LA VEGGENTE DI LOURDES

L’UMILE FIORE DEI PIRENEI

A Lourdes, piccolo borgo posto ai piedi dell'alta catena dei Pirenei, allietato dalla fresca canzone del fiume Gave e dal rumore delle pa­le dei mulini che ne costituivano allora l'unica ricchezza, sbocciò il 7 gennaio 1844 un umile fiore. Nato nel cuore dell'inverno, semplice, na­scosto, come un piccolo bucaneve, quel fiorel­lino era tuttavia destinato a cose grandi, tanto grandi che i secoli venturi ne avrebbero con­servato la fama e il nome, e i popoli di tutto il mondo ne avrebbero onorato, con commos­sa fiducia, la memoria. Quel semplice fiorellino portava il nome di Maria Bernarda Soubirous, ma, forse appunto per la sua piccolezza e semplicità, veniva chia­mata col dolce nomignolo di Bernardetta. Fragile e delicata di salute la figlioletta pri­mogenita di Luisa Castérot e di Francesco Sou­birous pareva destinata a ritornarsene subito al Cielo donde era venuta. Non fu così invece e, sebbene conservasse inalterata quella sua nati­va fragilità, restò sulla terra fino a 35 anni. I suoi genitori erano poveri, e poveri rima­sero sempre, anche quando, in grazia della lo­ro santa figliuola, divennero essi pure oggetto di grande stima e venerazione. E senza dubbio ad essi spetta il merito immenso di aver fatto crescere Bernardetta e gli altri cinque figli, che successivamente ebbero, nel santo timor di Dio, in una fede semplice, pura, forte e corag­giosa, in una rettitudine di coscienza che non conosce deviazioni. Quando nacque Bernardetta, Francesco Sou­birous faceva il mugnaio nel mulino di Boly, ma gli affari erano tutt'altro che prosperi. Troppo buono e generoso, Francesco era sem­pre più pronto a dare che a ricevere, più dispo­sto a cedere, che ad imporsi. Per questo, poco alla volta, veniva consumando, con atti di gene­rosa carità, quel piccolo patrimonio che costi­tuiva tutta la ricchezza della famigliuola. La buona Luisa non era meno generosa del marito e, senza volerlo, scivolava sulla stessa china verso il fondo dell'abisso. Una sera, tornata stanca dal lavoro, l'otti­ma donna si sedette accanto al fuoco e prese sonno. Non s'accorse che le fiamme s'erano ap­pigliate alla sua veste e, quando si svegliò per lo spasimo delle scottature, era in uno stato mi­serevole. Salvata per miracolo, dovette rinun­ziare all'allattamento della piccola Bernardetta che aveva allora circa quattro mesi. Intervenne allora una brava donna di Bar­très, Maria Laguès, che, avendo perduto un suo bambino da poco tempo, fu pronta ad accetta­re dietro modesto compenso il baliatico della piccina. Fu così che Bernardetta restò con la Laguès per circa due anni e fu da questa tene­ramente amata, come una sua vera figlia. Nella famiglia Soubirous intanto le cose an­davano di male in peggio. Ridotte al minimo le entrate, cresciuta la figliolanza, e con essa le conseguenti esigenze, i due poveri genitori non potevano più pagare l'affitto del mulino Boly. Non più la povertà, ma la vera miseria era alle porte. Eppure essi, da veri cristiani, non si scoraggiarono. Mai l'ombra della disperazione passò in quelle anime di fede che vivevano pie­namente abbandonate in Dio. Quegli anni furono senza dubbio tristi e do­lorosi, poiché, costretti dalla miseria, dove­vano lavorare a giornata nei campi altrui, ed elemosinare, di casa in casa, un tetto per rifu­giarvisi! Eppure in quella famiglia benedetta regnavano sempre la pace, l'amor di Dio, la santa rasse­gnazione a tutte le più dure e amare prove! Si pregava, e questa era la sola forza della fami­glia Soubirous! Nell'autunno del 1855 Bernardetta venne col­pita dal colera, che in pochi giorni aveva fatto decine di vittime. Bernardetta sopravvisse alla grave epidemia, ma con il fisico irrimediabil­mente indebolito. L'inverno si avvicinava terribilmente spaven­toso per chi non aveva altra risorsa che la buo­na volontà di lavorare! D'inverno ogni lavoro scarseggia, mentre i campi sono ricoperti dalla bianca coltre della neve. Dove sarebbe andata la povera, sventurata famiglia? Forse il buon Dio che provvede agli uccelli del cielo e ai gigli del campo avrebbe lasciato perire di fame e di freddo quei sei uccelletti, che attendevano, af­famati, le briciole del pane? Oh no! Non inva­no si ricorre al Signore o alla sua Divina Ma­dre! Bernardetta poté essere accolta da una zia a Momères e trascorrere presso di lei il cru­do inverno dei Pirenei. Nella primavera del 1856 le cose sembrarono peggiorare ulteriormente per i Soubirous. Ma quando ogni porta pareva chiusa per quei mi­seri derelitti, ecco venire loro incontro un cu­gino di Luisa: Andrea Sajous. Aveva costui una povera casa, o meglio, una povera stanza di sua proprietà in via dei Pe­tits-Fossés chiamato il « Cachot » cioè « il car­cere» perché in quel luogo, un tempo, erano le prigioni di Lourdes. Egli offrì la misera stam­berga ai suoi parenti che, non avendo altro di meglio, l'accettarono con riconoscenza. L'abitazione era nera, affumicata, umida e oscura. Non un raggio di sole vi penetrava mai, perché le strette finestre avevano davanti a sé l'alto muro d'un vecchio granaio e la bocca di un lurido camino. Non era certo la casa adatta per la delicatissima salute di Bernardetta che, sofferente di asma, vide spaventosamente ag­gravarsi il male. La povera fanciulla doveva spesso, anche nel cuore dell'inverno, uscire all'aperto per respira­re meno faticosamente e non morire soffocata. Questa fu, per molti anni, la dimora di colei che doveva divenire la privilegiata della SS. Vergine. Ma il calvario dei Soubirous non era ancora giunto al suo culmine. Sospettato ingiustamen­te di aver rubato un sacco di farina al fornaio Maisongrosse, il povero Francesco Soubirous venne trattenuto in prigione per otto giorni, dal 27 marzo al 4, aprile 1857, prima che venis­se riconosciuta la sua innocenza. E’ interessan­te ricordare che proprio il Maisongrosse, che a­veva calunniato il buon Francesco, sarebbe sta­to incaricato più tardi da una famiglia nobile di portare un pane di dodici libbre alla famiglia Soubirous. Ma i genitori di Bernardetta ri­fiutarono senza esitazioni quell'offerta, come tutte le altre che venivano loro fatte, unica­mente paghi del privilegio che la Vergine ave­va concesso alla loro figliuola, apparendole nel­la grotta di Massabielle.

LA PASTORELLA

La scarsità del vitto costituito quasi esclusi­vamente di polenta e pane nero, l'umidità e l'in­salubrità dell'abitazione, ridussero in breve la delicata fanciulla in uno stato miserevole. L'amorosa mamma ne era accorata e, non potendo in altro modo rimediare ad uno stato di cose tanto penoso, pensò di affidare la sua cara Bernardetta all'ottima nutrice che l'ama­va teneramente. Là, a contatto con la natura, sotto il sole che dà vita e salute, rinforzata da un cibo più sano e sostanzioso, certamente la sua figliola avreb­be ripreso un po' di forza, il piccolo fiorelli­no appassito si sarebbe forse rialzato sull'esi­le stelo. Così pensava la buona mamma, sebbene il di­stacco dalla più cara delle sue creature le costasse atrocemente. Non fu infatti senza cocen­ti lacrime che la buona donna si separò dalla sua prediletta nel settembre 1857 e l'affidò an­cora una volta a Maria Laguès. Così Bernardetta divenne una piccola pastorella. Sembra ed è veramente un presagio. Non è la prima, e neppure sarà l'ultima delle semplici ed elette privilegiate che la Vergine sceglierà tra le umili pastorelle. Accanto a Giovanna d'Arco, vi saranno i bim­bi della Salette, vi sarà Bernardetta Soubirous, vi sarà Giovannino Bosco, vi saranno i tre in­nocenti pastorelli di Fatima, ve ne saranno al­tri ed altri... Sempre lo sguardo materno della grande Regina del Cielo si chinerà a ricercare i semplici fiori agresti, quasi che il loro delicato profumo, fatto d'ingenuità e di candore, eser­citi sul suo cuore immacolato una particolare attrattiva. Ecco dunque Bernardetta a Bartrès, presso la buona nutrice. Piccola di statura, il visetto bruno, lo sguardo limpido e sereno, col suo vin­castro in mano, ella sale ogni giorno dalla ca­sa dei Laguès ai pascoli montani del padrone. Una piccola grancia la ospita nelle lunghe ore della giornata, fino all'ora del tramonto in cui ritorna a casa. Ma la fanciulla non sente il pe­so di questa vita solitaria. Pare anzi che l'ani­ma sua innocente senta una gioia tutta inti­ma nel trovarsi sola sola con Dio e con le sue pecorelle. Infatti, mentre queste pascolano, Bernardetta estrae dalla tasca la sua corona e prega. Non conosce la fanciulletta molte e lunghe preghiere, non le imparerebbe neppure con la sua scarsa memoria, ma una ne sa, la più bella, la più dolce, la più cara, quella che le ha inse­gnato la mamma sua: l'Ave Maria. E la ripete tante volte, cento volte, mille volte, con un gu­sto particolare, con una tenerezza speciale, fa­cendo scorrere i grandi grani del suo rosario. La natura offre però alla piccola pastorella anche tante cose delicate e belle: i fiori profu­mati che essa raccoglie, con delicata grazia, per farne serti ai suoi improvvisati altarini; l'erbetta verde e fresca; i muschi odorosi; le limpide sorgenti alle quali si disseta avida­mente. E non basta. Bernardetta ha anche degli a­mici, piccoli, umili amici, com'è piccola e umi­le tutta la sua vita. Il più caro di tutti è un agnellino. E' capricciosetto e birichino, ma co­sì simpatico! Talvolta giuoca, facendo saltelli e giravolte e gettando a terra, con i suoi cornetti appena nascenti, l'altarino preparato con tanta cura dalla padroncina. Ma questa non lo sgrida, non lo batte, anzi lo ricambia con l'ambito do­no di un po' di pane e sale. Richiesta del per­ché di un tal trattamento, ella risponde: « Perché è piccolissimo ed io amo tutto ciò che è piccolo! ». Si delineano così le simpatie di questa sin­golare fanciulla: preghiere e fiori, erbe ed ac­que limpide, animaletti innocenti e tutte le co­se piccole. Anch'essa, del resto, è tanto piccina e fra­gile che dovrebbe passare inosservata. Ma non è così. Ha qualche cosa in sé quest'umile pasto­rella che non sfugge alle anime che vivono in un'atmosfera più alta e pura di quella comune. L'abate Ader, vicario di Bartrès, per ben due volte, vedendo passare Bernardetta col suo piccolo gregge, sorridente e angelicamente se­rena, pronuncia parole che racchiudono un va­ticinio: «Non so ciò che avviene in me, ma tutte le volte che incontro Bernardetta, mi par di vedere i fanciulli della Salette. Certamente se la Vergine Santa è apparsa a Massimino e a Melania è perché dovevano essere buoni, sem­plici e pii come Bernardetta». E un'altra volta scorgendo dalla finestra la piccina, si rivolge alla sua donna di servizio e ripete, commosso: « Guardate quella bambina; quando la S. Vergine appare a qualcuno deve scegliere dei fanciulli come quella bambina! ». Il santo abate che in modo così evidente ave­va profetizzato l'avvenire di questa creatura prescelta, ritiratosi il 3 gennaio 1858 a Pierre-qui-Vire, in un convento di Benedettini, per menare vita più perfetta, pochi mesi dopo do­vette certamente godere di una intensa gioia spirituale, sentendo ripetere da mille voci esul­tanti il nome di quella bambina che egli avèva conosciuto da vicino, e della quale aveva in­travisto, come attraverso un cristallo, l'anima purissima e predestinata.

L A PRIMA VISIONE

Per consiglio dell'abate Ader, Maria Laguès decise nel gennaio del 1858 di rimandare Bernardetta a Lourdes. La fanciulla aveva ormai i suoi quattordici anni, ma era ancora del tutto priva di qualsiasi istruzione. Aveva ricevuto, è vero, alcune lezioni di catechismo dal parroco di Bartrès e dallo stesso abate Ader, ma, non sapendo leggere, le era anche difficile ritenere a memoria quanto le veniva spiegato. D'altra parte, sia per l'età, sia per la sua grande e sin­cera pietà, era tempo che la cara bimba si pre­parasse a ricevere la sua Prima Comunione. Giovedì 21 gennaio 1858 fece dunque ritorno al paese nativo, alla povera dimora oscura e mal­sana, ma in compenso ebbe la dolce gioia di ri­trovarsi accanto alla carissima mamma, all'ot­timo babbo, ai fratellini, ebbe la soddisfazio­ne di entrare a far parte della scuola delle Suo­re e della scuola di catechismo. L'aria pura e balsamica di Bartrès, le lunghe soste all'aperto, il cibo più sostanzioso, l’avevano alquanto rinforzata, ma non guarita dell'asma, né fatta crescere in proporzione degli anni. Non le si sarebbe data affatto l'età che aveva. Le era rimasta, insieme alla pura innocen­za dell'infanzia, una statura piccola, un viset­to pieno di candore e di celestiale dolcezza, un fare semplice e spontaneo di bimba. Tale era Bernardetta quando la mattina dell’11 febbraio, un giovedì, in compagnia della sorella più piccola Antonietta e dell'amica Gio­vanna Abadie, uscì di casa per andare a racco­gliere legna. La giornata era oltremodo rigida e triste. Il freddo intenso e pungente, penetrando nella misera stamberga dei Soubirous, faceva rabbri­vidire il povero babbo che giaceva nel letto am­malato; il nero camino che, acceso, mitigava alquanto il gelo della stanza, era spento per mancanza di legna. Non restava altro mezzo che andarne a cercare, e, sebbene il rigore della giornata non invitasse ad uscire, la buona fanciulla, ottenne, con dolce insistenza, dalla trepida mamma, il permesso di andare. Si mise sulla testa il « capulet », un cappuc­cio molto in uso tra le montanare dei Pirenei, che costituiva un ornamento e un comodo ri­paro, ricoprendo il capo e le spalle a guisa di mantello, e, senza esitare, si avviò, con Anton­ietta e Giovanna verso le rive del Gave do­ve era facile trovare rami secchi divelti dal vento. Due strade conducevano dal paese al Gave. Una volgeva a sinistra e portava alla parte su­periore del fiume, l'altra attraverso il cosid­detto « sentiero della foresta » menava verso la roccia di Massabielle. Arrivate ad un certo punto le tre fanciullette decisero di prendere quest'ultima via e, attraverso il ponticello di legno gettato sul canale del mulino di Savy, pe­netrare nel prato di La Fitte. Così fecero e, giunte sul posto, incomincia­rono a raccogliere legna. All'estremità del prato era la grotta dì Massabielle, dove i rami sec­chi abbondavano, ma, per andarvi, occorreva ancora una volta attraversare il canale Savy, che in quel punto non aveva passerella. L'acqua tuttavia era tanto bassa, a causa del mulino in riparazione, che le fanciulle non esitarono e decisero di passarlo a piedi. Senz'altro si tolsero gli zoccoli e fecero il facile guado. Ultima rimase Bernardetta, che, sentendo l'acqua oltremodo gelida, e cono­scendo la sua delicata salute, e i probabili attac­chi di asma, non osò decidersi. Con fare umile si rivolse a Giovanna, pregando di pren­derla sulle spalle, ma la compagna sgarbatella, attribuendo forse a pigrizia la richiesta di Ber­nardetta, non volle farle questo piccolo favore. La poverina rimase dunque sulla sponda del canale, mentre Antonietta e Giovanna si al­lontanavano seguendo il torrente. Ebbe un momento di angosciosa mestizia, poi, dopo aver tentato invano di passare sopra dei sassi, decise di scalzarsi, per seguire le compagne. In quel medesimo istante sentì come un rom­bo di tuono o di vento forte che la fece tra­salire. Volse attorno lo sguardo, ma nulla vide. Il prato, il cielo, le piante erano immersi in una perfetta calma. Sgomenta, non sapendo a che attribuire il rumore, si pose di nuovo a scalzar­si, ma ecco che, per la seconda volta, il rombo inesplicabile si rinnovò. Tremante di spaven­to la piccola, senza volerlo, volse lo sguardo al­la grotta di Massabielle e quale non fu il suo stupore e la sua commossa meraviglia allorché vide sopra una nube d'oro una giovanissima Dama, di meravigliosa bellezza, di celestiale aspetto, posarsi, leggera, in una delle aperture della roccia. Nessuna penna umana potrebbe descrivere la mistica Visione, che pareva racchiudere in sé tutto io splendore del Cielo e tutta la maestà di una Regina. Aveva il volto ovale e perfetto, gli occhi di una incomparabile dolcezza, la statura regola­re e le labbra atteggiate al più soave dei sorrisi. La sua figura perfettamente modellata era ricoperta di una candidissima veste, che le flui­va morbida fino ai piedi nudi che posavano leggermente sopra un silvestre rosaio. Alla cin­tura aveva un nastro largo, azzurro; nel brac­cio destro un rosario dai grani di perla legati con catenelle d'oro; due magnifiche rose d'oro le brillavano sui piedi. Altro ornamento non aveva, eppure tutta la sua Persona era d'in­comparabile splendore. L'Apparizione volse lo sguardo soave verso Bernardetta e, con un incoraggiante sorriso, le fece cenno di avvicinarsi. La fanciulla esterrefatta non sapeva più do­ve fosse e, tutta penetrata da una indicibile gioia, fissava estatica la mirabile Visione. Ri­mase così alcuni minuti come fuori di sé, poi, seguendo l'impulso del cuore, e la sua abituale tendenza alla preghiera, senza mai staccare lo sguardo da Colei che l'affascinava, trasse di tasca il suo rosario, e in ginocchio, incomin­ciò a scorrere i grani. Mirabile cosa! Anche la Signora incomin­ciò allora a far scorrere tra le sue bianche dita i grani di perla del suo Rosario, con cenni di viva soddisfazione. Chi potrà ridire le meraviglie di quel rosa­rio in cui la piccola Bernardetta recitava le «Ave Maria» e la bianca Signora, ad ogni decina, si degnava di unire la sua voce a quella dell'umile fanciulletta, per glorificare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo? Certo preghiera più alta non sarà mai stata fatta sulla terra, ai tempi nostri! Quando questo meraviglioso rosario fu ter­minato anche la splendida Apparizione dispar­ve!

BERNARDETTA RACCONTA...

