CATECHESI
SULL’ESISTENZA STORICA E DIVINA DI
GESU’
CRISTO
(Tratto da: “Certezze su Gesu'” <<<scarica intero libro del Servo di Dio: P. Idelbrando A. Santangelo)
GESÚ
STORICO
PALINGENESI
1. La glorificazione di Gesú
Gesú è l'immagine dell'invisibile e infinito Dio:
è la causa, il mezzo, il sostegno per cui e su cui tutto esiste. « Egli è
immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo
di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà.
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è
prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui » (Col. 15 -17).
« Egli era in principio presso Dio: tutto è stato
fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste» (Gv. 1,2-3). Senza di lui non esisteremmo nessuno, anzi non esisterebbe
niente. Essendo Gesú il figlio di Dio, è logico che tutta la creazione è
ordinata alla sua opera e alla sua gloria.
« In lui ci ha scelti prima della creazione del
mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità,
predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesú Cristo, secondo
il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia,
che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante
il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua
grazia. Egli l'ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e
intelligenza, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per
realizzarlo nella pienezza dei tempi; il disegno cioè di ricapitolare in Cristo
tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra.
In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati
predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme
alla sua volontà, perché noi fossimo a lode della sua gloria, noi che per
primi abbiamo sperato in Cristo. In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola
della verità, il vangelo della vostra salvezza e avere in esso creduto, avete
ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è
caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che
Dio si è acquistato, a lode della sua gloria.
Possa Dio davvero illuminare gli occhi della vostra
mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di
gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual'è la straordinaria
grandezza della sua potenza verso di noi credenti secondo l'efficacia della sua
forza che egli manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece
sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni principato e autorità, di
ogni potenza e dominazione e di ogni nome che si possa nominare non solo nel
secolo presente, ma anche in quello futuro. Tutto infatti ha sottomesso ai suoi
piedi e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa, la quale è il
suo corpo, la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose »
(Ef. 1,4-23)
Ora è avvenuto l'incredibile, l'assurdo: l'infinito
Iddio fatto uomo viene dagli uomini rinnegato perché non possono credere a
tanto suo amore; e per di piú viene umiliato, legato, schernito, flagellato,
crocifisso; ed egli tutto questo silenziosamente sopporta per riunire in uno,
salvare e rendere felice l'umanità.
« Egli è anche il capo del corpo, cioè della
Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per
ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di fare abitare in
lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose,
rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose
che stanno sulla terra e quelle dei cieli.
E anche a voi che un tempo eravate stranieri e nemici
con la mente intenta alle opere cattive che facevate, ora egli vi ha
riconciliati per mezzo della morte del suo corpo di carne, per presentarvi
santi, immacolati e irreprensibili al suo cospetto: purché restiate fondati e
fermi nella fede e non vi lasciate allontanare dalla speranza promessa nel
Vangelo che avete ascoltato, il quale è stato annunziato ad ogni creatura sotto
il cielo e di cui io, Paolo, sono diventato ministro.
Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per
voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore
del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la
missione affidatami da Dio presso di voi di realizzare la sua parola, cioè il
mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi»
(Col. 1,16-26).
Ora Gesú è risuscitato, è vero; ma gli uomini
nonostante le prove sovrabbondanti che egli ha dato e va continuamente dando
della sua divinità e, quel che è peggio, nonostante nella massima parte non
abbiano dubbi solidi sulla sua divinità, continuano a disprezzarlo, a
bestemmiarlo, a emarginarlo, e, per quanto sta a loro, a crocifiggerlo. Quanti
insulti si danno a lui non si danno neanche ai peggiori assassini del mondo.
È giusto ed è necessario che tutti i suoi nemici
vengano distrutti e che egli appaia qual è, il Signore della gloria. Ciò
avverrà al suo ritorno glorioso, nella palingenesi.
2. La nostra condizione attuale
In questa vita prima o dopo si affaccia ineluttabile
per tutti gli uomini la realtà delle malattie, del dolore, dell'invecchiamento,
degli acciacchi, della morte; problema che per un miliardo di affamati e forse
altrettanto di sofferenti (lebbrosi, handicappati, cancerosi, ecc.) è una realtà
fin dalla gioventú.
