LA SACRA BIBBIA ILLUSTRATA E RACCONTATA A BAMBINI E RAGAZZI

Coloro che credevano nel Si­gnore Gesù crescevano ogni giorno di numero. Essi erano assidui nell'ascoltare l'insegnamen­to degli apostoli e nel partecipare alle preghiere in comune, e special­mente alla celebrazione della Mes­sa, che allora si chiamava "frazione del pane". Tutti coloro che erano diventati credenti tenevano le loro proprietà in comune. Chi aveva case o campi li vendeva e distribuiva il ricavato ai più poveri. Quelli che abitavano a Gerusalemme ogni giorno si reca­vano al tempio a pregare. Tutti era­no un cuore solo e un'anima sola e manifestavano apertamente la loro fede: Gesù, il crocifisso, è risorto dai morti e ora sta alla destra del Padre nei cieli.  Tutti appartenevano al popolo di Israele e ritenevano che Gesù fosse venuto a portare la salvezza soltan­to al loro popolo. Ma ben presto si pose un problema: un numero sempre maggiore di persone non ebree, per esempio Romani o Greci sentivano parlare di Gesù e chiede­vano di diventare suoi seguaci. Nel­la Chiesa, che era la famiglia dei se­guaci di Gesù, si discuteva se am­mettere o no coloro che non appartenevano al popolo di Israele. Sorgeva poi un altro problema. Gli Ebrei osservavano molte regole particolari, ad esempio riguardo al cibo. Essi non mangiavano certi animali come i maiali, alcuni uccelli, i molluschi e nessun altro animale che fosse morto soffocato. Chiama­vano questi cibi "impuri", e anche quando gli Ebrei diventavano Cri­stiani continuavano a ritenere pec­cato cibarsi di essi. Coloro che non erano Ebrei, invece, non seguivano queste regole. Ora: se li si ammette­va nella Chiesa, cioè se divenivano Cristiani, dovevano anche osserva­re le regole degli Ebrei? Ad esem­pio, dovevano smettere di mangiare gli animali "impuri"? A risolvere questi problemi inter­venne direttamente il Signore. Le cose andarono cosi. Nella città di Cesarea viveva con la sua famiglia un ufficiale dell'eser­cito romano, di nome Cornelio. Egli era un uomo buono, che, amava Dio e cercava di rispettare la sua volontà: pregava sempre e dava elemosine ai poveri. Un giorno, verso le tre del pome­riggio, ebbe la chiara visione di un angelo che gli disse: «Cornelio, le tue preghiere e le tue elemosine sono salite dinanzi a Dio. Ora man­da degli uomini a Giaffa, perché conducano qui un tale Simone det­to anche Pietro, che si trova appun­to a Giaffa, ospite di un certo Simo­ne conciatore di cuoio, la cui casa si trova sulla riva del mare». Cornelio chiamò due dei suoi servi e un soldato di cui si fidava, spiegò loro ogni cosa e li mandò a Giaffa. Il giorno dopo, mentre i tre inviati di Cornelio erano in cammino e si stavano avvicinando alla città, verso mezzogiorno Pietro salì a pregare sulla terrazza della casa di cui era ospite. Era l'ora di pranzo, e Pietro ebbe fame. D'improvviso, durante la preghiera ebbe una visione: vide scendere dal cielo una grande tova­glia, su cui stava ogni specie di ani­mali che egli aveva sempre conside­rati impuri. Una voce gli diceva: «Alzati, Pietro, e mangia!» «No davvero, Signore» rispose Pietro «perché io non ho mai man­giato nulla di impuro». Ma il Signo­re gli disse: «Nulla di quello che io ho creato è impuro». La scena si ripeté tre volte, di modo che Pietro non avesse dubbi su quello che aveva visto. E Pietro capì: le regole alimentari dipendono dalle abitudini dei diversi popoli; nessuno deve pretendere che esse siano uguali per tutti. Capì anche che davanti a Dio non ci sono po­poli privilegiati; tutti sono ugual­mente cari al suo cuore. Intanto gli inviati di Cornelio era­no giunti a Giaffa, avevano trovato la casa del conciatore di cuoio e si stavano informando se Pietro abi­tasse là. Lo Spirito Santo disse a Pietro: «Ecco, tre uomini ti cercano. Va' con loro, perché sono io che li ho mandati». Il giorno dopo Pietro, accompa­gnato da alcuni Cristiani, andò con loro a Cesarea. Entrò nella casa di Cornelio e disse: «Voi sapete che gli Ebrei come me non vanno a casa di uomini appartenenti ad altri popoli, perché li considerano impuri. Ma Dio mi ha mostrato che niente e nessuno è impuro. Anzi, mi rendo conto che Egli non fa preferenze di persone: chiunque vive come piace a lui, è a lui gradito». Pietro si mise poi a spiegare tutto quanto bisogna sapere su Gesù. E stava ancora parlando, quando lo Spirito Santo scese su tutti coloro che ascoltavano. I Cristiani di origine ebraica che avevano accompagnato Pietro si meravigliarono che lo Spirito scen­desse anche sopra quelli che non erano Ebrei. Ma davanti a ciò che accadeva, Pietro disse: «Come si può ancora impedire che vengano battezzati nel nome di Gesù questi uomini che hanno ricevuto lo Spiri­to Santo al pari di noi?» Cornelio e i suoi familiari furono battezzati. Essi furono i primi non Ebrei a divenire Cristiani, ed entrare a far parte della Chiesa. I primi di una lunga schiera, che non si è ancora conclusa. Atti 2; 10.

