ORA SANTA_7
Immaginatevi
di vedere Gesù nell'Orto degli olivi oppresso di tristezza, abbandonato da'
tutti, perfino dai suoi Apostoli, che non sono capaci di vegliare con Lui;
immaginatevi vi dica: « Tu almeno, veglia con me, » e rispondete all' invito
suo.
O
mio dolce Gesù, che onore mi fate! Voi mi chiamate ad assistere alla
vostra dolorosa agonia, mi chiamate a vegliare con Voi, a pregare con
Voi, a consolarvi. Come volontieri vi seguo nell'Orto degli olivi, e, prostrato
con Voi colla faccia a terra, cerco d'unire i miei ai sentimenti vostri! Ma
Voi l'avete detto, Gesù; lo spirito è pronto, ma la carne è debole.
Sostenetemi dunque, perchè non avvenga a me come ai vostri Apostoli e non mi
addormenti, mentre dovrei vegliare con Voi; fatemi Voi entrare nei vostri
sentimenti; fatemi Voi sentire qualche cosa di quanto soffriste in quell'ora
d'agonia; parlate Voi al mio cuore.
Vergine
Maria, Voi non eravate accanto a Gesù in quell' ora d'agonia, ma certo la
conoscevate e vi univate allora a Lui; oh ! potessi in questo momento possedere
il vostro Cuore amante! Suggeritemi Voi, dolcissima madre mia, le parole che
meglio possono consolare il vostro Gesù agonizzante; permettetemi che gli
offra il vostro amore in riparazione delle freddezze degli uomini.
Santa
Margherita Maria Alacoque, amante ferventissima di Gesù, aiutatemi a
santamente passare quest' ora.
I.°
quarto d’ora
I
nostri languori li ha Egli presi sopra di Sé ed ha portati i nostri dolori. (Is.,
LIII 4).
L'anima
mia è afflitta fino alla morte. (S. Matt., XXVI, 139). Consideriamo
l'umiliazione profonda di Gesù, che si trova davanti al Padre suo coperto di
tutte le nostre piaghe. Ecco ciò che gli fa dire: L'anima mia è triste fino
alla morte!
«
Sono comparso, » rivelò Egli
a S. Margherita Maria, « dinanzi alla santità di Dio, che, senza aver
riguardo alla mia innocenza, mi ha calpestato nel suo furore, facendomi bere
il calice, che conteneva il fiele e l'amarezza della sua giusta indignazione,
come se avesse dimenticato il nome di Padre per sacrificarmi alla giusta sua
collera. Non vi ha creatura che possa comprendere la forza dei tormenti che in
allora provai; è quello stesso dolore, che prova l'anima colpevole, allorchè
si trova dinanzi al tribunale della Santità Divina, che grava su di lei, la
schiaccia, l'opprime e l' inabissa nel suo giusto furore ».
Cerchiamo
di stare un momento anche noi sotto quest' incubo terribile delle colpe di
tutti gli uomini, che gravita sul capo del Giusto per eccellenza. Egli portava
il peso di tutti i delitti... Tutti i delitti!... Pensiamo ai più orrendi, ai
più nefandi, che abbiano contaminato mai la faccia della terra... a quelli,
che fanno raccapricciare ogni animo onesto... Egli se li era addossati
tutti!... che meraviglia che l'Anima sua fosse triste fino alla morte?
Più l'anima è pura e più il male le fa orrore; e quando è costretta
a toccare il fango, prova una ripugnanza, un raccapriccio indicibile. Pensiamo
che cosa deve avere provato l'Anima infinitamente pura di Gesù Cristo nel
trovarsi non al contatto semplicemente di qualche orribile piaga morale, ma
coperta dal cumulo di quanto di più immondo vi fu e vi sarà mai sulla terra,
schiacciato da esso! Consideriamo l'umiliazione sua nel sentirsi in questo stato
davanti al suo Padre Celeste, di cui Egli conosceva 1' infinita santità,
quella santità, che noi, uomini finiti, non potremo mai intieramente
immaginare, ma che a Lui era nota appieno!
