ORA
SANTA CON PADRE PIO DA PIETRELCINA
AGONIA
DI GESÙ NELL'ORTO
«La
croce è sempre pronta e ti aspetta dovunque »
(massima
scritta sulla porta della cella di Padre Pio, n. 1)
PREFAZIONE
Avendo
chiesto a Padre Pio nell'agosto del 1945 se dovessi o meno accettare l'invito
delle Suore del Preziosissimo Sangue della casa di Pietrelcina di tenere loro
il corso degli esercizi spirituali annuali, questi non solo mi incoraggiò, ma
mi consegnò, onde prepararmi a riguardo, un suo quaderno dicendomi: «Questo è
buono per te. In esso ci sono alcuni fogli scritti: tu non ci badare, e perciò
comincia a scrivere dalla parte opposta. Quando poi il quaderno non ti serve più
me lo restituirai». Per alcuni giorni, per essere fedele alla parola di Padre
Pio, ebbi la forza di non leggere quegli scritti.
Dopo
però non solo li ho letti, ma, cedendo alle insistenti preghiere dei figli
spirituali del Padre, li ho dati anche alle stampe. Quando manifestai a Padre
Pio il proposito della pubblicazione, mi disse: «Quelle cose le ho scritte solo
per me». Avendogli risposto: «Ma esse faranno tanto bene anche alle anime
nostre», egli sorridendo concluse: «Quando è così: bonum est diffusivum
sui» (il bene è per sua natura destinato a diffondersi).
Nel 1952 pubblicai «Agonia di Gesù nell'Orto; nel 1953 «L'Immacolata»; nel 1958 «Tempo Natalizio». Dei primi due nel 1954 fu pure curata la versione inglese e francese. I fogli del quaderno scritti da Padre Pio sono trenta. Di essi gli ultimi tredici contengono: «Agonia di Gesù nell'Orto», divisa in quattro parti, delle quali l'ultima, purtroppo, è incompleta. Fortunatamente in quel quaderno vi erano allegati anche altri fogli scritti e tra essi un altro quadernetto di dodici pagine di 13x14, scritto da altra mano, ma corretto e rivisto da Padre Pio, dal titolo: «Agonia di Gesù nell'Orto». Quest'ultima versione risulta più completa e, a mio giudizio, più bella di quella del quaderno grande, anche se non è divisa in parti.
Nelle
edizioni precedenti, come in questa, su consigli di competenti, ho preferito
il testo scritto di pugno da Padre Pio, completandolo con l'altro scritto da
mano diversa e propriamente l'introduzione e la metà della quarta parte. A
tempo più opportuno, se il Signore me ne darà il tempo, mi riprometto di
pubblicare insieme i due testi per meglio capire, vedere e vivere il mistero
dell'amore di Gesù per tutti noi.
I
vari scritti di Padre Pio, e particolarmente questo presente, s'inquadrano
nella visione spirituale francescana, la quale pone al centro Cristo, l'Uomo -
Dio, che congiunge i due estremi: Dio - Trinità e l'uomo. Come pure sono di
attualità secondo l'insegnamento conciliare: «In realtà solamente nel
mistero del Verbo Incarnato trova luce il mistero dell'uomo... svela anche
l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione. Nessuna meraviglia,
quindi, che tutte le verità su esposte trovino in Lui (Gesù) la loro sorgente
e tocchino il loro vertice... Con l'Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in
certo qual modo ad ogni uomo... si è fatto veramente uno di noi»
(Costituzione: «Gaudium et spes», n. 22).
La
presente pubblicazione va letta con la mente ed il cuore del pio autore. È
inutile cercarvi bellezze letterarie, perché quando Padre Pio la scrisse
(1918-20) non pensava di doverla dare alle stampe. La contemplazione di Gesù
nell'Orto, così come vista da Padre Pio, arrivi a commuovere i nostri cuori e
li trasformi in realtà di vita «in Cristo Gesù». Essa concorra ad affrettare
quel rinnovamento interiore proposto dal Concilio Vaticano II ed ardentemente
auspicato dal regnante Pontefice in questo «Anno della Fede».
S.
Giorgio del Sannio (Benevento)
Festa
del P.N.S. Francesco del 1967
padre
Ezechia Cardone, O.F.M.
Divinissimo
Spirito, illuminami ed infiammami nella meditazione della Passione di Gesù,
aiutami a penetrare questo mistero di infinito amore e dolore di un Dio, che,
rivestito della nostra umanità, soffre, agonizza e muore per amore della
creatura!... L'Eterno, l'Immortale che si abbassa, si umilia fino a subire il più
immenso martirio, l'ignominiosa morte di Croce fra insulti, disprezzi ed
obbrobri per salvare la creatura che l'offese e si ravvolse nel fango della
colpa. L'uomo gioisce nella colpa ed il suo Dio per il peccato s'attrista, pena,
suda Sangue, fra terribili agonie di spirito.
