LA SACRA BIBBIA ILLUSTRATA E
RACCONTATA A BAMBINI E RAGAZZI

Quando
Gesù si spostava da un villaggio all'altro, spesso la folla lo seguiva. Tutti
ascoltavano volentieri le sue meravigliose parabole e gli altri suoi insegnamenti,
e amavano vederlo guarire i malati e compiere altri prodigi. Una volta Gesù
si era spostato con i suoi discepoli in un tratto solitario delle rive
collinose che circondano il lago di Tiberiade, e una gran folla gli era andata
dietro. Erano lontani dai centri abitati. Per questo Gesù disse: «Dove
possiamo comperare il pane da dare da mangiare a tutti?» Aveva rivolto questa
domanda a Filippo, ma solo per richiamare l'attenzione su quello che stava per
fare. Filippo rispose: «Duecento denari di pane non basterebbero neppure a
darne un pezzo a ciascuno!» Andrea, il fratello di Pietro, aggiunse: «C'è
qui un ragazzo che si è portato dietro cinque pani d'orzo e due pesci; ma che
cosa sono mai per tanta gente?» Disse allora Gesù ai discepoli: «Fateli
sedere». Tutti sedettero sull'erba, e i discepoli calcolarono che erano
presenti circa cinquemila persone. Quando tutti furono seduti, Gesù prese i
pani del ragazzo, alzando gli occhi al cielo li benedisse, poi li spezzò e li
diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla, finché ne volevano, e
altrettanto i pesci. E tutti quelli che erano presenti mangiarono a sazietà.
Quando ebbero finito di mangiare, Gesù ordinò di raccogliere il pane che era
avanzato, e ne riempirono ben dodici ceste. Vedendo questo miracolo di Gesù,
che aveva moltiplicato i pani e i pesci tanto che con cinque pani e due pesci
aveva sfamato cinquemila persone, tutti rimasero stupiti. Dicevano: «Egli
dev'essere proprio il Messia, il Cristo di cui hanno parlato i profeti!» Non
era giunto ancora, però, il momento che Gesù si manifestasse per quello che
era davvero. Perciò egli lasciò la folla e salì più in alto, sul colle,
tutto solo. Venuta la sera i discepoli scesero al lago, salirono in barca e si
diressero verso Cafarnao. Ad un tratto si levò il vento, e la barca era
agitata dalle onde; era buio, e i discepoli cominciarono ad avere paura. Ma
ecco: nel buio videro avvicinarsi Gesù, che camminava sulle acque.
Meravigliati, essi stentavano a credere ai loro occhi, finché Gesù parlò.
Disse: «Coraggio, sono io: non temete». Gesù salì sulla barca, e i discepoli
gli si gettarono ai piedi dicendo: «Tu sei davvero il Figlio di Dio!» Giunsero
a Cafarnao. Il giorno dopo la folla che aveva mangiato i pani del miracolo tornò
a cercarlo, e quando l'ebbero trovato alcuni gli chiesero: «Maestro, quando sei
venuto qui?» Gesù rispose loro: «Voi mi cercate perché avete mangiato
quel pane, e sperate che io ve ne dia ancora. Io vi dico però che dovete
cercare non il cibo materiale, ma il cibo che non si consuma e vi dà forza per
arrivare alla vita eterna». Gli chiesero: «Come si fa ad avere quel cibo di
cui parli?» «Dovete credere che io sono stato mandato da Dio» rispose Gesù.
Ma qualcuno obiettò: «Ai nostri antenati, nel deserto, Dio ha dato la manna
per cibo, un pane disceso dal cielo». Gesù rispose: «La manna era un cibo che
nutriva il corpo. Io sono il vero pane disceso dal cielo: chi crede che io sono
venuto dal cielo, nutre la sua anima. I vostri antenati mangiarono la manna, ma
poi morirono. Chi ha fede in me, non morirà in eterno». A quelle parole i
presenti mormoravano tra loro dicendo: «E un uomo, mangia e dorme come noi,
sappiamo che è di Nazaret... come può dire di essere venuto dal cielo?» Gesù
rispose: «Non mormorate tra di voi. Il pane che io do da mangiare sono io
stesso, il mio corpo. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita
eterna. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me, e io in lui.
Per questo la sua vita non finirà mai, ed egli vivrà per sempre insieme a me».
