ORA SANTA _5 

Introduzione

Prostràti alla presenza del nostro amatissimo Salvatore, ripensiamo a quella notte nella quale, dopo aver istituita la santa Eucaristia per farsi nostro cibo, il buon Gesù esce coi suoi Apostoli dal Cenacolo per recarsi all'Orto degli olivi e dar principio a quella crudelissima passione con cui doveva salvare il mondo.

Una mortale tristezza si mostra sulla fronte e si palesa dalle parole dell'af­flitto Gesù. Un pallore di morte adom­bra quel volto, su cui pocanzi splen­devano tutte le grazie del Paradiso.

Intanto 1' affannato Salvatore posa sopra di noi i suoi sguardi, come se volesse dirci: Anime care, che mi co­state tante pene, trattenetevi con me almeno per un' ora, e guardate se vi è dolore eguale al mio dolore..... Ma sappiate che nella notte della mia a­gonia cercai invano chi mi consolasse: Consolantem me quaesivi et non inveni.

Adorabile Gesù, potrà mai esservi creatura sì ingrata e sì dura di cuore, che si ricusi di passare un'ora in vo­stra compagnia, ricordando quei mi­steri di sommo amore, che si compi­rono nell' oscurità della notte della vostra Passione sulle sacrate zolle del Getsemani ?... Buon Gesù, eccoci con voi : degnatevi svelarci l'atrocità delle vostre pene e quell' eccesso d' amore che vi spinse a farvi vittima dei miei peccati e dei peccati di tutti gli uomini.  

I.  La tristezza di Gesù

Non v' è pena maggiore di quella che con verità si può paragonare alle pene della morte. Ora il Salvatore nostro che è verità infallibile, per farci intendere 1' eccesso del dolore che venne ad opprimerlo allorchè entrò nel Getsemani, dice che l'anima sua è presa da mortale tristezza : tristis est anima mea usque ad mortem; cioè, che il dolore ch' Egli soffre è tale da potergli cagionare la morte. E ciò detto s'inoltra nell'Orto degli olivi, finchè giunto a quel luogo dove soleva passare le notti in orazione, scherni..... Non basta ancora: deve soffrire l'infamia d'una condanna le­gale e vedersi abborrito dai principali della sua nazione e dal popolo. Mo­ribondo poi per tante pene, ha da trascinarsi al monte del sacrifizio, colla croce sulle lacere spalle, e cader più volte semivivo sotto l'enorme peso… E poi deve beversi l'amaro fiele… Esser denudato in mezzo ad una insolente moltitudine… Lasciarsi inchiodare mani e piedi… Dover pendere tre ore da quegli uncini di ferro e star lì, sorpreso tra cielo e terra, per espiare in un abisso di pene le iniquità dell' uman genere ! Ma non basta ancora. A quell' atrocità di spa­simi dovrà aggiungersi il più amaro scherno, gl' insulti e le provocazioni più trafiggenti... Poi la cocente sete, re­sa più tormentosa dall'aceto... L'abban­dono del Padre... L'immenso dolore della dilettissima Madre... L'orribile e desolata morte!…

Anime cristiane, redente dalle atroci pene di Gesù, consideriamo il nostro Salvatore, sommerso in un abisso di do­lori... e ciò per amor nostro... per sal­varci... per condurci seco in Paradiso...

Oppresso da tanta angoscia, Gesù si accosta ai tre discepoli, ai quali aveva raccomandato di vegliare e di pregare; ma li trova addormentati! Per l'agonizzante Gesù non v'è una parola di conforto... non v'è un sen­timento di compassione!

Nell'amarezza dell'abbandono Egli rivolge a noi il moribondo suo sguar­do, per veder se può trovare nel no­stro cuore qualche affetto di compas­sione e di riconoscenza. E noi non avremo ora una parola pel buon Gesù? Cosa gli avremmo detto, se realmente ci fossimo trovati presso di Lui nella notte della sua agonia? Deh! apriamo il cuore e facciamo ora ciò che a­vremmo fatto allora, che gli è egual­mente gradito, perchè sempre Egli accetta con egual compiacenza le af­fettuose espressioni, che partono dal cuore dei suoi fedeli... 

