LA SACRA BIBBIA ILLUSTRATA E
RACCONTATA A BAMBINI E RAGAZZI

Un
giorno il Signore scelse come suo profeta un uomo di nome Giona. Gli disse: «Alzati
e va' a Ninive, la grande città, e avverti gli abitanti che devono cessare di
comportarsi male, perché la loro cattiveria ha ormai sorpassato ogni limite ed
è giunta fino a me». Ninive era una città straniera: il Signore voleva dire
che egli è Dio non soltanto del suo popolo, ma anche di tutti gli altri popoli,
e di tutti si prende cura. Ma Giona ebbe paura di recarsi in quella città: e se
lo avessero messo a tacere con la forza? Per questo Giona fuggì dalla presenza
del Signore; scese a Giaffa e si imbarcò su una nave diretta a Tarsis, nella
direzione opposta a quella di Ninive. Durante la navigazione, però, mentre
Giona se ne stava a dormire sotto coperta, si levò un forte vento che lacerò
le vele e si scatenò una tempesta così forte che mise in pericolo la nave. I
marinai si misero a invocare i loro dèi e a gettare in mare tutto il carico,
perché la nave potesse galleggiare meglio. Quando si accorsero di Giona
addormentato, si chiesero come mai anche lui non pregasse il suo Dio. E
incominciarono a chiedersi come mai fossero stati tanto sfortunati da finire
in quella tempesta. Allora i marinai si dissero l'un l'altro: «Tiriamo a sorte,
per sapere chi è la causa della sciagura che si è abbattuta su di noi».
Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona. «Chi sei?» gli chiesero. «Da dove
vieni? Dove sei diretto? Di che colpa ti sei macchiato? Perché si è abbattuta
su di noi questa sciagura?» «Sono un ebreo, e temo il Signore Dio del cielo,
che ha fatto il mare e la terra» rispose Giona ai marinai. «Ora però mi sto
allontanando da lui, perché ho disubbidito al suo comando. » «Che cosa
possiamo fare perché la tempesta si calmi?» chiesero allora i marinai. «Prendetemi
e gettatemi in mare, e la tempesta si placherà, perché so che essa si è
abbattuta su questa nave per causa mia» disse Giona. Dapprima i marinai non
vollero farlo, ma quando videro che il mare diventava sempre più forte, pregarono
Dio perché non li punisse per la morte di Giona; poi lo presero e lo gettarono
in mare. Subito la tempesta si placò! Il Signore allora fece in modo che Giona
fosse inghiottito da un grosso pesce e là, nel ventre del pesce, Giona rivolse
un'ardente preghiera al Signore, piena di pentimento per non aver seguito il suo
comando e di speranza nel suo perdono. Dopo tre giorni e tre notti il Signore
comandò al pesce, e il pesce rigettò Giona, vivo, sulla spiaggia del suo
paese, da dove era partito. Giona aveva cercato di sottrarsi al comando del
Signore, ma invano. Allora si decise, e come voleva il Signore andò nella
grande città straniera di Ninive a parlare al suo re e ai suoi abitanti.
Camminava per le strade, e ripeteva: «Ancora quaranta giorni, e Ninive sarà
distrutta! Se non cambierete la vostra condotta, non potrete sopravvivere!» I
cittadini di Ninive credettero a Dio che parlava per bocca di Giona, e dal più
grande al più piccolo si vestirono di sacco in segno di penitenza, cioè per
mostrare che volevano cambiare la loro condotta. Anche il re di Ninive si vestì
di sacco, e per penitenza andò a sedersi sulla cenere. Il re disse: «Preghiamo
perché Dio abbia pietà di noi e deponga il suo sdegno!» E, infatti, Dio vide
l'operato del re e dei cittadini di Ninive; vide che si erano pentiti della loro
cattiva condotta, ebbe pietà di loro e non distrusse la città. Giona avrebbe
dovuto rallegrarsi che gli uomini di Ninive si fossero pentiti e perciò fossero
stati salvati. Invece ne fu indispettito e pensò che lo avrebbero ritenuto uno
sciocco, dal momento che aveva annunciato una distruzione che non c'era stata.
Allora Giona prese a lamentarsi con il Signore, e gli disse: «Lo sapevo che
sarebbe andata così già la prima volta che mi hai ordinato di venire a
Ninive. Per questo ho cercato di fuggire a Tarsis! Perché tu sei un Dio buono e
misericordioso, e anche se minacci di punire, poi ti impietosisci. Dunque ora
toglimi la vita, perché per me è meglio morire che vivere!» «Ti pare giusto
di essere così sdegnato?» gli disse il Signore. Ma Giona, tutto corrucciato,
uscì dalla città e si fermò poco distante; si fece un riparo di frasche e si
sedette in attesa di vedere che cosa sarebbe accaduto a Ninive. Allora il
Signore fece crescere presso Giona una pianta di ricino, all'ombra della quale
egli potesse ripararsi. Giona provò una grande gioia per quel dono. Ma il
giorno dopo il Signore mandò un verme a rodere la pianta, ed essa si seccò.
