CATECHESI SUL GIUDIZIO DIVINO PARTICOLARE E UNIVERSALE

Da:  "I MORTI RISORGERANNO" Don Giuseppe Tomaselli   12-2-12   FINE

IL GIUDIZIO UNIVERSALE

IL GRAN RE

I popoli vedranno il Figlio dell'Uomo scendere sulle nubi del cielo con potestà e maestà grande. Subito dopo la comparsa della Croce, mentre ancora gli sguardi saranno rivol­ti in alto, ecco aprirsi il Cielo e compa­rire sulle nubi il Gran Re, Iddio fatto uo­mo; Gesù Cristo. Verrà nello splendore della sua gloria; circondato dalla Corte Celeste ed in compagnia degli Apostoli, per giudicare le dodici tribù d'Israele. Gesù, Splendore del Padre, si mostrerà allora, come è da pensare, con le cinque Piaghe emananti torrenti di luce celeste. Prima che il Gran Re, così ama chia­marsi Gesù stesso in tale occasione, pri­ma ancora che il Gran Re rivolga la pa­rola alle creature, Egli avrà parlato loro con la sola presenza. - Ecco Gesù, diranno i buoni, Colui che servimmo in vita! Egli fu la nostra pace nel tempo... il nostro cibo nella San­ta Comunione... la forza nelle tentazio­ni!.. Nell'osservanza della sua legge pas­sammo i giorni della prova!... O Gesù, vi apparteniamo! Nella vostra gloria eter­namente rimarremo! - O Dio delle misericordie, diranno anche i tuoni già penitenti, o Dio Gesù, anche noi vi apparteniamo, quantunque un tempo peccatori! Dentro le Vostre Sante Piaghe ci rifugiammo dopo la col­pa e potemmo piangere le nostre mise­rie!... Ora, o Signore, siamo qui, preda del vostro amore misericordioso!... Eter­namente canteremo le vostre misericor­die! Quelli della schiera sinistra non vor­ranno guardare il Divin Giudice, ma sa­ranno costretti a farlo per maggior con­fusione. A vedere il Cristo sdegnato, di­ranno: O monti, cadeteci addosso! E voi, o colli, schiacciateci! Quale non sarà la confusione dei dan­nati in quel momento?!? ... Nel suo stori­co linguaggio il Giudice dirà: Sono Colui che voi, o reprobi, bestemmiavate... io... il Cristo!... Sono io Colui del quale voi, o cristiani di solo nome, vi vergogna­vate dinanzi agli uomini... ed ora io mi vergogno di voi dinanzi ai miei Angeli!... Sono io, il Nazareno, quello che voi ol­traggiaste in vita ricevendo sacrilegamen­te i Sacramenti!... Sono io, il Re dei Ver­gini, Colui che voi, o principi della terra, perseguitaste uccidendo milioni di miei seguaci! Ecco, o Ebrei, sono io, il Messia che voi posponeste a Barabba!... O Pilato, o Ero­de, o Caifa,... sono il Galileo deriso dalla plebaglia e condannato da voi ingiusta­mente!... O miei crocifìssori, o voi che conficcaste i chiodi in queste mani ed in questi piedi,... guardatemi adesso e rico­noscetemi per vostro Giudice!... -

Dice San Tommaso: Se nell'Orto di Getsemani nel dire Gesù Cristo “Sono io”, caddero a terra tramortiti tutti i sol­dati che erano andati a legarlo, che cosa sarà quando Egli, sedendo da Giudice su­premo dirà ai dannati: Ecco, sono io que­gli che voi disprezzaste!...?

IL PRECETTO DELLA CARITA'

Il Giudizio Universale riguarderà tut­ti i mortali e tutte le loro opere. Però Ge­sù Cristo in quel giorno concentrerà il suo giudizio in modo particolare sul pre­cetto della carità.

- Il Re dirà a quelli che sono alla sua destra: - Venite, benedetti del Padre mio, prendete possesso del regno preparato a voi fin dalla fondazione del mondo; per­ché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui pellegri­no e mi ricoveraste; ignudo e mi rivesti­ste; ammalato e mi visitaste; carcerato e veniste a trovarmi! - Allora i giusti ri­sponderanno: Signore, ma quando ti ve­demmo affamato e ti demmo da mangia­re, assetato e ti demmo da bere? Quando ti vedemmo pellegrino e ti ricevemmo, ignudo e ti rivestimmo? E quando ti ve­demmo ammalato? - Risponderà: In ve­rità vi dico che ogni qualvolta faceste qualche cosa ad uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo faceste a me!

