LA SACRA BIBBIA ILLUSTRATA E
RACCONTATA A BAMBINI E RAGAZZI
Davide, re d'Israele, era un uomo buono e retto, che faceva quello che
piace al Signore; e anche quando commetteva qualche peccato, subito chiedeva
perdono al Signore. Non così i suoi figli, che erano spesso violenti ed
egoisti. Assalonne era uno di loro: era giovane, bello e coraggioso, e si era
attirato le simpatie di molti; ma il suo cuore era pieno d'inganni. Una volta
Assalonne ritenne di essere stato offeso da suo fratello Amnon. Allora, senza
manifestare la sua ira, invitò Amnon a un banchetto e ordinò ai propri servi
di ucciderlo. Poi fuggì, per non incorrere nel castigo di Davide. Assalonne
aveva un amico presso il re: Ioab, il comandante dell'esercito. Dopo tre
anni Ioab si rese conto che il re aveva smesso di piangere il figlio ucciso, e
allora ottenne da lui il permesso che Assalonne tornasse nel paese
d'Israele, ma senza presentarsi al re. Assalonne però tanto fece e tanto
insistette, che Davide accettò di rivederlo lo perdonò e lo baciò. Da allora
il giovane, dandosi arie di grande ricchezza e potenza, circondato dai suoi
uomini andò a mettersi alla porta della città. Quando qualcuno arrivava in
città per presentarsi a ricevere giustizia, Assalonne lo chiamava e gli
diceva: «Tu sei nel giusto, ma nessuno riconosce i tuoi diritti; nessuno
ascolta le tue ragioni da parte del re. Ah, se fossi nominato io giudice
d'Israele! Allora sì, tutti quelli che hanno subito torti riceverebbero
giustizia». Poi gli porgeva la mano, lo abbracciava e lo baciava, fingendosi
addolorato per lui. In questo modo crescevano nel paese le simpatie per il
giovane Assalonne. Giunto il momento opportuno, Assalonne si presentò a Davide
e gli chiese: «Lasciami andare a Ebron, perché ho promesso al Signore di
offrirgli sacrifici in quella città». In realtà egli aveva ben altra intenzione;
infatti portò con sé alcuni personaggi in vista del regno e mandò messaggeri
in tutte le tribù, ad annunciare che egli era il nuovo re in Ebron. Quando
andarono a riferire a Davide che Assalonne aveva ordito una congiura, si era
proclamato re e aveva un numeroso seguito, Davide disse: «Presto, fuggiamo,
altrimenti nessuno di noi sfuggirà dalle mani di Assalonne». Subito Davide
lasciò la reggia, circondato dalle guardie e dagli amici fedeli, e buona parte
del popolo di Gerusalemme andò con lui. Egli prese la via del deserto; nella
valle di Cedron si fermò, e attese che tutti coloro che lo seguivano passassero
davanti a lui. Vide allora venire anche il sacerdote Zadok con i leviti che
portavano l'Arca del Signore. Ma Davide gli ordinò: «Riporta l'Arca in
città! Se il Signore e con me, mi farà tornare a rivederla; se invece il
Signore non vuole che torni, sia fatta la sua volontà». Davide si avviò poi
su per il monte degli Ulivi; saliva piangendo, con il capo coperto e a piedi
scalzi in segno di grande dolore. Lungo il cammino un uomo lo insultò, e le
guardie avrebbero voluto ucciderlo. Ma Davide le trattenne dicendo: «Il mio
stesso figlio tenta di togliermi la vita: che cosa sono al confronto gli insulti
di questo sconosciuto? Lasciatelo stare: forse Dio guarderà ciò che devo
subire e mi ricambierà con un bene maggiore». Intanto Assalonne era entrato a
Gerusalemme e si era installato nella reggia. I suoi consiglieri gli suggerirono
poi di inseguire Davide, per uccidere lui e tutti coloro che stavano con lui.
Assalonne li ascoltò, radunò l'esercito e si mise all'inseguimento. Anche
Davide si preparò alla battaglia. Radunò coloro che gli erano rimasti
fedeli, li organizzò in tre gruppi e, davanti a tutti, ordinò ai capi di
trattare con riguardo il giovane Assalonne, suo figlio. La battaglia si svolse
nella foresta di Efraim, e i soldati di Davide riuscirono a prevalere su
quelli di Assalonne, i quali si diedero alla fuga. Anche Assalonne fuggì,
cavalcando un mulo. A un tratto il mulo si infilò tra i rami bassi di un grande
albero, e la testa di Assalonne rimase impigliata tra i rami. Il mulo passò
oltre, mentre Assalonne rimase sospeso tra cielo e terra. Un uomo lo vide e andò
ad avvertire Ioab, il capo dell'esercito. «Perché non l'hai ucciso
all'istante?» gli chiese Ioab, e l'altro rispose: «Ho sentito con le mie
orecchie il comando del re, di risparmiare la vita di suo figlio». Ma Ioab
non lo stette a sentire: andò, e uccise Assalone. Davide stava seduto sulla
porta della città, quando giunse un messaggero ad annunciare la vittoria. «E
il giovane Assalonne, sta bene?» chiese Davide. L'altro rispose: «Siano come
quel giovane tutti i nemici del re!» Davide, allora, comprese che suo figlio
era morto. Grande fu il suo dolore: egli fu scosso da un tremito e pianse.
