LA SACRA BIBBIA ILLUSTRATA E
RACCONTATA A BAMBINI E RAGAZZI

Il
popolo d'Israele da lungo tempo ormai era oppresso dai nemici Filistei, e
levava preghiere al Signore perché venisse in suo aiuto. Il Signore intervenne
mandando nel popolo d'Israele Sansone, un uomo che egli si era riservato
prima ancora che nascesse. Il segno che egli era tutto di Dio era questo: fin
dalla nascita non doveva mai tagliarsi i capelli. In cambio, il Signore gli dava
una forza straordinaria per combattere i Filistei. La sua forza era davvero
grande: un giorno, in campagna, gli venne incontro ruggendo un leone, e Sansone
senza armi afferrò il leone e lo squarciò. Qualche tempo dopo ripassò da
quelle parti, e volle andare a vedere i resti del leone; vide che uno sciame
di api vi si era installato e aveva già cominciato a produrre miele, tanto che
Sansone poté prenderne e cibarsene. Il fatto del leone e del miele gli diede
spunto per proporre un indovinello a trenta giovani Filistei. Disse loro: «Se
me lo spiegate entro sette giorni, vi darò trenta vesti con il loro cambio;
altrimenti sarete voi a darle a me». Essi acconsentirono, ed egli propose
l'indovinello: «Dal divoratore è uscito il cibo; dal forte è uscito il dolce».
risolvere l'enigma, e vi riuscirono soltanto con un imbroglio, allo scadere
del settimo giorno. Gli risposero: «Che cosa è più dolce del miele? Che
cosa è più forte del leone?» Sansone doveva dunque dare a ciascuno di loro
una veste con il suo cambio: se le procurò uccidendo altri trenta Filistei.
Così cominciò a combattere contro i nemici. Un'altra volta, al tempo della
mietitura del grano, catturò trecento volpi, le legò a due a due per la coda
con una fiaccola accesa nel mezzo e le lasciò andare nei campi di grano dei
Filistei, distruggendo il raccolto, le vigne e gli oliveti. I Filistei, furenti,
marciarono in gran numero contro il popolo di Israele, che si impaurì. Ma
Sansone disse: «Non preoccupatevi: consegnate me stesso, legato, ai Filistei,
ed essi se ne andranno». Così fu fatto; ma appena fu in mezzo ai Filistei,
Sansone fece forza e spezzò le funi con cui era stato legato, poi trovò una
mascella d'asino e con essa si mise a colpire i nemici, uccidendone un
migliaio. Un'altra volta Sansone si trovava nascostamente a Gaza, una città
filistea; i soldati di Gaza lo vennero a sapere, e si misero in guardia per
sorprenderlo e ucciderlo. Ma Sansone li prevenne: a mezzanotte si alzò per
andarsene e, poiché le porte della città erano sbarrate, con la sua forza
afferrò i due battenti di una porta, li divelse con anche gli stipiti, se li
pose sulle spalle e li portò fin sulla cima di un colle vicino. Poiché non
riuscivano a catturarlo in altro modo, i Filistei decisero di ricorrere
all'inganno. A Sansone piaceva una donna filistea di nome Dalila, ed ella,
d'accordo nascostamente con i capi del suo popolo, chiese a Sansone da dove
provenisse la sua forza prodigiosa. Egli non voleva rivelarglielo, ma Dalila
tanto insistette che alla fine Sansone le disse: «La forza mi viene dal Signore
mio Dio; io mi sono consacrato a lui, come dimostrano i miei capelli che non
sono mai stati tagliati». Allora, una notte, mentre Sansone dormiva, Dalila
gli fece tagliare i capelli e lo fece legare con salde funi. Sansone pensò di
potersi facilmente liberare dalle funi, ma si accorse che non aveva più i
lunghi capelli, e con essi era svanita tutta la sua forza. Così i Filistei lo
catturarono; gli cavarono gli occhi e lo chiusero in una prigione dove lo misero
a girare la macina. Lentamente, però, i suoi capelli ripresero a crescere, e
con essi la forza. Dopo qualche tempo, nella ricorrenza di una festa di Dagon,
la divinità che essi adoravano, i Filistei si radunarono numerosi nel loro
tempio, e con grande giubilo si rallegravano di non avere più da temere il
pericolo di Sansone. «Il nostro dio ci ha dato nelle mani il nostro nemico»
si dissero, e decisero di far venire Sansone al tempio, per divertirsi vedendolo
ormai vinto. Lo mandarono a prendere nella prigione, e Sansone venne nel tempio,
accompagnato per mano da un ragazzo, perché era cieco. Nel tempio e sul
terrazzo c'erano tutti i capi dei Filistei e una grande folla, circa tremila tra
uomini e donne, che guardavano incuriositi quell'uomo di cui avevano avuto tanta
paura. Sansone, senza parere, chiese al ragazzo che lo accompagnava: «Fammi
toccare le due colonne che reggono questo edificio, perché possa appoggiarmi ad
esse». Poi rivolse una preghiera al Signore: «Signore, ricordati di me!
Dammi forza per questa volta soltanto, o Dio!» Subito dopo toccò le due colonne
per rendersi ben conto di dov'erano; poi, facendo forza con le braccia contro
di esse, gridò: «Che io muoia insieme con i Filistei!» Sansone riuscì a
spostare le colonne; l'edificio allora crollò rovinando addosso a tutti i
presenti. Furono più i nemici che Sansone uccise con la sua morte, di
quanti ne aveva uccisi durante la sua vita. Giudici
13-16