I presenti non capivano che Gesù parlava della fede: chi crede che egli è il
Figlio di Dio, è unito a lui come se si nutrisse di lui. E parlava, Gesù,
dell'eucarestia, cioè della Messa, quando si fa la comunione e allora si mangia
con fede quel pane che è il suo corpo. Gesù disse queste cose così importanti,
parlando nella sinagoga di Cafarnao. Quelli che ascoltarono le sue parole
rimasero tutti sorpresi. Molti, a sentir dire che bisognava mangiare la sua
carne, non vollero neppure cercare di capire, e se ne andarono. Anche alcuni
discepoli, che fino a quel momento lo avevano seguito con simpatia, dopo il
discorso di Cafarnao si ritirarono e non andarono più con lui. Gesù allora
si rivolse ai suoi dodici discepoli più fedeli, gli apostoli, e chiese loro:
«Volete andarvene anche voi?» Pietro rispose a nome di tutti: «E da chi
andremo, Signore? Tu solo hai parole di vita eterna. Noi crediamo e sappiamo
che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
1
LA MONETA IN BOCCA AL PESCE Matteo
17
Al
tempo di Gesù era prescritto che ogni israelita pagasse una tassa per le spese
del tempio di Gerusalemme. Il tempio era dedicato a Dio: il Figlio di Dio, Gesù,
non avrebbe dovuto dunque pagare la tassa. Ma non era giunta l'ora che egli si
rivelasse a tutti. Un giorno gli incaricati di riscuotere la tassa chiesero
ai discepoli: «Il vostro maestro paga la tassa per il tempio?» Pietro rispose
loro: «Si, la paga». Mentre entravano in casa, Gesù disse a Pietro: «Secondo
te, Simone, chi deve pagare le tasse ai re di questo mondo, gli estranei o i
figli dei re?» «Gli estranei» rispose Pietro. E Gesù disse: «Certo, i figli
non sono obbligati a pagare le tasse. Ma ugualmente verserò questo tributo al
tempio del Padre mio. Va' dunque in riva al lago, getta l'amo e prendi il
primo pesce che abbocca. Aprigli la bocca e vi troverai una moneta. Prendila e
con essa paga la tassa per me e per te». Pietro eseguì fedelmente quello che
Gesù gli aveva ordinato: andò a gettare l'amo, e il primo pesce che catturò
aveva in bocca una moneta d'argento. Pietro la prese e la consegnò agli
esattori delle tasse.
2
LA PARABOLA DEL MAGGIORDOMO Matteo
24
Un
giorno Gesù raccontò questa parabola: «Un signore, che si doveva
allontanare dalla sua casa, diede l'incarico al suo maggiordomo di sorvegliare
la casa e i servi. Poi all'improvviso tornò, e pensava: "Il mio
maggiordomo è stato certo fedele ai suoi doveri. In premio gli affiderò
l'amministrazione di tutte le mie sostanze". «Invece, quando entrò in
casa, il signore trovò il maggiordomo intento a mangiare e a bere con gli
ubriaconi, perché aveva pensato: "Il mio padrone tarda a venire, e io
intanto faccio quello che mi pare". Allora il signore licenziò il maggiordomo
infedele, e non lo volle più vedere in casa sua». Il significato della
parabola è chiaro. Il padrone di casa è il Signore. Il maggiordomo è
ciascun uomo, al quale il Signore affida qualcosa da amministrare: le sue
capacità, le sue ricchezze, l'autorità che esercita sugli altri e così via.
Il rendiconto al padrone si fa quando si passa da questa vita all'altra. Ciò
accade spesso all'improvviso, quando meno lo si aspetta. Con questa parabola
Gesù vuole invitare tutti a essere sempre pronti a rendere conto a Dio.
IL BUON SAMARITANO Marco
12; Luca 10
Un
giorno un uomo chiese a Gesù: «Maestro, che cosa devo fare per entrare nella
vita eterna?» Gesù rispose: «Osserva quello che sta scritto nella legge di
Mosè. Il comandamento principale è: Ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore,
con tutta l'anima, con tutta la mente e con tutte le tue forze. E il secondo
è: Ama il prossimo tuo come te stesso». Ma quell'uomo chiese: «E chi è il
mio prossimo?» Per farglielo comprendere, Gesù narrò questa parabola: «Un
uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, quando si imbatté nei briganti, che lo
derubarono di tutto e lo bastonarono, lasciandolo mezzo morto. Passò di là un
sacerdote, il quale lo vide e tirò dritto senza fermarsi. Lo stesso fece un
levita del tempio. «Passò poi uno straniero, un samaritano, il quale invece
ebbe compassione di lui. Gli medicò le ferite, lo caricò sul suo somarello e
lo portò in una locanda, dove si prese cura di lui. Il giorno dopo, dovendo
proseguire il viaggio, diede del denaro al locandiere dicendogli: "Abbi
cura di lui e, se spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno"».
Gesù aggiunse: «Secondo te, chi di questi tre si è comportato come prossimo
per quell'uomo che aveva incontrato i briganti?» «Quello che ha avuto
compassione di lui» rispose l'uomo che aveva interrogato Gesù. E Gesù
concluse: «Va', e anche tu comportati allo stesso modo». Con la parabola del
buon samaritano Gesù ha voluto insegnare a tutti che ciascuno di noi deve
essere sempre pronto ad aiutare chiunque è nel bisogno, non importa se è uno
sconosciuto o magari un nemico. Così come ha fatto lui, Gesù, che per amore
di tutti gli uomini ha dato la sua stessa vita.
