Arcangelo
Gabriele fu mandato da Dio ad un Vergine, "sposa" di Giuseppe, e la
Vergine si chiamava Maria».
Nell'annunzio
fatto a Giuseppe, l'arcangelo Gabriele dice: «Giuseppe, non temere di prendere
con te Maria come "tua sposa"».
«Il
loro è quindi un "vero matrimonio" che si realizza "nell'unità
della coppia". Questo vero matrimonio di Maria e di Giuseppe è il fondamento
giuridico della paternità di San Giuseppe.
E'
importantissimo unire questi due Sposi per avere la Coppia-modello della
famiglia cristiana. La Chiesa circonda di profonda venerazione questa
"famiglia" proponendola quale modello a tutte le famiglie cristiane.
In essa Maria è la «Madre» e Giuseppe è il «Padre», anche se la sua
paternità non deriva dalla generazione umana. La sua non e però una paternità
«apparente», o soltanto «sostitutiva», ma "possiede in pienezza
l'autenticità della paternità umana” e della missione paterna della
Famiglia” (RC)
Pertanto
anche nella grande famiglia dei figli di Dio che è la Chiesa, Giuseppe possiede
in pienezza, su ciascuno di coloro che per il Battesimo sono veri figli di Dio,
l’autorità della paternità”.
Il
Vangelo, dopo aver rivelato il matrimonio di Maria e di Giuseppe, si premura di
dichiarare la "maternità" di Maria e la "paternità" di
Giuseppe.
Gli
Evangelisti chiamano Giuseppe «Sposo» di Maria, e Maria «Sposa» di Giuseppe.
Per la Chiesa è importante professare il concepimento verginale di Gesù, ma
non è meno importante difendere il matrimonio di Maria con Giuseppe, perché
giuridicamente è da esso che dipende la paternità di Giuseppe. Il Figlio di
Maria è anche il Figlio di Giuseppe in forza del vincolo matrimoniale che li
unisce. Nel matrimonio Giuseppe è stato chiamato da Dio a servire con Maria la
Persona di Gesù mediante l'esercizio della paternità.
«Non
temere, Maria. Ecco, concepirai e partorirai un figlio. Egli sarà grande e
chiamato Figlio dell'Altissimo...: "Giuseppe, figlio di Davide, non
temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quello che è generato in
lei viene dallo Spirito Santo" (Mt 1,18).
«Or
mentre si trovavano là (a Betlemme), si compirono i giorni in cui Maria doveva
avere il bambino, e diede alla luce il suo Figlio primogenito» (Lc 2,6).
Tutte
e due le genealogie di Gesù, scritte, una dall'evangelista Matteo, l'altra,
dall'Evangelista Luca, motivano ed esplicitano la genealogia di Giuseppe
della casa di Davide da cui doveva nascere Cristo.
Recandosi
a Betlemme per il censimento, in ossequio alle disposizioni della legittima autorità,
Giuseppe adempì l'importante e significativo compito paterno di inserire nel
primo censimento del mondo Gesù, «Figlio di Giuseppe di Nazareth». A
Giuseppe viene ordinato di imporre il nome a Gesù benché non nato dal suo
seme: «Ella partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù».
Giuseppe
esercita il suo diritto-dovere di padre nei confronti di Gesù
"presentandolo" con Maria al Tempio per la Circoncisione. In quella
occasione, Giuseppe impose al Bambino il nome.
Maria,
pur nell'assoluta consapevolezza di non avere concepito Cristo da «uomo»,
chiama Giuseppe padre di Cristo: «Ecco, tuo padre ed io angosciati ti cercavamo»
(Lc 2,48).
San
Giuseppe è dunque nostro «Padre». In base a questo principio, le parole
rivolte da Maria a Gesù dodicenne nel Tempio acquistano il loro giusto
significato: «Tuo padre ed io angosciati ti cercavamo». Non è questa una
frase di convenienza. Le parole di Maria, Madre di Gesù, racchiudono tutta la
realtà della paternità umana di Giuseppe nei riguardi di Gesù nella Famiglia
di Nazareth.
Fino
a quando non uniremo in «coppia» coloro che Dio ha uniti secondo il Suo
disegno prestabilito come inizio della nuova ed eterna Alleanza, sarà difficile
arrivare a una piena comprensione del matrimonio cristiano.
Nella
presentazione di Gesù al Tempio, Giuseppe esercita ancora il dovere di
"padre" offrendo il "riscatto" del primogenito.
L'evangelista
Luca sottolinea che il «Padre e la Madre di Gesù si stupivano delle cose che
si dicevano di lui».
Trattandosi
di salvare Gesù, dopo la partenza dei Magi, l'Angelo appare in sogno a Giuseppe
e gli dice: «Alzati, prendi con te il bambino e sua Madre e fuggi in Egitto e
rimani là fino a mio nuovo avviso, perché Erode sta cercando il Bambino per
ucciderlo. Giuseppe svegliatosi dal sonno prese con sé il bambino e sua Madre
e partì per l'Egitto dove rimase fino alla morte di Erode» (Mt 2,13).
Infine
i Vangeli riassumono il lungo periodo di vita trascorso in famiglia da Gesù a
Nazareth, durante il quale egli si preparò alla sua missione messianica con
queste parole: «Gesù ritornò con i propri "genitori" a Nazareth dove
era loro sottomesso» (Lc 2,51).
Dopo
i secoli nei quali la Chiesa si è premurata di definire la «divinità» di
Gesù Cristo e la «maternità» divina di Maria Ss.ma, è venuto il tempo di
mettere in piena luce la figura e la missione divina di San Giuseppe con Maria
nella Famiglia di Nazareth.
Dio
non fa nulla a caso. Ricordiamo l'ultima apparizione della Madonna a Fatima il
13 ottobre 1917. Dopo il prodigio del sole, apparve nel cielo la "Santa
Famiglia": Giuseppe portava sulle sue braccia il Bambino Gesù e tutti e
due benedicevano il mondo con il segno della croce. Il centenario
dell'Enciclica «Quamquam pluries» di papa Leone XIII, ha preparato
l'Esortazione Apostolica di Giovanni Paolo II, «Redemptoris Custos».
