AUTORI CONTEMPORANEI DELLA SS TRINITA
Lucie Christine
Conchita
Luisa Margherita de la Touche
Edith Stein
Lucia Mangano
Adrienne von Speyr
Marthe Robin
Chiara Lubich
Trinidad Sanchez Moreno
Lucie Christine (1844-1908)
"1880.
- In questo tempo, ebbe luogo la cresima del secondo dei mei bambini (16 maggio). In tale circostanza, la grazia di unione con lo Spirito Santo mi fu rinnovata, ma con molta più forza dell'anno precedente. Questa grazia mi fu anche data in altre occasioni.Mi è accaduto pure, in quello e negli anni seguenti, mentre adoravo la Santissima Trinità, di sentire la mia anima profondamente unita alle tre persone divine. L'anima penetra allora, in una certa misura e con una luce che essa non comprende, le relazioni che uniscono fra loro queste persone adorabili. Questa esperienza è così grande e così bella che l'anima si dimentica di tutto e anche di se stessa. Se noi non dovessimo sempre dubitare della nostra salvezza, io credo che dopo aver visto un tale spettacolo, non potremmo più sradicare da noi stessi l'amore e il rispetto dovuti al nostro Dio.
Qualche volta, durante quell'anno, mi sentii unita alla mia dolcissima madre, la Santa Vergine Maria...
4 agosto. - O mio amore e mio Dio, che io ho ricevuto, fate che il mio cuore non dimentichi mai quello che ho visto e udito! Mentre voi eravate in me, e tutte le mie potenze erano perdute in una muta adorazione, il tentatore agitò davanti a me alcuni dei suoi fantasmi, ma immediatamente la mia anima fu portata via come alla sommità del cielo, e di là essa vi contemplò, o Padre, o Figlio, o Spirito Santo - Voi la riempiste tutta intera, voi vi rivelaste a me con una unione ineffabile.
Il mio cuore sentì che aveva bisogno di Dio in tutta la sua pienezza, nelle sue tre Persone, e in quest'ora era soddisfatto. Compresi così che nel Padre innascibile (che non procede da altri) è il più grande mistero, che noi tuttavia comprenderemo fino a un certo punto nell'eternità, attraverso il Figlio e lo Spirito Santo.
Dopo, il Padre e lo Spirito Santo mi fecero sentire la loro presenza sull'altare dove sono inseparabili dalla divinità del Figlio. E questa Trinità adorabile, nello stesso tempo che mi imprimeva un rispetto che non ha nome sulla terra, mi invitava dolcemente a riposare in Essa, al di sopra di tutte le cose della vita. Che così sia! e che tutti gli angeli e tutte le creature elevino un concerto di lodi e di amore fino a voi, o Dio di bontà, perché per me io sento troppo bene che tutto quello che ho e tutto quello che posso non può essere nulla davanti a voi, ma quando mi stupisco che voi possiate sopportarmi in vostra presenza, è allora che voi mi portate nel seno del vostro amore, lasciandomi appena il sentimento di questa vita mortale, o Misericordia!...
14 ottobre 1882. - O Santo Spirito, questa mattina, dopo l'assoluzione, la vostra presenza si è impadronita della mia anima con una dolce unione di compiacenza. Voi date una pace, una sicurezza particolari, perché voi siete la luce stessa e il direttore divino dell'anima; cosicché quando voi siete così presente nessun turbamento né dubbio osano avvicinarsi ad essa.
Voi siete anche l'amore eterno. Avendo voi, non ero privata dalla presenza del mio Gesù, perché è sempre per mezzo vostro che il Padre ce lo dà. Siate benedetti! Io vi adoro, o Trinità, o Unità!
Mentre la santa Messa andava avanti, Nostro Signore mi fece poi sentire che la sua presenza sull'altare era contemporanea a quella dello Spirito Santo. È una cosa strana: la mia anima che si trovava nello stesso tempo penetrata dalla presenza di queste due Persone divine, e provava la distinzione che esiste tra il Figlio e lo Spirito Santo, riposava tuttavia nel sentimento di una semplicissima unità. E tuttavia, altra è la presenza di Nostro Signore Gesù, altra è la presenza dello Spirito Santo. lo vorrei esprimere questa differenza, ma non lo posso.
22 ottobre. - Ieri sera, incominciai la mia preghiera; ma, dicendo: In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, la mia anima fu incendiata d'amore e di riconoscenza dallo sguardo di queste tre adorabili Persone che la fanno vivere della loro vita, e rimasi a contemplare senza più poter dire niente.
Io vidi questo legame d'amore e di vita per il quale le nostre anime sulla terra sono collegate a Dio creatore, redentore e santificatore. Spesso e disgraziatamente noi raffreddiamo ad intervalli questa corrente d'amore con Dio, ma quando l'anima obbedisce alla grazia, questo legame che la unisce alla Santa Trinità è una corrente di fuoco perpetuo che non si intiepidisce nè si allenta.
Questa visione e la bontà ineffabile delle tre Persone divine riempirono la mia anima durante tutta la sera e non mi lasciarono fare alcune preghiere vocali se non prima di prendere sonno...
2 novembre. - Orazione della sera. La mia anima si è riposata nel seno dell'adorabile Trinità, contemplando la bellezza e la bontà di Dio, uno e in tre persone. L'anima non è spaesata in seno alla famiglia divina; essa si sente, al contrario, nel suo centro, nel suo elemento, pienamente amata e felice. Che mistero di misericordia, o anima mia! Povero piccolo essere!
12 novembre. - Questa mattina durante la predica. Tres sunt qui dant testimonium in coelol. O mio Dio, la mia anima non può udire queste parole senza trasalire d'amore e di rispetto, e una volta ancora voi l'avete rapita nel vostro seno, o adorabile Trinità!
Lungi che la vostra maestà la spaventi, l'anima trova nel suo intimo qualche cosa che risponde a questo mistero che reclama Dio in tre Persone... Là, essa sperimenta diversamente il Padre, diversamente il Figlio, diversamente lo Spirito Santo, ed è penetrata dall'unità tre volte santa. Essa si sente, oso dire, a casa sua. Essa si trova come un punto catturato da questo immenso Oceano d'amore.
O Trinità! voi avete detto alla mia anima di cercare riposo nel vostro seno, quando il peso dell'esilio fosse troppo forte. Voi mi avete detto ancora di fare di tutte le cose, da ora fino al momento della morte, un solo atto di fiducia e di amore. O Dio, siate benedetto! La mia anima sente che, per lodarvi, non le occorre meno dell'eternità...
24 novembre. - Questa mattina, nella santa comunione e nel ringraziamento, la mia anima fu ammessa a contemplare la Santissima Trinità e particolarmente la persona del Padre: il principio eterno dal quale tutto esiste; colui che, nella famiglia divina, genera... La mia anima fu permeata di rispetto e incendiata d'amore e di riconoscenza per la presenza di questa onnipotente maestà, e adorò anche il Figlio e lo Spirito Santo, vedendo i rapporti che sono fra le tre Persone adorabili, che essa non poteva comprendere e che ancora meno può esprimere...
9 marzo 1883; Orazione della sera. - Mentre la mia anima da Gesù nell'Eucaristia si riportava a Gesù nel cielo, essa fu rapita dalla visione dell'unità divina. Vedevo Dio, nel cielo e sulla terra, uno in tre persone, Dio uno e infinito. Questo solo pensiero, o piuttosto questa sola visione, mi penetrava sospendendo tutte le mie potenze. In questo stato si prova che Dio, l'anima e la sua preghiera non sono che una cosa sola. La mia anima riposava allora nell'unità perfetta.
Questa visione dell'unità infinita è una delle più belle che Dio si sia degnato di accordare alla mia anima e una di quelle che si imprimono più profondamente, nutrendo l'anima con purezza e semplicità di Dio stesso senza immagini e senza alcun'altra idea...
30 marzo. - Mentre ero nel dolore e mi arrabattavo nella mia stupidità, senza poter far niente, la Santissima Trinità invase la mia anima con la sua presenza e, tagliando corto a tutti i miei pensieri, mi innalzò con questa visione incomparabile di Dio trino e uno alla sommità del cielo. Solo in questa orazione di unione con le tre divine Persone, l'idea della trinità e dell'unità diviene luminosa e molto semplice all'anima.
Dopo essersi manifestata dall'alto del cielo, la presenza delle tre divine Persone si rese sensibile alla mia anima. Quando Dio la penetra così con la sua natura, l'anima prova due effetti: il primo è un amore irresistibile, un'attrazione che la soggioga con dei mezzi che essa non conosce affatto; l'anima ammira, adora la bellezza della natura divina, senza poter tuttavia comprendere quello che vede. Essa è colta, rapita a se stessa da una forza che non ha nome sulla terra, e questa forza domina l'anima solo con la dolcezza. Il secondo effetto, è che essa si sente come partecipe di questa divina natura. L'anima vede con una estrema chiarezza che essa viene da quel Dio che si mostra ad essa. Essa si trova in Dio nel suo elemento e nel suo centro; e mentre Dio e l'anima si fondono in uno, essa dimentica la sua vita propria, e si sente vivere della vita di Dio...
18 luglio 1883. - Io vidi in una divina luce che, come lo SPIRITO SANTO è il termine delle processioni divine, così deve essere il termine delle manifestazioni divine.
Nell'Antico Testamento, gli uomini hanno soprattutto conosciuto e adorato il Padre, il creatore. Nel Nuovo, essi si sono stretti attorno al loro Salvatore adorabile, Gesù Cristo.
Ma, negli ultimi tempi lo Spirito Santo farà sentire di più il suo calore e la sua luce al cuore dei fedeli; essi vi troveranno un rinnovamento di fede, e conosceranno e ameranno di più il Padre e il Figlio. Particolarmente essi conosceranno e ameranno di più l'Amore eterno nell'Eucaristia, così come essi hanno già appreso dal Verbo a conoscere il Padre e ad essere degli «adoratori in Spirito e verità».
Ho creduto di comprendere anche che il culto del Sacro Cuore di Gesù (che ci propone l'amore divino nel Cuore dell'UomoDio) prepara le anime a quell'irradiamento dell'Amore eterno e personale di Dio che deve, con un supremo sforzo, abbracciare il mondo con la sua onnipotente stretta e ungere le anime per il combattimento di quei giorni che saranno segnati da tutte le rabbie dell'inferno.
E intesi che i tempi dovevano essere così correlati alle tre Persone dell'adorabile Trinità.
24 luglio. - L'anima ama differentemente Nostro Signore Gesù Cristo e lo Spirito Santo, perché essa ama ciascuna di quelle divine Persone secondo la sua personalità, ed essa sente tuttavia che le ama di un eguale, solo e stesso amore, perché esse non sono che un solo Dio. Così il mistero di Dio è riprodotto nell'amore dell'anima.
9 agosto. - La luce avuta dallo Spirito Santo ieri nell'orazione a proposito della condizione di vittima: amare particolarmente quelli che mi affliggono, perché essi mi fanno rassomigliare da lontano a Nostro Signore Gesù Cristo...
4 settembre. - In questa orazione, io non avevo presenti le tre divine Persone, ma la mia anima comprendeva, o piuttosto vedeva con delizia, come la semplicità di Dio non è alterata dalla trinità delle sue Persone...
28 settembre. - Alla fine della stessa orazione, al mio spirito ritornato libero si ripresenta ancora questo timore di riprovazione che spaventa l'anima. Questa volta è stata la voce del Padre che mi ha rassicurata, essendo la mia anima specialmente unita a lui. Il carattere della parola del Padre è l'autorità divina, piena di maestà e di bontà, che IMPONE la pace all'anima. E il creatore, che considera l'opera delle sue mani, e si degna di raddrizzarla; è lo sguardo del padre sul figlio, pieno di potenza e anche di sollecitudine, ma in Dio Padre, questa sollecitudine è più piena e più tenera di ogni tenerezza materna. Udii solamente queste parole: «Mia piccola, mia figlia cara», e sentii l'amore di quel Dio creatore che vuol salvare la sua povera creatura, e che lo vuole con una volontà divina. Così la mia anima ricuperò la fiducia e la pace, e la tentazione fu spazzata via definitivamente. Parecchie volte dopo questa orazione e nei giorni seguenti, la mia anima, elevandosi a Dio Padre per ringraziarlo e adorarlo, si è trovata ripresa e fissata, per qualche istante, nella stretta paterna di Dio. Ahimè! Ahimè! Dio mio, gli uomini hanno un Padre, un Padre così buono, ed essi non lo conoscono!
Io non posso non chiedermi perché Dio Padre si fa udire dalla mia anima (io dico: personalmente) più di rado che il Figlio e lo Spirito Santo...
22 gennaio 1884. - Nostro Signore... All'orazione della sera, egli raccolse la mia anima nella Santa Trinità, il che accade sovente...
