LA
PAROLA E LE PROMESSE DI GESÙ MISERICORDIOSO A MAMMA CARMELA
Apostola
della Divina Misericordia
10
aprile 1968
«Come la più tenera fra le madri, davanti alla propria creatura ammalata, si china e si prodiga in mille modi per aiutarla, così Dio, tutto pietà ed amore, sente per l'uomo, che ha creato a sua immagine e somiglianza, una immensa compassione. Tu puoi vedere bene espressa, anche se in modo infinitamente inadeguato, perchè umano, la misericordia di Dio e la mia, nelle parabole del buon Samaritano, dei Figliol prodigo e del buon Pastore.
Tu
puoi capire da esse qualche cosa dell'immenso amore che Dio porta agli uomini,
per quanto cattivi essi siano e come lo vada in cerca di loro con una tenerezza
che non ha confronto sulla terra.
Dio
tutto perdona, tutto sopporta, tutto ripara.
Chiede solo che, dopo aver sbagliato, (e chi non sbaglia?), vi
rivolgiate a Lui con animo pentito per chiedergli di perdonarvi.
Non
c'è peccato, per quanto grande sia, che lo non possa o non voglia perdonare».
4
aprile 1972
«Figlia
mia diletta, desidero far conoscere sempre più a tutti la mia misericordia, la
mia pazienza e bontà infinita. Tale conoscenza deve spronare tutti alla
riconoscenza, all'amore, alla generosità, alla fiducia. Il timore dei castighi
non è amore.
L'amore
rende capaci di eroismo, dà le ali nella via del bene, è santità.
La
festa della divina Misericordia è un richiamo all'amore.
Io
perdono, dimentico, amo e desidero che tutti mi amino per mostrarmi a tutti
quale sono: Dio di bontà e di misericordia infinita».
8
marzo 1973
«Sul mio modello, anche voi dovete essere misericordiosi e buoni. Non siate giudici severi gli uni degli altri, ma nel compatimento, nella comprensione e con quella carità che tutti vi affratella, sappiate edificarvi a vicenda mediante il buon esempio».
17
maggio 1972
«Amate
tutti, i buoni ed i cattivi, chi vi fa del bene e chi vi danneggia, chi entra
nelle vostre simpatie e chi vi è contrario.
Amate
l'anima di ciascuno e fate in modo di arrivare a tutti con quei mezzi materiali
che il Signore mette a vostra disposizione. Nessuno è così povero da non aver
nulla da donare, ricordatelo».
«Amate,
sapendo anche accettare e chiedere a chi sarà felice di donarvi. Nessuno è così
ricco da non aver bisogno di nessuno. La vita del cristiano dovrebbe essere uno
scambio continuo di doni sotto il mio sguardo.
Fatevi
tutti poveri per amore di Dio. Siate tutti ricchi per donare ciò che possedete
e che Dio vi dona».
20
aprile 1968
«Figlia
mia, tu sarai apostola del mio Amore misericordioso. Io ti benedirò e
riverserò su di te copiose grazie e grandi doni.
Grazie
della diffusione che fai dell'immagine del mio sacro Volto. Benedirò le
famiglie nelle quali verrà esposta, convertirò i peccatori che vi abitano,
aiuterò i buoni a perfezionarsi e i tiepidi a infervorarsi. Provvederò ai
loro bisogni e li aiuterò in tutte le loro necessità spirituali e materiali.
Rivolgetevi
spesso a Me, invocandomi così:
Gesù
misericordioso, confidiamo in te; abbi pietà di noi e del mondo intero».
12
aprile 1969
«Figlia mia, nell'immensità del mio amore e della mia misericordia, ti prometto che chiunque avrà celebrato con particolare solennità la festa del mio Amore misericordioso (la prima domenica dopo Pasqua)
con vero intento d'amore, verrà accolto nel mio cuore con particolare tenerezza.
Prometto
che gli svelerò i miei segreti, gli parlerò al cuore e lo considererò come
confidente ed amico».
27
aprile 1969
«La mia effige, che voi donerete a tutti, conoscenti e sconosciuti, accompagnando il gesto con un'invocazione della vostra mente e un augurio di bontà del vostro cuore, porterà benefici spirituali a voi che la diffondete ed opererà trasformazioni immediate e strepitose in coloro che mi accoglieranno con amore e con riconoscenza.
È
un grande dono e un mezzo di salvezza che voglio dare all'umanità. II mio cuore
è trafitto ed esacerbato dai troppi peccati che si commettono e dalle troppe
anime che si perdono. Ora ho scelto questo nuovo mezzo e chiedo il vostro aiuto
come il mendicante chiede l'elemosina.
