Breve
Corso di Apologetica
Questa
sera, il nostro corso di formazione apologetica elementare tratterà un tema
importante, affrontando un problema che probabilmente diversi ascoltatori
conoscono forse perché lo vivono in famiglia, o forse perché vedono coinvolto
qualche amico, qualche parente, qualche persona che conoscono.
Stasera
parleremo della negazione di Dio, dell’affermazione, talvolta cosciente,
talaltra meno, che non esiste nessun Dio, parleremo dell’ateismo.
Ogni
cattolico che, volendo obbedire al comando di Gesù di essere testimone ed
apostolo, cioè conquistatore di anime, va incontro alla gente, al prossimo, per
testimoniare la bellezza e la grandezza della fede, può incontrare qualcuno che
dichiara di non credere in Dio, che nega l’esistenza di Dio.
E
queste persone, talvolta, hanno dei motivi, portano delle "ragioni"
(lo diciamo tra virgolette). Ragioni che noi non condividiamo, che riteniamo
sbagliate, ma che dobbiamo conoscere per capire l’origine e le cause del loro
ateismo.
Per contribuire alla conversione alla vera fede di queste persone, cercando di far vedere loro la ragionevolezza della fede e – in parallelo – gli errori dell’ateismo, potrebbe essere utile conoscere le varie forme di ateismo, le sue cause principali, e i rimedi che possiamo consigliare di adottare per vincere questa negazione di Dio.
Naturalmente,
cercheremo di scoprire i punti deboli dell’ateismo, per invitare chi non crede
a ragionare e, se ragiona bene, invitarlo a rivedere le sue convinzioni.
Ma
dobbiamo anche imparare, con grande carità cristiana, ovviamente, a difendere
la fede dagli attacchi dell’ateismo e dobbiamo imparare a rispondere – come
ci chiede san Pietro nella sua prima lettera – a chi ci domanda ragione della
speranza che è in noi.
E’
questo il compito dell’apologeta, è questo il compito al quale non vogliamo
sottrarci, visto che la nostra è una conversazione di apologetica.
Entriamo
subito nell’argomento con una considerazione di carattere generale, che io
ritengo assai utile per noi credenti, che troppo spesso mostriamo un
incomprensibile e non giustificato senso di inferiorità culturale di fronte
all’ateismo.
Ecco
la considerazione da tenere bene a mente. Molti sono convinti che credere in Dio
sia una "cosa strana", fuori dalla norma, mentre – al contrario –
ritenere che Dio non c’è oppure che di fronte a Dio sarebbe più giusto, più
corretto non dire nulla sembra una "cosa normale".
Ecco,
amici, questo modo abbastanza diffuso di pensare va corretto. Non dimentichiamo
che l’ateismo diventa un fenomeno di massa, un fenomeno diffuso solo
nell’epoca moderna, a partire da quell’autentica disgrazia della storia che
fu la Rivoluzione francese dell’anno 1789.
Non
dimentichiamo mai che la storia ci ha insegnato come nelle epoche precedenti la
Rivoluzione francese, fino dal primo apparire dell’uomo sulla faccia di questa
terra, non sono mai esistite civiltà e culture che si definivano atee, che
negavano l’esistenza di Dio.
La
moderna antropologia culturale ha dimostrato che da quando esiste l’uomo sulla
terra, l’uomo è sempre stato un essere religioso. Non solo: come scrivono
molto bene Vittorio Messori e Michele Brambilla nel loro libro "Qualche
ragione per credere", sembra che si possa ragionevolmente affermare che
all’inizio della storia umana ci sarebbe addirittura una religiosità
monoteistica, la credenza in un solo Dio, unico e personale.
Contrariamente
a quanto si pensa comunemente, il monoteismo avrebbe preceduto il politeismo, la
credenza in molte divinità e quindi il politeismo sarebbe una forma degradata
di religione.
Non
solo: nato, come dicevo, in epoca moderna, l’ateismo di massa è già in
declino. Esistono ancora gli atei, ma l’ateismo è in declino. Sempre meno
gente si dichiara esplicitamente atea, superbamente atea, talvolta
disperatamente atea, sicura che Dio non esiste.
