COMUNIONE
SULLA MANO
La
Chiesa è e deve sentirsi sottoposta all'Eucaristia. Dunque... dev'essere serva
e non padrona!
PER ORDINAZIONI
RIVOLGERSI A: DON ENZO BONINSEGNA VIA POLESINE, 5 -
37134 VERONA Tel. e Fax: 0458201679 - Cell.: 338-9908824
In
Sudafrica una famiglia olandese aveva preso come domestico un cattolico di
colore sulla quarantina, un uomo che in quella casa faceva un po' di tutto. Ma
la signora non sapeva rassegnarsi che alla domenica il loro uomo di fiducia
andasse a quella "detestabile superstizione" che è la Messa
cattolica. E così, per i giorni di festa, aveva congegnato l'orario del
domestico in modo così impegnativo che alla Messa Giuseppe non poteva più
andarci.
Egli
allora pensò di recarsi in chiesa nei giorni feriali, visto che di pomeriggio
un paio di ore libere le aveva sempre. E non mancava mai. Di solito dalle
cinque alle sei.
A
quell'ora, generalmente, il missionario-parroco del posto era in chiesa anche
lui per la recita del breviario e vedeva Giuseppe seduto immobile in fondo,
nell'ombra: E, per quanto stanco, era sempre ben sveglio. Un giorno gli chiese:
-
Giuseppe, si vede che gusti la preghiera. Ma cosa dici al Signore in tutto
questo tempo?
-
Oh, Padre, cosa posso dírgli? Io non ho studiato, non so pregare... Lo guardo
così, semplicemente e gli dico: "GESÙ, QUI C'E’ GIUSEPPE".
-
Solo questo gli dici?
-
Eh, sì, Padre, solo questo; non so dirgli altro.
Per
il sacerdote questa fu una meditazione molto seria: quel povero servo analfabeta
sembrava essere stato elevato alla preghiera di unione con Dio.
Una
sera lo chiamarono d'improvviso: una disgrazia! Un autocarro era passato a tutta
velocità per una via del centro e aveva travolto due persone. Una delle
vittime, un cattolico, era ancora vivo e aveva supplicato che si avvertisse il
parroco per poter ricevere Gesù Eucaristia. Il missionario accorse premuroso.
Fu
condotto a una casetta bassa, oscura, vicina alla villa di un uomo bianco
inondata di luce. C'erano lì alcune persone che, vedendo il padre con
l'Eucaristia, si misero in ginocchio intorno al giaciglio su cui agonizzava un
uomo. Una lanterna illuminava debolmente la stanza.
Mio
Dio! Che pena vedere lo strazio di quel povero corpo! Ma il viso era intatto,
Era Giuseppe.
Il
povero servo morente, vedendo il sacerdote, abbozzò un sorriso: "Padre, mi
ha portato il Signore?". Parlava a stento, si sentiva appena; le parole
si perdevano nel rantolo.
Il
missionario si affrettò a disporre ogni cosa per l'ultima Comunione a
Giuseppe. Non c'era un tavolo, non c'era una sedia. Tra i presenti si trovava un
bambina bantù. Nelle sue manine aperte e accostate al petto il padre pose
l'astuccio, vi distese sopra il bianco lino e su di esso la teca con
l'Eucaristia.
Dopo
l'atto di dolore, che tutti recitarono insieme, il padre diede l'assoluzione a
Giuseppe. Poi aprì la teca, si genuflesse davanti alla bambina-altare e, presa
la Particola consacrata, si voltò verso Giuseppe: "Ecco l'Agnello di Dio,
ecco Colui che toglie i peccati del mondo".
E
i presenti: "Signore; non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma di'
soltanto una parola e io sarò salvato". Nel silenzio che seguì, si sentì,
del tutto inaspettata, una voce bellissima dire: "GIUSEPPE, QUI C'E’ Gesù".
Le
parole erano venute dall'Ostia che il padre teneva in mano. Un brivido
indefinibile di soprannaturale pervase tutti i presenti.
Il
missionario confessa che si sentì come fuori di sé e non sa ancora oggi come
gli sia riuscito di comunicare Giuseppe. Il povero servo nero, ricevuto ïl
Signore, chiuse gli occhi felice. Non li riapri più.
Questo episodio è tratto dal libro "In un'altra anagrafe" di Padre Fernando Sembiante Editrice Missionaria Italiana
In
certe situazioni è fin troppo comodo far parte del gregge, anche perché lo
stare nel gregge viene quasi sempre giudicato come "obbedienza" e il
porsi ai margini viene bollato come "ribellione".
Il
presente libretto è un prezioso contributo offerto da un sacerdote romano per
far luce su un problema spinoso. E oggi, particolarmente, di far luce c'è
assoluto bisogno, vista la confusione e il polverone che hanno sollevato i
sostenitori della Comunione sulla mano, per far sì che si vedano soltanto le
ragioni "pro" (ma ci sono poi queste ragioni?) e non si vedano anche
le ben più gravi "contro".
Chi
fa il male ama le tenebre, non ama cioè che si mettano in luce le ragioni
contrarie alla sua scelta.
In
queste pagine si trovano esposti brevemente, ma in modo chiaro, semplice e
convincente, i termini di un problema molto più complesso e molto più delicato
di quanto cercano di far credere i sempliciotti e gli imbroglioni.
Coloro
che hanno costretto la Chiesa a cedere e a concedere la Comunione sulla mano,
hanno già e di gran lunga superato i limiti fissati dalla Conferenza
Episcopale Italiana e approvati dal Papa.
Questi
signori non hanno legge: le loro voglie, le loro manie sono la loro legge! E
questa "loro legge" deve valere per tutti!
Gli
ostinati sostenitori della Comunione sulla mano sono attivissimi nel darsi da
fare per perseguire il loro scopo: far sparire del tutto la Comunione in
bocca.
Mentre
invece, tra chi ama l'Eucaristia, ben pochi sono altrettanto impegnati nella
"buona battaglia", nella difesa di ciò in cui credono e di ciò che
amano.
Molti
buoni cristiani si rifiutano di ricevere il Corpo del Signore sulla mano;
soffrono sinceramente per questa assurda "novità" e per le
profanazioni a cui va incontro Gesù Eucaristia, ma ... tutto finisce lì.
È
doveroso, invece, che ogni cristiano difenda l'Eucaristia, se non altro
contribuendo a far luce e cioè a far conoscere ad altri cristiani le ragioni
per cui non si deve accettare, e tanto meno chiedere, la Comunione sulla mano.
Confido che chi si troverà tra le mani questo libretto contribuisca a diffonderlo tra gli amici e i conoscenti. Sarà un prezioso servizio reso al Signore, alla Chiesa e ai suoi fratelli di fede. don Enzo Boninsegna
Verona, 2 giugno 1991 Solennità del Corpo e Sangue del Signore
È
vero che ora anche in Italia si può ricevere la Comunione sulla mano come già
avviene in altre nazioni?
