AUTORI CARMELITANI DELLA SS TRINITA

Teresa d’Avila

Giovanni della Croce

Maria Maddalena de’ Pazzi

Maria dell’Incarnazione (orsolina)

Teresa di Gesù Bambino

 

Teresa d'Avila (1515-1582)

"1562-1572: La crescita dell'esperienza mistica. -

Il 1562 è l'anno della prima redazione dell'autobiografia. Dal 1562 al 1567, Teresa trascorre un quinquennio di vita di paradiso nella nuova comunità di San Giuseppe, con un crescendo di esperienze mistiche, documentate negli ultimi capitoli della Vita (37-40), con una mistica ecclesiale che appare piena di sentimen­to e di impegno di santità nelle pagine del Cammino di Perfezio­ne. Nel secondo quinquennio di questo periodo, caratterizzato dalla prime fondazioni che si susseguono a ritmo piuttosto accelerato, s'intensificano le grazie cristocentriche e la coscienza dell'inabitazione trinitaria.

1572-1582: Matrimonio spirituale e fecondità apostolica. -

È l'ultimo decennio di vita. L'ingresso nel matrimonio spirituale è documentato nella Relazione 35 con la grazia che Teresa riceve dopo la comunione, nel monastero dell'Incarnazione di Avila, il 18 novembre 1572. Con Cristo entra nella vita trinitaria, con la presenza abituale delle divine Persone dentro di sé... Verso la fine di novembre, scrive le ultime pagine del libro, dove narra le altissime esperienze del matrimonio spirituale e dei suoi effetti caratteristici in chi vive ormai con Dio, col solo desiderio di servirlo nella Chiesa... L'ultima Relazione spirituale, del 1581, conferma che Teresa vive ormai sempre con Cristo e in comu­nione con le divine Persone che abitano dentro di lei.

Castello Interiore o Mansioni. È stato scritto da Teresa in piena maturità mistica, fra il mese di giugno e il mese di novembre del 1577, vale a dire cinque anni dopo la grazia del matrimonio spirituale e cinque anni prima della sua morte...

Altri scritti mistici... le Relazioni... appunti di grazia... dal 1560 al 1581... servono per documentare l'intensa percezione del mistero cristiano e dei misteri di Cristo e della Trinità.

Le Esclamazioni sono preghiere infuocate e venate di misticismo nelle quali si sente l'audacia della preghiera mistica teresiana. Pensieri sull'amore di Dio è il titolo di un trattatello di vita mistica che prende come spunto alcuni versetti del Cantico dei Cantici...

Le seste mansioni diventano un piccolo trattato di vita mistica... Teresa afferma che le seste mansioni sono come un purgatorio per il cielo (VII, 11, 3-6)... Un altro filone di grazia rappresenta lo scatenarsi del desiderio di vedere Dio, trascinando Dio dietro di sé nella sua amorevole rivelazione anche il corpo, nel caratte­ristico fenomeno dell'estasi... Finalmente, nelle settime mansioni, con estrema sicurezza la Santa ci offre le ultime, altissime esperienze del mistero cristiano con forme meno appariscenti, ma molto più delicate; abbiamo insieme:

- tutto l'arco delle manifestazioni trinitarie: visione della Trinità, della sua compagnia, dell'unità delle Persone (VII, 1, 6-10);

- l'esperienza del matrimonio spirituale e dell'intima comunione con Cristo (VI, 2,1-8) a immagine della comunione trinitaria... Nel mistero della Trinità

Qualche barlume del mistero trinitario, come abbiamo già detto, santa Teresa lo ha avuto durante la stesura del libro della Vita. Ma le prime esperienze risalgono al 1571 e crescono fino all'ulti­mo periodo della sua esistenza, quando la compagnia della Trinità non l'abbandona mai.

Illustrazione conoscitiva e comunicazione vitale sono le due dimensioni di questa esperienza. Prima di tutto, la scoperta della Trinità dentro di sé (R 15, 18; M VII, 1, 6), illustrata dall'eviden­za della promessa fatta da Cristo (Gv 14,23). Nella visione, Teresa capisce la comunicazione personale che ciascuna Persona divina ha con lei e con le creature e con tutto il cosmo.

Entra poi in una conoscenza superiore del mistero di Dio uno e trino; con parole ardite, ma con impeccabile precisione teologi­ca, e mirabile senso della fede ecclesiale, illustra quanto vede: tre Persone, una natura; e fra le Persone, delle quali solo il Figlio ha preso carne, una comunione di amore, di volontà e di beatitudine; è la divina "pericoresi", il cerchio di amore trinita­rio che si apre perché Teresa vi possa entrare fino al seno del Padre (R 33 e 25).

Nel vertice dell'unità divina, la Santa comprende le parole della preghiera di Gesù nell'ultima cena (Gv 17, 20.23); e con ardire profetico indica la certezza di un ritorno a questa dimora dove la nostra immagine è pure scolpita (M VII, 2, 7-8).

Al centro del mistero trinitario, Cristo rimane il rivelatore e il mediatore; è lui che porta Teresa fino al Padre (R 15, 3)". "Con l'anno 1572 si produce un cambiamento notevole nella vita spirituale di Teresa. Dopo parecchi anni di purificazioni... le sue relazioni con Dio - Persona" sono più facili, ella è arrivata al centro del castello interiore dove abita Dio. Il mutamento di prospettiva l'indica nelle parole che le dice il Signore: «Non affannarti per chiudere Me in te, ma cerca di chiudere te in Me».

L'esperienza della presenza reale di Dio nell'anima è descritta in Vita 18,15 e in Mansioni V, 1, 10 verso gli anni 1544-1554. L'esperienza di Cristo in Vita 27 è del 1560. L'esperienza della presenza trinitaria, Relazione 14, a S. Giuseppe d'Avila è del 1571, ma già dal 1565 ha una intelligenza viva del mistero trinitario: "L'anima si trova subito istruita, e vede con tanta chiarezza nel mistero della santissima Trinità e in altri misteri molto elevati da essere pronta a discuterne con tutti i teologi".

S. Teresa d'Avila descrive le tre divine persone che abitano nell'anima e si comunicano a lei "Un giorno, mentre recitavo il salmo: Quicumque vult, mi fu dato a comprenderne in modo così chiaro esser un Dio in tre Persone che ne rimasi molto sorpresa e consolata. Questa illustrazione mi aiutò molto a meglio conoscere la grandezza di Dio e le sue meraviglie. E così, quando penso alla santissima Trinità o ne sento parlare, mi par di capirne qualche cosa, e ne godo immensamente".

 

Templi di Dio

"Dio è ovunque... Dove sta Dio, ivi è il cielo... S. Agostino... dopo aver cercato il Signore in molti luoghi, lo trovò finalmente in se stesso. Ora, credete che importi poco per un'anima sogget­ta a distrazioni comprendere questa verità e conoscere che per parlare col suo Padre celeste e godere della sua compagnia non ha bisogno di salire al cielo, né di alzare la voce? Per molto basso che parli, Egli, che le è vicino, l'ascolta sempre... basta che si ritiri in solitudine e lo contempli in se stessa... Questo modo di pregare... Si chiama `Orazione di raccoglimento' perché l'anima raccoglie tutte le sue potenze e si ritira in se stessa col suo Dio. Lì il suo divino Maestro si fa sentire più presto e la prepara più prontamente ad entrare nell'orazione di quiete...