GESU’ E I BAMBINI Matteo
19
Un
giorno alcune mamme con i loro bambini si fecero largo tra la folla che stava
intorno a Gesù e gli si avvicinarono. Esse volevano che il Maestro posasse le
mani sui loro bambini e li benedicesse. Ma i discepoli si spazientirono: Gesù
stava parlando, e non doveva essere disturbato! Gesù, invece, disse: «Lasciate
che i bambini vengano a me, perché il regno dei cieli è dei bambini e di
quelli che sono come loro». Poi Gesù volle i bambini accanto a se, li abbracciò
e li benedisse.

5
LA PARABOLA DEI DUE FIGLI Matteo
21
Un
giorno Gesù disse: «Un uomo aveva due figli. Chiamò il primo e gli disse:
"Figlio mio, va' a lavorare nella vigna". Egli rispose:
"Vado", ma poi non andò. Il padre chiamò il secondo figlio, e gli
disse la stessa cosa. Questi rispose: "Non ci vado", ma poi andò».
Gesù chiese allora: «Chi dei due figli ha fatto la volontà del padre?» Gli
ascoltatori risposero: «Il secondo». E ciò è giusto. Non è sufficiente,
infatti, dire di voler bene a quel padre che è il Signore. Contano molto più i
fatti che le parole.
6
GESU’ INCONTRA UN GIOVANE RICCO Matteo
19
Un
giovane si avvicinò a Gesù e gli chiese: «Maestro, che cosa devo fare per
avere la vita eterna?» «Osserva i comandamenti» gli rispose Gesù. Il
giovane insistette: «Quali comandamenti?» E Gesù rispose: «Non uccidere,
non rubare, non dire il falso contro nessuno, onora il padre e la madre, ama il
tuo prossimo... » «Questi li ho sempre osservati» lo interruppe il giovane.
«Che mi manca ancora?» Gesù allora gli disse: «Se vuoi essere perfetto,
va' a vendere quello che possiedi e dallo ai poveri: così ti sarai assicurato
un tesoro nel cielo. Poi vieni e seguimi». Ma dopo avere ascoltato queste
parole, il giovane si allontanò con la faccia triste, perché aveva molte ricchezze
e non sapeva rinunciarvi. Allora Gesù disse ai discepoli: «E difficile che un
ricco entri nel regno dei cieli! È
più facile che
un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio!»
I discepoli si sorpresero per quelle parole e dissero: «Allora, chi si salverà?»
Ma Gesù rispose: «Per gli uomini è impossibile, ma per Dio tutto è
possibile!»
7
PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI… Matteo
6; Luca 11
Un
giorno un discepolo chiese a Gesù: «Signore, insegna anche a noi a pregare il
Padre». E Gesù rispose: «Quando pregate, dite così: "Padre nostro che
sei nei cieli sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua
volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non
ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male".»
8
LA PARABOLA DEI TALENTI Matteo 25
Gesù
raccontò questa parabola: «Un ricco signore, che doveva partire per un lungo
viaggio, chiamò i suoi dipendenti e affidò loro i suoi beni. Al primo diede
cinque talenti, al secondo due e al terzo uno. «Mentre il padrone era assente,
quello che aveva ricevuto cinque talenti andò ad investirli e alla fine ne
guadagnò altri cinque. Così fece anche quello che ne aveva ricevuti due, che
alla fine ne guadagnò altri due. Invece il terzo andò a fare una buca in
terra, e vi nascose il talento che aveva ricevuto. «Quando il padrone tornò,
chiamò i tre dipendenti per regolare i conti con loro. Il primo gli restituì
dieci talenti; e il padrone gli disse: "Bene! Tu sei stato bravo e fedele.
Rimani a fare festa con me". Lo stesso il padrone disse al secondo
dipendente, che gli riportò quattro talenti invece di due. «Venne il terzo,
con il talento che era andato a dissotterrare, e glielo riconsegnò. Ma a lui il
padrone disse: "Tu sei stato un amministratore cattivo e pigro. Non sei
degno di restare nella mia casa!"» La parabola dei talenti vuol dire che
tutto quello che abbiamo ce l'ha dato il Signore, perché lo mettiamo a frutto
facendo tante opere buone.