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LO STORPIO DELLA PORTA BELLA Atti 3

Un giorno, verso le tre del pomerig­gio, gli apostoli Pietro e Giovanni salirono al tempio di Gerusalemme a pregare. Giunti presso la porta del tempio che era detta "Bella" videro un uomo, storpio fin dalla nascita, che ogni giorno da molti anni veniva condotto li a chiedere l'elemosina a chi entrava nel tempio. Egli chiese l'elemosina anche a Pietro e a Giovanni. Ma Pietro lo fissò e gli disse: «Guarda verso di noi». Lo storpio ubbidì, pensando di ricevere qualcosa da loro. Invece Pietro gli disse: «Non ho monete d'oro né d'argento; ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cri­sto, cammina!» Mentre così diceva, lo prese per la mano destra e lo sollevò. E di colpo i piedi e le caviglie dello stor­pio si rinvigorirono. Egli balzò in piedi e si mise a camminare e a sal­tare di gioia, poi seguì gli apostoli nel tempio, per lodare Dio e ringra­ziarlo per la sua misericordia. C'era molta gente che andava e veniva per la Porta Bella, e tutti co­noscevano lo storpio che sedeva a elemosinare: al vedere che ora egli camminava e saltava, tutti rimasero sorpresi e meravigliati.

 

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BARNABA.  UN APOSTOLO GENEROSO Atti 4

I primi Cristiani mettevano in comu­ne i loro beni, così che nessuno mancava del necessario. Chi possedeva campi o case li vendeva, portava il ricavato agli apostoli ed essi lo distribuivano a chi era nel bisogno. Così fece tra gli altri un certo Giu­seppe, un ebreo di Cipro che gli apostoli soprannominarono Barna­ba. Il nome significa "capace di esortare" gli uomini al bene: Barna­ba infatti divenne un collaboratore degli apostoli, molto attivo nel par­lare a tutti di Gesù.

 

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PIETRO E GIOVANNI IN TRIBUNALE Atti 4

Pietro aveva risanato lo storpio del­la Porta Bella. Alla folla accorsa egli spiegò che aveva potuto farlo per opera di Gesù. Subito, però, giunsero le guardie: arrestarono Pietro e Giovanni e li misero in prigione. Il giorno dopo i capi del popolo interrogarono i due apostoli: «Chi vi ha dato il potere di fare questo?» Pietro, pieno di Spirito Santo, ri­spose con coraggio: «Gesù di Naza­ret! Quel Gesù che voi avete fatto morire e Dio ha fatto risorgere dai morti. Anzi, sappiate: Gesù è l'unico che può liberarci dal male!» I capi ebraici erano sorpresi che due popolani come Pietro e Gio­vanni parlassero con tanta sicurezza e temevano che la notizia del mira­colo potesse indurre altri uomini a diventare Cristiani. Perciò ordinaro­no agli apostoli di non parlare più di Gesù e di non insegnare nel suo nome. Ma Pietro e Giovanni repli­carono: «Dite voi stessi se è più giu­sto obbedire a voi o a Dio. Noi non possiamo fare a meno di parlare di ciò che abbiamo visto e udito!» Di nuovo i capi minacciarono Pietro e Giovanni, poi li lasciarono liberi, per paura del popolo che li lodava per il miracolo compiuto.