L'impressione provata dalla fanciulla era stata straordinaria e intensa tanto che le ci vol­le un bel po' di tempo per rientrare pienamen­te in se. Guardò ancora a lungo la grotta misteriosa ed il rosaio selvatico sul quale tanto delicata­mente si era posato il piede della bella Signora, ma non vedendo più nulla, si alzò, si tolse gli zoccoli e senz'affatto sentire la gelida onda del canale, passò dall'altra parte e raggiunse Gio­vanna e Antonietta, che, del tutto ignare di quanto era avvenuto, continuavano la loro rac­colta di legna. Bernardetta ebbe subito il desiderio di co­municare alle sue compagne la mirabile Visio­ne avuta, ma lì per lì si trattenne e, quasi mec­canicamente, si chinò a terra con loro, per rac­cogliere i rami secchi. Terminata la provvista, le due ragazze si avviarono verso la grotta per trattenervisi alquanto a giocare. Bernardetta le seguì e, trovandosi ora proprio nel luogo del suo dolce incontro con la bianca Signora, non poté più tacere. Non avete visto niente voi? » - chiese ad un tratto fissando la roccia là dove si arrampi­cava il rosaio selvatico. «E tu che cosa hai visto?». Ma Bernardetta cambiò rapidamente discor­so: «Voi avete voglia di scherzare. Avete det­to che l'acqua era gelata, e io invece trovo che è quasi tiepida!». Giovanna la guardò un po' preoccupata e tutte e tre s'affrettarono a legare i rami raccol­ti. Prima di avviarsi, Bernardetta osservò con attenzione la grotta alla ricerca di qualche in­dizio di ciò che le aveva riempito gli occhi e il cuore qualche minuto prima e non riuscì a trattenersi dal domandare di nuovo: « Ma voi non avete visto niente? ». « No, e tu che hai vi­sto? ». « Ah, niente, naturalmente ». Ripresero, in silenzio, la strada del ritorno passando per la collina di Massabielle. La salita ed il peso impedivano ogni inutile parola. Giovanna, che era la più robusta, fu la prima a raggiungere la cima della collina e si distan­ziò parecchio dalle altre due. Restarono vicine le sorelle Soubirous. Bernardetta sentiva di non poter più tenere nascosto il suo grande se­greto; aveva tanto bisogno che qualcuno con­dividesse l'intensa sua gioia, perciò, strada facendo, con la più naturale semplicità raccontò alla sorellina la misteriosa Apparizione; parlò della bella Signora con tutto l'entusiasmo del suo piccolo cuore. Non mancarono le racco­mandazioni di Bernardetta perché fosse man­tenuto il segreto, né le promesse da parte della più piccina. Ma si sa che i segreti delle bambine durano solo pochi minuti, come le loro promesse. Non appena, infatti, giunsero a casa, Anto­nietta si sentì in dovere di raccontare alla mam­ma quanto le aveva detto la sorella. Dopotut­to con le mamme non ci debbono essere se­greti! La mamma naturalmente pensò ad una sem­plice fanciullaggine, ma non volle lasciar pas­sare sotto silenzio il fatto e, chiamata a sé Ber­nardetta, volle che questa le raccontasse ogni cosa. Non fu certo senza meraviglie che la buona donna ascoltò il semplice e pur straordinario racconto della sua bimba, ma, sembrandole impossibile, le disse decisamente: « Queste sono fantasie, tu certo hai credu­to di vedere ciò che non hai veduto, non devi più pensarci e, soprattutto, non devi più ritor­nare in quel luogo! Si fa presto a dirlo! Ma la fanciulla, che ave­va ancora tutta l'anima imparadisata dalla Vi­sione, non poteva certo scacciarne il ricordo ed il pensiero, che con prepotente insistenza ritornava ai piedi della grotta di Massabielle. Rimase silenziosa e muta fino a sera. Ma quando, dopo la recita del S. Rosario, la mam­ma pronunciò l'invocazione delle litanie: « O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi » ella scoppiò in dirotto pianto. «Che hai? » - la mamma chiese, stupefatta. « Non so: ho bisogno di piangere! ». Era la prima accorata nostalgia di Colei che le aveva così dolcemente sorriso, che le ave­va rapito l'anima con la sua incomparabile bellezza e bontà.

VERITÀ O INGANNO?

Solo chi ha provato il terribile tormento della nostalgia può immaginare che cosa pro­vasse Bernardetta al pensiero della proibizione materna. Nel suo cuore, nella sua anima, nella sua mente non vi era che un desiderio: la dolce Si­gnora! Ma la mamma aveva detto: « Non devi più ritornare in quel luogo! La fanciulla, assai diversamente da tante giovinette di oggi, praticava l'obbedienza in modo assoluto. Non avrebbe mai osato torna­re alla grotta senza il consenso della mamma. D'altra parte la buona Luisa, convinta che la figliola fosse vittima di una illusione, e, peggio, di una illusione diabolica, aveva le sue buone ragioni per impedirle questo ritorno. Cercava anzi, con ogni mezzo, di convince­re la figlia a dimenticare il fatto e si serviva persino di storie spaventose di spiriti maligni capaci di assumere fattezze angeliche. Ma che! Tutto ciò a nulla serviva! Solo lei, Bernardetta, sapeva quanto era soave il sorriso della Signora; quanto era dolce la sua pre­ghiera! E si consumava in una lenta e accorata ma­linconia. Ormai tutte le amiche di Bernardetta sape­vano il famoso avvenimento, poiché Anto­nietta aveva sparso ai quattro venti il grande segreto! Quando giunse la domenica, cinque o sei di queste si recarono da Luisa Soubirous a chiedere il desiderato consenso di far tornare Bernardetta alla grotta. In un primo tempo ella rifiutò, ma poi, pen­sando al visetto triste e affilato della sua cara bimba, a quel velo di malinconia che ne offu­scava il limpido sguardo, e intuendo tutta la sofferenza di quella piccola anima, si piegò al­l'insistenza delle fanciulle. Sperava anche la buona donna che, tornando Bernardetta alla grotta e non vedendo più nulla, sarebbe senza altro guarita di quell'inesplicabile male. Ottenuto il permesso, le ragazze presero di volata la via di Massabielle, ma prima passa­rono dalla chiesa, per fornirsi di acqua benedet­ta, qualora si fosse trattato dello spirito infer­nale. Appena giunta di fronte alla grotta, Ber­nardetta fece inginocchiare le compagne, e, do­po essersi fatta il segno della croce, incominciò a recitare il santo rosario. Trascorsero pochi minuti, ed ecco che im­provvisamente apparve di nuovo la cara Vi­sione. Dal cuore della fanciulla privilegiata esplo­se un grido di gioia, che fece trasalire le com­pagne: Eccola, eccola, ...ci guarda, ci sorride! Gli occhi fissi alla grotta, le ragazze cercava­no invano di vedere qualcosa. Una di esse, più ardita, si accostò a Bernardetta che già andava soavemente trasfigurandosi nella beatitudine dell'estasi, e le porse l'acqua benedetta dicen­dole: « Spruzzala con l'acqua benedetta e dille che se viene da parte di Dio, si avvicini, se in­vece viene da parte del demonio, se ne vada! ». La fanciulla eseguì a stento, e quasi mecca­nicamente, la prima parte del consiglio, ma non osò affatto pronunciare la seconda frase che le pareva un insulto, anche solo nel dubbio. La bella Signora infatti, al gesto semplice di Bernardetta, che lanciava spruzzi di acqua be­nedetta, aveva più dolcemente sorriso, si era avvicinata ed amorevolmente chinata verso la veggente. Questa allora  restituì la bottiglietta alla sua compagna e, senza mai distogliere lo sguar­do dalla grotta, disse: « Ci sorride, ci guarda, ci saluta! Mute, esterrefatte, le piccole amiche di Ber­nardetta osservavano ogni gesto di lei, e, con immensa meraviglia, la vedevano tanto bella come non l'avevano vista mai, immersa in una immensa indescrivibile felicità! Rimasero per un bel pezzo esse stesse affa­scinate da quella bellezza che si rifletteva sul volto della piccola veggente, ma poi, vedendo­la sempre fissa ed immobile, come una statua, prese da una improvvisa paura, incominciaro­no a chiedersi tra loro, se ella non fosse per caso diventata pazza o stesse per morire. Alcune, con coraggio, cercarono di smuoverla, di farla rientrare in se stessa, le mise­ro le mani davanti agli occhi... ma tutto fu va­no. Ella restava immersa nella sua beata con­templazione. Lo spavento superò allora ogni altra cosa e le fanciulle corsero, gridando, al vicino muli­no di Savy, per chiedere aiuto. Avvisati dell'avvenimento, immediatamente partirono dal mulino il giovane Antonio Nico­lau e sua madre. Antonio veramente non cre­deva affatto a quel che raccontavano le ragaz­zette e le seguì con sulle labbra il sorriso iro­nico dello scettico. Ma ben grande doveva essere il suo stupore e la sua meraviglia, quando si trovò al cospetto della fanciulla estatica. La bellezza celestiale ed angelica di quella creatura lo rapì incuten­dogli un senso di profondo rispetto e quasi di venerazione. Dovette egli stesso farsi violenza per toccar­la e, con forza, trascinarla via da quel luogo. Bernardetta però anche durante il percorso continuò a tenere lo sguardo fisso in un punto, nell'atteggiamento della persona estatica. Rientrò in se stessa soltanto quando giunse al mulino. Poco dopo correva al mulino Savy la buona Luisa Soubirous, che, spaventata da quanto erano andate a raccontarle le compagne di sua figlia, temeva che fosse accaduta una disgrazia. Quando però si rese conto che nulla era acca­duto, presa da una improvvisa collera al pen­siero di diventare lo zimbello del paese, non si ritenne dal prendere una verga coll'intenzione di castigare come si conveniva lo strano pro­cedere di Bernardetta. Ma prontamente inter­venne la signora Nicolau a calmare quel giusto risentimento materno: «Che fate, Luisa? - ella disse. - Non per­mettetevi di toccare vostra figlia! Essa è un angelo! Ve lo dico io che mai potrò dimentica­re come l'ho vista alla grotta! ». Vinta allora da queste parole e da tante mol­teplici emozioni, la povera donna scoppiò in un dirotto pianto, e solo dopo un certo tempo, poté riprendere con la figliola la via del ri­torno.

L'APPUNTAMENTO

La notizia di quanto era avvenuto alla grotta in un baleno si sparse per tutto il paese di Lourdes. Le più disparate congetture si facevano attor­no all'apparizione. Vi era chi la credeva un'a­nima del purgatorio; chi uno spirito maligno; ve ne erano molti che pensavano alla Madonna. Spinta dalla curiosità e dal desiderio di avere più precise notizie una folla numerosa accorse al « Cachot ». Bernardetta fu circondata, in­terrogata, ascoltata con religiosa e muta am­mirazione. Eppure, nonostante la sincerità e la sicurez­za con cui la fanciulla raccontava lo straor­dinario evento, i genitori non riuscivano a con­vincersi che la loro figliuola potesse essere pre­scelta per una così meravigliosa fortuna e con­tinuavano a crederla vittima di un inganno diabolico. Per questo rinnovarono la proibi­zione di tornare alla grotta di Massabielle. Tre giorni trascorsero senza che nessun av­venimento nuovo sopravvenisse, ma la sera del 17 febbraio, ecco giungere al Cachot una visita imprevista. Erano due fervorose Figlie di Maria: Anto­nietta Peyret e la signora Milhet. Avendo esse sentito parlare delle apparizioni e avendo perduto da poco la loro cara Presiden­te, la nobile damigella Elisa Latapie, nipote della Signora Milhet, avevano il dubbio che fos­se proprio l'anima della defunta quella che si faceva vedere a Bernardetta. Per questo moti­vo in quella fredda sera d'inverno bussarono alla porta della povera abitazione dei Soubi­rous. Era loro intenzione pregare Bernardetta di ritornare alla grotta e, senza volerlo, venivano ad assecondare l'ardente desiderio della fan­ciulla. Essa infatti, mossa da una potente ispi­razione, supplicava proprio in quel momento la mamma per ottenere il sospirato permesso. La donna era indecisa, dubbiosa. Da un lato le faceva immensa pena il tormento intimo della sua figliola; dall'altro provava un grande sgo­mento rievocando la scena quasi drammatica, avvenuta qualche giorno prima. La visita delle due dame, l'insistenza con cui esse le chiesero il consenso per Bernardetta, finirono col farla cedere. Fu preso così l'ap­puntamento per la mattina dopo. Era ancora notte, né si vedeva alcun bar­lume di alba, quando le due amiche, fedeli alla parola data, venivano a chiamare Bernardetta, per recarsi con essa a Massabielle. S'erano appena incamminate quando suona­rono le ore cinque e contemporaneamente la campana della chiesa suonò la prima Messa. Senza esitare esse presero la via della chiesa e, dopo aver assistito al santo Sacrificio, silen­ziose e raccolte si avviarono alla grotta. Man mano che si avvicinavano al santo luo­go, Bernardetta accelerava il passo, finché, giunta sulla vetta della collina, prese quasi di corsa il sentiero che scendeva alla grotta. Pa­reva che non sentisse più nulla, né l'asma, né la fatica del cammino... una forza misteriosa la spingeva là dove erano continuamente il suo pensiero ed il suo cuore. Antonietta Peyret e la signora Milhet, la se­guivano a stento. Come vi giunse, s'inginocchiò e, tratta di tasca, secondo il solito, la corona del rosario si fece un gran segno di croce. Quasi immediatamente la Visione apparve, sicché le due amiche sopraggiunte dopo, la sentirono esclamare, con la gioia del più soave rapimen­to: « Eccola, eccola, com'è bella! Subito Antonietta accese una candela bene­detta ed incominciò anch'essa a recitare il rosano con la signora Milhet. Trascorso un po di tempo, mentre tuttavia la veggente era im­mersa nell'estasi, Antonietta le sussurrò: « Do­manda alla Signora il suo nome, dille che ce lo scriva e ci dica ciò che desidera ». E porse, con la più grande ingenuità, carta e penna alla pic­cola Bernardetta. Questa, con altrettanta sem­plicità, prese ogni cosa e si affrettò a porgere la carta alla Signora perché vi scrivesse il nome. Sorrise la bella Signora all'ingenua domanda e rispose: « Non è necessario »; poi, sempre con quell'amabile sorriso, che penetrava fino in fondo all'anima dell'innocente creatura: « Vo­lete avere la bontà   le disse - di venir qui per 15 giorni? ». Le labbra tremanti della fanciulla non sep­pero rispondere altro che un semplice: « si ». Allora la bianca Signora, sempre più affet­tuosa aggiunse: « Ed io vi prometto di farvi fe­lice, non in questo mondo però, ma nell'al­tro ! La voce della Signora, nel pronunciare que­ste parole, era, - dice la stessa Bernardetta - ineffabilmente dolce. Il breve colloquio tra Bernardetta e la Ver­gine si era svolto all'interno della grotta, men­tre Antonietta e la signora Milhet si erano do­vute arrestare, per invito di Bernardetta, al suo limitare. Per questo Antonietta chiese a Ber­nardetta di domandare alla Signora se la sua presenza le fosse sgradita e se potesse anche lei avvicinarsi. Bernardetta allora invitò le due donne a venire avanti, ma poco dopo l'appari­zione, durata complessivamente poco meno di mezz'ora, era terminata. Allontanandosi a malincuore dalla Grotta Bernardetta assicurò ad Antonietta che la Ver­gine l'aveva guardata e le aveva sorriso. Non ci voleva di più perché tante e tante altre perso­ne volessero partecipare di questa grazia. D'o­ra in poi sarebbero stati sempre più numerosi coloro che avrebbero accompagnato Bernar­detta al suo appuntamento quindicinale.

LE FOLLE ACCORRONO A MASSABIELLE

Antonietta Peyret e la signora Milhet non poterono fare a meno di raccontare il grande avvenimento. La stessa mattina si divulgò come un baleno per tutta Lourdes la notizia che la misteriosa Signora era apparsa per la ter­za volta alla grotta di Massabielle e aveva det­to a Bernardetta che voleva vedere molto po­polo. Era per l'appunto giorno di mercato a Lourdes e perciò molti forestieri si trovavano in paese. La circostanza contribuì non poco a diffondere largamente la bella novità. Non ci voleva che quella scintilla per accen­dere, in un attimo, un grande incendio. La fol­la, per la sua natura curiosa e sempre avida di cose straordinarie, nell'apprendere che la Vi­sione aveva promesso di farsi vedere per quin­dici giorni, fu come pervasa da una corrente elettrica. Ovunque si parlava di questo: nelle strade, nelle piazze, nelle case: in pubblico ed in privato. Tutti i discorsi della gente conver­gevano in un punto: la grotta, l'Apparizione! Non è facile esprimere lo stato d'animo della famiglia Soubirous, nell'apprendere da Ber­nardetta che la Signora l'aveva pregata di ri­tornare per quindici giorni alla grotta e che essa aveva promesso di farlo. I dubbi, i timo­ri, le speranze si alternavano con un crescen­do tempestoso nel cuore della buona Luisa, che non poteva ancora convincersi di tanto favore accordato alla sua figlioletta. Cominciava, è ve­ro, a pensare che si trattasse di uno spirito buono, poiché le parole di tutte quelle che era­no state spettatrici degli avvenimenti così fa­cevano credere, ma nella sua anima semplice e retta il soprannaturale non poteva presentarsi privo di mistero e di incognite. Non sapendo che fare e che dire, la sera di quello stesso giorno si recò dalla sorella Ber­narda, madrina di Bernardetta. A quella don­na saggia e prudente raccontò ogni cosa e chie­se consiglio. Bernarda, dopo aver attentamen­te ascoltato i fatti disse una sola parola: « Do­mani andremo anche noi alla grotta e vedremo il da farsi ». Così quelle due donne si unirono l'indoma­ni al primo stuolo di popolo incamminato ver­so Massabielle. 19 febbraio. Giornata gelida, scura, da far rabbrividire chiunque non avesse avuto una meta tanto radiosa. prima dell'alba le due donne e Bernardetta si avviarono, pregando, alla grotta. Con loro grande sorpresa vi trovarono già una decina di persone, che, senza quasi accorgersi del ge­lo mattutino, aspettavano anch'esse in pre­ghiera. Al sopraggiunge della fanciulla più di una voce si levò con mormorio commosso: « Ber­nardetta, Bernardetta! Seguì un silenzio profondo, saturo di sacro rispetto e di trepidante attesa. Tutti si strinse­ro attorno alla veggente, in semicerchio, con lo sguardo fisso or su di lei, or sull'apertura del­la grotta. Passarono solo pochi minuti, il tem­po necessario per la recita di tre Ave Maria, ed ecco che improvvisamente il volto della fan­ciulla si mutò, si trasfigurò assumendo quella celestiale bellezza che rapiva gli sguardi di tut­ti gli astanti. Essi non vedevano, è vero, la Vi­sione, ma ne vedevano lo straordinario riflesso in quel volto trasumanato che faceva pensare al mirabile splendore degli angeli. I suoi occhi rapiti nell'estasi, il suo sorriso, la grazia dei suoi leggeri inchini, pieni di rive­renza e di gentilezza, il gesto delle braccia tese in uno slancio di irrefrenabile tenerezza, verso Colei che la folla non vedeva, ma intuiva, era­no più che sufficienti a far comprendere qual dovesse essere la meravigliosa bellezza dell'Ap­parizione. Era assolutamente impossibile pen­sare che una creatura così rapita e trasfigura­ta recitasse una volgare parte di commedia e tanto meno che fosse trascinata nell'inganno dallo Spirito del male. Negli occhi pieni di lacrime e nel cuore commosso di tutti entrò quel giorno la piena ed assoluta convinzione che la Vergine Santa fosse la Bella Signora che aveva scelto Mas­sabielle per rivelarsi al popolo di Francia e a tutto il mondo! Anche Luisa Soubirous questa volta non eb­be più dubbi. Tutte le sue incertezze caddero nel mirare il volto radioso della sua santa fi­gliola. L'estasi ebbe termine dopo circa un quarto d'ora, anche per l'incomposta manifestazione di commozione da parte di zia Bernarda, che continuava a lacrimare e a mormorare: « Po­vera me e povera la mia bambina». Al suo ri­sveglio, Bernardetta rivolse alla zia uno sguar­do per consolarla, ma anche per amorosamen­te rimproverarla di aver abbreviato la «visi­ta» della Signora. Ora la mamma e la zia erano ben sicure che la Dama che aveva sorriso alla loro «bambi­na» era proprio la Vergine SS.

