IL SEGRETO DELL’AMORE DI TERESA MARTIN
PRESENTAZIONE
Mio giovane amico,
questo album racconta la vita di Teresa Martin, più conosciuta come santa
Teresa di Gesù Bambino o di Lisieux, dal nome della cittadina francese dove
Teresa visse e morì. Il papa Pio XI disse che questa giovane, morta ad appena
24 anni, "è la più grande santa del nostro secolo" perché seppe,
fin da bambina, combattere contro i propri difetti e crescere ogni giorno
nell'amore verso Gesù. Nelle belle illustrazioni a colori, opera del pittore
Giovanni Battista Conti, il volto di Teresa è circondato dall'aureola dei
Santi: noi sappiamo però che Teresa non nacque già santa, ma lo divenne a poco
a poco e a costo di grandi sacrifici, attirata dall'amore di Gesù. Ti auguro,
leggendo queste pagine e guardando le figure, di imparare a conoscere questa
piccola santa e di sentirti spinto ad imitarla, fino a gustare la gioia più
grande della vita: quella di amare Gesù con tutto il tuo cuore. Con
tanto affetto, Un tuo amico
PAPA’
E MAMMAAlençon
è una graziosa cittadina normanna, conosciuta in tutta la Francia per i suoi
bellissimi pizzi a merletto.
Un
giorno di primavera del 1858 un giovane e una ragazza attraversavano il ponte
san Leonardo: era la prima volta che si vedevano, e subito capirono che Dio li
aveva creati l'una per l'altro.
Negli
incontri che seguirono, Luigi Martin e Zelia Guerin crebbero nella stima
reciproca e cominciarono a volersi bene.
Ambedue
avevano, qualche anno prima, deciso di donarsi al Signore nella vita
religiosa, ma ambedue non riuscirono a realizzare il loro ideale.
Il
Signore infatti li aveva riservati per un'altra missione: quella di santificarsi
nel Matrimonio e divenire i genitori della più grande santa del nostro secolo.
LA
NASCITA DI TERESA AD ALEçONLa
casa dove, il 2 gennaio 1873, nacque Teresa è in via San Biagio, ad Alençon.
Prima di Teresa i coniugi Martin avevano avuto già otto figli dei quali però
ne erano sopravvissuti solo quattro: la più grande era Maria, la seconda
Paolina, la terza Leonia, la quarta Celina.
Il
Papà era dolcissimo con le sue bambine: terminato il lavoro di orologiaio,
dedicava loro tutto il suo tempo sia aiutandole a fare i compiti sia
conducendole in lunghe passeggiate nei boschi sia, alla sera, raccontando loro
gli episodi più belli della Bibbia e della vita dei Santi.
Mamma
Zelia era invece più esigente con le sue piccole, anche se sapeva correggere
con bontà i loro difetti. Ella faceva ogni giorno per loro questa preghiera:
"Signore, preserva le mie bambine dal peccato o prendile piuttosto subito
con te in Paradiso!'.
Per educare bene le loro figlie questi genitori cristiani assistevano ogni giorno alla Santa Messa e si accostavano spesso alla Santa Comunione.
IL
BATTESIMO DI TERESAMamma
Zelia, avendo visto morire ancor piccoli quattro dei suoi figli, voleva
battezzare Teresa il giorno stesso della nascita, giorno dedicato al
santissimo nome di Gesù; ma, per il mancato arrivo del padrino, si dovette
rimandare tutto al giorno 4.
In
quel giorno, nel battistero della chiesa di Nostra Signora di Alengon, Teresa
ricevette il Sacramento del Battesimo che la liberò dal peccato originale e
la rese figlia di Dio.
Al
Battesimo assistettero il papà e le quattro sorelline. Il padrino fu un giovane
amico di famiglia e la madrina fu Maria, la sorella maggiore, che aveva allora
solo 13 anni.
LA
PRIMA GRAVE MALATTIANella
bella casa di via San Biagio Teresina fu subito al centro delle attenzioni e
dell'affetto di tutti i suoi cari.
Ma
tanta gioia venne presto velata dal dolore: nel mese di marzo la piccola si
ammala di enterite e rifiuta ogni cibo finché una sera, mentre il papà era
assente, peggiora improvvisamente e sembra ormai vicina a morire.
Allora
la mamma, dopo aver affidato la bambina a San Giuseppe, esce nella notte e si
avvia correndo, lungo uno stretto sentiero campestre, verso Semallé per
chiedere l'aiuto di Rosina, una robusta e buona contadina che aveva già fatto
da balia ai suoi figli.
Rosina
venne e, presa in braccio la piccola moribonda, comincia ad allattarla mentre
Zelia, salita al piano di sopra si inginocchia ai piedi della statua di San
Giuseppe chiedendogli non la guarigione di Teresa, ma il compimento della volontà
di Dio.
Tanta
fede ottenne la grazia sperata: Teresa cominciò a sorridere tra la gioia di
tutti e, all'arrivo del papà, era già fuori pericolo.
TERESA
A SEMALLE’L'indomani
Rosina partì da Alençon portando con sé la piccola malata che ella doveva
allattare e rimettere in salute.
Il
buon latte della balia, il sole e l'aria pura della campagna ridiedero vita alla
bambina che, dopo appena qualche settimana, non sembrava più quella di prima.
Anche
a Semallé la piccola Teresa era circondata dall'affetto di tutti, sia dei buoni
contadini che dei loro bambini desiderosi di trascorrere con lei, al sole, le
ore più belle della giornata.
Anche
il vecchio Parroco del paese veniva spesso a vedere Teresa. Il santo vecchio,
che aveva conosciuto i nonni di Teresa e conosceva bene i genitori, diceva
spesso alla gente: "Questa bambina sarà buona,
perché discende da persone veramente cristiane".
TERESA
TORNA TRA I SUOI CARITrascorso un anno all'aria pura di Semallé e ormai rifiorita in salute, Teresa ritorna a casa, ad Alençon, tra i suoi cari.
La gioia di tutti è immensa. Le sorelline se la rubano per vezzeggiarla e il babbo trascorre tutto il tempo libero dal lavoro con lei: la conduce a passeggio, la spinge sull'altalena che ha costruito per lei nel piccolo giardino, la chiama "la mia reginetta" e non sa negarle nulla.
La
mamma però, vedendo il grande affetto che circonda Teresa e temendo che venga
viziata, la corregge con garbo e con efficacia.
Una
mattina quando, come al solito, Zelia si china su Teresina per darle il bacio,
la piccola, che finge di dormire, nasconde il viso sotto le coperte dicendo: "Non
voglio che mi guardi!". La mamma allora, senza dare risposta, esce
dalla porta e scende al pianterreno. Dopo qualche minuto si vede accanto la piccola
che tra i singhiozzi le dice: "Mamma, sono stata
cattiva! non lo farò più!".
E
così la piccola Teresa imparava a combattere i suoi difetti e a divenire ogni
giorno più buona.
TERESA
CRESCE NELLL’AMORE VERSO GESU’Come
tutti i bambini, Teresa non era nata santa ma, fin da piccola, voleva diventare
santa pur sapendo che questa scelta le sarebbe costata molta fatica e mille
sforzi per vincere i suoi difetti.
A
sostenerla in questi sforzi era l'amore che portava a Gesù.
Benché
non avesse che tre anni Teresa provava una grande gioia nel pensare a Gesù e
nel parlare con Lui.
Un
giorno che pioveva dirottamente, desiderando salutare Gesù nel santo Tabernacolo,
uscì di nascosto di casa e si avviò sotto la pioggia verso la Chiesa. Per
fortuna la domestica se ne accorse e le corse dietro per ricondurla a casa.
Anche
nelle bellezze del creato Teresa scorgeva la bontà di Gesù: quando il papà la
conduceva nei prati tra i fiori o in riva ai ruscelli dove guizzavano i pesci
ella, indicandoli, gridava con gioia: "Come è
buono Gesù, come è buono Gesù!".
