ORA
SANTA CON DON GIUSEPPE TOMASELLI_16
ORA SANTA (Notturna) IN UNIONE AI DOLORI DI MARIA
Preghiera preparatoria
Mia
Signora e dolce Madre mia, Maria! Io, anima peccatrice, guidata dalla fede e
dall'amore, vengo a te e mi prostro vicino ai tuoi piedi.
Qui
tu mi aspetti con le braccia aperte nelle lunghe ore del giorno e qui levo il
mio grido di venerazione e d’amore a te, Mamma del bell'Amore e Madre mia
Maria. Nelle ombre silenziose del Tempio, permettimi di partecipare con un po'
di meditazione al dolore tuo di Madre. Dietro l'inerte porticina del
Tabernacolo, che serra il tuo Gesù, Prigioniero degli uomini, tu vuoi parlarmi
e mi chiami con tenera carità. Oh, se io potessi infondere nel mio cuore la tua
fervida carità, che per me t'avvampa nel tenerissimo Cuore di Madre e sentire i
tuoi palpiti d'amore nel mio agghiacciato cuore!
E
sono qui, per ascoltare la tua voce che mi chiama ad un amplesso di gioia e di
mestizia insieme, per inebriarmi delle tue gioie caste e purissime e tutta
avvolgermi in un'onda beatifica di Paradiso.
O
Madre mia, quanto sei buona! Ma sai tu, Maria, chi è quest'anima che ti prega?
... Creata, redenta, nutrita del tuo Gesù, io non conobbi purtroppo la riconoscenza
e l'amore verso Dio, che anzi lo abbandonai con ingratitudine, per scegliermi
il demonio a despota dei pensieri e dei palpiti miei. E tu allora attendesti
invano, vicina alla porta del Tabernacolo del tuo Gesù, che io accorressi a
consolarti dei tuoi dolori e consolare Gesù dell'abbandono che gli reca la
maggior parte degli uomini.
L'anima
mia, da te beneficata, che tu avevi colmato di grazie e di favori di predilezione,
fuggiva lontano da te e dal tuo Gesù, correndo, ebbra di passione e di peccato,
dietro larve passeggere di morte. Eppure tu, buona e pia, m'aspettasti sino ad
ora, invitandomi ai tuoi piedi, per manifestarmi parte della Passione di Gesù e
per farmi conoscere con più precisione i tuoi intimi dolori provati nel tempo
della Passione e con ispirazioni misteriose ed amorose insieme, poiché sei
Madre, il bisogno di ritornare sui sentieri della giustizia e della pietà.
Lascia
dunque, Mamma mia Maria, che io intoni finalmente l'inno di ringraziamento più
fervido e che con me inviti tutte le generazioni umane, che vissero e vivranno
nell'avvenire, a cantare la grandezza delle tue misericordie, che superano le
arene degli oceani e le stelle sfavillanti nel cielo.
1°
I
miei dolori
Sappi,
o anima diletta, che io, in qualità di Madre del Figlio di Dio, non abbisognavo
di essere purificata come le altre donne; però, affinché si adempissero la
legge e le Profezie, volli vivere conforme ad esse ed andai al Tempio per
purificarmi.
. Conversavo umilmente con gli umili. Non volli che si scorgesse in me qualche cosa di singolare, poiché l'umiltà formava la mia delizia.
Ma
nel giorno della Purificazione il mio dolore fu grande, poiché, sebbene
conoscessi per divina ispirazione che il mio Figliuolo avrebbe sofferto,
nondimeno per le parole del vecchio Simeone, le quali mi predissero la spada che
avrebbe trapassata l'anima mia e che il Figliuolo mio sarebbe stato posto a
segno di contraddizione, il mio Cuore veniva gravemente ferito, quantunque
mitigato dalla consolazione del Divino Spirito.
Ora
voglio che tu sappia come dal giorno della Purificazione il mio Cuore fu trafitto
da tante spine.
La
prima fu il pensiero, poiché tante volte guardavo il mio diletto Gesù o lo involgevo
nei panni o scorgevo le sue mani °_d i suoi piedi, altrettante volte l'anima
mia
era presa da nuovo dolore, perché pensavo alla sua crocifissione.
