ALEXANDRINA VOGLIO IMPARARE DA TE!

Un vademecum per ogni cristiano/a che voglia essere veramente tale.

"Alexandrina, da' la mano!"

C. E. SIGNORILE

 

INTENTO

Se tutti seguissero le orme di Gesù, si avrebbe final­mente la vera pace. Ma anche se tutti seguissero le orme dei veri cristiani, dei membri "sani" del Corpo mistico di Gesù si avrebbe la pace, la realizzazione del regno di Dio qui, su questa Terra.

La Beata Alexandrina è uno di questi modelli da seguire.

Più volte Gesù le dice che è "maestra" all'umanità:

"Tu sei venuta al mondo per essere scuola di tutta l'umanità.

In te le fanciulle apprendono a custodire per me l'iris candido della loro purezza; in te apprendono i vecchi ed i giovani, i ricchi e i poveri, i colti e gli ignoranti; in te apprendono tutti ad amarmi nella sofferenza, a portare la loro croce". S (05-12-47).

 

"La tua vita, figlia mia, è una scuola d'amore, e una scuola di dolore. Io voglio, io voglio, grido ben forte che tutta l'umanità apprenda dalla tua vita: è una scuola di sapienza, è una scuola sublime, è una scuo­la tutta della vita divina". S (28-03-52).

 

"Figliolina, figliolina, dono celeste, tutta la tua vita parla alle anime, tutta la tua vita è una predica conti­nua: il tuo sorriso che ti imponi, i tuoi gemiti, tutta la tua sofferenza rassegnata parla ai loro cuori, la seduce, la attira ed essi vengono a me. Tu sei la missionaria di Gesù. Questa missione sublime continuerà con mag­giore efficienza, con maggior splendore quando sarai in Cielo". S (21-08-53).

 

"L'oscurità della tua camera (la luce le feriva gli occhi) invita le anime a grandi cose: è una predica per loro. La tua cameretta predica e predicherà sempre a tutti quanti ci verranno. Tutta la tua vita predica loro, e questa predicazione si estenderà al mondo intero". S (28-01-55).

 

"Coraggio, figlia mia! La tua camera, la tua vita, quanti insegnamenti dànno al mondo! L’una scuola divina che insegna agli uomini, è la luce di Dio che illumina nelle tenebre". S (11-02-55).

 

Se vogliamo dunque vivere da veri cristiani, quindi partecipare alla redenzione di questa povera umanità, siamo stimolati ad andare alla scuola di Alexandrína. Tale scuola giunge a noi attraverso i suoi scritti; fatti con tanto sacrificio per obbedienza ai direttori spiri­tuali e per amore alle anime da salvare, che è la sua missione.

Ma se i volumi di tali scritti stanno sepolti in biblio­teca, come possono esser conosciuti?

Ecco la necessità di stralci!

Si è dunque pensato di estrarne una piccola raccolta di pensieri, di frasi da tener presenti nel quotidiano: un piccolo vademecum che sia di stimolo e di aiuto ad ogni cristiano che ama veramente e non vuole spre­care la propria vita terrena.

coniugi Signorile

13 ottobre 2004

 

1

ALEXANDRINA E GLI ALTRI

Verso chi soffre

Il mio povero cuore, sebbene tanto cattivo, soffre, soffre, muore per non poter disfarsi in pane, indu­menti, conforto, gioia, consolazione e balsamo per quanti soffrono. S (16-01-48).

 

Io vorrei essere balsamo per tutte le ferite, consolazione per tutte le tristezze, conforto per tutti gli scoraggiamenti, alimento per ogni fame, indumenti per ogni freddo, rimedio per ogni male. Io non sono nessuno, non sono nulla, non valgo nulla. S (21-05-48).

 

Vorrei percorrere il mondo per asciugare tutte le lacrime, consolare tutti gli afflitti, vestire tutti gli ignudi, saziare tutti gli affamati. Vorrei diffondere sulla umanità intera, sui corpi e sulle anime, la carità di Cristo. O santa carità del mio Signore, quanto tu sei bella, quanto tu puoi allietare e consolare il mio Gesù! S (12-02-48).

 

Verso chi la fa soffrire

Voglio rendermi simile a Gesù: voglio, anche se con molto sforzo, pregare sempre sempre per coloro che mi feriscono. S (28-02-47).

 

Quando le spine mi penetrano più profondamente, quando le contraddizioni e le umiliazioni mi schiac­ciano, dico: "Sii benedetto, o Signore! Sia tutto per amore a Te e per la salvezza delle anime. Mi vendicherò, mio Gesù, pregandoti sulla terra e in Cielo per tutti quanti mi fanno soffrire". S (25-07-52).

 

Amo quelli che mi amano, amo i giusti e i peccato­ri, amo tutti quelli che mi feriscono, perché in tutti vedo Gesù e tutti amo per amore a Gesù. "O mondo, addio! Non essere più ingrato, non pec­care più! Io vado a Gesù, ma continuo a vegliare su di te". S (01-11-45).

 

Io sono rassegnata: ricevo tutto come doni del Cielo e vedo in tutti coloro che mi fanno soffrire l'imma­gine di Gesù e perdono tutti. L (20-03-4G).

 

"Mio Gesù, trai da me la riparazione necessaria. Io accetto, io voglio soffrire per chichessia, amici o nemici miei, non mi importa: sono figli del tuo san­gue divino; io li voglio salvare tutti. S (31-01-47).

 

Verso tutti: il sorriso

In tutte le fotografie Alexandrina appare con il sorri­so: è una sua caratteristica. Pensiamo che sarà ricorda­ta lungo i secoli come "la santa dal sorriso".

Gesù le ha chiesto con insistenza di sorridere sempre anche nel dolore:

"Offrimi il tuo dolore nascosto nel sorriso dell'amo­re". S (09-12-49).

 

"Sorridi al dolore, perché io possa sorridere quando giudico i peccatori". S (08-12-50).

 

"( ...) nascondi il martirio della tua anima con il tuo sorriso, il più che ti sia possibile.

È con il tuo sorriso, o meglio con il mio sorriso che sta sulle tue labbra, che fai il bene, un gran bene, il massimo bene a tanto grande numero di anime.

Io sto nel tuo cuore con il Padre e con lo Spirito Santo; parlo con le tue labbra e sorrido sulle tue lab­bra". S (08-02-52).

 

E Alexandrina ha ubbidito, talvolta con uno sforzo eroico nella sofferenza atroce.

Ah, il mio dolore, la sofferenza della mia anima! Soffro soffrendo e soffro sorridendo. S (07-09-45).

 

Gesù mi ordina di soffrire con gioia. S (02-11-46).

 

Io sorrido a tutti, ma è ingannatore il mio sorriso: è per coprire le grandi angosce che mi passano nel­l'anima. L (18-06- 46).

 

Tutto il mio corpo era una piaga viva; il capo, una fonte di sangue. L'anima andava sempre piangendo, mentre le labbra sorridevano, confortavano e dava­no consigli. Mi assoggettavo a tutto (molte visite di va­rie persone), vincendo la mia ripugnanza, per amore a Gesù. S (26-05-50).

 

Sorrido a tutti mentre l'anima piange. Mi pare di ingannare tutti in ogni senso: mi mostro felice e con­tenta, ma la mia felicità e la mia contentezza stanno solo nella sofferenza e nel compimento della volon­tà del Signore. S (29-08-47).

 

2

ALEXANDRINA E LA VITA DIVINA

Conformità al volere di Dio

Riprendiamo:

... ma la mia felicità e la mia contentezza stanno solo nella sofferenza e nel compimento della volontà del Signore.

Ecco una componente essenziale della spiritualità di Alexandrina: la conformità al volere di Dio. Alexandrina è tutta uno slancio d'amore a Dio; e l'oblazione della propria volontà è un elemento carat­teristico dell'amore.

Questo amore a Gesù sovente viene espresso anche come un sorriso dell'anima. Alexandrina si spiega bene nella lettera del 18-06-46 al suo direttore p. Pinbo:

Ma un sorriso molto diverso da quello delle mie lab­bra io ho, e lo sento continuamente: è un sorriso di dentro, sorriso interiore, sorriso dolce, sorriso tenero, sorriso che bacia e abbraccia la volontà del Signore, sorriso che mi lega alla croce insieme con tutto il dolore, per mai più lasciarla. È Gesù che me la offre. Questo sorriso è reale, non è ingannatore: è il sorri­so alla croce e alla volontà di Colui che me l'ha inviata.