Come
Dio ha affidato il Figlio suo a Maria e a Giuseppe, così noi, diventati per il
Battesimo «veri figli di Dio», dobbiamo affidarci a Maria e a Giuseppe, che
per disegno di Dio, hanno il dovere di occuparsi «insieme» di noi come hanno
fatto per Gesù.
In
ogni famiglia papà e mamma sono comandati dalla stessa volontà di Dio ad
occuparsi «insieme» dei figli. Non è solo la madre che deve avere cura dei
figli. Lo stesso dovere è anche del padre.
L'«affidamento»
come figli a Maria e a Giuseppe segna nella luce dello Spirito Santo un grande
evento perché, forse per la prima volta, si compie una consacrazione alla «coppia»
della Santa Famiglia, quindi veri Sposi, e di conseguenza veri «Genitori
nostri» nell'ordine soprannaturale della grazia.
Ascoltiamo
una visione profetica del Venerabile don Giacomo Alberione:
«Prima
di iniziare la famiglia Paolina, vidi come in un quadro il complesso del suo
inizio e sviluppo di persone e di opere. Cosa entusiasmante. Ma notai pure
ombre che gettarono nell'animo una certa tristezza, e dovetti molto lottare e
pregare per vincere le tentazioni di abbandonare l'Opera.
Le
ombre rappresentavano quelli che, dopo molte cure, si sarebbero voltati indietro
dopo aver messo mano all'aratro.
Se
tutti, sempre, ovunque si appoggiassero a Maria e a Giuseppe non vi sarebbero le
defezioni; non avremmo la grave pena di pensare alla responsabilità,
dinanzi a Dio, di ognuno di noi».
Confortati
da questa promessa, promuoviamo la consacrazione-affidamento a Maria e a
Giuseppe come «coppia di sposi» non come a due persone divise, ma vincolate
da quell'«unità perfetta» che scaturisce dal loro vincolo matrimoniale e
dalla loro vera maternità e paternità nei confronti di Gesù, figlio di
Dio.
«Poniamo
la grande azione della Chiesa cattolica contro il Comunismo ateo mondiale sotto
1'égida del potente Protettore della Chiesa: San Giuseppe» (Pio XI, Divini
Redemptoris).
Seguire
l'Azione dello Spirito Santo Lo Spirito Santo che illumina, vivifica e dirige
tutta la Chiesa, in questi ultimi tempi ha particolarmente guidato i Pontefici,
Capi visibili del Corpo Mistico, e per loro i Pastori e tutti i fedeli, a
promuovere una «devozione» sempre più teologicamente illuminata e liturgicamente
più viva verso San Giuseppe, «Il primo dei Santi, dopo la Vergine Santissima».
Il
nostro secolo è stato definito 1'«Epoca di Maria»; esso però non sarà
pienamente e perfettamente tale se non nella misura che diverrà pure 1'«Epoca
di San Giuseppe»; questo non solo per il «vincolo indissolubile» che unisce
questi due santissimi Sposi, ma per il posto di privilegio che essi occupano
nell'Opera della Redenzione e per i riflessi reciproci con cui si illuminano
nella missione che Dio ha loro affidato nella «Santa Famiglia e nella Chiesa».
Il
costante e progressivo «Magistero» degli ultimi Pontefici ci invita a
considerare l'azione dello Spirito Santo per maggiormente orientare in questo
nostro tempo i fedeli a San Giuseppe e per rivelare loro tutta la sua grandezza,
la sua missione, la sua potente intercessione. Ognuno degli ultimi otto Papi
si è adoperato per fare progredire nella Chiesa la teologia e il culto di San
Giuseppe.
E'
una gara commovente quella offertaci dai Pontefici più vicini a noi per
promuovere nei fedeli la devozione a San Giuseppe e far grandeggiare nella
Chiesa la sua Persona.
Questa commovente gara, che fa parte del Magistero della Chiesa, merita di essere ricordata e fatta conoscere, affinché il nostro ministero pastorale e la devozione dei fedeli risponda e si adegui all'azione dello Spirito Santo e alle direttive dei Papi.
Il
Papa è Gesù tra noi!
Pio IX - Dichiarò
solennemente San Giuseppe "Patrono universale della Chiesa Cattolica".
I
Pontefici mariani sono stati nella Chiesa i più teneramente devoti di San
Giuseppe.
Pio
IX, del quale è in corso la causa di beatificazione, dopo i primi mesi dalla
sua elevazione al Pontificato, alla vista delle grandi tribolazioni che
affligevano i popoli, con decreto del 10 settembre 1847, estendeva a tutta la
Chiesa - con rito doppio di seconda classe - la Festa del Patrocinio di San
Giuseppe che fino allora si celebrava soltanto in alcune diocesi.
Fu
la prima testimonianza della tenera devozione e della confidenza serena in San
Giuseppe del Papa dell'Immacolata, al quale si deve pure l'istituzione di
numerose Confraternite in onore di San Giuseppe.
L'atto
però più solenne di Pio IX a favore di San Giuseppe fu la sua proclamazione,
dell'8 dicembre 1870, a Patrono universale della Chiesa «al fine di ottenere
per i suoi meriti e per la sua intercessione, con più efficacia la misericordia
di Dio perché fossero allontanati tutti i mali che affliggevano da ogni parte
la «Chiesa».
Decretò
inoltre che la festa del 19 marzo fosse celebrata con rito doppio di prima
classe senza ottava a causa della Quaresima.
Con
un "Breve", nell'anno seguente, 7 luglio 1871, Pio IX attribuiva
inoltre a San Giuseppe nel culto pubblico tutti i privilegi che nel Breviario
e nel Messale Romano sono accordati ai Patroni principali.
Infine
volle che nell'oremus «A cunctis» fosse inserita l'invocazione «Cum Beato
Joseph» e che seguisse immediatamente quella della Beata Vergine Maria.
Leone
XIII -
Fu il teologo di San Giuseppe perché si impegnò a illustrare con l'Enciclica
"Quamquam Pluries" del 15 agosto 1889, il Documento più ampio e
copioso pubblicato ad onore del Padre putativo di Gesù Cristo e per illuminare
tutta la grandezza di San Giuseppe. Promosse anche vivamente la pratica del
"mese di marzo" in onore di San Giuseppe. Unì alla sua Enciclica la
preghiera che ancora oggi recitiamo: «A te, o Beato Giuseppe», arricchendola
di molte indulgenze e ordinando che fosse recitata ogni giorno nel mese di ottobre
dopo la recita del Rosario.