LA VINCITRICE DI SATANA

Secondo una testimonianza che gli storici di Lourdes non ritengono abbastanza seria e sicu­ra, durante l'apparizione del 19 febbraio il ne­mico del bene avrebbe cercato con ogni mezzo di spaventare la piccola veggente. Dalla parte del Gave sarebbero provenute voci sinistre somiglianti ai clamori tumultuosi di una folla ir­ritata. Tra questo tumulto sarebbero risuonate anche parole indirizzate a Bernardetta: « Fuggi, mettiti in salvo! ». Tutto questo peraltro non aveva scosso mini­mamente Bernardetta dalla sua estasi, poiché a sedare ogni timore, era là, dinanzi al suo sguardo, Colei che sempre è stata la vinci­trice di Satana. E che la Visione fosse vera­mente vincitrice lo affermarono le turbe che, sempre più numerose ed entusiaste, accorreva­no alla grotta. La mattina del 20 febbraio gli «accompa­gnatori» di Bernardetta alla Grotta erano già una trentina, poi via via sarebbero aumentati, fino a divenire centinaia, e persino migliaia. Per assicurarsi un buon posto da cui osservare la Veggente, se ne partivano di casa da Lourdes e persino dai paesi vicini che era ancora notte, incuranti del freddo pungente delle notti pire­naiche, della lunga via, della paurosa oscurità e anche di qualche pericoloso ruzzolone tra gli anfratti della montagna. Il paesaggio intorno a Massabielle andava via via assumendo in quelle notti invernali un aspetto fantastico, quasi preludio delle com­moventi e mirabili processioni che oggi si ri­petono continuamente a Lourdes. Scintillavano infatti qua e là, come vagan­ti fiammelle, i lumi portati dalla buona gente che s'avviava nel cuore della notte verso la grotta. Erano uomini nel fiore della virilità, vecchi che trascinavano faticosamente le stan­che membra, avvolti nei neri mantelli, donne e fanciulle nei loro variopinti « capulets »; una fiumana interminabile di anime che la fede tra­sportava irresistibilmente. Sapevano tutti che non avrebbero veduto direttamente la Visione, la quale appariva uni­camente alla privilegiata fanciulla, ma a loro bastava quell'effluvio di santità, quel riflesso magnifico di Cielo che tanto stupendamente appariva nel volto suo estatico... Per quel go­dimento così grande, così intimamente puro e spirituale, valeva la pena di sacrificarsi... Qual fosse infatti il volto di Bernardetta durante le apparizioni, ce lo tramandano gli «Annali di Lourdes ». «Bernardetta era bella, non della freschez­za rosea e viva che ci fa sorridere dinanzi a un viso di fanciulla, ma di una bellezza superiore e strana. Il suo volto era di un estremo pallo­re, con una non so quale tinta soave, come se fosse attraversato dalla luce; un lieve rosso­re le imporporava appena le labbra come per dare risalto a quella marmorea bianchezza. L'occhio aperto e sollevato verso la roccia, a­veva sguardi raggianti, avidi, inebriati, e le pu­pille immobili, affascinate, felici, sembravano come inchiodate da un raggio di luce. Si videro qualche volta le sue labbra muoversi lievemen­te; quasi sempre esse rimanevano chiuse, ma senza sforzo, e orecchio umano non intese mai il suono misterioso delle parole che essa rivol­geva all'Apparizione. Sul suo volto un riflesso di gioia stendeva un leggero sorriso arrestato al suo primo sbocciare, un sorriso appena ab­bozzato, ma infinitamente dolce che andava al cuore e rivelava un rispetto, un'ammirazione, un amore immenso per un Essere presente mol­to grande e molto buono. Due lacrime scende­vano dalle pupille immobili, scendevano come goccia di rugiada su foglia glabra, senza di­stendersi, senza bagnare il viso, e restavano così a lungo brillanti sul candore delle gote. Bernardetta, inginocchiata sulla fredda pietra, sembrava tendere in alto ed all'incanto che ele­vava le sue fattezze, si sarebbe detto che anche essa stesse per elevarsi ». Questa la descrizione mirabile, che ci han­no lasciato della veggente testimoni oculari.

COLORO CHE NON POSSONO COMPRENDERE

Ci sono e ci saranno sempre su questa ter­ra i credenti e gl'increduli, i persecutori e i perseguitati, i buoni e i malvagi. Ci sono e ci saranno sempre accanto ai semplici e agli umi­li di cuore, gli scettici sprezzanti per i quali la Fede è un di più e la religione una sciocca e volgare superstizione. L'eterno duello tra il be­ne e il male, tra Dio e Satana. Anche a Lourdes c'erano, accanto al buon popolo entusiasta e convinto, gli stolti denigra­tori, i falsi assertori di una filosofia basata sul materialismo, che mai avrebbero potuto com­prendere le cose divine e soprannaturali. Facevano parte di questa schiera, se non tutti, certo molti dei superbi rappresentanti della legge. Senza essere mai stati a Massabiel­le, senza aver veduto ciò che con tanta emo­zione vedeva una folla infinita, assetata di Dio, essi negavano a priori la veridicità delle appa­rizioni. Ma non basta, sentivano « l'alto dovere» di intervenire, perché quello « scandalo cessas­se », perché quella turba di forsennati, con a capo quella piccola stravagante, la finissero una buona volta. Questi superuomini erano precisamente il sindaco di Lourdes, signor Lacadé, ed il com­missario di polizia, signor Jacomet, il quale era convinto che tutta questa faccenda non fosse al­tro che un intrigo di devoti ed una stupida impostura. Non volendo tuttavia i due prudenti magi­strati urtare la massa del popolo, credettero bene, e credettero anche facile, convincere la piccola «bugiarda visionaria» a dire tutta la verità, o, per lo meno, ottenere che essa non tornasse più alla grotta. Il commissario di polizia, il terribile Dome­nico Jacomet, era abituato a riportare strepi­tose vittorie nella sua carriera di poliziotto. Grandi colpevoli erano capitolati dinanzi alla sua astuzia e abilità indagatrice; egli era riuscito a strappare innumerevoli confessioni... sarebbe ora stato vinto da una bimba rozza, ignorante, fanatica? Non ci pensava neppure. Fu perciò con la massima fiducia in se stes­so che dette ordine di arrestare, nello stesso giorno, Bernardetta Soubirous. La scena, che doveva mettere a soqquadro tutta Lourdes, avvenne nell'ora del vespro, mentre la fanciulla con la zia usciva dalla chiesa. Rapida come un fulmine si diffuse la noti­zia che Bernardetta era stata condotta al com­missariato di polizia. Una folla immensa allo­ra si radunò e si diresse verso l'ufficio di Jaco­met, gridando e tumultuando. Il commissario frattanto, con un gran fo­glio di carta davanti, come se avesse dovuto scrivere le più nefande imprese di un terribile delinquente, si accingeva all'interrogatorio. Era presente anche il sig. Estrade, ricevito­re delle imposte, che apparteneva allora al nu­mero degli scettici e che, più tardi, sarebbe di­venuto uno dei più validi testimoni della veri­dicità degli avvenimenti. Il commissario Jacomet aveva certamente studiato bene la sua parte, perché passò gra­datamente dalla benevolenza alla furberia, dal­la furberia alle minacce, dalle minacce all'ira e dall'ira all'accettazione di una promessa che non veniva però da chi solo avrebbe dovuto farla. Incominciò dunque ad interrogare Bernar­detta con una insolita dolcezza, facendosi rac­contar per filo e per segno tutta la storia delle apparizioni e prendendo nota di ogni frase. Terminato il racconto, procedette ad alcu­ne indagini: « Che cosa dicono i tuoi parenti di tutto questo? ». « Anch'essi da principio credevano che fos­se un'illusione... ». Non la lasciò terminare, e: « Sì, disse, i tuoi parenti hanno ragione. Tu credi di vedere ciò che non esiste! No, io sono sicura che non m'inganno! E allora, se la Signora è una persona co­me le altre, perché tu sola la vedi e la senti? ». « Questo non saprei spiegarlo, ma posso affermare che la Signora è reale e vivente ». Le prime indagini erano automaticamente fallite. Il commissario passò quindi alla seconda parte: l'astuzia. « Io non posso proibirti di credere all'esi­stenza della tua presunta Signora, ma debbo a mia volta dar conto di questi fatti al Prefet­to. Ascolta dunque se ho scritto giusto quanto mi hai detto». E qui, il bravo Jacomet incominciò a legge­re proprio tutto il rovescio di quello che la fanciulla aveva esposto. Sperava così di farla cadere in contraddizione. «La Signora dimostra diciannove o venti anni...». Nossignore, questo non l'ho detto ». «E’ vestita di celeste ed ha una cintura bianca...». «E’ proprio il contrario: ha l'abito bianco e la cintura celeste». « I suoi capelli cadono all'indietro... « Non ho detto così; il suo velo cade all'in­dietro ». Il commissario era fuori di sé. Anche l'a­stuzia non riusciva a nulla con quella sempli­cissima contadinella. Occorreva tentare il ter­zo mezzo: le minacce. Senti, bambina, io so che c'è chi ti consi­glia a dire queste fandonie per farti credere una santa. Parla e dì tutta la verità perché io so assai più di quello che tu non creda! ». Nessuno mi ha consigliato di dire queste cose! ». « Va bene, se tu non vuoi confessare, devi promettere di non tornare mai più alla grot­ta! ». « Non posso, io ho promesso alla Signora di ritornarvi! » « Ah, sì? E tu credi che debba cedere io alle tue testardaggini? Se non prometti all'istante di non tornare più alla grotta, i miei carabinie­ri ti condurranno subito in prigione! E alle minacce tenne dietro l'ira, fino a quel momento faticosamente repressa nel bol­lente spirito del commissario. Si alzò in piedi gridando come un ossesso e gesticolando come un pazzo. Ma anche di fronte a questa terribile tempesta Bernardetta non si scompose. La sua ani­ma innocente, pura, sincera, era forte e im­mutabile come la roccia sulla quale appariva la sua Signora. Fuori intanto un indescrivibile tumulto an­dava ingrossando come le acque di un torren­te in un giorno di temporale. Alle grida minac­ciose, si aggiungevano colpi di pietra alla por­ta del commissario. Era il popolo fedele che difendeva la sua piccola veggente. Il Sig. Jacornet si trovava in un serio im­barazzo, certo il primo della sua lunga carrie­ra poliziesca! Trattenere Bernardetta signifi­cava scatenare un finimondo in paese; riman­darla, senza aver ottenuto nulla, significava arrendersi, accettare una sconfitta, la più ver­gognosa della sua vita, dichiararsi un incapace. A toglierlo da questa terribile situazione, venne proprio in quel momento il padre di Bernardetta, che, avvisato di quanto avveniva, era naturalmente accorso all'ufficio di polizia. Oh, bene! - disse Jacomet con un gran respiro di sollievo. - Aspettavo proprio voi! E’ tempo di finirla con questo stupido gioco! Vostra figlia fa l'estatica e fa perdere la testa a tutti gl'imbecilli. Il paese deve tornare nella sua tranquillità. Se voi non vi tratterrete in ca­sa vostra figlia, saremo noi a trattenervi in pri­gione! ». La veggente di Lourdes Il pover'uomo, di fronte a questa requisito­ria; non sostenuto dalla forza occulta che soste­neva la santa sua figlia, si scusò presso il com­missario e, volendo al più presto uscire da quel brutto ufficio assieme alla sua bambina, promise di vegliare perché Bernardetta non tornasse più a Massabielle. Così ebbe fine quella strana commedia, la­sciando il povero Jacomet con una ben magra soddisfazione, ed il popolo di Lourdes felice per la riacquistata libertà della sua prediletta. La sera di qualche giorno dopo, verso le sei, Bernardetta dovette subire un secondo inter­rogatorio da parte del procuratore imperiale Dutour, che non potremmo mettere allo stesso livello del sindaco e del commissario di poli­zia per la sua rettitudine, la sua intelligenza e la sua intuizione. Egli ci ha lasciato in una me­moria autografa una descrizione di Bernardet­ta, che acquista tanto maggior valore in quanto scaturì spontanea dalla penna di un sì illustre personaggio. Appena egli ebbe innanzi la piccola veggente, immediatamente intuì di trovarsi di fronte ad una creatura singolare. Ecco le sue parole: «A prima vista Bernardetta Soubirous era una fanciulla come tante altre: d'una sempli­cità quasi volgare. Nulla di particolare sul suo volto che attirasse lo sguardo o l'attenzione. Le sue vesti erano prive di ogni ricercatezza, ma linde e pulite, segno di rispetto verso se stessa e di dignità nella miseria. Un fazzolet­to d'un cotonaccio a disegni sbiaditi copriva a metà la fronte, ed essendo infagottata fino al collo in una veste a mille pieghe d'una stoffa si­mile a quella del fazzoletto, sembrava uno di quei busti che lo scultore ha appena abbozzato. Sotto quel pesante fardello, che pure era desti­nato a proteggerla, la povera fanciulla ansima­va e respirava appena ». Ma insieme alla figura fisica il procuratore imperiale ci delinea, in pochi tratti, la sua fi­gura morale: Le sue parole erano tutta ingenuità e l'ac­cento suo sì dolce e convinto che d'un tratto si guadagnava la fiducia. Allorquando un pen­siero nobile e al di fuori del comune le veni­va alla mente e voleva esprimerlo, una tal gra­zia illuminava il suo viso che rivelava tutto in­tero il candore della sua anima». Il colloquio tra il sig. Dutour e la piccola veg­gente non fu lungo. Dalle parole che egli scris­se deduciamo come l'illustre personaggio com­prendesse senz'altro l'anima della fanciulla. Tuttavia volle tentare di strapparle una promessa pur pensando di non ottenerla. « Mi prometti di non ritornare più a Mas­sabielle? « Non glielo prometto, signore! « Persisti nel rifiuto? ». Sissignore ». Allora esci... provvederemo». Due domande e due risposte che non ammet­tevano replica. Un rifiuto deciso, fermo, incrol­labile. Una conclusione che era un ripiego: « prov­vederemo! ». Tutto qui. Il sig. Dutour era troppo intelligente per non comprendere subito che con quella fanciulla avrebbe perduto tempo.

LA RIVINCITA DELLA SIGNORA

Triste sera fu quella del 21 febbraio in ca­sa Soubirous! Il padre, poveretto, era rimasto come schiacciato dalla promessa fatta a Jaco­met. La buona Luisa, pur comprendendo che egli aveva dovuto cedere alla forza, sentiva un indefinito malessere interno, ben sapendo or­mai che la sua figliuola non era una visionaria. Bernardetta poi soffriva assai al pensiero che la dolce Signora l'avrebbe forse attesa inutil­mente alla grotta, l'indomani mattina. Ma la Potente Celeste Visione non sapeva che farsene delle proibizioni umane. Ella aveva mezzi tali per vincere, che superavano ogni forza terrena ed ogni coercizione. Spuntò l'alba del 22 febbraio. La folla abi­tuale si diresse alla grotta, ma Bernardetta non comparve. Dopo una lunga attesa la gente, delusa e mesta, tornò verso Lourdes. Moltissimi erano profondamente indignati contro il commissario di polizia, sicuri che da lui era venuta la proibizione; altri, ma pochi e scettici, pen­savano che la Signora non sarebbe più com­parsa. Bernardetta, coll'espressione della più gran­de mestizia andò a scuola quel mattino. Ave­va ricevuto l'ordine dal padre di non andare alla grotta e non poteva disobbedire. Anche le suore, che non credevano alle apparizioni per­ché non avevano mai visto la fanciulla in esta­si, le ripetettero l'ordine di filare dritta a casa nell'uscire di scuola. Non mancò neppure chi si prese l'incarico di umiliare la poveretta, dandole della scioc­ca e della visionaria. Bernardetta tacque, soffrendo intimamente la sua pena; uscì con le altre compagne e si diresse a casa. Ma, quale non fu la sua meraviglia allorché, giunta al crocicchio della strada che menava a Massabielle, si sentì come inchiodata a ter­ra da una forza misteriosa. Che cosa avveni­va? Perché non poteva più andare né avanti, né indietro? Rimase parecchio tempo, fer­ma come una statua, spaventata e tremante per la stranezza della cosa, poi d'un tratto le venne in mente la grotta e la promessa fatta alla Signora. Era dunque Lei, proprio Lei che, nonostan­te il divieto di Jacomet, la voleva là, dove soleva apparirle? Si mosse allora verso la strada di Massabielle e, immediatamente si sentì li­bera, capace di muoversi speditamente. Oh, quanto sono deboli e misere le forze umane di fronte a quelle divine! Oh, come è grande la stoltezza di coloro che credono di po­ter vincere Dio! L'invincibile Signora mostrava assai chiaramente che per Lei non esistevano divieti, né opposizioni! Due carabinieri, appostati al crocicchio, proprio allo scopo di controllare la condotta del­la fanciulla, quando videro che essa si dirigeva a Massabielle, si affrettarono a raggiungerla e le chiesero: Dove vai? «Vado alla grotta » rispose, senza esitare, Bernardetta. La seguirono. Sul posto c'era ancora una pic­cola folla di fedeli, che avevano atteso molte ore nella speranza di vederla apparire. Ma nessuno, né Bernardetta, né i carabinieri, né il popolo orante ebbe quel giorno la soddi­sfazione della presenza palese od occulta della Signora. Ella senza dubbio aveva voluto mostrare a coloro che credevano di poter comandare, quale fosse la sua potenza, ma, nello stesso tempo, con la sua volontaria assenza, voleva dare qua­si un segno del suo disgusto per ciò che si era fatto contro la sua prediletta. Questa poi, profondamente triste e delusa, dopo una lunga preghiera, si alzò, si fece il se­gno della croce e tornò verso casa. Qui l'aspettava la povera mamma in preda ad una viva agitazione. Ella non ignorava le ire e i terribili propositi del commissario di polizia, ed era altamente meravigliata della di­sobbedienza di sua figlia. Volle rimproverarla, ma quando questa le spiegò lo strano fenomeno avvenuto e come fosse stata spinta alla grotta da una forza misteriosa, non poté più dir nulla e lasciò libera Bernardetta di ritornarvi quando volesse. I carabinieri intanto erano corsi a comuni­care al commissario gli ultimi avvenimenti, e questi, senza por tempo in mezzo, spiccò for­male citazione, contro la famiglia Soubirous. Pochi momenti dopo, «i tre colpevoli» pa­dre, madre e figlia, erano alla presenza dell'in­dignatissimo Jacomet. Fremente e sbuffante come un vulcano in eruzione, il feroce commissario cominciò ad urlare, a pronunciare terribili minacce, facen­do un rumore indiavolato con le mani, con la voce, coi piedi. Sembrava Satanasso in persona e certo... molto gli rassomigliava. Calmi, tranquilli, sereni come se nulla fosse, i tre colpevoli » aspettavano che la furia del­la tempesta si calmasse. Questa volta la Cele­ste, invisibile Signora li sosteneva tutti con la sua forza mirabile. « Signor Jacomet - disse Francesco quan­do il commissario ebbe terminato di scaglia­re improperi - Bernardetta non ha mai men­tito. Se un essere Superiore la chiama, noi non ci possiamo far nulla! ». Son tutte storie! Se vostra figlia continua a sollevare il popolo, io vi getterò tutti in pri­gione! ». Questa volta fu la timida fanciulla che af­frontò « il feroce leone » con una risposta de­gna di un'anima eletta: «Io non chiamo nessuno e vado a pregare tutta sola. Se tanti vanno alla grotta, non è colpa mia. Vanno perché si dice che appare la SS. Vergine, ma io non so chi sia». L'implacabile commissario, a questa sensa­ta risposta rimase annientato. S'impappinò, borbottò parole inconcludenti, spinse i Soubi­rous fuori della porta come un cane idrofobo e corse difilato dal procuratore imperiale. L'onesto magistrato, che già la prima volta aveva intuito l'inutilità di quell'intervento, ascoltò con la massima calma lo sfogo irruen­te di Jacomet, poi, senz'affatto scomporsi, con­cluse che nulla si poteva fare. Bernardetta an­dava a pregare in luogo pubblico e aperto: nes­suno poteva impedirglielo; nulla faceva di ma­le, perciò non si poteva imprigionarla. Occorreva dimostrare che la fanciulla propa­gasse notizie false. Era possibile accertarlo? Quali le prove? Muto come un pesce, ma pieno di furore nel suo interno, il commissario di polizia uscì dall'ufficio del procuratore. La bella, invisibile Signora aveva ottenuto la sua rivincita!