7 febbraio. - Mentre adoravo Gesù esposto nel Santo Sacramento, la mia anima fu rapita di vederlo nel seno del Padre suo, e lo Spirito Santo che procede dal Padre e da lui. Altra cosa è credere semplicemente a quelle divine processioni, altro è vederle nel seno di Dio. L'anima, penetrata di rispetto di fronte alla maestà della famiglia divina, vi si trova a suo agio come in una casa che è la sua. Infatti, la visione di queste relazioni ineffabili la riempie di ammirazione e di gioia; e siccome essa è unita a quello che vede, essa si trova introdotta come al centro di questo adorabile mistero che concilia la fecondità con l'unità...
8 ottobre. - La mia anima fu unita in modo speciale a Dio Padre, e assicurata da lui sulle dolorose e spaventose realtà della mia vita presente. Io vidi ed adorai il governo del Padre... la sua provvidenza in tutte le cose... lo contemplavo, adoravo in una luce e una tenerezza ineffabile la bontà del Padre divino che si manifestava egli stesso alla mia anima. Questo durò più lungamente, io credo, che le orazioni ordinarie e ne sono restata tutta rinnovata di calma e di forza, il che era molto necessario.
Sì, Padre santo, io vi benedico di tutto, vi adoro in tutto! Padre buono e infinitamente tenero con le vostre povere creature, io vi adoro, amo e voglio tutto quello che voi volete, tutto quello che voi potete volere che mi sia penoso, e non vedrò in tutto che la vostra sovrana e benedetta volontà. In voi mi sento al di sopra di tutti gli avvenimenti della vita di quaggiù. E voi, fatemi indifferentemente tutto!...
12 dicembre 1887. - Vedo nella Santa Trinità un Figlio eguale al Padre: «Dio da Dio, Luce da Luce, consostanziale al Padre suo»...
1° gennaio 1889. - A.M.D.G. - O Santissima Trinità, io vi consacro quest'anno.
Da questa mattina, la mia anima fu raccolta nell'abbraccio del vostro amore.
Udii che devo vivere nella Santa Trinità, di quella vita che viene dall'alto, al di sopra di tutte le cose, che devo prestarmi a tutti i doveri, e non darmi a nulla se non a Dio solo.
Poi, come per un socchiudersi del cielo, udii il concerto unanime degli angeli e degli eletti in onore della Santa Trinità. Colsi nel futuro, come un punto, in una visione più rapida di un lampo, tutte le voci del mondo che morivano e si spegnevano nel canto dell'immortalità... Voci del genio, voci della scienza, voci della forza e della potenza, voci dell'amore e di tutte le tenerezze del cuore, voci del coraggio, voci dell'immaginazione, voci del timore e della speranza, voci della gioia e del dolore, voci di tutte le attività e di tutti i tumulti, voci della natura, delle tempeste e dei tuoni, voci degli avvenimenti e degli sconvolgimenti che cambiano la faccia degli imperi, che vibrano nelle profondità del mondo, e scuotono l'equilibrio del genere umano dalla cima fino alle basi; tutto si pacificherà; tutto tacerà, tutto in un giorno, farà posto all'alleluia eterno che udiva la mia anima...
Al di fuori dei malaugurati che si saranno condannati da sé alla pena eterna e ai castighi di Dio, non ci sarà più che un grido, uno solo: «Sanctus, Sanctus, Sanctus!» alla gloria di Dio tre volte santo, Padre, Figlio e Spirito Santo.
O Santa Trinità, vi consacro la mia anima, cominciando da quest'anno, ve l'ho data fin dal risveglio della notte. Non rifiutate questa cosa che avete fatto, per quanto povera essa sia! riconoscete e portate a compimento la vostra opera! Da sola io non posso e non saprei farmi santa, ma sono pronta a tutto quello che voi volete e vorrete da me, via via che voi me lo mostrerete; io non voglio che la vostra volontà santa e il vostro amore: mio Dio, voi lo sapete!...
7 aprile 1891. - Nella santa comunione. La mia anima entrò nel Verbo in seno alla Santissima Trinità, e vide la vita intima di Dio in se stesso.
Assistei a questo puro atto d'amore, infinito, potente, traboccante, nel che consistono le processioni divine e i rapporti delle tre sante Persone fra di loro.
lo dichiaro che, senza questo amore, Dio sarebbe spaventoso; e che gli occhi dell'anima non potrebbero sopportare la sua visione, se questo amore divino non la sostenesse di fronte al suo ardore incommensurabile.
Niente può dar l'idea di ciò che l'anima vede e sente allora a fronte e nell'essere stesso di Dio.
[20° Anno di grazie. Età: 48 anni]
24 aprile 1892. - Messa di Mezzogiorno. Privata da sei giorni della santa comunione per la mia salute, invocavo il Dio delle mie brame. Egli mi fece vedere e sentire l'operare che si unisce alla pace nel seno della Santissima Trinità. Principio, unione, generazione, dono, legame, abbraccio divino, vita intima, vita creatrice, tutto in Dio è nella pace, si svolge nella pace, opera nella pace, o piuttosto Dio è la pace stessa, nello stesso tempo che è l'attività sovrana...
[30° Anno di grazie. Età: 58 anni]
25 maggio 1902. - Quale che sia delle tre Persone della santa TRINITA che si comunica all'anima, è lo stesso e solo Dio che si rivela, in una differente personalità, ma con la stessa e unica natura. Sarebbe così impossibile all'anima, già prima educata dalla fede, di non credere a un solo Dio in tre Persone. Che egli sia benedetto!
3 settembre. - L'anima riconosce, al punto da non potersi ingannare, l'unità della natura divina. Essa la riconosce anche nelle tre Persone divine, ma sentendo con una forza non meno grande, con un'evidenza non meno palpabile, la distinzione delle Persone. Altro è il Padre, altro è il Figlio, altro è lo Spirito Santo. Se voi domandate all'anima da che cosa essa li riconosce, essa non potrà dirvelo, pur tuttavia essa sa chi dei Tre l'ha toccata. Nessuno le si comunica allo stesso modo; uno non è l'altro, non ha le sembianze dell'altro (se così si potesse dire); non agisce come l'altro; ma tutti sono Dio, che non ha affatto aspetto, che è l'uno, l'immutabile, l'infinito...
[31° Anno di grazie. Età: 59 anni]
30 settembre 1903. - È la visione dell'unione ipostatica del Verbo con la natura umana.
Nessuna unione conosciuta, sognata o rivelata, si avvicina all'unione della divinità e dell'umanità in un solo essere. Faccio eccezione nondimeno per l'unione che lega le tre Persone divine, che è ancora più alta e ammirabile. Questa è unica e incomparabile, sussistente da tutta l'eternità fra tre Persone in una sola natura. Tutto vi è divino.
Ma, nell'unione ipostatica, io vedo Dio uscire da se stesso, il suo amore non regge più!2.
Con lo pseudomino di Lucie Christine, Poulain editava nel 1910 qusto Giornale spirituale di Mathilde Bertrand sposa e madre di cinque figli.
La sua mistica trinitaria è caratterizzata
- dall'adorazione delle tre persone divine "dell'adorabile Trinità" nelle relazioni che le uniscono, fino all'oblio di se stessa - dalla presenza attiva nell'anima delle divine persone nella loro distinzione unitaria
- da una forte valorizzazione dell'azione dello Spirito Santo
- dal culto del S. Cuore congiunto all'irradazione dello Spirito - dall'immersione nell`oceano di amore" trinitario.
È dunque più sulla linea della pericoresi o circumincessione trinitaria patristica del IV-V secolo.
Adopera l'espressione "i Tre" ma non "i miei Tre", come Elisabetta.
Conchita (1862-1937)
Tutta la Trinità è amore
«La sostanza del Padre è Amore e così grande è il suo amore per l'uomo che egli ha dato il suo proprio Figlio per la redenzione del mondo. La sostanza del Figlio è Amore e un amore così grande, per il Padre come per gli uomini, che egli stesso si è offerto al dolore per salvarli, in onore del Padre. Quanto a me, terza Persona, la mia sostanza è l'Amore, che concorre col Padre e col Figlio alla gloria della Trinità, partecipa al mistero dell'incarnazione, accompagna Gesù durante tutta la sua vita, attesta la sua divinità e sigilla l'opera della redenzione, protegge la Chiesa, la mia Sposa immacolata.
La sostanza del Padre è Amore e potenza. La mia sostanza è Amore e vita, la sostanza del Figlio è Amore e sofferenza. La sostanza delle tre Persone divine è Carità, cioè l'Amore più puro che si comunica. Ecco perché lo chiamano Carità, a causa di questo dono di sé. È il più perfetto amore di carità.
La sofferenza, o la croce, divinizzata dal Figlio, è la sola e unica scala per innalzarsi sino all'amore di carità.
Capisci ora il valore della croce? 1 più crocifissi sono coloro che amano di più, perché la sofferenza, emblema di Gesù, attira a sé le tre Persone divine. Noi abitiamo 'in quest'anima e io vi fisso la mia dimora» (D. 9 luglio 1895).
La Trinità: centro della sua vita
«Nell'abisso della mia miseria e contro la mia volontà, il mio spirito rompe i legami che lo trattengono sulla terra del mio nulla, e fugge. Si slancia verso il trono divino della Santissima Trinità come se fosse là il suo centro e la sua vita, là, all'interno della Vita stessa...
Ciò che avviene, mio Dio - ecco che lo capisco -, è che la goccia d'acqua si perde nell'oceano e il nulla nell'Infinità. Cioè: non è solo Dio che entra in me, anche quando vi penetra e prende possesso della mia anima, sono anch'io che entro in lui. Meglio: non sono degna di entrare e mi fermo alla porta, ma egli mi prende fra le sue braccia e m'introduce in quelle regioni sconosciute al mondo materiale. E con quale rapidità l'anima percorre quelle distanze! Essa conosce, vede, capisce, senza conoscere, vedere, capire. Essa si trova tutta concentrata in un punto, ma un punto infinito ed eterno, un punto di amore increato. Solo là respira la vita, è colma e felice, fuori del tempo» (D. 31 maggio 1899).
Trinità e incarnazione mistica
La grazia eminente dell'incarnazione mistica porterà le sue sfumature alla sua vita intima con le Persone divine. Questa grazia, lo abbiamo già detto, è una grazia di trasformazione nel Verbo incarnato che glorifica il Padre e riscatta gli uomini, nel Cristo Sacerdote e Vittima...
«Non credere che nelle incarnazioni mistiche del Verbo sono io solo che agisco, ma la Trinità delle Persone divine, operando ciascuna di esse secondo le sue proprietà: il Padre, come Padre, genera; il Verbo, come Figlio, nasce; e lo Spirito Santo feconda questa azione divina nell'anima» (D. 22 settembre 1927).
«Devi vivere in continuo contatto con la Trinità»
«Tu devi vivere in continuo contatto con la Trinità, unita alle tre divine Persone per la grazia dell'incarnazione mistica: col Padre offrendogli il suo Verbo, col Figlio, per esser la delizia del Padre, con lo Spirito Santo prendendolo come il tuo spirito, l'ispiratore dei tuoi sentimenti e di tutto quello che sei, trasformandoti perché posseduta da lui.
Devi vivere, respirare, lavorare, nel seno di queste tre Persone divine. Esse devono costituire la tua atmosfera, il tuo respiro, la tua esistenza. Così santificherai la tua vita e quello che sei, divinizzando tutto il tuo essere e ciascuno dei tuoi passi verso il cielo.
Da oggi devi vivere di più in questa intimità con la Trinità, attingere in essa la luce, la maniera di comportarti, la forza, la grazia e tutti gli aiuti necessari per compiere la tua missione sulla terra. Non devi lasciare lassù, come su di un trono e lontanissima, questa Trinità di Persone, ma vivere, respirare e restare nel suo seno, sotto la sua influenza feconda, nell'irradiazione della sua divinità, all'ombra della sua grazia. Se tu sei proprietà dello Spirito Santo, se ti possiede veramente, non potrai separarti da lui, ma al contrario resterai unita molto intimamente col Padre e il Verbo.
Se nella tua anima si è operata l'incarnazione mistica, là, attirati dal Verbo, si ritroveranno il Padre e lo Spirito Santo. Se, in questa maniera così intima, lo Spirito Santo e il Verbo ti
divinizzano, se t'invadono, il Padre che per natura tiene il primo posto in queste operazioni, ti unirà a lui, dal quale procede ogni fecondità e potenza, attirandoti con una grazia speciale di filiazione, seppellendoti nella sua eternità di perfezioni.
Povera piccola creatura della terra, quanto sei debitrice alla Trinità!... Vivi una vita tutta divina senza mai lasciare che la tua anima si sporchi con la minima polvere, passando in questo mondo, lasciando dietro di te una scia di virtù e di opere buone. Se divinizzi così la tua vita, guadagnerai una sovrabbondanza di grazie per le anime e mi darai molta gloria» (D. 1 giugno 1911).