Sì,
giuridicamente parlando, è vero. La Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.) in
data 19 luglio 1989, ha stabilito quanto segue:
a)
Nelle diocesi si può distribuire la Comunione anche deponendola sulla mano
del fedeli.
b)
Il modo consueto di ricevere la Comunione deponendo la Particola sulla lingua
rimane "del tutto conveniente" e i fedeli potranno scegliere tra l'uno
e l'altro modo.
c)
Prima d'introdurre la possibilità di ricevere la Comunione sulla mano, dovrà
essere fatta una congrua catechesi che illustri i vari punti dell'istruzione e
in particolare il significato della nuova prassi.
d)
Il fedele che desidera ricevere la Comunione sulla mano, presenta al Ministro
entrambe le mani, una sull'altra (la sinistra sopra la destra) e mentre riceve
con rispetto e devozione il Corpo di Cristo risponde "Amen"; facendo
un leggero inchino. Quindi, davanti al Ministro, o appena spostato di lato per
consentire a colui che segue di avanzare, porta alla bocca l'Ostia consacrata
prendendola con le dita dal palmo della mano. Ciascuno faccia attenzione di non
lasciare cadere nessun frammento. Le ostie siano confezionate in maniera tale da
facilitare questa precauzione.
e)
Si raccomanda a tutti, in particolare ai bambini e agli adolescenti, la
pulizia delle mani e la compostezza dei gesti, anch'essi segno esterno della
fede e della venerazione interiore verso l'Eucaristia.
f)
Dopo l'introduzione della nuova forma, per qualche domenica, laici preparati,
sotto la guida del Sacerdote, vigilino con delicatezza e discrezione perché la
distribuzione avvenga in modo corretto e degno.
g)
La possibilità della Comunione sulla mano sarà introdotta nelle nostre chiese
a partire dalla Domenica prima di Avvento, 3 dicembre 1989, al fine di
consentire la summenzionata previa catechesi.
La
Chiesa permette ora di ricevere la Comunione anche sulla mano, però non lo
comanda affatto, non obbliga, non impone un dovere, non vincola nessuno. I
fedeli, quindi, sono liberi di ricevere la Comunione sulla lingua o sulla mano.
Nel caso che qualche sacerdote ribelle alle disposizioni della Chiesa (la quale
vuole che la possibilità di ricevere la Comunione in bocca sia conservata),
tenti di imporre la Comunione sulla mano, i fedeli, senza lasciarsi intimidire
da nessuno, devono opporre un garbato ma fermo rifiuto, dando così prova di
consapevolezza e di fortezza cristiana.
Nei
primi tempi del Cristianesimo c'era l'uso di dare la Comunione sulle mani perché,
a causa delle frequenti persecuzioni contro i cristiani, la Chiesa si trovò
nella necessità di permettere ai fedeli non solo di ricevere la Comunione sulla
mano, ma di portarsela a casa e là di conservarla, affinché, in caso di
pericolo imminente, di arresto improvviso, potessero comunicarsi per ricevere da
Gesù Eucaristico la fortezza di affrontare anche il martirio. Finite le
persecuzioni, l'uso di ricevere la Comunione sulla mano non durò a lungo, perché
gli inconvenienti, le irriverenze e le profanazioni di Gesù Eucaristico furono
tante e tali da indurre la Chiesa a introdurre l'uso di dare la Comunione sulla
lingua.
Nel
quarto secolo, infatti, la Comunione sulle mani era considerata una pratica
eccezionale, permessa soltanto in circostanze speciali. Così San Basilio,
Vescovo di Cesarea (370-379), dice chiaramente che il potere di ricevere la
Comunione sulla mano è permesso solo in tempo di persecuzione, o, come
accadde con i Monaci del deserto, quando ad amministrarla non c'era alcun
sacerdote o diacono.
All'inizio
del quinto secolo il Papa San Leone Magno (440-461) afferma che il ricevere la
Comunione sulla lingua è un uso corrente. Poi, nel Sinodo di Rouen (650) fu
dichiarato di non potersi più dare la Comunione sulla mano e venne decretato di
darla esclusivamente sulla lingua.
Non
le pare che le parole di Gesù: "Prendete e mangiate; questo è il mio
corpo" (Mt 26, 26), autorizzino anche i semplici fedeli a ricevere la
Comunione sulla mano?
No,
perché nell'ultima cena gli Apostoli, quando presero nelle loro mani il Pane
Santo offerto a loro da Gesù, erano già Sacerdoti, perché consacrati poco
prima da Cristo con le parole: "Fate questo in memoria di me" (Lc 22,
19).
Cessate,
come abbiamo già detto, le persecuzioni dei primi secoli, la Chiesa riservò
l'amministrazione della Comunione ai soli sacerdoti. San Tommaso d'Aquino, il più
grande Teologo della Chiesa, dice: "Il Corpo di Cristo appartiene ai
Sacerdoti... Esso non sia toccato da nessuno che non sia consacrato,
nessun'altra persona ha il diritto di toccarlo, eccetto in casi di estrema
necessità". E il Concilio di Trento dichiara: "L'uso che solo il
sacerdote dia la Comunione con le sue mani consacrate è tradizione
apostolica".
Per
alcuni il ritorno all'uso liturgico dei primi tempi della Chiesa è una cosa
lodevole, è un grande progresso, un segno di crescita spirituale. È vero
questo?
No.
Nell'enciclica "Mediator Dei", a coloro che cercavano di
ripristinare certe cerimonie e riti antichi, Pio XII rispose: "Un antico
uso non è, a motivo della sua antichità, il migliore, sia in se stesso, sia
in relazione ai tempi posteriori".
Il
ritorno alle origini della Chiesa, in materia di disciplina liturgica, è
essenzialmente antistorico, perché equivale non a un progresso, ma ad un
anacronistico regresso. Sarebbe, per esempio, un progresso se noi, abituati ai
vantaggi della moderna illuminazione elettrica che inonda di luce le nostre
case, le nostre vie, ecc..., volessimo ritornare ai tempi antichi quando, per
avere un po' di luce, si doveva ricorrere alle torce, alle candele, alle
lucerne a olio? No certamente, sarebbe un assurdo regresso.
Così
il ritorno all'uso primitivo della Comunione sulla mano non è un progresso, ma
un doloroso regresso. Infatti, già a quei tempi, il suo uso mostrò abbastanza
chiaramente tutti gli inconvenienti che ne derivavano e che gli scritti dei
Padri della Chiesa stanno ad attestare. Per questo la Chiesa, appena trovò il
modo migliore della Comunione sulla lingua, abolì completamente l'antico uso
della Comunione sulla mano.
Il
ritorno all'uso antico della Comunione sulla mano è in realtà una delle tante
bandiere di comodo sventolate dai modernisti. Vorrei chiedere loro: "Visto
che voi esaltate tanto la Comunione sulla mano come un glorioso ritorno
all'antico, perché allora non esaltate il ripristino dell'antico digiuno
eucaristico (dalla mezzanotte al momento della Comunione)? E perché non
esaltate il ripristino della veste sacerdotale, voluta e tante volte
raccomandata dal Papa? Non lo fate perché non vi conviene! Voi che, in campo
liturgico, esaltate il ritorno all'antico, perché in campo dottrinale non
siete più per 'l'antico', ma per il 'nuovo' con la scusa che i tempi sono
cambiati?': Perciò il ritorno all'uso antico della Comunione sulla mano e una
dolorosa retrocessione dal meglio al peggio; forse è mancanza di fede nella
presenza reale di Gesù nell'Eucaristia; forse è diabolica volontà di
esporre l'Ostia Santa a irriverenze e profanazioni!
