L'ORA SANTA PER LA PACE

Don Giuseppe Tomaselli

GESÙ

Tanto grande è il bene della pace, che fra tutte le cose terrene e mortali, nulla di più gradito si sente esaltare, nulla di più desiderabile è invocato, nulla infine può essere trovato di meglio che la pace!

Questa affermazione del mio fedele servo Agostino trova oggi più che mai una viva risonanza nel cuore di tutte quelle anime che in questi tempi m'invocano, im­plorando per tutta l'umana famiglia il dono sublime della mia pace.

Il mondo ha promesso e promette tante cose belle e liete ai suoi seguaci, ma non promette mai la pace. Perché? Non è forse perché troppo bene egli sa che non è in suo potere il donare la pace?

La pace hanno augurato gli Angeli, an­nunziandola sul mio Presepio per tutti gli uomini di buona volontà; era l'offerta pri­ma dei doni celesti, che io arrecavo a voi sulla terra, miseri sofferenti, al primo ap­parire della mia Luce di eterna salvezza. Io l'ho offerta questa pace alle anime ed è d'incommensurabile valore. Ma molti, come hanno rifiutato me, così hanno rifiu­tato il dono di questa pace vera e perfetta che io offrivo; e così l'umanità ha conti­nuato ad essere di quando in quando sconvolta terribilmente da lampeggiare di odi e di guerre, al punto che venti secoli dopo l'avvenuta mia Redenzione, la fa­miglia umana ancora è divisa e dilaniata da rancori e lotte sanguinose.

O anime riparatrici, offritemi questa supplica affinché la promessa contenuta nell'annuncio di Betlem si avveri presto per tutti i popoli. Voi, sebbene con inde­gnità, presentatevi a me ed invocate la mia misericordia ed il mio soccorso, perché, come vi ricorda il mio Vicario in terra, nulla è perduto fin quando si salva la pace; tutto può essere perduto senza di essa!  

Il peccato primo nemico della pace

« O Signore, che hai detto ai tuoi A­postoli: Vi lascio la pace; della mia pace io vi faccio dono! - non guardare alle mie colpe, ma alla fede della tua Chiesa! ». Così prega il mio Ministro nel Divin Sacrificio, allorché, avendo sotto gli occhi l'Ostia candida, transustanziata nel mio Corpo vivo, si dispone ad unirsi mediante la Comunione Sacramentale a me, Vittima Divina.

Non è causale quell'accenno alla colpa dopo aver richiamato la mia promessa di voler lasciare agli Apostoli ed alla mia Chiesa il dono della mia pace; perché, infatti, la pace non dovrebbe per diritto essere concessa se non alle anime che so­no libere da colpa grave, o per non a­verne mai commessa alcuna o per averne efficacemente implorato il perdono.

All'inizio di quest'Ora Santa ripetete anche voi: O Gesù, non guardare alle no­stre colpe, poiché esse sono tali che ci pongono nella condizione di non meritare affatto il dono squisitamente delizioso della tua pace!

Risalite su su, sino alle stesse origini dell'umanità, e trovate che con l'avvento del primo peccato la pace è stata bandita dai primi uomini. Perché fuggirono, ten­tando di sottrarsi alla mia presenza, i vostri progenitori, quando andavano ra­minghi lungo le regioni del paradiso ter­restre, se non perché il timore e lo spa­vento erano subentrati in loro, al posto della serena pace, che fioriva nel loro cuo­re prima della colpa?

Quale grave disordine è il peccato! La creatura quando pecca gravemente, si ri­bella di fatto al suo Creatore e Signore e pretende di usurpare quella autorità ed indipendenza assoluta, che appartiene a Dio solo.

Come ha detto un mio servo fedele, la pace è la tranquillità dell'ordine. Questa tranquillità può dunque trovarsi là solo, ove regna l'ordine nelle cose dello spirito. Spesso nel peccato non solo c'è un atto di ribellione della creatura verso di me, ma anche una rivolta della carne contro lo spirito, della creatura contro se stessa.

Talvolta ammirate un prato per la mol­titudine dei fiori i più variopinti, che la mia mano vi ha disseminati; ammirate la moltitudine delle stelle luminose, che solcano le vie dei cieli, in un incrociarsi di direzioni e di movimenti i più vari; voi vi fermate, con l'aiuto degli strumenti che la scienza ha costruiti, ad ammirare il mondo delle cose estremamente piccole così come di quelle estremamente grandi, e vi sentite costretti a concludere che un ordine meraviglioso regna sovrano là, dove io, onnipotente Dio, ho lasciato l'im­pronta della mia sapienza creatrice.