II. Gesù geme sotto il peso delle umane iniquità

Già una lunga ora di pene è tra­scorsa per Gesù, fra le tenebre della notte e nell' abbandono di tutti i suoi cari. La vivissima apprensione degli atroci strazi che lo attendono, ha spar­so il terrore e l'affanno nella bene­detta anima sua. Egli sente vieppiù l'enorme peso della missione di Sal­vatore del mondo... vede esser giunto il tempo della sua immolazione..... II Cielo, la terra e l'inferno già sono armati contro di Lui... Egli deve so­stenere una grande battaglia, tutti i colpi della quale saranno scagliati con­tro Lui solo!

E Gesù che fa? pallido, tremante, si volge al Padre e umilmente  escla­ma : Padre, se è possibile si allontani da me questo calice... - Quale rispo­sta riceverà l'umile preghiera del Fi­glio di Dio? Ah! il Cielo è chiuso... per Gesù non v'è risposta! Egli vuol soffrire anche questa pena per otte­nere a noi umile perseveranza nella preghiera e costante pazienza allorchè sembra che il Cielo sia chiuso alle nostre suppliche. Ah, buon Gesù ! non v'è pena che Voi non abbiate voluto soffrire per nostro conforto e per nostro esempio...

Ma seguiamo il nostro Gesù, che spinto dall' amore s' inoltra sempre più per la via del dolore. L' orrenda serie di tutti i delitti, di tutte le scel­leratezze degli uomini gli si presenta al pensiero e gli lacera il cuore. E frattanto Egli vede che deve addos­sarsi quel l'abbominevole peso e com­parire dinanzi al purissimo sguardo del Padre ricoperto di quelle lordure... E' impossibile che mente umana possa comprendere e neppure immaginare l'orribile strazio che soffrì allora la benedetta ed innocentissima anima di Gesù. Oh ! come ne rimane oppresso il caro Salvatore, sotto il peso di tanti peccati. Ma Gesù, dopo aver sodddisfatto per le umane iniquità, sacrificando la preziosa sua vita sopra un patibolo, potrà almeno sperare che gli uomini, riconoscenti a tanto benefizio, daranno eterno bando al peccato e rimarranno sempre fedeli a Colui, che con tante pene' li ha salvati da eterna morte?... Ah, povero Gesù, così fosse!... Ma intanto un quadro ancor più orribile del precedente gli si presenta dinanzi.

Egli vede che anche dopo aver redento con tante pene l'umanità e lavato la terra col suo Sangue: dopo aver infuso nei suoi fedeli il divino Spirito, e aver fatto della terra un paradiso in grazia dell'adorabile Eu­caristia: dopo tanti eccessi di carità, Egli vede regnar tuttavia il peccato nel mondo! Vede la sua santa legge calpestata, la sua Chiesa e i suoi mi­nistri perseguitati, le sue grazie tra­scurate, il suo amore disprezzato… e piangendo esclama: Quae utilitas in, sanguine meo? A che pro versare io tutto il mio Sangue? perchè morire fra gli spasimi d'un patibolo, se poi gli uomini, ingrati a tanto benefizio si daranno egualmente in braccio al de­monio e all'eterna dannazione? Quan­do finirà il regno del peccato nel mondo?

E qui il buon Gesù dà uno sguar­do a tutti i secoli avvenire, e in cia­scun secolo vede peccati, in ciascun anno vede peccati! Peccati in ciascun giorno, peccati in ogni momento!… E il peso di tutti questi peccati mag­giormente l'opprime e gli fa ripetere Supra dorsum meum fabricaverunt pec­catores: prolongaverunt         iniquitatem suam: - Sopra di me innalzarono i peccatori l' edifizio della loro malizia: essi continuarono a battere la via d' iniquità!