«Contemplo gli abissi della Trinità»
«Nella chiarezza di queste luci che tengono la mia anima come assorbita da Dio, in un istante contemplo gli abissi e gli splendori della Trinità, in un modo tutto speciale, profondo, inspiegabile: talora la sua unità, la sua essenza o la sua eternità, talora la generazione eterna del Verbo e il piano della redenzione, talora i suoi attributi, la sua felicità, le sue perfezioni infinite. Scopro in essa una sola Essenza nella moltitudine delle sue perfezioni. Altre volte, la vedo come un prisma, come un cristallo nel quale si riflettono tutti i colori della luce, con questa differenza che la Santissima Trinità non è un riflesso ma la Luce stessa. Oh, quali meraviglie esperimenta la mia anima in questi abissi di luce o piuttosto su queste vette divine, mentre il mio pensiero non coglie che un minuscolo punto dell'incomprensibile!
In altre circostanze, la vedo come un oceano immenso di grazie: mille fiumi sgorgano da questo oceano e ritornano a perdersi in esso. La vedo come la grazia da cui sgorgano tutte le grazie. Contemplo anche la Trinità come una fonte limpida dai mille getti di acqua abbaglianti che, dopo aver incantato la stessa Sorgente e rapito tutti gli spettatori, vanno di nuovo a perdersi in essa e a confondersi con le acque della Fonte stessa. Contemplo così le perfezioni della Santissima Trinità, le sue grazie, la sua bellezza, i suoi splendori che sgorgano da essa senza mai uscirne, e tornano in essa senza più rivenirne, perennemente rapita dai suoi incanti. Ma lasciamo andare queste metafore: non c'è né sorgente, né prisma, né oceano, ma tutto questo e tutti i valori riuniti senza passato né futuro. Sì, la Trinità è viva. Essa si muove, essa è felice nella sua propria vita, nel suo Essere e nella sua eterna felicità.
Oh, quanto è grande la Santissima Trinità! Com'è bella la sua unità sostanziale! Il Signore mi ha fatto vedere come ci sono tre Persone, ma divine, che costituiscono una sola essenza, una stessa sostanza, una sola divinità, perché non ci possono essere più dèi, ma una sola divinità, forma e sostanza eterna di tutte le perfezioni» (D. 19 luglio 1906).
Dall'unione all'unità
«Ascolta: esistono molti gradi progressivi nella trasformazione: il più alto grado sulla terra corrisponde a una trasformazione della creatura non solamente nel suo modo di pensare e di agire che diviene divino, ma che, in un certo senso, la fa scomparire e annientarsi per farmi posto.
Questo grado è soltanto opera dello Spirito Santo che diviene l'anima di quell'anima e la vita di quel corpo.
Questo punto che conduce all'unione, anzi, all'unità, è il punto della perfezione che avvicina di più alla Trinità.
La creatura lasciata a se stessa sarebbe incapace di raggiungere questo grado senza l'aiuto così potente di colui che è la Fonte inesauribile delle grazie, lo Spirito Santo. L'incarnazione mistica attira lo Spirito Santo. Calamita potente e divina del Verbo che possiede l'anima.
Trasformazione nella parte più intima e più nobile della creatura» (D. 6 agosto 1912).
Luci sull'unità della Trinità
«9 aprile. Oggi, durante la preghiera, il Signore mi ha dato delle luci splendenti di chiarezza sull'unità della Santissima Trinità. Che abisso di perfezioni! Quali delizie in Dio! Cosa sarà il cielo, Dio mio?
11 aprile. Oggi il Signore ha avvolto la mia anima nelle profondità della sua luce increata. Mi ha fatto penetrare negli abissi di luce delle perfezioni della Santissima Trinità. Mi ha detto: "Guarda e sta' attenta. Tutte le perfezioni di Dio sono infinite, ma si fondano su di una sola, sull'unità. Questa unità contiene tutte le ricchezze eterne. La più alta perfezione delle anime consiste nel semplificarsi, nell'eliminare la molteplicità degli oggetti e delle cose, per avvicinare così quell'unità per essenza, feconda nella sua eternità, che senza movimento si moltiplica nella sua immutabilità, in un istante eterno. Ci sono tre Persone divine ma una sola essenza, una sola sostanza, una eterna e indivisibile unità. Precisamente in questa unità si trova il segreto della sua fecondità: più le anime si unificano con questa unità mediante l'unione, più queste anime sono feconde, perché nella misura in cui esse si avvicinano alla Santissima Trinità, ricevono da lei la sovrabbondanza della luce, della grazia e dei doni. In questa bella e divina unità, le tre Persone divine e i beati trovano la loro beatitudine. In questa unità si trovano racchiusi tutti i beni della terra e del cielo, tutte le grazie, tutti gli esseri creati e tutti quelli che in avvenire saranno creati; essa è il focolare eterno di ogni movimento e di ogni essere. Essa è l'Amore, è Dio.
Semplifica il tuo spirito. Togli da esso tutte le complicazioni provenienti dalle creature e dalle cose. Amami nell'unità; vivi, respira, agisci, fa' che tutte le virtù e tutte le spoliazioni di te stessa tendano verso questa unità... Devi vivere in questa unità... in un solo Amore: lui; in una sola volontà: la sua. In questo punto capitale dell'unità delle volontà consiste la perfezione di questa unità".
Ecco quello che mi disse il Signore durante la messa, e nel corso della mia preghiera aggiunse: "Il fine di ogni creatura consiste in questa unità in Dio. Là si trovano pace e felicità durevoli. Le anime che tendono di più a identificarsi in questa unità, cioè a essere uno col Verbo incarnato, prototipo della perfezione di ogni creatura, e che si lasciano divinizzare da lui nello Spirito Santo e nel Padre, quelle anime sono le più sante, perché la santità dipende dall'amore e più c'è amore più c'è rassomiglianza con Dio, più c'è unità con lui, più c'è perfezione e santità. Uno dei segreti dello Spirito Santo per sviluppare la vita divina nelle anime e di conseguenza l'unione, è di semplificarle nell'unità, cioè di arricchirle con l'amore che è l'essenza dell'unità nel cielo e sulla terra. Il matrimonio spirituale tende a questa unità mediante lo Spirito Santo.
L'incarnazione mistica tende verso questa stessa unità attraverso il Verbo. Essa è coronata nel cielo dal Padre, motore e causa del matrimonio spirituale e dell'incarnazione mistica... Tutta l'economia e tutti i disegni della redenzione sulle anime, tutti i mezzi della vita mistica, il ruolo del Verbo incarnato che ama le anime con passione e dello Spirito Santo che le conduce alla perfezione per glorificare il Padre in esse, tutto ciò tende verso questa unità di cui ti parlo. Essa è dovuta all'amore che rende semplici, che innalza dal terreno al divino, che unisce e identifica l'anima con la divinità. Tutta la vita cristiana, tutta la vita mistica, tende a condurre verso questo punto culminante, verso questo fine offerto a ogni anima che vuole salvarsi e santificarsi, verso l'unità» (D. 11 aprile 1913).
La via più rapida verso l'unità
«"E qual è la via più rapida per giungere a questa unità? È lo Spirito Santo che unisce al Verbo, che gli rende testimonianza, che conduce verso il Padre: missione che gli piace al massimo grado. Come Santificatore, egli santifica. Santificando, rende le anime semplici, le avvia verso il Padre, rendendole amanti della Trinità.
Dio è uno, mi diceva il Signore con compiacenza, ed è all'interno di questa unità che si riproducono all'infinito le sue perfezioni. Dio è uno, ma non è solo. Ci sono tre Persone in questo Essere che è uno, e questo uno non resta inattivo; non può restarlo, a causa della sovrabbondante fecondità del suo essere. È uno, ma è appunto in questa unità che egli attinge la forza della sua azione, della sua potenza creativa, della sua fecondità, producendosi in ogni atto, direi perché tu mi capisca, secondo il tuo modo di parlare. Contempla questo abisso di luce, avvicinati ad esso. Ma sappi che in Dio non c'è successione di atti. Egli opera eternamente con un solo atto della sua volontà che abbraccia tutti i tempi e l'eternità, e tutte le creazioni e tutte le cose in un solo istante, istante eterno dell'unità dove si riflettono ed esistono sempre il presente, il passato e il futuro... Per questo scompaiono in lui eternità senza fine. Tu misuri il tempo dalla successione dei tuoi atti, ma in Dio non c'è tempo.
Tutti i suoi atti, tutte le sue creazioni di natura e di grazia, egli li tiene come in uno specchio nella purezza del suo Spirito, trae e riproduce dal suo seno e dalla sua immensità tutti i mondi, ricompense, corone e tutti gli esseri che lo glorificano, senza il minimo movimento da parte sua, in un solo atto d'infinita potenza.
Dio si moltiplica pur restando uno e senza il minimo cambiamento. Immutabile, eterno, gode, nell'istante infinito della sua unità, del suo Essere e delle sue perfezioni senza numero.
Le anime che sono più vicine a lui nel cielo sono quelle che sulla terra si sono più unite a lui, scartando tutto quello che poteva essere un ostacolo. Esse hanno rotto tutti gli attaccamenti alle cattive passioni e a tutto il resto con l'esercizio delle virtù e con lo spogliamento di sé, quelle che con separazioni perpetue e una costante abnegazione si sono unite incondizionatamente alla sua volontà".
Vedevo abissi di luce in questa amatissima Trinità.
Che profondità, o meglio che alte perfezioni e che meraviglie! - Signore, gli dissi, come potrei semplificarmi?
- Morendo alla tua volontà e identificandola con la mia» (D. 11 aprile 1913).
Il Signore continua a mostrare la via pratica per giungere all'unità:
«Insisto perché tu semplifichi i tuoi atti verso una sola finalità, rendendoli soprannaturali in Dio: semplifica il tuo amore in un solo amore, in quello di Dio, dal quale proviene l'amore del prossimo nell'unità di questo Dio.
Impara ad aver un solo sguardo, una sola tendenza, un solo affetto e una sola volontà in Dio: impiega la tua esistenza ad amare Dio molto semplicemente, senza deviazioni, senza complicazioni, senza cercare altre vie o sentieri per pervenire a lui, ma cerca soltanto questa unità per essenza nella quale devi tuffarti.
Le stesse virtù che tu pratichi, dirigile tutte a questo Centro d'amore, a questo Essere unico donde proviene ogni grazia e santità, a questa unità che è Dio. Lo Spirito Santo, "uno" col Padre e col Figlio, ti porterà sulle ali sino al cuore dell'unità, affinché tu possa comprendere, muoverti, respirare e vivere in essa. Questo Spirito divino, spiritualizzandoti, cioè unificandoti, farà in modo che tu penetri all'interno di quello che è Spirito, cioè nella divinità per essenza, essendo passata prima per Gesù Cristo nella trasformazione in lui nelle virtù e per l'amore.
Questo è molto alto ma non impossibile per la creatura: non è una perfezione ideale quello che io domando da te, ma una perfezione molto pratica da acquistare con l'esercizio delle virtù. Questo implica la rinunzia, la semplificazione per unirsi più intimamente con la Semplicità stessa: Dio, "uno" nella spiritualità della sua sostanza, quell'Uno in Tre e quei Tre in Uno, indivisibili e tutti perfetti.
Tutto quello che fai e pratichi, lancialo il più sovente possibile in questa unità che deve conquistarti con la perfezione infinita delle sue bellezze sempre nuove e col suo amore infinito. Le tue pene, le tue sofferenze, le tue gioie, i tuoi atti di rinunzia, i tuoi desideri e le tue speranze, i tuoi bisogni e i tuoi affetti, tuttogetta tutto in questa unità che col suo contatto semplificherà la tua vita, l'essenza della tua vita, fino a farti rassomigliare a questa unità anche nella pluralità delle virtù» (D. 15 aprile 1913). Il segreto per giungere all'unità è lasciarsi condurre dallo Spirito Santo perché è lui che realizza l'unità in Dio stesso.
«Amare è la perfezione, e amare con l'amore che il Padre ha per il Verbo, cioè con lo Spirito Santo, è la più alta perfezione. Una volta che la trasformazione in Gesù si è operata in un'anima, lo Spirito Santo diventa anche lo spirito della creatura a un grado più o meno elevato secondo l'intensità e l'ampiezza della trasformazione, che dipende strettamente dalla crescita dell'anima nella virtù. Lo Spirito Santo assorbe lo spirito della creatura nel corso della trasformazione e la riempie di quell'amore così puro che è lui stesso; in seguito, è dunque con questo stesso amore che la creatura ama il Verbo divino, cioè con lo stesso amore con cui il Padre lo ama: con l'Amore assoluto.
Amare con lo Spirito Santo è la grazia delle grazie, la fusione dei carismi divini, il cielo stesso messo a disposizione della povera creatura: essa non agisce più perché è lo Spirito Santo che agisce, palpita e vive in lei, e che ama con lei che egli investe totalmente». (D. 17 aprile 1913).