Dopo i1 Re dirà a coloro che saranno alla sinistra: Via da me, o maledetti; an­date nel fuoco eterno, che fu preparato a Satana ed ai suoi seguaci; poichè ebbi fa­me e non mi deste da mangiare; ebbi se­te e non mi deste da bere. Ero pellegrino e non mi riceveste; ignudo e non mi rive­stiste; ammalato e carcerato e non mi visitaste! - Anche i cattivi gli risponde­ranno: Signore, ma quando ti vedemmo affamato o sitibondo o pellegrino o ignu­do o ammalato o carcerato e non ti dem­mo assistenza? Allora risponderà loro così: In verità vi dico che ogni volta che non faceste ciò ad uno di questi piccoli, non lo faceste nemmeno a me!

Queste parole di Gesù non hanno bi­sogno di commento.

L'ETERNA SEPARAZIONE

- Ed andranno i giusti alla vita eter­na, mentre i reprobi andranno all'eterno supplizio.

Chi potrà mai esprimere la gioia che proveranno i buoni, quando Gesù pro­nunzierà la sentenza di eterna benedi­zione!?... In un baleno si solleveranno tutti e voleranno al Paradiso, facendo corona a Cristo Giudice, assieme a Ma­ria Santissima ed a tutti i cori degli An­geli. Nuovi inni di gloria echeggeranno, poichè il Gran Trionfatore farà il suo ingresso in Cielo con una sterminata schiera di eletti, frutto della sua reden­zione. E chi potrà mai descrivere la coster­nazione dei dannati a sentire dire dal Divin Giudice, col volto infiammato di furore: Andate, maledetti, nel fuoco e­terno! - Essi vedranno i buoni sollevar­si verso il Cielo, vorranno poterli segui­re... ma la maledizione divina li tratterrà. Ed ecco aprirsi una profonda voragine, che metterà capo nell'inferno! Le fiam­me, accese dall'ira di Dio oltraggiato, cir­conderanno quei miserabili ed eccoli tut­ti precipitare nell'abisso: irreligiosi, be­stemmiatori, ubriaconi, disonesti, ladri, omicidi, peccatori e peccatrici di ogni specie! Si richiuderà l'abisso e non si aprirà mai più in eterno. O voi che entrate, lasciate ogni spe­ranza di uscire!

TUTTO SI AVVERERA’!

Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno! Tu, o anima cristiana, hai seguito la narrazione del Giudizio finale. Non cre­do che sia rimasta indifferente! Sarebbe questo un cattivo segno! Temo però che il demonio venga a toglierti il frutto del­la considerazione di una verità così ter­rificante, col farti pensare che in questo scritto ci sia dell'esagerazione. Io ti pre­munisco contro di ciò. Quello che ho det­to a proposito del Giudizio è una piccola cosa; la realtà sarà di gran lunga supe­riore. Io non ho fatto altro che commen­tare brevemente le stesse parole del Si­gnore. Affinché nessuno possa mettere in dub­bio i particolari del Giudizio Universale, Gesù Cristo conchiude la predicazione della fine del mondo, con una conferma assoluta: Il cielo e la terra potranno ve­nir meno, ma delle mie parole nessuna verrà meno! Tutto si avvererà!

NESSUNO SA IL GIORNO

Se tu, o lettore, fossi stato presente al discorso di Gesù riguardo al Giudizio, forse gli avresti domandato il tempo del­l'avveramento; e la domanda sarebbe sta­ta naturale. Noi sappiamo che uno dei pre­senti al discorso domandò a Gesù: In qual giorno sarà il Giudizio Universa­le? - Gli fu risposto: Quanto poi a quel giorno ed a quell'ora, nessuno lo sa, nem­meno gli Angeli del Cielo, eccetto l'Eter­no Padre. Tuttavia Gesù diede qualche indizio per argomentare della fine del mondo, dicendo: Sarà predicato questo Vangelo per tutta la terra, come testimonianza a tutte le nazioni; ed allora verrà la fine. Il Vangelo ancora non è stato predica­to ovunque. In questi ultimi tempi però le Missioni Cattoliche hanno preso un grande sviluppo e tanti popoli hanno già ricevuto la luce della Redenzione.