Anime cristiane, vi sarebbe forse tra noi qualcuno che prolungando la catena dei peccati e rimandando sem­pre più in lungo la promessa conver­sione, strappa dal Cuore dell'agoniz­zante Gesù quel lamento pieno di sì giusto dolore? Oh! com'è orrendo il peccato dopo che un Dio ha versato tutto il Sangue, appunto per distrug­gere il peccato! Oh! com' è orrendo il peccato in anime già lavate da quel Sangue divino! in anime le tante volte congiunte nella Comunione al Cuore di Gesù! O afflittissimo Salvatore, quanta ragione avete di lamentarvi e di piangere!

Ma se Gesù con tanta ragione si lamenta dei peccati dei suoi redenti in generale, quanto non soffrirà al prevedere i peccati dei suoi cari amici, delle anime pie, delle anime a Lui consacrate? Anime dilette, Egli escla­ma, che siete intime famigliari del Cuor mio, che vi nutrite alla mia mensa, perchè mi trafiggete il Cuore

col peccato? Popolo del mio Cuore, che ti ho mai fatto? In che ti ho contristato?         Io ti ho dissetato         colle celesti acque della mia grazia e tu mi porgi aceto e fiele? Io ti ho sa­ziato colla manna preziosa della mia Carne e tu mi percuoti con schiaffi e flagelli? Popolo mio, che ti ho fatto? in che ti ho contristato? Io ti ho pre­parato un posto in Cielo e tu mi pre­senti il patibolo?… Anime care, che poteva io fare per voi che non l'ab­bia fatto? E per tanto amore voi mi rendete triboli e spine?... 

III. Il gran fiat

Contempliamo il nostro Salvatore, che, trafitto il cuore dall'umana ingra­titudine, è caduto a terra agonizzante. E' solo, abbandonato, senza una ma­no che lo sostenga, Egli che non ha mai ricusato di porger la mano ai deboli, ai tribolati, ai peccatori. Orsù, anime fedeli, è giunto il momento di rendere all'agonizzante Gesù un ri­cambio d'amore. Che avremmo fatto se nella notte della Passione ci fossimo trovati nel Getsemani presso I' a­gonizzante Gesù?

O penante Signore, noi vogliamo sollevarvi da terra... vogliamo offrirvi il cuor nostro per sostegno del vostro capo cadente... e poi vogliamo dirvi una parola che vi consoli. Dolcissimo Salvatore, vi amiamo, oh, sì vi amia­mo con tutto il cuore, sopra ogni cosa ! Vogliamo procurarvi amore, vogliamo che tutti vi amino... la vita stessa vogliamo spendere perchè siate amato... Sì amato tanto, amato sempre. amato da tutti quelli che Voi avete redento. Inoltre qui alla scuola del dolore e dell'amore, vogliamo impa­rare, o Maestro divino, a mortificarci, a sacrificarci in tutto per vostro a­more.

Intanto scorrono lentamente per Ge­sù le ore della sua mortale agonia.... Egli, il Dio del cielo e della terra, langue disteso sul suolo, e nessuno si dà pensiero di Lui.

Ma i discepoli che fanno? Dormo­no!... Ah! Gesù nella notte della Pas­sione doveva soddisfare anche la pena dell'abbandono dei suoi cari e ne sentì in cuore tutta l'amarezza. Quella pena allora Gesù l'accettò, la volle; ma ora non la vuol più; anzi brama che i suoi redenti gli veglino in certo modo d'attorno, meditando la sua passione. Ma invece la maggior parte dormono il sonno degl' ingrati, che consiste nella dimenticanza di chi ci ama e ci benefica. Oh, che eccesso d'ingratitudine e di durezza! Buon Gesù, non siete conosciuto; se vi co­noscessimo, penseremmo sempre a Voi e il cuor nostro non palpiterebbe che per Voi.

