CON
DIO E SENZA DIO
(LA
FAMIGLIA)
NIHIL
OBSTAT Catanae die 12 Novembris anno 1951 Can. Archangelus
pragalà Rev. Eccl. IMPRIMATUR Can.
Joseph Carciotto, Vic. Gen.
Se
Iddio non esistesse, si dovrebbe, per così, dire, crearlo, affinché l'umanità
possa mantenersi nell'equilibrio morale. Se il mondo va male, almeno in gran
parte, lo si deve al fatto che molti vivono come se non ci fosse un Essere
Supremo.
La credenza in Dio e l'osservanza delle sue leggi sono i due coefficienti di capitale importanza, necessari all'individuo, alla famiglia e alla società.
Il
presente lavoro descrive due famiglie: una dove si pratica la Religione e
l'altra ove si pensa a tutto, tranne che a Dio.
Le
scene riprodotte son prese in massima parte dal vero, servendomi della mia
esperienza personale.
Da
qualche mese la signorina è ritornata in famiglia. Ha compiuto il corso
regolare di studi in collegio ed ha conseguito con lode il diploma magistrale.
Pasqualina,
o semplicemente Lina, non intende darsi all'insegnamento; appartiene a famiglia
discretamente agiata e preferisce badare alla casa.
Durante
i sette anni di vita collegiale si è formata un buon corredo, non solo di cognizioni
letterarie e scientifiche, ma più che tutto morali e religiose. Essendo ora in
famiglia, continua l'indirizzo già preso da tempo: vivere appieno la vita
cristiana.
La
presenza di Lina nel paesetto marittimo non può restare inosservata, poiché
la sua modestia fa da calamita. Qualche signorinella, amica d'infanzia,
cresciuta in ambiente un po' libertino, si azzarda a farle qualche
osservazione: - Senti, Lina, la tua condotta è esagerata! Sei stata in
collegio, hai ricevuta l'educazione religiosa...; ma ormai che sei in paese,
non vivere più da monaca! Ogni giorno ti si vede andare a Messa; raramente
vai a passeggio; non segui l'amore; mai ti vediamo al cinema! E dire che sei
stata in città, ove hai visto la vita moderna! -
Troppo
forte il carattere di Lina per lasciarsi influenzare da un'amica di cervello
dolce! Ecco la risposta: - Io non mi sono permessa di criticare il tuo modo di
vivere! Tu sei libera di fare ciò che vuoi! Ma sappi che sono libera anch'io
e, poiché la mia amicizia ti garba poco, fai meglio a troncarla! Preferisco
essere sola e buona, anziché lasciarmi guastare da te o da chi ti somiglia!
Mario
ha conseguito quest'anno la laurea in ingegneria. Ormai è deciso a sposare. Il
giovane è intelligente e di aspetto signorile; è cresciuto però senza mamma
e non ha trovato alcuno che gli abbia inoculato il vero sentimento religioso.
Tuttavia, essendo di vivace ingegno e riflessivo, è arrivato a questa
conclusione: Il mondo è questo; la donna, che è danno, "è forse la causa
prima dello rovina della società. Meglio non sposare se si dovesse poi star male!
Vale più una signorina seria e timorata di Dio, anche povera di dote, anziché
cento giovani moderne, che sono fumo e fango!
Il
novello ingegnere è preoccupato della scelta, della fidanzata; avrebbe potuto
sceglierla in città nei lunghi anni di studio universitario, eppure non l'ha
fatto.
Nei
passeggi vespertini, nei giorni festivi specialmente, passa a rassegna un po'
tutte le ragazze del paesetto. Il cuore però non palpita.
Una
mattina verso le otto, mentre attraversa lo spiazzale della Chiesa, è colpito
dalla figura semplice di Lina.
La
signorina è appena uscita dal tempio e, poco curandosi del giovane che
l'osserva, s'avvia a casa.
Sarà
il colore dei capelli, o lo sguardo sereno, sarà quel certo velo di modestia
che spicca nella giovane, il fatto è che l'ingegnere non può più riposare.
Il pensiero è sempre rivolto a lei; la segue spesso con lo sguardo e cerca
l'occasione di farle conoscere la sua intenzione.
E'
l'imbrunire. L'ingegnere, mentre esce dal tabacchino, scorge la signorina. Ha un
sussulto al cuore.
-
Devo parlarle!... Il momento è prezioso, poiché la via è deserta. -
Affretta il passo e raggiunge la giovane.
-
Scusi, signorina, se mi permetto trattenerla un istante! Non so se lei mi conosca;
io però conosco lei. Sono laureato da fresco. -
Il
volto di Lina si turba un poco; ma presto si ricompone. - In che cosa potrei
servirla?
-
Sono un giovane serio, modestia a parte, e da qualche settimana ho posato gli
occhi su di lei. Desiderei tenere qualche conversazione, avere qualche
appuntamento...
-
Scusi, non prenda a male la mia risposta! Io intendo accasarmi. Ma affari così
delicati ed importanti non si trattano sulla via ed all'insaputa dei genitori.
Se lei ha intenzioni rette, si presenti al babbo e alla mamma; io non farò
giammai un passo senza il loro consenso!... Buona sera! -
L'ingegnere,
davanti ad una risposta cosi asciutta, rimane un po' male; ma subito riflette:
Questa signorina non è come le altre! Se fosse leggera, agirebbe diversamente!
E' proprio questa la donna che io cerco! Se ha trattato così me, è segno che
nella sua vita è stata molto corretta.
La
stanza è illuminata a festa. Le due famiglie sono qui riunite, mentre Mario e
Lina si scambiano qualche parola.
L'ingegnere
è contento della scelta fatta, ma gli sembra esagerata la condotta dei genitori
di Lina, i quali pretendono di essere presenti a loro due fidanzati. Cresciuta
la familiarità,, egli si lamenta: Ma ci vuole un po' di libertà! Ammiro la
loro delicatezza, ma è troppa! Sa di antico questo sistema!
Lina
sorride. - Non preoccuparti di ciò! Sappi che sei voluto bene da me e dai
miei!... Pensa che sono religiosa, ma non bigotta, e desidero che anche tu viva
con delicatezza!
-
Veramente, riprende Mario, ho avuto sempre un barlume di religiosità, ma in
questo ramo credo di ignorare tante cose.
-
Ebbene, questo sarà il mio compito. Io farò con te ciò che fece Santa Cecilia
con lo sposo Valeriano.
-
Che voglia tu farmi divenire un santo? - Non pretendo questo!
-
Io ho ammirato la tua religiosità; perciò dal giorno in cui ti ho conosciuta
ho voluto seguirti. Ma ora che ti prepari al matrimonio, ad un nuovo stato dì
vita, procura di rallentare la pratica delle tue devozioni. Mi pare che preghi
troppo.
-
Per me il matrimonio è un sacramento di primissimo ordine. La migliore preparazione
ad esso è la preghiera e la santità della vita. Dopo il nostro primo incontro
incominciai una. novena di Comunioni per te; subito dopo iniziai una seconda novena,
affinché il buon Dio benedicesse me e la futura famiglia. E' proprio il fidanzamento
il tempo della preghiera!
Ritornata
dal collegio, Lina ha dato subito il nome all'Associazione Gioventù Femminile
di Azione Cattolica; ha rivestito la carica di segretaria e da circa sei mesi ha
dato prova dello zelo apostolico.
Le
socie vogliono prendere parte alla festa nuziale di Lina e da qualche mese vi
si preparano. Ecco il giorno sospirato!
La
Chiesa è sfarzosamente addobbata ed illuminata; le socie effettive, le
aspiranti e le beniamine sono tutte raccolte per assistere alla funzione e già
disposte a comunicarsi per impetrare grazie ai novelli sposi; anche i genitori
di Lina sono apparecchiati alla Comunione. Canti, suoni, predica di auguri...
tutto concorre alla solennità dell'atto.
-
Ricordatevi, conclude il Parroco, che il matrimonio è uno ed indissolubile! Scopo
di questo sacramento è popolare il cielo di angioletti, di anime! Amatevi, ma
più che tutto compatitevi! Non dimenticate che oggi voi assumete una grande
responsabilità davanti alla società, davanti a voi stessi, ma più che
tutto davanti a Dio! Il Signore vi benedica nel nuovo stato che oggi iniziate;
tenete presente queste parole: La vita non è piacere... ma dovere!
Finita
la Messa, la novella sposa riceve il Distintivo di Donna Cattolica.
Il
paesetto pare in festa. Il lungo corteo procede con ordine dalla Chiesa alla
casa. I commenti dei concittadini sono lusinghieri.
-
Bella la festa di quest'oggi!:.. E' un matrimonio invidiabile! 'Un ingegnere ed
una maestra!... Fortunata questa sposa!... La vita di collegio l'è giovata
assai!
Il
pranzo è finito. Anche qui la musica e la declamazione non sono mancate. Gli invitati
lasciano soddisfatti la casa degli sposi.
Lina
è commossa; domanda ai parenti una mezz'oretta di riposo e si ritira da sola
nella cameretta da studio.
La
giovane sa che in certe circostanze della vita è necessario raccogliersi e prendere
qualche proposito; così ha insegnato la superiora dell'istituto di educazione.
Non
facendosi illusioni sulla vita di sposa, scrive quanto il cuore le detta, o
meglio, quanto Iddio le ispira.
1°
« Nella mia famiglia dovrà regnare Dio, con la preghiera e con l'osservanza
della sua legge».
2°
« La vita è rose e spine. La sola Religione può addolcire le spine ».
3°
« Ogni figlio sarà considerato quale dono di Dio».
4°
«La mia missione dev'essere: salvare l'anima mia, quella dello sposo e quella
dei figli ».
Lina
piega il foglietto dei « Ricordi Nuziali», lo bacia e lo ripone nel piccolo
scatolo, ove conserva la corona.
Il
viaggio di nozze sarà iniziato domani. Come passare la serata? L'ingegnere è
soddisfatto di quanto si è svolto lungo il giorno; alla sera avrebbe voluto
in famiglia un po' di danza, ma per non disgustare la sposa, ha assentito al
programma di lei.
-
Vedi, caro sposo, questo giorno è il più importante della nostra vita! C'è
sempre tempo di danzare! Facciamo oggi qualche cosa di meglio.
-
Come sarebbe a dire?
-
Sai. che appartengo all'Azione Cattolica. E' già costume delle socie che
vanno a marito, consacrare solennemente la nuova famiglia al Sacro Cuore di
Gesù ed al Cuore Immacolato di Maria. Facendo questa consacrazione, noi
mettiamo sulla nostra casa due potenti parafulmini. Poiché tu sei uomo e sei
il capo della nuova famiglia, toccherà a te leggere la formula di
Consacrazione. Vedrai come resterai contento!
Una
camera dell'abitazione, e proprio quella da letto, è preparata a festa. Due
quadri artistici, non molto grandi, sono sulla parete centrale: uno è dono
della Associazione Cattolica e l'altro è regalo del Parroco, amico di
famiglia. Fiori e candele sono sulla mensoletta.
I
parenti dello sposo e della sposa sono presenti, unitamente ad un buon numero di
amici.
Dopo onesta conversazione ed un piccolo concerto musicale, ha principio la funzioncina.
Il
Parroco benedice le due immagini. Subito dopo i novelli sposi, in abito nuziale,
s'inginocciano per la preghiera di Consacrazione.
Quando
lo sposo, che segue attentamente ogni frase, è verso la fine dell'orazione,
è davvero commosso. « ...Noi ti consacriamo, o Divin
Redentore, le nostre ore di gioia e di sofferenza! Sii tu il nostro conforto ed
il nostro sostegno! Benedici, o Re dei secoli, questa nuova famiglia come un
giorno benedicesti la famiglia di Betania! O Vergine Immacolata, a te
consacriamo il nostro presente e l'avvenire! Metti sotto il tuo manto materno i
membri di questa famiglia e fa' che un giorno possiamo vederti in Cielo
assieme al tuo Divin Figliuolo. Amen! ».
L'ingegnere,
finita la preghiera, asciuga qualche lacrima ed esclama: Veramente bella questa
Consacrazione! -
Il
Parroco chiude con un buon pensiero, e poi... tra un rinfresco e un dolce,
allietati tutti da un po' di musica, si trascorre il resto della serata.
Verso
la mezzanotte ritorna il silenzio. Lina ha appreso che nel giorno del matrimonio
Iddio manda un altro Angelo, perchè sia il Custode della nuova famiglia e
quindi, prima di prendere riposo, inginocchiata ai piedi del letto, prega: Angelo
di Dio, assegnato oggi alla mia famiglia, proteggi me e lo sposo mio!
Gesù,
creatore e santificatore della famiglia, posa intanto con compiacenza lo
sguardo sui novelli sposi e forse emette un lamento: Oh, potessero tutti
cominciare cosi la loro vita matrimoniale! Quanti imbrattano l'anima durante
il fidanzamento! Quanti altri il giorno delle nozze pensano a godere e non
rivolgono a me, loro Dio, un palpito d'amore!... Questa nuova famiglia invece è
la mia gioia! Santamente è passato il fidanzamento, è stato anche santificato
questo giorno nuziale... scenda dunque la mia Benedizione sopra gli sposi e li
accompagni sempre!
Gesù,
sapientissimo, prepara un grandioso disegno sulla nuova famiglia, disegno che
Lina e Mario saranno in grado di conoscere solo fra decine di anni!
E'
nel fior degli anni; ha iniziato il ventiduesimo. Nel paesetto la signorina è
assai nota e spesso è stata oggetto di critica, avendo rotto le relazioni
successivamente con tre fidanzati.
Luisa,
arnica d'infanzia di Lina, era entrata in collegio ad undici anni, ma l'anno
seguente ne era stata espulsa per insubordinazione. I suoi genitori, che ci
tengono ad essere stimati moderni, hanno dato alla figliuola troppa libertà.
Luisa ne ha approfittato. Ha trascorso circa un lustro tra gli spassi mondani:
cinema, danze, passeggi, motocícletta, romanzi, sigarette...
Se
a ventidue anni le si dicesse: Prepara il pranzo... rattoppa un abito... ! -
scatterebbe come una vipera! - Io far queste cose? Imbrattare le mie candide
mani? -
Dedita
alla moda, passa le ore allo specchio, curando i capelli, il volto e le
unghie. I genitori si sono accorti troppo tardi di essere stati molto deboli con
la figlia; ormai non possono rimediare. Il padre qualche volta vorrebbe far
valere la sua autorità, ma la signorina scrolla le spalle e risponde con un
sorrisetto di « me ne infischio ».
Siamo
in estate ed il paese è assai movimentato a motivo della graziosa spiaggia.
