LA VERGINE DI NAZARET

La sua identità

Nome: Maria di Nazaret, città della Galilea. 

Figlia di: Gioacchino e di Anna. 

Stato civile: Vergine, coniugata a Giuseppe, il fale­gname della casa di Davide. Incinta per virtù dello Spirito Santo. Madre di Ge­sù, detto il Cristo, nato a Betlemme nella Giudea, giustiziato a Gerusalem­me sulla croce, risuscitato il terzo gior­no. Vedova, madre adottiva di Giovanni: il discepolo prediletto di Gesù. 

Residenza: Nazaret. 

Domicilio: Nazaret, Betlemme. Profuga in Egitto; rientra a Nazaret. Le strade della Pale­stina al seguito del Figlio. La casa di Giovanni. Antiochia. 

Parenti: Elisabetta, sua cugina, della famiglia di Aronne. Zaccaria, sacerdote della classe di Abia, marito di Elisabetta e padre di Giovanni il battista. Giacomo, Joses, Giuda e Simone, dai suoi paesani di Na­zaret indicati come i fratelli di Gesù (Mc 6,3; Mt 13,55). Maria, madre di Giacomo e di Joses (Mc 15,40), la stessa, forse, da Gio­vanni chiamata Maria di Cleofe, sorella della madre di Gesù (cf. Gv 19,25). Gli sposi di Cana di Galilea. 

Calendario: Nata circa il 20 a. C. sotto l'imperatore Augusto (27 a. C. - 17 d. C.). Madre a circa 17 anni. Con Gesù al Calvario il 30; Imperatore Tiberio (14­-37). Si è addormentata nel Signore, ma il suo corpo già partecipa della gloria del Figlio, forse al tempo di Nerone (54-­68) o di Vespasiano (69-79). 

La sua storia

La storia di Maria è quella che Dio giorno dopo gior­no si è costruito, irrompendo nella sua vita di sempli­ce ragazza di Nazaret. "Essa altro non volle che esse­re uno strumento dello Spirito di Dio. Comprese che una sola cosa ha valore assoluto: far propria la volontà di Dio". Le tappe principali della sua esistenza so­no così profondamente segnate dalla presenza del Fi­glio da rendere la vita di Maria lo specchio di quella di Gesù. 

L'annunciazione di Gesù a Maria (Lc 1, 26-38).

La visita alla cugina Elisabetta (Lc 1, 39-59).

La nascita di Gesù (Lc 2, 21).

La presentazione di Gesù al tempio (Lc 2, 22-38).

La fuga in Egitto (Mt 2, 13-15).

Il ritorno a Nazaret (Mt 2, 19-23).

Il ritrovamento di Gesù nel tempio (Lc 2, 44-50).

La vita nascosta di Nazaret (Lc 2, 51-55).

Le nozze di Cana (Gv 2, 1-12).

Le ansie per il Figlio (Lc 8, 18-21).

Ai piedi della croce del Figlio (Gv 19, 25-27).

Maria con gli Apostoli in preghiera (At 1, 14).

La discesa dello Spirito Santo (At 2, 1-4). 

La sua missione

Il nuovo Testamento ricorda Maria in modo molto sobrio. Nondimeno, la devozione popolare verso di lei, si sviluppò rapidamente nella comunità cristiana.

Al di là delle amplificazioni che la fantasia dettava nei racconti apocrifi, la fede mantenne sempre intatto il senso autentico della missione di Maria nella storia della salvezza:

• il suo rimettersi con semplicità nelle mani di Dio,

• lo stupore di fanciulla per le grandi cose che Dio sta compiendo per mezzo di lei,

• la coscienza gradatamente crescente del mistero del Figlio,

• il silenzioso soffrire dall'infanzia di Gesù fino alla sua passione e morte. 

Maria è "una di noi", ma al tempo stesso è diversa. Fin dai primi secoli la fede popolare venerò le singo­lari prerogative di Maria. Anche i grandi teologi accol­sero e rafforzarono con la loro riflessione questa fe­de. Il magistero della Chiesa nel corso dei secoli san­zionò, con definizioni dogmatiche, i titoli privilegiati da attribuire:

• Madre di Dio (concilio di EFESO, 431)

• Vergine

• Immune da ogni peccato e tutta santa (Immaco­lata Concezione) (Pio IX, 1854)

• Assunta in cielo in corpo e anima (Pio XII, 1950). 

