Avea
il nostro Salvatore Gesù compiuta in Gerusalemme l' ultima Cena, quando, già
inoltrata la notte, usciva dall' ingrata città in compagnia degli undici
Apostoli che, mesti e silenziosi, seguivano le orme dell'amato Maestro. Erasi
Questi incamminato secondo il costume, verso l' orto del Getsemani e, passato
oltre il torrente Cedron, entrò co' suoi discepoli in quell' orto dove Egli ben
sapea che lo attendevano i primi dolori della sua acerba Passione. Al primo
porvi il piede Egli avea detto agli Apostoli: L'anima mia è triste fino alla
morte, sostate qui e vegliate meco. E tolti seco i più fervorosi tra questi,
cioè Pietro, Giacomo e Giovanni, l'introdusse più addentro nel Giardino, e
disse loro Vegliate e pregate a fine di non cadere in tentazione. E
discostatosi da loro quant' è un tirar di sasso, si prostrò a terra e
incominciò a pregare con indicibile angoscia. Levatosi quindi fu di nuovo ai
discepoli, e trovatili che dormivano, disse loro: Perchè dormite? che! non
sapeste vegliare un' ora meco ?
Quella esortazione medesima in questa notte il buon Gesù la dirige a te, o anima fedele, e appunto t'invita a vegliare un'ora sola in orazione con Lui. Egli ti vuol compagna della sua afflizione, de' suoi dolori, delle sue preghiere. E avrai cuore di ricusarti? Non mai. Anzi, grata alla degnazione di Gesù, tu gli terrai compagnia mentre tanto soffre, agonizza, e prega per amor tuo.
L'Anima
- O addolorato e penante Salvator mio, chi può resistere ai vostri inviti?
Chi anzi non avrà a somma grazia essere da voi scelto a consolatore e
compagno, mentre patite tanto per salvarci? Ma più si commuove il mio cuore
se penso a quel vostro lamento tanto pieno di ragione « Cercai ed aspettai chi
volesse partecipare del mio dolore e compatirmi, ma nol trovai! ». Sono
dunque, o Gesù mio, così duri, così ingrati verso di Voi i cuori degli
uomini, di quegli uomini stessi pei quali avete penato tanto? Ma essi non
pensano chi è Colui che li invita a vegliar seco almen per un'ora. Ah! se
conoscessero l'infinita bontà del Cuor di Gesù... Ah! se riflettessero che
quell'amarezza in cui è sommersa l'anima benedetta di Lui, ci ha meritato
divini conforti in questa misera vita... Se pensassero che quelle preghiere che
prostrato sulla terra ha innalzato all' Eterno Padre erano per noi... Se
ricordassero che quel sudor di Sangue che scorrea dalle membra adorabili del
Salvatore dovea lavare le nostre iniquità, oh come scuoterebbesi dagli uomini
quel freddo languore che li
opprime, e terrebbero in gran conto il favore di stare presso a Gesù nell'
agonia che soffre per loro! Ma invece la maggior parte di essi dorme il sonno
funesto o della tiepidezza o della colpa, ed altri più iniqui vegliano con
Giuda e coi nemici del Salvatore presti a rinnovargli tradimenti, percosse,
obbrobrii e morte! Ed io che feci per lo passato?... Che faccio adesso?
O
buon Gesù, che da me pure sopportaste tanta ingratitudine, vi domando perdono
di essere stato anch'io nel numero di coloro che vi hanno oltraggiato, ed anche
mi duole che ben poco ho pensato e compatito ai Vostri dolori, e di cuore vi
ringrazio che ora vi degnate chiamarmi a tenervi compagnia.
Ecco
che a Voi mi appresso, o Salvator mio, agonizzante nell'orto, e mentre io vi
contemplo ivi solo, prosteso a terra, nella oscurità di quella dolorosa
notte, immerso in un mare di amarezza, oppresso da tristezza mortale, o Gesù,
voi volgetemi uno dei vostri benignissimi sguardi, e beneditemi.
Considerazione
1.
- Chi è colui che inginocchiato sulla terra a guisa di peccatore, geme, prega e
soffre agonie di morte? E' il Figliuol dell'Altissimo, il Re del Cielo, il
Padrone del mondo... E' l'Amico, il Benefattore, il Salvatore di tutti gli
uomini...