Diceva tra le lacrime: «Assolonne, figlio mio! Fossi morto io invece di te,
figlio mio Assalonne!» E così la vittoria si tramutò in lutto; tutti erano
tristi per il dolore del re, che piangeva il figlio anche se lo aveva tradito.
2
Samuele 13-19
1
IL SIGNORE E’ IL
MIO PASTORE Salmo 22
Re Davide continuò per tutta la vita a comporre poesie, che cantava accompagnandosi con la cetra. Ascolta questo salmo - così si chiamano le sue composizioni - pieno di felicità per la protezione che il Signore manifesta a chi si rivolge a lui con fiducia. «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.»
2
UNA PROFEZIA PER DAVIDE 2
Samuele 7
Davide
viveva in pace a Gerusalemme, dove aveva fatto trasportare l'Arca
dell'Alleanza. Un giorno ch
iamò
il profeta Natan e gli disse: ('Ecco: io sto in un bel palazzo, mentre l'Arca
del Signore è ancora sotto una tenda. Voglio costruire una casa, cioè un
grande tempio, anche per il Signore». Natan, che come tutti i profeti parlava a
nome di Dio, gli disse: «Non preoccuparti di costruire un tempio: il Signore
non te l'ha chiesto. Anzi, egli ti fa una promessa. Il tempio lo costruirà
tuo figlio Salomone, che sarà re dopo di te; e anche dopo Salomone a
Gerusalemme regneranno i tuoi discendenti. Il tuo trono sarà stabile per
sempre». Davide allora si recò davanti all'Arca, alla presenza del Signore,
e disse: «Chi sono io, Signore, perché tu mi colmassi di tanti favori? E
questo è parso ancora poco ai tuoi occhi: ecco che garantisci la mia discendenza
anche per un lontano avvenire. Tu sei davvero grande Signore Dio!» La
profezia si è avverata con Gesù, discendente di Davide e figlio di Dio: egli
è il Re dell'universo, e il suo regno è senza fine: il suo trono è stabile
per sempre.
3
LA RICONOSCENZA DI DAVIDE Salmo
138
Dio
conosce a fondo il cuore dell'uomo: Davide lo sa, e così canta la sua
riconoscenza: «Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu sai quando mi seggo e
quando mi alzo, quando cammino e quando riposo, Dove andare lontano da te? Se
salgo in cielo, là tu sei, se scendo negli abissi, eccoti. Se prendo le ali
dell'aurora per abitare all'estremità del mare, là mi guida la tua mano. Per
te le tenebre sono luce e la notte è chiara come il giorno.»
4
PER AMORE DI GIONATA 2
Samuele 4; 9
Davide
regnava a Gerusalemme, amato e rispettato dai sudditi e temuto dai nemici.
Egli era potente, ma non dimenticava chi gli aveva fatto del bene. In
particolare non dimenticava Gionata, figlio del re Saul; non dimenticava la
promessa che gli aveva fatto, di trattare con riguardo i suoi discendenti. Ma ne
esistevano ancora? Il re fece compiere indagini per saperlo, e gli riferirono
che uno solo dei figli di Gionata era sopravvissuto. Si chiamava Merib-Baal; era
ormai un uomo, ed era storpio di entrambi i piedi: aveva cinque anni quando
giunse la notizia della sconfitta di Saul e Gionata; la nutrice l'aveva preso in
braccio per fuggire, ma nella fretta il bambino era caduto ed era rimasto
storpio. Quando Davide lo mandò a chiamare, Merib-Baal si presentò pieno di
paura, perché temeva che Davide volesse vendicare su di lui il male ricevuto
da Saul. Ma il re gli disse: «Non temere! Voglio trattarti con benevolenza, per
amore di Gionata tuo padre. Ti restituisco tutti i campi della tua famiglia che
ti sono stati tolti, e d'ora in poi tu mangerai sempre alla mia tavola. Per
amore di Gionata!»
5
SALOMONE E’ CONSACRATO RE 1
Re 1-2
Il
re Davide si era fatto molto vecchio, e il suo figlio maggiore, Adonia, pensò
di approfittarne per proclamarsi re. I personaggi principali del regno erano
dalla sua parte, e così molti del popolo. Già da lungo tempo, però, re Davide
aveva deciso che alla sua morte il suo posto doveva essere preso da un altro
figlio, Salomone. Il profeta Natan allora mandò la madre di Salomone da
Davide, a ricordargli la promessa e a rivelargli i progetti di Adonia. Al
sentire di Adonia, Davide chiamò il profeta Natan e il sacerdote Zadok e
disse loro: «Prendete subito la mia guardia, fate salire Salomone sulla mia
mula e scendete alla fonte Ghicon: là consacrerete Salomone come re; poi farete
suonare le trombe, e griderete: Viva il re Salomone!» Così fu fatto, e così
Salomone divenne re del popolo d'Israele. Sentendosi poi vicino alla morte,
Davide chiamò a sé Salomone e gli disse: «Sii forte e mostrati uomo.