Giona rimase al sole e disse: «Meglio per me morire che vivere!» «Ti pare
giusto sdegnarti per una semplice pianta di ricino?» gli chiese il Signore. E
aggiunse: «Ti dai pena per quella pianta, che non hai piantato e per la quale
non hai fatto alcuna fatica: e io non dovrei preoccuparmi di Ninive, in cui
vivono più di centoventimila creature umane?» Giona
1-4
1
IL RE ACAB E IL PROFETA ELIA 1
Re 6-17
Tra
tutti i re d'Israele, Acab fu quello che più fece male agli occhi del
Signore. Egli prese in moglie Gezabele, figlia del re di Sidone e dunque una
straniera: anche a causa di Gezabele, Acab fece innalzare nella città di
Samaria un tempio a Baal, un falso dio adorato dagli stranieri. Gezabele poi
manteneva un gran numero di profeti di Baal, ed era nemica di tutti coloro che
si mantenevano fedeli al Signore. Per cercare di convertire il cuore del re e
di tutti coloro che si erano piegati ad adorare Baal, il Signore mandò nel
regno d'Israele il grande profeta Elia. Poiché i richiami ripetuti di Elia non
venivano ascoltati, su comando del Signore Elia si presentò al re Acab e gli
disse: «Io sono al servizio del Signore, Dio di Israele. A nome suo ti dico che
d'ora in poi sul tuo regno non ci sarà più né rugiada ne pioggia, fino a
quando lo dirò io». Così avvenne. Mancando la rugiada e la pioggia, i campi
presero a seccarsi e non davano più frutto; senza più erba, il bestiame prese
a morire. La situazione era grave: finalmente il re diede ordine di cercare
Elia. Ma il profeta se ne stava nascosto, con l'aiuto del Signore.

2
ELIA NUTRITO DAI CORVI 1Re
17
Elia,
il profeta del Signore, era in pericolo. Il re Acab e la perfida regina
Gezabele lo cercavano dovunque, da quando egli aveva annunciato il castigo
del Signore: la carestia in tutto il regno. Ma il Signore stesso provvedeva a
nascondere e procurare cibo al suo profeta. Dapprima lo mandò a nascondersi
presso il torrente Cherit, e gli disse: «Berrai l'acqua del torrente, e
comanderò ai corvi che ti porteranno il cibo». E così avvenne; i corvi gli
portavano pane al mattino e carne alla sera.
3
LA FARINA DELLA VEDOVA 1Re
17
Il
Signore si preoccupava di tenere nascosto il suo profeta Elia, minacciato dal
re Acab. Perché fosse più sicuro, lo mandò in un paese straniero. Gli
disse: «Alzati e va' a Zarepta di Sidone: ecco, ho dato ordine a una vedova
di quella città di darti da mangiare». Elia andò a Zarepta. Presso la porta
della città vide una vedova: si riconosceva che era
vedova, dal vestito che indossava. Il profeta la chiamò: «Prendimi un po'
d'acqua da bere, e anche un pezzo di pane!» La donna rispose: «Tutto quello
che mi resta è un pugno di farina e un po' d'olio; stavo andando a raccogliere
qualche pezzo di legna, per cuocere la farina per me e per mio figlio. La
mangeremo e poi moriremo, perché non abbiamo altro!» Ma il profeta la
rassicurò: «Non temere. Con l'olio e la farina prepara una focaccia per me e
portamela; poi ne preparerai una per te e per tuo figlio, perché il Signore ti
assicura che la farina della giara non si esaurirà, e l'orcio dell'olio non si svuoterà». E così avvenne:
Elia, la vedova e suo figlio ebbero tutti da mangiare per giorni e giorni, perché
olio e farina non si esaurivano mai.
4
ELIA E IL FIGLIO DELLA VEDOVA 1Re
17
Elia
se ne stava nascosto a Zarepta di Sidone, in casa di una vedova che lo aveva
accolto e gli aveva dato da mangiare. Dopo qualche tempo il figlio della donna
si ammalò, e la malattia si aggravò al punto che il ragazzo morì. La povera
vedova cominciò a piangere e lamentarsi, sospettando che il profeta Elia
fosse in qualche modo la causa della morte del suo unico figlio. Nel suo immenso
dolore, la donna gridò al profeta: «Sei venuto qui a punirmi facendo morire
mio figlio?» Ma il profeta le prese il ragazzo dalle braccia, lo portò al
piano di sopra, nella propria camera, e lo stese sul letto. Poi invocò il
Signore, dicendo: «Signore, aiuta questa vedova che mi ospita. Fa' che
l'anima torni nel corpo del ragazzo!» Il Signore ascoltò la preghiera di Elia;
l'anima del ragazzo tornò nel suo corpo, ed egli riprese a vivere. Elia riprese
il ragazzo tra le braccia, lo riportò al piano di sotto e lo rese alla madre
dicendole: «Ecco: tuo figlio vive!» La
donna allora si rallegrò grandemente e disse ad Elia: «Ora so con certezza
che tu sei un uomo di Dio; ora comprendo che quando parli, tu parli a nome del
Signore».
5
LA FEDE DI ABDIA 1Re
18
Già
da tre anni su tutto il regno d'Israele imperversava la carestia, perché,
come il profeta Elia aveva annunciato al re Acab, da tre anni non scendeva né
pioggia né rugiada. Era giunto però il tempo di mettere fine al castigo, e
il Signore disse a Elia: «Su, presentati ad Acab, perché ho deciso di
concedere la pioggia alla terra». Acab, il re che aveva tradito il Signore,
aveva un suo ministro che era invece molto fedele al Signore, e aiutava di
nascosto tutti coloro che come lui si opponevano alle false divinità
straniere. Questo ministro si chiamava Abdia. Un giorno Abdia era in campagna,
quando gli si fece incontro il profeta Elia. Abdia lo riconobbe, e si prostrò
con la faccia a terra davanti all'uomo di Dio. Elia gli disse: «Avverti il re
Acab che sono venuto a parlargli». Abdia si impressionò, e rispose: «Il re ti
ha fatto cercare a lungo, in ogni angolo del regno. Se adesso lo vado a
chiamare, e poi quando arriva tu sei scomparso di nuovo, mi castigherà
facendomi morire!» «Abbi fiducia: non mi muoverò di qui» riprese Elia. Abdia
si fidò, andò e tornò da Elia con il re.