La vera devozione

I fedeli a loro volta si ricordino che la vera devozio­ne non consiste né in uno sterile e passeggero senti­mentalismo, né in una certa qual vana credulità, ma bensì procede dalla fede vera, dalla quale siamo por­tati a riconoscere la preminenza della Madre di Dio, e siamo spinti al filiale amore verso la Madre nostra e all'imitazione delle sue virtù (LG 67).

 

Il magnificat

L'episodio della Visitazione, seguito dal canto del Magnificat, è il primo brano di Luca su cui ci fermia­mo per capire come pregava Maria. Vorrei riflettere con lo stesso animo con cui questo episodio è stato espresso da un poeta contemporaneo: «Con quale voce cantavi Maria! Gli antichi salmi parevan brillare di luce nuova e fondere i colli e tutti i poveri ti odono ancora». E vorrei pregare: «Signore, che attraverso il dono del tuo Spirito, hai ispirato a Maria questa preghiera di lode e ringraziamento, concedi a noi, e a tutti i po­veri del mondo che ancora ascoltano questa preghie­ra e la risentono in sé, di poterla risentire con quell'af­fetto, con quella pienezza di lode e di gioia con cui, per prima, la cantò la tua Madre». Cerchiamo prima di tutto, di capire il senso dell'epi­sodio in cui è inserita la preghiera del Magnificat. È un episodio da intercalare tra due annunci e due racconti di nascita: l'annuncio a Zaccaria e l'an­nuncio a Maria che occupano gran parte del 1° ca­pitolo di Luca; il racconto della nascita di Giovanni e quello della nascita di Gesù che occupano l'ulti­ma parte del 1° capitolo e il 2° capitolo. Tra questi due annunci e due racconti sta, come in­termezzo, la narrazione della Visitazione e il canto del Magnificat, che ci fa entrare nel mistero della psico­logia umana di Maria; ci vuol fare capire cosa è avvenu­to in lei, cosa si è mosso dentro di lei, dopo il grande av­venimento che l'ha improvvisamente coinvolta, senza suo previo presentimento, nel piano di Dio. 

Gioia e imbarazzo: il grande segreto di Maria

Dopo l'annuncio dell'Angelo, Maria è una persona alla quale è stato consegnato un grande segreto che cambia la sua vita, che la coinvolge profondamente, che la porterà a vivere un'esperienza del tutto diversa da quella da lei immaginata. Porta nel cuore questo segreto e non può spiegarlo a nessuno. È certamente un segreto di gioia che la potrebbe riempire di letizia, tuttavia è anche imbarazzante e doloroso. Il vangelo di Matteo ci fa capire il peso di questo annuncio: come spiegare a Giuseppe, al suo sposo, ciò che è avvenuto, come renderlo credibile, come far capire il mistero di Dio che si è manifestato in lei? Maria si trova nella situazione di chi, avendo qual­cosa di grande dentro di sé, che le dà gioia e insieme peso, vorrebbe comunicarlo, vorrebbe farsi capire e non sa a chi e come. In questa solitudine, pensosa e dolorosa, percorre la strada verso la Giudea per anda­re ad aiutare Elisabetta. Capita, tante volte, pure a noi di avere qualcosa dentro e non riuscire a trovare nessuno con cui comunicare davvero; non abbiamo fiducia che qualcuno possa capire e ascoltare ciò che di gioioso o di doloroso abbiamo dentro. 

L'amicizia di Elisabetta sblocca Maria

Maria si avvia verso la montagna di Giuda e, en­trando nella casa di Zaccaria, saluta Elisabetta. «Ap­pena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambi­no le sussultò in grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo"». Improvvisamente, senza bisogno di parole, Maria si sente capita, sente che il suo segreto è stato colto da chi poteva intuirlo nello Spirito Santo, sente che ciò che è avvenuto in lei, il mistero di Dio, è ormai inteso da altri, ed è inteso con amore, con benevolenza, con fiducia. Si sente accolta e capita fino in fondo e può dare sfogo a tutta la pienezza dei sentimenti che fino a quell'istante erano rimasti come compressi. Ora che un'altra persona ha potuto intuire il suo segreto, Maria si sente liberata interiormente e può esclamare a gran voce ciò che ha dentro; può esprimersi, attra­verso un'amicizia discreta e attenta, attraverso un cuore capace di comprenderla. Ed ecco erompere, tutto d'un pezzo, il suo canto che proclama ciò che aveva meditato per lungo tempo, durante il viaggio. Quanto è importante il valore di un'amicizia che ci ca­pisca e che ci aiuti a sbloccarci e che ci permetta di mettere fuori ciò che abbiamo dentro, di bello o forse di brutto, purché sia espresso, purché sia detto! Maria si esprime cantando ed esultando perché il suo animo è pieno di gioia. 