RICORDI INTIMI DI UN TESTIMONIO

Quando la prima volta Bernardetta com­parve dinanzi a Jacomet, era presente un altro personaggio che abbiamo appena nominato: il signor Baptiste Estrade. Egli assistette per curiosità all'interrogatorio della fanciulla, ma rimase oltremodo meravigliato della sua fer­mezza dinanzi al commissario. Cercò lui stesso di convincerla, con buone maniere, ad obbedi­re, ma nulla ottenne. La mattina del 23 febbraio, indotto dalle preghiere della sorella, e senza dubbio tormen­tato dal ricordo vivo del colloquio avvenuto due giorni prima nell'ufficio di polizia con la strana fanciulla, si decise ad accompagnare la sorella alla grotta di Massabielle. Filosofo scettico e positivo il sig. Estrade apparteneva allora al numero degli schernitori, e, come dice lui stesso, «era ben lungi dal dubitare che era alla vigilia di separarsi da loro». Oltre alla massa del popolo, ognor crescen­te, erano presenti, quella mattina alla grotta, alcuni personaggi di una certa notorietà: il dottor Dozous, che vi tornava per la seconda volta, l'avvocato Dufo, il comandante del For­te, ed il sig. La Fitte, già intendente militare. Tutti costoro erano ben lungi dal credere alle apparizioni e vi si recavano o per studio, come il dottor Dozous, o per semplice curiosità. Nes­sun sentimento religioso li spingeva e lo dimo­stravano apertamente tenendo il loro cappello in capo e sogguardando la piccola Bernardetta con sorrisi canzonatori. Questa volta non saremo noi a descrivere l'apparizione, ma lasceremo la penna diretta­mente al sig. Estrade il quale, dopo quanto vi­de, sentì immediatamente il bisogno di fissare nei « Ricordi intimi » l'ora più bella e indimenticabile della sua vita. I nostri occhi erano fissi sopra di lei. El­la si inginocchiò e salutò profondamente con la solita grazia e distinzione, ma in modo na­turale, come se si fosse presentata alla chiesa per le consuete divozioni. Mentre le sue dita fa­cevano scorrere i grani del rosario, ella solle­vò uno sguardo alla grotta, uno sguardo inter­rogativo e pieno d'ansia. Ad un tratto trasalì, come al guizzar d'un lampo, e parve rinascere ad una seconda vita. I suoi occhi scintillarono, le sue labbra presero a sorridere d'un sorriso di paradiso e tutta una grazia particolare ed inde­scrivibile, ne avvolse la persona. Sembrava che l'anima della veggente fa­cesse ogni sforzo per liberarsi della sua corporea prigione, per espandersi, per manifestarsi al di fuori e dire a tutti la sua grande gioia. Bernardetta non era più Bernardetta, ma pa­reva uno di quegli esseri privilegiati, dall'an­gelico aspetto che l'Apostolo delle grandi visio­ni rappresenta in estasi dinanzi al trono del­l'Agnello «Spontaneamente, con un movimento mac­chinale, noi uomini che eravamo là, ci levam­mo il cappello e ci inginocchiammo, come le più umili donne. « Non vedevamo, nè udivamo nulla, ma si poteva arguire, comprendere, sentire, toccare con mano che effettivamente un colloquio doveva svolgersi tra la misteriosa Signora e la fanciulla che era là, davanti ai nostri occhi. Noi potevamo seguire le diverse fasi di una conversazione in tutta la realtà, attraverso le continue e svariate espressioni che il viso della veggente, di mano in mano, assumeva. Questa, dopo i primi ardenti trasporti per la venuta della Signora, prese l'atteggiamento di chi a­scolta e, poco dopo, approvava con la testa e sembrava, a sua volta, interrogare. Quando la Signora, parlava, fremeva di contentezza, e quando, al contrario, le rivolgeva le sue suppli­che, s'inteneriva fino alle lacrime. In certi momenti pareva che il colloquio fosse sospeso ed allora la fanciulla tornava alla sua corona te­nendo però gli occhi fissi alla roccia per timore di perdere di vista l'oggetto della sua contem­plazione, della sua immensa gioia. L'estasi durò circa un'ora. Verso la fine la veggente, camminando sulle ginocchia, si portò dal posto dove pregava, fin sotto il ro­saio selvatico che pendeva dalla roccia. Là giunta si raccolse tutta come in un atto di pro­fonda adorazione, si piegò, baciò la terra e, di nuovo sulle ginocchia, ritornò al posto donde era prima partita. Il suo volto s'illuminò di un novello splendore... e poi, gradatamente, insen­sibilmente, l'incanto si scolorò, s'affievolì, di­sparve... Non avevamo più davanti a noi se non la buona e rozza figlia dei Soubirous... « Interrogata su ciò che la Signora le aveva detto, rispose che la Signora le aveva confidato tre segreti, ma che questi segreti riguardavano lei sola ». Terminata così questa meravigliosa descrizione della veggente e della sua estasi, il signor Estrade nei suoi « Ricordi intimi » non può fare a meno di esprimere il suo stato d'animo: « Io ero - egli dice - come chi si desta da un sogno: non potevo riavermi dalla commo­zione, mentre una folla di pensieri mi si agita­va in cuore. « La Signora della grotta aveva avuto un bel celarsi al mio sguardo; io avevo sentito la sua presenza ed ero convinto che il suo occhio ma­terno si era posato sul mio capo... A questo punto la parola trepida e commos­sa di quest'anima pienamente conquistata (una delle innumerevoli conquiste della Vergi­ne Santa !) assume un tono lirico di preghiera, di ringraziamento, di ardente invocazione: « O solenne momento della mia vita! - egli scrive. - Mi turbo fino al delirio pensando che io, l'uomo dell'ironia e della presunzione, ave­vo potuto essere ammesso ad occupare un po­sto presso la Regina del Cielo! « Quarant'anni sono passati sulla mia esi­stenza, e, con la fronte curva nella polvere, io mi domando ancora, o Vergine Immacolata, a quale mistero del vostro cuore voi avete ubbi­dito quando mi chiamaste vicino a voi. Che co­sa avevo io fatto per chiamarmi a quell'onore incomparabile e che cosa ho io fatto dopo per riconoscere la vostra sublime tenerezza? O Ma­dre, come voi vedete, i miei capelli sono bian­chi ed io sono vicino alla tomba. Quando nell'o­ra suprema io comparirò davanti al vostro Au­gusto Figlio, degnatevi di farvi mia Protettrice e ricordatevi che, nei giorni benedetti delle vostre apparizioni voi mi avete visto inginoc­chiato a confessare il vostro Nome e implorare le vostre benedizioni sotto le sacrate volte del­la vostra “Grotta di Massabielle”. I brani dell'Estrade qui riportati sono stati ripresi in parte dalla descrizione dell'apparizione del 23 feb­braio e in parte dall'introduzione.

PREGHIERA E PENITENZA

L'apparizione del 24 febbraio si può ricol­legare a quella del 21. In entrambe, la gran massa di popolo accorsa alla Grotta vide, ad un certo punto, il volto della veggente, prima radioso e felice, assumere un aspetto di mor­tale tristezza. Ambedue le volte dai suoi occhi estatici caddero ardenti lacrime di dolore. Non tutti lì per lì seppero spiegarsi il mo­tivo di questa immensa tristezza, molti anzi se ne meravigliarono e rimasero come sbigottiti di questa strana novità. Ma ben lo sapeva Bernardetta che in sé ri­fletteva, come in uno specchio meraviglioso, tutte le espressioni della Signora. Questa certamente non appariva a Massa­bielle solo per attrarre della folla curiosa, né per imparadisare con la sua divina bellezza il piccolo cuore di una fanciulla. Questa, come tutte le mistiche visioni della Vergine all'uma­nità, hanno avuto uno scopo altissimo e sopran­naturale: riportare a Dio le anime traviate, ri­svegliare negl'indifferenti la fede, richiamare sul retto sentiero i peccatori. Perciò, se le pri­me visioni di Lourdes furono tutte impregnate di una misteriosa e dolcissima letizia, quelle che man mano si susseguirono, acquistarono il tono grave della missione, del richiamo, del materno dolore che mai non verrà meno, col passare dei secoli, in Colei che per la povera umanità salì con Gesù Cristo sulla vetta del Calvario. « Pregate per i peccatori, baciate la terra per i peccatori...! Ecco il primo richiamo di Maria a Berna­detta. Il volto radioso della bella visione nel pro­nunciare queste parole si vela di profonda ma­linconia, trattiene a stento le lacrime... Certo passano dinanzi al suo Cuore di Madre le innumerevoli schiere dei denigratori di Cristo, i nuovi farisei di cui è piena la terra, i bestem­miatori, gl'impuri, i seguaci di Caino, i novelli persecutori della Chiesa e del suo Capo, il Vi­cario di Cristo; i folli scialacquatori che han­no scelto per loro Dio il piacere ed il vizio più osceno; gli atei che hanno cercato invano di eliminare il loro Creatore! «Penitenza, penitenza, penitenza!...». E’ il grido della SS. Vergine del 24 febbraio, ripetu­to, con accorato accento e col volto rigato di lacrime, da Bernardetta. «Penitenza, penitenza! » ripeterà ancora la Madonna a Fatima e lo ripeterà incessante­mente dal Cielo ad ogni anima! Quelle lacrime sgorgate a Lourdes sono le stesse apparse pochi anni or sono su di un umilissimo bassorilievo della Vergine a Siracu­sa. Sono le stesse! Sono le lacrime accorate della Mamma che vede la travolgente rovina delle sue creature, che si sforza, con ogni mez­zo di richiamarle a sé e di trattenere l'ira di Dio, che lancia l'ultimo appello a coloro che vanno inesorabilmente incontro all'estrema ro­vina.

LA SORGENTE PRODIGIOSA

Ad una scena nuova e strana assistettero i cinquemila spettatori che erano convenuti al­la Grotta di Massabielle la mattina del 25 feb­braio. L'inizio dell'apparizione non differì affatto da quello delle altre volte. Bernardetta, ac­compagnata dalla zia, si pose in preghiera ai piedi della grotta, al solito posto, e dopo po­chi istanti subì quella meravigliosa trasfigu­razione che, più di una volta, abbiamo descrit­ta e che tanta impressione faceva sull'animo di tutti i presenti. Senonché, ad un certo punto dell'estasi, la fanciulla si alzò, dirigendosi verso il Gave. Ri­chiamata dalla invisibile Signora, tornò in­dietro dirigendosi all'angolo sinistro della grotta. Qui incominciò a salire, ma improvvisamen­te s'arrestò guardandosi intorno con aria in­terrogativa. Ad un tratto, decisa si curvò e, con le mani, incominciò a raspare la terra. Tutti gli sguardi erano fissi, stupefatti, pie­ni di curiosità su quel punto. Che cosa dunque faceva Bernardetta? Quale nuova meraviglia essi stavano per vedere? Sì, una delle più grandi meraviglie che si sarebbe perpetuata attraverso i secoli a testi­moniare l'immensa potenza ed il materno amo­re della Gran Madre di Dio! Non appena Bernardetta ebbe scavato una piccola fossa con le sue mani, ecco che questa si riempì di acqua, acqua naturalmente spor­ca e fangosa. Incurante di questo, la fanciulla si chinò fino alla fossetta e bevve quell'acqua infangata, lavandosi anche il viso che ne rima­se tutto imbrattato. Poi, con atto ancor più strano, colse dell'erba e si pose a mangiarla. Lo stupore della folla fu immenso... un con­fuso mormorio si levò da ogni parte... mormo­rio di compassione, di pena, di angoscioso ti­more! « Bernardetta impazzisce! - Povera Ber­nardetta! - Ella è fuori di sé !... ». Queste e simili espressioni si sentivano qua e là tra la turba stupefatta che non riusciva a rendersi conto di un sì strano procedere! Ma la veggente, del tutto incurante di que­sti commenti, era tornata al suo posto riacqui­stando quella raggiante felicità che tanto la rendeva bella. Tutti attendevano con indicibile ansia la fine dell'estasi per interrogarla, per sapere che cosa mai le avesse detto la Signora, perché mai avesse fatto cose così strane e diverse dal so­lito. La loro curiosità non tardò ad essere sod­disfatta. Non appena infatti l'Apparizione si ri­tirò, Bernardetta spiegò quanto era avvenuto. La Signora le aveva detto quel giorno: « Andate a bere e lavatevi alla fontana». Ma quale era la fontana? Ella, non veden­done, s'era diretta verso il Gave. In quel mo­mento la Signora l'aveva richiamata indietro e le aveva fatto cenno verso sinistra. Non ve­dendo neppure lì alcuna fontana, aveva avuto l'ispirazione di raspare la terra, ed ecco che la sorgente era scaturita improvvisamente in quel luogo asciutto ed arido. S'era quindi lavata e, memore della peni­tenza richiesta per i peccatori, aveva mangiato l'erba. Dopo questa semplicissima spiegazione, nessuno ebbe più dubbi. La sorgente era lì, a pochi passi e (meraviglia !) andava crescendo di minuto in minuto! Piccola pozza di fango, era già diventata un filo d'acqua che scintilla­va ai raggi del sole nascente. 26 febbraio! Questo è un giorno memora­bile nella storia di Lourdes. Sono già più di 500 le persone accorse a Massabielle alla notizia che presso la grotta è scaturita una sorgen­te miracolosa. Tutti si accalcano, tutti vogliono vedere, tutti vogliono attingere di quell'ac­qua che, senza dubbio, deve avere un potere soprannaturale. Il piccolo filo infatti è già divenuto grosso come un dito e man mano che scorre, ormai limpido e puro, acquista nuova forza e abbon­danza. Non è dunque un inganno. La sorgente nel suo gorgogliare ha un linguaggio misterio­so, ripete un invito: è l'invito di una Madre! Ed ecco, una donna si fa strada tra la fol­la: « Lasciatemi prendere l'acqua miracolosa per mio padre!». Tutti si scostano riverenti. «E’ la figlia di Luigi Bourriette» dicono molti. Quasi tutti la conoscono. Sanno che suo padre ha perduto un occhio vent'anni prima per lo scoppio di una mina, mentre faceva il cavapietre. La figlia di Bourriette, prende l'acqua e corre a casa. Molti la seguono: vogliono vedere che cosa accade. Bourriette è pieno di fede in quell'acqua. Si fa il segno della croce, poi, senza esitare, si la­va ripetutamente l'occhio perduto che imme­diatamente riacquista il potere visivo. La folla è pazza di gioia! L'acqua della Grot­ta è acqua miracolosa! La notizia si diffonde in un attimo... Sulla piazza di Lourdes, per le strade, la gente si ferma, fa capannelli, com­menta il grande evento. Lo stesso Bourriette, guarito, incontra in piazza il medico del paese, dott. Dozous. Questi già più di una volta era stato alla grotta per esaminare lo stato fisico di Bernardetta e, sempre, aveva dovuto conclu­dere che la fanciulla era perfettamente sana e normale. Tuttavia l'uomo della scienza esita a credere alle chiacchiere della gente. Ma ora è proprio il povero operaio che gli si presenta dicendo: « Sono guarito ». «Impossibile! » esclama incredulo Dozous. « Eppure vi assicuro, la Madonna mi ha gua­rito! ». Il dottore è come S. Tommaso, vuole avere una prova tangibile. Estrae un pezzo di carta e vi segna sopra alcune parole. Poi gli chiude con la sua mano l'occhio sano e gl'impone di legge­re. Luigi senza esitare legge forte: Bourriette ha un'amaurosi incurabile e non guarirà mai! Che ironia! Egli legge perfettamente con l’occhio « che non guarirà mai » la difficile pa­rola scritta dal medico! Questi è rimasto an­nientato. Deve arrendersi di fronte al miracolo e testimoniare con la sua autorevole parola la potenza di Maria!

