ATTI DEGLI APOSTOLI commentati
È probabile che "Gli
Atti degli Apostoli", o "Atti di Apostoli", prima del 150 d. C.
costituissero un'opera unica con il terzo vangelo. Hanno preso questo titolo
quando si volle riunire in un solo codice i quaffro vangeli. Ma rimane evidente
il rapporto di parentela letteraria dei due libri: si badi ai prologhi, che
si rivolgono a un certo Teofilo (Lc 1,1-4; At 1,1), al rimando a questo vangelo
come a un "primo libro" di cui sintetizza l'argomento e riprende
gli ultimi avvenimenti delle apparizioni del Risorto e dell'ascensione per
collegarli con il seguito del racconto. Anche la lingua costituisce un legame di parentela: le medesime
caratteristiche di vocabolario, dì grammatica e di stile si ritrovano
continuamente sia nel corso degli Atti che nel terzo vangelo. E i primi lettori
degli Atti furono probabilmente gli stessi del terzo vangelo (cf Lc 1,1-4 e At
1,1).
La tradizione più antica
della Chiesa identifica l'Autore con il medesimo che ha scritto il terzo vangelo,
cioè Luca. E fino a oggi non è stato mai proposto con seri argomenti altro
nome. Questo era il pensiero delle varie chiese nel loro insieme già verso il
175, come lo dimostra la testimonianza del documento romano detto canone
di Muratori, del Prologo antimarcionita
di sant'Ireneo, degli scrittori alessandrini e di Tertulliano. La stessa
struttura del libro fa pensare che l'Autore sia un cristiano della generazione
apostolica, greco di buona formazione con conoscenze profonde di medicina,
delle cose giudaiche e della bibbia greca, e sia stato a lungo compagno di Paolo
(Col 4,14; 2Tm 4,11; Fm 23). Inoltre, l'uso del pronome "noi in alcune
pagine (cf 16,10-17; 20,5-15; 21, 1-18; 27,1-28,15) induce a pensare che egli
sia stato diretto testimone di alcuni dei fatti che rievoca. Ora, nessuno fra i
compagni di Paolo è preferibile a Luca: siro di Antiochia, secondo un'antica
tradizione, "medico" e di origine pagana (Col 4,10-14), è
presentato da Paolo come un compagno assai caro, a suo fianco durante le due
prigionie romane (Col 4,4, Fm 24; 2Tm 4,11). Probabilmente fu suo compagno
durante il secondo viaggio missionario (At 16,10s) e il terzo (At 20,6s); e, se
non figura mai nelle liste, come quella di At 20,4, significa che è egli
stesso a scrivere.
La data e il luogo di
composizione dobbiamo rìcavarli dal contenuto del libro, poiché la
tradizione antica non dice niente di sicuro (in Acaia, dopo la morte di Paolo? A
Roma, prima del termine del processo?). Ilo processo finisce con la prigionia
romana di Paolo nel 61-63: la durata di due anni, ricorda in At 28,30, risponde
ai termini legali dopo i quali un’accusa non confermata veniva annullata.
Tuttavia, poiché il terzo Vangelo e gli Atti sono stati scritti dopo il Vangelo
di Marco, la cui data di composizione è intorno al 64, queste righe potrebbereo
essere state scritte dopo la liberazione dell’apostolo. E non esiste nessun
indizio sicuro per cui si debba spostare gli Atti dopo l'anno 70.
Il valore eccezionale del
libro è fondato sulla testimonianza oculare dell'autore per tutta una serie
di fatti e sulle fonti copiose utilizzate per quanto non poté vedere
personalmente. Le guardano sia la comunità primitiva di Gerusalemme (capitoli
1-5) che l’attività di singoli individui come Pietro (9,32-11,18;12) e
Filippo (8,4-40). Queste ultime probabilmente furono fornite dallo stesso
interessato che Luca incontrò a Cesarea (21,8). La comunità di Antiochia è
forse all'origine dei brani che ne riferiscono la preparazione e la
fondazione, per opera del movimento dei giudei ellenistì (At 6,1-8,3; 11,19-30;
13,1-3). Inoltre, dovette essere lo stesso Paolo a informare Luca sulla sua
conversione e sui viaggi missionari (9,1-30; 13,4-14,28; 15,36s). Per la parte
finale di questi viaggi Luca disponeva anche delle sue note personali ed è
probabile che le abbia trascritte nei tratti in cui usa il 'noi' e dove si
trovano concentrate nel più alto grado le sue particolarità linguistiche
(11,28; 16,10-1720,5-21,18 271-28,16). La freschezza di tale documentazione e
l'accuratezza di Luca sono buone garanzie per il valore storico del libro.
Forse il non facile compito di combinare le diverse fonti in alcuni casi ha
potuto dare anticipazioni, duplicati, fusioni: lievi adattamenti che non
compromettono la solidità dell'insieme. Ad esempio, Luca offre dell'attività
missionaria di Paolo un quadro che concorda bene con le sue lettere. Anche se
elaborati in modo nuovo, i racconti presentano tratti concreti e reali che
corrispondono perfettamente alle circostanze. Del resto, la primitiva
predicazione si nutriva di alcuni temi essenziali, basati su argomenti divenuti
tradizionali e calati in forme memorizzate: florilegi di testi biblici per i giudei,
riflessioni di filosofia comune per i greci; e, per tutti, l'annunzio essenziate
(kerigma) del Cristo morto e risorto, con l'invito alla
conversione e al battesimo. Luca può aver conosciuto questi schemi della
primitiva cristianità prima dalla tradizione e poi per propria esperienza,
includendo all'occorrenza con fine psicologia insegnamenti di valore autentico e
d'importanza capitale.
Luca vuole raccontare la
storia delle origini cristiane. Esaminando il suo piano, vi si vede attuato il
comando iniziale dì Gesù: "Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in
tutta la Giudea e la Samaria, e fino agli estremi confini della terra" (At
1,8). La fede si radica saldamente prima a Gerusalemme, dove la comunità
primitiva cresce in grazia e numero (capitoli 1-5). Presto comincia l'espansione
preparata dalla tendenza universalista dei convertiti dal giudaismo
ellenistico e dalla loro espulsione in seguito al martirio di Stefano
(6,1-8,3): è raggiunta la Samaria (8,4-25) e ugualmente la regione a sud e a
ovest di Gerusalemme fino alla costa e Cesarea (8,26-40; 9,32-11,18). La
conversione di Paolo mostra che già esistono cristiani a Damasco e fa presagire
l'evangelizzazione della Cilicia (9,1-30). Poi è Antiochia che riceve il
messaggio di Gesù (11,19-26) ed è destinata a diventare un centro di
irradiazione, conservando però i legami con Gerusalemme dove ci si consulta
sui principali problemi missionari (11,27-30; 15,1-35). Ora il problema è far
giungere il vangelo ai pagani. Dopo la conversione di Cornelio e l'imprigionamento
a Gerusalemme, Pietro è partito per una destinazione sconosciuta (12,17); ed è
Paolo ormai che nel racconto di Luca comincia ad acquistare evidenza. Dopo un
primo viaggio a Cipro e in Asia Minore, prima del concilio di Gerusalemme
(capitoli 13-14), due altri viaggi lo condurranno fino in Macedonia e in
Grecia (15,36-18,22; 18,2-21,17). Ogni volta egli fa ritorno a Gerusalemme. Il
suo arresto in questa città e poi la prigionia a Cesarea (21,18;26,32) gli
permetteranno d'essere condotto prigioniero, ma missionario, fino a Roma, dove
in catene annunzia Gesù il Cristo (capitoli 27-28). Considerata da Gerusalemme,
la capitale dell'impero rappresentava davvero "gli estremi confini della
terra". E Luca può terminare il suo scritto. Come mai non si parla
dell'attività degli altri apostoli o della fondazione di alcune chiese come
quella d'Alessandria o di Roma, dove la fede è stata introdotta prima della
venuta di Paolo? Luca non parla nemmeno dell'apostolato di Pietro fuori della
Palestina, mentre la figura di Paolo occupa nell'opera da sola tutta la
seconda metà. I suoi silenzi e le sue omissioni sono però la migliore garanzia
di ciò che racconta: narra solo ciò che conosce o personalmente o attraverso
fonti di cui ha controllato il valore. Inoltre, Luca non ha inteso offrire una
storia completa dei fatti della Chiesa primitiva, ma solo una lettura alla luce
delle promesse della Scrittura. Egli vuol far conoscere contenuti e metodo della
predicazione missionaria, gli interventi dello Spirito santo, la forza
sorprendente del nome di Gesù e la fede dei credenti, l'energia spirituale di
espansione del cristianesimo.
PROLOGO
1
1Nel
mio primo libro ho già trattato, o Teòfilo, di tutto quello che Gesù fece e
insegnò dal principio
2fino
al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti
nello Spirito Santo, egli fu assunto in cielo.
3Egli
si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro
per quaranta giorni e parlando del regno di Dio.
4Mentre
si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme,
ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre «quella, disse, che voi
avete udito da me:
5Giovanni
ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non
molti giorni».
6Così
venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, è questo il tempo in cui
ricostituirai il regno di Israele?».
7Ma
egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha
riservato alla sua scelta,
8ma
avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a
Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della
terra».
9Detto
questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro
sguardo.
10E
poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n'andava, ecco due
uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero:
11«Uomini
di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di
tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui
l'avete visto andare in cielo».
Essi
si confermano vicendevolmente nella fede.
12Allora
ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a
Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato.
13Entrati
in città salirono al piano superiore dove abitavano. C'erano Pietro e Giovanni,
Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e
Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo.
14Tutti
questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e
con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui.
15In
quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli (il numero delle persone
radunate era circa centoventi) e disse:
16«Fratelli,
era necessario che si adempisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo
Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, che fece da guida a quelli
che arrestarono Gesù.
17Egli
era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero.
18Giuda
comprò un pezzo di terra con i proventi del suo delitto e poi precipitando in
avanti si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere.
19La
cosa è divenuta così nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, che quel
terreno è stato chiamato nella loro lingua Akeldamà, cioè Campo di sangue.
20Infatti
sta scritto nel libro dei Salmi: La
sua dimora diventi deserta, e nessuno vi abiti, e il suo incarico lo prenda un
altro.
21Bisogna
dunque che tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il
Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi,
22incominciando
dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in
cielo, uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione».
23Ne
furono proposti due, Giuseppe detto Barsabba, che era soprannominato Giusto, e
Mattia.
24Allora
essi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostraci
quale di questi due hai designato
25a
prendere il posto in questo ministero e apostolato che Giuda ha abbandonato
per andarsene al posto da lui scelto».
26Gettarono
quindi le sorti su di loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli
undici apostoli.
1Mentre
il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello
stesso luogo.
2Venne
all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e
riempì tutta la casa dove si trovavano.
3Apparvero
loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro;
4ed
essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre
lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.
5Si
trovavano allora in Gerusalemme giudei osservanti di ogni nazione che è sotto
il cielo.
6Venuto
quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li
sentiva parlare la propria lingua.
7Erano
stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non
sono forse tutti Galilei?
8E
com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?
9Siamo
Parti, Medi, Elamiti e abitanti della Mesopotàmia, della Giudea, della Cappadòcia,
del Ponto e dell'Asia,
10della
Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène,
stranieri di Roma,
11Ebrei
e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le
grandi opere di Dio».
12Tutti
erano stupiti e perplessi, chiedendosi l'un l'altro: «Che significa questo?».
13Altri
invece li deridevano e dicevano: «Si sono ubriacati di mosto».
14Allora
Pietro, levatosi in piedi con gli altri Undici, parlò a voce alta così: «Uomini
di Giudea, e voi tutti che vi trovate a Gerusalemme, vi sia ben noto questo e
fate attenzione alle mie parole:
15Questi
uomini non sono ubriachi come voi sospettate, essendo appena le nove del
mattino.
16Accade
invece quello che predisse il profeta Gioèle:
17Negli
ultimi giorni, dice il Signore, Io
effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; vostri figli e le vostre figlie
profeteranno, i vostri giovani avranno
visioni e i vostri anziani faranno dei sogni.
18E
anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito
ed essi profeteranno.
19Farò
prodigi in
alto nel
cielo e segni in basso sulla
terra, sangue, fuoco e nuvole di
fumo.
20Il sole si muterà in tenebra e la luna in sangue, prima che giunga
il giorno del Signore, giorno grande e splendido.
21Allora chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.
22Uomini
d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret - uomo accreditato da Dio
presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò fra
di voi per opera sua, come voi ben sapete -,
23dopo
che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato a
voi, voi l'avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l'avete ucciso.
24Ma
Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era
possibile che questa lo tenesse in suo potere. - Dice infatti Davide a suo
riguardo: Contemplavo
sempre il Signore innanzi a me; poiché egli sta alla mia destra, perché io non
vacilli.
26Per
questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua; ed anche la mia carne
riposerà nella speranza,
27perché
tu non abbandonerai l'anima mia negli inferi, né permetterai che il tuo Santo
veda la corruzione.
28Mi
hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza.
29Fratelli,
mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e
fu sepolto e la sua tomba è ancora oggi fra noi.
30Poiché
però era profeta e sapeva che Dio gli
aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente,
31previde
la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi
non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne vide
corruzione.
32Questo
Gesù Dio l'ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni.
33Innalzato
pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che
egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire.
34Davide
infatti non salì al cielo; tuttavia egli dice: Disse
il Signore al mio Signore: siedi alla mia destra,
35finché
io ponga i tuoi nemici come sgabello ai tuoi piedi.
36Sappia
dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e
Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!».
37All'udir
tutto questo si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri
apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?».
38E
Pietro disse: «Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di
Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono
dello Spirito Santo.
39Per
voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne
chiamerà il Signore Dio nostro».
40Con
molte altre parole li scongiurava e li esortava: «Salvatevi da questa
generazione perversa».
41Allora
coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono
a loro circa tremila persone.
42Erano
assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna,
nella frazione del pane e nelle preghiere.
43Un
senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli
apostoli.
44Tutti
coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in
comune;
45chi
aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il
bisogno di ciascuno.
46Ogni
giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa
prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore,
47lodando
Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo.
48Intanto
il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.
La guarigione dello storpio della «porta bella».
Pietro, poiché è animato dallo Spirito di Cristo, deve poter
rimettere in piedi questo paralitico.
3
1Un
giorno Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera verso le tre del
pomeriggio.
2Qui
di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita e lo ponevano ogni
giorno presso la porta del tempio detta «Bella»
a chiedere l'elemosina a coloro che entravano nel tempio.
3Questi,
vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, domandò loro
l'elemosina.
4Allora
Pietro fissò lo sguardo su di lui insieme a Giovanni e disse: «Guarda
verso di noi».
5Ed
egli si volse verso di loro, aspettandosi di ricevere qualche cosa.
6Ma
Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né
oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù
Cristo, il Nazareno, cammina!».
7E,
presolo per la mano destra, lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si
rinvigorirono
8e
balzato in piedi camminava; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando
e lodando Dio.
9Tutto
il popolo lo vide camminare e lodare Dio
10e
riconoscevano che era quello che sedeva a chiedere l'elemosina alla porta
Bella del tempio ed erano meravigliati e stupiti per quello che gli era
accaduto.
11Mentr'egli
si teneva accanto a Pietro e Giovanni, tutto il popolo fuor di sé per lo
stupore accorse verso di loro al portico detto di Salomone.
12Vedendo
ciò, Pietro disse al popolo: «Uomini d'Israele, perché vi meravigliate di
questo e continuate a fissarci come se per nostro potere e nostra pietà
avessimo fatto camminare quest'uomo?
13Il
Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato
il suo servo Gesù,
che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva
deciso di liberarlo;
14voi
invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato
un assassino
15e
avete ucciso l'autore della vita. Ma Dio l'ha
risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni.
16Proprio
per la fede riposta in lui il nome di Gesù ha
dato vigore a quest'uomo che voi vedete e conoscete; la fede in lui ha dato a
quest'uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi.
17Ora,
fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, così come i vostri capi;
18Dio però ha adempiuto così ciò
che aveva annunziato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo
sarebbe morto.
19Pentitevi
dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati
20e
così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli
mandi quello che vi aveva destinato come Messia, cioè Gesù.
21Egli
dev'esser accolto in cielo fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose,
come ha detto Dio fin dall'antichità, per bocca
dei suoi santi profeti.
22Mosè
infatti disse: Il Signore vostro Dio
vi farà sorgere un profeta come me in mezzo ai vostri fratelli; voi lo
ascolterete in tutto quello che egli vi dirà.
23E
chiunque non ascolterà quel profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo.
24Tutti
i profeti, a cominciare da Samuele e da quanti parlarono in seguito, annunziarono
questi giorni.
25Voi
siete i figli dei profeti e dell'alleanza che Dio
stabilì con i vostri padri, quando disse ad Abramo: Nella
tua discendenza saranno benedette tutte le famiglie della terra.
26Dio, dopo aver risuscitato il
suo servo, l'ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione e perché
ciascuno si converta dalle sue iniquità».