1
IL SIGNORE CHIAMA GEDEONE Giudici
6-7
Il
popolo d'Israele da anni era oppresso dai Madianiti, che rubavano o
distruggevano il suo raccolto e il suo bestiame. Un giorno un inviato del
Signore apparve a Gedeone e gli disse: «Il Signore è con te, uomo forte e valoroso,
e ti manda a liberare il suo popolo dai Madianiti». «Come posso sapere che è
il Signore? Dammi un segno» chiese Gedeone al visitatore; «e intanto non
andartene, mentre vado in casa a prendere del cibo da offrirti». Andò, e tornò
con pane e una pentola in cui aveva cotto della carne. «Versa il brodo sul
pane!» gli disse il misterioso visitatore. Gedeone fece ciò che gli era
stato chiesto; allora l'altro, con il bastone che teneva in mano, toccò il
pane e la carne bagnati dal brodo, e immediatamente un fuoco li consumò
mentre il visitatore scomparve. Allora Gedeone comprese: quello era un angelo
del Signore; il Signore dunque gli aveva parlato e gli affidava l'incarico
di liberare il suo popolo dai nemici. Egli si sentì allora pieno di forza e,
quando i Madianiti tornarono ad attaccare Israele, Gedeone mandò messaggeri a
tutte le tribù e radunò un grande esercito presso la fonte di Carod.
2
LA RUGIADA SUL VELLO Giudici
6
Gedeone
voleva essere proprio certo che il Signore chiamasse lui a capo dell'esercito
di Israele. Per questo chiese: «Signore, esporrò stanotte sull'aia un vello di
lana; se domani mattina troverò rugiada soltanto sul vello, saprò che tu
salverai Israele per mezzo di me». Al mattino il vello era bagnato di
rugiada, mentre il terreno intorno era asciutto. «Dammi sicurezza, Signore:
concedimi la prova contraria» egli chiese. E la notte seguente Gedeone
trovò il terreno bagnato, mentre il vello era
perfettamente asciutto.
3
VITTORIA SUI MADIANITI Giudici
7
Gedeone
aveva radunato l'esercito per combattere i Madianiti, ed era accampato alla
fonte di Carod. «I guerrieri che sono con te sono troppo numerosi» disse il
Signore a Gedeone; «essi potrebbero pensare che la vittoria dipenderà dal loro
valore, e non invece dalla mia bontà. Perciò invita chi ha paura della
battaglia a tornarsene a casa». Gedeone così fece, e se ne andarono
ventiduemila uomini lasciandone soltanto diecimila. «Sono ancora troppi»
disse il Signore; «falli scendere a dissetarsi alla fonte: terrai da parte
quelli che per bere si porteranno l'acqua alla bocca con le mani, mentre
rimanderai a casa quelli che per bere si metteranno in ginocchio.» Gedeone così
fece, e rimasero con lui solo trecento uomini. «Con questi pochi uomini io
salverò il popolo d'Israele, liberandolo dai Madianiti» assicurò il
Signore a Gedeone. All'avvicinarsi della notte, Gedeone divise i trecento
guerrieri di Israele in tre schiere, consegnando a ciascuno una tromba e una
brocca vuota con dentro una fiaccola; diede loro istruzioni precise, e nel
pieno della notte li condusse fino all'accampamento dei nemici. I trecento si
disposero in silenzio tutt'intorno all'accampamento in cui i Madianiti
dormivano; poi, a un segnale, spezzarono le brocche facendo brillare le
fiaccole nella notte, mentre con l'altra mano suonavano le trombe e gridavano:
«Per il Signore e per Gedeone!» I Madianiti si destarono di soprassalto;
al vedere le fiaccole e al sentire i suoni e le grida si spaventarono; si
misero a gridare anch'essi, a correre, e nella confusione a combattersi tra
loro, e infine fuggirono. E così, senza armi e senza neppure muoversi dal loro
posto, gli Israeliti vinsero, e riconobbero che la vittoria era un dono di
Dio.
4
LA FAVOLA DEGLI ALBERI
Giudici 9
Gli
abitanti di Sichem si erano scelti come capo Abimelech, un uomo ambizioso e
crudele. Allora suo fratello Iotam li mise in guardia facendo loro questo
discorso: «Voi avete fatto come quegli alberi che vollero scegliersi un re.
Dissero all'ulivo: Regna su di noi. Ma l'ulivo rispose: Volete che rinunci al
mio olio, con il quale si onorano Dio e gli uomini, solo per fare il re su di
voi? «Chiesero allora al fico: Vieni tu a regnare su di noi. Ma il fico
rispose: Volete che smetta di produrre fichi, frutti così dolci e squisiti,
solo per fare il re su di voi? «Dissero gli alberi alla vite: Allora vieni tu a
regnare su di noi. La vite rispose: Volete forse che smetta di produrre il vino,
che rallegra gli uomini, solo per regnare su di voi? «Chiesero infine a un
inutile cespuglio spinoso: Regna tu su di noi! Il cespuglio subito accettò,
dicendo: Io sarò vostro re, e se non sarete buoni sudditi vi farò bruciare dal
fuoco!» Iotam aveva ragione. Abimelech si rivelò inutile e cattivo, e dopo
qualche tempo gli abitanti di Sichem si ribellarono a lui per liberarsi del
suo dominio crudele.
5
RUT LA NUORA FEDELE Rut
1
Al
tempo in cui il popolo d'Israele era governato dai giudici, si abbatté sul
paese una grave carestia. Per questo un uomo di Betlemme migrò con la sua
famiglia nel paese di Moab, dove si stabilì. I suoi figli presero in moglie donne
moabite, ma dopo qualche tempo essi morirono, così come il loro padre. Allora
la loro madre, di nome Noemi, chiamò le due nuore e disse loro: «Io non ho la
possibilità di darvi da vivere; tornate perciò alle vostre famiglie; io
per parte mia intendo tornare a Betlemme, che è la mia città, tra il mio
popolo». Delle due nuore, una ritornò nella sua famiglia, ma l'altra non
volle abbandonare la vecchia suocera; le disse: «Dove andrai tu andrò anch'io;
dove ti fermerai mi fermerò. Il tuo popolo sarà il mio popolo, e il tuo Dio
sarà il mio Dio. Solo la morte mi separerà da te». Noemi cercò di insistere;
ma l'altra era ben decisa. Allora entrambe raccolsero le proprie cose e lasciarono
insieme la terra di Moab avviandosi verso Betlemme. La nuora straniera, pronta
a lasciare la sua patria e le sue abitudini pur di non abbandonare la vecchia
suocera, si chiamava Rut.
6
RUT NEI CAMPI DI BOOZ
Rut 2-4
Nella
città di Betlemme tutti ammiravano la giovane straniera di nome Rut, che
aveva accettato rischi e fatiche pur di non abbandonare la vecchia suocera
Noemi. Le due donne avevano vita difficile, perché non avevano di che vivere
e spesso non sapevano come fare a procurarsi da mangiare. Un giorno, era il
tempo della mietitura dell'orzo, Rut andò a spigolare, e senza saperlo capitò
nei campi di Booz, che era un lontano parente della suocera Noemi. Rut lavorò
instancabilmente tutto il giorno. Booz se ne accorse, la ammirò e volle
favorirla. Disse allora ai suoi uomini: «Lasciate cadere apposta un po' di
spighe, perché il
raccolto di
quella donna sia più abbondante». Un'altra volta Booz le regalò sei misure
l'orzo, e infine, ammirato del suo comportamento generoso verso Noemi, Booz sposò
Rut. Per le due donne era la fine dei sacrifici, perché Booz era ricco. Il
matrimonio di Booz e di Rut fu importante anche per un'altra ragione: essi
ebbero un figlio che fu la consolazione della vecchia Noemi, la quale gli pose
nome Obed. Egli divenne padre di Iesse, a sua volta padre del grande Davide.