Fui
addolorata nell'udito, presentendo le ingiurie e le menzogne che si sarebbero
dette contro il mio Gesù e le insidie che gli avrebbero tese i suoi nemici;
ed ogni volta ne ero affranta.
Il
terzo dolore fu nella vista, poiché quando miravo Gesù, già lo vedevo nell'atto
della flagellazione e della crocifissione.
Fu
nel tatto il mio quarto dolore, quan(lo aiutavo insieme cogli altri a deporre
dalla Croce il mio Figliuolo e lo involgevo nel lenzuolo e lo riponevo nel
sepolcro. In quei momenti mi si accrebbe tanto lo spasimo, che le mani ed i
piedi non avevano più forza ed, oh, quanto volentieri mi sarei sepolta col mio
Figliuolo!
Soffrivo
in quinto luogo per la brama ardentissima di raggiungere il mio Gesù, dopo lo
sua Ascensione; e la mia lunga dimora nel mondo, aumentava l'affanno.
Soffrivo
in ultimo per le persecuzioni fatte agli Apostoli ed ai discepoli, il cui dolore
era,il mio: sempre timorosa che avessero a cadere nella tentazione e nei
pericoli; sempre ero addolorata, perché si contraddiceva agli insegnamenti
del mio Figliuolo Gesù. E, sebbene assisteva la grazia di Dio e la mia volontà
si uniformava alla volontà divina, ciò non pertanto il dolore perseverò
continuo, misto a consolazione, sino a che ascesi in Cielo presso il mio
Figliuolo.
Perciò
chi vuole rendermi omaggio, abbia costante questo mio dolore nell'anima sua,
perché senza pene ed affanni ben pochi possono giungere alla gloria del
Paradiso. Orazione
O
mia dolce Mamma Celeste, tutto ho compreso ... ! Più non voglio ascoltare la
voce della natura, le grida della mia cieca sensibilità, l'amore sregolato di
me! La mia risoluzione è presa; io voglio abbracciare tutte le pene ed i dolori
che il tuo Gesù vuol donarmi e lascio a te piena libertà di farmi mettere alla
prova dal tuo e mio Gesù. Addio, piaceri d'un giorno! Addio, beni transitori!
Addio, vane lodi degli uomini, fumo che si dissipa in un istante e non lascia
che rimorsi! Io voglio godere un giorno della felicità dei Santi; e per
conseguire il premio dei vincitori, o mia dolce Madre, entro con te nella via
che mena al Cielo!
Tre
Ave e tre- Gloria. - Una lode.
2°
Pretorio
e Calvario
Venuto
il tempo della Passione del mio Figliuolo, i nemici me lo tolsero e, percuotendolo
e sputandogli addosso, lo schernivano.
Condotto
presso la colonna per essere flagellato, accostò ad essa le mani, che senza
pietà gli vennero legate.
Erano
fuggiti gli amici, mentre i nemici insorti contro di Lui gli stavano d'intorno e
flagellavano quel corpo, mondo da ogni macchia di peccato.
Al
primo colpo, io che gli stavo più da presso, provai un dolore indicibile. I
colpi
si
moltiplicarono; il mio Gesù fu percosso e flagellato talmente sino ai fianchi,
che apparivano le costole.
Mentre
il Figliuolo mio era tutto sanguinante e col corpo dilaniato, in modo che non
aveva parte sana, un tale, pieno di sdegno, gridò: Lo volete voi forse
uccidere prima che sia giudicato? -
Allora
il Figliuolo mio indossò di nuovo le vesti. Con quale strazio io mirai il luogo
presso la colonna, tutto cosparso di Sangue!
I
soldati, dando spintoni a Gesù, lo trascinavano davanti al giudice. Mentre
era così condotto a guisa di ladrone, il Figliuolo mio si terse il Sangue dagli
occhi. Poi fu giudicato e gli posero sulle spalle la Croce. Ed avendola Egli
portata alquanto, la . si diede a portare ad un tale, che s'imbatteva a passare
per via.
Andando
il Figlio mio al luogo del supplizio, alcuni lo percossero sulla testa, altri
sul volto. Giunsi con Lui sul luogo della Passione e vidi apparecchiati tutti
gli strumenti della sua morte.
Lo
stesso mio Figliuolo depose la veste, mentre i ministri dicevano tra loro:
Questa veste è nostra!