Un canto di gioia

Leggendo attentamente il suo canto, vediamo che Maria comincia col soggetto «io»: l'anima mia, il mio spirito. All'inizio è lei stessa al centro: la sua espe­rienza, la sua gioia, il suo scoppio emotivo, ma, subi­to dopo, il soggetto cambia: «il mio spirito esulta in Dio, perché lui - e da qui in avanti è sempre Dio - ha guardato l'umiltà... grandi cose ha fatto... la sua misericordia si estende... ha spiegato la potenza... ha disperso i superbi... ha rovesciato i potenti, ha innal­zato gli umili... ha ricolmato di beni... ha rimandato i ricchi... ha soccorso Israele... si è ricordato... aveva promesso...». La struttura del canto parte dall'esperienza perso­nale. Maria grida ciò che le sta dentro, - io glorifico Dio, io esulto - per portarsi immediatamente a de­scrivere ciò che Dio fa. C'è una perfetta fusione tra l'aspetto soggettivo, personale, l'esperienza imme­diata della persona che prega, e la sua trasposizione nella contemplazione dell'opera di Dio, nella quale la persona si sente inserita. È chiaro che anche dopo, Maria parla di sé: «grandi cose ha fatto... ha spiegato la potenza... ha rovesciato i potenti» però tutto è contemplazione di se stessa nel piano di Dio, nel grande Mistero in cui ormai è entrata. 

Il nostro "Magnificat" nella vita d'ogni giorno

Ecco allora la preghiera che la pagina del Vangelo ci suggerisce: «Come tu, o Dio, sei il Dio della mia sal­vezza, come posso io cantare il mio Magnificat? A partire da quale esperienza di salvezza ti riveli a me come il Dio grande, il Dio del Vangelo? Il Dio che cam­bia la mia vita, dandole una carica di speranza capace di farmi guardare la mia vita e la vita intorno a me con occhi diversi, mettendomi dalla parte del Regno, dalla parte della giustizia, dalla parte degli umili, dalla parte dei poveri?Cantando il cantico di Maria e mettendomi nella si­tuazione di coloro che ancora lo ascoltano? Mettiamoci di fronte alla preghiera di Maria e chie­diamoci quali può essere il nostro Magnificat; con quali parole e in riferimento a quali fatti possiamo esprimerlo; quali sono le grandi opere di Dio nella no­stra vita che ci fanno lodare il Signore. Ciascuno di noi si faccia coraggio e apra il cuore per ricercare i grandi momenti di Dio nella sua vita personale. Pensiamo a ciò che abbiamo ricevuto di bene e di amore dagli altri, agli incontri che ci hanno riempito di gioia e di fede, a partire dal battesimo fino all'esperienza di questa sera, ai nostro incontro co­mune col Dio della salvezza, col Dio che ci salva.

 

Ave Maria dei ragazzi

Ave Maria piena di grazia

Mi piace chiamarti per nome e dirti: Ave! Ai tuoi tem­pi la gente si salutava così. E ti dico anche: Piena di­grazia. Sai? sembra un cognome. Maria Pienadigrazia vuol dire che Dio ti ha fatto tutta buona, immacolata, eccetera, senza neanche un piccolissimo peccato. Invece, io non sono sempre buono, purtroppo. Ma è bello sapere che tu avevi un cuore tutto puro! E il Padre nostro ti vuole tanto bene che ti ha fatto mam­ma del suo figlio Gesù. Bisognerà davvero che per es­serti amico, io di peccati ne faccia più pochi possibile. Ci proverò, Maria. E per questo ti dirò spesso: Ave Maria piena di grazia. 

Il Signore è con te

Tu abitavi in un bel paesino di Palestina e certo ti piacevano i fiori, i passeri, i bimbi. E venivano le tue amiche a trovarti. Ma io so che anche Dio veniva a farti visita, anzi abitava addirittura nel tuo cuore, per­ché eri tutta buona. E tu, con lui, stavi meglio che con tutti. Vorrei ricordare di più che io sono un cristiano e an­che in me abita Dio come a casa tua. A me piace stare con mamma e papà e con gli amici e anche con il mio cane, quando ho voglia di giocare. Ma un po' più gen­tile con il buon Dio che sta in me potrei esserlo! Per favore, Maria ricordami che lui è anche sempre con me, ogni volta che ti dirò: Il  Signore è con te. 

