APOSTOLI DEL SORRISO
DON RENZO DEL FANTE
ANCHE
TU, SE VUOI...
Apostolo
del Sorriso qualcuno lo è già, e molti lo potrebbero diventare.
Si
tratta di impegnarsi su due fronti:
-
personalmente: nel conquistare un abituale e cordiale sorriso;
-
socialmente: nel tentare delicatamente di comunicarlo agli altri.
È
una traccia spirituale, un sentiero di montagna su cui tutti - con prudenza e
costanza - possono avanzare. Vi sono in cammino giovani e anziani, persino
bambini; sani e malandati in salute, ricchi e fortunati, poveri e tribolati,
tutti...
Come
simpatizzanti, che però possono progredire meglio di altri, possono aderire
anche quelli che si illudono di essere atei, ma che avvertono la nostalgia di
un Qualcuno a cui non possono negare di esistere e di voler loro ancora un gran
bene.
Possono
farci un pensierino anche persone appartenenti ad altre religioni che non sia
la Cristiana Cattolica. Sono anch'essi, pur essendone inconsapevoli, figli di
Dio, Padre di tutti, e di Maria Santissima, Regina e Madre di tutti i popoli.
Inizino come possono, il resto verrà lentamente.
Chi
già vi cammina, sa quanto la strada sia ben delineata ma piuttosto faticosa,
specialmente quando svanisce l'entusiasmo degli inizi. Possedere un volto
sinceramente sorridente è un dono di Dio, e da parte nostra frutto spesso di
gran fatica: un obiettivo che non è mai definitivamente raggiunto, perché
continuamente ostacolato in noi e attorno a noi.
È
più facile intuire la risposta che mettersi a spiegarla. Secondo me, è la
manifestazione visibile nel volto e nello sguardo, sulle labbra e nel tono di
voce, di una pace e sicurezza interiore che ha riempito un cuore capace di amare
in maniera pura e profonda.
Chi
si sente chiamato a farsi «Apostolo del Sorriso», per poterlo comunicare agli
altri, e farne a loro volta dei diffusori di questa luce umile e santa, è
logico che lo deve possedere lui per primo, per non vendere merce contraffatta e
ottenere il risultato opposto. Deve cioè far spazio nel cuore alle pene e
alle gioie, ai sogni e alle paure, perfino pur senza giustificarli agli errori
e ai peccati del prossimo.
Lo
sguardo pulito e sereno, che può fiorire anche nella ressa di un mercato o di
una metropolitana, è una porta spalancata a chi, fiaccato da troppe
delusioni, va in cerca di una briciola di amicizia per sentirsi meno solo. Anche
senza iscrizioni...
Non
ci sono quote associative da versare, e neppure registri con tutti i dati
anagrafici. Non ci sono obblighi di preghiere e penitenze particolari, e
neppure di incontri a scadenze fisse. Che unisce gli aderenti all'Apostolato del
Sorriso, è la buona e costante volontà di spargere speranza nell'avvenire,
fiducia in Dio e lotta contro l'amara diffidenza reciproca che nella grande e
piccola società, persino in famiglia, tenta di spezzare il vincolo dell'Amore.
Siamo al punto che chi mettesse in pratica senza discernimento di tempi, modi
e di persone il sacrosanto invito della Madonna di dire al prossimo che
incontriamo: «Io ti amo!», finirebbe malconcio per un sacco di botte da parte
di chi teme una volgare seduzione fattagli da una «testa calda».
Se
questo Apostolato del Sorriso, come io ne sono già arciconvinto, è suggerito
dal Cielo, avrà una notevole risonanza. Solo allora sarà opportuno segnalare
il proprio indirizzo al piccolo centro propulsore, per essere ragguagliati sugli
sviluppi del medesimo.
Frattanto,
consiglio di non essere precipitosi nel segnalare la propria adesione. È
preferibile fare qualche esperienza. Chi riuscisse a passare almeno una mezza
giornata senza arrabbiarsi, né dentro né fuori, può sperare di migliorare
ancora, specialmente sotto l'aspetto positivo del cammino spirituale.
Non
tutti i terreni sono adatti per certi tipi di cultura; e se lo sono vanno pure
dissodati, concimati e mondati con cura. Ciò vale pure per l'ascesi, cioè il
cammino verso Dio, secondo questo stile di vita, che non è certo una novità
nell'esperienza cristiana.
Ecco
alcune esigenze:
1.
Fiducia in Dio e nella sua dolce, forte e puntuale Provvidenza che conduce
ogni persona e ogni vicenda con sapienza e pazienza.
2.
Un Amor di Dio che abbia permeato il nostro vivere quotidiano così da fare
come valvola di sicurezza in mezzo a situazioni a volte così aggrovigliate.
3.
E, con questo Amor di Dio, un così tenace amor di prossimo che «nessuna
ingratitudine lo possa chiudere e nessuna indifferenza lo possa stancare».
4.
Benevola accettazione di sé, domando l'orgoglio che tende al predominio e che,
se viene ferito, fa cadere nella depressione, fino alla chiusura in se stesso.
Addio sorriso allora...