Dopo
di ciò, i crudeli carnefici l'afferrarono e lo distesero sopra la Croce; vi
confissero una mano, avendola prima assicurata con una corda. Poi inchiodarono
l'altra mano, in modo somigliante alla prima; indi con due chiodi crocifissero
i piedi. Ciò fatto, gli riposero in testa la corona di spine; e tanto
fortemente questa ripunse il santo capo del Figliuolo Gesù, che il Sangue
scorrendo gli velava gli occhi e gli deturpava il volto.
Standosene
Gesù così sanguinante e crocifisso, si doleva per me, che ero lì presso e
piangevo. Allora udì alcuni dire che il mio Gesù era un ladro; altri, che era
un impostore; ed altri, che nessuno più di Lui era degno di morte; ed a questi
discorsi mi si incrudeliva il dolore.
Quando
Gesù pendeva miseramente dall'albero della Croce, io lo miravo, Madre
Addoloratissima, senza conforto alcuno.
Il
Figliuolo mio, guardando me e gli amici suoi piangenti inconsolabilmente, con
voce
lamentevole ed alta gridava al Padre suo, dicendogli: Padre, perché mi hai abbandonato?
-
Allora
gli occhi divennero semispenti, gli si affondarono le gote e l'aspetto fu di
morte. Aveva la bocca aperta e la lingua sanguinante; tutto il corpo era pallido
e smunto, per il Sangue versato; le mani ed i piedi erano rigidamente stirati; i
capelli e la barba cosparsi di Sangue.
Se
ne stava così il Figlio mio, ma il Cuore resisteva ancora, perché di ottima e
forte complessione; quando lo spasimo delle membra e dei nervi salì al Cuore,
s'intensificarono le sofferenze. La vita in quel corpo crocifisso lottava con
la morte e così si prolungava con infinita angoscia l'orribile agonia.
Allorché
il Figlio mio, stretto fra tante pene, mirò gli amici che piangevano ed
avrebbero voluto piuttosto essi sopportare quello strazio, anziché vederlo
soffrire in tal modo, la sua afflizione per il loro dolore superò tutte le
amarezze e tribolazioni, che sino a quell'istante aveva sostenuto nelle membra e
nel Cuore, poiché li amava tenerissimamente. Allora, oppresso dai dolori del
corpo da parte dell'umanità, esclamava: Padre, nelle tue mani raccomando lo
spirito mio! -
Ed
io, Madre desolatissima, udendo questo grido tremai in tutta la persona e la
spada del dolore mi trafisse il cuore tanto duramente.
Si
avvicinava la morte del mio Gesù; ed essendogli scoppiato il Cuore per la violenza
dei dolori, tutto il corpo si contrasse; e, sollevato un poco il capo, lo piegò
sul1'òmero. Mi dissero allora alcuni: Maria, il Figliuolo tuo è morto! - Ed
altri: È morto, ma risorgerà! -
Sopraggiunse
un uomo e confisse una lancia nel Costato del mio Gesù, ma con tanto impeto che
poco mancò lo passasse da parte a parte; e quando ritrasse l'asta, la punta era
intrisa di Sangue. Mi parve che avessero trafitto il cuore a me stessa, vedendo
squarciato quello del mio Figliuolo carissimo.
Poi
lo tolsero dalla Croce; ed io lo accolsi sopra le mie ginocchia; pareva un lebbroso
e tutto lividure. Dopo lo deposerc sopra un bianco lenzuolo ed io con un pannolino
ne lavai le piaghe ed il corpo. Da ultimo lo riposero nel sepolcro.
Compiutesi
queste cose, Giovanni mi condusse a casa sua.
Ecco,
o anima riparatrice! Questi dolori ha sostenuto per te il mio Gesù!
O
mia tenerissima e addoloratissima Madre, tutto il mio desiderio è di essere nel
numero dei veri amici di Gesù tuo Figlio; la mia scelta è fatta. Ho detto
addio ad ogni altra gioia, fuorché a quella di segùire te ed il mio Gesù
nella salita del Calvario.
