ATTI DEGLI APOSTOLI commentati

INTRODUZIONE

È probabile che "Gli Atti degli Apostoli", o "Atti di Apostoli", pri­ma del 150 d. C. costituissero un'opera unica con il terzo van­gelo. Hanno preso questo titolo quando si volle riunire in un so­lo codice i quaffro van­geli. Ma rimane evi­dente il rapporto di pa­rentela letteraria dei due libri: si badi ai pro­loghi, che si rivolgo­no a un certo Teofilo (Lc 1,1-4; At 1,1), al rimando a questo van­gelo come a un "pri­mo libro" di cui sinte­tizza l'argomento e riprende gli ultimi av­venimenti delle apparizioni del Risorto e dell'ascen­sione per collegarli con il seguito del racconto. Anche la lingua costituisce un legame di paren­tela: le medesime caratteristiche di vocabolario, dì grammatica e di stile si ritrovano continuamente sia nel corso degli Atti che nel terzo vangelo. E i primi lettori degli Atti furono probabilmente gli stessi del terzo vangelo (cf Lc 1,1-4 e At 1,1).

CHI L'HA SCRITTO?

La tradizione più antica della Chiesa identifica l'Autore con il medesimo che ha scritto il terzo van­gelo, cioè Luca. E fino a oggi non è stato mai pro­posto con seri argomenti altro nome. Questo era il pensiero delle varie chiese nel loro insieme già ver­so il 175, come lo dimostra la testimonianza del do­cumento romano detto canone di Muratori, del Pro­logo antimarcionita di sant'Ireneo, degli scrittori alessandrini e di Tertulliano. La stessa struttura del libro fa pensare che l'Au­tore sia un cristiano della generazione apostolica, greco di buona formazione con conoscenze profon­de di medicina, delle cose giudaiche e della bibbia greca, e sia stato a lungo compagno di Paolo (Col 4,14; 2Tm 4,11; Fm 23). Inoltre, l'uso del pronome "noi in alcune pagine (cf 16,10-17; 20,5-15; 21, 1-18; 27,1-28,15) induce a pensare che egli sia stato diretto testimone di alcuni dei fatti che rievoca. Ora, nessuno fra i compagni di Paolo è preferi­bile a Luca: siro di Antiochia, secondo un'antica tra­dizione, "medico" e di origine pagana (Col 4,10-14), è presentato da Paolo come un compagno assai ca­ro, a suo fianco durante le due prigionie romane (Col 4,4, Fm 24; 2Tm 4,11). Probabilmente fu suo com­pagno durante il secondo viaggio missionario (At 16,10s) e il terzo (At 20,6s); e, se non figura mai nel­le liste, come quella di At 20,4, significa che è egli stesso a scrivere.

QUANDO E’ STATO SCRITTO?

La data e il luogo di composizione dobbiamo rì­cavarli dal contenuto del libro, poiché la tradizione antica non dice niente di sicuro (in Acaia, dopo la morte di Paolo? A Roma, prima del termine del processo?). Ilo processo finisce con la prigionia romana di Paolo nel 61-63: la durata di due anni, ricorda in At 28,30, risponde ai termini legali dopo i quali un’accusa non confermata veniva annullata. Tuttavia, poiché il terzo Vangelo e gli Atti sono stati scritti dopo il Vangelo di Marco, la cui data di composizione è intorno al 64, queste righe potrebbereo essere state scritte dopo la liberazione dell’apostolo. E non esiste nessun indizio sicuro per cui si debba spostare gli Atti dopo l'anno 70.

COME È STATO SCRITTO?

Il valore eccezionale del libro è fondato sulla te­stimonianza oculare dell'autore per tutta una serie di fatti e sulle fonti copiose utilizzate per quanto non poté vedere personalmente. Le guardano sia la comunità primitiva di Gerusalemme (capitoli 1-5) che l’attività di singoli individui come Pietro (9,32-11,18;12) e Filippo (8,4-40). Queste ultime probabilmente furono fornite dallo stesso interessa­to che Luca incontrò a Cesarea (21,8). La comunità di Antiochia è forse all'origine dei bra­ni che ne riferiscono la preparazione e la fondazione, per opera del movimento dei giudei ellenistì (At 6,1-8,3; 11,19-30; 13,1-3). Inoltre, dovette essere lo stes­so Paolo a informare Luca sulla sua conversione e sui viaggi missionari (9,1-30; 13,4-14,28; 15,36s). Per la parte finale di questi viaggi Luca disponeva anche delle sue note personali ed è probabile che le abbia trascritte nei tratti in cui usa il 'noi' e dove si trovano concentrate nel più alto grado le sue particolarità lin­guistiche (11,28; 16,10-1720,5-21,18 271-28,16). La freschezza di tale documentazione e l'accu­ratezza di Luca sono buone garanzie per il valore storico del libro. Forse il non facile compito di com­binare le diverse fonti in alcuni casi ha potuto dare anticipazioni, duplicati, fusioni: lievi adattamenti che non compromettono la solidità dell'insieme. Ad esempio, Luca offre dell'attività missionaria di Paolo un quadro che concorda bene con le sue let­tere. Anche se elaborati in modo nuovo, i racconti presentano tratti concreti e reali che corrispondono perfettamente alle circostanze. Del resto, la primiti­va predicazione si nutriva di alcuni temi essenziali, basati su argomenti divenuti tradizionali e calati in forme memorizzate: florilegi di testi biblici per i giu­dei, riflessioni di filosofia comune per i greci; e, per tutti, l'annunzio essenziate (kerigma) del Cristo mor­to e risorto, con l'invito alla conversione e al battesi­mo. Luca può aver conosciuto questi schemi della primitiva cristianità prima dalla tradizione e poi per propria esperienza, includendo all'occorrenza con fine psicologia insegnamenti di valore autentico e d'importanza capitale.

PERCHE’ L’HA SCRITTO?

Luca vuole raccontare la storia delle origini cri­stiane. Esaminando il suo piano, vi si vede attuato il co­mando iniziale dì Gesù: "Mi sarete testimoni a Ge­rusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, e fino agli estremi confini della terra" (At 1,8). La fede si radica saldamente prima a Gerusa­lemme, dove la comunità primitiva cresce in grazia e numero (capitoli 1-5). Presto comincia l'espansio­ne preparata dalla tendenza universalista dei con­vertiti dal giudaismo ellenistico e dalla loro espulsio­ne in seguito al martirio di Stefano (6,1-8,3): è rag­giunta la Samaria (8,4-25) e ugualmente la regione a sud e a ovest di Gerusalemme fino alla costa e Ce­sarea (8,26-40; 9,32-11,18). La conversione di Paolo mostra che già esistono cristiani a Damasco e fa presagire l'evangelizzazione della Cilicia (9,1-30). Poi è Antiochia che riceve il messaggio di Ge­sù (11,19-26) ed è destinata a diventare un centro di irradiazione, conservando però i legami con Geru­salemme dove ci si consulta sui principali problemi missionari (11,27-30; 15,1-35). Ora il problema è far giungere il vangelo ai pa­gani. Dopo la conversione di Cornelio e l'imprigio­namento a Gerusalemme, Pietro è partito per una destinazione sconosciuta (12,17); ed è Paolo ormai che nel racconto di Luca comincia ad acquistare evi­denza. Dopo un primo viaggio a Cipro e in Asia Mi­nore, prima del concilio di Gerusalemme (capitoli 13-14), due altri viaggi lo condurranno fino in Mace­donia e in Grecia (15,36-18,22; 18,2-21,17). Ogni volta egli fa ritorno a Gerusalemme. Il suo arresto in questa città e poi la prigionia a Cesarea (21,18;26,32) gli permetteranno d'essere condotto prigioniero, ma missionario, fino a Roma, dove in catene annunzia Gesù il Cristo (capitoli 27-28). Considerata da Ge­rusalemme, la capitale dell'impero rappresentava davvero "gli estremi confini della terra". E Luca può terminare il suo scritto. Come mai non si parla dell'attività degli altri apo­stoli o della fondazione di alcune chiese come quel­la d'Alessandria o di Roma, dove la fede è stata in­trodotta prima della venuta di Paolo? Luca non par­la nemmeno dell'apostolato di Pietro fuori della Pa­lestina, mentre la figura di Paolo occupa nell'opera da sola tutta la seconda metà. I suoi silenzi e le sue omissioni sono però la migliore garanzia di ciò che racconta: narra solo ciò che conosce o personalmente o attraverso fonti di cui ha controllato il valore. Inol­tre, Luca non ha inteso offrire una storia completa dei fatti della Chiesa primitiva, ma solo una lettura alla luce delle promesse della Scrittura. Egli vuol far conoscere contenuti e metodo della predicazione missionaria, gli interventi dello Spirito santo, la forza sorprendente del nome di Gesù e la fede dei cre­denti, l'energia spirituale di espansione del cristia­nesimo.

   

PROLOGO

 

1

1Nel mio primo libro ho già trattato, o Teòfilo, di tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio

2fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, egli fu assunto in cielo.

3Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del re­gno di Dio.

L'ascensione. Gesù sparisce come Elia (2Re 2,11) e la sua par­tenza, che non è un'assenza, è evocata con le immagini dell'An­tico Testamento e delle apocalissi (Dn 2,21; Is 45,14; Dn 7,13; Zc 14,4).

4Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allonta­narsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre «quella, disse, che voi avete udito da me:

5Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni».  

6Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?».

7Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta,

8ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalem­me, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra».

9Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo.

10E poiché essi stavano fissando il cie­lo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero:

11«Uomini di Galilea, perché sta­te a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assun­to fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo».

PRIMA ESPANSIONE DEL CRISTIANESIMO

I. LA CHIESA DI GERUSALEMME

Il gruppo degli apostoli a Gerusalemme.

Essi si confermano vi­cendevolmente nella fede.

12Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Uli­vi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato.

13Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C'erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Fi­lippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo.

14Tutti questi erano as­sidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui.

L'elezione di Mattia. Il primo atto di Pietro in quanto capo della nuova comunità è la proposta che sia completato il collegio dei dodici e designato al posto di Giuda un testimone della vita e della risurrezione di Gesù (Sap 4,19; Sal 69,26; 109,8).

15In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli (il numero del­le persone radunate era circa centoventi) e disse:

16«Fratelli, era necessario che si adempisse ciò che nella Scrittura fu pre­detto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giu­da, che fece da guida a quelli che arrestarono Gesù.

17Egli era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero.

18Giuda comprò un pezzo di terra con i proventi del suo delitto e poi precipitando in avanti si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere.

19La cosa è divenuta così nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, che quel terreno è stato chiamato nella loro lingua Akeldamà, cioè Campo di sangue.

20Infatti sta scritto nel libro dei Salmi: La sua dimora diventi deserta, e nessuno vi abiti, e il suo incarico lo prenda un altro.

21Bisogna dunque che tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi,

22incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo, uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione».

23Ne furono proposti due, Giuseppe detto Barsabba, che era soprannominato Giusto, e Mattia.

24Allora essi pregarono di­cendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostraci qua­le di questi due hai designato

25a prendere il posto in questo mi­nistero e apostolato che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto da lui scelto».

26Gettarono quindi le sorti su di loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

La pentecoste, anniversario del dono della legge al Sinai (Es 19,lss). Lo Spirito promesso agli apostoli, e che è una vita d'a­more, viene ad animarli per permettere loro di annunciare le me­raviglie del Signore. Davanti a questo avvenimento inaudito, l'autore ricorre alle immagini dell'Antico Testamento. Le lingue di fuoco ricordano i carboni ardenti che tengono in mano gli an­geli della visione di Isaia (Is 6,6-7). Dopo la morte di Gesù, gli uomini non saranno più divisi (Gn 11,1-9), ma uniti in un lin­guaggio nuovo, qualunque sia la loro lingua.

2

1Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovava­no tutti insieme nello stesso luogo.

2Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riem­pì tutta la casa dove si trovavano.

3Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro;

4ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.

5Si trovavano allora in Gerusalemme giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo.

6Venuto quel fragore, la folla si ra­dunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua.

7Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore di­cevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei?

8E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?

9Siamo Parti, Medi, Elamiti e abitanti della Mesopotàmia, del­la Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia,

10della Fri­gia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma,

11Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio».

12Tutti erano stupiti e perplessi, chiedendosi l'un l'altro: «Che significa questo?».

13Altri invece li deridevano e diceva­no: «Si sono ubriacati di mosto».

Discorso di Pietro alla folla. Pietro, giudeo di nascita, rivolgen­dosi a dei giudei, vuol dimostrare che Gesù compie le Scritture (Am 5,18; Mt 24,); Gl 3,1-5; Sal 16,8-11; 132,11; 2Sam 7,12; Ez 36,27; Sal 110,1).

14Allora Pietro, levatosi in piedi con gli altri Undici, parlò a vo­ce alta così: «Uomini di Giudea, e voi tutti che vi trovate a Ge­rusalemme, vi sia ben noto questo e fate attenzione alle mie pa­role:

15Questi uomini non sono ubriachi come voi sospettate, essendo appena le nove del mattino.

16Accade invece quello che predisse il profeta Gioèle:

17Negli ultimi giorni, dice il Signore, Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno dei sogni.

18E anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno.

19Farò prodigi in alto nel cielo e segni in basso sulla terra,  sangue, fuoco e nuvole di fumo.

20Il sole si muterà in tenebra e la luna in sangue, prima che giunga il giorno del Signore, giorno grande e splendido.

21Allora chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.

22Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret - uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò fra di voi per opera sua, come voi ben sapete -,

23dopo che, secondo il prestabilito dise­gno e la prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l'avete in­chiodato sulla croce per mano di empi e l'avete ucciso.

24Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. - Dice infatti Davide a suo riguardo: Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; poiché egli sta alla mia destra, perché io non vacilli.

26Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua; ed anche la mia carne riposerà nella speranza,

27perché tu non abbandonerai l'anima mia negli infe­ri, né permetterai che il tuo Santo veda la corruzione.

28Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza.

29Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e la sua tomba è ancora oggi fra noi.

30Poiché però era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discen­dente,

31previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne vide corruzione.

32Questo Gesù Dio l'ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimo­ni.

33Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effu­so, come voi stessi potete vedere e udire.

34Davide infatti non salì al cielo; tuttavia egli dice: Disse il Signore al mio Signore: siedi alla mia destra,

35finché io ponga i tuoi nemici come sgabello ai tuoi piedi.

36Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!».

Le prime conversioni. Ormai per essere animati dallo Spirito di amore bisogna trasformarsi, poiché il figlio prodigo non è più solo il singolo preoccupato di sottrarsi alla propria infelicità, ma l'intera umanità immersa nella follia del peccato (cf Is 57,19; Gì ,5).

37All'udir tutto questo si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratel­li?».

38E Pietro disse: «Pentitevi e ciascuno di voi si faccia bat­tezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo.

39Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro».

40Con molte altre parole li scongiurava e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa».

41Allora coloro che accolsero la sua pa­rola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tre­mila persone.

La vita della prima comunità cristiana. Ancor oggi, degli uomi­ni e delle donne danno vita a simili comunità (cf anche 4, 32-35; lCor 11,20-34). Il timore, qui come negli altri testi della Bibbia, è un sentimento di riverenza nei riguardi di Dio.

42Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere.

43Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.

44Tutti coloro che erano diventati cre­denti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune;

45chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.

46Ogni giorno tutti insieme fre­quentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore,

47lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo.

48Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

La guarigione dello storpio della «porta bella». Pietro, poiché è animato dallo Spirito di Cristo, deve poter rimettere in piedi questo paralitico.

3

1Un giorno Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera verso le tre del pomeriggio.

2Qui di solito veniva por­tato un uomo, storpio fin dalla nascita e lo ponevano ogni gior­no presso la porta del tempio detta «Bella» a chiedere l'elemo­sina a coloro che entravano nel tempio.

3Questi, vedendo Pie­tro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, domandò loro l'elemosina.

4Allora Pietro fissò lo sguardo su di lui insie­me a Giovanni e disse: «Guarda verso di noi».

5Ed egli si volse verso di loro, aspettandosi di ricevere qualche cosa.

6Ma Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!».

7E, presolo per la mano destra, lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono

8e balzato in piedi camminava; ed en­trò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.

9Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio

10e riconosce­vano che era quello che sedeva a chiedere l'elemosina alla por­ta Bella del tempio ed erano meravigliati e stupiti per quello che gli era accaduto.

Discorso di Pietro ai giudei. Accogliendo la fede in Gesù Cristo morto e risorto, chi lo vuole può «rialzarsi» ed entrare in rela­zione con Dio (Is 52,13; Dt 18,15.19; Ml 3,23-24; Gn 22,18).

11Mentr'egli si teneva accanto a Pietro e Giovanni, tutto il po­polo fuor di sé per lo stupore accorse verso di loro al portico detto di Salomone.

12Vedendo ciò, Pietro disse al popolo: «Uo­mini d'Israele, perché vi meravigliate di questo e continuate a fissarci come se per nostro potere e nostra pietà avessimo fatto camminare quest'uomo?

13Il Dio di Abramo, di Isacco e di Gia­cobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo;

14voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato un assassi­no

15e avete ucciso l'autore della vita. Ma Dio l'ha risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni.

16Proprio per la fede riposta in lui il nome di Gesù ha dato vigore a quest'uomo che voi vedete e conoscete; la fede in lui ha dato a quest'uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi.

17Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, così co­me i vostri capi;

18Dio però ha adempiuto così ciò che aveva an­nunziato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo sareb­be morto.

19Pentitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati

20e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi quello che vi aveva destinato come Messia, cioè Gesù.

21Egli dev'esser ac­colto in cielo fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose, come ha detto Dio fin dall'antichità, per bocca dei suoi santi profeti.

22Mosè infatti disse: Il Signore vostro Dio vi farà sorge­re un profeta come me in mezzo ai vostri fratelli; voi lo ascolte­rete in tutto quello che egli vi dirà.

23E chiunque non ascolterà quel profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo.

24Tutti i profeti, a cominciare da Samuele e da quanti parlarono in seguito, an­nunziarono questi giorni.