 

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ALMENO SFIORATI DALL’OMBRA Atti 5

Gli apostoli si recavano ogni giorno nel tempio, si mettevano sotto il portico di Salomone a insegnare la dottrina di Gesù e facevano molti miracoli in mezzo alla gente. Tutto il popolo li stimava, e cresceva ogni giorno il numero degli uomini e del­le donne che credevano nel Signo­re Gesù. Da tutta Gerusalemme e dai vil­laggi vicini la gente portava i malati sulle barelle e li deponeva sulle piazze, perché Pietro, passando, li sfiorasse almeno con l'ombra del suo corpo. E tutti venivano guariti.

 

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STORIA DI DUE BUGIARDI atti 5

Un tale Anania e sua moglie Saffira vendettero un loro campo perché il ricavato venisse distribuito ai pove­ri, ma nascostamente tennero una parte della somma per sé. Pietro venne a saperlo e disse ad Anania: «Come sai bene, nessuno ti obbligava a vendere il campo, e an­che dopo averlo venduto potevi fare dei tuoi soldi quello che volevi. Ma non dovevi dire di aver conse­gnato tutto! Tu non hai mentito a noi: hai mentito a Dio». Anania rimase così sconvolto al pensiero di quello che aveva fatto, che cadde subito in terra morto. Alcuni giovani avv/olsero il suo corpo in un lenzuolo, e lo portaro­no a seppellire. Tre ore dopo, senza sapere quello che era accaduto arri­vò Saffira. Pietro le chiese: «Saffira, avete venduto il campo proprio a questo prezzo?» Ella rispose di sì, e Pietro allora aggiunse: «Tu e tuo marito vi siete messi d'accordo di sfidare il Si­gnore! Ecco, stanno tornando colo­ro che hanno seppellito tuo marito. Ora porteranno via anche te». E difatti anche Saffira cadde a terra davanti a Pietro e morì all'i­stante. Tutti compresero che menti­re al Signore è colpa grave.

 

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SETTE AIUTANTI PER GLI APOSTOLI Atti 6

Il numero dei discepoli di Gesù au­mentava di continuo, e i dodici apostoli non riuscivano più a svol­gere il loro compito verso tutti. Allo­ra convocarono un'assemblea e dis­sero: «Non è giusto che noi trascu­riamo di annunciare la parola di Dio, per occuparci del cibo. Fratelli, scegliete tra voi sette uomini pieni di fede e saggi. Essi saranno i nostri aiutanti». La proposta piacque a tutti, e set­te uomini, tra cui Stefano e Filippo, divennero aiutanti degli apostoli nella distribuzione del cibo.

 

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STEFANO, IL PRIMO MARTIRE Atti 6-7

Stefano, uno dei sette aiutanti degli apostoli, era pieno di fede e di amore per il Signore Gesù, e discu­teva molto abilmente con gli Ebrei per dimostrare loro che Gesù era il Messia inviato da Dio. Poiché non riuscivano a controbattere le sue affermazioni, alcuni Ebrei cominciarono ad accusarlo falsamente. Dicevano che Stefano aveva bestemmiato contro Mosè, la legge di Dio e il tempio. E ripetero­no queste false accuse, finché Ste­fano fu arrestato e processato da­vanti al sommo sacerdote. Egli chiese a Stefano se le accuse mosse contro di lui erano vere. Stefano fece allora un lungo discorso: ricordò che spesso gli uomini d'I­sraele avevano agito male verso Dio; non avevano ascoltato i profeti e neppure Mosè; avevano ricevuto da Dio la sua legge, ma spesso non l'avevano rispettata. Stefano disse poi che Dio aveva deciso di farsi conoscere aperta­mente dagli uomini, e per questo aveva mandato suo Figlio, Gesù. Come in passato gli Ebrei avevano ucciso i profeti inviati da Dio, così ora avevano ucciso Gesù. Le parole di Stefano fecero infu­riare il sommo sacerdote, e tutto il tribunale riunito con lui. Ma Stefano proseguì e disse: «Ecco, io vedo nei cieli, e vedo Gesù che sta alla de­stra di Dio Padre». Questo significava proclamare che anche Gesù è Dio. Il tribunale allora si scandalizzò e condannò Stefano ad essere lapidato, cioè uc­ciso a colpi di pietra. Subito lo tra­scinarono fuori città, e presero a ti­rargli addosso le pietre. Stefano pregava; ricordando poi quello che Gesù aveva detto sulla croce, an­ch'egli disse: «Signore Gesù, accogli la mia vita». Poi, sentendosi ormai vicino a morire, cadendo in ginoc­chio aggiunse: «Signore, perdonali per quello che stanno facendo».