O
mio adorabile Salvatore, come comprendo in questo momento quelle vostre parole:
L'anima mia è triste fino alla morte! Il vostro sguardo divino in quella notte
terribile abbracciava tutta la terra, penetrava in tutte le età e Voi
vedevate in tutti i tempi la terra intiera allagata da mali e da peccati;
l'empietà, gli spergiuri, i tradimenti, le immoralità tutte degli uomini
erano là davanti al vostro sguardo. O Gesù, io cerco di comprendere
l'amarezza ineffabile, che doveste soffrire allora! Oh! che davvero l'Anima
vostra doveva essere a quella vista profondamente triste!
Fate
penetrare, mio Gesù, un poco di quella vostra tristezza nel mio cuore. Voi
ben lo sapete quante volte all'udire la bestemmia, al vedere la colpa, commessa
sfacciatamente davanti a Voi, sentii come il freddo di una lama attraversarmi
il cuore: ebbene, aumentate in me, mio Salvatore, questa sensazione di dolore
davanti all'offesa fatta al mio Dio; io ve l' offro unita all' amarezza
ineffabile che provò il vostro Cuore Divino alla vista del peccato, che
allagava la terr ; per questa vostra amarezza fate che il mio cuore non
rimanga mai indifferente al male, ma fate anche che esso non acconsenta mai al
male.
O
mio Salvatore, lo so; tra quei peccati, che erano là davanti al vostro sguardo
in quella notte terribile, Voi scorgeste anche i miei, Voi contaste le mie disobbedienze
alla vostra legge e tanto più ne soffriste perchè vedevate i beneficii, che
innumerevoli erano versati sul mio capo, sì che le mie disobbedienze
contenevano una porzione di ingratitudine maggiore! O mio buon Gesù,
perdonatemi e datemi la grazia d'evitare per 1' avvenire la benchè menoma
colpa.
Voi,
Signore, faceste vostri i nostri languori; Voi vi addossaste tutte le più
orribili colpe e ve ne rivestiste perchè la giusta collera del vostro Padre
Celeste cadesse su Voi e non su coloro che la vostra infinita misericordia v'
aveva fatto eleggere a fratelli; Voi vi faceste capro espiatorio per tutti, e
voleste, Voi, il Giusto, provare quella tristezza, che è naturale conseguenza
del peccato! Oh! siatene ringraziato da tutti gli uomini. Per questa vostra
generosità, fate, mio Salvatore, che io impari ad espiare, piuttosto che a
biasimare, il peccato del mio prossimo; datemi la grazia di sapervi offrire i
patimenti che Voi mi inviate come espiazione dei peccati miei e di tutti i
peccatori.
Ma
almeno, mio Gesù, Voi aveste potute vedere nell'avvenire gli uomini tutti ai
vostri piedi, pieni di gratitudine per il generoso amore con cui avevate
assunto i loro peccati. Ahimè! nell'avvenire Voi non vedevate che indifferenza
e disprezzo ed i frutti di tanto vostro soffrire li vedevate, per la malvagità
degli uomini, cadere inutili a terra! O Gesù, qual dolore dovette esser
questo, che s'aggiunse agli altri vostri dolori! Per i meriti di questo nuovo
spasimo del vostro Cuore, fate che i vostri patimenti non rimangano inutili
nè a me, nè a nessuno di coloro che amo, ma che per essi possiamo un giorno
venir tutti a contemplarvi nella gloria eterna!
Ed
ora, mio Gesù, non vedete forse ancora sempre dal Tabernacolo, come quella
notte dall'Orto degli olivi, la terra allagata di orribili delitti? non
continuate ad offrirvi, Vittima espiatoria, al Padre vostro? non continuate a
subire la fredda ingratitudine degli uomini, nonostante quanto avete fatto per
loro? non vedete ancora, malgrado la vostra Passione già compiuta, malgrado
le grazie continue, che, per i meriti vostri, piovono sulla terra, malgrado la
vostra reale Presenza tra noi, non vedete ancora gli uomini gettarsi a migliaia
e migliaia nel baratro infernale? O Gesù, ve ne supplico per la vostra
agonia, datemi la grazia di venir spesso ai vostri piedi a consolarvi, a
ringraziarvi, ad intercedere per tanti sventurati !