9
IL PREMIO PER CHI SEGUE GESU’ Matteo
19
«Se
vuoi essere perfetto, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri, poi vieni a
seguirmi» aveva detto Gesù al giovane ricco. Pietro allora si rivolse a Gesù
e gli disse: «Ecco, noi discepoli abbiamo abbandonato tutto per seguirti. Quale
ricompensa avremo?» Era vero: per stare con Gesù e spostarsi con lui da una
città all'altra gli apostoli avevano lasciato le loro case, il loro lavoro, i
loro cari. Spesso, insieme con il Maestro, erano senza un posto in cui
dormire. Gesù lo sapeva: a un uomo che gli chiedeva dove abitava aveva
risposto: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli i loro nidi. Io non ho
neppure una pietra su cui poggiare il capo la notte». Ma non sarebbe stato
sempre così! A Pietro quel giorno Gesù rivelò: «Quando io sarò seduto sul
mio trono glorioso, voi dodici siederete su dodici troni accanto a me, a regnare
per sempre insieme con me». Aggiunse poi: «Chiunque avrà lasciato case, o
lavoro, o familiari per amore mio riceverà cento volte tanto e avrà in eredità
la vita eterna. Molti che ora sono i primi saranno gli ultimi, e molti che ora
sono gli ultimi saranno i primi».
10
DIO ASCOLTA LE PREGHIERE Matteo
7
Un
giorno Gesù diede questo insegnamento a proposito della preghiera, per dire
che bisogna pregare con fiducia: Dio è un Padre buono. Disse Gesù: «Chiedete
e vi sarà dato. Cercate e troverete. Bussate e vi sarà aperto. Chi di voi
darebbe una pietra a un figlio che chiede un pane? Chi gli darebbe un serpente
se chiede un pesce? Chiunque, per quanto cattivo, sa dare cose buone ai propri
figli. A maggior ragione, dunque, il Padre vostro che è nei cieli darà cose
buone a quelli che gliele chiederanno!»
11
I PRIMI POSTI A TAVOLA Luca
14
Un
giorno Gesù era stato invitato a pranzo da un capo dei farisei, cioè un
maestro della legge del Signore, insieme con parecchie altre persone. Egli notò
che alcuni cercavano di andare a mettersi nei posti di riguardo, il più
possibile vicino al padrone di casa, per fare vedere agli altri invitati di
essere più importante di loro. Gesù raccontò allora questa parabola, per
ricordare a tutti i presenti il dovere di essere umili. L'umiltà, infatti, ha
un grande valore per accedere al regno dei cieli. Disse Gesù: «Quando sei
invitato a pranzo da qualcuno, non andare a metterti al primo posto. Se arriva
un ospite più importante di te, il padrone di casa verrà a dirti:
"Cedigli il posto", e tu pieno di vergogna di fronte a tutti dovrai
prendere l'ultimo posto. «Invece, quando sei invitato a pranzo, va a metterti
all'ultimo posto. E possibile che il padrone di casa venga a dirti:
"Vieni, amico! Prendi un posto migliore!" E questo sarà per te motivo
di onore davanti a tutti gli invitati». Concluse Gesù: «Infatti, ricordate:
chi si esalta sarà umiliato. Invece chi si dimostra umile sarà esaltato».
12
INVITARE I POVERI Luca
14
Gesù
era stato invitato a pranzo e intorno a lui sedevano ricchi ospiti. Disse Gesù
al padrone di casa: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi
amici, o i tuoi parenti, o i tuoi vicini, allo scopo che poi essi ti invitino
e tu abbia la tua ricompensa. «Al contrario, quando offri un banchetto, invita
i poveri, gli storpi, gli zoppi, i ciechi. Essi non hanno la possibilità di
ricambiare il tuo invito. Ma tu rallegrati di questo, perché riceverai la tua
ricompensa da Dio nella vita eterna».
13
DUE UOMINI AL TEMPIO Luca
18
Due
uomini salirono al tempio a pregare. Il primo, in piedi, disse: «O Dio, ti
ringrazio perché io non sono un peccatore, come questo tale che è entrato con
me. Io digiuno e osservo tutte le più piccole regole della tua legge».
L'altro, invece, si era fermato in distanza. Non osava neppure alzare gli occhi
al cielo, ma si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore».
Dio perdonò il secondo e non il primo, perché chi si esalta sarà umiliato,
e chi si umilia sarà esaltato.
14
LA PARABOLA DEL FIGLIO PRODIGO
Luca 15
Gesù
raccontò questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Un giorno il minore
disse al padre: "Dammi la parte di beni che mi spetta". Il padre
gliela diede ed egli parti per un paese lontano, dove sperperò tutti i soldi
vivendo in modo cattivo. «Era ormai ridotto in miseria, e per vivere si ridusse
a fare il guardiano di porci: ma anche così pativa la fame. Allora pensò:
"Quanti servi in casa di mio padre mangiano in abbondanza! Tornerò da mio
padre e gli dirò: "Padre, ho peccato contro Dio e ti ho dato un grande
dolore. Non sono più degno di essere tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi
servi". Si mise subito in cammino e ritornò verso casa. «Era ancora
lontano, quando il padre lo vide e si commosse. Gli corse incontro, gli si gettò
al collo e lo baciò. Il figlio cominciò il discorso che si era preparato, ma
il padre non lo lasciò neppure finire. Chiamò i servi e disse loro:
"Presto, portate il vestito più bello e fateglielo indossare. Mettetegli
i sandali ai piedi e un anello al dito. Preparate un grande banchetto e
facciamo festa!" «Il figlio maggiore si trovava nei campi. Tornando a
casa, sentì da lontano rumore di festa; chiamò un servo e gli chiese che cosa
stesse accadendo. Quando lo seppe, si arrabbiò e non volle entrare in casa.