Pater,
Ave e Gloria adorando
Gesù:
Considerazione
2. - Che soffre Gesù
nell'orto? - Tristezza mortale, cagionatagli dall'orrore de' nostri peccati,
ch'Egli detesta e abborre come oltraggi alla divina maestà del Padre, come
causa dell' eterna dannazione di tante anime, e come ragione unica di quegli
strazi, di quella acerbissima morte ch' Ei dovrà tra poco sostenere per
compiere 1' opera dell' umano riscatto.
Pater,
Ave e Gloria compatendo
a Gesù.
Considerazione
3. - Perchè mai, santo
ed innocente com' è, soffre affanni così crudeli? - Perchè s'è addossato
le nostre colpe e vuol portarne le pene Egli stesso per noi; e placata così
la divina giustizia, vuol salvare tutti gli uomini ed averli seco per sempre nel
Paradiso. Pater, Ave e
Gloria ringraziando Gesù.
Se
consideriamo Gesù quando bambinello giacea nella grotta di Betlem su dura
mangiatoia, esposto ai rigori del freddo, noi lo vediamo patire invero, ma
pure di su quell' ispida paglia Egli volge talora il sorridénte sguardo a
Maria, a Giuseppe, ai Pastori.
Se
lo vediamo quando il popolo giudaico, sedotto dai nemici di Lui, prende le
pietre per lapidarlo, noi l'osserviamo uscirsi placidamente di mezzo a loro.
Se
consideriamo Gesù quando lasciasi catturare dagli sgherri che vogliono
trascinarlo in Gerusalemme, noi lo vediamo muover loro incontro tranquillo, e
porger le mani alle lor funi.
Se
l'osserviamo nel pretorio, nei tribunali, sotto i flagelli, o col capo tra le
spine, noi non udiamo dalla sua bocca una parola di lamento, nè in Lui
scorgiamo un atto solo che accenni a tristezza.
Perchè
mai adunque vediamo ora nell'orto del Getsemani il buon Gesù temere,
impallidire, piangere e volgersi al Padre supplicandolo che passi da Lui l'amaro
calice della Passione? E non è Egli stesso che già si rassegnò a beverlo sino
all'ultima feccia? Non è Egli che in accettarlo si sottomise liberamente a
tutti gli obbrobrii, a tutti gli strazi della sua morte? Ed ora Perchè al solo
mirarsi innanzi quei dolori, quegli oltraggi, quella croce, Egli si contrista
così, fino a cadere in mortale agonia?
Ah
mio Dio! mio Dio! v'intendo. Voi volevate che anche la dolcissima Anima vostra
avesse il suo martirio. E tanto fu la medesima straziata dal funesto pensiero
dell'imminente Passione, tanto l'umanità vostra sentì di orrore e di
ripugnanza, che foste costretto a gridare: Padre, Padre! Se è possibile passi
da me questo calice! Ma non si faccia la mia, sibbene la tua volontà!
Fu
questa, o Gesù, la vostra dolorosa preghiera: quella preghiera che per ben
tre volte ripeteste con lagrime e con sospiri, e che non fu esaudita se non in
quanto chiedeste l'adempimento della volontà del Padre celeste. E poichè era
volere del Padre che Voi consumaste il Sacrifizio di Redenzione, o vero
Maestro della più perfetta obbedienza, Voi, abbassato umilmente il capo,
acconsentiste e vi sottoponeste, a tutti gli strazi dell' imminente
Passione. Ma questa obbedienza, o diletto Salvatore, quanto non vi costò? Chi
può immaginarlo? Fu tanta la violenza che n'ebbe a soffrire l'adorabile Umanità
vostra che ricadeste agonizzante sulla terra!
Ah!
se in quei momenti di supremo dolore aveste potuto, o Gesù, far intendere la
vostra amorosa voce alle anime che con tante pene avete salvato, quante cose
non avreste Voi dette che ci avrebbero spezzato il cuore per contrizione, e ce
lo avrebbero ferito d'amore per Voi; per Voi, o innocente vittima, che v'
immolate per le nostre colpe?
Ma
se tace la vostra voce divina, parlano, o Gesù, i
vostri sospiri, i vostri affanni... parla il vostro capo inchinato fino a
terra... parla il pallore del vostro volto... parlano le lacrime... parla il
Sangue che incomincia a versarsi da tutte le vostre membra... Mio Dio!... mio
Gesù!... E non v'è una mano pietosa che faccia sostegno al cadente vostro
capo? una voce amica che vi dia un po' di conforto? un' anima fedele che vi
stia dappresso? un cuore amoroso che vi compatisca?