25Voi siete i figli dei profeti e dell'alleanza che Dio stabilì con i vostri padri, quando disse ad Abramo: Nella tua discendenza saranno benedette tutte le famiglie della terra.

26Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l'ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione e perché ciascuno si converta dalle sue iniquità».

La persecuzione da parte dei giudei: Pietro e Giovanni davanti al sinedrio. Proclamare il Cristo è una necessità per chi lo ha ri­conosciuto (21,42; Sal 118,22; Mt 21,42).

4

1Stavano ancora parlando al popolo, quando sopraggiun­sero i sacerdoti, il capitano del tempio e i sadducei,

2irritati per il fatto che essi insegnavano al popolo e annunziavano in Gesù la risurrezione dai morti.

3Li arrestarono e li portarono in pri­gione fino al giorno dopo, dato che era ormai sera.

4Molti però di quelli che avevano ascoltato il discorso credettero e il nume­ro degli uomini raggiunse circa i cinquemila.

5Il giorno dopo si radunarono in Gerusalemme i capi, gli anzia­ni e gli scribi,

6il sommo sacerdote Anna, Caifa, Giovanni, Alessandro e quanti appartenevano a famiglie di sommi sacer­doti.

7Fattili comparire davanti a loro, li interrogavano: «Con quale potere o in nome di chi avete fatto questo?».

8Allora Pie­tro, pieno di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e an­ziani,

9visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato ad un uomo infermo e in qual modo egli abbia ottenuto la salu­te,

10la cosa sia nota a tutti voi e a tutto il popolo d'Israele: nel no­me di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi sano e salvo.

11Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori, è diventata testata d'angolo.

2In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo esse­re salvati».

13Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e consideran­do che erano senza istruzione e popolani, rimanevano stupefat­ti riconoscendoli per coloro che erano stati con Gesù;

14quando poi videro in piedi vicino a loro l'uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa rispondere.

15Li fecero uscire dal sine­drio e si misero a consultarsi fra loro dicendo:

16«Che dobbia­mo fare a questi uomini? Un miracolo evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo.

17Ma perché la cosa non si divulghi di più tra il popolo, diffidiamoli dal parlare più ad alcuno in nome di lui».

18E, richiamatili, ordinarono loro di non parlare assolutamente né di insegnare nel nome di Gesù.

19Ma Pietro e Giovanni replicarono: «Se sia giusto innanzi a Dio obbedire a voi più che a lui, giudicatelo voi stessi;

20noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato».

21Quelli allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non tro­vando motivi per punirli, li rilasciarono a causa del popolo, perché tutti glorificavano Dio per l'accaduto.

22L'uomo infatti sul quale era avvenuto il miracolo della guarigione aveva più di quarant'anni.

Nella persecuzione, preghiera degli apostoli che si confermano vicendevolmente nella fede (Sal 2,1-2).

23Appena rimessi in libertà, andarono dai loro fratelli e riferi­rono quanto avevano detto i sommi sacerdoti e gli anziani.

24All'udire ciò, tutti insieme levarono la loro voce a Dio dicen­do: «Signore, tu che hai creato il cielo, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi,

25tu che per mezzo dello Spirito Santo dicesti per bocca del nostro padre, il tuo servo Davide: Perché si agitarono le genti e i popoli tramarono cose vane?

26Si sollevarono i re della terra e i principi si radunarono insieme, contro il Signore e contro il suo Cristo;

27davvero in questa città si radunarono insieme contro il tuo santo servo Gesù, che hai unto come Cristo, Erode e Ponzio Pilato con le genti e i popoli d'Israele,

28per compiere ciò che la tua mano e la tua volontà avevano preordinato che avvenisse.

29Ed ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunziare con tutta franchezza la tua parola.

30Stendi la mano perché si compiano guarigioni, miracoli e pro­digi nel nome del tuo santo servo Gesù».

31Quand'ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono pieni di Spirito Santo e annunziavano la parola di Dio con franchezza.

L'unione dei discepoli e la condivisione dei beni. (2,42-47; Dt 15,4).

32La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quel­lo che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune.

33Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia.

34Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quan­ti possedevano campi o case li vendevano, portavano l'importo di ciò che era stato venduto

35e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.

Il levita Bàrnaba. Introdurrà Paolo nelle comunità di Gerusa­lemme e di Antiochia; poi sarà suo compagno durante la prima missione.

36Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Bàrnaba. che significa «figlio dell'esortazione», un levita originario di Cipro,

37che era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l'im­porto deponendolo ai piedi degli apostoli.

Anania e Saffira. La partecipazione comune ai beni è essenziale per la vita della comunità. Benché, in linea di principio, non sia obbligatoria, mancarvi in un modo o nell'altro rischia di arreca­re un grave danno a tutti i suoi membri e costituisce un tradimen­to dell'impegno morale assunto. L'autore, per far capire la gra­vità della colpa, utilizza immagini ispirate a Gs 7 e a Nm 21,5-6.

 5

1Un uomo di nome Anania con la moglie Saffira vendette un suo podere

2e, tenuta per sé una parte dell'importo d'accor­do con la moglie, consegnò l'altra parte deponendola ai piedi degli apostoli.

3Ma Pietro gli disse: «Anania, perché mai satana si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spi­rito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno?

4Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest'azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio».

5All'udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti quelli che ascoltavano.

6Si al­zarono allora i più giovani e, avvoltolo in un lenzuolo, lo porta­rono fuori e lo seppellirono.

7Avvenne poi che, circa tre ore più tardi, entrò anche sua mo­glie, ignara dell'accaduto.

8Pietro le chiese: «Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?». Ed essa: «Sì, a tanto».

9Allora Pietro le disse: «Perché vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno sep­pellito tuo marito e porteranno via anche te».

10D'improvviso cadde ai piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta e, portatala fuori, la seppellirono accanto a suo marito.

11E un grande timore si diffuse in tutta la Chiesa e in quanti venivano a sapere queste cose.

Pietro e gli apostoli attenti alle sventure degli uomini. Per mo­strare che Pietro e gli apostoli continuano in un certo modo l'a­zione di Gesù, l'autore sembra ritrovare un linguaggio identico a quello utilizzato nel suo Vangelo (cf 2,43; 4,33).

12Molti miracoli e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Sa­lomone;

13degli altri, nessuno osava associarsi a loro, ma il po­polo li esaltava.

14Intanto andava aumentando il numero degli uomini e delle donne che credevano nel Signore

15fino al punto che portavano gli ammalati nelle piazze, ponendoli su lettucci e giacigli, perché, quando Pietro passava, anche solo la sua om­bra coprisse qualcuno di loro.

16Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormen­tate da spiriti immondi e tutti venivano guariti.

Secondo arresto degli apostoli e loro liberazione miracolosa.

17Si alzò allora il sommo sacerdote e quelli della sua parte, cioè la setta dei sadducei, pieni di livore,

18e fatti arrestare gli apo­stoli li fecero gettare nella prigione pubblica.

19Ma durante la notte un angelo del Signore aprì le porte della prigione, li con­dusse fuori e disse:

20«Andate, e mettetevi a predicare al popo­lo nel tempio tutte queste parole di vita». 21Udito questo, en­trarono nel tempio sul far del giorno e si misero a insegnare.

Gli apostoli davanti al sinedrio e intervento di Gamalièle.

L'uo­mo non può nulla contro un'iniziativa che viene da Dio.

Quando arrivò il sommo sacerdote con quelli della sua parte, convocarono il sinedrio e tutti gli anziani dei figli d'Israele; mandarono quindi a prelevare gli apostoli nella prigione.

22Ma gli incaricati, giunti sul posto, non li trovarono nella prigione e tornarono a riferire:

23«Abbiamo trovato il carcere scrupolosa­mente sbarrato e le guardie ai loro posti davanti alla porta, ma, dopo aver aperto, non abbiamo trovato dentro nessuno».

24Udite queste parole, il capitano del tempio e i sommi sacer­doti si domandavano perplessi che cosa mai significasse tutto questo,

25quando arrivò un tale ad annunziare: «Ecco, gli uo­mini che avete messo in prigione si trovano nel tempio a inse­gnare al popolo».

26Allora il capitano uscì con le sue guardie e li condusse via,ma senza violenza, per timore di esser presi a sassate dal popolo.

27Li condussero e li presentarono nel sinedrio; il sommo sacer­dote cominciò a interrogarli dicendo:

28«Vi avevamo espressa­mente ordinato di non insegnare più nel nome di costui, ed ec­co voi avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina e vo­lete far ricadere su di noi il sangue di quell'uomo».

29Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.

30Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avevate ucciso appendendolo alla croce.

31Dio lo ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare a Israele la grazia della conversione e il perdono dei pec­cati.

32E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che si sottomettono a lui».

33All'udire queste cose essi si irritarono e volevano metterli a morte.

34Si alzò allora nel sinedrio un fariseo, di nome Gamalièle, dot­tore della legge, stimato presso tutto il popolo. Dato ordine di far uscire per un momento gli accusati,

35disse: «Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare contro questi uomini. 36Qualche tempo venne Tèuda, dicendo di qualcu­no, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu uc­ciso, e quanti s'erano lasciati persuadere da lui si dispersero e finirono nel nulla.

37Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tem­po del censimento, e indusse molta gente a seguirlo, ma an­ch'egli peri e quanti s'erano lasciati persuadere da lui furono dispersi.

38Per quanto riguarda il caso presente, ecco ciò che vi dico: Non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se in­fatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà di­strutta;

39ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!».

40Seguirono il suo parere e, richiamati gli apostoli, li fecero fu­stigare e ordinarono loro di non continuare a parlare nel nome di Gesù; quindi li rimisero in libertà.

41Ma essi se ne andarono dal sinedrio lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù.

42E ogni giorno, nel tempio e a casa, non cessavano di insegnare e di portare il lieto annunzio che Gesù è il Cristo.

Il. LE PRIME MISSIONI

 I primi collaboratori degli apostoli.

6

11n quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché ve­nivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana.

2Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servi­zio delle mense.

3Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomi­ni di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest'incarico.

4Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola».

5Piacque questa propo­sta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parme­nàs e Nicola, un proselito di Antiòchia.

6Li presentarono quin­di agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.

7Intanto la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grande­mente il numero dei discepoli a Gerusalemme; anche un gran numero di sacerdoti aderiva alla fede.

Arresto di Stefano, accusato - come Gesù e come, più tardi, Paolo - di aver bestemmiato contro Dio e contro il tempio.

8Stefano intanto, pieno di grazia e di fortezza, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo.

9Sorsero allora alcuni della si­nagoga detta dei «liberti» comprendente anche i Cirenei, gli Alessandrini e altri della Cilicia e dell'Asia, a disputare con Stefano,

10ma non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava.

11Perciò sobillarono alcuni che dissero: «Lo abbiamo udito pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio».

12E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo trasci­narono davanti al sinedrio.

13Presentarono quindi dei falsi testi­moni, che dissero: «Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge.

14Lo abbiamo udito di­chiarare che Gesù il Nazareno distruggerà questo luogo e sov­vertirà i costumi tramandatici da Mosè».

15E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.

Il discorso di Stefano: difendendosi dall'accusa di bestemmiare contro Dio, Mosè e il tempio, egli percorre la storia santa e le ri­bellioni di un popolo che non ha cessato di perseguitare i profeti (Gn 12,1.7; 15,2; 13,14; 17,10; 21,4; 37,11.28; 39,2; 41,40-41.54-55; 42,5; 45,11; 46,27:50,13; Es 1,7.10.22; 2,2; Eb 11,23; Es 2,5.10-15; 3,1-10.14; 7,3; Nm 14,33; Am 5,25; Dt 18,15; 4,10; Is 66,1-2).

7

1Gli disse allora il sommo sacerdote: «Queste cose stanno proprio così?».

2Ed egli rispose: «Fratelli e padri, ascoltate: il Dio della gloria apparve al nostro padre Abramo quando era ancora in Mesopotamia, prima che egli si stabilisse in Carran,

3e gli disse: Esci dalla tua terra e dalla tua gente e va' nella terra che io ti indicherò.

4Allora, uscito dalla terra dei Caldei, si sta­bilì in Carran; di là, dopo la morte del padre, Dio lo fece emi­grare in questo paese dove voi ora abitate,

5ma non gli diede al­cuna proprietà in esso, neppure quanto l'orma di un piede, ma gli promise di darlo in possesso a lui e alla sua discendenza do­po di lui, sebbene non avesse ancora figli.

6Poi Dio parlò così: La discendenza di Abramo sarà pellegrina in terra straniera, te­nuta in schiavitù e oppressione per quattrocento anni.

7Ma del popolo di cui saranno schiavi io farò giustizia, disse Dio: dopo potranno uscire e mi adoreranno in questo luogo.

8E gli diede l'alleanza della circoncisione. E così Abramo generò Isacco e lo circoncise l'ottavo giorno e Isacco generò Giacobbe e Gia­cobbe i dodici patriarchi.

9Ma i patriarchi, gelosi di Giuseppe, lo vendettero schiavo in Egitto. Dio però era con lui

10e lo liberò da tutte le sue afflizioni e gli diede grazia e saggezza davanti al faraone re d'Egitto, il quale lo nominò amministratore dell'Egit­to e di tutta la sua casa.

11Venne una carestia su tutto l'Egitto e in Canaan e una grande miseria, e i nostri padri non trovavano da mangiare.

12Avendo udito Giacobbe che in Egitto c'era del gra­no, vi inviò i nostri padri una prima volta;

13la seconda volta Giuseppe si fece riconoscere dai suoi fratelli e fu nota al faraone la sua origine.

14Giuseppe allora mandò a chiamare Giacobbe suo padre e tutta la sua parentela, settantacinque persone in tut­to.

15E Giacobbe si recò in Egitto, e qui egli morì come anche i nostri padri;

16essi furono poi trasportati in Sichem e posti nel sepolcro che Abramo aveva acquistato e pagato in denaro dai fi­gli di Emor, a Sichem.

17Me ntre si avvicinava il tempo della promessa fatta da Dio ad Abramo, il popolo crebbe e si moltiplicò in Egitto,

18finché salì al trono d'Egitto un altro re, che non conosceva Giuseppe.

19Questi, adoperando l'astuzia contro la nostra gente, persegui­tò i nostri padri fino a costringerli a esporre i loro figli, perché non sopravvivessero.

20In quel tempo nacque Mosè e piacque a Dio; egli fu allevato per tre mesi nella casa paterna, poi,

21essendo stato espo sto, lo raccolse la figlia del faraone e lo allevò come figlio.

22Così Mosè venne istruito in tutta la sapienza degli Egiziani ed era potente nelle parole e nelle opere.

23Quando stava per compiere i quarant'anni, gli venne l'idea di far visita ai suoi fratelli, i figli di Israele,

24e vedendone uno trattato in­giustamente, ne prese le difese e vendicò l'oppresso, uccidendo l'Egiziano.

25Egli pensava che i suoi connazionali avrebbero ca­pito che Dio dava loro salvezza per mezzo suo, ma essi non compresero.

26Il giorno dopo si presentò in mezzo a loro men­tre stavano litigando e si adoperò per metterli d'accordo, di­cendo: Siete fratelli; perché vi insultate l'un l'altro?

27Ma quel­lo che maltrattava il vicino lo respinse, dicendo: Chi ti ha nomi­nato capo e giudice sopra di noi?

28Vuoi forse uccidermi, come hai ucciso ieri l'Egiziano?

29Fuggì via Mosè a queste parole, e andò ad abitare nella terra di Madian, dove ebbe due figli.

30Passati quarant'anni, gli apparve nel deserto del monte Sinai un angelo, in mezzo alla fiamma di un roveto ardente.

31Mosè rimase stupito di questa visione; e mentre si avvicinava per ve­der meglio, si udì la voce del Signore:

32Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Esterrefatto, Mosè non osava guardare.

33Allora il Signore gli disse:   liti dai piedi i calzari, perché il luogo in cui stai è terra santa.

34Ho visto l'afflizione del mio popolo in Egitto, ho udito il loro gemi­to e sono sceso a liberarli; ed ora vieni, che ti mando in Egitto.

35Questo Mosè che avevano rinnegato dicendo: Chi ti ha nomi­nato capo e giudice?, proprio lui Dio aveva mandato per esser capo e liberatore, parlando per mezzo dell'angelo che gli era apparso nel roveto.

36Egli li fece uscire, compiendo miracoli e prodigi nella terra d'Egitto, nel Mare Rosso, e nel deserto per quarant'anni.

37Egli è quel Mosè che disse ai figli d'Israele: Dio vi farà sorgere un profeta tra i vostri fratelli, al pari di me.

38Egli è colui che, mentre erano radunati nel deserto, fu mediatore tra l'angelo che gli parlava sul monte Sinai e i nostri padri; egli ricevette parole di vita da trasmettere a noi.

39Ma i nostri padri non vollero dar li ascolto, lo respinsero e si volsero in cuor loro verso l'Egitto,

40dicendo ad Aronne: Fa' per noi una divinità che ci vada innanzi, perché a questo Mosè che ci condusse fuori dall'Egitto non sappiamo che cosa sia accaduto.

41E in quei giorni fabbricarono un vitello e offrirono sacrifici all'idolo e si rallegrarono per l'opera delle loro mani.

42Ma Dio si ritrasse da loro e li abbandonò al culto dell'esercito del cielo, come è scrit­to nel libro dei Profeti:

43Mi avete forse offerto vittime e sacrifici per quarant'anni nel deserto, o casa d'Israele? Avete preso con voi la tenda di Mòloch, e la stella del dio Refàn, simulacri che vi siete fabbricati per adorarli! Perciò vi deporterò al di là di Babilonia.

44I nostri padri avevano nel deserto la tenda della testimonian­za, come aveva ordinato colui che disse a Mosè di costruirla se­condo il modello che aveva visto.

45E dopo averla ricevuta, i no­stri padri con Giosuè se la portarono con sé nella conquista dei popoli che Dio scacciò davanti a loro, fino ai tempi di Davide.

46Questi trovò grazia innanzi a Dio e domandò di poter trovare una dimora per il Dio di Giacobbe;

47Salomone poi gli edificò una casa.

