RACCONTI DAL NUOVO TESTAMENTO
Viveva
nella città di Tarso un uomo di nome Saulo. Egli era cresciuto
nell'osservanza della Legge di Mosè e, di fronte alla diffusione del
Cristianesimo, si schierò dalla parte dei sacerdoti e dei Farisei che si
sentivano minacciati da Gesù e dai suoi seguaci.
Correva
l'anno 36 d.C. quando un evento straordinario cambiò radicalmente la sua
vita.
Un
giorno Saulo si stava recando a Damasco, la capitale della Siria, per andare ad
arrestare i seguaci della dottrina di Cristo di quella città, quando
all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo. Saulo cadde a terra e udì una
voce che gli diceva: - Saulo!
Saulo! Perché mi perseguiti?
-
Chi sei tu che parli? - domandò.
-
lo sono Gesù, colui che tu perseguiti. Alzati, entra nella città e là ti sarà
detto che cosa devi fare.
Saulo
si alzò da terra ma, aperti gli occhi, si accorse di essere diventato cieco,
così i suoi compagni di viaggio lo condussero a Damasco dove rimase per tre
giorni senza vedere, né mangiare o bere.
Viveva
a Damasco un discepolo di nome Ananìa. II Signore gli apparve in una visione e
gli disse: -
Alzati e va' nella casa di Giuda, sulla strada chiamata Diritta. Là troverai
un uomo di nome Saulo di Tarso. Egli è cieco e ha avuto una visione in cui tu
gli imponevi le mani ed egli recuperava la vista.
Rispose
Ananìa spaventato: - Signore, ho udito da molti raccontare tutto il male che
egli ha fatto ai tuoi seguaci ed è venuto fin qui per arrestarci e condurci a
Gerusalemme.
Ma il Signore disse: -
Va' perché lui è l'uomo che io ho scelto per far conoscere il mio nome ai
pagani, ai re e al popolo d'Israele. Per il mio nome egli molto dovrà soffrire.
Ananìa
andò, trovò Saulo là dove Gesù gli aveva detto e gli impose le mani:
immediatamente Saulo riacquistò la vista e fu battezzato da Ananìa.
Da acerrimo nemico della Chiesa, Saulo divenne uno dei più tenaci discepoli. A Damasco entrava nelle sinagoghe e i presenti trasalivano nell'udirlo predicare la parola di Cristo: davanti a loro c'era un uomo che, venuto per arrestare i Cristiani, ora proclamava che Gesù era il Cristo.
Quando
gli Ebrei di Damasco seppero che Saulo, ora Paolo, era diventato un discepolo di
Gesù, si infuriarono e convocarono una riunione, durante la quale fecero piani
per ucciderlo.
Ma
una notte, protetti dalle tenebre, i Cristiani misero Paolo in una grande cesta
e lo calarono dalle mura esterne della città. Fu cosl in grado di tornare
sano e salvo a Gerusalemme.
Giunto
a Gerusalemme, Paolo si uni agli apostoli divenendo uno tra i più ardenti nella
fede.
Anche
gli Ebrei di Gerusalemme si infuriarono per il tradimento di Paolo e cercarono
di ucciderlo, ma i suoi fratelli di fede lo nascosero nelle loro case e infine
lo fecero partire per Tarso.
Cominciarono
a questo punto i tre lunghi viaggi missionari di Paolo. In ognuno di essi egli
percorse centinaia e centinaia di chilometri, su strade polverose che lo
condussero in Asia Minore, in Grecia e infine a Roma. In ognuno di essi egli
rischiò la vita: ovunque incontrò nemici della propria fede che tentarono di
mettere a tacere quella sua voce così carica di passione, ma nulla e nessuno vi
riuscì.
Un
giorno Paolo e il suo compagno di viaggio Sila si trovavano a Filippi, in
Macedonia, quando andò loro incontro una schiava che, posseduta da uno spirito
malvagio attraverso cui prediceva il futuro, procurava molto guadagno ai suoi
padroni facendo l'indovina. Ella iniziò a gridare al popolo:
-
Avanti, venite! Questi uomini sono servi di Dio e vi annunziano la via della
salvezza.