Dio ha un solo desiderio: far entrare le anime nella sua unità
«Dimorare nel più intimo delle anime: questo è il desiderio di Dio, il bisogno di Dio, dato che la carità del suo essere è avida di comunicare ciò che egli è, Amore infinito. Egli vuole possedere le anime, non solo con la sua presenza ordinaria, che non può mancare di penetrarle, ma secondo una volontà d'amore da parte della creatura, per renderla felice. È questa l'unica ambizione di Dio: trasformarci nella sua unità» (D. 23 aprile 1913). «Il Padre non procede da nessuno, non è stato né concepito né generato, ma esiste da se stesso, e è sempre esistito. Non ha avuto inizio. Eternamente e prima di tutti i tempi, egli era già Dio, eterno e senza inizio. Non ha prodotto se stesso, perché era già Dio, lo è stato da sempre, sarà sempre Dio. Non avendo lui stesso un altro principio, è il Principio di tutti gli esseri creati dal suo essere fecondo che produce tutte le cose: il cielo, la terra, le creature, le anime, il mondo naturale e quello soprannaturale, perché la sua potenza creatrice è eterna e inesauribile. Egli produce in se stesso tutta la felicità di cui è impregnato, felicità di tutto un Dio. Egli produce e insieme è questa stessa Felicità. Non esce da se stesso per essere felice, perché egli è la Felicità stessa, la Bontà e la Santità per essenza. La sua felicità è in se stesso, e tutto il resto non è che irradiazione del suo stesso essere. Egli è l'Amore, e si ama, estasiandosi eternamente in questo amore senza inizio».
E Conchita, secondo il suo carisma, si attarda a trasmettere con fervore e delicatezza quello che Cristo le mostra nella Trinità, in particolare la generazione eterna del Verbo. Ella descrive con stupore la generosità del Padre, la sua felicità, la sua compiacenza nei riguardi del Figlio, e aggiunge: «Se anch'io mi rallegro, mi dice Gesù, non è perché ricordo queste cose, poiché esse mi sono sempre presenti: io, non ho ricordi da richiamare alla mente, tutto è per me realtà presente. Ma mi rallegro di comunicarti un debole raggio di quel Sole che io sono, e che tu possa apprezzare la generosità così santa che il Padre attua senza uscire da sé» (D. 24 gennaio 1931).
Poi - meravigliosa continuità - questa contemplazione si porta, a molti mesi di distanza, sulla processione dello Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio, non come un frutto o una scheggia che lascia il suo supporto, ma per la necessità dell'essere del Padre e del Figlio: essendo amore perché sono Dio, essi «non potrebbero essere senza lo Spirito Santo» che è l'Amore infinito personificato. «La processione dello Spirito Santo è stata operata dall'amore mutuo tra il Padre e il Figlio, e questo stesso Spirito è quello che lega, che unifica, che è vita, tra il Padre e il Figlio.
Dio prova una gioia tutta speciale nei suoi misteri comprensibili a lui solo. Ciò che egli ne comunica all'uomo è solo un minimo raggio della sua luce... Ma egli ha dato a lui il suo Verbo, e col suo Verbo fatto carne, gli ha dato tutto perché ha dato se stesso come dono. E la Chiesa è la sede della Trinità sulla terra, la porta unica per la quale si può entrare nel possesso eterno di Dio» (D. 9 settembre 1931).
Devo vivere in Maria
«Devo vivere all'interno di Maria, imitando le sue virtù e il suo amore verso la Santissima Trinità.
L'incarnazione mistica pone l'anima in contatto con le tre Persone divine. In esse e in Maria devo fondere la mia vita, non solo la mia vita spirituale ma anche la mia vita materiale, lasciandola scomparire nell'offerta del Figlio al Padre. Io devo, tutta incentrata su questa stessa offerta, mangiare, dormire, trovare la gioia, soffrire, e semplificare così tutta la mia vita in questa offerta continua che glorifica la santa Trinità. Devo passare tutta la mia vita in unione con Maria, senza uscire da Maria, imitando il suo amore per Gesù, la sua totale sottomissione al Padre, agendo solo sotto l'impulso dello Spirito Santo» (D. 27 ottobre 1925).
«Voglio realizzare, scrive, i consigli del mio direttore, elevando tutto, persone e cose, al piano soprannaturale, idealizzando la mia vita pratica con la splendida chiarezza della luce celeste, vedendo in tutte le creature e in tutti gli avvenimenti l'amore di Dio, la traccia di Dio, Dio stesso. Penetrerò pienamente nella divinità come Gesù vuole.
Non chiuderò gli occhi davanti agli insondabili segreti della Santissima Trinità che egli mi insegna. Penetrerò quanto vorrà nei misteri divini, nella felicità di Dio, nella generazione eterna, nell'amore dello Spirito Santo, in quel flusso e riflusso di misericordie e di bontà, nelle comunicazioni intime delle Persone divine, nei suoi attributi, nella sua perfettissima unità, nel santuario intimo della Trinità, quando vorrà e fin dove vorrà.
Oh, quale unione unica! quale singolare relazione, quale unità nelle tre Persone, quale unico Dio infinito in questa unità della Trinità!» (D. 1 marzo 1933).
L'unità della Trinità
«L'unità è il centro della divinità, il mistero più caro a Dio, è Dio stesso, perché Dio è Unità per essenza.
La Trinità si rallegra in questo mistero che unifica le Persone divine, in questa similitudine di sostanza e di essenza. Tutte e tre non hanno che una sola volontà, una sola potenza. Anzi, essi si fondono, direi, in una sola divinità, nella sostanza stessa di questa divinità senza divisioni, in un abisso infinito, in una immensità senza limiti di perfezioni, e sempre nella sua unità.
E questa unità è l'amore che la rende compiuta, perché l'amore unifica gli esseri e le volontà in un centro infinito. Nelle tre Persone divine è l'amore che fa l'unione e le rende feconde nella pienezza del suo essere, è l'amore che le rende semplici, e Dio è amore, semplicità, unità.
Nessuna delle Persone divine ama più dell'altra, né possiede più dell'altra, né vuole o desidera più dell'altra.
Esiste fra loro un dilettevole accordo che le rende felici, che le inebria e che costituisce tutte le loro delizie, perché l'unità che le avvolge e le penetra è il loro proprio essere.
Nelle divine Persone non esiste alcuna dissonanza, tutte e tre vibrano di uno stesso suono intimo, dolcissimo e fecondo: questa armonia forma il cielo.
E questa eterna armonia vibra non solamente fra le tre divine Persone, ma prolunga la sua risonanza in tutta la creazione, unificando tutto ciò che esiste.
La Trinità riveste del suo sigillo tutto ciò che esce da lei, e gli imprime il carattere proprio dell'unità, ma, benché io dica: ciò "che esce da Dio", questo non esce da Dio, perché tutto quello che è fecondato da Dio resta all'interno di Dio stesso. Non può essere diversamente a causa dell'unità di Dio.
Questo mistero si produce in primo luogo nell'origine eterna delle Persone divine, e poi in tutti gli esseri che ricevono la fecondazione della Trinità nella sua unità.
È un mistero di unità, che si moltiplica infinitamente ed eternamente dentro la Trinità. È un mistero di unità, il più fecondo a causa dell'amore, perché tutta la fecondità procede dall'amore infinito.
L'amore generò il Verbo nel seno stesso del Padre.
Dall'amore infinito tra il Padre e il Figlio, con una sola divinità, procedette lo Spirito Santo; e l'intensità infinita di questo amore lo ha personificato, facendo di lui non un altro Dio, ma un'altra Persona divina in Dio; cioè assimilandolo alle altre Persone divine e formando una sola divinità, una sola, eterna e indivisibile unità.
E perché? Perché in Dio non esistono tre sostanze, tre essenze, tre vite, tre amori, ma una sola essenza, sostanza, amore e vita in una.sola unità, in una sola divinità» (D. 3 aprile 1933).
Trinità e mistero cristiano
Il mistero di Dio
«Dio non poteva essere solo, benché sia unico. Non poteva restare in una sola Persona divina, perché è Dio, cioè infinito e non limitato. A causa della sua potenza infinita nell'ordine della carità, egli ha dovuto comunicarsi con tutte le sue perfezioni, e questo amore, essendo tale, così intenso e infinito, non ha potuto essere riservato, direi, a una Persona tutta divina pure infinita, nel Padre stesso; ma ha avuto bisogno di produrre il Verbo, e come se questa potenza d'amore raddoppiasse nelle due Persone divine, l'Amore stesso ha dovuto personificarsi nello Spirito Santo, producendo allora questo Essere di Carità, questo Fuoco dello stesso fuoco divorante che c'è tra il Padre e il Figlio, che forma il legame d'amore che li rallegra, li diletta, li unifica e riflette in tutta la pienezza le loro perfezioni. Le tre Persone divine si comunicano i loro attributi e perfezioni che sono gli stessi, formano questa unità che è Dio, e con questa parola: "Dio", è detto tutto» (D. 22 aprile 1913).
Creazione - Alleanza
«Da questa potenza feconda e infinita di Dio che riflette e unisce fra loro le Persone divine in queste eterne emanazioni di eterna Carità, deriva anche il suo amore per l'uomo e il dono del suo Verbo per salvarlo» (D. 24 aprile 1913).
Incarnazione redentrice
«E il Verbo si è fatto carne, e perché? Per unificare con Dio l'umanità colpevole, purificando la sua carne in se stesso quando si fa uomo, lavando le anime con i suoi meriti e il suo sangue... Durante il mio pellegrinaggio sulla terra io riferivo sempre i miei miracoli e i miei insegnamenti al Padre e allo Spirito Santo nel quale vivevo unificato. Non compivo alcuna delle mie azioni indipendentemente da loro, e tutto l'Antico e il Nuovo Testamento tendeva a rendere tutte le anime "uno" nella carità e nell'unificazione con Dio» (D. 26 aprile 1913).
«La redenzione fu il mistero del più puro amore, della condiscendenza più tenera e più amorosa. Eterna esplosione d'amore tra il desiderio veemente del Figlio e l'adesione del Padre, mentre lo Spirito Santo interviene all'inizio, durante la realizzazione, e nel momento supremo» (D. lo agosto 1934).
Maria nel disegno d'amore della Trinità
«Maria fu la creatura indispensabile alla Trinità per realizzare i suoi piani. In questa Vergine Immacolata egli ha nascosto i segreti e i misteri che realizzano il suo disegno di salvare l'umanità perduta.
Ella vi ha corrisposto sin dal primo istante del suo essere, crescendo sempre in grazia, posseduta dalla Trinità...
Maria è colei che più conosce, che più ha sperimentato la contemplazione di questa Santissima Trinità grazie all'affinità che la lega alle tre Persone divine. Ella si rallegra, trova le sue delizie in questa unità di essenza e semplicità di sostanza, perché a lei, più che a qualunque altra creatura, giungono luminose e profonde le luci divine: esse la penetrano e la circondano. Nessuno come lei è entrato nel santuario della divinità ed ha contemplato l'ideale divino della Trinità nella sua Chiesa e nei suoi sacerdoti.
Maria, Figlia e Sposa della Trinità, è direttamente incaricata di armonizzare questa Chiesa, unificando i sacerdoti e consumandoli nell'unità della Trinità» (D. 7 aprile 1928).
«Come quando le stelle risplendono nel cielo...»
«Scrivendo queste cose così alte sulla Trinità, esperimento nella mia anima come sgorgano in essa e nella mia intelligenza, non so dove, i misteri, le luci, e le bellezze di questa eterna Trinità, che mi affonda nelle sue profondità, mi abbaglia con i suoi splendori, come quando le stelle risplendono nel cielo» (D. 27 dicembre 1927).
«Perché al semplice contatto della Santissima Trinità Dio mi invade con una luce abbagliante? Ciò che io giungo a poter esprimere sotto il suo impulso è simile all'ombra, ma la sua immensa estensione rimane dentro di me» (D. 15 ottobre 1935). «Sento nella mia anima con grande chiarezza i misteri, soprattutto quello della Santissima Trinità; come se un velo si alzasse davanti ai mei occhi, come se un fuoco vivissimo di luce illuminasse improvvisamente insondabili segreti, e lì contemplo molto chiaramente, molto profondamente, molto minuziosamente, direi, l'abisso delle perfezioni in Dio.
Tutto questo da un lato; e dall'altro pene colme di desolazione, dolori intimi. Amo Dio, ma con un amore pieno di lacrime. Come può accadere questo, quando lo sento così vicino e dovrei essere felice?» (D. 20 maggio 1929).
La serva di Dio "Conchita", il cui nome è Concepción Cabrera de Armida, è sposa e madre di nove figli, scrittrice mistica e fondatrice delle Opere della Croce.
A Conchita lo Spirito rivela la carità come sostanza delle tre Persone divine, Amore e potenza del Padre, Amore e vita dello Spirito, Amore e offerta e sofferenza del Figlio. Dio è uno ma non è solo, quell'Uno in Tre e quei Tre in Uno.
Anch'essa, Come Lucie Christine, si perde nella contemplazione della bellezza e della vita trinitaria e valorizza l'opera dello Spirito.
La Trinità vive in lei e l'introduce nel suo oceano infinito, soprattutto attraverso la grazia dell'incarnazione mistica per la quale il Verbo incarnato continua in lei la sua presenza come in Maria, trasformando l'anima in se stesso sacerdote e vittima con un grado superiore di unione trasformante al di là del matrimonio spirituale, attuato dallo Spirito Santo, grazia concessale il 25 marzo 1906.