La persecuzione da parte dei giudei: Pietro e Giovanni davanti al sinedrio. Proclamare il Cristo è una necessità per chi lo ha riconosciuto (21,42; Sal 118,22; Mt 21,42).
4
1Stavano
ancora parlando al popolo, quando sopraggiunsero i sacerdoti, il capitano del
tempio e i sadducei,
2irritati
per il fatto che essi insegnavano al popolo e annunziavano in Gesù la
risurrezione dai morti.
3Li
arrestarono e li portarono in prigione fino al giorno dopo, dato che era ormai
sera.
4Molti
però di quelli che avevano ascoltato il discorso credettero e il numero degli
uomini raggiunse circa i cinquemila.
5Il
giorno dopo si radunarono in Gerusalemme i capi, gli anziani e gli scribi,
6il
sommo sacerdote Anna, Caifa, Giovanni, Alessandro e quanti appartenevano a
famiglie di sommi sacerdoti.
7Fattili
comparire davanti a loro, li interrogavano: «Con
quale potere o in nome di chi avete fatto questo?».
8Allora
Pietro, pieno di Spirito Santo, disse loro: «Capi
del popolo e anziani,
9visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato ad
un uomo infermo e in qual modo egli abbia ottenuto la salute,
10la cosa sia nota a tutti voi e a tutto il popolo
d'Israele: nel nome di Gesù Cristo il
Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti,
costui vi sta innanzi sano e salvo.
11Questo Gesù è
la pietra che, scartata da
voi, costruttori, è diventata testata d'angolo.
2In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro
nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere
salvati».
13Vedendo
la franchezza di Pietro e di Giovanni
e considerando che erano senza istruzione e popolani, rimanevano stupefatti
riconoscendoli per coloro che erano stati con Gesù;
14quando
poi videro in piedi vicino a loro l'uomo che era stato guarito, non sapevano che
cosa rispondere.
15Li
fecero uscire dal sinedrio e si misero a consultarsi fra loro dicendo:
16«Che
dobbiamo fare a questi uomini? Un miracolo evidente è avvenuto per opera
loro; esso è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che
non possiamo negarlo.
17Ma perché la cosa non si divulghi di più tra il popolo,
diffidiamoli dal parlare più ad alcuno in nome di lui».
18E,
richiamatili, ordinarono loro di non parlare assolutamente né di insegnare nel
nome di Gesù.
19Ma
Pietro
e Giovanni
replicarono: «Se
sia giusto innanzi a Dio
obbedire a voi più che a lui, giudicatelo voi stessi;
20noi
non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato».
21Quelli
allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non trovando motivi per punirli,
li rilasciarono a causa del popolo, perché tutti glorificavano Dio
per l'accaduto.
22L'uomo
infatti sul quale era avvenuto il miracolo della guarigione aveva più di
quarant'anni.
23Appena
rimessi in libertà, andarono dai loro fratelli e riferirono quanto avevano
detto i sommi sacerdoti e gli anziani.
24All'udire
ciò, tutti insieme levarono la loro voce a Dio dicendo: «Signore,
tu che hai creato il cielo, la terra,
il mare e tutto ciò che è in essi,
25tu che per mezzo dello Spirito Santo
dicesti per bocca del nostro padre, il tuo servo Davide: Perché
si agitarono le genti e i popoli tramarono cose vane?
26Si sollevarono i re della terra e i principi si radunarono
insieme, contro il Signore e contro il suo Cristo;
27davvero in questa città si radunarono insieme contro il tuo santo servo Gesù,
che hai unto come Cristo,
Erode e Ponzio Pilato con le genti e i popoli d'Israele,
28per compiere ciò che la tua mano e la tua volontà
avevano preordinato che avvenisse.
29Ed ora, Signore,
volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunziare con
tutta franchezza la tua parola.
30Stendi la mano perché si compiano guarigioni, miracoli e
prodigi nel nome del tuo santo servo Gesù».
31Quand'ebbero
terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono
pieni di Spirito
Santo e annunziavano la parola di Dio con franchezza.
L'unione dei discepoli e la condivisione dei beni.
(2,42-47; Dt 15,4).
32La
moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima
sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa
era fra loro comune.
33Con
grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore
Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia.
34Nessuno
infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li
vendevano, portavano l'importo di ciò che era stato venduto
35e
lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno
secondo il bisogno.
36Così
Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Bàrnaba. che significa «figlio
dell'esortazione», un levita originario di Cipro,
37che
era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l'importo deponendolo ai
piedi degli apostoli.
Anania e Saffira. La
partecipazione comune ai beni è essenziale per la vita della comunità. Benché,
in linea di principio, non sia obbligatoria, mancarvi in un modo o nell'altro
rischia di arrecare un grave danno a tutti i suoi membri e costituisce un
tradimento dell'impegno morale assunto. L'autore, per far capire la gravità
della colpa, utilizza immagini ispirate a Gs 7 e a Nm 21,5-6.
1Un
uomo di nome Anania con la moglie Saffira vendette un suo podere
2e,
tenuta per sé una parte dell'importo d'accordo con la moglie, consegnò
l'altra parte deponendola ai piedi degli apostoli.
3Ma
Pietro gli disse: «Anania, perché mai satana si è così impossessato del tuo
cuore che tu hai mentito allo Spirito
Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno?
4Prima
di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato non era
sempre a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest'azione? Tu
non hai mentito agli uomini, ma a Dio».
5All'udire
queste parole, Anania cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti
quelli che ascoltavano.
6Si
alzarono allora i più giovani e, avvoltolo in un lenzuolo, lo portarono
fuori e lo seppellirono.
7Avvenne
poi che, circa tre ore più tardi, entrò anche sua moglie, ignara
dell'accaduto.
8Pietro
le chiese: «Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?». Ed essa: «Sì, a
tanto».
9Allora
Pietro le disse: «Perché vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui
alla porta i passi di coloro che hanno seppellito tuo marito e porteranno via
anche te».
10D'improvviso
cadde ai piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono, la trovarono
morta e, portatala fuori, la seppellirono accanto a suo marito.
11E
un grande timore si diffuse in tutta la Chiesa e in quanti venivano a sapere
queste cose.
Pietro e gli apostoli attenti alle sventure degli uomini.
Per mostrare che
Pietro e gli apostoli continuano in un certo modo l'azione di Gesù, l'autore
sembra ritrovare un linguaggio identico a quello utilizzato nel suo Vangelo (cf
2,43; 4,33).
12Molti
miracoli e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti
erano soliti stare insieme nel portico di Salomone;
13degli
altri, nessuno osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava.
14Intanto
andava aumentando il numero degli uomini e delle donne che credevano nel Signore
15fino
al punto che portavano gli ammalati nelle piazze, ponendoli su lettucci e
giacigli, perché, quando Pietro passava, anche solo la sua ombra coprisse
qualcuno di loro.
16Anche
la folla delle città vicine a Gerusalemme
accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti immondi e tutti
venivano guariti.
17Si
alzò allora il sommo sacerdote e quelli della sua parte, cioè la setta dei
sadducei, pieni di livore,
18e
fatti arrestare gli apostoli li fecero gettare nella prigione pubblica.
19Ma
durante la notte un angelo del Signore aprì le porte della prigione, li condusse
fuori e disse:
20«Andate,
e mettetevi a predicare al popolo nel tempio tutte queste parole di vita». 21Udito
questo, entrarono nel tempio sul far del giorno e si misero a insegnare.
L'uomo
non può nulla contro un'iniziativa che viene da Dio.
Quando
arrivò il sommo sacerdote con quelli della sua parte, convocarono il sinedrio e
tutti gli anziani dei figli d'Israele; mandarono quindi a prelevare gli apostoli
nella prigione.
22Ma
gli incaricati, giunti sul posto, non li trovarono nella prigione e tornarono a
riferire:
23«Abbiamo
trovato il carcere scrupolosamente sbarrato e le guardie ai loro posti davanti
alla porta, ma, dopo aver aperto, non abbiamo trovato dentro nessuno».
24Udite
queste parole, il capitano del tempio e i sommi sacerdoti si domandavano
perplessi che cosa mai significasse tutto questo,
25quando
arrivò un tale ad annunziare: «Ecco, gli uomini che avete messo in prigione
si trovano nel tempio a insegnare al popolo».
26Allora
il capitano uscì con le sue guardie e li condusse via,ma senza violenza, per
timore di esser presi a sassate dal popolo.
27Li
condussero e li presentarono nel sinedrio; il sommo sacerdote cominciò a
interrogarli dicendo:
28«Vi
avevamo espressamente ordinato di non insegnare più nel nome di costui, ed ecco
voi avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina e volete far ricadere su
di noi il sangue di quell'uomo».
29Rispose
allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli
uomini.
30Il
Dio
dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avevate ucciso appendendolo alla
croce.
31Dio lo ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare
a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati.
32E
di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito
Santo, che Dio ha dato a coloro che si
sottomettono a lui».
33All'udire
queste cose essi si irritarono e volevano metterli a morte.
34Si
alzò allora nel sinedrio un fariseo, di nome Gamalièle, dottore della legge,
stimato presso tutto il popolo. Dato ordine di far uscire per un momento gli
accusati,
35disse:
«Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare contro questi uomini.
36Qualche tempo venne Tèuda, dicendo di qualcuno, e a lui si
aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quanti s'erano lasciati
persuadere da lui si dispersero e finirono nel nulla.
37Dopo
di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse molta gente
a seguirlo, ma anch'egli peri e quanti s'erano lasciati persuadere da lui
furono dispersi.
38Per
quanto riguarda il caso presente, ecco ciò che vi dico: Non occupatevi di
questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questa teoria o questa attività
è di origine umana, verrà distrutta;
39ma
se essa viene da Dio,
non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!».
40Seguirono
il suo parere e, richiamati gli apostoli, li fecero fustigare e ordinarono
loro di non continuare a parlare nel nome di Gesù; quindi li rimisero in
libertà.
41Ma
essi se ne andarono dal sinedrio lieti di essere stati oltraggiati per amore del
nome di Gesù.
42E
ogni giorno, nel tempio e a casa, non cessavano di insegnare e di portare il
lieto annunzio che Gesù
è il Cristo.
Il. LE PRIME MISSIONI
6
11n
quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra
gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove
nella distribuzione quotidiana.
2Allora
i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi
trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense.
3Cercate
dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di
Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest'incarico.
4Noi,
invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola».
5Piacque
questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di
Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un
proselito di Antiòchia.
6Li
presentarono quindi agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro
le mani.
7Intanto
la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei
discepoli a Gerusalemme; anche un gran numero di sacerdoti aderiva alla fede.
8Stefano
intanto, pieno di grazia e di fortezza, faceva grandi prodigi e miracoli tra il
popolo.
9Sorsero
allora alcuni della sinagoga detta dei «liberti» comprendente anche i
Cirenei, gli Alessandrini e altri della Cilicia e dell'Asia, a disputare con
Stefano,
10ma
non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava.
11Perciò
sobillarono alcuni che dissero: «Lo abbiamo udito pronunziare espressioni
blasfeme contro Mosè e contro Dio».
12E
così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso,
lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio.
13Presentarono
quindi dei falsi testimoni, che dissero: «Costui non cessa di proferire
parole contro questo luogo sacro e contro la legge.
14Lo
abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno distruggerà questo luogo e sovvertirà
i costumi tramandatici da Mosè».
15E
tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il
suo volto come quello di un angelo.
7
1Gli
disse allora il sommo sacerdote: «Queste cose stanno proprio così?».
2Ed
egli rispose: «Fratelli e padri, ascoltate: il Dio
della gloria apparve al nostro padre Abramo quando era ancora in
Mesopotamia, prima che egli si stabilisse in Carran,
3e gli disse: Esci dalla tua terra e dalla tua gente e va'
nella terra che io ti indicherò.
4Allora,
uscito dalla terra dei Caldei, si stabilì in Carran; di là, dopo la morte
del padre, Dio lo fece emigrare in questo paese
dove voi ora abitate,
5ma
non gli diede alcuna proprietà in esso, neppure
quanto l'orma di un piede, ma gli promise di
darlo in possesso a lui e alla sua discendenza dopo di lui, sebbene
non avesse ancora figli.
6Poi
Dio parlò così: La discendenza di Abramo sarà
pellegrina in terra straniera, tenuta in schiavitù e oppressione per
quattrocento anni.
7Ma del popolo di cui saranno schiavi io farò giustizia,
disse Dio: dopo
potranno uscire e mi adoreranno in questo luogo.
8E
gli diede l'alleanza della circoncisione. E così Abramo generò Isacco e lo
circoncise l'ottavo giorno e Isacco generò Giacobbe e Giacobbe i
dodici patriarchi.
9Ma
i patriarchi, gelosi di Giuseppe, lo vendettero
schiavo in Egitto. Dio però era con lui
10e
lo liberò da tutte le sue afflizioni e gli diede
grazia e saggezza davanti al faraone re
d'Egitto, il quale lo nominò amministratore dell'Egitto e di tutta la sua
casa.
11Venne una carestia su tutto l'Egitto e
in Canaan e
una grande miseria, e i nostri padri non trovavano da mangiare.
12Avendo udito Giacobbe che in Egitto c'era del grano,
vi inviò i nostri padri una prima
volta;
13la
seconda volta Giuseppe si fece riconoscere dai suoi
fratelli e fu nota al faraone la sua origine.
14Giuseppe
allora mandò a chiamare Giacobbe suo padre e tutta la sua parentela, settantacinque
persone in tutto.
15E
Giacobbe si recò in Egitto, e qui egli morì
come anche i nostri padri;
16essi furono poi trasportati in Sichem
e posti nel
sepolcro che Abramo aveva acquistato e pagato in denaro dai
figli di Emor, a Sichem.
17Me
ntre si avvicinava il tempo della promessa fatta da Dio
ad Abramo, il popolo crebbe e si moltiplicò in
Egitto,
18finché
salì al trono d'Egitto un altro re, che non
conosceva Giuseppe.
19Questi,
adoperando l'astuzia contro la nostra gente,
perseguitò i nostri padri fino a costringerli a esporre i loro
figli, perché non sopravvivessero.
20In
quel tempo nacque Mosè e piacque a Dio; egli
fu allevato per tre mesi nella casa paterna, poi,
21essendo
stato espo sto, lo raccolse la figlia del faraone
e lo allevò come figlio.
22Così
Mosè venne istruito in tutta la sapienza degli Egiziani ed era potente nelle
parole e nelle opere.
23Quando
stava per compiere i quarant'anni, gli venne l'idea di far visita ai suoi
fratelli, i figli di Israele,
24e
vedendone uno trattato ingiustamente, ne prese le difese e vendicò
l'oppresso, uccidendo l'Egiziano.
25Egli
pensava che i suoi connazionali avrebbero capito che Dio dava loro salvezza
per mezzo suo, ma essi non compresero.
26Il
giorno dopo si presentò in mezzo a loro mentre stavano litigando e si adoperò
per metterli d'accordo, dicendo: Siete fratelli; perché vi insultate l'un
l'altro?
27Ma
quello che maltrattava il vicino lo
respinse, dicendo: Chi ti ha nominato capo e
giudice sopra di noi?
28Vuoi forse uccidermi, come hai ucciso ieri l'Egiziano?
29Fuggì via Mosè a queste parole, e andò ad abitare nella
terra di Madian, dove
ebbe due figli.
30Passati
quarant'anni, gli apparve nel deserto del monte
Sinai un angelo, in mezzo alla fiamma di un
roveto ardente.
31Mosè
rimase stupito di questa visione; e mentre si avvicinava per veder meglio, si
udì la voce del Signore:
32Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di
Giacobbe. Esterrefatto,
Mosè non osava guardare.
33Allora il Signore gli disse:
liti dai piedi i calzari, perché il luogo in cui stai è terra santa.
34Ho visto l'afflizione del mio popolo in Egitto, ho udito il
loro gemito e sono sceso a liberarli; ed ora vieni, che ti mando in Egitto.
35Questo
Mosè che avevano rinnegato dicendo: Chi ti ha nominato
capo e giudice?, proprio lui Dio aveva mandato per esser capo e
liberatore, parlando per mezzo dell'angelo che gli era apparso nel roveto.
36Egli
li fece uscire, compiendo miracoli e prodigi nella
terra d'Egitto, nel Mare Rosso, e nel
deserto per quarant'anni.
37Egli
è quel Mosè che disse ai figli d'Israele: Dio vi
farà sorgere un profeta tra i vostri fratelli, al pari di me.
38Egli
è colui che, mentre erano radunati nel deserto, fu mediatore tra l'angelo che
gli parlava sul monte Sinai e i nostri padri; egli ricevette parole di vita da
trasmettere a noi.
39Ma
i nostri padri non vollero dar li ascolto, lo respinsero e si
volsero in cuor loro verso l'Egitto,
40dicendo
ad Aronne: Fa' per noi una divinità che ci vada
innanzi, perché a questo Mosè che ci condusse fuori dall'Egitto non sappiamo
che cosa sia accaduto.
41E
in quei giorni fabbricarono un vitello e
offrirono sacrifici all'idolo e si rallegrarono per l'opera
delle loro mani.