Mi
volete aiutare? Io vi benedico fin d'ora e vi prometto di mantenere le mie
promesse».
25
aprile 1969
«Desidero
che tu faccia una larghissima diffusione della mia immagine. Voglio entrare in
ogni famiglia, convertire i cuori più duri. Portami negli ospedali e nei
ricoveri, nelle scuole e negli asili.
Parla
a tutti del mio Amore misericordioso ed infinito. Io ti aiuterò a trovare nuovi
apostoli: prediletti dal mio cuore, avranno in esso un posto speciale.
Li
benedirò con le loro famiglie.
Realizzerò
in pieno ciò che vi ho detto nel Vangelo:
A
chi avrà cercato in primo luogo il regno di Dio e la sua giustizia, tutto il
resto sarà dato in sovrappiù.
Ed
ora ti dico:
A
chi avrà diffuso la fiducia e l'amore alla mia misericordia, darò il
centuplo in questa vita e nell'altra.
A
chi vorrà assumersi l'impegno di propagandare questa devozione, farai
recitare questa consacrazione:
«Gesù,
il cui amore infinito ha creato, redento e vuole salvare il mondo, accoglimi nel
numero di coloro che vogliono lavorare per il trionfo del tuo regno d'amore
sulla terra.
Ricevi
a tal fine l'offerta completa di me stesso con la quale mi pongo al tuo
servizio.
Opera
miracoli di conversione, Gesù! Chiama gli apostoli della nuova era, i nuovi
apostoli a questa grande impresa!
Diffondi
su tutto il mondo un'ondata di amore misericordioso che, seppellendo e
distruggendo il male, rinnovi la terra, e i cuori, riempiti di carità,
riportino la pratica del Vangelo alla luce del sole.
Gesù
misericordioso, noi crediamo e confidiamo in Te. Aiuta la nostra incapacità e
debolezza. Fa che possiamo farti conoscere e amare da tutti. Fidenti
nell'immensità del tuo amore, vogliamo combattere il male in noi e nel mondo,
per la tua gloria e la nostra salvezza».
Per
informazione e richieste
dei
messaggi ricevuti da Mamma Carmela
NOTE
BIOGRAFICHE SU MAMMA CARMELA
Carmelina Negri nasce a Melegnano (MI) il 9 maggio 1910, ultimogenita di Gaetano Negri e di Teresa Galbiati.
Entra
giovanissima nell'Azione Cattolica, scelta questa che, vissuta negli anni a
venire con immutato entusiasmo, è determinante, assieme all'influenza
esercitata dalla famiglia, per la crescita nella vita di fede, nello spirito di
preghiera, nell'amore per Gesù Eucaristia, nella devozione alla Mamma Celeste e
nel servizio generoso alla Chiesa.
Terminati
gli studi e impiegatasi nel 1926 in banca, vi conosce Giuseppe Carabelli,
giovane schivo e modesto, alieno dai facili conformismi, anch'egli socio di A.C.,
impegnato a testimoniare ovunque con coerenza la propria fede cristiana.
Fidanzatisi,
i due giovani si sposano il 23 gennaio 1935. Li muove il desiderio di dar vita
ad una famiglia numerosa, l'ansia di comunicare ai figli che verranno la fede
avuta in dono, la "buona notizia" appresa, l'amore da cui si sentono
amati. Il loro progetto è fare della famiglia il luogo in cui crescere in
santità.
Per
Carmelina le maternità si susseguono negli anni successivi, affrontate ogni
volta con gioia e speranza, anche quando l'organismo ne esce debilitato o
incombono le restrizioni e i sacrifici che la guerra in quegli anni comporta.
Nel
settembre 1950, si reca a S. Giovanni Rotondo dove incontra P Pio da Pietrelcina,
il cappuccino stigmatizzato. Torna da quel viaggio, che definirà
"memorabile", con un amore ancora più grande alla preghiera ed un
accresciuto desiderio di bene. Nel gennaio 1957 si manifestano i primi sintomi
del male che in capo a due anni porterà alla tomba il marito. La notte del 27
marzo 1959, venerdì santo, Giuseppe Carabelli chiude la sua esistenza terrena.
L'allora arcivescovo di Milano card. Montini ricorda edificato la figura di
quest'uomo al cui capezzale si è recato due mesi avanti per portare la sua
benedizione e sostare in preghiera.
Rimasta
vedova, mamma Carmela intensifica ulteriormente l'impegno in parrocchia, dove
per molti anni anima il gruppo "Passio" che raccoglie persone
volonterose che si impegnano a visitare gli ammalati per essere loro di conforto
e portare una parola di speranza cristiana.