Un ordine non meno armonioso do­veva risplendere anche nel piccolo mondo interiore di ogni anima e voi l'avreste pure ammirato, se la colpa non fosse ar­rivata sino alle prime sorgenti della vita umana a guastare le meraviglie della na­tura e della grazia.

Spogliato Adamo di quella sopranna­turale ricchezza, che gli era stata donata perché la trasmettesse alla sua posterità e ferito nelle stesse facoltà naturali del suo spirito, l'umanità fu aggredita in lui da una forza dissolvitrice che, penetrando nelle più intime profondità delle anime, vi produsse una lacrimevole inclinazione al male. Non più quell'armonia di linee, di colori e di luci che formavano nell'a­nimo umano un quadro sì delizioso agli occhi miei divini! Non più il limpido riflesso dell'increata bellezza nell'anima, creata e fatta a mia somiglianza ed imma­gine! Ribellione, disordine, ombre e mac­chie di colpe incominciarono da allora a turbare l'ordine primitivo e la pace del cuore, senza della quale nulla può appagare le aspirazioni umane; la pace del cuore svanì.

È tanto vera la profonda espressione del mio servo Aurelio Agostino: Il nostro cuore hai fatto per possedere te e non può essere acquietato se non col riposare in te! -

Se rivolgete la vostra memoria verso il passato, quante infedeltà voi trovate, quanta ingratitudine da parte vostra verso di me! E dovete pure sinceramente riconoscere ogni qualvolta mi avete of­feso, da quello stesso momento- avete per­duto la mia pace. Non occorre che andiate a cercare le esperienze altrui, quando già la storia dell'anima vostra v'insegna chia­ramente che il peccato è il primo e in­conciliabile nemico della vera pace!

Fate vostra la preghiera della mia Chiesa che implora il perdono delle colpe e la remissione dei peccati: Esaudisci, o Si­gnore, le preghiere di noi che ti suppli­chiamo e perdona i peccati nostri, che umilmente davanti a te confessiamo; sic­ché col perdono delle nostre mancanze tu ci abbia ad elargire altresì il dono della pace! -

Immensa è la moltitudine delle colpe, con le quali la vostra generazione mi ha rinnegato e vilipeso; ma la mia misericor­dia è immensamente più grande. Nell'ara triste in cui attualmente vivete, io voglio essere l'avvocato ed il difensore vostro presso l'infallibile ed eterna giustizia del Padre mio Celeste. Le mie Piaghe Divine mostro a Lui, implorando quella clemenza che tempera i rigori della giustizia, e quella misericordiosa tenerezza, che in­dulge al colpevole che si pente!

Dovete riconoscere di esservi ormai resi indegni di tanta pietà dopo di essere troppe volte ricaduti nel peccato; tuttavia confi­date nell'amore mio misericordioso, il quale non ha negato il perdono alla pec­catrice di Magdala ed ha promesso il Cie­lo degli eletti al ladrone pentito!

Schiere senza numero di anime can­dide d'innocenza e ardenti di carità, mi rivolgono suppliche per quanti furono degni dei miei castighi; anime predilette e vittime riparatrici implorano con sospiri e gemiti la mia misericordia. Sì; la pre­ghiera è potente! Innalzatemi la preghie­ra, che pone sulle vostre labbra il mio Vicario in terra: O Dio, che sei offeso dalla colpa, ma vieni placato dalla penitenza, a­scolta propizio le preghiere del tuo popolo supplicante ed allontana da noi quei fla­gelli dell'ira tua, che per i nostri peccati abbiamo troppo meritato! -

Vi ho ricordato, o anime, quel prodigio vivente della mia misericordia, che fu la penitente Maria Maddalena; io le affer­mai: Molto ti è stato perdonato, perché molto hai amato! - Ciò significa che per ottenere il perdono mio, è necessario amarmi. Amatemi, amatemi senza misura ed il mio amore misericordioso tutto per­dona! 