•
Non riesco a sorridere quando non tento di vivere in preghiera umile,
silenziosa, quasi come un incessante respiro.
•
Non potrei sorridere se rinunciassi alla lieta speranza, perdendo la fiducia
negli altri che deludono, in me stesso inconcludente, in Dio se lo sentissi
lontano.
•
Non mi viene il sorriso se la mia Fede si fa incerta, se non vivo immerso in
quella Grazia di Dio che mi fu data nel giorno del Santo Battesimo.
•
Mi sarà impossibile sorridere se lascerò entrare il freddo nel cuore,
spegnendo il fuoco caldo e gaio della vera Carità.
•
Renderei falso il sorriso, se non fosse luminoso di purezza, ma velato dalla
timidezza di chi non osa amare, o reso torbido dalla malizia di pensiero e
desiderio.
•
Il sorriso mi si spegne nei momenti in cui non so perdonare e dimenticare,
oppure esito a chiedere perdono, o rinuncio a mettere chiarezza e pace tra il
mio prossimo.
•
Il sorriso aperto e contagioso mi sarebbe impossibile se non credessi che,
oltre le croci di ogni giorno, oltre la morte stessa, non continuassi a vivere
meravigliosamente bene, nel Paradiso di Dio.
•
Il mio, il tuo sorriso - lo speriamo dalla Misericordia di Dio! - continuerà
a fiorire lassù, nell'amicizia con gli Angeli e i Santi, sotto lo sguardo
paterno di Dio e quello di Maria, la Mamma dolcissima che asciugherà, per
sempre, ogni lacrima dai nostri occhi.
Io
voglio accettare oggi il mio prossimo, così come oggi mi si presenta, non
come io lo vorrei, come secondo me dovrebbe essere. Posso, e in alcuni casi devo
valutare le azioni e scoprirne difetti e virtù, ma senza permettermi di
giudicare le intenzioni.
La
condanna espressa, il sospetto trattenuto, l'emarginazione dal nostro mondo
interiore che avvelena poi inevitabilmente i rapporti sociali, sono proprio i
mali che gli Apostoli del Sorriso devono sradicare anzitutto dal loro spirito.
Ma
non basta, per amare, il non nuocere. Ci vuole un atteggiamento naturalmente
premuroso (cioè senza né rigidezze né moine) per confortare, consigliare e
sostenere moralmente chi incontriamo. Se l'amore è genuino - pensiamo a quello
dei genitori buoni - l'aiuto si concretizza anche nelle cose materiali, praticando
le sempre attuali opere di misericordia anche corporali. E chi ha buon intuito
spirituale sa scovare, per aiutare spiritualmente e materialmente, quelli che,
per timidezza o riserbo, non sanno farsi avanti. Un bel sorriso che rimanesse
stampato sul volto e non si traducesse mai in azione, potrebbe diventare una
maschera e divenire «caloroso» come un fuoco dipinto.
Ci
vuole coraggio, accompagnato dalla dovuta prudenza per non essere fraintesi,
per spezzare quel ghiaccio che rende l'incontro anche fra noi Cristiani
(...fratelli in Gesù Cristo, figli tutti dello stesso Padre, Dio, e della
stessa Madre, Maria Santissima...) piuttosto uno scontro, a meno che, per
evitarlo, non si tiri diritto voltando altrove la faccia.
Perdonatemi
se sono alquanto pessimista, ma noi Cristiani ci vogliamo bene davvero?
Cominciamo tra di noi! C'è troppo ghiaccio, disinteresse, sprezzo e persino
paura anche tra vicini di casa...
Il
sorriso deve essere la prima forma di saluto, che può prendere tonalità
diverse secondo le circostanze. Non ha bisogno di traduttori: parla ed è inteso
in tutte le lingue, perché è il linguaggio del cuore.
Fa
pena, ma non ci scoraggia chi risponde al saluto con un ghigno, oppure ci
guarda stralunato, come fossimo dei marziani che, sconosciuti, salutano altri
sconosciuti; oppure chi se ne va per i fatti suoi nella totale indifferenza. In
casi simili ho fatto il testardo, ripetendo in varie occasioni lo stesso breve
ma sincero saluto. E ho vinto!
Il
sole - almeno fino a oggi! - non ha sciolto la calotta di ghiaccio
dell'Antartide. Il sorriso può sciogliere persino il «ghiaccio secco» dei
cuori.
Un
sorriso non costa nulla ma vale molto. Arricchisce chi lo riceve e chi lo dona.
Non dura che un istante, ma il suo ricordo è talora eterno. Nessuno è così
ricco da poterne far a meno. Nessuno è così povero da non poterlo dare. In
casa porta felicità; nella fatica infonde coraggio. Un sorriso è segno di
amicizia. Un bene che non si può comperare, ma solo donare. Se voi incontrerete
chi un sorriso non vi sa dare, donatelo voi!
Perché
nessuno ha tanto bisogno di sorriso, come colui che ad altri non sa darlo. (P.