 

Ecco altre frasi che riguardano tale conformità.

Fra tante spine, tante sofferenze, in così pesante croce, sento la gioia dell'anima che sorride a tutto quanto viene dalle mani del Signore.

Io posso gemere, possono piangere gli occhi del corpo, ma quelli dell'anima sono lieti, disposti a ricevere tutto il martirio che il Cielo mi manda. L (02-06-48).

 

In nulla trovo gioia, se non nello sforzo continuo di voler fare con perfezione la volontà del Signore. Voglio sorridere a tutto, ma la mia natura è tanto fragile! Intristisce, sfinisce e muore. L (22-09-51).

 

Eccomi qui (alla fatica di dover dettare il diario), nella rinuncia di me stessa, soggetta all'obbedienza, con­trariando la mia volontà, obbedendo ciecamente, non avendo volontà, volendo solo ciò che Gesù vuole. Io non vorrei dire più nulla, soffocando com­pletamente tutto quanto avviene in me. Se così facessi, entrerebbe la mia volontà, non rinuncerei a me stessa, non obbedirei.

Gesù rimarrebbe triste: non posso consentire questo! Obbedisco ciecamente, obbedisco per amore. S (23-02-51).

 

Non posso parlare. Invio al Cielo il mio sacrificio di cieca obbedienza. S (21-01-55, anno della morte).

 

Ringraziamo la Beata Alexandrina per la sua eroica conformità al volere di Dio, altrimenti saremmo pri­vati di migliaia di pagine dense di ricchissimi tesori, per noi tanto salutari!

 

Alexandrina e il premio

Il vero cristiano non procede per la retta via mosso dal timore del castigo o dal desiderio del premio, ma solo per amore a Gesù, che ama al punto da rendersi sem­pre più simile a Lui.

Alexandrina afferma: Io non soffro con lo scopo del premio: soffro perché il mio cuore ha sete di Gesù e solo in Lui può essere saziato. L (23-03-40).

 

"Io non cerco il mio onore, la mia gloria (siamo nel 47 e il suo Caso ha già acquistato notorietà), ma la tua, Gesù. Io non soffro con gli occhi al premio per me, ma con il fine di salvarti anime". S (10-01-47).

 

"O mio Gesù, mio Gesù, io non voglio la mia anima pura con il fine di non andare a soffrire in purgatorio: la voglio pura per consolarti, la voglio pura perché non voglio ferirti, la voglio pura per salvarti le anime con la purezza stessa.

È per questo che io soffro, è per questo che tutto accetto, mio Gesù (...)". S (21-02-47).

 

Io vorrei amare sino alla follia, io voglio amare il mio Gesù senza il fine della ricompensa del Cielo. Non mi interessa il premio che Gesù mi dà: voglio amare Lui, solo Lui al di sopra di tutto, perché è degno di amore.

Il fine del mio vivere, il fine del mio dolore è Gesù con le anime, ma è sempre Gesù perché le anime appartengono a Lui. S (28-02-47).

 

Umiltà

Una nota fondamentale e molto insistita nella sinfo­nia spirituale di Alexandrina è l'umiltà.

Il suo nascere povera, in un villaggetto povero ed ignorato, la sua istruzione quasi nulla (la prima ele­mentare neppure finita!) avranno contribuito al suo atteggiamento umile. Ma la sua virtù sta nel mante­nersi sempre umile anche quando la sua fama si dif­fonde. Anzi, la notorietà la fa soffrire!

Nella sua vita mistica, straordinaria, tanto ricca di virtù, non attribuisce nulla di buono a sé, ma tutto a Gesù; e sempre si schermisce quando Gesù la loda.

"Gesù, vi è in me qualcosa di buono, di lodevole? Non lo sento, non lo conosco.

Ma, se vi è, appartiene a Te, non è mio". S (22-01-45). "O mio Gesù, conta sempre su di me come vittima. Non contare sul mio amore, ma sul tuo, perché è con esso che Ti amo; non contare sulla mia genero­sità e sulla mia forza, ma sulle tue: è la tua generosi­tà, è la tua forza che mi portano ad accettare con gioia ogni sofferenza". S (05-04-47).

 

"Sono vissuta solo grazie a Te e per Te. Solo in Te ho confidato. Mai, mai ho confidato in me; per gra­zia tua, nulla ho attribuito a me, mai, mai.

Il mio nulla, la mia miseria immensa, la mia inutilità è ciò che mi sta sempre, sempre presente (...). S (03-07-53).

E rivolta alla Madonna, dice:

"Tu sai, cara Mammina, quanto mi sento piccola alla tua santissima presenza.

Quante volte Ti ho detto che non sono degna di baciare non solo i tuoi santissimi piedi, ma neppure il suolo dove i tuoi piedi non si sono posati ma hanno fatto ombra! ". S (02-08-47).

 

Naturalmente, la sua umiltà si esplica sempre anche verso il prossimo.

Intanto, si firma sempre "la povera Alexandrina". Poi sentiamo le seguenti frasi.

Io non desidero essere di più delle altre anime. Voglio per tutte ciò che voglio per me: l'amore più puro, più ardente, più santo. L (2G-07-39).

 

Se mi affligge il dolore per alcune anime che mi feri­scono con spine, mi sforzo di non pensare alle loro manchevolezze e dico: "Gesù, modellale Tu, rendi i loro cuori simili al tuo. Modellale e rendi prima di tutto il mio simile al tuo, perché è quello che ne ha più bisogno.

Gesù, Mamma celeste, sono io la figlia più indegna e più piccola che avete nel mondo". S (12-07-45).

 

Teniamo presente che questo suo sentirsi "piccola" non le impedisce di aspirare ad essere utile per il bene, a diventare santa svolgendo la sua missione di salvezza delle anime.

`Mio Dio, io voglio essere piccola agli occhi del mondo, ma grande ai tuoi divini occhi".

L (04-11-35).

 

Confida in Gesù:

Egli può dal nulla fare tutto. E nella figlia più inde­gna e povera può accumulare le maggiori grazie e riempirla delle maggiori ricchezze.

Io sono lo strumento più inutile nelle sue divine mani. Se sarà di suo gradimento, potrà farmi utile per tutto e per tutti. L (06-09-41).

 

"Gesù, sii Tu benedetto! Io sono piccola, io sono un nulla. Manovra questo nulla a favore dell'umanità. Accogli le richieste della più indegna delle tue figlie! ". S (24-09-54).

 

Ed ecco alcune risposte di Gesù:

"Io trovo piacere nelle anime semplici, piccole, e per questa ragione elevo le più misere alla maggiore grandezza.

L'umiltà, l'umiltà, figlia amata, quanto mi consola! E per questo che ti amo (...)". S (04-05-46).

 

"Trionfa, trionfa nella tua piccolezza!

Ogni anima umile e ansiosa di vivere nascosta è grande col suo Signore, si eleva col suo Signore.

L'umiliato per amore a Gesù è esaltato nell'amore di Gesù". S (28-08-53).

 

Finiamo con un frammento di dialogo tra Gesù e Alexandrina:

"O mio caro Gesù, io vorrei darti amore, darti ripa­razione ed estirpare dal mondo tutta l'iniquità. Sono tuoi i miei desideri: nulla ho di mio, ma con ciò che è tuo posso fare molte cose. Dammi luce, dammi la tua grazia! ".

"Abbi fiducia, figlia mia: dal nulla io feci tutto. Nelle cose piccole io compio le più grandi meravi­glie. L'anima umile è tutto per il mio Cuore divino. Dal tuo nulla ti elevo alla maggior grandezza; nella tua cecità possiedi tutta la luce". S (17-09-48).

 

Fiducia, affidamento

Dio è amore, e Dio ci è padre. Dunque, un padre che ama.

Non solo, ma è anche onnipotente. Dunque, tutto può e tutto fa per il nostro bene.

Il vero cristiano, da figlio, deve fare di tutto per ricam­biare tale amore.

Allora dovrebbe riuscire, in ogni situazione, ad affi­darsi all'amore del Padre e a stare "tranquillo e sere­no come un bimbo svezzato in braccio a sua madre" (Sl 130).