Ma
allora perché, dopo oltre mille anni, la Comunione in mano è stata ancora permessa?
Dopo
il Concilio Vaticano II, il deplorevole abuso della Comunione sulla mano è
stato introdotto in alcune nazioni nordiche influenzate dal protestantesimo e
tale abuso si e infiltrato purtroppo, qua e là, anche in Italia.
Paolo
VI, opposto un secco rifiuto, impose di restare fermi al modo tradizionale di
ricevere la Comunione sulla lingua, segnalando alcuni motivi della sua
contrarietà:
-
il timore che la Comunione data sulla mano avrebbe illanguidito la fede e il
fervore eucaristico del popolo;
-
la Comunione sulla lingua previene molto più efficacemente il pericolo delle
profanazioni e della caduta dei frammenti;
-
si sarebbe prestata a un travisamento del profondo significato del dogma,
secondo teorie ereticali serpeggianti fin da allora.
Per
tutti questi motivi il Papa Paolo VI, mentre da una parte esortava con fermezza
a restare fedeli alla Comunione sulla lingua, dall'altra parte consultava
l'Episcopato universale. I Vescovi, a stragrande maggioranza, si pronunziarono
a favore della Comunione sulla lingua.
In
seguito Paolo VI (non sappiamo per quale tenebroso mistero), con l'Istruzione
"Memoriale Domini" (28-05-1969) concedeva il permesso della Comunione
sulla mano soltanto nel caso che la maggioranza dei due terzi di ciascuna
Conferenza Episcopale avesse insistito.
Ora,
anche la Conferenza Episcopale Italiana, dopo aver resistito per vent'anni, ha
ceduto, e così anche in Italia è stato concesso il permesso della Comunione
sulla mano.
Alcuni
dicono che la Comunione sulla mano è conveniente per motivi di ígiene, perché
evita al sacerdote il rischio di toccare la lingua dei fedeli e quindi di
diffondere infezioni come ad esempio l'AIDS. Non è una buona ragione?
Premesso
che l'Aids non si trasmette con la saliva, ma con altri mezzi e comportamenti
ormai ben noti a tutti, si può rispondere che la preoccupazione dell'igiene è
del tutto pretestuosa, poiché l'inconveniente di toccare la lingua del fedeli
accade molto raramente, infatti sia il Sacerdote che i fedeli usano la massima
diligenza per evitarlo. E se qualche volta (ripeto: caso raro) si dovesse
verificare, il Sacerdote può rimediare subito, lavandosi l'estremità delle
dita con l'acqua dell'ampollina disponibile sull'altare.
Nelle
sacrestie c'è sempre un lavandino con acqua corrente e proprio per motivo di
igiene, il Sacerdote, prima di celebrare la Messa, si lava le mani. Durante la
Messa, dopo l'offertorio, il Sacerdote si lava ancora una volta le dita. Quindi
il motivo dell'igiene non regge affatto.
Invece
è proprio con la Comunione sulla mano che i fedeli divengono veicolo di
infezioni contro se stessi. Infatti, le mani che ricevono l'Ostia hanno toccato
ringhiere e maniglie di case e di negozi, hanno toccato sostegni di autobus,
hanno maneggiato denaro carico di microbi, hanno stretto la mano di conoscenti e
dello stesso vicino di banco nel dargli il solito "segno di pace",
ecc...! E i bambini, che giocano con tutto, hanno le mani pulite?
E
perché quando ci si comunica sotto le due specie per "intinzione"
(cioè intingendo la Particola nel Vino Consacrato) è prescritto di dare
l'Ostia soltanto sulla lingua? Il motivo di igiene in questo caso non vale più?
Soltanto
l'ipocrisia può suggerire la Comunione sulla mano per motivi di igiene!
Qualcuno
dice che è poco serio e dignitoso ricevere la Comunione sulla lingua, facendosi
imboccare come un bambino!
Questo
non è vero, perché l'Eucaristia non è un cibo umano, ma è un Cibo divino. La
Comunione è la consumazione della Vittima Divina, Gesù Cristo, immolato
misticamente nella Santa Messa, che è la rinnovazione del sacrificio della
Croce.
L'uomo,
davanti a Dio, non può mai presumere di essere "adulto", ma deve
invece sentirsi e comportarsi come un "bambino"; sempre bisognoso di
essere "imboccato", nella piena consapevolezza della propria assoluta
impotenza nel campo soprannaturale.
Un
argomento a cui si appellano i contrari alla Comunione in mano é che con questo
modo di dare l'Eucaristia vanno persi dei frammenti in cui sarebbe presente Gesù
Cristo. Ma che senso ha questa obiezione? Può essere presente Cristo in un
piccolo frammento?
Alcuni
teologi moderni, eretici, insegnano che nei frammenti (particelle, anche
piccolissime, staccatesi dalla Particola consacrata) non c'è Cristo. La Chiesa
invece, nel Concilio di Firenze (1437-1445) e nel Concilio di Trento
(1545-1563), ha definito infallibilmente che Gesù Cristo è presente tanto nei
frammenti, quanto nell'Ostia intera.
È
assolutamente arbitrario, come vorrebbero gli eretici moderni, precisare la
grandezza del frammento, a cui accennano i due Concili, perché vi sia la
presenza di Cristo.
L'unico
criterio pratico è quello fondato sulla facoltà visiva di ogni individuo
nomale. È innegabile, infatti, che finché un frammento è
"umanamente" visibile, anche se di grandezza minima, in esso
sussistono tutte le proprietà fisiche specifiche del pane, indicative
certamente della reale presenza di Cristo.
L'oro,
anche se ridotto a pulviscolo appena visibile, resta oro, non cambia natura
diventando, per esempio, ferro. Perciò è falso quanto dicono gli eretici
moderni e cioè che "nessuno chiama più pane un pezzetto macinato e
ridotto in polvere". Il pane, anche ridotto in polvere, resta sempre pane,
come il "pan grattato" che le casalinghe usano per preparare certe
vivande, così come usano lo zucchero, il caffè, il sale, il pepe, polverizzati
a tal punto da risultare appena palpabili, perché nessuna delle loro quasi
microscopiche particelle perde la sua natura.
Quindi
è chiaro che la natura di una sostanza è "tutta" in
"tutte" le parti che la contengono, così, per esempio, in tutte le
parti dell'aria c'è la natura dell'aria, in tutte le parti anche minime del
pane c'è la sostanza del pane.
Per
questo, fin dai primi tempi della Chiesa, uno dei più angosciosi motivi di
trepidazione, era la caduta a terra dei frammenti.
Tertulliano
(160-222) scrive: "Soffriamo quando per disgrazia succede che qualcosa
del Calice o del Pane consacrato ci cade a terra".
E
San Ippolito (2° e 3° sec.) raccomanda: "Ciascuno stia attento che
qualche frammento non abbia a cadere a terra e perdersi, perché è il Corpo di
Cristo.
San
Cirillo di Gerusalemme (316-386) poi esorta vivamente: "Nessuna
particella del Pane consacrato vada perduta, perché molto più preziosa
dell'oro e delle gemme".
