ORA SANTA RIPARATRICE

PRESENTAZIONE

Hai tra le mani un librettino che ti guida alla tua ora santa riparatrice. Es­so non ti riporta soltanto delle formule di preghiere, ma ti istruisce sulla riparazio­ne, partendo dalla parola di Giovanni Paolo II nel suo mirabile discorso del mercoledì 20 aprile 1983. In quella circo­stanza il Papa illustrò il sacrificio espia­torio di Gesù e lo presentò in chiave ripa­ratrice. Almeno dieci volte ripeté il ter­mine riparazione.

Nessuno potrà più lasciarsi prendere da quello strano complesso di inferiorità di non parlare più di riparazione, se, con tanta speditezza, il Papa ci va innanzi.

Vorrei ricordarti che non sempre l'ora di adorazione esige che tu mediti tutto questo libretto; potrai farlo quando vor­rai avere una visione d'insieme; invece conviene che faccia solo alcune parti, re­galandoti ampi spazi di silenzio per rac­cogliere la parola di Gesù alla sua anima. ALDO ALUFFI S.J.

 

Eccoti alcuni tratti del discorso del Papa (20 aprile 1983) sulla riparazione; sono appunto quelli che mediteremo.

- Il suo è stato un sacrificio espiatorio, ossia un sacrificio che presenta una ri­parazione per ottenere la remissione delle colpe. Gesù offre la sua vita...

 

- Egli ci ha offerto una soddisfazione per i nostri peccati e con ciò ha meritato la salvezza...

 

- Il Padre per il bene e l'onore dell'uo­mo chiede una riparazione... dona al­l'umanità il proprio Figlio, perché of­fra questa riparazione...

 

- Il Padre rivela la grandezza infinita del suo amore, poiché è il primo, col do­no del suo Figlio a portare il peso del­la riparazione...

 

- Gesù offrendo al Padre una perfetta riparazione ha trasformato il volto del­l'umanità...

 

- Gesù conta sulla nostra gratitudine; la sua intenzione non è di dispensarci da ogni riparazione. Egli l'attende...

 

- Questa collaborazione riveste una for­ma liturgica nella celebrazione eucari­stica.....

 

1.

Il suo è stato un sacrificio espiatorio, ossia un sacrificio che presenta una riparazione...

A che serve la vita se non per essere donata?

Quanti generosi si rallegrano di essere così interpellati.

Sono le persone della riparazione, cioè coloro che, associandosi cordialmente con Gesù riparatore, non desiderano altro che la loro vita sia donata.

Giovanni Paolo II non ha esitato a di­re la parola riparazione, associandola, an­zi, equiparandola a quella di espiazione; e non in modo astratto, ma nella persona di Gesù.

Il suo, afferma il Papa, è stato un sa­crificio espiatorio ossia un sacrificio che presenta una riparazione. In tal modo prende luce lo stesso termine riparazione, in associazione a sacrificio e ad espiazio­ne; il tutto viene poi espresso nel pensie­ro più comune: Gesù offre la sua vita. L'ha offerta e la sta offrendo.

Per questo ancora sussurra: « Il mio corpo è offerto per voi... il calice del mio sangue è versato per voi e per tutti ».

Egli assunse un corpo per poterlo do­nare incessantemente; ancora oggi egli prende i segni sacramentali del pane e del vino per farsi dono a tutti.

A che serve la vita se non per essere donata?

 

Gesù, qui in adorazione davanti a te contemplo il tuo ministero di riparazione e godo che il Papa lo abbia così bene as­sociato al sacrificio espiatorio, costituito da una vita in offerta.

Tu, Signore, sei offerta, in questo mo­mento: lo sei per me, per tutti.

Vorrei entrare in tale presenzialità di dono, consegnarti tutto me stesso, i pro­blemi che volevo affidarti, prima di entra­re qui da te; già li depongo in te, nella tua offerta.

Mi riscopro così nel tuo « ministero » di riparazione. Che cosa di più grande ci può essere nella mia povera vita di que­sta mia associazione alla tua opera reden­trice? Grazie, Gesù.