I MESSAGGI DELLA SIGNORA

 Nello stesso giorno in cui, per mezzo della prodigiosa acqua della sorgente Luigi Bourriet­te riacquistava la capacità visiva nell'occhio perduto, la bianca Signora appariva nuova­mente a Bernardetta ed insisteva perché essa pregasse e facesse penitenza per i peccatori. Questo fu il primo messaggio della Signora, che la fanciulla ripeté, piangendo, alla mas­sa del popolo presente, invitandolo a baciare la terra in segno di penitenza. Ma un secondo messaggio riceveva Bernar­detta il 2 marzo, un messaggio che, per la sua importanza, doveva segnare una fase decisiva nelle apparizioni di Lourdes. La veggente dove­va andare a dire ai « sacerdoti » che la Vergine desiderava che si facesse una processione alla Grotta e vi si edificasse una cappella. Era la prima volta che la Signora nominava i sacerdoti; era, si può dire, il primo atto uffi­ciale del grande mistero di quei giorni. Fin allora tutto si era svolto «in privato ». Segreti colloqui, intime rivelazioni, appuntamenti per­sonali. Ma da questo momento l'Apparizione chie­de che siano informati i sacerdoti e sia fatta una richiesta ufficiale. Bernardetta, che non aveva mai pensato a questa possibilità, si sentì ad un tratto presa da un indicibile sgomento. Nella sua ingenui­tà ella aveva creduto che tutto quanto avveniva potesse rimanere intimamente nascosto nel­l'animo suo. E’ vero che già le autorità civili l'avevano interrogata, tormentata, minaccia­ta... ed il ricordo penoso era ancora vivo in lei; ma quella era stata una burrasca che la Signo­ra stessa aveva sedata. Ora si trattava di cosa ben più grave. La poveretta tremava di sgomento al pensiero di do­versi recare dal suo parroco per comunicargli il grande messaggio della Signora. Sarebbe sta­ta creduta? Avrebbe prestato fede alle sue pa­role l'abate Peyramale? In verità questo prudente Sacerdote, questo saggio ministro di Dio non s'era, fino a quel momento, mai apertamente interessato delle apparizioni. Informato di tutto, al corrente di tutto, era volutamente rimasto da parte, ben sapendo come la Chiesa, in queste cose, debba agire con ponderatezza e con la massima riserva. Aveva fatto di più: aveva radunato i suoi due vice-cu­rati, Serre e Pène, e il cappellano Pomian, e a­veva loro vietato di recarsi a Massabielle. Ogni atto, ogni passo inconsiderato avrebbe potuto portare gravi conseguenze. Se le apparizioni erano reali, se si trattava di cosa soprannatura­le, Iddio stesso avrebbe fatto in modo che i sa­cerdoti ne fossero consapevoli. Così la pensava l'abate Domenico Peyramale, a cui si presentò in quello stesso giorno, 2 mar­zo 1858, timida e impacciata, la piccola Bernar­detta accompagnata da due zie. L'aspetto rude, i lineamenti duri, la persona alta, robusta, quasi atletica, la voce baritonale, grossa, tonante del sacerdote non erano davve­ro un incoraggiamento al difficile colloquio, che cominciò piuttosto bruscamente: - Sei tu che vai alla Grotta?! - Sì, signor parroco. - E tu dici che vedi la Madonna? - Io non ho detto che sia la Madonna. - E che cos'è allora questa Signora? - Non lo so. - Ah, non lo sai, piccola bugiarda! Eppure sul giornale c'è scritto così, e tutti quelli che ti corrono dietro dicono che è la Madonna. Che cos'è che vedi? - Qualche cosa... che rassomiglia a una Si­gnora. - Qualche cosa!?... - Signor parroco, la Signora chiede che si vada alla Grotta in processione. - Piccola bugiarda! Come vuoi che io ordi­ni una processione? Non lo sai che è il vescovo che deve dare il permesso? Se la tua Signora fosse qualcosa di buono, non ti direbbe simili bestialità. E poi, per quando la vorrebbe questa processione, la tua Signora? Bernardetta, che già non aveva una gran me­moria, restò annientata, e riuscì a mormorare soltanto: - Non mi ricordo più. - Ma che ti ha chiesto la processione, di questo sei sicura?! - Credo di sì. - Ah, tu credi Allora non ne sei proprio si­cura! Ma insomma, se uno non è sicuro, non viene a fare di queste ambasciate. Fila a casa e non andar più in giro a spargere queste fanta­sie! E se proprio ci tieni, ti daremo un bel cero e te ne andrai tu davanti per guidare la proces­sione. Del resto, non hai davvero bisogno di preti tu, per attirare la gente! Poi l'uragano si spostò sulle due zie che ave­vano accompagnato Bernardetta: - E una gran disgrazia avere una famiglia come questa, che solleva tanto chiasso. Porta­tevela a casa, e non lasciatela più andare in gi­ro a creare confusione! Per buona sorte di Bernardetta e delle sue intimorite zie, capitò proprio in quel momen­to il buon abate Pomian, e così il colloquio eb­be termine. Uscendo, zia Basilia mormorò stizzosamente a Bernardetta: - Non ci casco davvero più a tornare con te dal parroco. E proprio in quel momento, Bernardetta si sovvenne che non aveva parlato al parroco del­la richiesta della cappella. Ma ormai era fatta. Manco a pensarci, di tornare subito dal par­roco. Sotto la sua rude scorza, però, l'abate Peyra­male era rimasto scosso dalla semplicità e dal­la sincerità di Bernardetta. Per di più anche uno dei suoi collaboratori, l'abate Pène, era convinto della realtà delle apparizioni, e que­sto lo indusse a riflettere seriamente su quanto gli era stato detto. Intanto Bernardetta aveva trovato una più potente alleata in una « pia donna » che le ot­tenne un nuovo abboccamento col parroco. Quando egli la ricevette, alle sette di sera, nel salone c'erano tutti e quattro i sacerdoti di Lourdes. Bernardetta disse tutto d'un fiato: - Signor parroco, la Signora mi ha detto: Andate a dire ai sacerdoti di far costruire qui una cappella. L'abate Peyramale ebbe un sussulto, e la guardò con occhio preoccupato. Bernardetta si affrettò allora, per la prima e unica volta in vi­ta sua, ad aggiungere qualcosa di suo al «mes­saggio» della Signora: - Una cappella... al più presto... anche mol­to piccola... La replica del parroco fu glaciale: - Una cappella?! Non sarà come per la pro­cessione, eh? Ne sei proprio sicura? - Sì, signor parroco, ne sono sicura. - Ma tu non sai come si chiama, la tua Si­gnora! - No, signor parroco. - Allora bisogna domandarglielo.

A UNA REGINA NON SI COMANDA!

Certo l'abate Peyramale nell'esigere il no­me della Signora era mosso dal suo zelo sacer­dotale e da quella innata prudenza che lo ca­ratterizzava. Giustamente egli non poteva fare dei passi, né proporre la fabbrica di una cap­pella, se prima non avesse avuto la certezza sulla natura delle apparizioni. D'altra parte la Signora, col suo modo di procedere, voleva dimostrare che ad una Re­gina non si comanda. Quando Bernardetta riferì alla celeste inter­locutrice la richiesta del parroco, la Vergine si limitò a sorridere. Tornata quindi dal parroco per la terza vol­ta in due giorni, Bernardetta gli disse: - Signor parroco, la Signora vuole sempre la cappella. - Le hai domandato come si chiama? - Sì, ma lei non fa altro che sorridere. - Forse vuoi prendersi gioco di te. Bernardetta rimase sconcertata da questa ri­flessione del suo parroco. Non sapeva che l'aba­te Peyramale era appena tornato da Tarbes, dov'era andato a chiedere consiglio al suo amico, l'abate Ribes, direttore del seminario maggiore. La voce dell'abate Peyramale risuonava perciò non più ironica, ma un pochino commossa, quando disse: - Ebbene, se la Signora vuole la cappella, dille che ti faccia conoscere il suo nome e che faccia fiorire il roseto selvatico che c'è nella Grotta! E sempre con tono amorevole continuò: - Sì, se la Signora ti dice il suo nome e fa fiorire il roseto, le faremo costruire una cappel­la, e ti garantisco che non sarà « molto picco­la » come mi hai chiesto! Anche questa volta Bernardetta uscì in si­lenzio, col cuore angosciato. Dunque non era creduta neppure dai sacerdoti. Solo il popolo, il popolo fedele non la credeva una visionaria! Tornò l'indomani alla grotta e disse alla sua dolce Signora, con lacrime e preghiere, le pa­role dell'abate. Invano! La Signora non svelò il suo nome, né fece fiorire le rose. Per cre­dere alla sua reale presenza bastava il volto trasfigurato di Bernardetta, la fonte scaturita dall'arida terra, i miracoli che quell'acqua por­tentosa andava già operando. Più tardi avrebbe svelato il suo nome... ma solo quando le sarebbe parso opportuno. La re­gale Signora non ammetteva imposizioni.

ELLA NON MI HA DETTO ADDIO

Era il 4 marzo. Tutti sapevano che era l'ul­timo giorno della quindicina richiesta dalla Signora. Qualche cosa di molto importante si prevedeva, perciò la folla era stragrande. Si contarono circa 7-8 mila persone. Di fronte a questa marea di popolo e ad evitare inconve­nienti, le autorità civili avevano provveduto in­viando sul posto quattro intere brigate di gen­darmi. Oltre a questo erano state perlustrate tutte le cavità interne della grotta e persino ri­gorosamente sorvegliata l'abitazione dei Soubi­rous. Tre medici, fatti venire da Bordeaux, esa­minarono attentamente la veggente, prima del­l'apparizione e la trovarono perfettamente sa­na e calmissima. Tutti questi accorgimenti umani dovevano senza dubbio essere provocati dalla divina Vo­lontà che voleva dare a tutti la certezza che nessun inganno e nessuna esaltazione di fantasia malata faceva vedere le apparizioni. Gli stessi carabinieri che, con la spada sguainata, accompagnarono quella mattina Bernardetta, per difenderla dall'esaltazione della folla, erano come una scorta d'onore per colei che la signora aveva scelta per sua confi­dente messaggera! Eppure, nonostante tutto questo apparato esteriore, nulla di diverso dal solito accadde la mattina del 4 marzo. La solita estasi radiosa, il solito viso trasfigurato della veggente, seb­bene più luminoso e felice delle altre volte, il solito scorrere della corona del rosario tra le sue mani. Nulla di nuovo abbiamo detto, ma quella folla di 7-8 mila persone si ritirò dalla Grot­ta, dopo un'ora, con una gioia così profonda, con un entusiasmo così sincero per Bernardet­ta, che le brigate dei gendarmi ebbero il loro da fare per impedire che la gente, non poten­do far altro, asportasse tutto l'intonaco della umile dimora della povera fanciulla. Frattanto l'abate Peyramale attendeva Ber­nardetta per conoscere la risposta della Si­gnora. Egli era quasi convinto che questa volta avrebbe potuto sapere il nome della Visione, ma non fu così. Bernardetta gli dovette con­fessare l'insuccesso delle sue richieste. La Si­gnora aveva sorriso, ma non aveva rivelato chi era. « Ed io - concluse l'abate - non posso fare quello che questa Signora desidera dal momen­to che non mi vuole dire il suo nome». Chiese poi alla fanciulla se sperava di rive­derla ancora. «Forse...! Ella non mi ha detto addio! »rispose la piccola veggente e nel suo cuore era vivo ed ardente il desiderio di ritrovarsi presto con Colei che era ormai l'unica felicità della sua vita.

IO SONO L'IMMACOLATA CONCEZIONE!

Venti giorni sono passati dall'ultimo in­contro di Bernardetta con la bella Signora. Più di una volta la fanciulla è tornata a Massabiel­le, ma invano. La grotta è rimasta fredda e mu­ta, priva di ogni bellezza. La sera del 24 marzo, un improvviso, arden­te desiderio di tornare nel luogo delle sue deli­zie, si fa sentire nell'animo della veggente. L'attesa del mattino è così lunga e ansiosa che Bernardetta non riesce a prender sonno. Finalmente spunta l'alba del 25 marzo. E un'al­ba radiosa, limpida, serena, piena di effluvi del­la primavera, piena di trilli d'uccelli e di can­ti di pellegrini. Tutto sembra che inneggi al­l'Annunciazione di Maria, sulla terra e nel cie­lo. E’ veramente memorabile questa data, già grande nel calendario della Chiesa, per il ri­cordo dell'Annunzio celeste a Maria, del suo umile « fiat » e del sublime mistero dell'Incar­nazione; anche nelle memorie di Lourdes se­gnerà una delle date più belle. Al sorgere dell'alba Bernardetta, con ansia irrefrenabile, si alza dal suo povero lettuccio e si avvia, quasi di corsa, verso Massabielle. Lungo la via incontra turbe di pellegrini che, spinti quasi dal suo stesso presentimento, si affrettano verso la grotta. Il paesaggio è ma­gnifico. Mai quel silenzioso angolo di terra francese è sembrato più suggestivo nello sfon­do ancor candido di neve dei Pirenei, e nell'az­zurro intenso di un cielo puro e trasparente. Bernardetta non è ancora giunta alla Grot­ta, ma resta interdetta. La bella Signora, que­sta volta, l'ha preceduta. Da lontano ella scor­ge la luce radiosa e inconfondibile, la figura soavissima che amabilmente sorride. Al suo giungere la fanciulla s'inginocchia confusa e chiede scusa del ritardo. Migliaia e migliaia di persone fissano gli occhi rapiti nel volto della creatura trasfigura­ta. Sentono, intuiscono, che qualche cosa di grande sta per avvenire. La Signora, intanto, ha risposto a Bernar­detta « che non ha motivo di scusarsi » e la guarda con tale dolcezza che ella crede di ve­nir meno. Si sforza tuttavia di parlare e di dir­le tutta la grande gioia che prova nel riveder­la. Poi incomincia, secondo il solito, la recita del Santo Rosario. Ma ecco che, mentre prega, è assalita da una distrazione: il nome della Signora. Sente, con una insistenza non mai sentita prima, il bisogno di chiederglielo; eppure le sembra di essere importuna, dato che Ella mai aveva voluto rispondere a quella insistente domanda. Riprende a pregare, ma quel pensiero ritorna più forte che mai. Si decide e, con la più delicata grazia che le è possibile, dice: « Si­gnora, vuole essere così buona da dirmi come si chiama?». La Signora sorride e non risponde, eppure Bernardetta ha il coraggio di ripetere per tre volte la sua domanda. « La terza volta, dice Bernardetta stessa, la Visione assunse un'aria grave e sembrò umi­liarsi come per pregare, stese le braccia verso la terra, poi levò gli occhi guardando il Cielo e nello stesso tempo alzando le mani e congiun­gendole sul petto, mi disse: - Io sono l'Im­macolata Concezione - e, detto questo, sparì Terminata l'estasi, la folla, frenetica, cir­conda la piccola veggente Sono migliaia di cuori ansiosi che attendo­no la grande parola. E la parola è finalmente venuta, è stata finalmente pronunciata da Co­lei che da molto tempo trascina a sé, invisibile e grande, tutto un popolo. La Signora mi ha detto: - Io sono l'Imma­colata Concezione! -. Un grido di entusiasmo e di gioia indicibi­le si leva fino al Cielo. Tutte le ginocchia si pie­gano riverenti, tutti gli occhi si riempiono di lacrime, tutti i cuori ripetono con esaltazione d'amore: « O Maria Concepita senza peccato, pregate per noi! ».

LA RISPOSTA DESIDERATA

Mentre in tutta Lourdes si diffondeva la strepitosa notizia ripetuta nelle strade, per le piazze, nelle case, nei negozi; mentre tutti i telegrafi annunziavano alla Francia intera che la Signora apparsa a Massabielle era la Ver­gine SS. Immacolata, Bernardetta, umile e sem­plice, ma questa volta piena di gioia, si diri­geva verso la casa parrocchiale. Finalmente avrebbe potuto dare all'abate Peyramale la risposta desiderata! Questi era già informato dell'accaduto, ma scettico come sempre, voleva sentire il raccon­to proprio dalle labbra della veggente per ac­certarsi della verità. Accolse dunque Bernardetta col solito aspet­to burbero e accigliato e, senza dubbio per as­sicurarsi che in tutta quella faccenda non vi fosse inganno, pronunciò verso la piccola pri­vilegiata dure parole: « Bernardetta, se tu continui a farti beffe di noi, ti lascerò mettere in prigione dal com­missario! ». La fanciulla lo guardò con un'espressione piena di stupore. Ma egli continuò: « Mi hanno detto or ora che la tua Appari­zione ti ha finalmente rivelato il nome e ades­so... non te lo ricordi più !... « Sì, signor Curato - rispose Bernardetta sicura - lo ricordo benissimo, ma per paura di dimenticarlo, l'ho ripetuto per tutta la strada ». «Insomma cos'ha risposto l'Apparizione? Che è la SS. Vergine?». « Nossignore, mi ha detto solo: Io sono l'Immacolata Concezione! L'abate Peyramale impallidì. La voce rude e forte divenne tremante. Con un tono com­pletamente mutato chiese a Bernardetta: « Chi ti ha insegnato queste parole? ». « La Signora ». « Non le avevi forse già udite? ». « No, mai, signor Curato ». « Va bene, va' pure ». Non disse di più e Bernardetta uscì; ma un grande sconvolgimento ed insieme una profonda gioia, invasero la sua anima. Egli, l'uo­mo dalla tempra adamantina e dal coraggio in­domabile, l'uomo che non ammetteva l'ingan­no, ma sapeva difendere a qualunque costo la verità, aveva finalmente avuto la risposta at­tesa, l'aveva avuta certa, indubitabile, indiscu­tibile. Bernardetta, l'umile, povera Bernardetta, che appena sapeva decifrare il sillabario, aveva pronunciato una parola tanto grande e diffici­le che nessuna creatura umana aveva potuto suggerirle. Di fronte a quella rivelazione tutti i dubbi cadevano e lui poteva finalmente farsi il sostenitore, il difensore di quella piccola in­nocente a cui non sarebbero mancate le perse­cuzioni di Satana e degli uomini. Il suo grande cuore, nascosto sotto quel ru­de aspetto, era intenerito fino alle lacrime!

IL DIFENSORE DI BERNARDETTA

L'occasione di difendere la confidente del­l'Immacolata, si presentò assai presto all'aba­te Peyramale. Non appena si diffuse nella cittadina la notizia degli ultimi avvenimenti, il sindaco ed il commissario di polizia si affrettarono a comu­nicare al prefetto ogni cosa, chiedendo istru­zioni. La risposta venne immediata. « Bernardetta doveva essere esaminata da una commissio­ne di medici, e, a seconda della risposta, es­sere rinchiusa in un manicomio ». Il sindaco si affrettò ad eseguire l'ordine ricevuto e tre medici furono subito mandati all'ospizio dove la fanciulla si recava a scuola. Le domande più subdole e insidiose furono rivolte dai tre rappresentanti della scienza all'umile Bernardetta, per farla cadere in con­traddizione, per vedere se fosse possibile co­glierla in fallo. Tutto inutile. Ella rispose sempre con la massima semplicità e coerenza, sen­za mai lasciarsi cogliere in trappola. I medici si guardavano tra loro, né sapeva­no più cosa dire. Passarono quindi ad un atten­to esame della testa della fanciulla, sperando di trovarvi qualche segno di squilibrio. Ma an­che questo secondo esperimento non fu coro­nato da alcun successo. Delusi e preoccupati, non sapendo come ca­varsela di fronte alle autorità, e d'altra parte, non potendo sfacciatamente mentire, trovaro­no una sciocca scappatoia: riferirono al prefet­to che Bernardetta Soubirous poteva essere vit­tima di un'allucinazione. Tale risposta escludeva, senza dubbio, ogni possibilità di malattia mentale e tuttavia par­ve sufficiente al prefetto, Barone Massy, per fargli prendere la decisione di internare la fan­ciulla a Tarbes e curarla a spese del governo. Non ci voleva che questo per suscitare la santa indignazione dell'abate Peyramale. Quel­l'uomo tutto d'un pezzo, com'era stato deciso e irremovibile nei confronti di Bernardetta pri­ma di conoscere la verità, altrettanto, e forse più deciso e forte, si mostrò nella difesa della piccola perseguitata. Si recò personalmente dal sindaco sfogandosi con una di quelle sue memorabili collere che non ammettevano re­pliche. Come curato di Lourdes, non permetterò mai che si perseguiti ingiustamente uno dei miei parrocchiani, tanto meno una fanciulla debole e innocente... So il mio dovere! Difen­derei Bernardetta a costo della vita! Dite pure al vostro prefetto, che i suoi carabinieri dovranno passare sul mio corpo prima di toccare un capello della testa di Bernardetta Soubi­rotis! ». Sante parole che produssero l'immediato effetto! Né il sindaco, né il Barone Massy, osa­rono replicare. Sapevano che l'abate Peyra­male era uomo capace di attuare ogni sua de­cisione. Si limitarono a dare un ordine che assunse tutto l'aspetto di una commedia. La Grotta sia spogliata di tutti i lumi, di tutti i fiori, di tutti gli ex-voto. Le persone in­teressate si rechino in municipio a verificare e a ritirare gli oggetti ». Così si vide il più curioso e ridicolo spettacolo che mai si possa immaginare. Un carro carico di fiori, di candele, di og­getti preziosi giunse al municipio e venne immediatamente scaricato. Non passò neppure un'ora che già una marea di donne veniva a ri­tirare « le proprie e le altrui cose » e in proces­sione si recava direttamente alla Grotta, per rimetterle al posto di prima. Non solo, ma, al cader della notte, si vide tutta Massabielle ri­splendente di una magnifica luminaria. Le cen­tinaia di candele erano diventate migliaia; tutti i giardini di Lourdes erano stati spogliati per rivestire il sacro Luogo delle apparizioni; una turba di gente devota aveva aggiunto altri oggetti a quelli di prima, e con questo aveva voluto riparare, in certo modo, l'oltraggio fat­to alla SS. Vergine. Così rimasero del tutto scornati Satana e i suoi emissari.