ORAZIONE

O Gesù, permetti che nella nostra inde­gnità abbiamo ad osare di chiederti qual­che cosa di più ancora che il tuo perdono! Noi ti chiediamo un grande amore, affet­tivo ed operoso! Anche Maria di Magdala un tempo t'ignorava e non ti amava; e tu forse un giorno, sedendo a mensa nella casa ospitale di Betania, avevi trovato un posto vuoto accanto a Lazzaro ed alla so­rella di lui, Marta; i loro occhi erano gonfi di pianto ed il volto velato di profonda a­marezza. E tu devi allora aver pronunziata una parola che invitava alla fiducia ed alla speranza. Più tardi bastò un tuo sguardo, forse un raggio della luce divina dei tuoi occhi, un lieve tocco della onnipotente tua grazia, e quel cuore che appariva inaridito dagli obbrobri della colpa, si apri, come per incanto, a ricevere la rugiada benefica del tuo amore misericordioso! ...

Da quel giorno la peccatrice, triste­mente nota per i suoi disordini, inco­minciò ad essere divorata dal desiderio di amarti; e l'amore le meritò dalla tua immensurabile indulgenza di essere am­messa tra i confidenti del tuo Cuore!

Ti ripeteremo, o Gesù, col Santo Dot­tore d'Ippona: Troppo tardi ti abbiamo co­nosciuto; troppo tardi ti abbiamo ama­to! -

Concedi almeno di riparare d'ora in­nanzi con un amore generoso e fedele sino alla morte!

O Dio, che volgi in bene ogni cosa, a vantaggio di coloro che ti amano, infondi nel nostro cuore l'affetto inviolabile della tua carità, affinché i desideri concepiti per tua ispirazione, non abbiano ad es­sere vinti da alcuna forza di tentazione. Pater, Ave, Gloria.Una lode. 

Non c'è pace senza giustizia

Spesso i miei Profeti hanno usato il termine « Giustizia » per indicare quel complesso di virtù, che rendono un'anima piacevole al mio sguardo divino. Così il mio Padre Putativo, Giuseppe, si dice nel Vangelo che era un uomo giusto.

Se voi, o anime, considerate la giu­stizia, intesa nel senso suo proprio, tro­vate che essa è strettamente legata con la pace, sì che non può e non potrà mai essere vera la pace là, dove non regni la giustizia.

Il mio servo Isidoro, illuminato dalla grazia del mio Spirito, vi avverte che la pace se è congiunta con la giustizia, è qualche cosa di divino; ma l'una senza l'altra non può avere la bellezza e la per­fezione della vera virtù. E continua lo stesso Santo Isidoro, facendo notare che anche i ladroni sembrano talvolta pos­sedere la pace tra di loro ed anche i lupi gli uni per aggredire gli uomini e gli altri per menare strage tra le greggi di peco­relle; ma non si può chiamare vera pace questa, perché non è ornata dallo splen­dore della giustizia.

La giustizia! Che sa ancora oggi il mon­do di questa sovrana virtù?

Il Pretore Romano, davanti alla mia affermazione: Sono venuto a rendere te­stimonianza alla verità! - mi chiedeva con cinico scetticismo: E che cosa è la verità? -

Oggi molti sono nel mondo che, dominati dall'egoismo proprio, di cui si son fatti un idolo, ai frequenti richiami delle coscienze oneste vanno domandandosi: Che cosa è la giustizia? ...

Si deve dire che il rapido diffondersi della colpa in tutte le manifestazioni della vita moderna, ha trascinato molte anime di questo tempo al punto da non sapere più neppure comprendere ciò che la stessa coscienza più primitiva potrebbe inse­gnare intorno alla nozione di giustizia.

Terribile castigo questo, per cui l'uomo che si lascia dominare dal proprio egoi­smo, si abbassa al livello mentale di un bruto, cui naturalmente manca il lume della ragione.

È l'egoismo che spinge a calpestare ogni diritto umano e divino; è l'egoismo che accieca l'intelletto e lo priva della luce delle verità eterne; è l'egoismo che fa del­l'uomo un lupo verso il proprio fratello!

Ecco perché, mentre nell'azzuffarsi di individui e di nazioni in sanguinosa lotta fratricida, la voce del mio Vicario, il Papa, si eleva teneramente paterna, invitando alla giustizia ed alla pace; nep­pure la visione immediata dei castighi divini che incombono, basta più a disar­mare gli uomini.

In mezzo a tanto disastro, tra le grida angosciose di tanti sofferenti, a chi potete ricorrere voi implorando la pace, se non a me, che solo posso essere chiamato il Prin­cipe della pace?

Io soltanto posso porgere un salutare rimedio, che guarisca l'umana famiglia dalle piaghe di tanti egoismi; io soltanto, perché il mio Cuore è fornace di ardente carità. Io solo posso riscaldare tanti cuori agghiacciati con l'ardente soffio del mio onnipotente amore.