42Ma
Dio si ritrasse da loro e li abbandonò al culto dell'esercito
del cielo, come è scritto nel libro dei Profeti:
43Mi avete forse offerto vittime e sacrifici per quarant'anni
nel deserto, o casa d'Israele? Avete preso con voi la tenda di Mòloch, e la
stella del dio Refàn, simulacri che vi siete fabbricati
per adorarli! Perciò
vi deporterò al di là di Babilonia.
44I
nostri padri avevano nel deserto la tenda della
testimonianza, come aveva ordinato colui che disse
a Mosè di costruirla secondo il modello che aveva visto.
45E
dopo averla ricevuta, i nostri padri con Giosuè se la portarono con sé nella
conquista dei popoli che Dio scacciò
davanti a loro, fino ai tempi di Davide.
46Questi
trovò grazia innanzi a Dio e domandò di poter
trovare una dimora per il Dio di Giacobbe;
47Salomone poi gli edificò una casa.
48Ma
l'Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d'uomo, come dice il
Profeta:
49Il cielo è il mio trono e la terra sgabello per i miei
piedi. Quale casa potrete edificarmi, dice il Signore, o quale sarà il luogo
del mio riposo?
50Non forse la mia mano ha creato tutte queste cose?
51O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie,
voi sempre opponete
resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi.
52Quale
dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che
preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori
e uccisori;
53voi
che avete ricevuto la legge per mano degli angeli e non l'avete
osservata».
Stefano viene lapidato
per aver identificato Gesù con Dio.
54All'udire
queste cose, fremevano in cuor loro digrignavano i denti contro di lui.
55Ma
Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria
di Dio e Gesù che stava alla sua destra
56e
disse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo che sta alla
destra di Dio».
57Proruppero
allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti
insieme contro di lui,
58lo
trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero
il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo.
59E
così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il
mio spirito».
60Poi
piegò le ginocchia e gridò forte: «Signore, non imputar loro questo peccato».
Detto questo, morì.
8
1Saulo
era fra coloro che approvarono la sua uccisione.
In
quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme e
tutti, ad eccezione degli apostoli, furono dispersi nelle regioni della Giudea
e della Samaria.
2Persone
pie seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui.
3Saulo
intanto infuriava contro la Chiesa ed entrando nelle case prendeva uomini e
donne e li faceva mettere in prigione.
4Quelli
però che erano stati dispersi andavano per il paese e diffondevano la parola di
Dio.
5Filippo,
sceso in una città della Samaria, cominciò a predicare loro il Cristo.
6E
le folle prestavano ascolto unanimi alle parole di Filippo sentendolo parlare e
vedendo i miracoli che egli compiva.
7Da
molti indemoniati uscivano spiriti immondi, emettendo alte grida e molti
paralitici e storpi furono risanati.
8E
vi fu grande gioia in quella città.
9V'era
da tempo in città un tale di nome Simone, dedito alla magia, il quale mandava
in visibilio la popolazione di Samaria, spacciandosi per un gran personaggio.
10A
lui aderivano tutti, piccoli e grandi, esclamando: «Questi è la potenza di Dio,
quella che è chiamata Grande».
11Gli
davano ascolto, perché per molto tempo li aveva fatti strabiliare con le sue
magie.
12Ma
quando cominciarono a credere a Filippo, che recava la buona novella del regno
di Dio e del nome di Gesù Cristo, uomini e donne si facevano battezzare.
13Anche
Simone credette, fu battezzato e non si staccava più da Filippo. Era fuori di
sé nel vedere i segni e i grandi prodigi che avvenivano.
14Frattanto
gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samana aveva accolto la parola di Dio
e vi inviarono Pietro e Giovanni.
15Essi
discesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito
Santo;
16non
era infatti ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto
battezzati nel nome del Signore Gesù.
17Allora
imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito
Santo.
18Simone,
vedendo che lo Spirito veniva conferito con l'imposizione delle mani degli
apostoli, offrì loro del denaro
19dicendo:
«Date anche a me questo potere perché a chiunque io imponga le mani, egli
riceva lo Spirito Santo».
20Ma
Pietro gli rispose: «Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato
pensare di acquistare con denaro il dono di Dio.
21Non
v'è parte né sorte alcuna per te in questa cosa, perché il
tuo cuore non è retto davanti a Dio.
22Pèntiti
dunque di questa tua iniquità e prega il Signore
che ti sia perdonato questo pensiero.
23Ti
vedo infatti chiuso in fiele amaro e in lacci
d'iniquità».
24Rispose
Simone: «Pregate voi per me il Signore,
perché non mi accada nulla di ciò che avete detto».
25Essi
poi, dopo aver testimoniato e annunziato la parola di Dio,
ritornavano a Gerusalemme ed evangelizzavano molti villaggi della Samaria.
26Un
angelo del Signore parlò intanto a Filippo: «Alzati,
e va' verso il mezzogiorno, sulla strada che discende da Gerusalemme a Gaza;
essa è deserta».
27Egli
si alzò e si mise in cammino, quand'ecco un Etiope, un eunuco, funzionario di
Candàce, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i suoi tesori, venuto per
il culto a Gerusalemme,
28se
ne ritornava, seduto sul suo carro da viaggio, leggendo il profeta Isaia.
29Disse
allora lo Spirito a Filippo: «Va' avanti, e
raggiungi quel carro».
30Filippo
corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci
quello che stai leggendo?».
31Quegli
rispose: «E come lo potrei, se nessuno mi istruisce?». E invitò Filippo a
salire e a sedere accanto a lui.
32Il
passo della Scrittura che stava leggendo era questo: Come
una pecora fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo
tosa, così egli non apre la sua bocca.
33Nella
sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, ma la sua posterità chi potrà
mai descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita.
34E
rivoltosi a Filippo l'eunuco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta
dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?».
35Filippo,
prendendo a parlare e partendo da quel passo della Scrittura, gli annunziò la
buona novella di Gesù.
36Proseguendo
lungo la strada, giunsero a un luogo dove c'era acqua e l'eunuco disse: «Ecco
qui c'è acqua; che cosa mi impedisce di essere battezzato?».
[37].
38Fece
fermare il carro e discesero tutti e due nell'acqua, Filippo e l'eunuco, ed egli
lo battezzò.
39Quando
furono usciti dall'acqua, lo Spirito del Signore
rapi Filippo e l'eunuco non lo vide più e proseguì pieno di gioia il suo cammino.
40Quanto
a Filippo, si trovò ad Azoto e, proseguendo, predicava il vangelo a tutte le
città, finché giunse a Cesarèa.
III. PRIMI ATTI DI PAOLO
1Saulo
frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore,
si presentò al sommo sacerdote
2e
gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a
condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di
Cristo, che avesse trovati.
3E
avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco,
all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo
4e
cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi
perseguiti?».
5Rispose:
«Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù,
che tu perseguiti!
6Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò
che devi fare».
7Gli
uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la
voce ma non vedendo nessuno.
8Saulo
si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per
mano, lo condussero a Damasco,
9dove
rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda.
10Ora
c'era a Damasco un discepolo di nome Ananìa e il Signore in una visione gli
disse: «Anania!». Rispose: «Eccomi, Signore!».
11E
il Signore a lui: «Su, va' sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa
di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco sta pregando,
12e
ha visto in visione un uomo, di nome Anania, venire e imporgli le mani perché
ricuperi la vista».
13Rispose
Anania: «Signore, riguardo a quest'uomo ho udito da molti tutto il male che ha
fatto ai tuoi fedeli in Gerusalemme.
14Inoltre
ha l'autorizzazione dai sommi sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano
il tuo nome».
15Ma
il Signore disse: «Va', perché egli è per me uno strumento eletto per portare
il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele;
16e
io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome».
17Allora
Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Saulo, fratello
mio, mi ha mandato a te il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la
quale venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo».
18E
improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e ricuperò la vista;
fu subito battezzato,
19poi
prese cibo e le forze gli ritornarono.
Rimase
alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco,
20e
subito nelle sinagoghe proclamava Gesù Figlio di Dio.
21E
tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: «Ma costui non è
quel tale che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocano questo nome ed
era venuto qua precisamente per condurli in catene dai sommi sacerdoti?».
22Saulo
frattanto si rinfrancava sempre più e confondeva i Giudei residenti a
Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo.
23Trascorsero
così arecchi giorni e i Giudei fecero un complotto per ucciderlo;
24ma
i loro piani vennero a conoscenza di Saulo. Essi facevano la guardia anche alle
porte della città di giorno e di notte per sopprimerlo;
25ma
i suoi discepoli di notte lo presero e lo fecero discendere dalle mura,
calandolo in una cesta.
26Venuto
a Gerusalemme, cercava di unirsi con i discepoli, ma tutti avevano paura di lui,
non credendo ancora che fosse un discepolo.
27Allora
Bàrnaba lo prese con sé, lo presentò agli apostoli e raccontò loro come
durante il viaggio aveva visto il Signore che gli aveva parlato, e come in
Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù.
28Così
egli poté stare con loro e andava e veniva a Gerusalemme, parlando
apertamente nel nome del Signore
29e
parlava e discuteva con gli Ebrei di lingua greca; ma questi tentarono di
ucciderlo.
30Venutolo
però a sapere i fratelli, lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per
Tarso.
31La
Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria; essa
cresceva e camminava nel timore del Signore, colma del conforto dello Spirito
Santo.
32E
avvenne che mentre Pietro andava a far visita a tutti, si recò anche dai fedeli
che dimoravano a Lidda.
33Qui
trovò un uomo di nome Enea, che da otto anni giaceva su un lettuccio ed era
paralitico.
34Pietro
gli disse: «Enea, Gesù Cristo ti guarisce; alzati e rifatti il letto». E
subito si alzò.
35Lo
videro tutti gli abitanti di Lidda e del Saròn e si convertirono al Signore.
36A
Giaffa c'era una discepola chiamata Tabità, nome che significa «Gazzella»,
la quale abbondava in opere buone e faceva molte elemosine.
37Proprio
in quei giorni si ammalò e morì. La lavarono e la deposero in una stanza al
piano superiore.
38E
poiché Lidda era vicina a Giaffa i discepoli, udito che Pietro si trovava là,
mandarono due uomini ad invitarlo: «Vieni subito da noi!».
39E
Pietro subito andò con loro. Appena arrivato lo condussero al piano superiore e
gli si fecero incontro tutte le vedove in pianto che gli mostravano le tuniche e
i mantelli che Gazzella confezionava quando era fra loro.
40Pietro
fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi rivolto alla salma disse: «Tabità,
alzati!». Ed essa aprì gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere.
41Egli
le diede la mano e la fece alzare, poi chiamò i credenti e le vedove, e la
presentò loro viva.
42La
cosa si riseppe in tutta Giaffa, e molti credettero nel Signore.
43Pietro
rimase a Giaffa parecchi giorni, presso un certo Simone conciatore.
LA
CONVERSIONE DI CORNELIO
10
1C'era
in Cesarèa un uomo di nome Cornelio, centurione della coorte Italica,
2uomo
pio e timorato di Dio
con tutta la sua famiglia; faceva molte elemosine al popolo e pregava sempre Dio.
3Un
giorno verso le tre del pomeriggio vide chiaramente in visione un angelo di Dio
venirgli incontro e chiamarlo: «Cornelio!».
4Egli
lo guardò e preso da timore disse: «Che c'è,
Signore?». Gli rispose: «Le
tue preghiere e le tue elemosine sono salite, in tua memoria, innanzi a Dio.
5E
ora manda degli uomini a Giaffa e fa' venire un certo Simone detto anche Pietro.
6Egli
è ospite presso un tal Simone conciatore, la cui casa è sulla riva del mare».
7Quando
l'angelo che gli parlava se ne fu andato, Cornelio chiamò due dei suoi
servitori e un pio soldato fra i suoi attendenti e,
8spiegata
loro ogni cosa, li mandò a Giaffa.
9Il
giorno dopo, mentre essi erano per via e si avvicinavano alla città, Pietro
salì verso mezzogiorno sulla terrazza a pregare.
10Gli
venne fame e voleva prendere cibo. Ma mentre glielo preparavano, fu rapito in
estasi.
11Vide
il cielo aperto e un oggetto che discendeva come una tovaglia grande, calata a
terra per i quattro capi.
12In
essa c 'era ogni sorta di quadrupedi e rettili della terra e uccelli del cielo.
13Allora
risuonò una voce che gli diceva: «Alzati,
Pietro, uccidi e mangia!».
14Ma
Pietro
rispose: «No davvero, Signore, poiché io non ho
mai mangiato nulla di profano e di immondo».
15E
la voce di nuovo a lui: «Ciò
che Dio ha purificato, tu non chiamarlo più profano».
16Questo
accadde per tre volte; poi d'un tratto quell'oggetto fu risollevato al cielo.
17Mentre
Pietro si
domandava perplesso tra sé e sé che cosa significasse ciò che aveva visto,
gli uomini inviati da Cornelio, dopo aver domandato della casa di Simone, si
fermarono all'ingresso.
18Chiamarono
e chiesero se Simone, detto anche Pietro,
alloggiava colà.
19Pietro stava ancora ripensando alla visione, quando lo Spirito gli disse: «Ecco,
tre uomini ti cercano;
20alzati,
scendi e va' con loro senza esitazione, perché io li ho mandati».
21Pietro scese incontro agli uomini e disse: «Eccomi,
sono io quello che cercate. Qual è il motivo per cui siete venuti?».
22Risposero:
«Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di Dio, stimato da tutto il popolo
dei Giudei, è stato avvertito da un angelo santo di invitarti nella sua casa,
per ascoltare ciò che hai da dirgli».
23Pietro allora li fece entrare e li ospitò. Il giorno seguente si mise in
viaggio con loro e alcuni fratelli di Giaffa lo accompagnarono.
24Il
giorno dopo arrivò a Cesarèa. Cornelio stava ad aspettarli ed aveva invitato i
congiunti e gli amici intimi.
25Mentre
Pietro
stava per entrare, Cornelio andandogli incontro si gettò ai suoi piedi per
adorarlo.
26Ma
Pietro
lo rialzò, dicendo: «Alzati: anch'io sono un uomo!».
27Poi,
continuando a conversare con lui, entrò e trovate riunite molte persone disse
loro:
28«Voi
sapete che non è lecito per un Giudeo unirsi o incontrarsi con persone di altra
razza; ma Dio mi ha mostrato che non
si deve dire profano o immondo nessun uomo.
29Per questo sono venuto senza esitare quando mi avete
mandato a chiamare. Vorrei dunque chiedere: per quale ragione mi avete fatto
venire?».
30Cornelio
allora rispose: «Quattro giorni or sono, verso quest'ora, stavo recitando la
preghiera delle tre del pomeriggio nella mia casa, quando mi si presentò un
uomo in splendida veste
31e
mi disse: Cornelio, sono state esaudite le tue preghiere e ricordate le tue
elemosine davanti a Dio.
32Manda
dunque a Giaffa e fa' venire Simone chiamato anche Pietro; egli è ospite nella casa
di Simone il conciatore, vicino al mare.
33Subito
ho mandato a cercarti e tu hai fatto bene a venire. Ora dunque tutti noi, al
cospetto di Dio, siamo qui riuniti per ascoltare tutto ciò che dal Signore ti
è stato ordinato».
34Pietro prese la parola e disse: «In verità sto
rendendomi conto che Dio
non fa preferenze di persone,
35ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque
popolo appartenga, è a lui accetto.
36Questa è
la
parola che egli ha inviato ai
figli d'Israele, recando la buona novella
della pace, per mezzo di Gesù Cristo, che è il
Signore di tutti.
37Voi conoscete ciò che è accaduto in tutta la Giudea,
incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni;
3cioè come Dio
consacrò in Spirito Santo e
potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro
che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.
39E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute
nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una
croce,
40ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che
apparisse,
41non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio,
a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai
morti.
42E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare
che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio.
43Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque
crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome».
Risposta di Cristo all'audace passo di Pietro.
I pagani entrano in comunione con Dio come i discepoli dopo la
pentecoste (15,8).
44Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti
coloro che ascoltavano il discorso.
45E
i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro,
si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito
Santo;
46li
sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio.
47Allora
Pietro
disse: «Forse che si può proibire che siano
battezzati con l'acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi?».
48E
ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Dopo tutto questo lo
pregarono di fermarsi alcuni giorni.
Scandalo dei discepoli di origine giudaica.
Pietro deve giustificare, a Gerusalemme, la sua condotta. Luca
sottolinea l'importanza dell'avvenimento e il pieno accordo tra Pietro e Paolo
su questo punto (15; Gal 2,1-9.15-16; At 1,5).
1Gli
apostoli e i fratelli che stavano nella Giudea vennero a sapere che anche i
pagani avevano accolto la parola di Dio.
2E
quando Pietro salì a Gerusalemme, i circoncisi lo rimproveravano dicendo:
3«Sei
entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!».
4Allora
Pietro raccontò per ordine come erano andate le cose, dicendo:
5«Io
mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e vidi in estasi una visione: un
oggetto, simile a una grande tovaglia, scendeva come calato dal cielo per i
quattro capi e giunse fino a me.
6Fissandolo
con attenzione, vidi in esso quadrupedi, fiere e rettili della terra e uccelli
del cielo.