No,
non potrò io addentrarmi in questo pelago sconfinato d'amore e di dolore se
con la Tua grazia non mi sostieni. Ch'io possa penetrare nell'intimo del Cuore
di Gesù per leggervi l'essenza delle Sue amarezze che Lo ridusse a morte lì
nell'Orto; ch'io possa confortarlo col mio amore nell'abbandono del Padre e
dei suoi. Ch'io possa unirmi a Lui per espiare con Lui.
Addolorata
Mamma Maria, uniscimi con Te, per seguire Gesù e condividere le Sue pene ed i
Tuoi dolori...
Angelo
mio Custode, custodisci le mie facoltà e tienile raccolte in Gesù Penante,
affinché non vaghino lontano da Lui. Così sia.
Giunto
al termine della sua vita terrena il Divin Redentore, dopo averci lasciato
tutto Se stesso in cibo e bevanda nel Sacramento d'Amore e nutriti i Suoi Apostoli
delle Sue Carni Immacolate, si avvia con i Suoi all'Orto degli Ulivi, luogo noto
ai discepoli ed allo stesso Giuda. Lungo il tragitto, che mena dal Cenacolo
all'Orto, Gesù ammaestra i Suoi discepoli; li prepara alla prossima
separazione, all'imminente Sua Passione e li prepara a subire per amor suo
calunnie, persecuzioni e la stessa morte; a ricopiare in loro Lui, Modello
Divino.
«
Io sarò con voi». E voi non vi turbate, o discepoli, perché la Divina
promessa non verrà meno; la prova l'avrete nella presente ora solenne.
Egli
è là per dare inizio alla Sua dolorosa Passione; più che pensare a Sé, è
tutto premura per voi.
O
quale immensità d'amore racchiude quel Cuore!... Il Suo Volto è soffuso di
mestizia e di amore insieme; le Sue parole partono dall'intimo del Suo Cuore.
Egli parla con profusione di affetti, incoraggia, conforta e promette
confortando, spiega i più profondi misteri della Sua Passione.
Sempre,
o Gesù, mi ha toccato il cuore questo Tuo viaggio dal Cenacolo all'Orto, per
l'espansione di un amore che si profonde e si fonde con gli amanti suoi per
l'espansione di un amore che si avvia ad immolarsi per gli altri, per
riscattarli dalla schiavitù. Tu l'hai insegnato che non vi è maggior prova
d'amore che dare la propria vita per gli amici, e Tu sei ora per suggellare
questa prova d'amore con l'immolazione della Tua vita.
Chi
non rimane compreso da sì generosa oblazione?
Appressatosi
il Divino Maestro all'Orto licenzia i discepoli, prendendone solo tre, Pietro,
Giacomo e Giovanni, per renderli testimoni delle Sue pene. Proprio quei tre che
Lo videro trasfigurato sul Tabor tra Mosé ed Elia e Lo confessarono Dio,
avrebbero ora la forza di riconoscerlo Uomo-Dio tra pene e tristezze mortali?
Entrato nell'Orto dice loro: «restate qui, vegliate e pregate affinché non
entriate in tentazione»; state all'erta, par che dica loro, perché il nemico
non dorme: premunitevi contro di lui con l'arma della preghiera, affinché non
possiate essere coinvolti ed indotti nel peccato. E' l'ora delle tenebre. Ciò
raccomandato, si allontana da loro quanto un tiro di pietra, e si prostra a
terra.
Egli
è estremamente triste: l'anima Sua è in preda ad indescrivibile amarezza. La
notte è alta e limpida, la luna splende nel cielo, lasciando nella penombra
l'Orto, sembra che proietti sulla terra sinistri bagliori, precursori di cose
gravi e sinistri avvenimenti, che fanno rabbrividire e gelare il sangue nelle
vene, sembra come tinta di sangue; un vento, come foriero di prossima tempesta,
agita gli ulivi, unito a quel fruscio di foglie penetra nelle ossa come annunzio
di morte, scendendo fino nell'anima, riempiendola di mortale mestizia.
Notte
la più orrenda che non ne sorgerà mai più una eguale!...
Che
contrasto, o Gesù! Come fu bella la notte del Tuo Natale quando gli Angeli
tripudianti annunziarono la pace, cantando gloria; ed ora parmi che mesti Ti
fanno corona tenendosi a rispettosa distanza, come rispettando la suprema
angoscia del Tuo spirito.
