BEATO INNOCENZO DA BERZO

Beato Innocenzo da Berzo (biografia)   scarica

Beato Innocenzo da Berzo x i bambini  (illustrato)   scarica

Beato Innocenzo da Berzo celebrazioni in suo onore   scarica

Indulgenza plenaria anno Innocenziano (28-9-2010_12-11-2011) scarica

Novena al Beato Innocenzo da Berzo   scarica

Preghiere al beato Innocenzo da Berzo   scarica

Rosario meditato Misteri Dolorosi col Beato Innocenzo   scarica

Santuario dell'Annunciata   santuarioannunciata.net

IMPARIAMO DAI SANTI E BEATI BEATO INNOCENZO DA BERZO

Tratto da:  “I fioretti di Frate Innocenzo” don Lino Ertani  02-03-11 FINE

Ah, poarì!...

A Ceto si celebrava la festa patronale di S. Andrea e un anniversario importante della vita dell'Arciprete.

Fra Innocenzo fu invitato alla vigilia della festa per attendere alle Confessioni cui si de­dicò fino a tarda sera perché tutti volevano confidarsi con lui. All'indomani, di buon mattino, ritornò in confessionale. Il parroco, a mezza mattina, lo invitò a salire in canoni­ca.

- È ora che prendiate qualche cosa, padre, che preferite?

Stamane, grazie a Dio, in cucina c'è di tut­to. Volete del caffè, del latte oppure brodo o un uovo? Non avete che da parlare...

- No, no, disse il fratino, io sono abituato a non prendere mai niente al mattino, mi fa­rebbe male... ecco, se proprio volete, datemi un goccio d'acqua.

Intanto in cucina c'era un gran da fare: i fuochi ardevano e le pentole bollivano. Per il pranzo del mezzogiorno erano invitati al­meno venti sacerdoti e le autorità del paese.

Venne l'ora della Messa solenne. A frate Innocenzo fu dato l'incarico di fungere da suddiacono, mentre un predicatore di grido tenne il panegirico. Finita la messa, il fratino si accosta all'Arciprete e umilmente gli dice: - Mi vorrà scusare, ma io non potrò resta­re per il pranzo.

- Che dite? Non volete completare la festa con gli altri sacerdoti? Io ho fatto preparare anche per voi...

- Ecco, io La ringrazio, ma vorrei approfit­tare dell'occasione che mi trovo da queste parti per recarmi a salutare il mio zio Fran­cesco di Niardo, che è malato...

- Ma, e il pranzo? non vorrete andarvene così, digiuno da ieri.

- Vuol dire che mangerò qualche cosa dai miei.

Tanto insistette che il parroco lo lasciò partire, sul far del mezzodì. La gente che lo vide attraversare il paese, avvolto nella sua mantellina, col capo chino, quasi saltellando con i suoi sandali rattoppati, commentava:

- Ma dove va, frate Innocenzo? se ne va via proprio all'ora del pranzo... che non è stato invitato da quel taccagno del nostro parroco? Venga da noi, oggi è festa grande qui, e non si può digiunare. Ma fra Innocen­zo si scherniva:

- Grazie, grazie, troppo buoni, ma io ho proprio un impegno...

- Ah poarì, poarì, commentò la gente, verrà meno per strada.

Il giorno dopo una comare che conosceva una parente del fratino a Niardo si informò se il fratino era stato a pranzo in casa dello zio.

- Oh, no, ci ha detto che aveva già man­giato... È rimasto un po' di tempo con lo zio e poi è ripartito verso l'Annunziata, con la scusa che doveva essere in convento prima dell'imbrunire.

- Ah, poarì, disse di nuovo la gente.

Fratello asino

Frate Innocenzo, essendo sacerdote, non era incaricato di questuare per il convento. Ma egli era tanto umile che voleva imitare il Poverello di Assisi anche nel chiedere al prossimo un pezzo di pane per amore di Dio.

Una volta riuscì ad ottenere dal Superiore il permesso di andare alla cerca delle patate in un paesello di montagna.

Quando il fratino vi giunse, già cadeva la notte, ed egli pensò di rivolgersi al parroco per chiedergli ospitalità.

Il buon prete, vistosi innanzi quell'esile fraticello, gli offrì un po' di cibo e poi si scu­sò:

"Vede, io non ho la stanza degli ospiti, la mia casa è piccola e poi sono senza domesti­ca... se volete accontentarvi della stalla, è un ambiente abbastanza pulito e c'è molta pa­glia... anche il vostro confratello degli anni scorsi dormiva nella stalla, quando veniva quassù!".

- Oh, sì, Reverendo a me sta benissimo u­na stalla, grazie tante! -

Nella stalla c'era l'asino del prete. Fra In­nocenzo prese una bracciata di paglia e la ripose per terra, racconciandola a mò di let­tuccio e vi si sdraiò sopra, stanchissimo, per passarvi la notte.