«Il padre allora uscì e cercava di farlo partecipare alla gioia generale. Ma
il figlio maggiore gli disse: "Io lavoro ogni giorno da tanti anni, e per
me non si è mai fatto festa. Ed ecco che torna questo tuo figlio senza
cervello, che ha sperperato tutto, e tu gli imbandisci un banchetto!"
Rispose il padre: "Figlio mio, tu sei sempre con me e tutto quello che è
mio è anche tuo. Ma bisogna far festa e stare allegri, perché tuo fratello
era come morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato!"»
15
LA CASA SULLA ROCCIA Matteo
7
Un
giorno Gesù disse: «Chi ascolta le mie parole e le mette in pratica, sarà
simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sopra la roccia. Cadde la
pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti su quella casa, ma essa
non cadde, perché aveva le sue fondamenta sopra la roccia. «Invece, chi
ascolta le mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo sciocco che
ha costruito la sua casa sopra la sabbia: pioggia, fiumi e vento si abbatterono
su quella casa, ed essa crollò».
16
GESU’ GUARISCE DIECI LEBBROSI Luca
17
Gesù
era in cammino verso Gerusalemme quando, prima di entrare in un villaggio, gli
vennero incontro dieci lebbrosi. La lebbra era una malattia grave e contagiosa.
Chi ne era colpito non poteva abitare in mezzo agli altri e doveva stare fuori
dai villaggi, tenendosi lontano da chi non ne era colpito. Per questo i dieci
lebbrosi si tennero a distanza, e si rivolsero a Gesù gridando: «Gesù,
Maestro, abbi pietà di noi!» Gesù rispose: «Andate a presentarvi ai
sacerdoti». La legge, infatti, prescriveva che i lebbrosi guariti dovevano
presentarsi ai sacerdoti perché ne verificassero la guarigione. Dando ai
dieci lebbrosi quella risposta, Gesù li invitava a credere che egli li
avrebbe risanati. E infatti così avvenne: mentre erano in cammino furono tutti
guariti. Uno di loro allora, uno straniero della Samaria, tornò indietro a ringraziare
Gesù. Allora Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli
altri nove dove sono? Soltanto questo straniero è tornato a glorificare Dio!»
Poi Gesù disse al samaritano: «Alzati e va': la tua fede ti ha salvato».
17
L’OFFERTA DELLA VEDOVA
Luca 21
Gesù
si trovava un giorno con i suoi discepoli nel tempio di Gerusalemme, e insegnava
non lontano dal luogo dove si infilavano le monete date come offerta. Alzando
gli occhi, Gesù vide alcuni ricchi che davano offerte abbondanti. Venne poi
una povera vedova, che infilò due monetine di rame. Gesù disse allora: «Davanti
a Dio quella povera vedova ha offerto più di tutti. Gli altri, infatti, hanno
dato un po' del loro superfluo. Ella invece ha donato tutto quanto aveva per
vivere. »
18
GESU’ ALLA FESTA DELLE CAPANNE Giovanni
7
Si
avvicinava la festa delle Capanne, quella che si celebrava per ricordare i
quarant'anni vissuti dal popolo di Dio nel deserto. Anche Gesù si recò a
Gerusalemme. In città si faceva un gran parlare di lui. C'era chi ammirava i
suoi insegnamenti. Chi era stupito di fronte ai suoi miracoli. Altri si
chiedevano: «Come mai egli conosce la sacra scrittura, senza avere studiato?»
E Gesù rispondeva: «Io insegno cose non mie, ma di Colui che mi ha mandato».
Alcuni poi gli erano ostili e spargevano la voce che egli volesse ingannare
la gente. Per mettere fine a tutte quelle voci i capi del popolo mandarono ad
arrestare Gesù. Ma le guardie tornarono a mani vuote. I capi del popolo
chiesero loro: «Perché non l'avete preso?» E le guardie risposero: «Mai un
uomo ha parlato come lui!» L'ultimo giorno della festa davanti alla folla Gesù
si levò in piedi nel tempio e disse: «Chi ha sete, venga a me e beva!» Con
quelle parole Gesù annunciò una promessa: chi crede in lui riceve in dono lo
Spirito Santo. Egli soddisfa ogni sete, cioè il desiderio di ciò che è più
importante per ogni uomo: essere amico di Dio.