E allora sorge la domanda: Valeva la pena a queste
condizioni di vivere?
E tante volte sono i migliori degli uomini a soffrire
di piú. Ogni uomo ha il desiderio di vivere sempre. Ognuno di noi è
affezionato al proprio corpo perché è il nostro mezzo di conoscere, di
lavorare, di godere, e non lo vorremmo lasciare mai.
Si vuol morire solo quando si diventa sicuri che non
si potrà piú godere in nessuna maniera, quando le sofferenze diventano
insopportabili o si vede che non passeranno piú.
Vorremmo restare sempre giovani. Vorremmo essere piú
belli, piú intelligenti, piú potenti. Non vorremmo piú nulla soffrire, nè
vedere qualcuno soffrire.
Vorremmo conoscere tutto ciò che è vero e tutto ciò
che esiste; vorremmo possedere tutto ciò che è bello e buono; vorremmo amare
tutti e essere amati da tutti; non vorremmo venir disturbati da nessuna persona
molesta e da nessuna vista di brutture o di difetti propri o altrui. Nessun
animale ha queste aspirazioni.
La natura che è cosí perfetta negli esseri
inferiori all'uomo, è poi totalmente fallita nell'uomo?
Gesú ci chiarisce questo mistero. Egli ci dice: «
In verità, in verità vi dico: voi piangerete e gemerete e il mondo godrà; voi
sarete nell'afflizione, ma la vostra tristezza sarà mutata in letizia. La
donna, quando dà alla luce, è nel dolore perché è giunta la sua ora; ma
quando il bambino è nato, non ricorda piú l'angoscia per la gioia che è
venuto al mondo un uomo » (Mt. 16,20-21). Questa vita è solo una preparazione
alla vera vita del Paradiso.
Qui siamo come il pulcino nella scorza per formarci
dentro l'oscurità della fede e l'oppressione del mondo, degli istinti, dei
cattivi.
Se l'esistenza del pulcino avesse dovuto chiudersi
dentro la scorza non sarebbe valsa la pena di vivere. Cosí è per noi. Vale la
pena di vivere solo perché andremo in Paradiso; e ne vale tanto la pena che S.
Paolo dice: « Stimo che le sofferenze del tempo presente non possono essere
paragonate alla gloria futura che si rivelerà in noi. Poiché la creazione
attende con gran desiderio la manifestazione dei figli di Dio. La creazione,
infatti, fu sottoposta alla vanità, non di sua volontà, ma a causa di colui
che ve la sottopose, con la speranza che la creazione stessa un giorno sarà
liberata dalla servitú della corruzione, per aver parte alla libertà della
gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti, che fino ad ora la creazione tutta
geme e soffre le doglie del parto; anzi non solo essa, ma anche noi, che abbiamo
le primizie dello Spirito, noi pure gemiamo in noi stessi, in attesa dell'adozione,
del riscatto del nostro corpo » (Rom. 8,18-23).
3. La resurrezione degli eletti
Essendo Dio Amore ed essendo quindi Gesú l'Amore
infinito fatto uomo, è logico che la nostra esistenza e la nostra apparizione
sulla terra non potevano concludersi col sepolcro.
Dio ha tutto fatto per la glorificazione del suo
Figlio e per la glorificazione e la felicità dei figli che ha a lui dato (Gv.
17,6).
Gesú nella sua sapienza e nel suo amore infinito fa
coincidere la sua gloria con la gloria degli eletti, la sua felicità con la
felicità degli eletti: e tutto questo avverrà contemporaneamente nella
resurrezione dei nostri corpi.
Dice Gesú: « Non vi meravigliate di questo, perché
viene l'ora in cui tutti quelli che sono nei sepolcri udranno la sua voce, e
quelli che hanno operato il bene ne usciranno per la resurrezione della vita;
quelli invece, che fecero il male, per la resurrezione della condanna» (Gv.
5,28).
