Daniele
a Babilonia
I due Regni di Israele e di Giuda
non ebbero Iunga vita: entrambi furono conquistati prima dagli Assiri e poi
dai Babilonesi. Nel 586 a.C., nel tempo in cui Nabucodonosor era re di
Babilonia, Gerusalemme fu completamente rasa al suolo dai Babilonesi e i suoi
abitanti furono deportati.
II re diede quindi ordine di
condurre a corte tutti i l giovani israeliti di sangue nobile, belli d'aspetto,
colti e intelligenti per educarli secondo la tradizione babilonese e farne
suoi servitori a palazzo. Vennero così scelti quattro giovani: Daniele,
Shadrach, Meshach e Abednego.
Dopo qualche tempo il sovrano fece
un sogno alquanto strano: sognò di trovarsi all'improvviso di fronte ad una
statua che aveva, la testa d'oro, il petto e le braccia d'argento, il ventre e
le cosce di bronzo, le gambe di ferro, i piedi in parte di ferro e in parte di
argilla. Ad un tratto dal monte si staccava una pietra che cadeva sulla statua
ed essa si frantumava in piccolissimi pezzi immediatamente portati via dal
vento, mentre la pietra si trasformava in una gigantesca montagna.
II re chiamò tutti i maghi
e gli indovini di corte affinché interpretassero il suo sogno e, per essere
certo che non mentissero, non rivelò loro il sogno, ma pretese che essi stessi
lo indovinassero: Nessuno ne fu capace e tutti furono messi a morte.
Si fece allora avanti Daniele che
disse al re: - Questo sogno ti è stato ispirato da Dio affinché tu sappia che
tutti i regni terreni cadranno, il solo regno che vivrà in eterno è quello
celeste.
Nabucodonosor fu così. soddisfatto
di questa interpretazione che nominò Daniele governatore della provincia di
Babilonia e anche i suoi tre amici ottennero cariche di prestigio e
responsabilità.
Non passò molto tempo da quel
giorno che il re dimenticò il significato del sogno e iniziò a considerarsi
l'uomo più importante del mondo. Si fece costruire una statua d'oro alta
quasi 27 metri e ordinò a tutti i principi, i governatori, i giudici e gli
ufficiali che ricoprivano le cariche più importanti di adorare la statua. Chi
non l'avesse fatto sarebbe stato gettato in una fornace ardente.
Shadrach, Meshach e Abednego
si rifiutarono. di adorare quella statua e subito i principi babilonesi riferirono
al re la disubbidienza dei tre giovani. Nabucodonosor li mandò a chiamare e
tentò di imporre loro il culto della statua, ma ogni tentativo fu vano. I tre
gli risposero: - Noi non ci prostreremo mai di fronte alla tua statua. Se il
nostro Dio vuole, saprà come salvarci dalla fornace, ma se anche Egli non lo
facesse ci rifiuteremmo ugualmente di adorare i tuoi idoli.
Re Nabucodonosor, che detestava
essere sfidato, ordinò ai suoi servi di gettare i giovani nella fornace ardente
e di scaldarla sette volte più del solito. A causa del grande
calore sprigionato dalle
fiamme, gli uomini che gettarono i tre israeliti nel fuoco morirono
bruciati, mentre l'angelo del Signore allontanò da Shadrach, Meshach e Abednego
il fuoco e rese l'interno della fornace un luogo fresco e ventilato.
Nabucodonosor da lontano osservava la scena e vedendo i tre giovani che
passeggiavano in mezzo al fuoco in compagnia di un angelo ordinò di liberarli:
sovrano, prefetti, governatori, ministri si strinsero intorno a loro e si
stupirono nel notare che i loro corpi erano integri e che i loro abiti non erano
neppure stati toccati dall'odore di bruciato. Nabucodonosor si inginocchiò e
disse: - Da questo momento io ordino che tutto il mio popolo veneri il
vostro Dio e che chiunque lo offenda
sia punito.
Da quel giorno il re osservò attentamente
il culto dei Signore e ascoltò i consigli dei quattro israeliti. Alla sua
morte salì al trono Baldassarre, un uomo che non credeva in Dio e che per
tutta la durata del suo regno si mostrò superbo e irriverente. Un giorno
Baldassarre organizzò una grande festa a corte e, per onorare gli invitati,
decise di offrire loro da bere in coppe d'oro e d'argento trafugate dal tempio
di Gerusalemme. II re sapeva che esse erano sacre e che non avrebbero dovuto
essere usate per divertimenti e festeggiamenti, ma non se ne curò.