Faber)
Non
è uno scherzo da buontemponi, ma quotidiana fatica che ci assumiamo per dare
gloria e gioia a Dio Padre, e alla Mamma tenerissima del Cielo che vorrebbero
(come del resto anche i nostri genitori terreni) i loro figli assai più
allegri, solidali e pazienti fra di loro.
-
Tento di camminare sorridendo alla vita, ringraziando Dio che mi ha creato così
come sono, volonteroso di crescere nella sostanza di ogni Religione:
l'affidarsi totalmente a Dio e promuovere la concordia con tutti.
-
Vogliamo già anticipare, pur in milionesima parte, quel trionfo del Regno di
Dio, dei Cuori di Gesù e di Maria, che verrà certamente, ma attende ancora la
nostra collaborazione.
-
Per essere schietto fino al midollo, devo svelare che chi ha ispirato questa
iniziativa, puntava alla salvezza dei giovani. Risollevare nel morale e nella
Fede, giovanotti e ragazze avviliti o sbandati; ridare coraggio a chi, terminati
studi faticosi e inconcludenti, è lì in attesa, senza lavoro, senza veri
ideali, senza veri amici.
-
Sono cresciuti senza la forza della Fede o perché non vi furono avviati,
oppure è stata loro strappata. L'apostolato del Sorriso, con quanto implica
di concretezza, deve far breccia in quei cuori, specie in chi non si sente amato
da nessuno. Chi li guarda con affetto, chi li ascolta con pazienza, senza passar
subito ai rimproveri? Nel deserto verso Gerico, passano sacerdoti e leviti.
I malcapitati, i feriti al bordo della strada, aspettano un Samaritano che li
rincuori, li medichi e spenda tempo e soldi per loro.
Guardati
pure allo specchio; senza essere scioccamente vanitoso come una femminuccia,
sorridi pure a te stesso; senza essere subdolamente orgoglioso fino a crederti
«il migliore» di tutti, sorridi pure a te stesso. E se, all'opposto, ti si
affacciano allo sguardo e alla memoria una valanga di limiti e di difetti, di
errori e di peccati, sorridi ugualmente a te stesso poiché Dio ti ama così
come sei, anche se ti vuole ogni giorno più buono.
Non
può essere Apostolo del Sorriso chi ha sempre il cuore amareggiato da rimpianti
e rimorsi e coltiva la tristezza di essere uno sfortunato, un buono a nulla, un
fallito che non potrà mai più rialzarsi...
Chiedi
a Dio di conservarti il volto sereno di chi «sorride alla vita» e non invidia
la sorte degli altri, e non disprezza i limiti e le presunte sbandate degli altri:
vive e lascia vivere! Questo è vivere in pace.
Quante
volte siamo inquieti, pesanti con gli altri, ma il motivo profondo è che siamo
disgustati di noi stessi; oppure ci stiamo «compatendo» dandoci ragione in
un contrasto avuto con altre persone, estranee a quelle con cui siamo in quel
momento a contatto. E ci va di mezzo chi magari non c'entra per nulla.
Per
amare rettamente se stessi, impegnandoci nel bene ed astenendoci da ogni forma
di male, è necessario ricordare che questa vita è breve e l'incertezza grava
sul giorno della morte. Ma nello stesso tempo occorre essere convinti che il
cammino della vita va ben oltre le sabbie mobili di questo mondo, e fiorirà in
una vita stupenda ed eterna, nientemeno che da figli di Dio.
Se,
alla sera e al mattino e nelle circostanze più dure della vita, tu non riesci
a dire con convinzione: «Ti adoro, mio Dio; Ti amo con tutto il cuore. E Ti
ringrazio di avermi creato... così come sono con il mio nome e cognome, e
conservato in vita fino a questo momento», io temo che dovrai faticare molto
per far sgorgare dal tuo cuore un santo sorriso, che sia contagioso di
benessere interiore anche per chi ti osserva.
Per
invitare gli altri, specialmente se molto sofferenti, a sorridere ci vuole
prudenza e un po' di coraggio. Ma se ci riusciamo è una grande conquista per
noi e per gli altri.
Anche
il Signore, quando vuol donare, chiede. Così ha fatto con la Samaritana, con
gli Apostoli, con tutti i suoi veri amici... La gioia è un bene che si riceve
donandola; è il frutto del vero amore, e si conquista sacrificandola.
Ti
vedo piangere, sola. Non chiuderti nella tristezza! Fammi sorridere un poco...
Anch'io lo sai? ho gli occhi di uno che ha pianto. Vieni! sì, vieni con me, la
mano timorosa nella mia mano forte e così calda, senti? Pace troveremo donando
pace. E il cuor si schiarirà di una gioia nuova, di un sapor cristiano. Porto
Valtravaglia, 15 luglio 1958
È
una conseguenza per chi riesce, anche se non sempre, a sorridere a se stesso.
Perché noi lo amiamo il Signore, Creatore e Signore dell'Universo, ma pure
Padre vicino e attento a ciascuno di noi! Persona viva e non idea astratta,
ricco di bontà e di premure personali...