(Silenzio; Pater, Ave, Gloria)

 

2.

Cristo ci ha offerto una soddisfazione per i nostri peccati e con ciò ha meri­tato la salvezza.

Ci sono quelli che si sentono garantiti nel loro non credere in Dio. E la garanzia se la danno perché esiste il Dolore inno­cente.

Lo dicono anche apertamente: « Fin­ché ci saranno bambini innocenti destina­ti al sacrificio, finché l'ingiustizia colpirà deboli e indifesi non potrò decidermi a pormi il problema di Dio ».

E così si sentono scusati, non ad ac­correre a fare qualcosa per quegli sven­turati, ma a godersi la vita e a loro ca­priccio, avendo escluso Dio.

Se veramente accorressero verso quel « Dolore innocente » incontrerebbero Dio e lo vedrebbero.

Da che mondo è mondo il Dolore in­nocente ha fatto da ombra e ha servito da scusa; eppure in esso Dio stesso si è posto.

Gesù tra noi, nella sua vita terrena e soprattutto nel sacrificio del calvario è stato quel Dolore innocente. Anzi volle sempre esserlo istituendo il sacrificio eu­caristico della S. Messa.

Egli aspira anche ad esserlo in quel­le persone che si associano a lui intima­mente e diventano così le persone della riparazione.

In tal modo Gesù si fa risposta visiva a coloro che vorrebbero garantirsi nella loro incredulità per via del Dolore inno­cente.

 

Signore, oggi la mia adorazione divie­ne riparazione perché si sente associata al mistero del Dolore innocente.

Noi siamo ancora dalla parte della morte e del dramma umano, anche se sap­piamo che è pure nostro il versante della risurrezione.

Tu, Signore, hai voluto assumerti il ministero di una misteriosa impotenza davanti agli uomini immettendoti nel Do­lore umano.

Se patirò ingiustizia da qualcuno, od anche da amici, non dispererò, ma cer­cherò di rallegrarmi, almeno per essere associato al ministero del tuo Dolore umano.

Oggi, sono qui, Signore, per ricevere energie da te, perché abbia occhio inte­riore onde scorgere nel fratello o nella sorella che soffre uno della riparazione, come me; vorrò anche dirglielo perché si assuma quella missione di grazia e di so­stegno per tutti.

(Silenzio; Pater, Ave, Gloria)

 

3.

Il Padre per il bene e l'onore dell'uomo stesso chiede una riparazione...: dona all'umanità il proprio Figlio, perché of­fra questa riparazione.

Lo abbiamo visto in tante famiglie: quando c'è qualcosa di grave da ricom­porre con i figli ormai fatti adulti sono loro, i genitori, che pongono se stessi nel bel mezzo delle contese; così si realizza già una forma di pace e di armonia.

Essi si fanno riparazione; forse i con­trasti dalle due parti persisteranno, ma la convivenza sarà possibile.

Nei contrasti, nelle lotte, nei mali e nei peccati che persistono nel mondo « il Padre dona all'umanità il proprio Fi­glio, perché offra questa riparazione » afferma il Papa. E aggiunge, perché i buo­ni vi si associano: « il Padre, per il bene e l'onore dell'uomo stesso, chiede una ripa­razione ».

Questa immensa famiglia umana, già redenta dell'amore salvifico, e portata dal Signore Gesù verso una risurrezione to­tale continua a ricevere l'opera del Dio vivente: è un'opera di riparazione. Gesù ha voluto rendere evidente questo suo ministero di amore, attraverso la divina Eucaristia.

In essa il suo corpo e il suo sangue so­no dati, consegnati alle nostre meschine contese e durezze di cuore, perché la vi­ta tra noi sia ancora possibile.

Ne scaturiscono alcune conseguenze importanti: La riparazione vera non è quella che realizza uno generoso, con le sue attività, sacrifici, pratiche religiose; ma è quella che compie ininterrottamente Gesù redentore. La riparazione è lui, nel­la sua offerta attiva e presenziale di sempre.