Luisa, non ha preoccupazione per lo studio, perchè pensa: Ho frequentato la
scuola per sei anni; ne ho abbastanza. Sono figlia unica e tutti i beni
paterni e materni passeranno a me! -
Non
avendo un'occupazione seria in casa, preferisce stare sulla spiaggia, per vedere
ed essere vista.
-
Mamma, vado al mare!
-
Non tardare molto a ritornare!
-
Sempre la stessa storia! Io ritorno quando voglio! Hai forse paura che mi anneghi?
Non sono bambina e so quello che faccio! -
,
Ecco
la biondina, bionda artificiale, sulla pericolosa spiaggia. Giovani, o meglio
giovinastri, sono in giro d'ispezione lungo il tratto di sabbia.
Ippolito
non può mancare; è il giovane moderno. Dall'attigua paese viene ogni giorno
alla spiaggia per divertirsi; ormai si è convinto che la laurea non è per lui
e che non è il caso di sudare sui libri. Meglio godere la vita!
Ha
già compiuto i ventotto anni. La terza volta che tentò di prendere la
maturità classica, a ventidue anni, a stento ci riuscì. Da sei anni iscritto
in legge, ha dato appena quattro materie. - Voglio pensare a sposare! - dice
spesso. Voglio divertirmi! La mia giovinezza mi sfugge! Invece di essere
avvocato, sarò un impiegato! La licenza liceale giova a qualche cosa! -
Ippolito
è cresciuto in una famiglia poco timorata di Dio e, senza sapersene dare
spiegazione, nutre grande avversione a Preti, Suore e beatelle.
All'aspetto
è simpatico: colore moretto, capigliatura riccia, occhio penetrante, sorriso
pronto.
Ecco
il nostro Ippolito davanti a Luisa. E' colpito dalle sue fattezze e la contempla
a lungo, mentre essa gioca a pallacanestro.
-
Questa signorina mi piace! Chi sa che non possa prenderla per sposa?!... Tentiamo!
Il
giorno volge al tramonto. I bagnanti in gran parte lasciano la spiaggia. Luisa
è ancora presso un piccolo scoglio, seduta a conversare con un'amica.
-
Scusi, signorina, dice Ippolito; desidero parlarle!
Luisa
congeda l'amica e resta con il giovane.
-
Comprende lei il motivo di questa conversazione?
-
Eh, me lo immagino!
-
Sono parecchie ore che non posso staccare gli occhi da lei! Sento un affetto
tale da non poterlo esprimere!
-
Anch'io, dice Luisa, dal primo istante che lei si è fermata a guardarmi, ho sentito
una forte ebbrezza nel cuore! Proprio di questo parlavo poco fa con l'amica!
-
Insomma, potremmo sposare un giorno?
E
perchè no!... Da questo istante diamoci del tu. Come ti chiami?
-
Ippolito.
-
Ed io Luisa... Tanto per ricordare il primo incontro, fumiamo una sigaretta! -
La signorina estrae il pacchetto di sigarette e ne offre una all'innamorato e
fuma in sua compagnia.
-
Così va bene, esclama Ippolito, e son proprio contento! Io ho sognato sempre una
signorina moderna e spigliata come te! Tu sarai la mia felicità per tutta la
vita! Cosa ne farei di una giovane bigotta, di una pinzaccheria, di una
signorina tutta scrupoli, che ha paura di staccarsi dalla gonna materna e che
davanti ad un giovane abbassa gli occhi ed arrossisce?
-
Anche a me fanno antipatia queste tali! Vanno in chiesa, ascoltano il Prete e
non sanno vivere in società! Le signorine mistiche sono roba antiquata; siamo
già nel secolo delle evoluzioni!
-
Bene, Luisa! I tuoi sentimenti coincidono con i miei! Dimmi ancora: Dove potrei
trovarti ogni giorno?
-
Durante la stagione balneare potrai trovarmi qui, sulla spiaggia. La sera d'ordinario
mi troverai al cinema Aurora. - La conversazione si protrae a lungo.
La
sala cinematografica è piena. Uomini e donne ardenti di brama di piaceri sensuali,
dimentichi della morale, hanno lo sguardo fisso sullo schermo, in attesa, di
scene passionali.
Luisa
è al solito posto, quinta fila, numero otto. Il fidanzato le sta a fianco.
-
Insomma, dice Ippolito, da due mesi ci amiamo e non si parla ancora di sposare!
Hai fatto parola in famiglia del nostro progetto?
-
Non ancora! Mio padre è brutale e, se tu non incontrassi le sue simpatie, o per
la condizione sociale della tua famiglia o perchè non sei ancora laureato,
egli direbbe un no risoluto e guai poi a replicare!
-
Mascalzone!... Ad ogni modo, tu ed io siamo maggiorenni e possiamo sposare. Andremo
al municipio da soli e saremo marito e moglie.
-
Ma c'é anche da andare in Chiesa! - Oh, che usanze stupide! Andare in Chiesa
per sposare! E pazienza, se per forza bisognerà far questo, lo faremo! Ma intanto,
Luisa, poichè ci potrebbe essere qualche ostacolo o soverchio ritardo, finito
il cinema prenderemo la fuga. Il treno sarà pronto ed andremo lontano. Di là
scriverai ai genitori! -
Luisa
riflette un poco e poi dice: Ma, partire così... non avere una valigetta di
provviste... con poco denaro in tasca!
-
Non darti pensiero. Mancheremo solo pochi giorni. Alle spese penserò io.
-
E se mio padre poi si vendicasse?
-
Ma che cosa vuoi che faccia? Al massimo potrebbe montare un po' sulle furie;
dopo si calmerebbe! Del resto non è l'unico caso al mondo, che due amanti
sinceri partano da casa.
-
Non so decidermi!
-
Oh, come sei piccina! Se non facciamo così, il nostro matrimonio potrebbe
essere ostacolato da tuo padre; io voglio troncare assolutamente ogni difficoltà!
Questa tua titubanza sa di bigottismo e non si addice al tuo carattere franco e
forte. Dunque questa sera partiremo! Non preoccuparti di nulla, perchè prendo
io sopra di me tutte le conseguenze del passo che stiamo per fare. Eccoti una
sigaretta; fa una fumatina e svaniranno i tuoi pensieri!
Luisa,
in segno della presa risoluzione accetta una sigaretta, ne offre una delle sue
ad Ippolito ed esclama: Hai ragione! Siamo maggiorenni! Nessuno può ostacolare
la nostra libertà, il nostro amore! -
Alle
ore ventitré i due amanti sono sul treno. Intanto i genitori di Luisa sono in
attesa, leggicchiando un romanzo, ed aspettano che la figlia rincasi.
-
Ma insomma, urla il padre, sta per scoccare la mezzanotte e Luisa, non viene!...
Questa volta le cambierò il colore delle guance!
Nel
paese tutti lo sanno: Luisa non è più in casa. I commenti che si fanno sono
identici:
-
Lo dicevo io: Questa ragazza finirà male!
-
La colpa è del padre e della madre; non hanno saputo educarla!
-
Eh, vogliono vivere da moderni e poi si trovano nei pasticci!
-
Che scandalo per il paese! Ma come ci si può determinare a fare un passo
simile? - La conseguenza di non andare mai in Chiesa e sempre al cinema! -
Questi
commenti durano per diverse settimane.
I
genitori di Luisa sono inviperiti. - Questa manata di fango sulla nostra
famiglia! Figlia perversa! Però la pagherai! Ti rinneghiamo per figlia! –
Chi
è causa del suo male, pianga se stesso!
Son
passati tre mesi da quella brutta sera. I parenti di Ippolito sollecitano il
figlio a sposare e s'interessano delle pratiche necessarie.
E'
già fissato il giorno delle nozze. L'ordine del Vescovo locale è: I
fuggitivi sposino in sacrestia, senza alcuna solennità.
-
Dunque, dice il Parroco, voi due sposerete domani mattina, però in sacrestia.
Ricordatevi che siete in peccato e, dovendo ricevere un Sacramento dei vivi,
dovete mettervi in grazia di Dio con la Confessione. Vi confesserete domani,
poichè da fuggitivi non è prudente confessarsi il giorno innanzi. -
Ippolito
fa una smorfia: Perciò io devo confessarmi?!... - E pazienza, dice Luisa
sottovoce, facciamo queste cose per convenienza sociale!... -
Il
Parroco si accorge della mala volontà degli sposi e vorrebbe far loro un
predicozzo in maggiore; per prudenza tace.
L'indoniani
mattina alle ore nove ha luogo la funzione del matrimonio.
Sul
tavolo della sacrestia sta un piccolo Crocifisso tra due candele accese; assiste
il sacrestano ed un amico dello sposo. Tutti i parenti sono assenti, non volendo
l'umiliazione del matrimonio in sacrestia.
Il
Parroco pronuncia la formula del Sacramento, dice qualche parola di esortazione
al bene e poi licenzia i due sposi, borbottando tra sé, quasi tra i denti:
Questo è il matrimonio dei cani rognosi!
Ippolito
e Luisa sono marito e moglie. Ritornano a casa, come se venissero da una
passeggiata. La nuova casa, presa in affitto nello stesso paese, è silenziosa;
non musica, non canti, non preparativi di pranzo... Un giorno come tutti gli
altri.
-
I tuoi parenti, dice lo sposo, te l'hanno fatta! Non si son fatti vedere
quest'oggi! - Altrettanto i tuoi!
-
I miei potrebbero essere scusati perchè dimorano in altro paese. Ad ogni modo,
bisogna ricordare questo giorno. Che cosa faremo questa sera?
-
Danze in famiglia. Invita l'orchestrina. Cominciata la musica, vedrai che gli
amici e le amiche verranno. Del resto, in questo pomeriggio manderò alcuni
inviti personali.
Ad
un'ora di notte le note musicali cominciano a riscuotere il piccolo quartiere.
Dopo una mezz'oretta si sono raccolte in casa dei novelli sposi una ventina di
persone, tra cui giovanotti e signorine.
La
madre di Luisa, udendo a distanza la musica, piange. Il marito, livido di
rabbia, bestemmiando, esclama: Se non fosse per il carcere, uscirei ed
ammazzerei quella cagna!... Domani metterò il lutto al portone! Intanto le
danze sono cominciate, le conversazioni sono animate. Luisa si avvede che un
giovanotto sta volentieri in sua compagnia e non sa staccarsi dal suo fianco.
Ippolito se ne accorge, finge di non vedere, ma da certe occhiate feline
traspare la sua grande gelosia.
Le
danze si protraggono oltre la mezzanotte. Lo sposo, sia per dare una risposta
a Luisa, sia perchè poco serio, si intrattiene di preferenza con quattro
signorine, e con una si dimostra troppo affettuoso.
Quando
Luisa, avverte questo, cambia colore in viso ed a stento riesce a dominare i
nervi.
All'una
finisce il veglione e si spopola la casa.
Ippolito
è silenzioso; Luisa gli dà qualche sguardo sottocchio e tace pure. Una modesta
cenetta completa la giornata.
-
Ma non sai che tu, Luisa, mi hai offeso? Quando trattavi con quel giovanotto,
io ti osservavo.
-
Hai fatto il tuo dovere... come del resto l'ho fatto anch'io!
-
Come sarebbe a dire?
-
E quella signorina?… Non ti azzardare più a guardarda o a salutarla se la
incontri! Se ti permetterai questo, io ti lascerò per sempre!
-
Eh, eh, la signora Luisa com'è solenne!... Andiamo a dormire e non intorbidiamo
le acque!
*
* * * * * *
Una
nuova famiglia nel mondo! Lui e lei discretamente ricchi, intelligenti, ma...
senza Dio!
La
radice della famiglia c'è, ma è guasta; i frutti, se ci saranno, facilmente
saranno guasti.
Oh,
famiglia sventurata! Senza la luce di Dio, tutto sarà tenebroso attorno a te!
Infelici coloro che un giorno diventeranno tuoi membri!'
Bello
e grazioso, nel mese di aprile, un nido posto tra i rami fioriti! Più bello e
più grazioso ancora il nido del focolare domestico!
Un
nido senza uccellini, non è più nido; una famiglia senza bambini, può dirsi
morta.
Lina,
credente e praticante, consapevole della sua grande missione, ha abbracciato la
vita matrimoniale sin dal primo momento con questo programma: Se Iddio Creatore
manda figliuoli in seno alla famiglia devo accettarli con riconoscenza. Il
Signore sa quello che fa e agisce sempre con amore.
Fedele
a questo principio, la signora Lina ha ricevuto con gioia in quindici anni di
matrimonio dieci figliuoli, di cui uno morto appena nato.
-
Dieci figli, dice scherzando Mario, sono troppi! Continuando così, la nostra
casa diventerà un istituto di educazione!
-
Non preoccuparti, risponde la sposa, che c'è un Dio che controlla tutto!
-
Ma non vedi che nelle altre famiglie ci sono... uno, due, al massimo tre figli?
Dico questo anche per te, perchè educare tanti marmocchi è assai faticoso!
Inoltre costa molto oggi la vita!
Senti,
Mario; sinora la provvidenza non è mancata, anzi tu stesso ti sei accorto che
ad ogni bambino subito dopo è seguita qualche buona sorpresa finanziaria.
Osserva le famiglie conoscenti, ove ci sono pochi figli! Forse nuotano
nell'abbondanza? Tutt'altro! -
L'ingegnere,
che sa far tesoro degli insegnamenti della sposa, poco per volta ha aperto
gli occhi su tanti capisaldi della morale cattolica e, vedendo che nel seguire
la Religione si trova bene, non contrasta i sentimenti di Lina.
Mario
è a tavolino, intento ad ultimare una pratica. Gli si avvicina la sposa.
-
Guarda che bel libro mi capita tra le mani! E' piccolo di mole, ma prezioso. Porta
il titolo «La famiglia». C'è una pagina che fa per il caso nostro. Te la
leggo! -
L'ingegnere
non è capace di fare un rifiuto alla sua Lina, perchè di rifiuti mai ne ha
ricevuti, e quindi ascolta con piacere: « Vantaggi della figliolanza:
l.
I genitori hanno continuamente la benedizione di Dio.
2.
Iddio, che ha la cura degli uccelli del l'aria, ha cura e provvidenza
specialmente dei bambini.
3.
Ogni figlio che il Signore manda, è un nuovo vincolo che lega il cuore degli
sposi.
4.
La donna che ha tanti figli da accudire, non ha tanto tempo da perdere fuori
di casa e quindi la sua moralità è più salvaguardata.
5.
L'uomo che ha una corona di figli, trova la sua gioia in famiglia e non va a
cercarla altrove.
6.
I piccoli sogliono dare piccoli fastidi, ma se vengono educati bene, da grandi
saranno fonte di consolazione e di ricchezza.
7.
Se muore qualche figlio, il dolore c'è, ma la famiglia è sempre florida, poichè
gli altri figliuoli coprono il vuoto del lutto.