La
nostra epoca, che viene chiamata "post-moderna", vede il sorgere di
tante e nuove forme di religiosità. E questo è un dato di fatto che per un
certo verso ci consola, per un altro verso ci deve rendere più responsabili:
constatiamo, con preoccupazione, il nascere di nuove forme di religiosità che
nulla hanno a che fare con la Verità del Dio di Gesù Cristo.
Quindi,
oggi c’è una domanda di Dio, la gente sta tornando a considerare la
possibilità che esista Dio, e questo è un fatto positivo; ma questa domanda
deve incontrare la risposta della Chiesa, che è stata edificata da Gesù Cristo
proprio per portare Dio agli uomini e gli uomini a Dio.
Ma
torniamo a ragionare dell’ateismo. Ateismo significa "senza Dio",
dunque negazione di Dio.
Diciamo
subito che non esiste una sola forma di ateismo; anzi, questo può presentarsi
sotto forme diverse. Le principali sono tre.
Abbiamo
un ateismo di carattere "filosofico", perché è un ateismo che si
ritiene frutto di un ragionamento – un ragionamento sbagliato, diciamo noi –
ma pur sempre un ragionamento. Che cosa è l’ateismo filosofico? E’ un
sistema di pensiero che nega esplicitamente – o implicitamente –
l’esistenza di Dio. E’ un sistema di pensiero che arriva, appunto alla fine
del suo ragionare, a ritenere impossibile l’esistenza di Dio.
Poi
c’è seconda forma di ateismo, che viene chiamato "pratico".
L’ateismo pratico è l’atteggiamento di chi vive, "in pratica"
facendo a meno di Dio. Ci sono persone – e forse noi ne conosciamo qualcuna
– che non negano Dio dopo aver ragionato, anzi, se vengono interrogate possono
dichiarare anche che – per loro – un qualche Dio deve pur esserci, però
vivono praticamente come se Dio non ci fosse. Questo è un puro ateismo pratico.
Infine
abbiamo una terza forma di ateismo, un ateismo che viene chiamato
"militante". E’ l’ateismo che sfocia nella lotta violenta contro
Dio, quindi nella persecuzione feroce alla sua Chiesa e ai cristiani.
Nel
secolo appena concluso, l’ateismo militante ha avuto la sua massima
espressione nel Comunismo che è stato un tentativo – ancora in vita,
purtroppo, in diversi paesi – di costruire una società senza Dio e contro
Dio. E ha avuto una notevole espressione anche nel Nazionalsocialismo pagano.
Il
risultato di questo tentativo di costruire un mondo senza Dio, o addirittura
contro Dio, è sotto gli occhi di tutti. Ed è un risultato spaventoso. Oltre
duecento milioni di morti, un numero incalcolabile di martiri della fede, di
vescovi, sacerdoti e laici imprigionati, processati, condannati ai lavori
forzati negli sterminati campi di concentramento della Siberia e della Cina e di
altri Paesi, oppure uccisi e decine di migliaia di chiese, di edifici adibiti al
culto, di istituti cattolici distrutti.
La
storia dell’ateismo militante ci ha dato la dimostrazione, che nessun
apologeta dovrebbe dimenticare, che quando l’uomo si erge superbamente a
costruire qualche cosa contro Dio, il primo a pagare - e a morire - è proprio
l’uomo.
Dobbiamo
avere il coraggio di ricordare a tutti i nostri interlocutori che negare Dio non
solo è un’offesa grave fatta a Dio, dunque un "peccato mortale",
come si dice nel catechismo, ma comporta anche un danno immenso e incalcolabile
per le creature di Dio, specialmente per l’uomo.
Ora,
tracciato questo quadro, sommario, può sorgere spontanea una domanda: come
possiamo rispondere a queste forme di ateismo? Come si affronta questa pubblica
disobbedienza al primo Comandamento: "Io sono il Signore Dio tuo, non avrai
altro Dio fuori che me"?
