L'ORA CONFORTATRICE AL CUORE ADDOLORATO DI MARIA 

Premessa - Per facilitare una più attiva partecipazione all'ORA CONFORTATRICE, si è pensato di assegnare le varie parti a cinque Lettori. Questo incontra soprattutto l'interesse dei fan­ciulli i quali sono i più sensibili al dolore della Madonna: non per nulla a Fatima si è rivolta a loro. Chi dirige l'Ora può aumentarne il numero nella recita dei singoli Misteri del Rosario e delle Coroncine.

LETTORI: I. Dirige l'Ora, intona i canti e fa le letture; 2. Enuncia i sette dolori – L’anima; 3. Legge le riflessioni - Cuore di Maria;  4. Recita le sette Ave Maria. 

SECONDA ORA CONFORTATRICE

CARI FIGLI RIPARATORI

Dobbiamo convincerci seriamente di questa fondamentale ve­rità cristiana: non è possibile rassomigliare a Gesù Cristo, se non partecipiamo con la Mamma Addolorata alle sofferenze della sua Passione. Per questo la Madonna desidera sentirci vicini a Lei sul Calvario. Siamo fedeli all'incontro con la Mamma che soffre. Comprenderemo meglio la sua Maternità di Grazia; sa­remo a Lei più cari ed esperimenteremo nelle nostre pene l'aiu­to potente della preghiera fraterna. È così confortevole pensa­re: in questo momento, ci sono tanti che mi vogliono bene e pregano con me e per me! Viviamo la nostra fede nella carità ed aiutiamoci cristianamente a valorizzare la nostra sofferenza. 

CONFORTIAMO LA MAMMA NEI SUOI DOLORI

 

In ginocchio

INTRODUZIONE 

IL PIANTO DELL'ADDOLORATA 

1. Fermiamoci a contemplare i Dolori di Maria, a ringraziarla per quanto ha fatto per noi suoi figli e chiediamole la grazia di essere anche noi, come lei, generosi con il Signore, pronti a col­laborare con lui per la salvezza del mondo, offrendoci come por­tatori di Croce, certi che il suo carico è leggero e il suo giogo è soave.

Con noi c'è Maria ad infonderci speranza e forza per vince­re anche nelle prove più grandi. Così è stato per Gesù, così è stato per Maria, così per tutti i Santi: sarà così anche per noi perché "per l'amore di Dio il dolore non è mai l'ultima cosa" (MB). Poi viene la gioia, la risurrezione, la vita senza fine.

Con questa certezza ripercorriamo le tappe più dolorose vis­sute dalla nostra Madre, perché lei possa sentirci vicini, possa trovare conforto dal nostro amore e possa far crescere nel nostro cuore copiosi frutti di grazia e di bene. 

2. L'anima: Mamma addolorata, Gesù morto ti è stato tolto dalle braccia per la sepoltura. La grande pietra ha chiuso il suo Sepolcro... Anche l'ultima spada è stata piantata nel tuo Cuore materno. E sei rimasta sola con la tua desolazione.

Oh, quanto soffrire! Ad una ad una, le SETTE SPADE si so­no affondate nel tuo Cuore, sempre paziente... Quale mazzo doloroso! Voglio, o Mamma, estrarle tutte per darti sollievo. Lasciami compiere questo dovere di filiale pietà! 

Seduti

2. Primo dolore

Maria insieme a Giuseppe presenta Gesù al tempio. Simeone le annunzia che Gesù dovrà molto soffrire per i nostri peccati e che anche a lei una spada trafiggerà l'a­nima (cfr Lc 2, 34-35). 

3. Riflessione

Noi ti ringraziamo, o Maria, Madre nostra, perché hai la­sciato che questa spada trafiggesse la tua anima. Ottienici dal Signore la grazia di essere generosi come te, di saper dire SÌ anche quando non riusciamo a capire i suoi piani nella nostra vita. Insegnaci a non fare troppe domande, ma a fidarci di Lui, sempre.

Tu ci resti accanto e Dio Padre che ci ama non ci darà nes­sun peso che non potremo portare e che non si trasformi in be­ne per noi e per tutti. Tu tienici per mano e insegnaci a fidarci di Dio e a credere nel tesoro di grazie che Egli nasconde dentro ogni croce accolta con amore. Facci essere umili, Maria, perché è solo l'umiltà che ci apre il cuore ai progetti di Dio e ci fa ama­re il suo modo di realizzarli. Grazie ancora per il tuo esempio di docilità e di serenità nella prova. Anche tu sei stata turbata, an­che tu hai tremato, ma per poco... Poi hai guardato in alto, hai sorriso ed hai ripreso fiduciosa a camminare con il tuo Dio.

Facci assomigliare a te, Maria! Te lo chiediamo per tutte le grazie di cui ti ha riempita il Signore e per tutto l'amore che ci vuoi, tu che sei vera Madre per ognuno di noi. 

Breve preghiera in silenzio 

In ginocchio

Canto: melodia "Il tredici maggio apparve Maria..."

1. Da spada pungente trafitta nel Cuor, su l'anime nostre riversi l'amor. Voglio, Madre, Te confortare e con Gesù per sempre amare. 

4. Sette Ave, poi: Madre addolorata, prega per noi. 

Seduti

2. Secondo dolore

Il re Erode cerca Gesù bambino per uc­ciderlo. Maria e Giuseppe devono fug­gire di notte da Betlemme in Egitto per salvarlo. 

3. Riflessione

Maria, dolcissima Madre, che hai saputo credere alla voce degli angeli e docilmente ti sei messa in cammino fidandoti, in tutto, di Dio; facci diventare come te, pronti a credere sempre che la Volontà di Dio è solo sorgente di grazia e di salvezza per noi. Rendici docili, come te, alla Parola di Dio e pronti a seguirla con fiducia. Tu che hai sentito nel cuore il dolore di essere ospi­te in un paese non-tuo, che forse ti ha accolta, ma ti ha fatto pe­sare la tua povertà e la tua diversità, rendici sensibili al dolore di tanti esuli dalla loro patria, poveri, fra noi, bisognosi di aiu­to. Facci sentire il tuo dolore perché possiamo consolarti alle­viando quello di chi ci sta intorno. Ma soprattutto fa' che non di­mentichiamo mai quanto ti è costato esserci Madre. 

Breve preghiera in silenzio  

In ginocchio

1. Da spada pungente trafitta nel Cuor, su l'anime nostre riversi l'amor. Voglio, Madre, Te confortare e con Gesù per sempre amare. 