 

Signore Gesù, oggi sono lieto di essere qui in adorazione di quel tuo mistero di­vino che perpetua la tua riparazione nel tessuto sociale del mondo. Vorrei ricevere i tuoi sentimenti interiori, capire che tu ami l'uomo, anche quando sbaglia o ti si pone contro e, invece di affliggerlo con castighi o abbandonarlo ai suoi errori, tu trovi modo di stargli vicino e, a sua insaputa, corri a sorreggerlo e dargli quel­le energie spirituali di cui non sa di avere bisogno.

Mio Signore, io devo capire di dover essere riparatore così, con te, in un'atti­vità presenziale, in un avvenimento del giorno e non tanto per via di concezioni astratte e con gesti grandi di mie opere. Mi dono a te per essere « riparazio­ne » d'amore.

(Silenzio; Pater, Ave, Gloria)

 

4.

Il Padre rivela la grandezza infinita del suo amore, poiché è il primo, col dono del suo Figlio a portare il peso della riparazione.

Forse non avevi mai pensato che il Padre celeste fosse il primo a portare il peso della riparazione con il dono del suo Figlio. Ma Giovanni Paolo II te lo afferma esplicitamente: Sì il Padre è in prima fila nella riparazione.

Restiamo sorpresi ed ammirati. Ne ri­caviamo, però, un benefico influsso, per­ché riusciamo così a porre la riparazione in una visione piena di amore oblativo e non su due versanti: Il Padre che esige un riscatto e il Figlio che lo offre.

La parabola del prodigo sembra ci il­lumini su tale realtà. Davanti al figlio che, rientrato in sé, vede il suo peccato e ritor­na pentito alla dimora della sua infanzia, il Padre dispiega tutto il suo amore che accoglie, che abbraccia, che reintegra, che pone a mensa il figlio prodigo. Egli è vera­mente il primo nel mostrare di riparare per quella sua creatura che può nuova­mente generare nel suo amore. E lo fa con un'esultanza che sorprende e contagia be­neficamente tutti i membri della famiglia. Tutti, eccetto uno: il figlio maggiore; egli è uno che non vuole perdonare, non vuole associarsi ai sentimenti del padre. Questi è uno che non vuole entrare nel­la sfera della riparazione perché conta sui suoi meriti, sulle sue opere.

C'è da rompere tale atteggiamento di sicurezza che prende ancora tanti buoni. Solo associandosi allo spirito riparatore del Padre, si giunge ad essere veri figli e quindi fratelli.

 

Gesù, in questa mia adorazione ripa­ratrice vorrei tanto essere investito dei sentimenti di riparazione del Padre che dona tutto il suo amore al figlio prodigo; tale prodigo rappresenta il mondo. So, però, che in me ci sono pure le arroganze del figlio maggiore. Non vorrò essere più uno che conta sui propri meriti, ma esse­re quel fratello che corre incontro al pro­digo tornato alla casa paterna; aiutarlo ad entrare, suggerirgli le parole che teme di dover dire.

Gesù eucaristico, tu rimani quella mensa imbandita dal padre della parabo­la evangelica; io voglio essere tra i primi ad accoglierti come cibo ed invitare tutti a godere di questa tua offerta di vita eterna.

(Silenzio; Pater, Ave, Gloria)

 

5.

Gesù offrendo al Padre una perfetta ri­parazione ha trasformato il volto del­l'umanità.

C'è chi può sentirsi desolato alla vista del male presente e giungere al timore che ogni bene, la religione e la Chiesa stessa, siano destinati a soccombere. Un tale atteggiamento catastrofico misura la « salvezza » dal punto di vista delle opere dell'uomo, ignorando l'Opera già compiu­ta da Gesù riparatore.

Il Papa lo afferma con quelle parole: Gesù offrendo al Padre una perfetta ripa­razione ha trasformato il volto dell'uma­nità e liberato il cuore dell'uomo dalla schiavitù del peccato.