“…
IO SCELGO TUTTO!”
L'amore
per Gesù divenne a poco a poco l'attrattiva più grande del suo piccolo cuore,
fino a divenire esclusivo e totale.
Questo
amore per la "totalità" si manifesta in un ingenuo episodio
infantile: un giorno Leonia portò alle due sorelline più piccole un cestino
contenente nastri e pezzi di stoffe colorate. All'invito di scegliere, Celina
prese le guarnizioni che più le piacevano; dopo di che Teresa stese le manine
sul cestino dicendo: "Io scelgo tutto!".
Per
essere simile a Gesù Teresa si sforzava di non dire mai parole che potessero
dispiacere agli altri e, se veniva accusata ingiustamente, preferiva tacere
anziché scusarsi. Si era imposta anche di dir sempre di sì ai genitori e
alle sorelline ed a lasciarsi prendere i suoi giocattoli senza dir niente. E
tutto questo faceva senza lasciar trapelare all'esterno lo sforzo interiore:
le bastava che Gesù la vedesse e ne fosse felice.
Insieme
alla sorella Celina, che aveva sei anni, contava su una coroncina i sacrifici
fatti nella giornata per farne poi, alla sera, l'offerta a Gesù.
E
così questa piccola di tre anni si preparava inconsciamente al più grande
sacrificio della sua vita: quello della perdita della persona che più amava
sulla terra, la sua cara mamma.
LA
MORTE DELLA MAMMAMamma
Zelia era ammalata da molto tempo, anche se aveva tenuto nascosto agli altri il
suo male compiendo con precisione e sacrificio tutti i suoi doveri di casa.
Venne
però il giorno in cui la malattia si aggravò e la portò vicino alla morte.
Nel suo cuore Zelia era rassegnata alla volontà di Dio, ma pensava: "Chi
farà ora da mamma alle mie bambine, specialmente alla più piccola così
bisognosa d'affetto?".
Il
giorno in cui ricevette per l'ultima volta la santa Comunione e l'Unzione degli
infermi, ella chiamò a sé Maria, la maggiore, alla quale affidò la cura di
Leonia e di Celina; poi, chiamata Paolina, le prese la mano, gliela strinse
fortemente e l'accostò alle sue labbra come per baciarla, dicendole: "Ti
affido Teresa: tu le farai da mamma!".
Qualche giorno dopo, il 28 agosto 1877, a quarantasei anni d'età, Zelia volava al Cielo.
Allora
il papà, presa in braccio la piccola Teresa, l'accostò al viso della mamma
dicendole: "Da' l'ultimo bacio alla mamma". «Ed io - lasciò
poi scritto Teresa - senza dire parole avvicinai le mie
labbra alla fronte della mia mamma carissima, e le diedi un bacio!».
I
MARTIN SI TRASFERISCONO A LISIEUXLisieux
è una graziosa cittadina della Normandia dove era farmacista il fratello di
Zelia, lo zio Isidoro Guérin.
Egli
abitava, con la moglie Celina e le due figlie Giovanna e Maria, in un bell'appartamento
in piazza san Pietro, proprio accanto alla Cattedrale: fu lui ad invitare il
cognato a trasferirsi con le figlie a Lisieux, dove la zia Celina avrebbe potuto
far loro da mamma.
Da
uomo molto concreto, egli aveva anche messo gli occhi su una graziosa villetta
che era in vendita alla periferia di Lisieux, nel quartiere dei "Buissonnets"
e ne propose l'acquisto al cognato.
Fu
così che, dopo appena tre mesi dalla morte di Zelia, i Martin arrivarono a
Lisieux e si stabilirono nella nuova casa che avrebbe visto crescere Teresa fino
all'età di quindici anni, quando - come diremo - potrà coronare il suo sogno
di consacrarsi totalmente a Gesù nel Carmelo di quella città.
LA
CASA DEI BUISSONNETSLa
villetta detta dei "Buissonnets" o dei "Boschetti" merita di
essere conosciuta un po' meglio perché è qui che Teresa trascorse la sua
fanciullezza e la sua adolescenza.
La
casa è circondata da un ampio giardino con sentieri ed aiuole.
Al
piano terreno c'è la cucina con il grande camino accanto al quale il papà -
nelle lunghe serate d'inverno - leggerà alle proprie figliole la storia sacra
o le vite di santi o la storia di Francia.
Dalla
cucina si passa alla sala da pranzo, arredata con mobili di legno massiccio.
Una scaletta piuttosto ripida conduce al piano superiore dove sono le stanze da
letto: Maria e Paolina (che hanno ora 18 e 16 anni) occupano quella di destra,
il papà quella di sinistra, le due sorelline più piccole, Celina di 8 e Teresa
di 5 anni, una stanza che ha un'uscita sul giardino, mentre Leonia, di 14 anni,
ha una stanzetta tutta per sé.
Più
in alto, proprio sotto il tetto, c'è una mansarda ben arredata chiamata
"il belvedere", con finestre che danno sul giardino: è quassù che
le due più piccole passeranno gran parte del loro tempo libero.
In
questa casa Teresa trascorrerà gli anni più preziosi della sua giovinezza,
senza - è vero - la guida della mamma, ma sostenuta dall'affetto tenerissimo
dei suoi cari che l'aiuteranno a correggere, giorno dopo giorno, i propri
difetti fino a raggiungere il perfetto abbandono nelle mani di Gesù.
LA
VITA DI TERESA A LISIEUX: L’ATRATTIVA DEL CREATOTeresa
amava molto i fiori e li coltivava in un angolo del suo orto per poi offrirli,
piena di gioia, al papà, che chiamava "il suo Re"; o per portarli al
piccolo Presepio, che aveva costruito nell'incavo di un muro del giardino,
davanti al quale si soffermava spesso a pregare Gesù Bambino.
Ma le ricreazioni più attese da Teresa erano quelle del giovedì, giorno di vacanza, quando il babbo la conduceva con le sorelle nelle campagne o in riva a un ruscello.
Teresa
godeva immensamente nel contemplare le bellezze della natura e «...spesso
- lascerà scritto - dopo aver provato a pescare
con la mia piccola lenza, andavo a sedermi sola sull'erba fiorita: allora i
miei pensieri si facevano molto profondi e la mia anima si immergeva nella
preghiera. La terra mi sembrava allora un luogo d'esilio e sognavo il Cielo...
».
LA
VITA DI TERESA A LISIEUX: STUDIO E PREGHIERAI primi studi Teresa non li fece a scuola, ma in casa, aiutata dal papà, dalla zia Celina e dalle sorelle, specialmente da Paolina che fu la sua vera prima maestra nel leggere e nello scrivere. A questo proposito Teresa ricorderà sempre che la prima parola che imparò a leggere fu "Cielo".
Ogni
giorno, dopo la lezione di Paolina, usciva col papà per ammirare le vetrine dei
negozi ma soprattutto per far visita a Gesù in una delle tante chiese della
città.
Un
giorno entrarono nella chiesa delle Suore Carmelitane. Dopo aver adorato Gesù
nel tabernacolo il papà, indicando a Teresa una grande grata a fianco
dell'altare, le disse: "Vedi Teresa, dietro quella
grata vi sono delle sante suore che pregano sempre Dio per la salvezza delle
anime".
La
piccola Teresa guardò a lungo con ammirazione quella grata, senza neppur
sospettare che di lì a nove anni lei pure, divenuta Suora Carmelitana, vi si
sarebbe rinchiusa per essere totalmente di Gesù.
“PAPA’
IL MIO NOME E’ SCRITTO IN CIELO!”Una
sera d'estate, tornando dalla casa dello Zio insieme al papà, Teresa fu colpita
dalla bellezza del cielo stellato.
«Io camminava guardando le stelle - lasciò
poi scritto Teresa - perché la loro vista mi rapva. Tra esse vidi un gruppo
di stelle più luminose che formavano una "T". Allora io le mostrai al
papà dicendogli: “Guarda, papà, il mio none è scritto in Cielo!”»
