RACCONTI DELLE ORIGINI 

Alle origini del mondo 

Tanti e tanti millenni fa, all'inizio dei tempi, non c'era vita sulla terra. Tutto era informe e le tenebre ricoprivano ogni cosa; solo Dio esisteva.

Un giorno Dio volle creare la vita, il giorno e la notte, l'uomo e gli animali. Cosi disse: «Sia luce». E la luce fu: allora nacquero il giorno e la notte e le tene­bre cessarono di dominare il mondo. All'indomani Dio separò l'aria dalla terra e da quel momento il cielo coprì come una grande cupola tut­te le cose.

Venne il terzo giorno, quando Dio ordinò alle ac­que di raccogliersi in un solo luogo; così si formaro­no il mare e la terra, e la terra fu ricoperta di piante e germogli da cui nascessero altre piante per ricopri­re tutto di alberi e di fiori.

II quarto giorno Dio disse: «Ci siano luci nel cielo per distinguere il giorno dalla notte, per scandire gli anni, le stagioni e i giorni». Nacquero così il sole, la luna e le stelle.

All'alba del quinto giorno non c'era ancora nessun essere vivente sulla terra é Dio ordinò: «Le acque si riempiano di pesci e gli uccelli volino nel cielo.» Così il mare si riempì di pesci grandi e piccoli che guizzavano nell'acqua e il cielo di uccelli dai colori stupendi.

Nel sesto giorno Dio volle che la terra producesse tutti i tipi di animali, allora il suolo si ricopri di animali di ogni razza e specie, di tutti i colori e di tutte le forme: bestiame, rettili e bestie selvatiche.

Dio guardò tutto quanto aveva creato e fu soddi­sfatto. Poi disse: «Qualcuno coltiverà questa terra e dominerà i pesci del mare, gli uccelli del cielo e ogni essere vivente che su di essa si muove. Egli si chiame­rà Adamo e somiglierà a me». Raccolse un pugno di polvere dal suolo, plasmò l'uomo e soffiando nelle sue narici gli comunicò la vita.

L'universo era finito: Dio aveva completato la sua opera e tutto era ordinato, bello e perfetto. Egli con­sacrò quel giorno, il settimo, al riposo affinché tutti gli uomini avessero almeno un giorno alla settimana per riposarsi dal lavoro e dedicare i foro pensieri al Creatore.

Nella pianura di Eden Dio creò un meraviglioso giardino e lì pose Adamo. Nel giardino crescevano alberi bellissimi, tra cui l'Albero della vita e l'Albero della conoscenza del bene e dei male; la terra era ricca e fiorente, irrigata dall'acqua di quattro fiumi: Pison, Ghicon, Tigri ed Eufrate.

Dio condusse poi davanti ad Adamo tutti gli ani­mali che aveva creato, perché egli non fosse solo, ma Adamo non trovò nessuno che gli fosse simile. Allora Dio fece scendere su di lui il torpore e mentre dormiva gli tolse una costola: con essa fece una donna che vivesse con lui nel giardino.

Appena Adamo si svegliò guardò la nuova creatu­ra é disse: - Questa volta essa è carne della mia carne e ossa delle mie ossa. Essa sarà mia compa­gna e mia sposa. - Da quel giorno Adamo ed Eva vissero insieme amandosi l'un l'altra e curando il bel­lissimo giardino e ogni cosa che vi si trovava. Ogni giorno, sul far della sera, quando la brezza si alzava, Dio entrava nel giardino a dialogare con Adamo, la più perfetta tra le sue creature, quella a lui più cara: l'intesa tra l'uomo e Dio era perfetta, cosi come quel­la tra l'uomo e la donna e tra l'uomo e gli animali.

Dio aveva messo a disposizione di Adamo ed Eva ogni cosa: terra, acqua, animali che li aiutassero nelle fatiche, alberi belli da guar­dare e carichi di frutti buo­ni da mangiare. Solo un divieto pose loro: l'Albero della conoscenza del bene e del male.

- Potrete mangiare di tutti gli alberi dei giardino, fuorché dell'Albero della conoscenza del bene e del male: se lo farete ne mori­rete. Già a quel tempo, infat­ti, esistevano il bene e il male, anche se Adamo ed Eva ancora non lo sape­vano. Un giorno un serpente, il più astuto tra gli animali che vivevano nel giardino dell'Eden, si av­vicinò ad Eva e le chiese:

- È vero che Dio vi ha proibito di mangiare i frutti degli alberi del giardino?