PREZIOSA TESTIMONIANZA

Un fatto veramente miracoloso avvenne nella diciassettesima apparizione della SS. Vergine a Bernardetta. Il testimonio di questo fatto non è una persona qualunque, ma quello stesso dott. Dozous che, contro ogni sua aspet­tativa, aveva dovuto riconoscere la guarigione portentosa di Luigi Bourriette. Quest'uomo di scienza, avverso, per princi­pio, ad ammettere ogni miracolo, era tornato tuttavia alla Grotta di Massabielle più di una volta, spintovi da una irresistibile brama di rendersi pieno conto di quanto là si verificava. La mattina del 7 aprile si trovò nuovamente a Massabielle, tra le 9000 persone che vi era­no accorse alla notizia che Bernardetta era stata chiamata ancora una volta dalla dolce Signora del Cielo. Come faceva quasi sempre, il dott. Dozous si pose il più vicino possibile alla veggente. Incominciata l'estasi, si accorse che la fanciulla, nel muovere la mano, l'aveva posta, sen­za volerlo, sopra la fiamma di una candela ac­cesa. La mano era tanto vicina alla candela che la fiamma passava tra le dita alquanto divaricate. Tirava vento e l'aria mossa ravvivava la fiammella tanto che non era possibile non sen­time il bruciore. Pieno di stupore e di curiosità, il dottore impedì alla folla di avvicinarsi e di toccare la candela; trasse dalla tasca l'orologio e stette a mirare lo spettacolo nuovo per un quarto d'ora. Non appena ebbe fine l'estasi e cessò la trasfigurazione solita del volto di Bernardetta, ella si alzò per tornarsene a casa. Allora il dott. Dozous le si avvicinò, si fece mostrare la mano, la esaminò attentamente e dovette costatare che essa era perfettamente illesa. Non ancora soddisfatto volle fare di più. Riaccese il cero e lo pose sotto la mano sinistra di Bernardetta, proprio come vi era stato pochi minuti prima. Immediatamente ella la ritrasse dicendo: «ma lei mi brucia!». Questo fatto è stato narrato con tutti i particolari dallo stesso dottore e commentato da vari critici. Evidentemente si tratta di un miracolo, né in altro modo si può spiegare il fenomeno di una fiamma che non brucia. Se, infatti, la mano della fanciulla fosse rimasta ustionata, anche senza che essa ne avesse sen­tito dolore, si potrebbe sempre obiettare che questo potrebbe essere un fenomeno di sugge­stione, di nevropatia, ma ciò non si può più di­re quando ci si trova di fronte ad una legge na­turale del tutto sospesa. Gli scettici trovino, se ne sono capaci, una spiegazione.

LA PRIMA COMUNIONE DELLA PICCOLA VEGGENTE

Cari fanciulli e fanciulle che avete seguito certo con grandissimo interesse la storia mera­vigliosa di questa vostra coetanea, voi pense­rete che la sua Prima Comunione debba essere stata altrettanto straordinaria, come la sua fanciullezza. Niente invece di straordinario avvenne, al­meno all'esterno, in quella bella mattina del Corpus Domini, in cui Bernardetta Soubirous si accostò per la prima volta alla Mensa Eucaristica. Raccolta e devota, pienamente compresa del grande atto che stava per compiere, la piccola veggente dell'Immacolata prese posto tra le sue compagne, nella cappella dell'Ospizio. Quando giunse il momento più solenne e l'abate Peyramale si appressò alla balaustra per dare a quelle piccole anime il Sacrosanto Corpo di Gesù, centinaia di occhi si fissarono sul volto di Bernardetta. Tutti si aspettavano di vederla trasfigurata come già tante volte l'avevano veduta a Massabielle, e tenevano il fiato sospeso. Bernardetta invece non subì quel giorno nessuna trasfigurazione. Piena di santo Amore e di dolce emozione, ma apparentemente co­me tutte le altre, chinò la testina bruna tra le palme e rimase a lungo in intimo, affettuoso colloquio con Gesù. Che cosa avrai detto in quell'ora al tuo Dio, o piccola Bernardetta? Certo gli avrai ripetu­to le dolci parole apprese dalla Bella Signora del tuo cuore, certo gli avrai sussurrato le stes­se espressioni d'immensa tenerezza che solevi dire alla sua Mamma. Ma nessuno vide, né udì il misterioso colloquio di quel tuo primo in­contro col Re del Cielo. Molti forse restarono delusi, ma a te questo non importò affatto. Tu sapevi che «la tua mis­sione» era compiuta, e che dovevi ormai scom­parire; tu sapevi che il dono più bello che pote­vi fare al Signore in quell'indimenticabile gior­no, era la tua umiltà... e ne fosti felice!

L'ULTIMA VISIONE

Il nostalgico desiderio della dolce Signora che per tante volte aveva inebriato il cuore di Bernardetta, si faceva sentire più intensamen­te in quel tardo pomeriggio di luglio. Erano trascorsi più di tre mesi e la SS. Vergine non si era più fatta vedere alla sua prediletta. Ella però sentiva che non se ne sarebbe andata per sempre, senza darle l'ultimo saluto, l'ultimo addio. Inginocchiata ai piedi della sacra im­magine della Madonna, forse la fanciulla chie­deva a lei, in quel vespro della festa del Carmine, quando avrebbe potuto tornare a Massabiel­le, allorché, d'un tratto, sentì quasi una voce insistente che le diceva: «Va' alla Grotta, là mi rivedrai!». Non aspettava che quell'invito Bernardet­ta; perciò, senza esitare, anzi resa subito feli­ce, si mosse e, quasi di corsa, si diresse alla volta del Gave. Data l'ora insolita, lungo il cammino ella incontrò solo poche donne, che, vedutala e immaginando che tornasse nei luo­go delle apparizioni, subito la seguirono. Dopo la curiosa commedia avvenuta circa tre mesi prima, quando la folla devota aveva immediatamente riportato alla sua Madonna fiori, candele, ex-voti, il prefetto aveva dato or­dine al sindaco di Lourdes di far chiudere con uno steccato la grotta di Massabielle, proiben­done l'accesso, con il pretesto che «l'acqua della sorgente possedeva speciali proprietà tera­peutiche». Questo nuovo ritrovato dei nemici di Dio, più sciocco del primo, non impediva certo alla SS. Vergine di farsi vedere alla sua piccola veggente. Del resto, Bernardetta, ben sapendo che non si poteva accedere alla Grotta dalla parte sini­stra del Gave, prese la via che conduceva al prato di De La Ribère, sulla riva destra del fiume. Di là, oltre la palizzata, si vedeva benissi­mo la nicchia sovrastante, dove tante volte era apparsa la bianca Signora. In quel punto s'in­ginocchiò Bernardetta circondata dal piccolo gruppo di donne che l'aveva seguita e dalla zia Lucilla che l'aveva accompagnata. Passarono pochi istanti di preghiera, poi, d'un tratto, la fanciulla assunse la meravigliosa bellezza delle altre volte e col viso raggian­te esclamò: « Eccola, eccola, ci saluta, ci sor­ride al di sopra dello steccato! ». Tutti rimasero muti, fermi, fissi a mirare la veggente che sembrava creatura più celeste che terrena. Ella intanto fissava gli avidi sguardi su quel­la soave, dolcissima Immagine che non dove­va mai più rivedere su questa terra. Le sue lab­bra chiuse, facevano ben comprendere che non vi era scambio di parole, ma solo un'intima in­tesa di cuori, un'affettuosa promessa di reci­proco Amore. Un quarto d'ora di estasi, poi tutto finì. Bernardetta si riscosse, si stropicciò gli oc­chi come chi si desta da un gran sogno ed esclamò: « non l'ho mai vista così bella! ». Il sole tramontava tingendo i colli di rosei raggi sfumanti in un pallido viola. Era vicina la sera. Per l'ultima volta la bella Signora era venu­ta col tramontar del sole, quasi per dirle che le gioie di questa povera terra son tutte desti­nate a finire, quasi per dirle che dopo quell'ora ultima di immenso gaudio, anche per essa sa­rebbe incominciata la mesta sera della Croce e del Calvario.

IL VERDETTO DELLA CHIESA

La Chiesa, Madre prudente, non accetta mai ad occhi chiusi le dichiarazioni di privati che riguardano apparizioni, visioni, miracoli, cose insomma che appartengono al campo del so­prannaturale. Anche in rapporto a tutte le meraviglie che si dicevano di Lourdes, la Chiesa non si pro­nunciò finché non ebbe in mano l'assoluta cer­tezza della verità. Abbiamo visto con quanta cautela, e, direm­mo anche con quanta abilità, procedette l'aba­te Peyramale nei riguardi di Bernardetta. La stessa tattica fu usata da monsignor Laurence, per verificare l'autenticità dei fatti avvenuti a Lourdes. Egli infatti incaricò una speciale commis­sione di recarsi sul luogo e procedere alle se­guenti accurate indagini: 1) Se coll'acqua della grotta si erano ope­rate guarigioni e se queste si potevano spiegare in modo naturale, o attribuirsi a cause so­prannaturali. 2) Se le visioni di Bernardetta Soubirous erano vere e di carattere soprannaturale. 3) Se l'Apparizione aveva fatto delle richie­ste, e quali; se la fanciulla era stata incaricata di manifestarle, e a chi. Nel novembre del 1858 la commissione d'in­chiesta che il vescovo di Tarbes aveva nomina­to si recò a Lourdes e procedette all'interroga­torio di Bernardetta. La fanciulla, pur non avendo più riveduto la sua bella Signora, ri­cordava alla perfezione ogni minimo particola­re delle 18 apparizioni avute, e seppe ripetere con esattezza mirabile persino i movimenti che aveva visto fare dalla SS. Vergine. L'impres­sione che gli austeri membri della Commissio­ne riportarono da questo colloquio fu profon­da, l'emozione grande, e divenne sempre mag­giore quando la fanciulla, richiesta se poteva giurare di aver detto tutta e solo la verità, alzò la mano e, con voce chiara e sicura disse: « Lo giuro! ». Terminato questo atto solenne tutti, accom­pagnati dalla stessa Bernardetta, si recarono alla Grotta e la veggente indicò ad essi il luo­go preciso della nicchia ove la Vergine Im­macolata si era degnata di apparire. Là ripeté nuovamente tutte le parole e tutti i gesti della Madonna e quelli di lei stessa. Fatto questo, i membri della Commissione visitarono con scrupolosità l'interno e l'ester­no della Grotta, fecero molti esperimenti di ot­tica, interrogarono moltissimi che erano stati miracolati ed infine portarono via un po' d'ac­qua della sorgente per farne l'esame chimico, sebbene già fosse stata diligentemente esami­nata il 7 agosto dall'illustre chimico Filhol che aveva dichiarato « essere l'acqua di Massabiel­le semplicissima acqua naturale, priva di qual­siasi proprietà terapeutica ». La Commissione ritornò, ancora due volte a Lourdes e due volte ancora interrogò Bernar­detta, fece nuove inchieste, nuovi esami, nulla tralasciando di quanto poteva servire a dimo­strare l'assoluta verità di ogni avvenimento, ed infine, dopo ben quattro anni, procedette al­la seduta finale, presieduta dallo stesso mons. Laurence. Questo vescovo da tutti conosciuto come persona austera e padrona di sé, quando si tro­vò di fronte a Bernardetta e la vide in atteggia­mento di riprodurre la Visione del 25 marzo, fu preso da un così profondo brivido d'emozione che molte lacrime scesero dai suoi occhi. Egli aveva sentito parlare assai della piccola veg­gente, ma non avrebbe mai immaginato che il suo cuore, abituato a tante impressioni, si sa­rebbe così turbato anche solo nel vedere l'e­spressione di un volto rapito in una dolcissima rievocazione. Che cosa avrebbe provato mon­signor Laurence se fosse stato presente alle tra­sfigurazioni meravigliose che Bernardetta subi­va quando realmente vedeva la bianca Signora? I lavori della Commissione ebbero dunque termine, e con esito del tutto positivo. Il 18 gennaio 1862 mons. Laurence ne rendeva pub­blico il risultato. Eccolo: « Noi giudichiamo che l'Immacolata Maria, Madre di Dio, è realmente apparsa a Bernar­detta Soubirous, l’11 febbraio 1858 e nei giorni seguenti in numero di 18 volte, nella Grotta di Massabielle, presso la città di Lourdes; che questa apparizione rivestè tutti i caratteri del­la verità e che i fedeli possono ritenerla per certa. L'entusiasmo che suscitò il verdetto della Chiesa fu incredibile. Se ne parlò sulla stampa, non solo della Francia, ma di tutte le altre na­zioni, ed il buon popolo di Lourdes, che già, privatamente, aveva, in quei quattro anni, ono­rato la sua Signora, fu felice di poter vedere ora pubblicamente riconosciute le sante Apparizioni, la miracolosa sorgente, i moltissimi mira­coli che ogni giorno, ed anzi con un crescendo meraviglioso, si andavano operando. E i superbi rappresentanti dell'Autorità ci­vile, che tanto avevano osteggiato la povera Bernardetta sperando di farla cadere nelle loro trappole, come finirono? Vi piacerà certamente saperlo, o miei giova­ni lettori, perché ci fa sempre piacere il vedere come la giustizia di Dio non può mancare, spesso anche su questa terra. Sappiate dunque che, quando il chimico Fi­lhol dichiarò che l'acqua della sorgente non aveva nessuna proprietà terapeutica, la buona popolazione di Lourdes chiese insistentemente che fosse tolto lo steccato che impediva di ac­cedere liberamente alla Grotta. Le autorità, che volevano averla vinta, non se ne dette­ro per inteso. Di fronte a tanta ostinazione, gli abitanti di Lourdes credettero bene di rivolger­si addirittura all'Imperatore Napoleone III con una pubblica petizione. Non solo, ma approfit­tando della vicinanza dell'Imperatore stesso che si trovava in villeggiatura a Biarritz, gli spedirono una deputazione di ragguardevolis­sime persone, per informarlo bene di ogni cosa. L'effetto fu immediato. Per ordine dell'Im­peratore fu subito tolto lo steccato a Massa­bielle ed il prefetto Massy fu trasferito a Gre­noble.

LA PRIMA STATUA DELL'IMMACOLATA

In seguito ai prodigiosi fatti avvenuti a Lourdes e all'accertamento della veridicità di essi, il vescovo di Tarbes credette opportuno acquistare, in nome del Vescovado, la Grotta, il terreno adiacente e tutta la prateria dei Savy. Volendo quindi aderire alle richieste della SS. Vergine, nel gennaio del 1862, dette ordine che s'iniziasse la costruzione di un santuario sul terreno acquistato. La Grotta però, dove avevano avuto luogo le meravigliose Apparizioni, non fu toccata. Furono invece trasformate le adiacenze, fu tol­to il mulino e il canale, fu fatto indietreggiare artificialmente il letto del Gave, per potervi costruire il santuario. Le innumerevoli processioni di pellegrini che, ancor prima che il tempio sorgesse, ogni giorno affluivano alla Grotta, la poterono rive­dere intatta, solo chiusa da una cancellata di ferro, adorna di immensi brucia candele e sem­pre più ricca di oggetti preziosi. Mentre moltissimi operai avevano iniziato i lavori, e tra questi anche il padre di Bernar­detta, un geniale artista, il Fabisch, professore di scultura alla Scuola di Belle Arti di Lione, veniva a Lourdes per studiare sul posto il modo di sistemare nella nicchia naturale della Grotta, la prima statua della Vergine SS. che egli doveva scolpire in marmo di Carrara. Era un lavoro arduo il suo, perché si tratta­va di riprodurre, nel modo più simile possibi­le, il volto, l'atteggiamento, l'espressione della Divina Signora. Trovandosi in grande per­plessità, l'artista, prima d'iniziare l'opera sua, volle parlare con Bernardetta e volle che la fanciulla gli riproducesse l'atteggiamento della Visione quando disse: «Io sono l'Immacolata Concezione!». Bernardetta, con la solita semplicità e spontaneità, riprodusse il gesto e lo sguardo dell'Apparizione come aveva già fatto altre vol­te, suscitando anche nell'animo dell'artista una immensa e profonda emozione. Queste parole che egli stesso scrisse alla famiglia in quei giorni, sono tanto belle, che non possiamo far a meno di riportarle. « Non ho mai incontrato nulla di più mera­viglioso di questa fanciulla, quando, alzatasi in piedi, con grande semplicità, giunse le mani, e levati gli occhi al cielo, ridisse le parole della Vergine: « Io sono l'Immacolata Concezione! Né frate Angelico, né il Perugino, né Raf­faello, hanno mai creato nulla di così profon­do, di così soave, come lo sguardo di questa giovinetta così ingenua, così umile, che non sembra neppure accorgersi di aver ricevuto dal Cielo un insigne favore». E tuttavia, dopo aver veduto e attentamen­te osservato tutto quello che Bernardetta ave­va detto e fatto, il grande Fabisch, dopo aver alacremente lavorato alla sua opera, doveva provare una immensa delusione. Portata la bella statua al cospetto della fan­ciulla, egli si aspettava che questa dicesse: Sì, è lei! Potete immaginare come rimase quan­do invece la giovinetta, dopo averla osservata disse: «E’ bella, ma non è Lei! La rassomiglian­za con Lei è così distante come la terra dal Cielo!». Solo allora forse, il grande artista comprese come nessuna creatura umana sarebbe mai sta­ta capace di riprodurre una bellezza celeste! Sebbene tanto lontana dal vero, la statua dell'Immacolata apparve bellissima agli occhi di coloro che non avevano veduto l'Originale. Era, senza dubbio, un capolavoro, e come tale fu posta proprio là, dove la Bella Immacolata era apparsa a Bernardetta. Era il 4 aprile del 1864. Una giornata magni­fica di primavera, un sole radioso e una folla immensa nelle vie di Lourdes, tutte inghirlan­date di fiori, tutte pavesate di bandiere, di archi trionfali. Una interminabile processione partì dalla città per recarsi solennemente fino a Massabiel­le. Vi prendevano parte tutta la popolazione di Lourdes e dei dintorni, tutte le Confraternite coi loro gonfaloni, tutti gli ordini religiosi, e le Figlie di Maria in candida veste e finalmente lo stesso mons. Laurence, in abito pontificale, accompagnato da quattrocento sacerdoti, dai Vicari generali e dai dignitari del Capitolo della Cattedrale. Musiche e canti pieni di devozione e d'en­tusiasmo riempivano l'aria, fondendosi con la soave armonia della natura. Quando il solennissimo corteo giunse alla Grotta e cadde il velo che ricopriva la Statua già posta nella nicchia, un irrefrenabile grido di gioia e d'amore irruppe da ogni petto, mi­gliaia e migliaia di occhi si riempirono di la­crime. A quella splendida manifestazione di Fede, mancavano però due persone che, più di ogni altro, avrebbero avuto il diritto di essere pre­senti. Bernardetta Soubirous e l'abate Peyramale. Tanto l'uno che l'altro erano ammalati e nella impossibilità di alzarsi. Così la Vergine SS. preservava la sua pre­diletta da ogni benché minima tentazione di superbia e, in pari tempo, la preparava a quel­la via di sofferenze, di dolori e di rinunce che è riservata a tutte le anime veramente sante.