Poi, non volendo veder più nulla di
questa piccola terra, chiesi al papà di tenermi stretta per mano e di guidarmi,
poiché io volevo camminare con la testa all'insù per guardare le stelle, senza
neppur sapere dove posavo i piedi».
TERESA
CRESCE NELL’AMORE PER I POVERIIn
casa Martin c'era, da molte generazioni, la bella consuetudine di invitare
ogni lunedi i poveri del luogo per donar loro cibo, vestiario e anche denaro.
Un
giorno Paolina disse a Teresa: "D'ora in poi sarai tu la serva dei
poveri".
Teresa
ne fu felicissima, ma soprattutto lo furono i suoi ospiti per il rispetto, la
delicatezza e il sorriso pieno di bontà con i quali erano ricevuti da una
piccola bambina di 6 anni!
Così
in Teresa l'amore per i sofferenti crebbe di giorno in giorno fino a condurla a
decidere di consacrare la propria vita alla assistenza degli ammalati poveri
che a Lisieux erano ammassati nel misero ospedale della "Misericordia".
Se Teresa non realizzò questo suo desiderio fu solo perché, a poco a poco, comprese che l'immolazione totale di sé nella preghiera e nella penitenza tra le mura del Carmelo avrebbe giovato assai più ai suoi poveri che non la sua carità esteriore.
LA
VISIONE PROFETICA DELLA MALATTIA DEL PAPA’Teresa aveva appena 6 anni e mezzo,
quando avvenne questo fatto straordinario che lei stessa ricorderà più tardi
così: «Una mattina, mentre il papà era in viaggio ad Alençon, guardando
dalla finestra del "Belvedere" che dà sul giardino interno, vidi,
davanti alla lavanderia, un uomo vestito in tutto e per tutto come il papà, con
la stessa corporatura ed andatura, ma molto più curvo.
La testa era coperta con una specie di
grembiule, in modo che non potevo vederlo in viso... Allora, con voce
tremante, chiamai. "Papà, papà!... ", ma il misterioso personaggio
non rispose e continuò a camminare finché sparì dietro un boschetto».
* *
*
Divenuta
grande, Teresa penserà spesso al senso di quella visione; e lo trovò finalmente
quando il suo amato papà, colpito da ictus cerebrale, perse per sempre la
conoscenza e il suo volto così amabile si velò di sofferenza, simile al
Volto di Gesù sulla croce.
Per
questo Teresa, divenuta Carmelitana, volle chiamarsi suor Teresa di Gesù Bambino
e del Santo Volto.
AMORE
DI TERESA PER GESU’ EUCARISTICO – LA PRIMA CONFESSIONEIntanto
l'amore di Teresa verso Gesù presente nell'Eucaristia andava crescendo sempre
più. Ogni giorno si intratteneva a lungo davanti al santo Tabernacolo e parlava
con Gesù come se Lo vedesse.
Una
delle feste che la facevano più felice era la festa del "Corpus
Domini", ossia la festa di Gesù Eucaristico, perché in quel giorno
le era concesso, durante la processione solenne, di spargere sulla strada, al
passaggio di Gesù, i fiori e i petali che lei stessa aveva coltivato nel suo gìardino.
Quando
ebbe 7 anni Teresa, ben preparata da Paolina, fece la sua prima confessione
nella Cattedrale di san Piero, al canonico Don Ducellier. Ricordando quel
giorno, Teresa lasciò scritto: «Dopo la confessione
dei miei peccati, il confessore mi disse: "Sii tanto devota della Santa
Vergine". Poi uscii dal confessionale così contenta e leggera e con in
cuore una gioia così grande come non ne avevo mai provata».
ALUNNA
DALLE BENEDETTINEC'era e c'è tuttora a Lisieux una scuola per fanciulle, chiamata "l'Abbazia", condotta dalle suore Benedettine.
Il
questa benemerita scuola, dove avevano già studiato le più grandi delle
sorelle Martin, fu iscritta anche Teresa quando compì gli 8 anni.
Il
sacrificio di lasciare il calore delle mura domestiche fu ripagato dall'ottimo
insegnamento che ora Teresa poteva ricevere, ma anche dall'affetto delle buone
Suore e dall'amicizia di tante compagne alle quali, durante le ricreazioni,
raccontava con successo gli episodi della Storia sacra e della vita dei santi
che aveva imparato dal papà.
IL
SORRISO DELLA VERGINEL'anno
seguente - si era nel 1882 - Paolina annunciò al papà e alle sorelle il suo
prossimo ingresso nel Carmelo di Lisieux.
Teresa, che aveva allora solo 10 anni, soffrì grandemente per la mancanza della "sua mammina", tanto che, dopo due mesi, si ammalò gravemente.
Subito
la piccola inferma fu portata nella camera di Maria per essere da lei assistita;
ma, col passare dei giorni, la febbre crebbe a tal misura da farle pronunciare
parole deliranti. Ogni rimedio si mostrava inefficace e i medici stessi
disperavano ormai di poterla salvare.
Il
13 maggio, festa della Pentecoste, il papà chiamò accanto a Teresa le sue
figliole e tutti si inginocchiarono davanti alla statua della Vergine per
chiederLe il miracolo.
Anche
Teresa riuscì a sollevare gli occhi verso la statua ed ecco che «a
un tratto - racconterà Teresa - la Vergine santa mi parve così bella che mai
avevo visto nulla di simile. Il suo viso esprimeva una bontà e una tenerezza
ineffabili; ma ciò che penetrò fino in fondo alla mia anima fu l'incantevole
sorriso della Vergine santa. Allora tutte le mie pene scomparvero e due grosse
lacrime sgorgarono dai miei occhi: ero guarita».
IN
ATTESA DELLA PRIMA COMUNIONEDopo
la guarigione tutti i pensieri di Teresa si rivolsero al giorno ormai vicino della
sua prima Comunione con Gesù.
Scrivendo
alla sorella Paolina - che al Carmelo aveva preso il nome di suor Agnese -
espresse questo suo pensiero profondo: «Io voglio che
quando il piccolo Gesù verrà nel mio cuore si trovi così bene che non pensi
più di ritornare in Cielo!».
In
attesa dell'íncontro con Gesù Teresa moltiplicava i piccoli sacrifici,
inventava nuove preghiere e si impegnava nell'ubbidienza e nella bontà.
Un
giorno, mentre era a passeggio, vide passare a qualche distanza il Vescovo. Si
rivolse allora a Maria e le chiese in tono supplichevole: "Posso
andare a chiedere al Vescovo il permesso di anticipare la data della prima Comunione?".
Ma Maria la trattenne e Teresa, superando il naturale sconforto, accettò di
offrire a Gesù anche questo sacrificio.
LA
PRIMA COMUMONEI
tre giorni che precedettero la prima Comunione Teresa li trascorse presso le
suore Benedettine, in un ritiro spirituale predicato dal severo cappellano Don
Domin.
Dalle
prediche sul peccato, sulla morte e sull'inferno, che pure la impressionarono
fortemente, Teresa risaliva nel suo cuore alla bontà misericordiosa del suo Gesù,
l'Amico divino che presto sarebbe venuto in lei.
«E come fu soave il primo bacio di Gesù all'anima mia! Fu un bacio d'amore. Sì, mi sentivo amata e dicevo a mia volta: Gesù, Vi amo e mi dono a Voi per sempre! Non fu un semplice incontro, fu una fusione: Gesù e Teresa non erano più due, Teresa era sparita come una goccia d'acqua che si perde nell'oceano. Di noi due restava solo Gesù, il mio Maestro, il mio Re!».