Perciò
anche nei frammenti più piccoli c'è realmente presente Gesù Cristo.
Per
questo motivo si usa il piattino sotto il mento dei fedeli che ricevono la
Comunione sulla lingua, affinché nessun frammento cada per terra.
Ora,
se con la Comunione sulla lingua, nonostante queste precauzioni, qualche
frammento cade sul piattino, il Sacerdote lo preleva e lo mette nel calice. Ma
con la Comunione sulla mano chi potrà impedire la caduta dei frammenti sul
pavimento della Chiesa, dove saranno calpestati?
"Che
questi frammenti siano grandi o piccoli, che siano tanti o pochi, non cambia la
sostanza del problema e cioè si avrà la sistematica profanazione del Corpo del
Signore."
Chi
è contrario alla Comunione in mano sostiene inoltre che questo nuovo modo di
dare l'Ostia favorirà anche la volontaria profanazione dell'Eucaristia da parte
di alcuni malintenzionati: Non è una scusa campata in aria?
La
Comunione sulla mano corrisponde a un preciso piano predisposto dai nemici di
Cristo e della sua Chiesa. Il periodico francese "Vers demain",
rivelando nel 1970 un piano massonico, dava la seguente informazione:
"Esistono
tre fasi del piano massonico:
1)
Si deve riuscire con tutti i mezzi a far sì che nella Chiesa Cattolica si
riceva la Comunione in piedi.
2)
Si deve arrivare a far in modo che l'Ostia sia data in mano ai comunicandi, per
far sparire lentamente la fede e la devozione ed arrivare, così, all'ultima
tappa.
3)
I credenti, in tal modo, vengono portati a credere che l'Eucaristia sia solo un
pezzo di pane, un simbolo della Cena e, in definitiva, un simbolo della comune
fratellanza mondiale.' (cfr. "CHIESA VIVA" - Novembre 1971).
Con
la Comunione sulla mano si va incontro a ogni sorta di abusi e di profanazioni.
Già dall'anno 1969 (da quando cioè si cominciò a concedere il permesso
della Comunione sulla mano) i sacrilegi cominciarono a moltiplicarsi. Qualche
esempio, tra i tanti, documentati e riportati dalla menzionata rivista
"CHIESA VIVA" (Novembre 1971):
-
Il parroco di S. B. testimonia che un bambino ha portato a casa un'Ostia e l'ha
data da mangiare al cane.
-
In una trattoria, un giovane tagliuzzò un'Ostia con le forbici per constatare
se ne uscisse del sangue e poi la gettò nel gabinetto. (Novembre 1969 -
Togenburg - San Gallo).
-
In Olanda, alcuni scolari avevano un'abbondante raccolta di Ostie consacrate,
che erano state ricevute abusivamente per mezzo della Comunione in mano.
Queste Ostie (circa 200) furono inchiodate come farfalle a una parete.
A
queste testimonianze certe se ne potrebbero aggiungere molte altre, relative ai
dieci anni intercorsi tra il 1970 e il 1980, quando il Papa Giovanni Paolo II
lanciò un grido di allarme: "Giungono voci su casi di deplorevoli mancanze
di rispetto nei confronti delle Specie Eucaristiche... " (Dominicae Cenae,
n. 11).
"In
questi ultimi anni, in alcune chiese d'Italia, si sono verificati furti
notturni di Ostie consacrate per usarle nelle messe nere, che in questi tempi
stanno dilagando in modo impressionante. Con la concessione della Comunione
sulla mano, i ladri di Particole consacrate non avranno più bisogno di compiere
rischiosi furti notturni, perché le Ostie consacrate verranno a riceverle
tranquillamente in mano dagli stessi Sacerdoti."
I
malintenzionati approfittano della Comunione sulla mano e, fingendo di portarsi
l'Ostia alla bocca, la fanno abilmente scivolare nella tasca, nel fazzoletto o
nella borsa e poi vanno a venderla a loschi fattucchieri per i loro orribili
intrugli, oppure ai membri di sette sataniche per le nefande liturgie delle
messe nere.
Ciò
risulta facilitato dal fatto che il Sacerdote, occupato a distribuire la
Comunione ad altri, non può aspettare (specialmente quando i comunicandi sono
molti) che il fedele, restando alla sua presenza com'è prescritto, si porti
l'Ostia in bocca.
Al
Sacerdote manca il tempo necessario per osservare dove va a finire l'Ostia
consacrata.
Gli
stessi pii fedeli, attenti alla loro Comunione, non baderanno a quella degli
altri e quindi i malintenzionati, di fatto, non vengono ostacolati
nell'asportazione dell'Ostia.
Tutto
questo non è frutto di fantasia, ma sono fatti accertati, documentati. Quel
che si è verificato all'estero si va ripetendo anche in Italia, che è
particolarmente presa di mira dai nemici di Cristo, quale centro del mondo
cattolico.
A
Roma le profanazioni si vanno moltiplicando. Sono state trovate Ostie gettate
sotto i banchi, sui gradini d'ingresso di qualche chiesa o altrove. Non passa
settimana che in San Pietro si debba rincorrere qualcuno che si porta via
l'Ostia come "ricordo"; e dopo le grandi Messe solenni celebrate sulla
piazza si trovano spesso, sul selciato, numerose Particole, intere o frantumate,
finite sotto i piedi della folla.
Riportiamo,
in sintesi, quanto pubblicato dalla rivista "IL SEGNO DEL
SOPRANNATURALE" (Febbraio/Marzo 1990):
"Succede
anche in Italia ciò che è successo e continua a succedere in tante altre
nazioni: ricevere le Ostie consacrate sulla mano, trafugarle e andarle a vendere
(a un prezzo che oscilla tra i 25 e i 50 euro) ai centri massonici, che hanno
organizzato una fitta rete di raccolta di Particole consacrate per distribuirle
ai gruppi satanici (associazioni di persone che si sono consacrate a Satana e ne
diffondono il culto), che le adoperano nei riti delle messe nere.
Non
è possibile accennare a quello che si fa in queste messe nere perché è troppo
osceno, troppo nefando e satanico.
Le
Ostie consacrate vengono profanate nel modo più obbrobrioso al canto di inni a
Satana, per esempio: 'Salve vincitore dell'....... . Cristo; 'Vieni, o dio
satana, a distruggere il ......... Cristo, 'onore e gloria al nostro salvatore
satana, ecc.
Tutto
questo è un fatto tristissimo che purtroppo avveniva con molta frequenza in
tante diocesi d'Italia già prima che entrasse in vigore il permesso della
Comunione sulla mano.
I
sopra accennati centri massonici, che da parecchio tempo hanno organizzato una
fitta rete di raccolta e distribuzione di Particole consacrate (rubate o
ricevute sulla mano, perché in certe diocesi italiane è già da anni che si dà
la Comunione in mano), sono molti.
Con
certezza possiamo fare i nomi di alcune città: Bari, Catania, Firenze, Messina,
Reggio Calabria, Siracusa, Taranto (2 centri), Ferrara (3 centri), Bologna,
Udine e Venezia (4 centri), Napoli (5 centri), Terni (6 centri), Arezzo (7
centri), Pisa (8 centri), Padova (9 centri), Genova e Trieste (12 centri),
Vicenza (13 centri), Bassano del Grappa (14 centri), Brescia e Pordenone (15
centri), Torino (17 centri), Milano (23 centri), Roma (26 centri), Verona (32
centri).