L'Enciclica
ebbe una vasta risonanza nel mondo cattolico e portò frutti immediati e meravigliosi.
Leone
XIII scrisse diverse lettere per ottenere che la festa di San Giuseppe fosse
celebrata come festa di precetto in Spagna, Portogallo, Piemonte, Liguria,
Lombardia e Sardegna. Diede l'approvazione alla pia pratica delle «sette
domeniche» in onore dei sette dolori e delle sette allegrezze di San Giuseppe
che arricchì di una indulgenza plenaria per ogni domenica.
«Nulla
è più efficace - scriveva - per difendere il patrimonio della fede e
condurre una vita cristiana che affidarsi alla protezione di San Giuseppe.
La
devozione a San Giuseppe merita infallibilmente la protezione di Maria, Madre
di Dio, ai devoti del suo castissimo Sposo».
Inoltre
Leone XIII servì la causa di San Giuseppe promuovendo nel mondo cristiano la
devozione alla «Santa Famiglia», devozione che associa San Giuseppe ai
medesimi omaggi resi a Gesù e a Maria.
Scrisse
molto per promuovere la "consacrazione" delle famiglie alla Santa
Famiglia di cui volle stabilire la festa con Ufficio proprio del quale egli
stesso compose gli inni.
Per
lui San Giuseppe fu elevato a modello dei "padri di famiglia e dei
lavoratori".
San
Pio X - Anche San Pio X
si impegnò a promuovere e favorire il culto a San Giuseppe. Egli approvò il 18
marzo 1905 le Litanie di San Giuseppe arricchendole di indulgenze e volle che
fossero inserite nei Libri liturgici vicino a molte altre approvate e
permettendo che fossero recitate e cantate anche nelle funzioni pubbliche, al
medesimo titolo di quelle della Ss.ma Vergine, del Nome di Gesù, del Sacro
Cuore. Inoltre ritornando sul suo «Motu proprio» del 2 luglio 1910, non solo
mantenne la festa di San Giuseppe al 19 marzo con rito doppio di prima classe,
ma elevò la festa del Patrocinio Universale al medesimo rito doppio di prima
classe, con ottava, sotto il titolo ufficiale di «Solennità di San Giuseppe,
Sposo della Beatissima Vergine Maria, Confessore e Patrono della Chiesa
universale».
Benedetto
XV - Il 9 aprile 1919
Benedetto XV approvò e concesse il "Prefazio" proprio per le Messe
di San Giuseppe, sia festive che votive, in occasione del 50° della proclamazione
di San Giuseppe a Patrono Universale della Chiesa, compiuta da Pio IX e con il
Motu Proprio: "Bonum" sane, il 25 luglio 1920 volle particolarmente
illustrare le ragioni per ricorrere a san Giuseppe in questi tempi difficili.
Infine,
per onorare San Giuseppe, Benedetto XV il 2 ottobre 1921 volle estendere alla
Chiesa Universale la festa della «Santa Famiglia», istituita da Leone XIII,
stabilendo che fosse celebrata con rito doppio maggiore la domenica
nell'ottava dell'Epifania, con diritti e privilegi della stessa domenica. Ora è
stata fissata alla prima Domenica dopo il santo Natale.
E' il Pontefice che affidò a San Giuseppe i "Moribondi" e che pose sotto la sua potente protezione l'azione pastorale della Chiesa contro il comunismo ateo mondiale mirante al dissolvimento delle nazioni cristiane
Pio
XI, che più volte ebbe
occasione di affermare la sovreminente missione di San Giuseppe su tutte le
altre missioni, compresa quella di Giovanni Battista e di San Pietro stesso,
volle affidare a San Giuseppe, "Patrono della buona morte", i supremi
interessi di tutti i morenti. Per questo ordinò speciali aggiunte nel Rituale
Romano.
Al
capitolo 7 dell'Ordo "Commendationis animae", (raccomandazione
dell'anima), volle che nella preghiera «Parti da questo mondo», fosse inserita
l'invocazione a San Giuseppe dopo quella della Ss.ma Vergine.
Così
nell'orazione "Commendo Te", volle fosse aggiunto: «San Giuseppe,
dolcissimo protettore dei morenti, ti elevi alla grande speranza».
Infine
volle che dopo l'orazione speciale: «Clementissima Virgo», fosse inserita l'invo-caziome
a San Giuseppe: «In te confido, in te mi rifugio, San Giuseppe, Patrono dei morenti».
Nel
capitolo 8° poi «In Exspiratione», la invocazione alla Vergine è
immediatamente seguita dalle bellissime e commoventi invocazioni a San
Giuseppe: «San Giuseppe, prega per me». «San "Giuseppe, con la Beata Vergine
tua Sposa aprimi le porte della divina misericordia». «Gesù, Giuseppe e Maria
assistetemi nell'ultima agonia»; «Gesù, Giuseppe e Maria spiri in pace
con voi l'anima mia».
Nell'annuale
ricorrenza del 19 marzo, spesso colse l'occasione per illustrare ed esaltare i
vari luminosi aspetti di cui si adorna la figura spirituale di San Giuseppe,
sposo castissimo e fedelissimo, pio e modesto operaio, "Patrono della
Chiesa contro l'ateismo mondiale".
Pio XII - E' il Pontefice che proclamò San Giuseppe "Patrono e modello dei lavoratori" e che istituì e fissò la festa di San Giuseppe Artigiano al 1° maggio.
Pio
XII, il Papa del Cuore
Immacolato di Maria che il 1° novembre 1950, festa di tutti i Santi, con felice
ispirazione, quasi a coronamento del Magistero dei suoi Predecessori proclamò
solennemente Dogma di Fede l'Assunzione in corpo e anima di Maria Ss.ma al Cielo,
fece il «gradito dono» alla Chiesa e al mondo, in questo secolo della
tecnica e del lavoro, della festa di San Giuseppe «Artigiano» fissandone la
celebrazione il 1° maggio, giorno «che il mondo del lavoro aveva aggiudicato a
sé, con l'intento che da tutti si riconosca la dignità del lavoro, e che
questa ispiri la vita sociale e le leggi fondate sulla equa ripartizione di
diritti e di doveri».