I
piedi insanguinati del tuo e mio Gesù hanno tracciato la mia strada; la memoria
del tuo dolore e dei dolori del tuo carissimo Figlio, sarà il balsamo delle mie
ferite. Studierò ogni giorno con te il mistero della Croce e tu m'insegnerai
a leggere nelle tue intime e sacre piaghe e nelle Piaghe del tuo e mio Gesù i
segreti del Divino Amore. M'insegnerai a preferire il Calvario al Tabor,
l'amarezza alla dolcezza, l'umiliazione alla gloria, le privazioni della santa
povertà alle ricchezze ed ai godimenti di questo mondo; ed io esclamerò allora
con coloro che ti amano ed amano il tuo e mio Gesù: Signore, soffrire ed avere
disprezzi per Voi! .. . Ecco tutta la mia ambizione sulla terra!
La
tua santa Benedizione mi raffermi in queste sante risoluzioni sino all'ultimo
giorno. Così solo potrò dire: Le sofferenze del mio Gesù non sono state vane
per me ed i tuoi dolori mi hanno aiutato a ben soffrire e fortificato di più
nelle mie sante risoluzioni!
Tre
Pater - Ave - Gloria. - Una lode.
3°
Devi
ora meditare la morte di Gesù! Tutte le membra gli si irrigidirono. Con
sidera
in questa parte di adorazione l'amara e crudele carneficina di Gesù e considera
pure la sua deposizione dalla Croce.
Quelli
che ebbero l'ufficio di deporlo, appoggiarono alla Croce tre scale, delle quali
una più bassa, preso i piedi del mio Figliuolo, l'altra fra l'ascella ed il
braccio e la terza scala giungeva alla metà del corpo. In questa saliva uno dei
depositori, per sostenere il corpo, mentre un altro toglieva dalle mani i
chiodi, che si protendevano di là dal legno.
È
impossibile ridire a parole la tristezza che mi pervase al momento in cui Gesù
fu deposto dalla Croce! Il dolore mi toglieva
il
respiro; eppure nel mio intimo esultavo, pensando che il mio Figlio non sarebbe
morto mai più, ma che avrebbe trionfato per sempre; ed era un misto di
piacere e di affanno.
Sepolto
Gesù, due cuori furono rinchiusi nella toriba, quello del Figlio e quello
della Madre:, perché dov'è il nostro tesoro, ivi anche si trova il nostro
cuore. Difatti nei tre giorni che seguirono la morte, io dimoravo sempre col
pensiero e con gli affetti presso il sepolcro di Gesù.
Anima
devota, prima di rimuovere gli occhi dal Crocifisso, considera attentamente e
distintamente l'Uomo dei dolori: quella testa coronata di spine, quel volto
contuso dagli schiagì, la bocca abbeverata di fiele e di aceto, le orecchie
ferite da grida omicide e da bestemmie, gli occhi spettatori del furore e
della rabbia dei suoi nemici, quel corpo insomma tutto piagato e le mani ed i
piedi inchiodati alla Croce...
Entra
quindi nell'anima di Gesù e nella mia e misura, se puoi, quel mare di dolori
che inondò il Cuore del mio Figlio ed il mio!
Vi
fu mai olocausto più universale, più intero e perfetto? Con questo suo esempio
l'Uomo-Dio t'insegna come deve essere servito un Dio ed a prendere per divisa
quella massima: La creatura non può fare mai abbastanza per Dio. Non mai
abbastanza rispetto per un Dio, il quale ha sopra di te un dominio infinito;
non mai abbastanza grat;tudine per un Dio, infinitamente generoso; non mai
abbastanza amore per un Dio, infinitamente amante ed infinitamente amabile. I
tuoi omaggi, i tuoi servigi, i tuoi sacrifici sono già troppo limitati per la
tua naturale incapacità. Vorresti ancora restringerli con la tua malvagità?
Dio
te ne liberi con la sua santa grazia!
O
mia tenerissima Madre, con confidenza ed amore a te mi abbandono in corpo ed
anima!
Togli, tronca, brucia tutto quello che nel mio cuore fa ostacolo al conseguimento del dolce Regno Celeste; e le mie piccole croci. non servano che a tenermi vicina a te nella Passione del Figlio tuo dolcissimo ed a staccarmi da tutto il rimanente, per non possedere mai più che te ed il tuo diletto Gesù. Amen!
Tre
Pater - Ave - Gloria. - Una lode.