48Ma l'Altissimo non abita in costruzioni fatte da ma­no d'uomo, come dice il Profeta:

49Il cielo è il mio trono e la terra sgabello per i miei piedi. Quale casa potrete edificarmi, dice il Signore, o quale sarà il luogo del mio riposo?

50Non forse la mia mano ha creato tutte queste cose?

51O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sem­pre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi.

52Quale dei profeti i vostri padri non hanno per­seguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori;

53voi  che avete ricevuto la legge per mano degli angeli e non l'a­vete osservata».

Stefano viene lapidato per aver identificato Gesù con Dio.

54All'udire queste cose, fremevano in cuor loro digrignavano i denti contro di lui.

55Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fis­sando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra

56e disse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo che sta alla destra di Dio».

57Proruppero allo­ra in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tut­ti insieme contro di lui,

58lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo.

59E così lapidavano Stefa­no mentre pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spi­rito».

60Poi piegò le ginocchia e gridò forte: «Signore, non im­putar loro questo peccato». Detto questo, morì.

8

1Saulo era fra coloro che approvarono la sua uccisione.

La persecuzione dopo la morte di Stefano. Presentazione di Sau­lo, il persecutore. (Cf. 22,4; 26,10-11; lCor 15,9; Gal 1,13).

In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme e tutti, ad eccezione degli apostoli, fu­rono dispersi nelle regioni della Giudea e della Samaria.

2Persone pie seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui.

3Saulo intanto infuriava contro la Chiesa ed entrando nelle case prendeva uomini e donne e li faceva mettere in prigione.

Predicazione di Filippo ai samaritani, fratelli separati dalla co­munità d'israele, e sua azione, descritta nel consueto stile bibli­co.

4Quelli però che erano stati dispersi andavano per il paese e diffondevano la parola di Dio.

5Filippo, sceso in una città della Samaria, cominciò a predicare loro il Cristo.

6E le folle prestavano ascolto unanimi alle parole di Filippo sentendolo parlare e vedendo i miracoli che egli compiva.

7Da molti indemoniati uscivano spiriti immondi, emettendo alte grida e molti paralitici e storpi furono risanati.

8E vi fu grande gioia in quella città.

Pietro e Giovanni in Samaria. Simone il mago e gli apostoli. La fede non ha nulla a che vedere con il prodigioso che varia con i tempi. Essa è un dono di Dio da conquistarsi, dono che com­porta la conversione dei cuori.

9V'era da tempo in città un tale di nome Simone, dedito alla magia, il quale mandava in visibilio la popolazione di Samaria, spacciandosi per un gran personaggio.

10A lui aderivano tutti, piccoli e grandi, esclamando: «Questi è la potenza di Dio, quel­la che è chiamata Grande».

11Gli davano ascolto, perché per molto tempo li aveva fatti strabiliare con le sue magie.

12Ma quando cominciarono a credere a Filippo, che recava la buona novella del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo, uomini e donne si facevano battezzare.

13Anche Simone credette, fu bat­tezzato e non si staccava più da Filippo. Era fuori di sé nel ve­dere i segni e i grandi prodigi che avvenivano.

14Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Sama­na aveva accolto la parola di Dio e vi inviarono Pietro e Gio­vanni.

15Essi discesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spi­rito Santo;

16non era infatti ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù.

17Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

18Simone, vedendo che lo Spirito veniva conferito con l'imposi­zione delle mani degli apostoli, offrì loro del denaro

19dicendo: «Date anche a me questo potere perché a chiunque io imponga le mani, egli riceva lo Spirito Santo».

20Ma Pietro gli rispose: «Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato pen­sare di acquistare con denaro il dono di Dio.

21Non v'è parte né sorte alcuna per te in questa cosa, perché il tuo cuore non è ret­to davanti a Dio.

22Pèntiti dunque di questa tua iniquità e prega il Signore che ti sia perdonato questo pensiero.

23Ti vedo infatti chiuso in fiele amaro e in lacci d'iniquità».

24Rispose Simone: «Pregate voi per me il Signore, perché non mi accada nulla di ciò che avete detto».

25Essi poi, dopo aver testimoniato e an­nunziato la parola di Dio, ritornavano a Gerusalemme ed evangelizzavano molti villaggi della Samaria.

Battesimo di un ministro etiope. (Is 53, 7-8).

26Un angelo del Signore parlò intanto a Filippo: «Alzati, e va' verso il mezzogiorno, sulla strada che discende da Gerusalem­me a Gaza; essa è deserta».

27Egli si alzò e si mise in cammino, quand'ecco un Etiope, un eunuco, funzionario di Candàce, re­gina di Etiopia, sovrintendente a tutti i suoi tesori, venuto per il culto a Gerusalemme,

28se ne ritornava, seduto sul suo carro da viaggio, leggendo il profeta Isaia.

29Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va' avanti, e raggiungi quel carro».

30Filippo corse in­nanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?».

31Quegli rispose: «E come lo po­trei, se nessuno mi istruisce?». E invitò Filippo a salire e a se­dere accanto a lui.

32Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo: Come una pecora fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non apre la sua bocca.

33Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, ma la sua posterità chi potrà mai descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita.

34E rivoltosi a Filippo l'eunuco disse: «Ti prego, di quale perso­na il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?».

35Filippo, prendendo a parlare e partendo da quel passo della Scrittura, gli annunziò la buona novella di Gesù.

36Proseguen­do lungo la strada, giunsero a un luogo dove c'era acqua e l'eu­nuco disse: «Ecco qui c'è acqua; che cosa mi impedisce di esse­re battezzato?».

[37].

38Fece fermare il carro e discesero tutti e due nell'acqua, Filippo e l'eunuco, ed egli lo battezzò.

39Quando furono usciti dall'acqua, lo Spirito del Signore rapi Filippo e l'eunuco non lo vide più e proseguì pieno di gioia il suo cammi­no.

40Quanto a Filippo, si trovò ad Azoto e, proseguendo, pre­dicava il vangelo a tutte le città, finché giunse a Cesarèa.

III. PRIMI ATTI DI PAOLO

La vocazione di Saulo. L'incontro con Cristo è talvolta sconvol­gente e può indurre a un cambiamento radicale di vita. Nel caso di Saulo, che prenderà nella comunità il posto che sappiamo, il genere letterario è adeguato alla grandezza dell'avvenimento (cf Dn 10,9; Gal 1,12-17).

9

1Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage con­tro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote

2e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere au­torizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati.

3E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo

4e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi persegui­ti?».

5Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti!

6Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà det­to ciò che devi fare».

7Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non ve­dendo nessuno.

8Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Da­masco,

9dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda.

10Ora c'era a Damasco un discepolo di nome Ananìa e il Signo­re in una visione gli disse: «Anania!». Rispose: «Eccomi, Si­gnore!».

11E il Signore a lui: «Su, va' sulla strada chiamata Di­ritta, e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco sta pregando,

12e ha visto in visione un uomo, di nome Anania, venire e imporgli le mani perché ricuperi la vi­sta».

13Rispose Anania: «Signore, riguardo a quest'uomo ho udito da molti tutto il male che ha fatto ai tuoi fedeli in Gerusa­lemme.

14Inoltre ha l'autorizzazione dai sommi sacerdoti di ar­restare tutti quelli che invocano il tuo nome».

15Ma il Signore disse: «Va', perché egli è per me uno strumento eletto per por­tare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele;

16e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome».

17Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Sau­lo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore Gesù, che ti è ap­parso sulla via per la quale venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo».

18E improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e ricuperò la vista; fu subito bat­tezzato,

19poi prese cibo e le forze gli ritornarono.

Predicazione di Saulo a Damasco, da dove però un complotto dei giudei lo costringe a fuggire. ìn questo momento probabil­mente, bisogna collocare il soggiorno in Arabia, cui fa allusione la lettera ai Galati (Gal 1,16). Saulo torna poi a Damasco, ma è costretto di nuovo a fuggire (per questa fuga, cf 2Cor 11,32-33 e, per la missione universale di Paolo, At 22,16; Rm 15,16-18).

Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco,

20e subito nelle sinagoghe proclamava Gesù Figlio di Dio.

21E tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: «Ma costui non è quel tale che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocano questo nome ed era venuto qua precisa­mente per condurli in catene dai sommi sacerdoti?».

22Saulo frattanto si rinfrancava sempre più e confondeva i Giudei resi­denti a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo.

23Trascorsero così arecchi giorni e i Giudei fecero un complotto per uc­ciderlo;

24ma i loro piani vennero a conoscenza di Saulo. Essi facevano la guardia anche alle porte della città di giorno e di notte per sopprimerlo;

25ma i suoi discepoli di notte lo presero e lo fecero discendere dalle mura, calandolo in una cesta.

Prima visita di Saulo a Gerusalemme dopo la sua conversione. (Gal 1,18-19).

26Venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi con i discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo ancora che fosse un di­scepolo.

27Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo presentò agli apo­stoli e raccontò loro come durante il viaggio aveva visto il Si­gnore che gli aveva parlato, e come in Damasco aveva predica­to con coraggio nel nome di Gesù.

28Così egli poté stare con lo­ro e andava e veniva a Gerusalemme, parlando apertamente nel nome del Signore

29e parlava e discuteva con gli Ebrei di lingua greca; ma questi tentarono di ucciderlo.

30Venutolo però a sapere i fratelli, lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.

IV. NUOVI ATTI DI PIETRO

Pietro visita le comunità di Giudea, Galilea e Samaria. Conti­nua a suscitare la vera vita in coloro che incontra. L'autore de­scrive l'azione del primo apostolo utilizzando le immagini con cui si è familiarizzato nella lettura della Bibbia.

31La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria; essa cresceva e camminava nel timore del Signore, colma del conforto dello Spirito Santo.

 32E avvenne che mentre Pietro andava a far visita a tutti, si recò anche dai fedeli che dimoravano a Lidda.

33Qui trovò un uomo di nome Enea, che da otto anni giaceva su un lettuccio ed era paralitico.

34Pietro gli disse: «Enea, Gesù Cristo ti guarisce; al­zati e rifatti il letto». E subito si alzò.

35Lo videro tutti gli abi­tanti di Lidda e del Saròn e si convertirono al Signore.

36A Giaffa c'era una discepola chiamata Tabità, nome che si­gnifica «Gazzella», la quale abbondava in opere buone e faceva molte elemosine.

37Proprio in quei giorni si ammalò e morì. La lavarono e la deposero in una stanza al piano superiore.

38E poiché Lidda era vicina a Giaffa i discepoli, udito che Pietro si trovava là, mandarono due uomini ad invitarlo: «Vieni subito da noi!».

39E Pietro subito andò con loro. Appena arrivato lo condussero al piano superiore e gli si fecero incontro tutte le vedove in pianto che gli mostravano le tuniche e i mantelli che Gazzella confezionava quando era fra loro.

40Pietro fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi rivolto alla salma disse: «Tabità, alzati!». Ed essa aprì gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere.

41Egli le diede la mano e la fece alzare, poi chiamò i credenti e le vedove, e la presentò loro viva.

42La cosa si riseppe in tutta Giaffa, e molti credettero nel Si­gnore.

43Pietro rimase a Giaffa parecchi giorni, presso un certo Simone conciatore.

LA CONVERSIONE DI CORNELIO

Il primo pagano convertito o l'universalismo. Il popolo eletto non è più solo Israele, ma tutto il genere umano. Una visione prepara Pietro a comprendere questa profonda trasformazione (Ez 4,14; Lv 11).

10

1C'era in Cesarèa un uomo di nome Cornelio, centurio­ne della coorte Italica,

2uomo pio e timorato di Dio con tutta la sua famiglia; faceva molte elemosine al popolo e pregava sem­pre Dio.

3Un giorno verso le tre del pomeriggio vide chiaramente in visione un angelo di Dio venirgli incontro e chiamar­lo: «Cornelio!».

4Egli lo guardò e preso da timore disse: «Che c'è, Signore?». Gli rispose: «Le tue preghiere e le tue elemosi­ne sono salite, in tua memoria, innanzi a Dio.

5E ora manda degli uomini a Giaffa e fa' venire un certo Simone detto anche Pietro.

6Egli è ospite presso un tal Simone conciatore, la cui ca­sa è sulla riva del mare».

7Quando l'angelo che gli parlava se ne fu andato, Cornelio chiamò due dei suoi servitori e un pio sol­dato fra i suoi attendenti e,

8spiegata loro ogni cosa, li mandò a Giaffa.

9Il giorno dopo, mentre essi erano per via e si avvicinavano alla città, Pietro salì verso mezzogiorno sulla terrazza a pregare.

10Gli venne fame e voleva prendere cibo. Ma mentre glielo pre­paravano, fu rapito in estasi.

11Vide il cielo aperto e un oggetto che discendeva come una tovaglia grande, calata a terra per i quattro capi.

12In essa c 'era ogni sorta di quadrupedi e rettili della terra e uccelli del cielo.

13Allora risuonò una voce che gli diceva: «Alzati, Pietro, uccidi e mangia!».

14Ma Pietro rispose: «No davvero, Signore, poiché io non ho mai mangiato nulla di profano e di immondo».

15E la voce di nuovo a lui: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo più profano».

16Questo ac­cadde per tre volte; poi d'un tratto quell'oggetto fu risollevato al cielo.

Arrivo degli inviati di Cornelio e partenza di Pietro per Cesa­rea. Comprendendo il senso della visione avuta, Pietro osa ac­cettare l'invito di un romano.

17Mentre Pietro si domandava perplesso tra sé e sé che cosa si­gnificasse ciò che aveva visto, gli uomini inviati da Cornelio, dopo aver domandato della casa di Simone, si fermarono all'in­gresso.

18Chiamarono e chiesero se Simone, detto anche Pie­tro, alloggiava colà.

19Pietro stava ancora ripensando alla visio­ne, quando lo Spirito gli disse: «Ecco, tre uomini ti cercano;

20alzati, scendi e va' con loro senza esitazione, perché io li ho mandati».

21Pietro scese incontro agli uomini e disse: «Eccomi, sono io quello che cercate. Qual è il motivo per cui siete venu­ti?».

22Risposero: «Il centurione Cornelio, uomo giusto e timo­rato di Dio, stimato da tutto il popolo dei Giudei, è stato av­vertito da un angelo santo di invitarti nella sua casa, per ascol­tare ciò che hai da dirgli».

23Pietro allora li fece entrare e li ospitò. Il giorno seguente si mise in viaggio con loro e alcuni fratelli di Giaffa lo accompagnarono.

24Il giorno dopo arrivò a Cesarèa. Cornelio stava ad aspettarli ed aveva invitato i congiunti e gli amici intimi.

25Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio an­dandogli incontro si gettò ai suoi piedi per adorarlo.

26Ma Pie­tro lo rialzò, dicendo: «Alzati: anch'io sono un uomo!».

27Poi, continuando a conversare con lui, entrò e trovate riunite mol­te persone disse loro:

28«Voi sapete che non è lecito per un Giudeo unirsi o incontrarsi con persone di altra razza; ma Dio mi ha mostrato che non si deve dire profano o immondo nes­sun uomo.

29Per questo sono venuto senza esitare quando mi avete mandato a chiamare. Vorrei dunque chiedere: per quale ragione mi avete fatto venire?».

30Cornelio allora rispose: «Quattro giorni or sono, verso quest'ora, stavo recitando la preghiera delle tre del pomeriggio nella mia casa, quando mi si presentò un uomo in splendida veste

31e mi disse: Cornelio, sono state esaudite le tue preghiere e ricordate le tue elemosi­ne davanti a Dio.

32Manda dunque a Giaffa e fa' venire Simo­ne chiamato anche Pietro; egli è ospite nella casa di Simone il conciatore, vicino al mare.

33Subito ho mandato a cercarti e tu hai fatto bene a venire. Ora dunque tutti noi, al cospetto di Dio, siamo qui riuniti per ascoltare tutto ciò che dal Signore ti è stato ordinato».

Discorso di Pietro presso Cornelio. Pietro capisce in questa oc­casione che deve rivolgersi a tutte le nazioni (Mt 28,16-20). Fino a quel momento aveva creduto, come tutti i giudei, alla parziali­tà di Dio verso Israele, eletto, scelto, a preferenza di tutti gli altri popoli (Es 19,5-6; Is 52,7)

34Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi con­to che Dio non fa preferenze di persone,

35ma chi lo teme e pra­tica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accet­to.

36Questa è la parola che egli ha inviato ai figli d'Israele, re­cando la buona novella della pace, per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti.

37Voi conoscete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni;

3cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.

39E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce,

40ma Dio lo ha risu­scitato al terzo giorno e volle che apparisse,

41non a tutto il po­polo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo man­giato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.

42E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio.

43Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome».

Risposta di Cristo all'audace passo di Pietro. I pagani entrano in comunione con Dio come i discepoli dopo la pentecoste (15,8).

44Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso.

45E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito San­to;

46li sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio.

47Allora Pietro disse: «Forse che si può proibire che siano battezzati con l'acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi?».

48E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cri­sto. Dopo tutto questo lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.

Scandalo dei discepoli di origine giudaica. Pietro deve giustifica­re, a Gerusalemme, la sua condotta. Luca sottolinea l'importan­za dell'avvenimento e il pieno accordo tra Pietro e Paolo su que­sto punto (15; Gal 2,1-9.15-16; At 1,5).

11

1Gli apostoli e i fratelli che stavano nella Giudea venne­ro a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio.

2E quando Pietro salì a Gerusalemme, i circoncisi lo rimprove­ravano dicendo:

3«Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!».

4Allora Pietro raccontò per ordine come erano andate le cose, dicendo:

5«Io mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e vidi in estasi una visione: un oggetto, simile a una grande tovaglia, scendeva come calato dal cielo per i quattro capi e giunse fino a me.

6Fissandolo con attenzione, vidi in esso quadrupedi, fiere e rettili della terra e uccelli del cielo.

7E sentii una voce che mi di­ceva: Pietro, àlzati, uccidi e mangia!

8Risposi: Non sia mai, Si­gnore, poiché nulla di profano e di immondo è entrato mai nel­la mia bocca.

9Ribatté nuovamente la voce dal cielo: Quello che Dio ha purificato, tu non considerarlo profano.