È 1'esaudimento della domanda di Elisabetta della Trinità, che muore nello stesso 1906, nella sua Elevazione alla Santissima Trinità del 21 novembre 1904 (Scritti, o.c. 605): "O Fuoco consumatore, Spirito d'amore, scendete sopra di me, affinché si faccia nella mia anima come un'incarnazione del Verbo ed io sia per lui un'aggiunta d'umanità nella quale egli rinnovi tutto il suo mistero".
Tutta questa vivacità trinitaria avviene nella Chiesa che è là sede della Trinità.
Luisa Margherita Claret de la Touche (1869-1915)
Duplice movimento dell'Amore Infinito
Dio è Amore. Questo Amore, che è la sua essenza, fa, nello stesso tempo, sia l'Unità della natura che la Trinità delle persone.
Questo Amore Infinito, vivente e vivificante, vivente in sé e per se stesso e vivificante fuori di sé, non tende soltanto per natura propria alla comunicazione, ma è, per l'intensità della sua vita e della sua immortale fecondità, la comunicazione stessa.
L'Amore Infinito, poiché è vivente e fecondo, è un movimento. Questo movimento si compie in Dio stesso per la comunicazione delle tre persone. È come una circolazione ininterrotta che va dal Padre al Figlio e allo Spirito. È un unico movimento vitale, così rapido e intenso che al primo sguardo sembrerebbe immobilità.
Questo movimento d'amore si compie anche fuori dell'intimità di Dio. L'opera più perfetta uscita da questo movimento d'amore è l'umanità di Gesù.
Il movimento interiore non tende ad alcuna creazione, ad alcuna produzione nuova; è un movimento di riposo e godimento, un moto completo che non può crescere, né diminuire, né cambiare. È la pienezza dell'amore che si soddisfa in un movimento eterno e sempre uguale tra le tre persone divine.
Il moto esteriore tende alla creazione, a una produzione incessante. L un movimento di lavoro, e si soddisfa con una perpetua produzione di grazie, doni, vita spirituale e di creature materiali. Questi due moti, o piuttosto quest'unico movimento, non è meno fecondo nell'una o nell'altra delle sue forme: è fecondo, in Dio, nell'eterna generazione e nell'eterna comunicazione; è fecondo, fuori di Dio, nella grazia e nella creazione4.
Atto di adorazione e donazione all'Amore Infinito
O Amore Infinito, Dio eterno, principio di vita, sorgente dell'Essere, io ti adoro nella tua Unità sovrana e nella Trinità delle tue Persone.
Ti adoro nel Padre, Creatore onnipotente di tutte le cose.
Ti adoro nel Figlio, sapienza eterna, per il quale tutto è stato fatto, Verbo del Padre, incarnato nel tempo nel seno della Vergine Madre, Gesù Cristo, Redentore e Re.
Ti adoro nello Spirito Santo, Amore sostanziale del Padre e del Figlio, nel quale è la luce, la forza, la fecondità.
Ti adoro, Amore Infinito, nascosto nei misteri tutti della nostra fede, risplendente nell'Eucaristia, ridondante sul Calvario, vivificante nella santa Chiesa per mezzo dei sacramenti, canali della grazia.
Ti adoro palpitante nel cuore del Cristo, tuo ineffabile tabernacolo e a te mi consacro.
Io mi dono a te, senza timore, nella pienezza della mia volontà; prendi possesso del mio essere, pervadilo totalmente.
Io non sono che un niente, incapace a servirti, è vero. Ma sei tu, Amore Infinito, che questo niente hai vivificato e attrai a te. Eccomi dunque, o Gesù, pronto a fare la tua Opera di amore, per diffondere, quanto mi sarà possibile, nelle anime dei tuoi sacerdoti e per essi nel mondo intero, la conoscenza delle tue misericordie infinite e delle sublimi tenerezze del tuo Cuore.
Io voglio compiere la tua volontà a qualunque costo, sino all'effusione del mi sangue, se il mio sangue non sarà reputato indegno di scorrere per la tua gloria.
O Maria, Vergine Immacolata, che l'Amore Infinito ha resa feconda, per le tue mani verginali io mi dono e consacro all'Infinito Amore. Ottienimi di essere umile e fedele e di dedicarmi senza riserva alcuna agli interessi di Gesù Cristo, tuo adorabile figlio, e alla glorificazione del suo sacratissimo Cuore. Amen.
Nell'elevazione altamente teologica di Luisa Margherita Claret de la Touche, Dio è Amore Infinito e, come tale, vivente comunicazione tripersonale, che si raccoglie nel cuore di Cristo, suo organo, simbolo e tabernacolo.
Il suo atto di adorazione e donazione all'Amore Infinito si rivolge nell'adorazione all'Amore Infinito contemplato
1) nell'Unità sovrana e nella Trinità delle Persone
2) nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, Amore sostanziale del Padre e del Figlio
3) nascosto nei misteri della fede, risplendente nell'Eucaristia e nella Chiesa
4) nel cuore del Cristo
5) per i sacerdoti e per il mondo
6) nel dono e nella consacrazione attraverso le mani di Maria.
Edith Stein (1891-1942)
"L'Essere-Persona divino è l'archetipo di tutti gli esseri-persona finiti. All'Io finito si contrappone tuttavia un tu - come un «altro Io», uguale a lui, come un ente cui può rivolgersi chiedendo comprensione e risposta, e col quale vive, per la comunanza dell'essere-Io, nell'unità di un "noi". Il "noi" è la forma in cui sperimentiamo l'essere-uno di una pluralità di persone... La diversità è innanzitutto una diversità dell'essere, come abbiamo riconosciuto, che appartiene all'essenza dell'Io: l'essere inserito in una unità superiore non annulla la compattezza monadica della vita dell'Io. Ma c'è anche una diversità dell'essenza: la comunanza specifica che è il fondamento dell'essere-noi, lascia posto ad un modo di essere personale, che l'lo non condivide con nessun altro. Una tale diversità dell'essenza non si constata nelle Persone divine. Il modo di essere personale di Dio è l'essere onnicomprensivo, in quanto onnicomprensivo è unico e distinto da ogni altro finito. Non vi è in lui contrapposizione tra universale e particolare, e quindi neppure quella tra essere essenziale e reale. L'intera essenza è comune alle tre Persone. Rimane quindi solo la diversità delle Persone in quanto tali: una unità perfetta del noi, come non può essere raggiunta da nessuna comunità di persone finite. E tuttavia in questa unità è possibile la distinzione tra 1'Io e il Tu, senza la quale non è possibile il noi. Vicino alla rivelazione del nome di Dio «Io sono» vi è nel Vecchio Testamento questa espressione nel racconto della creazione: «Facciamo l'uomo a nostra immagine» che i nostri teologi ritennero la prima spiegazione del mistero della Trinità; inoltre c'è quella frase chiara del Redentore: «Io e il Padre siamo uno». Il noi in quanto unità dell'Io e del Tu, è un'unità superiore a quella dell'Io. È - nel suo significato più perfetto - una unità dell'amore. In quanto adesione ad un bene, l'amore può essere anche amore di sé, di un io. Ma l'amore è più di questa adesione, è più della "stima" del valore. È dono di sé ad un tu, e nella sua perfezione - per il dono reciproco di sé -, è essere-uno. Poiché Dio è Amore, l'Essere divino deve essere l'essere-uno di una pluralità di Persone, ed il suo nome «Io sono» è equivalente a «io mi do totalmente ad un tu», «sono un tutt'uno con un tu» e quindi anche ad un «noi siamo»...
La vita intima di Dio è l'amore eterno, reciproco, interamente libero, indipendente da tutte le creature, delle Persone divine. Esse si donano reciprocamente l'unica eterna infinita essenza, e l'essere, che ognuno comprende perfettamente e tutte assieme comprendono. Il Padre la dona - dall'eternità - al Figlio generandolo, e mentre Padre e Figlio se ne fanno dono reciproco, dal loro amore e dono reciproco procede lo Spirito Santo.
Quindi l'essere della seconda e della terza Persona è un essere ricevuto e tuttavia non è generato, come quello creato: è l'unico Essere divino che è dato e ricevuto - il dare e il ricevere appartengono all'Essere divino in quanto tale. Si può cercare un altro accesso al mistero della Trinità: l'essere di Dio è vita, cioè movimento che parte dal di dentro, è un essere che genera. Non è movimento verso l'ente come quello del finito, del creato; neppure un movimento al di là di sé, come quello di chi genera nel tempo, ma un movimento eterno in sé, un eterno creare-sestesso dalla profondità del proprio essere infinito, come dono dell'Io eterno ad un Tu eterno, ed un reciproco eterno donarsi e riceversi. E poiché l'essere uno che sfocia eternamente da questo dare e ricevere genera ancora una volta insieme da se stesso ciò che è dato e ciò che è ricevuto - poiché il supremo essere uno deve in quanto tale dare frutto -, l'anello della vita intima di Dio si chiude nella terza Persona, che è Dono, Amore e Vita...
Nel darsi senza riserve delle Persone divine, in cui ogni Persona si priva interamente della sua essenza pur conservandola intatta, ogni Persona è completamente in sé e nelle altre: abbiamo di fronte a noi lo spirito nella sua più ricca e perfetta realizzazione. La Divinità trina è il vero "regno dello spirito", 1"ultraterreno" per eccellenza...
Abbiamo cercato di comprendere la pluralità delle Persone divine partendo dal fatto che Dio è Amore, e l'amore consiste nel donarsi libero dell'Io ad un Tu, e nell'essere uno nel Noi. Poiché Dio è Spirito, è per sé trasparente e produce dall'eternità 1`immagine" del suo essere, in cui vede se stesso, il Figlio che ha la medesima essenza, la sapienza, ossia il Verbo. Poiché Dio è Amore, quanto egli produce come sua "immagine", a sua volta è amore, e la relazione reciproca tra Padre e Figlio, è un donarsi amore e un essere uno nell'amore. Poiché però l'amore è la cosa più libera che ci sia, donare se stesso è l'atto di colui che possiede se stesso, cioè di una persona; ma in Dio è l'atto di una Persona che non è e non ama come noi, ma che è l'amore stesso, il suo essere è amore, per questo l'amore divino deve essere Persona: la Persona dell'amore. Quando il Figlio e il Padre si amano, il loro donarsi reciproco è nello stesso tempo atto libero della Persona dell'amore. L'amore però è vita nel grado più alto: essere che si dona eternamente, senza subire diminuzioni, che porta frutti eternamente. Lo Spirito Santo è quindi il dono: non solo il donarsi delle Persone divine, ma il donarsi della divinità "al di fuori"; comprende in sé tutti i doni di Dio alle creature... Dio è amore, questo è il punto di partenza di sant'Agostino, e questo già di per sé è Trinità. Infatti all'amore necessita un amante, un amato, e infine l'amore stesso. Se lo spirito ama se stesso, amante ed amato si identificano, e l'amore, in quanto appartiene allo spirito e alla volontà, è uno con l'amante. Così lo spirito creato che ama se stesso diventa l'immagine di Dio. Però per amarsi deve conoscersi. Spirito, amore e conoscenza sono tre e uno. Essi sono nel giusto rapporto se lo spirito è amato quanto deve: non meno del corpo e non più di Dio. Essi sono uno perché conoscenza ed amore sono nello spirito; tre, perché amore e conoscenza sono in sé diversi e riferiti l'uno all'altro; sono come due materie in un miscuglio: ciascuna è in ogni parte del tutto e tuttavia è diversa dall'altra. Spirito, amore e conoscenza sono ognuno interamente in sé e negli altri; lo spirito si conosce e si ama interamente; la conoscenza illumina se stessa e l'amore e con questo l'anima che conosce ama; l'amore comprende se stesso e la conoscenza, e con questo lo spirito che ama e conosce. La conoscenza di sé è nata dallo spirito come il Figlio dal Padre. È conoscibile per sé prima che si conosca, e consegue conoscenza mediante la ricerca. Ciò che è trovato (repertum) è generato (partum). Nasce dalla volontà di desiderio di trovarlo, come dall'amore, e diviene amore non appena è trovato. Così la conoscenza viene generata dall'amore, non è l'amore stesso. Il verbo generato dallo spirito per amore è conoscenza amata. Quando lo spirito si ama e si conosce, ad esso si aggiunge per amore il Verbo. L'amore è nel Verbo, il Verbo è nell'amore, ed entrambi sono nell'amante e in colui che parla. Così lo spirito con la conoscenza e con l'amore del suo sé è un'immagine della Trinità.