Ci raggiunge subito il sentimento del­la gioia, come quando si è davanti ad una bella notizia, un annunzio sollevante.

Infatti questo è il « lieto annunzio » che Gesù ha chiesto che fosse diffuso. Eppure perché noi tendiamo ad essere sconfortati dal male che vediamo o dal bene che non riusciamo ad ottenere con le nostre forze? Il motivo è che non ci af­fidiamo abbastanza all'Opera di Gesù; pensiamo che quello che ha fatto nel pas­sato sia smentito oggi da tanti. Dimenti­chiamo di contemplare quella salvezza che egli va realizzando nei cuori e non sappiamo trasformarci in annunziatori e riparatori.

Non è dunque Dio che viene meno, ma siamo noi che veniamo meno trascurando l'annunzio e la riparazione.

 

Gesù, scorgo sempre meglio il mio « ministero » di riparazione. Avevo sem­pre pensato che fosse molto associato alle mie potenti iniziative, ora, invece, ve­do che è legato al mio amore appassiona­to a te, oggi grande riparatore del mondo attuale.

Io devo cessare di confidare nelle mie parole, nei soliti conformismi, nei metodi psicologici o sociologici, per fare del be­ne; dovrò piuttosto lanciarmi nell'annun­zio della tua presenza salvifica.

Con discrezione, ma con risolutezza vorrò, o mio Signore, divenire tua parola che annunzia, con tutti coloro che incon­trerò: in casa, per strada, in treno, al la­voro; lo farò con tutti: con quelli che so già che mi respingeranno o con quelli che mi ringrazieranno.

(Silenzio; Pater, Ave, Gloria)

 

6.

Gesù conta sulla nostra gratitudine: la sua intenzione non era di dispensarci da ogni riparazione. Egli l'attende.

Noi oggi dobbiamo riscoprire l'attivi­tà del ricevere come gesto di riconoscenza e come partecipazione personale alla ripa­razione di Gesù risorto.

Sì, ci conferma il Papa: « Gesù ha pre­so il posto di tutti noi », ma poi precisa: « la sua intenzione non era di dispensarci da ogni riparazione ». Anzi « gli l'atten­de ».

Tutto appare chiaro se riusciamo a contemplare Gesù in azione riparatrice oggi. Invece tutto è svisato se pensiamo ad un Gesù del passato che ha operato la Riparazione e che, oggi, delega noi a fare al suo posto. No, egli è sempre in prima fila, perché il nutrimento interiore che dà la vita eterna, venga offerto alle genera­zioni presenti, anzi, ad ogni uomo che porta avanti il peso della sua vita.

 

Gesù, oggi mi pare di capire meglio la tua divina Eucaristia. Inclinavo a vederla come un sommo Dono che documentava il tuo amore o come un insieme di prati­che o di riti necessari alla salvezza dei tuoi amici; ora la vedo, invece, come la tua attività salvifica e riparatrice nelle si­tuazioni storiche del presente. Per questo tu convochi, illumini con la tua parola, chiami allo spirito di offerta « di comunio­ne di vita. Ci saranno sempre degli amici, come già al tuo tempo palestinese che si lasceranno conquistare da te. Ebbene questi tu vuoi mandarli in « missione »; sì sempre in « missione » dopo ogni Messa, ogni volta che ti ricevono in comunione, ogni volta che escono dalla tua adorazio­ne.

O Gesù, io ambisco di essere tra questi. Scopro così la mia missione riparatrice. Mi renderò conto che se nel mondo c'è il male e c'è il peccato non è solo perché ci sono i cattivi, ma è anche perché manca­no i missionari di quella tua riparazione. Puoi contare su di me.

(Silenzio; Pater, Ave, Gloria)

 

7.

Questa collaborazione riveste una for­ma liturgica nella celebrazione euca­ristica.

Siamo soliti dire che la partecipazio­ne eucaristica è un dovere grave per il credente: egli deve andare a Messa. Ma non ci preoccupiamo abbastanza di inse­gnare perché debba andarvi, e neppure come dovrebbe uscirvi, dopo che vi ha preso parte.