Certo, è molto difficile in taluni casi arrivare a rag­giungere questo stato d'animo! Occorre intensificare il nostro amore e la nostra preghiera chiedendo aiuto in questo senso. E l'aiuto non mancherà, a suo tempo! I tempi di Dio non sono i nostri; e certe atte­se lunghe sono volute dal sommo Bene per la nostra santificazione e per altri beni che non conosciamo. Anche in questo Alexandrina ci è grande maestra.

 

Confido solo nel mio Gesù: nel vedermi così tanto debole e piccola, mi aiuterà di più.

"Gesù, voglio essere sempre piccola per andare sempre al tuo collo, per restare sempre tra le tue braccia divine: così non temo nessuna caduta.

Con Te posso portare la mia croce". L (07-09-39).

 

"Tu mi hai dato la grazia che io conoscessi l'abisso della mia miseria, ma allo stesso tempo vedo che maggiore, infinitamente maggiore è l'abisso del tuo amore, la tua misericordia e compassione. Confido ciecamente in Te e in Te spero". S (27-03-42).

 

Mi sono consegnata, affidata (...) Gesù e la Mamma celeste si prendono cura di me, anche se io non lo sento. Credo, credo, mio Dio! Io credo. S (0G-10-50).

 

In questa affermazione ostinata, ripetuta, si sente la lotta contro il dubbio.

È una lotta che dobbiamo affrontare con l'aiuto della preghiera.

"Io ho fiducia, mio Gesù, ho fiducia anche contro tutto, contro tutta la morte delle mie speranze. Spero in Te, Signore, e non resterò confusa! ". S (29-08-47).

 

Io sto salda in Gesù, mi abbraccio al Crocifisso e cerco di vivere la vita di ogni momento senza pensa­re a ciò che avverrà, perché non vi sia in me alcuna preoccupazione: soffrire, voler confidare e amare, fare in tutto la volontà del Signore. S (17-09-48).

 

Ho consegnato a Gesù e alla Mamma celeste la mia vita incomprensibile: me la accettino Loro, che nella loro sapienza divina comprendono tutto. A me spetta solo soffrire e seguirli, anche alla cieca. Sia fatta in tutto la volontà del Signore! S (28-05-48).

 

Questo è l'atteggiamento proprio dell'anima-vittima. Non tutti siamo chiamati ad una vetta così alta; tutti però, noi cristiani, dobbiamo mirare in quella direzio­ne.

È una lotta continua contro i dubbi!

Alexandrina, arrivata al 1953, ancora deve invocare aiuto, ma poi riafferma la sua fiducia:

 

"Aiutami, Signore, aiutami!

Fa' che la mia fiducia arrivi sino a Te!

Veda io tutto contro di me, sia totale il mio abban­dono, veda io sfasciarsi la Terra e persino il Firma­mento stesso, ma io non cessi di avere fiducia in Te!". S (27-11-53).

Sarò io capace di sopportare questo vivere così?... Posso tutto in Colui che mi conforta, tutto posso con Gesù e con la Mammina celeste. S (01-04-55).

 

Ricordiamo l'affermazione di S. Paolo "Tutto posso in Colui che mi dà forza" (Fil. 4,13).

 

Inabitazione

Col battesimo il cristiano riceve il germe della vita divina; ma perché questa si sviluppi e diventi operan­te, occorre la sua collaborazione attiva.

Gesù dice:

"Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà, e noi verremo a lui, e prenderemo dimora presso di lui" (Gv. 14, 23).

 

È questo dimorare della Trinità Santissima nel cuore del cristiano, divenuto `figlio di Dio", che viene chia­mato "inabitazióne".

 

Purtroppo, nel vivere quotidiano, la consapevolezza di questa stupenda verità rimane soffocata, nella mag­gior parte di noi cristiani.

Alexandrina è tra quelle anime elette, tanto elevate spiritualmente, che vivono in questa intimità divina. Gesù le dice:

"Il tuo cuore è trono di amore, di purezza, di delizie per tutta la Trinità divina: abita in te per arricchirti sempre con tutta la grazia e le ricchezze divine. Va' con la forza del tuo Gesù a dettare tutto, perché nulla rimanga occulto". S (24-05-46).

 

Pochi mesi dopo, Alexandrina detta:

Cerco di vivere sempre, sempre il più possibile, nel­l'intimo della mia anima. E come vivo? In ginocchio (spiritualmente) a mani giunte, a capo chino, adoran­do e amando la Santissima Trinità.

Io adoro, amo soltanto coi miei desideri: con la mia miseria non posso fare di più.

Oh, se ottenessi che tutte le anime vivessero la vita intima con questo Tesoro divino e Lo adorassero e amassero! S (05-10-4G).

 

Continua la consapevolezza dell'inahitazione anche durante le occupazioni quotidiane:

Voglio vivere dentro a questo corpo che non esiste (è già fisicamente distrutta, dopo 5 anni di digiuno totale, con tutte le altre sofferenze fisiche e morali), voglio vivere tanto addentro in esso la vita interiore, la vita inti­ma con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, tanto da non volerne uscire fuori per interessarmi delle cose esteriori, senza continuare a vivere sempre in quella vita intima.

"O mio Gesù, non permettere che mi separi da Te!". S (17-01-47).

 

Circa due anni dopo Gesù le dice:

"Parla in te il Padre con il suo potere e la sua sapien­za, il Figlio con la sua redenzione e il suo amore, lo Spirito Santo con la sua luce. Tutto è a favore delle anime: tutto traspare da te e si infonde nelle anime (...). S (05-11-48).

 

E ancora:

"Ascoltami: hai nel tuo cuore il Cielo, la Trinità divina, che non è venuta ora ma abita sempre in te. Si delizia tutta quando parli di Lei: quale gloria, quale gloria le vien data per mezzo tuo!

Quante anime vivono la vita interiore, la vita della Santissima Trinità, per tuo tramite! (por teu intermé­dio)". S (22-07-55).

 

Per suo tramite, alla sua scuola, dunque, anche noi mettiamoci d'impegno a non trascurare il divino Tesoro che abbiamo in noi!

E così, a poco a poco, riusciremo ad assecondare il desiderio che Gesù esprime ad Alexandrina, ma che dobbiamo sentire rivolto a noi stessi:

"Voglio che tutto ciò che è mio traspaia da te. "Voglio che i tuoi sguardi abbiano la purezza dei miei, che le tue labbra abbiano il sorriso, la dolcezza delle mie, che il tuo cuore abbia la tenerezza, la carità, l'amo­re del mio. Insomma, voglio che in tutto tu mi imiti". S (13-06-47).

 

3

ALEXANDRINA E LA PREGHIERA

(estratti da "Mio Signore, mio Dio")

Lode e ringraziamento

La vera preghiera è un contatto dell'umano col divino, ed è essenzialmente amore; un colloquio d'amore - fatto anche di silenzi - tra la creatura e il suo Creatore. Alexandrina è tutta amore in ogni fibra del suo esse­re, vive concretamente l'unione col Dio-Amore, quin­di è una "incarnazione d'amore" in ogni sua preghie­ra, come in ogni suo momento di vita.

Alla sua scuola impariamo anche noi a pregare bene! Passiamo rapidamente in rassegna i vari aspetti della preghiera:

 

lode e ringraziamento.

Nel vedere i fiori ammiro, lodo e adoro la potenza di Dio.

(Si sente incapace di una lode adeguata, quindi)

A tutte le creature che lodano il Signore chiedo che lo lodino per me. S (19-03-48).

 

Contemplavo il cielo piena di nostalgia e dicevo: Oh, come è bello Colui che ti creò!". L (09-08-41).

 

Dalla contemplazione del creato nasce uno stupore estatico che fa vibrare di riconoscenza tutto il nostro essere, perché questi non si sente distaccato, fuori dalla meraviglia che contempla, ma coinvolto, pur essendo un nulla nel Tutto.

È un adorare con amore grato per ogni cosa, poiché tutto gli è stato donato.

Per noi cristiani c'è anche l'Incarnazione e poi l'Euca­ristia!

Lungo il nostro cammino incontriamo momenti lieti, per i quali ci è spontaneo ringraziare:

Io ringrazio per tutti i benefici che ricevo: quelli di cui sono a conoscenza e quelli che ignoro, tutti quel­li che ho ricevuto e che riceverò nel tempo e nel­l'eternità, che è il Cielo. E ringrazio per quei bene­fici concessi alle anime per mia intercessione. Ringrazio per coloro che non ringraziano il Signore; ringrazio per l'umanità intera.