10Questo avvenne per tre volte e poi tutto fu risollevato di nuovo nel cie­lo.

11Ed ecco, in quell'istante, tre uomini giunsero alla casa do­ve eravamo, mandati da Cesarèa a cercarmi.

12Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell'uomo.

13Egli ci raccontò che aveva visto un angelo presentarsi in casa sua e dir­gli: Manda a Giaffa e fa' venire Simone detto anche Pietro;

14egli ti dirà parole per mezzo delle quali sarai salvato tu e tutta la tua famiglia.

15Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo scese su di loro, come in principio era sceso su di noi.

16Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spi­rito Santo.

17Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che a noi per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?».

18All'udir questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si con­vertano perché abbiano la vita!».

La comunità di Antiochia e Bàrnaba.

19Intanto quelli che erano stati dispersi dopo la persecuzione scoppiata al tempo di Stefano, erano arrivati fin nella Fenicia, a Cipro e ad Antiòchia e non predicavano la parola a nessuno fuorché ai Giudei.

20Ma alcuni fra loro, cittadini di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiòchia, cominciarono a parlare anche ai Greci, predicando la buona novella del Signore Gesù.

21E la mano del Signore era con loro e così un gran numero credette e si convertì al Signore.

22La notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, la quale mandò Bàrnaba ad Antiò­chia.

23Quando questi giunse e vide la grazia del Signore, si rallegrò e,

24da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fe­de, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore. E una folla considerevole fu condotta al Signore.

25Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo e trovatolo lo con­dusse ad Antiòchia.

26Rimasero insieme un anno intero in quel­la comunità e istruirono molta gente; ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani.

V. CONTINUAZIONE DEGLI ATTI DI PAOLO

La colletta organizzata in favore dei poveri di Gerusalemme in occasione di una carestia sotto l'impero di Claudio (41-54 d. C.) è vista da Paolo come una testimonianza dell'unità di tutti i cri­stiani, di origine sia giudaica sia pagana (Gal 2,10; iCor 16,]; 2Cor 8; 9; Rm 15,25-27).

27In questo tempo alcuni profeti scesero ad Antiòchia da Geru­salemme.

28E uno di loro, di nome Agabo, alzatosi in piedi, an­nunziò per impulso dello Spirito che sarebbe scoppiata una gra­ve carestia su tutta la terra. Ciò che di fatto avvenne sotto l’im­pero di Claudio.

29Allora i discepoli si accordarono, ciascuno secondo quello che possedeva, di mandare un soccorso ai fra­telli abitanti nella Giudea;

30questo fecero, indirizzandolo agli anziani, per mezzo di Bàrnaba e Saulo.

RITORNO AGLI ATTI DI PIETRO

Arresto di Pietro e sua liberazione miracolosa. Inserimento negli atti di Paolo di un nuovo episodio degli atti di Pietro che sembra anteriore alla visita di Paolo e Bàrnaba a Gerusalemme (11,27-30). L'importanza di Pietro nella chiesa primitiva suggerisce a Luca di descrivere la sua liberazione servendosi delle immagini prodigiose della liberazione del popolo dall'Egitto (Es 12).

12

1In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcu­ni membri della Chiesa

2e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni.

3Vedendo che questo era gradito ai Giudei, decise di arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli Az­zimi.

4Fattolo catturare, lo gettò in prigione, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col pro­posito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua.

5Pietro dunque era tenuto in prigione, mentre una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla Chiesa per lui.

6E in quella notte, quando poi Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro piantonato da due soldati e legato con due cate­ne stava dormendo, mentre davanti alla porta le sentinelle cu­stodivano il carcere.

7Ed ecco gli si presentò un angelo del Si­gnore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pie­tro, lo destò e disse: «Alzati, in fretta!». E le catene gli caddero dalle mani.

8E l'angelo a lui: «Mettiti la cintura e legati i sanda­li». E così fece. L'angelo disse: «Avvolgiti il mantello, e segui­mi!».

9Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si era ancora ac­corto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell'angelo: credeva infatti di avere una visione.

10Essi oltrepassarono la prima guardia e la seconda e arrivaro­no alla porta di ferro che conduce in città: la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l'angelo si dileguò da lui.

11Pietro allora, rientrato in sé, disse: «Ora sono veramente certo che il Signore ha mandato il suo an­gelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che si attendeva il popolo dei Giudei».

12Dopo aver riflettuto, si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove si trovava un buon numero di persone raccolte in preghiera.

13Appena ebbe bussato alla porta esterna, una fanciulla di no­me Rode si avvicinò per sentire chi era.

14Riconosciuta la voce di Pietro, per la gioia non apri la porta, ma corse ad annunziare che fuori c era Pietro.

15«Tu vaneggi!» le dissero. Ma essa insi­steva che la cosa stava così. E quelli dicevano: «E l'angelo di Pietro».

16Questi intanto continuava a bussare e quando apriro­no la porta e lo videro, rimasero stupefatti.

17Egli allora, fatto segno con la mano di tacere, narrò come il Signore lo aveva tratto fuori del carcere, e aggiunse: «Riferite questo a Giacomo e ai fratelli». Poi uscì e s’'incamminò verso un altro luogo.

18Fattosi giorno, c'era non poco scompiglio tra i soldati: che co­sa mai era accaduto di Pietro?

19Erode lo fece cercare accuratamente, ma non essendo riuscito a trovarlo, fece processare i soldati e ordinò che fossero messi a morte; poi scese dalla Giu­dea e soggiornò a Cesarèa.

La morte del persecutore Erode. L'uomo che si lascia adulare come una divinità è indegno di vivere e merita la morte (vedere i precedenti biblici: lMac 2,1-28; 2Mac 9,5-28). Erode, in realtà èrimasto fulminato nell'aprile del 44 d. C. da una malattia intesti­nale.

20Egli era infuriato contro i cittadini di Tiro e Sidòne. Questi però si presentarono a lui di comune accordo e, dopo aver trat­to alla loro causa Biasto, ciambellano del re, chiedevano pace, perché il loro paese riceveva i viveri dal paese del re.

21Nel giorno fissato Erode, vestito del manto regale e seduto sul po­dio, tenne loro un discorso.

22Il popolo acclamava: «Parola di un dio e non di un uomo!».

23Ma improvvisamente un angelo del Signore lo colpì, perché non aveva dato gloria a Dio; e ro­so, dai vermi, spirò. RITORNO A PAOLO (seguito di 11,30).

24Intanto la parola di Dio cresceva e si diffondeva.

25Bàrnaba e Saulo poi, compiuta la loro missione, tornarono da Gerusalem­me prendendo con loro Giovanni, detto anche Marco.  

VI. I TRE GRANDI VIAGGI

IL PRIMO VIAGGIO MISSIONARIO

A Cipro e nel sud dell'Asia minore.

L'invio in missione.

13

1C'erano nella comunità di Antiòchia profeti e dottori: Bàrnaba, Simeone soprannominato Niger, Lucio di Cirène, Manaèn, compagno d'infanzia di Erode tetrarca, e Saulo.

2Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunan­do, lo Spirito Santo disse: «Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati».

3Allora, dopo aver digiu­nato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono.

La missione a Cipro. Bàrnaba nativo di quest'isola, sembra diri­gere all'inizio la missione. Saulo ne prende la direzione dopo il battesimo del proconsole Sergio Paolo. A partire da questo mo­mento, Saulo è chiamato Paolo.

4Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, discesero a Selèucia e di qui salparono verso Cipro.

5Giunti a Salamina cominciarono ad annunziare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei, avendo con loro anche Giovanni come aiutante.

6Attraversata tutta l'isola fino a Pafo, vi trovarono un tale, mago e falso pro­feta giudeo, di nome Bar-Iesus,

7a1 seguito del proconsole Ser­gio Paolo, persona di senno, che aveva fatto chiamare a sé Bàr­naba e Saulo e desiderava ascoltare la parola di Dio.

8Ma Eh­mas, il mago, - ciò infatti significa il suo nome - faceva loro op­posizione cercando di distogliere il proconsole dalla fede.

9Allora Saulo, detto anche Paolo, pieno di Spirito Santo, fissò gli occhi su di lui e disse:

10«O uomo pieno di ogni frode e di ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, quando ces­serai di sconvolgere le vie diritte del Signore?

11Ecco la mano del Signore è sopra di te: sarai cieco e per un certo tempo non vedrai il sole». Di colpo piombò su di lui oscurità e tenebra, e brancolando cercava chi lo guidasse per mano.

12Quando vide l'accaduto, il proconsole credette, colpito dalla dottrina del Si­gnore.

Paolo parla ad Antiochia di Pisidia. Tipo di predicazione di Paolo ai giudei da confrontare col discorso di Stefano al c. 7 (Dt 1,31; 7,]; Sal 89,2; lSam 13,14; Is 44,28; Sal 2,7; Is 53,3; Sal 16,10; Ab 1,5).

13Salpati da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge di Panfilia. Giovanni si separò da loro e ritornò a Gerusalemme.

14Essi invece proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia di Pisidia ed entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, si sedettero.

15Dopo la lettura della Legge e dei Profeti, i capi della sinagoga mandarono a dire loro: «Fratelli, se avete qualche pa­rola di esortazione per il popolo, parlate!».

16Si alzò Paolo e fatto cenno con la mano disse: «Uomini di Israele e voi timorati di Dio, ascoltate.

17Il Dio di questo popo­lo d'Israele scelse i nostri padri ed esaltò il popolo durante il suo esilio in terra d'Egitto, e con braccio potente li condusse via di là.

18Quindi, dopo essersi preso cura di loro per circa quaran­t'anni nel deserto,

19distrusse sette popoli nel paese di Canaan e concesse loro in eredità quelle terre,

20per circa quattrocento-cinquanta anni. Dopo questo diede loro dei Giudici, fino al profeta Samuele.

21Allora essi chiesero un re e Dio diede loro Saul, figlio di Cis, della tribù di Beniamino, per quaranta anni.

22E, dopo averlo rimosso dal regno, suscitò per loro come re Davide, al quale rese questa testimonianza: Ho trovato Davi­de, figlio di lesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri.

23Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio trasse per Israele un salvatore, Gesù.

24Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di penitenza a tutto il popolo d'Israele.

25Diceva Giovanni sul finire della sua missione: Io non sono ciò che voi pensate che io sia! Ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di sciogliere i sandali.

26Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete ti­morati di Dio, a noi è stata mandata questa parola di salvezza.

27Gli abitanti di Gerusalemme infatti e i loro capi non l'hanno riconosciuto e condannandolo hanno adempiuto le parole dei profeti che si leggono ogni sabato;

28e, pur non avendo trovato in lui nessun motivo di condanna a morte, chiesero a Pilato che fosse ucciso.

29Dopo aver compiuto tutto quanto era stato scrit­to di lui, lo deposero dalla croce e lo misero nel sepolcro.

30Ma Dio lo ha risuscitato dai morti

31ed egli è apparso per molti giorni a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusa­lemme, e questi ora sono i suoi testimoni davanti al popolo.

32E noi vi annunziamo la buona novella che la promessa fatta ai padri si è compiuta,

33poiché Dio l'ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo: Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato.

34E che Dio lo ha risuscitato dai morti, in modo che non abbia mai più a tornare alla corruzione, è quanto ha dichiarato: Darò a voi le cose sante promesse a Davide, quelle sicure.

35Per questo anche in un altro luogo dice: Non permetterai che il tuo santo subisca la corruzio­ne.

36Ora Davide, dopo aver eseguito il volere di Dio nella sua ge­nerazione, mori e fu unito ai suoi padri e subì la corruzione.

37Ma colui che Dio ha risuscitato, non ha subito la corruzione.

38Vi sia dunque noto, fratelli, che per opera di lui vi viene an­nunziata la remissione dei peccati

39e che per lui chiunque cre­de riceve giustificazione da tutto ciò da cui non vi fu possibile essere giustificati mediante la legge di Mosè.

40Guardate dun­que che non avvenga su di voi ciò che è detto nei Profeti:

41Mirate, beffardi, stupite e nascondetevi, poiché un'opera io compio ai vostri giorni, un'opera che non credereste, se vi fosse raccontata!».

42E, mentre uscivano, li pregavano di esporre ancora queste co­se nel prossimo sabato.

43Sciolta poi l'assemblea, molti Giudei e proseliti credenti in Dio seguirono Paolo e Bàrnaba ed essi, intrattenendosi con loro, li esortavano a perseverare nella gra­zia di Dio.

Gelosia dei giudei nel vedere la parola della salvezza rivolta ai pagani. Paolo fa notare ai cristiani convertiti dal paganesimo che sono stati in qualche modo causa dell'incredulità dei giudei (Rm 11,3]; Is 49,6).

44Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola di Dio.

45Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono pieni di gelosia e contraddicevano le affermazioni di Paolo, bestemmiando.

46Allora Paolo e Bàrnaba con franchez­za dichiararono: «Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudica­te degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai pagani.

47Così infatti ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto come luce per le genti, perché tu porti la salvezza sino all'estremità della terra».

48Nell'udir ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola di Dio e abbracciarono la fede tutti quelli che etano destinati alla vita eterna.

49La parola di Dio si diffondeva per tutta la re­gione.

50Ma i Giudei sobillarono le donne pie di alto rango e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li scacciarono dal loro territorio.

51Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio,

52mentre i discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.  

Missione a Icònio, dove, come altrove, Paolo si rivolge dappri­ma ai giudei.

14

1Anche ad Icònio essi entrarono nella sinagoga dei Giu­dei e vi parlarono in modo tale che un gran numero di Giudei e di Greci divennero credenti.

2Ma i Giudei rimasti increduli ec­citarono e inasprirono gli animi dei pagani contro i fratelli.

3Rimasero tuttavia colà per un certo tempo e parlavano fiduciosi nel Signore, che rendeva testimonianza alla predicazione della sua grazia e concedeva che per mano loro si operassero segni e prodigi.

4E la popolazione della città si divise, schierandosi gli uni dalla parte dei Giudei, gli altri dalla parte degli apostoli.

5Ma quando ci fu un tentativo dei pagani e dei Giudei con i loro capi per maltrattarli e lapidarli,

6essi se ne accorsero e fuggiro­no nelle città della Licaònia, Listra e Derbe e nei dintorni,

7e là continuavano a predicare il vangelo.

Discorso a Listra, tipo di predicazione di Paolo a pagani non colti, da confrontare col discorso di Atene rivolto ai colti greci.

8C'era a Listra un uomo paralizzato alle gambe, storpio sin dal­la nascita, che non aveva mai camminato.

9Egli ascoltava il di­scorso di Paolo e questi, fissandolo con lo sguardo e notando che aveva fede di esser risanato,

10disse a gran voce: «Alzati di­ritto in piedi!». Egli fece un balzo e si mise a camminare.

11La gente allora, al vedere ciò che Paolo aveva fatto, esclamò in dialetto licaonio e disse: «Gli dèi sono scesi tra di noi in figura umana!».

12E chiamavano Bàrnaba Zeus e Paolo Hermes, per­ché era lui il più eloquente.

13Intanto il sacerdote di Zeus, il cui tempio era all'ingresso del­la città, recando alle porte tori e corone, voleva offrire un sacri­ficio insieme alla folla.

14Sentendo ciò, gli apostoli Bàrnaba e Paolo si strapparono le vesti e si precipitarono tra la folla, gri­dando:

15«Cittadini, perché fate questo? Anche noi siamo esse­ri umani, mortali come voi, e vi predichiamo di convertirvi da queste vanità al Dio vivente che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano.

16Egli, nelle generazioni passate, ha lasciato che ogni popolo seguisse la sua strada;

17ma non ha cessato di dar prova di sé beneficando, concedendovi dal cielo piogge e stagioni ricche di frutti, fornendovi il cibo e riempiendo di letizia i vostri cuori».

18E così dicendo, riusciro­no a fatica a far desistere la folla dall'offrire loro un sacrificio.

Missione a Derbe e fine del primo viaggio.

19Ma giunsero da Antiòchia e da Icònio alcuni Giudei, i quali trassero dalla loro parte la folla; essi presero Paolo a sassate e quindi lo trascinarono fuori della città, credendolo morto.

20Allora gli si fecero attorno i discepoli ed egli, alzatosi, entrò in cit­tà. Il giorno dopo parti con Bàrnaba alla volta di Derbe.

Paolo e Bàrnaba tornano in Siria.

21Dopo aver predicato il vangelo in quella città e fatto un nu­mero considerevole di discepoli, ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia,

22rianimando i discepoli ed esortandoli a restare sal­di nella fede poiché, dicevano, è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio.

23Costituirono quindi per loro in ogni comunità alcuni anziani e dopo avere pregato e digiunato li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto.

24Attraversata poi la Pisidia, raggiunsero la Panfilia

25e dopo avere predicato la parola di Dio a Perge, scesero ad Attalia;

26di qui fecero vela per Antiòchia là dove erano stati affidati al­la grazia del Signore per l'impresa che avevano compiuto.

27Non appena furono arrivati, riunirono la comunità e riferiro­no tutto quello che Dio aveva compiuto per mezzo loro e come aveva aperto ai pagani la porta della fede.

28E si fermarono per non poco tempo insieme ai discepoli.  

CONTROVERSIE AD ANTIOCHIA E ASSEMBLEA DI GERUSALEMME

Controversie ad Antiòchia. Gli avvenimenti qui riferiti hanno avuto luogo, forse, tempo prima. Può darsi che Luca abbia fuso in una due diverse controversie.

15

1Ora alcuni, venuti dalla Giudea insegnavano ai fratelli questa dottrina: «Se non vi fate circoncidere secondo l'uso di Mosè, non potete esser salvi».

2Poiché Paolo e Bàrnaba si opponevano risolutamente e discu­tevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro andassero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione.

3Essi dunque, scor­tati per un tratto dalla comunità, attraversarono la Fenicia e la Samaria raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli.

4Giunti poi a Gerusalemme, furo­no ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferiro­no tutto ciò che Dio aveva compiuto per mezzo loro.

Controversia a Gerusalemme. E Cristo che conduce alla salvez­za, non più la Legge, anche se i cristiani di origine giudaica con­tinuano a praticarla.

5Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: è necessario circonciderli e ordinar lo­ro di osservare la legge di Mosè.

6Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare que­sto problema.

7Dopo lunga discussione, Pietro si alzò e disse: «Fratelli, voi sapete che già da molto tempo Dio ha fatto una scelta fra voi, perché i pagani ascoltassero per bocca mia la pa­rola del vangelo e venissero alla fede.

8E Dio, che conosce i cuori, ha reso testimonianza in loro favore concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi;

9e non ha fatto nessuna di­scriminazione tra noi e loro, purificandone i cuori con la fede.

10Or dunque, perché continuate a tentare Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri, né noi siamo stati in grado di portare?

11Noi crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati e nello stesso modo anche loro».

Bàrnaba e Paolo riferiscono sulla loro missione. Presa di posi­zione di Giacomo. I pagani non sono più sottoposti alla Legge. Si impongono loro, tuttavia, alcune norme per facilitare i loro rapporti con i cristiani di origine giudaica, i quali invece riman­gono sottomessi alla Legge (Gal 2,1-10; Es 19,51; Am 9,11-12).

12Tutta l'assemblea tacque e stettero ad ascoltare Bàrnaba e Paolo che riferivano quanti miracoli e prodigi Dio aveva com­piuto tra i pagani per mezzo loro.

13Quand'essi ebbero finito di parlare, Giacomo aggiunse:

14«Fratelli, ascoltatemi. Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere tra i paga­ni un popolo per consacrarlo al suo nome.

15Con questo si ac­cordano le parole dei profeti, come sta scritto:

16Dopo queste cose ritornerò e riedificherò la tenda di Davide che era caduta; ne riparerò le rovine e la rialzerò,

17perché anche gli altri uomini cerchino il Signore e tutte le genti sulle quali è stato invocato il mio no­me,

18dice il Signore che fa queste cose da lui conosciute dall'eternità.

19Per questo io ritengo che non si debba importunare quelli che si convertono a Dio tra i pagani,

20ma solo si ordini loro di aste­nersi dalle sozzure degli idoli, dalla impudicizia, dagli animali soffocati e dal sangue.

21Mosè infatti, fin dai tempi antichi, ha chi lo predica in ogni città, poiché viene letto ogni sabato nelle sinagoghe».

Lettera degli apostoli ai discepoli di Antiochia, destinata solo al­le comunità della Siria e della Cilicia.

22Allora gli apostoli, gli anziani e tutta la Chiesa decisero di eleggere alcuni di loro e di inviarli ad Antiòchia insieme a Pao­lo e Bàrnaba: Giuda chiamato Barsabba e Sila, uomini tenuti in grande considerazione tra i fratelli.

23E consegnarono loro la seguente lettera: «Gli apostoli e gli anziani ai fratelli di Antiò­chia, di Siria e di Cilicia che provengono dai pagani, salute!

24Abbiamo saputo che alcuni da parte nostra, ai quali non ave­vamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con i loro discorsi sconvolgendo i vostri animi.

25Abbiamo perciò deciso tutti d'accordo di eleggere alcune persone e inviarle a voi insie­me ai nostri carissimi Bàrnaba e Paolo,

26uomini che hanno vo­tato la loro vita al nome del nostro Signore Gesù Cristo.

27Abbiamo mandato dunque Giuda e Sila, che vi riferiranno an­ch'essi queste stesse cose a voce.

28Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi nessun altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie:

29astenervi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia. Farete cosa buona perciò a guardarvi da queste cose. State bene».

I delegati ad Antiochia. Si potrebbe collocare a questo punto il diverbio con Pietro, riferito dalla lettera ai Galati (Gal 2,11-21).

30Essi allora, congedatisi, discesero ad Antiòchia e riunita la comunità consegnarono la lettera.

31Quando l'ebbero letta, si rallegrarono per l'incoraggiamento che infondeva.

32Giuda e Sila, essendo anch'essi profeti, parlarono molto per incoraggia­re i fratelli e li fortificarono.

33D opo un certo tempo furono congedati con auguri di pace dai fratelli, per tornare da quelli che li avevano inviati.

(34) .

35Paolo invece e Bàrnaba rimasero ad Antiòchia, insegnando e annunziando, insieme a molti altri, la parola del Signore.

SECONDO VIAGGIO

In Asia Minore, tranne Efeso, e in Grecia.

Paolo si separa da Bàrnaba e si aggrega Sila (o Silvano).

36Dopo alcuni giorni Paolo disse a Bàrnaba: «Ritorniamo a far visita ai fratelli in tutte le città nelle quali abbiamo annunziato la parola del Signore, per vedere come stanno».

37Bàrnaba vo­leva prendere insieme anche Giovanni, detto Marco,

38ma Pao­lo riteneva che non si dovesse prendere uno che si era allonta­nato da loro nella Panfilia e non aveva voluto partecipare alla loro opera.

39Il dissenso fu tale che si separarono l'uno dall'al­tro; Bàrnaba, prendendo con sé Marco, s'imbarcò per Cipro.

40Paolo invece scelse Sila e partì, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore.  

Missione in Licaonia, incontro con Timoteo.

41E attraversando la Siria e la Cilicia, dava nuova forza alle co­munità.

16

1Paolo si recò a Derbe e a Listra. C'era qui un discepolo chiamato Timòteo, figlio di una donna giudea credente e di pa­dre greco;

2egli era assai stimato dai fratelli di Listra e di Icò­nio.

3Paolo volle che partisse con lui, lo prese e lo fece circonci­dere per riguardo ai Giudei che si trovavano in quelle regioni; tutti infatti sapevano che suo padre era greco.

4Percorrendo le città, trasmettevano loro le decisioni prese dagli apostoli e da­gli anziani di Gerusalemme, perché le osservassero.

5Le comu­nità intanto si andavano fortificando nella fede e crescevano di numero ogni giorno.

Paolo si aggrega Luca a Tròade. Diario di viaggio di Luca. Pao­lo lo lascerà a Filippi (16,40) e lo ritroverà colà durante il terzo viaggio (20,5; Gal 4,12-15).

6Attraversarono quindi la Frigia e la regione della Galazia, avendo lo Spirito Santo vietato loro di predicare la parola nella provincia di Asia.

7Raggiunta la Misia, si dirigevano verso la Bitinia, ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro;

8cosi, attra­versata la Misia, discesero a Tròade.

9Durante la notte apparve a Paolo una visione: gli stava davanti un Macedone e lo suppli­cava: «Passa in Macedonia e aiutaci!».

10Dopo che ebbe avuto questa visione, subito cercammo di partire per la Macedonia, ritenendo che Dio ci aveva chiamati ad annunziarvi la parola del Signore.

 

Filippi, città della Macedonia. (Cf Fil, in particolare 1,51; 4,1.15-16).

11Salpati da Tròade, facemmo vela verso Samotràcia e il giorno dopo verso Neàpoli e

12di qui a Filippi, colonia romana e città del primo distretto della Macedonia. Restammo in questa città alcuni giorni;

13il sabato uscimmo fuori della porta lungo il fiu­me, dove ritenevamo che si facesse la preghiera, e sedutici ri­volgevamo la parola alle donne colà riunite.

14C'era ad ascolta­re anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiàtira, una credente in Dio, e il Signore le apri il cuore per aderire alle parole di Paolo.

15Dopo esser stata bat­tezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò: «Se avete giudicato ch'io sia fedele al Signore, venite ad abitare nella mia casa». E ci costrinse ad accettare.

16Mentre andavamo alla preghiera, venne verso di noi una gio­vane schiava, che aveva uno spirito di divinazione e procurava molto guadagno ai suoi padroni facendo l'indovina.

17Essa se­guiva Paolo e noi gridando: «Questi uomini sono servi del Dio Altissimo e vi annunziano la via della salvezza».

18Questo fece per molti giorni finché Paolo, mal sopportando la cosa, si volse e disse allo spirito: «In nome di Gesù Cristo ti ordino di partire da lei». E lo spirito parti all'istante.

19Ma vedendo i padroni che era partita anche la speranza del loro guadagno, presero Paolo e Sila e li trascinarono nella piazza principale davanti ai capi della città;

20presentandoli ai magistrati dissero: «Questi uomini gettano il disordine nella nostra città; sono Giudei

21e predicano usanze che a noi Romani non è lecito accogliere né praticare».

22La folla allora insorse contro di loro, mentre i ma­gistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli

23e dopo averli caricati di colpi, li gettarono in prigione e ordi­narono al carceriere di far buona guardia.

24Egli, ricevuto que­st'ordine, li gettò nella cella più interna della prigione e strinse i loro piedi nei ceppi.

Liberazione dei missionari. Nell'ottica dei primi cristiani nutriti delle Scritture, uno sconvolgimento materiale deve necessaria­mente accompagnare uno sconvolgimento spirituale.

25Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i carcerati stavano ad ascoltarli.

26D'improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito tutte le porte si aprirono e si sciolsero le catene di tutti.

27Il carceriere si svegliò e vedendo aperte le por­te della prigione, tirò fuori la spada per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti.

28Ma Paolo gli gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui».

29Quegli allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando si gettò ai piedi di Paolo e Sila;

30poi li condusse fuori e disse: «Signori, cosa devo fare per esser salvato?».

31Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia».

32E annunziarono la parola del Si­gnore a lui e a tutti quelli della sua casa.

33Egli li prese allora in disparte a quella medesima ora della notte, ne lavò le piaghe e subito si fece battezzare con tutti i suoi;

34poi li fece salire in ca­sa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.

35Fattosi giorno, i magistrati inviarono le guardie a dire: «Libe­ra quegli uomini !».

36Il carceriere annunziò a Paolo questo messaggio: «I magistrati hanno ordinato di lasciarvi andare! Potete dunque uscire e andarvene in pace».

37Ma Paolo disse alle guardie: «Ci hanno percosso in pubblico e senza processo, sebbene siamo cittadini romani, e ci hanno gettati in prigione; e ora ci fanno uscire di nascosto? No davvero! Vengano di per­sona a condurci fuori!».

38E le guardie riferirono ai magistrati queste parole. All'udire che erano cittadini romani, si spaven­tarono;

39vennero e si scusarono con loro; poi li fecero uscire e li pregarono di partire dalla città.

40Usciti dalla prigione, si re­carono a casa di Lidia dove, incontrati i fratelli, li esortarono e poi partirono.  

Paolo e Sila a Tessalonica. (1 Ts 1,5-7; 2,14-16).

17

1Seguendo la via di Anfipoli e APollonia: giunsero a Tessalonica, dove c'era una sinagoga dei Giudei.

2Come era sua consuetudine Paolo vi andò e per tre sabati discusse con lo­ro sulla base delle Scritture,

3spiegandole e dimostrando che il Cristo doveva morire e risuscitare dai morti; il Cristo, diceva, è quel Gesù che io vi annunzio.

4Alcuni di loro furono convinti e aderirono a Paolo e a Sila, come anche un buon numero di Greci credenti in Dio e non poche donne della nobiltà.

5Ma i Giudei, ingelositi, trassero dalla loro parte alcuni pessimi indi­vidui di piazza e, radunata gente, mettevano in subbuglio la cit­tà. Presentatisi alla casa di Giàsone, cercavano Paolo e Sila per condurli davanti al popolo.

6Ma non avendoli trovati, trascina­rono Giàsone e alcuni fratelli dai capi della città gridando: «Quei tali che mettono il mondo in agitazione sono anche qui e Giàsone li ha ospitati.

7Tutti costoro vanno contro i decreti del­l'imperatore, affermando che c'è un altro re, Gesù».

8Così mi­sero in agitazione la popolazione e i capi della città che udivano queste cose;

9tuttavia, dopo avere ottenuto una cauzione da Giàsone e dagli altri, li rilasciarono.

Breve soggiorno a Berèa. I giudei di Tessalonica, dopo aver ob­bligato Paolo a lasciare Berèa per Atene, creano con tutta pro­babilità delle difficoltà per i cristiani della città.

10Ma i fratelli subito, durante la notte, fecero partire Paolo e Sila verso Berèa. Giunti colà entrarono nella sinagoga dei Giu­dei.

11Questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalo­nica ed accolsero la parola con grande entusiasmo, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano davvero così.

12Molti di loro credettero e anche alcune donne greche della nobiltà e non pochi uomini.

13Ma quando i Giudei di Tes­salonica vennero a sapere che anche a Berèa era stata annun­ziata da Paolo la parola di Dio, andarono anche colà ad agitare e sobillare il popolo.

14Allora i fratelli fecero partire subito Paolo per la strada verso il mare, mentre Sila e Timòteo rima­sero in città.

15Quelli che scortavano Paolo lo accompagnarono fino ad Atene e se ne ripartirono con l'ordine per Sila e Timò­teo di raggiungerlo al più presto.

Paolo ad Atene. Il discorso davanti all'areòpago, termine che designava sia il supremo tribunale di Atene, sia la collina accan­to al Partenone. I greci scambiano per una dea la risurrezione di cui parla loro Paolo.

16Mentre Paolo li attendeva ad Atene, fremeva nel suo spirito al vedere la città piena di idoli.

17Discuteva frattanto nella sina­goga con i Giudei e i pagani credenti in Dio e ogni giorno sulla piazza principale con quelli che incontrava.

18Anche certi filo­sofi epicurei e stoici discutevano con lui e alcuni dicevano: «Che cosa vorrà mai insegnare questo ciarlatano?». E altri: «Sembra essere un annunziatore di divinità straniere»; poiché annunziava Gesù e la risurrezione.

19Presolo con sé, lo condus­sero sull'Areòpago e dissero: «Possiamo dunque sapere qual èquesta nuova dottrina predicata da te?

20Cose strane per vero ci metti negli orecchi; desideriamo dunque conoscere di che cosa si tratta».

21Tutti gli Ateniesi infatti e gli stranieri colà residenti non avevano passatempo più gradito che parlare e sentir parlare.

Discorso di Paolo, tipo della sua predicazione ai pagani colti.

22Allora Paolo, alzatosi in mezzo all'Areòpago, disse: «Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dèi.

23Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un’ara con l’iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio.

24Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell'uomo

25né dalle mani dell'uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa.

26Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spa­zio,

27perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andan­do come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi.

28In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siamo.

29Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all'oro, all'argento e alla pietra, che porti l'impronta dell'arte e dell'immaginazione umana.

30Dopo esser passato sopra ai tempi dell'ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi,

31poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».

Insuccesso di Paolo, nonostante qualche conversione tra cui quella di Dionigi l'areopagita che una tradizione identifica col primo vescovo di Parigi. Questa volta senza esservi costretto, Paolo lascia Atene per Corinto attraverso la via sacra che passa­va da Eleusi.

32Quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: «Ti sentiremo su questo un'altra vol­ta».

33Così Paolo uscì da quella riunione.

34Ma alcuni aderirono a lui e divennero credenti, fra questi anche Dionigi membro dell'Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro.  

Soggiorno di un anno e mezzo a Corinto.

18

1Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corin­to.

2Qui trovò un Giudeo chiamato Aquila, oriundo del Ponto, arrivato poco prima dall'Italia con la moglie Priscilla, in seguito all'ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro

3e poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Erano infatti di mestiere fab­bricatori di tende.

I giudei rifiutano di credere in Gesù, ad eccezione di Crispo che Paolo battezza (iCor 1,14). L'apostolo si rivolge quindi ai pa­gani, in questa città che passava per una delle più corrotte del­l'impero. Il Signore rassicura Paolo ricordandogli che se l'uomo «pianta e irriga», Dio solo fa crescere (1Cor 3,6).

4Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persua­dere Giudei e Greci.

5Quando giunsero dalla Macedonia Sila e Timòteo, Paolo si de­dicò tutto alla predicazione, affermando davanti ai Giudei che Gesù era il Cristo.

6Ma poiché essi gli si opponevano e bestem­miavano, scuotendosi le vesti, disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente; da ora in poi io andrò dai pagani».

7E andatosene di là, entrò nella casa di un tale chia­mato Tizio Giusto, che onorava Dio, la cui abitazione era ac­canto alla sinagoga.

8Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e anche molti dei Corin­zi, udendo Paolo, credevano e si facevano battezzare.

9E una notte in visione il Signore disse a Paolo: «Non aver pau­ra, ma continua a parlare e non tacere,

10perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male, perché io ho un popolo nu­meroso in questa città».

11Così Paolo si fermò un anno e mez­zo, insegnando fra loro la parola di Dio.

Davanti al tribunale di Gallione. Secondo un'iscrizione scoperta a Delfi, questo funzionario romano fu proconsole nel 52; ciò permette di datare con una certa sicurezza il soggiorno di Paolo a Corinto (1Cor 2,1-5 e 1,14-17), e quindi la maggior parte dei suoi spostamenti precedenti e seguenti.

12Mentre era proconsole dell'Acaia Gallione, i Giudei insorse­ro in massa contro Paolo e lo condussero al tribunale dicendo:

13«Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge».

14Paolo stava per rispondere, ma Gallio­ne disse ai Giudei: «Se si trattasse di un delitto  di un'azione malvagia, o Giudei, io vi ascolterei, come di ragione.

15Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra legge, vedetevela voi; io non voglio essere giudice di queste faccende».

16E li fece cacciare dal tribunale.

17Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale ma Gallione non si curava affatto di tutto ciò.

Ritorno ad Antiochia di Siria.

18Paolo si trattenne ancora parecchi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s'imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era fatto tagiare i capelli a causa di un voto che aveva fatto.

19Giunsero a Efeso, dove lasciò i due co­niugi, ed entrato nella sinagoga si mise a discutere con i Giu­dei.

20Questi lo pregavano di fermarsi più a lungo, ma non ac­consentì.

21Tuttavia prese congedo dicendo: «Ritornerò di nuo­vo da voi, se Dio lo vorrà» quindi partì da Efeso.

22Giunto a Cesarèa, si recò a salutare la Chiesa di Gerusalemme e poi sce­se ad Antiòchia.

TERZO VIAGGIO MISSIONARIO

Di nuovo in Asia minore, compresa Èfeso, poi in Grecia e a Ge­rusalemme.  