«Affinché
vi sia presente questo significato - proseguiva Pio XII, parlando in Piazza S.
Pietro alle ACLI - amiamo di annunziarvi la Nostra determinazione di istituire -
come di fatto istituiamo - la festa liturgica di San Giuseppe Artigiano.
Gradite,
diletti lavoratori e lavoratrici, questo nostro dono? Siamo certi che sì, perché
l'umile artigiano di Nazareth non solo impersona presso Dio e la santa Chiesa la
dignità del lavoratore del braccio, ma è anche sempre il provvido custode
vostro e delle vostre famiglie».
Giovanni XXIII - E' il Papa che proclamò San Giuseppe "Patrono del Concilio Vaticano II".
Seguendo
le stesse orme dei suoi Predecessori, nella ricorrenza del 19 marzo 1961,
inviava al mondo una Lettera Apostolica per il riaccendersi della devozione al
celeste Patrono della Chiesa.
In
tale occasione egli fissava definitivamente la festa del Patrocinio di San
Giuseppe al 19 marzo e proclamava il Santo Patriarca «Patrono del Concilio
Ecumenico Vaticano II». Il Pontefice sapeva di non compiere un gesto
peregrino, perché a motivo dell'eccelsa dignità concessa da Dio a questo suo
fedelissimo Servo, «A nessuno dei Celesti meglio poteva essere affidato il
Concilio Ecumenico Vaticano II che al Beato Giuseppe, Capo augusto della
Famiglia di Nazareth e protettore della Santa Famiglia». Egli volle che il nome
di San Giuseppe fosse inserito nel Canone Romano subito dopo quello di Maria
Ss.ma.
Giovanni
Paolo II
Fece
dono alla Chiesa della "Esortazione Apostolica: "Redemptoris Custos"
Giuseppe, custode del Redentore: «Nel centenario della pubblicazione della
Epistola Enciclica "Quamquam pluris" di Papa Leone XIII, nel solco
della plurisecolare venerazione per San Giuseppe, desidero offrire alla vostra
considerazione, cari Fratelli e Sorelle, alcune riflessioni su colui al quale
Dio "affidò la custodia dei suoi tesori più preziosi».
«Ancora
oggi abbiamo perduranti motivi per raccomandare a San Giuseppe ogni uomo».
Al
Magistero dei Pontefici, per illuminare la missione di San Giuseppe e
promuoverne il culto, ha fatto riscontro nei fedeli un'adesione sempre più
vasta di devozione e di fiducia.
Tra
i diversi postulati che i Padri del Concilio Vaticano I al loro riunirsi in Roma
(1869/1870), presentarono a Pio IX, i due primi riguardavano San Giuseppe.
Innanzitutto
si chiedeva che il culto a San Giuseppe prendesse un posto più elevato nella
sacra Liturgia.
Recava
la firma di 153 Vescovi.
L'altro,
sottoscritto da 43 Superiori Generali di Ordini religiosi, supplicava per la
proclamazione solenne di San Giuseppe a Patrono della Chiesa Universale. I più
grandi Santi del nostro tempo si sono tutti distinti per la loro devozione e
confidenza a San Giuseppe.
Quante
Opere, Istituti e Confraternite si sono messe e si mettono sotto la Sua
protezione. Dopo l'Anno Mariano, tutto il Canada volle celebrare nel 1995 «l'Anno
di san Giuseppe». In Italia molte Diocesi e parrocchie ne seguirono
l'esempio.
Tocca
ai maestri delle anime, saper cogliere in tutta la loro portata i motivi per
coltivare, assecondare e rendere stabile l'Opera dello Spirito Santo nella
Chiesa. E' venuta l'ora di illustrare San Giuseppe: conoscenza, devozione,
amore dei fedeli. Lo vuole il Signore, lo vuole la Chiesa, lo desidera Maria
SS.ma, sua Sposa.
Egli
è oggi, più che mai «Filius accrescens»; deve "crescere", e questo
compito gratificante di restituire a san Giuseppe la sua grandezza presso i
fedeli è affidato a noi sacerdoti, e a voi genitori della «Santa Famiglia»,
che con San Giuseppe abbiamo per vocazione rapporti specialissimi.
Impegnamoci
nelle nostre parrocchie, ognuno nel proprio ambiente ad accrescere lo spirito di
devozione a San Giuseppe.
Noi
per primi ne sperimenteremo i consolanti effetti. «Nulla è più efficace per
difendere il patrimonio della fede e promuovere una vita cristiana» (Leone XIII).
«San
Giuseppe è la prova che per essere buoni cristiani ed autentici seguaci di Cristo
non occorrono le grandi cose, ma si richiedono solo virtù comuni, umane, semplici,
ma vere ed autentiche» (Paolo VI - 9.3.1969).
Il
grande Pontefice Pio IX, il Papa che ha definito il Dogma dell'Immacolata
Concezione di Maria Ss.ma, accogliendo le suppliche dei Vescovi e dei fedeli
di tutto il mondo e la petizione dei Padri del Concilio Vaticano I, l'8 dicembre
1870, proclamava San Giuseppe «Patrono Universale della Chiesa».
E'
facile comprendere il significato di questo Atto solenne:
1)
voleva prima di tutto proclamare e riconoscere San Giuseppe - che Dio volle a
capo della Santa Famiglia - protettore di tutta la Chiesa, la quale non è che
il prolungamento e l'estensione nel tempo della «Santa Famiglia».
«Era più che conveniente che San Giuseppe, Capo della Famiglia di Nazareth e al quale Dio stesso aveva affidato il Figlio suo e la Madre di lui, Maria Ss.ma, perché provvedesse a tutte le loro necessità, fosse proclamato protettore e difensore della Chiesa di Cristo. Infatti, l'ufficio di Padre putativo che San Giuseppe esercitò per volere di Dio verso la Persona di Gesù, si estende ancora attraverso i secoli al Suo 'Corpo Mistico', la Chiesa » (Giovanni Paolo II). Non dimentichiamo mai che parlando della Chiesa parliamo di tutti noi. Pertanto il Patrocinio di San Giuseppe interessa ognuno di noi.
