CELEBRIAMO LA PASSIONE DI GESU'
momenti
di preghiera comunitaria su testi biblici e riflessioni esegetico-pastorali
BERNARDINO
NARCISO BORDO
II
EDIZIONE ROMA 1998
Proprietà
letteraria riservata
Se
ne permette la stampa p. Ottaviano D'Egidio sup. Provinciale Roma / Scala Santa,
2-1-1998
INDICE
1 Vigilia di Passione
2
La Cena di Betania
3
Ingresso trionfale
4
Ultima Cena
5
Al Gethsemani
6
Il Processo Religioso
7
Il Processo Civile
8
Sevizie e condanna a morte
9
La «Via Dolorosa»
10
Morte di Gesù
11
Al Sepolcro
12
Resurrextit
-
Canto d'ingresso
-
Introduzione esegetica al "quadro" proposto
-
Proclamazione del testo della Passione, da parte di tre lettori
-
Coro alternato
-
Riflessioni spirituali
-
Invocazioni
-
Canto cristologico
-
Benedizione con la S. Croce.
È
possibile anche un inserimento nella S. Messa. In questo caso, iniziare la
liturgia eucaristica more solito, fino alle letture escluse e inserire a
questo punto:
-
Introduzione al testo
-
Testo della Passione
-
Coro alternato
-
Riflessioni e Invocazioni.
Riprendere
la S. Messa, e il Canto Cristologico eseguirlo alla Comunione.
La
proclamazione liturgica della Passione nella Settimana Santa ha esercitato
sempre un fascino misterioso sull'anima cristiana, per i suoi contenuti
salvifici e la ripartizione dialogata del testo, che presenta una certa
drammaticità suggestiva.
Abbiamo
voluto partire da questo tracciato liturgico, per un tipo di celebrazione, che
abbracciasse un mistero per volta, risultante dalla convergenza di tutt'e
quattro gli evangelisti, sul medesimo episodio.
Dei
tre lettori, l'evangelista e Gesù trovano il loro ruolo ben definito dal testo,
mentre l'interlocutore dovrà necessariamente impersonare ora un apostolo, o
una delle pie donne, oppure un avversario del Salvatore, come pure la turba
scatenata contro di lui, davanti a Pilato, secondo le circostanze. Siamo certi
che non vi scapiterà la chiarezza, per i contrasti inconfondibili che
accompagnano tutto il racconto della Passione di Gesù.
E
bastato aggiungervi una cornice esegetica, un commento dialogato e poche
riflessioni, derivate spontaneamente dai passi presi a soggetto, per avere una
paraliturgia che riteniamo pastoralmente assai valida.
Prima
di offrirla al pubblico, abbiamo voluto verificarla, attraverso svariate
esperienze di preghiera comunitaria, durante le Missioni passioniste,
incentrate, com'è noto, sul mistero della Passione di Cristo. È proprio per
questo che abbiamo suddiviso tutto il materiale in dodici riquadri, quanti sono
i giorni di cui dispone una Missione, nella sua durata normale di due settimane,
da lunedì a sabato.
L'effetto
ci è sembrato dei più consolanti, e tale, da giustificare la richiesta,
pervenutaci da più parti, di darla alle stampe, perché servisse per
celebrazioni comunitarie e per una preghiera personale, nutrita di testi
ispirati, ai quali si fa precedere un'introduzione che li evidenzi nel modo più
conveniente.
La
conferma pervenutaci in questi anni dalla prima edizione, ci ha incoraggiati
ad allestire questa seconda, che presentiamo ora al pubblico.
-
Personaggi del testo della Passione
EV.
= Evagelista
INT.
= Interlocutore
Primo
quadro
Le cause storiche della Passione di Gesù vanno cercate nella natura particolare dell'esperienza religiosa d'Israele, contro la quale sembrò che il nuovo rabbi di Nazaret volesse ergersi, e nelle prevenzioni che ne derivarono contro di lui, trasformatesi col tempo in ostilità implacabile, almeno da parte della casta sacerdotale.
Subito
sugli inizi della sua predicazione, tutti si avvidero che Gesù trasmetteva il
suo messaggio con autorità e non alla maniera dei rabbini. Questi esperti della
Torah generalmente usavano un sistema d'insegnamento espositivo, consistente nel
leggere un testo biblico e farlo seguire da un commento derivato dagli esponenti
più accreditati della sapienza giudaica. Il loro parere personale non contava
molto, e non ci tenevano ad esprimerlo, nelle dissertazioni che organizzavano.
Al
contrario, il Nazzareno non solo dava quasi sempre una sua interpretazione
arbitraria alla Legge e ai profeti, ma talvolta osava contrapporsi ai detti
degli antichi, giungendo non di rado all'audacia di presentare se stesso come
punto di riferimento delle promesse fatte ad Israele!
Nessuno
poteva illudersi sulle conseguenze di un magistero così inconsueto e
provocatorio.
I
responsabili del potere religioso cercarono dapprima di dissimulare, credendo
che si trattasse di un fenomeno innocuo, e comunque di poca durata; tentarono,
anzi, d'inserire nel sistema quel giovane rabbi, sperando che volesse
collaborare con loro. Una volta esaurite le vie del compromesso e delle
polemiche inutili, non ebbero scrupoli a scegliere la via della lotta scoperta e
dei provvedimenti disciplinari più energici.
Il
nostro quadro vuole darcene un saggio, partendo dall'episodio del discorso di
Gesù nella sinagoga di Nazaret, all'inizio della sua azione missionaria. Dopo
un accenno al discorso programmatico della montagna, con una eco delle diatribe
durante la festa della dedicazione del tempio, viene presentata la scena
turbolenta della seduta del gran sinedrio, dove per la prima volta fu
pronunciata la parola di morte nei confronti del pericoloso avversario.
Sono
brani che abbracciano uno spazio notevole di tempo e una serie di circostanze
assai diverse fra di loro. Per questo motivo, esigono attenzione e un certo
sforzo di sintesi, per coglierne il nesso profondo.
EV.
- Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché
insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi; tanto che si
chiedevano a vicenda: Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con
autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!
La
sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea (Mc 1, 21-22,
27-28).
GESÙ
- Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con
l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri il lieto messaggio, per
proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere
in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore.
INT.
- Non è il figlio di Giuseppe (Lc 4, 18-19, 22)? Donde gli vengono queste cose?
E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti
dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello
di Giacomo, di Joses, di Giuda, di Simone (Mc 6, 2-3)?
GESU
- Di certo, voi mi citerete il proverbio: "Medico, cura te stesso".
Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria.
– Nessun profeta è bene accetto in patria. (Gv 9, 28-29; 10, 20)?
EV.
- La sua fama si diffondeva ancor più; folle numerose venivano per ascoltarlo e
farsi guarire dalle loro infermità. Ma Gesù si ritirava in luoghi solitari a
pregare (Lc 4, 23-24; 5, 15-16).
GESÙ
- Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete
fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. -
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi
insulteranno, e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del
Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la
vostra ricompensa è grande nei cieli (Lc 6, 20-23).
INT.
- Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio;
ma costui non sappiamo di dove sia. - Ha un demonio ed è fuori di sé; perché
lo state ad ascoltare?
EV.
- Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era
d'inverno. Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. Allora i
Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano:
INT.
- Fino a quando terrai l'animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi
apertamente!
GESÙ
- Ve l'ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio,
queste mi danno testimonianza; ma voi non credete, perché non siete mie
pecore (Gv 10, 22-26).
EV.
- Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano:
INT.
- Che facciamo? Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo fare così, tutti
crederanno in lui, e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo
e la nostra nazione.
EV.
- Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno, disse
loro:
INT.
- Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo
per il popolo e non perisca la nazione intera.
EV.
- Gesù pertanto non si faceva più vedere in pubblico tra i Giudei; egli si
ritirò di là nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim,
dove si trattenne con i suoi discepoli (ivi, 11, 47-50, 54).
1.
- Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli - che doveva andare a
Gerusalemme - e soffrire molto da parte degli anziani - dei sommi sacerdoti e
degli scribi, - venire ucciso e risuscitare il terzo giorno.
2.
- Ma Pietro lo trasse in disparte - e cominciò a protestare, dicendo: - Dio
te ne scampi, Signore - questo non ti accadrà (Mt 16, 21-22)!
3.
- Il Figlio dell'uomo - sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo
uccideranno - ma il terzo giorno risorgerà (ivi 17, 22).
4.
- Tutti rimarrete scandalizzati - poiché sta scritto: Percuoterò il pastore -
e le pecore saranno disperse (Mc 14, 27).
Bisognava
che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria (Lc.
24, 26). Andiamo anche noi a morire con lui (G. 11, 16)!
Il
Salvatore ha una consapevolezza perfetta della propria posizione, di fronte al
Padre di cui deve attuare il progetto salvifico, e agli uomini che reagiscono
negativamente alle sue sollecitazioni benefiche. Non se ne mostra contrariato,
non smorza le tinte, e quando avvisterà le prime avvisaglie di tempesta, non
cercherà di sottrarsi alla propria missione.
Noi
probabilmente siamo generosi finché l'impegno si presenta in forma
semi-romantica, con emozioni preziose e soddisfazioni personali che ripagano di
ogni sforzo. Quando, col passare degli anni, affiorano le prime erosioni dello
slancio e l'accumularsi delle rinunce determina stanchezza e indecisione, ci
si preoccupa più del necessario; si tenta, una prima volta, eppoi sempre con più
frequenza, il sistema della sottrazione dello sforzo, o della ripetizione
meccanica dei gesti. Donarsi, quando non se ne vedono più chiaramente i
risultati, è assai duro, anche per i più generosi.
Continuare
a beneficare gli altri, quando non c'è più nessuno che dica un grazie e, anzi,
qualcuno s'incarica di rispondere: Chi te lo ha chiesto?, allora sì che è
lecito parlare di eroismo.
Ma
eroismo è una parola che piace di più, proprio a chi è meno degli altri
disposto a farne una qualsiasi esperienza... D'altra parte, le ostilità che
incontra il Salvatore non alterano la dolcezza profondamente umana del suo
linguaggio, soprattutto del suo atteggiamento con chi rifiuta di accettarlo.
Continua a benedire bambini, a guarire miracolosamente ogni specie di sofferenti
e a consolare chiunque incontra sul suo cammino.
Vuole
mostrarci come sia possibile continuare a voler bene agli uomini, anche quando
questi facessero tutto il possibile per non meritarselo, e ad insistere nel
nostro servizio di carità, senza amarezza e con sincera magnanimità cristiana.
INVOCAZIONI:
Gesù
ci ha mostrato di quale ardimento dobbiamo essere capaci, se vogliamo
collaborare con lui alla redenzione dell'umanità. - Chiediamogli
d'infondercelo profondamente nell'anima, da poterne dare la testimonianza più
espressiva.
Maestro
divino, che, per obbedire al Padre, non dubitasti di proclamare apertamente la
verità, anche a costo di malintesi e ostilità,
-
insegnaci a prendere piena coscienza di quello che Dio vuole da noi e attuarlo
con ferma determinazione.
Maestro
buono, che parlasti per ridare coraggio ai poveri e speranza ai sofferenti,
senza preoccuparti della reazione di chi aveva interesse a contrastare il tuo
messaggio di liberazione.
-
donaci la forza delle scelte più adatte al bene dei fratelli bisognosi, anche
quando il nostro gesto dovesse urtare contro l'opportunismo e la viltà dei più.
Maestro
di sapienza eterna, che. proclamasti l'interessamento del Padre, non più
riservato ad un solo popolo, o ad una sola epoca della storia, ma esteso ad
"ogni tribù, popolo e nazione",
-
rendici capaci di comprendere, rivivere e propugnare l'universalismo cristiano,
come dimensione inconfondibile della Redenzione.
Orazione.
- O Padre, che hai voluto il tuo Figlio Unigenito sulla Croce, a braccia stese,
alla ricerca di una fratellanza universale, fa che quelle braccia giungano a
stringere tutti, in una unione che annulli discriminazioni, odi e rivalità. Te
lo chiediamo per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.
CANTO
CRISTOLOGICO (Christus)
1.
- Cristo Gesù - pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la
sua uguaglianza con Dio.
2.
- Ma spogliò se stesso - assumendo la condizione di servo e divenendo simile
agli uomini - umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte - e morte di
croce
Per
questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro
nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 5-11).
Secondo
quadro
Lo
scenario si apre con la presentazione della casa ospitale di Betania, un
villaggio a poca distanza da Gerusalemme, dove il Salvatore aveva trovato tante
volte accoglienza e affetto, pieni di venerazione.
Le
parole che ascolteremo da Marta sembrerebbero contraddirlo; sono, invece, la
riprova della confidenza che la donna aveva raggiunto con lui. Difatti Gesù,
per tutta risposta, non le farà sentire un rimprovero, ma un invito a
stabilire il confronto fra il servizio accurato, come quello che stava a cuore a
lei, e l'amore in ascolto della Parola, di cui dava prova sua sorella Maria.
Ebbene, tutto sommato, Marta doveva convincersi che a lui piaceva di più il
secondo.
Nel
frattempo, era accaduto il fatto strepitoso della risurrezione di Lazzaro,
fratello delle due donne, ad opera del potere taumaturgico di Cristo.
Dalla
casa di Marta, si passa a quella di Simone il lebbroso, sempre lì a Betania. Il
personaggio facoltoso che adesso invitava a mensa il Salvatore era stato, con
tutta verosimiglianza, guarito per suo intervento dal terribile male della lebbra.
Simone aveva sollecitato la presenza delle due sorelle, per indovinare con
sicurezza le preferenze del rabbi, e Lazzaro, perché non è di tutti i giorni
il lusso di avere a mensa un uomo risuscitato... L'episodio deve essere accaduto
immediatamente prima della cavalcata di Gesù a Gerusalemme.