E aggiunge: Ma chiedo a Gesù - squisito il suo amore a Gesù! - che non accetti questo ringraziamento come mio, ma come se fosse ognuno a ringraziarlo, affinché non senta l'ingratitudine di nessun'anima. S (07-08-53).

 

Ci rimane molto difficile invece ringraziare per i momenti dolorosi; questo è contrario alla nostra natu­ra umana. Ma il cristiano sa che ogni evento è voluto o permesso da Dio che è amore, quindi - raggiunta una certa elevatezza spirituale - riesce a ringraziare anche per i momenti dolorosi (vedere il capitolo 5)

Ecco Alexandrina maestra:

Tutti i giorni, poco dopo la Comunione, prego il "Magnificat" per ringraziare dei dolori e delle gioie di ogni giorno, prima ancora che arrivino. S (25-01-46).

 

Ebbi gioie che subito morirono e spine che sempre rimasero a ferirmi. Tutto ricevetti come doni di Gesù. Tutto gli offersi ringraziandolo di cuore. S (01-08-47) (...).

 

"Grazie, grazie, Gesù, nella consolazione e nel dolo­re, nella vita e nella morte". S (03-04-53).

C)

 

Pentimento, conversione e richiesta di perdono

Fui molto cattiva alla fine di questo pomeriggio. Certamente feci dispiacere a Gesù. Grande pena e dolore io ho per questo! È nelle piccole cose che io mostro chi sono (...). L (28-06-40).

 

"Cara Mamma, fa' che io pianga fiumi di lacrime di pentimento per i miei tanti peccati, pur avendo rice­vuto tanti benefici da Te e da Gesù". S (08-04-49).

 

Al pentimento deve seguire la conversione. "Gesù, io non sono più la stessa. Ti ricordi del molto che Ti ho offeso? Ora voglio solo amarti (...)". L (25-09-41).

 

Il pentimento e la volontà di conversione sfociano nella richiesta di perdono.

"O Mamma, chiedi per me perdono a Gesù. Digli che io sono il figlio prodigo che torna alla casa del suo buon Padre, disposta a seguirlo, ad amarlo, ad imitarlo". A, p. 17.

"O mio Gesù, mio Gesù, perdono, perdono per i miei peccati, perdono per tutti i peccati dell'intera umanità (...). S (13-11-53).

 

L'amore a Gesù è il suo unico fine, sempre presente in ogni suo atteggiamento.

Quanti mi odiano e disprezzano! Quanti mi calun­niano! Nell'interrogare me stessa dico: che male ho fatto loro? Subito mi viene in mente: che male ci ha fatto Gesù, se non amarci e morire per noi?

E, immediatamente, mi sento obbligata a perdonar­li e a ripetere molte volte: "Perdona loro, mio Gesù! Lascia che si convertano e si infiammino nel tuo divino amore!". S (13-05-43).

 

Invocazione, supplica

La preghiera di invocazione, di supplica non va certo intesa come una richiesta che vuol forzare Dio a fare la nostra volontà, ad assecondare un nostro desiderio, no! Deve essere l'espressione di una dipendenza amo­rosa della creatura verso il Creatore; deve sorgere da un cuore umile ed amante che si apre in tutta la sua profondità e si affida al Padre al quale espone le sue necessità con la fiducia che - al momento opportuno­sarà assecondato, se questo non sarà in contrasto col Bene sommo, cioè con la volontà di Dio.

Le suppliche che Alexandrina rivolge al Cielo sono un esempio bellissimo in questo senso: tutte presentano l'umiltà, di chi si sente piccolissima, un nulla davanti a Colui al quale si rivolge; la confidenza, la fiducia nella misericordia di Dio, fiducia che nasce dall'amo­re reciproco; l'insistenza nel chedere, che è sollecitata da Gesù stesso come vediamo nel Vangelo.

Ecco un esempio:

"Gesù, accogli le mie suppliche, accoglile! Non badare se questa che ti supplica è povera, la più povera e miserabile, ma ricorda le tue divine pro­messe e la tua esigenza nel comandarmi di suppli­carti con insistenza. Io chiedo, Gesù, chiedo e confido". S (01-02 52).

 

"(...) Confido che non disprezzerai il mio nulla e avrai compassione di me. Dammi la tua grazia, gui­dami sempre sui tuoi cammini! ". S (29-10-48).

 

"Gesù, ti chiedo di diventare santa come Tu vuoi, se vuoi. Ti chiedo di amarti tanto quanto il tuo Cuore desidera (...). S (14-09-45).

Sono tanto lontana dall'essere perfetta, dall'usare con tutti la carità di Gesù!

"Aiutami, Amore mio, a convertirmi a Te! Rendimi davvero simile al tuo divin Cuore. Quali ansie io ho di amarti e di amare il prossimo! Che fame del tuo amore, che fame di perfezione, che ansie per il Cielo! Ho paura di me stessa, mi temo in tutto e per tutto". S (05-08-49).

 

Mio Dio, mio Dio, che lotta, che sofferenza, che combattimento tra quella che sono e quella che dovrei essere: la mia natura in rivolta e il desiderio ardente di voler solo la volontà del mio Signore! Invoco, invoco Gesù e la Mamma celeste chiedendo Loro la dolcezza, la mansuetudine, la pazienza dei loro Cuori divini; chiedo al divino Spirito Santo che mi illumini e mi assista (...). S (22-0G-51).

 

"Gesù, abbi pietà, compassione di me: arricchisci questo mio nulla, riempilo del tuo grande amore! Non Ti chiedo di operare in me meraviglie che si vedono (già da tre anni rivive la Passione). Ti chiedo la meraviglia e la ricchezza del tuo amore". L (14-05-41).

 

"Dammi, o Gesù, il fuoco del tuo santissimo Cuore. Sii Tu la mia forza, dammi la tua pace! ".

S (15-03-46).

 

Facciamo notare che anche quando chiede un aiuto materiale, economico, nel rischio di perdere la casetta ipotecata, non manca la nota spirituale.­

"( ...) O Gesù, non Ti chiedo onori, ricchezze, gran­dezze, ma Ti chiedo di lasciarci la nostra casetta affinché mia madre e mia sorella (lei crede di essere prossima alla morte) abbiano dove vivere sino alla fine della vita, affinché mia sorella abbia dove cogliere i fiori per adornare il tuo altare in chiesa nei giorni di sabato. O Gesù, tutti i fiori sono per Te.

Gesù, soccorrici, che stiamo per perire! Porta que­sta notizia lontano, a chi ci possa soccorrere (verrà infatti da Lisbona l'aiuto, tramite il direttore p. Pinho). Non Ti chiedo con quale mezzo, perché non so: confido in Te". (A p. 24-25).

 

Invocazioni a Maria

Le invocazìoni che Alexandrina eleva alla Madonna sono presenti in quasi tutte le preghere di supplica: La sente come aiuto, come mediatrice.

Come aiuto nell'amare:

"O Madre di Gesù, dammi il tuo amore per amare con esso il tuo e mio Signore!". S (15-12-44).

 

Aiuto per partecipare alla S. Messa:

(...) Nel momento della Comunione Le chiesi che mi facesse comunicare come si comunicherebbe Lei, se fosse li a ricevere Gesù. S (13-07-51).

 

Aiuto con l'esempio:

"Il tuo cammino, Madre di Gesù, mi dà conforto per portare la croce, per portare la croce in questa amarezza, in mezzo alle tenebre, in tanta aridità". S (15-12-44).

 

Quando soffro per la morte che sento, dico: la Mamma è la mia vita; quando non ho luce né forza per soffrire, ripeto: la Mamma è luce, è forza; quan­do sento che tutta la mia vita è un inganno e che mento a me stessa, mormoro: non mi importa, la Mamma non si inganna, Ella è la verità. E in tutto vado ripetendo la stessa cosa: voglio ciò che la Mamma vuole, vado dove va Lei. S (15-09-50).

 

"Mamma, Mamma cara, insegnami ad amare Gesù! (...). S (26-12-47).

 

Come mediatrice:

Le mie povere preghiere non arrivano al Cielo; voglio renderle ricche e valide, ma non posso. Chiedo alla cara Mamma di parlare Lei a Gesù, e di offrirgli tutto, di dire tutto e di invocare per me. L (07-11-40).

 

Pregherò molto la Mamma perché ci ottenga da Gesù un amore santo e puro, un amore senza limiti che ci faccia portare la croce, le tribolazioni, le angustie che Gesù ci invierà, ma portarle con gioia e amore, con fiducia cieca che in tutto facciamo la sua santissima volontà. L (06-12-39).