Padre
mio, se è possibile, passi da me questo calice; per altro non come voglio io,
ma come vuoi tu. (S. Matt., XXVI, 39).
Consideriamo
ciò che deve aver provato Gesù Cristo nel sentir gravare sul suo capo tutta la
collera divina per i peccati degli uomini. La nostra ragione finita, incapace di
comprendere la perfezione infinita di Dio, che dal peccato viene offeso, non
potrà mai nemmeno perfettamente comprendere qual gravissimo male questo sia;
ma Gesù Cristo, Uomo-Dio, conosceva tutta l'infinita perfezione divina, perciò
tutta 1' orribite deformità del peccato. Egli dovette dunque sentire in un modo
ineffabile, e quale a niun uomo è dato provare, tutto il peso della giusta
collera divina; « non v'ha creatura, » disse Egli a Santa Margherita Maria,
« che possa comprendere la forza dei tormenti che allora provai ».
Egli
sentì tutta l' amarezza dell' espiazione che s' era assunta; vide passarsi
davanti tutti i dolori, uno ad uno, per mezzo dei quali avrebbe dovuto espiare:
il tradimento di Giuda, le ingiurie, gli oltraggi ai tribunali di Caifa,
Pilato, Erode; la coronazione di spine, la flagellazione, il viaggio dolorosissimo
al Calvario, la Crocefissione, tutto fu presente al suo sguardo; i dolori, le
agonie del suo Cuore divinamente amante, gli strazii del suo Corpo, solo per
un miracolo della potenza divina mantenuto vivo in mezzo a sì indicibili
tormenti fino al termine di sua Passione!... Chi può immaginare tutta l'
intensità di dolore di questa anticipazione di sofferenze?
Molti
sono i mali che affliggono l'uomo nella sua vita mortale; ma è provvidenza di
Dio ch'essi vengano l' un dopo l' altro a visitarlo e ai dolori si
frammischino qua e là delle gioie, che rendono quelli meno gravi.
Ma
se un uomo ad un dato istante della sua vita potesse spingere lo sguardo nell'
avvenire e vi leggesse con un solo colpo d'occhio tutto quanto vi deve soffrire
fino al momento della morte, come non resterebbe oppresso sotto il cumulo di
tanti mali? Eppure, per quanti dolori ci travaglino non saranno mai tanti, nè
così terribili, come quelli che Gesù Cristo sofferse nella sua Passione e
là nell'Orto!... Egli di tutti volle pregustare l' amarezza, e tanta angoscia
lo colse, che, prostrato a terra, pregò il Padre: Padre, se è possibile, passi
da me questo calice! Benedetta preghiera, che noi pure possiamo ripetere quando
ci viene presentato il calice dei patimenti, purchè sappiamo aggiungervi
subito quelle altre parole del nostro Maestro divino: Non la mia però, bensì
la vostra ;volontà si faccia.
Come
posso ringraziarvi, o mio Divino Gesù, di avere accettato per nostro amore
questo calice, così pieno d'amarezza, della vostra Passione? O Salvator nostro,
che sarebbe avvenuto di noi, se Voi non l'accettavate? Come avremmo potuto
offrire riparazione a Dio, giustamente sdegnato per le nostre colpe? Ma questo
sdegno divino, mio buon Gesù, cadde tutto sopra di Voi. Oh! io vi ringrazio di
quanto soffriste in quel momento per, noi; vi ringrazio a nome di tutti gli
uomini; vorrei in questo momento aver mille voci per ringraziarvi; vorrei
possedere il cuore dei vostri Santi, il cuore della vostra Madre benedetta;
accettate i ringraziamenti miei in unione di quelli ch'essi vi fecero nella loro
vita mortale; in unione delle lodi, che a Voi cantano ora nella gloria
celeste; riceveteli in compenso dell' ingratitudine e della freddezza di tanti
poveri ciechi, che non vogliono conoscervi ed amarvi.