« E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti
al trono; poi furono aperti i libri; infine fu aperto un altro libro, che è
quello della vita, e i morti furono giudicati su ciò che stava scritto nei
libri, secondo le loro opere. Il mare dette i morti che conteneva, mentre la
morte e l'inferno restituirono i loro e furono giudicati ciascuno secondo le
loro opere » (Ap. 20,12-13). « Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il
sole si oscurerà, la luna non darà piú la sua luce, gli astri cadranno dal
cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. Allora comparirà nel cielo il
segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribú
della terra, e vedranno il Figlio dell'uomo venire sopra le nubi del cielo con
grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e
raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro dei
cieli » (Mt. 24,29-31)
4 - Il giudizio universale
Il profeta Isaia annunzia come in quel giorno per
primo sarà annientata tutta la potenza e l'arroganza dei potenti, dei superbi,
dei ribelli. « Entra nelle caverne, nasconditi nella polvere per timore del
Signore e per la sua imponente maestà, quando si leverà a far tremare la
terra.
L'orgoglio umano abbasserà gli occhi, la boria dei
mortali cadrà: il Signore solo sarà esaltato in quel giorno. Quello sarà il
giorno del Signore degli eserciti contro ogni orgoglio e superbia, contro
chiunque s'innalza, per abbassarlo; contro tutti gli alti monti e contro tutte
le colline elevate; contro tutte le torri eccelse, contro tutte le mura
fortificate; contro tutte le navi di Tarsis, contro ogni naviglio prezioso.
L'arroganza umana sarà umiliata, l'orgoglio dell'uomo sarà abbassato: il
Signore solo sarà esaltato in quel giorno.
Gl'idoli spariranno completamente. Entrate nelle
caverne delle rocce, nelle voragini della terra per timore del Signore e della
sua onnipotente maestà, quand'egli sorgerà a far tremare la terra» (Is. 5,
10-19).
Gesú dice come avverrà il giudizio finale: «
Quando verrà il Figlio dell'uomo nella sua maestà con tutti gli angeli, si
assiderà sul trono della sua gloria. E tutte le nazioni saranno radunate
davanti a lui, ma egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le
pecore dai capri; e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sua
sinistra. Allora il re dirà a quelli che sono alla sua destra: " Venite,
benedetti del Padre mio, prendete possesso del regno preparato per voi sin dalla
creazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi
deste da bere; fui pellegrino e mi albergaste; ero nudo e mi rivestiste;
carcerato e veniste a trovarmi". Allora i giusti gli risponderanno:
"Signore, quando mai ti vedemmo affamato e ti demmo ristoro? Assetato e ti
demmo da bere? Quando ti vedemmo pellegrino e ti alloggiammo, o nudo e ti
rivestimmo? Quando ti vedemmo infermo o carcerato e siamo venuti a
visitarti?". E il re risponderà loro: "In verità vi dico: ogni volta
che avete fatto questo a uno dei piú piccoli di questi miei fratelli, l'avete
fatto a me". Infine dirà anche a quelli che saranno alla sua sinistra:
"Andate lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il
diavolo e per gli angeli suoi. Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare;
ebbi sete e non mi deste da bere; fui pellegrino e non mi albergaste; nudo e non
mi rivestiste; infermo e carcerato e non mi visitaste ". Allora anche
questi gli risponderanno: " Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o
assetato, o pellegrino, o nudo, o infermo, o carcerato, o non t'abbiamo
assistito? ".
Ma egli risponderà loro: "In verità vi dico:
ogni qualvolta che non lo avete fatto a uno di questi piú piccoli, non l'avete
fatto a me ". E costoro andranno all'eterno supplizio, i giusti invece alla
vita eterna» (Mt. 25,31 46).