Il
gesto di Maria, che unge i piedi del Cristo, non va assolutamente confuso con
quello, assai simile, della peccatrice anonima in casa di un altro Simone.
Quella donna potrebbe essere Maddalena (per la professione di intrecciatrice
di capelli, e non per una condotta veramente equivoca!); qui, al contrario, è
Maria di Lazzaro. La prima compie un gesto di penitenza, la seconda di
gratitudine, per avere riavuto il fratello risuscitato da morte.
Quel
nardo usato a Betania era veramente extra, di un valore elevatissimo, a sentire
Giuda Iscariota, che di prezzi se ne intendeva e trovava giusto riprovare certi
sprechi irragionevoli...
Nella
risposta di difesa, Gesù allude ad un presentimento arcano, che ha guidato la
donna, eco evidente delle confidenze che le erano state fatte dall'Amico divino,
forse in data assai recente.
EV.
- Mentre erano in cammino, [Gesù] entrò in un villaggio, e una donna di nome
Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la
quale sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era
tutta presa dai molti servizi. Pertanto fattasi avanti, disse:
INT.
- Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille
dunque che mi aiuti.
EV.
- Ma Gesù le rispose:
GESU
- Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la
cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà
tolta (Lc 10, 38-42).
EV.
- Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò [di nuovo] a Betania (Gv 12,1),
nella casa di Simone il lebbroso (Mc 14,3). Marta serviva e Lazzaro era uno dei
commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo,
assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e
tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento.
Allora
Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli che doveva poi tradirlo, disse:
INT.
- Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi
darli ai poveri?
EV.
- Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro,
e siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù
allora disse:
GESÙ
- Lasciatela fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
I
poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me (Gv 12, 2-8).
Essa
ha fatto ciò che era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la
sepoltura. In verità vi dico, che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato
il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto (Mc 14,
8-9).
EV.
- Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e
accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato
dai morti.
I
sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, perché molti
Giudei se ne andavano a causa di lui, e credevano in Gesù (Gv. 12, 9-11).
1.
- L'amore di Cristo ci spinge - al pensiero che uno è morto per tutti - e
quindi tutti sono morti.
2.
- Ed egli è morto per tutti - perché quelli che vivono - non vivano più per
se stessi - ma per colui che è morto - e risuscitato per loro.
3.
- Colui che non aveva conosciuto peccato - Dio lo trattò da peccato in nostro
favore - perché noi potessimo diventare per mezzo di lui - giustizia di Dio (II
Cor, 5, 14, 21).
4.
- Siamo infatti tribolati da ogni parte - ma non schiacciati - perseguitati ma
non abbandonati - colpiti ma non uccisi, - portando sempre e dovunque nel
nostro corpo la morte di Gesù - perché anche la vita di Gesù - si manifesti
nel nostro corpo.
Sempre,
infatti, noi che siamo vivi veniamo esposti alla morte - a causa di Gesù, perché
anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale (ivi, 4, 11).
È
l'ultima pausa serena, prima dello scatenarsi della tempesta. Gesù lo sa, e
vi si colloca dentro con la sua consueta naturalezza, piena di umanità.
Betania,
anche per lui suona richiamo all'amicizia sincera, che ripaga delle
incomprensioni, al riposo e al silenzio, dove si ricompongono le tensioni
accumulate dalla fatica e dalle preoccupazioni.
Fu
un'esigenza che riconobbe anche ai suoi apostoli; anzi la propose loro, come
alternativa al dinamismo che avrebbe potuto fuorviare le intenzioni perfino di
coloro che lavoravano accanto a lui.
Oggi
il divino Maestro suggerisce anche a noi di riservarci un pò di spazio per il
riposo spirituale, che permetta la riconquista perfetta dell'orientamento
interiore, compromesso dalla ridda degli impegni e dalla velocità sfrenata,
impressa alla nostra attività.
Dobbiamo
assolutamente fermarci, per chiarire quali siano le nostre aspirazioni più
recondite, in tutto questo agitarci; e se non si corra il pericolo di cadere in
una smania insensata di affermazione.
Questo
nostro modo di accelerare i ritmi, di bruciare le tappe, finirebbe di rovinarci
la vita, impedendoci di goderla come un dono di Dio.
Fare
di meno, per fare meglio! Fare di meno, per essere sempre se stessi! Ridurre le
proprie esigenze, per dare ad esse una collocazione più razionale! Diminuire
gli impegni personali, per soddisfarli con più grazia e maggior vantaggio
altrui e nostro! Smetterla di voler arrivare dappertutto, per non portare dovunque
la nostra inquietudine e il nostro vuoto!...
Chi
oserebbe propugnare, a volume alzato, un programma di questo genere, che oggi
tutti contestano, perché troppo vero? ...
INVOCAZIONI:
Le
riflessioni fatte ci portano a chiedere al Signore di facilitarci un contatto
più efficace con Lui, come accadeva ai suoi prediletti di Betania, ogni volta
che tornava nel villaggio.
Signore
Gesù, che accettasti con tanta benignità il servizio di Marta, come
espressione di devozione sincera e affetto profondo,
-
insegnaci a dare ad ogni nostra incombenza il senso di un ossequio al Padre ,
con te, nello Spirito Santo.
Amico
divino, che preferisti ancora di più l'ascolto amoroso di Maria alle tue parole
di vita, ai tuoi colloqui ineffabili,
-
permetti anche a noi di perseverare, in ascolto attento, di fronte alle
ispirazioni con le quali ci guidi a salvezza.
Salvatore
del mondo, che accetti sulla tua persona quella unzione, come presagio della tua
Passione, e quel profumo riservato alla tua inumazione imminente,
-
ispiraci le vie più adatte e riesprimere la tua Passione redentrice nella
nostra vita mortale.
Orazione.
- O Padre che, fra umiliazioni e contrarietà, predisponesti per il tuo Figlio
divino qualche pausa di intensa gioia, causata dalle anime migliori, fa', che
anche noi sappiamo valorizzare con saggezza i vari momenti di consolazione e
di gaudio che disponi sul nostro cammino. - Per Cristo Nostro Signore. Amen.
CANTO
CRISTOLOGICO (Christus)
1.
- Cristo Gesù - pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la
sua uguaglianza con Dio.
2.
- Ma spogliò se stesso - assumendo la condizione di servo e divenendo simile
agli uomini - umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte - e morte di
croce
Per
questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro
nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 5-11).
Terzo
quadro
INTRODUZIONE
AL TESTO
L'evento
evangelico che ci accingiamo a celebrare è quello dell'entrata trionfale di
Gesù a Gerusalemme, pochi giorni prima della sua Passione.
Egli
parte da Betania in direzione del monte Uliveto e, a breve distanza, giunge al
villaggio di Betfage, dove manda per l'asinello necessario all'insolita
cavalcata. Solo Matteo precisa che si trattava di asina e puledro: il Salvatore
si sarebbe servito di quest'ultimo, ma la madre era indispensabile, perché la
bestiola non era stata ancora domata da nessuno.
L'incontro
con le folle provenienti dalla capitale avvenne poco appresso; si trattava
prevalentemente di pellegrini giunti dalla Galilea, più che di giudei della
capitale, notoriamente ostili a Gesù. I ramoscelli d'ulivo derivavano dalle
piante lì attorno, quelli di palma da zone più lontane. Parte ne stendevano
a terra, insieme ai loro mantelli, per farne un tappeto verde e festoso, parte
ne agitavano in aria, mentre echeggiava il grido aramaico Ho-sa-na', Salve!
Evviva!
Il
festeggiato, invece di esaltarsi a quello spettacolo, chiaramente evocativo
dell'era messianica, stava piangendo sulla città che rifiutava di accoglierlo
come salvatore. Il punto dove Gesù pianse, sull'Uliveto, è ricordato da un
tempietto chiamato Dominus flevit.
Dopo
l'ingresso solenne in città e l'entrata nel tempio, sentiremo il riferimento
alla cacciata dal luogo sacro dei mercanti e cambiavalute. Non siamo
assolutamente certi che questo gesto autoritario del Salvatore sia avvenuto in
questo momento preciso.
La
giornata, dominata dal corteo osannante e dai fanciulli che inneggiavano al
re-messia, si chiuse col ritorno a Betania, che era ormai notte. Il Maestro
avrebbe fatto così per tutte le altre giornate che gli rimanevano di vita,
perché il sinedrio era più che mai deciso ad arrestarlo e ucciderlo. Ma questo
sarebbe accaduto solo al momento esatto stabilito da lui e non quando lo
volevano i suoi avversari.
EV.
- Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte
degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli dicendo loro:
GESÙ
- Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un'asina legata e
con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. Se qualcuno poi vi dirà
qualche cosa, risponderete: il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito.
EV.
- I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù:
condussero l'asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose
a sedere. La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre
altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via (Mt 21, 1-3, 6-8),
gridando:
INT.
- Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele (Gv
12, 12-13)! Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli (Lc. 19, 38)!
Benedetto
il regno che viene del nostro padre David! Osanna nel più alto dei cieli (Mc
11, 10)!
EV.
- Sul momento i suoi discepoli non compresero queste cose; ma quando Gesù fu
glorificato, si ricordarono che questo era stato scritto di lui. Intanto la
gente che era stata con lui quando chiamò Lazzaro fuori dal sepolcro, e lo
risuscitò dai morti, gli rendeva testimonianza. Anche per questo la folla gli
andò incontro, perché aveva udito che aveva compiuto quel segno (Gv 12,
16-18).
Alcuni
farisei tra la folla gli dissero:
INT.
- Maestro, rimprovera i tuoi discepoli!
EV.
- Ma egli rispose:
GESÙ
- Vi dico che se questi taceranno, grideranno le pietre!
EV.
- Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo:
GESÙ
- Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace! Ma ormai è
stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te, in cui i tuoi nemici ti
cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte;
abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su
pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata (Lc 19,
39-44).
EV.
- Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione, e la gente si
chiedeva:
INT.
- Chi è costui?
EV.
- E la folla rispondeva:
INT.
- Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea.
EV.
- Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e
a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di
colombe e disse loro:
GESÙ
- La Scrittura dice: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera; ma voi ne
fate una spelonca di ladri.
EV.
- Gli si avvicinarono ciechi e storpi nel tempio, ed egli li guarì. Ma i sommi
sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che faceva e i fanciulli che
acclamavano nel tempio:
INT.
- Osanna al figlio di David!
EV.
- Si sdegnarono e gli dissero:
INT.
- Non senti quello che dicono?
EV.
- Gesù rispose loro:
GESÙ
- Si; non avete mai letto: Dalla bocca dei bambini e dei lattanti ti sei
procurata una lode?
EV.
- E lasciatili, uscì fuori dalla città, verso Betania, e là trascorse la
notte (Mt 21, 10-17)
1.
- Ringraziamo con gioia il Padre - che ci ha messi in grado - di partecipare
alla sorte dei santi - nella luce.
2.
- È lui, infatti, che ci ha liberati dal potere delle tenebre - e ci ha
trasferiti nel regno del suo Figlio diletto - per opera del quale abbiamo la
redenzione - la remissione dei peccati.
3.
- Egli è immagine del Dio invisibile - generato prima di ogni creatura. - Egli
è il capo del corpo, cioè della Chiesa.
4.
- Il principio, il primogenito - di coloro che risuscitano dai morti - per
ottenere il primato su tutte le cose.
Piacque
a Dio di far abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé
tutte le cose rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di
lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli (Col. 1, 12-20).
Quegli
Osanna festosi non riuscirono a distogliere il Salvatore dalla visione lucida
della realtà che gli stava davanti: una città tanto beneficata, che ora si
ostinava nel rifiuto al suo messaggio di liberazione. Da questo momento, la
parola sarebbe passata al castigo, inevitabile, tremendo.
Nella
storia biblica, l'ostinazione d'Israele è una esperienza ritornante, quasi
che la benignità di Dio autorizzi l'arroganza e la presunzione. A furia di
vedere Jahvé propenso per il loro bene, gli israeliti avevano finito di
credersi padroni, e non servi di Lui...
In
effetti, la presunzione è l'atteggiamento di chi si sente privilegiato e non
sa, o finge di non sapere, che quei privilegi derivano solo dalla liberalità
altrui, non dai propri meriti.
L'ostinazione
deriva dal credersi autosufficienti, sia sul piano delle convinzioni raggiunte
con particolare fatica, che su quello delle esperienze personali, con le quali
uno più facilmente identifica se stesso.
Tutt'e
due, questi atteggiamenti, denotano paura di rimettere in questione se stessi,
incapacità nel rinnovare il proprio piccolo mondo e difficoltà di assimilare
nuovi elementi di crescita.
La
Parola di Dio deve poter sottoporre a revisione di continuo, ogni nostra
conquista, senza che noi corriamo a nascondere quanto abbiamo di più geloso, o
di meno nobile, nella nostra vita privata...
Gerusalemme
dimostrava, ormai, di non saperlo fare più: camminava per la sua via, chiusa
nel suo orgoglio nazionalistico e religioso, rifiutando le sollecitazioni di
Colui che voleva salvarla dal castigo e dalla catastrofe.
L'incredibile
magnanimità del Signore sarà sempre disposta ad attenderci, anche quando,
per mesi e per anni, ci saremo messi a studiare la possibilità di
sopravvivenza, anche lontani da Lui, magari fra i morsi di una fame
intollerabile e la compagnia di tutto ciò che può esserci di più degradante
per un uomo...
INVOCAZIONI:
Gesù
tentò fino all'ultimo di vincere l'ostinazione di Israele con la mansuetudine,
l'umiltà e l'amore. Supplichiamolo di forzare con la medesima benevolenza
ogni durezza che dovessimo contrapporre all'azione della sua grazia.