IL PARAGONE DEL FICO

Gesù, dopo aver parlato dei segni pre­cursori della sua venuta gloriosa nel mondo, portò un paragone, dicendo: Dal­la pianta del fico imparate questa simi­litudine. Quando il ramo del fico intene­risce e spuntano le foglie, voi sapete che l'estate è vicina; così ancora, quando ve­drete tutte queste cose, sappiate che il Figlio dell'Uomo è alle porte. Il Signore vuole che gli uomini vivano nell'aspettazione del gran giorno finale; perchè questo pensiero deve rimettere sulla retta via e far perseverare nel bene; gli uomini però attaccati all'interesse ed al piacere, non si danno premura di ciò; ed anche quando la fine del mondo si av­vicinerà, essi, o almeno molti di essi, non ne faranno caso. Gesù; prevedendo ciò, ricorda a tutti una scena scritturale.

COME AL TEMPO DI NOE'

Si legge nella Sacra Scrittura che Id­dio, a vedere la corruzione morale dell'u­manità, decise di distruggerla per mezzo del diluvio. Però risparmiò Noè, perché uomo giu­sto, ed anche la sua famiglia. Noè ebbe l'incarico di fabbricarsi una arca, che potesse galleggiare sulle acque. La gente se ne rideva della preoccupazio­ne di lui nell'aspettare il diluvio e conti­nuava a vivere nei vizi più vergognosi. Gesù Cristo, dopo aver preannunziato il Giudizio, disse: Come nei giorni avanti al diluvio, gli uomini se ne stavano man­giando e bevendo, sposando e dando a marito le donne sino a quel giorno in cui Noè entrò nell'arca e non si dettero pen­siero finché venne il diluvio che uccise tutti, così sarà alla venuta del Figlio del­l'uomo.

TRAGICA FINE

Si racconta di un grande tiranno, Mao­metto Secondo, che nel dare gli ordini era di un rigore eccessivo. Aveva coman­dato che nessuno facesse la caccia nel parco imperiale. Un giorno scorse dal palazzo due gio­vanetti, che andavano su e giù per il par­co. Erano i suoi due figli, i quali, creden­do che la proibizione della caccia non si estendesse a loro, si divertivano innocen­temente. L'imperatore non poté distinguere a distanza la fisionomia dei due trasgres­sori ed era ben lungi dal pensare essere quelli i propri figli. Chiamò un vassallo e gli ordinò di arrestare subito i due cac­ciatori. - Voglio sapere, gli disse, chi siano questi trasgressori e dopo saranno mes­si a morte! Il vassallo, ritornato, non sentivasi il coraggio di parlare; ma costretto dallo sguardo fiero dell'imperatore, disse: Mae­stà, i due giovanetti sono chiusi in pri­gione però sono i vostri figli! - Non im­porta, esclamò Maometto; hanno trasgre­dito un mio ordine e perciò devono mo­rire! - Maestà, soggiunse il vassallo, mi permetto farvi notare che se farete uc­cidere tutti e due i vostri figli, chi sarà il vostro erede nell'impero? - Ebbene, conchiuse il tiranno, si tirerà la sorte: uno morrà e l'altro sarà l'erede. - Fu preparata una camera per il sor­teggio; le pareti erano a lutto. Nel mez­zo di essa trovavasi un tavolo con una piccola urna; a destra del tavolo stava la corona imperiale, a sinistra una spada. Maometto, assiso in trono e circondato dalla sua corte, diede ordine che venis­sero introdotti i due colpevoli. Quando li ebbe alla sua presenza disse: Non crede­vo che voi, figli miei, poteste trasgredire i miei ordini imperiali! La morte era de­cretata per tutti e due. Essendo necessa­rio un erede, ognuno di voi pigli una po­lizza da questa urna; su di una è scritto: « vita », sull'altra « morte ». Fatta l'estra­zione il fortunato metterà sul capo la corona e l'altro riceverà un colpo di spada! - A tali parole i due giovanetti comin­ciarono a tremare fino al delirio. Stesero la mano ed estrassero la pro­pria sorte. Un momento dopo, uno veni­va acclamato come l'erede al trono, mentre l'altro, ricevuto un colpo ferale, gia­ceva morto allagato nel proprio sangue.

CONCLUSIONE

Se ci fosse una piccola urna con den­tro due polizze, « Paradiso » e « Inferno » e tu dovessi prenderne una, oh! come tre­meresti per la trepidazione, più che non i figli di Maometto!

Ebbene se vuoi andare in Paradiso, pensa spesso al Giudizio Divino e regola la tua vita alla luce di questa grande verità.