In
primo luogo, non dimentichiamo mai che il credente si oppone all’ateismo
attraverso un’arma formidabile, che solo lui possiede: la preghiera.
La
preghiera per implorare da Dio la conversione di chi non crede. Una preghiera da
elevarsi con grandissima fiducia, sapendo che il Signore non mancherà di
ascoltarla. Nel secolo appena concluso, molti uomini importanti, del calibro di
Solzenicyn, di André Frossard, di Chesterton, per citare solo alcuni, si sono
convertiti. Hanno abbandonato il loro ateismo e sono approdati alla fede, segno
che questo cammino di conversione è possibile e dobbiamo avere fiducia in Dio
che non smette di chiamare tutti gli uomini alla vera fede.
Poi
ci sono risposte mirate, adatte alle diverse forme di ateismo che abbiamo visto.
All’ateismo
che abbiamo chiamato "filosofico", che è di pochissime persone, noi
dobbiamo rispondere sostenendo la ragionevolezza della fede e dimostrando che
proprio la ragione dell’uomo può giungere – con il ragionamento – alla
certezza che Dio esiste.
Noi
abbiamo dedicato alcune nostre conversazioni a questo tema, alle prove della
esistenza di Dio.
Rispondere
all’ateismo che abbiamo chiamato "pratico", che oggi è molto
diffuso, è difficile. Si potrebbe far vedere, a chi accetta di ragionare,
quanto sia contraddittorio, incoerente, poco intelligente vivere come se Dio non
ci fosse.
All’ateismo
militante si risponde con il combattimento coraggioso, con una crociata
instancabile della verità, denunciando senza tacere nulla tutto il male che
l’ateismo militante, specie quello di stampo comunista, ha fatto all’uomo.
Veniamo
ora a conoscere un’altra forma di ateismo, che chiamiamo
"agnosticismo". Molte volte sentiamo parlare di agnosticismo.
Agnostico è colui che dice che la ragione dell’uomo, la nostra intelligenza,
non può dire nulla di sicuro, nulla di certo su Dio e sull’anima.
Questa
convinzione, che è una posizione culturale, sfocia quasi sempre, logicamente,
nell’ateismo pratico. Il cammino che di fatto porta all’ateismo pratico è
piuttosto chiaro: siccome su Dio non sono capace di dire nulla, allora è logico
vivere come se Dio non ci fosse.
Oggi
questa convinzione è molto diffusa. La chiamano anche "pensiero
debole" e con questa espressione si intende dichiarare l’incapacità
dell’uomo di giungere alla certezza razionale dell’esistenza di Dio.
Dobbiamo
rilevare anche che questa convinzione è penetrata anche in ambienti cattolici.
Ma è bene ricordare che questo non è il pensiero della Chiesa.
Infatti,
il Concilio Vaticano I colpiva con la scomunica chi «dirà che Dio uno e
vero, Creatore e Signore nostro, non può essere conosciuto con certezza col
lume naturale della ragione umana per mezzo delle cose che sono state fatte»
e ricordo anche che questo insegnamento è stato confermato dal Concilio
Vaticano II.
Come
si affronta l’agnosticismo? Facendo buon uso della ragione. Dimostrando che la
nostra ragione, anche senza l’ausilio della fede e dell’insegnamento della
Chiesa, può scoprire le tracce che Dio ha lasciato della sua presenza nel mondo
creato.
E’
oggi molto diffusa anche un’altra forma di ateismo che nasce dalla cosiddetta
"indifferenza religiosa". Che cosa intendiamo per "indifferenza
religiosa"?
L’indifferenza
religiosa è l’atteggiamento di quanti non si occupano di Dio o di quanti
attribuiscono a tutte le religioni lo stesso valore. Una religione vale
l’altra. Non esiste una religione vera, ma tutte si equivalgono. Non c’è
differenza tra una religione e l’altra. Questo atteggiamento, questa
convinzione sfocia, spesso, nell’ateismo.