4. Sette Ave, poi: Madre addolorata, prega per noi. 

Seduti

2. Terzo dolore

A dodici anni Gesù va al tempio di Geru­salemme con Maria e Giuseppe per la festa della Pasqua. Poi rimane nel tempio a par­lare con i dottori della legge: così gli ha ordinato il Padre. Per tre giorni i Genitori lo cercano con grandissimo dolore. 

3. Riflessione

Noi ti ringraziamo, Maria, perché in tutta la tua vita non ti sei sottratta al dolore, ma lo hai accettato anche per insegnarci il modo di superarlo. Hai sofferto le pene più grandi e per tre gior­ni hai sentito l'angoscia di aver perduto Gesù, come se Dio ti preparasse fin d'allora ad una separazione ben più grande. Hai provato in anticipo il dolore di perderlo! Ma sei corsa al Tempio, hai trovato in Dio il tuo conforto. E Gesù è tornato con te. Grazie per aver accettato di non comprendere subito le sue pa­role, per aver sentito il distacco, per aver offerto di nuovo a Dio quel Figlio che pure era tuo, senza comprendere fino in fondo quel mistero che vi avvolgeva. Noi ti preghiamo di insegnarci a meditare nel cuore, con docilità ed amore, tutto ciò che il Signore ci offre da vivere, anche quando non riusciamo a capire e l'an­goscia vuole sopraffarci. Dacci la grazia di starti vicino perché tu possa comunicarci la tua forza e la tua fede. 

Breve preghiera in silenzio  

In ginocchio

l. Da spada pungente trafitta nel Cuor, su l'anime nostre riversi l'amor. Voglio, Madre, Te confortare e con Gesù per sempre amare. 

4. Sette Ave, poi: Madre addolorata, prega per noi. 

Seduti

2. Quarto dolore

Gesù, condannato a morte da Pilato, sa­le il monte Calvario portando la croce. La Mamma, accorsa per confortarlo, lo incontra sulla via dolorosa. 

3. Riflessione

O Maria, noi ti restiamo accanto quando tutto sembra crol­lare intorno a te. Gesù ti viene tolto con violenza e il dolore che provi nessuno è capace di esprimerlo. Ma il tuo coraggio non viene meno perché tu vuoi continuare a seguire Gesù, a condi­videre tutto con Lui...

Noi ti preghiamo di insegnarci il coraggio di soffrire, di di­re di sì al dolore, quando questo viene a far parte della nostra vita e Dio ce lo manda come mezzo di salvezza e di purificazio­ne.

Facci essere generosi e docili, capaci di guardare Gesù negli occhi e di trovare in questo sguardo la forza per continuare a vi­vere per lui, per il suo piano d'amore nel mondo, anche se que­sto dovesse costarci, come è costato a te. 

Breve preghiera in silenzio  

In ginocchio

l. Da spada pungente trafitta nel Cuor, su l'anime nostre riversi l'amor. Voglio, Madre, Te confortare e con Gesù per sempre amare. 

4. Sette Ave, poi: Madre addolorata, prega per noi. 

Seduti

2. Quinto dolore

Gesù inchiodato alla croce muore dopo tre ore di penosissima agonia. La Madonna, straziata dal dolore, lo assiste pregando e piangendo. 

3. Riflessione

O Maria, Madre del dolore e delle lacrime, che hai accetta­to di veder morire tuo Figlio pur di salvare noi, noi ti ringra­ziamo e teneramente ti restiamo accanto senza parole. Come possiamo consolare il tuo cuore straziato e riempire il vuoto crea­to da questa morte crudele? Ti preghiamo, prendici come sia­mo, freddi, a volte insensibili e abituati a guardare Gesù in cro­ce; prendici perché anche noi ora siamo tuoi figli. Non lasciar­ci nei momenti di dolore, quando tutto sembra svanire e la fede sembra spegnersi: ricordaci allora come si sta ai piedi della cro­ce e sorreggi i nostri fragili cuori. Tu che conosci il soffrire, ren­dici sensibili anche al dolore degli altri, non solo al nostro! In ogni sofferenza donaci la forza per continuare a sperare e a cre­dere nell'amore di Dio che supera il male col bene e che vince la morte per aprirci alla gioia della Resurrezione. 

Breve preghiera in silenzio  

In ginocchio

l. Da spada pungente trafitta nel Cuor, su l'anime nostre riversi l'amor. Voglio, Madre, Te confortare e con Gesù per sempre amare. 

4. Sette Ave, poi: Madre addolorata, prega per noi. 

Seduti

2. Sesto dolore

Schiodato dalla croce, il Corpo di Gesù viene deposto nelle braccia della Madre che ne vede tutte le ferite ancora san­guinanti e gliele lava con le sue lacrime, asciugandole con tanto amore. 

3. Riflessione

O Maria, noi ti ringraziamo e ti benediciamo per tutto l'a­more che ci hai dimostrato lasciandoti ferire profondamente da un dolore così grande. Noi vogliamo restarti vicino con la nostra dedizione a Gesù e a te, vogliamo consolare il tuo pianto così come tu consoli il nostro.

Grazie perché sei sempre presente nella nostra vita, a sor­reggerci, a darci forza nei momenti più tristi e senza luce... Noi crediamo che tu puoi capirci in ogni nostra pena e che sempre vuoi aiutarci, addolcendo con il tuo amore le nostre ferite.

Accetta la nostra lode per quanto fai per noi e accogli l'of­ferta della nostra vita: non vogliamo staccarci da te perché in ogni momento possiamo attingere dal tuo coraggio e dalla tua fe­de la forza di essere testimoni di un amore che non muore. 

Breve preghiera in silenzio  

In ginocchio

1. Da spada pungente trafitta nel Cuor, su l'anime nostre riversi l'amor. Voglio, Madre, Te confortare e con Gesù per sempre amare. 

4. Sette Ave, poi: Madre addolorata, prega per noi. 

Seduti

2. Settimo Dolore

Gesù morto viene posto nel sepolcro sca­vato nella roccia del monte Calvario. Maria ve lo accompagna e poi discende a Gerusalemme nel Cenacolo, dove atten­de in una solitudine penosissima la ri­surrezione di Gesù. 

3. Riflessione

O Maria, Madre nostra, che hai sofferto con Gesù, per la sal­vezza di ognuno di noi, tutto il dolore che ha riempito il tuo cuore, noi ti offriamo il nostro conforto nel rimanere fedeli a Colui che ci ha amati donando se stesso.

Fa' che non lo abbandoniamo nel momento della prova, quan­do Dio ci appare lontano e sembra non rispondere al nostro gri­do di aiuto. Facci forti nella fede che sa attendere l'ora di Dio e non si lascia vincere dalla sofferenza.

Noi, come tuoi figli, vogliamo assomigliare a te che hai cre­duto sempre senza stancarti e hai saputo accettare il dolore cre­dendo anche alla gioia eterna che l'avrebbe seguito. Non lasciarci mai, Madre nostra, e nel cammino della vita, pur fra mille pro­ve, ricordaci che l'amore trionfa sopra ogni dolore e che anche la morte sarà sconfitta dalla Vita che non finirà mai.

Grazie, Maria, sia lode e gloria a te! 

Breve preghiera in silenzio 

In ginocchio

1. Da spada pungente trafitta nel Cuor, su l'anime nostre riversi l'amor. Voglio, Madre, Te confortare e con Gesù per sempre amare. 

4. Sette Ave, poi: Madre addolorata, prega per noi. 

Seduti

2. PREGHIERA FINALE

Noi ti ringraziamo, Signore, per averci dato tua Madre co­me vera Mamma che in tutto si prende cura di noi, perché pos­siamo rispecchiare la tua immagine in un mondo che rischia di dimenticarti. Il tanto dolore che lei ha sofferto unita a te, è per noi sorgente di forza e pegno di protezione.

Grazie, Signore, per questo tempo che ci hai dato di vivere meditando i dolori di Maria. Spesso li dimentichiamo, ci siamo come abituati a questi eventi di salvezza che, se pur ci tornano al­la mente, non commuovono profondamente il nostro cuore.

Riconosciamo di essere troppo presi dalle nostre cose, capa­ci di piangere solo sulla nostra sofferenza. E noi non la accet­tiamo, spesso; in mille modi cerchiamo di superarla contando sui vari aiuti, ma senza chiedere subito il tuo, senza credere che solo tu hai la vera soluzione ad ogni nostro problema e solo tu puoi cambiare in gioia la nostra pena. Perdonaci, Signore e dac­ci un cuore nuovo.

Noi ci affidiamo a Maria che sa trasformarci in qualcosa che ti piaccia e ti dia gloria. A lei vogliamo essere uniti per seguirti più da vicino e in lei vogliamo amarti, adorarti, offrirti la no­stra riparazione, perché anche la nostra vita parli di Resurrezione e il mondo ti ritrovi, scoprendo in te l'unica sorgente di Vita. 

In piedi

CANTO FINALE

Melodia "Immacolata, Vergine Bella" Addolorata, o Madre buona, vo l'amo intesser filial corona di belle rose al tuo amore, togliere le spine dal tuo Cuore. Addolorata, siam figli tuoi, fa' che ti amiamo come tu vuoi. Sul tuo bel viso si terga il pianto e sulla terra risuoni il canto: con te il Signore magnifichiamo e sempre in Dio con te esultiamo. Addolorata, siam figli tuoi, fa' che ti amiamo come tu vuoi. 

MAGNIFICAT Lc. 1, 46 - 55

L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. Dora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome:

di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio, h a disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre. Gloria al Padre. Come era nel principio. 

In ginocchio

2. Il Cuore di Maria: Anima cara, con tanta pietà filiale mi sei stata vicina nel mio dolore; ed io sarò vicina a te nelle tue pene. Ho tanto sofferto nella mia vita... La tua compassione mi è di vero conforto. Chiamami dunque, nell'ora dell'amarezza! Sentirai quanto ti ama il Cuore della tua Mamma! Non scorag­giarti, se non sempre ti libererò dalle tue pene. Ti darò la gra­zia per ben soffrire. Il dolore è un grande tesoro: merita il Cielo. Oh, quanto benedirai le tue sofferenze! Potessi io ritornare sul­la terra, verrei ancora per patire: niente è più ricco d'amore che il dolore accettato bene. Condivisi con Gesù tutte le sue pene e maternamente condivido tutte le tue. Fa' coraggio! Tutto Fini­sce... Sarai con me, per sempre, in Paradiso! 

3. L'anima: Madre mia Addolorata, la mia ORA è termina­ta. Vado, ma non ti lascio sola sul Calvario: resta il mio cuore vicino a te. Grazie che mi hai chiamata a farti compagnia. Ti prometto che ritornerò fedelmente a questo incontro col tuo Cuore, sofferente per mio amore; ti prometto anche che con­durrò a te altri tuoi figli, perché tutti comprendano quanto ci hai amati e quanto desideri la nostra compagnia.

Mamma mia, benedicimi: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

LE PREGHIERE CHE CI UNISCONO OGNI GIORNO 

OFFERTA LA CUORE IMMACOLATO E ADDOLORATO DI MARIA

Cuore Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la Madre della grazia divina, io rico­nosco che ho bisogno del tuo aiuto per santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza.

Sii tu l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno e offrirti con tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni, per riparare le offese che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in partico­lare perché tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre.

Tieni oggi lontano da me e dalla Famiglia Mariana ogni pec­cato mortale e veniale; concedimi di corrispondere fedelmente ad ogni tua grazia e dona a tutti la tua materna benedizione. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. 

LA PREGHIERA DELLE TRE

Si recita ogni giorno alle tre pomeridiane per accogliere il dono che Gesù ci ha fatto dalla Croce (Gv. 19, 27)

Riconoscere Maria nostra vera Madre è dono di predile­zione divina. (Gv. 19, 27).

Disse Gesù al discepolo: Ecco la tua Madre! e da quel mo­mento il discepolo la prese per sé.

O Gesù, noi ti ringraziamo.

Per averci data la tua santa Madre.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Cuore di Gesù che ardi d'amore per la tua divina Madre. Infiamma il nostro cuore del tuo amore.

Preghiamo - Signore nostro, Gesù Cristo, che con ineffabi­le amore ci lasciasti dalla Croce la tua divina Madre: concedici, te ne supplichiamo, di piamente ricevere il tuo, dono e di vivere da veri suoi figli e apostoli. Amen.

Ci benedicano Gesù e Maria.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. 

Pianto materno

«O voi tutti che passate per via, fermatevi e guardate se vi è dolore simile al mio! Ella piange amaramente... Le sue lacrime scen­dono sulle sue guance e nessuno le dona conforto...» (Lam 1, 12.2.). 

ISCRIZIONE ai Figli Riparatori (da tenere)

Io sottoscritto mi unisco ai figli riparatori del­la Famiglia Mariana e farò un'Ora di Compagnia Confortatrice al Cuore Addolo­rato di Maria, ogni mese, nei giorni sottoli­neati, dalle ore      alle ore

Settimana: prima - seconda - terza - quarta - quinta;

Giorno: lunedì - martedì - mercoledì giovedì - venerdì - sabato - domenica.

Chi può scelga le ore notturne. Nome                   Cognome                   Via

Città                   CAP                   Provincia

Compilare e spedire a:

FAMIGLIA MARIANA - FIGLI RIPARATORI 12082 FRABOSA SOPRANA (CN)

 

LETTURE MARIANE

(da farsi alla fine dell'ORA CONFORTATRICE o in privato)

LA MADONNA NELLA MIA VITA

(Bernadot O. P.)

PRIMA LETTURA

Maria, Madre del nostro Salvatore

Illuminato da una fede profetica, Giovanni Battista ricono­sceva in Gesù il Redentore, colui che doveva morire per espiare i peccati degli uomini: `Ecco l’Agnello di Dio - egli disse - ecco colui che porta su di sé i peccati del mondo':

Quanto più questa verità doveva apparire chiara agli occhi della Madonna! La sua perfetta intelligenza delle divine Scritture sarebbe bastata a rivelarle la spaventosa Passione verso la quale si incamminava suo Figlio. Non leggeva Ella forse in Isaia questa chiarissima profezia: 'T’abbiamo veduto: egli non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi. Disprezzato e reietto da­gli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno da­vanti al quale ci si copre la faccia?"(Is. 53, 2-3).

Queste profezie e altre Maria le leggeva, le meditava, sape­va che dovevano adempiersi in Gesù. Senza dubbio Egli ne par­lava frequentemente con Lei, come pure della missione, che do­vevano compiere insieme. Se volle a più riprese annunciare ai suoi discepoli la sua Passione e la sua morte a Gerusalemme, co­me mai avrebbe potuto tacere con sua Madre, la quale doveva prendervi tanta parte?

Gliene parlava affinché Ella vivesse con Lui nel pensiero del sacrificio e con Lui potesse ripetere: "Devo essere battezzata, con un battesimo di sangue" (Cfr Lc 12, 50).

Che cosa dovette essere per la Madonna il pensiero di questa spaventosa Passione, e il presentimento di questa croce, sempre presente agli occhi dell'anima sua? Pensate all'agonia di una ma­dre che conosce anticipatamente le torture a cui dovrà soggia­cere il suo figlio e avrete una pallida idea del martirio interiore di Maria, quando leggeva nella Scrittura versetti come questi: Egli è stato schiacciato per le nostre iniquità... Era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori e non aprì la sua bocca... Il Signore volle prostrarlo con dolori... Fu con­tato nel numero degli scellerati" (Is 53).

Riflessione: la Madonna insieme a Gesù ha tanto sofferto per la nostra anima: impariamo e facciamoci aiutare da Loro ad accettare con amo­re i sacrifici della nostra vita quotidiana. 

SECONDA LETTURA

Maria ha dato il suo Figlio per noi

La beata Angela da Foligno diceva di Gesù: “Egli abitò nel dolore”. Lo si può dire ugualmente della Madonna, che ad ogni anno ed ogni giorno che passava sentiva avvicinarsi quell'ora terribile nella quale suo Figlio sarebbe dato in preda alla malva­gità umana.

Per amore nostro Ella accettava in anticipo questo martirio; la stessa profezia che le annunciava la profondità delle sofferen­ze del Figlio, gliene svelava anche lo scopo, la salvezza degli uo­mini: Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le no­stre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti... Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore" (Is 53).

La Vergine santa entrava nei disegni di Dio ed accettava in an­ticipo questo sacrificio che avrebbe aperto le fonti della vita di­vina. Benché il suo cuore ne fosse trafitto, Essa anelava, come Gesù, a questa ora che doveva rendere a Dio i figli perduti, dan­do a suo Figlio e a Lei "una grande discendenza".

Quando l'ora tremenda giunse, Maria era pronta, e la si vide in piedi, accanto al Figlio: Ai piedi della croce stava in piedi la Madre di Gesù':

"In piedi", come un sacerdote, Essa offriva la vittima, libe­ramente, volontariamente. Nessuna creatura potrà mai farsi un'i­dea del suo dolore in quelle ore terribili, dolore reso veramente estremo dall'ineffabile tenerezza del suo cuore, come pure dalla sua perfettissima sensibilità, ma soprattutto dalla luce sopran­naturale che le era propria, poiché Ella era madre unita al Figlio da un privilegio unico di perfezione e di santità.

Riflessione: impariamo dalla Mamma celeste a non aver paura del do­lore, ma a saperlo accettare nella volontà di Dio che sempre lo dispone per il nostro bene e per grandi fini soprannaturali; sicuri che nell'ora della prova Egli non ci priverà mai, se lo pregheremo, del suo aiuto di Padre. 

TERZA LETTURA

Sul Calvario Maria offri se stessa insieme a Gesù

Non dobbiamo immaginarci la Madonna sul Calvario acca­sciata, quasi sul punto di venir meno,sostenuta dalle pie donne: no! Stabat, in piedi, come il sacerdote all'altare, assolutamente pa­drona dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti, della sua volontà. Non si limitava a rassegnarsi alle esigenze della giustizia divina, ma entrava in pieno nei piani dell'eterno Padre, sacrificando il suo unico Figlio per la salvezza del mondo.

Essa completava così il consenso dato nella Presentazione di Gesù al tempio e rinnovato lungo il corso di tutta la vita: dava suo Figlio per noi.

Il pensiero che dominava allora nell'animo suo era appunto la nostra redenzione. "Quando con il suo sguardo materno, Essa fissava le piaghe del Figlio suo, dice S. Ambrogio, ciò che la oc­cupava non era la morte di questo Figlio diletto, ma la salvezza del mondo".

Se anche fosse stato in suo potere di staccare Gesù dalla cro­ce e risparmiargli il supplizio, non lo avrebbe fatto, così come lo stesso Gesù non volle sottrarsi in nessun modo ai carnefici. Essa diceva in cuor suo: "Non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?" (Gv 18,11).

Se in tutta la sua vita è stata unita al Figlio nel volere tutto ciò che Egli voleva, mai tale unione fu più completa che nell'ora in cui Cristo compì la sua missione. La volontà di Cristo e quella di Maria formavano una sola cosa, similmente i loro due olocau­sti ne formano uno solo. Gesù e Maria offrivano in maniera si­mile il loro sacrificio a Dio: Gesù nel sangue della sua carne, Maria nel sangue del suo Cuore.

Ora comprendiamo perché la Madonna stava ritta, ai piedi della croce in atteggiamento sacerdotale, immolando suo Figlio per dare a noi la vita.

Ma insieme a Cristo offriva se stessa, col suo cuore straziato, la sua anima desolata, col suo dolore "immenso come il mare".

Riflessione: la vita della Grazia che abbiamo ricevuto nel Battesimo è co­stata tanto dolore a Gesù e alla Madonna! Il peccato mortale uccide in noi questa vita divina: confessiamoci sovente ed evitiamo con orrore il peccato. Diciamo con S. Domenico Savio: "La morte ma non il pecca­to!". 

QUARTA LETTURA

La Madonna è la mia Mamma

La Madonna è diventata Madre due volte: la prima a Betlemme, quando nell'inesprimibile dolcezza di una gioia su­prema ha dato alla luce il Verbo incarnato: la seconda sul Calvario, allorché attraverso un'angoscia indicibile l'umanità in­tera ricevette la vita divina.

È madre colei che ci dà la vita; ebbene, io sono nato alla vi­ta della Grazia (che è la vita di Dio in me) per mezzo suo, dun­que la Madonna è veramente mia Madre.

Né devo intendere questo bel nome nel senso figurato ma nel senso proprio e reale.

Come una donna mi ha dato la vita fisica, così Maria mi ha dato la vita dell'anima, la grazia, che unisce l'anima a Dio. Essa mi ha amato ed ha sofferto per me; il suo cuore si riversa sopra di me ed è un cuore traboccante di vita, cuore di donna, cuore di madre.

Madre perfetta: perché questa vita divina, della quale io de­vo vivere, Essa la possiede in tutta la sua pienezza e può comu­nicarmela. La sua maternità è fatta ad immagine della paternità di Dio; essa mi dà tutto, e con quale dedizione e quale affetto! Poiché Iddio, che le affida l'incarico di distribuirci i suoi doni, la impegna anche a farlo col suo amore. È la sua missione: Essa non è fatta per insegnare o per giudicare; è Madre e donna.

Maria è talmente madre che, ovunque la vedo esercitare la sua maternità divina nei riguardi di Gesù, la vedo insieme eser­citare la sua maternità di grazia verso di noi. Nella capanna di Betlemme, Essa genera Gesù e lo presenta ai Magi; nel Tempio, lo offre, ma per noi; sul Calvario assiste suo Figlio e lo immòla per la nostra salvezza ed è proprio nel momento in cui compie il suo ultimo ufficio materno verso Gesù che questi proclama la sua maternità sulle anime.

Riflessione: Gesù ci ha dato la sua Mamma sul Calvario prima di morire sulla Croce: perciò Maria porta nel suo Cuore tutto l'amore che ha avuto per Gesù e questo amore Essa lo vuole riversare su tutti i suoi figli, su ciascuno di noi, su di me... Crediamo al suo amore! 

QUINTA LETTURA

La Madonna è la Madre della Chiesa

Il suo potere materno si estende alla Chiesa intera. Allorché Essa dette a Cristo il suo corpo materiale, la sua missione era soltanto iniziata: si tratta ora di formare il suo corpo spirituale (il Corpo mistico) e, come con il suo sangue e con il suo latte Essa formò il Corpo fisico di Gesù, così con il suo cuore, con il suo affetto sempre attivo, forma ora il suo Corpo mistico.

Gesù è il primo dei suoi figli, ed Ella è come Eva "la madre dei viventi". Maria cerca i predestinati per incorporarli a Cristo: tutti i predestinati alla grazia sono anche predestinati ad essere suoi figli.

Essa lavora all'unione e all'unità delle anime del Corpo mi­stico, atto precipuo della sua maternità: come la madre forma le membra nel suo seno e le unisce in un unico corpo, così Maria forma le singole membra mistiche di Gesù e le unisce organica­mente al Capo.

Dopo l'Ascensione di Gesù, rimase sulla terra proprio per la Chiesa, compiendo per essa tutto quello che aveva fatto prima per Gesù: veglia sulla sua culla. La Scrittura ci ha conservato la pri­ma visione della Chiesa: in un medesimo spirito, nella preghie­ra, i fratelli di Gesù si sono raccolti attorno alla Madre nel Cenacolo: avevano bisogno di Lei per custodire intatto lo spi­rito di Gesù e per non cedere alla persecuzione che già si inizia­va. I pericoli che avevano circondato il Neonato di Betlemme circondavano ora il suo Corpo mistico: bisogna che la Madre sia presente affinché, come ha salvato Gesù, vegli ora sulla Chiesa nascente! Si rimane davvero colpiti quando si riflette che que­sto mistero di Cristo, iniziatosi all'Incarnazione per mezzo di Maria, entra nella sua pienezza, nel giorno di Pentecoste, anco­ra per la sua mediazione!

La invochiamo ogni giorno come "Arca dell'Alleanza": eb­bene, l'arca dell'alleanza custodiva nel silenzio del Santo dei san­ti tutto il tesoro del popolo fedele, era la sua protezione, era la sua speranza. La Madonna, sempre nascosta nella sua attività, sta proprio alla sorgente della vita della Chiesa. Come mamma, si na­sconde nell'intimità del focolare, ma è Lei che distribuisce la vi­ta. Arca dell'alleanza della Chiesa, ne è la forza segreta, è il cuo­re della sua santità.

Riflessione: come la Madonna, insieme a S. Giuseppe, ha vegliato fin dal­l'inizio sulla vita di Gesù, salvandolo dalla persecuzione di Erode; co­me poi ha vegliato sulla Chiesa nascente e l'ha protetta nelle lotte con­tro tutti i nemici; così, e più ancora che mai, Essa veglia sulla Chiesa di oggi per difenderla e liberarla dalle insidie del serpente infernale che Ella, l'Immacolata, schiaccia sotto i suoi piedi. Affidiamoci a Lei e non temiamo! 

SESTA LETTURA

Nel seno di Maria

Quante volte S. Paolo ha spiegato ai primi cristiani che noi viviamo in Cristo: in Christo Jesu. Siamo incorporati a Cristo, immersi in Cristo, rivestiti di Cristo. Cristo è una specie di at­mosfera da cui sono avvolte e nella quale vivono le membra del suo Corpo mistico.

Allo stesso modo noi possiamo dire che viviamo nel seno di Maria. Questo potere materno della Madonna non è infatti an­ch'esso una specie di atmosfera nella quale vive la cristianità? Tutti gli eletti sono formati nel suo seno. La vita della grazia non è in noi, fin dagli inizi, una vita perfetta; ha un suo svilup­po progressivo, ha un'infanzia: insomma è una vita in forma­zione che richiede le cure della mamma durante il tempo della sua debolezza e... questo periodo dell'infanzia dura per noi tutta la vita terrena: finché siamo nella vita della grazia, siamo nel pe­riodo della nascita e della formazione. La grazia non è infatti il germe della gloria? Anche i santi sono sempre fanciulli di fron­te ad essa.

Vedete allora a quale grado di intimità con la Madonna pos­siamo aspirare, dal momento che siamo formati nel suo seno?... Fino a quando il bambino vive nel seno della madre, è una sola cosa con lei; così, fino al giorno in cui nasciamo alla vita eterna, la Madonna ci porta nel calore del suo affetto; ci nutre della gra­zia di cui possiede la pienezza. Con il sangue di Gesù forma in sé il latte della grazia e lo adatta alla nostra età.

Qual'è il cristiano che ha la sensazione di vivere e di cresce­re in un'atmosfera di amor materno? "La Regina della grazia e della misericordia s'inchinò sui suoi figli e sulle sue figlie, racconta la Beata Angela da Foligno, s'inchinò e li benedisse con una benedizione immensa; poi, tirandoseli sul cuore, li abbracciava con amorosa tenerezza. Sembrava la personificazione dell'amo­re con le braccia tese. Era tutta luminosa ed era come li assor­bisse dentro di sé in una luce immensa. Non crediate che io ve­dessi delle braccia di carne: tutto in lei era luce e luce mirabile; la Vergine, stringendo i suoi figli al Cuore, in virtù di quell'a­more che usciva dal profondo del suo essere, li assorbiva in sé". Riflessione: questa unione filiale con la Mamma celeste si ottiene me­diante la consacrazione al suo Cuore Immacolato: desidera conoscerla e praticarla con grandissimo amore. 

SETTIMA LETTURA

L'unione della Madonna al sacrificio di Cristo

Gesù ha trascorso tutta la vita avendo sempre presente la cro­ce; ha camminato sempre verso il Calvario (cfr Eb 10, 5-7; Lc 12, 49-50). Salvatore del mondo, l'idea del suo sacrificio non l'ha abbandonato neppure un istante; per comprendere perfet­tamente la sua vita, bisogna considerarla alla luce della sua mor­te. Entrando nel mondo aveva detto a Dio: "Non hai voluto sa­crifici né oblazione, ma mi ha dato un corpo... eccomi". Questo sacrificio, offerto fin dal seno di Maria, si estenderà per la durata di trentatré anni, fino a che Gesù poté dire: "Tutto è compiuto!" (Gv 19, 30).

La Madonna segue la vita di Gesù: come Lui è votata alla croce; la grazia della maternità divina lo esigeva, come pure il suo impareggiabile amore. Come Madre di Dio riceve una gra­zia singolare che supera, e di molto, tutti i doni ricevuti dagli altri figli adottivi: una grazia di affinità che le permetterà di "en­trare nei confini della divinità" (teologo Gaetano), dove la Madonna trova la sua croce; Ella somiglierà ormai quanto più è possibile al Redentore; la sua grazia di prima figlia adottiva la modella su Gesù, e particolarmente sopra la sua inclinazione per la croce: sarà così la prima nella croce, perché è la prima nella grazia.

Aggiungiamo anche: perché è la prima nell'amore! "Quando l'a­more è senza limiti - dice S. Alberto Magno - è senza limiti anche il dolore". Il suo martirio proveniva dall'eccesso del suo amore.

Gesù volle associarla al suo terribile segreto; non era possibile che Egli vivesse nella dura previsione del Calvario, e che Maria conducesse, al suo fianco, una vita tranquilla: l'amore che li uni­va esigeva tale partecipazione e fu per amore che Gesù l'associò al suo doloroso destino.

Il suo sacrificio, la sua Passione erano il culmine della sua vita: l'amore esigeva che Egli vi attirasse anche la Madonna, la Madre sua; separata dal dolore, sarebbe diventata soltanto un semplice strumento. D'altra parte, se anche Gesù non l'avesse prevenuta, offrendole la partecipazione al suo sacrificio, Maria lo avrebbe chiesto, con un desiderio così umile e ardente che il suo amore lo avrebbe certamente ottenuto; se desiderava di seguire Gesù ovunque, desiderava soprattutto di seguirlo dove c'era da soffrire; voleva bere, come dirà Gesù, allo stesso calice.

Riflessione: "Amare é imitare. È assimilare. È assorbire Gesù. Nei suoi sentimenti, nella sua mentalità, nel suo modo di parlare, di agire. La Consacrazione a Maria porta a questo vortice cristocentrico di vita d'a­more. Maria ti porta a Gesù. Fino alla fusione d'amore con lui. Fino alla identità con lui" (Farano). 

OTTAVA LETTURA

L'unione della Madonna al sacrificio di Cristo (continuazione)

Se si vuole comprendere la vita della Madonna, bisogna ve­derla come quella di Gesù, nella luce della croce. Illuminata fin dall'Incarnazione sul senso profondo delle profezie, e più tardi av­vertita da Simeone, Ella visse nel pensiero del grande sacrificio futuro.

Dopo il discorso del santo vecchio, sapeva di vivere con una vittima, che doveva preparare per il sacrificio; ormai la Passione le sarebbe stata sempre presente; tutto serviva a richiamare il presagio. Ella stessa dirà a santa Brigida: "Tutte le volte che ve­devo mio Figlio, tutte le volte che lo avvolgevo nelle fasce, tut­te le volte che consideravo le sue mani e i suoi piedi, la mia ani­ma era trapassata come da una nuova spada; mi sembrava di ve­derlo già crocifisso".

"Qual lungo martirio avete sofferto, dice l'abate Ruperto, avendo sempre sotto gli occhi la previsione della morte straziante del vostro Figlio!" Ed egli fa dire a Maria: "Badate bene di non limitare la vostra compassione per me all'ora in cui vidi morire mio Figlio: la spada di Simeone mi ha straziata per tutta la vita. Quando lo allattavo, già ne vedevo la morte; che lungo suppli­zio ho sopportato!".

Quando si avvicinava il giorno del sacrificio supremo, la Madonna giunse alla città santa; anche lei avrebbe potuto, ri­petere: "Devo essere battezzata con un battesimo (di sangue), e quale angoscia provo finché non sia compiuto!':

Ella sa che il sacrificio del Figlio sta per instaurare il regno di Dio e che il Sangue di lui farà nascere i figli di Dio; sa che suo Figlio è "il chicco di frumento caduto in terra (nel suo seno) e che se non muore rimane solo, ma se muore porta molto frutto" :

Vede tutti i predestinati che nasceranno dal sacrificio del Calvario, la moltitudine dei figli che il dolore darà alla luce per il regno di Dio. Il suo amore la sospinge e quando giunge l'ora eccola sul Calvario. Il suo immenso amore ve l'ha trascinata, ed ora sta ritta ai piedi della croce, impavida davanti al dolore per­ché è capace di dominarlo.

Con lo spirito e col cuore partecipa a tutti i supplizi del Figlio. Gli è unita e come identificata, tanta è la sua adesione a quella divina volontà, che persegue con tutte le sue forze con una dedizione assoluta. Sacrifica il Figlio per noi sulla croce, so­prattutto, ci dà Gesù. Come il Padre, anche lei ci ha amati al punto di dare il suo Figlio unigenito, per la nostra salvezza.

Riflessione: "Spirito d'Amore, Fuoco consumante, discendi in me af­finché nell'anima mia si faccia un'altra Incarnazione del Verbo: che io gli sia un'umanità aggiunta nella quale Egli rinnovi tutto il suo miste­ro" (Sr Elisabetta della Trinità). L'amore che Maria ha avuto per Gesù maternamente lo estende all'anima consacrata, dando così vita e svi­luppo al Corpo mistico di Cristo. 

NONA LETTURA

La Madonna ci unisce al sacrificio di Gesù mediante la Liturgia

È assolutamente necessario che ci uniamo al sacrificio di Cristo. Questo sacrificio ‘causa della nostra salvezza’; sarà per noi pienamente efficace soltanto se vi prendiamo parte attiva con il pensiero, con l'affetto, con l'opera. Mediante tale unio­ne alla Passione, possiamo attuare la nostra vocazione cristiana, perché tutte le grazie vengono dalla croce.

Per unirci alla Passione di Cristo abbiamo due mezzi prin­cipali: la Liturgia e l'accettazione delle sofferenze nella nostra vita quotidiana.

Il fedele che sa veramente partecipare alla Messa, vi trova una fonte ricchissima di grazia. L'altare perpetua il sacrificio del Calvario.

Ma come potremmo noi partecipare al sacrificio, senza ri­correre alla Madre del Sommo Sacerdote e della Vittima? La Madonna ha partecipato troppo intimamente al sacerdozio del Figlio durante la vita terrena per non essere legata ancor oggi al­l'esercizio di tale sacerdozio.

Come era presente sul Calvario, così è presente alla Messa, che ne è il prolungamento: sulla croce assisteva il Figlio nell'of­ferta che Egli faceva di sé al Padre; all'altare assiste la Chiesa che offre se stessa insieme col Capo, di cui rinnova il sacrificio.

Impariamo ad offrire Gesù per le mani della Madonna, ma ri­cordiamoci che Gesù non vuol essere offerto solo: sacrificio di Cristo, la Messa è però anche sacrificio della Chiesa; essa com­porta essenzialmente l'offerta delle membra di Cristo, immola­te con lui nel medesimo sacrificio, con le stesse disposizioni di ab­bandono e di completa sottomissione.

Quando il sacerdote offre l'Ostia di Dio, deve offrire insieme l'anima nostra, il nostro corpo, tutta la nostra vita, così come vuole san Paolo: "Offriamo i nostri corpi come ostia viva, santa, gra­dita a Dio», e offriamoli per mezzo della Madonna.

Bisogna chiedere a Maria che susciti anime formate a que­sto spirito liturgico, anime che sappiano sfruttare, a gloria di Dio gli immensi tesori della Liturgia, e specialmente della Messa.

Il valore della Messa è immenso in se stesso, ma occorre che i servi di Dio sappiano servirsene presso di Lui. Agli inizi della Chiesa, quando la Madonna era ancora sulla terra, Ella dava al sacrificio celebrato dagli Apostoli una efficacia che noi possia­mo misurare proporzionandola allo slancio della Chiesa in quei tempi benedetti: nessuno più dei santi può rendere eloquente, dinnanzi al Padre, il Sangue di Cristo presente sui nostri altari.

Riflessione: amare e salvare anime significa realizzare la maternità di grazia di Maria, frutto della Passione di Gesù (cfr Gv 19, 27). Sul Calvario Maria ha raggiunto la pienezza della sua maternità, vivendo la Passione di Gesù: nella Messa Ella comunica a noi questa pienezza ma­terna, facendoci vivere con Lei il sacrificio di Cristo. 

DECIMA LETTURA

La Madonna ci unisce alle sofferenze di Gesù nella vita quotidiana

L’unione di pensiero, di cuore e di preghiera, esige, per es­sere completa, l'offerta delle azioni che veniamo compiendo nel­la nostra vita quotidiana. S. Paolo scriveva ai Romani: "Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Siamo stati infatti sepolti insieme con lui per mezzo del Battesimo nella morte" (6, 3). E ai Corinti: “Il nostro vecchio uo­mo è stato crocifisso con lui” (2 Cor). Ancora ai Galati: “Io sono stato confitto in croce con Cristo” (2, 19).

Tali parole sono di una gravità eccezionale: bisogna dunque che esse diventino la norma direttiva di tutta la nostra vita. La grazia del Battesimo ci ha configurati al Salvatore, ci ha resi partecipi della sua morte; ma non è una grazia isolata, bensì un se­me che deve germogliare e produrre frutti.

Ogni cristiano deve riprodurre in sé la Passione e, come S. Paolo, essere confitto in croce: Anche voi considerateci come mor­ti al peccato, ma viventi per Dio in Gesù Cristo Signore nostro" (Rm 6, 11).

Del resto Nostro Signore ce ne aveva avvertiti: "Se uno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso e prenda la sua croce ogni gior­no" (Mt 16, 24).

Amiamo la croce sotto tutte le sue diverse forme: prove, la­voro, malattie, umiliazioni; insomma: tutto ciò che la Provvidenza ci manda, può aiutarci a realizzare in noi la somiglianza con Cristo. Bisognerà aggiungervi tutto l'esercizio volontario della mortificazione e della penitenza: è un impegno che consegue il nostro Battesimo e non ammette dispense.

Quando verrà anche per noi l'ora della nostra unione al sa­crificio, nulla ci sarà tanto benefico quanto il pensare a Colei che ha tanto sofferto per noi: Ella ha sofferto per tutta la vita; la legge del sacrificio l'avvolge tutta, il suo dolore fu in un conti­nuo crescendo, perché il dolore e l'amore avanzano di pari pas­so nei predestinati. Ha sofferto nel corpo, ma specialmente nel cuore e nell'anima: il suo martirio fu soprattutto interiore.

Verranno anche per noi dei giorni in cui la sofferenza cor­porale ci tormenterà; ebbene, allora ricordiamoci che siamo membra di Cristo e quindi chiamati a continuare la sua Passione. La Madonna ha percorso innanzi a noi questa via regale della croce; pensiamo al suo esilio, alla sua povertà, all'abbandono in cui venne a trovarsi...

Riflessione: pensare alla Madonna in qualsiasi sofferenza, invocarne l'aiuto nella calma e nella fiducia, significa partecipare a quelle dispo­sizioni d'amore che Ella aveva nel soffrire: i sentimenti che lo Spirito Santo dava a Lei, Maria desidera oggi darli a noi. 

UNDICESIMA LETTURA

La Madonna ci unisce alle sofferenze di Gesù nella vita quotidiana (continuazione)

Qualunque sia il nostro stato, foss'anche il più estremo e sen­za rimedio, guardiamo avanti a noi: vedremo sempre Gesù e la Madonna, che portano quella stessa croce ed altre ben più pe­santi della nostra.

Le sofferenze del cuore sono assai più terribili, ma partico­larmente benefiche. Quali profondità possono raggiungere le se­parazioni... Quanti strazi, quante tristezze fino all'agonia! Soprattutto allora bisogna guardare Maria: Ella soffrì assai più nel cuore che nel corpo; la profondità della sua unione con il Figlio accresceva il suo dolore in maniera inaudita; avrebbe certo sof­ferto di meno se avesse amato di meno.

Inoltre soffrì sola: Colui che avrebbe potuto consolarla, l'u­nico che comprendesse il suo dolore, era precisamente la causa principale di quell'agonia; dovette soffrire senza trovare alcuna condivisione, ed è una cosa terribile!

Maria ci insegna a soffrire per Gesù: "Sono confitto in cro­ce con Cristo" diceva S. Paolo: quanto è più vero per Maria! Associata all'opera della Redenzione, la sua qualità di madre le valse di entrarvi come nessun altro al mondo. È ben poca cosa af­fermare che Ella risentì per riflesso i dolori del Figlio. Ella en­trò in questo dolore e lo fece suo, se lo identificò. Per essere esat­ti, dobbiamo dire che vi fu un'unica Passione subita insieme dal Figlio e dalla Madre. La Madonna lo diceva infatti a Santa Brigida: "Nella Passione il dolore di Gesù era il mio dolore, per­ché il suo cuore era nel mio cuore".

Come nell'incarnazione aveva affidato a Dio il suo corpo af­finché il Verbo prendesse nel suo seno l'umana natura, così sul Calvario offrì senza misura il suo corpo, il suo cuore, l'anima sua per subire, insieme al Figlio, il martirio che ci riscatta. Soffriva per stabilire il regno di Dio sulla terra; pensava a noi: soffriva come madre, Madre di Gesù e insieme Madre dei fratelli di Gesù, la Madre di misericordia, l'avvocata dei peccatori.

Non arriviamo a scoprire in Lei il minimo segno di indi­gnazione: suo Figlio si abbandona alla giustizia di Dio, ma in­voca il perdono su coloro che lo crocifiggono; Maria fa lo stes­so: i carnefici di Gesù li accetta come figli. Cerchiamo di com­prendere l'atrocità del suo dolore: il Figlio della sua carne ver­ginale, Gesù, messo a morte da coloro che, Ella concepiva nel suo cuore in uno slancio di ineffabile tenerezza!

Riflessione: come la Madonna si è idenficata nell'amore con Gesù, co­sì desidera identificare con se stessa a Lui ogni anima che a Lei si affi­da: chi vive in unione filiale con Maria viene ben presto trasformato in Gesù. 

DODICESIMA LETTURA

La Madonna ci unisce alle sofferenze di Gesù nella vita quotidiana (continuazione)

‘Non dimenticate i gemiti di vostra madre’; ci dice la Scrittura (Sir 7, 27). La Madonna vuole unirci alla Passione di suo Figlio; ebbene anche noi abbiamo portato il nostro contributo a quel­la Passione: nell'imolazione di Cristo non eravamo spettatori, ma attori; anzi, a dire il vero, carnefici. I nostri peccati sono sta­ti la causa della morte di Gesù e dello straziante martirio di Maria.

La Madonna vuole che ancor oggi partecipiamo alla Passione, ma per amore e, come dice S. Paolo: “per completare nella nostra carne ciò che manca alla Passione di Cristo” (cfr Col 1, 24). Dobbiamo dunque avere la nostra partecipazione ai dolori del Redentore, partecipazione basata sopra l'unione nella fede e nell'amore, attraverso l'azione della penitenza e del dolore: questa è la condizione della nostra salvezza: "Siamo eredi di Dio, coe­renti di Cristo, a condizione che soffriamo con lui" (Rm 8, 17).

Bisogna continuare l'opera redentrice di Cristo; la Chiesa vi­ve del suo sacrificio: esso si rinnova tutti i giorni sull'altare, ma si prolunga anche nelle membra sofferenti di Gesù; la sofferen­za dei cristiani è necessaria alla salvezza del mondo, essa è fonte di vita, espia, redime, santifica.

Quando Dio ci fa l'onore di chiamarci a soffrire, rallegria­moci: Gesù si comunica a noi attraverso tutti i suoi misteri, ma in nessuno tanto quanto il mistero della Croce; vi sono scambi d'amore che si fanno solo nel dolore, e fu proprio sul Calvario che Gesù diede a Giovanni sua Madre. “Per mezzo di Cristo vi è sta­to fatto il dono non solo di credere in lui, ma anche di patire per lui” (Fil 1, 29).

La Madonna ci insegna a soffrire in silenzio, nel segreto; il silenzio è l'atmosfera del dolore: sul Calvario si taceva. Quando ci si lamenta, si raccontano le proprie pene o si cercano conso­lazioni, si perde quel che vi è di più santificante nel dolore. Non dissipate dunque una grazia così preziosa.

Cercate di capire l'unione di una simile anima con Dio: co­lui che vive nello spirito di sacrificio, fa assai più che seguire Gesù, penetra addirittura nel cuore del suo mistero e può dire co­me S. Paolo: "Vivo io, ma non sono più io, Gesù vive veramente in me" (Ga 2, 20).

Gesù disse un giorno alla beata Angela da Foligno: "Quelli che mi amano e seguono la via che ho seguito, ossia la via doloro­sa, sono i miei veri fratelli; quelli il cui occhio è fisso sulla mia passione e morte, sulla mia morte in quanto vita e salvezza del mondo, sulla mia morte e non altrove, questi sono i miei veri fratelli, gli altri non lo sono".

Con la liturgia, chiediamo alla Madonna di darci questo spi­rito di sacrificio per essere immolati con il Figlio suo: "Ti prego, Madre santa: siano impresse nel mio cuore le piaghe del Crocifisso!" (Stabat Mater).

Riflessione: Cuore addolorato di Maria, noi ti preghiamo di insegnar­ci a soffrire con amore: il nostro cammino di santificazione si accom­pagna col dolore, capito, amato e vissuto insieme a Gesù, alla scuola di Maria. Amare le pene significa non sentirne più il peso e raccoglierne tutto il frutto prezioso.