Cristo
Salvatore, che non rimanesti offeso dal rifiuto del tuo popolo, ma continuasti a
sollecitare la sua apertura al Messaggio di salvezza che gli offrivi,
-
concedi anche a noi di continuare a sentire l'insistenza amorosa dei tuoi
richiami, anche quando la nostra ottusità volesse tentare di respingerli.
Cristo
Figlio di Dio che, pur rispettando l'autonomia delle coscienze trovi sempre le
vie più misteriose di ottenerne l'adesione spontanea,
-
non permettere che un orgoglio ingiustificato e ridicolo ci privi dei beni
riservati a chi si lascia guidare dal tuo Santo Spirito.
Cristo,
Figlio di David, che volesti quel trionfo, a poca distanza dalla morte, solo per
dimostrare che questa restava sempre una tua libera scelta e non una imposizione
altrui,
- aiutaci a non essere ingenerosi con te, che sei l'unico degno di ogni nostro ossequio, l'unico che sai rispondere adeguatamente ad ogni più tenue tributo d'amore.
Orazione.
- Padre santo, che porti a Salvezza ogni tua creatura, attuando pienamente il
tuo progetto d'Amore, senza menomare la loro libertà individuale, non
permettere mai che affermiamo questa nostra libertà, opponendoci a te e ai tuoi
richiami paterni. Per Cristo nostro Signore. Amen.
CANTO
CRISTOLOGICO (Christus)
1.
- Cristo Gesù - pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la
sua uguaglianza con Dio.
2.
- Ma spogliò se stesso - assumendo la condizione di servo e divenendo simile
agli uomini - umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte - e morte di
croce
Per
questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro
nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 5-11).
Quarto
quadro
Il
racconto che stiamo per ascoltare è quello dell'Ultima Cena, consumata da Gesù
insieme ai suoi discepoli, in una casa di amici, al lato sud occidentale di
Gerusalemme, di proprietà, come sembra, della madre del futuro evangelista S.
Marco, di nome Maria. Donna facoltosa, se disponeva di servi in casa, se questa
casa si presentava a due piani: quello inferiore per gli ambienti di lavoro,
quello superiore per l'abitazione della famiglia, con cubiculum e cenaculum.
La naturalezza con cui il padrone di casa, suo marito, accolse il rabbi di Nazaret dice chiaro che, anche lui, apparteneva alla schiera dei discepoli, o almeno dei simpatizzanti. A sua volta, l'ora tarda che segna l'ingresso del gruppo al cenacolo è in rapporto con la vicinanza del palazzo di Anna e Caifa, i responsabili del sinedrio, e col tradimento, ormai in atto, da parte di Giuda Iscariota.
La
scena della lavanda dei piedi, che seguiremo sul nostro testo, ebbe luogo
all'inizio della cena tradizionale, al momento delle abluzioni rituali che,
questa volta, il Maestro intendeva di riservare a sé. Dopo le preghiere
prescritte fu consumato il pasto ordinato da Mosè, comprendente l'agnello
pasquale, il pane azzimo, le verdure amare di campagna, insieme ad una salsa,
fatta di olive, fichi secchi, aceto e altri ingredienti, chiamata karoseth.
L'istituzione
dell'eucaristia, che si colloca al centro della nostra lettura, sembra sia
accaduta dopo il pasto tradizionale, cioè dopo che era girato fra i commensali
il terzo calice, colmo di vino rosso. Giuda, a quell'ora, era già uscito e il
clima si ricomponeva nell'intimità desiderata dal divino Maestro, dopo
l'alterco per i primi posti a tavola e il tentativo di scoprire il traditore.
Va tenuto presente che i commensali mangiavano sdraiati sui divani del triclinio, come si usava, ormai da tempo, nelle famiglie benestanti, e che l'ambiente dove avvennero questi eventi tanto cari alla pietà cristiana era, forse, l'unico che potesse offrire, a Gesù e ai suoi, un minimo di sicurezza in quella città inospitale.
Dei
memorabili discorsi di Gesù, in quella circostanza veramente storica,
ascolteremo solo qualche tratto iniziale.
EV.
- Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di
Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni, dicendo:
GESU’
- Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare.
INT.
- Dove vuoi che la prepariamo?
GESU’
- Appena entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca
d'acqua. Seguitelo nella casa dove entrerà e direte al padrone di casa: Il
Maestro ti dice: Dov'è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei
discepoli? Egli vi mostrerà una sala al piano superiore, grande e addobbata; là
preparate.
EV.
- Essi andarono e trovarono tutto come aveva loro detto, e prepararono la
Pasqua. Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse:
GESÙ
- Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia
passione; poiché vi dico: non la mangerò più finché essa non si compia nel
regno di Dio (Le 22, 7-16).
EV.
- Gesù, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo
cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i
piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. Venne
dunque da Simon Pietro e questi gli disse:
INT.
- Signore, tu lavi i piedi a me?
GESÙ
- Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo.
INT.
- Non mi laverai mai i piedi!
GESÙ
- Se non ti laverò, non avrai parte con me.
INT.
- Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo.
GESÙ
- Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto
mondo; e voi siete mondi, ma non tutti (Gv 13, 4-10).
EV.
- Sorse anche una discussione, chi di loro poteva essere considerato il più
grande.
Egli
disse:
GESÙ
- I re delle nazioni le governano e coloro che hanno il potere su di esse si
fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi è il più
grande tra voi, diventi come il più piccolo, e chi governa come colui che serve
(Lc 22, 24-26).
EV.
- Ora mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione,
lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo:
GESU’
- Prendete e mangiate: questo è il mio corpo.
EV.
- Poi prese il calice, e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo:
GESÙ
- Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per
molti, in remissione dei peccati (Mt 26, 26-28).
Simone,
Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato
per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i
tuoi fratelli.
INT.
- Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte.
GESÙ
- Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo, prima che tu per tre volte
avrai negato di conoscermi. Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né
sandali, vi è mancato qualcosa?
INT.
- Nulla.
GESU
- Ma ora chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada,
venda il mantello e ne compri una. Perché vi dico: deve compiersi in me questa
parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello
che mi riguarda volge al suo termine.
EV.
- Ed essi dissero:
INT.
- Signore, ecco qui due spade.
EV.
- Ma egli rispose:
GESÙ
- Basta (Lc 22, 31-38)!
1.
- Procuratevi non il cibo che perisce - ma quello che dura per la vita eterna.
2.
- Non Mosè vi ha dato il pane dal cielo - ma il Padre mio vi dà il pane dal
cielo - quello vero, che dà la vita al mondo.
3.
- I vostri padri hanno mangiato - la manna nel deserto, e sono morti. - Questo
è il pane che discende dal cielo - perché chi ne mangia non muoia.
4.
- Io sono il pane vivo disceso dal cielo. - Chi mangia la mia carne e beve il
mio sangue - dimora in me ed io in lui (Gv. 6, 27, 32, 49, 56).
Ogni
volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunciate la
morte del Signore finché egli venga.
Ciascuno,
pertanto, esamini se stesso eppoi mangi di questo pane e beva di questo calice
(I Cor. 11, 26, 28).
È
il momento cristologico, denso di mistero, che riviviamo ad ogni celebrazione
eucaristica.
Avremo
notato senz'altro che il moto di rinnovamento nella Chiesa ha investito, prima
di tutto, e con impegno preferenziale, la sua vita eucaristica, con riti nuovi
e celebrazioni più adatte a coinvolgere le nostre assemblee di preghiera e i
singoli partecipanti.
In
verità, la vita cristiana non può fare a meno della presenza reale del
Cristo, come sussidio indispensabile al suo itinerario di fede, nè della
rinnovazione del sacrificio del Golgota, come conferma della "nuova ed
eterna alleanza" fra Dio e l'umanità, fra il Padre e ciascuno dei suoi
figli.
La
Chiesa ha percepito fino alla sofferenza, che ogni rinnovamento doveva
iniziare di qui, come da punto di partenza per ogni tentativo di rilancio
vitale.
Se
ci accostiamo di rado alla mensa eucaristica, non abbiamo diritto di stupirci,
che la nostra testimonianza risulti priva di mordente, e le più piccole
difficoltà riescano a vanificarla.
D'altro
canto, una frequenza lodevole non per questo ci farà sentire necessariamente
migliori, perché l'aumento di luce che scaturisce dal contatto col Cristo dà
rilievo più nitido alle nostre miserie, e noi ci troveremo sempre più lontani
dalla vanità e dall'autocompiacenza.
Che
tutto questo non degeneri in pusillanimità, motivata da una certa ossessione da
colpa e indegnità.
Non
ci si accosta all'eucaristia perché degni, ma perché malati - e l'eucaristia
è medicina efficace per ogni malessere spirituale.
Non
ci si asside alla mensa di Cristo, perché convinti di averne diritto, per
supposte benemerenze di fronte a lui, ma perché sentiamo fame di Dio - e
l'eucaristia è "il pane vivo disceso dal cielo, perché chi ne mangia, non
muoia".
Al
momento dell'incontro d'amore fra Gesù e l'anima, il clima deve essere solo
quello dell'umile confidenza, su cui domina il desiderio del "vero
cibo" e la sete della "vera bevanda".
INVOCAZIONI:
La
scelta del pane e del vino, come segni sacramentali della sua presenza in mezzo
a noi, ci mostra quali intenzioni stupende abbia avuto Gesù, nell'istituire
il sacramento del suo amore.
Supplichiamolo
che ce le faccia approfondire ogni volta più efficacemente.
Signore
Gesù, divenuto pane per sostentare una vita che, senza le tue energie,
languisce e rischia di estinguersi,
-
ravviva la nostra fame di te, per far fronte, con vigore sempre nuovo, ai
nostri impegni cristiani.
Signore
Gesù, che giungi a darci il tuo sangue come bevanda, per non farci tornare più
ad attingere acqua dalle cisterne malsane del mondo,
-
aumenta la nostra sete di te, che sei l'unica sorgente della nostra salvezza.
Signore
Gesù, che con l'eucaristia ci lasciasti il Memoriale perenne della tua Morte
redentrice, a perpetuarne l'efficacia di salvezza,
-
concedi di rivivere questa tua Passione, come risposta al tuo amore e come
contributo alla Redenzione dell'umanità.
Orazione.
- O Padre clementissimo che nel sacrificio eucaristico ci doni, lungo i
secoli, di partecipare a quello cruento di Gesù sulla croce, fa che sappiamo
trarre, da questa fonte di grazia, quanto richiede il nostro pellegrinaggio
terreno. Per Cristo nostro Signore. Amen.
CANTO
CRISTOLOGICO (Christus)
1.
- Cristo Gesù - pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la
sua uguaglianza con Dio.
2.
- Ma spogliò se stesso - assumendo la condizione di servo e divenendo simile
agli uomini - umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte - e morte di
croce
Per
questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro
nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 5-11).
Quinto
quadro
Il
termine stesso Getsemani, gat shemani, "torchio per olio", ci
avverte che siamo in un appezzamento di terreno dove ci sono piante d'ulivo e
frantoio. Gli ulivi avevano perfino dato il nome al monte che si allunga sopra
la valle del Cedron. Non è improbabile che quel terreno appartenesse agli
stessi proprietari del cenacolo: ce lo fa pensare il giovinetto che sentiremo
fuggire nudo, nel buio della notte, al momento dell'arresto di Gesù.
Potevano
essere le ore 21, o 22 del nostro giovedì santo, quando Gesù vi giunse con i
suoi. Otto li lasciò andare nel locale del frantoio e solo i tre prediletti,
Pietro, Giacomo e Giovanni, li volle accanto a sé, più avanti, fra le piante
d'ulivo. L'orazione penosa avvenne su di un rialzo pietroso, ancora visibile
nell'attuale basilica dell'Agonia, e si sviluppò in tre tempi, della lunghezza
complessiva di circa tre ore, scandite dal ritorno del Maestro a vedere se
realmente i tre pregassero con lui.
L'evangelista
medico, S. Luca, spiega il sonno di quei tre con la tristezza da cui erano
oppressi. Gli antichi sapevano che l'angoscia genera insonnia, quando è
limitata; se raggiunge intensità estrema, intorpidisce il paziente e lo
soprafa con un sonno tormentoso.
L'apparizione
dell'angelo si determina al terzo momento dell'orazione, ed ha per scopo di
aiutare il Salvatore non nel senso del sollievo che attenua la pena, ma in
quello di un sostegno vigoroso, necessario ad affrontare il calice ripugnante,
proiettato davanti allo spirito del divino agonizzante. Per questo lo sforzo
provoca il sudore di sangue, o ematoidrosi, osservata dagli esperti del tempo,
come fenomeno eccezionale di parossismo o di angoscia suprema. Il sangue si
sarebbe coagulato, a contatto con l'aria; al contrario, veniva travolto e
fatto sgocciolare a terra dal sudore freddo di tutta la persona. Gesù ne
avrebbe dovuto venir fuori prostrato di forze e frastornato; invece era lui
che prendeva l'iniziativa e andava incontro al traditore, che si avvicinava
circondato dagli scherani e dai soldati romani.
I
brani che ascolteremo ci diranno quanto fosse presente a se stesso e quanto
fosse sicuro di ciò che intendeva di accettare per la salvezza dell'umanità.
EV.
- Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù
disse loro:
GESÙ
- Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto
infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge. Ma dopo
la mia risurrezione, vi precederò in Galilea.
EV.
- Allora Gesù andò con loro in un podere chiamato Getsemani, e disse ai
discepoli:
GESU’
- Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare.
EV.
- E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare
tristezza e angoscia. Disse loro:
GESÙ
- La mia anima è triste fino alla morte: restate qui e vegliate con me.
EV.
- E, avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava, dicendo:
GESÙ
- Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio
io, ma come vuoi tu!