Pur
essendo uomo di carattere forte, a volte mi sorprendo con le lacrime agli
occhi, seduto presso il Santo Tabernacolo, o davanti a un Crocifisso o a una
immagine di Maria. Ma se questo è un pianto silenzioso di gioia e di
riconoscenza, di pentimento pure, ma nella certezza del loro perdono, allora le
lacrime fanno gli occhi puri e lo sguardo dell'anima più penetrante, perché
rischiarato da Quei di Lassù. È pure questo un modo di sorridere a Dio.
Quando
celebro la Santa Messa mi preme di fare viva comunione con il Signore perché,
da Messa, non diventi «messa in scena». Non trascuro però, evitando di
distrarmi, di fare una bella Comunione spirituale con i fratelli e sorelle
presenti. Li guardo dall'Altare e li avvolgo tutti sotto il manto di Maria, la
Madre misericordiosa.
Mi
fa tanta pena, in alcune chiese, quando si accostano all'altare in fila
indiana, come nei ristoranti selfservice. C'è chi avanza con sicumera
pettoruta, c'è chi si trascina curvo e lacrimoso, o chiuso e rabbuiato in
volto, in contrasto con i distratti e svogliati portati avanti, si direbbe,
dalla corrente.
Ma
dove è la gioia di accostarsi insieme alla Mensa Eucaristica dove Cibo e
Bevanda è lo stesso Signore Gesù, Dio infinitamente grande e Fratello
incredibilmente povero (sembra addirittura «una cosa» ai nostri occhi che
vedono solo la Particola) e così innamorato di noi?
Mi
consola quando si avvicinano per ricevere Nostro Signore Gesù persone, magari
con il volto segnato dalle rughe, ma che faticano a trattenere un sorriso da
«innamorati» dell'Amore infinito che si fa loro incontro. Contenti loro e
ancor più contento il nostro Gesù!
Tu
sei la mia Aurora, di Te ha sete l'anima mia. Alla tua fonte mi disseto, o mio
Diletto Amore. Volgi i tuoi occhi, perché io possa specchiarmi nei tuoi, e
cogliere la scintilla divina che mi sazia di Te e della tua Luce. Mi abbandono a
Te: avvolgimi del tuo amore, accarezzami col soffio soave della tua presenza,
profuma i miei attimi col sapore dell'eternità. Ti attendo, o mio Diletto, con
ansia, fino all'aurora che verrà. Amen. Giovanna, 1998
Ho
già fatto questa constatazione: il vero e sano sorriso è un linguaggio
universale (i bambini l'hanno appreso prima di noi e per questo fra loro fanno
presto amicizia).
Se
è offerto con umiltà e con bel garbo, raramente non viene ricambiato. Ah,
quegli incontri con chi ne avrebbe maggior bisogno, perché teme che al mondo
non ci sia più chi possa amare in modo gratuito e pulito anche uno
sconosciuto, quanto sarebbero preziosi!
A
quale prossimo amo sorridere? A tutti, iniziando dai piccolissimi che hanno
sete di amore quanto del latte della loro mamma, fino ai più anziani che temono
di essere ormai inutili ed emarginati. Voglio sorridere anche ai giovani
spesso così soli e incerti, pur sotto le apparenze di sicurezza quasi
violenta. E sorrido ai papà e alle mamme non di rado pieni di crucci, e a tutti
i malati nel fisico e nella psiche.
Vi
dico che ci vuole gran tatto e limpido amore per saper sorridere (non parlo di
«ridere», che sarebbe un sacrilegio!) in certi ambienti che mi tocca frequentare:
le camere di Istituti di oncologia, i reparti di neurologia infantile, le sale
di incontro con i carcerati, le case di cura, diurne o meno, di persone malate
mentali. Eppure quante sorprese di ricchezza di cuore ho riscontrato in
ambienti e in soggetti che la società classifica, troppo in fretta, come
gente finita contro un muro invalicabile.
Vi
confido che mi torna invece difficile il sorridere alle Anime consacrate a
Dio, ai frati e alle suore, persino ai miei fratelli nel Sacerdozio. Mi pare di
leggere loro sul volto subito la domanda: «Ma chi è costui? e perché mai
lo fa?». Si passa subito a giudicare le intenzioni, senza fermarsi alla
semplicità di un segnale buono, amichevole. Qualcuno ha detto che ci sarebbero
forse più vocazioni, se chi già riveste l'abito si mostrasse, con le opere e
con un bel sorriso, felice della scelta compiuta.
Vi
suggerisco una bellissima preghiera che, con opportune variazioni può essere
fatta per chiunque: per lo sposo o la sposa, i genitori o i figli, gli alunni e
i malati, ecc.
Chiediamo
di poter rendere il nostro cuore ancora più forte e disponibile, capace solo di
dare il meglio, valorizzando il bene che c'è in ognuno. Chi prega e vive così
diventa, anche senza iscriversi, un vero Apostolo del Sorriso.
Signore
Gesù, nel silenzio di questo giorno che si leva, vengo a implorare umilmente,
ma con piena fiducia, la tua pace, la tua prudenza, la tua forza.
Concedimi
che oggi io guardi il mondo con uno sguardo tutto impregnato di amore, come lo
guardi Tu.