19
LA PARABOLA DI LAZZARO E DEL RICCO CATTIVO Luca
16
Disse
Gesù ai suoi discepoli: «C'era un uomo ricco che indossava abiti lussuosi e
faceva festa con grandi banchetti. Alla sua porta sedeva un mendicante, di nome
Lazzaro, coperto di piaghe e affamato. «Un giorno Lazzaro morì, e fu portato
in paradiso accanto ad Abramo. Morì anche il ricco, e finì all'inferno. Quando
alzò gli occhi e vide Lazzaro accanto ad Abramo, il ricco gridò: "Padre,
abbi pietà di me! Manda Lazzaro a mettere un dito nell'acqua, perché mi bagni
la lingua. Questo fuoco mi tortura!" «Abramo rispose: "Figlio, nella
vita terrena tu hai ricevuto tanti beni, mentre Lazzaro ha sofferto tanto. Per
di più, tra noi e voi c’è un abisso invalicabile!" «Il ricco disse
allora: "Mandalo almeno a casa mia, dai miei cinque fratelli, per
invitarli a cambiare vita affinché non finiscano anch'essi in questo luogo di
tormenti". Ma Abramo rispose: "Hanno la parola di Dio:
l'ascoltino!" «Il ricco insistette: "Ma se uno dai morti andrà da
loro, allora sì che cambieranno vita". Rispose Abramo: "Se non
ascoltano la parola di Dio, non si convinceranno neppure se uno resuscitasse dai
morti!"»
20
GESU’ E’ IL BUON PASTORE Giovanni
10
Gesù
cercava in vari modi di far capire a chi lo ascoltava chi era e che cosa era
venuto a fare sulla terra. Per questo prendeva esempio da ciò che i suoi
ascoltatori conoscevano bene. Un giorno Gesù parlò delle pecore e dei
pastori, e della differenza tra i pastori che sono proprietari delle pecore, e i
pastori che sono dei guardiani pagati per badare alle pecore degli altri. Disse
Gesù: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le sue
pecore. Il guardiano che è pagato, invece, quando vede venire il lupo
abbandona le pecore e fugge, perché le pecore non sono sue. Così il lupo le
rapisce e le disperde, e fa strage nel gregge». «Le belve sono come i ladri»
disse ancora Gesù. «Non vengono se non per rubare, uccidere e distruggere.
Io invece sono venuto perché le mie pecorelle abbiano la vita, e l'abbiano in
abbondanza.» «Io sono il buon pastore» diceva Gesù. I suoi ascoltatori
probabilmente ricordavano il salmo: "Il Signore è il mio
pastore". Dunque Gesù era il
Signore Dio! Ecco perché le sue pecorelle, cioè i suoi amici, ricevevano
da lui la vita in abbondanza, la vita senza fine.
21
LA DONNA CURVA DELLA SINAGOGA Luca
13
Un
giorno di sabato Gesù stava insegnando nella sinagoga, quando vide una povera
donna tutta curva. Era così da diciotto anni: la sua malattia non le
permetteva in nessun modo di mettersi diritta. Gesù allora chiamò a sé la donna,
le impose le mani e le disse: «Donna, sei libera della tua infermità».
Subito ella si raddrizzò e si mise a lodare e ringraziare Dio. Il capo della
sinagoga però, invece di rallegrarsi con lei, si arrabbiò: considerava
l'opera di Gesù un lavoro, e di sabato ogni lavoro era proibito. Per questo
si rivolse ai presenti e disse: «Ci sono sei giorni per lavorare: venite a
farvi curare in uno di quei giorni, e non di sabato!» Gesù allora disse: «Voi
sciogliete il vostro bue o il vostro asino e lo portate ad abbeverarsi anche il
sabato, non è vero? E questa povera donna, incatenata per diciotto anni dalla
sua malattia, non doveva essere sciolta dalle sue catene il giorno di
sabato?» A sentire così, i nemici di Gesù non sapevano cosa rispondere e si
vergognavano. La folla invece si rallegrava per le meraviglie che Gesù
operava di continuo e per gli insegnamenti che le accompagnavano.
22
LA PARABOLA DELLA MONETA SMARRITA Luca
15
Gesù
raccontò questa parabola: «Una donna possedeva dieci monete. Era ben sicura
che fossero dieci: le aveva contate tante volte! Un giorno però le contò di
nuovo e se ne ritrovò nove. Allora accese la luce, cercò in tutti gli angoli,
prese la scopa, la passò per tutta la casa, e infine ritrovò la moneta. «Quando
l'ebbe trovata, la donna chiamò le amiche e le vicine e disse:
"Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la moneta smarrita!" «Così si fa festa in cielo per ogni peccatore che
cambia vita».