Nel
pomeriggio papà Luigi prese per mano la sua "reginetta" e la condusse
al Carmelo dove quella stessa mattina Paolina aveva fatto la sua professione
religiosa: «Allora vidi la mia Paolina divenuta sposa
di Gesù, col velo bianco come il mio e la corona di rose sul capo e sentii
profondamente che tutt'e due non avevamo più altro desiderio che il Cielo».
Quel
giorno, per Teresa, tutte le cose í terrene avevano perso la loro importanza,
anche il bell'orologio che papà le aveva donato...
LA
S. CRESIMA: IL DONO DELLA FORTEZZA E DELLA PIETÀIl
14 giugno dello stesso anno 1884, Teresa ricevette, ancora nella cappella del
pensionato delle Benedettine, il Sacramento della Cresima.
«In
quel giorno - lasciò
in seguito scritto Teresa - ricevetti dallo Spirito Santo la forza di
soffrire, perché ben presto doveva cominciare per me il martirio dell'anima...
»
A quale martirio alludeva Teresa? Al martirio degli "scrupoli" che la tormentarono per due lunghi anni facendole credere peccato ogni azione, anche la più innocente, tra continue ansie e paure di aver offeso Gesù. Ma lo Spirito Santo aveva acceso contemporaneamente in lei l'amore alla preghiera per cui si sentiva fortemente attirata a star sola con Dio.
Aveva
preso perciò l'abitudine di ritirarsi nella sua stanzetta e di nascondersi
dietro le tende del letto, come in un romitorio: qui pensava alla vanità
della vita che passa tanto rapidamente e alla bellezza del Paradiso che non
finisce mai; e pensava soprattutto a Dio e a Gesù al quale ripeteva interminabili
e profondi atti d'amore.
Da
questa preghiera ella usciva rincuorata e serena, pronta ad affrontare le
lotte spirituali che il Signore le avrebbe richiesto.
LE
VACANZE A SAINT-QUENDurante
i mesi estivi Teresa trascorre qualche settimana di vacanza presso gli zii
Guerin, nella casa che essi avevano al mare, a Trouville, o in campagna nella
fattoria di St. Ouen-le-Pin.
Qui
Teresa ritrova la sua gaiezza naturale: fa lunghe passeggiate nei campi o nel
bosco di Theil, intreccia ghirlande di fiori per la Zia Celina e disegna con
destrezza le case e i luoghi campestri.
Spesso
si trattiene con i fanciulli del luogo ai quali spiega la storia sacra, il catechismo
e li avvia alla conoscenza e all'amore verso Gesù e la Madonna.
Teresa
sa nascondere perfettamente le sue pene interiori che di tanto in tanto l'assalgono,
così che la Zia può scrivere a suo marito: "Il
volto di Teresa è sempre raggiante di felicità".
Frattanto un nuovo avvenimento viene a confermare la bellezza spirituale di questa famiglia: il 15 di ottobre 1886 Maria, la sorella maggiore, decide di raggiungere Paolina al Carmelo.
LA
CONVERSIONE DI NATALE 1886Anche
se Teresa ha quasi 14 anni conserva ancora l'abitudine fanciullesca di ricevere
dal papà, nella notte di Natale, i regali dentro le scarpe deposte presso il
camino. Quel Natale, al ritorno dalla Messa di mezzanotte, mentre sale la
piccola scala, Teresa ode il papà, che è molto stanco, lamentarsi così
con Celina: "Speriamo proprio che sia l'ultimo
anno per questi regali!".
Ferita
nel più profondo dei suoi affetti, Teresa sente gli occhi riempirsi di lacrime
e vorrebbe correre in camera a sfogarsi nel pianto; ma proprio allora tutto
cambia: Teresa si riprende, reprime l'amor proprio e, asciugatasi le lacrime,
ridiscende le scale con rapidità, corre tra le braccia del papà e gli stampa
un bacio sulla guancia; poi, gioiosamente, disfa i pacchetti dei regali.
Nove
anni dopo - quando avrà percorso pressoché tutta la sua breve vita - Teresa
scriverà nel suo diario: «Quella fu la notte della
mia "conversione": il lavoro che non avevo saputo fare in dieci anni,
Gesù lo fece in un istante e mi diede una forza che dovevo conservare per
sempre».
LA
MANO DI GESU’ CROCIFISSOUna domenica di luglio dell'anno 1887, al termine della Messa alla quale aveva partecipato insieme al papà e alle sorelle, l'occhio di Teresa cadde su una immaginetta di Gesù Crocifisso che casualmente sporgeva dal suo messalino, mostrando una mano sanguinante del Salvatore.
Nel
vedere il sangue che colava dalla mano di Gesù Teresa sentì nel suo intimo, in
modo chiarissimo, il lamento di Gesù: «Ho
sete, ho sete di anime!», e
ne rimase profondamente commossa.
«Da
quel giorno - scriverà
Teresa - ebbi un solo grande desiderio: saziare la sete del mio Diletto; ed
io stessa mi sentii divorata dalla sete delle anime, specialmente di quelle dei
grandi peccatori che volevo sottrarre alle fiamme eterne santificandole col
Sangue di Gesù... »
IL
SUO "PRIMO PECCATORE"É
in questo periodo che Teresa viene a conoscenza di un fatto doloroso del quale
si parla in tutta la Francia: un uomo, certo Enrico Pranzini, è accusato di
aver ucciso barbaramente a Parigi due donne e una bambina. Anche se lui si
dichiara innocente, il tribunale lo giudica colpevole e lo condanna a morte.
Subito
Teresa sente di amare questo disgraziato che chiamerà "il suo primo figlio
spirituale": per lui prega, moltiplica i sacrifici, fa celebrare Messe.
Ella è certa che Gesù avrebbe perdonato all'infelice peccatore, ma tuttavia
Gli chiede di darle un segno del pentimento da parte di quell'uomo.
All'alba
del 31 agosto, Pranzini afferma la sua innocenza fino ai piedi della ghigliottina
rifiutando con disprezzo di ricevere i Sacramenti. Ma ecco che, poco prima
della esecuzione, improvvisamente si rivolge al Cappellano che è accanto a
lui sul patibolo, gli chiede il Crocifisso e lo bacia due volte sulle piaghe!
Nel
giornale del giorno seguente Teresa legge il resoconto della esecuzione e
scoppia in lacrime di gioia: Gesù non solo ha salvato "il suo primo
peccatore", ma gli ha voluto dare anche il "segno" richiesto!
LA
VOCAZIONE MESSA ALLA PROVADopo
la grande grazia della conversione di Pranzini, Teresa sente crescere sempre
più forte il desiderio di donare la propria vita a Gesù nel Carmelo per
ottenere la conversione e la salvezza dei peccatori.
Ma
ella sa che - soprattutto per la sua giovane età - troverà opposizione presso
l'autorità ecclesiastica e forse anche tra i suoi cari.
Ad
ogni modo, la sera del giorno di Pentecoste del 1887, Teresa (che ha poco più
di 14 anni!) si avvicina al papà seduto a una panchina del giardinetto sul
retro della casa: ella sa che papà si è appena ripreso da una leggera paralisi
e teme che la sua domanda di entrare al Carmelo lo possa turbare.
Ma
il santo uomo, intuendo tutto, la chiama vicino a sé e le facilita la domanda.
Poi, conoscendo la serietà e la profondità spirituale della sua
"reginetta", acconsente di donarla al Signore: "Dio,
dice lacrimando, mi fa un grande onore a chiedermi per Sé le mie
figliole!".
Più
difficile sarà per Teresa superare l'opposizione dello zio Isidoro, suo
co-tutore, opposizione che sarà vinta dalla intercessione della sorella Suor
Agnese.
Però il vero ostacolo alla sua vocazione Teresa lo incontrerà proprio nei Sacerdoti di Lisieux, per superare il quale prende la decisione di ricorrere direttamente al Vescovo della diocesi.
LA
VISATA AL VESCOVOFu
così che il lunedì 31 ottobre 1887 Teresa - indossato il suo abito più bello,
tutto bianco, e raccolti i lunghi capelli in un nodo sulla sommità del capo per
sembrare più grande - parte con il papà alla volta di Baieux.