Mio
Salvatore dolcissimo, che sotto le Specie Eucaristiche mi state in questo
momento realmente vicino, permettetemi che, inginocchiato davanti a Voi,
cerchi di comprendere quello sgomento, quel terrore, che vi assalse alla vista
di tutti i tormenti che vi attendevano... Ah ! Signore, tante volte anche
l'anima mia è assalita da uno spavento confuso al vedere nell'avvenire qualche
croce rizzarsi innanzi a sè; questa previsione di un male futuro la fa
soffrire più del male stesso; ma Voi quest' angoscia voleste provare fino al
suo ultimo limite, fino all'agonia... Voi sapevate, Signore, che davanti al
dolore l'anima mia sarebbe stata debole, che si sarebbe spaventata alla vista
della Croce, che avrebbe usato ogni modo per allontanarla da se... e nella
vostra divina accondiscendenza voleste provare Voi pure la ripugnanza al
dolore, voleste assoggettarvi alla debolezza umana.
Siate
benedetto, Gesù, di questo vostro inchinarvi alla nostra debolezza, di questo
vostro amore. Fate che, quando il dolore verrà a visitarmi e l'anima mia
turbata e sgomenta tenterà respingerlo da sè e cercherà tremante un luogo
di rifugio, fate che allora soprattutto mi ricordi della vostra agonia nell'
Orto ; fate che ad essa io sappia unire l'agonia del mio cuore e, prostrato
accanto a Voi, preghi con Voi: Padre, se è possibile passi da me questo calice.
Ma date allora la forza al mio cuore di ripetere ancora con Voi: Non la mia, ma
la vostra volontà si faccia. O Gesù, per quanto soffriste nell'agonia
dell'Orto, date al mio cuore la perfetta conformità ai voleri divini !
Non
avete potuto vegliare un'ora con me! (S. Matt., XXVI, 40).
Ed
a soffrire tutto questo Gesù Cristo era solo! Non un amico, che Gli
rivolgesse una parola di conforto, non uno di quei molti, che erano stati da Lui
beneficati, che in quel momento terribile gli fosse al fianco! Egli aveva
condotti seco Pietro, Giacomo e Giovanni; a questi tre Apostoli, nutriti poco
prima delle sue Carni Divine, testimoni continui de' suoi atti d'infinita bontà
e d'infinito amore verso gli uomini, aveva detto: L'anima mia è afflitta fino
alla morte; restate qui e vegliate con me; suprema degnazione di un Dio di
confidarsi così a delle creature! Poi s'era alquanto scostato. Aveva sofferto
più di quanto niuno potrà soffrire giammai; aveva, per amore dell'umanità,
accettato il calice della più amara passione, e, tornando ai suoi, li trovava
addormentati! Essi non avevano saputo compensarlo di tanto amore, vegliando
un'ora con Lui! Lo avevano abbandonato al momento più terribile della prova!
Quanto
deve aver sofferto, mio amatissimo Salvatore, il vostro Cuore dolcissimo per
l'abbandono degli Apostoli! Se anche i cuori umani tanto restano feriti
dall'abbandono e dall' ingratitudine, quanto più dovette esserlo il vostro
Cuore,, sensibile di divina sensibilità! Il vostro Cuore, Gesù, era amante
come cuore di uomo non fu, ne sarà amante giammai ; esso aveva beneficato i
Discepoli che vi abbandonavano e 1' umanità tutta, come nessun cuore saprà
mai beneficare; per i Discepoli vostri, per tutti gli uomini questo vostro
Cuore Divino aveva anzi accettato allora le più amare sofferenze, la morte più
ignominiosa; oh! chi potrà mai comprendere quanto dovette soffrire a tanta
indifferenza! Datemi, mio Salvatore, di penetrare un istante in questo vostro
nuovo dolore, datemi di sentirne tutta 1' amarezza affinché nella meditazione
di quanto Voi soffriste, m'accenda di sempre maggior amore per Voi, di sempre
maggior desiderio di spesso venire ai vostri piedi per compensarvi
dell'abbandono che provaste in quell'ora di suprema agonia.
O
mio Salvatore Divino, per il dolore di quell'abbandono, assistetemi quando il
mio cuore starà per soccombere sotto il peso dell'indifferenza e
dell'abbandono degli uomini. Questo mio povero cuore, tanto inclinato alla
terra, ha bisogno, quando soffre, d'una voce amica, che lo consoli, e quando non
trova questa voce confortatrice, le sue sofferenze gli divengono
insopportabili ed egli si sente schiacciare sotto il peso dell' isolamento.