 

"Mamma cara, vedi se trovi nel mio nulla alcune briciole (di sofferenza) che servano per essere trasfor­mate da Te in fiori da offrire per me al mio Gesù". L (01-06-39).

 

"Mamma, Mamma, chiedi al tuo Gesù luce per la tua figliolina, chiedi conforto per la mia anima! ". L (23-06-41).

 

"Cara Mamma, vieni sulla Terra a prendere la tua figliolina tra le tue santissime braccia. Voglio darti il cuore: solo Tu lo puoi riempire con il tuo amore, affinché io possa amare Gesù.

Incendiami con raggi d'amore tanto forti, tali che io possa incendiare il mondo.

Gesù non è amato. Col mio dolore e col tuo amore farò che sia amato. Sono sicura che così Lo amerò anch'io.

Mamma, Mamma, come sarà bello vedere tutti i cuori ardere per Gesù in un solo raggio d'amore! L (15-01-40).

 

Io Lo amo col tuo amore e amo Te col suo". S (07-05-49).

 

Intercessione

Il cristiano partecipa alle tribolazioni del fratello, della sorella, soffre per i pericoli in cui si trovano e invoca per loro. Alexandrina dice:

Invoco per tutti gli afflitti sotto ogni forma, che si sono avvicinati a me. Invoco per tutti quelli che si racco­mandano a me e per quelli che vogliono raccomandar­si. Invoco per il mondo intero, per i fedeli e per gli infedeli, per il nostro Salazar e per i nostri governanti. E ora, mio Gesù, Ti invoco per le anime del Purga­torio. S (14-04-50).

 

Anche nei momenti più forti di vita mistica (ha appe­na ricevuto la Eucaristia dalla mano dell'angelo cu­stode!) non si chiude in sé.­

"( ...) Mio sommo Bene, io sono più calda, sono proprio ardente, più forte e con più luce. Benedetti siano il tuo amore e la tua misericordia verso di me! Ti stringo al mio cuore e ti chiedo, mio buon Gesù, che nel tuo Cuore Tu stringa coloro che io amo, tutti coloro che mi stanno attorno, che mi appartengono, e tutti i tuoi figli. Stringi, Gesù, l'umanità intera. Perdona, perdonala sempre!". S (11-04-52).

 

La preoccupazione principale di Alexandrina e per i pericoli di carattere spirituale. La sua missione e per la salvezza delle anime, oltre che per infiammare i cuori nell'amore all'Eucaristia. Ecco che per la sua fa­miglia invoca:

"Ti invoco per tutta la mia famiglia: converti quelli che vanno per strade errate, infervora, incendia nel tuo amore quelli che sono in grazia!". S (14-04-50).

 

Per un mendicante che bussa alla sua porta, Alexandrina prega e offre sofferenze; questi muore scivolando in un fiume.

Angosciata, domanda a Gesù:

"Mio Gesù, si è salvata l'anima di quell'uomo che cadde nel fiume?".

"Sì, figlia mia. Fu alle i i e mezza di notte che com­parve alla mia presenza.

Come fu bello, incantevole quando mi vide davanti a sé, ancor prima che gli chiedessi i conti! Mi disse: "Perdonatemi, perdonatemi, mio Gesù! Solo Voi siete il mio Signore".

Gli perdonai e fu salvo".

Aveva invocato anche per un altro. Domanda: "E anche l'altro, mio Gesù?".

"Sì, figlia mia, e molti altri ancora, salvi grazie a te, per le tue sofferenze. Prega molto per loro. lo sono pieno di compassione (...)". S (26-04-4G).

 

In secondo luogo prega per la guarigione di malati. Alla preghiera aggiunge sacrifici, aumento di soffe­renze.

Naturalmente, non è sempre esaudita e qualcuno muore!

Accenniamo a due esempi di guarigione.

Per una grave malattia della moglie del medico e amico Azevedo, Alexandrina si impegna totalmente: Chiesi che accendessero la lampada e le candele e si inginocchiassero tutti. Offersi al Signore il mio corpo e la mia anima come vittima per l'ammalata; misi in movimento tutto il Cielo.

E invoca: "Lasciala qui, lasciala qui, Gesù, perché termini di allevare i suoi figliolini: dammi la prova dell'amore che hai per me!". S (24-12-48).

 

Guarirà: morirà il 21 febbraio 1986.

Alla fine del 49 si ammala gravemente la mamma di Alexandrina. Possiamo immaginare l'angoscia, la paura che muoia! Inoltre Alexandrina ba lo scrupolo di non vivere "bene" questo tragico momento:

"Io non soffro con perfezione, nevvero, mio Gesù? Sei triste perché ho pianto?

Gesù risponde: "No, figlia mia, no! Anch'io ho pian­to, e mia Madre ha pianto. Conosco tutto".

Poi aggiunge: `Dimmi una cosa: se io ti chiedessi la tua mamma, non me la daresti volontieri?".

"La do, la do, mio Gesù, ma non te la do senza lacri­me; non posso. Questo non te lo prometto".

(...) "O Gesù, se non è contrario alla salvezza della sua anima, lasciala ancora per un po' di tempo presso di me! Dammi altre sofferenze, sovraccaricami di più e allevia lei.

Ma se questo non è bene per la sua anima, voglio perdere tutto, ma che si salvi la sua anima.

Ma ciò che voglio, Gesù, è che la porti direttamen­te in Cielo; su questo non cedo" (*).

"Chiedi, chiedi, figlia mia: nulla ti sarà negato che non sia di danno per le anime. Ti prometto, quando chiamerò a me tua madre, di portarla direttamente in Cielo nella mia gloria". S (02-12-49).

 

Morirà dopo di Alexandrina, il 24 gennaio 1961.

 

Perseveranza nella preghiera

Anche senza forze e nei dubbi sulla Fede

Alexandrina resterà sempre unita a Dio, anche quan­do sarà proprio senza forze per una preghiera vocale e anche nei dubbi circa la Fede.

Le pare di non poter pregare per l'intensità della sue sofferenze di ogni genere, ma in realtà ogni suo mo­mento è tutto una preghiera.

 

Ciò che in questi giorni ha sofferto il mio povero corpo, solo Gesù lo sa; le agonie e le torture dell'ani­ma, solo Lui le può comprendere.

Questo martirio di anima e di corpo mi impedì di pregare, di meditare sulla sua santa Passione.

Lo fissavo sulla croce brevemente e dicevo solo: cosa mai soffri Gesù per mio amore! Soffri tanto che mori per me.

E avrò il coraggio io di negargli qualche sofferenza dell'anima o del corpo? Oh, no, mio Gesù! Con la tua grazia io non ti negherò nulla: sono la tua vitti­ma giorno e notte". S (04-04-47).

 

Non ho pregato quasi niente per le mie sofferenze, per il tanto doloroso martirio. Sono rimasta quasi completamente dimentica delle cose del Cielo.

Ho detto a Gesù e alla Mamma che questo non vuol dire diminuzione del mio amore, ma è dovuto al mio molto soffrire (siamo nel 1954). S (19-02-54).

 

La mia preghiera vocale è stata quasi nulla. Ma il mio spirito, in mezzo alle fiamme della sofferenza, non si è disgiunto da Gesù, non cessando di offrir­gli il nulla del mio nulla. S (24-02-50).

 

Ho passato una notte insonne: soffrivo molto, non potevo pregare.

Solo di tanto in tanto potevo dire qualche giaculato­ria. Ma ero sempre unita a Gesù, ero sempre la sua vittima.

Il mio cuore stava in ansie di dolore e di amore. S (07-11-53).

 

Sovente la sua anima si esprime attraverso lo sguardo: Ah, quanto soffre questo povero corpo che non è neppure uno straccio!

Non so e non posso parlare al mio buon Gesù né alla cara Mammina: li guardo, con il fine che il mio sguardo a loro dia tutto e chieda tutto.

Ah, povera me! Quale penoso vivere per il corpo e per l'anima! S (0G-04-51).

 

Tormentata dai dubbi circa le verità della Fede, con una volontà fermissima, sempre riattizzata dal fuoco

del suo amore a Gesù, si ostina a ripetere il suo «credo», anche senza convinzione:

Ho orribili tentazioni contro la Fede: tutto mi pare menzogna.