Al
Vescovado sono ricevuti dal vicario, mons. Révérony che li presenta al Vescovo
mons. Hugonin, un santo vecchio che regge da anni le diocesi unite di Baieux e
Lisieux.
Teresa
è invitata a sedersi in una grande poltrona, da dove spiega al Vescovo, con
la voce velata da singhiozzi, lo scopo della sua visita: ottenere da lui il
permesso di entrare al Carmelo a 15 anni.
Il
Vescovo tenta di spiegarle che forse papà ha ancora bisogno di lei... ma rimane
edificato e commosso quando ode il sig. Martin appoggiare la domanda di Teresa
fino a dirsi onorato di poter offrire a Dio la sua figliola più cara.
Ciò
non ostante, la prudenza del Vescovo ha il sopravvento sul cuore, e si decide
- tra le lacrime di Teresa - di rimandare tutto al ritorno dal viaggio in Italia
già da tempo programmato per la settimana seguente.
UN
VIAGGIO INDIMENTICABILEIl
viaggio in Italia del sig. Martin, di Celina e di Teresa era in realtà un
pellegrinaggio di circa 200 pellegrini francesi che si recavano a Roma per
festeggiare il giubileo sacerdotale di Papa Leone XIII; ma per Teresa esso
rappresentava l'estremo tentativo di ottenere dal Papa quel permesso di farsi
Carmelitana a 15 anni che in Francia le era stato negato.
La
prima grande emozione di Teresa, sempre vissuta in cittadine di provincia, fu la
visita di Parigi: i Campi Elisi, l'Arco di Trionfo, il Louvre, ma soprattutto
la chiesa di Nostra Signora delle Vittorie, un santuario caro alla famiglia
Martin: «Qui, ai piedi della Madonna, capii che era
stata veramente Lei che m'aveva sorriso e mi aveva guarita; capii che Maria
era veramente la mia mamma e che mi aspettava al Carmelo... ».
Il
treno speciale parte da Parigi il 7 novembre, sotto la pioggia.
Il giorno seguente Teresa ammira dal finestrino le stupende montagne svizzere dalle cime innevate; poi, passata la dogana, ecco l'Italia e, verso sera, Milano, la grande città tutta illuminata e piena di gente indaffarata.
Il
mattino, dopo la Messa presso la tomba di san Carlo, le due sorelle salgono i
500 gradini che conducono sul tetto del Duomo, tra innumerevoli guglie di marmo
ornate da più di seimila statue: certamente Teresa non poteva prevedere che una
di quelle guglie avrebbe un giorno ospitato la sua statua di giovane e santa
carmelitana...
VERSO
ROMAIl
viaggio verso Roma fu per Teresa una continua scoperta di meraviglie nuove: Venezia
«piena di fascino, ma un po' triste»; poi Padova, Bologna e Loreto.
Qui,
nella Santa Casa, «la mia emozione è stata profonda
trovandomi sotto lo stesso tetto della Sacra Famiglia, contemplando i muri sui
quali Gesù aveva fissato i suoi occhi divini, camminando sulla terra che San
Giuseppe aveva bagnato col suo sudore, dove Maria aveva portato Gesù sulle
braccia dopo averlo portato nel grembo verginale... Ma la gioia più grande fu
quella di ricevere Gesù stesso nella sua casa benedetta! Le parole sono
incapaci di esprimere la mia felicità tutta celeste. Che cosa sarà mai allora
quando riceveremo la Comunione eterna nell'eterna dimora del Re del Cielo?».
Lasciata
Loreto, la comitiva raggiunse, a notte inoltrata, Roma «dove - ricorderà
Teresa - credevo di trovare la consolazione e invece
trovai la croce!».
Il monumento dell'antica Roma che più
affascinò Teresa fu il Colosseo, alla vista del quale esclama: "Ecco
l'arena nella quale tanti martiri hanno versato il loro sangue per Gesù!"
Ma
Teresa non si accontenta di vedere da lontano e, accordatasi con Celina, elude
il controllo dei guardiani, scavalca arditamente la transenna e va a
inginocchiarsi sulla sacra terra: «Il cuore mi batteva forte - lascerà
scritto Teresa - mentre avvicinavo le labbra alla
polvere arrossata dal sangue dei primi cristiani. Qui domandai la grazia di
essere anch'io martire per Gesù e avvertii in fondo al cuore che la mia
preghiera era stata esaudita... ».
A
COLLOQUIO CON LEONE XIIISì,
la sua preghiera fu ben presto esaudita quando il tanto atteso colloquio col
Papa, dal quale Teresa sperava di ottenere il permesso di entrare al Carmelo a
15 anni, si trasformò per lei nel martirio del cuore.
I
fatti si svolsero così: i pellegrini, dopo aver assistito alla Messa del Papa
nella sua cappella privata, sfilarono ad uno ad uno davanti al Santo Padre per
riceverne la benedizione.
Quando
venne il suo turno, Teresa - vestita dell'abito nero da cerimonia, come si usava
allora - si inginocchiò accanto al Papa con le mani giunte e con un fil di voce
gli disse: "Santissimo Padre, ho una grande grazia
da chiederLe... in onore del suo giubileo mi permetta di entrare al Carmelo a 15
anni!…
Il Papa non afferrò subito il senso
della domanda se non quando Teresa proseguì con le lacrime agli occhi: "Oh,
Santissimo Padre, basterebbe un vostro sì e i miei Superiori
acconsentirebbero!"
Allora
il Papa le sorrise amabilmente: "Cara figliola, fate dunque quello che
vi diranno i Superiori..."; e la benedisse, mentre due guardie
nobili la sollevarono a forza e la fecero alzare.
IL
CARMELO DI LISIEUXPrima
di raccontare la vita di Teresa al Carmelo, entriamo spiritualmente in questo
luogo santo, osservando la mappa qui a fianco che ritrae il piano terreno
degli edifici.
L'entrata
è a sinistra, in via Livarot. Un cancello grande ed uno più piccolo immettono
nel cortiletto della Chiesa aperta al pubblico (1, colorata in arancio) e, a
destra, nella casa del custode (2, in giallo), nella quale ci sono i due "parlatoi
esterni" (in rosso) divisi dai parlatoi interni delle suore da una grata di
ferro.
I
parlatoi interni e tutta la zona colorata in azzurro, più i giardini sulla
destra del convento, sono chiusi al pubblico (sono "clausura"): in
essa possono entrare solo le suore e, in casi eccezionali, il sacerdote o il
medico per assistere qualche suora gravemente ammalata.
Il
"cuore" del Carmelo è il Coro (3) che, attraverso una grande grata,
si apre sull'altare della Chiesa: qui le suore si raccolgono in preghiera
per ben sei ore al giorno.
Altre
cinque ore sono dedicate al lavoro nel giardino, o in cucina o nei lavori di
cucito o di pulizia delle stanze e dei corridoi. Dietro la Chiesa c'è il
Chiostro circondato da un porticato (4, azzurro chiaro) sopra il quale sono le
stanze delle suore. Al centro del Chiostro si innalza il grande Crocifisso di
pietra tanto caro a Teresa.
A
sud del chiostro sorgono (da sinistra a destra) il Refettorio (5), la cucina (6)
e il Soggiorno caldo (7), l'unica sala riscaldata del convento dove le suore,
nelle sere d'inverno, passano qualche tempo prima di andarsi a coricare.
All'angolo
nord-est del chiostro, al pian terreno, c'è l'Infermeria (8), dove morì
Teresa.
Nel
giardino è da notare il Viale dei Castani (9) che lo attraversa da nord a sud,
all'inizio del quale c'è il vecchio cimitero interno (10). Più a sud c'è il
Lavatoio (11) dove la comunità delle suore si radunava per il bucato.