Quelle tra voi che possono rinchiudersi in questo modo nel piccolo cielo della loro anima ove abita Colui che la creò e che creò pure tutto il mondo, e si abituano a toglier lo sguardo e a fuggire da quanto distrae i sensi, camminano per buona strada e non mancheranno d'arrivare all'acqua della fonte. Per di qui si cammina molto in poco tempo, come il viaggiatore che in pochi giorni giunge al termine del viaggio se va per mare ed è favorito da buon vento, mentre assai di più ne impiega camminando per terra...

Immaginate... che dentro di voi si erga un palazzo immensamen­te ricco, fatto d'oro e di pietre preziose... voi concorrete a dargli la magnificenza che ha... questo palazzo è l'anima vostra: quan­do essa è pura e adorna di virtù, non v'è palazzo così bello che possa competere con lei. Più le sue virtù sono elevate, più le pietre preziose risplendono... dovete convincervi che nel nostro interno abbiamo veramente qualche cosa... Se procurassimo di ricordarci spesso dell'Ospite che abbiamo in noi, sarebbe impos­sibile, secondo me, abbandonarci con tanta passione alle cose del mondo, perché, paragonate a quelle che in noi portiamo, apparirebbero in tutta la loro spregevolezza...

Sapevo benissimo d'aver un'anima, ma non ne capivo il valore, né chi l'abitava, perché le vanità della vita mi avevano bendato gli occhi per non lasciarmi vedere. Se avessi inteso, come ora, che nel piccolo albergo dell'anima mia abita un Re così grande, mi sembra che non lo avrei lasciato tanto solo, ma che di quando in quando gli avrei tenuto compagnia e sarei stata più diligente per conservarmi senza macchia.

Nulla di più meraviglioso che vedere Colui che può riempire della sua grandezza mille e più mondi rinchiudersi in una cosa tanto piccola!... il palazzo della nostra anima. L'importante per noi è fargliene un dono assoluto, sgombrandolo da ogni cosa, acciocché Egli possa aggiungere e togliere come vuole, come in una sua proprietà".

"Una volta, appena fatta la comunione, mi parve chiarissima­mente che nostro Signore mi si sedesse accanto, cominciandomi a consolare con molte attestazioni di bontà, e dicendomi fra l'altro: Eccomi qui, figliuola: sono io. Mostrami le tue mani. E parve che me le prendesse. Poi, portandosele al costato, aggiun­se: Guarda le mie piaghe! Tu non stai senza di me. La vita passa rapidamente.

Ho compreso da certe sue espressioni che, dopo la sua ascensio­ne al cielo, non è più disceso sulla terra per comunicarsi agli uomini altro che nel SS. Sacramento.

Mi disse inoltre che, appena risorto, si era mostrato a nostra Signora perché ne aveva gran bisogno. Il dolore la teneva così assorta e alienata, che non riusciva a tornare in sé neppure per godere di quella gioia. E da ciò capii qualche cosa di quella mia trafittura, benché assai diversa da quella della Vergine. - Come sarà stata la sua?

Il Signore stette con lei molto tempo, essendo ciò necessario per consolarla...

Il martedì dopo l'Ascensione mi ero comunicata con difficoltà, perché avevo lo spirito così distratto che in nessuna cosa mi potevo fermare. Trattenendomi alquanto a pregare, presi a lamentarmi con nostro Signore di questa nostra misera natura. Allora la mia anima cominciò a infiammarsi, e mi parve chiara­mente di vedere in me la SS. Trinità per visione intellettuale. Mi si fece vedere sotto una certa rappresentazione, come un'imma­gine della verità, affinché la rozzezza del mio intelletto com­prendesse come Dio sia trino ed uno. Mi pareva che le tre Persone si rappresentassero distintamente nella mia anima e mi parlassero insieme, dicendomi che d'allora in poi, grazie all'aiuto che ognuna di esse mi avrebbe prestato, mi sarei migliorata in tre cose: nella carità, nel soffrire con gioia e nel sentire in me l'ardore della carità.

Vedendo in me la SS. Trinità nella maniera anzidetta, compresi il passo dove il Signore dice che le tre divine Persone abitano nell'anima in grazia.

Dopo, mettendomi a ringraziare il Signore di una grazia così eccelsa di cui mi sentivo indegna, gli chiesi con vivo affetto, perché, se doveva farmi tante grazie, non mi avesse sostenuta con la sua mano, né preservata da quelle miserie di cui il giorno prima mi ero sentita penosamente ripiena nel considerare i miei peccati. Ma vidi chiaramente quanto il Signore aveva fatto e i mezzi efficacissimi da Lui adoperati per attirarmi a sé fin dall'infanzia, e come tutto mi fosse andato a vuoto. Vidi il grande amore che lo induce a perdonarci ogni qual volta ritorniamo a Lui, amore che per molte ragioni si manifesta più in me che in altri.

L'immagine delle tre Persone in un Dio solo mi s'impresse nell'anima così al vivo da sembrarmi impossibile con tal divina compagnia - se così essa continuasse - di non star sempre raccolta".

"La presenza delle tre divine Persone di cui ho parlato in principio mi è durata quasi costantemente sino a oggi, giorno della Commemorazione di S. Paolo.

Abituata com'ero alla sola presenza di Gesù Cristo, mi pareva che la visione di tre Persone mi dovesse quasi disturbare, benché intendessi chiaramente che erano un solo Dio. E oggi, mentre ero assorta in questo pensiero, il Signore mi disse che m'ingan­navo se ritenevo le cose dell'anima come quelle del corpo: esse sono molto diverse, e l'anima ne può godere immensamente. Pensai allora a una spugna che s'imbeve e s'impregna di acqua: così l'anima mia s'impregnava di divinità e pareva godere delle tre divine Persone che teneva in sé. Intesi allora queste parole: «Non affannarti per chiudere Me in te, ma cerca di chiuder te in Me».

E mi sembrava che le tre divine Persone stessero nell'interno dell'anima mia da dove si comunicavano a tutte le cose create, nessuna esclusa, senza cessare di rimanere in me"8.

"Stando una volta in orazione, il Signore mi mostrò in un strana visione intellettuale lo stato di un'anima in grazia, nella quale vidi in visione intellettuale la SS. Trinità, dalla cui compagnia derivava all'anima un tal potere che la poneva al di sopra di tutta la terra. Compresi allora le parole dei Cantici: Veniat Dilectus meus in hortum suum et comedat".

"La vigilia di S. Sebastiano del primo anno del mio priorato all'Incarnazione, sul punto di cominciare la Salve, vidi la Madre di Dio scendere dal cielo fra una moltitudine di angeli e collocarsi al posto della Priora, là dove sta la statua della Madonna. La statua mi parve sparire per cedere il posto a questa eccelsa Signora... Ciò detto, l'anima mia entrò in quell'o­razione nella quale si gode la compagnia della SS. Trinità, e mi parve che la Persona del Padre mi attirasse a sé, dicendomi parole molto soavi. Mi disse fra l'altro, mostrandomi il gran bene che mi voleva: «Io ti ho dato mio Figlio, lo Spirito Santo e questa Vergine. E tu che mi puoi dare in ricambio?»".

"Il giorno dopo S. Matteo, mentre ero in quelle disposizioni che mi sono solite da quando ebbi la visione della SS. Trinità e del modo con cui Ella sta nell'anima in grazia, la SS. Trinità mi si rappresentò in tal maniera, per via di certe comparazioni e paragoni, d'averne io la cognizione in visione immaginaria. Altre volte... in visione intellettuale, ma la verità non mi rimaneva che per pochi giorni, dopo i quali non potevo più contemplarla, né trovarvi conforto, come ora. Riconosco che questa verità è conforme a quanto ho sentito dire dai teologi. Non l'ho mai veduto così bene come ora, benché l'abbia sempre e indubbia­mente creduto, perché tentazioni contro la fede non ne ho mai avute.