Sant'Agostino ritiene ancora più illuminante l'altra immagine: memoria, intelletto, volontà...
l'amore richiede il dono reciproco delle persone. Solo così l'amore può essere un completo dire di sì, perché una persona si apre all'altra solo donandosi. Solo identificandosi è possibile la vera conoscenza. L'amore quindi in questa alta realizzazione include la conoscenza. È nello stesso tempo un ricevere e un fare liberi. Include perciò la volontà, ed è attuazione del desiderio. L'amore perfetto è però possibile solo in Dio: nell'amore reciproco delle Persone divine, nell'Essere divino che si dona a se stesso. L'amore è l'essere di Dio, la Vita di Dio, l'essenza di Dio. Corrisponde a ciascuna delle Persone divine e alla loro unità...
L'unica perfetta realizzazione dell'amore è, come abbiamo già detto, la stessa Vita divina, il dono reciproco delle Persone divine. Qui ogni Persona si ritrova nell'altra, e poiché la sua vita e la sua essenza si identificano, l'amore reciproco è nello stesso tempo amore di sé, aderire alla propria essenza e alla propria Persona...
Ogni conoscenza divina naturale che sale dalle creature non rivela la sua essenza nascosta. Nonostante l'analogia che deve unire la creatura e il Creatore, essa lo coglie sempre e solo come qualcosa d'altro. Nella natura incorrotta, questo potrebbe bastare per conoscere che al Creatore spetta un amore molto più grande di quello che spetta a qualsiasi creatura. Però, per darsi a lui amando, dobbiamo imparare a conoscerlo come amante. E soltanto egli può rivelarsi in questa forma a noi. In un certo senso questa è la funzione del Verbo nella Rivelazione. E per accettare con fede la Rivelazione divina occorre rivolgersi a Dio amandolo. Essa però si compie interamente solo quando nella vita di grazia e di gloria Dio si dà all'anima, le comunica la sua Vita divina e l'attrae nella sua Vita divina.
La Vita divina, che si sviluppa nell'anima che ama Dio, non può essere altro che quella della Trinità. Essa si dona appunto al Dio uno e trino. L'anima si abbandona alla volontà di Dio Padre, che, per così dire, genera in essa nuovamente il Figlio. Si unisce al Figlio e vorrebbe annientarsi in lui, affinché il Padre non veda in essa altro che il Figlio. Unisce la propria vita allo Spirito Santo, si trasforma in effusione di Amore divino. Evidentemente, per l'unione della grazia e della gloria, questa immagine di Dio nello spirito creato non è paragonabile a nessun'altra immagine puramente naturale. "Immagine" non è il termine esatto. Si deve intendere nello stesso senso in cui si dice che il Figlio è immagine del Padre. Si tratta in fondo di una autentica filiazione divina.
Poiché l'anima accoglie in sé lo spirito di Dio, può essere chiamata "vas spirituale"...
L'umanità redenta e unificata in e per Cristo è il tempio nel quale abita la Trinità divina"6.
"La preghiera sacerdotale del Salvatore svela il mistero della vita interiore: l'intima unità delle Persone divine e l'inabitazione di Dio nell'anima".
"In un piccolo scritto dedicato alla stessa M. Teresa Renata, composto poco dopo aver terminato Essere finito ed Essere eterno, Sr. Teresa Benedetta afferma che la profonda conoscenza delle verità soprannaturali non è risultato di riflessioni personali, ma opera dello Spirito Santo, e indica questa capacità soprannaturale di penetrare nei misteri divini col termine di "Sancta discretio".
«Sancta discretio è radicalmente distinta da ciò che si può chiamare saggezza umana... perché l'occhio dello spirito illuminato dalla luce divina può scandagliare orizzonti assai più vasti... La genuina discretio... si verifica solo sotto l'impulso dello Spirito Santo in un'anima che con incondizionato abbandono e perfetta docilità ascolta la soave voce dell'Ospite divino». Commentando ciascuno dei sette doni dello Spirito Santo sotto questo punto di vista, termina la sua esposizione con il dono della sapienza: qui la "sancta discretio" giunge alla sua perfezione più alta permettendo di discernere lo stesso arcano mistero della Trinità e di penetrare nel centro più interiore di Dio, cioè «nel movimento intimo della Vita divina dove conoscere ed amare si identificano».
Nell'ultimo suo scritto, la "Scientia Crucis", Sr. Teresa Benedetta riprende l'argomento della partecipazione dell'anima alla vita intratrinitaria: Dio si unisce all'anima «mediante un tocco (da sostanza a sostanza) che è una presa di contatto nell'intimo; gli schiude il suo proprio intimo mediante grazie speciali che illuminano la sua natura e i suoi segreti disegni, gli dona il suo cuore, dapprima come fuggevole abbraccio di un attimo... poi come possesso stabile». «Se dunque ci si sente toccati interiormente in questo modo vuol dire che si è in contatto vitale con una Persona... È il principio emanativo della vita divina (se così si può dire) che viene a contatto entitativo con il principio originante della vita umana spirituale rendendosi percettibile come presenza... È solo in virtù della illuminazione concernente i misteri divini che l'intimo di Dio gelosamente chiuso si apre: allorché l'anima sente l'irruzione dell'essere divino nel suo proprio essere come una elevazione entitativa, è la volta che essa penetra nell'essere divino. Nel corso dell'unione si realizza davvero una fusione di esseri che va dalla scaturigine prima della vita personale fino al mutuo abbandono dell'intera personalità».
Con espressioni ardenti di esperienza vissuta ribadisce ciò che aveva detto qualche anno prima nel suo Essere finito ed Essere eterno: «Nella unione mistica si ha un assorbimento nell'essere divino che divinizza l'anima stessa; una fusione essenziale di persone che pure non toglie loro l'individualità ma anzi la presuppone; una mutua penetrazione che è sorpassata in entità soltanto dalla cosiddetta circuminsessione delle Persone divine che ne sono il prototipo: (Quando l'anima) nella completa unione amorosa, viene del tutto assorbita nella vita divina, non può più dubitare che si tratti ormai di una vita trinitaria e quindi di una presa di contatto con tutte e Tre le Persone divine»g.
La beata Edith Stein cerca di comprendere la pluralità delle Persone divine riflettendo su Dio-Amore consistente nell'essere uno del Noi. Lo Spirito Santo è la Persona dell'amore.
Lucia Mangano (1896-1946)
La descrizione della vita trinitaria inabitante manca in Lucia Mangano, così immersa nella visione della Trinità quasi abituale da essere incapace di esprimerla se non per accenni riferiti per lo più allo sposalizio col Verbo incarnato.
Scrive nella relazione del 16 Dicembre 1933: «Non so dire davvero tutto ciò che mi sembra di vedere e di conoscere nella visione beatifica perché mi sembra che affatto la lingua umana non può dirlo. Mi sembra di conoscere Dio nella sua Essenza, Uno e Trino; e i suoi attributi tutti insieme, ma ogni attributo distinto dagli altri. Mi sembra di conoscere Dio rettamente, per quella Luce che illumina l'intelletto, e che è Dio stesso».
E prosegue: «Quando mi sembra di vedere e di conoscere la Mamma nostra, i Santi, i Beati del Cielo, gli Angeli, mi sembra di vederli e di conoscerli nel Verbo di Dio; sempre in quella Luce che è Dio stesso. L'anima ha una cognizione chiara di Dio e dei suoi attributi. E in questa cognizione adora ed ama in un modo perfetto, perché sta in Dio; gode una perfetta pace, e vedendosi come un piccolo atomo, e arricchita di grazie dall'infinita misericordia di Dio, piena di confusione, non sa fare altro che adorare e lodare l'infinita bontà di Dio verso una povera creatura. Qui l'anima senza scomporsi sta in perfetto abbandono. Dicendo: senza scomporsi, intendo dire che l'anima non si meraviglia, non prova nessuna impressione, perché l'intelletto riceve quella luce che è Dio stesso, e l'anima sta in Dio. In questo stato non misura più il tempo, perché stando in Dio è immersa nell'eternità».
Lucia aggiunge: «Dacché Gesù mi ha fatto la grazia della visione beatifica mi sembra che l'anima sia confermata in grazia; il corpo è spiritualizzato, perché non sente più il fomite delle passioni. E mi sembra che l'anima in qualche modo partecipi alla gloria dei Beati.
Dico «in qualche modo» perché questa grazia non è abituale e, anche nel tempo in cui l'anima gode della visione beatifica, mi sembra che l'intelletto non abbia la pienezza della Luce; e poi questa Luce non è della stessa intensità; ma ciò non impedisce che l'anima godendo questa visione beatifica, sia pienamente appagata, qualunque sia l'intensità della Luce. Mi benedica sempre, sempre Lucia» (P. V, 9)9.
Adrienne von Speyr (1902-1967)
"La carità è di conseguenza l'essenza comune delle persone, esse non hanno la carità, sono la carità, si immergono nell'unica, comune carità, comune come l'unità dell'essenza divina. Ogni persona ama l'altra con la stessa, identica carità con cui a sua volta viene amata. Quindi Dio non è un amante, ma Dio è la unità e questa ha triplice figura.
Dio è nella sua essenza Trinità. Perciò non può rivelarsi se non in modo trinitario. La rivelazione stessa è sempre qualcosa di vivo, di personale, quindi deve essere personale. Che Dio possa e voglia rivelarsi al mondo presuppone una unità viva tra Dio e il mondo, che ha il suo fondamento nella unità vivente dello Spirito, tra Padre e Figlio.
Nella sua rivelazione Dio esce dal suo silenzio e dalla sua origine e si rende manifesto per noi nella parola. Ma che egli non parli solo per sé ma sia capito ed accolto da noi è l'opera dello Spirito Santo che è la fonte di ogni unione viva. Ogni rivelazione di Dio è quindi trinitaria e il lieto annuncio non parla altro che della Trinità. L'unico contenuto della parola di Dio nelle conclusioni del Vangelo è la Trinità, che costituisce anche l'unico contenuto della creazione (Cfr. Gv 1,2)...
E tutte e tre le persone proprio in questo movimento sono così strettamente unite, così poco separabili l'una dall'altra che la vita cristiana può esistere solo come vita in seno a tutta la Trinità (Cfr. Gv 16,7)...
Non vi è nulla nel mistero della carità che sia implicato di più del peccato. Niente che esiga di più la carità per essere compreso e spiegato. La radice più profonda per la comprensione del peccato è posta nella carità e anzitutto nella carità iniziale del Padre. Poi nella carità del Figlio e poi in quella dello Spirito Santo. Proprio quando la carità del Padre e del Figlio attraverso lo Spirito Santo giunge a noi, il peccato riceve il carattere proprio che gli deriva dalla redenzione: il carattere del perfetto allontanamento dall'amore, del rifiuto e della negazione della carità, dell'opposizione alla carità. Proprio perché il peccato qualifica la parte negativa in modo così marcato ed esclusivo, solo la carità può cancellarlo di nuovo, solo la carità più pura, la sola carità pura, la carità divina, può così ricondurlo al centro della carità (Cfr. Gv 20,30)...
Il Padre fa ritornare a sé con la resurrezione del Figlio tutti i misteri della passione che la parola ha incarnato fino al limite estremo...
E poiché questo ritorno del Figlio si è attuato nello Spirito Santo, lo Spirito ci viene donato nel momento in cui la circolazione della carità tra Padre e Figlio abbraccia di nuovo anche il mondo.
Il concetto di redenzione comprende una verità così estesa, come qualsiasi altro concetto della rivelazione della parola, che non può essere mai capita così bene come nella vita eterna della Trinità...
Il Dio trino, aprendosi fino a noi nel Figlio e nei sacramenti, rinchiude in sé tutto il mondo, poiché in Dio trino la speranza infinita che si comunica e l'unità infinita sono un'unica e medesima cosa (Cfr. Gv 21,25)...
In ogni missione cristiana è contenuta la fecondità della vita trinitaria. Difatti ogni missione divina del Figlio viene dal Padre e prende la forza per la realizzazione dallo Spirito Santo; nonostante che tutte e tre le persone compiano insieme tutta l'opera, vi è in essa come una suddivisione: il Padre dà il senso, il Figlio la carità, lo Spirito la forza. Ogni missione che il Figlio conferisce, porta i segni della missione del Figlio che vive nel Padre e realizza nella forza dello Spirito Santo. E tutti coloro che seguono la propria missione, vengono perciò assunti nella missione; essi sono alla fine di una situazione totalmente diversa dall'inizio, perché nel frattempo hanno realizzato il movimento del Figlio che viene e ritorna al Padre, può darsi senza saperlo, come la terra si muove inconsapevole intorno al sole (Cfr. Gv 21;11)...
Ogni morte che avviene in Cristo è quindi in futuro una strada per la vita eterna. Perciò la morte non solo per noi è diventata un'altra realtà, ma anche la Trinità si comporta diversamente nei suoi confronti. Non gli è più estranea ed opposta. Il Figlio l'ha provata nell'allontanamento dal Padre e perciò anche il Padre l'ha assaggiata nella divisione dal Figlio. Anche la fonte della vita in Dio, lo Spirito Santo, è interessato e cambiato da questa divisione del Padre dal Figlio. Difatti durante la durata della separazione la fonte si era in certo senso inaridita e messa da parte. Comincia di nuovo ad effondersi solo quando il Figlio ritorna al Padre. Così le tracce della morte (come le cicatrici sul corpo del Figlio) rimangono visibili anche sullo Spirito Santo: dopo questa morte egli è in certo senso colui che si dona, che si effonde, come lo era prima; una possibilità è divenuta visibile in lui, che prima della passione del Figlio non poteva ancora essere prevista".