LA DIVINA CHIAMATA

Non è possibile, cari giovani che avete let­to questo libro, privarvi della gioia di conoscere la fine della vita di questa mirabile fanciul­la, di questa fortunata creatura che ebbe per ben 18 volte l'immensa gioia di vedere e di par­lare con la SS. Vergine Immacolata. Desidero quindi accontentare la vostra cu­riosità e narrarvi brevemente le vicende che se­guirono al nostro racconto. Esse, purtroppo, non saranno più liete e belle come quelle che avete gustato fin qui. La vi­ta di ogni creatura umana è sempre intessuta di molte spine e di poche rose. Ve ne convincerete sempre più, quando saranno passati i vo­stri begli anni giovanili. E’ però necessario che voi sappiate anche che, quanto più un'anima è privilegiata, tanto più deve esser provata, per completare la sua corona. Non vi fu sulla ter­ra creatura eletta che, dopo aver ricevuto gran­di grazie da Dio, non dovesse poi portare la sua croce per rendersi simile a Gesù Cristo. A Bernardetta la SS. Vergine aveva detto in una delle sue prime Apparizioni: «..vi pro­metto di farvi felice, non in questa vita, ma nell'altra». La promessa della Madonna dove­va necessariamente avverarsi. Cinque anni erano passati dal tempo felice delle apparizioni, e più nulla di straordinario era avvenuto nella sua vita. Povera, umile, ma­laticcia sempre e tormentata dall'asma, la gio­vinetta che aveva ormai 19 anni, aveva ripreso la sua vita semplice e nascosta presso le Suore dell'Ospizio. Aveva continuato a istruirsi, ma più ancora trascorreva le sue giornate lavorando, aiutan­do in cucina, e soprattutto pregando. Quale fosse poi la nostalgia di quel povero cuore, nel ritrovarsi a contatto della dura vita quotidiana, dopo aver gustato così da vicino le delizie del cielo, non potremo mai né ridirlo, né comprenderlo. Nell'anima della giovinetta andava sempre più maturando un sogno che tuttavia ella credeva irrealizzabile perché era convinta di essere «ignorante e buona a nul­la ». Il sogno era quello di ritirarsi dal mondo e divenire Sposa di Gesù Cristo. Lo teneva però nascosto nel cuore, né osa­va palesarlo ad alcuno. Fu quindi con profonda sorpresa ed inespri­mibile gioia che sentì chiedersi da mons. For­cade, Superiore Generale delle Suore della Ca­rità di Nevers, in visita all'Ospizio, se non a­vesse mai pensato alla vita religiosa. «Oh sì! - ella rispose - ma sono povera e ignorante: che ne faranno di me? ». Risposta più bella non poteva dare colei che era profondamente ricca di virtù e sapiente nelle cose di Dio. Aveva inoltre dimostrato con quella sua risposta quanto umile si fosse con­servata nonostante gl'immensi privilegi che il Cielo le aveva largito. Mons. Forcade non chie­deva di più, perciò rispose con un sorriso che nascondeva molte cose: « Io ho potuto costatare coi miei occhi che siete assai brava a pulire le carote... quanto al resto, cioè al denaro per la dote, si può fare un'eccezione... ». Così la SS. Vergine, servendosi di mons. Forcade pensò a rimuovere tutti gli ostacoli che potevano ancora trattenere la sua predi­letta nelle oscure vie del mondo. Ma c'era ancora di mezzo la salute che pa­reva peggiorasse sempre. Nella primavera del 1864 Bernardetta era tanto malata che sembra­va imminente la fine. Si ricorse allora alla mi­racolosa acqua che era scaturita la prima volta al tocco delle sue piccole dita e la Vergine Immacolata, che la voleva sua per sempre, le ot­tenne il miracolo della guarigione. Passarono tuttavia ancora due anni prima che Bernardetta potesse entrare definitivamen­te tra le Suore di Nevers.

L'ADDIO ALLA GROTTA E L'INGRESSO A SAINT-GILDARD

Atrocemente doloroso fu per Bernardetta l'addio alla carissima Grotta che era stata te­stimone delle più dolci effusioni della sua ani­ma con la bella Signora. Vi si recò accompagnata da due suore e, quando vi giunse, si prostrò a terra riempiendo il suolo di un torrente di lacrime. Dal petto scosso da forti singhiozzi, di tanto in tanto uscivano le parole: «O Madre mia cara, come potrò abbandonarvi?». Quasi annientata nel suo immenso dolore, fissò a lungo quella nicchia benedetta, dove ora si trovava una semplice statua la cui rassomi­glianza con la Signora era « lontana come la terra dal Cielo ». Ella però non vedeva quella statua, ma rivi­veva con appassionata mestizia le ore più bel­le della sua vita, rievocando la figura indimen­ticabile della Madre Celeste. Tentò anche di pregare con la corona del S. Rosario, come ave­va fatto tante volte, ma inutilmente. Le sue lab­bra restavano chiuse, la sua bocca muta. Si avvicinò alla nicchia e riempì di baci la nuda roccia, poi alzando gli occhi sempre pieni di lacrime, verso il luogo delle apparizioni, aprì le braccia quasi volesse stringere al cuore la ormai invisibile Signora. Le due suore erano profondamente commos­se a questa scena e sentivano, a loro volta, gli occhi riempirsi di lacrime. Tentarono ripe­tutamente di allontanarla, temendo che la for­te emozione le cagionasse qualche deliquio. ma ella insisteva dolcemente per rimanervi anco­ra un poco, dicendo: « Di grazia, sorelle, è per l'ultima volta!». Finalmente, con eroico sforzo, si alzò, si asciugò le abbondanti lacrime, e, dopo aver ri­volto un ultimo sguardo alla nicchia, prese la via dei ritorno. Una suora osò chiederle: « Perché, Bernar­detta, ti affliggi tanto? La Vergine Santa è dap­pertutto!». «Oh sì - rispose la giovane - ma la Grotta era il mio Cielo! Dopo questa scena comprendiamo quanta delicata sensibilità albergasse nell'animo di questa creatura e quanto dovettero esserle do­lorose le rinunce che la vita religiosa succes­sivamente le chiese. Ce ne accorgiamo subito nell'addio, non meno straziante del precedente, che dovette dare il giorno dopo ai suoi cari, tra cui il babbo e la mamma che non avrebbe rivisti mai più su questa terra. Particolarmente amaro fu il distacco dalla sua amatissima mamma, fino al punto di ca­derne svenuta. Non appena riprese le forze, dopo un ulti­mo dolorosissimo amplesso, montò su di una vettura e si allontanò per sempre dalla casa paterna, dalla sua Grotta, dal suo mirabile e indimenticabile passato.  Saint-Gildard, il noviziato delle suore di Nevers, Bernardetta arrivò attesa e desiderata. Tutte infatti considerarono una vera grazia del Cielo l'ingresso, nella loro Congregazione, della privilegiata della SS. Vergine. Per le Ma­dri e per le novizie ella si presentava già cinta di una aureola di santità. Questo ci farebbe pensar che la giovane po­stulante e più tardi la novizia, avrebbe dovuto essere trattata con infiniti riguardi. Non fu così, o meglio, pur non trascurando quanto la carità richiedeva, si credette bene usare per colei, che poteva lasciarsi vincere da qualche sentimento di vanagloria, il sistema delle ab­bondanti e continue umiliazioni. Bernardetta però non ne avrebbe avuto bi­sogno perché mai, neanche prima di entrare in religione, il più piccolo pensiero di superbia l'aveva sfiorata. Ella era pienamente convinta della sua nullità e soleva dire che, se la SS. Ver­gine avesse trovato una fanciulla più ignoran­te e miserabile di lei, l'avrebbe scelta al suo posto. Quando era ancora a Lourdes e nell'Ospizio venivano continuamente folle di visitatori per sentire dalla sua bocca il racconto delle appa­rizioni, ella, recandosi al parlatorio, soffriva un vero martirio e solo lo faceva per la gloria della sua SS. Madre. Una volta che le capitarono tra le mani al­cune immagini sue, che erano vendute per po­chi soldi, una sua amica le chiese: Trovi che ti vendono abbastanza bene? ». Ed ella umilmente: « Mi vendono più di quel che valga!».Questa sua grande umiltà ella portò certa­mente a Saint-Gildard. La maestra delle Novizie, quasi appena giunta, volle che ripetesse la storia delle Appa­rizioni. Ella lo fece con la solita semplicità e una tale espressione di bellezza le irradiò il vol­to nel ripetere le parole della SS. Vergine, che la commozione di tutta la Comunità fu im­mensa. Questo bastò perché la Madre Generale desse ordine di non interrogare mai più Bernar­detta sulle Apparizioni. Quest'ordine fu strettamente osservato. Brevissimo fu il postulato della fanciulla che, dopo il ritiro di obbligo, fu ammessa, con altre 43 postulanti, alla Vestizione Religiosa, presieduta da mons. Forcade. Ella conservò il nome di «Suor Maria Bernarda».

LA CORONA DI SPOSA E IL CALICE DI FIELE

ntrando nel noviziato di Saint-Gildard pa­reva che Bernardetta avesse anche riacquista­to la sanità, ma il suo miglioramento fu di bre­vissima durata. Un mese dopo l'asma ricominciò più vio­lenta di prima, accompagnata da una tosse spa­smodica e da impressionanti sbocchi di san­gue. A lungo durò questo martirio, né mai la giovane novizia emise un lamento. Quando ap­pena le era possibile, si alzava dal letto, rima­neva seduta su di una poltrona; ma quando le crisi erano più forti, nulla serviva a darle sollievo. In questo misero stato giunse ad un punto di tal gravità, che una sera le Superiore dopo la diagnosi disperata del medico, manda­rono a chiamare mons. Forcade perché le ani­ministrasse l'Unzione degli infermi. Fu in quella circostanza che la Madre Gene­rale, nel timore che la novizia morisse prima di essere legata alla Congregazione, chiese al ve­scovo il permesso di ammetterla alla professione. Quando Bernardetta, che, nonostante il grave malanno che la travagliava, era piena­mente in sé, seppe il desiderio espresso dalla Madre, ebbe un sorriso di ineffabile gioia. Mons. Forcade pronunciò la formula dei voti ed ella poté appena rispondere: Così sia! Terminata la breve cerimonia, le fu posta sul capo la corona di rose, simbolo del suo dol­ce legame di Sposa di Gesù. Parve allora che una pace e una tranquillità ineffabile le inon­dassero l'anima, e un dolce sonno, dopo lun­go tempo di tormentosa insonnia e di spasimi, venne a confortarla. Era esso foriero della vi­cina morte, o un misterioso ritorno della vita? Si capì qualche ora dopo, quando la neo-professa, svegliatasi, incominciò speditamente a parlare e dette segno di essere veramente as­sai migliorata. La Vergine SS., invano supplicata da tutte le suore nei giorni precedenti, l'aveva guarita soltanto quando la sua prediletta era ormai di­venuta coi santi voti la Sposa del suo Divin Figlio! Questo fu certamente un segno della sua materna tenerezza. Non tardò però a giungere, accanto alla co­rona di sposa, il calice amaro del dolore. Era l'8 dicembre del 1866. Mentre a Lourdes e in tutto il mondo cattolico, si celebrava so­lennemente la festa dell'Immacolata, la madre di Bernardetta, l'ottima Luisa Soubirous, la­sciava, quasi improvvisamente, la terra per vo­lare a contemplare in Cielo la bella Signora che tante volte aveva deliziato la sua cara figlia. Giorno più bello non poteva essere scelto per la mamma di Bernardetta! Tutti gli abitanti di Lourdes rimasero commossi e colpiti da questa straordinaria coincidenza. Qual fosse però il dolore di Suor Maria Ber­narda quando ricevette la tristissima notizia, pur comunicata a lei dalla Superiora con ogni cautela, possiamo facilmente immaginarlo ri­cordando lo strazio del suo cuore nell'ultimo addio e lo svenimento che la colse nel separar­si da colei che tanto teneramente amava e a cui confidava tutte le sue pene e le sue delizie. Fu un dolore immenso che la colpì come una folgore e la fece nuovamente stramazzare a terra priva di sensi. Quando rinvenne era distesa sul suo letto e stentava a rendersi conto della dolorosa ve­rità. Finalmente, rientrata in se stessa, pro­ruppe in lacrime ed in strazianti invocazioni della diletta scomparsa! La mamma, la dolce mamma sua, non sarebbe mai più venuta a Ne­vers per rivedere la figlia cara! Solo chi ha provato il dolore della perdita della mamma può comprendere appieno lo strazio che questa separazione dalla più dolce delle creature, reca al cuore, tanto più ad un cuore sensibilissimo come quello di Bernar­detta! Ma ella era anche Sposa di Gesù Crocifisso e non tardò a ricordarsene per pronunciare, con eroica forza, la parola «fia»! « Signore, Voi l'avete voluta: accetto il ca­lice che mi offrite. Che il vostro Santo Nome sia benedetto!» Pensando poi che la SS. Vergine l'aveva chiamata a sé proprio nel giorno dell'Immaco­lata, ebbe un dolce conforto e le parve di vede­re la mamma diletta già felice in Cielo accanto alla sua bella Signora.

ANCORA NELLA VIA DELLE UMILIAZIONI

 Nonostante i voti pronunciati da monsignor Forcade a nome di Bernardetta, mentre essa era in punto di morte, la giovane professa ri­mase in noviziato ancor un anno, sia per com­pletare la sua istruzione religiosa e intellettua­le, sia perché così volevano le leggi canoniche. Terminato l'anno, ripeté con tutte le sue compagne di noviziato, pubblicamente, la for­mula dei voti e prese parte alla solenne ceri­monia della professione. Durante l'anno passato in noviziato ella fu sempre esemplare in tutto e considerata come una santa dalle compagne che ammiravano la sua modestia, il suo fervore, la sua assoluta ob­bedienza, la sua straordinaria umiltà. Tuttavia le Superiore erano assillate dal ti­more che il demonio potesse tentarla di vana­gloria. Questo fu il motivo per cui la Madre Ge­nerale si propose di non lasciar passare occa­sione senza umiliarla. Era una dura prova sen­za dubbio, ma sono proprio le umiliazioni, san­tamente accettate, quelle che formano la più bella corona delle anime elette. Era uso presso le Suore di Nevers, dare, su­bito dopo la professione, «la lettera di obbe­dienza » alle giovani suore, con la nuova de­stinazione. Le Madri ci tenevano a far restare Suor Ma­ria Bernarda in Casa generalizia, ma non volevano tuttavia che essa si potesse credere per questo una privilegiata. Ricorsero dunque ad un mezzo semplice, ma umiliante. Nessuna lettera di obbedienza fu data a lei. Mons. Forcade, che sapeva ogni cosa, ne mostrò sorpresa, ma prontamente la Madre Generale spiegò: « Monsignore, io non la cre­do capace di tenere un ufficio; essa non è buo­na a nulla! ». Poi, quasi a mitigare la dura parola, aggiun­se: «La lasceremo in questa casa come aiutan­te della suora infermiera... luciderà le stoviglie e farà qualche decotto!». Che cosa provasse in quel momento Suor Maria Bernarda, con la sua innata sensibilità, non è difficile immaginarlo, ma seppe tanto reagire e si mostrò così serena e sorridente, do­po la scottante umiliazione, che tutti rimasero edificati ed ancor più convinti della sua san­tità. Quanto poi fosse abile e tutt'altro che «buo­na a nulla» l'umile suora lo dimostrò coi fat­ti. Per sei anni compì l'ufficio d'infermiera, lei che era, come si suol dire, una mezza «crea­tura», con la più delicata bontà, col più scru­poloso impegno. Sempre pronta ad ogni richia­mo, sempre piena di amabile carità e di un soavissimo sorriso, sempre disposta a sacrifi­carsi per gli altri: un vero Angelo sotto umane spoglie. Sapeva suggerire a tutti parole di fede e di rassegnazione, pregava per i suoi ammalati co­me prèga un serafino, e spesso dalla sua Cele­ste Signora otteneva insperate guarigioni. Sapeva essere anche, a tempo opportuno, risoluta e ferma, né transigeva mai quando aveva ricevuto un ordine dal medico. Questa era colei che la Madre Generale, per suo bene, aveva classificata: «buona a nulla!».

NUOVI AMARI DISTACCHI

Generalmente avviene che Dio si formi i suoi santi ciascuno con una croce personale e, diciamo pure, perfettamente adatta e scelta a seconda del carattere. E’ un lavoro delicato di cesello che serve a raffinare l'anima, a render­la sempre più pura, più distaccata, più elevata. Suor Maria Bernarda dotata di un cuore e di una sensibilità delicatissima, si direbbe santificata attraverso la dolorosa croce del distacco dalle cose e dalle persone più care. Abbiamo veduto quanto fu acerbo e stra­ziante il distacco dalla terra delle sue prime dolci e spirituali gioie, dalla Grotta delle sue visioni. Entrata in religione e avuto divieto di parlare delle Apparizioni, ella aveva scrupolo­samente obbedito, ma il suo cuore inevitabil­mente ritornava là, e vi ritornava con una no­stalgica, ardente brama, tanto più tormentosa, quanto nascosta nell'intimo dell'anima. Un giorno una suora la vide con lo sguardo fisso, quasi rapito, sopra un'immagine della santa Grotta di Lourdes. Commossa, si fermò a rimirarla, immaginando quali dovessero es­sere in quel momento i suoi pensieri. Quando Suor Maria Bernarda si accorse di essere sta­ta sorpresa in quell'atteggiamento, trovò subi­to la maniera di umiliarsi. «A che cosa serve la scopa?» chiese alla suora. «Serve a scopare» rispose quella, sorpresa. «E poi che se ne fa?». «Si mette dietro la porta, in un angolo». «Proprio così, sorella. Questa è la mia sto­ria. La Vergine SS. si è servita di me, e poi mi ha messo in un angolo. Questo è il mio posto». La suora non seppe se ammirare di più la sua umiltà, o la forza del suo distacco. Nel 1871 fu inaugurata la Chiesa di Massa­bielle dedicata a Nostra Signora di Lourdes. Bernardetta non fu presente. Ne gioì assai per la gloria della sua Celeste Madre, ma chi non comprende che cosa dovesse provare il suo cuore rievocando i1 suo mirabile passato? Distacchi... solo e sempre distacchi! Cinque soli anni eran trascorsi dalla mor­te immatura della diletta mamma, ed ecco che, pochi giorni dopo la consacrazione del Tempio di Lourdes, le giunge, imprevista, la triste noti­zia della morte del padre. Perduta la mamma, tutto l'affetto di Bernardetta s'era per così di­re, concentrato su colui che tanto teneramente l'amava. Egli era rimasto solo con i suoi nu­merosi figli ancor giovani e lavorava con tut­te le forze per sostentare la famiglia. Ecco ora, questo povero nido del tutto sfasciato e abban­donato. Triste sorte in verità, e ben dolorosa per il cuore di una sorella! Straziata da questo nuovo, durissimo col­po, solo attenuato dalla certezza della santa morte fatta dal padre, Suor Maria Bernarda cerca tuttavia di consolare con affettuose e te­nere lettere le sorelle e i fratellini orfani. Ma la sequela dei dolori non è finita. La sorella sposata perde poco dopo un fio­re di bimba, a cui aveva dato il nome dell'ama­ta e santa sorella: Bernardetta. Contemporaneamente si ammala gravemen­te la zia Lucilla, quella che tante volte le era stata compagna nelle ore delle Apparizioni, e non tarda a seguire in cielo la nipotina, lascian­do nel lutto il marito e i piccoli figli. Vi sono dei momenti in cui sembra che il povero cuore di Suor Maria Bernarda non reg­ga più. Tanti e così rapidi sono i distacchi, che quasi ella stessa ha l'impressione di essere co­me una povera foglia autunnale, già ingiallita e rimasta per caso su di un ramo scheletrito! Oh, come tutto serve a farle desiderare ognor più il cielo! Ma pure è necessario vivere, finché Dio lo vuole, e cercare la forza di far coraggio agli altri, ai rimasti soli nelle vie oscure della vita. Ed ella cerca le parole più tene­re, le più confortevoli; parole che nascondono lo strazio proprio, per lenire quello degli altri! Troviamo molte lettere di questo tempo di­rette alle sorelle e ai fratelli che sono veri poe­mi di tenerezza, di amore, di santa e profonda rassegnazione nei duri e tremendi distacchi che fecero della sua restante vita un vero martirio.