6
ELIA SFIDA I SACERDOTI DI BAAL 1Re
18
«Tu
e la tua famiglia siete la rovina di Israele» disse il profeta Elia al re Acab
«perché avete abbandonato il Signore per seguire quel falso dio, Baal. Ora ti
dimostrerò chi è il Dio vero! Convoca il popolo sul monte Carmelo, insieme con
i profeti di Baal». Quando tutti furono radunati sul Carmelo, Elia parlò: «Fino
a quando zoppiccherete da entrambi i piedi? Decidetevi: non potete seguire
sia il Signore sia Baal. Vedete: io sono rimasto solo come profeta del Signore,
mentre i profeti di Baal li vedete qui, son ben quattrocentocinquanta. Ebbene,
facciamo una sfida: offriamo un sacrificio, io al Signore ed essi a Baal, ma
senza appiccare il fuoco. Il vero Dio sarà colui che manderà il fuoco dal
cielo sul sacrificio a lui offerto. Comincino quelli di Baal, perché sono più
numerosi». I profeti di Baal eressero un altare, presero un giovenco e lo
posero sopra la legna; poi si misero ad invocare il loro dio. Lo invocarono a
lungo, tanto che Elia a un certo punto si mise a deriderli: «Chiamatelo più
forte: forse il vostro dio dorme, oppure è in viaggio!» Passato mezzogiorno
senza che nulla accadesse, Elia eresse anch'egli un altare, vi pose la legna e
il giovenco e, per rendere ancora più strabiliante quello che stava per accadere,
fece versare acqua abbondante sull'altare e sulla legna. Poi ad alta voce pregò
così: «Signore, Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe: oggi tutti vedano che
tu sei il Signore Dio, perché il tuo popolo ritorni a te». Appena ebbe finito
di parlare, un fuoco cadde dal cielo sull'altare eretto da Elia, e consumò il
sacrificio, la legna e le pietre dell'altare. Allora tutto il popolo si prostrò
a terra ed esclamò: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!».
7
TORNA LA PIOGGIA 1Re
18
Non pioveva da tre anni nel regno d'Israele, ma ormai
quel castigo stava per cessare: il re e il popolo avevano riconosciuto che
il Signore è l’unico, il vero Dio. Il profeta Elia disse al re Acab: «Su,
mangia e bevi e sii contento, perché sento il rumore di una pioggia
torrenziale». Poi si recò sul monte Carmelo, di fronte al mare; sedette a
terra, con il viso tra le ginocchia, e si mise a pregare. Elia si era portato un
ragazzo, che aveva la vista buona. A un certo punto chiamò il ragazzo e lo mandò
a scrutare il mare. «Non c'è nulla» rispose il ragazzo, dopo aver
attentamente guardato «Tornaci altre sette volte» ordinò il profeta. Il
ragazzo obbedì, e la settima volta disse: «Ecco, sale dal mare una
nuvoletta, grossa come una mano d'uomo». Allora Elia gli disse: «Presto,
recati dal re a dirgli di attaccare i cavalli al carro e affrettarsi alla
reggia, per non essere sorpreso dalla pioggia». E difatti subito il cielo si
oscurò per le nubi, si levò un forte vento e incominciò a piovere a dirotto.
La siccità era terminata.

8
ELIA IN FUGA 1Re 19
La
regina Gezabele, che adorava il falso dio Baal, perseguitava Elia, profeta del
Signore. Di fronte alle sue minacce, il profeta fu costretto a salvarsi con la
fuga. Dal regno d'Israele scese nel regno di Giuda, lo attraversò tutto e
giunse in vista del deserto. Si inoltrò ancora una giornata di cammino, e andò
a sedersi sotto un ginepro. A quel punto Elia pregò così: «Ora basta,
Signore; sono troppo stanco. Prendi pure la mia vita». Poi si coricò e si
addormentò. Ad un tratto un angelo del Signore lo toccò e gli disse: «Alzati
e mangia!» Elia guardò, e vide presso di sé una focaccia cotta sulle pietre
roventi, e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, e tornò a coricarsi. Poco dopo
l'angelo tornò e invitò Elia a mangiare di nuovo. Gli disse: «Mangia! Devi
percorrere un lungo cammino!» Elia si alzò, mangiò e bevve. Con la forza
datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti finché
giunse al monte di Dio, nel Sinai. Era quello il monte sul quale Mosè si era
incontrato con il Signore, che gli aveva dato le tavole dei dieci
comandamenti.
9
ELIA INCONTRA IL SIGNORE 1Re
19
Elia
giunse al monte di Dio, dove già Mosè si era incontrato con il Signore. Entrò
in una caverna per trascorrervi la notte, quando sentì una voce che gli
diceva: «Esci e fermati sul monte: passa il Signore!» Ed ecco, il Signore passò.
Ci fu un vento impetuoso e violento, tanto da spezzare le rocce dei monti; ma
il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore
non era là. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.
Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l'udì, Elia comprese:
passava il Signore! Sentì allora una voce che gli chiedeva: «Che fai qui,
Elia?» Il profeta rispose: «Il popolo d'Israele ha abbandonato la tua alleanza,
per seguire falsi dèi. Io sono rimasto solo a parlare per te, Signore, ed
ecco che vogliono togliermi la vita!» «Io conosco coloro che mi sono rimasti
fedeli» disse il Signore ad Elia. «Tu non temere; torna sui tuoi passi, nella
terra d'Israele. Là troverai Eliseo, che io ho scelto come profeta dopo di
te. Tu lo chiamerai e lo consacrerai.»
10
LA VOCAZIONE DI ELISEO 1Re
19
Elia,
il profeta del Signore, era sempre pronto ad obbedire ai suoi comandi. Egli
gli aveva detto di chiamare e consacrare colui che sarebbe stato il suo
successore: Eliseo. Elia trovò Eliseo mentre questi stava arando i suoi campi.
Elia gli si avvicinò e gli gettò addosso il mantello. Voleva dire con ciò
che gli trasmetteva il suo incarico. Eliseo uccise un paio di buoi e con la
legna dell'aratro ne fece cuocere la carne, che distribuì ad amici e parenti:
così tutti seppero che per lui cominciava una nuova vita.
11
LA VIGNA DI NABOT 1Re
21
Un
uomo di nome Nabot possedeva una vigna accanto al palazzo di Acab, re di
Israele. Un giorno Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna. E’ vicina alla
mia casa, e voglio farne un orto. In cambio ti darò una vigna migliore, o, se
preferisci, ti pagherò in denaro quello che vale». Nabot, però, gli rispose:
«Quella vigna appartiene alla mia famiglia da generazioni: mi guardi il Signore
dal cedere l'eredità dei miei padri!» Il re Acab se ne tornò a casa triste e
sdegnato per il rifiuto di Nabot. Si stese sul letto, si girò verso la parete e
non volle mangiare. Entrò la moglie Gezabele e gli chiese: «Perché sei in
collera, perché non vuoi mangiare?» Le rispose Acab: «Perché ho detto a
Nabot: "Cedimi la tua vigna per denaro o, se preferisci, ti darò un'altra
vigna". Ma egli mi ha risposto: "Non cederò la vigna, non cederò
l'eredità dei miei padri!"» Allora la moglie del re Acab, la perfida
regina Gezabele, disse al marito: «Sei o non sei tu il re di Israele? Non
abbatterti! Alzati, mangia e sta allegro! Penserò io a farti avere la vigna
di Nabot!» E subito preparò un piano.
12
IL PROFETA ELIA CONTRO IL RE ACAB 1Re
21
Per
impossessarsi della vigna di Nabot, la perfida regina Gezabele scrisse una
lettera a nome del re Acab, la sigillò con il sigillo del re e la mandò ai
capi della città con l'ordine di processare Nabot con false accuse, e
condannarlo a morte. Così avvenne. Dopo l'ingiusta morte di Nabot, Gezabele
disse ad Acab: «Ecco, ora la vigna di Nabot è tua». Ma il Signore aveva
parlato al profeta Elia, e quando Acab scese a prendere possesso della vigna,
Elia era là. «Il Signore sa che hai ucciso Nabot per prendergli la vigna»
disse Elia al re. «Poiché tu hai commesso questo grande male, una sciagura si
abbatterà su di te, e Gezabele morirà così come è morto Nabot». Allora
Acab si stracciò le vesti per il dispiacere, si mise a digiunare e a camminare
a testa bassa, per dire che chiedeva umilmente perdono al Signore del male
commesso. Il Signore allora ordinò a Elia di andare a riferire così al re:
«Poiché si è umiliato davanti a me, non farò scendere su di lui la
sciagura durante la sua vita». Gezabele però, che non si era pentita, più
tardi in una rivolta fu uccisa, proprio come lei aveva fatto uccidere Nabot.

13
IN CIELO SU UN CARO DI FUOCO 2Re
2
Elia
camminava verso Gerico con il suo fido discepolo Eliseo. Questi sapeva che
proprio quel giorno il Signore avrebbe preso con sé il suo maestro, il grande
profeta che lo aveva servito fedelmente per tutta la vita. Elia disse ad Eliseo:
«Rimani qui, perché il Signore mi manda al fiume Giordano». Ma Eliseo
rispose: «Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò!»
E tutti e due si incamminarono. Giunti alla riva del fiume Giordano, Elia
prese il mantello, lo arrotolò e con esso batté le acque del fiume: esse
si divisero di qua e di là, e i due profeti passarono il fiume a piedi
asciutti. Giunti all'altra riva, Elia disse ad Eliseo: «Chiedi quello che
desideri, prima che io sia portato via». «Che i due terzi del tuo spirito
passino a me» rispose Eliseo, per dire che era pronto a prendere il posto di
Elia. «Sei stato esigente nel domandare, tuttavia Dio te lo concederà» disse
Elia. E mentre parlavano, un turbine si interpose tra loro, ed Elia salì al
cielo nel turbine, come su un carro di fuoco trainato da cavalli di fuoco,
mentre Eliseo gridava: «Padre mio, padre mio, guida del popolo d'Israele!»