E'
questo il luogo ove giunse Gesù per pregare. Egli priva l'umanità sacrosanta
della forza che le conferiva la Divinità, sottomettendola a tristezza
indefinibile, a debolezza estrema, a mestizia ed abbandoni, a mortale
angoscia. Lo Spirito Suo nuota in esse come in mare sconfinato, che par che ad
ogni istante è per sommergersi. Rappresenta al Suo Spirito tutto il martirio
della Sua imminente Passione, che come un torrente straripante si riversa nel
Suo Cuore e lo martoria, l'opprime e lo dilania. Vede Egli per prima Giuda,
discepolo suo, tanto da Lui amato, che Lo vende per sole poche monete, ch'è
per appressarsi all'Orto per tradirlo e consegnarlo in mano dei nemici.
Lui!... L'amico, il discepolo che poc'anzi aveva satollato delle Sue Carni...
prostrato dinanzi a lui gli aveva lavati i piedi e stretti al Suo Cuore, li
aveva con fraterna tenerezza baciati, come se a forza di amore volesse
distoglierlo dall'empio e sacrilego proposito o almeno, che commesso l'insano
delitto, rientrato in sé, rammentandosi delle tante prove d'amore, si fosse
pentito e salvato. Ma no, egli si perde e Gesù piange la sua volontaria
perdita. Si vede legato, trascinato dai suoi nemici per le vie di Gerusalemme,
per quelle stesse vie ove pochi giorni innanzi era passato trionfalmente
acclamato quale Messia... Si vede dinanzi ai Pontefici percosso, dichiarato da
essi reo di morte. Lui, l'autore della vita, si vede ancora condotto da un tribunale
all'altro in presenza di giudici che Lo condannano: vede il popolo Suo, da Lui
tanto amato e beneficato, che L'insulta, Lo maltratta e con urli infernali, con
fischi, con schiamazzi ne chiede la morte e la morte di Croce. Ne ascolta le
ingiuste accuse, vedesi condannato ai flagelli più spietati: si vede coronato
di spine, deriso, salutato qual re da burla, schiaffeggiato...
Si
vede infine condannato alla ignominiosa morte di Croce e salire il Calvario:
sfinito sotto il peso di essa, cadere più volte a terra esangue... Si vede,
giunto al Calvario, denudato, disteso sulla Croce; crocefisso spietatamente,
elevato su di essa, a vista di tutti; appeso a tre chiodi che Gli squarciano e
Gli dislogano le vene ed ossa e carne... Oh! Dio, che lunga agonia di tre ore
che dovrà straziarlo fra gli insulti di tutto un popolo folle e spietato.
Vede
la Sua gola e le Sue viscere bruciarsi dall'ardente sete e vede a questo
straziante martirio aggiungersi k'abbeveramento di aceto e fiele.
Vede
l'abbandono del Padre, la desolazione della Madre appié della Croce. In ultimo
la morte ignominiosa, fra due ladri, uno che Lo riconosce e Lo confessa quale
Dio e si salva, l'altro che Lo bestemmia e l'insulta e muore disperato. Vede
Longino che si appressa e per sommo insulto e disprezzo, Gli squarcia il costato
e... come tutti i mortali ancora subisce l'umiliazione del Sepolcro.
Tutto,
tutto è schierato innanzi a Lui a tormentarlo e Gesù si atterrisce; e questo
terrore si impossessa del Suo Cuore Divino e Lo attanaglia dilaniandolo. Egli
trema come preso da febbre altissima, lo spavento si impossessa ancora di Lui ed
il Suo Spirito languisce in mortale tristezza. Egli l'Agnello innocente, solo,
abbandonato in mano dei lupi, senza alcuna difesa... Egli, il Figlio di
Dio... L'Agnello votatosi spontaneamente al sacrificio per la gloria di quello
stesso Padre che L'abbandona al furore delle potestà infernali, per la
Redenzione del genere umano; di quelli stessi suoi discepoli, che vilmente Lo
abbandonano e fuggono da Lui come l'essere più pericoloso. Egli, il Verbo eterno
di Dio, ridotto alla favola dei suoi nemici...
Ma
Egli si ritrae?... No, sin dal principio tutto generosamente abbraccia senza
riserva.
Com'è,
e da che questo terrore?... Questo mortale spavento?... Ah! Egli ha esposto
l'umanità Sua come bersaglio a ricevere su di Sé tutti i colpi della divina
giustizia lesa per il peccato. Egli sente al vivo nel nudo spirito tutto ciò
che deve soffrire, ogni singola colpa che deve espiare con singola pena e si
abbatte perché ha lasciata l'umanità Sua in preda a debolezza, a terrori, a
spaventi.
Sembra
agli estremi... Egli è prostrato col volto sulla terra dinanzi alla Maestà del
Padre Suo. Quella divina Faccia, che tiene estasiati in eterna ammirazione di
Sua Bellezza gli Angeli ed i Santi del cielo, e sulla terra tutta sfigurata. Mio
Dio! Mio Gesù! Non sei Tu il Dio del cielo e della terra, eguale in tutto al
Padre Tuo, che Ti umilii sino al punto di perder quasi le sembianze
dell'uomo?...!