Fammi
comprendere che tutte le meraviglie contenute nella tua Chiesa, sgorgano dalla
tua Croce come dalla loro sorgente.
Aiutami
ad accogliere nel mio pensiero colui che Tu vuoi amare oggi per mezzo mio.
Che
io sia pronto a dedicarmi al tuo servizio e a sviluppare i germi di bene che il
tuo amore ha deposto in lui. Che io sia dolce nel modo di parlare e pacifico in
tutti i miei atteggiamenti, cosicché nel mio spirito rimangano solo pensieri di
benedizione per tutti.
Chiudi
le mie orecchie a ogni parola di maldicenza e a qualunque critica.
E
che la mia lingua si sforzi di mettere in rilievo solo il bene.
Soprattutto
fa', o Signore, che io sia talmente pieno di benevolenza e di gioia che, venendo
a contatto con me, tutti possano insieme percepire la tua Presenza e il tuo
Amore. Rivestimi infine della tua bontà e della tua bellezza, perché durante
tutta questa giornata io possa manifestarti, come Maria. Amen, alleluia!...
Mi
sento in obbligo di sorridere, anche quando devo dare disposizioni e persino
fare un appunto, a quelle persone che le convenzioni sociali mi fanno ritenere
come inferiori e dipendenti. Lo fui anch'io e per molti aspetti lo sono tuttora.
E come mi fa piacere quando mi si tratta con rispetto e benevolenza, pur nella
verità e giustizia di rapporti!
Mi
impegno pure (si tratta comunque di sinceri propositi, mentre l'attuazione è
troppo spesso fallimentare...) a sorridere ai miei superiori.
Più
si è in alto nella scala sociale, pure in quella ecclesiastica, e più si
arrischia di essere lasciati in solitudine, nell'isolamento dell'indifferenza
o della diffidenza, pur dovendo vivere e trattare con una turba di gente da
mattina a sera. Nella difficoltà attualmente crescente di ben comandare, quanto
i veri superiori, che agiscono in rettitudine nei loro doveri, hanno piacere
di sentirsi accolti, amati, compresi nelle loro scelte, ben oltre al di la di
una pura esecuzione di ordini mal digeriti.
Quanto
è bello l'incontro tra la ben nota virtù dell'obbedienza «per amore», con
la rara e difficile virtù dell'autorevolezza! E la fede è un salto non nel
buio ma nella luce.
È
l'atto di umiltà di un bambino che, riconoscendosi debole, indifeso, cerca le
braccia robuste del padre. E Dio è buon papà.
Sono
cieco di amore. Mi fido di Te. Piccolo sono, Gesù; coi piccoli voglio
viaggiare, limpido e lieto come la loro innocenza. Così fino all'ultima sera. Bambino
con questi bambini. Con Te, mio Signore, è bello viaggiare. Anche se Tu non
premiassi, con gioia senza confini, la fatica di un giorno.Porto
Valtravaglia, 13 agosto 1958
Siccome
a comportarmi così non sono il solo, spero di non essere ancora del tutto «svanito»
quando mi metto a scrivere poesie, o più semplicemente mi sorprendo a
sorridere a un cielo vibrante di luci di innumerevoli stelle. «Mi illumino
d'immenso» come scrisse un vero poeta.
Quando
le gambe mi reggevano meglio, godevo sorridere da qualche vetta delle «mie Alpi»
(sono cittadino di pianura, ma son nato in montagna!) allo sconfinato panorama
di catene montuose, laghi e colline. Non è pazzia sorridere a primavera
inoltrata a un prato brulicante di fiorellini multicolori, o cercare di scorgere
tra il fogliame di un bosco un usignolo che mi fa una serenata con gorgheggi
estasianti.
Oh
sì, quanto più bello ci apparirebbe questo mondo, se lo «mondassimo» dalle
nostre malizie ed egoismi e gli sorridessimo con ingenuo amore!...
Ma
chi ringrazia Dio di questa casa grande e bella? Anche se è dimora provvisoria,
in attesa di abitare in Casa sua, in Paradiso, dovremmo ringraziarlo e complimentarci
con Lui, anche perché almeno Lui, il Padre, non ci fa pagare nemmeno l'affitto.
La
prudenza non è mai troppa! Ma questo lo scrivo non per autorizzare a starsene
in guardia, il più lontano possibile, ma per richiamare l'ordine di Gesù a
non giudicare.
Noi,
infatti, vediamo solo le azioni (se poi le vediamo davvero e non invece solo
le immaginiamo, o crediamo al sentito dire...) ma non vediamo le intenzioni
che talvolta sono cattive sotto un'apparenza buona, oppure sono buone o quasi,
sotto una scorza repellente. Dio solo lo sa.
Ho
già accennato al sorriso, che sarebbe un farmaco di avvio alla redenzione, da
far entrare anche nelle prigioni, dove colpevoli e presunti tali sono accomunati
dal medesimo disprezzo. Ma chi ama un detenuto e gli sorride comunicandogli la
fiducia che si ha ancora in lui, gli fa un dono ben più grande di un pur
gradito pacchetto di sigarette.