Come
si vede, è una mappa tristissima! E non è affatto completa! E non sono
nominati certi paesi di provincia!
È
tutta una rete fittissima che aumenta ogni giorno. I gruppi satanici che
praticano i riti delle messe nere, in Italia sono molti. Nel solo Triveneto ne
operano oltre 300, sostenuti da circa 700 gruppi di magia nera e pagati
profumatamente dai Maestri Venerabili delle logge massoniche.
Nelle
altre regioni italiane non sono da meno: si pensi alla Lombardia con centro
Varese e Gallarate, al Piemonte con Torino e Pinerolo, alla Liguria con Genova e
Imperia, all'Emilia Romagna con oltre 500 gruppi satanici operanti soprattutto
nei poveri paesi dell'Appennino.
Se
poi diamo uno sguardo a tutte le altre regioni fino alla Sicilia, bisogna dire
che, in Europa, l'Italia è divenuta peggiore della Francia, dell'Inghilterra,
della Scozia.
E
allora, cosa concludere, pastoralmente parlando? E allora, quali precauzioni
prendere perché il 'Tesoro della Chiesa' (Cristo Eucaristico) resti veramente
il 'Tesoro' preziosissimo e unico da preservare dalle tante profanazioni
odierne? E allora, quali precauzioni prendere prima di tutto contro quei
Sacerdoti, Religiosi, Religiose e fedeli fedifraghi, che partecipano e
collaborano vivamente (con la Comunione sulla mano) a questo traffico diabolico
di profanazione?
Ci
pensino bene coloro cui spetta intervenire perché hanno una responsabilità
gravissima. La smettano di far finta di non credere a tristissime verità
quotidiane!"
La
risposta è una sola: preferire sempre la Comunione sulla lingua. Perché?
A)
- LA COMUNIONE SULLA LINGUA:
1)
Per molti secoli è stata adottata dalla Chiesa per evitare gli inconvenienti
verificatisi nei primi tempi del Cristianesimo con la Comunione sulla mano.
2)
Evita la caduta a terra e la dispersione dei frammenti, in ciascuno dei quali
c'è Gesù Cristo, come la Chiesa ha definito nel Concilio di Trento e sempre
insegnato.
3)
Previene più facilmente il pericolo della profanazione dell'Ostia Santa.
4)
Vivifica la fede nella presenza reale di Gesù nell'Ostia consacrata.
5)
Quanto all'igiene dà più garanzia.
6)
Rende la distribuzione della Comunione molto facile e veloce.
7)
È la forma che la Chiesa ancora oggi raccomanda perché "del tutto
conveniente" e vuole che si conservi.
B)
- LA COMUNIONE SULLA MANO:
1)
Da tantissimo tempo era stata abolita per i tanti inconvenienti che si
verificavano con essa.
2)
Favorisce inevitabilmente la caduta a terra dei frammenti e la loro
dispersione.
3)
Favorisce e facilita alla profanazione dell'Ostia consacrata in tanti modi,
specialmente con le "messe nere" in onore di satana.
4)
Affievolisce e, col tempo, fa scomparire la fede nella presenza reale di Gesù
nell'Ostia consacrata, riducendola a semplice pane, a semplice simbolo, del
Corpo di Cristo.
5)
L'osservanza delle condizioni imposte dalla C.E.I. per poter ricevere la
Comunione sulla mano, che obbligano tanto i Sacerdoti quanto i fedeli, rende la
distribuzione della Comunione più complicata e più lunga.
6)
Quanto all'igiene non dà alcuna garanzia.
7)
È la forma che la Chiesa non comanda, non raccomanda, ma soltanto permette
(dispiace dirlo) per accontentare il capriccio di certi fedeli nel voler
seguire certe novità nefaste.
Concedendo
il permesso della Comunione sulla mano, c'è il serio pericolo che la Comunione
sulla lingua, "del tutto conveniente', come afferma la Chiesa, a poco a
poco sparisca del tutto.
"Tanto
per cominciare, si sa già di un Vescovo del nord Italia che ha invitato i suoi
preti a dare l'Eucaristia soltanto in mano a tutti i fedeli per... evitare
confusioni".
E
a Roma? Tanti parroci e sacerdoti, ribelli alle disposizioni della Chiesa,
impongono ai fedeli la Comunione sulla mano. Un esempio. La rivista "IL
SABATO" del 13 gennaio 1990, a pag. 4, riporta la lettera di una persona
che si sottoscrive:
"Vorrei
segnalare un episodio increscioso verificatosi nella mia parrocchia - San
Clemente ai Prati Fiscali a Roma - il 13 dicembre scorso. Al momento della
Comunione dei fedeli una signora si presenta di fronte al parroco aprendo la
bocca e cercando di ricevere l'Ostia sulla lingua. Ha fatto così per tutta la
vita e, pur informata dei cambiamenti introdotti dalla C.E.L, non se la sente di
ricevere l'Eucaristia sulle mani. Il parroco, innervosito, la rimprovera severamente
imponendole di aprire le mani e di sottostare al nuovo rito. La signora, sia pur
a malincuore, cede. Nella fila io vengo dietro di lei. Chiedo anch'io di avere
l'Ostia sulla lingua perché il nuovo modo di ricevere la Comunione
mostra
con disprezzo ai fedeli vicini e mi intima: ‘Apra le mani!’ Infine, data la
mia insistenza, mi mette l'Ostia in bocca con un gesto violento, continuando a
rimproverarmi'.
"Brevissimo
commento: questo episodio di 'leninismo ecclesiastico' non è isolato,
purtroppo..."
Ancora
a Roma. Una signora domanda al parroco come si regolerà nel fare la Prima
Comunione ai fanciulli. Il Sacerdote risponde subito:
"Intimorendoli
con lo spauracchio di contrarre l'AIDS con la saliva, farò a tutti la Comunione
sulle mani':
"Di
conseguenza avverrà in breve tempo che chi vorrebbe ricevere l'Ostia sulla
lingua si vedrà discriminato come arretrato e tradizionalista, e perciò si
adatterà all'uso della Comunione sulla mano. E così, contrariamente alla
volontà della Chiesa, resterà in uso un solo modo di distribuire l'Eucarestia;
il peggiore, violando la libertà di chi, per ottime ragioni, vorrebbe
continuare a ricevere l'Ostia Santa sulla lingua, ma non avrà il coraggio di
chiederlo per non apparire ridicolo e superato. "
Ed
allora i buoni cristiani, per non collaborare alla moltiplicazione dei gravi
inconvenienti accennati, specialmente la caduta a terra dei frammenti, la
profanazione dell'Ostia Santa e la progressiva diminuzione e perdita di fede
nella presenza reale di Gesù Eucaristico, devono preferire sempre e con
coraggio la Comunione sulla lingua.
Durante
la prima guerra mondiale, alcuni paesi appartenenti all'Impero
Austro-Ungarico, ma di nazionalità italiana, dovettero affrontare gravi
difficoltà. In uno di questi paesi, a Torcegno in Valsugana, gli Austriaci
allontanarono improvvisamente il parroco e poi ordinarono a tutti gli abitanti
di abbandonare le loro case.