Ah...
sì, lo comprendo, è per insegnare a me superbo che, per trattare col Cielo,
devo inabissarmi nel centro della terra. E' per riparare ed espiare la mia
alterigia, che Tu Ti profondi così, dinanzi al Padre Tuo; è per piegare il Suo
pietoso sguardo sulla umanità, ritrattolo per la sua ribellione a Lui. E per la
Tua umiliazione Egli perdona alla creatura superba. E' per pacificare la terra
col Cielo, che Tu ti abbassi su di essa, come per darle il bacio di pace. O Gesù,
che sii sempre e da tutti benedetto e ringraziato per tanti Tuoi abbassamenti ed
umiliazioni con cui ci hai donato Dio ed a Lui ci hai unito in un amplesso di
santo amore.
Gesù
si alza e volge al Cielo lo sguardo supplichevole e mesto; eleva le Sue braccia
e prega. Mio Dio, di quale pallore mortale è soffuso quel volto!... Egli prega
quel Padre che pare volgere altrove lo sguardo e pronto soltanto a colpirlo
colla sua vindice spada ed in tutto il Suo furore qual Dio offeso. Egli prega
con tutta la fiducia di Figlio, ma conosce appieno l'Ufficio che Egli sostiene.
Riconosce essere, il solo per tutti, l'oltraggiatore della Divina Maestà.
Riconosce essere il solo che con il sacrificio della sua vita può soddisfare la
Divina Giustizia e riconciliare la creatura con il Creatore. Egli lo vuole ed
efficacemente lo vuole. Ma la natura è atterrita in vista della sua amara
Passione. Tutto vuol respingere, ma lo Spirito è pronto alla immolazione e ne
sostiene la lotta con tutte le sue forze. Si sente abbattuto, ma Egli lotta
accanitamente.
Mio
Gesù, come potremo noi attingere forza da Te, se Ti vediamo così sfinito ed
abbattuto?
Comprendo
sì: tutte le nostre debolezze hai prese per Te. E' per conferire a noi la Tua
forza che Ti abbatti così. E' per insegnare a noi che dobbiamo solo in Te la
nostra fiducia nelle lotte della vita, anche quando ci sembra che il Cielo sia
chiuso per noi.
Gesù
estremamente oppresso grida al Padre: «Se è possibile passi da Me questo
Calice». E' il grido della natura che, oppressa, fiduciosa ricorre all'aiuto
del Cielo. Pur sapendo che non sarà esaudito in ciò che domanda, perché Egli
così vuole, Egli prega. Mio Gesù, qual ne è la ragione perché Tu chiedi
quello che non vuoi Ti sia concesso? Il dolore e l'amore.
Ecco
il grande segreto. Il dolore che Ti opprime Ti porta a chiedere aiuto e conforto,
ma l'amore per soddisfare la giustizia divina e ridarci a Dio, Ti porta a
gridare: «Non la Mia, ma la Tua volontà sia fatta». A questa preghiera il
Cielo si mantiene duro come di bronzo.
Il
Suo Cuore esulcerato ha bisogno di conforto: l'abbandono in cui versa, la lotta
che da solo sostiene pare che Lo facciano andare in cerca di chi Lo conforti.
Lentamente dunque si alza da terra e, quasi barcollante, muove il passo. Si
avvia verso i discepoli in cerca di conforto. Essi, vissuti per tanto tempo con
Lui, essi, i suoi confidenti, potranno comprendere il Suo interno affanno ed a
quale cimento va incontro per condurlo a fine. Essi sapranno trovare per Lui un
po' di conforto.
Ma!
O delusione!... Li trova immersi in profondo sonno, sentesi di più di essere
solo in quella sconfinata solitudine del Suo Spirito. Si avvicina loro, li
chiama e, dolcemente volto a Pietro, dice: « Simone, tu dormi?... ». Tu che
protestavi volermi seguire fino alla morte e dare la vita per Me, tu dormi? E
rivolto agli altri aggiunge: «Così dunque non avete potuto vegliare una sola
ora con Me! ...». Lamento d'Agnello votato all'immolazione, di un cuore che
soffre ferito intensamente... solo, senza conforto...
Ma
si ridesta come da un abbattimento e, come dimentico di Sé e di ciò che
soffre, tutto premura e carità per essi, soggiunge: «Vegliate e pregate
affinché non entriate nella tentazione». Par che voglia dire: Se così presto
vi siete dimenticati di Me, che lotto e soffro, vegliate e pregate almeno per
voi. Ma essi aggravati dal sonno, appena percepiscono la voce di Gesù, appena
Lo distinguono come un'ombra, tanto che non rilevano il Suo Volto sfigurato
dall'interna ambascia che Lo martoria... O Gesù, quante anime generose ferite
da questo Tuo lamento Ti hanno fatto compagnia lì nell'Orto, partecipando alle
Tue amarezze ed alle Tue angoscie mortali... Quanti cuori nel volgere dei
secoli, hanno risposto generosamente al Tuo invito... Ti sia di conforto
dunque, in questa ora suprema, questa schiera di anime che meglio dei discepoli
condividendo con Te l'ambascia del Tuo Cuore coopereranno con Te alla propria ed
altrui salute. E fa' che anch'io entri nel numero di costoro per poterti
prestare anch'io un qualche sollievo.