2)
In secondo luogo, Pio IX voleva affidare a San Giuseppe, alle sue cure, alle sue
premure, alla sua intercessione, la Chiesa universale con tutte le sue necessità
e bisogni: «Come un tempo scampasti dalla morte la minacciata vita del
Bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio».
Il
Patrocinio di San Giuseppe è «universale»:
1)
Perché interessa tutti i membri della Chiesa, dal Papa all'ultimo fedele e
tutte le loro attività.
2)
Perché il suo insigne esempio nel superare i singoli stati di vita si propone
all'intera Comunità cristiana, quali che siano in essa la condizione e i
compiti di ciascun fedele, noi troviamo un modello di fedeltà perfetta ai
comandi di Dio. San Giuseppe è un singolare Maestro nel servire la missione
salvifica di Cristo.
3)
Perché si estende a tutti i bisogni e a tutte le necessità della Chiesa e
dei fedeli. Ecco l'insegnamento di Pio XI:
«...
Sorgente di ogni grazia è il Redentore divino; accanto a Lui è Maria Ss.ma,
dispensatrice dei divini favori; ma c'è anche qualche cosa che deve suscitare
ancora più fiducia da parte nostra: è, in certo qual modo, il riflettere che
è San Giuseppe colui che comanda all'uno e all'altra, colui che tutto può
presso il Redentore divino e presso la Madre sua. Gesù e Maria stessi
ubbidiscono e porgono ossequio a Giuseppe: sono Essi a rivivere quello che la
mano di Dio aveva in lui costituito: l'autorità di sposo, l'autorità di
padre» (Pio XI -19 marzo 1935).
«Sembra
che Dio dica a noi, come un giorno il Faraone al popolo egiziano: "Ite ad
Joseph", rivolgetevi a san Giuseppe» (Pio IX).
La
ragione di questa proclamazione di San Giuseppe a «Patrono Universale della
Chiesa» la troviamo nel comando che Gesù ci ha fatto di imitare il Padre
nostro che è nei Cieli: «Siate perfetti come il Padre vostro che è nei cieli».
Finché ci si sforza di imitare Dio, camminando con Gesù che è la nostra
Via, si è certi di essere nel giusto, anzi, non si compirebbe il proprio dovere
di cristiani qualora mancasse questo impegno.
Ora,
Dio stesso ci ha dato l'esempio di affidare a San Giuseppe la Santa Famiglia e
di costituirlo capo di casa.
Era
ben giusto quindi che il Papa, Vicario di Cristo, con tutti i Vescovi e i
fedeli, seguissero l'esempio del Padre Celeste riconoscendo Giuseppe Patrono
Universale della Chiesa. «Tutta la Chiesa infatti, era già là presso di lui,
nella Santa Famiglia» (Pio XII).
Prima
di proclamare Maria, Madre della Chiesa, Mater Ecclesiae, come fece Paolo VI al
termine della terza sessione del concilio Vaticano II, era conveniente fosse
riconosciuto da un altro Papa, in occasione di un altro Concilio Ecumenico, il
Vaticano I, il Patrocinio di San Giuseppe che il Breviario carmelitano saluta
"Poter Ecclesiae", Padre della Chiesa.
Due
missioni essenzialmente «ecclesiali», o meglio una sola ed identica missione
fu per Maria e Giuseppe quella di custodire, educare e crescere Gesù.
«Già
cento anni fa Papa Leone XIII esortava il mondo cattolico a pregare per ottenere
la protezione di San Giuseppe, patrono di tutta la Chiesa.
L'Epistola
Enciclica: "Quamquam Pluries" si richiamava a quell'«amore paterno»
che Giuseppe «portava al fanciullo Gesù», ed a lui, «provvido custode
della divina Famiglia», raccomandava «la cara eredità che Gesù Cristo
acquistò col suo sangue».
Da
allora la Chiesa implora la protezione di San Giuseppe - «per quel sacro
vincolo di carità che lo strinse all'Immacolata Vergine Madre di Dio» e
gli raccomanda tutte le sue sollecitudini, anche per le minacce che incombono
sulla famiglia umana.
Ancora
oggi abbiamo numerosi motivi per pregare nello stesso modo: «Allontana da noi,
o padre amantissimo, questa peste di errori e di vizi, "assistici propizio
dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre", e come un tempo
scampasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così ora difendi la
santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità».
«Quanto
più i "Laici" si accosteranno a San Giuseppe per meglio conoscerlo,
pregarlo, imitarlo, amarlo, tanto più essi prenderanno coscienza della loro
vocazione e della loro missione nella Chiesa».
1
- Perché è l'ora dei Laici
Il
nostro tempo si compiace, ed a giusto titolo, di avere riscoperto e di
valorizzare le ricchezze del Laicato cristiano. E' certamente questo un fatto
di capitale importanza per la vita della Chiesa.
I
Laici hanno cacciato e stanno cacciando Cristo e il suo Vangelo dai
Parlamenti, dalle grandi Assisi internazionali, dal mondo del lavoro, dalla
scuola, dagli ospedali, dalla famiglia; sono essi, i Laici, che devono
ricondurre Cristo donde è stato cacciato; solo così si compirà la riconsacratio
mundi di cui parlava Pio XII ed il Concilio Vaticano II, e si realizzerà la
ri-evangelizzazione dei popoli. Illuminato dalla luce dello Spirito Santo, Paolo
VI, ancora agli inizi del suo Pontificato, proclamava al mondo: "Questa
è l'ora dei laici". Ebbene, proprio per questo noi affermiamo che questa
è «l'ora di San Giuseppe».
Chi
darà ai Laici il senso della loro vocazione, della loro vera missione; chi
insegnerà loro a compierla nel modo dovuto? San Giuseppe! Egli è il vero
Maestro e modello di tutti i Laici cristiani a qualunque condizione sociale
appartengano, non esclusi gli uomini di governo e i diplomatici.