14
LO SPIRITO DI ELIA SI POSA SU ELISEO 2Re
2
Elia,
il profeta, era stato rapito in cielo su un carro di fuoco mentre Eliseo, suo
discepolo, lo guardava. Dopo che Elia fu scomparso alla sua vista, Eliseo
raccolse il mantello che era caduto a Elia, tornò al Giordano e con esso ne
colpì le acque che si separarono di qua e di là. Così Eliseo passò
dall'altra parte. I profeti di Gerico, che lo avevano osservato da una certa
distanza, dissero: «Lo spirito di Elia si è posato su Eliseo». Essi gli
andarono incontro e si prostrarono a terra davanti a lui. I profeti dissero ad
Eliseo: «Ecco, tra i tuoi servi ci sono certo cinquanta uomini di valore.
Mandali a cercare il tuo padrone Elia, nel caso lo spirito del Signore l'avesse
preso, e gettato su qualche monte o in qualche valle!» Eliseo disse ai profeti
che tutto ciò non era necessario, ma essi tanto insistettero che alla fine
Eliseo acconsentì a mandare gli uomini a cercare Elia. Per tre giorni gli
uomini cercarono Elia, ma non lo trovarono. Così essi tornarono da Eliseo,
che stava in Gerico. Ed Eliseo disse loro: «Non vi avevo forse detto che non
era necessario andare?»

15
LE ACQUE RISANATE 2Re2
Il
profeta Eliseo si trovava a Gerico, quando gli abitanti della città si recarono
da lui a dirgli: «Ecco, questa è una bella città; ma le sue acque sono
cattive, e rendono sterile la terra». Eliseo disse loro: «Portatemi del sale».
Glielo portarono, ed egli si recò alla sorgente dell'acqua; vi versò il sale
e pronunciò queste parole: «Dice il Signore: rendo sane queste acque; d'ora in
poi esse saranno buone da bere, e renderanno fertili i campi». E così avvenne,
come si può vedere ancora oggi.
16
L’OLIO DELLA VEDOVA 2Re
4
Un
giorno si recò dal profeta Eliseo una donna a dirgli: «Mio marito è morto.
Come tu sai, egli era un uomo buono, che sempre ascoltava e metteva in pratica
le parole del Signore. Ora però un nostro creditore è venuto a prendersi i
miei due figli come schiavi, in pagamento dei nostri debiti». Eliseo le
chiese: «Che cosa posso fare per te? Dimmi che cosa hai nella tua casa». «In
casa ho soltanto un vasetto d'olio» rispose tristemente la donna. «Va' a
chiedere vasi vuoti a tutti i tuoi vicini» ordinò il profeta «e chiedine
molti. Entra in casa. Chiudi la porta dietro di te e i tuoi figli. Poi dal tuo
vasetto versa olio in quei vasi, e metti da parte quelli pieni». La donna fece
così; i suoi figli le porgevano i vasi ed ella li riempì tutti d'olio; e
l'olio del suo vasetto finì soltanto quando tutti i vasi furono pieni. Allora
ella andò da Eliseo, l'uomo di Dio, a raccontargli che il suo poco olio si era
moltiplicato. «Ed ora, che devo fare?» chiese la donna. Il profeta le rispose:
«Va' a vendere l'olio dei vasi: con quello che ricaverai pagherai il
debito, e te ne resterà per mantenere te e i tuoi figli».
17
L’ALITO DELLA VITA 2Re
4
Un
giorno il profeta Eliseo andò da una donna molto ricca, che dava sempre da
mangiare a lui e al suo servo quando passavano. Eliseo sapeva che la donna non
aveva bambini, e desiderava molto averne uno. Allora le chiese: «Ecco, per
tutto il bene che hai fatto a me, il Signore Dio ti concede di avere un figlio».
Così avvenne. Quel figlio poi crebbe, ed era ormai un ragazzo. Un giorno era
nei campi con il padre, quando sentì un gran male alla testa. Fu condotto a
casa, la madre lo tenne sulle ginocchia fino a mezzogiorno, ma poi il ragazzo
morì. La madre allora lo distese sul letto, e subito, fatta sellare un'asina,
si affrettò a recarsi da Eliseo. Quando seppe dell'accaduto, Eliseo si avviò
con la donna alla casa di lei; qui giunto, entrò solo nella stanza dove il
fanciullo era stato adagiato, e chiuse la porta. Eliseo stette dapprima a
pregare il Signore; poi si distese sul ragazzo, mise le mani sulle sue e la
bocca sulla sua, e gli alitò il proprio respiro. Il corpo del ragazzo riprese
calore, poi aprì gli occhi. Eliseo chiamò la madre e le disse: «Ecco,
riprendi tuo figlio».
18
LA LEBBRA DI NAAMAN 2Re
5
Il
capo dell'esercito del re di Siria era un uomo valoroso e molto onorato dal
suo re; ma aveva quella terribile malattia che si chiama lebbra. Il nome di
quell'uomo era Naaman. Durante una guerra contro Israele, i Siriani avevano
preso prigioniera una fanciulla, che divenne la serva della moglie di Naaman.
La fanciulla un giorno disse alla sua padrona: «Se Naaman andasse dal profeta
che è nel mio paese, egli lo guarirebbe dalla lebbra». Naaman, col permesso
del suo re, andò dal re di Israele, che lo mandò dal profeta Eliseo. Così
Naaman, con il suo carro e i suoi servi, arrivò alla casa di Eliseo e si fermò
davanti alla porta. Eliseo, senza riceverlo in casa, gli mandò a dire: «Va' a
lavarti sette volte nel fiume Giordano, e guarirai». Allora Naaman si adirò e
se ne andò dicendo: «Pensavo che il profeta mi sarebbe venuto incontro,
avrebbe pregato il suo Dio, mi avrebbe toccato nella parte ammalata e così la
lebbra sarebbe scomparsa; invece mi manda a dire di lavarmi nel Giordano!