 

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SAULO CONTRO I CRISTIANI Atti 6-7

Stefano fu il primo martire cristiano, il primo cioè di tutti coloro che die­dero la vita per amore di Gesù. Quelli che lo avevano ucciso a colpi di pietre avevano affidato in custo­dia i loro mantelli a un giovane di nome Saulo. Quel giorno ci fu a Gerusalemme una persecuzione contro i Cristiani. Anche Saulo entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li face­va mettere in prigione. Molti fuggi­vano in altre città. E là si mettevano a parlare di Gesù: così la sua cono­scenza si diffondeva per il paese.

 

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FILIPPO E IL MAGO SIMONE Atti 8

Filippo, uno dei sette aiutanti degli apostoli, si recò in una città della Samaria, e là si mise ad annunciare il Signore, accompagnando la paro­la con molti miracoli. Così numerosi abitanti della città credettero nel Signore Gesù e si fe­cero battezzare. Tra loro c'era un uomo di nome Simone, il quale era famoso come mago e da tempo in­cantava molti con le sue magie. Anzi, Simone stava sempre con Fi­lippo, e vedendo i grandi miracoli e prodigi che avvenivano, stava at­tento a tutto ciò che egli faceva.

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PIETRO E IL MAGO SIMONE Atti 8

Gli apostoli Pietro e Giovanni si re­carono in Samaria a visitare coloro che avevano accolto la parola di Dio. Essi pregavano perché i Sama­ritani ricevessero lo Spirito Santo: essi infatti erano solo stati battezzati nel nome del Signore Gesù. Poi stendevano le mani su di loro, ed essi ricevevano lo Spirito Santo. Quando vide che lo Spirito Santo veniva dato con l'imposizione delle mani, il mago Simone andò dagli apostoli, offrì loro del denaro e dis­se: «Date anche a me questo pote­re, e fate in modo che quelli su cui io poserò le mani ricevano lo Spiri­to Santo!» Ma Pietro, indignato, rispose: «Vattene tu e il tuo denaro! Tu hai pensato che il dono di Dio si possa comperare con i soldi: smettila di credere che sia così, e prega il Si­gnore che ti perdoni le tue cattive intenzioni! Mi accorgo infatti che sei pieno di male e prigioniero della cattiveria!» Certo Pietro ricordava che Gesù, parlando dei doni di Dio, aveva comandato agli apostoli: «Gratuitamente avete ricevuto, gra­tuitamente date!» Al rimprovero di Pietro Simone si pentì e disse: «Pregate voi il Signore per me, perché mi perdoni».

 

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IL MINISTRO DELLA REGINA DI ETIOPIA Atti 8

Un angelo del Signore si presentò a Filippo e gli disse: «Alzati e va' ver­so sud, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza». Filippo andò, e mentre cammina­va fu raggiunto da un carro da viag­gio, su cui un uomo stava leggen­do. Era un etiope, sovrintendente ai tesori di Candace regina d'Etiopia. Egli era un credente in Dio, e stava tornando da Gerusalemme dove si era recato a pregare nel tempio. Lungo la strada il ministro legge­va il libro del profeta Isaia, e quan­do Filippo si unì a lui stava leggen­do il brano che dice: «Come una pecora egli fu condotto al macello, e come un agnello muto egli non si lamentò... » Il ministro chiese a Filippo: «Dim­mi, ti prego, di chi sta parlando il profeta?» Filippo gli spiegò che con quelle parole Isaia annunciava la morte del Messia, innocente e mite come un agnello, e gli parlò di Gesù. Gli parlò tanto bene, che giunti ad una fonte, il ministro disse a Filippo: «Ecco: qui c'è acqua. Che cosa im­pedisce che io sia battezzato?» Il ministro fece fermare il carro, tutti e due scesero nell'acqua, e Fi­lippo lo battezzò.

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SAULO SULLA VIA DI DAMASCO Atti 9

Saulo era deciso a eliminare i disce­poli di Gesù. Per questo chiese ai capi del popolo il permesso di re­carsi a Damasco ad arrestare i Cri­stiani che si trovavano in quella cit­tà. Ebbe il permesso, e anche una scorta di guardie. Era in cammino, e stava avvici­nandosi a Damasco, quando all'im­provviso una luce dal cielo lo avvol­se. Egli cadde a terra e udì una voce che diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» «Chi sei tu?» rispose Saulo. E la voce riprese: «Io sono Gesù, che tu perseguiti».