5. Il canto della vittoria finale
Quindi S. Paolo canta l'inno della vittoria finale:
« Ecco io svelo un mistero: noi non morremo tutti, ma tutti saremo trasformati,
in un attimo, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Squillerà,
infatti, la tromba e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo
trasformati; perché è necessario che questo corpo corruttibile si rivesta d'incorruzione
e che il nostro corpo mortale si rivesta d'immortalità. Quando questo corpo
corruttibile avrà rivestito l'incorruzione e questo corpo mortale avrà
rivestito l'immortalità, allora avrà compimento la parola che fu scritta:
"La morte è stata assorbita nella vittoria. O morte, dov'è il tuo
pungiglione?". Il pungiglione della morte è il peccato, e la forza del
peccato è la legge. Ma sia ringraziato Iddio, che ci dà la vittoria mediante
il Signor nostro Gesú Cristo » (I Cor. 15, S I-57).
6. La nostra condizione futura
Come saremo domani? La glorificazione degli eletti e
di tutto il Corpo Mistico avverrà nella Palingenesi, quando si apriranno i
sepolcri e dalla crosta terrestre, spappolata come la scorza di un uovo, uscirà
glorificato il Corpo Mistico, ossia usciranno risuscitati tutti gli eletti, resi
simili a Dio. Tutti saremo simili a Dio, tutti rifletteremo Dio; ma non tutti
alla stessa manera.
Ce lo dice S. Paolo: « Altro è lo splendore del
sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle: anzi, una
stella differisce in splendore da un'altra. Cosí sarà pure della resurrezione
dei corpi » (I Cor. 15,4 1-42).
La grandezza del nostro desiderio e del nostro amore
a Dio e l'estensione e l'intensità del nostro amore agli uomini, espressi dai
sacrifici che per essi facciamo, amplificano, potenziano, perfezionano tutto il
nostro essere: anima e corpo.
7. La palingenesi
Palingenesi significa nuova creazione. Per esserci la
nuova creazione prima, dice S. Pietro, verrà distrutta col fuoco la vecchia
creazione, contaminata dagli infiniti peccati degli uomini e rimasta, per
questo, in potere di Satana, principe delle tenebre (2 Pt. 3). Quindi apparirà
la nuova creazione. Già sono affascinanti le bellezze dei quasars, delle
galassie, delle stelle; mentre nella terra vi sono panorami di monti, di valli,
di laghi, di ville che sono un incanto; vi sono bellezze di micro-organismi, di
coralli, di fiori, di alberi, di animali, di uomini, di donne, di musiche, di
melodie che sbalordiscono.
Se tutte queste cose Dio ha fatto per gli uomini che
sono quasi sempre peccatori, e se quasi sempre quelli che piú se le godono sono
i piú peccatori; Dio certamente farà cose smisuratamente piú belle e piú
incantevoli per i suoi eletti: e nei panorami, e nei colori, e nell'armonia
universale, e nelle melodie, e nei fiori e negli animali e soprattutto nei
nostri corpi; mentre tutti i piaceri e tutte le gioie del corpo e dello spirito
sono un piccolissimo assaggio delle gioie del Paradiso. Per questo S. Paolo
dice: « Quello che l'occhio non ha mai visto, né l'orecchio ha sentito, né il
cuore dell'uomo è riuscito a desiderare Dio lo ha preparato per coloro che lo
amano » (I Cor. 2,9).
Dice S. Giovanni: « Poi vidi un cielo nuovo e una
terra nuova, perché il primo cielo e la prima terra erano spariti e il mare non
esiste piú. Allora vidi la città santa, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal
cielo, da presso Dio, pronta come una sposa abbigliata per il suo sposo. E udii
venire dal trono una gran voce che diceva: "Ecco il tabernacolo di Dio fra
gli uomini! Egli abiterà con loro; essi saranno suo popolo e Dio stesso dimorerà
con gli uomini. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà piú
morte, né lutto, né grido, né pena esisterà piú, perché il primo mondo è
sparito ". E colui che sedeva sul trono disse: "Ecco, io faccio nuove
tutte le cose ". Poi mi disse: " Scrivi, perché queste parole sono
fedeli e veraci ". Quindi continuò: "Sono compiute! Io sono l'Alfa e
l'Omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente del fonte
dell'acqua della vita. Il vincitore erediterà queste cose: io gli sarò Dio ed
egli mi sarà figlio ". Ma per i vili, i rinnegati, i depravati, gli
omicidi, i fornicatori, i venefici, gl'idolatri e tutti i bugiardi, la loro
sorte è lo stagno ardente di fuoco e di zolfo, cioè la seconda morte » (Ap.
