PICCOLA
MARTIRE DELL’EUCARESTIA

Non
conoscevo il suo nome. Doveva avere circa 13 anni ed era “la Bontà in
Persona”; come mi fu detto da una suora. Era tutto ciò che sapevo di lei
quando i comunisti entrarono nella nostra città.
Erano trascorsi alcuni mesi e già mi stavo abituando al regime comunista, ma non doveva durare a lungo... Un bel giorno estivo venne nella scuola un comandante, accompagnato da quattro militari. Entrarono senza bussare: "I tempi in Cina sono cambiati e tutti questi oggetti religiosi vanno buttati nel fuoco. - Orsù, cari bambini, cominciamo!" Mentre egli diceva così, i militari strappavano dalle pareti il crocifisso, i quadri religiosi, le tavole e le statue e li posavano sui banchi. Poi ordinarono ai ragazzi di sistemare il tutto in una scatola e di portarla nel gabinetto. I ragazzi, spaventati, indugiavano. "Presto!", urlava il comandante: "Oppure mi servo della rivoltella". Tuttavia ci fu una resistenza. Nell'ultimo banco si trovava una ragazzina, le labbra strette, le mani giunte, immobile come una statua. "E tu, in fondo!", urlò il comandante e si precipitò verso di lei. Egli ripeteva bestemmie in continuazione. "Prendi!", disse minacciando. La ragazza abbassò gli occhi, ma non si mosse.
Gli
altri ragazzi restarono come inchiodati. Silenzio assoluto. Il militare tirò
fuori la rivoltella e sparò sulla finestra. I bambini gridarono di spavento e
sempre più gente accorse sulla strada attirata dai rumori fino a quando una
vera e propria folla si trovò ammassata davanti alla scuola. Il comandante
continuava ad urlare senza interruzione, ma la ragazza non si muoveva, soltanto
una grande lacrima le scorreva lungo la guancia. Quando egli vide la folla ordinò:
"Cercate il padre della ragazza e portate tutta la gente in chiesa".
La
chiesa nel frattempo si era riempita e vi portarono il padre della ragazzina con
le mani legate dietro la schiena sistemandolo accanto al banco della comunione.
Fu costretto ad assistere mentre la figlia con violenza era spinta allo stesso
posto. Il comandante, dopo essersi schiarita la gola, disse: "Voi avete
imparato che il vostro Dio è potente e vive qui nel tabernacolo. Ora vi
dimostrerò come siete stati ingannati. Egli non è capace di nulla! Noi, ora,
lo calpesteremo con i nostri stivali e Lui non si difenderà".
I
militari poi forzarono il tabernacolo usando la rivoltella. La gente rimase in
un silenzio angoscioso. Il comandante afferrò la pisside, la aprì e sparse le
ostie per terra nel coro. "Calpestate il loro Dio!", ordinava ai
militari. "Che cosa dite ora?", urlava. Tutti rimasero con il fiato
sospeso. "Credete ancora ai racconti dei vostri preti?" Rivolgendosi
al padre della ragazzina esclamò: "Guarda là e rispondi!" - "Sì,
credo ancora!", disse il padre sommessamente. "Portatelo via!",
gridò il comandante.
In
quel momento fu avvicinato da un ufficiale che gli parlò. Dopo averlo
ascoltato, si subordinò al comando del superiore e disse: "Tutti lascino
la chiesa! Soltanto la piccola resta vicino al banco della comunione!" Io
fui trattenuto e chiuso nella cantina della chiesa, dove si conservava il
carbone.
C'era
una piccola apertura verso il coro, dalla quale potevo vedere le ostie
calpestate e la ragazzina impaurita appoggiata al muro. Poco dopo vidi entrare
una Signora giovane e bella con un volto sorridente. Ella vestiva abiti
preziosi, portava anelli alle dita e braccialetti alle braccia. "Povera
bambina!", diceva mentre l'abbracciava: "Povera piccola, che cosa ti
hanno fatto gli uomini? Vieni con me, ti tratterò bene. Vuoi? Vieni!" La
ragazza cominciò a singhiozzare e le cadde fra le braccia, poi andarono via...
In
quella buia prigione non distinguevo più né il giorno né le ore... Pregavo,
dormivo, avevo fame e sete e mal di testa. Intorno a me regnava un silenzio di
tomba. Poi iniziai a percepire rumori che non distinguevo. Era già mattino?
Sentii aprire silenziosamente una porta e cosa vidi attraverso il mio buco? La
ragazzina era entrata e si avvicinava al coro. Ella si fermò, si guardò
intorno, fece qualche passo, poi si inginocchiò, chinò la testa con devozione
fino a terra e con la lingua fece la comunione con una delle ostie profanate. Si
rialzò, giunse le mani, chiuse gli occhi e pregò... Dopo un po' si alzò e
sparì...
Ogni
mattina mi si offrì la stessa scena, l'unica consolazione nella mia buia
prigionia. Aspettavo sempre con impazienza il primo chiarore del mattino e la
ragazzina che veniva per fare la comunione. La sua bella immagine, i suoi occhi
sorridenti, i suoi movimenti timidi mi incantavano sempre più. Quante volte
venne? Non so dirlo. Ma un mattino, quando tornò di nuovo da Gesù,
inginocchiata, le mani giunte e assorta in preghiera, ecco, all'improvviso fu
spalancata con violenza la porta della chiesa. Sentii delle urla selvagge, poi
uno sparo.
La
ragazza poggiandosi sulle mani, scivolò lentamente, dolorosamente a terra e con
le sue ultime forze cercava di comunicarsi con una ostia. Un militare si avvicinò
e osservò la piccola che per l'ultima volta tentava di alzarsi per giungere le
mani; poi però cadde indietro battendo la testa a terra con un tonfo cupo e
chiuse gli occhi per sempre. Il soldato guardò attentamente la ragazza e le
ostie, restò un attimo pensieroso e indeciso, poi abbandonò con passi pesanti
la chiesa.
Ancora
sotto l'impressione dolorosa degli avvenimenti, guardavo la bambina martire.
Inaspettatamente si aprì la porta della mia prigione. Lo stesso militare che
poco prima aveva ucciso la ragazzina si presentò davanti a me: "Signore,
lei è libero! ".
Stupito
ringraziai e mi recai il più rapidamente possibile nel coro. Mi ero appena
inginocchiato accanto al corpicino ucciso, che il militare venne di nuovo.
"Signore", mi disse: "se in tutte le città ci fosse una
ragazzina come questa, nessun militare combatterebbe più per il
comunismo". Ebbi solo il tempo di seppellire la piccola, cara martire. Poi
mi si avvicinò un uomo e mi pregò di salire in una macchina con la quale mi
portò direttamente al confine...
(Tratto
da: `Schweizer katholisches Sonntagsblatt' n. 45, del 9.11.1997, p. 1213.)