"Credo in Dio Padre onnipotente. Gesù, io credo in Te; Gesù, io confido in Te!"

Sono in un mare furioso. Le onde nere nelle quali combatto arrivano fino al Cielo. S (09-08-46).

 

"O Gesù, io non ti vedo, non ti sento, ma voglio confidare che sei Tu".

"Colloquio di Fede, colloquio di dolore e di amore, figlia mia: è ciò che Gesù ti ha predetto. Sì, senza l'amore, senza la tua follia d'amore non potresti sof­frire così e vivere di Fede senza sentirla. Confida, confida" (ricordiamo che Alexandrina è anima-vittima). S (16-04-54)

 

La mia vita è dolore e tenebre, senza interruzione di un solo momento.

Tutta l'altra vita (quella spirituale) si è spenta, è morta; persino i nomi stessi di Gesù e della Mammina! Il Cielo, la patria benedetta, tutto si è spento, tutto è scomparso. Pare che questi dolci nomi non esistano: Gesù, Mammina, il Cielo con la Trinità divina che tanto amavo, sono morti per me.

Sento questo, ma non cesso di invocare con l'anima e col cuore: "Gesù, Mammina, soccorretemi, sono vostra! O Cielo, o Cielo, vieni in mio aiuto!" Così grido io nell'apice del mio dolore.

Senza nulla sentire né udire come conforto o gioia, mi curvo per ricevere la croce e ripeto sempre: "Gesù, sono la tua vittima! ". S (16-08-46).

 

È tale l'afflizione che mi pare che tutto il mio essere venga strizzato.

Allora invoco Gesù, quel Gesù che sento di aver perduto insieme alla Mamma, quel Gesù nel quale sento di non credere.

Infatti quante volte, mio Dio, mi pare di aver perdu­to la Fede e di non credere nelle verità della santa Chiesa, né nella vita eterna!

Anche sentendo di non credere in nulla, invoco il Cielo per poter resistere. Vado ripetendo il «credo nella vita eterna!». S (14-01-55).

 

Continuo a passare le notti vegliando; passo delle notti in cui dormo alcuni minuti, se quello si può chiamare "dormire".

Prego, prego, parlo molto col Cielo, senza riceverne conforto: tutto il mio pregare non arriva ad affiorare. Tutta la mia vita si è spenta, come se in me non ci fosse nulla. Il Cielo è tenebre, la Terra è tenebre e tenebre sono in me.

Il vivere senza anima, il vivere senza Fede è un com­battimento, è una lotta.

O mio Dio, mio Dio, non ho guida né luce che mi illumini.

Il mio abbandono mi fa ricordare il tuo.

La lotta è accanita. Il mio sentire tenta di negare tut­te le cose, come: Dio, l'esistenza dell'anima e l'eter­nità.

Mi sforzo di pregare, come se tutto esistesse; e la mia ansietà di darmi a Gesù, di darmi alle anime è infinita. S (25-03-55).

 

Ma quello che l'anima sente non è condiviso dal cuore: si ostina ad aggrapparsi alla Fede, anche se le pare vano il suo martirio, vana la sua lotta contro la natura recalcitrante.

"Credo, mio Dio, credo anche se questo mio «cre­dere» mi pare menzognero".

Lo ripetei tante volte oggi! Tante volte invocai Gesù e la Mamma:

"Guardate al mio cuore e non a quanto io sento! Il cuore non mente: tutto è per Voi, per amore a Voi e per le anime.

Credo, credo! Aiutami, aiutami, Gesù!". S (15-04-55).

 

Voglio pregare, unirmi al Signore, e non posso: man­tengo questa unione il meglio che mi è possibile. Gli offro tutte le spine che, venendo da una parte e dall'altra, mi raggiungono e mi fanno sanguinare. Ma come, Signore, come offrire tanto nella inutilità,

nelle tenebre, nella morte e, soprattutto, senza la Fede? Mio Dio, quale orrore!

S (01-07-55, tre mesi prima della morte).

 

4

ALEXANDRINA E L'EUCARISTIA

(estratti da "Mio Signore, mio Dio")

Diamo ascolto a Gesù!

Gesù dice:

"Lontani dal Cielo, lontani da Gesù sono tutti colo­ro che sono lontani dal tabernacolo.

Io voglio anime, molte anime veramente eucaristiche. Il tabernacolo, il tabernacolo, oh, se fosse ben com­preso il tabernacolo!

Il tabernacolo è la vita, è l'amore, è la gioia, è la pace.

Il tabernacolo è luogo di dolore, di offese, e di sof­ferenza:

il tabernacolo è disprezzato.

Il Gesù del tabernacolo non è compreso! S (11-09-53).

 

Lo udii dirmi:

"Figlia mia, figlia mia, luce e stella eucaristica, (...) ti ho scelta come vittima perché tu continuassi la mia opera di redenzione.

Ho posto nel tuo cuore l'amore, l'amore folle per l'Eucaristia.

È grazie a te, è alla luce di questo fuoco che tu hai lasciato accendere che molte anime, guidate da que­sta stella scelta da me, trasportate dal tuo esempio, si trasformeranno in anime ardenti, in anime vera­mente eucaristiche.

Povero mondo, senza l'Eucaristia! Povero mondo, senza le mie vittime, senza ostie immolate con me continuamente!

lo voglio, figlia mia, di' che io voglio un mondo nuovo, di purezza, un mondo tutto eucaristico". S (05-01-52).

 

Comunione spirituale

Non tralasciavo in nessun giorno di dire la preghie­ra al Santissimo Sacramento, meditata, sia in chiesa, sia in casa o persino per la strada, facendo sempre la Comunione spirituale così:

"O mio Gesù, vieni al mio povero cuore! Uniscimi a Te! (... ) Non voglio altro bene se non Te.

Ti rendo grazie, Eterno Padre, per avermi lasciato Gesù nel Santissimo Sacramento. Ti rendo grazie, mio Gesù, ed alla fine Ti chiedo la tua santa benedizione. Sia lodato ad ogni momento il Santissimo e divinis­simo Sacramento! ". A (p. 8).

Sto sempre a fargli compagnia e Lo ricevo spiritual­mente dozzine e dozzine di volte; nel passare delle ore, quante volte Lo ricevo!

La mia follia d'amore è l'Eucaristia. L (01-10-40).

 

"Mio caro Gesù, io mi unisco in ispirito in questo istan­te e da questo istante per sempre, a tutte le sante Ostie della Terra, in ogni luogo dove abiti sacramentato. Voglio passare lì tutti i momenti della mia vita, con­tinuamente, di giorno e di notte, allegra o triste, sola o accompagnata, sempre a consolarti, ad adorarti, ad amarti, a lodarti e a glorificarti". A (p. 30).

 

Gesù le dice:

"Di' alle anime che mi amano, che nei loro lavori vivano unite a me.

E, quando sono sole nelle loro stanze, molte volte, sia di giorno che di notte, si inginocchino (anche solo spiritualmente) col capo chino dicendo:

«Gesù, io Ti adoro in tutti i luoghi dove abiti sacra­mentato; Ti faccio compagnia per coloro che Ti disprezzano; Ti amo per coloro che non Ti amano; Ti do sollievo per coloro che Ti offendono. Vieni al mio cuore! ».

Questi momenti saranno per me di grande gioia e consolazione.

Quali crimini si commettono contro di me nel­l'Eucaristia!". S (02-10-48).

 

Nell'attesa del Sospirato

Molte volte Alexandrina ha la grazia di un sacerdote che le celebra la S. Messa in camera.

Cominciò la S. Messa. Ebbi la forza per resistere tutto il tempo senza stare a letto. Mi pareva di stare tutta immersa in Gesù e contemplavo con gioia le sacre Ostie che stavano sull'altare. Che contentezza: una di esse sarebbe stata alimento della mia anima! L (30-05-41).

 

Che grande grazia! Egli scendere dal Cielo sulla Terra per mio amore!

Nel momento di riceverlo, sentii impulsi di lanciar­mi verso la sacra Ostia, abbracciarla, divorarla. L (31-10-41).

 

Nella celebrazione del santo Sacrificio della Messa la mia anima sperimentava pace, soavità, dolcezza. Mi offrivo a Gesù, tramite le mani della Mamma, per essere immolata con Lui. L (30-10-40).

 

Alla elevazione sentii impulsi di alzarmi e volare a Gesù-Ostia.