Difatti,
se non c’è differenza tra una religione e l’altra non si vede per quale
motivo uno debba essere religioso, debba credere in Dio e allora si finisce per
vivere come se Dio non ci fosse, dunque nell’ateismo pratico.
Una
sottile, spesso inconscia, forma di "indifferenza religiosa" la
registriamo anche in ambienti cattolici. Essa è figlia di un malinteso concetto
dell’ecumenismo, che porta a credere che essere cattolici, musulmani, ebrei,
buddisti o induisti non è poi così decisivo per la salvezza dell’uomo,
essendo sufficiente credere in un generico Dio.
La
Chiesa ha sempre condannato questa posizione e i cattolici devono stare attenti
a non farla propria. Vi è una sola religione vera e vi è una sola Chiesa
edificata da Gesù su Simon Pietro (e anche questi sono stati argomenti che
abbiamo affrontato nel nostro corso di apologetica).
Vale
la pena ricordare, qui, l’importante dichiarazione "Dominus Iesus"
della Congregazione per la Dottrina della Fede, che chiarisce molto bene questo
punto.
Si
legge in quella importante dichiarazione: «Deve essere fermamente creduta
come verità di fede cattolica l’unicità della Chiesa da Lui fondata. Così
come c’è un solo Cristo, esiste un solo suo Corpo, una sola sua Sposa: una
sola Chiesa cattolica e apostolica».
Oltretutto,
se ci pensiamo bene, la convinzione che tutte le religione, in fondo, si
equivalgono, se penetra in casa cattolica, disarma le ragioni
dell’evangelizzazione. Opera di evangelizzazione che va indirizzata non solo a
quanti si dichiarano atei, ma anche a quanti, pur dicendo di credere in Dio, non
conoscono la vera religione e la vera Chiesa.
Ma
torniamo all’indifferenza religiosa. Come risponde un cattolico
all’indifferenza religiosa? E’ assai difficile intavolare una discussione
per mostrare la ragionevolezza della fede. E’ difficile per la semplice
ragione che l’indifferente – proprio perché è indifferente – normalmente
non trova interessante discutere di queste cose.
La
battaglia contro l’indifferenza religiosa va affrontata innanzitutto
ricorrendo a mezzi spirituali (la preghiera, i sacramenti, l’offerta di
digiuni e sacrifici). Tuttavia, forse uno spiraglio esiste: se l’indifferente
si interessa di argomenti secondari (di cultura, filosofia, scienza, di arte,
della natura, etc) si può tentare di mostrargli come è possibile giungere a
Dio partendo dall’approfondimento dei suoi interessi. Ma è un lavoro
difficile.
L’ultima
forma di ateismo che studiamo questa sera è chiamata "empietà". Che
cosa si intende per empietà?
L’empietà
è l’atteggiamento di chi non solo si limita a negare l’esistenza di Dio, ma
bestemmia e odia il Dio in cui credono i cristiani.
Sono
purtroppo molti quelli che bestemmiano Dio, ma spesso non si rendono conto del
loro comportamento aberrante e offensivo. Sono invece pochi quelli che fanno
pubblico elogio della bestemmia.
Il
cattolico combatte l’empietà con armi spirituali (preghiera, Sacramenti, atti
di riparazione, digiuni e offerta di sacrifici) evitando lo scontro verbale con
l’empio, perché spesso gli si dà occasione di bestemmiare ulteriormente.
Naturalmente
l’empio – lo diciamo senza alcun timore e dando alle parole il loro
autentico significato – è un miserabile e per certi versi è anche un
vigliacco e non dobbiamo temere di considerarlo tale: bestemmia Dio che con la
sua infinita pazienza è disposto anche a subire questi oltraggi, ma solitamente
si guarda bene dal combattere i potenti ed i forti di questo mondo.
Naturalmente
c’è il pericolo che questi potenti restituiscano pan per focaccia e
l’empio, proprio per sua struttura, in genere è un vile.