7
UN FANCIULLO OFFERTO AL SIGNORE 1
Samuele 1-2
Viveva
nel popolo di Israele una donna di nome Anna, la quale era amata teneramente dal
suo sposo, ma era assai triste perché non aveva nessun figlio. In quel tempo
l'Arca dell'Alleanza con la sua dimora si trovava a Silo, e il sacerdote Eli con
i suoi due figli prestava servizio nel santuario del Signore. Là, dove molti
Israeliti si recavano a pregare il Signore, un giorno Anna rivolse al Signore
Dio, piangendo, una preghiera e una promessa. «Signore» disse «se tu mi
manderai un figlio, io lo consacrero a te: egli sarà al tuo servizio per tutta
la vita». Il Signore Dio ascoltò la preghiera di Anna, ed ella ebbe un bambino
cui pose nome Samuele. Lo crebbe con amore, e dopo alcuni anni, quando ormai
Samuele poteva vivere anche senza la mamma, Anna lo portò al santuario e lo
affidò al sacerdote Eh perché lo educasse nel servizio del Signore. Anna
offri poi un sacrificio al Signore, innalzò verso di lui un cantico di lode
e fece ritorno alla sua casa. In seguito il Signore premio Anna, concedendole di
avere altri tre figli e due figlie.
8
DIO PARLA AL PICCOLO SAMUELE
1 Samuele
2-3
Samuele
viveva nel santuario del Signore, insieme con il sacerdote Eli, che lo educava
al servizio del Signore, e ai suoi due figli. Questi ultimi, però, si
comportavano male, svolgendo il loro servizio in un modo che offendeva il
Signore. Samuele era un fanciullo, quando una notte si sentì chiamare: «Samuele,
Samuele!» Egli credette che quella fosse la voce di Eli, il quale dormiva poco
lontano. Prontamente allora si recò da lui: «Eccomi» gli disse. Ma Eli
rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire». Poco dopo si sentì chiamare
una seconda volta; tornò da Eli, il quale però lo rimandò a dormire. Accadde
poi una terza volta: allora Eli comprese, e disse al fanciullo: «Se ti
sentirai chiamare ancora, risponderai così: Parla, Signore, il tuo servo ti
ascolta». Samuele ritornò a dormire, e quando si sentì chiamare ancora rispose:
«Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta». Era infatti il Signore a chiamarlo,
per affidargli un messaggio: «Sto per punire i figli di Eli a causa della
loro cattiva condotta» disse il Signore «perché essi hanno fatto ciò che è
male ai miei occhi, ed Eli non gliel’ha impedito. Riferisci ad Eli le mie
parole».
9
SAMNUELE PROFETA DEL SIGNORE
1
Samuele 3-4
Il
sacerdote Eli si rese conto che il Signore aveva parlato al fanciullo Samuele, e
gli chiese che cosa gli avesse detto. Samuele riferì: il Signore Dio era molto
scontento della condotta che tenevano nel santuario i due figli di Eh, e perciò
aveva deciso di punirli. Poco tempo dopo i due colpevoli rimasero uccisi in
battaglia. Quando divenne adulto, Samuele ricevette molti messaggi da Dio: e
tutti si resero conto che il Signore lo aveva scelto come suo profeta, cioè
una persona incaricata di parlare per lui.