Agli ignoranti sembrerà che le Persone della SS. Trinità stiano tutte e tre in una sola persona nel modo con cui si vedono dipinte: un corpo con tre volti. Ma ciò spaventa, pare impossibi­le, nessuno riesce a pensarlo, perché l'intelletto si turba, teme di dubitarne e si perdono molti meriti.

Secondo quello che ho veduto, si tratta di tre Persone distinte che si possono vedere e a cui si può parlare separatamente: verità dimostrata pure dal fatto, secondo me, che a prendere umana carne è venuto soltanto il Figliuolo.

Queste Persone si amano, si comunicano e si conoscono.

Ma se ognuna è da sé, perché diciamo che tutte e tre sono di un'unica essenza, lo crediamo, ed è verità indiscutibile, per la quale darei mille volte la vita?

Queste tre Persone hanno una sola volontà, un solo potere e una sola autorità, per cui una non può nulla senza il concorso delle altre: infatti, tutte le creature hanno un solo creatore. Potrebbe il Figlio creare una formica senza il Padre? No, perché entrambi, unitamente allo Spirito Santo, non sono che un unico potere, per cui non vi è che un solo Onnipotente e un'unica Maestà in tutte tre le Persone.

Potrebbe un'anima amare il Padre senza amare il Figliuolo e lo Spirito Santo? No: chi ne onora una le onora tutte, e chi ne offende una le offende tutte.

Potrebbe il Padre star senza il Figliuolo e lo Spirito Santo? No, perché le tre Persone hanno un'unica essenza e non si possono separare, per cui dove si trova una vi sono anche le altre.

Ma allora com'è che le tre Persone si vedono distinte? Perché s'incarnò soltanto il Figliuolo e non il Padre e lo Spirito Santo? Questo non l'ho compreso, ma lo san bene i teologi. So che nell'opera meravigliosa dell'Incarnazione presero parte tutte e tre, ma quanto al modo non vi penso molto, afferrandomi immediatamente alla verità che Dio è onnipotente, che ha fatto quello che ha voluto e che farà quello che vorrà. Meno vi capisco, più vi credo e più ne sento devozione.

Sia Egli per sempre benedetto! Amen".

"Il giorno di S. Agostino, appena dopo la comunione, non so come, mi fu dato d'intendere, anzi quasi di vedere - per una visione intellettuale molto rapida - come le tre Persone della SS. Trinità, che porto impresse nell'anima, siano fra loro una cosa sola".

"Una volta ero raccolta con la compagnia che porto sempre nell'anima. Dio mi sembrava così presente che mi ricordai di ciò che disse S. Pietro: Tu sei il Cristo, figlio di Dio vivo, perché mi stava vivo nell'anima.

Questa presenza non è come nelle altre visioni: essa fortifica la fede in tal modo da non poter affatto dubitare che la SS. Trinità sia nelle anime nostre per presenza, per potenza e per essenza: verità di grandissimo vantaggio a chi l'intende.

Siccome ero tutta confusa nel vedere sì eccelsa Maestà in una creatura tanto vile, come l'anima mia, intesi dirmi così: «Non è vile, figliuola, perché è fatta a mia immagine».

Intesi pure qualche cosa per cui Dio si compiace di più delle nostre anime che non delle altre creature; ma sono ragioni così sublimi che non so affatto manifestare, nonostante che l'intellet­to le abbia subito comprese...

Una volta, mentre ero con la presenza delle tre divine Persone che porto nell'anima, Esse mi si fecero vedere in una luce così viva da non più avere alcun dubbio che Dio vivo e vero fosse in me. Intesi delle cose che ora non saprei ripetere, e segnatamente perché si fosse incarnata la Persona del Figlio e non le altre, ma ora non saprei dirne una parola: sono cose che passano nell'ani­ma con tanta segretezza che l'intelletto sembra percepirle alla maniera di una persona addormentata o semisveglia riguardo a quello che le si dica.

Pensando poi alla miseria di questa vita che ci impedisce di star sempre in quell'ammirabile compagnia, andavo dicendo tra me: «Signore, datemi qualche mezzo per poterla sopportare!». Ed Egli: «Pensa, figliuola, che dopo morte non mi potrai più servire come ora. Mangia per me, dormi per me, quello che fai fallo per me, come se non vivessi più per te, ma solo per me. Così diceva S. Paolo»...

Un giorno, appena comunicata, mi fu dato d'intendere che il corpo sacratissimo di Cristo vien ricevuto nell'interno dell'anima dallo stesso suo Padre. Compresi chiaramente che le tre divine Persone sono dentro di noi e che il Padre gradisce molto l'offerta che gli facciamo di suo Figlio, perché gli si offre la possibilità di trovare in Lui le sue delizie e le sue compiacenze anche sulla terra".

"Per ciò che riguarda le tre divine Persone, comprendo chiara­mente che sono fra loro distinte, come ieri vidi separatamente Vostra Grazia quando parlava con il P. Provinciale. Tuttavia, ripeto, si tratta di una strana certezza, perché non sento e non vedo nulla, né con gli occhi del corpo né con quelli dell'anima. Eppure ci si accorge quando le tre Persone spariscono. Non so come ciò avvenga, ma so bene che non è mia immaginazione. Alle volte infatti, finita la grazia, mi sono sforzata di rappresen­tarmele di nuovo, ma non vi sono mai riuscita. Perciò lo so per esperienza. E altrettanto si dica, per quanto mi è permesso giudicare, di ciò che finora ho narrato. Ricevendo questi favori da vari anni, ho avuto modo di esaminarne il procedimento, per cui posso parlarne con sicurezza.

Noti anche questo che è vero. Mi sembra di poter affermare chi sia la Persona che mi parla sempre. Altrettanto non potrei dire delle altre due. So che una non mi ha mai parlato. Il motivo non lo so. Del resto, temendo di qualche illusione diabolica, non chiedo altra grazia che di far sempre la volontà di Dio. E per la medesima ragione non lo chiedo neppur ora.

Mi pare che la prima Persona mi abbia parlato qualche volta, ma non oso affermarlo, perché presentemente non ricordo bene, essendomi anche dimenticata di ciò che mi ha detto. Del resto, ho già spiegato ogni cosa e molto a lungo nello scritto che lei sa, benché non ricordi se l'abbia fatto con le medesime parole. Benché le tre divine Persone si diano a vedere distinte in una maniera elevata, tuttavia l'anima conosce che sono un Dio solo. Non ricordo se nostro Signore mi abbia parlato in altro modo che con la sua Umanità. Posso però affermare che in questo non vi è alcuna illusione".

"Le visioni immaginarie sono cessate. Però, mi pare di aver sempre innanzi la visione intellettuale delle tre divine Persone e dell'Umanità di nostro Signore: grazia che mi pare assai più grande...

Una volta introdotta in questa mansione, le si scoprono, in visione intellettuale, le tre Persone della santissima Trinità, come in una rappresentazione della verità, in mezzo a un incendio, simile a una nube risplendentissima che viene al suo spirito. Le tre Persone si vedono distintamente, e l'anima, per una nozione ammirabile di cui viene favorita, conosce con certezza assoluta che tutte e tre sono una sola sostanza, una sola potenza, una sola sapienza, un solo Dio. Ciò che crediamo per fede, ella lo conosce quasi per vista, benché non con gli occhi del corpo né con quelli dell'anima, non essendo visione immagina­ria. Qui le tre Persone si comunicano con lei, le parlano e le fanno intendere le parole con cui il Signore disse nel Vangelo che Egli col Padre e con lo Spirito Santo scende ad abitare nell'anima che lo ama ed osserva i suoi comandamenti.