Mentre il buon Gesù geme solo ed agonizzante per terra, ecco un angelo del cielo che viene per confortarlo. Con umiltà di figlio obbediente, Gesù accoglie il messaggero del Padre suo, pronto a sottostare ai suoi comandi. L'angelo viene per confortare Gesù, ma non per consolarlo, non per al­leggerirgli le pene, nè per levargli di mano l'amarissimo calice. Infatti egli rincuora Gesù a sostenere la grande battaglia, a cui va incontro, e a rice­vere da forte i colpi che il cielo, il mondo e l'inferno gli avrebbero sca­gliato contro. Il cielo, perchè l'eterna giustizia del Padre stava per punire in Lui tutte le iniquità degli uomini; il mondo, che non potendo soppor­tare la santità del Figlio di Dio, gli prepara il patibolo; e I' inferno, che per odio contro il Santo dei santi, eccita maggiormente la crudeltà dei nemici di Gesù, affinchè più spietata­mente lo strazino. Finalmente l'angelo lo esorta a bere sino all'ultima feccia l'abominante calice delle scelleratezze umane e a sostenere tutto il peso delle divine vendette.

Intanto la giustizia e la misericordia dell' eterno Padre aspettano da Gesù quella parola potente, per cui la terra si sarebbe riconciliata col cielo, can­cellando col Sangue del Redentore la maledizione meritatale dal primo pec­cato. Ma quanto non costa a Gesù quella parola! Egli innocentissimo, Egli santo ed immacolato, bisogna che si faccia peccatore, approprian­dosi le nostre iniquità. Questo lo ad­dolora immensamente e gli fa ripetere Transeat a me calix iste: passi, si allontani da me questo calice amaro!

Ma al tempo stesso Egli vede che se non si fa reo delle nostre colpe, se non acconsente a chiamare sopra di sè tutti i castighi della punitrice giustizia e lavare nel suo Sangue le nostre iniquità, noi siamo perduti..... E allora con un potentissimo sforzo di eroico amore Gesù pronuncia que­ste grandi parole: Pater, fiat voluntas tua!... Padre sia fatta la tua volontà.

Fiat! con questa parola Gesù si carica dei nostri peccati e ne accetta tutti i castighi. Accetta la corona di spine, per espiare i nostri cattivi pen­sieri e desideri: accetta i flagelli, per castigare in se stesso i nostri peccati di disonestà: accetta gl'insulti, gli sputi, gli schiaffi, per espiare il nostro orgoglio e la nostra superbia: accetta il fiele e l'aceto in soddisfazione dei peccati di parola e di gola: accetta i chiodi e la croce, per riparare alle nostre disobbedienze: accetta quelle tre lunghe ore di atroci spasimi sul patibolo, sospeso tra cielo e terra, per sanare tutte le nostre piaghe e rime­diare a tutti i nostri mali: accetta la morte, per ottenere a noi l'eterna vita, per spezzare le nostre catene, per a­sciugare le nostre lacrime.

Oh, parola potente, oh, prezioso fiat che rallegra il cielo, salva la terra,  abbatte 1' inferno! Grazie, o buon Gesù; grazie d'un fiat cosi generoso. Vi benediciamo e vi rin­graziamo in nome di tutti gli uomini.  

IV. Il Sangue di Gesù e i suoi frutti

Gesù, dunque, ha proferito il gran fiat, la parola della nostra salvezza ; ma l'immenso sforzo sostenuto lo fa cadere di nuovo a terra agonizzante, sotto I' enorme peso che si è addos­sato. Da una parte lo preme la divina giustizia, che lo considera come vitti­ma universale, in cui si radunano tutte le colpe e tutte le pene; e dal­l' altra lo preme l'infinito desiderio che ha di compiere la gran missione di Redentore del mondo, il che gli antecipa quel doloroso battesimo di sangue, da Lui tanto bramato. Ah, ora il buon Gesù può ben conside­rarsi come eletto frumento, triturato fra due macine e come maturo grap­polo d'uva, spremuto sotto il tor­chio!