L’empio
fa solo pena e non merita alcuna stima. Va amato e proprio perché va amato
bisogna lottare e pregare per la sua conversione prima che muoia, prima cioè
che si presenti al tribunale di quel Dio che ha bestemmiato e con il quale dovrà
fare tutti i conti.
Vediamo
ora di analizzare quali sono le cause dell’ateismo? Quali sono le strade che
portano a negare l’esistenza di Dio, a ritenere impossibile che Dio esista.
Ma
prima chiediamoci: è davvero così importante conoscere le cause
dell’ateismo? La nostra risposta è chiara: è importante, perché conoscere
le cause di questo fenomeno e sapere come rimuoverle, o contribuire a
rimuoverle, può essere necessario per far nascere qualche dubbio nella mente di
chi si dichiara ateo.
E
se nasce qualche dubbio, forse portiamo un contributo alla conversione di chi
non crede in Dio.
Nell’elencare
le cause che possono portare all’ateismo mi faccio guidare da un libro scritto
da Battista Mondin, un sacerdote saveriano. Un libro che consiglio a chiunque
voglia affrontare seriamente il problema della dimostrazione razionale
dell’esistenza di Dio. Il libro si intitola: "Dio chi è?"
pubblicato dall’editore Massimo di Milano.
Allora,
entriamo nel vivo della nostra conversazione cominciando a vedere la una prima
causa di ateismo.
Molti
arrivano all’ateismo per un motivo realmente grave e serio. Molti si chiedono
come sia possibile che Dio, questo Essere onnipotente che è infinitamente buono
e misericordioso, permetta la presenza e l’azione del male nel mondo?
Non
solo. Molti si chiedono come si possa conciliare l’esistenza di Dio che è
infinitamente buono con il male che affligge e colpisce persone innocenti,
persone buone, che nella vita non hanno mai fatto del male a nessuno. Oppure con
il male che colpisce persone indifese, come i bambini.
Quante
volte abbiamo sentito domande di questo genere: perché ci sono bambini che
nascono con gravi handicap ed altri, invece, che nascono sanissimi? Perché ci
sono uomini e donne, che tutti conoscono come buoni, che fanno del bene a tutti,
eppure sono colpiti da malattie e sofferenze, spesso indicibili? Perché la
morte si porta via giovani vite, nel pieno del vigore e della forza fisica,
quando per loro è il tempo di progetti per il futuro e la morte li stronca
senza appello e senza chiedere permesso a nessuno? Perché tanta gente soffre la
fame, perché ci sono carestie provocate dalla natura crudele (quando non piove
per tanto tempo, per fare un esempio)?.
Dov’è
Dio in questi casi, si domandano molti? E qualcuno, non sapendo dare una
risposta convincente, giunge ad affermare che Dio non esiste, che non può
esistere. O, addirittura, che se Dio esiste, allora sarebbe un Dio
"crudele", senza cuore, senza amore per l’uomo, per le sue creature.
Ora,
come possiamo rispondere ad una obiezione così seria, così profonda?
Premetto
subito che una risposta in questi casi è estremamente difficile e delicata.
Dobbiamo
essere molto chiari. La presenza del male degli innocenti resta, in sostanza, un
mistero. E’ un fatto il cui significato travalica le capacità della nostra
umana ragione, che resta spesso sconcertata e disarmata di fronte al male che
subiscono persone innocenti.
Dobbiamo
anche dire che chi non crede, che l’ateismo, non sa dare nessuna risposta al
male subìto da innocenti. Lo può solo constatare e subire, tentando di non
disperarsi.
Ma
è vero – come dicevamo – che anche per chi crede il male resta nella
sostanza un mistero.
Tuttavia
c’è una differenza, ed è una differenza importantissima.
Il
credente sa che dopo la morte viene la risurrezione. Il credente sa che questa
è la straordinaria verità del Cristianesimo. Il credente sa che il male non è
l’ultima parola nella vita di un uomo.
E’
vero che Dio non ha tolto la sofferenza e il dolore; è vero che sulla Croce ci
ha mandato addirittura suo Figlio, assolutamente innocente. Ma ci ha detto che
se ci fidiamo di Lui, dopo la morte viene una vita che non avrà mai fine.