23
SE DI SABATO CADE UN ASINO NEL POZZO... Luca
14
Un
uomo ricco aveva invitato a pranzo Gesù insieme con alcuni maestri della
legge, specialisti nel dire che cosa era permesso e che cosa era proibito
secondo la legge data da Mosè. Era un giorno di sabato. Gesù vide tra i
presenti un uomo dall'aspetto ammalato. Si rivolse allora ai maestri e chiese
loro: «Secondo voi, la legge permette o non permette che in giorno di sabato
si curino le malattie?» Ma i maestri tacevano: secondo loro era proibito, ma
temevano che dicendolo sarebbero apparsi senza cuore. Allora Gesù, con
l'esempio, diede l'interpretazione giusta della legge di Mosè. Egli prese il
malato per mano, lo guari e lo rimandò a casa sua. Poi spiegò: «Chi di voi,
se gli cade nel pozzo un asino o un bue, non si affretta a tirarlo fuori anche
se è sabato?» I maestri della legge tacquero. Avevano ben compreso: aiutare un
uomo o una donna è più importante di qualunque altro dovere. I Cristiani
invece del sabato osservano il riposo voluto da Dio alla domenica. Ma questo
comandamento non impedisce che in quel giorno si compiano opere buone.
24
LA LUCE DEL MONDO Giovanni
8; 10
Un
giorno Gesù disse: «Io sono la luce del mondo. Chi segue me non cammina nel
buio, ma avrà la luce della vita». Gesù parlava della vita senza fine che
egli dona a chi crede in lui. I capi del popolo un giorno gli dissero: «Se sei
il Cristo, dillo apertamente». E Gesù: «Ve l'ho detto, e non mi credete! Ma
lo confermano le opere che io compio nel nome del Padre mio. Io e il Padre siamo
una cosa sola. Egli mi ha mandato nel mondo, perché io doni la vita eterna a
chi crede in me».
25
L’ALBERO E I FRUTTI Matteo
12
Un
giorno Gesù disse: «Chi non è
con me, è
contro di me. E chi non raccoglie insieme con me, getta via il raccolto. «Se
prendete un albero buono, anche i suoi frutti saranno buoni. Se prendete un
albero cattivo, anche i suoi frutti saranno cattivi. Perché l'albero si
riconosce appunto dai frutti. I cattivi non possono dire cose buone, perché
dalla bocca esce ciò che si ha nel cuore, Chi dice cose cattive, è come un
albero che fa frutti cattivi, e un giorno dovrà renderne conto a Dio».
26
CHI E’ SENZA PECCATO… Giovanni
8
Gesù
si trovava nel tempio quando i maestri della legge gli portarono una donna che
aveva commesso il peccato di infedeltà verso il suo sposo. «Maestro» gli
dissero «per questo peccato la legge di Mosè stabilisce che il colpevole sia
ucciso a colpi di pietre. Tu che ne dici?» Quegli uomini in realtà volevano
tendere un tranello a Gesù, per avere motivo di accusarlo. Infatti, se Gesù
avesse detto di perdonare la donna, lo avrebbero accusato di violare la legge, e
se avesse detto di condannarla, avrebbero detto che era cattivo. Gesù non
rispose alla domanda dei suoi nemici; in silenzio si mise a scrivere col dito
per terra. Essi però insistettero, e Gesù alzando il capo disse: «Chi di voi
è senza peccato, scagli la prima pietra contro di lei». Udite quelle parole, i
presenti se ne andarono uno per uno. Gesù rimase solo con la donna e le
chiese: «Dove sono coloro che ti accusavano? Nessuno ti ha condannata?» «Nessuno»
rispose la donna. E Gesù concluse: «Neppure io ti condanno. Va' e non peccare
più». In questo modo Gesù ha voluto insegnare che soltanto Dio può giudicare
il cuore degli uomini.
27
LA PARABOLA DEL RICCO STOLTO Luca
12
Un
giorno Gesù raccontò questa parabola: «Un uomo ricco aveva delle terre che
gli avevano fruttato buoni raccolti. Allora quell'uomo pensò: "I miei
magazzini sono già pieni. Dove metterò il nuovo raccolto? Ecco che cosa farò:
li demolirò e ne costruirò altri più grandi, per farci stare tutto. E così,
senza lavorare, potrò divertirmi per molti anni!" «Ma Dio gli disse:
"Stolto! Proprio questa notte dovrai morire. E di chi saranno le tue
ricchezze?" «Ecco che cosa accade a chi non cura di arricchire davanti a
Dio!»
28
LA SALVEZZA DI ZACCHEO Luca
19
Al
tempo di Gesù gli esattori delle tasse venivano chiamati pubblicani. Questi
funzionari agivano per conto dell'imperatore di Roma, che comandava anche in
Palestina. Essi non erano ben visti dagli Ebrei, che li consideravano traditori.