O Dio! Che differenza udire e credere a queste parole dall'in­tenderne la verità nel modo che ho detto! Lo stupore dell'anima va ogni giorno aumentando, perché le pare che le tre divine Persone non l'abbandonino più. Le vede risiedere nel suo interno, nella maniera già detta, e sente la loro divina compa­gnia nella parte più intima di se stessa, come in un abisso molto profondo che per difetto di scienza non sa definire.

Stando a quello che ho detto, vi sembrerà che l'anima non sia in se stessa, ma tanto assorbita da non intendere nulla. Eppure, per ciò che riguarda il servizio di Dio, è molto più in sé di prima, tanto che appena espletate le sue occupazioni, si raccoglie con quella dolce compagnia, mentre il Signore non lascia di farle sentire la sua continua presenza, né mai più l'abbandona se non sia prima lei a lasciarlo. Ma grande è la sua fiducia che Dio, dopo averle concesso questa grazia, non permetterà che la perda. E così infatti può credere, malgrado che non lasci di diportarsi con la maggior attenzione possibile per non offender­lo in nulla.

Dovete sapere che la vista di questa divina presenza non dura sempre così perfetta - dico in modo così chiaro - come al momento della sua prima manifestazione, o come quando il Signore si compiace di ripeterne la grazia.

Se fosse così, sarebbe impossibile non solo occuparsi in altra cosa, ma neppur vivere fra gli uomini. Però, quantunque la visione non sia sempre così chiara, tuttavia l'anima non lascia mai di avvertire di essere in quella compagnia.

Ecco un paragone: una persona si trova con molte altre in una stanza inondata di luce. Si chiudono le finestre e si rimane al buio. Ora, quella persona non lascia certo di credere che le altre siano là per il fatto che, mancando la luce, non le vede e non le vedrà fino al ritorno della luce."

"La pace interiore in cui sono, la poca forza che han le gioie e i dispiaceri per togliermela, la presenza delle tre divine Persone che mi dura sì a lungo da non poterne dubitare, mi fanno pensare a quel che dice S. Giovanni, cioè che la santissima Trinità stabilisce la sua dimora nelle anime; e ciò non soltanto con la grazia, ma anche con la sensazione della sua presenza, la quale porta con sé una innumerevole quantità di beni, senza bisogno di tante considerazioni. Questa grazia mi è quasi ordi­naria, eccetto quando mi si aumentano i dolori, perché, alle volte, pare che Dio mi voglia far soffrire senza alcuna interna consolazione. Tuttavia la mia volontà non vuole che la sua, alla quale non si oppone neppure per un primo moto. Vi sono talmente sottomessa che non desidero più di vivere che di morire. Se bramo la morte è solo in quei brevi istanti in cui sospiro di vedere Iddio. Ma sparisce anche la pena di questa lontananza appena mi si affacciano le tre divine Persone che porto in me sì al vivo. E l'anima mia torna a bramare di vivere, se così piace al Signore, per poterlo servire un po' di più. Se potesse contribuire in qualche cosa per farlo amare e lodare da un'anima, anche solo per poco tempo, le sembrerebbe assai più importante che di esser già nella gloria".

Teresa parla di visione intellettuale della SS. Trinità, di una sensazione della sua presenza, delle tre persone distinte nell'u­nità, della loro comunione con l'anima, grazia che porta con sé una innumerevole quantità di beni e che la rende attiva ma immersa nella compagnia delle persone divine inabitanti, come una spugna o un diamante in cui abita ,il sole.

S. Teresa però non s'inoltra a descrivere la vita dell'anima nei Tre.

Notevole la visione delle tre divine persone inabitanti che si comunicano al creato: la Trinità è attiva e si dona al mondo, rimanendo nell'anima in grazia. L'anima deve cercare di "chiu­dersi" nelle tre divine persone. Ella è elevata alla contemplazio­ne delle relazioni tra le divine persone ma in quanto inabitanti, mentre la patristica sviluppa piuttosto primariamente le relazio­ni in se stesse e conseguentemente il tema dell'inabitazione.

 

Giovanni della Croce (1542-1591)

"E tra i beni soprannaturali, che più si attagliavano al «gran vuoto» del suo cuore, famelico e sitibondo di luce, di amore e di vita, spiccava, - sovrano, - il Mistero della SS. Trinità, di cui era estremamente devoto: «devotissimo in extremo». Era, questo, il «suo mistero preferito».

La Trinità formava l'oggetto più delizioso delle sue prolungate contemplazioni. Nel carcere di Toledo temperava l'onda amara delle sue tribolazioni col ricordo delle Tre Divine Persone, e si sprigionava col canto, esaltando le loro comunicazioni «ad in­tra»...

Tipico, a proposito, è l'episodio successo tra il nostro Santo e la S.M. Teresa di Gesù, nel parlatorio dell'Incarnazione, ad Avila, in una festa della Santissima Trinità: Beatrice de Cepeda e Ocampo li sorprese ambedue - Teresa in ginocchio e Giovanni con la sua sedia - elevati da terra, fino a toccare il soffitto, trasportati dall'ardore sovrumano, che li animava nell'intratte­nersi sull'oggetto della solennità ricorrente".

"La Trinità in Cristo. Ciò che forma realmente l'unione sono le persone, il loro essere, i loro atteggiamenti, la loro comunione. Esse partecipano come sono: l'uomo come uomo, Dio come Dio. Sebbene la relazione sia mutua e utilizzi ordinariamente la forma attiva (unione dell'uomo con Dio), la realtà profonda procede in direzione inversa: «Essendo Dio qui il principale amante» (C 31,2): lo Spirito Santo è «il principale agente e guida e motore delle anime» (F 3,46); è Cristo lo sposo che cerca e s'adopera di «liberare questa sua sposa» (C 22,1).

Dio caratterizza l'unione mistica con il suo essere personale, cioè come Padre, Figlio e Spirito Santo. Il carattere Trinitario dell'esperienza mistica, che s'impone con tanta forza nel finale del Cantico e in tutta la Fiamma, non è qualcosa che spunta senza radici, un frutto dell'improvvisazione. Si allaccia con l'origine dell'economia divina, come lo ha descritto nelle Ro­manze: Padre, Figlio, Spirito Santo, l'incarnazione, la redenzio­ne. Coerente con questo principio, il Santo scrive a proposito della più alta grazia d'unione: «Questo è essere trasformata nelle tre Persone in potenza, sapienza e amore; e in questo l'anima è simile a Dio, e, perché potesse giungere a tanto, la creò a sua immagine e somiglianza» (C 39,4)...

Gli autori si sono fissati particolarmente sulla grazia della "spirazione" (C 39, 3-4). Il Santo si riferisce esplicitamente allo stato di gloria, ma avverte che in qualche modo esso è anticipato nella trasformazione terrena. Lo Spirito Santo solleva l'anima, l'informa e la abilita, perché essa spiri in Dio la stessa operazio­ne d'amore con cui comunicano tra di loro le Persone della Santissima Trinità. Ma invece di analizzare maggiormente la natura di questa spirazione, egli passa a mostrare la sua possibi­lità e realtà ricorrendo al mistero cristiano".

"Il Padre non riposa né sta in altro luogo che nel suo Figlio, unica sua delizia, nel quale riposa comunicandogli tutta la sua essenza, sul mezzogiorno, cioè nell'eternità, dove lo ha generato e sempre lo genera. Dunque il Verbo divino dove il Padre si pasce con gloria infinita e questo petto fiorito dove Egli prende riposo con immenso diletto amoroso, nascosto ad ogni creatura mortale, chiede ora l'anima sposa quando dice: Dove ti nascon­desti?