Mi vinsi e aspettai il momento in cui Egli sarebbe venuto a me (...). L (30-10-40).

 

Questa mattina, quando mi preparavo per ricevere il mio Gesù, sentivo nella mia anima un vuoto tanto grande che neppure il mondo intero sarebbe stato

capace di riempire e saziare. Avevo fame: volevo riempirmi.

Ma la mia fame non era del pane né delle cose della Terra: il cuore aveva aneliti e sospiri per Gesù. S (07-02-48).

 

Questa mattina avevo appena fatta la mia prepara­zione per ricevere Gesù, quando giunse il mio par­roco.

Collocato il Sospirato della mia anima sul tavolino e accese le candele, mi disse: "C'è qui il Signore a farti un po' di compagnia. Verrà qui il signor p. Umberto a dartelo (aveva urgenza di partire).

Appena il signor parroco se ne fu andato, una forza venuta da non so dove mi obbligò ad alzarmi (era paralizzata, ma, quando riviveva la Passione nella prima forma con una mimica espressiva, scendeva dal letto e riu­sciva a fare i vari movimenti. Però, dal 42 riviveva la Passione in forma tutta intima, dolorosissima, ma senza alzarsi dal letto, perché sempre paralizzata. Siamo nel 44). Mi inginocchiai davanti a Gesù, mi chinai verso di Lui: il mio viso ed il mio cuore non erano mai stati tanto vicini a Lui.

Che felicità, la mia! Godere tanto da vicino l'ogget­to della mia follia d'amore!

Gli confidai molte cose mie, di tutti i miei cari, e del mondo intero.

Mi sentivo ardere in quelle fiamme divine.

Anche Gesù mi parlò:

"Ama, ama, ama, figlia mia! Non avere altra preoc­cupazione che quella di amarmi e di darmi anime. Dove c'è Dio c'è tutto: vittoria, trionfo".

Chiesi agli angeli di venire a lodare Gesù cantando con me, e cantai sempre fino a che fui obbligata dal signor p. Umberto a tornare nel mio letto.

Presa dall'amore divino e infiammata in esso, feci la S. Comunione. S (12-10-44).

 

Comunione sacramentale

Tra le varie estasi nelle quali Alexandrina rivive la Passione, molte riguardano la Cena, con l'istituzione dell'Eucaristia, "il più grande dei miei Sacramenti, il più grande miracolo della mia sapienza", le dice Gesù.

Alexandrina ne esprime il significato più profondo e vasto.

 

Che notte, che santa notte! La più grande di tutte le notti.

La notte del più grande miracolo,

del più grande amore di Gesù. S (08-03-45).

 

Vidi il dolce Gesù benedire il pane che sarebbe stato la nostra Eucaristia. S (11-04-47).

Il Volto era tanto infiammato che pareva avere in sé, più che una somiglianza nostra, soltanto la vita del Cielo.

Non pareva più uomo, ma soltanto Dio. Amore, solo amore. S (30-04-48).

Fu tale la luce, tale l'amore, che pervase tutti: Gesù, gli apostoli e me. S (15-11-46).

 

E, in quel momento di amore e di meraviglia senza pari, sentii che-il mondo era diverso.

Gesù si dava a lui in alimento:

partiva per il Cielo e restava nel mondo. Quell'amore si estese su tutta l'umanità. S (02-08-46).

 

Come Gesù amò! Come ama!

Non desidera altro se non che viviamo di Lui e per Lui. S (20-05-49).

 

Chi ama desidera essere ricambiato nel suo amore! Ecco che Gesù dice ad Alexandrina:

"Figlia mia, fa' che io sia amato, consolato e ripara­to nella mia Eucaristia".

E, al riguardo, propone una devozione particolare, con una promessa:

"Di' in mio nome che prometto il Cielo a quanti faranno bene la Santa Comunione, con sincera umiltà, fervore e amore per sei primi giovedì del mese consecutivi e passeranno un'ora di adorazione davanti al mio tabernacolo in intima unione con me. È per onorare attraverso l'Eucaristia le mie sante piaghe, onorando per prima quella della mia sacra spalla, così poco ricordata.

Coloro che al ricordo delle piaghe uniranno quello dei dolori di mia Madre benedetta, e per essi ci chie­deranno grazie sia spirituali che corporali, hanno la mia promessa che saranno accordate, purchè non siano di dànno alle loro anime.

Nel momento della loro morte, condurrò con me la mia santissima Madre per difenderli". S (25-02-49).

 

Nei brani seguenti Alexandrina tenta di descrivere ciò che prova, appena ricevuto il tanto Sospirato.

Sono sentimenti diversi a seconda del momento: della sua situazione esistenziale e della volontà di Gesù. Alcuni ci sono di esempio; altri di conforto, trovando­ci noi stessi in situazioni analoghe.

Fatta la S. Comunione, sentivo una grande unione con il Signore e, dopo, un forte calore e una forza che mi abbracciava.

Passai così alcuni momenti e alla fine il Signore mi parlò:

"Io vengo a te perché tu sii unita tutta a me. Perché tanto scoraggiamento?". L (25-0G-35). La giornata di oggi spuntò per me tristissima.

 

Nel ricevere Gesù, il mio dolore venne soavizzato, la tristezza scomparve. L (02-11-40).

 

Alla fine della S. Comunione, come mi sentivo bene col Signore! Che unione tanto grande!

Io dicevo al mio caro Gesù:

"Come è consolante la tua pace! Come è consolan­te amarti! ".

E così mi intrattenni un po' di tempo col mio Gesù. L (18-07-35).

 

Mi causa tristezza e dolore il modo in cui Lo ricevet­ti oggi. Mi dimenticai subito della sua visita divina. Non ho amore per Lui! L (29-09-40).

Proprio lei arriva a dire questo!

 

Cosa dovremmo dire noi?

Ricevetti Gesù con gelo, ma un gelo che fa gelare tutto!

Il mio cuore e la mia anima si torcono e ritorcono per l'afflizione. Ho paura di questo abisso di mise­rie, ho paura del mio nulla. L (28-12-39).

 

Sentii Gesù inondare la mia anima con la sua pre­senza reale.

Mi diede forza per cantare e pregare fino al tardo pomeriggio. L (02-05-41).

 

Finalmente venne Gesù, scese al mio povero e inde­gno cuore, mi fece subito sentire che era Lui.

Mi riempì; il mio cuore divenne tanto grande! Pareva non starmi nel petto: era come se avessi in me tutta la volta del cielo. S (0G-09-47).

 

Entrò l'ospite divino e, senza badare a tanta miseria e indifferenza, non rifiutò di scendere nel mio cuore. Dopo alcuni momenti, io ero un'altra: il Cielo si chinò su di me, rimase unito alla Terra, mi assorbì in sé.

La mia anima si illuminò: io ero grande, grande come Dio.

Gesù nel mio cuore mi parlò:

"Figlia mia, figlia mia, sei immersa, sei imbevuta nell'amore di Gesù". S (04-08-51).

 

Dovremmo ricordare sempre una verità sconvolgente: la Comunione ci trasforma in Colui che prendiamo. È nota la invocazione di S. Agostino:

"O Padre, la partecipazione al tuo Sacramento ci inserisca come membra vive nel Cristo tuo Figlio, affinché siamo trasformati in Colui che abbiamo ricevuto" (orazione dopo la S. Comunione, nella S. Messa di S. Agostino).

 

Venne il mio Gesù. Appena entrato in me, dissipò le tenebre: tutto il mio interiore rimase illuminato dal suo amore, dalla sua pace.

Divenni un'altra. Allora potevo proprio dire: "Non sono io che vivo, ma Gesù" S (01-03-47). Ricordiamo la nota affermazione di S. Paolo: "Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me". (Gal. 2, 20).

 

Concludiamo con due brani che mettono in evidenza come, non soltanto l'anima anela all'unione col suo Amato, ma Gesù stesso ha ansie d'amore e anela ad unirsi alla sua creatura, a possederla interamente.

 

(Un giorno le portano inaspettatamente l'Eucaristia).

È indicibile la gioia che sentii e, nello stesso tempo, la confusione.

Gioia perché era arrivato il Sospirato nella mia

anima e confusione per tanti doni ricevuti.

Come Gesù è buono! Non rifiuta di venire al mio nulla, alla mia miseria!

Appena entrato nel mio cuore, mi parlò così: "Figlia mia, figlia mia, non posso vivere senza dimo­rare nel tuo cuore.