"Il Figlio in noi è generato dal Padre, egli dispiega la sua vita in noi mediante lo Spirito Santo, e noi torniamo col Figlio nello Spirito al Padre. Ma solo per essere eternamente di nuovo inviati fuori con il Figlio nello Spirito. Nel cammino dal Figlio verso il Padre il Figlio ci trasforma, e il Padre ci accoglie come suoi figli; e nel cammino dal Padre al Figlio il Padre trasforma questa figliazione, facendoci partecipare alla missione del Figlio. Il compito, con cui veniamo inviati, è un'eco del compito trinitario del Figlio. Dopo che la vita trinitaria si è dispiegata nella figliazione, dopo che la Trinità si è impressa nella nostra anima e le tre persone si sono in essa unite sino a formare un'unità, noi veniamo da essa inviati nella missione trinitaria. L'unità della nostra vita e della nostra missione è un'unità dell'amore e quindi un'unità trinitaria. Il modo in cui tale compito può configurarsi nei particolari è del tutto indifferente; esso può essere inapparente, velato, disprezzabile quanto si vuole. Il suo senso trinitario può essere completamente nascosto. Non per questo esso è meno vigoroso e si impone con la stessa forza, con cui si è imposta in noi la missione del Figlio. Né colui che diffonde l'amore, né colui che lo accoglie han bisogno di riconoscere la sua essenza trinitaria. Ambedue hanno forse solo indistintamente sentore che l'opera si compie all'interno dell'amore. Il potere di questo amore è nascosto, ma esso è lo stesso potere infinito, che ci è stato dato per diventare figli di Dio. Nel cammino dal Figlio al Padre il Figlio ci ha dato il potere sul Padre. Nel cammino dal Padre al Figlio il Padre ci dà, quali suoi figli, il potere dato al Figlio sugli uomini all'interno della nostra missione...
All'interno della Trinità lo Spirito soffia dove vuole. Egli rimane sempre un movimento, il cui orientamento originario va dal Padre al Figlio, dal Padre attraverso il Figlio. Egli si estende fino ad abbracciare l'uomo, ma, essendo movimento, non cessa mai di soffiare neppure nell'uomo e va con lui al Padre".
La carità è l'essenza comune delle persone divine ed è perciò carità trinitaria.
La Trinità deve imprimersi in tutta la vita cristiana ed esprimersi nella missione trinitaria, per cui la Chiesa e ogni persona ecclesiale è missionaria della Trinità.
Marthe Robin (1902-1981)
La Trinità
«O santa ed eterna Trinità! Ti adoro e ti lodo in te stessa e nelle tue opere, nell'unità della tua essenza, nell'uguaglianza delle tue Persone, nella profondità della tua scienza, nella immensità della tua sapienza, nella vastità della tua provvidenza, nella bellezza dei tuoi misteri, nell'opera delle tue opere, che rende uomo Dio stesso e madre di Dio una vergine.
O opera ineffabile e incomprensibile! Sola opera degna della grandezza e della potenza di Colui che la produce! Capolavoro delle tue opere, origine dei tuoi misteri, espressione della tua immensità, sole di tutte le meraviglie... Opera che racchiude la tua essenza, che si arresta a una delle tue Persone e produce la massima dignità esistente nell'essere creato al di fuori della divinità.
E quest'opera così bella e così mirabile, così grande e così santa, così meravigliosa e così eminente, si compie in un attimo, ma non per un attimo bensì per l'eternità... Si compie nel tempo, ma non per il tempo bensì per tutti i secoli dei secoli... Si compie a Nazareth, ma non per Nazareth bensì per tutta l'umanità... Si compie in mezzo agli uomini, ma si compie per gli angeli, per gli uomini e per Dio stesso. Poiché dona una madre a Dio, un re agli angeli e un salvatore agli uomini. Rende all'amore del Padre i figli caduti.
O Trinità santa e mirabile!
Eccolo il capolavoro del tuo amore, che imita ed esprime la vita, la comunicazione, la società e le relazioni intime che noi contempliamo e adoriamo nelle tre Persone divine; poiché tu compi tutte le cose per te stessa e nella contemplazione di te.
In quest'opera d'amore, di misericordia e di pace, tu vuoi manifestare un'idea di te. Vuoi onorare la vita e la comunicazione divina ed eterna con una comunicazione divina e temporale; vuoi entrare in comunione e comunicazione con le tue creature per estendere e onorare la comunicazione e la vita comunitaria esistente con le tre Persone.
Adoro, o Dio, Padre onnipotente, l'amore infinito che ti ha reso incline a dare il tuo Figlio diletto nel quale ti sei compiaciuto, il tuo Unigenito, al mondo perduto per la colpa originale e per i molti peccati attuali. Adoro quella stessa divina carità che si manifesta nella scelta dei mezzi usati per l'Incarnazione.
Tu non vuoi far ricorso alla tua onnipotenza, ma fai appello alla tua divina sapienza, alla tua bontà, alla tua misericordia, al tuo amore. Come avresti potuto per altre vie avvicinarti di più a noi? E chi può intuire quanto ti è cara e preziosa la Vergine Maria? Tu l'hai creata e dotata dei più grandi doni della grazia perché fosse la madre degna del tuo Figlio diletto. Nell'ordine della natura, della grazia e della gloria, è lei il capolavoro uscito dalle tue mani divine. Nell'ordine dell'esistenza delle cose create, non hai mai comandato e non comanderai mai a qualcosa di più grande, di più nobile e di più perfetto della Vergine benedetta. La tua Incarnazione, o Verbo eterno e divino, è il punto centrale del mondo, preparato dall'eternità, e le cui conseguenze si estendono oltre il tempo e abbracciano tutta l'eternità.
Adoro te, che hai accettato e ricevuto dal Padre la suprema missione di riscattarci, di salvarci, di liberarci dalla schiavitù del peccato, di riabilitarci, di restituirci la vita della grazia perduta per questo stesso peccato, di renderci disponibili e di incorporarci nella vita eterna della gloria.
Ti adoro, o Gesù, che hai voluto spogliarti dello splendore della tua gloria per diventare uno come noi!... E che dire, o Verbo divino, del tuo rapporto con Maria, nel momento dell'Annunciazione?
Tu vuoi essere il figlio di quella Vergine immacolata, così come sei il figlio unico di Dio, e questo per donarci una madre presso di te! Tu hai Dio per padre e vuoi avere Maria per madre per darla a noi, per donarla a noi tutti!
Con la tua onnipotenza e la tua infinita bontà, tu l'hai resa degna di essere la Madre di Dio, perché sia realmente la Madre di tutti gli uomini. Umilmente ti sei sottomesso a lei in questa vita terrena e, coronando la tua opera, le accordi già da ora in cielo la gloria corrispondente alla sua dignità sacra.
Ti adoro, Spirito di potenza, di luce e d'amore! Tu che hai operato in Maria l'opera augusta dell'Incarnazione. Era giusto attribuire quest'opera di amore all'Amore, legame vivente del Padre e del Figlio. Con quanta perfezione, o divino Santificatore, hai arricchito l'anima immacolata dell'augusta Madre di Dio, ornandola di tutte le virtù, di tutte le grazie, di tutti i doni.
Ti adoro, Spirito d'amore, che in Maria hai formato, in modo miracoloso, il corpo del nostro divino Salvatore. Mi prostro davanti a questo grande mistero. Davanti a questa meraviglia il mio cuore ammutolisce d'ammirazione: "Et concepit de Spiritu Sancto", e tutto il mio essere vibra di riconoscenza.
O quali momenti di dolcezza vivo! È una felicità paragonabile solo alla beatitudine eterna degli angeli e dei santi.
Sì, sono felice, o mio Diletto, perché sento il mio cuore palpitare nel tuo, perché ti sento nel mio cuore, e ti sento vivo e sovrano. Padrone dentro di me! Che mistero! Mi sento in Paradiso. Una volta o l'altra, o Gesù, sentendoti quasi palpitare nel mio cuore, ne morirò. O Gesù, vorrei che un giorno si potesse dire che il tuo amore mi ha consumata, non per effetto dei miei sforzi, ma per effetto della tua grazia.
Che sono morta non "di morte" ma vivendo d'amore per te.
O Dio, se tu mi doni tanta pace, se mi rendi tanto felice sulla terra, che sarà mai in cielo?
Lo prego di sospendere i suoi doni, perché non ce la faccio più. Se tutti sapessero come è bello Gesù, come è dolce e sovranamente amabile, non cercherebbero altro che il suo amore. Perché è così poco amato? Come può accadere che non tutti i cuori corrispondano all'amore misericordioso di Gesù?
Il nostro cuore è fatto per amare una cosa sola: il nostro sommo Dio d'amore. Che cosa mai potremmo amare se non amiamo l'Amore?».
La preghiera di Marthe
O Madre amatissima,
Tu che conosci tanto bene le vie della santità e dell'amore, insegnaci a elevare spesso lo spirito e il cuore verso la Trinità, a fissare in essa la nostra attenzione rispettosa e affettuosa. E poiché cammini con noi nell'eterno cammino, non restare estranea ai deboli pellegrini che la tua carità vuole accogliere. Volgi a noi i tuoi sguardi misericordiosi. Attiraci nella tua luce. Inondaci della tua dolcezza. Portaci sempre più avanti e sempre più in alto nello splendore del cielo. Che nulla possa turbare la nostra pace, né distrarci dal pensiero di Dio, ma che ogni minuto ci porti più addentro nelle profondità dell'augusto mistero, fino al giorno in cui la nostra anima, completamente sbocciata alla illuminazione dell'unione divina, vedrà ogni cosa nell'amore eterno e nell'unità. E così sia.
Chiara Lubich (1920-)
«"Gesù in mezzo" significava Gesù in noi ("che tutti siano uno come Tu, Padre, in me ed io in Te, affinché anch'essi siano uno in Noi"), fatti uno da Lui pel mutuo amore e compartecipi della Sua Luce, della Sua Forza, del Suo Amore: "E la luce che tu hai dato a me, io l'ho data ad essi", quindi uno fra noi»...
«Avemmo l'impressione che il Signore aprisse agli occhi dell'anima il Regno di Dio, che era fra noi: la Trinità che abita in una cellula del Corpo mistico: "... perché siano una cosa sola, come noi"»...
«Chi si fonde nell'Unità perde tutto ma ogni perdita è guadagno. L'unità esige anime pronte a perdere la propria personalità. Perché l'Unità è Dio e Dio è Uno e Trino.
1 3 vivono unificandosi per la loro stessa natura: Amore e unificandosi (= annullandosi) si ritrovano:
3 ---> 1--> 3. = I 3 si fanno uno per amore e nell'Unico Amore si ritrovano»...
«E la sua presenza è mistica fra noi.
Ed Egli è nel Padre e quindi noi due in Lui siamo nel Padre e partecipiamo alla Vita Trinitaria.
E la Vita Trinitaria scorre in noi liberamente e noi, amando gli altri come Egli ci ha amato, li facciamo partecipi di questo tesoro, della Vita Divina»...
«È la vita della SS.ma Trinità che noi dobbiamo procurare di imitare, amandoci tra di noi con la grazia di Dio, come le Persone della Santissima Trinità si amano tra loro. Ma è proprio questa vita la più forte testimonianza di Dio al mondo»...
«Tre [...] formano la Trinità eppure sono Uno perché l'Amore è e non è nel medesimo tempo, ma anche quando non è è perché è amore. Difatti se mi tolgo qualcosa e dono (mi privo - non è) per amore, ho amore - è»...
«Siamo capaci di intavolare un dialogo costruttivo, modellato un po' sulla vita della Santissima Trinità, dove le Persone divine sono eternamente uno e in amoroso dialogo»l3.
Trinidad Sànchez Moreno (1929-)
Incisiva nelle sue precise e ardite contemplazioni trinitarie è Trinidad, la mistica vivente fondatrice dell'Opera della Chiesa nel 1963.
Nel suo estratto Frutti di preghiera, teologicamente più elevato, non troviamo però un tale coinvolgimento nella vita trinitaria come nella clarissa (ma occorrerebbe studiare i suoi 30 volumi inediti e i 600 discorsi registrati). I brani seguenti numerati nell'estratto possono indicare gli elementi per un confronto.