Forse che i fiumi della mia città non sono migliori di tutte le acque
d'Israele? Era necessario che venissi fin qui?» Ma i suoi consiglieri gli
dissero: «Se il profeta ti avesse comandato di compiere qualcosa di difficile,
non l'avresti forse fatta? A maggior ragione perciò esegui la cosa semplice
che ti ha detto». Naaman ascoltò il consiglio; scese al Giordano, vi si
immerse sette volte, ed ecco che la sua lebbra scomparve! Allora egli disse:
«Ora comprendo che non vi è altro Dio se non il Signore, Dio d'Israele!»
Tornò dal profeta, ad offrirgli ricchi doni in cambio della guarigione; ma
Eliseo li rifiutò. Con ciò egli intendeva dire che Naaman era guarito
dalla lebbra non per opera sua, ma per la volontà del Signore.
19
LA SCURE NELL’ACQUA 2Re
6
Un
giorno Eliseo e i suoi compagni decisero di costruire una nuova casa, dove
riunirsi. Scesero al fiume Giordano, e si misero all'opera. Mentre stava abbattendo un tronco, ad un uomo cadde
nel fiume il ferro della scure. La cosa lo preoccupava molto, perché la scure
era stata presa a prestito, e ora non sapeva come restituirla. Lo disse ad
Eliseo e il profeta, fattosi dire il punto in cui il ferro era caduto, vi gettò
nell'acqua un pezzo di legno: subito il ferro venne a galla e poté così essere
recuperato.
20
IOAS, IL PICCOLKO RE 2Re
11
Il
re e il popolo di Giuda e d'Israele si comportavano male agli occhi del Signore,
ma il Signore non veniva meno alle sue promesse. Una volta morì in battaglia il
re di Giuda Acazia. Allora sua madre Atalia uccise tutti i principi, per
divenire lei la regina. Dopo di lei un altro, non della famiglia, sarebbe divenuto
re: ma in questo modo veniva meno la promessa fatta dal Signore a Davide, che
sul trono di Gerusalemme avrebbe regnato sempre un suo discendente. Ecco però
che, mentre Atalia faceva uccidere tutti i principi, una sorella del re Acazia
prese un bimbo figlio del re, Ioas, e lo nascose. Il piccolo Ioas rimase
nascosto sei anni nel tempio del Signore, mentre Atalia regnava sul paese. Il
settimo anno il sacerdote Ioiada convocò nel tempio i capi del popolo e i soldati,
e presentò loro il piccolo Ioas, che fu proclamato re, secondo la volontà del
Signore. Quando udì le acclamazioni, Atalia si diresse al tempio: ed ecco
vide il piccolo re e accanto a lui i cantori e le trombe, e tutto il popolo in
festa. E così Ioas, discendente di Davide, divenne re: il Signore manteneva
le sue promesse.
21
LA LEZIONE DELLE FRECCE 2Re
13
Quando
Eliseo si ammalò della malattia di cui morì, Ioas re di Israele andò a
visitarlo. Egli scoppiò in pianto davanti al profeta dicendo: «Padre mio,
padre mio, protezione di Israele!» Eliseo gli disse: «Prendi arco e frecce».
Il re prese arco e frecce. Aggiunse Eliseo: «Impugna l'arco». Quando il re
l'ebbe impugnato, Eliseo mise la mano sulla mano del re, quindi gli disse: «Apri
la finestra verso Oriente». Dopo che la finestra fu aperta, Eliseo disse: «Tira!»
Ioas tirò. Eliseo disse: «Freccia vittoriosa per il Signore, freccia vittoriosa
su Aram. Tu sconfiggerai gli Aramei». Eliseo disse ancora al re d'Israele: «Prendi
le frecce». Quando Ioas le ebbe prese, gli disse: «Percuoti con le tue frecce
la terra». E Ioas la percosse tre volte, poi si fermò. Eliseo si indignò
contro di lui e disse: «Avresti dovuto colpire con le tue frecce la terra
cinque o sei volte. Allora avresti sconfitto definitivamente Aram. Ora,
invece, sconfiggerai Aram solo tre volte». Poi Eliseo, l'uomo di Dio, morì:
la fine del regno di Israele era stata profetizzata.
22
GIOSIA E IL LIBRO RITROVATO 2Re
22-23
Ci
fu un re, di nome Giosia, che regnò a Gerusalemme per trentun anni. A
differenza di tanti altri re, egli fece sempre quello che è bene agli occhi del
Signore. Nel diciottesimo anno del suo regno Giosia diede ordine di riparare
il tempio del Signore. Durante i lavori, il sacerdote Chelkia ritrovò nel
tempio un libro di cui si era persa memoria, e lo fece portare al re. Il libro
conteneva per esteso la legge del Signore, con i discorsi e le raccomandazioni
di Mosè al popolo. Quando il re ebbe udito le parole del libro, si stracciò
le vesti in segno di grande dolore, perché sapeva che i re suoi
predecessori e anche il popolo non avevano osservato la legge del Signore. Poi
convocò nel tempio tutti gli anziani del regno e tutti gli abitanti di
Gerusalemme, con i sacerdoti e i profeti: e alla loro presenza fece leggere le
parole del libro. Terminata la lettura il re, in piedi, rinnovò l'alleanza con
il Signore, e a nome di tutto il popolo si impegnò ad osservare la legge di
Dio. Poi fece distruggere tutte le statue e i templi delle false divinità che
c'erano nel regno, e celebrò una grande Pasqua.