Affinché quest'anima sitibonda nella vita presente riesca a tro­vare il suo Sposo e unirsi con Lui per unione di amore, secondo quanto è possibile, e mitighi la sua sete almeno con una goccia che di Lui si può gustare in terra, sarà bene che io risponda a quello che ella chiede allo Sposo. Sostituendomi a Lui, le mostrerò il luogo più sicuro dove Egli si nasconde, perché sicuramente ve lo trovi con la maggiore perfezione e con il maggior sapore possibile in questa vita, e così non incomincerà ad andare vagando inutilmente dietro le orme delle sue compa­gne.

A tale scopo c'è da notare che il Verbo Figlio di Dio, insieme con il Padre e con lo Spirito Santo essenzialmente e presenzial­mente se ne sta nascosto nell'interno dell'anima. Quindi l'anima che vuol trovarlo, deve allontanarsi secondo l'affetto e la volontà da tutte le cose e ritirarsi in sommo raccoglimento dentro di sé, come se tutto il resto non esistesse. Per questo S. Agostino, parlando con Dio, dice nei soliloqui: Non ti trovavo, Signore, di fuori, perché cercavo malamente fuori te, che stavi dentro.

Dio dunque è nascosto nell'anima dove il bravo contemplativo deve cercarlo amorosamente, dicendo: Dove ti nascondesti?". "Questo spirare dell'aura è una capacità ricevuta dall'anima nella comunicazione dello Spirito Santo, il quale con la sua spirazione divina l'innalza in maniera sublime e la informa e le dà capacità affinché ella spiri in Dio la medesima spirazione di amore che il Padre spira nel Figlio e il Figlio nel Padre, che è lo stesso Spirito Santo, che in questa trasformazione spira in lei nel Padre e nel Figlio per unirla a sé. Infatti non sarebbe questa vera e totale trasformazione se l'anima non si trasformasse nelle Tre Persone della Santissima Trinità in un grado chiaro e manifesto.

Tale spirar dello Spirito Santo, per mezzo del quale Dio la trasforma in sé, procura all'anima un diletto tanto sublime, delicato e profondo che non può essere espresso da lingua mortale e non può essere appreso, neppure in parte, dall'intel­letto umano in quanto tale. Non si può riferire nemmeno quello che nella trasformazione temporale avviene nell'anima circa tale comunicazione perché ella, trasformata in Dio e unita con Lui, spira a Dio in Dio la stessa spirazione che il Signore compie in lei divinamente trasformata.

Nella trasformazione a cui l'anima giunge in terra, questo spirar passa da Dio a lei e da lei a Dio con molta frequenza, con altissimo diletto di amore in lei, anche se non è in grado svelato e manifesto, come nell'altra vita.

Mi pare che ciò voglia dire S. Paolo quando scrive: Poiché siete figli di Dio, Egli ha inviato nei vostri cuori lo Spirito del Figlio suo il quale grida: Abba, Padre (Gal. 4, 6), la qual cosa accade ai beati del cielo e ai perfetti della terra nella maniera suddetta.

Non c'è da meravigliarsi che l'anima sia capace di una cosa tanto sublime, cioè che ella per partecipazione spiri in Dio come Dio spira in lei. Infatti, dato che Dio le faccia la grazia di essere unita con la Santissima Trinità, grazia per cui ella diventa deiforme e Dio per partecipazione, non è più incredibile che anch'ella compia il suo atto d'intelletto, di notizia e di amore nella Trinità congiuntamente con essa e come la stessa Trinità, ma per partecipazione, poiché è Dio stesso che la compie in lei. Ecco che cosa vuol dire essere trasformati nelle Tre Persone in potenza, in sapienza e in amore, in cui l'anima è simile a Dio, il quale la creò a sua immagine e somiglianza perché potesse giungere a tale meta.

Non è possibile né sapere né descrivere come ciò avvenga. Si può soltanto dire che il Figlio di Dio ci ottenne e ci meritò di giungere ad un grado tanto sublime, afferma S. Giovanni, di potere essere figli di Dio (I, 12); perciò Egli stesso lo chiese al Padre dicendo: Padre, che quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, affinché vedano la gloria che mi hai concesso (Ibid. 17, 24), vale a dire che per partecipazione essi compiano in noi la stessa azione che io compio per natura, cioè quella di spirare lo Spirito Santo. E soggiunge: Padre, non prego solamente per i presenti, ma anche per quelli che, per la loro parola, crederanno in me: che tutti siano una cosa sola; come tu, o Padre, sei in me ed io in te, così essi siano in noi una medesima cosa. Ed io ho dato loro la gloria che mi desti, perché siano una sola cosa come noi lo siamo. Io in essi e tu in me affinché siano perfetti nell'unità, perché il mondo conosca che mi hai mandato e che li amasti come hai amato me (Gv. 17, 20.23), cioè comunicando loro il medesimo amore che al Figlio, anche se ciò non avviene per natura come a Lui, ma per unione e trasformazione di amore. Anche questa frase non va intesa nel senso che il Figlio chieda al Padre che i Santi siano una cosa sola essenzialmente e naturalmente come lo sono il Padre e il Figlio, ma che lo siano per unione di amore, come il Padre e il Figlio vivono in unità di amore.

Perciò le anime possiedono per partecipazione gli stessi beni che Egli possiede per natura. In forza di ciò esse sono veramente Dio per partecipazione, uguali a Lui e sue compagne. Perciò S. Pietro dice: Siano complete in voi la grazia e la pace nella cognizione di Dio e di Gesù Cristo Nostro Signore in quella maniera in cui ci sono date tutte le cose necessarie alla vita e alla pietà, per mezzo della conoscenza di colui che ci chiamò con la sua gloria e virtù e per mezzo del quale ci dette promesse molto grandi e preziose, affinché per queste diventassimo partecipi della divina natura (2 Piet. I, 2-4). Fin qui sono parole di S. Pietro. In esse si fa intendere chiaramente che l'anima partecipa di Dio compien­do con Lui, in compagnia di Lui, l'opera della Santissima Trinità tra lei e Dio. Se è vero che ciò si verifica perfettamente solo nell'altra vita, tuttavia anche in questa, allorché si giunga allo stato perfetto, come ha fatto l'anima di cui parliamo, se ne gusta un grande saggio, quantunque non si sappia esprimere.

O anime create per queste grandezze e ad esse chiamate, che cosa fate? In che cosa vi intrattenete? Le vostre aspirazioni sono bassezze e i vostri beni miserie.

O misera cecità degli occhi dell'anima vostra, poiché siete ciechi dinanzi a tanta luce e dinanzi a così grandi voci sordi, senza accorgervi che mentre andate in cerca di grandezze e di gloria rimanete miseri e vili, ignari e indegni di tanto bene!".

"Questo spirare dell'aria è la capacità di amare perfettamente Dio chiesta dall'anima allo Spirito Santo.

La chiama spirar dell'aria, poiché è un delicatissimo tocco e sentimento di amore che comunemente viene prodotto nell'ani­ma nella comunicazione dello Spirito Santo, il quale con il suo divino spirare innalza l'anima in maniera sublime e la informa affinché ella compia in Dio la medesima spirazione di amore che il Padre spira nel Figlio e il Figlio nel Padre, che è lo stesso Spirito Santo che in questa trasformazione spira in lei. Infatti non sarebbe vera questa trasformazione se l'anima non si unisse e trasformasse anche nello Spirito Santo come nelle altre due Persone divine, anche se ciò, a causa della vile condizione di questa vita, accade in un grado non chiaro né manifesto.