8.
In caso di malattia, di dissesto finanziario o di vecchiaia, non c'è maggior
conforto per i genitori che una corona di figli, disposti a consolare ed a
venire in aiuto.
«Questi
e tanti altri sono i vantaggi delle famiglie numerose».
Man
mano che la signora legge, l'ingegnere annuisce e più di una volta esclama:
Proprio così!... E' tutta verità!
E'
l'Ave Maria. Il signor Mario da due giorni è fuori di casa per affari e
dovrebbe ormai ritornare.
Battono
tre colpi al portone; Lina riconosce la mano dello sposo e dice subito: E' il
papà!
Chi
interrompe i trastulli, chi il cucito, chi lo studio; e tutti si precipitano
verso la scala. Il brav'uomo è già stanco, ma udendo le voci allegre dei
figliuoli dimentica la stanchezza.
La
scena è simpatica! Aperto il portone, tutti vogliono baciare il babbo. Piero ha
l'onore di ricevere il primo bacio. La piccola Maria piagnucola perchè non
riesce ad aggrapparsi subito al collo del babbo, ma presto viene presa e portata
a braccio.
-
Io voglio essere portato pure! - esclama Luigino.
Il
signor Mario sale la scala con i due marmocchi in braccio, mentre alcuni lo
precedono e due gli stanno aggrappati alla giubba. Intanto, chi gli comunica il
dieci preso in classe, chi gli chiede il pasticciotto, chi pretende di avere
subito la palla e chi la bambola.
-
C'è roba per tutti!... Ho pensato a tutti! State allegri. -
Quando
l'ingegnere va' a deporre l'abito da viaggio, la moglie lo segue nella cameretta.
-
Che cos'hai, Mario? Hai gli occhi umidi
-
Certamente! Come si può restare insensibile davanti alI'affettuosità di
questi bambini?... Io quando sono lontano, penso al momento del ritorno, per
riabbracciare i figliuoli. Quando ho fastidi, penso a loro e la mia mente si
rasserena!... Novità in questi due giorni?
-
Nessuna. Cristoforo ha scritto e dice che in collegio sta bene, allegro e prega
per noi.
-
Beh, ringraziamo Iddio!
La
signora Luisa è convinta che la vita è piacere e fa di tutto per avere le
gioie della vita di sposa e per allontanare i fastidi della famiglia.
Sono
passati circa tre lustri dal matrimonio e solo due figliuoli son venuti su,
una femminuccia, Enrichetta, che già conta dieci anni, ed un maschietto,
Paolino, di anni otto.
-
Che fastidio, esclama spesso Luisa, aver da fare con i figli! Ma intanto, pazienza,
qualche erede ci vuole e poi, sono tanti i casi della vita! -
Ippolito
è contento dei suoi figliuoli e li ama davvero!
-
Ma come fanno, dicono di tanto in tanto i due sposi, come fanno i genitori che
hanno in casa mezza dozzina o addirittura una dozzina di figli? Sono davvero
pazzi costoro! Meglio non sposare!... E' arretrato ed incosciente, chi si
sobbarca al peso di. una famiglia numerosa!
Sono
le due di notte.
Il
signor Ippolita esce di casa frettolosamente e va dal medico di famiglia. -
Per carità, dottore, venga subito a casa mia! La piccola Enrichetta sta molto
male! -
La
fanciulla da qualche giorno è stata indisposta; ora è entrata nel delirio e
la febbre la fa andare in ismanie.
Il
dottore osserva l'inferma, prescrive qualche rimedio del caso e, prima di partire,
confida al genitore la triste realtà: - Non lo dica alla signora, perchè
potrebbe essere colpita dalla notizia!... Si tratta di meningite galoppante.
Tuttavia il caso non è disperato! Nella mattinata sarò io qui di ritorno. -
Il
povero babbo non può trattenere le lacrime e, appena partito il medico,
confida tutto alla sposa. Grida, bestemmie, parolacce... ecco lo sfogo del
dolore.
-
Non gridare troppo, dice lo sposo, perchè Enrichetta potrebbe udire e comprendere!...
Il
Creatore, onniscente, che ha visto le nefandezze dei due coniugi sin dal fidanzamento,
stanco di aspettare, dà corso alla sua tremenda giustizia e manda l'Angelo
della morte a recidere il filo della vita di Enrichetta.
Il
funerale è solenne. Suono di campane, Messa, ghirlande, concorso di amici... Ippolito
è presso la bara della figliuola e singhiozza.
-
Povero padre! - dicono alcuni.
-
Meno male che ha un altro figlio! - soggiungano altri.
La
signora Luisa è rimasta in casa, ma è fuori di sé, non è ancora convinta che
la figliuola sia morta. Di tanto in tanto pero rientra in se stessa, controlla
la terribile realtà ed allora raddoppia le grida.
Il
marito, verso sera, è assai preoccupato: Che mia moglie abbia ad
impazzire?... Speriamo di no!
Quando
ad ora avanzata Ippolito si dispone ad andare a riposo, istintivamente entra
prima nella stanza ove è spirata la figlia, contempla il lettuccio vuoto e rimane
assorto in orribili pensieri.
-
Enrichetta, il mio tesoro, non è più! Quanti sogni avevo concepito sul suo avvenire!
Che cosa mi resta a fare?... Troncarmi la vita! Mai ho avuto tanto dolore da
che son nato!... Domani sarò anch'io cadavere e finirò di soffrire!...
Questa pistola alle tempia!... -
Una
voce lo riscuote. E' Paolino che chiama dalla stanza attigua:
-
Papà, ho paura di dormire al buio; accendi la lampada!
-
Sì, figlio mio!
Ippolito
rientra in se stesso: Suicidarmi... lasciare orfano questo bambino?!... Il cuore
non mi resiste! Pazienza, soffrirò!... -
E
pronunziando qualche bestemmia contro il destino, lentamente va a baciare in
fronte Paolino e si ritira nella camera da letto.
Guarda
la sposa, già coricata, e le rinfaccia: La colpa è anche tua!... Se
Enrichetta non fosse nata, non avremmo tanto dolore!... Basta con i figli!
Il
tempo lenisce il dolore; lentamente ci si distrae, altre occupazioni trattengono
la mente e, con l'andar del tempo, anche le pene più gravi possono divenire un
semplice ricordo. Tutto ciò è provvidenziale.
Luisa
e Ippolito hanno dovuto rassegnarsi alla perdita della figliuola; è stato
loro di sostegno questo pensiero: I lutti avvengono in ogni famiglia. Il mondo
è così: rose e spine.
Alla
distanza di sei mesi, la signora riprende le sue abitudini. Le convenienze sociali
l'hanno inchiodata in casa, ma ora è tempo di svagarsi e di godere.
Che
cosa fare in casa con un solo figlio? E quando Paolino va dai nonni? E durante
le ore di scuola?
Luisa
è sola a casa in certe ore del giorno e, per ammazzare il tempo, come essa
dice, va presso una famiglia.
Ma,
proprio per ammazzare il tempo esce di casa? Tutt'altra! Ha il cuore
interessato. Per lei non esiste il nono comandamento di Dio «Non desiderare la
persona di altri ». Da parecchi anni il suo cuore è stato ferito dallo sposo
di un'amica.
Ippolita
ha di già capito qualche cosa e più di una volta ha ripreso la moglie.
-
Ma è tempo di finirla! Sempre fuori di casa! Non obbligarmi ad alzare le mani!
- Tu non ti arrischierai ad alzare un dito contro di me, perchè, donna qual
sono, te la farò pagare cara!
-
Il capo di casa sono io e voglio essere ubbidito.
-
Tu potresti un po' lamentarti se io avessi secondi fini; ma io esco da casa
unicamente per svagarmi, poichè dentro non c'è niente da fare! -
Ippolito
si è accorto da tempo che la sposa lo tratta freddamente e si è proposto ormai
di controllarla.
Luisa
è sicura che lo sposo sia fuori paese; il suo ritorno dovrà essere domani. -
Questa sera, dice tra sé, andrò al cinema e sarò un paio d'ore col mio amico.
-
Difatti
ecco la signora nella sala cinematografica, a fianco dell'uomo che ama.
À
metà della proiezione, Ippolito, ritornato a bella posta in paese, entra
nella sala dello spettacolo e, senza essere visto, osserva la sua sposa. Un
fiotto di sangue gli va alla testa.
-
Dunque, non mi sono sbagliato!... Luisa ha un amante! -
I
più loschi disegni di vendetta gli si affacciano alla mente. Il pensiero del
carcere e della rovina del figlioletto gli dà il dominio dei nervi.
Finito
lo spettacolo, segue, inosservato, la sposa con lo sguardo e constata che l'amante
l'accompagna sino al portone. Dopo qualche ora Ippolito rincasa.
-
Come, dice Luisa, hai sbrigato l'affare così in fretta?
-
E si... mi sono sbrigato!... Dov'è Paolino?
-
E' andato dai nonni! - Tu l'hai mandato... per essere più libera... e non
avere controllo!
-
Che cosa intendi dire?
-
E quell'uomo, che ti stava a fianco nel cinema?
-
Casualmente si è trovato là!...
-
Buono per te, che ho avuto la forza di dominarmi questa sera! Stavo per commettere
qualche sciocchezza!... Hai la testa guasta!... Lo voglio e lo pretendo: tu
non andrai più in quella famiglia! La prima volta che ti vedrò parlare con
tuo amante, ti scaricherò questa pistola! -
Così
dicendo, estrae l'arma e la punta, in atto di minaccia, sulla sposa.
Luisa,
che conosce ormai il carattere del marito, si sforza di mostrarsi serena e poi
soggiunge:
-
Se tu hai il diritto di togliermi la vita, spara sull'istante!... Ma se sei
uomo, se hai una personalità, se hai un po' di giudizio, metti la mano sul
petto e pensa se tu sei innocente!
-
Si, lo dico a fronte alta!
-
E questa lettera? - Luisa tira fuori dal borsellino una busta. Ippolito ha un
fremito e poi soggiunge: Chi te l'ha data? - E' una busta che tu tieni
sottochiave!
Io
ho un amante, ma tu ne hai tre!
-
Con quale diritto tu rovisti il mio cassetto segreto e controlli la mia posta?
-
Con lo stesso diritto con cui tu mi controlli i passi!
-
Maledetto il giorno in cui ti vidi sulla spiaggia!
-
E' proprio ciò che ripeto spesso!...
La
donna timorata di Dio è l'Angelo della famiglia. La sua condotta è un richiamo
al bene per tutti quelli che l'avvicinano.
Lina
è stata sempre persuasa che senza la luce della Religione la famiglia non può
andare avanti e che la benedizione di Dio fa prosperare tutti gli affari. Il suo
impegno dunque è sempre questo: osservare la legge di Dio, farla osservare
dai figli e dallo sposo, pregare con fede e con frequenza. Da piccola è
vissuta in questa atmosfera religiosa e non ha da fare ora alcuno sforzo per
conservare tale spirito in famiglia. Nella giovinezza lesse « Storia di
un'Anima », cioè la vita di Santa Teresa del Bambino Gesù, e rimase cosi
colpita dalla bellezza della vita cristiana nella famiglia, da stabilire sin
d'allora: Quando sarò madre, vorrò imitare la condotta delle madre di Santa
Teresina!
Nel
dare il nome ai figli, ha seguito questo criterio: Ricordare gli antenati, ma
più che tutto mettere i figli sotto la protezione di un Santo particolare.
Gridi
di gioia inondano la casa del signor Mario. E' l'undicesimo dono che il Creatore
fa a Lina, la quale già conta trentanove anni.
La
creaturina è già adagiata sulla piccola culla profumata; ha il visetto
paffuto e roseo e tiene gli occhietti chiusi.
Il
papà la guarda estatico, non sa staccare gli occhi dalla sua piccina e
ripete: E' bella, proprio bella! Pare un Angelo! Fratelli e sorelle sono pure
attorno alla culla, contenti di guardare la neonata, ma dispiaciuti di non
poterla baciare.
-
Mamma, dice Lucia, perchè non vuoi che baciamo la bambina?
-
Non è ancora battezzata! - Ma è peccato baciarla?
-
Non è peccato! C'è però l'usanza di non baciare i piccoli prima del
Battesimo, perchè non sono ancora figli di Dio.
-
Ed allora, battezziamola subito! - esclama Francesca.
-
Fra qualche giorno.
-
E come si chiamerà la sorellina? - domanda Pierino.
La
signora Lina risponde: Indovinatelo voi! Il papà lo sa di già!... Qual è il
nome di quella Santa, di cui vi parlo spesso e di cui vi ho raccontato tanti
begli episodi?... C'è il quadro di lei nel salotto! - Teresa, Teresa!... -
gridano festanti i figli.
-
Proprio Teresa! E' un atto di ossequio che compio verso la Santa delle Rose.
Speriamo che la vostra sorellina segua le orme della sua Patrona!
-
Che premura a battezzarla? - dice un'amica di casa, venuta a trovare la signora.
Tre giorni dopo la nascita, subito il Battesimo! Io vorrei trovarmi presente
al fonte battesimale e con questa fretta non posso! Ma perchè tanta
premura?
-
Perchè noi vogliamo baciare Teresa! - risponde Francesca; da tre giorni la si
guarda senza poterla baciare!
-
Non è questa la ragione! - interrompe la signora Lina. Il Battesimo ai
neonati si deve conferire al più presto possibile; così ordina la Chiesa.
Anch'io fui battezzata dopo qualche giorno dalla nascita.
-
Esagerazione, esclama l'amica, esagerazione! Anticamente si faceva così, ma adesso
è tutt'altro. Tanti portano i piccoli al Battesimo dopo un mese o due! - Non
vedo qui alcun male!
-
Io invece preferisco che i miei figli siano subito rigenerati alla grazia di
Dio. Del resto, io sono la mamma e faccio come credo meglio!
Lina
conosce l'importanza della preghiera, specialmente dopo la lettura del libretto
«Del gran mezzo della preghiera» di S. Alfonso. Di tanto in tanto raccomanda
ai figli di ricordarsi di Gesù e della Madonna.
-
Figliuoli miei, come godo io allorchè voi mi state vicini e mi chiedete qualche
cosa, così è contento il Signore quando voi lo pregate. Non dimenticate che
Dio è Padre. Piace al Signore la preghiera del mattino e della sera. Ora
rispondetemi: Il cagnolino, la gattina, il giumento che sta nella, stalla,
pregano mattino e sera?
-
No!... - rispondono tutti in coro.
-
Perchè sono bestie!... Avete risposto bene. Gli animali non pregano, perchè
non ne sono capaci. Quando un bambino o una ragazza non pregano, sono simili
alle bestie. Dunque non tralasciate mai le orazioni giornaliere, né da
piccoli né da grandi. - I figliuoli di Irma, abituati sin dai primi anni alla
preghiera, senza fatica e senza bisogno di tanti richiami, appena alzati sollevano
la mente ed il cuore a Dio.