Gesù
è tornato al Suo luogo di preghiera ed un altro quadro più orrendo del primo
Gli si presenta. Tutti i nostri peccati con tutte le loro brutture si schierano
dinanzi a Lui in tutti i loro particolari. Vede tutta la malvagità e la malizia
delle creature nel commetterli. Conosce Egli fino a qual punto questi peccati
ledono ed oltraggiano la Maestà di Dio. Vede tutte le nefandezze, le
immodestie, le bestemmie che si elevano dalle labbra delle creature accompagnate
dalla malizia dei loro cuori, di quei cuori e di quelle labbra create per
sciogliere al Creatore soltanto inni di lode e di benedizione. Vede i sacrilegi
di cui si imbrattano, e sacerdoti e fedeli, noncuranti di quei Sacramenti
istituiti per la nostra salvezza e come mezzi necessari di comunicazione di
grazie divine, fatti mezzi invece di peccati e di condanna per le anime. E di
tutto questo immondo ammasso di corruttela umana Egli deve rivestirsi e
presentarsi dinanzi alla Santità del Padre Suo, per espiarli tutti con singole
pene, per rendergli tutta quella gloria che Gli hanno tolta, per mondare quella
cloaca umana in cui con indifferenza sprezzante si ravvolge.
E
tutto questo non Lo fa indietreggiare. Come un mare fluttante questo ammasso
Lo inonda, Lo investe, L'opprime. Eccolo dinanzi al Padre Suo affrontare tutto
lo sdegno della Sua divina giustizia. Egli l'essenza della purezza, la santità
per natura a contatto col peccato!... Anzi come divenuto peccatore Lui stesso.
Chi può comprendere il disgusto che ne prova nell'intimo del Suo Spirito?
L'orrore che ne sente? La nausea, il disprezzo che ne risente? Ed avendoli presi
tutti sul Suo dorso, nessuno eccettuato, questa immensa mole Lo schiaccia,
L'opprime, Lo abbatte, Lo prostra: ed Egli sfinito geme sotto il peso della
giustizia divina, dinanzi al Padre Suo che volge la faccia pronto a colpirLo,
quale maledetto, in tutto il suo furore.
Vorrebbe
scuotere da Sé questa immensa mole che Lo schiaccia. Vorrebbe scaricarsi di
questo peso orrendo che lo fa rabbrividire... La sua purezza stessa Lo
respinge... Lo sguardo medesimo irritato del Padre, che Lo abbandona in queste
acque limacciose e putrefatte di colpe onde Lo vede rivestito: tutto concorre
nel Suo Spirito a sospingerlo, a ritirarsi dall'amara passione. La natura lotta
con se stessa. Tutto consiglia a scaricarsi di queste nefandezze, declinandone
la mediazione. Ma il riflesso della giustizia non suffragata, il peccatore non
riconciliato, predomina nel Suo Cuore pieno d'amore.
Queste
due forze, questi due amori, l'uno più santo dell'altro se ne disputano nel
Cuore del Salvatore la vittoria. Chi prevarrà? Non v'è dubbio che Egli vuol
dare la vittoria alla giustizia offesa. Questa primeggia su tutto e questa vuole
che trionfi. Ma quale figura Egli deve rappresentare? Di uomo lordo di tutte le
brutture dell'umanità. Lui, la santità sostanziale, vedersi bruttato, sia pure
in semplice apparenza, di peccato? Questo no. Questo Lo terrorizza, questo Lo
spaventa, questo Lo atterrisce.
E
come per trovare la soluzione del duro compito, ricorre alla preghiera. Prostrato
dinanzi alla Maestà del Padre Suo: «Padre, Gli dice, passi da Me questo calice».
Come se avesse voluto dire: Padre mio, voglio la Tua gloria; voglio che la Tua
giustizia sia pienamente soddisfatta. Voglio che l'umana famiglia sia con Te
riconciliata. Io che sono la stessa Tua santità, vedermi bruttato di peccato,
ah! questo no. Passi dunque, passi da Me questo calice, e Tu, cui tutto è
possibile, trova nei Tuoi infiniti tesori della Tua Sapienza altro mezzo. Ma se
questo non lo vuoi: « Non la Mia, ma la Tua Volontà sia fatta!».