Osserva la legge del Signore, e riuscirai in tutte le tue imprese!» Poi il
grande re Davide morì; Salomone prese il suo posto, e il suo regno divenne
prospero e potente, perché il Signore era con lui.
6
IL SOGNO DI SALOMONE 1
Re 3
Il
re Salomone si recò a Gabaon, ad offrire un grande sacrificio di ringraziamento
al Signore. E il Signore quella notte gli apparve in sogno e gli disse: «Chiedimi
quello che desideri da me». Salomone rispose: «Tu, mio Signore, sei stato
tanto buono con me da farmi divenire re al posto di mio padre Davide. Ma io sono
come un ragazzo, privo di esperienza per governare bene il tuo popolo.
Concedimi di essere saggio.» Al Signore piacque questa richiesta, e rispose a
Salomone: «Tu non mi hai chiesto una lunga vita, né la ricchezza, né la
sconfitta dei tuoi nemici, ma mi hai chiesto la saggezza per governare
degnamente il mio popolo: ecco, io ti dono un cuore saggio e intelligente, e ti
dono anche quello che non hai chiesto. Ti dono, insieme con la saggezza, la
ricchezza e la gloria e una lunga vita». Salomone si svegliò, tornò a Gerusalemme
e si recò davanti all'Arca dell'Alleanza, alla presenza del Signore. Offrì
altri sacrifici al Signore, e il Signore mantenne le sue promesse: Salomone
regnò per quarant'anni, e il suo regno fu saggio, ricco e glorioso.
7
IL GIUDIZIO DI SALOMONE 1
Re 3
Salomone
era un re molto saggio, tanto che le sue sentenze divennero famose in tutto il
mondo. Una volta si presentarono a lui due donne. La prima disse: «Noi abitiamo
nella stessa casa, e a ciascuna di noi è nato un bambino a pochi giorni di
distanza l'uno dall'altro. Una notte il bambino di questa donna morì; allora
ella lo sostituì con il mio: il bambino che ora ella porta in braccio è il
mio!» La seconda donna, però, protestava e diceva: «No: il bambino è mio.
Il tuo è quello che è morto!» Allora Salomone fece portare una spada e ordinò
alle guardie «Tagliate in due il bambino, e datene metà ciascuno alle due
donne!» A quelle parole, la prima donna disse: «No, mio signore, non uccidere
il bambino: preferisco che sia dato alla donna che lo tiene in braccio,
piuttosto che muoia!» La seconda donna, invece, diceva: «Va bene, sia diviso:
non sia né mio né tuo». Di proposito il saggio re Salomone aveva dato
quell’ordine non voleva mettere a morte il bambino, ma sapeva che la vera
madre avrebbe preferito perderlo piuttosto che vederlo morire. E fece dare
piccolo alla madre vera.
8
UNA CASA PER IL SIGNORE 1Re
5-6
Salomone
regnava in pace sul popolo d'Israele, e ritenne giunto il momento di
realizzare quello che già era stato il desiderio di suo padre Davide:
costruire una dimora stabile per il Signore. Fino a quel momento l'Arca dell'Alleanza,
sopra la quale era l'invisibile presenza di Dio, era collocata sotto una
tenda, che era stata spostata molte volte dal deserto del Sinai fino a
Gerusalemme. Ora il Signore avrebbe avuto una casa stabile in mezzo al suo
popolo, un tempio degno di lui. Per questo Salomone mandò ambasciatori a
Chiram, re del Libano, che a suo nome gli dissero: «Tu sai che Davide mio
padre non ha potuto edificare un tempio al nome del Signore a causa delle guerre
che i nemici gli mossero da tutte le parti. Ora che il Signore mi ha dato pace
da ogni parte, ho deciso di edificare un tempio al suo nome. Ordina, dunque, che
si taglino per me cedri e abeti del Libano». Quando Chiram udì queste parole,
mandò a dire a Salomone: «Ho ascoltato il tuo messaggio: farò quanto tu
desideri riguardo al legname di cedro e al legname di abete. I miei servi lo
caleranno dal Libano al mare; io lo metterò in mare su zattere fino al punto
che tu mi indicherai. Là io lo scaricherò e tu lo prenderai». Dopo questi
accordi, Salomone chiamò migliaia e migliaia di operai del suo popolo e li mandò
a cavare pietre dai monti e chiamò al suo servizio abili architetti. E
nell'anno quarto del suo regno, sopra il colle che stava a nord della città di
Gerusalemme, vale a dire il monte Sion, diede inizio ai lavori. La costruzione
del tempio durò sette anni; e risultò magnifica, tanto da divenire famosa non
solo tra il popolo d'Israele, ma anche presso i popoli stranieri.