7. Dio, dal tanto essersi l'Essere, rompe, senza rompere, nel suo Sguardo di contemplazione, in una esplosione di essere in Parola infinita, ed è il Verbo; ed entrambi rompono in una esplosione di essere amando, ed è lo Spirito Santo. (21-6-59)
8. Il Padre è l'esplosione di essere silenzioso che, dal tanto essersi Contemplazione infinita, fa sorgere dal suo seno, per sovrabbondanza di essere, una silenziosa canzone: il Verbo; ed è tanto amorosa a causa del Padre e dell'essere amoroso che il Padre ha dato al Verbo, che rompono entrambi in un'altra persona, Amore silenzioso ed infinito. (28-6-59)
9. Il Padre è tutto l'essere, e così fecondamente se lo è, che in un gaudio di giubilo infinito e fecondo, nel contemplarsi, genera; e si canta una canzone così infinita di essere, che questa canzone è il suo Verbo. E Dio si ama così infinitamente nella sua Contemplazione e nella sua Canzone, che da entrambi sorge un amore perfetto e personale, che è lo Spirito Santo. Il Padre si canta nel suo Verbo e si ama nel suo Spirito Santo. (21-6-59)
83. Anima cara, ascolta, sta attenta: che, nel tuo intimo, il Signore ti bacia e ti comunica il segreto infinito della sua vita trinitaria. Perciò, verso dentro! (1-2-64)
85. Dio è dentro di me... Io sono dentro di Dio... Che dolce realtà! (9-7-75)
86. Dio sempre sta in me amando, ed io sono solito tenerlo in me dimenticato. Così è Dio...! Così sono io ...! (30-11-66)
89. Ascoltiamo e facciamo silenzio, che l'Eterno Silente ci parla nella profondità segreta del suo arcano mistero, per comunicarci tutta la sua vita in canzone. (1-2-64)
189. Così come Dio ha un essere che è infinito, anche è infinitamente differente il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, non per il loro essere, che s'identifica con le loro persone, ma per le relazioni personali delle une con le altre persone divine. (19-167)
192. Dio si è Sapienza Saputa Amorosamente in se stesso e da se stesso, in un atto glorioso di essere. (6-6-59)
193. Dio si è un atto di Sapienza tanto Saputa in assaporamento Amoroso, da essere tre divine persone. (6-3-68)
196. Le tre divine persone sono sapienza ed amore. Il Padre, la Sapienza sussistente di per sé; il Verbo, la sapienza del Padre Saputa; e lo Spirito Santo, la sapienza amorosa del Padre e del Verbo, che li congrega in Bacio d'amore. (9-1-65)
201. Silenzio...! Adorazione...! che in questo momento il Padre sta generando nel suo stesso seno, in luminosa chiarezza, la Sapienza infinita nell'Abbraccio infinitamente amoroso e sostanziale dello Spirito Santo. (18-12-60)
218. La Vita infinita, in eterna ebollizione, fluisce dal Padre al Verbo nella corrente dell'amore vitale dello Spirito Santo. (16-361)
220. Dio è felice nel suo atto di essere tre persone: il Padre nel suo atto di generare, il Verbo nel suo atto di esprimere, e lo Spirito Santo nel suo atto di amare. E questa attività trinitaria è così perfetta, infinita ed eterna, che in essa è intercomunicata la vita divina secondo la relazione vitale sussistente personale in ciascuno dei Tre; in modo che questo atto trino vitale è così eterno, così uno e così compiuto che, in un solo atto di essere, Dio è uno in tre persone. (16-3-61)
222. Nel suo istante immutabile di vita divina, Dio fa dentro di
sé - fare che in lui è essere - tre cose: contemplarsi, esprimersi ed amarsi; e ciò lo fa in tale perfezione, che ciascuna di queste attività è persona, e per questo Dio è Tre in persone ed Uno in essenza. (25-3-61)
237. Mistero terribile quello dell'intercomunicazione trinitaria!: un Amato e tre Amanti... Una Vita e tre Viventi che, essendosi, sono. (12-12-61)
258. Il Padre è l'esplosione di contemplazione di essere infinito. Il Verbo, il Grido d'essere infinito ed eterno del Padre. E lo Spirito Santo, il Sospiro amoroso di essere del Padre e del Verbo, o il Sospiro d'essere del Padre in sé e nel suo Verbo. (22-6-59)
280. Un solo Figlio ha il Padre, così Figlio, così dentro, che, nonostante lo stia sempre generando, non esce mai dalle sue viscere, poiché il Verbo eternamente dimora nel seno del Padre. (21-10-59)
281. Il Verbo ama il Padre con lo stesso amore che il Padre gli dà, poiché il Figlio tutto ha ricevuto dal Padre; e il Padre ama il Verbo e ama se stesso nel Verbo coll'amore che comunica al Verbo, perché il Padre ha tutto per essersi, e il Verbo ha tutto ricevuto dal Padre; e lo Spirito Santo riceve tutto dal Padre direttamente, e dal Verbo pure direttamente, ma per l'essere amoroso che questi ha ricevuto dal Padre; essendo lo Spirito Santo l'amore paterno-filiale in bacio di amore personale. (21-659)
284. Il Padre è tanto essere, si è tanto essere fecondo, da non poterlo contenere, per la perfezione del suo essere; e dà un solo e silenzioso Grido di essere ed è il suo Verbo; e dà un Sospiro silenzioso di essere, così amoroso in sé e nel suo Verbo, che è lo Spirito Santo. (22-6-59)
285. Il Padre è tutto l'infinito essere che, in cascate di essere, si riversa totalmente nel suo Verbo, tenendo il Padre tutto il suo essere in se stesso e nel suo Verbo; infatti il Verbo, nel cantare al Padre, gli dice, in una esplosione di essere, tutta la sua vita, restando tutti e due ardenti in un Amore tanto eterno come loro; essendo tanto infinita l'esuberanza di essere amore nel Padre e nel Verbo, che rompono in un'altra persona perfetta e compiuta, Amore di entrambi: lo Spirito Santo. (22-6-59)
292. Una sola Parola dice il Padre in un eterno e consostanziale silenzio, e questa è: Figlio; così perfettamente Figlio, che è tutto quanto è il Padre, in Espressione di divinità (19-4-77)
293. Verbo del Padre, allegria e gaudio infiniti per il tuo essere, tu ti sei anche Cantico gioioso in persona, che esprimi e dici, in un giubilo eterno, la tua vita in canzone. (26-6-59)
298. Dio mio, cerco di perdermi nelle profondità della tua profonda contemplazione, esprimendoti amorosamente in ciò che tu sei da te, senza di me, giacché nella tua gloria essenziale consiste il gaudio del mio amore puro. (26-7-59)
299. Dio parla nella sua compagnia essenziale e trinitaria, e la Parola che esplica la realtà divina viene ai suoi per continuare la sua conversazione fra noi per tutti i tempi, e così metterci nel seno della Trinità rendendoci confidenti e partecipanti nella sua comunicazione eterna. (4-9-64)
302. Padre, bisogna che tutti i tuoi figli ascoltino la Parola che esce dal tuo seno... E per questo, è necessario darla loro ardente nell'amore dello Spirito Santo. (21-3-59)
306. Oh, mia Trinità una! quando ti dico nel mio Verbo, nell'amore del mio Spirito Santo, la mia anima riposa, perché ti esprime nel modo più adeguato in cui la creatura può farlo, nel volerti dire nel tuo tutto. (22-7-61)
316. Il Padre e il Verbo sono amore per il loro essere, e anche se non sono amore per lo Spirito Santo ma per il loro essere, si amano per lo Spirito Santo. (21-9-59)
317. Il Padre e il Verbo sono amore per il loro essere, ma non in persona; e lo Spirito Santo è Amore nel suo essere e in persona. (21-9-59)
318. Il Padre, nel suo presente eterno, sta contemplando nel suo seno, non soltanto il suo essersi essenziale, ma il momento eterno in cui è generato suo Figlio, il quale è generato come frutto della sua contemplazione. E, in questo medesimo istante eterno, il Padre sta contemplando nel suo seno la persona dello Spirito Santo e la procedenza di questi come frutto amoroso del suo Figlio generato e di se stesso, generante. Che mistero! (7-10-59)
319. Il Padre genera il suo Verbo come frutto della sua contemplazione, nonostante che il Padre, nella sua contemplazione, stia contemplando il suo Verbo. (7-10-59)
320. Il Verbo sta esprimendo l'istante eterno dell'essersi del Padre, dell'essere di se stesso e del sorgere dello Spirito Santo come Amore paterno-filiale; e sta cantando come egli è dal Padre e come lo Spirito Santo è dal Padre e dal Figlio. (7-10-59) 322. Lo Spirito Santo è l'Amore che sta amando l'istante eterno in cui egli è espirato dal Padre e dal Verbo; e sta amando il Verbo che esce dal seno del Padre; e sta amando il Padre che genera, essendo egli il frutto amoroso dell'amore paterno-filiale in Bacio di fuoco. (1-7-59)
325. Come è dolce la vicinanza dello Spirito Santo, percepita nel silenzio dell'orazione, dentro l'anima e nel petto di Cristo! (11-3-75)
326. Dio mi ama, io lo amo; e questo amarci è nello Spirito Santo, Amore del Padre e del Figlio, e Amore che spinge lo stesso Dio verso l'uomo e l'uomo verso Dio. (14-10-74)
327. Dalla luce amorosa dello Spirito Santo, viene introdotta l'anima nel recondito mistero dell'Infinito Essere, per sapere, con gaudio perfetto, la scienza saporosissima di cui, soltanto nello stesso Spirito Santo, siamo capaci di godere, mediante il degustamento beatissimo della sua vicinanza. (14-10-74)
975. Quando stai in grazia, in qualsiasi momento, circostanza ed occasione in cui ti trovi, la Trinità ti sta baciando con un Bacio amoroso ed infinito, tanto divinamente, che ti sta rendendo Dio per partecipazione. (28-4-61)
977. Quale gioia sapere che quello che Dio fa in sé e per se stesso, lo fa nella mia anima per me ...! (2-12-62)
978. L'anima, poiché è libera, nel conoscere Dio aderisce a lui come questi è; e poiché è tre persone, si unisce a tutti e tre, passando a vivere, per partecipazione, con esse, della loro stessa attività, contemplando con il Padre, esprimendo con il Verbo, ed amando con e nell'Amore infinito dello stesso Spirito Santo. (9-1-65)
980. Ascolta, anima cara, che il Padre ti sta dicendo la sua infinita Parola nell'amore dello Spirito Santo, oggi, nel centro della tua anima, solamente per te; e te lo sillaba a seconda della tua capacità e della tua attuazione affinché tu, conformandoti a questo dire amoroso, ti faccia Trinità per partecipazione. (15-1063)
983. Rapita dalla verginità del tuo essere, mi sprofondo nella tua sapienza per annegare nel tuo seno adorabile e baciare, col tuo Bacio personale, le procedenze divine in quell'istante vergineo e velato, dove il Padre sta generando, in un frangente di luminosa chiarezza, la Figura della sua sostanza, nel Bacio dell'amore d'entrambi, lo Spirito Santo. (28-4-61)
984. ... bacio che la mia anima possiede e che ha in partecipazione per baciare Dio. (21-5-61)
985. Nel silenzio segreto dell'Essere, dove, in un istante eterno di verginità feconda, Dio, dal tanto «essersi», si è Tre, è posta l'anima baciando con la stessa Bocca con cui Dio si bacia nella sua Trinità una. (21-5-61)
987. Innanzi al contatto divino del tuo eterno baciare, tutta la mia anima si sente in te, o mio Amore trinitario!, bacio di divinità. (28-4-61)
988. Silenzio, che ti bacia la Divinità, scoppiando nella tua anima in Contemplazione Esplicativa di Amore. (28-4-61)
989. Quanto più ti conosco e mi affondo nel tuo mistero, tanto più aumenta la mia necessità d'essere tutta io, nel tuo seno, il tuo Bacio infinito per partecipazione. (28-4-61)
1288. Sai che nella tua anima il Padre ti sta sillabando tutto il suo essere mediante il suo Verbo, solamente per te, nello stesso istante in cui ti bacia con il suo Bacio sostanziale d'amore mutuo ed amoroso? (18-12-60)
1289. Nella nostra anima sta l'Amore infinito con sussurro sacro baciandoci nel silenzio amoroso della sua vicinanza; rispondiamogli. Lo Spirito Santo vuole operare nel nostro intimo. Cerchiamo di percepire l'aleggiare amoroso facendo silenzio. (13-375)14.
Coniando vocaboli teologici nuovi ma precisi e inseriti nella filosofia dell'essere, Trinidad si eleva nel mistero delle relazioni trinitarie per poi immergersi nella sapienza sussistente del Padre che genera il Verbo - sapienza saputa, nella sapienza amorosa dello Spirito Santo, loro Bacio d'amore personale. Dio è un solo atto di essere tre persone, atto trino e vitale.
Come Dio ha un essere che è infinito, è anche infinitamente differente il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo per le relazioni personali dell'intercomunicazione trinitaria.
Il Padre è esplosione di contemplazione di essere, il Verbo è il Grido e la canzone del Padre, lo Spirito Santo è il loro Sospiro amoroso. "Oh, mia Trinità una!".
Il Padre e il Verbo sono amore per il loro essere ma si amano per lo Spirito Santo che è Amore nel suo essere e in persona. Tutto ciò avviene anche nella tua anima in grazia, dove la Trinità ti sta baciando.
Tratto da: "In Noi una cosa sola... come Noi"