 

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SAULO E ANANIA Atti 9

Là, sulla via di Damasco, Gesù si era rivelato a Saulo, il persecutore dei Cristiani. Gesù gli disse anche: «Alzati e entra in città: qualcuno ti dirà ciò che devi fare». Saulo si alzò da terra e si accorse di essere rimasto cieco. Le guardie che lo accompagnavano lo presero per mano e lo condussero in città. A Damasco abitava un cristiano di nome Anania. Il Signore in visio­ne gli parlò così: «Va' sulla strada chiamata Diritta, e cerca un uomo di Tarso che si chiama Saulo. In questo momento egli sta pregando, e in visione ti ha visto arrivare a mettergli le mani sugli occhi perché recuperi la vista». Anania rispose: «Signore, so tutto il male che egli ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme». Ma il Signore dis­se: «Va' e mettigli le mani sugli oc­chi. Egli è per me uno strumento che ho scelto per farmi conoscere da tutti i popoli». Anania andò, gli stese le mani su­gli occhi e gli disse: «Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signo­re». E Saulo riacquistò la vista e fu subito battezzato. E per mostrare a tutti che egli era un altro uomo, Saulo cambiò il pro­prio nome in quello di Paolo.

 

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PAOLO CALATO DENTRO UNA CESTA Atti 9-13

Saulo aveva ricevuto il battesimo e era diventato Paolo, un uomo nuo­vo che credeva in Gesù. Subito prese ad annunciare la sua fede nelle sinagoghe di Damasco. Gli Ebrei si meravigliavano e dicevano: «Non è lui quello che a Gerusalem­me incarcerava i Cristiani? Com'è che ora è diventato cristiano?» Alcuni Ebrei non sopportarono la sua predicazione e decisero di met­terlo a morte. Ma Paolo venne a conoscenza dei loro piani: e di notte si fece calare dentro una cesta giù dalle mura di Damasco.

 

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PIETRO GUARISCE UN PARALITICO Atti 9

La Chiesa attraversava un momen­to di tranquillità, e cresceva conti­nuamente, facendosi forte con l'aiu­to dello Spirito Santo. Pietro, il capo della Chiesa, deci­se di andare a far visita alle diverse comunità cristiane. Giunto nella cit­tà di Lidda, trovò un uomo di nome Enea, che da otto anni giaceva pa­ralitico su un lettuccio. Pietro gli disse: «Enea, Gesù Cri­sto ti guarisce. Alzati, e rifatti il let­to». Subito il paralitico si alzò. Lo vi­dero gli abitanti di Lidda, e si con­vertirono al Signore Gesù.

 

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PIETRO RISUSCITA TABITA’ Atti 9

Pietro si trovava in visita alla comu­nità di Lidda, quando nella vicina città di Giaffa si ammalò e morì una donna cristiana. Si chiamava Tabi­tà, nome che significa "gazzella", ed era benvoluta da tutti perché faceva molte opere buone ed elemosine ai poveri. I credenti erano molto addolorati per la morte di Tabità, e saputo che l'apostolo Pietro si trovava a Lidda lo mandarono a chiamare per mez­zo di due uomini, che gli dissero: «Vieni subito con noi». Pietro andò, e appena giunto lo condussero nella stanza dove ave­vano deposto il corpo della donna. Erano presenti alcune vedove, le quali piangendo mostrarono a Pie­tro i vestiti che Tabità confezionava per loro quando era in vita. Pietro allora fece uscire tutti dalla stanza. Si inginocchiò a pregare, e poi, rivolto al corpo, disse: «Tabità, alzati!» La donna aprì gli occhi, vide l'apostolo e si mise a sedere. Egli la prese per mano e la fece alzare, poi la presentò alle vedove e agli altri credenti. Il fatto della risurrezione di Tabità fu risaputo in tutta Giaffa, e molti per questo credettero nel Signore Gesù, facendosi Cristiani.

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ERODE FA IMPRIGIONARE PIETRO Atti

A Gerusalemme il re Erode comin­ciò a perseguitare i Cristiani, e fece uccidere l'apostolo Giacomo. Ve­dendo che ciò era gradito ai capi ebrei, fece arrestare anche Pietro e lo fece imprigionare sotto buona guardia: quattro squadre di quattro soldati ciascuna. Mancavano pochi giorni alla festa di Pasqua, e il re si proponeva di processare pubblicamente il capo della Chiesa subito dopo la festa. Mentre Pietro era tenuto in pri­gione, una preghiera incessante sa­liva a Dio dalla Chiesa per lui.