No,
desolato mio Bene! Voi straziato tanto; Voi agonizzante; Voi abbandonato da
tutti!…
Mio
Dio! E’ vero che è miserabile, è vero che è peccatrice, ma ecco l'anima
mia che viene a Voi vicino, e riconoscente e pentita vuol dirvi tante cose, e,
se potesse, vorrebbe alleggerire i vostri tormenti, Gesù, ascoltatela.
Si
faccia un atto di ringraziamento a Gesù che ha patito tanto per noi, quindi
offrasi all'Eterno Padre, insieme con le afflizioni e la rassegnazione
dell'Agonizzante divino, anche la volontà nostra; dichiarandoci pronti a
soffrire quanto piacerà al Signore, ripetendo sempre coll'addolorato Gesù - Non
mea voluntas, sed tua fiat. - Non la mia, ma la tua volontà sia fatta.
Che i pesanti e ripetuti colpi dei flagelli, che le trafitture delle spine, che le piaghe apertevi nelle mani e nei piedi dai chiodi vi facessero versare il Sangue a rivi, o mio appassionato Gesù, non fa meraviglia; ma quel Sangue che versaste nell' orto mentre stavate genuflesso pregando e gemendo, chi vel trasse dalle vene, o mio Signore?
Ah
che mente umana non può comprendere l'eccessivo strazio del vostro cuore
adorabile che, per la dolorosa oppressione e per la violenza che soffre, è
costretto a premere a forza il suo Sangue divino, che spinto con impeto nelle
vene, va a versarsi da tutto il corpo in tal copia da irrigarne la terra!
E
intanto, straziata l'anima da mortale agonia, impallidito, perdute le membra
il vigore vitale, cadete, o Gesù, come esanime sulla terra, su quella terra che
già rosseggia del vostro Sangue!... Perchè non posso con le mie profonde
adorazioni levarvi, o Signore, da tanto abbassamento? Perchè non posso io con
atti del più acceso amore consolarvi tra tante pene?
O
Eterno Padre, che dal cielo mirate il vostro Figlio divino in preda alla più
straziante agonia versar vivo Sangue che scorre in copia sull' erbe del
Getsemani, deh! ascoltate, vi prego, la voce di questo Sangue innocente che
grida misericordia per noi.
Deh
placatevi, Eterno Padre, ed accogliete, ve ne supplico, le offerte che di
questo Sangue medesimo sono per farvi.
Vi
offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell' orto supplicandovi a
lavare in esso le anime e purificarle da ogni macchia di peccato. Pater,
Ave e Gloria.
Vi
offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell'orto, supplicandovi a
concederci vero spirito di penitenza e la grazia di espiare nella presente
vita le pene dovute ai nostri peccati. Pater, Ave e
Gloria.
Vi offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù
versò nell'orto, supplicandovi acciocchè il buon Gesù sia da tutti
conosciuto ed amato, e trovi gratitudine nei nostri cuori. Pater, Ave e
Gloria.
Vi
offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell' orto, supplicandovi ad
imprimerci nella mente la memoria dei patimenti del Salvatore, e a darci grazia
di ricopiare in noi i suoi santissimi esempi. Pater,
Ave e Gloria.
Vi
offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell'orto, supplicandovi a
concedere a tutti i peccatori, vivi sentimenti di contrizione, la conversione
e la perseveranza. Pater, Ave e Gloria.
Vi
offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell' orto, supplicandovi pei
moribondi acciocchè passino felicemente dalla terra al Cielo. Pater,
Ave e Gloria.
Vi offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù
versò nell' orto, supplicandovi ad applicarne i meriti alle anime del
Purgatorio e ad aprir loro le porte del Paradiso. Pater,
Ave e Gloria.
Allo
smorto raggio che manda la luna a traverso le fronde degli ulivi, immaginati di
mirare, o anima mia, il tuo Redentore prosteso a terra, pallido, anelante,
bagnato del proprio Sangue, che mormora ancor tra le labbra la preghiera al suo
divin Padre: « Si faccia la tua volontà, non la mia ». Immaginati di vederlo
abbandonato da tutti, perfino dai suoi più amati discepoli, e umiliato, a segno
che non osa levare il guardo, al Cielo, perchè si vede ricoperto di tutte le
iniquità degli uomini che ha preso a espiare. L' Eterno Padre par che non vegga
più in Esso se non le aborrite sembianze di peccatore, e lascia che la sua
Giustizia si armi contro di Lui.
O
Dio! E in tanto abbandono, e fra tanti dolori non vi sarà nessuno che porga
qualche conforto all'agonizzante Salvatore?...