10
L’ARCA IN MANO AI FILIOSTEI 1
Samuele 5-6
Accadde
una volta che il popolo di Israele fu attaccato dall'esercito dei Filistei, e il
Signore permetteva che il suo popolo avesse la peggio: lo permetteva perché gli
Israeliti avevano molte volte violato la volontà del Signore, e il Signore
voleva richiamarli ad essere fedeli a lui solo. Quando si resero conto che stavano
per perdere la battaglia, i guerrieri d'Israele andarono a prendere l'Arca
dell'Alleanza, su cui era, invisibile, la presenza del Signore. Essi dicevano:
«Se il Signore è in mezzo a noi, nostra sarà la vittoria!». Invece
perdettero, e i Filistei catturarono l'Arca e la portarono nel tempio del loro
dio Dagon. Il giorno dopo essi trovarono la statua del loro dio caduta a terra
davanti all'Arca del Signore. La rimisero al suo posto, ma il giorno seguente
la trovarono ancora a terra, e a pezzi. Dopo di che presero a diffondersi tra
i Filistei strane malattie: essi attribuirono la causa di tutto questo
all'Arca, e cominciarono ad avere paura del Signore. Allora decisero di
rimandare l'Arca agli Israeliti: la collocarono su un carro nuovo, vi
aggiunsero doni d'oro e la rimandarono in mezzo al popolo del Signore.
11
L’ARCA RITORNA TRA IL POPOLO DI ISRAELE 1
Samuele 6
I
Filistei, che si erano impadroniti dell'Arca del Signore, la rimandarono agli
Israeliti su un carro trainato da due mucche che nessuno guidava. Eppure le
mucche andarono dritte, senza deviare né a destra né a sinistra, verso il
territorio degli Israeliti. Era il tempo della mietitura del grano.
Gli Israeliti, che erano al lavoro nei campi, quando videro passare l'Arca
sul carro si rallegrarono molto: il Signore, che invisibile abitava sull'Arca,
tornava a stare in
mezzo al suo
popolo!
12
LA VIA DELLA SALVEZZA 1
Samuele 7
Ancora
una volta i Filistei tornarono a minacciare il popolo di Is
raele.
Fu Samuele, sacerdote del Signore, a indicare al suo popolo la via della
salvezza: «Eliminate tutti gli dèi stranieri e fate in modo che il vostro
cuore sia interamente rivolto al Signore. Se servirete lui solo, egli vi
libererà dai Filistei». Gli Israeliti seguirono i consigli del saggio Samuele.
Essi eliminarono le immagini delle divinità straniere. Così riuscirono a
vincere i loro nemici e a riprendere alcune città che essi avevano loro
sottratto.
13
IL POPOLO CHIEDE UN RE 1
Samuele 9-10
Gli
anziani del popolo di Israele un giorno si presentarono a Samuele, giudice e
profeta del Signore, con una richiesta. Dissero: «Noi non vogliamo essere
diversi dagli altri popoli; vogliamo anche noi avere un re che ci tenga uniti,
ci governi con giustizia e guidi il nostro esercito nelle battaglie che
combattiamo contro i nostri nemici». Samuele rispose: «Noi abbiamo già un re:
è il Signore!» Ma gli anziani insistettero; allora Samuele consultò il
Signore. «Ascoltali» gli disse il Signore; «regni pure un re su di loro. Tu
sceglierai come re colui che io ti indicherò, e lo consacrerai.» Dopo qualche tempo accadde che un giovane di nome Saul girasse da un
villaggio all'altro alla ricerca di certe asine di suo padre, che si erano
smarrite. Passando vicino alla casa di Samuele, pensò di andare a consultare il
profeta per sapere se doveva continuare a cercare le asine del padre oppure
no. Samuele vide che Saul era un giovane bello e alto: in statura sorpassava
dalla spalla in su chiunque altro del popolo. Lo trattenne presso di sé fino
al giorno dopo, e comprese che Saul era il prescelto dal Signore a diventare
re. Allora prese l'ampolla dell'olio e gli versò l'olio sul capo: in questo
modo lo consacrò, e gli spiegò quello che Dio aveva deciso a suo riguardo.
Disse anche
Samuele a Saul: «Quanto alle tue asine, non preoccuparti: esse sono già
state ritrovate. Ora torna a casa; io ti seguirò, offriremo sacrifici al
Signore, e poi ti dirò che cosa dovrai fare». Sulla strada del ritorno Saul incontrò
un gruppo di profeti con arpe e flauti. Ne fu sorpreso, perché Samuele glielo
aveva predetto; allora comprese che davvero Dio lo aveva scelto, e si mise a
lodare il Signore insieme con i profeti.