Missione in Galazia e Frigia. (1Cor 16,1).

23Trascorso colà un po' di tempo, partì di nuovo percorrendo di seguito le regioni della Galazia e della Frigia, confermando nella fede tutti i discepoli.  

Soggiorno ad Efeso, allora una delle più belle città dell'impero, capitale della provincia romana d'Asia; Paolo voleva recarvisi fin dal suo primo viaggio (16,6) e non fa che passarvi durante il secondo (18,20).

Arrivo e attività di Apollo, giudeo di Alessandria che da Efeso si recherà a Corinto. Paolo parla di lui in lCor 1,12 e 3,5-6, ma anche in 16,21. Lo ricorda tra i suoi collaboratori al termine del­la sua vita (Tt 3,12).

24Arrivò a Èfeso un Giudeo, chiamato Apollo, nativo di Ales­sandria, uomo colto, versato nelle Scritture.

25Questi era stato ammaestrato nella via del Signore e pieno di fervore parlava e insegnava esattamente ciò che si riferiva a Gesù, sebbene cono­scesse soltanto il battesimo di Giovanni.

26Egli intanto comin­ciò a parlare francamente nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio.

27Poiché egli desiderava passare nel­l'Acaia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto colà, fu molto utile a quelli che per opera della grazia erano divenuti credenti;

28confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente at­traverso le Scritture che Gesù è il Cristo.  

Paolo e i discepoli di Giovanni.  

19

1Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le re­gioni dell'altopiano, giunse a Efeso. Qui trovò alcuni discepoli

2e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete ve­nuti alla fede?». Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno senti­to dire che ci sia uno Spirito Santo».

3Ed egli disse: «Quale bat­tesimo avete ricevuto?». «Il battesimo di Giovanni», risposero.

4Disse allora Paolo: «Giovanni ha amministrato un battesimo di penitenza, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù».

5Dopo aver udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù

6e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, scese su di loro lo Spirito Santo e parlavano in lingue e profetavatio.

7Erano in tutto circa dodici uomini.  

Fondazione della comunità di Efeso. Soggiorno di due anni a Efeso, dove Paolo scrive la prima lettera ai Corinzi (1 Cor) e, probabilmente, le lettere ai Filippesi e ai Galati.

8Entrato poi nella sinagoga, vi poté parlare liberamente per tre mesi, discutendo e cercando di persuadere gli ascoltatori circa il regno di Dio.

9Ma poiché alcuni si ostinavano e si rifiutavano di credere dicendo male in pubblico di questa nuova dottrina, si staccò da loro separando i discepoli e continuò a discutere ogni giorno nella scuola di un certo Tiranno.

10Questo durò due anni, col risultato che tutti gli abitanti della provincia d'Asia, Giudei e Greci, poterono ascoltare la parola del Signore.

Gli esorcisti giudei. Notiamo con meraviglia che gli stessi segni compiuti da Cristo nel Vangelo di Luca, vengono qui attribuiti a Paolo. Alcuni pensano che si debba vedere in questa analogia l’importanza crescente che Luca attribuisce a questo apostolo.

11Dio intanto operava prodigi non comuni per opera di Paolo,

12a1 punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano.

13Alcuni esorcisti dmbulanti giudei si provarono a invocare an­ch'essi il nome del Signore Gesù sopra quanti avevano spiriti cattivi, dicendo: «Vi scongiuro per quel Gesù che Paolo predi­ca».

14Facevano questo sette figli di un certo Sceva, un sommo sacerdote giudeo.

15Ma lo spirito cattivo rispose loro: «Cono­sco Gesù e so chi è Paolo, ma voi chi siete?».

16E l'uomo che aveva lo spirito cattivo, slanciatosi su di loro, li afferrò e li trat­tò con tale violenza che essi fuggirono da quella casa nudi e co­perti di ferite.

17Il fatto fu risaputo da tutti i Giudei e dai Greci che abitavano a Efeso e tutti furono presi da timore e si magni­ficava il nome del Signore Gesù.

18Molti di quelli che avevano abbracciato la fede venivàno d confessare in pubblico le loro pratiche magiche

19e un numero considerevole di persone che avevano esercitato le arti magiche portavano i propri libri e li bruciavano alla vista di tutti. Ne fu calcolato il valore comples­sivo e trovarono che era di cinquantamila dramme d'argento.

20Così la parola del Signore cresceva e si rafforzava.

Decisione di andare a Roma. A Efeso Paolo annuncia per la pri­ma volta l'intenzione di andare a Roma (iCor 16,1-9). Intanto il suo soggiorno si prolunga: durerà tre anni.

21Dopo questi fatti, Paolo si mise in animo di attraversare la Macedonia e l'Acaia e di recarsi a Gerusalemme dicendo: «Dopo essere stato là devo vedere anche Roma».

22Inviati allora in Macedonia due dei suoi aiutanti, Timòteo ed Erasto, si tratten­ne ancora un po' di tempo nella provincia di Asia.

La sommossa degli orefici, cui Paolo allude forse in 2Cor 1,8.

23Verso quel tempo scoppiò un gran tumulto riguardo alla nuo­va dottrina.

24Un tale, chiamato Demetrio, argentiere, che fab­bricava tempietti di Artèmide in argento e procurava in tal mo­do non poco guadagno agli artigiani,

25li radunò insieme agli al­tri che si occupavano di cose del genere e disse: «Cittadini, voi sapete che da questa industria proviene il nostro benessere;

26ora potete osservare e sentire come questo Paolo ha convinto e sviato una massa di gente, non solo di Efeso, ma si può dire di tutta l'Asia, affermando che non sono dèi quelli fabbricati da mani d'uomo.

27Non soltanto c'è il pericolo che la nostra cate­goria cada in discredito, ma anche che il santuario della grande dea Artèmide non venga stimato più nulla e venga distrutta la grandezza di colei che l'Asia e il mondo intero adorano».

28All'udire ciò s'infiammarono d ira e si misero a gridare: «Grande è l'Artèmide degli Efesini!».

29Tutta la città fu in sub­buglio e tutti si precipitarono in massa nel teatro, trascinando con sé Gaio e Aristarco macèdoni, compagni di viaggio di Pao­lo.

30Paolo voleva presentarsi alla folla, ma i discepoli non glielo permisero.

31Anche alcuni dei capi della provincia, che gli erano amici, mandarono a pregarlo di non avventurarsi nel teatro.

32Intanto, chi gridava una cosa, chi un'altra; l'assemblea era confusa e i più non sapevano il motivo per cui erano accorsi.

33Alcuni della folla fecero intervenire un certo Alessandro, che i Giudei avevano spinto avanti, ed egli, fatto cenno con la ma­no, voleva tenere un discorso di difesa davanti al popolo.

34Appena s'accorsero che era Giudeo, si misero tutti a gridare in co­ro per quasi due ore: «Grande è l'Artèmide degli Efesini!».

35Alla fine il cancelliere riuscì a calmare la folla e disse: «Citta­dini di Èfeso, chi fra gli uomini non sa che la città di Èfeso è cu­stode del tempio della grande Artèmide e della sua statua ca­duta dal cielo?

36Poiché questi fatti sono incontestabili, è neces­sano che stiate calmi e non compiate gesti inconsulti.

37Voi avete condotto qui questi uomini che non hanno profanato il tempio, né hanno bestemmiato la nostra dea.

38Perciò se De­metrio e gli artigiani che sono con lui hanno delle ragioni da far valere contro qualcuno, ci sono per questo i tribunali e vi sono i proconsoli: si citino in giudizio l'un l'altro.

39Se poi desiderate qualche altra cosa, si deciderà nell'assemblea ordinaria.

40C'è il rischio di essere accusati di sedizione per l'accaduto di oggi, non essendoci alcun motivo per cui possiamo giustificare que­sto assembramento».

41E con queste parole sciolse l'assemblea.  

SOGGIORNO IN MACEDONIA E IN GRECIA

Paolo lascia Efeso, attraversa la Macedonia dove scrive proba­bilmente la seconda lettera ai Corinti, poi raggiunge la Grecia dove passerà tre mesi dell'inverno a Corinto (cf 2Cor 2,12-17 e 7,5-7).  

20

1Appena cessato il tumulto, Paolo mandò a chiamare i discepoli e, dopo averli incoraggiati, li salutò e si mise in viag­gio per la Macedonia.

2Dopo aver attraversato quelle regioni, esortando con molti discorsi i fedeli, arrivò in Grecia.

Partenza da Corinto. Paolo rinuncia a raggiungere direttamente per mare Gerusalemme per evitare un complotto (23,12). Fa ritor­no attraverso la Macedonia. A Filippi ritrova Luca (cf. il «noi») che ormai sarà suo compagno fino a Roma (Rm 15,30-32).

3Trascorsi tre mesi, poiché ci fu un complotto dei Giudei con­tro di lui, mentre si apprestava a salpare per la Siria, decise di far ritorno attraverso la Macedonia.

4Lo accompagnarono Sò­patro di Berèa, figlio di Pirro, Aristarco e Secondo di Tessalo­nica, Gaio di Derbe e Timòteo, e gli asiatici Tichico e Tròfimo.

5Questi però, partiti prima di noi ci attendevano a Tròade;

6noi invece salpammo da Filippi dopo i giorni degli Azzimi e li rag­giungemmo in capo a cinque giorni a Tròade dove ci trattenem­mo una settimana.

A Troade, Paolo e il ragazzo caduto dalla finestra. La domeni­ca, Paolo spezza il pane, poi risuscita un adolescente come ave­vano fatto Elia ed Eliseo col figlio della vedova di Sarepta (1Re 17,17-24) e col figlio della sunamita (2Re 4,30-37).

7Il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane e Paolo conversava con loro; e poiché doveva partire il iorno dopo, prolungò la conversazione fino a mezzanotte.

8C'era un buon numero di lampade nella stanza al piano supe­riore, dove eravamo riuniti;

9un ragazzo chiamato Eutico, che stava seduto sulla finestra, fu preso da un sonno profondo mentre Paolo continuava a conversare e, sopraffatto dal son­no, cadde dal terzo piano e venne raccolto morto.

10Paolo allo­ra scese giù, si gettò su di lui, lo abbracciò e disse: «Non vi turbate; è ancora in vita!».

11Poi risalì, spezzò il pane e ne mangiò e dopo aver parlato ancora molto fino all'alba, partì.

12lntanto avevano ricondotto il ragazzo vivo, e si sentirono molto consolati.

Discorso di Paolo ai capi della comunità di Efeso venuti a incon­trarlo. Egli ricorda il suo ministero e il suo comportamento.

13Noi poi, che eravamo partiti per nave, facemmo vela per As­so, dove dovevamo prendere a bordo Paolo; così infatti egli aveva deciso, intendendo di fare il viaggio a piedi.

14Quando ci ebbe raggiunti ad Asso, lo prendemmo con noi e arrivammo a Mitilène.

15Salpati da qui il giorno dopo, ci trovammo di fronte a Chio; l'indomani toccammo Samo e il giorno dopo giungem­mo a Milèto.

16Paolo aveva deciso di passare al largo di Èfeso per evitare di subire ritardi nella provincia d'Asia: gli premeva di essere a Gerusalemme, se possibile, per il giorno della Pen­tecoste.

17Da Milèto mandò a chiamare subito ad Èfeso gli anziani della Chiesa.

18Quando essi giunsero disse loro: «Voi sapete come mi sono comportato con voi fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia e per tutto questo tempo:

19ho servito il Signore con tut­ta umiltà, tra le lacrime e tra le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei.

20Sapete come non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi in pubblico e nelle vostre case,

21scongiurando Giudei e Greci di convertirsi a Dio e di credere nel Signore nostro Ge­sù.

22Ed ecco ora, avvinto dallo Spirito, io. vado a Gerusalem­me senza sapere ciò che là mi accadrà.

23So soltanto che lo Spi­rito Santo in ogni città mi attesta che mi attendono catene e tri­bolazioni.

24Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nul­la, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di rendere testimonianza al messag­gio della grazia di Dio.

25Ecco, ora so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunziando il regno di Dio.

26Per questo dichiaro solennemente oggi davanti a voi che io sono senza col­pa riguardo a coloro che si perdessero,

27perché non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio.

Paolo invita alla vigilanza e passa agli addii.

28Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue.

29Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non rispar­mieranno il gregge;

30perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé.

31Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e gior­no,io non ho cessato di esortare fra le lacrime ciascuno di voi.

32Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l'eredità con tutti i santifi­cati.

33Non ho desiderato né argento, né oro, né la veste di nes­suno.

34Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani.

35In tutte le manie­re vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che el ricevere!».

36Detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò.

37Tutti scoppiarono in un gran pianto e gettandosi al collo di Paolo lo baciavano,

38addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino al­la nave.  

Mileto a Gerusalemme in compagnia di Luca, nonostante le pressioni dei discepoli.

21

1Appena ci fummo separati da loro, salpammo e per la via diretta giungemmo a Cos, il giorno seguente a Rodi e di qui a Pàtara.

2Trovata qui una nave che faceva la traversata per la Fenicia, vi salimmo e prendemmo il largo.

3Giunti in vista di Cipro, ce la lasciammo a sinistra e, continuando a navigare ver­so la Siria, giungemmo a Tiro, dove la nave doveva scaricare.

4Avendo ritrovati i discepoli, rimanemmo colà una settimana, ed essi, mossi dallo Spirito, dicevano a Paolo di non andare a Gerusalemme.

5Ma quando furon passati quei giorni, uscimmo e ci mettemmo in viaggio, accompagnati da tutti loro con le mogli e i figli sin fuori della città. Inginocchiati sulla spiaggia pregammo, poi ci salutammo a vicenda;

6noi salimmo sulla na­ve ed essi tornarono alle loro case.

7Terminata la navigazione, da Tiro approdammo a Tolemàide, dove andammo a salutare i fratelli e restammo un giorno con loro.

8Ripartiti il giorno seguente, giungemmo a Cesarèa; ed entrati nella casa dell'evangelista Filippo, che era uno dei Sette, so­stammo presso di lui.

9Egli aveva quattro figlie nubili, che ave­vano il dono della profezia.

10Eravamo qui da alcuni giorni, quando giunse dalla Giudea un profeta di nome Agabo.

11Egli venne da noi e, presa la cintura di Paolo, si legò i piedi e le ma­ni e disse: «Questo dice lo Spirito Santo: l'uomo a cui appartie­ne questa cintura sarà legato così dai Giudei a Gerusalemme e verrà quindi consegnato nelle mani dei pagani».

12All'udir que­ste cose, noi e quelli del luogo pregammo Paolo di non andare più a Gerusalemme.

13Ma Paolo rispose: «Perché fate così, continuando a piangere e a spezzarmi il cuore? Io sono pronto non soltanto a esser legato, ma a morire a Gerusalemme p~~r il nome del Signore Gesù».

14E poiché non si lasciava persuade­re, smettemmo di insistere dicendo: «Sia fatta la volontà del Si­gnore!».

Paolo giunge a Gerusalemme. Si reca al tempio con quattro cri­stiani di origine giudea che avevano fatto un voto e dovevano la­sciarsi crescere i capelli fino al compimento del voto. Secondo la consuetudine giudaica, dovevano purificarsi e offrire sacrifici molto costosi. Su consiglio di Giacomo, Paolo si unisce a loro e si addebita tutte le spese.

15Dopo questi giorni, fatti i preparativi, salimmo verso Gerusa­lemme.

16Vennero con noi anche alcuni discepoli da Cesarèa, i quali ci condussero da un certo Mnasòne di Cipro, discepolo della prima ora, dal quale ricevemmo ospitalità.

17Arrivati a Gerusalemme, i fratelli ci accolsero festosamente.

18L'indomani Paolo fece visita a Giacomo insieme con noi: c’e­rano anche tutti gli anziani.

19Dopo aver rivolto loro il saluto, egli cominciò a esporre nei particolari quello che Dio aveva fat­to tra i pagani per mezzo suo.

20Quand'ebbero ascoltato, essi davano gloria a Dio; quindi dissero a Paolo: «Tu vedi, o fratel­lo, quante migliaia di Giudei sono venuti alla fede e tutti sono gelosamente attaccati alla legge.

21Ora hanno sentito dire di te che vai insegnando a tutti i Giudei sparsi tra i pagani che ab­bandonino Mosè, dicendo di non circoncidere più i loro figli e di non seguire più le nostre consuetudini.

22Che facciamo? Sen­za dubbio verranno a sapere che sei arrivato.

23Fa' dunque quanto ti diciamo: vi sono fra noi quattro uomini che hanno un voto da sciogliere.

24Prendili con te, compila purificazione in­sieme con loro e paga tu la spesa per loro perché possano ra­dersi il capo. Così tutti verranno a sapere che non c'è nulla di vero in ciò di cui sono stati informati, ma che invece anche tu ti comporti bene osservando la legge.

25Quanto ai pagani che so­no venuti alla fede, noi abbiamo deciso ed abbiamo loro scritto che si astengano dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, da ogni animale soffocato e dalla impudicizia».

26Allora Paolo prese con sé quegli uomini e il giorno seguente, fatta insieme con loro la purificazione, entrò nel tempio per co­municare il compimento dei giorni della purificazione, quando sarebbe stata presentata l'offerta per ciascuno di loro.

 L'ARRESTO DI PAOLO E IL VIAGGIO DELLA PRIGIONIA

Arresto di Paolo, accusato di aver introdotto un pagano (dive­nuto cristiano) nel vestibolo del tempio riservato ai soli giudei e il cui accesso era proibito ai pagani sotto pena di morte. I giudei si impadroniscono di Paolo e stanno per ucciderlo quando, scambiandolo per un noto ribelle, il tribuno, capo della guardia romana (formata da una coorte), lo conduce nella fortezza An­tonia.

27Stavano ormai per finire i sette giorni, quando i Giudei della provincia d'Asia, vistolo nel tempio, aizzarono tutta la folla e misero le mani su di lui gridando:

28«Uomini d'Israele, aiuto! Questo è l'uomo che va insegnando a tutti e dovunque contro il popolo, contro la legge e contro questo luogo; ora ha introdot­to perfino dei Greci nel tempio e ha profanato il lu9go santo!».