PIU' VICINO A GESU'

I molti e gravi dolori di quegli anni, le con­tinue fatiche del suo ufficio d'infermiera a cui si era dedicata con instancabile zelo, finirono per riportare l'umile suora ad uno stato di sa­lute deplorevole. Ella, che per parecchi anni aveva assistito con immenso amore e carità tante ammalate, fu costretta a passare nel nu­mero di esse, nella stessa infermeria. Ripresa da fortissimi attacchi di asma, da nuovi sbocchi di sangue, rimase per mesi e me­si, tra la vita e la morte. Appena si fu un po' rimessa e poté lasciare il letto, venne tolta, per ordine del medico, dall'ufficio di infermiera. Le fu affidato quello, meno pesante e più ca­ro, di sagrestana. Se fino a quel momento Suor Maria Bernarda aveva servito il Signore nella persona dei suoi infermi, ora era chiamata ad essergli più vicina, per servire a Lui stesso nel­la cappella dell'Istituto. Quanto questo nuovo ufficio riuscisse gradito a quella fervida anima, è facile immaginarlo. Vi si dedicò con tutto l'amore e con tutta l'abilità di cui era capace. E rivelò qui nuove doti che fecero stupire. Delicatezza di gusto nell'ornare gli altari, ammirabile arte nel lavorare e nel ricamare i sacri paramenti. Pareva che la sua mano avesse acquistato il tocco di un artista provet­to e sotto le sue dita fiorivano, quasi per un miracolo, stupende corolle, grappoli vivi di uva, spighe dorate e mille altri intrecci delica­ti e belli. Esposta più di prima agli sguardi della gente che desiderava conoscerla, ella se ne schermiva sempre abilmente e qualche volta con geniali trovate. Alcuni forestieri, dopo aver invano insisti­to alla porta del convento per parlare con Ber­nardetta, entrarono in cappella, sperando di poterla vedere là. Ella infatti vi si trovava, in­tenta al suo ufficio. Avvicinatisi, quei forestie­ri, non conoscendola, la supplicarono di chia­mare un momento Bernardetta. Senz'affatto scomporsi, anzi seria e gentile, ella fece un pic­colo inchino, come per dire: «Vado subito» ed uscì. Ebbe un bell'aspettare quella gente !... Suor Maria Bernarda non comparve più. Un giorno capitò al convento un signore proprio nel momento in cui ella passava in portineria. Scusi, suora - egli disse - potrebbe farmi il piacere di chiamare Bernardetta? » « Bernardetta? Ah, bene, molto bene! ». E scomparve come se andasse a cercarla. Passò parecchio tempo e quel signore, che era sempre lì ad aspettare, domandò alla por­tinaia: « Non è forse possibile vedere Bernardet­ta? ». Quella sorrise: « Ma è proprio con Bernar­detta che voi avete parlato! Vi è sfuggita, non sperate che ritorni! La fama della sua santità, senza che nes­suno si incaricasse di farlo, era trapelata anche fuori del convento e spesso venivano persone bisognose di grazie per ottenerle da lei. Natu­ralmente le superiore, sempre vigili per mante­nerla nell'umiltà, facevano di tutto perché la giovane suora non si rendesse conto di quello che si voleva da lei. Una volta fu portata al convento una col-tre all'uncinetto, non finita, per lei, toccata da Suor Maria Bernarda, potessc essere posta sul letto di un bambino ammalato gravemente. La mamma era certa che avrebbe ottenuto la grazia. Fu chiamata Bernardetta e le fu consegna­ta la coltre, affinché la terminasse. Non le fu detto altro, ma non appena quella coltre fu po­sta sul corpicino del bimbo questi fu risanato. Bernardetta non lo seppe mai. Ancora più bello è questo episodio. Una povera donna portò al convento una figliola paralizzata fin dalla nascita, perché le fosse guarita da Bernardetta. Anche questa volta nulla le si fece trape­lare. La superiora le disse semplicemente: «suor Maria Bernarda, abbia la bontà di far passeg­giare un momento questa bambina in giardino, mentre io mi trattengo con la mamma». Ella, senza rendersi conto della impossibi­lità di quella obbedienza, prese in braccio la bimba e, recatasi in giardino, poco dopo la po­se in terra, dandole la mano. Subito la fanciul­letta si mise a camminare, senza che la suora si rendesse conto dell'accaduto. La madre, fuori di per la meraviglia e la gioia, stava per gettarsi ai piedi di Bernardet­ta, ma la trattenne uno sguardo molto signi­ficativo della Superiora e l'imperioso comando con cui questa allontanò subito la santa suora. Così neppure di questo fatto ella fu mai con­sapevole. Avvolta e del tutto annientata nella sua pro­fonda umiltà, scriveva ad una sua cugina trap­pista: Chiedi per me al Signore una scintilla del suo amore. Se tu sapessi quanto ne ho bisogno!... Di' per me una preghiera ogni giorno perché possa diventare una fervente e santa re­ligiosa ». Il vero segno della santità è proprio que­sto: ignorare di esserlo.

LA VITTIMA

 Tra le note intime e personali di Bernardet­ta troviamo questa preghiera « i una povera mendicante a Gesù». « O Gesù, datemi, vi prego, il pane dell'u­miltà - il pane dell'obbedienza   il pane del­la carità - il pane della forza per spezzare la mia volontà e fonderia con la vostra - il pane della mortificazione interiore - il pane del distacco dalle creature - il pane della pazien­za per sopportare le pene che affliggono il cuo­re - O Gesù, Voi mi volete crocifissa. Fiat! -Datemi il pane del desiderio di Voi e di Voi so­lo!- ». Alla povera mendicante Gesù non fece mai mancare, anzi dette in abbondanza, il pane ri­chiesto. Umile sempre, obbediente fino allo scrupo­lo, caritatevole fino al sacrificio intero di sé, del tutto distaccata dalle creature, che Gesù andò man mano togliendole, fu tormentata da infinite pene del cuore, crocifissa nella carne da una continua ed estenuante malattia. Era la «vittima» che andava lentamente consumando il suo supremo sacrificio. «Bisogna che io sia una vittima» aveva detto essa stessa più di una volta, ben consa­pevole della missione che le spettava. Ora il suo «ufficio di vittima» si stava com­piendo. Peggiorata assai nella già malferma salute, ella era costretta a non più muoversi dal letto, avendo anche perduto completamen­te l'uso delle gambe. Qualche volta doveva far­si trascinare dalle pietose sorelle sopra una poltrona, senza poter fare da sé il minimo mo­vimento. Due cose carissime aveva conservato nel suo completo distacco da tutto: un crocifisso che le era stato mandato dal Sommo Pontefice Pio IX, il Papa dell'Immacolata, con un rescrit­to di indulgenza plenaria « in articulo mortis ed un piccolo ostensorio dorato che teneva ap­peso alla tenda del suo letto e sul quale spesso posava lo sguardo quasi vi vedesse dentro la bianca Ostia, per attingere la forza della sua immolazione. Mentre giaceva così crocifissa nel suo letto di dolore, tormentata altresì da angosciose pe­ne spirituali, da scrupoli, da tentazioni, le giun­se l'ultima, tristissima notizia che doveva ser­vire a completare la sua corona di vittima: la morte dell'abate Peyramale. Dopo la perdita degli amatissimi genitori, Bernardetta aveva sempre considerato questo santo sacerdote come un secondo padre. A lui poi si ricollegavano le più dolci memorie del suo passato indimenticabile. La sua dipartita da questo mondo fu un colpo terribile per la sua anima sensibilissima. Ancora una volta però la SS. Vergine volle far intendere come prediligesse tutti quelli che avevano amato Bernardetta. Anche l'abate Pey­ramale lasciò la terra in una festa della dolce Madre Celeste: l'8 settembre 1877. Quello stesso anno 1877 fu per suor Maria Bernarda saturo di dolore. Alle crisi d'asma, ai continui sbocchi di sangue, alla paralisi delle gambe, si aggiunse prima un ascesso al ginoc­chio destro e poi un enorme tumore che le ca­gionava spasimi indicibili. Per quanto ella cercasse di soffocare i lamenti che, suo malgrado, le sfuggivano; per quanto cercasse di nascon­dere agli altri il suo martirio continuo, per con­servare intatta la verginità della sofferenza, pu­re dall'aspetto esteriore, dalle contrazioni involontarie del volto, trapelava assai più di quel­lo che essa non volesse mostrare. Se talvolta, quando lo spasimo era più atro­ce, affiorava un lamento sulle sue labbra, su­bito ne domandava perdono alle sorelle pre­senti e ripeteva il suo atto di offerta: « Signo­re, vi amo; Signore, vi offro tutto per il più grande peccatore! ». Sempre convinta della sua miseria e della sua poca virtù, nel timore che dopo la sua mor­te non le facessero suffragi, pensandola già in Paradiso, si raccomandava supplicando: « La SS. Vergine non mi ha detto che non an­drò in purgatorio... perciò pregate molto per me! ». Se la nostalgia della bella Signora vista nella sua adolescenza era sempre acuta, in quel­l'anno divenne atroce e quasi uno spasimo di amore. « Il Cielo, il Cielo! - soleva dire. - Si dice che alcuni santi non vi andarono subito perché non lo desiderarono abbastanza in vita. Ciò non si potrà dire di me! ». Questo stato penosissimo della dolce vitti­ma fu lungo e quasi sempre senza il minimo sollievo. Nella festa dell'Addolorata del settem­bre 1878, le superiore credettero bene di farle emettere i voti perpetui. Fu una breve parentesi di intima gioia in mezzo a quel mare di dolori. Per un attimo il suo volto assunse l'espressione soave e trasfi­gurata del tempo, ormai lontano, delle sue estasi, e la si udì esclamare: « Io credo di esse­re in Cielo! ». Poi tutto tornò come prima e la vittima, confortata dal suo più stretto e definitivo lega­me, si avviò, serena e forte, alla cima del Cal­vario.

IL RICHIAMO DELLA MADRE CELESTE

Il richiamo della Madre celeste era ormai molto vicino. Un episodio gentile e grazioso ci fa presagire l'avvicinamento di Colei che senza dubbio l'aspettava con soave tenerezza. Fu ammessa a visitare Bernardetta una bimba di sei anni di nome Maddalena. Non ap­pena questa si trovò alla sua presenza, fissò con i grandi occhi pieni di stupore l'ammalata e chiese ingenuamente: «Suora, sei tu che hai veduto la Madonna?». «Sì. Era molto bella?». Oh sì - rispose suor Maria Bernarda, improvvisamente irradiandosi - tanto bella che quando si è vista una volta si desidera mo­rire per rivederla! L'innocente non aveva rispettato il divieto delle Superiore e aveva rievocato le care Appa­rizioni. Parve l'angelo provvidenzialmente inviato dalla Vergine stessa per dirle: « preparati, io sono vicina!» Il 28 marzo le fu amministrato l'Olio degli in­fermi in presenza di una gran parte della Co­munità. Lo ricevette con gran devozione e con profonda consapevolezza. Tuttavia le sue soffe­renze non erano ancora finite. Si entrò nella settimana Santa e Bernardetta parve entrare con Gesù nel suo Getsemani. Accanto alle sofferenze fisiche si raddoppia­rono quelle spirituali cagionate da violenti ten­tazioni suscitate dallo spirito maligno. Passate queste, si intensificarono ancora i dolori fisici. Ad una consorella che le chiese se soffrisse molto, rispose: « Sì, ma tutto ciò è buono per il Cielo!». Ad un'altra che le prometteva di pregare per ottenerle qualche consolazione ella disse: «Pregate perché la Vergine Santa non mi dia consolazioni, ma forza e pazienza».  Attraverso tutte queste croci, ella giunse fino al 16 aprile 1879, mercoledì di Pasqua e anniversario dell'ultima Apparizione solenne di Lourdes. Era questo il giorno in cui la SS. Vergine tornava finalmente dalla sua prediletta, non per riapparire in una breve e fugace visione, ma per portarla con sé per sempre nel beato go­dimento del Cielo! Infatti un'ora prima di spi­rare, volse lo sguardo al Cielo e lo tenne fisso in un punto come se là dovesse vedere qualco­sa. Poi, ad un tratto, con una espressione inde­finibile esclamò: « oh, oh, oh! » ed un brivido passò in tutta la sua persona. Che cosa vide in quell'ora estrema la prediletta di Maria? Forse rivisse un istante beato della sua vita passata, o la Vergine stessa, che più non le si era fatta vedere, si degnò di farle un cenno visibile? Non lo sappiamo. Tutto rimase misteriosamente segreto tra Dio e la sua anima, ma certo il suo cuore esultò nella cer­tezza del vicino trapasso e dalle sue labbra uscì un atto di amore perfetto: « Mio Dio, io vi amo con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima, con tutte le mie forze!». « Baciò con ardente amore il Crocifisso, poi disse: « Ho sete » come il suo Divino Sposo sul­la croce, ed infine mormorò l'ultima prece alla sua Diletta Signora: « Santa Maria, Madre di Dio, pregate per me, povera peccatrice...». E col nome della celeste Madre si addormentò in pace, per risvegliarsi negli eterni gau­di del Paradiso.

NELLA GLORIA

Non appena si sparse la notizia della morte di Bernardetta, una fiumana di gente si river­sò al convento. Tutti quelli che non avevano potuto vederla in vita, erano certi di vederla ora, non morta, ma trasumanata dalla morte. Tutti erano convinti che era una Santa e lo ripetévano senza esitazione, senza timore. Lo vedevano anche esternamente mirando quel pallido viso angelico, che nel sonno supremo aveva ripreso tutta la dolcezza e la bellezza quasi celeste dei momenti più felici. La sfilata dei fedeli che vollero onorare le sue spoglie, che vollero baciare le sue vesti e far toccare al suo corpo verginale oggetti di ogni génere, fu interminabile. Alla stazione di Nevers gl'impiegati si chie­devano stupiti che cosa fosse successo, per far arrivare tanta gente. Lo stesso mons. Lelong, succeduto a monsi­gnor Forcade, sebbene si trovasse fuor di sede in visita pastorale, si affrettò ad andare a Ne­vers, per benedire personalmente la santa suora. Fino alla mattina del 19 aprile, la salma, che si era mantenuta intatta e flessibile, rima­se esposta alla venerazione del pubblico, poi fu chiusa nella bara, coperta di veli bianchi e di rose, e tumulata nella Cappella dell'Istituto. Già attorno alla sua salma si operarono al­cuni miracoli, ma questi si moltiplicarono a dismisura col passar del tempo. Migliaia e mi­gliaia di cuori riconoscenti e devoti già vene­ravano come santa colei che aveva avuto la pre­dilezione dell'Immacolata, che era stata pre­scelta per una mirabile missione, che infine, nel silenzio e nell'umiltà di un convento, aveva rag­giunto l'eroicità di tutte le virtù. Non mancava che il verdetto della Chiesa e questo venne, dopo le solite procedure lun­ghe e accurate, con immensa esultanza di infi­nite anime. Bernardetta Soubirous, in religione suor Maria Bernarda, veniva proclamata Venerabi­le il 13 agosto 1913, Beata il 14 giugno 1925, e finalmente Santa l'8 dicembre 1933, festa della Vergine Immacolata. Così l'umile Bernardetta veniva solenne­mente glorificata, anche in terra, nel giorno sacro della sua Dilettissima Signora!

LOURDES UN SECOLO DOPO

Oltre un secolo è trascorso dal giorno in cui la SS. Vergine Immacolata sì degnava appari­re alla piccola Bernardetta, imparadisandola con la sua dolcissima presenza. Il piccolo villaggio non e più riconoscibile. Solo la Grotta benedetta delle apparizioni, è ri­masta coni era, pur trasformata in una specie di santuario. Tutto intorno ha subito muta­menti. La sorgente miracolosa alimenta innu­merevoli piscine, dove ogni giorno migliaia e migliaia d'infermi si tuffano con ardente fede e spessissimo ne escono sanati. Troneggia, non lontano dal luogo delle ap­parizioni, il bellissimo Santuario in stile goti­co, mèta di continui e numerosissimi pelle­grinaggi, provenienti da ogni parte del mondo. Convergono là ai piedi dei Pirenei, lunghis­simi treni dai quali scendono, in un'ansia lu­minosa di speranza, creature assetate di fe­de, anime che cercano pace, cuori che han bi­sogno di forza divina per lottare ancora, po­vere esistenze che il dolore ha schiantato, corpi umani che il male ha già semidistrutto. L'in­finita schiera dell'umanità dolorante accorre a Lourdes, insieme all'altra schiera non meno grande dell'umanità devota... e persino di quel­la che non crede. Per ognuna di queste anime Lourdes presenta una particolare attrattiva. Malati e sani, credenti e atei, laici e religio­si, giovani e vecchi, deboli e forti, uomini e don­ne dì tutte le classi sociali, attratti quasi da una divina calamita, si portano ai piedi di quella Grotta, ove pregò, rapita in estasi, l'umile Ber­nardetta, per vivere pochi giorni in una felici­tà che si direbbe ultraterrena. Quelli che più stupiscono, in mezzo a questa folla eterogenea, sono gli atei. Non credono, e pur ci vanno, non credono e tornano di là cre­denti. Maria ha per tutti il suo dono d'amore. Nessuno torna da Lourdes deluso. Chi non ot­tiene la guarigione del corpo, ottiene certamen­te quella dell'anima e forza straordinaria per giungere serenamente fino al traguardo. Anche a voi che leggete queste pagine, la Vergine Santa rivolge un affettuoso invito: «Venite, vi ho preparato innumerevoli gra­zie!». Forse nella vita spenderete tanto denaro in cose inutili, in viaggi di piacere, in divertimen­ti peccaminosi, ebbene vi sia più caro rinun­ciare a qualcuna di queste superfluità per an­dare a porgere il vostro filiale omaggio alla Vergine Immacolata, per unirvi alla lunga teoria dei pellegrini che, assetati di felicità, vanno ad attingerla là dove solo si può trovare un raggio di Paradiso!