EV.
- Poi tornò dai discepoli, e li trovò che dormivano. E disse a Pietro:
GESÙ
- Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e
pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è
debole.
EV.
- E di nuovo allontanatosi, pregava dicendo:
GESÙ
- Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia
fatta la tua volontà (Mt 26, 30-32, 36-42).
EV.
- Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all'angoscia,
pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che
cadevano a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò
che dormivano per la tristezza. E disse loro (Lc 22, 43-46):
GESÙ
- Alzatevi, andiamo! Ecco colui che mi tradisce è vicino.
EV.
- E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una
folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli
anziani. Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno:
INT.
- Quello che bacerò, è lui: arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta.
EV.
- Allora gli si accostò dicendo (Mc 14, 41-45):
INT.
- Salve, Rabbì (Mt 26,49).
GESÙ
- Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo (Lc 22, 48)?
EV.
- Gesù, allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece
innanzi e disse loro:
GESÙ
- Chi cercate?
INT.
- Gesù, il Nazzareno.
GESÙ
- Sono io!
EV.
- Appena disse: Sono io, indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di
nuovo:
GESÙ
- Chi cercate?
INT.
- Gesù, il Nazzareno.
GESU’
- Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne
vadano.
EV.
- Allora Simon Pietro che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del
sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco.
Gesù allora disse a Pietro:
GESÙ
- Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi
ha dato (Gv 18, 4-11 )?
EV.
- Allora Gesù disse:
GESÙ
- Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi. Ogni
giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si
adempiano dunque le Scritture!
EV.
- Tutti, allora, abbandonandolo, fuggirono.
Un
giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono.
Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo (Mc 14, 48-52).
1.
- Poiché abbiamo un grande sommo sacerdote - che ha attraversato i cieli - Gesù
figlio di Dio - manteniamo ferma la professione - della nostra fede.
2.
- Infatti non abbiamo un sommo sacerdote - che non sappia compatire le nostre
infermità - essendo stato, lui stesso - provato in ogni cosa a somiglianza di
noi - escluso il peccato.
3.
- Accostiamoci dunque con piena fiducia - al trono della grazia - per ricevere
misericordia ed essere aiutati - al momento opportuno (Eb. 4, 14-16).
4.
- Nei giorni della sua vita terrena - egli offrì preghiere e suppliche - con
forti grida e lacrime - a colui che poteva liberarlo da morte - e fu esaudito
per la sua pietà.
Pur
essendo Figlio - imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì - e, reso
perfetto - divenne causa di salvezza eterna - per tutti coloro che gli
obbediscono (ivi 5, 7-9).
Il
divino Maestro appare come sotto un incubo pesante, tormentoso, finché non
s'immerge nell'orazione. Benché questa si sviluppi in un contesto di angoscia
profonda, egli ne esce ridonato alla sua solita fermezza incomparabile.
Coloro
che non avevano pregato, gli apostoli, allo scatenarsi della bufera cercarono
di cavarsela con strategie d'emergenza, con una difesa armata senza criterio.
Nell'ora
della prova può difenderci efficacemente solo l'arma della preghiera; ogni
altro espediente finisce, prima o poi, di aggravare la situazione.
Il
traditore, Giuda, giunto al culmine della sua azione proditoria, sceglie per
consumarla il gesto più paradossale: il bacio. A questo punto, Gesù, che ha
tentato tutte le vie per dissuaderlo dal precipitare nel baratro, non si oppone
più e accetta quel bacio satanico.
La
misericordia di Dio è senza limiti; ma ne ha la nostra capacità di accettarla
e usufruirne per la salvezza! ... Da quel momento, tutto può abbuiarsi, dentro
di noi, lasciandoci rotolare nell'abisso, senza percepire più la sensazione
di vuoto...
La
reazione armata degli apostoli fu frenata dal Salvatore, perché lì dietro, nel
buio, c'erano i legionari romani, pronti ad intervenire in caso di tafferuglio.
Gesù si dava pensiero dei suoi cari, che non si recasse loro alcun male, quando
si consegnava da sé nelle mani dei nemici. Li aveva coinvolti nella sua
azione missionaria; non voleva aggiungervi la richiesta dell'eroismo, di cui
ancora non li vedeva capaci.
La
delicatezza divina non spinge mai le sue esigenze su di noi, al di là delle
nostre reali capacità di resistenza.
Loro,
gli apostoli, non si preoccupavano di lui, e si davano alla fuga; Gesù si
lasciava arrestare, e tuttavia si dava pensiero di chi lo abbandonava vilmente
nelle mani dei nemici.
Con
questo, noi siamo sempre in grado di pensare che, almeno qualche volta, Dio non
si prenda cura di noi: lo pensiamo proprio quando siamo noi a dimenticarci di
lui e del suo regno...
INVOCAZIONI:
Gesù,
con tutto che fosse unito di continuo al Padre, mediante uno spirito di orazione
ineffabile, volle intensificare questa unione, in vista della prova suprema del
suo amore e della sua obbedienza verso di Lui. Scongiuriamolo che non ci faccia
andare incontro ai pericoli, senza la difesa validissima della preghiera.
Gesù
buono, che non disdegnasti di apparire debole, disposto a evitare un calice
tanto amaro, come quello della tua Passione e Morte,
-
fa che prendiamo atto della nostra debolezza, per non presumere di noi e
affidarci alla tua assistenza.
Salvatore
del mondo, che ti trovasti solo, quando sentivi più vivo il bisogno della
vicinanza orante dei tuoi cari,
-
resta almeno tu vicino a noi, quando la solitudine minaccia di farci ripiegare
su noi stessi.
Gesù,
Figlio dell'uomo prostrato dall'agonia, eppure pronto ad andare incontro a chi
ti arrestava per portarti alla morte,
- dona anche a noi la fiducia nella tua assistenza premurosa, per superare ogni difficoltà.
Orazione.
- Padre santo, che esaudisti il tuo Figlio nell'Orto, per la sua profonda pietà
e adesione al tuo volere, concedi anche a noi di pregare con insistenza amorosa
e rimetterci in tutto, con piena fiducia, alla tua bontà paterna. - Per Cristo
nostro Signore. Amen.
CANTO
CRISTOLOGICO (Christus)
1.
- Cristo Gesù - pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la
sua uguaglianza con Dio.
2.
- Ma spogliò se stesso - assumendo la condizione di servo e divenendo simile
agli uomini - umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte - e morte di
croce
Per
questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro
nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 5-11).
Sesto
quadro
L'ambientazione
del quadro che presentiamo rimanda al palazzo dei sommi sacerdoti Anna e Caifa.
Il vero responsabile della religiosità ebraica era Giuseppe Caifa, ma la
supremazia effettiva veniva esercitata dal suocero, Anna o Hananiah. Veramente
la sala delle sedute del sinedrio era la Liskat Agazzith, nelle immediate
adiacenze del tempio, ma nessuno aveva potuto prevedere così facile l'arresto
del profeta di Nazaret; per cui ci si adattò ad una sala del palazzo dei sommi
sacerdoti.
L'interrogatorio
davanti ad Anna, informale e senza un disegno ben preciso, ebbe per scopo di dar
tempo a Caifa di radunare i sinedristi - anche per un dovuto riguardo a colui
che, sicuramente, era stato il più accanito propugnatore di quell'impresa.
Quando
Gesù si trovò davanti al sinedrio, vide di fronte a sé il presidente Caifa e,
di qua e di là, seduti sui propri scanni, ad emiciclo, i tre ordini del
sinedrio: i sacerdoti, gli anziani del popolo e gli scribi. È stato possibile
rintracciare quasi tutti i loro nomi...
Il
dibattito prese il via verso l'una di notte, fra il nostro giovedì e venerdì
santo, anche questo senza uno schema ben chiaro; finché l'indagine si polarizzò
da sé sulla minaccia di distruggere il tempio.
Siccome,
però, la procedura esigeva assolutamente una consonanza perfetta fra i
testimoni, ogni singola accusa trovava sempre una voce discorde che la faceva
saltare. Quella della figliolanza divina, gettata là da Caifa, non va intesa in
senso trinitario cristiano, ma come semplice pretesa messianica. Ciò spiega
perché l'imputato, nell'ammetterla, si rifece espressamente all'immagine del
figlio dell'uomo, derivata dal profeta Daniele.
Senonché,
tutte quelle sottigliezze del sinedrio dovevano servire solo a mascherare la
vera colpa dell'avversario: quella di aver osato di dare alla religiosità
ebraica una dimensione universalistica, non razziale, o tribale, come l'avevano
ridotta loro. Se la dottrina di quel profeta della Galilea non fosse stata
stroncata tempestivamente, sarebbe saltata all'aria, a loro avviso, non solo la
religione israelitica, ma la stessa sopravvivenza della razza, a cui purtroppo
quella era asservita...
Il
nocciolo della questione era tutto qui.
Ma
era giusto che quei signori, così privi di scrupoli davanti ad un delitto, si
mostrassero tanto sensibili di fronte a formalità giuridiche, consacrate
dalla prassi dei secoli. Per questo
motivo,
dato che non si poteva comminare una pena di morte durante la notte, stabilirono
di tenere un'altra seduta, sul primo mattino della Parasceve, per la convalida
del verdetto.
EV.
- Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono
Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di
Caifa. Il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua
dottrina, Gesù gli rispose:
GESÙ
- Io ho parlato al mondo apertamente: ho sempre insegnato nella sinagoga e nel
tempio. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho
detto loro.
EV.
- Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a
Gesù, dicendo:
INT.
- Così rispondi al sommo sacerdote?
EV.
- Gli rispose Gesù:
GESÙ
- Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male: ma se ho parlato bene, perché
mi percuoti?
EV.
- Allora Anna lo mandò legato a Caifa sommo sacerdote (Gv 18, 12-13, 19-24).
Là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi: cercavano
una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Alcuni
si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo:
INT.
- Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da
mani d'uomo, e in tre giorni ne riedificherò un altro non fatto da mani d'uomo.
EV.
- Ma nemmeno su questo punto la loro testimonianza era concorde. Allora il
sommo sacerdote, levatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo:
INT.
- Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano contro di te?
EV.
- Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò
dicendogli (Mc 14, 53-60):
INT.
- Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il
Figlio di Dio.
GESÙ
- Tu l'hai detto. Anzi vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto
alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo.
EV.
- Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti, dicendo:
INT.
- Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete
udito la bestemmia; che ve ne pare?
EV.
- E quelli risposero:
INT.
- È reo di morte.
EV.
- Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano
dicendo:
INT.
- Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso (Mt 26, 63-68)?
EV.
- Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi
sacerdoti e gli scribi; lo condussero (Gesù) davanti al Sinedrio e gli dissero:
INT.
- Se tu sei il Cristo, diccelo.
GESÙ
- Anche se ve lo dico non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete.
Ma da questo momento starà il Figlio dell'uomo seduto alla destra della potenza
di Dio.
INT.
- Tu dunque sei il Figlio di Dio?
GESU’
- Lo dite voi stessi: io lo sono.
INT.
- Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L'abbiamo udito noi stessi dalla
sua bocca (Lc 22, 66-71).
1.
- Quest'uomo non viene da Dio - perché non osserva il sabato.
2.
- Come può un peccatore compiere tali prodigi? Noi sappiamo che Dio - non
ascolta i peccatori (Gv 9, 16,31).
3.
- Ha un demonio ed è fuori di sè. - Perché lo state ad ascoltare?
4.
- Queste parole - non sono di un indemoniato - può forse un demonio - aprire
gli occhi dei ciechi (ivi 10, 20-21)?
5.
- Forse vi siete lasciati ingannare anche voi? - Forse gli ha creduto - qualcuno
fra i capi, o fra i farisei? - Ma questa gente che non conosce la Legge è maledetta
(ivi 7, 47-49).
Gerusalemme,
Gerusalemme - che uccidi i profeti e lapidi coloro - che sono mandati a te -
quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli - come una gallina la sua
covata sotto le ali - e voi non avete voluto (Lc 13, 34)!
La
dignità personale di Gesù veniva, così, calpestata, innanzitutto perché il
processo si basava essenzialmente sul falso, come mezzo di difesa contro una
verità troppo scomoda; eppoi perché la legalità serviva solo di copertura
alla gelosia, alla paura di perdere il proprio prestigio e i privilegi di
casta. Era perfettamente inutile chiarire, tentar di riportare il dibattito alle
sue dimensioni più vere.
Per
questo, Gesù parlerà solo quando vi sarà costretto, non per difendere se
stesso, ma solo per riaffermare l'autenticità del messaggio ricevuto dal
Padre.
È
l'esempio che ci ha proposto di seguire: accettare con magnanimità le critiche
che ci sono rivolte, non drammatizzare l'azione di chi si oppone alle nostre
iniziative migliori.
Non
è sempre così facile... O ci si lascia in preda a depressioni sproporzionate,
o si scatta in posizione di difesa nevrotica, da non misurare più le reazioni
che ne derivano.
Molto
più saggio, molto più utile alla nostra crescita spirituale, quel sapere
attendere che il tempo addolcisca le tensioni, schiarisca l'atmosfera
perturbata e permetta di ridimensionare giudizi e atteggiamenti dai quali
siamo stati sconvolti.
Gli
apprezzamenti degli uomini, negativi o positivi, di consenso o di condanna, sono
generalmente legati ad uno stato d'animo particolare, ad una depressione
psichica, ad una buona o cattiva digestione! ... Massimalizzarli è una delle
sciocchezze che non dovrebbe capitarci mai!
Gesù
trova più giusto "rimettere la propria causa" al Padre; e il Padre
trasforma l'ignominia della croce nella gloria più vera per il suo divin
Figlio.