Era vicino il Natale e al fratino venne su­bito in mente la stalla ove nacque Gesù. L'a­sino c'era e il fratino lo sentiva sbuffare nel buio. Mancava il bue... beh, pensò fra' Inno­cenzo, in cambio ci sono io che sono un altro asinello... La paglia non manca e c'è anche un poco di fieno... e tanto silenzio. Quanto a Maria e a Giuseppe il nostro poverello non ebbe difficoltà ad immaginarli, lì inginoc­chiati attorno al mucchietto di paglia dove giaceva, luminoso, il piccolo Bambino Ge­sù... Gli occhi del fratino non si chiusero per tutta la notte. Egli continuò ad ammirare, anzi a contemplare, la scena della nascita di Gesù, proiettata dalla sua immaginazione e dalla sua fede immensa in quella povera stalletta.

Al mattino, presto, suonò l'Ave Maria e il fratino corse in chiesa dove stava per inizia­re la Messa. Le poche donne presenti in chie­sa notarono quel fraticello, inginocchiato sul pavimento, le mani incrociate sul petto e la testa inclinata, là vicino all'altare.

Lo commiserarono: come farà quel pove­rino, a portare il sacco delle patate? biso­gnerà dire ai nostri giovanotti di aiutarlo... Finita la Messa, fra Innocenzo si reca in sacrestia e chiede umilmente al parroco se consente anche a lui di celebrare.

- Ma come, voi siete sacerdote?

- Indegnamente, rispose il fratino, per so­la grazia di Dio.

- Ma perché non me lo avete detto ieri se­ra? Avrei trovato un cantuccio più dignito­so, una branda per farvi dormire...

- A me è andata benissimo la stalla, ho dormito proprio bene.

Dopo qualche giorno, fra Innocenzo ri­tornò al convento con quel poco di patate che aveva raccolte per carità. Alcuni frati e­rano già al corrente dell'accaduto e, nell'ora della ricreazione, stuzzicarono il fratino con un po' di ironia.

- Allora, come è andata la questua delle patate?

- Oh bene, bene, rispose fra Innocenzo a testa bassa.

- E quella notte passata nella stalletta dell'asino?

- Oh, è stata una cosa bella, mi sono tro­vato proprio a mio agio, lì, sulla paglia, in compagnia di mio fratello asino.

Il tepore misterioso

Fra Innocenzo morì a Bergamo la sera del 3 Marzo 1890. Il suo cadavere, com'è tradi­zione dei cappuccini, venne esposto al pub­blico in chiesa.

Il volto del morto era sorridente, sembra­va quello di uno che dormisse. Sebbene il popolo di Bergamo non conoscesse il fratino che per la sua fama di santità, fu un enorme accorrere di folla. Tutti volevano toccarlo, tagliargli un lembo della tonaca... Si dovette cambiargli l'abito tre volte.

Ma la cosa più sorprendente fu che il cor­po del fratino conservò il suo calore natura­le per parecchie ore dopo la morte.

Il medico ne era meravigliato e assai per­plesso: come si può chiudere in una bara un cadavere ancora caldo? Eppure l'ora dei fu­nerali si avvicinava... Allora il Superiore, Pa­dre Epifanio da Saronno, ricorse ad un me­todo infallibile.

Si accostò al morto e gli disse: - Frate In­nocenzo, tu che in vita fosti sempre così ob­bediente, se sei veramente morto, dammi un segno; te lo chiedo in nome di santa obbe­dienza: diventa freddo! -

Subito il tepore del corpo del morto cessò e la salma assunse la naturale rigidezza di un cadavere.

- Lo dicevo io - commentò Padre Epifanio - per ottenere qualunque cosa da Frate In­nocenzo, bisogna chiederglielo in nome di santa obbedienza. -

Mentre lo stavano componendo nella ba­ra, i presenti avvertirono una fragranza soa­ve, come di un profumo di viole.

Di molti altri fioretti bisognerebbe dire, ma tanti non furono mai raccontati ad alcuno perché avvennero nel segreto e nel silenzio rimasero.

La gente raccontava anche di un fiore settembrino raccolto nei pressi della bara di frate Innocenzo il giorno della sua sepoltura e che durò molti mesi in un bicchier d'acqua senza mai appassire, di un moccolo di candela che arse la sera della traslazione da Esine a Berzo recata da una ragazza fra le tante velate di bianco. Si accendeva nei momenti del temporale o in casi di gravi preoccupazioni o malattie.

Mia nonna raccontava di un fazzoletto che aveva toccato la bara del santo fratino durante la veglia notturna nella parrocchiale di Berzo. Per lungo tempo quel fazzoletto emanò un sottile e soave profumo...

Certamente anche il Beato Innocenzo, come Francesco d'Assisi, convertì i ladroni ed ammansì qualche lupo rapace con la sua incessante preghiera, nell'assiduo lavoro del confessionale, con l'esempio della sua vita intemerata.

Ma queste cose stanno scritte in cielo!