Da
poco è calata la sera.
-
E' l'ora del Rosario - dice la signora. Tutti in casa lo sanno che dopo una mezz'oretta
dall'Ave Maria si deve interrompere ogni occupazione per rendere alla Madonna
l'ossequio quotidiano.
Ormai
in famiglia la scena non desta impressione; sembra la cosa più naturale di
questo mondo. Ma chi assistesse la prima volta a questa scena religiosa, non
potrebbe non restarne edificato.
Udita
la parola d'ordine « E' l'ora del Rosario! », maschietti e femminucce vanno
a gara per trovarsi tra i primi davanti alla bella immagine della Madonna del
Rosario. La mamma ha ottenuto questa prontezza, dicendo che coloro i quali
arrivano prima e sono più pronti alla preghiera, piacciono di più alla Vergine
Santissima.
Mentre
tutti si dispongono, Pina la più grandetta accende le due piccole lampade,
rassetta il mazzetto di fiori e prepara il libretto di devozione.
-
Vedi, mamma, che già so dirigere il Rosario! Ancora qualche giorno e non avrò
più bisogno del libretto per enunciare i misteri!
-
Brava, Pinuccia! Però fra non molto terrà la corona Giovanna ed in seguito Gemma.
Desidero che tutti voi, anche i maschietti, impariate a dirigere il Rosario.
-
Ed il regalo quando me lo manderà Cristoforo? - soggiunge Pina.
-
Forse fra giorni, perchè io andrò in settimana a trovarlo in Seminario. L'ultima
volta che andai a visitarlo, mi replicò: Dirai a Pina che le manderò un
prezioso libro ed una collanina come premio, per aver imparato la recita del
Rosario. -
La
preghiera non oltrepassa i dieci minuti. Nessuno interrompe o disturba. Se
giunge qualche persona in casa, fatti i convenevoli, si riprende la recita. Si
chiude il Rosario col canto di una lode mariana. Mentre l'innocenza prega, la
signora Lina affida alla protezione della Regina del Cielo l'avvenire delle
sue creaturine e tiene presente specialmente Cristoforo, il primo figlio, che già
sta compiendo gli studi ecclesiastici e si prepara al Sacerdozio. L'ingegnere,
fortunato capo di questa famiglia, quando è in casa non si assenta mai dalla
recita del Rosario. Il suo posto è proprio sotto il quadro della Vergine.
Mentre tiene sulle ginocchia la piccola Teresa, mormora sottovoce 1'Ave Maria,
ma più che pregare con le labbra, medita col cuore. Quando alla fine del
Rosario, chi tiene la corona dice: Recitiamo un'Ave Maria per il babbo! -
l'ingegnere prova una scossa al cuore. - Questi angioletti, questi miei tesori,
pregano per me!... - Qualche volta manda un sospiro profondo e qualche altra
volta versa delle lacrime furtive.
-
Papà, chiede Giovannina, perchè questa sera è sembrato che tu piangessi
durante la preghiera?
-
Figlia mia, ne ho la ragione! Non volevo dir niente, per non impressionarvi,
ma ormai è bene parlare. Quest'oggi ho corso un grave pericolo. Una
motocicletta in una svolta dello stradale stava per investirmi; mi sfiorò
appena gli abiti. Riconosco che solo una protezione particolare della Madonna
avrà potuto liberarmi dalla morte o da qualche disgrazia! Attribuisco la grazia
alla quotidiana preghiera che voi fate per me dopo il Rosario. -
La
sposa ed i figli seguono con l'animo sospeso la narrazione dello scampato pericolo
e poi Pina, a nome di tutti, dice: Tu, papà, devi metterci sempre a conoscenza
di ciò che ti capita; in tal modo possiamo pregare di più e ringraziare
anche la Madonna!
Le
vacanze estive sono cominciate. L'ingegnere ha voluto regalare alla famiglia
due settimane di svago in campagna.
Quanto
sole e quanto movimento per la numerosa prole! I giorni volano.
Siamo
già alla domenica.
-
Mamma, chiede Maria, oggi è festa e dobbiamo ascoltare la Messa!
-
Figlia mia, non darti pensiero! Quando la domenica mattina ci si trova già in
campagna e la Chiesa è molto lontana, non c'è obbligo di andare a Messa.
-
E Gesù non si dispiace?
-
No, perchè si è nella impossibilità. - Ed allora la domenica in campagna è
come gli altri giorni della settimana?
-
Quasi. Tuttavìa verso le ore dieci rimedieremo in qualche modo. -
L'aia
è pulita; due robusti alberi di platano la riparano per metà dal sole. La signora
Lina ha chiamato a raccolta l'intera famiglia, compresa quella del colono, e poi
dice: Oggi è il giorno del Signore. Non siamo tenuti ad andare in Chiesa,
perchè è molto distante. Diamo però alla Divinità un atto di ossequio. Poichè
a quest'ora i fedeli sogliono essere nel tempio, noi uniamoci a loro in
ispirito e recitiamo il Rosario! -
Con
quanta devozione si prega!
Finita
la recita, il colono esclama: Ora comprendo tante cose! Non mi sono saputo mai
spiegare perchè questa campagna produca ogni anno così abbondantemente! Gli
altri coltivatori attigui me l'hanno fatto notare più di una volta: Ma questo
terreno pare benedetto - Gli stessi uccelli, quando il grano. è nei covoni,
rispettano questa contrada. Sarà la preghiera ad apportare tanto bene! -
La
signora, contenta di questa osservazione, risponde: I miei affari finanziari e
quindi anche il raccolto, vanno bene, perchè esigo che nella famiglia si
osservi la legge di Dio, si preghi, si santifichi la festa e non si mandi via un
povero senza aver dato qualche cosa.
-
Ho sessant'anni, conclude il colono, ed ho sempre da imparare!
Da
due ore il sole si è levato. Paolino è ancora a letto.
-
Alzati, tesoro mio! E' già tardi!
-
Come sei seccante, mamma! Mi hai svegliato di soprassalto. Per dispetto non mi
alzo.
-
Cominci già con i dispetti! Ti ho chiamato perchè verso le dieci ci attende
la zia Lucia. Siccome sa che oggi è il tuo compleanno, vuole invitarti a
pranzo, assieme a papà ed a me. Mi ha confidato che ha pronto un bel regalo
per te.
-
Allora mi alzo. Prima però portami il cioccolato e lo voglio con più zucchero
delle altre mattine... E tu, mamma, oggi che compio dodici anni, che cosa mi
regali?
-
Ho pensato a procurarti un bel gioco. Ti piacciono i pattini?
-
Tanto, tanto! Fammeli vedere subito! - Un po' di pazienza! Prima bevi il cioccolato.
-
Ma oltre ai pattini, voglio anche del denaro!
-
Alzati, dopo avrai cinque mila lire. - No, ne voglio dieci mila! Oggi voglio
comprare tante cose!
-
Non contristarti, tesoro mio! Ti ho accontentato sempre e ti accontento anche
ora. Tutto ciò che è mio, è tuo. Non ho altra gioia al mondo che te!...
-
Sai, mamma, che bel sogno ho fatto questa notte! Ho sognato Gianni e Pinotto e
poi Totò innamorato. Il sogno è stato grazioso e mi sono divertito, come se
fossi stato al cinema. Io quando sarò grande, vorrò fare l'artista
cinematografico, come Totò.
-
Per adesso, figlio mio, pensa a crescere! Poi si vedrà il da fare. -
Mentre
Paolino, seduto sul letto, sorseggia il cioccolato, cantarella un'arietta.
-
E questa bella canzone quando l'hai imparata?
-
Ieri sera al cinema! Le parole si trovano anche nel foglio del canzoniere, che
comprai domenica.
-
Ma bravo il mio Paolino! Impari così in fretta le canzoni! Ora cantami per
intiero questa canzonetta.
-
« Fanciulla mia, - il labbro tuo di rosa - Al bacio invita - Ed al perenne
amor!... ».
Finito
il passionale canto, la signora Luisa abbraccia il figlio ed esclama: Che
perla il mio Paolino!... -
Comincia
il nuovo giorno, anzi il nuovo anno per il fanciullo, e nessuno in famiglia
solleva la mente a Dio. Così tutti i giorni!
-
Egregia signora, lei è una persona, a modo; però le manca qualche cosa! -
Luisa, toccata nell'amor proprio, scatta: Che cosa mi manca?
-
Un po' di religiosità!... Non la si vede mai in Chiesa! - E per che cosa? Per
vedere il Prete? Per sentire la sua predica?... Io ho sempre nutrito una
cordiale antipatia per le vesti nere!
-
Ed il motivo quale sarebbe?
-
Non saprei! Il Prete mi sembra un uccellaccio di cattivo augurio. E' proprio
il mio istinto naturale.
-
Eppure, andando in Chiesa, ascoltando la predica, si può conoscere meglio la
legge di Dio e si può vivere più rettamente! Già!... Vivere più rettamente!
Gli ignoranti, scusi signora, gl'ignoranti credono a ciò che il Prete dice!...
Così l'altro giorno, mentre ero a tavola, venne una signora a chiedermi un
favore e accortasi che io mangiavo la carne rimase sbalordita.
-
Come, oggi che è Venerdì Santo lei mangia carne?
-
E che male c'è?
-
Il Prete dice che si fa peccato!
-
Ma vada a farsi impiccare lei ed il Prete! Io mangio quello che voglio!
-
Ma Gesù è morto di Venerdì Santo e noi per rispetto a Lui facciamo questo sacrificio!...
- Ho dovuto pigliare quella donna per le spalle e metterla fuori della porta!...
Ed io dovrei andare in Chiesa per sentire il Prete, o meglio le sue
corbellerie?... Mai più!
-
Ma dunque, lei, signora, non pensa che c'è Dio, un Dio da invocare giornalmente
ed al quale tutti un giorno dovremo presentarci per essere giudicati?
-
Le solite cose che insegnano i Preti! Mettono innanzi lo spauracchio: Dio, inferno,
paradiso! Queste cose non esistono!
-
Cioè, per tanta gente che vive male è preferibile che queste verità non
esistessero!
-
Basta! Sono stanca di ascoltarla e la prego di lasciarmi in pace! -
Questo
colloquio si è svolto tra Luisa e la presidente delle Donne Cattoliche, la
quale ha tentato di far penetrare un raggio di luce religiosa nell'infelice
famiglia. La pia signora scendendo le scale, dice fra sé: Povera cieca!
Crede di non mancare di nulla, e invece è priva di tutto! Le manca Dio nel
cuore e nella famiglia! Quale bene terreno può riempire questo vuoto?
Ippolito
è stanco di vivere con Luisa; per lui la famiglia non ha alcuna poesia; solo
Paolino, l'unico figlio, lo trattiene dal fare il taglio completo, il divorzio.
Già da più di un anno vive quasi da estraneo nella sua casa, in quanto
preferisce mangiare da solo, per non guardare il volto di Luisa... della
sposa infedele.
-
Ma questo vitaccia, pensa Ippolito, non potrà durare a lungo; si deve venire ad
una conclusione! -
Approfitta
dell'assenza di Paolino per fare una delle solite scenate con la moglie. Si
presenta, con il sigaro in bocca e freddamente dice alla sposa:
-
Che cosa hai stabilito? - Spiegati meglio!
-
Io sono stanco di stare con te! - Ed io stanchissima!
-
Ma perchè non separarci subito? - Vuoi mettermi in pericolo di commettere
qualche sciocchezza e così far parlare i giornali?
-
Tu dici quanto dovrei dire io... Invece di macchiare le carte, separiamoci e diamoci
al libero amore. Quando credi, facciamo la divisione dei beni.
-
Paolino verrà con me!
-
No; il figlio segue la madre! - Quando questa è innocente! - Sono
innocentissima!
-
Questo lo vedremo in tribunale!... Mi sono già convinto di quel che disse sotto
voce il Prete quando ci sposò: Questo ma trimonio è da cani rognosi!...
Allora me ne infischiai del suo dire, ma adesso gli dò ragione! Non avrei
potuto immaginare un matrimonio così infelice! Ma cercherò altrove la mia
felicità.
-
Tu non la troverai giammai, perché il tuo carattere è insopportabile! Le tre
donne che ami, ti squarteranno! Io sola ho potuto tollerarti e vedrai se non
sono profetessa!
-
Taci, donnaccia da trivio! -
Cosi
dicendo, Ippolita afferra il bicchiere che sta sul tavolo e lo scaraventa sulla
faccia di Luisa; per fortuna il colpo viene scansato e paga le spese il
grande specchio dell'armadio, che va in frantumi.
-
Vigliacco, approfitti che sono donna e sono sola! Ma pagherai anche questo atto,
degno di un villano!
-
Non ti rompo il grugno per non sporcarmi le mani! Ma sappi che questo è l'ultimo
giorno! Addio Luisa, ormai sei divisa!
-
Addio, Ippolito!... Mascalzone come al solito!
Ha
subito compreso Lina, appena contratto il matrimonio, che la sua missione è
quella di educare i figli. Ogni angioletto che Iddio regala alla famiglia,
è una nuova responsabilità. I bambini sono tenere pianticelle e possono
raddrizzarsi; sono simili alla cera e prendono, d'ordinario, l'orma che loro si
dà.
La
buona signora, seguendo l'istinto materno, rischiarato dalla luce religiosa,
attua di continuo il grande principio educativo: essere soavemente forte e
fortemente soave.
-
Mamma, dice Pierino, il figliuolo di nove anni, voglio mille lire per questa
sera. -- Quando chiedi qualche cosa, non dire mai la parola «voglio!». Devi
dire: Desidero... se vuoi farmi questo regalo! E che cosa faresti con le
mille lire?
-
Alcuni compagni di scuola vogliono condurmi al cinema; quest'oggi il film è
bello.
-
Allora ci andrò anch'io! - soggiunge Domenico.
-
Ed io pure! - dice Francuccio.
-
Nessuno di voi andrà al cinema! Ci andrete quando verranno con voi papà e
mamma.
-
Ma io devo andarci, insiste Pierino, perchè i compagni mi aspettano e verranno
anzi a chiamarmi.
-
Non preoccuparti di ciò! -
Domenico
e Francuccio, vista la serietà della mamma, depongono il pensiero; invece
Pierino comincia a piangere ed a battere i piedi per la rabbia.
La
signora, che conosce il temperamento nervosetto del figlio, pensando che uno
schiaffo possa al momento irritarlo di più, lo lascia li a piangere e poi
soggiunge: Più tardi ne parleremo. -
Dopo
qualche ora ecco tutti a tavola. Il piatto di Pierino resta vuoto.