Così
farà anche per noi, se sapremo affidarci alla sua premura paterna, per le
necessità di rilievo, come per le esigenze più sottili della nostra vita
cristiana, per la difesa del nostro diritto a fare del bene nella Chiesa, come
per la tutela e conservazione di quello già operato con la sua grazia.
INVOCAZIONI:
Cristo
Gesù non rifiutò di sottostare al giudizio di uomini che, paradossalmente,
consideravano la sua opera non come salvezza, ma come attentato alla loro
sopravvivenza e a quella della nazione giudaica. Preghiamolo che conceda anche a
noi d'accettare qualsiasi specie d'interpretazione distorta della nostra opera
di bene, perché questa si purifichi e si rassodi convenientemente.
Tu
che tollerasti di vedere fraintesa ogni tua parola di vita, proclamata a
vantaggio del mondo,
-
sostienici nei momenti in cui ogni nostro sforzo generoso venisse letto dagli
altri come inopportuno o stravagante.
Tu
che non ti difendesti dalle accuse più atroci, da parte di coloro che il Padre
aveva preposto alla guida del suo popolo in attesa della tua venuta,
-
non permettere che l'incomprensione dei superiori ci deprima e i voltafaccia
dei colleghi c'inasprisca sul nostro cammino.
Tu
che rispondesti pacato, in perfetta padronanza di te stesso, anche quando alla
falsità si aggiunsero l'insolenza e l'oltraggio,
-
aiutaci a propugnare la tua verità senza alterigia, a difenderla senza
arroganza, come cosa tua e non nostra.
Orazione.
- Concedi, Padre santo, che ciascuno di noi sia disposto a pagare con
incomprensioni e sofferenze profonde il bene che ci chiedi di operare a
vantaggio della tua Chiesa, sull'esempio di Gesù Cristo, nostro Signore, che
vive e regna con te, nei secoli dei secoli. Amen.
CANTO
CRISTOLOGICO (Christus)
1.
- Cristo Gesù - pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la
sua uguaglianza con Dio.
2.
- Ma spogliò se stesso - assumendo la condizione di servo e divenendo simile
agli uomini - umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte - e morte di
croce
Per
questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro
nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 5-11).
Settimo
quadro
Il
nostro quadro stenta a riprodurre, in uno spazio così ridotto, le voci, le
tensioni e i movimenti di un evento tanto colmo di contrasti. Per questo, si
limita ad un raggio da dove si possa cogliere almeno il senso di quanto accadde
in quella mattina della Parasceve dell'anno 30 dell'ex. Ponzio Pilato è da 5
anni, circa, il responsabile dell'amministrazione romana della Giudea; ne ha,
quindi, abbastanza della ostinazione e protervia dei suoi sudditi. Fa presto a
capire che Gesù è solo una vittima del loro fanatismo religioso; e tenta di
difenderlo e rimetterlo in libertà. I suoi sforzi, specialmente dopo
l'intervento della moglie, puntano su diverse direzioni, sempre nella speranza
di trovarne una che porti alla salvezza dell'imputato: la devoluzione del foro
in favore di Erode Antipa, l'inchiesta sulle pretese regali, la contrapposizione
a Barabba e infine la flagellazione, come ultimo, disperato espediente, prima
che tutto fallisca sotto la minaccia di essere, lui stesso, accusato a Cesare di
connivenza con un colpevole di quelle proporzioni.
L'intervento
di Claudia Procula, la giovane sposa di Pilato, si ricollega ad un gesto simile,
da parte di Calpurnia che parla al marito, Giulio Cesare, del sogno premonitore
di morte, alla vigilia delle fatali idi di marzo. Procula apparteneva,
appunto, alla famiglia dei Cesari...
Barabba
non era una specie di partigiano giudeo nella lotta contro i romani, ma un
criminale comune; altrimenti l'espediente avrebbe sortito l'effetto contrario.
Tutto
ebbe inizio quando il procuratore, invece di firmare la condanna del sinedrio,
uscì fuori dal pretorio, cioè dalla Torre Antonia, e impose di riprendere
daccapo il processo. I sinedristi non erano gente da lasciarsi cogliere alla
sprovvista: avevano già pronte tre accuse contro di Gesù, tutt'e tre di
carattere politico: sobillazione del popolo, evasione fiscale promossa come
ribellione, pretesa di successione al trono di David.
Pilato
capì benissimo che si trattava di un bluff banale; tuttavia ritenne giusto
prenderne in considerazione almeno una: quella delle pretese regali. Ne chiese
spiegazioni all'imputato e si convinse, ancora di più, che si trovava di
fronte ad una manovra faziosa e senza dignità.
TESTO
DIALOGATO
EV.
- Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l'alba ed essi
non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la
Pasqua.
Uscì
dunque Pilato verso di loro e domandò:
INT.
- Che accusa portate contro quest'uomo?
EV.
- Gli risposero:
INT.
- Se non fosse un malfattore non te l'avremmo consegnato.
EV.
- Allora Pilato disse loro:
INT.
- Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!
EV.
- Gli risposero i Giudei:
INT.
- A noi non è consentito mettere a morte nessuno (Gv 18, 28-31).
Abbiamo
trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare i tributi a
Cesare e affermava di essere il Cristo re.
EV.
- Pilato lo interrogò:
INT.
- Sei tu il re dei Giudei (Lc 23, 2-3)?
GESÙ
- Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?
INT.
- Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a
me; che cosa hai fatto?
GESÙ
- Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i
miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma
il mio regno non è di quaggiù.
INT.
- Dunque tu sei re?
GESÙ
- Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel
mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità,
ascolta la mia voce.
INT.
- Che cos'è la verità?
EV.
- E detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro:
INT.
- Io non trovo in lui nessuna colpa. Vi è tra voi l'usanza che io vi liberi uno
per la Pasqua; volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei (Gv 18, 34-39)?
EV.
- Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba (Mt 27, 16). Si
trovava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un
omicidio. La folla accorsa cominciò a chiedere ciò che sempre egli le
concedeva. Allora Pilato rispose loro (Mc 15, 7-9):
INT.
- Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?
EV.
- Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. - Mentre egli
sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire:
INT.
- Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi fui molto turbata in sogno,
per causa sua.
EV.
- Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e
a far morire Gesù. - Allora il governatore domandò:
INT.
- Chi dei due volete che vi rilasci?
EV.
- Quelli risposero:
INT.
- Barabba!
EV.
- Disse loro Pilato:
INT.
- Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?
EV.
- Tutti risposero:
INT.
- Sia crocifisso!
EV.
- Ed egli aggiunse:
INT.
- Ma che male ha fatto?
EV.
- Essi allora urlarono:
INT.
- Sia crocifisso (Mt 27, 17-23)!
1.
- La mia testimonianza è vera - perché so da dove vengo e dove vado. - Voi
giudicate secondo la carne - io non giudico nessuno. - E anche se giudico - il
mio giudizio è vero.
2.
- Abramo vostro padre - esultò nella speranza di vedere il mio giorno - lo vide
e se ne rallegrò (Gv 8, 14, 15, 56).
3.
- Io offro la mia vita - per poi riprenderla di nuovo. - Nessuno me la toglie, -
ma la offro da me stesso.
4.
- Se non compio le opere del Padre mio - non credetemi, - ma se le compio, -
anche se non volete credere a me - credete almeno alle opere - perché sappiate
e conosciate che il Padre è in me - e io nel Padre (ivi 10, 17-18, 36-38).
Sì,
o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che deve venire nel
mondo (ivi 11, 27).
I
tentativi fatti da Pilato per salvare Gesù finivano di compromettere sempre più
gravemente la causa dell'innocente. Mancò nel preside la decisione ferma, che
sorreggesse subito sul principio il suo senso romano di giustizia; per questo,
gli avversari trovarono ogni volta una via di uscita, per insistere e spuntarla.
È
sempre pericoloso rimettere al dopo una decisione che già esige la presenza del
pericolo. La serpe va schiacciata, prima che si avvinghi alla persona.
Pilato
aveva già una sufficiente esperienza della protervia giudaica, per disilludersi
sulla possibilità di salvare quell'uomo "giusto" mediante il giuoco
diplomatico delle mezze misure.
Davanti
a Cristo, o si è capaci di scelte coraggiose, o ci si trova fuori giuoco, anzi
contro di lui e contro se stessi.
Dal
canto suo, il Redentore tace, anche quando potrebbe aiutare la propria difesa:
vuole lasciare al romano il merito dell'impegno o la responsabilità del
cedimento.
A
noi, certe volte, farebbe comodo che Dio "ci privasse della libertà, per
seguirlo incatenati", piuttosto che, liberi, allontanarci dal suo servizio
- lo aveva pensato anche uno dei nostri santi più noti. Purtroppo (!)
l'Altissimo non sembra dello stesso parere, e continua a preferire che noi si
rischi, per averci con sé, a titolo di scelta libera...
Il
paragone con Barabba, soprattutto perché conclusosi con la scelta di un volgare
malvivente, ci riempie di orrore e di sdegno. Ma Gesù non aveva di che farne un
caso a parte. L'avere accettato di farsi uomo, per il Verbo eterno, aveva rappresentato
una umiliazione, un calo di dignità, assai più grave di quella che intercorre
fra un uomo giusto e un malvivente.
Questi
contrasti, umanamente inaccettabili, sono stati accettati, anzi voluti, da Gesù
per incoraggiare anche noi a non guardare troppo alla propria reputazione, ogni
volta che lo esiga l'interesse del Regno di Dio.
INVOCAZIONI:
Il
processo contro Gesù non è stato di rifiuto e di condanna solo quella
mattina della Parasceve, ma quasi sempre, lungo la nostra storia. Promettiamogli
di accettarlo, almeno noi, che lo abbiamo riconosciuto come nostro Salvatore e
capo.
Maestro
incomparabile, che vedesti la tua dottrina sovrana fraintesa e stravolta
intenzionalmente, fino a condannarla come pericolosa per l'umanità,
-
insegnaci ad aver fiducia nella verità, la quale, come tutto ciò che deriva da
Dio, finisce sempre di prevalere sull'iniquità e sull'errore.
Gesù
mite ed umile di cuore, che non ti mostrasti intimorito e preoccupato, per
quanto si tramava contro di te,
-
aiutaci a non rinunciare a nessun'opera di apostolato, per timore delle
difficoltà che comporta.
Cristo
Redentore, centro della storia e del progetto divino di salvezza, che
sopportasti il paragone assurdo con un rifiuto della società, come Barabba,
-
donaci di non temere alcuna emarginazione, finché crediamo che da ogni
margine si può sempre giungere a vivere ed operare con te.
Orazione.
- Padre clementissimo, che ti prendi cura di noi, fino a far convergere al bene
nostro e della tua Chiesa ogni particolare della nostra giornata terrena,
concedici di perseverare con costanza nel nostro impegno cristiano di vita.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
CANTO
CRISTOLOGICO (Christus)
1.
- Cristo Gesù - pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la
sua uguaglianza con Dio.
2.
- Ma spogliò se stesso - assumendo la condizione di servo e divenendo simile
agli uomini - umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte - e morte di
croce
Per
questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro
nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 5-11).
Ottavo
quadro
È
già accaduto l'episodio di Gesù davanti ad Erode, e Pilato lo vuole far valere
come riprova della innocenza dell'imputato. Ciò nonostante, con una logica
stranissima, pur dichiarando, ancora una volta, l'assenza in lui di qualsiasi
reato, dice che lo sottoporrà ad un severo castigo e lo rimetterà in libertà.
Era un controsenso atroce, che il romano vedeva solo come una manovra tattica
per salvare Gesù.
Quel
castigo era nientemeno che la flagellazione, riservata da Roma agli schiavi
ribelli e in Israele usata solo in circostanze eccezionali. Per i romani la
vittima doveva essere battuta senza pietà; per i giudei bastava infliggergli
quaranta colpi meno uno: tredici per spalla e tredici sulla schiena o sul petto.
Gesù fu flagellato alla maniera romana, o con la lora, detta anche fllagellam,
oppure col flagrum, chiamato anche scorpiones: nel primo caso
l'ordigno era composto di un manico da cui pendevano alcune striscie di nerbo di
bue; nel secondo, venivano applicate a quelle striscie dei piombini, oppure
degli ossicini acuminati.
Molti
soccombevano sotto quel supplizio che i romani chiamavano horribile flagellum;
Gesù, invece, sopravvisse solo per disporsi a tormenti ancora più atroci e
ignominiosi. Difatti, dopo la flagellazione, seguì la coronazione di spine, un
insulto arbitrario che i legionari gli inflissero, in attesa di ordini dal
procuratore. Quella corona era ricavata da un fascio di spine, raccolto dai
soldati, per riscaldarsi, durante le veglie di guardia alla Torre Antonia. Aveva
la forma di un nido di falco rovesciato, per simboleggiare le corone reali dell'oriente,
a forma conica.
Le
ultime battute del processo denotano nervosismo crescente fra le due parti,
giunte in prossimità dell'epilogo. Pilato cede solo alla minaccia di
sollevazione e di denuncia del suo operato all'imperatore. Tiberio era marito di
Giulia, madre di Claudia Procula: non conveniva ad un magistrato di provincia
rischiare fino a quel punto, per difendere un plebeo qualunque...
INT.
- Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato
davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo
accusate; e neanche Erode; infatti ce l'ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto
nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo
rilascerò (Lc 23, 14-16).
EV.
- Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli
radunarono attorno tutta la coorte (Mt 27, 27).
Pilato
fece prendere Gesù e lo fece flagellare (Gv 19, 1).
Lo
rivestirono di porpora, e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela
misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo:
INT.
- Salve, re dei Giudei!
EV.
- E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso, e, piegando
le ginocchia, si prostravano a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono
della porpora e gli rimisero le sue vesti (Mc 15, 17-20).
Pilato,
intanto, uscì di nuovo e disse loro:
INT.
- Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna
colpa.
EV.
- Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora.
E
Pilato disse loro:
INT.
- Ecco l'uomo!
EV.
- Al vederlo, i sommi sacerdoti e le guardie gridarono:
INT.
- Crocifiggilo, crocifiggilo!
EV.
- Disse loro Pilato:
INT.
- Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa.
EV.
- Gli risposero i Giudei:
INT.
- Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto
Figlio di Dio.
EV.
- All'udire queste parole, Pilato ebbe ancora più paura ed entrato di nuovo nel
pretorio disse a Gesù:
INT.
- Di dove sei?
EV.
- Ma Gesù non gli diede risposta.
Gli
disse allora Pilato:
INT.
- Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di
metterti in croce?
GESÙ
- Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto.
Per questo, chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande.
EV.
- Da quel momento, Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono:
INT.
- Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re, si mette
contro Cesare.
EV.
- Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale,
nel luogo chiamato Litostroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parasceve della
Pasqua, verso mezzo giorno. Pilato disse ai Giudei:
INT.
- Ecco il vostro re!
EV.
- Ma quelli gridarono:
INT.
- Via, via, crocifiggilo!
EV.
- Disse loro Pilato:
INT.
- Metterò in croce il vostro re?
EV.
- Risposero i sommi sacerdoti:
INT.
- Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare (Gv 19, 4-15).
EV.
- Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più,
presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla, dicendo:
INT.
- Non sono responsabile di questo sangue; vedetevela voi!
EV.
- E tutto il popolo rispose:
INT.
- Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli.
EV.
- Allora rilasciò (Mt 27, 24-26) colui che era stato messo in carcere per
sommossa e omicidio che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà
(Lc 23, 25).
Lo
consegnò ai soldati, perché fosse crocifisso (Mt 27, 26).
1.
- Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe - il Dio dei nostri padri ha
glorificato il suo servo Gesù - che voi avete consegnato e rinnegato di fronte
a Pilato - mentre egli aveva deciso di liberarlo.
2.
- Voi, invece, avete rinnegato il Santo e il Giusto - avete chiesto che vi fosse
graziato un assassino - e avete ucciso l'autore della vita (At. 3, 13-15).
3.
- Signore - tu che hai creato il cielo, la terra, - il mare
e
tutto ciò che è in essi. - Tu che dicesti, per bocca di David: - Perché si
agitano le genti - contro il Signore e contro il suo Cristo?
4.
- Si radunarono insieme in questa città - contro il santo tuo servo Gesù -
Erode e Ponzio Pilato con le genti e i popoli d'Israele - per compiere ciò che
la tua mano e la tua volontà - avevano preordinato che avvenisse.
Ed
ora, o Signore - volgi lo sguardo alle loro minacce. - E concedi ai tuoi servi
di annunziare con tutta franchezza la tua parola nel nome del tuo santo servo
Gesù (ivi 4, 24-30).
Un
popolo al quale avevano dedicato ammonizioni e profezie tutti i saggi e i
veggenti di Jahvé, al momento giusto prevaricava e preferiva l'oppressione
straniera al proprio liberatore. Dall'altra sponda, due romani, senza Bibbia e
altri sussidi speciali, Pilato e sua moglie Claudia Procula, si battevano, per
una intera mattinata, in sua difesa, rischiando una sommossa popolare dalle
conseguenze imprevedibili.
Dio
non è quasi mai fortunato con i suoi prediletti; da essi può attendersi
l'accettazione passiva, il rimpianto per i porri egiziani, e anche il
voltafaccia esplicito.
Non
troviamo qualcosa di nostro, in questa storia inconfessabile, che ci mortifica
profondamente?
Quella
gente odiava Cesare, come si odia un oppressore detestato; eppure si diceva
disposta ad accettarlo, pur di respingere quel Messia che non corrispondeva alle
proprie attese nazionaliste.
Queste
attese erano, e sono anche oggi, il prodotto di una visione arbitraria della
realtà che ci circonda e ci trascende. Così non siamo disposti a riprodurre
nella nostra vita l'immagine di Dio, perché difforme dalle nostre ambizioni, e
pretendiamo di fare Dio a nostra immagine e somiglianza. Naturalmente, non vi
riusciamo; e ci capita solo di pagare di persona la confusione incredibile che
ne deriva.
I
legionari avevano capito di Gesù solo una, cosa: che si era dichiarato re; e ne
approfittarono subito per farne un sovrano da commedia. Ma quelle beffe, da
persone male informate e prive di vera luce, non arrecavano un aggravio
sostanziale alle umiliazioni del Cristo, in quell'ora tenebrosa. È da noi che
gli possono derivare gli affronti più cocenti, perché siamo in grado di
rivolgere contro di lui e i nostri fratelli le grazie e i doni ricevuti per
svolgere nella Chiesa un'azione efficace di bene. Non è questo che accade,
quando ci serviamo di esperienze, convinzioni acquisite sulle cose di Dio, per
criticare chi non riesce a tradurle in pratica nella misura che presumiamo di
aver raggiunto noi?...
INVOCAZIONI:
Il
nostro Redentore accettò di essere condannato come un volgare malfattore e di
essere rigettato dalla sua gente, dopo tante fatiche, tante opere mirabili,
tanti prodigi operati per loro. Imploriamo la sua clemenza, per ottenere che la
nostra adesione a lui sia sempre più salda e perseverante.
Tu
che udisti gridare ogni infamia contro di te, solo perché avevi tentato
d'illuminare il tuo popolo sulle vie della vera salvezza,
-
fa che non ci permettiamo mai di reagire col tradimento alle tue
sollecitazioni premurose.
Tu
che notasti il silenzio codardo e opportunistico di chi aveva ricevuto tanti
benefici da te, e adesso non osava compromettersi davanti al sinedrio,
-
non lasciarci ripiegare egoisticamente su noi stessi, rifiutando di cooperare
con te alla redenzione del mondo.
Tu
che interpretasti senza alcuna difficoltà l'orrendo Crucifige come esigenza
sovrana e amorosa del Padre, volta alla salvezza dell'umanità,
-
aiutaci a leggere come messaggi di amore e provvidenza anche gli eventi più
funesti della nostra vita.
Orazione.
- Padre di bontà infinita, che dalla perversità del giudizio umano traesti la
gloria più eccelsa per il tuo Figlio unigenito; associa anche noi alle sue
umiliazioni, per aver parte alla sua vittoria finale. Per Cristo nostro Signore.
Amen.
CANTO
CRISTOLOGICO (Christus)
1.
- Cristo Gesù - pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la
sua uguaglianza con Dio.
2.
- Ma spogliò se stesso - assumendo la condizione di servo e divenendo simile
agli uomini - umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte - e morte di
croce
Per
questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro
nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 5-11).
Nono
quadro
Il
tracciato della Via dolorosa, detta comunemente Via Crucis, di cui si occupa il
testo che proponiamo, è assai breve; scarsi i particolari che vi si
riferiscono. La sua lunghezza non raggiunge il chilometro: dalla Torre Antonia
al Golgota. Si sa che i romani facevano girare il condannato per le vie della
città, più a lungo possibile, a scopo intimidatorio; ma devono averlo evitato
per Gesù, a causa della sua debolezza preoccupante, stremato di forze dalla
flagellazione, e anche per il timore, non infondato, di qualche rivolta a sfondo
nazionalistico.
Limitati
anche gli episodi: il cireneo, le donne piangenti, i due malfattori, condotti
al supplizio con Gesù. Il resto è solo pia tradizione.
Del
cireneo sappiamo che si chiamava Simone, padre di Alessandro e di Rufo, due
personaggi ben noti alla prima comunità cristiana di Roma, e marito di una
donna restata anonima, eppure molto benemerita del servizio agli apostoli. Le
donne piangenti, o "figlie di Gerusalemme", cittadine della capitale
giudaica, appartenevano, forse, a particolari associazioni, incaricate di fare
lutto in circostanze pietose. Non erano, pertanto, le Pie donne di Gesù, quelle
del "terzo gruppo", che avevano coadiuvato generosamente all'opera
missionaria del Salvatore e dei discepoli.
I
due malfattori, portati al supplizio insieme a Gesù, non erano, neppure loro,
partigiani nazionalisti, ma delinquenti comuni, come Barabba, particolarmente
compromessi, se venivano puniti con la croce.
L'iscrizione
trilingue, Gesù Nazzareno Re dei Giudei, dava la motivazione della condanna ed
era dipinta su di una tavoletta, che il cruciario doveva portare appesa al
collo, lungo il tragitto verso il luogo dell'esecuzione, per essere collocata
sopra il suo capo, appena confitto in croce.
Quanto
al patibolo, la croce, basterà accennare sommariamente che era di origine
scita, passata dai fenici e cartaginesi ai romani. Risultava di un'asse
verticale, lo stipite, già conficcato sul posto dell'esecuzione, e di quello
orizzontale, detto più propriamente patibolo, da inserirsi, con funi e chiodi,
sul vertice dello stipite, o poco al di sotto.
Con
questo, è precisato che Gesù portò solo il patibolo, non la croce intera; e
lo portò sul collo, a braccia distese.
EV.
- Dopo averlo schernito (Gesù), lo spogliarono del mantello, gli fecero
indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo (Mt 27, 31).
Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva
dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce (Mc 15, 21)
dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano
il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne,
disse:
GESÙ
- Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui
vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i
grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora
cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! E ai colli: Copriteci! Perché
se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?
EV.
- Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere
giustiziati (Lc 25, 26-32). Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che
significa luogo del cranio, e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli
non ne prese (Mc 15, 22-23). Là crocifissero lui e i due malfattori, uno a
destra e l'altro a sinistra.
Gesù
diceva:
GESÙ
- Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno (Lc 23, 33-34).
EV.
- Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto:
INT.
- Gesù Nazzareno Re dei Giudei.
EV.
- Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso
Gesù era vicino alla città; era scritto in ebraico, in latino e in greco. I
sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato:
INT.
- Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: io sono il re dei
Giudei.
EV.
- Rispose Pilato:
INT.
- Ciò che ho scritto, ho scritto (Gv 19, 19-22).
1.
- Non a prezzo di cose corruttibili come l'argento e l'oro - foste liberati
dalla vostra vuota condotta, - ma con il sangue prezioso di Cristo - come di
agnello senza difetti - e senza macchia.
2.
- Egli fu predestinato - già prima della fondazione del mondo - ma si è
manifestato negli ultimi tempi - per voi.
3.
- E voi, per opera sua - credete in Dio che l'ha risuscitato dai morti - e gli
ha dato gloria - e così la vostra fede e la vostra speranza - sono fisse in Dio
(1 Pt. 1, 18-22).
4.
- Cristo è morto una volta per sempre per i peccati - giusto per gli ingiusti -
messo a morte nella carne - ma reso vivo nello spirito (ivi 3, 18).
Nella
misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche
nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare (ivi 4, 13).
La
pietà cristiana ha fatto di questo cammino doloroso uno dei punti di
riferimento più comuni e commoventi dell'ascesi evangelica. Non c'è stata
anima pia, in questi duemila anni, che non si sia ritrovata a meditare il
viaggio del Cristo penante verso il Calvario, tentando di rintracciarvi qualcosa
che le apparteneva misteriosamente.
Tutti
si cammina dietro a Gesù, curvi sotto un peso che ciascuno di noi ritiene
superiore alle proprie forze. Eppure è stato misurato da Dio e proporzionato
attentamente alle nostre spalle.
Questa
proporzione nessuno vuole ammetterla, per giustificare il proprio dissenso,
anzi il rifiuto di portare la croce. Simone di Cirene poteva scusarsi, perché
non conosceva il Salvatore e cosa intendeva fare con quella croce; noi no: lo
sappiamo benissimo e temiamo solo di comprometterci, pagando di persona.
Il
pianto di quelle "figlie di Gerusalemme" non fu gradito, perché
espressione di un sentimento umano, che sarebbe stato offerto a qualsiasi tipo
di sventurati. Gesù non accettava di apparire tale, quando aveva scelto da sé
di morire per l'umanità. In certe epoche cristiane il Salvatore è stato
guardato con accentuazioni preferenziali per la sua divinità; oggi non si hanno
scrupoli ad esagerare col mostrarlo tanto umano, da apparire solo un filantropo
o un rivoluzionario.
Anche
ravvicinato ai rifiuti dell'umanità, posposto ai suoi elementi peggiori, il
Cristo esige fede assoluta nella sua persona e nella sua missione di salvezza.
Se questa manca, respinge la commiserazione e preavvisa sulle conseguenze
funeste del rifiuto.
Con
tutto questo, appeso alla croce, svela una comprensione della colpa e del
colpevole, che non è più quella dei terribili Guai a voi, scribi e farisei,
ipocriti! e neppure quella delle colline da cui sarebbero stati seppelliti gli
avversari, come predetto alle donne piangenti. L'esperienza della croce avrebbe
rivelato davvero tutto il mistero della misericordia di Dio Salvatore! ...
INVOCAZIONI:
Gesù,
curvo sotto la croce, è l'immagine più espressiva del cristiano impegnato con
lui per la salvezza del mondo. Invochiamo dalla sua bontà la forza di portare
il nostro peso con dignità, rinnegando noi stessi, senza rallentare il passo.
Tu,
che abbracciasti la croce, non guardando alla crudeltà di chi te la porgeva, ma
alla misericordia del Padre che, con essa, voleva redimere gli uomini,
-
concedi anche a noi tanta luce interiore, da non fermarci mai alle apparenze
degli eventi, per coglierli nel disegno provvidenziale di Dio.
Tu,
che ricompensasti il cireneo col dono della fede per lui e la sua famiglia, solo
per un gesto di aiuto, anche se dato sotto costrizione,
- rendici generosi con te, che sei l'unico in grado di considerare con magnanimità quel poco che riusciamo a fare in tuo onore.