Diceva
Giovanni XXIII: «Anime di bravi laici, voi vi accostate alla mite figura del
Custode di Gesù, e di là vengono tutti insieme, e per i compiti caratteristici
di ciascuno, le lezioni più adatte, il richiamo più opportuno e poi quel senso
di misura e di pazienza, quell'amore silenzioso e l'amore al sacrificio, che
rendono solidissime le istituzioni di pietà, di mutua assistenza, di
elevazione materiale e spirituale».
S.
Giuseppe, fedelissimo alla sua vocazione e missione di «Laico» voluta e
tracciata dalla Sapienza stessa di Dio, è colui che precede, insegna, ottiene
grazia a tutti i Laici: a quelli «consacrati» viventi nelle case religiose; a
quel- - li «consacrati» viventi nel mondo come membri di Istituti secolari, a
quelli non «consacrati» ma «militanti» nelle molteplici organizzazioni cattoliche,
infine a tutti i battezzati che per il loro
Battesimo
hanno assunto l'impegno di cooperare con Cristo alla Redenzione del mondo.
2
- Perché è l'ora della famiglia
La
famiglia, oggi, è il problema più grave e più urgente della Chiesa e di tutta
l'umanità. Salviamo la famiglia!
E'
l'invocazione accorata di tutti gli onesti, anche di quelli che non hanno fede.
Per
salvare la famiglia dobbiamo seguire l'esempio di Dio, il quale affidò la prima
famiglia cristiana a San Giuseppe. Alla sua protezione, alla sua custodia,
alle sue vigilanti cure, Dio affidò il Figlio Suo, Gesù Cristo e la Vergine
Ss.ma, Sua Madre.
S.
Giuseppe esercitò veramente, per tutta la vita, la paternità amando,
crescendo, educando Gesù Cristo che gli era «sottomesso».
3
- Il valore della coppia
Dio
volle che il concepimento, la nascita di Gesù Cristo fosse legata non solo al
"fiat" della Vergine, ma anche al sì di San Giuseppe, che Egli
pronunziò, con fede e amore, come rappresentante di tutta l'umanità. San
Giuseppe è padre perché compì una condizione necessaria, decretata da Dio
per la realizzazione del grande mistero dell'Incarnazione.
Per
il fiat della Madonna è avvenuta l'Incarnazione; per il fiat di San Giuseppe
si è resa operante la Redenzione.
Come
la rovina dell'umanità si rese operante quando Adamo accettò da Eva, sua
sposa, il frutto proibito e ne mangiò, così la salvezza dell'umanità si rese
operante quando San Giuseppe accettò da Maria Ss.ma, Sua sposa, il frutto
benedetto «Benedictus fructus ventris tui, Jesu».
Eva
acconsentendo alle parole dell'angelo delle tenebre colse il frutto proibito;
Maria Ss.ma acconsentendo alle parole dell'Arcangelo Gabriele colse il Verbo
nel suo seno: «Et Verbum caro factum est»; San Giuseppe ha accettato di
dare all'umanità il Redentore: «Tu gli porrai nome Gesù, perché sarà Lui
che salverà il popolo Suo dai suoi peccati».
Egli
lo ha accettato per tutta l'umanità, accogliendolo nella sua famiglia e nella
sua casa. Questo era nel suo potere di padre di famiglia, e quindi capostipite
di una nuova Umanità che dalla sua famiglia aveva origine.
Perché
con la sua famiglia è iniziata un'epoca nuova per l'Umanità, l'epoca della
grazia;
l'epoca della vita divina, ridonata agli uomini dal Padre celeste per Cristo e
in Cristo.
Dopo
aver consacrato la famiglia alla Madonna, dobbiamo consacrarla a San Giuseppe.
Non si può separare quello che Dio ha unito! La Vergine è Sposa di San
Giuseppe.
4
- Perché è l'ora del mondo del lavoro
Tutti
conosciamo le gravi questioni che agitano il mondo del lavoro e tengono in
ansia milioni di lavoratori con le loro famiglie.
San
Giuseppe è il modello, il protettore, il provveditore dei lavoratori. Egli fu
Maestro di lavoro del Figlio di Dio!
A
lui dobbiamo chiedere per il mondo del lavoro una legislazione, un ordinamento
conforme a giustizia, uguaglianza, rispetto e carità.
5
- Lo vuole la Madonna
Nella
sua quinta apparizione ai pastorelli di Fatima, la Madonna aveva loro promesso
di ritornare in ottobre con San Giuseppe ed il Bambino Gesù. Fedele alla
parola data, il 13 ottobre 1917, dopo aver confidato il suo nome «Io sono la
Madonna del Rosario», come a dire: «Io sono la Vergine della Redenzione, la
Corredentrice del genere umano», Ella compiva la promessa.
Mentre
l'immensa folla contemplava attonita nel cielo la danza vertiginosa del sole,
i fortunati veggenti gioivano di un ben diverso spettacolo. Scomparsa la
Vergine nella lontananza immensa dello spazio, ecco mostrarsi accanto al sole
la Sacra Famiglia. A fianco della Vergine S. Giuseppe col Bambino Gesù che
benedicevano il mondo col gesto della mano in forma di croce.
Presentando
San Giuseppe con il Bambino, la Madonna voleva sottolineare non solo come Egli
facesse parte dei misteri del Rosario, cioè dell'incarnazione e Redenzione di
Gesù, ma voleva dire al mondo, non a parole, ma coi fatti, quanto Ella e Gesù
desiderassero che Egli fosse più conosciuto e amato.
Del
resto questo desiderio del Cuore di Maria, questo suo materno invito a
scoprire il mistero di S. Giuseppe, la missione e il posto di privilegio
voluti per Lui da Dio stesso, noi lo troviamo chiaramente espresso nelle parole
piene di sapienza e di delicatezza, che Ella stessa pronunciò: «Tuo Padre ed
io angosciati ti cercavamo» (S. Luca).
Di
offrire ogni anno il mese di marzo a San Giuseppe con la speciale intenzione che
gli Istituti nostri "Gesù Sacerdote" e "Santa Famiglia",
per sua intercessione crescano e si diffondano in tutta la Chiesa.