-
Tu mangerai dopo degli altri, dice la mamma; i tuoi fratelli e le sorelline
avranno in regalo un dolce e tu non lo avrai. Cosi imparerai ad ubbidire
subito! -
Pierino
ha vergogna di alzare gli occhi, poggia la fronte sull'orlo della tavola e resta
immobile.
Continua
la mamma: Guardate il vostro fratello e rispondete: Vi pare esatto che uno vada
al cinema e tutti gli altri restino in casa?
-
No! O tutti o nessuno!
-
Proprio così! Al cinema si va quando lo dice la mamma e tutti assieme. -
Pierino davanti a tutti subisce l'umiliazione del reo e non ha il coraggio di
parlare. Ad un dato momento lascia la tavola, stizzito, e va nell'altra
camera.
La
signora lo segue, gli somministra quattro schiaffetti e conclude: Non
pranzerai né prima né dopo! Soltanto un pasto, non morrai!
Non
è da pensare che la mamma cambi parere o che il papà intervenga! I figli lo
sanno che con la mamma c'è poco da scherzare e quindi, se capita una volta un
fallo, ci pensano a che non si ripeta.
Con
tale sistema, la signora. Lina ottiene l'ubbidienza dai suoi figli e può
governare la casa senza tanti fastidi.
Questi
contrattempi infantili difficilmente càpitano e si sogliono chiudere, a
castigo finito, con il chiedere perdono alla mamma e specialmente a Gesù che è
rimasto offeso.
Educare
significa guidare, condurre, portare su. Pretendere d'impartire una sana
educazione senza il timor di Dio, è da stolti. Lina inculca sempre ai suoi
figli il pensiero della presenza di Dio: - Quando credete di essere soli,
non siete soli. C'è un occhio invisibile, ma reale, che vi guarda
continuamente. E' Dio che vi osserva quando siete in casa o fuori, da soli o
in compagnia, al buio o alla luce. Non fate mai lontano da me, ciò che non
fareste alla mia presenza! -
Senza
l'aiuto di Dio, non può farsi niente di buono. La signora Lina ha escogitato un
mezzo particolare, per ottenere l'assistenza divina nel governo della amiglia ed
in specíe nell'educazione dei figli. Già da parecchi anni ha scelto la
prima domenica del mese per avere un aumento di grazia in tutta la famiglia,
con la celebrazione di una Santa Messa a tale scopo.
-
Figli miei, domani sarà la prima domenica del mese!
Mamma,
lo sappiamo.
-
Ve lo ricordo affinchè vi disponiate meglio. La Messa che il Parroco celebrerà,
sarà per noi. Sarebbe bene che ci accostassimo tutti alla Comunione; io non
vi obbligo, ma certamente il ricevere Gesù è sempre: un'ottima cosa.
Alle
ore otto la famiglia dell'ingegnere è in Chiesa, al completo. I fedeli guardano
e commentano sotto voce: Fortunata coppia! Fossero così tutte le famiglie!
Quando
all'ora della Comunione ognuno si dispone alla balaustrata per ricevere Gesù,
è una scena commovente. Undici persone, appartenenti allo stesso nido, sono
inginocchiate in atteggiamento devoto; manca soltanto Cristoforo, che è nel
Seminario. C'è anche Teresina a fianco della mamma; conta cinque anni e non può
comunicarsi. Appena la signora Lina sta per ricevere la Santa Ostia, Teresina
guarda il Sacerdote e dice: Voglio anch'io Gesù! -
Il
Sacerdote non dà retta e va innanzi. - La bimba scuote la mamma: perché non mi
fai dare Gesù? Giovannina l'ha avuto e lo voglio pure io!
-
Teresina, presto lo avrai anche tu! Vedrai che festa faremo in quel giorno! -
Gesù è entrato nel cuore dei genitori e dei figli. Quanta pace nell'anima e
quale torrente di benedizioni!
-
O Dio, dice Lina nel segreto del cuore, ti ringrazio di tutto. Benedici
l'avvenire dei figli miei! Che nessuno abbia a traviare o a perdersi
eternamente!
E
Gesù ascolta e benedice l'aspirazione della pia donna, cosicché un giorno essa
potrà vedere un figlio Sacerdote, una figlia Suora e gli altri sistemati
nella vita.
Dodici
volte l'anno, la casa dell'ingegnere e di Lina è in tripudio grande, in
ricorrenza degli onomastici; per i completanni si fa qualche cosa in meno.
La
signora ha insegnato ai figliuoli che nel giorno onomastico è bene comunicarsi,
per rendere onore al Santo di cui si porta il nome; in occasione dell'onomastico
ha regalato a ciascuno un bel libro, contenente la vita del Santo o della
Santa Protettrice. Soltanto la piccola, perchè analfabeta, non ha ricevuto
ancora il libro della sua Santa; però la mamma le ripete spesso: Teresina mia,
quando saprai leggere, il libro migliore sarà per te a Storia di un'Anima! ».
Quanto
bene morale apporta in famiglia la conoscenza del proprio Santo! La buona mamma
se ne serve per avere più efficacia nella sua missione educatrice.
-
Menicuccio mio, faceva come te San Domenico Savio?... Egli studiava molto ed era
ubbidiente sempre!
-
Dimmi, figlia mia: La tua Patrona, Santa Gemma, faceva i capriccetti che fai tu?
-
E tu, Franco, se vuoi bene a San Francesco, devi essere paziente come lui! -
Questi richiami, fatti con arte ed a tempo opportuno, servono alla signora
Lina ad educare cristianamente le sue creature.
Pina,
già diciottenne, è seduta al tavolo del babbo ed inizia la lettura di un
libro. Entra la mamma.
-
E questo libro?
-
Me l'ha prestato la cugina Agnese. - Da quanto tempo?
-
Me l'aveva promesso l'altro giorno e l'ha mandato questa mattina col fratellino.
Dice che è un libro assai istruttivo.
-
Lascia ch'io l'osservi un po'... Veramente mi fa meraviglia che la cugina tenga
simile stampa!
-
E che, non è forse un buon libro?
-
Tutt'altra! Ricordo che proprio questo romanzo leggeva una mia compagna di
collegio e le venne tolto dalla superiora. Si seppe poi in comunità che il
libro era cattivo. Del esto, non vedi il titolo? « Finalmente soli! ». Buono
per te che ancora non ne hai iniziata la lettura. Ti serva d'insegnamento quanto
ti dico: La stampa buona solleva lo spirito e lo conferma nel bene; la cattiva
guasta il cuore e trascina nel fango. Questo libro lo metto a bruciare é non ci
si pensa più.
-
Ma devo dar conto alla cugina!
-
Dirai che si rivolga a me; saprò io cosa, rispondere! Sono disposta a
comprargliene in compenso un altro
Da
tre anni la signora è separata dal marito. Trascorre i giorni nell'amarezza.
Gli unici suoi svaghi sono: il cinema, il romanzo, la passeggiata con il
cagnolino e la visita a qualche famiglia.
Paolino
conta quindici anni, è abbastanza sveglio e comprende che cosa è la vita. In
lui si avverte la precocità nel male, dovuta alla cattiva compagnia, alla
lettura passionale ed al cinema. L'essere figlio unico, l'avere una madre per
niente educatrice, l'avere assecondato sin da piccolo tutte le voglie... tutto
ciò costituisce la causa della rovina e di lui e della madre.
-
Mamma, quest'oggi mi sono incontrato con il babbo, mentre stavo per comprare i
soliti giornaletti: «Sette », « Otto » ed «Il Travaso».
-
Ti ho detto di non pensare più a quel mascalzone! Quell'uomo non è tuo padre!
- Già! Ed allora di chi sono figlio?
-
Sei figlio mio... e basta! Quando vedi quell'uomo, devi cambiare strada!
-
Io invece quando lo vedo, lo avvicino, gli parlo e quasi sempre ricevo in regalo
monete da mille!
-
Miserabile! Guai a te se agirai ancora in tal modo! - Così dicendo, gli dà un
ceffone e gli cagiona l'emorragia al naso. Paolino non ricorda uno schiaffo
materno; questo è il primo e lo riceve senza comprenderne il motivo.
Arrabbiato per l'umiliazione, dà un forte calcio alla mamma, gridando:
Donnaccia di strada, se lo farai un'altra volta, ti romperò la testa!
-
A me, a tua madre queste parole?
-
Sì; prima te le diceva il babbo ed adesso te le dico io! E ciò che mi hai
fatto, lo rapporterò al babbo!
-
Tu, figlio snaturato, hai osato darmi un calcio? Che ti si rompa quel piede che
mi ha colpito! Ti maledico! -
Luisa
va a rinchiudersi nell'altra camera e sfoga nel pianto il suo dolore... Senza marito
,e per di più con il figlio ribelle!
Se
Luisa avesse frequentato la Chiesa ed avesse ascoltato le prediche, forse
sarebbe venuta a conoscenza di quel detto della Sacra Scrittura: La
maledizione della madre distrugge sin dalle fondamenta la casa dei figli. - Ma
l'ignoranza di ciò non impedisce l'avveramento della parola di Dio.
E'
passata appena una settimana dal forte contrasto avvenuto tra madre e figlio.
Paolino può considerarsi ancora ragazzo, cosicché dopo qualche giorno ha
dimenticato lo schiaffo materno ed ha ripreso i buoni rapporti con la mamma.
-
Vorrei andare al cinema; però subito. Fra una mezz'ora si darà un colosso
d'arte. E tu, mamma, non vieni?
-
Sono indecisa. Oggi mi dà noia tutto. Va' tu intanto; se mi deciderò, più
tardi ti raggiungerò. -
Paolino
si avvia frettolosamente e lungo la via pare assorto nel meraviglioso film che
l'attende. Attraversa alcune vie secondarie e deve attraversare anche la via
principale. Allo sbecco del corso riesce a trattenere il passo e si libera da un
investimento automobilistico; ma si accorge che subito dopo viene un'altra
vettura. L'autista frena repentinamente; però Paolino viene colpito dal
parafango e gettato sul marciapiedi.
E'
un accorrere di gente. L'autista trasporta il ferito all'ospedale, mentre una
guardia va a dare la triste notizia alla famiglia.
-
Signora, non s'impressioni... Si tratta di una piccolezza!... Vengo perchè
questo è il mio dovere!...
-
Di che si tratta?
-
Glielo dico perchè... è cosa da niente!... Suo figlio è stato urtato e si
è fatto un po' di male alla gamba.
-
Mio figlio?... E dov'è adesso?
-
Siccome è necessaria una piccola medicazione, è già all'ospedale. Signora,
è cosa da niente e potrà darsi che fra qualche ora il figlio ritorni in casa
da se stesso! -
Luisa,
fuori di sè per lo spavento, accorgendosi che la guardia tenta di addolcire
la pillola, corre all'ospedale e domanda del figlio.
Paolino
ha già ripreso i sensi; sente però bruciore alla fronte e un forte dolore al
piede destro.
-
Dunque, dottore, sia sincero! Calmi il mio cuore di madre! Che ferite ha
riportato il mio Paolino?
-
Alla fronte una piccola ferita, guaribile in una settimana; alla gamba destra
una contusione un po' forte, ma non da lasciare tracce, causata dall'urto del
parafango; il piede destro invece pare abbia riportato qualche frattura al
malleolo; dico pare, perchè osserveremo meglio il piede ai raggi.
-
Potrà dunque restare zoppo per tutta la vita?
-
Speriamo no, signora! Una frattura al malleolo richiede però una cura un po'
lunga e molto riposo. -
La
signora Luisa resta un istante silenziosa come per ricordare; fissa lo sguardo
sul suo Paolino e poi cade in ginocchio presso il capezzale. I singhiozzi sono
convulsivi. Paolino poggia, la mano sul capo della mamma e dice: Non piangere
più! Mi fai troppa pena! -
L'addolorata
madre, non potendo più trattenere il cordoglio, esclama: Figlio mio, perdonami!
Io sono stata la causa di tanto male!... Ricordi? Otto giorni oggi io ti
maledissi! Quel piede che mi percosse; è fratturato! Fatale coincidenza. Pare
che ci sia un destino inesplicabile nella vita!...
Un
anno di fastidi e di continue spese. Finalmente Paolino può dirsi guarito. Zoppica
leggermente e ciò costituisce una spina continua al cuore materno.
Avendo
interrotto lo studio, Paolino non ha più voglia di riprendere i libri.
-
Figlio mio, rifletti bene! Pensa all'avvenire! Sei entrato nel diciassettesimo
anno di età e devi ancora frequentare la quarta ginnasiale !
-
E che male c'è?
-
I tuoi coestanei sono già nella prima classe liceale! Non bisogna restare
indietro agli altri. Si perde il prestigio!
-
Ed a me cosa importa degli altri?
-
Deve importarti, perchè quando si consegue una laurea, si sta meglio in
società ed inoltre, prima si compie il corso di studio e più onore si ha
presso gli amici.
-
Io invece non la penso così! Se fossi povero, allora mi darei seriamente allo
studio, per avere i mezzi di vivere agiatamente; ma dato che abbiamo il
palazzo, due campagne e denaro in banca, dato che non ci sono fratelli e
sorelle, io, divenendo padrone di tutto, nuoterò nell'abbondanza. Perchè
devo rompermi il capo sui libri? E' un anno che non studio e non ho proprio
voglia di frequentare daccapo la scuola.
Te
ne pentirai un giorno!
-
Già, me ne pentirò! Fra un paio di anni mi sposerò e penserò a godermi la
vita! - Cosi ragazzo e già pensi a sposare? - Sicuro, io voglio sposare presto!
Ho già alcune signorine sott'occhio; quando avrò i miei venti anni, chi sa
dove sarò con la mia sposa! Io sogno di andare lontano lontano a godere la
vita!
-
Dunque, pensi già di lasciare tua madre? Ed avrai il coraggio di staccarti
dal mio fianco? Ma tu non sai che sei l'unico mio tesoro?
-
Lo so; ma potresti pretendere che io stia sempre a tuo fianco come il
cagnolino?... Quando sposerò, io vorrò andare ad abitare in città; non mi
piace dimorare in questo paesetto! -
Luisa
finge di non aver fatto caso del ragionamento del figlio; però trascorre il
resto della giornata in grande amarezza. Le ritorna spesso alla mente il detto
di Paolino: Fra alcuni anni, matrimonio e via lontano! - Dunque, essa pensa,
verrà giorno, e forse presto, in cui sarò sola, in casa!... Non marito...
Non figlio!... Che cosa sarà allora per me la vita?... Andrò con Paolino e lo
seguirò ovunque!... Ma la nuora vorrà tenermi presso di sè? Io non . ho
voluto suocera in casa. E se altri facesse così con me?... -
L'orizzonte
della vita si mostra denso di nubi, per cui Luisa rimane taciturna e triste.