9
IL TEMPIO SUL MONTE SION 1
Re 6-7
Il
tempio che Salomone innalzò al Signore sul monte Sion, a Gerusalemme, era
imponente e magnifico. Altissime e spesse muraglie sostenevano da ogni lato
un'immensa spianata, lunga quasi cinquecento metri e larga duecentocinquanta. Al
centro della spianata era il santuario, tutto di marmo adorno d'oro, di bronzo
e di legni preziosi come il cedro del Libano. Ai lati del santuario vi erano
ampi cortili, tutti lastricati in marmo e circondati da solenni portici su
colonne pure di marmo.
10
IL SANTUARIO DEL TEMPIO 1
Re 6
La
parte principale del grande tempio costruito da Salomone era il santuario.
Esso si innalzava al di sopra delle altre costruzioni del tempio, e poteva
essere visto da lontano in tutto il suo splendore. Esso era composto di tre
stanze: l'atrio, il Santo, e il Santo dei Santi. Nel Santo si trovava un grande
candelabro a sette bracci e una mensa su cui erano posti dodici pani, tanti
quanti erano le tribù del popolo d'Israele. Nel Santo vi era anche un piccolo
altare d'oro, l'altare dei profumi, su cui veniva bruciato l'incenso.
11
IL SANTO DEI SANTI 1
Re 6
La
terza stanza del santuario era il luogo più sacro di tutto il tempio di
Gerusalemme anzi, era il luogo più sacro di tutta la terra. Questa stanza era
detta Santo dei Santi, e conteneva l'Arca dell'Alleanza, sopra la quale era
l'invisibile presenza del Signore. L'Arca dell'Alleanza si trovava in mezzo a
due giganteschi cherubini fatti di legno d'olivo ricoperto d'oro. I due cherubini
erano alti oltre quattro metri: le loro ali, che si toccavano al centro della
stanza, erano distese sopra l'Arca dell'Alleanza.
12
LE OFFERTE PER IL SIGNORE 1
Re 6
Davanti
al santuario del tempio di Gerusalemme, all'aperto, c'era quanto occorreva per
offrire al Signore i sacrifici che il re e il popolo portavano al tempio:
animali senza difetto o primizie dei raccolti. Essi venivano bruciati
sull'altare dei sacrifici, un enorme cubo di pietre squadrate, con una rampa
su un lato per potervi salire. Non lontano dall'altare vi era un amplissimo
bacile di bronzo, sorretto da dodici buoi pure di bronzo; era pieno d'acqua,
che serviva per la purificazione dei sacerdoti.
13
SACERDOITI E POPOLO NEL TEMPIO 1
Re 6-7
Nel
grande tempio di Gerusalemme, costruito da Salomone, i compiti principali
erano svolti dal sommo sacerdote e dagli altri sacerdoti; i compiti meno
importanti erano svolti dai leviti. I sacerdoti portavano vesti speciali
quando svolgevano il loro compito nel tempio. Per rispetto al luogo santo della
presenza del Signore, camminavano a piedi nudi. Essi ricordavano che il
Signore, quando parlò a Mosè dal roveto ardente, là nel deserto, gli comandò
di togliersi i sandali che indossava, perché il luogo dove il Signore era
presente era sacro. Soltanto i sacerdoti potevano entrare nel santuario; essi
solo potevano offrire Sacrifici. Il popolo non poteva neppure avvicinarsi
all'altare, però gli uomini potevano assistere alle cerimonie stando dietro una
transenna. Le donne potevano arrivare fino al cortile che precedeva quello
degli uomini. Gli stranieri, invece, cioè coloro che non appartenevano al
popolo d'Israele, potevano entrare soltanto nel cortile più esterno del tempio;
una scritta in varie lingue li avvertiva che, se fossero penetrati oltre, rischiavano
la morte.
14
IL SIGNORE ENTRA NEL SUO TEMPIO 1
Re 8
Il
grande tempio costruito da Salomone sul monte Sion, a Gerusalemme, era
pronto: solenne, magnifico nella sua costruzione e nei suoi arredi. Era
pronto, ma mancava l'essenziale per cui era stato costruito: l'Arca
dell'Alleanza, su cui era l'invisibile presenza di Dio. Dal tempo del re Davide,
l'Arca dell'Alleanza si trovava con la sua tenda a Gerusalemme. Il re Salomone,
quando il tempio fu terminato, convocò gli anziani del popolo, i principi e i
capi, e con grande solennità fece trasportare l'Arca dell'Alleanza nel
tempio. I sacerdoti e i leviti la sollevarono, e con gran tripudio generale
l'Arca fu trasportata nella parte più interna del tempio, il Santo dei Santi.
Appena essi ne furono usciti, la gloria del Signore, sotto forma di una nube,
riempì il tempio: il Signore prendeva possesso della sua dimora tra gli uomini.