 

 

 

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PIETRO LIBERATO DAL CARCERE Atti 12

Si avvicinava il giorno in cui Erode, il re della Palestina, voleva giudica­re Pietro davanti al popolo. In car­cere, la notte prima del processo, Pietro dormiva legato da catene e sorvegliato dai soldati. Ed ecco che una luce sfolgorò nella cella, e un angelo del Signore gli si presentò. L'angelo toccò Pietro, lo svegliò e gli disse: «Alzati, in fretta!» A quelle parole Pietro si accorse che le catene gli erano cadute dalle mani. L'angelo proseguì: «Mettiti la cintura e legati i sandali». Pietro fece quello che gli veniva ordinato. L'angelo disse ancora: «Avvolgiti nel mantello e seguimi». Pietro non si rendeva ben conto che era realtà quanto stava avve­nendo. Era convinto di avere una visione. Seguì l'angelo, con lui ol­trepassò la prima guardia e la se­conda e, quando giunsero alla por­ta di ferro per cui dal carcere si esce in strada, la porta si aprì da sola davanti a loro. Uscirono, percorsero un tratto di strada, e Pietro si accorse che l'an­gelo era scomparso. Solo allora si rese ben conto di quanto era acca­duto, e disse tra sé: «Il Signore ha mandato il suo angelo a liberarmi. Mi ha strappato dalle mani di Erode, che voleva la mia rovina».

  

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UNA FANCIULLA DI NOME RODE Atti 12

Le preghiere della Chiesa erano state esaudite: il Signore aveva mandato il suo angelo a liberare Pietro dal carcere. Ora il capo della Chiesa si trovava per le strade di Gerusalemme, e pensava che appe­na le guardie avessero scoperto la sua scomparsa dalla cella lo avreb­bero ricercato. Doveva trovare un luogo dove nascondersi. Dopo aver riflettuto, decise che il luogo più adatto era una casa di amici: la casa di Maria, la madre di Giovanni detto anche Marco, colui che più tardi avrebbe scritto uno dei quattro Vangeli. In quella casa era riunito un buon numero di Cristiani, raccolti in pre­ghiera. Appena udirono bussare alla porta, mandarono una fanciulla di nome Rode a sentire di chi si trattasse. Ella si avvicinò alla porta. Quan­do riconobbe la voce, sopraffatta dalla gioia, dimenticò di aprire, e in­vece corse ad annunciare agli altri che fuori c'era Pietro. «Tu non sai quello che dici!» fu la loro risposta. Intanto Pietro conti­nuava a bussare. Quando si decise­ro ad aprire e lo videro, rimasero senza parole. Ed egli narrò loro quanto era accaduto.

 

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LA COMUNITA’ DI ANTIOCHIA Atti 11

Coloro che erano fuggiti da Gerusa­lemme, quando era scoppiata la persecuzione al tempo di Stefano, si erano sparsi in molti luoghi. Alcuni erano giunti nella grande città di Antiochia, in Siria. Là essi ricominciarono ad annun­ciare il Signore Gesù agli Ebrei e anche ai non Ebrei, i pagani. La po­tenza del Signore era con loro, e così un gran numero credette e si convertì al Signore. Là per la prima volta i credenti in Gesù, il Cristo mandato dal Signo­re, furono chiamati Cristiani.

  

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LA MISSIONE DI PAOLO E BARNABA Atti 11-13

Un giorno la comunità di Antiochia era riunita in preghiera, ed erano presenti numerosi Cristiani che si erano distinti per la loro fede e per le loro buone opere. Mentre essi ce­lebravano il culto del Signore, lo Spirito Santo disse loro: «Mettetemi da parte Barnaba e Paolo, perché li ho destinati a una missione specia­le». La missione consisteva nell'an­dare ad annunciare la parola del Si­gnore Gesù in luoghi dove non era ancora conosciuta. Allora, dopo avere digiunato e pregato, la comunità di Antiochia stese su di loro le mani e li salutò. Ed essi, mandati dallo Spirito Santo, partirono per un lungo viaggio. La prima meta del loro itinerario fu l'isola di Cipro. Nelle varie città dell'isola di Cipro Paolo e Barnaba presero ad annun­ciare la parola del Signore. Aveva­no deciso che era giusto annunciar­la per prima agli Ebrei, e per questo entravano di sabato nelle sinagoghe e si mettevano a parlare del Signore Gesù. Le loro parole qualche volta era­no accolte con interesse dagli Ebrei; qualcuno si convertiva, diventando cristiano. Ma spesso gli Ebrei non volevano ascoltare gli apostoli.