Bisogna credere; chi crede, ama; e chi ama me, che sono il Sommo Bene, il Re­dentore, sente il bisogno ed il dovere di adorarmi. Da me solamente può aversi salute e speranza; non c'è salute in alcun altro.

Se la società presente soffre nel suo organismo e nelle sue funzioni sociali, ciò avviene per il suo allontanamento da me.

Bisogna ritornare a me, fonte di salute e di grazia, Autore della vita individuale e sociale. I credenti devono adoperarsi con grande amore, con preghiere e sofferenze, per ottenere la pace duratura, perché io stabilisca il mio regno in mezzo al popolo, affermi il mio dominio sopra tutti i poteri della terra, rifaccia credente e cristiana la famiglia della Russia, il mondo rivivisca, riconoscendosi opera di Dio e l'incredulo si convinca che la sua incredulità è causa del suo pervertimento e delle sue soffe­renze.

Io posso tutto a favore della povera umanità, ma voglio qualche cosa da voi, o fedeli; voglio che mi amiate, che mi ado­riate, che il delitto dell'apostasia abbia la sua riparazione e che il vizio venga com­pensato dalla virtù, l'odio dall'amore, l'in­giustizia e l'egoismo dalla giustizia e dalla carità.

Perciò, se una parte dei miei figli mi voltò le spalle, compito dei pochi buoni miei seguaci è di placare la Divina Giu­stizia e mostrare tanto più di gratitudine

e riconoscenza verso di me, quanto più gl'increduli e traviati si mostrano ingrati verso Colui dal quale ebbero l'esistenza.  

ORAZIONE

O Signore, osiamo pregarti insieme con la tua Chiesa, tutta spiritualmente unita al Padre e Maestro di tutti i fedeli, e sup­plicarti per i dolori della tua sanguinosa Passione e per la tua morte redentrice: Tu, per cui santi sono i desideri, retti i consigli e giuste le opere, concedi a noi servi quella pace che il mondo non sa e non vuole dare, affinché i nostri cuori siano fedeli ai tuoi precetti e liberati dal terrore dei nemici, i nostri giorni, merce la tua protezione, si facciano tranquilli! -­

Il Salmista e Profeta tuo Davide, con­templando gli splendori del tuo regno sulla terra, ha annunziato che per virtù. della tua Redenzione la giustizia e la pace si daranno l'abbraccio ed il bacio d'amore. Fa', o Signore, che si affretti quest'ora per tutta l'umanità, la quale ardentemente sospira l'avvento e la piena giustizia, per ritrovare in essa il ristoro di una vera e duratura pace.

Davanti alle ingiustizie, che si commet­tevano durante l'impero della Legge An­tica, dapprima ti limitavi, o Signore, ad offrire sapienti richiami per mezzo della voce dei tuoi Profeti. Più tardi, quando questa voce non trovava più eco nel cuore del popolo d'Israele, allora tu fosti co­stretto a far piovere dall'alto tuo Trono di giustizia il fuoco dei tuoi terribili ca­stighi.

Nel Nuovo Testamento tu ci parli an­cora per mezzo dell'Apostolo tuo e ci am­monisci: Badate di non resistere a Colui che parla, perché se non scamparono quelli che ricusarono di ascoltare chi parlava loro sulla terra, molto meno scamperemo noi se voltiamo le spalle a Colui che parla dal Cielo. -

O Signore, noi ti preghiamo per tante anime infelici, che non hanno ascoltato la tua voce! Apri nei loro cuori un varco alla tua parola ammonitrice con la forza irresistibile della tua grazia!

Come un giorno, o Dio, hai cavato dall'arida pietra una fonte limpida al tuo popolo assetato, così oggi da tanti cuori induriti ed increduli fa' che sgorghino le lacrime del pentimento, cosicché, pian­gendo sinceramente su tante ingiustizie, tutti possiamo meritare la grazia del tuo perdono e della tua pace! Pater, Ave, Gloria. Una lode. 

La carità e la pace

Troppo spesso voi sentite il trasporto della vostra fragilità a difendere con ecces­sivo zelo i diritti che vi provengono dalle leggi della giustizia, per dimenticare poi deplorevolmente i doveri che vi sono im­posti dalla carità. Poiché, se la carità è un dovere per tutti, essa può dirsi ne­cessità indispensabile per ogni anima cri­stiana.