21,1-8).
La nuova Gerusalemme di cui parla S. Giovanni non è
altro che il Corpo Mistico dopo la resurrezione dei morti.
8. La felicità degli eletti
Che forma avrà il Corpo Mistico? Dante nel 31°
canto del Paradiso l'immagina meravigliosamente come una candida rosa, molto piú
bianca della neve con al centro Cristo suo sposo, come un sole che la illumina e
la beatifica; mentre gli angeli come sciami di api posandosi sugli eletti come
su dei fiori, fanno un andirivieni fra loro e Dio. Certamente il Corpo Mistico
glorificato sarà la sintesi di tutte le meraviglie create e creabili, di tutte
le luci, di tutti i colori, di tutte le bellezze, di tutte le melodie, di tutte
le armonie, di tutte le dolcezze.
Un giorno, verso la fine della sua vita a S.
Francesco, afflitto da malattie, dalle stimmate, e da una quasi cecità, Gesú
disse: «Francesco, figlio mio, oggi ti voglio consolare », e gli fece sentire
un suono di una melodia angelica. S. Francesco fu pervaso da un senso di felicità
cosí grande che svenne. Riavutosi disse ai suoi frati: « Frati miei, frati
miei, tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto ».
Nel paradiso avremo la perfetta comunione con Gesú e
con gli eletti, tanto da venire consumati tutti nell'unità, come Gesú ha
chiesto al Padre (Gv. 17,23).
Allora ameremo perfettamente tutti gli altri e saremo
amati perfettamente da tutti gli altri, cosí da divenire tutti una cosa sola
per l'amore, conservando però la nostra personalità; e la nostra felicità sarà
perfetta.
È il sogno di tutti gli amanti: divenire una cosa
sola con la persona amata.
Questo sogno Gesú ce lo farà realizzare con tutti
gli esseri belli e buoni usciti dalle mani di Dio, perché tutti quelli che non
si saranno corretti dai loro difetti in terra, saranno purificati da essi nel
fuoco del purgatorio, dove vanno a guarire nel dolore tutti quelli recuperabili
all'amore di Dio e del prossimo.
Allora sarà finito il purgatorio; i cattivi
scompariranno dalla faccia dell'universo come rinchiusi in un grande buco nero;
e negli infiniti cieli brilleranno come altrettante stelle gli eletti (Dan.
12,3) eredi di tutti i beni di Dio.
Tutti gli eletti come immersi in un mare di luce, di
armonie, di amore, di dolcezze saranno rapiti nell'amore e nella contemplazione
di Maria e, al di sopra di ogni immaginazione di possibile felicità, del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo.
9. Avvertimento di S. Pietro
Dice San Pietro: « Anzitutto sappiate che negli
ultimi giorni verranno uomini beffardi, schernitori, che vivono secondo le loro
passioni. Essi diranno: "Dov'è la promessa della sua venuta? Dopo che i
padri sono morti tutto è rimasto com'era fin da principio della creazione
". Ma essi ignorano volontariamente come in principio vi erano i cieli e
una terra che, dalle acque, per mezzo delle acque, sorse alla parola di Dio, e
che, mediante queste stesse cause, il mondo d'allora perí sommerso nel diluvio.
Ma i cieli e la terra di ora sono mantenuti dalla
medesima parola e riserbati per il fuoco nel giorno del giudizio e della rovina
degli empi. Ma vi è una cosa, o miei cari, che voi non dovete ignorare, e cioè
che, davanti al Signore un giorno è come mille anni, e mille anni come un
giorno. Il Signore non tarda nel compiere la sua promessa, come qualcuno pensa;
ma è paziente verso di voi, perché non vuole che alcuno perisca, ma che tutti
giungano al pentimento. Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel
giorno i cieli spariranno con grande fragore, gli elementi infuocati si
dissolveranno e la terra sarà consumata insieme con tutte le opere che
contiene.