7E
sentii una voce che mi diceva: Pietro, àlzati,
uccidi e mangia!
8Risposi:
Non sia mai, Signore, poiché nulla di profano e di immondo è entrato mai nella
mia bocca.
9Ribatté
nuovamente la voce dal cielo: Quello che Dio ha
purificato, tu non considerarlo profano.
10Questo
avvenne per tre volte e poi tutto fu risollevato di nuovo nel cielo.
11Ed
ecco, in quell'istante, tre uomini giunsero alla casa dove eravamo, mandati da
Cesarèa a cercarmi.
12Lo
Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi
sei fratelli ed entrammo in casa di quell'uomo.
13Egli
ci raccontò che aveva visto un angelo presentarsi in casa sua e dirgli: Manda
a Giaffa e fa' venire Simone detto anche Pietro;
14egli
ti dirà parole per mezzo delle quali sarai salvato tu e tutta la tua famiglia.
15Avevo
appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo scese su di loro, come in
principio era sceso su di noi.
16Mi
ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: Giovanni battezzò con acqua, voi invece
sarete battezzati in Spirito Santo.
17Se
dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che a noi per aver creduto nel Signore
Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?».
18All'udir
questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai
pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!».
La comunità di Antiochia e Bàrnaba.
19Intanto
quelli che erano stati dispersi dopo la persecuzione scoppiata al tempo di
Stefano, erano arrivati fin nella Fenicia, a Cipro e ad Antiòchia e non
predicavano la parola a nessuno fuorché ai Giudei.
20Ma
alcuni fra loro, cittadini di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiòchia,
cominciarono a parlare anche ai Greci, predicando la buona novella del Signore
Gesù.
21E
la mano del Signore era con loro e così un gran numero credette e si convertì
al Signore.
22La
notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, la quale mandò Bàrnaba
ad Antiòchia.
23Quando
questi giunse e vide la grazia del Signore, si rallegrò e,
24da
uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, esortava tutti a
perseverare con cuore risoluto nel Signore. E una folla considerevole fu
condotta al Signore.
25Bàrnaba
poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo e trovatolo lo condusse ad
Antiòchia.
26Rimasero
insieme un anno intero in quella comunità e istruirono molta gente; ad Antiòchia
per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani.
27In
questo tempo alcuni profeti scesero ad Antiòchia da Gerusalemme.
28E
uno di loro, di nome Agabo, alzatosi in piedi, annunziò per impulso dello
Spirito che sarebbe scoppiata una grave carestia su tutta la terra. Ciò che
di fatto avvenne sotto l’impero di Claudio.
29Allora
i discepoli si accordarono, ciascuno secondo quello che possedeva, di mandare un
soccorso ai fratelli abitanti nella Giudea;
30questo
fecero, indirizzandolo agli anziani, per mezzo di Bàrnaba e Saulo.
RITORNO
AGLI ATTI DI PIETRO
1In
quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa
2e
fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni.
3Vedendo
che questo era gradito ai Giudei, decise di arrestare anche Pietro. Erano quelli
i giorni degli Azzimi.
4Fattolo
catturare, lo gettò in prigione, consegnandolo in custodia a quattro picchetti
di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al
popolo dopo la Pasqua.
5Pietro
dunque era tenuto in prigione, mentre una preghiera saliva incessantemente a Dio
dalla Chiesa per lui.
6E
in quella notte, quando poi Erode stava per farlo comparire davanti al popolo,
Pietro piantonato da due soldati e legato con due catene stava dormendo,
mentre davanti alla porta le sentinelle custodivano il carcere.
7Ed
ecco gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella.
Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Alzati, in fretta!». E
le catene gli caddero dalle mani.
8E
l'angelo a lui: «Mettiti la cintura e legati i sandali». E così fece.
L'angelo disse: «Avvolgiti il mantello, e seguimi!».
9Pietro
uscì e prese a seguirlo, ma non si era ancora accorto che era realtà ciò
che stava succedendo per opera dell'angelo: credeva infatti di avere una
visione.
10Essi
oltrepassarono la prima guardia e la seconda e arrivarono alla porta di ferro
che conduce in città: la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono,
percorsero una strada e a un tratto l'angelo si dileguò da lui.
11Pietro
allora, rientrato in sé, disse: «Ora sono veramente certo che il Signore ha
mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò
che si attendeva il popolo dei Giudei».
12Dopo
aver riflettuto, si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni detto anche
Marco, dove si trovava un buon numero di persone raccolte in preghiera.
13Appena
ebbe bussato alla porta esterna, una fanciulla di nome Rode si avvicinò per
sentire chi era.
14Riconosciuta
la voce di Pietro, per la gioia non apri la porta, ma corse ad annunziare che
fuori c era Pietro.
15«Tu
vaneggi!» le dissero. Ma essa insisteva che la cosa stava così. E
quelli dicevano: «E l'angelo di Pietro».
16Questi
intanto continuava a bussare e quando aprirono la porta e lo videro, rimasero
stupefatti.
17Egli
allora, fatto segno con la mano di tacere, narrò come il Signore lo aveva
tratto fuori del carcere, e aggiunse: «Riferite questo a Giacomo e ai fratelli».
Poi uscì e s’'incamminò verso un altro luogo.
18Fattosi
giorno, c'era non poco scompiglio tra i soldati: che cosa mai era accaduto di
Pietro?
19Erode
lo fece cercare accuratamente, ma non essendo riuscito a trovarlo, fece
processare i soldati e ordinò che fossero messi a morte; poi scese dalla Giudea
e soggiornò a Cesarèa.
20Egli
era infuriato contro i cittadini di Tiro e Sidòne. Questi però si presentarono
a lui di comune accordo e, dopo aver tratto alla loro causa Biasto,
ciambellano del re, chiedevano pace, perché il loro paese riceveva i viveri dal
paese del re.
21Nel
giorno fissato Erode, vestito del manto regale e seduto sul podio, tenne loro
un discorso.
22Il
popolo acclamava: «Parola di un dio e non di un uomo!».
23Ma
improvvisamente un angelo del Signore lo colpì, perché non aveva dato gloria a
Dio; e roso, dai vermi, spirò. RITORNO A PAOLO (seguito di 11,30).
24Intanto
la parola di Dio cresceva e si diffondeva.
25Bàrnaba
e Saulo poi, compiuta la loro missione, tornarono da Gerusalemme prendendo con
loro Giovanni, detto anche Marco.
VI. I TRE
GRANDI VIAGGI
IL
PRIMO VIAGGIO MISSIONARIO
A
Cipro e nel sud dell'Asia minore.
L'invio in missione.
13
1C'erano
nella comunità di Antiòchia profeti e dottori: Bàrnaba, Simeone
soprannominato Niger, Lucio di Cirène, Manaèn, compagno d'infanzia di Erode
tetrarca, e Saulo.
2Mentre
essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo
disse: «Riservate
per me Bàrnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati».
3Allora,
dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono.
4Essi
dunque, inviati dallo Spirito Santo, discesero a Selèucia e di qui salparono
verso Cipro.
5Giunti
a Salamina cominciarono ad annunziare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei,
avendo con loro anche Giovanni come aiutante.
6Attraversata
tutta l'isola fino a Pafo, vi trovarono un tale, mago e falso profeta giudeo,
di nome Bar-Iesus,
7a1
seguito del proconsole Sergio Paolo, persona di senno, che aveva fatto
chiamare a sé Bàrnaba e Saulo e desiderava ascoltare la parola di Dio.
8Ma
Ehmas, il mago, - ciò infatti significa il suo nome - faceva loro opposizione
cercando di distogliere il proconsole dalla fede.
9Allora
Saulo, detto anche Paolo, pieno di Spirito Santo, fissò gli occhi su di lui e
disse:
10«O
uomo pieno di ogni frode e di ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni
giustizia, quando cesserai di sconvolgere le vie diritte del Signore?
11Ecco
la mano del Signore è sopra di te: sarai cieco e per un certo tempo non vedrai
il sole». Di colpo piombò su di lui oscurità e tenebra, e brancolando cercava
chi lo guidasse per mano.
12Quando
vide l'accaduto, il proconsole credette, colpito dalla dottrina del Signore.
13Salpati
da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge di Panfilia. Giovanni si separò
da loro e ritornò a Gerusalemme.
14Essi
invece proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia di Pisidia ed entrati
nella sinagoga nel giorno di sabato, si sedettero.
15Dopo
la lettura della Legge e dei Profeti, i capi della sinagoga mandarono a dire
loro: «Fratelli, se avete qualche parola di esortazione per il popolo,
parlate!».
16Si
alzò Paolo e fatto cenno con la mano disse: «Uomini di Israele e voi timorati
di Dio, ascoltate.
17Il
Dio di questo popolo d'Israele scelse i nostri padri ed esaltò il popolo
durante il suo esilio in terra d'Egitto, e con braccio potente li condusse
via di là.
18Quindi,
dopo essersi preso cura di loro per circa quarant'anni nel deserto,
19distrusse
sette popoli nel paese di Canaan e concesse loro in eredità quelle
terre,
20per
circa quattrocento-cinquanta anni. Dopo questo diede loro dei Giudici, fino al
profeta Samuele.
21Allora
essi chiesero un re e Dio
diede loro Saul, figlio di Cis, della tribù di Beniamino, per quaranta anni.
22E,
dopo averlo rimosso dal regno, suscitò per loro come re Davide, al quale rese
questa testimonianza: Ho trovato Davide, figlio di lesse, uomo
secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri.
23Dalla
discendenza di lui, secondo la promessa, Dio
trasse per Israele un salvatore, Gesù.
24Giovanni
aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di penitenza a tutto il
popolo d'Israele.
25Diceva
Giovanni sul finire della sua missione: Io non sono ciò che voi pensate che io
sia! Ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di sciogliere i
sandali.
26Fratelli,
figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio,
a noi è stata mandata questa parola di salvezza.
27Gli
abitanti di Gerusalemme infatti e i loro capi non l'hanno riconosciuto e
condannandolo hanno adempiuto le parole dei profeti che si leggono ogni sabato;
28e,
pur non avendo trovato in lui nessun motivo di condanna a morte, chiesero a
Pilato che fosse ucciso.
29Dopo
aver compiuto tutto quanto era stato scritto di lui, lo deposero dalla croce e
lo misero nel sepolcro.
30Ma
Dio
lo ha risuscitato dai morti
31ed
egli è apparso per molti giorni a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea
a Gerusalemme, e questi ora sono i suoi testimoni davanti al popolo.
32E
noi vi annunziamo la buona novella che la promessa fatta ai padri si è
compiuta,
33poiché
Dio
l'ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel
salmo secondo: Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato.
34E
che Dio
lo ha risuscitato dai morti, in modo che non abbia mai più a tornare alla
corruzione, è quanto ha dichiarato: Darò a voi le cose sante promesse a
Davide, quelle sicure.
35Per
questo anche in un altro luogo dice: Non permetterai che il tuo santo subisca
la corruzione.
36Ora
Davide, dopo aver eseguito il volere di Dio nella sua generazione, mori e fu
unito ai suoi padri e subì la corruzione.
37Ma
colui che Dio
ha risuscitato, non ha subito la corruzione.
38Vi
sia dunque noto, fratelli, che per opera di lui vi viene annunziata la
remissione dei peccati
39e
che per lui chiunque crede riceve giustificazione da tutto ciò da cui non vi
fu possibile essere giustificati mediante la legge di Mosè.
40Guardate
dunque che non avvenga su di voi ciò che è detto nei Profeti:
41Mirate,
beffardi, stupite e nascondetevi, poiché un'opera io compio ai vostri giorni, un'opera
che non credereste, se vi fosse raccontata!».
42E,
mentre uscivano, li pregavano di esporre ancora queste cose nel prossimo
sabato.
43Sciolta
poi l'assemblea, molti Giudei e proseliti credenti in Dio seguirono Paolo e Bàrnaba ed
essi, intrattenendosi con loro, li esortavano a perseverare nella grazia di
Dio.
44Il
sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola di Dio.
45Quando
videro quella moltitudine, i Giudei furono pieni di gelosia e contraddicevano le
affermazioni di Paolo, bestemmiando.
46Allora
Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse
annunziata a voi per primi la parola di Dio,
ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi
ci rivolgiamo ai pagani.
47Così
infatti ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto come luce per le genti,
perché tu porti la salvezza sino all'estremità della terra».
48Nell'udir
ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola di Dio e abbracciarono la fede tutti
quelli che etano destinati alla vita eterna.
49La
parola di Dio
si diffondeva per tutta la regione.
50Ma
i Giudei sobillarono le donne pie di alto rango e i notabili della città e
suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li scacciarono dal loro
territorio.
51Allora
essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio,
52mentre
i discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.
Missione a Icònio, dove, come
altrove, Paolo si rivolge dapprima ai giudei.
14
1Anche
ad Icònio essi entrarono nella sinagoga dei Giudei e vi parlarono in modo
tale che un gran numero di Giudei e di Greci divennero credenti.
2Ma
i Giudei rimasti increduli eccitarono e inasprirono gli animi dei pagani
contro i fratelli.
3Rimasero
tuttavia colà per un certo tempo e parlavano fiduciosi nel Signore, che rendeva
testimonianza alla predicazione della sua grazia e concedeva che per mano loro
si operassero segni e prodigi.
4E
la popolazione della città si divise, schierandosi gli uni dalla parte dei
Giudei, gli altri dalla parte degli apostoli.
5Ma
quando ci fu un tentativo dei pagani e dei Giudei con i loro capi per
maltrattarli e lapidarli,
6essi
se ne accorsero e fuggirono nelle città della Licaònia, Listra e Derbe e nei
dintorni,
7e là continuavano a predicare il vangelo.
Discorso a Listra, tipo di
predicazione di Paolo a pagani non colti, da confrontare col discorso di Atene
rivolto ai colti greci.
8C'era
a Listra un uomo paralizzato alle gambe, storpio sin dalla nascita, che non
aveva mai camminato.
9Egli
ascoltava il discorso di Paolo e questi, fissandolo con lo sguardo e notando
che aveva fede di esser risanato,
10disse
a gran voce: «Alzati diritto in piedi!». Egli fece un balzo e si mise a
camminare.
11La
gente allora, al vedere ciò che Paolo aveva fatto, esclamò in dialetto
licaonio e disse: «Gli dèi sono scesi tra di noi in figura umana!».
12E
chiamavano Bàrnaba Zeus e Paolo Hermes, perché era lui il più eloquente.
13Intanto
il sacerdote di Zeus, il cui tempio era all'ingresso della città, recando
alle porte tori e corone, voleva offrire un sacrificio insieme alla folla.
14Sentendo
ciò, gli apostoli Bàrnaba e Paolo si strapparono le vesti e si precipitarono
tra la folla, gridando:
15«Cittadini,
perché fate questo? Anche noi siamo esseri umani, mortali come voi, e vi
predichiamo di convertirvi da queste vanità al Dio vivente che ha fatto il
cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano.
16Egli,
nelle generazioni passate, ha lasciato che ogni popolo seguisse la sua strada;
17ma
non ha cessato di dar prova di sé beneficando, concedendovi dal cielo piogge e
stagioni ricche di frutti, fornendovi il cibo e riempiendo di letizia i vostri
cuori».
18E
così dicendo, riuscirono a fatica a far desistere la folla dall'offrire loro
un sacrificio.
19Ma
giunsero da Antiòchia e da Icònio alcuni Giudei, i quali trassero dalla loro
parte la folla; essi presero Paolo a sassate e quindi lo trascinarono fuori
della città, credendolo morto.
20Allora
gli si fecero attorno i discepoli ed egli, alzatosi, entrò in città. Il
giorno dopo parti con Bàrnaba alla volta di Derbe.
21Dopo
aver predicato il vangelo in quella città e fatto un numero considerevole di
discepoli, ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia,
22rianimando
i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede poiché, dicevano, è
necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio.
23Costituirono
quindi per loro in ogni comunità alcuni anziani e dopo avere pregato e
digiunato li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto.
24Attraversata
poi la Pisidia, raggiunsero la Panfilia
25e
dopo avere predicato la parola di Dio a Perge, scesero ad Attalia;
26di
qui fecero vela per Antiòchia là dove erano stati affidati alla grazia del
Signore per l'impresa che avevano compiuto.
27Non
appena furono arrivati, riunirono la comunità e riferirono tutto quello che
Dio aveva compiuto per mezzo loro e come aveva aperto ai pagani la porta della
fede.
28E
si fermarono per non poco tempo insieme ai discepoli.
CONTROVERSIE
AD ANTIOCHIA E ASSEMBLEA DI GERUSALEMME
1Ora
alcuni, venuti dalla Giudea insegnavano ai fratelli questa dottrina: «Se non vi
fate circoncidere secondo l'uso di Mosè, non potete esser salvi».
2Poiché
Paolo e Bàrnaba si opponevano risolutamente e discutevano animatamente contro
costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro andassero a
Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione.
3Essi
dunque, scortati per un tratto dalla comunità, attraversarono la Fenicia e la
Samaria raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti
i fratelli.
4Giunti
poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli
anziani e riferirono tutto ciò che Dio aveva compiuto per mezzo loro.