Ma
ecco che un Angelo, spiccato il volo dal Cielo, giù discende alla volta del
giardino degli ulivi, e viene presso a Gesù. Oh siate benedetto, Angelo di Dio!
Voi almeno una stilla di conforto infonderete nel desolato suo Cuore!...
Ma
ohimè, che vedo? l'Angelo tiene nell'una mano un calice e con l'altra accenna
su al Cielo, e dice intanto a Gesù, che è volontà del Padre ch' Ei beva
fino all' ultima feccia il Calice del dolore, e che dalla sua obbedienza sarà
glorificato l'Altissimo, saranno salvati gli uomini.
Ma,
o mio Gesù! e non è questo quel Calice che tanto terrore mise nel vostro
Cuore? Non è questo quel Calice che voi stesso supplicaste il Padre a rimuover
da Voi? E ora, o mio Signore, che fate?...
Il
desiderio che avete di render condegna soddisfazione all' Eterno Genitore da
noi oltraggiato, e la compassione per le umane generazioni e per questa povera
anima mia richiede da Voi l'offerta generosa, e già vi disponete a far di Voi
medesimo il massimo sacrifizio...
Ma
intanto quella tristezza, quel terrore, cui già prima era in preda il penante
Gesù, si fa più intenso. Ei vede come in orribil pittura le ingiurie, i
disonori, gli strapazzi, i supplizi cui va incontro... vede che fin presso alla
Croce si faranno ad insultarlo moribondo i suoi nemici, e che neppur dopo
morte avrà requie l'esangue sua spoglia, finchè il Cuore, il Cuore stesso,
non gli venga da crudel ferro trafitto!
Ma
a più tormentare l'appassionato Gesù, un altro quadro, per Lui, infinitamente
più doloroso, gli si spiega dinanzi, nel quale Ei vede innumerevole moltitudine
di anime, che, ingrate al benefizio della Redenzione, sarebbero vissute
affatto dimentiche di Lui... Vede i molti che violeranno la sua legge,
disprezzeranno il suo amore, bestemmieranno il suo Nome, calpesteranno il suo
Sangue, lo riconfiggeranno cento e cento volte alla Croce coi loro peccati...
Vede tante anime, figlie del suo dolore, conquistate per la sua croce, andarne
all' eterna dannazione, preda del suo maggior nemico, il demonio... Vede che
nemmeno la sua dolorosa morte varrà a bandire il peccato dal mondo, e neppur un
giorno spunterà sulla terra senza che questo mostro abbominevole non si levi
superbo contro la Divinità e faccia delle sua creature orribile strage!...
A
così orrendo spettacolo che fa il Cuor di Gesù? Rigetterà egli quel Calice
ricolmo di tante amarezze?... Ma s' ei lo rigetta siamo tutti perduti...
Ah
buon Gesù! non conosce il vostro Cuore chi dubita che Voi possiate
respingere il calice del dolore! Neppure quell'enorme cumulo d'iniquità che
si commetteranno fino alla consumazione dei secoli, neppur l'eccessiva
ingratitudine della maggior parte dei redenti, neppure la crudeltà dei
carnefici, neppure le agonie del patibolo valgono a piegare la generosa volontà
di Gesù, che ad ogni suo maggior costo ci vuol salvare...
Ed
ecco ch' Ei prende l'amarissimo Calice, lo beve fino all'ultima stilla e dice:
Purchè sia soddisfatta la Giustizia del Padre; purchè discenda il perdono
sopra la terra; purchè l'uomo possa esser salvo io soffrirò, io morrò...
anzi, anche fra i tormenti delle ultime agonie io pregherò il Celeste Padre pei
miei crocifissori, per coloro che insulteranno al mio dolore... e dalle aperte
mie piaghe e dal mio Cuore ferito si verserà insieme col Sangue un torrente
inesauribile di grazie e di misericordie!
Agonizzante
mio Dio! al vedere che Voi con tanta degnazione e prontezza vi sottomettete per
amor mio a sacrifizio così penoso, io mi confondo della mia ripugnanza, del
mio aborrimento al patire.
