BENEDETTA
UNA DOLCE AVVENTURA
a
cura di Carlo e Sante Campion
Mi
colpisce sempre ascoltare il cammino straordinario che i genitori di un figlio
"speciale" si trovano a compiere, spesso in modo inaspettato e
sorprendente.
In
questi anni mi è capitato più e più volte di ascoltare i loro racconti, le
loro sofferenze e le loro paure, ma anche le gioie e i cambiamenti profondi,
talvolta anche "in diretta" trovandomi quasi sempre a non avere molto
da dire, ma semplicemente a condividere questi momenti, di gioia o di
trepidazione per la salute, persino la perdita di un figlio così...
E'
un'avventura umana e spirituale molto forte che costringe un genitore a farsi
domande "forti" che mai si sarebbe immaginato di affrontare, come
Sante e Carla davanti a Betta... «sei davvero stata voluta proprio così?». E
solo quando cambia lo sguardo, quando finalmente vedi un figlio non solo con i
tuoi occhi, ma anche con quelli del Creatore, puoi dire davvero che «...lei è
bellissima, irripetibile, preziosa».
Ma
cambiare lo sguardo è sempre il segno di un cambiamento più profondo: non
cambia lo sguardo se non cambia il cuore... ed ecco allora il dono straordinario
che hanno le persone come Betto, cioè la capacità di "tirare fuori"
da ciascuno la parte più profonda: «anche oggi dove c'e Betta c'e attenzione,
premura, tenerezza...», «... lei, umanamente impotente e fragile, ha
trascinato indirettamente tante persone in un cammino di preghiera, lei
piccola e indifesa, catalizza l'amore e chi le sta intorno non può che volerle
bene».
Ma
questo è accaduto anzitutto a Sante, a Carla e ai loro figli: anche da un papà,
da una mamma o dai fratelli viene fuori la parte più bella e più vulnerabile,
un vero e proprio cammino spirituale, certo non senza travaglio e fatica: «Abbiamo
costruito l'accoglienza di Benedetta giorno dopo giorno e non senza fatiche e
trepidazioni ma certi di avere tra le mani una cosa bella...», e il frutto di
un cammino così e un cuore davvero nuovo: «... spesso diciamo che lei è un
angelo del quale noi dobbiamo prenderci cura».
Cosa
sarà il futuro?
La
loro testimonianza non ce lo dice, né potrebbe dirlo; ci lascia intendere però
che in questo futuro ci siamo dentro un po' tutti, a diverso titolo e in
diverso modo...
Il tuo cammino Betta è una chiamata, per tutti coloro che direttamente o indirettamente ti hanno conosciuta, la tua fragilità è la fragilità di tanti altri come te, che attendono sguardi buoni e che ancora una volta, sorprendentemente, faranno uscire dal cuore di tutti sempre un po' chiuso, tutto l'amore che il Signore ha racchiuso, perché sappiamo sostenerci reciprocamente e camminare insieme, ciascuno al suo passo, verso il Regno di Dio.
Don Marco Bove Assistente
spirituale Fede e Luce
Nell'anno
'80 la nostra famiglia era composta da noi genitori, Carla e Sante, e due figli
maschi. Abitavamo a Pantigliate, in provincia di Milano, da un paio d'anni. Noi
lavoravamo e i due ragazzi di 6 e 9 anni frequentavano le scuole del paese. Io,
Carla, al nostro arrivo a Pantigliate, avevo perso un bambino con aborto interno
e avevo tanto sofferto questa brusca interruzione. Dopo quell'evento
pensavamo che non avremmo più cercato figli a meno che non fosse
"capitato" essendo noi comunque, da sempre, aperti alla vita.
Ecco
che la vita si affacciava nuovamente. Infatti, dopo un ritardo mestruale,
abbiamo saputo di aspettare un bimbo.
Anche
se non attesa, questa gravidanza è stata accettata da subito con gioia.
I
primi mesi sono andati bene fino a che, nel terzo, ho avuto un'emorragia con
conseguente ricovero all'ospedale per capire cosa stava succedendo.
Ho
il ricordo molto chiaro che andando al pronto soccorso abbiamo pregato perché
si compisse la volontà di Dio, qualunque essa fosse.
C'era
di fatto il rischio di aborto ma con le adeguate cure ospedaliere la gravidanza
è proseguita. Io e mio marito abbiamo visto insieme Benedetta all'ecografo.