5Ma
si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti,
affermando: è necessario circonciderli e ordinar loro di osservare la legge
di Mosè.
6Allora
si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema.
7Dopo
lunga discussione, Pietro si alzò e disse: «Fratelli, voi sapete che già da
molto tempo Dio ha fatto una scelta fra voi, perché i pagani ascoltassero per
bocca mia la parola del vangelo e venissero alla fede.
8E
Dio, che conosce i cuori, ha reso testimonianza in loro favore concedendo anche
a loro lo Spirito Santo, come a noi;
9e
non ha fatto nessuna discriminazione tra noi e loro, purificandone i cuori con
la fede.
10Or
dunque, perché continuate a tentare Dio, imponendo sul collo dei discepoli un
giogo che né i nostri padri, né noi siamo stati in grado di portare?
11Noi
crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati e nello stesso modo
anche loro».
Bàrnaba e Paolo riferiscono sulla loro missione.
Presa di posizione di Giacomo. I pagani non sono più
sottoposti alla Legge. Si impongono loro, tuttavia, alcune norme per facilitare
i loro rapporti con i cristiani di origine giudaica, i quali invece rimangono
sottomessi alla Legge (Gal 2,1-10; Es 19,51; Am 9,11-12).
12Tutta
l'assemblea tacque e stettero ad ascoltare Bàrnaba e Paolo che riferivano
quanti miracoli e prodigi Dio aveva compiuto tra i pagani per mezzo loro.
13Quand'essi
ebbero finito di parlare, Giacomo aggiunse:
14«Fratelli,
ascoltatemi. Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere
tra i pagani un popolo per consacrarlo al suo nome.
15Con
questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto:
16Dopo queste cose ritornerò e riedificherò la tenda di
Davide che era caduta; ne riparerò le rovine e la rialzerò,
17perché anche gli altri uomini cerchino il Signore e tutte le
genti sulle quali è stato invocato il mio nome,
18dice il Signore che fa queste cose da lui conosciute
dall'eternità.
19Per
questo io ritengo che non si debba importunare quelli che si convertono a Dio
tra i pagani,
20ma
solo si ordini loro di astenersi dalle sozzure degli idoli, dalla impudicizia,
dagli animali soffocati e dal sangue.
21Mosè
infatti, fin dai tempi antichi, ha chi lo predica in ogni città, poiché viene
letto ogni sabato nelle sinagoghe».
Lettera degli apostoli ai discepoli di Antiochia,
destinata solo alle comunità della Siria e della Cilicia.
22Allora
gli apostoli, gli anziani e tutta la Chiesa decisero di eleggere alcuni di loro
e di inviarli ad Antiòchia insieme a Paolo e Bàrnaba: Giuda chiamato
Barsabba e Sila, uomini tenuti in grande considerazione tra i fratelli.
23E
consegnarono loro la seguente lettera: «Gli apostoli e gli anziani ai fratelli
di Antiòchia, di Siria e di Cilicia che provengono dai pagani, salute!
24Abbiamo
saputo che alcuni da parte nostra, ai quali non avevamo dato nessun incarico,
sono venuti a turbarvi con i loro discorsi sconvolgendo i vostri animi.
25Abbiamo
perciò deciso tutti d'accordo di eleggere alcune persone e inviarle a voi insieme
ai nostri carissimi Bàrnaba e Paolo,
26uomini
che hanno votato la loro vita al nome del nostro Signore Gesù Cristo.
27Abbiamo
mandato dunque Giuda e Sila, che vi riferiranno anch'essi queste stesse cose a
voce.
28Abbiamo
deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi nessun altro obbligo al di fuori
di queste cose necessarie:
29astenervi
dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla
impudicizia. Farete cosa buona perciò a guardarvi da queste cose. State bene».
30Essi
allora, congedatisi, discesero ad Antiòchia e riunita la comunità consegnarono
la lettera.
31Quando
l'ebbero letta, si rallegrarono per l'incoraggiamento che infondeva.
32Giuda
e Sila, essendo anch'essi profeti, parlarono molto per incoraggiare i fratelli
e li fortificarono.
33D
opo un certo tempo furono congedati con auguri di pace dai fratelli, per tornare
da quelli che li avevano inviati.
(34)
.
35Paolo
invece e Bàrnaba rimasero ad Antiòchia, insegnando e annunziando, insieme a
molti altri, la parola del Signore.
SECONDO
VIAGGIO
In
Asia Minore, tranne Efeso, e in Grecia.
36Dopo
alcuni giorni Paolo disse a Bàrnaba: «Ritorniamo a far visita ai fratelli in
tutte le città nelle quali abbiamo annunziato la parola del Signore, per vedere
come stanno».
37Bàrnaba
voleva prendere insieme anche Giovanni, detto Marco,
38ma
Paolo riteneva che non si dovesse prendere uno che si era allontanato da
loro nella Panfilia e non aveva voluto partecipare alla loro opera.
39Il
dissenso fu tale che si separarono l'uno dall'altro; Bàrnaba, prendendo con sé
Marco, s'imbarcò per Cipro.
40Paolo
invece scelse Sila e partì, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore.
41E
attraversando la Siria e la Cilicia, dava nuova forza alle comunità.
1Paolo
si recò a Derbe e a Listra. C'era qui un discepolo chiamato Timòteo, figlio di
una donna giudea credente e di padre greco;
2egli
era assai stimato dai fratelli di Listra e di Icònio.
3Paolo
volle che partisse con lui, lo prese e lo fece circoncidere per riguardo ai
Giudei che si trovavano in quelle regioni; tutti infatti sapevano che suo padre
era greco.
4Percorrendo
le città, trasmettevano loro le decisioni prese dagli apostoli e dagli
anziani di Gerusalemme, perché le osservassero.
5Le
comunità intanto si andavano fortificando nella fede e crescevano di numero
ogni giorno.
6Attraversarono
quindi la Frigia e la regione della Galazia, avendo lo Spirito Santo vietato
loro di predicare la parola nella provincia di Asia.
7Raggiunta
la Misia, si dirigevano verso la Bitinia, ma lo Spirito di Gesù non lo permise
loro;
8cosi,
attraversata la Misia, discesero a Tròade.
9Durante
la notte apparve a Paolo una visione: gli stava davanti un Macedone e lo supplicava:
«Passa in Macedonia e aiutaci!».
10Dopo
che ebbe avuto questa visione, subito cercammo di partire per la Macedonia,
ritenendo che Dio ci aveva chiamati ad annunziarvi la parola del Signore.
Filippi, città della Macedonia.
(Cf Fil, in particolare 1,51; 4,1.15-16).
11Salpati
da Tròade, facemmo vela verso Samotràcia e il giorno dopo verso Neàpoli e
12di
qui a Filippi, colonia romana e città del primo distretto della Macedonia.
Restammo in questa città alcuni giorni;
13il
sabato uscimmo fuori della porta lungo il fiume, dove ritenevamo che si
facesse la preghiera, e sedutici rivolgevamo la parola alle donne colà
riunite.
14C'era
ad ascoltare anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della
città di Tiàtira, una credente in Dio, e il Signore le apri il cuore per
aderire alle parole di Paolo.
15Dopo
esser stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò: «Se avete
giudicato ch'io sia fedele al Signore, venite ad abitare nella mia casa». E ci
costrinse ad accettare.
16Mentre
andavamo alla preghiera, venne verso di noi una giovane schiava, che aveva uno
spirito di divinazione e procurava molto guadagno ai suoi padroni facendo
l'indovina.
17Essa
seguiva Paolo e noi gridando: «Questi uomini sono servi del Dio Altissimo e
vi annunziano la via della salvezza».
18Questo
fece per molti giorni finché Paolo, mal sopportando la cosa, si volse e disse
allo spirito: «In nome di Gesù Cristo ti ordino di partire da lei». E lo
spirito parti all'istante.
19Ma
vedendo i padroni che era partita anche la speranza del loro guadagno, presero
Paolo e Sila e li trascinarono nella piazza principale davanti ai capi della
città;
20presentandoli
ai magistrati dissero: «Questi uomini gettano il disordine nella nostra città;
sono Giudei
21e
predicano usanze che a noi Romani non è lecito accogliere né praticare».
22La
folla allora insorse contro di loro, mentre i magistrati, fatti strappare loro
i vestiti, ordinarono di bastonarli
23e
dopo averli caricati di colpi, li gettarono in prigione e ordinarono al
carceriere di far buona guardia.
24Egli,
ricevuto quest'ordine, li gettò nella cella più interna della prigione e
strinse i loro piedi nei ceppi.
25Verso
mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i carcerati
stavano ad ascoltarli.
26D'improvviso
venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione;
subito tutte le porte si aprirono e si sciolsero le catene di tutti.
27Il
carceriere si svegliò e vedendo aperte le porte della prigione, tirò fuori
la spada per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti.
28Ma
Paolo gli gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui».
29Quegli
allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando si gettò ai piedi di
Paolo e Sila;
30poi
li condusse fuori e disse: «Signori, cosa devo fare per esser salvato?».
31Risposero:
«Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia».
32E
annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa.
33Egli
li prese allora in disparte a quella medesima ora della notte, ne lavò le
piaghe e subito si fece battezzare con tutti i suoi;
34poi
li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a
tutti i suoi per avere creduto in Dio.
35Fattosi
giorno, i magistrati inviarono le guardie a dire: «Libera quegli uomini !».
36Il
carceriere annunziò a Paolo questo messaggio: «I magistrati hanno ordinato di
lasciarvi andare! Potete dunque uscire e andarvene in pace».
37Ma
Paolo disse alle guardie: «Ci hanno percosso in pubblico e senza processo,
sebbene siamo cittadini romani, e ci hanno gettati in prigione; e ora ci fanno
uscire di nascosto? No davvero! Vengano di persona a condurci fuori!».
38E
le guardie riferirono ai magistrati queste parole. All'udire che erano cittadini
romani, si spaventarono;
39vennero
e si scusarono con loro; poi li fecero uscire e li pregarono di partire dalla
città.
40Usciti
dalla prigione, si recarono a casa di Lidia dove, incontrati i fratelli, li
esortarono e poi partirono.
1Seguendo
la via di Anfipoli e APollonia: giunsero a Tessalonica, dove c'era una sinagoga
dei Giudei.
2Come
era sua consuetudine Paolo vi andò e per tre sabati discusse con loro sulla
base delle Scritture,
3spiegandole
e dimostrando che il Cristo doveva morire e risuscitare dai morti; il Cristo,
diceva, è quel Gesù che io vi annunzio.
4Alcuni
di loro furono convinti e aderirono a Paolo e a Sila, come anche un buon numero
di Greci credenti in Dio e non poche donne della nobiltà.
5Ma
i Giudei, ingelositi, trassero dalla loro parte alcuni pessimi individui di
piazza e, radunata gente, mettevano in subbuglio la città. Presentatisi alla
casa di Giàsone, cercavano Paolo e Sila per condurli davanti al popolo.
6Ma
non avendoli trovati, trascinarono Giàsone e alcuni fratelli dai capi della
città gridando: «Quei tali che mettono il mondo in agitazione sono anche qui e
Giàsone li ha ospitati.
7Tutti
costoro vanno contro i decreti dell'imperatore, affermando che c'è un altro
re, Gesù».
8Così
misero in agitazione la popolazione e i capi della città che udivano queste
cose;
9tuttavia,
dopo avere ottenuto una cauzione da Giàsone e dagli altri, li rilasciarono.
10Ma
i fratelli subito, durante la notte, fecero partire Paolo e Sila verso Berèa.
Giunti colà entrarono nella sinagoga dei Giudei.
11Questi
erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica ed accolsero la
parola con grande entusiasmo, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se
le cose stavano davvero così.
12Molti
di loro credettero e anche alcune donne greche della nobiltà e non pochi
uomini.
13Ma
quando i Giudei di Tessalonica vennero a sapere che anche a Berèa era stata
annunziata da Paolo la parola di Dio, andarono anche colà ad agitare e
sobillare il popolo.
14Allora
i fratelli fecero partire subito Paolo per la strada verso il mare, mentre Sila
e Timòteo rimasero in città.
15Quelli
che scortavano Paolo lo accompagnarono fino ad Atene e se ne ripartirono con
l'ordine per Sila e Timòteo di raggiungerlo al più presto.
16Mentre
Paolo li attendeva ad Atene, fremeva nel suo spirito al vedere la città piena
di idoli.
17Discuteva
frattanto nella sinagoga con i Giudei e i pagani credenti in Dio e ogni giorno
sulla piazza principale con quelli che incontrava.
18Anche
certi filosofi epicurei e stoici discutevano con lui e alcuni dicevano: «Che
cosa vorrà mai insegnare questo ciarlatano?». E altri: «Sembra essere un
annunziatore di divinità straniere»; poiché annunziava Gesù e la
risurrezione.
19Presolo
con sé, lo condussero sull'Areòpago e dissero: «Possiamo dunque sapere qual
èquesta nuova dottrina predicata da te?
20Cose
strane per vero ci metti negli orecchi; desideriamo dunque conoscere di che cosa
si tratta».
21Tutti
gli Ateniesi infatti e gli stranieri colà residenti non avevano passatempo più
gradito che parlare e sentir parlare.
22Allora
Paolo, alzatosi in mezzo all'Areòpago, disse: «Cittadini ateniesi, vedo che in
tutto siete molto timorati degli dèi.
23Passando
infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un’ara con
l’iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo
annunzio.
24Il
Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del
cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell'uomo
25né
dalle mani dell'uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa,
essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa.
26Egli
creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la
faccia della terra. Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del
loro spazio,
27perché
cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non
sia lontano da ciascuno di noi.
28In
lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri
poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siamo.
29Essendo
noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile
all'oro, all'argento e alla pietra, che porti l'impronta dell'arte e
dell'immaginazione umana.
30Dopo
esser passato sopra ai tempi dell'ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini
di tutti i luoghi di ravvedersi,
31poiché
egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia
per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col
risuscitarlo dai morti».
32Quando
sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero:
«Ti sentiremo su questo un'altra volta».
33Così
Paolo uscì da quella riunione.
34Ma
alcuni aderirono a lui e divennero credenti, fra questi anche Dionigi membro
dell'Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro.
Soggiorno di un anno e mezzo a Corinto.
1Dopo
questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto.
2Qui
trovò un Giudeo chiamato Aquila, oriundo del Ponto, arrivato poco prima
dall'Italia con la moglie Priscilla, in seguito all'ordine di Claudio che
allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro
3e
poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava.
Erano infatti di mestiere fabbricatori di tende.
4Ogni
sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci.
5Quando
giunsero dalla Macedonia Sila e Timòteo, Paolo si dedicò tutto alla
predicazione, affermando davanti ai Giudei che Gesù era il Cristo.
6Ma
poiché essi gli si opponevano e bestemmiavano, scuotendosi le vesti, disse:
«Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente; da ora in poi io
andrò dai pagani».
7E
andatosene di là, entrò nella casa di un tale chiamato Tizio Giusto, che
onorava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga.
8Crispo,
capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e
anche molti dei Corinzi, udendo Paolo, credevano e si facevano battezzare.
9E
una notte in visione il Signore disse a Paolo: «Non aver paura, ma continua a
parlare e non tacere,
10perché
io sono con te e nessuno cercherà di
farti del male, perché io ho un popolo numeroso in questa città».
11Così
Paolo si fermò un anno e mezzo, insegnando fra loro la parola di Dio.
12Mentre
era proconsole dell'Acaia Gallione, i Giudei insorsero in massa contro Paolo e
lo condussero al tribunale dicendo:
13«Costui
persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge».
14Paolo
stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: «Se si trattasse di un
delitto di un'azione malvagia, o
Giudei, io vi ascolterei, come di ragione.
15Ma
se sono questioni di parole o di nomi o della vostra legge, vedetevela voi; io
non voglio essere giudice di queste faccende».
16E
li fece cacciare dal tribunale.
17Allora
tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al
tribunale ma Gallione non si curava affatto di tutto ciò.
18Paolo
si trattenne ancora parecchi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s'imbarcò
diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era fatto
tagiare i capelli a causa di un voto che aveva fatto.
19Giunsero
a Efeso, dove lasciò i due coniugi, ed entrato nella sinagoga si mise a
discutere con i Giudei.
20Questi
lo pregavano di fermarsi più a lungo, ma non acconsentì.
21Tuttavia
prese congedo dicendo: «Ritornerò di nuovo da voi, se Dio lo vorrà» quindi
partì da Efeso.
22Giunto
a Cesarèa, si recò a salutare la Chiesa di Gerusalemme e poi scese ad Antiòchia.
Missione in Galazia e Frigia.
(1Cor 16,1).
23Trascorso
colà un po' di tempo, partì di nuovo percorrendo di seguito le regioni della
Galazia e della Frigia, confermando nella fede tutti i discepoli.
Soggiorno ad Efeso, allora una
delle più belle città dell'impero, capitale della provincia romana d'Asia;
Paolo voleva recarvisi fin dal suo primo viaggio (16,6) e non fa che passarvi
durante il secondo (18,20).
24Arrivò
a Èfeso un Giudeo, chiamato Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto,
versato nelle Scritture.