Eppure, quanto torto v'ha in questa desolazione! Il mio cuore dimentica
allora, Signore, d'aver in Voi un amico che non troverà addormentato mai, un
amico, che prende parte alle sue pene e nulla chiede di meglio che consolarlo.
Fate, o Gesù, che io non mi scordi di Voi al momento del dolore, nè vada in
cerca di consolazioni ove non potrei trovarle! Dite allora al mio cuore, che
per me non esiste l'abbandono dell'Orto, perchè Voi non mi abbandonate mai! E
se nella vostra infinita bontà troverete opportuno d'inviarmi creature consolatrici,
fate che esse siano angeli vostri, che mi conducano a Voi, che non mi ripetano
le fatue consolazioni mondane, alle quali il cuore resta sterile e freddo; ma mi
dicano quelle parole che essi hanno attinte al Vostro Cuore dolcissimo, nei loro
intimi colloquii con Voi. Fate che io raccolga queste consolazioni con amore e
riconoscenza come provenienti da Voi, che le lasci scendere come balsamo sul
mio cuore, soprattutto che mi lasci da esse inalzare a Voi, unica fonte di vera
consolazione !
O
Gesù, Voi siete l'amico dolcissimo dell'uomo, l' amico non mai tediato nè
stanco delle nostre confidenze, l'amico sempre pronto a consolare o a
guarire; ma soprattutto Voi siete 1' amico, che ha sofferto con noi, prima di
noi, più assai di noi!
Se
vi vedessi, Signore, solamente impassibile e glorioso in Cielo, forse il
pensiero della vostra infinita maestà, mi farebbe morire sul labbro la confidenza
del mio dolore; ma quando v i vedo agonizzante nell'Orto, quando vi vedo
oppresso sotto il peso del dolore al punto da sudar sangue, allora il mio
cuore, mentre è trasportato d'amore per Voi, si sente a Voi attirato da
un'inesprimibile sentimento di confidenza, da un bisogno di versare in Voi le
proprie pene, perchè sente che Voi le comprendete, Voi che tanto avete
sofferto! Quando vi vedo, mio Gesù, abbandonato nella vostra agonia non solo
dall'umanità distratta ed indifferente, ma persino da coloro, che più avevate
amati, da coloro che avevate onorati col dolce nome d'amici; quando vi vedo
abbandonato poche ore dopo che, in uno slancio di divino amore, avevate
istituito quel Sacramento, in cui per tutti i secoli vi donavate a noi, allora,
Signore, nemmeno l'abbandono e 1' ingratitudine degli uomini, che ho
beneficati non mi pesano più; allora sento che posso gettar questa prova, pur
così acerba, nel vostro Cuore Divino; Voi ne comprendete tutta l'amarezza, Voi
saprete consolarmene, Voi accetterete l'offerta che vi faccio come una prova del
mio amore a Voi. O Gesù, che, soffrendo Voi medesimo, vi faceste l'amico
dell'uomo ne' suoi dolori, il confidente delle sue pene, siatene infinitamente
benedetto.
Fate,
Gesù, che l'uomo non vi sia ingrato! Quante volte dal santo Tabernacolo Voi
ci ripetete, come un giorno agli Apostoli: Vegliate e pregate. Voi vedete il
nemico della vostra gloria e della nostra salute aggirarsi intorno a noi; lo
vedete allargare le proprie spire infernali ed attirare a migliaia e
migliaia le anime ne' suoi vortici dì perdizione, e ci ammonite: Vegliate e
pregate. Eppure quante volte anche ai cristiani più da Voi beneficati,
nutriti sovente delle vostre adorabili Carni, potreste ripetere quel rimprovero:
Non avete saputo vegliare un' ora con me! Quante volte, anche quando siamo qui
ai vostri piedi, noi a tutto pensiamo fuorchè a Voi! O Gesù, perdonateci,
correggeteci, mutateci e dateci la grazia di saper scuotere la neghittosa
freddezza della nostra natura per istare intorno a Voi ad amarvi, a
consolarvi, a pregare con Voi.