All'estrema
destra (12 - in marroncino) c'è la corte rustica o pollaio, mentre le altre
costruzioni in azzurro sono depositi o Romitori per isolarsi a pregare.
La
zona in basso è un'aggiunta posteriore.

Il
viaggio in Italia di Teresa non è stato inutile per la formazione del suo
carattere: in quei 29 giorni ella ha incontrato ambienti sociali diversi, ha
frequentato il "gran mondo", quello della notorietà e dei titoli
nobiliari, ma non si è lasciata irretire: «Ho
compreso che la vera grandezza risiede nell'anima e non nel nome o nelle
ricchezze».
Ha
inoltre preso coscienza della propria "socievolezza": mentre prima si
credeva timida e impacciata, si è ritrovata a suo agio in mezzo alla gente,
gaia, felice di vivere e anche piena di arguzia. Soprattutto ha scoperto di
essere attraente e di non essere lei stessa insensibile alle attrattive oneste
della vita. Ebbe a scrivere: «Il mio cuore si
lascerebbe prendere facilmente dall'affetto umano... » .
Ma tutto questo non la turba: anzi le dà la certezza che la sua scelta di farsi prigioniera di Gesù dietro le grate del Carmelo è veramente una scelta libera, una scelta cosciente, una scelta d'amore!
Intanto
il Vescovo di Bajeux, superate le rimanenti incertezze, di fronte alla ferma
volontà di Teresa finisce con il concederle il permesso di entrare al Carmelo e
fissa la data per il giorno 9 di aprile.
Nei
tre mesi di attesa Teresa si prepara a divenire la piccola fidanzata di Gesù
mortificando la sua volontà nelle piccole cose, pregando con più amore e
circondando di tenerezza i suoi cari.
«Al mattino del gran giorno, dopo aver lanciato un ultimo sguardo ai Buissonnets, nido grazioso della mia infanzia che non dovevo più rivedere, partii sottobraccio al mio diletto "Re" verso il sospirato Carmelo. Quando vi giungemmo sentivo il cuore battermi con violenza, ma non lasciai trapelare all'esterno la mia emozione. Dopo aver abbracciato tutti i membri della mia cara famiglia, mi inginocchiai davanti al mio incomparabile Padre e gli chiesi di darmi la sua benedizione. per darmela Lui stesso si mise in ginocchio e mi benedisse piangendo... ».
AL
CARMELO ROSE E SPINEA
15 anni, dopo una giovinezza vissuta tra intensi affetti familiari, Teresa è
ora volontariamente rinchiusa in un povero "convento di clausura",
ossia "chiuso" al mondo e a tutte le sue gioie anche più belle.
Chi
l'ha decisa al gran passo già lo sappiamo: è l'amore dello Sposo divino, Gesù;
ma anche l'amore per le anime, specialmente per quelle dei sacerdoti e dei
peccatori.
In
quell'anno 1888, nel Carmelo di Lisieux vivono 26 religiose, tra le quali - come
sappiamo - le due sorelle maggiori di Teresa, Paolina (la sua seconda
"mamma") che aveva preso il nome di Suor Agnese di Gesù e Maria che
volle chiamarsi Suor Maria del Sacro Cuore.
La
sua vita di "postulante", ossia di chi ha chiesto di essere ammessa
alla vita religiosa, non la delude: le sei ore di preghiera in coro, le due
ore di meditazione personale, le cinque ore di lavoro manuale i pasti totalmente
privi di carne seguiti da una sola ora di ricreazione sono proprio quel che
Teresa si attendeva. Scrivendo alla sorella Celina, che è rimasta ai
Buissonnets ad assistere il Papà,
esprime
così la sua felicità: «Mia cara Celina, ci sono dei
momenti in cui mi domando se è proprio vero che sono al Carmelo!».
Il lavoro di Teresa consiste nello spazzare i corridoi, nel rammendare gli abiti delle Suore (tutte cose che a casa facevano le persone di servizio) e, il pomeriggio, in un po' di giardinaggio.
Ad
iniziarla alla vita carmelitana è la Maestra delle novizie, Suor Maria degli Angeli,
delicata anche se molto esigente; mentre ad iniziarla alla sofferenza sarà
proprio la Madre Priora, Maria di Gonzaga, tanto diversa da come l'aveva
conosciuta nei colloqui al parlatorio degli anni trascorsi: ella si mostra
raramente, ma ad ogni incontro non manca di umiliarla o col silenzio o con
parole dure.
Ma
ciò che più meraviglia in questa ragazza di 15 anni è la forza spirituale con
la quale decide subito di non cercare nelle sue care sorelle alcuna consolazione
umana e di trattare con loro solo per necessità e negli orari stabiliti: ella
vuole infatti conservare il proprio cuore totalmente libero per amare Gesù!
L’INIZIO
DEL NOVIZIATO: IL DONO DELLA NEVETerminato
l'anno di "postulandato" giunge per Teresa il giorno tanto atteso di
iniziare il "noviziato" e di vestire l'abito carmelitano: per quel
giorno ella aveva chiesto ingenuamente al Signore di far cadere la neve, come
segno del Suo gradimento per il dono che gli fa di se stessa.
La
cerimonia, presieduta dal Vescovo Mons. Hugonin, incominciò nella cappella
esterna dove Teresa in abito bianco da sposa, accompagnata dal papà ("non
era mai stato così bello - scriverà Teresa ricordando il vecchio padre, ormai
malato, che donava a Dio la sua figlia prediletta - mai più dignitoso: era
l'ammirazione di tutti...") fu da lui consegnata alla Madre Superiora
e alla comunità delle Suore.
Queste la introdussero nella clausura e, attraverso i portici del chiostro, nel Coro delle monache, dove sarebbe avvenuta la Vestizione.
Ed
ecco che mentre il piccolo corteo delle suore attraversa il chiostro, lo sguardo
di tutte si posa sulle aiuole coperte di neve!. «Che delicatezza da parte di
Gesù - lascerà scritto Teresa - che alla sua fidanzatina regalava la neve! Chi
è mai quello sposo, per quanto potente, che possa farla scendere dal cielo per
affascinare la sua amata? Il fatto è che la neve nel giorno della mia
vestizione parve a tutti un piccolo miracolo e se ne stupì l'intera città ».
Il
grande Coro delle Suore è posto perpendicolarmente alla chiesa e, attraverso
la grande grata ancor oggi esistente, si apre sul lato destro dell'altare. É
qui che Teresa il 10 gennaio 1889 indossa l'abito di Nostra Signora del
Carmelo.
Mentre
le suore intonano il canto liturgico, la Superiora, madre Maria di Gonzaga, le
impone il velo bianco delle novizie dopo aver tagliato i bellissimi riccioli
biondi della sua capigliatura.
Al
di là della grata il Vescovo e i parenti osservano tutto, mentre il vecchio
padre, con gli occhi pieni di lacrime ma col cuore inondato di gioia
spirituale, rinnova il dono a Dio della "sua Reginetta" di 16 anni!
In
quel giorno - e capiremo subito il perché - Teresa affianca al proprio nome
quello di Gesù Bambino e del Santo Volto.
LA
GRANDE PROVAIl
Volto di Gesù sofferente aveva sempre esercitato su Teresa una forte
attrattiva, anche in seguito alla misteriosa visione del padre dal volto velato
che ebbe all'età di sei anni.
E fu appena un mese dopo la sua vestizione che tale visione profetica parve avverarsi: l'amato papà, il suo "Re di Francia e di Navarra" (come soleva chiamarlo da bambina) dovette essere ricoverato a Caen, in un ospizio per dementi.
Per
tre anni il santo uomo sopporterà con pazienza l'alternarsi di periodi di crisi
e di quiete, assaporando fino in fondo il calice dell'umiliazione. A un medico
dirà: «Ero abituato a comandare e ora mi vedo
ridotto ad obbedire: è duro. Ma so perché il buon Dio mi ha dato questa prova:
non avevo mai sofferto umiliazioni nella mia vita; ce ne voleva una!».