29Avevano infatti veduto poco prima Tròfimo di Efeso in sua compagnia per la città, e pensavano che Paolo lo avesse fatto entrare nel tempio.

30Allora tutta la città fu in subbuglio e il po­polo accorse da ogni parte. Impadronitisi di Paolo, lo trascina­rono fuori del tempio e subito furono chiuse le porte.

31Stavano già cercando di ucciderlo, quando fu riferito al tribuno della coorte che tutta Gerusalemme era in rivolta.

32ìmmediatamente egli prese con sé dei soldati e dei centurioni e si precipitò verso i rivoltosi. Alla vista del tribuno e dei soldati, cessarono di percuotere Paolo.

33Allora il tribuno si avvicinò, lo arrestò e ordinò che fosse legato con due catene; intanto s'informava chi fosse e che cosa avesse fatto.

34Tra la folla però chi diceva una cosa, chi un'altra. Nell'impossibilità di accertare la realtà dei fatti a causa della confusione, ordinò di condurlo nella fortez­za.

35Quando fu alla gradinata, dovette essere portato a spalla dai soldati a causa della violenza della folla.

36La massa della gente infatti veniva dietro, urlando: «A morte!».

Paolo si fa riconoscere.

37Su1 punto di esser condotto nella fortezza, Paolo disse al tri­buno: «Posso dirti una parola?». «Conosci il greco?, disse quel­lo.

38Allora non sei quell'Egiziano che in questi ultimi tempi ha sobillato e condotto nel deserto i quattromila ribelli?».

39Rispose Paolo: «Io sono un Giudeo di Tarso di Cilicia, cittadino di una città non certo senza importanza. Ma ti prego, lascia che ri­volga la parola a questa gente».

40Avendo egli acconsentito, Paolo, stando in piedi sui gradini, fece cenno con la mano al popolo e, fattosi un grande silenzio, rivolse loro la parola in ebraico dicendo:

Discorso ai giudei. (Gal 1, 13-14).

22

1«Fratelli e padri, ascoltate la mia difesa davanti a voi».

2Quando sentirono che parlava loro in lingua ebraica, fecero si­lenzio ancora di più.

3Ed egli continuò: «Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma cresciuto in questa città, formato al­la scuola di Gamalièle nelle più rigide norme della legge pater­na, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi.

4Io perse­guitai a morte questa nuova dottrina, arrestando e gettando in prigione uomini e donne,

5come può darmi testimonianza il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro rice­vetti lettere per i nostri fratelli di Damasco e partii per condur­re anche quelli di là come prigionieri a Gerusalemme, per esse­re puniti.

6Mentre ero in viaggio e mi avvicinavo a Damasco, verso mez­zogiorno, all'improvviso una gran luce dal cielo rifulse attorno a me;

7caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: Saulo, Sau­lo, perché mi perseguiti?

8Risposi: Chi sei, o Signore? Mi disse: Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti.

9Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono colui che mi parlava.

10Io dissi allora: Che devo fare, Signore? E il Signore mi disse: Alzati e prosegui verso Damasco; là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia.

11E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni, giunsi a Damasco.

12Un certo Anania, un devoto osservante della legge e in buona reputazione presso tutti i Giudei colà residenti,

13venne da me, mi si accostò e disse: Saulo, fratello, torna a vedere! E in quel­l'istante io guardai verso di lui e riebbi la vista.

14Egli soggiun­se: Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca,

15perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uo­mini delle cose che hai visto e udito.

16E ora perché aspetti? Al­zati, ricevi il battesimo e lavati dai tuoi peccati, invocando il suo nome.

17Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi

18e vidi Lui che mi diceva: Affrettati ed esci presto da Gerusalemme, perché non accetteranno la tua testimonianza su di me.

19E io dissi: Signore, essi sanno che facevo imprigionare e percuotere nelle sinagoghe quelli che cre­devano in te;

20quando si versava il sangue di Stefano, tuo testi­mone, anch'io ero presente e approvavo e custodivo i vestiti di quelli che lo uccidevano.

21Allora mi disse: Va', perché io ti manderò lontano, tra i pagani».

Paolo cittadino romano. L'allusione a una predicazione aipaga­ni scatena una vera sommossa da parte della folla. Volendo co­noscerne la ragione, il tribuno pensa di far torturare Paolo per­ché confessi il crimine che può aver commesso.

22Fino a queste parole erano stati ad ascoltarlo, ma allora al­zarono la voce gridando: «Toglilo di mezzo; non deve più vive­re!».

23E poiché continuavano a urlare, a gettar via i mantelli e a lanciar polvere in aria,

24i1 tribuno ordinò di portarlo nella fortezza, prescrivendo di interrogarlo a colpi di flagello al fine di sapere per quale motivo gli gridavano contro in tal modo.

25Ma quando l'ebbero legato con le cinghie, Paolo disse al cen­turione che gli stava accanto: «Potete voi flagellare un cittadino romano, non ancora giudicato?».

26Udito ciò, il centurione cor­se a riferire al tribuno: «Che cosa stai per fare? Quell'uomo èun romano!».

27Allora il tribuno si recò da Paolo e gli doman­dò: «Dimmi, tu sei cittadino romano?». Rispose: «Sì».

28Replicò il tribuno: «Io questa cittadinanza l'ho acquistata a caro prezzo». Paolo disse: «Io, invece, lo sono di nascita!».

29E subi­to si allontanarono da lui quelli che dovevano interrogarlo. An­che il tribuno ebbe paura, rendendosi conto che Paolo era cit­tadino romano e che lui lo aveva messo in catene.

30Il giorno seguente, volendo conoscere la realtà dei fatti, cioè il motivo per cui veniva accusato dai Giudei, gli fece togliere le catene e ordinò che si riunissero i sommi sacerdoti e tutto il si­nedrio; vi fece condurre Paolo e lo presentò davanti a loro.  

Comparsa davanti al sinedrio. In conformità a quanto Gesù aveva annunciato per i suoi discepoli, anche Paolo compare suc­cessivamente davanti al sinedrio, a governatori (Felice e Festo) e a re (Agrippa; Es 22,27).

23

1Con lo sguardo fisso al sinedrio Paolo disse: «Fratelli, io ho agito fino ad oggi davanti a Dio in perfetta rettitudine di coscienza».

2Ma il sommo sacerdote Anania ordinò ai suoi assi­stenti di percuoterlo sulla bocca.

3Paolo allora gli disse: «Dio percuoterà te, muro imbiancato! Tu siedi a giudicarmi secondo la legge e contro la legge comandi di percuotermi?».

4E i presenti dissero: «Osi insultare il sommo sacerdote di Dio?».

5Ri­spose Paolo: «Non sapevo, fratelli, che è il sommo sacerdote; sta scritto infatti: Non insulterai il capo del tuo popolo».

6Paolo sapeva che nel sinedrio una parte era di sadducei e una parte di farisei; disse a gran voce: «Fratelli, io sono un fariseo, figlio di farisei; io sono chiamato in giudizio a motivo della spe­ranza nella risurrezione dei morti».

7Appena egli ebbe detto ciò, scoppiò una disputa tra i farisei e i sadducei e l'assemblea si divise.

8I sadducei infatti affermano che non c e risurrezione, né angeli, né spiriti; i farisei invece professano tutte queste co­se.

9Ne nacque allora un grande clamore e alcuni scribi del par­tito dei farisei, alzatisi in piedi, protestavano dicendo: «Non troviamo nulla di male in quest'uomo. E se uno spirito o un an­gelo gli avesse parlato davvero?».

10La disputa si accese a tal punto che il tribuno, temendo che Paolo venisse linciato da co­storo, ordinò che scendesse la truppa a portarlo via di mezzo a loro e ricondurlo nella fortezza.

11La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: «Coraggio! Come hai testimonia­to per me a Gerusalemme, così è necessario che tu mi renda te­stimonianza anche a Roma».

Complotto di giudei contro Paolo.

12Fattosi giorno, i Giudei ordirono una congiura e fecero voto con giuramento esecratorio di non toccare né cibo né bevanda, sino a che non avessero ucciso Paolo.

13Erano più di quaranta quelli che fecero questa congiura.

14Si presentarono ai sommi sacerdoti e agli anziani e dissero: «Ci siamo obbligati con giura­mento esecratorio di non assaggiare nulla sino a che non avre­mo ucciso Paolo.

15Voi dunque ora, insieme al sinedrio, fate di­re al tribuno che ve lo riporti, col pretesto di esaminare più at­tentamente il suo caso; noi intanto ci teniamo pronti a uccider­lo prima che arrivi».

16Ma il figlio della sorella di Paolo venne a sapere del complot­to; si recò alla fortezza, entrò e ne informò Paolo.

17Questi al­lora chiamò uno dei centurioni e gli disse: «Conduci questo gio­ vane dal tribuno, perché ha qualche cosa da riferirgli».

18Il cen­turione lo prese e lo condusse dal tribuno dicendo: «Il prigio­niero Paolo mi ha fatto chiamare e mi ha detto di condurre da te questo giovanetto, perché ha da dirti qualche cosa».

19Il tri­buno lo prese per mano, lo condusse in disparte e gli chiese: «Che cosa è quello che hai da riferirmi?».

20Rispose: «I Giudei si sono messi d'accordo per chiederti di condurre domani Paolo nel sinedrio, col pretesto di informarsi più accuratamente nei suoi riguardi.

21Tu però non lasciarti convincere da loro, poiché più di quaranta dei loro uomini hanno ordito un complotto, fa­cendo voto con giuramento esecratorio di non prendere cibo né bevanda finché non l'abbiano ucciso; e ora stanno pronti, aspettando che tu dia il tuo consenso».

22Il tribuno congedò il giovanetto con questa raccomandazione: «Non dire a nessuno che mi hai dato queste informazioni».

Trasferimento di Paolo a Cesarea perché compaia davanti a Fe­lice, governatore della Giudea dal 52 al 59.

23Fece poi chiamare due dei centurioni e disse: «Preparate due­cento soldati per andare a Cesarèa insieme con settanta cava­lieri e duecento lanceri, tre ore dopo il tramonto.

24Siano pron­te anche delle cavalcature e fatevi montare Paolo, perché sia condotto sano e salvo dal governatore Felice».

25Scrisse anche una lettera in questi termini:

26«Claudio Lisia all'eccellentissi­mo governatore Felice, salute.

27Quest'uomo è stato assalito dai Giudei e stava per essere ucciso da loro; ma sono interve­nuto con i soldati e l'ho liberato, perché ho saputo che è cittadi­no romano.

28Desideroso di conoscere il motivo per cui lo accu­savano, lo condussi nel loro sinedrio.

29Ho trovato che lo si ac­cusava per questioni relative alla loro legge, ma che in realtà non c'erano a suo carico imputazioni meritevoli di morte o di prigionia.

30Sono stato però informato di un complotto contro quest'uomo da parte loro, e così l'ho mandato da te, av­vertendo gli accusatori di deporre davanti a te quello che han­no contro di lui. Sta' bene».

31Secondo gli ordini ricevuti, i soldati presero Paolo e lo con­dussero di notte ad Antipàtride.

32Il mattino dopo, lasciato ai cavalieri il compito di proseguire con lui, se ne tornarono alla fortezza.

33I cavalieri, giunti a Cesarèa, consegnarono la lettera al governatore e gli presentarono Paolo.

34Dopo averla letta, domandò a Paolo di quale provincia fosse e, saputo che era del­la Cilicia, disse:

35«Ti ascolterò quando saranno qui anche i tuoi accusatori». E diede ordine di custodirlo nel pretorio di Erode.

Processo davanti a Felice, governatore romano, e discorso di Paolo.

24

1Cinque giorni dopo arrivò il sommo sacerdote insieme con alcuni anziani e a un avvocato di nome Tertullo e si presentarono al governatore per accusare Paolo.

2Quando que­sti fu fatto venire, Tertullo cominciò l'accusa dicendo:

3«La lunga pace di cui godiamo grazie a te e le riforme che ci sono state in favore di questo popolo grazie alla tua provvidenza, le accogliamo in tutto e per tutto, eccellentissimo Felice, con pro­fonda gratitudine.

4Ma per non trattenerti troppo a lungo, ti prego di darci ascolto brevemente nella tua benevolenza.

5Abbiamo scoperto che quest'uomo è una peste, fomenta continue rivolte tra tutti i Giudei che sono nel mondo ed è capo della set­ta dei Nazorei.

6Ha perfino tentato di profanare il tempio e noi l'abbiamo arrestato.

[27

8Interrogandolo personalmente, po­trai renderti conto da lui di tutte queste cose delle quali lo accu­siamo».

9Si associarono nell'accusa anche i Giudei, affermando che i fatti stavano così.

10Quando il governatore fece cenno a Paolo di parlare, egli ri­spose: «So che da molti anni sei giudice di questo popolo e par­lo in mia difesa con fiducia.

11Tu stesso puoi accertare che non sono più di dodici giorni da quando mi sono recato a Gerusa­lemme per il culto.

12Essi non mi hanno mai trovato nel tempio a discutere con qualcuno o a incitare il popolo alla sommossa, né nelle sinagoghe, né per la città

13e non possono provare nes­suna delle cose delle quali ora mi accusano.

14Ammetto invece che adoro il Dio dei miei padri, secondo quella dottrina che es­si chiamano setta, credendo in tutto ciò che è conforme alla Legge e sta scritto nei Profeti,

15nutrendo in Dio la speranza, condivisa pure da costoro, che ci sarà una risurrezione dei giu­sti e degli ingiusti.

16Per questo mi sforzo di conservare in ogni momento una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini.

17Ora, dopo molti anni, sono venuto a portare ele­mosine al mio popolo e per offrire sacrifici;

18in occasione di questi essi mi hanno trovato nel tempio dopo che avevo com­piuto le purificazioni. Non c'era folla né tumulto.

19Furono dei Giudei della provincia d'Asia a trovarmi, e loro dovrebbero comparire qui davanti a te ad accusarmi, se hanno qualche cosa contro di me;

20oppure dicano i presenti stessi quale colpa han trovato in me quando sono comparso davanti al sinedrio,

21se non questa sola frase che gridai stando in mezzo a loro: A moti­vo della risurrezione dei morti io vengo giudicato oggi davanti a voi!».

22Allora Felice, che era assai bene informato circa la nuova dottrina, li rimandò dicendo: «Quando verrà il tribuno Lisia, esaminerò il vostro caso».

23E ordinò al centurione di tenere Paolo sotto custodia, concedendogli però una certa libertà e senza impedire a nessuno dei suoi amici di dargli assistenza.

24Dopo alcuni giorni Felice arrivò in compagnia della moglie Drusilla, che era giudea; fatto chiamare Paolo, lo ascoltava in­torno alla fede in Cristo Gesù.

25Ma quando egli si mise a parla­re di giustizia, di continenza e del giudizio futuro, Felice si spa­ventò e disse: «Per il momento puoi andare; ti farò chiamare di nuovo quando ne avrò il tempo».

26Sperava frattanto che Paolo gli avrebbe dato del denaro; per questo abbastanza spesso lo faceva chiamare e conversava con lui.

27Trascorsi due anni, Felice ebbe come successore Porcio Festo; ma Felice, volendo dimostrare benevolenza verso i Giudei, lasciò Paolo in prigione.  

Paolo davanti a Festo, successore di Felice.

25

1Festo dunque, raggiunta la provincia, tre giorni dopo salì da Cesarèa a Gerusalemme.

2I sommi sacerdoti e i capi dei Giudei gli si presentarono per accusare Paolo e cercavano di persuaderlo,

3chiedendo come un favore, in odio a Paolo, che lo facesse venire a Gerusalemme; e intanto disponevano un tranello per ucciderlo lungo il percorso.

4Festo rispose che Pao­lo stava sotto custodia a Cesarèa e che egli stesso sarebbe parti­to fra breve.

5«Quelli dunque che hanno autorità tra voi, disse, vengano con me e se vi è qualche colpa in quell'uomo, lo de­nuncino».

6Dopo essersi trattenuto fra loro non più di otto o dieci giorni, discese a Cesarèa e il giorno seguente, sedendo in tribunale, ordinò che gli si conducesse Paolo.

7Appena giunse, lo attor­niarono i Giudei discesi da Gerusalemme, imputandogli nume­rose e gravi colpe, senza però riuscire a provarle.

8Paolo a sua difesa disse: «Non ho commesso alcuna colpa, né contro la leg­ge dei Giudei, né contro il tempio, né contro Cesare».

9Ma Festo volendo fare un favore ai Giudei, si volse a Paolo e disse: «Vuoi andare a Gerusalemme per essere là giudicato di queste cose, davanti a me?».

10Paolo rispose: «Mi trovo davanti al tri­bunale di Cesare, qui mi si deve giudicare. Ai Giudei non ho fatto alcun torto, come anche tu sai perfettamente.

11Se dun­que sono in colpa e ho commesso qualche cosa che meriti la morte, non rifiuto di morire; ma se nelle accuse di costoro non c'è nulla di vero, nessuno ha il potere di consegnarmi a loro. Io mi appello a Cesare».

12Allora Festo, dopo aver conferito con il consiglio, rispose: «Ti sei appellato a Cesare, a Cesare andrai».

Paolo davanti ad Agrippa Il, re di Calcide dal 48 al 53, poi te­trarca di Filippi e infine di Galilea dal 55 alla sua morte. Il re e sua sorella Berenice, la futura fidanzata di Tito, esprimono il desiderio di vedere Paolo (Ez 2,1; Is 42,7.16; Ger 1,5-8).

13Erano trascorsi alcuni giorni, quando arrivarono a Cesarèa il re Agrippa e Berenìce, per salutare Festo.

14E poiché si tratten­nero parecchi giorni, Festo espose al re il caso di Paolo: «C'è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice, contro il quale,

15durante la mia visita a Gerusalemme, si presentarono con ac­cuse i sommi sacerdoti e gli anziani dei Giudei per reclamarne la condanna.

16Risposi che i Romani non usano consegnare una persona, prima che l'accusato sia stato messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo di difendersi dall'accusa.