Ebbene, il Papa ce lo afferma in chiave riparatrice: uscire da Messa coinvolti dal sacrificio espiatorio e riparatore.

Il cristiano non è soltanto l'uomo dei doveri, ma l'uomo della collaborazione. Egli, avendo dato la sua fede a Gesù, è come colui che dà la sua « fede » ad altra persona o ad un partito: offre la sua pie­na collaborazione.

Ecco come il Papa caratterizza il mi­stero eucaristico o mistero pasquale: sa­crificio espiatorio (prima aveva detto sa­crificio riparatore) al fine di coinvolgere la comunità e i fedeli nell'offerta.

C'è da « lasciarsi prendere » da Gesù divenuto eucaristia e lasciarsi portare nel suo stesso movimento di offerta.

Se il cristiano avrà tale docilità di men­te, e di cuore, riceverà direttamente dal Maestro divino le parole e le indicazioni necessarie, per divenire poi suo annunzio di riparazione nel proprio ambiente fami­liare, sindacale, sociale, ecclesiale.

 

Gesù eucaristico, mi accorgo che c'è un volto nuovo della riparazione che deb­bo ancora riscoprire.

Essa non è qualcosa di appartato, di riservato ai miei sforzi generosi od eroi­ci, ma è la mia resa adorante alla tua azio­ne eucaristica. Perciò io sbaglio tutto se penso di dovermi organizzare solo per conto mio e contare sui miei sforzi o sulle mie parole. Al contrario io dovrò affidar­mi a te, in tutti.

Mi porrò in libertà di cuore e di men­te davanti a te e accoglierò tutto da te. Anche quando lascerò la chiesa sarò cer­to che tu mi seguirai, mi ispirerai, mi in­fonderai le energie necessarie.

(Silenzio; Pater, Ave, Gloria)

 

8.

Felici di essere stati riconciliati con Dio sentiamo l'onore di condividere con Gesù l'ammirabile sacrificio...

C'è un'immagine simbolica che espri­me in concreto questa conclusione del Papa. Gesù nella sua missione salvifica di offrire al mondo la vita del Padre, è pene­trato nell'oceano del mondo: è il mistero della sua incarnazione contemplata come uno che si inabissa nell'oceano del mon­do. A quelle profondità Gesù ha fatto suo ogni male, ogni peccato, ogni ribellione a Dio; a tutti ha donato la sua vita, il suo sangue ed è morto come crocifisso. Ma il Padre lo ha fatto risorgere in quel modo, cioè associato all'oceano a cui si era do­nato e consacrato. Ormai c'è solo da rima­nere stretti, come gocce luminose attorno alla persona di Gesù risorto; sarà lui a guidarci nel cammino verso il Padre.

In parole più ristrette, il Papa aveva detto, commentando questa nostra con­dizione di risorti: « Felici di essere stati riconciliati con Dio, sentiamo l'onore di condividere con Gesù l'ammirabile sacri­ficio che ci ha procurato la salvezza e re­chiamo anche il nostro contributo alla applicazione dei frutti della riconciliazio­ne all'universo di oggi.

Come e in che modo rechiamo tale contributo? La risposta, secondo l'imma­gine addotta, è questa: restando delle gocce luminose perché irrorate dal sacri­ficio di Gesù risorto; talmente luminose da offrire anche la nostra luce agli altri.

 

Gesù, sono qui in adorazione per me­glio rivestirmi della tua luce e poi subito donarla a chi mi è vicino e a tutti coloro che incontro: è il mio apostolato di ripa­razione. Non esito a vedermi come una piccola goccia, ma associata a te, oceano di luce; di tale splendore avrò sempre bi­sogno per sentirmi realizzato pienamente nel tuo amore e per fare luce ad altri. Ora so che il mio « ministero » di riparazione non chiede tanto che gli altri lascino su­bito 1e tenebre in cui camminano, ma mi chiede che io silenziosamente offra parte della mia luce.

(Silenzio; Pater, Ave, Gloria)