Tu sei benedetta tra le donne

Io so che di donne famose ce ne sono tante. Fanno le regine, le attrici del cinema e qualcuna fa anche il tenente poliziotto. Tu, Maria, non so se ai tuoi tempi eri famosa, forse il capo del governo non ti conosce­va, eppure Dio è venuto da te. Perciò sei diventata la più famosa di tutte. Non eri ricca, tu non avevi tanti servi. Ma ti fidavi di Dio e gli volevi così bene che lui ti ha preferita a tutte. E adesso anche tu sei regina, ma comandi solo cose buone e le chiedi a Gesù che non ti dice mai di no. Così è accaduto a Cana, quando hai detto a Gesù che era finito il vino. E lui ha fatto diventare vino l'acqua per il pranzo di nozze! L'ha fatto per te. Nessuna don­na è importante come te? Io te lo dico convinto: Tu sei benedetta tra le donne. 

... e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù

Abbiamo fatto molta festa una volta per il battesi­mo di un bimbo nato da poco. C'erano dolci, c'erano amici e nessuno ci sgridava. Quando un bambino nuovo arriva nel mondo, è fe­sta. Ma che dono per tutti quando il tuo Gesù è nato! È Natale, la festa dei regali. Piangeva anche lui quan­do aveva fame, vero? Era allegro, sano e buonissimo. Chissà quante volte le tue amiche ti hanno detto: «Com'è bello il tuo bambino, Maria!». Tu non rispondevi, ma pensavi piena di gioia che era figlio del Dio di tutti. Se l'avessero saputo, anche loro ti avrebbero detto come me: e benedetto è il frut­to del tuo seno, Gesù. 

Santa Maria, Madre di Dio

Io so che ci sono santa Rita e santa Teresina e san­ta Maria Goretti. Di sante ce ne sono molte. Ma tu non sei solo una santa cosi: a te, proprio il Dio, che ha fatto tutto il mondo, ha detto tante volte per bocca di Gesù: «Ciao, mamma». «Mamma, posso far questo?». Sei una mamma importante tu. Però chissà quanto sei rimasta sbalordita, quando l'angelo è ve­nuto a dirti che Dio voleva farti mamma del suo Figlio! Mi piace pensare che anche Dio ha voluto una mam­ma, perché così lui e io ci somigliamo. Allora dico con gioia: Santa Maria Madre di Dio. 

... prega per noi peccatori

Quando ho le scarpe slacciate oppure la faccia sporca, la mamma mi dice: «Vieni qui» e mi mette in ordine. Tu, Maria piena di grazia, sei anche la nostra mamma, perché Gesù è nostro fratello e cosi tu ci guardi per vedere se in noi tutto va bene. Ma io, sai Maria mamma? ho capito una cosa. Tu vedi nel mio cuore anche quello che neppure mia mamma vede. E a te dispiace quando t'accorgi che sono cattivo. E allora dici a Gesù: «Aiuta questi pic­coli a essere buoni». Meno male che ci pensi tu. Fallo sempre, perché non è facile essere buoni! Te lo chie­do proprio di cuore: prega per noi peccatori... 

...adesso

Sai Maria mamma? Io ho già fatto i capricci al mat­tino prima di alzarmi, alla sera prima di dormire e an­che a mezzogiorno e a merenda. Se voglio posso es­sere buono sempre, ma posso anche essere sempre cattivo. È meglio che tu dica a Gesù di aiutarmi in tut­ti i momenti, sempre, anche quando sarò grande. Fi­no alla fine della vita. Adesso vuol dire: oggi, domani, dopodomani, tra un anno, quando sarò grande... Adesso vuol dire sempre. lo cercherò di ricordarlo e nei momenti difficili ti dirò piano piano: Maria mam­ma, aiutami, aiutami adesso... 

... e nell'ora della nostra morte

Che strano. Tutti sanno quando sono nati e nessu­no sa quando morirà. Uno muore in un incidente stra­dale e un altro sul lavoro e un altro in ospedale. Fa paura morire? I grandi dicono di sì. E poi morire vuol dire che si va da Gesù a dire se siamo stati buoni. Bi­sogna essere pronti a rispondergli bene. Tu, Maria mamma, con tanto dolore hai visto quan­do Gesù è morto sulla croce. Tu hai sentito quando ha detto al criminale crocifisso vicino a lui che lo per­donava e lo aspettava in paradiso. Allora si capisce che quando uno di noi muore, tu sei vicina vicina, per aiutarlo ad andare in casa di Gesù. E io te lo chiederò sempre: ... e nell'ora della nostra morte. Amen.

P. G. Viverra scj