Il
sentire la compassione verso i bisognosi è cosa naturale; è bene nobilitare
questo sentimento con lo spirito di fede, pensando alle parole di Gesù Cristo:
Tutto ciò che avete fatto all'ultimo dei miei fratelli, lo avete fatto a me.
-
La
signora Lina ha sentito sempre il profumo della carità ed è stata santamente
orgogliosa di appartenere alla Conferenza di San Vincenzo, anzi da parecchi
anni copre la carica di presidente delle Dame di carità. Hanno seguito il suo
esempio altre pie donne, le quali hanno dato il nome alla Conferenza. Indumenti,
cibi, medicinali, denaro... tutto passa per le mani dela buona signora ed è
destinato a sollevare certe famiglie povere e tanti infermi a domicilio.
Il
Parroco ringrazia Iddio di avergli mandato in Parrocchia una donna così
zelante e caritatevole.
La
signora ha saputo inoculare nel cuore del marito e dei figli lo spirito di
carità e ci è riuscita a meraviglia.
Sono
le ore undici antimeridiane. Il lavaro in famiglia procede con serenità. Si
sente battere al portone.
-
Mamma, dice Giovanna, c'è una poverella!
-
Prepara qualche cosa da darle. - La fanciulla prende dall'armadio una pagnottella
ancora calda e la porta alla mendicante.
-
Che il Signore ti ricompensi nella salute! Da ieri a mezzogiorno che non tocco
pane Se permetti, mi seggo qui, sul gradino della scala, e mi rifocillo un
poco. -
Giovanna
è contenta dell'opera buona compiuta e risale la scala allegramente. La mamma
le dice:
-
Che cosa hai dato alla poverella? - Il pane fresco.
-
E più?
-
Nient'altro! Lo sta mangiando in fondo alla scala con tanta avidità; si vede
che ha fame!
-
E perchè non hai dato anche un po' di companatico? Tu quando mangi accompagni
sempre il pane con qualche cosa! Porta giù una tavoletta di burro! -
Mentre
Giovanna eseguisce l'ordine della mamma, Gemma scende frettolosamente la
scala, portando sotto il grembiule un pasticciotto.
Questo
mangiatelo per amor mio! E' Gesù che ve lo manda. -
La
mendicante si commuove, bacia il pasticciotto e poi esclama: Oh, se in ogni famiglia
mi trattassero così!
-
Mamma, venerdì, quando andrai con la signora Lucia a visitare i poveri, vorrei
venire anch'io! Da due mesi non apro il salvadanaio e credo che ci sia dentro
una buona sommetta!
La
signora Lina sorride alla piccola Teresa, che già conta nove anni.
-
Brava la mia piccina! Ma ora dimmi: Chi ti ha suggerito l'idea del salvadanaio?
-
Vedi, mammina, è stata Santa Teresa, la mia Santa, Tu mi hai regalato la «
Storia di un'Anima » alcuni mesi fa, nel giorno del mio onomastico; io ho letto
tutto il libro ed ho imparato tante cose. A nove anni Santa Teresina teneva il
salvadanaio per i poveri; tutti i soldi che riceveva, li metteva dentro; poi
andava col babbo a trovare qualche bisognoso e con le sue stesse mani
consegnava il denaro. Mi è venuto in mente di fare altrettanto anch'io. Da due
mesi in qua raccolgo denaro; ogni domenica il babbo mi ha dato qualche cosa;
mi sono privata di comperare il giornalino e le caramelle; questi piccoli
sacrifici li faccio per Gesù, perchè così faceva la mia Santa. -
La
mamma ascolta tutto e conclude: Venerdì ti condurrò a visitare una fanciulla
ammalata. Tu stessa le darai il denaro, che servirà per comperarle le medicine;
così guarirà più presto.-
La
ragazzina si allontana saltellando per la gioia. La signora Lina segue con lo
sguardo la figliuola ed a vederla così lieta, si commuove. - La mia piccola
Teresa imita la sua Santa!... Oh, potesse imitarla in tutto!.
E'
il giorno di Natale! La numerosa famiglia si dispone al pranzo. Fuori fiocca
la neve.
-
Come si sta bene qui al calduccio! esclama Franco.
E
chi sa quanta gente manca di fuoco e di pane! - soggiunge la mamma.
Da
pochi istanti è incominciato il pranzo. Tutti sono lieti, non escluso il
signor Mario; è la gioia del Natale che traspare sui volti.
-
Pare che bussino! - dice la mamma. Maria, va ad aprire. Si presenta un vecchietto
curvo, dagli abiti a brandelli e dalle scarpe rotte; il volto è scarno.
-
Oggi è Natale; per amore di Gesù Bambino, volete darmi qualche cosa? Sono
ormai solo al mondo! -
Maria
resta un po' indecisa e poi risponde. Attendete un momento! -
Corre
nella sala da pranzo ed annunzia: C'è un povero, che somiglia a Lazzaro del
Vangelo. Fa pena il guardarlo. Avrebbe bisogno di tante cose. Che fare? -
La
signora Lina ordina che il mendicante venga su. Appena si presenta nella sala
da pranzo, il vecchietto resta confuso e guarda senza dir parola.
-
Che ne pensi, Mario, dice la signora al marito, facciamo trascorrere allegramente
il Natale a questo infelice?
-
E perchè no! Io ho sempre toccato con mano che dopo un atto di carità mi è sopraggiunta
la provvidenza. Ho un affare importante per mano e spero che per quest'atto di
generosità Iddio farà andare tutto bene!
-
Maria, prepara un altro posto, qui nel centro della tavola. -
In
un momento la tavola si ricompone - Se ci fosse Cristoforo, dice Gemma, saremmo
tredici come nell'ultima cena di Gesù. -
La
signora Lina, mentre il vecchietto comincia a pranzare, approfitta per dare ai
figli una solenne lezione:
-
E' la prima volta che un povero mangia alla nostra mensa. E' un regalo che noi
facciamo a Gesù Bambino, o meglio è un dono che Egli fa alla nostra famiglia
nei giorno di Natale. Ricordate, figli miei, che il Papa San Gregorio Magno
spesso invitava a pranzo dodici poveri e lui stesso li serviva. Il povero è
l'immagine di Gesù Cristo e qualche volta è Lui in persona; difatti tra i
poveri che questo Papa soleva invitare, qualche volta c'era anche Gesù che si
presentava in forma di bisognoso e poi si rivelava. -
I
figliuoli ascoltano la mamma con interesse; Teresa intanto guarda fissamente
il vecchietto.
-
Teresa, perchè guardi così?
-
Vediamo se questo povero diventa Gesù!
-
Noi non possiamo pretendere tanto, ma certamente Gesù in questo momento
considera fatto a sè quello che facciamo al povero! -
Durante
il pranzo si moltiplicano le domande di curiosità ed il vecchietto risponde
commosso.
-
Questo dolce, dice Franco al povero, è mio e lo regalo a voi.
-
Anch'io vi dono la mia porzione! - soggiunge Giovanna e poi Teresina.
A
pranzo finito, la signora consegna un involto: Vi servirà per la cena di questa
sera!
Prima
di allontanarsi il povero ringrazia con le lagrime più che con le parole: E' la
prima volta che in vita mi si tratta con tanta cordialità! Da venti anni in qua
è questo il primo Natale che trascorro contento! Salute e Paradiso!... -
Il
cuore dei due sposi è ripieno di gioiai figliuoli provano anche un'insolita
contentezza.
-
Mamma, ma perchè siamo più lieti del solito?
-
Figliuoli miei, è il frutto della carità! Iddio comincia a ricompensare sin da
questa vita, il bene che si fa al prossimo.
-
Paolino, non dimenticare di comprarmi le sigarette! Sono ormai alla fine della
provvista.
-
E va bene!.. Ma hai intenzione di fumare sempre, anche quando sarai vecchia? -
Che discorso è questo? Io fumerò finchè ne avrò voglia!
-
Avresti fatto meglio a non imparare a fumare! Finché è l'uomo che ama la nicotina,
niente di strano. Ma la donna che pensa alla sigaretta, specie all'età di
cinquant’anni, è un po' ridicolo!
-
Ma tu credi che io possa troncare un' abitudine, coltivata sin dalla
giovinezza?... Del resto, non ho fumato più di un pacchetto al giorno.
-
E ti pare poco?... Fumare un pacchetto di Giubek! L'altro giorno, in un rnomento
di ozio, volli fare un calcolo approssimativo della spesa: Vediamo un po’,
da che sono nato io, cioè in diciotto anni, quanto ha speso la mamma per il
fumo!... Sano circa due milioni!...
Vuoi
capire, mamma, quanto sprechi?... E poi, quando ti chiedo mille o due mila lire
per divertirmi, ti arrabbi. Ci vuole ecanomia! Denaro non ce n'è troppo! -
La
signora Luisa tace, ma per non darla vinta al figlio, alla fine dice: Se tu non
fumassi, avresti diritto a parlare; ma il fumo piace anche a te!
-
Io però mi contento di due o tre sigarette al giorno!
-
Non meravigliarti! Chissà a che numero arriverai in seguito! Anch'io cominciai
con una al giorno!
E'
Venerdì, Battono al portone.
Luisa
si affaccia dal terrazzino e vede una povera.
-
Che volete?
-
Oggi è venerdì. Mi date qualche cosa? - Sempre la stessa storia! Oggi è venerdì,
domani è sabato... sempre la solita seccatura! Se volete magiare, lavorate!
-
Sono ammalata!
-
Già, ammalata ed andate in giro a disturbare la gente! Non azzardatevi a battere
più al mio portone! -
Luisa
rientra in camera borbottando: Quanta gente oziosa e parassita! Se si dovesse
dare a tutti qualche cosa, ci sarebbe da ridursi in miseria.
Intanto
la mendicante solleva gli occhi al cielo: O Dio, la vostra mano giusta tocchi
questa signora e che abbia a provare la fame che ho io!...
E'
il pomeriggio della domenica. Luisa ha già impiegata un'ora e più per fare la
toilette. Le manicure, i pastelli, la permanente... quanto tempo le rubano e
quanta denaro! La vanità è stata sempre il suo lato debole ed essa stessa lo
riconosce.
Quanto
crede di essere inappuntabile a presentarsi in società, va a passeggio in
compagnia di Bobi, il fedele cagnolino. Pensa la signora che gli occhi degli
uomini siano rivolti alla sua persona e si pavoneggia lungo la via.
A
metà del passeggio è immancabile la visita al bar: un pasticciotto oppure un
rinfresco per sè ed i biscottini per il cagnolino. Una ricca signora è seduta
al bar; è una forestiera. Volendo costei fare un atto di gentilezza, offre al
cagnolino due biscottini che tiene in mano.
-
No, signora, esclama Luisa; il mio Bobi non è abituato a mangiare di simile
roba; preferisce i biscottini più inzuccherati! Grazie dell'esibizione, ma al
cagnolino ci penso io, che conosco i suoi gusti! -
Nel
frattempo è entrato nel bar un uomo dalla mano secca; è un povero padre di famiglia,
inabile al lavoro. Gli avventori gli danno qualche cosa, non escluso il serviente.
Si presenta anche alla signora Luisa, la quale finge di non accorgersi.
-
Signora, domando qualche cosa per i bambini!
-
Neppure al bar mi lasciate in pace! Ci vorrebbe una borsa apposita per tutti gli
accattoni!.. Non ho più denaro in tasca!
-
Per comprare al cane i biscottini, il denaro c'è! Per dare un tozzo di pane ai
miei bambini, non c'è denaro!... Vergogna! Donna senza cuore!...
Per
una grande cristiana un figlio Sacerdote è il più grande tesoro. Lina,
convinta di ciò, ha voluto dare al Signore la primizia della sua maternità,
Cristoforo.
Quand'era
ancora nelle fasce, il bimbo veniva offerto a Dio con viva fede.
-
Fate, o Signore, che questo primo figlio diventi vostro degno Ministro! -
Il
Creatore accettò la preghiera e depose nel cuore di Cristoforo il germe della
vocazione sacerdotale, il quale andò sviluppandosi col crescere degli anni.
Ora
Cristoforo è novello Sacerdote.
La
sua venuta in paese è una vera festa cittadina: banda musicale, sparo di mortaretti,
lancio di palloni, ecc. Plù di tutti assaporano la festa i genitori del
novello Levita.
E
mentre, durante la celebrazione della prima Messa, si fa dal pulpito il
panegirico del Sacerdote Cattolico in genere e di Cristoforo in ispecie, padre e
madre piangono di consolazione.
-
Subito dopo la funzione, ha luogo il bacio della sacra mano. Lina vuole essere
la prima a fare ciò. S'inginocchia davanti al figlio e dice: Quante volte,
mentr'eri bambino, ti baciavo le manine!... Ora però bacio queste mani che
sono consacrate, figlio mio, poichè adesso sei tanto vicino a Dio, prega per i
genitori e per tutta la famiglia!
Tutto
il giorno in casa è un andirivieni di parenti e di amici. Si è stanchi, ma contentissimi.
L'indomani
Cristoforo celebra la Santa Messa in casa e precisamente nella stanza, ove
ventiquattro anni prima ha avuto i natali. Agli astanti egli rivolge la
parola, invitando tutti a ringraziare la Divinità dei benefici ricevuti.
I
concittadini commentono l'avvenimento: La famiglia dell'ingegnere ha meritato
questo figlio Sacerdote!... Fortunati genitori!... Quanti giovani coetanei di
Padre Cristoforo sono sulla cattiva strada!... Quanto bene potrà fare con le
sue opere questo giovane!... Anche il nome l'accompagna: Cristoforo, cioè
portatore di Cristo nel mondo!. .
I
vari commenti vorrebbero essere anche auguri.
Il
tre giugno dello stesso anno, cioè un mese dopo l'Ordinazione Sacerdotale,
ricorrtono le nozze d'argento matrimoniali dei coniugi Mario e Lina. Questa data
non deve passare inosservata.
Tutti
gli anni la signora Lina ha ricordato la data del suo matrimonio con una festicciola
in famiglia e più che tutto davanti a Dio, con la celebrazione di una Messa
di ringraziamento, di riparazione e d'impetrazione. Il venticinquesimo però
dev'essere solenne.
La
famiglia la mattina è al completo in Chiesa, disposta a comunicarsi. E'
presente anche Lucia, la quarta delle figlie; la quale è già Suora del Sacro
Cuore da più di un anno.
Celebra
la Messa Cristoforo.
I
numerosi amici dell'ingegnere e le persone che hanno qualche legame di parentela
e di amicizia con la signora Lina, assistono alla sacra funzione.