Ed
entrato in agonia orava più intensamente. (S. Luca, XXII, 43). Consideriamo
fino a che punto dovette costare a Gesù lo sforzo per accettare il calice di
sua Passione, se questo sforzo lo fece entrare in agonia, e tale agonia, che
goccie di Sangue uscivano da tutto il suo Corpo e bagnavano il terreno! O Gesù,
lasciatemi adorare questo vostro Sangue Divino, che sembrava aveste fretta di
spargere per me; fate che io spesso trovi le mie delizie nella Divina Eucaristia
e datemi la grazia di imparare da Voi a compiere sempre la volontà del mio
Padre Celeste, anche quando ciò dovesse mettermi in agonia.
Ma
in mezzo a tanto soffrire, Gesù continuava ad orare. Egli pregava per lasciare
a noi l'esempio di quanto dobbiam fare quando ci opprime il dolore, quando siamo
in procinto di dover compiere un grande sacrificio; pregava per raccomandare al
Padre tutti gli interessi della umanità : e di qual valore dovette essere la
preghiera di Lui che, Dio e uomo insieme, aveva per gli uomini accettato il
calice d' ogni amarezza!
O
Gesù, Divin Salvatore degli uomini, prostrato qui dinanzi a Voi, io vi
ringrazio di quanto avete sofferto per noi, vi ringrazio di avere per noi tutti
pregato! Fate che noi risentiamo gli effetti di questa vostra divina preghiera,
fate che la nostra volontà cattiva non ponga ostacoli alle grazie, che Voi ci
avete ottenute; fateci comprendere, che solo uniti a Voi, noi possiamo avere
salute, uniti a Voi, che ci avete amati fino all'agonia di Sangue, fino alla
Croce.
Eterno
Padre, io mi prostro accanto al vostro Figlio Divino, e, alla sua, unisco la
povera mia preghiera. Esauditemi, Dio mio, non per i meriti miei, ma per i
meriti di Colui, alla cui voce s'unisce la mia; che vi pregò per noi
nell'Orto e non cessa di pregarvi nel Tabernacolo; esauditemi per quel Sangue
Divino, che allora scese a bagnare in copia il terreno ed ora noi adoriamo
sotto le Specie Eucaristiche e sovente riceviamo nei nostri cuori. Per i meriti
dell'agonia del vostro Figlio Divino, date, Padre Eterno, trionfo e pace alla
Chiesa da Lui fondata. lo credo che questa Chiesa durerà sino alla fine dei
secoli e tutti gli sforzi dell' inferno non prevarranno contro di Essa; ma fate,
Signore, che essa non solo viva, ma viva sempre gloriosa e trionfante; fate che
essa vinca tutti i suoi nemici; ma permettete, o Dio di amore, che li vinca,
non condannandoli al castigo, che ben si meritano, ma attirandoli ad uno ad uno
come figli traviati e pentiti al proprio seno, affinchè anch' essi gustino le
sue dolcezze e possano divenire beati in Voi. Date a coloro che debbono
dirigerla, abbondanza di lumi nella ricerca dei mezzi per sempre più
estendere il Regno vostro, ardore di carità nel procacciare la unione di
tutti i cuori in Voi, zelo infaticabile per la gloria vostra.
Mandate,
o Signore, operai alla vostra Vigna; suscitate in mezzo alla Chiesa Apostoli, ché
facciano conoscere ed adorare il vostro Nome nelle contrade più lontane e tra
le genti barbare; ma suscitatene, che sappiano farvi conoscere ed amare anche
qui nei paesi nostri, che da tanto tempo godono la luce ed ora chiudono gli
occhi per non esserne più colpiti. Vedete, Signore, il misero stato di questa
società nostra, che ripiomba nel paganesimo; vedete!... un fremito d'odio la
corre e l'agita in convulsioni terribili!.. 1' amore non è più conosciuto
dai popoli, poichè i popoli volsero il viso da Voi, Amore per essenza,
Amore eterno. Per l'agonia del vostro Figlio Divino, per la preghiera che vi
rivolse nell' Orto, abbiate pietà di questa società traviata e salvatela.