25Questi
era stato ammaestrato nella via del Signore e pieno di fervore parlava e
insegnava esattamente ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse
soltanto il battesimo di Giovanni.
26Egli
intanto cominciò a parlare francamente nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo
ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la
via di Dio.
27Poiché
egli desiderava passare nell'Acaia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero
ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto colà, fu molto utile a quelli
che per opera della grazia erano divenuti credenti;
28confutava
infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le
Scritture che Gesù è il Cristo.
Paolo e i discepoli di Giovanni.
19
1Mentre
Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le regioni dell'altopiano, giunse a
Efeso. Qui trovò alcuni discepoli
2e
disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?».
Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo».
3Ed
egli disse: «Quale battesimo avete ricevuto?». «Il battesimo di Giovanni»,
risposero.
4Disse
allora Paolo: «Giovanni ha amministrato un battesimo di penitenza, dicendo al
popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù».
5Dopo
aver udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù
6e,
non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, scese su di loro lo Spirito Santo e
parlavano in lingue e profetavatio.
7Erano
in tutto circa dodici uomini.
Fondazione della comunità di Efeso.
Soggiorno di due anni a Efeso, dove Paolo scrive la prima lettera
ai Corinzi (1 Cor) e, probabilmente, le lettere ai Filippesi e ai Galati.
8Entrato
poi nella sinagoga, vi poté parlare liberamente per tre mesi, discutendo e
cercando di persuadere gli ascoltatori circa il regno di Dio.
9Ma
poiché alcuni si ostinavano e si rifiutavano di credere dicendo male in
pubblico di questa nuova dottrina, si staccò da loro separando i discepoli e
continuò a discutere ogni giorno nella scuola di un certo Tiranno.
10Questo
durò due anni, col risultato che tutti gli abitanti della provincia d'Asia,
Giudei e Greci, poterono ascoltare la parola del Signore.
11Dio
intanto operava prodigi non comuni per opera di Paolo,
12a1
punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a
contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano.
13Alcuni
esorcisti dmbulanti giudei si provarono a invocare anch'essi il nome del
Signore Gesù sopra quanti avevano spiriti cattivi, dicendo: «Vi scongiuro per
quel Gesù che Paolo predica».
14Facevano
questo sette figli di un certo Sceva, un sommo sacerdote giudeo.
15Ma
lo spirito cattivo rispose loro: «Conosco Gesù e so chi è Paolo, ma voi chi
siete?».
16E
l'uomo che aveva lo spirito cattivo, slanciatosi su di loro, li afferrò e li
trattò con tale violenza che essi fuggirono da quella casa nudi e coperti
di ferite.
17Il
fatto fu risaputo da tutti i Giudei e dai Greci che abitavano a Efeso e tutti
furono presi da timore e si magnificava il nome del Signore Gesù.
18Molti
di quelli che avevano abbracciato la fede venivàno d confessare in pubblico le
loro pratiche magiche
19e
un numero considerevole di persone che avevano esercitato le arti magiche
portavano i propri libri e li bruciavano alla vista di tutti. Ne fu calcolato il
valore complessivo e trovarono che era di cinquantamila dramme d'argento.
20Così
la parola del Signore cresceva e si rafforzava.
21Dopo
questi fatti, Paolo si mise in animo di attraversare la Macedonia e l'Acaia e di
recarsi a Gerusalemme dicendo: «Dopo essere stato là devo vedere anche Roma».
22Inviati
allora in Macedonia due dei suoi aiutanti, Timòteo ed Erasto, si trattenne
ancora un po' di tempo nella provincia di Asia.
23Verso
quel tempo scoppiò un gran tumulto riguardo alla nuova dottrina.
24Un
tale, chiamato Demetrio, argentiere, che fabbricava tempietti di Artèmide in
argento e procurava in tal modo non poco guadagno agli artigiani,
25li
radunò insieme agli altri che si occupavano di cose del genere e disse: «Cittadini,
voi sapete che da questa industria proviene il nostro benessere;
26ora
potete osservare e sentire come questo Paolo ha convinto e sviato una massa di
gente, non solo di Efeso, ma si può dire di tutta l'Asia, affermando che non
sono dèi quelli fabbricati da mani d'uomo.
27Non
soltanto c'è il pericolo che la nostra categoria cada in discredito, ma anche
che il santuario della grande dea Artèmide non venga stimato più nulla e venga
distrutta la grandezza di colei che l'Asia e il mondo intero adorano».
28All'udire
ciò s'infiammarono d ira e si misero a gridare: «Grande è l'Artèmide degli
Efesini!».
29Tutta
la città fu in subbuglio e tutti si precipitarono in massa nel teatro,
trascinando con sé Gaio e Aristarco macèdoni, compagni di viaggio di Paolo.
30Paolo
voleva presentarsi alla folla, ma i discepoli non glielo permisero.
31Anche
alcuni dei capi della provincia, che gli erano amici, mandarono a pregarlo di
non avventurarsi nel teatro.
32Intanto,
chi gridava una cosa, chi un'altra; l'assemblea era confusa e i più non
sapevano il motivo per cui erano accorsi.
33Alcuni
della folla fecero intervenire un certo Alessandro, che i Giudei avevano spinto
avanti, ed egli, fatto cenno con la mano, voleva tenere un discorso di difesa
davanti al popolo.
34Appena
s'accorsero che era Giudeo, si misero tutti a gridare in coro per quasi due
ore: «Grande è l'Artèmide degli Efesini!».
35Alla
fine il cancelliere riuscì a calmare la folla e disse: «Cittadini di Èfeso,
chi fra gli uomini non sa che la città di Èfeso è custode del tempio della
grande Artèmide e della sua statua caduta dal cielo?
36Poiché
questi fatti sono incontestabili, è necessano che stiate calmi e non compiate
gesti inconsulti.
37Voi
avete condotto qui questi uomini che non hanno profanato il tempio, né hanno
bestemmiato la nostra dea.
38Perciò
se Demetrio e gli artigiani che sono con lui hanno delle ragioni da far valere
contro qualcuno, ci sono per questo i tribunali e vi sono i proconsoli: si
citino in giudizio l'un l'altro.
39Se
poi desiderate qualche altra cosa, si deciderà nell'assemblea ordinaria.
40C'è
il rischio di essere accusati di sedizione per l'accaduto di oggi, non essendoci
alcun motivo per cui possiamo giustificare questo assembramento».
41E
con queste parole sciolse l'assemblea.
SOGGIORNO
IN MACEDONIA E IN GRECIA
20
1Appena
cessato il tumulto, Paolo mandò a chiamare i discepoli e, dopo averli
incoraggiati, li salutò e si mise in viaggio per la Macedonia.
2Dopo
aver attraversato quelle regioni, esortando con molti discorsi i fedeli, arrivò
in Grecia.
3Trascorsi
tre mesi, poiché ci fu un complotto dei Giudei contro di lui, mentre si
apprestava a salpare per la Siria, decise di far ritorno attraverso la
Macedonia.
4Lo
accompagnarono Sòpatro di Berèa, figlio di Pirro, Aristarco e Secondo di
Tessalonica, Gaio di Derbe e Timòteo, e gli asiatici Tichico e Tròfimo.
5Questi
però, partiti prima di noi ci attendevano a Tròade;
6noi invece salpammo da Filippi dopo i giorni degli Azzimi e li raggiungemmo in capo a cinque giorni a Tròade dove ci trattenemmo una settimana.
A Troade, Paolo e il ragazzo caduto dalla finestra.
La domenica, Paolo spezza il pane, poi risuscita un adolescente
come avevano fatto Elia ed Eliseo col figlio della vedova di Sarepta (1Re
17,17-24) e col figlio della sunamita (2Re 4,30-37).
7Il
primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane e Paolo
conversava con loro; e poiché doveva partire il iorno dopo, prolungò la
conversazione fino a mezzanotte.
8C'era
un buon numero di lampade nella stanza al piano superiore, dove eravamo
riuniti;
9un
ragazzo chiamato Eutico, che stava seduto sulla finestra, fu preso da un sonno
profondo mentre Paolo continuava a conversare e, sopraffatto dal sonno, cadde
dal terzo piano e venne raccolto morto.
10Paolo
allora scese giù, si gettò su di lui, lo abbracciò e disse: «Non vi
turbate; è ancora in vita!».
11Poi
risalì, spezzò il pane e ne mangiò e dopo aver parlato ancora molto fino
all'alba, partì.
12lntanto
avevano ricondotto il ragazzo vivo, e si sentirono molto consolati.
13Noi
poi, che eravamo partiti per nave, facemmo vela per Asso, dove dovevamo
prendere a bordo Paolo; così infatti egli aveva deciso, intendendo di fare il
viaggio a piedi.
14Quando
ci ebbe raggiunti ad Asso, lo prendemmo con noi e arrivammo a Mitilène.
15Salpati
da qui il giorno dopo, ci trovammo di fronte a Chio; l'indomani toccammo Samo e
il giorno dopo giungemmo a Milèto.
16Paolo
aveva deciso di passare al largo di Èfeso per evitare di subire ritardi nella
provincia d'Asia: gli premeva di essere a Gerusalemme, se possibile, per il
giorno della Pentecoste.
17Da
Milèto mandò a chiamare subito ad Èfeso gli anziani della Chiesa.
18Quando
essi giunsero disse loro: «Voi sapete come mi sono comportato con voi fin dal
primo giorno in cui arrivai in Asia e per tutto questo tempo:
19ho
servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e tra le prove che mi
hanno procurato le insidie dei Giudei.
20Sapete
come non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di
predicare a voi e di istruirvi in pubblico e nelle vostre case,
21scongiurando
Giudei e Greci di convertirsi a Dio e di credere nel Signore nostro Gesù.
22Ed
ecco ora, avvinto dallo Spirito, io. vado a Gerusalemme senza sapere ciò che
là mi accadrà.
23So
soltanto che lo Spirito Santo in ogni città mi attesta che mi attendono
catene e tribolazioni.
24Non
ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nulla, purché conduca a termine la
mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di rendere
testimonianza al messaggio della grazia di Dio.
25Ecco,
ora so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato
annunziando il regno di Dio.
26Per
questo dichiaro solennemente oggi davanti a voi che io sono senza colpa
riguardo a coloro che si perdessero,
27perché
non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio.
28Vegliate
su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha
posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il
suo sangue.
29Io
so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno
il gregge;
30perfino
di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare
discepoli dietro di sé.
31Per
questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno,io non ho cessato
di esortare fra le lacrime ciascuno di voi.
32Ed
ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di
edificare e di concedere l'eredità con tutti i santificati.
33Non
ho desiderato né argento, né oro, né la veste di nessuno.
34Voi
sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto
queste mie mani.
35In
tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i
deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia
nel dare che el ricevere!».
36Detto
questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò.
37Tutti
scoppiarono in un gran pianto e gettandosi al collo di Paolo lo baciavano,
38addolorati
soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E
lo accompagnarono fino alla nave.
Mileto a Gerusalemme
in compagnia di Luca, nonostante le pressioni dei discepoli.
1Appena
ci fummo separati da loro, salpammo e per la via diretta giungemmo a Cos, il
giorno seguente a Rodi e di qui a Pàtara.
2Trovata
qui una nave che faceva la traversata per la Fenicia, vi salimmo e prendemmo il
largo.
3Giunti
in vista di Cipro, ce la lasciammo a sinistra e, continuando a navigare verso
la Siria, giungemmo a Tiro, dove la nave doveva scaricare.
4Avendo
ritrovati i discepoli, rimanemmo colà una settimana, ed essi, mossi dallo
Spirito, dicevano a Paolo di non andare a Gerusalemme.
5Ma
quando furon passati quei giorni, uscimmo e ci mettemmo in viaggio, accompagnati
da tutti loro con le mogli e i figli sin fuori della città. Inginocchiati sulla
spiaggia pregammo, poi ci salutammo a vicenda;
6noi
salimmo sulla nave ed essi tornarono alle loro case.
7Terminata
la navigazione, da Tiro approdammo a Tolemàide, dove andammo a salutare i
fratelli e restammo un giorno con loro.
8Ripartiti
il giorno seguente, giungemmo a Cesarèa; ed entrati nella casa dell'evangelista
Filippo, che era uno dei Sette, sostammo presso di lui.
9Egli
aveva quattro figlie nubili, che avevano il dono della profezia.
10Eravamo
qui da alcuni giorni, quando giunse dalla Giudea un profeta di nome Agabo.
11Egli
venne da noi e, presa la cintura di Paolo, si legò i piedi e le mani e disse:
«Questo dice lo Spirito Santo: l'uomo a cui appartiene questa cintura sarà
legato così dai Giudei a Gerusalemme e verrà quindi consegnato nelle mani dei
pagani».
12All'udir
queste cose, noi e quelli del luogo pregammo Paolo di non andare più a
Gerusalemme.
13Ma
Paolo rispose: «Perché fate così, continuando a piangere e a spezzarmi il
cuore? Io sono pronto non soltanto a esser legato, ma a morire a Gerusalemme
p~~r il nome del Signore Gesù».
14E
poiché non si lasciava persuadere, smettemmo di insistere dicendo: «Sia
fatta la volontà del Signore!».
15Dopo
questi giorni, fatti i preparativi, salimmo verso Gerusalemme.
16Vennero
con noi anche alcuni discepoli da Cesarèa, i quali ci condussero da un certo
Mnasòne di Cipro, discepolo della prima ora, dal quale ricevemmo ospitalità.
17Arrivati
a Gerusalemme, i fratelli ci accolsero festosamente.
18L'indomani
Paolo fece visita a Giacomo insieme con noi: c’erano anche tutti gli
anziani.
19Dopo
aver rivolto loro il saluto, egli cominciò a esporre nei particolari quello che
Dio aveva fatto tra i pagani per mezzo suo.
20Quand'ebbero
ascoltato, essi davano gloria a Dio; quindi dissero a Paolo: «Tu vedi, o fratello,
quante migliaia di Giudei sono venuti alla fede e tutti sono gelosamente
attaccati alla legge.
21Ora
hanno sentito dire di te che vai insegnando a tutti i Giudei sparsi tra i pagani
che abbandonino Mosè, dicendo di non circoncidere più i loro figli e di non
seguire più le nostre consuetudini.
22Che
facciamo? Senza dubbio verranno a sapere che sei arrivato.
23Fa'
dunque quanto ti diciamo: vi sono fra noi quattro uomini che hanno un voto da
sciogliere.
24Prendili
con te, compila purificazione insieme con loro e paga tu la spesa per loro
perché possano radersi il capo. Così tutti verranno a sapere che non c'è
nulla di vero in ciò di cui sono stati informati, ma che invece anche tu ti
comporti bene osservando la legge.
25Quanto
ai pagani che sono venuti alla fede, noi abbiamo deciso ed abbiamo loro
scritto che si astengano dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, da ogni
animale soffocato e dalla impudicizia».
26Allora
Paolo prese con sé quegli uomini e il giorno seguente, fatta insieme con loro
la purificazione, entrò nel tempio per comunicare il compimento dei giorni
della purificazione, quando sarebbe stata presentata l'offerta per ciascuno di
loro.
27Stavano
ormai per finire i sette giorni, quando i Giudei della provincia d'Asia, vistolo
nel tempio, aizzarono tutta la folla e misero le mani su di lui gridando:
28«Uomini
d'Israele, aiuto! Questo è l'uomo che va insegnando a tutti e dovunque contro
il popolo, contro la legge e contro questo luogo; ora ha introdotto perfino
dei Greci nel tempio e ha profanato il lu9go santo!».
29Avevano
infatti veduto poco prima Tròfimo di Efeso in sua compagnia per la città, e
pensavano che Paolo lo avesse fatto entrare nel tempio.
30Allora
tutta la città fu in subbuglio e il popolo accorse da ogni parte.
Impadronitisi di Paolo, lo trascinarono fuori del tempio e subito furono
chiuse le porte.
31Stavano
già cercando di ucciderlo, quando fu riferito al tribuno della coorte che tutta
Gerusalemme era in rivolta.
32ìmmediatamente
egli prese con sé dei soldati e dei centurioni e si precipitò verso i
rivoltosi. Alla vista del tribuno e dei soldati, cessarono di percuotere Paolo.
33Allora
il tribuno si avvicinò, lo arrestò e ordinò che fosse legato con due catene;
intanto s'informava chi fosse e che cosa avesse fatto.
34Tra
la folla però chi diceva una cosa, chi un'altra. Nell'impossibilità di
accertare la realtà dei fatti a causa della confusione, ordinò di condurlo
nella fortezza.
35Quando
fu alla gradinata, dovette essere portato a spalla dai soldati a causa della
violenza della folla.
36La
massa della gente infatti veniva dietro, urlando: «A morte!».
37Su1
punto di esser condotto nella fortezza, Paolo disse al tribuno: «Posso dirti
una parola?». «Conosci il greco?, disse quello.
38Allora
non sei quell'Egiziano che in questi ultimi tempi ha sobillato e condotto nel
deserto i quattromila ribelli?».
39Rispose
Paolo: «Io sono un Giudeo di Tarso di Cilicia, cittadino di una città non
certo senza importanza. Ma ti prego, lascia che rivolga la parola a questa
gente».