È vero che abito sempre in te, ma ora sono venuto più reale, in corpo e spirito". L (12-09-41).

 

Lo ricevetti nel mio cuore ed Egli subito mi confor­tò con queste parole:

"Che amore, che amore, che eccessi di amore io ho per te, che prodigi di amore, figlia mia!

Tu sospiravi di avermi nel mio cuore, e io sospiravo di possedere tutto il tuo". L (12-09-41).

 

5

AMORE-DOLORE

DOLORE-AMORE

Il dolore trasfigurato

Su questa Terra, chi ama soffre.

Ogni anima sensibile che ama non può fare a meno di soffrire partecipando alle tribolazioni dei suoi cari e contemplando lo stato in cui si trova la povera uma­nità. Alexandrina afferma:

Amavo, e, poiché amavo, soffrivo. S (16-02-61).

 

Ma non sempre chi soffre sa amare!

E il dolore senza amore, alle volte incomprensibile, porta alla disperazione.

Il vero cristiano impara a sopportare il dolore per amore, perché crede per fede nel potere salvifico del suo dolore, offerto in unione ai patimenti di Cristo, che continua nei secoli la Redenzione attraverso i pa­timenti dei suoi membri.

Ricordiamo che la Madonna a Fatima ha invitato i tre pastorelli a soffrire per la salvezza delle anime. E con quanto slancio d'amore i piccoli hanno corrisposto! Il nostro Papa Giovanni Paolo II, nell'enciclica "Sal­vifici doloris" scrive tra l'altro:

"Man mano che l'uomo prende la sua croce, unen­dosi spiritualmente alla croce di Cristo, si rivela davanti a lui il senso salvifico della sofferenza. L'uomo non scopre questo senso al suo livello umano, ma al livello della sofferenza di Cristo.

Al tempo stesso però, da questo livello di Cristo, quel senso salvifico della sofferenza scende a livello

dell'uomo e diventa, in qualche modo, la sua rispo­sta personale.

E allora l'uomo trova nella sua sofferenza la pace interiore e persino la gioia spirituale".

Teniamo ben presente che queste parole non sono state scritte da chi parla in astratto del valore cristia­no della sofferenza, senza mai averla sperimentata! Questa enciclica è stata scritta nel 1984, dopo che Giovanni Paolo II aveva vissuto le sofferenze conse­guenti all'attentato del 1981, aggravate dalle molte altre dovute al suo ruolo di Capo della Chiesa cattolica.

 

Il dolore può essere trasfigurato solo alla luce del­l'esempio di Gesù Redentore, e con un amore tale da trascinare ad imitarlo.

Sentiamo Alexandrina.

"O Gesù, che grande prova di amore mi dài nel farmi soffrire così! Quanto devo ringraziarti perché mi rendi simile a Te!

In cambio delle sofferenze che mi dài vorrei darti tutti i cuori del mondo, affinché ti amino in nome mio e vorrei darti tutte le lingue, affinché ti lodino e benedicano eternamente. L (10-09-39).

 

Vennero ancora spine molto acute a ferirmi. Benedissi per tutto il Signore e come coronamento pregai il "Magnificat". S (30-03-45).

Amore con amor si paga: fu per amore a me che Gesù soffrì e morì. E solo per amore voglio io pure soffrire e morire. L (21-11-36).

 

Voglio forza per soffrire e amore per amare. L (07-03-39).

 

Il soffrire non costa, perché l'amore vince tutto. Ma ha molto da vincere! L (18-12-39).

 

Gesù dice:

"Amare e soffrire; soffrire e amare: è il segreto della perfezione, è il più grande mezzo di salvezza". S (26-12-52).

 

Ricordiamo quanto San p. Pio scrive ad Annita di Gesù (Epistolario III, lettera 4°, p. 67):

"L'amore alla croce fu sempre un segno distintivo delle anime elette.

Ben comprese il nostro serafico Padre (S. Francesco) che senza l'amore alla croce non si può fare molto profitto nelle vie della perfezione cristiana".

 

È chiaro che non tutti possiamo arrivare alle vette d'amore di una Beata Alexandrina, eccelsa anima-vit­tima! Tutti però, noi cristiani, dobbiamo tendere a quella meta, se vogliamo vivere cristianamente anche i nostri momenti di dolore.

 

Chiediamo dunque continuamente nella preghiera di avere un amore sempre crescente! "Gesù, che io ti ami sempre più! ".

La nostra Alexandrina, maestra di dolore e di amore, afferma:

Per sopportare il dolore bisogna spremersi in amo­re. S (26-08-55).

 

L'amore di Gesù

Gesù mi aspetta a braccia aperte per ricevermi: mi aspetta pieno di sorriso e di amore. Vuole posseder­mi, vuole incendiare la mia freddezza nella fornace del suo Cuore divino. S (2G-07-45).

 

Gesù va folle d'amore a chiedere amore a tutti i cuori.

Quale tristezza: amare e non essere amato! Amare ed essere offeso! S (0G-0G-42).

 

Gesù ha il suo Cuore divino in fiamme: arde, arde continuamente per noi.

Cosa è mai l'amore di Gesù, e cosa è mai l'ingratitu­dine delle anime!

Oh, se io potessi aprire il mio cuore e mostrare al mondo le tenerezze dell'amore divino!

È amore che obbliga a dimenticare il dolore. S (29-03-45).

 

Egli ama quando consola e ama quando ferisce: è sempre amore, amore senza l'uguale. S (26-12-52). Quanto più fuggivo via da Gesù (Alexandrina vive i sentimenti del peccatore), tanto più la mia anima vede­va il suo divin Cuore seguirmi e comprendeva me­glio l'amore con cui Egli mi amava. Quanto più mi assentavo, tanto più Egli correva a me per attirarmi a sé, e più io Lo facevo soffrire. S (02-02-51).

 

Sperimentai in me un amore e una ingratitudine for­tissima (Aexandrina rivive i sentimenti di Gesù e dell'u­manità).

L'amore era un amore immenso: riempiva il Cielo e la Terra; l'ingratitudine era tanto grande e tanto grave. Si opponeva a quell'amore, amore che come una bar­ca stabile e sicura navigava al di sopra di tutto. Ricevetti l'ingratitudine senza cessare di amare. S (13-07-45).

 

Gesù dice ad Alexandrina:

"Gesù ha infuso nel tuo cuore il fuoco ardente del suo divin Cuore: è fuoco che ama, è fuoco che con­suma.

È l'amore che io voglio che tu dia alle anime; lo esigo. S (09-03-51).

 

L'anima che ama irradia e lascia trasparire attorno a sé la forza dell'amore con cui ama.

Il fuoco, quando attacca, lascia sempre i segni di aver bruciato.

Amami, lasciati bruciare, porta alle anime il mio fuoco, il mio divino amore". S (09-07-48).

 

Gesù si rivolge a noi tutti:

"Venite a me voi tutti che soffrite ed entrate nel mio Cuore divino. Venite a me voi tutti che desiderate ansiosamente amarmi, e bevete a questa fonte che non si esaurisce!

Io sono amore, amore, infinitamente amore ed eter­namente amore.

Venite, venite a me voi tutti e anche consolate il mio Cuore divino!

Ditemi continuamente che mi amate e chiedetemi continuamente il mio amore.

Il mio Cuore divino vuol darsi, darsi, vuole volare verso tutti i cuori.

Figlia mia, mia cara figlia, fa' che io sia amato! ". S (14-03-52).

 

Ecco una esortazione di Alexandrina:

O mondo, o anime, come Gesù ci ama! Amiamolo noi pure!

Il nostro dolore non arriva ad essere nulla, in para­gone al suo:

fu un dolore infinito, fu un dolore di un Dio fatto uomo.

Amiamolo, amiamolo senza sosta, amiamolo notte e giorno!

Il mio cuore va come un uccellino sperduto a men­dicare amore, sempre amore per Gesù.

S (03-05-53).

 

Lasciamoci scuotere dall'invito di Alexandrina! Impegnamoci a ricambiare l'amore di Gesù in modo tale che Egli possa dire anche a noi, come ad Alexandrina:

"Tu mi ami quando piangi e quando sorridi, mi ami nel dolore e nella gioia,

mi ami nel silenzio e parlando. Mi ami in tutto.

Giorno e notte salgono al Cielo ad ogni momento le tue sofferenze, il tuo amore". S (21-03-47).

 

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