Lei, piccolissima, aveva già tutto il suo corpicino formato in miniatura ed era
una visione deliziosa. Al ritorno a casa ho dovuto osservare un po' di riposo ma
stavo bene. Poiché dopo un possibile aborto ci sono controlli molto ravvicinati
ho fatto più e più ecografie. Al quinto mese c'e stato un allarme che ci ha
destabilizzati in quanto il feto era piccolo, troppo piccolo per la sua età
gestazionale e allora... tante ipotesi ma nessuna certezza fino alla fine di
questa sofferta gravidanza.
Benedetta
era piccola, al di sotto degli standard e cresceva nell'utero in maniera
costante ma sotto il 3° percentile. I medici dicevano che non c'era da fare
altro che aspettare la sua nascita per capire... non è stato facile gestire
l'ansia che queste comunicazioni ci procuravano ma abbiamo continuato a fidarci
del Signore se pure con la trepidazione che si può immaginare.
Verso
la fine della gravidanza Benedetta era in posizione podalica ed è stato
necessario il taglio cesareo alla sua nascita per evitarle altri rischi. Prima
dell'intervento a me Carla, è stata proposta la chiusura delle tube per evitare
future gravidanze ma, con Sante, abbiamo risposto no per tenere aperta la
porta alla vita... a distanza di un anno è nata Veronica, sana e bellissima.
Mio
marito ha visto Benedetta appena uscita dalla sala parto e l'ha definita un
batuffolo tutto occhi, piccola ma carina, aggraziata.
Dopo
il parto Betta è rimasta in osservazione presso il reparto di Patologia
Neonatale per accertamenti e perché raggiungesse un peso accettabile, dato
che quello alla nascita era di soli Kg. 1,800. Gli esami clinici non erano
allarmanti, i medici riscontravano una lieve deformazione del palato molle ma
nient'altro di importante. Ci rassicuravano sulla sua crescita, una volta che
fosse stata dimessa dall'ospedale. Noi abbiamo voluto fidarci anche se la
vedevamo tanto fragile, cosa piccola e precaria.
Dopo
due mesi dal parto siamo tornati tutti a casa. I due fratelli erano desiderosi
di "conoscere" da vicino questo esserino e noi, Sante ed io, eravamo
titubanti nel maneggiarla e curarla.
Sono
passati anni prima che si sapesse da cosa era veramente affetta Benedetta perché
dalla nascita in poi si sono susseguiti episodi di malnutrizione, ricoveri per
crisi convulsive, visite da più specialisti e l'etichetta che le veniva messa
addosso era "malformazione congenita con cerebropatia". Cure
nessuna, prognosi assente.
All'età
di 9 anni Benedetta è stata valutata dal centro di genetica clinica presso la
Clinica De Marchi di Milano e finalmente con un'accurata indagine è stata fatta
la diagnosi: sindrome di Wolf-Hirschhorn (WHS), una patologia genetica dovuta ad
un incidente intrauterino, durante la gravidanza, con un danno al braccio corto
del 4° cromosoma e conseguente ritardo importante della crescita, del
linguaggio, dell'alimentazione ed anomalie degli organi interni. Una patologia
grave ma almeno chiara e definita. A quel punto era certo, nostra figlia era
portatrice di disabilità.
Ma
cosa è stato per noi fino ad allora?
Un
alternarsi di speranze, delusioni, fatiche, peregrinazioni da un medico
all'altro.
La
fede ci ha sempre tanto sostenuti ed aiutati perché dallo smarrimento e forse
in certi momenti dalla ribellione a questa realtà, siamo passati pian piano
all'accettazione di un progetto che non capivamo, che non conoscevamo ma che
sapevamo essere comunque un progetto d'amore per noi, per lei e per la nostra
famiglia. Sono stati anni molto impegnati per le esigenze dei figli maschi ormai
grandicelli, per la presenza di lei, Benedetta, e il luminoso arrivo di
Veronica, la nostra quarta figlia.
La
normalità di Veronica ha in parte medicato la ferita profonda che stavamo
vivendo: davvero il Signore è stato grande e misericordioso.
Accettare
e poi accogliere. Per noi è stato un passaggio graduale che ha significato fare
nostro, rendere parte del nostro mondo, un disegno misterioso che ci
trascendeva. E' stato un salto di qualità, un'adesione più profonda e più
consapevole alla realtà che ci era chiesto di vivere, a qualcosa di speciale
che mai avremmo immaginato. Infatti non avevamo mai neanche lontanamente pensato
che avremmo avuto a che fare così direttamente con la diversità, con la
fragilità, l'impotenza, l'imprevedibilità, con una situazione così
precaria.