Il re poi si pose presso l'altare, e davanti a tutto il popolo innalzò una
preghiera al Signore. Disse: «Signore, ascoltaci quando verremo in questo
luogo a pregarti. Tu, dal cielo, ascolta le nostre suppliche e perdona i
nostri peccati». Poi Salomone offrì un sacrificio al Signore e benedisse il
popolo.
15
PELLEGRINI
IN CAMMINO Salmo
83
Dovunque
abitassero, anche molto lontano da Gerusalemme, gli Israeliti avevano come
loro più grande desiderio di recarsi nella città santa, nel tempio del Signore
dove si trovava l'Arca dell'Alleanza. Che cosa poteva esserci di più
desiderabile? Ecco che allora tra il popolo di Israele era stato composto
questo canto: «Quanto sono amabili le tue dimore, Signore Dio dell'universo!
L'anima mia è triste perché è lontana dal tuo tempio. Anche il passero trova
la casa e la rondine il nido dove porre i suoi piccoli là, vicino al tuo
altare, o Signore, mio re e mio Dio. Beato chi abita la tua casa: sempre canta
le tue lodi! Beato chi trova in te la forza di compiere il santo viaggio. Lungo
il cammino cresce il suo vigore finché compare davanti a te. Per me un giorno
nel tuo tempio è più che mille giorni altrove.» Il viaggio di cui parla
questo canto è quello che gli Israeliti compivano per Pasqua e nelle altre
feste principali, recandosi a Gerusalemme, sul colle di Sion dove sorgeva il
tempio del Signore.
16
LA RICONOSCENZA DEI PELLEGRINI Salmi
120; 129; 123
I
pellegrini che si recavano a Gerusalemme lungo il cammino usavano pregare con
alcuni salmi. «Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l'aiuto? Il mio
aiuto viene dal Signore che ha fatto il cielo e la terra.» Così pregavano i
pellegrini, per chiedere soccorso nelle difficoltà del cammino. Per presentarsi
davanti al Signore bisogna essere pentiti dei propri peccati; è quello che i
pellegrini chiedevano con questo salmo: «Dal profondo a te grido, Signore;
Signore, ascolta la mia voce. Se consideri le nostre colpe, chi potrà stare
davanti a te? Ma presso di te è il perdono! Io spero nel Signore; la mia anima
lo attende più di quanto le sentinelle attendano l'aurora.» Dopo avere
ottenuto il perdono, i pellegrini ringraziavano il Signore con questo salmo: «Se
il Signore non fosse stato con noi, le acque ci avrebbero travolti, un torrente
ci avrebbe sommersi. Noi siamo stati liberati come un uccello dal laccio dei
cacciatori: il laccio si è spezzato, e noi siamo volati via!»
17
LA PARTENZA DEI PELLEGRINI Salmi
132; 133
I
pellegrini che andavano a Gerusalemme viaggiavano in gruppo, ed era bello
ritrovarsi con chi aveva la stessa fede: era bello e gradevole come la rugiada
che scende dal monte Ermon: «Ecco quanto è buono e quanto è soave, che i
fratelli vivano insieme! E come rugiada dell'Ermon che scende sui monti di Sion.»
L'Ermon è il monte più alto del territorio di Israele, e le sue nevi erano
simbolo di refrigerio per gli abitanti di quel paese assolato. Dopo i giorni
trascorsi presso il tempio, i pellegrini si preparavano alla partenza. Prima,
però, chiedevano ai sacerdoti, che avevano la fortuna di restare nel tempio
di Gerusalemme, di continuare a pregare per loro: «Ecco, benedite il Signore,
voi tutti, servi del Signore; voi che state nella casa del Signore durante le
notti. Alzate le mani verso il tempio e benedite il Signore. » In risposta, i
pellegrini che partivano riceveano dai sacerdoti un'ultima benedizione: «Da
Sion ti benedica il Signore che ha fatto cielo e terra.»
18
LE FESTE DEL POPOLO D’ISRAELE Levitico
16; 23
Nel
tempio di Gerusalemme il popolo d'Israele celebrava le sue feste. Esso era
particolarmente frequentato di sabato, il giorno della settimana in cui
nessuno lavorava e tutti avevano più tempo per lodare il Signore dei suoi
benefici. La principale delle feste era la Pasqua: essa ricorreva in aprile e ricordava
a tutti la grande impresa che il Signore aveva compiuto per il suo popolo
liberandolo dalla schiavitù dell'Egitto. Cinquanta giorni dopo la Pasqua
ricorreva la festa di Pentecoste, quando si ringraziava il Signore per i doni
della terra e si offrivano a lui le primizie dei raccolti. Si celebrava poi la
festa dell' Espiazione, quando si chiedeva perdono al Signore dei peccati
del popolo. In quel giorno si sceglievano due capri. Tirando a sorte, uno dei
due veniva riservato al Signore, l'altro al demonio. Il sommo sacerdote
compiva un rito, con cui riversava tutti i peccati del popolo sul secondo
animale, che poi veniva mandato libero nel deserto. L'altro capro, invece,
veniva offerto in sacrificio nel tempio: esso rappresentava il popolo d'Israele
che offriva tutto se stesso al Signore.