Tutto ciò costituisce per lei una gloria così alta e un diletto così profondo e sublime che non può essere descritto da lingua mortale e non può essere compreso dall'intelletto umano in quanto tale.

L'anima dunque unita e trasformata in Dio spira in Dio a Dio la stessa spirazione che Egli, stando in lei, spira in se stesso a lei, che è quanto credo che abbia inteso dire S. Paolo quando scrive: Quoniam autem estis filii Dei, misit Deus Spiritum Filii sui in corda vestra clamantem: Abba, Pater (Gal. 4,6), che significa: Poiché siete figli di Dio, Egli ha mandato nei vostri cuori lo Spirito del Figlio suo, il quale grida: Abba, Padre, la qual cosa accade ai perfetti nella maniera suddetta.

Non c'è da meravigliarsi che l'anima provi una cosa tanto sublime poiché, dato che Dio le faccia la grazia di giungere ad essere deiforme e unita con la SS. Trinità, in cui ella diventa Dio per partecipazione, è forse più incredibile che ella compia anche una sua azione di intelletto, di notizia e di amore nella Trinità congiuntamente con essa e come la stessa Trinità, ma per partecipazione, dato che è Dio stesso che la compie in lei?

Non è possibile né sapere né descrivere come ciò avvenga. Si può soltanto dire che il Figlio di Dio ci ottenne e ci rimeritò di giungere ad un grado tanto sublime come afferma S. Giovanni (1,12) di poter essere figli di Dio e perciò Egli stesso lo chiese al Padre dicendo: Pater, volo ut quos dedisti mihiy ut ubi sum ego, et illi sint mecum ut videant claritatem meam quam dedisti mihi (Gv. 17,24), cioè: Padre, io voglio che quelli che mi hai dato, stiano con me dove sono io, affinché vedano la gloria che mi hai dato, vale a dire, che per partecipazione compiano in noi la stessa azione che io compio per natura, cioè quella di spirare lo Spirito Santo. E soggiunge: Padre, non prego solamente per i presenti, ma anche per quelli che, per la loro parola, crederanno in me. che tutti siano una cosa sola, come tu, o Padre, sei in me ed io in te, così essi in noi una medesima cosa. E io ho dato loro la gloria che mi desti, perché siano una sola cosa come noi lo siamo. lo in essi e tu in me affinché siano perfetti nell'unità, perché il mondo conosca che mi hai mandato e che li amasti come hai amato me (Gv, 17, 20-23), cioè comunicando loro il medesimo amore che al Figlio, anche se ciò non avviene per natura come a Lui, ma per unione e trasformazione di amore...

L'anima partecipa di Dio compiendo con Lui, in compagnia di Lui, l'opera della Santissima Trinità nel modo già descritto a causa dell'unione sostanziale esistente tra lei e Dio. Se è vero che ciò si verifica perfettamente solo nell'altra vita, tuttavia anche in questa allorché si giunge allo stato perfetto, se ne gusta un grande saggio, quantunque non si sappia esprimere.

O anime create per queste grandezze e ad esse chiamate, che cosa fate? In che cosa vi intrattenete? Le vostre aspirazioni sono bassezze e i vostri beni miserie. O misera cecità degli occhi dell'anima vostra, poiché siete ciechi dinanzi a tanta luce e dinanzi a così grandi voci sordi, senza accorgervi che, mentre andate in cerca di grandezze e di gloria, rimanete miseri e vili, ignari e indegni di tanto bene!"

"Non deve meravigliare il fatto che Dio faccia grazie tanto sublimi e straordinarie alle anime a cui vuole concedere i suoi doni. Se infatti consideriamo che tali favori con amore e bontà infinita vengono compiuti da Dio in quanto Dio, la cosa non ci sembrerà strana poiché Egli stesso afferma che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sarebbero discesi in chi lo avesse amato e vi avrebbero preso dimora (Gv. 14, 23), il che sarebbe avvenuto facendolo inabitare nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo e facendogli vivere la vita stessa di Dio".

"E non si deve reputare incredibile che in un'anima, già esami­nata, sottoposta a prova e purificata con il fuoco delle tribola­zioni, dei travagli e di molte tentazioni e trovata fedele nell'amo­re, si compia la promessa fatta dal Figlio di Dio che la Santissi­ma Trinità sarebbe discesa per inabitarvi in colui che lo amasse (Gv. 14, 23), illuminandole divinamente l'intelletto nella sapien­za del Figlio, dilettandole la volontà nello Spirito Santo e assorbendola il Padre con grande veemenza nell'amplesso gene­roso della sua dolcezza"24.

"O cauterio soave! O deliziosa piaga! O blanda mano! o tocco delicato, che sa di vita eterna, e ogni debito paga!

Morte in vita, uccidendo, hai tu cambiato!

In questa strofa l'anima fa capire come siano le tre Persone della Santissima Trinità, Padre, Figliolo e Spirito Santo, a compiere in lei la divina opera dell'unione. E così la mano, il cauterio e il tocco sono in sostanza una cosa medesima, ma l'anima usa questi tre termini in quanto convengono alle tre Divine Persone, a seconda dell'effetto che ciascuna produce. Il cauterio è lo Spirito Santo, la mano il Padre e il tocco il Figlio. Ella quindi esalta il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, facendo risaltare tre grandi grazie e favori che le Divine Persone produ­cono in lei, con i quali le cambiano la morte in vita, trasforman­dola in sé.

La prima è una piaga deliziosa che l'anima attribuisce allo Spirito Santo e perciò viene chiamata cauterio soave.

La seconda è un gusto di vita eterna, che ella attribuisce al Figlio dandogli quindi nome di tocco delicato.

La terza è la trasformazione in Dio, cioè un dono con cui l'anima viene ricompensata molto largamente; viene attribuita al Padre e perciò viene detta mano blanda.

Sebbene l'anima nomini tutte e tre le Divine Persone a cagione delle proprietà degli effetti che esse producono, parla però con una sola di loro dicendo: in vita hai tu cambiato, poiché tutte e tre agiscono insieme e quindi l'anima attribuisce tutto ad una e tutto a tutte.

Segue il verso:

O cauterio soave!

Questo cauterio è lo Spirito Santo poiché, come Mosè afferma nel libro del Deuteronomio (4, 24), nostro Signore Dio è un fuoco consumante, cioè un fuoco di amore, il quale, possedendo una forza infinita, può infinitamente consumare e, divampando con grande veemenza, trasformare in sé quanto tocca, ma brucia ciascuno a seconda della sua disposizione e quanto e come e quando vuole".

"O cauterio soave! O deliziosa piaga! O blanda mano! o tocco delicato, che sa di vita eterna, e ogni debito paga!

Morte in vita, uccidendo, hai tu cambiato! Spiegazione

In questa strofa fa capire come siano le tre Persone della Santissima Trinità, Padre, Figliolo e Spirito Santo, a compiere in lei la divina opera dell'unione. E così la mano, il cauterio e il tocco sono in sostanza una cosa medesima, ma l'anima usa questi tre termini in quanto convengono alle tre Divine Persone, a seconda dell'effetto che ciascuna produce... Ella quindi esalta il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, facendo risaltare tre grandi grazie e favori che le Divine Persone producono in lei, con i quali le cambiano la morte in vita, trasformandola in sé.

La prima è una piaga deliziosa che l'anima attribuisce allo Spirito Santo e perciò viene chiamata cauterio.