23
IL TEMPIO DISTRUTTO 2Re
17-25
Malgrado
i tanti segni dell'aiuto di Dio, il popolo d'Israele continuava a tradirlo,
commettendo quello che era male agli occhi del Signore. E allora egli permise
che sui regni di Giuda e d'Israele scendesse un grave castigo, dopo di che il
popolo sarebbe tornato a lui. Così i due regni, uno dopo l'altro, furono
conquistati dai nemici. Tutto si avverò come i profeti avevano annunciato.
Nabucodonosor, re di Babilonia, venne con un immenso esercito e assediò
Gerusalemme. La città resistette per circa quattro mesi, fino a quando i suoi
abitanti non ebbero più nulla da mangiare. Poi, attraverso una breccia nelle
mura, i Babilonesi entrarono nella città. Il re tentò di mettersi in salvo
con la fuga, ma fu catturato e molti furono uccisi. Il Tempio costruito da
Salomone fu distrutto. I soldati di Nabucodonosor rubarono tutti i suoi
tesori, tutti gli oggetti e le decorazioni in oro, argento e bronzo. Un gran numero
di Israeliti fu fatto prigioniero, e mandato a vivere a Babilonia. Là, in
quella terra straniera, essi ebbero molto a soffrire. Ma, secondo il piano di
Dio, là essi compresero il male che avevano fatto e ripresero a pregare il
Signore.
24
QUATTRO RAGAZZI ALLA CORTE DI BABILONIA Daniele
1
Nabucodonosor,
re di Babilonia, ordinò al sovrintendente della sua casa di scegliere alcuni
ragazzi fra gli Israeliti che erano stati deportati nel suo regno. Essi dovevano
essere di bell'aspetto e intelligenti, e dovevano essere istruiti per
ricoprire cariche alla corte del re. Tra i ragazzi prescelti vi furono
Daniele, Anania, Misaele e Azaria. Ad essi, come agli altri, veniva dato il cibo
della tavola del re. Ma i buoni israeliti non mangiavano il cibo degli
stranieri; perciò Daniele chiese al sovrintendente di non costringerli a
questo. «Ma se il re vedrà i vostri volti meno floridi di quelli degli altri
ragazzi» disse il sovrintendente «incolperà me, e mi condannerà a morte!»
Mettici alla prova per dieci giorni» lo pregò Daniele. «Dacci soltanto
acqua e legumi; poi farai il confronto con gli altri ragazzi, e deciderai tu
stesso». Il sovrintendente accettò, e al termine della prova i volti dei
quattro ragazzi apparvero più belli e floridi degli altri. Essi si dimostrarono
anche intelligenti e saggi, e così Daniele, Anania, Misaele e Azaria al termine
del periodo di istruzione rimasero al servizio del re.
25
LA STATUA E IL SASSOLINO Daniele 2
Il re Nabucodonosor una notte fece un sogno. Vide una
statua enorme, che aveva la testa d'oro, il petto e le braccia d'argento, il
ventre e le cosce di bronzo, le gambe di ferro e i piedi parte di ferro e
parte di terracotta. Mentre stava guardando, dal monte si staccò un sasso che
andò a colpire i piedi della statua, frantumando la terracotta: allora tutta
la statua crollò, mentre il sasso divenne tanto grande da riempire tutta la
regione. Poiché i sapienti della sua corte non sapevano dare la spiegazione del
sogno, si presentò a Nabucodonosor il giovane israelita Daniele. «Il mio Dio
mi ha fatto conoscere il significato del sogno che hai fatto» disse Daniele «e
io te lo riferisco. La testa d'oro della statua è il tuo regno glorioso, o
re; ma dopo il tuo ne verranno altri sempre meno forti e gloriosi del tuo, fino
a quando Dio farà sorgere un regno che toglierà valore a tutti gli altri,
crescerà fino ad occupare tutta la terra e non avrà mai fine». Il regno di
cui aveva parlato il profeta Daniele è quello fondato da Gesù, il Figlio di
Dio venuto in questo mondo, il Re dell’Universo il cui regno non avrà mai
fine.
26
NABUCODONOSOR E LA STATUA D’ORO Daniele
3
Il
re Nabucodonosor, re di Babilonia, fece erigere una statua d'oro alta trenta
metri e larga tre; poi radunò i principi, i governatori, i capitani, i
giudici, i tesorieri, i consiglieri e i prefetti, insomma tutti i funzionari del
suo vasto regno. E un araldo intimò: «Al suono degli strumenti musicali,
tutti devono prostrarsi ad adorare la statua d'oro. Chi non la adorerà, sarà
gettato in una fornace ardente». I tre giovani israeliti che erano alla corte
di Babilonia, cioè Anania Misaele e Azaria, si rifiutarono però di adorare la
statua. Il re Nabucodonosor li fece arrestare, e volle sapere la ragione del
loro rifiuto. «Dio solo si deve adorare» risposero i tre giovani. «Tu puoi
anche gettarci nella fornace. Se Dio vuole, ci libererà; e se anche non vorrà
salvarci, noi non andremo mai contro la sua volontà. » Nabucodonosor divenne
furibondo; fece aumentare il fuoco della fornace sette volte e vi fece gettare
i tre giovani legati. Con stupore però vide che essi rimasero illesi, anzi
passeggiavano in mezzo alle fiamme lodando Dio. Allora li fece uscire, e
constatò che neppure un loro capello era stato sfiorato dal fuoco.