19
LA FESTA DELLE CAPANNE Levitico
23
Una
delle feste principali che il popolo del Signore celebrava era la festa detta
delle Capanne, o delle Tende, o dei Tabernacoli. Si chiamava così perché nella
ricorrenza della festa per otto giorni tutti lasciavano le loro case per vivere
sotto le tende o in capanne provvisorie. In questo modo si ricordavano i
quarant'anni durante i quali il popolo d'Israele era vissuto nel deserto, dopo
l'uscita dalla terra d'Egitto. Negli otto giorni sotto le tende nessuno
lavorava; tutti pensavano ai grandi prodigi compiuti dal Signore per il suo
popolo: l'aveva nutrito nel deserto e difeso dai nemici, aveva stipulato con
esso un'alleanza, gli aveva dato la sua legge perché sapesse come
comportarsi in ogni situazione della vita, e infine gli aveva dato una terra
fertile in cui abitare. Ricordando quanto era stato buono il Signore, veniva
spontaneo ricordare anche tutti gli altri doni che il Signore fa ai suoi amici:
e tutti lo lodavano e lo ringraziavano, impegnandosi a contraccambiare nell'unico
modo che il Signore gradiva: cioè amarlo, e quindi osservare la sua legge.
20
LE NAVI DI SALOMONE 1
Re 9-10
Salomone
era un re molto saggio e abile. I suoi uomini commerciavano per lui, ed egli
metteva tasse su tutte le carovane di mercanti che attraversavano il regno.
Con l'aiuto del suo amico Chiram, re di Tiro, Salomone costruì anche una flotta
in Elat, sulla riva del Mar Rosso: il suo dominio, infatti, arrivava fin là.
Chiram inviò sulle navi i suoi servi, marinai che conoscevano il mare, e
questi, insieme con i servi di Salomone andarono nel paese di Ofir, a prendere
oro che portarono a Salomone.
21
LA GRANDEZZA DI SALOMONE 1
Re 9-10
La
grandezza di Salomone si estendeva per tutto il regno di Israele. La flotta
che caricava oro nel paese di Ofir portava anche prezioso legno di sandalo, con
il quale il re fece costruire ringhiere per il tempio e per la reggia, e anche
cetre e arpe per i cantori. Tutti i re dei regni vicini e lontani onoravano
Salomone: i visitatori che arrivavano alla sua reggia offrivano in dono
oggetti d'oro e d'argento, vestiti, armi, profumi rari, cavalli e muli. Si
dice che durante il regno di Salomone a Gerusalemme l'argento era abbondante
come i sassi! Salomone aveva radunato anche carri e cavalli, che i suoi mercanti
comperavano dai re Ittiti e dai re di Aram. I carri erano millequattrocento e
i cavalli erano dodicimila, distribuiti tra Gerusalemme e le città del regno
d'Israele. Un giorno il Signore apparve per la seconda volta a Salomone e gli
disse: «Io ho ascoltato la tua preghiera e la tua supplica e ho santificato
il tempio che tu hai costruito per me. Ma se vi allontanerete da me e andrete a
servire altri dèi, io rigetterò via da me il tempio che ho consacrato a mio
nome.»

22
UN TRONO D’ORO E D’AVORIO 1
Re 10
Salomone
aveva anche abbellito il palazzo reale, che sorgeva accanto al tempio del
Signore, e lo aveva arricchito con ornamenti d'oro. Dentro il palazzo Salomone
aveva fatto costruire il suo trono: era d'avorio rivestito d'oro puro, e aveva
due bracci laterali ai cui fianchi si ergevano due leoni. Il trono era
appoggiato sopra sei gradini, sui quali, da una parte e dall'altra, stavano
altri dodici leoni. Nessun altro re della terra aveva un trono d'oro e d'avorio
simile a quello del re Salomone.
23
LA CAROVANA DELLA REGINA SABA 1
Re 10
Re
Salomone superava per ricchezza e saggezza tutti i re della terra. Da ogni
parte della terra si desiderava avvicinare Salomone per ascoltare la saggezza
che Dio gli aveva messo nel cuore. Attirata dalla fama di Salomone venne un
giorno a fargli visita a Gerusalemme una regina di un regno d'Arabia, la
regina di Saba. Ella partì dal suo paese con una lunga carovana di cammelli
carichi di doni davvero degni di un re: oro, pietre preziose, aromi e profumi
che intendeva donare a Salomone.
2
4
SALOMONE E LA REGINA DI SABA 1
Re 10
Partita
dal suo regno d'Arabia, dopo un lungo viaggio la regina di Saba arrivò a
Gerusalemme. Ella si presentò al re Salomone e gli offrì i suoi doni. Poi
volle mettere alla prova la sua saggezza: per questo, come si usava tra i
sovrani orientali, gli pose molte domande difficili, e Salomone a tutte rispose.