La
preghiera del Salvatore anche questa volta rimane senza il suo effetto. Egli
si sente morire: a stento si leva dalla preghiera per andare in cerca di
conforto, si sente debilitato di forze e barcollante ed ansante muove i Suoi
passi verso i Suoi discepoli. Li trova di nuovo addormentati. Per questo Egli si
rattrista più intensamente e si contenta soltanto di svegliarli. Quale
confusione dovette assalirli! Gesù però nulla dice loro questa volta, solo
parmi vederlo immensamente più triste. Egli tiene tutta per Sé l'amarezza ed
il dolore di quell'abbandono, di quella indifferenza e pare che col Suo silenzio
compatisca la debolezza dei suoi.
O
Gesù, quanta pena io leggo nel Tuo Cuore già pieno ed esuberante di ambascia.
Ti veggo ritrarti dai tuoi discepoli si accorato. Ah! se io potessi sollevarti e
darti un po' di conforto... Ma io non sapendo far altro piango accanto a Te...
Le lagrime del mio amore per Te e del mio dolore per i miei peccati, conscie di
tanto Tuo penare, si uniscano con le Tue e possano esse salire al trono del
Padre e piegarlo a misericordia verso di Te e di tante anime che dormono ancora
il sonno del peccato e della morte.
Gesù
ritorna ancora al suo luogo di preghiera afflitto, accasciato, e cade a terra,
più che prostrarsi; un'angoscia mortale Lo strazia ed Egli più intensamente
prega. Il Padre tiene volto altrove lo sguardo, come se fosse l'uomo il più
abbietto.
Parmi
di sentire tutti i lamenti del Salvatore. Oh! almeno l'uomo, per il quale Io
agonizzo e per il quale Io sono pronto a tutto abbracciare, mi fosse grato, mi
ricompensasse con amore tanto mio penare per lui. Valutasse la preziosità del
prezzo col quale Io mi accingo a ricomprarlo dalla morte del peccato per dargli
la vera vita dei Figli di Dio! Ah... L'amore che dilania il mio Cuore, più che
i carnefici dilanieranno le mie Carni!... Oh! no, Egli vede l'uomo, che non sa,
perché non vuole, trarne profitto. Bestemmierà ancora questo Sangue divino e
più irreparabile ed inescusabile ne diverrà la sua perdita. Solo pochi ne
trarranno profitto ed i più corrono egualmente la via della perdizione! E sotto
l'estrema ambascia del Suo Cuore lacerato va ripetendo: «Quae utilitas in
Sanguine Meo?»... E ricade affranto.
Ma
ancora questi pochi spingono il Suo Cuore a restare sul luogo del combattimento,
ad affrontare tutte le pene ed i dolori della Sua passione e morte, per
conquistare loro la palma della vittoria!... Egli non ha più dove rivolgersi
per trovar conforto, il Cielo è chiuso per Lui!... L'uomo che pur giace
morente, sotto il cumulo delle sue colpe, indifferente, ingrato, disconosce
l'amore Suo per lui!... Egli versa in mortale agonia, l'amore Lo dilania e Lo
martoria!... Il Suo Volto è tinto di mortale pallore, i suoi occhi languidi,
una tristezza indefinibile Lo invade tutto. «La mia anima è triste fino a
morirne».
Con
quali accenti di smisurato dolore pare che io ascolti dal Tuo labbro, o Gesù,
queste Tue parole!... Esse svelano una tristezza profonda, che parte dall'intimo
del Tuo spirito!
Il
timore Lo scuote, Lo fa tremare tutto, un'ambascia di morte L'opprime!... La
nausea del puzzo di tante colpe Lo rivolta tutto, una noia intensa invade
l'anima Sua!... «L'anima mia è triste a morirne». O Gesù, mio mallevadore generoso,
come mi scendono direttamente nel cuore queste Tue parole! Oh, se potessi io
sollevarti e sostenerti! O Gesù, la contemplazione di tanti Tuoi martirii mi
fa piangere accanto a Te.
Gesù,
Gesù! Oh, ... Egli più non ascolta il mio grido! L'amore lo rende carnefice
di se stesso. Egli è svenuto a terra, dal Suo Volto, dalla Sua Persona tutta,
scorre sangue fino a bagnare la terra. Dapprima io Lo vedo a grandi gocce
emettere dai Suoi pori, poi riunendosi scorrere dalla Sua persona come rivoletti
a terra. Non più col Volto a terra Egli è, ma con le mani giunte distese, le
braccia rilasciate lunghe a terra, gettato sul fianco sinistro, tutto disteso,
in mortale abbandono, col Volto e la persona del Suo Sangue, il Volto ne è
tutto intriso, gli occhi semichiusi e quasi spenti, la bocca semiaperta, il
petto, prima ansante, ora affievolito, or quasi del tutto cessato di battere.