Ma
di gente che cerca di appesantirci o avvelenarci la vita ne possiamo
incontrare ovunque persino tra i parenti.
C'è
chi li ripaga con uguale moneta, ed il dolore rimane, e la ferita si allarga.
C'è chi sopporta a denti stretti. C'è pure (non sono molti purtroppo) che vivo
no il Vangelo e danno retta a Gesù quando ci chiede: «Amate anche i vostri
nemici e fate del bene pure a quelli che vi odiano». Potrebbero rispondere con
uno schiaffo sulla vostra guancia destra...
Siate
calmi e coraggiosi, pronti a riceverne un altro sulla guancia sinistra. Se la
vostra è bontà genuina, spirito di pace eroico, alla fine vincerete voi e
avrete riportato a Dio un fratello e una sorella che vi odiavano ed erano
infelici più di voi.
Una
persona maligna, un giorno mi «sfotteva» chiedendomi se fossi capace di
sorridere a un drogato, a una prostituta, ecc. Le risposi tranquillamente che
lo avrei fatto se le circostanze fossero tali da dissipare facili equivoci.
Infatti,
se il peccato è il pugnale, il ferito che ne è vittima è anzitutto chi lo
propone. E i feriti nell'anima devono indurre a uno sguardo chiaro e
misericordioso che li invogli a redimersi. Non fu scritto che, se aiutati a
uscire dalla melma e dalla schiavitù, anche le prostitute precederanno nel
Regno di Dio coloro che si sentono «tutto in regola» secondo i criteri del mondo,
anche di quello di Chiesa.
Il
ridere - che a volte è cosa buona, naturale e quasi irrefrenabile -, non
equivale al sorridere, poiché il primo è sollecitato da una forte vibrazione
del diaframma che induce a una esagerata frequenza nella respirazione ecc.,
mentre il sorriso è, - come lo abbiamo già descritto, - un manifestarsi
visibilmente di una vibrazione spirituale positiva.
Non
occorrerebbe neppure ricordare che il deridere - con un sorrisetto falso,
perché amaro, ironico, altezzoso - è proprio l'esatto contrario del bel
sorridere che fa bene a chi lo offre e può far moltissimo bene anche a chi
lo sa accogliere.
Ci
sono poi i famosi sorrisi interessati, che io non condanno, poiché fanno parte
delle consuetudini sociali per cui si sa dare loro il peso che si meritano. E
il sorriso del commesso che ti accoglie nel negozio, del gestore di una
trattoria, di un cinema, di una officina, o della segretaria di un avvocato,
di un dentista, persino di una agenzia di pompe funebri, se non fa in tempo a
mascherarlo sotto le sembianze della condoglianza. Tutto simpatico se non
finisse, a volte, con un conto salato o una pesante parcella.
Se
non c'è spirito di fede, che ci faccia intravedere nell'altro, chiunque sia,
una immagine viva, splendida o deturpata del Signore Gesù, la «poesia del bel
sorriso» svanisce presto, sommersa da indifferenza e compatimento, se non di
peggio...
Voglio
vederti, Signore! Ho nostalgia di Te, del tuo sguardo di luce che esalta e
pacifica.
Lo
so: è tempo di fede; è tempo di attesa. Ora mi guidi a vederti in volti di
amici e di bimbi, di donne portanti la croce, di uomini soli.
Volti
stampati per sempre nella memoria del cuore e volti soltanto intravisti sulla
strada veloce, sono il tuo volto, Signore. Volti del prossimo mio che mi vivete
d'accanto, volti velati dal fluire degli anni, e volti che, forse, alla luce
ancor non siete venuti...
Volti
ridenti e puliti o malati o lavati di pianto, volti straziati, avvizziti, o
sconvolti e solcati
da
ogni sorta di piaghe, parlatemi dell'unico Volto. Mostratemi il mio Signore! Milano,
21 aprile 1974
Non
era certo un banchiere povero, quello che ho conosciuto a Zurigo che nuotava -
si fa per dire - tra marchi, franchi e dollari. E siccome l'incontro non ebbe di
mira né prima né poi di chiedergli qualcosa per i miei poveri, (come si usa
dire, anzi rifiutai garbatamente ma in maniera inflessibile), quel «ricchissimo»
mi aprì non il portafogli, ma il cuore:
- Sapesse, Reverendo, quanto mi sento solo e al freddo nel mio palazzo. Ho domestici, segretarie quasi sempre sorridenti e servizievoli. Ho tutto e non ho nulla, perché quanto mi offrono è solo «a pagamento». La moglie mi ha lasciato, la figlia mi è morta, e non bastano i termosifoni a scaldare le notti invernali. Molti mi invidiano, altri mi temono e mi àdulano. Ma chi mi ama davvero?
Gli
ho risposto con un lampo di sorriso e con una stretta di mano, forte e calda.
Meglio di niente.
Nello
schema di questo opuscolo avevo lasciato spazio per ricordare e rivivere il
celestiale sorriso di alcuni Santi e Sante, scelti anch'essi tra mille, poiché
vale sempre il detto che «un santo triste è ben un tristo santo». Cioè non
lo è.