17Allora essi convennero qui e io senza indugi il giorno seguen­te sedetti in tribunale e ordinai che vi fosse condotto quell'uo­mo.

18Gli accusatori gli si misero attorno, ma non addussero nessuna delle imputazioni criminose che io immaginavo;

19avevano solo con lui alcune questioni relative la loro particolare religione e riguardanti un certo Gesù, morto, che Paolo soste­neva essere ancora in vita.

20Perplesso di fronte a simili contro­versie, gli chiesi se voleva andare a Gerusalemme ed esser giu­dicato là di queste cose.

21Ma Paolo si appellò perché la sua causa fosse riservata al giudizio dell'imperatore, e così ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando potrò inviarlo a Cesare».

22E Agrippa a Festo: «Vorrei anch'io ascoltare quel­l'uomo!». «Domani, rispose, lo potrai ascoltare».

23Il giorno dopo, Agrippa e Berenice vennero con gran pompa ed entrarono nella sala dell'udienza, accompagnati dai tribuni e dai cittadini iù in vista; per ordine di Festo fu fatto entrare anche Paolo.

24Allora Festo disse: «Re Agrippa e cittadini tutti qui presenti con noi, voi avete davanti agli occhi colui sul conto del quale tutto il popolo dei Giudei si è appellato a me, in Ge­rusalemme e qui, per chiedere a gran voce che non resti più in vita.

25 Io però mi sono convinto che egli non ha commesso al­cuna cosa meritevole di morte ed essendosi appellato all'impe­ratore ho deciso di farlo partire.

26Ma sul suo conto non ho nul­la di preciso da scrivere al sovrano; per questo l'ho condotto davanti a voi e soprattutto davanti a te, o re Agrippa, per ave­re, dopo questa udienza, qualcosa da scrivere.

27Mi sembra as­surdo infatti mandare un prigioniero, senza indicare le accuse che si muovono contro di lui».

26

1Agrippa disse a Paolo: «Ti è concesso di parlare a tua difesa». Allora Paolo, stesa la mano, si difese così:

2«Mi consi­dero fortunato, o re Agrippa, di potermi discolpare da tutte le accuse di cui sono incriminato dai Giudei, oggi qui davanti a te,

3che conosci a perfezione tutte le usanze e questioni riguardanti i Giudei. Perciò ti prego di ascoltarmi con pazienza.

4La mia vi­ta fin dalla mia giovinezza, vissuta tra il mio popolo e a Gerusa­lemme, la conoscono tutti i Giudei;

5essi sanno pure da tempo, se vogliono renderne testimonianza, che, come fariseo, sono vissuto nella setta più rigida della nostra religione.

6Ed ora mi trovo sotto processo a causa della speranza nella promessa fat­ta da Dio ai nostri padri,

7e che le nostre dodici tribù sperano di vedere compiuta, servendo Dio notte e giorno con perseveran­za. Di questa speranza, o re, sono ora incolpato dai Giudei!

8Perché è considerato inconcepibile fra di voi che Dio risusciti i morti?

9Anch'io credevo un tempo mio dovere di lavorare attivamente contro il nome di Gesù il Nazareno,

10come in realtà feci a Ge­rusalemme; molti dei fedeli li rinchiusi in prigione con l'auto­rizzazione avuta dai sommi sacerdoti e, quando venivano condannati a morte, anch'io ho votato contro di loro.

11In tutte le sinagoghe cercavo di costringerli con le torture a bestemmiare e, infuriando all'eccesso contro di loro, davo loro la caccia fin nelle città straniere.

12In tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con au­torizzazione e pieni poteri da parte dei sommi sacerdoti, verso mezzogiorno

13vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viag­gio.

14Tutti cademmo a terra e io udii dal cielo una voce che mi diceva in ebraico: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Duro èper te ricalcitrare contro il pungolo.

15E io dissi: Chi sei, o Signore? E il Signore rispose: Io sono Gesù, che tu perseguiti.

16Su, alzati e rimettiti in piedi; ti sono apparso infatti per costi­tuirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quel­le per cui ti apparirò ancora.

17Per questo ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali ti mando

18ad aprir loro gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di satana a Dio e ot­tengano la remissione dei peccati e l'eredità in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me.

19Pertanto, o re Agrippa, io non ho disobbedito alla visione ce-leste;

20ma prima a quelli di Damasco, poi a quelli di Gerusa­lemme e in tutta la regione della Giudea e infine ai pagani, pre­dicavo di convertirsi e di rivolgersi a Dio, comportandosi in maniera degna della conversione.

21Per queste cose i Giudei mi assalirono nel tempio e tentarono di uccidermi.

22Ma l'aiuto di Dio mi ha assistito fino a questo giorno, e posso ancora rendere testimonianza agli umili e ai grandi. Null'altro io affermo se non quello che i profeti e Mosè dichiararono che doveva acca­dere,

23che cioè il Cristo sarebbe morto, e che, primo tra i risor­ti da morte, avrebbe annunziato la luce al popolo e ai pagani».

Festo e Agrippa si convincono dell'innocenza di Paolo.

24Mentr'egli parlava così in sua difesa, Festo a gran voce disse: «Sei pazzo, Paolo; la troppa scienza ti ha dato al cervello!».

25E Paolo: «Non sono pazzo, disse, eccellentissimo Festo, ma sto dicendo parole vere e sagge.

26Il re è al corrente di queste cose e davanti a lui parlo con franchezza. Penso che niente di questo sia sconosciuto, poiché non sono fatti accaduti in segreto.

27Credi, o re Agrippa, nei profeti? So che ci credi».

28E Agrip­pa a Paolo: «Per poco non mi convinci a farmi cristiano!».

29E Paolo: «Per poco o per molto, io vorrei supplicare Dio che non soltanto tu, ma quanti oggi mi ascoltano diventassero così co­me sono io, eccetto queste catene!».

30Si alzò allora il re e con lui il governatore, Berenice, e quelli che avevano preso parte alla seduta

31e avviandosi conversavano insieme e dicevano: «Quest'uomo non ha -fatto nulla che meriti la morte o le catene».

32E Agrippa disse a Festo: «Costui poteva essere rimesso in libertà, se non si fosse appellato a Ce-sare».

La partenza per Roma su una nave con duecentosettantasei pas­seggeri (vv. 27-37); scali a Sidone e a Mira di Licia.  

27

1Quando fu deciso che ci imbarcassimo per l'Italia, con-segnarono Paolo, insieme ad alcuni altri prigionieri, a un cen­turione di nome Giulio della coorte Augusta.

2Salimmo su una nave di Adramitto, che stava per partire verso i porti della pro­vincia d'Asia e salpammo, avendo con noi Aristarco, un Macè­done di Tessalonica.

3Il giorno dopo facemmo scalo a Sidone e Giulio, con gesto cortese verso Paolo, gli permise di recarsi da­gli amici e di riceverne le cure.

4Salpati di là, navigammo al ri­paro di Cipro a motivo dei venti contrari

5e, attraversato il ma­re della Cilicia e della Panfilia, giungemmo a Mira di Licia.

Imbarco per l'Italia.

6Qui il centurione trovò una nave di Alessandria in partenza per l'Italia e ci fece salire a bordo.

7Navigammo lentamente pa­recchi giorni, giungendo a fatica all'altezza di Cnido. Poi, sic­come il vento non ci permetteva di approdare, prendemmo a navigare al riparo di Creta, dalle parti di Salmone,

8e costeg­giandola a fatica giungemmo in una località chiamata Buoni Porti, vicino alla quale era la città di Lasèa.

La tempesta e il naufragio sull'isola di MaIta.

9Essendo trascorso molto tempo ed essendo ormai pericolosa la navigazione poiché era già passata la festa dell'Espiazione, Paolo li ammoniva dicendo:

10«Vedo, o uomini, che la naviga­zione comincia a essere di gran rischio e di molto danno non so­lo per il carico e per la nave, ma anche per le nostre vite».

11Il centurione però dava più ascolto al pilota e al capitano della nave che alle parole di Paolo.

12E poiché quel porto era poco adatto a trascorrervi l'inverno, i più furono del parere di salpa­re di là nella speranza di andare a svernare a Fenice, un porto di Creta esposto a libeccio e a maestrale.

13Appena cominciò a soffiare un leggero scirocco, convinti di potere ormai realizzare il progetto, levarono le ancore e co­steggiavano da vicino Creta.

14Ma dopo non molto tempo si scatenò contro l'isola un vento d'uragano, detto allora «Euroa­quilone».

15La nave fu travolta nel turbine e, non potendo più resistere al vento, abbandonati in sua balia, andavamo alla deriva.

16Mentre passavamo sotto un isolotto chiamato Càudas, a fatica riuscimmo a padroneggiare la scialuppa;

17la tirarono a bordo e adoperarono gli attrezzi per fasciare di gòmene la na­ve. Quindi, per timore di finire incagliati nelle Sirti, calarono il galleggiante e si andava così alla deriva.

18Sbattuti violente­mente dalla tempesta, il giorno seguente cominciarono a getta­re a mare il carico;

19i1 terzo giorno con le proprie mani butta­rono via l'attrezzatura della nave.

20Da vari giorni non compa­rivano più né sole, né stelle e la violenta tempesta continuava a infuriare, per cui ogni speranza di salvarci sembrava ormai perduta.

21Da molto tempo non si mangiava, quando Paolo, alzatosi in mezzo a loro, disse: «Sarebbe stato bene, o uomini, dar retta a me e non salpare da Creta; avreste evitato questo pericolo e questo danno.

22Tuttavia ora vi esorto a non perdervi di corag­gio, perché non ci sarà alcuna perdita di vite in mezzo a voi, ma solo della nave.

23Mi è apparso infatti questa notte un angelo del Dio al quale appartengo e che servo,

24dicendomi: Non te­mere, Paolo; tu devi comparire davanti a Cesare ed ecco, Dio ti ha fatto grazia di tutti i tuoi compagni di navigazione.

25Perciò non perdetevi di coraggio, uomini; ho fiducia in Dio che av­verrà come mi è stato annunziato.

26Ma è inevitabile che andia­mo a finire su qualche isola».

27Come giunse la quattordicesima notte da quando andavamo alla deriva nell'Adriatico, verso mezzanotte i marinai ebbero l'impressione che una qualche terra si avvicinava.

28Gettato lo scandaglio, trovarono venti braccia; dopo un breve intervallo, scandagliando di nuovo, trovarono quindici braccia.

29Nel ti­more di finire contro gli scogli, gettarono da poppa quattro an­core, aspettando con ansia che spuntasse il giorno.

30Ma poiché i marinai cercavano di fuggire dalla nave e già stavano calando la scialuppa in mare, col pretesto di gettare le ancore da prora, Paolo disse al centurione e ai soldati:

31«Se costoro non riman­gono sulla nave, voi non potrete mettervi in salvo».

32Allora i soldati recisero le gòmene della scialuppa e la lasciarono cade­re in mare.

33Finché non spuntò il giorno, Paolo esortava tutti a prendere cibo: «Oggi è il quattordicesimo giorno che passate digiuni nel­l'attesa, senza prender nulla.

34Per questo vi esorto a prender cibo; è necessario per la vostra salvezza. Neanche un capello del vostro capo andrà perduto».

35Ciò detto, prese il pane, rese grazie a Dio davanti a tutti, lo spezzò e cominciò a mangiare.

36Tutti si sentirono rianimati, e anch'essi presero cibo.

37Eravamo complessivamente sulla nave duecentosettantasei persone.

38Quando si furono rifocillati, alleggerirono la nave, gettando il frumento in mare.

39Fattosi giorno non riuscivano a riconoscere quella terra, ma notarono un 'insenatura con spiaggia e decisero, se possibile, di spingere la nave verso di essa.

40Levarono le ancore e le lascia­rono andare in mare; al tempo stesso allentarono i legami dei timoni e spiegata al vento la vela maestra, mossero verso la spiaggia.

41Ma incapparono in una secca e la nave vi si incagliò; mentre la prua arenata rimaneva immobile, la poppa minaccia­va di sfasciarsi sotto la violenza delle onde.

42I soldati pensaro­no allora di uccidere i prigionieri, perché nessuno sfuggisse get­tandosi a nuoto,

43ma il centurione, volendo salvare Paolo, im­pedì loro di attuare questo progetto; diede ordine che si gettas­sero per primi quelli che sapevano nuotare e raggiunsero la ter­ra;

44poi gli altri, chi su tavole, chi su altri rottami della nave. E così tutti poterono mettersi in salvo a terra.

Soggiorno a Malta. Paolo è morso da una vipera, ma senza conseguenze, come Gesù aveva promesso ai suoi apostoli (Mc 16,18).

28

1Una volta in salvo, venimmo a sapere che l'isola si chia­mava Malta.

2Gli indigeni ci trattarono con rara umanità; ci ac­colsero tutti attorno a un gran fuoco, che avevano acceso perché era sopraggiunta la pioggia ed era freddo.

3Mentre Paolo raccoglieva un fascio di sarmenti e lo gettava sul fuoco, una vi­pera, risvegliata dal calore, lo morse a una mano.

4A1 vedere la serpe pendergli dalla mano, gli indigeni dicevano tra loro: «Certamente costui è un assassino, se, anche scampato dal ma­re, la Giustizia non lo lascia vivere».

5Ma egli scosse la serpe nel fuoco e non ne patì alcun male.

6Quella gente si aspettava di vederlo gonfiare e cadere morto sul colpo, ma, dopo avere molto atteso senza vedere succedergli nulla di straodinario, cambiò parere e diceva che era un dio.

7Nelle vicinanze di quel luogo c~era un terreno appartenente al «primo» dell'isola, chiamato Publio; questi ci accolse e ci ospi­tò con benevolenza per tre giorni.

8Avvenne che il padre di Pu­blio dovette mettersi a letto colpito da febbri e da dissenteria; Paolo l'andò a visitare e dopo aver pregato gli impose le mani e lo guarì.

9Dopo questo fatto, anche gli altri isolani che avevano malattie accorrevano e venivano sanati;

10ci colmarono di onori e al momento della partenza ci rifornirono di tutto il necessa­rio.

Da Malta a Roma attraverso Siracusa, Reggio, Pozzuoli.

11Dopo tre mesi salpammo su una nave di Alessandria che ave­va svernato nell'isola, recante l'insegna dei Diòscuri.

12Approdammo a Siracusa, dove rimanemmo tre giorni

13e di qui, co­steggiando, giungemmo a Reggio. Il giorno seguente si levò lo scirocco e così l'indomani arrivammo a Pozzuoli.

14Qui trovam­mo alcuni fratelli, i quali ci invitarono a restare con loro una settimana. Partimmo quindi alla volta di Roma.

15I fratelli di là, avendo avuto notizie di noi, ci vennero incontro fino al Foro di Appio e alle Tre Taverne. Paolo, al vederli, rese grazie a Dio e prese coraggio.

Paolo a Roma: benché prigioniero fino alla sua comparizione davanti a Cesare, può ricevere le visite che desidera, come a Ce­sarea. Ai notabili giudei che convoca, espone il suo caso.

16Arrivati a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per suo conto con un soldato di guardia.

17Dopo tre giorni, egli convocò a sé i più in vista tra i Giudei e venuti che furono, disse loro: «Fratelli, senza aver fatto nulla contro il mio popolo e contro le usanze dei padri, sono stato ar­restato a Gerusalemme e consegnato in mano dei Romani.

18Questi, dopo avermi interrogato, volevano rilasciarmi, non avendo trovato in me alcuna colpa degna di morte.

19Ma conti­nuando i Giudei ad opporsi, sono stato costretto ad appellarmi a Cesare, senza intendere con questo muovere accuse contro il mio popolo.

20Ecco perché vi ho chiamati, per vedervi e parlar­vi, poiché è a causa della speranza d'Israele che io sono legato da questa catena».

21Essi gli risposero: «Noi non abbiamo rice­vuto nessuna lettera sul tuo conto dalla Giudea né alcuno dei fratelli è venuto a riferire o a parlar male dite.

22Ci sembra be­ne tuttavia ascoltare da te quello che pensi; di questa setta in­fatti sappiamo che trova dovunque opposizione». 

A Roma come negli altri luoghi, Paolo annuncia la buona novel­la dapprima ai giudei; ma anche qui la fede dei pagani si con­trappone all'incredulità dei giudei. Questi compiono inconsape­volmente la profezia di Isaia che gli evangelisti pongono già sul­le labbra di Gesù (Mt 13,14-15; Mc 4,12; Gv 12,40).

23E fissatogli un giorno, vennero in molti da lui nel suo allog­gio; egli dal mattino alla sera espose loro accuratamente, ren­dendo la sua testimonianza, il regno di Dio, cercando di con­vincerli riguardo a Gesù, in base alla Legge di Mosè e ai Profe­ti.

24Alcuni aderirono alle cose da lui dette, ma altri non vollero credere

25e se ne andavano discordi tra loro, mentre Paolo di­ceva questa sola frase: «Ha detto bene lo Spirito Santo, per bocca del profeta Isaia, ai nostri padri:

26Va' da questo popolo e di' loro: Udrete con i vostri orecchi, ma non comprenderete; guarderete con i vostri occhi, ma non vedrete.

27Perché il cuore di questo popolo si è indurito: e hanno ascoltato di mala voglia con gli orecchi; hanno chiuso i loro occhi per non vedere con gli occhi non ascoltare con gli orecchi, non comprendere nel loro cuore e non convertirsi, perché io li risani.

28Sia dunque noto a voi che questa salvezza di Dio viene ora ri­volta ai pagani ed essi l'ascolteranno!».

(29).

Epilogo (61-63 d. C.). Il limite massimo previsto dalla legge per un processo davanti al tribunale dell'imperatore era di due anni. Attendendo di essere giudicato, Paolo impartisce il suo insegna­mento sul Signore Gesù come lo aveva precisa!o qualche anno prima (inverno 57-58) nella lettera ai Romani. E in questo perio­do che scrive pure ai Colossesi, agli Efesini e a Filemone. Il libro degli Atti, che ha inizio a Gerusalemme come il Vangelo di Lu­ca, si conclude a Roma.

30Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso a pigione e accoglieva tutti quelli che venivano a lui,

31annunziando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signo­re Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento.