IL GRANDE SALTERIO E LE SETTE MESSE
GREGORIANE
Tratto
da: (Le rivelazione di Santa Geltrude, Libro V, Capitoli 18 e 19)
Mentre la Comunità recitava il salterio, che è soccorso potente alle anime purganti, Geltrude che pregava fervorosamente perchè doveva comunicarsi; chiese al Salvatore per quale motivo il salterio era così vantaggioso alle anime dei purgatorio e gradito a Dio. Le sembrava che tutti quei versetti e orazioni annesse, dovessero generare noia più che divozione.
Rispose
Gesù: « L'ardente amore che ho per la salvezza delle anime, fa sì che io dia
tanta efficacia a questa preghiera. Sono come un re che tiene chiusi in
prigione alcuni suoi amici, ai quali darebbe volentieri la libertà, se la
giustizia lo permettesse; avendo in cuore tale eccelsa brama, si capisce come
accetterebbe volentieri il riscatto offertogli dall'ultimo dei suoi soldati.
Così io gradisco assai quanto mi è offerto per la liberazione di anime che ho
riscattate col mio sangue, per saldare i loro debiti e condurli alle gioie a
loro preparate da tutta l'eternità. Geltrude insistette: « Ti torna dunque
gradito l'impegno che s'impongono coloro che recitano il salterio? ». Egli
rispose: « Certamente. Ogni volta che un'anima è liberata da tale preghiera,
si acquista un merito come se avessero liberato Me dalla prigione. A tempo
debito, ricompenserò i miei liberatori, secondo l'abbondanza delle mie
ricchezze ». La Santa chiese ancora: « Vorresti dirmi, caro Signore, quante
anime accordi a ciascuna persona che recita l'ufficio? » e Gesù: « Tante
quante ne merita il loro amore » Poi continuò: «La mia infinita bontà mi
porta a liberare un numero grande di anime; per ciascun versetto di questi salmi
libererò tre anime ». Allora Geltrude che, per la sua estrema debolezza non
aveva potuto recitare il salterio, eccitata dall'effusione della divina bontà,
si sentì in dovere di recitarlo col più grande fervore. Quand'ebbe terminato
un versetto, domandò, al Signore quante anime la sua infinita misericordia
avrebbe liberato. Egli rispose: « Sono così soggiogato dalle preghiere di
un'anima amante, che sono pronto a liberare ad ogni movimento della sua lingua,
durante il salterio, una moltitudine sterminata di anime ».
Lode
eterna ne sia a Te, dolcissimo Gesù!
CAPITOLO
XIX - SI NARRA DI UN'ANIMA SOCCORSA PER LA RECITA DEL SALTERIO
Un'altra volta che Geltrude pregava per i defunti, scorse l'anìma di un cavaliere, morto circa quattordici anni prima, sotto la forma di una bestia mostruosa, dal cui corpo si rizzavano tante corna quanti peli hanno ordinariamente gli animali. Quella bestia sembrava sospesa sulla gola dell'inferno, sostenuta solo dalla parte sinistra da un pezzo di legno. L'inferno le vomitava contro vortici di fumo, cioè ogni sorta di sofferenze e di pene che le cagionavano tormenti indicibili; essa non riceveva alcun sollievo dai suffragi della Santa Chiesa.
Geltrude,
stupita per la strana forma di quella bestia, comprese alla luce di Dio, che,
durante la vita, quell'uomo si era mostrato ambizioso e pieno di orgoglio. Perciò
i suoi peccati avevano prodotto delle corna talmente dure che gli impedivano di
ricevere alcun refrigerio, finchè fosse rimasto sotto quella pelle di bestia.
Il
piolo che lo sosteneva, impedendogli di cadere nell'inferno, designava qualche
raro atto di buona volontà, che aveva avuto durante la vita; era la sola cosa
che, con l'aiuto della divina misericordia, gli aveva impedito di piombare nel
baratro infernale.
Geltrude,
per divina bontà, sentì una grande compassione di quell'anima, e offerse a
Dio in suo suffragio, la recita del Salterio. Subito la pelle di bestia
scomparve e l'anima apparve sotto la forma di bambinello, ma tutto coperto di
macchie. Geltrude insistette nella supplica, e quell'anima venne trasportata in
una casa ove molte altre anime erano già riunite. Là ella mostrò tanta gioia
come se, sfuggita al fuoco dell'inferno, fosse stata ammessa in paradiso. Allora
aveva capito che i suffragi di S. Chiesa potevano beneficarla, privilegio di cui
era stata priva dal momento della morte fino quando Geltrude l'aveva liberata da
quella pelle di bestia, conducendola in quel luogo.
Le
anime che ivi si trovavano la ricevettero con bontà e le fecero posto fra loro.
Geltrude,
con uno slancio del cuore, chiese a Gesù di ricompensare l'amabilità di quelle
anime verso l'infelice cavaliere. Il Signore, commosso, la esaudì e le trasferì
tutte in un luogo di refrigerio e di delizie.
Geltrude
interrogò nuovamente lo Sposo divino: « Quale frutto, o amato Gesù, ritrarrà
il nostro Monastero dalla recita del Salterio? ». Egli, rispose: - « Il frutto
di cui la S. Scrittura dice: « Oratia tua in sinum tuum convertetur - La tua
preghiera ritornerà nel tuo seno » (Sal. XXXIV, 13). Di più la mia divina
tenerezza, per ricompensare la carità che vi spinge a soccorrere i miei fedeli
per farmi piacere, aggiungerà questo vantaggio: in tutti i luoghi del mondo,
ove si reciterà d'ora in avanti il Salterio, ciascuna di voi riceverà tante
grazie, come se fosse recitato solo per lei ».
Un'altra,
volta ella disse al Signore: « O Padre delle misericordie, se alcuno, mosso dal
tuo amore, volesse glorificarti, recitando il Salterio in suffragio dei
defunti, ma, non potesse poi ottenere il numero voluto di elemosine e di Messe,
cosa potrebbe offrirti per farti piacere? ». Rispose Gesù: « Per supplire al
numero delle Messe dovrà ricevere altrettante volte il Sacramento del mio
Corpo, e al posto di ogni elemosina dica un Pater con la Colletta: «Deus, cui
proprium est etc., per la conversione dei peccatori, aggiungendo ogni volta un
atto di carità». Geltrude aggiunse ancora, in tutta confidenza: « Vorrei pur
sapere, o dolce mio Signore, se tu accorderai il sollievo e la liberazione alle
anime purganti anche quando invece del Salterio, si recitasse qualche breve
preghiera ». Egli rispose: « Gradirò queste preghiere come ii Salterio, però
con alcune condizioni. A ciascun versetto del Salterio si dica questa preghiera:
« Io ti saluto, Gesù Cristo, splendore del Padre»; domandando prima perdono
dei peccati con la preghiera « In unione di quella lode supreme ecc. ». In
unione poi all'amore che per la salvezza del mondo mi ha fatto prendere umana
carne, si diranno le parole della suddetta, preghiera, che parla della mia vita
mortale. In seguito bisogna porsi in ginocchio, unendosi all'amore che mi ha
condotto a lasciarmi giudicare e condannare a morte, Io, che sono il Creatore
dell'universo, per la salvezza di tutti, e si reciterà la parte che riguarda la
mia Passione; In piedi si diranno le parole che salutano la mia Risurrezione e
Ascensione, lodandomi in unione alla confidenza che mi ha fatto vincere la
morte, risuscitare a salire al cielo, per porre la natura umana a destra del
Padre. Poi, supplicando ancora il perdono, si reciterà l'antifona Salvator
mundi, in unione alla gratitudine dei Santi i quali confessano che la mia
Incarnazione, Passione, Risurrezione sono le cause della loro beatitudine. Come
ti dissi bisognerà comunicarsi tante volte quante sono le Messe che il Salterio
esige. Per supplire alle elemosine si dirà un Pater con la preghiera Deus cui
proprium est, aggiungendo un'opera di carità. Ti ripeto che tali preghiere
valgono, al mio sguardo l'intero Salterio».
SPIEGAZIONE
DEL GRANDE SALTERIO E DELLE SETTE MESSE GREGORIANE
Il
lettore sentendo nominarsi il Salterio potrebbe domandare, cos'è e come si
recita. Ecco il modo di recitarlo secondo le direttive di S. Geltrude.
Iniziando,
dopo d'aver chiesto perdono dei peccati, dite: « In unione a quella lode
suprema con la quale la gloriosissima Trinità loda se stessa, lode che scorre
poi sulla tua benedetta Umanità, dolcissimo Salvatore, e di là sulla tua
gloriosissima Madre, sugli Angeli, sui Santi, per ritornare poi nell'oceano
della tua Divinità, ti offro questo Salterio per tuo onore e gloria. Ti adoro,
ti saluto, ti ringrazio in nome dell'universo intero per l'amore con cui ti sei
degnato farti uomo, nascere e soffrire per noi durante trentatrè anni, patendo
fame, sete, fatiche, strazi, oltraggi e restare poi infine, per sempre, nel SS.
Sacramento. Ti supplico di unire, ai meriti della tua santissima vita la recita
di questo ufficio che ti offro per... (nominare le persone vive o morte per
le quali intendiamo pregare). Ti domando il supplire coi tuoi divini tesori
a quanto esse hanno trascurato nella lode, nel ringraziamento e nell'amore che
ti sono dovuti, cosa pure nella preghiera e nella pratica della carità, o di
altre virtù, infine alle imperfezioni e alle omissioni delle loro opere».
Secondariamente
dopo d'avere rinnovato la contrizione dei peccati, bisogna porsi in ginocchio e
dire: « Ti adoro, ti saluto, ti benedico, ti ringrazio, dolcissimo Gesù, per
quell'amore col quale ti sei degnato di essere preso, legato, trascinato,
calpestato, colpito, sputacchiato, flagellato, coronato chi spine, immolato col
supplizio più atroce e trafitto da una lancia. In unione di tale amore ti offro
le mie indegne preghiere, scongiurandoti, per i meriti della tua santa
Passione e morte, di cancellare completamente le colpe commesse in pensieri,
parole e azioni dalle anime per le quali ti prego. Ti domando anche di offrire a
Dio Padre tutte le pene e dolori del tuo Corpo affranto, e dell'anima tua
abbeverata di amarezza, tutti i meriti che tu hai acquistato sia per l'uno come
per l'altra, e tutto presentare al sommo Iddio per la remissione della pena che
la tua giustizia deve fare subire a quelle anime».
Terzo,
stando in piedi direte direttamente: «Ti adoro, ti saluto, ti benedico, ti
ringrazio, dolcissimo Signore Gesù Cristo, per l'amore e la confidenza con cui,
avendo vinto la morte, hai glorificato il tuo Corpo con la Risurrezione,
ponendolo alla destra del Padre. Ti scongiuro di rendere partecipe della tua
vittoria e della tua gloria le anime per le quali prego».
Quarto,
implora perdono dicendo: « Salvatore del mondo, salvaci tutti, Santa Madre di
Dio, Maria sempre Vergine, prega per noi. Noi ti supplichiamo affinchè le
preghiere dei santi Apostoli, Martiri, Confessori e delle Sante Vergini ci
liberino dal male, e ci accordino di gustare tutti i beni, ora e per sempre. Ti
adoro, ti saluto, ti benedico, ti ringrazio, dolcissimo Gesù, per tutti i
benefici che hai accordati alla tua gloriosa Madre e a tutti gli eletti, in
unione di quella riconoscenza con la quale i Santi si rallegrano di avere raggiunto
la beatitudine eterna per mezzo della tua Incarnazione, Passione, Redenzione.
Ti scongiuro di supplire a quanto manca a queste anime coi meriti della beata
Vergine e dei Santi ».
Quinto,
recita divotamente e con ordine i centocinquanta salmi, aggiungendo dopo ciascun
versetto del salterio questa preghierina: « Io ti saluto, Gesù Cristo,
splendore del Padre, principe della pace, porta del cielo; pane vivente, figlio
della Vergine, tabernacolo della Divinità ». Alla fine di ciascun salmo dite
in ginocchio Requiem aeternam etc. Poi ascolterete piamente o farete
celebrare centocinquanta, o cinquanta, o almeno trenta S. Messe. Se non potete
farle celebrare vi comunicherete lo stesso numero di volte. Poi farete centocinquanta
elemosine oppure vi supplirete con lo stesso numero di Pater seguiti dalla
preghiera: « Deus cui proprium est etc. - Dio di cui è proprio etc. (preghiera
che segue le Litanie dei Santi), per la conversione dei peccatori, e compirete
centocinquanta atti di carità. Per atti di carità s'intende il bene fatto al
prossimo per amore di Dio: elemosine, buoni consigli, delicati servigi, ferventi
preghiere. Questo è il grande Salterio la cui efficacia venne esposta più
sopra (cap. XVIII e XIX).
Ci
pare che non sia fuor di proposito parlare qui delle sette Messe
che, secondo un'antica tradizione, vennero rivelate al Papa S. Gregorio. Esse
hanno una grande efficacia per liberare le anime purganti, perchè si appoggiano
ai meriti di Gesù Cristo, che saldano i loro debiti.
In
ogni S. Messa bisogna accendere, se possibile, sette candele in onore della
Passione e, durante sette giorni, recitare quindici Pater od Ave Maria, fare
sette elemosine e recitare un Notturno dell'Ufficio dei defunti.
La
prima Messa è:
Domine, ne longe, con la recita della Passione, come nella domenica delle
Palme. Bisogna pregare il Signore perché si degni, Lui che si è
volontariamente abbandonato nelle mani dei peccatori, liberare l'anima dalla
prigionia ch'ella subisce per le sue colpe,
La
Seconda Messa è:
Nos autem gloriaci con la recita della Passione, come nella terza feria
dopo le Palme. Si prega Gesù affinchè, per l'ingiusta condanna a morte, liberi
l'anima dalla giusta condanna meritata per le sue colpe.
La
terza Messa:
In nomine Domini, col canto della Passione, come nella quarta feria dopo
le Palme. Bisogna chiedere al Signore, per la sua Crocifissione e dolorosa sospensione
allo strumento del suo supplizio, di liberare l'anima dalle pene a cui si è
ella stessa condannata.
La
quarta Messa è:
Non autem gloriaci, con la Passione Egressus Jesus, come al Venerdì
Santo. Si domanda al Signore, per la sua amarissima morte e per la trafittura
del suo Costato, di guarire l'anima dalle ferite del peccato, e delle pene che
ne sono la conseguenza.
La
quinta Messa è:
Requiem aeternam. Si domanda al Signore che, per la sepoltura che ha
voluto subire, Lui, il Creatore del cielo e della terra, ritragga l'anima
dall'abisso dove l'hanno fatta cadere i suoi peccati.
La
sesta Messa è:
Resurrexi, afflnchè il Signore per la gloria della sua gioiosa
risurrezione, degni purificare l'anima da ogni macchia di peccato e renderla
partecipe della sua gloria.
La
settima Messa infine è:
Gaudeamos, come nel giorno dell'Assunzione. Si prega il Signore e si
domanda alla Madre delle misericordie, per i suoi meriti e le sue preghiere, in
nome delle gioie che ricevette nel giorno del suo trionfo, che l'anima, sciolta
da ogni legame, voli allo Sposo celeste. Se compirete queste opere per altre
persone in occasione della loro morte, la vostra preghiera vi sarà ridonata con
doppio merito. Se poi la praticate per voi, mentre siete in vita, sarà molto
meglio che attenderle da altri, dopo morte. Il Signore, che è fedele e cerca
l'occasione di farci del bene, custodirà Lui stesso quelle preghiere e ve le
restituirà a tempo debito « per le viscere della misericordia del nostro
Dio, con le quali è venuto a visitarci dall'alto questo sole levante» (Luc. I,
78).
CAPITOLO
XX - COME SI ACCRESCE IL MERITO OFFERTO
Geltrude un giorno offerse a Dio, per l'anima di un defunto, tutto il bene che la bontà del Signore aveva compiuto in lei e per lei. Vide allora questo bene presentato davanti al trono della divina Maestà, sotto la forma di un magnifico dono che sembrava rallegrare Dio ed i suoi Santi.
Il
Signore ricevette volontieri quel dono e parve felice di distribuirlo a coloro
che erano nel bisogno, e che nulla avevano da loro stessi meritato. Geltrude
vide poi che il Signore aggiungeva, nella sua infinita liberalità, qualche cosa
alle sue opere buone, affine di restituirgliele poi aumentate, per il decoro
della sua eterna ricompensa. Comprese allora che, lungi dal perdere qualche
cosa, l'uomo guadagna assai a soccorrere gli altri, con senso di generosa carità.