Ma
questa era la realtà e allora, in questa prospettiva, la nostra piccola
creatura diventava più preziosa, più sacra. Il suo accudimento era per noi una
chiamata, una missione. Abbiamo costruito l'accoglienza di Benedetta giorno dopo
giorno e non senza fatiche e trepidazioni ma certi di avere fra le mani una cosa
bella perché pensata, proprio così com'era, dal Creatore che tutto fa e permette
per il nostro vero bene.
Nei
primi anni di vita di Benedetta abbiamo avuto l'opportunità, spinti dal
desiderio forte della sua guarigione, di recarci prima a Lourdes e poi a
Medjugorje. Sono stati due pellegrinaggi forti e molto significativi che hanno
cambiato la nostra fede da tiepida e forse formale in una fede convinta con
una conseguente scelta di fare un cammino più vero ed impegnato.
Dal
1985 infatti, dopo Medjugorje, abbiamo dato inizio ad un gruppo di preghiera
mariano, abbiamo organizzato numerosi pellegrinaggi e siamo entrati, in
seguito, a far parte del Rinnovamento Carismatico Cattolico.
Certamente
il Signore si è servito di Benedetta per farci crescere ma anche per aiutare
altri amici e conoscenti ad incontrare Lui e la Madonna.
Questo
mandato che Benedetta ha esercitato ed esercita, e cioè portare persone
all'incontro con il Signore, è un progetto che ci ha sempre stupiti e del
quale ringraziamo il Padre. Anche oggi dove c'e Betta c'e attenzione, premura,
tenerezza. Noi spesso diciamo che lei è un angelo del quale noi dobbiamo
prenderci cura.
Benedetta
ci ha insegnato e ci insegna ogni giorno che ci sono valori che contano e
valori, o considerati tali, che non contano.
Le
nostre scelte di vita e le nostre scelte relative alle "cose" sempre
di più si rivolgono a ciò che riteniamo essere essenziale e cioè ci
orientiamo a valori quali la disponibilità, l'amore gratuito, il servizio e
sempre meno ci interessa avere cose preziose, oggetti di valore, macchine
prestigiose. Abbiamo capito che la vita qui è un passaggio più o meno lungo ma
finisce, rimane solo quello che abbiamo costruito. Anche il successo, il
denaro, il potere, che pure sono in un certo modo valori, si sono tanto
"svuotati" al punto che non ne sentiamo più alcun bisogno perché
ci vogliamo rivolgere al Valore per eccellenza che e Gesù Cristo. Sicuramente
la presenza di Betta è stata determinante in questo senso perché lei,
umanamente impotente e fragile, ha trascinato indirettamente tante persone in
un cammino di preghiera, lei, piccola e indifesa, catalizza amore e chi le sta
intorno non può che volerle bene.
E'
un ribaltamento della modalità abituale di guardare agli avvenimenti e alle
persone e noi lo viviamo in diretta ogni giorno.
Finalmente
abbiamo capito il significato delle beatitudini e il fascino di andare contro
corrente. Non è sempre facile ma ogni giorno ci proviamo con l'aiuto del
Signore.
Segno di contraddizione, non ci scandalizziamo più per come gli altri la guardano
Per
anni abbiamo vissuto un forte disagio quando notavamo che molti guardavano
Betta, la fissavano ed era come se si chiedessero "ma cos'ha, povera lei e
poveri genitori..." E ci condividevamo che non era facile tollerare
questi atteggiamenti pietistici.
Oggi
possiamo dire di aver superato questa difficoltà perché abbiamo accettato
Benedetta per quella che è, con la sua specificità e unicità, vediamo tutto
il bene che fa a noi e ad altre persone che la frequentano, bene che non si
vede con gli occhi ma si percepisce. E' come aver scoperto il valore e la
bellezza di un progetto così diverso dagli altri, un progetto che è un segno
di contraddizione rispetto alle proposte e alle scelte di questo nostro
mondo.
In
tutto il bello e positivo del contesto in cui viviamo c'e anche lei, Benedetta,
perché siamo convinti che agli occhi del Padre lei è bellissima, irrepetibile,
preziosa. Questa consapevolezza ci rende sereni e grati al Signore per averci
scelti, nella nostra povertà, ad occuparci di una creatura così speciale! Ed
è anche vero che la nostra serenità nel guardare a lei induce anche gli
altri a vederla con uno sguardo meno curioso e più accogliente.