Attenti
bene amici: questa convinzione del credente non nasce dalla fantasia, non è una
forma di autoconsolazione, non nasce dalla ricerca di una via per fuggire dalla
realtà del male, ma nasce da un fatto accaduto realmente nella storia e del
quale abbiamo documenti credibili, i Vangeli.
E
il fatto è questo: Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, è davvero morto ed è
davvero risorto, vincendo la morte, vincendo il male.
Quindi,
è vero che il male resta un in sostanza un mistero alla ragione umana, ma la
ragione illuminata dalla fede vede uno spiraglio in questo mistero, trova una
risposta a questo mistero e questo è un dato importantissimo.
Possiamo
aggiungere un altro dato. Molti, per sostenere il loro ateismo, incolpano Dio di
tanti mali che, invece, hanno per colpevoli solo gli uomini.
Gli
uomini sono stati creati da Dio come creature libere. L’uomo è dotato di
libero arbitrio e questa libertà lo fa simile a Dio. Ora, succede spesso che
l’uomo, abusando della sua libertà, sia capace di fare il male, autore di
molti mali.
E’
vero che Dio potrebbe impedirglielo, dice qualcuno, ma al prezzo di rinnegare la
sua opera creatrice; al prezzo di annullare quella libertà che Lui ha voluto
per la sua creatura: quindi Dio si dovrebbe contraddire e in questo caso non
sarebbe più Dio.
Dio,
allora, lascia l’uomo libero. Tollera che l’uomo possa fare il male: lo
hanno fatto per primi Adamo ed Eva e da quel momento il male è entrato nel
mondo; ma Dio rimedia ricavando qualche bene dal male, come ha fatto ricavando
il massimo bene dal massimo male morale che la storia abbia registrato: la
crocifissione del Figlio di Dio, grazie alla quale per l’uomo si sono riaperte
le porte del Paradiso.
Per
concludere questa riflessione, seppure superficiale, possiamo dire: il male
morale, il peccato, è sempre colpa dell’uomo. Dio non può volere il male.
Anche
gran parte del male fisico (guerre, sofferenze, etc) sono da attribuire agli
uomini ed è una scusa troppo comoda incolpare Dio. Il fatto che Dio non
impedisca tutto il male è dovuto ad una ragione precisa: Egli ha fatto l’uomo
libero. E’ l’uomo che abusa della sua libertà.
Infine:
il dolore degli innocenti resta un mistero. Ma questo mistero viene illuminato
dalla luce della Fede: Cristo, innocente, crocifisso, è risorto, è vivo. Così
accadrà anche a coloro che crederanno nel suo nome. Chi crederà nel nome di
Cristo non vedrà vincere su di lui la morte.
Vediamo
un secondo motivo per cui alcuni scelgono l’ateismo; anche questo è un motivo
molto serio.
Lo
possiamo sintetizzare in questa domanda: se Dio esiste, Egli sa tutto senza mai
sbagliarsi. Se Dio sa tutto, sa anche che cosa farò domani, fra un mese e fra
un anno. Ma allora, visto che Dio non può sbagliarsi, io devo fare – per
forza – quello che Lui sa già. Dunque, se Dio esiste io non sono veramente
libero. Ecco a cosa porta l’esistenza di Dio: la mancanza di libertà.
Se
Dio esistesse, dicono alcuni, io non sarei libero. Ma siccome esperimento di
essere libero, siccome faccio l’esperienza di decidere come voglio, in libertà,
questo vuol dire che nessuno, nemmeno Dio, può sapere prima quello che farò e
dunque Dio non può esistere.
Come
rispondere ad una obiezione certamente seria. Si risponde così: Dio sa
certamente tutto, Egli è onnisciente. Ma, attenti bene: Dio non sa
"prima" quello che io farò "dopo".