Le
due sorelle rimaste a casa, Leonia e Celina, si trasferiscono a Caen per
assistere il padre; così Teresa, separata anche dalla diletta Celina, vive
nella solitudine il suo grande dolore.
In
una lettera alla sorella così scrive: «Papà! Ah,
Celina, come posso esprimerti le cose che stanno nel più profondo dell'anima?
Gesù ci ha mandato la croce più ambìta, la migliore che ha saputo inventare
nel suo immenso amore... Come lamentarci quando Lui stesso è stato considerato
come un uomo percosso da Dio e umiliato?».
AMORE
SENZA LIMITE E PICCOLE VIRTU’L'8
settembre 1890, dopo quasi due anni di noviziato, Teresa fa la sua professione
religiosa emettendo i voti di castità povertà, ed obbedienza.
In
quel giorno, al suo Sposo divino non chiede che un dono: «di amarLo senza
limiti e di condividere con Lui il martirio del corpo e dello spirito». E
vedremo come Gesù la prese esattamente in parola.
Ad
illuminarla in questo cammino d'amore è la lettura delle opere di San
Giovanni della Croce: «Quante luci ho attinto nelle opere del nostro padre
san Giovanni della Croce! A 17-18 anni io non ebbi altro nutrimento
spirituale...». Sotto la guida del grande santo del Carmelo Teresa vive
intensamente l'amore nelle piccole cose: «In questo
periodo mi applicavo a praticare le virtù più piccole, non avendo facilità
a praticare le grandi... ».
Virtù piccole, come l'accettare sorridendo un rimprovero non meritato; come il scegliere per sé gli oggetti d'uso meno belli; o il coltivare l'amicizia di una vecchia suora malata e un po' difficile, accompagnandola tutte le sere al refettorio ed accondiscendendo col più luminoso sorriso alle sue continue richieste di aiuto: e tutto senza far trasparire lo sforzo interiore, contenta solo di poter offrire questi piccoli atti di amore a Gesù.
L'ETERNA
AIUTANTENel
febbraio 1891, quando Teresa ha 18 anni, è nominata aiuto-sacrestana. La sua
gioia è immensa: poter preparare l'altare per la Messa e toccare con le proprie
mani le ostie che diverranno Gesù! Ma soprattutto passare tante ore vicina al
Tabernacolo e colloquiare, mentre lavora, con Lui: «Penso
sempre che il Cuore del mio Sposo appartiene a me sola, come il mio appartiene
a Lui solo, e allora gli parlo nella solitudine di questo cuore a cuore,
nell'attesa di contemplarlo un giorno faccia a faccia».
All'inizio del '92 la comunità è colpita da una grave epidemia di influenza che miete molte vittime tra le suore più anziane: Teresa si prodiga allora come aiuto-infermiera, rischiando la sua stessa vita per assistere la consorelle.
Più
tardi ella sarà nominata aiuto-maestra delle novizie e, infine, aiuto
portinaia; ma di questo parleremo più avanti.
Nel
mese di maggio il signor Martin, dopo tre anni di permanenza nella Casa di cura
di Caen, benché ancora malato torna a Lisieux ed è portato in carrozzella a
rivedere le figlie nel parlatorio del Carmelo. Il povero vecchio è lucido, ma
non riesce ad esprimersi: solo al momento di partire, piangendo, punta
l'indice verso l'alto e riesce a sillabare: «Al Cielo!».
É
questa l'ultima volta che il "Re" e la sua "reginetta" si
vedono sulla terra: due anni più tardi il signor Martin partirà davvero per
il Cielo!

Come
aiuto della Maestra delle novizie Teresa, benché già professa da tre anni, rimarrà
in noviziato fino al termine della vita.
Le
novizie sono da lei trattate come sorelle: con esse è dolce ma ferma nel
condurle al perfetto amore per lo Sposo divino.
Una
sera di dicembre del 1894, la Madre Superiora (che in questo periodo è la
sorella Paolina, Madre Agnese di Gesù) ordina a Teresa di «scrivere tutti i
ricordi della sua infanzia».
Per
ubbidienza, Teresa si mette subito all'opera: nelle ore libere della sera o nei
giorni di festa, chiusa nella sua piccola cella, scrive su un quaderno
scolastico «i suoi pensieri», quelli che l'hanno accompagnata dall'infanzia
fino all'età di 18 anni.
Questo
primo scritto (che sarà detto "manoscritto A", concluso nel gennaio
del 1896) è seguìto da un secondo, molto breve (il "B", del
settembre 1896), richiestole dalla sorella maggiore suor Maria del Sacro Cuore:
in esso Teresa manifesta che «la sua vocazione nella Chiesa è l'Amore!».
Un
terzo quaderno (il "C", terminato nel giugno 1897) sarà scritto da
Teresa già gravemente malata su richiesta della Madre Maria di Gonzaga.
L'ultima pagina è scritta a fatica, non più a penna, che Teresa non riesce più
a tenere in mano, ma a matita. Ecco le ultime parole: «Sì,
lo sento, se anche avessi sulla coscienza tutti i peccati che è possibile
commettere, andrei a gettarmi tra le braccia di Gesù con il cuore spezzato dal
pentimento, perché so quanto Egli ami il figlio prodigo che torna a Lui. Non è
certo perché il buon Dio nella sua preveniente misericordia ha preservato la
mia anima dal peccato mortale, che io mi elevo a Lui con la fiducia e l'amore...
».
UN
CAPOLAVORO SCRITTO PER OBBEDIENZADa questo scrittoio, da questo calamaio e da questa penna è uscito il più grande capolavoro cristiano dei tempi moderni.
La
scrittura minuta e regolare, quasi senza correzioni, rivela la sicurezza del pensiero
e la strabocchevole ricchezza spirituale dell'anima di Teresa.
Nel
cassetto appena aperto è visibile la matita con la quale, non avendo più la
forza di usare la penna, fisserà sulla carta i suoi ultimi
"pensieri", forse stando già in carrozzella o su un lettuccio.
É sconcertante pensare che il manoscritto di Teresa - per futili divergenze sorte all'interno del Convento - ha corso il serio rischio di venir bruciato.
Ma
Dio ha voluto che giungesse fino a noi!
Esattamente
un anno dopo la morte di Teresa, il 30 settembre 1898, i suoi scritti vengono
stampati in duemila copie sotto il titolo "Storia di un'anima".
L'anno seguente il libro è ristampato in seimila esemplari ed è tradotto nelle
principali lingue del mondo. Oggi le edizioni degli scritti di Teresa non si
possono più contare: vi sono le edizioni ufficiali, come quella detta "del
Centenario" che comprende anche le lettere e le poesie; edizioni critiche,
come la pubblicazione fototipica (praticamente la fotografia) dei suoi quaderni;
e poi centinaia di edizioni a prezzo popolare la cui lettura ha fatto conoscere
a milioni di anime chi è veramente Dio e come veramente ci ama.
Un
solo esempio: Un illustre filosofo e giurista cinese, il Dott. John Wu, dopo
aver cercato a lungo la verità nello studio di Confucio e di Lao Tsu, la trovò
quasi casualmente (provvidenzialmente!) nella lettura degli scritti di Teresa:
«Pensai tra me: se questa santa rappresenta il cattolicesimo, non vi è
ragione per cui non debba divenire cattolico anch'io ...».
Una
edizione tascabile e super-economica degli scritti di S. Teresa è: "I miei
pensieri", Padri Carmelitani e Mimep-Docete, Pessano 1996, pagg. 432, Lire
5.000.=
La
testimonianza spirituale del Dott. Wu può essere letta nel libro: "La
scienza dell'Amore", Mimep-Docete, Pessano 1996.
L’ULTIMA
PROVA D’AMORE: LA NOTTE DELLA FEDEIl
mese di aprile 1896 segna per Teresa l'inizio del martirio fisico e spirituale.