Quel
Calice fu già offerto anche a me, ed io lo accettai il giorno del mio
Battesimo; ma come vi ho tenuto fede, o Signore? Il nome, il carattere di
cristiano esige da me perfetta somiglianza con Voi, mio divino esemplare. Se
voglio esser cristiano bisogna che mi rassegni al patire. Perdonatemi, ve ne
prego, o mio Salvatore, di aver rigettato il vostro Calice, di essermi tante
volte sottratto al peso della vostra Croce, d' aver fuggito tutto quanto
ripugnava alla mia volontà ed ai miei sensi. O mio Dio, per l'avvenire vi
amerò e amando Voi amerò pure i patimenti, li amerò per amor vostro, li
amerò perchè mi rendono più simile a Voi, li amerò perchè purificano
l'anima dalle macchie del peccato. Amerò le contrarietà, le umiliazioni, amerò
le afflizioni dello spirito e i dolori della carne: in una parola, abbraccerò
la Croce, non ricuserò di appressare le labbra al vostro amarissimo Calice,
vi ringrazierò anzi in mezzo alle tribolazioni, e mi rallagrerò della bella
sorte di esser sulla terra a voi congiunto nei patimenti, per esservi
eternamente congiunto in Cielo fra gli splendori della vostra gloria.
Si
trattenga alquanto l'anima fedele in questi pensieri, poi reciti
tre Pater, Ave e Gloria in memoria dell'agonia di Gesù
nell'orto.
È
vero, o buon Gesù, che ora io sto qui a tenervi compagnia e compatirvi nei
vostri dolori, ma è anche vero purtroppo che questi medesimi dolori che in Voi
compiango, io oh quante volte li ho aggravati con le mie iniquità!
Quando,
a maggiormente angustiarvi, si schierarono a Voi davanti i peccati di tutti
gli uomini, o buon Gesù, Voi vedeste allora anche i miei... Vedeste
quell'orgoglio e quello spirito di ribellione col quale mi son tante volte
opposto al vostro divino volere... Vedeste i traviamenti del cuore... Vedeste
l'ostinazione della volontà nel male... Vedeste i peccati di rispetto
umano... Vedeste le omissioni de' miei doveri... Vedeste la mia resistenza
alla grazia... la mia ingratitudine ai vostri benefizi... e il cuor vostro ne
pianse, e il dolcissimo vostro spirito ne rimase oppresso di più grave
tristezza!
Che
farò, mio caro Gesù, in riparazione di tanto male, e per farvi conoscere
che davvero mi dispiace di aver così aumentato con le mie colpe le vostre pene?
Dovrò
piangere? E' poco. Domandarvi perdono? E' poco. Pentirmi? E' poco.
Patire
ed amare? Anche questo è poco, ma è quel più e quel meglio che possa fare una
povera creatura come son io. Sì, o buon Gesù: patire ed amare, cioè, patire
amandovi, amarvi patendo, patire per vostro amore. Ecco la mia riparazione,
ecco il frutto del mio patimento: ma intanto lasciate, o Gesù, che il cuor
mio detesti e pianga ai vostri piedi quelle colpe che tanto amareggiarono il
vostro Cuore.
Un
atto di contrizione.
Già
suona l'ora vostra, o Gesù, o Salvatore del mondo, già suona l'ora vostra, e i
peccatori si avvicinano per prendervi, legarvi e condurvi come agnello all'
altare del sacrifizio...
Già
suona l'ora vostra, e falsi testimoni si apparecchiano ad accusarvi, iniqui
giudici a condannarvi, stolta plebaglia a deridervi ed insultarvi, crudeli
carnefici a flagellarvi, inumani soldati a coronarvi di spine...
E'
pronta la Croce... Son pronti i chiodi... il fiele... la morte... e qual morte
spietata! O Gesù, non mi regge il cuore...
Ma Voi intanto, trovato nella vostra divina virtù il necessario vigore, vi levate da terra, vi fate incontro agli sgherri, e salutato con benigne parole il discepolo traditore, vi abbandonate all' iniqua volontà de' vostri nemici!
E
perchè, o Gesù? Per salvar me, per salvarci tutti! Che il Cielo e la terra vi
rendano meco incessanti azioni di grazie, mentre vi ripeto con tutti i divoti
della vostra Passione: Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perchè per
mezzo della tua santa Croce hai redento il mondo - Ada ramus te Christe,
et benedicimus tibi: quia per Sanctam Crucem tuam redemisti mundum. - (Si
ripeta per tre volte).
Ma prima di alzarmi dai vostri piedi vi chiedo una grazia, o Gesù, ed è questa: che spesso mi sia presente al pensiero la vostra dolorosa Passione, ed io vi segua passo passo ai tribunali, al pretorio, al Calvario, sulla Croce, al Sepolcro... O Gesù mio, chi potrà dimenticarvi nel giorno dei vostri dolori?
Addolorata
Maria, fedele Giovanni, pentita Maddalena, pregate per me ond' io sempre ricordi
i patimenti di Gesù e non glieli accresca col peccato.