Sebbene
quanto dicesse fosse vero, Paolo mal sopportava quella donna perché sapeva che
la sua preveggenza veniva da uno spirito del male, perciò disse: - In nome di
Gesù, ti ordino di uscire da lei! Lo spirito la lasciò e la ragazza fu libera.
I
padroni della schiava, vedendo andarsene insieme allo spirito anche la
speranza dei loro guadagno, trascinarono Paolo e Sila davanti ai magistrati
accusandoli di seminare il disordine nella città.
I
due apostoli furono bastonati e condotti in carcere. Era mezzanotte quando un
terremoto fortissimo scosse le fondamenta della prigione, ne aprì le porte e
sciolse le catene di tutti i prigionieri.
Qualche
tempo dopo Paolo si trovava a Cesarèa e si preparava a tornare a Gerusalemme
quando gli si fece incontro un profeta di nome Agabo. Questi prese la cintura di
Paolo, si legò mani e piedi e disse: - L'uomo a cui appartiene questa cintura
sarà così legato a Gerusalemme e sarà consegnato nelle mani dei pagani.
Nell'udire
ciò tutti si rattristarono e pregarono Paolo di cambiare itinerario, ma egli
rispose: - Perché mi chiedete ciò? lo sono pronto non solo a essere legato
e imprigionato, ma anche a morire nel nome del Signore.
Detto
ciò partì alla volta di Gerusalemme. Vi era arrivato da sette giorni quando
alcuni Ebrei, trovatolo nel tempio, lo circondarono e gli aizzarono contro la
folla accusandolo di aver incoraggiato la gente a dimenticare la Legge di Mosè.
I
disordini richiamarono l'attenzione dei soldati romani che intervennero
sottraendo Paolo al linciaggio.
Per
due anni Paolo rimase a Cesarèa, nelle mani del governatore romano Felice,
mentre da Gerusalemme giungevano continue richieste da parte dei sacerdoti
di riavere Paolo per giustiziarlo in qualità di sovversivo, fomentatore di
rivolte. Ma Felice non trovò mai nessuna colpa in lui e si rifiutò di
consegnarlo alle autorità giudaiche.
Trascorsi
due anni, a Felice successe Porcio Festo e costui, per ingraziarsi le autorità
religiose di Gerusalemme, decise di rimandare Paolo a Gerusalemme.
Paolo
allora chiese di essere inviato a Roma per essere giudicato direttamente dal
tribunale dell'imperatore e si imbarcò su di una nave carica di grano e di
prigionieri che dovevano essere venduti come schiavi nella capitale.
Raggiunta
Creta, la nave fu sorpresa da un forte vento. Paolo ammonì il capitano di
fermarsi, ma costui, volendo far arrivare il prima possibile il carico a Roma,
non lo ascoltò e ordinò che la nave proseguisse. Erano partiti da poco quando
si scatenò un forte uragano: la nave non riusciva più a tenere la rotta e
lentamente andava alla deriva.
Da
giorni non si vedevano né il sole, né le stelle e la speranza di salvarsi
sembrava perduta.
Giunto
il quattordicesimo giorno, finalmente apparve la terra, ma proprio in quel
momento l'imbarcazione si incagliò in una secca e sotto la furia delle onde
andò in frantumi. I passeggeri riuscirono comunque a salvarsi e tutti
raggiunsero la riva, chi a nuoto, chi aggrappato ai rottami della nave.
Tre
mesi si fermarono su quell'isola, che poi seppero chiamarsi Malta, poi passò di
lì una nave diretta in Italia e poterono ripartire. Raggiunta Roma, a Paolo
fu concesso di abitare per conto suo con un soldato di guardia. Ogni giorno
venivano in molti a visitarlo ed egli da mattino a sera parlava del Regno di
Dio e del Signore Gesù. Molti non vollero credere, ma molti se ne partivano da
lui certi di avere trovato la fede vera.
Per
due anni Paolo rimase nella sua prigione, poi fu assolto. Arrestato di nuovo
durante la persecuzione di Nerone contro i Cristiani, morì nel 67 d.C.
Dopo
Paolo molti altri Cristiani furono perseguitati e martirizzati, ma la
persecuzione non riuscì a fermare il diffondersi del Cristianesimo che nel 313
d.C., sotto l'imperatore Costantino, ottenne la libertà di culto e nel 380 d.C.,
sotto Teodosio, fu proclamata religione ufficiale dell'Impero Romano.