Nella
notte tra il 2 e il 3 aprile, mentre riposa nella sua cella, Teresa sente un
fiotto caldo salirgli fino alle labbra. Al buio, astenendosi eroicamente dal
guardare cosa sia, si asciuga col fazzoletto la bocca e riprende a dormire. Solo
al mattino si avvede che si tratta di sangue. Pensa subito con gioia: è il
Venerdì Santo! Gesù viene a prendermi nel giorno della sua morte in Croce!
Ma
il "Venerdì Santo" di Teresa dovrà prolungarsi per un anno e mezzo.
É diagnosticata una grave forma di tubercolosi; le emottisi si susseguono, il
respiro si accorcia e ben presto Teresa, priva di forze, potrà muoversi solo
sulla carrozzella del papà portata per lei al Carmelo.
Intanto
un altro martirio, ben più profondo, sta per invadere la sua anima: qualche
giorno dopo la Pasqua il suo grande desiderio del Cielo si vela di fitte
tenebre.
La
sua fede in Gesù sembra crollare: «Mi sembra - scriverà
- che le tenebre si burlino di me dicendomi: tu sogni la Luce e il possesso
eterno di Dio ... tu credi di poter uscire dalle nebbie che ti avvolgono... ma
la morte non ti darà quello che speri, ti darà una notte ancor più profonda:
la notte del nulla!».
E
confessa: «Quello che oggi invade il mio spirito è il
ragionamento dei peggiori materialisti: ossia che la scienza, facendo continui
progressi, spiegherà tutto in modo naturale... ».
All'esterno nulla appare di queste lotte
interiori, ma nel suo intimo Teresa ripete continuamente atti di fede: «Credo
di aver fatto più atti di fede in Gesù durante quest'anno che in tutto il
resto della mia vita!».
Ed
offre la terribile prova proprio «per i suoi fratelli increduli».
GLI
ULTIMI GIORNI SULLA TERRAIl giorno 8 di luglio del 1897, in seguito a nuova emottisi, Teresa è ricoverata nell'infermeria del convento, situata al piano terreno, nell'angolo nord-est del chiostro.
Qui le emottisi si ripetono quasi quotidianamente: la tubercolosi ha invaso tutto il corpo, anche gli intestini, e Teresa è ridotta a uno scheletro. Respira a fatica, è quasi senza forze. Ormai coperta di piaghe e incapace di muoversi è costretta a dipendere in tutto dalle consorelle. Mormora: «Come è facile scoraggiarsi quando si è infermi!»; e a chi la esorta ad affidarsi al Signore dice: «Si, ma non Gli dico nulla, L'amo!».
Suor
Agnese, la sorella Paolina, annota di nascosto quel che Teresa fa e dice. Questi
ricordi saranno poi raccolti in un volumetto, i «Novissima verba», «Le ultime
parole».
In
esse si manifesta l'amore che Teresa ha per i suoi fratelli peccatori ed
increduli dei quali comprende la spaventosa angoscia: «Sono stupita che
non vi sia tra gli atei un maggior numero di persone che si dia la morte. Io, se
non avessi la Fede, mi sarei già data la morte senza esitare»; per essi
offre a Gesù il suo martirio e ad essi indica la via della salvezza nell'umile
abbandono tra le braccia di Dio: «Sento che se anche
avessi commesso tutti i crimini possibili, mi getteiei con fiducia tra le
braccia di Dio e la moltitudine di offese diverrebbe come una goccia d'acqua
gettata in un braciere ardente!».
Il 30 luglio le viene amministrato il Sacramento della Unzione degli infermi e il 19 agosto la Santa Comunione, che sarà l'ultima della sua vita.
TRE
FOTO PER NON DIMENTICARLATra
le tante foto che la sorella Celina (entrata anche lei al Carmelo dopo la morte
del papà) ha scattato con una grossa camera a lastre, ne abbiamo scelte tre di
Teresa, per non dimenticare il suo volto.
Qui
a sinistra abbiamo riprodotto l'ingrandimento di una foto di gruppo, fatta nei
primi mesi del `95, quando Teresa ha 22 anni, e ancor nulla lascia presagire
la grave malattia che la colpirà l'anno seguente.
Più
a destra vediamo Teresa che lavora energicamente nel campo: la foto è del
luglio del '96, quando già da tre mesi Teresa ha avuto i primi sbocchi di
sangue, circostanza che ci rivela la straordinaria forza d'animo e lo spirito di
sacrificio di questa ragazza normanna.
Più
a destra ancora vediamo l'ultima fotografia di Teresa: è stesa su un lettino
e è ormai vicina a morire. La foto è stata scattata sotto il portico del
Chiostro, appena fuori dall'infermeria.
Teresa
è priva di forze ma, quasi estremo silenzioso messaggio, tiene alto il suo
Crocifisso, col Corpo del Signore rivolto verso di noi...
"NON
MUOIO, ENTRO NELLA VITA! "Nei giorni che seguono, la sofferenza diviene quasi insostenibile.
Tra
le mani ha il suo Crocifisso dal quale Teresa non stacca mai gli occhi.
Mormora: «Gesù è morto sulla Croce tra le angosce: questa è la vera morte
d'amore!».
A
metà settembre la respirazione si fa sempre più corta: «Non
credevo che si potesse tanto soffrire... Se sapeste cosa vuol dire soffocare...Non
ne posso più! Gesù, Maria... Sì, lo voglio, lo voglio ben volentieri...».
A
sostenerla è la certezza di condividere con Gesù la Sua passione e di
giovare ai suoi fratelli peccatori: «Anche dopo la mia
morte voglio vivere per loro... Sì, io voglio passare il mio Cielo a fare del
bene sulla terra!».
La
mattina del 29 settembre Teresa entra in agonia. Chiede: «Madre,
è questa l'agonia? Come devo fare a morire?».
Il
giorno 30, alle 19 la si ode mormorare queste parole: «Gesù,
non vorrei soffrire di meno... ».
Poi
guardando il suo Crocifisso: «Oh, io l'amo!... mio
Dio, io vi amo!».
Le Suore, inginocchiate accanto al suo letto, vedono allora il volto di Teresa distendersi e divenir bello come quello di una fanciulla, mentre lo sguardo rimane fisso sopra la statua della Vergine per la durata di un "Credo". Poi chiude gli occhi e spira.
La testa si adagia sulla spalla destra mentre un sorriso celestiale le si dipinge sul volto.
Poco
tempo prima, parlando della sua morte aveva scritto: «Io
non muoio: entro nella Vita!».
"VOGLIO
PASSARE IL, MIO CIELO A FARE DEL BENE SULLA TERRA'Ora
il corpo di Teresa è raccolto in un'urna nella Cappella esterna del Carmelo di
Lisieux.
Ma
la sua anima è con Dio, in Cielo. Poco prima di morire aveva confessato alla
sorella Maria: «Se sapeste come faccio progetti per
quando sarò in Cielo... Comincerà allora la mia missione di fare amare Gesù
come lo amo io! Se Dio esaudisce il mio desiderio io passerò il mio Cielo a
fare del bene sulla terra... ».
E Dio ha voluto esaudire appieno il desiderio ardente ed ingenuo di questa sua piccola bambina: anime ed anime, di santi e di peccatori, di credenti e di increduli, leggeranno i suoi scritti e comprenderanno - forse per la prima volta - che Dio è veramente AMORE, che è nostro Padre e che noi siamo Suoi figli.
Dal
suo letto di dolore scriverà a un missionario, con mano tremante, queste parole
che dobbiamo ritenere rivolte a ciascuno di noi: «Ho
compreso più che mai fino a qual punto la vostra anima è sorella della mia
perché è chiamata ad elevarsi a Dio per mezzo dell'ascensore dell'Amore... ».
E ammonisce dolcemente: «Vi è proibito andare in Cielo per un'altra via che non sia quella della vostra povera piccola sorella!».