Alcuni
pensarono allora al bene più prezioso, il Santissimo Sacramento custodito nel
tabernacolo. Riunitisi in fretta, decisero, come miglior soluzione, di consumare
le Sante Specie nella Comunione. Ma come fare? Con l'allontanamento del
parroco, Torcegno era rimasto senza sacerdote.
La
maestra della scuola elementare chiamò allora il più buono e bravo dei suoi
scolari, Almiro Faccenda di sette anni, e gli disse: "Domani andrai
all'altare, aprirai il tabernacolo e distribuirai l'Eucaristia a quelli che si
riuniranno in chiesa prima di lasciare il paese. Il Signore lo permetterà,
perché le tue mani sono innocenti".
All'alba
del giorno seguente la chiesa era piena di fedeli e il chierichetto, un po'
tremante, compì quanto la maestra gli aveva suggerito.
Poche
ore dopo, anche Almiro partiva per l'Italia con la famiglia e con tutta la
popolazione. Era inquieto e commosso: non sapeva dove tenere le mani che
avevano toccato il Signore.
"Che
ne farò di queste mani", domandò alla maestra. Ed ella rispose;
"Che non facciano mai dei male a nessuno!". Ma che quelle mani non
facessero del male a nessuno, a quel bambino sembrava troppo poco.
Più
tardi, Almiro Faccenda vide, in quell'episodio di cui fu protagonista a sette
anni, la chiamata del Signore ad essere sacerdote. E sacerdote divenne.
Era
nato il 21 ottobre 1908. Consapevole di aver toccato il Signore, volle servirlo
più da vicino e, conosciuti a Trecate (dove si era rifugiata la famiglia) gli
Oblati di San Giuseppe, fondati dal beato Giuseppe Marello, chiese di entrare
nell'Istituto. Accolto, fu ordinato sacerdote in Asti nel settembre del 1932 e
da allora poté consacrare pane e vino per farne il Corpo e il Sangue del
Redentore e donarlo ai fedeli devotamente inginocchiati alle balaustre.
Laureatosi
in filosofia e teologia, insegnò per alcuni anni e fu anche pastore di anime in
due diverse parrocchie. Morì giovane, rimpianto dai suoi fedeli e dai suoi
superiori che ebbero sempre di lui la massima stima.
Una
vita, la sua, che fu totalmente illuminata dall'episodio accaduto nel 1915
quando, per la sua innocenza, fu chiamato, in un momento di grave emergenza, a
donare il Corpo del Signore ai suoi fratelli.
"Chi
ha orecchi per intendere, intenda." (Lc 14, 35)
Un
signore di Ascoli Piceno, amareggiato e preoccupato per i guasti che verranno
dalla Comunione ricevuta in mano, ha fatto affiggere sui muri del suo paese e di
alcuni paesi limitrofi, un manifesto stampato a sue spese.
Lo
ha fatto per offrire ai suoi fratelli di fede delle utili riflessioni. Per la
stessa ragione ho pensato di inserirlo come appendice in questo libretto.
Ma
lo propongo alla riflessione di chi leggerà queste pagine anche per dare voce
almeno a uno dei molti cristiani che non hanno voce, solo perché
"colpevoli" di non digerire certe assurde "novità" : Ed
ecco il testo di quel manifesto.
Sulla
rivista "The Fatima Crusade" ("La Crociata di Fatima" - n°
27 - Febbraio 1989) è riportato questo fatto:
Alcuni
anni fa, in Canada, il Signore ha espresso la sua disapprovazione per questa
pratica irriverente con un segno straordinario.
Uno
di questi ultimi sabato (21 o 28 giugno 1970), alla Messa delle 7, nella chiesa
parrocchiale di Beauceville (Canada), il parroco, Charles Eugene Houde (di circa
50 anni), durante la celebrazione della Messa ha detto ai suoi parrocchiani che
avevano il permesso di ricevere l'Ostia consacrata sulla mano, secondo le
direttive date dall'arcivescovo di Quebec. Queste le sue parole: "D'ora
innanzi, per evitare complicazioni, ognuno di voi, alla Comunione, riceverà
l'Ostia sulla mano".
Al
momento della Comunione il parroco si è avvicinato ai fedeli, ma prima che
avesse il tempo di prendere una sola Ostia, circa 50 Particole consacrate sono
volate da sole fuori dalla pisside: si sono sollevate in alto e dopo un po' si
sono sparpagliate a terra, attorno al celebrante.
Padre
Houde, colpito dal prodigio, è rimasto per alcuni minuti immobile e bianco in
viso. Poi ha detto ai fedeli presenti:
"D'ora
in poi tutti voi continuerete a ricevere l'Ostia consacrata in bocca e non sulla
mano perché Dio ci ha appena dato un segno."
E
tornando all'altare ha aggiunto: "Mai, in vita mia, darà la Comunione
sulla mano!".
Mi
sia permesso aggiungere alcune riflessioni. Non voglio formulare giudizi, ma
solo offrire un consiglio.
Come
cristiano cattolico è mio diritto-dovere continuare a credere nelle verità che
la Chiesa ci ha sempre insegnato e ricordarle ai miei fratelli di fede.
È
proprio la Chiesa ad insegnarci che il Signore Gesù, sacrificatosi sulla
croce per ottenerci dal Padre il perdono dei nostri peccati, è vivo, vero e
presente nella Santissima Eucaristia: è lì per noi con il suo Corpo, il suo
Sangue, la sua Anima e la sua Divinità. Ciò che ai nostri occhi continua a
sembrare pane non e più pane, ma Gesù in persona, il nostro Salvatore di oggi,
il nostro Giudice di domani.
Partendo
da questa fede, che resterà immutata nei secoli, ne deriva che al "Pane
Eucaristico" va dato, oltre all'adorazione, anche il massimo rispetto.
È
ciò che la Chiesa ha sempre insegnato ai suoi figli in questi venti secoli di
Cristianesimo.
Il
cedimento è iniziato con Paolo VI che, pur dicendosi contrario per varie
ragioni alla Comunione sulla mano, di fatto ha permesso che in molte nazioni si
potesse ricevere l'Eucaristia in questa nuova maniera. Devo aggiungere, per
amore di verità, che il Papa ha dato questo permesso perché fortemente
condizionato dal fatto compiuto: infatti, in molte di quelle nazioni, già da
tempo non pochi sacerdoti, pur senza permesso, davano la Comunione in mano.
In
Italia, dopo alcuni tentativi falliti perché la maggioranza dei vescovi non
gradiva la Comunione sulla mano, l'autorizzazione è stata concessa dal Papa
Giovanni Paolo II ed è entrata in vigore con la Messa prefestiva del 2 dicembre
1989.
Eliminare
una tradizione così antica e motivata, pur avendo la fondata certezza che il
cambiamento avrebbe portato a un sicuro peggioramento delle cose, certamente non
è stata una scelta saggia.
E
che nei confronti dell'Eucaristia le cose siano cambiate rapidamente e
radicalmente in peggio, proprio perché ora la Comunione viene data in mano,
sono i fatti a dimostrarlo.
Mi
è capitato più volte, fermandomi in adorazione dopo la Messa nei primi banchi,
di vedere per terra i frammenti di qualche Ostia, anche di una certa grandezza.