Gesù,
adorato Gesù, ch'io muoia accanto a Te! Gesù, il mio silenzio contemplativo,
accanto a Te morente, è più eloquente... Gesù, le Tue pene penetrano nel
mio cuore ed io mi abbandono accanto a Te, le lagrime si disseccano sul mio
ciglio ed io gemo con Te, per la causa che a tale agonia Ti ridusse e per
l'intenso infinito Tuo amore, che a tanto Ti sottopose!
Sangue
divino, spontaneamente Tu stilli dal Cuore amante del mio Gesù, la piena del
dolore, l'amarezza estrema, la lotta accanita, ch'Egli sostiene, Ti sospinge
da quel Cuore trasudando dai Suoi pori, scorri a lavare la terra!... lascia che
io Ti raccolga, Sangue Divino, specie questo primo; io Ti voglio custodire nel
calice del mio cuore. E' la prova più convincente che solo unicamente l'amore
Ti ha tratto dalle vene del mio Gesù, voglio con Te purificarmi e purificare
tutti i luoghi contaminati dal peccato, voglio offrirti al Padre.
E'
il Sangue del Suo Figliolo prediletto, ch'è sceso a purificare la terra, è il
Sangue del Suo Figlio Uomo-Dio che ascende al Suo Trono a placare la Sua
giustizia irritata per le nostre colpe. Egli è sovrabbondantemente
soddisfatto...
Che
dico?... Se la giustizia del Padre è soddisfatta, non è sazio Gesù di
soffrire; no, Gesù non vuole fermare così la profusione della Sua carità
per essi.
L'uomo
deve avere la prova infinita dell'amore Suo, deve vedere fino a quale ignominia
Lo farà giungere... Deve riconoscere che la Sua Redenzione è stata
abbondante. Se l'infinita giustizia del Padre misura l'infinito valore del Suo
Preziosissimo Sangue ed è soddisfatta, l'uomo invece deve toccare con mano
che il Suo amore non è sazio di patire per lui e non si arresta, ma prosegue
fino all'estrema agonia sulla Croce, fino alla morte ignominiosa su di essa...
L'uomo,
forse tutto spirituale, può valutare, almeno in parte, l'amore che
spontaneamente Lo riduce all'agonia qui nell'Orto, ma chi vive dedito agli
affari materiali, aspirando più al mondo che al Cielo, deve vederlo ancora
nell'esterno agonizzare e morire svenato per lui, su di una Croce, per scuotersi
alla vista di quel Sangue, di quelle agonie strazianti.
No,
non è soddisfatto il Suo Cuore amante!... Egli ritorna in Sé, prega ancora una
volta: «Padre, se Tu non vuoi che questo calice passi senza che Io lo beva, non
la Mia, ma la Tua volontà sia fatta». Ormai Gesù risponde al grido amoroso
del Suo Cuore, al grido dell'umanità che per essere redenta Gli grida morte.
Alla sentenza di morte, che pronuncia il Padre contro di Lui, il Cielo e la
terra Lo vogliono morto... e Gesù china la testa adorabile rassegnato. «Padre,
se Tu non vuoi che questo calice passi senza che Io lo beva, sia fatta la Tua
volontà...».
Ecco
che il Padre invia un Angelo, un Angelo messaggero per confortare Gesù. Quali
motivi di conforto, di sollievo presenta l'Angelo al Dio forte, padrone dell'universo,
invincibile, onnipotente!... Ma Egli s'è fatto passibile, le nostre debolezze
ha preso sopra di Sé, è l'uomo che soffre e che agonizza, è il miracolo del
Suo amore infinito che Lo fa sudar Sangue e Lo riduce all'agonia. La sua
preghiera al Padre ha due motivi: uno per Sé, l'altro per noi. Il Padre non Lo
esaudisce per Sé, ma Lo vuole morto per noi. Credo io che l'Angelo si inchini
riverente dinanzi a Gesù, a questa Eterna Bellezza ora ricoperta di sangue e
di polvere e con deferente onore Gli appresti quel conforto di rassegnazione
ai Divini Voleri, supplicandolo per la gloria del Padre ed in nome dei
peccatori tutti di bere quel calice che «ab aeterno» s'era offerto di
bere per la loro salvezza. Egli ha pregato, per insegnarci ancora che quando
l'anima nostra si trova in desolazione, come la Sua, solo con la preghiera
cerchiamo conforto dal Cielo.
Egli,
nostra forza, sarà pronto a soccorrerci perché ha voluto portare sopra di Sé
le nostre miserie.
Sì,
o Gesù, Ti tocca bere il calice sino alla feccia, ormai sei votato alla morte
più straziante!... Gesù, che niente valga a staccarmi da Te, né la vita, né
la morte. Seguendoti in vita, legato a Te appassionato, mi sia dato spirare
con Te sul Calvario, per ascendere con Te nella gloria; seguire Te nelle
tribolazioni e persecuzioni, per essere fatto degno un giorno, di venirti ad
amare alla svelata gloria nel Cielo, per cantarti l'inno del ringraziamento
per tanto Tuo patire.