Vi ammonisce il mio Apostolo che la carità è paziente; e la mia pazienza spegne le fiamme dell'orgoglio e raffrena i moti della cupidigia.

Quante volte, dovete pur riconoscerlo, voi perdete la vostra pace precisamente perché non sapete caritatevolmente sop­portare i difetti di carattere e l'insuffi­ciente educazione di qualcuno di coloro, che in me vi sono fratelli! Ciò avviene anche nelle anime, che vorrebbero essere fedeli al mio Vangelo; questo si verifica perché è troppo debole in esse la fiam­ma della carità.

Agostino, che aveva conosciuto il tor­mento intimo delle anime cui manca il conforto della pace, ha scritto che questa pace sospirata non è soltanto serenità di mente e tranquillità di spirito e semplicità di cuore, ma anche è il vincolo dell'amore, l'inseparabile compagna della carità. In­fatti essa spiana le divergenze, spegne le ire, toglie le rivalità, impedisce le guer­re ... ama gli umili, unisce i discordi, riconcilia i nemici. E’ tanto intimamente legata la pace con la carità che, sotto alcuni aspetti, ciò che si afferma dell'una si può ripetere anche dell'altra. Infatti dice ancora il mio Apo­stolo Paolo che la carità non è solo pa­ziente, ma è dolce e benefica, per nulla invidiosa, non temeraria né avventata, non superba o disdegnosa, non egoista, non si irrita, non pensa male, non gode dell'in­giustizia ... tutto soffre, tutto crede, tutto spera, tutto tollera.

Non è forse questo elogio della regina delle virtù un ritratto di tutto quanto ar­reca di bene nell'anima la vera pace?

Sappiatelo bene, o anime, che senza la carità non potrete mai godere una vera pace, né con me, né con il vostro prossimo. Vi ho insegnato che chi mi ama, osserva i miei comandamenti e fa la volontà del Padre mio Celeste; costui è per me più che amico e padre e madre e fratello.

Ciò vuol dire, per conseguenza, che non è mio amico se non colui che, appunto per­ché sinceramente mi ama, osserva i miei precetti. La pace, condizione prima del­l'amicizia, non può dunque sussistere in un'anima che non sia da una carità sincera ed operosa portata all'osservanza fedele dei miei comandamenti.

La carità verso di me, vostro Dio, non può disgiungersi dall'amore verso il pros­simo. È questa divina carità che ha colmato l'abisso, scavato dalla colpa, tra Dio e l'uomo, e mentre inclina il cuore dei veri miei discepoli a volere il vero bene dei propri fratelli, li rende anche pronti e vo­lenterosi alla rinunzia ed al sacrificio: ri­nunzia alla soddisfazione del proprio or­goglio, ferito dall'offesa, nel perdono; e rinunzia ad un gusto anche legittimo, nella mortificazione. Tutto questo è l'espres­sione genuina della vera carità.

Ora, quante volte la pace è distrutta proprio perché l'animo è tormentato dalla sete di vendetta ed il corpo è tiranno nel­l'esigere violentemente le sue soddisfa­zioni!

Se l'egoismo è il primo ed inconciliabile nemico della pace, potete giustamente rite­nere che la carità verso il prossimo, dopo l'amore verso Dio, ne è il più sicuro mezzo di difesa.

La cupidigia, che tanto spesso suscita sanguinosi conflitti tra gl'individui e tra le nazioni, è soggiogata e quasi immobilizzata dalla carità, mentre là dove la carità si raf­fredda, la cupidigia, e quindi l'odio, pre­sto invade i cuori e li spinge ad ogni sorta d'iniquità.

È ancora il Vescovo d'Ippona che ve lo ricorda, quando afferma: Cresciuta la cupidigia, scomparve la carità; tornata che fu la carità, scomparve l'iniquità! -

Il mio Divino Spirito è essenzialmente Spirito di carità. Questo soffio di vita, questo fuoco che io venni ad accendere in terra, fate che sia nuovamente diffuso nelle anime vostre dall'opera prodigiosa del mio Spirito Santificatore! 

ORAZIONE

O Salvatore Divino, manda in una nuo­va effusione di carità, il tuo Spirito; sarà rinnovata la faccia della terra!

O Gesù, che hai salvato le anime nostre nel lavacro della rigenerazione per la virtù dello Spirito, salvaci dal male che affligge e tormenta l'umanità, con un secondo Battesimo universale, con una « Pente­coste » rinnovatrice di tutte le coscienze e di tutti i cuori!