Eva, ingenua, rispose: -  Possiamo mangiare i frutti di tutti gli alberi, tranne quelli dell'Albero della co­noscenza dei bene e dei male. Se ne mangiassimo ne moriremmo!

E il serpente: - Non ne morirete affatto! Dio sa che se voi ne mangiaste diven­tereste sapienti e potenti come Lui, perciò ve lo ha proibito!

Allora Eva guardò l'albero, vide che i suoi frutti parevano buoni da mangiare e pensò che sarebbe stato bello diventare saggi come Dio; così raccolse un frutto e lo assaggiò, poi ne porse un pezzetto ad Adamo e anche egli ne mangiò.

Non appena lo ebbero fatto si guardarono, si ac­corsero di essere senza abiti e imbarazzati dalla loro nudità corsero a raccogliere foglie di fico per coprirsi. Per la prima volta provarono vergogna dei loro corpi e delle loro azioni. Per evitare il giudizio di Dio si nascosero tra gli alberi, ma udirono comunque la voce di Lui che tuonava:

- Adamo, dove sei?

- Ti ho sentito venire e mi sono vergognato del­la mia nudità, perciò mi sono nascosto.

- Anche prima eri nudo. Chi ti ha fatto sapere che lo sei? Hai forse mangiato i frutti dell'albero che ti avevo comandato di non mangiare?

La paura di morire colse Adamo che, dimenticato l'amore per la moglie, rispose: - La donna che mi hai posto accanto mi ha dato il frutto e io l'ho mangiato.

Ed Eva disse: - II serpente mi ha ingannata e io ho mangiato.

Così Adamo ed Eva, per aver ascoltato la voce del serpente, furono cacciati dal giardino dell'Eden e ter­ribile fu la punizione divina: da quel giorno essi co­nobbero fatica e dolore e persero il dono della vita in eterno. Vestiti da tuniche di pelle, abbandonarono il giardino e dovettero lavorare con fatica il suolo da cui essi stessi erano stati tratti: la nuova terra non era più verde e rigogliosa, ma secca ed erta di spini e l'erba campestre divenne il loro cibo.

L'accordo tra Dio e uomo, tra uomo e uomo, tra uomo e animali in quel giorno si era spezzato.

Dopo qualche tempo Adamo ed Eva ebbero due figli; gli anni passarono e Caino divenne agricoltore, mentre Abele scelse la pastorizia.

Ormai erano lontani i tempi in cui Adamo ed Eva vivevano sereni nel giardino dell'Eden, senza cono­scere la sofferenza, l'invidia e l'ingiustizia. Ora i cattivi pensieri erano presenti in loro e soprattutto lo erano in Caino: invidioso del fratello, sentiva che lui era il prediletto dei genitori e di Dio.

Un giorno entrambi andarono a rendere un sacri­ficio a Dio: Caino offrì alcuni dei suoi ortaggi e frutti migliori, mentre Abele portò un agnello. Diversi era­no i doni, ma soprattutto di­ verso fu lo spirito del sacrifi­cio: Dio fu soddisfatto dell'omaggio di Abele, ma non di quello di Caino, perché av­vertiva che era stato fatto con lo spirito sbagliato.

- Perché il tuo sguardo è così minaccioso? - chiese allora Dio a Caino. - Devi stare attento perché è proprio quan­do ti senti come ora che si com­mettono le azioni peggiori.

Caino però lasciò che i cattivi pensieri avessero il sopravvento e un giorno invitò il fratello ad una pas­seggiata in campagna. Quando furono abbastanza lontani da non essere visti, Caino uccise Abele e ne na­scose il corpo. Il gesto di Caino però non passò inos­servato a Dio che lo chia­mò: - Dov'è tuo, fratello?

- Non lo so - rispose Caino mentendo.

- Che cosa hai fatto? - proseguì Dio. - Il san­gue di tuo fratello, che tu hai versato, chiede vendetta. Ora devi andartene, non puoi più coltivare la terra che ha bevuto quel sangue.

Udendo le parole di Dio, Caino iniziò a piangere: il Signore notò in lui i primi segni di pentimento allo­ra impresse sulla sua fronte un simbolo speciale. Esso sarebbe servito da ammonimento a non ucciderlo per chiunque lo avesse incontrato.

Caino tristemente si allontanò e trascorse il resto dei suoi giorni in una terra che si chiamava Errante, a Est di Eden.