40Avendo
egli acconsentito, Paolo, stando in piedi sui gradini, fece cenno con la mano al
popolo e, fattosi un grande silenzio, rivolse loro la parola in ebraico dicendo:
1«Fratelli
e padri, ascoltate la mia difesa davanti a voi».
2Quando
sentirono che parlava loro in lingua ebraica, fecero silenzio ancora di più.
3Ed
egli continuò: «Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma cresciuto in
questa città, formato alla scuola di Gamalièle nelle più rigide norme della
legge paterna, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi.
4Io
perseguitai a morte questa nuova dottrina, arrestando e gettando in prigione
uomini e donne,
5come
può darmi testimonianza il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani.
Da loro ricevetti lettere per i nostri fratelli di Damasco e partii per condurre
anche quelli di là come prigionieri a Gerusalemme, per essere puniti.
6Mentre
ero in viaggio e mi avvicinavo a Damasco, verso mezzogiorno, all'improvviso
una gran luce dal cielo rifulse attorno a me;
7caddi
a terra e sentii una voce che mi diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?
8Risposi:
Chi sei, o Signore? Mi disse: Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti.
9Quelli
che erano con me videro la luce, ma non udirono colui che mi parlava.
10Io
dissi allora: Che devo fare, Signore? E il Signore mi disse: Alzati e prosegui
verso Damasco; là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia.
11E
poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano
dai miei compagni, giunsi a Damasco.
12Un
certo Anania, un devoto osservante della legge e in buona reputazione presso
tutti i Giudei colà residenti,
13venne
da me, mi si accostò e disse: Saulo, fratello, torna a vedere! E in quell'istante
io guardai verso di lui e riebbi la vista.
14Egli
soggiunse: Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua
volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca,
15perché
gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e
udito.
16E
ora perché aspetti? Alzati, ricevi il battesimo e lavati dai tuoi peccati,
invocando il suo nome.
17Dopo
il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi
18e
vidi Lui che mi diceva: Affrettati ed esci presto da Gerusalemme, perché non
accetteranno la tua testimonianza su di me.
19E
io dissi: Signore, essi sanno che facevo imprigionare e percuotere nelle
sinagoghe quelli che credevano in te;
20quando
si versava il sangue di Stefano, tuo testimone, anch'io ero presente e
approvavo e custodivo i vestiti di quelli che lo uccidevano.
21Allora
mi disse: Va', perché io ti manderò lontano, tra i pagani».
22Fino
a queste parole erano stati ad ascoltarlo, ma allora alzarono la voce
gridando: «Toglilo di mezzo; non deve più vivere!».
23E
poiché continuavano a urlare, a gettar via i mantelli e a lanciar polvere in
aria,
24i1
tribuno ordinò di portarlo nella fortezza, prescrivendo di interrogarlo a colpi
di flagello al fine di sapere per quale motivo gli gridavano contro in tal modo.
25Ma
quando l'ebbero legato con le cinghie, Paolo disse al centurione che gli stava
accanto: «Potete voi flagellare un cittadino romano, non ancora giudicato?».
26Udito
ciò, il centurione corse a riferire al tribuno: «Che cosa stai per fare?
Quell'uomo èun romano!».
27Allora
il tribuno si recò da Paolo e gli domandò: «Dimmi, tu sei cittadino romano?».
Rispose: «Sì».
28Replicò
il tribuno: «Io questa cittadinanza l'ho acquistata a caro prezzo». Paolo
disse: «Io, invece, lo sono di nascita!».
29E
subito si allontanarono da lui quelli che dovevano interrogarlo. Anche il
tribuno ebbe paura, rendendosi conto che Paolo era cittadino romano e che lui
lo aveva messo in catene.
30Il
giorno seguente, volendo conoscere la realtà dei fatti, cioè il motivo per cui
veniva accusato dai Giudei, gli fece togliere le catene e ordinò che si
riunissero i sommi sacerdoti e tutto il sinedrio; vi fece condurre Paolo e lo
presentò davanti a loro.
Comparsa davanti al sinedrio.
In conformità a quanto Gesù aveva annunciato per i suoi
discepoli, anche Paolo compare successivamente davanti al sinedrio, a
governatori (Felice e Festo) e a re (Agrippa; Es 22,27).
23
1Con
lo sguardo fisso al sinedrio Paolo disse: «Fratelli, io ho agito fino ad oggi
davanti a Dio in perfetta rettitudine di coscienza».
2Ma
il sommo sacerdote Anania ordinò ai suoi assistenti di percuoterlo sulla
bocca.
3Paolo
allora gli disse: «Dio percuoterà te, muro imbiancato! Tu siedi a giudicarmi
secondo la legge e contro la legge comandi di percuotermi?».
4E
i presenti dissero: «Osi insultare il sommo sacerdote di Dio?».
5Rispose
Paolo: «Non sapevo, fratelli, che è il sommo sacerdote; sta scritto infatti: Non
insulterai il capo del tuo popolo».
6Paolo
sapeva che nel sinedrio una parte era di sadducei e una parte di farisei; disse
a gran voce: «Fratelli, io sono un fariseo, figlio di farisei; io sono chiamato
in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti».
7Appena
egli ebbe detto ciò, scoppiò una disputa tra i farisei e i sadducei e
l'assemblea si divise.
8I
sadducei infatti affermano che non c e risurrezione, né angeli, né spiriti; i
farisei invece professano tutte queste cose.
9Ne
nacque allora un grande clamore e alcuni scribi del partito dei farisei,
alzatisi in piedi, protestavano dicendo: «Non troviamo nulla di male in
quest'uomo. E se uno spirito o un angelo gli avesse parlato davvero?».
10La
disputa si accese a tal punto che il tribuno, temendo che Paolo venisse linciato
da costoro, ordinò che scendesse la truppa a portarlo via di mezzo a loro e
ricondurlo nella fortezza.
11La
notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: «Coraggio! Come hai
testimoniato per me a Gerusalemme, così è necessario che tu mi renda testimonianza
anche a Roma».
12Fattosi
giorno, i Giudei ordirono una congiura e fecero voto con giuramento esecratorio
di non toccare né cibo né bevanda, sino a che non avessero ucciso Paolo.
13Erano
più di quaranta quelli che fecero questa congiura.
14Si
presentarono ai sommi sacerdoti e agli anziani e dissero: «Ci siamo obbligati
con giuramento esecratorio di non assaggiare nulla sino a che non avremo
ucciso Paolo.
15Voi
dunque ora, insieme al sinedrio, fate dire al tribuno che ve lo riporti, col
pretesto di esaminare più attentamente il suo caso; noi intanto ci teniamo
pronti a ucciderlo prima che arrivi».
16Ma
il figlio della sorella di Paolo venne a sapere del complotto; si recò alla
fortezza, entrò e ne informò Paolo.
17Questi
allora chiamò uno dei centurioni e gli disse: «Conduci questo gio vane dal
tribuno, perché ha qualche cosa da riferirgli».
18Il
centurione lo prese e lo condusse dal tribuno dicendo: «Il prigioniero
Paolo mi ha fatto chiamare e mi ha detto di condurre da te questo giovanetto,
perché ha da dirti qualche cosa».
19Il
tribuno lo prese per mano, lo condusse in disparte e gli chiese: «Che cosa è
quello che hai da riferirmi?».
20Rispose:
«I Giudei si sono messi d'accordo per chiederti di condurre domani Paolo nel
sinedrio, col pretesto di informarsi più accuratamente nei suoi riguardi.
21Tu
però non lasciarti convincere da loro, poiché più di quaranta dei loro uomini
hanno ordito un complotto, facendo voto con giuramento esecratorio di non
prendere cibo né bevanda finché non l'abbiano ucciso; e ora stanno pronti,
aspettando che tu dia il tuo consenso».
22Il
tribuno congedò il giovanetto con questa raccomandazione: «Non dire a nessuno
che mi hai dato queste informazioni».
23Fece
poi chiamare due dei centurioni e disse: «Preparate duecento soldati per
andare a Cesarèa insieme con settanta cavalieri e duecento lanceri, tre ore
dopo il tramonto.
24Siano
pronte anche delle cavalcature e fatevi montare Paolo, perché sia condotto
sano e salvo dal governatore Felice».
25Scrisse
anche una lettera in questi termini:
26«Claudio
Lisia all'eccellentissimo governatore Felice, salute.
27Quest'uomo
è stato assalito dai Giudei e stava per essere ucciso da loro; ma sono intervenuto
con i soldati e l'ho liberato, perché ho saputo che è cittadino romano.
28Desideroso
di conoscere il motivo per cui lo accusavano, lo condussi nel loro sinedrio.
29Ho
trovato che lo si accusava per questioni relative alla loro legge, ma che in
realtà non c'erano a suo carico imputazioni meritevoli di morte o di prigionia.
30Sono
stato però informato di un complotto contro quest'uomo da parte loro, e così
l'ho mandato da te, avvertendo gli accusatori di deporre davanti a te quello
che hanno contro di lui. Sta' bene».
31Secondo
gli ordini ricevuti, i soldati presero Paolo e lo condussero di notte ad Antipàtride.
32Il
mattino dopo, lasciato ai cavalieri il compito di proseguire con lui, se ne
tornarono alla fortezza.
33I
cavalieri, giunti a Cesarèa, consegnarono la lettera al governatore e gli
presentarono Paolo.
34Dopo
averla letta, domandò a Paolo di quale provincia fosse e, saputo che era della
Cilicia, disse:
35«Ti
ascolterò quando saranno qui anche i tuoi accusatori». E diede ordine di
custodirlo nel pretorio di Erode.
1Cinque
giorni dopo arrivò il sommo sacerdote insieme con alcuni anziani e a un
avvocato di nome Tertullo e si presentarono al governatore per accusare Paolo.
2Quando
questi fu fatto venire, Tertullo cominciò l'accusa dicendo:
3«La
lunga pace di cui godiamo grazie a te e le riforme che ci sono state in favore
di questo popolo grazie alla tua provvidenza, le accogliamo in tutto e per
tutto, eccellentissimo Felice, con profonda gratitudine.
4Ma
per non trattenerti troppo a lungo, ti prego di darci ascolto brevemente nella
tua benevolenza.
5Abbiamo
scoperto che quest'uomo è una peste, fomenta continue rivolte tra tutti i
Giudei che sono nel mondo ed è capo della setta dei Nazorei.
6Ha
perfino tentato di profanare il tempio e noi l'abbiamo arrestato.
[27
8Interrogandolo
personalmente, potrai renderti conto da lui di tutte queste cose delle quali
lo accusiamo».
9Si
associarono nell'accusa anche i Giudei, affermando che i fatti stavano così.
10Quando
il governatore fece cenno a Paolo di parlare, egli rispose: «So che da molti
anni sei giudice di questo popolo e parlo in mia difesa con fiducia.
11Tu
stesso puoi accertare che non sono più di dodici giorni da quando mi sono
recato a Gerusalemme per il culto.
12Essi
non mi hanno mai trovato nel tempio a discutere con qualcuno o a incitare il
popolo alla sommossa, né nelle sinagoghe, né per la città
13e
non possono provare nessuna delle cose delle quali ora mi accusano.
14Ammetto
invece che adoro il Dio dei miei padri, secondo quella dottrina che essi
chiamano setta, credendo in tutto ciò che è conforme alla Legge e sta scritto
nei Profeti,
15nutrendo
in Dio la speranza, condivisa pure da costoro, che ci sarà una risurrezione dei
giusti e degli ingiusti.
16Per
questo mi sforzo di conservare in ogni momento una coscienza irreprensibile
davanti a Dio e davanti agli uomini.
17Ora,
dopo molti anni, sono venuto a portare elemosine al mio popolo e per offrire
sacrifici;
18in
occasione di questi essi mi hanno trovato nel tempio dopo che avevo compiuto
le purificazioni. Non c'era folla né tumulto.
19Furono
dei Giudei della provincia d'Asia a trovarmi, e loro dovrebbero comparire qui
davanti a te ad accusarmi, se hanno qualche cosa contro di me;
20oppure
dicano i presenti stessi quale colpa han trovato in me quando sono comparso
davanti al sinedrio,
21se
non questa sola frase che gridai stando in mezzo a loro: A motivo della
risurrezione dei morti io vengo giudicato oggi davanti a voi!».
22Allora
Felice, che era assai bene informato circa la nuova dottrina, li rimandò
dicendo: «Quando verrà il tribuno Lisia, esaminerò il vostro caso».
23E
ordinò al centurione di tenere Paolo sotto custodia, concedendogli però una
certa libertà e senza impedire a nessuno dei suoi amici di dargli assistenza.
24Dopo
alcuni giorni Felice arrivò in compagnia della moglie Drusilla, che era giudea;
fatto chiamare Paolo, lo ascoltava intorno alla fede in Cristo Gesù.
25Ma
quando egli si mise a parlare di giustizia, di continenza e del giudizio
futuro, Felice si spaventò e disse: «Per il momento puoi andare; ti farò
chiamare di nuovo quando ne avrò il tempo».
26Sperava
frattanto che Paolo gli avrebbe dato del denaro; per questo abbastanza spesso lo
faceva chiamare e conversava con lui.
27Trascorsi
due anni, Felice ebbe come successore Porcio Festo; ma Felice, volendo
dimostrare benevolenza verso i Giudei, lasciò Paolo in prigione.
Paolo davanti a Festo, successore di Felice.
25
1Festo
dunque, raggiunta la provincia, tre giorni dopo salì da Cesarèa a Gerusalemme.
2I
sommi sacerdoti e i capi dei Giudei gli si presentarono per accusare Paolo e
cercavano di persuaderlo,
3chiedendo
come un favore, in odio a Paolo, che lo facesse venire a Gerusalemme; e intanto
disponevano un tranello per ucciderlo lungo il percorso.
4Festo
rispose che Paolo stava sotto custodia a Cesarèa e che egli stesso sarebbe
partito fra breve.
5«Quelli
dunque che hanno autorità tra voi, disse, vengano con me e se vi è qualche
colpa in quell'uomo, lo denuncino».
6Dopo
essersi trattenuto fra loro non più di otto o dieci giorni, discese a Cesarèa
e il giorno seguente, sedendo in tribunale, ordinò che gli si conducesse Paolo.
7Appena
giunse, lo attorniarono i Giudei discesi da Gerusalemme, imputandogli numerose
e gravi colpe, senza però riuscire a provarle.
8Paolo
a sua difesa disse: «Non ho commesso alcuna colpa, né contro la legge dei
Giudei, né contro il tempio, né contro Cesare».
9Ma
Festo volendo fare un favore ai Giudei, si volse a Paolo e disse: «Vuoi andare
a Gerusalemme per essere là giudicato di queste cose, davanti a me?».
10Paolo
rispose: «Mi trovo davanti al tribunale di Cesare, qui mi si deve giudicare.
Ai Giudei non ho fatto alcun torto, come anche tu sai perfettamente.
11Se
dunque sono in colpa e ho commesso qualche cosa che meriti la morte, non
rifiuto di morire; ma se nelle accuse di costoro non c'è nulla di vero, nessuno
ha il potere di consegnarmi a loro. Io mi appello a Cesare».
12Allora
Festo, dopo aver conferito con il consiglio, rispose: «Ti sei appellato a
Cesare, a Cesare andrai».
13Erano
trascorsi alcuni giorni, quando arrivarono a Cesarèa il re Agrippa e Berenìce,
per salutare Festo.
14E
poiché si trattennero parecchi giorni, Festo espose al re il caso di Paolo:
«C'è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice, contro il quale,
15durante
la mia visita a Gerusalemme, si presentarono con accuse i sommi sacerdoti e
gli anziani dei Giudei per reclamarne la condanna.
16Risposi
che i Romani non usano consegnare una persona, prima che l'accusato sia stato
messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo di difendersi
dall'accusa.
17Allora
essi convennero qui e io senza indugi il giorno seguente sedetti in tribunale
e ordinai che vi fosse condotto quell'uomo.
18Gli
accusatori gli si misero attorno, ma non addussero nessuna delle imputazioni
criminose che io immaginavo;
19avevano
solo con lui alcune questioni relative la loro particolare religione e
riguardanti un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere ancora in vita.
20Perplesso
di fronte a simili controversie, gli chiesi se voleva andare a Gerusalemme ed
esser giudicato là di queste cose.
21Ma
Paolo si appellò perché la sua causa fosse riservata al giudizio
dell'imperatore, e così ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando
potrò inviarlo a Cesare».
22E
Agrippa a Festo: «Vorrei anch'io ascoltare quell'uomo!». «Domani, rispose,
lo potrai ascoltare».
23Il
giorno dopo, Agrippa e Berenice vennero con gran pompa ed entrarono nella sala
dell'udienza, accompagnati dai tribuni e dai cittadini iù in vista; per ordine
di Festo fu fatto entrare anche Paolo.
24Allora
Festo disse: «Re Agrippa e cittadini tutti qui presenti con noi, voi avete
davanti agli occhi colui sul conto del quale tutto il popolo dei Giudei si è
appellato a me, in Gerusalemme e qui, per chiedere a gran voce che non resti
più in vita.