Gesù camminava un giorno per Gerico, circondato da una grande folla. Il capo
dei pubblicani della città, di nome Zaccheo, era molto curioso di vedere
questo famoso Gesù. Quando seppe che Gesù era in città, salì su un albero, e
poiché era basso di statura aspettò che Gesù passasse lì sotto. Quando Gesù
giunse sotto l'albero, alzò gli occhi e disse: «Zaccheo, presto, scendi, perché
oggi mi fermo in casa tua». La folla si meravigliò che il Maestro rivolgesse
la parola a un pubblicano e addirittura andasse nella sua casa. Ma Zaccheo non
stava in sé dalla gioia, e quando Gesù entrò nella sua casa gli disse: «Ecco,
Signore: io do la metà dei miei beni ai poveri, e se ho rubato a qualcuno, gli
restituisco quello che gli ho preso quattro volte tanto!» Gesù osservò: «Oggi
la salvezza è entrata in questa casa. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a
cercare e a salvare quelli che erano perduti».
29
GESU’ GUARISCE UN UOMO CIECO DALLA NASCITA Giovanni
9
Gesù
camminava per via con i suoi discepoli, quando incontrò un uomo che chiedeva
l'elemosina. Il mendicante era cieco dalla nascita. Gesù ebbe compassione di
lui: sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli
occhi del cieco e gli disse: «Va' a lavarti alla piscina di Sibe». L'uomo
andò, e tornò che vedeva. Ciò avvenne in giorno di sabato, e provocò
discussione tra i capi del popolo. Essi si fecero narrare varie volte da colui
che era nato cieco come avesse acquistato la vista, e alcuni dicevano: «Quel
Gesù non viene da Dio, perché non rispetta il riposo del sabato, voluto da Dio».
Altri però ribattevano: «Ma se è un peccatore, come può compiere prodigi
così straordinari?» Più tardi Gesù incontrò di nuovo l'uomo che aveva
risanato e gli chiese: «Tu credi nel Figlio dell'uomo?» Gesù chiamava se
stesso così, come aveva detto di lui il profeta Daniele, per indicare che egli
era insieme uomo e Dio. L'uomo che era stato cieco rispose: «Dimmi chi è,
perché io creda in lui». Gesù disse: «Tu lo vedi: è colui che parla con te».
L'altro si inginocchiò ai piedi di Gesù e disse: «Io credo, Signore!»
30
I CAPI NEL REGNO DI DIO Marco
10
Un
giorno si avvicinarono a Gesù i fratelli Giacomo e Giovanni e gli chiesero: «Maestro,
quando avrai stabilito il tuo regno glorioso, concedi a noi di essere i capi
più importanti dopo di te». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che
chiedete». E annunciò ancora una volta che, prima di risorgere glorioso,
egli sarebbe stato catturato dai suoi nemici e messo a morte tra molte
sofferenze. Cercò poi di far capire ai suoi discepoli che anch'essi sarebbero
entrati con lui nel suo regno glorioso, ma dovevano essere disposti come lui a
dare la vita. I discepoli però non capirono. Anzi, sentendo la richiesta di
Giacomo e Giovanni, gli altri si arrabbiarono con loro, perché tutti
ritenevano di essere non meno meritevoli. Tutti volevano essere importanti, e
comandare, nel regno di Dio. Allora Gesù spiegò: «Nel mio regno le cose non
andranno come su questa terra. Qui, i re e gli altri capi comandano con durezza,
e impongono ai sudditi la loro volontà. Nel regno di Dio, invece, non è così:
chi vuol essere grande si farà servitore degli altri; chi vuol essere il primo,
sarà il servo di tutti».
31
LA PARABOLA DELLE FANCIULLE PREVIDENTI Matteo
25
Per
spiegare come sarà il regno di Dio, Gesù raccontò un giorno questa
parabola: «Il regno dei cieli è simile a dieci fanciulle, chiamate a fare le
damigelle d'onore dello sposo. Esse presero con sé le loro lampade a olio e
si avviarono incontro allo sposo. Ma cinque di loro erano un po' sventate, e
dimenticarono di prendere l'olio di riserva. Cinque invece erano previdenti e
portarono con sé, oltre alle lampade, anche un vasetto d'olio ciascuna. «Poiché
lo sposo tardava ad arrivare, tutte finirono con l'addormentarsi. A
mezzanotte le svegliò un grido: "Ecco lo sposo! Andategli incontro!"
«Le dieci fanciulle si svegliarono e trovarono le loro lampade tutte spente. Ma
quelle previdenti le riaccesero subito con l'olio di riserva, mentre le altre
non sapevano come fare, e dovettero andare a comperare dell'altro olio. «Intanto
però giunse lo sposo, e le cinque che erano in attesa con le lampade accese
entrarono con lui alla festa di nozze. Quando le altre tornarono, bussarono:
"Signore, signore, aprici!" Ma lo sposo rispose: "Veramente,
non vi conosco!" «State dunque pronti, perché non sapete quando il
Signore verrà.»