O Dio, che hai mandato ai tuoi Apo­stoli il tuo Spirito Santificatore, concedi al tuo popolo che sia esaudita l'umile e fi­duciosa sua domanda; sicché a quei me­desimi, ai quali hai concesso il dono della fede, tu abbia ad elargire altresì il dono della pace!

Ai nostri cuori infondi la carità del tuo Spirito, con tale abbondanza, sì che ogni odio sia soffocato, ogni rancore represso ed ogni egoismo dominato. Non guardare alla moltitudine delle nostre colpe, né alla nullità dei nostri meriti, ma piuttosto

alla sete di carità e di pace, con la quale noi con la Chiesa, tua Sposa diletta, ti in­vochiamo: La grazia dello Spirito Santo o Signore, illumini i nostri cuori e ci ristori abbondantemente col dolce conforto di una perfetta carità! Pater, Ave, Gloria. Una lode. 

Gesù agnello che togli i peccati del mondo, donaci la pace

L'Apostolo Paolo sapeva bene quanto dolce e soave è al cuore che crede il frutto delizioso della mia pace. Ripetutamente nelle sue Lettere, nella più tenera effusione della sua carità ardente, quale dono il più squisito alle anime cristiane, egli offre l'augurio della mia pace: La pace di Gesù Cristo nei vostri cuori! -

Il Profeta Michea aveva preannunziato che io sarei stato nel mondo quasi la personificazione della pace: Costui sarà la Pace! -

Salomone ed Isaia mi salutarono qual Re e Principe della pace; e lo stesso Apo­stolo delle genti spiegava, quasi ad illu­strare il linguaggio dei Profeti: Giustifi­cati per la fede, noi abbiamo la pace con Dio per mezzo del Signore Nostro Gesù Cristo; per Lui, in virtù della fede, ab­biamo accesso a questa grazia (della pa­ce), nella quale siamo stabiliti e ci ralle­griamo nella speranza della gloria dei fi­gli di Dio! -

Io sono veramente il Re della pace, perché io, Agnello senza macchia, vi ho riconciliato col Padre, versando il mio Sangue preziosissimo in remissione dei vostri peccati.

Io sono il Re della pace, io che ho vin­to la violenza delle tempeste ed imposto il silenzio alle procelle.

Io sono il Re della pace, vincitore e trionfatore della morte, che alla vedova lacrimante presso l'unico figlioletto morto, ho ridonato con la vita di colui ch'era morto il sorriso e la gioia.

Io sono il Re della pace! E il mondo che, inebriato dei suoi effimeri trionfi, ha voluto rinnegare i diritti della mia So­vranità, ora venga a prostrarsi ai piedi del mio Trono di pietà e di misericordia, con le lacrime del pentimento ed il sollievo di una dolce speranza! 

ORAZIONE

O Gesù, per tanti innocenti che t'in­vocano, per tante madri che soffrono, per tanti cuori che in te solo confidano, per tante vittime di amore che

al tuo amore infinitamente misericordioso si offrono, o Gesù, Agnello Divino che cancelli i peccati del mondo, abbi pietà di noi e donaci la tua pace! ... Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis! ... Dona nobis pacem! Cinque Pater, Ave, Gloria. Una lode. 

MESSA RIPARATRICE

Moltissimi peccano e pochissimi riparano. Chi può contare i peccati che si commettono ogni giorno in un paese o in una città? A Dio piace essere riparato là, ove viene offeso. L'atto più eccellente di riparazione è la S. Messa.

Pratica: Fare celebrare qualche S. Messa, men­sile o settimanale, per riparare i peccati della propria città. Trovare alcune persone zelanti, di­sposte a cooperare alla celebrazione della Messa.

Chi coopera e specialmente chi organizza la pratica della Messa Riparatrice, dà a Dio una gloria immensa. 

DONO A GESU’

Diceva Gesù ad un'anima: “Chi si pente del suo peccato e lo ripara sovente, mi dà prove grandi di amore. Essa mi diviene così cara, che la unisco a me. Tu offrimi spesso i tuoi peccati, "con pentimento", e io ti regalo le mie carezze spirituali”.

Pratica: Offrire spesso a Gesù i propri peccati e anche quelli del mondo. Fare questa offerta, baciando possibilmente le Piaghe del Crocifisso.

Giaculatoria: Gesù, metto nelle tue Piaghe i miei peccati e quelli degli altri! Distruggili!