14
SAUL E’ PROCLAMATO RE
1 Samuele
10
Samuele
aveva consacrato Saul come re di Israele, ma in segreto; ora bisognava
manifestare davanti al popolo la scelta del Signore. Per questo il profeta
Samuele convocò il popolo a Mizpa. Fece raggruppare gli uomini appartenenti a
ciascuna tribù, e fece ripartire ogni tribù secondo le famiglie che la
componevano. A quel punto estrasse a sorte una tribù fra le altre, e capitò la
tribù di Beniamino. Estrasse poi a sorte una famiglia tra quelle della tribù
di Beniamino, e fu la famiglia di Matri. Quindi estrasse a sorte un uomo, tra
quelli della famiglia di Matri: e risultò proprio Saul. Si misero a cercarlo, e
lo trovarono nascosto in mezzo ai bagagli; lo portarono
davanti a tutti, e Samuele disse: «Ecco, questo è il prescelto dal Signore!»
Allora tutti gridarono: «Viva il re!» Offrirono sacrifici al Signore e fecero
festa. Poi Samuele espose al popolo che cosa significava avere un re, e ricordò
che tutti, il re e il popolo, dovevano preoccuparsi per prima cosa di fare
quello che piace al Signore. Poi Samuele scrisse queste cose in un libro, perché
tutti le ricordassero sempre.

15
SAUL DISOBBEDISCE AL SIGNORE
1 Samuele 15
Il
re Saul mosse guerra contro gli Amaleciti, e il profeta Samuele si presentò a
Saul per dirgli: «Il Signore sarà con te e ti darà la vittoria; ma tutto il
bottino deve essere offerto al Signore. Né tu né alcun soldato dovete
tenere qualcosa per voi stessi». Saul partì per la guerra e davvero vinse gli
Amaleciti; ma disobbedì al Signore, perché insieme con i soldati trattenne
il meglio del bottino invece di offrirlo al Signore. Allora Dio parlò a Samuele
e gli disse: «Mi pento di avere scelto come re Saul, perché egli si è
allontanato da me e non ha ascoltato la mia parola». Samuele si recò da Saul
e gli riferì quello che il Signore gli aveva rivelato. Allora Saul
riconobbe di avere trasgredito la volontà del Signore, e chiese di essere
perdonato. «Non posso» rispose il profeta «perché Dio si è ritirato da
te, e ha già scelto un altro che regnerà dopo di te.» Poi si voltò per
andarsene; Saul cercò allora di trattenerlo afferrandolo per un lembo del
mantello, che si strappò. Samuele allora aggiunse: «Ecco: allo stesso modo
il Signore ha strappato da te il regno che ti aveva dato».

16
UN GIOVANE PASTORE DI GENTILE ASPETTO
1 Samuele 16
Disse
il Signore al profeta Samuele: «Va' a Betlemme, nella casa di Iesse: tra i
suoi figli mi sono scelto il re che deve succedere a Saul». Samuele partì, e
quando fu nella casa di Iesse volle vedere tutti i figli maschi. Iesse presentò
il primo, Eliab, e Samuele si chiese se fosse lui l'eletto del Signore. Il
Signore gli rispose: «Non badare al suo aspetto o alla sua imponente statura;
io l'ho scartato, perché l'uomo guarda l'apparenza, ma io guardo il cuore».
Iesse fece venire avanti allora il secondo dei suoi figli, e il terzo, quarto e
così via fino al settimo. Allora Samuele chiese: «Sono qui tutti, i tuoi
figli?» «Resta ancora l'ultimo, che ora sta a pascolare il gregge» gli
rispose lesse. «Mandalo chiamare» riprese Samuele. Il giovane pastore fu fatto
venire, e il profeta Samuele lo vide: era fulvo di capelli, con begli occhi e
gentile di aspetto. «E lui che ho scelto» gli disse il Signore. Allora
Samuele gli versò l'olio sul capo e così lo consacrò in mezzo ai suoi
fratelli. Quel giovane pastore di gentile aspetto si chiamava Davide. Egli
divenne in seguito il più grande re d'Israele.

17
DAVIDE ALLA CORTE DI SAUL
1 Samuele 16
Il
re Saul sapeva che il Signore Dio non era contento di lui, perché egli gli
aveva disobbedito; anche il profeta Samuele non si faceva più vedere da lui
e non gli dava più i suoi consigli. Per questo Saul era inquieto, e anzi di
tanto in tanto aveva crisi di follia. I suoi consiglieri allora gli dissero:
«Chiama qualcuno che suoni bene la cetra; quando sarai inquieto, egli suonerà
e tu ti calmerai». Saul accettò e disse: «Cercatemi qualcuno adatto». «Conosco
io chi può andar bene» disse uno dei consiglieri del re Saul. «E’ Davide,
il minore degli otto figli di lesse. E’ un giovane di bell'aspetto, forte e
coraggioso, abile nelle armi, saggio nel parlare e buon suonatore di cetra».
Davide fu mandato a chiamare, e così ogni tanto andava alla corte di Saul,
specialmente quando il re cambiava umore: e allora Davide lo placava con il
canto, accompagnandosi con la cetra, fino a quando il re si calmava. Saul non
sapeva che quel giovane pastore era già stato scelto dal Signore a divenire
dopo di lui re d'Israele, invece di Gionata, che era il figlio maggiore del re.