La regina di Saba rimase molto ammirata. Poi Salomone mostrò alla regina il tempio
del Signore che aveva costruito e la reggia che aveva abbellito; le spiegò le
leggi che erano state stabilite nel suo regno e l'attività dei suoi ministri.
Quando la regina di Saba ebbe ammirato tutta la saggezza di Salomone e ciò
che egli aveva costruito, rimase senza fiato. Allora disse al re: «Era vero,
dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto e sulla tua saggezza!
Io non avevo voluto credere a quanto si diceva finché non sono venuta qui e i
miei occhi non hanno visto: ebbene, non me ne era stata riferita neppure la metà!
Beati i tuoi ministri, che ascoltano la tua saggezza; beato il tuo popolo,
governato da te; benedetto il tuo Dio, che ti ha fatto re!» Dopo di ciò
Salomone offrì anch'egli molti doni alla regina di Saba, ed ella tornò nel
suo regno.
25
IL REGNO DIVISO 1 Re 11-12
Salomone
regnò per quarant'anni con saggezza e gloria. Non però negli ultimi anni,
quando si allontanò dal Signore: le sue mogli straniere lo attirarono verso i
loro dèi, e Salomone fece quello che è male agli occhi del Signore. Per
questo il Signore gli disse: «Tu non ti sei comportato come tuo padre Davide;
tu non hai osservato l'alleanza con me. Perciò dovrei toglierti il regno che
ti ho dato. Ma per amore di Davide lascerò una parte del regno ai tuoi
discendenti». Quando Salomone morì, divenne re suo figlio Roboamo. Egli si comportò
da sciocco e da cattivo, e una gran parte del popolo si ribellò a lui. Così il
regno si divise in due. Il territorio meridionale rimase con Roboamo; si
chiamò regno di Giuda, ed ebbe come capitale Gerusalemme. Il territorio
settentrionale divenne il regno d'Israele, sua capitale fu la città di
Samaria, e il primo re fu un ministro di Salomone di nome Geroboamo. Geroboamo
voleva evitare che i suoi sudditi andassero a pregare il Signore nel tempio di
Gerusalemme; perciò innalzò due altri templi al Signore nel suo territorio,
uno a Betel e l'altro a Dan.
26
I PROFETI DEL SIGNORE 1
Re 14-16; Amos 7;
Geremia 1
Il
regno di Saul, di Davide e di Salomone si era diviso in due. A Gerusalemme
regnavano, uno dopo l'altro, i discendenti di Davide. Essi, però, spesso si
comportavano male, avevano poca fede nel Signore e spesso lo abbandonavano per
seguire falsi dèi che erano adorati dai popoli stranieri. Lo stesso facevano
i re d'Israele, che regnavano a Samaria. Il popolo vedeva il cattivo esempio dei
loro re, e faceva altrettanto. Il Signore vedeva il tradimento del suo popolo, e
non si stancava mai di invitarlo ad abbandonare la sua cattiva condotta e a
ritornare al suo amore. Lo faceva in vari modi. Per esempio, permetteva che
nelle guerre vincessero i nemici, per far comprendere al suo popolo che soltanto
se rimaneva amico del Signore poteva vivere sicuro e in pace. Un altro modo
usato dal Signore per richiamare il suo popolo era quello di mandare uomini
speciali che parlassero per lui: i profeti. Furono molti i profeti mandati dal
Signore, sia nel regno di Giuda sia nel regno d'Israele; ma spesso né i re né
il popolo li ascoltavano; anzi, spesso li maltrattavano, li cacciavano o
addirittura li facevano morire. Il Signore sceglieva i suoi profeti tra il
popolo, non importa a quale categoria appartenessero; bastava che nel loro cuore
avessero tanto amore per Dio. Amos, per esempio, era un semplice pastore del
regno di Giuda: il Signore lo chiamò e lo mandò nel regno d'Israele, ad annunciare
gravi castighi per chi non si ravvedeva. Geremia era un giovane timido; quando
il Signore lo chiamò, rispose: «Vedi: io non so parlare bene, perché sono
giovane!» Ma il Signore gli rispose: «Non dire: sono giovane; tu devi
soltanto ripetere quello che io ti ordino di dire».

27
IL SIGNORE APPARE AL PROFETA ISAIA Isaia
6
Uno
dei grandi profeti del regno di Giuda fu Isaia. Egli seppe che il Signore
aveva scelto lui un giorno in cui si trovava a pregare nel tempio di Gerusalemme
ed ebbe una visione grandiosa. Egli vide il Signore su un trono alto ed
elevato; i lembi del suo manto lambivano il tempio. Attorno a lui stavano dei
serafini, i quali cantavano e proclamavano: «Santo, santo, santo è il Signore
Dio dell'universo; i cieli e la terra sono pieni della sua gloria». Isaia a
quella visione fu preso da un grande timore e disse: «Povero me, sono perduto,
perché io sono solo un uomo, e peccatore: eppure i miei occhi hanno visto il
Signore!» Allora uno dei serafini volò verso di lui, e gli parve come se con
un carbone ardente gli toccasse la bocca dicendo: «Ecco, le tue labbra ora
sono purificate; i tuoi peccati sono perdonati». Isaia comprese il significato
di quel gesto: il Signore aveva tolto ogni impedimento, perché egli potesse
parlare a nome suo. Perciò, quando udì la voce del Signore che diceva: «Chi
manderò? Chi andrà a parlare per noi?» Isaia subito rispose: «Eccomi,
manda me!»