All'improvviso una mano misteriosa
comparve nell'aria e scrisse sulle pareti della sala del banchetto parole
incomprensibili: «mene», «tekel» e «peres».
Baldassarre iniziò a
tremare dalla paura e interpellò i suoi maghi e i suoi indovini, ma nessuno
fu in grado di decifrare la misteriosa scritta.
La regina madre si ricordò allora
di Daniele e di come egli avesse interpretato i sogni di Nabucodonosor,
quindi fu mandato a chiamare Daniele. Appena giunto al banchetto egli disse: -
Dio ti ha punito per aver preso i vasi sacri del Signore e averli usati nel tuo
banchetto, cosi ha mandato la mano a scrivere queste cose. «Mene» significa
numero e ciò vuol dire che Dio ha contato i giorni dei tuo regno e presto lo
condurrà alla fine. «Tekel» significa peso e vuol dire che sei stato pesato
sulla bilancia divina e sei risultato mancante. «Peres» vuol dire divisione e
sta a dire che il tuo regno sarà presto diviso, tra Medi e Persiani.
L'interpretazione di Daniele doveva
avverarsi ben presto: quella stessa notte Baldassarre fu ucciso e Dario, re
dei Medi, conquistò il regno.
Re Dario divise il paese in 120
distretti, a capo di ognuno dei quali pose un governatore, poi nominò Daniele
loro supervisore.
Daniele si mostrò subito il
migliore di tutti e ciò destò l'invidia dei governatori che iniziarono a
cercare qualche pretesto contro di lui. Egli però era impeccabile e non
riuscendo a trovare niente di sbagliato nel suo lavoro, pensarono di far
accusare Daniele a causa della sua religione.
Essi infatti sapevano che Daniele
pregava Dio tre volte al giorno e che si era sempre rifiutato di venerare
idoli e dei, cosi un giorno si presentarono dal Re dicendo: - Maestà, abbiamo
pensato di emanare un decreto per cui chi nei prossimi trenta giorni rivolgerà
una qualsiasi preghiera ad una divinità che non sia il Re, sarà gettato nella
fossa dei leoni.
Dario si senti alquanto adulato
dalla richiesta e subito firmò l'ordine. Daniele, nonostante il nuovo editto,
non cessò di pregare Dio e i suoi nemici corsero subito dal Re dicendo: - Sire,
Daniele vi ha disubbidito; egli continua a pregare tre volte al giorno il suo
Dio proprio come faceva prima che voi promulgaste la legge.
II sovrano a quelle parole
si rese conto dell'inganno dei suoi ministri, ma ormai era troppo tardi: una
legge firmata non poteva essere ritirata. Pensò a lungo ad una possibile
soluzione, ma non c'era alcuna via d'uscita quindi, su pressione dei ministri,
ordinò che Daniele venisse gettato nella fossa dei leoni: - Possa il tuo Dio,
che servi così fedelmente, salvarti! - gli disse prima di tornarsene a palazzo.
Quella sera Dario non toccò cibo e
la notte non riuscì a chiudere occhio: non vedeva l'ora che giungesse mattina
per correre alla fossa dei leoni. Un'intima speranza che Dio avesse salvato
Daniele si animava in lui.
II giorno seguente, appena
raggiunta la fossa, gridò: - Daniele, il tuo Dio è riuscito a salvarti?
La sua gioia fu grande quando udì
la voce di Daniele che rispondeva: - Sì, o sire, il mio Dio ha mandato il
suo angelo a fermare le fauci dei leoni, così essi non mi hanno neppure
sfiorato. Dio sapeva che io non ho fatto niente di male, né contro di Lui, né
contro di voi.
II re diede quindi ordine di tirare
immediatamente Daniele fuori dalla fossa dei leoni e di gettarvi dentro tutti
quei ministri che gli avevano subdolamente fatto firmare l'editto.
Daniele concluse i suoi giorni
sotto, il regno di Dario, stimato da lui e dall'intero suo popolo.