Tu,
che rifiutasti il conforto di una compassione solamente umana, esigendo fede
nella tua missione salvifica e nel valore redentivo del tuo sacrificio,
-
fa che animiamo con le motivazioni soprannaturali più adatte le scelte e le
imprese della nostra giornata, per piacere al Padre e collaborare attivamente
con te al bene della Chiesa.
Orazione.
- Padre di ogni bontà, che caricasti sulle spalle del tuo Divin Figlio la croce
dei peccati del mondo, permetti anche a noi di partecipare a quel peso e a quel
gesto, per giungere alla esperienza più diretta della nostra comunione con
lui. Per Cristo nostro Signore. Amen.
CANTO
CRISTOLOGICO (Christus)
1.
- Cristo Gesù - pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la
sua uguaglianza con Dio.
2.
- Ma spogliò se stesso - assumendo la condizione di servo e divenendo simile
agli uomini - umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte - e morte di
croce
Per
questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro
nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 5-11).
Decimo
quadro
Lo
scenario che ci si apre davanti, ci porta con la mente al Calvario: non un
monte, ma una semplice prominenza rocciosa, appena fuori delle mura di Ezechia,
al lato nord-ovest di Gerusalemme. Calvario, da Golgota, (luogo del teschio)
chiaramente riferito ai residui umani, tibie, teschi, vertebre di sventurati,
seppelliti a fior di terra, alla mercé degli sciacalli e dei rapaci notturni.
Il
particolare della tunica di Gesù, è riportato dal solo Giovanni, per il suo
simbolismo ecclesiologico. Il dialogo dei due malfattori è trasmesso dalla
penna di Luca e fa supporre che i due avessero avuto, in precedenza, qualche
notizia di colui che era stato crocifisso in mezzo a loro.
Il
termine "paradiso" proviene dalla lingua persiana e vuol dire
"luogo di delizie".
Le
Pie donne, che, durante l'esecuzione dei tre condannati, erano rimaste
forzatamente a distanza, adesso, ad operazione avvenuta, riuscivano ad
accostarsi alla croce di Gesù. L'elenco fornito da Giovanni risulta di quattro
persone, perché la "sorella di sua madre", cioè della madre di Gesù,
è Maria Salomè, non nominata espressamente, come usa l'evangelista, quando
parla di se stesso o di ciò che si riferisce alla sua persona: Salomè era,
appunto, sua madre.
L'aceto
presentato a Gesù, al momento del Sitio, "Ho sete", era la seconda
pozione che gli veniva offerta sul Golgota: la prima, detta impropriamente di
fiele e aceto era, invece, di vino e mirra (bevanda fortemente inebriante, in
funzione analgetica); la seconda, di acqua acidula, chiamata posca dai
romani, era un ottimo dissetante, durante l'estate e le campagne militari, ma
usata sul Calvario per disinfettarsi dopo la crocifissione dei tre giustiziati.
L'equivoco
di Eloi in Elia, denota la scarsa conoscenza dell'aramaico, da parte dei
legionari di Pilato.
Il
decesso di Gesù intervenne verso le nostre tre pomeridiane, con un forte
grido, emesso a dimostrare la dimensione straordinaria dell'evento.
EV.
- I soldati, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero
quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica.
Ora
quella tunica era senza cucitura, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo.
Perciò dissero tra loro:
INT.
- Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca.
EV.
- Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla
mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così (Gv 19,
23-24).
Il
popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano, dicendo:
INT.
- Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto.
EV.
- Anche i soldati lo schernivano e dicevano:
INT.
- Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso.
EV.
- Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava:
INT.
- Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!
EV.
- Ma l'altro lo rimproverava:
INT.
- Neanche tu hai timore di Dio, benché condannato alla stessa pena? Noi
giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non
ha fatto nulla di male.
EV.
- E aggiunse:
INT.
- Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.
GESÙ
- In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso (Lc 23, 35-37, 39-43).
EV.
- Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di
Cleofa e Maria Maddalena. Gesù allora, vedendo la madre, e lì accanto a lei il
discepolo che egli amava, disse alla madre:
GESÙ
- Donna, ecco il tuo figlio.
EV.
- Poi disse al discepolo:
GESÙ
- Ecco la tua madre.
EV.
- E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
-
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era ormai compiuta, disse per
adempiere la Scrittura:
GESÙ
- Ho sete.
EV.
- Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto
in cima ad una lancia e gliela accostarono alla bocca. E, dopo aver ricevuto
l'aceto, Gesù disse:
GESÙ
- Tutto è compiuto (Gv 19, 25-30)!
EV.
- I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano:
INT.
- Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso
scendendo dalla croce! Il Cristo, re d'Israele, scenda ora dalla croce perché
vediamo e crediamo!
EV.
- Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del
pomeriggio.
Alle
tre Gesù gridò con voce forte:
GESÙ
- Eloi, Eloi, lema sabactàni? Dio mio, Dio mio, perché mi hai
abbandonato?
INT.
- Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce.
EV.
- Ma Gesù, dando un forte grido spirò.
Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse:
INT.
- Veramente quest'uomo era Figlio di Dio (Mc 15, 32, 33-34, 37-39)!
EV.
- Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a
quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto (Lc 23, 48).
l.
- Gesù Nazzareno - uomo accreditato da Dio presso di voi - per mezzo di
miracoli, prodigi e segni - fu consegnato a voi. - Voi l'avete inchiodato
sulla croce - e l'avete ucciso (At. 2, 22-23).
2.
- Quale dei profeti, - i vostri padri non hanno perseguitato? - Essi uccisero
quelli - che preannunziavano la venuta del Giusto - del quale voi ora siete divenuti
- traditori e uccisori (ivi 7, 52).
3.
- Voi avete agito per ignoranza - così come i vostri capi. - Pentitevi, dunque,
e cambiate vita - perché siano cancellati i vostri peccati - e così possano
giungere i tempi della consolazione - da parte del Signore.
4.
- Ed egli mandi quello - che vi aveva destinato come Messia, cioè Gesù. - Egli
dev'essere accolto in cielo - fino ai tempi della restaurazione - di tutte le
cose (ivi 3, 17, 19-21).
In
nessun altro c'è salvezza Non vi è, infatti, altro nome dato agli uomini sotto
il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati (ivi 4, 12).
Dell'olocausto
consumato sulla croce non sarebbe restato più nulla: era vita donata totalmente
al Padre, per il genere umano da riscattarsi. Sarebbero restate solo le vesti;
ma di quelle non avrebbe avuto più bisogno, colui che sarebbe risorto dopo
tre giorni. Quindi toccavano ai soldati.
Cosa
ne avrebbero fatto, di quelle reliquie di valore incomparabile?...
Cosa
ne facciamo, noi, di un dono assolutamente superiore, il Corpo e Sangue di
Cristo, che ci viene offerto ad ogni rinnovazione del sacrificio eucaristico?
Restava
ancora qualcos'altro, a Gesù; e ce lo avrebbe dato, senza alcuna esitazione: la
propria Madre! La Chiesa ha inteso l'importanza del gesto, e del momento sublime
in cui veniva compiuto.
Maria
era un dono della Passione di Gesù; la maternità di lei si realizzava sullo
sfondo della morte del suo Figlio primogenito: per questo, la Vergine Madre
sarebbe rimasta legata indissolubilmente alla storia della comunità dei
redenti e a quella di ciascuno di essi. Giungiamo a salvezza, salendo col Cristo
sulla croce; ma riusciamo a persistervi, solo perché accanto a noi ci resta
sempre lei! ...
Lo
scenario si allunga al misterioso duello fra l'iniquità umana che assiste a
quello spettacolo inaudito, per insultare e funestare gli ultimi momenti della
vittima, e la sovrana benignità di questa, che non accetta altra sfida se non
quella dell'amore.
Vi
si aggiunge l'abbandono apparente del Padre. Il grido angoscioso di Gesù
morente sembra inseguire quel seno da cui il Verbo non si era allontanato con
l'Incarnazione.
Sono
i paradossi della Rivelazione, supremo tentativo di Dio per salvarci dalla
nostra logica cieca ed egoista. Non mi salverò neppure osservando
puntigliosamente la Legge, se non mi affiderò del tutto all'azione redentrice
del Figlio di Dio, lasciandomi guidare, purificare e santificare dal suo
Spirito. All'ultimo atto del mio dramma terreno, con tutte le opere buone, che
spero di trovarmi fra le mani, dovrò mormorare: Vulnera tua, merita mea:
I miei meriti, la mia speranza, sono solo le tue ferite!
INVOCAZIONI:
La
liturgia più espressiva che sia mai salita al trono di Dio è quella celebrata
da Gesù sul Calvario. Chiediamogli di associarci ad essa, per diventare, anche
noi, oblazione pura e a Dio gradita.
O
Gesù, che hai voluto riconciliarci col Padre, pagando di persona, con la
vita, il nostro riscatto,
-
fa che sappiamo vivere in questa libertà, difendendola dagli assalti del
mondo, della carne e dell'egoismo.
O
Gesù, che sospeso fra cielo e terra, fra dolori e silenzi ineffabili,
placasti il Padre, garantendo il nostro ritorno a lui,
-
aiutaci a percorrere questo cammino di conversione permanente senza soste
superflue, senza sguardi all'indietro, senza ripensamenti codardi.
O
Gesù, che giungesti all'apice della tua vera grandezza di Redentore, nel
momento stesso in cui ti lasciavi sopraffare dalla dissoluzione della morte,
-
fa' che non siamo "stolti e tardi di cuore", anche noi, a comprendere
questo mistero che dobbiamo e vogliamo rivivere con te.
Orazione.
- Padre della Salvezza, che hai ridato all'umanità la speranza e la vita,
nella morte del tuo Figlio diletto, fa che prevalgano sempre le forze del bene
sul nostro itinerario cristiano. Per Cristo nostro Signore. Amen.
CANTO
CRISTOLOGICO (Christus)
1.
- Cristo Gesù - pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la
sua uguaglianza con Dio.
2.
- Ma spogliò se stesso - assumendo la condizione di servo e divenendo simile
agli uomini - umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte - e morte di
croce
Per
questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro
nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 5-11).
Undicesimo
quadro
I
vari brani che abbiamo ricavato dai quattro evangelisti comprendono i
particolari del crurifragium, la comparsa dei due protagonisti della
sepoltura di Gesù, Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo, più i dettagli della
imbalsamazione e del sepolcro dove fu deposta la salma.
Il
crurifragium consisteva nello spezzare le gambe agli infelici che
pendevano dalle rispettive croci, con daghe e mazze, per accelerarne la morte,
provocando l'emorragia. Lo esigeva la decenza e il perbenismo ipocrita dei
giudei, i quali non volevano funestare lo sguardo dei pellegrini, che venivano a
celebrare la Pasqua, con quello spettacolo macabro...
Per
il Salvatore non fu necessario: era già spirato. Il colpo di lancia che voleva
accertare se veramente fosse morto, fu vibrato al lato sinistro del petto, dalla
parte del cuore; l'acqua che ne uscì era siero del pericardio, effetto di una
pericardite traumatica, causata dalla flagellazione. Quel sangue fluido
costituì un grosso enigma, per chi lo vide e per chi ne intese parlare a quei
primi tempi, perché gli antichi erano persuasi che, nei cadaveri, il sangue
facesse presto a coagularsi. Per questo, Giovanni, chiaramente preoccupato,
attesta di aver visto così, stranamente, ma esattamente così, senza comprenderne
affatto la ragione. Ne intuiva, invece, il simbolismo ecclesiologico; e questo
gli bastava.
Giuseppe
e Nicodemo facevano parte della seconda categoria dei sinedristi: gli anziani
del popolo. Si erano lasciati vincere fin lì dalla paura e dall'opportunismo;
adesso la morte dell'Amico divino aveva creato in loro un coraggio insolito e
capace di osare e rischiare per lui.
L'imbalsamazione
della salma ebbe dell'affrettato, a causa della Pasqua imminente: ma Giovanni
avverte che, comunque, fu eseguita secondo l'uso ebraico: con la sindone,
servita a trasportare la salma al sepolcro, con i trattamenti a base di unguenti
e mirra, con l'uso di bende per il corpo e sudario per il capo.
GESÙ
- Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà
gettato fuori. Io quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me (Gv 12,
31-32).
EV.
- Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in
croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato) chiesero a
Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero
dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato
crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto,
non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il costato con la
lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la
sua testimonianza è vera ed egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.
Questo
infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura:
INT.
- Non gli sarà spezzato alcun osso.
EV.
- E un altro passo della Scrittura dice ancora:
INT.
- Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.
EV.
- Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di
nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù
(id. 19, 31-38). Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il
centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione,
concesse in dono la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo
calò giù dalla croce (Mc 15, 44-46).
GESÙ
- È giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. In verità, in verità
vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece
muore, produce molto frutto (Gv 12, 23-24).
EV.
- Vi andò anche Nicodemo, quello che in precedenza era andato da lui di notte,
e portò una mistura di mirra e di aloè, di circa cento libbre. Essi presero
allora il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è
usanza seppellire per i Giudei (Gv 19, 39-40). Le donne che erano venute con Gesù
dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato
deposto il corpo di Gesù (Lc 25, 55).
Il
giorno dopo, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo:
INT.
- Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore disse, mentre era vivo:
GESU’
- Dopo tre giorni, risorgerò.
INT.
- Ordina, dunque, che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non
vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È risuscitato dai
morti. Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!
EV.
- Pilato disse loro:
INT.
- Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete.
EV.
- Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e
mettendovi la guardia (Mt 27, 62-66).
GESÙ
- Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi
te. Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano. Io ti ho glorificato
sopra la terra; compiendo l'opera che mi hai dato da fare (Gv 17, 1-4).
l.