18
DAVIDE CONTRO IL GIGANTE GOLIA
1 Samuele 17
Gli
Israeliti erano in guerra contro i Filistei. I guerrieri d'Israele erano atterriti
perché ogni giorno un uomo gigantesco usciva dall'accampamento filisteo per
sfidarli. Ogni giorno, da quaranta giorni, il gigante, che si chiamava Golia,
gridava: «Israeliti: mandate uno dei vostri a combattere contro di me. Se vincerà,
noi Filistei saremo vostri servi; se invece vincerò io, voi sarete schiavi
nostri». Davide allora disse: «Andrò io!» Di corsa scese al torrente, prese
cinque pietre e se le pose nella sua bisaccia da pastore; poi con la fionda in
mano avanzò verso il gigante. Questi, quando vide venire verso di sé quel
giovane disarmato, si mise a ridere di lui; ma Davide gli disse: «Tu vieni a me
con la spada, la lancia e l'asta: io vengo a te nel nome del Signore mio Dio,
che ti darà nelle mie mani!» Quando fu alla giusta distanza, Davide mise la
mano nella bisaccia, ne trasse una pietra e con la fionda la lanciò, colpendo
Golia dritto in fronte. Il gigante, tramortito, cadde a terra: con un balzo
Davide gli fu sopra, e con la sua stessa spada gli tagliò la testa. Allora
tutti i Filistei si diedero alla fuga, inseguiti dai soldati d'Israele.
19
DAVIDE IN TRIONFO 1 Samuele 18
Davide,
giovane e disarmato, con l'aiuto del Signore aveva vinto il gigante Golia,
esperto guerriero. In questo modo aveva dato la vittoria all'esercito d'Israele,
mettendo in fuga tutte le schiere dei potenti nemici, i Filistei. Davide tornò
dal campo di battaglia insieme con il re Saul, e in tutti i villaggi e le città
che attraversavano le donne uscivano dalle case a festeggiarli, danzando e
cantando intorno a loro. E cantando dicevano: «Il re Saul ha vinto mille
nemici, ma Davide ne ha vinti diecimila!»

20
SAUL TENTA DI UCCIDERE DAVIDE
1 Samuele
18-19
Il
popolo d'Israele ammirava e amava molto Davide, che aveva ucciso il gigante
Golia e messo in fuga i Filistei, loro nemici. Il re Saul allora divenne
geloso di lui, e cercava il modo di eliminarlo. A chi avesse ucciso il gigante,
il re aveva promesso la propria figlia in sposa. Ma ora Saul disse: «Gliela darò,
se prima ucciderà cento Filistei». Dovendo affrontare cento nemici,
pensava Saul, uno o l'altro ucciderà lui! Invece, ancor prima del tempo
fissato, Davide tornò e portò le prove di avere ucciso non cento, ma duecento
Filistei. E così Davide ebbe in sposa la figlia del re, Mikal. Ma Saul non
abbandonò l'idea di uccidere Davide. Un giorno Saul era in casa, ed era di
umore cattivo. Allora Davide prese la cetra e si mise a suonare per calmarlo,
quando il re, afferrata la lancia, la scagliò d'improvviso contro Davide. Se
l'avesse preso, di certo Davide sarebbe morto; ma il giovane riuscì a
scansarsi, e si salvò fuggendo dalla reggia. Tutte le volte che Saul
attentava alla vita di Davide non riusciva a metterlo a morte, perché Davide
era protetto dal Signore.

21
MIKAL AIUTA DAVIDE 1 Samuele 19
Mikal,
la figlia del re Saul, amava molto il suo sposo Davide. Quando Saul tentò di
uccidere Davide con un colpo di lancia, Davide riuscì a fuggire, e corse a
rifugiarsi in casa sua. Mìkal però lo mise in guardia: «Mio padre purtroppo
non cambierà idea; vuole metterti a morte, e manderà a cercarti anche qui.
Perciò devi fuggire questa notte stessa». Davide ascoltò il consiglio della
sua sposa. Ella lo calò dalla finestra e Davide corse a nascondersi nei campi.
Allora Mikal preparò il letto di Davide come se egli vi si trovasse: sotto le
coperte mise dei panni che simulavano il suo corpo. Come Mikal aveva previsto,
il mattino seguente Saul mandò alcuni suoi uomini a prendere Davide a casa
sua, con l'intenzione di ucciderlo. Mikal rispose loro: «Riferite al re che
non può venire, perché è malato» e mostrò loro il letto da lontano. «Portatemelo
qui con il suo letto!» ordinò Saul. Allora scoprirono l'inganno, e Saul si
adirò con la figlia. Le disse: «Perché mi hai ingannato lasciandolo fuggire?»
«Ha minacciato di uccidermi, se non l'avessi lasciato fuggire» mentì Mikal
per amore di Davide.

22
GIONATA L’AMICO FEDELE
1 Samuele 20
Gionata,
il figlio del re Saul, era molto amico di Davide ed era molto addolorato che suo
padre volesse metterlo a morte. Davide si recò di nascosto da Gionata a
chiedergli di indagare su quali erano le intenzioni del re a suo riguardo.
Gionata gli promise che l'avrebbe fatto e glielo avrebbe riferito entro tre
giorni, e concordarono il luogo e il modo. Quando era a tavola con il padre,
Gionata cercò di farlo parlare, e Saul disse: «So bene che tu sei amico di
Davide! Ma non capisci che, se egli vive, tu non diventerai re dopo di me?» E
con ira aggiunse: «Davide deve morire!» Gionata cercò di difendere Davide,
ricordando al padre che egli non aveva fatto nulla di male; ma il re fu
irremovibile. Allora Gionata prese con sé arco e frecce, e accompagnato da un
ragazzo uscì in campagna. Là dove era d'accordo con Davide, si mise a lanciare
frecce come per fare esercizio nel tiro con l'arco, mentre il ragazzo andava a
recuperarle. A un certo punto gridò al ragazzo: «Corri: la freccia è più
avanti di dove ti trovi!» Era il segnale convenuto: Davide, che osservava e
ascoltava di nascosto, comprese qual era la decisione di Saul. Quando Gionata
mandò il ragazzo a riportare le frecce a casa, Davide uscì dal nascondiglio,
si avvicinò a Gionata e lo abbracciò. I due amici piansero. Poi, quando
venne il momento di separarsi, Gionata disse: «Tu ora devi fuggire, e
nasconderti; ma non temere, perché il Signore è con te dovunque andrai. Ti
prego, anzi, di non odiare me per la cattiveria di mio padre; sii sempre amico
mio come io sono stato e sono amico tuo. Giurami che, quando tutti i tuoi nemici
saranno sconfitti, avrai riguardo per i miei figli e i miei discendenti». E
Davide, commosso, giurò.