25
Io però mi sono convinto che egli non ha commesso alcuna cosa meritevole di
morte ed essendosi appellato all'imperatore ho deciso di farlo partire.
26Ma
sul suo conto non ho nulla di preciso da scrivere al sovrano; per questo l'ho
condotto davanti a voi e soprattutto davanti a te, o re Agrippa, per avere,
dopo questa udienza, qualcosa da scrivere.
27Mi
sembra assurdo infatti mandare un prigioniero, senza indicare le accuse che si
muovono contro di lui».
1Agrippa
disse a Paolo: «Ti è concesso di parlare a tua difesa». Allora Paolo, stesa
la mano, si difese così:
2«Mi
considero fortunato, o re Agrippa, di potermi discolpare da tutte le accuse di
cui sono incriminato dai Giudei, oggi qui davanti a te,
3che
conosci a perfezione tutte le usanze e questioni riguardanti i Giudei. Perciò
ti prego di ascoltarmi con pazienza.
4La
mia vita fin dalla mia giovinezza, vissuta tra il mio popolo e a Gerusalemme,
la conoscono tutti i Giudei;
5essi
sanno pure da tempo, se vogliono renderne testimonianza, che, come fariseo, sono
vissuto nella setta più rigida della nostra religione.
6Ed
ora mi trovo sotto processo a causa della speranza nella promessa fatta da Dio
ai nostri padri,
7e
che le nostre dodici tribù sperano di vedere compiuta, servendo Dio notte e
giorno con perseveranza. Di questa speranza, o re, sono ora incolpato dai
Giudei!
8Perché
è considerato inconcepibile fra di voi che Dio risusciti i morti?
9Anch'io
credevo un tempo mio dovere di lavorare attivamente contro il nome di Gesù il
Nazareno,
10come
in realtà feci a Gerusalemme; molti dei fedeli li rinchiusi in prigione con
l'autorizzazione avuta dai sommi sacerdoti e, quando venivano condannati a
morte, anch'io ho votato contro di loro.
11In
tutte le sinagoghe cercavo di costringerli con le torture a bestemmiare e,
infuriando all'eccesso contro di loro, davo loro la caccia fin nelle città
straniere.
12In
tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con autorizzazione e pieni
poteri da parte dei sommi sacerdoti, verso mezzogiorno
13vidi
sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me
e i miei compagni di viaggio.
14Tutti
cademmo a terra e io udii dal cielo una voce che mi diceva in ebraico: Saulo,
Saulo, perché mi perseguiti? Duro èper te ricalcitrare contro il pungolo.
15E
io dissi: Chi sei, o Signore? E il Signore rispose: Io sono Gesù, che tu
perseguiti.
16Su,
alzati e rimettiti in piedi; ti sono apparso infatti per costituirti ministro
e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò
ancora.
17Per
questo ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali ti mando
18ad
aprir loro gli occhi, perché
passino dalle tenebre alla luce e dal potere di satana a Dio e ottengano
la remissione dei peccati e l'eredità in mezzo a coloro che sono stati
santificati per la fede in me.
19Pertanto,
o re Agrippa, io non ho disobbedito alla visione ce-leste;
20ma
prima a quelli di Damasco, poi a quelli di Gerusalemme e in tutta la regione
della Giudea e infine ai pagani, predicavo di convertirsi e di rivolgersi a
Dio, comportandosi in maniera degna della conversione.
21Per
queste cose i Giudei mi assalirono nel tempio e tentarono di uccidermi.
22Ma
l'aiuto di Dio mi ha assistito fino a questo giorno, e posso ancora rendere
testimonianza agli umili e ai grandi. Null'altro io affermo se non quello che i
profeti e Mosè dichiararono che doveva accadere,
23che
cioè il Cristo sarebbe morto, e che, primo tra i risorti da morte, avrebbe
annunziato la luce al popolo e ai pagani».
24Mentr'egli
parlava così in sua difesa, Festo a gran voce disse: «Sei pazzo, Paolo; la
troppa scienza ti ha dato al cervello!».
25E
Paolo: «Non sono pazzo, disse, eccellentissimo Festo, ma sto dicendo parole
vere e sagge.
26Il
re è al corrente di queste cose e davanti a lui parlo con franchezza. Penso che
niente di questo sia sconosciuto, poiché non sono fatti accaduti in segreto.
27Credi,
o re Agrippa, nei profeti? So che ci credi».
28E
Agrippa a Paolo: «Per poco non mi convinci a farmi cristiano!».
29E
Paolo: «Per poco o per molto, io vorrei supplicare Dio che non soltanto tu, ma
quanti oggi mi ascoltano diventassero così come sono io, eccetto queste
catene!».
30Si
alzò allora il re e con lui il governatore, Berenice, e quelli che avevano
preso parte alla seduta
31e
avviandosi conversavano insieme e dicevano: «Quest'uomo non ha -fatto nulla che
meriti la morte o le catene».
32E
Agrippa disse a Festo: «Costui poteva essere rimesso in libertà, se non si
fosse appellato a Ce-sare».
La
partenza per Roma su una nave con duecentosettantasei passeggeri (vv. 27-37);
scali a Sidone e a Mira di Licia.
27
1Quando
fu deciso che ci imbarcassimo per l'Italia, con-segnarono Paolo, insieme ad
alcuni altri prigionieri, a un centurione di nome Giulio della coorte Augusta.
2Salimmo
su una nave di Adramitto, che stava per partire verso i porti della provincia
d'Asia e salpammo, avendo con noi Aristarco, un Macèdone di Tessalonica.
3Il
giorno dopo facemmo scalo a Sidone e Giulio, con gesto cortese verso Paolo, gli
permise di recarsi dagli amici e di riceverne le cure.
4Salpati
di là, navigammo al riparo di Cipro a motivo dei venti contrari
5e,
attraversato il mare della Cilicia e della Panfilia, giungemmo a Mira di
Licia.
Imbarco per l'Italia.
6Qui
il centurione trovò una nave di Alessandria in partenza per l'Italia e ci fece
salire a bordo.
7Navigammo
lentamente parecchi giorni, giungendo a fatica all'altezza di Cnido. Poi, siccome
il vento non ci permetteva di approdare, prendemmo a navigare al riparo di
Creta, dalle parti di Salmone,
8e
costeggiandola a fatica giungemmo in una località chiamata Buoni Porti,
vicino alla quale era la città di Lasèa.
La tempesta e il naufragio sull'isola di MaIta.
9Essendo
trascorso molto tempo ed essendo ormai pericolosa la navigazione poiché era già
passata la festa dell'Espiazione, Paolo li ammoniva dicendo:
10«Vedo,
o uomini, che la navigazione comincia a essere di gran rischio e di molto
danno non solo per il carico e per la nave, ma anche per le nostre vite».
11Il
centurione però dava più ascolto al pilota e al capitano della nave che alle
parole di Paolo.
12E
poiché quel porto era poco adatto a trascorrervi l'inverno, i più furono del
parere di salpare di là nella speranza di andare a svernare a Fenice, un
porto di Creta esposto a libeccio e a maestrale.
13Appena
cominciò a soffiare un leggero scirocco, convinti di potere ormai realizzare il
progetto, levarono le ancore e costeggiavano da vicino Creta.
14Ma
dopo non molto tempo si scatenò contro l'isola un vento d'uragano, detto allora
«Euroaquilone».
15La
nave fu travolta nel turbine e, non potendo più resistere al vento, abbandonati
in sua balia, andavamo alla deriva.
16Mentre
passavamo sotto un isolotto chiamato Càudas, a fatica riuscimmo a padroneggiare
la scialuppa;
17la
tirarono a bordo e adoperarono gli attrezzi per fasciare di gòmene la nave.
Quindi, per timore di finire incagliati nelle Sirti, calarono il galleggiante e
si andava così alla deriva.
18Sbattuti
violentemente dalla tempesta, il giorno seguente cominciarono a gettare a
mare il carico;
19i1
terzo giorno con le proprie mani buttarono via l'attrezzatura della nave.
20Da
vari giorni non comparivano più né sole, né stelle e la violenta tempesta
continuava a infuriare, per cui ogni speranza di salvarci sembrava ormai
perduta.
21Da
molto tempo non si mangiava, quando Paolo, alzatosi in mezzo a loro, disse: «Sarebbe
stato bene, o uomini, dar retta a me e non salpare da Creta; avreste evitato
questo pericolo e questo danno.
22Tuttavia
ora vi esorto a non perdervi di coraggio, perché non ci sarà alcuna perdita
di vite in mezzo a voi, ma solo della nave.
23Mi
è apparso infatti questa notte un angelo del Dio al quale appartengo e che
servo,
24dicendomi:
Non temere, Paolo; tu devi comparire davanti a Cesare ed ecco, Dio ti ha fatto
grazia di tutti i tuoi compagni di navigazione.
25Perciò
non perdetevi di coraggio, uomini; ho fiducia in Dio che avverrà come mi è
stato annunziato.
26Ma
è inevitabile che andiamo a finire su qualche isola».
27Come
giunse la quattordicesima notte da quando andavamo alla deriva nell'Adriatico,
verso mezzanotte i marinai ebbero l'impressione che una qualche terra si
avvicinava.
28Gettato
lo scandaglio, trovarono venti braccia; dopo un breve intervallo, scandagliando
di nuovo, trovarono quindici braccia.
29Nel
timore di finire contro gli scogli, gettarono da poppa quattro ancore,
aspettando con ansia che spuntasse il giorno.
30Ma
poiché i marinai cercavano di fuggire dalla nave e già stavano calando la
scialuppa in mare, col pretesto di gettare le ancore da prora, Paolo disse al
centurione e ai soldati:
31«Se
costoro non rimangono sulla nave, voi non potrete mettervi in salvo».
32Allora
i soldati recisero le gòmene della scialuppa e la lasciarono cadere in mare.
33Finché
non spuntò il giorno, Paolo esortava tutti a prendere cibo: «Oggi è il
quattordicesimo giorno che passate digiuni nell'attesa, senza prender nulla.
34Per
questo vi esorto a prender cibo; è necessario per la vostra salvezza. Neanche
un capello del vostro capo andrà perduto».
35Ciò
detto, prese il pane, rese grazie a Dio davanti a tutti, lo spezzò e cominciò
a mangiare.
36Tutti
si sentirono rianimati, e anch'essi presero cibo.
37Eravamo
complessivamente sulla nave duecentosettantasei persone.
38Quando
si furono rifocillati, alleggerirono la nave, gettando il frumento in mare.
39Fattosi
giorno non riuscivano a riconoscere quella terra, ma notarono un 'insenatura con
spiaggia e decisero, se possibile, di spingere la nave verso di essa.
40Levarono
le ancore e le lasciarono andare in mare; al tempo stesso allentarono i legami
dei timoni e spiegata al vento la vela maestra, mossero verso la spiaggia.
41Ma
incapparono in una secca e la nave vi si incagliò; mentre la prua arenata
rimaneva immobile, la poppa minacciava di sfasciarsi sotto la violenza delle
onde.
42I
soldati pensarono allora di uccidere i prigionieri, perché nessuno sfuggisse
gettandosi a nuoto,
43ma
il centurione, volendo salvare Paolo, impedì loro di attuare questo progetto;
diede ordine che si gettassero per primi quelli che sapevano nuotare e
raggiunsero la terra;
44poi
gli altri, chi su tavole, chi su altri rottami della nave. E così tutti
poterono mettersi in salvo a terra.
Soggiorno a Malta. Paolo è
morso da una vipera, ma senza conseguenze, come Gesù aveva promesso ai suoi
apostoli (Mc 16,18).
28
1Una
volta in salvo, venimmo a sapere che l'isola si chiamava Malta.
2Gli
indigeni ci trattarono con rara umanità; ci accolsero tutti attorno a un gran
fuoco, che avevano acceso perché era sopraggiunta la pioggia ed era freddo.
3Mentre
Paolo raccoglieva un fascio di sarmenti e lo gettava sul fuoco, una vipera,
risvegliata dal calore, lo morse a una mano.
4A1
vedere la serpe pendergli dalla mano, gli indigeni dicevano tra loro: «Certamente
costui è un assassino, se, anche scampato dal mare, la Giustizia non lo
lascia vivere».
5Ma
egli scosse la serpe nel fuoco e non ne patì alcun male.
6Quella
gente si aspettava di vederlo gonfiare e cadere morto sul colpo, ma, dopo avere
molto atteso senza vedere succedergli nulla di straodinario, cambiò parere e
diceva che era un dio.
7Nelle
vicinanze di quel luogo c~era un terreno appartenente al «primo» dell'isola,
chiamato Publio; questi ci accolse e ci ospitò con benevolenza per tre
giorni.
8Avvenne
che il padre di Publio dovette mettersi a letto colpito da febbri e da
dissenteria; Paolo l'andò a visitare e dopo aver pregato gli impose le mani e
lo guarì.
9Dopo
questo fatto, anche gli altri isolani che avevano malattie accorrevano e
venivano sanati;
10ci
colmarono di onori e al momento della partenza ci rifornirono di tutto il
necessario.
Da Malta a Roma attraverso Siracusa, Reggio, Pozzuoli.
11Dopo
tre mesi salpammo su una nave di Alessandria che aveva svernato nell'isola,
recante l'insegna dei Diòscuri.
12Approdammo
a Siracusa, dove rimanemmo tre giorni
13e
di qui, costeggiando, giungemmo a Reggio. Il giorno seguente si levò lo
scirocco e così l'indomani arrivammo a Pozzuoli.
14Qui
trovammo alcuni fratelli, i quali ci invitarono a restare con loro una
settimana. Partimmo quindi alla volta di Roma.
15I
fratelli di là, avendo avuto notizie di noi, ci vennero incontro fino al Foro
di Appio e alle Tre Taverne. Paolo, al vederli, rese grazie a Dio e prese
coraggio.
Paolo a Roma: benché
prigioniero fino alla sua comparizione davanti a Cesare, può ricevere le visite
che desidera, come a Cesarea. Ai notabili giudei che convoca, espone il suo
caso.
16Arrivati
a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per suo conto con un soldato di guardia.
17Dopo
tre giorni, egli convocò a sé i più in vista tra i Giudei e venuti che
furono, disse loro: «Fratelli, senza aver fatto nulla contro il mio popolo e
contro le usanze dei padri, sono stato arrestato a Gerusalemme e consegnato in
mano dei Romani.
18Questi,
dopo avermi interrogato, volevano rilasciarmi, non avendo trovato in me alcuna
colpa degna di morte.
19Ma
continuando i Giudei ad opporsi, sono stato costretto ad appellarmi a Cesare,
senza intendere con questo muovere accuse contro il mio popolo.
20Ecco
perché vi ho chiamati, per vedervi e parlarvi, poiché è a causa della
speranza d'Israele che io sono legato da questa catena».
21Essi
gli risposero: «Noi non abbiamo ricevuto nessuna lettera sul tuo conto dalla
Giudea né alcuno dei fratelli è venuto a riferire o a parlar male dite.
22Ci
sembra bene tuttavia ascoltare da te quello che pensi; di questa setta infatti
sappiamo che trova dovunque opposizione».
A Roma come negli altri luoghi,
Paolo annuncia la buona novella dapprima ai giudei; ma anche
qui la fede dei pagani si contrappone all'incredulità dei giudei. Questi
compiono inconsapevolmente la profezia di Isaia che gli evangelisti pongono già
sulle labbra di Gesù (Mt 13,14-15; Mc 4,12; Gv 12,40).
23E
fissatogli un giorno, vennero in molti da lui nel suo alloggio; egli dal
mattino alla sera espose loro accuratamente, rendendo la sua testimonianza, il
regno di Dio, cercando di convincerli riguardo a Gesù, in base alla Legge di
Mosè e ai Profeti.
24Alcuni
aderirono alle cose da lui dette, ma altri non vollero credere
25e
se ne andavano discordi tra loro, mentre Paolo diceva questa sola frase: «Ha
detto bene lo Spirito Santo, per bocca del profeta Isaia, ai nostri padri:
26Va'
da questo popolo e di' loro: Udrete con i vostri orecchi, ma non comprenderete;
guarderete con i vostri occhi, ma non vedrete.
27Perché
il cuore di questo popolo si è indurito: e hanno ascoltato di mala voglia con
gli orecchi; hanno chiuso i loro occhi per non vedere con gli occhi non
ascoltare con gli orecchi, non comprendere nel loro cuore e non convertirsi,
perché io li risani.
28Sia
dunque noto a voi che questa salvezza di Dio viene ora rivolta ai pagani ed
essi l'ascolteranno!».
(29).
Epilogo (61-63
d. C.). Il limite
massimo previsto dalla legge per un processo davanti al tribunale
dell'imperatore era di due anni. Attendendo di essere giudicato, Paolo
impartisce il suo insegnamento sul Signore Gesù come lo aveva precisa!o
qualche anno prima (inverno 57-58) nella lettera ai Romani. E in questo periodo
che scrive pure ai Colossesi, agli Efesini e a Filemone. Il libro degli Atti,
che ha inizio a Gerusalemme come il Vangelo di Luca, si conclude a Roma.
30Paolo
trascorse due anni interi nella casa che aveva preso a pigione e accoglieva
tutti quelli che venivano a lui,
31annunziando
il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con
tutta franchezza e senza impedimento.