In
casa prende l'abitudine di radunare, una sera alla settimana, i figli, alcuni
dei quali ormai grandi e sposati, e altri amici di famiglia a pregare il rosario
e a meditare qualche pagina di Vangelo con l'aiuto di un sacerdote.
La
notte del 14 marzo 1968, mamma Carmela sente in cuor suo una sorta di richiamo.
Levatasi, prende un quaderno e una matita e comincia a scrivere. Scrive per
un'ora. Poi torna a letto e s'addormenta. La mattina dopo, rileggendo quanto
scritto, trova che "erano cose molto belle e vere". Da allora, per
oltre dieci anni, fino alla morte, ella scrive quotidianamente, riempiendo
migliaia di pagine di quaderno, dove col suo proprio stile, piano ed espressivo,
alla portata dei più semplici, si succedono gli "appelli" di Gesù
misericordioso, di Maria Santissima e dei Santi. Gli uomini smarriti e
scoraggiati vengono chiamati a riscoprire la Parola che non tramonta, il
Vangelo, ad aprirsi all'azione redentrice di Cristo, ad affidarsi all'aiuto e
all'amore della Madre, a trovare forza e vigore nei sacramenti e a camminare
uniti in comunione generosa e fedele con la Chiesa e i suoi Pastori.
Nel
cuore di Milano, così, una casa come tante diventava un nuovo
"cenacolo", piccola oasi di pace e d'amore.
Alla
partecipazione quotidiana all'Eucaristia, alla recita del Rosario in famiglia,
alla preghiera personale - di giorno, ma specialmente di notte -, alle
faccende domestiche, all'interessamento quotidiano e concreto per i figli ancora
in famiglia e per quelli già sposati, all'aiuto discreto a persone in stato di
bisogno, poveri e sofferenti, si aggiunsero così per mamma Carmela numerose
iniziative di apostolato, l'accoglienza ai gruppi che da ogni dove giungevano
per riunirsi a pregare, i colloqui personali con persone desiderose di una
parola di conforto, le decine di telefonate al giorno, i cumuli di corrispondenza:
il tutto affrontato con spirito di abnegazione, generosità ed entusiasmo.
Vi
è più di un elemento che sembra accomunare l'apostolato che veniva svolgendo
mamma Carmela alla missione che era stata di Santa suor Faustina Kowalska, la
suora polacca canonizzata nel 2000 da Giovanni Paolo II. Comune era la
spiritualità che le animava - quella propria di Teresa di Lisieux e della sua
"piccola via" - come comune era il richiamo insistente all'abbandono
fiducioso alla misericordia di Dio.
Ispirata
da Gesù, mamma Carmela scriveva: "Vi chiamo per dirvi quanto è grande
la mia misericordia. Desidero farvi dono dell'amore che avvampa nel mio cuore.
Chiamo anche voi ad essere misericordiosi e buoni. Non siate giudici severi
gli uni degli altri, ma nel compatimento, nella comprensione e in quella carità
che vi affratella, sappiate edificarvi a vicenda". E, in altra
occasione: "Grazie per la diffusione del mio sacro Volto. Benedirò
quelle famiglie nelle quali verrà esposta la mia immagine. Convertirò i
peccatori che in esse abitano, aiuterò i buoni a perfezionarsi, i tiepidi a
riscaldarsi. Provvederò ai loro bisogni e li aiuterò in ogni loro necessità
spirituale e materiale. Rivolgetevi spesso a me invocandomi così: Gesù
misericordioso, confidiamo in te, abbi pietà di noi e del mondo intero".
E ancora, la vigilia della Domenica in Albis del 1969: "Figlia mia,
nell'immensità del mio amore e della mia misericordia, ti prometto che
chiunque avrà celebrato con particolare solennità la festa del mio Amore misericordioso
con vero intento d'amore, verrà accolto nel mio cuore con particolare
tenerezza. Gli svelerò i miei segreti, gli parlerò al cuore e lo considererò
come confidente ed amico".
Dal
"cenacolo" di viale Lunigiana si diramò, negli anni successivi, una
fitta rete di gruppi di preghiera che, accomunati dalla medesima spiritualità
e da un solido orientamento mariano ("Ad Jesum per Mariam"), varcò
presto i confini d'Italia e d'Europa fino a toccare gli altri continenti.
Provata nella salute, mamma Carmela viene ricoverata il 22 ottobre 1978 all'ospedale Fatebenefratelli di Milano. Qui, ricevuto il santo Viatico e il Sacramento degli infermi, si spegne nella notte del 25 novembre 1978, attorniata dai familiari e dalle componenti della piccola comunità femminile, cui nell'agosto di quello stesso anno ha dato vita.
I
suoi resti mortali riposano al Cimitero Maggiore di Milano, Riparto 72 B,
celletta 1855.