Una volta ne ho raccolto un pezzo che era circa il terzo di una Particola: l'ho
portato al mio vescovo perché si rendesse conto: ne è rimasto sconvolto!
E
la dispersione dei frammenti potrebbe essere considerata una conseguenza
involontaria.
Ma
c'è di peggio ed è che il dare la Comunione in mano facilita la sottrazione
volontaria dell'Eucaristia da parte di persone che poi la useranno nelle messe
nere, con intenzione chiaramente profanatrice e blasfema.
Questi
fatti provano che la nuova norma è contro Gesù Cristo e basterebbe questo per
esserne contrari.
E
come se ciò non bastasse, certi preti incoraggiano e altri addirittura
costringono i fedeli a ricevere la Comunione sulla mano, togliendo loro la
libertà di scelta.
Questa
loro pretesa, oltre che contro i fedeli, li pone anche contro i Vescovi e contro
il Papa.
Infatti,
non è stato dato ai preti il diritto di imporre al fedele la Comunione sulla
mano. Arrogandosi questo diritto, che non hanno (!), questi preti si rendono
disobbedienti al Vicario di Cristo e si comportano anche da nemici della nostra
coscienza e negatori dei nostri diritti.
La
Chiesa ci riconosce ancora oggi il diritto di ricevere in bocca la Santissima
Eucaristia, ma questi preti prepotenti pretendono di toglierci anche il poco
che la Chiesa ci ha lasciato. È una nuova forma di clericalismo, un voler far
da padroni sulle nostre coscienze, una prepotenza che non possiamo assolutamente
tollerare.
Mentre
ricordo ai Vescovi il dovere che hanno di vigilare contro questi abusi
gravissimi di certi preti, ricordo anche a tutti voi il diritto-dovere che avete
di non obbedire a quei preti disobbedienti che sono nemici di Cristo, ribelli al
Papa e un pericolo per tutti.
Chi,
pur essendo contrario alla Comunione in mano, cede per debolezza, per non
scontrarsi con questi preti dissacratori e arroganti, diventa loro complice,
diventa anche lui nemico di Cristo, ribelle al Papa e nemico della sua stessa
coscienza.
NON
OBBEDITE AI PRETI CHE VI INCORAGGIANO O ADDIRITTURA VOGLIONO IMPORVI A TUTTI I
COSTI LA COMUNIONE SULLA MANO !!!
E
preghiamo l'Immacolata Vergine Maria perché ottenga luce a chi è confuso e la
coerenza a chi è debole.
Vostro
fratello in Cristo e servo di Maria
Francesco
Traini
10
ottobre 1991
Castel
di Lama (AP)
Casella
Postale 33
Brno,
Cecoslovacchia, 1950. I comunisti, con l'appoggio dell'armata rossa di Stalin,
da circa un anno, occupano il potere. L'Arcivescovo di Praga, Mons. Giuseppe
Beran, già incarcerato e deportato a Dachau dai nazisti, è allontanato dalla
sua sede. Preti, suore e credenti sono perseguitati. La vita della Chiesa
diventa durissima.
Il
dottor Zdenek Tym, medico psichiatra, e la dottoressa Ludmila Konucipkova,
neurologa, sono sposi da alcuni anni. Cattolici ferventi, esercitano il loro
servizio di medici con alta competenza, come una missione in mezzo al prossimo.
Desiderano un figlio.
Il
dottor Zdenek fa un voto: "Signore, se ci dai un figlio, vogliamo
consacrarlo a Te, desideriamo che diventi sacerdote, domenicano e un buon
teologo. Per la tua gloria e per il bene delle anime".
E
il bambino nacque: sano, bello, biondo, forte e vivace, il 3 maggio 1950, festa
dell'Invenzione della Croce, nel calendario liturgico di allora. Lo
battezzarono con il nome di Tomâs. Dio era stato cacciato dalla società, dalla
scuola, ma il ragazzo, in casa, dai genitori, ricevette una forte educazione
alla fede e alla vita cristiana. Sarebbe diventato, a costo di qualunque
sacrificio, un generoso testimone di Cristo.
Intelligentissimo,
superò brillantemente le scuole elementari e il ginnasio-liceo nella sua città,
segnato a dito da compagni e autorità, perché praticava la Fede Cattolica
senza sconti e senza paura. Diciottenne, conseguì, a Brno, una borsa di studio
per proseguire gli studi all'Accademia di Digione in Francia.
Nell'agosto
1968, dopo "la primavera di Praga" voluta da Dubcek con un leggero
vento di libertà, i carri armati di Breznev, il dittatore dell'Unione
sovietica, da Mosca invadevano la Cecoslovacchia con la più dura repressione.
I dottori Zdenek e Ludmila emigrarono nella Germania federale e si stabilirono a
Neckargemund, continuando il loro lavoro. Tomâs intanto si era recato
all'Accademia di Digione dove, l'anno dopo, il 10 luglio 1969, conseguì il
baccellierato per l'insegnamento di filosofia e lettere.
A
Digione, Tomâs Tym riuscì ad avvicinare i domenicani, durante un corso
speciale. Scoppiò la scintilla. Papà Zdenek non gli aveva mai parlato del voto
fatto prima della sua nascita, ma Tomâs sentì che Dio lo chiamava sulle orme
di San Domenico di Gusman, appassionato studioso e apostolo di Gesù
Cristo-Verità, in una parola, sacerdote domenicano. Rifletté a lungo, pregò
intensamente, si consigliò e poi decise: "Sarò domenicano!".
Tornò
a casa, lo disse ai suoi genitori che non aspettavano altro: era il loro voto
che si compiva ed entrò felice nel convento di Warburg in Westfalia.
Il
28 settembre 1969, vestì l'abito dei Frati Predicatori, diventando fra Tomâs.
Seguì il noviziato nella medesima casa e il 29 settembre 1970 fra Tomâs si
consacrava a Dio con i voti religiosi. Con la sua mente brillante, inclinata
alla filosofia e alle lingue, iniziò gli studi filosofico-teologici, per
prepararsi al sacerdozio.
Nel
1973, scese a Bologna: lì, presso la tomba di San Domenico, completò gli
studi, conseguì il "lettorato'; poi portò a compimento i suoi studi con
il dottorato in teologia a Roma.
Di
lui, si poteva espriniere 1’elogio che si fa dí San Tommaso d'Aquino e di
altri domenicani dotti e santi: "Ardens erat in studio Verbi divini".
("Era appassionato nello studio di Gesù, Verbo divino").
Passato
alla provincia domenicata "Utriusque Lombardiae"; in Italia, continuò
a nutrire un grande amore per la sua patria lontana, schiacciata dal tallone dei
comunisti (e dei sovietici), perseguitata nella libertà, nella fede, quasi da
non poter più sperare.
Il
29 giugno dell'Anno Santo 1975, solennità dei Santi Pietro e Paolo, fra Tomâs
veniva ordinato sacerdote in eterno in San Pietro a Roma da Papa Paolo VI. Nel
momento in cui il Santo Padre gli imponeva le mani sul capo e gli diceva:
"Vivi il Mistero che celebri, imita Gesù Cristo immolato per noi",
Padre Tomâs Tym offrì la sua vita a Dio: "Prendi, o Gesù, la mia vita
per la libertà della Chiesa nella mia patria".