Sottolineo
"prima" e "dopo": questi sono avverbi di tempo che posso
applicare solo a chi vive nel tempo. E’ l’uomo che fa le cose
"prima" e "dopo". Dio sa, vede e opera al di fuori del
tempo. Dio non sa "prima". Egli sa e basta. Dio non vede
"prima" ciò che mi accadrà dopo: Dio vede e basta.
E’
un concetto difficile da capire, perché entriamo nel mistero di Dio. Anzi, noi
non possiamo capire che cosa voglia dire vivere fuori del tempo e dello spazio,
ma dobbiamo cercare di sforzarci: il "prima" e il "dopo"
valgono solo per le creature di Dio. Davanti a Dio non sussistono né il
passato, né il futuro. Dio vive in un eterno presente.
Allora:
l’obiezione di quelli che negano Dio perché Dio sa prima ciò che l’uomo
farà dopo e così l’uomo non sarebbe libero, è mal posta e viene a cadere.
L’esistenza di Dio e la sua onniscienza non pregiudicano la capacità
dell’uomo di decidere liberamente che cosa fare e che cosa evitare.
Veniamo
a una terza causa che spinge alcuni all’ateismo. Certi invocano a sostegno del
loro ateismo il "cattivo esempio" dei cristiani, dei cattolici in
particolare.
Questa
è una scusa piuttosto comune. Se i cristiani sono stati gli autori di così
tante malefatte, se i cristiani s sono macchiati di così tante colpe,
evidentemente il loro Dio non esiste; anzi, se dovesse esiste, si tratterebbe di
un Dio ingiusto, perché non li ha fermati.
Insomma,
i cristiani, con il loro comportamento per niente esemplare, sarebbero la prova
più chiara che Dio non esiste.
Questa
causa che porta all’ateismo va subito chiarita. E’ vero che il comportamento
scandaloso di qualche cristiano danneggia tutta la Chiesa e provoca danni alla
causa del Vangelo; è altrettanto vero che noi cattolici dobbiamo stare attenti
a non dare scandalo; è vero che nella storia della Chiesa ci sono stati molti
episodi nei quali i cristiani non hanno dato una bella testimonianza.
Ma
è anche vero – e qui bisogna avere il coraggio di parlare chiaro – che
viviamo in un’epoca dove regna la menzogna, soprattutto riguardo la storia
della Chiesa. Questa menzogna, moltiplicata dal potere straordinario dei mass
media, si è diffusa, fino ad essere accettata pacificamente da tanti, anche da
cristiani.
Ma
il fatto che sia "creduta" da tanti, il fatto che non sia messa in
discussione, non vuol dire che la menzogna si deve trasformare in verità. Noi
dobbiamo conoscere la storia della Chiesa non solo per scoprire le bellezze e le
grandezze dell’opera di Dio, ma anche per smascherare le menzogne che vengono
fatte circolare sulla Sposa di Cristo.
Scriveva
il Cardinale di Bologna Giacomo Biffi nella prefazione al libro di Vittorio
Messori, intitolato "Pensare la storia": Bisognerà che ci
decidiamo a renderci conto del cumulo di giudizi arbitrari, di sostanziali
deformazioni, di vere e proprie bugie, che incombe su tutto ciò che è
storicamente attinente alla Chiesa. Siamo letteralmente assediati dai
travisamenti e dalle menzogne: i cattolici in larga parte non se ne avvedono,
quando addirittura non rifiutano di avvedersene".
Nelle
nostre scuole, nei libri che adottano le nostre scuole, la storia della Chiesa
è, spesso, travisata. Ci hanno raccontato bugie sull’Inquisizione, su
Galileo, sulle crociate, sui silenzi di Papa Pio XII dinanzi all’Olocausto
degli ebrei. Non c’è male nella storia del mondo che non sia stato attribuito
alla Chiesa.
Ora,
non vi è il tempo – e non è questo il luogo – per svelare queste menzogne,
ma ben volentieri offro a tutti gli ascoltatori tre suggerimenti che possono
illuminarli in questa materia.
Si
tratta di tre libri. Il primo è un libro di Vittorio Messori, intitolato
"Pensare la storia" che ricordavo poc’anzi.