Ma
ecco che Gesù si leva da terra, forte ed invincibile, quale leone in battaglia,
ecco ora quel Gesù, che anelante desiderava questo banchetto di Sangue «desiderio
desideravi», si ravvia le chiome scarmigliate, rasciuga il Suo Volto bagnato
di sangue e forte e deciso si avvia verso l'uscita dell'Orto.
Dove
vai, o Gesù?... non sei Tu quel Gesù, ch'io vidi languire nell'anima in preda
al terrore, tedio, paura, abbattimento, desolazione, spavento?
Ch'io
vidi tremare schiacciato sotto l'immensa mole dei mali, che erano per
sopraggiungerti?...
Dove
vai ora così pronto, risoluto, pieno di coraggio?... A che Ti esponi?... Oh! lo
sento! L'arma della preghiera Mi ha fatto vincere e lo spirito ha soggiogato a sé
la debolezza della natura; nella preghiera ho attinto forza ed ora posso tutto
affrontare. Segui il Mio esempio e tratta col Cielo con la medesima fiducia
nel dolore come Io ho fatto. Gesù si avvicina ai tre Apostoli; essi dormono
ancora: l'emozione, l'ora tarda della notte, quel presentimento di qualche cosa
di angoscioso, di irreparabile che par si avvicini, la stanchezza li ha versati
nel sonno, quel sonno che opprime e che par impossibile potersene scuotere e
che, scuotendosene, ci si ricade senza saper come, tanto che Gesù li compatisce
dicendo: «Lo spirito è pronto, ma la carne è inferma».
Intanto
Gesù ha sentito così al vivo questo abbandono dei Suoi che esclama: «Dormite
e riposatevi adesso» e si sofferma. A stento, al rumore dei passi di Gesù, con
uno sforzo essi hanno aperti gli occhi. Indi Gesù prosegue:
«Basta
così; l'ora è venuta; il Figliuolo dell'Uomo sarà dato nelle mani dei peccatori:
alzatevi, andiamo. Colui che deve tradirmi è vicino».
Gesù
tutto vede col Suo sguardo onniveggente, par che dica: Voi che siete miei
amici e discepoli dormite, ma i miei nemici vegliano e si danno da fare per
prendermi. Tu, Pietro, che ti sentivi forte di seguirmi fino alla morte, dormi!
Sin da principio mi dai prova di debolezza; ma stai tranquillo, della tua
debolezza Io mi rivestii ed ho pregato per te, ravvedutoti sarò la tua forza e
pascerai i miei agnelli... Tu, Giovanni, tu pure dormi!... Tu che poche ore fa,
nell'estasi del mio amore per te, contasti i palpiti di questo Cuore, Tu pure
dormi?... Alzatevi; andiamo, non è più ora di dormire, il nemico è alle
porte, è l'ora della potestà delle tenebre, sì, andiamo. Io spontaneamente
vò incontro alla morte. Giuda si appressa per tradirmi ed Io mi avanzo con
passo fermo e sicuro, nessun ostacolo frapporrò al compimento delle profezie.
E' giunta l'ora mia, l'ora di grande misericordia per l'umanità...
Ed
infatti si odono alcuni rumori di passi, una luce rossastra di torce accese
penetra attraverso le piante dell'Orto e Gesù, seguito dai tre discepoli, si
avanza intrepido e tranquillo.
O
Gesù, comunica ancora a me la stessa forza, quando, nella previsione dei mali
futuri, la mia debole natura vorrà ribellarsi, ch'io affronti come Te e con
serena pace e tranquillità tutte le pene e travagli, che possa incontrare su
questa terra di esilio; unisco tutto ai meriti Tuoi, alle Tue pene, alle Tue
espiazioni, alle Tue lagrime affinché cooperi con Te alla mia salvezza e fugga
il peccato, che fu l'unica causa che Ti fece sudare sangue e Ti ridusse a morte.
Distruggi
in me tutto ciò che non sia di Tuo gusto, e col fuoco santo della Tua Carità
scrivi nel mio cuore i Tuoi dolori e stringimi sì fortemente a Te, con un nodo
sì stretto e sì soave, ch'io non Ti abbandoni mai più nei Tuoi dolori;
ch'io possa riposare sul Tuo cuore nei dolori della vita, per attingere da esso
forza e ristoro. Che lo spirito mio non abbia altra brama che vivere al Tuo
fianco nell'Orto e saziarsi nelle pene del Tuo Cuore; l'anima mia s'inebria del
Tuo Sangue e si cibi con Te col pane dei Tuoi dolori...
Così sia.
Trtta
da: "Padre Pio da Pietrelcina MEDITAZIONI" Edizioni Casa Sollievo
della Sofferenza San Giovanni Rotondo Foggia - 1991