Infatti per l'immenso dolore che gli stringe il cuore, incomincia a stillare da tutte le sue membra il sangue e in così gran copia che va a scorrere sulla terra. Oh, quanto è costato a Gesù quel gran fiat, quella parola salutare! Oh, quanto ha dovuto sof­frire per farsi pagatore di tutti i nostri debiti ! E qual vergonga per noi, che ricusiamo di fare anche i più lievi sa­crifici, mentre vediamo il nostro Dio, che spontaneamente si fa vittima per nostro amore!

Ma perchè, o dolce Gesù, perchè struggervi così tra infiniti dolori, Voi che con una sola preghiera, con un sospiro, con un palpito del vostro Cuore avreste potuto salvare tutto il mondo? Ma un profeta aveva già detto che la redenzione di Gesù sarebbe stata copiosa. E veramente copiosa è la redenzione da Lui operata, la quale non solo ci libera dall'eterna morte, ma ci rimette nell'onore di innocenti, di giusti, di santi! Solo un Dio poteva compiere una sì grande opera!...

Ma Gesù ancora non è pago: l'in­comprensibile amor suo vuole che per mezzo dei suoi dolori ci venga posto in mano, come cosa assoluta­mente nostra, il tesoro dei suoi meriti, col quale possiamo ottenere dal­l'Altissimo ogni bene.

Che si potrebbe bramare di più? Eppure più ancora ha fatto 1' infinita carità del nostro Salvatore. Colla voce del suo Sangue e coi gemiti del suo Cuore agonizzante, Egli c'impetra dal Padre la somma grazia d'essere in­nalzati fino all' amplesso della divi­nità, mediante 1' Eucaristia, da Lui quella notte medesima istituita. E quasi ciò non basti, Egli vuole che lo Spi­rito Santo sia infuso e dimori perma­nente nelle nostre anime, innalzando così 1' uomo al supremo grado della felicità, della grazia e della gloria.

Oh! Anime cristiane, quanto mai siamo state amate dal nostro Salva­tore!... E come dall' alto della croce fra poco Gesù dirà alla Madre sua Ecco il tuo figlio; e le consegnerà nella persona dell'apostolo Giovanni tutti i suoi redenti, così nel Getsemani si volge al Padre e dice: Ecco i tuoi figli. lo, tuo Figlio vero, prendo il posto dell' uomo peccatore, affinché il peccatore prenda il mio posto e di­venga tuo figlio per grazia. A me, o Padre, le pene e al peccatore perdono e pace; a me la morte, a lui la vita; a me il tuo abbandono, o Padre, e a lui perfetta, beata ed eterna unione con Te..... Ecco, ecco i tuoi figli..... abbracciali. Il sangue mio li rende puri, belli e degni di Te.

Padre, io voglio che le anime che mi hai date, siano una cosa sola con noi, unificate in noi, come io sono uno con Te. Ricordati, o Padre, che mi sono abbassato a farmi uomo, af­finchè l'uomo fosse innalzato fino a Dio, regnante nella stessa tua gloria per tutta 1' eternità. - Ecco gl' incom­prensibili misteri d'amore, che si o­perano nel cuore d'un Dio, che suda Sangue per gli uomini! Ecco gli am­mirabili frutti del Sangue di Gesù!

Silenzio, ammirazione e generoso amore, questo, o anime cristiane, è il solo ricambio che noi possiamo of­frire a quel grande, a quel santo, a quell' infinito Amore che si sacrifica per noi!...

(Quest' Ora Santa, composta dalla Madre Elena Guerra, era usata abitualmente da Santa Gemma Galgani).