Datele dei Santi, Signore, dei Santi come ne deste alle età più sconvolte, dei
Santi, che, conoscendovi più intimamente, sappiano farvi conoscere ai popoli;
che, amandovi ardentemente, vi facciamo amare dagli altri; datele dei Santi, di
quelle anime forti che sanno resistere a tutti gli attacchi, a tutti i colpi;
che sanno star ferme contro la fiumana invadente, e, con braccio sicuro, sanno
deviare il corso e farlo risalire a Voi; datele di quegli amanti appassionati di
Voi e delle anime, cui niun sacrificio costa pur di condurre ai piedi vostri i
popoli.
Eterno
Padre, ascoltate la preghiera che vi offro anche per coloro che più intimamente
amo, che stringeste a me coi vincoli d'amicizia e di parentela. Se fra queste
anime una ve ne ha che non vi conosca e non vi ami, per que- sta io vi prego più
che per le altre; i meriti del vostro Figlio Divino le ottengano grazie
abbondanti di conversione. O Gesù, che per i peccatori accettaste la morte,
non cessate di chiedere grazie per tutti, loro; perseguitateli col vostro
amore, fino a che tornino pentiti nelle vostre braccia.
Benedite,
o Signore, la mia famiglia; siatene Voi il supremo Padrone; provvedete a tutti
i suoi bisogni spirituali e temporali ; datele la pace, la concordia, e fate
che lo spirito di Cristo la animi. Tra i membri della mia famiglia soprattutto
vi raccomando (nominate le persone che intendete raccomandare).
Abbiate
pure pietà, o Padre Eterno, delle anime che nel Purgatorio scontano gli ultimi
resti di colpa; tra esse quante ve ne ha di care al mio cuore! Per l'agonia,
che Gesù sofferse nell' Orto, per il Sangue, che allora Gli uscì da tutto il
Corpo, per l'amore che mostrò alla vostra gloria e alla nostra salute
nell'accettare il calice di sua Passione, per le preghiere che ancora e sempre
Egli vi rivolge dai nostri altari, date loro il riposo eterno. Abbiate
misericordia soprattutto di quelle anime, che in vita fecero spesso questo
esercizio dell'Ora Santa e dell'anima di (nominate la persona per la quale
pregate).
Gesù,
per la vostra agonia, intercedete loro perdono dal vostro Padre Celeste!
E
per me, che vi chiederò, Dio mio, se non l'amor vostro, il desiderio di
servirvi e di compiere in tutto la vostra divina volontà ? Mille bisogni spirituali
e temporali mi premono da ogni parte ed io vengo confidente a deporli nel
vostro seno paterno, sicuro che Voi ad essi provvederete, come provvede un padre
ai bisogni dei suoi figliuoli ; sicuro che esaudirete le mie domande, fin dove
non si oppongono al mio stesso bene (domandate le grazie che desiderate).
Ma ciò, Signore, che più vi chieggo, è che Voi mi aiutiate a seguire le tracce del vostro Figlio Divino. O Gesù, che per essere a me esempio e conforto, voleste soffrire, fate che, come Voi, nel momento del dolore io sappia pregare; fate che la mia preghiera non sia mai egoista, ma che, anche quando soffro, mi ricordi delle sofferenze altrui ed interceda per tutti grazie da Dio; fate che sappia unire i miei dolori ai vostri, e così offrirli a Dio, affinchè mi siano fonte di grazie sempre maggiori; fate che dalla preghiera io sorga fortificato e con Voi e dietro a Voi sappia abbracciare il sacrificio e salire la via del Calvario, se Voi così disponete, fino a che giunga ad essere con Voi beato in Cielo.
Vi
ringrazio, mio Gesù, di quest'ora che mi accordaste di passare ai vostri piedi,
testimonio dei vostri dolori, unito intimamente a Voi; concedetemi che il
ricordo di essa e di quanto in questi dolci momenti Voi diceste al
mio cuore, non m'abbandoni, ma rimanga a fortificarmi nelle ore
difficili, a sollevarmi, a santificarmi nei momenti d'abbattimento e di
tristezza.
(Da:
Il cuore a Gesù, edito dalla Lega Eucaristica di Milano).