Consiglio
anche un libricino, tanto piccolo quanto straordinario, intitolato
significativamente "Fregati dalla scuola". L’autore è Rino
Cammilleri, il quale ci illustra sinteticamente quante e quali bugie vengono
propagate sulla storia in generale e su quella della Chiesa in particolare
proprio a scuola.
Infine,
consiglio un bel volume curato dallo storico Franco Cardini, intitolato
"Processi alla Chiesa", che svela la verità sulle crociate,
sull’inquisizione, sul caso Galilei, ed altro.
Naturalmente,
voglio ricordare velocemente, senza farmi propaganda, anche la rivista di
apologetica "il Timone", della quale sono direttore, e sulla
quale scrivono molti studiosi e giornalisti cattolici che, con un linguaggio
semplice, aiutano a smascherare queste menzogne e a ristabilire la verità
storica di quanto è successo.
Ma
torniamo al nostro argomento, esaminando una quarta causa che può condurre
all’ateismo. Certi giungono all’ateismo convinti che la scienza e il
progresso tecnologico abbiano finalmente eliminato, una volta per tutte, la
presenza di dio nel creato.
Il
ragionamento che svolgono è simile a questo: quando l’uomo era ignorante
attribuiva a Dio la causa dei fenomeni della natura che non sapeva spiegarsi.
Con il nascere della scienza moderna, l’uomo ha spiegato la natura con le
leggi scientifiche, e in questo modo non c’è più bisogno di ricorrere a Dio.
Anche
di fronte a questa scusa non dobbiamo mostrare nessun complesso. Questa tesi è
ormai vecchia, a detta degli stessi scienziati. Al contrario: sono proprio le
scoperte della scienza che si stanno rivelando una finestra aperta su Dio.
Qui
basta dire che oggi, nessuno scienziato degno di questo nome, può affermare che
la scienza ha dimostrato che Dio non esiste o che, per essere buoni scienziati,
bisogna negare l’esistenza di Dio.
Viene
qui molto bene ricordare le parole di uno scienziato illustre, Antonino Zichichi:
«La cultura dominante […] pretende di far passare per verità assolute una
serie di menzogne. Questa cultura dice: "La scienza è nemica della
fede". L’antitesi scienza-fede è la più grande mistificazione di tutti
i tempi. La scienza studia l’immanente, le cose che si toccano. Come ha già
detto Galilei, l’immanente non entrerà mai in conflitto con il trascendente
che appartiene alla fede. Mondo materiale e mondo spirituale hanno la stessa
origine dal Creatore. I valori della scienza non possono in alcun modo
sostituire quelli della verità rivelata. Se vivessimo davvero nell’era della
scienza, questa verità sarebbe alla portata di tutti. Ma viviamo nell’era
delle mistificazioni».
E
con questo mi pare che abbiamo dato una risposta chiara.
Veniamo
ad un’altra causa, la quinta di questa sera, di ateismo. Il benessere
materiale. Il benessere porta a dimenticarsi di Dio e a preoccuparsi solo dei
propri affari, dei propri interessi.
Anche
questa causa conduce spesso ad un ateismo pratico. Molti vivono preoccupandosi
solo di accumulare ricchezze. Noi possiamo dire che dal punto di vista
culturale, questo ateismo non merita nessuna stima. E’ una causa ignobile:
dimenticarsi di Dio perché l’orizzonte della vita è colmo dei beni
materiali. Non è degno dell’uomo.
Ancora
un’altra causa, la sesta: molti si dichiarano atei semplicemente per un
inconscio, ma chiaro, atteggiamento di vigliaccheria. Per evitare, cioè, le
responsabilità che derivano dall’ammettere l’esistenza di Dio.
Poiché
credere in Dio comporta coerentemente la responsabilità di vivere secondo la
sua legge, preferisco evitare di credere che convertirmi.
Questo
atteggiamento si vince soltanto praticando le virtù e superando le proprie
paure.
Bene,
per questa sera abbiamo terminato.
Saluti