23
LA SPADA DI GOLIA 1 Samuele 21-23
Sotto
la minaccia del re Saul che voleva metterlo a morte Davide fu costretto a
fuggire. Dapprima si recò nel santuario del Signore, di nascosto: disse al sacerdote
che era dovuto partire in fretta, senza poter prendere armi, e allora il
sacerdote gli disse: «Conserviamo qui la spada di Golia, il gigante
filisteo che tu hai sconfitto. Prendila, se vuoi». Davide la prese, e andò a
vivere nel deserto. Molti uomini si unirono a lui, e con essi egli si mise a combattere
i nemici del suo popolo.

24
DAVIDE SFUGGE A SAUL
1 Samuele 23
Davide,
con i suoi uomini, stava nel deserto, e non combatteva contro il re Saul che
voleva metterlo a morte, ma contro i nemici del popolo d'Israele, i Filistei.
Saul, però, odiava a tal punto Davide, che voleva ad ogni costo farlo morire.
Un giorno alcune spie vennero a lui e lo informarono che Davide con i suoi si
trovava in una certa regione del deserto. Allora Saul radunò l'esercito e partì.
Giunse non lontano da dove Davide si trovava, e quasi riuscì a prenderlo in
trappola; e certo vi sarebbe riuscito, se il Signore non fosse stato dalla
parte di Davide, che egli aveva scelto come nuovo re. A un certo punto
dell’inseguimento, i due eserciti si trovarono tanto vicini da vedersi. Si
erano inoltrati infatti nella stretta e profonda gola di una montagna, e Saul
con i suoi avanzava lungo uno dei
versanti, mentre
Davide con i suoi procedeva lungo il versante opposto. Per Davide non ci
sarebbe stato scampo, se d'improvviso non fosse giunto a Saul un messaggero ad
annunciare che i Filistei avevano invaso il regno e il re doveva affrettarsi
a tornare a difenderlo. Così Davide sfuggi nuovamente a Saul.
25
ABIGAIL DONNA ACCORTA 1 Samuele 25
Davide
stava con i suoi uomini nel deserto, pronto a combattere contro i nemici del
popolo d’Israele. Al tempo della tosatura delle pecore, quando tutti sono
allegri per il guadagno che ne ricaveranno, Davide mandò alcuni suoi giovani
guerrieri da Nabal. Nabal era un uomo molto ricco, che Davide aveva aiutato
difendendo le sue greggi dai predoni. Per questo gli mandò a dire: «Aiuta me
e i miei uomini: è difficile trovare di che vivere, nel deserto». Ma Nabal si
dimostrò ingrato, rispose a male parole, e non gli volle dare nulla. Un servo
avvisò dell'accaduto la moglie di Nabal, Abigail. Ella comprese il pericolo
che si prospettava: sdegnati per la risposta, gli uomini di Davide avrebbero
potuto vendicarsi di Nabal e dei suoi beni. Allora Abigail, di nascosto del
marito, raccolse in fretta e caricò sugli asini duecento pani, due otri di
vino, cinque arieti, cinque misure di grano tostato, cento grappoli di uva
passa e duecento schiacciate di fichi secchi. Mandò i servi con gli asini
carichi a Davide, ed ella stessa li seguì. Quando giunse davanti a Davide,
Abigail si prostrò ai suoi piedi e disse: «Accetta questi doni; non badare
alla cattiveria di mio marito. Il Signore ti colmerà di favori, se non t
vendicherai di lui». «Benedetto il Signore che ti ha mandato a me» rispose
Davide «impedendomi così di far vendetta con le mie mani. Tu sei una donna
accorta e saggia!» Abigail tornò a casa, e trovò il marito che banchettava
come un re. Quando gli riferì l'accaduto, per lo spavento del pericolo che
aveva corso Nabal rimase come paralizzato, e qualche giorno dopo morì. Davide
venne a sapere che Nabal era morto, e si ricordò di quanto fosse saggia
Abigail; allora la mandò a prendere, e la sposò.