La seconda è un gusto di vita eterna, che ella attribuisce al Figlio dandogli quindi nome di tocco delicato.

La terza è un dono con cui l'anima viene ricompensata molto largamente; viene attribuita al Padre e perciò viene detta mano blanda.

Sebbene l'anima nomini tutte e tre le Divine Persone a cagione delle proprietà degli effetti che esse producono, parla però con una sola di loro dicendo: in vita hai tu cambiato, poiché tutte e tre agiscono insieme e quindi l'anima attribuisce tutto ad una e tutto a tutte".

"Il Padre pronunciò una parola, che fu suo Figlio e sempre la ripete in un eterno silenzio; perciò in silenzio essa deve essere ascoltata dall'anima".

S. Giovanni della Croce espone altri aspetti non presenti in S. Teresa.

1) la capacità che l'anima ha ricevuto dallo Spirito Santo di spirare in Dio la medesima spirazione di amore che il Padre spira nel Figlio e il Figlio nel Padre, che è lo stesso Spirito Santo 2) la trasformazione dell'anima nelle Tre Persone della Santissi­ma Trinità. Esse non solo sono presenti e operanti ma trasfor­manti, ri-creanti l'anima a propria immagine e somiglianza per unione e trasformazione di amore

3) accentua di più il fatto che la venuta e la dimora nell'anima del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, consiste nel farla inabitare in se stessi comunicandole la vita di Dio.

 

Maria Maddalena de' Pazzi (1566-1604)

Vede le tre Persone divine «influirsi l'una l'altra li sua divini influssi con modo indicibile. Il Padre influiva al Figliuolo el Figliuolo rinfluiva nel Padre. Influiva ancora esso Padre et Figliuolo allo Spirito Santo; et esso Spirito Santo rinfluiva nel Padre e nel Figliuolo, e continuamente vedeva mandarsi essi divini influssi».

«Al Padre s'appartiene la potentia con la gubernatione; al Verbo la sapentia con la comunicazione; allo Spirito Santo la bontà co' sua influssi e tranquillità»

 

Maria dell'Incarnazione (1599-1672) orsolina

"in questo istante diventarono immobili tutte le forze della mia anima e subirono l'impronta del santo mistero. Questa impres­sione era senza forma e figura, ma più chiara ed evidente di ogni luce, così che io riconobbi che la mia anima era nella verità. Egli mi fece riconoscere in un unico istante lo scambio tra le divine Persone: l'amore del Padre, il quale contemplando se stesso, genera il Figlio, come ciò è accaduto dall'eternità e resterà eterno... Poi la mia anima fece esperienza di come l'amore reciproco del Padre e del Figlio dà origine allo Spirito Santo in una mutua immersione dell'amore, senza una qualsiasi mescolanza. Quando io vidi le distinzioni, riconobbi la natura delle tre divine Persone: io riconobbi in un unico istante, senza intervallo di tempo benché si possa dire soltanto con parecchie parole, l'unità, le distinzioni e il proprio operare in loro stesse e verso l'esterno".

"Facevo talvolta, ad ognuna delle Persone divine sacrificio di ognuna delle mie potenze. Immolavo la mia memoria all'eterno Padre per dimenticare tutte le creature e non pensare più che a lui solo. Sacrificavo il mio intelletto alla Persona del Figlio perché ne fosse egli stesso il verbo e il termine di tutte le mie concezioni. Offrivo la mia volontà allo Spirito Santo, affinché non fosse mai occupata da un altro amore, né infiammata da un altro fuoco che da lui stesso, che è il fuoco e l'amore personale del Padre e del Figlio...

In tali occasioni, la mia anima conosceva le operazioni distinte di ognuna delle tre Persone divine. Quando il sacro Verbo operava in me, il Padre e lo Spirito Santo guardavano la sua operazione, e tuttavia ciò non impediva l'unità, perché si conce­pisce l'unità e la distinzione, senza confusione, e tutto ciò in modo inenarrabile, ognuna delle Persone essendo libera nella sua operazione...

Né i libri né lo studio possono insegnare tale linguaggio tutto celeste e divino. Esso proviene dalla dolce aura dei reciproci amplessi di quell'adorabilissimo Verbo e dell'anima".

Maria dell'Incarnazione è più presa dalle relazioni reciproche delle tre divine persone che dal suo coinvolgimento in esse.

 

Teresa di Gesù Bambino (1873-1897)

"Se seguiamo con esattezza la relazione dei suo stati spirituali, noteremo che soltanto a partire dal 1894 ella comincia a nomi­nare la presenza distinta delle tre Persone divine. Mentre fino allora aveva sperimentato la presenza di Gesù nella sua anima, adesso aggiunge: «Con lui vengono a prendere possesso delle nostre anime le altre due Persone della Santa Trinità». Una volta acquisita l'esperienza trinitaria, il suo frutto rimane, ed è così che, qualche mese prima di morire, Teresa compone questa preghiera "che racchiude tutti i suoi desideri": «Padre misericor­dioso, in nome del nostro dolce Gesù; io ti chiedo di infiammare la mia sorella del tuo Spirito d'Amore e di concederle la grazia di farti molto amare». E in una poesia aveva indicato in modo semplice, ma estremamente sentito, la condizione fondamentale dell'esperienza trinitaria: la presenza dell'amore.

Si noti pure che il suo atto di offerta all'amore misericordioso è diretto alla SS.ma Trinità; che nell'invocazione appassionata al Verbo con cui conclude le pagine scritte nel Settembre 1896 per sua sorella Maria, gli ricorda che Egli venne «a rubare tutte le anime per immergerle nel centro della SS.ma Trinità, eterno focolare di amore»; nel secondo blasone del suo stemma «il triangolo luminoso rappresenta la SS.ma Trinità che non cessa di effondere i suoi doni inestimabili sull'anima della piccola Teresa»... nella sua spiegazione simbolica del caleidoscopio «la SS.ma Trinità figurata dai tre specchi convergenti è quella che dà alle nostre azioni, anche più piccole, un riflesso ed una bellezza impareggiabili»".

"Che misterioso richiamo è quello dello Sposo! Noi non osava­mo più rivolgere uno sguardo su noi stesse, tanto eravamo convin­te di essere prive di ogni splendore e di ogni ornamento, e Gesù ci chiama. Egli vuole mirarci a suo agio, ma non è solo: insieme con lui le altre due Persone della Trinità santa vengono a prendere possesso della nostra anima... Gesù l'aveva promesso altra volta, quando stava per risalire al Padre suo e Padre nostro.

Diceva con ineffabile tenerezza: «Se qualcuno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio l'amerà, e verremo a lui e porremo in lui la nostra dimora».

Osservare la parola di Gesù, ecco l'unica condizione della nostra felicità, la prova del nostro amore per lui. Ma che cos'è mai questa parola?... Mi sembra che la parola di Gesù sia lui stesso, lui Gesù, il Verbo, la Parola di Dio!...

Quale felicità pensare che il buon Dio, la Trinità tutta intera ci guarda, è in noi, e si compiace a rimirarci. Ma che cosa vede nel nostro cuore, se non «cori di musica in un campo di battaglia?» (Cant., c. VII, v. 1)... Il nostro Dio, l'Ospite del nostro cuore, lo sa bene e per questo viene in noi con l'intenzione di trovare una tenda vuota, in mezzo al campo di battaglia della terra. Non chiede altro che questo e lui stesso è il musico divino che s'incarica del concerto. Ah! se udissimo questa ineffabile armo­nia, se una sola vibrazione giungesse alle nostre orecchie!...