4°
Compatisci
ed imita
Chi
andasse in mezzo ad una gran folla, oppresso alle spalle ed alle braccia da un
peso intollerabile, con gli occhi ricolmi di pianto, si volgerebbe al certo qua
e là per vedere se alcuno fosse per muoversi a compassione e volesse
alleggerirlo di quel carico.
Ora
fu così di me, perché fui sempre ripiena di tribolazione, dalla natività del
mio Figlio Gesù sino alla sua morte. Sostenni sulle mie spalle un peso
gravissimo, che mai venne meno e lo sopportai rassegnata, mentre il mio cuore
era affittissimo e pativa più di ogni altra creatura.
Ora
mi rivolgo ai cittadini del mondo e cerco se per caso ve ne siano alcuni che
abbiano compassione e vogliano considerare i miei affanni; e ne trovo ben pochi.
Si pensa molto poco ai miei dolori! Ma tu, anima fedele, che mi stai dinanzi
in quest'ora soave, non ti scordare di me! Considera spesso la tua Madre
Addolorata, che è tanto dimenticata ed anche disprezzata! Vedi quanto ho
sofferto; e per quanto puoi, imita il mio dolore, méditalo sovente ed
attentamente e piangi perché gli amici di Dio sono così pochi.
Beato
colui che piange! Egli gioisce nella croce, vale a dire egli opera con
allegrezza e con affetto di cuore, congiungendo ai canti interiori delle sante
ispirazioni, il suono misterioso dell'arpa delle buone opere, della
rassegnazione, dell'amore, della beatitudine nei patimenti, unendo le pene del
tuo cuore u quelle del mio Cuore Addolorato.
Per
godere di questa pace e di questa felicità in mezzo alle croci, bisogna abbandonarsi
in tutto e per sempre al volere del mio Figliuolo Gesù ed al suo beneplacito.
Se tu sei nella povertà, ama questa povertà, che Gesù permette affinché tu
onori la nudità sofferta da Lui nel presepio. Se sei nella malattia, non
perdere nulla dei tuoi continui patimenti, che ti danno qualche tratto di
somiglianza ai miei dolori ed ai dolori sofferti da Gesù sulla Croce.
Se
sei nell'umiliazione, ricordati degli abbassamenti infiniti di Gesù, mio
Figlio, e gioirai di partecipare agli obbrobri di Gesù, a fine di potere un
giorno avere parte con me nell'eterna gloria del mio Gesù.
Si
rilevi un altro frutto pratico da questa Ora Santa.
Le
lacrime che ho versate per il mio Figlio Gesù, specialmente sul Calvario, sono
molto preziose al cospetto di Dio; tutti i miei dolori, perché sofferti per Gesù
e con Gesù, hanno davanti al Divin Padre un valore particolare. Offrire i
miei dolori a Dio è rendergli un gradito omaggio.
I
miei devoti offrano spesso alla Divinità i miei dolori, il che può farsi,
come taluni fanno, recitando la corona dei Sette Dolori.
Quanto
onore mi tributano coloro che tutti i giorni, od almeno al venerdì ed al sabato
e nei giorni a me sacri, recitano questa corona, riandando con il pensiero ai
momenti più dolorosi della mia vita!
Come
ricevono la mia materna benedizione quelle anime che, tutti i giorni o almeno
in quelli a me consacrati, uniscono al
ricordo
dei miei dolori l'offerta delle sette spade che trafissero il mio cuore!
Orazione
O
mia dilettissima Madre Maria, infiamma il mio cuore col pensiero del Calvario
e dei tuoi acerbi dolori e se il tuo fuoco ed il fuoco divino del Figlio tuo lo
divorerà, saprà altresì esclamare con i Santi: O patire o morire! Soffrire ed
avere dísprezzi!
O
Vergine Addolorata, eccoti il mio cuore! Io te lo dono per unirlo al tuo cuore
piagato, lacerato e coronato di spine. Voglio patire con te e non ti chieggo che
una grazia: la grazia cioè di saperti amare patendo!
Voglio consolare il tuo Cuore Immacolato ed Addolorato, così oltraggiato dalle bestemmie, col comunicarmi spesso, e specialmente al sabato, in ispirito di riparazione. Questo desiderio che hai manifestato ai tre fanciulli di Fatima, voglio soddisfarlo con amore filiale e perenne. Amen!