Dire
che cosa ha rappresentato Benedetta per la nostra famiglia non è facile perché
ci sono stati vari e molteplici aspetti del suo essere arrivata fra noi.
Aspetti belli e aspetti anche faticosi, specie per i fratelli e la sorella.
Quando
lei è nata avevamo due ragazzi. Il più grande ha da subito accettato con
serenità la sorellina mentre l'altro, più sensibile e forse più coccolato, si
è sentito detronizzato ed ha sofferto questo nuovo arrivo in famiglia.
Noi,
presi dalle inaspettate problematiche di Benedetta, abbiamo forse poco
considerato la sofferenza del nostro secondo figlio e abbiamo gestito la
situazione al meglio che potevamo. Poi è arrivata la quarta figlia, solo un
anno dopo la nascita di Betta. La famiglia si è allargata e si sono allargati
gli impegni per seguire tutto e tutti.
Certamente
nell'economia del Padre ogni cosa serve al bene di coloro che Lo cercano e noi
pensiamo che, nonostante le numerose e costanti difficoltà, la presenza di
Benedetta abbia allargato gli orizzonti di tutti rendendoci capaci di accogliere
la diversità, di fare i conti con la fragilità, la precarietà.
Crediamo
che tutta la nostra famiglia sia "cresciuta" nella sensibilità verso
il prossimo e che questa piccola creatura ci permetta di dire il nostro sì ogni
giorno alla volontà di Dio.
Quando
ci chiediamo se noi genitori abbiamo fatto tutta la nostra parte per
salvaguardare il bene degli altri figli rispondiamo che se così non è stato,
come certamente non lo è stato, c'e Qualcuno che colma i vuoti, che medica le
ferite ed è solo del Suo intervento che ci fidiamo.
Abbiamo
costruito in questi ultimi 20 anni una rete di amicizie molto significative,
amici che con noi pregano e con i quali viviamo momenti di condivisione e di
festa. Queste persone sono molto affezionate a Benedetta ed alcuni, quando possono,
ci aiutano ad accudirla e soprattutto portano con noi la "fatica del
quotidiano". Ci sentiamo molto bene con questi nostri fratelli e sappiamo
che la diversità di Betta è vissuta da tutti come un progetto del Padre a cui
dire SI con la certezza dell'Amore che lo ha voluto e che ordina ogni cosa per
il nostro bene.
Benedetta
suscita in loro tenerezza, attenzione, premure. Anche noi genitori ci sentiamo
voluti bene dentro questa "accoglienza" che abbraccia tutta la nostra
famiglia.
Abbiamo
anche altri amici che frequentiamo perché nostri vicini di casa ed anche con
loro abbiamo organizzato ed organizziamo momenti belli. Già da tre anni, in
occasione del compleanno di Benedetta, prepariamo una serata all'aperto durante
la quale ceniamo insieme e parliamo e lungo.
Questi
nostri amici ora guardano Betta con occhi nuovi perché hanno conosciuto da
vicino la nostra vita, vedono le nostre scelte e l'amore che noi genitori
portiamo a Benedetta.
Anche
loro hanno imparato ad amarla e si sono create fra tutti noi relazioni più
calde, di vicinanza non solo fisica ma anche emotiva e di reciproco interesse
di ciò che l'altro è e vive.
Da
ormai molti anni Betta è inserita in un Centro Diurno per Disabili all'interno
del quale svolge attività personalizzate ed attività di gruppo.
La
sua giornata è così occupata in maniera positiva nel senso che viene stimolata
ad attivare le sue competenze, se pure limitate, ed è invitata a socializzare,
e misurarsi con altri ragazzi portatori di handicap.
Da
subito si è instaurato un ottimo rapporto fra lei e gli educatori che le
vogliono bene, che hanno molta speranza nelle sue risorse e trasmettono anche
a noi genitori la fiducia che ripongono in lei. Abbiamo imparato da loro a non
lasciare niente di intentato con Betta al punto che a volte ci hanno stupito
alcune sue risposte alle proposte che le vengono fatte.
Al
Centro Diurno Benedetta ha ripreso ad avere interesse per il cibo, a collaborare
alle azioni quotidiane di cura della sua persona, a stare con gli altri senza
avere paura. Tutto questo grazie all'amore che gli operatori sanno dare e che
lei, per come è e si pone, attira costantemente.