- Cristo patì per voi - lasciandovi un esempio - perché seguiate le sue orme.
2.
- Egli non commise peccato - e non si trovò inganno sulla sua bocca, - e
soffrendo non minacciava vendetta - ma rimetteva la sua causa - a colui che
giudica con giustizia.
3.
- Egli portò i nostri peccati nel suo corpo - sul legno della croce, - perché,
non vivendo più al peccato - vivessimo per la giustizia; - dalle sue piaghe
siete stati guariti.
4.
- Eravate erranti come pecore - ma ora siete tornati al pastore e guardiano -
delle vostre anime (I Pt. 2, 21-25).
Poiché,
dunque, Cristo soffrì nella carne anche voi armatevi degli stessi sentimenti.
La fine di tutte le cose è vicina.
Siate
moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera (ivi 4, 1, 7).
Gesù
è ormai al di là della storia umana; eppure la domina più con la sua morte,
che con la sua vita.
I
due amici timidi, Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo, balzano avanti con iniziative
audaci; le Pie donne osservano ogni cosa e fanno progetti insoliti; i nemici si
sentono più insicuri di prima e corrono ai ripari...
Non
ci siamo accorti, anche noi, che tutta la nostra vita cristiana porta il segno
della Passione di Cristo, sia come sua sorgente, che come soggetto da
riproduzione costosa e nobilissima?
Toccava,
adesso, a Gesù di riesprimere in se stesso il mistero del chicco evangelico,
caduto in terra, per morire e riprodursi.
Nell'ombra
gelida del suo sepolcro sarebbe restata in gestazione, per tre giorni, tutta la
storia della Salvezza, anche quella antecedente...
Se
avessimo la pazienza di restare fiduciosi in un pò di penombra, accettando
quella specie di emarginazione in cui tutti crediamo di essere confinati dalla
incomprensione altrui, allora di certo la nostra presenza nella Chiesa
raggiungerebbe un'efficacia superiore alle nostre stesse attese.
I
sinedristi si erano illusi che quel pericoloso rabbi, lasciatosi crocifiggere
da loro, si sarebbe rassegnato a finire per sempre sotto terra. Ma la
scaltrezza adoperata contro Dio si risolve sempre contro chi ci si affida.
Cristo uscirà dal sepolcro quando e come vorrà; e il mondo gli correrà
dietro. A loro, ai vincitori della Parasceve, non resterà che fare la guardia
davanti a quel sepolcro, per impedirgli ancora di risorgere!...
Chi
lavora, oggi, per la Chiesa deve assolutamente essere certo che non prevarrà il
male sul bene, che una pietra sepolcrale non potrà bloccare la vita
dirompente del Risorto!
Semmai
potremmo compromettere noi quella luce di una Pasqua perenne, noi operatori di
una pastorale diventata più difficile perché più aperta ai veri bisogni
dell'uomo, qualora tentassimo di addomesticarla, per paura di non trovare più
gente disposta ad accettare lo scandalo della croce.
INVOCAZIONI:
Gesù
è nel sepolcro e parla, ormai, solo nel silenzio dei cuori che hanno sofferto
con lui. Supplichiamolo di far sentire anche a noi il linguaggio delle sue
ferite e del suo sangue.
O
Gesù, che ti sei fatto aprire il costato, perché nessuno si sentisse escluso
dal tuo abbraccio di pace,
-
vinci ogni nostra resistenza ai tuoi inviti, per una comunione più sentita con
te e col Padre, nello Spirito Santo.
O
Gesù, che, dopo la morte, ti lasciasti totalmente alle premure affettuose dei
discepoli,
-
ispiraci un interessamento sempre più personale, per quanto riguarda i bisogni
della Chiesa, tuo corpo mistico.
O
Gesù, che, nel buio della tomba preparasti i fulgori della risurrezione,
garanzia della redenzione avvenuta mediante la croce,
-
insegnaci a valorizzare sapientemente le pause dall'attività, per restituirci
al dialogo confidenziale con te, fonte di ogni apostolato efficace.
Orazione.
- Padre di misericordia, che rispondesti con la risurrezione al dono della vita
offerto da Gesù alla tua maestà, rendici attenti e generosi nei nostri
impegni battesimali, per partecipare, un giorno alla risurrezione dei giusti.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
CANTO
CRISTOLOGICO (Christus)
1.
- Cristo Gesù - pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la
sua uguaglianza con Dio.
2.
- Ma spogliò se stesso - assumendo la condizione di servo e divenendo simile
agli uomini - umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte - e morte di
croce
Per
questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro
nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 5-11).
Duodecimo
quadro
Gesù
è risorto sul primo mattino del giorno dopo il sabato, cioè della nostra
domenica di Pasqua: l'ora esatta non la sapremo mai. Come non sapremo mai
ricostruire con precisione gli spostamenti delle donne e degli apostoli,
durante quella mattinata di mistero. Gli stessi evangelisti sembrano dar poca
importanza alla collocazione cronologica dei dettagli, presi come sono
dall'evento centrale: la Risurrezione di Cristo.
Potremo,
pertanto, ricomporre con una certa approssimazione tutto il quadro, seguendo
lo schema che proponiamo: La prima a scattare, appena passato il riposo
sabbatico, è Maria Maddalena: va al sepolcro, ma lo trova vuoto. Senza avere la
pazienza di affacciarsi a quella imboccatura, che crede violata, fugge a
riferirlo agli apostoli.
Nel
frattempo, giungono alla tomba le altre donne del "terzo gruppo",
quello, cioè delle collaboratrici del Salvatore; anch'esse trovano la tomba
aperta, ma, curvandosi a guardare
l'interno,
vi scorgono due angeli, dai quali odono il primo annuncio della Risurrezione del
crocifisso. Subito lì per lì, ne restano sbigottite e piene di spavento; poi,
però, corrono anche loro a darne notizia agli apostoli. Due di questi si sono
già precipitati al sepolcro, dietro quanto aveva riferito Maddalena:
osservano l'interno della tomba, le bende e tutto il resto, sistemato
ordinatamente a parte, eppoi tornano desolati al cenacolo, dagli altri,
convinti che non potesse trattarsi di una profanazione di tomba, ma per niente
disposti a credere che il Maestro fosse risorto davvero...
Maddalena
sola era rimasta là, dove poco dopo avrebbe visto il Risorto. Il dialogo
ineffabile che ne derivò è riportato integralmente dal nostro testo,
trattandosi di un momento fra i più commoventi della nuova vita del Salvatore.
Gli
uomini di Gesù, gli apostoli, si trovarono messi da parte in questo primo
momento, e certamente lo intesero come qualcosa da ricollegarsi col contegno
incoerente assunto da loro, durante la Passione. Per questo, stentarono a
credere alla testimonianza delle colleghe...
Ci
vorrà l'apparizione a Simone, quella ai due di Emmaus e, infine, quella
comunitaria al cenacolo, sul calare della sera di quel giorno memorabile, per
dissipare ogni dubbio.
Dall'altra
parte della barricata c'è ancora clima di dramma, con quei legionari
spaventati e confusi, che non sanno dare ai sinedristi una spiegazione di quanto
è accaduto in quella tomba lasciata alla loro vigilanza.
I
giudei danno ancora una prova di realismo, che questa volta, però, prende
rilievo tragicomico, quando pensano di difendersi da quel misterioso rabbi di
Nazaret, riprendendo nuovamente a giocare di borsa, come avevano fatto con
Giuda. Proprio questa volta, non sarebbe servito a nulla!
EV.
- Passato il sabato, Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salomè comprarono oli
aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il primo giorno dopo
il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole.
Esse
dicevano tra loro:
INT.
- Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?
EV.
- Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse
molto grande. Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra,
vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura.
Ma
egli disse loro:
INT.
- Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto,
non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi
discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete come vi ha
detto (Mc 16, 1-7). Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea,
dicendo:
GESÙ
- Bisogna che il Figlio dell'uomo sia consegnato in mano ai peccatori, che sia
crocifisso e risusciti il terzo giorno (Lc 24, 6-7).
EV.
- Esse fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E
non dissero niente a nessuno, perché avevano paura (Mc 16, 8). Maria
Maddalena corse e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù
amava, e disse loro:
INT.
- Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!
EV.
- Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al
sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce
di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma
non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel
sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul
capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.
Maria,
invece, stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si
chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno
dalla parte del capo, e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.
Ed
essi le dissero:
INT.
- Donna, perché piangi?
EV.
- Rispose loro:
INT.
- Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto.
EV.
- Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non
sapeva che era Gesù.
Le
disse Gesù:
GESÙ
- Donna, perché piangi? Chi cerchi?
EV.
- Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse:
INT.
- Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a
prenderlo.
EV.
- Gesù le disse:
GESÙ
- Maria!
EV.
- Essa allora voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico:
INT.
- Rabbunì, maestro mio!
EV.
- Gesù le disse:
GESÙ
- Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei
fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro.
EV.
- Maria Maddalena andò subito ad annunziare ai discepoli:
INT.
- Ho visto il Signore (Gv 20, 2-18).
EV.
- Alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi sacerdoti
quanto era accaduto.
Questi
si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di
denaro ai soldati, dicendo: Dichiarate:
INT.
- I suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato, mentre noi
dormivamo.
EV.
- Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa
diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi. Gli undici discepoli,
intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando
lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù,
avvicinatosi, disse loro:
GESÙ
- Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate
tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28, 11-20).
1.
- Se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni
tra voi - che non esiste risurrezione dei morti?
2.
- Se non esiste risurrezione dai morti - neanche Cristo è risuscitato! - Ma se
Cristo non è risuscitato - allora vana è la vostra fede - e voi siete ancora
nei vostri peccati.
3.
- Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti - primizia di coloro che sono
morti. - Perché, se a causa di un uomo è venuta la morte, - a causa di un uomo
verrà anche la risurrezione dei morti.
4.
- Come tutti muoiono in Adamo - così tutti riceveranno la vita in Cristo. –
Il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, - l'ultimo Adamo divenne
spirito datore di vita.
Siano
rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro, Gesù
Cristo! Rimanete saldi e irremovibili prodigandovi sempre nell'opera del
Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore (1 Cor. 15, 12-14,
17, 20-21, 45, 56-58).
Gesù
non ha inteso di mortificare più del giusto i suoi apostoli, facendo pesare
sulla loro coscienza l'abbandono in cui l'avevano lasciato, nel momento supremo
della Passione; era, però, nella logica delle cose che chi più vi aveva
partecipato, ne godesse i primi vantaggi. Il Vangelo ha escluso la legge del
taglione nei rapporti fra gli uomini; molto più in quelli con Dio. E tuttavia
ogni errore porta con sè il suo castigo, ogni colpa la sua pena.
C'è
chi pensa che le primizie della Risurrezione siano toccate alla Vergine,
appunto per questa logica - e non è difficile ammettere che sia successo
proprio così. Ma la madre di Gesù stava con lui in un rapporto che non può
misurarsi col nostro metro, e, d'altra parte, non era lei ad ever bisogno di
certi privilegi...
Siamo
noi che stentiamo a donar qualcosa al Signore, senza pensare ad un vantaggio più
o meno immediato.
Il
mistero fondamentale del Cristianesimo poggia sulla testimonianza di quattro o
cinque povere donne, prima che su quella degli apostoli e dei discepoli: non ci
si può stupire che la sapienza umana stenti tanto a credere ad un risorto!
La
nostra salvezza deve maturarsi in un clima di certezze dinamiche e non di punti
fermi creati dalla paura. Siamo sicuri che Dio ci accoglierà con sé, per i
meriti di Cristo; ma non saremo mai altrettanto sicuri della nostra adesione
irrevocabile all'alleanza...
Così
cammineremo verso di lui, in timore et tremore, come consiglia la Scrittura.
Le
parole di Gesù, con cui si chiude il quadro e, con esso, tutta la nostra
paraliturgia della Passione, si proiettano su questo 'sfondo di certezze e di
timori, come segno di una speranza che non delude: "Ecco, io sono con voi
tutti i giorni, fino alla fine del mondo!" Si dissolverà la storia umana,
terminerà la nostra presenza su questa terra: solo le parole di Gesù non
passeranno!
INVOCAZIONI:
Gesù
risorto è ciò che noi saremo, come Gesù crocifisso è ciò che tuttora siamo.
Chiediamogli che questa nostra celebrazione della sua Passione ci conduca
davvero ad una risurrezione di vita seriamente impegnata con lui, in
preparazione a quella conclusiva della storia della Salvezza.
Cristo
Redentore che, risorgendo dai morti, hai dissipato le ombre dell'aldilà, con
le tue certezze di vita immortale,
-
illumina la nostra mente vacillante, perché le tue promesse immancabili ci
provochino ad un'adesione più coerente a te e al tuo messaggio.
Cristo
risorto, che nascondi nel mistero della tua nuova vita lo splendore che ci
renderà in eterno simili a te nella gloria,
-
sorreggi la nostra debolezza, tutte le volte che volesse comprometfére la
dovuta perseveranza nel bene.
Cristo
Gesù, che nella condizione di primo risorto, ti lasci riconoscere solo
attraverso la frazione del pane e la ricerca appassionata e costante,
-
svelaci nell'eucaristia e nelle esperienze più pure dell'Amore le meraviglie
del tuo volto, immagine del Padre che si accosta fino a noi, e di chiunque si
eleva con te fino a lui.
Orazione.
- Padre di clemenza e degnazione infinite, che, nella Risurrezione del Signore
Gesù, ci dai la garanzia della tua fedeltà alle promesse, fatte attraverso la
sua mediazione, accoglici accanto a te, ora nel tenebrore denso di mistero della
vita di Fede e, un giorno, nello splendore della gloria eterna. Per Cristo
nostro Signore. Amen.