Riduco
ancora, per non dilungarmi e per non appesantire oltre il volumetto, con il
ricordare una donna piemontese, finita per ritrovare l'amicizia con il
Signore, in un monastero di clausura dove si è consumata in pochi anni,
bruciando la sua pur florida salute, con un pregare incessante, una carità
concreta, a oltranza e sempre sorridente e, addossandosi un sovraccarico di
lavoro intellettuale e fisico, per fare sì che il suo continuo atto di amor di
Dio non poggiasse su fantasie, ma sulla dura e amata realtà di ogni giorno.
Negli anni in cui Gesù le si manifestava (dal 1929 al 1935 in forma più
intensa) ebbe molti inviti a non piangere mai (non le mancavano i motivi!) e a
sorridere sempre.
Prendo
qualche brano dalla sua biografia, la più genuina, quella scritta da Padre
Lorenzo Sales, suo Direttore Spirituale. Su di lei, suor Consolata Betrone, è
già avviato un processo per la sua beatificazione.
Vorrei
prima delineare in poche righe la sua vita spirituale di anima piccolissima.
Il
terreno su cui è tracciato questo duro ed entusiasmante sentiero è:
-
un sì a tutti, con il sorriso. Prontezza nel comprendere, consolare, imitare
il prossimo; e ciò fino all'eroismo, senza compromettere i propri doveri ma
passando sopra ai propri diritti. E tutto questo sacrificio nascosto e
impreziosito da un costante sorriso;
-
un sì a tutto, con il ringraziamento. Accettare tutto quanto la Provvidenza
dispone e permette con spirito di fede, con pronta obbedienza; non perdersi in
giudizi e recriminazioni, anzi ringraziare Dio non solo del pane ma pure della
croce quotidiana;
-
il tutto per rendere possibile allo Spirito di Dio di suscitare «nel cuore»,
più che sulle labbra, un atto ardente di amore verso Gesù, la Madonna, per la
salvezza di tutte le persone.
È
il famoso: «Gesù, Maria, vi amo: salvate anime!».
Padre
Lorenzo Sales (a pagina 316 della biografia), spiega come l'invito di Gesù a
sorridere sempre vada preso anche in senso letterale: del volto atteggiato a
sorriso, come esercizio e perfezione di carità. Gesù lo chiedeva espressamente
a suor Consolata (7 agosto 1935):
«Consolata,
che io incontri sempre nella mia piccola Sposa il sorriso!».
Sorridere
a Gesù nel prossimo e dare al prossimo i sorrisi di Gesù. Questo Egli voleva
da suor Consolata, alla quale, nel ribadire i tre punti della piccolissima via
d'amore, diceva (settembre 1935):
«Non
perdere un atto d'amore, vedermi in tutte e un "sì" risoluto a tutto,
nella ferma fiducia che il mio aiuto non ti mancherà mai. E poi sorridi,
sorridi sempre. Io stesso sorriderò attraverso di te».
Perché
anche il sorriso ha la sua missione di carità, di bontà, di compatimento,
non meno della buona parola (28 ottobre 1935):
«Ricorda,
Consolata, che uno sguardo amorevole, un sorriso d'incitamento a volte
influisce su di un'anima più che una predica. Non è vero che il sentirsi
fraternamente, santamente amati e compresi, dona all'anima più agilità nel
correre per la via della perfezione?».
Si
tratta dunque del sorriso virtuoso, dettato da carità. Ma se è facile il
sorridere in tempo di bonaccia, non così quando l'anima naviga nel buio o nella
tempesta, o quando il povero cuore umano trabocca d'amarezza. Si comprende
quindi come, davanti a una richiesta di Gesù di non piangere mai e invece
sorridere sempre, suor Consolata s'arrestasse interdetta: «Gesù, non chiedi
un po' troppo?» e Gesù a lei: «Chiedo tutto, Consolata, voglio tutto; ma ti
aiuto a non piangere mai e a sorridere sempre».
E
ancora le spiegava (29 ottobre 1935):
«Io
tengo per Me le angosce e dono alle anime i sorrisi. Tu fa lo stesso».
«Anche
il sorriso - commenta qui suor Consolata Betrone - diventa virtù. Oh, sì, è
più perfetto nascondere a tutti le proprie sofferenze, tenere per me le
angosce e dare agli altri sorrisi e consolazioni. Ma, o Gesù, in riconoscenza a
Te, sì, voglio sempre il mio volto atteggiato a sorriso».
E
può aggiungere: «La missione di sorridere mi attrae tanto!».
E
con questa pagina deliziosa e con una classica preghiera a Maria mi congedo,
chiedendo scusa se ho rotto qua e là il filo logico con preghiere che tutti
sanno, con altre da me composte, e noterelle che servono a guardare il Cielo,
senza però inciampare per terra.
La
Vergine del Sorriso ci guardi e ci... sorrida, come alla piccola Teresa di
Lisieux.
I
bambini, per lo meno quelli nati in un ambiente sufficientemente accogliente,
hanno il sorriso spontaneo, bello, coinvolgente.
A
noi invece costa non poca fatica... anzi, a volte non basta neppure un serio
impegno se non chiediamo aiuto a quei di Lassù.