Oltre
all'attività abituale al Centro Betta frequenta un'associazione che offre
spazi di riabilitazione fra i quali l'idroterapia. E' questo uno spazio che
Betta ama molto e che la fa sentire bene; quando era piccola aveva molta paura
dell'acqua al punto che facevamo veramente fatica a farle il bagno. Da quando fa
trattamenti di idroterapia, sono ormai circa 10 anni, ha conquistato un rapporto
ottimo con l'acqua ed anche qui, in questo contesto, ha costruito buone
relazioni con le terapiste che la coccolano, la gratificano e la fanno sentire
voluta bene.
Alla
Clinica De Marchi, dove è stata diagnosticata a Benedetta la WHS, siamo
entrati in contatto con medici desiderosi di aiutarci per tutte le
problematiche relative alla disabilità. Abbiamo anche incontrato genitori nella
nostra stessa situazione, sono nate amicizie e abbiamo progettato di dare vita
ad un'Associazione per aiutarci ad uscire dall'isolamento nel quale ciascuno si
trovava a causa della patologia del proprio figlio. E' nata così A.I.Si.W.H. -
Associazione Italiana sulla Sindrome di Wolf-Hirschhorn, oggi estesa in tutta
Italia. L'Associazione si è dotata di un sito internet, pubblica un notiziario
quadrimestrale (AISiWH notizie) ed è punto di riferimento per le famiglie che
vivono in Italia ma anche per quelle che risiedono all'estero.
Vengono
organizzati congressi annuali su varie tematiche: fra genitori ci aiutiamo e
sosteniamo nel portare avanti aspetti sanitari, riabilitativi, occupazionali e
condividiamole difficoltà.
Quest'anno,
2008, ricorre il decennale dalla fondazione dell'associazione: faremo festa.
Negli
ultimi cinque anni abbiamo azzardato l'organizzazione delle vacanze per soli
ragazzi senza i genitori. Vista la gravità della maggior parte di loro, abbiamo
incaricato educatori professionali che, attraverso il rapporto 1 a 1, li hanno
seguiti molto bene ottenendo ottimi risultati rispetto all'autonomia. Le
famiglie ne hanno beneficiato in quanto si sono sentite "sollevate"
almeno per un tempo di dieci giorni durante l'anno. Le vacanze ci hanno fatto
toccare con mano i passi che i nostri figli sanno fare: questo ci ha stupiti e
molto incoraggiati ad andare avanti in questo cammino.
Da
tutto quello che abbiamo cercato di comunicare si comprende come per noi sia
stato e sia possibile una vita piena ed anche serena con nostra figlia
Benedetta.
Le
difficoltà non ci sono mai mancate, le prove, le malattie, le sospensioni, le
paure, spesso anche le divergenze di opinione fra marito e moglie che portano a
confronti a volte accesi.
Nonostante
tutto questo oggi diciamo grazie e Dio per avere qui, nella nostra casa, lei,
Benedetta con tutto quello che ci da, il suo sorriso, la sua tenerezza, il suo
sguardo che ti cerca perché vuole incontrarti.
A
volte penso e pensiamo che se Betta non ci fosse, bisognerebbe inventarla!
Credo
che questo basti a dire, a chi legge, che questo "progetto" è un
progetto d'amore.
Mediglia,
febbraio 2008
Un
particolare ringraziamento lo rivolgiamo ai nonni materni di Benedetta che hanno
condiviso con noi genitori tanti momenti di gioia e serenità ed anche momenti
di sospensione e di fatica. La loro presenza è stata preziosa sia per la
vicinanza che hanno saputo offrirci, sia per il loro aiuto concreto e
costante.
I
nonni hanno tanto amato i lori nipoti ed in particolare Betta così bisognosa
di cure ed attenzioni.
Grazie
nonna Tina, grazie nonno Gianni!
Siete
sempre con noi e sappiamo che dal Cielo continuate a volerci bene in maniera
ancora più forte e più pura.
ARRIVEDERCI
Il
ricavato dalla divulgazione di questa testimonianza sarà offerto a:
-
COMUNITA CENACOLO di Madre Elvira - Saluzzo - a favore del "progetto
missioni".
-
AISIWH a favore della ricerca scientifica sulla Sindrome di Wolf-Hirscchorn
Stampa:
Memep-Docete