26
DAVIDE RISPARMIA LA VITA A SAUL
1
Samuele 26
Saul,
re d'Israele, era ostinato nel volere mettere a morte Davide per impedirgli di
regnare al suo posto. Il re con i suoi fedeli era attendato nel deserto,
quando una notte Davide e un suo guerriero scesero nell'accampamento, fino al
giaciglio del re. Tutti dormivano, e nessuno si accorse della presenza di
Davide. Il giovane disse: «Ecco l'occasione di uccidere il tuo nemico!» «Non
sia mai» rispose Davide. «Il re, anche se vuole la mia morte, è il consacrato
del Signore!» Poi prese la lancia e la brocca d'acqua che stavano a capo del
letto del re, e si allontanò. Salì su un colle vicino e a gran voce chiamò il
re Saul. Disse: «Io sono innocente; perché mi perseguiti? Ecco, avrei potuto
ucciderti e non l'ho fatto. Se non credi, manda qui un uomo a prendere la tua
lancia e la tua brocca». Saul fu colpito dalla generosità di Davide e gli gridò
di rimando: «Ho avuto torto. Torna da me: non ti farò più del male». Ma
Davide non si fidava, perché il re era molto instabile nelle sue decisioni.
Gli disse in risposta: «Come oggi la tua vita è stata preziosa ai miei occhi,
così la mia vita sia preziosa agli occhi del Signore».
27
DAVIDE PIANGE PER SAUL E GIONATA
1
Samuele 31; 2 Samuele 2
Il
re d'Israele, Saul, morì sul monte Gelboe, nel corso di una battaglia contro i
Filistei, i potenti nemici. Con lui morirono molti soldati, tra cui Gionata,
figlio del re e grande amico di Davide. Quando Davide ebbe la notizia, non pensò
a tutto il male che Saul gli aveva fatto. Invece levò un lamento che diceva:
«Monti di Gelboe, non scendano più rugiada né pioggia su di voi, perché
qui sono stati trafitti gli eroi. Figlie d'Israele, piangete su Saul! L'angoscia
mi stringe per te, amico mio Gionata!»
28
DAVIDE DIVIENE RE 2 Samuele 2; 5; 8; 12
Dopo
la morte di Saul e di suo figlio Gionata, gli uomini della tribù di Giuda,
quella cui apparteneva Davide, si recarono da lui e lo proclamarono loro re.
Davide si era stabilito nella città di Ebron, e qui regnò per sette anni sulla
tribù di Giuda. Dopo sette anni, lo riconobbero come re anche gli uomini delle
altre tribù, e così Davide divenne re di tutto il popolo d'Israele. Aveva trent'anni
quando fu fatto re, e il suo regno durò quarant'anni. Durante quel tempo egli
combatté molte guerre contro i nemici, altri ne sottomise ampliando il regno,
e con il bottino di guerra ammassò grandi ricchezze. Fu un buon re per il suo
popolo; amministrava saggiamente la giustizia; celebrava la grandezza del Signore,
componendo bellissime preghiere dette Salmi, e diede ordine di mettere per
iscritto la storia del popolo d'Israele, il popolo che Dio si era formato e
aveva protetto e aiutato in tante occasioni. Davide ebbe varie mogli, come
allora era permesso, e numerosi figli. Tra essi Salomone, figlio di Betsabea; a
lei Davide promise che Salomone sarebbe stato il suo successore.

29
LA CONQUISTA DI GERUSALEMME
1 Cronache 11
In
mezzo al territorio di Israele c'era una città abitata da stranieri, i Gebusei.
Era la città di Gerusalemme, che si trovava su un colle ed era tutta circondata
di mura. Era una città impossibile da conquistare; i suoi abitanti lo sapevano
bene, perché dicevano: «Bastano i ciechi e gli zoppi a respingere gli
assalti dei nostri nemici». Davide, divenuto re di tutto il popolo
d'Israele, vide che Gerusalemme era la città giusta per farne la capitale di
tutto il regno. Ma come fare a conquistarla? Esaminando bene come era costruita,
Davide si accorse che i Gebusei avevano scavato un pozzo profondo dall'interno
della città, per raggiungere l'acqua della fonte Ghicon, che si trovava fuori
delle mura. Allora disse ai suoi uomini: «Se ci sono volontari che salgano
dalla fonte su per il pozzo, io darò loro un gran premio; anzi, il primo che
giungerà dentro la città diverrà capo del mio esercito». Un gruppo di uomini
salì per il pozzo, entrò di sorpresa in città e la conquistò. Il primo ad
entrarvi fu Ioab, e Davide lo proclamò capo dell'esercito. Così Gerusalemme divenne
capitale del regno d'Israele.

30
L’ARCA E’ TRASPORTATA A GERUSALEMME 2
Samuele 6
L'Arca
dell'Alleanza, la cassetta d'oro che conteneva le tavole della legge date da Dio
al popolo per mezzo di Mosè, era quanto di più prezioso il popolo d'Israele
possedesse. Sul coperchio dell'Arca stavano due cherubini con le ali che si
toccavano: essi erano il trono di Dio, invisibile ma presente in mezzo al suo
popolo. Quando Davide ebbe conquistato Gerusalemme, facendone la capitale
d'Israele, si preoccupò di trasportare dentro la città l'Arca del Signore,
che fino ad allora era rimasta in vari luoghi della campagna. Il trasporto
doveva riuscire molto solenne, pensò Davide, degno della maestà del Signore.
Per questo egli convocò tutto il popolo a far festa all'Arca con canti e suoni,
ed egli stesso, toltosi l'abito regale, precedeva l'Arca danzando. Sua moglie
Mikal lo vide dalla finestra, e quando rientrò nel palazzo reale gli disse
parole di disprezzo, per essersi messo a danzare davanti a tutti come un uomo
qualunque. Ma Davide le rispose: «Ho voluto così onorare il Signore. Ed era
giusto, perché egli è stato tanto buono con me; ero un semplice pastore, un
uomo da nulla, ed egli mi ha fatto diventare re del suo popolo!»