Per
questo propongo la preghiera di un ottimo sacerdote:
Santa
Maria, Madre di Dio, conservaci un cuore di fanciullo, puro e limpido come acqua
di sorgente. Ottienici un cuore semplice, che non si ripieghi ad assaporare le
proprie tristezze; un cuore magnanimo nel donarsi, facile alla compassione; un
cuore fedele e generoso che non dimentichi alcun bene e non serbi rancore per
nessun male. Formaci un cuore umile, che ami senza esigere di essere riamato,
felice di scomparire in altri cuori, sacrificandosi davanti al tuo Figlio
Divino. Donaci un cuore grande e indomabile, così che nessuna ingratitudine lo
possa chiudere, e nessuna indifferenza lo possa stancare; un cuore tormentato
dalla gloria di Gesù Cristo, ferito dal suo amore con una piaga che non
rimargini se non in Cielo. (Grandmaison)
Ricostruisco alla meglio una predica di un simpaticissimo Cappuccino che aveva preso lo spunto, se non erro, dalla Prima Lettera ai Corinzi (capo 11) e dalla Prima Lettera di San Pietro (capo 3). Mi sembra di rileggere i Sermoni di Sant'Antonio di Padova così schietti, e vivaci, tanto che tutti gli uditori capivano e perdonavano anche rimproveri scottanti a questo amato portatore del Vangelo.
«Donne
di tutte le età e di tutte le razze, vi dico che siete belle se vivete nella
Grazia di Dio».
Mamme,
nonne e ragazze siate ancor più affascinanti, come anche Dio vi vuole, ma non
spendete troppi soldi per questo.
Code
dai parrucchieri, nelle boutiques e nelle profumerie, dalla massaggiatrice, o
stese come lucertole a rosolare sulle gremite spiagge del mare, con quale
profitto poi?...
Non
sciupate la freschezza del vostro volto coprendolo di trucco, né l'armonia
del vostro corpo vestendolo, o meglio svestendolo in maniera indecente. La
moda non è una scusa.
Tutte
potete essere ancor più belle, seriamente attraenti ancor meglio di certe
dive dello spettacolo ridotte a bambole di cattivo gusto.
Vi
sembra strano che sia proprio un frate, e nel bel mezzo di una predica, a
suggerirvi una cura di bellezza. Sappiate però che, benché non costi neanche
una lira e non abbia effetti nocivi come certe cure dimagranti, è una cura
lunga, impegnativa. Guai a scoraggiarsi!
-
Siate dolci, di buon cuore, pazienti e servizievoli con tutti (ma sia per
l'amore di Dio, se non volete rimanere deluse), e intuitive nel capire chi può
avere bisogno di voi.
-
Siate pure nei pensieri e nei discorsi, caste e sincere nelle vostre azioni,
nella vita personale, familiare e sociale.
-
Siate sorridenti, piene di coraggio, sostenute da un sano ottimismo di chi ha in
Dio una incrollabile fiducia.
Ebbene
fatene la prova e ripetetela più volte. Il volto diverrà disteso, lo sguardo
carezzevole, le labbra pronte al sorriso e le braccia aperte all'abbraccio del
sofferente e svelte nel soccorso concreto.
Non
illudetevi però: non raggiungerete mai la bellezza della Benedetta fra tutte
le donne, di Maria la Vergine Madre il cui Cuore, come un'immensa Rosa
racchiude, con il Figlio Gesù, tutto il Paradiso.
Mi
rivolgo ora anche agli uomini, pur non numerosi, che siete qui presenti
davanti allo stesso altare, vicini a quel Signore Gesù al quale tutti dovremo
rendere conto anche di un pensiero disonesto, accarezzato come una serpe in
seno.
E
vi dico che non c'è forza più grande, calamita più forte di un cuore umile e
pulito; non c'è chiave che apra meglio a un vero dialogo, di un sorriso franco
e amorevole, anche se non vi sembrasse meritato da chi vi sta innanzi.
Solo
così eviteremo delusioni ed abbandoni, anzi richiameremo chi ci ha voltato le
spalle, poiché il Bene è più forte del Male.
Vi
dico la mia esperienza: quando ho tentato, con molta fatica a volte, a sorridere
così, ho visto sciogliersi la durezza di volti truci e riscaldarsi cuori abitualmente
gelidi.
Sono
le persone che, pregando e ritentando, cercano di vivere come qui è stato
loro proposto. Tra loro sono unite, anche senza conoscersi perché, pur partendo
da situazioni diverse, sono rivolte a un'unica mèta.
Siccome
però, con i tempi di Dio, questa iniziativa si allargherà, propongo un punto
di riferimento, per adesso solo per richiedere altre copie da offrire con coraggio
e criterio.
Ma
quante persone inferme sono già autentiche Apostole del Sorriso! Consolano più
che essere consolate ed io ne faccio esperienza quasi ogni giorno.
Ecco
l'indirizzo dove è radicato il piccolo centro propulsore: -
LINA
MASSERONI
Via
Gorki, 10
20098
Zivido di San Giuliano Milanese
(MI)