«Noi non sappiamo chiedere nulla nel modo dovuto, ma lo Spirito domanda in noi con gemiti inesprimibili» (San Paolo). Non ci rimane dunque che dare la nostra anima, abbandonarla al nostro grande Iddio. Che importa allora se è senza doni che splendino al di fuori, quando dentro splende il Re dei re in tutta la sua gloria?...

Come dev'essere grande un'anima per contenere un Dio! E tuttavia l'anima del bambino di un giorno è per lui un paradiso di delizie. Che sarà allora delle nostre anime che hanno lottato, sofferto per rapire il cuore del loro Diletto? ..."

 

Vivere d'amore

"2 - Vivere d'amore è custodirti, Verbo inereato! Parola del mio Dio! Io t'amo, e tu lo sai, divino Gesù! Lo Spirito d'amore m'incendia col suo fuoco. Amando Te attiro il Padre, che il mio debole cuore conserva, senza scampo. O Trinità! Sei prigioniera del mio amore"36.

 

Atto d'offerta all'amore misericordioso di Dio

J. M.J.T.

Offerta di me stessa come vittima d'olocausto all'Amore misericor­dioso del buon Dio.

Mio Dio! Trinità beata, desidero amarvi e farvi amare, lavorare per la glorificazione della santa Chiesa, salvando le anime che sono sulla terra e liberando quelle che sono nel purgatorio. Desidero compiere perfettamente la vostra volontà e arrivare al grado di gloria che m'avete preparato nel vostro regno. In una parola, desidero essere santa, ma sento la mia impotenza e vi domando, o mio Dio, di essere voi stesso la mia santità.

Poiché mi avete amata fino a darmi il vostro unico Figlio perché fosse il mio salvatore e il mio sposo, i tesori infiniti dei suoi meriti appartengono a me ed io ve li offro con gioia, supplican­dovi di non guardare a me se non attraverso il volto di Gesù e nel suo cuore bruciante d'amore.

Vi offro inoltre tutti i meriti dei Santi (che sono in cielo e sulla terra), i loro atti d'amore e quelli dei santi Angeli; vi offro infine, o beata Trinità, l'amore e i meriti della santa Vergine, mia madre diletta. A lei abbandono la mia offerta e la prego di presentarvela. Il suo Figlio divino, mio sposo diletto, nei giorni della sua vita mortale, ci ha detto: «Tutto ciò che domanderete al Padre in nome mio, ve lo darà!».

Sono dunque certa che esaudirete i miei desideri; lo so, mio Dio, più volete dare, più fate desiderare. Sento nel mio cuore desideri immensi e vi chiedo con tanta fiducia di venire a prendere possesso della mia anima. Ah! non posso ricevere la santa comunione così spesso come vorrei, ma, Signore, non siete l'onnipotente?... Restate in me come nel tabernacolo, non allon­tanatevi mai dalla vostra piccola ostia...

Vorrei consolarvi dell'ingratitudine dei cattivi e vi supplico di togliermi la libertà di dispiacervi. Se qualche volta cado per mia debolezza, il vostro sguardo divino purifichi subito la mia anima consumando tutte le mie imperfezioni, come il fuoco che tra­sforma ogni cosa in se stesso...

Vi ringrazio, o mio Dio, di tutte le grazie che m'avete accordate, in particolare di avermi fatta passare attraverso il crogiolo della sofferenza. Sarò felice di vedervi comparire, nel giorno finale, con lo scettro della croce. Poiché vi siete degnato di darmi come eredità questa croce tanto preziosa, spero di rassomigliare a voi nel cielo e di veder brillare sul mio corpo glorificato le sacre stimmate della vostra passione.

Dopo l'esilio della terra, spero di venire a godervi nella patria, ma non voglio ammassare dei meriti per il cielo, voglio lavorare solo per vostro amore, con l'unico scopo di farvi piacere, di consolare il vostro Sacro Cuore e di salvare anime che vi ameranno eternamente.

Alla sera di questa vita, comparirò davanti a voi a mani vuote, perché non vi chiedo, Signore, di contare le mie opere. Tutte le nostre giustizie hanno macchie ai vostri occhi.

Voglio perciò rivestirmi della vostra giustizia e ricevere dal vostro amore il possesso eterno di voi stesso. Non voglio altro trono e altra corona che voi, o mio Diletto!...

Ai vostri occhi il tempo è nulla. Un giorno solo è come mille anni e perciò potete prepararmi in un istante a comparire davanti a voi...

Per vivere in un atto di perfetto amore, mi offro come vittima d'olocausto al vostro amore misericordioso, supplicandovi di con­sumarmi senza posa, lasciando traboccare nella mia anima i flutti d'infinita tenerezza che sono racchiusi in voi, e così possa diventare martire del vostro amore, o mio Dio!...

Che questo martirio, dopo avermi preparata a comparire davanti a voi, mi faccia infine morire e la mia anima si slanci senza alcuna sosta verso l'eterno abbraccio del vostro amore misericordioso... Voglio, o mio Diletto, ad ogni battito del cuore rinnovarvi questa offerta un numero infinito di volte, fino a che, svanite le ombre, possa ridirvi il mio amore in un faccia a faccia eterno!... Maria Francesca Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo Gesù!

rel. carm. ind.

Festa della santissima Trinità, il 9 giugno dell'anno di grazia 189537. 19. Il cielo che è mio

"Ho trovato il mio cielo nella santa Trinità che m'alberga nel cuore, prigioniera d'amore. Là, contemplando il mio Dio, gli ripeto sicura che voglio amarlo e servirlo sempre, senza scampo. II mio cielo è di sorridere a questo Dio che adoro quando mi si nasconde per provar la mia fede: sorridere, nell'aspettare che mi riguardi ancora, ecco il cielo ch'è mio!

7 giugno 1896

Domenica dopo la festa del Corpus Domini".

'Io mi considero come un uccellino debole, coperto di un po' di piuma lieve; non sono un'aquila, ho dell'aquila soltanto gli occhi e il cuore perché, nonostante la mia piccolezza estrema, oso fissare il Sole divino, il Sole dell'Amore, e il mio cuore prova tutte le aspirazioni dell'aquila... L'uccellino vorrebbe volare verso quel Sole che affascina gli occhi, vorrebbe imitare le aquile, sue sorelle che vede elevarsi fino alla divina dimora della santissima Trinità... sarà preda dell'Aquila che egli contempla nel centro del Sole d'amore. Oh Verbo divino, tu sei l'Aquila adorata, io ti amo. Tu mi attiri, sei tu che, slanciandoti verso la terra dell'esilio, hai voluto soffrire e morire per attirare le anime fino al seno dell'intimità eterna della santissima Trinità...

Così, per quanto tempo tu lo vorrai, oh mio Amato, il tuo uccellino rimarrà senza forza e senz'ali; terrà sempre fissi in te gli occhi; vuole essere affascinato dal tuo sguardo divino, vuol diventare preda del tuo Amore... Un giorno, oso sperarlo, Aquila adorata, verrai in cerca del tuo uccellino, e risalendo con lui al focolare dell'Amore, lo immergerai per l'eternità nell'abis­so ardente di quell'Amore al quale egli si è offerto come vittima..."

Inabitazione della Trinità "tutta intera" come in S. Agostino, la Trinità prigioniera del suo amore, il Verbo "Parola del mio Dio", l'atto di offerta all'amore misericordioso trinitario inabi­tante e beatificante nella visione paradisiaca, il suo cielo che è nella santa Trinità inabitante fino alla immersione nel sole dell'amore trinitario, sono tutti temi che saranno poi sviluppati nella beata Elisabetta della Trinità.

Tratto da: "In noi una cosa sola... come Noi"