27
LA FORNACE ARDENTE Daniele
3
«Solo
il Signore si deve adorare» avevano detto al re Nabucodonosor i tre giovani
ebrei Anania, Misaele e Azaria. Per questo il re li aveva fatti gettare in una
fornace ardente, dalla quale però, per grazia di Dio, erano usciti illesi.
Stupito, il re disse: «Questi giovani hanno preferito la morte pur di non
disobbedire al loro Dio, e il loro Dio li ha salvati. Perciò io decreto che
nessuno nel mio regno deve recare offesa al Dio di Anania, Misaele e Azaria,
poiché nessun altro è potente come il loro Dio»
28
LA SCRITTA SULLA PARETE Daniele
5
Quando
divenne re di Babilonia, Baldassar imbandì un grande banchetto per mille dei
suoi nobili, e davanti a loro incominciò a bere vino. Dopo aver molto bevuto,
ordinò ai servi di portare le coppe preziose e i vasi d'oro e d'argento che
suo padre Nabucodonosor aveva tolto dal tempio del Signore che era a
Gerusalemme, e li usò per brindare ai suoi falsi dèi. All'improvviso, però,
apparvero le dita di una mano che scrivevano sulla parete della sala. Il re
Baldassar si spaventò moltissimo e fece venire i suoi saggi per interpretare
la scrittura misteriosa tracciata sul muro. Nessuno seppe darne il significato;
per questo il re si spaventò ancora di più, e con lui i suoi consiglieri.
Intervenne allora la regina, la quale disse al re: «Non turbarti; conosco io
un uomo che saprà spiegarti la scritta». E mandò a chiamare un ebreo, che
già un'altra volta aveva saputo spiegare i sogni del re. Si chiamava Daniele,
ed era un profeta del Signore. Daniele disse al re Baldassar: «Tu hai
disprezzato il Signore Dio, usando i vasi del suo tempio per glorificare i
tuoi falsi dèi. Essi non vedono, non sentono, non comprendono: non sono
nulla! E invece il Signore, nelle cui mani è la tua vita, tu non l'hai
glorificato». Daniele proseguì: «E’ per questo che il Signore Dio ha
mandato la mano a tracciare quella scritta sulla parete. Essa va letta così: MENE,
TEKEL, PERES. E questa ne è l'interpretazione: MENE, Dio ha giudicato il tuo regno e vi ha messo fine. TEKEL,
sei stato
pesato sulla bilancia e sei stato trovato scarso. PERES, il tuo regno sarà diviso e sarà dato ai Medi e ai
Persiani.» Come Daniele aveva preannunciato, quella stessa notte Baldassar,
re di Babilonia, fu ucciso. E al suo posto Dario, il Medo, divenne re.
29
DANIELE SFIDA I COMANDI DEL RE Daniele
6
Daniele,
il profeta del Signore che viveva in esilio a Babilonia, era il più
intelligente e il più saggio dei consiglieri del re. E il re gli diede cariche
di grande responsabilità, ponendolo al di sopra di tutti i governatori del
regno. Allora i governatori cominciarono a cercare in Daniele qualche colpa, che
lo screditasse davanti al re, e quindi fosse tolto di mezzo: essi volevano
prendere il suo posto. Poiché non trovavano nessuna colpa in Daniele, ricorsero
ad un imbroglio. Si recarono dal re, e gli fecero firmare una legge che diceva:
«Tutti gli abitanti del regno devono rivolgere preghiera soltanto al re.
Chiunque sarà trovato a pregare altri uomini o dèi, sarà gettato nella fossa
dei leoni». Daniele comprese che quella legge era stata fatta per lui. Egli,
infatti, non nascondeva la sua fede: ogni giorno, tre volte al giorno, apriva le
finestre della sua camera rivolte verso Gerusalemme, e si inginocchiava a
pregare, lodando Dio che a Gerusalemme aveva la sua dimora tra gli uomini.
Senza badare alla legge e al castigo, Daniele continuò come sempre a pregare
apertamente il Signore.
30
DANIELE NELLA FOSSA DEI LEONI Daniele
6
Una
legge del re proibiva a chiunque di rivolgere preghiere se non allo stesso re.
Daniele, però, continuava a pregare il Signore Dio. I suoi nemici, che lo
spiavano per poterlo accusare proprio di questo, avvisarono il re che Daniele
trasgrediva i suoi ordini. Il re ne fu molto dispiaciuto, perché aveva grande
fiducia in Daniele, e lo stimava più di tutti gli altri suoi ministri. Ma la
legge era stata fatta, e bisognava rispettarla: essa prevedeva che i trasgressori
fossero gettati nella fossa dei leoni. Il re pensò per tutto il giorno come
salvare Daniele. Ma non ci fu modo; mentre veniva calato nella fossa dei leoni,
il re gli disse: «Il tuo Dio, che tu ami con tanta fedeltà, ti possa salvare».
Il re trascorse la notte insonne per il dispiacere. All'alba, subito si recò
alla fossa, e chiamò: «Daniele, servo di Dio, il Dio che tu ami ha potuto
salvarti?» Daniele rispose: «Il mio Dio ha mandato il suo angelo a chiudere la
bocca ai leoni, che non mi hanno fatto alcun male». Il re si rallegrò molto
che Daniele fosse salvo; lo fece uscire, e tutti poterono vedere che neppure
un graffio lo aveva segnato.