Nella
festa di San Giuseppe, 19 marzo, dopo la S. Comunione, ognuno consacri personalmente,
la sua famiglia e gli Istituti a San Giuseppe. Egli ne è di diritto il Patrono,
il Protettore, il Custode. Ma egli desidera che noi li affidiamo alle sue
premure paterne. Come un tempo difese, protesse la «Santa Famiglia», così
ora difenda tutte le famiglie cristiane e del mondo, protegga e provveda agli
Istituti nostri "Gesù Sacerdote" e "Santa Famiglia".
Come
nei confronti di ciascuno di noi Maria Ss.ma continua la sua missione materna,
così San Giuseppe per ognuno di noi continua il suo amore, le sue premure, la
sua autorità paterna.
Gesù,
nostro Maestro, ha amato Maria Ss.ma come Madre e ha amato San Giuseppe come
Padre.
Egli
si è affidato interamente a Loro. Seguiamo il suo esempio!
E'
noto a tutti come Pio IX accogliendo le suppliche dei Vescovi e dei fedeli di
tutto il mondo e la petizione del Concilio Ecumenico Vaticano 1, 1'8 dicembre
1870 proclamò San Giuseppe "Patrono Universale della Chiesa". Perché
i fedeli conoscano e comprendano l'importanza e la natura di questa
proclamazione e colgano tutti i frutti di questo atto compiuto, per luce divina,
dal Vicario di Cristo, è necessario che tale atto non solo venga ricordato,
ma in qualche modo rinnovato, ripetuto nelle diocesi, nelle parrocchie.
Non
è ogni diocesi e ogni parrocchia parte viva della Chiesa, "grande famiglia
dei figli di Dio?". E allora è ovvio che anche la diocesi e la parrocchia,
che continuano nel tempo la "Sacra Famiglia", siano affidate a San
Giuseppe.
Dio
stesso ci ha preceduto e dato l'esempio quando affidò a San Giuseppe la Sacra
Famiglia e lo costituì Capo della sua Casa. "Tutta la Chiesa, infatti,
era già là, presso di lui nella Sacra Famiglia" (Pio XI).
L'invocazione:
"E per l'amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda te ne preghiamo,
con occhio benigno, la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue,
e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni", prenderà più
significato, sarà più capita e sentita dai fedeli; e San Giuseppe risponderà
a questo atto di fede e di fiducia nella Sua missione con grazie speciali.
Come
abbiamo affidato alla Madonna, le diocesi, le parrocchie, così dobbiamo con la
stessa solennità, con la stessa fiducia e amore, affidarle a San Giuseppe,
"Protector sanctae Ecclesiae", meglio ancora affidarla a tutti e due
insieme.
Finché
ci si sforza di imitare Dio, finché si cerca di rendere onore a una creatura
quanto gliene ha reso Dio stesso, si è certi di essere nel giusto, nel
"dovere". Anzi, non si compie tutto il proprio dovere se non ci si
impegna per arrivare fino a questo: "Siate perfetti come e perfetto il
Padre vostro che è nei cieli".
Ora
è proprio Dio Padre, Gesù Maestro e Sua Madre SS.ma, che col loro esempio, ci
hanno dato non solamente la ragione teologica del culto, ma la misura
dell'amore e della confidenza che dobbiamo a San Giuseppe.
Il
Padre celeste ha onorato San Giuseppe come nessuno l'ha mai onorato o lo
onorerà, affidando alla sua custodia il suo Figlio Unigenito e la madre di
Lui, Maria SS.ma.
Dal
canto loro, Cristo e Maria hanno onorato e amato San Giuseppe quanto non
potremo mai fare noi! Dice Pio XI: "Gesù e Maria stessi ubbidiscono e
porgono ossequio a Giuseppe; sono essi a rivivere quello che la mano di Dio
aveva in Lui costituito: l'autorità di sposo, l'autorità di padre"
(19-3-1935).
La
nostra devozione, il nostro amore, la nostra fiducia in San Giuseppe si
modelli quindi su quella del Padre Celeste, di Gesù e di Maria, senza timori di
"esagerazioni", perché saremo sempre molto lontani dalla perfezione
degli esempi divini ricevuti.
Giuseppe,
nella casa di Nazareth offrì al bambino che gli cresceva accanto il sostegno
del suo equilibrio virile, della sua lungimiranza, del suo coraggio, delle
doti proprie di ogni buon padre, attingendole a quella fonte suprema «da cui
ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome» (Ef. 3,15).
Grande
compito, questo, della paternità, al quale non pochi genitori, oggi, sono
tentati di abdicare, optando per un rapporto "alla pari" con i figli,
che finisce per privare questi ultimi di quel sostegno psicologico e di
quell'appoggio morale, di cui abbisognano per superare felicemente la fase
precaria della fanciullezza e della prima adolescenza.
Qualcuno
ha detto che oggi stiamo vivendo la crisi di una "società senza
padri".
Si
avverte sempre più chiaramente il bisogno di poter contare su padri che
sappiano svolgere il loro ruolo, unendo la tenerezza alla serietà, la
comprensione al rigore, il cameratismo all'esercizio dell'autorità, perché
solo così i figli potranno crescere armoniosamente, dominando le proprie
paure e disponendosi ad affrontare con coraggio le incognite della vita.
A
Te, o beato Giuseppe, oppressi dalla tribolazione, ricorriamo e fiduciosi
invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima sposa. Per il
sacro vincolo di carità che ti strinse alla Immacolata Vergine, Madre di Dio,
e per l'amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne
preghiamo, con occhio benigno, la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col
suo sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni. Proteggi, o
provvido custode della divina famiglia, l'eletta prole di Gesù Cristo.
Allontana
da noi, o padre amatissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo,
assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro
fortissimo protettore; e come un tempo scampasti dalla morte la minacciata
vita del bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili
insidie e da ogni avversità; e copri ciascuno di noi con il tuo continuo
patrocinio affinché, sul tuo esempio e col tuo soccorso, possiamo virtuosamente
vivere, piamente morire e conseguire l'eterna beatitudine in cielo. Amen.