28
AMOS IL PROFETA Amos
5
C'era
un profeta di nome Amos. Era un pastore del regno di Giuda, ma Dio gli disse di
recarsi a parlare a suo nome nel regno di Israele. Amos andò, obbedendo al
comando del Signore. Uno dei peccati che Amos rimproverava maggiormente era
il modo in cui i ricchi d'Israele trattavano il prossimo. Spesso i ricchi si
preoccupavano di andare al tempio a offrire sontuosi sacrifici, ma poi si
comportavano male con gli altri, imbrogliando, insultando, sfruttando i poveri
e i deboli. Ben altro era ciò che preferiva il Signore! Egli voleva che i
poveri fossero aiutati e che chiunque fosse trattato con giustizia. Così,
parlando per bocca del profeta Amos, il Signore disse: «Io detesto le vostre
feste; non gradisco le vostre riunioni. Voi mi offrite animali in sacrificio:
ma io non li guardo neppure. Piuttosto, fate scorrere ciò che è giusto come
l'abbondanza dell'acqua di un fiume. Cercate il bene e non il male, se volete
vivere». Ma la predicazione di Amos dava fastidio. «Tornatene al tuo paese»
gli dissero allora. «Le nostre faccende non ti riguardano, e quello che dici
non ci interessa!»

29
AMOS ANNUNCIA LA SALVEZZA Amos
9
Il
profeta Amos avvertiva il popolo d'Israele che se non si fosse pentito dei suoi
peccati, il Signore lo avrebbe severamente castigato, al punto di distruggere
il tempio costruito da Salomone. Ma se esso avesse modificato la sua condotta,
Dio sarebbe tornato ad amarlo. Tutti dovevano imparare a fare la volontà di
Dio: allora, diceva Amos, i raccolti sarebbero stati nuovamente floridi e
abbondanti, le vigne così ricche che il vino sarebbe corso giù a rivoli per le
colline, e i giardini sarebbero stati ricchi di frutti.
30
LE SOFFERENZE DI GEREMIA Geremia
10
Gremia
era un profeta nato vicino a Gerusalemme. Egli, parlando a nome del Signore,
spesso rimproverava il popolo ebraico perché, invece di adorare il Signore,
unico e invisibile, preferiva le divinità degli stranieri. Così Geremia non si
stancava di ripetere: «Le false divinità non esistono, anche se sono
raffigurate da statue. Non sono che legno tagliato nel bosco, opera di un
falegname. Sono ornate d'argento e d'oro, ma non sanno parlare; e bisogna portarle,
perché non camminano. Sono come uno spaventapasseri in un campo di cocomeri!
Non dovete avere paura di loro, perché non fanno alcun male. Ed è inutile pregarle,
perché esse non possono fare alcun bene!» Geremia vedeva anche che i popoli
vicini erano più forti degli Israeliti, e capiva che Dio si sarebbe servito
di loro per castigare il suo popolo. Geremia tentò in tutti i modi di
convincere il popolo di Israele che, se avesse continuato ad adorare le false
divinità, sarebbe stato sconfitto dai nemici. Geremia continuava a ripetere:
«Dio vuole che torniate da lui!» Ma il popolo d'Israele non l'ascoltava.
31
GEREMIA VA DAL VASAIO Geremia
18
Gli
uomini d'Israele mostravano di non credere al profeta Geremia, che temeva i
castighi del Signore per tutto il popolo ebraico, se esso non si fosse deciso a
ritornare ad adorare il vero Dio e a rinunziare a onorare i falsi dèi. Un
giorno il Signore invitò Geremia a spiegarsi al suo popolo con un esempio
pratico. Gli disse dunque: «Prendi e scendi nella bottega del vasaio: là ti
farò udire la mia Parola». Geremia obbedì: andò nella bottega di un vasaio
e vide che stava fabbricando dei vasi d'argilla, modellando appunto l'argilla
con l'aiuto del tornio. Quando un vaso riusciva male, il vasaio impastava di
nuovo l'argilla per modellare un vaso migliore. «Ecco» disse allora il Signore
per bocca di Geremia: «Io potrei agire con voi, popolo d'Israele, proprio come
questo vasaio. Voi siete come argilla nelle mie mani; se adorate i falsi dèi,
siete come un vaso riuscito male, che bisogna rifare». Le parole dì Geremia
non piacevano ai capi della città, che se ne lamentarono con il re. «Geremia
sta seminando paura» dicevano. Ma Geremia, come tutti i profeti, non poteva
fare a meno di dire al popolo quello che il Signore Dio gli ordinava.