Era
l'offerta suprema, l'olocausto della sua vita, il voto di vittima. Tenne segreta
l'offerta e riprese, assai contento, la sua vita, là dove l'obbedienza lo
chiamava. Nel 1980, era già Vice-Reggente dello "Studium" di Bologna,
e nel 1984, annoverato tra i membri della Commissione per la vita intellettuale
della sua Provincia. Ma l'insegnamento non gli bastava: si fece apostolo tra i
giovani, gli intellettuali, senza mai trascurare i piccoli e gli umili: un
apostolato molteplice, grazie a cui molti trovarono la fede, altri passarono da
esperienze pericolose o negative al Cattolicesimo autentico.
Nel
suo cuore, la preghiera più struggente, specialmente rivolta alla Madonna,
con il Rosario, affinché il suo Cuore Immacolato avesse a trionfare anche tra i
senza Dio dell'Est Europeo.
Ma
per delineare il suo profilo, è meglio cedere la parola a chi l'ha conosciuto
ed è vissuto a lungo al suo fianco.
"Padre
Tomâs era un prodigio di attività metodica, intensa e serena. Era un
innamorato della filosofia, soprattutto della metafisica. Sorretto da una
straordinaria memoria e da una conoscenza approfondita delle lingue antiche
(ebraico, greco e latino) e di almeno quattro lingue moderne che parlava correntemente,
poteva discutere di moltissimi autori, che spesso citava nella lingua originale.
Naturalmente
si distingueva nella conoscenza della dottrina del suo Maestro, San Tommaso d'Aquino,
di cui non solo portava il nome, ma aveva anche la struttura mentale, la
visione organica e sistematica del sapere e soprattutto il culto appassionato
per la Verità.
Padre
Tomâs era riuscito a penetrare il mistero della Verità che aveva cercato
incessantemente, che aveva amato come l'unico Bene e che aveva distribuito a
piene mani senza parzialità e ipocrisie, in modo mite, pieno di buoni frutti.
Anzi, la sua vita era un segno visibile della Verità che egli continuava ad
approfondire anche dopo averla trovata, ritenendola più preziosa della salute,
della bellezza e di tutto l'oro, e che partecipava a tutti senza tregua alla
mensa della Sapienza che egli sapeva imbandire con grande abilità.
Insegnava
con passione e non badava alla cattedra su cui sedeva. Spesso le sue lezioni
erano informali, per persone semplici e non dotte, e non di rado accadeva che
gli venissero rivolte obiezioni insipienti. Le accoglieva con un sorriso dolce
e rispondeva: 'Si... sì... ma vede, c'è questo altro aspetto... ' e spiegava
con pazienza." (dalla prefazione al testo di Padre Tomâs Tím,
"Metafisica della sostanza" - Ed. Studio domenicano, Bologna, 1991).
In
questa che sarà la sua unica opera pubblicata, frutto del suo studio e del suo
insegnamento nella nostra epoca che dichiara superata e vuota la "filosofia
dell'essere", cioè l'unica filosofia vera, capace di dare accesso alla
Verità e non solo a delle opinioni, capace di fondare la fede come ossequio
ragionevole a Dio, il Padre Tomâs Tym, profondamente convinto del valore
indistruttibile della "prima e più alta disciplina della ragione
umana", dopo aver seguito il triste e miserabile cammino del pensiero
umano fino alla distruzione della ragione, presenta nella seconda parte del suo
libro una vigorosa sintesi della metafisica, della "filosofia
dell'essere"; quindi il ruolo fondamentale dell'analogia e del concetto
di partecipazione: davvero "lo splendore della Verità".
Raccontano
alcuni suoi amici:
"Quando
nel luglio 1989, egli apprende che purtroppo è stata concessa anche in Italia
la possibilità di ricevere la Comunione sulla mano (pur restando 'del tutto
conveniente - e preferibile - riceverla sulla lingua', facendo comunque sempre
attenzione ai frammenti dell'Ostia Santa, affinché non vadano mai dispersi,
contenendo essi lo stesso Signore Gesù, come scrive il relativo documento del
19 luglio 1989), Padre Tomâs prova un immenso dolore e commenta:
"Io
non darò mai la Comunione sulla mano. È un sacrilegio o porta a moltiplicare
i sacrilegi contro Gesù Eucaristico"'.
Rinnova
la sua preghiera e offerta a Gesù: "Signore, fammi morire piuttosto che io
ceda a dare la Comunione sulla mano a qualcuno".
Innamoratissimo
della Persona di Colui che è la Verità, il Signore Gesù, realmente presente
nell'Eucaristia, che ripresenta il suo Sacrificio della croce ogni volta che
viene celebrata la Santa Messa, Padre Tomâs, secondo la dottrina della Chiesa
di sempre e di San Tommaso d'Aquino, il sommo teologo e cantore dell'Eucaristia,
non sarà mai complice di sacrilegi e di profanazioni (come oggi avviene così
spesso), a costo della sua vita.
Gesù
non ha certo dimenticato la sua offerta formulata nel 1975, il giorno della sua
ordinazione sacerdotale, per la libertà della Chiesa in Cecoslovacchia.
Ora
Gesù accetta anche questa sua nuova offerta, grido di fede eroica nella sua
presenza nell'Eucaristia, suo Corpo immolato e suo Sangue sparso, e conduce a
compimento la missione del suo amico e ministro Tomâs Tym.
Nell'ottobre
1989 (gli amici dicono il 13 ottobre), Padre Tomâs accusa dolori addominali
assai forti. La diagnosi è terribile: tumore maligno con pochi mesi di vita.
La Cecoslovacchia inizia la sua rivolta popolare pacifica, come gli altri paesi
dell'Est Europeo, contro l'oppressione comunista. Padre Tomâs confida il suo
"segreto" ad un giovane confratello.
Dalla
Germania, viene suo padre medico a prenderlo. L'ultimo mese lo passa in
famiglia, assistito dall'affetto e dalle cure mediche dei suoi genitori e di
illustri medici.
Padre
Tomâs guarda sereno alla Vita che non muore, alla Chiesa che ritrova la libertà
nella sua patria.
Il
31 dicembre 1989, domenica, il novantenne Cardinale Tomasek, Arcivescovo di
Praga, nella sua cattedrale gremita di popolo, intona il solenne "Te Deum"
di ringraziamento. Padre Tomâs, nel suo letto di dolore diventato altare, configurato
ormai a Gesù Crocifisso, ne è felice. Il 10 gennaio 1990, a 40 anni non ancora
compiuti, tutto si compie: Gesù riceve il suo olocausto. Può ripetere con
Santa Caterina da Siena sul letto di morte: "Io ho dato la vita per la
Santa Chiesa". E noi aggiungiamo... "e per l'Eucaristia".
Al
confratello venuto a fargli visita da Bologna nella sua casa di Neckargemund,
una settimana prima della morte, e che gli dice con il pianto in gola:
-
Dobbiamo essere pronti a uniformarci alla volontà di Dio. Padre Tomàs, con il
suo sorriso mite e luminoso, risponde: - Uniformarci perfettamente alla volontà
di Dio.