 

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PAOLO E IL MAGO ELIMAS Atti 13

Nella città di Pafo dell'isola di Cipro il governatore romano Sergio Paolo aveva fatto chiamare Barnaba e Paolo per ascoltare la parola di Dio. Egli aveva al suo seguito il mago Elimas, che era ebreo. Ma quando i due apostoli cominciarono a parla­re, il mago si opponeva loro in ogni modo e faceva di tutto perché il go­vernatore non credesse. Allora Paolo lo fissò e gli disse: «Quando smetterai di sconvolgere la volontà del Signore? Ecco: per qualche tempo, come ammonimen­to, resterai cieco». E così avvenne.

 

  

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PAOLO PERSEGUITATO Atti 13-14

Lasciata l'isola di Cipro, Paolo e Barnaba proseguirono il loro viag­gio sbarcando in Asia Minore, l'at­tuale Turchia. Qui passarono in va­rie città, annunciando la parola di Dio prima agli Ebrei, e quando essi la rifiutavano, ai pagani. Spesso gli Ebrei si opponevano loro in ogni modo. A Listra furono proprio alcuni Ebrei che indussero la folla a prendere Paolo a sassate, finché lo credettero morto. Poi lo trascinarono fuori città e lo abban­donarono. Per fortuna alcuni disce­poli lo soccorsero e lo aiutarono.

 

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PAOLO E BARNABA SCAMBIATI PER DEI Atti 14

Nel loro viaggio missionario, Paolo e Barnaba erano giunti nella città di Listra, in Asia Minore. Là Paolo si mise a predicare, e mentre parlava vide che lo ascolta­va anche un uomo, paralizzato alle gambe fin dalla nascita. Paolo lo fis­sò con lo sguardo e disse a gran voce: «Alzati dritto in piedi!» E il malato con un balzo si levò e si mise a camminare. Al vedere il miracolo, i pagani co­minciarono a dire: «Gli dèi sono scesi tra noi in figura umana!» E ri­tenevano che Barnaba fosse il loro dio che chiamavano Zeus, o Giove, mentre pensavano che Paolo fosse il dio Ermes, o Mercurio. I pagani offrivano ai loro dèi sa­crifici di animali. Il sacerdote di Zeus, accompagnato dalla folla, ar­rivò allora con un toro che voleva offrire a Barnaba in sacrificio. Ma Paolo e Barnaba, al vedere ciò, si precipitarono in mezzo alla folla gri­dando: «Cittadini, non fatelo! Noi siamo uomini come voi. Siamo ve­nuti anzi ad invitarvi a lasciare que­ste false divinità per convertirvi al Dio unico e vero!» Con queste parole e con molta fatica riuscirono a convincere la fol­la a non offrire loro il sacrificio.

 

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PAOLO INVIATO IN EUROPA Atti 16

Terminato il viaggio con Barnaba, Paolo ripartì con un altro discepolo, Sila, per annunciare la parola di Dio. A Listra Paolo conobbe Timo­teo, un giovane cristiano, e lo prese con sé. Con lui Paolo portò il van­gelo in molte città. Quando giunse­ro a Troade, Paolo ebbe una visio­ne. Una notte egli vide un abitante della Macedonia, che è una regione situata a nord della Grecia, che lo supplicava: «Vieni ad aiutarci!» La visione veniva dal Signore, e Paolo subito si imbarcò con i disce­poli, giungendo in Europa.

 

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LIDIA, LA COMMERCIANTE DI PORPORA Atti 16

Nel suo secondo viaggio missiona­rio l'apostolo Paolo era accompa­gnato da Timoteo e da altri disce­poli. Tra essi era Luca, un giovane medico che in seguito scrisse uno dei Vangeli e il libro degli Atti degli Apostoli in cui si narrano anche i viaggi di Paolo, cui Luca partecipò. Dopo la visione che esortava Paolo a passare dall'Asia in Europa, la comitiva si imbarcò su una nave che li portò a Neàpoli, in Macedo­nia. Da qui proseguirono a piedi per l'importante città di Filippi. Il sabato, come al solito, essi an­nunciavano il vangelo agli Ebrei. Saputo che essi si riunivano lungo il fiume, fuori città, vi si recarono. Lungo il fiume erano riunite un gruppo di donne. Paolo e i discepo­li sedettero e incominciarono a par­lare loro. Ad ascoltarli c'era una donna di nome Lidia, commercian­te di porpora. Il Signore aprì il cuore a Lidia, perché credesse alle parole di Pao­lo. Ella si convertì, e fu battezzata insieme con la sua famiglia. Poi in­vitò Paolo e i compagni a casa sua: «Se siete convinti che ho accolto sinceramente il Signore, venite nella mia casa». E insistette finché Paolo e i discepoli accettarono.

