REGALO DI GESÙ ALLE ANIME CARITATEVOLI
(Libro
IV - Capitolo VII)
S.
Geltrude aveva fatto con fervore la Confessione generale. I suoi falli le
apparivano così ributtanti che, confusa della propria deformità, corse a
prostrarsi ai piedi di Gesù, implorando perdono e misericordia. Il dolce Salvatore
la benedisse, dicendole: «Per
le viscere della mia gratuita bontà, ti accordo il perdono e la remissione di
ogni tua colpa. Ora accetta la penitenza che t'impongo: Ogni giorno, per un anno
intero, farai un'opera di carità come se la facessi a me stesso, in unione
all'amore con cui mi sono fatto uomo per salvarti e all'infinita tenerezza con
cui ti ho perdonato i tuoi peccati».
Geltrude
accettò di gran cuore; ma poi, ricordando la sua fragilità disse: «Ahimé,
Signore, non m'accadrà talvolta di omettere questa buona opera quotidiana? Ed
allora che dovrò fare?». Gesù insistette: «Come
potrai ometterla se è cosa così facile? Io non ti chiedo che un solo passo
offerto a tale intenzione, un gesto, una parola affettuosa al prossimo, un
accenno caritatevole ad un peccatore, o ad un giusto. Non potrai tu, una volta
al giorno, alzare da terra una paglia, o dire un Requiem per i defunti? Ora di
uno solo di questi atti sarà pago il mio Cuore».
Consolata
da queste dolci parole, la Santa domandò a Gesù se altri ancora potessero aver
parte a tale privilegio, compiendo la stessa pratica.
«Sì» rispose Gesù. «Ah! quale dolce
accoglienza farò, alla fine dell'anno, a coloro che avranno coperto con atti di
carità la moltitudine dei loro falli!».
Mediolani, 5 Oct. 1949 - Can. los. BUTTAFAVA C.E.