O
custode e padre dei vergini, san Giuseppe, alla cui custodia fu affidata la
stessa innocenza, Cristo Gesù, e la Vergine delle vergini, Maria, per questo
duplice carissimo pegno, Gesù e maria, ti prego e scongiuro di preservarmi da
ogni impurità, e con mente incontaminata, con puro cuore e casto corpo, fammi
castissimamente servire Gesù e Maria. Amen.
San
Giuseppe, padre putativo di Gesù Cristo e vero sposo di Maria Vergine, prega
per noi che fiduciosi ti invochiamo!
Desideriamo
amarti con l'amore stesso di Gesù e di Maria!
Come
il Padre celeste affidò qui in terra alle tue cure paterne il Figlio suo, Gesù
Cristo, così noi ci affidiamo totalmente al tuo patrocinio.
Difendici,
custodiscici, proteggi e salvaci come un giorno hai fatto per Gesù e Maria. Insegnaci
a conoscerli e ad amarli qui in terra come Tu li hai conosciuti ed amati.
Proteggi
e difendi la Chiesa di Dio e le nostre famiglie. Tu, che fosti maestro di lavoro
al Figlio di Dio, insegna a tutti i lavoratori a valorizzare le loro fatiche per
la vita e per l'eternità. Conforta con la tua particolare presenza gli
agonizzanti, ottieni loro con la tua potente intercessione in quel supremo
momento, la misericordia divina e la materna protezione di Maria Ss.ma.
Intercedi
per tutti i Vescovi e i sacerdoti del mondo fedeltà e santità, perché sul tuo
esempio e con il tuo aiuto custodiscano, proteggano e difendano con amore
tutti i figli di Dio. Amen.
Il
Rosario è una privilegiata preghiera vocale, sostenuta da profonda
meditazione.
Una
novità? Si! ma non troppo. Esistono già tipi di corone, coroncine in onore di
S. Giuseppe. Si trattava di trovare una forma diversa di "corona",
che fosse facilmente praticabile, sul modello del Rosario in onore di Maria
Ss.ma.
Una
concorrenza, allora? No! assolutamente. La Madonna sarà contenta che
finalmente si comprenda che ogni forma di culto a Lei riferito sarà sempre
incompleto, se si continua ad escludere Colui che, dopo il Signore, è stato ed
è la persona più cara al cuore di Maria, il suo dilettissimo sposo San
Giuseppe.
Ave,
o Giuseppe, Uomo giusto, Sposo verginale di Maria, e Padre verginale di Gesù;
Tu
sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il Figlio di Dio che a te fu
affidato: Gesù.
San
Giuseppe, Padre della grande famiglia dei figli di Dio, prega per noi peccatori
adesso e nell'ora della nostra morte.
Ricordati,
o purissimo sposo di Maria Vergine, o caro mio protettore S. Giuseppe, che non
si è mai udito al mondo che alcuno abbia invocato la tua protezione e chiesto
il tuo aiuto, senza essere stato consolato.
Con
questa fiducia, io vengo a te e a te fervosamente mi raccomando e affido.
O
S. Giuseppe, ascolta la mia preghiera ed esaudiscila. Amen.
O
San Giuseppe, che per disegno divino fosti eletto da Dio ad essere Padre e
Rettore del primo seminario del mondo, la "Santa Casa di Nazareth",
dove Gesù, unico ed eterno Sacerdote crebbe sotto la tua guida premurosa
"in sapienza, età e grazia", preparandosi alla sua divina Missione,
noi affidiamo e consacriamo a te tutti i Seminari e i Vocazionari della Chiesa
sparsi nel mondo.
Sii
presente in ogni "Seminario" e "Vocazionario", come Padre
e Maestro, illumina e guida tutti i maestri e superiori nel compimento della
loro altissima Missione e santifica, conforta e proteggi i "Chiamati"
da Dio a continuare nella Chiesa l'Opera di Cristo, Sacerdote eterno, per la
salvezza dell'umanità.
O
San Giuseppe, come hai insegnato a Gesù Sacerdote ad amare Maria Ss.ma, tua
sposa e sua madre, così ottieni ad ogni chiamato al sacerdozio di vivere, come
Gesù, intimamente unito a Lei durante la formazione e la preparazione alla
sua divina Missione che è quella stessa di Cristo Maestro, Via, Verità e
Vita. Amen.
O
San Giuseppe, Padre e Custode di Gesù, Sacerdote eterno, con la tua potente
intercessione, prapara alla Chiesa sacerdoti santi e santificatori, che siano
Via, Verità e Vita per tutta l'umanità. Amen.
San
Giuseppe, sposo di Maria Ss.ma, Madre di Gesù e Madre dell'umanità, che ha
voluto la nostra Italia disseminata dei suoi Santuari, e che sempre ha guardato
ad essa con lo stesso amore di predilezione con cui l'ha guardata Gesù, che
volle sede stabile del suo Vicario in terra, il papa: a te, oggi, noi affidiamo
questa amata Italia e le sue famiglie.
Custodiscila,
difendila, proteggila!
Sia
pura la fede; siano santi i Pastori; siano copiose le vocazioni; sia sacra e
difesa la vita; siano sani i costumi; siano ordinate le famiglie; sia cristiana
la scuola; siano illuminati i governanti; regni ovunque amore, giustizia e
pace.
Custodisci,
difendi, proteggi, o provvido Custode della divina Famiglia, i nostri giovani,
speranza di un mondo migliore, e gli anziani, radici della nostra fede e maestri
di vita.
Ottienici
con la tua potente intercessione, unita a quella della tua Ss,ma Sposa, uomini
nuovi che abbiano il coraggio di abrogare le inique leggi contro Dio e contro
l'uomo, ereditate da un triste ed oscuro passato.
Con
la tua protezione, o San Giuseppe, continui l'Italia ad essere centro vivo di
civiltà cristiana, faro di luce evangelica a tutto il mondo, terra di santi
per la gloria del Padre celeste e per la salvezza di tutti gli uomini. E, come
un tempo scampasti dalla morte la minacciata vita del Bambino Gesù, così
difendi la Santa Chiesa di Dio e la fede delle nostre famiglie da tutte le
oscure insidie del male.
Gesù,
Giuseppe e Maria, benedite, proteggete, salvate l'Italia! Ritorni con il
vostro aiuto e per la vostra intercessione a spalancare le porte a Cristo. Amen.