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PAOLO INCARCERATO A FILIPPI Atti 16

Nella città di Filippi, situata nella pro­vincia romana della Macedonia, Paolo formò una comunità di Cristia­ni. Alcuni cittadini però si opposero a lui, e un giorno lo presero insieme con il suo discepolo Sila, e trascinaro­no entrambi nella piazza principale della città, davanti ai giudici. Qui li accusarono: «Questi uomini mettono disordine nella nostra città. Sono Ebrei, e predicano usanze contrarie alle nostre». A queste parole la folla si scagliò contro di loro, e i giudici li fecero ba­stonare e gettare in prigione.

 

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UN TERREMOTO A FILIPPI Atti 16

Paolo e Sila erano stati incarcerati a Filippi. Nel corso della notte, men­tre stavano pregando e cantando inni al Signore, un forte terremoto scosse le fondamenta della prigio­ne, aprì le porte e spezzò le catene dei prigionieri. Vedendo le porte aperte, il carce­riere pensò che i prigionieri fossero fuggiti. Egli ne sarebbe stato consi­derato responsabile: perciò estrasse la spada per uccidersi. Ma Paolo gli gridò forte: «Non farti del male, sia­mo ancora tutti qui!» Il carceriere stentava a crederlo: prese una lanterna, si precipitò nella cella di Paolo e Sila e, quando vide che c'erano davvero, si sentì molto sollevato. Li condusse fuori e disse loro: «Vedo che voi siete uomini mi­gliori degli altri. Dunque anche la fede che annunciate dev'essere buona. Che devo fare?» «Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato» rispose Paolo, il quale poi gli spiegò chi è Gesù e che cosa comporta credere in lui. Il carceriere di Filippi accolse la fede, e subito fu battezzato. Poi si prese cura di Paolo e di Sila, lavò le loro piaghe, li invitò in casa sua e offrì loro da mangiare, tutto pieno di gioia per avere creduto in Dio.

  

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LE ARMI DEL CRISTIANO Efesini 6

Quando era in carcere, Paolo pote­va osservare da vicino i soldati di guardia. L'armatura che essi porta­vano gli diede l'idea che ogni cri­stiano è come un soldato, impegna­to a vincere il male con le armi che Dio gli dà. Così dice Paolo: «Fratelli, vostra cintura è la verità. Vostra corazza sono le opere buo­ne. I sandali ai vostri piedi sono la prontezza nell'annunciare a tutti il vangelo. Vostro scudo è la fede. Vostro elmo è la salvezza che ci ha portato il Signore Gesù. Vostra spa­da sia la parola di Dio!»

 

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PAOLO CITTADINO ROMANO Atti 16

A Filippi i giudici avevano fatto ba­stonare l'apostolo Paolo e il suo di­scepolo Sila e li avevano fatti mette­re in carcere. Il giorno dopo diedero ordine di liberarli. Ma Paolo disse alle guardie: «Prima ci hanno basto­nato e incarcerato senza processo, noi che siamo cittadini romani. E ora vorrebbero farci uscire di nasco­sto? No: devono venire di persona a farci uscire, riconoscendo così da­vanti a tutti che noi non abbiamo fatto nulla di male». Le guardie riferirono queste pa­role ai giudici, i quali si spaventarono al sentire che Paolo e Sila erano cittadini romani. Infatti la legge romana era molto severa, e proibiva che chiunque avesse il titolo di citta­dino di Roma fosse bastonato. Allora i giudici si recarono alla prigione, a scusarsi con Paolo e Sila per quanto era accaduto il giorno prima, e dichiararono davanti a tutti che erano liberi. L'apostolo e Sila lasciarono la prigione e andarono a casa di Lidia, la commerciante di porpora che li ospitava. Qui incontrarono gli altri Cristiani della città di Filippi, li incoraggiaro­no a mantenersi fedeli al Signore, poi partirono.

 

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COME GLI ATLETI… 1Corinzi 9

Quando parlava, Paolo faceva spesso degli esempi che i suoi ascoltatori potessero capire, come questo, preso dalla vita sportiva. «Fratelli, sapete che nelle gare di corsa allo stadio molti partecipano, ma uno solo ottiene il premio. An­che voi correte in modo da ottenere il premio che dà il Signore! «Sapete anche che gli atleti fatica­no molto negli allenamenti per otte­nere in premio una corona che pre­sto appassisce. Noi invece lo faccia­mo per avere una corona che dura per sempre, il premio del Signore!»