Prima
di diistribuire la Santa Comunione, Padre Cristoforo tiene un fervorino. Il
momento è solenne. Genitori e figli sono inginocchiati alla balaustrata;
Cristoforo li guarda e, prima ancora di iniziare la piccola predica, sente già
la commozione. Riesce a dominarsi e parla calorosamente; più che la bocca,
parla il cuore. Conclude il fervorino con queste frasi:
-
Venticinque anni or sono in questo Tempio, due cuori si giuravano fedeltà. Iddio
benediceva il loro amore. Oggi altri dieci cuori fanno loro corona. Come
ringraziare la Divinità di tanti benefici? Ma se tutti i membri della
famiglia hanno il dovere della riconoscenza a Dio, più di tutti devo
ringraziare io il Signore, perché sono stato scelto a suo Ministro!...
Benedici, o Dio onnipotente, chi indirizzò sulla retta via i miei primi
passi! Benedici fratelli e sorelle! Che tutti possiamo assistere alla festa
delle nozze d'oro e che tutti possiamo ritrovarci assieme in Paradiso! -
La
serata di un giorno così solenne viene coronata dalla rinnovazione dell'atto di
Consacrazione della famiglia al Sacro Cuore. Non è più il Parroco a compiere
la cerimonia, bensì Padre Cristoforo.
Verso
le ore ventitré comincia il riposo. I figliuoli, con la coscienza serena, si
addormentano sotto lo sguardo amoroso di Dio.
Lina
intanto dice allo sposo: Mario, ricordi? Venticinque anni come questa, sera io
m'inginocchiavo ai piedi di questo letto e pregavo per l'avvenire della nostra
famiglia. Abbiamo figli che sono perle; noi ci siamo amati santamente e senza
alti e bassi; i nostri affari sono prosperati sempre. Tutto ciò si deve
attribuire alla benedizione di Dio, attirata dall'osservanza della sua legge.
Che cosa ne pensi tu?
-
Penso che realmente c'è un Dio sopra di noi ed attribuisco a Lui il nostro
benessere. Se avessi avuto per moglie una donna senza il timore di Dio, chi sa
quanti crepacuori avrei dovuto avere in questi venticinque anni!...
E'
IL DESTINO!...
Da
qualche ora è scesa l'oscurità della sera. Luisa è sola in casa, o meglio, in
compagnia del cagnolino, che le saltella intorno:
-
Oh, cara la mia bestiolina! Desideri qualche cosa? Vuoi due biscottini, è vero?
All'improvviso alte grida s'innalzano dalla via. La signora tende l'orecchio e
si accorge trattarsi di qualche rissa.
Ma,
a me cosa importa? Meglio non affacciarmi! Non si sa mai cosa possa capitare!
- Prende il suo Bobi tra le braccia e lo vezzeggia.
Ripetuti
colpi sono dati al portone. - Signora, signora!...
Luisa
ha paura. - Ma che cosa avviene? Come posso entrarci io, se fuori capita una
rissa? - Scende frettolosamente e va al portone, senza però aprirlo.
-
Che cosa si vuole da me?
-
Paolino è stato arrestato'. -
Luisa
spalanca il portone, vorrebbe lanciarsi tra la gente per sapere come sia andata
la cosa, ma viene trattenuta.
-
Signora, non esca! Gli offesi potrebbero vendicarsi anche sopra di lei!
-
Ma voglio sapere tutto! Perchè hanno arrestato mio figlio? Paolino è di certo
innocente! Non è capace di far male!
-
Signora, non si preoccupi! E' stata una ragazzata e speriamo ché tutto
finisca amichevolmente!
-
Ma dunque?...
-
Paolino ormai è grandetto; punta sui venti anni. Naturalmente a quest'età ha
il cuore caldo ed ha amoreggiato un poco con Mariannina, la figlia del
macellaio.
-
Vergogna! La figlia del macellaio!... La colpa è di lei, perchè i macellai
sono persone spregiudicate... E poi, cosa è avvenuto di positivo?
-
Da quel che adesso ho sentito, pare che Paolino da diversi mesi, quasi tutte le
sere, sia stato a colloquio con Mariannina, una volta in casa di vicini,
un'altra volta in un angolo solitario della viuzza e qualche volta nella
rivendita.
-
Ma fin qui, non c'è reato; è sola imprudenza.
-
Questa sera però sé n'è accorto il padre della ragazza, il quale disse
arrabbiato a Paolino: Non ti cambio i connotati perchè non voglio andare in
galera! Guai a te però se continui in questa tresca! La tua parte è stata
da mascalzone! Tirarti l'affetto di mia figlia senza che io ne fossi informato!
- Paolino a sentirsi dare del mascalzone, gli ha affibbiato un poderoso pugno
alla tempia e lo ha fatto stramazzare; il macellaio, battendo, si è prodotta
anche una ferita al capo! Paolino è subito fuggito; i figli del macellaio
hanno cercato di raggiungerlo per vendicarsi, ma, sopravvenute due guardie,
suo figlio è stato ammanettato. Ecco la storia!
-
Imbrogliato con la figlia di un macellaio... e per di più in prigione come un
malfattore!... Che disgrazia per la mia casa! Oggi, diciassette del mese e
venerdì per giunta!... E' inutile! E' il destino che mi perseguita!
-
Signora, da avvocato le presento la conclusione pratica. Suo figlio è in prigione;
se realmente egli ha il cuore legato alla Tagazza, uscito dal carcere la cercherà
daccapo. Il macellaio mi ha detto che è disposto a perdonare; però data la
pubblicità dei fatto, Paolino dovrebbe sposare al più presto Mariannina.
Casa signora o sposare o al tribunale! -
Luisa,
livida per la rabbia, risponde: piuttosto vederlo morto, anziché a braccio con
la figlia di un macellaio!
-
Ma è inutile, signora, la sua ostinazione! Paolino ama pazzamente la giovane
ed è risoluto a sposarla!
-
Faccia quello che vuole! Io lo ripudio per figlio! Gli darò la semplice legittima
e non voglio più saperne! -
L'avvocato
riferisce al macellaio la devisione della signora; Paolino viene rimesso in
libertà e, fatte le pubblicazioni, entro un spese si effettua il matrimonio.
Luisa,
ferita nel suo orgoglio, affinché si sappia in paese che essa non accetta ma subisce,
il giorno delle nozze mette il lutto al portone, rendendosi in tal modo ridicola
davanti alla cittadinanza; del resto, così aveva fatto suo padre quando essa
sposava Ippolito.
Dopo
alcuni, mesi la nuova coppia cambia dimora e si attua così l'ispirazione di
Paolino di andare ad abitare in città.
Amici
cercano di conciliare madre e figlio, ma non ci riescono. Paolino per via
epistolare fa di tutto per calmare il cuore materno, ma invano.
Luisa
è ormai sola!
Son
passati quattro anni dalla partenza del figlio. La signora non fa più la via
sulla quale è situata la rivendita della carne. Udendo la parola « macellaio
», diviene rossa per la vergogna. Cerca di distrarsi non pensando al passato,
ma in certe ore, specialmente la sera quando è nella solitudine, sente il
bisogno di piangere.
Eccola
seduta al balcone. E' sera. Passano dei giovanotti, che cantano un'arietta,
mentre la fisarmonica accompagna; si sente la trasmissione radiofonica di
un'operetta; la gente va e viene, dimostrando spensieratezza... Luisa
intanto pensa: Nel mondo si gode! Chi canta, chi ama ed è riamato... ed io
invece... sono sola! Il marito mi ha abbandonata; la figlioletta morta; quello
snaturato... lontano da me? Che cosa è ormai la vita per me?... Gli uomini non
mi corteggiano più; sono grandetta! Le danze non sono più per me! Il cinema
non mi attira più come prima; ne sono già stufa!... Non c'è altro rimedio!
E
se mi ammalassi? Chi verrebbe ad assistermi? E' necessaria una persona di
servizio in casa. Un'estranea in casa!... Che disastro!... Avessi avuto
un'altra figliuola, sarebbe stata la mia fortuna!... Pazienza!...
-
Signora, vorrei darle una notizia, ma temo di recarle dispiacere!
-
Quanta delicatezza in una serva! Se è cosa che mi riguarda, dilla pure; non
preoccuparti del resto.
-
Questa mattina, mentre ero alla latteria, si parlava di suo marito, il Signor
Ippolito.
-
Non ho marito! Lui per la sua strada ed io per la mia!
-
Ma ormai, si dice che sia morto!
-
Ha ritardato troppo! Avrebbe fatto meglio a morire prima d'incontrarsi con
me!... Si è comportato nei miei riguardi da vero mascalzone!
-
Si diceva questa mattina che sia morto ieri all'ospedale, in conseguenza di
una brutta malattia contratta per i suoi vizi.
-
Ben gli sta! Se fosse morto alcuni anni prima, mi sarei maritata di nuovo!
Tuttavia oggi faccio festa! Per me questo è un giorno memorando!
C'è
il giorno ed anche la notte; la primavera e l'inverno; il cielo sereno e la
burrasca... Così è la vita: rose e spine. Ci sono i giorni di gioia e quelli
di dolore. Con il sentimento religioso le pene restano addolcite ed anche
valorizzate; senza la luce della fede, il dolore opprime terribilmente il cuore
umano, spingendolo sino alla disperazione.
La
vita familiare di Lina è stata un intreccio di gioie e di afflizioni: tutto
pero ellla ha saputo sopportare con cristiana rassegnazione.
Il
figlio Domenico è stato per Lina una spina quotidiana. In conseguenza di una
paralisi infantile, Domenico è rimasto zoppetto e con il braccio rattrappito.
La buona signora, pur sostenendo grandi spese per curarlo, vedendo essere
inutile ogni rimedio, si è rassegnata e, mirando il figlio, ripete spesso:
Signore, questa è la croce! Avete portato voi la croce e la porto anche io! -
Due
anni dopo l'Ordinazione Sacerdotale di Cristoforo, la figlia Maria, colpita da
polmonite fulminante, è passata all'altra vita, munita di tutti i conforti
religiosi. Perdere la figliuola a diciannove anni, e quasi improvvisamente, è
stato per la madre una vera spada. Lina ha trovato però conforto mirando spesso
il bel quadro della Pietà che tiene nella camera da letto. - Voi, Madre
Addolorata, che avete avuto tra le braccia Gesù morto, datemi la forza di
sostenere tanto dolore! La più grande pena per la signora Lina è la morte
dello sposo.
Un
telegramma richiama in famiglia Padre Cristoforo, impegnato fuori paese in un
corso di predicazione; un altro telegramma è diretto a Suor Lucia nell'istituto
religioso: « Babbo gravemente infermo, urge tua presenza ».
Il
Signor Mario, quasi sessantenne, è colpito da paralisi progressiva. Le cure
eccezionali rallentano la catastrofe, ma non la impediscono.
Ecco
tutti i figli attorno al letto del babbo, a seguire con ansia angosciosa il
progresso della malattia. La signora Lina sin dal primo manifestarsi della
paralisi si è premurata non solo di chiamare il medico del corpo, ma anche
quello dell'anima. Il Parroco infatti ha somministrato tutti i Sacramenti.
Poichè
in casa c'è adesso Padre Cristoforo, l'assistenza religiosa è ininterrotta.
-
Babbo mio, dice il figlio, speriamo che ti possa rimettere al più presto.
Intanto pensiamo all'anima. Hai ricevuti tutti i Sacramenti; ma se tu volessi
comunicarti anche ogni giorno, io ti porterei ogni mattina Gesù Sacramentato.
Sì,
figlio mio! Due giorni fa mi comunicai; domani un'altra volta. Desidero però
un'altra assoluzione. Vorrei confessarmi con te.
-
Volentieri!
Tutti
si ritirano dalla camera; Padre Cristoforo ascolta la confessione del babbo e
poi l'assolve.
Più
di una settimana di ansia ed alla sera del decimo giorno il Signor Mario emette
l'ultimo respiro..
Ecco
il cadavere adagiato sul letto! Il cuore di tutti è sotto l'incubo del dolore.
L'unico conforto è il pensiero che l'anima benedetta sia già nell'amplesso di
Dio.
Gli
occhi dei familiari sono rivolti al cadavere; nessuno parla; si odono dei
ripetuti singhiozzi; Lina è seduta presso il capezzale del defunto ed il
figlio Cristoforo le sta accanto. - Figlio mio, che cosa potrei dire a Gesù in
questi momenti? - La preghiera più accetta a Dio è questa: Signore, sia fatta
la tua volontà!
La
signora lentamente ripete la preghiera suggeritale e ad ogni invocazione pare
che una goccia di balsamo le scenda in cuore.
L'indomani
ha luogo il solenne funerale, al quale partecipano molti amici di famiglia.
E'
doveroso ora osservare le norme del lutto. Lina, che ha amato tanto lo sposo e
che sente di amare ancora, vuole che il lutto sia cristiano; anche il figlio
Cristoforo raccomanda di fare copiosi suffragi..
Ecco
la famiglia raccolta in una camera; non vengono più visitatori, perchè l'ora
è un po' tarda. Padre Cristoforo fa con i suoi cari quello che tante volte ha
fatto in altre famiglie in occasione del lutto, rivolge cioè parole di fede e
di conforto.
-
Non abbiamo padre sulla terra; ci auguriamo di vederlo presto in Paradiso. Abbiamo
avuto tanta cura di lui quando era infermo; dobbiamo averne di più ora che è -
nell'altra vita. E' necessario suffragare l'anima sua, perchè per quanto il
babbo sia stato esemplare, avrà sempre da scontare qualche debito presso la
Divinità. Offriamo dunque il nostro dolore a Dio, uniformandoci alla sua
volontà; è questo un ottimo suffragio. Recitiamo ogni giorno il Rosario per
l'anima sua, anzi in questi giorni di lutto stretto recitiamo la Corona
intiera, cioè quindici poste. In paese vige la pessima abitudine, quando c'è
un lutto, di tralasciare la Messa festiva. Noi domenica andremo tutti a Messa,
possibilmente a quella dell'alba. La Messa ascoltata è un grande suffragio.
Nessuno criticherà il nostro modo di agire. Ogni mese celebrerò io la Messa
per il babbo e voi assisterete, possibilmente comunicandovi. Se fino ad oggi
abbiamo fatto la carità ai poverelli, da ora in poi la faremo più
abbondantemente. E' questo il modo di onorare i morti e di essere loro utili.
-
Questi
saggi insegnamenti, conformi già ai sentimenti di tutti i familiari, cominciano
ad essere attuati ed ognuno sente nel cuore una serenità particolare. E' Iddio
che sostiene fortemente nel dolore coloro che lo amano.
Quantunque
Luisa abbia fatto sempre di tutto per sfuggire al dolore, ne è stata la grande
vittima. Ha cercato di godere, anche illecitamente, ma il suo cuore è rimasto
vuoto. E' partita sin da giovane da un principio falso: la vita è piacere.
Toccando però con mano la realtà, più di una volta ha esclamato: Ma perchè
son nata? Avrei fatto meglio a morire quand'ero nelle fasce! Sono nata sotto
cattiva stella! Il destino mi ha preso di mira spietatamente! - Quando le morì
Enrichetta, l'unica femminuccia, essa, in un momento di disperazìone, portò
giù il Crocifisso di legno, ch'era appeso alla parete come ornamento, l'unico
oggetto sacro ch'era in casa, e lo ridusse in frantumi calpestandolo. Ma il
suo dolore non rimase per niente lenito.
Allorché
il marito l'abbandonò, cercò in altro amore la sua gioia, ma fu cosa effimera
e di poca durata, poichè si accorse che l'amante trescava con altre donne. Rosa
dalla gelosia e dalla rabbia, preferì chiudersi nel silenzio dell'abitazione.
- D'oggi in poi, diceva, porrò la mia felicità in Paolino! - Man mano che il
figlio andava crescendo, senza freno, le spine si facevano sempre più acute;
quando poi Paolino sposò Mariannina, Luisa non ebbe più pace, - La figlia di
un macellaio mi ha rubato l'unico figlio, tirato su con tanti stenti! Se potessi
uccidere questa donnaccia, senza essere scoperta, lo farei volentieri! -
Povera
Luisa! In un momento di riflessìone, pensando alle disillusioni della vita,
afferrando tra le braccia il cagnolino, lo bacia ripetutamente, dicendo: Tu
solo, Bobi, mi sei rimasto fedele! Tu solo non mi hai fatto soffrire!...
Gli
anni passano e la famiglia di Lina può dirsi ben sistemata. Parecchi figli e
figlie hanno già contratto il matrimonio; la signora Lina è nonna.
E'
grazioso il vedere la buona vecchietta, che ha già superato i settanta anni,
circondata non solo dei figli, dai generi e dalle nuore, ma più che tutto dai
bambini. Come gode Lina a contatto dei piccoli! Approfitta per dare buoni
insegnamenti ai figli: Non dimenticate che i bambini che Iddio manda sono
provvidenza, sono fonte di gioia pura, sono tesori! -
La
signora può dirsi ormai a riposo; non permettono i figli che essa si preoccupi
più del governo della casa; è circondata di cure amorose dal mattino alla
sera.
Tuttavia,
la pera matura cade dall'albero; Lina ha settantaquattro anni; ha trascorso
la vita laboriosamente tirando su dieci figliuoli ed ormai ha l'organismo logoro.
Da qualche tempo si effettuano in lei dei disturbi cardiaci.
Non
è a dire quante sollecitudini abbiano tutti i figliuoli per questa loro madre
tanto buona! Non basta, un medico, se ne chiama un secondo e poi un terzo,
medicine di specialità, assistenza amorosa, diurna e notturna.
L'inferma,
vedendosi oggetto di tante attenzioni, dolcemente si lamenta con i figli: Ma
è troppo ciò che fate! Non datevi troppo pensiero di me. -
Non
passa giorno senza che tutti i figli vengano a visitarla per confortarla.
Il
figlio Cristoforo, pratico dell'assistenza degli infermi, si accorge che la
mamma va aggravandosi sempre più. Comincia a disporla al gran passo.
-
Mamma, se chiamassi un altro Sacerdote per assisterti e confessarti, saresti contenta?
-
E non ci sei tu? Chi potrebbe far meglio di te? Come confessasti allora il papà,
confessa anche me. Io ho in te, Ministro di Dio e figlio mio, la massima
confidenza. -
Cristoforo
assolve anche la sua genitrice. - Figlio mio, vorrei anche gli altri Sacramenti;
non mi sa mai...; sento che il cuore mi fa male!
-
Vedi, mamma, non ci sarebbe questa urgenza; tuttavia, poichè, lo desideri, ti
amministro tutti i Sacramenti e son disposto a portarti ogni, mattina la Santa
Comunione.
-
Accetto di cuore e ringrazio Dio di tanto bene!
E'
l'ultima sera; tutti in casa sono convinti che ormai si tratta di poche ore di
vita. Cristoforo non ha più la forza di assistere religiosamente la mamma,
poichè sente fortemente la commozione e manda a chiamare il Parroco.
La
signora Lina soffre l'affanno cardiaco, ma può ancora parlare sottovoce;
solleva la mano e benedice i figliuoli: - Vogliatevi sempre bene!... non
affliggetevi per me!... Pensando al Paradiso, provo la felicità!
I
figli sommessamente piangono e frenano i singhiozzi per non impressionare la
mamma. Questa, preso un po' di respiro, continua...: Niente lusso!... Tutto ai
poveri!
Il
dottore si accorge che la commozione potrebbe essere fatale ed ordina: Tutti nell'altra
camera! L'ammalata deve riposare! Resti qui con me il solo Sacerdote.
L'inferma
chiede il Crocifisso, lo bacia con trasporto e poi ricompone le braccia sul
petto in atto di preghiera. In tale posizione passa circa un quarto d'ora.
All'improvviso la paziente si riscuote, emette un prolungato respiro... e dà
l'anima a Dio.
L'accompagnamento
della salma al cimitero è qualche cosa di straordinario. Per rispettare la
volontà della morente, i figli non vogliono fare tanto lusso e devolvono in beneficienza
il denaro delle pompe funebri; con tutto ciò il corteo è imponentissimo: le
famiglie dei numerosi parenti, vari gruppi di Azione Cattolica, gli ammiratori
di Padre Cristoforo, molte famiglie già assistite per tanti anni a domicilio
per cura della signora Lina, le Dame di Carità... Quante preghiere di
suffragio! Quante lacrime della povera gente! Quanti elogi si fanno lungo il
tragitto!... Che donna caritatevole!... E' difficile trovarne un'altra
simile!... Come ha saputo educare bene i figli!
Oggi
il corpo della signora Lina giace nel sepolcro, in attesa dell'universale
risurrezione.
Una
lampada, per cura dei figli, arde perennemente presso la sua tomba. I mazzi di
fiori
non mancano sulla lapide sepolcrale. In paese ha lasciato una larga eredità di
affetti ed una scia luminosa di buoni esempi. Il suo nome è in benedizione.
Sola,
con gli acciacchi inerenti alla età, Luisa passa gli anni, che le sembrano
eterni. - E quando finirà questa vita di agonia? Che cosa sto a fare senza
poter godere? Almeno potessi uscire, una passeggiatina, svagarmi un poco!
Questa artrite, che mi è sopraggiunta, è proprio il colmo!
-
Signora padrona, ci vuole pazienza! Quando s'invecchia bisogna rassegnarsi a
tanti incomodi!
-
Non dire più la parola «vecchia»! Quante volte te l'ho ripetuto! A sessantacinque
anni non si è ancora nella vecchiaia -
-
Speriamo che con la bella stagione lei possa star meglio!
Agnese,
la serva, che fa anche da infermiera, conosce ormai i gusti della signora e
sta attenta per non irritarla. Alla sua presenza si dimostra affabile e
premurosa, ma quando può sfogarsi con qualche amica, riversa il veleno che ha
in cuore: Questa vecchia catarrosa non muore mai! E' insopportabile! lo sto
ancora in casa sua, perchè spero che morrà presto!
-
Agnese... Agnese... Aiuto!... - Agnese... Agnese... Aiuto!... -
La
serva, che sta per mettersi a letto, accorre subito, pensando: Speriamo che
sia la fine!
Signore
padrona, non si scoraggi!... E' niente!... Forse la cena è stata un po' pesante
e prova della smania!
-
Già può darsi!... Ma sento che il cuore mi vien meno!... Ahi!...
-
Le preparo subito un buon caffè! Vedrà che tutto passerà!
-
Che disgrazia sentirsi male e non avere un medico a disposizione!... Agnese,
va a chiamare il medico!
-
Ma, signora, non si agiti! E' niente!
Lasci
che prima prepari il caffè, vediamo se si rimetterà; diversamente andrò dal
medico.
Agnese
già pregusta l'ora della morte della padrona e, mentre prepara il caffè,
sogna ad occhi aperti: Questa volta pare che la vecchia voglia andare ai
cipressi!... Finalmente, morta che sia, sarò libera; avrò una buona dote e
andrò a maritarmi!
-
Ecco, signora il caffè! E' ben inzuccherato!
Appena
Luisa accosta la chicchera alle labbra, ecco un forte fremito. - Ahi!:.. Ahi!...
Mi sento morire!... Aiuto!... Agnese, ti raccomanro il cagnolino!... E i miei denari
a chi andranno?... I miei denari... -
Così
dicendo, Luisa si abbatte sul guanciale e spira.
-
L'ora, dice tra sè Agnese, è propizia. Nessuno sa della morte della signora.
Ho tutta la notte a disposizione e so io cosa dovrò fare. -
Assicuratasi
che realmente la padrona sia spirata e ricompostala convenientemente sul
letto, comincia a rovistare i cassetti. Trova dei gioielli e del denaro e se ne
appropria. - Avaraccia, mi hai tenuto quasi a dieta parecchi anni! Ora mi
compenso io!... Non credevi di morire cosi presto!... La tua morte è la mia
vita! -
Per
non destare sospetto nel vicinato, Agnese porta via quanto può, ma evitando
ogni rumore.
L'indomani
mattina si presenta all'autorità competente.
-
E' morta questa notte la mia padrona. - Ha degli eredi legittimi?
-
In diversi anni che la servo, non ho visto in casa alcun parente. Però la
signora mi parlava certe volte dell'unico flglio, che essa non volle più
ammettere in casa a motivo del matrimonio mal fatto.
-
E l'indirizzo di questo figlio?
-
Lo ignoro. So però che da tempo è in America.
Ed
allora ecco il da fare: In giornata il cadavere sarà trasportato al cimitero;
alla casa si metteranno i suggelli. Se non si riuscirà a rintracciare
l'erede, il tutto andrà in mano allo Stato.
Esce
la bara dall'abitazione. Un gruppetto sparuto di persone la segue fino
all'ultima dimora.
Il
cagnolino, cacciato dalla casa con violenza dagli agenti, rimane accovacciato
sulla soglia del portone. Messi i suggelli, un agente esclama: Povera
bestiolina, presto seguirai la tua padrona! -
Sulla
tomba della signora Luisa oggi non arde alcuna lampada, non c'è alcun fiore!
Arida la vita, arida la tomba!
Se
la vita fosse fine a se stessa, avvenuta una morte, si potrebbe dire: Poco
importa aver fatto nel mondo bene o male; tanto tutto finisce!
Questa
vita terrena invece è preparazione alla eterna; ciò che si semina nel tempo,
si raccoglierà nell'eternità. Dio, Creatore dell'universo, giudica ogni
anima che lascia la terra e le assegna un gaudio senza limite nel Paradiso,
oppure la manda nel fuoco eterno. Il giudizio divino è rigoroso per tutti,
ma specialmente per i genitori, in quanto essi hanno sulla terra una grande
missione da compiere: accettare i figli che la Provvidenza manda ed educarli
cristianamente con l'esempio e con la parola.
Lina
è stata fedele alla sua missione ed in eterno ne gode i frutti. Luisa ha seminato
vento ed ha raccolto tempesta!
F
IN E
1.
Per farsi intendere da me, non sono necessari lunghi colloqui; l'intensità di
una sola giaculatoria, anche brevissima, mi dice tutto.
2.
Chiudere gli occhi alle imperfezioni altrui, compatire e scusare chi manca,
mantenere il raccoglimento e conversare di continuo con me, sono cose che
strappano dall'anima anche gravi imperfezioni e la renderanno padrona di
grande virtù.
3.
L'anima che vuole restare sola, senza il sostegno dell'Angelo Custode e della
guida del Direttore Spirituale, sarà come un albero che è solo in mezzo al
campo e senza padrone; e per quanto siano abbondanti i suoi frutti, i passanti
se li piglieranno prima che essi giungano a perfetta maturazione.
4.
E' umile chi si nasconde nel proprio nulla e sa abbandonarsi a Dio. E' mansueto
colui che sa sopportare il prossimo e sopportare se stesso.
5.
Sono innamorato di te, perchè hai molte miserie: voglio arricchirti. Dammi il
tuo cuore dammelo tutto! Pensami più spesso, ed agonizzante; non lasciar
passare un quarto d'ora senza aver sollevato il pensiero al tuo Gesù.
6.
Pregami per i peccatori e pregami molto; il mondo ha bisogno di molte preghiere
e di molte sofferenze per essere convertito.
7.
Rinnova spesso il voto di vittima, anche mentalmente; protesta di rinnovarlo
ad ogni palpito del cuore; con questo salverai moltissime anime.
8.
L'anima non si perfeziona con la sola intelligenza, ma con la volontà. Ciò
che conta davanti a Dio, non è l'intelligenza, ma il cuore e la volontà.
9.
La grandezza dell'amore mio per un'anima non si deve misurare quaggiù dalle
consolazioni che le concedo, ma dalle croci e dalle pene che le do, unitamente
alla grazia di sopportarle.
10.
Sono il buon Padre di tutti ed a tutti distribuisco con misura la lacrime e le
dolcezze.
11.
Quella persona... ti ha incaricato di offrirmi in regalo, i suoi peccati. Dirai
che sono molto buono e resto contento di questo gradito regalo; tutto
perdonato; la benedico di cuore. Mi rinnovi spesso tale offerta, perchè
apporta gioia al mio Cuore. Dirai ancora che io le offro il mio Cuore aperto e
la chiudo dentro di me... Quando un'anima mi offre i suoi peccati con pentimento,
io regalo le mie carezze spirituali.
12.
Vuoi salvare molte anime? Fa' moltissime Comunioni spirituali, tracciando
possibilmente un piccolo segno di Croce sul petto e dicendo: Gesù, Tu sei
mio; io sono tua! Mi offro a te; salva le anime!
13.
Io mi occupo di ciascuno, come se non ci fossero altri al mondo. Occupati tu
pure di me, come se non vi fossi che io solo al mondo.
14.
Quando sei sotto il peso delle tribolazioni, ripeti: Cuore di Gesù,
confortato nella tua agonia da un Angelo, confortami nella mia agonia!
15.
La sete si può estinguere; perciò tu puoi bere, ma sempre con mortificazione,
pensando di dissetare il tuo Gesù.
16.
Coloro che ti circondano sono i martelli, di cui mi servo per scolpire in te la
mia immagine. Abbi dunque sempre pazienza e dolcezza; soffri e compatisci.
Quando cadi in un'infedeltà, appena puoi ritirati, umiliati baciando la terra,
chiedimi perdono ... e non pensarci più.
Per
richiesta: OPERA CARITATIVA SALESIANA DON GIUSEPPE TOMASELLI Viale Regina
Margherita, 27
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